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Gino Zappa

Gino Zappa (Milano, 1879 – Venezia, 1960) è stato un economista e aziendalista italiano. È stato


uno dei più importanti studiosi ed innovatori della teoria dell'impresa in Italia, di scienze aziendali e
ragionieristiche.

Biografia

Zappa conseguì la maturità classica al Liceo Parini di Milano; nel 1900 espletò il servizio militare
come "volontario di un anno" nel 9° Reggimento Lanceri Firenze; nel 1904 si laureò presso
l'Università Ca' Foscari di Venezia, dove era stato alunno di Fabio Besta, un altro dei maestri della
moderna ragioneria, ed ottenne l'abilitazione all’insegnamento della Ragioneria.

Nel 1906 raggiunse l'incarico di Contabilità all'Università di Genova dove insegnerà fino al 1921,
periodo che comprende la parentesi del servizio militare nel corso della guerra 1915-18 in qualità di
ufficiale di Artiglieria da Fortezza; nel 1920 venne chiamato all'Università Commerciale Luigi
Bocconi e nel 1921 vinse il concorso di professore di Contabilità generale e applicata a Cà Foscari,
e a Milano e Venezia (dove visse fino agli ultimi giorni) continuò a svolgere il suo insegnamento
finquando, nel 1950, venne colpito da cecità. Nel 1929 era uscito Il reddito di impresa che, maturato
e parzialmente anticipato in dispense nel decennio precedente, costituisce la sua opera
fondamentale; negli anni della cecità scrisse e pubblicò Le produzioni nell'economia delle imprese,
in tre tomi, mentre L'economia delle aziende di consumo uscì postuma.

Grande innovatore e sapiente teorico, definì l'economia aziendale come "la scienza che si occupa
dello studio e della enunciazione delle leggi e dei principi di conduzione economica delle aziende".

Il pensiero economico

La tripartizione di Zappa
Zappa individuò tre grandi settori di studio dell'economia aziendale:

La scienza dell'organizzazione o tecnica organizzativa, che si occupa del problema del


coordinamento dei vari fattori produttivi che operano nell'azienda;

La tecnica economica, che studia le gestione dell'azienda, vale a dire la razionalizzazione delle
operazioni e dei fatti aziendali in modo da indirizzare il soggetto economico verso il
raggiungimento delle sue finalità con il miglior impiego dei mezzi a sua disposizione;

La ragioneria, ossia lo studio delle rilevazioni aziendali riguardante, in particolare, l'analisi anche
interpretativa e la trascrizione, secondo la normativa vigente, dei fenomeni aziendali.
Visione sistemica d'azienda e concetti chiave del sistema contabile [modifica]
Definita dal grande studioso come una "coordinazione economica in atto", nata per soddisfare i
bisogni umani e destinata a perdurare nel tempo. Tale definizione consente all'autore di superare il
proprio maestro (Fabio Besta) che definiva l'azienda come "insieme di negozi, rapporti, fenomeni".
Con Zappa il complesso aziendale è superiore rispetto alla semplice somma delle sue parti
componenti, il "tutto coordinato", proprio in virtù del coordinamento delle singole parti al fine di
raggiungere gli obiettivi aziendali, fa sì che l'azienda stessa assuma un valore che va al di là della
somma dei suoi componenti elementari.

La visione sistemica di Zappa è riscontrabile anche nei due concetti chiave del sistema contabile (il
Sistema del Reddito) impostato dall'autore: il capitale ed il reddito.

Il capitale
È un "fondo di valori, riferito ad un determinato istante": il capitale non può essere ridotto
semplicemente alla somma dei singoli elementi patrimoniali, come avviene nel pensiero di Besta, in
quanto tali elementi sono fortemente interdipendenti tra di loro e, cooperando e interrelandosi tra di
loro per raggiungere i fini aziendali, fanno sì che il valore del capitale superi quello scaturente dalla
somma dei suoi componenti.

Gli elementi che compongono il capitale sono sia di natura materiale (come ad esempio fabbricati,
terreni, arredamenti per gli uffici) che di natura immateriale (come marchi e brevetti): si noti anche
in questo caso la distanza dal pensiero del Besta, che considerava beni capitali solamente i primi,
mentre i beni immateriali erano visti non come ricchezza in sé, ma come "condizioni per la futura
produzione di ricchezza".

Nella visione zappiana, se da un punto di vista "contabile" il capitale appare come un fondo di
valori, dal quale il reddito scaturisce e al quale periodicamente il reddito si aggiunge, da un punto di
vista "economico" la prospettiva risulta ribaltata: infatti il valore del capitale è dato, secondo la
definizione dell'autore, dalla "capitalizzazione dei redditi futuri". Con tale definizione Zappa
afferma che il capitale trova nel reddito la propria giustificazione, in quanto il suo valore dipende
direttamente dalla sua capacità di fornire redditi futuri: gli investimenti aziendali assumono valore
in virtù della loro attitudine a generare redditi.

Il reddito
Viene definito come "la variazione che il capitale subisce per effetto della gestione in un
determinato periodo di tempo". Anche il reddito deve essere considerato solo nel suo complesso e
non come somma delle sue singole parti componenti (vale di nuovo una visione sistemica), e non
può essere riferito ad uno o più elementi patrimoniali, dato che esso scaturisce dall'interrelazione
complessa di tutti i beni capitali.

Analizzando la definizione di reddito fornita da Zappa si evince che esso è legato strettamente alla
gestione; ne consegue che non fa parte del reddito stesso tutto ciò che non scaturisce dalla gestione
e dalle decisioni dell'imprenditore. In più, per poter misurare il reddito è necessario considerare un
preciso intervallo di tempo: considerando il momento iniziale (T1) e finale (T2) di tale intervallo, il
reddito sarà dato dalla differenza tra il valore del capitale al tempo T1 ed il valore del capitale stesso
al tempo T2.
Per la misurazione del reddito è essenziale attendere la fine del periodo considerato per
l'osservazione: infatti, cercare di misurare il reddito mentre esso si forma richiede approssimazioni e
stime che rendono poco sicuro il risultato finale. Secondo Zappa, anche la suddivisione della vita
aziendale in tanti esercizi comporta stime che riducono l'affidabilità del valore reddituale calcolato:
il momento migliore per calcolare il reddito prodotto dall'azienda si ha quando l'azienda cessa di
esistere.

Economia aziendale

L'Economia aziendale è la disciplina scientifica dedicata all'elaborazione di conoscenze e teorie utili


per il governo economico dei sistemi sociali di ogni ordine (imprese, famiglie, organizzazioni
private non orientate al profitto, istituti della pubblica amministrazione). Assieme all'economia
politica appartiene al più ampio ambito disciplinare delle scienze economiche.

La nascità dell'Economia Aziendale come scienza è normalmente ricondotta alla prolusione per
l'Anno Accademico 1926/27 pronunciata da Gino Zappa al Regio Istituto Superiore di Scienze
Economiche e Commerciali in Venezia, oggi Università "Ca' Foscari" di Venezia:

La scienza che studia le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende, la scienza
ossia dell’amministrazione economica delle aziende è l’economia aziendale (Gino Zappa, Tendenze
nuove negli studi di Ragioneria, Ca' Foscari, Venezia, 1927).
Secondo la tradizionale tripartizione Zappiana il fenomeno aziendale può essere indagato secondo
tre grandi aggregati di processi, cui corrispondono altrettante sub-discipline dell'Economia
Aziendale:

la rilevazione

l'organizzazione

la gestione
L'economia aziendale, anche in ragione della formazione dei suoi padri fondatori, può essere
considerata l'evoluzione storica della ragioneria, rispetto alla quale si prefigge tuttavia obiettivi più
ampi.

Storia

Si ha notizia dei primi contabili in tempi antichi: in Egitto c'era lo scriba, in Grecia il logista e a
Roma il rationale. La teoria, poi, aveva padri illustri: Socrate, Platone e Aristotele. Nel Medioevo si
ha una prima formalizzazione (soprattutto in termini matematici) della ragioneria, principalmente
tramite Leonardo Fibonacci e Fra' Luca Pacioli.

Fibonacci: nel 1200 scrive i Liber Abaci in cui presenta i calcoli da utilizzare nelle trattative
commerciali. Tra l'altro propone l'uso dei numeri arabi in luogo di quelli romani.
Pacioli: nel 1494 pubblica il Tractatus de computis et scripturis in cui viene presentato per la prima
volta il concetto di partita doppia (e quindi: dare e avere, bilancio, inventario) che poi si diffuse per
tutta Europa col nome di metodo veneziano, perché usato dai mercanti di Venezia.
Solo nell'Ottocento avviene l'introduzione del concetto di scienza economica (ad opera di Francesco
Villa) ma con l'avvento dell'Unità d'Italia l'evoluzione della disciplina subisce un brusco arresto e
prendono piede le teorie dell'allora Ragioniere Generale dello Stato (Giuseppe Cerboni).

Villa: l'amministrazione aziendale è una scienza (di base economica) che studia la gestione e
l'organizzazione aziendale, oltre ad incorporare la ragioneria.
Cerboni: fonda la logismografia basata sulla teoria dei conti aperti alle persone. Tutto è
riconducibile ai conti accesi:

al proprietario

alle persone che prendono in consegna i valori (consegnatari)

ai clienti (corrispondenti)
L'economia aziendale nasce per studiare l'ordine economico degli istituti. Occorre dare una
definizione di istituti: gruppi di persone che si radunano in una attività per il bene collettivo.
Esistono tre tipi di istituti:la famiglia, l'impresa, gli istituti pubblico territoriali. Azienda in questo
caso non è l'impresa come nel linguaggio comune ma è intesa come ordine economico di un istituto
quindi per economia aziendale si intende lo studio dell'ordine economico degli istituti. Ognuno di
questi istituti ha un ordine economico che, nelle famiglie è principalmente il consumo, negli istituti
pubblici produzione e consumo di beni pubblici, nelle imprese la produzione. Ognuno di questi
istituti ha un soggetto economico. Il soggetto economico è l'insieme di individui che hanno il
massimo interesse che l'attività dell'istituto sia efficiente e duratura. Nelle famiglie è costituito da
tutti i suoi componenti (escluso le parentele), negli istituti pubblici dalla collettività e dai suoi
prestatori al lavoro, nelle imprese dai conferenti di capitale (i cosiddetti "proprietari" nel linguaggio
comune) e dai prestatori al lavoro. Il soggetto economico è importante per capire a chi spetta il
governo dell'azienda ovvero a tutti i suoi componenti. Ciò molte volte è a livello teorico poiché il
governo dell'azienda (prerogative di governo economico) spesso spetta solamente ai conferenti di
capitale anche se ci sono delle eccezioni. In Germania ad esempio il consiglio di sorveglianza (che
nomina il cda ovvero i dirigenti d'azienda) è composto a metà dai rappresentanti dei prestatori al
lavoro e a metà da conferenti di capitale.
Tra le grandi invenzioni del Novecento se ne annoverano due in ambito economico, il sistema
patrimoniale e la fondazione dell'economia aziendale come scienza economica, corrispondenti a due
personaggi di spicco: Fabio Besta e Gino Zappa.

Besta: dagli studi condotti sull'amministrazione deduce che essa non può essere una scienza perché
la gestione aziendale coinvolge fattori troppo eterogenei; trova invece nel controllo economico leggi
valide per tutte le aziende, a partire dalle quali ridefinisce la ragioneria come scienza del controllo
economico. Gli studi sulla ragioneria lo portano a inventare il sistema patrimoniale (in auge in Italia
fino agli anni trenta), caratterizzato dal tracciamento di attivo, passivo e delle loro variazioni
rilevate in appositi conti.
Zappa: nel 1926 pronuncia il discorso Tendenze nuove negli studi di Ragioneria, primo di una lunga
serie, in cui presenta il suo pensiero. Gli elementi fondamentali sono:

l'azienda intesa come l'istituto economico che svolge operazioni tese a produrre (e consumare)
ricchezza

l'economia aziendale, la scienza che studia le operazioni economiche per individuare le leggi e i
principi che regolano il raggiungimento degli scopi aziendali. È formata da tre dottrine:
organizzazione, gestione e ragioneria

il concetto di reddito, cioè la differenza tra il capitale a inizio e fine periodo

il sistema del reddito, determinato usando la partita doppia e prendendo in esame solo gli scambi
monetari fra l'impresa e i terzi.
La scienza economica aziendale

Se rappresentiamo l'insieme delle scienze come un albero, a quale ramo appartiene l'Economia
Aziendale?
Per poter dare una risposta motivata, occorre descrivere (almeno a grandi linee) la struttura
dell'albero.
Innanzitutto si può iniziare a distinguere le scienze individualizzanti (che studiano un singolo
fenomeno per capirne cause ed effetti, come la Storia) da quelle generalizzanti (che ricercano leggi
generali). Tra le generalizzanti ci sono poi le formali (senza verifica nella realtà) e le empiriche (che
cercano soluzioni concrete nella realtà). Le scienze empiriche che studiano la società sono dette
sociali, se si occupano di operazioni economiche diventano scienze economiche.
La scienza economica che tratta della polis (cioè la società) è l'Economia politica, quella che tratta
dell'azienda è appunto l'Economia Aziendale. Riassumendo, l'Economia Aziendale è una scienza:
empirica, perché cerca soluzioni concrete sociale, perché studia la società economica, e in quanto
tale studia i mezzi in relazione ai bisogni che studia l'azienda. Economia Aziendale ed Economia
Politica.
Per tutte le scienze sociali si può individuare una parte positiva, che studia ciò che è, e una parte
normativa che elabora ciò che si dovrebbe fare per raggiungere un fine.

