Sei sulla pagina 1di 25

LA PROGRAMMAZIONE

Per didattica si intende quel processo di Insegnamento- Apprendimento, organizzato


con metodi idonei, che permettono all’allievo di imparare.
La didattica prende in considerazione il ruolo dell’insegnante, quello dell’allievo, le
discipline di studio, i mezzi e i metodi d’insegnamento.
Se il “che cosa insegnare” e il “perché insegnare” trovano risposte rispettivamente nei
contenuti della disciplina e negli obiettivi educativi, per trovare il giusto metodo sul
come insegnare è importante conoscere i contenuti della disciplina e la persona a cui
sono impartiti tali contenuti per poter programmare le attività.
All’interno del processo didattico appare necessario stendere una programmazione,
mai casuale, che si basi sostanzialmente su individuazione di precisi obiettivi formativi,
rispetto dei valori della nostra tradizione, organizzazione dei metodi di lavoro da
applicare.
Per progettare occorre:

VALUTARE LA SITUAZIONE INIZIALE


DETERMINARE DEGLI OBIETTIVI
SCEGLIERE I CONTENUTI DA PROPORRE
SCEGLIERE E ORGANIZZARE I METODI
INDIVIDUARE I TEMPI E DEFINIRE GLI STRUMENTI
EFFETTUARE VERIFICHE IN ITINERE E FINALI

Valutare la situazione iniziale


La chiarezza di idee e l’individuazione delle condizioni nelle quali si opera sono
elementi indispensabili per poter organizzare e finalizzare la propria linea
d’insegnamento; ogni insegnante deve tener conto:
Dell’ambiente e del clima in cui opererà
Delle condizioni socio-culturali
Del grado di maturazione fisico-psicologica e motoria in rapporto all’età

Determinare degli obiettivi


Come conseguenza dell’analisi iniziale, tenendo presenti quelli inerenti la fascia di età
presa in esame, la programmazione dovrà determinare gli obiettivi che all’interno delle
ipotesi di lavoro dovranno sempre essere identificati come specifici all’interno di obiettivi
generali
Una valida programmazione dovrà porsi sempre obiettivi sia generali che specifici
Per obiettivi generali- lungo termine si intendono i risultati che si vogliono far
conseguire all’alunno nell’intero percorso didattico, definendo i livelli di
apprendimento raggiungibili attraverso diverse competenze

1
Per obiettivi specifici o breve-medio termine si intendono i risultati raggiunti dagli
alunni anche in una singola unità didattica, legati ai contenuti e alle finalità delle
singole discipline
Si possono suddividere in gruppi, legati alle funzioni che il movimento attiva nel
soggetto:
a) Funzioni senso-percettive
b) Schemi motori di base
c) Strutturazione dello schema corporeo
d) Capacità coordinative
e) Capacità condizionali
f) Capacità espressive e comunicative
Altri esempi di obiettivi specifici della disciplina in ambito scolastico sono la conoscenza
del proprio corpo, il gioco e il gioco-sport, la sicurezza e prevenzione, la salute e il
benessere,
Esistono inoltre Obiettivi generali interdisciplinari, come la padronanza di un linguaggio
appropriato, la socializzazione, la conoscenza dei propri limiti, il rispetto delle regole e,
tema molto attuale nel mondo di oggi, l’integrazione tra etnie diverse. Sappiamo infatti
come l’attività sportiva possa essere un veicolo fondamentale per integrare i giovani
stranieri , in quanto lo sport parla un linguaggio universale da tutti compreso, che
infrange le frontiere linguistiche, minimizza le distanze culturali e avvicina le classi
sociali.

I NUOVI OBIETTIVI GIOCAMPUS GIOCOSPORT (SCUOLA ELEMENTARE)


La mobilità articolare e la conoscenza degli schemi posturali di base

La coordinazione ed il senso del ritmo

Motricità e connessioni dinamiche:gli schemi motori di base


Il gioco e le regole sportive

Scegliere i contenuti da proporre


In questa parte della programmazione si determina l’attività vera e propria da svolgere.
Nella scelta è necessario programmare una serie di attività che non siano occasionali,
ma che siano fondate su precise scelte metodologiche e didattiche.
E’ opportuno soprattutto se si lavora in ambito di scuola elementare,evitare tecnicismi
e metodi prescrittivi-direttivi.
Il gioco come mezzo decisivo ed essenziale per l’apprendimento. L’importanza del gioco
è universalmente riconosciuto, ma il passaggio dal gioco spontaneo, al gioco di movimento e
a quello con le regole è un processo ordinato e graduale che pone il bambino di fronte a

2
problemi nuovi e diversi, di cui l’insegnante deve in ambito progettuale sempre tener
conto.
Scegliere e organizzare i metodi

Nella scelta dei metodi con cui trasmettere i contenuti, bisogna dare stimoli adeguati
alla situazione per rendere motivata l’attività.
Nella scuola elementare è importante privilegiare metodi centrati sul bambino per
favorirne la creatività.

Individuare i tempi e definire gli strumenti

In questa fase l’insegnante sceglie le attrezzature, gli strumenti utili alle attività,
preparando lo spazio per permettere agli alunni di raggiungere gli obiettivi prefissati

Effettuare verifiche in itinere e finali

E’ un momento importante del processo pedagogico sia per l’insegnante che per i
ragazzi, in quanto fornisce informazioni utili per programmare ulteriori obiettivi.
E’ un completamento dell’attività didattica. In questa fase si valuta la validità delle
metodologie adottate e se i risultati conseguiti hanno raggiunto gli obiettivi prefissati,
potendo così individuare nuovi obiettivi per un successivo processo di apprendimento.
Le verifiche sono:
Iniziali, come primo passo per definire il livello motorio, attraverso batterie di test e
valutazioni personali dell’insegnante che tiene conto della propria personale esperienza
professionale acquisita negli anni.
Intermedie o in itinere, attraverso il monitoraggio costante dell’attività
Finali, come traguardo sia per l’insegnante che per il ragazzo

Il ruolo dell’insegnante

Per programmare l’attività non basta l’impegno e la disponibilità del volontariato ma


occorrono veri professionisti, chi lavora con i giovani ha un’importante responsabilità
educativa.
L’istruttore-educatore è colui che fornisce le nozioni teoriche e pratiche utili per
esercitare una particolare abilità. E’ colui che insegna qualcosa dal punto di vista
morale, culturale e formativo.
L’ allenatore è colui che allena singoli atleti o squadre o animali da competizione. E’
perciò un addestratore, un trainer, un coach o anche un mister.

