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Faleritanum. Anno II, n.

2, gennaio–dicembre 2017
ISBN 978-88-255-xxxx-x
DOI 10.4399/97888255xxxxx4
pag. 23–37 (maggio 2018)

Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica


Riflessioni in margine a un romanzo di successo

A G∗

Costantino fu un brutale tiranno che introdusse uno spietato diritto


penale, eliminò a uno a uno i suoi rivali e fece assassinare numerosi
familiari; ma fu anche l’imperatore che diede riconoscimento ufficia-
le al cristianesimo, di cui favorì la diffusione all’interno dell’Impero
romano. «Egli soltanto imbattibile e invincibile tra tutti gli imperatori
di ogni epoca, per sempre vittorioso, splendido dei trofei riportati
costantemente sui nemici, imperatore quale mai si abbia avuta notizia
o si ricordi che ne sia esistito un altro in ogni tempo, tanto caro a Dio
e tre volte benedetto, tanto pio e felice da conquistare con estrema
facilità molti più popoli dei suoi predecessori e da portare il suo re-
gno a compimento senza affanno, fino alla fine» . Con queste parole
Eusebio, vescovo di Cesarea, tesse le lodi dell’imperatore Costanti-
no, a suo modo di vedere un santo particolare, che da un lato ha
contribuito all’affermazione del cristianesimo nell’Impero romano,
dall’altro ha venerato il dio Sole per tutta la vita. Considerato uomo di
grande rettitudine, non esitò d’altra parte a far uccidere ferocemente
moglie, figlio, suocero e tre cognati. Fu anche un uomo religioso,
però sappiamo che si fece battezzare solo sul letto di morte. Il per-
ché dell’enorme processo di cambiamento della religione avviato da
Costantino rimane oscuro nel corso dei secoli. Alcuni studiosi con-
siderano l’imperatore un sovrano cristiano di eccezionale levatura,
dotato di enorme larghezza di vedute e senza il quale il cristianesimo
sarebbe rimasto una setta d’avanguardia. Per altri, che hanno come

Professore ordinario presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università
Urbaniana, Roma.
. E, Vita di Costantino ,, a cura di L. Franco, Milano , –.


 Armando Genovese

capostipite lo storico svizzero Jacob Burckhardt, fu soltanto un egoista


assassino, che ebbe l’astuzia di comprendere la forza del cristianesimo
a livello mondiale e di sfruttarla a proprio vantaggio . Il cristianesimo
fu dunque uno strumento a buon mercato per i progetti di un arrivista
senza scrupoli? All’epoca di Costantino la fede cristiana non aveva un
ruolo di primo piano: la professava meno del % dei  milioni di
abitanti dell’Impero romano, e i credenti in Gesù Cristo erano una
rarità nei ranghi dell’esercito e tra la classe dirigente. Cosa ha indotto
un imperatore nato in un’élite pagana a rompere con i suoi valori e
abbracciare quelli cristiani?
I brevi appunti che seguono sono nati in contesto di lezione univer-
sitaria e mantengono un andamento discorsivo e puntuale: intendono
fornire lo status quaestionis, al quale si devono aggiungere ulteriori
ricerche, tenendo presente che la bibliografia su Costantino è ster-
minata, e ne va fatto un attento discernimento. In particolare questi
appunti intendono tenere desta l’attenzione su un problema che è
piuttosto lontano da soluzioni unanimi.

. Le tesi espresse nel Codice da Vinci di Dan Brown

Il tema è stato sempre di grande rilevanza. Negli ultimi anni è ritornato


in auge, soprattutto a causa della rappresentazione che nel romanzo
di Dan Brown viene fatta dei rapporti di Costantino col Cristianesimo:
pur essendo in gran parte frutto di fantasia, come raccomanda il
precetto aristotelico del verisimile, anche la pura favola non deve
pretendere di ammannire al lettore qualsiasi assurdità. Bart Ehrman,

. Nel  a Basilea Jacob Burckhardt, storico svizzero di lingua tedesca, pubblicò
il volume intitolato Die Zeit Constantins des Großen, destinato a segnare un indirizzo di
pensiero i cui esiti permasero a lungo nella riflessione storiografica. Secondo lo storico,
infatti, Costantino fu solo un opportunista politico essenzialmente ateo che si sarebbe
servito del cristianesimo per i suoi piani di governo e a tal proposito Burckhardt coniò
la celebre espressione di christianismus politicus per sintetizzare la condotta di un sovrano
vissuto in un periodo storico di crisi, dalla personalità possente, spregiudicato sul piano
politico. Pur se molto contestato in seguito, soprattutto per una certa tendenza romantica a
ricostruire la storia piuttosto che a giudicarla dai documenti, dobbiamo dire che si resta
stupiti per molte osservazioni di Burckhardt che hanno preceduto di più di un secolo le
nostre conoscenze. Segnaliamo in particolare la traduzione italiana del  per i tipi della
Biblioteca di Storia Patria a Roma, con un’illuminante introduzione di Santo Mazzarino.
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

