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CAVITA’ CORPOREE

Il corpo contiene due cavità principali, una chiamata CAVITA’ VENTRALE e una
chiamata CAVITA’ DORSALE.
La cavità ventrale si compone di una cavità toracica e una cavità addominopelvica.
La cavità toracica è divisa a sua volta in altre cavità chiamate PLEURICA DESTRA,
PLEURICA SINISTRA e una porzione mediana chiamata MEDIASTINO. Il mediastino è
circondato da un tessuto fibroso che lo separa dalle due pleuriche. Nel mediastino
non si trovano solamente i polmoni però sono ubicati i seguenti organi: il cuore, la
trachea, i bronchi, l’esofago, il timo, diversi vasi sanguigni, vari linfonodi e nervi. La
cavità addominopelvica è costituita da altre due cavità chiamate rispettivamente
CAVITA’ ADDOMINALE e CAVITA’ PELVICA. Nella cavità addominale sono presenti il
fegato, lo stomaco, la cistifellea, il pancreas, gli intestina, la milza, i reni e gli ureteri.
La cavità pelvica invece contiene la vescica, parte dell’intestino crasso e alcuni
organi riproduttivi.
La cavità addominopelvica si divide in:
1. Ipocondrio destro
2. Ipocondrio sinistro
3. Epigastrio
4. Regione lombare destra
5. Regione lombare sinistra
6. Mesogastrio
7. Fossa iliaca destra
8. Fossa iliaca sinistra
9. Ipogastrio
La cavità dorsale comprende la CAVITA’ CRANICA dove si trova il cranio che
contiene il cervello, e la CAVITA’ SPINALE che contiene il midollo spinale.
OMEOSTASI: CONDIZIONE DI EQUILIBRIO COSTANTE MANTENUTA DAL CORPO,
REGOLATA DA MECCANISMI DI CONTROLLO OMEOSTATICO (TUTTI GLI ORGANI E GLI
APPARATI CORPOREI)

I TESSUTI
Ciascun tessuto si specializza ad assolvere almeno ad una funzione particolare che
garantisca l’omeostasi e la sopravvivenza dell’intero organismo. Tutte le cellule dei
tessuti sono inserite o circondate da una struttura extracellulare chiamata matrice.
Esistono 4 tipi di tessuto il tutto il corpo e sono:
Il tessuto epiteliale: copre e protegge il corpo e le sue parti e tutte le cavità del
corpo. Le cellule di questo tessuto sono molto ravvicinate e presentano poca ECM
Il tessuto connettivo: connette il corpo e le sue parti. Trasporta sostanze attraverso il
corpo e lo protegge da invasori esterni dannosi. Le cellule sono distanti fra di loro e
quindi c’è molta presenza di ECM.
Il tessuto muscolare: produce il movimento del corpo, grazie alle cellule muscolari
che sono specializzate nel maccanismo di contrazione, che avviene con
accorciamenti ed allungamenti, permessi da elementi che si trovano nelle cellule del
tessuto muscolare. E’ inoltre responsabile della produzione del calore corporeo.
Il tessuto nervoso: è il tessuto più complesso del corpo. La sua funzione principale è
quella di generare messaggi complessi utili alla coordinazione delle funzione
corporee
Questi quattro istotipi compaiono già nelle prime fasi embrionali. Dopo due
settimane le cellule del disco germinativo si raggruppano e formano tre FOGLIETTI
GERMINATIVI PRIMARI: ENDODERMA, MESODERMA ED ECTODERMA.
I tessuti differiscono fra di loro per la quantità e la tipologia della MATRICE
EXTRACELLULARE.

IL TESSUTO EPITELIALE
Il tessuto epiteliale si divide in due tipi: epitelio MEMBRANOSO ed epitelio
GHIANDOLARE. L’epitelio membranoso riveste il corpo e alcune sue parti. Inoltre
riveste le cavità sierose del corpo, i vasi ematici e linfatici e la parete interna degli
apparati respiratorio, digestivo e urogenitale. L’epitelio ghiandolare è raggruppato in
solidi cordoni che sono le unità secernenti delle ghiandole esocrine ed endocrine.
Il tessuto epiteliale svolge diverse funzioni:
 Protezione: la funzione più importante. Dipende dallo spessore e dalla
permeabilità dell’epitelio.
 Funzione sensoriale: grazie a delle strutture sensoriali che si trovano nella
cute, nel naso, negli occhi e nelle orecchie.
 Secrezione: l’epitelio ghiandolare svolge questa attività. I prodotti della
secrezione sono ormoni, muco, succhi digestivi e sudore
 Assorbimento: grazie all’epitelio di rivestimento dell’intestino, dell’apparato
respiratorio e degli alveoli polmonari. Permette l’assorbimento di nutrienti e
lo scambio di gas respiratori tra l’aria dei polmoni e il sangue
 Escrezione: l’epitelio di rivestimento dei tubuli renali permette l’escrezione e
la concentrazione degli elementi da eliminare nella preurina.
Il tessuto epiteliale presente cellule molto ravvicinate fra di loro con piccoli spazi che
contengono LIQUIDO INTERSTIZIALE. È connesso al tessuto connettivo tramite la
MEMBRANA BASALE (formata da lamina basale e lamina fibroreticolare)
CLASSIFICAZIONE DEL TESSUTO EPITELIALE MEMBRANO IN BASE ALLA FORMA
DELLE CELLULE
4 tipi cellulari: pavimentoso, cubico, cilindrico e cilindrico pseudostratificato
CLASSIFICAZIONE IN BASE AGLI STRATI DI CELLULE
Si parla di EPITELIO SEMPLICE quando è presente un solo strano di cellule, EPITELIO
STRATIFICATO quando sono presenti più strati di cellule.
EPITELIO SEMPLICE:
 L’epitelio pavimentoso semplice, è costituito da uno strato di cellule
pavimentose. Essendo basse e sottili la sostanze possono facilmente
attraversarlo o diffondere attraverso questo tipo di tessuto
 L’epitelio cubico semplice, costituito da uno strato di cellule cubiche che
poggiamo sulla membrana basale. Si può trovare nelle ghiandole, nei loro
dotti, ma anche in altri organi come i reni.
 L’epitelio cilindrico semplice, costituito da uno strato di cellule cilindriche. Si
può trovare nella membrana mucose che rivestono l’intestino, lo stomaco,
l’utero e il tube, e in parte dell’apparato respiratorio.
 L’epitelio cilindrico pseudostratificato che si trova nell’apparato riproduttivo
maschile. È formato da cellule che poggiano sulla membrana basale ma con
altezze diverse.
EPITELIO STRATIFICATO:
 L’epitelio pavimentoso stratificato: formato da più strati di cellule
pavimentose. Svolgono una funzione di protezione per la cute, grazie alla
presenza di cheratina nelle loro cellule
 L’epitelio pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato: riveste la bocca,
l’esofago e la vagine. Le parti libere sono umide. Le cellule esterne non
contengono cheratina.
 L’epitelio cubico pluristratificato: formato da più strati di cellule cubiche
giustapposte sulla membrana basale. Si trova nei dotti delle ghiandole
sudoripare, nella faringe e in parti dell’epiglottide.
 L’epitelio cilindrico pluristratificato: composto da strati di cellule cilindriche,
ma solo i primi strati di cellule hanno la vera forma cilindrica. Si trova
nell’uretra maschile e nella mucosa in prossimità dell’ano.
 L’epitelio di transizione: epitelio sottoposto a stress in grado di dilatarsi per
poi tornare nella forma originale. Si trova ad esempio nella vescica.

EPITELIO GHIANDOLARE
A differenza dell’epitelio membranoso, le cellule dell’epitelio ghiandolare possono
lavorare sia come GHIANDOLE UNICELLULARI sia come GHIANDOLE
MULTICELLULARI. Le secrezione ghiandolari possono essere scaricate nei dotti, nel
lume di strutture viscerali cavi, sulla superficie corporea o direttamente nel sangue.
Le GHIANDOLE ESOCRINE, secernono i loro prodotti di secrezione in dotti, mentre le
GHIANDOLE ENDOCRINE riversano il loro prodotto direttamente nel torrente
circolatorio o nel liquido interstiziale. Le ghiandole esocrine in base alla forma della
parte secernente (adenomero), si suddividono in TUBULARI e ALVEOLARI
CLASSIFICAZIONE DELLE GHIANDOLE ESOCRINE
 APOCRINE: accumulano i loro prodotti in prossimità dell’apice cellulare e poi li
rilasciano tramite un’invaginazione della membrana, con distacco piccolissimo
da parte di quest’ultima
 OLOCRINE: accumulano il loro prodotto all’interno di cellule, le quali poi si
distruggono per rilasciarlo
 MEROCRINE: scaricano i loro prodotti di secrezione direttamente attraverso la
membrana, senza nessun tipo di rottura o distacco.

Tessuto connettivo
Il tessuto connettivo, connette, sostiene, trasporta e difende. È formato
principalmente da matrice extracellulare. L’ECM è costituito da tre tipe di fibre:
collagene, reticolari e elastiche.
Le fibre di collagene sono costituite da collagene.
Le fibre reticolari, formano una rete. Danno supporto a capillare e fibre nervose.
Sono composte da un tipo di collagene chiamato RETICOLINA
Fibre elastiche, costituite da elastina. Sono in grado di tornare alla lunghezza
originale dopo l’allungamento. Si trovano nei tessuti elastici, ad esempio cartilagine
dell’orecchio esterno e pareti arteriose.
CLASSIFICAZIONE DEL TESSUTO CONNETTIVO
Vengono classificati in base alle caratteristiche strutturali della materia intercellulare
1. Fibroso: lasso, adiposo, reticolare, denso  regolare; irregolare
2. Osso
3. Cartilagine
4. Sangue

IL SANGUE
Gli elementi corpuscolati del sangue sono:
 Globuli rossi (eritrociti)
 Globuli bianchi (leucociti)
 Piastrine (trombociti)
Il termine VOLUME CELLULARE COMPATTO o EMATOCRITO indica il volume
percentuale di GR nel sangue.
 Anemia: si manifesta con una riduzione di GR nel sangue
 Policitemia fisiologica: si manifesta con un aumento di GR nel sangue
GLOBULI ROSSI
Un GR maturo è privo di nucleo ed ha un diametro di 7,5 micrometri. Hanno forma
di sottili dischi biconcavi. Il GR maturo non contiene ribosomi, mitocondri o altri
organuli. La componente principale dei GR è l’EMOGLOBINA. Essa è importante per
la funzione primaria dei GR. I GR sono in grado di cambiare forma, grazie a fibre
allungabili costituite da SPECTRINA (proteina). Questa caratteristica è importante
per la sopravvivenza dei GR. Sono gli elementi corpuscolati più presenti nel sangue,
5.500.000 per mm3.
FUNZIONE:
I GR giocano un ruolo importante nel trasporto di ossigeno ed anidride carbonica
all’interno dell’organismo. Entrambe queste funzioni dipendono dall’emoglobina.
Oltre all’emoglobina, l’ANIDRASI CARBONICA, catalizza nei GR una reazione che
crea dei legami tra l’anidride carbonica e l’acqua, a formare l’ACIDO CARBONICO. La
dissociazione dell’acido genera IONI BICARBONATO e H+, che diffondono al di fuori
de GR.
EMOGLOBINA
In un GR 200-300 milioni di molecole di emoglobina. Ciascuna molecola di
emoglobina è composta da una catena proteica legata ad un pigmento rosso che
prende il nome di GRUPPO EME. Ciascun gruppo eme contiene un atomo di ferro
(E=4 atomi di ferro).
OSSIEMOGLOBINA= una molecola di emoglobina legata a 4 atomi di ossigeno
CARBOSSIEMOGLOBINA= emoglobina legata ad anidride carbonica
Sangue uomo + E di quello di una donna
FORMAZIONE DEI GLOBULI ROSSI
L’intero processo prende il nome di ERITROPOIESI. Nell’adulto la formazione dei GR
inizia nel midollo osseo rosso da cellule nucleate chiamate CELLULE STAMINALI
EMAPOIETICHE. L’intero processo impiega circa 4 giorni, con passaggi graduali da
una fase all’altra. Il differenziamento inizia con la comparsa dei PROERITROBLASTI.
Tramite le divisioni mitotiche producono ERITROBLASTI BASOFILI. Poi vengono
prodotti ERITROBLASTI POLICROMATICI. Queste cellule perdono il loro nucleo e
diventano RETICOLOCITI. Questi dopo essere stati rilasciati nel circolo ematico,
perdono il loro reticolo e diventano eritrociti maturi in 24-36 ore. I GR si creano e si
distruggono con una velocità di 200.000 al minuto. La velocità di produzione
aumenta se diminuiscono i livelli di ossigeno nei tessuti. In questo caso i reni
rilasciano un ormone, l’ERITROPOIETINA (EPO), che stimola il midollo osseo a
produrre GR.

GLOBULI BIANCHI
Ci sono 5 tipi di globuli bianchi (GB), che si classificano in base alla presenza o meno
di granulociti nel citoplasma e in base alla colorazione.
GRANULOCITI:
 Neutrofili
 Eosinofili
 Basofili
AGRANULOCITI:
 Linfociti
 Monociti
I GB hanno tutti il nucleo e hanno forma più grandi dei GR.
 GRANULOCITI:

 NEUTROFILI: COLORE VIOLA


I granuli in queste GB sono piccoli e numerosi e danno al citoplasma un
aspetto granuloso. Sono chiamati LEUCOCITI POLIMORFINUCLEATI
perché il loro nucleo presenta due, tre o più lobi. Questi leucociti sono
mobili, attivano le cellule fagocitarie che migrano al di fuori dei vasi
ematici per andare negli spazi tissutali. Processo chiamato DIAPEDESI. I
granuli di queste cellule contengono potenti lisosomi che sono in grado
di distruggere le cellule batteriche. Le infezioni batteriche producono
una risposta infiammatoria, che stimola che cellule danneggiate a
rilasciare una sostanza chimica che attira le cellule fagocitarie. Processo
chiamato, CHEMIOTASSI POSITIVA.
 EOSINOFILI: COLORE ARANCIONE
Contengono granulociti grossi. I loro nuclei contengono 2 lobi. Sono
numerosi nei tratti digerenti e respiratori. La loro funzione principale è
la protezione con infezione provocate da vermi parassiti
 BASOFILI: COLORE VIOLA SCURO
Hanno granulociti relativamente grossi. Sono leucociti mobili ed
effettuano la diapedesi. Il loro nucleo ha forma ad S.
 AGRANULOCITI
 LINFOCITI: COLORE BLU
Sono i leucociti più piccoli. Hanno un grosso nucleo sferico. Dopo i
neutrofili sono i più numerosi. Esistono due tipi di linfociti:
I linfociti T: attaccano direttamente le cellule infette
I linfociti B: producono anticorpi per antigeni specifici
 MONOCITI: BLU-GRIGIO
I leucociti più grandi. Hanno un nucleo scuro, circondato da molto
citoplasma. I monociti sono mobili e con alta attività fagocitaria, in
grado di ingurgitare grossi organismi batterici e cellule virali infette

NUMERI GB
1 mm3 di sangue contiene tra i 5.000 e i 9.000 leucociti. Dato che questo numero è
variabile ha un significato clinico. Un aumento dei GB è detto LEUCOCITOSI. Una
diminuzione dei GB è detta LEUCOPENIA. Un particolare tipo di conta dei GB è il
CONTEGGIO DIFFERENZIALE DEI GB. In questa conta si indica la percentuale di ogni
tipo di tutti i GB.
FORMAZIONE DEI GB
Come per i GR anche per i GB la formazione inizia nel midollo osseo rosso. Un altro
tessuto emapoietico è il tessuto linfoide. Il tessuto mieloide e il tessuto linfoide sono
i tessuti emapoietici del nostro organismo, ossia quelle che producono le cellule del
sangue.
IL MIDOLLO OSSEO
Esistono due tipi di midollo osseo: quello rosso, che prende questo colore perché
produce GR e il midollo osseo giallo perché è pieno di grassi. Questo non produce
GR tranne in situazione di necessità, in cui si attiva e anch’esso produce globuli rossi

PIASTRINE
Sono le cellule ematiche più piccole, incolori e con forma di dischi ovali. Le proprietà
fisiche della piastrine (agglutinazione, adesività, aggregazione) non permettono una
classificazione da un punto di vista di forma e dimensione. Hanno un range di 1.500-
4.000/mm3 in un adulto.
FUNZIONE DELLE PIASTRINE
Le piastrine svolgono un ruolo importa nell’emostasi e nella coagulazione. Sono due
processi diversi. L’emostasi è l’arresto del flusso di sangue. Dopo 1/5 secondi le
piastrine aderiscono alla parete del vaso e aggregandosi formano il TAPPO
PIASTRINICO. Le piastrine aggregate secerno sostanze chimiche come ADP,
trombossano e acidi grassi, che sono coinvolte nel processo di coagulazione.
FORMAZIONE E DURATA DELLE PIASTRINE
La formazione prende il nome di TROMBOPOIESI. Iniziai grazie alla stimolazione di
cellule precursori dette MEGACARIOBLASTI. I megacariociti hanno un grosso nucleo.
I megacariociti maturi si trovano nel midollo, nella milza e nei polmoni. Quando la
membrana citoplasmatica si rombe rilascia 2.000/3.000 piastrine. Le piastrine sono
prive di nucleo, ma circondati da membrana plasmatica.
I megacariociti maturi  megacarioblasti
GRUPPI SANGUIGNI
Il termine gruppi sanguigni fa riferimento al tipo di antigene presente sulla
membrana dei GR. Gli antigeni più importanti sono quello A, B e Rh per quanto
riguarda la trasfusione nei neonati
AGGLUTININE= anticorpi disciolti nel plasma
AGGLUTINOGENI= antigeni
La combinazione fra anticorpi e antigeni può portare all’agglutinazione del sangue
del donatore e del ricevente, un evento chiamato REAZIONE ALLA TRASFUSIONE.

 SISTEMA AB0
Quattro tipi sanguigni:
 Tipo A  contiene l’antigene A
 Tipo B  contiene l’antigene B
 Tipo AB  contiene sia l’antigene A che B
 Tipo 0  non contiene nessun antigene
Il gruppo 0 è donatore universale
Il gruppo AB è ricevente universale
Effettuare sempre il crossmatching
SISTEMA RH
Il termine Rh positivo sta ad indicare che sui globuli rossi è presente l’antigene Rh. Il
termine Rh negativo sta ad indicare che non è presente l’antigene Rh sui globuli
rossi. Solitamente il sangue non contiene anticorpi anti-Rh. Può accadere però che
tramite la trasfusione di un soggetto Rh positivo e uno Rh negativo, l’Rh negativo
contenga GR Rh positivo nel suo circolo ematico.
PLASMA
È composto dal 90% di acqua e dal 10% di soluti. I soluti sono costituiti
principalmente da proteina. Queste proteina si dividono in tre grossi gruppi:
albumine, globuline e proteine delle coagulazione (fibrinogeno). I soluti possono
essere ELETTROLITI (molecole che ionizzano in soluzione) o NON-ELETTROLITI.
FORMAZIONE DEL COAGULA EMATICO
Lo scopo principale è quello di effettuare l’emostasi, ma in secondo piano da un
contributo nella difesa contro le infezioni.

