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I VALTELLINESI DELLA CONSOLAZIONE

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La Compagnia di S. Maria della Consolazione e il
suo Ospedale
La provenienza, il tipo di attività svolta e la propensione devozionale
verso una determinata confraternita portarono i nostri emigrati ad usu-
fruire dell’Ospedale dei Lombardi, di quello di S. Maria di Loreto dei
Fornari e di quello di S. Rocco a Ripetta. Ci furono però altri valtellinesi
che, sempre nel Seicento, le circostanze della vita indirizzarono ad un
altro ospedale ancora: quello che i romani chiamavano familiarmente La
Consolazione.
Le origini di questo istituto sono connesse al suo pio sodalizio. Nel XV
secolo un condannato a morte, mentre veniva condotto sul posto delle
esecuzioni a Monte Caprino, quando arrivò nelle vicinanze, alla vista di
un’immagine della Madonna dipinta sul muro di un granaio dei patrizi
Mattei ai piedi del Campidoglio, s’inginocchiò gridando la sua innocenza
e pregando la Vergine delle Grazie di aiutarlo. Si salvò (78). Questo e altri
miracoli portarono nel 1455 ad innalzare sul luogo, con le numerose ed
abbondanti offerte dei fedeli, la chiesa di S. Maria della Consolazione. La
Confraternita che sorse con la stessa invocazione e di cui facevano parte
nobili, chirurghi, barbieri e altri rappresentanti di varie arti, nel 1470
fondò appresso al tempio anche un piccolo ospedale. Questo, fin dagli
inizi, venne destinato – come attesta il Pericoli storico del nosocomio –
alla cura di traumi e pei casi di feriti e di quant’altro richiedeva soccorsi
di chirurgia istantanea.
Modificò invece nome il sodalizio quando con la Confraternita di S.
Maria delle Grazie, che gestiva a sua volta un piccolo ospedale poco di-
stante dal Teatro di Marcello e con la Confraternita di S. Maria in Portico,
che pure controllava un terzo ospedaletto situato presso la chiesa di S.
Omobono, arrivò nel 1505 ad un’unione et confederatione per una comu-
ne attività da svolgersi nel suo ospedale: cambiò in Confraternita di S.
Maria de vita eterna. A titolo scaramantico, la maggior parte di coloro che
stavano per ricoverarsi ed anche altra gente fecero sempre più insistente-
mente notare che quel de vita eterna non era molto augurale per un’assi-
stenza ospedaliera, specialmente per chi si doveva sottoporre a delicati
interventi chirurgici. Così che, con sollievo generale, già nel 1507 quella
denominazione venne sostituita col titolo più rassicurante di S. Maria
della Consolazione (79).

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In seguito alla fusione con gli altri due nosocomi, l’Ospedale della
Consolazione venne riconosciuto nel 1505 come Arcispedale pubblico.
Da quel momento, come l’Arciospedale del S. Spirito e l’altro del SS.
Salvatore a S. Giovanni in Laterano, divenne e restò per tutto il secolo uno
degli istituti più qualificati e più popolari dell’Urbe.
Per i suoi meriti e la sua importanza fu onorato dalle visite dei ponte-
fici e dei santi del tempo: S. Filippo Neri, S. Camillo de Lellis, S. Ignazio
di Loyola e S. Luigi Gonzaga, che morì di peste nel 1591 assistendo i
malati proprio alla Consolazione (80).
Quale centro di specializzazione traumatica, dove svolsero la loro atti-
vità i primi instauratori della nuova scienza chirurgica Bartolomeo
Eustachio, Mariano Santo e Giovanni Guglielmo Riva, la maggior parte
degli abitanti di Roma lo preferirono ad altri ospedali. E, questo, proba-
bilmente perché ubicato fra il rione Monti e quello di Trastevere, i più
popolosi della città, ed essendo gli stessi in prevalenza abitati da artigiani
e manovali costoro, nei loro infortuni, trovavano agevole di poter ricorre-
re ad esso, che rappresentava una specie di Pronto Soccorso dei tempi,
immediato e vicino al posto di lavoro (81).
La gente ricambiò con offerte generose e lasciti costanti. Il reparto
delle donne, in particolare, ebbe benefattori illustri. I loro nomi furono
tramandati nella sala del Camerlengato dell’ospedale degli uomini. Le
principali e nell’insieme più importanti offerte provenivano comunque dal
popolo. Quanto alla sua amministrazione finanziaria (82) possiamo se-
gnalare che, nel 1630, le entrate per l’Arcispedale furono di 8.036 scudi
contro una spesa di 4.413 scudi.
Nel 1627 il nosocomio disponeva di 80 letti, di cui 20 per le donne in
un reparto apposito. Numero che all’occorrenza poteva essera aumentato,
raddoppiando le file nelle corsie e ricorrendo alle ben note cariole.
Per le accresciute esigenze del servizio medico e del personale ospe-
daliero, nel 1650, furono aggiunti altri locali: la spezieria e il teatro ana-
tomico (83).
Ed è proprio in questo Anno Santo che, nel registro degli Uomini e
Donne che entrano nell’Ospedale della Consolazione. Anno 1650, trovia-
mo il primo Valtellinese:

