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Scrivere

bene
(o quasi)
Elisabetta Perini

© GIUNTI
Scrivere
J
bene
di Elisabetta Perini

©GIUNTI
A Paolo, Emma e Lorenzo, come sempre.
E a Caterina che con me condivide la luce delle parole.

Ideazione, progetto e realizzazione


Elisabetta Perini

Responsabile editoriale
Roberto De Meo

Redazione Errare humanum est


Alessandra Pelagotti

Revisione Dedico questo libro a tutti coloro che, quando sba-


Roberta Recanatini gliano, si sentono umani.

Correzione bozze E a tutti quelli che, pur sentendosi umani, hanno


Lucia Degiovanni voglia di non sbagliare più.

Impaginazione
Leonardo Di Bugno

www.giunti.it

© 2011 Giunti Editore S.p.A.


Via Bolognese 165 - 50139 Firenze - Italia
Via Dante 4 - 20121 Milano - Italia
Prima edizione: settembre 2011

Ristampa Anno
6543210 2015 2014 2013 2012 2011

Stampato presso Giunti Industrie Grafiche S.p.A. - Stabilimento di Prato


Prefazione

Perché ho scritto Scrivere bene e non parlare bene? Perché la lingua parlata
ci è molto più amica di quella scritta: non ci sono accenti, né apostrofi, né
punteggiatura, e se sbagliamo una parola o un passato remoto, se ci dimen-
tichiamo un bel congiuntivo, non è poi così grave! Quando scriviamo, invece,
ecco che vengono a galla tutti i dubbi e le incertezze: sta si scrive con l'accen-
to? soddisfacente vuole la /'? i numeri si scrivono in lettere o in cifre? cioè è
troppo "adolescenziale"? assolutamente troppo "modaiolo"? come li chiamo,
vigile o vigilessa? immigrato o migrante?
Siamo consapevoli che, mettendo nero su bianco le nostre parole, andiamo
incontro a errori d'ortografia, di punteggiatura, di sintassi o di scelta lessica-
le che possono compromettere la correttezza dei nostri testi e forse anche la
loro leggibilità.
La penna o la tastiera allora si fermano e inizia il classico tormento da testo
scritto. L'unica consolazione è che dubbi e incertezze si materializzano per
tutti, scrittori provetti e dilettanti: ognuno ha i suoi punti deboli!

(O quasi). La seconda parte del titolo è dedicata infatti alle debolezze e alle
difficoltà di chiunque si debba confrontare, o si confronti, con la scrittura.
Anche a me succede di fare degli errori quando scrivo (ne sanno qualcosa le
redattrici che hanno seguito il mio lavoro con tanta attenzione) e, lo confes-
so apertamente, mi capita di scrivere qual è con l'apostrofo: qual'è. Orrore...
non c'è niente da fare, ci casco anch'io. E non sono l'unica: conosco studiosi,
professori e giornalisti che fanno altrettanto (ma forse evitano di confessar-
lo, perché se ne vergognano). Questo non significa che possiamo comportar-
ci in modo anarchico, dico proprio il contrario: la lingua va saputa usare, le
convenzioni sono importanti perché ci permettono di scrivere con un mezzo
uguale per tutti e dunque comprensibile a tutti. Le regole le dobbiamo cono-
scere bene e poi, se vogliamo, possiamo infrangerle, ma con cautela.
L'importante è essere consapevoli del fatto che la scrittura può essere piena
di trappole e richiede attenzione, approfondimento e revisione.

Scrivere correttamente non è semplice, perché non esiste un unico tipo di


scrittura. Esistono tanti modi di scrivere come esistono tanti modi di parlare.
E ognuno di questi può essere corretto se è il modo giusto per il momento
giusto. Ovviamente per scrivere bene in tante situazioni diverse dobbiamo
essere "competenti"; dobbiamo sapere che cosa è permesso e che cosa è vie-
tato, dobbiamo conoscere gli usi e le convenzioni. Dobbiamo prenderci del
tempo per pensare, per scrivere e per rileggere. E forse quest'ultimo, il tempo,
è invece proprio l'elemento che meno abbiamo a disposizione nella vita fre-
netica di tutti i giorni. Sommario
Non condivido le visioni catastrofiche sullo stato della lingua italiana e sul- Prefazione
l'ignoranza dilagante. Non credo che sia la prospettiva giusta per guardare a
una lingua, che esiste da tanto tempo, e che si evolve naturalmente, come
sempre ha fatto nel corso dei secoli. Mi sembra invece positivo che un così Punti, virgole... Parole latine,
gran numero di persone si siano riavvicinate alla scrittura, anche solo per digi- e capoversi parole straniere
tare "messaggini" al cellulare o per infilare una frase nella propria bacheca di
Facebook. 0 che gli adolescenti passino il tempo a chattare o a scriversi sms. In
una lingua che non è lingua, qualcuno potrebbe dire. Forse, ma state certi che Punto e basta! 13 Dove sta andando l'italiano? 47
quando devono affrontare argomenti intensi come l'amore o le discussioni in Il capoverso 14 10 bloggo e tu? I neologismi 48
famiglia, o magari l'organizzazione di una manifestazione politica, ricorrono Il punto 16 I computer o i computers~>.
alla lingua italiana, quella che hanno imparato a scuola. Non dobbiamo aver Il plurale delle parole straniere 50
La virgola 18
paura e soprattutto non dobbiamo trasmettere alle generazioni future uno
sguardo così desolato sulla loro apparente incompetenza, ignoranza o incapa- Il punto e virgola 22 I curriculum o i curriculaì
cità. Vanno invece trovati i modi per stimolare la curiosità linguistica offren- 1 due punti Il plurale delle parole latine 51
24
do la possibilità di capire il senso delle regole, la bellezza di un'espressione cor- Il punto interrogativo 11 tight in autogrill
retta e soprattutto di un testo chiaro e leggibile. Gli anglicismi 53
e il punto esclamativo 26
1 puntini di sospensione 28 II whisky 0 /'whisky?
Con questo libro spero di avervi portato un po' di allegra curiosità. So di non L'articolo con i nomi stranieri 54
aver risposto a tutti i dubbi e di aver lasciato un bel po' di incertezze, perché Tra parentesi 30
/ugoslavia o Vugoslavia?
ricordate: la grammatica non è una scienza esatta! Ci sono norme da segui- Trattini e lineette 33
re, suggerimenti, ma la lingua è molto più di regole ed eccezioni: la lingua Le lettere straniere 56
Le virgolette 35
siamo noi. Spero comunque di aver risposto almeno alle domande più fre- Mando un e-mail o una e-mail?
quenti, prendendo spunto dalla parola o dall'espressione per accompagnar- Il discorso diretto 37 lì genere delle parole straniere 58
vi alle regole della grammatica, con le sue eccezioni e le sue oscillazioni, rac- Grassetto, corsivo Question time per l'election day.
contandovi anche un po' di storia, aneddoti e curiosità che forse vi aiuteran- e sottolineato 40 Forestierismi in politica 60
no a comprendere quanto è espressiva e vitale la nostra lingua. Sil-la-ba-re 43 Una location tutta italiana.
Il mio consiglio è: scrivete, scrivete, scrivete! E poi rileggete e correggete: pren- Gli elenchi 45 Forestierismi nella lingua
detevi sempre tutto il tempo che un atto così importante, qual è la comuni- quotidiana 62
cazione tra esseri umani, richiede. Un quintale di cotone.
Gli arabismi nella lingua italiana 64
Verba volant ma scripta manenti
I latinismi nella lingua italiana 66
Una vision per la mission.
Ringrazio i lettori della mia Grammatica italiana per tutti, gli amici, le colla- Itangliano in azienda 70
boratrici, i bambini e le bambine che mi hanno sottoposto con entusiasmo i
loro dubbi, le loro curiosità, i loro errori e mi hanno così fornito il materiale
vivo, anzi "vivacissimo", per poter scrivere questo libro.

Elisabetta Perini
3 Giusto o sbagliato?

Essere 0 non essere? 71


Modi di dire

Modi 0 mode? 117


5 Verbi ribelli

Regole per gli "irregolari"? 151


• Come si scrive?

Fra trappole e convenzioni 183


Ad, ed, od? 72 Affatto 118 Apersi 0 apriil 152 Le abbreviazioni 184
Aeroporto 0 aereoporioì 74 Assolutamente 120 Bagnamoo bagniamo} 154 Le sigle e gli acronimi 187
Caffè 0 caffé? Perché 0 perchè? 75 Badante 122 Cossi e nocqui-, remoti Maiuscole e minuscole 190
Cocomero 0 anguria? 78 Colf emigranti 123 e difficili 155 I numeri 195
D'accordo 0 daccordoì 80 "C'haun bel sito" 125 C'era o c'erano L'ora 198
L'Fbi 0 il Fbi,/a SPD 0 /'SPD? 81 Che tempo che fa 128 un centinaio di migranti? 158 La data 200
De//'Aquila, di L'Aquila Cioè 130 Congiuntivi in crisi 160 La l ettera form al e 202
0 de L'Aquila? 82 Dimmi di sì 132 Devoodebboì 162 La lettera informale 206
Efficiente 0 efficente? 84 Doppie pericolose 133 Disdivo 0 disdicevo? 164 L'email 208
Entusiasta 0 entusiaste? 86 Ecco! 135 Essere 0 avere? 166
Ho scritto a degli amici 88 Faccia a faccia È dovuto andare
lo do, lei sa, lui dà: dove va 0 a faccia a faccia? 137 0 ha doluto andare? 168
l'accento? 90 Gratis 0 a gratis? 139 È piovuto 0 ha piovutoì 170 U Un pizzico di stile
La forbice 0 le forbici? 92 lo e te 140 Ha riflesso 0 ha riflettuto? 171
L'altr'anno 0 l'altrannoì La ministra, le ministre 142 Il sole oggi splende, ma ieri? 172 Se scriviamo per farci capire... 211
Tutt'uno 0 tuttuno? 94 Parole che ingannano 144 lo vado, noi *vadiamo 174 Farsi capire 212
Lo pneumatico 0 il pneumatico? 97 Piuttosto che 146 Passato prossimo Il "burocratese" 216
Ma però? 100 Un attimino 148 0 passato remoto? 176 La lingua nel web 220
Nessun uomo 0 nessun'uomo? 102 Vicino a Bergamo Soddisfo 0 soddisfaccio? 178 Tempo di "netiquette" 224
Provinc/e 0 province? 0 vicino Bergamo? 150 Ti h 0 vista 0 ti h 0 visto ? 180 È gradito l'abito scuro 227
Vali gie 0 vali gei 104 Zittisco e zittirono 181 Un po' di retorica 230
Oual è 0 qual'è? 106
Rubrìca 0 rubrica? 108 Bibliografia 237
Séguito 0 seguito? ni
Sé stesso 0 se stesso? 112 Indice analitico degli argomenti
Sia... sia 0 sia... che? 114 e delle parole incerte 240
Stavolta gli dico 0 le dico...? 116
PUNTI, VIRGOLE
E CAPOVERSI
y

Punto e basta!
Che la punteggiatura sia importante ce lo dice perfino la lingua che parlia-
mo tutti i giorni, dove il ricorso metaforico ai segni interpuntivi serve a ren-
dere più espressive e incisive le nostre frasi: «allora siamo punto e a capo!»,
«non devi cambiare una virgola di come sei», «e questo te lo dico tra paren-
tesi» e «puntini, puntini».
Eppure proprio la punteggiatura ispira tanti dubbi e tante incertezze, non
solo in chi ha poca confidenza con la pratica della scrittura, ma anche negli
scrittori provetti. I nostri "bisticci" con i segni interpuntivi sono talvolta ben
motivati, perché in effetti le norme che li regolano sono astruse e controver-
se, non soltanto per quanto concerne l'interpretazione di ciascun segno, ma
anche per la sua definizione e e la sua classificazione. La colpa non è loro,
ovviamente, ma della stratificazione di norme e di consuetudini che si sono
succedute e a volte sovrapposte nel tempo.
Rimane il fatto che, da qualsiasi punto di vista la guardiamo, la punteggiatu-
ra (insieme alla scelta dei caratteri e a una corretta suddivisione del testo in
Avvertenza capoversi) può contribuire in modo determinante alla chiarezza e alla leggi-
Le forme e le espressioni scorrette, inesistenti o non attestate nella lingua ita- bilità dei nostri testi: proviamo a riscoprirla insieme.
liana (o latina) sono precedute, dov'era necessario, dall'asterisco (io *cuocei).

Per i "consigli" dell'Accademia della Crusca si fa riferimento all'archivio delle


Domande ricorrenti e delle Risposte ai quesiti nella sezione Consulenza lingui-
stica della Lingua in rete (vedi http://www.accademiadellacrusca.it) aggior-
nato al mese di luglio 2011.
Ecco due esempi tratti da autori contemporanei:
Il capoverso Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri
credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono.
In un testo scritto in prosa il capoverso è quella parte di testo compresa tra due Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembrano
"a capo". Il capoverso può essere segnalato in due modi: navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami
degli oleandri lente movenze di alga.
• rientrando di qualche battuta rispetto all'inizio della riga; Non so dire se cercassi qualcosa, o sefossi inseguito: ricordo che erano tem-
pi difficili ma io ero, per qualche strana ragione,felice.
• usando una riga bianca per separare il capoverso da quello precedente.
improvvisamente dal sipario del buio uscì un vecchio elegante, vestito di
In poesia, invece, il capoverso indica il primo verso di una poesia o di una strofa. nero, con una gardenia all'occhiello, e passandomi vicino si inchinò legger-
mente. Mi misi a seguirlo incuriosito. Andavo di buon passo ma faticavo a
Un capoverso contiene di solito più frasi e può essere lungo anche 10-20 righe stargli dietro, perché sembrava che procedesse volando a un palmo da terra,
(meglio non esagerare in lunghezza, per non affaticare il lettore!). Le frasi di un e i suoi piedi non facevano rumore sul legno umido del molo. (Stefano Benni,
capoverso sono incentrate tutte intorno allo stesso argomento. Il bar sotto il mare)

- Siete stati proprio bravi, - dice la signora Emenda. - In premio, oggi, vi


Uno strumento utile laverò i capelli.
Marco e Mirko preferirebbero un paio di schiaffi, ma sono troppo orgoglio-
Spesso sottovalutiamo l'importanza del capoverso e pensiamo che si tratti si per mostrare il loro terrore. Ahimè, non tutte le cose della vita sono piace-
semplicemente di un vezzo stilistico per abbellire i testi scritti oppure di uno voli come una caccia alla banda del borotalco. (Gianni Rodari, Novellefatte a
strumento antiquato privo di utilità. macchina)

Il capoverso può avere, invece, una funzione importante nella scrittura e può
rivelarsi uno strumento utile a rendere più leggibili e comprensibili i nostri testi.
Infatti, tramite questo espediente stilistico, possiamo suddividere il testo in pic-
cole sezioni all'interno delle quali viene svolto un argomento. Quando l'argo- Il capoverso non va confuso con il paragrafo. Se il capoverso è quella par-
mento è completo si va a capo e si ricomincia con un altro ragionamento (e un te di testo compresa fra due "a capo", il paragrafo è invece una parte del
altro capoverso). Ogni capoverso è concatenato logicamente al capoverso suc- testo scritto, dotata di un'autonomia propria, all'interno del quale viene svol-
cessivo seguendo una traccia che corrisponde alla struttura del nostro testo. I to un argomento completo. Il paragrafo può essere dunque composto an-
capoversi costituiscono, infatti, la struttura tematica del testo scritto. che da diversi capoversi. Il paragrafo è spesso una sottopartizione del ca-
pitolo. La struttura di un testo può quindi essere suddivisa in capitoli, pa-
Ogni capoverso, se ben articolato, dovrebbe corrispondere a un pensiero e ragrafi e capoversi.
dovremmo poterlo sostituire con un titolo o una brevissima sintesi fatta di Per i paragrafi viene generalmente usato il simbolo § 0 l'abbreviazione par.
poche parole. Quando un testo è ben suddiviso in capoversi l'argomentazione Per i capoversi l'abbreviazione è cpv.
sarà naturalmente più chiara e ben strutturata. Nella terminologia informatica, invece, il paragrafo è quella parte di testo
inclusa tra due "invii".

Esempi d'autore
In questo libro i capoversi vengono suddivisi con la rigabianca come spesso si fa
nei testi che contengono diversi elementi grafici, elenchi e tabelle 0 nei testi
scritti per il web. Nella prosa letteraria il capoverso è segnalato soprattutto dal
rientro.
Il punto
Il Presidente del Consiglio prende posizione e dice che la Costituzione va
cambiata. La Costituzione italiana. La nostra Costituzione.

Il lavoro come marchio indelebile, trasmesso di generazione in generazione.


Negli ultimi anni l'uso del punto, chiamato anche punto fermo, ha visto una Anche se, un tempo, il lavoro mancava. Ancor più di oggi, in certe fasi. Ma con-
tava. II lavoro manuale quanto quello intellettuale. Un lavoro per la vita, per
crescita esponenziale in tutti i tipi di testo scritto.
tutta la vita. Era la speranza e l'ambizione condivisa. Perché chi lavora c'è. Esi-
Un tempo, infatti, nella redazione di testi il punto veniva impiegato con una
ste. Ha un volto. Una identità. Appunto. (Ilvo Diamanti, La Repubblica,
certa parsimonia, mentre ora se ne fa un uso più nutrito, sia perché lo stile è
07/04/2011)
diventato più conciso, più diretto e si fa meno uso di subordinate e coordina-
te, sia forse per influenza dello stile giornalistico dove il punto è onnipresen-
te! avendo sostituito virgole, punti e virgole e due punti. Il rapporto tra parole e silenzi va però regolato con molto buon senso. Così
come un periodo troppo lungo, privo di pause, può risultare difficile da leg-
È comunque sempre preferibile costruire un testo formato da frasi brevi (e gere e da capire, allo stesso modo un eccesso di punti può ottenere l'effetto
con più punti, dunque) piuttosto che provocare un attacco di ansia o di tedio di frammentare esageratamente il discorso indebolendo lafluidità e la leggi-
nel lettore sottoponendolo a periodi interminabili, dove il punto finale li bilità del testo.
trova ormai tramortiti o totalmente distratti.

Tecnicamente il punto indica una pausa lunga e segnala un cambio di argo- Un po' di etimologia
mento oppure l'aggiunta di informazioni diverse sullo stesso argomento. r
Se si vuole indicare uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va Punto deriva dal latino PUNCTU(M), participio passato del verbo PUNGERE, 'pun-
a capo. In ogni caso, dopo il punto fermo si ricomincia con la lettera maiuscola. gere', che significava inizialmente 'puntura' e anche 'forellino', quindi 'pun-
to', Dalla parola puntosi dirama tutta la famiglia dei vocaboli relativi alla
Le norme che regolano l'uso del punto sono poche e semplici. Il punto va messo: punteggiatura: interpungere, interpunzione, l'antico interpuntare e quindi
« quando segnala la fine di una frase o di un periodo; anche punteggiatura.
• nelle abbreviazioni: pag. "pagina", per es. "per esempio", c/r. "confronta", Nelle iscrizioni latine il punto veniva usato come segno divisore tra parola
ecc. "eccetera", dott. "dottore", sig. "signore"; in questi casi si continua a scri- e parola, al posto del nostro spazio bianco, così da poter sfruttare al mas-
vere con la lettera minuscola; simo la superficie disponibile per la scrittura: si trattava di un punto solo,
e nelle sigle: D.O.C. "Denominazione di Origine Controllata", D.L. "Decreto di forma triangolare, tonda 0 quadrata. Questo metodo lo ritroviamo anco-
legge", R.S.V.P. dall'acronimo francese "Répondez, s'il vous plaìt" ovvero il ra nei quaderni di prima dei bambini, quando imparano a scrivere e inse-
nostro "È gradita conferma". Molto spesso, però, si tende a non usare il riscono, tra una parola e l'altra un punto, non avendo ancora la percezio-
punto, soprattutto nelle sigle più diffuse, come ad esempio, Arci ne completa dello spazio che divide tra di loro gli elementi del discorso.
"Associazione Culturale e Ricreativa Italiana", Onu "Organizzazione delle
Nazioni Unite" oppure nelle sigle dei partiti politici (Pd, PdL, Idv ecc.).
Norme grafiche
Parole e silenzi
1. Il punto segue la parola, senza spazio. Lo spazio va messo sempre dopo
Come dice bene Bice Mortara Garavelli nel suo Prontuario di punteggiatu- il punto, prima della parola successiva.
ra, "il punto rappresenta il limite fra parola e silenzio" e come tale possie-
de una forza espressiva straordinaria che va ben al di là della regola gram- 2. Quando la frase finisce con una parola abbreviata (come ecc., per esempio), il
maticale. Serve infatti a mettere in risalto alcune parti del testo rispetto ad punto non viene ripetuto, essendo già presente nell'abbreviazione.-
altre e si presta a sottolineare emozioni e sentimenti, quali l'indignazione,
la presa di distanza, l'amore, il trasporto, come si può vedere dagli esempi Alla conferenza erano presenti scrittori, cineasti, sceneggiatori ecc.
che seguono.
• per separare la proposizione principale dalle subordinate: se mangi tutto, ti
La virgola porto al parco.

Esistono però anche dei divieti da prendere seriamente. La virgola non deve
Nei manuali di grammatica si dice che la virgola, uno dei segni più usati e mai essere usata:
(ab)usati del mondo della punteggiatura, serve a indicare una pausa breve. • tra soggetto e predicato; si scrive perciò: Elena balla; il sole brilla;
Non dobbiamo tuttavia pensare a una pausa reale o a un respiro, come quelli • tra predicato e complemento oggetto: Giovanna legge un libro; la nave solca
che facciamo leggendo il testo adaltavoce.Senoimettessimolavirgolain cor- il mare;
rispondenza delle pause che effettivamente facciamo quando leggiamo, • tra proposizione principale e proposizione soggettiva, oggettiva e interro-
sarebbe un tripudio di virgole. gativa indiretta: è evidente che non hai studiato; penso che tu abbia ragione;
dimmi a che ora torni.
Per esempio: Se noi mettessimo, la virgola, in corrispondenza delle pause, che
effettivamente facciamo, quando leggiamo, sarebbe un tripudio, di virgole. In
realtà la virgola, con quel suo interrompere brevemente la frase, è lo strumen-
to grafico che ci permette-meglio di ogni altro-di segmentare il testo di una
frase nelle sue varie componenti, in modo da tracciarne e organizzarne la
struttura. La virgola, a causa del diminutivo e della sua supposta brevità, parrebbe un
segno interpuntivo debole, mentre invece è un segno capace di scompiglia-
La virgola, tra i segni interpuntivi, è quella che gode di maggiore libertà. I re i testi. Questo piccolo apostrofo terreno ha infatti una forza micidiale; ba-
divieti sono molto pochi (ma decisivi: vedi oltre) e, in genere, viene usata con sta leggere queste due frasi per capire come la virgola ne cambi completa-
una certa autonomia, seguendo il sentimento e la verve creativa di chi scrive. mente il significato:
Nonostante ciò, nelle grammatiche troviamo alcune indicazioni che ne Mentre Mario spolverava, il vaso cinese della nonna è caduto.
descrivono l'uso e che ci possono essere d'aiuto nello scrivere un testo. Mentre Mario spolverava il vaso cinese della nonna, è caduto.
Nel primo caso il costoso vaso cinese della nonna si è rotto in mille pezzi,
Normalmente la virgola si impiega nei seguenti casi: nel secondo Mario potrebbe essersi fatto male davvero (ma il vaso è salvo).
• nelle enumerazioni: ho invitato Paolo, Franco, Lorenzo, Silvia-, Vediamo un altro esempio. Se scrivo.-
• negli incisi di qualsiasi genere: Luca, andando in bicicletta, ha fatto una Emma lascia in pace Lorenzo o
brutta caduta; mia nipote, che hai conosciuto l'anno scorso, si è laureata-, Emma, lascia in pace Lorenzo!
. prima e dopo un vocativo: non parlarmi così, Paolo!; Paolo, non parlarmi così!-, intendo comunicare due cose molto diverse tra loro: nella prima frase con-
• prima e dopo un'apposizione: Roma, la capitale d'Italia; il sindaco di Firenze, stato e descrivo una situazione, nell'altra invece invito, ordino a Emma di
lasciare in pace Lorenzo.
Matteo Renzi;
v
• per separare le proposizioni coordinate introdotte dalle congiunzioni avver-
sative anzi, ma, però, tuttavia ecc.: sono impegnata, ma verrò lo stesso; sto
bene, anzi mi sento veramente in forma; Queste sono le regole che trovate in ogni grammatica. In realtà l'uso della vir-
• per separare le proposizioni subordinate introdotte dalle congiunzioni ben- gola, come abbiamo detto prima, è fortemente legato alla personale scelta
ché, sebbene, anche se, poiché, mentre ecc.: ci fermammo a parlare, benché stilistica dell'autore, che ad esempio può usarla anche in modo "irregolare",
fosse molto tardi; gli ho fatto un regalo, anche se non se lo meritava-, per mettere in rilievo alcuni elementi rispetto ad altri o per dare un partico-
• nelle cosiddette "inversioni" (ovve- lare ritmo narrativo al testo. Ci sono autori che hanno trasgredito perfino i
ro quando le frasi non sono costrui- divieti, ma a noi, comuni mortali, conviene attenerci alle indicazioni di base e
te con il classico ordine: soggetto, Nelle enumerazioni che terminano con ecc., usare questo segno con una certa "umiltà", senza voler essere eccessivamen-
predicato, complemento): lo legge la virgola prima di ecc. può esserci oppure te creativi.
Paolo, il giornale; ne ho viste di cose no: pane, burro, miele ecc. oppure cani, gat-
interessanti, io; l'anello, me l'ha rega- ti, canarini, ecc.
lato Francesco; di soldi, non ne ho
più-,
La virgola e la congiunzione e La virgola nel web
Fino a non troppo tempo fa le grammatiche consideravano l'uso della virgola I testi per il web vanno generalmente costruiti utilizzando una sintassi più
prima della congiunzione e un errore (troppo ridondante, si diceva), nonostante semplice rispetto ai testi destinati alla stampa cartacea. Una sintassi semplifi-
cata, adatta alla lettura su internet, presuppone un uso limitato degli incisi e
se ne siano largamente serviti tanto Dante quanto Alessandro Manzoni nei Pro-
delle proposizioni subordinate e quindi, ovviamente, anche delle virgole.
messi Sposi Ora questo uso non viene più considerato errato e,facendo attenzio-
ne, lo potete ritrovare spessissimo nei libri dei vostri autori preferiti,nei testi for-
mali o negli articoli di giornale.
Norme grafiche
Virqola e congiunzione servono, infatti, sia a mettere in evidenza l'elemento
(parola o frase) che con la congiunzione si vuole inserire, sia a dare un ritmo La virgola va sempre attaccata alla parola che la precede e deve sempre essere
sostenuto e vivo al testo. Ecco qualche esempio: seguita da uno spazio. Questa regola andrebbe seguita ovunque, nelle comuni-
cazioni formali, in quelle informali, nelle mail e nei social network. Altrimenti i
vostri testi, anche quelli personali e meno sorvegliati,risulteranno sciatti.
Ricordatevi di lasciare a casa il telefonino, il computer e ViPod, e ovviamente
anche il vostro iPad. Quindi non si scriverà: Sono andata a scuola, ho visto Elena ,Luca e Gianni e li ho
Poi conoscendola afondo, della grammatica ho capito anche un'altra cosa, e invitati.
cioè che è meno spigolosa di come la si dipinge e di come, in un certo senso, la
gente vorrebbe che fosse. (Andrea De Benedetti, Val più la pratica) Ma si scriverà: Sono andata a scuola, ho visto Elena, Luca e Gianni e li ho invitati.

/ linguisti conoscono due forme di creatività: quella che rispetta le regole e


quella che le infrange, e magari finisce per cambiarle. (Stefano Bartezzaghi, Dicono della virgola
Helmo di Don Chisciotte) r
"Tramare contro la virgola non paga mai. Bisogna invece amare la virgola sino alla virgola-
latria, la virgola è pausa di ironia, è scalo del marinaio, è cielo in terra, la virgola ha umaniz-
A proposito dell'uso della virgola e della congiunzione per dare ritmo alla narra-
zato il mondo". (Francesco Merlo, La Repubblica, 03/03/2004)
zione; vediamo questo intenso brano di Alessandro Baricco dal suo Omero, Iliade-,

E di nuovo entrò nell'acqua e si mise ad ammazzare-, Asteropeo, e Tersìloco, e


Midone, e Astìpalo, e Mneso, e Trasìo, ed Enìo, e Ofeleste. Era una mattanza. E POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:
allora io mi misi a gridare.
Cap. 7. La lingua nel web
La coppia virgola-congiunzione e è del tutto giustificata anche dopo gli incisi,
come nella seguente frase: Se ne andarono tutti, benché fosse ancora presto, e
lasciarono il locale a due a due, disciplinatamente.

Un po' di... etimologia


Virgola deriva dal latino VTRGULA(M), diminutivo di VTRGA(M), 'verga'. Signifi-
ca quindi 'piccola verga'. Questo segno interpuntivo ebbe una vita molto
movimentata, dall'inizio dell'uso della punteggiatura: da orizzontale a ver-
ticale e poi obliqua fino a prendere, finalmente, la sua definitiva forma e
collocazione. ,
y
v
adeguato o meno. Le grammatiche e i manuali di scrittura esortano a intensi-
Il punto e virgola ficare l'utilizzo di questo bistrattato segno d'interpunzione, ma la scrittura
prevede una certa libertà nella costruzione sintattica che, come nell'architet-
tura, costruisce e progettai testi avvalendosi di stili diversi, che sono persona-
li e adeguati al pensiero stesso dello scrivente, lì consiglio, quindi, è il seguen-
Ecco forse l'elemento meno amato (e apprezzato) della punteggiatura: il pun-
te: leggete le regole e, quando avete tempo, provate a esercitarvi nell'uso del
to e virgola. Ouanti di noi ne fanno uso con regolarità? Pochi davvero, tant e
punto e virgola. Senza esagerare, ovvio.
che questo doppio segno sembra essere scomparso (ma è mai stato veramen-
te usato?) dalle composizioni scolastiche, dalle tesine e dalle relazioni, perfino
daqli articoli di giornale o da tanta letteratura contemporanea. Per non parla-
re della scrittura del web, dove il punto e virgola pare non avere alcun diritto La Costituzione italiana
di cittadinanza. r Come ci fa notare Bice Mortara Garavelli nel suo Prontuario di punteggiatura, un esempio
molto chiaro di come si possa usare il punto e virgola nei testi di carattere più formale (o
LA GRAMMATICA DICE sorvegliato) è la nostra bellissima Costituzione, dove il punto e virgola non è evidentemen-
Nella norma grammaticale il punto e virgola indica, come dice il nome stesso, te mero vezzo stilistico, ma ha la funzione di "separare i membri delle serie formate da fra-
si, anche perché in ciascuna di queste potrebbero occorrere delimitazioni di minor peso da
una pausa intermedia tra il punto e la virgola: una pausa non forte e decisa
segnalare naturalmente con le virgole".
come il punto fermo e nemmeno leggera e delicata come la virgola.
Cito, dal Prontuario, l'articolo 5, dove si vede chiaramente come il punto e virgola suddivi-
da le varie frasi che compongono l'articolo, mentre le virgole racchiudono, all'interno della
il punto e virgola può quindi essere usato: frase, una delucidazione, un inciso ("una e indivisibile"):
. per dividere due o tre frasi collegate fra loro, ma troppo lunghe per essere
separate da una semplice virgola: oggi non mi sento troppo bene, anzi quasi
quasi me ne andrei a letto; passerei un pomeriggio leggendo, pensando e La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua
riposando• e poi, alla fine, potrei di nuovo affrontare il mondo. vizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua
e Nel caso di enumerazioni complesse: le cause di tale complessità sono una cipi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentram
cattiva gestione della cosa pubblica che si ripercuote nel senso civico dei cit-
tadini; l'incapacità politica e gestionale della dirigenza; il mutato clima Ma vediamo anche un altro esempio:
socio-cultural e del paese.
• Per introdurre un cambiamento di soggetto in frasi coordinate: Luigi aveva ART. 11
qià deciso che si sarebbe laureato entro l'estate; a meno che Elena non fosse
partita con lui per sempre. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e co
Questi sono solo due esempi, zo di risoluzione delle controversie internazionali) consente, in condizioni di parità
ma il suo uso è davvero molto altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri
legato allapersonale scelta sti- ce e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internaziona
listica di chi scrive. E soprattut- te a tale scopo.
to alle capacità e competenze J
linguistiche, perché general-
mente si fa molta fatica a capi-
re quando e come inserire il
punto e virgola: a volte ci risul-
ta più facile spezzare le frasi
con un bel punto fermo o inse-
rire una virgola in più, piutto-
sto che fermarci a riflettere se
un punto e virgola sarebbe
Fukushima come Chernobyh l'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare

I due punti ha innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell'incidente alla cen-


trale nucleare giapponese danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dello
scorso 77 marzo. (La Repubblica, 12/04/2011)
Nella scrittura i due punti rappresentano uno strumento di comunicazione
Da tre o quattro anni l'universo dei massmediologi è unanime nel conside-
straordinario poiché non servono solo a indicare una pausa intermedia tra il
rare il giornalismo un pianeta moribondo: quotidiani in crisi di vendite,
punto e la virgola, ma possono rivelarsi un valido aiuto nella costruzione sin- testate che chiudono una dopo l'altra e un'intera generazione - quella sotto
tattica di una frase. i trent'anni - che non sì avvicina a un'edicola nemmeno con la pistola alla
Come segno di interpunzione hanno la funzione di introdurre o presentare tempia. (L'Espresso, 11/04/2011)
qualcosa e servono normalmente:
Si possono usare i due punti per due volte nello stesso periodo 0 nella stes-
• per introdurre un elenco: sa frase? I pareri, riguardo a questa questione, non sono univoci. I manuali
tutto gli sembrava insopportabile: parlare, scrivere, perfino telefonare; di redazione, ma anche molte grammatiche, sconsigliano vivamente que-
• per introdurre un discorso diretto: st'uso. D'altra parte la prosa letteraria ci offre più di un esempio dei doppi
l'uomo chiese alla donna: «Quando tornerai?»-, due punti usati nella stessa frase. Per non parlare della letteratura scienti-
• per introdurre una spiegazione: . . . . . . fica, dove l'uso reiterato dei due punti svolge una funzione esplicativa (la
Ma era pur bella così: bruna, sfavillante negli occhi, coi capelli nenssimi e spiegazione nella spiegazione o l'elenco all'interno della spiegazione) che
ondulati; le labbra fine, taglienti, accese. (Luigi Pirandello, Ilfu Mattia Pascal) risulta essere molto importante per la chiarezza e la precisione del discor-
Inoltre possono essere usati in sostituzione delle congiunzioni che normal- so specialistico.
mente introducono una subordinata o una coordinata (come perche, poiché, Per quanto riguarda la nostra produzione letteraria, soprattutto per quella
in quanto che ecc.) e rendere quindi il testo più sintetico e incisivo. Sono un più sorvegliata, suggerirei di farne un uso moderato e ponderato.
ottimo strumento, ad esempio, per evitare di scrivere due che o due perche
Lunedì vivace manifestazione nel centro dì Roma: studenti e sindacati final-
nella stessa frase:
mente uniti in un'unica battaglia: la difesa della Costituzione.
/ matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se
ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero
pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. (Paolo Giordano, La solitudine
dei numeri primi)
Potremmo dire che i due punti svolgono una funzione che va oltre il testo e
la sintassi, poiché servono a risvegliare l'attenzione del lettore su quello che
seque e che può essere un elenco, una spiegazione o una delucidazione. E
come se dicessero al lettore: guarda, da qui in poi troverai parole o frasi che ti
aiuteranno a comprendere meglio il testo che precede.

I due punti possono anche creare una pausa nel discorso,un momento vuoto,
spesso ricco di aspettativa.Tant'è che il loro uso è frequente soprattutto nello
stile giornalistico dove si cerca sempre di mantenere alta l'attenzione del let-
tore introducendo un pizzico di suspence. Ecco alcuni esempi:

Napolitano: «l'Italia sia sempre più fondata sul lavoro» (La Repubblica,
01/05/2011)
Il punto interrogativo
Si tratta di un espediente grafico che permette, in caso di frasi particolarmen-
te lunghe, di arrivare preparati per l'intonazione ascendente o discendente.

e il punto esclamativo
In italiano invece, dove i punti rovesciati all'inizio di frase non esistono, spes-
so succede che, leggendo un'esclamativa o un'interrogativa lunga, ci salvia-
mo all'ultimo soffio con un improvviso cambio d'intonazione per finire con
tono ascendente o discendente a seconda del caso.
Il punto interrogativo si mette alla fine di una domanda e quello esclamati-
vo serve per chiudere un'esclamazione.
Il punto esclamativo e il punto interrogativo sono anche chiamati "marche
Con moderazione
dell'intonazione" perché sono lì per indicarci come dobbiamo intonare la
Sia il punto interrogativo sia quello esclamativo non vanno usati in numero
frase che stiamo leggendo. Infatti la frase interrogativa va letta con tono maggiore di uno se non in casi particolarissimi. Al giorno d'oggi, specialmen-
ascendente: te i messaggi postati sui social network, sono invece conditi da innumerevo-
li UH! o ???? La regola del buon scrivere parla chiaro: l'uso reiterato di punti
«Come ti chiami?» «Che cosa fai?» esclamativi o interrogativi è sconsigliato nella prosa letteraria e negli scritti
formali, mentre è frequente nella pubblicità o negli scritti di carattere infor-
Mentre la frase esclamativa ha un'intonazione discendente: male: bentornata a casa, Simona!!!; potresti non svegliarmi così presto,
mamma??? Consigliamo in ogni caso di usarli con moderazione.

che spavento! vieni subito qui! ahi!, ahimè!, uffaI A volte il punto interrogativo e il punto esclamativo vengono usati insieme
(?!) per esprimere sorpresa e incredulità: davvero Claudio e Valeria hanno
deciso di divorziare?! Anche questo espediente grafico va usato con molta
cautela.
L'intonazione di questi due tipi di frase è davvero molto importante. Pensate
che la lingua spagnola la indica addirittura all'inizio della frase, con il punto
interrogativo e il punto esclamativo capovolti:
iCuàl es tu nombre? e jOuién te has creido que eresi (?)(!)
Nei testi scritti è possibile trovare, non di rado, un punto esclamativo o un
E la maiuscola? punto interrogativo racchiusi tra parentesi. Questo impiego particolare dei
due segni interpuntivi ha la funzione di commentare le parole o le frasi scrit-
te precedentemente:
Dopo il punto interrogativo o esclamativo normalmente si ricomincia la frase con la lettera
• il punto di domanda (?) solitamente inserisce un dubbio (ma anche una
maiuscola. Se però la domanda fa parte integrante della frase, allora può essere seguita
punta d'ironia) su ciò che è stato scritto in precedenza, parola o frase;
dall'iniziale minuscola. • il punto esclamativo (!), invece, si impiega stilisticamente per rimarcare un
Gli autori si comportano, in questo caso, in modo molto autonomo: c'è chi usa la minusco- errore, per sottolineare un'incongruenza, una stupidaggine oppure l'enor-
la e chi preferisce comunque la maiuscola. mità di ciò che è stato detto. Eccone due esempi:
Il ministro per l'Economia ha promesso una riduzione drastica (?) della
"[ ] mi hai sentito Paride?, e tu, Deìfobo, e voi Polite, Agatone, Eleno [...]?"
pressione fiscale.
Alessandro Baricco, Omero, Iliade
In Italia il tasso di occupazione femminile è al 48% (!) contro una media
"- 0 Melampo dov'è? Dov'è il vecchio cane, che stava in questo casotto?
Ocse del59%.
- È morto questa mattina.
- Morto? Povera bestia! Era tanto buono!..."
Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XXII
tini. Con questo espediente lo scrittore vuole dare l'impressione di non poter
I puntini di sospensione o non voler proseguire, lasciando volutamente libero il lettore di trarre le sue
conclusioni o di intuire i contenuti non espressi direttamente:

Signor giudice, qui si sta parlando di un imputato... particolare, oserei dire. Lei
Ecco ciò che dicono le grammatiche su questo simpatico ed espressivo segno mi capisce...
di interpunzione.
Vorrei vedere che mifaceste....! Per amor del cielo! Non si scherza. Non si trat-
I puntini di sospensione devono essere usati nel numero fisso di tre e servo- ta di torto o di ragione; si tratta diforza. E quando, questa mattina, vi davo
un buon parere.... eh! subito nelle furie. (Alessandro Manzoni, I Promessi
™un tóso lasciato in sospeso (per convenienza, per imbarazzo per reti-
Sposi, Cap. Il)
cenza o per alludere a qualcosa ecc.): sf tratta di una persona un po... strana
vorrei dirti una cosa... difficile da spiegare; ci sarebbe da pagare... un obolo al

^ p L u T / e le interruzioni nel discorso proprie del parlato: - ... allora... mi


Norme grafiche
sembra di capire che... te ne vorresti proprio... andare via? i. I puntini di sospensione non si usano in modo anarchico, una volta due,
una volta quattro: le regole della punteggiatura ne prevedono solo tre e
. raTchTusi tra parentesi tonde (...) o quadre [...] per indicare 1 omissione di non di più. Grandi scrittori li hanno usati anche quattro alla volta, ma si
una parte del testo che si vuole citare. chiamavano Manzoni o Gadda, quindi... non facciamo paragoni e cerchia-
I puntini di sospensione ci piacciono molto, ammettiamolo... e) piacciono per- mo di attenerci alle regole!
héc permettono di non sentirci del tutto responsabili di quello che diciama 2.1 puntini devono essere attaccati alla parola che li precede e seguiti sempre
• piacciono perché non trasformano pensieri, giudizi e opinioni m sentenze da uno spazio vuoto, cui segue il
inappellabili. Ci piacciono perché sono la perfetta trascrizione grafica delle resto del testo.
pause e delle esitazioni tipiche del linguaggio parlato. 3. Quando i puntini sono aliatine
della frase non occorre aggiun-
Un noto giornalista e scrittore, Beppe Severgnini, sostiene che il "puntini-
gere il punto fermo.
smo" è una malattia moderna che ha colpito le generazioni dei cmquanta-
4. Dopo i tre punti si usa la maiu-
sessantenni (la generazione politicamente, culturalmente e sessualmente
scola solo quando si inizia una
sospesa così la chiama nel suo Imperfetto manuale di lingue). E anche le nuova frase, altrimenti si conti-
generazioni tecnologiche, che scrivendo con il computer pigiano a più non
nua con la minuscola.
posso il tasto del punto fermo per creare orde di puntini di sospensione.
5. Se i puntini di sospensione sono
in principio di frase, si deve inizia-
A dire il vero i puntini li hanno usati (con parsimonia, è vero) anche
re con la lettera minuscola, come
Alessandro Manzoni e perfino Dante. Ora se ne fa un uso più massiccio sol-
si può vedere dall'esempio nel
tanto perché la scrittura si è fatta molto più informale e ^rve soprattutto per
riquadro.
scrivere mail e post nella Rete, dove sentiamo tutti la necessita di stabilire un
apporto di complicità e di intimità con i nostri interlocutori I puntini di
sospensione sono l'arma strategicamente migliore per creare il terreno con-
diviso della comunicazione. Ovviamente, negli scritti pm formali essi vanno
usati con grande, grandissima moderazione.

I puntini di sospensione sono anche chiamati puntini di reticenza (dal latino


REI,CÉRE che significa 'tacere'). La reticenza è una vera e propria figura retorica
ché consiste nel lasciare in sospeso una frase, senza terminarla, lasciando
immaginare al lettore la parte finale che invece viene espressa con i tre pun-
dottor Azzecca-garbugli (badate bene di non chiamarlo così!), l'ho visto,
Tra parentesi dico, ridersene. (Cap. Ili)

Un giorno, (sentite questa) lo scapestrato aveva invitato alcuni suoi amici


La regola sull'uso della punteggiatura dice che le parentesi tonde si usano dello stesso,pelo, e,gozzovigliando, raccontava la storia del noce, e rideva de'
frati. (Cap. Ili)
per ali incisi come le virgole e le lineette. Servono quindi a inserire, m una
frase, una precisazione, una delucidazione, un commento:
L'uomo onesto in faccia al malvagio, piace generalmente (non dico a tutti)
Manto la buona Agnese (così si chiamava la madre di Lucia) messa in immaginarselo con lafronte alta, con lo sguardo sicuro, colpetto rilevato, con
lo scilinguagnolo bene sciolto. (Cap. V)
sospetto e in curiosità dalia parolina all'orecchio, e dallo sparir della figlia,
era discesa a veder cosa c'era di nuovo. (Alessandro Manzoni, / Promessi Spo- Ma ci sono moltissimi altri esempi, nella nostra letteratura, classica e con-
si, Cap. Il) temporanea:
L'Uzbekistan si allunga dalle falde occidentali del massiccio dell'Ala] (a est),
che inquadrano la valle del Fergana (unafossa di sprofondamento), sino alle Ma, fatti pochi passi, tornai indietro, e (per curiosità, via, non per altro!) con
quello stesso sorriso sdegnoso e di commiserazione su le labbra, entrai nella
rive del vastissimo lago d'Arai (a ovest), residuo di un antico mare, a soli 53 ™
bottega e comprai quell'opuscolo. (Luigi Pirandello, Ilfu Mattia Pascal)
di altitudine, (da Wikipedia)
Prendendo il caso di Siena (55mila abitanti), i ricercatori hanno confrontato Barbara e la madre di Nilowfer (è egiziana, non ricordo il suo nome) mi invi-
sei importanti produttori di acqua minerale rispetto ali acqua pubblica. (La tano a prender un caffè al bar, e io accetto. (Sandro Veronesi, Caos Calmo)
Repubblica, 21/04/2011) L'uso delle parentesi è legato allo stile di scrittura personale, ma risente
Molto spesso possono anche essere sostituite dalle virgole 0 dalle lineette, molto anche degli altri espedienti grafici che usiamo per introdurre gli incisi
ma non sempre, perché una caratteristica delle parentesi tonde e di sottoli- nel nostro testo. Se abbiamo già fatto ricorso a lineette e virgole, le parentesi
neare una distanza più netta del contenuto dell'inciso rispetto al resto del possono venirci in aiuto. Un esempio per tutti:
testo. - Dirò il vero anche in questo, - proseguiva Attilio. - Da una parte, sapendo
quante brighe, quante cose ha per la testa il signore zio... - (questo, soffiando,
Un po' di... etimologia vi mise la mano, come per significare la gran fatica ch'era a farcele star tutte)
-s'èfatto scrupolo di darle una briga di più. (Alessandro Manzoni, I Promes-
Parentesi deriva (attraverso il latino PARÈNTHESIS) dal greco parenthesis si Sposi, Cap. XVI II)
che significava 'inserzione, interposizione', composto di para ( accanto )-
en ('in')-tithénai, ('porre'), quindi 'inserire, frapporre'.
Norme grafiche
Le parentesi tonde ci forniscono inoltre uno strumento ideale per inserire, 1. Si apre la parentesi e si scrive il testo senza inserire alcuno spazio, allo
all'interno del testo, una seconda voce narrante, creando diversi piani di nar- stesso modo la parentesi che chiude l'inciso va posta immediatamente IB
razione che tanto possono offrire, in termini di espressività, ai nostri testi. Ne dopo la fine dell'ultima parola (senza spazio). V I
sapeva qualcosa Alessandro Manzoni, che nei Promessi Sposi utilizza questo 2. Ricordate sempre di chiudere la parentesi che aprite e di non chiudere
straordinario espediente per inserire quelle annotazioni cosi vive e intense, una parentesi che non avete mai aperto: le parentesi sono una coppia
che paiono venire da un secondo narratore: inseparabile.
3. I punti esclamativi 0 interrogativi vanno posti sempre all'interno delle
Ho visto io più d'uno ch'era più impicciato che un pulcin nella stoppa, e non parentesi: i miei hanno deciso (finalmente!) di farmi uscire stasera. Invece,
sapeva dove batter la testa, e, dopo essere stato un'ora a quattrocchi col gli altri segni di interpunzione (virgola, due punti, punto) vanno sempre JJU-^.
dopo aver chiuso la parentesi e mai prima di aprirla: mi colse di sorpresa
(era già successo), ma non per questo evitai il suo sguardo.
4. Le parentesi servono anche per racchiudere le diciture N.d.T. (nota del
Trattini e lineette
traduttore), N.d.A. (nota dell'autore) e simili.
Non è sempre facile distinguere (e soprattutto usare in modo appropriato)
questa coppia di segni che si differenziano soltanto per la loro lunghezza.
Le parentesi quadre si usano molto raramente. Si adoperano soprattutto per Neppure la scrittura al computer ci aiuta, perché spesso la tastiera non pre-
inserire un inciso all'interno delle parentesi tonde: (l'antica città [Pompei]fu vede la possibilità di usare il trattino lungo ma solo quello breve, mentre un
distrutta da un'eruzione vulcanica) oppure, con tre puntini al loro interno L—J, programma di scrittura come Word inserisce automaticamente il trattino
per segnalare che sono state omesse una o più parole o frasi in una citazione. lungo solo se si digita una particolare combinazione di tasti (un po' macchi-
noso, a volte).
r 1 Una volta al mese, il dottor Pardon e sua moglie invitavano i Maigret a D'altra parte, ai nostri giorni, il computer ci permette di creare dei testi che
cena nella loro casa di boulevard Voltaire. Due settimane dopo, andavano formalmente sono uguali a quelli stampati in tipografia e che quindi devono
loro a cena in boulevard Richard-Lenoir. Le mogli ne approfittavano per saper rispettare, alla perfezione, le regole grammaticali e grafiche della pun-
fare le cose in grande [:..], mentre i mariti chiacchieravano tranquilli beven- teggiatura.
do liquore di prugne 0 di lamponi. La cena era riuscita benissimo. La signo-
ra Maiqret aveva preparato la faraona ripiena, e il commissario era anda- Molte persone ritengono che trattino e lineetta siano la stessa cosa, ma non
to in cantina a prendere una delle ultime bottiglie di Chateauneuf-du- è proprio così.
Pape [...]. (Georges Simenon, Maigret e l'informatore)
Il trattino si usa:
• per unire due parole che vengono collegate tra loro occasionalmente:
il volo Bologna-New Orleans; un dizionario italiano-francese; un corteo anti-
inceneritore;
• in alcune parole composte, anche se la tendenza è di scriverle senza tratti-
Anche nelle scienze matematiche si usano le parentesi tonde, ma hanno del- no: auto-ironia, socio-linguistica (ma anche autoironia, sociolinguistica)-,
le regole d'utilizzo proprie che... sconfinano dai territori delle regole gram- • nella suddivisione sillabica: pe-sca-to-re,fi-du-cia-,
• a fine riga, per dividere una parola (invece del trattino, soprattutto nei testi
Esfstono anche le parentesi graffe e angolate (quelle ad angolo ottuso, per scritti a mano, si può usare anche il segno =).
intenderci) hanno usi molto specifici che rientrano nel linguaggio tecnico
della matematica, della geometria analitica e della filologia. Attenzione! Il trattino breve non va mai usato per delimitare un inciso.
Ci sono poi le parentesi uncinate (0 angolari) e sono a forma di ango 0 acu-
to e si usano soprattutto nell'informatica, come il linguaggio HTML, per I due trattini lunghi, detti lineette, si possono usare:
esempio Nella redazione dei testi servono, nella citazione di indirizzi inter- • per delimitare una proposizione incidentale in sostituzione della virgola e
net, a racchiudere la U R L , cioè il nome del documento da ricercare nel web, delle parentesi:
come ad esempio: < http://www.wordreference.com/it> La ragazza - a detta di tutti-era la migliore ballerina della città.

J Giunsi alla scuola, - avevo io la chiave, - entrai,feci un giro per le aule apren-
do i vetri come m'avevano insegnato. (Italo Calvino, L'entrata in guerra)

• al posto delle virgolette, per delimitare il discorso diretto:


- Dove stai andando? - chiese la ragazza al suo compagno di viaggio.

- Diavolol par morta, - disse uno di coloro: - se fosse morta davvero?


(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Cap. XX)
Norme grafiche Le virgolette
La distinzione grafica fra trattino e lineetta (breve il primo, lunga la seconda)
Le virgolette possono essere di diversi tipi: alte (" "), basse (« ») o semplici (' ').
ci dovrebbe aiutare a non cadere in confusione:

1. il trattino (-) va sempre unito alla parola e non prevede spazi: il pensiero LA GRAMMATICA DICE
'ctiudaico-cristiano, ìa socio-linguistica, il va-e-vieni-,
La regola, riguardo a questo segno grafico, è chiara e semplice da seguire,
2. le lineette (- -), invece, richiedono uno spazio prima e uno dopo ciascuna basta solo ricordarsi che le virgolette, di qualsiasi tipo, una volta aperte vanno
di esse* sempre chiuse.
Oaai / riferimenti tradizionali - i miti, gli dèi, le trascendenze, i valori -
sono stati erosi dal disincanto del mondo. (Franco Volpi, Il Nichilismo Normalmente le virgolette alte e le virgolette basse si usano:
, quando l'inciso, aperto da una lineetta, termina con il punto fermo, la line- • per delimitare un discorso diretto: la donna allora gli chiese; «Mi ami ancora?»;
etta non va ripetuta: visitarono insieme Venezia - come in sogno immersi nelle • per delimitare una citazione nella quale sono riportate le parole esatte di
brume novembrine. qualcuno: il ministro ha detto chiaramente che "il governo ha fatto tutto il
possibile";
• per evidenziare una o più parole o una frase intera, oppure per sottoline-
Attenti all'inglese arne il significato particolare (parlando si dice, infatti, "tra virgolette"):
Luca è un "animale notturno".
Attenzione a non farsi influenzare dall'uso tipografico anglosassone - specialmente ame-
ricano - che spesso non inserisce alcuno spazio tra la parola precedente e quella seguen-
Le virgolette semplici, dette anche apici, si usano spesso per indicare il signi-
te la lineetta, chiamata in inglese em dash-. "AH four of them-Bob, Jeffrey, Jason, and
ficato di una parola: heart, in inglese, significa 'cuore'; la parola diatriba signi-
Brett-did well in college." fica 'scritto o discorso polemico'oppure litigio, alterco'.

Le virgolette alte e basse, usate per le citazioni, si rivelano uno strumento


comunicativo di grande effetto, poiché introducono nel testo scritto (ma
anche in quello parlato, quando usiamo l'espressione "tra virgolette") una
sorta di molteplicità di pensiero.Tramite queste piccole virgole appese in alto
possiamo riportare citazioni di pensieri altrui - condividendoli o prendendo-
ne le distanze - come in una "polifonia" (come la chiama Bice Mortara
Garavelli) che trasforma un testo monodico in un coro di voci chiamate in
causa da chi scrive.
Questo segno apparentemente leggiadro può - se dimenticato, o peggio, se
aggiunto inopportunamente - causare veri e propri incidenti diplomatici: ne
sanno qualcosa i giornalisti, che a volte ne fanno un uso davvero improprio.
Ho letto ultimamente su una pagina di giornale: H

In Giappone arrivano gli esperti da tutto il mondo: «Fukushima come Cher-


nobyl».

Poi, andando a leggere l'articolo, trovo che le virgolette sono misteriosamen-


te sparite e non si sa più chi, o se qualcuno, abbia veramente pronunciato
quelle parole. 35 ; :
Tra virgolette
Le viraolette servono anche per prendere le distanze da una parola o da una
SI discorso diretto
frase S e lo scrivente inserisce in un testo e, pur essendo sua.la-erta" per faro
sapere che la riporta con ironia o con sarcasmo. Spesso pero vengono usate Questo spazio è dedicato al discorso diretto, ossia a quegli strumenti lingui-
con esagerazione, e si ha l'impressione che chi scrive non abbiali coraggio di stici ed espedienti grafici che ci permettono di inserire, all'interno di un testo
e s p r S e il suo pensiero con sincerità e coraggio e piuttosto abbia bisogno scritto, la riproduzione fedele (o presunta tale) di ciò che viene detto o è stato
di nascondersi dietro a un segno che vuole dirci: "qui lo dico e qui lo nego . detto, da altri o dal narratore stesso.

Ouando parliamo per segnalare che quello che stiamo dicendo è posto tra La lingua italiana ci offre, a questo scopo, diverse possibilità che possiamo
R e t t e ci affidiamo a un tipo di intonazione particolare molto ironica usare a seconda del nostro gusto e del modo in cui è strutturato un testo. Se
oppure avvertiamo il nostro interlocutore dicendo tra virgolette e accompa- sfogliamo i libri vediamo che ogni casa editrice adotta generalmente una
onando spesso questa espressione con il - tanto criticato - gesto che le dise- modalità, tra quelle disponibili, per distinguere il discorso diretto.
gna nell'aria con entrambe le mani: // cantante Michael Jac^or contw^
sempre a "essere vivo", grazie all'amore incondizionato dei suoi milioni di fan. I segni grafici che si possono impiegare per segnalare che all'interno della
narrazione si introduce un discorso parlato sono:
• le virgolette alte " ", precedute dai due punti;
• le virgolette basse « », precedute dai due punti;
Norme grafiche » la lineetta - , senza i due punti.
, Non ci deve essere spazio alcuno tra le virgolette di apertura e il testo che
Le difficoltà maggiori nel riportare il discorso diretto riguardano l'uso della
seque, neppure tra il testo e le virgolette di chiusura:
punteggiatura, la presenza o meno di spazi e il mantenimento dell'uniformi-
"Va'tu al tempio diAtena"le disse. (Alessandro Baricco, Omero, iliade) tà nel loro eventuale impiego.
2 11 punto fermo va messo subito dopo le virgolette.
"Chi è là nel buio? Cosa cercate?" (Alessandro Baricco, Omero, Iliade) Esempi con virgolette alte:
Risposi: "Sono cose che capitano il giorno prima".
"Il giorno prima di che?"
"Il giorno prima della felicità". (Erri De Luca, Il giorno prima della felicità)
Le virgolette basse («») vengono chiamate anche "a sergente" o "caporali", perché ricor-
L'uomo abbassò lo sguardo. Poi disse piano: "lo sono Ulisse. Vengo da Itaca, e
dano i gradi militari. lì, un giorno, tornerò". (Alessandro Baricco, Omero, Iliade)

Esempi con virgolette basse:


«Oh», diss'io lui, «se l'altro non tificchi / li denti a dosso, non ti sia fatica /
a dir chi è, pria che di qui si spicchi». (Dante, Inferno, c. XXX, vv. 34 segg.)