IL CUORE
Il cuore è un organo muscolare formato da 4 camere, di forma e dimensione più o
meno simili a quello di un pugno di una persona. Si trova nel mediastino. Il cuore ha
un proprio rivestimento chiamato PERICARDIO, una specie di sacco inestensibile. Il
pericardio è costituito da due strati: una porzione fibrosa esterna e una porzione
sierosa interna. La porzione sierosa interna è costituita da due foglietti: uno
parietale esterno (a contatto con la porzione fibrosa) e uno sieroso interno, che
riveste la superficie esterna del cuore, e che prende il nome di EPICARDIO. Tra
l’epicardio e il foglietto parietale esiste uno spazio chiamato SPAZIO PERICARDICO,
che contiene un liquido chiamato LIQUIDO PERICARDICO.
SINTESI:
PERICARDIO FIBROSO: sacco anaelastico, che riveste il cuore
PERICARDIO SIEROSO: composto da due foglietti  foglietto parietale (riveste
l’interno del pericardio fibroso); foglietto viscerale (epicardio). Tra i due foglietti si
trova un liquido.
Il pericardio grazie all’azione del liquido pericardico, facilita i movimenti cardiaci.

STRUTTURA DEL CUORE


PARETE CARDIACA:
La parete cardiaca è formata da tre tonache distinte, a livello sia degli atri che dei
ventricoli e sono: l’epicardio, il miocardio e l’endocardio.
EPICARDIO: la tonaca esterna del cuore a contatto con il miocardio prende il nome
di pericardio, che letteralmente significa sopra il cuore. L’epicardio è il foglietto
viscerale del pericardio sieroso.
MIOCARDIO: è una spessa tonaca media contrattile costituita da cellule muscolari
cardiache. L’insieme di queste cellule prende il nome di dischi intercalari. Un
vantaggio delle cellule cardiache, è che le fibre cardiache formano uno strato
continuo di muscolo che ricopre interamente le cavità interne del cuore. In questo
modo il miocardio può contrarsi con gran forza, esercitando pressione sul sangue
contenuto nelle cavità cardiache. IL MUSCOLO CARDIACO PUO’ CONTRARSI IN
MODO INDIPENDENTE.

ENDOCARDIO: è una tonaca sottile e delicata che riveste la parete interna del
miocardio. È costituita da un tessuto chiamato ENDOTELIO  riveste le cavità del
cuore, e pure i lembi delle valvole che regolano il flusso di sangue attraverso le
camere cardiache.

CAMERE CARDIACHE:
Le camere cardiache sono 4 e si dividono in ATRI (camere superiori) e VENTRICOLI
(camere inferiori). Le camere sinistre e destre sono separate da un’estensione delle
parete cardiache che prende il nome SETTO.
ATRI: gli atri ricevono il sangue dalle vene (vasi ematici). Le VENE sono i vasi cardiaci
che portano il sangue dai tessuti al cuore. Gli altri pompano leggermente per
spingere il sangue verso le camere sottostanti. Poiché non devono generare grande
pressione la loro parete miocardica non è spessa.
VENTRICOLI: sono le camere inferiore del cuore, e i ventricoli destro e sinistro sono
divisi dal SETTO INTERVENTRICOLARE. I ventricoli ricevono il sangue dagli atri e poi
lo pompano verso le arterie. Qui si esercita una pressione maggiore e quindi il
miocardio dei ventricoli è più spesso di quello degli atri. Il miocardio del ventricolo
sinistro è più spesso di quello del ventricolo destro, perché il ventricolo sinistro
spinge il sangue destinato al circolo sistemico, mentre il ventricolo destro spinge il
sangue destinato alla circolazione polmonare.

VALVOLE CARDIACHE:
Sono strutture che permettono al cuore di agire come una pompa che spinge il
flusso ematico in una solo direzione. Le valvole del cuore sono 4: due prendono il
nome di VALVOLE ATRIOVENTRICOLARI perché presiedono le aperture tra gli atri e i
ventricoli. Le altre due prendono il nome di VALVOLE SEMILUNARI del cuore e sono
situate all’origine dell’arteria polmonare nel ventricolo destro (valvola polmonare) e
all’origine dell’aorta nel ventricolo sinistro (valvola aortica).
VALVOLE ATRIVENTRICOLARI: è formata da tre lembi o cuspidi. Il margine libero di
ciascun lembo è ancorato ai muscoli papillari del ventricolo destro da diversi fasci
tendinei chiamati CORDE TENDINEE. La valvola atrioventricolare destra ha tre lembi
e prende il nome di VALVOLA TRICUSPIDE. La valvola atrioventricolare sinistra ha
due lembi e viene chiamata VALVOLA BICUSPIDE o VALVOLA MITRALE. Entrambe le
valvole permettono il flusso del sangue dagli atri ai ventricoli ma anche viceversa.
VALVOLE SEMILUNARI: sono costituite da lembi simili a tasche che sporgono fuori
nel lume dalla parete interna dell’arteria polmonare e dell’aorta. Si dividono in
VALVOLA POLMONARE e VALVOLA AORTICA. Le valvole semilunari possono
chiudersi e quindi il sangue viene accolto nella concavità di ogni foglietto e possono
aprirsi per permettere al sangue si andare verso il basso.
LA CHIUSURA DELLE VALVOLE SIA AV CHE SEMIL. PREVIENE IL REFLUSSO E NEL
CONTEMPO ASSICURA L’AVANZAMENTO DEL SANGUE IN PUNTI IN CUI SI
MANIFESTEREBBE UN NOTEVOLE REFLUSSO.

SCHELETRO CARDIACO:
Serie di anelli interconnessi che formano un supporto semirigido per le valvole
cardiache. Serve anche da barriera elettrica tra il miocardio degli atri e dei ventricoli.
Questo fa sì che i ventricoli si contraggano separatamente dagli atri, assicurando
l’efficacia della pompa ematica.

LEGGERE “FLUSSO DEL SANGUE ATTRAVERSO IL CUORE” PER CAPIRE COME


SCORRE TRA GLI ATRI E I VENTRICOLI ATTRAVERSO LE VALVOLE AV E SL. (pag 509)

VASCOLARIZZAZIONE DEL TESSUTO CARDIACO


ARTERIE CORONARIE:
Le cellule del miocardio ricevo il sangue attraverso due vasi chiamati ARTERIE
CORONARIE destra e sinistra. Il termine coronaria si riferisce al fatto che queste
arterie circondano il mio cardio come una corona circonda la testa. Durante il
rilassamento ventricolare, quando le arterie vanno incontro a una certa espansione,
il flusso ematico viene diretto verso le aperture delle arterie coronarie in seguito alla
chiusura della calcola aortica, consentendo alle arterie coronarie di ricevere il
sangue.
Alcuni principi della vascolarizzazione del cuore:
 Entrambi i ventricoli ricevono la loro vascolarizzazione da rami delle arterie
coronarie sia destra sia sinistra
 Ciascun atrio, riceve la vascolarizzazione solo da un piccolo ramo dell’arteria
coronaria omolaterale
 La maggior parte del sangue è diretta la miocardio del ventricolo sinistro
 L’arteria coronarie destra è dominante del 50%, quella sinistra del 20% e nel
restante 30% non si riscontra alcuna dominanza.
Un’altra caratteristica è che esistono poche connessione o ANASTOMOSI tra i rami
maggiori delle arterie coronarie. Un’anastomosi consiste di uno o più rami che
partono dalla parte prossimale di un’arteria e arrivano alla parte distale della stessa
o di un’altra arteria. L’eventuale assenza di anastomosi può portare a gravi danni
perché non permette la formazione di circoli collaterali utili a garantire la
vascolarizzazione quando il percorso arterioso principale viene ostruito.

VENE CARDIACHE:
Dopo che il sangue è passato attraverso le reti capillari del miocardio, tramite una
seria di vene cardiache drena nell’atrio destro tramite un vaso venoso chiamato
seno coronario.

INNERVAZIONE DEL CUORE


Il miocardio è autoritmico e può quindi produrre i suoi potenziali d’azione in assenza
di segnali nervosi. Per generare e coordinare in modo efficace l’autoattivazione, il
cuore possiede un sistema di fibra miocardiche specializzate per condurre il segnale
elettrico rapidamente attraverso una via che va dalla base all’apice del cuore.
Questa struttura miocardica prende il nome SISTEMA DI CONDUZIONE DEL CUORE.

VASI SANGUIGNI
Nel corpo umano ci sono quasi 100.000 km di vasi sanguigni. Sappiamo il ruolo: le
arterie portano il sangue lontano dal cuore, i capillari attraverso i tessuti e le vene
riportano il sangue al cuore.
CLASSIFICAZIONE DEI VASI SANGUIGNI
Un’ARTERIA è un vaso che porta il sangue lontano dal cuore. Vi sono diversi tipi di
arteria.
Le ARTERIE ELASTICHE, sono le più grandi del corpo e come suggerisce il nome sono
in grado di tornare alla forma originale dopo che sono stato dilatate e i ventricoli si
rilassano.
Le ARTERIE MUSCOLARI, portano il sangue ancora più lontano dal cuore, verso gli
organi e altre parte specifiche del corpo. La tonaca muscolare di queste arterie è
molto spessa. Alcuni esempi di arterie muscolari sono l’arteria brachiale, l’arteria
gastrica.
Le ARTERIOLE, chiamato anche vasi di resistenza, sono le arterie più piccole. Hanno
un ruolo importante nel regolare il flusso ematico attraverso il corpo. Questa
funzione è dovuta alla possibilità di poter contrarre la muscolatura liscia, che
aumenta la resistenza del flusso ematico, ed aumenta la pressione sanguigna.
METARTERIOLA, è il termine utilizzato per descrivere quei piccoli vasi che collegano
un’arteria vera e propria a un numero di 20-100 capillari. L’estremità prossimale,
prende il nome di SFINTERI PRECAPILLARI, e sono delle valvole, che regolano il
flusso ematico, verso specifici capillari o reti capillari.
CAPILLARI
I capillari sono vasi che portano il sangue dalle arteriole alle venule. Il passaggio di
nutrienti tra il sangue e le cellule dei tessuti avviene attraverso i capillari.
I CAPILLARI VERI, ricevono il loro flusso di sangue dalle metarteriole. A seconda se lo
sfintere è aperto o chiuso il sangue scorre o meno nel letto capillare. I capillari veri
sono divisi in tre gruppi, a seconda della facilità delle sostanze di attraversare la loro
parete o a seconda della loro struttura che ne influenza la permeabilità.
I CAPILLARI CONTINUI. Questo tipo di capillari è costituito da un rivestimento
continuo di cellule endoteliali. Si trova nel muscolo scheletrico o nei polmoni.
I CAPILLARI FENESTRATI. Simili ai capillari continui ma nel loro rivestimento sono
presente dei fori o “finestre”.
SINUSOIDE. Capillari con un lume molto più grande e un decorso più tortuoso.
Presentano elevata porosità.
VENE
Una vena è un vaso che trasporta sangue verso il cuore. Le prime strutture venose
sono vasi di piccolo diametro detti VENULE. Queste piccole vene, hanno lumi molti
ristretti e pareti sottili e porose. La loro parete è costituita quasi esclusivamente da
cellule endoteliali, poche cellule muscolari lisce e rari fibroblasti. Oltre a consentire il
passaggio di liquidi, la parete della venula può essere attraversata dai fagociti
mononucleati che dal torrente circolatorio passano nei tessuti sedi di infiammazioni,
sfruttando i pori presenti nella parete delle stesse venule. Le singole vene diventano
sempre più grandi, a mano a mano che altro sangue si immette al loro interno. La
parete delle venule si adatta alla quantità di sangue presente al suo interno e
quindi cambia dimensione (caratteristica che prende il nome di CAPACITANZA). Un
altro adattamento strutturale nelle vene, è la presenza di valvole unidirezionali, che
mantengono il sangue verso il cuore e ne impediscono il reflusso. Il termine SENO
VENOSO viene utilizzati per indicare grandi strutture venose che hanno pareti
endoteliali molto sottili. Loro non sono in grado di cambiare dimensione e quindi
dipendono dalle strutture circostanti per il sostegno.

STRUTTURE DEI VASI SANGUIGNI


Le pareti delle arterie e delle vene sono formate da tre diverse TONACHE, che
prendono il nome di TONACA AVVENTIZIA, TONACA MEDIA e TONACA INTIMA. A
mano a mano che i vasi sanguigni diminuiscono di diametro, diminuisce lo spessore
della loro parete. Sono presenti quattro tipi di tessuti che ricoprono le pareti:
CELLULE ENDOTELIALI DI RIVESTIMENTO, FIBRE COLLAGENE, FIBRE ELASTICHE e le
CELLULE MUSCOLARI LISCE.
CELLULE ENDOTELIALI
Presentano una superficie luminare liscia, influenzano il flusso ematico e inibiscono
la coagulazione. Inoltre, le fessure intercellulare tra cellule adiacenti e la presenza di
pori, influenza la diffusione di sostanze o cellule in entrate o in uscita dal sangue. La
replicazione cellulare produce nuove cellule per aumentare la dimensione dei vasi
sanguigni.
FIBRE COLLAGENE
Nella parete vascolare sono intrecciate fra di loro. In condizioni fisiologiche sono
molte flessibili, ma meno estensibili delle fibre elastiche. Hanno lo scopo di
mantenere aperto il lume del vaso e rafforzare la parete.
FIBRE ELASTICHE
Sono formate principalmente da elastina. Una volta secrete nelle matrice
extracellulare formano una rete, altamente elastica e in grado di allungarsi più del
100%. Nelle grandi arterie elastiche, permettono il ritorno elastico dopo la
distensione del vaso. Questa proprietà svolge un ruolo importante nel mantenere la
TENSIONE PASSIVA nei vasi dell’apparato cardiovascolare. Questo tipo di tensione è
richiesta per mantenere il normale livello di pressione sanguigna durante il ciclo
cardiaco.
FIBRE MUSCOLARI LISCE
Le cellule muscolari lisce si riscontrano nella parete di tutti i segmenti del sistema
vascolare a eccezione dei capillari. Sono più numerose nelle arterie elastiche e
muscolare e con la loro contrazione esercitano una TENSIONE ATTIVA.
TONACA ESTERNA (AVVENTIZIA)
Viene chiamato avventizia perché il latino significa “copertura esterna”. È composta
da tessuto connettivo fibroso resistente e flessibile: questo strato impedisce che si
lacerino i vasi durante i movimenti del corpo. Le fibre collagene si estendono al di
fuori di questo strano e lo connettono ad altre strutture, ancorando i vasi e
contribuendo a mantenerli aperti. Nelle vene, la tonaca avventizia è la più spessa.
Nelle arterie è di solito leggermente più sottile della tonaca media della loro parete.
TONACA MEDIA
La tonaca è composta da strati di tessuto muscolare liscio giustapposto a uno strato
di tessuto connettivo elastico. I muscoli lisci della tonaca media che la circondano
consentono ai vasi sanguigni di modificare il proprio diametro.
TONACA INTIMA
È lo strato più interno di un vaso sanguigno. La tonaca intima è composta da
endotelio che si continua nell’endotelio che riveste il cuore. Nelle arterie l’endotelio
fornisce un rivestimento completamente liscio. Nelle vene, l’endotelio forma anche
valvole che aiutano a mantenere unidirezionale il flusso del sangue. I più piccoli vasi
hanno solo una tonaca che è l’endotelio. Questa caratteristica è importante perché
la sottigliezza della parete capillare permette uno scambio efficace di materiale tra il
plasma del sangue e il liquido interstiziale dei tessuti circostanti.

PRINCIPALI VASI SANGUIGNI


VIE CIRCOLATORIE
Il termine di CIRCOLAZIONE SANGUIGNA indica che il sangue scorre attraverso vasi
disposti a formare un circuito. Il percorso del CIRCOLO SISTEMICO, porta il sangue
dal cuore attraverso i vasi sanguigni a tutte le parti del corpo. Il ventricolo sinistro
pompa il sangue nell’aorta. Da qui il sangue scorre in arterie che lo portano ai vari
tessuti e organi del corpo. LEGGERE FOGLIO PAGINA SUCCESSIVA
Solitamente la regola dice che il sangue attraversa una sola rete capillare nel suo
percorso. Tutta via esistono due eccezioni: in un SISTEMA PORTALE, il sangue passa
attraverso due LETTI CAPILLARI consecutivi. Con il termine ANASTOMOSI
VASCOLARE, si indica una situazione che implica la connessioni diretta o l’unione di
vaso sanguigno con un altro. In questo caso il sangue si sposta da una vena all’altra
senza passare attraverso una rete capillare interposta.

CIRCOLO SISTEMICO
Le arterie sistemiche sono quei vasi sanguigni deputati al trasporto del sangue
ossigenato e arricchito di sostanze nutritive dal cuore a tutti gli organi e tessuti
dell’organismo.
PRINCIPI GENERALI RIGUARDANTI LE ARTERIE
- ARTERIE TERMINALI: arterie che si ramificano in capillari.
- L’AORTA: arteria principale, funge da tronco principale dell’intera circolazione
sistemica. I primi centimetri dell’aorta portano il sangue verso l’alto fuori dal
ventricolo sinistro (AORTA ASCENDENTE), L’aorta compie un giro di 180°,
formando l’ARCO AORTICO. Tramite l’arco il sangue viene portato verso il
basso attraverso l’AORTA DISCENDENTE, che poi passa per l’AORTA
TORACICA e successivamente per l’AORTA ADDOMINALE.
VENE SISTEMICHE
Alcune cose da sapere sulle vene:
- Le vene sono l’estensione finale dei capillari, cosi come i capillari sono
l’estensione finale della arterie. Le arterie diventano più piccole fino a
diventare capillari, mentre i capillari si uniscono a formare le venule e poi le
vene.
- Le vene sono variabili: ad esempio in alcuni individui manca la vena cubitale
- Molte arterie principali hanno vene corrispondenti che portano lo stesso
nome.
- Le vene che si trovano nelle parti più profonde del corpo prendono il nome di
VENE PROFONDE, mentre le vene che si trovano nella parte superficiale
prendono il nome di VENE SUPERFICIALI.
- Le grandi vene della cavità cranica prendono il nome di SENI.