nel suo libro La verità sul codice da Vinci ha già rilevato alcune delle
gravi inesattezze storiche presenti nel volume di Brown.
Osserviamo subito che nella sua conversazione con Sophie (cap. ),
Teabing amplifica le tesi di un filone di studi circa i rapporti dell’Im-
peratore col Cristianesimo rappresentato principalmente dallo storico
belga della prima metà del secolo scorso Grégoire e dai suoi allievi,
che, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, hanno tentato di di-
mostrare che la tradizione circa la visione della croce, alla vigilia della
battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio nel , e la conseguente
conversione al Cristianesimo di Costantino è destituita di fondamento
e che, in realtà, l’unica svolta nella sua politica religiosa l’imperato-
re l’avrebbe compiuta nel , alla vigilia dello scontro con Licinio,
pur di conquistare alla sua causa le popolazioni della pars orientalis
dell’Impero romano, già profondamente cristianizzate.
Non ci è possibile, in questa sede, affrontare tutte le questioni solle-
vate dalle affermazioni di Teabing, sulle quali esiste una bibliografia
sterminata. Prenderemo in considerazione i «punti fermi» cui è giunta
la critica storica su due problemi essenziali del discorso di Teabing:
) la conversione di Costantino; ) l’intervento di Costantino nell’or-
ganizzazione dell’ortodossia cattolica. A questo aggiungeremo delle
considerazioni finali su Costantino come imperatore.
Un apporto decisivo alla corretta impostazione del problema di
cui si discute è stato dato negli ultimi decenni di studi costantiniani
dal più attento confronto degli elementi di giudizio offerti dalle fonti
letterarie cristiane consistenti essenzialmente nel De mortibus perse-
cutorum di Lattanzio (la cui composizione viene fissata tra il  e il
), nell’Historia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, nella monografia
dello stesso autore dedicata all’Imperatore, la Vita Constantini, sulla
cui autenticità la critica più recente non nutre dubbi, confortata anche
dal ritrovamento di un papiro egiziano (P. Lond. ) contenente l’e-
ditto agli orientali citato nell’opera in questione; da non trascurare le
fonti pagane (i Panegirici latini, indirizzati a Costantino: quelli del 
in occasione delle nozze dell’imperatore con Fausta, del , del ,

. Pubblicato da Mondadori a Milano nel .


. Cfr. H. G, «Eusèbe n’est pas l’auteur de la Vita Constantini dans sa forme
actuelle et Constantin ne s’est pas “converti” en », in Byzantion  (), –. Per un
esame dei pareri critici intorno alla Vita di Costantino cfr. L. T (a cura di), Eusebio
di Cesarea. Vita di Costantino, Napoli , –.
 Armando Genovese

infine quello di Nazario del ), che naturalmente gli attribuiscono


grandi meriti e il materiale storico è presentato con questa funzione,
nonché la Storia Nuova di Zosimo, con quelli desumibili dalle fonti
numismatiche, epigrafiche, e ancora dalle lettere imperiali conservate
nell’Appendice alla storia della controversia donatista di Ottato, infine
dagli editti e dalle leggi.

. Sulla conversione di Costantino

Per quanto riguarda il problema della conversione di Costantino al


Cristianesimo, i punti fermi raggiunti dalla critica possono essere così
indicati:

) Il problema della conversione dell’Imperatore dev’essere inqua-


drato nella più ampia prospettiva di giudizio circa le caratteri-
stiche del paganesimo del IV sec. d. C., nel clima di fermento
religioso in cui visse Costantino, caratterizzato dalla diffusione
nelle classi dirigenti e tra le persone colte della religione so-
lare che diede origine all’idea di un dio supremo, ordinatore
dell’universo, venerato nelle diverse religioni con nomi diversi,
non riferentisi ad esseri diversi, ma ad un unico dio supremo,
ammesso da tutti. Costantino, che non seguiva la vecchia conce-
zione politeistica delle divinità, ma quella monoteistica, solare,
già accolta da suo padre Costanzo Cloro, aveva sottoscritto, nel
, l’editto di tolleranza di Galerio (che costituirà la base per il
successivo editto del ), e approvato l’invito che vi si faceva ai
Cristiani, di pregare il proprio Dio unico, per la fortuna dell’Im-
pero, perché nella sua concezione semplicistica, considerava
appunto il Cristo come una delle manifestazioni sincretizzabili
del dio Sole.
) La familiarità di Costantino, risalente al , col vescovo di Cor-
dova, Ossio, doveva verosimilmente averlo edotto che, secondo
i Vangeli, Gesù era la luce del mondo, il Sol salutis (si pensi
alla figura in mosaico di Sol–Christus, Cristo sul carro solare
in un Mausoleo (B) della necropoli Vaticana). Gli studiosi han-
no rilevato che già nel  Costantino aveva dimostrata la sua
tendenza mistico–politica ad affermare i suoi contatti diretti
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