«E chi dovrebbe sposare, secondo te?» domandò con una certa irritazione.
«Ma suo cugino, l'avvocato Rosello» rispose la vecchia fermandosi a scrutar-
lo in faccia.
«Perché proprio lui?».(Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo)

Esempi con le lineette:


Uscendo dallo stabilimento, Jerry mi raggiunse tutto fiero. - L'ho baciata, -mi
disse. Era entrato nella cabina di lei, esigendo un bacio d'addio; lei non vole-
va ma dopo una breve lotta gli era riuscito di baciarla sulla bocca. - Il più è
fatto, ora, - disse Osterò. (Italo Calvino, L'entrata in guerra) SI discorso diretto "pensato"
Il discorso diretto vale anche per i discorsi pensati o immaginati dal narra-
tore o da uno dei personaggi. In questo caso di norma si usano le virgolette
I ^S^^t-^^doi^b^dio, lasciandosi andar tutto ansante sul alte, ma può anche accadere di vederlo, nei libri, racchiuso tra virgolette
suo seggiolone. (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Cap. I) basse o tra apici. Ovviamente sia in un caso che nell'altro il discorso "pensa-
to" dovrà distinguersi da quello parlato usando segni interpuntivi del
discorso diretto diversi tra loro. Ecco qualche esempio:
Norme grafiche
«Quanto mi costerà tutto ciò?», pensavo tra me e me, «Una fortuna, di
Le virgolette alte e basse sicuro!».
! Le virgolette servono a distinguere il discorso parlato da quello narrato.
Quindi non possono mai sostituire la punteggiatura di un testo: significa «Senti senti» disse: ma sollevato, quasi divertito. Il postino pensò 'niente cor-
die nel caso di incisi, verranno a sommarsi alle virgole dell inciso e non a na'. Domandò «E che è, una minaccia?». (Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo)
sostituirle. Si scriverà quindi: «Non ne posso più», disse la donna, «del tuo
stupido egoismo» e non: «Non ne posso più» disse la donna «del tuo stupido Pensai: "E se la baciassi?". Invece la guardai negli occhi e dissi: «Hai mai letto
Proust?»
2 1e°leTr[golette chiudono la frase, il punto deve essere messo dopo le virgo-
lette- «È una giornata bellissima», disse Anna, «vorrei visitare,1 castello».
3. Ouando il discorso diretto termina con un punto interrogativo, esclamati-
vo o con i puntini di sospensione, essi devono rimanere ali interno delle vir-
golette proprio perché sono elementi strettamente legati ali intonazione
del testo Mentre il punto che chiude il discorso diretto andra subito dopo le
virgolette:
"Chi è là nel buio? Cosa cercate?".
"Andatevene via immediatamente. Tutti!", disse sdegnato.
"Cerchi qualcuno da mandare nell'accampamento troiano, a spiare le loro
mosse? Non ti sarà facile trovarlo..." ( Alessandro Baricco, Omero, Iliade)

La lineetta
1. La lineetta che chiude una battuta si mette soltanto se poi continua la nar-
^ T p S è fatto, ora, - disse Osterò. (Italo Calvino, L'entrata in guerra)
2. Tra la lineetta e le parole, prima e dopo di essa, va sempre lo spazio:
-Guarda chi sta arrivando!-esclamò; a H i i l _ h u Ì T
3 . Se dopo il discorso diretto segue la narrazione, prima della lineetta va la vir-
g o l aomeqlio: parola-virgola-spazio-lineetta:
Niente, niente, - rispose don Abbondio. (Alessandro Manzoni, I Promessi
Sposi, Cap. I)
Ho capito;-disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, - si vede che
quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare. (Collodi, Le
avventure di Pinocchio, I)
Grassetto, corsivo Quando pubblichiamo un'intervista, è buona norma scrivere le domande in
grassetto (o in grassetto corsivo). Alcuni editori preferiscono invece usare
e sottolineai© il semplice corsivo. Questi espedienti grafici servono sia per rendere l'idea
di un testo a "due voci", sia per agevolare la lettura individuando con im-
mediatezza quali sono le domande e quali le risposte.
Da quando usiamo il computer per redigere i nostri scritti (pubblici e priva-
t i non dobbiamo soltanto preoccuparci di strutturare bene il nostro testo "La vita è bella" a parte, a quale dei film per i quali ha scritto la colon-
nei suoi contenuti e di saperlo formulare al meglio dal punto di vista lingui- na sonora è più legato o ricorda con maggiore nostalgia?
stico egrammaticale; siamo anche tenuti a occuparci della sua realizzazione La nostalgia è variabile, di mese in mese, e rischia di farti vivere con la
q afìca " r e ciò e istono diversi strumenti, come la scelta del carattere e testa girata all'indietro. La nostalgia è la vigilia del capolinea. Va tenu-
S interlinea o il ricorso al grassetto, al corsivo e alla sottolineatura. Un ta a bada. Preferisco pensare a oggi, anzi, a domani: "La conquète", un
tempo ql urlici a conoscere i segreti per la resa grafica di un testo erano film di Xavier Durringer che ho musicato di recente, in uscita a maggio
tfpoqrafi ai nostri giorni i programmi di videoscrittura ci hanno messo a in Francia e la mia prossima opera da concerto: "Viaggi di Ulisse". (In-
disposizione di mouse tutti gli strumenti adatti allo scopo. Ma ciò non signi- tervista a Nicola Piovani, MicroMega, 4 aprile 2011)
fica che i nostri testi ne traggano sempre giovamento.
grassetto - detto anche neretto - , il corsivo e il sottolineato sono e pnna- Una riga vuota è, invece, d'obbligo tra la risposta e la nuova domanda.
pal tecniche grafiche per mettere in evidenza una parola o una frase in un
te o A volte li usiamo un po' a caso, pensando che siano soltanto degli
abbellimenti" grafici e ignorando il fatto che esistono regole ferree anche
J
pCT il loro utilizzo. Vanno infatti usati con discernimento e soprattutto con e mai per quelle ormai entrate a far parte della nostra lingua (computer, film,
sport ecc.). In corsivo vanno anche quelle parole straniere o latine che sono
percepite come tecniche o specialistiche [de iure, ad maiora, default ecc.).
U l a b i l i t à di una pagina non aumenta se si adorna il testo - in modo crea-
Web e internet vanno sempre scritte in tondo. Dal momento che il corsivo
tfvo fpersonale - di grassetti, sottolineature e corsivi. Al contrario, un eccesso
deve essere usato per i termini tecnici o specialistici all'interno di contesti
di messa n ril evo può disorientare e confondere il lettore. Come sempre vale non tecnici o specialistici, è ovvio che quando ci troviamo in ambito tecnico
la S a della chiarezza e della sobrietà: alla chiarezza di contenuti e di strut- non avremo bisogno di ricorrere al corsivo e potremo lasciare le parole in
tura deve corrispondere la chiarezza della presentazione grafica. tondo.
Il corsivo serve anche per le citazioni, i titoli di libri, gli articoli e le composizio-
ni musicali.
Istruzioni per l'uso Inoltre, come il grassetto,può essere utilizzato con valore enfatico, per eviden-
Innanzitutto diciamo subito che è bene scrivere un testo in tondo (ovvero con ziare alcune parole all'interno di un testo, ma è consigliabile usare questa
Carattere normale). Poi, in caso di bisogno, possiamo fare ricorso a questi modalità con grande parsimonia.
• Il sottolineato corrisponde al corsivo. Se si usa l'uno è bene evitare l'altro in
uno stesso testo. Inoltre, visto che sono equivalenti, non si dovrebbero usare
" r S s l o : S f a m a t o anche neretto, serve a mettere in evidenza una parola mai le due funzioni, corsivo e sottolineato, insieme; potremo allora scrivere 1
o una frase. Va usato con grande cautela. Si scrivono normalmente in gras- esempio o esempio, ma mai esempio, -Wt
setto- i titoli i sottotitoli e le informazioni che devono immediatamente bal-
zare agli occhi del lettore (una data importante per una riunione, una
somma da pagare, la parola-chiave intorno alla quale e stato costruito il
nostro ragionamento). Un testo è bello e leggibile anche senza parole eviden-
Nel web
. n f o S v f e ' n e utilizzato per i termini tecnici, per le parole latine e le parole Un testo scritto per il web necessita di attenzione particolare sia alla scelta del
straniere sentite ancora come estranee all'italiano (mission, no-fiy zone ecc.) font (il carattere tipografico) sia alla sua formattazione. Questo perché la lettura
a video risulta più faticosa di quella su carta. Il lettore s, sofferma più-brevemen-
te sui testi e habisogno di essere guidato nella lettura, per questo può essere uti-
le mettere in evidenzale parole o le frasi sulle quali vogliamo attirare 1 attenzione
Sil-la-ba-re
e attorno alle quali abbiamo costruito il nostro testo. A questo scopo 1 utilizzo del
arassetto risulta molto efficace per facilitare la lettura di una pagina. Inoltre A sillabare si inizia presto, fin dalla scuola primaria. Eppure ci rimane spesso
isso focalizza l'attenzione dei motori di ricerca su ciò che vogliamo evidenzia- una sensazione di insicurezza quando, arrivati a fine riga, ci troviamo di fron-
re aiutandoci a strutturare un buon ipertesto. I motori di ricerca, infatti, spesso te alla spezzatura di un vocabolo, soprattutto quando si tratta di parole più
utilizzano quelle marcate in grassetto come parole-chiave che identificano il complesse di quelle che usiamo normalmente. La scuola opera una forte cen-
sura nei confronti delle sillabazioni errate e, giustamente, non ammette giu-
n°sottolineato rieì web^ i inserisce invece per indicare il collegamento a un link stificazioni di fronte a una s lasciata a fine rigo (ad esempio ris-torante).
p?r^s^mpiawwwaccademMeIlaCTUscajt). In tutti gli a tri casi e inopportu-
Si scrive sempre meno a mano e quindi i problemi della suddivisione in silla-
nogeneraconfusioneproprio perché è ormai associato all'idea di collegamen-
be e spezzatura delle parole dovrebbero essere meno frequenti. Invece, pur-
to ipertestuale. troppo, i programmi di scrittura che usiamo non sono sempre perfetti: a volte
si rifiutano (per ignoranza) di suddividere una parola e la rimandano tutta
intera alla riga successiva; altre volte si permettono di spezzare le parole in
Il carattere tipografico modi non in linea con le regole della lingua italiana.
Quando scriviamo al computer è importante saper scegliere il carattere tipografico con cui
redigere il nostro lavoro. Il carattere tipografico è chiamato anche, all'inglese, fonte può aiu- Vale la pena, dunque, rispolverare le care vecchie regole sulla divisione sillabica:
• una vocale o un dittongo iniziali di parola seguiti da una sola consonante,
tare a rendere più leggibile e comprensibile il nostro testo.
costituiscono una sola sillaba: a-mo-re, au-tun-no, u-ii-vo, e-sem-pio-,
Esistono due tipi di caratteri (o font): . • le consonanti semplici (che non sono raddoppiate o unite ad altre conso-
1 i caratteri con le grazie (detti anche romanio serif), caratterizzati da piccole appendici nanti) fanno sillaba con la vocale che segue: li-mo-ne, vo-la-re, pa-re-re-,
orizzontali, come il Times New Romano il Bodoni, per intendersi; • le consonanti doppie si dividono sempre tra due sillabe: mam-ma, sas-so,
2 i caratteri senza grazie (detti anche bastonio sans serif), come l'Helvetica o il Verdana. fer-ro, aì-ìe-gro. Così anche il gruppo -cq(u)-. ac-qua, nac-que, ac-qui-sto-,
I programmi di video-scrittura mettono a disposizione tanti tipi di carattere e spesso siamo • i gruppi di due o tre consonanti che possiamo trovare anche in principio di
tentati di usare i caratteri più stravaganti (vedi l'irresistibile successo del Comic Sans SM). parola (br, cr, tr, gr oppure bl, ci ecc.) non si dividono e fanno sillaba con la voca-
D'altra parte se la carta stampata usa soprattutto font "istituzionali" come il Times New Ro- le seguente: a-bra-si-vo, sa-cro, ma-gro, te-a-tro, o-blò, eu-cli-de-o, a-tle-ta;
man e l'Helvetica, qualcosa vorrà dire: si tratta infatti di caratteri sobri ed eleganti, che of-
frono un elevato livello di leggibilità e che rendono bene graficamente anche quando vengo-
no declinati al grassetto, corsivo e sottolineato.
à ^
\
Le norme che abbiamo fin qui elencato vanno applicate anche alle parole composte con i pre-
fissi di origine latina dis, sub, super, trans. Dunque, secondo la regola, la parola transatlan-
d ? ) POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE: tico si dividerà in tran-sa-tlan-ti-coe non in trans-a-tlan-ti-co• allo stesso modo distrofia,
Cap. 7. La ìirigua nel web disonore, subaffittare, superatticosaranno sillabate rispettivamente di-stro-fia, di-so-no-r
su-baf-fit-ta-re, su-pe-rat-ti-co.
Nel tempo, infatti, l'uso quotidiano della lingua, che non è qualcosa di cristallizzato ma, co-
me abbiamo già avuto modo di dire, un "essere" vivo in continua evoluzione, ha attenuato in
questi composti, fino a perderla, la distinzione fra il prefisso e la parola base.
C'è però chi sente ancora fortemente la presenza dell'antico prefisso latino ed è per questo
motivo che la sillabazione di parole come superattico o trasportare è spesso oggetto di ap-
passionati scambi di idee fra studiosi e cultori della materia nei forum di prestigiosi siti web
interamente dedicati alla grammatica italiana.
Le regole della suddivisione in sillabe sono state codificate ufficialmente
Gli elenchi
soltanto nel 1969 dall'Ente Nazionale italiano di Unificazione (norma UNI
Capita spesso, quando scriviamo, di dover inserire un elenco, anche breve,
6461-97). L'UNI è un'associazione privata senza fine di lucro, con sede a
all'interno di un testo. Gli elenchi sono molto utili perché ci permettono di
Milano, fondata nel 1921 e riconosciuta dallo Stato e dall'Unione Europea, "fare ordine" nelle cose che abbiamo da dire. Un elenco aiuta il lettore a com-
che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche - le cosiddette prendere anche testi complessi e articolati, perché presenta le enumerazioni
"norme UNI" - in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario. di parole o frasi sotto forma di una lista.

. i qruppi di due o tre consonanti che invece non troviamo mai in principio di Anche gli elenchi hanno le loro convenzioni, che ne regolano l'uso. Ci sono tre
parola (come bd, bs, art, cn, dm ecc.) si dividono e la prima consonante va con tipi di elenchi:
la vocale precedente, mentre l'altra o le altre con la vocale della sillaba • gli elenchi che non esprimono un senso ordinato e progressivo e vengono
seguente- car-ta, cal-do, san-to, om-breì-lo, im-por-to, a-rit-me-ti-ca, sub-do-lo-, segnalati con un trattino o con un pallino (come nel nostro caso) oppure
. la s seguita da una o più consonanti fa sillaba con le consonanti seguenti: con un altro segno grafico tra quelli a disposizione nella video-scrittura,-
pa-sto-re, e-sco, mostro; o gli elenchi che si inseriscono in un testo e sono preceduti da una frase che
« digrammi e trigrammi non si dividono mai: pu-gno, lascia, pesce, fo-glw, termina con i due punti (stile testo);
. i dittonghi e i trittonghi non si dividono mai: pio-ve, pie-de, pausa, a-iuo-la-, ® gli elenchi che invece costituiscono un periodo autonomo e completo, e le
. le vocali in iato si dividono in due sillabe diverse: vi-a-le, ma-e-stro, pa-e-se: voci vengono considerate come elementi indipendenti (stile elenco). Ouesto
elenco non è mai preceduto dai due punti.
Se nonostante le regole, doveste trovarvi in difficoltà nella spezzatura di una
parola vi consigliamo di consultare un buon dizionario, dove accanto al Negli elenchi stile testo si devono rispettare le seguenti regole:
lemma viene normalmente riportata anche la sua suddivisione in sillabe. 1. si usa l'iniziale minuscola se la voce prosegue la frase introduttiva che di
solito termina con due punti;
2. ogni voce dell'elenco termina con un punto e virgola o una virgola (a
L'apostrofo in fin di riga? seconda della lunghezza e della composizione della frase);
3. l'ultima voce si deve sempre chiudere con un punto fermo.
L'apostrofo in fin di riga è ammesso e spesso usato nei giornali. In genere,
però si preferisce andare a capo prima o dopo l'apostrofo. Per esempio, stia- Anche gli elenchi stile elenco hanno le loro convenzioni.
a) Per ogni elemento dell'elenco si usa l'iniziale maiuscola.
mo scrivendo la frase: andrò dall'amico di Alice. Se ci troviamo in fin di riga
b) Ogni frase dell'elenco finisce con un punto.
proprio dopo dall', dall'amico si potrà dividere in dal-l'amico o dall'a-mico.
c) Se però le voci dell'elenco sono una lista di parole non organizzate in frasi,
Evitiamo sempre di conservare la sillaba [dallo-amico)-. non rispetta l'uso norma- il punto non si inserisce.
le della lingua e, quando riportiamo frasi altrui, non corrisponde sicuramente
alla volontà stilistica dell'autore.
Ecco un esempio di lista "stile elenco" con il punto:
a) Riflettere bene sull'argomento prescelto prima di scrivere.
b) Costruire la struttura del testo (o scaletta).
c) Scrivere il titolo di ciascun paragrafo.

E un esempio di lista stile elenco senza punto:


Memorandum per l'aspirante scrittore.
a) Pensieri trasparenti
b) Cuore libero
c) Umiltà
Ouando vogliamo inserire un secondo elenco all'interno di un elenco (in que-
sto caso il secondo si chiamerà elenco di secondo grado) è bene usare una
numerazione diversa: lettere per il primo e numeri per il secondo o viceversa.
À
Prima di scrivere è bene:
1. procurarsi il materiale necessario:
a) quaderno per appunti
b) penne e matite (ben appuntate)

w
c) un computer (meglio se portatile);
2. controllare di avere sulla scrivania un vocabolario della lingua italiana e
un dizionario dei sinonimi e dei contrari;
3. acquistare un manuale affidabile di grammatica della lingua italiana.

Cifre o lettere?
. .

Negli elenchi che vogliono esprimere un senso ordinato e progressivo si possono usare, a pia-
cere, cifre arabe (1, 2,3), cifre romane (1,11, ni), lettere dell'alfabeto minuscole (a, b, c) 0 ma-
iuscole (A, B, C).
Il numero 0 la lettera possono essere seguiti da un punto 0 da una parentesi che chiude: 1. op-
Dove sta andando l'italiano?
pure 1), a. oppure ancora a). Appelli indignati si levano in difesa della nostra bella lingua, come se fosse
destinata a soccombere di fronte all'invasione di tante parole straniere.
A dire la verità l'italiano, come tutte le lingue, si è arricchito nei secoli grazie
anche ai "forestierismi", quei termini di origine straniera entrati nell'uso
comune dei parlanti grazie agli scambi economici, politici e culturali che da
sempre vivacizzano, e non solo da un punto di vista linguistico, le relazioni
internazionali: la nostra lingua ha inglobato nel tempo prestiti linguistici
da duecentocinquanta lingue, diverse per apporto qualitativo e quantitati-
vo ma presenti tutte con i loro esotismi, dal kalashnikov russo al chimono
giapponese.
Lo scambio interlinguistico è e sarà sempre un elemento di grande ricchezza,
nell'evoluzione delle lingue, anche se in verità talvolta sarebbe bene pratica-
re la via della moderazione senza eccedere, sull'onda dell'entusiasmo, nel-
l'avere troppe vision dopo rutilanti brain-storming con i web marketing
manager durante i light lunch tra un lifting e un briefing...
Gli ingredienti per affrontare serenamente anglicismi, latinismi e forestieri-
smi in genere? Conoscenza delle regole, competenza linguistica, flessibilità e
'tanta curiosità libera da pregiudizi.
Un po' di... etimologia
lo bloggo e tu? r n termine blog nasce da una contrazione della parola inglese web-log, vo-
ce composta da web (rete) e log (diario di bordo) e che significa 'diario in
I neologismi rete'. Il fenomeno è nato in America alla fine degli anni '90 e si è diffuso
in Italia a partire dall'anno 2000, quando sono nati i primi servizi gratuiti
con i quali chiunque avesse una connessione a internet ha potuto costruir-
Internet e il web hanno aperto uno spazio virtuale e globale caratterizzato da si il suo blog, diario di bordo in rete, personale.
un nuovo modo di relazionarsi e di entrare in contatto con il mondo intero.
Come tutti gli universi umani, anche questo ha prodotto una ricchezza di neo-
logismi (soprattutto di matrice anglo-americana, è ovvio) che nominano i
Bloggare (verbo) significa 'creare e gestire un blog': ci si interroga sul signi-
nuovi soggetti e le nuove azioni di questo mondo. Parole nuove che globaliz-
ficato del bloggare nel mondo dell'informazione.
zano il mondo e che molti puristi della lingua guardano con sospetto.
Bisogna forse abituarsi all'evidenza: alcuni settori, come quelli dell informatica
La blogosfèra (nome) indica l'insieme dei blog e delle informazioni che con-
o deìle scienze, mettono in circolazione molte parole - ovviamente mg esi - che
tengono e che li collegano. Dietro i blog, infatti, vi è una tecnologia che con-
nascono già specializzate e che sono chiaramente destinate a quello scopo.
sente legami ipertestuali particolari, attraverso link permanenti e vicendevo-
Come possiamo rifiutarci di accoglierle nella nostra lingua quando sono cosi
li, che ne fanno una rete nella rete mondiale del world wide web. Blogosfera
precise e adatte a nominare nuove cose e nuovi concetti? (raro blogsfera) è un calco dall'inglese blogsphere e l'ammiccamento al ter-
Per quanto riguarda blog possiamo tutti convenire che, anche solo per il suono mine biosfera è evidente.
accattivante, si presta davvero a essere accolta con entusiasmo! Blogbabel, conversazione nella blogosfera. (http://it.blogbabel.com)
Blog è forse una delle parole più fortunate del mondo degli internauti.
Bloggistico è un aggettivo che si usa per tutto ciò che è attinente al blog e
Entrata nell'uso dell'italiano almeno dall'anno 2000 e nonostante 1 acerrima
al bloggare:
concorrenza dei social network, blog resta comunque un termine centrale e
Qui, nelle catacombe del Cretaceo bloggistico, le risposte di una blogosfera
molto vitale. Infatti, come tutte le parole che si rispettino, blog ha prodotto
che non c'è più. (http://www.blogsquonk.it)
una sua nutrita famiglia semantica, ovvero una rete di parole che orbitano
intorno ad essa e che da essa hanno origine per derivazione 0 composizione.
Il bloggista 0 blogghista (nome) è sinonimo di blogger. Questa parola ha sol-
levato, per un certo periodo, discussioni erudite nei forum che si occupano
bloggistico della lingua italiana, perché ritenuta non conforme alle "regole fonetiche",
come d'altra parte sarebbe anche per la stessa parola blogger. Infatti, in
blogger bloggista/blogghista teoria, la g seguita da una i in italiano suonerebbe come la g di giglio e non
come la g di gallo. Le due forme convivono pacificamente nella blogosfera
(dove la libertà non è un'opinione) con una netta preponderanza di bloggi-
sta (150.000 risultati su Google contro 73.000 di blogghista).
blogosfera Blogger e bloggista e bloggistico si pronunciano tutti con la g di gallo, per
bloggare
influsso della pronuncia inglese di blogger.
audioblog videoblog edublog
Blog, per sua natura, si presta a numerosissimi composti che nascono da
nuovi modi di intendere il blog come strumento di comunicazione e di con-
Il blog è un sito che contiene un diario personale con riflessioni, commenti e
divisione dell'informazione e del sapere: Vaudioblog è il blog dove vengono
link verso altri siti che l'autore reputa interessanti. pubblicati file audio, il videoblog contiene video con relativa tecnologia
(una specie di televisione in rete autoprodotta) gli edublog sono i blog
lì blogger (nome) è lo scrittore di blog in rete: 1 blogger del mondo cattolico costruiti per scopi educativi e didattici.
incontrano le alte sfere del Vaticano.
I computer o i computersì I curriculum o i curriculai
II plurale delle parole straniere lì plurale delle parole latine
La forma corretta è / computer, senza la -J finale. Sull'uso delle parole inglesi Sono corrette entrambe le forme. Ma i curricula è considerata "più corretta" di
al plurale c'è spesso una grande confusione che riguarda la lingua scritta e i curriculum. Vediamo perché.
anche la lingua parlata e ne sentiamo davvero di tutti i colori: i ìeaders, i gays,
ifans e addirittura unfcms o un marines, al singolare! La questione è questa: Auditorium, agenda, bis, veto, iter, humus,gratis, monitor, virus, tot, ultimatum,
la -s finale del plurale (soprattutto inglese, ma anche francese, spagnolo o aut aut. sono tantissime le parole latine che usiamo tutti i giorni,'quasi senza
portoghese) va messa o non va messa? accorgercene. Le parole latine vengono trattate, nella regola grammaticale,
proprio come quelle provenienti dalle lingue straniere: sono sostantivi inva-
La grammatica ci dice che in italiano le parole straniere entrate stabilmente riabili e come tali mantengono la stessa forma al singolare e al plurale.
nella nostra lingua rimangono invariabili, ciò significa che conservano la Come diciamo il leader, i leader e ilfilm, ifilm (dall'inglese leader efilm), allo stes-
stessa forma al singolare e al plurale proprio come è accaduto con i termini so modo diciamo:
che fanno ormai parte del nostro vocabolario: diciamo infatti senza dubbio /
quiz, i tram, i bar; gli sport e nessuno si sognerebbe di dire i trams, i bars o gli singolare - plurale
sportsì La lingua segue dunque questa indicazione di base per tutte le paro- il referendum - i referendum
le che usiamo frequentemente nel nostro linguaggio quotidiano: / manager, il lapsus-i lapsus
i budget, ì teenager, i croissant, ifile, le gaffe, gli hamburger, le mail, i gadget, le il vademecum - i vademecum
performance, i test, i record, gli spot, le fiction, le top model. il bis-ibis
Ouando però la parola straniera è entrata da poco tempo nella nostra lingua il virus - i virus
0 ; come spesso accade, appartiene al linguaggio tecnico di un determinato l'ultimatum - gli ultimatum
settore (l'economia, la medicina o la pubblicità), si tende ancora a mantene- l'habitat-gli habitat
re, al plurale, la 5 finale. Per questo è molto frequente leggere, in un articolo il quorum - i quorum
di economia, parole come gli stakeholders, ifutures, i brokers, le joint ventures.

Ma lo spagnolo e il portoghese... ^ — ^
Un destino diverso hanno invece molte parole di origine spagnola e porto- Ecco un altro esempio in italiano di plurale latino neutro in -a: i media. Che
ghese, che generalmente mantengono la s finale del plurale: ; viados, i desa- pronunciamo generalmente midia, all'inglese, perché proprio dall'inglese ci
parecidos, le tapas, gli indios, le telenovelas, i silos. L'errore, in questo caso, può è arrivata questa nostra parola latina nella locuzione mass media, un fortu-
essere di lasciare la s anche al singolare e dire, sbagliando, il viados invece che nato incontro tra l'inglese mass ('massa') e il plurale della parola latina MEDIUM,
il viado, la telenovelas per la telenovela, un desaparecidos al posto di un desa- 'mezzo'. In italiano: mezzi di comunicazione di massa.
parecido e il silos al posto della forma corretta il silo. La forma singolare per fortuna è rarissima, ma gli inglesi la usano come pia-
cerebbe ai nostri italiani cólti: mass medium. Per quanto riguarda noi, forse
sarebbe bene seguire il consiglio del professor Edoardo Lombardi Vaìlauri:
Murales usiamo l'inglese al plurale (i mass media) e l'italiano al singolare: il mezzo
di comunicazione di massa, così evitiamo di confonderci.
Murales, che spesso viene usato in italiano come nome singolare, è invece solo plurale. Al sin-
golare è meglio usare l'italiano il murale0 lo spagnolo il murai, mantenendo l'articolo italiano.
Un po' di... etimologia
CURRICULUM, in latino, significa 'corsa, gara', ma anche 'cocchio, carro' e
11 tight in autogrill
deriva proprio dal verbo CURRERE, 'correre'. Gli anglicismi
Riguardo a curriculum invece la faccenda è piuttosto controversa. Curriculum
è una parola latina, abbreviazione della locuzione curriculum vitae, che indica L'inglese è stata e continua a essere la lingua che ci ha regalato un numero
altissimo di parole, alcune divenute stabilmente parte integrante del nostro
'la carriera scientifica, accademica o burocratica' o 'il resoconto biografico' di una
lessico. Si chiamano prestiti linguistici e, venendo dall'inglese, anglicismi.
persona.
Nei dizionari della lingua italiana viene riportato, quasi all'unisono, come
Esistono diversi tipi di prestito: vediamo in che modo e in che forma le paro-
sost.masch.inv. (ovvero, sostantivo maschile invariabile). Ciò significa che do-
le inglesi sono entrate (e continuano ad entrare) nella nostra lingua.
vrebbe conservare la stessa forma al singolare e al plurale: il curriculum- i curri-
I prestiti possono essere di necessità quando si tratta di parole importate
culum, esattamente come referendum, lapsus e vademecum. perché in italiano manca il termine per definire un oggetto 0 un concetto che
Prevale, invece, un uso cólto che predilige, al plurale, la forma / curricuìa, dove la prima non esisteva: è stato il caso di patata, ma anche di jet computer, moni-
-a finale segue la regola latina sul plurale delle parole di genere neutro: tor, blog, social network, chat, stalking ecc.
bellum > bella (la guerra > le guerre) Ci sono poi i prestiti di lusso e sono quelle parole che in teoria sarebbero
castrum > castra (l'accampamento > gli accampamenti) superflue visto che l'italiano possiede già una parola con lo stesso significa-
to, ma entrano nella nostra lingua perché sono sentite come foneticamente
Così succede che chi usa la forma i curriculum (peraltro prevista da tutti i dizio- più attraenti 0 socialmente più prestigiose: è il caso di manager per dirigen-
nari della lingua italiana) possa passare per "ignorante",perché apparentemen- te, meeting per riunione, baby-sitter per bambinaia, show per spettacolo ecc.
te non sa dei plurale neutro in -a. Certo non si può pretendere che tutti i parlan-
ti conoscano il latino e sappiano che le parole di genere neutro al plurale hanno I prestiti si distinguono anche a seconda del modo in cui vengono "inseriti"
nella nostra lingua.
la desinenza -a. Anche perché si dice normalmente i referendum, i medium (nel
significato di persone sensitive) e non ; referenda e ; media. • Ci sono i prestiti non adattati (e sono i più numerosi) ovvero le parole che
È da riten ersi apprezzabile dun que, m a n on vin col ante, 1 a pronun ci a "ali a 1 atin a" entrano nella nostra lingua esattamente come sono nella lingua d'origine:
curricuìa, ma anche ugualmente corretta, e non connotata negativamente, lafor- film, surf, computer, web-writing ecc. e i prestiti adattati, che sono stati
ma regolare / curriculum. modificati per adeguarli alla nostra lingua come bistecca da beefsteak, chat-
tare da to chat,formattare da to format ecc.
• Abbiamo poi il calco strutturale (0 di traduzione) come grattacielo da sky-
L'Accademia della Crusca consiglia scraper (to scrape=grattare, sky=cielo),fine settimana da week-end, guerra
fredda da cold war ecc.
Usare la forma latina curriculum con il suo plurale curricuìa oppure la for- • Esiste il calco semantico- in cui un nuovo significato si sovrappone 0 si
affianca a quello di una parola italiana già esistente: è il caso, ad esempio
ma italianizzata curricolo con il suo plurale curricoli.
del verbo realizzare, che si usa spesso nel senso di 'rendersi conto'. Realizzare
invece significa originariamente 'rendere reale', mentre l'accezione 'com-
prendere, rendersi conto'viene dall'inglese to realize.
» Gli pseudo-prestiti: sono quelle parole inglesi come tight, che nessun ingle-
^ / g ) POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE: se 0 americano userebbe mai nell'accezione italiana di 'abito da cerimonia'.-
Cap. 2. Verba volani ma scripta manent tight in inglese significa 'stretto, attillato'. Gli inglesi, quando vanno a un
matrimonio non si mettono il tight, ma un morning dress. Allo stesso modo
sono irriconoscibili e incomprensibili per inglesi e americani le paroìeflip-
per, footing, camping, autogrill, bar, gadget, hostess. Inglesi ma... all'italiana!
Il whisky o /'whisky?
L'articolo con i nomi stranieri
La forma corretta, nella lingua scritta, è: il whisky. Quando parliamo possiamo
dire tranquillamente il whisky o l'whisky. Ma quando ci accingiamo a scriver- Luca Serianni (nella Crusca per Voi, n. 9, p. 8) ci porta un altro esempio di come
lo ecco che sorge un, ragionevolissimo, dubbio. Di fronte a questa incertezza i parìanti siano "sensibili" alla grafia di certe parole: in italiano noi diciamo lo
ortografica molti cercherebbero di cavarsela aggiungendo "un bicchiere di" o Swatch, ho uno Swatch (il famoso orologio svizzero), ad esempio, e non il, un
"una bottiglia di", in modo da togliersi furbescamente dall'impasse. Swatch, benché in italiano Swatch si pronunci esattamente come suocero, e
La faccenda in ogni caso, non è molto complicata anche se dimostra come per regola dovrebbe avere l'articolo il come il suocero. Invece nella mente
l'uso dei parlanti possa dettare una regola (accettata da tutti) contrapposta del parlante italiano rimane impressa la lettera w e, comunque sia pronun-
a ciò che ci suggerisce invece la logica grammaticale. ciata, viene sentita come consonante. Di conseguenza, Swatch viene tratta-
to come le parole che iniziano per sv-, lo svitato, lo svolazzo ecc.
Con la w
La parola whisky inizia con la lettera w che in italiano viene resa con due suoni
ben distinti: ..
Con le altre lettere straniere
Quando si premette l'articolo a una parola straniera, si sceglie il tipo di arti-
• nelle parole di origine tedesca si pronuncia come la v italiana (walzer, wur- colo corrispondente alla pronuncia italiana di quella parola.
stel, walchiria ecc.); Per l'articolo maschile, che è il più complesso avendo tre varianti il, lo e V, si
• mentre in quelle di origine inglese si pronuncia come la u italiana di uomo usa generalmente la forma che si userebbe davanti a una parola italiana con
[week-end, windsurf, kiwi, welfare ecc.). lo stesso suono iniziale. Abbiamo quindi: lo champagne, i wafer, il judo, lo
La u di uomo (chiamata anche u semiconsonantica, perché si pronuncia in mo- strudel.
do diverso dalla u di uva), prevede l'impiego dell'articolo /', con l'apostrofo: l'uo-
mo, l'uovo. La regola vorrebbe, quindi, che noi usassimo l'articolo /' anche davan-
ti alle parole straniere che iniziano per w-, ma si pronunciano u-. Invece, per noi LA GRAMMATICA DICE
parlanti la lettera w della parola scritta rimane impressa nella nostra mente co- Vediamo la regola prendendo in esame ogni lettera straniera (includendo
me consonante e come tale viene preceduta dall'articolo ih il web, il welfare, il wee- anche la h):
kend il wi-fi così come diciamo il walzer, il wafer, il wurstel e il vaso, il vino, il vetro. » con le parole che iniziano per h si usa l'articolo /', con l'apostrofo, come se la
parola iniziasse con la vocale che segue l'acca: l'hamburger, l'hotel, l'hardwa-
re, l'hobby. Eccezione: lo humour;
Un po' di... etimologia • con le parole che iniziano per j, se si pronunciano con lag di gelo, come judo,
judoka, jersey, jumbo, jazz va messo l'articolo il, altrimenti si dice lo Jonio, lo
Whisky & un'abbreviazione inglese di wiskybae, che a sua volta deriva dal- Jodel;
la parola di origine gallica uisgebeatha, che letteralmente significa 'acqua • con le parole che iniziano per k, ci si comporta come se la parola iniziasse
(uisge) di vita (beatha)' e che corrisponde, letteralmente, alla voce latina con la c di casa: il kit, il karaté, il ketchup, il killer;
aqua vitae, 'acqua di vita', da cui l'italiano acquavite. • con le parole che iniziano pery oppure per x, l'articolo deve essere sempre lo:
Pare che sia stato San Patrizio, il santo patrono irlandese, a introdurre nel lo yeti, lo yogurt, lo yankee, lo yoga, loyo-yo; lo xenofobo, lo xilofono, lo xilene.
XIII secolo la tecnica di distillazione dell 'aqua vitae considerata, all'epo-
ca, la panacea per tutti i mali. Furono quindi i monaci irlandesi a tradur-
re 'il termine latino con uisgebeatha, da cui successivamente sarebbero de-
rivati i "moderni" whisky (scozzese) e whiskey (irlandese).
/ugoslavia o Iugoslavia? j / J (i l u n g a }
Nell'italiano antico la i lunga si usava per indicare la i semiconsonantica in
posizione iniziale e intervocalica (jeri, notajo ecc.) e per il plurale dei nomi in
Le lettere straniere -io (vizj, dazj ecc.). La troviamo conservata in alcuni toponimi (Jugoslavia,
Jonio, Jesi ecc.) e in alcuni nomi propri (Jorio, Lojacono, Ojetti ecc.), anche se
tutte queste forme sono ormai quasi più diffuse con la /: (Mar Ionio,
Forse non lo sapete, ma in italiano abbiamo due alfabeti. Uno di ventun let- Iugoslavia ecc.).
tere e uno di ventisei. n
Nelle parole straniere la j mantiene, invece, il suono della lingua d'origine: in
Quello di ventisei include anche le cosiddette lettere "straniere .mentre 1 alfa- quelle inglesi si pronuncia come la g di gelo (jeans, jazz)-, nelle parole france-
beto di ventun lettere, detto "scoi asti co", aggiunge le cinque lettere straniere a si, come la j di bonjour {abat-jour, jabot, j'accuse).
parte.
k/ K (cappa)
Le lettere straniere sono:;, k, w, x,y. A dir la verità parrebbe un po' eccessivo La lettera k si trova in numerose parole straniere (karaté, kimono, kit, koala
chiamarle straniere visto che fanno ormai parte di diritto dell'alfabeto italia- ecc.) e si pronuncia come la c di casa.
no e che sono presenti - almeno la j, la k e la x - in parole percepite come ita- La k compare anche nelle sigle kg, km, kW, anche se nella forma estesa è sem-
lianissime: si pensi ajunior o km, a extra e ex, ma anche a yogurt (o iogurt), pre preferibile la forma italianizzata chilogrammo, chilometro, chilowatt.
watt e weekend, e ai nomi Jacopo, Jessica, Katia e Walter.
w/ W (doppia vu, doppia vi, vu doppia, vi doppia)
Non in tutte le scuole primarie si insegna a "recitare" l'alfabeto tutto intero, inclu- Nelle parole di origine tedesca si pronuncia come la i/ italiana [walzer, wur-
se le 5 lettere straniere al posto giusto, tant e vero che molti di noi non sanno dove stel ecc.), mentre in quelle di origine inglese come la u italiana (week-end,
collocare la kappa o la j (prima o dopo 17i?). Ci fa pensare anche il fatto che molti windsurf, kiwi, welfare ecc.).
pronuncino il nome della lettera j all'inglese (gèi) come se non avessero imparato Nei derivati italiani da parole straniere la pronuncia è sempre v (chilowatt,
che in italiano è sempre esistita e si è sempre chiamata / lunga. weberiano ecc.). In alcune sigle la w si pronuncia vu-, www (World Wide Web)
si dice vuvuvù (vivivi) e anche WWF (World Wildlife Fund) è vuvuèjfe.
Detto questo, ecco un ripasso per rispolverare la collocazione delle lettere
x / X (ics)
straniere all'interno del nostro vocabolario e un po' di ripasso sul loro impie-
go nella lingua italiana. In latino corrispondeva a un nesso di due consonanti: la c (di casa) e la s (di
sole). Nella nostra lingua si trova ancora in parole di origine greca o latina,
a b c d e f g h i
come xenofobo, uxoricida, toxoplasmosi, oppure in parole di origine straniera
1 m n o p q r come taxi, sexy, box, XXL (pronunciato icsicsèlle) ecc. La ritroviamo anche in
s t u v w x y z alcuni cognomi italiani famosi (Bixio, Craxi) o in toponimi di origine greca
(Giardini Naxos).
ÉiyiffHBjaJi Negli SMS e nelle chat si usa la lettera x per indicare "per" (come nella molti-
plicazione): xké = perché; xò = però.
Le lettere dell'alfabeto sono tutte considerate di genere femminile (basta
pensare all'espressione: dalia a alla zeta), perché si sottintende sempre la
y/Y (ipsilon)
parola lettera. Si dice infatti la effe, la esse, la vu doppia. Soltanto la lettera Si pronuncia come la vocale / italiana e la troviamo in parole straniere come
/(oscilla fra due generi: può essere maschile, il cappa, o femminile, la cap- yogurt, spray,yoga,yacht,yin,yang,yes-man,yo-yo, o anche in parole di origi-
ne greca (Myosotis, krypton). In alcune parole inglesi la pronuncia non viene
pa. Detto questo, se sentiamo o leggiamo espressioni come mettere i punti-
italianizzata e rimane /ai/, come in inglese: by-pass, styling, nylon.
ni sugli i, oppure il bi, il gi, il qu, non ci troviamo di fronte a un errore, ma
a una variante possibile e accettabile quando si sottintende la parola suono
(o segno) al posto di lettera: il (suono) i, il (segno) b, la (lettera) f.
\ — ^
re) la homepage (la pagina principale),
Mando uri e-mail la mobility integration (l'integrazione, Un po' di etimologia
di genere femminile), il break (l'inter- / La parola e-mail deriva dall'ingle-

o una e-mail?
vallo, la pausa tra sessioni di lavoro). se electronic mail (posta elettro-
Questa regola vale soprattutto per la nica). Dal punto di vista grafico
lingua inglese, le cui parole ci arrivano ha avuto una storia movimenta-
come neutre (con l'unico articolo the ta e discussa.- email, e-mail,
Sì genere delle parole straniere per tutti i nomi) e che quindi siamo
costretti a "smistare" tra il genere ma-
mail, eMail, Email, E-mail. Nel-
l'ambito dell'edizione 2011 del-
schile e quello femminile. l'Aces, un workshop statuniten-
La domanda se la pongono in molti: e-mail è un n o m e maschile o femminile? Sembra tutto semplice, ma è necessa- se dedicato ai correttori di bozze
A una rapida consultazione dei dizionari possiamo vedere che e-mail e la sua rio aggiungere che nella nostra lingua e agli editor, è stata annunciata
variante abbreviata mail hanno due significati: quello di posta elettronica e entrano numerose parole inglesi, e per la cancellazione ufficiale del trat-
quello di 'messaggio di posta elettronica'. L'oscillazione di genere tra maschile molte di queste è difficile rintracciare tino.- dunque d'ora in poi in ingle-
e femminile riguarda il significato di 'messaggio di posta elettronica, tant e un corrispondente italiano da cui trar- se sarà email. In italiano le for-
vero che il Devoto Oli lo riporta, come seconda accezione, con la d citura re il genere; ci sono poi i prestiti lingui- me oscillano ancora: e-mail,
sostantivo invariabile femminile o (raro) maschile. Il Dizionario deM Lingua stici molto recenti, ancora non radica- email e mail. In rete prevale deci-
Italiana di Sabatini e Coletti indica e-mail come sostantivo invariato e maschi- ti e che non troviamo nemmeno nei samente la forma senza trattino.
le. Nel Grande dizionario italiano dell'uso di Tullio De Mauro la parola e-mail e dizionari.
indicata come sostantivo femminile invariabile. Alcune parole prendono poi il genere
per assonanza con parole italiane, come
La realtà è che la questione rimane ancora totalmente aperta: le domande
ad esempio la band (il gruppo musicale), che diventa femminile per influenza
rimbalzano nei siti che si occupano di lingua italiana e nella stessa famiglia la
della parola banda o card, che, per analogia con l'italiano carta, diventa la card.
moglie dice una mail e il marito invia un mail.V,alelapenadi approfondire bre-
vemente le norme che regolano l'attribuzione del genere alle parole straniere.
Per tornare alla nostra (o al nostro) mail: perché esiste questa oscillazione per
la parola mail (e e-mail) e quale forma è la più corretta?
Parole straniere e genere • Se uso e-mail e mail nel significato di posta elettronica va sempre al fem-
minile: la mail di Google è più funzionale della mail di Yahoo.
Ci sono norme, in italiano, che regolano il "passaggio" di una parola da una lin- • Se uso e-mail e mail nel secondo significato, si attribuirà il genere della paro-
gua straniera all'italiano per quanto riguarda il genere e quindi 1 articolo che la italiana corrispondente: al femminile per quelli che percepiscono la corri-
le compete Le regole sono apparentemente semplici,ma, come spesso accade, spondenza con "lettera" e maschile per quelli che invece sentono, sottinteso,
si scontrano con la varietà delle lingue in gioco e con le solite eccezioni. la parola "messaggio". Solo il tempo e i parlanti ci diranno chi aveva ragione.

Alla parola straniera entrata nell'italiano si attribuisce il genere che ha nella


Plurale
linqua di provenienza. Ciò vale ovviamente per le lingue che, come 1 italiano, Il plurale di e-mail e di mail è senza la -s finale: le e-mail, le mail.
attribuiscono il genere ai sostantivi (tedesco,francese, spagnolo ecc.): il bijou,
la siesta, la Bundesbank. Il latino e il tedesco hanno anche il genere neutro. Un'ultima notazione: non è che il genere maschile viene sentito come più attra-
Come ci si comporta in questo caso? In italiano si assimila al maschile: il curri- ente rispetto al femminile? Come mai si dice il web, quando in italiano è la rete
culum, il Kindergarten (ma, eccezione, la Fràulein: la ragazza). oppure il ketchup quando in italiano sarebbe la salsa (a base di pomodoro)?
Email è una parola universale entrata nel tessuto lessicale di tutto il mondo,
REGOLA N.2 una delle più azzeccate sintesifonetiche della globalizzazione. In tutto il pia-
neta un'email è un'email, come gli hamburger multinazionali e una Coca
Si attribuisce il genere, maschile o femminile, a seconda del genere della cor-
Cola. (Tiziano Toniutti, www.repubblica.it, 23/03/2011)
rispondente parola italiana. Avremo quindi il computer (in italiano, il calcolato-
Question time
question time seduta parlamentare in cui il governo risponde alle
domande (questions);
welfare politiche sociali.

per Yelection day Alcuni di questi avrebbero un corrispettivo italiano di tutto rispetto, come
devoluzione (per devolution) che già esisteva nel Cinquecento e indicava il
trasferimento di un diritto da una persona a un'altra nel linguaggio giuridi-
Forestierismi in politica co; oppure deregolamentazione per deregulation, fino al nostro politicamen-
te corretto che nulla ha da invidiare al politically correct (se non che almeno
in italiano sappiamo dove mettere gli accenti, mentre su quel politically...).
Il linguaggio della politica si è arricchito, negli ultimi decenni, di numerosi
termini presi a prestito dalla lingua inglese. A dire il vero, il "politichese" si e Ci sono poi i calchi, cioè parole o espressioni formate con materiale italiano
sempre mostrato un universo piuttosto fecondo e adatto alla proliferazione su modello inglese:
governo ombra da shadow cabinet
di neologismi, non solo di origine straniera, ma anche "made in Italy": pensia-
fuoco amico da.friendlyfire
mo a manovrina, tesoretto, alle famose convergenze parallele, alla strategia danni collaterali da collateral damnage.
della tensione o ad arco costituzionale (arco?) per arrivare al celodurismo, al
buonismo, alla blindatura, alla discesa in campo, al doppiopesismo, ali 'inciucio
e infine all'insondabilità di un'ormai antiquata parola come doroteo (segua- Ci sono infine le parole inglesi che sono state adattate alla lingua italiana,
ci di Doro, come i morotei lo erano di Moro?). pur mantenendo lo stesso significato:
delocalizzare da delocalize
Ma torniamo ai neologismi di origine angloamericana, una questione con- globalizzazione da globalization
troversa, sulla quale dibattono molto i puristi della lingua italiana. Il ricorso proiezione da projection.
alla lingua inglese sembra davvero eccessivo, laddove esiste una parola italia-
na a disposizione. A volte però l'acquisizione di certi termini è influenzata dal Ci sono infine parole che ci siamo inventati noi, perché - come dice Gian Luigi
processo di internazionalizzazione e di globalizzazione dei problemi politici. Beccaria (Dove va l'italiano?) - a volte siamo "più inglesi degli inglesi", ed è
Inoltre, va detto, a volte (vale soprattutto per il linguaggio mediatico), l'uso il caso di election day, parola inglese sì, che però è sconosciuta tanto in
delle sintetiche parole inglesi funziona meglio delle lunghe perifrasi italiane America quanto in Gran Bretagna, e che in Italia serve a indicare la giornata
(vedi Ministero del Welfare al posto di Ministero dei Lavoro e delle Politiche dedicata a più consultazioni elettorali. Una parola così ben radicata che l'ab-
Sociali 0 authority invece di autorità di controllo). biamo lasciata anche riprodursi tanto da avere, come ricorda sempre il prof.
Beccaria,family day, tax day, Barrichello day e perfino Yobesity day.
Aggiungo anche governatore 'presidente di Regione' e quindi, successiva-
Ecco alcuni esempi di parole della politica che sono entrate nella lingua dal- mente, altre cariche politiche di amministrazioni locali elette con suffragio
l'inglese e che sono state accolte nella loro forma originale (cioè senza esse- universale' che fa riferimento al governor americano, che negli Stati Uniti è
re adattate all'italiano): invece il presidente dell'esecutivo di ciascuno Stato.
antitrust anti-monopolio;
authority -* autorità di controllo; Un'invenzione recente? Eccola: «Non forniremo altri assetti» per le operazio-
bipartisan sostenuto sia dalla maggioranza che dall'opposizione; ni militari in Libia «perché non siamo secondi a nessuno negli assetti che già
deregulation -* riduzione delle norme legislative eccessivamente vinco- mettiamo a disposizione». Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è
lanti per lo sviluppo economico e l'attività d'impresa; rivolto al suo omologo statunitense, Robert Gates, nel colloquio al Pentagono
copyright -* diritto d'autore; (Ansa, 27/04/2011).
devolution -* cessione di poteri 0 di autorità dallo Stato alle Regioni; Ma se gli assets degli americani sono le "risorse" a disposizione di una perso-
impeachment -* messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica; na, di un'azienda 0 di un governo, l'assetto, in italiano, è la sistemazione (o
politically correct -» politicamente corretto; l'ordine) con cui sono organizzati gli oggetti o anche le gerarchie all'interno
60 premier, primo ministro inglese Presidente del Consiglio; di strutture complesse. Potenziale neologismo? 6i
i nostri occhi: location di sfilate, di congressi, di matrimoni, perfino le gite sco-
Una location tutta italiana lastiche e gli aperitivi tra amici sono arrivati ad avere una loro location, in
sostituzione del solito 'luogo d'incontro'. Per non parlare delle "location'da
favola" (!) di centri vacanze, centri benessere, ma anche pizzerie all'aperto.
Forestierismi nella lingua quotidiana La diffusione nella nostra lingua di questa parola è stata così massiccia che
la troviamo attestata anche nello Zingarelli 2010, con il significato principale
Tra le parole inglesi entrate con virulenza nella nostra lingua troviamo il di 'posizione, collocazione' (con l'esempio: "via Condotti è una location ambi-
ta dai negozi di moda"), mentre il significato specialistico originario, quello
sostantivo femminile location. cinematografico, è relegato al secondo posto.
«Evviva! Abbiamo trovato la location per la convention», ironizza Beppe
Severgnini nel suo L'italiano, Lezioni semiserie.
Istruzioni per Fuso
Location è una parola di origine inglese, attestata in questa lingua fin dal
Il consiglio è di cercare di non usare questa parola se non nel significato cine-
Cinquecento, con il significato di 'ubicazione, posizione, posto' ma diffusasi matografico. Per tutto il resto'luogo, posto adatto/ideale'0'collocazione'sono
ampiamente a partire dai primi decenni del Novecento nel significato spe- parole italiane che hanno sempre svolto la loro funzione in modo degnissimo,
cialistico di "place outside a film studio wbere a scene is filmed" (ossia 'luogo anche prima che arrivasse location-.
utilizzato per le riprese di un film, esterno agli studi cinematografici').
Come termine tecnico e strettamente specialistico si è diffuso da Hollywood
Abbiamo trovato la location per ìa festa di Filippo = Abbiamo trovato il
fino ad arrivare a Cinecittà, entrando a far parte del gergo cinematografico posto adatto/ideale per la festa di Filippo.
italiano. Con location sono arrivati nel linguaggio tecnico anche i derivati
inglesi location scouting e location manager-, il primo indica la fase m cui si
Ovviamente location non va confuso con locazione', che è tutt'altra cosa: è un
localizzano i luoghi più adatti alle riprese di un film, chiamate appunto loca-
termine tecnico del diritto italiano e significa 'contratto con cui una parte
tion grazie al lavoro di un location manager. Il location manager è dunque un (locatore) concede a un'altra (locatario) il godimento di un bene immobile 0
professionista che, a stretto contatto con il regista, il produttore e lo sceno- mobile per un certo periodo di tempo dietro pagamento di un corrispettivo
grafo, cerca di individuare le location adatte al film e di risolvere ogni proble- in denaro'. Concedere in locazione ha lo stesso significato di 'dare in affitto',
ma logistico relativo ad esse. 'affittare'.
Il passaggio dal gergo cinematografico alla lingua di tutti i giorni è stato dav-
vero molto fortunato; basta vedere quante location si sono moltiplicate sotto

Un po' di etimologia
Che strano destino hanno avuto queste due voci - location e locazione -,
entrambe derivate dal latino LOCÀTUS, participio passato di LOCARE, ('collo-
care, posizionare', ma anche 'affittare'), da LOCUS, che significa 'posto'. Tut-
te e due si sono ritrovate in funzione di termini tecnici: l'una (con la sua
pronuncia adattata alle regole dell'inglese) nel linguaggio della cinemato-
grafia, l'altra (italiana) in quello del diritto.
Oggi locazione rimane comunque una voce dotta, relegata all'ambito lega-
le dei contratti d'affitto, l'altra invece da vocabolo specialistico è diventa-
ta una voce popolare adatta a battesimi, matrimoni e molto, troppo altro.
Un quintale di cotone Purtroppo negli ultimi decenni i prestiti arabi alla nostra lingua sono lega-

Gli arabismi nella lingua italiana ti principalmente alle guerre mediorientali e riempiono le testate giornali-
stiche: hezbo/lah (letteralmente 'partito di dio'), mujahiddin (nella tradizio-
ne islamica, 'fedele impegnato nella guerra santa', quindi passato a desi-
gnare il guerrigliero afgano contro truppe d'occupazione), jihad (guerra san-
Ragazzi, l'algebra mi piace una cifra, ma ho zero in chimica! ta), intifada (letteralmente 'ribellione', poi venuta a designare la rivolta de-
gli arabi palestinesi contro i soldati israeliani durante l'occupazione mili-
In questa italianissima frase quasi tutte le parole sono di origine araba: ragaz- tare della Cisgiordania e della striscia di Gaza), kefiah (copricapo tradizio-
zo, algebra, cifra, zero e chimica sono infatti prestiti provenienti dall'arabo. nale arabo). E pensare che l'influenza araba nella cultura e nella lingua del
nostro paese è stata molto più di questo. Prima di questo vocabolario "bel-
La lingua araba ha avuto un'influenza molto speciale sulla cultura e sulla lin- lico" gli arabi hanno lasciato, nella nostra lingua, un'eredità ricca di paro-
gua del nostro paese, come su molte altre lingue romanze, specialmente lo le meravigl iose, dolci, magiche e saporite, come zibibbo, zenit, cappero,
spagnolo e il portoghese. Ne sono testimonianza i numerosissimi prestiti arancia, alcool, elisir e sciroppo.
arabi presenti, diventati così parte integrante del nostro vocabolario da aver
perso qualsiasi connotazione "esotica", se non per gli addetti ai lavori.
L'influenza araba ha certamente avuto un peso particolare nei territori dove, di
fatto, gli Arabi hanno governato per tanti secoli (in Sicilia daìl'827 al 1091, nella così tante parole. A bizzeffe ne sono arrivate, per usare ancora un arabismo da
penisola iberica dall'ottavo al quindicesimo secolo); ma, a dire il veronal di là del bizzef che significa 'molto'.
lasso di tempo in cui sottomisero 0 tennero sotto scacco parte dell'Europa, la Ma, oltre ai fervidi incroci commerciali, gli scambi tra il mondo arabo e quel-
vera grande influenza culturale provenne soprattutto dai rapporti commercia- lo europeo furono legati anche alla circolazione della cultura che ruotava
li che da sempre hanno collegato l'Europa ai paesi mediorientali. intorno alle università e ai centri del sapere italiani ed europei, dove veniva-
no tradotti in latino i testi filosofici, matematici e astronomici scritti in arabo
Si può ben dire che furono in particolare i forti legami e i numerosi scambi 0 trascritti in lingua araba dagli originali ad esempio greci.
tTa mercanti arabi e italiani a fungere da terreno fertile per la diffusione di
Ecco alcuni degli arabismi ormai parte integrante della nostra lingua.

