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Lezione 8

Le Leggi di Newton
Prima applicazione: le forze di contatto
Le leggi di Newton (1642/3-1727)
alcune fonti datano la sua nascita il 25 dicembre 1642 altre il 4 gennaio 1643 la prima
data è in accordo con il calendario giuliano la seconda con quello gregoriano
La sua opera Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica, in tre volumi, viene
pubblicata nel 1687, ed è subito acclamata come opera universale di un genio della
Scienza. I Principia contengono gli enunciati delle tre leggi che sono il fondamento
della Meccanica Classica e della Legge di gravitazione universale con cui Newton
deriva analiticamente le Leggi di Keplero sul moto dei pianeti fino ad allora ottenute
solo empiricamente. Nello sviluppo delle sue teorie fisiche Newton utilizza il calcolo
infinitesimale al cui studio ha dato un grande impulso, tanto da essere da molti
considerato il suo co-fondatore assieme a Leibniz.
Oltre che sulle tre Leggi di Newton, la Dinamica si basa sul Principio Classico di
relatività, che abbiamo introdotto nell'ultima lezione di Cinematica.
Enunciamolo nuovamente assieme alla sua importante conseguenza:
Le leggi della Fisica sono le stesse per tutti gli osservatori in moto relativo traslatorio
uniforme l'uno rispetto all'altro.
Ne consegue che non esiste un sistema assoluto privilegiato per descrivere la Fisica.
E' anche vero però che Galileo, nell'equiparare i moto descritti, ha considerato un
“vassello” fermo ed uno in moto “non fluttuante in qua e in la”, non certo due navi
entrambe in movimento in mezzo al mare in tempesta. Così come è chiaro che non vi è
un sistema assoluto privilegiato, è altrettanto chiaro che vi è una classe di sistemi
privilegiati, il cui esempio sono i due sistemi considerati da Galileo.
Ma come classificare tali sistemi se ciò che li caratterizza è un condizione relativa e non
ve ne è uno assoluto a cui fare riferimento? Sappiamo bene che “l'essere ferma” della
nave è un concetto esso stesso relativo. Per altro la Terra rispetto a cui è ferma è un
sistema in rotazione, da questo punto di vista più simile alla nave che ha un moto di
beccheggio o di rollio piuttosto che a una ferma.
Newton risolse il problema introducendo un sistema assoluto, quello delle così dette
“stelle fisse”, cioè stelle talmente lontane da avere movimenti difficilmente percettibili.
Allora definì una classe privilegiata di sistemi detti inerziali in moto rettilineo uniforme
rispetto alle stelle fisse ed espresse il suo primo principio dicendo che in un tale sistema
ogni corpo libero mantiene il suo stato di moto rettilineo uniforme o di quiete.
Evitando di far riferimento al sistema assoluto delle stelle fisse, che fisse non sono,

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anche se per molti esperimenti possono con ottima approssimazione essere considerate
tali, si riformula oggi il primo principio così :
Prima Legge di Newton: Esiste una classe di sistemi di riferimento, detti inerziali, nei
quali ogni corpo libero, cioè non soggetto ad interazioni, muove di moto rettilineo
uniforme (eventualmente con velocità nulla, nel qual caso diremo che il corpo è in
quiete o a riposo)
Due sistemi di riferimento inerziali correlano le loro osservazioni sul moto degli oggetti
attraverso le trasformazioni Galileiane (che verranno sostituite da quelle di Lorentz
nella teoria della relatività di Einstein).
Un sistema inerziale è da considerarsi quello di un osservatore che non è esso stesso
soggetto ad interazioni. Un osservatore sulla superficie della Terra non è certamente
inerziale, anche se, facendo esperimenti in particolari condizioni, per esempio in una
zona limitata dello spazio e con durata molto limitata rispetto al periodo di rivoluzione
della Terra, potremo considerare tale osservatore con buona approssimazione inerziale.
Tale approssimazione verrà utilizzata in quasi tutti gli esercizi che vedremo nella
Dinamica.
Le leggi seguenti, la seconda e la terza legge di Newton, valgono in sistemi di
riferimento inerziali.
Occorre fare una ulteriore precisazione. Immaginate di essere un osservatore inerziale,
per esempio state facendo un viaggetto intergalattico e in questo momento non siete
soggetti ad alcuna interazione con il resto dell'universo. Lanciate una palla giocando con
il vostro cane (piano se no chi sa dove va a finire). Datele anche una rotazione su se
stessa al momento del lancio. Essa procederà rispetto a voi con moto rettilineo uniforme
e velocità pari a quella con cui l'avete lanciata. Ma pensandoci bene se consideriamo
diversi punti della palla, questi avranno diversi moti. In particolare un punto sulla
superficie della palla descriverà una traiettoria tutt'altro che rettilinea, a seguito della
rotazione della palla su se stessa che continua inalterata da quando l'avete lanciata.
Quando vedremo la Dinamica dei sistemi capiremo meglio che a muovere di moto
rettilineo è il centro di massa e che questo rappresenta il moto collettivo dell'oggetto in
considerazione.
Finché non apriremo quel capitolo dovremo pensare all'oggetto (o corpo) a cui ci
riferiremo come punto materiale, il che vorrà dire che o l'oggetto stesso è di dimensioni
trascurabili rispetto agli altri oggetti con cui interagisce oppure stiamo attribuendo il
moto collettivo dell'oggetto ad un punto di un oggetto di cui possiamo trascurare
rotazioni su se stesso e deformazioni.
La parte della dinamica che affronteremo da questa lezione fino alla lezione 14
compresa è detta per questo motivo Dinamica del Punto Materiale.
Finora abbiamo parlato spesso e genericamente di interazioni. Se un corpo libero

