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Estetica

QUESTIONE
È bella la natura o l’arte?
Kant, Hegel

Partiamo da due immagini


Che cos’hanno in comune le due immagini riportate sotto?
La prima rappresenta un fiore, un oggetto
naturale che quasi istintivamente troviamo
“bello”, anche se non siamo in grado di dire
esattamente perché. Per certi versi, i fiori rap-
presentano per noi la “quintessenza” della
bellezza: quando sono pieni di fiori, un pae-
saggio o un ambiente ci appaiono belli, susci-
tando in noi un sentimento di piacere e gioia.
La seconda immagine riproduce invece un’opera
d’arte: la celeberrima Primavera di Sandro
Botticelli (1445-1510).

Sandro Botticelli,
La primavera, 1477-1478
Firenze, Galleria degli Uffizi

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È bella la natura o l’arte?

Certamente il dipinto di Botticelli getto rappresentato ad apparirci La questione che queste due
ci appare “bello” anche per i nu- bello, ma il modo in cui è rappre- diverse immagini suggeriscono
merosi fiori che vi sono ritratti, sentato. Quel che suscita ammira- – se la bellezza riguardi preferi-
che contribuiscono a suscitare un zione e piacere, facendoci parlare bilmente gli oggetti naturali o
sentimento di freschezza e legge- di “bellezza”, è insomma il fatto gli oggetti artificiali – può sem-

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rezza. Ma non è soltanto il riman- che si tratta di un’oggetto artifi- brare di poco conto, eppure rac-
do alla natura a rendere bella ciale, di un’opera umana, e in chiude problemi filosofici molto
questa immagine, la quale ci ap- particolare di un’espressione di importanti.
pare tale soprattutto in quanto quel grande talento o genio arti- Tu che cosa ne pensi?
“rappresentazione”: non è l’og- stico che fu Sandro Botticelli.

VERSO
LE COMPETENZE
È bella la natura o l’arte? w Sviluppare la riflessione
personale, il giudizio critico
Sulla base delle tue convinzioni personali,
e l’attitudine alla discussione
rispondi a questo interrogativo scegliendo tra le opzioni che seguono. razionale

1. Trovare esempi di bellezza nel mondo naturale non 2. Tra gli oggetti prodotti dell’uomo, e in particolare
è difficile: un tramonto, un gioco di luci in un bosco, una tra le opere d’arte, si possono trovare autentiche
cascata, il mare, il cielo, le immagini di galassie lontane espressioni di bellezza, che ci colpiscono soprattutto
che ci vengono riportate dai grandi telescopi… Sono per la loro unicità e per la grande abilità e il talento di
tutti esempi immediati di bellezza, che possiamo cui sono manifestazione. Troviamo bello un dipinto,
considerare “universali” perché chiunque, in fondo, li una scultura, un edificio, una melodia, una poesia: og-
percepisce come tali, indipendentemente dalla propria getti che la sola natura (con il suo“funzionamento mec-
sensibilità o dalla cultura di appartenenza. canico”, regolato da nessi di causa-effetto) non avrebbe
Nella natura traspare una bellezza priva di artificio, mai potuto produrre. Si può parlare propriamente di
tant’è che anche tra le produzioni umane siamo por- “bellezza” solo di fronte a una creazione totalmente
tati a considerare più belle quelle che si avvicinano libera e non meccanica, possibilità che caratterizza
maggiormente a questo ideale di spontaneità e im- soltanto gli esseri umani.
mediatezza.

Illustra brevemente le ragioni che ti hanno indotto a prendere questa posizione.

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È bella la natura o l’arte?