Un po' di... etimologia Lessico marinaresco e commerciale


bazar, carovana, darsena, dogana,facchino,fondaco, magazzino, tariffa.
Scaccomatto è anch'esso un arabismo, anzi, come per altre parole della ma-
tematica che ci sono arrivate con gli Arabi, anche questa ha alle spalle un Lessico dell'agricoltura
viaggio lunghissimo, dall'India alla Persia e - attraverso il mondo islamico albicocco, arancio, carciofo, cotone, gelsomino, limone, melanzana, quintale,
- fino al mondo e alle lingue europee. Sono stati gli Arabi, molto probabil- risma, tabacco, zafferano, zagara, zucchero.
mente, a insegnarci il gioco degli scacchi, che a loro volta avevano impa-
rato dai Persiani. Ma indiana è l'origine del gioco e indiana è la radice del- Lessico dell'astronomia e della matematica
la parola araba che indica gli scacchi [shatrang0 shitrang) che ritroviamo algebra, algoritmo, almanacco, Altair, Antares, astrolabio, azimut, cifra, nadir,
ancora nello spagnolo ajedreze nel portoghese xadrez. zenit, zero.
In italiano, come nelle altre lingue europee, il nome deriva dalla formula ara-
bo-persiana con cui si segnala la conclusione: shàh màt, che significa 'il
re è morto', da cui scaccomatto e quindi scacco, scacchi. Shàh è la stes-
sa parola che, più recentemente, è stata usata per indicare il titolo di so-
vrano della Persia: scià.
Verba volani
• ad abundantiam, non *ab abundantiam significa 'in aggiunta, come se non
bastasse', 'oltre il bisogno': li hanno convocati in Questura e lì, ad abundan-
tiam, sono stati sottoposti a un interrogatorio massacrante;

ma scripta manenti ad maioral, non *ab maiora, è una formula di augurio e di saluto e signifi-
ca: a cose più grandi'. Si usa con chi ha già avuto dei successi e ambisce ad
averne di ancora più grandi;
. alter ego (non *altro ego), significa 'un altro me stesso', e si usa per indicare
I latinismi nella lingua italiana una persona che sostituisce e rappresenta a pieno titolo un'altra: fidati di lui,
è il mio alter ego;
o brevi manu, non *brevi mani, significa 'direttamente in mano a chi di dove-
Latinismi e citazioni latine spesso arricchiscono (o appesantiscono) tanti re', 'di persona'. Invece di spedire o di far recapitare un oggetto lo si conse-
discorsi, scritti e parlati: la citazione latina dà a un testo scritto una certa auto- gna brevi manu, ovvero direttamente nelle mani del destinatario;
revolezza, documenta la cultura (posseduta ed esibita) dell'autore, eleva il tono « carpe diem, non *carpe die, letteralmente significa 'cogli il giorno' e provie-
ne da un'ode molto celebre di Orazio [Odi, I,n,8). Viene normalmente tradot-
del discorso attingendo alle radici stesse del nostro sapere.
ta con l'espressione cogli l'attimo';
. casus belli, non *casus bellis, è il motivo, il pretesto di un conflitto, di un liti-
11 problema è che la lingua latina ha le sue regole e le citazioni latine, per essere
gio: il casus belli del loro divorzio è stato il tradimento del marito•
efficaci, devono essere sempre corrette. Altrimenti ecco che qualsiasi scritto (ma
questo vale anche per il parlato) perde di credibilità e dal latino si passa veloce- • conditio sine qua non oppure condicio sine qua (entrambe corrette), letteral-
mente 'la condizione senza la quale non', indica un vincolo giudicato neces-
mente al latinorum.
sario e irrinunciabile per portare a termine qualcosa: la presenza di entram-
L'impiego delle citazioni in lingua latinaha, ovviamente, anche un risvolto nega- be le parti sarà la conditio sine qua non per procedere al dibattimento-,
tivo: i testi possono risultare meno comprensibili e persino un po' pedanti. Dal • cui prodest? significa:'a chi è utile?"A chi giova?': lo strumento del "cui pro-
momento che l'obiettivo di un testo dovrebbe essere quello di farsi capire, è dest?" è l'arma più efficace per un vero giornalismo d'inchiesta-,
ovvio che il consiglio è di usare il latino il meno possibile, se non negli scritti • de gustibus non est disputandum, usata anche nella forma abbreviata de
eruditi o per lo meno di usare quelle espressioni che non necessitano di una gustibus..., è una locuzione latina molto diffusa e significa 'sui gusti non si
conoscenza approfondita della lin- deve discutere';
gua e della letteratura latine per • Deo gratias, e non *deo gratiam e neppure *Deo grazia, è un'espressione della
essere capite. liturgia cattolica, "rendiamo grazie a Dio" [Deo agimus gratias), entrata nella
Latinorum lingua parlata come "grazie a Dio!", espressione di sollievo e di soddisfazione;
Se proprio non potete fare a meno di • deus ex machina, non *deus ex macchina, letteralmente significa 'il dio (che
Il latinorum è una riuscitissima invenzione introdurre parole latine nel vostro appare) dalla macchina', dove macchina non ha niente a che vedere con
manzoniana, che l'autore mette in bocca a discorso, almeno usatele con accu- automobile: il riferimento è piuttosto alla macchina scenica con la quale si
Renzo, quando, alle prese con Don Abbondio ratezza, evitando approssimazioni e simulava l'arrivo del dio nel teatro antico. Il dio arrivava alla fine della rap-
che gli snocciola un'incomprensibile seque- storpiature. presentazione per risolvere una situazione difficile. Oggi si dice deus ex
la di latinismi per confonderlo, sbotta di- machina per indicare chi è in grado di risolvere un caso disperato;
cendo: Ecco dunque un piccolo repertorio di • dulcis infundo, e non *infundus, significa'il dolce in fondo', si usa per indi-
- Che vuol eh 'io faccia del suo latinorum! espressioni
-. e citazioni latine: care che la parte migliore arriva alla fine. Spesso usato in modo ironico: un
anno da dimenticare: ho perso il lavoro, cambiato casa e, dulcis in fundo, il
La parola latinorum rende efficacemente sia • a latere, e non *ab latere, significa fidanzato mi ha lasciata;
l'abuso sia l'uso sgrammaticato di parole la- 'a fianco' e indica una persona che • ex abrupto, significa 'all'improvviso': si mise a parlare ex abrupto;
tine, perché non basta aggiungere un -uso un affianca un'altra (giudice a latere) • ex aequo e non *ex equo, alla pari', si usa nelle gare e nelle competizioni in
-orum alla fine di una parola per rivenderla oppure si usa per introdurre un genere: / due atleti si sono aggiudicati il premio ex aequo;
come latino. commento con il significato di 'in • ex cathedra e non *ex cattedra, significa letteralmente 'dalla cattedra', dove
margine a'; cattedra è il seggio papale, e nel linguaggio ecclesiastico indica che una
J
dichiarazione del papa ha valore tassativo per i fedeli, perché il papa 1 ha pro- Donna Bisodia
nunciata nella sua veste ufficiale. Nel linguaggio comune, invece, parlare ex
cathedra significa parlare con tono categorico, dogmatico/dall'alto in basso : Accadeva, al tempo in cui la messa veniva celebrata solo in latino, che le preghiere della li-
i professori annoiano gii studenti con ìe loro lezioni ex cathedra; turgia cattolica venissero ripetute a memoria, da donne e uomini che il latino non lo conosce-
ex novo, e non *ex novus, significa 'da capo, di sana pianta': sono stato vano, senza comprenderne il significato e spesso storpiandone la forma. Ecco che cosa scri-
ve Antonio Gramsci alla sorella Teresina:
costretto a scriverlo ex novo;
"Ti ricordi che zia Grazia credeva fosse esistita una «donna Bisodia» molto pia, tanto che il
habemus papam (papam è accusativo, essendo complemento oggetto) e
suo nome veniva sempre ripetuto nel Pater noster? Era il «dona nobis hodie» che lei, come
non *habemus papa-, molte altre, leggeva «donna Bisodia» e impersonava in una dama del tempo passato, quan-
longa manus, e non "longa mano, si dice per indicare una persona o un or- do tutti andavano in Chiesa e c'era ancora un po' di religione in questo mondo. - Si potreb-
ganizzazione che agisce, in maniera più o meno clandestina e talvolta al be scrivere una novella su questa «donna Bisodia» immaginaria che era portata a modello:
limite della legalità, per conto o a vantaggio di altri: la longa manus delle quante volte zia Grazia avrà detto a Grazietta, a Emma e anche a te forse: «Ah, tu non sei cer-
lobby bancarie-, to come donna Bisodia! » quando non volevate andare a confessarvi per l'obbligo pasquale".
in medias res, non *in media re, lo diceva Orazio riferendosi ali arte narrati- Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, 16 novembre 1931
va di Omero, che inizia il racconto nel mezzo degli avvenimenti. Nell'uso \ J
comune si dice "entrare in medias res", che significa'entrare nel vivo dell'ar-
gomento', senza perdere tempo in preamboli; • semel in anno licet insanire, letteralmente significa: 'una volta l'anno è per-
• in medio stat virtus e non "in media (o in medium) stat virtus. Significa lette- messo fare qualcosa di pazzo'. Era lo slogan delle feste come il Carnevale
ralmente 'la virtù sta nel mezzo' e invita a seguire la strada dell'equilibrio, lon- quando tutto (o quasi) era permesso: ora si usa per giustificare azioni fuori
tano da ogni tipo di esagerazione; delle regole che tutti noi dovremmo, a volte, aver il diritto di compiere;
• modus vivendi, non *modus bibendi, significa modo, stile di vita. Trovare un * veni vidi vici, e non *vegni vidi vincit, è una celebre frase di Giulio Cesare che
significa: "venni, vidi, vinsi";
modus vivendi significa anche trovare un accordo provvisorio per convivere
civilmente tra persone che non vanno d'accordo-. Paolo e Lucia hanno trova-
Lo stesso discorso si può fare per quei vocaboli latini tipici del linguaggio giu-
to un modus vivendi per amore dei figli-,
ridico, ormai abbondantemente entrati in quello amministrativo, ma anche
. obtorto collo, non *obtorto collus, indica 'malvolentieri, per costrizione : ha quello della politica e che potrebbero essere tranquillamente usati nella tra-
accolto le nostre rivendicazioni obtorto collo; duzione italiana:
. par condicio e non *par conditio, è una locuzione che riprende, in forma ridot-
ta, una formula propria del diritto romano, par condicio creditorum: parità di
trattamento dei creditori. Nel linguaggio politico indica la parità di condizio-
• de facto corrisponde all'italia- Verba volant scripta manent
no di fatto;
ni di accesso ai mass media, che deve essere assicurata a ogni gruppo politi-
• de iure corrisponde all'italia- Letteralmente significa: le parole volano, gli scrit-
co: la legge sulla par condicio.
no di diritto; ti rimangono'.
^
• de cuius nella successione, si Questo proverbio latino ci ricorda che le parole det-
riferisce alla persona defunta te sono volatili e possono essere fraintese o dimen-
Parlando di latinorum, non possiamo non ricordare la parola busillis, usa- che lascia beni in eredità; ticate mentre le parole scritte rimangono nel tem-
ta nell'espressione: "qui sta il busillis!" Dove busillis indica un intoppo, un • sub conditione corrisponde po, come testimonianza inconfutabile.
ostacolo, un enigma, una cosa difficile a farsi e a capirsi. L'origine è latina all'italiano con riserva; Perciò, se vogliamo stabilire una regola, un patto o
e l'etimologia si basa su due aneddoti simili. • in foto, e non *in totum. un contratto, è sempre meglio affidarsi alla paro-
Il primo racconta di un inesperto traduttore del Vangelo che confuse in die- Letteralmente significa 'per la scritta.
intero' e in italiano si usa al Se, invece, non vogliamo che restino tracce di ciò
bus illisi in quei giorni), separandolo in indie (le Indie) e busillis, e su que-
posto dell'avverbio 'intera- che abbiamo detto o giurato... allora è meglio affi-
st'ultima parola si arenò.
mente': le richieste non con- darsi alle parole dette che, in caso di bisogno, pos-
Il secondo aneddoto parla di uno studente che di fronte al testo dove in die formi sono state respinte in
stava a fine rigo e bus illis a capo, seppe tradurre correttamente in die con sono sempre dileguarsi "volando".
toto.
'nel giorno' e quindi si bloccò miseramente sull'incomprensibile busillis]
Una vision per la mission
itangliano in azienda GIUSTO
4
Quando il mondo del marketing incontra il linguaggio della comunicazione,
possono accadere cose stranissime o assurde, degne in ogni caso della nostra O SBAGLIATO?
attenzione.
Non ci riferiamo soltanto all'uso di quell'itangliano (italiano+inglese) che
infarcisce le relazioni dei "marketing director" (ma anche tanti documenti
dell'amministrazione pubblica) con i già tanto citati budget per bilancio,
meeting per riunione, stage per tirocinio, basic per basilare, press reiease per
comunicato stampa, deadline per scadenza, know-how per competenze e
così via.
Ormai non ci perdiamo più d'animo né ci strappiamo i capelli di fronte all'on-
nipresente termine vision che ogni azienda, ogni piccola impresa, ogni uomo
come si deve pare debba possedere. E non ci scandalizziamo neppure di fron-
te alla-famigerata mission che nient'altro è se non la missione (lo scopo) di
un'organizzazione o di un'impresa, la sua "dichiarazione di intenti", il suo
Essere o non essere?
chiedersi: Chi siamo? Cosa vogliamo fare? Perché lo facciamo? Il dubbio (che in ortografia si traduce in essere o avere? valigie o valigef) non
tormenta soltanto Amleto, ma ogni scrittore - piccolo o grande, professioni-
Tanta terminologia inglese, nel mondo del lavoro, è pratica, comoda e veloce, sta o dilettante - che si cimenti con la scrittura, per gioco o per dovere. Ma,
questo ormai l'abbiamo capito tutti. Quello che però va guardato con un po' attenzione, non aspettatevi qui certezze e dogmi da seguire senza dover
di circospezione è l'abitudine (o la moda) di tradurre certe parole inglesi in riflettere: la grammatica e l'ortografia ci insegnano che, con i dubbi, spesso
maniera imprecisa o di usare un termine italiano con il significato, inesisten- dobbiamo imparare a convivere. E ci spiegano pure che certe regole, solide e
te, della corrispondente voce inglese. Ne risultano termini che non esistono perentorie (magari quelle che ci hanno tormentato durante gli anni passati
né in una né nell'altra lingua, ma che a forza di usarli sembrano quasi veri. a scuola), improvvisamente possono diventare più dolci e più docili. Ciò non
Ecco qualche esempio... da evitare, ovviamente! significa che possiamo rilassarci e sentirci liberi di usare la lingua come più
« compagnia, con il significato di "azienda" (dall'inglese company)-, ci piace. Le regole vanno prima conosciute e quindi rispettate, con quella fles-
• domestico, nell'espressione volo domestico nel senso di "volo nazionale" sibilità e quel tocco personale che soltanto la padronanza della grammatica
(dall'inglese domesticflight); e dell'ortografia ci possono dare.
«> editare, che in molte aziende viene usato con il significato dì "scrivere un L'errore ortografico è sempre brutto, indice di trascuratezza o di ignoranza. Ci
testo al computer"(dall'inglese to edit che invece significa 'rivedere, curare sono errori gravi ed errori meno gravi: ma scrivere d'accordo senza l'apostro-
un testo' oppure 'montare un filmato'); fo, o sto e do con l'accento non dovrebbe accadere, neppure in un sms o in
® educazione, con il significato, inesistente in italiano, di "formazione, istru- uno scritto frettoloso. Per questo è sempre bene dubitare. Quindi riflettere e
zione" (dall'inglese education, che invece possiede tale significato). poi, magari, correggere.

Il consiglio è quello di non farsi "affascinare" da modi troppo disinvolti di


usare il lessico e, ovviamente, di usare i forestierismi solo dove sia davvero
necessario, cercando sempre, quando esiste, una valida alternativa anche nel
linguaggio "domestico". Perfino se siete un export area manager o un mana-
ging director!
Ad, ed, od?
La domanda, che ci poniamo spesso, è: si deve ancora aggiungere la "d eufo-
nica" dopo a, e, o?

Che cos'è la d eufonica?


La d eufonica è un espediente fonetico per evitare, nel parlato e nello scritto,
l'incontro di due suoni identici e consecutivi: serve a(d) alleviare il dolore; con
spirito rigoroso e(d) equanime; ignorare il fatto o(d) ovviare al problema?
La d eufonica riguarda soltanto:
la preposizione a> ad
la congiunzione e > ed
la congiunzione o > od
In sintesi
In realtà la presenza della d non è casuale: si tratta di un elemento etimolo- • Cercare di usare la d eufonica soltanto di fronte alle stesse vocali: ad aiu-
gicamente legato sia alla preposizione, che in latino era AD, sia alla congiun- tare, ed eccoli.
zione, che in latino era ET, sia alla congiunzione o, che deriva dal latino AUT. • Evitare in ogni caso od, perché sa un po' di pedanteria linguistica.
• Non è un errore se continuate a usarla (non ad usarla) nella locuzione ad
Siamo tutti vittime della d eufonica: fino ad alcuni decenni fa l'assenza di esempio, e in tutte quelle che sono entrate a far parte del nostro patrimo-
una d eufonica veniva considerata un errore ortografico da penna rossa e nio linguistico: ad arte, ad onor del vero ecc.
quindi guai a lasciare una congiunzione e da sola di fronte a qualsiasi vocale • Andrebbe sempre evitata, causa cacofonia, quando nella parola seguente
[ed altri, ed ogni, ed oltre, ed ultimo). La lingua si muove e con essa cambiano sia presente una d nella prima sillaba: ed editori, ad andare.
le regole: piano piano anche questa norma rigidissima si è ammorbidita, gra- • Non si deve mai usare di fronte a parole straniere che iniziano con la h
zie anche all'intervento risolutivo di Bruno Migliorini, uno dei più importan- aspirata come hardware, Hitler, Hotmail, Honda, Haydn ecc.
ti storici della lingua italiana, che suggerì di inserire la d eufonica soltanto tra • Non si deve usare se la congiunzione è seguita da una virgola: se ne andò
vocali dello stesso tipo: ad ammirare, ed erano. e, essendo testardo, non si voltò a salutarmi.
Rimane il fatto che l'uso o il non-uso della d eufonica non può essere consi-
derato un vero e proprio errore ortografico (al pari di centra in luogo di c'en-
tra, o anno al posto di hanno). I manuali di redazione e perfino l'ordine dei Sn latino
giornalisti hanno assunto posizioni molto rigorose al riguardo, puntando
decisamente alla soppressione di tutte le d eufoniche di troppo dai libri e Le congiunzioni copulative, come la nostra e, in latino erano molte di più:
ET/AC/ATOUE = e

-OUE (che si attaccava alla parola precedente) = e


Un po' di... etimologia
E anche le congiunzioni disgiuntive, come le nostre o e oppure-,
Eufonia significa 'armonico accostamento di suoni, gradevole all'orec-
chio' (Devoto Oli 2010): dal greco eu, 'bene' e phoné, 'voce'. Il suo con- AUT = O
trario è cacofonia che indica l'effetto sgradevole provocato dall'accostamen- VEL= 0
to di parole e specialmente dalla ripetizione di sillabe uguali' (Devoto Oli SIVE/SEU = ovvero, sia
2010): dal greco kakós, 'cattivo' e phoné, 'voce'.
Aeroporto o aereoporìoì Caffè o caffé?
La forma corretta è aeroporto, così come aeroplano, aeronautica, aerodromo. Perché o perchè?
Il dubbio, sull'ortografia di questa famiglia di parole, è del tutto legittimo.
Nasce, infatti, da una confusione (tra aeroplano e aereo) e da un fraintendi- La risposta è:
mento di base: aereo, non è la forma abbreviata di aeroplano. Si tratta di due caffè -* forma corretta caffé forma non corretta
parole distinte che hanno origini diverse: perché forma corretta perchè -* forma non corretta
« aereo deriva dal latino AÉREUS, il cui significato corrisponde al nostro aggetti-
vo aereo (dell'aria, leggero) ed è un'abbreviazione della voce 'veicolo aereo'. Lo Quante volte ci accade di non sapere quale sia la forma corretta? La questio-
ne è sempre la stessa: l'accento sulla lettera e.
ritroviamo come aggettivo nelle espressioni come: posta aerea, ponte aereo.
« aeroplano invece deriva dal francese aéroplane. Quando scriviamo a mano il problema in generale non si pone, perché siamo
abituati ad aggiungere automaticamente un accento, disegnato come un
trattino leggermente obliquo o una mezzaluna, sopra la vocale che normal-
Aeroporto, aeroplano ecc. sono parole composte con il prefisso aero-.
mente porta l'accento.
Quando però scriviamo al compu-
Le parole composte ter - ed è ormai la maggioranza Importante
dei casi - ci troviamo sulla tastiera
Le parole composte sono quelle che nascono dall'unione di due o più parole. Possono essere com- quel famigerato tasto dove com- Quando scriviamo al computer ricordiamo
poste da parole che esistono anche da sole: lavastoviglie (da lavare e stoviglie), sempreverde paiono una è se lo pigiamo diret- che per la terza persona singolare del ver-
(da sempree verde), apriscatole(da aprirne scatole). Oppure possono essere composte da ele- tamente e una é se lo usiamo bo essere, se scritta con la maiuscola, si
menti che provengono dal latino o dal greco antico, detti prefissoidi (o confissi) e che sono, ad insieme a quello per le maiuscole deve usare la lettera accentata È (con l'ac-
esempio, demo-, auto-, filo- ecc. Si trovano nelle parole composte come democrazia, demosco- (lo shift, tanto per capirci). cento) e non E'(con l'apostrofo)!
pia, filantropo, filosofo, autodifesa ecc.
Di fronte a quei due piccoli trattini
w sbiechi, uno diretto in un senso, l'altro all'inverso, rimaniamo spesso tituban-
Esistono, però, due prefissi con la stessa forma, aero-, ma diverso significato: ti e a volte ne scegliamo uno a caso. Vale la pena, dunque, riassumere breve-
1. aero1- deriva dal greco aér, che significa 'aria' e ha dato vita a numerosi mente la regola grammaticale.
composti che fanno riferimento all'aria e all'atmosfera: aerobio, aerodina-
mico, aerofagia, aerografo, aerosol, aerostato, aeroplano. LA GRAMMATICA DICE
2. aero2- è utilizzato per la composizione di parole che si riferiscono al traffi-
co aereo ed è un prefisso ricavato dal termine aeroplano. Ha dato origine a . quello indicato con il segno (come in caffè) si chiama accento grave (per-
parole come: aerodromo, aerogetto, aeromodellismo, aeronavigazione, aero- ché il suono va dall'alto verso il basso) e cade da sinistra a destra;
spaziale, aerostazione.
• quello indicato con il segno ' (come in perché) si chiama accento acuto (per-
che il suono va dal basso verso l'alto) e sale da da sinistra a destra.
Un po' di etimologia
L'accento grave sta a indicare che la e di caffè è aperta (e il suono va dall'alto
Aeroplano arriva in italiano dal francese aéroplane, una parola coniata nel in basso, quindi è grave, pesante).
1855 e formata dal prefisso aero- più il secondo elemento piane, che sta-
va ad indicare una forma piana, per distinguerlo da apparecchi aerei di ti- L'accento acuto sta a indicare che la e di perché è chiusa (e il suono va dal
po diverso come l'aerostato, che era tondeggiante. basso verso l'alto, è acuto, appunto).
L'accento grafico è obbligatorio:
Provate a sentire la differenza tra vocale aperta (accento grave) e vocale chiu-
• sulle parole tronche di due o più s i l l a b e r ò , città, caffè, libertà, mezzodì;
sa (accento acuto) leggendo le parole elencate in questo schema: • sui monosillabi contenenti due vocali o un dittongo.- più, può'piè, ciò, già,
Accento acuto giù, scià, con l'eccezione di qui e qua;
Accento grave
(vocale chiusa) • su tutte le parole composte che hanno come secondo elemento un mono-
(vocale aperta)
perché sillabo terminante in vocale:

affinché i composti di tre; ventitré, trentatré, centotré;
caffè i composti di su: quassù, lassù;
è né
trentatré i composti di blu-, rossoblu,, gialloblù;
Noè i composti di re. viceré ecc.;
ahimè poiché
benché • su alcuni monosillabi per distinguerli da parole che si scrivono allo stesso
gilè modo, ma sono dotate di significato diverso:
bidè scimpanzé
dà (verbo: dare)
# da (preposizione: vengo da Firenze)
dì (nome: giorno)
Pronunce regionali * di (preposizione: il cane di Paolo)

r Questo esercizio di lettura e di riconoscimento delle vocali aperte e chiuse riesce bene a po-
chi italiani. Soltanto i toscani (e i romani) distinguono correttamente le vocali chiuse e aper-
è (verbo essere)
# e (congiunzione: cani e gatti)
là (avverbio di luogo: sono passati di là)
te. Un lombardo, infatti, deve scrivere perché (con l'accento acuto, quindi vocale chiusa) men-
tre invece pronuncia perchè con una bella vocale finale aperta e un trentino deve scrivere tren- * la (articolo: la casa)
tatrém l'accento grafico acuto, quando invece lo pronuncia con una -e finale aperta, anzi, lì (avverbio di luogo: l'ho messo lì)
apertissima, come in caffè. * li (pronome: li conosco bene)
Questa è una delle difficoltà che ci accompagnano quando scriviamo: la pronuncia corretta, né (congiunzione: né belli né brutti)
infatti, fa riferimento all'italiano parlato a Firenze, dove nessuno si sognerebbe mai di con- * ne (pronome: ne prendi ancora? o avverbio di luogo: te ne vai?)
fondere vocali aperte e vocali chiuse. In Italia, però, la situazione è più complessa perché la sé (pronome:/are da sé)
loro pronuncia è diversa a seconda delle regioni di provenienza. Per fortuna, quando parlia- # se (pronome atono: se ne andò o congiunzione:se taci, acconsenti)
mo, le eventuali discrepanze nel pronunciare le vocali non sono considerate errori, né dal pun- sì (affermazione: sì, certo)
to di vista della grammatica, né da quello del prestigio sociale. # si (pronome: il gatto si lava)
L'unico problema sta nella scrittura, perché ovviamente i non-toscani dovranno pensarci due
tè (nome: il tè)
volte prima di scrivere correttamente, con l'accento giusto, perché, trentatré, né ecc.
v te (pronome: vengo con te)

Abbiamo parlato dell'accento grafico in riferimento a quell'accento che si usa


solo nella scrittura e che va obbligatoriamente impiegato nei casi descritti POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:
più sotto. Cap. 3. lo do, lei sa, lui dà
Cap. 3. Sé stesso 0 se stesso?
L'accento tonico, invece, è relativo alla pronuncia di ogni parola. In ogni voca-
bolo della lingua italiana c'è sempre una sillaba che pronunciamo con più
forza e intensità delle altre: su questa sillaba cade l'accento tonico chiamato
anche, semplicemente, accento.

Tutte le parole hanno quindi un accento tonico, ma solo alcune hanno anche
l'accento grafico.
Curioso come anche l'inglese watermelon e il tedesco Wassermelone che
Cocomero o anguria? significano 'cocomero' siano entrambi formati da due parole acqua e melo-
ne... melone d'acqua, quindi, come in Sicilia!

Sono corrette entrambe le forme con qualche differenza... geografica.

Ouando parliamo di termini legati all'alimentazione o alla cucina ci troviamo


di fronte a un panorama lessicale estremamente variegato dove si moltipli-
cano tante, e a volte anche bizzarre, varianti regionali.
È proprio in questi casi che ci accorgiamo - per la gioia dei lessicografi - che
l'italiano, in quanto a patrimonio lessicale, deve moltissimo alle varietà regio-
nali e alla ricchissima cultura dialettale.

I geosinonimi si inseriscono in questo variegato panorama linguistico. Si


tratta di quei sinonimi che hanno lo stesso significato, cioè si riferiscono allo
stesso oggetto o allo stesso concetto, ma sono diffusi in zone d'Italia diverse
e ben distinte. Ogni geosinonimo copre una precisa area geografica dove
viene utilizzato comunemente e caratterizza la parlata - settentrionale, cen-
trale o meridionale - di ciascuno di noi. Si parla dunque di geosinonimi
quando vogliamo indicare non
una forma regionale o dialettale
locale, diversa da quella dell'ita-
liano comunemente usato dai
parlanti, ma quando ci troviamo Sinonimo vuol dire 'parola dallo stesso signi-
di fronte a dei veri e propri sinoni- ficato', come ad esempio niente e nulla op- Un esempio classico di geosinonimi estremamente vitali sono invece le mol-
mi geograficamente distribuiti in pure crollo e caduta. teplici espressioni che gli studenti di tutta Italia usano per indicare l'azione
base a zone molto precise. di 'marinare la scuola': si dice bigiare a Milano, bucare o tagliare a Torino,fare
forca a Firenze, fare sega a Roma,fare filone a Palermo, far vela in Sardegna e
Cocomero, anguria e melone (o mellone) d'acqua sono un esempio classico di così via.
geosinonimia: al Nord si dice anguria,in Toscana e al Centro si dice cocomero
e al Sud melone (o mellone) d'acqua. Tra i geosinonimi più conosciuti ci sono anche quelli per indicare l'italiano
lavandino, che è appunto lavandino per tutti i settentrionali e lavapiatti per i
meridionali. In Toscana si è, come per altri casi, molto precisi, e si utilizza
acquaio per il lavello della cucina e lavandino solo per quello del bagno.
Un po' di... etimologia Per non parlare poi di quello che c'è negli armadi d'Italia: nel Settentrione gli
abiti si appendono sugli ometti o sugli appendiabiti, in Toscana si usano le
Anguria ha un'origine greca: deriva infatti dal greco tardo angoùria, che si- grucce e al Centro-sud le stampelle o le croci.
gnificava 'cetriolo', termine approdato a Ravenna con la dominazione bizan-
tina intorno al VI secolo d.C., e diffusosi poi in tutta l'Italia settentrionale.
Cocomero deriva dalla voce latina CUCUMERE(M), 'cetriolo' e, con lo stesso si-
gnificato, lo ritroviamo nel francese concombre e nell'inglese cucumber.
E il melone?
Melone ha due geosinonimi: popone in Toscana e melone di pane, diffuso
soprattutto nell'italiano meridionale.
D'accordo o daccordoì £'Fbi o il Fbi, la SPD o /'SPD?
Siamo tutti d'accordo nel considerare sbagliata la forma senza apostrofo Questo dubbio ortografico riguarda una questione piuttosto complicata:
daccordo Eppure, a ben guardare, il dubbio relativo a questa espressione quale articolo si deve usare con le sigle? Tutti sappiamo, per esperienza diret-
attanaglia più di una persona: non ci sarebbe una pagina su Facebook ta, che quando dobbiamo scrivere una sigla con il suo articolo risulta facile
("Scusate ma si scrive d'accordo o daccordo?") e ben 294.000 risultati su quando si tratta di sigle che conosciamo e usiamo con frequenza il Pd, il Pdì,
Google alla ricerca su d'accordo 0 daccordo. l'Onu,la Cgil, mentre ci risulta più ostico quando usiamo sigle che non cono-
sciamo, soprattutto se sono sigle straniere.
D'accordo è una locuzione avverbiale e va scritta con l'apostrofo perché è
composta da due elementi che sono la preposizione di e il nome accordo. La norma che regola l'uso dell'articolo è diversa a seconda di come viene pro-
D'accordo ha una funzione avverbiale e si usa per esprimere una concordan- nunciata la sigla e, va detto, presenta purtroppo diverse incertezze e oscilla-
zioni nell'uso.
za di opinioni (essere d'accordo, mettersi d'accordo, andare d'accordo) oppure
viene usato nelle risposte per esprimere un'affermazione, con il significato di
'si va bene': Venite anche voi? D'accordo. Quando la sigla è pronunciata come una sola parola (come per esempio la
Accordo significa 'patto, convenzione', ma anche 'conformità di opinioni, armo- Fiat, la Tav, l'Asl ecc.) si usa l'articolo, femminile o maschile, relativo alla prima
nia'. Si usa diffusamente nell'espressione andare d'amore e d'accordo. Scrivere parola che forma la sigla:
l'Aie a l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica
daccordo tutto attaccato è quindi sbagliato.
l'Onu l'Organizzazione delle Nazioni Unite
il Pil il Prodotto Interno Lordo
Un po' di etimologia la Fiat la Fabbrica Italiana Automobili Torino
la Cisl la Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori

r Ì
la Dia la Direzione Investigativa Antimafia
il Pra il Pubblico Registro Automobilistico
il Sisde il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica
Accordo deriva dal verbo accordare, ma è parola recente e moderna, per-
ché nella lingua antica si preferiva la parola concordanza. L'etimologia di
accordare è controversa: chi ci vede la derivazione dal latino COR, CORDIS, anche se poi abbiamo il Cud, la Certificazione Unica dei redditi di lavoro
'cuore', come in concordare; altri invece pensano piuttosto a una derivazio- dipendente.
ne dal latino ACCHORDÀRE, da CHQRDA, 'corda degli strumenti musicali'.
Quando la sigla viene pronunciata per lettere distinte, come Pdl (pi-dì-èlle),
11 dubbio è comunque giustificato, perché la grafia di certe espressioni italia-
0 Tfr (ti-effe-èrre):
ne è molto oscillante tra forma unita e forma separata. Dobbiamo scrivere
• se la prima lettera della sigla è una consonante, si adoperano gli articoli il e
d'accordo (per non essere considerati dei veri zoticoni della grammatica) ma
un-, il Pd (pi-di), il Pdl (pi-di-èlle), il Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e
contemporaneamente dobbiamo ricordarci che vanno scritte unite: daccapo,
del Lavoro); ma, attenzione, abbiamo la Cgil (Confederazione Generale
daccanto, dattorno e naturalmente anche dabbene, dabbasso, disotto, disopra.
Italiana del Lavoro);
(vedi anche Cap. 4. L'aitr'anno o l'altranno? Tutt'uno 0 tuttuno?).
• se la prima lettera della sigla è una vocale, si adopera l'articolo V: l'Olp, l'Aids,
l'ogm. Nota bene: come prima lettera vocalica si intende la pronuncia della
L'Accademia della Crusca consiglia lettera, quindi è corretto dire e scrivere l'SPD (l'esse-pi-di), l'Mpa (l'emme-pi-
a), l'Fbi (l'èf-bi-ai) e l'sms: tutte e quattro le sigle "iniziano" con una vocale.
Molte persone commettono un grosso errore, perché "d'accordo" si può scri-
vere solo con l'apostrofo. Anche il dizionario più tollerante nei confronti del- Attenzione! Sulla carta stampata si possono trovare anche il MPA (da il
l'uso (il De Mauro) registra solo la forma apostrofata. Movimento per l'autonomia), il FBI [il Federai Bureau oflnvestigation): sono le
oscillazioni nell'uso con cui dobbiamo convivere
De7/'Aquila, di L'Aquila per correttezza dovremmo usare lo stesso metodo anche con la preposizio-
ne in, arrivando a soluzioni piuttosto sgradevoli come in L'Aquila, in "I

o de L'Aquila?
Malavoglia", in "I promessi Sposi".
0 Nel terzo esempio si fa ricorso a una grafia antiquata, che risale addirittura
alla scrittura separata delle preposizioni articolate ad opera degli antichi
amanuensi: su "La Repubblica", a L'Aquila, ne "I promessi Sposi".
Come si usano le preposizioni in presenza di un nome proprio che contiene
un articolo? La seconda e la terza soluzione hanno il vantaggio di mantenere intatto il
titolo dell'opera 0 il nome della località, ma allontanano molto lo scritto dal-
l'uso parlato e, come giustamente osservava Giovanni Nencioni (già
Ecco un dubbio molto frequente, perché quando scriviamo ci troviamo spes-
Presidente dell'Accademia della Crusca e illustre storico della lingua), "denun-
so di fronte a titoli di romanzi, film, testate giornalistiche o toponimi (nomi
cerebbero una grave insufficienza della nostra ortografia".
di località geografiche) che cominciano con un articolo come I Malavoglia, Il
concerto, l'Unità, La Spezia e se davanti ci dobbiamo mettere una preposizio-
ne, ecco il dilemma.
Oual è la forma corretta?
Istruzioni per Fuso
la ricostruzione dell'Aquila, il riassunto dei Malavoglia Il consiglio è quindi di optare per la prima soluzione, e scrivere così come si
la ricostruzione di L'Aquila il riassunto di I Malavoglia parìa, senza utilizzare interventi che hanno evidentemente dell'artificioso:
Ifondi per la ricostruzione dell'Aquila;
la ricostruzione de L'Aquila il riassunto de I Malavoglia
Mi hanno raccontato di numerose proteste di cittadini all'Aquila;
Per toglierci dagli impicci possiamo usare la scorciatoia dell'apposizione, cioè Devo fare un riassunto dei Malavoglia;
inserendo tra la preposizione articolata e il titolo un nome che ne specifichi Mi piace il protagonista della Storia Infinita di Michael Ende;
il significato: sul quotidiano La Stampa, nel romanzo 11 Gattopardo. Ma si trat- Ho studiato l'uso della punteggiatura nei Promessi Sposi;
ta di un espediente che può appesantire il testo e renderlo quindi meno scor- Ho letto un bell'articolo sulla Stampa;
revole. Inoltre non funziona con le città, perché necessitano dell'inserimento Massimo Giannini scrive sulla Repubblica e sull'Espresso.
di un'ulteriore preposizione (di) che ci riporta, nuovamente, al problema ini-
ziale: siamo arrivati alla città di L'Aquila (dell'Aquila, de L'Aquila?). Come dob-
biamo comportarci?
L'Accademia della Crusca consiglia
Vediamo che cosa suggeriscono le grammatiche.
r L'Accademia consiglia di usare la soluzione grafica che corrisponde alla pro-
nuncia della lìngua parlata, perché più facile e accessibile a tutti.

LA GRAMMATICA DICE
Generalmente le grammatiche propongono le tre diverse possibilità, tutte
grammaticalmente corrette:
1. Mi piace il protagonista della Storia Infinita di Michael Ende
2. Mi piace il protagonista di La Storia Infinita di Michael Ende \
3. Mi piace il protagonista de La Storia Infinita di Michael Ende

« Nel primo esempio la preposizione e l'articolo iniziale si fondono in una


preposizione articolata e rispecchiano l'uso della lingua parlata.
® Nel secondo esempio si ricorre alla preposizione semplice che ha il vantag-
gio di mantenere intatto il titolo.Tuttavia, se optiamo per questa soluzione,
Efficiente o efficenteì Questa e la regola. Allora perché scriviamo efficiente con la i quando non
sembrerebbe necessario, visto che cena, dolce e celeste si scrivono senza?
La regola, in verità, è piena di eccezioni:
Efficiente va sempre scritto con la i e m ai efficente. • ci sono le parole cielo e cieco (che derivano dal latino CÀELUM e CÀECUS) che
grazie alla 7 si distinguono dalle parole omofone (cioè che si pronunciano
La domanda sorge spontanea: per quale ragione allora scriviamo soddisfa-
allo stesso modo) celo (prima persona singolare del verbo celare) e ceco
cente senza la /? Ecco una questione ortografica che ci tormenta fin dalla (ovvero, della Repubblica Ceca);
scuola: quando si mette e quando non si mette la /?
• ci sono i nomi composti con il suffisso -iere, come pasticciere, artificiere, bra-
ciere, dove la i rimane per mantenere visibile e riconoscibile il suffisso che è
LA GRAMMATICA DICE lo stesso di inferm-iere, barb-iere ecc. Infatti, dove non è necessario, abbiamo
regolarmente pasticceria 0 brace, senza la 7.
La regola grammaticale dice che, in italiano, la lettera c rappresenta due
« infine abbiamo efficiente che, insieme a deficiente, sufficiente e insufficien-
suoni distinti:
te, viene scritto con la i, esattamente come la forma originaria latina: EFFI-
• davanti alle vocali a, o, u, davanti a una consonante e in fine di parola corri- CIENS, SUFFICIENS, DEFICIENS. In questi casi, trattandosi probabilmente di voci
sponde alla c di cane: casa, cosa, cucina, credere, tic-tac; dotte, il legame con l'origine latina è rimasto così forte da non consentire
• davanti alle vocali e, i corrisponde al suono più dolce di cena: cento, cigno. un adattamento alle trasformazioni delle parole simili. Altri aggettivi, infat-
ti, com e facente, soddisfacente, confacente, stupefacente (dal participio pre-
Per rappresentare il suono palatale (quello di cena, per spiegarsi) davanti alle
sente FACIEIMTEM e suoi composti), si sono invece allontanati dalla parola lati-
vocali a.oeu, la lingua italiana ha trovato un espediente utilissimo: inserisce
na da cui provengono e si scrivono tutti senza la /.
una i tra consonante e vocale e... il gioco è fatto -.faccia, ciò, ciurma (senza la /
si leggerebbero facca, cò e curma).
Di fronte a tante eccezioni, l'unico rimedio è affidarsi a uno schema riassuntivo:

Un po' di... storia della lingua SI SCRIVONO CON LAI SI SCRIVONO SENZA LA I
artificiere carcere
braciere ceco (della Repubblica Ceca)
Per quale motivo ci sono così tante oscillazioni nella resa grafica dei suoni
cartucciera celo (verbo celare)
c e g , tante regole e troppe eccezioni? Tutta colpa del latino. In latino le let-
cieco confacente
tere c e gavevano solo il suono sordo (di casa e di gallo): CICERO (Cicerone)
cielo indecente
si pronunciava chicheroE GELU si pronunciava ghelu. Poi, più 0 meno dal III
deficiente indecenza
secolo d.C., il suono di queste lettere davanti alle vocali e ed /' ha incomin-
efficiente innocente
ciato a spostarsi dalla gola verso il palato, così CICERO (pronunciato CIvelie-
formaggiera megera
ro) divenne Cicero(ne), CENTUM (chentum) 'cento' e GELU [ghelu) 'gelo'.
pasticciere pancetta
Non è che tutto sia avvenuto così, all'improvviso: ci sono state certamente
sufficiente soddisfacente
delle fasi intermedie da un suono all'altro. Possiamo ancora rintracciare le
sufficienza stupefacente
fasi di questo spostamento nelle lingue e nei dialetti odierni che sono in qual-
che modo testimoni di questo passaggio: la pronuncia del latino classico,
ad esempio, la possiamo ritrovare, come un reperto archeologico, nei pre-
stiti latini entrati nelle lingue germaniche dove è rimasto un Kiste ('cesta'),
per il latino CISTA che originariamente si pronunciava chista 0 Keller {'can-
tina') dal latino CELLARIUM, che si pronunciava cheiiarium, Da CAESAR lati-
no (che si pronunciava con la c di casa) deriva il tedesco Kaiser ('impera-
tore') e perfino il russo Zar.
Entusiasta o entusiaste?
• Gli aggettivi con due sole desinenze (-e, -/), una per il singolare e una per il
plurale:
giovan-e giovan-i

Ovviamente la risposta corretta è: entusiasta, con la -a finale. • Gli aggettivi con tre desinenze (-a, -7, -e), una comune per il maschile e il
femminile singolari (-a), e due desinenze diverse per il plurale (-/, -e):
entusiast-a entusiast-i, entusiast-e
Perché si dice "Marco è entusiasta della tua proposta" e non "Marco è entusia-
A questa classe appartengono gli aggettivi che terminano in -ista (pessimi-
ste"? Come mai questo aggettivo maschile (perché si riferisce a un uomo, sta,, marxista), -cida (omicida, battericida), -ita (ipocrita, sunnita), -asta
Marco) termina in -a, come buona, bella, tranquilla e bionda? (entusiasta, iconoclasta ecc.), -ota [idiota).
Non è una domanda poco interessante, questa, perché ci dice quanti siano 1
dubbi relativi alle desinenze dei generi maschile e femminile. Nella nostTa
• Gli aggettivi invariabili, che rimangono cioè uguali sia nel genere sia nel
mente infatti, c'è una regola che dovrebbe essere univoca: il maschile termi- numero: pari, blu, rosa, arrosto ecc.
na in -o al singolare e in -/ al plurale; il femminile finisce in -a al singolare e
in -e al plurale. Quindi, dato che entusiasta appartiene alla terza classe, si dirà:
maschile femminile Marco è entusiasta Ginevra è entusiasta
il gatto - / gatti la gatta - le gatte I bambini sono entusiasti Le bambine sono entusiaste

Le cose però non stanno così.

Rispolveriamo allora un po' di grammatica e vediamo da vicino la parola


Se avete avuto anche voi il dubbio su entusiasta, come possibile forma ma-
entusiasta. schile dell'aggettivo entusiasta, sappiate che non avete peccato di esage-
rata ignoranza, perché in effetti, nella lingua italiana, questa questione è
LA GRAMMATICA DICE rimasta aperta per diverso tempo. Infatti la lingua antica presenta nume-
rose oscillazioni, sia per entusiasta/entusiastosia per altri aggettivi della stes-
Entusiasta è un aggettivo qualificativo, ossia quel tipo di aggettivi che espri-
sa classe, come ipocrita/ipocrito (ma anche per i nomi uscenti in -a come
mono una qualità del nome al quale si riferiscono. artista/artisto, eremita/eremito, stratega/stratego), mostrando così un ten-
Ouesti aggettivi sono suddivisibili in quattro classi, in base al modo in cui si tativo di "normalizzazione" che anche noi, nella nostra mente, percorria-
declinano (o non si declinano) per genere e numero. Abbiamo dunque: mo quando ci chiediamo se non esista entusiasto.
. Gli aggettivi con quattro desinenze (-0, -a, -i, -e), una per ciascun genere e
una per ciascun numero:
bell-o bell-i
bell-a bell-e

Un po' di... etimologia


Entusiasta deriva dal verbo greco enthousiézein, che significa letteralmen-
te 'essere in dio, essere pieno di dio' (en sta per 'in' e theós per 'dio'), quin-
di 'essere mosso, ispirato da dio'. La parola però ci arriva dal greco per via
indiretta, perché si diffuse in Italia nel XVI secolo d.C. per influsso del fran-
cese enthousiasme e enthousiaste.
Ho scritto a degli amici In italiano l'articolo partitivo funge anche da plurale dell'articolo indetermi-
nativo:
Ci sono frasi che, quando parliamo, pronunciamo senza problemi: ho scritto ho una matita ho delle matite
a degli amici• sono uscito con delle ragazze; si sono ribellati a delle calunnie ho un cane ho dei cani.
ecc Si tratta di frasi che non sono scorrette dal punto di vista grammaticale.
Per quale motivo, però, ci sembra (e non a torto) che "suonino male" e ci fre- Lo spagnolo e il portoghese, invece, hanno anche le forme plurali dell'arti-
niamo quando dobbiamo metterle per iscritto? In effetti, nella lingua scritta colo indeterminativo:
vanno evitate. Partiamo dalla grammatica e cerchiamo di capire perche. un gato, unos gatos una mujer, unas mujeres
um gato, uns gats urna mulher, umas mulheres.
LA GRAMMATICA DICE
Degli e delle sono articoli partitivi: accanto agli articoli determinativi e inde-
terminativi, la lingua italiana possiede infatti anche un terzo tipo di articoli
che si chiamano partitivi.
Istruzioni per l'uso
Quando l'articolo partitivo è preceduto da una preposizione è bene sostituir-
Ecco uno specchietto esemplificativo per rinfrescare la nostra memoria:
lo con il corrispondente aggettivo alcuno. Non perché sia scorretto, ma - come
Articolo determinativo Articolo indeterminativo dice Luca Serianni nella sua Grammatica - per ragioni di chiarezza o di eufo-
Maschile Femminile nia (cioè di armonia sonora).
Maschile Femminile
Singolare il, lo, /' la, I' un, uno una, un Nella lingua parlata possiamo dire sono uscito con delle ragazze oppure ho
le scritto a degli amici, ma quando scriviamo cerchiamo sempre di preferire:
Plurale i, gli sono uscito con alcune ragazze e ho scritto ad alcuni amici.
Artìcolo partitivo
Maschile _ femminile
Singolare del, dello della
Ritira le del degli delle

L'articolo partitivo indica una quantità imprecisata, una parte di un tutto


specificato dal nome che segue:
Ho mangiato della frutta Ho comprato del vino
Ci siamo andati con degli amici Abbiamo incontrato delle ragazze
• Al singolare l'articolo partitivo può essere sostituito con un po'di.
vuoi del vino? = vuoi un po'di vino?
• Al plurale l'articolo partitivo può essere sostituito con alcuni, alcune,
ho preso delle banane = ho preso alcune banane.
Eccezione: il discorso non torna però del tutto se dico: hai delle belle gambe o
ha dei begli occhi; è chiaro che non posso sempre sostituire l'articolo partiti-
vo con alcuni/e... Le regole grammaticali hanno sempre delle (alcune) ecce-
zioni!
lo do, lei sa, lui dà:
Fa e do non vogliono l'accento, anche se fa (terza persona singolare del
verbo fare) potrebbe confondersi con la nota musicale, così come do (prima
persona singolare del verbo dare) con il do nota musicale. In questi casi,

dove va l'accento?
però, il contesto è quasi sempre sufficiente a chiarire il senso e a non creare
ambiguità, così come per il re (sovrano) e il re (nota musicale) o mi (a me) e
mi (nota musicale). Quindi:
Marta fa un sacco di storie. Ti do una bella notizia.
È corretto scrivere: io do, lei sa e lui dà.

LA GRAMMATICA DICE E da' con l'apostrofo?


La regola grammaticale dice che l'accento è obbligatorio su alcuni monosilla- Oltre a. da e dà con l'accento, abbiamo anche un da' con l'apostrofo: si tratta
bi (parole composte da un'unica sillaba) per distinguerli da parole che si scri- della seconda persona singolare dell'imperativo presente del verbo dare. Ci
vono allo stesso modo ma hanno significati diversi: per esempio l'accento sono poi le tre forme: di, senza accento, in quanto preposizione ("un morso di
serve a distinguere la terza persona singolare del verbo essere (è) dalla con- mela"); dì, con accento, sinonimo di giorno; di', con l'apostrofo, per la seconda
giunzione e oppure là (avverbio) da la (articolo). persona dell'imperativo presente ("di' la tua").

Ecco in sintesi quali sono i monosillabi cbe richiedono l'accento: Come dare e dire si comportano anche i verbi fare, stare, andare, che alla
seconda persona singolare dell'imperativo hanno-.fa', sta'e va'.
Fa', da', sta' e va' sono forme apocopate (cioè troncate, abbreviate) rispettiva-

dì (nome: giorno) * di (preposizione: il cane di Paolo) mente di fai, dai, stai e vai.
è (verbo essere) # e (congiunzione: cani e gatti)
là (avverbio di luogo) *la (articolo: la casa)
lì (avverbio di luogo) * li (pronome: li conosco bene)
né (congiunzione: né belli * ne (pronome: ne prendi ancora?
né brutti) o avverbio di luoqo: te ne vai?) L'accento non va mai messo sulle seguenti parole monosillabiche:
sé (pronome:fare da sé) * se (pronome atono: se ne andò • qui (avverbio)
o congiunzione: se vieni,parliamo) « qua (avverbio)
sì (affermazione) * si (pronome: il gatto si lava) • so (prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo sapere)
tè (nome: il tè) * te (pronome: vengo con te) • sa (terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo sapere)
• va (terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo andare)
• sta (terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo stare)
Un po' in disuso «• fu (terza persona singolare del passato remoto del verbo essere)
, « blu (sostantivo o aggettivo)
Po' è la forma tronca (abbreviata) della parola pocoe l'apostrofo sta ad indicare che la secon- • tre (numero)
da parte della parola si è perduta per strada. Un po', nell'uso scritto, si sta lentamente spo- • su (avverbio e preposizione)
stando verso la forma con l'accento, un pò, che è errata, mi raccomando! topo dilaga soprat-
tutto negli sms (che riceviamo ma, purtroppo, anche in quelli che scriviamo) dove, a essere sin- Vanno invece scritte sempre con l'accento:
ceri, pò è la scelta più veloce e meno macchinosa rispetto alla ricerca, lunga e complessa, del- « già, giù, più, ciò
l'apostrofo. C'è stato addirittura chi avrebbe suggerito di eliminare del tutto l'apostrofo lascian- • i composti di tre: ventitré, trentatré, centotré
do semplicemente po, che certamente non si confonderebbe con il fiume Po, visto che, in que- • i composti di su: quassù, lassù
sto significato, ci vuole la maiuscola: non sarebbe una cattiva idea e forse sarebbe meno in- • i composti di blu: rossoblù, gialloblù
digesta della forma con l'accento! • i composti di re: viceré
/N..
O
«H La forbice o le forbici!
ly> La forma corretta è quella plurale: leforbici, ma se scrivete la forbice non com-
rtS mettete un errore troppo grave. Vediamo perché.
&
</»
O LA GRAMMATICA DICE
O Le forbici, per i libri di grammatica, sono un classico esempio di nome difetti-
VA vo. 1 nomi difettivi sono quelli che si usano (quasi) esclusivamente nella
forma singolare o in quella plurale.
5
rn I nomi difettivi che mancano di singolare solitamente si riferiscono a ogget-
ti formati da due o più parti: i pantaloni; i calzoni; gli occhiali; le mutande; le
pinze; le redini; le manette; le forbici ecc.

Tutti questi oggetti in italiano sono generalmente al plurale, ma presentano


localmente anche la forma singolare, meno diffusa e percepita come meno
corretta rispetto a quella plurale. L'oscillazione singolare/plurale è dovuta al
fatto che tutti gli elementi sovraccitati sono composti da due parti coìlegate,
unite o cucite tra loro.- due in uno.
Questa la regola, la realtà di noi parlanti è poi leggermente diversa: l'oscilla-
zione tra le due forme, forbice e forbici, è fortemente influenzata dalla pre-
senza di questa parola (che denomina uno strumento fondamentale per la
vita e il lavoro) in tutti i dialetti italiani, che la vedono al singolare nell'area
settentrionale, da Torino a Bolzano, e anche in Abruzzo, Campania, Basilicata,
Puglia e Calabria, ma rigorosamente al plurale nell'area centrale (Toscana,
Lazio, Marche e Umbria) e oscillante tra singolare femminile e plurale
maschile in Sicilia. Rimando, a questo proposito all'interessantissimo artico-
lo di Matilde Paoli, della Redazione Consulenza Linguistica dell'Accademia
della Crusca, La lingua in rete (30/06/2010).

Istruzioni per l'uso


Oual è dunque la forma corretta? Diciamo che le forbici sarebbe la forma cor-
retta e quella che dovremmo usare nella lingua scritta, a meno che non stia-
gli orecchi
mo parlando di forbice nel significato (recentemente diventato molto di l'orecchio
le orecchie (senza differenze di significato)
moda), di 'divaricazione, distanza' in termini di voti, di emolumenti ecc.:forbi-
gli ossi (generalmente di animali)
ce salariale,forbice di gradimento, la forbice tra Barack Obama e John McCain.
È evidente che, nel linguaggio orale, la scelta della forma singolare o plurale le ossa (insieme dell'ossatura umana)
sarà molto influenzata dal dialetto parlato in ciascuna area: al Nord sicura- gli urli (soprattutto di animali)
l'urlo
mente si sceglierà il singolare, al Centro il plurale e al Sud l'uso sarà oscillante. le urla (dell'uomo)
Vanno sempre scritte unite
L'altr'anno o l'altrannoì allora oppure

Tutt'uno o tuttunoì allorché


almeno
ancorché
ossia
ovvero
ovverosia
apposta perciò
Esistono moltissime espressioni, in italiano, come tuttora e tutt'uno (la appunto perfino
prima unita, la seconda con l'apostrofo!), che si pronunciano come una sola benché pertanto
parola ma si scrivono seguendo regole diverse e, a volte, poco comprensibili: bensì poiché
alcune si rappresentano graficamente come due parole separate, altre inve- chissà pressappoco
ce come due parole unite. Ma non finisce qui, perché per un buon numero di davanti quaggiù
queste espressioni sono ammesse sia la grafia unita sia quella separata, l'una davvero qualcosa
più comune e l'altra meno diffusa. dopodomani qualora
dovunque quassù
Che maggior parte, a posto o all'inarca si scrivano separate, credo lo sappia- eppure sennonché
mo tutti, nonostante la nostra percezione di queste espressioni, quando le finché seppure
pronunciamo, sia maggiorpàrte, appósto e allincìrca. Il problema sì pone, per finora sicché
molti di noi, di fronte a espressioni come senz'altro, l'altr'anno, d'altronde, per giacché siccome
lo più, tutt'oggi, talora (o tal'oraì) e tante altre ancora. infatti sissignore
I dubbi di chi scrive, nei confronti di queste parole, sono più che comprensi- inoltre soprattutto
bili perché corrispondono spesso a oscillazioni nella resa grafica e a incon- invano sottosopra
gruenze nell'uso. Ad esempio possiamo scrivere per lo più, separato, oppure invero talora
unito e con una sola p [perlopiù), ma guai a scrivere perloppiù, mentre poi laggiù talvolta
abbiamo sennonché, che va scritto unito e guai invece a usare la forma senon- neppure tuttavia
ché, con una n sola, considerata scorretta, mentre la grafia separata se non nonché tuttora
che è accettabile, ma (attenzione!) meno comune.

La situazione è davvero complessa. Per questo vogliamo elencarvi le parole e


le espressioni che vanno scritte separate, quelle che vanno scritte unite e
quelle che hanno entrambe le possibilità, tenendo conto del fatto che a volte
perfino queste indicazioni possono cambiare con Timporsi di una forma sul- Nel linguaggio colloquiale, e quindi informale, abbiamo due espressioni co-
l'altra. me sennò e vabbè che nell'italiano scritto più formale e sorvegliato vanno
resi graficamente come due parole separate: se no e va be' (con l'apostro-
fo, perché forma troncata di bene).
Vanno sempre scritte separate
a fianco l'altr'anno Infine, la sezione delle parole che presentano entrambe le grafie (unita e
a posto maggior parte separata). Per alcune di esse la scelta è libera, per altre una forma è registra-
a proposito per cui ta (nei dizionari), come meno comune dell'altra, perché considerata arcaica,
al di là (ma l'Aldilà) per lo più antiquata, passata di moda. La forma meno comune si può usare, ma biso-
all'incirca poc'anzi gna tenere conto del fatto che, a volte, essa potrà dare al testo scritto un
d'accordo quant'altro gusto un po'... retro. Inoltre può capitare che alcune forme da "meno comuni"
d'altronde tutt'uno passino allo stato di... "defunte". 95
Si possono scrivere sia unite che separate Lo pneumatico
anzi tutto (meno comune)
o il pneumatico?
anzitutto
caso mai casomai (meno comune)
ciononostante/ciò nonostante cionnonostante (meno comune)
controvoglia contro voglia
così che
cosicché La forma corretta è, senza dubbio, lo pneumatico, gli pneumatici. Ma quanti
così detto
cosiddetto di noi la rispettano? Vediamo da vicino quali sono le regole che disciplinano
così fatto
cosiffatto l'uso degli articoli nella lingua italiana.
da per tutto
dappertutto
dappoco (= di poco pregio) da poco (meno comune)
dappresso da presso LA GRAMMATICA DICE
dapprima da prima (meno comune)
dapprincipio (meno comune) La regola parla (o parlerebbe) chiaro. In italiano abbiamo tre articoli determi-
da principio nati per il maschile: il, l'elo.
di fronte difronte (meno comune)
di sotto disotto (meno comune)
dopo tutto Lo si usa davanti ai nomi che iniziano con:
dopotutto • s + consonante (si chiama s impura): lo sbaglio, lo stagno, lo sgabello, lo smalto-,
manodopera mano d'opera
mezzora (meno comune) • z: lo zaino, lo zio, lo zero;
mezz'ora • x. lo xilofono, lo xenofobo;
nondimeno non di meno
non ostante (meno comune) • ps o pn: lo psicologo, lo pneumotorace, lo pneumatico;
nonostante • gn e se. lo gnomo, lo gnocco, lo sceriffo, lo scialle;
oltre misura oltremisura (meno comune)
oltre modo (meno comune) • i semiconsonantica: lo iodio, lo iato, io yogurt, io yeti.
oltremodo
peraltro per altro
per lo meno Il plurale di lo è gli: gli pneumatici, gli sbagli, gli psicologi, gli gnomi, gli gnoc-
perlomeno chi, gli sceriffi, gli scogli ecc.
perlopiù per lo più
quanto meno quantomeno (meno comune)
quantopiù quanto più Un po' di... storia della lingua
suppergiù su per giù
tanto meno
tanto più
tutt'al più
tantomeno (meno comune)
tantopiù (meno comune)
tuttalpiù (non comune)
r L'articolo lo nell'italiano moderno ha, come abbiamo visto, un ruolo piut-
tosto marginale, relegato a usi limitati. Non è stato sempre così. Anzi, pos-
siamo dire che nell'italiano antico era l'articolo lo a farla da padrone, rispet-
to ai colleghi ile /'.
Al plurale, la lingua antica aveva tre forme, /', glie //"(in Dante lo troviamo
Istruzioni per l'uso spesso: "li spirti", "li stornei", "li occhi"). La variante li è oramai scompar-
Tenete sempre un buon dizionario a portata di mano, ma attenzione: perfino sa in italiano, ma sopravvive, stranamente, in quella forma di "burocrate-
se" che è la data: Roma, //"(sottinteso giorni) 28 aprile 2011.
i dizionari, a volte, danno risposte contraddittorie!
Gli articoli il e lo derivano tutt'e due dall'aggettivo dimostrativo latino
TLLUM (che significava originariamente 'quello'), che con il tempo è passa-
to a indicare l'articolo determinativo il: ILLUM FILIUM, il figlio. Allo stesso mo-
do, l'articolo la deriva da TLLAM (FILIAM) divenuto poi ILLA FILIA, la figlia.
Quindi la forma corretta è lo pneumatico, uno pneumatico e gli pneumatici.

Il reale uso nella lingua italiana ci dice però un'altra cosa: da una veloce ricer-
ca della voce su Google abbiamo, ad esempio, 4.130.000 risultati per lo pneu-
matico e 8.040.000 per il pneumatico. Quasi il doppio per la forma "scorret-
ta". Effettivamente il nesso pn- iniziale non è semplicissimo da pronunciare
e non è molto diffuso nella lingua italiana. Con pn- iniziale abbiamo solo una
serie di termini molto specialistici della medicina: lo pneumotorace, lo pneu-
mococco, lo pneumocefalo, lo pneumografo, lo pneumologo, lo pneumoperi-
cardio.
Pneumatico è l'unica, tra le parole che iniziano con pn-, ad avere una diffusio-
ne anche nel linguaggio quotidiano. È dunque comprensibile che ci possa
essere un'indecisione su quale articolo usare e che nel parlato informale si
opti per l'articolo il, quello più comunemente usato con i nomi maschili.

Istruzioni per Fuso


Possiamo dire il pneumatico, i pneumatici in contesti informali, ma quando
andiamo a scrivere sarebbe preferibile attenersi alla forma regolare lo
pneumatico, gli pneumatici.
Ouando, però, andiamo a vedere i testi che pubblicizzano tali accessori per
auto, notiamo che sono ben attestate tutte e due le possibilità. Un rapido
sguardo ai siti internet di due tra le maggiori case produttrici di pneuma-
tici, Michelin e Pirelli, mostra una situazione davvero oscillante.

Sul sito ufficiale della Michelin (http://www.michelin.it/pneumatici) pre-


vale lo pneumatico, ma talvolta, inavvertitamente, chi scrive scivola verso la
forma più informale il pneumatico e i pneumatici:
Sei motivi per sostituire gli pneumatici.
Di seguito, trovate descritte sei circostanze in cui è bene prendere in seria con-
siderazione l'idea di sostituire i propri pneumatici. In altri casi, è possibile ri-
parare uno pneumatico danneggiato. La riparazione degli pneumatici Miche-
lin deve essere preceduta da un attento esame di tutte le parti dello pneuma-
tico, interne ed esterne, da parte di uno specialista.

Ma qualche riga più in là si legge:


In caso di dubbio, rivolgetevi a uno specialista che sarà in grado di stabilire se
il pneumatico è ancora adatto all'uso.

Sul sito della Pirelli (http://www.pirelli.com/tyre) prevale invece ampiamen-


te il pneumatico, i pneumatici:
Per la tua sicurezza è importante controllare i pneumatici della tua auto
o Ma però? Le congiunzioni coordinative servono a unire proposizioni 0 parti di propo-
15 Ouanti di noi ricordano il segno sdegnato, a penna rossa, che sottolineava
sizioni:
Luca mangia e dorme;
'Ol l'errore nelle nostre composizioni scolastiche: ma però non si scrive - ci dice- Elena è brava ma poco creativa;
rt
& vano - perché è una ripetizione di due congiunzioni avversative (ma e però) Vittorio era un sognatore, perciò è morto.
wn che hanno lo stesso significato e per questo è da rigettare, proprio come a
O me mi. A seconda del loro significato si distinguono in congiunzioni:
O Invece. Dopo anni di "non si dice e non si scrive", finalmente, le moderne copulative (e, anche, pure, né ecc.);
SA disgiuntive (0, oppure, altrimenti, ovvero ecc.);
grammatiche ci offrono tutta la loro solidarietà: ma però si può dire e anche
dichiarative {cioè, infatti, ossia ecc.);
scrivere. avversative (ma, però, tuttavia, anzi, piuttosto che ecc.);
O
rn conclusive (dunque, quindi, perciò, allora ecc.);
LA GRAMMATICA DICE correlative (e... e, 0... 0, sia... sia, non solo... ma anche ecc.).
Cito, a esempio, la grammatica di Luca Serianni:"A/1a può sommarsi ad altre
congiunzioni avversative 0 sostitutive con effetto di intensificazione: «ma
però», «ma bensì»". Ma non solo è l'avversativa più diffusa nella nostra lingua, bensì anche l'uni-
Ma, infatti, è una congiunzione coordinativa di tipo avversativo. Le congiun- ca che possa svolgere entrambe le funzioni: non è bello, ma ha fascino (limi-
zioni avversative uniscono due parole o frasi che hanno un contenuto non tativa); non è uno scoiattolo ma un ghiro (sostitutiva).
solo diverso, ma anche contrapposto. Le congiunzioni coordinative avversati-
ve sono: ma, tuttavia, però, pure, eppure, anzi, nondimeno, bensì, piuttosto, Ecco che, considerato da questo punto di vista, l'accostamento di ma con però
invece, mentre, se non che, al contrario, per altro, dei resto, ciò nonostante. risulta comprensibile, perché il significato di ma viene rafforzato dalle con-
Oueste congiunzioni possono esprimere un'opposizione parziale e allora si giunzioni avversative affini: ma però, ma tuttavia, ma bensì.
dice che hanno un valore avversa-
tivo-limitativo (non vorrei uscire, Ma però d'autore
ma devo comprare il latte) oppure
un'opposizione totale con valore • N
"[...] cose da levarvi l'allegria per tutta la
avversativo-oppositivo e, in que- vita; ma però, a parlarne tra amici, è un sol-
sto caso, sono anche chiamate
lievo."
sostitutive (non aveva perso solo il
Alessandro Manzoni,
suo patrimonio, bensì l'intera ere-
IPromessi Sposi, Cap. XXIII
dità paterna).

