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Teoria di Maxwell

Onde
Elettromagnetiche
La sintesi dell’elettromagnetismo
Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento i fenomeni elettrici e
magnetici erano stati oggetto di un intenso lavoro di investigazione sperimentale e
di analisi teorica da parte di molti fisici. Faraday, in particolare aveva avviato
l’unificazione dell’elettricità e del magnetismo, mostrando come il campo elettrico
ed il campo magnetico fossero intimamente legati, dal momento che il primo può
essere generato da una variazione del secondo ( fenomeno dell’induzione
elettromagnetica). Ciò che mancava era una sistemazione teorica generale. Chi
completò il quadro dell’elettromagnetismo, fornendo allo stesso tempo una teoria
semplice e coerente di tutti i processi elettromagnetici, fu il fisico scozzese James
Clerk Maxwell (1831-1879). Maxwell espose i suoi risultati in una serie di lavori
pubblicati tra il 1865 e il 1868 e qualche anno dopo in un libro ‘Trattato
sull’elettricità e magnetismo’ che è uno dei capolavori della letteratura scientifica di
tutti i tempi. La sua Teoria si articola in una serie di quattro equazioni per il campo
elettrico e per il campo magnetico, alcune delle quali sono estensioni delle leggi
introdotte empiricamente nei capitoli precedenti. Per capire meglio il significato e la
portata di queste equazioni conviene riprendere le leggi fondamentali dell’elettricità
e del magnetismo che abbiamo già incontrato, per metterle a fuoco e generalizzarle
utilizzando i concetti di flusso e di circuitazione di un vettore.
E’ bene ricordare che…

Nel 1820 Hans Christian Oersted aveva


scoperto, abbastanza accidentalmente, che
un campo elettrico variabile generava un
campo magnetico indotto.

Subito dopo Ampère osservò che


due fili rettilinei percorsi da
corrente erano soggetti ad una
forza attrattiva o repulsiva
dipendentemente dal verso della
corrente che li attraversava.

Anche Faraday analizzò l’interazione del


campo magnetico sulle correnti. Posto un
filo percorso da corrente all’interno di un
campo magnetico, osservò che il filo era
sottoposto ad una forza perpendicolare sia
alla corrente che al campo.
Allora se…

un campo elettrico variabile genera un campo magnetico


indotto…
…un campo magnetico variabile deve generare un campo
elettrico indotto…?

… fu Michael Faraday, chimico e fisico inglese che, essendo


a conoscenza dei risultati do Oersted, dimostrò che un
campo magnetico variabile genera un campo elettrico
indotto
Esperienze di Faraday

Facendo variare l’intensità della corrente elettrica nel circuito induttore (


primario), nel circuito indotto (secondario) , nel quale non è presente il
generatore di tensione, si genera un campo magnetico variabile e, quindi, una
corrente indotta che fa accendere la lampadina. Allo stesso risultato si
perviene avvicinando o allontanando rapidamente un magnete ad una bobina
presente in un circuito elettrico senza generatore.
Il campo magnetico variabile genera una fem indotta e, quindi, una corrente
indotta la cui intensità è proporzionale alla variazione del campo magnetico che
l’ha generata.
Tutto può essere spiegato in termini di variazione del flusso del campo
magnetico, definito analogamente al flusso del campo elettrico, e cioè come una
misura del numero di linee di campo che attraversano un’area data.

Inoltre il verso della corrente indotta è sempre tale da


opporsi alla variazione del flusso del campo magnetico
che l’ha prodotta. Ed è questa la legge di Lenz.
Linee di campo del campo Elettrico indotto
James C. Maxwell (1831-1879)
Lo sviluppo della scienza contemporanea trova
nell’opera di Maxwell uno snodo di fondamentale
importanza. Questo fisico dalle straordinarie
capacità teoriche , infatti, non solo ebbe un ruolo
di primo piano nello sviluppo della Teoria cinetica dei
gas e nella chiarificazione dei problemi della
Termodinamica , ma soprattutto elaborò la Teoria
del campo elettromagnetico, un sistema teorico di
grande ricchezza che sarà la base dell’ulteriore
evoluzione della Fisica. Nato ad Edimburgo nel 1831
da una famiglia della piccola nobiltà scozzese,
Maxwell si formò inizialmente nell’Università della
sua città natale, per poi trasferirsi a Cambridge
dove conobbe tra gli altri William Thomson, il futuro
Lord Kelvin, al quale rimase legato da un rapporto
umano e intellettuale. Dopo il diploma insegnò
inizialmente nell’Università di Aberdeen, nel 1860
passò al King’s College di Londra e, infine, nel 1871
a Cambridge dove fù anche organizzatore e
direttore di un nuovo laboratorio dedicato a Henry
Cavendish, uno dei primi studiosi di elettricità. Morì
prematuramente a Cambridge nel 1879.
Le proprietà fondamentali dei campi elettrico e magnetico e le loro interazioni
possono essere provvisoriamente riassunte in quattro equazioni fondamentali.
Sottolineiamo provvisoriamente, perché una di queste equazioni, la quarta per la
precisione, è ancora incompleta e la prima parte della nostra trattazione è proprio
dedicata al suo completamento. Sappiamo già che questo geniale contributo lo
dobbiamo a Maxwell al cui nome sono associate le quattro equazioni nella loro forma
completa.
Riprendiamo, come abbiamo detto all’inizio, per metterle a fuoco e generalizzarle, le
Leggi fondamentali dell’elettricità e del magnetismo.
Leggi di Gauss per i campi
Questo è ciò che gia’ sappiamo a proposito
del flusso del campo elettrico…
…una carica

…più cariche
In generale…Flusso di un campo vettoriale
attraverso una superficie chiusa

Consideriamo una qualsiasi superficie chiusa immersa in


un campo vettoriale di modulo V, dividiamo la superficie
in tanti quadratini di area S, ognuno sufficientemente
piccolo da poter essere considerato piano e il campo
uniforme all’interno del quadratino. Ogni elemento di
area può essere rappresentato dal vettore S
perpendicolare alla superficie e uscente da essa, di
modulo l’area S dell’elemento di superficie. Il flusso
attraverso il singolo quadratino è dato da:

(V) = V  S = V S cos

Dove  è l’angolo tra il campo vettoriale e la normale


alla superficie.
Possiamo esprimere il flusso attraverso tutta la superficie sommando tutti i
contributi delle singole aree S :
(V) = ( V  S )
Se poi facciamo tendere a zero l’area dei quadratini, il vettore di area S si
avvicina al limite differenziale dS (la sommatoria diventa un integrale) e la
definizione di flusso si può esprimere con un integrale di superficie.

Flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie


chiusa

Il flusso di un campo vettoriale V attraverso una superficie chiusa S è una


grandezza scalare data dall’integrale di superficie di V su S:

Ricordiamo che il prodotto scalare è proporzionale al numero di linee


di campo che passano attraverso l’area , quindi il flusso del campo attraverso una
superficie chiusa qualunque è proporzionale al numero di linee di campo passanti
attraverso la superficie.
Teorema di Gauss per il campo Elettrico
In base alla definizione generale di flusso che abbiamo appena dato, il flusso del
campo elettrico attraverso una superficie generica è:

(E) =

Usando questa espressione per il flusso, possiamo scrivere il teorema di Gauss per il
campo elettrico nella sua forma generale:
Teorema di Gauss
Il flusso del campo Elettrico attraverso la superficie chiusa qualunque
S è proporzionale alla carica contenuta nella superficie.

In linea di principio questa equazione consente di


determinare il campo elettrico generato da
qualsiasi distribuzione di cariche. Essa esprime
matematicamente che le cariche elettriche sono
sorgenti del campo elettrico, possono essere
positive o negative e possono esistere isolate.
Teorema di Gauss per il campo Magnetico
E’ possibile enunciare la legge di Gauss anche per il campo magnetico, ma, poiché non
esistono monopoli magnetici da cui possono originarsi linee di campo che si
estendono fino all’infinito, il flusso netto del campo magnetico attraverso una
qualunque superficie chiusa è sempre nullo, come illustrato in figura. In altre parole
tutte le linee di campo che escono da una superficie rientrano nella superficie
stessa. L’assenza di cariche magnetiche si traduce quindi nella condizione: (B) = 0
La definizione di flusso del campo magnetico è simile
a quella data per il campo elettrico:

(B) =

Quindi il Teorema di Gauss per il campo magnetico si può


scrivere:
Teorema di Gauss
Il flusso del campo magnetico attraverso una
superficie chiusa S è nullo
Il teorema esprime
matematicamente il fatto che
non esistono minopoli magnetici.
Legge di Faraday-Lenz
Circuitazione di un campo vettoriale lungo
una linea chiusa
Consideriamo un percorso qualsiasi chiuso  e un
campo vettoriale V, dividiamo il percorso in tanti
spostamenti infinitesimi l sufficientemente piccoli
da poter essere considerati rettilinei e il campo
uniforme. Consideriamo ora il prodotto scalare:

V  l = V lcos

Se sommiamo i contributi dei singoli spostamenti e


facciamo tendere a zero il vettore spostamento, la
somma ottenuta diventa un integrale di linea che
rappresenta la circuitazione del vettore:
Circuitazione di un campo vettoriale lungo una linea chiusa
La circuitazione di un campo vettoriale lungo una linea chiusa è la grandezza scalare
data dall’integrale di linea di V su :
Legge di Faraday - Lenz
Possiamo ora calcolare il lavoro compiuto dal campo elettrico per spostare una
carica q lungo un percorso chiuso  sul quale il valore del campo può variare da
punto a punto.
Legge di Ampère
…dopo di che abbiamo le…Equazioni di
Maxwell…provvisorie…
Nome Equazione
1 Legge di Gauss per il flusso del campo elettrico
attraverso una superficie chiusa

2 Legge di Gauss per il flusso del campo magnetico


attraverso una superficie chiusa

3 Legge di Faraday-Lenz sull’induzione elettromagnetica


espressa tramite la circuitazione del campo elettrico
lungo una linea chiusa
4 Legge di Ampère sulla circuitazione del campo
magnetico lungo una linea chiusa

Nella forma enunciata, però, la Legge di Ampère è valida solo per processi statici,
cioè processi in cui non c’è variazione di campi nel tempo. In situazioni dinamiche si
rivela inadeguata, quindi Maxwell doveva generalizzarla.
Quattro equazioni e due asimmetrie
Le prime due equazioni sono semplicemente l’enunciato del Teorema di Gauss per i
due campi, elettrico e magnetico, la terza è la Legge di Faraday-Newmann-Lenz
sull’induzione elettromagnetica e la quarta, relativa alla circuitazione del campo
magnetico lungo una linea chiusa, è la Legge di Ampère. Da notare che abbiamo
espresso la circuitazione dei due campi con il simbolo di integrale di linea per dare
maggiore compattezza formale alle quattro equazioni.
E’ importante notare la struttura fortemente simmetrica delle quattro equazioni:

• Le prime due riguardano il flusso dei due campi

• La terza e la quarta riguardano la circuitazione dei due campi

• La prima mette in relazione il campo elettrico con le sue sorgenti (le cariche
elettriche)

• La quarta mette in relazione il campo magnetico con le sue sorgenti (le correnti
elettriche)
Altrettanto importante è osservare che le quattro equazioni presentano due
profonde asimmetrie:
• La prima è relativa al flusso dei due campi e sappiamo che ciò dipende dalla
mancanza del monopolo magnetico, e quindi all’assenza di sorgenti puntiformi per
il campo magnetico. Ciò spiega il diverso tipo di linee di campo e il diverso
risultato del flusso dei due campi nelle rispettive equazioni.

• La seconda asimmetria risulta dal confronto tra la terza e la quarta equazione,


infatti mentre nella terza una variazione del campo magnetico genera un campo
elettrico indotto, nella quarta non c’è alcun termine simile, cioè sembrerebbe che
non esiste un fenomeno e una legge corrispondente che potrebbe essere
provvisoriamente così enunciata: la variazione di un campo elettrico genera un
campo magnetico indotto.

Sappiamo che i fisici amano ricercare le simmetrie nelle leggi che descrivono la
natura, ma al di là di questo aspetto, il punto fondamentale è stabilire se esiste un
fenomeno come quello sopra descritto verificabile sperimentalmente. Per rispondere
a questa domanda dobbiamo analizzare una situazione sperimentale che ben
conosciamo, per mettere in luce aspetti ancora ignoti delle relazioni che legano il
campo elettrico e quello magnetico.
Allora Maxwell si chiese…Esiste un fenomeno che dimostri sperimentalmente che la
variazione di un campo elettrico genera un campo magnetico indotto?

… e fece il seguente esperimento:


Consideriamo un condensatore piano e supponiamo che una corrente I stia caricando
il condensatore, come mostrato in figura. La situazione è la seguente:
• Intorno al filo conduttore si genera un campo magnetico variabile, le cui linee di
campo sono circonferenze concentriche con il filo stesso, (il verso si determina
con la regola della mano destra), che permane fino a quando passa la corrente nel
filo, cioè fino a quando il condensatore non si è caricato completamente.
• Tra le piastre del condensatore si genera un campo elettrico che aumenta (e
quindi è variabile) fino a raggiungere la sua intensità massima quando le armature
del condensatore sono completamente cariche.
• Anche tra le armature del condensatore si genera un campo magnetico, rilevabile
per esempio con un ago magnetico, pur non esistendo tra le armature alcuna
corrente. In realtà si tratta di un campo molto debole che non era stato ancora
rilevato ai tempi di Maxwell, il quale non potè quindi contare, nello sviluppo della
sua Teoria, su questa evidente prova sperimentale.
Tra le armature del condensatore esistono, quindi, durante la fase di carica, sia un
campo elettrico variabile diretto dall’armatura positiva a quella negativa, sia un
campo magnetico indotto con linee di campo che sono circonferenze concentriche
poste su piani paralleli alle armature stesse. Il vettore campo magnetico è, come
sappiamo, tangente alle linee di campo, il suo verso si determina con la regola della
mano destra con il pollice che indica il verso del campo elettrico e le altre dita della
mano chiudendosi indicano il verso del campo magnetico. I due campi sono
concatenati, nel senso che il campo elettrico attraversa la superficie delimitata
dalle linee di campo del campo magnetico e il campo magnetico circonda le linee di
campo del campo elettrico.
Quindi…Un campo magnetico variabile genera un campo elettrico indotto e,
simmetricamente, un campo elettrico variabile genera un campo magnetico indotto.

Di seguito prenderemo in esame il lavoro teorico di Maxwell che lo portò, dopo


lunghi studi, a modificare la quarta equazione e a proporre, nel 1864, le Equazioni
che ancora oggi portano il suo nome.

Il significato profondo e le conseguenze di queste equazioni (le onde


elettromagnetiche) rimasero tuttavia di difficile comprensione per la maggior parte
dei fisici della seconda metà dell’Ottocento fino a quando Heinrich Hertz, tra il
1886 e il 1887, riuscì a dimostrare sperimentalmente che una perturbazione del
campo elettromagnetico, ovvero un’onda elettromagnetica, si propagava nello spazio,
come le equazioni di Maxwell avevano previsto oltre 30 anni prima.

Ma vediamo nel dettaglio le considerazioni fatte da Maxwell …


La corrente di spostamento
Osserviamo attentamente la legge di Ampère e la legge di Farady-Lenz nella forma
che abbiamo presentato:

Al primo membro entrambe contengono la circuitazione dei rispettivi campi, i


secondi membri, invece, sono decisamente diversi. Secondo la legge di Faraday una
variazione del campo magnetico, precisamente del flusso magnetico, genera un
campo elettrico, a giudicare dalla legge di Ampère, invece, sembra che solo una
corrente possa produrre un campo magnetico. Allora Maxwell ipotizzò, in perfetta
analogia a quanto predetto dalla legge di Faraday-Lenz, ma con i ruoli dei due campi
scambiati, che anche la variazione del campo elettrico generasse un campo
magnetico. Nella forma in cui l’abbiamo enunciata finora, la legge di Ampère è valida
solo per processi statici in cui non vi è variazione dei campi nel tempo, in situazioni
dinamiche, la legge appare inadeguata come possiamo vedere nel seguente esempio.
Quindi…la corrente I che scorre nel filo conduttore continua a fluire attraverso lo
spazio compreso tra le armature del condensatore, generando un campo magnetico
indotto, uguale in intensità, direzione e verso al campo esterno.