I saperi dell’insegnante:

SAPERE : oggi un insegnante di Ed. Fisica o Laureato in Scienze motorie deve avere
conoscenze in ogni ambito della sfera educativa

3
SAPER FARE: non è credibile un educatore che non conosce le applicazioni pratiche
in ambito motorio, soprattutto in alcuni ambiti la dimostrazione del gesto risulta
fondamentale al fine dell’apprendimento stesso.
SAPER FAR FARE:è importante che l’insegnante trovi le strategie più adeguate per
trasferire le proprie conoscenze alla classe-squadra con cui opera
SAPER ESSERE: è importante, se l’insegnante vuole essere “credibile”, rapportarsi
attraverso atteggiamenti e azioni coerenti al pensiero, ben consapevoli che il nostro
modo di essere e di presentarci comunica, in modo non verbale, messaggi, valori e stili
di vita

FUNZIONI E COMPITI DELL’EDUCATORE / ISTRUTTORE

1) Instaurare una relazione positiva con l’allievo, favorendo un clima sereno


durante l’attività
2) Fornire supporto tecnico-didattico sia durante la lezione/seduta di allenamento,
sia per la vita quotidiana (consigli che possano aiutare il bambino a migliorare e
a sviluppare al meglio il proprio potenziale)
3) Concordare e collaborare con l’allievo per raggiungere gli obiettivi generali e
specifici prestabiliti
4) Programmare e pianificare gli interventi, adattando gli stessi in corso d’opera
5) Monitorare l’andamento progettuale (effettuare dei test o delle verifiche in
itinere per valutare se effettivamente ci sono stati degli apprendimenti e quali)
6) Assicurarsi che il soggetto acquisisca il maggior grado di autonomia possibile
7) Garantire professionalità, impegno, puntualità e coerenza
8) Aggiornarsi e confrontarsi continuamente non solo con gli operatori del proprio
settore tecnico
9) Fornire feedback e supporto adeguato sia ai famigliari sia in ambito scolastico,
per agevolare il processo di inclusione ed integrazione
10)Vedere l’individuo nella sua unicità e complessità, ricercando il vero significato
comunicativo di alcuni comportamenti attuati dallo stesso, non solo durante le
varie dinamiche di gioco

LA LEZIONE-SEDUTA DI ALLENAMENTO
Impostare e condurre le lezioni è importantissimo, anche se è non esistono ricette per
insegnare bene.
E’ essenziale preparare preventivamente la lezione con la consapevolezza che dovrà
essere ritoccata o modificata con prontezza ed elasticità adattate alla situazione
contingente.
La lezione deve sempre presentare elementi interessanti e allo stesso tempo divertenti.
E’ fondamentale utilizzare un linguaggio semplice, che permetta di coinvolgere tutti,
senza lasciare tempi morti o pause di attività troppo prolungate. E’ preferibile utilizzare
esercizi e giochi che coinvolgano tutti gli alunni, adatti alle capacità di tutti sia per

4
durata che per intensità richieste. Quando è possibile, è stimolante proporre attività
all’aperto, utilizzando attrezzi semplici e facili da usare.

LA STRUTTURA DELLA LEZIONE

Fase di attivazione
Ha il compito di preparare i ragazzi all’attività principale della lezione ed è
propedeutica all’obiettivo specifico della lezione che si realizza nella fase centrale; può
comprendere: corsa in tutte le varie modalità, gioco di attivazione che deve essere
inserito nel contesto della lezione e pertanto deve mirare alla stimolazione dell’
obbiettivo fissato ed esecuzione di esercizi di riscaldamento ginnico a corpo libero o
sotto forma di andature
In una lezione di 60 minuti può durare circa 20 minuti.
L’insegnante all’inizio della lezione-seduta di allenamento deve disporre la squadra in
ordine a seconda del contesto in cui opera.
Disponendo gli alunni su una linea di base si ha il vantaggio di controllare facilmente
gli alunni, l’abbigliamento sportivo, mettendo però in condizione di disagio i bambini
più piccoli con cui è consigliabile una disposizione a cerchio attorno all’insegnante.
Questa fase serve ad attivare i grandi apparati, ma anche la sfera relazionale, creando
un ambiente sereno e sicuro.
Rappresenta inoltre la situazione idonea ad introdurre, spiegare e motivare l’attività
che verrà affrontata nella fase centrale della lezione.

Fase centrale

E’ il momento in cui l’obiettivo specifico della lezione viene solitamente affrontato


direttamente, in cui si dà spazio ad attività in cui si richiede la massima capacità
attentiva e motoria.
Questa fase può comprendere esercizi specifici in forma tradizionale o ludica.
Essendo relativi al tema della lezione variano di volta in volta.
Le loro finalità sono principalmente quelle di offrire al ragazzo le corrette situazioni per
raggiungere l’obiettivo, creare situazioni motorie che prevedano la realizzazione di
schemi d’azione e infine quelle di offrire la possibilità di giungere alla conoscenza
dell’abilità d’apprendere attraverso un adeguato e ripetuto esercizio.
Gli strumenti didattici più comuni utilizzati in questa fase sono:
• esercizi specifici in forma tradizionale o ludica

• Il percorso ginnico misto

5
• Il circuito a stazioni

Il percorso ginnico misto è una combinazione motoria di esercizi predisposti la cui


esecuzione avviene in forma successiva. Consta di un inizio, un tragitto da compiere e
una meta da raggiungere. Lo svolgimento degli esercizi che lo costituiscono avviene in
successione . Il percorso ginnico misto risulta facile da realizzarsi, assicura l’ordine e
consente una visione d’insieme dei bambini.
Non deve rappresentare la scelta prevalente, non presta particolare attenzione ad
interventi cognitivi quali l’espressione della creatività, o la capacità di risolvere
problemi e non è adatto a gruppi di alunni molto numerosi
Il circuito a stazioni è la predisposizione di esercizi diversi da svolgersi, per un tempo
stabilito, contemporaneamente in zone precise del campo, le STAZIONI. Nel circuito
il gruppo viene suddiviso in sottogruppi pari al numero delle stazioni. Al segnale di
inizio ciascun sottogruppo esegue il proprio esercizio. Può essere ripetuto più volte
mantenendo gli esercizi o variandone l’esecuzione. Il circuito offre il grande vantaggio
di consentire a tutti i bambini di lavorare contemporaneamente, dando inoltre la
possibilità di esercitare gruppi muscolari differenti. Permette infine di insegnare in
maniera proficua anche a gruppi numerosi. Questa proposta tecnico didattica non è
però adatto a bambini molto piccoli, in quanto manca quasi completamente l’aspetto
ludico. Il circuito richiede inoltre un tempo relativamente lungo per la spiegazione
delle stazioni. Si presta poco alla correzione individualizzata