( E ) POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:


Un po' di... etimologia Cap. 4. Cioè
r
r Il latino conosceva molte congiunzioni avversative: SEU, AUTEM, AT, VERUM ecc.
che non sono sopravvissute alla storia. Furono sostituite, nel latino parla-
to, da MAGIS, che dall'accezione originaria 'più', passò ben presto a signifi-
care 'piuttosto'. Da MAGIS si passò alla forma attestata mai e quindi a ma.
Però deriva dall'espressione PER HOC, 'per questo', dove il latino PER signi-
fica 'attraverso'.
Nessun uomo
o nessun'uomoì
Ho il sospetto che di fronte alla scrittura di espressioni come nessun uomo o
nessun articolo molti lettori abbiano avuto, almeno una volta, il dubbio se
mettere o non mettere l'apostrofo, proprio come si fa per nessun'anima e nes- Le forme uno, nessuno si usano davanti ai nomi maschili che cominciano:
sun'ombra. • con s + consonante: nessuno sbaglio, nessuno scaffale, nessuno sgabello, nes-
suno smalto, nessuno studio;
Per evitare anche ogni piccola esitazione, diciamo subito che nessun uomo si • con z: nessuno zaino, nessuno zero, nessuno zio, nessuno zoccolo;
scrive senza l'apostrofo, perché nessun esiste così com'è - cioè naturalmente • con x: nessuno xilofono, nessuno xenofobo;
privo della -o finale - e si comporta esattamente come l'articolo indetermi- • con ps-, nessuno psicologo, nessuno pseudonimo;
nativo un. • con i digrammi gn e se. nessuno gnomo, nessuno gnocco; nessuno sceriffo,
Vediamo la regola grammaticale. nessuno scialle;
• con la semiconsonante /: nessuno iato, nessuno yogurt.
LA GRAMMATICA DICE
Le forme un', nessun', con l'apostrofo, si hanno soltanto davanti a parole di
Nessuno è un aggettivo indefinito e si comporta come l'articolo indetermina- genere femminile che iniziano per vocale:
tivo un. Di un e nessun esistono tre forme: nessun'ape nessunXape
nessun'anima nessunXanima
Maschile: un nessun
Maschile: uno nessuno Come nessuno si comportano anche ciascuno e alcuno:
Femminile: una/un' nessuna/nessun' alcun uomo, alcuno sbaglio, alcuna chiesa, alcun'anima;
ciascun abito, ciascuno scolaro, ciascuna sciarpa, ciascun'ape.
Le forme un, nessun, come si vede dallo schema, esistono a priori e sono desti-
nate alle parole di genere maschile che cominciano:
. con una consonante (tranne z,x,s + consonante, ps e i gruppi consonantici
gn e se): nessun bambino, nessun quaderno, nessun fiore, nessun libro, nessun
tavolo, nessun vaso;
• con una vocale o con la u semiconsonantica: nessun elefante, nessun uomo,
nessun whisky;
• con i nomi di origine straniera che iniziano per h: nessun hotel, nessun ham-
burger, nessun hobby (ma: nessuno humourì).

Un po' di... etimologia


_ _
Nessuno deriva dall'espressione latina N(E) TPS(E) UNUS, che significava 'nep-
pure uno'.
Provine/e o province? avanzino inesorabilmente anche le forme senza i come ciliege e valige.
Lo stesso prof. Serianni, storico della lingua italiana, nella sua Grammatica si

Valigie o valide?
augurerebbe che quella i venisse eliminata dalle forme plurali... forse molti
italiani ne gioirebbero.

Per ricordarci come si comportano al plurale le parole che terminano in


-eia e -già abbiamo imparato una regoletta semplice semplice nelle aule della
nostra scuola elementare (l'odierna "scuola primaria"): La regola che noi tutti conosciamo è piuttosto recente e ha fatto anche fa-
tica a imporsi. Prima, per sapere come si comportavano i plurali di valigia
e provincia occorreva conoscere bene il latino e l'etimologia di ciascuna pa-
LA GRAMMATICA DICE rola. Infatti la norma prevedeva che si mantenesse la /' nei nomi che già in
• se la c o la g sono precedute da una vocale, la i si mantiene anche al plura- latino presentavano i nessi -ci- e -GÌ-, come acacia/acacie (dal latino
le: valigia, valigie; ACÀCIAM), ma anche provincia, Provincie (dal latino PROVTNCIAM). La /' invece
andava eliminata nei nomi che etimologicamente non li prevedevano, co-
® se la c e la g sono precedute da una consonante allora la i non si mette: me camicia/camice (perché derivato dal latino CAMTSIAM) O ciliegia/ciliege
provincia, province. (perché derivato dal latino CERESEAM).
Così, dovremo scrivere: Davvero una regola molto molto complessa che ci spiega la sopravvivenza
camicia camicie arancia arance (rara) della forma Provincie perfino nella nostra Costituzione!
ciliegia ciliegie doccia docce Nel sito www.quirinale.it leggiamo infatti (ma solo nel titolo e non negli ar-
socia socie mancia mance ticoli):
grigia grigie pioggia piogge TITOLO V - LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

Peccato che poi le cose non stiano proprio così, perché, a ben guardare, nella E si legge anche nel testo della Costituzione italiana antecedente alle rifor-
gran parte dei dizionari della lingua ita- me del 1999-2001:
liana vengono accettate (anzi, messe sul- Art. 114
lo stesso piano) anche le forme senza la / La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni.
di alcune parole come valige, ciliege, gri-
ge. La regola ortografica sta un po' stret- C'è perfino un gruppo su Facebook che, in dubbio sulla doppia possibilità,
ta alla nostra lingua: vediamo di capire ha deciso di chiamarsi: "Aboliamo le Provincie (Province)".
perché. V )
Innanzitutto chiediamoci: a cosa serve la
/? La ; è un segno grafico che serve a indi-
carci che,in valigia,il suono deìlag davan-
ti alla a è quello di getto e non di gatto e
che la c di provincia non è la c di casa, ma
la c di cena. Facile no? E anche utile, ovvio.
Ma allora perché ce la ritroviamo pure al
plurale, visto che davanti alla e finale la g
è sempre la g di gelo e la c è sempre la c di
cenai In effetti, quella i al plurale non ser-
ve a niente, è solo il retaggio di un'abitudine passata. Questo spiega perché
Oual è o quaVèì Per esempio, qual è non si apostrofa (è un troncamento), perché si può dire
anche qual buon vento, qual padre, qual difetto; buon uomo non si apostrofa
(è un troncamento), perché si può dire anche buon padre, buon viaggio; inve-
ce poveruomo si apostrofa (è un'elisione), perché non si può dire *pover
Oual è va sempre scritto senza apostrofo, anche se il nome al quale si riferi- padre.
sce è femminile: qual è il giorno giusto? Oual è la donna di cui parlavi? Questa è la regola. Ma in pratica? A quanti di noi, anche tra gli scrittori pro-
Con qual, infatti, l'apostrofo non si mette perché non si tratta di un'elisione vetti, non è mai scappato un qual'è con l'apostrofo? In effetti è difficile ricor-
bensì di un troncamento che non richiede l'apostrofo. Forse potrebbe essere darsi che, a causa della regola del troncamento, qual è si deve scrivere senza
utile un piccolo ripasso sul troncamento (e sull'elisione). apostrofo, mentre invece quand'è, quant'è, dov'è vogliono l'apostrofo (perché
*quand, *quant e *dov nella forma troncata non esistono, mentre qua) sì).
Chissà se non sarebbe forse più semplice per tutti se questa regola si ade-
LA GRAMMATICA DICE guasse alle evidenti difficoltà di chi scrive, e anche qual cedesse all'influenza
Il troncamento, detto anche apòcope, consiste nella caduta della vocale fina- di quant'è o com'è e potesse essere ammesso anche nella versione con l'apo-
le atona o dell'intera sillaba finale di una parola. Il troncamento può avveni- strofo.
re sia davanti alla vocale sia davanti alla consonante iniziale della parola Per ora però dobbiamo tutti resistere all'errore e ricordarci sempre che qual è
seguente: non vuole l'apostrofo!
qual (e) è -* qual è/qual buon vento
andar(e) -* andar errando/andar per i campi.

Come quale/qual si comportano anche:


bello > un bel bambino;
tale > non so come faccia a possedere un tal udito;
buono > hanno ottenuto un buon risultato;
bene > ben tornato; ben venga;
grande > un gran caldo;
professore, signore, dottore ecc. > il professor Piro, il signor Anichini, il dot-
tor Olmi.
L'elisione (dal latino ELIDERE che significa 'cancellare') si ha quando la vocale
finale non accentata di una parola cade di fronte alla vocale iniziale della POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:
parola seguente. Al posto della vocale caduta compare un apostrofo: Cap. 3. Nessun uomo o nessun'uomo?
gamico -* l'amico
uny^amica -* un'amica
compera -* com'era.

Un piccolo trucco
Come capire se dobbiamo usare l'apostrofo oppure no?
Ecco un suggerimento pratico per distinguere se siamo di fronte a un'elisio-
ne (apostrofo sì) o a un troncamento (apostrofo no): non ci vuole l'apostrofo
quando la parola che ha perduto la vocale finale può stare anche davanti a
una parola che comincia per consonante, in caso contrario si ha elisione e ci
vuole l'apostrofo.
Rubrìca o rubricai Corretto
cùcùlo
dagherròtipo
Errato
cùcùlo
dagherrotipo
dissuadére dissuàdere
La pronuncia esatta è rubrìca, con l'accento sulla /. ecchimosi ecchimosi
edile èdile
Ma quante sono le parole che ci fanno sorgere dei dubbi riguardo alla loro pro- elèttrodo elettrodo
nuncia corretta? Si tratta spesso di parole che usiamo di rado, come pudico o emicrània emicrania
infido, ma talvolta il dubbio - e le pronunce errate - riguardano parole di uso enurèsi enùresi
comune come rubrìca, appunto, o edile. errata corrige errata corrige
Quando avete un dubbio riguardo alla posizione dell'accento di una parola, la esplèto (verbo espletare) èspleto
cosa migliore è sempre consultare un dizionario della lingua italiana. Nel èureka eurèka
momento in cui siete certi dell'accento abituatevi a segnalarlo anche nella farìngèo faringeo
scrittura: nessuno ci proibisce di usare l'accento grafico sulle parole che risul- fortùito fortuito
tano "oscillanti" nell'uso parlato. Sarà un piccolo rinforzo che date a voi stessi gómena gomèna
ma anche un aiuto per chi vi legge e che forse ha le stesse vostre incertezze. gratùito gratuito
guaina guàìna
Qui di seguito vi forniamo una lista delle parole più comuni che presentano ìlare ilàre
problemi di accentazione: ìmpari impàri
incàvo incavo
Corretto Errato infido infido
abbaìno abbàino internet internèt
àbrogo (verbo abrogare) abrogo intèrseco (verbo intersecare) intersèco
adùlo (verbo adulare) àdulo ìntimo (verbo intimare) intimo
alcalino alcàlino Isiàm islam
amàca àmaca isòtopi isotòpi
anòdino anodino leccornìa leccornia
appendice appèndice libido libido
àrista arista lipidi lìpidi
arrogo (verbo arrogare) àrrogo mollica mollica
autòdromo autodròmo Nobèl Nòbel
biotòpo biòtopo omeopata omeopàta
baùle bàule osteòpata osteopàta
bocciòlo bocciolo persuadére persuàdere
bolscevico bolscèvìco piròscafo piroscàfo
cadùco càduco pudico pùdico
callìfugo callifùgo regime règime
cànide canìde ròbot robot
carisma càrisma rubrìca rùbrica
centèllino centellino Salgari Sàlgari
codardìa codàrdia salùbre sàlubre
collànt collant sàrtia sartia
còlossal colòssal sìlice silice
cosmopolita cosmopolita sutùra sùtura
tèrmite
tralìce
ùpupa
termite
tràlice:
upùpa
Seguito o seguito?
Uràli Orali
Quanto è importante l'accento tonico per la comprensione? Certamente è
fondamentale nel caso degli omografi, ossia quando usiamo quelle parole
che in italiano si scrivono allo stesso modo e si distinguono tra di loro soltan-
Due pronunce, ma entrambe corrette to in base alla posizione dell'accento, che può cadere a volte sulla penultima
e a volte sulla terzultima sillaba. Tornando alla nostra domanda: séguito è un
Ci sono casi in cui esistono due pronunce e sono entrambe corrette. nome derivante dal verbo seguitare e significa 'ciò che segue qualcosa' [il
A volte sono parole di origine antica che prendono l'accento dalla parola séguito della storia...), mentre seguito è iì participio passato di seguire.
greca o da quella latina da cui derivano.
Altre volte, invece, delle due forme una è più usata mentre l'altra (magari Ecco alcuni tra gli omografi più conosciuti:
quella etimologicamente più corretta) è meno frequente.
- non è àmbito di mia competenza
alchimia (più frequente) alchìmia (raro)
ambito
alopècia (latino) alopecìa (greco)
- è un premio ambito da molti Normalmente, nella pra-
arteriosclèrosi (greco) arteriosclerosi (latino)
io constato - non è ancóra arrivato? tica della scrittura, è il
io constàto (più frequente)
corrèo còrrèo (più corretto ma meno usato) ancora contesto stesso a per-
diàtriba (più corretto ma meno usato) - gettate l'àncora! metterci di distinguere
diatriba
diurèsi (corretto) diùresi (meno corretto) - il compito è stato svolto con cura il significato delle paro-
èdèma (greco) èdèma (latino) compito le, ma quando le parole
elèvo èlevo (corretto ma raro) se ne stava in piedi, tutto compito rischiano di confondersi
flògosi (greco) flogòsi (latino) - se impàri le regole, possiamo tra di loro e di rendere
incàvo incavo giocare insieme incomprensibile il testo,
impari conviene sempre se-
lubrico (più diffuso) lùbrico (più corretto ma meno usato) • sarà certamente una lotta ìmpari
monolito (o monolite) monolito (più corretto ma meno diffuso) questo è il nòcciolo della questione gnare l'accento.
nècrosi (greco) necròsi (latino) nocciolo non ingoiare i nòccioli delle ciliegie V J
peróne pèrone • piantiamo un nocciòlo in giardino
ossimoro ossimoro (meno frequente)
le donne non cercano più i prìncipi azzurri
scandinavo (più diffuso) scandìnàvo (più corretto ma meno diffuso)
zàffiro zaffiro (più diffuso). principi
lui è un uomo di saldi princìpi
è arrivato il presidente con tutto il suo séguito
seguito
hai seguito la partita in televisione?
- vieni qui sùbito
subito
non sopportò l'affronto subito
- il colore viòla mi piace molto
viola questo viola le regole della convivenza
• suonano la viòla e il violoncello
ili
LJUL
Sé stesso o se stesso?
Giacomo pensa solo a sé stesso. Giacomo pensa solo a se stesso.

Ecco un caso in cui, comunque si scriva non si commettono errori: il riflessi-


vo sé in unione con stesso può mantenere o perdere l'accento; si può quindi
scrivere sia sé stesso sia se stesso.

Come mai, però, quando scriviamo ci sorge sempre il dubbio e non siamo mai
sicuri al cento per cento di aver fatto la scelta giusta?
Innanzitutto occorre premettere, per chiarezza, che il pronome sé, come tutti
i monosillabi omofoni, si accenta per non confonderlo con la congiunzione se
(vedi anche la pagina accanto).
La regola con la quale noi tutti
siamo stati cresciuti diceva che
sé, quando è seguito da stesso o
da medesimo, non deve portare
l'accento, perché non ne ha biso-
gno: infatti, in questi due casi,
non può essere ovviamente con-
fuso con la congiunzione se.
Si tratta di una regola davvero inu-
tile, perché scrivere il pronome sé in due modi diversi - con e senza accento -,
anche quando hanno lo stesso significato, può servire soltanto a creare gran-
de confusione e quindi errori d'ortografia. Perché introdurre infatti un'ecce-
zione quando si può lasciare sé accentato in tutti i casi?

A
Sé è pronome complemento di terza persona singolare e plurale con valore
riflessivo e si usa solo quando si riferisce al soggetto della frase:
Lorenzo pensa solo a sé{= a lui); Angela è piena di sé (= di lei); -
i genitori l'hanno portato con sé (= con loro).

Quando indica una persona diversa dal soggetto diventa lui, lei o loro-,
vado con lui; penso a lei; mi ricorderò di loro.

Tutti i pronomi personali possono essere rafforzati tramite l'aggettivo stes-


so: pensa solo a sé (oppure se) stesso; colpevolizzate pure voi stessi.
Sia... sia o sia... che?
/V. Ma se è morto nella biblioteca occorreva trasportarlo altrove, sia perché
O
+•» nella biblioteca non sarebbe mai stato scoperto (e forse all'assassino
ns interessava proprio che fosse scoperto), sia perché l'assassino probabil-
• fmm mente non vuole che l'attenzione si concentri... (Umberto Eco, Il nome
'eh // bancomat è molto utile sia per pagare sia per prelevare denaro contante. della rosa, Secondo giorno, Mattutino)
rtì
rQ Il bancomat è molto utile sia per pagare che per prelevare denaro contante.
m
O Ho incontrato sia Daniela sia Sabrina.
O Ho incontrato sia Daniela che Sabrina.
+•»

La domanda ce la siamo posta più di una volta: è lecito usare sia... che al posto

5 di sia... sia? Lasciamo la risposta a uno scrittore contemporaneo molto amato:

...emise un grugnito che poteva esprimere sia soddisfazione che perdo-


no... (Umberto Eco, Il nome della rosa, Secondo giorno, Terza)
E la virgola?
Fino a non molto tempo fa le grammatiche consideravano la seconda frase
un errore, perché l'unica correlazione accettata era quella introdotta da sia... Le congiunzioni coordinative, di norma, non vogliono la virgola. La virgola non
sia. 11 che, come secondo elemento della correlazione, è ormai entrato prepo- si mette mai quando le congiunzioni correlative collegano due sostantivi:
tentemente nell'uso linguistico attuale, anche nella lingua scritta, e viene verrò da te sia di notte sia di giorno
ritenuto accettabile anche nelle grammatiche più conservatrici. e non: verrò da te sia di notte, sia di giorno.
È vero, d'altronde, che nei periodi più complessi, laddove siano presenti frasi
rette da che, sarebbe preferibile, anzi, davvero consigliabile, usare la forma Quando, invece, collegano due proposizioni, la virgola si impiega prima del
sia... sia secondo elemento della correlazione in modo da suddividere, con una breve
pausa, una proposizione dall'altra. Ecco un altro esempio, tratto ancora una
L'attrice è versatile e perfettamente in grado di calarsi sia nei ruoli comici, volta dal Nome della rosa di Umberto Eco:
che padroneggia sin dai primi anni di esibizioni teatrali, sia in quelli tragi-
ci, che le offrono spunti di espressività assolutamente straordinari. Si può bruciare la casa di un cardinale sia perché si vuole perfezionare
la vita del clero, sia perché si ritiene che l'inferno, che lui predica, non esi-
sta... (Umberto Eco, Il nome della rosa, Secondo giorno, Nona)

Sia... sia sono congiunzioni coordinative correlative. Si usano per collegare


due elementi di una frase o due frasi in un periodo mettendole in correla-
zione e creando una corrispondenza tra di esse.
Queste congiunzioni possono essere uguali e ripetute (come sia... sia, né...

J
né, o... o) oppure variate (come non solo... ma anche).
Altri nessi correlativi sono:
• o che... o che: ce ne andremo a sciare o che piova o che nevichi
• ora... ora: il bambino è difficile: ora strilla ora fa i capricci
, che... o non è mai contento, che si guardi un film o (che) si
giochi a carte
« vuoi... vuoi vuoi per noia, vuoi per disinteresse
-L—UÀ.
Stavolta gli dico o le dico...?
Ho incontrato Anna e le ho detto... L'uso di gli per il femminile a lei è inaccet-
tabile: questo vale tanto per la lingua scritta quanto per quella parlata.
MODI DI DIRE
In italiano abbiamo due forme ben distinte:
gli - a lui, per il maschile: gli voglio bene (a Massimiliano);
le-a lei, per il femminile: le voglio bene (a Ursula).

Questo lo dice la grammatica. E su questa regola concordano tutte gli studio-


si di grammatica, dai più conservatori ai più moderni.
Infatti, anche se gli al posto di le è stato usato in letteratura e, come scrive il
professor Serianni nella sua Grammatica, «ha precedenti illustri, dal Boccaccio
al Machiavelli al Carducci al Verga», non vedo perché dovremmo rinunciare
alla possibilità di diversificazione del genere maschile/femminile per "appiat-
tirci" entro la sola forma maschile, proprio mentre tanto si sta facendo per evi-

Modi o mode?
denziare il ruolo e la presenza femminile nella società e per evitare un uso ses-
sista (nel senso di maschilista) della lingua.
Ci sono parole o espressioni che entrano nel nostro linguaggio quotidiano e ci
Gii per a loro? rimangono "appiccicate" quasi senza che ce ne accorgiamo. Sono spesso modi
di dire, ma talvolta anche "mode", che si diffondono a macchia d'olio aiutate
Ho incontrato i ragazzi e gli ho detto (= ho detto loro) che andiamo al cinema. dalla contagiosa potenza del mezzo televisivo o dalla disinvoltura di certa car-
Il discorso è diverso per gli con il significato di loro, a loro che invece è ben ta stampata.
attestato nei dizionari più recenti e che quasi tutte le grammatiche accetta- Da una parte ci sono i cosiddetti "strafalcioni" (come a gratis, vicino Bari) o i
no come come pronome indiretto di 3 a persona plurale accanto alla forma "tormentoni" (come gli onnipresenti un attimino e piuttosto che) che aforza di
loro. Loro (nel senso di a loro) è praticamente scomparso dall'uso parlato e sentirli ripetere (anche se solo in modo scherzoso o ironico) diventano presen-
poco diffuso nell'uso scritto, se non in testi molto formali. ze stabili, e inquietanti, di tanti, troppi discorsi scritti e parlati.
Con buona pace dei puristi, che vorrebbero tenere in vita una forma [loro) che Dall'altra ci sono le parole che sembrano "di moda"ma che invece nascono e si
invece presenta diversi problemi di praticità, pensiamo soltanto a quando lo sviluppano con una specie di missione sociale e culturale senza dubbio utile e
usiamo insieme al verbo piacere: mi piace, gli piace, ci piace... ma piace loro. ambiziosa: migliorare il modo di guardare al mondo che ci circonda e rinomi-
nare cose e persone per dare dignità a chi è stato sempre poco "nominato"
Come dice Andrea De Benedetti: "[...] rimpiangere «loro» è come volersi osti- come le donne, i migranti, gli afroamericani o i diversamente abili.
nare a usare gli sci di legno quando quelli in materiali sintetici sono più ela-
stici, veloci e sicuri".

L'Accademia della Crusca consiglia


s
/ " \
La Crusca considera corretto l'uso di gli al posto di: di loro, a loro, a essi e
a esse, tranne che, forse, in caso di registri altamente formali. Sconsiglia
invece l'impiego di gli per le nella maggior parte dei contesti.
Affatto Istruzioni per l'uso
Nel dubbio.il consiglio è il seguente:
Affatto è una parolina interessante e anche piuttosto elegante, ma intorno al • quando parliamo possiamo anche usare affatto da solo, accompagnan-
suo utilizzo ci sono parecchie incertezze e perplessità. Si tratta infatti di una dolo con l'intonazione tipica da punto esclamativo:
parola"in movimento"che, con il tempo, sta mutando il suo significato princi- Hai freddo? Affatto!
pale per assumerne uno del tutto, o per meglio dire, affatto diverso. Ti sei stancata? Affatto!
Ecco che cosa ci dice il Sabatini Coletti (Dizionario delia Lingua Italiana) sul • Quando invece scriviamo cerchiamo di usarlo sempre insieme a un
significato e sull'uso dell'avverbio affatto: avverbio (non) o a un pronome negativo (niente):
Hai sonno? Non ho affatto sonno.
1. Del tutto, assolutamente: abbiamqjdee.affatto diverse. Ti dispiace se leggo il tuo giornale? Niente affatto.
2. In frasi negative rafforza la negazione: non mi piace affatto. Si tratta di uno strumento niente affatto innocuo.
3. Per ellissi della negazione, ha acquistato di per sé anche il significato di "no",
"per niente", specialmente nelle risposte: Sei stanco? Affatto! Un po' di etimologia
Affatto è, in origine, un avverbio di quantità: questo tipo di avverbi indica una r
quantità non definita, imprecisata e tra di essi troviamo più, meno, molto, Deriva dall'italiano antico a fatto, che a sua volta proviene, probabilmente,
appena, poco ecc. dal latino parlato AD FACTUM, nel senso di 'cosa ormai compiuta, pervenuta
Il valore originario di questaparola è affermativo e significa'del tutto, comple- a completamento, divenuta fatto'.
tamente, totalmente'. Se, per esempio, dico: «la mente di Aldo è affatto priva di Alcuni vedono l'influsso dell'espressione francese tout à fait (con la cadu-
brillantezza» intendo dire che la mente di Aldo è totalmente, completamente ta di tout) che effettivamente ha lo stesso significato principale di affatto
priva di brillantezza. Quest'uso è in forte declino e si ritrova, ai giorni nostri, ('assolutamente, del tutto') e quasi lo stesso uso:
soprattutto nella lingua letteraria 0 in testi particolarmente formali. è affatto impossibile= c'est tout à fait impossible
è un ragazzo affatto diverso = c'est un gargon tout à fait différent
Nel tempo si è invece imposto l'uso di affatto come rafforzativo della negazio- lei non era affatto dello stesso parere = elle n'était pas tout à fait de son
ne: il film non è affatto divertente-, il direttore oggi non è stato affatto gentile-, non avis.
ho affatto sonno, dove affatto sta a significare'per niente, in nessun modo':

Bce, politica ortodossa in un mondo affatto ortodosso. (Il Sole 24 ore, 08/07/
2011)

Non è affatto un argomento che ci possa interessare.

Punto!

r I toscani tradurrebbero affatto, nel secondo significato 'per nulla, per niente', con la parola pun-
to, che non ha nessuna relazione con il 'punto della punteggiatura', ma viene generosamen-
te usato nelle frasi come: non sono punto stanco, non ti amo punto, fino a arrivare all'espres-
sione né poco né punto (di lui non me ne importa né poco né punto).
A volte lo troviamo anche come aggettivo, e perfino come tale si accorda nelle frasi: non ho pun-
ta fame, non hanno risparmiato punti soldi.
Assolutamente Il prof. Serianni, esimio studioso della lingua italiana, sospetta che l'uso di-
sinvolto di assolutamente come sinonimo di sì, certo, sia stato influenzato,
L'avverbio assolutamente ha una storia molto simile a quella di affatto (vedi negli ultimi anni, dall'inglese absolutely, che si usa anche per esprimere un
Cap. 4. Affatto). Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una parola "in "enthusiastic and strong agreement" ('consenso deciso ed entusiasta').
movimento" che ha subito, nel tempo, una trasformazione di significato
approdando, nell'italiano attuale, a un valore assolutamente improprio. V J
Assolutamente è in origine un avverbio rafforzativo che, con perentorietà 0 Questi strumenti comunicativi non-verbali ci aiutano a capirne il significato,
urgenza, rafforza il significato della parola che lo segue: ma non sempre funzionano e lasciano spazio a fraintendimenti e ambiguità:
Ti è piaciuto l'ultimo libro di Baricco? Assolutamente! Verrebbe da chiedersi:
Ho assolutamente bisogno di una tazza di tè. assolutamente sì 0 assolutamente no?
Ciò che dici è assolutamente sbagliato.
Devo assolutamente chiedere consiglio al mio direttore. Accanto all'uso fin qui descritto si assiste, soprattutto nel linguaggio dei
media, a una smodata diffusione di assolutamente come rafforzativo del sì e
Sinonimi di assolutamente possono essere: completamente, totalmente, deci- del no, come se l'affermazione e la negazione - rappresentate da questi stra-
samente, necessariamente, in ogni modo. Assolutamente, in sé e per sé, è dun- ordinari monosillabi - avessero perduto di valore e avessero continuamente
que una parola neutra che, se affiancata a un'altra parola di valore affermati- bisogno di essere ringagliardite, nello stile urlato e aggressivo che caratteriz-
vo, ne rafforza il significato. za gran parte dell'italiano parlato da tanti giornalisti, conduttori televisivi e
politici.
Si è però diffusa, nel linguaggio parlato, l'abitudine di usare assolutamente, da
solo, come risposta a una domanda, e con valore affermativo o negativo a - Le sembra giusto il ricorso alla Corte di Cassazione?
seconda del contesto: -Assolutamente sì.

Ti è piaciuto? Assolutamente! (con valore positivo) - Intende partecipare al dibattito?


Ti è sembrato giusto il suo comportamento? Assolutamente! (con valore -Assolutamente no.
negativo).
Il problema è che, rispondendo con un assolutamente, diamo una risposta che
è una non-risposta, perché assolutamente non vuole dire né sì né no. Quando lo
usiamo da solo nella lingua parlata, arricchiamo la risposta con la gestualità e
l'intonazione, strumenti fondamentali per rendere il significato meno ambi-
guo: se mentre dico «assolutamente» scuoto la testa e modulo la voce verso il
basso, è chiaro che voglio dire «assolutamente no», se invece sorrido 0 annuisco
e intono verso l'alto con voce squillante, sto esprimendo un parere affermativo.

Un po' di etimologia
r
Assolutamente deriva dall'italiano assoluto che a sua volta proviene dal la-
tino ABSOLUTUM che significa 'sciolto, privo di legami', dal verbo ABSOLVERE
'sciogliere'.
Badante Colf e migranti
Ci sono parole nuove tutte italiane (il cui termine tecnico è neologismi) che arri- Fino a non molto tempo fa c'erano gli immigrati, le domestiche, i sordi e gli
vano come all'improvviso e d'un tratto paiono esistere da sempre, se si guarda handicappati. Ora abbiamo i migranti, le colf gli audiolesi, e i diversamente
il modo stabile e massiccio con cui abitano il nostro parlare e il nostro scrivere abili.
quotidiano (come ad esempio velina, videochiamata, posta prioritaria). Per alcuni si tratta di un artificioso "esercizio di stile", un modo ipocrita di
trattare le differenze, invece consiste in un processo linguistico e culturale,
Badante è una di queste. Il termine è riportato da tutti i vocabolari con il comune a molte altre lingue, che ha portato alla trasformazione del lessico in
significato di «persona che per professione assiste e accudisce persone una direzione più corretta e rispettosa delle differenze.
anziane, malate o non autosufficienti» (Zingarelli 2010). La sua prima attesta-
zione scritta pare sia del 1989, quando La Repubblica titola: «Sta per finire Stiamo parlando del cosiddetto "politicamente corretto", ovvero di un modo
l'agitazione che ha bloccato il servizio delle badanti». Ovviamente, prima di di parlare, di guardare il mondo e di dare un nome alle cose che sia rispetto-
essere stata scritta, avrà avuto un periodo dì vita più o meno lungo come so e inclusivo, che comprenda tutti, lontano dalla percezione e dalla defini-
parola dell'italiano parlato. Secondo Manlio Cortelazzo, illustre dialettologo zione dispregiativa di ciò che è "altro" e "diverso".
ed etimologista, badante potrebbe essere parola del dialetto romagnolo La ridefinizione dei nomi di persone e di concetti nasce fondamentalmente
(<abadanta, badanta) dove era usata per indicare una donna che, nelle case dal bisogno stesso dei gruppi svantaggiati 0 minoritari di essere chiamati
signorili, custodiva i bambini. con parole in cui potersi riconoscere e che non siano connotate in modo
In ogni caso la parola - insieme alla sempre maggiore richiesta di questa dispregiativo.
figura professionale nella nostra società - si è diffusa a macchia d'olio fino ad
arrivare a una sua vera e propria "ufficializzazione" nel 2002, quando è entra- È interessante notare che anche i termini "politicamente corretti" hanno una
ta nella legge di sanatoria per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. loro storia e una loro evoluzione e vengono sostituiti via via da termini sem-
pre più precisi, perché nel tempo cresce la coscienza delle categorie sociali
coinvolte, che richiedono si usi una terminologia sempre più adeguata e non
Un po' di etimologia lesiva della loro persona 0 delle loro mansioni.
f Badante è il participio presente del verbo badare. Badare è una parola mol- È il caso ad esempio della parola colf. Le domestiche 0 cameriere di una volta
to vitale che significa sia 'prendersi cura, sorvegliare' (badare ai bambini, sono diventate collaboratrici familiari, colf nella forma abbreviata [la colf le
alla casa) sia 'fare attenzione, stare in guardia' (bada di non perderti). colf). Il passaggio è stato graduale ed è partito da serva, attraverso domesti-
Possiede anche una sfumatura negativa nelle espressioni "bada solo ai suoi ca e quindi collaboratrice domestica fino ad arrivare alla nostra collaboratri-
interessi" con il significato di 'dedicarsi esclusivamente a qualcosa 0 a qual- ce familiare, parola ormai ufficializzata anche come categoria professionale.
cuno'. L'etimologia è sorprendente: deriva da un latino tardo BATÀRE che si- Collaboratrice familiare è una bella parola, perché descrive veramente quel-
gnificava 'spalancare la bocca', quindi 'guardare ammirati a bocca aperta', lo che le colf fanno tutti i giorni: collaborano alla vita della famiglia, con il
per arrivare al significato moderno di 'fare attenzione'. loro indispensabile contributo e spesso con buoni cibi pronti nei piatti di
bambini che i genitori vedono solo a sera inoltrata.

Badante non piace a molti che lo considerano restrittivo, alcuni perfino Così anche dalle parole emigrato, emigrante e immigrato siamo approdati al
"brutto" (non si capisce in che senso), e preferirebbero chiamare le badan- termine più ampio e inclusivo migrante, che probabilmente nulla toglie alla
ti assistenti familiari o ausiliarie. Come per tutte le parole nuove, anche drammaticità di questa condizione, ma che accomuna tutti gli esseri umani
questa avrà il suo "destino" che dipenderà soprattutto dalla categoria delle che si spostano alla ricerca di condizioni di vita più dignitose, anche quelli
"badanti"; forse un giorno, riunite in un sindacato o in un'associazione, che lo fanno in dimensioni più sicure e migrano in cerca di lavoro, dalla pro-
decideranno se continuare a essere badanti 0 essere chiamate con un ter- vincia alla città, dal Sud al Nord, dall'Italia all'estero: siamo, e saremo sempre
mine diverso. di più, tutti un po' migranti.
Le parole del "politicamente corretto" "C'ha un bel sito"
Il politically correct nasce alla fine degli anni Ottanta negli ambienti intellet-
tuali della sinistra statunitense come riconoscimento, anche formale, delle Riporto un divertente titolo di Repubblica.it dove il giornalista, volendo pre-
diverse componenti sociali ed etniche esistenti negli Stati Uniti. Si diffonde sentare il nuovo sito completamente rinnovato dell'attore Carlo Verdone,
così, anche in Europa, l'idea di un linguaggio che dovrebbe essere libero da ammicca al linguaggio popolar-romanesco tipico di molti personaggi resi
ogni tipo di pregiudizio razziale, etnico, religioso, di genere, di età, di orienta- celebri dall'attore. Ecco qualche frase estrapolata dalle sceneggiature dei
mento sessuale o relativo a disabilità fisiche o psichiche di una persona. suoi film:
A partire da questo presupposto sono nate le parole "politicamente corrette",
come ad esempio: "Riempite d'ossiggenol". "Perchè? Che c'hai in mente a Ivà?". "O vojofa sot-
• afroamericano al posto dell'antico negro, poi nero, poi uomo di colore; t'acqua, a Maria" (Carlo Verdone e Claudia Gerini in Viaggi di nozze).
single al posto di nubile, celibe o,
peggio ancora, zitella; "Alfio che c'hai, non ti senti bene? Hai bisogno di qualcosa?" (Carlo Verdone
• gay invece di omosessuale o della Per approfondire in Un sacco bello).
variegata terminologia volgare;
• diversamente abile al posto di han- Valentina D'Urso (che insegna Psicologia al- "Questo c'ha un alibi de'fero che non finisci mai!" (dallo Rosso e Verdone)
dicappato (passando attraverso l'Università di Padova e ha scritto il libro Le
termini nel tempo caduti in disuso buone maniere) afferma: «Tutti noi siamo "Ma siete voi che c'avete gli Atteggiamenti!" (Giallo Rosso e Verdone)
come portatore di handicap e disa- animali culturali: fin dalla culla i nostri com-
bile); portamenti sono dettati dal contesto. Se sia- La forma ci seguita dal verbo avere è tipica dell'italiano parlato, informale e
• anziano al posto di vecchio; mo educati precocemente alla diversità, a poco sorvegliato, aggiungo. È molto vitale in tutte le regioni e presente diffu-
• operatore ecologico per chiamare non considerare nessuno - donna, stranie- samente nei dialetti. Il suo uso non è certo recente visto che le prime attesta-
quello che un tempo era lo spazzi- ro, handicappato-come vittima predestina- zioni di ci ho risalgono ad antichi testi toscani del Cinquecento. Inoltre ha
no e poi, per un periodo, è stato il ta del nostro scherno, come bersaglio natu- numerosissime attestazioni (con forme grafiche diverse) in quegli autori ita-
netturbino); rale del nostro senso di superiorità, cresce- liani molto attenti alla lingua parlata e alla sua realizzazione nella scrittura
• le persone (che include tutti gli remo spontaneamente nel rispetto. Le buo- (da Manzoni a Verga, tanto per citare due nomi noti).
esseri umani, di genere femminile ne maniere non tolgono libertà nella misura
e maschile) al posto della parola in cui rispondono a un preciso senso etico e Nell'uso parlato quotidiano esiste dunque un verbo averci che la grammati-
gli uomini, che rivela invece un non sono semplici convenzioni». ca tradizionale non contempla se non in un unico caso: Hai una penna? Sì, ce
uso sessista della lingua. l'ho, dove il ci serve però solo a rinforzare il significato del verbo (ci sono resta-
to male; ce l'hai con me ecc.).
Il verbo averci dell'uso parlato possiede tutta la sua regolare coniugazione
Lo sapevate? (c'avevo, c'avessi, c'abbiamo avuto...) al pari del verbo esserci (c'è, ci sono, cifuro-
no, ci fossero ecc.), verbo quest'ultimo che la grammatica conosce e descrive
r nei suoi manuali.
A volte si fa una certa confusione. Ricordatevi, non sono parole politicamen-
te corrette ma eufemismi quei termini che in genere i potenti usano per mi-
Al di là della correttezza del verbo averci che, come abbiamo visto, andrebbe
nimizzare o edulcorare parole e fatti spiacevoli: chiamano esuberi le persone
usato solo in contesti informali, esiste un altro problema, ancora irrisolto, che
che verranno licenziate, delocalizzazione la chiusura e il trasferimento all'este-
riguarda la sua forma scritta. Ovviamente per testo scritto non intendiamo il
ro di un'azienda, azione di peace-keeping un intervento armato, danno col-
testo formale, redatto in un italiano sorvegliato, ma quello che vuole imitare
laterale le vittime civili che periscono "casualmente" in un'azione militare o
i modi della lingua parlata. In questo senso lo ritroviamo molto diffuso,
fuoco amico l'attacco per errore di truppe amiche credute nemiche.
soprattutto negli scrittori più attenti a rendere l'espressività e la forza del lin-
guaggio popolare parlato.
Quando forme di questo tipo, che sono peculiari della lingua parlata, devono • un pronome dimostrativo e significa'a ciò, di ciò, su ciò' ecc.: ci credo; non ci
essere rappresentate nella forma scritta sorgono non pochi problemi soprattut- capisco niente; ci conto;
to quando si devono riprodurre incontri tra consonanti e vocali un po' "difficili". • un avverbio. Come avverbio ha tre significati:
Nella lingua italiana, le rappresentazioni grafiche utilizzate nella scrittura 1. qui, in questo luogo: in questa casa non mi ci sento abbastanza a mio agio
oscillano fra diverse possibilità: 2. là, in quel posto: ci vado subito
1. ci ho, ci hai, ci abbiamo 3. per questo luogo, per quel luogo: «Passi mai dalle piste ciclabili?» «No,
2. ciò, ciài, ciabbiamo non ci passo quasi mai».
3. cj ho, cj hai, cj abbiamo L'elisione di ci si ha quando la particella ha la funzione di pronome ed è pos-
4. c'ho, c'hai, c'abbiamo sibile soltanto se la parola che segue inizia con la vocale ;': c'immaginiamo,
c'intendiamo, c'insegnano. Mentre con le altre vocali rimane invariato: ci
amiamo, ci uniamo, ci ostiniamo.
Fin da una prima occhiata si capisce come nessuna delle quattro sia soddi-
sfacente: la prima perché suggerisce una pronuncia della vocale / che in real- L'elisione nelle forme c'è, c'era, c'erano e c'entra è legata al fatto che si sono
tà non esiste, la seconda perché è estremamente riduttiva e perché trova la ormai stabilizzate tali e quali nella lingua italiana parlata.
complicazione di quel ciò scritto in modo identico a ciò (= questa cosa).
La terza è la rappresentazione grafica utilizzata dai linguisti, si ritrova soprat-
tutto negli scritti più tecnici, ma nemmeno l'inserimento artificioso della j Istruzioni per Fuso
riesce a risolvere il problema del suono c (di ciliegia) di fronte alì'h di ho o alla
a di abbiamo. Abbiamo detto che ci con avere è tipico del parlato informale. Per quanto
riguarda lo scritto la scelta innanzitutto dipenderà dal contesto in cui volete
La quarta possibilità presenta evidentemente la "scorrettezza" dell'elisione
usare questa espressione: in un sms, un post su Facebook o in un bigliettino
(ortograficamente impensabile) di ci davanti a ho, hai e davanti a abbiamo, indirizzato scherzosamente ad amici e parenti la forma è ammessa, così
avete. anche se state scrivendo un testo letterario dove inserite discorsi realistici
tratti dal linguaggio parlato. Naturalmente sapendo che la resa grafica (c'ho,
La particella ci ciò e cj ho) rimane pur sempre discutibile. Se invece state scrivendo un testo
formale, un documento ufficiale, uno scritto che voglia essere formalmente
corretto: non usatelo mai!
La particella ci delle forme parlate c'ho, c'ha non si deve confondere con la
particella ci che ritroviamo in altre espressioni ben descritte nella grammati-
ca della lingua italiana. Ci, infatti, può essere:
• un pronome personale e significa noi (complemento oggetto), a noi (com-
Esempi d'autore
plemento di termine) oppure può essere pronome riflessivo: ci ha chiamato «Ma io c'ho paura, come famo?» diceva quella ripiegata in avanti, verso
la maestra; la mamma ci vuole bene; noi ci laviamo; tutta quell'acqua, tremando, bianca, ingelita, coi capelli attaccati alle guan-
ce come bisce. (Pierpaolo Pasolini, Una vita violenta)

L'Accademia della Crusca consiglia - Una stanza? - uscì a dire l'ostessa asciugandosi il sugo di pomidoro dalle
braccia.-Ma ciabbiamo tutta la compagnia. (Giovanni Verga,Una capanna
e il tuo cuore)
Come ben spiega Luca Serianni sulla rivista "La Crusca per voi" (n. 14) ci,
nell'espressione c'ho/ci ho, non ha nulla a che vedere con il ci pronome,
ma sarebbe il ci avverbio, svuotato però del suo significato originario.
Equivarrebbe a un 'quanto a me, in questa circostanza' ed è da conside-
rarsi come un rafforzativo, come un espediente per concentrare e intensi-
ficare l'attenzione sul parlante e su ciò che vuole comunicare. Viene para-
gonato infatti all'effetto cinematografico e televisivo dello zoom, che serve
a focalizzare l'immagine sul soggetto del verbo e per "mettere il costrutto
cj ho in consonanza emotiva con la situazione comunicativa del momento".
Che tempo che fa Questa è la regola. Nella lingua parlata, però, come scrivevamo prima, si è diffu-
so un uso indiscriminato di che anche in posizioni che non gli spetterebbero:
1. il ragazzo che ti ho raccontato;
2. la donna che ti ho parlato l'altro giorno;
Il film di cui ti parlavo ieri Corretto 3. l'estate che partimmo per la Grecia;
Il film che ti parlavo ieri Non corretto 4. sono stata a una festa che mi sono divertita da matti;
5. siamo andati alla conferenza che c'era quel famoso filosofo francese a pre-
11 titolo d e l l a f o r t u n a t a trasmissione televisiva di RaiTrein un certo senso sin- sentare il suo libro.
tetizza perfettamente un fenomeno linguistico che sta dilagando nell'italia-
no (non solo parlato) con una straordinaria vitalità e una grande potenza di Nelle prime due frasi che viene usato al posto dei pronomi relativi di
diffusione: l'uso del che in funzioni che non gli sarebbero proprie. cui/della quale.
Vediamo innanzitutto quali sono gli usi "regolari" di che. Nella terza frase che viene usato al posto di in cui.
Nelle ultime due frasi che viene usato al posto dell'avverbio dove.
LA GRAMMATICA DICE Le frasi corrette sarebbero:
La grammatica ha trovato una bella definizione della parolina che-, che poliva- il ragazzo di cui ti ho raccontato;
lente, cioè un che dalle molte funzioni (dal greco poli- che significa 'molto'), la donna di cui ti ho parlato l'altro giorno;
perché infatti svolge davvero mille mansioni. l'estate in cui partimmo per la Grecia;
sono stata a una festa dove mi sono divertita da matti;
Le regole dell'italiano sono molto chiare: abbiamo un che pronome, un che siamo andati alla conferenza dove c'era quelfamoso filosofo francese a pre-
aggettivo e un che congiunzione. sentare il suo libro.
• Il che pronome relativo è invariabile e vale sia per il maschile che per il fem- Qualsiasi grammatica dice che si tratta di errori che vanno assolutamente
minile, singolare e plurale. Si usa come soggetto e come complemento evitati non soltanto nella lingua scritta, ma anche nel parlato informale,
oggetto: lì problema è che la realtà dell'italiano parlato ci dice una cosa molto diversa,
Ho conosciuto un ragazzo che mi piace che = soggetto ovvero che gli usi considerati "scorretti" fanno parte non soltanto dell'italia-
Ho corretto i testi che hai scritto che = complemento oggetto no meno sorvegliato, parlato da chi ha minor cultura, ma sono presenti
Per i complementi indiretti si dovrebbe usare cui, preceduto dalle vane pre- anche (con percentuali significative) nel linguaggio formale dì parlanti colti.
posizioni [di, a, da, in, con, su, sopra ecc.): Firenze è la città in cui sono nata; Cito un esempio di uso corrente: I giorni che non lavoro, vado in Facoltà a stu-
non c'è nulla di cui preoccuparsi. diare. Chi di noi non ha mai pronunciato o ascoltato una frase simile?
Il pronome che può essere anche interrogativo o esclamativo: che vuoi? In questo caso il che viene usato con valore temporale e in questo significato
che bello! è stato ormai accettato da quasi tutte le grammatiche, anche perché ha una
o 11 che aggettivo può essere interrogativo o esclamativo: sua presenza stabile nel parlato come nello scritto.
che vestito metto? che meraviglia!
• Il che congiunzione può introdurre:
una subordinata oggettiva: credo che tu sia in grave ritardo-, Istruzioni per l'uso
una subordinata soggettiva: sarebbe meglio che lui non ci fosse;
una subordinata causale: venite, che è arrivato il nonno; Il che generico, usato come pronome al posto di: di cui, del quale, della quale,
una subordinata final e-,fai attenzione che Giulio non si faccia male; in cui, a cui ecc. non è accettabile nel parlato, ma soprattutto è molto scorret-
una subordinata temporale: siamo arrivati che (= quando) faceva già notte; to nell'uso dell'italiano scritto.
una subordinata consecutiva: sono così contenta che ti abbraccerei;
una subordinata eccettuativa: non ci resta che dedicarci al giardinaggio; Così è stata la regola fino ad ora... vediamo come andrà a finire!
una subordinata limitativa: che io sappia, Angela si è sposata con Ugo;
una subordinata comparativa: è meglio andare a votare che astenersi.
Cioè I comici, negli ultimi decenni, hanno imperversato (e continuano ancora) facendo la parodia
agli adolescenti, incapaci di formulare frasi corrette e originali nel loro eloquio acerbo, chefar-
Ecco una parola che va sempre di moda, il cui uso non ha mai dato segni di ciscono, costantemente, di innumerevoli cioè. «Cioè, non puoi capire, sono andata con la Gi-
cedimento: facciamo bene a usarla in un testo scritto? È una parola gergale? ne al cinema e... cioè, chi t'incontro? Cioè... c'era quel super-fico di Giorgio che cioè, stava
Fa parte del lessico italiano? insieme a quella truzza di Elisa e si tenevano per mano, pure!!!!!!! Cioè, ma ti rendi con-
Cioè ha il suo posto in tutti i dizionari e le grammatiche della lingua italiana. to?????»
Non è gergale e nemmeno scorretta-, proviamo a conoscerla più da vicino.
J
Cioè, rispetto alle altre congiunzioni esplicative (comprese locuzioni ed
LA GRAMMATICA DICE espressioni varie), è stata molto bistrattata, sebbene sia una parolina molto
Cioè per le nostre grammatiche, è una congiunzione coordinativa che intro- efficiente che si presta:
duce una proposizione coordinata esplicativa (o dichiarativa). Le congiunzio- • ad aprire un discorso (proprio come l'inglese welì): «cioè... io penserei, da
ni coordinative esplicative sono le particelle che servono a unire due propo- grande, di dedicarmi alla moda... cioè... alla sartoria»;
sizioni o due elementi della stessa proposizione in modo che il secondo spie- • ad esprimere una certa reticenza nella risposta: «sì ci sono andata, cioè...
ghi meglio il primo-, mio padre fa iì pilota, cioè viaggia sempre. no, non ricordo bene»;
La proposizione coordinata esplicativa è quella frase che spiega quanto e • ad esprimere un'interrogazione assoluta, un modo diretto e anche poco
stato affermato nella proposizione principale: l'economia è in crisi, infatti gentile di rispondere, chiedendo delucidazioni : «Sei disponibile ad aiutar-
sono diminuiti i consumi. mi, oggi?» «Cioè?».
Cioè non è la sola parola a svolgere questa importante funzione. La lingua Cioè è così onnipresente sulla bocca dei nostri teenager che è diventato l'em-
italiana ci offre un ventaglio dì espressioni e di modi diversi per dire cioè-, blema del linguaggio adolescenziale, un simbolo che si traduce anche nella
vitalità di una rivista per adolescenti (edita dalle Edizioni Panini) che si inti-
• infatti/difatti {Il cambiamento climatico c'è, infatti è aumentato il buco nel tola, appunto, Cioè e che esiste, con notevole successo, da almeno trent'anni
l'ozono). a dimostrazione della forza di questa indomabile e immortale congiunzione.
• ossia (Mi hanno diagnosticato una neoplasia benigna, ossia un tumore A volte, certi usi giovanili non vanno demonizzati, ma accolti con l'indulgen-
za dovuta a chi ancora cerca un modo di esprimersi personale; caso mai
benigno).
vanno accompagnati benevolmente verso una dolce "disintossicazione".
• ovvero (Report, ovvero la voglia di stupire).
. vale a dire (Elisa è arrivata prima, vale a dire che potrà partecipare alle gare Attenzione! Cioè si scrive con l'accento grave, come caffè, tè, è.
nazionali). .
. per essere precisi (Sono arrivati venti bambini, per essere precisi otto maschi
e dodicifemmine).

Un po' di etimologia
Cioè è la forma unita di ciò è. Già. in latino si usava la forma corrisponden-
te ID EST, letteralmente: 'ciò è', quindi, 'cioè': ILLE DICTATOR, ID EST CAESAR.
La locuzione latina si usa ancora oggi in inglese e si ritrova in moltissimi
testi, anche nella forma abbreviata i.e. oppure I.E. Si usa, come il nostro
cioè, per meglio specificare il significato di un'espressione usata in prece-
denza.
Dimmi di sì Doppie pericolose
Ci sono tanti modi per dire di sì anche se, in verità, siamo ormai abituati a In italiano molte consonanti possono essere pronunciate in due modi diversi
sentirci rispondere quasi sempre con le stesse formule, consunte e quasi che corrispondono a due diversi gradi di intensità:
insopportabili, come ok, esatto, esattamente, assolutamente La nostra bella • un grado detto tenue: casa, pala, tuta;
lingua è ricca di espressioni che ci permettono di rispondere affermativa- • un grado detto intenso: cassa, palla, tutta.
mente in modo vario e diversificato a seconda delle situazioni.
Nella lingua scritta, per indicare la pronuncia intensa di una consonante, si
Potremmo provare a usare, al posto di ok per esempio, altre espressioni come: usa la stessa lettera raddoppiata, che noi conosciamo come la doppia.
In italiano abbiamo delle coppie di parole, come casa e cassa che si distinguo-
certo/certamente no soltanto per la durata della consonante: per questo è molto importante
come vuoi /come vuole/come volete pronunciare correttamente le consonanti tenui (dette anche scempie) e quel-
d'accordo
le intense (o doppie). Sembrerebbe semplice, ma la verità è che in italiano
davvero/è vero
non è sempre facile distinguere tra scempia e doppia e rispettare le regole
giusto
Un po' di... etimologia ortografiche quando scriviamo. Il fatto è che nell'italiano parlato al Nord pre-
proprio così
vale la pronuncia tenue di tutte le consonanti, anche di quelle doppie: dopio,
senza dubbio/indubbiamente, belo, organizare al posto di doppio, beilo, organizzare. Invece nell'Italia centro-
va bene/bene/benissimo Dal latino sic, che significa'così'. Ab-
breviazione della formula sic EST, 'co- meridionale (tranne in Toscana e Umbria) si tende a raddoppiare certe con-
volentieri /con piacere sonanti anche quando sono scempie: nobbiìe, aggile,/raggile al posto di nobi-
sì è', usata in latino per esprimere
un'affermazione. le, agile, fragile. Questo fa sì che ci siano ancora molte oscillazioni nella grafia
di parole come attrezzo, abbrutito ecc.

Attenzione! Sì va sempre scritto con l'accento. Come per altri monosillabi, Ecco quindi un breve elenco con alcune delle parole italiane che spesso indu-
cono in errore.
l'accento in questo caso ha lo scopo di distinguere il sì affermativo dal prono-
me si. Corretto Scorretto
abbrutito abbruttito
imbruttito imbrutito
acchito acchitto
Dante nel suo De vulgari eloquenza, chiama la lingua italiana la lingua accomunare accommunare
del (dólce) sì", secondo una tripartizione delle lingue romanze che vedeva acuminato accuminato
addosso adosso
le tre principali aree distinte a seconda di come si indicava la loro particel-
adocchiare addocchiare
la affermativa.- . ammennicolo amennicolo, amenniccolo
* la lingua d'ori, nella Francia del Nord, da cui deriva il francese; ammiccare amiccare
. la lingua d'oc, nella Francia del Sud, conosciuta anche come occitano; annaffiatoio anaffiatoio
• la lingua del sì, cioè l'italiano. aneddoto annedoto
Dante cita questa espressione anche in un famoso Canto dell 'Inferno-. appiccicare appicicare
Ahi Pisa vituperio de le genti arrabbio arrabio
del bel paese là dove 'I sì suona attrezzi atrezzi
Dante, Inferno, c. XXXIII, w . 79-80 avallo, avallare avvallo, avvallare
bagatella bagattella
Ecco!
briciole bricciole
caligine caliggine
collutorio coli utt ori o
eccezione ecezione, ecezzione, eccezzione
emorragia emoraggia Dedico una pagina a questo avverbio, così semplice, essenziale e talmente
fuliggine fuligine espressivo che i bambini lo imparano presto, tra le prime parole, e lo usano
imbacuccarsi imbaccuccarsi ripetutamente, e con un certo orgoglio, per presentare il loro piccolo, ricco
intellegibile inteleggibile mondo a chi li circonda: "Ecco!"
raffreddore rafreddore Ecco merita una pagina tutta per sé anche solo per il fatto di essere l'unico
rivangare rinvangare rappresentante (ebbene sì non ce ne sono altri, come lui) della categoria gram-
sbafo, sbafare sbaffo, sbaffare maticale degli avverbi presentativi.
scorazzare scorrazzare
sollucchero solluchero In quanto avverbio presentativo ecco serve, per l'appunto, a presentare, indi-
soprattutto sopratutto care o mostrare qualcosa o qualcuno di cui si parla:
Ecco il treno!
Ecco una nuova invenzione.
Ecco che arriva Lorenzo.
Dal latino all'italiano Eccoti servito.

L'italiano a differenza del latino e delle altre lingue del mondo in cui le dop- Essendo un avverbio molto socievole e avendo innato dentro di sé il
pie sono rare, è una lingua caratterizzata da molte consonanti doppie. Come talento di collegare cose, persone e avvenimenti tra loro, ecco è molto
mai l'italiano è l'unica, tra le lingue romanze, ad avere le consonanti doppie? disponibile all'enclisi (quel fenomeno per cui una parola atona, monosil-
Se lo chiedono non solo gli italiani, ma soprattutto i tanti stranieri che fanno labica o al più bisillabica, si appoggia alla precedente formando un'unità
così fatica a riconoscere i casi di raddoppiamento consonantico, e anche i prosodica): in parole povere ha la caratteristica di unirsi in una sola paro-
bambini della scuola primaria. la con i pronomi atoni e dar vita a: eccomi, eccoti, eccoci, eccovi, eccolo,
In latino esistevano molte parole che presentavano gruppi consonantici eccotelo, eccovelo.
come -CT-, -PT-, -BD-, -DG-, -X-, -PS-, -MN-, ecc., come per esempio, ocra, SEPTEM, IPSA,
DAMNUM, SCRIPSI ('otto','sette', 'questa','danno','scrissi').
In italiano questi gruppi consonantici si sono trasformati in consonanti dop- Un po' di etimologia
pie perché la prima consonante si è assimilata alla seconda, come nel caso di r
I latino ÉCCU(M) ebbe un ruolo fondamentale nella formazione dei dimostra-
-PT- che è diventato -tt-: SEPTEM sette.
Gli antichi gruppi consonantici sono sopravvissuti soltanto nelle parole che tivi; infatti è servito, rafforzando i pronomi dimostrativi latini, a dare vita al-
le forme che tutti noi usiamo in italiano:
derivano da altre lingue, diverse dal latino, come il greco, o nelle parole di ori-
(Éc)cu TLLUM - + quello
gine dotta che sono rimaste più vicine alla forma originaria (per es.: psicolo-
(EC)CU TSTUM questo
go, pneumatico, abdicare, proctologo).
Normalmente invece, nel passaggio dal latino all'italiano, abbiamo avuto Allo stesso modo ECCUM ha contribuito anche alla formazione di due impor-
queste trasformazioni: tanti avverbi della lingua italiana:
o dai nessi latini -CT-, -PT- in italiano abbiamo -tt- (Èc)cu sTc così
NOCTE(M) - notte SEPTE(M) sette OCTO otto (EC)CU INDE quindi

\ y
• dal latino -x-, -PS- in italiano abbiamo -ss-
PROXIMU(M) prossimo IPSA essa SCRIPSI - » scrissi
o dal latino -MN- in italiano abbiamo -NN-
DAMNU(M) danno dow\(i)NA donna
Nella scrittura si presta, come valido espediente stilistico, per introdurre l'ap-
parizione improvvisa di un personaggio o di un evento inatteso, soprattutto
quando è preceduto dalla congiunzione e:
Faccia a faccia o
Ed ecco verso noi venir per nave/un vecchio, bianco per antico pelo,/gridan-
do: "Guai a voi, anime prave!". (Dante, Inferno, c. III, w. 82 e segg.) a facci a a faccia?.
Ecco può avere diverse sfumature-, può essere simpatico e rassicurante per
l'interlocutore che impazientemente chiede: Entrambe le forme sono corrette, anche se la "più corretta" sarebbe quella
preceduta dalla preposizione a-, a faccia a faccia.
Sei pronta? Siamo in ritardo! ...Eccomi!
Dove saranno i miei occhiali? Eccoli!
A faccia a faccia è un avverbio, o meglio, una locuzione avverbiale qualificati-
Ma può avere anche una sfumatura polemica o ironica (risultando piuttosto- va: l'avverbio è composto da una parola sola, la locuzione è formata da un
gruppo di due 0 più parole.
sgradevole):
Ecco come si comportano i ragazzi d'oggi.
Ecco come ci hai ridotto! LA GRAMMATICA DICE
Ecco l'ultima trovata del nostro Presidente.
Gli avverbi qualificativi sono chiamati anche avverbi di modo perché indica-
Inoltre ben si presta a esprimere le pause di riflessione tipiche del linguag- no il modo in cui si svolge un'azione. I più conosciuti sono gli avverbi che fini-
scono in -mente (semplicemente, facilmente, saggiamente ecc.), che si affian-
gio parlato: cano agli avverbi semplici come bene, male, così, insieme, quasi e a quegli
Vorrei sapere.,.ecco...mi piacerebbe che tu mi dicessi... avverbi in -oni di cui esistono una manciata di esempi: ginocchioni, bocconi,
ruzzoloni ecc.