La legge di Ampère diventa allora la legge di Ampère-Maxwell:


Attenzione
Il termine corrente di spostamento non deve trarre in inganno in quanto non è
collegato ad un reale moto di cariche. Precisamente la corrente è:
• Di conduzione attraverso il filo del circuito, dovuta al moto delle cariche
attraverso il filo.
• Di spostamento tra le armature del condensatore, dovuta alla variazione del
campo elettrico all’interno del condensatore.
…e le equazioni divennero:
Nome Leggi e fenomeni Equazione
1 Legge di Gauss per il Legge di Coulomb
campo elettrico Le cariche elettriche, positive e
negative, sono le sorgenti del
campo elettrico
Cariche e campi nei conduttori
2 Legge di Gauss per il Non esistono i monopoli magnetici
campo magnetico Le linee di campo del campo
magnetico sono chiuse

3 Legge di Faraday- Lenz Forza elettromotrice e correnti


indotte
Campi magnetici variabili generano
campi elettrici
Alternatori e trasformatori
4 Legge di Ampère- Legge di Biot-Savart
Maxwell Campi magnetici generati da spire
e solenoidi
Correnti e campi elettrici variabili
sono sorgenti del campo magnetico
Le equazioni di Maxwell, pubblicate nel 1873 nella sua opera ‘Trattato sull’elettricità
e sul magnetismo’, costituiscono uno dei momenti più alti della Fisica classica.
Maxwell realizza con esse una mirabile sintesi teorica di decenni di ricerche e
scoperte, confrontabile, come già detto, solo con i Principi della Dinamica e la
sintesi realizzata da Newton tra Fisica terrestre e Fisica celeste. Per questo
Maxwell è considerato uno dei fisici teorici più geniali della storia accanto a Galileo,
Newton e Einstein. Le equazioni riportate nella diapositiva precedente valgono in
assenza di materia, cioè quando lo spazio in cui sono presenti i due campi è vuoto.
All’interno della materia i due campi risentono delle particolari caratteristiche
dielettriche e magnetiche ( diamagnetiche, paramagnetiche o ferromagnetiche ) dei
materiali, e di questo si deve tenere conto per modificarle in presenza di materia.
Considerazioni…
•Dalle equazioni di Maxwell possiamo dedurre che
– né il campo elettrico né il campo magnetico sono campi conservativi
– non è più possibile separare lo studio dei due campi
• li tratteremo come due aspetti differenti di uno stesso campo, il campo
elettromagnetico
• Le equazioni di Maxwell valgono in assenza di materia
– all’interno della materia i campi elettrici e magnetici risentono delle
caratteristiche dielettriche e magnetiche dei materiali
• è necessario correggere le equazioni introducendo
– la costante dielettrica del mezzo
– la permeabilità magnetica
Per completare la descrizione dei fenomeni elettromagnetici dobbiamo specificare
in che modo le cariche in moto interagiscono con i campi, in altri termini le equazioni
di Maxwell ci dicono come la dinamica dei campi è determinata dalle cariche, ma
bisogna anche chiedersi come la dinamica delle cariche sia determinata dai campi. La
risposta, in realtà, già la conosciamo. Sappiamo, infatti, che una carica puntiforme q
in moto in un campo elettrico, è soggetta ad una forza:

F=qE

e se è in moto con velocità v in un campo magnetico, è soggetta ad una forza


magnetica:
F=qvxB

Combinando queste due forze, come abbiamo già fatto in precedenza, otteniamo la
forza complessiva agente su di una carica q in moto in un campo elettromagnetico, la
cosiddetta Forza di Lorentz:

F=q(E+vxB)

Questa forza, inserita nella Legge di Newton: F = ma consente di descrivere il


comportamento delle cariche in moto all’interno di un campo elettromagnetico.
Equazioni di Maxwell nel caso statico
Se consideriamo le equazioni di Maxwell nel caso di campi elettrici e magnetici
costanti, ritroviamo le equazioni del campo elettrostatico e del campo
magneticostatico.
Nome Equazione

1 Legge di Gauss per il campo elettrico

2 Legge di Gauss per il campo magnetico

3 Circuitazione del campo elettrico lungo una linea chiusa 0

4 Legge di Ampère

Riassumiamone le caratteristiche fondamentali:


• Le sorgenti del campo elettrico sono le cariche (Legge di Gauss per il campo
elettrico)
• Non esistono monopoli magnetici (Legge di Gauss per il campo magnetico)
• Il campo elettrostatico è conservativo ( Circuitazione nulla lungo una linea chiusa)
• Le sorgenti del campo magnetico sono le correnti (Legge di Ampère)
Equazioni di Maxwell in assenza di cariche
e correnti
Nel caso in cui non siano presenti né cariche né circuiti percorsi da correnti, la
simmetria tra le quattro equazioni è ancora più evidente:
• Le leggi di Gauss per i due campi sono identiche
• Le leggi di Faraday-Lenz e di Ampère sono quasi completamente simmetriche
Da questa situazione scaturisce l’analisi successiva che porterà ad una nuova e
feconda scoperta: le Onde Elettromagnetiche.
Nome Equazione

1 Legge di Gauss per il campo elettrico 0

2 Legge di Gauss per il campo magnetico

3 Circuitazione del campo elettrico lungo una linea chiusa

4 Legge di Ampère (termine aggiunto da Maxwell)


Quindi…a proposito del campo
Elettromagnetico
Non è più possibile separare lo studio dei due campi che devono essere visti
come due aspetti diversi dello stesso Campo, il Campo Elettromagnetico. Ed
è questa la logica conclusione visto che i Fisici, da sempre, hanno amato
ricercare le simmetrie che descrivono la Natura.
Campo Elettromagnetico Sorgenti

Campo Elettrico • Cariche ferme e in


moto
• Campi Magnetici
Variabili

Campo Magnetico • Cariche in moto


(correnti elettriche)
• Campi Elettrici variabili
Problem solving 1:
Il campo del condensatore
Un condensatore è costituito da due armature piane parallele di raggio R = 1,0 cm poste a
distanza d = 1,0 mm l’una dall’altra. Se la carica del condensatore aumenta di 0,50 C al secondo,
qual è l’intensità del campo magnetico all’interno del condensatore in un punto posto a 0,50 cm
dall’asse?

Descrizione del problema


– Il campo elettrico fra le armature del condensatore è uniforme e la sua intensità è:

– La variazione temporale della carica è dQ/dt = 0,50 C/s


– La corrispondente variazione del flusso elettrico Φ(E) genera un campo magnetico B
– In figura è indicata una circonferenza γ di raggio
r = 0,50 cm, pari alla distanza dall’asse alla quale si deve determinare B
– Questa circonferenza è il percorso chiuso su cui si calcolerà la circuitazione di B e
coincide con una linea del campo magnetico
Strategia
I dati del problema ci permettono di calcolare la corrente di spostamento

Applicando la legge di Ampère-Maxwell,

al percorso chiuso γ possiamo poi determinare l’intensità B del campo magnetico alla distanza
r = 0,50 cm dall’asse del condensatore. Notiamo che attraverso γ non fluisce alcuna corrente
di conduzione.

Soluzione
Calcoliamo il flusso del campo elettrico attraverso la superficie delimitata dalla circonferenza
di raggio r:

Calcoliamo la corrente di spostamento:


Calcoliamo la circuitazione di B lungo la circonferenza γ (B è tangente a γ):

Applichiamo la legge di Ampère-Maxwell: da cui : B · 2πr = μ0Is

e risolviamo rispetto a B:

Osservazioni
– Per la simmetria cilindrica del sistema le linee del campo magnetico sono circonferenze
parallele alle armature e centrate sull’asse del condensatore
– Osserviamo che la corrente di spostamento è indipendente dalla distanza tra le
armature