Se dunque l'economia politica è la disciplina positiva che studia l'economia in senso lato e la
politica economica è la disciplina normativa che dice cosa si deve fare per raggiungere taluni
obiettivi, nell'ambito strettamente aziendale si può distinguere tra una disciplina positiva,
l'economia aziendale e una normativa, la strategia aziendale.

L'economia aziendale nasce per studiare l'ordine economico degli istituti. Occorre dare una
definizione di istituti: gruppi di persone che si radunano in una attività per il bene collettivo.
Esistono tre tipi di istituti:la famiglia, l'impresa, gli istituti pubblici. Azienda in questo caso non è
l'impresa, come nel linguaggio comune, ma è intesa come ordine economico di un istituto, quindi
per economia aziendale si intende lo studio dell'ordine economico degli istituti. Ognuno di questi
istituti ha un ordine economico che nelle famiglie è principalmente il consumo, negli istituti
pubblici produzione e consumo di beni pubblici, nelle imprese la produzione. Ognuno di questi
istituti ha un soggetto economico. Il soggetto economico è l'insieme di individui che hanno il
massimo interesse che l'attività dell'istituto sia efficiente e duratura. Nelle famiglie è costituito da
tutti i suoi componenti (escluse le parentele), negli istituti pubblici dalla collettività e dai suoi
prestatori al lavoro, nelle imprese dai conferenti di capitale (i cosìdetti "proprietari" nel linguaggio
comune) e dai prestatori al lavoro. Il soggetto economico è importante per capire a chi spetta il
governo dell'azienda ovvero a tutti i suoi componenti. Ciò molte volte è a livello teorico poiché il
governo dell'azienda (prerogative di governo economico) spesso spetta solamente ai conferenti di
capitale anche se ci sono delle eccezioni. In Germania ad esempio il consiglio di sorveglianza (che
nomina il consiglio di amministrazione)è composto a metà dai rappresentanti dei prestatori al lavoro
e a metà da conferenti di capitale.

Macro e micro Economia Aziendale


Nello studio della disciplina economica riferita all'azienda è opportuno (possibile) distinguere:lo
studio dei sistemi e delle attività che generano valore all'interno dell'azienda dallo studio
dell'azienda nella sua completezza secondo criteri di omogeneità

La prima può essere interpretata alla stregua della microeconomia come microeconomia aziendale o
business administration, la seconda è analoga alla macroeconomia e può essere battezzata
macroeconomia aziendale o economia di impresa.

Empowerment: Per empowerment è da intendersi la piena valorizzazione dei dipendenti con


conseguente rilascio di ampie deleghe di potere decisionale ad essi; questo fenomeno riguarda
soprattutto i manager, i quadri ed i capisquadra.
IL CONTO
 
Il conto è un insieme di scritture riguardanti un dato oggetto e aventi lo scopo di
evidenziarne la consistenza quantitativa iniziale e le successive variazioni, o la
variabile e commensurabile grandezza
 

Ogni conto è caratterizzato da un determinato oggetto ed è l'oggetto che dà il nome e ne costituisce


l'intestazione. Le annotazioni effettuate nel conto riguardano essenzialmente le quantità che
esprimono le variazioni della consistenza dell'oggetto, cioè le variazioni subite dall'oggetto del
possono essere rappresentate da quantità fisiche oppure da quantità monetarie, ciò accade nelle
rilevazioni elementari. Ma se si considerano le scritture generali, che tendono alla determinazione
dei risultati della gestione, allora i conti devono essere collegati tra loro in modo da poterli
variamente raggruppare e sintetizzare (le quantità in essi rilevate devono essere quantità monetarie,
cioè valori).

Allora il conto si definisce come una serie ordinata di valori relativi a un determinato oggetto,
aventi lo scopo di porne in evidenza la variabile e commensurabile grandezza, cioè il conto è
l'insieme delle variazioni quantitative subite dalla consistenza di un determinato oggetto, si chiama
conto anche il prospetto nel quale vengono registrate tali variazioni.

I conti si possono classificare:

secondo l'ampiezza dell'oggetto si avranno conti sintetici o analitici;

secondo le indicazioni fornite in merito all'oggetto al quale si riferiscono si distinguono conti


descrittivi e conti sinottici;

 secondo il modo di funzionamento i conti possono essere unilaterali o bilaterali.

- Conti Sintetici: sono relativi ad oggetti piuttosto ampi, dei quali è possibili una eventuale
suddivisione in relazione alle informazioni che si vogliono ottenere. Ad esempio il conto
"Debiti v/fornitori" è un conto sintetico perché può essere scisso in tanti conti tanti quanti
sono i fornitori.

- Conti Analitici: sono accesi ad oggetti elementari non ulteriormente suddivisibili, come ad
esempio il conto che si riferisce al singolo fornitore.

- Conti Descrittivi: forniscono una serie di elementi utili alla individuazione dell'operazione
rilevata, come la data, il riferimento alle scritture, la descrizione e l'importo.

- Conti Sinottici: sono assai poveri di informazioni in quanto riportano solamente la data delle
operazioni e gli importi.

- Conti Unilaterali: si riferiscono ad oggetti suscettibili di variazioni di un solo segno e pertanto


funzionano in un sola sezione.

- Conti Bilaterali: sono invece accesi a oggetti che possono subire variazioni di segno opposto.
LE REGOLE DELLA PARTITA DOPPIA
 
Il metodo della partita doppia che nonostante le sue origini remote rappresenta ancora
oggi una metodologia contabile di generale applicazione, è un metodo di scritture
"bilancianti", nel senso che ogni fatto dà sempre luogo ad almeno due annotazioni, in
due o più conti, per importi da rilevare in opposte sezioni, ma in maniera che il totale
degli addebitamenti sia uguale al totale degli accreditamenti.

Le regole fondamentali sulle quali si basa il metodo della partita doppia possono essere:

1.       I fatti che sono oggetto di rilevazione vanno esaminati sotto due aspetti, un aspetto «
concreto-originario »  e un aspetto « astratto-derivato ». Il primo aspetto si dice concreto in
quanto deve essere immediatamente percepibile ed è qualificabile come originario in quanto è
da considerare per primo. Il secondo si dice astratto perché non è di percezione immediata e
viene individuato attraverso un processo logico di deduzione, dalle manifestazioni riscontrate
nell'aspetto concreto.

2.       Si accendono due serie di conti per rilevare le grandezze rispettivamente dell'uno e dell'altro
dei due aspetti considerati. In altre parole, si hanno:

        conti destinati ad accogliere i valori relativi all'aspetto concreto (prima serie);

        conti destinati ad accogliere i valori relativi all'aspetto derivato (seconda serie).

3.       Le due serie di conti si fanno funzionare in modo antitetico. Ciò significa che se nei conti di
una serie le variazioni si rilevano in Dare e quelle negative in Avere, nei conti dell'altra serie
vale la regola opposta.

4.       Regola o canone fondamentale della partita doppia: per ogni fatto rilevato, il totale degli
addebitamenti deve uguagliare il totale degli accreditamenti.

IL PIANO DEI CONTI


 
Il Piano dei Conti non è altro che l'elenco o prospetto nel quale sono indicati i conti che
si prevede possano essere "attivati" presso una determinata azienda nel corso della
rilevazione dei fatti di gestione e delle operazioni necessarie per pervenire alle sintesi di
fine esercizio.
 

Di esso fanno parte le note illustrative, le quali hanno il compito di chiarire e precisare il contenuto
dei suddetti conti.

Il piano dei conti risponde essenzialmente ai seguenti scopi:

offrire agli addetti alla rilevazione una guida per comporre le scritture;

consentire un'agevole redazione del bilancio d'esercizio secondo le norme del Codice Civile;

consentire un analisi dei componenti di reddito e degli elementi patrimoniali rispondente alle
esigenze conoscitive del soggetto aziendale;
facilitare la determinazione del reddito fiscale e gli adempimenti connessi  con la dichiarazione dei
redditi.

La sua struttura deve essere sufficientemente elastica ed aperta, per questo i conti sono individuati
mediante un codice, cioè da un numero di riferimento che facilita le operazioni di registrazione e di
elaborazione dei dati. L'uso di codifiche articolate permette diversi livelli di aggregazione dei dati
consentendo informazioni aventi diversi gradi di analisi.

L'ANALISI DEI FATTI AMMINISTRATIVI

I fatti da rilevare nel corso dell'esercizio sono quelli che danno luogo a scambi fra l'impresa e terzi,
cioè i fatti di gestione esterna, e la loro analisi è condotta esaminando l'aspetto finanziario e l'aspetto
economico al fine di individuare:

        le variazioni finanziarie che essi provocano;

        le eventuali variazioni economiche - di reddito o di capitale - che le variazioni finanziarie


determinano.

Certi fatti amministrativi danno luogo unicamente a più variazioni finanziarie che si compensano
fra loro  e si parla di compensazioni o permutazioni finanziarie, di conseguenza questi fatti non
producono variazioni economiche.

Quando l'analisi di un fatto non evidenzia una permutazione finanziaria, allora occorre prendere in
considerazione i riflessi economici dell'operazione.

        ogni variazione finanziaria passiva misura un componente negativo di reddito o una variazione
negativa di capitale proprio (se non compensata da una variazione finanziaria attiva);

        ogni variazione finanziaria attiva misura un componente positivo di reddito o una variazione
positiva di capitale proprio (se non compensata da una variazione finanziaria passiva).

La variazione economica può derivare da una pluralità di variazioni finanziarie di segno opposto ma
di importi globalmente diversi: in questa ipotesi, la variazione economica è pari alla differenza tra il
totale delle variazioni finanziarie attive e il totale delle variazioni finanziarie passive.

Le operazioni che realizzano l'uguaglianza numerica fra variazioni economiche di segno opposto si
dà il nome di permutazioni economiche.

LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI TECNICHE


Le immobilizzazioni materiali tecniche sono costituite dall'insieme dei beni di
proprietà dell'azienda destinati ad essere durevolmente impiegati nella gestione
caratteristica.

Sono dette anche strumentali perché sono strumenti di produzione del reddito per periodi
pluriennali. Consistono nei terreni, fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi, arredi.
Le immobilizzazioni materiali devono essere iscritte al loro costo che è variamente determinato
secondo le modalità di acquisizione, che possono essere:

l'acquisto da terzi;
        l'apporto di soci;

        la costruzione in economia;

        il leasing.

Acquisto: se le immobilizzazioni materiali sono acquistate da terzi, il costo sostenuto è quello


risultante dai contratti o dalle fatture di acquisto. 

 
      DARE AVERE
Data cod. impianti e macchinari 30.000.000   

    IVA a credito 6.000.000   

    debiti v/fornitori   36.000.000

          Al costo di acquisto vanno aggiunti gli oneri accessori rappresentati da costi di trasporto,
installazione, montaggio...

Apporto: L'acquisizione delle immobilizzazioni materiali tecniche per apporto si ha quando sono
conferite in conto capitale dai soci in sede di costituzione o di successivi aumenti di capitale
sociale.