con la divinità solare: nel panegirico, pronunciato a Treviri nel


, per il genetliaco dell’Imperatore, l’autore narra che mentre
Costantino visitava un tempio del Sole, gli apparvero Apollo e
la Vittoria, che gli offrivano una corona di alloro, ornata con dei
segni di duplice significato: come simboli della divinità solare
propizia, e come pronostico di regno trentennale .
) Al di là dello scetticismo che si può nutrire per le versioni di
Eusebio e di Lattanzio, secondo cui Costantino avrebbe ricevuto
in sogno l’ordine di porre sugli scudi dei suoi soldati le lettere
dell’alfabeto greco chi–rho sovrapposte, costituenti l’inizio del
nome di Cristo, quello che conta veramente resta il fatto che
egli affrontò lo scontro finale affidandosi alla protezione del Dio
dei Cristiani. Uno degli indizi più importanti a favore della tesi
che la conversione di Costantino non sia stata una mossa politica
astutamente calcolata ma, come egli stesso annunciò nel suo
proclama pubblico, il frutto della genuina e ispirata, anche se
rozza, persuasione che l’Altissima divinità al cui servizio era
stato chiamato, fosse una dispensatrice di vittoria più potente
dei vecchi dei, è costituita dal fatto che Costantino, ergendosi
a difensore del Cristianesimo, davvero non poteva sperare di
ottenere utili appoggi, considerando che da ogni punto di vista
i Cristiani in Occidente erano una piccola minoranza.
) Un segno inequivocabile della rottura con la religione ufficiale
è costituito dal fatto che l’Imperatore, facendo il suo ingresso
a Roma il giorno dopo la battaglia di Ponte Milvio, non andò
in Campidoglio e non vi depose un’offerta a Giove Ottimo
Massimo. È vero che le prove che il suo primo ingresso a Roma
abbia avuto proprio questo andamento sono tutte indirette, ma
esiste un’altra prova, inconfutabile, delle distanze prese da Co-

. Cfr. M. S, I Cristiani e l’Impero Romano, Milano  , . Non ci meraviglia
di sapere che, all’interno del cristianesimo, qualcuno sostenesse che Gesù risorto fosse
localizzato nel Sole, e che di conseguenza i Cristiani adorassero il sole: ancora nel V
secolo, in un discorso tenuto per Natale, Leone Magno lamenta che alcuni che vanno nella
Basilica di san Pietro, prima di entrare, si girano indietro a guardare il sole che nasce e si
inchinano, e mettere in guardia da un culto che risulta inaccettabile per i cristiani (Tract.
,). Questione che era stata affrontata, peraltro, già da Origene nel Contra Celsum (,): a
Celso che domandava per quale motivo Giudei e Cristiani non adorassero il sole e le stelle,
Origene faceva notare che i cristiani non possono ragionevolmente adorare ciò che è una
piccola scintilla di cui Dio stesso è il creatore.
 Armando Genovese

stantino dal paganesimo: tre anni dopo, nel , l’inaugurazione


dei decennali imperiali si tenne senza «il fumo e il fuoco» dei
sacrifici pagani, come attestano i medaglioni d’argento battuti in
quell’occasione, strumenti di propaganda per eccellenza, il cui
rovescio presenta il busto dell’imperatore con l’elmo incoronato
dal monogramma di Cristo. Il senso ovvio di questi medaglioni
è stato a lungo offuscato dal fatto che nei due esemplari noti,
fortemente abrasi, il segno sull’elmo poteva essere interpretato
in più d’un modo. Con la pubblicazione da parte di Konrad
Kraft di un terzo esemplare sul quale senza alcun dubbio si
vede il crisma acquistiamo un nuovo punto di vista .
) La politica religiosa di Costantino, dopo il Convegno di Milano
del  e l’editto di liceità del Cristianesimo, fu aderente a quel-
l’editto che mirava alla pace e all’armonia spirituale dei sudditi,
e le due religioni, pagana e cristiana, conciliabili in un generico
monoteismo sincretistico, godevano delle stesse libertà e degli
stessi diritti. Tuttavia è evidente anche dalla sua attività legi-
slativa che Costantino, pur restando egli il capo ufficiale della
religione tradizionale, cercò di portarla ad una nuova superiore
concezione, non favorendone le forme più politeistiche e primi-
tive, mentre, pur riconoscendo la libertà religiosa dei Cristiani e
senza condannarne a priori le sette, cercò con metodi razionali
di convinzione, attraverso le gerarchie ecclesiastiche, di elimina-
re i dissidi, sfavorevoli al suo miraggio unitario. Limitiamoci a
richiamare, a sostegno di questa argomentazione, alcune delle
disposizioni, che a noi risultano significative, le più importanti
anteriori al  :
— Cod. Theodos. IX , – proibizione dei riti di magia e
dell’uso di filtri amatori ().
— Cod. Theodos. IX ,– – divieto agli aruspici, ai sacer-
doti, di passare le soglie di qualunque casa privata, sotto