Accanto a questi ci sono le locuzioni avverbiali, come la nostra, che in gene-


re sono precedute dalle preposizioni a, con, in, su:
Ecco, per vitalità e colore, corrisponde esattamente al francese voilà: a rotta di collo, a tutto gas, alla francese, alla fiorentina, alla carlona, alla
voilà qu'ilarrive (ecco che arriva); rinfusa, con brio, con lentezza, con saggezza, in fretta, in silenzio, in solitudi-
voilà les enfants (ecco i bambini); ne, sul serio e così via.
voilà tout (ecco tutto).
V A faccia a faccia insieme a un'altra locuzione dello stesso tipo, a corpo a corpo,
ha visto perdersi, nel tempo, la prima preposizione a e si è imposta, sia nella
lingua parlata che in quella scritta, la forma faccia a faccia senza che essa
venga più sentita come scorretta.
Questo indiscutibile passaggio è stato molto probabilmente influenzato dal-
l'uso diffuso di faccia a faccia (e di corpo a corpo) come sostantivo.

Ecco alcuni esempi:


Sottoposero l'imputato a un faccia a faccia con la sua vittima.
È iniziato il faccia a faccia tra sindacati e gruppo dirigente dell'azienda.
Il loro rapporto si è trasformato in un vero corpo a corpo.

Questa trasformazione è stata certamente influenzata anche dalle espres-


sioni inglesi face-to-face e cheek-to-cheek, nonché dal francese tète à tète o
coup à coup.
A poco a poco Gratis o a gratis?
Ci sono altre locuzioni avverbiali, simili al nostro a faccia a faccia, che tendono A quanti di noi non è venuta, ogni tanto, la tentazione di usare la locuzione a
a perdere la preposizione iniziale a nonostante non siano usate anche come gratis, al posto della forma corretta gratis? In effetti, all'apparenza, non sem-
sostantivi: si tratta delle locuzioni temporali a poco a poco e a mano a mano, brerebbe così scorretta visto che la troviamo ampiamente attestata in rete
che esprimono lo sviluppo progressivo di un evento o di un'azione. con ben 416.000 risultati nella ricerca con Google, e dato che capita di legger-
Che venendomi incontro, a poco a poco/Mi ripingeva là, dove 7 Sol tace. la talvolta sulle testate dei giornali nazionali e di ascoltarla alla radio e in
(Dante, Inferno, c. I, vv. 59-60) televisione.
La perdita della prima preposizione appare molto evidente nella lingua par- Come per tanti altri argomenti trattati in questo libro, anche per questa espres-
lata mentre, in quella scritta e soprattutto in testi che prevedono un uso della sione "nazional-popolare" vale la solita regola d'oro: la nostra competenza lingui-
lingua più sorvegliato, si tende a usare la forma più corretta: stica. Che significa semplicemente essere consapevoli di quali siano gli ambiti
A mano a mano che procedevano, il sentiero si faceva sempre più stretto e d'uso di questa espressione: a gratis ha una connotazione decisamente popola-
impervio. re e quindi - eventualmente - potrebbe essere usata in contesti di comunica-
zione estremamente informali e soprattutto quando si voglia colorire il nostro
La satira è uguale per tutti, destra, sinistra e terzo polo. A poco a poco dal can- linguaggio (scritto o parlato), con un tratto decisamente "ruspante".
tiere usciranno altri personaggi della società civile, (www.avvemre.it, Se invece viene usata in contesti diversi (sia formali che informali) può davvero
22/01/2011) farvi passare da persona ignorante o incolta, come ci segnalano quasi tutte le
grammatiche contemporanee. Cercate dunque di usare sempre la parola gratis
e i suoi sinonimi gratuito e gratuitamente e tenetevi lontani dalla moda, ormai
troppo diffusa, di usare a gratis solo per dare "colore" alle vostre frasi.
Bon tori
lo e te 10 e mia madre oppure Mia madre e iol Generalmente si preferisce collocare
11 pronome io all'ultimo posto: è una questione di rispetto e di educazione.
Si scrive: tu e io, io e te o io e tuì In questa domanda ci sono due problemi da Ma anche la posizione iniziale è ben rappresentata nella lingua sia parlata
risolvere: sia scritta, soprattutto quando il soggetto che parla o scrive vuole mettere in
risalto sé stesso, o sottolineare la centralità della sua persona rispetto ad
1. è corretto usare la forma te in qualità di pronome soggetto al posto di tu! altri.
2. è corretto anteporre io nella formula io e... oppure è meglio collocarlo alla
fine?
Entrambe le questioni sono aperte e da diverso tempo si cerca di dare un'in-
terpretazione a norme divenute ormai troppo "strette" di fronte alla forza del
linguaggio parlato. Pensiamo soltanto a due titoli che nell'ultimo anno (2011) In diverse varietà di italiano regionale al posto di tu, come pronome perso-
nale soggetto, viene usata la forma te. Questo accade soprattutto in Tosca-
hanno goduto di un grande successo nel mondo della musica e della lettera-
na dove si sente dire spesso: te che prendi? Portalo te. Fallo te. Queste for-
tura: lo e te, la canzone di Gianna Nannini; lo e te, l'ultimo libro di Niccolo
me non sono veramente corrette perché te è un pronome complemento (tran-
Ammaniti. ne nei casi citati precedentemente) e si usa per esprimere un complemen-
to oggetto 0 un complemento indiretto [la polizia ha visto te; vengo con te).
Diciamo subito che io e tu sono pronomi personali soggetto. E quando i pro-
È una forma regionale, da usare con cautela nel parlato e mai nello scrit-
nomi io e tu sono usati insieme come soggetto, la forma più corretta sareb-
to. Le forme corrette sono: tu che prendi? Portalo tu. Fallo tu.
be tu e io oppure io e tu. , ,
La lingua parlata ha però ormai imposto anche la forma io e te, che vede il
pronome complemento te in luogo del soggetto tu.

Istruzioni per l'uso


Pronome personale soggetto Tu e io è la forma corretta.
Pronome s i g n i f i c a letteralmente'parola che sta al posto di un nome'. Il prono- lo e tu è grammaticalmente corretta, ma sta scomparendo nell'uso.
me è la parte del discorso che si usa al posto di un'altra parola e ne fa le veci. lo e te un tempo era considerato scorretto, ma oramai possiamo scriverlo (e
I pronomi personali hanno forme diverse a seconda della funzione che svol- cantarlo) senza troppe preoccupazioni.
gono nella frase: hanno una forma quando sono usati in funzione di sogget-
Te mangi un gelato è invece da evitare nella lingua scritta e anche nella lin-
to e due forme quando sono usati in funzione di complemento (forma toni-
gua parlata sorvegliata.
ca e forma atona).

I pronomi personali soggetto sono sei, come le persone che possono fare da
soggetto: io, tu, lui/lei (egli/esso, ella/essa), noi, voi, loro (essi/esse),
lo e tu sono dunque pronomi personali usati in funzione di soggetto: io man-
gio e tu dormi.

Talvolta si usano, al posto di io e tu, anche le forme me e te (che sono invece


pronomi personali complemento). Si tratta però di casi molto circoscritti:
o nei paragoni di uguaglianza: sono bravo quanto te; sei uno stupido come me-,
. nelle frasi esclamative senza veTbo e con un aggettivo: Povero tei Me infelice!
. quando me e te sono in funzione predicativa e il soggetto è diverso: se tu
fossi me; se io fossi te.
Cioè I comici, negli ultimi decenni, hanno imperversato (e continuano ancora) facendo la parodia
agli adolescenti, incapaci di formulare frasi corrette e originali nel loro eloquio acerbo, chefar-
Ecco una parola che va sempre di moda, il cui uso non ha mai dato segni di ciscono, costantemente, di innumerevoli cioè. «Cioè, non puoi capire, sono andata con la Gi-
cedimento: facciamo bene a usarla in un testo scritto? È una parola gergale? ne al cinema e... cioè, chi t'incontro? Cioè... c'era quel super-fico di Giorgio che cioè, stava
Fa parte del lessico italiano? insieme a quella truzza di Elisa e si tenevano per mano, pure!!!!!!! Cioè, ma ti rendi con-
Cioè ha il suo posto in tutti i dizionari e le grammatiche della lingua italiana. to?????»
Non è gergale e nemmeno scorretta: proviamo a conoscerla più da vicino.
J
Cioè, rispetto alle altre congiunzioni esplicative (comprese locuzioni ed
LA GRAMMATICA DICE espressioni varie), è stata molto bistrattata, sebbene sia una parolina molto
Cioè per le nostre grammatiche, è una congiunzione coordinativa che intro- efficiente che si presta:
duce una proposizione coordinata esplicativa (o dichiarativa). Le congiunzio- • ad aprire un discorso (proprio come l'inglese welì): «cioè... io penserei, da
ni coordinative esplicative sono le particelle che servono a unire due propo- grande, di dedicarmi alla moda... cioè... alla sartoria»;
sizioni o due elementi della stessa proposizione in modo che il secondo spie- • ad esprimere una certa reticenza nella risposta: «sì ci sono andata, cioè...
ghi meglio il primo-, mio padre fa il pilota, cioè viaggia sempre. no, non ricordo bene»;
La proposizione coordinata esplicativa è quella frase che spiega quanto e • ad esprimere un'interrogazione assoluta, un modo diretto e anche poco
stato affermato nella proposizione principale: l'economia è in crisi, infatti gentile di rispondere, chiedendo delucidazioni : «Sei disponibile ad aiutar-
sono diminuiti i consumi. mi, oggi?» «Cioè?».
Cioè non è la sola parola a svolgere questa importante funzione. La lingua Cioè è così onnipresente sulla bocca dei nostri teenager che è diventato l'em-
italiana ci offre un ventaglio dì espressioni e di modi diversi per dire cioè: blema del linguaggio adolescenziale, un simbolo che si traduce anche nella
vitalità di una rivista per adolescenti (edita dalle Edizioni Panini) che si inti-
. infatti/difatti [Il cambiamento climatico c'è, infatti è aumentato il buco nel tola, appunto, Cioè e che esiste, con notevole successo, da almeno trent'anni
l'ozono). a dimostrazione della forza di questa indomabile e immortale congiunzione.
• ossia (Mi hanno diagnosticato una neoplasia benigna, ossia un tumore A volte, certi usi giovanili non vanno demonizzati, ma accolti con l'indulgen-
za dovuta a chi ancora cerca un modo di esprimersi personale; caso mai
benigno).
vanno accompagnati benevolmente verso una dolce "disintossicazione".
• ovvero (Report, ovvero la voglia di stupire).
. vale a dire (Elisa è arrivata prima, vale a dire che potrà partecipare alle gare Attenzione! Cioè si scrive con l'accento grave, come caffè, tè, è.
nazionali). .
. per essere precisi (Sono arrivati venti bambini, per essere precisi otto maschi
e dodicifemmine).

Un po' di etimologia
Cioè è la forma unita di ciò è. Già. in latino si usava la forma corrisponden-
te ID EST, letteralmente: 'ciò è', quindi, 'cioè': ILLE DICTATOR, ID EST CAESAR.
La locuzione latina si usa ancora oggi in inglese e si ritrova in moltissimi
testi, anche nella forma abbreviata i.e. oppure I.E. Si usa, come il nostro
cioè, per meglio specificare il significato di un'espressione usata in prece-
denza.
Dimmi di sì Doppie pericolose
Ci sono tanti modi per dire di sì anche se, in verità, siamo ormai abituati a In italiano molte consonanti possono essere pronunciate in due modi diversi
sentirci rispondere quasi sempre con le stesse formule, consunte e quasi che corrispondono a due diversi gradi di intensità:
insopportabili, come ok, esatto, esattamente, assolutamente La nostra bella • un grado detto tenue: casa, pala, tuta;
lingua è ricca di espressioni che ci permettono di rispondere affermativa- • un grado detto intenso: cassa, palla, tutta.
mente in modo vario e diversificato a seconda delle situazioni.
Nella lingua scritta, per indicare la pronuncia intensa di una consonante, si
Potremmo provare a usare, al posto di ok per esempio, altre espressioni come: usa la stessa lettera raddoppiata, che noi conosciamo come la doppia.
In italiano abbiamo delle coppie di parole, come casa e cassa che si distinguo-
certo/certamente no soltanto per la durata della consonante: per questo è molto importante
come vuoi/come vuole/come volete pronunciare correttamente le consonanti tenui (dette anche scempie) e quel-
d'accordo
le intense (o doppie). Sembrerebbe semplice, ma la verità è che in italiano
davvero/è vero
non è sempre facile distinguere tra scempia e doppia e rispettare le regole
giusto
Un po' di... etimologia ortografiche quando scriviamo. Il fatto è che nell'italiano parlato al Nord pre-
proprio così
vale la pronuncia tenue di tutte le consonanti, anche di quelle doppie: dopio,
senza dubbio/indubbiamente, belo, organizare al posto di doppio, bello, organizzare. Invece nell'Italia centro-
va bene/bene/benissimo Dal latino sic, che significa'così'. Ab-
breviazione della formula sic EST, 'CO- meridionale (tranne in Toscana e Umbria) si tende a raddoppiare certe con-
volentieri /con piacere sonanti anche quando sono scempie: nobbile, aggile,/raggile al posto di nobi-
SÌ è', usata in latino per esprimere
un'affermazione. le, agile,fragile. Questo fa sì che ci siano ancora molte oscillazioni nella grafia
di parole come attrezzo, abbrutito ecc.

Attenzione! Sì va sempre scritto con l'accento. Come per altri monosillabi, Ecco quindi un breve elenco con alcune delle parole italiane che spesso indu-
cono in errore.
l'accento in questo caso ha lo scopo di distinguere il sì affermativo dal prono-
me si. Corretto Scorretto
abbrutito abbruttito
imbruttito imbrutito
acchito acchitto
Dante nel suo De vulgari eloquenza, chiama la lingua italiana la lingua accomunare accommunare
del (dólce) sì", secondo una tripartizione delle lingue romanze che vedeva acuminato accuminato
addosso adosso
le tre principali aree distinte a seconda di come si indicava la loro particel-
adocchiare addocchiare
la affermativa.- . ammennicolo amennicolo, amenniccolo
* la lingua d'ori, nella Francia del Nord, da cui deriva il francese; ammiccare amiccare
e la lingua d'oc, nella Francia del Sud, conosciuta anche come occitano; annaffiatoio anaffiatoio
• la lingua del sì, cioè l'italiano. aneddoto annedoto
Dante cita questa espressione anche in un famoso Canto dell 'Inferno-, appiccicare appicicare
Ahi Pisa vituperio de le genti arrabbio arrabio
del bel paese là dove 'I sì suona attrezzi atrezzi
Dante, Inferno, c. XXXIII, vv. 79-80 avallo, avallare avvallo, avvallare
bagatella bagattella
Ecco!
briciole bricciole
caligine caliggine
collutorio coli utt ori o
eccezione ecezione, ecezzione, eccezzione
emorragia emoraggia Dedico una pagina a questo avverbio, così semplice, essenziale e talmente
fuliggine fuligine espressivo che i bambini lo imparano presto, tra le prime parole, e lo usano
imbacuccarsi imbaccuccarsi ripetutamente, e con un certo orgoglio, per presentare il loro piccolo, ricco
intellegibile inteleggibile mondo a chi li circonda: "Ecco!"
raffreddore rafreddore Ecco merita una pagina tutta per sé anche solo per il fatto di essere l'unico
rivangare rinvangare rappresentante (ebbene sì non ce ne sono altri, come lui) della categoria gram-
sbafo, sbafare sbaffo, sbaffare maticale degli avverbi presentativi.
scorazzare scorrazzare
sollucchero solluchero In quanto avverbio presentativo ecco serve, per l'appunto, a presentare, indi-
soprattutto sopratutto care o mostrare qualcosa o qualcuno di cui si parla:
Ecco il treno!
Ecco una nuova invenzione.
Ecco che arriva Lorenzo.
Dal latino all'italiano Eccoti servito.

L'italiano a differenza del latino e delle altre lingue del mondo in cui le dop- Essendo un avverbio molto socievole e avendo innato dentro di sé il
pie sono rare, è una lingua caratterizzata da molte consonanti doppie. Come talento di collegare cose, persone e avvenimenti tra loro, ecco è molto
mai l'italiano è l'unica, tra le lingue romanze, ad avere le consonanti doppie? disponibile all'enclisi (quel fenomeno per cui una parola atona, monosil-
Se lo chiedono non solo gli italiani, ma soprattutto i tanti stranieri che fanno labica o al più bisillabica, si appoggia alla precedente formando un'unità
così fatica a riconoscere i casi di raddoppiamento consonantico, e anche i prosodica): in parole povere ha la caratteristica di unirsi in una sola paro-
bambini della scuola primaria. la con i pronomi atoni e dar vita a: eccomi, eccoti, eccoci, eccovi, eccolo,
In latino esistevano molte parole che presentavano gruppi consonantici eccotelo, eccovelo.
come -CT-, -PT-, -BD-, -DG-, -X-, -PS-, -MN-, ecc., come per esempio, ocra, SEPTEM, IPSA,
DAMNUM, SCRIPSI ('otto','sette', 'questa','danno','scrissi').
In italiano questi gruppi consonantici si sono trasformati in consonanti dop- Un po' di etimologia
pie perché la prima consonante si è assimilata alla seconda, come nel caso di r
I latino ÉCCU(M) ebbe un ruolo fondamentale nella formazione dei dimostra-
-PT- che è diventato -tt-, SEPTEM sette.
Gli antichi gruppi consonantici sono sopravvissuti soltanto nelle parole che tivi; infatti è servito, rafforzando i pronomi dimostrativi latini, a dare vita al-
le forme che tutti noi usiamo in italiano:
derivano da altre lingue, diverse dal latino, come il greco, o nelle parole di ori-
(Éc)cu TLLUM - + quello
gine dotta che sono rimaste più vicine alla forma originaria (per es.: psicoìo-
(EC)CU TSTUM questo
qo, pneumatico, abdicare, proctologo).
Normalmente invece, nel passaggio dal latino all'italiano, abbiamo avuto Allo stesso modo ECCUM ha contribuito anche alla formazione di due impor-
queste trasformazioni: tanti avverbi della lingua italiana:
o dai nessi latini -CT-, -PT- in italiano abbiamo -tt- (Èc)cu sTc così
NOCTE(M) - notte SEPTE(M) sette OCTO otto (EC)CU INDE quindi

\ y
• dal latino -x-, -PS- in italiano abbiamo -ss-
PROXIMU(M) prossimo IPSA essa SCRIPSI - » scrissi
o dal latino -MN- in italiano abbiamo -NN-
DAMNU(M) danno doM(i)NA donna
Nella scrittura si presta, come valido espediente stilistico, per introdurre l'ap-
parizione improvvisa di un personaggio o di un evento inatteso, soprattutto
quando è preceduto dalla congiunzione e:
Faccia a faccia o
Ed ecco verso noi venir per nave/un vecchio, bianco per antico pelo,/gridan-
do: "Guai a voi, anime prave!". (Dante, Inferno, c. III, w. 82 e segg.) a facci a a faccia?.
Ecco può avere diverse sfumature-, può essere simpatico e rassicurante per
l'interlocutore che impazientemente chiede: Entrambe le forme sono corrette, anche se la "più corretta" sarebbe quella
preceduta dalla preposizione a-, a faccia a faccia.
Sei pronta? Siamo in ritardo! ...Eccomi!
Dove saranno i miei occhiali? Eccoli!
A faccia a faccia è un avverbio, o meglio, una locuzione avverbiale qualificati-
Ma può avere anche una sfumatura polemica o ironica (risultando piuttosto- va: l'avverbio è composto da una parola sola, la locuzione è formata da un
gruppo di due 0 più parole.
sgradevole):
Ecco come si comportano i ragazzi d'oggi.
Ecco come ci hai ridotto! LA GRAMMATICA DICE
Ecco l'ultima trovata del nostro Presidente.
Gli avverbi qualificativi sono chiamati anche avverbi di modo perché indica-
Inoltre ben si presta a esprimere le pause di riflessione tipiche del linguag- no il modo in cui si svolge un'azione. I più conosciuti sono gli avverbi che fini-
scono in -mente (semplicemente, facilmente, saggiamente ecc.), che si affian-
gio parlato: cano agli avverbi semplici come bene, male, così, insieme, quasi e a quegli
Vorrei sapere.,.ecco...mi piacerebbe che tu mi dicessi... avverbi in -oni di cui esistono una manciata di esempi: ginocchioni, bocconi,
ruzzoloni ecc.

Accanto a questi ci sono le locuzioni avverbiali, come la nostra, che in gene-


re sono precedute dalle preposizioni a, con, in, su-,
Ecco, per vitalità e colore, corrisponde esattamente al francese voilà-. a rotta di collo, a tutto gas, alla francese, alla fiorentina, alla carlona, alla
voilà qu'ilarrive (ecco che arriva); rinfusa, con brio, con lentezza, con saggezza, in fretta, in silenzio, in solitudi-
voilà les enfants (ecco i bambini); ne, sul serio e così via.
voilà tout (ecco tutto).
V A faccia a faccia insieme a un'altra locuzione dello stesso tipo, a corpo a corpo,
ha visto perdersi, nel tempo, la prima preposizione a e si è imposta, sia nella
lingua parlata che in quella scritta, la forma faccia a faccia senza che essa
venga più sentita come scorretta.
Questo indiscutibile passaggio è stato molto probabilmente influenzato dal-
l'uso diffuso di faccia a faccia (e di corpo a corpo) come sostantivo.

Ecco alcuni esempi:


Sottoposero l'imputato a un faccia a faccia con la sua vittima.
È iniziato il faccia a faccia tra sindacati e gruppo dirigente dell'azienda.
Il loro rapporto si è trasformato in un vero corpo a corpo.

Questa trasformazione è stata certamente influenzata anche dalle espres-


sioni inglesi face-to-face e cheek-to-cheek, nonché dal francese tète à tète o
coup à coup.
A poco a poco Gratis o a gratis?
Ci sono altre locuzioni avverbiali, simili al nostro a faccia a faccia, che tendono A quanti di noi non è venuta, ogni tanto, la tentazione di usare la locuzione a
a perdere la preposizione iniziale a nonostante non siano usate anche come gratis, al posto della forma corretta gratis? In effetti, all'apparenza, non sem-
sostantivi: si tratta delle locuzioni temporali a poco a poco e a mano a mano, brerebbe così scorretta visto che la troviamo ampiamente attestata in rete
che esprimono lo sviluppo progressivo di un evento o di un'azione. con ben 416.000 risultati nella ricerca con Google, e dato che capita di legger-
Che venendomi incontro, a poco a poco/Mi ripingeva là, dove 7 Sol tace. la talvolta sulle testate dei giornali nazionali e di ascoltarla alla radio e in
(Dante, Inferno, c. I, vv. 59-60) televisione.
La perdita della prima preposizione appare molto evidente nella lingua par- Come per tanti altri argomenti trattati in questo libro, anche per questa espres-
lata mentre, in quella scritta e soprattutto in testi che prevedono un uso della sione "nazional-popolare" vale la solita regola d'oro: la nostra competenza lingui-
lingua più sorvegliato, si tende a usare la forma più corretta: stica. Che significa semplicemente essere consapevoli di quali siano gli ambiti
A mano a mano che procedevano, il sentiero si faceva sempre più stretto e d'uso di questa espressione: a gratis ha una connotazione decisamente popola-
impervio. re e quindi - eventualmente - potrebbe essere usata in contesti di comunica-
zione estremamente informali e soprattutto quando si voglia colorire il nostro
La satira è uguale per tutti, destra, sinistra e terzo polo. A poco a poco dal can- linguaggio (scritto o parlato), con un tratto decisamente "ruspante".
tiere usciranno altri personaggi della società civile, (www.avvemre.it, Se invece viene usata in contesti diversi (sia formali che informali) può davvero
22/01/2011) farvi passare da persona ignorante o incolta, come ci segnalano quasi tutte le
grammatiche contemporanee. Cercate dunque di usare sempre la parola gratis
e i suoi sinonimi gratuito e gratuitamente e tenetevi lontani dalla moda, ormai
troppo diffusa, di usare a gratis solo per dare "colore" alle vostre frasi.
Bon tori
lo e te 10 e mia madre oppure Mia madre e iol Generalmente si preferisce collocare
11 pronome io all'ultimo posto: è una questione di rispetto e di educazione.
Si scrive: tu e io, io e te o io e tuì In questa domanda ci sono due problemi da Ma anche la posizione iniziale è ben rappresentata nella lingua sia parlata
risolvere: sia scritta, soprattutto quando il soggetto che parla o scrive vuole mettere in
risalto sé stesso, o sottolineare la centralità della sua persona rispetto ad
1. è corretto usare la forma te in qualità di pronome soggetto al posto di tu! altri.
2. è corretto anteporre io nella formula io e... oppure è meglio collocarlo alla
fine?
Entrambe le questioni sono aperte e da diverso tempo si cerca di dare un'in-
terpretazione a norme divenute ormai troppo "strette" di fronte alla forza del
linguaggio parlato. Pensiamo soltanto a due titoli che nell'ultimo anno (2011) In diverse varietà di italiano regionale al posto di tu, come pronome perso-
nale soggetto, viene usata la forma te. Questo accade soprattutto in Tosca-
hanno goduto di un grande successo nel mondo della musica e della lettera-
na dove si sente dire spesso: te che prendi? Portalo te. Fallo te. Queste for-
tura: lo e te, la canzone di Gianna Nannini; lo e te, l'ultimo libro di Niccolo
me non sono veramente corrette perché te è un pronome complemento (tran-
Ammaniti. ne nei casi citati precedentemente) e si usa per esprimere un complemen-
to oggetto 0 un complemento indiretto {la polizia ha visto te; vengo con te).
Diciamo subito che io e tu sono pronomi personali soggetto. E quando i pro-
È una forma regionale, da usare con cautela nel parlato e mai nello scrit-
nomi io e tu sono usati insieme come soggetto, la forma più corretta sareb-
to. Le forme corrette sono: tu che prendi? Portalo tu. Fallo tu.
be tu e io oppure io e tu. , ,
La lingua parlata ha però ormai imposto anche la forma io e te, che vede il
pronome complemento te in luogo del soggetto tu.

Istruzioni per l'uso


Pronome personale soggetto Tu e io è la forma corretta.
Pronome s i g n i f i c a letteralmente'parola che sta al posto di un nome'. Il prono- lo e tu è grammaticalmente corretta, ma sta scomparendo nell'uso.
me è la parte del discorso che si usa al posto di un'altra parola e ne fa le veci. lo e te un tempo era considerato scorretto, ma oramai possiamo scriverlo (e
I pronomi personali hanno forme diverse a seconda della funzione che svol- cantarlo) senza troppe preoccupazioni.
gono nella frase: hanno una forma quando sono usati in funzione di sogget-
Te mangi un gelato è invece da evitare nella lingua scritta e anche nella lin-
to e due forme quando sono usati in funzione di complemento (forma toni- gua parlata sorvegliata.
ca e forma atona).

I pronomi personali soggetto sono sei, come le persone che possono fare da
soggetto: io, tu, lui/lei (egli/esso, ella/essa), noi, voi, loro (essi/esse),
lo e tu sono dunque pronomi personali usati in funzione di soggetto: io man-
gio e tu dormi.

Talvolta si usano, al posto di io e tu, anche le forme me e te (che sono invece


pronomi personali complemento). Si tratta però di casi molto circoscritti:
o nei paragoni di uguaglianza: sono bravo quanto te; sei uno stupido come me-,
. nelle frasi esclamative senza veTbo e con un aggettivo: Povero tei Me infelice!
. quando me e te sono in funzione predicativa e il soggetto è diverso: se tu
fossi me; se io fossi te.
La ministra, le ministre
• i maschili in -sore possono avere il femminile in -sora (assessora, difensora)
• usare l'articolo femminile per i termini invariabili in -a, -e e i composti con
capo- (la poeta, la vigile, la capofamiglia).

Sembrerebbe una questione molto semplice: perché se la carica di ministro,


deputato, sindaco, segretario (di stato, di partito ecc.) è rivestita da una donna,
non la possiamo chiamare, tutti, ministra, deputata, sindaca e segretaria!
Istruzioni per Fuso
Come si vede non si tratta di stravolgere la lingua italiana, ma di mettere in
"Suona male", dicono in tanti (donne comprese): in realtà ciò che suona male pratica le regole che la grammatica ci ha insegnato riguardo alla formazione
non è la lingua, ma l'idea che alcune parole, da sempre maschili e da sempre del femminile:
luogo di potere dei maschi, possano accreditarsi anche come luogo del fem-
minile", come rappresentazione morfologica della presenza delle donne nei • i nomi che terminano in -o hanno il femminile in -a-, l'operaio/l'operaia, il mae-
cosiddetti ruoli di potere. stro/la maestra, il magistrato/la magistrata quindi il ministro/la ministra-,
• i nomi che terminano in -tore hanno il femminile in -trice. il pittore/la pit-
trice, il direttore/la direttrice quindi il senatore/la senatrice;
Le regole ci sono • i nomi che terminano in -e valgono sia per il maschile che per il femminile.
In questo caso è l'articolo che determina il genere: il cantante/la cantante,
Per essere più chiari: la grammatica della lingua italiana prevede la possibili- il preside/la preside quindi il presidente/la presidente, il giudice/la giudice, il
tà di nominare le persone a seconda del genere (partendo proprio da vigile/la vigile.
uomo/donna), infatti i nomi di professione declinati al femminile esistono da
sempre, per quegli ambiti dove alle donne è stato "permesso di entrare a Ecco, per fare un po' di pratica, una lista di nomi di professione femminili da
pieno titolo: il maestro/la maestra, il cameriere/la cameriera, il fioraio/afio- sperimentare nel linguaggio, scritto e parlato, di tutti i giorni:
raia l'operaio/l'operaia. Se questi nomi "suonano bene" e sono accettati da
tutti perché non dovrebbero farlo sindaco/sindacai Non si infrange nessuna la deputata -* le deputate la preside -+ le presidi
r e g o l a della fonologia (sindaco/sindaca si comporta esattamente come mona- la giudice le giudici la sindaca le sindache
co/monaca), come non esiste nessuna regola grammaticale che possa respin- la magistrata -* le magistrate la studente -* le studenti
gere un termine come avvocata, dal momento che la stessa grammatica acco- 1 a ministra -* le ministre la vigile le vigili
glie senza problema la parola scienziataentrambe le voci derivano dal model- la parlamentare -* le parlamentari l'avvocata le avvocate
lo del participio passato, che possiede,per naturale connotazioni di genere e
di numero.
Sono passati più di vent'anni da quando, nel 1987, Alma Sabatini scrisse per
la Presidenza del Consiglio e la Commissione nazionale per a patita tra In Spagna la Real Academia Espanola nel 2005, nel suo DPD (Diccionario
uomo e donna le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italia- Panhispànico de Dudas) non solo ha accolto a pieno titolo le forme femmi-
na dove, tra i tanti argomenti trattati, si dava una regola per 1 nomi di profes- nili abogada, arquitecta ecc., ma ha aggiunto anche un'annotazione fonda-
sione femminili: mentale: "no debe emplearse el masculino para reférirse a una mujer", 'non
. evitare il maschile per posizioni di prestigio, se esiste il femminile per man- si deve impiegare la forma maschile quando si fa riferimento a una donna'
sioni inferiori (la segretaria, la governante); (si veda a questo proposito la bella tesi di laurea di Veronica Bertagnolli). In
. evitare il maschile per cariche che hanno forma femminile (la senatrice, la Germania, immediatamente dopo la sua elezione, Angela Merkel fece intro-
scrittrice, la ricercatrice)-, , , durre il termine Bundeskanzlerin (femminile di Bundeskanzler, sul model-
. evitare di usare al maschile i nomi che sono di genere sia maschile che fem- lo già esistente Kellner/Kellnerin, cameriere/cameriera), nonostante nella Co-
minile (la presidente, la parlamentare)-, stituzione tedesca si parli solo di Bundeskanzler, al maschile. La Gesellschaft
. evitare le forme in -essa se esiste, 0 si può formare, la forma in -a (ministra, furdeutsche Sprache nel 2005 l'ha eletta "parola dell'anno" e il Duden (il
sindaca e cariche militari: capitana, maresciallo); più prestigioso dizionario della lingua tedesca) l'ha accolta già nel 2004.
Impersonare/impersonificare
Parole che ingannano Impersonare significa 'rappresentare, attraverso una persona, un simbolo o
un comportamento': Hitler ha impersonato il male nella sua essenza-, si dice
anche di un attore.- Rowan Atkinson, l'attore che impersona Mr. Bean.
Ci sono parole che ingannano: si tratta di quelle parole che, essendo simili, si Impersonifìcare... semplicemente non esiste, come non esiste impersonifica-
zioneì Ma esiste personificare, che indica 'rappresentare qualcosa di astratto':
confondono tra loro e ci inducono a commettere "spiacevoli" errori. Di solito,
è la personificazione del male-, si dice anche di una persona: la Marianna per-
nella coppia simile, una è parola di uso quotidiano, l'altra invece è una voce
sonifica la Repubblica francese.
più "alta", che appartiene alla lingua più cólta oppure un termine più tecni-
co che usiamo con minor frequenza. Lo scambio ingannatore si ha, general-
mente, quando cerchiamo di dare un tono più elegante al nostro eloquio o ai
nostri scritti impiegando parole che non "frequentiamo" spesso.
inspirare/ispirare
Inspirare è il verbo che indica l'azione di 'introdurre aria nei polmoni duran-
Il consiglio è, ovviamente, quello di trattare le parole con grande cura: ciò
te la respirazione' ed è il contrario di espirare-, durante l'esercizio ricordatevi di
significa usare un linguaggio semplice, fatto di parole e espressioni che cono-
inspirare e di espirare.
sciamo bene. Questo vale soprattutto per il parlato.
Ispirare, invece, significa 'infondere una particolare impressione o sentimen-
Nello scritto, invece, possiamo anche cercare di ampliare il nostro lessico per
to': lei mi ispira fiducia; l'amore per Brigitte ha ispirato i suoi film più belli.
aggiungere profondità e precisione ai testi, ma, prima di usare una parola
che non "pratichiamo" abitualmente, dovremmo abituarci a cercarne il signi-
ficato nel vocabolario, controllandone l'accezione e le modalità d'impiego.
Questi sono alcuni esempi di parole-trabocchetto.
schernire/schermire
Schernire significa'deridere con disprezzo': l'uomo veniva schernito da tutti.
Schermire è un verbo raro e significa 'proteggere, riparare': schermirsi gli occhi
coordinazione/coordinamento dalla luce. Si usa soprattutto come verbo riflessivo nel senso figurato di 'sot-
trarsi abilmente, eludere': schermirsi da una domanda inopportuna.
Coordinazione e coordinamento derivano entrambi dal verbo coordinare, che
significa 'ordinare insieme distribuendo e assegnando compiti e funzioni per
raggiungere un obiettivo'. Sono sinonimi e si possono usare quasi l'uno in alter-
nanza all'altro: la coordinazione delle risorse di un'azienda, il coordinamento
specificamente/specificatamente
delle idee e degli intenti. Coordinazione ha però degli ambiti d'uso specialistici Specificamente è un avverbio e deriva dall'aggettivo specifico, che significa
che la voce coordinamento non contempla: nel linguaggio della fisiologia si 'particolare, determinato, preciso': attenersi agli usi specifici, esercizi specifici
dice, per esempio, coordinazione dei movimenti (e non coordinamento dei movi- per dimagrire ecc. L'avverbio ha il significato di 'in modo particolare, specifi-
menti), così come nella chimica la coordinazione è un tipo particolare di reazio- co': la casa è adatta specificamente a famiglie con bambini.
ne in cui si ha l'unione di due ioni. Coordinamento, invece, è soprattutto diffu- Specificatamente, avverbio, deriva dall'aggettivo specificato, che è il participio
so per descrivere gli organismi che coordinano, nel senso di 'ufficio', di 'centra- passato del verbo specificare e significa 'in modo specificato', ovvero 'spiega-
to a voce o per iscritto'. Si dovrebbe usare soltanto in riferimento a istruzioni
le': centro di coordinamento, coordinamento nazionale delle biblioteche ecc.
precise: lo sciroppo si impiega specificatamente per le infezioni batteriche
(come spiegato nelfoglietto illustrativo).
innestare/inn escare
Innestare è un termine proprio dell'agricoltura e significa 'trapiantare una
parte di pianta su un'altra pianta'; si usa anche come termine della meccani-
reticente/renitente
ca nell'espressione innestare una marcia e nel senso figurato di 'inserire, Reticente si dice di qualcuno che 'tace per nascondere' qualcosa: l'imputato si
è mostrato reticente.
introdurre': innestare nella scrittura elementi del linguaggio parlato.
Innescare significa'fornire di esca', quindi 'accendere un'arma da fuoco o una Renitente significa 'che si oppone, che non vuole fare qualcosa'. Dunque rilut-
carica esplosiva' (un tempo si faceva tramite un'esca). Nel senso figurato ha tante, restio. È stato molto usato nell'espressione renitente alla leva, ai tempi
dell'obiezione di coscienza. Si usa anche in senso ironico: ho chiesto a Chiara
dunque il significato di 'provocare, suscitare' qualcosa che difficilmente si riu-
di uscire a cena, ma mi è sembrata renitente.
scirà a fermare: la protesta contro i tagli sta innescando una spirale di violenza.
Piuttosto che Istruzioni per l'uso
lì consiglio è accorato: evitate quest'uso scorretto in tutti i contesti di comu-
nicazione, anche in quelli più informali. Questo non tanto perché si scontra
Mi piacerebbe, una volta per tutte, riassumere brevemente il valore e il signi- con la regola grammaticale (le regole, si sa, a volte perdono di autorevolezza
ficato corretto di questa locuzione, nella speranza (vana, temo) di arginarne e vanno cambiate), ma per un semplice motivo di tipo comunicativo; l'uso
l'uso scorretto, scorrettissimo, che se ne fa nelle situazioni comunicative più scorretto di piuttosto che rende il contenuto delle frasi ambiguo (spesso
disparate, dalla riunione di lavoro alle chiacchiere tra amici, dalla trasmissio- incomprensibile) e annulla la prima regola della comunicazione, che è esse-
ne televisiva ai comizi politici. re capiti. Se dico infatti:
sono soprattutto le donne piuttosto che i bambini, piuttosto che gli omoses-
Piuttosto che, per i libri di grammatica, è una congiunzione coordinativa suali a dimostrarsi i più deboli di fronte ai soprusi delle guerre
avversativa. In parole semplici, è un elemento che unisce due frasi equivalen- oppure
ti (congiunge e coordina, dunque) mettendole però una in contrapposizione A scuola i bambinifaranno attività diverse come teatro piuttosto che canto
con l'altra. piuttosto che pittura
Piuttosto che, inoltre, si usa per indicare la preferenza di una cosa rispetto a ...che cosa si capisce?
un'altra:
Preferirei i lavori forzati piuttosto che sposare uno come te.
Noi mangiamo ceci e farro piuttosto che carne e patate. L'Accademia della Crusca consiglia
Penserei di passare le vacanze al mare piuttosto che in montagna. / A
L'Accademia stavolta esprime parere decisamente negativo: depreca l'uso
Dovrebbe essere chiaro a tutti che piuttosto che, in questi casi, potrebbe esse-
sconsiderato di piuttosto che con il significato di 'oppure' e ritiene che sia
re sostituito tranquillamente con sinonimi come: anziché, invece, al posto di.
da respingere "con fermezza".
Invece. Invece, negli ultimi dieci anni, si è diffusa una moda, di origine setten-
trionale e questa volta non di origine popolare, ma dilagante soprattutto tra
i parlanti delle classi più abbienti,peri quali piuttosto che sarebbe un sinoni-
^ )
mo di 0, oppure:
Ouest'anno siamo indecisi ma credo che andremo a Cortina piuttosto che a
St. Moritz piuttosto che a Gstaad.
E con questo eloquio, vagamente snob, vogliono dirci che andranno a Cortina
0 a St.Moritz oppure a Gstaad.

Da questa sfera ristretta, la moda ha dilagato, con un'energia davvero straor-


dinaria, muovendosi velocemente dall'italiano parlato nel Settentrione all'ita-
liano centro-meridionale, e attestandosi ormai diffusamente anche nella lin-
gua scritta (soprattutto giornalistica).
Grazie all'uso disinvolto da parte di conduttori e giornalisti televisivi, questo
uso deprecabile è riuscito a introdursi in tutti i contesti linguistici, dalle riu-
nioni di lavoro alle conversazioni informali.
Ormai la frase: oggi mangerò un filettino di pesce piuttosto che un'insalatina
di mozzarella e rucola sembrerebbe equivalere a: oggi mangerò un filettino di
pesce oppure un'insalatina di mozzarella e rucola.
Ma non è così. Perché la prima frase, in italiano, non dice assolutamente
146
nulla.
Un attimino Il diminutivo si ottiene aggiungendo a una parola, ma anche a un aggettivo
e talvolta a un avverbio, un suffisso, che può essere -ino, -etto, -elio, -otto,
Il linquaqqio parlato straborda di luoghi comuni, di frasi fatte, di "tormento- -uccioecc. Tramite questo processo, che in grammatica si chiama alterazio-
ni": ogni periodo ha i suoi preferiti, ma ce ne sono alcuni che sembrano non ne, ci è possibile esprimere diversi concetti tra cui, principalmente, la ridu-
passare mai di moda. zione delle dimensioni oppure l'attenuazione di una qualità: una casetta, una
tazzina, debolino, poverello, dedotto. Il diminuitivo serve anche a dare una
Tra questi un attimino, e la sua variante momentino, sembra godere di una connotazione vezzeggiativa alla parola (mammina, tesorino, parolina) oppu-
vitalità davvero straordinaria, nonostante sia considerata una de e parole re anche spregiativa (ragazzotto, omuccio, donnetta).

II
più fastidiose dell'italiano parlato oggi. Ornella Castellani Polidori (La lingua
di plastica Vezzi e malvezzi dell'italiano contemporaneo) le dedica ampio spa- V J
zio tra altri "pezzi di plastica". Su Faceboo* c'è più di un gruppo unito nel desi-
derio della sua eliminazione, e lettori indignati riempiono le rubriche dei Diminutivi socialmente abili
quotidiani e quelli in rete per chiedere che ne venga ufficialmente decretata
Il diminutivo viene aggiunto a una parola anche per attenuarne il significa-
la scorrettezza. to e per renderla quindi socialmente più accettabile.
Un attimino viene usato per attenuare un valore temporale che, nella realtà, Questo succede soprattutto quando si vuole "nascondere" un ordine trasfor-
è molto più ampio di un attimo: «ci metto un attimino», «un attimino e arri- mandolo in un invito, in una richiesta gentile o in un suggerimento: avrei un
vo!», «solo un attimino, per piacere» aiutano colui o colei in paziente attesa a lavoretto per te; avremmo solo bisogno di una suafirmetta qui e qui; si ricor-
da che ci deve ancora quella sommetta di denaro?; ci sarebbe ancora da paga-
illudersi che non si tratterà di ore! , re il conticino di sua moglie... In questo caso si parìa di diminutivo "sociale"
Un attimino può essere usato anche come avverbio, al posto di un po legger- proprio perché diventa uno strumento di comunicazione all'interno delle
mente lievemente-, sono un attimino depresso-, ti vedo un attimino distratta; la nostre relazioni e convenzioni sociali.
tua risposta è un attimino di parte; prenderei un attimino di pane; vorrei un
Vicino al diminutivo sociale c'è anche il diminutivo "di modestia" o per
attimino di vino. meglio dire di falsa modestia, con il quale si vuole apparentemente minimiz-
Il fastidio nei confronti di questaparola che, aben vedere, è relegata soprattut- zare la grandezza di ciò che si possiede: la fabbrichetta (con mille dipenden-
to al linguaggio parlato e colloquiale, sembra forse "un attimino eccessivo: ti), la barchetta (panfilo ormeggiato a Saint-Tropez), la villetta (villa con pisci-
esistono espressioni e parole molto piùinsopportabili e indigeste,proprio per- na e affini), il volumetto (pubblicato e già tra i più venduti in Italia) ecc.
Infine c'è il diminutivo "ironico": ha un caratterino!; vedessi che mogliettina si
ché diffuse non solo nella lingua parlata, ma riproposte con reiterata costan-
è trovato!; ora lo conoscerai, il suofidanzatino; Ugo è un tipetto...
za anche dai giornalisti d e l l a stampata e da insospettabili autori. Pensia-
c a r t a

mo soltanto a parole ed espressioni onnipresenti come volano, sinergia, trend,


mi/ci consenta, nella misura in cui, quant'altro, diciamolo, bypassare, nonsolo-
moda, nonsolopane, nonsolo... ecc.
Quando sentiamo dire «il direttore oggi è un attimino confuso» stiamo assistendo, in diret-
ta, a un processo che in linguistica si chiama grammaticalizzazione e che consiste nel fat-
Uti po' di to che una parola, con un suo preciso significato autonomo, come un attimino (nel senso di
etimologia
La parola attimo indica una brevissima frazione di tempo e deriva dal-
'frazione di tempo'), diventa un'altra cosa, cioè un avverbio con il significato di un po': un at-
timino lungo, ma anche vorrei un attimino di pane. È un processo che la lingua conosce be-
l'espressione del latino tardo IN ATOMO, che a sua volta ci arriva dal greco ne e che riguarda spesso parole che indicano una piccola quantità di qualcosa: mica, ad esem-
antico en atomo, che significa 'in un istante'. Atomos, in greco, significa- pio, che in origine significava 'briciola', è diventata un rafforzativo della negazione: non so-
va 'indivisibile', perché composto di a- privativo e témnem 'tagliare , quin- no mica stanco.
di 'ciò che non si può tagliare, dividere', da cui il nostro atomo.
Vicino a Bergamo
o vicino Bergamo?
VERBI RIBELLI
La frase corretta è abito vicino a Bergamo: vediamo perché.

LA GRAMMATICA DICE CHE


Vicino a, in grammatica, è una locuzione preposizionale. In parole povere
significa che, pur essendo costituita da due parole che sono indissolubilmen-
te legate l'una all'altra, ha il valore e il ruolo di una preposizione (proprio
come di, a, da, in, con, su, per, tra, fra).
Vicino, da solo, è invece un avverbio e si usa in frasi come queste: abitiamo
vicino; venite vicino; c'è una farmacia vicino ecc.

Per rispondere al nostro dubbio, la forma corretta è quindi:


abito vicino a Firenze
vieni vicino a me
e non abito vicino Firenze
e non vieni vicino me
Regole per gli "irregolari"?
stiamo vicino a tuo padre e non stiamo vicino tuo padre. La grammatica cerca di incasellarli entro regole, contro-regole ed ecce-
zioni, ma sono davvero restii a essere imbrigliati, essendo ribelli per
Abito vicino Firenze, ci siamo trasferiti vicino voi sono forme che effettivamen- natura: sono infatti, almeno formalmente, tra gli elementi più anar-
te si trovano spesso anche sulla carta stampata o che possiamo ascoltare in chici della nostra lingua. Poveretti, non ne hanno colpa loro: nel pas-
televisione. Fanno parte però del linguaggio parlato, in espressioni regionali, saggio dal latino all'italiano hanno dovuto attraversare tali e tante
e come tali vanno evitate quando scriviamo, ma anche quando parliamo per- vicissitudini...
ché poi ci possono indurre nella tentazione di scriverle, come è accaduto al
giornalista che ha scritto: Non bastano poche pagine per chiarire dubbi e incertezze sull'uso di
Laurearsi? Meglio vicino casa. Sono quasi sempre i primi a portare il titolo di certi tempi verbali, né tanto meno per imparare a districarsi nella
laurea nella famiglia di origine, ma preferiscono farlo vicino casa. giungla dei verbi irregolari. In questa sezione ho cercato di rispondere
(www.repubblica.it, 27/05/2011) alle domande più comuni che molti di noi si pongono, 0 si sono posti
almeno una volta, di fronte a certe stranezze, come quando abbiamo
Lo stesso discorso vale anche per la locuzione preposizionale (ormai abbiamo a che fare con verbi che appartengono alla stessa coniugazione, ma
imparato che cosa significa!) davanti a-, le forme corrette sono sempre con la pre- non sembrano neppure lontanamente parenti (io vado, noi andiamo)
posizione a: ci vediamo davanti a casa; l'incontro è fissato davanti a scuola. 0 con altri che ci lasciano letteralmente... senza parole, perché in effet-
Purtroppo molto spesso si sentono, ma anche si leggono,frasi scorrette come: ti non hanno il participio, non hanno alcune persone o determinati
Scoperto spacciatore davanti una scuola. tempi. Per non parlare poi degli ausiliari essere 0 avere: chi saprebbe
Eccidio di cristiani davanti una chiesa. dire, con sicurezza, quando ci vuole l'uno o quando si mette l'altro?
Danze folkloristiche davanti Palazzo Vecchio

In questo caso si tratta di veri e propri errori grossolani, nonostante esempi


illustri della lingua letteraria:
Davanti San Guido (Giosuè Carducci)
Apersi o aprili
Le stranezze della lingua... prevale la forma aprì, aprironosu apersee apersero, mentre è
Sono corrette entrambe: aprii è la più usata, apersi la meno frequente. pravvissuto aperto invece di *aprito (participio passato di aprire, come udito da udire, se
da sentire). Eppure *aprito verrebbe percepito come più naturale e più "regolare" rispetto ad
I verbi irregolari come aprire, riaprire, coprire, ricoprire, scoprire, riscoprire pre- aperto, visto che lo ritroviamo in una precisa fase dell'apprendimento della nostra lingua sia
sentano, al passato remoto, due forme per la prima e per la terza persona sin- tra i bambini che imparano la madrelingua, sia tra gli stranieri che apprendono l'italiano co-
golari e due forme per la terza persona plurale: me seconda lingua. La tentazione di dire *apritoc'è, ma viene immediatamente corretta!

io aprii, coprii io apèrsi, copèrsi


tu apristi, copristi
lei/lui aprì, coprì lei/lui apèrse, copèrse L'Accademia della Crusca consiglia
noi aprimmo, coprimmo
voi apriste, copriste
Meglio usare le forme aprì, copri, scoprì (essendo quelle più comunemen-
loro apèrsero, copèrsero te usate al giorno d'oggi), ma non si commette errore se si usano le forme
loro aprirono/coprirono
più arcaiche aperse, coperse e scoperse.
Le due forme in passato convivevano serenamente e venivano usate indiffe-
rentemente Oggi prevalgono, sia nell'uso scritto sia in quello parlato, le
forme io aprii, coprii, lui coprì, loro coprirono. Ciò non significa che le forme
V J
come apersi, scopersi, copersi ecc. siano scomparse. Per scoperse abbiamo Non solo ma anche
124 ooo risultati su Google e in quanto agli altri verbi li ritroviamo non solo
ne]}'Inferno dantesco ("ond'io li orecchi con le man copersi", canto XXIX) ma Anche offrire e soffrire si comportano come aprire e coprire. Si tratta sempre
anche in scritti ben più recenti: "Rinunciò per sempre alla letteratura, il gior- di verbi irregolari della 3^ coniugazione che presentano due forme per la
no in cui il padre scoperse un racconto che egli aveva scritto, esplodendo m prima e per la terza persona singolari e due forme per la terza persona plu-
un cieco furore". (Pietro Citati, La Repubblica, 30/11/1994) rale del passato remoto:

Anche Manzoni, quando decise di rivedere la lingua italiana dei suoi Promessi io offrii, soffrii io offèrsi, soffèrsi
Sposi cancellò i vari aperse, scoperse presenti nel testo originario per sostituir- lei/lui offri, soffrì lei/lui offèrse, soffèrse
li con le forme, più "moderne", aprì e scoprì. Certo forse il celebre verso di loro offrirono, soffrirono loro offèrsero, soffèrsero
Dante non avrebbe lo stesso impatto inquietante se al posto di ìe bocche
aperse ci fosse un ben più breve e meno spaventoso le bocche apri... Vale lo stesso discorso fatto per aprire: la prima forma (offrii, soffrii) è quella
più comune, mentre la seconda è più rara, ma ben attestata nella letteratura.
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,/le bocche aperse e mostrocci le sun-
ne-,/non avea membro che tenesse fermo. (Dante, Inferno, c. VI, vv. 19 e segg.)
É H E ) POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:
Cap. 5. Cossi e nocqui. Remoti e difficili
Un po' di... etimologia Cap. 5. Passato prossimo 0 passato remoto?

Anche in questo caso la causa dell'irregolarità è l'origine latina del verbo


che deriva dal latino APERTRE, come coprire deriva da COOPERTRE (participio
passato COPERTUM).
Bagnamo o bagniamoì Cossi e nocqui:
La risposta corretta è: bagniamo. (Ma bagnamo, senza la i, non è più un errore). remoti e difficili
Eppure la regola grammaticale questa volta parlava chiaro: abbiamo impara-
to che tra il digramma gn (digramma: due lettere che formano uno stesso L'uso del passato remoto (come potete leggere nelle pagine dedicate a
suono) e le vocali a, e, o, u la / non si mette mai. Infatti abbiamo: "Passato prossimo o passato remoto") non è così scontato per molti italiani,
nella lingua parlata soprattutto, ma anche in quella scritta. Non gioca a favo-
lasagna, spugna gnomo, lagnoso re di questa forma verbale l'evidente difficoltà d'uso di certi verbi che al pas-
Agnese, lagne ognuno, ignudo sato remoto suonano davvero molto "strani".

Perché allora dobbiamo scrivere bagniamo con la /? È presto detto: questa i


non c'entra nulla con il digramma gn, ma fa parte della desinenza della
prima persona plurale del presente indicativo, del presente congiuntivo e del-
Coniugazioni e desinenze
l'imperativo, che è: -iamo (noi amiamo, che noi amiamo, amiamo!). Come si Il passato remoto, come tutti i tempi verbali, ha le sue regole e le sue desinen-
ha am-iamo, così si ha bagn-iamo, sogn-iamo, disegn-iamo, guadagn-iamo, ze. Peccato però che solo i verbi della prima e della terza coniugazione (-are e
regn-iamo. Tutti i verbi in -gnare {guadagnare, disegnare, insegnare, segnare -ire) siano (non sempre) regolari, mentre quelli della seconda sono quasi tutti
ecc.) infatti mantengono intatta la / perché questa fa parte della desinenza; irregolari. Il passato remoto dei verbi irregolari si forma sostituendo le desi-
se non mettiamo la ; in qualche modo modifichiamo, tagliandola, la desinen- nenze dell'infinito (-are, -ere, -ire) con quelle che vedremo qui di seguito per
za che ci fa riconoscere quel tempo, quel modo e quella persona. Per questo ciascuna coniugazione. Talvolta esistono (anche per i verbi regolari) due
la / di bagniamo era considerata obbligatoria. varianti della forma verbale, entrambe corrette.

Che cos'è la desinenza? Queste sono le desinenze regolari per ciascuna coniugazione.
I tempi e modi verbali si formano unendo la radice del verbo con la sua desinenza: Prima coniugazione in -are: parlare
am-iamo am-assi am-are io parl-ai
• \ RADICE DESINENZA
noi pari-ammo
RADICE DESINENZA RADICE DESINENZA
tu pari-asti voi pari-aste
lei/lui parl-ò loro parl-arono
Norma flessibile Seconda coniugazione in -ere: ricevere
io ricev-etti (oppure: ricevei) noi ricev-emmo
La norma viene in aiuto ai dubbiosi: infatti, nel tempo, è diventata più tolle- tu ricev-esti
rante così da accettare anche forme come bagnamo e sognamo che non sono voi ricev-este
lei/lui ricev-ette (oppure: ricevè) loro ricev ettero (oppure: riceverono)
più considerate errori. A questo punto: a voi la scelta.
I verbi della seconda coniugazione possono avere, in genere, due forme di
passato remoto: la forma in -etti (temètti, temètte, temèttero) e la forma in
-ei (teméi, temè, temerono).

I verbi in -daree quelli in -giare {rinunciare, mangiare) mantengono la / se la desinenza ini- Terza coniugazione in -ire. dormire
zia per a o per o (rinunciamo, mangiamo, rinuncio, mangio); la perdono davanti alle desinen- io dorm-ii noi dorm-immo
ze che cominciano con eoppure i, pur essendo, in questo caso, parte integrante della radice. tu dorm-isti voi dorm-iste
Si scrive perciò rinunceremo e mangeremo. lei/lui dorm-ì loro dorm-irono
154 Ovviamente c'è un'eccezione: effigiare conserva la /'in tutta la sua coniugazione.
e 11 passato remoto di espellere è:
Gli irregolari io espulsi
tu espellesti
noi espellemmo
voi espelleste
Ecco invece alcuni esempi di verbi che al passato remoto si comportano in lei/lui espulse essi espulsero
modo molto "irregolare":
« Il passato remoto di leggere è:
i Bere al passato remoto ha le seguenti forme: io lessi noi leggemmo
io bevvi noi bevemmo tu leggesti voi leggeste
tu bevesti voi beveste lei/lui lesse loro lessero
lei/lui bevve loro bevvero
• Nuocere al passato remoto è:
• Il passato remoto di conoscere è: 10 nocqui noi nocemmo
io conobbi noi conoscemmo tu nocesti voi noceste
tu conoscesti voi conosceste lei/lui nocque essi nacquero
lei/lui conobbe loro conobbero 11 participio passato è: nociuto.