VENE DELLA TESTA E DEL COLLO


Le vene profonde drenano nelle VENE GIUGULARI INTERNE DESTRA E SINISTRA. Le
vene superficiale drenano nelle VENE GIUGULARI ESTERNE DESTRA E SINISTRA.
Quest’ultime terminano nelle vene succlavie.
VENE DELL’ARTO SUPERIORE
Le vene profonde drenano nella VENA BRACHIALE, che a sua volta continua nella
VENA ASCELLARE e quindi nella vena succlavia che con la vena giugulare forma la
VENA BRACHIOCEFALICA. Le vene superficiali formano le ARCATE PALMARI
VENOSE, che immettono il sangue da loro trasportato in due grandi vene: la VENA
CEFALICA e la VENA BASILICA, che drenano nella vena ascellare e nella vena
brachiale.
CIRCOLAZIONE PORTALE
Le vene provenienti da milza, stomaco, pancreas, cistifellea e intestini non
immettono il sangue direttamente nella cava inferiore. Queste portano il sangue al
fegato attraverso la VENA PORTA. Qui il sangue si mescola con il sangue arterioso e
viene infine drenato dal fegato attraverso le vene epatiche, che sono tributarie della
cava inferiore.
CIRCOLAZIONE FETALE
Nel feto la circolazione è leggermente differente da quella dell'adulto. Il feto non
mangia, non beve e non respira, perché è immerso nel liquido amniotico che non
contiene ossigeno né sostanze nutritizie, pertanto non ha bisogno del circolo portale
e neppure del circolo polmonare. Ha però bisogno di sostanze nutritizie e
d'ossigeno: questi provengono dalla madre mediante la placenta. Il sangue della
madre entra nella placenta dove cede i nutrienti al feto per pressione idrostatica (lo
stesso principio che lo fa cedere ai tessuti) che vengono riversati in una vena fetale,
la vena ombelicale.
APPARATO RESPIRATORIO
L’apparato respiratorio può essere diviso nelle vie superiori ed inferiori. Gli organi
delle vie superiori sono quelli che si trovano all’esterno della cavità toracica, mentre
quelli inferiori sono quelli che si trovano all’interno della cavità toracica. LE VIE
RESPIRATORIE SUPERIORI sono costituite da naso, rinofaringe, orofaringe,
laringofaringe e dalla faringe. LE VIE RESPIRATORIE SUPERIORI sono costituite dai
polmoni, dalla trachea e da tutti i segmenti dell’albero bronchiale. L’apparato
respiratorie comprende anche altre strutture come la cavità orale, la gabbia toracica
e i muscoli respiratori.

VIE RESPIRATORIE SUPERIORI

NASO
STRUTTURA
Il naso presenta strutture esterne ed interne. La porzione esterna è formata da un
osso e da una intelaiatura cartilaginea. Il naso viene delimitato dall’osso mascellare
lateralmente e inferiormente a livello della sua base. L’espansione cartilaginea
slargata prende il nome di ALA. La porzione interna del naso giace sul tetto della
bocca dove la ossa palatine, la dividono dalla cavità orale. Se queste ossa non sono
abbastanza resistenti potrebbero crearsi dei buchi ed avere la PALATOSCHISI. Il
tetto del naso viene separato dalla cavità cranica, per mezzo di un osso etmoide
chiamato LAMINA CRIBOSA. Questa lamina è perforata da numerosi orifizi che
permettono il passaggio del nervo olfattivo che poi si collega al cervello. La cavità
nasale vuota viene divisa dal SETTO, nelle cavità destra e sinistra. Ciascuna cavità
nasale è divisa in tre stretti passaggi che prendono il nome di meato superiore,
medio ed inferiore. Gli orifizi esterni della cavità nasale prendono il nome di NARICE.
Esse si aprono in un’aerea ricoperta da cute che prende il nome di VESTIBOLO. Nella
cute del vestibolo si trovano grossi peli che prendono il nome di VIBRISSE, ghiandole
sebacee e sudoripare. Dopo che l’area ha oltrepassato la cute del vestibolo entra
nella PORZIONE RESPIRATORIA. Quest’area si estende si estende dal meato
inferiore fino alle coane nasali. Le COANE NASALI, sono aperture che permettono il
passaggio dell’aria, dalla cavità nasale alla regione successiva e cioè la faringe.
La sequenza è la seguente: 1 NARICI  2 VESTIBOLO  3 I MEATI
CONTEMPORANEAMENTE  COANE

MUCOSA NASALE
Una volta che l’aria è passata dalla cute del vestibolo ed entra nella porzione
respiratoria della cavità nasale, essa decorre sulla MUCOSA RESPIRATORIA. Questa
mucosa presenta una ricca vascolarizzazione. Sopra il tetto della cavità nasale si
trova l’EPITELIO OLFATTIVO. Questa membrana contiene numerosi neuroni olfattivi.
SENI PARANASALI
Le quattro coppie di SENI PARANASALI, sono cavità piene di aria che si aprono nella
cavità nasale. Sono rispettivamente: FRONTALE, MASCELLARE, SFENOIDALE ed
ETMOIDALE. Come la cavità nasale, anche i seni paranasali sono rivestiti da mucosa
respiratoria. Le secrezioni mucose prodotte dai seni sono continuamente spinte nel
naso grazie alle ciglia della membrana mucosa respiratoria. I seni frontali (destro e
sinistro) sono collocati appena al di sopra dell’orbita corrispondente, i seni
mascellari nelle ossa mascellari e i seni sfenoidali si trovare sull’osso sfenoide. I seni
etmoidali sono delle celle aeree che si dividono nei gruppi anteriore, posteriore e
medio. I seni paranasali drenano:
 Nel meato medio, i frontale, mascellare ed etmoidale anteriore e medio
 Nel meato superiore gli etmoidale posteriore
 Nello spazio al di sopra della conca superiore gli sfenoidale

FUNZIONE DEL NASO


Il naso funge da canale per il passaggio dell’aria che va e viene dai polmoni. L’aria
che entra nella cavità nasale viene prima filtrata dalle impurità, riscaldata,
umidificata e analizzata chimicamente, per rilevare quelle sostanze che potrebbero
irritare il rivestimento delle vie respiratorie. Le vibrisse fungono da filtri iniziali. Poi le
conche (turbinati), servono come deflettori per rallentare l’aria e rimescolarla. La
mucosa respiratoria produce grande quantità di muco e possiede una ricca
vascolarizzazione che permette il riscaldamento e l’umidificazione dell’aria secca
inspirata. I seni paranasali hanno la funzione di alleggerire le ossa del cranio e
servono come casse di risonanza per il linguaggio.
FARINGE
STRUTTURA DELLA FARINGE
La faringe ha una struttura a forma di tubo lunga circa 12,5 cm, che si estende dalla
base del cranio fino all’esofago. La faringe presenta tre parti anatomiche:
la RINOFARINGE, localizzata posteriormente al naso, l’OROFARINGE, localizzata
posteriormente alla bocca e la LARINGOFARINGE.
Nella faringe si riscontrano 7 orifizi:
 Orifizio delle tube uditive destra e sinistra nella rinofaringe
 Le due coane nasali nella rinofaringe
 Apertura dalla bocca (fauci) nell’orofaringe
 Apertura di comunicazione con la laringe dalla laringofaringe
 Orifizio nell’esofago dalla laringofaringe
Le TONSILLE FARINGEE si trovano nella volte della rinofaringe, dietro le coane nasali.
Prendono il nome di ADENOIDI quando si ingrossano. Nell’orofaringe si trovano due
paia di organi: le TONSILLE PALATINE e le TONSILLE LINGUALI
FUNZIONE DELLA FARINGE
La faringe rappresenta una via comune agli apparati respiratorio e digestivo, in
quanto sia cibo che aria devono attraversarla prima di raggiungere rispettivamente
l’esofago e la trachea. Essa è implicata nel processo della produzione del linguaggio
(FONAZIONE).

LARINGE
La laringe giace tra la radice della lingua e l’estremità superiore della trachea
STRUTTURA DELLA LARINGE
Nove cartilagini formano l’impalcatura della laringe. Le tre più importanti sono la
CARTILAGINE TIROIDEA, L’EPIGLOTTIDE e la CARTILAGINE CRICOIDEA (strutture
impari). Le altre sei sono tre paia di cartilagini accessorie. Sono le CARTILAGINI
ARITENOIDI, CORNICULATE e CUNEIFORMI (strutture pari).
 La cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo) è la cartilagine più grande della
laringe. Di solito è più grande nell’uomo che nella donna. Possiede un
cuscinetto di grasso di rivestimento minore.
 L’epiglottide è una piccola cartilagine a foglia che si proietta verso l’alto. In
basso è fissata alla cartilagine tiroidea, mentre il margine superiore è libero e
si muove verso l’alto e verso il basso durante le deglutizione, per evitare di far
andare il cibo nella trachea.
 Le cartilagini aritenoidi rappresentano le cartilagini pari più importanti della
laringe. Gli angoli anteriori di queste cartilagini servono da punti di
intersezione per le corde vocali.

MUSCOLI DELLA LARINGE


I muscoli della laringe si dividono in intrinsechi ed estrinsechi. I muscoli intrinsechi
sono importanti nel controllo della tensione delle corde vocali e nelle regolazione
della forma dell’adito laringeo. I muscoli estrinsechi si inseriscono sulla laringe, ma
hanno origine su altre strutture. Quindi, la contrazione dei muscoli estrinsechi,
muove o sposta la laringe nella sua interezza. Entrambi i muscoli giocano un ruolo
importante nella deglutinazione, nella respirazione e nella vocalizzazione. Ad
esempio durante le deglutinazione, le contrazione dei muscoli intrinsechi
ariepiglottici, restringe l’adito laringeo fino alla chiusura, impedendo il passagio di
liquido e cibo.

FUNZIONE DELLA LARINGE


La laringe serve nella respirazione, in quanto costituisce parte della via respiratoria
vitale diretta ai polmoni. Questo unico condotto, viene rivestito da mucosa con
epitelio ciliato, che favorisce la rimozione delle particelle di pulviscolo e il
riscaldamento e l’umidificazione dell’aria inspirata. È importante nella
deglutinazione (per i motivi spiegati sopra) e nella produzione della voce. L’aria che
viene espirata attraverso la glottide, ne provoca la vibrazione. Altre strutture
intervengono nella produzione della voce. Importante è la forma della bocca, del
naso, della faringe e dei seni paranasali per la determinazione del tono della voce.
VIE RESPIRATORIE INFERIORI
TRACHEA
STRUTTURA DELLA TRACHEA
La trachea è un tubo di circa 11 cm che si estende dalla laringe nel collo fino ai
bronchi primari nella cavità toracica. Gli anelli cartilaginei sono incompleti.
Conferiscono solidità alla parete e aiutano a evitare il collasso e l’interruzione delle
vie aeree vitali.
FUNZIONE DELLA TRACHEA
Fornisce parte del condotto aperto attraverso il quale l’aria può raggiungere i
polmoni dall’esterno. L’occlusione di queste vie aree anche per pochi minuti provoca
la morte per asfissia.

BRONCHI E ALVEOLI
STRUTTURA DEI BRONCHI
Alla sua estremità inferiore la trachea si divide nei due BRONCHI PRIMARI. Una
mucosa con epitelio ciliato riveste i bronchi. Ogni bronco primario entra nel
polmone sul suo lato corrispondente e li si divide nei BRONCHI SECONDARI. I
bronchi secondari si ramificano a loro volte nei bronchi terziari e successivamente
nei BRONCHIOLI. I bronchioli si suddividono poi nei bronchioli terminali, che poi si
dividono nei bronchioli respiratori. Quest’ultimi proseguono nei DOTTI ALVEOLARI.
STRUTTURA DEGLI ALVEOLI
Gli alveoli costituiscono la principali strutture delle vie respiratorie deputate allo
scambio dei gas. Gli alveoli sono molto efficaci nello scambio di CO2 e O2 perché
hanno parete sottili, si trovano a contatto con i capillari sanguigni e in ogni polmone
sono presente milioni di alveoli. La barriera che permette lo scambio di gas tra l’aria
alveolare e il sangue prende il nome di MEMBRANA RESPIRATORIA. È composta
dell’endotelio capillare, dall’epitelio alveolare e dalle loro membrane basali.
FUNZIONE DI BRONCHI E ALVEOLI
I condotti che compongono l’albero bronchiale, hanno la funzione di distribuzione
dell’aria al parenchima polmonare. Gli alveoli invece svolgono la funzione di scambio
di gas tra aria e sangue. Anche loro riscaldano, umidificano e puliscono l’aria
inspirata.
POLMONI
I polmoni si estendono dal diaframma a un punto lievemente al di sopra delle
clavicole. La faccia mediale di ogni polmone è grossolanamente concava per fare
posto alle strutture mediastiniche e al cuore, ma la concavità è maggiore a sinistra
che a destra, a causa della posizione de cuore. I bronchi primari e i vasi sanguigni
polmonari, penetrano in ogni polmone attraverso una fessura sulla propria faccia
mediale chiamata ILO. L’ampia faccia inferiore del polmone che poggia sul
diaframma costituisce la BASE, mentre l’estremità superiore appuntita è l’APICE. La
FACCIA COSTALE di ogni polmone appoggia sulle coste ed è arrotondata per
corrispondere alla forma della cavità toracica. Ogni polmone viene diviso in LOBI a
opera di fessura. Il polmone sinistro viene diviso nei lobi superiore ed inferiore,
mentre il polmone destro viene diviso in tre lobi e cioè inferiore, medio e superiore.
In entrambi i polmoni è presente una FLESSURA OBLIQUA, e solo nel polmone
destro è presente una FESSURA ORIZZONTALE che separa il lobi superiore da quello
inferiore. I lobi polmonari possono essere suddivisi a loro volta in unità funzionali
chiamate SEGMENTI BRONCOPOLMONARI (possono essere chiamati in base ai
numeri romani). La parte più interna dei segmenti è composta da numerosi condotti
che vanno a costituire l’albero bronchiale. La pleura viscerale ricopre le superfici
esterne dei polmoni e vi aderisce perfettamente (come una buccia di mela alla
mela).
FUNZIONE DEI POLMONI
I polmoni svolgono due funzioni: distribuzione dell’aria e scambio dei gas. La
distribuzione dell’aria agli alveoli è la funzione dei dotti dell’albero bronchiale. Lo
scambio di gas tra aria e sangue è una funzione congiunta degli alveoli e delle reti di
capillari sanguigni che li avvolgono. Insieme queste due strutture formano la
MEMBRANA RESPIRATORIA, dove gli alveoli a pareti sottilissime prendono contatto
con i capillari anch’essi a parete sottile. Ciò rende possibile la rapida diffusione di gas
tra l’aria alveolare e il capillare polmonare.

TORACE
STRUTTURA DELLA CAVITA’ TORACICA
La gabbia toracica presenta tre suddivisioni, separate l’una dall’altra dalle pieghe
della pleura. Le SUDDIVISIONI PLEURICHE sono le parti del torace occupate dai
polmoni. Lo spazio tra i polmoni in cui si trovano esofago, trachea e cuore prende il
nome di MEDIASTINO. La PLEURA PARIETALE riveste l’intera cavità toracica e
delimita il mediastino. Dato che la faccia esterna di ogni polmone viene ricoperta
dallo strato viscerale della pleura, la PLEURA VISCERALE viene a trovarsi contro la
pleura parietale, separata da uno spazio virtuale che contiene abbastanza liquido
per lubrificare i movimenti e non causa dolore durante la respirazione.
FUNZIONE DELLA CAVITA’ TORACICA
Il torace gioca un ruolo centrale nella respirazione. Il sollevamento del torace innalza
le coste, in maniera tale che esse non siano più inclinate verso il basso dalla colonna
vertebrale e, grazie alla loro forma ellittica, aumentano sia la profondità sia la
larghezza del torace. Quando il diaframma si contrae, esso si appiattisce e tira il
pavimento della cavità toracica verso il basso, ingrandendo il volume toracico.
Quando il diaframma si rilassa, torna nella sua forma iniziale e quindi si riduce il
volume del torace. Questo meccanismo del torace determina la respirazione.

APPARATO DIGERENTE
ORGANIZZAZIONE DELL’APPARATO DIGERENTE
ORGANI DELLA DIGESTIONE
Gli organi principali dell’apparato digerente formano un tubo che attraversa tutte le
cavità ventrali del corpo. Tale tubo viene chiamato CANALE ALIMENTARE. Il termine
TRATTO GASTROINTESTINALE (GI), si riferisce solo allo stomaco e all’intestino, ma a
volte è utilizzato per indicare l’intero canale alimentare.
PARETE DEL TRATTO GI
STRATI
Il tratto GI è costituito da strati composti da 4 tipi diversi di tessuto: un rivestimento
di mucosa, una tonaca sottomucosa di tessuto connettivo, uno strato muscolare e
uno strato fibrosieroso. I vasi sanguigni e i nervi percorrono il mesentere per
raggiungere il tubo digerente in tutta la sua lunghezza.
MUCOSA
Lo strato più interno della parete del tratto GI è definito MUCOSA o tonaca mucosa.
La mucosa è composta da tre strati: all’interno l’EPITELIO DELLA MUCOSA, al centro
uno strato di tessuto connettivo lasso chiamato LAMINA PROPRIA e, infine, uno
strato sottile di muscolatura liscia chiamato MUSCULARIS MUCOSAE.
SOTTOMUCOSA
Lo strato della SOTTOMUCOSA del tubo digerente è composto da tessuto
connettivo, che è più spesso dello strato di mucosa. La sottomucosa contiene
numerose piccole ghiandole, i vasi sanguigni e i nervi parasimpatici che formano il
PLESSO SOTTOMUCOSO (plesso di Meissner).
TONACA MUSCOLARE
La TONACA MUSCOLARE è uno spesso strato di tessuto muscolare che avvolge la
sottomucosa. È caratterizzata da uno strato interno di muscolatura circolare liscia e
uno strato esterno di muscolatura longitudinale liscia. La tonaca muscolare contiene
i nervi organizzati in un plesso definito PLESSO MIOENTERICO DI AUERBACH. I plessi
della sottomucosa e della tonaca muscolare insieme svolgono un ruolo importante
nella regolazione dei movimenti e delle secrezioni del canale alimentare.
SIEROSA
La SIEROSA, o tonaca sierosa, è lo strato più esterno della parete del tratto GI, ed è
lo STRATO VISCERALE del peritoneo. Il rivestimento che è adeso, e riveste le pareti
della cavità addominopelvica si definisce STRATO VISCERALE. La piega della
membrana sierosa, che collega il peritoneo viscerale a quello parietale è chiamato
MESENTERE.