. Cfr. K. K, «Das Silbermedaillon Constantins des Großen mit dem Christusmo-
nogramm auf dem Helm», in Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte / (–),
–: qui lo studioso prendeva le distanze dalla tesi di Grégoire sul racconto della
“visione” offerto da Eusebio nella Vita di Costantino.
. Si veda: R. L T, «Costantino tra fede, economia e politica: privilegi fiscali,
costruzioni sacre», in T. C (a cura di), L’impero costantiniano e i luoghi sacri, Bologna
, –.
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

qualunque scusa, con gravi pene per essi e per chi li


accoglieva ().
— Cod. Theodos. II , – osservanza del giorno festivo setti-
manale cristiano, a tutti gli effetti, portato però dal sabato
a coincidere col dies solis pagano nella domenica ().
— Cod. Theodos. XVI , – minaccia di gravi pene ai pagani
che cercavano di costringere gli ecclesiastici ed i singoli
cristiani alla celebrazione di riti appartenenti a diversa
religione ().
— Cod. Theodos. XVI , – permesso per la Chiesa di riceve-
re eredità ().
— Cod. Theodos. VIII , – abrogazione delle leggi contro
il celibato ().
— Cod. Theodos. I ,  – Concessione ai vescovi di giudicare
quelle cause civili in cui anche solo una delle parti in lite,
nonostante l’opposizione dell’altra, avesse fatto istanza di
deferire il caso al tribunale episcopale () .

Da queste leggi si evince che i pagani potevano partecipare alle


cerimonie pubbliche del loro culto; ma non potevano fare sacrifici e
cerimonie aruspicali private, né costringere i Cristiani a venerare gli
dèi, ivi compreso naturalmente il culto imperiale. Alla luce di questi
elementi risulta difficile sostenere, come fa Teabing, che Costantino ri-
mase un pagano per tutta la vita e che ricevette il battesimo in punto di
. Il tribunale episcopale (noto come audientia episcopalis o episcopale iudicium) costi-
tuisce una forma di coinvolgimento diretto dei vescovi nell’amministrazione imperiale dei
secoli IV e V. La costituzione del  consente all’una o all’altra parte in causa il diritto di
trasferire una causa civile da un giudice a un vescovo in qualsiasi punto degli atti giudiziari.
Conseguentemente, persino i non cristiani avrebbero potuto richiedere che le loro cause
fossero ascoltate da vescovi piuttosto che da giudici. Successivamente Costantino, con
una costituzione del  (Sirm. ) rese obbligatorio, anche per i nolentes, sottoporsi alla
iurisdictio episcopale, dunque le riconobbe esplicitamente la caratteristica di giurisdizione
originaria ed esclusiva. Gli imperatori Arcadio e Onorio su questo punto ritornarono al
regime stabilito da Costantino nel ; infatti, con una costituzione del  d.C., tràdita
in Codex Iustinianeus I ,, disposero che le parti dovessero essere d’accordo nell’adire il
vescovo, permettendo nuovamente di poter considerare l’episcopalis audientia come una
sorta di giustizia arbitrale. Cfr. R. D, «Chiesa e Stato», in A.D. F (a cura di),
Agostino. Dizionario Enciclopedico, Roma , –, soprattutto –; C. H,
«Episcopal Power in Forensic Contexts: The Evidence from the Theodosian Code», in G.
B, R. L T (a cura di), Istituzioni, carismi ed esercizio del potere (IV–VI secolo
d.C.), Bari , –.
 Armando Genovese

morte contro la sua volontà. Non è tanto semplice neanche sostenere


il contrario, dal momento che espressioni della fede di Costantino non
sono perspicue: si studi, ad esempio, la numismatica per osservare la
presenza molto discreta di simboli cristiani .

. L’organizzazione dell’ortodossia cattolica

Veniamo al secondo punto, quello riguardante l’intervento di Costantino


nella organizzazione dell’ortodossia cattolica, col Concilio di Nicea.

) È falso, alla luce dei dati storici, che Costantino abbia deciso
nel  d.C. di unificare Roma sotto la religione cristiana, come
argomenta Teabing, perché pagani e cristiani cominciavano
a litigare. È un’affermazione che non tiene conto di tutta la
politica religiosa svolta da Costantino nel decennio precedente,
sia nei confronti dei pagani che dei cristiani.
) Non appena Costantino cominciò a legiferare, infatti, a favo-
re del clero cristiano si trovò personalmente implicato nelle
dispute interne, in particolare in quella che contrapponeva a
Cartagine i Cattolici ai Donatisti, che avevano assunto una li-
nea rigorista sulla questione della riammissione di quella parte
del clero che era caduto in errore, che cioè aveva consegnato
le Sacre Scritture durante l’ultima persecuzione. I Donatisti,
nel , si appellarono all’Imperatore secondo la procedura in
uso nei processi civili e Costantino, a sua volta, sottopose la