• Il passato remoto di crescere è: • Il passato remoto di piacere è:


io crebbi [crescei e crescetti sono io piacqui noi piacemmo
forme arcaiche) noi crescemmo tu piacesti voi piaceste
tu crescesti voi cresceste lei/lui piacque loro piacquero
lei/lui crebbe loro crebbero
• Sapere al passato remoto ha le seguenti forme:
» Cuocere, ad esempio, al passato remoto fa: io seppi noi san
noi sapemmo
io cossi noi cocemmo/noi cuocemmo tu sapesti voi sapeste
tu cocesti/tu cuocesti voi coceste/noi cuoceste lei/lui seppe loro seppero
lei/lui cosse essi cossero
Per fortuna il participio passato è semplice: cotto, ma pensate che antica- • Il passato remoto di volere è:
mente si usava anche la forma cociuto. io volli noi volemmo
tu volesti voi voleste
» Dare, al passato remoto ha due possibilità per la i a e la 3 a singolari e per la lei/lui volle loro vollero
3 a plurale
io diedi /io detti (meno comune) noi demmo
tu desti voi deste
lei/lui diede e lei/lui dette loro diedero/loro dettero

» Difendere al passato remoto è:


io difesi noi difendemmo
tu difendesti voi difendeste
lei/lui difese loro difesero

» Il passato remoto di dirigere è:


io diressi noi dirigemmo
tu dirigesti voi dirigeste
lei/lui diresse loro diressero
Cfera o c'erano anche al singolare se i soggetti che seguono quello iniziale sono sentiti
come se fossero aggiunti per spiegare e chiarire il primo.- la nausea, l'insof-
ferenza viscerale lo rendeva incapace di reazione-,

un centinaio di migranti? « nei soggetti multipli collegati dalle congiunzioni o, oppure, ovvero prevale l'ac-
cordo al singolare: il padre o il tutore del minore deve firmare il documento-,
• quando il soggetto è accompagnato da un complemento di compagnia
generalmente l'accordo è al singolare: la zia, insieme con la sorella, è andata
Talvolta (soprattutto quando scriviamo, perché nel parlato tutto è ben più a teatro-, Lucia, con Anna e Luca, si è espressa contro l'intervento disciplinare.
flessibile) possiamo avere dei dubbi sull'accordo di numero, singolare o plu-
rale, tra il soggetto e il predicato. La frase riportata nel titolo ne è un buon
esempio. Quale delle due è corretta?:
1. Sulla barca c'era un centinaio di migranti
La concordanza a senso
2. Sulla barca c'erano un centinaio di migranti. Abbiamo visto come l'accordo sia una concordanza di tipo grammaticale:
soggetto singolare -> verbo singolare
Le frasi, in questo caso, sono tutt'e due corrette, nella prima abbiamo il rego- soggetto plurale -» verbo plurale
lare accordo tra soggetto (un centinaio) e predicato (c'era, al singolare), nella
seconda abbiamo invece una concordanza a senso (soggetto singolare ma La concordanza a senso invece è la mancata concordanza tra soggetto e pre-
c'erano al plurale per via del complemento di migranti, che è al plurale). dicato e si ha quando il soggetto è un nome collettivo (un nome singolare che
indica più persone o cose) seguito da un sostantivo plurale come comple-
mento di specificazione:
LA GRAMMATICA DICE Oggi una folla di facinorosi ha protestato davanti al Parlamento.
Vediamo nei dettagli qual è la differenza tra accordo e concordanza a senso. Oggi una folla di facinorosi hanno protestato davanti al Parlamento.
La prima (l'accordo) è corretta dal punto di vista grammaticale, la seconda
(concordanza a senso) è corretta dal punto di vista del senso, del significato.
Accordo di numero tra soggetto e predicato
Nomi collettivi sono -.folla, decina, dozzina, serie, gruppo, maggior parte ecc.:
In italiano, normalmente, il soggetto concorda in numero con il predicato: se • Un sacco di persone è accorso sul luogo dell'incidente,-
il soggetto è singolare il verbo sarà al singolare, se il soggetto è plurale (oppu- un sacco di persone sono accorse sul luogo dell'incidente.
re ci sono due soggetti) il verbo sarà al plurale: • Un nugolo di mosche ha invaso il giardino;
la bambina ride, le bambine ridono. un nugolo di mosche hanno invaso il giardino.
Quanto detto vale anche se i due • Nel locale è rimasta una decina di persone;
soggetti sono collegati dalla virgo- nel locale sono rimaste una decina di persone.
la o dalle congiunzioni e, né Errata corrige
® il sole e l'aria di mare ebbero un Molte grammatiche considerano la concordanza a senso accettabile solo
effetto straordinario su di noi; Spesso anche i testi scritti di livello alto re- nell'italiano parlato, mentre per la lingua scritta consigliano l'accordo gram-
• tuei tuoi compagni di classe siete datti da chi normalmente ha un'ottima pa- maticale. In realtà la
stati maleducati; dronanza della lingua, presentano errori di concordanza a senso
• né Anna né Cinzia sono andate accordo: In questa fase politica è stato stra- è ormai ampiamente L'Accademia della Crusca consiglia
ali a festa. ordinario l'impegno della società civile e lo attestata non solo nel
sforzo degli intellettuali nel contrapporsi al- parlato, ma anche nella La Crusca prende atto del cambiamento in corso
l'attuale governo (correzione: sono stati). lingua scritta. che vede la diffusione della concordanza a senso
Eccezioni Il tempio e tutto il materiale votivo venne di- e la tendenza a un "allentamento della norma"
strutto nel III secolo d.C. (correzione: venne- che invece prevedeva l'accordo grammaticale.
H—ttS. ro distrutti).
Il congiuntivo, benché ancora fortemente radicato sia nel parlato che nello

£QJ Congiuntivi in crisi scritto, anche informale, sembra però non piacere molto, né ai giornalisti
(una gran parte, purtroppo) e neppure ai politici. Anzi, sembra proprio che
cerchino volutamente di scansarlo, come se temessero le potenzialità di que-
Crisi demografica, crisi economica, crisi di mezza età... dobbiamo rassegnarci sto modo del verbo così ricco di sfumature e di espressività.
Una scrittrice italiana, Chiara Valerio, scriveva nel 2010 (26 ottobre) in un suo
anche alla crisi del congiuntivo? Si parla spesso della cosiddetta crisi del con-
articolo: «Mi fido di Vendola e dei suoi perché parlano e pensano con le
giuntivo, eppure questo modo verbale è ancora molto vitale soprattutto nella
subordinate restituendo così al linguaggio politico la possibilità dell'analisi
lingua scritta ed è usato frequentemente anche in quella parlata.
del periodo.»
Il congiuntivo è il modo della possibilità, del dubbio e del desiderio. Con il
congiuntivo descriviamo un'azione o un fatto dal nostro punto di vista perso- Al di là delle valutazioni di parte, è però vero che il linguaggio politico prefe-
nale: secondo un'ipotesi, un'opinione, un desiderio o una speranza: credo che risce l'indicativo anche là dove il congiuntivo dovrebbe essere necessario, ad
tu abbia fatto uno sbaglio; vorrei che lei fosse qui! esempio con le congiunzioni sebbene, malgrado, nonostante, affinché, nel
caso che, o con espressioni come è necessario che, è probabile che ecc.

LA GRAMMATICA DICE
Il congiuntivo si usa:
Richiedono l'indicativo i verbi che esprimono giudizio o percezione • con le congiunzioni subordinanti come affinché, benché, sebbene, a meno che,
come accorgersi, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, ricordare, sape- nel caso che, nonostante, qualora, malgrado, senza che: malgrado sia malata...;
re, sentire, sostenere ecc.: il primo ministro ha affermato che la crisi non • con gli aggettivi e i pronomi indefiniti come chiunque, qualunque, qualsia-
è grave; ricordo che pioveva-, ho saputo che sei andato a Roma; i sinda- si, ovunque, dovunque, qualsiasi cosa io faccia, non viene mai apprezzata-,
cati sostengono che la partecipazione è stata massiccia. • con le locuzioni impersonali è bene che, è necessario che, è probabile che, è
utile che. è bene che tu faccia i compiti oggi; è necessario che lui venga-,
. A l c u n i verbi possono reggere l'indicativo o il congiuntivo a seconda del • nelle subordinate rette da verbi che esprimono un ordine, un desiderio,
valore semantico che si vuole dare alla frase: con l'indicativo si vuole un'opinione, un timore, come chiedere, disporre, aspettare, augurare, desidera-
esprimere la certezza di quanto viene detto, mentre il congiuntivo da re, volere, sperare, credere, ritenere, temere, dubitare: voglio che tu mi ascolti.
una sfumatura di incertezza all'enunciato.

Indicativo
Capisco che sei stanco
Congiuntivo
Capisco che per te questo sia troppo
Istruzioni per l'uso
I ragazzi hanno ammesso Ammettiamo che i ragazzi
Come scrive Gian Luigi Beccaria [Il mare in un imbuto), nella lingua "ciò che
che sono colpevoli siano colpevoli
importa non è scegliere tra un modo più 0 meno elevato e raffinato, ma poter
scegliere in base alle diverse situazioni comunicative".
Grazie alla grammatica possiamo dare voce anche alle più impercettibili sfu- Dobbiamo toglierci dalla mente che il congiuntivo sia un vezzo linguistico bor-
mature del nostro pensiero. Ad esempio, perché rinunciare ad esprimere quel ghese per parlare tra colti: è piuttosto una possibilità espressiva che ci permet-
dubbio, quella leggera incertezza che è insita nel congiuntivo, sostituendolo te di dire a chi ci sta di fronte "penso che tu abbia ragione" e in quell'abbia met-
tiamo tutta la nostra difficoltà più profonda ad ammettere che probabilmente
con la certezza dell'indicativo? sì, hai ragione, ma sento che non riesco, ora, a riconoscerla del tutto, questa
sembra che l'imputato abbia chiesto perdono alla vittima; ragione. E quindi ti chiedo (tramite il congiuntivo), di venirmi incontro, se ti è
hanno detto che l'imputato ha chiesto perdono alla vittima. possibile, e di accogliere la mia difficoltà. Anche a questo serve, il congiuntivo: a
Nel primo caso non siamo certi che la notizia sia vera, esprimiamo un dub- manifestare la profondità e le sfumature del nostro sentire e... a essere gentili.
bio- nella seconda diamo la cosa per scontata. Si tratta di una differenza
notevole nell'ambito della comunicazione tra esseri umani. Immaginatevi
>/.«_JÈS. che cosa sarebbe la diplomazia, senza il congiuntivo!
Devo o debbo! Dovere, con le sue forme doppie devo/debbo, fa parte di un nutrito gruppo
di parole che oscillano tra la forma più cólta, spesso più vicina al latino, e
Devo e debbo sono perfettamente intercambiabili. Possiamo usare entrambe un'altra diventata di uso comune: pronunzia/pronuncia, obiettivo/obbiettivo,
le forme senza paura di sbagliare: sono corrette tutt'e due sia nello scritto cancellare/scancellare.
informale sia in quello più formale.

Giorgio Napolitano, a Firenze, nel Salone de'Cinquecento, il 12 maggio 2011 ha


detto: "Faccio come posso quello che debbo, quello che devo fare secondo la I tipi di irregolarità sono soprattutto due e si distinguono in base:
Costituzione". » alla presenza di più radici che danno luogo a forme diverse tra loro come
nel verbo andare (io vad-o, noi and-iamo);
Lo sai: debbo riperderti e non posso. (Eugenio Montale, Le occasioni) » alla presenza di desinenze "strane" (non regolari) come nel caso del verbo
bere che al passato remoto fa bevvi al posto di un regolare *bevetti 0 cadere
Voi date per scontato che questo lavoro lo debba fare io! che ha la forma caddi al posto di un *cadetti 0 *cadei.

Devono, devono, devono: non hanno mai tempo per fare quello che gli piace Dovere fa parte del primo gruppo; è irregolare perché presenta due radici ver-
davvero. bali dalle quali sono scaturite due forme diverse, dev-o e debb-o. Entrambe le
radici dev- e debb- derivano dallo stesso verbo latino DEBERE: debb- (dalla quale
Le forme devo, devono, deva, devano sono generalmente più frequenti rispet- deriva anche dobb-) è più arcaica, mentre dev-/dov- è più recente.
to alle altre, ma ciò non significa che debbo, debbono, debba, debbano siano
sbagliate oppure che, in contesti più sorvegliati, le une siano preferibili alle Indicativo presente Congiuntivo presente • Futuro semplice
altre (il Presidente Napolitano ce lo ha dimostrato). Possiamo solo constatare io dèvo 0 dèbbo io dèva 0 dèbba io dovrò
che il congiuntivo debba, debbano mostra ormai una diffusione più accen- tu dèvi tu dèva 0 dèbba tu dovrai
tuata rispetto alle forme deva, devano. lei/lui deve lei/lui dèva 0 dèbba lei/lui dovrà
noi dobbiamo noi dobbiamo noi dovremo
voi dovete vo[dobbiate voi dovrete
LA GRAMMATICA DICE loro devono 0 dèbbono loro dèvano 0 dèbbano loro dovranno
Il verbo dovere fa parte di un ampio gruppo di verbi chiamati irregolari (per
la maggior parte appartenenti alla 2 a coniugazione) i quali mostrano delle
forme cosiddette appunto "irregolari", ossia che non seguono la coniugazio- Nel passaggio dal latino DEBERE all'italiano dovere, le forme hanno oscillato
ne cui appartengono. parecchio dando vita a numerosissime varianti, tutte attestate negli scritti
della nostra letteratura: deggio, dèggiano, deggiàte oppure dei, debbe, diono ecc.

Un po' di etimologia POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:


/ • A
Cap. 5. lo vado, noi *vadiamo
Dal latino DEBÈRE (composto di DE, 'da', e HABERE, 'avere') in origine signifi-
cava 'possedere qualcosa avendolo avuto da qualcuno' e quindi è passato Cap. 5. È dovuto andare 0 ha dovuto andare?
a significare:
• 'avere la necessità di fare qualcosa': devo andare a casa; dobbiamo lavo-
rare; devono bere;
• 'essere probabile, sembrare': devono essere quattro 0 cinque; devi esse-
re molto affaticata;
• 'essere debitore': Luigi mi deve mille euro; dovete rispetto a vostro padre.
Disdivo o disdicevo? Il verbo dire è un verbo irregolare della 3 a coniugazione (la coniugazione dei
verbi che terminano in -ire) e si comporta in modo... irregolare, appunto: le
sue forme risentono infatti della parola originaria latina DICERE e come tali si
coniugano (io dicevo, tu dicesti ecc).
Mentre disdivo l'appuntamento mi sono accorto di non avere un'altra data
disponibile. Nell'uso popolare il legame tra benedire, contraddire, maledire con il latino
...mentre disdivo o mentre disdicevo l'appuntamento? DICEREnon è più sentito, mentre è più forte la percezione dell'appartenenza di
La forma più corretta è disdicevo. Ma, attenzione, le cose sono complesse. questi verbi alla terza coniugazione in -ire (come servire, udire) e a questa
vengono automaticamente adeguati, per cui si dice anche io benedivo, io con-
L'imperfetto del verbo disdire, come quello dei verbi benedire, maledire, con- traddivo, io maledivo.
traddire, ridire, predire, fa nascere, anche nello scrittore provetto, un ragione-
volissimo dubbio: il Papa benediva o benediceva? Per concludere possiamo dire che disdivo, benedivo, contraddivo, maledivo
i figli mi contraddivano o mi contraddicevano? sono forme che trovano una loro giustificazione nel linguaggio parlato non
i clienti disdivano o disdicevano le vacanze già prenotate? formale, ma che evidentemente vanno evitate nell'uso scritto o nel registro
formale. Essendo però così vitali, forse un giorno le troveremo "promosse" a
La forma più corretta è: disdicevo, benedicevo, contraddicevo. Dico "più corret- forme corrette anche dell'italiano più sorvegliato.
ta" perché disdivo, benedivo, contraddivo non sono veramente un errore (e
nemmeno un "orrore"), essendo forme che esistono realmente nella nostra
lingua come variante propria del linguaggio popolare. L'eccezione
Disdire si comporta come benedire, maledire, contraddire, ridire, predire: sono I verbi composti con il verbo dire si discostano dalla sua coniugazione solo
tutti verbi composti con il verbo dire e come tali ne seguono la coniugazione: per quanto riguarda la 2 a persona dell'imperativo presente, che per il verbo
dire è di', mentre nei composti è -dici: benedici, maledici, contraddici, predici:
Ao bene-dicevo Di'quello che pensi!
io male-dicevo Strega, maledici quest'uomo che ha osato tradirmi!
io dicevo : - io pre-dicevo O Signore, benedici queste anime buone!
- io ri-dicevo
' io contrad-dicevo Siccome le regole spesso sono complicate, c'è naturalmente una eccezione
nell'eccezione: il verbo ridire all'imperativo ha la forma ridi' e non ridici, pro-
Proprio come al passato remoto abbiamo: prio come dire.
io dissi —i• io bene-dissi Angelo, ridi'la poesia a memoria!
noi dicemmo -* noi male-dicemmo Ridi'la parola d'ordine, forse funzionerà.

e al congiuntivo presente:
che io dica -* che io ri-dica

Se, per errore, dovessimo scrivere maledivo, invece che maledicevo, pos-
siamo consolarci con il fatto che in passato, non solo nel linguaggio popo-
lare bensì anche nella lingua poetica queste forme erano usate senza onta
alcuna!
Essere o avereì Il latino classico non conosceva il passato prossimo. Aveva il perfetto AMA-
VI da cui poi è derivato il nostro passato remoto amai. Nel latino volgare (co-
Ouante volte siete rimasti con la penna (si fa per dire) in aria con un classico sì si chiama il latino parlato, comune, per distinguerlo da quello classico,
blocco da verbo ausiliare del tipo: sono vissuto a Napoli oppure ho vissuto a lingua della letteratura e della scuola), al perfetto si affiancava anche un
Napoli? In genere, di fronte a questo dubbio i più diligenti corrono a consul- altro tempo passato, dal quale nascerà poi il nostro passato prossimo: HA-
tare i libri di grammatica alla ricerca di una risposta. BEO AMATUS, da cui deriva il nostro ho amato.
Ma nelle grammatiche scopriamo ben presto che nessuno è stato in grado di
dare una regola chiara, sicura e soprattutto a misura di comprensione
umana: ne sanno qualcosa gli stranieri che imparano la nostra bella lingua e
impazziscono letteralmente ogni volta che devono usare il passato prossimo La regola è certa, quindi, soltanto per i verbi transitivi, che hanno sempre M
di un verbo. l'ausiliare avere-,
ho comprato una casa
abbiamo letto un libro
LA GRAMMATICA DICE avete visto un bel film?
Essere e avere sono chiamati verbi ausiliari perché "aiutano" i verbi nella for-
mazione dei tempi composti (indicativo: passato prossimo, trapassato prossi- Per i verbi intransitivi, invece, la situazione è ben più complessa. Oualche 1
mo, trapassato remoto, futuro composto; congiuntivo: imperfetto e trapassa- regola, però, l'abbiamo:
to; condizionale: condizionale composto; passati di infinito, participio e gerun- • la maggioranza dei verbi intransitivi ha essere come ausiliare: sono caduto,
dio). All'ausiliare viene fatto seguire il participio passato del verbo: ho mangia- sono comparsi, è crollato, siete emersi, sono riuscito, siete tornati, è valso ecc.
to, sono andato, era partito, che io abbia visto, che noi fossimo usciti ecc. • altri (e sono una minoranza) vogliono l'ausiliare avere-, ha agito, hanno allu- M
Non esistono regole che indichino quale ausiliare debba essere usato con cia- so, avete barato, ha viaggiato, ho rinunciato, hai ubbidito ecc.
scun verbo. Esistono, tuttavia, alcune indicazioni pratiche che ci possono aiu- • altri ancora, tanto per rendere le cose più difficili, si costruiscono con essere
tare nella scelta. o avere, a seconda del significato:
oggi abbiamo saltato alla corda - i ladri sono saltati dal balcone
Essere è l'ausiliare: il nonno ha vissuto in Veneto - il nonno è vissuto fino a go anni
• di sé stesso: sono stato; sarei stato-, foste stati; oggi sono passato dal tuo ufficio - oggi ho passato una bella giornata
• dei verbi riflessivi e pronominali: mi sono svegliato, si è accorto; mi è servito il suo aiuto - la cameriera ci ha servito con garbo
• dei verbi impersonali: si è mangiato parecchio-, si è perso tempo;
• di numerosi verbi intransitivi: sono andati al mare, è arrivato-, La conclusione non è consolante: quando si tratta di un verbo intransitivo
• della coniugazione passiva: è stato rimproverato. non esistono regole certe e univoche per stabilire quale ausiliare si debba
usare. E quindi, quasi tutte le grammatiche vi daranno l'unico suggerimento
Avere è l'ausiliare: possibile per togliersi d'impiccio: "consultate sempre un dizionario della lin-
• di sé stesso: ho avuto; avremmo avuto; ebbi avuto; gua italiana: in questo modo sarete sicuri di non sbagliare" (E. PERINI, I

• di tutti i verbi transitivi: ho guardato; abbiamo incontrato; Grammatica italiana per tutti).
• di alcuni verbi intransitivi: ho dormito; ho passeggiato.
Per capire la complessità con cui ci tocca convivere quotidianamente quando ^
scriviamo e parliamo la nostra lingua, riporto una frase di Andrea De
Un po' di etimologia Benedetti dal suo spassosissimo (ma serissimo) libro Val più la pratica-, «una
, lingua con due verbi ausiliari è come un corpo con due nasi (o due bocche, o
Essere era già presente nella lingua latina, *ÈSSERE, come variante informa- due cuori): alla fine non si sa mai da che parte ti conviene respirare».
le, nel linguaggio parlato, del verbo classico ÈSSE.
Mfifi- Avere deriva dal latino HABERE. 167
È dovuto andare Quindi possiamo scrivere (e dire):
. è dovuto andare, perché si usa l'ausiliare del verbo retto dal servile, in que-
sto caso andare (si dice infatti è andato);

© ha dovuto andare?
• ha dovuto andare, perché andare è un verbo intransitivo e quindi permette
all'ausiliare del verbo servile di avere la meglio (si dice infatti ha dovuto).

Entrambe le forme sono corrette. Eppure questo dubbio è molto frequente,


soprattutto quando dobbiamo affrontare un testo scritto. Infatti non è sem-
I verbi servili si chiamano così perché offrono il loro "aiuto" ai verbi che a c ^ ì
pre facile capire se, in presenza di un verbo servile come in questi esempi,
compagnano, aggiungendo delle informazioni supplementari al loro signifi-
si debba usare l'ausiliare essere o avere: per molti di noi resta comunque
cato di base. I verbi servili sono dovere, potere e volere.
difficile individuare la forma corretta tra sono dovuto andare a casa oppure
Li chiamano anche modali, perché quando accompagnano un verbo espri-
ho dovuto andare a casa.
mono una "modalità" precisa:
• necessità -» Paolo deve andare
LA GRAMMATICA DICE • possibilità -+ Paolo può andare
• volontà -+ Paolo vuole andare
Ci sono alcune regole che ci possono indicare la strada. Sembrano un po'
complicate, ma ci possono essere d'aiuto nei momenti di dubbio.
Questi tre verbi possono essere usati anche autonomamente con il loro si-
gnificato, come si vede dagli esempi seguenti: ti devo ancora una cena; non
i. Con i verbi dovere, potere e volere, si deve usare l'ausiliare del verbo retto dal
ne posso più di questo lavoro; voglio un gelato al limone.
servile; insomma si fa finta che il verbo servile non ci sia: ha dovuto lavora-
re (come ha lavorato)-, è dovuto partire (come è partito).
Sono considerati verbi servili anche i verbi solere e sapere, ma solo quando
vengono usati con determinati significati:
2. In realtà le cose non stanno pro-
• solere, con il significato di 'essere solito': era solito bersi una tazza di tè
priamente così, perché, quando ogni pomeriggio;
il verbo che segue il servile è
i ntran siti vo, si può us are si a esse- • sapere, con il significato di 'essere in grado di': Emma sa badare a sé stessa.
re che avere-, è dovuto uscire; ha
dovuto uscire;sono dovuto parti-
J
re; ho dovuto partire. È come se,
con i verbi intransitivi, il verbo
servile fosse più forte del verbo
che lo segue e "imponesse" il proprio ausiliare avere.

3. Diverso è il caso del verbo servile seguito dal verbo essere. In questo caso
infatti l'ausiliare è sempre avere: ho dovuto essere coraggioso; ha voluto
essere la più efficiente.

4. Quando invece l'infinito è seguito da un pronome atono (mi, si, ti, ci, vi, si)
usa essere se il pronome è prima dell'infinito (non si sono voluti lavare) e
avere se il pronome è dopo l'infinito (non hanno voluto lavarsi).

Quindi, la risposta al quesito, è: sono valide tutte due le forme, perché la


1.68 prima rispetta la regola n.1 e la seconda risponde invece alla regola n.2.
È piovuto © ha piovuto? Ha riflesso © ha riflettuto?
In questo caso non è possibile commettere errore: sono corrette entrambe le Sono corrette entrambe le forme, ma - attenzione - con significati diversi:
forme, ha piovuto ed è piovuto.
in questi giorni ha riflettuto a lungo e ha deciso: si sposerà in maggio;
Infatti, in italiano, i verbi che indicano fenomeni meteorologici ammettono sia lo specchio d'acqua ha riflesso i raggi del sole in un turbinio di colori lucenti.
l'ausiliare avere sia l'ausiliare essere, nello scritto come nella lingua parlata, in
«qualunque livello di lingua e senza apprezzabili sfumature semantiche» Riflettere, infatti, è un verbo che cambia di significato se usato in modo tran
(Luca Serianni, Grammatica italiana): ha tuonato tanto e, alla fine, è piovuto. sitivo o intransitivo.
Riflettere, transitivo, significa 'rinviare per riflessione una luce o altro': lo spec
Dunque possiamo scrivere alter- chio riflette l'immagine; il suo sguardo riflette una tristezza profonda.
nativamente: Riflettere, intransitivo, significa 'ponderare, soffermarsi con il pensiero'
ha piovigginato è piovigginato dovresti riflettere sul tuo comportamento; ho reagito senza riflettere.
ha tuonato è tuonato Questo doppio significato si manifesta ancora più chiaramente nella presen-
ha grandinato è grandinato za di due forme di passato remoto e due forme di participio passato:
ha diluviato è diluviato
x riflettei nel significato di 'ponderare, considerare'
Con un'eccezione, però! Passato remoto
Piovere, quando non viene usato ^ riflessi nel significato di 'mandare riflessi' (usato per lo
con valore impersonale e quando più alla terza persona, singolare e plurale: lo stagno riflesse
è usato nei suoi significati figurati e traslati, forma i tempi composti soltan- l'immagine; le pozze d'acqua riflessero le nubi).
to con l'ausiliare essere, sono piovute critiche a non finire; la fortuna ci è pio-
vuta addosso all'improvviso; Simone è piovuto in teatro nel mezzo delle prove. y>riflettuto nel significato di 'ponderare, considerare'
Participio passato
^ riflesso nel significato di 'mandare riflessi'.
LA GRAMMATICA DICE
La norma tradizionale prevedeva
per i verbi meteorologici l'uso del
solo ausiliare essere. Il verbo essere
infatti è l'unico ausiliare ammes-
so per i verbi impersonali (mi è Un po' come riflettere anche il verbo succedere ha due forme di participio
sembrato, è successo che, è stato passato: succeduto e successo. La prima finisce in -uto, la seconda in -sso
necessario ecc.) e i verbi metereo- e spesso danno luogo a incertezze e confusioni nella scrittura.
logici sono appunto impersonali. Anche in questo caso entrambe le forme sono corrette, ma hanno usi e si-
L'ausiliare avere, nel tempo, si è però imposto anche nella scrittura letteraria gnificati diversi: succeduto \ia usato solo col significato di 'subentrato' o di
'venuto dopo' (Ieri Benedetto XVI è succeduto a Giovanni Paolo II nell'esse-
fino ad arrivare a una situazione di parità.
re guida e padre dei giovani), mentre successo va usato col significato di 'ac-
I veTbi impersonali non hanno il soggetto perché esprimono un'azione che caduto', 'avvenuto' (l'incidente è successo ieri pomeriggio).
non si può riferire a una persona o a una cosa; i verbi che indicano fenomeni Tuttavia, per rendere il tutto un po' più complicato, non è raro trovare anche
atmosferici sono sempre impersonali, perché non esiste un soggetto di pio- esempi di successo utilizzato nel significato di 'subentrato': Nel 2000 Vla-
vere, nevicare ecc.: si dice infatti piove, nevica, albeggia. Sono personali solo dimir Putin è successo a Eltsin alla presidenza della Federazione Russa.
- J f l . nell'uso figurato: la vincita gli piovve addosso nel momento opportuno.
Il sole oggi splende, ma ieri?
aggradare = 'piacere', 'riuscire gradito'
indicativo presente: aggrada

prùdere = 'provocare prurito'


Verrebbe quasi da dire ha splenduto, ma splenduto in italiano non esiste, se indicativo presente: prude, prùdono
indicativo imperfetto: prudeva, prudevano
non in rare attestazioni della lingua poetica.
indicativo futuro: pruderà
Infatti, nel caso di splendere dobbiamo rinunciare a usarlo al passato prossi-
congiuntivo presente: pruda, prùdano
mo e trovare soluzioni alternative: il sole splendette, il sole ha brillato, era una congiuntivo imperfetto: prudesse, prudéssero
giornata di sole ecc. condizionale presente: pruderebbe, pruderèbbero
gerundio presente: prudendo
Splendere non è il solo verbo con questo problema: c'è un intero gruppo di
verbi che non hanno il participio passato e quindi non possono formare i
tempi composti. Fanno parte della categoria dei veTbi difettivi (vedi più ùrgere = 'essere urgente','essere necessario'
indicativo presente: urge, ùrgono
sotto) e sono: competere, concernere, dirimere, divergere, esimere, incombere,
indicativo imperfetto: urgeva, urgevano
soccombere, transigere.
indicativo futuro: urgerà, urgeranno
Ouando abbiamo intenzione di inserire questi verbi nei nostri testi scritti, congiuntivo presente: urga, àrgano
dobbiamo ricordarci di fare ricorso a un buon dizionario dei sinonimi e dei congiuntivo imperfetto: urgesse, urgéssero
contrari, perché non sarà possibile usare nessun passato prossimo o con- condizionale presente: urgerebbe, urgerèbbero
giuntivo passato, insomma nessuno di quei tempi che si formano con un participio presente: urgente
participio passato (che questi verbi non hanno). Vediamo un esempio con il gerundio presente: urgendo
verbo soccombere:
se Misurata soccombesse alle bombe, sarebbe gravissimo (congiuntivo vèrtere = riguardare

I
imperfetto); indicativo presente: verte, vertono
se Misurata fosse capitolata ('soccombuta non esiste!) sotto le bombe... indicativo imperfetto: verteva, vertevano
indicativo futuro: verterà, verteranno
congiuntivo presente: vèrta, vèrtano
congiuntivo imperfetto: vertesse, vertéssero
condizionale presente: verterebbe, verterèbbero
participio presente: vertente
gerundio presente: vertendo

vìgere = 'avere validità', 'essere in vigore'


indicativo presente: vige, vìgono
indicativo imperfetto: vigeva, vigévano
indicativo futuro: vigerà, vigeranno
congiuntivo presente: viga, vìgano
congiuntivo imperfetto: vigesse, vigéssero
condizionale presente: vigerebbe, vigerèbbero
participio presente: vigente
• addirsi = 'convenire', 'adattarsi'
gerundio presente: vigendo
indicativo presente: si addice, si addicono
indicativo imperfetto: si addiceva, si addicevano
la grammatica e i verbi difettivi
congiuntivo presente: si addica, si addicano
172, congiuntivo imperfetto: si addicesse, si addicéssero

ti
ne
Gran
Isono:
sona
si
Ecco
verbi
dice
completa
alcuni
parte
singolare
addirsi,
verbi
USO: privi
*io
difettivi
prudo,
dei
di
fra
eaggradare,
participio
verbi
difettivi.presentano
iepropriamente
verbi
plurale,
tu difettivi
*prudi\)
difettivi
passato
prudere,
persoltanto
sono
esempio
odetti
più
urgere
fanno
impersonali
urgere,
comuni
sono
alcune
prudere,
(si
parte
verbi
dice
vertere
insieme
voci;
della
urge,
che
eche
sii everbi
categoria
usano
non
aha
urgono,
vìgere.
una
prude
hanno
difettivi
soltanto
lista
di
ma
ela
delle
verbi
prudono
non
più io3 a*urgo).
coniugazio-
alla
forme
chiama-
comuni (non
per-
in
io vado, noi *vadiamo
Andare, in quanto a irregolarità, è in buona compagnia.
Il concetto di 'andare', nel latino classico era espresso da tre verbi: TRE, VADERE
Perché si dice io mangio, noi mangiamo mentre invece diciamo io vado, ma
e AMBULARE. In spagnolo e in portoghese TRE e VADERE confluiscono nel ver-
noi andiamo? bo ir, che nella coniugazione presenta infatti alcune forme derivate da TRE
Sembra una domanda bizzarra, ma non immaginate quanto difficile possa e altre da VADERE: yo voy, nosotros vamos, yo iré.
essere, per uno straniero che impara la nostra lingua (ma anche per i bambi- In italiano VADERE e, probabilmente, AMBULARE confluiscono nel verbo anda-
ni piccoli) capire come mai in italiano si dica e si scriva io vado e non io *ando re {vado, andiamo) mentre il francese riunisce tutti e tre i verbi latini e ha
oppure noi *vadiamol il presente che deriva da VADERE e AMBULARE (je vais, nous allons) e il futu-
La risposta c'è: mangiare è un verbo regolare, mentre andare fa parte di un ro da IRE (j'irai).
nutrito gruppo di verbi chiamati irregolari.

LA GRAMMATICA DICE
La grammatica dice che i verbi irregolari sono verbi che non seguono la Andare è un verbo strano (irregolare) proprio per-
coniugazione cui appartengono, cioè si comportano in modo un po' anomalo ché presenta due radici diverse che compaiono,
rispetto alle desinenze che ci aspetteremmo per quella coniugazione. insieme, nell'indicativo e nel congiuntivo presente:
I verbi irregolari si distinguono in tre gruppi: and- e vad-. La radice and- deriva dal verbo latino Nell'Italia centrale si tro-
• verbi che cambiano la radice, come and-are io vad-o; dov-ere -+ io dev-o; AMBULARE, la radice vad- dal latino VADERE. vano, per il passato remo-
• verbi che cambiano le normali desinenze e presentano delle desinenze to, forme come andiedi al
completamente diverse da quelle regolari, come bev-vi, invece che *bev-etti Indicativo presente Congiuntivo presente posto di andai. Tali forme
oppure cad-di invece che *cad-etti o *cad-ei-, io vado (o vo) che io vada si sono diffuse per un pro-
• verbi che cambiano sia la radice sia le desinenze: viv ere -* vis-si. tu vai che tu vada cesso di analogia con die-
lei/lui va che lei/lui vada di, passato remoto di dare.
La maggior parte dei verbi irregolari appartiene alla seconda coniugazione. I noi andiamo che noi andiamo Caratteristici dell'uso to-
verbi irregolari della prima coniugazione sono solo quattro: andare, dare,fare voi andate che voi andiate scano sono anche il futu-
e stare. I verbi irregolari della terza coniugazione non sono molti: tra questi loro vanno che loro vadano ro e il condizionale non
dire, salire, uscire, venire ecc. sincopato: anderò, ande-
rai, anderebbe ecc.
Futuro semplice Condizionale presente 11/adii, vadino resi popo-
Un po' di etimologia io andrò io andrei lari dal piccolo schermo
tu andrai tu andresti sono forme scorrette, da
I Le forme della coniugazione del verbo andare che presentano la radice vad- lei/lui andrà lei/lui andrebbe evitare sia nello scritto sia
derivano dal latino VADERE che significava 'andare, viaggiare'. L'etimo del- noi andremo noi andremmo nel parlato. È interessan-
le altre forme (con radice AND-) è stato oggetto di molti approfondimenti e voi andrete voi andreste te sapere, però, che si
W discussioni: diversi studiosi propongono un'origine dalla voce del latino par- loro andranno loro andrebbero tratta di forme arcaiche
lato *AMBITARE, altri suggeriscono il latino *AD-NÀRE, che significa 'nuotare di congiuntivo presente,
verso', per analogia con l'etimologia di arrivare, che proviene da *AD-RIPÀRE, generate dalla forza di at-
letteralmente 'giungere a riva'. La proposta generalmente più accettata è trazione dei congiuntivi
della prima coniugazione
però una derivazione dal latino AMBULARE, che significava 'camminare, pas-
(ami, amino) e attestate
seggiare'.
nella letteratura, al pari
^ di venghi, venghino.
Come facciamo a scegliere?
CJ Passato prossimo Quando scegliamo tra passato prossimo e passato remoto, non diamo solo

© passato remoto?
una collocazione "temporale" a un evento, ma la scelta dipende soprattut-
to dall'atteggiamento personale con cui consideriamo l'azione avvenuta
nel passato: se la sentiamo come collegata al presente useremo il passato
prossimo, se invece la sentiamo come conclusa e quindi separata dal pre-

H Passato remoto
Passato prossimo
L'anno scorso andai in vacanza in Grecia.
L'anno scorso sono andato in vacanza in Grecia.
sente, useremo il passato remoto. Quando scriviamo Dante morì nel 1321,
l'azione descritta è percepita come conclusa e separata dal tempo in cui
viviamo, mentre se diciamo: mio padre è morto l'anno scorso, usiamo il pas-
un
Probabilmente solo i toscani sanno rispondere alla domanda del titolo, e non sato prossimo, perché questo avvenimento è ben presente nella nostra vita,
facendo ricorso a una regola grammaticale ma affidandosi alla competenza ne percepiamo ancora le conseguenze: lo ricordiamo, ci manca ecc.
e alla sensibilità linguistica tipiche di chi sente come naturale (fin da quan- È evidente, quindi, che in una trattazione obiettiva di eventi avvenuti nel
do ha imparato a parlare) la differenza fra questi due tempi verbali. passato, con i quali non abbiamo alcuna relazione personale e che non
La capacità di usare il passato prossimo e il passato remoto secondo la sono collegati al presente, useremo sempre il passato remoto:
regola (descritta qui sotto) appartiene infatti unicamente all'italiano par-
lato in Toscana. Soltanto in questa regione questi due tempi vengono usati Carlo Magno fu re dei Franchi e imperatore del Sacro Romano Impero. La
correttamente, non solo nella lingua scritta, ma anche in quella parlata, dal notte di Natale dell'800 venne incoronato imperatore. L'Impero resistette
registro formale fino al registro colloquiale. fin quando Carlo Magno fu in vita, e fu poi diviso tra gli eredi.

Nel resto d'Italia la situazione è divisa in due: nell'italiano settentrionale preva- Fu fondata nel 1877 a Parma, in strada Vittorio Emanuele (oggi strada
le l'uso del passato prossimo e il passato remoto è limitato all'ambito scolasti- della Repubblica), come bottega che produceva pane e pasta da Pietro
co-letterario o al registro più formale. Nell'italiano meridionale, invece, il passa- Bariìla, discendente di unafamiglia di panettieri.
to remoto viene usato anche quando si indica un'azione avvenuta nel passato La ditta si ingrandì nel 1908, e Barilla prese in affitto un nuovo stabile e vi
recente (oggi vidi tua sorella in piazza; stamani mangiai due panini). L'uso del inaugurò nel 1910 il nuovo pastificio, dotato di un forno, in zona Barriera
passato prossimo si sta comunque allargando anche alle zone meridionali. Vittorio Emanuele. Allasua morte, avvenuta nel 1912, gli succedettero alla
guida ifigli Riccardo e Gualtiero. (http://it.wikipedia.org/wiki/Barilla).
È ovvio che nella redazione di testi scritti, magari in un italiano un po' più
"sorvegliato", anche i settentrionali usano il passato remoto e si sforzano di
usarlo correttamente, nonostante risulti sempre, al parlante medio, piuttosto Un utile strumento
ostico sia per quanto riguarda le forme (molte delle quali irregolari) sia per
quanto concerne i veri e propri àmbiti d'uso. L'alternanza tra passato prossimo e passato remoto va considerata, nella
scrittura soprattutto, come una risorsa e non come una complicazione.

P
Scegliere tra l'uno 0 l'altro offre la possibilità di esprimere in modo più accu-
LA GRAMMATICA DICE rato ciò che pensiamo 0 sentiamo: l'uso di uno 0 dell'altro tempo serve infat-
ti ad aggiungere informazioni relative alla durata, all'ambito temporale degli
eventi di cui stiamo scrivendo e anche all'eventuale perdurare dei loro effetti
nel presente.
Il passato prossimo {io ho amato; io sono partito; io sono vissuto) esprime:
e un fatto avvenuto in un passato recente: questa mattina ho visto Valeria;
• un fatto avvenuto in un passato anche lontano, ma i cui effetti perdurano
nel presente: ho studiato musica fin da piccola; sono nata nel 1970.
Il passato remoto [io amai; io partii; io vissi) indica un'azione che è avvenuta
e si è conclusa nel passato: Cristoforo Colombo scoprì l'America nel 1492; mio
-17§ padre emigrò
andarsene da in Francia quando ero pìccolo; un giorno la mia amica decise di
Firenze.
Soddisfo o soddisfaccio! Ma attenzione!
Negli altri modi e tempi soddisfare (e così anche disfare) seguono la coniuga-
Sono corretti entrambi: soddisfo e soddisfaccio. zione di fare, esattamente come assuefare, rifare, sopraffare ecc. Quindi avre-
Anzi, per il verbo soddisfare esiste addirittura una terza forma per la i a perso- mo, regolarmente:
na del presente indicativo, che però è meno comune: io soddisfo.
Passato remoto
I composti del verbo fare (come assuefare, contraffare, liquefare, rifare, sopraf- io soddisfeci
fare, stupefare) seguono la coniugazione del verbo semplice: assuefaccio, tu soddisfacesti
assuefacevo, assuefeci, assuefarò; contraffaccio, contraffacevo, contraffeci, ecc. lei/lu^soddisfece
Così si comportano anche i composti soddisfare e disfare, che però hanno svi- noi soddisfacemmo
luppato delle forme parallele per il presente indicativo, per il congiuntivo, per voi soddisfaceste
il condizionale e per il futuro semplice. Tali forme sono altrettanto corrette e loro soddisfecero
coesistono accanto alle forme regolari:

Indicativo presente Congiuntivo presente Participio presente Participio passato


io soddisfaccio/soddìsfo/soddisfò che io soddisfi/soddisfaccia soddisfacente soddisfatto
tu soddìsfi/soddisfài che tu soddisfi/soddisfaccia
lei/lui soddisfa che lei/lui soddisfi/soddisfaccia
noi soddisfiamo/soddisfacciamo che noi soddisfacciamo All'indicativo imperfetto: soddisfacevo e non *soddisfavo-, e al congiuntivo
voi soddisfate che voi soddisfacciate imperfetto: che io soddisfacessi e non che io *soddisfassi.
loro soddìsfano/soddisfànno che loro soddisfino/soddisfacciano
Indicativo imperfetto Congiuntivo imperfetto
io soddisfacevo che io soddisfacessi
Futuro semplice tu soddisfacevi che tu soddisfacessi
io soddisfarò/io soddisferò lei/lui soddisfaceva che lei/lui soddisfacesse
tu soddisfarai/tu soddisferai noi soddisfacevamo che noi soddisfacessimo
ìei/lui soddisfarà / lei/lui soddisferà voi soddisfacevate che voi soddisfaceste
noi soddisfaremo/noi soddisfaremo loro soddisfacevano che loro soddisfacessero
voi soddisfarete/voi soddisfarete
loro soddisfaranno/loro soddisfaranno

Condizionale presente
lo fo o io faccio? La variante fo, fino all'Ottocento era la forma più usata
io soddisfarei/io soddisferei
rispetto a faccio, che (sembra incredibile) era considerata una voce dell'am-
tu soddisfaresti/tu soddisfaresti
bito poetico, e quindi meno utilizzata. Nell'italiano moderno, invece, la for-
lei/lui soddisfarebbe/lei/lui soddisferebbe
ma faccio ha ormai preso il sopravvento relegando fo all'uso toscano, dove
noi soddisfaremmo/noi soddisferemmo
però resiste con ostinata vitalità.
voi soddisfareste/voi soddisfereste
loro soddisfarebbero/loro soddisferebbero
-Mifo monaca,-disse [...]. (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Cap. X)

V J
Ti "ho vista © ti ho vistoì
Sono corrette entrambe le forme, ma la questione dell'accordo del participio
passato merita un approfondimento. Luca Serianni, in un articolo pubblicato
sulla Crusca per voi (n. 8, p. 7) dice così: «Il problema dell'accordo del partici-
pio passato è uno dei capitoli più spinosi della sintassi italiana». Abbiamo
dunque tutto il diritto di trovarci nell'incertezza quando dobbiamo accorda-
re un participio passato.
Vediamo innanzitutto che cosa ci dice, a questo proposito, la regola gram-
maticale.

LA GRAMMATICA DICE
• Il participio passato si accorda con il soggetto quando è preceduto dal
verbo essere: Marco è uscito presto; Caterina è partita ieri; i bambini sono
andati al parco.
• Il participio passato rimane invariato quando è preceduto dal verbo avere:
Lorenzo ha dormito; Irene ha mangiato; i ragazzi hanno chiacchierato.

Il participio passato si accorda con il complemento oggetto:


c obbligatoriamente, quando il complemento oggetto è costituito dai prono-
mi atoni lo, la, li, le e con ne: ho visto gli amici e li ho invitati; ho visto le borse
che ti piacevano tanto e te ne ho comprata una;
e facoltativamente, quando il complemento oggetto precede il verbo: le poe-
sie che ho letto; le poesie che ho lette (si tratta però di un uso poco comune);
® facoltativamente, con le particelle mi, ti, ci, vi in funzione di complemento
oggetto: ti ho vista/ti ho visto, vi ho chiamato/vi ho chiamati,
e facoltativamente, con i verbi riflessivi: si sono lavati le mani/si sono lavate
le mani-,
® facoltativamente, con i verbi copulativi [essere, sembrare, parere ecc.): la sua
presenza è stata un grande sbaglio/la sua presenza è stato un grande sba-
glio-, il nuovo brano di Jovanotti sembra sia stato una sorpresa/il nuovo
brano di Jovanotti sembra sia stata una sorpresa.

In conclusione si può dire che:


® il participio passato va sempre accordato con il complemento oggetto
quando esso è rappresentato da un pronome atono (lo, la, li, le e ne):
l'ho comprata (la borsa) le ho comprate (le borse)
l'ho comprato (il libro) li ho comprati (i libri)
• per il resto possiamo considerare corretto l'uso del participio passato inva-
riato, tranne nei casi in cui vogliamo usarlo come espediente espressivo
2. per mettere al centro della frase il termine che ci interessa di più. Ad esem- pi
Zittisco e zittirono
Molti verbi della 3 a coniugazione in -ire (sono circa cinquecento) hanno una
particolarità che li rende davvero riconoscibili. Essi presentano infatti un
ampliamento della radice: tra la radice e la desinenza (solo di determinate
COME SI SCRIVE?
forme del verbo) troviamo infatti il suffisso -isc-, come si può vedere, ad esem-
pio, nell'indicativo presente dei verbi patire e ubbidire:

Indicativo presente Indicativo presente


io pat-/sc-o io ubbid-/sc-o
tu pat-/sc-i tu ubbid-fec-i
lei/lui pat-isc-e lei/lui ubbid-wc-e
noi pat-iamo noi ubbid-iamo
voi pat-ite voi ubbid-ite
loro pat-!'sc-orio loro ubbid-i'sc-ono

Il suffisso -isc- si trova soltanto nella i a , nella 2 a , nella 3 a persona singolari e


nella 3 a plurale dell'indicativo presente e del congiuntivo presente, nella 2 a e
nella 3 a persona singolari e nella 3 a plurale dell'imperativo.
Fra trappole e convenzioni
Per questo motivo abbiamo zittisco (con il suffisso -isc-) all'indicativo presen- Di trappole, nella lingua scritta, ce ne sono davvero tante.
te e zittirono (senza suffisso) al passato remoto. La scrittura infatti si usa in àmbiti e in contesti molto diversi tra loro, e non è
Come patire si comportano anche: abolire, ammattire, approfondire, capire, facile essere sempre competenti in tutto: possiamo trovarci a scrivere un
colpire, costruire, definire, diminuire, esaudire, fallire, garantire, impallidire, tema, una relazione, una lettera, un racconto e ognuna di queste produzioni
lenire, marcire, obbedire, smarrire, seppellire, stupire, tradire e zittire. scritte richiede specifiche competenze e la conoscenza approfondita di rego-
le e convenzioni. Quando scriviamo, infatti, non inseriamo nel testo soltanto
I verbi con il suffisso in -isc- vengono chiamati anche incoativi, per analogia nomi, verbi e aggettivi (e già questi a volte ci creano non pochi problemi): a
con i verbi latini in -sco (come AUGESCO, ARDESCO ecc. ). In latino infatti la termi- volte dobbiamo integrare anche elementi particolari come la data, l'ora, un
nazione in -sco serviva a indicare l'aspetto incoativo di un verbo, cioè a tra- acronimo, numeri o abbreviazioni, ognuno dei quali ha le sue convenzioni, a
smettere il significato di iniziare a, incominciare a (da INCOHÀRE, che in latino volte neppure tanto univoche, che dobbiamo conoscere e padroneggiare.
significava 'iniziare'). Per esempio AUGEO in latino significava 'cresco', AUGESCO
invece 'comincio a crescere'. Come si scrive? non poteva inoltre non rispondere a una domanda che molti
In italiano il suffisso -isc- non ha nessun significato particolare. L'aspetto si pongono (o si dovrebbero porre) davanti alla pagina vuota di un computer
incoativo, nella nostra lingua, si esprime in altro modo, tramite i costrutti o alla pagina bianca sulla scrivania: come si scrive una lettera formale? una
cominciare a, mettersi a: incominciare a capire, mettersi a lavorare. lettera informale? una mail? Soprattutto per quanto riguarda la posta elet-
tronica, infatti, sembra regnare una certa "anarchia": ognuno scrive a senti-
mento, a volte rilegge, a volte corregge, molto spesso invia senza neppure
Assorbe o assorbisce? uno sguardo. Eppure una mail è pur sempre una "missiva", è pur sempre un
messaggio che, almeno per rispetto dei destinatari, dovrebbe meritare qual-
Alcuni verbi possono presentare due forme alternanti con o senza il suffisso -isc-. Assorbire che attenzione in più. Vediamo insieme indicazioni e suggerimenti.
è uno di questi: infatti possiamo avere sia io assorbo, tu assorbisia io assorbisco, tu assor-
bisci. Come assorbire si comportano anche applaudire, inghiottire, nutrire: applau-
de/applaudisce, inghiotte/inghiottisce, nutre!nutrisce. 183
Le abbreviazioni
» le abbreviazioni formate dalla prima consonante e da una o più delle
CU
> successive:
0 fm cfr. = confronta
U dr. = dottor
VA prn. = pronuncia
'Cri Le abbreviazioni possono essere di tre tipi: sg. = seguente
ai
e le abbreviazioni per contrazione, dove si mantengono le lettere iniziali e
£
O quelle finali. Il punto, in questo caso si trova nel mezzo della parola e non Il femminile
u alla fine, tranne nella contrazione della parola circa che ha il punto alla fine.
ca. = circa La forma base dell'abbreviazione indica sempre il maschile. Il femminile si
vD ottiene aggiungendo, all'abbreviazione, la parte finale della parola: es. -essa):
f.ìli =f(rate)lli
gent.mo = gentilissimo
ill.mo = ill(ustrissi)mo dott.ssa, dott.sse = dottoressa,
n° = numero (può essere però scritto anche n.) dottoresse
preg.mo = pregiatissimo dr.ssa, dr.sse - dottoressa, dotto-
resse L'OxfordEnglishDictionaryà diceche in in-
p.zza = piazza
glese non tutte le abbreviazioni hanno il
spett.le = spett[abil)e prof.ssa, prof.sse - professoressa,
punto: fanno eccezione, infatti, Mr, Mrse
professoresse
Ms (Mister, Mistress, Miss/Mistress) che si
La seconda parte può anche essere scritta in apice, come in r\°:fP\ ill.mo, sig.ra, sig.re = signora, signore
scrivono sempre senza il punto. In inglese
preg.mo, spett.e. sig.na, sig.ne - signorina, signorine
americano si scrivono anche con il punto:
(entrambi termini ormai in via Mr. e Mrs. Smith.
d'estinzione)
Mentre Dr. (Doctor) va sempre scritto con il
o le abbreviazioni formate dalle prime lettere di una parola (come quelle dei
punto: Dr.JekylI.
titoli professionali):
avv. = avvocato/avvocata 11 plurale
cav. = cavaliere
dott. = dottore Quando l'abbreviazione termina con una sola consonante, il plurale si forma
geom. = geometra raddoppiando la consonante:
ing. = ingegnere art. (= articolo) diventa artt. {= articoli)
on. = onorevole cap. (= capitolo) diventa capp. {= capitoli)
prof. ~ professore fig. (= figura) diventafigg. (= figure)
sig. = signore ing. (= ingegnere) diventa ingg. (= ingegneri)
p. (= pagina) diventa pp. (= pagine)
art. = articolo pag. (= pagina) diventa pagg. {- pagine)
cap. = capitolo prof. (= professore) diventa proff. [= professori)
ecc. - eccetera sig. (= signore) diventa sigg. (= signori)
ed. = edizione sg. (= seguente) diventa sgg. (= seguenti)
voi. (= volume) diventa voli. (= volumi)
egr. - egregio
op.cit. - opera citata
pag./p. = pagina Quando l'abbreviazione termina con una consonante doppia, per formare il
pi. = plurale plurale si aggiunge la parte finale della parola.
sing. = singolare avv. avvocato) diventa avv.ti (= avvocati)
voi. = volume dott. (= dottore) diventa dott.ri (= dottori) 185
Dr. e cfr.
Le sigle e gli acronimi
Sulle abbreviazioni dr. e cfr. i puristi della lingua non sono concordi nell'utilizzo del punto. In- Sono frequenti i dubbi che riguardano la scrittura di sigle e acronimi. Vanno
fatti, essendo la prima l'abbreviazione di d(otto)re la seconda del latino CONFER, cioè 'vedi, con- scrìtte con le lettere maiuscole, minuscole, con i punti o senza?
fronta', il punto di chiusura della sigla non avrebbe alcuna ragione di esistere. Il ragionamen- Vediamo innanzitutto che cosa sono sigle e acronimi dal punto di vista della
to non fa una grinza. Per chi scrive, però, l'analogia con le abbreviazioni che portano il pun- grammatica italiana.
to alla fine [dott., prof, ecc.) è molto forte, anche perché, per la maggior parte di noi (e si per-
doni l'ignoranza) dr. è una contrazione di dottore e cfr. una contrazione di confronta e non diLa sigla è una successione di lettere distinte, che vengono compitate una
CONFER. Per analogia si scrivono con il punto anche le abbreviazioni sr. e jr. dai corrispondenti per una: DNA si pronuncia diennea, dvd si pronuncia divudì (o dividi), DL
latini SENIOR e JUNIOR. dielle ecc.

Molte sigle che si utilizzano normalmente in italiano provengono dalla lin-


gua inglese, come ad esempio:
Sigle e acronimi DNA: Deoxyribo NucleicAcid (acido deossiribonucleico)
AIDS: Acquired Immuno-Deficiency Syndrome (sindrome da immuno defi-
Anche le sigle e gli acronimi sono delle abbreviazioni. In questi casi il punto è cienza acquisita)
facoltativo, ma la tendenza generale è ormai quella di ometterlo-, FIAT, OMS, HTTP: HyperText Transfer Protocol (protocollo per il trasferimento di iper-
ONU ecc. testi)
Per il plurale un tempo si utilizzava la duplicazione delle lettere della sigla GPS: Global Positioning System (sistema globale di posizionamento)
(come per pagg., capp. e sigg.) tipo FFSS per Ferrovie dello Stato (ormai estin-
te) o AA.VV. per Autori vari, CC per Carabinieri, SS. per Santi. Ma si tratta di un Alcune sigle vengono lette in modi diversi, come ad esempio AIDS che si
uso destinato a morire se non per le forme appena citate che si sono stabiliz- legge indifferentemente aidièsse oppure àids.
zate nell'uso (SS. Apostoli, Arma dei CC). Ormai si preferisce anteporre l'artico-
lo plurale e lasciare integra la sigla: le Asl, le Onlus ecc. L'acronimo rientra sempre nella categoria delle sigle, ma mentre la sigla
viene letta lettera per lettera, l'acronimo è considerato una parola a sé stan-
te e perciò letto come una parola sola, come succede per FIAT, RAI, ACI, ARCI.
Molto spesso queste parole, di uso molto comune, non vengono più perce-
POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE: pite dai parlanti come sigle, ma sono considerate delle vere e proprie paro-
Cap. 1. Il punto le, senza più riconoscerne il significato originario.

Ecco alcuni esempi.

FIAT: Fabbrica Italiana Automobili Torino


RAI: Radio Audizioni Italia
ACI: Automobile Club d'Italia
ARCI: Associazione Ricreativa Culturale Italiana
DOC: Denominazione di Origine Controllata
irpin". BOT: Buono Ordinario del Tesoro
TAC: Tomografia Assiale Computerizzata
LIPU: Lega Italiana Protezione Uccelli
ABI: Associazione Bancaria Italiana
LAN: Locai Area Network (in italiano.- rete locale)
186 IRPEF: Imposta sul Reddito delle PErsone Fisiche
Alcuni acronimi sono formati anche dalla fusione di sillabe di sigle o di paro-
le, come ad esempio in: Cobas (confederazione dei Comitati di BASe), Consob
(Commissione Nazionale per le SOcietà e la Borsa), colf (COLlaboratrice Quando si impiegano, nella scrittura, sigle che vengono usate solo occasionalmente bisogne-
Familiare), Polfer (POLizia FERroviaria), Federmeccanica (FEDERazione sinda- rebbe sempre aggiungere (tra parentesi) la forma integrale non soltanto per chiarirne il signi-
cale dell'industria metalMECCANICA) ecc. Le sigle e gli acronimi sono gene- ficato, ma anche per dare le informazioni sugli elementi che la compongono necessari a dedur-
ralmente dei sostantivi, anche se possono essere usati con valore aggetti- re il genere e l'articolo da usare. Ad esempio: il CRO (Centro di Rieducazine Ortofonica, l'ARPAC
vale. In questo caso sono posizionate dopo il nome a cui si riferiscono: il (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania). Quando sono sigle stranie-
direttivo RAI, la proposta USA, la forza ONU. re è bene aggiungere anche la traduzione italiana per renderle leggibili e comprensibili a tutti:
FBI, Federai Bureau of Investigation (ufficio federale di investigazione);
FAQ, FrequentlyAsked Questions (le domande più frequenti);
E l'acrostico? FAO, Food and Agriculture Organization (organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura).

