Sei sulla pagina 1di 7

Polizia giudiziaria

(ordinamento
italiano)

La polizia giudiziaria,
giudiziaria, in Italia
Italia,, indica una funzione pubblica,
pubblica, esercitata da soggetti
appartenenti alle forze di polizia italiane e da parte di determinati funzionari della pubblica
amministrazione italiana,
italiana, in tale ultimo caso nelle ipotesi espressamente previste dalla legge.

Il fondamento normativo

Secondo l'art. 109 della Costituzione della Repubblica Italiana, l'autorità giudiziaria italiana
dispone direttamente della polizia giudiziaria; l'origine di questa prescrizione costituzionale,
peraltro rara nel panorama comparato, nasce dall'esigenza fortemente avvertita dal
Costituente italiano in seguito agli abusi commessi dal precedente regime fascista durante il
periodo monarchico-statutario.[1] Tale disposizione trova riflesso nell'art. 55 del codice di
procedura penale[2], il quale stabilisce che "La polizia giudiziaria deve, anche di propria
iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori,
ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere
quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale". Aggiunge, al comma 2, che
essa "svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall'autorità giudiziaria".

Nella soluzione originariamente presentata da Giovanni Leone, la Polizia Giudiziaria avrebbe


dovuto essere composta da carabinieri, pubblica sicurezza e guardia di finanza. Egli affermò
che:
«La polizia giudiziaria oggi è composta da carabinieri, pubblica sicurezza e guardia di
finanza. Ora, ciascuno di questi tre organismi dipende per proprio conto dalla propria
amministrazione. I carabinieri dipendono, in condominio, dal Ministero dell'interno e dal
Ministero della difesa; la guardia di finanza, dal Ministero della difesa e dal Ministero delle
finanze; la pubblica sicurezza soltanto dal Ministero dell'interno. Ora, per quanto attiene
alla disciplina, alla carriera, al personale di questi tre organi, sono i tre Ministeri testé citati
che dispongono del destino di questi tre corpi. Tra i soggetti cui sono ordinariamente
attribuite le funzioni di polizia giudiziaria figurano anche la Polizia Locale e Provinciale.
Per quanto attiene alle particolari funzioni della polizia giudiziaria, che sono una aggiunta
alle altre attribuzioni, queste particolari funzioni saranno espletate alla dipendenza
dell'autorità giudiziaria, nel senso che gli organi di polizia giudiziaria hanno il dovere di
obbedire agli ordini dell'autorità giudiziaria solo nei limiti delle attribuzioni della polizia
giudiziaria.[3]»

Organizzazione

Presso ogni Procura della Repubblica vi sono delle sezioni di polizia giudiziaria, costituite da
ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria previenti da vari corpi delle forze di polizia italiane, e
servizi di polizia giudiziaria, costituiti presso i singoli corpi, a disposizione della autorità
giudiziaria italiana, per attività investigative.

Funzioni

La funzione di polizia giudiziaria consiste nell'acquisizione, anche d'ufficio, della notizia di


reato (notitia criminis), nella ricerca dell'autore del reato e degli elementi di prova utili per
assicurarlo alla giustizia affinché sia giudicato e, se colpevole, condannato alla pena prevista
dal codice penale italiano.

Essa può operare quindi direttamente o su delega del pubblico ministero; ai sensi del codice
di procedura penale italiano, la P.G. deve [4]

assumere notizia dei reati (notitia criminis): ha il dovere di informarsi sui reati già commessi
o in atto. Deve, dunque, adoperarsi nella ricerca di informazioni, non solo attingendole da
fonte esterna ma anche di propria iniziativa ed in via del tutto autonoma ed
indipendentemente dalla volontà delle eventuali parti lese o soggetti in qualche modo
interessati in via diretta o mediata. Fino a quando il pubblico ministero non assume la
direzione delle indagini, la polizia giudiziaria deve continuare la propria attività col solo
obbligo di mantenere informato il magistrato.
impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori (aggravati): la polizia giudiziaria
deve evitare la consumazione dell'evento lesivo; se si tratta di reato tentato o comunque in
via di consumazione, deve interromperne la consumazione; se esso è già stato consumato
deve tentare di ripristinare lo status quo ante a favore della parte lesa.

ricercare gli autori dei reati: di propria iniziativa o su ordine del pubblico ministero e i
latitanti.

assicurare le fonti di prova: individuare ed assicurare le fonti di prova mediante la raccolta


di sommarie informazioni, perquisizioni, accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle
persone, sequestri, rilievi fotografici, e altre attività simili.

Anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato al P.M., la polizia giudiziaria
continua a svolgere le funzioni come stabilito dalla legge, 55 raccogliendo in specie ogni
elemento utile alla ricostruzione del fatto e alla individuazione del colpevole. Può anche di
propria iniziativa o a seguito di delega del pubblico ministero, compiere atti od operazioni che
richiedono specifiche competenze tecniche, può avvalersi di persone idonee le quali non
possono rifiutare la loro opera.[5]

Competenze

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono legittimati a svolgere le funzioni proprie con
riferimento alla ricerca e all'accertamento di qualsiasi reato. Possono compiere atti diretti e
atti delegati, questi ultimi sotto impulso della magistratura italiana - solitamente il pubblico
ministero - e generalmente opera su impulso di questi, tranne in particolari casi previsti dalla
legge, ove gode di una certa autonomia. Nei compiti che le sono affidati, l'art. 55 del codice di
procedura penale stabilisce che sono obbligati all'acquisizione di notizia di reato, la fine di
impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti
necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per
l’applicazione della legge penale.[6]

Atti d'iniziativa

Tra gli atti di iniziativa, oltre gli accertamenti urgenti, vi sono quelle previste dal codice di
procedura penale, che sono:[7]

obbligo di riferire la notizia di reato al pubblico ministero, per iscritto;

identificare la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e di altre persone;

raccogliere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le
indagini;
acquisire informazioni sommarie sulle persone che possono riferire notizie utili ai fini delle
indagini;

in flagranza di reato procede alla perquisizione della persona e dei locali alla ricerca di
cose o tracce pertinenti il reato;

eseguire accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, anche prima
dell'intervento del pubblico ministero nell'ipotesi che vi sia pericolo che le cose, le tracce
ed i luoghi si alterino o si disperdano.

Interventi in materia di lavoro

Quando l'organo di polizia giudiziaria rileva una contravvenzione, impartisce al


contravventore un'apposita prescrizione (specifiche misure atte a far cessare la
contravvenzione stessa), fissando un termine per la sua regolarizzazione. Ha inoltre l'obbligo
di riferire al Pubblico ministero la notizia del reato (art. 347 del codice di procedura penale).
Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo di
vigilanza verifica se la violazione è stata eliminata. Se la prescrizione è stata adempiuta, il
contravventore segue al pagamento, nel termine di trenta giorni, di una somma pari al quarto
del massimo della sanzione amministrativa prevista per la specifica contravvenzione ed
entro 120 giorni dal termine fissato nella prescrizione, l'organo di polizia giudiziaria comunica
al Pubblico ministero l'adempimento alla prescrizione e il pagamento della predetta somma.
Tutto questo comporta l'estinzione del reato.

Nel caso in cui ci sia l'inadempimento alla prescrizione o il mancato pagamento della
sanzione amministrativa entro i termini previsti, si procede invece con l'azione penale. Il
procedimento penale che si avvia al momento della rilevazione della contravvenzione viene
sospeso dal momento in cui il reato viene comunicato al Pubblico ministero, e riprende una
volta che la polizia giudiziaria comunica allo stesso l'adempimento della prescrizione o il
pagamento dell'ammenda.

I soggetti

Il personale dei Ministeri

Il personale del Ministero della Salute e delle Regioni, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali
e dell'ISS che effettua i controlli ufficiali ha, nei limiti dell'esercizio cui è destinato, la qualifica
di ufficiale di polizia giudiziaria, godendone altresì anche il personale dell'Agenzia delle
dogane e dei monopoli, dell'Agenzia delle entrate e i funzionari e dipendenti del Ministero
dello sviluppo economico.
Il personale delle ASL

Il personale in servizio presso i dipartimenti di prevenzione delle ASL, come medici dirigenti e
convenzionati, medici veterinari dirigenti e convenzionati che esplicano funzioni di ispezione
e vigilanza svolgono attività di polizia amministrativa e, se delegati dalle autorità competenti,
di polizia giudiziaria, al fine di rilevare e denunciare la presenza di reati e pericoli per la salute
umana e animale, rivestono la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria, potendo
anche chieder el'intervento della forze di polizia ove occorra [8]

Forze di polizia

Il codice di procedura penale italiano, all'art. 57, elenca i soggetti cui sono ordinariamente
attribuite le funzioni di polizia giudiziaria (funzioni ben distinte da quelle di pubblica
sicurezza), dividendoli in:

Ufficiali di polizia giudiziaria;

Agenti di polizia giudiziaria.

I primi di ordine superiore rispetto ai secondi.

In particolare, sono ufficiali di polizia giudiziaria:

i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e gli altri appartenenti alla polizia di
Stato e alla polizia penitenziaria ai quali l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica
sicurezza riconosce tale qualità

gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri e della guardia di finanza
nonché gli altri appartenenti alle predette forze di polizia ai quali l’ordinamento delle
rispettive amministrazioni riconosce tale qualità

il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero un
comando dell’arma dei carabinieri o della guardia di finanza.

Sono invece agenti di polizia giudiziaria:

il personale della polizia di Stato e della polizia penitenziaria al quale l’ordinamento


dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità

i carabinieri, le guardie di finanza e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le


polizie locali delle province e dei comuni quando sono in servizio.

Ai comandanti e coordinatori di polizia locale in Italia è attribuita la funzione di ufficiale di


polizia giudiziaria, agli operatori è attribuita la qualità di agenti di polizia giudiziaria anche se in
ambo i casi la funzione è attribuita limitatamente a quanto attribuito dalle leggi e dai
regolamenti, quando sono nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e limitatamente
all'orario di servizio.