Approfondiamo la questione
Dal senso comune alla filosofia

1. Per Immanuel Kant la bellezza è propriamente non 2. Diversamente da Kant, per il quale la bellezza è

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una qualità degli oggetti, ma qualcosa che nasce dal- strettamente legata al nostro bisogno di conoscenza,
la riflessione che noi facciamo sugli oggetti in quan- Georg Wilhelm Friedrich Hegel pensa che essa sia
to si presentano conformi al nostro bisogno di cono- piuttosto la manifestazione della libertà dell’uomo:
scenza. Per Kant, quindi, sono belli primariamente gli per questo non sono “belle” le produzioni della natura,
oggetti naturali, i quali si mostrano “naturalmente” ma piuttosto le produzioni umane. La bellezza, insom-
armonizzati con le nostre capacità conoscitive: il ma, è l’espressione non di un’armonia tra noi e la natu-
sentimento di piacere che proviamo di fronte ad essi ra, ma della nostra fondamentale eterogeneità ri-
non è che il sintomo di questo libero accordo tra la loro spetto alla natura, del nostro essere “più che naturali”,
immagine (nella nostra fantasia) e le esigenze del no- e cioè liberi. La bellezza è la manifestazione nel mondo
stro intelletto. In quanto manifestazione della natura, la naturale di quella dimensione spirituale dell’uomo
bellezza è dunque, per Kant, il segno dell’armonia esi- che solo le opere d’arte, in quanto libere creazioni del-
stente tra la natura e la nostra capacità più alta e speci- lo spirito umano, possono evocare.
fica: la facoltà di conoscere.

1. | La bellezza esprime la finalità della natura rispetto alla nostra conoscenza: Kant
La trattazione kantiana della bellezza nella Critica del Giudizio (1790) può apparire a prima vista La bellezza
riguarda la forma
alquanto singolare, perché per Kant la bellezza non riguarda quelle che noi potremmo consi-
derare le “qualità estetiche” esteriori di un oggetto (figura, colori, suono e così via) ma
unicamente la sua forma (il «disegno»).
Per chiarire questo aspetto occorre ricordare che Kant distingue la bellezza dalla capacità
attrattiva: un oggetto è attraente – e quindi capace di produrre un sentimento piacevole – in
virtù delle sue qualità (colori, suoni); ma l’attrattiva non coincide con la bellezza, la quale si ot-
tiene solo mediante un’astrazione dalla materialità delle qualità sensibili. Così afferma Kant:

Nella pittura, nella scultura, e in tutte le arti figurative, l’architettura, il giardinaggio, in


quanto sono arti belle, l’essenziale è il disegno, in cui ogni affermazione del gusto non ri-
posa su ciò che diletta nella sensazione, ma su ciò che piace semplicemente per la sua
forma. I colori, che ravvivano il disegno, appartengono all’attrattiva; possono bensì ravvi-
vare l’oggetto per la sensazione, ma non possono farlo degno dell’intuizione, e bello.
(Critica del Giudizio, trad. it. di A Gargiulo, Laterza, Roma-Bari 1989, p. 69)

Un oggetto quindi non si dice bello per il fatto di avere certi colori o certi suoni, ma solo per la
sua forma: colori e suoni possono contribuire a renderlo più attraente, ma non costituiscono
l’essenza della bellezza.

Kant distingue inoltre due tipi di bellezza: una è quella che non presuppone alcun concetto della La “libertà”
dell’autentica
perfezione di un oggetto, e cioè di come esso debba essere: è la «bellezza libera»; l’altra invece lo bellezza
presuppone, e quindi è valutata in base alla conformità a un modello: è la «bellezza aderente».
In questo secondo caso, ad esempio, si può dire “bello” un tavolo solo in rapporto a un tavolo idea-
le, a un “modello” di tavolo che ci dice come quel particolare tavolo reale deve essere. Lo stesso

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È bella la natura o l’arte?

Kant riteneva problematico determinare in che cosa potesse mai consistere un “tavolo ideale”;
ma, a parte questa difficoltà, la bellezza autentica è per lui la bellezza libera, i cui esempi mi-
gliori sono rintracciabili soprattutto nella natura:

I fiori sono bellezze naturali libere. Difficilmente si sa, senza essere botanico, che cosa

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debba essere un fiore, e il botanico stesso, che vede nel fiore l’organo riproduttore della
pianta, quando dà del fiore un giudizio di gusto, non ha riguardo per questo scopo della
natura. […] Molti uccelli (il pappagallo, il colibrì, l’uccello del paradiso), una quantità di
conchiglie, sono bellezze per se stessi, che non convengono ad un oggetto determinato
secondo concetti in vista del suo scopo; piacciono liberamente e per sé. […] Si possono
considerare della stessa specie quelle che in musica si chiamano fantasie (senza tema), ed
anche tutta la musica senza testo.
(Critica del Giudizio, cit., p. 74)

Un oggetto, dunque, è autenticamente “bello” quando la sua bellezza è “libera”, ovvero quando
viene considerato prestando attenzione solamente alla sua forma, e non allo scopo al quale
eventualmente dovrebbe servire, né a un ideale di perfezione rispetto a cui sarebbe solo un
esempio più o meno riuscito.