Dal greco akróstichon, composto di àkron, 'estremità' e stichos, 'verso': è un


componimento poetico in cui le lettere (o le sillabe o le parole iniziali) di cia-
scun verso formano un nome proprio o un nome comune. Un acrostico famo- Istruzioni per Fuso
so è ad esempio il Viva V.E.R.D.I. che, durante il Risorgimento, i patrioti italiani
usavano per dire (Viva) Vittorio Emanuele Re D'Italia. Gli acrostici sono molto Fino a poco tempo fa le sigle e gli acronimi venivano scritte con il punto
usati anche come sigle. (C.G.I.L, I.N.P.S, D.O.C.) e quasi sempre con tutte le lettere maiuscole. Nella lin-
gua italiana di oggi prevale la scrittura di entrambe senza il punto e con
Eccone alcuni che denominano progetti dell'Unione Europea: solo l'iniziale maiuscola (Cgil, Inps, Inail, Doc), perché vengono considerate
come dei nomi propri e quindi, come tali, devono avere l'iniziale maiusco-
DIANE (Direct Information Access Network far Europe), Rete di accesso la, anche quando si scrivono in forma estesa: Pd, Partito democratico, DI,
diretto all'informazione per l'Europa Decreto legge, Istat, Istituto centrale di statistica.
ERICA (European Research Institute far Consumer Affairs), programma
dell'Istituto europeo di ricerca sui problemi del consumatore Attenzione Queste sono indicazioni di massima; sulla carta stampata note-
ERMES (European Radio-Messaging System), servizio pubblico paneuropeo rete che ci sono ancora molte oscillazioni per quanto riguarda maiuscole e
di radioavviso terrestre minuscole. Si possono trovare infatti soluzioni diverse come INPS e Inps, Lega
italiana per la lotta contro l'AIDS e Lega Italiana per la lotta contro l'Aids.
FORMA (Fondo di orientamento e di regolarizzazione dei mercati agricoli)
IDEA (International Data Exchange Association), Associazione internazio-
Le sigle che invece derivano da nomi comuni andrebbero scritte con la prima
nale per lo scambio di dati.
lettera minuscola, ecco alcuni esempi d'uso frequente:
Gli acrostici vanno sempre scritti con tutte le lettere maiuscole perché for- ed: compact disc
mano delle parole compiute e quindi non devono essere confuse con i nomi cd-rom: compact disc a memoria di sola lettura
comuni corrispondenti (come IDEA con idea o FORMA con forma). dvd: digitai versatile disc
pc: personal computer
sms: short message system
ogm: organismi geneticamente modificati
Un po' di etimologia
r Anche in questo caso le forme oscillano tra maiuscola e minuscola: per ed si
Sigla deriva dal latino tardo STGLA (neutro plurale) che significava 'abbrevia- possono trovare Cd, CD; per dvd abbiamo sia Dvd sia DVD.
ture'. STGLA è una contrazione delle parole SI(N)G(U)LA (SIGNA), cioè 'segni sin-
goli, abbreviazioni'. POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE:
Acronimo deriva dal greco àkron, 'estremità' e ónoma, 'nome'.
188 Cap. 3. L'Fbi o il Fbi, la SPD 0 l'SPD? 189
Maiuscole e minuscole 4) denominazione completa degli Stati nazionali (regni o repubbliche) anche
se i termini «regno» e «repubblica» non fanno parte della denominazione
ufficiale.
Esempi: ministero degli Affari esteri, ministero di Grazia e giustizia, presiden-
Da un quotidiano: te della Commissione.
lì Presidente della Regione Lombardia ha incontrato il Sottosegretario del
Ministero dell'Agricoltura per discutere sul Patto di Stabilità. Qui di seguito troverete, invece, le norme della lingua italiana che regolano
l'uso delle maiuscole, suddivise per ambiti di utilizzo.
In queste due righe ci sono troppe lettere maiuscole : presidente, sottosegre-
tario, ministero, stabilità. Non tutti saranno d'accordo: l'uso della maiuscola
in italiano soffre, infatti, di parecchie oscillazioni, dovute sia a ragioni gram- Calendario
maticali (la difficoltà di tracciare un confine netto tra "nome proprio" e
"nome comune") sia a ragioni ideologiche legate al sentimento personale di • I nomi dei giorni, dei mesi e delle stagioni vanno sempre scritti con la lette-
chi scrive nei confronti di cariche e istituzioni. La difficoltà sta nel riconosce- ra minuscola: lunedì, marzo, primavera;
re il nome proprio. Ecco ciò che ci suggerisce l'Accademia della Crusca: • i nomi delle festività, religiose 0 civili che siano, si scrivono con la maiusco-
quando una parola o più parole indicano non un concetto, ma un indivi- la: Pasqua, Natale, Capodanno, Ferragosto, Primo Maggio.
duo, un ente concreto e unico, devono cominciare con la maiuscola. Il pro-
blema è allora decidere se ci troviamo in presenza di una entificazione e, nel
caso di sequenza, quaI è il punto di passaggio dal concetto all'ente; il che Punti cardinali
dipende, nello scrivente, dalla sua maggiore o minore disposizione, psicolo-
gica e linguistica, a entificare. (Luca Serianni e Giovanni Nencioni, La Crusca « se usati come punto di orientamento, richiedono la minuscola: nord, sud,
per Voi n. 2) est, ovest, nord-ovest, sud-est, oriente, occidente ecc.: ci siamo diretti a sud; il
sole tramonta a occidente; il vento soffia da sud-est;
La frase iniziale andrebbe riscritta in questo modo: • quando indicano delle aree geografiche, si scrivono con la maiuscola: il Polo
Il presidente della Regione Lombardia ha incontrato il sottosegretario del Nord, il Polo Sud, la Lega è il primo partito del Nord; l'agopuntura è nata in
ministero dell'Agricoltura per discutere sul Patto di stabilità. Oriente, l'Irlanda del Nord, nel Sud del Giappone, la zona Est della città, il
Nord-Est del Brasile, il divario Nord-Sud.
Il consiglio, infatti, è quello di non "entificare" tutto e tutti facendo un uso
esagerato delle lettere maiuscole. La pratica di mettere in risalto una parola
tramite l'iniziale maiuscola (spesso con atteggiamento "reverenziale") Luoghi geografici
disturba e appesantisce molto i testi.
• I nomi dei luoghi geografici devono sempre essere scritti con la maiuscola:
Roma, Firenze, Enna, Sassari, Italia, Spagna, Andalusia, Campania, Salento,
L'Unione europea Cilento, Dolomiti ecc.
• I nomi comuni come monte, lago, mare si scrivono con la maiuscola quan-
Per allargare i nostri orizzonti "nazionali" vediamo che cosa raccomanda do sono parte integrante del nome proprio del luogo geografico: Lago di
l'Unione europea riguardo alle maiuscole, nel "Manuale interistituzionale di Garda, Monte Bianco, Mar Nero, Isola d'Elba, Fiume Giallo. Questi sono tutti
convenzioni redazionali" (http://publications.europa.eu/code/it/it-ooomo.htm): nomi propri perché non possiamo dire Garda, Nero, Giallo ecc.
Per quanto riguarda più in particolare i testi dell'Unione europea, l'uso del- • Monte, lago, mare e isola si scrivono con la minuscola quando non fanno
l'iniziale maiuscola è richiesto nei seguenti casi: parte del nome proprio, ma specificano il luogo geografico tramite il nome
1) termine introduttivo delle varie organizzazioni ed istituzioni; comune: il lago Trasimeno, il monte Amiata, il mar Tirreno, il fiume Tevere,
2) termine introduttivo degli organi giurisdizionali; l'isola di Ponza ecc.
3) sfera di competenza dei ministri e ministeri nonché delle varie direzioni • Via, piazza, largo ecc. si scrivono con la minuscola: via Roma, piazza della
190 generali; Signoria, largo Cristoforo Colombo. 191
a Popoli e cittadinanze Cariche politiche e religiose

•r- • Nei nomi che indicano gli abitanti di una città o di un paese possiamo usare I nomi che designano cariche politiche e religiose si scrivono, normalmen-
U sia la maiuscola {gli Italiani, i Francesi) sia la minuscola {gli italiani, ifrancesi). te, con la lettera minuscola: il presidente della Repubblica; il sottosegretario
« La minuscola è d'obbligo per il singolare: un italiano, un tedesco. agli Esteri; il ministro dell'Economia; il giudice di pace; un membro della
"(A • La maiuscola è obbligatoria quando si parla di popoli antichi: i Romani, Commissione europea; generale, colonnello, ecc.; ugualmente, scriveremo: il
<U gli Etruschi, i Persiani, i Celti, gli Egizi, gli Arabi, per distinguerli dai popoli papa; il vescovo; il rabbino ecc. Se però vogliamo sottolineare la funzione
moderni: sociale e rappresentativa della carica, possiamo anche usare la maiuscola:
E i romani amano la buona cucina; i Romani seppero creare un enorme impero; il Vescovo; il Papa; il Ministro; il Sindaco ecc. La scelta dipende dal sentimen-
o gli ebrei si riuniscono nella sinagoga; gli Ebrei attraversarono il Mar Rosso. to più o meno reverenziale che si prova verso la carica politica o religiosa.
u « La minuscola è d'obbligo per l'aggettivo: il pane francese, il vino italiano, Sempre con la minuscola i nomi che indicano cariche professionali: avvoca-
VO l'economia tedesca, la tragedia giapponese. ta-, avvocato; professore; ingegnere; dottore; dottoressa-, segretario ecc.

Scuole e università Istituzioni, uffici e ministeri


• Nelle denominazioni ufficiali i nomi scuola, liceo, istituto ecc. si scrivono I nomi come stato, regione, provincia, ministero, repubblica ecc. sono scritti
con la maiuscola: con la lettera minuscola quando sono usati in modo generico e non come
frequento la Scuola media "Alessandro Manzoni"; nomi propri. La maiuscola va utilizzata solo nei casi in cui i nomi indichino
è iscritta alla Scuola primaria "Padre E. Balducci"; effettivamente un'istituzione:
provengo dal Liceo classico "Giosuè Carducci"; ® gli abitanti della regione Lazio sono per il 59% donne;
andrò all'Istituto tecnico "Galileo Galilei". sono stati eletti i nuovi assessori della Regione Lazio.
• Quando scuola, liceo, istituto si usano in modo generico si scrivono con la » L'Italia è una repubblica, la Spagna una monarchia;
minuscola: ho frequentato il liceo classico-, la situazione della scuola prima- Rita Levi Montalcini è stata nominata senatrice della Repubblica italiana.
ria è drammatica; iscriverò mio figlio alla scuola materna. • La Germania è uno stato federale;
• Anche università si scrive con la lettera maiuscola solo quando si vuole indi- Falcone e Borsellino si consideravano servitori dello Stato.
care il nome ufficiale: gli studenti dell'Università "La Sapienza"; i professori
dell'Università statale di Milano ecc. Ci sono molte oscillazioni sull'uso delle maiuscole o minuscole nei nomi
Quando invece si parla di università in modo generico, si deve usare la delle istituzioni, soprattutto per quello che riguarda ministeri, ministri e sot-
minuscola: la riforma dell'università è necessaria; mio figlio vorrebbe andare tosegretari. Vi diamo un elenco con alcuni suggerimenti, pur essendo consa-
all'università ecc. pevoli che potrete trovare la stessa dicitura scritta in modo diverso perfino
o Le facoltà si scrivono con la maiuscola: Facoltà di Lettere e Filosofia-, Facoltà nei documenti ufficiali:
di Medicina; Dipartimento di Italianistica ecc. il governo italiano
il Consiglio dei ministri
la Presidenza del consiglio
Materie e discipline il ministero degli Affari esteri
il ministero di Grazia e giustizia
Le materie e le discipline si scrivono: il ministro di Grazia e giustizia
• con la maiuscola quando indicano la materia di insegnamento o di studio: il ministro dell'Economia
docente di Letteratura italiana, professore di Linguistica, professore ordinario la Commissione europea -
di Filologia romanza; la commissione paritetica
• con la minuscola quando invece indicano il concetto generico: Montale è la Comunità economica europea
uno dei poeti più importanti della letteratura italiana. la Comunità europea del carbone e dell'acciaio
Hvjv 1
92 la conferenza al vertice 193
il Consiglio dell'Unione europea
la convenzione di Ginevra
le istituzioni dell'Unione europea.
I numeri
Come si scrivono i numeri in un testo scritto? Vediamo che cosa sono i nume-
Informatica ri per la grammatica e quali sono le principali regole per un corretto uso dei
numerali nella scrittura.
Si scrivono con la lettera minuscola tutti i nomi comuni dell'informatica.
Come si scrivono con la minuscola radio, televisione e telefono, così si scrivono
LA GRAMMATICA DICE
internet, computer, web, (ma Facebook e Twitter, almeno per ora), home page.
Vanno con la maiuscola i nomi dei software: Word, Photoshop, Outlook ecc. Nella grammatica italiana, le parole con cui si indicano i numeri vengono
chiamate numerali.
I numerali sono una categoria grammaticale eterogenea che comprende
Sigle aggettivi (due bambini), sostantivi (il tre è il mio numero fortunato) e prono-
mi (ho visto entrambe). I numerali si distinguono in cardinali (voglio tre
® Devono essere scritte con la lettera maiuscola iniziale (oppure anche con mele), ordinali (ho vinto il secondo premio) e moltiplicativi (dovremo fare i
tutte lettere maiuscole) le sigle di organizzazioni, associazioni, partiti ecc.: doppi turni).
Cgil (CGIL), Uisp, Arci, Pd, Pdl, Udc, Tac. • I cardinali sono sicuramente i numerali più usati e si indicano in lettere e
® Si scrivono con la minuscola le sigle costituite da nomi comuni come: ed, pc, in cifre arabe:
dvd, sms, ogm ecc. uno due quarantacinque centosei duemilaottocento
Unica eccezione: a.C. (avanti Cristo) e d.C. (dopo Cristo). 1 2 45 106 2800

» Gli ordinali danno un ordine di successione e si indicano con le cifre roma-


Gli omonimi ne o con le cifre arabe seguite dal cerchietto esponenziale:
primo secondo ventiduesimo centocinquantaduesimo
Ci sono nomi comuni che corrono il rischio di generare ambiguità e confusio- I II XXII CUI
ne perché possono assumere due significati diversi a seconda del contesto. 22° 152°
In questi casi l'uso della maiuscola ha valore distintivo: serve infatti a rende-
re visivamente comprensibile il significato. Ad esempio:
Istruzioni per Fuso
• la camera dell'albergo era molto pulita;
la Camera dei deputati si è riunita oggi pomeriggio; I numeri cardinali nello scritto formale soprattutto, ma anche in quello let-
• la chiesa è dedicata a S. Francesco; terario e in quello informale, non vanno scritti in cifre ma in lettere:
la Chiesa ha condannato duramente i preti pedofili; ti ho chiamato dieci volte, ora basta;
• il paese si è svuotato nel corso degli anni; la vittima è stata colpita da sei coltellate al torace e due all'addome;
il Paese sta vivendo un momento politico drammatico; ha preso nove in matematica;
e lo stato della nostra casa di campagna è davvero pietoso; porto il trentanove di scarpe;
lo Stato va servito con dedizione e onestà; fece quattro, cinque passi quasi volteggiando, poi si voltò e prese la mira.
• Gabriele è robusto di costituzione;
la Costituzione italiana è la più bella d'Europa. Si scrivono in lettere anche i numeri che hanno un valore aritmetico meno
preciso, come ad esempio:
la maternità vissuta a quarantanni;
i ventanni non si dimenticano mai;
194 sarà bella anche a settant'anni. 195
In genere si scrivono in lettere anche Iniziare bene Cifra araba Numero cardinale Cifra romana Numero ordinale
cento, mille, mila, milioni e miliardi: 1 uno I primo 1°
quattromila, due milioni, quattro Il numero va sempre scritto in lettere e 2 due II secondo 2°
miliardi. mai in cifre quando si trova all'inizio di 3 tre JÌT terzo _3°_
una frase. 4 quattro IV quarto _ ----- ---
I numeri arabi (talvolta anche ro- Trentamila operai del settore tessile han- 5 cinque V quinto 5°
mani) sono invece destinati agli no scioperato ieri. 6 sei VI sesto 6°
usi tecnico-scientifici e alla scrit- Un milione e mezzo di persone non arri- / sette VÌI settimo 7°
tura delle date: va alla fine del mese. 8 otto Vili ottavo 8°
il neo-eletto sindaco ha vinto con 9 nove IX nono

V J
9"
il 55,6% dei voti; 10 dieci X decimo io-
ha votato solo il 47,85% degli elettori; li undici XI undicesimo 11°
Bari, 2 giugno 2011 (2/6/2011; 2.VÌ.2011; 2.6.2011) 12 dodici XII dodicesimo 12°
13 tredici XIII tredicesimo 13°
Questi sono, invece, i casi dove si impiegano i numeri arabi in cifra. 14 quattordici XIV quattordicesimo 14°
• Nei numeri alti non arrotondati: il quadro è stato venduto per 250.000 euro. 15 quindici XV quindicesimo 15°
» Nei numeri alti che indicano un valore approssimativo si possono usare, 16 sedici XVI sedicesimo 16°
insieme, oltre alle cifre anche le lettere: si prevede l'arrivo di 2 milioni di pro- 17 diciassette XVII diciassettesimo 17°
fughi; tra poco saremo 5 miliardi al mondo. 18 diciotto XVIII diciottesimo 18°
• Nei numeri con più di quattro cifre si inserisce il punto per indicare le 19 diciannove XIX _ diciannovesimo 19"
migliaia, ma il punto non si mette se il numero indica un anno: hanno già 20 venti XX ventesimo 20°
venduto 2.543 biglietti; ha avuto 247.854 preferenze; mi sono laureata nel 30 trenta XXX trentesimo 30°
?995- 40 quaranta XI quarantesimo 40°
50 cinquanta L cinquantesimo 50°
• Nei testi normativi si preferisce scrivere il numero in cifre: l'articolo 2, il
60 sessanta Lx sessantesimo 60"
comma 5, il paragrafo 28, il D.L i82/bis.
70 settanta .XX "settantesimo 70°
I numeri ordinali si possono scrivere in cifre (arabe 0 romane) o in lettere. Se 80 ottanta IXXX ottantesimo 80°
si usano le cifre arabe, è indispensabile accompagnarle con una o oppure con 90 novanta XC novantesimo _ 90°
una a esponenziali per indicare non solo l'ordinale ma anche il genere (20 = 100 cento C centesimo 100"
secondo, 5 a = quinta). Le cifre romane invece valgono sia per il femminile che 200 duecento CC duecentesimo 200°
per il maschile. 300 trecento CCC trecentesimo 300°
400 quattrocento CD quattrocentesimo 400°
il ventiduesimo Giro d'Italia il XXII Giro d'Italia il 22° Giro d'Italia 500 cinquecento D cinquecentesimo 500°
il secondo battaglione il II battaglione il 2° battaglione 600 seicento DC seicentesimo '"600°
la quinta classe la V classe la 5° classe 700 settecento DCC 'settecentesimo 700'
800 ottocento DCCC ottocentesimo 800"
Gli ordinali che sono parte di un nome proprio 0 di un nome di regnante si 900 novecento CM novecentesimo 906°
scrivono sempre in cifre romane: Riccardo III, Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, 1000 mille M millesimo 1000"
Paul Getty II. 2000 duemila MM duemillesimo 2000'

Attenzione! I numeri in lettere romane non vogliono mai il segno tipografi-


co ordinale Si scrive III, IV, V (oppure 3°,4°, 5°), mai 111°, IV" o V°.
Uora In inglese si usano esclusivamente i primi dodici numeri cardinali distinguen-
doli con le sigle a.m. (ante meridiem) e p.m. {post meridiem), rispettiva-
Non è sempre facile inserire l'indicazione dell'ora in un testo scritto. Si devo- mente 'prima' e 'dopo mezzogiorno':
no usare i numeri in cifre o i numeri in lettere? Le ore si separano con i due / wake up at six a.m.
punti, il punto o la virgola? The tra in is leaving at eight fourteen p.m.
La regola in realtà è molto semplice: per indicare l'ora nella lingua parlata e I francese, lo spagnolo e il tedesco si comportano, invece, come l'italiano:
nello scritto informale si usano solo i primi dodici numeri cardinali (uno, due, il est trois heures le bus part à quinze heures dix
tre, quattro ecc.) sia che si tratti delle ore antimeridiane (le nove del mattino son las tres el autobus parte a las dieciocho y catorce
o le nove di mattina) sia che si parli di ore pomeridiane e serali (le tre del es ist drei Uhr der Bus fahrt um funfzehn Uhrzehn ab
pomeriggio o le tre di pomeriggio; le sette di sera). Invece negli orari ufficiali
(treni, aerei, uffici ecc.) ci si serve anche dei numerali da tredici a ventiquattro
per indicare le ore dopo il mezzogiorno fino alla mezzanotte: l'ufficio è aperto
dalle 13 alle 77; l'aereo atterrerà alle 20 e 54.
Sei e mezza o sei e mezzoì
L'ora in cifre si usa preferibilmente negli scritti specifici, dove si riportano gli
orari di apertura di uffici, biblioteche, scuole o altro, oppure gli orari di arrivo Entrambe le soluzioni sono corrette. Si può dire infatti sia"Ci vediamo alle sei
e partenza di treni, autobus ecc. In questo caso l'ora, in cifre, viene separata e mezza" che "Ci vediamo alle sei e mezzo". Nel primo caso l'aggettivo si rife-
da un punto. Mai da una virgola 0 dai due punti. risce a ora ed è quindi femminile, nel secondo invece l'aggettivo mezzo, nella
Orario mensa: 12.00 -14.45 forma invariata, è usato in funzione avverbiale.
Ambulatorio medico: 15.30 -19.30 La mezza, al femminile, si usa nell'espressione: ci vediamo alla mezza, per
indicare le dodici (0 mezzanotte) e trenta. Ma viene anche usata, nella lingua
Nei testi discorsivi è sempre meglio invece indicare l'ora utilizzando i nume- parlata, per indicare "la mezza" di qualsiasi ora: il concerto inizia alle nove.
ri in lettere: Incontriamoci in piazza alla mezza (ovvero alle 20 e 30).
Col taxi, verso le undici e mezzo, mentre andava all'aeroporto e si è fermato
a salutarmi e a lasciarmi un pacchetto per Claudia (Sandro Veronesi, Caos
calmo). All'una o alle unaì
L'incidente è avvenuto alle quattro e un quarto del pomeriggio, ma i mezzi di Un altro dubbio frequente riguarda il numero singolare o plurale con cui
soccorso sono arrivati soltanto un'ora dopo. indicare la prima ora dopo mezzogiorno (0 mezzanotte): ci vediamo all'una 0
alle una? L'una è l'unica ora ad essere singolare, e sarebbe quindi più corret-
Per indicare i minuti, non è corretto scrivere, alla maniera inglese: sono le to usarla come tale. La presenza della forma le una è dovuta all'analogia con
sei e zero cinque: in italiano, se dico le sei e cinque sono sempre e solo le 6.05. le altre ore del giorno, tutte al plurale, e anche alla percezione, in chi parla, di
un sostantivo ore sottinteso: le (ore) una. Come ci spiega bene la Redazione di
consulenza linguistica della Crusca, la situazione non è uniforme e si distin- \ l
Il tócco guono variazioni in base all'area di provenienza dei parlanti. L'orientamento
r A Firenze, per il desinare (il pranzo), ci si ritrova al tócco. Il tócco, con la ochiusa, corrispon-
di base, per l'uso corretto (specialmente nella lingua scritta) è il seguente.-
• è da preferirsi la forma l'una (con elisione della a dell'articolo): ci vediamo
de all'una, alle tredici: Che ora è? Il tocco e un quarto! all'una; è l'una. Meno comune, e diffusa soprattutto al Nord, la forma senza
Quest'uso antico, ma ancora molto diffuso, risale a quando l'ora non si guardava sull'orolo- elisione la una: ci vediamo alla una;
gio da polso, ma si ascoltava attraverso il rintocco delle campane. a la forma le una, diffusa soprattutto nell'Italia centrale (in Toscana e anche a
Roma) è accettabile ma circoscritta a un uso più informale della lingua. 199
La data r Firenze, li 24 marzo 2010: questo antiquato modo di scrivere la data si tro-
va tuttora in alcuni documenti della burocrazia italiana che ancora fa fati-
Non sembra, ma a volte è proprio nello scrivere la data che si fanno gli errori
ca ad alleggerirsi verso un linguaggio e uno stile moderno. Alcuni scrivono
più frequenti. Vediamo quindi come si scrive la data prima in un testo nor-
addirittura lì, con l'accento, nella convinzione che si tratti dell'avverbio di
male e poi nell'intestazione di una lettera o in un documento ufficiale. luogo indicante un luogo espresso in precedenza,
/-/(senza accento), invece, è una forma cristallizzata dell'antico articolo de-
In un testo la data si scrive nel modo seguente: terminativo plurale maschile, che era usato prima che si affermassero
• il numero del giorno (in cifre o lettere) e preceduto dall'articolo il: il 13 completamente gli articoli del plurale maschile /'e gli. ("Li occhi ha vermi-
• il nome del mese (con l'iniziale minuscola): giugno gli, la barba unta e atra", Dante, InfernoVI, 16). Nella lingua italiana tale
• il numero dell'anno in cifre: 7978; forma è scomparsa ma sopravvive, come un brontosauro, nel linguaggio bu-
è nata il 13 giugno 1978; il 77 marzo 2011 abbiamofesteggiato il 150" Anniversario rocratico. Consiglio: non usatela mai.
dell'Unità d'Italia; non mi scorderò mai ciò che accadde il venti ottobre 2002.

In un documento ufficiale o in una lettera la data si può scrivere:


v
Roma, 70 ottobre 2011 (nome del luogo, virgola, giorno in numero arabo, Abbreviazioni: anni e secoli
nome del mese con la minuscola, anno).
Quando si usano i numerali per indicare un anno è possibile sopprimere le
Oppure in forma più breve: prime due cifre sostituendole con un apostrofo: il'68, sono nato nel '76. Oppure
Roma, 10/10/2011 Roma, 10.10.2011 Roma, 10.X.20H. scrivere l'anno per intero: il sessantotto, sono nato nel settantasei. Nel caso in
cui il numerale inizi con la vocale e debba essere preceduto dall'apostrofo, uno
Per il giorno e per l'anno si usano i numeri arabi (7,2,3); per il mese si può sce- dei due apostrofi cade: ho un Brunello dell'85 e non ho un Brunello deir'85.
gliere tra lettere, numeri arabi 0 numeri romani (/, II, III). Solo nel caso che si Per gli anni si possono usare anche le locuzioni: gli anni Trenta, Cinquanta.
usino i numeri, e non le lettere, il giorno, il mese e l'anno vanno separati con Nella lingua (parlata e scritta) si è diffuso un uso più sbrigativo (ma anche
un punto ( ) 0 una sbarretta (/). È comunque preferibile usare la forma con il meno preciso) che presenta la soppressione della parola anni: gli '80 sono
mese per esteso. stati decisivi; fino alla fine dei Settanta eravamo tutti più impegnati.

La formula migliore, secondo noi, è quella che presenta il nome del mese per I secoli si possono scrivere e abbreviare in diversi modi: ogni secolo può esse-
esteso (sempre con l'iniziale minuscola): Milano, 8 marzo 2011. re indicato con il numero romano (in lettere 0 in cifre) seguito dalla parola
secolo: il I secolo 0 primo secolo. I secoli dal XIII (tredicesimo) al XX (ventesimo)
si possono scrivere anche in cifre (con i numeri arabi), con la cifra delle miglia-
Attenzione! ia soppressa e sostituita dall'apostrofo (il '300) o in lettere (il Trecento):
dal ioi al 200 il II (0 secondo) secolo
Tutti i numeri del mese sono indicati con un numerale cardinale (due, tre, quattro ecc.), men- dal 1201 al 1300 il XIII (0 tredicesimo) secolo il Duecento il '200
tre il primo giorno del mese viene indicato con un numerale ordinale (primo): dal 1801 al 1900 il XIX (o diciannovesimo) secolo l'Ottocento V800
sono nata il primo febbraio 1961 -» corretto dal 1901 al 2000 il XX (o ventesimo) secolo il Novecento il '900
sono nata l'uno febbraio 1961 meno corretto dal 2001 il XXI (0 ventunesimo) secolo
sono nata il 1° febbraio 1961 -* meno corretto

Non si dovrebbe invece mai scrivere l'I febbraio. Attenzione! Le espressioni "il 1600" e "nel 1600" non indicano il '600 (cioè il
XVII secolo), ma il solo anno 1600.
L'articolo non si mette quando la data è preceduta dal giorno della settimana:
la riunione è fissata per lunedì 27 febbraio 2012.
La lettera formale
L'uso di formule antiquate e sorpassate come stimatissimo, pregiatissimo,
esimio ecc.

Capita ancora spesso di dover scrivere una lettera formale: può essere una L'impostazione
domanda di lavoro, una lettera di reclamo, una richiesta di informazioni o la
risposta a un'inserzione. Per scrivere una lettera formale è bene seguire queste regole:
La lettera formai e è indirizzata in genere a organismi privati o pubblici, a uffi- • il mittente si scrive normalmente in alto a sinistra, completo di indirizzo,
ci o a destinatari che normalmente non conosciamo bene e a cui ci rivolgia- indirizzo e-mail, numero di telefono e/o telefono cellulare.
mo con la forma di cortesia (il "lei"). • luogo e data si scrivono in alto a destra: nome della città (senza indicazione
Dal momento che si tratta di lettere che non scriviamo frequentemente (a della provincia), virgola, giorno, mese e anno. Il nome del mese minuscolo.
meno che non lo facciamo per lavoro), spesso ci troviamo di fronte a tanti • il destinatario va sotto la data, a destra. Ci sono due modi per indicare il
dubbi che riguardano soprattutto l'aspetto formale: dove si scrive la data? destinatario:
Come e dove si scrive il destinatario? Egregio o caro? i. più tradizionale e ancora ampiamente usato nella corrispondenza di tipo
Ovviamente anche il linguaggio di una lettera formale è diverso da quello formale: Nome e cognome precedu-
che usiamo quotidianamente: deve essere ordinato, curato, attento, ma ti dall'indicazione Gentile Signore o
soprattutto deve essere chiaro. La chiarezza espressiva, infatti, è indispensa- Gentile Signora (o eventuali titoli Destra o sinistra?
bile affinché il nostro testo sia davvero comprensibile al destinatario. professionali), indirizzo.
Come per certe regole grammaticali, an-
Se si tratta di una società o di un
che sulle posizioni del destinatario e del
ufficio, il nome deve essere precedu-
mittente non c'è una regola univoca: per
La struttura del test© to dall'aggettivo Spettabile o, abbre-
viato, Spett.le. In questo è bene indi-
alcuni data, indirizzo del destinatario e
firma vanno allineati a destra, per altri il
Per la struttura del testo possiamo continuare ad affidarci a un classico tra i care, una riga più in basso, il nome e destinatario va posizionato a sinistra e il
classici, Cicerone, che aveva suddiviso l'orazione in tre parti: I'EXORDIUM, la NAR- il titolo della persona all'attenzione mittente in alto a destra. Ognuno è libero
RATIO-ARGUMENTATIO e la PERORATIO. Sembra molto complesso, ma in realtà queste della quale la indirizziamo: Alla c.a. di scegliere il modello che più gli piace!
parti corrispondono a inizio, svolgimento e conclusione che, da secoli, funzio- del dottor Biondi {c.a. sta per cortese
nano ottimamente nella costruzione di quasi tutti i tipi di testi. La sintassi attenzione).
deve essere essenziale: le frasi semplici, chiare, ordinate preferibilmente per
coordinazione piuttosto che per subordinazione. Spett.le Flux Comunicazioni

I
viale Trieste 128
74100 Taranto

Alla c.a. della Dott.ssa Carla Lojacono

2 più moderno e semplice, alleggerito da titoli e usi tradizionali sentiti


ormai troppo pedanti: nome e cognome, indirizzo.
Da evitare Carla Lojacono
Spett.le Flux Comunicazioni
• È utile evitare quelle formule tipiche del linguaggio burocratico che sanno viale Trieste 128
di pedante e appesantiscono qualsiasi testo: 74100 Taranto
con la presente siamo a chiedervi...
in riferimento all'oggetto suindicato... • l'oggetto va scritto un paio di righe sotto il destinatario, comunque sempre
è con grande piacere che desideriamo comunicarle... sul lato sinistro della lettera. È facoltativo, ma se la lettera fa riferimento a 2°3 ,.
e L'uso della maiuscola "reverenziale". Ad esempio: Caro Signore, La prego di
permettermi di ringraziarLa per il Suo gentile interessamento.
202 uno
Oggi
lettere
aonvolte
ilstile
quest'abitudine
Lei)
commerciali.
possono
più
nel immediato
testo
essere
della
Vaall'uso
detto,
utili
lettera.
e moderno,
per
delle
a favore
identificare
maiuscole
ma
dellepermane
maiuscole
il sidestinatario
sta attenuando
ancora
reverenziali,
(cui
nellociastile
si
favore
che
rivolge
delle
esse
di
una questione precisa o a un numero di pratica, vale sempre la pena inse- Modello
rirlo per focalizzare con immediatezza il motivo per cui scrivete.
• la formula iniziale: un paio di righe sotto l'oggetto o il destinatario, a sini- I Giuliano Adinolfi Mittente
stra inizia la lettera: Gentile signore/dottore... Caro/cara si usa quando Via dello Stecchetto 23
conosciamo il destinatario e il tono della lettera è più confidenziale (pur 50145 Firenze
restando formale). Egregio/egregia è una forma molto fredda e distaccata, Tel. 055 428694 Luogo e data
secondo alcuni anche antiquata.
Se si scrive a un ufficio si può anche omettere e iniziare direttamente il testo, Firenze, 31 maggio 2011
ma è sempre meglio iniziare con un generico Gentili Signori, al plurale.
Attenzione ai titoli: se non siete sicuri del titolo professionale, è sempre Destinatario Matteo Renzi
meglio usare un semplice ed educato Gentile signore /signora. Ufficio del Sindaco
Gentile signor Bianchi; Gentile signora Bianchi; Comune di Firenze
Gentile professoressa Rossi; Gentile professor Rossi; Oggetto della missiva Piazza della Signoria
Gentile dottor Ughi; Gentile dottoressa Ughi. 50100 Firenze
Signor/a, Professor/essa e Dottor/essa possono anche essere scritti con la
maiuscola, ma si tratta di un uso un po' antiquato.
/
Oggetto: Mancata manutenzione dei giardini di via de'Vespucci.
«Cara e Gentile Signora»:così comincialaprimalettera, scritta il 21 settem-
bre 1935, dell'epistolario tra Carlo Emilio Gadda e Lucia Rodocanachi.
Gentile signor Renzi Formula di apertura
e Dopo la frase introduttiva, inizia il vero e proprio testo della lettera. Rientro Introduzione
Ricordatevi di esprimere i vostri pensieri in modo chiaro, logico e ordinato. le scrivo dopo avere letto sul suo blog l'invito, rivolto ai cittadini, a
Utilizzate uno stile conciso e diretto in modo da rendere ben chiaro il moti- comunicarle eventuali problemi legati alla manutenzione delle aree
vo per cui state scrivendo. verdi di Firenze.
Il grassetto va usato con grande parsimonia per evidenziare eventualmen- Apprezzo la sua proposta e vengo immediatamente a esporle il problema."
te gli elementi fondamentali per la comprensione del testo. Evitate del tutto Psrte centrale
il sottolineato. Prima presentate il problema, facendo riferimento a even- Da mesi ormai la normale manutenzione delle belle aree verdi lungo via
tuali lettere precedenti 0 a telefonate intercorse fra voi e il destinatario. de' Vespucci ha subito un vero e proprio tracollo: le siepi non vengono più
Quindi approfondite gli argomenti e, dopo aver aggiunto un'eventuale potate (se non una volta l'anno), le piante morte non vengono più sosti-
richiesta 0 una dichiarazione (es.: sono certa della sua disponibilità ecc.), tuite, il sistema d'irrigazione ormai non funziona quasi più.
concludete con i ringraziamenti, che possono essere la ringrazio perla gen-
tile attenzione oppure grazie della collaborazione, della disponibilità ecc. Sono consapevole che 11 Comune vive un momento di grande difficoltà
economica, ma penso che la cura delle aree verdi periferiche sia impor-
• L'ultima frase della lettera è la formula di chiusura in cui si scrivono i salu- tante tanto quanto la cura delle aiuole del viale de' Colli. Penso anche che
ti. I saluti devono corrispondere al tono e al contenuto della lettera. Se nel- un eventuale coinvolgimento della parte attiva della cittadinanza potreb-
l'esordio avete usato un distaccato Egregio signore, potete concludere con be contribuire a un rinnovato sforzo da parte del Comune.
Distinti saluti. Se invece il tono è meno formale (Gentile signore) potete Conclusione \
usare una formula meno fredda come cordiali saluti, un cordiale saluto, cor- La ringrazio fin da ora della sua gentile attenzione. Sono certo che la mia
dialmente. Sono da evitare gli antiquati: ossequi, Suo devoto ecc. richiesta non rimarrà inascoltata.

Cordiali saluti, ^ Formula di chiusura


Giuliano Adinolfi
Firma
s
La ietterà Informale Esempio i
Roma, 20 novembre 1926
Carissima mamma,
La lettera informale si utilizza per le comunicazioni di carattere personale.
Un tempo era usata per la comunicazione di informazioni, ma ormai, con ho pensato molto a te in questi giorni. Ho pensato ai nuovi dolori che stavo
questa funzione, è stata completamente soppiantata da telefono, sms e per darti, alla tua età e dopo tutte le sofferenze che hai passato. Occorre che tu
email. La lettera informale ha invece saputo mantenere una sua vitalità per sia forte, nonostante tutto, come sono forte io e che mi perdoni con tutta la
quanto riguarda le comunicazioni "istituzionali" della nostra vita sociale e tenerezza del tuo immenso amore e della tua bontà. Saperti forte e paziente
familiare, e rimane sempre il mezzo preferito per gli auguri, le condoglian- nella sofferenza sarà un motivo di forza anche per me: pensaci e quando mi
ze, i matrimoni e i battesimi. scriverai all'indirizzo che ti manderò rassicurami.
lo sono tranquillo e sereno. Moralmente ero preparato a tutto. Cercherò di
Il tono è confidenziale e anche la struttura è meno rigida che non nella lette- superare anche fisicamente le difficoltà che possono attendermi e di rimanere
ra formale: non serve scrivere mittente né destinatario, e lo stile è ovviamen- in equilibrio. Tu conosci il mio carattere e sai che c'è sempre una punta di alle-
te più libero, personale e strettamente collegato al tono, al contenuto e al tipo gro umorismo sulfondo: ciò mi aiuterà a vivere. [...] Carissimi tutti, vogliatemi
di rapporto che ci lega alla persona o alle persone alle quali scriviamo. sempre bene lo stesso e ricordatevi di me.
Vi bacio tutti. E a te, cara mamma, un abbraccio e una infinità di baci.
Anche per la lettera informale, però, sarebbe bene seguire alcune regole per
organizzare il testo e i contenuti in maniera piacevole e comprensibile. Nino
Vediamo come:
PS.: un abbraccio a Paolo, e che voglia sempre bene e sia sempre buono con la
« il luogo e la data si collocano in alto a destra; sua cara Teresina.
• la formula di apertura (Caro Luigi, Cara mamma, Carissimi amici) si scrive (Antonio Gramsci, Lettere dal carcere)
in alto a sinistra, seguita da una virgola. Dopodiché si va a capo e si inizia a
scrivere con la lettera minuscola;
• dopo la formula di apertura segue spesso una breve introduzione, dove di Esempio 2
solito si spiega il motivo dell'invio della lettera; Palermo, 22 maggio 2011
• la parte centrale contiene l'argomento o gli argomenti salienti della lette- Carissima Lena,
ra. Gli argomenti vengono trattati con stile personale: c'è chi ama la ricerca-
tezza lessicale e la sintassi elegante, chi invece preferisce sentirsi libero di finalmente trovo il tempo di scriverti! Uff...sono sempre di corsa e non mi
usare un lessico colloquiale, espressioni gergali, interiezioni o parole che fermo mai. Ma oggi ho detto basta: è ora di scrivere a Lena.
hanno significato solo per chi scrive e per il destinatario. Nella lettera infor- Come stai??? Come state?? Qui ormai è arrivata l'estate: caldo afoso tutto il
male possono comparire anche espressioni sintatticamente non del tutto giorno e di notte... non riesco a dormire!
corrette, ma che riflettono la lingua parlata e rendono più immediato il Il lavoro procede molto bene (chissà come, dirai tu) e sono già arrivata al capi-
testo; tolo finale. Il professore dice che scrivo piuttosto bene, che ho uno stile fluido
• la formula di chiusura con i saluti o i ringraziamenti va posta in basso a ma ricercato (ah, ah... se leggesse questa letterali!). Insomma, sto diventando
destra, seguita dalla virgola; una vera scrittrice.
• sotto i saluti, la firma del mittente: generalmente si mette solo il nome,
senza il cognome. E tu? Scrivimi presto, raccontami tutto. Non mandarmi una mail: voglio un
foglio di vera carta e poi... voglio vedere ancora la tua bellissima calligrafia!
P.S.: se, dopo aver firmato la lettera, ci siamo accorti di aver dimenticato di scri-
vere qualcosa, possiamo aggiungere, in basso a sinistra, un POST SCRIPTUM (dal Ti abbraccio forte forte,
latino, significa 'scritto dopo') che si indica con la sigla P.S. seguita dai due punti:
il testo che segue sarà abbastanza breve e deve iniziare con la lettera minuscola. tua Isabella 207
L'email L'oggetto deve essere conciso, essenziale, mai vago: non scrivete parole gene-
riche, ma preferite invece frasi brevi e significative, che specifichino il conte-
nuto della mail. Non scrivete quindi un generico Idee, ma Idea nuova brochu-
re. Non scrivete un vago Invio, ma aggiungete altre informazioni come, ad
L'.Electronic Mail, in italiano: ]'email, Ye-mail o la mail (plurale le email, le esempio, Invio capitolo 2 corretto.
e-mail, le mail) è diventata ormai il mezzo più rapido e più comodo per
comunicare. È più veloce della posta perché ci mette pochi minuti ad arriva-
re all'altro capo del mondo, è più economica di una telefonata perché non lì testo
costa quasi nulla e ci permette di spedire in allegato documenti, filmati e
immagini. • La formula iniziale varia, ovviamente, a seconda del contenuto della mail. Se
la comunicazione è formale, si deve dare del "lei" al destinatario e iniziare
L'email può essere una lettera, una comunicazione ufficiale, un messaggio come in una lettera formale con un Gentile professoressa, Gentile assessore.
personale, una nota breve: per molti aspetti è paragonabile alla lettera della Meglio evitare sia Egregio (troppo formale per l'email) sia la "maiuscola
posta tradizionale, per altri, invece si avvicina alla conversazione telefonica o reverenziale" ormai in disuso anche nelle lettere formali (mi permetta di
alla comunicazione faccia a faccia. ringraziarla per il Suo gentile interessamento).
È veramente facile da usare: la sua stessa natura incoraggia, in chi scrive, Possiamo anche usare CaroICara seguito dal nome invece che dal cognome
l'uso di uno stile immediato e spontaneo. Con buona pace delle principali (pur continuando a dare del "lei").
norme dell'educazione e dell'ortografia!
I messaggi vengono inviati senza porre quell'attenzione e quella cura che • Il testo della mail deve essere breve. Nessuno ha più tempo né voglia di leg-
caratterizzano invece la posta tradizionale. Brevi o prolissi, ma soprattutto gere mail troppo lunghe e prolisse. Per questo è preferibile scrivere subito,
informali, assomigliano un po' troppo alla conversazione parlata. senza troppi preamboli, l'argomento principale della vostra comunicazione.

Sta crescendo, però, la consapevolezza che, pur mantenendo intatta la carat- • Se gli argomenti sono più di uno è bene usare gli elenchi (puntati o nume-
teristica dell'immediatezza tipica della posta elettronica, sia necessario rati), ricordando che grassetto e corsivo non sempre compaiono nelle mail
seguire delle convenzioni (formali, grammaticali, lessicali) che ci aiutino a del vostro ricevente, meglio quindi usare dei titoli a lettere maiuscole.
non trasformare questo potente mezzo in una semplice chat tra adolescenti.
• Suddividete sempre i paragrafi con una riga bianca (non con il rientro, che
Qui di seguito troverete alcuni suggerimenti che potranno rivelarsi utili per crea un disordine visivo e risulta meno leggibile al monitor).
rendere le vostre mail chiare, leggibili, comprensibili e anche accettabili da
un punto di vista formale. • Usare le citazioni, ma senza esagerare. Il copia-incolla ci permette infatti di
riprendere parti delle mail ricevute per commentarle via via o per rispondere
a eventuali domande. Si chiamano "citazioni" e possono essere uno strumen-
Il destinatario to molto pratico, ma da usare con cautela per non creare troppa confusione.

Possiamo scrivere a una persona sola o a una mailing list, ovvero a una lista • Non concludete con le formule tradizionali delle lettere formali come In
di destinatari. Se decidiamo di scrivere a una lista di destinatari occorre ricor- attesa di un Suo gentile riscontro, cogliamo l'occasione per inviarLe i nostri
dare che è buona norma non rendere visibili i loro indirizzi. Non tutti, infatti, migliori saluti. Una chiusura semplice come Cordiali saluti 0, se siete in con-
hanno piacere che il proprio indirizzo e-mail venga diffuso ai quattro venti. fidenza, Ciao oppure A presto vanno benissimo.

L'oggetto La firma
Lo spazio Oggetto, nella posta elettronica, è di fondamentale importanza. Va La firma va sempre messa.
riempito con intelligenza se volete che il destinatario legga la vostra mail. • Se si tratta di un'email di lavoro, potete anche usare la firma digitale. 209
L'importante è poi aggiungere indirizzo e recapiti telefonici. Sono da evita-
re i titoli accademici (niente dott., prof, ecc.): bastano nome, cognome e qua-'
litica. Non dimenticate di inserire anche l'indirizzo web del sito aziendale o
del vostro sito personale.
Se il messaggio è di tipo personale, potete firmare con il nome e basta.
UN PIZZICO
Lo stile DI STILE
L'email ci permette di usare un linguaggio meno formale e più vicino alla lin-
gua parlata, ciò non significa, però, che possiamo scrivere come parliamo

I
senza rispettare le regole ortografiche o la sintassi della lingua italiana. Lo
stile deve comunque essere attento, anche se meno formale che in una lette-
ra tradizionale. Le parole e la sintassi sono, infatti, l'unica vera forza del-
l'email.

Se scrìviamo per farci capire...


Vale per la lingua parlata come per quella scritta. Ci sono tanti modi di parlare
e tanti modi di scrivere: l'importante è saper usare uno stile che sia corretto e
adeguato alla situazione nella quale ci cimentiamo con una qualche forma di
comunicazione. Non dobbiamo dimenticare, in ogni caso, che è fondamentale
scrivere con l'idea di farsi capire. Partendo da questo presupposto, semplice e
umile, possiamo seguire le tracce che ci condurranno alla costruzione di mes-
saggi chiari e leggibili, anche se destinati a interlocutori e a scopi differenti.
Questo discorso vale per chiunque scriva per comunicare. La trasmissione di
informazioni avviene attraverso mezzi e modalità molto diverse tra loro e
tutte hanno una loro dignità sia che si scriva un articolo di giornale o una
relazione tecnica sia che si tratti di un messaggio personale, un sms o una
frase per la bacheca di Facebook.
La rivoluzione sociale e culturale introdotta prima dai cellulari, con gli sms, e
ora dai social network ha infatti avvicinato alla scrittura sempre più persone,
L'interattività anche quelle che, in altri tempi, forse non avrebbero usato la parola scritta con
cadenza quotidiana, come accade, per esempio, alle persone che si ritrovano
(scrivendo!) su Facebook o digitando messaggi sui propri cellulari. Anche (e
soprattutto) per questo tipo di scrittura, cui molti rimproverano sciatteria e
incuranza delle regole ortografiche, c'è bisogno forse di rimettere un po' le
cose in ordine, senza togliere spontaneità e libertà al mezzo espressivo, ma
La posta elettronica permette ciò che con una lettera tradizionale non si anzi per invogliare chi scrive a rendere le parole più efficaci e attraenti con
sarebbe mai potuto fare: i collegamenti interattivi. Nelle mail si possono un... pizzico di stile!
inserire infatti i link che collegano la nostra mail ad altri siti o alla pagina del
proprio sito internet. È bene sfruttare questa potenzialità per evitare di appe-
santire o allungare eccessivamente il testo della mail con inutili citazioni che 211
invece il lettore può ritrovare velocemente, grazie a un click, alla loro fonte
21Q Rileggere e controllare "
originale.
figura!
ta
A
nota
come
Quest'ultima
Un'email
Ecco
*e
®
« controllare
rileggere
verificare
questo
controllare
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sempre
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mail,
Ciòpunto
con
vale
con
consigli
l'indirizzo
procedono
lel'impaginazione;
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attenzione;
comunicazioni
potete
allegati,
èci
ortografici
per
laper
rende
del
premere
con
più
evitare
aprendoli
le
ola
trascurata
dei
mail
più
rilettura
odi
destinatari.
scritte,
interessanti,
diinviare
carattere
battitura
perin
INVIA. eha
verificare
ilassoluto.
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controllo
bisogno
personale:
anzi...
non
email
che
viPochissimi,
ortografico.
di
farà
"trasandate":
siano
una
l'errore
farequelli
revisione
certo
una
Anche
ortografico
giusti;
volta
unal'email,
finale.
scrit-
bella
si
cu Farsi capire Prima di impugnare la penna o il mouse bisogna fare ordine nelle proprie
idee e in seguito organizzarle in frasi comprensibili, cioè scritte in un modo
tale che i destinatari dei nostri testi possano capire.
QJ
-P
i/i
Quando scriviamo un testo di solito lo facciamo per comunicare qualcosa, sia Noi scriviamo per comunicare con gli altri o per spiegare o per convincere:
"gli altri" sono più importanti del nostro esercizio di "bella scrittura". Non scri-
o esso un testo formale sia informale: un articolo di giornale, una lettera ai
genitori della classe di nostro figlio, una comunicazione ai condòmini, un viamo per impressionare: gli altri sono il nostro interlocutore principale.
u foglietto illustrativo, un biglietto di scuse alla nostra migliore amica, un testo Ci sono autori che amano scrivere in modo raffinato e ricercato, ma quando
•i— N
M di grammatica italiana. In tutti i casi l'obiettivo principale dovrebbe essere li leggiamo ci rendiamo conto che sono auto-referenziali, che non hanno N
N scritto per noi o per un tipo di lettore specifico, ma solo per potersi rileggere
*P- sempre quello di farsi capire, di essere leggibili, di essere comprensibili e
accessibili ai destinatari del nostro testo. e dirsi: come sono bravo! *P-
P P
Un testo, di qualsiasi genere, per essere efficace, deve quindi tenere conto:
• del destinatario (a chi è indirizzato il nostro testo?); Lo stile
• del contenuto (che cosa voglio comunicare?); Perché i testi risultino leggibili devono essere semplici, ordinati, essenziali.' Per
• dell'obiettivo che si vuole raggiungere (perché sto scrivendo?). una comunicazione efficace lo stile deve quindi essere chiaro e preciso. Ogni
parola, ogni verbo, ogni aggettivo hanno un significato (o più significati): va
Inutile dire che queste tre semplici regole vengono spesso disattese a disca- ricercato quello che più corrisponde al nostro pensiero. E, se non lo troviamo,
pito di leggibilità e accessibilità del testo scritto. possiamo sfogliare un dizionario dei sinonimi e dei contrari o scartabellare un
vocabolario della lingua italiana: quante belle sorprese ci riservano!
Va detto che non esiste un modello unico per la redazione di testi compren- La professoressa Piemontese ci suggerisce di "scrivere come si parla", che non
sibili e leggibili. È ovvio che il modo in cui si imposta e si scrive un testo significa usare il parlato - con le sue libertà e le sue anarchie grammaticali -
dipende dalle caratteristiche dei destinatari, che saranno diverse a seconda come modello linguistico, quanto piuttosto di scegliere la soluzione espressi-
delle diverse esigenze comunicative. I consigli che di seguito vi proponiamo va più semplice, che però sia in grado di esprimere la verità del nostro pen-
sono una buona base per redigere un testo chiaro, preciso e conciso. siero in modo preciso e scrupoloso. Come ci avverte sempre Piemontese, la
semplicità non deve necessariamente essere un'alternativa alla precisione:
Aggiungo uno spunto di riflessione: la chiarezza e la semplicità, nella comu- possono benissimo convivere e dare frutti inaspettati.
nicazione, sono efficaci, economiche ma, soprattutto, sono democratiche.
La struttura
Per approfondire La struttura del testo deve sempre essere pianificata e organizzata. Funziona
anche un'organizzazione minima, l'importante è costruire la classica "scaletta",
Sono tutte indicazioni di buon senso, ma si sa, a volte il buon senso sembra essere la strada tenendo presente quali devono essere i contenuti, gli obiettivi e i destinatari.
meno attraente. Dalla scaletta di base si può poi realizzare una struttura più articolata, fino
Per chi volesse approfondire, rimando al testo di Emanuela Piemontese, Capire e farsi capi- all'individuazione del contenuto di ciascun paragrafo e di ciascun capoverso.
re, che è stato per me una grande occasione di studio e di riflessione.

v _____ ____ —- J Il lessico Le parole devono essere preferibilmente di uso comune e, possibilmente, ita-
liane: non occorre abbellire i nostri testi con un sovrappiù di parole stranie-
Pensare prima di scrivere re, possiamo benissimo dire, in ottimo italiano, riunione per meeting, ten-
Per scrivere chiaramente bisogna pensare chiaramente: sembra una banali- denza per trend, direttore del progetto per project manager.
tà, ma di fatto nella produzione scritta a volte si ha l'impressione che dietro È meglio evitare le parole non comuni come i termini arcaici, i termini lette-
a frasi complicate, parole ambigue e sintassi contorta ci sia in realtà un'as- rari o rari, dei quali a volte noi stessi non conosciamo bene il significato e di
senza di idee chiare e ordinate. cui non padroneggiamo l'uso.
Quando usiamo un termine tecnico o una parola straniera di uso non comu- scelte di semplicità e di brevità, come potrebbero essere l'uso della forma
ne, è sempre bene accompagnarla con una spiegazione, così da mettere i attiva al posto di quella passiva o della forma personale in luogo della costru-
nostri lettori in condizione di capirla e magari dì impararla e saperla usare a zione impersonale, soprattutto nei casi in cui non siamo completamente
loro volta. Per questo è sempre consigliabile aggiungere l'accento grafico alle sicuri delle norme sintattiche che regolano la nostra lingua.
parole che non si usano frequentemente o che possono fare incorrere in erro-
ri di pronuncia (metàfora, rubrìca, carisma, metonìmìa ecc.). Ad esempio, alla seguente frase in forma passiva:
Conviene evitare le metàfore logore, i cosiddetti "luoghi comuni" (bianco l'esecuzione dei lavori deve essere effettuata dalla ditta XX entro il 2012
come la neve, duro come il marmo ecc.) ma anche le espressioni stereotipate
che arrivano, a frotte, dal mondo della politica o della stampa (mettere le si preferirà la forma attiva, più chiara e diretta:
mani nelle tasche degli italiani, scendere in campo ecc.). la ditta XX deve eseguire i lavori entro il 2012.
Conviene anche evitare la metonimia (vedi Cap. 7. Un po'dì retorica): meglio
andare incontro a ripetizioni piuttosto che affidarsi a giri di parole che non
tutti possono capire (l'inquilino della Casa Bianca per Barack Obama oppure La revisione
l'Obama bianco per Nichi Vendola ecc.). Questa fase è sicuramente la più trascurata al giorno d'oggi. Forse, accanto al
movimento slowfood sarebbe utile promuovere anche un movimento per lo
Le abbreviazioni e le sigle vanno sempre accompagnate dalla spiegazione e, slow writing, in difesa dello scrivere con lentezza.
quando sono in lingua inglese, è bene aggiungere anche una traduzione in La scrittura ha bisogno di tempo. Tempo per pensare, tempo per pianificare,
italiano, come per esempio si fa correttamente in questo articolo: tempo per trovare le parole e anche tempo per correggere. Un testo scritto ha
Questo l'avviso della FDA (Food and Drug Administration, l'ente USA per il bisogno di essere riletto più di una volta. Anzi, dopo la prima rilettura
controllo dei farmaci) che all'Acqua miracolosa sta dedicando un'indagine andrebbe lasciato "decantare", come il buon vino, e poi ripreso a mente
ancora in corso. distaccata. Solo allora potremo renderci conto se davvero abbiamo dato una
risposta sincera alle tre regole (destinatario, contenuto e obiettivo) e se le
oppure: parole, organizzate nelle frasi, sono in grado di rendere la chiarezza dei nostri
La statunitense Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i pensieri.
Medicinali, abbreviato in FDA) ha definitivamente approvato, il 28febbraio
scorso, un farmaco per il trattamento della broncopneumopatia.

La sintassi
La sintassi, ovvero l'organizzazione della frase, dovrebbe essere semplice. Le
frasi brevi e concise. Se non si è sicuri di come funzionano certe subordinate,
se per esempio reggono 0 meno il congiuntivo o se le congiunzioni che usia-
mo sono corrette, è sempre meglio usare la tecnica della coordinazione ovve-
ro di affiancare le proposizioni tramite una congiunzione coordinativa (infat-
ti, benché, perciò, quindi) oppure fare due frasi brevi divise dal punto fermo.
Per quanto fosse ancora troppo presto, decise di andarsene.
Decise di andarsene, benché fosse ancora troppo presto.
Era ancora troppo presto, ma decise di andarsene.
Era ancora troppo presto. Decise di andarsene comunque.

Ovviamente non si dice, qui, di non usare più una sintassi complessa, maga-
ri più ricercata, linguisticamente più elaborata. È ovvio che la scrittura deve
essere personale, seguire il gusto e lo stile individuale per risultare come la
sincera espressione di ciascuno. Il suggerimento è di partire sempre con delle
11 "burocratese
w za, semplicità e precisione. Continua a sopravvivere, però, il mondo oscuro e
nebbioso del "burocratese" con delibere, testi per ammissioni a concorsi e
risposte a reclami dei cittadini ancora indecifrabili o imprecisi, che mostrano
la lontananza esistente tra il linguaggio amministrativo, che dovrebbe infor-
Recentemente ho ricevuto una lettera da un ufficio di polizia municipale: mare e comunicare, e i cittadini, a cui le comunicazioni sono destinate.
"Comunico che il verbale in oggetto risulta regolarmente oblato nei termini
[...]". Voce del verbo oblare, che però non esiste. Ma esiste un sostantivo, obla-
zione, che indica l'avvenuto pagamento di una contravvenzione e il suo verbo
oblazionare, che in parole semplici significa'pagare una contravvenzione'. Ho
intuito, dunque, che all'ufficio in questione la contravvenzione risultava da
me regolarmente pagata.

Il "burocratese" è un linguaggio veramente antipatico, che risulta incompren-


sibile proprio a chi dovrebbe esserne il destinatario: i cittadini.
Per molto tempo si è pensato che il linguaggio burocratico fosse un linguag-
gio tecnico, e come tale dovesse la sua scarsa comprensibilità al bisogno di
esprimere concetti specifici e complessi.
In realtà il linguaggio burocratico è un linguaggio "artificiale", che usa un
elevato numero di parole non comuni e spesso arcaiche, che è caratterizzato
da una sintassi complessa, piena di incisi e di frasi subordinate e relative, e
che è eccessivamente formale e incapace di trovare una sua autonomia
rispetto al linguaggio legislativo. Trenta regole
Ecco solo alcuni esempi di linguaggio burocratico (ma ce ne sarebbero centi- Partendo da questa premessa, la Cattedra di Linguistica italiana dell'Università
naia) con la rispettiva "traduzione" in italiano corrente: di Padova ha promosso, già dalla fine degli anni '90, una serie di attività didatti-
che, di ricerca e di intervento nel campo della semplificazione del linguaggio
atteso che = premesso che amministrativo.
conferire = dare I materiali prodotti nell'attività di ricerca e nelle sue applicazioni sul campo
corresponsione - pagamento hanno dato vita, tra l'altro, alle 30 Regole per scrivere testi amministrativi chia-
in raccordo per = in collaborazione con ri di Michele Corteìazzo e Federica Pellegrino. Si tratta di un promemo-
processo selettivo = concorso ria/prontuario che contiene trenta suggerimenti pratici per regolamentare
apporre la firma = firmare le operazioni generali su cui si dovrebbe basare la scelta di un linguaggio
effettuare il versamento = pagare amministrativo chiaro e preciso: individuare il destinatario, costruire il testo
il locale sito in = l'appartamento che si trova in (anche dal punto di vista grafico), fare le scelte sintattiche e lessicali più ade-
guate e verificare il lavoro svolto.
Il problema della semplificazione del linguaggio burocratico è un tema molto Come dice il professor Corteìazzo, "scrivere un testo è un'operazione com-
sentito da tutti coloro che credono nella necessità di una modernizzazione plessa, che pone di volta in volta problemi diversi e può dar luogo a soluzio-
della Pubblica Amministrazione, che per essere davvero accessibile, semplice e ni diverse, tutte accettabili". Bisogna però saper scegliere le soluzioni più
vicina al cittadino, deve per forza partire "dal basso" ossia dalle parole. adatte alle esigenze comunicative, tenendo sempre presente il destinatario
Nel 1993 l'allora ministro per la Funzione pubblica Sabino Cassese aveva già della comunicazione, che, specialmente per il linguaggio amministrativo,
proposto una specie di "manuale di stile" destinato a tutti gli amministrato- appartiene ai livelli culturali e linguistici più disparati.
ri pubblici. Da allora, tanto da parte dell'amministrazione centrale quanto da Occorre dunque evitare di percorrere le strade antiquate del linguaggio
quelle locali (non tutte) sono partite numerose iniziative vòlte a fornire ai burocratico e applicare le regole di semplificazione e trasparenza che tutti
propri dipendenti degli strumenti pratici e concreti per scrivere con chiarez- stanno richiedendo a gran voce.
Si può cominciare da subito, mettendo in pratica queste trenta regole d'oro.
1. Identificate il destinatario. Linguaggio burocratico
2. Scegliete le informazioni giuste.
3. Organizzate le informazioni. e "mascalzonate"
4. Tenete unito il testo.
5. Formulate titoli utili al destinatario.
La semplicità e la chiarezza come punto di partenza del linguaggio ammini-
6. Gestite con attenzione le informazioni di contorno. strativo non servono soltanto a renderlo leggibile e comprensibile. Esse
7. Richiamate altri testi senza complicare la lettura. dovrebbero garantire onestà di pensiero e parità di diritti. Come dice Gustavo
8. Date respiro a quello che scrivete. Zagrebelsky, già Presidente Emerito della Corte Costituzionale, che di parole se
9. Trovate la forma di allineamento più adatta. ne intende, dal momento che, nella vita, si occupa di quelle che sono alla base
10. Scegliete i caratteri giusti. della nostra democrazia, la Costituzione, «le parole non devono essere ingan-
n. Date il giusto rilievo alle informazioni che contano. natrici, affinché il dialogo sia onesto. Parole precise, specifiche, dirette; basso
12. Controllate la lunghezza delle frasi. tenore emotivo, poche metafore; lasciar parlar le cose attraverso le parole, non
13. Fate corrispondere frasi e informazioni. far crescere parole con parole».
14. Limitate le subordinate.
15 Limitate le proposizioni implicite. Per completare questo pensiero, aggiungo un illuminante scritto di Claudio
16. Limitate gli incisi. Magris. Le sue parole ci illuminano, con la sua consueta maestrìa, su che cosa
17. Preferite le frasi affermative. significhi, anche in termini sociali e morali, semplificare il linguaggio della
18. Preferite la forma attiva. burocrazia:
19. Evitate l'impersonale. La correttezza delia lingua è la premessa della chiarezza morale e dell'onestà. Mol-
20. Evitate le nominalizzazioni. te mascalzonate e violente prevaricazioni nascono quando si pasticcia la gramma-
21. Esprimete il soggetto. tica e la sintassi e si mette il soggetto all'accusativo 0 il complemento oggetto al
22. Preferite i tempi e i modi verbali di più largo uso. nominativo, ingarbugliando le carte e scambiando i ruoli tra vittime e colpevoli,
23. Preferite preposizioni e congiunzioni semplici. alterando l'ordine delle cose e attribuendo eventi a cause o a promotori diversi da
24. Usate tecnicismi solo quando sono necessari. quelli effettivi, abolendo distinzioni e gerarchie in una truffaldina ammucchiata
25. Evitate gli stereotipi. di concetti e sentimenti, deformando la verità. (Claudio Magris, Microcosmi, cita-
26. Usate parole comuni. to in Linguaggio amministrativo chiaro e semplice).
27. Usate parole concrete.
28. Usate parole dirette.
29. Limitate l'uso di sigle.
30. Controllate la leggibilità.
(da http://www.maldura.unipd.it/buro/trentaregole.html)

Gli autori
Michele Cortelazzo è Professore ordinario per il Settore Scientifico-Disciplinare (Linguistica
italiana) nella facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Padova. Il nucleo delle sue ricer-
che riguarda l'italiano contemporaneo e le lingue speciali (linguaggio medico, linguaggio scien-
tifico, linguaggio giuridico). Negli ultimi anni si è occupato in particolare di semplificazione
del linguaggio amministrativo (con un'ampia attività di ricerca, consulenza e formazione) e
di linguaggio istituzionale-politico.
Federica Pellegrino, logopedista, è autrice di numerose pubblicazioni sulla semplificazione
del linguaggio burocratico.
sto no, ma è bene seguire qualche accorgimento stilistico che ci aiuti a esse-
La lingua nel web re dei veri "scrittori della rete".

