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❖ 19/09/2019

VARIABILI DI PROGETTO: Valori medi


Alle scale spazio-tempo dei processi si possono associare quelle dei dati: se il fenomeno
avviene sul lungo tempo ad esempio la pioggia al minuto non ci interessa,se invece parliamo
di una piena improvvisa può essere utile ragionare non nell’arco dei minuti ma delle ore. Va
usata quindi la scala spazio- tempo più opportuna.

VARIABILI DI PROGETTO: Valori estremi


Se parliamo di valori estremi ovviamente ci interesseranno i valori più alti o più bassi a
seconda della tematica che affrontiamo (precipitazione media di un’area,precipitazione
mediata di un punto di interesse,portata idrica di una sezione di un corso d’acqua,livello di
una falda,impianti di trattamento di gas carbone o altro che devono essere raffreddati..)
espressi ovviamente con la giusta unità di misura: una precipitazione intensa è di 60/70
mm/ora,se la esprimessi nel S.I verrebbe un numero piccolissimo e difficile da trattare.
-Box di sinistra della slide: ci interessiamo dei valori minimi→ approvvigionamento idrico,
impianti di trattamento, dimensionamento impianti di sollevamento
-Box di destra della slide: ci interessiamo dei valori massimi → dimensionamento arginature, di
opere di derviazione, dimensionamento luci ed altezze ponti, dimensionamento fognature

VARIABILI DI PROGETTO: storie temporali


Per risolvere queste problematiche di massimi e minimi ammissibili può essere che mi
servano delle osservazioni condotte per un lungo periodo,nella foto viene rappresentato
quello che esce da una diga ad esempio. La domanda è: quanta acqua devo fare uscire per
approvvigionare un centro abitato? Per rispondere mi servirebbe un periodo di tempo di
osservazione lungo,ma lungo quanto?
Ovviamente più tempo ho e più è affidabile il progetto perchè all’interno posso avere valori
molto alti e molto bassi relativi a periodi di siccità e di piena e così posso dimensionare più
facilmente la mia opera. A seconda del problema il numero di anni del tempo di ritorno del
fenomeno può cambiare,a priori va detto che è difficile si possano avere tempi di
osservazioni nell’arco dei 100 anni (eccezion fatta per il pluviometro di via Balbi nel convento
dei gesuiti che arriva a 150 anni e una stazione pluviometrica di Chiavari che arriva attorno
ai 100 anni). Da un punto di vista nazionale le stazioni al massimo hanno 20-30-40 anni.

VARIABILI DI PROGETTO: esempio applicativo:


Analogamente per un serbatoio vorrei avere una lunga storia temporale,per lo sfioratore di
piena invece devo conoscere la portata di piena dello stramazzo (luce di fondo in idraulica)
in base alla quale posso dimensionare il battente idrico.
Se fisso h posso trovare la larghezza necessaria (b),viceversa fissato b trovo h. Se però h
cresce cresce il livello del lago,si bagna qualcosa che non si doveva bagnare e cresce la
spinta sul corpo della diga,è una questione di interesse ma di interesse idraulico. Noi
dobbiamo pensare cosa succede se questo oggetto finisce in crisi (ora siamo in idrologia)
per un tempo di ritorno ad esempio di 200 anni. Cosa succede? l’acqua esce e può
inondare,ma quanto si inonda?Cosa succede quando la previsione di progetto viene
superata?
Nel 2011 nel Fereggiano era successo così,si era superato il periodo di ritorno di 200 anni
,anche se il canale nemmeno teneva la portata 50ennale,di conseguenza il Rio sarebbe
comunque esondato anche se avessimo rispettato la legge in quanto la portata in questione
era arrivata ad essere quasi 500ennale (Ma non è facile convincere il committente che sia
opportuno fare un’opera dimensionata per tale tempo di ritorno).
Torniamo allo stramazzo e alla diga. Cosa succede se viene superata la Q max ?A quale
tempo di ritorno tale Q max corrisponde?
La diga non può sopportare un’eventuale Q max ,non mi aspetto (non voglio !) che l’acqua
superi la diga,se succedesse si potrebbe determinare un cedimento della diga dal momento
che l’acqua cadendo impatta il terreno e può renderlo cedevole,oppure nel caso di una diga
in terra essa può essere spazzata via. Per quanto riguarda il tempo di ritorno,questo è un
evento che non voglio si verifichi,nella realtà si arriva infatti a 10.000 mila anni di tempo di
ritorno in quanto se avessi ad esempio 500 dighe con periodo di ritorno di 500 anni
(statisticamente indipendenti)i ne esonderebbe una all’anno.

VARIABILI IDROLOGOCHE E CICLO IDROLOGICO:


Le affronteremo tutte eccetto il deflusso sotterraneo.
- evaporazione: relativa al passaggio superficiale di acqua dai fiumi,mari, laghi e dal
suolo verso l’atmosfera
- traspirazione: piani???
- evotraspirazione: metto insieme le due cose, L'evapotraspirazione è una variabile o
grandezza fisica usata in agrometeorologia. Consiste nella quantità d'acqua (riferita
all'unità di tempo) che dal terreno passa nell'aria allo stato di vapore per effetto
congiunto della traspirazione, attraverso le piante, e dell'evaporazione, direttamente
dal terreno
- Infiltrazione: acqua che attraversa l’interfaccia e viene sottratta al deflusso
superficiale.

EQUAZIONE DI BILANCIO: BILANCIO IDRICO E SCALE SPAZIO-TEMPORALI


In idrologia si cerca di usare le equazioni di bilancio dell’idraulica (conservazione della
massa e della quantità di moto) ma nei casi più complicati si usano modelli di tipo
concettuale ipotizzando come potrebbe funzionare un dato meccanismo.
Il bilancio va definito nel tempo e nello spazio,mi interessa a quale scala temporale lo
faccio (tempo continuo o discreto) e a quale scala spaziale (del singolo punto, di un
versante o alla scala di bacino)
- Versante: elemento sul quale l’acqua si muove con un deflusso di bassa profondità
senza canalizzazione (non alveato) coprendo tutto il sistema che vogliamo studiare.
- Alla scala di bacino: metto insieme versanti e li collego con dei canali
Potrei fare bilanci a scala giornaliera oraria o mensile a seconda dei casi (il Po ha un bacino
di risposta delle settimane,il Bisagno invece delle 3 ore). Quindi scala spaziale e temporale
vanno accoppiate bene,ad esempio il versante alla scala annuale non ha senso.

afflusso−deflusso− perdite=cambiamento nell ’ accumulo

è la stessa cosa che succede nel conto corrente: c’è afflusso,facciamo prelievi (deflusso),la
banca trattiene delle commissioni (perdite) e il saldo quindi cambia (cambiamento
nell’accumulo).

BILANCIO IDRICO MENSILE A SCALA DI BACINO:


Alcuni problemi di idrologia possono essere affrontati tramite modelli. Voglio fare un
modello del bacino idrico alla scala del mese su migliaia di km quadrati di scala spaziale; i
processi che devo tenere conto sono: l’afflusso ( Pt = quello che piove in un certo
mese),quello che piove può tornare all’atmosfera tramite l’evapotraspirazione nello stesso
mese( Et =a ∙ Pt ¿,un’altra parte invece si infiltra talmente in profondità che non torna più su e
ha un moto sotterraneo (è una frazione a della pioggia Pt ,chiaramente minore di 1) definita
come I t=b∙ Pt , e sulla superficie scorre il il rimanente,Q s =(1−a−b)∙ Pt . Ciò che scorre sulla
superficie in una scala mensile arriva velocemente alla foce (si prende come riferimento la
goccia caduta più lontano dalla foce),la quota parte che è evotraspirata in atmosfera non dà
deflusso,la quota parte che si infiltra può comunque arrivare alla foce con una scala dei
tempi più lenta e perciò il contributo della componente sotterranea è relativo non al mese
corrente ma a quello precedente (Q g=c ∙ St −1),se lo sommo a Q s ottengo la portata attesa
totale alla foce di un corso d’acqua alla scala mensile: Q t =Q g +Q s .

Attributi misurabili del sistema fisico bacino idrografico:


Nella costruzione di questo tipo di modelli ci riferiamo a dati o attribuiti di quello che stiamo
studiando,essi possono essere di tre tipi:
- attribuiti misti di tipo climatico → legati ovviamente al clima: temperatura,radiazione
solare,precipitazione
- attributi legati alla forma del territorio (geomorfologici) → tipo di copertura del
drenaggio, tipo di copertura vegetale.
- attributi legati ad aspetti idraulici → permeabilità del terreno,larghezza del corso d’acqua o
sezione del corso d’acqua.
Tali attributi possono essere variabili (nel tempo e nello spazio come
pioggia,temperatura…) o invariabili/parametri (invarianti alla scala di bacino: area
bacino,pendenza versanti,natura del suolo…),nel senso che l’area di bacino e la pendenza
variano in generale ma la loro variazione avviene in scale temporali molto maggiori di quelle
di interesse tecnico-ingegneristico e pertanto vengono trascurate (oggetto di studio della
geomorfologia)
Le variabili del tempo possono essere note (deterministiche) come ad esempio l’ora in cui
sorge il sole etc,altre aleatorie

DATI DETERMINISTICI:
- periodici:
- non periodici: hanno però dei trend,tendono ad aumentare o diminuire secondo un
certo rapporto di linearità ad esempio che potrebbe essere visto come un
avvenimento di tipo deterministico.

DATI ALEATORI:
“è un casino”
- stazionari
- non stazonari
- statici
- dinamici

LE FONTI DI DATI E L’INCERTEZZA:


Dove posso trovare questi dati?
Bisogna riferirsi a fonti di dati già esistenti, dal punto di vista dell’approccio posso ottenre i
dati tramite misure che possono essere fatte in sito (puntuali, fatte direttamente) o in
remoto (fatte da una certa distanza ad esempio con radar atmosferici che sentono la
presenza di gocce d’acqua nell’atmosfera: dall’intensità della riflessione capiscono quanta
acqua cade. Ovviamente per un singolo punto non va bene perchè misura l’acqua
nell’atmosfera non nel punto). Come fonte di dati ci sono inoltre degli annali idrografici che
raccolgono le osservazioni condotte nel passato per una serie di stazioni,le raccolte di
misure più facili da trovare in generale sono quelle della temperatura e della pioggia ma non
della portata. La misura è affetta da incertezza ovviamente perchè i dati possono essere
inconsistenti,non omogenei e possono essere affetti da errori aleatori.

L’INCERTEZZA:Inconsistenza
Si ha quando variazioni brusche da parte dei valori medi temporali oppure degli indici di
dispersione (varianza,dvz).
Nel caso del nilo cosa poteva causare tale incertezza? si era rotta la stazione di misura?
oppure può essere cambiata la misura perché era tarato male il macchinario?oppure si
erano verificate variazioni del sistema fisico (per cause antropiche)?
La risposta sta nell’ultima domanda in quanto negli anni ‘50 è stata costruita la diga di
Assuan che ha generato un abbassamento generale del livello del fiume.
L’INCERTEZZA: Non omogeneità
Si ha quando si verifica una tendenza al cambiamento nel tempo dei valori medi temporali o
degli indici di dispersione (graduale! Non brusca). Può essere dovuto a errori di
campionamento o a effetti naturali. Nell’esempio in questione la media nel lungo periodo si è
mantenuta perché fluttua attorno al valore medio,è cambiata però la varianza perchè le
oscillazioni passano da essere più evidenti ad essere più contenute: si è rotto il pluviometro?
O davvero piove di più?

L’INCERTEZZA: Errori aleatori


A loro volta si dividono in: errori di misure,di campionamento o nella pre-elaborazione dei
dati. Nell’esempio tutto doveva stare sulla linea di 45°,invece più la portata aumenta più
devia fra l’accordo delle due simulazioni,ipotesi
ipotesi:
- letture errate → errori di misura
- errori di campionamento: numero di letture nell’intervallo temporale di riferimento
- errori nella trasformazione dei livelli di portata (due scale di deflusso diverse) → errori di
pre-elaborazione
Oggi non c’è modo di capire quale delle due vadano usate per capire quale set di misure sia
affidabile e quali no.

❖ 24/09/2018
PRECIPITAZIONE:CAPITOLO 2

INGEGNERIA DEI SISTEMI: nei blocchi in figura ci sono unità fondamentali. L’acqua si
trasferisce tramite precipitazione dall’atmosfera verso gli oceani,verso il terreno...verso una
serie di fenomeni. In questo capitolo studieremo le frecce blu: dall’atmosfera verso la
superficie terrestre.
La precipitazione potrebbe avvenire in forma solida,potrebbe essere trattenuta dalla
vegetazione,potrebbe cadere direttamente su oceani,su laghi o su fiumi. Il motore di questo
movimento è la radiazione solare.

PROCESSI DI TRASPORTO: si hanno quando si ha scambio di massa fra oceani-


atmosfera e suolo-atm e indirettamente oceani-suolo, (frecce blu bidirezionali),agli scambi di
energia quindi sono associati scambi di massa. Questi scambi di massa ed energia sono
legati a diversi processi:
- conduzione
- convezione
- radiazione
Il sole quindi fornendo energia permette che atmosfera suolo e oceano possano scambiarsi
fra loro massa ed energia

BILANCIO DI MASSA: questo continuo scambio di massa ed energia usa una piccola parte
di acqua disponibile essendo la maggior parte di contenuta essa negli oceani (si ricordi che
noi stiamo studiando le frecce blu della prima diapostiva: interazione terreno atmosfera)
L’evaporazione è distribuita in modo diverso rispetto alla precipitazione,questo giustifica quel
7% di differenza che viene spiegato dal movimento dell’acqua dalle terre agli oceani e lo
stesso 7% è quello che, evaporato, produce precipitazione sulle terre emerse: un motore in
senso orario. Esso trasferisce massa (=acqua) dagli oceani alle terre emerse. Il bilancio è
negativo perché una parte di acqua si trasferisce sulle terre emerse (questo giustifica il
bilancio negativo degli oceani).
Quando piove viene rilasciata energia,calore,questo ciclo è una sorta di condizionatore che
permette la vivibilità di certe zone.

INSTABILITA’ ATMOSFERICA:
Piove perchè da una situazione stabile si passa ad una instabile,questo vapore
condensa,forma microgocce che si uniscono e non riescono più a stare in atmosfera perché
pesanti.
Sulla colonna di sx troviamo una condizione iniziale,il gradiente di temperatura diventa
instabile e si creano così correnti ascensionali. Si passa dalla colonna di sx a quella di dx
per molti motivi:
- …manca
- Radiazione solare riscalda la superficie del terreno che è più caldo che fa
passare la temp da sx a dx e diventa instabile,processo tipico estivo causa di un
temporale.
- Una corrente calda riscalda la sup del terreno
- Corrente fredda che investe un terreno precedentemente scaldato
Con questo raffreddarsi della parte più alta si crea una condizione di saturazione (passaggio
da fase vapore a fase liquida) che fa ingrandire le gocce e le fa precipitare. Dovuto quindi
alla differenza di temperatura caldo freddo che si ha!

FATTORI CHE CAUSANO IL RAFFREDDAMENTOI:


1) Convezione: se riscaldo il terreno l’aria calda e umida sale,si raffredda e diventa
instabile,si generano goccioline..piove. Meccanismo tipico dell’estate del temporale
convettivo di breve durata ma elevata intensità (fra 10 e 100 mm/ora) con struttura
spaziale piccola e irregolare
2) Sollevamento orografico: se una corrente umida incontra nel muoversi una
catena montuosa,deve superarla,tende a salire,sale, la temperatura diminuisce e ciò può
provocare un passaggio da condizioni di vapore a pioggia. Scendendo di quota si
riscalda e sul lato sottovento non piove, questo fenomeno dà molte precipitazioni su
lunghe finestre temporali. Non si parla più di mm/ora ma m/anno. Non dipende dalla
stagione,ma dalla presenza dei monti. E’ quello che accade qua in liguria,con venti che
di solito vanno da sud verso nord. Le perturbazioni vanno da sud verso nord,trovano i
monti (appennini) e si ha lo stesso fenomeno descritto: sopravento con
precipitazione,sottovento invece no. Ogni volta che una catena montuosa è vicino al
mare la zona sottovento??? ne risente negativamente. Se manca l’umidità della corrente
posso avere una piccola instabilità con nuvole lenticolari ad onda,quando quindi si ha
basso contenuto di umidità in atmosfera.
3) Convergenza ciclonica: i minimi di pressione fanno si che si abbia convergenza
di aria: ho un punto di bassa pressione che viene riempito dall’aria dell’alta
pressione,l’aria che arriva tende ad alzarsi e a sollevarsi e genera precipitazione. In
questo caso si ha una lunga durata e bassa precipitazione. L’aria si espande e si
raffredda a causa della pressione atmosferica che diminuisce all’aumentare della quota.
4) Fronti Ciclonici: si ha quando il fronte freddo investe prima la parte vicino a terra e
causa il sollevamento di aria calda, assume una conformazione di tipo stratiforme (in
inverno),di cumulo (estate). Dimensione spaziale notevole.

STRUTTURA DELLE TEMPESTE:


Descritte con sistema a celle le quali si aggregano in sistemi di celle multiple o
supercelle,ovvero due porzioni dello stesso colore. La cella può ovviamente evolvere
(nascita,crescita,formazione pioggia,dissipazione)

CELLE ORDINARIE:
La cella singola è la forma più semplice di temporale,attraversa gli stadi di sviluppo,
maturazione e dissolvimento senza creare altre celle. Usualmente si organizzano in strutture
più complesse.

SISTEMI DI CELLE MULTIPLE;


A sinistra in basso la parte più vecchia a destra quella più nuova,si sposta quindi da sx a dx.
Nell’immagine in alto a dx la cella più nuova è quella a dx. La condizione al contorno tipica è
quella di una direzione prevalente del vento e di uno “shear” verticale ben definito

SUPERCELLE:
sistemi di celle multiple insieme. Quando in inverno c’è molta pioggia,ma a distanza di pochi
chilometri può alternarsi : stiamo attraversando il temporale ad una velocità maggiore di
quella di propagazione,sistema che può essere fatto da supercelle.

