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Biciclette d’epoca

immagini,
info pratiche,
dritte
ALFONSO E suggerimenti
GATTO SU bici
LE TOCCANTI bellissime
PAROLE DI UN
POETA AI GIRI
E IL loro
D’ITALIA DEL mondo
1947 E 1948
Distributore: Press-Di Distribuzione Stampa e Multimedia S.r.l. - 20090 segrate (MI) -Tariffa R.O.C. – Poste Italiane Spa –Sped. In Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. In L.27.02.2004, n°46), art.1 comma 1, S/NA - LU € 9,90; PT (Cont.) € 9,90; BE € 10,50; ES € 10,50; FR-MC € 12,50; AT € 13,50; DE € 13,50; CH fr 13,90; CH Ticino fr 13,50

origini,
aneddoti
e cronache
dalla corsa
più dura
BSA MARK V PATTERN ‘43
UNA TESTIMONE DI DUE GUERRE
MONDIALI RESTAURATA AL MEGLIO

AMERICO SEVERINI
LA STORIA E LE FATICHE DI UNO TRA
I PIù GRANDI CAMPIONI DEL CICLOCROSS

la tassa sui velocipedi

parigi
come nascono i “bolli” visti
sulle bici di inizio NOVECENTO l’inferno del nord

ACCORCIARE LE VALVOLE
UN PRATICO TUTORIAL PER RENDERE
roubaix
CICLOSTORICHE // IL CALENDARIO 2020 DI TUTTI GLI EVENTI
I RESTAURI ANCORA PIù PERFETTI
LA STORIA E LA RIEVOCAZIONE DELLA FIRENZE-PISTOIA
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officina del vespista_210x285.indd 1 11/02/20 16:40


In copertina e sotto: Franco Ballerini (si ringrazia Colnago per la foto)

il drago del nord


N
el 1950 il filosofo e accademico svizzero Carl La consapevolezza di essere soli a combattere in una gara
Gustav Jung teorizzò la “sincronicità”, ovvero che quasi sempre diventa una bolgia infernale, in cui, pri-
un principio per cui - in maniera molto sinteti- ma ancora che gli altri corridori, i nemici con cui battersi
ca - tutto quello che sembra casuale in realtà non lo è e le sono la polvere, il fango e le dure rocce scivolose e aguzze.
cose s'incastrano secondo uno schema consequenziale Abbiamo raccontato in questo numero la storia di questa
non intellegibile ai mortali. Lo scrivo perché, proprio il classica monumentale partendo dalle origini, com'è nor-
giorno prima di mettermi a scrivere queste righe, mi sono male sulla nostra rivista, e svelando alcune tra le infinte
trovato a una cena in cui in maniera del tutto casuale - ma storie e caratteristiche che ne hanno forgiato il mito.
non secondo Jung - una ragazza che
sedeva al tavolo con noi a un certo Parlare della Roubaix è stata anche
punto, dopo aver saputo che mi oc- l'occasione per dedicare, nel decen-
cupavo della nostra rivista, ha detto: nale della sua prematura e tragica
«Avevo un fidanzato appassionato di scomparsa, la nostra copertina a
ciclismo. A me non interessava per Franco Ballerini. Ballerini - insieme
niente ma c'era una gara che atten- a Tafi, Museew, Bortolami - è stato
devo con ansia: la Parigi - Roubaix. parte di quello straordinario team
Chissà se quest'anno piove». Mapei che nella metà degli Anni '90,
su bici Colnago in carbonio, andò a
Ho pensato che fosse proprio un prendersi la Roubaix lanciando una
caso di sincronicità di cui valesse la sfida impossibile su cui nessuno
pena parlare. Non tanto per il fatto in avrebbe scommesso un centesimo.
sé - anche se è curioso - quanto per- Eppure vinsero, eccome se vinsero,
ché dà la cifra della potenza e della come gli Argonauti contro il Drago a
maestosità che una gara come la difesa del Vello d'Oro.
Roubaix può suscitare in chiunque la guardi, indipenden-
temente dal fatto che sia un fan del ciclismo. La storica A loro, e a tutti coloro che in oltre un secolo hanno pedala-
gara francese, con i suoi terrificanti e leggendari tratti in to, sofferto, vinto e perso lungo i tratti di pavé che sepa-
pavé, lassù nell'Inferno del Nord, ha saputo raccontare per rano Parigi da Roubaix, va la nostra gratitudine. A loro,
generazioni le gesta di eroi solitari che, in sella ai propri a questi indomiti eroi, che, spingendo sui pedali, hanno
cavalli d'acciaio, hanno lottato con tutte le forze per arri- sconfitto il Drago del Nord.
vare primi al traguardo del velodromo. Alessandro Galli
Sangue, fatica, sudore e ancora fatica. info@biciclettedepoca.net

Il n. 43 di Biciclette d'epoca
sarà in edicola dal 30 aprile

in questo numero
OGGI COME IERI STORIE DI PERSONAGGI E CAMPIONI
L'Eroica News...................................................................2 Alfonso Gatto al Giro d'Italia.......................................40
Firenze - Pistoia: la rievocazione..............................10 Americo Severini............................................................46
Calendario Ciclostoriche 2020...................................11
TUTORIAL
Cover Story: Parigi - Roubaix............................12 Sostituire una valvola...................................................52

LE BICICLETTE
Bianchi Pista 1958 n°999163........................................20 BICICULTURA
Quadrant Mod. 17A.........................................................24 La Tassa sui Velocipedi................................................54
Kirk Precision First Edition '87.................................28 Firenze - Pistoia: la prima gara italiana.................60
Wilier-Triestina K2 Karbon 2002...............................32
BSA Military Bicycles Mark V Pattern '43..............36

Biciclette d'Epoca 1
Nova Eroica e l a sugge s t ione t ricol ore
A lcune novità caratterizzeranno
la prossima edizione
Nova Eroica, in programma a
di
diversi percorsi: il Lungo “Terra di Siena“ di
143 km con 5 tratti di trasferimento in marcia
libera e 4 prove speciali cronometrate; il
che Nova Eroica - come del resto ogni
Eroica che si tiene nel mondo - premia
la partecipazione, dunque le squadre, in
Buonconvento il prossimo 26 Medio “Crete Senesi“ di 85 km con 3 tratti uno spirito generale che invita i ciclisti
aprile. Cambia leggermente la di trasferimento in marcia libera e 2 prove a coprire i tratti di trasferimento vivendo
formula che non prevede più la corsa in speciali cronometrate; il Corto “Val D’Arbia“ la bellezza del paesaggio e la bontà dei
linea finale, inserita in passato per sostenere di 62 km cicloturistica in marcia libera ristori, sempre più elemento distintivo di
lo spirito agonistico di alcuni corridori, senza alcuna prova speciale cronometrata. ogni evento Eroica.
perché poco si sposa con lo spirito originale Il titolo di campione gravel sarà assegnato A fare di Nova Eroica un appuntamento
di Eroica. Al contempo il fascino della sfida, esclusivamente ai corridori che sceglieranno assolutamente da non perdere c’è poi la
che si accende inesorabilmente ogni volta il percorso più lungo e parteciperanno, magica atmosfera di Buonconvento, uno
che si impiega il cronometro, cresce ancor ovviamente, con una bicicletta gravel. Molto dei borghi più belli d’Italia che tutto l’anno,
più perché al termine della gara saranno probabilmente la salita che farà la differenza ma in particolar modo durante il weekend
assegnate le maglie tricolori gravel. Sarà la sarà, come sempre, Monte Sante Marie che eroico, offre tantissime opportunità da
somma dei tempi impiegati nei diversi tratti con i suoi undici chilometri e una pendenza vivere in un vero e proprio festival per tutte
cronometrati a decidere la classifica finale e in qualche tratto anche del 15%, favorirà la le età. A iniziare da Nova Eroica Family
ad assegnare il simbolo di campione. selezione più netta. della vigilia, un invito a tutta la famiglia di
Aldilà della bicicletta scelta, strada, A parte le maglie da campione e le regalarsi una bella giornata in bicicletta.
ciclocross o gravel, si potrà pedalare su tre premiazioni individuali, c’è da sottolineare Livio Iacovella
Nova Eroica and the tricolour

T he next edition of Nova Eroica, which will


take place on 26 April, promises to be full
of surprises. The format will change slightly, no
three different routes to choose from. The 143
km Long “Terra di Siena“ route, with 5 relaxed
pace transfer sections and 4 special time-trials,
Eroica, like all of the Eroica events in the world,
awards participation and teams, in a spirit that
invites cyclists to use the transfer sections to enjoy
longer ending in a road race. In the past, the road the 85 km Medium “Crete Senesi“ route, with the beauty of the countryside, and the delights
race was included to satisfy the competitive spirit of 3 transfer sections and 2 special time-trials, of the food stops, which are an increasingly
some athletes, but it did not really sit well with the the 62 km Short “Val D’Arbia“ route, which is distinctive element at every Eroica event.
original Eroica spirit. Having said that, the thrill LEISURE route, with no timed sections. The title What makes Nova Eroica a date not to be
of the conquest that grows every time a stopwatch of gravel champion will be assigned exclusively missed? The magic atmosphere in Buonconvento,
is mentioned, will be even more intense this time, to cyclists riding gravel bikes on the longest route. one of the most beautiful villages of Italy that
because tricolour gravel jerseys will be awarded at More than likely, the Monte Sante Marie climb offers festival opportunities for people of all ages all
the end of the race. The sum of the times on the will separate the men from the boys! With its 11 year round, but especially during the Nova Eroica
timed sections will decide the final ranking and km and a gradient that touches 15% in places, it weekend. Starting with Nova Eroica Family on the
who wins the symbol of the champion.  promises to be decisive.  eve of the big event; it is an invitation to the whole
Regardless of the bicycle you choose, whether Apart from the champion’s jersey and family to get out and enjoy a day on two wheels.
it’s a road, cyclo-cross or gravel bike, there are individual prizes, it should be noted that Nova Livio Iacovella I

Biciclette d'Epoca 3
L a gr av el? Più che una bici
è uno spirit o
P rima che una bicicletta il gravel biking
è uno spirito, è un modo di interpretare
e vivere le due ruote, uno spirito che poi,
può non avere un impianto frenante a disco,
potente, affidabile e modulabile in tutte le
situazioni e condizioni atmosferiche.
che ovviamente andrà modulata in base al
peso dell’utilizzatore, alle condizioni di gara
(asciutto o bagnato) e appunto alla sezione
per carità, trova una codificazione tecnica Quella che abbiamo appena fatto è la scelta, ma che in ogni caso non dovrà essere
ben precisa attraverso una tipologia di codifica sintetica di un telaio da gravel troppo bassa, pena il rischio di “pizzicare”.
telaio e di componenti che connotano le bike, che poi – lo ripetiamo - si potrà Rapporti? Il monocorona lo consigliamo
vere gravel bike, o se preferite le gravel customizzare come si preferisce in base solo ai praticanti davvero allenati, e
bike native. Questo dettaglio è importante, al percorso da affrontare e anche al nostro anche per loro la guarnitura con doppia
perché se lo scorso anno a Buonconvento stile di guida. Qual è il set up migliore per corona sarà la scelta più adatta per un
vi siete divertiti un mondo in sella alla una gara tipo la Nova Eroica? Gli sterrati percorso dove il rischio che la catena
vostra specialissima adattata al gravel della Val d’Orcia e delle Crete Senesi non cada è basso e dove al contrario la varietà
per l’occasione, certamente vi divertirete sono certo terreni propri di un gravel altimetrica consiglia a tutti di avere la
ancora di più se vi equipaggiate di una biking duro ed estremo, nel senso che il massima disponibilità di moltipliche utili
gravel autentica, ovvero di una bicicletta in fondo è quasi sempre battuto e le asperità a disposizione. Infine scarpe e pedali: se
cui il telaio sembra quello di una normale del terreno sono limitate agli avvallamenti il vostro livello di allenamento è buono
bicicletta da corsa, ma in realtà se ne latitudinali che segnano la sede stradale. oppure è evoluto meglio calzare le più
differenzia perché ha: un passo totale un po’ Oltretutto bisogna considerare le marcate performanti e rigide scarpe (e relativi
più lungo per assicurare maggiore stabilità, porzioni di asfalto che caratterizzano tutti i pedali) da strada, mentre se l’allenamento
un angolazione dello sterzo un po’ più tratti di trasferimento. Insomma, alla Nova scarseggia scarpe e pedali da mtb saranno
marcata per offrire una guida più “morbida”, Eroica quella più adatta non è una gravel obbligati, perché vi serviranno parecchio
una scatola movimento un po’ più bassa “estrema”: gommature troppo generose non in tutti quei tratti dove è possibile il “piede
della bici da ciclocross, ma poco più alta della servono, la sezione di gomma più indicata a terra”. Buon allenamento a tutti, allora, e
bici da corsa; e ancora, una vera “gravel” non sarà da 30, 32 millimetri, con una pressione appuntamento al 26 aprile. Maurizio Coccia