La Fase Finale

L’ultima parte della lezione, anch’essa in tema con l’argomento trattato si conclude con
un momento di defaticamento e uno di congedo collettivo in cui il gruppo si raccoglie
intorno all’insegnante

Il gioco finale è tipico di questa fase ed ha una duplice finalità: concedere ai bambini un
ultimo momento ludico,l’importanza del gioco e’ un aspetto fondamentale.
Soprattutto nell’educazione motoria dare l’opportunità di realizzare le abilità apprese
durante la lezione o comunque di giocare su ciò che nelle fasi precedenti e’ stato
oggetto di esercizio risulta un obiettivo sicuramente da perseguire.
Al termine del gioco è importante ricordare ai ragazzi quello che è stato fatto,
invitandoli a esporre le difficoltà avute o i successi ottenuti.

E’ utile inoltre rammentare insieme a loro i momenti più salienti della lezione stessa.

6
Durante il defaticamento si possono effettuare esercizi specifici di rilassamento,
ginnastica respiratoria o semplici giro di campo camminando. Obbiettivo educativo-
formativo in questa fase riveste la messa in ordine degli attrezzi
Ricordiamoci sempre di salutare il gruppo e, in ambito extrascolastico dedicare tempo
ad eventuali richieste-colloqui con i genitori al termine del corso-allenamento.

Principi didattici
Durante la lezione è opportuno proporre le attività, non imporre. Ricordiamoci
sempre che col movimento spontaneo il bambino non si fa male.

Stare con i bambini è difficile se non si sa essere bambini, importante non fare con
loro graduatorie di merito.

Non privare i bambini di migliorarsi da soli, per il bambino importante è provare a


fare, non il come.
Non incoraggiare infine il più bravo per non generare insicurezza negli altri.

Obliquitá educativa
L’obliquità educativa è una strategia didattica trattata e molto ben descritta dai
colleghi Paolo Secli e Andrea Ceciliani in “Metodi e strumenti per l’insegnamento e
l’apprendimento delle scienze motorie. I quaderni della didattica”
I colleghi definiscono l’obliquità educativa come “una condizione nella quale
ciascun soggetto vive il successo della propria azione, qualunque siano le sue
capacità”.
Questo ha valore sia con soggetti diversamente abili che con qualsiasi altro
individuo, in quanto tale azione tiene conto per l’appunto della diversità esistente
tra una persona e l’altra.
Utilizzare ostacoli a diverse altezze, proporre bersagli di diverse grandezze e posti a
diverse distanze possono rappresentare solo alcuni esempi applicativi di questa bella
strategia educativa che tiene conto delle diverse capacità dei singoli allievi senza
mettere in difficoltà nessuno.
Con questa modalità raramente si riscontrano infortuni e soprattutto viene lasciata
piena libertà ai ragazzi per cimentarsi e mettersi alla prova.

Espedienti didattici

7
La spiegazione deve essere molto chiara ed estremamente breve: la capacità di un
bambino è limitata e a ciò si aggiunge l’impazienza di cominciare a muoversi.

Non consegnare gli attrezzi in mano ai bambini durante la spiegazione.


Può essere opportuno anticipare il passo successivo dell’esercizio, spiegando un paio di
esercitazioni per volta ed evitando in questo modo ripetute e improduttive interruzioni
delle attività.

Premi e Punizioni
Dando per scontato che i premi sono sempre ben accettati da tutti e hanno la funzione
di stimolo, le punizioni possono invece rivelarsi veramente controproducenti:il giro di
corsa del campo, gli addominali inflitti, l’attrezzo ritirato e l’esclusione dal gioco non
solo generano nell’allievo frustrazione ma, nel caso della punizione inflitta con esercizi
fisici, si attribuisce negatività a quello che invece deve essere percepito come un aspetto
culturalmente e sportivamente parlando positivo: il miglioramento della muscolatura
addominale, la corsa in questo modo sono considerati aspetti negativi.

In particolari circostanze è possibile escludere per alcuni minuti dal gioco un allievo
particolarmente nervoso o ritirare un eventuale attrezzo, nel momento in cui si
riscontra il pericolo contingente per gli altri alunni.
Se si usano punizioni occorre tenere presente che devono essere sempre applicate in
maniera neutra e collegate al comportamento. Vanno inoltre assegnate subito e devono
essere proporzionate alla gravità del comportamento.
La punizione è limitata nel tempo: se la punizione non viene ridata il comportamento
negativo ritorna.

E’ limitata alla situazione: l’individuo non apprende il concetto di comportamento


negativo attraverso le punizioni
Se avviene fra le persone altera le relazioni causando paura ed ansia in chi la subisce,
inibendo l’apprendimento provocando comportamenti ostili o comunque sensazioni
negative che vengono associate all’attività stessa

La correzione

8
E’ buona norma procedere con gradualità nella correzione. Si può far ripetere
l’esercizio all’intero gruppo rinforzando il comando. Invece di dire “Marco tieni le
mani ai fianchi” possiamo dire. “Teniamo tutti le mani ai fianchi”.Eventuali correzioni
individuali, avvicinandosi al bambino in modo naturale, senza troppa enfasi. Nella
correzione è consigliabile dare sempre delle indicazioni su cosa si deve fare, non il
contrario. Quando si corregge un alunno bisogna essere sicuri che il ragazzo possieda le
abilità richieste, specificare il comportamento indesiderato, spiegarlo e mostrare il
comportamento richiesto. Fondamentale non perdere mai il controllo. Al di là di ogni
espediente, dei premi e delle punizioni, dei rinforzi negativi o positivi, l’insegnante
deve fondare la propria autorità sulla competenza