. La medaglia argentea coniata dalla zecca di Ticinum molto probabilmente in occasio-


ne dei decennalia dell’imperatore, molto citata per dimostrare la conversione di Costantino
(Staatliche Münzsammlung di Monaco di Baviera, inv.  ), non andrebbe sopravvalutata,
all’interno di una numismatica costantiniana in cui i segni di conversione non sono partico-
larmente evidenti. Fu per primo A. A (The Conversion of Constantine and Pagan Rome,
Oxford ,  ) a sostenere che tale medaglia rivestirebbe particolare importanza per
la storia della conversione costantiniana; però, una visita alla collezione numismatica del
Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle terme, per un’osservazione ampia e
diretta del conio di Costantino, porta ad essere molto prudenti in proposito. Interessanti e
ben documentati: M. F, «Costantino nelle mostre dal XX secolo. Un imperatore e la
sua immagine», in A. M (a cura di), Costantino I. Enciclopedia costantiniana sulla figura
e l’immagine dell’imperatore del cosiddetto Editto di Milano –, Roma , –; C.
C, «Il “monogramma” di Costantino: una storia (forse) decapitata», in T. C
(a cura di), L’impero costantiniano e i luoghi sacri, Bologna , –.
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

questione ad una riunione di vescovi a Roma e poi, quando i


Donatisti rifiutarono di accettarne il giudizio, previo il consenso
di papa Silvestro, la presentò, nell’agosto del , ad un grande
concilio di vescovi della Gallia, a cui papa Silvestro inviò i suoi
rappresentanti, ad Arles.
) Nell’ottobre del , dopo la definitiva eliminazione del rivale
Licinio, Costantino inviò due editti agli Orientali, riferiti da Eu-
sebio nella Vita Constantini, contro la cui autenticità non sono
state portate prove convincenti. Il primo di essi (Vita Constantini
II –), conservato parzialmente anche in un papiro (Pap. Lond.
) — e ciò è un argomento considerevole a favore dell’auten-
ticità sostanziale del racconto di Eusebio — intendeva rimettere
in vigore, nella sua interezza, a favore dei Cristiani, le disposi-
zioni concordate a Milano nel . Un secondo editto–lettera
era inviato ai provinciali d’Oriente, per fissare, sempre secondo
gli accordi di Milano, le condizioni per i pagani. Facendo la tara
delle affermazioni di Eusebio, risulta che Costantino, ancorché
sempre più toccato dal Cristianesimo, com’è dimostrato dalla
scelta di Acilio Severo, amico di Ossio e di Lattanzio come prae-
fectus Urbi di Roma , cercava di impedire le manifestazioni di
estremismo e di superstizione che considerava anacronistiche,
ma è inammissibile pensare, come afferma Eusebio, ad una sua
battaglia contro il paganesimo, perché, in tal caso non trovereb-
bero spiegazione alcune sue decisioni di netto sapore pagano
posteriori al . Un’iscrizione (CIL XI ) di Hispellum de-
gli anni – riporta il testo di un rescritto dell’Imperatore
con cui si permetteva agli abitanti di quella città di dedicare un
tempio alla Gens Flavia, trapiantando da Volsinii la sede, per
gli Umbri, di quel culto imperiale. E ancora nel , confer-
mando decisioni analoghe del  , stabiliva l’immunità dalla
carica di praepositus annonae e da altri inferiora munera per gli
ex–sacerdotali, flamini e decemvirali di Cartagine. E se, dopo
la sua morte, dal Senato pagano egli fu dichiarato «divus», pare
chiaro che i pagani non lo consideravano, durante il suo lungo
dominio, apostata della vecchia fede.

. G, De vir. ill., ; Chron. min., I .


. Cod. Theod. XII ,; ,.
 Armando Genovese

) La convocazione del Concilio di Nicea va, dunque, inquadrata


nel contesto della politica religiosa di unificazione tenacemente
perseguita dall’Imperatore. Il concilio, a cui l’imperatore pre-
mise un discorso e a cui assistette con zelo, quale epískopos tôn
ektós, vescovo di quelli di fuori: vale a dire, dei laici, che stanno
fuori dall’organizzazione ecclesiale vera e propria, rappresen-
tante del potere politico, tenendo il contegno di equilibratore
tra le sentenze dei vari gruppi, doveva, secondo lui, portare
alla redazione di formule–basi, che servissero poi a controlla-
re agevolmente il grado di ortodossia, e che giovassero per
radicali e rapide soluzioni delle dispute, attuali e future. Cer-
to, questa autoconsacrazione «episcopale», unita al fatto che
non era stato battezzato, fino a quel momento, creava parecchi
malumori all’interno della gerarchia ecclesiale, ma non pote-
vano essere espressi troppo apertamente, dati i favori ricevuti
dall’imperatore.