Gravel? More than a bik e ,


it’s an essence
W hat this means is that gravel is not
so much a discipline as an essence; it
is a way to interpret and experience life on
system for all situations and atmospheric
conditions. This is the synthetic description
of a gravel bike frame that can be customised
conditions (dry or wet) and the chosen tyre
size, which should not be too small, to avoid
the risk of puncture. As for the gears, the single
two wheels; it is an essence that has a precise according to your requirements, the route and chain ring is recommended only for trained
technical identity in the type of frame and your cycling style. cyclists, and, even in this case, the best option is
components that characterise the true gravel What are the best fittings for a race like Nova the double chain ring for roads where the chain
bike. This detail is important, because if you Eroica? The white roads in Val d'Orcia and is unlikely to fall off and the elevation gain
enjoyed the event in Buonconvento on your Crete Senesi are certainly not ideal for extreme requires multiple gears.
special adapted bike last year, you will enjoy gravel biking, as the ground is usually quite To conclude, with reference to shoes and
it even more if you use an authentic gravel, compact and the greatest challenge are the pedals: if your training level is good or
whose frame looks like that of a normal racing hollows on either side of the road. Moreover, advanced, you should wear high performance
bike, but is actually quite different because: the large sections of asphalt road, that include rigid road shoes (and related pedals), while,
its pitch is longer to ensure greater stability, all the transfer sections, must be taken into if you have not trained so much, mtb shoes
the angle of the headset is more marked for a account. In short, for Nova Eroica we suggest and pedals are the ideal choice, because they
"softer" ride, the bottom bracket is lower than avoiding "extreme" gravel bikes: too large will help you in those stretches where you
a cyclo-cross bike, but slightly higher than a tyre sizes are not necessary; the most suitable need to touch the ground. Enjoy your training
racing one. A true "gravel" bike must have a is a 30, 32 mm tyre, adjusting the pressure and let’s meet on 26 April at Nova Eroica.
powerful, reliable and modular disc braking according to the weight of the user, the race Maurizio Coccia I
Biciclette d'Epoca 5
Il cicl ismo per riscoprire
il v i aggio e l’av v en t ur a

AUCI,
ll'incontro di Aigle con David
Lappartient,
ho rappresentato
presidente
un
a nuove esplosioni. Ho cercato di rimettere
sul tavolo la storia meravigliosa dei Giganti
della Strada, perché guardando ad essa,
branca del ciclismo, come alternativa anche
culturale ai dettami delle iper preparazioni,
in un ciclismo sempre meno capace di
pensiero, un popolo ed una amandola come merita, si può pensare al scaldare i cuori.
storia, accompagnato da due ciclismo del futuro. Siamo coloro che hanno Lavoriamo per il recupero della bicicletta,
giovani svizzeri entusiasti.  Ho parlato rimesso in campo la strada bianca non solo anche ai massimi livelli competitivi, come
di ciclismo eroico, di ciò che abbiamo per quel meraviglioso viaggio che è L'Eroica, riscoperta dell'avventura e dell'imprevisto,
messo in movimento da un quarto di la prima domenica di ottobre a Gaiole in del viaggio, capace di proporre giovani
secolo, dell'idea di recuperare strade Chianti. L'abbiamo proposta nel 2007 per eroi belli, sorridenti, mangianti, in grado di
dimenticate, a partire da quelle senza una gara di professionisti che sembrava bere un buon bicchiere di vino senza bersi
asfalto, veicolando un messaggio di ricerca folle ed oggi è World Tour, l'abbiamo inserita il cervello e di proporsi come la migliore
di libertà, di sicurezza, di necessità di in gare a tappe e suonava blasfemo, la gioventù possibile in tempi di facili sballi.
togliere uno sport così grande dall'assedio proponiamo con bici moderne e con alcuni Peter Sagan parla ora della sua gara contro
del motore e, troppo spesso, dell'inciviltà, tratti cronometrati, con la formula Nova la noia di un certo ciclismo, la settimana
così come dall'abbraccio troppo affettuoso Eroica, a Buonconvento (Siena) come in Sud scorsa domandava se era lui ad essere
di managers ed apprendisti stregoni. Africa ed in California. diverso o gli altri ad essere tutti uguali.
Ho detto di quanto, intorno agli sviluppi Stiamo sicuramente tra i padri spirituali Su questi temi e su certe strade Eroica
clamorosi di Eroica, si è riconosciuta una del fenomeno Gravel, che indica un'altra via ha posto i suoi traguardi e sta restituendo
marea di persone nel mondo e si è riscoperto per ogni dove. Oggi ci siamo ufficialmente il ciclismo alla passione della gente.
un giacimento di passione inesausta, pronta proposti nel disegnare i tratti di una nuova Giancarlo Brocci
Cycling as a means
to rediscover travel
and adventure

A t a meeting in Aigle, Switzerland, with


David Lappartient, president of the
International Cycling Union (UCI), I, together
up the wonderful history of the Giants of the
Road, because it is through them and the respect
they deserve that we can imagine the cycling of
an alternative that is also culturally different
to the dictates of hyper-preparation, and to the
type of cycling that is increasingly incapable of
with two young Swiss enthusiasts, told him the future. We are the ones who put white roads warming our hearts. 
about my thoughts, my people and our back on the map, not just during the amazing We are working to restore cycling to its
story.  I told him about heroic cycling, about L’Eroica adventure that takes place on the first rightful place, even at top competitive levels.
the machine we set in motion a quarter of a Sunday of October in Gaiole in Chianti. We Cycling should mean the rediscovery of
century ago, the idea of recovering forgotten proposed the white roads for a professional adventure, of the unexpected, of travel; with
roads, starting from those without asphalt. I race in 2007. It seemed crazy at the time but handsome, young smiling heroes who enjoy
wanted to deliver the message of our search for is now part of the World Tour. We included their food and a glass of good wine, without
freedom and safety, of the need to protect this the white roads in stage races when it seemed losing their minds; athletes who are the best
great sport from the attack of motor vehicles like blasphemy. We have organized events on possible youth at a time when it is easy to mess
and, too often, from rudeness, as well as from modern bikes, with timed sections, using the up. Peter Sagan has recently spoken about his
the tight hold of managers and would-be Nova Eroica format, in Buonconvento (Siena), boredom with a certain type of cycling. Just
wizards. as well as in South Africa and California. last week, he wondered if he was different or if
I told him how Eroica’s incredible progress We are certainly among the spiritual fathers everybody else was just the same.
has brought us into contact with a sea of like- of the Gravel phenomenon that proves that Eroica has set its sights on these themes
minded people all over the world, and how we many different paths can take you where you and on these roads, and it is bringing the
have rediscovered a treasure trove of boundless want to go. We have now officially offered to passion for cycling back to the people. 
passion that is ready to explode anew. I brought lay the foundations for a new branch of cycling, Giancarlo Brocci I

Biciclette d'Epoca 7
Bici e spun t ino: in Due pa rol e
Eroica ca f f è Pa dova
Bik es and snacks: Eroica Caffè
Padova in two words
E roica Caffè Padova è uno spazio dove
ritrovarsi per rivivere lo spirito senza
tempo di Eroica tutto l'anno. Eroica Caffé ci
dopo il lavoro o ritrovarsi e partire in sella
per un giro di gruppo. Eroica Caffé Padova
vuole diventare la casa di una community in
from cycling’s golden age, Eroica Caffé Padova
is the place to experience the timeless spirit
of Eroica every day. Come in for a coffee or a
riporta a un'epoca dove il ritmo è a misura crescita, un porto sicuro per tutti gli Eroici di midday snack, unwind with a book after work
d’uomo, dove libri e cimeli invitano a passaggio a Padova e un luogo di ispirazione or join us on a weekly group ride, followed by a
riscoprire un'altra dimensione della vita. per coloro che ancora non si sono innamorati beer or a glass of Chianti. Whatever your goal,
Un'oasi nel cuore della città, dove lasciarsi del ciclismo e della sua storia. Padova’s new hub for cyclists is here to offer
alle spalle la routine e godersi una pausa safe harbour for Eroici travelling abroad, and
condividendo le stesse passioni, gustare
un buon caffè o uno spuntino, per rilassarsi A beautiful oasis in the heart of the city,
decorated with bikes and memorabilia
inspire those new to the sport and its culture to
join the Eroica way. I

P iù che un’inaugurazione quella di Eroica


Caffè Padova è stata una vera e propria
festa d’apertura in perfetto stile eroico. Tanta
magico caratterizza il mondo a pedali»
– spiegano Antonello Carrossa e Andrea
Giacon i due proprietari – «Questo è un
groups of cyclists: from Cittadella, led by Alessio
Berti, from Vicenza, led by Francesco Brojanigo,
from Mirano guided by representatives
bicicletta, da ogni angolo della provincia e luogo in cui stare tutto il tempo utile a of Biciclette Scavezzon, from Rovigo and
tanto cibo, nella migliore tradizione di ogni condividere con gli altri la propria passione Monselice. A party on two wheels that found the
Eroica. La festa si è svolta solo pochi giorni per il ciclismo. Ma siamo felicissimi perfect place to take a break, at the café right in
fa ed ha visto protagonisti un bel gruppo di accogliere a colazione, pranzo o per the city centre, with amazing food, just like the
di ciclisti; anzi, quattro gruppi di ciclisti: l’aperitivo anche tutti quelli che vogliono Eroica food stops all around the world.
da Cittadella guidato da Alessio Berti, da conoscere il mondo ella bicicletta in According to the two owners, Antonello
Vicenza guidato da Francesco Brojanigo, questa città, una delle capitali italiane della Carrossa and Andrea Giacon, «Eroica Caffè
da Mirano guidato dai rappresentanti di mobilità sostenibile». Padova will organise rides, meetings with
Biciclette Scavezzon, da Rovigo e Monselice. authors, travel tales and all those wonderful
Una festa a pedali che ha trovato la sua sosta
naturale nel locale in pieno centro città con
un ristoro da favola, come ogni ristoro eroico
R ather than an inauguration, the Eroica
Caffè Padova had a real opening party in
true Eroica style. Bicycles, from every corner
things that set the cycling world apart. This is
a place where you can pass the time, sharing
your passion for cycling with others. But we are
in ogni parte del mondo: of the province, and food according to the best delighted, at breakfast, lunch or for an aperitif,
«A Eroica Caffè Padova organizzeremo Eroica tradition. The party took place just a to welcome anyone who wants to get to know
uscite in bicicletta, incontri con autori, few days ago and a good group of cyclists were the reality of cycling in this city, one of the
racconti di viaggio e tutto quello che di protagonists of the event. Indeed, there were four Biciclette
Italian capitals of sustainable d'Epoca
mobility». I9
A cura di: Marco Pasquini