L’ unità didattica-Riassunto
Per impostare una unità didattica in modo corretto e riassumendo quanto descritto
occorre:
Avere presente gli obiettivi da conseguire, scegliere i mezzi idonei e specifici per il loro
raggiungimento
Razionalizzare l’ambiente e sistemare, nello spazio di lavoro, gli attrezzi necessari alle
esercitazioni prima dell’inizio dell’unità didattica
Presentare in modo chiaro e relativamente breve il modello di prestazione
Portare a conoscenza il linguaggio specifico della disciplina
Accertarsi del valore del codice comune all’interno del gruppo e dell’avvenuta
comprensione del messaggio proposto
Eliminare i tempi morti e puntare sull’alto numero di ripetizioni
Eliminare nel gruppo e attorno al gruppo qualsiasi fonte di disturbo
Utilizzare rafforzativi di qualsiasi tipo:verbali, visivi, propriocettivi, modelli di vita
quotidiana, modelli di diverse discipline sportive …
Richiedere agli allievi, confronti continui con i modelli di prestazione
Porre molta attenzione ai feed-back di ritorno

9
In caso di insuccesso modificare l’approccio e saper ritornare all’esercitazione più
semplice, oppure spezzettare l’esercitazione per poi ricomporre la struttura motoria
(metodo misto)
Saper valutare gli errori degli allievi, per individuare le cause e trovare gli adeguati
correttivi
Lavorare sull’errore più grave e non su più errori contemporaneamente
Segnalare gli errori attraverso precisazioni generali e non con interventi sul singolo
allievo
Educare all’ascolto e all’osservazione
Mettere in difficoltà, ma accertarsi della possibilità di successo
Complicare l’esercizio solo quando il precedente è padroneggiato
Motivare ed eliminare la noia
Stimolare l’imitazione e di pari passo la fantasia motoria
Gli allievi meno capaci sono quelli che devono avere più opportunità di
coinvolgimento
Non punire ma stimolare l’impegno;
Tenere appunti sul lavoro svolto (tempi, metodi, attrezzature, risultati, ecc..) in modo
da collegare tra loro le singole unità didattiche.

10
I METODI DI INSEGNAMENTO

I metodi sono gli strumenti didattici attraverso i quali l’insegnante organizza e conduce le
situazioni di apprendimento-insegnamento, con l’intento di apportare modifiche e
cambiamenti significativi nelle condotte e nei comportamenti dei propri allievi.
Distinguiamo due metodologie:
I metodi deduttivi ,centrati sull’insegnante e orientati verso scelte di tipo imitativo e
addestrativo

I metodi induttivi basati sul bambino e orientati verso scelte del tipo tentativo/
scoperta
I due metodi possono coesistere in una programmazione e vanno alternati anche
all’interno di una singola lezione.

I metodi deduttivi si fondano sulla personalità e sulle competenze del docente che
trasmette informazioni e conoscenze agli alunni. Tra questi presentiamo:
PRESCRITTIVO O DEL COMANDO
Con questo metodo il docente in ogni momento è in grado di controllare sia il
gruppo che l’attività. Si determina tutto: obiettivi, metodo, contenuti, mezzi, durata,
quantità, organizzazione dell’attività. Si comunicano gli esercizi, la loro durata,
sequenza, predeterminando ogni fase dell’attività. Si determina i criteri di verifica e
valutazione. Il docente osserva, corregge, loda le buone esecuzioni, seleziona e
sancisce.

Questo metodo comporta quattro fasi: Esplicativa, Dimostrativa, Esecutiva, Correzione


degli errori
Gli alunni non partecipano in alcun modo al momento organizzativo, eseguendo
l’attività indicata dopo un’eventuale dimostrazione.
E’ un metodo usato in ambito sportivo e scolastico secondario. Per i bambini della
scuola elementare è un metodo assolutamente da evitare in quanto annulla
completamente la spontaneità e la creatività degli allievi, la partecipazione è passiva
al momento di verifica e valutazione.

METODO MISTO
(sintesi –analisi- sintesi)

11
Con questo metodo l’insegnante offre una visione d’insieme del gioco o
dell’esercizio. Segue l’analisi delle varie parti che costituiscono l’attività o l’esercizio.
Si ricompone l’esercizio o gioco e lo si esegue in forma sequenziale.
Il limite di questo metodo è quello di una eccessivo tecnicismo, mentre il vantaggio
è quello di favorire l’apprendimento di sequenze motorie anche complesse in tempi
brevi. L’alunno ascolta, accetta, ripete. Durante l’utilizzo di questa metodologia
deduttiva gli alunni non partecipano attivamente alla programmazione delle attività,
sebbene ne determinino talvolta la tipologia delle esercitazioni stesse.
Non è adatto alla scuola materna, mentre si può utilizzare nella scuola elementare
in alternanza alle metodologie induttive.

METODO DELL’ASSEGNAZIONE DEI COMPITI


Durante l’utilizzo di questo metodo l’insegnante determina tutto pur tenendo conto
delle diversità degli alunni.
Si utilizza nei lavori a circuito che prevedono la suddivisione della classe in vari
sottogruppi.
In termini deduttivi implica:
Spiegazione di ciò che dovrà essere realizzato per ogni sottogruppo, Dimostrazione
dell’attività, compito per compito, Esecuzione da parte degli alunni in forma
autonoma. I limiti di questo metodo derivano dal fatto che se viene usato in forma
deduttiva, ne deriva una scarsa spontaneità degli alunni, se l’esecuzione viene
lasciata molto libera, il risultato è solo approssimazione.
Sono sicuri i rischi di sovraccarico se non vengono rispettate le alternanze tra carico
e recupero, oltre al pericolo di una eccessiva ripetività se si tende al
perfezionamento esecutivo.
I vantaggi di questa metodologia deduttiva sono rappresentati dalla grande varietà
di stimoli:cambiando compito si cambia attività.
Offre inoltre agli alunni autonomia nell’attività, ricerca l’auto correzione in
funzione dell’esecuzione migliore, attraverso il confronto con gli altri

I metodi induttivi si basano sulla capacità dell’alunno di acquisire conoscenze in


modo autonomo e di fare esperienze sotto la guida dell’insegnante.
Li distinguiamo in:

RISOLUZIONE DEI PROBLEMI

12
Questo metodo induttivo consiste nel proporre un problema affinchè gli allievi lo
risolvano in modo personale e creativo
Solitamente si presenta una situazione incompleta per favorire la scoperta e la
creazione di qualcosa di nuovo per completare la predetta situazione
L’insegnante applicando questa metodologia non deve dimostrare ma formulare
con cura quesiti-domande tipo:”come si può fare per … ?. In quale altro modo si
può …?”
L’enorme vantaggio dell’utilizzo di questo metodo consiste nel far svolgere ad ogni
alunno l’attività secondo le proprie possibilità.
L’alunno in questo modo capisce non solo quello che deve fare, ma come e perché
lo fa. L’insegnante determina gli obiettivi, le attività e la loro sequenza, ma non ne
determina la quantità, la qualità e l’organizzazione, incoraggiando ed interagendo
con gli alunni. La verifica è predominante sulla valutazione, l’osservazione è ampia
ed apprezza tutte le risposte.
Attraverso questa metodologia gli allievi recepiscono il problema posto e ricercano
le risposte a livello cognitivo e motorio. L’interazione verbale li aiuta a interiorizzare
le esperienze. Partecipano attivamente autovalutandosi perché coinvolti
emotivamente nelle attività.
E’ un metodo adatto per la scuola materna per la scuola elementare e, trasferito nei
giochi sportivi, per la soluzione di problemi tattici.

METODO DELLA SCOPERTA GUIDATA


Questo metodo assomiglia al metodo precedente. E’ previsto che l’allievo risolva
individualmente e liberamente delle situazioni-problema.
L’insegnante suggerisce l’azione “chi può saltare in basso dal plinto?”
Il principale merito di questo metodo è collegato allo sviluppo dell’attività
intellettiva che l’allievo realizza attraverso la motricità. L’alunno deve memorizzare,
comparare, trarre conclusioni e prendere decisioni per elaborare un progetto
motorio da realizzare immediatamente. L’insegnante programma l’attività,
determina alcuni ambiti esecutivi, presenta la situazione stimolo, semplifica la
scoperta delle diverse esecuzioni e induce l’autocorrezione. Gli alunni non
partecipano all’organizzazione dell’attività ma si lasciano guidare alla scoperta delle
stesse. Le loro risposte sono determinanti nell’indirizzare le successive scelte
dell’insegnante. Questo metodo è adatto alla scuola materna ed elementare

METODO DELLA LIBERA ESPLORAZIONE


Consiste nella ricerca di esperienze motorie, relative agli attrezzi, ai contenuti e ai
mezzi
L’insegnante è un elemento passivo, la sua funzione è quella di dirigere l’attenzione
degli allievi verso l’attività più interessante ed originale che viene poi sviluppata
autonomamente
L’insegnante determina solo gli obiettivi educativi, segnala centri di interesse da
affrontare con l’attività, sollecita l’attenzione attraverso momenti di riflessione o
domande

13
Gli allievi determinano obiettivi, contenuti, mezzi delle attività che realizzano
secondo proprie motivazioni, regolandone quantità e qualità.E’ un metodo
complesso ma possibile,da attivarsi prevalentemente nella scuola materna ed
elementare, ma è proponibile anche nella scuola media anche se per brevi momenti.
Serve come metodo valutativo dei livelli d’ingresso e dei miglioramenti che i
bambini ottengono nel corso di una attività

ESEMPI DI TERMINOLOGIA OPERATIVA


“…Correte liberamente” LIBERA ESPLORAZIONE
“…Correte,se vi scontrate, fermatevi” RISOLUZIONE DEI PROBLEMI
Il bambino deve trovare la strategia migliore per non scontrarsi,mentre continua a
fissare l’attenzione sullo schema motorio “correre”

“Andrea corre in modo buffo,chi riesce ad imitarlo?


SCOPERTA GUIDATA
L’insegnante sceglie l’andatura o il modo di correre da far eseguire lasciando gli
allievi liberi nell’esecuzione

“Correte, al segnale fermi, rimanendo in equilibrio sul piede destro, riprendere a


correre”
PRESCRITTIVO O DEL COMANDO

PRINCIPI METODOLOGICI

Learning by doing: imparare facendo


Learning by thinking : fare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con
gli altri
Learning by loving: fare con amore, fare perché piace, fare perché ne vale la pena

Il Learning by doing persegue l'apprendimento attraverso il fare, attraverso


l’operare, attraverso le azioni. Secondo questa metodologia, innovativa e
particolarmente efficace, gli obiettivi di apprendimento si configurano sotto forma
di “sapere come fare a”, piuttosto che di “conoscere che”; infatti in questo modo il
soggetto prende coscienza del perché è necessario conoscere qualcosa e come una
certa conoscenza può essere utilizzata.

14
Il principio del Learning by thinking riguarda invece gli aspetti della sollecitazioni
degli aspetti cognitivi del problem solving e dell'autonomia nell'apprendimento,
nonché del suo consolidamento (abilità e competenza).
Non si apprende attraverso il mero fare, la semplice attività non accompagnata dal
pensiero, dalla riflessione.
Attraverso le semplici azioni si memorizzano solo azioni meccaniche.
Per comprendere pienamente è necessario un intervento cognitivo: deve intervenire
la riflessione, il pensiero.
Le azioni debbono essere interiorizzate, eseguite mentalmente. Non basta quindi
soltanto agire, manipolare, operare, fare; è necessario riflettere, pensare.
E, tuttavia, non si può fare e pensare senza essere motivati.

Il principio del learning by loving riguarda gli aspetti motivazionali, emozionali ed


emotivi dell'apprendimento. Non v'è azione, ma soprattutto non v'è pensiero, senza
motivazioni, interessi, passioni.