 
      DARE AVERE
  
Data cod. azionisti c/sottoscrizione 500.000.000
500.000.000 
    capitale sociale  
  
    terreni e fabbricati 500.000.000
    azionisti c/sottoscrizione   500.000.000

Costruzioni interne: consiste nel produrre all'interno dell'azienda dei beni strumentali, utilizzando
propri impianti, macchinari, attrezzature e proprio personale.
          Poiché i costi relativi agli acquisti di materiale, al personale dipendente, agli ammortamenti,
ecc. sono registrati in contabilità generale secondo la loro natura e affluiscono indistintamente
in Dare del Conto di risultato economico, occorre sospendere al reddito d'esercizio il costo
attribuito ai beni strumentali ottenuti all'interno dell'azienda. La patrimonializzazione viene
effettuata a fine esercizio 31/12 con l'articolo:

 
      DARE AVERE
Data cod. immobilizzazioni in corso 104.800.000   

    costruzioni interne   104.800.000

          Per quelli ultimati, la patrimonializzazione  dei costi sostenuti si effettua alla data in cui gli
impianti e macchinari sono immessi nell'azienda come beni strumentali e quindi ne inizia
l'utilizzazione.

 
      DARE AVERE
Data cod. impianti e macchinari 157.500.000   

    immobilizzazioni in corso   104.800.000 

    costruzioni interne   52.700.000

          Qualora la costruzione sia stata avviata nello stesso esercizio: 

 
      DARE AVERE
Data cod. impianto e macchinario 39.000.000   

    costruzioni interne   39.000.000

          Il conto Costruzione interne è un conto economico acceso alle variazioni d'esercizio e
affluisce in sede di scritture di epilogo in Avere del Conto di Risultato economico. Accoglie
valori non misurati da variazioni finanziarie, ma stimati. La situazione economica presenta
quindi in Dare i costi complessivamente sostenuti per la produzione e in Avere, oltre ai ricavi
di vendita di prodotti, il valore attribuito alle costruzioni interne.
LA DISMISSIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE
Per dismissione o eliminazione delle immobilizzazioni tecniche si intende la loro
estromissione dal processo produttivo.

L'eliminazione del bene può attuarsi:

- senza cessione a titolo oneroso;

- con cessione a titolo oneroso.

Nell'esercizio in cui avverrà la demolizione fisica si stornerà il fondo ammortamento al


corrispondente conto delle immobilizzazioni tecniche. Se invece nello stesso esercizio si hanno la
radiazione (estromissione dal processo produttivo) e la demolizione, contabilmente si registra lo
storno del fondo ammortamento al corrispondente conto acceso al costo storico originario e, qualora
il costo non fosse interamente ammortizzato, il valore residuo costituisce un componente negativo
dell'esercizio nel quale avviene la radiazione (sopravvenienza passiva). Tale sopravvenienza è da
includersi tra gli oneri diversi ordinari, se deriva dalla eliminazione di immobilizzi impiegati nella
normale attività e se la radiazione costituisce la normale conclusione della loro vita utile. Viceversa 
è da includersi tra gli oneri straordinari se scaturisce da operazioni della gestione straordinaria,
imprevedibili e aventi un effetto rilevante sulla struttura dell'azienda, come la radiazione di un
intero complesso produttivo.

Se il bene dismesso viene ceduto a terzi, il valore di realizzo può essere minore o maggiore del
valore contabile netto. Perciò:

a.       se il ricavo è minore del valore contabile netto (= differenza fra costo storico e fondo
ammortamento) si deve rilevare una minusvalenza;

b.       se il ricavo è superiore al valore contabile netto si deve rilevare una plusvalenza.

Talvolta il bene ceduto viene sostituito con uno nuovo, si ha cioè un'operazione di permuta,
accompagnata dal pagamento della differenza tra i due prezzi. È opportuno osservare che
fiscalmente la permuta comporta il calcolo dell' IVA sia sull'importo del bene acquistato sia
sull'importo del bene ceduto, con l'emissione di distinte fatture.

Esempio 1:

- costo storico macchinario £ 19.000.000

- ammortizzato per £ 15.600.000

- ceduto per £ 3.000.000 + IVA in contanti

 
      DARE AVERE
Data cod. fondo amm. impianti 15.600.000   

    impianti e macchinari   15.600.000 


    crediti v/clienti 3.570.000   

Data cod. IVA ns. debito   570.000 

    impianti e macchinari   3.000.000 

    minusvalenze 400.000   

    impianti e macchinario   400.00

Esempio 2:

- costo storico automezzo £ 40.000.000

- ammortizzato per £ 30.000.000

- permutato con un nuovo autocarro di £ 65.000.000 + IVA

- vecchio autocarro valutato £ 17.000.000 + IVA

 
      DARE AVERE
Data cod. fondo amm. Automezzi 30.000.000   

    Automezzi   30.000.000 

    crediti v/clienti 20.320.000   

Data cod. IVA ns. debito   17.000.000 

    Automezzi   3.230.000 
    automezzi 7.000.000   

    Plusvalenza   7.000.000 

    Automezzi 65.000.000   

    IVA ns. credito 12.350.000   

    debiti v/fornitori   77.350.000

I RAPPORTI CON IL PERSONALE

La retribuzione è il compenso che il lavoratore dipendente percepisce con carattere di


continuità come corrispettivo del lavoro prestato.

I principali elementi che compongono la retribuzione sono:

        la paga o lo stipendio base, corrispondente al compenso previsto dal contratto collettivo di
lavoro e variabile a seconda della categoria e qualifica cui il lavoratore appartiene;

        l'indennità di contingenza avente la funzione di consentire periodicamente il recupero della


perdita di potere d'acquisto che la retribuzione subisce per effetto dell'aumento dei prezzi;

        gli scatti di anzianità che sono aumenti periodici automatici previsti dal contratto collettivo;

        il superminimo individuale;

        indennità varie (di mensa, di cassa, chilometriche, di trasferta, ecc.)

        il compenso per il lavoro straordinario.

Il costo del lavoro per l'azienda, tuttavia, non è costituito soltanto dalle somme erogate ai
dipendenti, ma anche dai contributi da versare agli Istituti Previdenziali per le assicurazioni sociali
obbligatorie e in particolare all'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS). Inoltre, le
aziende che abbiano dipendenti soggetti all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro devono
intrattenere rapporti anche con l'INAIL (Istituto Nazionale delle Assicurazioni contro gli Infortuni
sul Lavoro).

Una parte dei contributi INPS è a carico dei dipendenti, ai quali viene effettuata la relativa ritenuta
sulla busta paga (ritenute previdenziali); poiché l'azienda funge da sostituto di imposta per l'imposta
sui redditi di lavoro dipendente a carico dei lavoratori, in busta paga saranno operate anche le
ritenute fiscali.
Per le persone a carico il datore di lavoro deve corrispondere ai dipendenti gli assegni per il nucleo
familiare. Ma poiché il pagamento avviene per conto dell'INPS, il loro importo non costituisce un
maggior costo del lavoro bensì un credito dell'azienda nei confronti di tale ente.

La liquidazione e il pagamento

Alla fine del periodo di paga si procede alla liquidazione dei costi del personale determinando
l'importo delle retribuzioni lorde e degli assegni per il nucleo familiare spettanti ai dipendenti,
quello dei contributi previdenziali a carico dell'azienda, nonché l'ammontare delle ritenute fiscali e
sociali a carico del personale per la determinazione delle retribuzioni nette da pagare a saldo.

Le fasi di questa complessa operazione sono:

1.   Liquidazione delle competenze lorde  e degli assegni per nucleo familiare.

      In questa sorge un debito nel conto dipendenti c/retribuzioni per l'importo complessivo, cui si
contrappone un credito verso l'INPS, che può essere rilevato nel conto istituti di previdenza. La
differenza tra le due variazioni finanziarie di segno opposto misura un costo d'esercizio per
salari e stipendi.

2.   Liquidazione dei contributi a carico dell'azienda.

      I contributi sociali a carico dell'azienda costituiscono un debito verso l'INPS da registrare nel
conto istituti di previdenza, il cui importo misura un costo d'esercizio che può rilevarsi nel conto
oneri sociali. Nelle somme dovute all'INPS è però compreso anche un contributo addizionale al
fondo pensioni che l'azienda ha diritto di recuperare in sede di accantonamento del trattamento
di fine rapporto maturato nell'esercizio. Il contributo non va quindi rilevato come un costo ma
come credito in un conto dipendenti c/recupero contributi.

3.   Pagamento delle competenze nette.

      In questa fase si operano le ritenute previdenziali e fiscali e si deducono altresì gli anticipi
corrisposti. Le ritenute previdenziali andranno ad aumentare il debito nei confronti degli istituti
di previdenza, mentre le ritenute fiscali, saranno accreditate nel conto erario c/ ritenute.

4.   Versamento delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali.

      I termini di versamento delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali sono stati unificati al
giorno 20 di ogni mese. Attualmente quindi:

        le ritenute fiscali devono essere versate entro il 20 del mese successivo a quello nel quale ha
avuto luogo il pagamento delle retribuzioni; il relativo importo deve essere arrotondato alle
1.000 lire per eccesso o per difetto a seconda che la frazioni superi  o meno le 500 lire;
        il debito verso l'INPS deve essere pagato presentando la denuncia mensile a una banca
autorizzata entro il giorno 20 del mese successivo a quello cui le retribuzioni si riferiscono.

Esempio :

- acconti sulle retribuzioni £ 4.200.000;

- retribuzioni lorde £ 19.500.000;

- assegni per il nucleo familiare £ 780.000;

- contributi a carico dell'azienda £ 7.735.000;

- accantonamento quota TFR £ 97.500;

- ritenute previdenziali a carico dei dipendenti £ 1.831.500;

- ritenute fiscali £ 2.435.400;

- il pagamento è effettuato tramite bonifici bancari, e a mezzo banca sono eseguiti i versamenti
all'Erario e all'INPS.

 
      DARE AVERE
Data cod. salari e stipendi 19.500.000   

    istituti di previdenza 780.000   

    dipendenti c/retribuzioni   20.280.000 

Data cod. oneri sociali 7.735.000   

    dipendenti c/recupero contributi 97.500   

    istituti di previdenza   7.832.500 

    dipendenti c/retribuzioni 20.280.000   

    istituti di previdenza   1.831.500 

    erario c/ritenute   2.435.400 


    dipendenti c/anticipi   4.200.000 

    banca x c/c   11.831.100

Scritture relative ai versamenti INPS  e all'Erario: 

 
      DARE AVERE
data cod. istituti di previdenza 8.884.000  
    banca x c/c   8.884.000
    erario c/ritenute 2.435.400  
Data cod. banca x c/c   2.435.000
    arrotondamenti attivi   400

TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO (TFR)

Alla cessazione del rapporto di lavoro, al dipendente spetta un trattamento di fine rapporto
commisurato all'anzianità di servizio e calcolato sulla base delle norme fissate dalla legge 29
maggio 1982, n° 297. Poiché tale trattamento matura progressivamente con l'avanzare
dell'anzianità dei singoli dipendenti, le aziende provvedono, al termine di ogni esercizio, a
determinare il costo maturato nel periodo amministrativo, rilevandolo in contropartita di un debito
da liquidare che trova collocazione nel conto debiti per TFR. Tale conto rappresenta la
segnalazione contabile delle indennità di fine rapporto che si sono già fatte concorrere alla
determinazione del reddito imputandole come costi agli esercizi precedenti.

ESEMPIO: liquidazione del TFR ad un dipendente:

- debito per TFR esistente £ 12.450.000;

- il TFR maturato nell'esercizio ammonta complessivamente a £ 13.600.000;

- £ 34.000 contributi a carico del dipendente da recuperare;

- il pagamento è eseguito con assegno bancario.

 
      DARE AVERE
Data cod. debiti per TFR 12.450.000   

    trattamento di fine rapporto 1.150.000   


    dipendenti c/recupero contributi   34.000 

Data cod. dipendenti c/liquidazione   13.566.000 

    dipendenti c/liquidazione 13.566.000   

    banca x c/c   12.337.000


    erario c/ritenute   1.229.000

LO SCONTO DI EFFETTI COMMERCIALI

Con l'operazione di sconto l'azienda cede alla banca, alla condizione "salvo buon fine",
uno o più crediti ricevendone un netto ricavo, rappresentato dal valore nominale dei
crediti diminuito dello sconto commerciale e delle commissioni, spese ed altri diritti.