SCALA DELLE TEMPESTE:


Da scala piccola si va a crescere dall’alto verso il basso,Le tempeste sono caratterizzate da
diverse scale spaziali . Microscala: scala convettiva della singola cellula. Più temporali messi
insieme danno luogo alla scala sinottica
- microscala: celle convettive estensione di pochi chilometri, durata mezz’ora
- mesoscala (5-50 Km)
- scala sinottica: pioggie frontali uragani (200-2000 Km)

REGIMI DI PRECIPITAZIONE:
Diversi fattori influenzano il regime locale di precipitazione:
- LATITUDINE: come si distribuisce la precipitazione? Posso avere effetti a scala
planetaria dovuta alla latitudine. La rotazione terrestre e irraggiamento forniscono
energia per evaporazione e un movimento aggiunto che portano a venti abbastanza
costanti. Questi venti tendono ad essere diretti nel nostro emisfero da nord verso
sud,portano umidità (= energia) e quindi pioggia,ci sono anche circolazioni polari
generati attorno ai poli. Il massimo di precipitazione è all’equatore e se mi muovo
verso nord o verso sud tende a diminuire (stiamo parlando di precipitazione media
annua). Ci sono però punti di influenza di basse pressioni polari e influenza
subtropicali (zona di confine fra le frecce che vanno verso l’alto e verso il basso)
abbiamo massimi e minimi secondari attrono a 45 nord e 45 sud
- ALTITUDINE:Anche l’orografia influenza questi regimi: la zona degli appennini sopra
la liguria è più scura,piove di più x il meccanismo di prima del sollevamento
orografico → la precipitazione tende a crescere con la quota a causa degli effetti di
sollevamento orografico
- DISTANZA DALLE SORGENTI DI UMIDITA’:anche la distanza dalla sorgente di
umidità influenza questi regimi: è difficile che la pioggia possa essere trasportata per
molti chilometri. Tuttavia non è detto perchè se le precipitazioni si
spostano,passando sul mare possono caricarsi di umidità e poi rilasciarla su una
superficie del terreno o del mare particolarmente calda molto distanti dalla sorgente
di umidità.
- POSIZIONE DEL CONTINENTE
- DIMENSIONE DEL CONTINENTE:: più è grande più sono al centro,più piove
- VENTI PREVALENTI
- TEMPERATURE RELATIVE FRA TERRA E MARE

DISTRIBUZIONE DELLA PRECIPITAZIONE MEDIA ANNUA:


Piove tanto nelle catene montuose alte vicino al mare nella zona sopravvento
(calabria),bassa nelle zone sottovento (Puglia). Vale lo stesso discorso a livello mondiale:
davanti al pacifico ho un grosso flusso di umidità che si scontra con la catena montuosa alle
spalle di Seattle,poco dopo monti alti,dopo ancora deserto (questo spiega la cartina coi vari
colori). Possiamo evidenziare altri regimi di precipitazione
REGIMI STAGIONALI DI PRECIPITAZIONE:
Puntini:evidenziano zone con uniforme distribuzione delle piogge
tratteggio: zone in cui c’è distinzione in stagione secca e umida.
Possiamo anche avere i diversi mesi di uno stesso anno e vedere che delle precipitazioni
mensili siano confrontabile a quelli annuali. Ci sono eventi che in un giorno rilasciano una
quantità di pioggia pari a quella media annua,normale per paesi mediterranei. Dal grafico si
vede che hanno un simile comportamento con minimi estivi e massimi invernali,Genova è
quella più accentuata. Queste sono medie mensili con riferimento di media sul lungo periodo
che ci permettono di evidenziare massimi e minimi assoluti e relativi

MISURA DELLA PRECIPITAZIONE:


Può avvenire con diverse strumenti a diverse scale temporali e diverse scale spaziali.
Possiamo avere una misura puntuale (singolo pluviometro),potrei avere molti pluviometri in
uno stesso bacino idrografico dando vita a una rete pluviometrica (rimane comunque una
rete spazialmente puntuale). La rete può rappresentare perciò un’area più vasta anche se
essa è conosciuta in pochi punti. Posso usare strumenti che per natura misurano su scala
areale in modo indiretto,fanno una media areale (radar meteorologico,di solito con raggio
di 100-150km) quindi la misura non è più in sito ma in remoto. Potrei osservare la pioggia da
uno o più satelliti (costellazione di satelliti),più mi allontano più la media viene fatta su
un’area maggiore osservata. Di conseguenza se mi allontano perdo la relazione con la
grandezza fisica. Possiamo avere anche una scala temporale : osservazioni continue
(scale brevi),osservazioni istantanee,integrare la precipitazione alla scala del minuto (un
numero per ogni minuto dell’anno),ora(un numero per ogni ora 365x24 numeri ogni
anno),mese(12 numeri per quell’anno),giorno,anno(un numero per quell’anno). Pochi
strumenti misurano in modo istantaneo (strumenti delicati di difficile taratura,usati per
ricerca),normalmente le carte sono alla scala dell’ora (accessbili su internet), gli strumenti
lavorano alla scala del minuto ed è aggregata alla scala oraria. I pluviometri registratori
sono gli strumenti più utilizzati,ci sono anche quelli non registratori (bacinelle esposte alla
precipitazione con un telo d’olio sopra per evitare evaporazione,una volta al giorno alle 9 del
mattino viene letta la misura della pioggia caduta). Le osservazioni antiche sono fatte da
pluviometri non registratori, il problema era che diversi paesi avevano differenti unità di
misura.

PLUVIOMETRI:
Una bascula libera di oscillare attorno ad asse orizzontale,dentro di essa è convogliata la
precipitaziome raccolta da un imbuto soprastante,nella bascula ci sono due settori isolati sa
un setto,si riempie quindi per metà e data la sua forma l’acqua accumulata la sbliancia e ne
provoca il ribaltamento e si riempe l’altro settore mentre quello che era pieno si vuota e cosi
via… Nel momento di rotazione della bascula un elemento metallico passa davanti a un
magnete e chiude un circuito elettronico che registra il minuto nel quale questp passaggio è
avvenuto. La mezza bascula è fatta in modo tale che 0.2 mm di pioggia in ingresso
sull’imbuto fanno basculare il pluviometro. Le misure che ottengo sono multipli di 0.2,sono
corretti? A scala del minuto no perché una goccia in un minuto dopo può far ribaltare la
bascula quasi piena del minuto prima,ma se sommo a scala dei 5/10 miinuti o a scala
dell’ora è una precisione ragionevole. Il pluviomero registra il utto nella sua memoria,con
gsm o onde radio posso verificare i suoi dati da remoto (via radio o via celluare). In lguria
l’edificio è di fronte alla questura,sede dell’arpal che legge le osservazioni tramite un ponte
radio dedicato o chiamando la stazione tramite telefono cellulare (polling). I pluviometri non
sono distribuiti in modo uniforme,conseguenza di disponibilità economiche e di zone di
scarse precipitazione,da notare che sul mare non ne abbiamo se non su isole

RADAR METEOREOLOGICI
Raggio di circa 100-150 km, fa scansioni cambiando l’angolo di inclinazione pertanto
scansiona un volume, impiegando a seconda del modello 10-15 minuti. Cerca poi di
derivare la pioggia nel seguente modo: invia un segnale, ascolta la sua riflessione e dalla diff
di tempo e dall’intensità del ritorno capisce densità e distanza di quello che si ha davanti,il
segnale sarà quindi più o meno sensibile a certe cose (radar medio è diverso da un radar
aeoranutico) a seconda della frequenza. Riusciamo ad abbinare il segnalre di ritorno alla
poisizonen e alla quantità di pioggia, è una misura indiretta. Se è tanta potrebbe precipitare
o evaporare e non cadere a terra quindi ha delle inceretezze,tuttavia la zona di interesse è
>> di quella del pluviometro puntuale,l’imtensità puntuale nin sarà giusta ma almeno la sua
distribuzine spaziale si. Tutti i rada si uniscono in un mosaico in moto tale da ELABORARE
un’immagnie per l’intera nazione. I probelmi è che l’atm osservata è nell’arco di 15 minuti e
ho istanti diversi in una stessa immagine.

SATELLITI:
- Geostazionari: fermi rispetto alla terra, questo xk stanno sulla verticale
dall’equatore tale che l’attrazione terrestre è bilanciata dalla forza centrifuga che li
farebbe allontanare. Circa 36km dalla Terra. A quella distanza il satellite è strumento
passivo,grazie a sensori di diversa frequenza legge emissioni radiattive tterrestri che per
natura ci sono, ad esempio legge bene la temperatura del primo oggetto che incontra
(nuvole) circa ogni 15 minuti,in questo modo posso capire a che altezza sono le
nuvole,indirettamente la temp terrestre e indirettamente la probabilità di pioggia sulla
terrra. Qui osservo in modo uguale sia su terra che su mare
- Polari: Non stanno fermi rispetto a un punto ma ruotano attorno alla terra
ruotando attorno ai poli in modo ascendete e discendente in modo tale da non passare
sempre nello stesso punto. Poiché si muove può stare più vicino alla Terra e riesce ad
avere un’immagine più dettagliata ma per una striscia limitata (300-400 km). Tranne
alcuni molto avanzati che possiedono dei radar sono strumenti passivi. Aumentando il
numero di satelliti possono coprire in modo uniforme la Terra con un tempo di rivisita
ogni 3 ore (altrimenti non seriverebbe a niente avessi solo 1 satellite che passa ogni
mai). Si passa perciò ad una costellazione di satelliti alla quale posso aggiurgnere uno
“core” che sta più vicino alla terra e integra le misurazioni degli altri, può anche tarare il
satellite generico in modo da implementare via via le misurazioni della costellazione.

ANALISI DEI DATI:


Il singolo pluviometro ovviamente può appartenere ad una rete per evitare limitazione di
validità delle misure. Mettendo insieme un gran numero di misure posso passare da avere
scale spaziali puntuali,di bacino e di regione ( fisica,non amministritiva),stesso discorso per
la scala del tempo. Ogni problematica quindi ha una sia prorpria scala temporale del quale
valutiamo una sua probabilità,tempo di ritono e periodicità.

❖ 26/09/2018
Vediamo come elaborare le misure prese (blocco giallo e blocco blu),con attenzione allo
strumento più utilizzato,ovvero il pluviometro.

CARATTERIZZAZIONE DELLA PRECIPITAZIONE A SCALA PUNTUALE:


Nel grafico si ha una registrazione ipotetica di 3 diversi eventi di pioggia intervallati da
periodi di non pioggia: intensità variabile nel tempo. Al tempot 1+ d 1 smette di piovere,c’è un
intervallo senza pioggia (b 2),poi ho un nuovo evento 2 che può essere descritto in modo
analogo. Vedendo l’immagine posso definire delle grandezze:
- tempo,t [ore]
- intensità di pioggia,i [mm/ora]
- altezza di pioggia [mm],rappresenta la profondità che otterrei se la precipitazione
rimanesse là dov’è caduta e non scorresse,connotata con h . Sul diagramma
corrisponde a un’area
- durata della pioggia [ore],d
- durata dell’evento
- tempo di inter-arrivo

Vediamo il legame fra questi elementi.

DURATA-ALTEZZA DI PIOGGIA SU UNA DURATA:

Le scale delle ascisse e ordinate in figura sono semi-log e danno una larga scala di tempo
(dai minuti ai mesi) e di altezza della pioggia. Se faccioh /i ー (h/i_segnato, una i qualsiasi
appartenente alle ascisse ) troverei un’intensità media perché faccio un area su una
lunghezza,avrei così una precipitazione di intensità costante e non variabile,il grafico diventa
un rettangolo. Così potrei costruire l’intensità media di ogni evento e ottenere il grafico in
figura: esiste una relazione fra l’altezza di pioggia e d:

h=α ∙ d β

In figura ho i massimi più osservati ma non posso dargli un significato statistico

CARATTERIZZAZIONE DELLA PIOGGIA:


[...............................]
La pendenza della curva ci dà l’intensità della pioggia → andamento nel tempo → grafico in
funzione di (percentuale di durata della tempesta - pioggia cumulata).
Nello spazio:
origine → centro di scroscio,dove ho h max→ grafico in funzione di (distanza relativa dal centro di
scroscio - altezza di pioggia).
Più mi sposto dall’origine più h diminuisce,a seconda di quanto mi sposto posso classificare
le precipitazioni

RAPPRESENTAZIONE DELLA PIOGGIA A SCALA LOCALE:


Nel caso in cui registrassi la precipitazione con un pluviometro (puntuale) registro il minuto al
quale ho la basculazione, avrò quindi precipitazione in mm/ora nel tempo,mi aspetto che
nella registrazione ci siano valori che variano nell’ordine di 0.2.(perchè il pluviometro bascula
nel momento in cui si accumulano più di 0.2 mm di pioggia).
Ietogramma = intensità di pioggia in funzione del tempo,tale diagramma è rappresentabile
in diversi modi.
Come già sottolineato, se facessi l’integrale avrei un’altezza di pioggia, questo integrale al
crescere del tempo mi permette di ottenere un profilo di pioggia (una cumulativa).
ascisse → intensità
ordinate → mm di pioggia

SCALA DI BACINO:
Rappresentazione nello spazio dovuta alla rete di pluviometri e sulla base delle misure dei
singoli posso costruire l’andamento spaziale della pioggia. In base a queste misure posso
costruire curve con stessa altezza di pioggia e ottenere uno Isoietogramma, che in 3D
diventa un solido di pioggia.

DISTRIBUZIONE TEMPORALE DELLA PIOGGIA:


Siamo alla scala del giorno (da 5/02 al 6/03 del 2005),nella zona inferiore della diapositiva
è illustrata l’intensità media di pioggia alla scala giornaliera, sopra è rappresentata la
cumulata e la media di lungo periodo(=la media di tutti i febbraio misurati in passato)
sovrapposte. Potrei fare lo stesso alla scala annuale: sotto ietogramma,sopra abbiamo
profilo di pioggia da marzo 2004 a marzo 2005,si conferma come l’anno 2004 sia stato
particolarmente siccitoso con precipitazioni al di sotto della media.

CARATTERIZZAZIONE AREALE:
Posso usare diversi metodi di rappresentazione:
- mappe sinottiche → su larga scala cercano di prevedere quello che può succedere
- isoiete → metto insieme i diversi pluviometri in modo tale da formare una rete,posso
ricavarne un modello 3D
- aree di influenza
Metodi di calcolo:
Immaginiamo di avere pochi pluviometri,3,uno spartiacque che definisce l’area dove piove e
il bacino idrografico coi suoi confini. Voglio definire in modo areale la precipitazione, posso
farlo in 3 differenti modi:
1. potrei fare la media,ma così facendo è come se piovesse tutto uguale perchè userei
h media
2. Poligoni di Thiessen,simile alla media pesata sull’area perchè un pluviometro
potrebbe avere un’importanza maggiore data da un’area maggiore che ricavo dal
poligono appunto: unisco i 3 pluviometri con segmenti di cui individuo il punto medio
per ogni segmenti individuato traccio l’asse e individuo un’area a partire dalle
intersezioni con gli assi,ho identificato 3 aree di influenza ( A1 , A 2 , A3 ¿. Posso
ottenere quindi un’altezza di pioggia h di pioggia mediata in modo pesato:

(h_segnato) hー=(h1 A ! +h 2 A2 +h3 A3 )/( A! + A 2+ A 3)


n

∑ ❑h i Ai
i
h=
Ai

Se ipotizzassimo di spostare un pluviometro e fuori dal bacino idrografico,è possibile


ripetere il procedimento appena svolto e valutare come l’area di influenza varia.

3. Possiamo usare le isoiete che sono ottenibili tramite diversi modelli matematici
ma per qualsiasi interpolazione utilizzabile al fine di ottenere tali modelli, si hanno
delle problematiche, più o meno uguali, dovute ai dati che raccolgo che possono
essere modellizzati in diversi modi (rette diverse,parabole etc…), quindi la
diversificazione sta nel dare peso a cose differenti nella creazione del modello. Se do
importanza alle osservazioni prendo la funzione che approssima perfettamente i dati
se me ne frego abbastanza invece prendo quello che mi viene più comodo. E a
seconda del modello ho una rappresentazione diversissima a seconda dei casi.

PIOGGIA DI PROGETTO:
Si passa dal rappresentare quello che è accaduto nel passato al vedere cosa può accadere
nel futuro,dovrò capire rispetto a quale sollecitazione l’opera dovrà essere dimensionata.
Nel calcolo strutturale tale sollecitazione di progetto cambia da punto a punto di dove voglio
costruire perché piove in modo diverso in zone diverse,il bacino idrografico è diverso,quindi
è un argomento delicato e complesso.
Di conseguenza a noi interessa legare sia la durata che l’intensità della pioggia alla
probabilità dell’evento che può essere espressa come frequenza o tempo di ritorno, in
modo tale da poter ottenere la pioggia di progetto, dipendente quindi da:

i [mm/h] → (h in mm)
d [h]
T[anni]

Molte volte useremo h e cercheremo di legarlo a d e T [mm-ore-anni],in modo tale da avere


una buona rappresentazione dell’andamento medio della pioggia,anche se alle volte
potrebbe interessarmi quello reale(de che? di h?) per un punto nello spazio o nel bacino
idrografico.
L’analisi a scala locale è condotta per un punto nello spazio, normalmente coincidente con
un pluviometro.
L’analisi a scala di bacino è condotta complessivamente su un’area di drenaggio,
normalmente coincidente con un bacino idrografico.

CRITERI DI ANALISI DELLE PIOGGE INTENSE:


❖ 1/10/2018

PROPRiETA’ STATISTICHE GLOBALI:


Prendo in esame un punto nello spazio,un pluviometro,interessandomi degli eventi di
pioggia intensa. Precipitazioni globali → mi interesso a caratteristiche globali quali ad esempio
l’altezza della precipitazione (in mm) e la sua durata (in ore),questo definisce globalmente la pioggia.
Dalla conoscenza di h e d posso trovare l’intensità media della pioggia in mm/ora.
Proprietà statistiche→ ad h e d voglio aggiungere la rarità dell’evento,quante volte lo
osservo,voglio aggiungere una certa informazione,utilizzo il tempo di ritorno (misurato in
anni oppure attraverso una frequenza).
Quindi:
- proprietà statistiche globali = voglio legare le proprietà che mi fanno definire la
pioggia in modo globale a un’informazione probabilistica
- di pioggia intensa = in un intervallo di breve durata d
- a scala puntuale = prendo in esame un singolo pluviometro
Se avessi una registrazione fatta da un pluviometro potrei avere il grafico in figura, voglio
legare la durata della pioggia alla sua altezza. Data la registrazione lunga t 0 ( anni) ne faccio
una scansione nell’ora con una cosiddetta finestra mobile e scorro via via tutta la
registrazione con questa finestra mobile. Posso quindi definire:

t +d / 2
h d=max ∫ ❑ z (t) dt ,0< t ≤t 0
t −d /2

di tutti gli intervalli (= per tutte le ore) prendo il massimo a cui corrisponde una certa intensità
media:

hd
id =
d

Potrei cambiare la finestra e di conseguenza trovare delle h diverse,ci sono degli enti
(servizio idrografico) che fanno questi tipi di analisi. Le finestre diverse sono durate di
interesse tecnico e sono 5:
- 1 ore
- 3 ore
- 6 ore
- 12 ore
- 24 ore

Per quello strumento ci dicono l’altezza (h ) massima osservata in quell’anno per quella
durata di tempo. Con la tecnologia è diventato possibile scendere al di sotto dell’ora (5,15,20
min) per valutare piogge dette di breve durata. Quindi con h d definiamo l’altezza di pioggia
massima annua sulla finestra temporale d per un certo anno.
L’analisi “altezza (intensità),h – durata,d – frequenza (tempo di ritorno), T ” consente di
determinare la cdf della variabile aleatoria x (altezza o intensità di pioggia) condizionata ad una
qualsivoglia durata d d’interesse tecnico, ottenendo una relazione analitica x-d-F, oppure (x-d-T)
sostituendo nella cdf il periodo di ritorno T=1/(1-F) → depth duration frequency curve?