Firenze - Pistoia: la rievocazione


C
hissà se i nostri avi pedalatori in metri da dove erano partiti i ciclisti per evidenziare tra i partecipanti anche
quella giornata di mezzo inverno quell’avventura, è stata scoperta una ciclisti francesi e inglesi, oltre ai cam-
di 150 anni fa si sarebbero im- targa commemorativa alla presenza pioni del pedale, come Gilberto Simoni,
maginati che un secolo e mezzo dopo la delle autorità cittadine e regionali. Mara Mosole e Marco Giovannetti, che
loro impresa sarebbe stata celebrata con Vari enti e sodalizi si sono uniti per il si mescolano ai ciclostorici toscani.
tanta partecipazione e vitalità. Domeni- buon fine della corsa, ripercorrere i 33 Lo strappo di Poggio a Caiano mette
ca 2 febbraio ha visto convergere al Par- km che separano il capoluogo toscano alla prova i velocipedi, ma Pistoia arriva
co delle Cascine a Firenze la famiglia dalla vicina Pistoia. Dal parco velocipe- presto. La banda musicale in festa ac-
degli storici per ricordare quella antica di e biciclette giro ruota, bici gli Anni '60 coglie i ciclisti in Piazza Duomo. Nella
corsa e i suoi intrepidi partecipanti (ne e in carbonio, maglie di lana e moderna vicina, e bellissima, Biblioteca San Gior-
parliamo a pagina 58). Per l’occasio- tecnologia vestiaria si alternano al via, gio il pranzo finale, tra libri e biciclette
ne, nelle vicinanze del parco, a pochi supportati da auto e vespe d’epoca. Da di ogni stagione. I

cLS di lombardia: il calendario completo


D opo averne parlato nel numero scorso, il calendario delle
Ciclostoriche di Lombardia si è finalmente completato con
tutti gli appuntamenti. Alcune tappe, infatti, erano ancora in via
di definizione, ma ora quello che si prospetta per gli appassio-
nati lombardi è un anno davvero intenso e ricco di manifesta-
zioni che coprono quasi completamente il territorio della regio-
ne più popolata d'Italia. Sono state confermate, infatti, tre nuove
tappe che portano il calendario a 15 ciclostoriche. Ad aprire le
danze sarà proprio una new entry, ovvero Sulle Strade di Binda,
appuntamento dedicato al leggendario Trombettiere di Cittiglio
(VA) che si terrà l'8 di marzo proprio nel suo paese di origine.
Altra novità il 5 aprile con La Vignastorica che partirà da Rovato
(BS) e come dice il nome stesso porterà a pedalare tra i vigneti
della zona. Tanti gli appuntamenti nel mantovano con La Vir-
giliana (1 maggio), La Punzonatura (3 maggio), La Gonzaghesca
(31 maggio) e la Trento - Mantova (4 ottobre). Escono invece
dal calendario La Ducale e L'Ambrosiana. Per tutte le info, fate
riferimento al sito www.ciclostorichedilombardia.it.

10
Oggi come ieri

Il Calendario 2020
Segna con un  le ciclostoriche a cui hai preso o vuoi prendere parte!

I
n questa pagina troverete il calendario delle ciclostoriche del 2020, il più possibile aggiornato, realizzato da
Mario Labadessa, ciclostorico e gestore della community Facebook Bici d'Epoca. Per farlo, ovviamente, abbiamo
bisogno di tutte le vostre segnalazioni grazie alle quali provvederemo tutte le integrazioni e le correzioni del
caso. V'invitiamo a inviare le vostre segnalazioni via mail a: info@biciclettedepoca.net

FEBBRAIO MAGGIO LUGLIO 13 // la collio brda


classic
29 // LA FURIOSA 1 // LA VIRGILIANA 5 // VACAMORA M Capriva del Friuli (GO) 
M Ferrara (FE)  M Ospitaletto Mantovano (MN)  M Canove di Roana (VI) 
20 // la francescana
MARZO 3 // LA PUNZONATURA 5 // LA GHISALLO M Foligno (PG) 
M Castel Goffredo (MN)  M Magreglio (CO) 
1 // l'omino di ferro 20 // LA PANORAMICA
3 // LA 99 CURVE VINTAGE 5 // LA LANGAROLA M Settimello (FI) 
M Cecina (LI) 
M San Vincenzo (LI)  M Grinzane Cavour (CN) 
8 // bassano bike vintage 27 // francesco nei sentieri
10 // LA MAREMMANA 5 // LA CORTONESE M Perugia 
M Bassano del Grappa (VI) 
M Cast. della Pescaia (GR)  M Cortona (AR) 
8 // sulle strade di 27 // L'ARGINALE
alfredo binda 17 // LA CERTOSINA 5 // sanvido classic M Ceregnano (RO) 
M Cittiglio (VA)  M Galluzzo - Firenze  M Cesiomaggiore (BL) 
OTTOBRE
15 // La lastrense 24 // TRA BORGHI E CASTELLI 5 // oltre pedalata
M Lastra Signa (FI)  M Pagazzano (BG)  M Casteggio (PV)  4 // l'EROICA
M Gaiole in Chianti (SI) 
18-21 // gran corsa 30 // LA matta 11 // LA moserissima
di primavera M Noci (BA)  M Trento (TN)  4 // la trento mantova
M Milano - Sanremo  M Guidizzolo (MN) 
31 // EROICA MONTALCINO 19 // la valorosa
22 // lambrustorica M Montalcino (SI)  M Calcinelli (PU)  18 // la lacustre
M Carpi (MO)  M Marone (BS) 
31 // LA GONZAGHESCA AGOSTO
29 // LA medicea M Soave (MN)  18 // l'intrepida
M Carminiano (PO)  2 // la CRODA M Anghiari (AR) 
GIUGNO M Follina (TV) 
29 // LA CRENNESE 18 // dalle cascate al lago
M Gallarate (VA)  2 // LA COLLI BRIANZOLI 23 // la vinaria M Isola del Liri (FR) 
M Oreno di Vimercate (MB)  M Marlia (LU) 
APRILE 25 // LA TRASIMENA
7 // LA canavesana 23 // la belvedere M Castiglione del Lago (PG) 
5 // l'etrusca M Albiano di Ivrea (TO)  M Mendrisio (Svizzera) 
M Bolgheri e Castegneto (LI) 
7 // LA marittima 29 // bassa romagna
5 // la vignastorica M Scauri di Miturno (LT)  M Lugo (RA) 
M Rovato (BS) 
14 // L'ambrosiana 30 // la celestiniana
11 // orgoglio pieghevole M Milano (MI)  M L'Aquila (AQ)  L'EROICA
M Lugo (RA) 
14 // un abbraccio
ai sibillinI
SETTEMBRE
19 // l'ardita
M Arezzo (AR)  M Norcia (PG)  5 // EROICA DOLOMITI
M San Candido (BZ) 
19 // la castellanissima 21 // LA chianina
M Ovada (AL)  M Marciano della Chiana (AR)  6 // la CARRARECCIA GIRO D'ITALIA D'EPOCA
M Bolsena (VT) 
26 // NOVA EROICA 21 // la monsterrato
M Buonconvento (SI)  M Camagna Monferrato (AL)  13 // la marzocchina
M San Giovanni Valdarno (AR) 
26 // la leonessa 21 // LA FRANZACURTA
M Pelago (FI)  M Castegnato (BS)  13 // la viscontea
28 // LA VIA DEI CARRARESI M Belgioioso (PV)  CICLOSTORICHE DI
26 // la barocca
M Cittadella (PD)  LOMBARDIA
M Ragusa (RG)  13 // la malaventum
M San Giorgio del Sannio (BN) 
26 // la vulcanica 28 // LA mitica
M Napoli (NA)  M Castellania (AL) 

Biciclette d'Epoca 11
Cover story: Parigi Roubaix

parigi
roubaixl'inferno del nord

Come nasce la leggenda della corsa più dura

«T
i prego Dio, liberami da quest’inferno di fatica». Theodore Vienne e Maurice Perez, due filatori di Roubaix,
Furono queste le parole urlate da Maurice Garin a decisero nel 1895 di costruire un velodromo nei pressi del parco
pochi chilometri dall’arrivo della seconda edizione Barbieux, che si trovava tra il comune di Croix e Roubaix ed
della Parigi-Roubaix, distrutto ma ormai al termine della lun- era il più grande parco del nord della Francia. I lavori iniziaro-
ghissima fuga che lo vide poi vincitore. Era il 18 aprile del 1897. no nell’aprile del 1895 per terminare il mese successivo sotto
Terribile e mistica, la Roubaix è la gara più amata, la più odiata, la direzione dell’architetto Dupire. Inaugurato il 9 giugno con
la più temuta, la più dura per il fisico e per la mente, la più 7 corse, il Vélodrome Roubaisien (letteralmente: di Roubaix)
ambita tra le classiche del ciclismo, la regina di tutte le corse. È aveva una pista in cemento lunga 333,33 m, poteva vantare
l’Inferno del Nord, è la corsa del pavé. Una roba per pochi eletti. una grossa capienza ed era ritenuto una delle migliori piste
Si stima che complessivamente ci siano almeno sei milioni dell’epoca. Vienne e Perez di lì a poco pensarono di organizzare
di ciottoli incastonati nei vari settori. Si cade spesso e ancora una corsa che partisse da Parigi e arrivasse al nuovo velodro-
più spesso si fora. In molte altre gare è piuttosto facile rientrare mo al fine di valorizzarlo il più possibile. Fu così che la sera di
in gruppo mentre alla Roubaix è molto più complicato, anche sabato 8 febbraio 1896, dopo una cena tra imprenditori, pensa-
perché spesso non esiste un gruppo vero e proprio. Quando c’è rono di chiedere l’appoggio a Louis Minart, capo-redattore del
il sole, i tratti in pavé sono pieni di polvere. Quando piove la ter- giornale sportivo Le Velo. Minart acconsentì, assicurando il suo
ra diventa fango e le pietre diventano ancora più scivolose. Le impegno a finanziare il progetto. L’organizzazione della corsa fu
biciclette usate dalla Parigi-Roubaix sono pensate apposta per affidata a Victor Breyer - inviato di fiducia del giornale - che si
quel terreno ma sono comunque biciclette con ruote fatte per fece aiutare dall’amico e collega Paolo Meyan.
andare su strada, non su quelle pietre. È lì che si fa la differenza. Il sabato successivo i due partirono in missione per testare e

12
In apertura: il terribile pavé del Carrefour d'Arbre, uno dei
tratti iconici della Parigi-Roubaix. 1: Theodore Vienne, uno A cura di: Alessio Stefano Berti
degli ideatori della corsa. 2: il tedesco Josef Fischer, il primo
vincitore nel 1896. 3: Maurice Garin, vincitore dell'edizione 1897.
4: copertina sulla Roubaix del 1903. 2

"
valutare il percorso con una Panhard 6CV fino ad Amiens, poi
Breyer proseguì in bicicletta fino a Roubaix. Pedalò per tutto
il tempo sotto una tormenta di pioggia e vento su quel pavé
minaccioso e arrivò esausto tanto che inviò un telegramma a Non c’è Roubaix senza
Minart per invitarlo a desistere, poiché una competizione simi-
le avrebbe rappresentato un pericolo per tutti i corridori. Minart, sacrificio e quando entri
invece, cominciò a sentire aria di leggenda e, fiutando l’epopea, nella Foresta, la gente del
decise che la corsa si sarebbe disputata.
Nord sa che sei come loro
LA PRIMA METà DEL '900 Gilbert Duclos-Lassalle
La prima edizione della Parigi-Roubaix si disputò il 19 aprile
1896, domenica di Pasqua (la chiesa protestò a lungo per questa
4
scelta quantomeno irriverente). Il via venne dato da un colpo di

Biciclette d'Epoca 13
Cover story: Parigi Roubaix
5 Lefaucheux - un revolver militare francese - davanti al risto-
rante Gillet, a Porte Maillot, alle 5.30. Gli iscritti alla corsa erano
109 ma dopo la terribile ricognizione del giorno prima i partenti
furono solo 51, di cui 45 internazionali e 6 amatori della circo-
scrizione di Lilla. Primo a tagliare il traguardo, dopo 280 km, fu
il tedesco Josef Fischer in 9 ore e 17 minuti (media 30,162 km
orari). Vinse un premio in denaro di 1000 franchi, pari a sette
volte il salario mensile di un minatore dell’epoca. Arrivarono al
traguardo in 32, tra i quali 4 amatori.
Fischer tagliò il traguardo per primo dopo aver rintuzzato
un importante attacco della prima ora da parte del gallese
Arthur Linton, involandosi in una lunga fuga solitaria inizia-
ta nei pressi di Amiens. Questo nonostante il tedesco fosse
caduto per tre volte lungo il percorso, come Cristo sul Golgo-
ta. Secondo giunse il danese Charles Meyer, staccato di 26
minuti. Terza posizione per Maurice Garin e quarto posto per
il già citato Linton, che finì steso sulle pietre per ben sei volte
arrivando al traguardo in stato di semi incoscienza. Albert
6
Dumas, ultimo classificato, arrivò a venti ore da Fischer, in
quanto aveva sbagliato strada nei pressi di Vertain allungando
così il percorso di oltre cento chilometri. Solo i primi quattro
arrivarono entro un’ora dal vincitore
Alla seconda edizione, nel 1897 partirono in 58 corridori - 32
professionisti e 26 amatori - e ne arrivarono al Velodromo 34.
Questa volta vinse Maurice Garin, un piccolo corridore di un
metro e 63 centimetri per 51 kg. Prima di salire in bicicletta
faceva lo spazzacamino e sulle pietre volava. Soltanto nel 2004
si scoprì che il corridore di origini valdostane, emigrato Oltralpe
a 13 anni, aveva ottenuto la cittadinanza francese solo nel 1901,
e non al raggiungimento del 18° anno di età come sembrava
all’epoca. Per cui a fianco del suo nome, nell’ordine d’arrivo,
compare oggi il Tricolore sabaudo.
Dalla quarta edizione iniziò l’egemonia dei corridori
francesi, che per molti anni dominarono la corsa delle pietre.
Una delle figure più incisive fu quella Hippolite Aucouturier