ANTONIO CIUCCHE 1 ottobre 1650


dalla Voltolina si ricovera;

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letto 14,
ha consegnato doi chiave.
Muore il 22 novembre (75d).

Nel 1653, Roma per la prima volta potè vedere alla Consolazione le
pubbliche dimostrazioni notomiche, cioè un’autopsia, su un cadavere ese-
guite dall’insigne notomico Gianguglielmo Riva da Asti. Il famoso chi-
rurgo istituì poi, nel 1655, presso l’apposito locale ricavato dall’adatta-
mento del portico dell’istituto, un’ Accademia di Notomia (84).

La peste del 1656


Nella contigenza della peste bubbonica che colpì la città durante gli
anni 1656-1657 l’ospedale, sospendendo la propria destinanzione, fu con-
vertito ad accogliere i sospetti di contagio e per la quarantena dei conva-
lescenti. Questa sua trasformazione in lazzaretto ne richiese l’isolamento
da tre lati mediante cancelli guardati da gente armata. Avvennero diversi
decessi tanto di infermi quanto di chi li accudiva. Dalle memorie
dell’Ospedale risulta che pagarono con la vita 69 inservienti e 2 medici
(85). Fra i ricoverati di quel tragico biennio, come attesta il libro degli
Uomini e Donne che entrano nell’Ospedale della Consolazione per gli
anni 1656-1658, ci sono anche nostri convalligiani (76d). Alcuni riusci-
rono a sopravvivere, altri invece vennero stroncati da quel morbo terribi-
le:

REMEDIO del q. Domenico 23 luglio 1656


dalla Voltolina si ricovera;
letto 26,
dimesso il 16 dicembre.

DOMENICO TARABINI 3 gennaio 1657


del q. Pietro Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 17.
fachino Muore il 27 gennaio.

ANTONIO di Giacomo 3 aprile 1657


dalla Voltolina si ricovera;
letto 9,
dimesso il 30 maggio.

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CARLO del q. Giovan Antonio, 1 giugno 1657
dalla Voltolina si ricovera;
letto 30.
Muore nello stesso giorno.

BATTISTINA GUERINI 8 giugno 1657


del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 29
con giulii 15.
Muore il 7 luglio.

Il ricovero dei sospetti di contagio presso l’ospedale adibito a lazzaret-


to, oppure nel lazzaretto brutto per i contagiati, avveniva secondo una
prassi prestabilita perfettamente descritta in Quelli che servono gli infer-
mi, testo presentato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e dalla
Biblioteca Vallicelliana per la Mostra bibliografica del 1987 su ASSI-
STENZA E MEDICINA A ROMA NEI SECOLI XVI E XVII che riportia-
mo:
“Per il malato esistevano una serie di disposizioni che lo accompagna-
vano sin dal suo ingresso al lazzaretto: qui il sovrintendente di dentro
aveva il compito di dividere i malati per censo, accertarsi che con il mala-
to non entrassero nel lazzaretto cani o gatti ed armi di qualsiasi genere.
Liberato dai vestiti, il malato veniva sottoposto ad un bagno alla presenza
del sovrintendente e soltanto la nobiltà poteva essere esentata da questa
pubblica pulizia. Ricevuti nuovi vestiti, il malato era accompagnato al suo
alloggio e informato delle severe norme che regolavano la vita del lazza-
retto. Innanzitutto era bandita la promiscuità e nessun uomo per nessuna
ragione poteva entrare nel reparto donne e qualsiasi tragressione era seve-
ramente punita sino ad arrivare alla pena di morte in caso di stupro, adul-
terio, fornicazione, anche se ci fosse stato consenso. I pasti si consuma-
vano in camera, ma non doveva esserci alcuna possibilità di contatto con
quanti distribuivano il vitto e con coloro che ritiravano le stoviglie. Al
malato si garantiva un cibo decoroso, del vino fresco di non più di una
giornata. Naturalmente chi aveva delle possibilità poteva usufruire dei
servizi dell’oste che passava a prendere le ordinazioni.”
“I nuovi arrivati al mattino venivano visitati dal medico che dava la
cura controllata giornalmente dal cerusico, il quale aveva anche l’incari-
co di far lavare il malato ogni mattino, antecedentemente alla visita, con