Prova tu
Quanto vale il campo magnetico a una distanza di 0,25 cm dall’asse del condensatore?
Onde elettromagnetiche
Maxwell fu un teorico profondamente innovatore che generalizzo e diede forma matematica a
quattro leggi empiriche già note. La grandezza della sua teoria consiste, fondamentalmente,
nella sua intuizione che un campo elettrico variabile debba essere sorgente di un campo
magnetico, in analogia a quanto dimostrato da Faraday. Questa sua ipotesi che lui avanzò
invocando un principio di simmetria, gli permise di legare le quattro leggi l’una all’altra e fu il
cemento con cui edificare una teoria unitaria dell’elettromagnetismo. Ma il risultato più
eclatante fu che, dalla combinazione delle sue equazioni, Maxwell arrivò a prevedere
l’esistenza delle onde elettromagnetiche, a calcolarne la velocità e a constatare che coincideva
con quella misurata per la luce nel vuoto e fu proprio questa identità tra le due velocità a
convincere Maxwell che la luce stessa si propagasse nello spazio obbedendo alle leggi
dell’elettromagnetismo. Le equazioni di Maxwell prevedono, dunque, l’esistenza nello spazio
vuoto di configurazioni di campi elettrici e magnetici, tra loro correlati, che variano
sinusoidalmente nel tempo e nello spazio: le onde elettromagnetiche. Maxwell suggerì che la
stessa luce, considerata fino ad allora un fenomeno completamente separato da elettricità e
magnetismo, fosse costituita da onde elettromagnetiche, la sua teoria implicava che tali onde
non si limitassero solo alla luce visibile e che fosse possibile produrle in laboratorio con circuiti
oscillanti (LC). Ma la comunità scientifica non credette che l’enigma della luce fosse sciolto.
Tra le cause della riluttanza ad accettare la nuova teoria ci fu sicuramente il fatto che
Maxwell adottasse un formalismo complicato e spiegasse alcuni aspetti della sua teoria con
concetti dubbi, ricorrendo, senza che ce ne fosse bisogno, alla logora idea dell’etere, mezzo
dalle contraddittorie proprietà che si immaginava riempisse lo spazio per fare da supporto alla
velocità della luce. Soprattutto alle predizioni di Maxwell mancava una prova sperimentale
diretta.
Per l’affermarsi della Teoria elettromagnetica fu decisivo il contributo del fisico tedesco
Heinrich Hertz (1857-1894), mirabile esempio di sperimentatore guidato da una chiara
padronanza delle questioni teoriche. Hertz dapprima derivò le equazioni di Maxwell con un
metodo diverso, ponendole in una nuova forma che rendeva più evidente la simmetria tra i due
campi, poi riuscì a produrle in laboratorio nel 1887 servendosi di un circuito LC per generare
una corrente alternata e provando che si poteva trasferire energia da questo circuito ad un
altro simile, distante alcuni metri. Riuscì anche a dimostrare che il trasferimento di energia
evidenziava fenomeni tipici delle onde, come la riflessione, la rifrazione, l’interferenza, la
diffrazione e la polarizzazione. Non c’era alcun dubbio, il primo circuito aveva prodotto onde
elettromagnetiche e queste si erano propagate nella stanza fino al secondo circuito. Fatto
ancora più importante, Hertz riuscì a dimostrare che la velocità di propagazione di queste onde
era approssimativamente uguale a quella della luce, come aveva previsto Maxwell. Gli
esperimenti di Hertz non solo spazzarono via ogni scetticismo sulla Teoria elettromagnetica,
ma aprirono le porte ad un travolgente progresso tecnologico nel campo delle
telecomunicazioni. Infatti, furono necessari solo pochi anni perché l’apparato sperimentale di
Hertz venisse perfezionato a tal punto da poterlo utilizzare nelle applicazioni pratiche. Il
primo scienziato che riuscì nell’intento fu Guglielmo Marconi (1874-1937) il quale intuì
immediatamente le implicazioni degli esperimenti sulle onde elettromagnetiche ed in
particolare il fatto che si sarebbero potute utilizzare per le comunicazioni, eliminando i fili di
cui aveva bisogno il telegrafo. Marconi brevettò il suo primo apparecchio nel 1896 e guadagnò
l’attenzione di tutto il mondo quando, nel 1901, ricevette a St John’s, sull’isola canadese di
Terranova, un segnale radio inviato dalla Cornovaglia in Inghilterra. Quando Maxwell morì, le
onde ettromagnetiche erano ancora solo una teoria, venti anni dopo stavano già rivoluzionando
le comunicazioni.
Equazioni di Maxwell

F=q(E+vxB)
Produzione di onde Elettromagnetiche
Per capire come si producono le onde elettromagnetiche analizziamo il circuito
elettrico in figura, costituito da un generatore di CA di periodo T collegato al
centro di un’antenna, lungo filo diritto con un’interruzione al centro.
Finora abbiamo parlato solo della metà dell’onda elettromagnetica, quella legata al
campo elettrico, l’altra metà è un’onda simile ma legata al campo magnetico. In
figura è mostrata la corrente che oscilla nell’antenna in un istante in cui il segmento
superiore dell’antenna è carico positivamente per cui la corrente fluisce verso l’alto.
Puntando il pollice della mano destra nella direzione della corrente e ruotando le
dita intorno al filo, secondo la regola del pollice della mano destra, vediamo che
quando il campo elettrico è diretto verso il basso, il campo magnetico è diretto
verso l’interno della pagina. Analizziamo la figura in cui si vede la corrente che
oscilla nell’antenna in un istante in cui il segmento inferiore è positivo e la corrente
fluisce verso il basso. In questo caso il campo elettrico è diretto verso l’alto e, per
la regola del pollice della mano
destra, il campo magnetico è
diretto verso l’esterno della
pagina. Ne deduciamo che i due
campi sono perpendicolari tra
di loro e un’analisi più
dettagliata mostra che lo sono
in ogni istante e sono anche in
fase, cioè quando l’intensità
del campo elettrico è massima
lo è anche quella del campo
magnetico.
Real Physics
Le onde elettromagnetiche sono
prodotte da correnti (e rilevate
come correnti) elettriche oscillanti
in un filo o in altri conduttori simili.
Le antenne, in realtà, sono spesso
molto più piccole di quello che
generalmente si immagina. La
struttura a forma parabolica che
riteniamo siano delle antenne, come i
ripetitori di microonde nell’immagine,
servono per focalizzare il fascio
trasmesso in una particolare
direzione o a concentrare il segnale
ricevuto sul rivelatore.
Combinando i risultati precedenti possiamo rappresentare il campo elettrico e quello
magnetico in un’onda elettromagnetica, come in figura. Osserviamo che i due campi
oltre ad essere perpendicolari tra di loro sono anche perpendicolari alla direzione di
propagazione, per cui le onde elettromagnetiche sono onde trasversali. Si può quindi
pensare di associare all’onda il vettore ottenuto come prodotto vettoriale dei due
campi, la cui direzione ed il cui verso indicano la direzione di propagazione dell’onda.
Puntando le dita della mano destra nella direzione del campo elettrico e piegandole
verso il campo magnetico, il pollice punterà nella direzione di propagazione dell’onda
elettromagnetica.
Abbiamo visto che possiamo produrre onde elettromagnetiche tramite un circuito
elettrico e un’antenna, ma questo non è certamente l’unico modo per produrle,
infatti una carica elettrica emette onde elettromagnetiche ogni volta che subisce
un’accelerazione e questa affermazione è valida qualunque sia la causa
dell’accelerazione. L’intensità delle onde elettromagnetiche prodotte, inoltre,
dipende dalla direzione dell’accelerazione rispetto all’osservatore. Nel caso
dell’antenna in figura, un osservatore rileva la massima intensità in direzione
perpendicolare alla lunghezza dell’antenna, cioè quando le cariche accelerano
perpendicolarmente alla linea di visione, al contrario, osservando l’antenna dall’alto
verso il basso, nella stessa direzione di propagazione, si rileva intensità nulla
Ricezione delle onde elettromagnetiche
Le onde elettromagnetiche possono essere rilevate in modo simile a quello in cui
vengono prodotte. Supponiamo che un’onda elettromagnetica si muova verso destra,
come in figura, mentre si muove il suo campo elettrico esercita sugli elettroni
dell’antenna una forza diretta alternativamente verso l’alto e verso il basso,
producendo così una corrente alternata. Perciò il campo elettromagnetico fa sì che
l’antenna si comporti in modo simile ad un generatore di CA. Se poi l’antenna è
collegata ad un circuito LC e la frequenza di risonanza del circuito corrisponde alla
frequenza dell’onda, la corrente risultante può essere relativamente intensa. Ed è
questo il principio alla base del funzionamento della radio e della televisione. Quando
giriamo la manopola del sintonizzatore di una radio in realtà stiamo cambiando la
capacità di un circuito LC e questo ne cambia la frequenza di risonanza.
Velocità delle Onde Elettromagnetiche
La descrizione teorica delle onde elettromagnetiche permise a Maxwell di
determinare il valore della velocità di propagazione delle onde stesse. Senza
entrare nel merito della dimostrazione possiamo fare un’interessante osservazione
considerando le costanti che compaiono nelle quattro equazioni, la costante
dielettrica del vuoto e la costante di permeabilità magnetica

Maxwell riuscì a dimostrare che le due costanti, determinate attraverso misure


elettrostatiche e magnetostatiche, si combinano per fornire un valore della velocità
della luce : Elettromagnetismo e Ottica venivano così unificati. Per verificarlo
moltiplichiamo tra di loro le due costanti:

( ) ( )
Osserviamo che il risultato è l’inverso del quadrato di una velocità, quindi se

calcoliamo l’inverso di otteniamo:

Cioè il valore c della velocità della luce nel vuoto. Dunque le onde elettromagnetiche
si propagano alla velocità della luce. Nel 1888 Hertz misurò la velocità delle onde
elettromagnetiche prodotte da una bobina a induzione e confermò il risultato
teorico di Maxwell.