I problemi erano troppo complicati per potersi prestare a una rapida


soluzione. La conclusione del Concilio di Nicea fu solo apparente-
mente trionfale, ma non molto tempo dopo Ario venne riabilitato
e i vincitori stessi di Nicea si sentirono in pericolo. Atanasio, capo
dei vincitori di Nicea, fu esiliato nel  e dovette subire varie volte
questo destino durante la generazione successiva. Gli ultimi eventi
dei dissidi fra i Cristiani, a cui Costantino, nel , applicò la sua ope-
ra, confermano che per l’Imperatore era essenziale non la vittoria
dell’Arianesimo o dell’Ortodossia, ma la concordia tra i fedeli e la
rinuncia all’uso di sistemi non degni per elevati dissensi religiosi, co-
me dimostra, ad esempio, la sua decisione di condanna all’esilio del
meliziano Giovanni Arkaph di Memfi, che aveva base in quel periodo
in Antiochia, malevolo e molto ambizioso .
Ad una considerazione superficiale dei fatti, potrebbe apparire che
Costantino si sia lasciato attrarre all’arianesimo, facendosi, infine, bat-
tezzare da un vescovo ariano. Tuttavia, se si considerano gli eventi
con minore semplicismo, appare chiaro che egli si adattò di volta in

. Cfr. M. S, La crisi ariana del IV sec., Roma , . C. G–S,
Doctrine and Power. Theological Controversy and Christian Leadership in the Later Roman Empire,
Berkeley–London , .
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

volta alle mutazioni dell’ambiente: di fatto, se nel  egli accolse le


conclusioni del Concilio ecumenico di Nicea, fu perché credette che
l’opinione della maggioranza risultante avrebbe sopraffatto quella dei
dissidenti, giungendo all’accordo spirituale. Da quando però si accorse
che quella maggioranza era fittizia, egli usò ogni mezzo che gli pareva
giusto ed opportuno, ora accogliendo le istanze degli uni, ora quelle
degli altri, ora consigliando l’accordo, ora intervenendo per eseguire i
tagli che parevano necessari; perché il suo scopo era essenzialmente
quello di ottenere la pace fra i sudditi, qualunque fosse la loro sfuma-
tura di concezioni religiose. Le vittorie, discordi, che si profilavano
gradualmente, in Oriente dell’arianesimo sull’atanasismo ortodosso e
in Occidente del cattolicesimo sul donatismo, non si dovettero a sue
deliberate decisioni, ma furono le risultanze degli sviluppi degli eventi
ai quali egli si adattò, anche se talvolta di malavoglia.
Costantino orientatosi verso il Cristianesimo, sicuramente dal ,
si mantenne, almeno esteriormente, al di sopra della mischia, fino
agli estremi momenti della sua vita, come capo di uno stato in cui
esisteva ancora una religione tradizionale di cui egli era sempre il
pontefice massimo, anche quando egli alla religione cristiana aveva
concesso il sopravvento. Tale sua posizione giustifica, infatti, tutti i
contrasti che hanno portato gli studiosi alle tesi opposte, ch’egli fosse
ancora nettamente pagano, o già decisamente cristiano. Anche per
motivi politici gli conveniva conservare la posizione sincretistica, che
gli permetteva di conciliare e dominare tutte le tendenze contrastanti.
In realtà, in equilibrio tra paganesimo e cristianesimo, nella sua con-
cezione abbastanza semplicistica, egli non doveva trovare contrasto
tra l’essere pontefice massimo e futuro divo per i pagani, e l’essere
vescovo esterno, tredicesimo apostolo e novello Mosè, per i Cristiani:
erano per lui due facce di una stessa medaglia. Ciò deve renderci tanto
più cauti a prendere alla lettera certi testi eusebiani, che non falsifica-
no, come fu precipitosamente dichiarato, fatti e documenti, ma che li
«cristianizzano», con delle aggiunte e dei ritocchi, dovuti alla volontà,
entusiastica più che in mala fede, di dimostrare la decisa professione
di fede cristiana dell’imperatore.
 Armando Genovese

. L’imperatore

«Per il romano Costantino, il segreto della storia è la potenza; per


questo, l’unico Onnipotente dev’essere pubblicamente, religiosamente
onorato dall’unico imperatore, che Egli ha innalzato alla signoria del
mondo» . Costantino è convinto che il mondo intero possa essere
regolamentato, di conseguenza anche la religione, e finisce per inter-
venire in controversie interne alla Chiesa, anche se in realtà conosce
la fede cristiana solo per sentito dire. Da una parte combatte duramen-
te contro gli eretici, dall’altra tratta i pagani in maniera diplomatica,
poiché gli servono per tenere unito l’impero e, cosa non secondaria,
costituiscono buona parte dei suoi sudditi. Stabilisce per decreto che i
pagani godano la stessa pace e prosperità dei credenti . E se un culto
pagano riguarda la persona dell’imperatore, egli dimostra tutta la sua
benevolenza, come nel caso della città umbra di Spello, che abbiamo
citato sopra, a cui concede il permesso di costruire un tempio in ono-
re della Gens Flavia. Costantino ha ormai raggiunto l’apice della sua
potenza, ma l’assolutismo porta con sé la paranoia: il despota è conti-
nuamente ossessionato dal tradimento e promette laute ricompense a
chi denuncia gli infedeli. Nel  si realizza una sanguinosa strage, in
cui cadono vittime la moglie Fausta (annegata nell’acqua bollente), il
figlio maggiore Crispo (avvelenato) e numerosi gerarchi . Non è mai
stato chiarito se in quei giorni si siano verificati ulteriori avvenimenti
su disposizione dell’imperatore autoproclamatosi cristiano, ma proba-
bilmente si tratta di azioni punitive così efferate che il fido biografo
di Costantino, Eusebio, non ne fa volutamente menzione. Dopo le