LINEE SEGNALATRICI LSPP


Voglio una relazione analitica che lega h d (altezza),d (durata),T (tempo di ritorno/frequenza
che comunque sono legate). Da tempo si ricerca questo legame,vediamo i diversi metodi:
noi svilupperemo il metodo (3),il metodo (1) è obsoleto,(2) invece abbastanza diffuso. Il (3) è
il più moderno,simile al (2) ma con qualche vincolo in più.

Metodo 1: deterministico o dei casi critici


Per una certa stazione avrò degli anni in una tabella che avrà delle colonne in cui è scritta
1,ora,3 ore,24h...Per ogni anno di osservazione ho i miei 5 valori:

1h 3h 6h 12h 24h

1964

1965

1966

…..

2017
tabella (1).

In un diagramma (d-h) di tipo naturale ho l’ora e il massimo assoluto dell’altezza di pioggia


per la durata un’ora e così via per le altre durate. Unisco i punti con una curva e ottengo è la
curva dei primi casi critici (azzurra, I). Immaginiamo di togliere questi numeri dalla tabella
che ho usato per costruire (I), ripeto l’operazione con i secondi valori massimi per ogni
durata,,li metto sul grafico e ottengo la curva dei secondi casi critici, analogamente posso
trovare la curva dei terzi casi critici, in sostanza faccio una curva per i primi valori
massimi, poi per i secondi valori massimi, poi per i terzi valori massimi. A seconda
dell’importanza dell’opera si progettava seguendo I,II,III. Ma ci manca la frequenza del
tempo di ritorno,se cambio la lunghezza del report è più facile ci trovi dentro qualcosa di
raro. Se però il grafico lo faccio con ordinate logaritmiche scopro che le I,II,III diventano delle
rette ma questo non ci sorprende e ci suggerisce una struttura che lega l’altezza pioggia h
alla durata d con un’equazione del tipo?

Metodo 2: statistico o dei quantili


Secondo questo metodo si analizza la tabella (1) colonna per colonna: considerando
esclusivamente la colonna delle piogge orarie (colonna 1h) ad esempio, posso assegnare
un modello statistico F (hd ). Le colonne si considerano quindi in modo indipendente,ciò
tuttavia è comunque un limite: ho un modello con un certo numero di parametri che stimo
sulla base delle registrazioni di un’ora (= delle colonne) e quindi ho 5x2=10 parametri da
stimare (due per colonna).

Metodo 3: Auto-somiglianza e invarianza di scala


Usa tutti i dati disponibili per stimare i parametri,non solamente le singole colonne,ho 2 soli
parametri da stimare.
Se disegnassi un reticolo idrografico a caso, non riuscirei a capire (se non mi viene fornita
una scala di riferimento) che rete in particolare ho disegnato: si tratta di una rete idrografica
di un bacino della regione liguria e quindi avente un’area contribuente di sicuramente
inferiore a 400km^2? Ho disegnato il bacino del fiume Po che equivale a 8,000/10.000
km^2? E’ il MIssissippi ( 100.000km^2)? Non lo sappiamo,perchè se ingrandisco un singolo
affluente vedo che la sua conformazione nel suo insieme somiglia al disegno originario più
grosso,c’è qualcosa che rimane uguale (cfr. Frattali): può succedere infatti che in natura un
elemento nel suo insieme sia uguale alle sue parti infinitesime. Non conoscendo la scala di
riferimento del disegno originario non sappiamo quindi a cosa ci riferiamo.

La teoria matematica che studia questi fenomeni è la teoria dei frattali. Se in questa teoria
il punto ha dimensione 0,la linea 1,l’area 2,un volume 3, un bacino idrografico potrebbe
essere dimensione 3 nel caso in cui siano segnate le quote,se disegnato sulla lavagna però
ha dimensione 2 perché ogni linea ha un suo spessore. Più in particolare una biforcazione
ha dimensione ca. 1,6/1,7 mentre la sinuosità più generica ca. 1,2. Introduco delle
dimensioni frazionarie ( = una geometria frattale). Qui si adotta una cosa simile,perchè se
nel grafico (h-d) ingrandisco una porzione essa è uguale al grafico visto nel suo insieme; se
cambio scala esiste perciò qualcosa che non cambia, che è invariante rispetto alla scala di
ingrandimento. Quindi il processo osservato su scala d e quello su scala λ d possiedono
qualcosa in comune:
va
F h ( x)=F h ( λ x )⇒ f h ( x)=λn f h ( x)
n
λd d λd d

[questo perchè una è intergrale dell’altra e porto fuori lamba che è costante, ci dice che la
probabilità dell’evento elementare (che poi sceglieremo essere di durata unitaria 1 ora) è
legata a quella dell’evento di durata qualsiasi λd proprozionale a d, tramite un fattore di
scala λ n ]

C λ Q( λA)≃ Q( A) (6.4)
La 6.4 introduce quindi il concetto di comportamento frattale delle portate mettendo in
relazione due portate appartenenti a due sezioni qualsiasi Q(Ai) con Q(Aj), dicendoci
che la loro distribuzione di probabilità è uguale a meno di un’opportuna funzione di scala C λ
.Dove il simbolo ∼ indica l’uguaglianza in distribuzione di probabilità.
Il processo integrale ottenuto integrando F h ( x) su una durata pari a λd ha quindi la stessa
λd

distribuzione del processo che si ottiene integrando F h ( x) su una durata d e riscalando il


λd

risultato di un fattore λ^n.


Quindi sembra emergere che invarianza di scala declinata a livello di distribuzione
statistica = autosomiglianza statistica! L’invarianza di scala da un punto di vista di altezza
di pioggia si chiama come tale, l’invarianza di scala quando passiamo a discorsi
probabilistici di probabilità di accadimento di un cosa diventa autosomiglianza statistica

LINEE SEGNALATRICI DI PROBABILITA’ PLUVIOMETRICA,AUTOSOMIGLIANZA e


INVARIANZA DI SCALA:
Questa invarianza vale fra un minimo di durata d 0e un massimo di durata d ,non vale
¿

sempre. Se la durata è qualsiasi e ammetto di partire da d 0 posso dire che il fattore di scala
d
è λ= ,quindi si ottiene:
d0

h d=h d ¿0

Nella nostra tabella d 0 vale un’ora e allora d 0=1,la formula diventa:

h d=h 1(d)n
F h (.)=F h (.)→ penso intenda dire che la probabilità di accadimento di una certa altezza di
d d0

pioggia in un intervallo d sia pari a quella dell’intervallo d_0 con durata un’ora?

E guardacaso è la stessa retta che connette le piogge I,II,III viste prima: una retta con
pendenza n. La cumulata pure deve essere uguale.
LINEE SEGNALATRICI DI PROBABILITA’ PLUVIOMETRICA,AUTOSOMIGLIANZA e
INVARIANZA STATISTICA:
Guardo il valore medio con l’operazione [ Eh ] (= media dell’altezza di pioggia su una finestra
d

temporale d),con la sua formula probabilistica che,utilizzando lo stesso legame di due slide
n
fa f h ( x)=λ f h ( x),ci permette di connettere l’evento a scala d h d con quello a scala unitaria
λd d

h1,questo grazie al fatto che d n è costante, posso portarlo fuori, in modo da ottenere il valore
atteso dell’altezza di pioggia unitaria.

∞ ∞ ∞
n
E [h d ]=∫ ❑ x f h (x) dx=∫❑ x λ f h (x) dx=∫❑ x ¿
d 1
0 0 0

Presumo sia stata fatta la seguente uguaglianza: f h ( x)=λ f h ( x)⇒ f h (x) = λ f h ¿ )


n n
λd d d 1

Il valore atteso dell’altezza di pioggia su durata d è quindi uguale al valore atteso


dell’altezza di pioggia di durata 1 moltiplicato per l’altezza di pioggia elevato ad n. La media
cambia con la durata,si riscala,cambia quindi la scala temporale con cui guardo il fenomeno
a seconda del valore del fattore d n.
La varianza del processo (che dura d) varia al variare della durata elevata a 2n,si riscala ,la
dvz (sigma, deviazione standard) invece si riscala con la potenza ennesima della durata
poichè : Var =σ 2, dvz =σ .Quindi al cambiare della durata anche la media si riscala secondo
un fattore n; perciò essa in un diagramma logaritimico la media ha un andamento rettilineo e
allo stesso modo dvz sarà rettilinea e parallela alla retta dalle media.


Var [hd ]=∫ ❑¿
0

[nun se capiscono i passaggi fra il terzo e il quarto membro, come si può portare fuori d n
dalla parentesa?]

σ n
Se calcolassi il coefficiente di variazione (V = =[ =1]=retta),esso non cambia con la
m n
durata (disegno in basso a dx) nel caso di piogge scala-invarianti
Ho trovato che se le piogge sono invarianti il coeff di variazione è costante,e posso verificare
quello che abbiamo (invarianza di scala delle piogge).
Data la tabella di prima,per ogni colonna calcolo m,sigma

1h 3h 6h 12h 24h

1964

1965

1966

...
2017

m m_1 m_2 ...

sigma σ1 σ2 ...

v v_2 v_2

Se faccio un grafico( v d , d) ottengo una sorta di retta. Se le registrazioni dello strumento dal
quale ho estratto i dati danno un v d che può essere interpretato da una retta orizzontale
abbiamo che quelle precipitazioni sono a scala invariante. Ho verificato che sia
vero,altrimenti non posso usare questa teoria.
Se è a scala invariante valgono le proprietà prima elencate di media varianza,etc…
Ora che ho dimostrato che è a scala invariante,posso assumere un modello statistico utile a
rappresentare le precipitazioni nella tabella. Analizziamo il modello più semplice fra i modelli
che mi permettono di rappresentare bene i valori estremi.

MODELLO DI GUMBEL:
Rappresenta bene gli eventi intensi di pioggia. Per ogni ora di tutto l’anno ho estratto il
massimo dei 365x24 numeri che rappresentano la pioggia nell’anno. E’ un’analisi di valore
estremo,non ha senso perciò usare un modello su tutta la popolazione (gauss ad esempio).
Tale modello di Gumbel viene definito anche EV1.

−x−ad
F h d=exp[−exp( )] (1)
bd

md =ad −b d ln( ln(2))

π
σ d= bd
√6

Ha due valori di riferimento m d , σ d che si possono calcolare a partire da F h . Da qui posso


d

calcolare i parametria , b dal momento che il legame fra la media e questi parametri è
semplice. Perciò se io conosco σ dtrovo b d,lo metto in m d (che è nota dalla tabella,dai dati in
generale),trovo a d e posso definire così la mia gumbel. Questa stima dei parametri viene
detta metodo dei quantili. La difficoltà è che guardo una colonna per volta e avrò 5 valori di
a d , bd ,il che può complicare le cose. Invertendo la (1) posso trovareh(d , T ) scritto in
funzione sia di m d e σ d che di m d e V d . Devo inserire l’invarianza di scala:

(2)
AUTOSOMIGLIANZA + INVARIANZA DI SCALA + MODELLO GUMBEL:
- m d =m 1 d n,ove n è indipendente dalla durata,di conseguenza il pedice d è inutile (la
media si riscala con la potenza n-ma della durata) e si ha che V d =V
- V d =V , sostituisco in (2) e ottengo:

Per ottenerla abbiamo perciò usato queste cose:


- autosomiglianza
- invarianza
- Gumbel
Descrive il legame fra h,d,T. Ha 3 parametri che dovrò ricavare dai dati del mio pluviometro
(m 1,V ,n ),dalla tabella mi basta tirare fuori 3 parametri , mentre coi quantili erano 10!, sulla
base delle stesse osservazioni fatte prima. La linea segnalatrice di probabilità pluviometrica
ha tre parametri: m1, V, n, che possono essere stimati in base alle serie storiche dei
massimi di altezza di pioggia per il campo di durate d’interesse tecnico a partire da
osservazioni di pioggia

STIMA DEI PARAMETRI:


1) Si stima di V (si fa l’esempio con 5 durate perchè sono le più diffuse, in
generale vale per j durate): per ogni colonna (5 colonne, oppure j colonne)
facciamo m 1 ,m 2 , m3 , m 4 , m5 , ..., m j ,calcoliamo poi σ 1 , σ 2 , σ 3 , σ 4 , σ 5 , ..., σ j e facciamo
anche v1,...,v5. Graficamente quindi si hanno 5 V d , 5 punti, nel grafico (d−V d), ne
faccio la media, ottengo V^ che è valore medio, ,ho costretto quindi V d ad essere
una costante,una volta verificato che le piogge siano a scala invarianti (e che quindi
nel grafico d - V_d abbia una retta), posso procedere nelle ipotesi di
autosomiglianza, e invarianza di scala per applicarle al modello Gumbel.
2) partendo dai valori dei miei 5 valori medi costruisco una relazione fra loro e d
tenendo conto del legame logaritmico (le precipitazioni si riscalano con la
durata),metterò in relazione il log della durata e il log della media. Da queste 5
coppie faccio passare una retta,faccio una regressione fra queste 5 coppie. E trovo
così una retta adottando un modello lineare per trovare la relazione,ove n =
pendenza, b= intercetta nel piano log-log
3) ho il valore da dare ai miei tre parametri e posso scrivere in base alla durata o, se ci
interessa coll tempo di ritorno, si ottiene:

m j =m1 d n
mj n
=d
mi
mj n
ln ( )=ln (d )
mi
ln (m j )−ln( m1 )=ln (d n)
ln (m j )=ln( d n)+ ln (m 1)
ln (m j )=n ln (d)+ ln(m 1)
Y =n X +b

Si possono usare diversi modelli oltre Gumbel,come ad esempio:

GEV:
Molto potente,ha peròα (parametro di scala),ε (parametro di posizione) e k (parametro di
forma) come parametri,1 in più di gumbel. Potrei fare come prima e quindi con le stesse
considerazioni si può arrivare a :

h(d , T )=m 1 w T d n

m 1,n ,α ,ε ,k sono i parametri,sono aumentati. D’altro però se più parametri ho più possibilità
che il modelli si ben adatti ai miei dati (2 parametri → retta, 3 → parabola).
Osservando i momenti di I,II,III ordine ottengo 3 equazioni che legano i parametri della
distribuzione ai momenti.

Alla tabella si aggiungerebbe l’asimmetria (skewness),che mi permette di trovare k,noto k e


Var,posso stimareα dalla seconda equazione(quella della varianza),passando alla prima
invece, conoscendo la media e α e k posso trovare epsilon e te lo lì che ho trovato i 3
parametri.Se i primi tre momenti di Xmax esistono e sono noti, i valori dei tre parametri α, ε e
k possono essere determinati da media, varianza e coefficiente di asimmetria dei dati
A seconda dei k,Gev può diventare:
- ev1 (gumbel)
- ev2
- ev3

CDF GEV VS. GUMBEL:


Escludiamo gli intervalli di confidenza,se mi interessase un tempo di ritorno della
precipitazione di 100 anni ad esempio (frequenza cumulata = 0.99,1/100). Entro con
un’ordinata 0.99 e leggo le curve e vi è una differenza fra una curva e l’altra inn quanti le
curve sono usate nei valori estremi con diversi tempi di ritorno,vado a vedere la coda della
distribuzione. IN sostanz cambia usarne una piuttosto che un’altra.
-Gumbel: La distribuzione Gumbel viene utilizzata per modellare la distribuzione del
massimo (o il minimo) numero di campioni, che possono essere estratti da distribuzioni
diverse. Per esempio potremmo utilizzarla per rappresentare la distribuzione del livello
massimo di un fiume in un particolare anno, se avessimo a disposizione l'elenco dei valori
massimi degli ultimi anni. La distribuzione Gumbel risulta utile nel predire la probabilità di
accadimento di eventi estremi quali terremoti di grande intensità, alluvioni o altri disastri
naturali. La potenziale applicabilità della distribuzione Gumbel per rappresentare la
distribuzione dei massimi si riferisce alla teoria dei valori estremi che ci suggerisce che essa
può essere di aiuto quando la distribuzione sottostante ai dati campionari è di tipo normale o
esponenziale.In idrologia, quindi, la distribuzione di Gumbel è utilizzata per analizzare
variabili come valori massimi mensili e annuali delle piogge giornaliere e volumi di portata
dei fiumi. Gumbel ha dimostrato che il valore massimo in un campione di una variabile
casuale che segue una distribuzione esponenziale si avvicina sempre più alla distribuzione
di Gumbel al crescere della dimensione del campione.
- GEV: In probabilità e statistica, distribuzione dei valori estremi (GEV) è una famiglia di
distribuzioni di probabilità continue sviluppata all'interno della teoria dei valori estremi che
include le famiglie Gumbel, Fréchet e Weibull, note anche come distribuzione dei valori
estremi di tipo I, II e III. Dal teorema dei valori estremi la distribuzione GEV è la distribuzione
limite dei massimi, normalizzati in modo opportuno, di una sequenza variabili aleatorie IID
(indipendenti e identicamente distribuite). Per questo motivo, la distribuzione GEV è usato
come approssimazione per modellare i massimi di lunghe (finite) sequenze di variabili
aleatorie.

● Ma se il coeff di variazione non è orizzontale?modelli multi-scala

MODELLO MULTISCALA:LSPP PER PIOGGE SCALA-VARIANTI [rivedere con calma]


Posso lo stesso procedere ma ad un certo punto le rette della media e dvz non sono
parallele fra loro,la media scalerà con esponente n,la dvz scalerà con esponente m.
La media e la varinza si riscalano con potenze diverse,non posso più unirli come prima e
devo lasciarli distinti: la varianza non è più costante perché non lo è più il rapporto
deviazione standard media!Non hanno più lo stesso coefficiente angolare. IL numero di
parametri è perciò aumentato di 1,da 3 a 4 (m_1,n,sig_1,m). Il metodo di stima funziona uguale
per quanto riguarda m ed n,considero dalla tabella come m si riscala dalla durata (lnd,ln(m) →
regressione lineare → parametri della retta → intercetta..). UNa seconda regressione andrà fatta
sui valori di sig. Prendo i suoi 5 valori,faccio ln,poi ln delle durate ,ne ho 5 ,faccio
regerssione lineare e trovo la pendenza c e l’intercetta d. Viene definito modello multi-
scala,essa non è più invariante, V non è più costante,c’è un progressivo cambiamento al
variare della scala.
Il legame però nel grafico d - V_d può essere anche non lineare e non costante, noi non
abbiamo un modello per questo tipo di legame.