All'atto di presentazione allo sconto di effetti avviene mediante la compilazione di una apposita
distinta di presentazione, si stornano le cambiali attive al conto effetti allo sconto in questo modo: 

 
      DARE AVERE
Data cod. effetti allo sconto 6.300.000   

         cambiali attive   6.300.000

Successivamente la banca invierà una contabile di accreditamento del netto ricavo e restituisce le
cambiali attive eventualmente "non ammesse". Supponendo che non tutti gli effetti presentati siano
stati ammessi, le registrazioni in P.D. saranno le seguenti:

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 5.637.200   

    sconti passivi su effetti 355.300   

    commissioni d'incasso 7.500   


         effetti allo sconto   6.000.000 

Data cod. cambiali attive 300.000   

         effetti allo sconto   300.000

Poiché la cessione del credito alla banca è alla condizione "salvo buon fine", è opportuno
evidenziare con una scrittura d'ordine il rischio di insolvenza che permane in capo al cliente
scontista in virtù della girata degli effetti alla banca.

La scrittura nel sistema dei rischi è la seguente: 

 
      DARE AVERE
Data cod. effetti scontati 5.700.000   

         cessionario effetti attivi   5.700.000

Tale registrazione verrà stornata alla scadenza degli effetti.

L'INCASSO DI EFFETTI

Gli effetti che non sono stati scontati o girati in pagamento a fornitori sono di solito riscossi tramite
una banca, alla quale sono trasmessi con un certo anticipo rispetto alla scadenza accompagnandoli
con un'apposita distinta. L'operazione può svolgersi secondo diverse modalità:

   con la clausola " dopo incasso";

   con la clausola "salvo buon fine".

La trasmissione degli effetti alla banca per l'incasso viene registrata dal conto cambiali attive e
prendendoli in carico nel conto effetti all'incasso, viene sempre fatta quando si presentano effetti
alla banca per l'incasso. 

 
      DARE AVERE
Data cod. effetti all'incasso 14.750.000   

         cambiali attive   14.750.000


 

La clausola al dopo incasso

Secondo questa clausola la banca effettuerà l'accreditamento dell'importo degli effetti, al netto delle
commissioni, ad incasso avvenuto e pertanto si dovrà attendere alla scadenza delle cambiali per
constatarne l'esito. Qualora gli effetti siano regolarmente riscossi, la scrittura è la seguente:

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 14.731.600   

    commissioni d'incasso 18.400   

         effetti all'incasso   14.750.000

Se invece gli effetti non hanno buon fine la banca provvederà al protesto e ritornerà l'effetto
protestato addebitando gli oneri di protesto oltre, le commissioni d'incasso. 

La clausola «salvo buon fine»

Questa clausola si potrebbe scrivere come "accreditamento immediato salvo buon fine", la banca
trasforma l'operazione d'incasso in una operazione di finanziamento. L'importo degli effetti viene in
questo caso accreditato in c/c del cliente, rendendolo immediatamente disponibile sul piano della
possibilità di utilizzo, ma la valuta applicata è posticipata di un paio di giorni rispetto alla data di
scadenza, sicché i prelevamenti effettuati tra la data dell'accredito e la sua valuta possono produrre
degli scoperti di c/c con conseguente carico di interessi passivi. Fino alla scadenza degli effetti
bisogna mantenere in carico in contabilità gli effetti all'incasso e che il finanziamento ottenuto, pari
all'importo nominale delle cambiali accreditate "salvo buon fine", deve essere messo in evidenza in
un conto banche c/ effetti S.B.F. Le scritture relative sono:

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 5.300.000   

         banche c/effetti S.B.F   5.300.000 

    commissioni d'incasso 18.000   

         banca x c/c   18.000


 

Alla scadenza, poi, si stornano l'uno nell'altro il conto effetti all'incasso e il conto banche c/effetti
S.B.F., sia per gli effetti regolarmente riscossi dalla banca sia per quelli non adatti a buon fine.
Relativamente a questi ultimi si dovrà anche rilevare l'addebito che la banca esegue ritornandoli
insoluti e protestati. In questo caso le scritture saranno:

 
      DARE AVERE
Data cod. banche c/effetti SBF 5.300.000   

         effetti all'incasso   5.300.000 

    effetti insoluti 639.500   

         banca x c/c   639.500

Le vicende degli effetti insoluti

Se il protesto è fatto rilevare tramite notaio o ufficiale giudiziario direttamente dall'azienda, la


scrittura dovrà mettere in evidenza un aumento degli effetti insoluti per l'importo corrispondente
alla diminuzione delle cambiali attive più la somma pagata per il protesto o per il debito verso il
notaio:

 
      DARE AVERE
Data cod. effetti insoluti 937.400   

         cambiali attive   900.000 

         denaro in cassa   37.400

Gli effetti protestati possono essere recuperati totalmente o parzialmente oppure risultare del tutto
inesigibili. In caso di recupero integrale si potrà anche ottenere il pagamento di interessi moratori,
mentre nelle ipotesi considerate si dovrà prendere atto di una perdita di realizzo dei crediti in esame.
Per mettere in evidenza contabilmente che il recupero avviene per vie giudiziarie si può stornare gli
effetti insoluti al conto effetti in sofferenza. Infine, quando l'effetto risultato protestato sia stato
ricevuto dall'azienda per girata, è possibile agire per via di regresso, oltre che giudizialmente anche
mediante l'emissione di una tratta a vista (rivalsa) su un qualunque girante, anche se, ci si rivolgerà,
di norma, al cliente dal quale si è ricevuto l'effetto per girata. La tratta di rivalsa viene spiccata per
l'importo dell'effetto aumentato delle spese di protesto, degli interessi di mora e dei bolli, la relativa
scrittura sarà:

 
      DARE AVERE
Data cod. cambiali attive 955.400   

         effetti insoluti   937.400 

         interessi attivi v/clienti   6.500 

         bolli cambiari   11.500

L'ACCREDITO «S.B.F.» DI RICEVUTE BANCARIE

Spesso le ricevute bancarie (strumento d'incasso) vengono ammesse dalle banche all'accreditamento
salvo buon fine. Secondo i principi contabili elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori
commercialisti in materia di crediti, poiché quella in questione non costituisce un'operazione di
"sconto", il credito non deve essere rimosso dal conto crediti v/clienti fino alla scadenza.

1. Accreditamento s.b.f. delle ricevute bancarie e contestuale addebito delle commissioni


d'incasso:

      DARE AVERE
data cod. banca x c/c 20.000.000  
         banche c/ricevute s.b.f.   20.000.000
    commissioni d'incasso 60.000  
         banca x c/c   60.000

2. Scadenza delle ricevute bancarie andate a buon fine:

      DARE AVERE
data cod. effetti insoluti 835.300  
    commissioni d'incasso 5.500  
         effetti all'incasso   800.000
         banca x c/c   40.800

 
3. Mancato buon fine di ricevute bancarie già accreditate s.b.f.:

      DARE AVERE
data cod. banche c/ricevute s.b.f. 1.500.000  
         crediti v/clienti   1.500.000
    crediti insoluti 1.509.000  
         banca x c/c   1.509.000

I FINANZIAMENTI BANCARI

Le principali operazioni attraverso le quali si manifesta il ricorso al credito bancario, considerando:

          le aperture di credito ordinarie in c/c,

          i prestiti cambiari;

          le anticipazioni e i riporti;

          i crediti di firma.

Le aperture di credito ordinarie in c/c

L'apertura di credito ordinaria è un contratto con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione
del cliente una determinata somma di denaro per un certo periodo di tempo o a tempo
indeterminato.

Quando l'operazione si attui in c/c, la banca apre al cliente un particolare conto corrente dal quale
egli potrà effettuare prelevamenti fino a un certo importo massimo (fido concesso). Si noti che la
banca non accredita il c/c per l'importo del fido, questo rappresenta sola la cifra massima che il
cliente può utilizzare a va rie riprese. Premesso che la concessione di un'apertura di credito non dà
luogo ad alcuna rilevazione , i fatti tipici che interessano questi c/c sono gli utilizzi del credito, i
versamenti e la capitalizzazione degli interessi e delle altre competenze.

Le scritture relative all'emissione di un assegno tratto su tale c/c e rilasciato ad un fornitore in


acconto su una fattura passiva si rileverà con l'articolo:

      DARE AVERE
Data Cod Debiti v/fornitori 2.500.000  
         banca x c/c   2.500.000

Analogamente un prelevamento:

      DARE AVERE
data Cod. denaro in cassa 3.000.000  
         banca x c/c   3.000.000

In corrispondenza con le liquidazione trimestrali del conto, infine, si rileveranno gli interessi, le
commissioni e i rimborsi spese a favore della banca:

 
      DARE AVERE
data Cod. interessi passivi v/banche 818.650   

    spese bancarie diverse 36.700   

         banca x c/c   855.350

Gli anticipi su ricevute bancarie

Per procurarsi credito il cliente che dispone di ricevute bancarie può anche presentarle a una banca e
ottenerne l'«accredito salvo buon fine con libera disponibilità» secondo un particolare procedura
che presuppone l'apertura da parte della banca stessa di un particolare conto anticipi su ricevute
bancarie, sul quale accredita con valuta adeguata l'importo delle ricevute presentate o una certa
percentuale di esso. Lo stesso importo viene trasferito immediatamente a credito del c/c ordinario
contro addebito del suddetto conto anticipi. Presso la banca il conto anticipi presenta un saldo
capitali pari a zero e un costante scoperto per valuta per cui verranno appurati interessi a debito
dell'azienda cliente. Il fatto saliente da rilevare è che l'azienda è in debito verso la banca per il
finanziamento ottenuto a titolo di anticipo sulle ricevute presentate. Supponendo che la banca
corrisponda un anticipo pari all'80% delle ricevute presentate (il 20% si chiama scarto) avremo le
scritture che seguono:
1. Presentazione delle ricevute bancarie
 
      DARE AVERE
data cod. banche c/ricevute all'incasso 20.000.000   

         ricevute bancarie all'incasso   20.000.000

2. Accredito sul c/c ordinario del valore nominale delle ricevute presentate, diminuito della
percentuale di scarto, e addebito delle commissioni d'incasso

      DARE AVERE
data Cod. Banca x c/c 16.000.000  
         banche c/anticipi su r.b.   16.000.000
data cod. commissioni d'incasso 30.000  
         banca x c/c   30.000

Riscossione delle ricevute

DARE            AVERE
 
 
data Cod. banche c/anticipi su r.b. 16.000.000   

    banca x c/c 4.000.000   

         crediti v/clienti   20.000.000 

    ricevute bancarie all'incasso 20.000.000   

         banche c/ricevute all'incasso   20.000.000

4.   Maturazione d egli interessi

                                                                                                   DARE            AVERE
 

 
data cod. interessi passivi v/banche 1.033.000   

         banca x c/c   1.033.000

Gli anticipi su fatture

 
Questa è un ulteriore possibilità di credito offerta dal sistema bancario. In pratica, ottenuta dalla
propria banca la necessaria apertura di credito, la ditta venditrice emetterà le fatture sui propri
clienti indicando che il pagamento dovrà avvenire "con bonifico a favore della banca x". Dal canto
suo la banca apre a nome della ditta cliente un particolare c/c, denominato CONTO ANTICIPI SU
FATTURE, sul quale essa addebita, con valuta immediata, l'importo che essa anticipa in relazione alle
fatture presentate, importo che viene contemporaneamente accreditato sul c/c ordinario.
Successivamente a mano a mano che giungeranno i bonifici la banca ne eseguirà l'accredito nel
conto anticipi. Lo stesso importo andrà accreditato anche nell'ipotesi di mancato buon fine del
credito, sia in caso di insolvenza accertata sia nel caso in cui questa sia semplicemente presunta. Il
saldo del conto anticipi su fatture si presenta quindi a debito dell'azienda per l'importo degli anticipi
ricevuti.

Anticipi nella misura del 100% dell'importo delle fatture

1. accredito dell'anticipo sulle fatture presentate

 
      DARE AVERE
data cod. banca x c/c 50.000.000   

         banche c/anticipi su fatture   50.000.000 

    commissioni d'incasso 250.000   

         banca x c/c   250.000

2.   Buon fine delle fatture presentate

                                                                            DARE            AVERE


 

 
data cod. banche c/anticipi su fatture 50.000.000   

         crediti v/clienti   50.000.000

3.   Mancato buon fine presunto o accertato di una fattura

                                                                                  DARE AVERE


 

 
data cod. banche c/anticipi su fatture 9.000.000   

         banca x c/c   9.000.000

2. Riscossione di un prestito insoluto


 
      DARE AVERE
data cod. banca x c/c 9.000.000   

         crediti v/clienti   9.000.000

I prestiti cambiari

I prestiti cambiari o sovvenzioni cambiarie sono finanziamenti diretti


concessi dietro rilascio di pagherò emessi all'ordine della banca, la quale
determina l'importo da mettere a disposizione del cliente ricorrendo, sotto
il profilo computistico, allo sconto degli effetti stessi.