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rispetto ad un sistema inerziale entra in un certo istante in interazione con un altro
oggetto, tale interazione avrà l'effetto di toglierlo dal suo stato di moto rettilineo
uniforme cioè di accelerarlo. Questa caratteristica dell'interazione viene chiamata forza.
Una stessa forza produce diverse accelerazioni in diversi corpi, se spingiamo
un'automobile o una bicicletta con la stessa forza, otteniamo due effetti ben diversi! La
caratteristica dei corpi da cui dipende tale differenza di effetto nell'applicazione di una
stessa forza è detta massa.
Seconda Legge di Newton: la seconda legge di Newton racchiude in se diversi
fondamentali concetti e proprietà. Innanzitutto stabilisce che le forze hanno una natura
vettoriale. Intervenendo con più forze su un punto materiale produco lo stesso effetto di
un'unica forza, detta risultante delle forze o forza risultante o semplicemente risultante,
pari alla somma vettoriale di esse. L'effetto della risultante delle forze è
un'accelerazione. La massa è uno scalare ed è il fattore di proporzionalità tra la risultante
delle forze e l'accelerazione prodotta da esse sul punto materiale secondo la legge
 R = m a
F
dove F  R denota la risultante della forze applicate su un punto materiale, m è la massa
di quel punto (o dell'oggetto con le precisazioni fatte prima sul concetto di punto
materiale)  a è l'accelerazione che acquisisce il punto materiale a seguito
dell'applicazione delle forze di risultante FR .
A parità di risultante delle forze, una massa maggiore implica un accelerazione minore,
cioè una maggiore difficoltà a cambiare lo stato di moto quindi la massa rappresenta
l'inerzia al movimento (per inerzia si intende appunto la tendenza a non cambiare il
proprio stato di moto). È nell'esperienza comune che un oggetto di grande massa viene
messo in movimento con grande difficoltà e lo stesso è vero se lo si vuole fermare.
Se l'insieme delle forze e quindi F  R agisce in un intervallo di tempo  t ≡ t 2 −t 1
viene spontaneo chiedersi: come è cambiato il moto dell'oggetto a seguito di tale
interazione, tra l'inizio e la fine di questo intervallo? Per rispondere a tale domanda
introduciamo la forza media nell'intervallo di tempo  t :

 R media ≡ 1
F ∫ F R dt
t t

Soffermiamoci un attimo sull'integrale


F ≡∫ F
ℑ  dt
t

 . Per chi non avesse ancora familiarità con il concetto di


detto impulso della forza F

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integrale consideri il caso in cui la forza sia costante a tratti, cioè abbia un valore
costante F  1 nell'intervallo di tempo  t 1 , un altro valore sempre costante F 2
 n nell'intervallo
nell'intervallo di tempo  t 2 e così via fino a al valore costante F
di tempo ,  t n dove  t 1  t 2 t n =  t allora
F = F
ℑ  1  t 1 F  n  tn ≡ ∑ F
 2  t 2  F  i ti
i