BOCCA
STRUTTURA DELLA CAVITA’ ORALE
La bocca è costituita da: labbra, guance, lingua e da palato duro e molle.
LABBRA
Le LABBRA sono ricoperte all’esterno della cute e all’interno dalla membrana
mucosa che continua nella cavità orale e riveste la bocca. Il labbro superiore è
segnato vicino alla linea mediana da una doccia verticale chiamata FILTRO, che
termina con il TUBERCOLO (punto di congiunzione tra cute e membrana). Quando le
labbra sono chiuse, la linea di contatto tra di esse viene chiamata RIMA ORALE
(RIMA= fessura che separa due strutture anatomiche). Le labbra mantengono il cibo
dentro la bocca, ne percepiscono il calore, e sono necessarie per emettere alcuni
suoni del linguaggio.
GUANCE
Le GUANCE costituiscono i confini laterali della cavità orale. Nella parte anteriore
sono costituite da membrana mucosa. Sono formate in gran parte dal muscolo
buccinatore. Numerose ghiandole che secernono muco si trovano tra la membrana
mucosa e il muscolo buccinatore.
PALATO DURO E MOLLE
Il palato duro è composto da parti di quattro ossa: due mascellari e due palatine. Il
palato molle, forma una parete divisoria tra la bocca e la rinofaringe. È costituito da
muscoli collocati a forma di arco. L’apertura dell’arco che conduce dalla bocca
all’orofaringe è denominata ISTMO DELLE FAUCI. Sospesa sul punto mediano
dell’arco si trova l’UGOLA.
LINGUA
La lingua è una massa solida di muscoli striati ricoperta dalla membrana mucosa. La
lingua ha una RADICE, un APICE ed un CORPO CENTRALE ed è ricoperta da rilievi
ruvidi chiamati PAPILLE. Le papille contengono organi si senso chiamati CALICI
GUSTATIVI. I quattro tipi di papille (circumvallate, fungiformi, foliate e filiformi),
sono tutti collocati sulla parte superiore o ai lati della lingua. La lingua ha un solco
mediano sulla parte posteriore chiamato FORO CIECO. Il FRENULO LINGUALE, è una
piega della membrana mucosa che lega la lingua al pavimento della bocca. Se il
frenulo è troppo corto, può causare problemi nel parlare. Una piega di membrana
chiamata PLICA FIMBRIATA si estende verso l’apice della lingua su entrambi i lati del
frenulo linguale. Il pavimento della lingua e la sua parte inferiore sono coperti da
numerosi vasi sanguigni. I MUSCOLI INTRINSECI della lingua hanno origine dalla
lingua stessa. I cambiamenti di forma e dimensione della lingua causati dal
movimento dei muscoli intrinsechi, favoriscono la collocazione del cibo fra i denti
durante la masticazione. Tali movimenti favoriscono una buona pronuncia delle
sillabe. I muscoli estrinsechi invece hanno origine da altre strutture. La loro
contrazione è fondamentale durante la DEGLUTIZIONE.
GHIANDOLE SALIVARI
Le ghiandole salivari sono collocate all’esterno del canale alimentare e trasportano i
propri secreti esocrini dalle ghiandole al lume del tratto GI attraverso dotti. Tre tipi
di ghiandole salivari maggiori (parotidi, sottomandibolari, sottolinguali) produco la
maggior parte della saliva di ogni giorno. Le ghiandole salivari più piccole, chiamate
anche GHIANDOLE BUCCALI, producono meno del 5% della saliva giornaliera. Le
secrezioni di queste ghiandole sono importanti per il benessere e l’igiene dei tessuti
della bocca.
GHIANDOLE PAROTIDI
Le parotidi sono le più grande tra le coppie di ghiandole salivari. Sono situate tra la
cute e il muscolo massentere sottostante, davanti e sotto il condotto uditivo
esterno. Producono un tipo di saliva acquoso o sieroso che contiene enzimi ma non
il muco. Attraversano da ciascun lato il muscolo buccinatore e si aprono nel
vestibolo della bocca mediante la PAPILLA PAROTIDEA. L’infiammazione della
parotide è chiamata ORECCHIONE o PAROTITE EPIDEMICA.
GHIANDOLE SOTTOMANDIBOLARI
Le ghiandole sottomandibolari sono chiamate ghiandole miste perché contengono
sia elementi che secernono il siero (enzimi) sia quelli che producono muco. Si
trovano all’angolo della mandibola. La ghiandola ha una forma irregolare e la
dimensione di una noce. I dotti di queste ghiandole si immettono nella cavità orale
su entrambi i lati del frenulo linguale.
GHIANDOLE SOTTOLINGUALI
Le ghiandole sottolinguali sono le più piccole fra le ghiandole maggiori. Si trovano
davanti alle ghiandole sottomandibolari. Ogni ghiandola è drenata da 8 a 20 dotti
escretori. Producono un solo tipo di saliva che contiene muco.

DENTI
I denti sono gli organi addetti alla masticazione. Durante il processo di masticazione,
il cibo viene triturato in piccoli bocconi chiamati BOLI. Ciò favorisce gli enzimi ad
agire su una superficie più grande.
DENTE TIPICO
Un dente tipico è costituito da tre parti: la CORONA, il COLLETTO e la RADICE. La
corona è la parte più esterna del dente ed è rivestito dalla SMALTO. Lo smalto è
costituito da materiale calcificato per il 97% e da materiale organico e acqua per il
3%. Il COLLETTO del dente è la parte ristretta e circondata dalle gengive ed unisce la
corona del dente alla radice. La RADICE del dente può essere una struttura singola a
perno o essere formata da due o tre proiezione coniche separate. Non è ancorata
rigidamente al processo alveolare dal cemento, ma è sospesa nell’alveolo tramite la
MEMBRANA FIBROSA PARODONTALE. Oltre allo smalto, la struttura esterna di ogni
dente è composta da due altri tessuti dentali: la DENTINA e il CEMENTO. La dentina
contiene la CAVITA’ DELLA POLPA, che è formata da tessuto connettivo, vasi
sanguigni e nervi sensitivi.
TIPI DI DENTI
La dentizione specifica il tipo, il numero e la disposizione dei denti nelle mascelle. I
20 denti primari o DECIDUI sono i primi a comparire per poi essere sostituiti dai 32
DENTI PERMANENTI. I primi denti compaiono a circa 6 mesi. I denti decidui poi
cadono a generalmente tra i 6 e i 13 anni. I terzi molari o denti del giudizio sono gli
ultimi ad apparire. I denti della mascella superiore sono chiamati MASCELLARI,
mentre quelli della mascella inferiore vengono chiamati MANDIBOLARI. I denti
decidui vengono indentificati per nome o lettere, mentre quelli permanenti per
nome o numero.
FARINGE
Deglutinazione: il bolo alimentare passa dalla bocca, entra nell’orofaringe attraverso
l’istmo delle fauci. L’orofaringe è il secondo segmento della faringe. Durante la
respirazione l’aria attraverso tutti e tre i segmenti faringei. Il bolo dopo aver
superato la faringe si immette nel canale digerente.
ESOFAGO
L’esofago è un tubo muscolare flessibile rivestito di mucosa, che si estende dalla
faringe allo stomaco. Si trova dietro la trachea e il cuore e funge da corridoio
dinamico per il cibo, spingendolo verso lo stomaco. La breve porzione di esofago nel
collo è chiamata PARTE CERVICALE, nel torace è chiamata PARTE TORACICA e
nell’addome è chiamata PARTE ADDOMINALE. L’esofago è il primo segmento del
canale digerente. Normalmente l’esofago è appiattito. Ogni estremità dell’esofago è
circondata da sfinteri muscolari che agiscono come valvole per regolare il passaggio
del materiale alimentare. Lo SFINTERE ESOFAGEO SUPERIORE (SES) nella parte
cervicale aiuta a impedire che entri aria nell’esofago durante la respirazione. Il
rilassamento dello SES consente l’ERUTTAZIONE, cioè la fuoriuscita di aria
intrappolata nello stomaco. Lo SFINTERE ESOFAGEO INFERIORE (SEI) è denominato
anche sfintere cardiale. La parte intrinseca è formata da strati di muscolatura
circolare. I muscoli del diaframma a livello dello IATO ESOFAGEO (un orifizio nel
diaframma situato vicino alla giunzione tra la parte terminale dell’esofago e lo
stomaco) costituiscono la parte estrinseca dello SEI. Lo iato esofageo può subire
allungamenti o ingrossamenti. Tale ingrossamento può provocare lo scivolamento
verso l’alto del segmento inferiore dell’esofago e dello SEI intrinseco e di parte o
tutto lo stomaco attraverso il diaframma e nel torace. Tale fenomeno prende il
nome di ERNIA IATALE. La MALATTIA DA REFLUSSO GASTROESOFAGEO (MRGE), è il
termine utilizzato per descrivere il flusso a ritroso dell’acido gastrico attraverso lo
SEI e nella parte inferiore dell’esofago.
STOMACO
Si trova sotto il diaframma e si distende in base alla presenza di cibo o meno al suo
interno. Si trova nella parte superiore della cavità addominale sotto il fegato e il
diaframma. Si trova nell’epigastrio e nell’ipocondrio sinistro
REGIONI DELLO STOMACO
Le principali regioni dello stomaco sono: il fondo, il corpo e il piloro. Il fondo è la
porzione sopra lo sbocco dell’esofago, il corpo è la parte centrale e il piloro è la
porzione inferiore. Il piccolo colletto dello stomaco alla sua giunzione inferiore con
l’esofago è chiamato CARDIAS.
MUSCOLI SFINTERI
I muscoli sfinteri regolano il passaggio del materiale alimentare in entrambe le
aperture dello stomaco. Il SEI controlla l’apertura dell’esofago nello stomaco,
mentre lo SFINTERE PILORICO controlla l’apertura della porzione pilorica, quindi
dello stomaco verso l’intestino tenue.
MUCOSA GASTRICA
Il rivestimento epiteliale dello stomaco è disposto in pieghe chiamate RUGHE, e
caratterizzato da depressioni chiamate FOSSETTE GASTRICHE. Sotto le fossette si
trovano le GHIANDOLE GASTRICHE. Queste ghiandole secernono gran parte del
succo gastrico. Contengono tre tipi fondamentali di cellule secernenti: le CELLULE
PRINCIPALI, le CELLULE PARIETALE e le CELLULE ENDOCRINE. Le cellule principali
secernono gli enzimi presenti nel succo gastrico. Le cellule parietali secernono acido
cloridrico e si pensa che producano il FATTORE INTRINSECO (tale fattore si lega alle
molecole di vitamina B12 per proteggerle dai succhi digestivi e rendere più facile il
passaggio nell’intestino tenue). Le cellule endocrine secernono GRELINA (ormone
che stimola l’ipotalamo a secernere l’ormone della crescita) e GASTRINA (influisce
sulle funzione digestive).
MUSCOLATURA GASTRICA
Lo spesso strato di muscolatura nella parete gastrica, la TONACA MUSCOLARE, è
costituito da tre strati diversi di tessuto muscolare liscio. La struttura incrociata delle
fibre muscolari lisce formata da questa disposizione offre allo stomaco la capacità di
contrarsi in ogni direzione, rendendo efficace l’azione di rimescolamento di
quest’organo.
FUNZIONI DELLO STOMACO
 Funge da organo di riserva
 Secerne il succo gastrico, che favorisce la digestione
 Agita il cibo sminuzzandolo, mischiandolo bene al succo gastrico. Al momento
adeguato i contenuti gastrici vengono inviati al duodeno
 Secerne il fattore intrinseco
 Permette un grado limitato di assorbimento
 Produce l’ormone gastrina e grelina
 Aiuta a proteggere il corpo distruggendo i batteri patogeni

INTESTINO TENUE
DIMENSIONE E LOCALIZZAZIONE
È un tubo di lunghezza 6m e larghezza 2,5 cm. Si trova nella cavità addominale
REGIONI DELL’INTESTINO TENUE
L’intestino tenue è composto da tre regioni: il duodeno, il digiuno e l’ileo. Il
DUODENO è la regione superiore, che segue la parte terminale pilorica dello
stomaco. Il duodeno diventa DIGIUNO, nel punto in cui il tubo svolta in avanti e
verso il basso. Il digiuno continua per 2,5 m per poi diventare ILEO, senza che in
realtà ci sia una distinzione netta. L’ileo è lungo circa 3,5 m.
PARETE DELL’INTESTINO TENUE
Il rivestimento intestinale presenta alcune pieghe (PLICHE), che hanno numerose
sporgenze definite VILLI. Ogni villo contiene un’arteriola, una venula e un vaso
linfatico. Sui i villi sono presenti le cellule epiteliali assorbenti chiamate ENTEROCITI,
che hanno una superficie simile ad un orletto a spazzole. Questo orletto contiene
numerosi MICROVILLI. Gli enzimi digestivi intestinali sono inseriti in questi microvilli.
Le CRIPTE intestinali servono come luogo di mitosi cellulare rapida. Le cellule
staminali vicino ad ogni cripta continuano a rifornire la mucosa intestinale di cellule
nuove. Mentre le nuove cellule figlie si differenziano in enterociti, cellule calciformi
e cellule endocrine, le cellule invecchiate sono spinte fuori da ogni cripta per poi
staccarsi. Alla base di ogni cripta le CELLULE DI PANETH con funzione protettiva,
producono enzimi che inibiscono la crescita dei batteri nell’intestino tenue. La
collocazione delle cellule di Paneth è importante per la protezione delle cellule
staminali vitali.
INTESTINO CRASSO
La parte inferiore del canale alimentare si definisce INTESTINO CRASSO. Ha una
lunghezza che varia tra 1,5 e 1,8 metri. Un diametro di 6 cm.
REGIONI DELL’INTESTINO CRASSO
L’intestino crasso si divide in cieco, colon e retto
CIECO
È una tasca a fondo cieco situata nel quadrante inferiore destro dell’addome.
COLON
È suddiviso in porzioni: ascendente, trasverso, discendente e sigmoideo
 Il colon ascendente è situato in posizione verticale sul lato destro dell’addome
e si estende fino alla faccia inferiore del fegato. L’ileo raggiunge l’intestino
crasso alla giunzione del cieco e del colon ascendente. La VALVOLA
ILEOCECALE consente il passaggio di materiale alimentare dall’ileo verso
l’intestino crasso.
 Il colon trasverso attraversa orizzontalmente l’addome. Si estende dalla
FLESSURA EPATICA alla FLESSURA SPLENICA, cioè i due punti in cui l’intestino
si piega a 90°.
 Il colon discendente si trova in posizione verticale, sul lato sinistro
dell’addome e si estende da un punto sotto o stomaco e la milza fino alla
cresta iliaca.
 Il colon sigmoideo è la porzione dell’intestino crasso che scorre verso il basso
sotto la cresta iliaca.
RETTO
Gli ultimi 17-20 cm del tubo intestinale è costituito dal retto. Nella parte finale del
retto si trova il canale anale. Il suo rivestimento di mucosa è disposto in numerose
pieghe che prendono il nome di COLONNE RETTALI. Lo sbocco del canale anale è
controllato da due muscoli sfinteri. L’orifizio del canale anale è chiamato ANO.
PARETE DELL’INTESTINO CRASSO
A differenza dell’intestino tenue la parete dell’intestino crasso subisce delle
modificazioni. La più rilevante è la presenza delle ghiandole intestinale mucose, che
producono il muco lubrificante che ricopre le feci. Un’altra modificazione si trova
nella parete del colon in cui si riscontra una distribuzione non uniforme di fibre nello
strato muscolare.
APPENDICE VERMIFORME
È un organo tubulare a forma di verme. L’infiammazione di questa appendice
prende il nome di APPENDICITE è può essere un problema potenzialmente molto
grave.
PERITONEO
Il peritoneo è un grande foglio continuo di membrana sierosa, che riveste le pareti
dell’intera cavità addominali (peritoneo parietale) e forma anche il rivestimento
sieroso esterno degli organi (peritoneo viscerale). Tutto lo spazio esterno al
peritoneo viene chiamato SPAZIO EXTRAPERITONEALE o RETROPERITONEALE. Gli
organi retroperitoneale sono il pancreas, i reni, gli ureteri e la vescica, l’aorta e la
vena cava inferiore, parte dell’esofago, parte del duodeno, il colon ascendente e
discendente e il retto. Il MESENTERE è una lamina del peritoneo parietale. Consente
il libero movimento di ogni ansa dell’intestino e aiuta a impedire lo strozzamento del
lungo canale. Il MESOCOLON TRASVERSO congiunge il colon trasverso alla parete
addominale posteriore. Il GRANDE OMENTO è a continuazione dello stomaco e della
prima parte del duodeno verso il colon trasverso. Nei casi di infiammazione
addominale, il grande omento racchiude l’aera infiammata, separandola dal resto
dell’addome. Il PICCOLO OMENTO collega il fegato alla piccola curvatura dello
stomaco e alla prima parte del duodeno.

FEGATO
LOCALIZZAZIONE E DIMENSIONE DEL FEGATO
Il fegato è la ghiandola più grande presente nel corpo. Pesa circa 1,5 kg si trova
subito sotto il diaframma e occupa la maggior parte dell’ipocondrio destro e parte
dell’epigastrio.
LOBI E LONULI DEL FEGATO
Il fegato è composto da due lobi. Il LOBO SINISTRO occupa circa un sesto del fegato
e il LOBO DESTRO occupa la restante parte. Il lobo destro è composto da tre parti,
denominate LOBO DESTRO PROPRIAMENTE DETTO, LOBO CAUDATO, LOBO
QUADRATO. Ogni lobo è suddiviso in numerosi lobuli da piccoli vasi sanguigni e da
filamenti fibrosi che formano la struttura portante definita CAPSULA FIBROSA
PERIVASCOLARE. Quest’ultima, anche chiamata CAPSULA DI GLISSON, è
un’estensione della consistente capsula di tessuto connettivo che avvolge tutto il
fegato. I LOBUCI EPATICI sono le unità anatomiche del fegato. Sugli angoli esterni di
ciascun lobulo si trovano numerosi gruppi di condotti minuscoli: rami dell’arteria
epatica, della vena porta e del dotto epatico.
DOTTI BILIARI
I piccoli dotti biliari all’interno del fegato si uniscono per formare due dotti più
grandi che emergono dalla superficie inferiore dell’organo e vengono definiti DOTTI
EPATICI DESTRO E SINISTRO. Tali dotti si uniscono subito per costituire un dotto
epatico comune, il quale si fonde con il DOTTO CISTICO proveniente dalla cistifellea
e forma il DOTTO BILIARE COMUNE, che sfocia nel duodeno in una piccola aerea
sollevata definita PAPILLA DUODENALE MAGGIORE. La COLANGIOGRAFIA
ENDOSCOPICA è una procedura in cui si eseguono alcune radiografie per visualizzare
la cistifellea e i dotti biliari.
FUNZIONI DEL FEGATO
Il fegato è uno degli organi principali più vitali del corpo. Le sue funzioni principali
sono:
 Le cellule epatiche detossificano alcune sostanze.
 Le cellule epatiche secernono circa 0,5 l di bile al giorno
 Le cellule epatiche intervengono in numerosi fasi del metabolismo
 Le cellule epatiche immagazzinano molte sostanze
 Il fegato produce importanti proteine del plasma ed è sede di ematopoise
(produzione di cellule ematiche) durante lo sviluppo del feto
DETOSSIFICAZIONE DELLE CELLULE EPATICHE
Numerose sostanze tossiche entrano nel sangue dall’intestino. Queste sostanze
circolano nel fegato, dove attraverso una serie di reazione chimiche possono essere
trasformate in composti non tossici.
SECREZIONE DELLEA BILE DA PARTE DEL FEGATO
Le parti costituenti principali della bile sono i sali biliari, i pigmenti biliari e il
colesterolo. I Sali biliari sono la parte essenziale della bile; essi contribuiscono
all’assorbimento dei grassi e vengono a loro volta assorbiti nell’ileo. L’80% dei Sali
biliari sono riciclati per entrare nuovamente a far parte del fegato. la bile serve
anche come strumento per eliminare alcuni prodotti ottenuti dalla distruzione dei
globuli rossi.
CISTIFELLEA
LOCALIZZAZIONE DELLA CISTIFELLEA
La cistifellea è una sacca a forma di pera lungo 7-10 cm e con un diametro di 3 cm
nel punto più largo. Può contenere da 30 a 50 ml di bile. La cistifellea si trova sulla
faccia inferiore del fegato ed è congiunta a questo organo attraverso il tessuto
connettivo lasso.
STRUTTURA DELLA CISTIFELLEA
La parete della cistifellea è costituita da sierosa, strato muscolare e mucosa.
L’infiammazione della cistifellea è chiamata COLICISTITE, ed è causata dalla
formazione di CALCOLI o COLELITIASI. La formazione di calcoli può richiedere
l’asportazione tramite intervento chirurgico chiamato COLICISTECTOMIA.
FUNZIONE DELLE CISTIFELLEA
La cistifellea immagazzina la bile che entra in quest’organo attraverso il dotto
epatico e il dotto cistico. In seguito, quando avviene la digestione nello stomaco e
nell’intestino, la cistifellea si contrae e rilascia nel duodeno la bile concentrata.
L’ITTERO, una colorazione gialla della pelle e della mucosa, è provocato
dall’ostruzione del flusso biliare nel duodeno. Alla bile viene impedita l’eliminazione
normale delle feci. Viene assorbita nel sangue e i pigmenti biliari di colore giallo in
eccesso entrano nel sangue e si depositano nei tessuti.