Contabilmente si rileverà il sorgere di un debito di finanziamento in Avere del conto sovvenzioni


cambiarie per il valore nominale del pagherò, mentre in Dare avremo l'accreditamento in c/c del
netto ricavo di accensione e i componenti negativi di reddito costituiti dagli interessi passivi, dalle
commissioni d'incasso e dai bolli cambiari:

 
      DARE AVERE
data Cod. banca x c/c 14.203.000   

    interessi passivi v/banche 624.500   

    commissioni d'incasso 7.500   


    bolli cambiari 165.000   

         sovvenzioni cambiarie   15.000.000

Alla scadenza il pagherò verrà estinto con un versamento in contanti o contro addebito del c/c del
cliente. La registrazione sarà:

 
      DARE AVERE
data cod. sovvenzioni cambiarie 15.000.000   

         banca x c/c   15.000.000

Accade tuttavia che alla scadenza l'operazione sia oggetto di rinnovo totale o parziale. Se
l'operazione fosse stata regolata per contanti, in caso di rinnovo totale occorrerebbe nuovo pagherò,
mentre nell'ipotesi di rinnovo parziale si dovrebbe versare anche la differenza tra l'importo della
vecchia cambiale e quello della nuova, cioè della parte non rinnovata:

 
      DARE AVERE
data cod. sovvenzioni bancarie 15.000.000   

    interessi passivi v/banche 412.000   

    commissioni d'incasso 7.500   

    bolli cambiari 110.000   

         sovvenzioni cambiarie   10.000.000 

         denaro in cassa   5.529.500


 

se  l'operazione è regolata tramite c/c bancario, il rinnovo si potrà rilevare con due distinte
registrazioni:

- la regolare estinzione della vecchia sovvenzione;

- accensione di una nuova sovvenzione sulla base del nuovo pagherò diretto.

Le anticipazioni passive
 
Le anticipazioni sono prestiti concessi dalla banca dietro costituzione in
garanzia (pegno) di titoli pubblici o privati o di merci: in altre parole, sono
sovvenzione assistite da garanzia reale.
 

I riporti passivi
 
Il riporto finanziario è un contratto mediante il quale l'azienda "cede" a una
banca una determinata quantità di titoli di una data specie contro un
determinato prezzo e la banca assume l'obbligo di ritrasferire all'azienda, a
una certa scadenza prefissata, altrettanti titoli della stessa specie dietro
pagamento di un prezzo maggiorato.
 

I PRESTITI OBBLIGAZIONARI
 
I Prestiti obbligazionari sono una forma di finanziamento a medio-lungo termine tipica
delle società per azione o delle società in accomandita per azioni.
 

Le società non possono emettere obbligazioni per somme eccedenti il capitale versato ed esistente
secondo l'ultimo bilancio approvato. L'ammontare massimo per il quale il prestito può essere
emesso viene quindi collegato alle somme versate dai soci a titolo di capitale di rischio quali
risultano ancora esistenti dall'ultimo bilancio approvato. Si possono però emettere obbligazioni per
un importo superiore a quello indicato:

    quando le obbligazioni siano garantite da un'ipoteca su immobili di proprietà sociale e sino a due
terzi del valore di questi;

    quando l'eccedenza dell'importo delle obbligazioni sia garantita da titoli nominativi emessi o
garantiti dallo Stato, aventi scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni;
    quando la società ottenga un'autorizzazione dell'autorità governativa a superare i limiti previsti.

L'emissione di un prestito obbligazionario deve essere approvata dall'assemblea straordinaria e la


relativa delibera essere depositata entro 30 giorni presso la Cancelleria del Tribunale per il
procedimento di omologazione e per la successiva iscrizione. Il prestito obbligazionario è un debito
che la società contrae nei confronti di terzi. La caratteristica che lo distingue da un mutuo consiste
principalmente nel fatto che il debito viene frazionato e che il rapporto che si instaura fra la società
e il finanziatore può non avere per quest'ultimo la stessa durata del prestito, potendo egli
smobilizzare in ogni momento il suo credito.

L'emissione del prestito 

L'emissione prevede la formulazione di un programma nel quale devono essere indicati l'ammontare
del capitale sociale sottoscritto e versato, l'ammontare complessivo del prestito, la sua durata e il
tasso di remunerazione. Viene inoltre redatto il regolamento del prestito nel quale sono specificate
le Caratteristiche dei titoli, le modalità e il prezzo di emissione, il valore nominale delle
obbligazioni, le modalità di rimborso, la possibilità di rimborso anticipato e di acquisto dei titoli sul
mercato da parte della società, ecc.

Il tasso effettivo di rendimento è composto da seguenti tre fattori:

1.   il tasso nominale del prestito;

2.   il prezzo di emissione;

3.   il prezzo di rimborso.

La differenza tra la somma corrisposta alla scadenza ai possessori delle obbligazioni e il prezzo di
emissione è da assoggettare alla medesima ritenuta fiscale prevista per gli interessi e i premi.

Il collocamento del prestito obbligazionario

Si parla di collocamento diretto quando la società prevede direttamente a collocare le obbligazioni


sul mercato, indicando eventualmente gli istituiti bancari presso i quali si possono eseguire i
versamenti. All'atto del versamento da parte dei sottoscrittori occorre tener conto della data dalla
quale le obbligazioni hanno godimento e della data in cui il versamento viene effettuato.

Esempio: Emissione di un prestito obbligazionario:

-          prestito £ 30.000.000, diviso in obbligazioni di £ 10.000 nominali al tasso del 12% e con
godimento 1/3-1/9, da parte di una società quotata in borsa, valore di emissione £ 9.500.

-           

 
      DARE AVERE
Data cod. obbligazionisti c/sottoscrizione 285.000.000   

    disaggio su prestiti 15.000.000   

         prestiti obbligazionari   300.000.000

1.   Versamento anteriore o coincidente con la data di godimento.

Quando il versamento sia anteriore o coincidente con la data di godimento delle obbligazioni, i
sottoscrittori sono tenuti a versare esclusivamente il prezzo di emissione.

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 285.000.000   

         obbligazionisti c/sottoscrizioni   285.000.000

2.   Versamento eseguito in data successiva a quella di godimento.

l'obbligazionista deve versare anche una somma supplementare per il rateo di interessi maturati.
Il calcolo deve essere effettuato sul valore nominale e applicando il tasso del prestito per i giorni
intercorrenti dalla data di inizio del godimento sino a quella di versamento.

Esempio: 

riprendendo l'esempio precedente supponiamo che il versamento venga effettuato in data 18/3,  (le
obbligazioni hanno la prima cedola con godimento 1/3)

       

      Calcolo degli interessi già maturati dal 1/3 al 18/3:

      I= (300.000.000*12*18)/36.000= £ 1.800.000

£ (1.800.000 * 30%)= £ 540.000 rettifica della ritenuta fiscale

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 286.260.000   

    erario c/ritenute 540.000   

         obbligazionisti c/sottoscrizioni   285.000.000 

         interessi su obbligazioni   1.800.000

Le scritture di fine esercizio

Per quanto concerne gli interessi in corso di maturazione si possono presentare due casi:

1.   La scadenza delle cedole non coincide con il 1° gennaio.

      In questa ipotesi occorre rilevare un rateo passivo per gli interessi maturati nel periodo
compreso tra l'ultima data di godimento e il 31/12.

 
      DARE AVERE
Data cod. interessi su obbligazioni 12.000.000   

         ratei passivi   12.000.000

1. Il prestito obbligazionario ha godimento 1° gennaio - 1° luglio.


1. In tal caso, a fine esercizio è giunta a completa maturazione la cedola relativa al semestre
1/7-31/12 e perciò il componente negativo di reddito da rilevare nel conto interessi su
obbligazioni viene misurato da un debito verso gli obbligazionisti per l'importo netto e da
un debito verso l'Erario per la ritenuta:

 
      DARE AVERE
Data cod. interessi su obbligazioni 25.000.000   

         obbligazionisti c/interessi   17.500.000 

         erario c/ritenute   7.500.000


 

      In sede di scritture di assestamento occorre anche procedere alla rilevazione dell'ammortamento
del disaggio su prestiti. Il criterio da seguire è indicato nel collegamento con il piano di
ammortamento del prestito. Pertanto se il rimborso è previsto a quote costanti in 20 anni, ogni
anno si porrà a carico dell'esercizio 1/20 del disaggio su prestiti.

 
      DARE AVERE
Data cod. ammortamento disaggio su prestiti 750.000   

         disaggio su prestiti   750.000

Il rimborso dei prestiti

Il regolamento del prestito contiene le clausole riguardanti le modalità del rimborso e in particolare
il piano di ammortamento. Se la durata del prestito non è molto lunga si può verificare il rimborso
in un'unica soluzione alla scadenza, in tale ipotesi assumendo che il prezzo di rimborso e il prezzo
di emissione siano uguali al valore nominale, si rileverà:

 
      DARE AVERE
Data cod. prestiti obbligazionari 400.000.000   

         obbligazionari c/rimborsi   400.000.000

Qualora il rimborso abbia luogo a un valore superiore al prezzo di emissione, la società dovrà
operare la ritenuta fiscale sullo scarto fra i due valori (la ritenuta va versata entro il giorno 15 del
mese successivo):

 
      DARE AVERE
Data cod. prestiti obbligazionari 400.000.000   

         obbligazionisti c/rimborsi   397.600.000 

         erario c/ritenute   2.400.000

 
Quando il rimborso avviene mediante estrazione a sorte (dei numeri di serie dei titoli da
rimborsare), il regolamento fissa la data di estrazione e quella di rimborso. I numeri estratti devono
essere pubblicati entro 10 giorni sulla Gazzetta Ufficiale per dare ai portatori di obbligazioni la
possibilità di venire a conoscenza. La data di rimborso coincide generalmente con la scadenza di
una delle cedole. A partire da tale data il titolo cessa di produrre interessi e, fatto salvo il diritto di
rimborso anche se esercitato in ritardo, le cedole scadute dalla data di rimborso in poi sono prive di
valore.

Le scritture sono simili alle precedenti.

IL CONCETTO DI SOCIETÀ DI CAPITALI

Nelle società di capitali la responsabilità dei soci trova il proprio limite nelle quote di capitale
sottoscritte, cioè c'è soltanto un a responsabilità in proprio della società. Le società di capitali sono
dotate di personalità giuridica e godono di un'autonomia patrimoniale perfetta. Ciò significa che
esse sono soggetti di diritto capaci di agire in proprio nei confronti di terzi e che per le obbligazioni
assunte rispondono esclusivamente le società stesse con il loro patrimonio. L'unico elemento di
carattere personale che dai terzi può essere preso in considerazione è rappresentato dalle persone
degli amministratori, dei quali viene considerata la capacità imprenditoriale non quella
patrimoniale, che costituisce la garanzia nei riguardi dell'efficienza della gestione.

Le azioni
 
Le azioni sono titoli nominativi che attribuiscono al titolare una quota di comproprietà
del patrimonio sociale.

L'ammontare del capitale sociale è dato dal valore nominale complessiva delle azioni ordinarie,
privilegiate, di risparmio e di lavoro.

La costituzione

La società per azioni può costituirsi secondo due diverse modalità:

1.   Costituzione simultanea.

      Si ha quando più persone, che sottoscrivono il capitale sociale, stipulano fra loro l'atto
costitutivo davanti a un notaio, procedendo alla nomina degli amministratori e dei sindaci. L'atto
costitutivo, che altro non è che il contratto di società, contiene la dichiarazione da parte dei
fondatori di costituire la società, l'obbligo di eseguire i conferimenti, la nomina degli
amministratori e dei sindaci e il rinvio alle norme dello statuto per quanto concerne gli altri
aspetti. Lo statuto contiene invece il complesso delle regole concernenti l'organizzazione, il
funzionamento e lo scioglimento della società: esso viene allegato all'atto costitutivo, del quale
si considera parte integrante.