15
DAL GIOCO ALLA TECNICA
L’educazione ha il compito di dare forma al cervello. L’apprendimento può essere
definito come un insieme di processi associati con l’esercizio o l’esperienza che
determina un cambiamento relativamente permanente del comportamento (motorio,
cognitivo, socio-relazionale, nell’autonomia dell’individuo, nello stile di vita, ecc.).
Il Sistema Nervoso Centrale è il prodotto di una complessa interazione tra geni e
ambiente.
Lo sport, in quest’ottica, viene utilizzato come strumento trasversale attorno al quale
gravitano tutte le altre educazioni correlate. Educazione al movimento significa lasciare
un segno nell’individuo permettendo allo stesso di comprendere l’importanza del
movimento nella fase di crescita e durante tutta la vita (attività aerobica e attività
cognitivà - plasticità neurale e pruning - neuroni mirror).
Educazione del movimento significa formulare delle proposte motorie adeguate alla
fase di crescita e alle esigenze motivazionali del bambino (non si può pensare di
insegnare a bambini di oggi con metodi di ieri senza tenere conto della diversità e dei
cambiamenti socio-culturali).

Educazione attraverso il movimento: l’assenza di un tecnicismo ostentato nei primi


anni di attività sportiva permette a bambini e bambine di ampliare il bagaglio motorio,
circostanza utile ad affrontare qualsiasi situazione della vita, non solo circoscritta al
singolo evento sportivo.
Più è vasto il repertorio motorio e più facilmente si ottiene una strutturazione a livelli
più alti di rendimento. Pertanto i due principi cardine durante la fase di
apprendimento sono:

multilateralità: si intende la scelta dei mezzi e l’organizzazione dei contenuti in modo


da attivare e affinare il maggior numero di schemi motori di base e costruire nuove
abilità motorie, in modo tale che possano essere trsferite in ogni disciplina sportiva.
Per farlo occorre variare continuamente gli spazi, gli attrezzi, i materiali, ecc.

multidisciplinarietà: sviluppare il maggior numero di abilità motorie e cognitive


sfruttando i prerequisiti di base di numerose discipline sportive.

Abilità Atti, azioni, comportamenti o altro, che sono stati ripetuti


nel tempo e nello spazio fino a divenire quasi automatici e la cui esecuzione comporta
un minimo dispendio energetico. Rappresentano i “software” che l’individuo
acquisisce attraverso le varie esperienze.
Abilità- Motoria: abilità la cui determinante primaria della riuscita è la qualità del
movimento prodotto da chi lo esegue (l’accento principale è posto sulla corretta
esecuzione).

16
Abilità- Cognitiva: abilità la cui determinante primaria della riuscita è rappresentata
dalla decisione su cosa fare da parte di chi la esegue (l’accento principale è posto nel
saper cosa fare, ad esempio nel gioco degli scacchi).

Capacità tratti stabili e duraturi che, per la maggior parte, sono


determinate geneticamente e che sottendono l’esecuzione di abilità individuali.
Rappresentano “l’hardware” che gli individui portano con sé nelle situazioni di
prestazione o di apprendimento.

IL GIOCO: strumento per eccellenza al fine di imparare facendo e rendere adatta e


adattata l'attività.

Il gioco è conoscenza del reale e raffinata strategia di esplorazione.


Giocando si mettono alla prova le potenzialità individuali, si sperimentano le
numerose abilità e i rapporti relazionali, si sviluppano strategie di approccio e
conoscenza del mondo, si operano concretamente percorsi meta cognitivi. Il gioco è la
forma più alta di conoscenza del bambino perché è il mezzo diretto con il quale
sperimenta se stesso ed il mondo che lo circonda, coinvolgendo la sfera psico-fisica,
emotiva e relazionale.

Definizione: secondo le neuroscienze il gioco è un insieme di pattern motori liberi.


Il gioco è una motivazione primaria: è stato dimostrato che attraverso l’attività ludica si
può implementare in chi impara non solo la crescita motivazionale, ma anche un suo
ruolo attivo e non da ascoltatore passivo, la possibilità di affrontare l’insuccesso in un
ambito sicuro.

L’insuccesso ludico ha una valenza diversa rispetto all’insuccesso del risultato, il


learning by doing e il problem solving.
Attraverso il gioco si sviluppano abilità trasversali, fondamentali nel processo di
apprendimento, la cooperazione e la negoziazione, la comunicazione e la condivisione
di regole, l’organizzazione in gruppi e processi decisionali singoli e collettivi, il rispetto
dei punti di vista altrui e le pari opportunità, l’integrazione e la gestione dei conflitti,
la cooperative learning e la peer education.

METODOLOGIA LUDICA

17
“L’efficacia” di un tecnico di qualsiasi disciplina sportiva è fortemente condizionata
dalla propria capacità di insegnare. Il tecnico deve essere consapevole che non bastano
le conoscenze, anche le più avanzate, su “cosa deve insegnare”, se queste non sono
accompagnate da indispensabili abilità applicativo-pratiche e da competenze di tipo
didattico che quindi risolvano il “come insegnare”

La ludopedagogia fa parte dei metodi di apprendimento ‘esperienziali’ in cui


l’assimilazione di nuove conoscenze avviene tramite la sperimentazione ( imparare
facendo).

Questo metodo utilizza attività ludiche (gioco), ma con un obiettivo serio di tipo
formativo o gestionale.
È impossibile trattare i processi di apprendimento, scollegandoli da altri aspetti che
denotano la persona quali le emozioni, l’affettività, l’ansia, lo stress, l’autostima...
Nel mondo sportivo, ma anche in altri contesti culturali, in primis la scuola,
permangono purtroppo tanti pregiudizi: sembra che imparare divertendosi sia un
apprendimento di serie B…pare che per imparare davvero bisogna per forza annoiarsi
… pare che il tempo del gioco sia tempo di svago, mentre il tempo dedicato
all’apprendimento debba essere qualcosa di serioso o tecnico ma è davvero così?

Il gioco e la metodologia ludica si basano su di una strategia di tipo laboratoriale, che


privilegia l’aspetto euristico e la scoperta attraverso la pratica del “fare” in cui chi
apprende è protagonista della costruzione delle proprie conoscenze ed impara
attraverso l’esperienza diretta e la sperimentazione in un contesto creativo,
socializzante e fortemente comunicativo, che permette lo sviluppo dell’autostima,
dell’autonomia e della riflessione meta-cognitiva

La motivazione che nasce dal piacere è quella che porta all’apprendimento più
profondo e duraturo, perché suscita emozioni e attribuisce significati personali.
Non si tratta solo di proporre giochi ma soprattutto di creare un contesto
d’apprendimento ludico, interessante e stimolante.

I vari metodi non sono alternativi l’uno all’altro, ma possono completarsi a vicenda.
Sta al tecnico valutare in che momenti e in che misura e per quali obiettivi proporre i
vari tipi di attività.