14
5: quotidiano dell'epoca che parla di una delle prime edizioni
della corsa. 6: l'ingresso al velodromo del 1904, con Hippolite
Aucouturier in testa. 7: altra rivista dell'epoca che racconta
l'edizione del 1904. 8: pietra pavimentale a ricordo della vittoria
di Jules Rossi nel 1937. 9: Gaston Rebry, il primo "mousier
Roubaix grazie a tre vittore negli Anni '30.
velodromo di Roubaix era inutilizzabile. Furono gli anni in cui
(in copertina su BE38) che riuscì ad aggiudicarsi le edizioni cominciarono a vincere i corridori belgi, dato che la conco-
1903 e 1904. Quella del 1903 fu una Roubaix tormentata e mitanza con il Giro delle Fiandre li trovava sempre in ottime
fu anche l’ultima dove i corridori poterono usare i Pacers, condizioni. Un dominio che sarebbe proseguito con un rapporto
ovvero componenti della squadra a cui era consentito tagliare di tre vittorie belghe contro una degli altri paesi fino al 1978,
l’aria al proprio atleta mediante l’uso di motocicli, automo- anno in cui vinse Francesco Moser. Il plurivincitore nel venten-
bili e persino tandem. La corsa fu caratterizzata da una fuga nio fino al 1939 fu Gaston Rebry, il primo “Mr.Roubaix”, che si
iniziale che rischiava di prendere il largo ma leggenda vuole affermò nel '31, nel '34 e nel '35. Arrivò in questi anni è la prima
che Aucouturier, dopo aver scolato un’intera bottiglia di vino vittoria italiana, Garin a parte, per merito di Giulio “Jules” Rossi,
di Borgogna per riscaldarsi dalla fredda pioggia battente, parmense ma emigrato in Francia fin da piccolo, che trionfò nel
ordinò ai suoi compagni di squadra della Crescent di rientrare 1937. Quell’anno Giulio vestiva i colori della Thomann e in quel
sulla fuga e, appena ripresi gli attaccanti, allungò lui stesso piovoso giorno di Pasqua, poco dopo il tratto di Arras, si trovò in
insieme a Claude Chapperon, Louis Troussellier ed Edouard fuga con i belgi Vervaecke, Danneels e Marcel Kint. Rossi sape-
Wattelier. Il finale fu a dir poco rocambolesco quanto incerto: va che in volata avrebbe perso così, a dieci chilometri dall’ar-
Chapperon arrivò per primo al velodromo ma non trovò la sua rivo, impresse un forcing irresistibile e rimase solo ma - ironia
bicicletta (i corridori erano soliti cambiare mezzo per lo sprint della sorte - trovò un passaggio a livello chiuso e fu raggiunto
finale). La trovò invece Aucouturier che lo seguiva a pochi dagli altri. Contro ogni pronostico, però, arrivato nei pressi del
secondi, e così “le Terrible” volò verso il traguardo coprendo i Velodromo riuscì a staccare tutti con un allungo poderoso,
268 chilometri a 29,104 di media. cogliendo una vittoria tanto rocambolesca quanto insperata.
Fino al 1914 le vittorie furono tutte francesi con Lucien La corsa si interruppe nel 1940 ed ebbe uno stop di tre anni,
Lesna, Hippolyte Aucouturier e Charles Crupelandt che trion- in quanto il territorio venne occupato dalle truppe tedesche
farono due volte a testa. Solo il belga Cyril Van Hauwaert nel durante il secondo conflitto mondiale.
1907 e il lussemburghese François Faber nel 1913 riuscirono a
mettere le ruote davanti a quelle dei nostri cugini d’Oltralpe. VITTORIE ITALIANE
In quegli anni, però, gli occhi furono tutti per Octave Lapize, Dal 1943 a oggi, la Parigi-Roubaix non ha più subito interruzioni
primo corridore a vincere per tre volte consecutive la Parigi- e ha catturato con il proprio fascino generazioni di appassionati
Roubaix (1909,1910 e 1911). e campioni. Arrivare con le braccia alzate sul traguardo del
La corsa si fermò durante il primo conflitto mondiale e velodromo è stato per molti, moltissimi un obiettivo irraggiun-
riprese nel 1919 con un itinerario diverso dal solito, dato che il
9

I corridori la chiamano
"
Roubaix perché a Parigi ci
sono sempre tutti, ma è a
Roubaix che tocca arrivare
giorgio burreddu

Biciclette d'Epoca 15
10: Fausto Coppi, a destra in maglia Bianchi, con il
fratello Serse, vincitore ex ӕquo dell'edizione 1949. 11: il
Cover story: Parigi Roubaix
Campionissimo con il francese Maurice Diot, secondo
all'edizione del '50 vinta proprio dal campione di Castellania.
12: Roger De Vlaeminck, il più grande interprete della Roubaix italiano domare le pietre della Roubaix. Fu il grande Felice
con quattro vittorie, quattro secondi posti e un terzo dal 1970 al
1981. 13: Francesco Moser, vincitore di tre edizioni consecutive
Gimondi, alla sua prima partecipazione, che in seguito descris-
dal 1978 al 1980. se molto bene la sua corsa con poche parole: «Cosa mi ricordo
di quel giorno? Il fango, un mare di fango. Ma anche il gelo,
gibile mentre per altri - pochi - la definitiva consacrazione. che però non m'impediva di mulinare sui pedali come pochi.
Sebbene, come dicevamo, per quattro decadi la corsa è stata Ricordo che un belga era all'attacco, aspetto che qualcuno si
quasi esclusivamente appannaggio dei corridori belgi, non sono muova. Parte Dancelli e io gli vado dietro. In un amen torniamo
mancate le vittorie italiane, spesso cariche di significati profon- sul fuggitivo, poi a Mons-en-Pévèle parto deciso e li lascio tutti
di e caratterizzate da episodi memorabili. lì. Gli ultimi 43 km li faccio da solo: arrivo al velodromo con oltre
Indimenticabile fu, per esempio, l'edizione del 1949, che è a quattro minuti di vantaggio su Jan Jansen».
oggi l'unico caso di vittoria ex æquo nella storia della Roubaix.
In quel tormentatissimo arrivo, il gruppo di fuggitivi capeggiato DA MOSER ALLA MAPEI
dal francese André Mahé sbagliò, su errata segnalazione di un Storici sono poi gli anni di Francesco Moser, nei quali lo Sce-
gruppo di poliziotti in servizio alla corsa, l'ingresso nel velodro- riffo vinse ben tre edizioni di fila dal 1978 al 1980, sempre per
mo. I corridori furono costretti a scavalcare una recinzione bici distacco. «Io lassù mi sono imposto con una tattica semplice e
in spalla, compiendo solo mezzo giro prima di finire in volata collaudata: stroncando la concorrenza sugli ultimi tratti di pavé,
dove appunto vinse Mahé. Poco dopo arrivò il gruppetto degli quelli più duri, uno ad uno, arrivando da solo», disse. Nel 1978
inseguitori in cui “l'altro Coppi” - ovvero Serse, fratello del gran- vinse in maglia iridata, staccando il leggendario Roger De Vlae-
de Fausto - regolò i compagni di avventura. Ne seguirono mesi minck, suo compagno di squadra alla Sanson che di Roubaix ne
di discussione, con ricorsi e contro ricorsi, nei quali la vittoria fu vinse addirittura quattro. Stesso copione nel '79, quando regolò
assegnata prima a Coppi, poi a Mahè e infine - addirittura a no- sempre De Vlaeminck passato nel frattempo alla Gis. Nel 1980, a
vembre - certificata con un salomonico ex æquo grazie anche 25 chilometri dall'arrivo, Moser staccò anche l’ultimo corridore
all'incisivo contributo dell'allora presidente della federazione che era riuscito fino ad allora a restargli a ruota: il francese Gil-
italiana, Adriano Rodoni. bert Duclos Lassalle, che anni dopo, nel '93, beffò il compianto
L'Italia, però, si prese tutta la vittoria l'anno successivo, nel Franco Ballerini per soli 8 centimetri.
1950, proprio con Fausto Coppi in persona. Al termine di una Le ultime vittorie italiane alla Parigi-Roubaix arrivano pochi
lunga giornata di schermaglie volte a evitare di portarsi i belgi anni dopo e s'inquadrano nella leggendaria e rivoluzionaria
fino al traguardo, perché considerati troppo veloci in volata, il “campagna francese” che la Mapei e Colnago portarono avanti
Campionissimo si lanciò in una poderosa fuga a 45 km dall'ar- per andare a vincere sul pavé con biciclette in carbonio (le
rivo, seminando gli avversari. Maurice Diot, secondo all'arrivo favolose C40), impresa da tutti considerata impossibile. Fu in
con 2'41” di distacco, disse ai cronisti: «Sono ben felice di avere quel contesto che Ballerini si prese una consistente rivincita
vinto la Parigi-Roubaix». Quando gli fecero notare che il vincito- nel 1995, quando - in fuga con Dietz, Tafi, Vanderaerden, Ekimov
re fosse Coppi, chiosò: «No, Coppi oggi era fuori concorso». e Bortolami - staccò tutti a 32 chilometri dal traguardo e andò a
In totale il Tricolore ha sventolato 13 volte sul podio di Rou- vincere presentandosi da solo al Velodrome con 1'56” di vantag-
baix. Dopo i successi già citati, a trionfare nel 1951 fu Antonio gio. L'anno dopo - il '96 - la Mapei farà saltare il banco con lo sto-
Bevilacqua, portacolori della Benotto, un giovanottone veneto rico arrivo in parata di Museeuw, Bortolami e Tafi condannando
di Santa Maria di Sala che nel finale riuscì a staccare di ruota a morte le bici in acciaio.
due mostri sacri del calibro di Rik Van Steembergen e Louison Ballerini, invece, si ripeterà nel 1998 in una giornata a dir
Bobet. Bisognerà poi aspettare fino al 1966 per vedere un altro poco rocambolesca, quando cadde due volte nella Foresta di

10 11

16
m
Pascal Sergent
Un siècle de Paris-Roubaix 1896-1996
Eecloonaar editions, 1996