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acqua semplice prima poi con acqua composta, una miscela fatta di acqua,
aceto e foglie odorose. Il cerusico doveva essere in possesso di tutto l’ar-
mamentario medico ed avere un aiutante, preferibilmente un barbiere tra
l’altro aveva il compito di tosare il malato”.
“Il personale sanitario del lazzaretto era completato dallo speziale, che
aveva il compito di provvedere ai rifornimenti dei medicamenti, prepara-
re le varie terapie, tener conto degli eventuali successi e darne comunica-
zione ai Signori della Congregazione, ai quali andavano riferiti anche i
costi sia delle varie terapie sia della gestione del lazzaretto”.
“Oltre a queste persone, che possiamo definire il personale medico,
esisteva nel lazzaretto un personale paramedico costituito dagli espurga-
tori brutti e netti, dai barelanti, corrispondenti ai più famosi pizzicamorti
veneziani, che avevano il compito di andare a prendere e seppellire i morti
e portare i malati al lazzaretto. Accanto a questi, carrettieri e barcaroli
coadiuvavano i barelanti nel loro ingrato dovere e provvedevano al tra-
sporto della calce per la sepoltura.”
“La cura della peste, a quanto abbiamo potuto appurare, si basava su
un trattamento generale fatto di salassi, clisteri e purghe ed un trattamen-
to locale delle manifestazioni cutanee consistente in applicazione di
impiastri, ventose e sanguisughe; oppure si praticava la cauterizzazione
dei bubboni con un ferro infuocato o con sostanze caustiche come il subli-
mato od un composto fatto di verderame, miele ed aceto forte conosciuto
come unguento egiziano. Del resto tra le terapie consigliate nel ‘600 non
mancavano trattamenti che dovevano lasciare perlomeno perplessi quanti
ricorrevano ad essi. Uno di questi consigliava di mangiare ogni mattina,
appena alzati, una noce ed un fico uniti insieme. Un altro rimedio, per soli
ricchi, era una polvere composta di ambra, muschio, giacinto, smeraldi,
topazio, perle orientali, alicorno e venti foglie d’oro: ogni mattina di que-
sta polvere se ne dovevano prendere sei grani di formento con un puoco
di vino aromatico. Altri consigli preventivi per evitare l’insorgere della
pestilenza consistevano nel bere al mattino qualche goccia delle proprie
urine oppure in quello, certamente più dispendioso, di prendere, durante
l’inverno, due scrupoli (uno scrupolo = 1,046 gr.) di triaca per ogni fase
lunare. La triaca era uno dei medicamenti più antichi e più conosciuti, e
forse tra i più cari, e veniva usata anche a Roma benchè fosse per lo più
importata da Venezia, che ne aveva fatto una grossa fonte di commercio.
Gli ingredienti della triaca erano quanto mai vari e numerosi, risultando

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spesso oltre settanta le sostanze impiegate. Le farmacie dovevano essere
autorizzate a preparare e a vendere la triaca. Questa preparazione a
Venezia era occasione di festa cittadina: dinnanzi alla farmacia, tutti gli
ingredienti venivano esposti e reclamizzati uno per uno dallo speziale.
Una volta preparata, perché venisse messa in commercio, dovevano tra-
scorrere perlomeno sei mesi. Naturalmente ogni farmacia triacante si
vantava di aver scoperto la miscela ideale contro ogni tipo di pestilenza e,
se pensiamo che la triaca è stata usata sino alla prima metà dell’Ottocento,
dobbiamo credere che per secoli sia stata ben pubblicizzata” (86).
Feriti e colpiti dalla malaria
Passato quel tragico evento, l’Arcispedale riprese la sua attività di spe-
cializzazione traumatica. Questo però senza attenersi a rigorose esclusio-
ni di infermi che si presentavano con altri mali. Soprattutto quelli vittime
di febbri malariche o miasmatiche. Fra le malattie che colpivano la città e
la campagna romana, le cui paludi si estendevano fino ad arrivare intorno
all’Urbe, la più diffusa era infatti la malaria. Tanto che, propagandosi
soprattutto con la canicola estiva, ma anche colpendo durante le altre sta-
gioni, diventava sempre più preoccupante (87). Fra i ricoverati per questo
motivo oppure per ferite, nel registro degli Uomini e Donne che entrano
nel Ven. Ospedale della Madonna Santissima della Consolazione. Anno
1668-1669 non mancano i Valtellinesi (77d):

MICHELE POLETTI 21 gennaio 1668


del q. Mafeo si ricovera;
dalla Valtolina letto 5
ferito fardello, con doppie cinque di Spagna e giulij
17;
dimesso l’1 febbraio.