LSSP:
La linea segnalatrice descrive l’altezza di pioggia a variare di durata e tempo di
ritorno,fissato il tempo di ritorno la curva cresce con una curva di tipo convesso,più tempo
ritorno cresce più ho linee parallele.
Se volessi disegnare il legame fra intensità,tempo di ritorno e durata ottengo il grafico di
destra perchè i = h/d,se h_d(T)=m*(1+V*K_t)*d^n ottengo un andamento concavo. In
particolare i= a_t*d^(n-1).
….
Non devono essere utilizzati per campi di durata molto molto Piccoli (ancora ancora
ore,minuti no!)
- La LSPP è definita per il campo di durate per il quale sono stimati i suoi parametri,
tipicamente i dati disponibili dagli annali idrologici hanno d = 1, 3, 6, 12, 24 ore.
- Previsioni per d<dmin o d>dmax sono estrapolazioni, non interpolazioni !!!!!
- La LSPP espressa in termini di intensità fornisce valori di i è∞ quando d è 0 !!!!! non ha
molto senso

METODI DI REGIONALIZZAZIONE:+
Entrano in gioco quando non si considera più un solo pluviometro ma tanti pluviometri.
Questo perchè:
- Le previsioni derivate da LSPP costruite a partire dai dati raccolti da una singola
stazione di misura della precipitazione possiedono una attendibilità che dipende dal
numero di anni di osservazione.
- la previsione è a rigore valida solo nel punto di misura.
Questi metodi sono molto complessi e vengono usati non per il singolo problema localizzato
ma per quelli più ampi, regionali appunto. Nonostante la difficoltà di costruzione di questi
modelli, molti dati sono disponibili online così da superare i due problemi sopra citati
Se avessi tante tabelle potrei avere tanti Gumbel (uno per ogni tabella),si cerca perciò un
modello statistico che possa mettere insieme queste tabelle e si è ottenuto:

h(d , T )=K T Pi d0.39

Vuol dire che in Liguria in generale 0.39 = n è costante,a fissato tempo di ritorno,se entro
nel grafico di sinistra ottengo il mio K_T. Nel grafico di dx entro con la longitudine (est-ovest)
in ascisse leggo un valore di P_i. Ho trovato h di pioggia al variare di della durata per quel
tempo di ritorno per quella posizione.
N.B: in questo caso ho usato una serie di pluviometri mentre nella tabella ho usato i dati di
un singolo pluviometro,perciò se calcolassi h seguendo una formula piuttosto che un’altra
troverei ovviamente risultati diversi ma simili. Non è verificato quale approccio sia migliore
dei due.

ALTRI METODI DI STIMA:


In USA si usa un modello diverso ove d_0 è una quantità piccola (10 min,15 minuti),così
facendo traslo la curva verso sinistra. Il vantaggio è che per durate che tendono a zero
l’intensità di pioggia non va più a infinito ma incoccia l’asse delle ascisse. Rappresento
quindi meglio il processo naturale per durate brevi,ma ho un parametro in più (ora ne ho 4),
B0,che complica parecchio il processo di stima e lo rende meno affidabile:quindi
maggiormente sensibile alle incertezze di stima dei parametri

❖ 3/10/2018
e-mail: giorgio.roth@unige.it
oggetto: esercitazione Idrologia 2018 Marco Dellacasa

1. Nei dati raccolti a noi interessano i massimi orari,sotto forma di tabella excel
togliendo le colonne ripetute degli anni arrivando quindi ad avere 6 colonne
2. questi dati appena ottenuti vanno integrati con quelli più recenti dal 2011 al 2017
selezionando la nostra stazione. Può essere che l’aggiornamento non sia possibile
per cessazione attività stazione.
3. scelgo dato annuale
4. il parametro va scelto di volta in volta (cumulata per 1,3,6,12,ore..)
5. ascii
6. 2011-2017
7. accedi ai dati
8. li copio nel file excel escludendo precipitazioni nulle o intorno al 6/10

N.B: è un problema se i dati sono sotto i 20 anni fra dati scaricati e aggiornamenti

CARATTERISTICHE TEMPORALI DELLA PIOGGIA DI PROGETTO:


I grafici utili per studiare le precipitazioni sono i grafici (h−d ) e (i−d) e i valori relativi sono
caratteristci del pluviometro in questione. In (i−d) con T=100 ho infinite piogge ma entrando
con d=3 ore trovo quella che mi interessa, in (h−d ) entrando con d= 3 ore ad esempio
posso trovare h =240 mm. Non è una situazione molto realistica perchè i non è costante nel
tempo di pioggia e nemmeno h è costante,non si ripartisce in modo uguale.

[DISEGNO GRAFICI]

A partire dalla pioggia registrata è possibile ottenere ad esempio diversi grafici che
rappresentano lo stesso fenomeno:
- intensità uniforme
- ietogramma sintetico
- modello stocastico
La scelta del tipo di modello è legata a informazioni disponibili ed all’uso (= modello di
trasformazione afflussi deflussi)
Si può arrivare a modelli realistici tramite diversi modi e metodi

Metodo USDA-SCS:per la costruzione di profili di pioggia sintetici per eventi di durata


24 ore
Così passiamo da una certa cumulata ad una certa distribuzione del tempo,indicata per
eventi sulle 24 ore. Abbiamo un diagramma con la durata su x compresa fra 0 e 1 così
come la pioggia cumulata sulle ordinate. Quindi dati h e i,posso sostituire negli assi con il
tempo in ore e la cumulata adimensionalizzata. Si può usare anche per eventi di 6 ore.
Adottando questo metodo,possiamo passare dal profilo a intensità uniforme a allo ietogramma
sintetico (rettangolo → curva).

Metodo Scala - Invariante I


Parto da una linea segnalatrice (riquadro rosso) al cui interno grazie alla presenza di K T ho
un tempo di ritorno,diagrammo su un piano (d −h) minuti-millimetri facendo variare d e
ottenendo quindi diverse h dalla formula: leggo per punti una curva continua. Voglio
trasformarla in intensità su un piano (d −i),prendendo il punto d=10 min e h=12 mm ottengo
sul piano d=10 min e i=72mm/ora,trasformando in ore sulle ascisse cambiano i numeri sul piano (i-
d): 10 → ⅙ ,20 → 2/6 , 30 → 3/6 . Nel secondo intervallo di 10 minuti, piove la differenza (14 - 12
mm),perciò otteniamo il punto (d=20,i=12).

[GRAFICI D-H,D-I]

Però il grafico (d-i) non ha senso (ietogramma in alto a destra),per renderlo realistico lo
mescolo,prendo il picco e lo posiziono circa al centro,individuo due periodi t ae t bcon t a < t b
,prendo poi il picco successivo,16 e lo metto a sinistra,quello dopo ancora,11 lo metto a
destra e via così. Ma perché faccio così? Per rispettare la linea segnalatrice: facendo una
somma cumulativa sul grafico rimescolato a partire dal più grande al più piccolo,ricostruisco
la linea segnalatrice all’indietro. Qualsiasi componente interna del grafico rimescolato ha ha
lo stesso tempo di ritorno dell’evento complessivo (grafico in basso a dx) ma non è
plausibile

Metoodo invariante II:


Lo stesso ragionamento può essere fatto per via analitica senza passare da grafico a
grafico,la descrizione non è più discreta ma continua. Ma il t^(n-1), per t → 0 va
all’infinito,nel picco avrei un’intensità di pioggia infinita,per valori piccoli dovrò perciò fare
un’operazione di media discreta nell’intorno del picco.

CARATTERISTICHE SPAZIALI:
Abbiamo visto quindi 3 modi per passare dal rettangolo alla curva ma rimane una cosa
puntuale,ora vogliamo ragionare in termini di area,che altro non è che il mio bacino
idrografico. Ovviamente, all’interno dell’area, ci sarà un punto in cui h sarà massima (centro
di scroscio) e uno in cui è minima. Assumo che la lssp coi suoi vari legami valga nel centro
di scroscio,quindi la linea h max mediata nell’area sarà più piccola rispetto al valore puntuale
del centro di scroscio.Per questo motivo, per calcolare l’altezza media su un’area di
riferimento introduco il rapporto ARF(< 1): se l’area è piccola mi aspetto che ARF sia vicino
a uno e viceversa con un’area di riferimento estesa sarà esso sempre più piccolo. Però c’è
un’ipotesi forte: il legame di nostro interesse fra h,durata,T è nel centro di scroscio, ciò è
ragionevole perché la lspp l’ho costruita sui massimi valori di altezza di pioggia,che è una
cosa sensata perchè se non è massimo il pluviometro non lo registro,se è massimo è affidabile
perché non muovo il pluviometro e quindi il massimo sarà stato più o meno in quella zona→ in
sostanza si assume che il centro di scroscio che useremo sia coincidente col pluviometro più
vicino al reale centro di scroscio della precipitazione.

Metodi tradizionali e metodi statistici:


I metodi tradizionali propongono formulazioni che si prestano a isoiete circolari, nel caso
di isoiete non circolari si ricorre a una forma nella quale è presente il fattore di forma delle
isoiete. Nei metodi statistici ARF dipende dalla struttura di autocorrelazione ( definisce il
grado di dipendenza tra i valori assunti da una funzione campionata nel suo dominio in ascissa.
Se è dimostrata l'autocorrelazione tra due valori, al cambiare delle peculiarità di uno di essi
varierà anche l'altro: più la rete di pluviometri è ravvicinata più i singoli pluviometri sono correlati
fra loro più ARF dipende dall’area in esame)

Metodo italiano:
leggi slide.
Passo da una lssp puntuale ad una ragguagliata all’area A e valida per quell’area grazie alla
modifica dei parametri della LSPP puntuale,otteniamo così:

I parametri possono essere scelti alla scala oraria più comoda,se graficizzo mi aspetto che
h(d,T) > h(A,d,T) a parità di tempo di ritorno,se plottando sul grafico non accade ciò (e quindi
si ha h d , A > hd ¿ non si può usare la riduzione nel campo di durata ove si ha la maggioranza
non verificata.

US National Weather Service ARF = ARF(d,A)


Formula empirica esponenziale

Uk Wallingford:
Entro nel grafico(fornito dall’organizzazione metereologica mondiale WMO che corrisponde
alla formula di wallingford plottata in funzione dell’area a durata fissata) in figura con il valore
dell’area e della durata e ottengo il valore di riduzione: temporali di 24 → struttura spaziale
grossa,decadono poco nello spazio e il fattore di riduzione varia poco,è sempre sul 90%
eventi brevi → struttura spaziale piccola,coefficiente di riduzione molto variabile
In alternativa posso applicare direttamente la formula

Osservazione: il fatto che posso usare diversi metodi per calcolare una stessa cosa dà
un’idea della complessità del problema.
Moisello e Papiri (1986):
Abbastanza utilizzabile perché data A il coeff di riduzione si trova in maniera piuttosto
agevole.

De Michele et al (2001):
conseguenza dell’avvento dei radar,diversi parametri che dipendono da dove si è
posizionati (infatti è stato studiato dalla regione Piemonte).

❖ 17/10/2018

PROCESSI DI INTERFACCIA SUOLO-ATMOSFERA,CICLO IDROLOGICO E


INGEGNERIA DEI SISTEMI:
Evapotraspirazione non considerata nei processi di formazione di un’onda di piena.Da
notare che in questa parte ora a noi interessano le frecce blu che vanno verso l’alto, dal
suolo(oceani,laghi,fiumi,superficie terrestre) all’atmosfera.

PROCESSI DI INTERFACCIA:connessione fra atmosfera,deflusso superficiale e


sotterraneo
- Intercettazione: quota parte di precipitazione trattenuta dalla vegetazione
- Evaporazione: ritorno in atmosfera tramite evaporazione da una superficie liquida
- traspirazione: ritorno in grazie alla traspirazione della vegetazione
- Liquido+pianta=evaporazione + traspirazione = evapotraspirazione
- infiltrazione
- umidità

Intercettazione: RIVEDERE PASSAGGI LOGICI


Pg raggiunge il terreno (ground),mi serve un modello che stimi la parte intercettata. Ci sono
due possibilità:
- basarsi sull’equazione di continuità e sulle equazioni 1,tramite su misure effettuate.
Ove con P si intende un’altezza di pioggia (i caratteri maiuscoli indicano una
quantità cumulata nel tempo, se minuscoli sono intensità espressi come un flusso in
mm/ora).
- Altri propongono un’ esponenziale decrescente per descrivere il flusso di
intercettazione: l’equazione 3.
Non molto chiaro, secondo con (1) me a partire da dati empirici ricavo i valori Pie Pg , da (2)
ricavo E, noto E posso fare Pi+ E = I (perdita dovuta a intercettazione e vegetazione), oppure
posso applicare (3) e ottenere direttamente la perdita per intercettazione.
Per usare (1) dobbiamo conoscere a b e n che variano a seconda della vegetazione,nella
tabella la P è in pollici e altezza vegetazione in piedi (tabella yankee).
Esiste l’indice LAI che può essere relazionato con la capacità della vegetazione di
intercettare la precipitazione in modo tale da avere un’idea di intercettazione nelle diverse
stagioni. Normalmente viene usato tutto questo per avere un’idea di come una coltivazione
sta crescendo (più cresce più intercetta acqua) e prevedere i prezzi futuri (la buona o
cattiva crescita della coltivazione influenza il prezzo di vendita),quindi per parametri
economici. E’ utile quindi anche per vedere se le piante avranno abbastanza acqua,se
troppo esse sono troppo vicine etc…

CLASSIFICAZIONE DEI PROCESSI DI EVAPOTRASPIRAZIONE:


- Evaporazione da un corpo liquido,con disponibilità d’acqua totale. Quanta ne
evapora dipende da molti fattori quali ad esempio: vento, umidità, temperatura...
- Evaporazione da suolo senza vegetazione (nudo),se saturo allora l’evaporazione
sarà la massima possibile perchè ho grande disponibilità che può evaporare
(evaporazione avviene al suo tasso potenziale). Se riduco il contenuto di acqua
ovviamente l’evaporazione diminuisce (tasso inferiore). La dipendenza oltre che alle
condizioni metereologiche è dovuta anche alla disponibilità di acqua
- Traspirazione, la pianta assorbe acqua e la riporta in atmosfera per evaporazione
dal sistema vascolare tramite gli stomi

C’è un modello per rappresentare ogni caso, ma su grande scala possono essere trattati
come uno solo e parlare così di evapotraspirazione perchè in una scala di bacino (a
grande scala) dentro ci sono tutti e 3
Dai modelli formulati per l'evaporazione da superficie liquida si derivano, con opportune
modifiche, i modelli per gli altri due casi.

METODI DI STIMA DELL’EVAPORAZIONE:


Ci sono diverse fonti di energia che permettono l’evaporazione (radiazione solare,calore
trasportato da venti caldi, calore contenuto nel suolo, calore contenuto nelle masse liquide),
essa può essere stimata tramite misure dirette o indirettamente tramite equazioni di
bilancio o correlazioni empiriche.
L’evaporazione può da superficie liquida o dal suolo.

evaporimetro: vasca in acciaio di forma circolare montata poco sollevata rispetto al


terreno,viene riempita di acqua e vengono fatte misure di livello in modo tale da misurare la
quantità evaporata. Alcune volte però piove,alla vasca va quindi affiancato un pluviometro
per sottrarre la quantità che si è aggiunta tramite precipitazione. Questa misura viene
chiamata:

E=C PAN ETANK

C PAN interviene perchè il contenitore è piccolo e non risente un’ evaporazione come una
vasca da bagno,quindi è correttivo come se il contenitore fosse indefinito. ETANK invece è
l’evaporazione misurata nel contenitore

lisimetro: per misurare evapotraspirazione dal terreno,ma voglio ottenere


l’evapotraspirazione potenziale e per fare ciò sono costretto ad avere l’umidità più alta
possibile nel terreno: aggiungo acqua oltre quella di precipitazione. Una parte
evaporerà,un’altra traspirerà. In ingresso ho P misurata con pluviometro, A acqua fornita
per irrigazione, L acqua raccolta per percolazione nel terreno.

PET =P+ A−L


METODI DI STIMA DELL’EVAPORAZIONE:formule empiriche basate sulla dinamica
dell’atmosfera e equazione di continuità
Partendo da misure di grandezze metereologiche posso legare l’evaporazione a queste
grandezze che sono misurabili. La procedura di stima è fortemente dipendente dal clima
locale, per il quale i valori dei parametri vanno calibrati; inoltre questo metodo fornisce solo
medie di lungo termine.
Tutto quello che entra nel lago - tutto quello che esce = evaporazione. Stimo l’evaporazione
tramite bilancio ingressi-uscite. Ma non va bene xk si cerca di esprimere una grandezza
piccola a partire da grandezze molto più grosse.
P e F sono misurabili anche se in maniera non accurata mentre ΔS è difficilmente
misurabile. Sono possibili molti gradi di complicazione di questa equazione che costituisce
un argomento di ricerca.

Posso anche usare sia bilanci energetici che di massa.

PET : evapotraspirazione potenziale


Dipende esclusivamente dall’energia disponibile per avviare e mantenere il processo di
evapotraspirazione (condizioni atmosferiche,è quindi un prametro climatico); tale processo
avviene in condizioni di disponibilità illimitata di acqua nel terreno.
Il concetto di evapotraspirazione potenziale espresso attorno al 1950 da Thornthwaite e
Penman corrisponde “alla evapotraspirazione che si avrebbe da una coltura ben fornita
d’acqua”. Risulta utile quando non si conoscono le condizioni di umidità del terreno e viene
usato per la programmazione dell’irrigazione a partire da soli fattori ambientali. Esso infatti
permette di fare bilanci (penso di acqua scambiata) su periodi lunghi o addirittura per l’intera
stagione in modo da definire le esigenze in acqua di un comprensorio

AET : evapotraspirazione attuale


Dipende dall’energia e dalla disponibilità reale (limitata) di acqua.
Facendo il rapporto ottengo R che dipende da variabili climatiche (umidità suolo, tipo suolo,
stato vegetazione…)
Quando invece si voglia utilizzare ai fini delle decisioni riguardo l’irrigazione della singola
azienda PET perde significato in quanto interessa AET giorni per giorno e le condizioni di
umidità del terreno

Per la stima della PET ci sono diversi metodi, in linea generale si vuole tener conto della
precipitazione (blu) e della evapotraspirazione potenziale che, come si vede dalla figura in
basso a destra, è bassissima nei mesi invernali (per via della temperatura) ma massima nei
mesi estivi dove PE potenzialmente supera la pioggia. Tuttavia non ho abbastanza acqua
per soddisfare quella PE massima essa quindi nella realtà si manterrà ad un valore più
basso.(suppongo più in basso sia della precipitazione che di EP)
Fra i metodi temperature-based, Hammon permette di calcolare le PET giornaliera in base
alla conoscenza della località e della temperatura media giornaliera,con queste due
posso costruire una previsione giornaliera di PET. Altri ancora permettono il calcolo di una
PET su media mensile.
Fra gli altri metodi si ha quello di stima di Priestley-Taylor, esso si basa sulla conoscenza
della vegetazione tramite un termine, α PT , che racchiude l’influenza dalla vegetazione e
sulle a radiazioni sia in onde lunghe(L) che in onde corte(K) e sulla temperatura.Le onde
lunghe e quelle corte sono facilmente misurabili
L'equazione di Penman-Monteith è stata testata con successo in un gran numero di casi e
rappresenta l'approccio maggiormente utilizzato per la stima dell'evapotraspirazione da
suolo coperto da vegetazione

STIME DELL’EVAPOTRASPIRAZIONE ATTUALE


Parlando di potenziale attuale possiamo avere dei modelli che ci danno la AET a partire da
un calcolo di PET temperature-based.Nel grafico grigio-arancio pur avendo più
precipitazione che evapotraspirazione non ho portata perché l’acqua viene assorbita dal
terreno e la portata massima non coincide con la precipitazione massima in quanto il terreno
si satura a poco a poco e non in maniera immediata!