1  1
e
t
ℑF ≡
t
∑ F i  t i 
rappresenta proprio la media del vettore F
i
nell'intervallo di tempo considerato.
Se la forza varia in generale in ogni istante il procedimento appena visto equivale a
prendere una partizione dell'intervallo di tempo  t (  t = t 1  t 2 t n )
e aver considerato la Forza media in ogni intervallo della partizione. Il risultato è ancora
quello voluto cioè la media del vettore F  nell'intervallo di tempo considerato, ma ci
siamo ricondotti a dover calcolare la media dei vari vettori F  i in ogni intervallo
 t i della partizione. E' chiaro che il processo va iterato suddividendo ogni intervallo
 t i in una partizione via via più fine. Si tende quindi a:
lim
 ti 0
∑ F i  t i
i
n ∞

Se tale limite esiste esso è proprio l'integrale da cui siamo partiti nel definire l'impulso
della forza F  .
In generale quindi, in analogia con quanto appena detto, data una funzione f che potrà
essere vettoriale o scalare interpreteremo

∫f dt = lim
 ti 0
∑ f i ti
t i
n ∞

Dal punto di vista dimensionale (aspetto che non dobbiamo mai trascurare
nell'esaminare criticamente le equazioni che scriviamo) [ ℑF ] = [ F T ] e la sua unità
di misura nel Sistema Internazionale è il kg m/ s .
Tornando ai concetti di integrale e di media, provate a ripetere il ragionamento fatto per
l'impulso nel caso che la grandezza in questione sia la velocità e definite la velocità
media su un intervallo di tempo. Potrete considerare sia il vettore velocità sia il suo
modulo. Come conseguenza della definizione di integrale si ottiene la seguente proprietà
che andremo subito ad utilizzare:

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Secondo teorema fondamentale del calcolo integrale: dato un intervallo  t se f è
la derivata di P in ogni punto di un intervallo aperto che contiene  t (P è detta
d
primitiva o antiderivata di f ), cioè P t  = f t  ∀ t ∈ t allora
dt
P  t 2 − P  t 1  = ∫ f  t  dt ,  t = t 2 −t 1
t

 R delle forze applicate ad un punto materiale di


Nel caso dell'impulso della risultante F
massa m, dalla seconda legge di Newton:

 R = m a = m d v = d m v e dal secondo teorema fondamentale del calcolo


F
dt dt
integrale otteniamo che
 = m v t 2 −m v t 1  =   m v  =  p

dove p ≡ m  v è detta quantità di moto del punto materiale di massa m che muove in
un certo istante rispetto a un certo osservatore con velocità  v . L'impulso della
risultante delle forze è pari quindi alla variazione di quantità di moto e rappresenta
l'effetto dell'applicazione delle varie forze nell'intervallo di tempo considerato. Tali
considerazioni saranno particolarmente utili nel discutere gli urti che vedremo nelle
lezioni sulla Dinamica dei sistemi di punti materiali.
Notiamo infine nel concludere questa discussione sulla seconda legge di Newton, che in
virtù della definizione della grandezza fisica quantità di moto la seconda legge può
essere scritta come:

 R = d p
F
dt
Veniamo ora alla terza legge di Newton. Alla base di essa è il fatto che la forza è una
grandezza fisica legata ad una mutua interazione tra oggetti. Anche quando è vista come
l'azione di un corpo su un altro non va dimenticato questo fondamentale aspetto.

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Terza legge di Newton (principio di azione e reazione): la forza esercitata da un punto
materiale su un secondo punto materiale è uguale e opposta alla forza esercitata dal
secondo punto materiale sul primo.
Supponiamo di avere due punti materiali isolati (cioè che non interagiscono con altri
punti) che interagiscono tra di loro:
d p2 d p1
 12 =
F e F 21 = . Se sommiamo le due equazioni, per il terzo principio
dt dt
d p1 d p2 d p1  p2
otteniamo: F 21 F
 12 = 0 =  = cioè la quantità di moto
dt dt dt
totale del sistema dei due punti è costante nel tempo (la derivata rispetto al tempo è 0).
Legge di conservazione della quantità di moto. Questa è una legge fondamentale nella
dinamica dei sistemi ed ha validità universale oltre i limiti della Meccanica Classica:
essa resta valida sia nella Fisica Relativistica sia nella Meccanica Quantistica.

Sottolineiamo ancora che la seconda e la terza legge di Newton valgono in ogni


sistema di riferimento inerziale, la cui esistenza e definizione costituiscono il
contenuto della prima legge.