PANCREAS
LOCALIZZAZIONE E DIMENSIONE DEL PANCREAS
Il pancreas è una ghiandola di coloro grigio-roseo lunga circa 12-15 cm, con un peso
di 60 g. Il corpo si estende orizzontalmente dietro lo stomaco e la cosa tocca la
milza.
STRUTTURA DEL PANCREAS
Il pancreas è costituito da due tipi di tessuto ghiandolare, uno esocrino e uno
endocrino. Gran parte del tessuto è esocrino con struttura TUBULOACINOSA
COMPOSTA. Il termine acinosa sta ad indicare che la ghiandola ha adenomeri a
forma di acino, che rilasciano il proprio secreto in un dotto microscopico all’interno
di ogni unità. La parola composta indica che i dotti sono ramificati. Questi dotti
minuscoli si uniscono fra di loro a formare dotti più grandi che poi si congiungono
nel dotto pancreatico principale. Il dotto pancreatico principale sbocca nel duodeno.
Inseriti tra le componenti esocrine del pancreas vi sono piccoli gruppi di cellule
endocrine che prendono il nome di ISOLE PANCREATICHE.
FUNZIONE DEL PANCREAS
 Gli acini del pancreas secernono enzimi digestivi che si trovano nel succo
pancreatico. Per questo il pancreas è importante nella digestione.
 Le cellule beta del pancreas producono INSULINA un ormone che esercita il
controllo principale sul metabolismo dei carboidrati.
 Le cellule alfa del pancreas producono GLUCAGONE. Il glucagone, che viene
prodotto vicino a dove si produce l’insulina, ha effetti contrati rispetto
all’insulina stessa per quanto riguarda il controllo sul metabolismo dei
carboidrati.

APPARATO URINARIO
La descrizione dell’apparato urinario è quella di stabilizzatore del plasma
sanguigno. Ciascun rene elabora il plasma sanguigno in entrata, in modo tale che
quello in uscita risulti depurato. Il contenuto di acqua è regolato in modo tale che vi
sia sempre la giusta quantità, per mantenere la giusta stabilità di fluidi all’interno del
corpo.
STRUTTURA MACROSCOPICA
Gli organi principali dell’apparato riproduttore sono i RENI, che filtrano il sangue e
producono urina come prodotto di scarto. L’urina raggiunge l’esterno del corpo
attraverso organi accessori che sono gli URETERI, la VESCICA e l’URETRA.
RENE
I reni hanno un aspetto simile al fagiolo. Sono lunghi circa 11 cm, larghi 7 cm e spessi
3 cm. Si trovano in posizione retroperitoneale, cioè ai lati della colonna vertebrale
tra la 12 vertebra toraci e la terza vertebra lombare. Ogni rene è avvolto da uno
strato di tessuto adiposo, la CAPSULA ADIPOSA RENALE, che provvede alla
protezione e al posizionamento stabile del rene. La faccia mediale di ogni rene
presenta una fessura verticale, chiamata ILO RENALE. Attraverso l’ilo entrano ed
escono molte strutture dal rene. Il rene è composto da strutture interne. Si ha la
CORTECCIA RENALE, la MIDOLLARE RENALE. 12 PIRAMIDI RENALI (formazioni
coniche). La base della piramide punta verso l’esterno, mentre l’apice punta verso
l’ilo. Il tessuto corticale si spinge tra le piramidi per formare le COLONNE RENALI.
Ogni PAPILLA RENALE, sporge in una struttura chiamata CALICE RENALE, considerato
il sistema idraulico dell’apparato urinario, perché è da qui che l’urina che proviene
dalla papilla renale viene raccolta per essere eliminata. I calici minori si raggruppano
nei calici maggiori, che a loro volta vanno a formare la PELVI RENALE, che poi
prosegue verso il basso del rene, si restringe e fa a formare l’uretere. I reni sono
altamente vascolarizzati. Un grosso ramo dell’aorta addominale, ARTERIA RENALE,
irrora il rene. Poi si divide nelle ARTERIE LOBARI  ARTERIE INTERLOBARI 
ARTERIE ARCUATE  ARTERIE INTERLOBULARI. I rami delle arterie interlobulari,
detti ARTERIOLE AFFERENTI, portano il sangue direttamente alle piccole unità
funzionali del rene chiamate NEFRONI.
URETERE
Gli ureteri sono due condotti che convogliano attivamente l’urina dai reni alla
vescica urinaria. La fine del condotto agisce da valvola quando la vescica è piena, in
modo tale da prevenire il reflusso di urina. Ogni uretere è composto da tre strati:
una tonaca mucosa, una muscolare mediana e una fibrosa esterna.
VESCICA
La vescica è un sacco muscolare molto elastico. Nelle donne è posta anteriormente
alla vagina e al davanti dell’utero. Negli uomini poggia sulla prostata. La parete della
vescica è per la maggior parte costituita da muscolo liscio. Il muscolo detrusore,
anche chiamato detrusore vescicale è una tonaca muscolare liscia che avvolge la
vescica e ha la funzione di contrarsi durante la minzione per determinare
l'espulsione dell'urina. La vescia è rivestita da una tonaca mucosa di epitelio di
transizione che forma delle pieghe chiamate RUGAE. Queste pieghe e l’epitelio di
transizione fanno sì che la vescica sia altamente elastica. Nel pavimento vescicale,
sono presenti due orifizi: due dagli ureteri e uno che si apre nell’uretra. La vescica
svolge due funzioni:
 Funge da serbatoio per l’urina da eliminare
 Insieme all’uretra, espelle l’urina dell’organismo

URETRA
L’uretra è un piccolo dotto rivestito da tessuto epiteliale di transizione, che origina
alla base delle vescica e termina all’esterno del corpo. Nelle donne è posta davanti la
vagina, passando attraverso il pavimento muscolare pelvico. Si dirige in avanti e in
basso dalla vescica per terminare nel meato urinario esterno. L’uretra maschile si
estende per circa 20 cm. Passa attraverso il centro della GHIANDOLA PROSTATICA,
subito dopo aver lasciato la vescica. All’interno della prostata, si unisce alla prostata
stessa da due dotti eiaculatori. L’uretra si dirige verso il basso e in avanti, fino ad
entrare nelle radice del pene. Percorre il tragitto fino a terminare nel meato
urinario, all’apice del pene. Dato che l’uretra del pene è raggiunta da due dotti
eiaculatori, essa serve da passaggio per il seme, che viene espulso fuori dal corpo
tramite il pene. Quindi l’uretra maschile è parte di due apparati differenti: l’apparato
urinario e l’apparato riproduttivo. Durante l’eiaculazione, per impedire che urina e
sperma si mischino, si verifica una contrazione riflessa dei muscoli dello sfintere
vescicale, chiudendo il passaggio all’urina.

MINZIONE
Il processo della minzione inizia con contrazioni involontarie del muscolo detrusore
della parete vescicale. La minzione è detta anche svuotamento vescicale. A mano a
mano che cresce il volume di urina aumentano le contrazioni involontarie. La rapida
successione di contrazioni è innescata da un riflesso parasimpatico. Allo stesso
tempo questo riflesso parasimpatico provoca un rilassamento dello SFINTERE
URETRALE INTERNO. La combinazione tra rilassamento dello sfintere e contrazioni
involontarie, spinge l’urina fuori dalla vescica attraverso l’uretra. Il controllo della
minzione è possibile solo se l’innervazione del pavimento pelvico e le aree motrici
del cervello sono intatte e funzionano in maniera appropriata. La minzione
involontaria è chiamata INCONTINENZA.

STRUTTURA MICROSCOPICA
Entrambi i reni sono costituiti da milioni di nefroni. Ogni nefrone è costituito da due
parti principali: il CORPUSCOLO RENALE e un TUBULO RENALE. I liquidi vengono
filtrati dal sangue nel corpuscolo renale, per passare successivamente attraverso il
tubulo e il dotto collettore. La maggior parte del filtrato torna nel sangue, mentre la
parte restante è il prodotto di scarto e quindi l’urina.

NEFRONE
Il corpuscolo renale costituisce la prima parte del nefrone ed è formato dalla
CAPSULA DI BOWMAN e dal GROMERULO. A mano a mano che il ciuffo di capillari
glomerulari si spinge nel palloncino, si circonda di una parete a doppio strato che
sarebbe la capsula di Bowman.

CAPSULA DI BOWMAN
La capsula di Bowman è un imbocco caliciforme del negrone. Chiamata anche
capsula glomerulare, essa è formata da due strati di cellule epiteliali separati da uno
spazio, detto spazio capsulare. Liquidi e sostanze di scarto che entrano nella capsula
costituiscono il filtrato. Lo strato viscerale è composto da cellule epiteliali
specializzate dette PODOCITI. I podociti si dividono nei PEDICELLI. I pedicelli sono
molto ravvicinati e lasciano solo piccolo spazi che vengono chiamate FESSURE DI
FILTRAZIONE. Al loro interno c’è il DIAFRAMMA DI FILTRAZIONE, che impedisce alle
fessure di allargarsi sotto pressione.

GLOMERULO
Il glomerulo è la rete capillare più conosciuta del corpo ed è importante per la
sopravvivenza dell’organismo. Le cellule mesangiali hanno forma irregolare,
numerosi processi citoplasmatici e sono localizzate in ordine sparso, immerse in una
matrice extracellulare. Essa hanno funzione fagocitica e di supporto. Tra glomerulo e
capsula di Bowman si interpone una membrana basale. La parete viscerale della
capsula di Bowman entra in contatto con la membrana basale attraverso i pedicelli
dei podociti. L’endotelio glomerulare, la membrana basale e la parete viscerale
della capsula di Bowman costituiscono insieme la MEMBRANA CAPSULARE
GLOMERUALARE.

TUBULO RENALE
Il tubulo renale è un condotto cavo e tortuoso che si estende dal corpuscolo renale
fino alle fine del nefrone. È composto da tre parti: tubulo contorto prossimale, l’ansa
di Henle e tubulo contorto distale.

DOTTO COLLETTORE
Il dotto collettore si forma dall’unione di tubuli renali di molti nefroni. Tutti i dotti di
un'unica piramide renale convergono nella papilla renale e attraverso i lori sbocchi
convogliano urina nei calici minori.

VASCOLARIZZAZIONE DEL NEFRONE


Abbiamo visto il flusso sanguigno renale che si propaga dall’arteria renale fino ad
arrivare all’arteriola afferente. Da qui il sangue scorre attraverso un’arteriola
efferente. Da questa arteriola entra in seguito in una rete capillare che costeggia il
tubulo renale. Tali capillari sono detti PERITUBULARI.

TIPI DI NEFRONE
Quasi l’85% dei nefroni sono NEFRONI CORTICALI. La restante parte fa parte dei
NEFRONI JUXTAMIDOLLARI, perché sono adiacenti alla midollare.
RIEPILOGO DELLA FUNZIONE RENALE
Le funzione chiave dei reni sono la filtrazione del plasma e l’escrezione di urina.
Sono funzioni vitali perché garantisco l’omeostasi del corpo. Oltre alla filtrazione e
all’escrezione, i reni influenzano i livelli di produzione dell’ormone antidiuretico e
sintetizzano la forma attiva della vitamina D, l’ormone eritropoietina. L’unita
funzionale come già detto è il nefrone. Esso è composto da due parti, il corpuscolo
renale e il tubulo renale che producono urina tramite tre processi: filtrazione,
riassorbimento tubulare ed escrezione tubulare.

APPARATO RIPRODUTTIVO MASCHILE


La riproduzione sessuale richiede due organismi che fungano da genitori, ciascuno
dei quali fornisce metà dei cromosomi nucleari, necessari per la formazione della
prima cellula del nuovo organismo. La riproduzione asessuale invece non richiede la
presenza di due genitori ma soltanto di uno, che dà origine ad un discendente
geneticamente identico. Un vantaggio nella riproduzione sessuale è la varietà dei
caratteri genetici della popolazione. Oltre a produrre le cellule per la nascita della
progenie, ogni apparato riproduttivo sintetizza ormoni che regolano lo sviluppo dei
caratteri sessuali secondari, favorendo la riuscita del processo di riproduzione. Ad
esempio, gli ormoni determinano differenze strutturali e di comportamento in
entrambi i sessi, che consentono agli adulti di riconoscere ed essere attratti dal sesso
opposto. L’apparato riproduttivo maschile è costituito da organi le cui funzioni sono
produrre, trasferire e introdurre gli spermatozoo nel tratto riproduttivo femminile.

ORGANI DELL’APPARATO RIPRODUTTIVO MASCHILE


Gli organi dell’apparato riproduttivo maschile si possono dividere in ORGANI
ESSENZIALI che producono i GAMETI, ed ORGANI ACCESSORI che hanno un ruolo di
sostegno nel processo riproduttivo. In entrambi i sessi gli organi essenziali sono
chiamati GONADI. Le gonadi maschili vengono chiamati TESCTICOLI. Gli organi
accessori invece comprendono i dotti genitali, le ghiandole e le strutture di
sostegno. I DOTTI RIPRODUTTIVI o GENITALI trasportano gli spermatozoi al di fuori
dell’organismo. I dotti sono costituiti da una coppia di EPIDIDIMI, due DOTTI
DEFERENTI, una coppia di DOTTI EIACULATORI e l’URETRA. Le GHIANDOLE invece
secernono sostanze che servono per nutrire, trasportare e far maturare gli
spermatozoi. Le ghiandole sono costituite da una coppia di VESCICOLE SEMINALI,
dalla PROSTATA e da una coppia di GHIANDOLE BULBOURETRALI. Le STRUTTURE DI
SOSTEGNO comprendono lo SCROTO, il PENE e i due FUNICOLI SPERMATICI.
PERINEO
Il perineo è quell’area che si estende dalla sinfisi pubica fino al coccige. Il suo
margine più laterale è costituito dalla tuberosità ischiatica. È diviso in due triangoli
che prendono il nome di TRIANGOLO ANALE, che comprende l’ano, e TRIANGOLO
UROGENITALE che comprende il pene e lo scroto.

TESTICOLI
I testicoli sono delle ghiandole ovoidali che si trovano all’interno di un sacco di
supporto chiamato SCROTO. Entrambi i testicoli sono sospesi nel sacco scrotale,
connessi al tessuto scrotale e ai funicoli spermatici. I vasi sanguigni testicolari
raggiungono i testicoli attraverso il funicolo spermatico. Una capsula densa chiamata
TUNICA ALBUGINEA, riveste ciascun testicolo, creando delle ripartizione chiamati
SETTI che poi vanno a formare i LOBULI coniformi (circa 200). Ciascun lobulo
contiene cellule interstiziali e 1-3 TUBULI SEMINIFERI.

ANATOMIA MICROSCOPICA DEI TESTICOLI


Nella pubertà, quando comincia la maturazione sessuale, compaiono le cellule
spermatogeniche nelle varie fasi dello sviluppo e le cellule interstiziali ormono-
secernenti diventano più evidenti nei setti circostanti. Le CELLULE DI SOSTEGNO,
hanno un’importante funzione di supporto e regolazione dello sviluppo delle cellule
germinali. Le cellule di sostegno testicolari sono anche chiamate CELLULE NUTRICI /
CELLELU DEL SERTOLI. Le cellule di sostegno secernono l’inibina, un ormone che
inibisce l’ormone follicolo-stimolante (FSH). Una diminuzione dei livelli di FSH riduce
la produzione di spermatozoi. Al momento della maturazione sessuale le cellule di
sostegno cominciano a secerne la PROTEINA LEGANTE GLI ANDROGENI che si lega al
testosterone. Tra le cellule di sostegno adiacenti vi sono le GIUNZIONI SERRATE, che
separano la parete del tubulo in due parti. Le tight junction formano la BARRIERA
EMATOTESTICOLARE.

FUNZIONE DEI TESTICOLI


I testicoli svolgono due funzioni principali: la spermatogenesi e la secrezione
ormonale. La SPERMATOGENESI è la produzione di sperma. I tubuli seminiferi
producono gli spermatozoo (due divisioni meiotiche determinano il numero di
cromosomi =23).
Il TESTOSTERONE è i principale ANDROGENO (ormone mascolinizzante) prodotto
negli essere umani. Il testosterone è un ormone steroideo prodotto da cellule
interstiziali. Il testosterone ha molteplici funzioni. Favorisce la mascolinizzazione,
cioè lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali maschili, degli organi
accessori come la prostata e le vescicole seminali e del comportamento sessuale del
maschio adulto. Stimolando la sintesi proteica, il testosterone promuove
l’accrescimento dei muscoli scheletrici. Il testosterone stimola anche lo sviluppo
osseo e incentiva la saldatura delle epifisi. Un precoce maturazione sessuale
comporta una precoce saldatura delle epifisi. Al contrario, una ritardata
maturazione non stimola la saldatura delle epifisi e quindi come conseguenza si ha
un aumento dell’altezza.