Ispettore del lavoro

  Lo stesso argomento in dettaglio: Ispettore del lavoro.

In base al D.P.R. 19 marzo 1955, n. 520, gli ispettori del lavoro possono svolgere funzioni
ausiliare in materia di polizia giudiziaria limitatamente a quanto previsto e nel rispetto di
quanto stabilito dalla legislazione del diritto del lavoro in Italia.[9]

Ulteriori soggetti individuati dalla legge

Leggi e regolamenti possono estendere le attribuzioni di ufficiale o agente di P.G. ad ulteriori


soggetti, nei limiti del servizio cui sono destinati e secondo le rispettive attribuzioni come ad
esempio il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, le guardie zoofile, il personale
del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera, i tecnici della prevenzione
nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, questi ultimi ricoprono la carica di Ufficiale di Polizia
Giudiziaria quando sono operanti in servizi con compiti ispettivi e di vigilanza come al
Ministero della Salute, nei dipartimenti di prevenzione delle A.S.L., nelle A.R.P.A.

Il codice della navigazione precisa all'art. 1235 ulteriori attribuzioni specifiche includendo, tra
l'altro, i sottocapi ed i comuni del corpo equipaggi militari marittimi.[10]

Limitazioni

Agli agenti di polizia giudiziaria è vietato effettuare perquisizione e ispezione personali


arbitrarie; inoltre non possono procedere alla rubricazione delle norme violate nella
comunicazione della notizia di reato per l'iscrizione al registro meccanografico della Procura
della Repubblica; inoltre all'agente di polizia giudiziaria il pubblico ministero non può delegare
il compimento di alcun atto processuale.

Con sentenza n. 229/2018, la Corte Costituzionale ha annullato una norma in forza della
quale «i responsabili di ciascun presidio di polizia» avrebbero dovuto trasmettere «alla
propria scala gerarchica le notizie relative all'inoltro delle informative di reato all'autorità
giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura
penale»; ciò sulla base di «apposite istruzioni» emanate dal capo della Polizia e dai «vertici
delle altre Forze di polizia». Ha contestualmente chiarito che «L'art. 109 Cost., prevedendo
che l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria, ha il preciso e univoco
significato di istituire un rapporto di dipendenza funzionale della seconda nei confronti della
prima, escludendo interferenze di altri poteri nella conduzione delle indagini, in modo che la
direzione di queste ultime ne risulti effettivamente riservata all'autonoma iniziativa e
determinazione dell’autorità giudiziaria medesima».[11]

Il procedimento disciplinare

Gli articoli 16-19 delle Norme di Attuazione del c.p.p. regolano il procedimento disciplinare
che si attua nei confronti di ufficiali o agenti di polizia giudiziaria nel caso di violazione delle
norme relative alle loro funzioni.

L'azione disciplinare è promossa dal procuratore generale alla Corte di Appello del distretto
nel quale il soggetto presta servizio. L'inizio dell'azione è comunicato all'amministrazione
nella quale l'ufficiale o agente di polizia giudiziaria dipende e può essere esercitata quando:

omette di riferire all'autorità giudiziaria la notizia di reato;

omette o ritarda l'esecuzione di un ordine dell'autorità giudiziaria o lo esegue solo in parte


o negligentemente;

vìola ogni altra disposizione di legge relativa all'esercizio delle sue funzioni.

La commissione, ai sensi dell'art 17 delle norme di attuazione del c.p.p., che giudica
l'infrazione disciplinare è composta da un presidente di sezione della Corte di appello che la
presiede e di un magistrato di tribunale, da un ufficiale di polizia giudiziaria, scelto, a seconda
dell'appartenenza dell'incolpato, fra tre ufficiali di Polizia Giudiziaria nominati ogni due anni
rispettivamente dal Questore, dal comandante di Legione dei Carabinieri e dal comandante di
zona della guardia di finanza. L'accusa è sostenuta dal procuratore generale che ha
promosso l'azione disciplinare o da un suo sostituto. L'incolpato sarà assistito da un
difensore di fiducia o nominato d'ufficio.

Contro la decisione emessa dalla commissione, il procuratore generale e l'incolpato stesso


possono proporre ricorso ad un'altra commissione istituita presso il Ministero di grazia e
giustizia e composta di un magistrato della Corte di Cassazione; l'accusa è esercitata da un
magistrato della procura generale presso la Corte di Cassazione.

Avverso la decisione di questa "commissione d'appello" l'incolpato e il procuratore generale


presso la Corte suprema di cassazione possono proporre ricorso per cassazione per
violazione di legge. Finché si ha lo svolgimento del procedimento disciplinare, può essere
disposta la sospensione dell'agente dalle funzioni di polizia giudiziaria o dell'ufficiale, ai quali
può essere inflitta sanzione della censura o della sospensione dall'impiego per massimo sei
mesi.

Potrebbero piacerti anche