Per mettere meglio a fuoco e cominciare a familiarizzare con le leggi della dinamica del
punto materiale consideriamo questo famoso apparente paradosso:
Un asinello, che sia pur molto intelligente è sempre un asino, sentendo parlare il
padrone con un amico della terza legge di Newton, immediatamente pensa:
“ma allora, se è vero che è uscita questa legge, d'ora in avanti sarà inutile che io tiri un
carretto poiché, anche se tiro con tutta la mia forza, il carretto mi oppone una forza
uguale e contraria per cui non ci muoviamo”. Come spieghiamo all'asinello, ammesso
di farci capire, che questa legge non è “uscita” ma è una legge della Fisica e che può
continuare tranquillamente a tirare il carretto con lo stesso effetto che ha sempre avuto?
La risposta è semplice: è vero che se l'asino tira il carretto con una forza, il carretto
reagisce con una forza uguale e contraria a questa, ma se vogliamo esaminare come
varia il moto del carretto dobbiamo prendere in considerazione solo le forze applicate
ad esso e non quelle che esso esercita.

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Prendiamo lo spunto da questa semplice osservazione per una prima applicazione delle
leggi di Newton. Su un tavolo liscio tiriamo con una forza F ⃗ due blocchi di massa
m1 ed m2 collegati rigidamente tra loro. Il fatto che il tavolo sia liscio ci porta a
trascurare l'attrito che esso esercita sui blocchi.

m2
m1 
F

La forza F è esercitata solo sul blocco di massa m2 il quale a sua volta esercita una
forza su quello di massa m 1 trascinandolo con sé nello stesso moto. Indichiamo con
 C (forza di contatto) la forza esercitata da m2 s u m1 . Per il terzo principio
F
m1 esercita su m2 una forza pari a − F  C . Lo schema, per quel che riguarda le
forze in orizzontale è quindi il seguente:
m2
C
−F 
F

m1 C
F

Assumendo che noi osservatori e il tavolo siamo fermi in un sistema inerziale (questa

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sarà una buona approssimazione se il tavolo è fermo in un laboratorio poiché l'effetto
della rotazione della Terra in un esperimento come questo è certamente trascurabile)
possiamo applicare la seconda legge di Newton e scrivere, proiettando lungo un asse
nella direzione del moto verso destra:

{
F− F C = m 2 a
F C = m1 a F ≡ ∣F∣  C∣ , a ≡ ∣a∣
 , F C ≡∣F
F =  m1 m2  a
L'accelerazione è la stessa perché i blocchi sono collegati rigidamente. La terza
equazione che formalmente è la somma delle prime due esprime il moto del sistema
costituito dai due blocchi. Vediamo quindi che il terzo principio è essenziale nell'analisi
fatta per farci rilevare la presenza del secondo blocco. Lo sforzo che facciamo nel tirare
il primo senza che il secondo gli sia attaccato (vedi la prima equazione senza il termine
−F C ) è ben diverso che quando tiriamo entrambi!
Cercate di far vostro in tutti i dettagli il semplice esempio precedente. Molte delle cose
dette verranno spesso sottintese ma è fondamentale averle chiare nella propria mente.
Faccio un breve elenco di ciò che spesso si tralascia di dire dandolo per scontato (cosa
che chi è all'inizio dello studio della Dinamica non può assolutamente fare):
1) tavolo liscio equivale ad attrito col tavolo trascurabile;
2) il moto descritto avviene in un sistema di riferimento inerziale;
3) consideriamo le sole forze orizzontali;
4) viene scelto un asse orizzontale diretto lungo il moto verso destra;
5) venono indicati i moduli dei vettori con la lettera stessa senza freccia;
6) le equazioni ottenute sono la proiezione lungo l'asse scelto delle equazioni
vettoriali che derivano dalla seconda legge di Newton;
7) l'accelerazione è quella comune ai due blocchi perché essi sono rigidamente
collegati fra loro.
Fate l'analogia tra questo esempio e quello dell'asinello. A proposito: qual è l'analogo
della forza F in quel caso e chi la esercita sul sistema “asinello + carretto”?
Ricordate che nell'utilizzare il terzo principio è essenziale aver chiaro per ogni forza
in gioco chi la esercita e su chi è esercitata.

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Per completare l'esempio rendiamolo un esercizio con valori numerici. Supponiamo che
m1=1,0 kg , m2 =2,0 kg , F =2,0 N
Quanto vale l'accelerazione del sistema? Quanto vale F C ?
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[R. a=0,67 m / s , F C =0,67 N ]
Se la forza F spingesse il blocco di massa m1 anziché tirare quello di massa m2
quanto varrebbe F C ?
[R. F C =1,3 N doppia rispetto a prima ]