GIOVAN ANTONIO CURTINI 17 marzo 1668


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Valtolina letto 18
ferito fardello, senza mantello e denaro;
dimesso il 21 marzo.

ANTONIO del q. Lorenzo 27 maggio 1668


dalla Valtolina fachino
con febre si ricovera;
letto 44

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fardellone, senza danaro;
dimesso l’1 giugno

GIOVANNI CAPRARO 11 giugno 1668


D’Antonio si ricovera;
dalla Valtolina letto 11
ferito con fardello, senza mantello e danaro;
dimesso il 17 giugno.

GIOVAN BATTISTA del FRANCO 13 giugno 1668


di Calpo doncino (sic !) si ricovera;
Valle di S. Giacomo letto 22
diocesi di Como con fardello, senza mantello e danaro.
ferito senza loquella Muore il 15 giugno con tutti i sacramenti
eccettuato la Comunione.
Sepolto nel cimitero.

Non ha ricevuto la Comunione in quanto, prima, avrebbe dovuto con-


fessarsi. Questo però non gli era stato possibile, essendo rimasto senza
parola.

GIOVANNI RE’ 18 giugno 1668


del q. Giacomo si ricovera;
dalla Valtollina letto 18
ferito con fardello, senza mantello
e danari dico giulii due e mezzo;
dimesso il 23 luglio.

ANTONIO BUONO HUOMO 30 giugno 1668


di Giovanni si ricovera;
dalla Valtollina letto 14
ferito con fardello, senza mantello,
giulii 36 e mezzo;
dimesso il 7 luglio.

FRANCESCO FONTANA 14 luglio 1668


di Pagano si ricovera;
dalla Valtollina letto 3
ferito con fardello, senza mantello,
giulii 3;
dimesso il 7 agosto.

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GIOVAN PIETRO CONTRA 7 settembre 1668
di Giovan Antonio si ricovera;
dalla Valtollina letto 14
ferito fardello, senza mantello e denaro ;
dimesso il 23 settembre.

DOMENICO BERTOCIANO 18 novembre 1668


del q. Jacomo si ricovera;
dalla Valtollina letto 59
con febre fardello senza mantello,
giulii 3;
dimesso il 4 dicembre.

LORENZO SALVETI 1 gennaio 1669


del q. Pietro si ricovera;
dalla Valtollina letto 54
ferito fardello, senza denaro;
dimesso il 13 gennaio.

GIOVANNI BONGETTI 10 gennaio 1669


di Giovanni si ricovera;
dalla Valtollina letto 49
con febre fardello, senza mantello e denaro;
dimesso il 24 febbraio.

VINCENZO ZINO 12 gennaio 1669


del q. Battista si ricovera;
dalla Valtollina letto 37
ferito con fardello e senza mantello,
baiocchi 6 e quattrini 1;
dimesso il 22 gennaio.

BATTISTA PANIGO 26 marzo 1669


del q. Pietro si ricovera;
dalla Valtollina letto 59
con febre fardello senza denaro et mantello;
dimesso l’1 aprile.

GIOVANNI BONGINO 30 marzo 1669


di Pietro si ricovera;
dalla Valtollina letto 22
ferito fardello senza denaro et mantello;
dimesso il 4 aprile.

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con febre 15 luglio 1669
torna a ricoverarsi;
letto 46
fardello senza mantello,
baiocchi 14;
dimesso il 14 agosto.

GIORGIO MORANDO 18 aprile 1669


di Pietro si ricovera;
dalla Valtollina letto 21
ferito fardello, senza mantello, senza cappello,
con baiocchi 46 e quattrini 3;
doppo portò cappello et mantello;
dimesso il 3 maggio

AMBROGIO BOGIOLO 12 giugno 1669


di Bernardo si ricovera;
dalla Valtollina letto 56
con febre fardello senza mantello e denaro;
partì il 17 giugno sine testamento.

ALESSANDRO BONETTI 29 luglio 1669


del q. Bartolomeo si ricovera;
da Valtollina letto 21
ferito con fardello senza mantello
et giulii 10.
Muore il 25 agosto con tutti i sacramenti.