[LEGGERE CAPITOLO NEVE]

INFILTRAZIONE

Schemino alla scala del versante, si ha:


- un elemento alveato con moto monodimensionale;un versante con moto
bidimensionale
- una precipitazione
- l’intercettazione da parte delle piante
- la traspirazione tramite le piante
- evaporazione da superficie liquida o solida
- parte dell’acqua quindi raggiunge il terreno,o si accumula formando pozzanghere
nelle depressioni del terreno,o si infiltra nel terreno, se la velocità di infiltrazione è
inferiore alla precipitazione l’acqua scorre in modo abbastanza veloce sulla
superficie e raggiunge il corso d’acqua. Quella che si è infiltrata invece può essere
catturata da una falda sotterranea che ha una velocità di spostamento verso l’alveo
molto lenta(baseflow= deflusso di base che trovo anche quando non piove).

ACQUE SUB-SUPERFICIALI:
- acqua di superficie: L’acqua presente può tornare alla superficie tramite
evapotraspirazione dovuta alle piante (traspirazione, le piante ciucciano umidità) e
alla meteorologia (evaporazione,per una certa profondità il terreno può sentire il
cambiamento di temperatura). Il terreno in questa zona è poroso con spazi piccoli
che possono far risalire l’acqua grazie alla capillarità. la cit. della cannuccia
dell’aperitivo
- acqua gravitazionale: lo spazio fra i granelli di terreno contiene aria a acqua,l’acqua
non riempie questi spazi e procede secondo un flusso verticale.Zona non satura o
zona di aerazione, l’acqua non sente più la superficie del terreno, si muove solo
lungo la verticale in un’area non satura: lo spazio lasciato libero dai granelli del terrno
contiene aria e acqua.
- Zona capillare: pressione inferiore a quella atmosferica,questa zona è satura in
prossimità della falda per spessori variabili. Dal livello di falda in sostanza l’acqua
risale un pochino perchè la pressione è inferiore in questa zona
- Acqua di falda: l’acqua riempie gli spazi del terreno nella zona satura,nell’acqua di
falda.A pressione atmosferica o superiore, di fatti possiamo avere falde freatiche o
artesiane, attraverso la fase aria la pressione atmosferica riesce a trasmettersi fino a
questa profondità.

A causa del fatto che il terreno sia un mezzo poroso l’acqua risale leggermente ad una
certa altezza e forma la frangia capillare,irregolare e satura(linea zig-zag della slide). Se
piove sul terreno si sviluppa il grafico di destra: sulla superficie del terreno potrei avere
saturazione se piovesse tanto fino ad avere un battente idrico che ristagna,il terreno come
una spugna assorbe una parte di quest’acqua portandosi in condizioni saturazione sulla
superficie, ho un fronte di avanzamento verso il basso una zona di avanzamento,zona di
trasmissione (con umidità uniforme non satura) e zona di bagnamento.

Possiamo vederla in un altro modo: radici,zona intermedia,water table(dove ho pressione


atmosferica nulla)...bla bla,in generale si può vedere come una mega cannuccia che ciuccia
acqua fino alla profondità pari al water table, oltre il terreno non ha più la potenza tale per
ciucciare).

Un suolo può contenere acqua in diversa percentuale. Partendo da destra troviamo la


saturazione e condizioni di inondazioni : come una spugna completamente immersa in
acqua, se poi la estraggo senza spremerla inizia a drenare e quindi la quantità di acqua
diminuisce per via della gravitazione, a un certo punto smette (capacità di campo,field
capacity): quel terreno un’umidità maggiore della field capacity non riesce a trattenere
(siamo a -340, perchè perde umidità per gravità) e gocciola verso strati inferiori del terreno
se aggiungo acqua,le piante possono usare quest’acqua che avanza (nella spugna che ha
messo di sgocciolare) ma anche il sole può farla evaporare,ecco l’evapotraspirazione, se
non ho più acqua la pianta appassisce (wilting point,-15.000) ma siamo ancora in una
situazione reversibile, diventa irreversibile quando arrivo a -31.000,Hygroscopic water. Se
volgio completamente essiccare il terreno arrivo all’oven dry (essiccata in forno).

MISURA DELL’INFILTRAZIONE
Per misurare l’infiltrazione si possono usare:
- lisimetro: già spiegato precedentemente
- infiltrometro a doppio anello, l’anello interno serve a contenere la spinte dell’acqua e
quello esterno che l’acqua non si espanda troppo in orizzontale. Stima la capacità di
infiltrazione misurando a intervalli temporali le variazioni di livello dell'acqua
nell'anello centrale
- infiltrometro con spruzzatori, applico precipitazione con intensità nota misuro
l’acqua che scorre in superficie che raccolgo,con un’equazione di bilancio misuro
l’infiltrazione. Misura il ruscellamento, raccogliendolo, e lo sottrae all'intensità di
pioggia in modo da ottenere l’infiltrazione

MISURA DELL’UMIDITA’
- in situ mettendo un blocchetto all’interno del terreno che tramite le sue proprietà
elettriche permette di ottenere un indice dell’umidità nel punto. Offre una
conoscenza puntuale della variabile
- sensori remoti che stimano il contenuto di umidità del terreno, questi sensori
emettono radiazioni che danno un’idea di quello che accade sulla superficie del
terreno.Offre una visione spaziale della variabile.

❖ 20/10/2018

1. stazione
2. scheda anagrafica
3. longitudine,latitudine. Copio le coordinate in decimi di grado
4. le ficco in google earth pro
5. trovo la posizione del pluviometro
6. e vedere a quale bacino idrografico appartiene,nel caso di genova gavette si vede
che appartiene a quello del Bisagno cliccando sopra la zona (oppure posso leggere
un codice)
7. leggiamo l’area del bacino (che non deve essere troppo piccolo altrimenti si
potrebbero avere precipitazioni non valide,oppure se troppo grossa andrebbe diviso
in 2 ),deve essere compresa fra 65 e 100.
8. carico file in klm che permette l’infittimento della rete,vedo quindi un pluviometro e la
rete idrografica .
9. clicco sulla linea vicino al pluviometro e vedo il torrente di riferimento (nel nostro caso
bisagno)
Quindi:
- pluviometro (lat long)
- bacino principale vicino al pluviometro (meglio se contenuto)
- piano di bacino idrografico
- selezione di un sotto bacino se necessario,del qulae dovrei sapere l’area. Lo faccio
con la costruzione di un poligono: seguo una linea che non incroci altri corsi
d’acqua,seguo uno spartiacque. Trovo così un sottobacino completo del quale posso
fare delle misure di area (“misurazioni”) e trovo la misura che mi serve.

COME SCARICARE I DATI:


1. sito: geoportal.regione.liguria.it
2. home,catalogo mappe
3. cerca: reticolo idrografico
4. tutte le parole
5. reticolo idrografico 1:10.000
6. legenda: link a destra in alto nel quadratino,scelgo formato klm
7. via mail arriva un link
8. scarico file dell’intera regione

INFILTRAZIONE : APPROCCIO CONCETTUALE


Corrisponde a quella parte di precipitazione assorbita dal terreno che non è più scorrimento
superficiale,se piove poco a meno di avere una superficie molto impermeabile tutta l’acqua
viene assorbita dal terreno. Il nostro bacino può essere costituito da terreni più o meno
omogenei ovviamente. Una volta infiltrata l’acqua può distribuirsi nel terreno anche fino a
raggiungere zone sature: potrei avere quindi una zona superiore insatura e una più profonda
satura.
L’acqua all’interno del mezzo poroso si muove grazie:
- forze capillari,nel mezzo poroso l’acqua si muove in spazi ristretti
- forze viscose,determinano le termine(perdite?) di carico in questo moto e sono
proporzionali al quadrato della velocità
- forze di gravità,son quelle che causano il moto
La matrice del terreno è ovviamente importante, anche la quantità di acqua è un aspetto
importante(l’acqua non riempie tutti i vuoti e l’aria è come se fosse un ulteriore ostacolo).
Quindi ci sono alcuni parametri che sono di una certa importanza:
- porosità n
- θr → acqua che non posso eliminare tramite processi naturali ma che devo eliminare in forno
- contenuto volumetrico d’acqua θ❑
- grado di saturazione S
- saturazione relativa s

Forze capillari:
Il carico di suzione (espresso in cm o in m,come il carico piezometrico) può essere misurato
grazie a un manometro. Il terreno tende ad assorbire l’acqua che è contenuta in un
manometro,una sorta di “effetto spugna” che tende ad assorbire l’umidità. Se il terreno è
saturo questa capacità sarebbe nulla,se sono in condizioni di contenuto d’acqua inferiore
alla saturazione il terreno assorbe,ma lo fa in modo diverso a seconda che sto bagnando o
asciugando il terreno: ciclo isteretico.
Più il terreno è asciutto più il carico di suzione aumenta,l’acqua muovendosi nel terreno
trova dei granuli e dei vuoti, potrebbero rimanere delle bolle d’aria di ostacolo fra i granuli
che ostacolano maggiormente il movimento, la conduttività idraulica diminuisce più il terreno
è asciutto[la conduttività idraulica è uno dei parametri ingegneristici di più difficile
determinazione tra l’altro], ma la trasmette con maggiore difficoltà.

La legge di Darcy lega la velocità apparente con la cadente dei carichi piezometrici tramite
k(conduttività idraulica) che dipende da quanta aria e acqua ci sono(tramiteθ ),in generale:

q è la velocità apparente di filtrazione ,in verità il deflusso avviene su un’area di dimensioni


inferiori di quella totale (perchè ipotizziamo per ottenere quest’equazione uno schema di
continuo per il fluido). L’acqua quindi nella realtà fisica si muove solo nella parte libera da
aria e granuli. Al posto della pressione si inserisce il carico di suzione ψ .

Molto importante anche l’equazione di continuità, che messa assieme all’equazione di


darcy ci permette di arrivare all’equazione di Richard tramite la derivata del prodotto. Così
ho un giusto approccio alla modellazione del movimento dell’acqua in mezzo poroso
insaturo. Noi però vorremmo trovare θ ,che descrive nel tempo il contenuto di umidità nel
terreno,matematicamente è un’operazione impossibile perchè abbiamo un’equazione
differenziale alle derivate parziali i cui coefficienti dipendono da θ , e anche difficilmente
affrontabile da un punto di vista numerico con un calcolatore alle differenze finite.
Posso quindi decidere di semplificarla per risolvere, ottengo però delle soluzioni
approssimate di una teoria esatta, oppure anzichè semplificare una soluzione esatta a
partire da un modello fisicamente basato, posso cambiare modello e cercare una soluzione
esatta ad un modello non fisicamente basato ma concettuale.
Noi elenchiamo 5 modelli concettuali, ma non ce ne è uno preferibile agli altri. Alcuni
possono essere espressi in forma grafica, altri integrati con linee segnalatrici, oggi si usa
molto il metodo SCS-N che semplicemente descrive la capacità del terreno di assorbire una
precipitazione.

METODO PHILIPS: soluzione approssimata di teoria esatta


Immaginiamo di avere una disponibilità illimitata di acqua alla superficie e il contenuto di
acqua iniziale sia uniforme sulla verticale (θ costante sulla verticale). Grazie a questo
posso descrivere k e ψ in funzione di θ ,così da risolvere analiticamente l’eq.ne di Richards.
Ottengo quindi f (t),tasso di infiltrazione,intensità di infiltrazione([mm/h]), S è la capacità
del terreno di assorbire la precipitazione che diminuisce se il terreno si bagna [da
infrastrutture idrauliche urbane sappiamo che S è l’immagazzinamento], S e K sono
tabellati, S in particolare si ricava da dati sperimentali.

I due termini rappresentano l'azione del carico di suzione e del carico gravitazionale.

METODO DI HORTON: soluzione approssimata di teoria esatta


Proposto molto prima di quello di Philips, questa è una soluzione particolare
dell’equazione di Philips nel caso in cui la diffusività idraulica (θ ) e K , sono costanti ma
horton non lo sapeva.
La quantità di acqua assorbita dal terreno cambia, la capacità di infiltrazione f tende a
diminuire a partire da un valore iniziale f 0 fino a un valore costante asintotico f c secondo
un’esponenziale decrescente di parametro k , ho quindi 3 parametri, f c, f 0 e k ,che
descrivono la curva. Per diversi suoli ho diverse curve: in suolo sabbioso avrò alta
infiltrazione, se costruisco edifici sopra un terreno avrò inevitabilmente una zone
impermeabile: la capacità di assorbimento diminuisce e avrò una curva più bassa. Queste
curve sono però un potenziale di infiltrazione perchè non ho legato queste curve con
l’evento di pioggia, devo confrontare le curve potenziale con l’evento. Guardiamo il grafico in
alto a sx: ho una curva di infiltrazione esponenziale (curva arancione tratteggiata,exp
decrescente),ipotizziamo di dover valutare quanta acqua si infiltra o scorre sulla superficie
del mio terreno. In blu quindi ho “i”,ietogramma. Se la curva blu si trova sotto il tratteggio
tutta la pioggia è assorbita,se la curva blu invece si trova sopra il tratteggio scorre sulla
superficie del terreno,arrivata al picco la curva decresce fino all’intersezione di destra con la
curva tratteggiata e la precipitazione viene di nuovo tutta assorbita. Però facendo così non
ho usato tutta la mia capacità di infiltrazione,non va bene,per tenere conto di questa
capacità traslo la curva tratteggiata verso destra ( ottengo la curva continua arancione) in
modo tale che le aree con le due stelline siano fra loro uguali. Quindi quello che si infiltra (F)
nel terreno fino al punto di intersezione fra la curva continua e quella blu,il resto scorre in
modo superficiale (Q). Tutto quello che sta sotto il punto di intersezione è quello che si
infiltra

[DISEGNO]

❖ 5/11/2018

1. dal sito dei massimi annui e dell’evento singolo a scala oraria troviamo la lat e long e
della stazione
2. in Google Earth troviamo la posizione del pluviometro e valutiamo il bacino
idrografico
3. dobbiamo trovare l’area del nostro bacino idrografico che deve essere compresa fra
10 e 100 km^2 avendo un punto a contatto col mare (deve comprendere la foce del
mio bacino),se non si riesce perchè l’area è troppo grande prendo una porzione del
mio bacino. Non sempre è facile,se non si riesce ad occhio dal sito dei piani di
bacino devo trovare la mia porzione e estrarre quello che mi interessa

GREEN-AMPT: soluzione esatta di una teoria approssimata


L’equazione di richards non può essere analiticamente risolta,lasciamola perdere e
costruiamoci un modello empirico con una soluzione esatta. E’ un modello
approssimato con soluzione esatta. Il fronte di bagnamento viene considerato a forma di
scalino. Il fronte di bagnamento scende verso il basso e porta l’umidità da un valore inizialeθi
ad un valore di saturazione totale. A noi interessa quanta parte della precipitazione penetra
nel suolo e attraversa la superficie del terreno e viene sottratta alla pioggia. Dal movimento
dell’acqua del suolo si deduce la parte d’acqua che si infiltra. In un generico istante t ,l’acqua
infiltrata al tempo t è F (t)= Δθ❑∙ L[mm]. Quello che si infiltra come flusso (f piccolo) è
derivata di F grande fatta rispetto al tempo [mm/h], Δθ❑è costante nel tempo,cambia solo L
che è progressivamente costante possiamo quindi scrivere l’equazione (1), che ci dà il
flusso di infiltrazione in mm/ora. q z =−f poichè si è scelta una coordinata negativa verso il
basso. Abbiamo trovato f espresso in due modi (“è un sorprendente strumento che ci
aiuterà dopo” cit.), possiamo scrivere f ottenuta tramite q z non sottoforma differenziale ma
tramite differenze finite. Riscriviamo alle differenze finite e poniamo le condizioni al
contorno:
- superficie del suolo→ z=0 ,ψ=0 poichè se il terreno è completamente saturo,il
carico di suzione è nullo
- fronte di bagnamento → z=L,ψ=ψ f sul fronte di bagnamento
Possiamo così arrivare all’equazione (2), ed eguagliandola alla (1) separando le variabili e
integrando ottengo:

- pert=0 → L=0,così otteniamo C=ψ f ln (ψ f ), costante di integrazione

Ma F compare in entrambi i membri,quindi l’equazione va risolta in modo iterativo. Posso


stimare l’infiltrazione come cumulata nel tempo a partire dalla conoscenza di alcuni
parametri caratteristici del terreno e dello stato iniziale di umidità nel terreno (ci
permette di ottenere Δθ❑),essi sono tabellati a seconda del terreno, in particolare a noi
interessano conduttività idraulica K porosità n , carico di suzione del fronte di bagnamentoψ ❑
.
Queste equazioni guardano quello che avviene nel terreno e danno modo di farci trovare
quanta acqua viene sottratta alla pioggia

COEFFICIENTE DI AFFLUSSO
Affrontiamo ora il problema sopra il terreno,non sotto come fatto fino ad ora,introduciamo
quindi un coefficiente di afflusso: affluisce alla rete idrografica,a volta definito come
coefficiente di deflusso (deflusso dal versante verso la rete idrica):

Q pioggia netta
Φ= =
P pioggialorda

Dipende da intensità della pioggia,durata della pioggia,tipologia di suolo ,dalla storia delle
precipitazioni precedenti. L’afflusso efficace è quella porzione di precipitazoine che
contribuisce al deflusso di piena,è quello che ci interessa.