Lettura suggerita da Carlo Delfino


12
Arenberg a causa di Andrei Tchmil, che lo trascinò a terra,
ritrovandosi con una contusione alla coscia, una ruota rotta e
7’35” di ritardo dal gruppo di testa a 62 km dal traguardo. Solo la
rabbia gli permise di ripartire a caccia dei fuggitivi, riprenden-
doli uno a uno e fuggendo da solo a 45 km dal traguardo, dove
sarebbe arrivato con 4’16” su Andrea Tafi.
Ed è proprio di Tafi l'ultima vittoria italiana alla Roubaix, l’11
aprile del 1999, quando il corridore della Mapei arrivò da solo al
traguardo a braccia alzate. Qualche anno più tardi, il campione
toscano racconterà così la sua impresa: «Il giorno prima della
partenza avevo detto al mio compagno di stanza, Paolo Forna-
ciari, di starmi vicino perché l'indomani avrei fatto “il numero”.
Segno del destino, appena inizio il Carrefour foro e mi rialzo
pensando sia finita. Invece vedo un omino col berretto della
Mapei! Penso che se ha la ruota vado a vincere la Roubaix… E ce
l’aveva, che sia benedetto! Cambio ruota in 40 secondi, riparto e
raddoppio il vantaggio: è tutta adrenalina. Senza quella foratura, chilometri dall’arrivo, infine, bisogna fare i conti con la Foresta
chissà, magari mi avrebbero ripreso». di Arenberg: 2400 metri da incubo o da sogno, perché quelle
pietre sono la linea di demarcazione tra il trionfo e il fallimento.
I PUNTI CHIAVE È scura, la foresta, e i faggi che la popolano sono enormi e inti-
Il Carrefour, appena citato, è uno dei tratti caratteristici del- midatori. Il pavé a schiena d’asino, ricoperto di sterco di cavallo
la Parigi-Roubaix, il cui percorso - ormai diventato storico e e polvere del carbone delle miniere di Arenberg, non ha rispetto
con tratti di pavé protetti in quanto Patrimonio dell'Unesco - per nessuno e va affrontato come se fosse un drago che vuole
presenta dei passaggi iconici che spesso sono la chiave per la disarcionarti da cavallo.
vittoria: sono i famosi e temuti segmenti a cinque stelle, i più Molte sono le insidie di questa corsa leggendaria, tanto dura
difficili tra i 30 circa che sono presenti in gara. quanto ambita in cui bisogna fare i conti anche con la polvere, il
Il primo è appunto il Carrefour de l’Arbre (letteralmente vento, la pioggia, gli invadenti tifosi a bordo strada, gli incidenti,
“crocevia dell'albero”), incastonato nella campagna di Gruson.
13
Si racconta che i suoi ciottoli fossero una volta i mattoni di un
castello del XV secolo smantellato dalle truppe napoleoniche
per tracciare una strada adatta ai cavalli del generale france-
se. Nacque così uno dei segmenti più terribili da affrontare,
una passerella infernale che dal 1958 fa sanguinare le mani e
sconquassa le ossa dei ciclisti che osano sfidarlo. Il Carrefour
è lungo poco più di due chilometri, il fondo è terribile, le curve
sono da brivido e uscirne indenni è già un piccolo miracolo.
L'approccio, sorprendentemente, è esattamente il contrario di
quello che si può pensare: solo andando a tutta si riesce a gal-
leggiare sul pavé mentre rallentando si viene risucchiati dalla
“mota”, il fango che i minatori francesi conoscone bene e che
diventa letale in caso di pioggia.
Il secondo tratto terribile è Mons-en-Pévèle: tre chilometri
d'inferno con curve, controcurve, discese e leggere salite che
lo rendono cruciale per chi nutre ambizioni di vittoria. A 70

Non è nella foresta che


vinci la Roubaix, Nella
foresta puoi perderla
"
Eddy merckx
Biciclette d'Epoca 17
Cover story: Parigi Roubaix
14

le forature, le auto dell’assistenza che non possono transitare IL VELODROMO


sul pavé. La Roubaix è una vera sfida tra l'uomo e le insidie del Un incubo che svanisce quando si arriva nel velodromo, dove
mondo. Guy Lagorce, celebre giornalista francese, ha detto: «La i corridori si lasciano alle spalle chilometri e chilometri di
Roubaix inizia come una festa e finisce come un incubo». disumana fatica e raccolgono tutte le loro ultime energie per

"
l'agognato finale. Si trattava, nei primi anni, del già citato
Vélodrome Roubaisien. A quel tempo Parigi, già una sfavillante
metropoli appena uscita dall'Expo 1889 che le aveva lasciato
Nella Roubaix, è risaputo, in eredità la Torre Eiffel, era anche la culla del grande ciclismo

pochi sono gli eletti e molti che stava crescendo in tutta la sua popolarità. Roubaix, invece,
era una lontana cittadina legata alla produzione tessile posta
i dannati. L' aristocrazia al confine con il Belgio. Il velodromo di cui si era dotata serviva

è riconoscibile dai appunto per nobilitarla.


La pista, dopo il primo florido periodo, venne ammodernata
superstiti, dalle rare nel 1910. Alla superficie originaria fu sovrapposta una pavimen-
tazione in legno e vennero realizzate due curve paraboliche che
persone che si salvano. raggiungevano i 45° di pendenza. Furono ricostruite le tribune
portando la capienza a ben 11.000 posti. La Parigi-Roubaix con-
mario fossati
tinuò ad arrivare al Roubaisien fino al 1914, quando le competi-

15 16

14: Bernard Hinault batte Moser e De Vlaeminck in volata


nel 1981. 15: Gilbert Duclos Lassalle vince su Franco Ballerini
di soli 8 cm nel 1993. 16: Andrea Tafi vincitore nel '99 in
maglia Tricolore da campione italiano. 17: le docce all'interno
del velodromo di Roubaix. 18: uno scorcio della Foresta di
Arenberg, altro settore chiave della corsa. 19: il belga Tom
Boonen, anche lui vincitore di quattro edizioni dal 2005 al 2012
18
con il caratteristico trofeo della Parigi-Roubaix.
17

zioni ciclistiche vennero interrotte a causa della Prima Guerra più di 12 kg, cui si sommano gli 8 del basamento, deve essere
Mondiale. Danneggiato durante il conflitto e rimasto inutilizza- originale e non può essere assolutamente copiato.
to per alcuni anni, il velodromo venne definitivamente abbattu- Ma non è ancora finita, perché la solennità di questa corsa
to nel 1924 per lasciare spazio a una zona residenziale. non finisce con le premiazioni. Il sollievo, al termine di una tor-
Dal 1919 in poi la collocazione del traguardo cambiò diverse tura durata un giorno, viene dato dal rito della doccia all'interno
volte fino al 1936, quando venne inaugurato l’attuale Vélodrome del velodromo, che i corridori fanno tutti insieme, stretti gli
“André Pétrieux”, che da allora - salvo una brevissima parentesi uni agli altri e senza privacy. L’edificio è tozzo, disadorno, con
- ha sempre ospitato l'arrivo della corsa. A oggi, il velodromo è l’intonaco sciupato, rimasto tale e quale a quando fu costruito
dotato di una pista in cemento lunga 500 metri con curve di una oltre 80 anni fa. Le docce sono un santuario, divise a settori,
tenue pendenza, di una tribuna coperta sul rettilineo d’arrivo e e ognuna ha una targa con la data dell’edizione e il nome del
di gradinate ricavate sui terrapieni circostanti. Un velodromo vincitore. Anche oggi che i motorhome sono provvisti di tutte le
antico che riesce a dare emozioni uniche anche anche ai prota- comodità possibili, i corridori non vogliono rinunciare a questo
gonisti del ciclismo moderno. momento catartico, perché la Roubaix è un dramma e un’ecce-
zione in tutto, e va espiata fino in fondo.
SCOLPITI NELLA PIETRA Perfino l’acqua fa male sulle ossa rotte, sulle mani che non
La Roubaix è unica anche al momento della premiazione dato smettono di tremare, su quella polvere che si scioglie assieme
che, dal 1977, i vincitori ricevono un blocco in pietra. In prece- ai grumi di sangue sul corpo lasciati da una caduta, ricordando
denza veniva consegnata solo una banale medaglia. A sugge- a quei ragazzi che dopo aver scalato il Carrefour, essere stati
rire questa nuova soluzione fu Francesco Moser, che propose inghiottiti dalla foresta di Arenberg e dopo avere sconfitto il
appunto di lasciare ai corridori una testimonianza concreta selciato scheletrico di Mons en Pévèle ora sono
dell'inferno che avevano appena attraversato. Il trofeo del vinci- diventati uomini… o forse di più! I
tore deve rispondere ad alcune caratteristiche: non deve pesare

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19
BIANCHI PISTA
1958 N 999163
1
O
Rivière, il Record dell'Ora
e quei telai di Luigi Gilardi
R
oger Rivière nato a Saint-Etien- che lo aveva visto protagonista delle
ne il 23 febbraio 1936 e deceduto sue maggiori imprese: i due record
prematuramente il 1° aprile 1976, dell’ora (1957/1958). Morì di cancro alla
fu un atleta estremamente sfortunato laringe all’età di soli 40 anni.
perché vittima di una caduta al Tour de Le sue caratteristiche di corridore
France del 1960 nella discesa del Col de furono quelle di passista scalatore di
Perjuret mentre era all’inseguimento di grande classe. Era, come dicono i fran-
Gastone Nencini - che poi quel Tour se cesi, un “pedaleur de charme”, con un
lo sarebbe aggiudicato - precipitando in colpo di pedale a livello del suo conna-
un dirupo e riportando la frattura della zionale Jacques Anquetil. Corse come
colonna vertebrale che gli paralizzò le professionista dal 1957 al 1960 vincendo
gambe. La sua vita, da quel maledetto cinque tappe al Tour de France e due
giorno, fu un calvario costellato da alla Vuelta di Spagna. Ma i risultati
insuccessi economici iniziati col falli- più significativi li ottenne senza alcun
mento del ristorante che aprì col nome dubbio in pista: fu tre volte Campione
di “Le Vigorelli” in onore del velodromo del Mondo nell’inseguimento e per due

20
Collezione e testo: Paolo Tullini Foto: Paolo Amadori
Le Biciclette
2 3

4 5

In apertura: dettaglio della Bianchi Pista n° 999163 con dipinto il nome di Rivière e, sulla congiunzione bassa una R pantografata. 1: Roger
Rivière in azione durante il Record dell'Ora del 1958 al Vigorelli. 2: il mozzo anteriore con la scritta Bianchi in corsivo e la flangia da pista .
3: dettaglio del forcellino posteriore con il pignone a scatto fisso. 4: il movimento centrale dove si apprezza la compattezza di tutte le
componenti. 5: altro dettaglio del forcellino posteriore.

volte batté il Record dell’Ora su pista, la Carpano - Coppi. Questo fu l’ultimo tica alla n° 999163 oggetto del nostro
nella fattispecie al Vigorelli di Milano, il saldato per il Campionissimo e fu as- articolo, ma l’allestimento è diverso
18 settembre del 1957 ed il 23 settembre semblato utilizzando la “dima” prepa- eccetto il manubrio e l’attacco, che
del 1958. rata da Faliero Masi e prestata a Pinella sono Ambrosio Champion, e i pedali e il
Sul mezzo usato per il primo tenta- De Grandi su richiesta di Fausto Coppi reggisella, che sono Campagnolo. Infatti
tivo non ci è dato sapere nulla, proba- stesso. Della bicicletta con telaio n° nella bicicletta con telaio 999161 le
bilmente il telaio era stato costruito in 999162 abbiamo dato ampia descrizione pedivelle sono Stronglight in allumi-
Francia. Per il secondo tentativo, quello nel libro scritto con Paolo Amadori “Le nio di costruzione francese così come
del 1958, si affidò alla Bianchi che nel Bici di Coppi”. l’ingranaggio T.A..
suo Reparto Corse, per le mani di Luigi In merito alla Bianchi con telaio n°
Gilardi, fabbricò due telai il n° 999161 999161 Paolo Amadori ha rinvenuto, Bianchi pista n. 999163
ed il n° 999163. A titolo di cronaca, e nell’archivio di Pinella De Grandi, una Questa bicicletta costruita nel Reparto
per sottolineare cosa ha costruito Luigi foto che è l’unica testimonianza foto- Corse della Bianchi, oggi si presen-
Gilardi in quegli anni, ricordiamo che il grafica esistente. Questa bici, azzurra ta con una livrea azzurro Bianchi e
telaio n° 999162 era stato costruito per e marcata Bianchi dopo l’utilizzo per il porta le marche della casa dell’aquila.
Fausto Coppi che, nel 1958, era tornato Record (durante il tentativo era bianco Sicuramente è stata riverniciata dopo
in Bianchi dopo due anni disputati con latte e marcata Raphael) appare iden- l’utilizzo perché nell’occasione del Re-