Sebbene Kant, come emerge dal passo della Critica del Giudizio appena riportato, riconosca quali La bellezza
libera risiede
espressioni di bellezza libera anche alcune produzioni umane come la musica «senza testo» (ovvero nella natura
quel tipo di musica che diciamo bella non per ciò che vuol comunicare, ma unicamente per la sua
musicalità, cioè per la sua forma), è eminentemente la natura a offrire esempi di bellezza libera.
Le infinite varietà di fiori, di animali, di formazioni naturali che abbiamo sotto gli occhi sono bellez-
ze libere, perché, nel giudicarle belle, noi non prendiamo in considerazione il loro scopo (rispetto
al quale del resto una tale varietà sarebbe del tutto inspiegabile) ma unicamente la loro forma.

La bellezza libera suscita in noi un sentimento di piacere e addirittura di vitalità, una sorta di La bellezza
come finalità
intensificazione del nostro impulso vitale che Kant interpreta come il sintomo di una na- senza scopo
scosta armonia tra l’oggetto “bello” e la nostra facoltà conoscitiva. Il piacere estetico, in-
somma, è segno per Kant di una finalità dell’oggetto rispetto alla nostra conoscenza: una
finalità senza scopo, però, cioè della quale non riusciamo a determinare con precisione il fine.
Non sappiamo spiegarci perché un fiore sia fatto esattamente nel modo in cui è fatto; ma, poi-
ché ci appare bello, ammettiamo che è fatto in maniera tale da soddisfare il nostro profondo
bisogno di conoscenza, come se una qualche intelligenza lo avesse fatto così. La bellezza di un
fiore, quindi, ci suggerisce l’esistenza di:

una causalità secondo fini, cioè una volontà che l’abbia così ordinata secondo la rappre-
sentazione di una certa regola. La finalità dunque può essere senza scopo, quando non
possiamo porre in una volontà la causa di quella forma, e tuttavia non possiamo concepi-
re la spiegazione della sua possibilità se non derivandola da una volontà.
(Critica del Giudizio, cit., pp. 63-64)

Nel problema della definizione della bellezza Kant vede quindi affacciarsi il problema della li- Natura e arte
bertà, e cioè della possibilità che la libertà possa manifestarsi nel mondo naturale. La natura ci
appare come se fosse un’opera d’arte, ovvero come il prodotto di una volontà libera; e, per
converso, un’opera d’arte può essere detta “bella” solo se ci appare il più possibile come
un prodotto spontaneo, ovvero “naturale”:

Vedemmo che la natura è bella quando ha l’apparenza dell’arte; l’arte, a sua volta, non può
essere chiamata bella se non quando noi, pur essendo coscienti che essa sia arte, la riguar-

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È bella la natura o l’arte?

diamo come natura. […] Sicché la finalità nei prodotti delle arti belle, sebbene sia voluta,
deve apparire spontanea; vale a dire, l’arte bella deve presentarsi come natura, sebbene si
sappia che è arte.
(Critica del Giudizio, cit., p. 165)

La bellezza consiste dunque in questo duplice apparire della natura come arte e dell’arte

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come natura, e proprio questa intuizione rappresenta per Kant la soluzione del problema che
ispira la Critica del Giudizio: quello di gettare un ponte fra la Critica della ragion pura, in cui si
era definita la legalità della natura in base a “forme a priori” (spazio, tempo, categorie) che
definiscono il quadro trascendentale di ogni esperienza possibile, e la Critica della ragion pra-
tica, che aveva invece mostrato come fosse comunque possibile postulare la libertà dell’uo-
mo, e quindi l’esistenza di una legislazione diversa da quella della natura. La bellezza, insomma,
è per Kant il segno che questo ponte tra natura e libertà è possibile.