. G. L, «Tempus destruendi et tempus aedificandi. “Distruzione” protocristia-


na del Tempio e ri/edificazione costantiniana dei luoghi santi in Eusebio di Cesarea», in T.
C (a cura di), L’impero costantiniano e i luoghi sacri, Bologna , .
. Celebre la scoperta fatta nel  a Roma, vicino Porta del Popolo, del frammento
di un’iscrizione del secondo secolo: «Se qualcuno oserà arrecar danno a questa struttura,
o comunque disturbare la pace di chi vi è sepolto a causa del fatto che lei, mia figlia è
stata [o è sembrata essere] una pagana tra i pagani, e una cristiana tra i cristiani. . . ». Segue
quindi l’elenco delle pene in cui sarebbe incappato il profanatore del sepolcro. Quod inter
fedeles fidelis fuit, inter alienos pagana fuit significa che Cristianesimo e Paganesimo non
erano sempre in conflitto, ma talvolta si incontravano in un indifferente sincretismo: cfr. il
prezioso volume, ristampato, di R.A. L, Roma pagana e cristiana: la trasformazione
della città attraverso i secoli, dai templi alle chiese, dai mausolei alle tombe dei primi papi, Roma
, .
. Cfr. Z  P, Storia nuova II, .
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

epurazioni il rapporto dell’imperatore con la città di Roma si guasta


e, quando Costantino nomina prefetto l’ennesimo cristiano, aumen-
ta il malcontento dell’élite pagana: nel foro iniziano a circolare versi
satirici che paragonano Costantino a Nerone che aveva, a sua volta,
sterminato la famiglia. Nell’anno , durante i festeggiamenti per il
ventennale dell’impero costantiniano, si arriva a un’aperta rottura tra
il sovrano e la capitale. In un caldo giorno d’estate Costantino sfila per
la città in pompa magna. Cavalieri e fanti con elmi, scudi e corazze
lucenti accompagnano il corteo; ma sulla strada verso il tempio di
Giove, il più importante santuario pagano di Stato, il monarca, contrav-
venendo al protocollo, fa dietrofront all’ultimo istante senza onorare gli
dèi. La cerimonia lascia il posto ai disordini: Costantino viene investito
dagli insulti e i più facinorosi deturpano immagini e statue della casa
imperiale. L’aristocrazia romana non deve neanche sporcarsi le mani,
poiché è il popolo stesso a dar voce all’insoddisfazione dei nobili. A
questo punto Costantino ne ha abbastanza e decide di voltare le spalle
a Roma . «Piuttosto che osteggiare la capitale tradizionale, egli dirada
gradualmente le sue visite alla città, la correda di importanti edifici
ecclesiastici i quali per lo più si collocano al di fuori delle mura per non
“offendere” il centro pagano. . . Procede quindi più per “sostituzione”
che per “distruzione”» . Egli d’altra parte già da tempo aveva pensato
di stabilire la sua residenza personale in un’altra città, creata a sua
immagine e somiglianza su ispirazione dell’ennesimo «sogno divino».
Nasce così una «nuova Roma» a Bisanzio, insignificante località orien-
tale lontana dall’Urbe. Verrà chiamata Costantinopoli e per costruirla
l’imperatore non bada a spese: la città sul Bosforo, la moderna Istanbul,
quintuplica le sue dimensioni e viene dotata di tutti i tratti distintivi
della grandezza romana: palazzo imperiale, senato, ippodromo, foro,
porte cittadine, colonnati, acquedotti, terme, cisterne e porti. Il Gran-
de Palazzo è circondato da un intreccio di giardini, cortili e fontane.
Secondo l’uso romano, Costantino fa collocare una pietra miliare nel
centro della città, a indicare le distanze dalle metropoli dell’impero:
ora tutte le strade portano a Costantinopoli. Il sovrano saccheggia

. Sulla mancata processione al Campidoglio ancora di sicuro riferimento la discus-


sione in A. F, La conversione. Da Roma pagana a Roma cristiana, Roma–Bari ,
–.
. T. C, «Gli studi costantiniani: questioni di metodo», in E. (a cura di),
L’impero costantiniano e i luoghi sacri, Bologna , .
 Armando Genovese