STRUTTURA DEGLI SPERMATOZOI

Gli spermatozoi appaiono ben strutturati, con una lunga coda. Sappiamo comunque
che gli spermatozoi, quando attraversano i dotti genitali prima dell’eiaculazione,
sono sottoposti a maturazione. Gli spermatozoi devono essere sottoposti ad un
processo chiamato CAPACITAZIONE, prima che siano in grado di essere capaci di
fecondare un ovulo. Normalmente la capacitazione avviene solo dopo che gli
spermatozoi sono stati introdotti nella vagina. Uno spermatozoo è composto da
testa, porzione intermedia e coda. La testa di uno spermatozoo, è un pacchetto
altamente compatto di materiale cromatinico genetico. È ricoperta da un
ACROSOMA e da un CAPPUCCIO ACROSOMIALE. L’acrosoma contiene enzimi
idrolitici, rilasciati durante il processo di capacitazione, durante il quale questi enzimi
inizialmente disgregano il muco cervicale, consentendo allo spermatozoo di
penetrare all’interno dell’utero e delle tube uterine. La porzione intermedia, è
caratterizzata da una disposizione elicoidale dei mitocondri da capo a capo intorno
al nucleo centrale. È questa guaina mitocondriale che favorisce la motilità
spermatica.

DOTTI RIPRODUTTIVI

EPIDIDIMO
STRUTTURA E LOCALIZZAZIONE
Ogni epididimo consta di un unico dotto (tubo) circondato da un rivestimento. Il
dotto ha un diametro molto piccolo, ma misura circa 6 metri in lunghezza.
L’epididimo ha un forma a virgola ed è suddiviso in una testa superiore arrotondata,
un corpo centrale e la coda che si continua con il dotto deferente. L’epididimo ha
una natura compatta e convoluta.

FUNZIONE
L’epididimo è uno dei dotti che gli spermatozoi attraverso durante il loro percorso
dal testicolo all’esterno. Ciascun epididimo accumula spermatozoi, che trascorrono
1-3 settimane prima della maturazione. Poi alcuni faranno parte del liquido seminale
espulso (sperma). Dopo 3 settimane gli spermatozoi non utilizzati vengono
riassorbiti dall’organismo.
DOTTO DEFERENTE
STRUTTURA E LOCALIZZAZIONE
Il dotto deferente, ha una struttura tubulare. Anche chiamato vaso deferente, esso è
un dotto che si diparte dalla coda dell’epididimo. Lo strato muscolare del dotto
deferente ha tre componenti: uno spesso strato intermedio circolare di fibre
muscolari e due strati, interno ed esterno, longitudinali. Gli strati muscolari del dotto
deferente favoriscono il movimento degli spermatozoi attraverso il sistema di dotti.
Il dotto deferente di ciascun testicolo sale dallo scroto e attraverso il canale
inguinale, fino alla cavità addominale. Nella cavità addominale si estende lungo la
porzione e in basso posteriormente alla vescica, dove si dilata in un segmento
tortuoso chiamato AMPOLLA, che si congiunge al dotto della vescicola seminale per
formare il dotto eiaculatore.
FUNZIONE
Il dotto deferente è uno dei dotti genitale maschili che connettono l’epididimo con il
dotto eiaculatorio. Gli spermatozoi permangono nel dotto deferente per periodi di
tempo variabili in relazione al grado di attività sessuale e alla frequenza
dell’eiaculazione. Il periodo di permanenza può essere superiore a un mese senza
alterare la fertilità. La recisione del dotto deferente (cioè l’esecuzione della
vasectomia) rende un uomo sterile, perché interrompe il percorso dell’epididimo
verso l’esterno. Per fuoriuscire dall’organismo, gli spermatozoi devono attraversare
un successione epididimo, dotto deferente, dotto eiaculatore e uretra.
DOTTO EIACULATORIO
I due dotti eiaculatori sono dei tubuli corti, che attraversano la ghiandola prostatica
per terminare nell’uretra. Essi sono formati dall’unione del tratto distale del dotto
deferente, l’ampolla, con i dotti provenienti dalla vescicole seminali.

GHIANDOLE RIPRODUTTIVE ACCESSORIE


VESCICOLE SEMINALI
STRUTTURA E LOCALIZZAZIONE
Le vescicole seminale sono dei sacculi notevolmente convoluti. Ogni vescicola è un
diverticolo tubulare del rispettivo dotto deferente. I due dotti deferenti giacciono
lungo la parte più bassa della superficie posteriore della vescica, direttamente di
fronte al retto.
FUNZIONE
Le vescicole seminale secernono un liquido alcalino, viscoso giallo-crema che
costituisce il 60% del volume seminale. L’alcalinità aiuta a neutralizzare il pH acido
dell’ambiente dell’uretra e della vagine femminile. Il fruttosio presente in questa
componente del seme serve da fonte energetica per la motilità spermatica dopo
l’eiaculazione.
GHIANDOLA PROSTATICA
STRUTTURA E LOCALIZZAZIONE
La prostata è un composto ghiandolare tubulo-alveolare. Di considerevole
significato clinico è il fatto che l’uretra attraversa la prostata a livello di un piccole
canale centrale. Molto uomini anziani sono affetti da una incremento volumetrico
non canceroso della ghiandola, chiamato IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA. La
prostata ingrandita o gonfia può comprimere l’uretra, ad un punto tale da non
permettere l’urinazione. Quando alcuni metodi meno radicali falliscono, è
necessaria la rimozione della prostata (prostatectomia).
FUNZIONE
La prostata secerne un liquido acquoso, che costituisce il 30% del volume del liquido
seminale. Il citrato, presente nel liquido prostatico, è il nutriente degli spermatozoi.
Il liquido prostatico svolge un ruolo importante per l’attivazione, la vitalità e la
motilità spermatica.
GHIANDOLE BULBOURETRALI
STRUTTURA E LOCALIZZAZIONE
Le ghiandole bulbouretrali hanno dimensioni e morfologia simile a quelle di un
pisello. Un dotto lungo circa 2,5 cm le collega alla porzione peniena dell’uretra

FUNZIONE
Come le vescicole seminali, anche le ghiandole bulbouretrali secernono un liquido
alcalino che riduce il ph acido dell’uretra maschile e delle vagina. Il muco prodotto
da queste ghiandole serve per lubrificare l’uretra e aiuta a proteggere gli
spermatozoi da danni di attrito durante l’eiaculazione.
STRUTTURE DI SOSTEGNO
SCROTO
Lo scroto è un sacco ricoperto da cute, appeso alla regione perineale. Internamente.
È suddiviso da un setto in due compartimenti, ciascuno contenente un testicolo, un
epididimo e la parte più bassa del funicolo spermatico. La fascia e il muscolo dartos,
sono localizzati subito al di sotto della cute scrotale. La contrazione delle fibre del
dartos determina un leggero sollevamento dei testicoli e un raggrinzimento del
sacco scrotale. In più la contrazione del muscolo cremastere, determina un
significativo sollevamento dei testicoli. All’interno dello scroto, il muscolo
cremastere forma un sacco allungato per ciascun testicolo. Ciascun sacco,
contenente un testicolo, è rivestito da doppia membrana sierosa chiamata TONACA
VAGINALE, che consente al testicolo di muoversi all’interno in varie direzioni. Questa
mobilità testicolare protegge da un passibile trauma consentendo ai testicoli di
spostarsi in una posizione ottimale e sicura quando lo scroto è pressato o stretto.
L’eccitazione sessuale, il freddo e il pericolo di lesioni forniscono lo stimolo per la
contrazione di entrambi i muscoli dartos e cremastere. La termperatura ottimale per
la produzione degli spermatozoi è di circa 3° C al di sotto della normale temperatura
corporea. questo è il motivo per il quale il testicolo si trovano al du fuori della cavità
corporea.
PENE
STRUTTURA
Il pene è composto da tre formazioni cilindriche di tessuto erettile. I due cilindri più
grandi prendono il nome di CORPI CAVERNOSI, mentre quello più piccolo che
contiene l’uretra prende il nome di CORPO SPONGIOSO. La parte distale del corpo
spongioso si sovrappone alla parte terminale dei due corpi cavernosi per formare il
GLANDE DEL PENE, sopra il quale la cute è ripiegata doppiamente per creare un
rivestimento retrattile chiamato PREPUZIO. L’orifizio dell’uretra nella punta del
glande è chiamato meato urinario esterno.

FUNZIONI
Il pene contiene l’uretra, il dotto terminale comune alle vie urinarie e genitali.
Durante l’eccitamento sessuale, il tessuto erettile del pene si riempie due sangue,
facendo si che l’organo diventi rigido e si incrementi sia in diametro che in
lunghezza. Il risultato, detto EREZIONE, fa sì che il pene svolga la funzione di organo
copulatore penetrante durante l’atto sessuale. Lo scroto e il pene costituiscono i
genitali esterni maschili.
FUNICOLI SPERMATICI
I funicoli spermatici sono rivestimenti cilindrici di tessuto bianco e fibroso localizzati
nei canali inguinali tra lo scroto e la cavità addominale. Essi racchiudono i dotti
deferenti, vasi sanguigni, linfatici e nervi.

APPARATO RIPRODUTTIVO FEMMINILE


FUNZIONE DELL’APPARATO RIPRODUTTIVO FEMMINILE
L’apparato riproduttivo femminile dà origine a gameti, che si possono unire con un
gamete maschile per generare la prima cellula dell’embrione. Diversamente da
quello maschile, l’apparato riproduttivo femminile fornisce anche protezione e
nutrimento al neonato durante il suo sviluppo fino a parecchi anni dopo il
concepimento.
STRUTTURA DALL’APPARATO RIPRODUTTIVO FEMMINILE
Gli organi riproduttivi come già detto, possono essere classificati in ORGANI
ESSENZIALI e ORGANI ACCESSORI, in relazione a quanto siano direttamente coinvolti
nel processo di procreazione. Gli organi essenziali sono le due OVAIE. I gameti
femminili, gli OVOCITI, sono prodotte dalle ovaie. Gli organi accessori sono:
 Tube uterine, utero e vagina. Insieme alle ovaie sono a volte chiamate
“genitali interni”
 La vulva, ossia gli organi riproduttivi esterni, o anche chiamati “genitali
esterni”
 Ghiandole sessuali accessorie, incluse anche le ghiandole mammarie, che
hanno un’importante funzione riproduttiva solo nelle donne.

PERINEO
Il perineo è la regione muscolare rivestite da cute tra l’orifizio vaginale e l’ano. È
un’area posta tra le cosce, con i margini laterali costituiti dalle tuberosità ischiatiche.
Il perineo si divide nel TRIANGOLO UROGENITALE che contiene i genitali esterni e
nel TRIANGOLO ANALE che contiene l’ano. Il perineo può lacerarsi durante il parto.
Tale lacerazione può portare ad un parziale prolasso vaginale. Per evitare tale
eventualità, si può praticare a livello perineale un’incisione chirurgica nota come
EPISIOTOMIA.

OVAIE
LOCALIZZAZIONE DELLE OVAIE
Le ovaie sono ghiandole nodulari e si trovano su ciascun lato dell’utero,
inferiormente e posteriormente alle tube uterine. Ciascun ovaio pesa circa 3g ed è
fissato all’utero dal legamento ovarico. La porzione distale delle tube uterine si
ricurva sull’ovaio, cosi che le fimbrie possono racchiudere l’ovaio ma non si fissano
completamente. Questa configurazione può portare alla gravidanza nella cavità
pelvica. La cavità triangolare uterina comunica con il canale cervicale dall’orifizio
interno.
STRUTTURA MICROSCOPICA DELLE OVAIE
L’ovaio è costituito da due strati principali di tessuto: uno CORTICALE esterno e uno
MIDOLLARE interno. La corticale esterna è ricoperta da uno strato superficiale di
cellule epiteliali squamose leggermente sollevate, chiamato epitelio germinativo. Al
di sotto dello strato superficiale delle cellule epiteliali vi è uno strato di tessuto
connettivo denso grigio-bianco detto tunica albuginea, che ricopre la CORTICALE
OVARICA. Sparse nella matrice del tessuto connettivo della corticale, si trovano i
FOLLICOLI OVARICI. La MIDOLLARE OVARICA è costituita da cellule di tessuto
connettivo di supporto, nervi, vasi sanguigni e linfatici. Lo sviluppo dei follicoli da
primari a secondari porta un gruppo di cellule della granulosa a fissare l’ovocita alla
parete del follicolo e successivamente ricopre la cellula uova mature una volta che si
stacca dal follicolo. L’espulsione di una cellula uova matura alla fine dell’ovogenesi
prende il nome di OVULAZIONE.

FUNZIONE DELLE OVAIE


Le ovaie sono considerate gli organi essenziali dell’apparato riproduttivo femminile.
Questo significa che le ovaie producono i gameti femminili. L’ovulazione induce la
rottura di un follicolo ovarico e il successivo rilascio di liquido e di una cellula uovo.
Questa cellula si muove all’interno della tuba uterina, dove può attirare una cellula
spermatica e trasformarsi nella prima cellula dell’embrione. Le ovaie sono anche
organi endocrini, secernenti gli ormoni sessuali femminili. Gli ESTROGENI e il
PROGESTERONE aiutano a regolare la funzione riproduttiva femminile, rendendo le
ovaie ancor più essenziali nella funzione riproduttiva femminile.
UTERO
STRUTTURA DELL’UTERO
DIMENSIONE E MORFOLOGIA
In una donna mai stata gravida l’utero ha una morfologia a pera e misura 7,5 cm in
lunghezza, 5cm il larghezza e 3cm di spessore. L’utero si divide in due parti: il CORPO
e la CERVICE. La porzione superiore rigonfia del corpo è detta FONDO.
PARETE DELL’UTERO
Tra strati compongono le pareti dell’utero: l’endometrio, il miometrio e il
perimetrio.
ENDIOMETRIO: è costituito da tre strati tissutali, ovvero strato compatto, strato
spongioso e strato basale. Durante le mestruazione e dopo il parto lo strato
spongioso e lo strato compatto si rigenerano. L’endometrio varia in spessore tra i 0,5
mm subito dopo il flusso mestruale e 5mm verso la fine del ciclo mestruale. Le
ghiandole mucose nel rivestimento della cervice producono muco, che varia di
consistenza durante il processo riproduttivo femminile. Per la maggior parte del
tempo il muco funge da barriera per gli spermatozoi. Intorno al periodo
dell’ovulazione, tuttavia, facilita il passaggio di spermatozoi attraverso la cervice e
all’interno del corpo dell’utero, poiché il muco è meno viscoso.
MIOMETRIO: il miometrio è lo spesso strato centrale della parete uterina. È
costituito da tre strati di fibre muscolari lisce. Il miometrio è lo strato più spesso del
fondo e il più sottile della cervice. Per espellere il feto, cioè farlo uscire dall’utero, il
fondo uterino deve contrarsi più energicamente della parte più bassa della parete
uterina e la cervice deve essere stirata o dilatata.
PERIMETRIO: il perimetrio è uno strato esterno della membrana sierosa. Questa
membrana costituisce la parte del peritoneo parietale. È incompleta, perché non
ricopre alcuna parte della cervice e solo una parte del corpo.
CAVITA’ DELL’UTERO
Le cavità dell’utero sono piccole a causa dello spessore della parete. La cavità del
corpo dell’utero è piatta e triangolare. Il suo apice è diretto inferiormente e
costituisce l’orifizio interno, che si collega con il canale cervicale. Anche il canale
cervicale è ristretto nella sua estremità inferiore dove forma l’orifizio esterno che si
apre nella vagina.
VASCOLARIZZAZIONE DELL’UTERO
L’utero riceve un grosso apporto di sangue dalle arterie uterine, ramificazioni della
arterie iliache interne. Le vene uterine, ovariche e vaginali riportano il sangue
venoso dall’utero alle vene iliache interne.
LOCALIZZAZIONE DELL’UTERO
L’utero è situato nella cavità pelvica anteriormente alla vescica e posteriormente al
retto. Età, gravidanza e distensione dei visceri pelvici, influiscono sulla posizione. Tra
la nascita e la pubertà l’utero discende gradualmente dal basso addome fino alle
pelvi. Durante la MENOPAUSA l’utero comincia e ridursi in dimensione e raggiunge
una posizione profonda nelle pelvi.
POSIZIONE DELL’UTERO
Normalmente l’utero è anteflesso tra il corpo e la cervice, con i corpo adagiato sulla
parte superiore della vescica. La cervice si dirige inferiormente e posteriormente dal
punto di flessione, congiungendo con la vagina quasi ad angolo retto. La protrusione
della cervice all’interno del lume della vagine forma un FORNICE ANTERIORE e un
FORNICE POSTERIORE. Parecchi legamenti mantengono l’utero in posizione. Le fibre
proveniente dai numerosi muscoli che formano il pavimento pelvico, convergono
per formare un nodo, chiamato CORPO PERINEALE. L’utero può avere parecchie
posizione anomale. Una di queste è la posizione retroflessa dell’intero organo. Otto
legamenti uterini tengono l’utero nella posizione normale. Questi legamenti sono:
 Due legamenti larghi
 Due legamenti uterosacrali
 Il legamento posteriore
 Il legamento anteriore
 Due legamenti rotondi
FUNZIONI DELL’UTERO
L’utero svolge diverse funzioni, importanti per garantire il successo della
riproduzione. Se i gameti si uniscono, la cellule risultante, si impianta nel
rivestimento endometriale dell’utero e continua il suo sviluppo durante il periodo di
gravidanza. Le ghiandole dell’endometrio secernono sostanze nutritive, chiamate
“Latte uterino”, utili a sostenere l’embrione fino alla formazione della placenta. La
placenta è un organo unico, che permette lo scambio di sostanze tra il sangue del
feto e quello materno. Questa funzione è assicurata dalla ricca rete di capillari
dell’endometrio. Se il concepimento non avviene correttamente, gli strati esterni
dell’endometrio si sfaldano durante la mestruazione. La MESTRUAZIONE è un
evento regolare durante del ciclo riproduttivo femminile, che consente
all’endometrio di rinnovarsi in previsione del concepimento o dell’impianto nel ciclo
successivo. L’affaticamento del miometrio può favorire l’insorgenza di dolore
addominale durante le mestruazioni.
TUBE UTERINE
La tube uterine sono anche chiamate tube di Falloppio o ovidotti
LOCALIZZAZIONE DELLE TUBE UTERINE
Le tube uterine sono lunghe circa 10 cm e sono fissate nella parte supero-laterale
dell’utero.
STRUTTURA DELLE TUBE
PARETE DELLE TUBE
Le tube sono costituite dagli stessi strati dell’utero. Il rivestimento mucose della
tube, è direttamente continuo con il rivestimento peritoneale della cavità pelvica.
L’infiammazione delle tube (salpingite) si può diffondere rapidamente e diventare
peritoneale (peritonite), una condizione grave. L’infiammazione delle tube uterine
può anche portare alla cicatrizzazione con chiusura parziale o completa del lume.
SUDDIVISIONE DELLE TUBE UTERINE
1. Un terzo mediale, detto ISTMO
2. Un’ampia porzione centrale chiamata AMPOLLA
3. Una componente terminale con morfologia a imbuto chiamata INFUNDIBOLO.
L’infundibolo presenta delle proiezioni chiamate FIMBIRE, che racchiudono
l’ovulo.