Relazione tra campo elettrico e campo magnetico


Dalle equazioni di Maxwell deriva anche un’altra importante relazione tra le
intensità dei due campi, elettrico e magnetico, in ogni punto dello spazio e in ogni
istante i due campi oscillano in fase, perpendicolarmente tra di loro e con i moduli
direttamente proporzionali, la costante di proporzionalità è la velocità della luce nel
vuoto:
E = cB
Le proprietà delle onde Elettromagnetiche

Grandezza che oscilla La perturbazione che si propaga nello spazio è


costituita dal campo elettrico e da quello magnetico
Tipo di Onda Trasversale: i due campi sono perpendicolari tra di
loro e perpendicolari alla direzione di propagazione
Materiale in cui si muovono A differenza delle onde elastiche o di quelle
acustiche, le Onde Elettromagnetiche possono
propagarsi anche nel vuoto, oltre che in materiali
trasparenti ad esse.
Origine Sono generate da cariche che subiscono
accelerazioni, in particolare da cariche oscillanti
Grandezze e relazioni Periodo, frequenza e velocità di propagazione

Velocità di propagazione E’ massima nel vuoto ed è v = c


Energia e quantità di moto delle onde
Elettromagnetiche
Tutte le onde trasferiscono energia e le
onde elettromagnetiche non fanno
eccezione. Quando passeggiamo per strada
in una giornata di sole, per esempio, dove
la luce solare colpisce la nostra pelle
proviamo una sensazione di calore.
L’energia responsabile di tale sensazione
ha origine nel sole e quando raggiunge il
nostro corpo ha appena compiuto un viaggio
di 150 milioni di Km di spazio vuoto. Infatti
l’energia indispensabile a quasi tutte le
forme di vita del pianeta è trasportata
attraverso il vuoto dello spazio
interplanetario da onde elettromagnetiche
che viaggiano alla velocità della luce. Il
fatto che le onde elettromagnetiche
trasportino energia non è una sorpresa,
basta ricordare che esse sono costituite
da un campo elettrico e da un campo
magnetico e che a ciascuno di questi è
associata una densità di energia.
Densità di energia di un’onda
elettromagnetica
Abbiamo già dimostrato che le densità di energia del campo elettrico e del campo
magnetico sono date da:

Entrambi i campi, quindi, contribuiscono all’energia totale trasportata dall’onda.


Si può anche dimostrare che le due densità di energia sono uguali tra di loro,
evidenziando ancora una volta il ruolo simmetrico dei due campi. Infatti sostituendo
nell’espressione precedente la relazione E = cB e ricordando che:

Perciò la densità di energia totale di un campo elettromagnetico può essere scritta


in una delle seguenti forme equivalenti:
Intensità di un’onda elettromagnetica e
vettore di Poynting
La quantità di energia trasportata da un’onda per unità di superficie nell’unità di
tempo è l’intensità I dell’onda . Dato che la potenza è energia nell’unità di tempo,
l’intensità di un’onda può anche essere espressa come potenza per unità di
superficie.
Consideriamo un fascio di onde elettromagnetiche , per esempio un fascio luminoso
di area A che si muove nel verso positivo dell’asse x, come in figura. Nel tempo t le
onde percorrono uno spazio ct, perciò in questo intervallo di tempo si deposita
sull’area A tutta l’energia contenuta nel volume ΔV = A(cΔt). Dato che l’energia è
data dal prodotto della densità di energia per il volume , l’energia nel volume ΔV è
ΔU = uΔV. Pertanto l’intensità delle onde, cioè l’energia per unità di superficie
nell’unità di tempo, è:
2
Problem solving 2:
I campi di una lampadina
Un garage è illuminato da una singola lampadina a incandescenza appesa a un filo. Sapendo che
la lampadina irradia uniformemente in tutte le direzioni e consuma una potenza elettrica media
di 50,0 W, calcola
a)l’intensità media della luce
b)i valori efficaci di E e B alla distanza di 1,00 m dalla lampadina
Assumi che venga trasformato in luce il 5,00% della potenza elettrica media assorbita dalla
lampadina
Descrizione del problema
La situazione fisica è illustrata nel disegno
Assumiamo che tutta la potenza irradiata attraversi uniformemente la superficie di una sfera
di raggio r = 1,00 m centrata sulla lampadina
Strategia
a)Ricordiamo che l’intensità è uguale alla potenza per unità di superficie, pertanto Im = Pm /A
In questo caso l’area è A = 4πr2, cioè l’area di una superficie sferica di raggio r
La potenza media della luce è il 5,00% di 50,0 W
b)Una volta determinata l’intensità Im, otteniamo il campo utilizzando l’equazione Im = cε0 E2 =
cB2/μ0. Dato che l’intensità è un valore medio, per i campi corrispondenti otterremo i valori
efficaci
Soluzione
a)Calcoliamo l’intensità media sulla superficie di una sfera di raggio r = 1,00 m:

2
b)Utilizziamo Im = cε0 E eff per ottenere Eeff
Utilizziamo per ottenere Beff

Come verifica, utilizziamo la relazione E = cB e i risultati precedenti per calcolare la velocità


della luce:

Osservazioni
– Il campo elettrico nella luce della lampadina ha un modulo (8,66 N/C = 8,66 V/m) che è
relativamente facile da misurare
– Il campo magnetico, invece, è così piccolo che una misura diretta sarebbe molto
difficile
– Nelle onde elettromagnetiche capita spesso, perché B = E/c e c è un numero
grandissimo
Prova tu
Se si raddoppia la distanza dalla lampadina, Eeff aumenta, diminuisce o rimane la stessa?
Verifica la risposta calcolando Eeff a distanza r = 2,00 m
Quantità di moto di un’onda
elettromagnetica
Lo spettro elettromagnetico
Nell’attraversare un prisma la luce bianca viene dispersa in un arcobaleno di colori,
con il rosso ad un estremo e il violetto all’altro. Naturalmente, le diverse colorazioni
della luce sono tutte onde elettromagnetiche che differiscono soltanto per la
frequenza e quindi per la lunghezza d’onda. La relazione tra frequenza e lunghezza
d’onda per qualsiasi onda che si propaga con velocità v è: v = f. Dato che tutte le
onde elettromagnetiche nel vuoto hanno la stessa velocità c, f e  sono legate dalla
relazione: c = f. Perciò all’aumentare della frequenza di un’onda elettromagnetica la
sua lunghezza d’onda diminuisce. La frequenza di un’onda elettromagnetica può
assumere qualsiasi valore positivo, l’intero intervallo di frequenze è noto come
‘spettro elettromagnetico’. Ad alcuni intervalli dello spettro sono stati dati nomi
particolari, ma prima di analizzare le regioni o bande di tale spettro, vogliamo
brevemente ricapitolare quanto accaduto precedentemente.
Fra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 magnetismo ed elettricità furono soggette ad
immensi lavori di investigazione sperimentale, grazie al contributo di vari fisici, si
andò a formare una sorta di disegno schematico dell’elettromagnetismo. “Disegno
schematico” che dimostrava però ancora qualche lacuna: per completare il quadro
generale dell’elettromagnetismo mancava una spiegazione di tutti i processi
elettromagnetici. Il fisico che riuscì a completare questo “quadro” sappiamo già che
fu James Clerk Maxwell. Egli infatti, servendosi di teoremi e leggi di altri fisici
importanti (quali Faraday, Gauss, Ampère) propose un modello onnicomprensivo per
visualizzare le relazioni esistenti tra le grandezze elettriche e magnetiche.
Dimostrò inoltre che tutto ciò che era necessario sapere affinché qualunque
processo attinente ai campi elettrici e magnetici fosse spiegato, era nelle sue
equazioni, chiamate appunto “equazioni di Maxwell”. Da esse si possono ottenere,
come abbiamo già detto, tutte le proprietà dei campi.
• Un campo elettrico variabile nel tempo genera un campo magnetico.
• Non solo le correnti nei conduttori producono dei campi attorno ad essi, ma anche
i campi elettrici variabili nel vuoto producono dei campi magnetici.
• Un campo elettrico variabile nello spazio produce un campo magnetico.
• Un campo magnetico variabile nello spazio produce un campo elettrico.
Altra novità prevista da Maxwell consisteva nel fatto che il campo magnetico ed il
campo elettrico, generati da una variazione temporale di uno dei due, erano in grado
di autosostenersi. Possiamo concludere che, da una variazione di uno dei due campi
nel tempo, aveva origine la propagazione di un impulso elettromagnetico, cioè di
un’onda, chiamata appunto onda elettromagnetica, che si propagava alla velocità
della luce.
La teoria di Maxwell implicava anche che le onde non dovessero limitarsi alla luce
visibile e che dovesse essere possibile produrle con circuiti oscillanti. In seguito ad
altri numerosi esperimenti emerse che le onde elettromagnetiche sono delle onde
trasversali, e che possono essere prodotte da cariche elettriche accelerate. Il
campo elettrico e quello magnetico sono perpendicolari tra di loro, sempre in fase, e
perpendicolari alla direzione di propagazione.