PIETRO BOIARDO 23 settembre 1669


di Martino si ricovera;
dalla Valtollina letto 45
con febre fardello senza mantello e denaro;
doppo consegnò giuli 9 e mezzo;
dimesso l’1 ottobre.

Questo doppo ci fa capire come il nostro convalligiano ci abbia pensa-


to un po’, “prima” di consegnare quei pochi spiccioli, che tuttavia costi-
tuivano per lui con ogni probabilità tutto quello che aveva.

GIOVANNI MEDDEI 14 novembre 1669


di Domenico si ricovera;

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dalla Valtollina letto 35
con febre fardello senza mantello e denaro;
dimesso il 19 novembre.

GIOVANNI ARDEN 19 novembre 1669


del q. Cesare si ricovera;
dalla Valtollina letto 9
ferito fardello senza mantello e denaro.
Muore il 4 dicembre con tutti i Sacramenti.

GIOVAN PIETRO CAPANELLA 20 novembre 1669


del q. Antonio si ricovera;
dalla Valtollina letto 8
ferito con fardello senza mantello
et testoni 5 et un grosso anello;
dimesso il 27 novembre.

Per quanto riguarda i feriti c’è da osservare che, per tutti, non si tratta
soltanto di infortuni sul lavoro, ma, come avremo modo di constatare più
avanti, a volte del risultato di liti furibonde tra i nostri facchini ed altra
gente. Alterchi e botte da orbi che avvenivano per lo più in bettole igno-
bili e con in corpo qualche litro di vino di troppo.

Altri Valtellinesi feriti e vittime della malaria


Il Registro degli Infermi dell’Ospedale di S. Maria della Consolazione.
Anni 1675 a 1677, tra romani e gente proveniente dall’intera penisola, ci
rivela la presenza di altri Valtellinesi a Roma. Dallo stato dei loro indu-
menti ed il fatto che la maggior parte si ritrovino senza mantello in pieno
gennaio, nonché senza denaro, possiamo dedurre come si venissero a tro-
vare (78d):

SALVATORE DEL DANNO 13 gennaio 1675


dalla Voltolina si ricovera;
ferito fardello senza mantello, senza denaro;
dimesso il 16 gennaio.

GIOVANNI STECCHINO 21 maggio 1675


del q. Paolo si ricovera;
dalla Voltolina fardello di stracci senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 30 maggio.

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BARTOLOMEO ZANNETTO 25 maggio 1675
del q. Jacomo si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 3 giugno.

GIOVANNI VIOLA 29 maggio 1675


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina fardello di livrea senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 13 giugno.

GIUSEPPE VISCONTE 23 luglio 1675


dalla Voltolina si ricovera;
con febre fardello senza mantello,
con baiocchi 15;
dimesso il 27 luglio.

GIOVANNI RAINA 22 novembre 1675


dalla Voltolina si ricovera;
con febre fardello senza denaro;
dimesso il 26 novembre.

JACOMO DELLA FRANCESCA 28 dicembre 1675


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
con febre dimesso il 20 gennaio 1676.

GIOVANNI PILATO 2 gennaio 1676


di Giovan Battista si ricovera;
dalla Valle di S. Giacomo fardello senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 6 gennaio.

GIOVANNI POLO 7 maggio 1676


dalla Voltolina si ricovera;
con febre fardello senza mantello e denaro;
dimesso il 12 maggio.

MICHELE RAGNI 20 maggio 1676


di Giovan Andrea si ricovera;
dalla Voltolina fardello di stracci senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 27 maggio.

GIUSEPPE BALZARINI 13 giugno 1676


d’Andrea si ricovera;

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dalla Voltolina fardello senza mantello,
con febre con baiocchi 25;
dimesso il 28 giugno.

GIOVANNI BONIOLI 20 settembre 1676


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina fardello di pochissimi stracci;
ferito dimesso il 28 settembre.

GIOVAN BATTISTA MICHAZZI 22 settembre 1676


del q. Giovan Pietro si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza denaro;
con febre dimesso l’8 ottobre.

GIOVANNI MAFFEO 30 settembre 1676


di Pietro si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
con febre dimesso il 26 ottobre.

DOMENICO SALEUTTI 17 novembre 1676


del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
con febre dimesso il 19 novembre.

GIOVAN ANTONIO MANSINI 9 gennaio 1677


del q. Lorenzo si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello,
ferito baiocchi 47;
dimesso il 24 gennaio.