COEFFICIENTE DI AFFLUSSO:Dipendenza da natura ed uso del suolo


La tabella mostra stime di Φ espresse in percentuale a seconda del tipo di copertura (tabella
a dx), ci dice quanta acqua scorre su quella superficie specifica. La tabella a sinistra invece
ci da aree più grandi,passo da una tabella all’altra tramite una media pesata che mi permette
di passare da una stima di versante ad una stima di bacino.
Va introdotto un valore standard di Φ per facilitare le cose : durata = 1h,intensità = 45
mm/ora,Il tutto vale a scala di versante per strutture omogenee, a scala di bacino per
STIMA DELL’EVAPOTRASPIRAZIONE POTENZIALE
strutture eterogenee.

COEFFICIENTE DI AFFLUSSO:dipendenza dalla durata della pioggia


A partire dall’intensità,della durata,del tempo di ritorno della pioggia. Ma intensità e durata
sono legate tramite il tempo di ritorno grazie alla linea segnalatrice LSSP: possiamo avere
con diversa durata e intensità stesso tempo di ritorno.

METODI DI STIMA DEL COEFFICIENTE DI AFFLUSSO: Metodo di Fantoli e Metodo


SCS-CN
Il metodo di Fantoli divide in modo monomio i due fattori da cui phi dipende (LSPP = durata
e tempo di ritorno in modo implicito,Caratteristiche di uso e suolo del terreno) e si unisce al
metodo delle linee segnalatrici:

h(d , T )=aT d n =m 1(1+V K T )d n

Passo dalla pioggia media alla pioggia netta con questo metodo.
Il metodo SCS-CN, si basa su una formulazione analitica un po’ più complessa ma con
maggiore capacità di dettaglio. Si basa sull’impostazione hortoniana.

METODO DI FANTOLI: soluzione esatta di una teoria approssimata


Tale metodo ipotizza di prendere un’intensità di pioggia costante ( p) nel tempo e la
confronta con q e f (che quando è 0 non si infiltra più niente e tutta l’acqua rimane sulla
superficie del terreno).Questo era il primo grafico.
Il grafico centrale ci dà le cumulate,da 100 in poi le rette P e Q sono parallele (infatti nel
primo grafico a 100 la retta e la curva coincidono) e la differenza fra le due curve mi dà F
:infiltrazione cumulata.
Dal il terzo grafico ,che ci permette di ottenere Φ ,la prima ipotesi di lavoro:

Φ = x t 1 /3=costant e1 t costant e
2

Secondo questa ipotesi una pioggia lorda di intensità costante p produce un afflusso Φ
come indicato.Q= phi*p*t → p(phi+ dphi/dt*t)=...=q →mi interessa studiare come varia q nel
tempo fintanto che esiste questo f . Imponiamo che quello che scorre in superificie sia
uguale al flusso di pioggia (q=p), otteniamo:

t 0=¿

Quindi l’andamento della pioggia netta può essere diviso in tempi maggiori e minori di t 0.
Adesso devo inserire la natura e l’uso del terreno che staranno dentro la costant e 1=x.
Seconda ipotesi di lavoro:

x=c F p 1/ 3=costant e 3 p costant e 4


ove c F è un parametro dipendente unicamente dalla natura e uso del terreno.
Metto quindi x nelle equazioni precedenti e cerco il coefficiente di afflusso Φ = Q/P,
otteniamo quindi i valori di Φ per valori minori e maggiori di t 0
Nel trasparente successivo vediamo i calcoli:
- parte alta → durata di pioggia inferiore a t 0 (=tutta la pioggia scorre in superfcie),
non sono ancora in saturazione. Al posto di x metto c f p1 /3 ,faccio integrale,p
=cst,porto fuori c_f,4/3,c_f… L’integrale va valutato fra 0 e theta,raccolgo 4/3 e ¾,
p*theta= P. Se la pioggia dura meno del tempo t 0 il coefficiente ha questo valore
- parte bassa → durata della pioggia maggiore t 0,ho due componenti, una è identica ,fino
al tempot 0, a quella sopra. Spezzo quindi l'integrale,eseguo come prima,p =cst,porto
fuori.
I limiti temporali t_0 possono essere espressi diversamente (phi < ¾ , ¾ < phi < 1),
analogamente possiamo esprimere Q,carico specifico. Manca solo c f in funzione di t_0 visto
che Q e Φ li abbiamo trovati, per Fantoli esso vale:

c f =0.2811Φ ¿se terreno permeabile


c f =0.1328*¿1-Φ ¿ ¿−1 /3 se terreno impermeabile

Se terreno permeabile Φ < 0.75, se impermeabile siamo nell’altro caso. Il legamec f -Φ si


¿ ¿

vede nel grafico : 1→ assolutamente impermeabile, 0 → terreno che assorbe tutto. Queste due
equazioni di Φ le devo mettere nelle equazioni di Q e Φ prima ottenute visto che c f dipende
¿ ❑

da tale parametro,ma c f a sua volta dipende da due equazioni (ogni sistema ha 4 c f quindi).

Ma prima introduciamo la LSPP di possibilità pluviometrica, mi da un’altezza cumulata nel


tempo data una durata d e un tempo di ritorno T , ma questa altro non è che P, quindi
P=h(d,T)=a_t*d^n Ho integrato la teoria della LSSP di possibilità pluviometrica, nella
descrizioni di fantoli sull’assorbimento: al variare della pioggia,del tempo di ritorno delle
caratt del terreno,mi danno lo scorrimento superficiale. Dentro a questa equazione devo
mettere le c_f, da due equazioni si passa a 4 , ma non devo usarle tutte,devo scegliere
quella giusta a seconda diϕ ¿, in base alla durata della pioggia dopo aver precedente
indivituato tramite tabelle phi_*,posso valutare in base a phi_*,a_t,n quale è l’equazione che
ci serve fra le 4 presenti.

MODELLO SCS-CN:
La figura in alto a destra paragona un evento di pioggia descritto tramite istogramma con
una curva di infiltrazione, si suddivide la pioggia in 3 componenti: sopra il tratteggio, Q è lo
scorrimento superficiale,sotto la curva tratteggiata si ha F flusso d’acqua che si infiltra nel
terreno, a sinistra si ha una perdita iniziale IA che non dà luogo a scorrimento superficiale e
viene perciò assorbita nel terreno.
Ipotesi di lavoro:

1. Continuità : la totalità della pioggia è uguale alla somma di Q , F , IA


2. proporzionalità fra i valori attuali dell’evento di pioggia e i valori massimi potenziali,
ci dice che Q :(P−IA )=F : S , il valore attuale dello scorrimento superficiale sta al
valore massimo di Q ( F=0o f piccolo?, quindi P - IA) come l’infiltrazione attuale sta
alla massima infiltrazione possibile. S potrebbe essere storage, immagazzinamento
di acqua nel terreno.

Posso eliminare F mettendo insieme queste due ipotesi e ottenere Q in funzione


esclusivamente di P,IA,S. Ovviamente se P < IA non ho scorrimento superficiale.
IA ed S sono sconosciute, posso immaginare che siano però legate perchè S è lo storage
che accumula IA: il 20% del serbatoio lo uso per IA. Quindi IA= (c_*)*S. Manca però S che lo
ottengo da un coefficiente tabulato in funzione di natura e uso del suolo: CN = 1000 /10+S,
se avessi un terreno molto impermeabile S=0 CN=100, terreno assolutamente impermabile,
se il terreno assorbe tutto S = infinito e CN = 0, quindi 0 < CN < 100. Numeri piccoli di Cn
dicono terrreni particolarmente permeabili. Essendo metodo americano dobbiamo fare
attenzione alle unità di misura. E’ un casino calcolare PHI.
Vediamo le tabelle che ci dicono la natura del suolo, Classe A = assorbe,poco deflusso,
Classe D=... Ricavato il gruppo lo uso per una seconda tabella a seconda dell’uso del suolo
in modo tale da ricavare CN. In questa tabella scala di versante e di bacino sono mischiate.
Un bagnamento normale è definito come AMC II : c’è stato un lungo periodo di siccità (AMC
I)? è da tanto che piove sul quel terrreno (AMC III)?
Come faccio a scegliere il tipo di AMC? posso usare una tabella sulla base della
precipitazione cumulata dei 5 gg precedenti al giorno di studio. CN quindin mescola due
cose: scala locale e di bacino. Potrei avere a che fare con bacini idrografici eterogenei di
suolo (suolo A + C ad esempio), mi potrebbe interessare un CN di tutto il bacino:
1. si stima il CN x ogni area
2. da CN a S per ogni area
3. media pesata dei valori di S sull’area. Il legame SCN è non lineare. S ha un vago
significato fisico,se facessi media pesata sull’area con CN non avrebbe alcun senso
fisico
Questo metodo consente di farci lavorare con elementi piccola e assegnare un disgiunt CN
a seconda del terreno:
es:ho due aree A e C → CN_a,CN_c → S_a,S_c → S_b → CN_b

Possiamo valutre nel dettaglio la situazione attuale ma anche inserimenti futuri

N.B: usando la carta liguria del CN si potrebbe valutare il valore di CN + appropirato per la
nostra stazione

CONFRONTO FANTOLI - SCS CN:


parentela espressa dalla relazione visibile dal grafico.

❖ 7/11/2018:
4.FORMAZIONE DI DEFLUSSI:
In generale in questa fase si studia il movimento dell’acqua fino al raggiungimenti di una
sezione qualsiasi di nostro interesse dove ad esempio si vuole costruire un ponte tale che
un‘onda di piena possa passare indisturbata.
Un bacino idrografico è costituito da:
- area (grigio chiaro): la pioggia netta muovendosi sui versanti raggiunge un canale
che fa parte di una rete e arriva alla foce (elemento tale per cui preso un qualsiasi
punto all’interno del bacino questi prima o poi passerà di lì), è la regione che
contiene la rete idrografica
- area delimitata da uno spartiacque
- rete idrografica:
Il disegno più in basso dà la distinzione fra elementi versanti (blu) ed elementi canale
(bianco). Più il versante è lontano dalla rete più il colore è chiaro,trovo così i versanti più
lunghi, tipicamente questi sono versanti in una zona di pianura, non siamo più in una fase
montana. Nelle zone più scure l’energia dei deflussi superficiali interagisce maggiormente
col suolo tendendo a eroderlo poiché essa tanto è maggiore tanto il flusso esercita una forza
uguale e contraria sul fondo (τ 0=γ R J ): crescendo la pendenza i f aumenta J, aumenta τ 0
e,se il terreno è fatto di sabbia e ghiaia, l’erosione è favorita.
Se la pendenza è bassa (zona valliva), τ 0 è più modesto.

SISTEMA BACINO IDROGRAFICO:


Siamo nel Magra,da qualsiasi punto seguendo la massima pendenza arrivo alla foce
partendo da una distanza che si vede dal disegno (a), il è percorso espresso in termini di
distanza, da (b) invece si vede che la goccia segue un certo versante fino all’elemento
canale più vicino fino ad arrivare alla foce. Ma sul versante c’è un moto a basse profondità
con una superficie che presenta macroscabrezze: l’acqua sul versante va a una velocità
molto più bassa di quella dei canali (dal momento che sono fatti apposta per il deflusso) con
un ordine di grandezza di differenza. Se metto insieme la distanza (a) e il (b) ottengo (c)
,ovvero un tempo di percorrenza che tiene conto della distanza e della velocità. Come se
gente che abita più vicino all’autostrada ma più lontano da Milano arrivasse prima di noi che
siamo più vicini ma più lontani dall’autostrada.
Conosciamo l’afflusso efficace in ogni pixel della figura, ma va trasformato in un’onda di
piena in una certa sezione ove tuttavia convergono particelle d’acqua con età diversa e
diversi tempi di percorrenza per arrivare lì. Quindi da tanti afflussi efficaci dobbiamo passare
a capire onda di piena in quella sezione con particelle di età diverse.

I bacini idrografici sono delle unità fisiche che sono indipendenti dalle divisioni regionali,
quindi ad esempio in Liguria una parte del nostro bacino appartiene al distretto padano, la
regione per quel tipo di bacini per eventuali interventi dovrà confrontarsi con le altre regioni
interessate all’interno del bacino. Quando a scala europea si sono definiti fiumi e torrenti
l’italia, in teoria, non ne aveva,era sconveniente. Perciò si è cambiato parametro di
classificazione: l’Italia aveva così 2 fiumi (Po’ e Tevere), anche se macroscopicamente
rispetto agli altri bacini europei fanno schifo.
Un sistema di bacino più piccolo reagisce più rapidamente alle piogge,se più grosso è
difficile che piova su tutto il corso d’acqua,sull’intera area del bacino,invece più è ristretto più
è facile che piova dapperttutto. Il comportamento dei piccoli bacini è più nervoso e
improvviso ed è ovviamente più assimilabile a quello di un torrente.
FORMA RETE IDRICA:
La rete si forma per l’interazione acqua-terreno, grazie alla tensione tangenzialeτ 0, a
seconda del terreno avrò una diversa rete idrica:
- radiale: monte,vulcano antico,l’acqua si allontana radialmente
- trellis: zone di diverse erosibilità, acqua si concentra in zone più tenere o
resistenti,quindi la rete non è regolare
- Dendritico: se il controllo geologico è uniforme si ha una forma ad albero,quella che
siamo abituati a vedere

GEOMORFOLOGIA QUANTITATIVA:
Entra in gioco quando la forma della rete idrografica diventa un numero che può essere
utilizzato per vari scopi. Parte da un ordinamento della rete idrografica, l’ordinamento più
antico è quello di Horton (1945), Strahler(1955) semplifica Horton, Shreve e Scheidegger
sono invece simili fra loro.

Principi della geomorfologia quantitativa:


1. Sono di ordine 1 tutti i tratti sorgente,
2. quando due tratti dello stesso ordine si uniscono ne generano uno di ordine
superiore,
3. quando sono di ordine diverso il tratto che generano mantiene l’ordine massimo fra
quelli che lo hanno generato
Se mi fermassi a questi 3 principi avrei il metodo di Strahler. Quello di Horton aggiunge
un’altra regola analizzando da valle verso monte il reticolo,al contrario: l’ordine 4 va da valle
fino a monte seguendo il ramo maggiore.
Il metodo di Strahler è piuttosto oggettivo,quello di Horton si basa su scelte soggettive: che
ramo devo seguire da valle verso monte? i tratti più lunghi? quelli a massima area
contribuente? il risultato perciò può cambiare

Shreve:
Somma sempre il tratto precedente

Scheidegger:
parte da ordine 2 e somma tutto come Shreve

Una volta fatto questo possiamo fare diverse misure:


- quanti sono i rami di ordine i =1,2,3? N i
- che lunghezza media hanno i rami di ordine 1,2,3? Li
- così via col resto
- U = ordine massimo presente nella rete (strahler ha ordine 4 )
Successivamente posso mettere i risultati su una carta che riporta il numero di rami,l’area
dei rami,la lunghezza media su ordinate logaritmiche. Si vede che il numero di rami
diminuisce all’aumentare dell’ordine, la lunghezza e l’area drenata invece aumentano
all’aumentare dell’ordine. Potrei anche definire dei rapporti fra queste misure:
- Rapporto di biforcazione: numero rami di ordine (i-1)/numero rami di ordine i
- Rapporto delle lunghezze: numero rami di un certo ordine / numero rami dell’ordine
precedente
- Rapporto delle aree
- Rapporto delle pendenze
Dal disegno vedo che queste quantità possono essere interpolate da una retta la cui
pendenza ci dà un rapporto del tipo R B , R A , R L per tutto il bacino idrografico. Quindi ho
estratto dalla forma del bacino idrografico 3 numeri che mi danno informazioni sulla forma
del bacino, a questi numeri posso aggiungere una conoscenza dell’altimetria e ottenere il
rapporto delle pendenze R S tuttavia c’è un po’ di polemica su questo perchè R B , R A , R L sono
maggiori di 1 ma R Snon lo è , anche se la sua struttura somiglia a quella di R L e R A , alcuni
autori invertono numeratore e denominatore per avere R S maggiore di 1.
Dati questi numeri posso determinare delle caratteristiche importanti per il mio bacino:

n=¿ ¿

l=2 n−1

Lung h ezzatotale rete


D u=
Area del bacino

Du ci dice molto del clima della zona.


Al variare dell’area posso definire un andamento del percorso principale, la relazione
lunghezza-area è definita da un fattore elevato alle 0.56,più l’area aumenta quindi,più la
forma del bacino? si allunga (si dice avvenga per competizione con i bacini vicini).

GEOMORFOLOGIA QUANTITATIVA: Visione 3-D ed Analisi Ipsometrica


Più vado in alto più la fetta di terreno che taglio è minore → curva ispsometrica in alto a dx
Posso vedere anche l’andamento atteso del mio bacino a seconda delle sue età → immagine in basso a
dx.L'andamento della quota in un bacino viene studiato mediante la curva
ipsometrica.Lapendenza dei versanti di un bacino,espressa in percentuale o come
numero puro, gioca un ruolo fondamentale nella formazione dei deflussi che risultano
più accelerati in presenza di un forte gradiente topografico.Il calcolo della quota media e
della pendenza media richiedono la misura delle superfici tra ciascuna coppia di
curve di livello e della lunghezza delle isoipse stesse.L’operazione è lunga e
complessa ed è stata diffusamente sostituita dall’uso di tecniche digitali di analisi
morfometrica.