L’insieme di tutte le possibili frequenze delle radiazioni elettromagnetiche è


chiamato spettro elettromagnetico. Esso è diviso, in ordine di frequenza (Hz)
crescente, da differenti regioni o bande che sono rispettivamente:
Onde radio, Microonde, Infrarosso, Visibile, Ultravioletto, Raggi X, Raggi 
Spettro elettromagnetico

Dato che tutte le onde Elettromagnetiche hanno la stessa velocità nel vuoto, la
relazione tra la lunghezza d’onda e la frequenza è semplice:

Si chiama spettro elettromagnetico l’insieme delle frequenze


delle onde Elettromagnetiche.
Osserviamo che la parte visibile dello spettro è relativamente stretta. I confini tra
le varie bande dello spettro non sono netti, ma alquanto arbitrari.
Le onde con la frequenza più bassa sono le onde radio e le onde della televisione.
Come abbiamo visto la diffrazione è il fenomeno per cui le onde sono in grado di
aggirare gli ostacoli e questa è tanto maggiore quanto maggiore è la lunghezza
d’onda. Le onde radio con la loro grande lunghezza d’onda sono in grado di aggirare
ostacoli anche molto grandi, come alture ed edifici. Possono essere prodotte in vari
modi, ad esempio molecole ed elettroni accelerati nello spazio che i radio-astronomi
captano con grandi antenne riceventi. Sono prodotte anche quando un pezzo di
nastro adesivo viene staccato lentamente da una superficie, come si può osservare
tenendo una radio a transistor vicino al nastro e ascoltando il fruscio proveniente
dall’altoparlante. Più comunemente le onde che captiamo con le nostre radio e i
nostri televisori sono prodotte da correnti alternate in antenne metalliche.
E’ importante ricordare che le onde radio, pur
attraversando l’atmosfera, sono riflesse dalla
ionosfera, un guscio sferico formato da gas
ionizzati , situato a circa 60 Km dalla Terra. Le
onde radio che sono emesse da una stazione di
terra , restano per così dire intrappolate tra la
ionosfera e la superficie terrestre. Sfruttando
questa caratteristica, all’inizio del XX secolo,
Guglielmo Marconi riuscì ad effettuare una
trasmissione di segnali senza fili da una sponda
all’altra dell’Oceano Atlantico.

Se vuoi saperne di più…


Per le trasmissioni radio si utilizzano diverse onde elettromagnetiche a seconda
delle differenti esigenze. Queste possono avere lunghezze d’onda comprese tra 10
Km e 10 cm. Le onde medie, per esempio, hanno lunghezze d’onda di qualche
centinaio di metri. Per effetto della diffrazione, aggirano ostacoli piccoli come case
e piccole colline, sono invece fermate dalle montagne. Per trasmettere a lunga
distanza si usano le onde corte , con lunghezza d’onda tra 200 m e 100 m. Queste
sono riflesse dagli strati ionizzati dell’atmosfera e possono così rimbalzare da un
emisfero all’altro.
Segnali televisivi
I segnali televisivi, invece, sono onde radio con lunghezza d’onda attorno al metro, e
sono bloccate facilmente anche da ostacoli di piccole dimensioni. Per riceverle
servono antenne con dimensioni dell’ordine del metro, poste in linea di vista con il
trasmettitore

Per trasmettere ovunque, tra la La funzione del ripetitore può anche


stazione televisiva e gli utenti sono essere svolta da un satellite in orbita
collocati molti ripetitori, cioè che ha il vantaggio di essere
antenne che ricevono il segnale e lo direttamente ‘visto’ da un numero
inviano di nuovo dopo averlo molto maggiore di ripetitori
amplificato.
Le onde all’interno di questa banda sono utilizzate per le conversazioni telefoniche a
lunga distanza e per la telefonia mobile. Anche i radar emettono impulsi di
microonde che sono riflessi da aerei, navi e altri oggetti di grandi dimensioni, e
localizzano il bersaglio con grande precisione misurando l’intervallo di tempo che
separa l’emissione di un impulso dalla ricezione del segnale riflesso. Ma le microonde
servono anche per cuocere i cibi. Nel fornetto a microonde l’energia delle microonde
viene assorbita prevalentemente dalle molecole di acqua presenti nei cibi e il rapido
movimento di ioni e molecole viene convertito in calore. Le microonde, la cui
lunghezza d’onda varia da 1mm a 30cm, sono le onde elettromagnetiche di più alta
frequenza che si possono produrre mediante circuiti elettronici.
Nella prima immagine a
raggi infrarossi è
riconoscibile la testa di
un gatto, le zone rosse
sono quelle più calde, le
grigie sono quelle più
fredde .
I raggi infrarossi li percepiamo come calore sulla pelle, ma non possiamo vederli. Si
tratta di una radiazione che ogni corpo assorbe ed emette. Molti animali, tra cui
alcune specie di vipere, hanno dei recettori specializzati che consentono loro di
“vedere” i raggi infrarossi emessi dalle prede a sangue caldo anche nel buio più
completo. Spesso sono generati dalla rotazione e dalla vibrazione delle molecole.
Viceversa quando un oggetto assorbe i raggi infrarossi le sue molecole ruotano e
vibrano più velocemente, provocando un aumento della sua temperatura. Un
termometro ad infrarossi rileva la temperatura del corpo umano misurando la
quantità di radiazione emessa dal timpano e dai tessuti circostanti
Astronomia a raggi infrarossi
Particolari fotografie realizzate con pellicole o sensori sensibili alla radiazione
infrarossa, detti termogrammi, rappresentano un metodo pratico per rilevare la
temperatura di oggetti o corpi. Infine la maggior parte dei telecomandi funzione con
un fascio di luce infrarossa di lunghezza d’onda dell’ordine di 1000nm. Si tratta di
una luce infrarossa così vicina allo spettro del visibile, e così poco intensa, da non
poter essere percepita come calore.

Satelliti in orbita fuori


dall’atmosfera osservano il cielo
tramite telescopi sensibili alla
radiazione infrarossa e
catturano immagini di nubi di
gas, nane brune, pianeti e altri
corpi celesti, troppo freddi per
emettere luce visibile.
La parte dello spettro elettromagnetico a noi più familiare è la banda della luce
visibile, rappresentata da tutta la gamma dei colori dell’arcobaleno, corrisponde ad
un intervallo di frequenze piuttosto ristretto che va dal rosso al violetto. Ogni
colore, così come viene percepito dai nostri occhi e dal sistema nervoso, non è altro
che un’onda elettromagnetica di una particolare frequenza. Le onde di questo
intervallo sono prodotte principalmente da elettroni che cambiano la loro posizione
all’interno di un atomo.
La banda del visibile, così importante per la vita sulla terra, è in realtà la più piccola
delle bande di frequenza. Questo fatto spiega perché l’arcobaleno produce nel cielo
solo una stretta striscia colorata, se la banda del visibile fosse stata più larga, lo
sarebbe stato anche l’arcobaleno. Va anche detto che non ha nulla di speciale, anzi,
può perfino cambiare da una specie animale all’altra. Alcune api e farfalle, per
esempio, sono in grado di vedere gli ultravioletti, e ci sono serpenti capaci di
formare immagini a partire dalla radiazione infrarossa. Uno dei fattori più
importanti nella determinazione dell’intervallo de frequenze visibili è l’atmosfera
terrestre. Se si esamina la trasparenza dell'atmosfera in funzione della frequenza,
si trova che c’è un intervallo di frequenze relativamente ristretto per le quali
l’atmosfera è altamente trasparente. Gli occhi degli esseri viventi, evolvendosi,
avrebbero potuto diventare sensibili ad intervalli di frequenze diversi. E’ avvenuto,
invece, che l’intervallo di frequenze al quale è sensibile la maggior parte degli
animali corrisponde esattamente all’intervallo di frequenze che l’atmosfera lascia
giungere sulla superficie della terra. Ecco un bell’esempio di adattamento
all’ambiente.
Real Physics…Ma visibile per chi?
Molte persone pensano di sapere perfettamente che aspetto ha il mondo che le
circonda, dopo tutto basta aprire gli occhi e guardarsi intorno. Le cose, però, non
sono così semplici. Ad esempio sappiamo tutti che il fiore giallo a sinistra è una
margherita, ma che aspetto ha realmente una margherita? Ad un’ape, che a
differenza nostra riesce a vedere anche l’ultravioletto, la stessa margherita appare
come un fiore a tre cerchi concentrici con il nettare al centro, come a destra. Simili
‘indicatori di nettare’ sono per le api una caratteristica comune dei fiori, ma
risultano invisibili all’occhio umano.