GIUSEPPE ZALDARINO 1 settembre 1677


del q. Giuseppe si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
oste dimesso il 9 settembre.
anni 19
con febre

ANDREA APPIANO 5 ottobre 1677


di Bernardo si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
anni 25 dimesso il 25 ottobre.
facchino
ferito

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FRANCESCO CINCIENO 28 dicembre 1677
del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina fardello senza mantello e denaro;
anni 50 con febre dimesso il 3 gennaio 1688.
facchino

Anche nel Registro successivo, che riguarda gli Anni 1678 – 1679, tra
numerosi facchini di Montereale e molti muratori da Como, troviamo una
presenza rilevante di Valtellinesi con arti e mestieri diversi (79d):
GIACOMO SALINA 24 febbraio 1678
del q. Andrea si ricovera;
dalla Voltolina letto 44
anni 50 circa fardello, senza moneta.
facchino Muore il 4 marzo con tutti i Sacramenti.

BARTOLO GALPACINO 14 marzo 1678


di Giovanni si ricovera;
dalla Vultulina letto 34
anni 20 ferraiolo, fardello, senza altro;
huomo di campagna dimesso il 15 marzo.

CARLO NATALINI 21 aprile 1678


del q. Battista si ricovera;
dalla Vultolina letto 29
anni 18 circa fardello;
facchino partì sanato il 4 maggio.

DOMENICO BONOLI 30 maggio 1678


del q. Jacomo si ricovera,
dalla Vultolina letto 16
anni 65 ferraiolo, fardello, senza moneta;
facchino dimesso il 3 giugno
10 settembre 1678
torna a ricoverarsi;
letto 33,
dimesso il 22 settembre.

DOMENICO PAGANONI 6 giugno 1678


del q. Salvatore si ricovera;
dalla Vultolina letto 49
anni 33 incirca fardello;
carrettiero dimesso il 13 giugno.

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PIETRO MINGACCI 10 giugno 1678
del q. Vincenzo si ricovera;
dalla Vultolina letto 49
anni 35 ferraiolo, fardello, senza null’altro;
carrettiero dimesso il 16 giugno.

LORENZO DI SALVATORE 1 luglio 1678


del q. Matteo si ricovera;
dalla Vultolina letto 52
anni 32 incirca fardello, senza denaro;
facchino dimesso il 12 luglio.

MARTINO BONETTI 8 luglio 1678


del q. Bartolomeo si ricovera;
dalla Vultolina letto 28
anni 35 ferraiolo, fardello, senza moneta;
facchino dimesso il 21 luglio.

CARLO MUSTULENI 16 settembre 1678


del q. Battista si ricovera;
dalla Vultolina letto 13
anni 33 ferraiolo, fardello, senza null’altro;
facchino dimesso il 22 novembre.

GIOVAN PIETRO del q. Domenico 19 settembre 1678


dalla Vultolina si ricovera;
27 anni letto 40
facchino ferraiolo, fardello, senza moneta;
dimesso il 14 ottobre.

ANTONIO BERTINI 26 settembre 1678


di Domenico si ricovera;
dalla Voltulina letto 24
anni 30 ferraiolo, fardello;
facchino dimesso il 6 novembre.

ANTONIO di Martino 20 novembre 1678


dalla Vultulina si ricovera;
anni 35 letto 32
facchino ferraiolo, fardello;
dimesso il 26 dicembre.

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GIOVAN PIETRO del q. Vincenzo 27 aprile 1679
dalla Vultolina si ricovera;
anni 40 circa letto 10
coco fardello, senza denaro;
dimesso il 3 maggio.

Dalla numerazioni dei letti, occupati anche dagli altri degenti, ci ren-
diamo conto che per gli uomini a disposizione ci sono 59 posti.
Ancora Valtellinesi feriti
Nel Registro dell’Anno 1685, una annotazione iniziale del Priore
Francesco Maria Fabbri dichiara che in quel periodo nel Venerabile
Archiospedale della SS.ma Consolazione si sono posti a letto:

INFERMI 906
uomini 752
donne 154

uomini feriti 613 donne ferite 88


uomini con febbre 69 donne con febbre 50

uomini morti 70 donne morte 16


dei quali si seppelliscono de’ quali sepolte
in Chiesa 2 in Chiesa 2

Fra i ricoverati deceduti c’è anche un convalligiano. Gli altri


Valtellinesi, tra cui un sacerdote della zona di Morbegno, hanno miglior
sorte:

GIOVANNI FORNONCINI 3 gennaio 1685


di Andrea si ricovera;
dalla Voltolina letto 47
anni 18 fardello, senza mantello e senza facchino
ferito denaro;
dimesso il 7 gennaio.