GEOMORFOLOGIA QUANTITATIVA:Geometria dei canali che costituiscono la rete


idrografica
Queste considerazioni macroscopiche possono essere adottate per il movimento dell’acqua
all’interno della rete idrografica, e ci portano a fare delle assunzioni:

V =k Qm=velocità
w=a Qb = larghezza dell’alveo
d=c Q f = profondità
Queste grandezze sono tutte proporzionali a Q che a sua volta dipende dall’area e dalla
velocità, per cui:
Q ∝V , w , d
m+b+ f =1
di solito m=0,1 b=0,5 f =0,4

La velocità cambia per un fattore 0.1, la larghezza dell’alveo secondo un fattore 0.5 e la
profondità secondo un fattore 0.4. Quindi quando mi muovo da monte verso valle la portata
aumenta (Q=Q(A),aumenta A, aumenta Q), ci sarà quindi un legame della velocità della
larghezza e della profondità con A. Quindi la larghezza aumenta con la radice quadrata
dell’area,la velocità invece non varia tanto perchè nella zona montana ho pendenze
maggiori (U =k s √ if R2 /3) ma avrò una resistenza maggiore,verso valle avrò un if minore ma
un ks maggiore, le due cose si equilibrano

❖ 14/11/2018

MISURA DELLA PORTATA NEI CORSI D’ACQUA:


Portata = Area sezione del deflusso*Velocità → Q=UA . Facile da valutare se si ha un canale
artificiale a pelo libero o una condotta in pressione circolare.
In generale,all’interno della sezione la velocità non è distribuita in modo costante:essa è
nulla sulle pareti e massima nel cuore dello scorrimento.In un alveo naturale in particolare è
un casino: la sezione non è regolare e la velocità è diversa da punto a punto e diminuisce
man mano che mi avvicino le sponde. Misurare la velocità e la sezione è difficile, ci
servirebbero un misuratore di velocità e altri oggetti per il rilevamento e dovremmo dividere
la sezione in rettangoli e sommare ogni contributo per trovare la portata dell’intera sezione,
se il corso d’acqua è ampio è ancora più complicato. Una cosa più facile è considerare
l’altezza del pelo libero dell’acqua: la misura di Q viene fatta in modo indiretto tramite
misure di livello. Come si fa? Si usa la scala di deflusso (posso capire la portata che passa
tutti i giorni per qualche anno) che ci dà il legame livello-portata caratteristico della sezione.
La scala di deflussi è sperimentale perchè ottenuta andando a misurare Q in diverse
condizioni di deflusso interpolando tanti punti che corrispondono a campagne di misura.
Misurando la sezione(esiste una formula stabile che ce la fa calcolare con l’altezza del pelo
libero) e la velocità (misurata tramite eliche), ottengo Q, ho un punto sul diagramma;
aspetto condizioni di deflusso diverse e ripeto la misura e troverò perciò un altro punto.
Costruire la scala di deflusso è una cosa pesante: per ogni punto servono un paio di
settimane di lavoro per ottenere la curva. In particolare questa curva deve essere affidabile
in condizioni di piena, anche per questo motivo è un procedimento lungo e dispendioso.
Gli strumenti misuratori di velocità sono eliche con numero di giri proporzionali alla velocità,
sono tubi di Piteaux, in alcuni casi più sfigati potrei introdurre un elemento artificiale
(stramazzo triangolare) del quale conosco quota del pelo libero nota (casi molto
sperimentali). Nel passato per valutare il battente idrico si usava molto il galleggiante:
legato a un cavo a sua volta legato ad un registratore che col pennino tracciava l’andamento
sul rullo di carta sul quale veniva registrato il livello dell’acqua, per evitare la collisione con
corpi estranei il galleggiante era posizionato in una vasca di calma laterale che per di più
dissipa un eventuale moto ondoso. Oggigiorno si usa invece una misura di livello tramite un
sensore ad ultrasuoni montato su un attraversamento ad esempio, emette un impulso ad
ultrasuoni che si riflette sulla sup idrica e viene letto dal sensore in base al tempo di andata
e ritorno dell’impulso, da Questa distanza derivo la quota del pelo libero. Questo sensore ha
bisogno anche di una misura di temperatura perchè la velocità di propagazione delle onde è
fortemente influenzata dalla temperatura, spesse volte in prossimità di questo sensore sono
installati un pluviometro e un’ antenna per trasmettere in tempo reale le misure ad un centro
di controllo di una rete più estesa.
Alcune volte potremmo cercare di applicare le eq dell’idraulica per costruire una scala di
deflusso non più sperimentale ma teorica della sezione nel caso in cui non avessi a
disposizione il processo di taratura in una certa sezione: potrei fare un rilievo un po’ a monte
e a valle delle sezione di interesse e derivare una scala di deflusso teorica: richiede meno
impegno ma è anche molto meno affidabile. In generale devo cercare una sezione con
forma stabile nel tempo : per questo questi sensori si trovano in sezioni più o meno artificiali.
Per evitare di dover costruire ripetutamente la scala di deflusso sperimentale della sezione.

Dalla conoscenza della geometria della sezione e dei parametri idraulici è anche possibile
derivare la Scala di Deflusso Teorica della sezione.

Supponiamo di conoscere tutti i dati che ci servono→ CURVA DI DURATA DELLE PORTATE:
Vogliamo capire la destinazione d’uso di un certo corso d’acqua, ci torna utile la curva di
durata dei deflussi. Supponiamo di conoscere una portata per T anni (portata media
giornaliera) , immaginiamo di entrare nella curva di colore nero: ho picchi e minimi.
Immaginiamo di entrarci con una portata x 0e individuo dei momenti in cui la portata del corso
d’acqua supera x 0 (tratti blu), se sommo tutti questi tratti alla portata x 0 corrisponde una sua
durata. Se la registrazione fosse a scala giornaliera per un anno D( x 0) corrisponderebbe al
numero di giorni all’anno per cui la portata nel corso d’acuqa ha superato il valore x 0. Se x 0
molto piccolo D( x 0) aumenta,viceversa se x 0 aumenta D( x 0) diminuisce: potrei non avere
quella portata in nessun giorno. Questa considerazione potrei pensarla in termini di uso
della risorsa: se voglio prelevare dal Po 1mc d’acqua non avrei problemi, dal Bisagno
invece si. Ci interessa quindi quante volte per quale durata il nostro corso d’acqua può
soddisfare questa richiesta. Entriamo nel concetto di Probabilità di superamento del livello:

D( x 0)
Prob.¿]=
T
D( x 0)
Prob.¿]=
T

Se entro con un valore di portata (arancione) leggo la durata di quella portata : nell’arco
dell’anno idrologico medio per 210 gg/anno la portata supera o al più è uguale a tale valore
di portata, per i restanti 155 dovrò cercare un altro corso d’acqua o da un’altra fonte
(sotterranea ad esempio). In modo simile potrei entrare con una durata: trovo il valore di
portata presente per 105 gg/anno.
La curva può essere ottenuta anche in modo diverso ma chissenefrega.

CURVA DI DURATA DELLE PORTATE:


La curva di durata ci dà anche informazioni sul bacino idrografico che stiamo
considerando: deflussi importanti sono presenti per durate rilevanti (=ho molti giorni che
superano una certa durata), oppure se cerco di aumentare la portata prelevata la durata
crolla. Nei grafici a sx la curva si avvicina a quella di un fiume (deflussi stabili): il contributo
delle falde sotteranee è importante, rilasciano acqua nei periodi di non pioggia. A dx
(deflussi variabili) invece il contributo delle falde sottarenee è trascurabile, il contributo che
la pioggia dà al deflusso è molto veloce, non viene assorbita da falde che la rilasciano, viene
trasformata in deflusso superficiale in modo abbastanza rapido.

CURVA DI DURATA DELLE PORTATE:stima della disponibilità della risorsa idrica


Il volume prelevato è dato dall’area sottesa dal grafico fino a Q 0, ma non è il volume che
vorrei,manca la parte compresa fra il grafico e suo valore massimo
[DISEGNO]
si possono calcolare alcuni valori come V , V 0 , V D . Io vorrei avere un Q 0 che opera a piena
0

capacità per tutti i giorni dell’anno (Q 0 ∙365 )(però di fatto è una stronzata), se invece
operasse a piena portata durante il tempo D0, nei (365 - D0) giorni che avanzano il mio
fiume è a secco e non ci piace, bisogna garantire un deflusso minimo vitale.

Uso a scopi idroelettrici (ad acqua affluente):


Usa la portata disponibile per produrre energia quando c’è, non ha la possibilità di
accumulare energia. La menata è che la macchina idraulica lavora al suo valore prestabilito
di portata, parlare di portata significa parlare di potenza. Nella formula H può essere
considerata costante, quindi parlare di portata e di potenza è la stessa cosa perchè le
formule sono uguali, la potenza per il tempo mi dà l’energia. Dai grafici si evince che se io
metto un impianto molto piccolo produce pochissima potenza per quasi tutti i gg dell’anno,
un impianto enorme produce molta energia ma in pochissimi gg all’anno, un impianto
mediano massimizza l’energia prodotta e di conseguenza di benefici economici derivanti
dalla vendita dell’energia prodotta ma tutto questo dipende dal paese in cui mi trovo: in paesi
elettrificati massimizzo l’energia prodotta e di conseguenza le entrate a seguito di un’attenta
valutazione di costi (proporzionali alla potenza) e di benefici (proporzionali all’energia
prodotta). Non basta massimizzare l’area, bisogna vedere quella che massimizza il rapporto
costi/benefici.

COEFFICIENTi DI UTILIZZAZIONE:
Ci dicono la potenzialità del corso d’acqua e come lo sto utilizzando: un impianto piccolo ha
un C f basso perchè uso poco corso d’acqua il coeff C d invece è alto perchè è costante
tutto l’anno.

❖ 19/11/2018

RISPOSTA IDROLOGICA:
Seguendo la linea blu ho un deflusso piuttosto veloce dell’ordine di 10/20 cm/s sul versante
e sull’alveo 1-2 m/s. Se invece la precipitazione si infiltrasse avremmo una velocità
dell’ordine dei mm/sec e ho diversi passaggi e trasformazioni che alimentano il deflusso in
alveo in assenza di precipitazioni. Noi ci concentreremo sulla parte in blu perchè la sua
risposta è molto rapida è molto consistente per la formazione dell’onda di piena: un
contributo molto forte e pericoloso in tempi molto brevi. In alto a dx abbiamo uno
ietogramma e una curva di infiltrazione,quello che sta sotto la curva viene assorbito e quello
che sta sopra è la pioggia efficace. In basso a dx si ha il deflusso di base (memoria delle
piogge precedenti) su cui si sovrappone uno scorrimento superficiale a cui a sua volta si
sovrappone il deflusso ipodermico(in vicinanza della superficie del terreno, ma modesto
per cui viene trascurato).

Nella slide successiva abbiamo una semplificazione di un bacino, leggiamo i vari grafici:
- abbiamo registrato la pioggia in una stazione 1
- possiamo passare ad una media sul bacino idrografico (bacino di Thiessen)
- posso ottenere un andamento della precipitazione e valutare una parte che si
trasforma in scorrimento superficiale (pioggia efficace) e una che si infiltra
- posso vedere un andamento della portata nel tempo: diminuisce nel tempo e poi
inizio a sentire gli effetti della precipitazione. Qua però abbiamo due elementi
(deflusso di base, cioè sotterraneo e scorrimento superficiale).
- se tolgo il deflusso di base posso trovare un deflusso diretto: è la parte che trovo in
uscita da una certa sezione dovuta ad una pioggia efficace, quello che scorre senza
infiltrarsi. Il volume della pioggia efficace deve essere uguale a quello del deflusso
diretto

La separazione del deflusso di base può essere fatto con 3 metodi, in ogni caso devo avere
un idrometro, che ci fa costruire una scala di deflusso così da avere una registrazione di
portata nel tempo. Iniziando da 0 non sento effetto della pioggia,la portata diminuisce nel
tempo (esaurimento del deflusso di base precedente),sente il contributo della
pioggia,aumenta e poi diminuisce: onda di piena.

Metodo A:
Traccio una retta che unisce il punto dove la Q cresce con un pto di deflusso diretto
identificato in un grafico logaritmico della portata nel tempo col cambio di pendenza della
curva. Di solito mettere la scala logaritimica fa si che una curva di esaurimento diventa una
retta,posso trovare il punto in cui la curva diventa una retta e trovo il punto di fine del
deflusso diretto

Metodo B:
Proseguo il deflusso di base fino al max della portata,poi lo si fa crescere fino a che incontra
la portata nel tempo in un punto ad N giorni o N ore a seconda del bacino che sto studiano.

Metodo C:
Come col metodo B arrivo fino al picco,poi faccio crescere fino all’inflessione [cambio di
concavità] della curva e unisco quel punto con un altro che prosegue la curva di
esaurimento.

In ogni caso il risultato deve dare un volume del deflusso diretto uguale al volume della
pioggia efficace

RISPOSTA IDROLOGICA A SCALA DI VERSANTE:


Vogliamo costruire dei modelli teorici della risposta. A noi interessa poco questa parte, però
è comunque importante. L’equazione del moto potrebbe essere del tipo in cui q è una
portata per unità di larghezza del versante, la portata in qualsiasi punto del versante è data
da un coeff a etc. e dipende dal moto che si realizza sul versante. Sul versante si sviluppa
un deflusso con un’onda cinematica: la parte più a monte avrà profondità 0 sullo spartiacque
(quasi un moto laminare) verso valle il ruscellamento è più corposo e può (ha?) avere un
moto assolutamente turbolento. Per mettere insieme queste due cose ipotizzo b=2 per
essere in una via di mezzo. Oltre a queste considerazioni serve un’equazione di
continuità: questa pioggia contribuisce a un aumento di profondità costituita da una fase
transitoria che genera uno scorrimento superficiale. Quello che piove in parte fa aumentare y
e in parte fa aumentare la portata di deflusso verso l’alveo.

X*

Y=cs
t

px_
1
PL1 X

[manca pezzo su risp versante ad un pioggia netta...]


Se guardo il profilo del disegno sopra devo avere come riferimento non il tempo di
concentrazione t c ma una coordinata x*, più passa il tempo più x* aumenta e una parte di
monte rispetto a questa coordinata che sa già che succede mentre una parte di valle non sa
ancora quello che succederà.

RISPOSTA DEL VERSANTE AD UNA PIOGGIA NETTA DI INTENSITA’ COSTANTE p E


DURATA FINITA:
Smette di piovere quando il segnale è già arrivato in fondo e l’onda cinematica è già
completamente sviluppata possono succedere due cose
Quando smette di piovere guardiamo il grafico a destra se la durata della pioggia è inferiore
al tempo di concentrazione [tempo che intercorre fra l’inizio della pioggia e il colmo della
piena] guardiamo a sinistra: inizia a piovere, la portata uscente cresce,raggiunge un
massimo,smette di piovere, si mantiene costante,transitano i valori uguali e poi diminuisce.
Questo di sx è più grande di quello di dx perchè p non è la stessa nei due casi in quanto ho
deciso di mettere un p che sta sulla linea segnalatrice: pioggia di durata piccola corrisponde
ad un’intensità elevata e viceversa la più pericolosa dipende dal bacino idrografico. Quando
la durata della pioggia è uguale al t c del bacino idrografico ho usato al massimo la
combinazione i-d, si può dimostrare ma non lo facciamo
[DISEGNO]
i

P
_s
a T

P_
d b

d
t_
c
RISPOSTA IDROLOGICA A SCALA DI BACINO:
Passare al bacino è come se mettessi insieme i diversi modelli per ogni versante del bacino
idrografico, inoltre per ogni alveo dovrei costruire delle equazioni del moto che ricavo
conoscendo punto per punto le caratteristiche della rete. Partendo dal piccolo vado verso il
grande (modelli di dettaglio), è una cosa molto difficile e quindi queste applicazione sono
usate per tratti limitati o per la propagazione di un’onda di piena per un singolo percorso. In
alternativa ci viene in aiuto il modello globale: non vado a guardare da che versanti è
composto un bacino ma analizzo l’insieme senza guardare il singolo elemento ma come uno
unico che trasforma la pioggia di base in deflusso (modelli globali) [provvedono a
trasformare l’afflusso efficace distribuito sull’area drenata nel deflusso concentrato
attraverso la sezione di chiusura]

MODELLI GLOBALI DI TIPO LINEARE:


Stiamo cercando di relazionare la pioggia efficace (ietogramma) con l’idrogramma (deflusso
diretto) attraverso un sistema lineare che trasforma l’ingresso di pioggia efficace nel bacino
in un deflusso diretto.
N.B: h(t) rappresenta la trasformazione della pioggia efficace in deflusso diretto
La risposta è istantanea e di volume unitario. Come se prendessi un secchio unitario di
volume 1 lo verso sul bacino istantaneamente e guardo quelle che esce. A questa funzione
associo delle ipotesi:
- h(t) è la risposta ad una sollecitazione istantanea unitaria
- durata della risposta indipendente dall’intensità della sollecitazione: se aumento la
sollecitazione la durata della risposta non cambia
- l’intensità della risposta è proporzionale all’intensità della sollecitazione:
proporzionalità fra causa (pioggia) ed effetto (portata).
- la risposta ad una sollecitazione composta (più cause separate) é data dalla somma
delle risposte alle singole sollecitazioni: sovrapposizione degli effetti.
In termini matematici queste cose diventano l’integrale di convoluzione: la portata che
osservo al tempo t è data dalla somma della risposta al tempo t di tutte le pioggie che ho
osservato nel passato, la somma degli effetti di tutti gli impulsi di pioggia che ho avuto nel
passato.
Dalle figure capiamo meglio il discorso:
prendo un elementino di spessore dτ con origine al tempo τ , darà una sollecitazione che
varrà p(τ)dτ (è un contributo infinitesimo di pioggia che fa nascere un impulso al tempo τ ).
La risposta inizia all’istante τ e ha un impulso infinitesimo che si protrae fino ad un certo
tempo t, però il nostro riferimento di inizio tempo è τ , perciò la funzione cambia e diventa
p(τ)h(t−τ) , che è l’effetto al tempo t della pioggia caduta al tempo τ .

ho un contributo per ogni fettina e li sommo lungo la verticale, al tempo t vedo il contributo
della pioggia che è caduta al tempo τ , τ + dτ , τ + 2dτ ...Se sommo lungo la verticale ognuno
nella sua corretta posizione temporale li sommo tutti e lo faccio con l’integrale. Quindi il
principio di sovrapposizione degli effetti me le fa sommare tutte: sommo tutte le
precipitazioni [impulsive?] che dal tempo 0 al tempo t ci sono state sul mio bacino
idrografico, ogni pioggia ovviamente avrà un peso.

Una pioggia infinita può essere vista come la somma di tanti impulsi Δt , ognuno di questi
genera una risposta. Se somma ogni risposta sommo i diversi impulsi e ottengo la risposta
del bacino idrografico con intensità fissata e tempo infinito, questa prende il il nome di
curva a cigno. Allo stesso modo se conoscessi la risposta del bacino a intensità fissata e
durata infinita, posso traslare la curva ad S, fare la differenza fra le due curve (secondo e
terzo grafico)così da ottenere la risposta del bacino ad un evento di durata Δt e di una certa
intensità. Se deve essere di volume unitario, la risposta – detta UH – deve essere
opportunamente modulata dividendola per Δt.

RISPOSTA DI UN AFFLUSSO COSTANTE DI DURATA INFINITA:


Data una h(t) unitaria, se ho durata infinita e intensità p costante la risposta la posso
conoscere e vale l’integrale di prima, ma posso portare fuori p essendo costante, quindi
❑ ❑
diventa p∫ ❑ h(t−τ )dτ= p∫ ❑ h(τ ) dτ . La portata uscente cresce nel tempo assume un
❑ ❑
valore massimo e poi non cambia più,l’integrale quindi vale 1 e perciò per tempi estesi esso
vale p

RISPOSTA A DURATA FINITA:


Vale circa lo stesso ragionamento di prima ma non raggiungerò mai una funzione di
ingresso uguale a uscita perchè la funzione non tende più a zero in quanto il tempo non è
più infinito, torna a 0 solo quando smette di piovere.