…E i nostri amici a
quattro zampe?
E per approfondire…Effetto serra
L’effetto serra è un fenomeno naturale e rende possibile la vita sulla Terra. Si
tratta quindi di un fenomeno positivo perché evita l’eccessivo riscaldamento del
suolo e dello strato di atmosfera a noi più vicino, e l’eccessiva dispersione del calore.
La definizione “effetto serra” è dovuta al comportamento dell’atmosfera.
L’atmosfera, infatti, si comporta come il vetro di una serra. Proprio come una serra,
l’atmosfera lascia passare le radiazioni luminose solari che raggiungono in buona
parte la superficie della Terra dove vengono in parte riflesse e in parte assorbite
dall’atmosfera e dalla superficie terrestre. Si tratta quindi di un fenomeno positivo,
senza il quale la temperatura terrestre sarebbe troppo bassa per la sopravvivenza
dell’uomo.
Le cause
Purtroppo negli ultimi decenni si è verificato l’intensificazione dell’effetto serra causato sia
dall’eccessiva anidride carbonica immessa nell’atmosfera che si trasforma in uno scudo e non
lascia passare il calore, sia per la deforestazione (le foreste infatti hanno la capacità positiva
di consumare proprio l’anidride carbonica, impedendo che questo gas si possa accumulare
nell’atmosfera).
Le conseguenze
Le conseguenze dell’aumento di temperatura (riscaldamento globale) dovuto all’intensificazione
dell’effetto serra causerà negli anni a venire gravi problemi all’intero pianeta Terra:
•mutamenti nella distribuzione delle piogge e nella direzione dei venti, con gravi ripercussioni
nell’agricoltura. Paesi con aree fertili potrebbero diventare aridi;
•si sta già verificando un parziale scioglimento dei ghiacci delle zone polari e, nel futuro, si
potrebbe avere un conseguente innalzamento dei livelli dei mari, che potrebbe sommergere
molte zone costiere;
•forti variazioni sul clima con effetti devastanti quali violenti cicloni e tsunami.
Misure per ridurre l’effetto serra
•incrementare l’uso di fonti energetiche rinnovabili e non
inquinanti (sole, vento, acqua…) e diminuire i consumi;
•tra i combustibili fossili, che sono i maggiori responsabili
del fenomeno, preferire il metano che è ritenuto il
combustibile meno inquinante;
•cessare nella distruzione delle attuali foreste
(deforestazione) e procedere, al contrario, ad una grande
opera di riforestazione.
Covid 19…
può ucciderlo l’ultravioletto?

Sono le onde elettromagnetiche con una frequenza appena superiore a quella della
luce visibile. Pur non essendo visibili, rivelano la loro presenza attraverso
l’abbronzatura che segue ad una moderata esposizione al sole. Penetrano negli
strati superficiali della nostra pelle e attivano molte reazioni chimiche
fondamentali per la nostra salute, come per esempio la produzione di vitamina D e
di melanina, pigmento che ci conferisce l’abbronzatura.
L’esposizione eccessiva a questi raggi, però, è dannosa, infatti può provocare
malattie degenerative della pelle, come tumori o patologie del cristallino.
Fortunatamente la maggior parte della radiazione UV che dal sole raggiunge la terra
viene assorbita, negli strati superiori dell’atmosfera, dall’ozono e da altre molecole.
Precisamente le radiazioni UV si dividono in UV-A, UV-B e UV-C e l’atmosfera
assorbe quasi tutta la UV-B, quindi quando ci esponiamo al sole conviene sempre
mettere una crema con un filtro UV-A. Purtroppo una diminuzione rilevante della
concentrazione di ozono, registrata negli ultimi anni, a causa dell’inquinamento
atmosferico causato dall’uomo, sta’ determinando un aumento preoccupante della
radiazione UV che raggiunge la superficie terrestre.
…quindi…Attenti all’abbronzatura
Aumentando ancora la frequenza della radiazione elettromagnetica si raggiunge la
parte dello spettro corrispondente ai raggi X. Sono prodotti mediamente in
appositi tubi a vuoto nei quali gli elettroni subiscono una rapida decelerazione
urtando contro un bersaglio metallico. L’energia perduta dagli elettri nell’urto si
ritrova in parte sotto forma di radiazione X, questa può penetrare in profondità
nella materia e, quindi, essere utilizzata per mettere in evidenza strutture
nascoste. Solitamente utilizzati in medicina per la diagnostica, sono generati dalla
rapida decelerazione di elettroni ad altissima velocità contro un bersaglio metallico.
Questi raggi, piuttosto energetici sono assorbiti debolmente dalla pelle e dai
tessuti molli e attraversano facilmente il nostro corpo ma vengono bloccati da
denti, ossa e altri materiali relativamente densi. Questa proprietà li rende molto
preziosi in ambito medico come strumento per la diagnostica, la ricerca e la terapia.
Tuttavia i raggi X possono danneggiare i tessuti del corpo umano, per cui conviene
limitare l’esposizione ad essi ai soli casi di estrema necessità. Infine, poiché hanno
una lunghezza d’onda comparabile con le distanze interatomiche, sono usati nella
cristallografia per studiare i reticoli cristallini.
Nel 1953 il fisico Francis Crick e il biologo
James D. Watson, analizzando immagini
ottenute con la diffrazione di raggi X,
scoprirono la struttura a doppia elica del
DNA, la molecola di acido desossiribonucleico
che contiene l’informazione genetica.
Sono le onde elettromagnetiche con più alta frequenza, ancora più energetiche dei
raggi X, sono prodotti quando neutroni e protoni si risistemano all’interno di un
nucleo o quando una particella collide con la sua antiparticella e queste si
annichilano. Anche i raggi gamma sono fortemente penetranti e possono essere
fatali per le cellule viventi, hanno una grande capacità di ionizzare gli atomi,
possono provocare mutazioni genetiche e favorire l’insorgenza di tumori. Sono
utilizzati per la radioterapia dei tumori cui sono sottoposti in Italia più di centomila
pazienti all’anno. Tuttavia più di recente sono utilizzati anche per distruggere i
microrganismi nel cibo. L’idea di irradiare il cibo, però, è un fenomeno ancora poco
noto al grande pubblico, anche se la NASA irradia il cibo degli astronauti sin dalle
prime missioni spaziali. Più comunemente sono usati per sterilizzare strumenti
chirurgici, rifiuti ospedalieri infetti e uccidere i batteri.
Problem solving 3: Rose rosse e viole viola
Calcola la frequenza della luce rossa, che ha una lunghezza d’onda di 700,0 nm, e della luce
violetta, che ha una lunghezza d’onda di 400,0 nm
Descrizione del problema
Nella figura è rappresentato lo spettro visibile con le corrispondenti lunghezze d’onda

Strategia
Sostituiamo λ = 700,0 per la luce rossa:

Sostituiamo λ = 400,0 per la luce violetta:

Osservazioni
La frequenza della luce visibile è grandissima ma l’intervallo delle frequenze visibili è
relativamente piccolo, se confrontato con le altre parti dello spettro elettromagnetico
Prova tu
Qual è la lunghezza d’onda della luce con una frequenza di 5,25 · 1014 Hz?
Polarizzazione
Se osserviamo il cielo in una giornata molto limpida, la luce ci appare uniforme,
almeno finche’ evitiamo di guardare direttamente verso il sole. Per animali come le
api comuni, invece, la luce del cielo non è affatto uniforme. Il motivo è che le api
sono sensibili alla polarizzazione dalla luce, una capacità che le aiuta nella loro
navigazione dall’alveare ai fiori e viceversa. Per comprendere cosa si intende per
polarizzazione della luce o di qualsiasi altra onda elettromagnetica, consideriamo
l’onda elettromagnetica in figura, in essa il campo elettrico può oscillare in qualsiasi
direzione e, di conseguenza, il campo magnetico, ad esso perpendicolare, oscilla in
direzioni diverse.

Se invece il
campo elettrico,
e di conseguenza
quello magnetico,
oscilla sempre
nello stesso piano
diremo che l’onda
è polarizzata

In figura b), il campo elettrico punta in direzione parallela all’asse z, diremo che
l’onda è polarizzata linearmente in direzione z. Un’onda di questo tipo può essere
prodotta da un’antenna lineare orientata lungo l’asse z.
Non tutta la luce, però, è polarizzata. Il raggio luminoso rappresentato in figura a)
della diapositiva precedente, è la combinazione di molte onde con polarizzazioni in
direzioni casuali. Una luce di questo tipo si dice non polarizzata. Una comune
lampada ad incandescenza produce luce non polarizzata, infatti ogni atomo del
filamento incandescente emette luce con una polarizzazione casuale. Anche la luce
del sole non è polarizzata.

Passaggio della luce attraverso i


polarizzatori

Un fascio di luce non polarizzato può essere polarizzato in vari modi. Uno di questi è
il passaggio attraverso un polarizzatore, cioè un materiale polimerico formato da
molecole conduttrici lunghe e sottili orientate in una direzione ben precisa. Quando
un fascio di luce colpisce un polarizzatore, la componente del campo elettrico
parallela alle molecole conduttrici viene assorbita mentre la componente
perpendicolare lo attraversa subendo solo un piccolo assorbimento. Di conseguenza
la luce uscente da un polarizzatore tende ad essere polarizzata in una direzione
particolare. Comuni esempi di polarizzatori sono i ben noti fogli Polaroid utilizzati
per le lenti degli omonimi occhiali da sole.
Per capire il funzionamento
del polarizzatore si può
fare l’analogia con la
Meccanica. Una corda è
infilata in una fenditura
praticata in un blocco di
legno e un’onda la fa
oscillare verticalmente. Se
la fenditura è orientata
verticalmente, l’onda la attraversa indisturbata. Ma se la
fenditura è orientata orizzontalmente, l’onda viene
bloccata. Un polarizzatore esercita una funzione simile su un
fascio di luce e viene rappresentato con un disco nel quale
sono indicate la direzione del polarizzatore e l’angolo  che
tale direzione forma con quella del campo elettrico dell’onda.
Passaggio di luce polarizzata in un
polarizzatore
Vediamo ora cosa accade quando un fascio di luce polarizzata in una direzione incontra un
polarizzatore orientato in una direzione diversa, come in figura.