Sessanta secondi: in un solo minuto, nel mondo, vengono inviate 168 milioni di La forma del testo
email e 1600 blogger aggiungono un post nei loro blog; anche i social network Alcuni studi, condotti sulle modalità d'approccio degli utenti al web, hanno
fanno registrare numeri che fino a pochi anni fa erano inconcepibili: oltre 500 dimostrato che il web, al contrario di altri media, è principalmente un mezzo
milioni di utenti su Facebook in 60 secondi scrivono 510 mila commenti, mentre "da leggere". Il testo è ancora considerato, dagli utenti, la parte più interes-
suTwitter i fanatici del social networking scrivono almeno 98 mila volte. (Fonte sante di tutto l'universo scintillante presente in rete (grafiche accattivanti,
Go.Globe.com, 2011) video, animazioni). Il tipo di lettura, come abbiamo detto precedentemente, è
però molto diverso da quello al quale siamo abituati, e per questo nel web
Ce sempre chi dice che internet è la tomba dell'italiano. I dati invece ci grafica e contenuto vanno considerati un tutt'uno indivisibile.
dovrebbero far riflettere su un punto molto interessante: proprio nel web
tante persone hanno cominciato a riappropriarsi della scrittura; giovani e La lettura di una pagina web avviene in due tempi: prima di tutto il lettore
meno giovani, che altrimenti non avrebbero mai preso la penna in mano, si dà una rapida occhiata a tutta la pagina, annotando dentro di sé quei segni,
ritrovano ora a esprimere i loro pensieri, più 0 meno elaborati, più 0 meno quelle parole e quelle frasi che hanno attirato la sua attenzione. In un secon-
corretti, e a pubblicarli in rete. Sono utenti molto diversi tra loro, accomuna- do tempo andrà a leggersi i contenuti dei testi proprio a partire da dove la
ti dall'uso della lingua scritta: scrivono testi destinati a blog personali oppu- sua attenzione è stata catturata.
re testi ufficiali per il sito aziendale; redigono articoli per la stampa online 0
risposte a quesiti di lettori curiosi e voraci; scrivono con maniacale perseve- In genere, da lettori, non ci si sofferma a lungo sulle pagine web: a volte siti
ranza negli spazi personali dei social network e commentano senza sosta interessantissimi e con contenuti davvero approfonditi non attirano la
immagini, video, articoli e pensieri altrui. nostra attenzione solo per il fatto di non essere stati scritti per il web. La tra-
sposizione pedissequa dì un testo pensato per la carta stampata in uno spa-
È la lingua del web, e sempre di lingua scritta si tratta, anche se la scrittura per zio web raramente funziona: la presenza o l'assenza di alcuni dettagli può
il web è certamente un po' diversa da quella destinata alla carta stampata. In rivelarsi decisiva per catturare 0 allontanare l'attenzione.
che modo? La prima risposta è legata alla modalità di lettura dei testi nel web.
Consigli per gii scrittori delia rete
Leggere e scrivere sul web Ecco qualche piccolo suggerimento per chi scrive nel web:

Partiamo dalla lettura. Quasi tutti gli studiosi concordano nel dire che la let- • Innanzitutto una prima regola: il lettore del web non dovrebbe mai trovar-
tura dei testi scritti per la rete è differente dalla lettura di una pagina stam- si di fronte un testo scritto fitto fitto (magari anche con caratteri piccolissi-
pata: è più veloce, ma anche più frammentaria. Viene chiamata "lettura a mi) che non abbia nessuna indicazione, nessuna "segnaletica" appropriata
scansione" proprio per dare l'idea di un tipo di lettura simile a quella di uno o alcunché di invitante che lo invogli alla lettura. Se il testo è lungo e artico-
scanner ('dispositivo ottico collegato a un computer, per la rilevazione di lato, è consigliabile suddividerlo in sezioni e sottosezioni provviste di titoli
immagini e testi in formati suscettibili di successive decodificazioni ed ela- che ne riassumano i contenuti.
borazioni'). Questo tipo di lettura è certamente più difficile e più disordina-
ta, innanzitutto perché viene fatta a partire da uno schermo (il monitor di un • I titoli sono ancora più importanti che non nei testi destinati alla carta
computer) e poi perché l'ipertestuaìità porta il lettore a "saltare" spesso da stampata. Al titolo va aggiunto un sottotitolo che riassume sinteticamente
un argomento all'altro, da un sito all'altro, da un media all'altro. il contenuto del testo sottostante. I titoli non devono essere "a effetto" come
spesso accade per le testate giornalistiche: è meglio evitare giochi di parole
L'attenzione del lettore va dunque catturata tramite espedienti stilistici 0 allusioni ambigue. Conviene sempre che titoli e sottotitoli siano chiari,
diversi rispetto a quelli che conosciamo bene, e che funzionano per i testi essenziali, ricchi di parole-chiave e che contengano tutte le informazioni
destinati alla carta stampata. Non è necessario "cambiare linguaggio", que- necessarie ad attirare l'attenzione del lettore.
• La sintassi deve essere semplice e piana. Si consigliano frasi brevi, così come causa della riduzione di incisi, delle proposizioni parentetiche e delle subor-
i paragrafi. Si devono limitare gli incisi (le frasi racchiuse tra due virgole) e dinate. Dario Voltolini, nelle sue indicazioni sull'uso della punteggiatura in
possibilmente utilizzare poche subordinate, ovvero poche proposizioni rete, ci fa notare: «Se state mettendo la terza virgola all'interno di un perio-
dipendenti rette da congiunzioni come benché, bensì, affinché ecc. È consi- do, allarme. Rileggete il periodo che state scrivendo e valutate se la virgola
gliabile invece usare la tecnica della coordinazione, che consiste nel l'affian- vi serve davvero per rendere più chiara e facile la lettura, oppure se vi state
care le frasi tramite una congiunzione coordinativa (e, o, ma ecc.) oppure imbarcando in un periodo lungo e arzigogolato».
separarle con un punto fermo.
• L'ultimo passo, prima di pubblicare un testo nel web (anche i più brevi, anche
• Il corsivo può essere usato per le citazioni, i sommari o per i termini tecni- i messaggi sulle chat o su Skype) è la revisione. Leggere, rileggere e corregge-
ci, le parole straniere poco conosciute o per gli acronimi (vedi Cap. 3. Le sigìe re sono il fondamento per qualsiasi tipo di scrittura: gli errori ortografici e
e gii acronimi). grammaticali fanno sempre una pessima impressione, anche sul web!

• Il grassetto va usato con grande cautela: il suo uso connota una parola come
"importante" per la comprensione del testo. Si impiega per attirare l'atten-
zione del lettore e anche quella dei motori di ricerca, che utilizzano le parole
in grassetto come parole-chiave che riassumono il contenuto di una pagina.

• Non usare mai il sottolineato: sul web si sottolineano soltanto i link. In tutti
gli altri casi va sempre evitato in quanto può generare confusione proprio
perché è ormai associato al meccanismo di collegamento ipertestuale.

• Le maiuscole si usano solo quando sono strettamente necessarie: per scri-


vere i titoli e, ovviamente, per le iniziali dei nomi propri. Per i titoli è in real-
tà spesso preferibile il maiuscoìetto. Non si scrive mai una parola 0 una
frase tutta in maiuscolo: equivale a "urlare" ma soprattutto è graficamente
molto sgradevole.

• L'ipertesto nel web è fondamentale: consiste nell'insieme di documenti


fi web è una palestra
messi in collegamento tra di loro tramite parole chiave che permettono di In conclusione: il web può risultare un'ottima palestra di scrittura. Se per
passare da uno all'altro. L'ipertesto consente una lettura molto più ampia di molti la semplificazione della lingua sul web è sinonimo di "barbarie e perdi-
quella lineare "tradizionale", poiché rende innumerevoli i percorsi di lettura. ta della lingua", per un numero straordinariamente alto di utenti si rivela inve-
ce uno strumento per imparare a esprimersi in maniera chiara, semplice e cor-
• I link (in italiano: collegamenti) sono i collegamenti che rendono possibile retta. Chi scrive in rete ha accesso a siti che trattano di grammatica e ortogra-
l'ipertesto. Consentono a chi scrive (e a chi legge) di evitare citazioni e fia, a forum sulle regole stilistiche per la scrittura online, a manuali e prontua-
rimandi che potrebbero appesantire il testo. Cliccando sul link siamo infat- ri di redazione che probabilmente, altrimenti, non avrebbe mai consultato.
ti automaticamente indirizzati a documenti diversi, interni al sito stesso
oppure a una pagina di un altro sito.

• Elenchi e tabelle sono molto utili: contribuiscono a facilitare la lettura, ordi-


nano i dati e rendono più movimentato il testo.
I blog (diari d'autore in rete) sono diventati 70 milioni nel mondo in soli quat-
• La punteggiatura sul web è molto importante. Il punto fermo la fa da tro anni: in Italia i blog attivi sono circa 350.000. Facebook, uno dei social
padrone: lo stile conciso e le frasi brevi lo richiedono. Il punto e virgola è pra- network più frequentati, a sette anni dalla nascita si avvia verso il miliardo
ticamente da dimenticare. La virgola deve essere usata con moderazione a di utenti nel mondo.- in Italia navigano in rete circa 30 milioni di individui.
Tempo di "netiquette"
so anche per la vista. Sembra una regola da poco, ma quanti di noi si sento-
no disturbati da valanghe di messaggi, post, sms scritti tutti rigorosamen-
te con le lettere maiuscole?

Netiquette, o NETiquette, è uria contrazione della parola inglese Net (rete) e Scegliere bene il titolo: quando si partecipa a gruppi di discussione il titolo
della parola francese étiquette (galateo): indica dunque il galateo in rete. (o oggetto o subject, in inglese) deve rispettare il contenuto del nostro inter-
vento e fungere da filo conduttore nella discussione.
Il nome ben si addice a questa raccolta di indicazioni e suggerimenti che Il titolo è importante anche nelle email e nella posta ordinaria (vedi Cap. 6.
dovrebbero aiutare a regolamentare la vita online. La lettera formale e L'email) perché permette a chi riceve il messaggio di
Il mondo della rete, infatti, non è governato da nessuno, è lo stesso popolo identificare immediatamente l'argomento. Risulta molto utile anche per
della rete che deve pensare a auto-regolamentarsi: tutto funziona bene se l'archiviazione dei dati, propri e altrui.
funziona anche il senso di responsabilità individuale. Per questo è nata la
netiquette con le sue buone norme, che assomigliano molto a quelle regole Attenzione alle citazioni (quotes, quoting, in inglese): sono un ottimo stru-
di educazione che tutti (o quasi) cerchiamo di rispettare quando interagiamo mento per rendere più comprensibili le nostre risposte. Quando si risponde
con gli altri. a un messaggio, è sempre pratico evidenziare (tramiteli Copia/Incolla) i
Si tratta di regole di buon senso per una comunicazione educata: nessuno è passaggi rilevanti del messaggio originario, per facilitare la comprensione
obbligato a rispettarle ma, come per tutte le regole di "buona educazione", da parte di coloro che non lo hanno letto. Si deve evitare però di riportare
gentilezza e rispetto reciproco, esse aiutano a migliorare la qualità delle l'intero messaggio originale, se non quando sia proprio necessario, per non
nostre relazioni e dei nostri interventi in rete, e ci evitano di cadere in inutili appesantire eccessivamente le nostre comunicazioni.
incomprensioni o in situazioni incresciose.
Possiamo dunque scegliere se entrare nella rete con gentilezza ed educazio- Essere brevi: la brevità è un dono, soprattutto negli scritti online. Gli scritti
ne, da persone "civili", o se comportarci in modo maleducato, urlando e trat- devono essere concisi ed essenziali, precisi e chiari (vedi Cap. 6. L'email).
tando male gli altri: sta a noi.
Evitare polemiche e aggressività: è meglio non gettarsi in una discussione
Nel caso voleste scegliere la prima strada, ecco alcune delle principali rego- con tono polemico o "imbracciando il fucile". Questo vale anche per i com-
le della netiquette che possono esservi utili ogni volta che: menti ai blog e le lettere ai quotidiani: un tono deciso ma educato, uno stile
- scrivete un post nella vostra o nell'altrui bacheca di un social network; conciso e lucido sono molto più efficaci di messaggi pieni di improperi e
- lasciate un commento nei blog che prevedono questo spazio (quasi tutti); offese, che di solito nessuno legge con interesse.
- postate un messaggio a un quotidiano online;
- partecipate a un forum o a una discussione. Fare attenzione al tono con cui scriviamo: il mondo della rete è bello perché
immediato. I messaggi circolano velocemente e a volte questa immediatez-
za rischia di prenderci un po' la mano: usiamo toni confidenziali, facciamo
Le regole delia netiquette delle battute, ironizziamo dimenticandoci che, allo scritto online, manca
tutto l'apparato della comunicazione non verbale (la gestualità, il sorriso, lo
• Entrare con educazione e gentilezza in una discussione. Equivale, in un sguardo, il tono della voce), che ci permettono quella grande libertà tipica
certo senso, a bussare e chiedere "permesso": Scusate, sono Cristina, vorrei del linguaggio parlato. Per questo servono le "faccine" o emoticon (in ingle-
aggiungere un commento a quanto scritto finora dall'Uomo Mascherato. se) che si aggiungono per inserire un non verbale "sto scherzando" o "sto
Inoltre, arrivando in un nuovo gruppo di discussione o in un newsgroup, è sorridendo". In generale cerchiamo però di usare un linguaggio che non dia
buona norma leggere i messaggi che vi circolano almeno per qualche gior- àdito ad ambiguità o incomprensioni.
no: in questo modo possiamo renderci conto di quali sono i comportamen-
ti della comunità e di come vengono trattati gli argomenti. Prima di chiedere aiuto e informazioni in un sito, cercare di capire se esistono
già le risposte. Ad esempio, prima di porre un quesito grammaticale al sito La
• Le maiuscole non vanno usate per scrivere parole o frasi intere: SCRIVERE IN Crusca per voi, controllate che non abbiano già precedentemente risposto
LETTERE MAIUSCOLE è come "urlare": è maleducato e irrispettoso. E fastidio- all'argomento. È bene leggere sempre le FAO (Frequently Asked Ouestions: le
Emoticoii
E gradito l'abito scuro
Gli emoticon (pronuncia emòticon) più usati sono:
:) Contentezza, sorriso/Tono scherzoso, amichevole Non esiste un unico modo per scrivere correttamente. Esistono tanti modi di
:D Riso/Ciò che hai/ho detto è un'allegra stupidaggine scrivere come esistono tanti modi di parlare. E ognuno di questi può essere
Tristezza, broncio/Ciò che hai/ho detto non mi è piaciuto corretto se è il "modo giusto per il momento giusto".
;) Ammiccamento, occhiolino/Sto ironizzando, è una battuta La lingua varia, infatti, a seconda di chi sia il nostro interlocutore, di quale sia
:-P Linguaccia/Mi sa che ho appena fatto una gaffe la situazione in cui ci troviamo e di quale sia l'argomento che vogliamo
comunicare. La lingua cambia anche a seconda del mezzo di comunicazione
Dall'inglese emotion(in italiano: 'emozione') e icon ('immagine'). che usiamo: lo scritto o il parlato, il cellulare o il web.
V J Quando comunichiamo, e vale per la lingua scritta come per quella parlata,
dobbiamo essere in grado di adattare il nostro linguaggio alla situazione
domande più frequenti) relative all'argomento trattato prima di inviare (chiamata contesto) in cui avviene la comunicazione. Questo fa sì che possia-
mo scrivere o dire la stessa cosa in modi completamente diversi a seconda
nuove domande.
dell'ambiente sociale e culturale in cui è inserita la nostra comunicazione
(scritta o parlata) e soprattutto in base alla relazione che abbiamo con il/la o
• Rispettare la privacy: non pubblicare mai, senza il permesso esplicito del-
i/le destinatari/e del nostro messaggio. Se siamo in confidenza con la perso-
l'autore, il contenuto di messaggi di posta elettronica o di altri messaggi
na a cui ci rivolgiamo, possiamo usare un tipo di linguaggio (e di scrittura)
personali, e tantomeno immagini private di altre persone (pensateci bene
più informale; se invece ci indirizziamo a un ufficio o a un destinatario che
anche prima di mettere in rete una vostra immagine!).
non conosciamo, sceglieremo uno stile più asettico e formale.
• Pensare prima di scrivere (e di inviare). A volte l'immediatezza e la sempli-
cità dell'essere online ci fanno dimenticare che, anche nella rete, scripta Ecco un esempio di messaggi che hanno più o meno lo stesso contenuto (l'im-
manent-, ovvero tutto rimane a imperitura memoria, della nostra impreci- possibilità di essere presente a una cena), scritti però in contesti e a persone
sione, della nostra ignoranza, della nostra stupidità... Vale sempre la pena, diverse. Lo stile, il tono, il lessico, la sintassi sono ogni volta diversi:
quindi, di pensare bene prima di scrivere un post in una discussione o nella • stasera non torno x cena... baci-baciotti :)
nostra bacheca di Facebook. • Caro, questa sera non tornerò a cena. Non ti dispiace, spero!
• Cara Anna, sono talmente dispiaciuta di non poter essere dei vostri questa sera!
» Infine, un ultimo consiglio: anche se chi scrive è tenuto a migliorare il pro- Perdonatemi, ho avuto una giornata davvero difficile. Un abbraccio a tutti.
prio linguaggio in modo da risultare comprensibile, è bene non mostrarsi • Gentile signora Bianchi, mi dispiace informarla che questa sera non mi sarà pos-
intolleranti con chi commette errori sintattici o grammaticali. La penna sibile essere presente alia serata in onore della nostra cara poetessa sudafricana.
rossa non è sempre gradita: meglio un suggerimento dato con gentilezza e La prego di scusarmi soprattutto con tutte le gentili ospiti che, ne sono certa, sa-
una faccina sorridente, magari in privato... pranno perdonare la mia assenza motivata da una lieve indisposizione.

Il livello di accuratezza delle nostre comunicazioni dipende non solo dal rap-
POTRESTI TROVARE INTERESSANTE ANCHE: porto che ci lega al destinatario, ma anche dal mezzo (orale o scritto) con cui
Cap. 6. L'email avviene la comunicazione. La lingua scritta presenta (o dovrebbe presentare)

Lingua e società
La scienza che studia e descrive come la lingua si comporta e cambia nella società e nelle si-
tuazioni collegate alla vita sociale si chiama sociolinguistica.
un grado di accuratezza maggiore rispetto al linguaggio parlato, che è invece » Registro alto. È il linguaggio che si usa in situazioni molto formali o ufficia-
più spontaneo e presenta sempre (anche nei discorsi ufficiali, per esempio) li e prevede un uso di parole ricercate (anche rare) e una sintassi particolar-
peculiarità tipiche del parlato. mente complessa.

I registri linguistici Giacca e cravatta


I registri linguistici sono un po' come gli abiti. Ci sono situazioni, nella vita, in
In linguistica i diversi modi di usare la lingua, a seconda del contesto in cui cui siamo costretti a "vestirci come si deve". Se ci dobbiamo presentare a un
siamo e del destinatario a cui è rivolto il messaggio, si chiamano registri lin- colloquio di lavoro, siamo invitati a una serata importante o a un matrimo-
guistici. Il registro è costituito dal tono generale, dallo stile e dal tipo di lessi- nio, non possiamo indossare le nostre amate scarpe da ginnastica e i comodi
co che vengono utilizzati nel discorso, sia esso scritto o parlato. jeans di tutti i giorni: dobbiamo optare per un abbigliamento più elegante e
ricercato, scegliere capi più sobri, magari giacca e cravatta o addirittura lo
I registri linguistici sono classificati in modi diversi ma, semplificando molto, smoking per gli uomini e le (deliziose e scomodissime) scarpe con i tacchi se
possiamo suddividerli in: siamo donne.
• registro colloquiale (o informale): è il linguaggio che usiamo tutti i giorni Ecco, per il linguaggio, succede proprio la stessa cosa. Ci sono situazioni, nella
quando parliamo con i nostri familiari e i nostri amici, quando siamo, cioè, vita, in cui dobbiamo essere in grado di usare uno stile più elegante e ricerca-
in situazioni informali. La lingua scritta informale presenta caratteristiche to, una sintassi corretta, i congiuntivi, il passato remoto, i vocaboli giusti, un
molto simili alla lingua parlata. eloquio chiaro e distinto, insomma, un modo di parlare (o di scrivere) più "sor-
• Registro medio. È il linguaggio che usiamo quando comunichiamo con un vegliato". In questi casi dal linguaggio informale che usiamo tutti i giorni con
interlocutore con cui non abbiamo eccessiva familiarità, senza però presta- gli amici e in famiglia, dobbiamo passare al registro formale: giacca e cravatta
re troppa attenzione alla forma. o tailleur, tanto per capirci.
• Registro formale. È il linguaggio educato e distaccato che è richiesto quan-
do ci rivolgiamo a un destinatario sconosciuto o con il quale, pur conoscen-
dolo, non abbiamo alcuna intimità. Essere competenti
Non c'è un linguaggio migliore e uno peggiore: l'importante è che ognuno di
noi conosca i diversi registri e sia capace di passare dall'uno all'altro a secon-
da delle situazioni. La competenza linguistica è proprio questa: saper usare la
lingua italiana in modo corretto a seconda del contesto. Perché possiamo pas-
I registri linguistici non sono realtà separate nettamente tra loro. Vengono sare per ignoranti se usiamo un registro colloquiale in situazioni formali, ma
descritti infatti come un continuum, ovvero come qualcosa che non presen- possiamo anche risultare molto ridicoli se ci rivolgiamo ai nostri amici, quan-
ta confini, ma sovrapposizioni e punti di contatto, tali da rendere graduale do siamo al bar, con un registro alto o formale!
il passaggio da uno stile all'altro.
Per intenderci: quando scriviamo una comunicazione al professore di no-
stra figlia, ci serviamo generalmente di uno stile formale che però è certa-
mente un po' meno formale di quello che useremmo per scrivere una let-
tera di reclamo all'Assessore alla Sanità. Quando poi un avvocato tiene la
sua arringa in un'aula di tribunale, probabilmente si avvale di uno stile an-
cora più formale e ricercato.
Allo stesso modo lo stile colloquiale può avere diversi gradi di "informali-
tà", che possono andare dal linguaggio (infarcito di parole gergali e/o vol-
gari) di un adolescente che parla tra coetanei, allo stile, sempre informale
e spontaneo ma ben più sorvegliato, di un professore che "chiacchiera" con
i colleghi durante la ricreazione.
Un po' di retorica nAnna canta come un usignolo.
• La fanciulla danzava (cosi) leggera come una farfalla.
• Sei più veloce di una gazzella.
e il cuor nel petto è come pesca / intatta, / tra le palpebre gli occhi / son come
Retorica è una parola di origine greca, deriva da rhetorikè téchne e significa
polle tra l'erbe, / i denti negli alveoli / son come mandorle acerbe. (Gabriele
arte del parlar bene'. Si tratta infatti di un'arte, di una disciplina che esiste da D'Annunzio, La pioggia nel pineto, vv. 104-109).
più di duemila anni, nata in origine per insegnare a parlare e scrivere in
• Come le pecorelle escono dal chiuso... (Dante, Purgatorio, c. Ili, vv. 79)
modo efficace ed elegante, con lo scopo di persuadere gli interlocutori o i let- • Un tappeto di smeraldo / sotto al cielo il monte par (Giosuè Carducci, In
tori: la persuasione come efficacia della comunicazione. Carnia, vv. 3-4).
La retorica è una specie di "grammatica del discorso" e le sue regole riguarda- Attraverso l'espediente della figura retorica della similitudine noi mettiamo
no ad esempio l'organizzazione del discorso da un punto di vista comunica- in relazione due elementi, che possono essere persone, cose 0 sentimenti,
tivo o il legame che collega le singole unità di contenuto di un testo. Secondo situazioni ecc., e diamo vita a collegamenti che ci sono d'aiuto nella com-
la tradizione la retorica studia infatti il discorso (scritto e parlato) ponendo prensione di un testo 0 di un enunciato.
un'attenzione particolare a quali debbano essere gli argomenti trattati (l'/'n- Questa è la differenza sottile tra similitudine e metafora, l'altra figura retori-
ventio), alla disposizione degli elementi che costituiscono la struttura del testo ca che gioca sulla trasposizione di significato: la prima è semplice e diretta (è
(la dispositio) e alla scelta e all'uso delle parole adatte (Velocutio). buono come il pane) la seconda invece funziona sull'evocazione di sensazioni
e concetti (è un pezzo di pane).
Nel linguaggio moderno la retorica ha acquisito una connotazione negativa La similitudine è indubbiamente uno strumento comunicativo di grande
ed è arrivata a significare, in modo spregiativo, l'utilizzo di un linguaggio efficacia: attraverso il paragone con cose o sensazioni conosciute si rendono
ampolloso, ricco di orpelli e di ornamenti ma povero di contenuti. Lo stile comprensibili e alla portata di tutti concetti anche complessi. Grazie all'im-
retorico è praticamente diventato l'equivalente di stile artificioso e insincero, mediatezza di questo strumento, chi ascolta 0 legge può fare proprio il con-
frutto di una decadenza di pensiero e di espressione. Pensiamo a espressioni tenuto della comunicazione, utilizzando immagini della vita quotidiana o
come: per convincerli ha usato la retorica del buon pastore d'anime; non voglio della conoscenza popolare.
essere retorico, ma vorrei aggiungere un commento; ha fatto un discorso pieno Dall'uso della similitudine come espediente retorico (dell'arte del parlare) si
di retorica (cioè banale, scontato, falso). scivola facilmente nei cosiddetti "luoghi comuni": bello come il sole, buono
come il pane, bianco come la neve, nero come la pece, affamato come un lupo.
Si tratta di similitudini "logorate" dal tempo e dall'uso: hanno una funzione
Le figure retoriche espressiva adatta al linguaggio parlato, ma da evitare in un testo scritto.

La retorica intesa come 'arte del dire', per essere efficace si avvale di espedienti
stilistici e comunicativi che si chiamano figure retoriche. La metafora
Le figure retoriche hanno nomi difficili, derivati dal greco antico, che suonano La metafora (dal greco metaphorà, che deriva dal verbo metaphéro, 'io tra-
ostici a tutti coloro che non sono degli "addetti ai lavori": quasi nessuno sa defi- sporto') è una figura retorica che consiste nel trasferire il significato di una
nire che cosa sia una sineddoche, una metonimia, una metafora, eppure tutti parola (0 di un'espressione) dal suo senso vero e proprio a uno figurato.
noi usiamo queste figure retoriche quotidianamente, perfino e soprattutto, nel
linguaggio familiare: siamo tutti maestri di retorica, senza nemmeno saperlo! Ecco alcuni esempi che chiariscono il concetto:
Vediamo di scoprire perché. • Il suo comportamento mi sta sullo stomaco.
• Marco è un leone.
• Chi semina vento raccoglie tempesta.
La similitudine • La Sicilia era il granaio d'Italia.
La similitudine - lo dice la parola stessa - non è altro che un paragone, un • Sei un fiore.
confronto tra due elementi, e viene sempre introdotta dalle espressioni: » Hanno usato il pugno di ferro.
come, simile a, sembra, assomiglia, più di, cosi... come ecc.: • Ha mostrato di possedere nervi d'acciaio.
Dagli esempi risulta chiaramente come nella metafora si faccia ricorso a Ecco alcuni esempi di eufemismi usati frequentemente:
parole (o espressioni) che hanno una relazione di somiglianza con quello di e donna di facili costumi oppure donnina allegra per 'prostituta';
cui parliamo. Sono delle similitudini abbreviate, in quanto non ci "spiegano" • non è stata una passeggiata invece di dire 'è stato molto difficile e faticoso';
il trasferimento di significato, ma agiscono sulla base della nostra esperien- ® male incurabile per indicare il 'cancro'.
za e conoscenza collettiva: se dico Lorenzo è un leone, intendo dire che è forte
e coraggioso come un leone. Nella metafora si dà per scontato che si sappia A volte gli eufemismi servono a nascondere, in maniera diplomatica, azioni
che i leoni sono caratterizzati da forza e coraggio. che altrimenti risulterebbero "deplorevoli" come ad esempio l'uso dell'angli-
Usiamo le metafore ogni giorno, anche senza saperlo, senza accorgercene: cismo peace-keeping che nasconde spesso, eufemisticamente, una parola
quando diciamo quelfilm è una pizza, il mio capo è un nazista, ho un peso sul molto più pesante: guerra.
cuore inconsapevolmente usiamo la retorica (in questi casi la metafora), per
rendere più convincente o comprensibile ciò che vogliamo comunicare.
Come con le similitudini, nella scrittura anche le metafore andrebbero usate La perifrasi
con cautela: se da una parte ci possono aiutare a rendere più accessibili i con- Anche la perifrasi è una figura retorica. Il suo nome deriva dal greco perì che
tenuti dei nostri messaggi, dall'altra occorre fare molta attenzione a non sci- significa 'intorno' e phràzo, 'dire', quindi: 'fare una frase intorno'. In parole
volare in un uso reiterato di metafore logore e prive di vitalità. Come diceva povere è il classico 'giro di parole' o, se volete usare un termine più tecnico,
Aristotele, il padre della retorica greca, un bravo scrittore è colui che è in grado una circonlocuzione. La perifrasi consiste nell'usare una sequenza di parole al
di creare delle metafore, di inventarle, di produrle in maniera originale. posto del termine proprio per indicare una persona, una cosa o un concetto.
Vediamo due esempi di perifrasi famose:
Un politico recentemente ha detto: «Amo le metafore perché sono democra-
tiche». Effettivamente ciò corrisponde al vero, perché nel comunicare per 1. Siede con le vicine / su la scala a filar la vecchierella, / incontro là dove si
immagini conosciute possiamo rendere possibile, a tutti, l'accesso alla cono- perde il giorno; (Giacomo Leopardi, Il sabato del villaggio, vv. 7-8), dove là
scenza. dove si perde il giorno indica 'a occidente, verso il tramonto'.
2. La gloria di colui che tutto move (Dante, Paradiso, c. I, v. 1) dove colui che
tutto move indica 'Dio'.
L'eufemismo
Quando parliamo di eufemismo, intendiamo l'espediente, utilizzato nella lin- L'uso della perifrasi può rispondere a diverse esigenze: serve molto spesso per
gua italiana parlata e scritta, con il quale sostituiamo una parola o un'espres- evitare inutili ripetizioni oppure, come abbiamo visto negli esempi sopra, per
sione che ci sembra troppo diretta o realistica con un'altra parola o espressio- conferire un particolare tocco poetico a un componimento 0 a un testo. '
ne che abbia lo stesso significato, ma decisamente attenuato.

Ad esempio, nel nostro linguaggio tutto ciò che è legato alla morte è motivo L'antonomasia
di permanente eufemismo, così come tutto ciò che è relazionato alla riprodu- Antonomasia e metafora sono le due uniche parole della retorica a essere
zione o al ciclo di fertilità della donna. Infatti quando una persona muore si usate anche nel linguaggio comune. Ecco qualche esempio tratto dalla rete:
evita in genere di usare il verbo morire, troppo diretto e doloroso, e al suo ® il sindaco per antonomasia;
posto si usano espressioni come è mancato, si è spento, non è più tra noi, ci ha • il vitigno piemontese per antonomasia;
lasciato, è passato a miglior vita, se ne è andato, è tornato nella casa del Padre, • la station-wagon per antonomasia;
è scomparso, è andato in cielo. ® la costiera per antonomasia;
• il cane per antonomasia.
Allo stesso modo, se una donna è incinta, si sente molto spesso dire che è in L'antonomasia (dal greco antonomasia, composto di anti, 'al posto di' e
stato interessante o in dolce attesa (anche se magari sta vomitando tutte le ónoma, 'nome') consiste in due tipi di passaggi:
mattine da cinque mesi). Tanto grande è il tabù associato alle mestruazioni i. nell'indicare una persona 0 una cosa, anziché col suo nome proprio, con uno
che gli eufemismi sono molteplici e variano a seconda delle regioni di prove- comune o con una locuzione che ne indichi una caratteristica oppure con l'ap-
nienza, ma tutti conoscono espressioni come ho le mie cose, il ciclo, quei gior- pellativo derivato dal luogo di nascita: il Poeta (Dante Alighieri), il Poverello
ni o il marchese. d'Assisi (San Francesco ), l'Avvocato (Gianni Agnelli), il Fuhrer (Adolf Hitler).
2.neH'attribuire a una persona, come nome comune, il nome proprio di un ne: l'ossimoro è la figura retorica che consiste nell'accostare due termini oppo-
personaggio famoso che possedeva o possiede le stesse qualità: sti e contraddittori ottenendo così un effetto paradossale. Ossimori sono:
» è un piccolo Ercole (un bambino forzuto); ® silenzio assordante;
• è un re Mìda (tutto ciò che tocca si trasforma in "oro", ovvero ricchezza); ® gelo ardente;
• è un Mecenate (protettore delle arti e degli artisti); o paradiso infernale;
® brivido caldo;
• è una Venere (una bellezza);
a è un Casanova (un donnaiolo). • lucida follia;
e ghiaccio bollente;
e dolce tortura;
La metonimia e pugno di velluto.
Metonimia si pronuncia sia metonimia sia metonimia, ma la prima forma,
con accento sull'ultima i è la più comune. Deriva dal greco meta, con il signi- L'ossimoro si usa, molto spesso, per ottenere un effetto ironico. Se dico, per
ficato di 'trasferimento, cambiamento', e ónoma,'nome'. Consiste nel sostitui- esempio, al mio vicino di casa (batterista) che adoro il dolcefrastuono con cui
re una parola con un'altra con cui sia in stretto rapporto di dipendenza (l'au- mi sveglia ogni domenica mattina, sto evidentemente ironizzando sul fasti-
tore per l'opera d'arte, ad esempio). In questo modo il concetto viene espres- dio che mi provoca. Se chiamo il mio rapporto di coppia la mia prigione dora-
so non dalla parola che gli corrisponderebbe, ma da un'altra, legata alla ta, forse faccio dell'ironia su un rapporto un po"'soffocante".
prima da un collegamento diretto o indiretto. Ecco come può avvenire questo Nella composizione di un testo, la figura retorica dell'ossimoro può essere un
particolare "spostamento" di significato-. valido espediente stilistico adatto a creare un effetto di stupore e ad attirare
• il contenitore per il contenuto: mi sono bevuto una bottiglia di vino; l'attenzione su quanto stiamo scrivendo.
• l'effetto per la causa: i frutti del suo sudore;
• l'autore al posto dell'opera: sto ascoltando Bach, hanno trafugato un Van
Cogh;
La domanda retorica
• lo strumento al posto della persona: è il primo violino del Maggio musicale; La domanda retorica consiste nel porre una domanda che non è una vera
• il concreto per l'astratto: ascolta il tuo cuore; Luca ha fegato; richiesta di informazioni, perché si sa già quale deve essere la risposta: non
• l'astratto per il concreto: Delia è una bellezza; qui c'è tanta gioventù, ammette controversie, non presuppone una risposta contraria a quella insi-
• la sede per la persona: la Casa Bianca ha espresso parere negativo; il Quirinale ta nella domanda:
ha diffuso un comunicato. • non è un vestito bellissimo?
• non sono una donna fortunata?
La risposta è, ovviamente, sempre Sì.
La sineddoche
È molto affine alla metonimia, anzi per molti studiosi non esistono differenze È facile capire che in questo caso la domanda stessa suggerisce la risposta:
tra queste due figure retoriche. Anche la sinèddoche, infatti, consiste nel tra- nella domanda è già contenuto quello che è il pensiero di chi la pone.
sferimento di significato da una parola a un'altra in base a una relazione di
contiguità. Mentre però nella metonimia la contiguità è spaziale, temporale o A che cosa serve allora la domanda retorica? Spesso serve a stimolare l'inte-
causale, nella sineddoche la relazione riguarda la quantità: razione tra due o più persone oppure a richiedere una dichiarazione esplici-
• la parte per il tutto: la baia è piena di vele (vele per barche); ta da parte del nostro interlocutore. Può essere usata anche per imporre, a chi
• il genere per la specie: mortali per uomini;felino per gatto; ci sta leggendo, una riflessione o un approfondimento su un determinato
• il singolare per il plurale: all'italiano piace la buona cucina; il tedesco è fis- argomento.
sato con l'ordine.
Se usata senza discernimento, la domanda retorica può diventare uno
strumento pericoloso, soprattutto quando parliamo, perché può mettere il
L'ossimoro nostro interlocutore nella spiacevole posizione di doverci dare ragione a
Prima di tutto un chiarimento: ossimoro si pronuncia sia ossimoro sia ossimo- tutti i costi, a prescindere cioè dal suo pensiero:
ro, ma la forma con l'accento sulla ; è molto più comune. Quindi, la definizio- • Non ti sembra un giorno meraviglioso?
• Di fronte a tanta bellezza, possiamo dire che Dio non esiste?
• Ti sembra il modo di rispondere?
Bibliografia

L'allegoria
L'allegoria è la figura retorica che usa un'immagine o una suggestione per
esprimere un concetto. L'allegoria presuppone uno spostamento della descri- AA.VV., Punteggiatura, a cura di A. BARICCO, F. TAROCCO, C . VASTA e D. VOLTOLINI, BUR
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239
Indice analitico degli argomenti aprii/apersi, 152
apici, vedi virgolette
benedicevo/benedivo, 164
e delle parole incerte appendice/appèndice, 108
benedire, 164
bensì, 95
appiccicare/appicicare, 133 bere, passato remoto, 156
apposta, 95 bidè, 76
appunto, 95 biotòpo/biòtopo, 108
a aeroporto/aereoporto, 74 aprì/aperse, 153 bipartisan, 60
affatto, 118 arabismi, 64 blog, 48
a degli amici, 88 arancia, arance, 104
a delle calunnie, 88 affinché, 76 bloggare, 49
afroamericano, 124 arista/arista, 108 blogger, 48
a faccia a faccia, 137 arrabbio/arrabio, 133
a fianco, 94 aggettivi blogghista, 49
con quattro desinenze, 86 arrògo/àrrogo,io8 bloggista vedi blogghista
a latere, 66 art. (articolo), 184,185
amano amano, 138 con tre desinenze, 87 bloggistico, 49
invariabili, 87 arteriosclèrosi/arteriosclerosi, 110 bloggo, 48
a poco a poco, 138 articoli
a posto, 94 aggradare, 172 blogosfèra, 49
ahimè, 76 con i nomi stranieri, 54 blu, 91
a proposito, 94 con le sigle, 81
abbaìno/abbaino, 108 al di là, 94 bocciòlo/bocciolo, 108
alcalìno/alcàlino, 108 partitivi, 88
abbreviazioni, 184,201,214 artificiere, 85 bolscevìco/bolscèvico, 108
abbrutito/abbruttito, 133 alchimia/alchìmia, 110 braccia/bracci, 93
all'incirca, 94 assorbe/assorbisce, 182
abrogo (verbo abrogare), 108 assolutamente, 120 brace, 85
accento allegoria, 236 braciere, 85
assuefare, 178
acuto, 75 allora, 95 brevi manu, 67
attimino, 148
grafico, 76 allorché, 95 briciole/bricciole, 134
attrezzi/atrezzi, 133
grave, 75 almeno, 95 budella/budelli, 93
audioblog, 49
su monosillabi, 90 alopècia/alopecìa, 110 autlnority, 60 burocratese, 216
tonico, 76 alter ego, 67 busillis, 68
acchito/acchitto, 133 amàca/àmaca,io8 autòdromo/autodròmo, 108
accomunare/accommunare, 133 ambito, vedi omografi avallare/avvallare, 133
accordo ammennicolo/amennicolo, 133 avere, 166 £
di numero tra soggetto e predicato, 158 ammiccare/amiccare, 133 avv. (avvocato), 184,185
del participio passato, 180 ancora, vedi omografi avverbi c'avete, 125
acronimi 186,187 ancorché, 95 di quantità, 118 c'era, c'erano, 158
acrostico, 188 andare, 174,175 presentativi, 135 c'ha, 125
acuminato/accuminato, 133 anderò, anderai, 175 qualificativi, 137 c'hai, 125
ad, 72 andiedi, 175 rafforzativi, 120 ca. (circa), 184
ad abundantiam, 67 aneddoto/annedoto, 133 cacofonia, 72
ad maiora, 67 anglicismi, 53 cadùco/càduco, 108
addirsi, 172 anguria, 78 b caffè/caffé, 75
addosso/adosso, 133 annaffiatoio/anaffiatoio, 133 calcagna/calcagni, 93
adocchiare/addocchiare, 133 anòdino/anodino, 108 badante, 122 calco strutturale, 53
adùlo /adulo, 108 antitrust, 60 bagatella/bagattella, 134 caligine/caligginoso, 134
aerodromo, 74 antonomasia, 233 bagniamo/bagnamo, 154 callìfugo/callifugo, 108
aeronautica, 74 anziano, 124 baùle/bàule,io8 camicia/camicie, 104
24O aeroplano, 74 anzitutto/anzi tutto, 96 benché, 76,95 camping, 53
cànide/canìde, 108 colf, 123 diminutivo
cap. (capitolo), 184,185 collant/collant, 108 "di modestia", 149
capitolo, 15 collutorio/colluttorio, 134 d eufonica, 72 "ironico", 149
capoverso, 14 còlossal/colòssal, 108 d'accordo, 80,94 "sociale", 149
carattere tipografico, 42 competere, vedi verbi difettivi d'altronde, 94 dirigere, passato remoto, 157
con le grazie, 42 compito, vedi omografi da, 77 dirimere, vedi verbi difettivi
senza grazie, 42 computer/computers, 50 dà, 77,90,91 discorso diretto, 37
carcere, 85 con delle ragazze, 88 da principio/dapprincipio, 96 con le lineette, 38
celo (verbo celare), 85 concernere, vedi verbi difettivi da', 91 con virgolette alte, 37
cardinali, vedi numerali concordanza a senso, 158 dagherròtipo/dagherrotipo, 109 con virgolette basse, 37
carìsma/càrisma, 108 conditici sine qua non/ danni collaterali, 61 "pensato", 39
carpe diem, 67 condicio sine qua non, 67 dappertutto/da per tutto, 96 disdicevo/disdivo, 164
cartucciera, 85 confacente, 85 dappoco/da poco, 96 dissuadére/dissuàdere, 109
caso mai/casomai, 96 congiuntivo dappresso/da presso, 96 dita/diti, 93
casus beili, 67 crisi del, 160 dapprima/da prima, 96 diurèsi /diùresi, 110
cav. (cavaliere), 184 congiunzioni dare divenire, passato remoto, 157
ed, 189 coordinative correlative, 114 passato remoto, 156 divergere, vedi verbi difettivi
cd-rom, 189 conoscere, passato remoto, 156 verbi irregolari, 174 diversamente abile, 124
ceco (della Repubblica Ceca), 85 consonanti data, 200 do, 90,91
centèllino/centellino, 108 doppie, 133 davanti, 95 doccia, docce, 104
cervella/cervelli, 93 scempie, 133 davanti a, 150 domanda retorica, 235
cfr. (confronta), 185,186 contraddi cevo/contraddivo, 164 davvero, 95 dopodomani, 95
che contraddire, 164 de cuius, 69 doppie, vedi consonanti
aggettivo, 128 contraffare, 178 de facto, 69 dormire, passato remoto, 155
congiunzione, 128 controvoglia/contro voglia, 96 de gustibus non est disputandum, 67 dott. (dottore), 185
polivalente, 128 coordinamento, 144 de gustibus..., 67 dovere
pronome, 128 coordinazione, 144 de iure, 69 verbo irregolare,i63
che... 0,114 coprì/coperse, 153 deficiente, 85 verbo servile, 168
chissà, 95 coprii/copèrsi, 152 degli, delle, 88 dovunque, 95
ci ho, ci hai, ci abbiamo, 126 copyright, 60 dell'Aquila/di LAquila/de [Aquila, 82 dr. (dottor), 185,186
cieco, 85 corpo a corpo, 137 delocalizzare, 61 due punti, 24
cielo, 85 corrèo/còrrèo, 110 deo gratias, 67 per due volte, 25
ciglia/cigli, 93 corsivo, 40 deregulation, 60 duìcis infundo, 67
ciliegia, ciliegie, 104 cosicché/cosi che, 96 deus ex machina, 67 dvd, 189
ciò, 91 cosiddetto/cosi detto, 96 devo/debbo, 162
ciò, ciài, ciabbiamo 126 cosiffatto/cosi fatto, 96 devolution, 60
cioè, 130 cosmopolita/cosmopolita, 108 di, 77
ciononostante/ciò nonostante/ cossi, 155 di, 77
cionnonostante, 96 crescere, passato remoto, 157 di fronte/difronte, 96 è, 76,77
citazioni, 225 cùcùlo/cùcùlo, 109 di sotto/disotto, 96 e, 11
cj ho, cj hai, cj abbiamo, 126 cui prodest?, 67 di', 165 è dovuto,!68
cj ho, cj hai, cj abbiamo, 126 cuocere, passato remoto, 156 diatriba/diàtriba, 110 è piovuto, 170
cocomero, 78 curriculum/curricuia, 51 difatti, 130 e-mail, email, 58,208
242 codardìa/codàrdia, 108 difendere, passato remoto, 157 ecc. (eccetera), 184
eccezione/ecezzione, 134 faccio, 179 geosinonimi, 78 incombere, vedi verbi difettivi
ecchimosi/ecchimosi, 109 facente, 85 già, 91 indecente, 85
ecco, 135 fare, 174 giacché, 95 indecenza, 95,130
ed, 72 farìngèo/faringeo, 109 gialloblù, 91 infatti/difatti, 130
ed. (edizione), 184 farsi capire, 212 gilè, 76 infido/infido, 109
èdema/edèma, 110 fig. (figura), 185 ginocchia/ginocchi, 93 ing. (ingegnere), 184,185
edìle/èdile, 109 figure retoriche, 230 giù, 91 innescare, 144
edublog, 49 allegoria, 236 gli/a loro, 116 innestare, 144
efficiente/efficente, 84,85 antonomasia, 233 gli/le, 116 innocente, 85
egr. (egregio), 184 domanda retorica, 235 globalizzazione, 61 inoltre, 95
election day, 60 eufemismo, 232 gòmena/gomèna, 109 inspirare, 145
elenchi, 45 iperbole, 236 governo ombra, 61 intellegibile/inteleggibile, 134
di secondo grado, 46 metafora, 231 grassetto, 40 interattività, 210
stile elenco, 45 metonimia, 234 grassetto corsivo, 41 ìnternet/internèt, 109
stile testo, 45 ossimoro, 235 gratis/a gratis, 139 intèrseco/intersèco, 109
elèttrodo/elettrodo, 109 perifrasi, 233 gratùito/gratuito, 109 intervenire, passato remoto, 157
elèvo/èlevo, no similitudine, 230 grigia, grigie, 104 intimo/intimo, 109
elisione, 106 sineddoche, 234 guaìna/guàina, 109 invano, 95
email, vedi e-mail finché, 95
invero, 95
emicrània/emicrania, 109 finora, 95
flògosi/flogòsi.iio io constàto/io constato, 110
emorragia/emoraggia, 134 h io e te, 140
emoticon, 226 fo, vedi faccio
io e tu, 140
entusiasta/entusiasto, 86 font, vedi carattere tipografico ha dovuto, 168 io vado, 174
enurèsi/enùresi, 109 forbice, forbici, 92 ha piovuto, 170 iperbole, 236
errata corrige/errata corrige, 109 forestierismi ha riflesso, 171 ipertesto, 222
esimere, vedi verbi difettivi in politica, 60 ha riflettuto, 171 isiàm/islam, 109
espellere, passato remoto, 156 nella lingua quotidiana, 62 isòtopi/isotòpi, 109
habemus papam, 68
esplèto/èspleto, 109 formaggiera, 85 ispirare, 145
»
essere, 166 fortùito/fortuito, 109
frase 1 itangliano, 70
eufemismo, eufemismi, 124,232
eufonia, 72 esclamativa, 26
interrogativa, 26
j
èureka/eurèka, 109 ìlare/ilàre, 109
ex abrupto, 67 fu, 91 ill.mo (illustrissimo), 184
ex aequo, 67 fuliggine/fuligine, 134 imbacuccarsi /imbaccuccarsi, 134 j/J, vedi lettere straniere
ex cathedra, 67 fuoco amico, 61 imbruttito/imbrutito, 133
ex novo, 68 ìmpari/impari, 109,111
(vedi anche omografi) k

f
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impersonare, 145
gay, 124 impersonificare, 145 k/K, vedi lettere straniere
f.lli (fratelli), 184 genere in medias res, 68
fa, 91 delle parole straniere, 58 in medio stat virtus, 68
gent.mo (gentilissimo), 184 1
fa', 91 in toto, 69
244 faccia a faccia, 137 geom. (geometra), 184 incàvo/incavo, 109,110 l'altr'anno, 94
la, 77 maiuscole, 190 numerali parentesi, 30-32
là, 77 maledire, 164 cardinali, 195 angolate, 31
la ministra, 142 mancia, mance, 104 moltiplicativi, 195 graffe, 31
laggiù, 95 manodopera/mano d'opera, 96 ordinali, 195 quadre, 32
lassù, 91 mass media, 51 numeri, 195 tonde, 30
latinismi, 66 megera, 85 arabi, 196 uncinate, 31
latinorum, 66 metafora, 231 romani, 196 parlare, passato remoto, 155
le/gli, n 6 metonimia, 234 nuocere, passato remoto, 156 parole composte, 74
leccornìa/leccornia, 109 mezz'ora/mezzora, 96 particella ci, 126
leggere, passato remoto, 157 migrante, 123 passato
ministra, 142 O prossimo, 176
lenzuola/lenzuoli, 93
lettera minuscole, 190 remoto, 176
formale, 202 mission, 70 0 che... 0 che, 114 pasticceria, 83
informale, 207 modus vivendi, 68 obtorto collo, 68 pasticciere, 85
lettere mollica/mollica, 109 od, 72 patisco, 182
maiuscole, 190 moltiplicativi, vedi numerali offrii, offèrsi, 153 pc, 189
minuscole, 190 momentino, vedi attimino ogm,i8g per cui, 94
lettere straniere, 56 monolito/monolito, 110 oltre misura/oltremisura, 96 per essere precisi, 130
l'articolo con le, 54 murales, 51 oltremodo/oltre modo, 96 peraltro/per altro, 96
11,77
omeòpata/omeopàta, 109 perché/perchè, 75
libido/libido, 109 omografi, m perciò, 95
lineette, vedi punteggiatura ri on. (onorevole), 184 perfino, 95
lingua op.cit. (opera citata), 184 perifrasi, 233
nel web, 220 n° (numero), 184 oppure, 95 perlomeno/per lo meno, 96
linguaggio burocratico, 202 né, 76,77 ora, 198 perlopiù/per lo più, 94,96
link, 222 n e , 77 ora... ora, 114 peróne/pèrone.iio
lipidi/lìpidi, 109 nècrosi/necròsi, 110 ordinali, vedi numerali persuadére/persuadere, 109
liquefare, 178 neologismi, 48 orecchie/orecchi, 93 pertanto, 95
lo pneumatico/il pneumatico, 97 neppure, 95 ossa/ossi, 93 piacere, passato remoto, 156
location, 62 nessun uomo/nessun'uomo,io2 ossia, 95,130 pioggia, piogge, 104
locazione, 62 nessun, nessuno, 102 ossimoro, 235 piovere, 170
longa manus, 68 netiquette, 224 ossimoro/ossimoro, 110 piròscafo/piroscafo, 109
loro, 116 nobèl/nòbel, 109 osteòpata/osteopàta, 109 più, 91
lubrico/lùbrico, 110 nocciolo, vedi omografi ovvero, 95,130 piuttosto che, 146
l'una/leunajgg nocqui,i55 owerosia/owerossia, 95 pi. (plurale), 184
Noè, 76 plurale
nomi dei nomi in -eia, -già, 104
ÌTS collettivi, 159 P delle parole latine, 51
difettivi, 92 delle parole straniere, 50
ma, 100 femminili di professione, 142-143 p./pag. (pagina), 184,185 poc'anzi, 94
ma però, 100 sovrabbondanti, 93 p.zza (piazza), 184 poiché, 76,95
maggior parte, 94 nonché, 95 pancetta, 85 politically correct, 60,124
mail, vedi e-mail, 58,208 nondimeno/non di meno, 96 par condicio, 68 politicamente corretto, 123
maiuscola "reverenziale", 202 nonostante/non ostante, 96 paragrafo, 15 potere,! 68
predire, 164 qual è/qual'è, 106 scoprì, scoperse, 153 spett.le (spettabile), 184
preg.mo (pregiatissimo), 184 qualcosa, 95 scorazzare/scorrazzare, 134 splendere, vedi verbi difettivi
premier, 60 qualora, 95 sé, 77,112 sta, 91
pressappoco, 95 quant'altro, 94 se, 77 sta', 91
prestiti linguistici, 53 quanto meno/quantomeno, 96 sé stesso/se stesso, 112 stare, 174
adattati, 53 quantopiù/quanto più, 96 segni grafici stupefacente, 85
arabi, 65 quassù, 91,95 del discorso diretto, 37 stupefare, 178
di lusso, 53 question time, 60 seguito, vedi omografi su, 91
non adattati, 53 qui, 91 sei e mezza/sei e mezzo, 199 sub conditione, 69
pseudo-prestiti, 53 semel in anno licet insanire, 69 subito, 111
principi, vedi omografi sennò, 95 succedere, 171
quotes, quoting, vedi citazioni
prn. (pronuncia), 185 seppure, 95 sufficiente, 85
prof, (professore), 184,185 sg. (seguente), 185 sufficienza, 85
proiezione, 61 T sì, 77,132 suppergiù/su per giù, 96
pronome personale soggetto, 140 si, 77 sutùra/sùtura, 109
province/provincie, 104 raffreddore/rafreddore, 134 sia... sia/sia... che, 114 svenire, passato remoto, 157
prudere, 172 regìme/règime, 109 sicché, 95
pseudo-prestiti, 53 renitente, 145 siccome, 95
pudico /pùdico, 109 reticente, 145 sig. (signore), 184,185
retorica, 230 t
punteggiatura sigle, 186,187,214
apici, vedi virgolette ricevere, passato remoto, 155 sìlice/silice, 109
ridi', 165 talora, 95
due punti, 25 sillabare, 43 talvolta, 95
lineette, 33 ridire, 164 similitudine, 230
rifare, 178 tanto meno/tantomeno, 96
nel web, 222 sineddoche, 234 tanto più/tantopiù, 96
parentesi, 30 riflettere, 171 sing. (singolare), 184
rivangare/rinvangare, 134 tè, 76,77
puntini di sospensione, 28 single, M4 te, 77
punto, 16 ròbot/robòt,iog sinonimo, 78
rossoblù, 91 tèrmite/termite, 110
punto e virgola, 22 sms,i89
rubrìca/rùbrica, 109 ti ho vista/ti ho visto, 180
punto esclamativo, 26 so, 91
tócco, 198
punto interrogativo, 26 socia, socie, 104 tralìce/tràlice, no
trattini, 33 S soddisfacente, 84,85 trattini, 33-34
virgola, 18 soddisfacessi/soddisfassi, 179 tre, 91
virgolette, 35 sa, 90,91 soddisfacevo/soddisfavo, 179 trentatré, 76,91
punto, 16 Sàlgari/Salgàri, 109 soddisfo, 178 troncamento, 106
punto fermo, 16 salùbre/sàlubre, 109 soddisfo, soddisfaccio, 178 tu e io, 140
nelle abbreviazioni, 16 sapere, passato remoto, 157 soffrii, soffèrsi, 153 tutt'aì più/tuttalpiù, 96
nelle sigle, 16 sàrtia/sartia, 109 sogniamo/sognamo, 154 tutt'uno, 94
punto, toscano, 118 sbafo, sbafare/sbaffo, sbaffare, 134 solluchero, sollucchero, 134 tuttavia, 95
scaccomatto, 64 sopraffare, 178 tuttora, 95
scandinavo/scandinavo, 110 soprattutto, 95,134
q scempie, vedi consonanti
schermire, 145
sottolineato, 40
sottosopra, 95 U
qua, 91 schernire, 145 specificamente, 145
quaggiù, 95 scimpanzé, 76 specificatamente, 145 ubbidisco, 182
una/l'una/le una, 199 basse, 35 Per i vostri dubbi, le curiosità, gli errori e
un po', 90 semplici, 35
UNI (Ente Nazionale Italiano di vision, 70 gli... orrori!
Unificazione), 44 voi. (volume), 184,185
ùpupa/upùpa, 110 volere, 168
uràli/ùrali',110 passato remoto, 157
urgere, vedi verbi difettivi vuoi... vuoi, 114
urla/urli, 93
uso sessista della lingua, 116,142
W

V w/W, vedi lettere straniere


web, punteggiatura, 222
va, 91 web-log, 49
va', 91 welfare, 61
vabbè, 95
vadi, vadino, 175
whisky, vedi lettere straniere
vale adire, 130
valigie/valige, 104
venghi, venghino, 175
X
veni vidi vici, 69
ventitré, 91 x/X,vedi lettere straniere
verbi
ausiliari, 166
difettivi, 172
y
impersonali, 170
incoativi, 182 y/Y, vedi lettere straniere
intran sitivi, 167
irregolari, 162,174
meteorologici, 170 I
modali, 169
zaffiro/zaffiro, 110
servili, 168,169
zittisco, 182
transitivi, 167
zittirono, 182
vertere, vedi verbi difettivi
viceré, 91
vicino a, 150
videoblog, 49
vigere, vedi verbi difettivi
viola, vedi omografi
virgola, 18
con la congiunzione e, 20
nel web, 21
virgolette, 35
25O alte, 35
251
Elisabetta Perini si è laureata
in Dialettologia Italiana presso
l'Università degli Studi di Firenze
e ha lavorato come ricercatrice
all'Università di Salisburgo.
Per Giunti ha realizzato nel 2006
il Dizionario dei sinonimi
e dei contrari e, nel 2009,
la Grammatica italiana per tutti,
già alla quarta ristampa.
Lavora inoltre da free lance
come traduttrice e copywriter.

ffn. \
Scrivere bene
(0 quasi)
È corretto efficiente o efficenteì
Al nord o al Nord? Si scrive all'avvocata
o all'avvocatessa? Ha dovuto o è dovuto?
Il sole oggi splende, ma ieri ha... splendutoli
Come si scrive un'email?
Che cos'è la netiquetteì E una metafora?

Quanti dubbi e quante incertezze!


In questo libro troverete indicazioni
e suggerimenti sull'uso della lingua scritta,
ma anche curiosità e approfondimenti
che renderanno le regole un po' meno indigeste.

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