Studiamo ora la funzione h(t) in modo più preciso:

MODELLI DI RISPOSTA:IUH TRIANGOLARE


Triangolo con area unitaria perché l’impulso è unitario per natura, è caratterizzata da un
tempo di base, un’intensità della risposta massima (intensità di picco), un certo tempo a cui
si manifesta il picco (t p).
Se conosco la risposta di picco conosco quindi il tempo di base t B, il t L è la posizione del
baricentro rispetto all’origine. L’equazione di h(t) è data dalle rette che compongono il
triangolo. Integrando queste equazioni avrò S(t) (risposta a durata fissata e intensità
infinita)

MODELLI DELLA RISPOSTA: IUH triangolare, risposta ad un afflusso costante di


durata finita
Se prendo una precipitazione di durata variabile,essa sarà anche di intensità variabile:
a. pioggia di durata inferiore di tempo al picco ma forte
b. pioggia compresa fra picco e tempo di base
c. pioggia maggiore del tempo di base.
Ognuna di queste 3 possibili precipitazioni ha una sua risposta. Conosco i , la funzione h e
so che la portata è data dall’integrale fra 0 e t di i(τ ) h(t−τ )dτ , potrebbe interessarmi
esclusivamente il massimo della portata in uscita dalla sezione. Questo valore massimo
dipende dalla durata della portata della pioggia
[DISEGNO]:
Guardo il picco per ogni risposta e trovo q a, q b, q c, e guardo come cambia al variare della
pioggia la portata di picco e cerco il massimo nei diversi casi.

Posso derivare anche gli IUH da una conoscenza del bacino idrografico: posso legarli al
modo che l’acqua ha di muoversi sulla superficie del mio bacino
METODO DELLA CORRIVAZIONE:
Introducendo una velocità di propagazione (traslazione) dell’acqua all’interno del bacino
posso costruire una curva aree drenate e tempo e posso vedere che al crescere del tempo
cresce l’area contribuente [considera prevalente lo scorrimento superficiale delle acque]. Al
trascorrere del tempo arriva l’acqua di elementi progressivamente più lontani dalla sezione
in esame, questo processo viene descritto da una curva tempo-area contribuente, è un
metodo che tiene conto del movimento dell’acqua sul bacino. Il Tempo di corrivazione del
bacino, Tc, rappresenta il Tempo di base dell'IUH ed è il tempo a cui tutto il bacino
idrografico è drenato dalla sezione di interesse.

METODO DELLA CORRIVAZIONE:Tempo di corrivazione


Il tempo di corrivazione corrisponde al tempo che una goccia impiega ad arrivare alla
sezione di foce partendo dal punto più lontano di essa . Può essere stimato a partire da
formulazioni proposte da diversi enti tramite formule empiriche: 0,25 = 15 minuti è la
risposta del versante e se moltiplichiamo per 0,27√ A otteniamo la risposta dell’intera rete.
[DISEGNO COSTRUZIONE IUH TRIANGOLARE GROSSOLANO]
Oltre alle formule empiriche potremmo tenere conto del percorso più veloce nei canali e più
lento nei versanti, quindi elementi anche vicini alla sezione di chiusura potrebbero avere
tempi di risposta lenti e dare modelli più complessi. In ogni caso posso evidenziare una
similitudine e confondere i grafici delle curve aree-tempi (che costruisco a partire dalla
mappa del bacino idrografico) e gli IUH, allora posso passare dalla curva ad “S” agli IUH
tramite una semplice derivazione e quindi h(t) diventa la derivata della curva dei tempi, ma
h(t) va da 0 a 1 avendo area unitaria e perciò pesiamo il tutto dividendo per l’area del bacino
(1/S). [Nel caso di afflusso costante di durata la curva aree- tempi equivale all’idrogramma
ad S].
Se conoscessi la curva aree - tempi potrei discretizzarla con passo fissato Δt che mi darà un
passo di contributo ΔS , se prendo le misure sulla curva aree tempi e se descrivo la curva a-t
con lo stesso Δt delle piogge posso usare direttamente questa rappresentazione per
costruire la risposta ad un evento anche abbastanza complesso: ho scansionato la curva a -
t con lo stesso Δt della pioggia e allora posso avere la risposta del bacino al primo Δt che
sarà uguale a :
[DISEGNO]
Ogni impulso ha una risposta sfalsata con la sua forma se sommo in verticale la risposta al
primo,secondo,terzo impulso posso trovare in un unico grafico la risposta totale per ogni
impulso.

❖ 21/11/2018


Un’ipotesi è che t_b = t_c, ci sono molte formule per stimare t_c ma non lo conosciamo
precisamente. Il metodo della corrivazione invece si basa sull’ipotesi che il fenomeno più
importante sia la corrivazione dell’acqua sul terreno. Posso dividere il bacino in aree
elementari e ottenere una curva aree - tempi, per costruire la singola curva posso
considerare che l’acqua abbia un’unica velocità o due diverse a seconda che si trovi sul
canale o sul versante. Torno al grafico h(t)-t e posso farne l’integrale e trovare la curva che
abbiamo definito ad “S”, l’area sottesa è 1 e vedo che i due grafici si somigliano, quindi:

1 ds(t)
h(t)=
S dt

Quindi dato un bacino idrografico,tramite un GIS posso quadrettrare il bacino, trovare la


curva aree tempi e la funzione h(t). S posso misurarlo, mi rimane da calcolare la velocità
dell’acqua che rimane come unico parametro. Se invece ho cercato di dividere versanti-
canali ho più parametri che ovviamente sono sconosciuti. Quindi per ora abbiamo visto il
modello triangolare e di corrivazione

MODELLI DELLA RISPOSTA:Metodo dell’invaso


il bacino invasa la pioggia e poi la restituisce in modo progressivo, il bacino somiglia ad una
vasca da bagno,un serbatoio in cui piove e si accumula l’acqua:
- si potrebbe togliere il tappo alla base e calcolare la velocità torricelliana dell’acqua
che esce, in sostanza la parte uscente è proporzionale alla radice quadrata
dell’altezza del pelo libero a monte del foro (del volume invasato)
- se lascio il tappo,l’acqua esce a stramazzo e con una regola dello stramazzo
sappiamo che h è l’altezza sullo stramazzo che però è moltiplicata per un’aria
variabile, dipendenza a 3/2
Assumo una linearità fra portata uscente e volume invasato quindi otteniamo:

1
q (t)=( )W (t )
k

Un serbatoio lineare non esiste in realtà! Questa ipotesi messa insieme all’equazione di
continuità(quello che entra - quello che esce = variazione del contenuto) ci permette di
ottenere che:

dq (t)
p(t)−q( t)=k .
dt

Questa equazione esprime il legame pioggia p(t) e portata uscente q(t), se consideriamo
intensità costante e che a t 0la portata uscente sia 0, ottengo:

q (t)= p(1−e−t / k )+Q 0 e−t / k

Q 0 e = esaurimento nel tempo del deflusso di base


p(1−e−t /k ) = risposta in termini di portata alla pioggia di intensità p costante.
Posso ricavare dall’espressione la funzione h(t) nel caso di afflusso costante p di durata
infinita Q 0:

1 dq(t ) 1 −t / k
h(t)= = e
p dt k
Ho ottenuto una funzione esponenziale decrescente nel tempo a partire da un valore (0;1/k)
che è il massimo della mia funzione, dal grafico si nota il decremento della risposta. A
sinistra si hanno i grafici con durata di pioggia infinita, se invece la durata è finita, si arriva
fino al pto t=θ dove tutto prosegue come prima(come nel caso di pioggia infinita), dopo però
smette di piovere e inizia una parte di discesa con un’altra equazione, l’ultimo punto della
parte di salita è la nostra portata di picco q (θ)=q maxdel singolo punto di picco. Possiamo
passare da un singolo serbatoio ad una cascata di serbatoi uguali in serie(Modello di
Nash) in cui la pioggia insiste solo sul primo. Per questo caso h(t) cambia, questo modello
quindi ha due parametri:
- k = costante di invaso
- n = numero di serbatoi, non necessariamente intero
Se N è intero la funzione gamma assume una configurazione fattoriale.

TARATURA DELLA RISPOSTA IDROLOGICA:


Dobbiamo stimare i nostri parametri che fanno variare la nostra funzione h, quindi data la
previsione modellistica cambiando i parametri cambia il modello. Se avessi a disposizione
una misura di pioggia e di portata ad esempio potrei modellare l’evento e confrontarlo con la
realtà e cambio il valore di h finché le due curve non si somigliano. Posso farlo col metodo
dei minimi quadrati : minimizza la distanza fra osservato e modellato elevato al quadrato e
assume come valido il set di parametri che minimizza questa distanza.
Altri metodi si basano sulla posizione dei baricentri (metodo dei momenti): dati i grafici p - t
e q - t, calcolo media e varianza di questi grafici, cerco quel particolare valore che rende
questi due coppie di valori uguali per entrambi i modelli.
Un altro metodo è basarsi sulla geomorfologia quantitativa: Ra, Rb , R L esprimevano il
modo del bacino di connettere i suoi diversi elementi, le due equazioni presenti legano Ra,
Rb , R L alle N e k del modello di Nash. Nelle equazioni, v (portata onda di piena) non la so
calcolare, ma comunque rispetto al modello di Nash ho un solo parametro da determinare
(v) non 2 (N,k). Per di più k sarebbe difficile da determinare perché deriva da un serbatoio
lineare che non esiste, invece una portata dell’onda di piena più o meno ha un senso fisico
anche se difficilmente misurabile: sono passato da due valori N e k fisicamente non
confrontabili in realtà ad avere comunque un valore per il quale abbiamo una certa
sensibilità, cioè v.
In un modello lineare a doppia sollecitazione corrisponde doppia risposta, se non lineare la
funzione di risposta h non dipende solo dal tempo ma anche dall’intensità della
sollecitazione: ad una sollecitazione doppia la risposta è più che doppia.

Modello geomorfoclimatico:
Parte dalla forma del territorio,anche questo si basa su delle misure ricavate dalla rete,
costruisce un IUH triangolare le cui caratteristche principali sono legate non solo a misure
eseguite sulla rete ma anche all’intensità media della precipitazione

❖ 28/11/2018

Modelli concentrati → forniscono una previsione in una sezione particolare, sono modelli
semplici che si prestano male per bacini idrografici ampi (infatti nell’esercitazione il bacino è
piccolo).
Se il bacino è grande non posso ignorare la distribuzione della precipitazione nel tempo e il
fatto che vi siano zone più o meno impermeabili, usiamo perciò i modelli distribuiti.Essi
sono applicati ai singoli elementi del bacino appartenenti generalmente a una maglia
quadrata, per ogni elemento sono scritte le equazioni che rappresentano i diversi processi
da noi considerati: viene esaminato ogni quadretto che è dell’ordine dei 100mq oppure più
grande. Questi modelli sono usati solo su calcolatori, perchè la maglia è molto fitta, tramite
degli applicativi. Tali modelli sono complessi e possono considerare anche l’afflusso
sotterraneo. Ogni modello di tipo distribuito si focalizza su un aspetto in particolare (evento
di piena singolo,andamento corso d’acqua nel continuo…) perciò in relazione a quello che
dobbiamo fare acquistiamo il modello più appropriato. Potrei ad esempio mettere un numero
CN per ogni cella, tuttavia a volte tanto più il modello è complesso più magari servono dati in
particolare che noi potremmo non avere, bisogna stare attenti. Le celle interagiscono fra di
loro, scambiandosi flussi lungo le diverse direzioni.

MODELLI DISTRIBUITI: introduzione al modello DRiFt


Il modello è finalizzato all’emissione di un’allerta che possa giungere in tempo alla
popolazione (tempo al picco,portata al picco) di modo tale da non mettere nessuno a rischio
e mettere tutto in sicurezza in tempo. Un messaggio di allerta non può arrivare se misuriamo
la portata perchè non avremmo tempo di mettere in sicurezza, servono precursori:
- misurare la pioggia? avrei il tempo di corrivazione ma comunque non è un largo
anticipo (ad esempio 3 ore), anzi potrebbe avere un effetto negativo causando
ingorghi etc. Devo dirlo 1 giorno prima almeno in modo tale salvare il salvabile in
tempo senza casino
- le previsioni quantitative della metereologia ci dicono le cose con un giorno di
anticipo, ma più indietro vado nel tempo nelle previsioni (prevedere oggi la pioggia di
domani) più ho un’alta incertezza della previsione.
Tale incertezza è dovuta al fatto che i modelli metereologici sono a scala globale, tale
modello parte da queste previsioni fatte da altri modelli e cerca di riprodurre una portata di
piena.

DRiFt: obiettivo
Riprodurre le principali caratteristiche di una piena (i.e., portata al picco e tempo al picco) in
piccoli bacini (i.e., area contribuente massima nell'ordine di 1000 km2) sulla base
dell'informazione comunemente disponibile.

DRiFt:Struttura
Un punto quotato ogni 100, 200 metri. Ho una maglia regolare e per intersezione della
maglia ho una valore di quota z e uno di CN che mi dice cosa accade attorno a quel punto.
Per ogni punto sulla base della conoscenza delle quote posso definire il percorso
dell’acqua. Per ogni punto sulla base di CN posso avere un’idea dello scorrimento
superficiale prodotto dalla singola cella, se c’è scorrimento esso viene spostato nel tempo
direttamente alla sezione di nostro interesse del bacino. DRiFt è un modello distribuito: usa
informazioni distribuite e parametri concentrati per produrre l'idrogramma di risposta in una
data sezione. DRiFt è basato su un approccio tipo TVUH: ad ogni passo d'integrazione
temporale solo le celle che producono scorrimento superficiale contribuiscono alla portata
nella sezione di chiusura.Il contributo è ritardato temporalmente in modo da tenere in
conto i percorsi compiuti sui versanti e nei canali.
DRiFt:Descrizione del drenaggio
Se mi basassi sul modello digitale avrei una rete che per ogni quadretto ha un elemento, ma
a noi interessa avere una rete di drenaggio. Per fare ciò devo togliere un po’ di elementi tipo
versanti e canali. Nel modello è introdotto un concetto soglia per l'identificazione dei versanti
e dei canali. Questo costringe i versanti ad assumere la lunghezza richiesta dal deflusso
superficiale per dare inizio ai processi erosivi e, conseguentemente, per formare e
mantenere un canale. Il confine fra i versanti ed i canali che li drenano è quindi definito.

DRiFt:Parametri
Questi parametri ci aiutano a eliminare questi elementi e mi aiutano a passare da una forma
della rispota come la doto a sx verso una a dx
- k,AS^K, canellano versanti e mi fanno rimanere solo la rete
- v_h,V_c, (hillslope,canal) velocità dell’acqua sui versanti e corsi d’acuqa
[mana ancora pezzo zio da da dad a d]

Prendo K=1.7 perchè influenza AS^k, se esso è equivalente è a 1*10^5 rispecchia bene il
mio corso d’acqua. Ma quanti sono i canali e versanti se AS^K piccolo son tutti canali e
vicersa se grande son tutti versanti, ma da un certo punto in poi la rete è stabile e non riesco
a togliere facilemnte l’influenza di canali e versanti e quindi andrò su quel valore di AS^k,
tale ascelta di AS^k genera un’immagine vicina alla realtà.
Tramite eventi del passato posso tarare i parametri cinematici, cambio i valori delle velocità
fino a che non azzecco i valorei di portata massima e tempo al picco che è quello che mi
intereressa, una taratura mirata. Prendo un po’ di eventi di passato, ripeto la simulazione
fino a che non ottengo i risultati desiderati. Bacini diversi delaìla regione Liguria hanno stessi
parametri per le simulazioni, sono valori che vanno bene su diversi bacini idrografici e ciò
non era garantito. Si potrebbe dire che quesri bacini appartengono allo stesso bacino
indrologico. Gli idrigrammi ottenuti hanno un picco ben riprodotto ma non av bene che c’è
un piccolo picco prima che nonè ben riprodotto , quindi l’evento piccolo non lo becco bene,
inoltre le code non sono ben riprodotte, questo perchè il modello del SCS sottrae acqua alla
precipitazione e non la restituisce più al corso d’acqua, mentre può essere reistituita!Però lo
scoopo è raggiunto perchè a me interessavano i picchi.

Sulla base dei valori di taratura simulo degli eventi passati che non sono stati usati per l
taratura per verficare la bontà del modello. Ottengo un buon risultato, la distanza fra
osservato e simulato è abbastanza buona, tanto che se prendo un singolo evento la prtata
massima è prevista molto ben, non il tempo al picco : bacino grande, pluviometri non
sufficeinti potrebbero essere moolte cose.

(slide prima della dennsità drenaggio)


una velocità: immagine sx
due velocità: immagine dx

Se mi muovo lungo asta principale del corso d’acqua, per come è costruito il filtro nella zona
montana ci sono tanti corsi d’acqua a valle poche. Questo si risente anche sulla risporta:
- iuh montano dura mneo ma con risposta impulsiva maggiore
- iuh vallivo dura di più ma la risposta impulsiva è minore
Il comportamento di un corso d’acqua montano è impulisvo quindi mentre il fiume più
regolare con bassi picchi

METODO DI ANALISI DELLE PORTAATE DI PIENA

Fin ora abbiamo usato gumbel per costruire lssp, possiamo fare una cosa simile se abbiamo
a disposizioni delle osservazioni di portata che sono però più difficili da ottenere a meno che
non abbiamo a disposizione un idrometro. Così come negli eventi di pioggia abbiamo
selezionato i massimi annui così per le portate potrei avere una serie torica dei massimimì
annua della portata transitante nel corso d’acqua.Vorrei fare un modello statistico sull absa
dei queste osservazioni: posso adottare un modello di Gumbel che possa descrivere queste
osservazioni. Per tale modello la media delle osservazioni ha un valore definito, c’è un
legame fra parametri-media, parametri-dvz. Se ho dei dati faccio la mdeia delle mie
osservazioni e ricavarmi la dvz delle osservazioni che ho a disposizione, se conosco
sigma_y consoco alfa,noto alfa e noto ny posso ricavare u, se conosco questi 3 conosco
gumbel e posso usare sto modello per fare una previsione futura e valuta un valore di
portata per un certo valore della cumulata: tempo di ritorno di un evento reale

[............................................]

Metodi di regionalizzazione
Abbiano una curva valida per la regione,sulla destra abbiamo la probabilità quindi posso
sapre il tempo di ritorno come 1/p, ma se non ho la media della serie storica come faccio a
dimensionalizzarla se sulle ascisse è adimensionalizzata? se ho la serie storica moltiplico il
valore a-dimensionale per la media e ho una stima molto affidabile. Il problema se non ho la
media è molto aperto e tutt’ora dibatutto.

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