I = I0 cos2θ
Passaggio di luce non polarizzata in un
polarizzatore

1
I I0
2


Polarizzazione con più polarizzatori
Un fascio di luce non polarizzata attraversa un polarizzatore per ottenere una
particolare polarizzazione, per esempio verticale, successivamente lo si fa passare
attraverso un secondo polarizzatore, detto analizzatore, il cui asse di trasmissione
forma un angolo  con quello del primo polarizzatore. La direzione dell’analizzatore
può essere regolata in maniera tale da far variare a piacimento l’intensità e la
polarizzazione del fascio che sarà:
Infine ricordiamo che…polarizzatori con assi di trasmissione perpendicolari tra di
loro sono detti polarizzatori incrociati. La trasmissione attraverso una coppia di
polarizzatori incrociati è nulla, infatti per la Legge di Malus  = 90. In figura è
mostrato l’effetto di due polarizzatori incrociati. Se la luce non polarizzata colpisce
un singolo strato di materiale polarizzatore, l’intensità trasmessa è la metà di quella
incidente. Attraverso una coppia di filtri polarizzatori incrociati, invece, la luce non
viene trasmessa, e, come di vede in figura, la zona in cui i polarizzatori sono
sovrapposti è nera.
Problem solving 4: Esperimento di
polarizzazione
Nell’esperimento di polarizzazione illustrato nella figura, l’intensità finale del fascio di luce è
0,200 I0. Qual è l’angolo θ fra l’asse di trasmissione dell’analizzatore e quello del
polarizzatore?

Descrizione del problema


L’apparato sperimentale è disegnato in figura. L’intensità della luce è ridotta dapprima a ½ I0 e
poi a 0,200 I0, come indicato
Strategia
Dal disegno è chiaro che l’analizzatore riduce l’intensità di un fattore 1/2,50
– l’intensità della luce passa da I0 /2
a I = (1/2,50)(I0 /2) = I0 /5,00 = 0,200 I0
– Per calcolare l’angolo θ che porta a tale riduzione, ricordiamo che l’analizzatore riduce
l’intensità secondo la relazione I = I0 cos2 θ
• basta porre cos2 θ = 1/2,50 e risolvere in funzione di θ

Soluzione
Poniamo cos2 θ uguale a 1/2,50, ricaviamo cos θ e calcoliamo θ

Osservazioni
Al passaggio della luce l’analizzatore ne assorbe una parte, quindi viene assorbita anche
dell’energia
– In linea di principio, l’analizzatore dovrebbe scaldarsi leggermente
– Come sempre, l’energia si deve conservare

Prova tu
Se si aumenta leggermente l’angolo θ, l’intensità finale aumenta, diminuisce o rimane la stessa?
Verifica la risposta
calcolando l’intensità finale per un angolo di 60,0°
Polarizzazione per diffusione
La diffusione della luce non polarizzata da parte di atomi e molecole, come avviene
nell’atmosfera, o la sua riflessione da parte di una superficie solida o liquida, può indurre una
polarizzazione parziale.

Il motivo principale per


cui si verifica questo
fenomeno è illustrato
in figura. Un fascio di
luce polarizzata
verticalmente colpisce
una molecola. La luce
fa oscillare gli
elettroni della molecola
in direzione verticale,
che è la direzione del
campo elettrico della
luce.

Ma, come sappiamo, una carica elettrica accelerata irraggia, per cui la molecola si comporta
come se fosse una piccola antenna verticale e questa radiazione è ciò che osserviamo come luce
diffusa. Sappiamo anche che un’antenna emette il massimo della radiazione nella direzione
perpendicolare alla sua lunghezza e che non ne emette nella direzione del suo asse, pertanto un
osservatore che si trova nel punto A o nel punto B vede il massimo della radiazione diffusa
mentre un osservatore che si trova nel punto C non vede alcuna radiazione.
Se applichiamo questa idea alla diffusione di un fascio di luce inizialmente non polarizzato da
parte di una molecola, otteniamo la situazione illustrata in figura. In questo caso gli elettroni
della molecola oscillano in tutte le direzioni nel piano di polarizzazione, quindi un osservatore
che si trova nella direzione iniziale del raggio, nel punto A, vede una luce diffusa con tutte le
polarizzazioni, cioè vede luce non polarizzata. Un osservatore posto nel punto B, invece, vede
solo gli elettroni che oscillano verticalmente, cioè vede luce polarizzata verticalmente. Un
osservatore posto in posizione intermedia osserverà un effetto intermedio.
Ed è questo il meccanismo responsabile della polarizzazione della luce proveniente
dal cielo. In particolare il massimo della polarizzazione si osserva in direzione
perpendicolare rispetto al sole.

Per un osservatore posto perpendicolarmente alla direzione dei raggi solari, la


diffusione di questi ultimi da parte dell’atmosfera produce luce polarizzata
dominata dal blu. Un osservatore che guarda dritto verso il Sole, vede luce non
polarizzata con la componente rossa che domina su quella blu.
E’ interessante osservare che la quantità di luce
diffusa da una molecola è massima quando la
lunghezza d’onda della luce è paragonabile alle
dimensioni della molecola stessa. Le molecole
nell’atmosfera sono generalmente molto più piccole
della lunghezza d’onda della luce visibile, ma la luce
blu, che ha una lunghezza d’onda relativamente
piccola, è diffusa in modo più efficace rispetto alla
luce rossa che ha una lunghezza d’onda maggiore.
Analogamente, negli strati superiori dell’atmosfera
le particelle microscopiche di polvere diffondono
più facilmente la luce blu a causa della sua piccola
lunghezza d’onda. Questo è il meccanismo
fondamentale che consente di spiegare il motivo
per cui il cielo è blu. Un tramonto, invece, appare
rosso perché stiamo osservando il Sole attraverso
l’atmosfera e la maggior parte della luce blu è
stata già diffusa in altre direzioni. Di fatto, la luce
blu che manca al nostro tramonto, e fa sì che
questo abbia il caratteristico colore rosso, è la
luce blu del cielo di qualcun altro.
Polarizzazione per riflessione
Si ha polarizzazione anche quando la luce è riflessa da una superficie liscia, come la
parte superiore di una tavola o la superficie di un lago calmo. In figura la luce non
polarizzata proveniente dal sole viene riflessa dalla superficie di un lago. Quando
incontra le molecole dell’acqua ne fa oscillare gli elettroni nel piano di
polarizzazione. Per un osservatore posto nel punto A, però, le uniche oscillazioni che
danno origine a radiazione sono quelle ad angolo retto con la direzione di
osservazione. La luce riflessa dal lago è, quindi, polarizzata orizzontalmente.

Per ridurre questo riflesso l’osservatore può usare gli occhiali da sole Polaroid, cioè
occhiali che montano lenti rivestite di materiale Polaroid con un asse di trasmissione
verticale. In tal modo la luce riflessa con polarizzazione orizzontale, il cosiddetto
riverbero, non viene trasmessa.
Real Physics…Occhiali Polaroid e display
LCD
Per eliminare il riverbero della luce riflessa, che è
polarizzata orizzontalmente, si possono utilizzare
lenti Polaroid che hanno asse di trasmissione
verticale. Indossare occhiali Polaroid può essere un
problema quando si ha a che fare con orologi a
cristalli liquidi o con altri dispositivi elettronici dotati
di display LCD. Supponiamo che una persona che sta’
usando un dispositivo del genere indossi occhiali
Polaroid, poiché la luce che esce da un display è
polarizzata linearmente, se la direzione di
polarizzazione è verticale, la luce attraverserà gli
occhiali da sole e il display sarà leggibile
normalmente. Ma se la direzione di polarizzazione del
display è orizzontale, guardandolo attraverso un paio
di occhiali Polaroid apparirà completamente scuro,
infatti la luce è completamente bloccata. Lo stesso
effetto si ha osservando un display LCD attraverso
un paio di occhiali da sole Polaroid, basta ruotare
lentamente il display o gli occhiali fino a 90.°
Polarizzazione totale
Così possiamo scrivere la
relazione che fornisce
l’angolo di Brewster:

n2
tan  B 
n1
Real Physics…

Anche una superficie liscia come


un lago può agire come un filtro
polarizzatore. Questo è il motivo
per cui il cielo è più scuro
nell’immagine riflessa che non
nella visione diretta
BUON LAVORO

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