CRISTOFARO CONCINI 6 febbraio 1685


di Stefano si ricovera;
dalla Voltolina letto 12

181
anni 30 fardello, senza mantello e denaro;
cocchiere dimesso il 14 febbraio.
ferito

DOMENICO BETTI 28 febbraio 1685


del q. Agostino si ricovera;
dalla Voltolina letto 19
anni 34 senza mantello, senza cappa e
facchino senza denaro;
ferito dimesso il 10 marzo.

PIETRO PECORARI 22 marzo 1685


del q. Giovan Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 58
anni 35 fardello, senza mantello e denaro;
carrettiere dimesso il 5 aprile.
ferito

PIETRO GRATIONI 29 marzo 1685


del q. Andrea si ricovera;
dalla Voltolina letto 57
anni 25 fardello, senza mantello e denaro;
facchino dimesso il 24 aprile.
ferito

GIOVANNI PIETRICIOLA 24 luglio 1685


del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 31
anni 32 fardello, senza mantello e denaro;
facchino dimesso il 28 luglio.
ferito

DOMENICO ROSATI 13 agosto 1685


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 27
anni 25 senza mantello, con doi giulij.
facchino Muore il 13 settembre con tutti i sacramenti.
ferito

BERNARDO AMBROGINO 30 agosto 1685


del q. Ambrogio si ricovera;
dalla Voltolina letto 6

182
anni 75 di pochi panni e senza denaro;
facchino dimesso il 20 settembre.
ferito

DOMENICO MAZZUCHI 4 dicembre 1685


del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 38
anni 36 fardello, senza mantello e denaro;
facchino dimesso il 22 dicembre.
ferito

Don VINCENZO PASSAMONTI 10 dicembre 1685


di Bartolomeo si ricovera;
da Valte vino letto 15
anni 35 ferraiolo, fardello, senza denaro;
sacerdote dimesso il 27 dicembre.
ferito

La scritta Valte vino, esattamente così coi due termini un poco distan-
ziati, invece della solita Voltolina, ci fa credere che non si tratti di un erro-
re del Priore che ha redatto il registro… bensì che questi abbia inteso
celiare col sacerdote valtellinese, un altro religioso come lui, sul fatto che
i suoi convalligiani non fossero proprio astemi.
Su una striscia di carta, usata evidentemente come una nota per appun-
ti messa all’interno del registro, sotto la data di Sabbato 8 dicembre 1685
c’è una lista di ricoverati da sottoporre a un trattamento specifico. Tra
questi:
IGNATIO RAMPONI
deve avere il primo vitto della giornata
addirittura alle ore 6 e mezza di mattina.

STEFANO PASINI
gli si deve somministrare lo sciroppo
alle ore 11 e mezza di mattina.

In fondo alla già citata annotazione iniziale, il Priore ha altresì aggiun-


to che:

Dalli 23 dicembre 1685


sino li 24 dicembre 1686
posti in letto n. 988.

183
Un migliaio di ricoverati è indubbiamente un numero di tutto rispetto
per l’ospedale. In confronto all’anno precedente riscontriamo un aumen-
to di quasi quasi 100 presenze.

Nel 1686 gli Statuti della Compagnia, inizialmente redatti nel 1505 ed
in seguito rivisti nel 1644, vennero aggiornati in funzione delle nuove esi-
genze dai Guardiani Fabio Celsi e dai marchesi Ottavio Maria Lancellotti,
Cesare Baldinetti e Costanzo Patrizi (88). Come giustamente osserva il
Monachino bisogna riconoscere che la presenza congiunta nel sodalizio di
artigiani, negozianti e nobili romani offrì l’edificante spettacolo di una
esemplare fratellanza di tutte le classi sociali.

L’ultimo decennio del secolo


Il Registro per l’Anno 1690 dell’Arciospedale della Consolazione rive-
la la presenza di alcuni altri Valtellinesi (80d):

PIETRO BERTI 8 febbraio 1690


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltulina letto 28
anni 40 fardello, senza denaro;
cocchiere dimesso l’8 agosto.
ferito
-
GIOVANNI RUSSI 7 giugno 1690
del q. Giovan Antonio
dalla Voltulina si ricovera;
anni 50 letto 20
carrattiero fardello, senza mantello e denaro;
ferito dimesso il 15 giugno.

ANDREA POLA 12 giugno 1690


del q. Domenico si ricovera;
dalla Voltulina letto 9
anni 32 fardello, senza mantello,
vaccaro con giulii 48 ;
ferito dimesso il 24 giugno.