Biciclette d'Epoca 21
Sopra: il lato nobile della Bianchi Pista 1958 cord dell’ora del 23 settembre 1958 (km. ta nella parte anteriore, come in genere
n° 999163. 6: il numero di telaio sul nodo
47,347, primo a superare i 47 di media) la Bianchi proponeva nei propri telai da
sella è indicato nei registro del Reparto
Corse della Bianchi. 7: particolare del la bici era come già detto pitturata di pista, ma qui l’introduzione è posterio-
tubolare da pista anteriore montato su bianco e marcata Raphael. re cioè più tradizionale; sia i forcellini
cerchio NISI Moncalieri. 8: la sella Brooks.
Il telaio, molto leggero, presenta anteriori che quelli posteriori sono di
9: la foto della bici "gemella" con telaio n°
999161 rinvenuta nell'archivio di De Grandi. congiunzioni lavorate magistralmen- spessore molto ridotto, solo mm. 4,6
te, molto assottigliate e scavate ai e mm. 5. La scatola del movimento
6 lati. Quelle del tubo sterzo formano centrale, in ghisa, è molto assottigliata
nel retro una punta arrotondata così ed è provvista di un alleggerimento
come le punte ai lati, e in quella bassa pantografato nella parte dove è saldato
è presente una R pantografata, iniziale il tubo obliquo.
del nome e del cognome di Rivière. Merita sottolineare alcuni particolari
La testa di forcella ha delle fresature tipo la ruota anteriore che è certa-
di alleggerimento nella parte ante- mente quella originale preparata per
riore e posteriore, mentre ai lati della il Record: presenta 32 raggi saldati
stessa, lo svuoto è molto allargato e le all’incrocio, mozzo F.B. a flange alte da
pareti di tutta la testa di forcella sono pista, marcato Bianchi in corsivo, ma il
molto sottili all’innesto dei foderi che particolare incredibile è costituito dal
presentano a loro volta nell’attacco cerchio NISI Moncalieri in alluminio
dei forcellini un motivo a V svuotato e largo solo mm. 18 e spesso solo mm.
rovesciato. 5,5, una piuma! La ruota posteriore
Stessa la lavorazione dei foderi degli ha sempre 32 raggi legati all’incrocio,
steli del carro posteriore, mentre i ma il cerchio è un tradizionale NISI
pendenti sono fissati al nodo di sella Moncalieri da pista, risultando così più
con un'olivetta molto a punta e lavorata robusta per poter contrastare la forza
magistralmente. I forcellini posteriori immensa dell’atleta prodotta sopratut-
non hanno più l’introduzione della ruo- to all’avvio. I

22
7
Le Biciclette

I
Scheda tecnica
Marca: Bianchi
Modello: pista telaio n° 999163
Anno: 1958
Telaio: Reparto Corse Bianchi
(costruito da Luigi Gilardi)
Attacco manubrio: Ambrosio
Champion in alluminio
lunghezza cm. 12,5
Piega manubrio: Ambrosio
Champion in alluminio
8 Guarnitura: Campagnolo in
alluminio tipo pista
Ingranaggio: Campagnolo di 53
denti, in alluminio punzonato
Bianchi
Pignone: 14 denti
Catena: marcata Fulgur
Pedali: Campagnolo tipo pista
seghettati e con punte limate
Ruota anteriore: cerchio NISI
Moncalieri forato 32, largo 18
mm spesso 5,5 mm, mozzo F.B.
a flange alte marcato Bianchi
al centro, perno forato, raggi
inox ingrossati 1,8 mm e legati
all’incrocio.
Ruota posteriore: cerchio NISI
Moncalieri forato 32, largo 19,5
9 mm spesso 9,5 mm, mozzo
F.B. a flange alte marcato
Campagnolo al centro, perno
pieno, raggi inox ingrossati
1,8 e legati all’incrocio
(probabilmente questa ruota
non è quella del record).
Reggisella: Campagnolo in ferro
di diametro mm. 26,8.
Sella: Brooks in cuoio.
Misure:
Altezza: cm. 56 (centro/fine).
Lunghezza: cm. 57.
Lunghezza carro: cm. 42,7.
Lunghezza centro scatola del
movimento/punta forcella:
cm. 58.
Lunghezza tubo di sterzo:
cm. 14.

Biciclette d'Epoca 23
A cura di: Carlo Azzini FVelocipedi e Biciclette Antiche Azzini

Quadrant Model n 17A o


Un soave molleggio nel cuore della Belle Epoque
I
n questo articolo vogliamo la sede della BSA (Birmingham Small le velocipediste e i loro suntuosi abiti.
dedicarci a qualcosa di inedito Arms) e di tante altre marche. Non Oltre ad aver dato il proprio contri-
e di sicuro mai trattato prima su è quindi difficile immaginare come buto a questa rivoluzione, che anti-
queste pagine ovvero la Quadrant in questo contesto passa essersi cipa di poco le rivendicazioni per il
Model n° 17A. Prima di tutto è dovero- sviluppato un così nutrito numero di voto femminile suffragette, Quadrant
so ricordare che la marca Quadrant, o fabbriche e di Patent (ossia brevetti) applicò numerosi brevetti legati al
precisamente Quadrant tricycle & Co., legati al mondo del velocipede. molleggio, come quando nel 1889, in
fu fondata nel 1886 da Walter John Quadrant è stata una delle prime concomitanza con lo Stanley Cycle
Lloyds e William Priest e operò a marche a sviluppare i telai “safety Show, presentò una ruota molleggiata
Sheepcote Street, vicino Birmingham. frame” (ovvero con una geometria (la “spring wheel”). In un rapporto
Questo rarissimo marchio è perlopiù simile a quelli attuali) e soprattutto redatto direttamente dallo Stanley
sconosciuto in Italia ma assoluta- a dare la possibilità anche al gentil Cycle Show del 1889, in cui fu esposto
mente apprezzato nella sua madre sesso di poter usufruire di tricicli e un prototipo della ruota a molla ante-
patria, l’Inghilterra. biciclette grazie a telai appositamen- riore di Quadrant, è possibile leggere
Come sappiamo, Birmingham era te dimensionati per poter accogliere quanto segue:

24
Le Biciclette

1 2

In apertura: la Quadrant Model 17A del 1888 di proprietà della famiglia Azzini. 1: una delle prime pubblicità della Quadrant. 2: l'azienda di
Birmingham è stata tra le prime a produrre telai "safety frame", come si vede in questa pubblicità proprio. 3: Quadrant fu anche pioniera
nell'offerta di biciclette per il pubblico femminile. 4/5: La Model 18 Ladies Safety era un velocipede pensato per le donne dell'epoca.

3
«La bicicletta assorbe molto bene nava alla ricerca e ai prototipi legati
gli urti e reagisce rapidamente anche alla tecnologia. Un'altra soluzione
a piccole irregolarità presenti sul nella quale si era cimentata l'azienda
percorso, tuttavia bisogna guidare inglese è stato il molleggio applicato
completamente dritti in quanto a alla forcella anteriore della Model
ogni minimo movimento del manu- n° 21, nel quale è stata utilizzata una
brio o tentativo di sterzo il cerchione molla a spirale nelle immediate vi-
e il cerchio interno non collaborano. cinanze della testa della forcella per
Le molle, troppo deboli, non sono garantire l’assorbimento derivante
in grado di mantenere il cerchione dal mozzo anteriore.
interno parallelo rispetto alla ruota
esterna quando si sterza. Questo è da L'EVOLUZIONE IN DUE MODELLI
considerasi un eccellente esempio di Nonostante la rarità della Quadrant
come un prototipo su carta sembra Model n° 17, abbiamo in queste
poter funzionare ma senza una valida pagine la fortuna di poter analizza-
applicazione nel mondo reale». re due esemplari simili ma di due
Questo fatto ci fa pensare alle tan- epoche diverse: uno in possesso della
tissime risorse che Quadrant desti- Collezione Azzini, databile circa 1888,

4 5

Biciclette d'Epoca 25
6 7

Z
e l’altro, databile 1892, che ci è stato telaio principale è costituito da una
gentilmente inoltrato dall’amico T. La particolarità di questo telaio
Paolo Cavazzuti, che desideriamo rin- consiste nel fatto che sembra essere
Scheda tecnica graziare per la possibilità di analisi stato progettato in due epoche di-
approfondita e legata all’evoluzione verse. Infatti dal movimento centra-
Marca: Quadrant
di questo modello. Quest'ultimo le verso la ruota anteriore è presen-
Modello: Model n° 17A
modello, infatti, aiuta a comprendere te, come descritto precedentemente,
Anno: 1888 e 1892 meglio il periodo di transizione nel una forma a T sdraiata con tiranti,
Trasmissione: ruota libera con quale si collocano i due velocipedi, mentre la parte del carro posteriore
catena a passo humber che hanno le ruote di diametro visi- sembra decisamente più moderna
Telaio: in ferro con tiranti bilmente differente: il modello 1888 è e raffinata, con la classica forma
Freni: anteriore a tampone dotato di ruota anteriore più grande, triangolare tutt'ora presente nelle
Sterzo: spring stearing (1888) e avvicinandosi in tal senso alle Penny biciclette moderne. Una bicicletta
con cuscinetti (1892) Farthing, mentre quello del 1892 ha epocale che ha quindi segnato il
Sella: in pelle ammortizzata con le ruote di uguale diametro come nei confine tra passato e futuro, un po
puntoni e tiranti. modelli attuali. come il solco di vomere di Romolo e
La Quadrant Model n° 17 è classi- Remo.
ficabile come un modello tecnica-
6/7: la Quadrant Model n° 17 con "ruota
molleggiata". Un prototipo che, una volta mente definito “X frame”, ossia con DETTAGLI DIFFERENTI
inserito in un contesto di uso quotidiano, un telaio con forma appunto ad X. I due modelli presi in esame interes-
presentava molti problemi. 8: Quadrant Volendo essere ancora più precisi, sano anche un periodo molto parti-
iniziò a proporre anche telai molleggiati,
come per la Model n° 21. 9: disegno della potrebbe essere definita come un colare perché toccano esattamente
Model n° 17A. modello con “T frame”, in quanto il l’era della transazione tra lo “spring

8 9

26
Le Biciclette
10 11

stearing”, ossia sterzo a molla, e lo del terreno. Un effetto ottenuto tra-


10: la Model 17A del 1892, appartentente a
sterzo con cuscinetti. La differenza mite un congegno a puntoni e doppi
Paolo Cavazzuti, ha le ruote dello stesso
tra i due è sostanziale. Lo sterzo più tiranti che assorbivano le asperità diametro. 11: il telaio è costituito nella sua
moderno è dotato di due ordini di cu- presenti sul terreno. parte principale da una T, per questo viene
chiamato "T Frame". 12: in questi telai la
scinetti, mentre il più antico consiste Le Quadrant Model n°17 sono quin-
parte posteriore era già molto simile al
in una molla posta tra il canotto del di pietre miliari hanno fatto delle carro presente nel modelli contemporanei.
telaio e la parte superiore della testa loro caratteristiche i punti salienti 13: dettaglio dello sterzo a cuscinetti
del modello datato 1892. 14: Quadrant
della forcella. Molla che permette per i quali i collezionisti sono dispo- aveva sviluppato ancheun sistema
uno scorrimento tra la testa della for- sti ad impiegare notevoli risorse ac- di ammortizzazione a pantografo per
cella e il canotto del telaio, ma oltre a quistarle. A nostro parere, troviamo assorbire le asperità del terreno.
fare ciò consente anche una sorta di che Quadrant ci porti direttamente
ammortizzazione. al periodo d’oro delle sperimenta- 14
Un'altra chicca che riguarda la zioni applicate alle biciclette, com'è
Quadrant è il sistema della sella, evidenziato dalla sperimentazione
completamente ammortizzata, che legata ai molleggi applicati alle
permetteva di non sentire le asperità diverse componenti. Z

12 13

Biciclette d'Epoca 27
La Kirk Precision Limited First
Edition del 1987 nella versione in
dotazione alla TVM, restaurata da
Roberto Roncali.