FUNZIONE DELLE TUBE UTERINE


Le tube uterine sono estensioni dell’utero che comunicano ampiamente con le
ovaie. Questa disposizione fa sì che una volta che una cellula uova matura sia stata
espulsa dell’ovaia, le fimbrie le raccolgono per poi spostarla all’interno dell’ampolla
della tube, tramite delle ciglia. Oltre alla funzione di trasportatore la tube ha anche
funzione di fecondazione. Infatti è proprio nell’ampolla che avviene la fecondazione.
Gli spermatozoi una volta depositati nella vagina, in parte si dirigono verso l’ampolla
della tube, dove si incontrano con le cellule uovo ed avviene la fecondazione.
L’occlusione totale di entrambi le tube uterine, determina sterilità.
VAGINA
LOCALIZZAZIONE DELLA VAGINA
La vagina è un organo tubulare situato tra il retto, posteriormente, e l’uretra e la
vescica anteriormente. I muscoli elevatori dell’ano, si uniscono a livello di una linea
mediana a formare un foglietto muscolare, spesso definito come pavimento pelvico.
Nella donna, le correlazioni anatomiche tra le varie parti di questo foglietto di
supporto e il corpo perineale, la vagina, il retto e l’uretra hanno importanza clinica.
Non è insolito che dopo un parto naturale, almeno alcune delle fibre degli elementi
elevatori dell’ano si stirino e si danneggino. Il risultato è un’incontinenza, anche
definita incontinenza da stress. Se la situazione è grave bisogna intervenire con
intervento chirurgico, mentre in caso di situazione meno grave, molte donne
beneficiano di un trattamento non invasivo chiamato esercizio di Kegel.
STRUTTURA DELLA VAGINA
La vagina è un tubo pieghevole lungo circa 7 o 8 cm, costituito principalmente da
muscolatura liscia e rivestito internamente da una membrana mucosa. La mucosa
vaginale contiene numerose minuscole ghiandole mucose esocrine, che secernono
un liquido lubrificante durante l’eccitazione sessuale. La parete anteriore è più corta
di quella posteriore, poiché la cervice protrude nella parte più alta della tube. In
alcuni casi, l’IMENE, forma un bordo attorno all’apertura vaginale esterna. Talvolta
la struttura ricopre interamente lo sbocco vaginale, una condizione detta IMENE
IMPERFORATO. La perforazione deve avvenire prima che avvenga il flusso
mestruale.
FUNZIONE DELLA VAGINA
La vagina è una porzione dell’apparato riproduttivo femminile che svolge molteplici
ed importanti funzioni. Durante il rapporto sessuale, il rivestimento della vagina
lubrifica e stimola il glande del pene. La vagina funge anche da deposito per il liquido
seminale. La vagina costituisce anche la parte terminale del canale del parto. Al
momento del parto, il neonato viene spinto fuori dal corpo dell’utero attraverso il
canale cervicale, la vagina e quindi, all’esterno del corpo materno. Anche la placenta
viene espulsa attraverso la vagina. Un’alta importante funzione vaginale è il
trasporto di sangue e tessuto desquamato dal rivestimento uterino durante la
mestruazione.
VULVA
STRUTTURA DELLA VULVA
La vulva è costituita da strutture che sono:
 Il monte del pube: è un cuscinetto di tessuto adiposo rivestito da cute, sul
quale a partire dalla pubertà vi compaiono grossi peli pubici
 Le grandi labbra: sulla superficie esterna sono ricoperte da cute pigmentata e
peli, mentre sono lisce e prive di peli sulla superficie interna. Le grandi labbra
sono simili allo scroto maschile
 Le piccole labbra: sono situate medialmente alle grandi labbra. Sono rivestite
da cute glabra. L’area tra le piccole labbra è il vestibolo
 Il clitoride: è costituito da tessuto erettile. Solo una porzione è visibile, appena
dietro la giunzione delle piccole labbra. Il GLANDE DEL CLITORIDE è l’unica
porzione visibile delle strutture erettili del clitoride. Il glande del clitoride è
rivestito da cute altamente sensibile, coinvolta nella stimolazione sessuale,
che ne determina la risposta sessuale femminile.
 Prepuzio: forma un sottile cappuccio sopra il glande del clitoride.
 Il meato urinario esterno: è la piccola apertura dell’uretra.
 L’orifizio vaginale: è un’apertura più grande del meato. È posta dietro al
meato.
 Le ghiandole vestibolari maggiori: sono due ghiandole dalla forma di pisello,
poste su ciascun lato dell’orifizio vaginale. Queste ghiandole sono anche
chiamate ghiandole di Bartolini e possono essere infettate.
 Le ghiandole vestibolari minori: gruppo di minuscole ghiandole mucose, che si
aprono nel vestibolo vicino al meato.
FUNZIONI DELLA VULVA
I vari elementi della vulva agiscono in maniera indipendente l’uno dall’altro sempre
al fine della riproduzione. Il monte del pube e la labbra aiutano a prevenire danni nei
delicati tessuti del vestibolo e del clitoride. Il clitoride diventa eretto durante la
stimolazione sessuale. Contiene dei recettori che inviano dei segnali alle aree
cerebrali preposte all’eccitazione sessuale.

CICLI RIPRODUTTIVI FEMMINILI


PERIODICITA’ DEI CICLI
Negli anni trascorsi tra l’inizio della mestruazione (Menarca) e la loro cessazione
(menopausa o climaterio), la donna è soggetta a vari cambiamenti. Il più visibile, è la
mestruazione, il segno dei cambiamenti dell’endometrio. La maggior parte delle
donne nota cambiamenti anche nelle mammelle.
CICLO OVARICO
Nella femmina, prima della nascita, i precursori cellulari, chiamati ovogoni, presenti
nel tessuto ovarico cominciano la meiosi. Al momento della nascita, le sue ovaie
contengono molti follicoli primari, ciascuno contenente un ovocita, che ha
temporaneamente sospeso il processo meiotico prima che sia stato completato. Una
volta al mese, al primo giorno circa di mestruazione, gli ovociti riprendono la meiosi.
Subito prima dell’ovulazione, all’interno dell’ovocita del follicolo maturo, la meiosi si
arresta nuovamente: la meiosi riprenderà solo se l’ovocita espulso incontrerà una
cellula spermatica che la penetra durante il processo della fecondazione. Oggi è
noto che l’ovulazione avviene 14 giorni prima del successivo ciclo mestruale.
CICLO ENDOMETRIALE O MESTRUALE
Durante la mestruazione, piccole quantità degli strati compatto e spongioso
dell’endometrio si desquamano, lasciando alcune aree spoglie e sanguinanti. Dopo
la mestruazione, le cellule di questi strati proliferano, facendo sì che l’endometrio
raggiunga uno spessore di 2 o 3 mm fino al momento dell’ovulazione. Dopo
l’ovulazione l’endometrio si inspessisce ancora di più raggiungendo uno spessore di
6 mm circa. Le ghiandole endometriali, cominciano a secernere il loro liquido
nutriente durante il periodo tra l’ovulazione e la mestruazione successiva. Il giorno
prima della mestruazione, ricomincia la secrezione di questo liquido, il calo dei livelli
di progesterone provoca una contrazione muscolare nelle pareti delle arteriole
tortuose, provocando un’ischemia endometriale. Così si verifica la morte del tessuto
mediante desquamazione e la successiva emorragia. Il ciclo mestruale si divide in
fasi:
 La mestruazione avviene del 1° al 5° di ogni nuovo ciclo.
 La fase postmestruale, avviene tra la fine delle mestruazioni e l’ovulazione,
motivo per cui è anche chiamata fase preovulatoria. Tuttavia la durata di
questa fase varia da donna a donna e dipende dalla durata del ciclo. Dura di
più nei cicli lunghi e di meno nei cicli corti. Questa fase è anche chiamata fase
estrogenica o fase follicolare, a causa dell’alto livello di produzione di
estrogeni plasmatici secreti dal follicolo in via di sviluppo. Aumenti nei livelli di
estrogeni provocano cambiamenti nell’aspetto, nella quantità e nella
consistenza del muco cervicale. Questi cambiamenti possono essere presi
come segni di fertilità.
 L’ovulazione, ossia la rottura del follicolo matura che libera l’ovocita
all’interno della cavità pelvica, avviene molto spesso nel 14° giorno in un ciclo
della durata di 28 giorni. Anche in questo caso cambia da donna a donna, in
base alla durata del ciclo.
 La fase premestruale, o postovulatoria, avviene tra l’ovulazione e la
mestruazione. È anche detta fase del progesterone, perché il corpo luteo
secerne principalmente tale ormone.
CICLO GONADOTROPICO
L’adenoipofisi secerne due ormoni, detti gonadotropine, che regolano i cicli
produttivi femminili: sono l’ORMONE FOLLICOLO-STIMOLANTE e l’ORMONE
LUTEINIZZANTE.
TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELL’INFERTILITA’
L’infertilità si definisce come l’incapacità di concepire dopo un anno di rapporti
regolari non protetti. Può essere causata da un’ampia gamma di fattori tra cui il
fumo o anche l’alcool. In molti casi, l’infertilità è il risultato dell’incapacità di ovulare,
spesso determinata da una condizione clinica nota come SINDROME DELL’OVAIO
POLICISTICO. Un numero significativo di donne infertili che desidera una gravidanza
è affetto da disfunzione ovulatoria. Dopo numerose analisi ottengono i cosiddetti
farmaci per la fertilità.
MENARCA E MENOPAUSA
Il flusso mestruale avviene per la prima volta alla pubertà (menarca), all’età di circa
13 anni (sebbene vi siano variazioni da persona a persona). Di norma si ripete ogni
28 giorni per circa 3 decadi, tranne durante la gravidanza, e poi si interrompe
(menopausa o climaterio). L’età media di una donna che va in menopausa è
aumentata nel corso degli anni. Prima si attestava intorno ai 40 mentre adesso
arriva fino ai 45-50. Bisogna ricordare che le gonadotropine estratte dalle donne in
menopausa sono usate come farmaci per la fertilità. Concentrazioni relativamente
basse di gonadotropine mantengono un picco di secrezione di estrogeni dal menarca
fino alla menopausa. Dopo la menopausa, la concentrazione di estrogeni si riduce
drasticamente, inducendo una risposta a feedback negativo che aumenta i livelli di
gonadotropine.
MAMMELLE
LOCALIZZAZIONE E DIMENSIONE DELLE MAMMELLE
Le due mammelle si trovano sopra i muscoli pettorali ai quali sono collegati da
tessuto connettivo. Le mammelle sono costituite da ghiandole mammarie. Sono
presenti sia nei maschi che nelle femmine, ma sono raramente nei maschi si
sviluppano e producono latte. Gli estrogeni e il progesterone controllano lo sviluppo
mammario durante la pubertà. La dimensioni delle mammelle è determinata dalla
quantità di grasso attorno al tessuto ghiandolare piuttosto che dalla quantità di
tessuto ghiandolare stesso. Per questo la dimensione delle mammelle non
determina la capacità di produzione di latte.
STRUTTURA DELLE MAMMELLE
Ciascuna mammella è costituita da alcuni lobi separati da setti di tessuto connettivo.
Ciascun lobo è formato da parecchi lobuli, che a loro volta sono composti di tessuto
connettivo, all’interno del quale si trovano le ghiandole che secernono il latte.
Queste sacche o alveoli, sono organizzate in gruppi simili a grappoli di uva attorno a
un minuscolo duttulo. Una cellula mioepiteliale, è presente all’esterno dell’alveolo:
essa può contrarsi leggermente, come se fosse una cellula muscolare, spingendo il
latte all’interno del dotto escretore. I duttuli provenienti dai vari lobuli si uniscono,
formando un unico dotto lattifero per ciascun lobo. Questi dotti lattiferi principali
convergono verso il capezzolo. Si ingrandiscono leggermente nei piccoli seni lattiferi
prima di raggiungere il CAPEZZOLO. I legamenti sospensori attraverso il tessuto
connettivale delle mammelle aiutano a sostenere i tessuti ghiandolari e connettivali
dell’intera struttura. I capezzoli sono delimitati da un’area circolare pigmentata,
l’areola. Essa contiene numerose ghiandole sebacee che appaiono come piccole
sporgenze sotto la cute. Il sebo prodotto dalle ghiandole areolari aiuta a ridurre
l’irritazione e la secchezza della cute areolare correlata all’allattamento.
FUNZIONE DELLE MAMMELLE
La funzione della ghiandola mammaria è la lattazione, ossia la secrezione di latte per
il nutrimento del neonato.

IMPORTANZA DELLA LATTAZIONE


Il processo della lattazione svolge un ruolo importante nel completare la funzione
dell’apparato riproduttivo. L’obbiettivo biologico della riproduzione umana non
consiste solamente nel partorire un neonato sano. Consiste anche nel salvaguardare
il neonato fino all’età riproduttiva. Gli essere umani e i mammiferi assicurano la
sopravvivenza della progenie fino ad una certa età, mediante la produzione di un
latte ricco di nutrienti. Inoltre sembra che tramite l’allattamento aumenti il legame
emotivo tra il neonato e la madre. Tale legame può favorire un sano sviluppo
psicologico nel bambino e può rafforzare i rapporti familiari.

 SISTEMA ENDOCRINO
 ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA ENDOCRINO
 Il sistema endocrino e il sistema nervoso possono lavorare insieme in un
sistema che prende il nome di SISTEMA NEUROENDOCRINO, svolgendo le
stesse funzione nel corpo: comunicazione, integrazione e controllo. Sia il
sistema nervoso che quello endocrino svolgono le loro funzioni regolatrici
attraverso messaggeri chimici inviati e specifiche cellule. Il sistema endocrino,
le cellule secernenti inviano le molecole ORMONALI attraverso le circolazione
sanguigna per trasmettere segnali a specifiche CELLULE BERSAGLIO in tutto il
corpo. I tessuti e gli organi che contengono le cellule bersaglio prendono il
nome di TESSUTI O ORGANI BERSAGLIO. Come le cellule postsinaptiche per il
sistema nervoso, le cellule bersaglio per il sistema endocrino devono
possedere dei recettori che gli permettano di essere influenzate dai segnali
chimici, un processo chiamato TRASDUZIONE DEL SEGNALE.
 ORMONI
 CLASSIFICAZIONE DEGLI ORMONI
 Le molecole ormonali possono essere classificate in vari modi. Quando
classificati in base alla funzione generale, gli ormoni possono essere classificati
come ORMONI TROPICI (ormoni che bersagliano altre ghiandole endocrine e
ne stimolano la crescita e la secrezione), ORMONI SESSUALI (ormoni che
bersagliano i tessuti riproduttivi), e ORMONI ANABOLICI (ormoni che
stimolano l’anabolismo nelle cellule bersaglio).

 ORMONI STEROIDEI E NON STEROIDEI


 Tutti gli ormoni secreti dai tessuti endocrini possono classificarsi in ORMONI
STEROIDEI e ORMONI NON STEROIDEI.
 Gli ormoni steroidei sono sintetizzati dalle cellule endocrine a partire dal
colesterolo, e poiché derivano da una molecola comune, hanno un gruppo
chimico caratteristico al centro di ogni molecola. Essendo gli steroidei
liposolubili, riescono ad attraversare facilmente la membrana plasmatica
fosfolipidica delle cellule bersaglio.
 Gli ormoni non steroidei sono sintetizzati in maggior parte a partire da
aminoacidi. Alcuni ormoni sono di natura non proteica. Gli ormoni proteici
che hanno gruppi glucidici legati alla catena amminoacidica, sono spesso
classificati separatamente come ORMONI GLICOPROTEICI. Un’altra categoria
principale di ormoni non steroidei consiste negli ORMONI PEPTIDICI (essi sono
fatti di piccole catene di amminoacidi). Un’ulteriore categoria di ormoni non
steroidei consiste negli ORMONI DERIVATI DA AMINOACIDI. Ognuno di questi
ormoni deriva da una sola molecola amminoacidica.
 COME FUNZIONANO GLI ORMONI
 PRINCIPI GENERALI DELL’AZIONE ORMONALE
 Come affermato in precedenza, gli ormoni inviano segnali a una cellula
legandosi a specifici recettori sulla superficie della cellula o all’interno di essa.
Con un meccanismo detto “chiave-serratura”, gli ormoni si legheranno solo a
recettori che si adattano a essi perfettamente. In un processo chiamato
trasduzione del segnale, ogni interazione ormone-recettore produce differenti
cambiamenti regolatori all’interno della cellula bersaglio. Queste
modificazioni cellulari sono solitamente realizzate alterando le reazioni
chimiche che avvengono all’interno della cellula bersaglio. Diversi ormoni
possono lavorare insieme in un processo chiamato SINERGISMO. Alcune
azioni ormonali combinate possono esibire invece il fenomeno della
PERMISSIVITA’. La permissività avviene quando una piccola quantità di un
ormone permette a un secondo ormone di avere il suo effetto pieno sulla
cellula bersaglio: il primo ormone permette l’azione completa del secondo
ormone. U tipo comune di azione combinata di ormoni si osserva nel
fenomeno dell’ANTAGONISMO, in un cui un ormone produce l’effetto
contrario del secondo. L’antagonismo tra ormoni può essere utilizzato per
sintonizzare l’attività delle cellule bersaglio con grande accuratezza,
segnalando alla cellula esattamente quando aumentare o ridurre un certo
processo cellulare. Come affermato in precedenza gli ormoni viaggiano
attraverso il sangue e quindi in tutto il corpo. Tutta via, dal momento che
influenzano solo le cellule bersaglio, talvolta gli effetti di un particolare
ormone possono limitarsi a tessuti specifici. Poiché il sangue trasporta gli
ormoni in tutto il corpo, anche dove non vi sono cellule bersaglio, non tutti gli
ormoni colpiscono effettivamente il loro bersaglio. Gli ormoni non utilizzati,
vengono escreti velocemente dai reni o distrutti dai processi metabolici.
 MECCANISMO DI AZIONE DEGLI ORMONI STEROIDEI
 Gli ormoni steroidei sono lipidi e quindi poco solubili nel plasma in quanto è
formato in maggior parte da acqua. Invece di viaggiare nel plasma come
molecole libere, essi si legano a proteine plasmatiche solubili. Poiché gli
ormoni steroidei sono liposolubili e quindi possono facilmente penetrare nelle
cellule, molto dei loro recettori si trovano all’interno delle cellule. Dopo che
un ormone steroideo è diffuso all’interno di una cellula, esso passa nel nucleo,
dove si lega ad un recettore mobile per formare in complesso ormone-
recettore. Alcuni ormoni devono essere attivati da enzimi prima di legarsi ai
loro recettori. Poiché i recettori degli ormoni steroidei, si muovono
liberamente nel nucleoplasma, questo modello di azione ormonale prende il
nome di MODELLO DEL RECETTORE MOBILE o MODELLO DEL RECETTORE
NUCLEARE.
 MECCANISMO DI AZIONE DEGLI ORMONI NON STEROIDEI
 MECCANISMO DEL SECONDO RECETTORE
 Gli ormoni non steroidei funzionano secondo il meccanismo chiamato
meccanismo del secondo recettore. Secondo questo concetto di trasduzione
del segnale, un ormone non steroideo agisce come “primo messaggero”,
consegnando il suo messaggio chimico a recettori fissi nella membrana
plasmatica della cellula bersaglio. Il messaggio viene quindi trasferito
all’interno della cellula, dove un “secondo messaggero” innesca gli appropriati
cambiamenti cellulari. Questo modello prende anche il nome di MODELLO
DEL RECETTORE FISSO ALLA MEMBRANA.
 REGOLAZIONE DELLA SECREZIONE ORMONALE
 Il controllo della secrezione ormonale è solitamente parte di un circuito a
feedback negativo. In alcuni rari casi, un circuito a feedback positivo può
regolare la secrezione ormonale
 -FEEDBACK POSITIVO  un ormone A stimola la produzione di un ormone B
che a sua volta svolge un effetto retrogrado positivo stimolando la produzione
di ormoni A
 -FEEDBACK NEGATIVO  un ormone A stimola la produzione di un ormone B
che a sua volte svolge un effetto retrogrado negativo, inibendo la produzione
di ormoni A