GIOVAN BATTISTA BONGINI 8 luglio 1690


del q. Pietro si ricovera;

184
dalla Voltulina letto 36
anni 40 fardello, senza mantello e denaro;
facchino dimesso il 10 settembre.
con febbre

PIETRO PEDRINA 22 agosto 1690


del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltulina letto 53
anni 40 fardello, senza mantello,
carrettiere con Pauoli 4 ;
ferito dimesso il 28 agosto.

Proprio sul finire del secolo, il religioso che dirigeva l’istituto ha scrit-
to in un foglio allegato al registro degli Uomini e Donne che entrano nel
Venerabile Archiospedale della SS.ma Consolazione. Anno 1699, quello
che si potrebbe definire il biglietto da visita del nosocomio (82d):

Io sottoscritto Priore
del Venerabile Archiosp. della SS.ma Consolazione
fo piena et indubitata fede…

come nel detto Arch. non solo si ricevono


feriti di qualsivoglia sorte,
ma ancora febricitanti,
col ordine e bolettini presso degli Ill.mi Sig.ri Deputati
per mera carità e pietà
…e per maggior attestato di ciò
io ho fatto lo spoglio di quest’anno in dietro
dove sono essere entrati:

nell’Anno 1696 febricitanti n. 290


nell’Anno 1697 febricitanti n. 230
nell’Anno 1698 febricitanti n. 190
nell’Anno 1699 febricitanti n. 260

conforme appariscente nelli libri pubblici di detto Archiospedale.

185
Anche nell’ultimo anno del secolo i Valtellinesi non mancano:

MARTINO PETACCINI 5 giugno 1699


del q. Domenico si ricovera;
dalla Voltolina letto 21
anni 40 ferraiolo, fardellone, senza denari;
cocchiere dimesso il 19 giugno.

BARTOLOMEO SANDRINI 9 giugno 1699


del q. Giuseppe si ricovera;
dalla Voltolina letto 24
anni 47 ferraiolo, fardellone e senza mantello e denari;
contadino dimesso il 20 giugno.

GIOVANNI BERTOLI 12 giugno 1699


di Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 44
anni 23 ferraiolo, fardellone, senza mantello e denari;
facchino dimesso il 21 giugno.

PIETRO BONASATTI 25 giugno 1699


del q. Biaggio si ricovera;
dalla Voltolina letto 23
anni 31 ferraiolo, fardellone, senza mantello, con giulii
facchino 20;
dimesso il 4 luglio.

MATTEO PARUZZI 29 giugno 1699


di Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 26
anni 20 ferraiolo, fardellone, senza mantello, con giulii
facchino 15;
dimesso l8 luglio.

PIETRO DI MICHELE 22 luglio 1699


del q. Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 53
anni 32 fardellone,senza mantello e denari.
facchino Morì il 24 luglio con tutti i sacramenti.

GIOVANNI NEGAGLIA 25 luglio 1699

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del q. Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 11
anni 46 ferraiolo, fardellone, senza mantello e denari;
facchino dimesso il 7 agosto.

DOMENICO ROMIGETTI 26 agosto 1699


del q. Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 11
anni 25 ferraiolo, fardellone, senza mantello e denari,
servitore con un anello;
dimesso il 30 agosto.

PIETRO NEGRI 8 settembre 1699


del q. Domenico si ricovera;
dalla Voltolina letto 9
anni 30 ferraiolo, fardellone, senza mantello e denari;
primo misuratore di grano dimesso l’1 novembre.

GIOVANNI BUFFONI 27 ottobre 1699


del q. Pietro
dalla Voltolina si ricovera;
anni 17 letto 40
oste fardellone,senza mantello e denari;
con febbre dimesso l’1 novembre.

ANTONIO TUCCHAI 29 novembre 1699


del q. Carlo si ricovera;
dalla Voltolina letto 2
anni 40 fardellone,senza mantello e denari;
facchino dimesso l’8 gennaio 1800.
Arti e mestieri dei nostri
Dall’insieme dei Valtellinesi della Consolazione nel Seicento abbiamo,
di nuovo, potuto constatare lo spirito di adattamento e la versatilità dei
nostri emigranti. Ce lo dimostrano le varie qualifiche con cui ci sono stati
tramandati:

FACCHINI
PRIMO MISURATORE DI GRANO
CARRETTIERI
COCCHIERI

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CONTADINI
VACCARI
OSTI
CUOCHI
SERVITORE

E, a parte, c’è anche un sacerdote.

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