Kirk Precision '87


La rivoluzione mancata di un sognatore
N
ell’evoluzione del telaio della rivoluzionare il modo di produrre Frank Kirk era fermamente convinto
bicicletta sono state speri- biciclette cambiando metodi e mate- dei vantaggi del suo telaio: più rigido,
mentate numerose configu- riale di produzione. Si trattava dell’in- più leggero rispetto gli altri in acciaio,
razioni arrivando oggi alla struttura gegnere inglese Frank Kirk, ideatore più economico perché stampato in soli
più comune, quella della cosiddetta di un telaio in magnesio pressofuso. 8 secondi, adatto alla produzione in
“a diamante”. Generalmente, il telaio Mr. Kirk era un ingegnere e designer grande serie e completamente ricicla-
è costituito da tubi di vario materiale della Ford inglese, esperto in produ- bile. Inoltre, si basava su un materiale
che vanno a congiungersi formando zione di componenti in magnesio, e molto comune - il magnesio - che si
due triangoli con un lato in comune si era convinto di poter produrre un poteva trovare in grande quantità nel
(il tubo sella). Alla fine degli Anni '80 telaio per biciclette in stampaggio di mare e nei minerali.
la scuola telaistica, soprattutto quella magnesio pressofuso monoscocca.
italiana, raggiunge il suo apice in fatto Una vera sfida e un grande azzardo PARTE L’AVVENTURA
di qualità e prestazioni. Mani sapienti tecnologico, dato che nessuno prima Lanciandola con lo slogan “You Ain’t
di veri artisti, esperti nella saldatura, ad ora ci aveva mai pensato. Introdu- Seen Anything Yet” (ovvero: “Non avete
realizzano pezzi unici, vere opere d’ar- cendo l’uso della progettazione CAD mai visto nulla di simile”), Kirk espone
te in tubi di acciaio. grazie ai primi computer dell’epoca, la sua invenzione al Cycle Show di
È in questo contesto che s'inserisce Kirk realizza e brevetta il primo telaio New York nel 1986 e, successivamente,
un personaggio visionario, estraneo per bici da corsa in magnesio pres- alla Fiera della Bici a Colonia, suscitan-
al mondo delle bici, che sognava di sofuso stampato ad alta pressione. do subito un grandissimo interesse e

28
Collezione e foto: Roberto Roncali
Le Biciclette
1 2 3

richieste di ordini elevatissime. Frank in magnesio pressofuso. Solo il 10/15% 1: il caratteristico design a traliccio curvo
rimane stupito e spaventato da questo dei telai risulta privo di difetti, bolle o del telaio era ispirato al paraurti della Ford
Sierra che Frank Kirk aveva progettato nel
clamore, anche perché non aveva crepe. Inoltre, i vantaggi promessi da 1985, quando lavorava alla Ford Inghilterra.
ancora perfezionato i processi produt- Kirk vengono disattesi: la bici risulta 2: dettaglio della guarnitura del gruppo
tivi del suo brevetto. Inoltre il prototipo più costosa delle altre e non è nemme- C-Record montato sulla bici. 3: i freni sono
Campagnolo Delta mentre il manubrio è
esposto - cosa di cui il pubblico era no più leggera; gravi difetti e cedimenti Cinelli Giro d'Italia. 4: a L'Eroica 2019, la Kirk
ignaro - era stato realizzato in normale si verificano sul reggisella, sul movi- ha vinto il Concorso d'Eleganza nella sua
categoria (in foto Roberto Roncali).
alluminio e non in magnesio. mento centrale e sulla zona manettini
Dopo un paio di anni passati alla cambio. Infine, il telaio in magnesio
ricerca di finanziatori, si fa avanti e tende a sfarinarsi a contatto con l’ac- 4
assume il controllo della nuova società qua e a infiammarsi in caso di caduta
Kirk Precision LTD la Norsk Hydro, il sulla strada. Una situazione disastrosa.
più grande produttore di magnesio al
mondo. Si impiegano notevoli risorse PRODUZIONE COMPLICATA
in costosi macchinari di stampaggio, Si continua però la produzione cer-
si utilizza il super computer Cray per cando di eliminare i difetti. Per dare
fare l’analisi dello stress del telaio, una spinta alle vendite e attenuare
si esegue il controllo qualità tramite la cattiva fama acquisita, si decide di
analisi ai Raggi X. Alla fine degli Anni fornire la bicicletta al team professio-
'80 parte la produzione di serie con il nistico olandese TVM. I corridori Steve
modello Limited First Edition, venduto Poulter, Phil Anderson, Jesper Skibby,
a un costo tra le 400 e le 500 sterline a Gert-Jan Theunisse partecipano con
seconda dell’allestimento. La distri- successo a numerose corse inter-
buzione avviene in 25 paesi tra cui, in nazionali e al Tour De France con le
Europa, solo in Inghilterra e Olanda. biciclette Kirk Precision, modificate e
Convinto di avere le idee giuste e il realizzate però in alluminio. La doccia
design perfetto, Kirk brevetta in tutto fredda arriva nei primi Anni '90, quan-
il mondo la sua creatura che intanto do il telaio della Kirk Precision viene
vince numerosi premi di design dove ritenuto non conforme per le compe-
viene indicata come la bici del futuro. tizioni e bandito dall’UCI. Il marchio
Purtroppo, però, la produzione nella inglese si dedica allora alla produzione
fabbrica inglese di Basildon procede di tre nuovi modelli Mountain Bike,
a rilento. Lentamente emergono tutti sempre in magnesio, abbandonando i
i limiti della tecnologia di stampaggio modelli da corsa.

Biciclette d'Epoca 29
Il successo
commerciale di Kirk fu
effimero e costellato di cadute. Pro-
prio quando i problemi tecnici dei telai
sembravano essere risolti, ecco che la
fabbrica viene devastata da un incendio
innescato dai residui di lavorazione
del magnesio. Dati gli scarsi risultati
finanziari, Il principale azionista - la
già citata Norsk Hydro - si ritira nel
1992 portando poco dopo alla chiusura
della società. Così facendo svanisce
anche il sogno del visionario ingegnere
Frank Kirk con tutte le sue rivoluziona-
rie promesse. Tuttavia, ancora oggi, la
Kirk Precision desta grande curiosità
e fascino per le sue forme sinuose e
uniche. Il suo iconico design senza
tempo è diventato uno dei simboli degli 6
Anni '80 al pari di oggetti come la De
Lorean DMC 12 e i primi computer di
Steve Jobs. Il suo valore di mercato è in
costante aumento, viene ricercata da
collezionisti ed è presente in prestigiosi
musei di design.
Il viaggio sognante di Frank Kirk può
essere riassunto con una frase di Her-
man Melville, autore di Moby Dick: “È
meglio fallire nell'originalità che avere
successo nell'imitazione”. I

30
Le Biciclette

I
Sul telaio sono impressi i brevetti
registrati in tutto il mondo dal
marchio Kirk Precision.

Scheda tecnica
Marca: Kirk Precision
Modello: Limited First Edition
Anno: 1987
Condizioni: Restauro completo
N° serie: 290
Telaio: Magnesio pressofuso
AZ 91 HP
Misura: 57 c/c
Peso: 9,4 kg
Gruppo: Campagnolo C Record
Sella: Cinelli Volare
Manubrio: Cinelli Giro d’Italia
Cerchi: Ambrosio Synthesis
Super Professional

5: il macchinario per lo stampo del telaio


in pressofusione a 600°. Sullo sfondo si
notano i lingotti di magnesio pronti alla
fusione. 6: la progettazione avveniva con
sistemi CAD avanzatissimi per l'epoca
ma che oggi fanno un po' sorridere. 7:
molto interessanti le caratteristiche
geometriche e tecnologiche del telaio in
magnesio evidenziate in questa immagine
promozionale. 8: Roberto Roncali possiede
anche un'altra Kirk Precision, sempre del
1987, perfettamente conservata. 9: una delle
principali differenze con il modello giallo è
il gruppo Shimano 5000 Santè Biopace 2x7
con la sua particolarissima guarnitura.

Biciclette d'Epoca 31
Wilier Triestina
K2 Karbon 2002
1
La bici con cui il Pirata corse
la sua penultima stagione
M
arco Pantani è sempre vivo si susseguono senza soluzione di
nel cuore degli appassio- continuità in ogni angolo d'Italia,
nati, al punto da essere come per esempio con l'esposizione
considerato l'ultimo rappresentante a lui dedicata all'ultima edizione
del ciclismo eroico nonostante la sua di Cosmo Bike a Verona. Proprio in
carriera si sia conclusa - purtrop- quella sede gli appassionati hanno
po tragicamente - quasi vent'anni potuto apprezzare, oltre alla Bianchi
dopo quel 1987 che secondo L'Eroica Mega Pro del '98 di cui abbiamo già
è l'anno spartiacque tra il prima e il parlato, anche la Wilier K2 Karbon
dopo. Ancora oggi, come abbiamo ben del 2002 che vedete in queste pagine,
documentato sulle nostre pagine, gli di proprietà di Sergio Biunno, grande
eventi e le mostre dedicate al Pirata fan di Pantani.

32
Collezione: Sergio Biunno
Le Biciclette
2 3

In apertura: il lato nobile della Wilier Triestina K2 Karbon del 2002 con cui corse Marco Pantani . 1: foto di repertorio con il campione di
Cesenatico in sella alla K2. 2: Marco Bonfanti, titolare di C4, l'azienda che progettò e realizzò il telaio monoscocca in carbonio. 3: tubo di sterzo
con il freno del gruppo Shimano Dura-Ace 7700 25° Anniversary. 4: la sella è un Selle Italia Flite Titanium personalizzata per il Pirata.

«Da sempre io e la mia famiglia siamo particolare, ma traccia senza dubbio esperienza in Bianchi, a Treviglio,
grandi appassionati e tifosi del Pirata, la fotografia di un'epoca anche dal Bonfanti avvia la propria impresa
della Mercatone Uno e di tutto quello punto di vista tecnologico. nel 1986, realizzando fin da subito
che circonda quello splendido periodo «Documentandomi sulla stagione telai e forcelle monoscocca per la
ricco di successi e di imprese memo- 2002», prosegue Sergio, «ho scoperto Squadra Corse Bianchi, della quale fu
rabili», spiega Sergio. «Il nostro sogno che, mentre tutti i gregari della Merca- fornitore per le gare a cronometro del
è sempre stato quello di possedere una tone Uno utilizzarono la Wilier Izoard. Giro d'Italia 1987. Inoltre, pur conti-
bici squadra corse utilizzata da Marco Pantani utilizzò invece il modello K2 nuando a sviluppare idee e brevetti
Pantani, cosa tutt’altro che semplice». Karbon, bello e innovativo al tempo in ambito ciclistico, C4 si specializzò
Nonostante siano passati solo stesso. Ho fatto una ricerca e ho sco- anche nella produzione di pinne per
quattro anni dalla doppietta Giro e perto che il telaio era prodotto in Italia sommozzatori in carbonio, lanciando
Tour del '98, nel 2002, dopo i fatti di dalla ditta C4 di Airuno (LC)». sul mercato i primi modelli e diven-
Madonna di Campiglio, Pantani non tandone ben presto leader. Tra le bici
riesce più a vivere le corse con quel MADE IN AIRUNO prodotte da C4 ricordiamo la Ego.
ruolo da protagonista che lo aveva La storia della K2 Karbon corre pari Qualche anno dopo, a cavallo della
sempre caratterizzato e per il quale passo con quella di Marco Bonfanti, fine del Millennio, Lino Gastaldello -
viene amato. Per questo motivo, la titolare appunto di C4, azienda che all'epoca proprietario di Wilier Triesti-
K2 Karbon non è una bici che si può si occupava di realizzare prodot- na e appassionato ciclista - si trovò a
associare a una vittoria o a un evento ti in carbonio. Forte di sei anni di soccorrere un altro amatore caduto in

In apertura: dettaglio del freno interno anteriore di tipo sportivo, con le pinze che chiudono
sulla spalla del cerchio.
1: le congiunzioni riportano inciso un motivo che ricorda quello della Garibaldina.
2: particolare delle sopracitate congiunzioni preso dalla Gloria Garibaldina presente nel
Registro Storico Cicli, scheda 0.51.
3: dettaglio del freno posteriore e delle finiture sul tubo sella.