Imparare giocando è pertanto una proposta formativa, che si concentra sulla necessità
per la persona di acquisire un ampio bagaglio di abilità motorie e sportive prima
generali e poi speciali e specifiche tali che i giovani possano arrivare a possedere quelle
competenze spendibili sia nella vita sociale e di relazione, sia in un possibile futuro

18
sportivo; il processo è continuo, dura tutta la vita, e denota e qualifica il patrimonio
motorio sportivo individuale.

Ruolo centrale assumono anche la relazione tra pari e tra chi insegna e chi apprende,
la considerazione dei tempi e degli stili di apprendimento, come pure le metodologie,
che si spostano dall’insegnamento all’apprendimento e, quindi, dal risultato alla
PERSONA che impara, dalla verifica all’autoverifica e dagli strumenti di valutazione a
quelli di autovalutazione.

IL GIOCO COME STRUMENTO DIDATTICO


Le proposte di gioco possono essere strutturate per gruppi di sport e per sport, in base
al tema motorio da sviluppare e possono a loro volta essere suddivise in giochi di:
Riscaldamento
Strategici
Tecnici
Cambiando le regole e le variabili, cambia la situazione e perciò cambia il gioco e
l’obiettivo di apprendimento.

Chi insegna propone situazioni stimolo e giochi per migliorare le abilità, osserva le
evidenze del processo di apprendimento, programma nuove situazioni didattiche.
Chi apprende sperimenta attraverso le situazioni proposte, gioca divertendosi e
stimolando l’apprendimento, apprende nuove abilità in situazione

19
DISABILITÁ
La definizione “diversa abilità” pone in risalto colui che è portatore di una distinzione,
garantendogli una veste nella quale la diversità è una realtà.
Essendo pressoché infinite le abilità, saranno infinite anche le situazioni di diversa
abilità. Nessuno potrà mai definirsi abile in tutto; alcuni lo saranno più di certe
situazioni e meno in altre.
Integrare: inserire un soggetto all’interno di un gruppo affiancandolo ad una persona
che lo aiuti nel percorso formativo e di crescita (esempio dell’insegnante di sostegno
che permette al bambino con disabilità di svolgere delle attività all’interno della classe
o in plalestra. Le attività spesso differiscono da quelle programmate ed effettuate dai
compagni di classe e questo enfatizza ancora di più la differenza).
Includere: inseire un soggetto all’interno di un gruppo ed adattare le situazioni in
modo tale che sia il bambino con disabilità o con bisogni speciali sia gli altri soggetti
coinvolti possano migliorare ed acuisire maggiori competenze, abilità e conosenze. In
questo caso la diversità diviene risorsa del gruppo e permette a tutti di migliorare.
Già dagli anni settanta l’OMS porta avanti il tentativo di suddividere e classificare,
attraverso opportuni strumenti, le diverse malattie in rapporto alle conseguenze che
queste inducono nei pazienti.
Tra gli strumenti cardine utilizzati a tal proposito troviamo:
• ICD International Classification of Disease
• ICIDH-1 International Classification of Impairment, Disability and
Handicacaps-1
• ICF International Calssification of Functioning, Disability and
Health (classificazione più recente risalente al 2000).
Quest’ultima a differenza delle altre prende in considerazione il funzionamento e le
disabilità associate alle condizioni di salute, in altre parole prende in considerazione
non la mancanza o l’incapacità in sé, ma piuttosto quanto l’individuo è in grado di
fare.
ICF (International Classification of Functioning Disability and Healt)
Offre una nuova prospettiva interpretativa della “diversità” rapportata ad uno stato
considerato di salute.
Prende in considerazione:
- Funzioni corporee (mentali, sensoriali, neuro-muscolo-scheletriche, etc…)
- Strutture corporee (SNC, apparato cardio-vascolare, muscolo-scheletrico,
cute, etc…)
- Fattori ambientali (prodotti e tecnologia, supporto e relazioni, servizi e
politiche specifiche all’ambito, ecc…)
L’ICF è uno strumento che considera non solo le persone con difficoltà, ma riguarda e
può essere utilizzato per tutti gli individui (ha un valore universale).

ADATTARE: in ambito motorio la terminologia adattata implica da parte dell’istruttore


coinvolto una strutturazione di comportamenti, azioni, percorsi, ecc., atti a modificare spazi,

20
strumenti, regole, per permettere a soggetti disabili (o meglio diversamente abili) di inserirsi
all’interno di un contesto e parteciparvi attivamente.
In base alla risposta degli allievi l’istruttore deve essere in grado di modulare e
riprogrammare in itinere l’attività.
Pertanto, per adattare occorre modulare: gli spazi, le regole del gioco, gli strumenti, il
materiale e gli attrezzi, il numero e i ruoli dei giocatori.
Il processo inclusivo per eccellenza si basa sulla conoscenza delle abilità del singolo
individuo e non da quello che manca. Occorre vedere il potenziale latente e non la
problematica.
Il percorso progettuale mira a sviluppare il più alto grado di autonomia, abilità e
capacità dell’individuo, senza trascurare le dinamiche relazionali di gruppo.
Non vanno mai fatte distinzioni dal punto di vista delle regole (le regole
comportamentali non possono subire adattamenti; il loro rispetto deve essere preteso
da tutti senza alcuna distinzione).