2.   Costituzione successiva o per pubblica sottoscrizione.

      Si ha quando la società viene costituita attraverso una pubblica sottoscrizione, su iniziative dei
promotori, i quali formulano un programma della costituenda società indicandone oggetto e
capitale, l'atto costitutivo e l'eventuale partecipazione agli utili. Il programma viene depositato
presso un notaio e reso pubblico con mezzi idonei al fine di raccogliere le adesioni: questo
devono risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata. Una volta che sia  stato
costituito il capitale previsto, i promotori assegnano ai sottoscrittori un termine non superiore a
un mese per il versamento dei decimi di legge. Il codice civile stabilisce che per procedere alla
costituzione occorre:

   che sia stato sottoscritto l'intero capitale sociale;

   che siano stati depositati presso un istituto di credito, su un conto corrente vincolato i 3/10 dei
conferimenti in denaro;

che siano state ottenute le prescritte scritture governative.

La sottoscrizione del capitale sociale si rileverà con l'articolo:

      DARE AVERE
data cod. azionisti c/sottoscrizione (vfp) 1.500.000.000   

 
         capitale sociale (vep)   1.500.000.000
 
               

Il conto azionisti c/sottoscrizione è un credito della società verso i soci.

Il versamento dei 3/10 del capitale sottoscritto in denaro deve essere effettuato su un c/c vincolato
presso un istituto di credito e origina una diminuzione del credito verso i soci e il sorgere di un
credito verso la banca:

 
      DARE AVERE
data cod. banca x c/c vincolato 450.000.000   

         azionisti c/sottoscrizione   450.000.000

 
Entro 30 giorni dalla stipulazione deve essere depositato presso la Cancelleria del Tribunale nella
cui circoscrizione si trova la sede sociale, a cura del notaio che ha stilato l'atto.

Con l'iscrizione nel registro, la società acquista personalità giuridica ed è questo il momento in cui
essa comincia giuridicamente ad esistere: in altre parole, l'iscrizione è una condizione di esistenza
delle società, avendo essa un'efficacia costitutiva.

Avvenuta l'iscrizione gli amministratori o il notaio, se autorizzato, presentano la relativa


documentazione possono ottenere lo svincolo dei decimi di legge e l'accreditamento degli stessi e
dei relativi interessi su un c/c liberamente disponibile. La rilevazione sarà:

 
      DARE AVERE
data cod. banca x c/c 452.240.000   

    erario c/imposte alla fonte 960.000   

         banca x c/c vincolato   450.000.000 

         interessi attivi v/banche   3.200.000

Quando vengono richiamati i decimi ancora da versare le scritture saranno:

al momento del richiamo totale o parziale:

 
      DARE AVERE
data cod. azionisti c/decimi richiamati 300.000.000   

         azionisti c/sottoscrizioni   300.000.000

Al momento del versamento:

      DARE AVERE
data cod. banca x c/c 300.000.000  
         azionisti c/decimi richiamati   300.000.000
 

L'UTILE D'ESERCIZIO

Nelle società per azioni la determinazione dell'utile comporta una rilevazione in sede in chiusura dei
conti, mentre la decisione sulla destinazione dell'utile è presa dall'assemblea ordinaria convocata
entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio per l'approvazione del bilancio. La scrittura relativa alla
rilevazione dell'utile sarà:

 
      DARE AVERE
data cod. conto economico generale 184.000.000   

         utile d'esercizio   184.000.000

Il codice civile stabilisce che dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente
almeno al 5% di essi per la costituzione di una riserva, sino a che questa non abbia raggiunto il 20%
del capitale sociale (riserva legale). Possono esistere anche altri tipi di riserve: Riserva statutaria se
stabilito dallo statuto, riserva straordinaria.

Scritture relative:

 
      DARE AVERE
data cod. utile d'esercizio 67.700.000   

    utili portati a nuovo 632.000   

         riserva legale   3.385.000 

         riserva statutaria   2.031.000 

         amministratori c/utili   4.982.720 

         azionisti c/dividendi   49.500.000 

         erario c/ritenute   5.500.000 

         utili portati a nuovo   2.933.280

 
Seguirà poi il pagamento dei compensi agli amministratori ed agli azionisti e il versamento della
ritenuta d'acconto:

 
      DARE AVERE
Data cod. amministratori c/utili 4.982.720   

         banca x c/c   4.036.000 

         erario c/ritenute   946.720 

    erario c/ritenute 946.720   

    arrotondamenti passivi 280  


         banca x c/c   947.000

LA PERDITA DI ESERCIZIO

 
      DARE AVERE
Data cod. perdita dell'esercizio 43.250.000   

         conto economico generale   43.250.000

In vista, dell'assemblea che sarà convocata per l'approvazione del bilancio, gli amministratori
preparano un progetto di copertura della perdita da sottoporre all'assemblea stessa affinché si
prendano le opportune deliberazioni:

     la copertura attraverso l'utilizzo di riserve;

    il rinvio al futuro;

    la riduzione del capitale sociale.

La copertura della perdita con utilizzo di riserve

L'eliminazione della perdita mediante utilizzo di riserve si concretizza in una compensazione fra
parti ideali del netto. Questo provvedimento viene preso quando la perdita non è elevata.
Nell'utilizzo di riserve si utilizza quelle disponibili e, solo quando queste si rivelino insufficienti, si
ricorre alla riserva statutaria o alla riserva legale. La sistemazione della perdita, nel seguente
esempio, assume significato puramente contabile: il patrimonio netto, che risulta diminuito in
conseguenza del risultato economico negativo, rimane non integrato.

 
      DARE AVERE
data cod. utili portati a nuovo 1.050.000   

    riserva straordinaria 42.200.000   

         perdita dell'esercizio   43.250.000

Rinvio della perdita ad esercizi futuri

In questo caso si propone  di sospendere la perdita d'esercizio, mantenendola in contabilità e non


prendendo alcuna provvedimento immediato, in attesa di risultati positivi futuri. Il codice civile
dispone infatti che non si può procedere alla ripartizione di utili fino a che non siano state
completamente coperte le perdite lasciate in sospeso negli esercizi precedenti.

 
      DARE AVERE
data cod. perdite portate a nuovo 43.250.000   

         perdita dell'esercizio   43.250.000

Nel successivo esercizio possono poi verificarsi due casi:

    l'utile di bilancio è superiore al complesso delle perdite rinviate dagli esercizi precedenti: in
questo caso bisogna innanzi tutto coprire le perdite rinviate e poi destinare le quote alle riserve;

    l'utile conseguito è di importo inferiore a quello delle perdite in sospeso: l'utile viene
completamente destinato alla copertura della perdita.

 
La copertura della perdita mediante la riduzione di capitale sociale

Questa soluzione deve essere deliberata dall'assemblea straordinaria. Il codice civile dispone che
quando il capitale sociale è diminuito di oltre 1/3 in conseguenza di perdite di gestione, gli
amministratori devono convocare senza indugio l'assemblea per gli opportuni provvedimenti
sottoponendo alla stessa una relazione sulla situazione patrimoniale della società, accompagnata
dalle osservazioni del collegio sindacale. Se entro l'esercizio la perdita non risulta diminuita di oltre
1/3 l'assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione alle
perdite accertate. Qualora il capitale sociale, in seguito alla perdita di oltre 1/3, si riduca al di sotto
del minimo legale, gli amministratori devono tempestivamente convocare l'assemblea
(straordinaria) per deliberare la riduzione del capitale e  il suo contemporaneo reintegro al minimo
di legge, oppure la trasformazione della società.

GLI AUMENTI DI CAPITALE SOCIALE

L'ampliamento dell'attività aziendale, la convenienza di integrare la produzioni originariamente


programmate con altre ad esse complementari, l'opportunità di assumere partecipazioni in altre
aziende, ecc. rendono spesso necessaria l'acquisizione di nuovi mezzi che possono essere reperiti
attraverso aumenti del capitale proprio o mediante il ricorso a finanziamenti di terzi. Gli aumenti di
capitale possono essere classificati in due categorie:

   aumenti a pagamento o rateali, quando, a fronte di un aumento del capitale sociale si verifica un
afflusso di nuovi mezzi di entità uguale o superiore al valore nominale delle azioni di nuova
emissione; in questo caso quindi a un aumento del capitale sociale corrisponde un aumento
uguale o superiore del patrimonio netto;

   aumenti gratuiti o virtuali, quando l'aumento del capitale sociale non provoca un ingresso di nuovi
mezzi, ma deriva dal trasferimento a capitale sociale di altre parti ideali di netto; in questo caso,
quindi, a fronte di un aumento del capitale sociale il netto rimane invariato.

Gli aumenti di capitale a pagamento o reali

Il codice civile stabilisce che non possono essere emesse nuove azioni se quelle già in circolazione
non siano interamente liberate. Perciò bisogne che prima di deliberare l'aumento di capitale
vengano richiamati i decimi non ancora versati sulle azioni precedentemente emesse. I sottoscrittori
di nuova emissione devono versare almeno i 3/10 del valore nominale delle azioni sottoscritte più
l'intero sovrapprezzo eventualmente previsto presso le casse sociali o presso una banca incaricata.
Le azioni di nuova emissioni devono essere offerte in opzione agli azionisti, in proporzione del
numero delle azioni da essi possedute. Il prezzo di emissione è determinato in base al valore del
patrimonio netto della società, tenendo conto dell'andamento delle quotazioni dell'ultimo semestre.
Gli aumenti di capitale sociale sono assoggettati all'imposta di registro nella stessa misura prevista
per la costituzione della società.
Emissione alla pari

Le azioni non possono emettersi per somma inferiore al loro valore nominale. L'emissione alla pari
si configura, quindi, come emissione al prezzo minimo consentito dalla legge, che coincide con il
valore nominale delle azioni.

Nell'ipotesi che agli azionisti sia richiesto il solo valore nominale, l'aumento di capitale  sociale si
rileva con la seguente scrittura:

 
      DARE AVERE
data cod. Azionisti c/sottoscrizione 527.500.000   

         Capitale sociale   500.000.000 

         Rimborso spese su azioni   7.500.000 

         Riserva interessi conguaglio   20.000.000

Emissione sopra la pari

La quantificazione del sovrapprezzo non può prescindere dalla quotazione corrente delle azioni,
dalla situazione del mercato finanziario a da molteplici altri fattori. In generale gli amministratoti
devono conciliare due esigenze:

1.   reperire la maggior quantità possibile di mezzi sotto forma di sovrapprezzo. E' infatti evidente
che l'entità degli utili da distribuire dipende dal numero delle azioni in circolazione e non dalla
misura del patrimonio netto aziendale;

2.   l'operazione di aumento di capitale abbia esito positivo, nel senso che la quasi totalità degli
azionisti sia indotta a sottoscrivere la azioni di nuova emissione.

Le relative scritture: 

 
      DARE AVERE
Data cod. Azionisti c/sottoscrizioni 650.000.000   

         Capitale sociale   500.000.000 

         Riserva sovrapprezzo azioni   142.500.000 

         Rimborso spese su azioni   7.500.000

Gli aumenti di capitale gratuiti o virtuali

Gli aumenti virtuali di capitale sociale sono realizzati attraverso il trasferimento a capitale sociale di
altre parti ideali del netto. Contabilmente si tratta di una permutazione fra parti ideali del netto che
non comporta alcun esborso da parte dei soci. Le parti di netto che possono essere trasferite a
incremento del capitale sociale sono rappresentate dalle riserve  disponibili.

L'aumento del capitale sociale con utilizzo di riserve disponibili può attuarsi o con aumento del
valore nominale delle azioni in circolazione o con emissione di nuove azioni.

Aumento del valore nominale delle azioni

L'aumento gratuito del valore nominale delle azioni viene eseguito secondo due diverse modalità:

          sostituzione dei certificati azionari in circolazione con altri di nuova emissione recanti
l'indicazione del nuovo valore nominale;

          stampigliatura sui vecchi certificati azionari dei nuovi importi del capitale sociale e del valore
nominale delle azioni.

           

 
      DARE AVERE
data cod. Riserva straordinaria 300.000.000   

         Capitale sociale   300.000.000

 Emissione di nuove azioni

L'emissione di nuove azioni gratuite da assegnare agli azionisti proporzionalmente al numero delle
azioni da essi precedentemente possedute. Le azioni gratuite hanno naturalmente lo stesso valore
nominale di quelle già in circolazione e la loro emissione può rilevarsi:

 
      DARE AVERE
data cod. Riserva sovrapprezzo azioni 220.000.000   
    Riserva straordinaria 180.000.000  
         Capitale sociale   400.000.000

Quando agli azionisti viene richiesto un rimborso spese:

 
      DARE AVERE
data cod. Azionisti c/sottoscrizione 5.000.000  
         Rimborso spese su azioni   5.000.000

LE SCRITTURE DI ASSESTAMENTO
 
Si dicono scritture di assestamento quelle che si compongono al termine dell'esercizio
per trasformare i valori di conto in valori di bilancio, cioè in valori idonei a
rappresentare il reddito d'esercizio e il patrimonio di funzionamento.