’impero, confisca i tesori d’arte di altre città per impreziosire la sua


seconda Roma. Tuttavia la nuova capitale resta una città creata dal
nulla e non è semplice renderla viva. Affinché Costantinopoli attragga
le élites, l’imperatore dona ai neocittadini oro, case e terreni. Per poter
occupare il nuovo senato, ora a maggioranza cristiana, con figure
adeguate al proprio rango, Costantino dà vita a una nuova aristocrazia
formata da burocrati ed esponenti del ceto elevato. E un romano che
desideri prendere in affitto una proprietà fondiaria statale in Asia Mi-
nore deve prima impegnarsi a costruire una casa a Costantinopoli. Nel
centro della nuova città imperiale il monarca assoluto fa erigere una
gigantesca colonna di porfido alta quaranta metri, nel cui basamento
ordina di mettere insieme l’immagine di Pallade Atena con le reliquie
di martiri cristiani. L’ maggio del , atto ufficiale di fondazione
della nuova capitale, tra le preghiere dei sacerdoti e il Kyrie eleison
intonato dalla folla, fa collocare sulla colonna una statua di se stesso, lo
sguardo rivolto a oriente, globo terrestre e lancia nelle mani, il capo
ornato da una corona a sette raggi .
Nel tentativo di far sì che il proprio regno ricalchi quello del Dio
cristiano, unico e universale, Costantino vuole assurgere al ruolo di
divinità e il culto della sua personalità assumerà dimensioni faraoniche.
È il primo sovrano ad abbandonare la sella curulis, la tradizionale sedia
pieghevole degli imperatori romani, a favore del trono. Il diadema,
l’elmo con il cristogramma pieno di gioielli, cintura e scarpe ricoper-
te di gemme preziose fanno splendere il suo corpo come il Sole. Il
resto della sua persona è avvolto nella porpora e i sudditi che osano
portare vesti dello stesso colore vengono giustiziati per lesa maestà.
L’imperatore rimane sempre impassibile, non muove neanche la testa
in segno di saluto, diventa una statua, allegoria dell’immutabilità della
fede. Rifiuta in qualche modo la sua natura umana, innalzandosi a
simbolo astratto dello Stato. La morte è solamente il passaggio da
uno stato di rigidità all’altro. Poco dopo la Pasqua del  Costantino
ha un malore. Le sue condizioni non migliorano neanche dopo le
cure termali, allora il sovrano, sentendo la fine ormai vicina, chie-
de di essere battezzato prima di morire. Il battesimo di Costantino

. Cfr. E, Vita Constantini I, ; M. B, Die Strahlen der Herrscher. Theo-
morphes Herrscherbild und politische Symbolic im Hellenismus und in der römischen Kaiserzeit,
Mainz , –.
Costantino e l’istituzione dell’ortodossia cattolica 

in punto di morte non è un fatto insolito, conosciamo addirittura


vescovi che hanno ricevuto il battesimo poco prima della loro consa-
crazione episcopale. Ritardando il battesimo, infatti, si ha la licenza
per esercitare il potere senza ostacoli, poiché le funzioni militari e
politiche di un imperatore erano inconciliabili con la carità cristiana.
Costantino muore il giorno di Pentecoste del  nella sua villa sul
Mar di Marmara. Lascia in eredità la fede cristiana: quasi tutti gli im-
peratori del IV secolo porteranno la croce sulle loro insegne, fino a
Teodosio I, che eleva il cristianesimo a religione di Stato tra il  e
il . La salma di Costantino viene tumulata in un sarcofago d’oro
nella chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli. Secondo il vecchio
rito romano, Costantino ha status divino e verrà sepolto con tutti gli
onori. La sua morte incarna la contraddizione tra aspirazione cristiana
e prassi pagana che ha caratterizzato tutta la sua vita e che dividerà gli
studiosi ancora a lungo.

Abstract

Chi fu veramente Costantino? Alcuni studiosi considerano l’imperatore un sovrano


cristiano di eccezionale levatura, dotato di grande larghezza di vedute e senza il
quale il cristianesimo sarebbe rimasto una setta d’avanguardia. Per altri fu soltanto
un egoista assassino, che ebbe l’astuzia di comprendere la forza del cristianesimo a
livello mondiale e di sfruttarla a proprio vantaggio. La sua esperienza incarna la
contraddizione tra aspirazione cristiana e prassi pagana che ha caratterizzato tutta
la sua vita e che dividerà gli studiosi ancora a lungo.

Keywords: Costantino, conversione, impero, battesimo, arianesimo, atanasismo,


cristianesimo politico.

What was Constantine really like? Some scholars consider him to have been an
outstanding Christian sovereign, gifted with great foresight, without whom Chri-
stianity would have remained an avant–guard sect. For others he was merely an
egotistical assassin who was clever enough to understand the strength of Christia-
nity on a world level and to use it to his advantage. His experience incarnates the
contradiction between Christian ambition and pagan practices which characterized
his entire life and which still serves to divide scholars.

Keywords: Constantine, conversion, empire, baptism, Arianism, athanasism, politi-


cal Christianity.