 GHIANDOLE DELL’APPARATO ENDOCRINO


 IPOFISI
 È situata all’interno della scatola cranica alla base dell’encefalo, ha la forma di
una nocciola leggermente allungata in senso antero-posteriore. La ghiandola
ha un peduncolo, l’INFUNDIBOLO, che la connette all’ipotalamo dell’encefalo.
Sebbene l’ipofisi appaia come un’unica ghiandola, essa è composta da due
ghiandole: l’ADENOIPOFISI, o ipofisi anteriore, e la NEUROIPOFISI o ipofisi
posteriore.
 ADENOIPOFISI
 L’adenoipofisi, la porzione anteriore dell’ipofisi, è divisa in due parti. Una
parte anteriore e una parte intermedia. La parte anteriore è la più grande ed è
separata dalla minuscola parte intermedia da una stretta fessura e da tessuto
connettivo. Il tessuto dell’adenoipofisi è composto da cordoni irregolari di
cellule secernenti supportate da sottili fibre di tessuto connettivo e circondate
da una fitta rete vascolare. Le cellule dell’adenoipofisi sono in grado di
secernere diversi ormoni, i quali vengono immagazzinati nel citoplasma sotto
forma di granuli. Questi ormoni sono:
 L’ormone della crescita (GH) o somatotropina (STH). Di natura proteica,
favorisce la crescita corporea, agendo su muscolatura, tessuto osseo e tessuto
cartilagineo. La sua carenza durante la crescita può condurre al nanismo,
mentre al contrario, un eccesso porta al gigantismo.
 La prolattina (PRL). Di natura proteica, da inizio alla produzione di latte subito
dopo il parto e ne mantiene la produzione durante l’allattamento.
L’IPERSECREZIONE può indurre lattazione in donne che non allattano,
alterazione del ciclo mestruale e impotenza nell’uomo. L’IPOSECREZIONE è
solitamente non significativa, tranne nella donne che vogliono allattare. La
produzione di latte non inizia senza PRL.
 Ormone adrenocorticotropo (ACTH). Di natura proteica, stimola e sostiene la
normale crescita e sviluppo della corteccia surrenale. Inoltre stimola la
corteccia stessa a sintetizzare e secernere alcuni dei suo ormoni.
 Ormone stimolante della tiroide (TSH). Di natura glicoproteica, sostiene e
sviluppa la crescita della sua ghiandola bersaglio, ovvero la tiroide. Inoltre
stimola la tiroide a secernere i propri ormoni.
 Ormone follicolo stimolante (FSH). Di natura glicoproteica, stimola i follicoli
primari a crescere fino alla maturità. Inoltre stimola i follicoli e sintetizzare
secernere estrogeni (ormoni sessuali femminili). Nel maschio stimola lo
sviluppo dei tubi seminiferi dei testicoli e ne sostiene la spermatogenesi.
 Ormone luteinizzante (LH). Di natura glicoproteica, anche questo ormone ha
come bersaglio le gonadi maschili e femminili. Per quanto riguarda l’ovaio,
induce l’ovulazione; nel testicolo agisce sulle cellule interstiziali inducendo la
produzione di testosterone
 Melanocitostimolante (MSH). Di natura glicoproteica, agisce sui melanociti
presenti negli strati più profondi dell’epidermide, stimolando la produzione di
melanina. Agisce sull’ipotalamo come funzione anosserizzante, cioè placa la
voglia di fame.
 CONTROLLO DELLA SECREZIONE DELL’ADENOIPOFISI
 I corpi cellulari dei neuroni di alcune parti dell’ipotalamo sintetizzano sostanza
chimiche che i loro assoni secernono poi nel sangue. Queste sostanze
chimiche, generalmente chiamate ORMONI RILASCIANTI, viaggiano
attraverso un gruppo di piccoli vasi sanguigni chiamato SISTEMA PORTALE. Un
sistema portale è un insieme di vasi sanguigni in cui il sangue che esce da un
tessuto viene immediatamente trasportato in un secondo tessuto, con il
vantaggio di evitare la grande diluizione che avrebbe nella circolazione
generale. Gli ormoni di rilascio che arrivano nell’adenoipofisi attraverso
questo sistema portale influenzano la secrezione di ormoni dalle cellule
acidofile e basofile. Attraverso meccanismi a feedback negativo, l’ipotalamo
regola la secrezione dell’adenoipofisi, la quale regola la secrezione delle sue
ghiandole, che a loro volte regolano la secrezione dei tessuti bersaglio. Ciò
che l’ipotalamo fa attraverso il rilascio di ormoni è convertire gli impulsi
nervosi in secrezione ormonale da parte delle ghiandole endocrine. Perciò
l’ipotalamo collega il sistema nervoso con quello endocrino e integra l’attività
di questi due sistemi, in particolare in momenti di stress.
 NEUROIPOFISI
 La neuroipofisi è la parte nervosa dell’ipofisi. Funge da sito di raccolta e
rilascio di due ormoni: l’ORMONE ANTIIURETICO e l’OSSITOCINA. Le cellule
della neuroipofisi non producono esse stesse questi ormoni, che sono invece
sintetizzati da neuroni. Dai corpi cellulari di questi neuroni nell’ipotalamo, gli
ormoni si trasferiscono lungo gli assoni nella neuroipofisi.
 ORMONE ANTIDIURETICO
 Questo ormone previene la formazione di grandi quantità di urina. Evitando
grandi perdite di fluidi attraverso l’escrezione di urina diluita, l’ADH aiuta il
corpo a conservare acqua. SOSTIENE IL BILANCIO IDRICO NEL CORPO.
Quando il corpo si disidrata, aumenta la pressione osmotica, e questo viene
percepito dagli osmocettori. L’ADH fa sì che l’acqua sia riassorbita dai tubuli
del rene e riportata al sangue. Ciò aumenta il contenuto di acqua nel sangue,
diminuendo la pressione osmotica e portandola ai livelli normali.
 OSSITOCINA
 L’ossitocina ha almeno due funzioni principali. Stimola la contrazione della
muscolatura uterina e causa l’emissione di latte dal seno delle donne. Sotto
l’influenza dell’OT le cellule alveolari producenti latte rilasciano il loro secreto
nei dotti mammati. Attraverso l’allattamento, la stimolazione meccanica e
fisiologica della poppata innesca il rilascio di maggiori quantità di OT. La
secrezione di OT è controllata da un sistema a feedback positivo. L’altra
funzione è quella di stimolare l’utero e intensificare la contrazioni durante il
parto. Una volta cominciate, le contrazioni tendono i recettori di stiramento
della pelvi, che innesca la produzione di OT, che nuovamente tende i recettori
della pelvi.
 GHIANDOLA PINEALE O EPIFISI
 È una piccola ghiandola a forma di pigna, situata nell’encefalo. Le cellule
dell’epifisi sono i PINEALOCITI, dotate di numerosi prolungamenti che
terminano a ridosso di sinusoidi nei quali riversano la MELATONINA. La
produzione di melatonina è regolata dai cicli luce/buoi. La produzione è
maggiore di notte rispetto al giorno. Questo ormone ha come ORGANO
BERSAGLIO LE GONADI, stimolando la loro maturazione e inibendo a livello
ipofisario l’ormone LH, responsabile della produzione di testosterone. Agisce
inoltre sulla regolazione dei ritmi circadiani, quindi i ritmi sonno/veglia.
 TIROIDE
 Si trova nella parte antero inferiore del collo. È formata da 2 lobi (destra e
sinistra) uniti anteriormente a costruire un lungo e sottile LOBO PIRAMIDALE.
Il tessuto tiroideo è composto da piccole unità strutturali chiamate FOLLICOLI,
sede della sintesi dell’ormone tiroideo. La parte interna contiene un fluido
denso chiamato COLLOIDE TIROIDEA, costituita da tireoglobulina precursore
degli ormoni steroidei. L’ormone steroideo è costituito da due ormoni
differenti. Il TH più abbondante è la TETRAIODIOTIRONINA (TIROXINA).
L’altro è chiamato TRIIODIOTIRONINA. La dimensione dei follicoli varia in
rapporto all’età e alle condizione fisiologiche, infatti quando la ghiandola è a
riposo i follicoli sono ripieni di colloide e presente un epitelio cubico e
pavimentoso. Mentre quando la ghiandola è attiva da un punto di vista
secernente, i follicoli contengono poca colloide e la parete assume l’aspetto di
un epitelio cilindrico. Tutte le attività della tiroide sono regolate dall’ipofisi, la
quale produce l’ormone TSH che agisce sulle cellule follicolari. Gli ormoni
tiroidei accelerano il metabolismo, aumentando il consumo di ossigeno, di
ATP e innalzando la temperatura corporea.
 GHIANDOLA PARATIROIDEE
 Sono 4 ghiandole a forma di lenticchie poste sulla faccia posteriore dei lobi
della tiroide, distinte in 2 superiori e 2 inferiori. Sono costituite da cellule
paratiroidee organizzate in cordoni. Tali cellule secernono il PARATORMONE,
il quale svolge la funzione di:
 Innalzare il tasso ematico di ioni calcio;
 Stimolare la produzione nel rene di calcitrolo, il quale agisce sull’intestino
tenue stimolando l’assorbimento di calcio;
 GHIANDOLE SURRENALI
 STRUTTURA DELLE GHIANDOLE SURRENALI
 Le ghiandole surrenali si trovano al polo superiore dei reni e appoggiano su
questi organi come cappuccio. La parte esterna della ghiandola si chiama
CORTECCIA surrenale, mentre la parte interna si chiama MIDOLLARE
surrenale. Esse hanno origine embriologiche diverse e svolgono funzioni
diverse. La corteccia è composta da normale tessuto endocrino, mentre la
midollare è formata da tessuto neurosecernente. Ognuno di questi tessuti
sintetizza e secerne un gruppo di ormoni diversi.
 CORTECCIA SURRENALE
 La corteccia surrenale è composta da tre distinti strati o zone di cellule
secernenti. C’è la ZONA GLOMERULARE (MINERALCORTICOIDI), ZONA
FASCICOLATA (GLUCOCORTICOIDI), ZONA RETICOLARE (GLUCOCORTICOIDI E
GONADOCORTICOIDI). La desinenza corticoide indica un ormone.
 MINERALCORTICOIDI
 I mineralcorticoidi, hanno un ruolo importante nella regolazione della
trasformazione dei sali minerali nell’organismo. Per l’essere umano, l’unico
mineralcorticoide fisiologicamente importante è l’ALDOSTERONE. La sua
funzione primaria è il mantenimento dell’omeostasi del sodio nel sangue
mediante l’incremento del riassorbimento di sodio nei reni. La secrezione
dell’aldosterone è controllata dal SISTEMA RENINA-ANGIOTENSINA-
ALDOSTERONE.
 GLUCOCORTICOIDI
 I principali glucocorticoidi secreti dalla zona fascicolata della corteccia
surrenale sono il CORTISOLO, il CORTISONE e il CORTICOSTERONE. Solo il
cortisolo è prodotto in quantità significative nell’essere umano.

 GONADOCORTICOIDI
 Il termine gonadocorticoidi si riferisce agli ormoni sessuali rilasciata dalla zona
fascicolata e dalla zona reticolare della corteccia surrenale. La corteccia
surrenale normale secerne piccole quantità di ormoni maschili (androgeni).
Queste piccole quantità non bastano per conferire caratteristiche maschili
nelle donne.
 MIDOLLARE SURRENALE
 La midollare surrenale è costituita da tessuto neurosecernente, cioè tessuto
composto da neuroni modificati che secernono i loro prodotti direttamente
nel sangue piuttosto che attraverso una sinapsi. La midollare surrenale
secerne due ormoni, entrambi non steroidei. Sono l’ADRENALINA (A) (80%) e
la NORADRENALINA (NA) (20%).

 ISOLE PANCREATICHE
 Il pancreas è una ghiandola composta da tessuto sia esocrino che endocrino.
La sua testa poggia sull’intestino tenue, il suo corpo si trova dietro lo stomaco
e la cosa tocca la milza. La porzione endocrina è formata da ISOLE
PANCREATICHE. Ognuna degli 1-2 milioni di isole contiene una combinazione
di quattro tipi fondamentali di cellule endocrine, unite l’una all’altra mediante
gap junction. Ogni tipo di cellule secerne un ormone differente. Le CELLULE
ALFA (cellula A), secernono l’ormone glucagone. Le CELLULE BETA (cellula B),
secernono l’ormone insulina. Le CELLULE DELTA (cellula D), secernono
l’ormone somatostatina. Le CELLULE DEL POLIPEPTIDE PANCREATICO
secernono il polipeptide pancreatico. Le cellule beta che rappresentato i ¾
delle isole, si trovano al centro dell’isola, mentre le altre cellule si trovano
nelle zone esterne dell’isola.

 ORMONI PANCREATICI
 Gli ormoni pancreatici sono quegli ormoni prodotti dalle cellule delle isole
pancreatiche.
 Il glucagone (cellule alfa): tende ad aumentare i livelli di glicemia, stimolando
la conversione di glicogeno in glucosio nelle cellule epatiche. Stimola anche la
gluconeogenesi (trasformazione di acidi grassi e aminoacidi in glucosio).
 L’insulina (cellule beta): tende a favorire lo spostamento di glucosio,
aminoacidi a acidi grassi dal sangue alle cellule tissutali. Pertanto l’insulina
tende ad abbassare la concentrazione ematica di queste molecole.
 La somatostatina (cellule delta): il suo ruolo è quello di regolare le altre cellule
delle isole pancreatiche. Inibisce la secrezione di glucagone, insulina e
polipeptide pancreatico.
 Il polipeptide pancreatico (cellule PP): influenza in qualche modo la digestione
e la distribuzione delle molecole alimentari.
 Si pensa che tutti e quattro gli ormoni pancreatici cooperino come un team
per sostenere l’omeostati delle molecole alimentari (glucosio, acidi grassi e
aminoacidi).
 GONADI
 Le gonadi sono gli organi sessuali primari del maschio (testicoli) e della
femmina (ovaie). Ognuno è strutturato per produrre il proprio gruppo
specifico di ormoni
 TESTICOLI
 Sono composti soprattutto da tubuli seminiferi che producono lo sperma, con
alcune cellule interstiziali endocrine sparse nelle aree tra i tubuli. Queste
cellule interstiziali producono ANDROGENI. L’androgeno principale è il
TESTOSTERONE, responsabile della crescita e del mantenimento dei caratteri
sessuali maschili, nonché della produzione di sperma.
 OVAIE
 Sono ghiandole, che producono molti tipi di ormoni sessuali femminili.
 Gli ESTROGENI, sono ormoni steroidei prodotti dalle cellule dei follicoli
ovarici, che promuovono lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali
femminili. Insieme ad altri ormoni, essi sono responsabili dello sviluppo
mammario e della corretta serie di eventi che caratterizza il ciclo riproduttivo
femminile (ciclo mestruale).
 Il PROGESTERONE, è un ormone il cui nome, che significa “steroide che
promuove la gravidanza”, indica la sua funzione principale. Secreto dal corpo
luteo (tessuto residuo della rottura dei follicoli durante l’ovulazione), il
progesterone sostiene il rivestimento dell’utero necessario per la gravidanza.
 PLACENTA
 È un altro tessuto riproduttivo che funzione come una ghiandola endocrina. La
placenta produce la GONADOTROPINA CORIONICA UMANA (hCG). Questo
ormone è detto corionico perché viene secreto dal corion, una parte della
placenta composta da tessuto fetale. La secrezione di gonadotropina aumenta
durante la prima parte della gravidanza u funge da segnale alle gonadi
materne, di sostenere il rivestimento uterino piuttosto che permetterne la
degenerazione e l’espulsione. La placenta secerne anche estrogeni e
progesterone durante la gravidanza, oltre ad altri ormoni come il LATTOGENO
PLACENTARE UMANO (hPL) e la RELASSINA.
 TIMO
 Il timo è una ghiandola che si trova nel mediastino. Nel bambino, fino alla
pubertà, è grande, poi comincia ad atrofizzarsi e continua a farlo durante la
vita adulta. Dal tessuto timico sono stati isolati gli ormoni TIMOSINA e
TIMOPOIETINA. La timosina e la timopoietina hanno un ruolo decisivo nello
sviluppo del sistema immunitario. In particolare stimolano la produzione di
linfociti speciali coinvolti nella risposta immunitaria, le cellule T.
 CUORE
 Anche il cuore svolge un ruolo endocrino secondario. Una parte della sua
parete contiene alcune cellule producenti ormoni. Queste cellule producono
molti ormoni peptidici, che formano il gruppo peptide natriuretico atriale,
che secerne l’ORMONE NATRIURETICO ATRIALE (ANH). Il termine atriale si
riferisce al fatto che l’ANH è secreto da cellula dell’atrio. Le cellule aumento la
loro secrezione in risposta all’aumento della tensione della parete atriale,
dovuto ad alta pressione sanguigna. Il termine natriuretico si riferisce al fatto
che il suo ruolo principale è quello della perdita di sodio dal corpo attraverso
le urine. Quando il sodio viene espulso dall’ambiente interno, l’acqua lo
segue. La perdita di acqua, provoca la riduzione del volume sanguigno e
quindi la riduzione della pressione sanguigna. Quindi l’effetto dell’ANH è
quello di ridurre il volume sanguigno o la pressione sanguigna.