Il punto di partenza del complesso di operazioni contabili che conducono alla formazione dei conti
finali di bilancio è la situazione contabile redatta al termine delle rilevazioni d'esercizio, la quale
esprime i valori di conto quali risultano per effetto dei fatti di gestione manifestatisi
finanziariamente nel corso dell'esercizio stesso. Tali valori richiedono di essere completati, integrati
e rettificati per determinare e dare espressione ai costi e ricavi di competenza dell'esercizio e ciò
perché i costi e i ricavi si manifestano secondo una dinamica monetaria che non corrisponde sempre
alla competenza economica.

Le scritture di assestamento si distinguono in:

          scritture di completamento;

          scritture di integrazione;

          scritture di rettificazione;

          scritture di ammortamento.

le scritture di completamento
 
Le scritture di completamento rilevano componenti di reddito, interamente
di competenza dell'esercizio, la cui registrazione è differita alla fine del
periodo amministrativo perché solo allora ne diventa certo o liquido
l'ammontare.
 

Tali variazioni origineranno modificazioni nella consistenza di taluni valori finanziari, quali il
denaro in cassa, i c/c bancari e postali, i crediti verso clienti, ecc. Tra questo tipo di scritture
troviamo le rilevazioni di:

- interessi maturati sui c/c bancari e postali;

- gli interessi maturati nei confronti di clienti e fornitori;

- i fitti attivi e passivi;

- le cedole con scadenza 1/1.

Una particolare scrittura di completamento può è quella che in sede di valutazione dei crediti verso
la clientela, si proceda alla eliminazione contabile dei crediti di cui risulti accertata la definitiva
inesigibilità. Ci sarà una rilevazione di una perdita su crediti se si tratta di perdite sorte
nell’esercizio o di una sopravvenienza passiva qualora risalgano ad esercizi precedenti e non
trovino copertura nell’apposito fondo rischi.

Raggruppamento dei conti correnti bancari

Dopo la rilevazione delle competenze di fine periodo, i conti accesi alle singole banche
esprimeranno un saldo a credito o un saldo a debito dell’azienda e pertanto saranno raggruppati a
seconda del segno nel conto banche c/c attivi o banche c/c passivi.

Le scritture saranno:

 
      DARE AVERE
data cod. Banche c/c attivi 8.350.000   

         Banca x c/c   5.260.000 

         Banca y c/c   3.090.000


    Banca z c/c 34.910.000  
data Cod. Banca w c/c 17.460.000  
         Banche c/c passivi   52.370.000

Credito o debito I.V.A.

Dopo la rilevazione della liquidazione IVA relativa all’ultimo mese trimestre dell’anno, il conto
erario c/IVA evidenzierà un saldo che dovrà essere trasferito:

-          al conto debiti IVA v/Erario, se si tratta di un saldo a debito;

-          al conto crediti IVA v/Erario, se si tratta di un saldo a credito.

 
 
      DARE AVERE
Data Cod. Erario c/Iva 5.856.000  
          Debiti Iva v/Erario   5.856.000

Credito o debito verso istituti di previdenza

L’azienda anticipa per conto dell’INPS gli assegni per il nucleo familiare e altre somme mentre è
debitrice per contributi dovuti, può accadere che la sua posizione di fine anno sia debitoria o
creditoria a seconda dei casi. Per fissare il segno di tale posizione si storna il saldo del conto istituti
di previdenza, utilizzato durante l’anno, al conto debiti verso istituti di previdenza o al conto crediti
v/istituti di previdenza.

 
      DARE AVERE
Data Cod. Istituti di previdenza 5.856.000  
          Debiti v/istituti di previdenza   5.856.000

le scritture di integrazione
 
Le scritture di integrazione “immettono” nel sistema dei valori di bilancio
alcuni componenti di reddito la cui manifestazione monetaria avrà luogo
nel futuro o nei futuri esercizi, ma che sono di competenza del periodo che
si chiude.

Tali valori di reddito sono misurati da valori finanziari presunti: ratei, crediti e debiti da liquidare,
fondi per oneri futuri e fondi rischi.

I ratei attivi e passivi

I ratei sono valori finanziari presunti che misurano quote di costi o ricavi che si manifestano
monetariamente in via posticipata ma che, proporzionalmente al tempo decorso, sono di
competenza dell’esercizio.

Si avranno pertanto ratei passivi, in quanto la loro rilevazione sia effettuata in via posticipata, sui
seguenti costi: interessi passivi su mutui, interessi passivi su riporti, interessi passivi su obbligazioni
emesse e fitti passivi di locali a uso magazzino o adibiti ad uffici. Si avranno, invece, ratei attivi
quando siano a rilevazione posticipata, relativamente ai seguenti ricavi: interessi attivi su capitali
dati a prestito, interessi attivi su titoli a reddito fisso, interessi attivi per dilazione di pagamento e
fitti attivi di fabbricati di proprietà dati in locazione.
Esempio:  L’azienda ha contratto un mutuo di £ 30.000.000 al tasso del 14%, i cui interessi si
pagano semestralmente a rate posticipate l’1/2 e l’1/8 . Calcoliamo il rateo:

 
    DARE AVERE
 
Data Cod. Interessi passivi su mutui 1.750.000  
          Ratei passivi   1.750.000

Il TFR maturato nell’esercizio

Il TFR per l’azienda è un debito a formazione progressiva che, dati il meccanismo di calcolo e
l’incertezza del momento in cui avverrà il pagamento, può considerarsi un debito da liquidare. Il
calcolo della quota di TFR  maturata nell’esercizio deve essere effettuato in base alle disposizioni
contenute nell’art. 2120 del Codice Civile, le quali prevedono che essa comprenda:

-          la quota annua;

-          la rivalutazione dei debiti per TFR.

(L’incremento del debito per TFR sarà al netto del recupero contributivo dello 0.50% delle
retribuzioni lorde liquidate nell’esercizio).

 
      DARE AVERE
Data Cod. Trattamento di fine rapporto 10.036.000  
         Debiti per TFR   10.360.000
    Debiti per TFR 513.000  
          Dipendenti c/recupero contributi   513.000

Fatture da ricevere e da emettere

Si riferiscono ad operazioni già avvenute, per le quali, tuttavia, non si è ancora emesso o ricevuto il
relativo documento in base al quale avviene di norma la loro contabilizzazione.

1.      Nelle vendite con fatturazione differita le merci risultano già consegnate, ma la relativa fattura
sarà emessa entro la fine del successivo mese di gennaio, naturalmente il ricavo di vendita sia di
competenza dell’esercizio che si chiude.

      DARE AVERE
Data Cod. Clienti c/fatture da emettere 18.300.000  
         Merci c/vendite   18.300.000

 
2.      Nel caso di acquisti in attesa di fattura siamo di fronte a merci già consegnate per le quali non
si è ancora ricevuta fattura; poiché tali merci figureranno tra le rimanenze o sono già state
vendute si impone la contabilizzazione a fine esercizio (in modo analogo si rileveranno i costi di
competenza per consumi di energia elettrica, acqua, gas, e altri servizi):

      DARE AVERE
Data Cod. Merci c/acquisti 22.400.000  
         Fornitori c/fatture da ricevere   22.400.000

Altri debiti e crediti da liquidare

Oltre alle fatture si possono avere note di accredito da emettere nei  confronti di clienti per abbuoni
concessi, per resi di merci o per premi da liquidare e note di accredito da ricevere da fornitori per le
medesime cause.

      DARE AVERE
Data Cod. Resi su vendite 450.000  
         Debiti da liquidare   450.000

E ancora in relazione alle vendite o agli acquisti per i quali siano stati pattuiti sconti di quantità
(premi) da commisurare al volume annuo delle negoziazioni, si dovranno rilevare i premi da
liquidare ai clienti a da ricevere dai fornitori:

      DARE AVERE
Data Cod. Premi su vendite 2.150.000  
         Debiti da liquidare   2.150.000
    Crediti da liquidare 3.420.000  
         Premi su acquisti   3.420.000

Fondi  per rischi e oneri

Il principio della competenza economica impone di considerare alcuni costi e perdite che sono di
pertinenza dell’esercizio in corso perché in esso risiede la loro causa generatrice. Tali costi e perdite
sono contabilmente misurati da valori finanziari presunti che prendono appunto il nome di fondi per
rischi ed oneri.

I fondi per rischi e oneri sono valori finanziari presunti che rappresentano la previsione di future
perdite o di futuri esborsi che si ricollegano all’incerto verificarsi di eventi sfavorevoli in corso alla
fine dell’esercizio.

Si possono ricordare i seguenti:


·         Fondo rischi su crediti: si ricollega al rischio generico di inesigibilità dei crediti;

·         Fondo imposte: serve per fronteggiare il rischio di decisioni sfavorevoli in merito a
controversie già in atto con gli uffici fiscali;

·         Fondo responsabilità civile: fronteggia il rischio per l’azienda possa essere chiamata a
risarcire i danni da essa causati a terzi e non coperti da assicurazione;

·         Fondo per controversie legali: pone a carico dell’esercizio gli oneri che potrebbero derivare
da cause legali;

·         Fondo rischi su cambi: relativo alle eventuali perdite previste in relazione al complesso delle
partite attive e passive in valuta estera.

Le scritture (per gli altri fondi l’articolo di partita doppia è analogo):

      DARE AVERE
Data Cod. Accantonamento per rischi su crediti 2.875.000  
         Fondo rischi su crediti   2.875.000

Per quanto riguarda i crediti occorre una precisazione.

1.      I crediti ritenuti sicuramente inesigibili vengono annullati, rilevando in contro partita una
perdita su crediti oppure, se risalgono ad esercizi precedenti, utilizzando contabilmente il conto
fondo rischi su crediti ove esista e sia sufficiente;

2.      I crediti di dubbia esigibilità vengono totalmente o parzialmente svalutati, rilevando una
variazione economica negativa nel conto svalutazione crediti e accreditando il conto  fondo
svalutazione crediti;

3.      I crediti di normale inesigibilità, per i quali sussiste sempre il rischio generico, danno luogo
alla costituzione o all’adeguamento del fondo rischi su crediti.

Le scritture di rettificazione

Con le scritture di rettificazione si rinviano al futuro costi e ricavi  che, essendosi già manifestati
sotto il profilo finanziario, sono già stati rilevati.

Nell’ambito di queste scritture considereremo pertanto le rilevazioni concernenti: le rimanenze di


magazzino, i risconti attivi e passivi.

Le rimanenze di magazzino

Le rimanenze possono essere considerato sotto un duplice aspetto:


·         Nell’aspetto economico esse rappresentano fattori produttivi a veloce ciclo di utilizzo che,
non sono ancora stati utilizzati;

·         Nell’aspetto contabile, invece, esse sono complessi di costi d’esercizio che si rinviano al
futuro come rettifica indiretta e indistinta dei costi di acquisizione e di gestione delle merci,
degli imballaggi e degli altri materiali di consumo. Questa rettifica costituisce un insieme
inscindibile di componenti negativi di reddito.

1)      Valutazione delle rimanenze

La valutazione deve essere effettuata al costo di acquisto ovvero al valore di realizzazione


desumibile dall’andamento del mercato, se minore. Per costo di acquisto si intende il costo di
fattura addebitato dal fornitore e i costi accessori direttamente imputabili all’acquisto e sostenuti
per portare i beni nel luogo e nello stato in cui si trovano. Esistono vari metodi per la
valutazione delle rimanenze:

·         Metodo del costo medio ponderato: consiste nell’assumere come costo la media
ponderata dei costi di acquisto, integrati dei costi accessori;

·         Metodo FIFO: secondo il quale si ipotizza che le merci vengano vendute secondo l’ordine
con cui sono state acquistate, sicché le rimanenze risultano idealmente costituite dalle
quantità più recenti e sono vendute al costo effettivo degli ultimi acquisti;

·         Metodo LIFO: si impone che le merci che vengono vendute per prime siano quelle
acquistate per ultime; le rimanenze si ritengono idealmente rappresentate dalle quantità
acquistate in epoca più remota e la valutazione è pertanto effettuata al costo effettivo degli
acquisti più lontani.