2. | La bellezza risiede nella libera creazione dell’uomo: Hegel


A Kant, Hegel riconosce il merito di aver affermato l’esigenza che la libertà si manifesti nella na- Oltre Kant:
tre modi di cogliere
tura e di aver visto nella bellezza il segno di questa manifestazione. Tuttavia, secondo Hegel Kant l’Assoluto
ha confinato la sua intuizione all’interno di una dimensione puramente soggettiva: quella del
giudizio di gusto e del sentimento di piacere. Per Hegel, invece, la bellezza ha un carattere più
oggettivo, in quanto espressione della verità o manifestazione dell’Idea nel mondo.
Con il termine «Idea», infatti, Hegel indica l’Assoluto, ovvero la completa autodeterminazio-
ne della realtà, che poi coincide con Dio stesso. Questa suprema realtà può essere colta in vari
modi: tramite l’intuizione, la rappresentazione o il concetto. All’intuizione corrisponde l’arte,
alla rappresentazione la religione, al concetto la filosofia. Arte, religione e filosofia hanno
quindi uno stesso oggetto (Dio), ma lo colgono in maniere differenti.

La bellezza che caratterizza l’arte è quindi una particolare forma di manifestazione dell’Idea o Una bellezza
propria delle sole
della verità. Proprio per questo, secondo Hegel, la bellezza non può riguardare la natura: opere d’arte
essa è manifestazione di una realtà superiore a quella sensibile, e pertanto non può essere at-
tribuita a realtà sensibili.

Nella vita quotidiana si è abituati a parlare di un bel colore, di un bel cielo, di un bel fiume,
e inoltre di fiori belli, di animali belli ed ancor più di uomini belli; tuttavia si può già
senz’altro affermare che il bello artistico sta più in alto della natura, sebbene non vogliamo
qui discutere in che misura a tali oggetti possa essere attribuita a giusta ragione la qualità
di bellezza, e possa in generale il bello naturale essere collocato accanto al bello artistico.
(Estetica, a cura di N. Merker, Einaudi, Torino 1997, pp. 6-7)

La superiorità dell’arte sulla natura è dovuta al fatto che essa, più della natura (e anzi al contrario La superiorità
dello spirito
della natura) è manifestazione della libertà. Mentre Kant concepiva la natura in analogia con l’ope- sulla natura
ra d’arte, e quindi come un luogo in cui si può reperire un segno della libertà, per Hegel la natura
è unicamente meccanismo e la libertà appartiene solo allo spirito. Solo le produzioni dello
spirito, quindi, sono manifestazioni della libertà, e solo le opere d’arte sono propriamente belle.

Infatti la bellezza artistica è la bellezza generata e rigenerata dallo spirito, e, di quanto lo


spirito e le sue produzioni stanno più in alto della natura e dei suoi fenomeni, di tanto il
bello artistico è superiore alla bellezza della natura.
(Estetica, cit., p. 7)

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È bella la natura o l’arte?

Questo assioma – la superiorità dello spirito sulla natura – costituisce uno degli assi portanti di
tutto il sistema filosofico hegeliano, e implica che ogni manifestazione dello spirito sia sem-
pre qualcosa di più nobile e di più bello di qualsiasi manifestazione naturale. Perfino il male
possiede una superiorità formale sulla natura, in quanto espressione della libertà spirituale
dell’uomo, della sua capacità di elevarsi al di sopra delle costrizioni sensibili.

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Formalmente considerando, qualsiasi cattiva idea che venga in mente all’uomo sta più in
alto di qualunque prodotto della natura, poiché in essa è sempre presente la spiritualità e
la libertà.
(Estetica, cit., p. 7)

C’è quindi un abisso tra la natura e l’arte, lo stesso abisso che separa la causalità meccanica La natura
nelle opere
dalla libertà, la materia dallo spirito. La bellezza è il segno che l’uomo, in quanto essere spiritua- d’arte
le, può superare le costrizioni e le accidentalità della natura, cosa che solo una libera creazione
come l’opera d’arte può attestare. Di conseguenza, anche quando l’arte prende a proprio tema
la natura, è arte bella solo perché e nella misura in cui riesce a far intravedere, oltre ciò che è dato
nella rappresentazione, un contenuto ulteriore, ideale, ovvero la suprema realtà dello spirito.
Questo significa che la natura si eleva all’arte solo e in quanto è “attraversata” dallo spirito,
e bello non è l’oggetto naturale di per sé ma il modo spirituale in cui esso è presentato.