POSTURA
"...la postura è espressione di un vissuto ereditato, di un vissuto personale, della formazione e
deformazione culturale, di memorie dei propri traumi fisici ed emotivi, del tipo di vita e di stress
che conduciamo, del tipo di lavoro e di sport a cui ci siamo assoggettati nel tempo; postura è il
modo in cui
respiriamo, il mondo in cui stiamo in piedi, ci atteggiamo e ci rapportiamo con noi stessi e con gli
altri. La nostra postura è espressione della nostra storia". (D. Raggi, 1998)

LA POSTURA DEL BAMBINO CON DISABILITA’:


Disabilità fisica adattamento maggiore a carico dell’apparato muscolo-scheletrico
non interessato dal trauma/disabilità, con sovraccarico a livello delle aree di compenso.
- Obiettivi motori principali: potenziare l’apparato neuromuscolare, la propriocezione e
la stabilizzazione anti-gravitaria.
- Obiettivi psico-relazionali: stimolare la socializzazione, l’autostima, l’autonomia e
aiutare il soggetto alla formazione di una corretta immagine di sé.
Disabilità sensoriale adattamento maggiore a carico degli apparati sensoriali non
coinvolti dalla disabilità (ricordando che la parte di SNC non utilizzata si rimodella per
andare ad integrare le funzioni presenti: plasticità neurale).
- Obiettivi motori principali: rinforzare la propriocezione e la senso-percezione.
- Obiettivi psico-relazionali: stimolare la socializzazione, l’autonomia e la cooperazione.
Disabilità cognitiva/comportamentale adattamento maggiore da valutare in base
alla specifica casistica (può essere a carico dell’apparato muscolo-scheletrico nel caso in
cui non siano presenti deficit o spasticità tipiche, ecc…).
- Obiettivi motori specifici: strutturare giochi e percorsi atti a sviluppare abilità psico-
sociali quali comunicazione, collaborazione e attenzione.
- Obiettivi psico-relazionali: ridurre al massimo gli atteggiamenti aggressivi e lesivi;
ricercare collaborazione, contatto e relazione con gli altri componenti del
gruppo/classe.

21
22
IL LABORATORIO DIDATTICO: LA FIABA MOTORIA
Mettere la persona al centro del progetto significa tener conto che:

• non tutti capiscono la situazione/attività con la stessa velocità


• non tutti rispondono agli stessi stimoli con le stesse risposte
• le risposte diverse non sono necessariamente errori
• gli errori fanno parte dell' attività

Il laboratorio rappresenta la modalità privilegiata per realizzare esperienze


interdisciplinari e trasversali poiché, grazie alle sue peculiarità, favorisce questa
modalità progettuale/didattica e apre numerose opportunità verso la conoscenza.

Trasversalità: l’Educazione Motoria, Fisica e Sportiva “può davvero diventare palestra


di vita e laboratorio se è vissuta come esperienza reale nella quale non si parla delle
regole ma le si rispetta, non si ipotizzano strategie vincenti ma se ne sperimenta
l’efficacia, non si parla della diversità ma si accolgono coloro che sono diversi”.

Le proposte per cotruire un laboratorio didattico attraverso la fiaba in palestra possono


essere:

• fiaba della tradizione


• cartone animato
• film animato
• costruzione di una favola-racconto originale

23
TAPPE DEL PERCORSO DI STRUTTURAZIONE DELLA FIABA MOTORIA

1) SELEZIONE DEGLI OBIETTIVI GENERALI, SPECIFICI E TRASVERSALI

2) SELEZIONE DEL CONTESTO DI AMBIENTAZIONE DELLA FIABA E


SCELTA DEI PERSONAGGI CHIAVE

3) STRUTTURAZIONE DEI CONTENUTI E SVILUPPO DELLA TRAMA

4) CONCLUSIONE DELLA FIABA E SELEZIONE DEL MESSAGGIO


EDUCATIVO DA TRASMETTERE AI BAMBINI

5) INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITA’ MOTORIE DA INSERIRE, CON


ADATTAMENTI SPECIFICI IN BASE ALL’ETA’ E ALLE COMPETENZE
MOTORIE DEGLI ALUNNI

6) VARIANTI E ADATTAMENTI PER LA DISABILITA’

La scelta della fiaba è dettata dall’obiettivo considerato dall’insegnante più idoneo al


gruppo/classe. Trasmettere un valore etico e morale oppure focalizzare
l’apprendimento sulle abilità motorie modifica la selezione della trama e gli
adattamenti delle proposte in palestra.

Gli obiettivi della fiaba sono:

• EDUCATIVI / VALORIALI in tal senso la strutturazione della parte


motoria resta secondaria rispetto alla veicolazione di un valore o di un incipit
educativo.
• MOTORI in questo caso il movimento diviene il pilastro fondante della
fiaba, quindi l’insegnante darà priorità al raggiungimento degli obiettivi motori
curricolari prefissati.
• DIDATTICO / SCIENTIFICI la fiaba motoria può avere anche valenza di
rafforzare alcuni apprendimenti effettuati durante le lezioni in classe,
avvalorando lo scambio collaborativo tra insegnante e consulente.

24
• TRASVERSALI esempio della fiaba “i musicanti di Brema” dove
l’interazione tra insegnante, esperto di educazione musicale, insegnante di
educazione artistica e consulente Giocampus hanno trasformato la fiaba in una
giornata di musica, disegno e movimento.

Strutturazione del racconto: il racconto può essere arricchito e supportato


dall’elaborazione di disegni oppure far leva sulla capacità di immaginazione dei
bambini, spingendoli a creare i personaggi e le avventure che gli stessi intraprendono
nella storia. Ricordiamoci che i libri hanno il potere di trasportare il lettore in mondi
fantastici!

INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITA’ MOTORIE DA INSERIRE, CON


ADATTAMENTI SPECIFICI IN BASE ALL’ETA’ E ALLE COMPETENZE
MOTORIE DEGLI ALUNNI

Per poter adattare le attività alle varie fasi del racconto, l’insegnante deve possedere un
discreto ventaglio di proposte motorie da cui attingere. Lo sviluppo degli schemi
motori di base come obiettivo primario della fiaba, permette di inserire già dalla stesura
del testo le attività legate al movimento.

Essere dotati di una spiccata fantasia e di creatività è una caratteristica importante nella
costruzione sequenziale delle fasi motorie. Ad esempio, in una parte della storia in cui i
protagonisti sono impegnati nella ricerca di cibo, può richiamare la gestualità del
prendere e lanciare una palla in mano, immaginando che la stessa rappresenti per il
bambino un frutto che sta cadendo da un albero e che lo stesso deve prendere al volo
per evitare che si deteriori

L’emarginazione relega il soggetto in una dimensione lontana dalla natura dell’essere


che è fatta di scambi interpersonali, contatto, relazione, frammentando e
“disintegrando” l’identità (crollano autostima e autonomia dell’individuo).

L’integrazione viene vista come il coinvolgimento globale dell’individuo, della sua sfera
emotiva, relazionale, psichica e motoria, creando i presupposti per abbattere le barriere
che isolano il soggetto per riportarlo ad avere centralità nella sua vita.

25

Potrebbero piacerti anche