Il valore di realizzazione si identifica generalmente con il prezzo di vendita al quale, in normali


condizioni operative, i beni potrebbero presumibilmente essere ceduti sul mercato, dedotti gli
oneri ancora da sostenere per il realizzo.

2)      Rilevazione delle rimanenze

La rilevazione delle rimanenze dà luogo al rinvio di un complesso indistinto di costi d’esercizio


che in tal modo verranno rettificati. Si avrà, pertanto, la rilevazione di un componente positivo
di reddito cui si accompagna l’inserimento di un elemento attivo del patrimonio di
funzionamento:

      DARE AVERE
Data Cod. Magazzino merci 123.500.000  
         Merci c/rimanenze finali   123.500.000
    Magazzino imballaggi 9.800.000  
         Imballaggi c/rimanenze finali   9.800.000
    Magazzino materie di consumo 3.900.000  
         Materie di consumo c/rim. Finali   3.900.000
I risconti attivi e passivi

I risconti scaturiscono dalla manifestazione e rilevazione anticipata di determinati costi o ricavi che
maturano in base al tempo e che a fine esercizio si riconoscono parzialmente di competenza futura.
Si avranno dei risconti attivi qualora abbiano liquidazioni anticipata e coprano un periodo di tempo
che si estende a due o più esercizi, relativamente ai seguenti costi: fitti passivi, interessi passivi,
oneri di sconto di effetti commerciali, oneri di assicurazioni di ogni genere. Si avranno risconti
passivi, sempre che abbiano manifestazione anticipata e siano proporzionali al tempo, i seguenti
ricavi: fitti attivi, interessi attivi.

      DARE AVERE
Data Cod. Risconti attivi 1.200.000  
         Premi di assicurazione   1.200.000
    Fitti attivi 3.150.000  
         Risconti passivi   3.150.000

Le scritture di ammortamento

L’ammortamento è un procedimento tecnico - contabile con il quale si attua la ripartizione dei costi
pluriennali nel tempo in funzione del loro presunto concorso alla produzione d’impresa.

Sulla base dei programmi di utilizzazione dei beni materiali e immateriali, sarà necessario
predisporre un piano di ammortamento:

I.         Valore da ammortizzare: è rappresentato dal costo di acquisizione diminuito del presunto


valore di recupero, cioè del ricavo che si prevede di conseguire, al termine del periodo di
utilizzo, cedendo il bene a terzi.

II.        Durata dell’ammortamento: significa prevedere la durata utile del bene, cioè il periodo di
tempo per il quale esso sarà utilmente impiegato nei processi aziendali. A tal fine sarà
necessario tenere presenti molteplici fattori: l’obsolescenza, l’inadeguatezza delle
dimensioni, i mutamenti dei mercati.

La durata dell’ammortamento è la durata economica , cioè il tempo di prevista vita utile dei
beni.

III.       Criterio di ripartizione: si riferisce alla modalità in cui, una volta definiti il valore da
ammortizzare e la vita utile del bene, si perviene a stabilire l’entità delle quote da addossare
ai vari esercizi.

 
L’ammortamento ha la funzione di definire il valore residuo del bene da iscrivere nel bilancio,
valore che esprime l’ipotetico contributo che tali fattori a lento ciclo di utilizzo daranno alle
produzioni future.

Ammortamento indiretto  

      DARE AVERE
Data Cod. Ammortamento fabbricati 10.500.000  
         Fondo ammortamento fabbricati   10.500.000

Ammortamento diretto

      DARE AVERE
Data Cod. Ammortamento costi d’impianto 1.200.000  
         Costi d’impianto   1.200.000

LE SCRITTURE DI RIEPILOGO E CHIUSURA

Dopo le scritture di assestamento si può procedere con le scritture di chiusura dando così una
configurazione definita alle quantità mediante le quali si esprimono il reddito d’esercizio e il
collegato patrimonio di funzionamento.

Con le scritture di riepilogo si trasferiscono al conto economico generale i saldi dei conti accesi ai
componenti positivi e negativi di reddito. I conti ai componenti negativi d’esercizio trasferiscono il
loro saldo in Dare del conto economico generale e vanno a chiudersi collocandosi in Avere; i conti
ai componenti positivi d’esercizio trasferiscono il loro saldo in avere del conto economico generale
e vanno a chiudersi in Dare.

Dopo le due scritture di riepilogo il conto economico generale fornisce con il suo saldo il risultato
economico di periodo, che subisce un trattamento contabile differenziato a seconda della forma
giuridica dell’azienda: in aziende individuali si incrementa o diminuisce il patrimonio netto, nelle
società l’utile o la perdita restano rilevati come parti ideali del patrimonio netto.

Ora si procede con la chiusura dei conti nei quali si esprime il patrimonio di funzionamento. Infatti,
sono rimasti aperti: conti finanziari attivi e passivi, conti economici di reddito accesi ai costi
pluriennali, conti economici di reddito alle rimanenze finali e ai risconti, conti economici di
capitale.

 
I Prestiti obbligazionari sono una forma di finanziamento a medio-lungo termine tipica
delle società per azione o delle società in accomandita per azioni.
 
Le società non possono emettere obbligazioni per somme eccedenti il capitale versato ed esistente
secondo l'ultimo bilancio approvato. L'ammontare massimo per il quale il prestito può essere
emesso viene quindi collegato alle somme versate dai soci a titolo di capitale di rischio quali
risultano ancora esistenti dall'ultimo bilancio approvato. Si possono però emettere obbligazioni per
un importo superiore a quello indicato:

    quando le obbligazioni siano garantite da un'ipoteca su immobili di proprietà sociale e sino a due
terzi del valore di questi;

    quando l'eccedenza dell'importo delle obbligazioni sia garantita da titoli nominativi emessi o
garantiti dallo Stato, aventi scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni;

    quando la società ottenga un'autorizzazione dell'autorità governativa a superare i limiti previsti.

L'emissione di un prestito obbligazionario deve essere approvata dall'assemblea straordinaria e la


relativa delibera essere depositata entro 30 giorni presso la Cancelleria del Tribunale per il
procedimento di omologazione e per la successiva iscrizione. Il prestito obbligazionario è un debito
che la società contrae nei confronti di terzi. La caratteristica che lo distingue da un mutuo consiste
principalmente nel fatto che il debito viene frazionato e che il rapporto che si instaura fra la società
e il finanziatore può non avere per quest'ultimo la stessa durata del prestito, potendo egli
smobilizzare in ogni momento il suo credito.

L'emissione del prestito

L'emissione prevede la formulazione di un programma nel quale devono essere indicati l'ammontare
del capitale sociale sottoscritto e versato, l'ammontare complessivo del prestito, la sua durata e il
tasso di remunerazione. Viene inoltre redatto il regolamento del prestito nel quale sono specificate
le Caratteristiche dei titoli, le modalità e il prezzo di emissione, il valore nominale delle
obbligazioni, le modalità di rimborso, la possibilità di rimborso anticipato e di acquisto dei titoli sul
mercato da parte della società, ecc.

Il tasso effettivo di rendimento è composto da seguenti tre fattori:

1.   il tasso nominale del prestito;

2.   il prezzo di emissione;

3.   il prezzo di rimborso.

La differenza tra la somma corrisposta alla scadenza ai possessori delle obbligazioni e il prezzo di
emissione è da assoggettare alla medesima ritenuta fiscale prevista per gli interessi e i premi.

Il collocamento del prestito obbligazionario

 
Si parla di collocamento diretto quando la società prevede direttamente a collocare le obbligazioni
sul mercato, indicando eventualmente gli istituiti bancari presso i quali si possono eseguire i
versamenti. All'atto del versamento da parte dei sottoscrittori occorre tener conto della data dalla
quale le obbligazioni hanno godimento e della data in cui il versamento viene effettuato.

Esempio: Emissione di un prestito obbligazionario:

-     prestito £ 30.000.000, diviso in obbligazioni di £ 10.000 nominali al tasso del 12% e con
godimento 1/3-1/9, da parte di una società quotata in borsa, valore di emissione £ 9.500.

-           

 
      DARE AVERE
Data cod. obbligazionisti c/sottoscrizione 285.000.000   

    disaggio su prestiti 15.000.000   

         prestiti obbligazionari   300.000.000

1.   Versamento anteriore o coincidente con la data di godimento.

Quando il versamento sia anteriore o coincidente con la data di godimento delle obbligazioni, i
sottoscrittori sono tenuti a versare esclusivamente il prezzo di emissione.

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 285.000.000   

         obbligazionisti c/sottoscrizioni   285.000.000

2.   Versamento eseguito in data successiva a quella di godimento.

l'obbligazionista deve versare anche una somma supplementare per il rateo di interessi maturati.
Il calcolo deve essere effettuato sul valore nominale e applicando il tasso del prestito per i giorni
intercorrenti dalla data di inizio del godimento sino a quella di versamento.

Esempio: 

riprendendo l'esempio precedente supponiamo che il versamento venga effettuato in data 18/3,  (le
obbligazioni hanno la prima cedola con godimento 1/3)

       

      Calcolo degli interessi già maturati dal 1/3 al 18/3:


 

      I= (300.000.000*12*18)/36.000= £ 1.800.000

£ (1.800.000 * 30%)= £ 540.000 rettifica della ritenuta fiscale

 
      DARE AVERE
Data cod. banca x c/c 286.260.000   

    erario c/ritenute 540.000   

         obbligazionisti c/sottoscrizioni   285.000.000 

         interessi su obbligazioni   1.800.000

Le scritture di fine esercizio

Per quanto concerne gli interessi in corso di maturazione si possono presentare due casi:

1.   La scadenza delle cedole non coincide con il 1° gennaio.

      In questa ipotesi occorre rilevare un rateo passivo per gli interessi maturati nel periodo
compreso tra l'ultima data di godimento e il 31/12.

 
      DARE AVERE
Data cod. interessi su obbligazioni 12.000.000   

         ratei passivi   12.000.000

1. Il prestito obbligazionario ha godimento 1° gennaio - 1° luglio.


1. In tal caso, a fine esercizio è giunta a completa maturazione la cedola relativa al semestre
1/7-31/12 e perciò il componente negativo di reddito da rilevare nel conto interessi su
obbligazioni viene misurato da un debito verso gli obbligazionisti per l'importo netto e da
un debito verso l'Erario per la ritenuta:
 

 
      DARE AVERE
Data cod. interessi su obbligazioni 25.000.000   

         obbligazionisti c/interessi   17.500.000 

         erario c/ritenute   7.500.000

      In sede di scritture di assestamento occorre anche procedere alla rilevazione dell'ammortamento
del disaggio su prestiti. Il criterio da seguire è indicato nel collegamento con il piano di
ammortamento del prestito. Pertanto se il rimborso è previsto a quote costanti in 20 anni, ogni
anno si porrà a carico dell'esercizio 1/20 del disaggio su prestiti.

 
      DARE AVERE
Data cod. ammortamento disaggio su prestiti 750.000   

         disaggio su prestiti   750.000

Il rimborso dei prestiti

Il regolamento del prestito contiene le clausole riguardanti le modalità del rimborso e in particolare
il piano di ammortamento. Se la durata del prestito non è molto lunga si può verificare il rimborso
in un'unica soluzione alla scadenza, in tale ipotesi assumendo che il prezzo di rimborso e il prezzo
di emissione siano uguali al valore nominale, si rileverà:

 
      DARE AVERE
Data cod. prestiti obbligazionari 400.000.000   

         obbligazionari c/rimborsi   400.000.000

Qualora il rimborso abbia luogo a un valore superiore al prezzo di emissione, la società dovrà
operare la ritenuta fiscale sullo scarto fra i due valori (la ritenuta va versata entro il giorno 15 del
mese successivo):

 
      DARE AVERE
Data cod. prestiti obbligazionari 400.000.000   

         obbligazionisti c/rimborsi   397.600.000 

         erario c/ritenute   2.400.000

Quando il rimborso avviene mediante estrazione a sorte (dei numeri di serie dei titoli da
rimborsare), il regolamento fissa la data di estrazione e quella di rimborso. I numeri estratti devono
essere pubblicati entro 10 giorni sulla Gazzetta Ufficiale per dare ai portatori di obbligazioni la
possibilità di venire a conoscenza. La data di rimborso coincide generalmente con la scadenza di
una delle cedole. A partire da tale data il titolo cessa di produrre interessi e, fatto salvo il diritto di
rimborso anche se esercitato in ritardo, le cedole scadute dalla data di rimborso in poi sono prive di
valore.

Le scritture sono simili alle precedenti.

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