Hegel vede la massima espressione di questa trasmutazione della natura in una realtà spiritua- L’esempio
dell’arte
le nelle nature morte dell’arte fiamminga del XV e XVI secolo. In queste opere la rappresen- fiamminga
tazione di elementi del tutto quotidiani e naturali è fatta in maniera tale da farne espressione di
una superiore idealità dello spirito, cosicché quanto più esse sono umili e insignificanti, tanto
più mostrano in controluce questa idealità:

L’arte quindi, per mezzo di quest’idealità, eleva gli oggetti che sarebbero altrimenti senza
valore e, nonostante il loro insignificante contenuto, li fissa per sé, ne fa dei fini e indiriz-
za il nostro interesse a ciò di cui altrimenti non ci cureremmo.
(Estetica, cit., p. 186)

La funzione dell’arte, dunque, per Hegel è proprio l’elevazione del naturale allo spirituale,
del reale all’ideale; è indirizzare lo sguardo a una realtà che si trova al di là del mondo
sensibile, secondo una concezione della bellezza che risale allo stesso Platone, per il quale,
com’è noto, la bellezza costituiva un modo per sottrarre l’attenzione dell’uomo per il mondo
sensibile, orientandolo piuttosto al mondo delle idee.

Verso
le competenze
w Saper argomentare una tesi
Hai cambiato opinione? dopo aver ascoltato e valutato
le ragioni altrui
Ora che hai ascoltato le ragioni dei filosofi, decidi se intendi rimanere fedele alla tua idea iniziale
o se preferisci cambiarla, e indica in sintesi gli argomenti che ti hanno indotto a questa decisione.

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Una questione aperta…


Il modo in cui il problema della bellezza è stato posto in Kant e in He-

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gel ha avuto importanti conseguenze, sia dal punto di vista della filosofia
sia dal punto di vista della successiva storia dell’arte. In particolare, l’idea
che la bellezza non consista tanto in un sistema di regole, in un canone
compositivo, ma che sia la manifestazione – nella natura e, in generale, nel
mondo sensibile – di una realtà superiore, quella della libertà, ha fatto sì
che l’arte si sia sempre più svincolata da qualsiasi canone e corrispon-
denza a regole, e abbia fatto del supremo esercizio della libertà il suo
laboratorio.
Secondo i canoni classici della bellezza (ai quali ci hanno abituato i grandi artisti del passato, da Leonardo
a Michelangelo, a Raffaello, a Tiziano, a Botticelli), difficilmente potremmo definire “belle” alcune opere
d’arte contemporanee (pensiamo al cubismo, al futurismo o all’astrattismo). Con un’affermazione dal sapo-
re paradossale, tuttavia, potremmo dire che queste opere, se non sono “belle” in senso canonico, lo sono
ancor di più, in quanto produzioni assolutamente libere, frutto della creatività dell’uomo, e quindi di qual-
cosa di totalmente eterogeneo rispetto alla natura e alle leggi che la regolano. In questo senso, l’arte contem-
poranea ha realizzato appieno l’idea hegeliana dell’arte come manifestazione della libertà, al punto che anche
una produzione brutta può essere considerata “più bella” di un fiore o di un bel tramonto.
E sebbene Hegel considerasse l’arte come ormai morta, in quanto la sua maniera di presentare la verità
– l’intuizione sensibile – era ormai superata dalle modalità della religione (la rappresentazione) e della filoso-
fia (il concetto), eppure l’arte contemporanea ha conosciuto una nuova vitalità, proprio mostrando di esse-
re completamente emancipata dalla rappresentazione sensibile, facendosi più “concettuale” e imponendosi
come affermazione di libertà, al punto da essere il veicolo di molti movimenti contestatori e anticonformisti
che hanno caratterizzato la storia degli ultimi due secoli.
E a questo punto occorre innestare una considerazione estremamente rilevante per ogni filosofia dell’arte:
se l’arte è manifestazione della libertà, è giusto che essa si presenti esclusivamente come “bellezza”, e che
questa sia intesa come armonia, proporzionalità, equilibrio formale? L’arte che afferma la libertà in contrap-
posizione al mondo esistente non deve piuttosto scegliere strade diverse, e dirsi “bella” non perché rispetta
certi canoni conformistici, ma proprio perché li contesta? Dall’espressionismo al cubismo, dal futurismo al
surrealismo e al dadaismo, fino al graffitismo, nell’arte contemporanea è in gioco ormai una “diversa” bellezza,
che forse proprio il nesso stabilito da Kant e da Hegel con la libertà è in grado di farci intravedere…

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