Biciclette d'Epoca 33
5 6

un fossato. Sollevandone la biciclet- monoscocca e completamente priva il campione romagnolo (con reggisel-
ta - per l'appunto una C4 Ego - si rese di giunzioni. Le geometrie sloping la Selcof Aero Cnc), piega e attacco
conto di quanto fosse leggera e tec- (ovvero con un triangolo anteriore Ritchey WCS completamente tondo
nologicamente avanzata. Nacque così più piccolo) e le forme compatte lo e una forcella Mizuno Fiandre EWP.
l'idea di realizzare la prima bicicletta rendevano comodo e privo di stress. C4 pubblicizzò con orgoglio il fatto di
in carbonio nella storia dell'azienda, Da notare il tubo di sterzo decisamen- essere fornitrice ufficiale della Mer-
ovvero la Karbon K2, basata proprio su te abbondante e il piantone avanzato catone Uno per Marco Pantani.
telai monoscocca in carbonio realiz- e a 70° fortemente inclinato e spostato Purtroppo, però, la stagione 2002
zati dalla C4 di Bonfanti. in avanti di alcuni centimetri rispetto fu abbastanza deludente. Nonostante
Wilier diventò fornitore della alla scatola del movimento centrale, tutti credessero in un suo rilancio, il
Mercatone Uno per la stagione 2002, specifica che permetteva di adattarlo Pirata disputò un Giro d'Italia opaco,
anno in cui Pantani pretese di correre molto bene alle esigenze del ciclista. senza vincere nemmeno una tappa né
con una Karbon K2. Fu essenziale, in Con questa soluzione il carro è stato arrivare tra i primi dieci della classi-
questa scelta, il ruolo svolto da Oscar portato a una lunghezza di 39 centi- fica finale, vinta da Paolo Savoldelli.
Pelliccioli, compagno di squadra del metri, risultando molto compatto. Questo fece sì che non venne nem-
Pirata che aveva già corso con i telai La K2 Karbon veniva venduta pres- meno invitato al successivo Tour de
di Bonfanti nel Team Polti, che usava so i concessionari autorizzati a circa France. Nonostante i tifosi l'amassero
bici marchiate Coppi. 4.900 euro, una cifra abbastanza ele- ancora, Pantani aveva ormai imboc-
vata. Il montaggio dell'esemplare in cato la parabola discendente della
DEDICATA AI PROFESSIONISTI oggetto, utilizzato da Pantani al Giro propria carriera, affrontando l'anno
Il monoscocca K2 in carbonio era nato del 2002, monta un gruppo Shimano successivo quella che sarebbe stata
specificatamente per i Pro: scattante, Dura-Ace 7700 25°Anniversary a 9 la sua ultima stagione da professioni-
nervoso, capace di assorbire le vibra- velocità, una sella Selle Italia Flite Ti- sta prima del drammatico epilogo di
zioni grazie alla struttura realmente tanium specificatamente pensata per Rimini. I

7 8

34
Le Biciclette
9 10

I
11

Scheda tecnica
Marca: Wilier Triestina
Modello: K2 Karbon
Anno: 2002
Gruppo: Shimano Dura-Ace
7700 25° Anniversary
Telaio: K2 monoscocca in
carbonio
Sella: Selle Italia Flite Titanium
Reggisella: Selcof Aero Cnc
Piega e attacco: Ritchey WCS
Forcella: Mizuno Fiandre EWP

5/6: vista dai due lati della K2 Karbon 2002. 7: il tubo obliquo con il logo Mercatone Uno e il portaborraccia Elite. 8: il logo K2 Karbon. 9: il tubo
orizzonatale con il nome di Pantani. 10: la guarnitura testimonia un'intensa vita sportiva. 11: il parallelogramma del cambio Shimano Dura-Ace
7700 25° Anniversary. È un gruppo molto raro e ambito dai collezionisti, con un prezzo che supera in alcuni casi, per le versioni più complete,
i 4000 euro. 12: dettaglio di piega e attacco Ritchey WCS. 13: Sergio Biunno ha raccolto negli anni diversi memorabilia di Marco Pantani, come
questa maglia del Giro d'Italia '99 con dedica Nicolò, suo giovanissimo tifoso scomparso mentre si allenava in bici, il casco Briko del 2001/02
con dedica a Fiorenzo Guadagnin, suo tifoso prossimo alla pensione, e alla moglie Anna.

12 13

Biciclette d'Epoca 35
BSA MKV '43
Uno sguardo sulla protagonista
di due guerre mondiali

36
Collezione: Marcello Conti
Le Biciclette
1 2

In apertura: vista laterale della BSA Military Bicycles Mark V Pattern 1: gli accessori sono
tutti coevi, come questa cassetta portamunzioni del '43. 2: il fanale a batteria Lucas a fascio
oscurato all'anteriore. 3: al posteriore, il fanale era rosso con parabola in bachelite. 4: il
borsello Brooks in pelle, anche questo datato 1943.

D
i biciclette militari abbiamo ne tra la produzione ciclistica e il
parlato già diverse volte su BE mondo militare era molto forte. BSA,
(come per esempio nello spe- addirittura è acronimo di “Birming-
ciale dedicato alle bici dei Bersaglieri ham Small Arms”, azienda nata nel
sul numero 38) dato che si tratta di 1861 proprio nella città inglese citata
mezzi molto interessanti che spesso nel nome e che dal 1880 circa iniziò
avevano allestimenti e tecnologie in ad affiancare alla produzione di fucili
grado di testimoniare bene il livello anche quella di biciclette, arrivando
raggiunto dalla produzione cicli- a diventare fornitore dell'esercito
stica nella propria epoca. In questo britannico realizzando bici molto
articolo, attraversiamo la manica e interessanti come quella in dotazio- 3
parliamo di una bicicletta inglese, la ne ai paracadutisti dello sbarco in
BSA MK V del 1943, un modello che Normandia.
è rimasto a disposizione dell'eser- La BSA Military Bicycles Mark V
cito di Sua Maestà per circa 40 anni Pattern - questo il nome ufficiale
iniziando ad essere impiegato nella della bicicletta - rappresenta l'ultima
Prima Guerra Mondiale per finire la e più avanzata evoluzione di questo
propria carriera nella Seconda, dove modello. È stata ritrovata nei pressi
non era più protagonista sul campo di Roma in stato di forte compromis-
di battaglia ma veniva utilizzato prin- sione da Marcello Conti. «È probabile
cipalmente per il trasporto rapido che questa bicicletta, trovata insieme
delle truppe. Senz'altro, nella prima a una sua gemella, fosse una di quelle
metà del XX secolo, la commistio- impiegate durante lo sbarco di Anzio

Biciclette d'Epoca 37
Sopra: il lato opposto della BSA MK V. 5: la torcia TL122 di produzione britannica con il marchio del War Office. 6: nodo sella con il nome del
modello inciso sulla congiunzione. 7: dettaglio del pignone posteriore. Si vedono il tendicatena e l'oliatore sul mozzo.

da parte degli Alleati nel 1944. Era di come da allestimento originale,


5
completa di tutte le sue parti anche mentre le coperture sono ballon da
se ho dovuto provvedere a un profon- 28 1/2. La dotazione, come detto, fa
do restauro e dotarla poi di accessori tutta riferimento a quella specifica
che fossero coerenti con il modello di questa bicicletta.
e l'epoca. La vernice purtroppo era «La fanaleria è composta da un
quasi completamente assente ma faro anteriore Lucas oscurato con
grazie ad alcune tracce di verde sui due strisce nere e da uno posteriore
parafanghi sono riuscito, utilizzando con parabola in bachelite rossa a
un tintometrico, a riprodurre la colo- bassa emissione», spiega Marcello.
razione originale, che poi ho legger- «Questi accorgimenti si rendevano
mente invecchiato». necessari per evitare che la bici-
cletta fosse facilmente individuabi-
SUPER ACCESSORIATA le, soprattutto dall'alto, mantenendo
Questa MK V (dove MK sta per comunque una luce di profondità
“modello” e la “V” per “quinta evolu- sufficiente per vedere nel buio».
zione”) è una bicicletta con frenata All'anteriore trova spazio anche
mista roller e contropedale e si dif- una torcia portatile TL122 prodotta
ferenzia il tal senso dalla MK V*, che dagli inglesi su licenza americana.
invece ha i due freni al manubrio. Le La produzione britannica si evince
ruote sono 32/40 con mozzi gran- dal logo con la freccia rivolta verso

6 7

38
Le Biciclette
8 9 10

l'alto che era il simbolo del War Of- proverbiale velocità di fuoco.
fice, l'ufficio di guerra dell'esercito La BSA MK V è stata una grande
di Sua Maestà. Ufficio che troviamo protagonista del Secondo Conflitto

Z
anche sui cerchi originali Dunlop Mondiale operando in diversi teatri
28x1/2 ma con l'acronimo WO. Com- svolgendo appunto ruoli di colle-
pletano l'allestimento una cassetta gamento. Con il termine di quella
portamunizioni del 1943 alloggiata drammatica guerra, piano piano
al posteriore su un portapacchi le biciclette furono soppiantate da Scheda tecnica
Brooks a steli ritorti e un portafuci- altri mezzi di trasporto e oggi sono Marca: BSA
le Ferrys su cui è stato posizionato, impiegate solo in azioni speciali da Modello: Military Bicycles
a scopo scenografico, una copia di piccoli contingenti che si muovono Mark V Pattern
un fucile Enfield Smle, in dotazione in Mountain Bike all'interno di sce-
Anno: 1943
alle truppe inglesi e dotato di una nari rocciosi o desertici. Z
Telaio: in acciaio
11 Sella: Brooks Military Saddle
Freni: anteriore roller, posteriore
contropedale
Fanaleria: faro Lucas a batteria
all'anteriore oscurato (rosso
posteriore)
Cerchi: Dunlop 28x1/2
Pneumatici: ballon
Accessori: portafucile,
portamunzioni, torcia

8: i mozzi grandi sono quelli orginali di


12 questo modello 9: anche le manopole, molto
eleborate, hanno il marchio del WO e anche
del General Post Office (GPO). La bicicletta
quindi potrebbe essere stata utilizzata per
il servizio postale. 10: una foto della BSA
Mk. V in azione. 11: vista dell'anteriore
con la leva del freno roller e il dettaglio del
portafucile sul manubrio. 12: i cerchi sono
Dulop originali da 28x1/2.

Biciclette d'Epoca 39
Alfonso Gatto
Proseguiamo la nostra rassegna di letterati al seguito del
Giro d'Italia parlando dell'esperienza del poeta campano
nelle edizioni 1947 e 1948

T
ra le penne illustri che lo scrittore fiorentino non si accon- un’intensità tale che ben si per-
seguono il Giro d’Italia tenta di fare la “spalla di colore”. cepisce nella sua scrittura, fino
durante gli anni dell’epopea Per lui c’è sia la ricerca del mondo all’apogeo, con l’articolo su Bartali.
di Coppi e Bartali c’è anche Alfon- fuori del microcosmo fiorenti- Gatto, invece, sembra scrivere da
so Gatto. Uomo della sinistra, che no sia la forte passione sportiva. un’altra dimensione.
aveva vissuto tra il carcere e la Mentre Gatto dall’inizio alla fine Fin dal primo articolo il poeta
Resistenza gli anni della guerra, percepisce questo viaggio nel Giro confida ai lettori: «Sarò l’unico
viene inviato al seguito della caro- come un sogno atemporale da cui inviato che non sa andare in bici-
vana dal direttore de L’Unità, Pietro si risveglierà una volta rientrato a cletta. “Vergogna” direte voi. Me lo
Igrao. Insieme a Vasco Pratolini, casa, Pratolini perderà ben presto, dico anch’io e non da oggi». Ecco,
come visto su Biciclette d'Epoca nel giorno dello sciopero, la sua in questa ammissione c’è tutto
n°41, Gatto viaggia sulla macchina dimensione entusiastica e irreale. lo spirito con cui Gatto affronta
del partito al seguito della corsa Pratolini progredisce durante il il Giro. Si vergogna di non aver
nel 1947 ma, sebbene il mezzo Giro, attraversa varie fasi, vicever- mai imparato, ma al tempo stes-
fosse lo stesso, i due hanno un sa il poeta è più lineare: osserva so questo mancanza gli offre un
approccio al Giro completamente ma non interviene sui temi forti punto di vista inedito: «Però, per
differente. della carovana. il nostro giornale, che vantaggio!
Se il poeta Gatto si adatta bene Se Pratolini si scaglia contro i Riuscite a immaginare le emozioni
a fare il testimone, raccontando e corridori in sciopero, Gatto ignora in servizio esclusivo che riceverò,
aprendo al lettore la visione dell’I- l’accaduto, non ne scrive una sola le mie meraviglie per episodi e per
talia che si raduna intorno al Giro, riga. Pratolini vive quel Giro con incidenti che gli altri miei colleghi

40
A cura di: Marco Pasquini
Personaggi & Campioni
1 2

In apertura: primo piano del poeta salernitano Alfonso Gatto, classe 1909. 1: Fausto Coppi in azione al Giro d'Italia in maglia Bianchi.
2: il percorso del Giro d'Italia del 1947 si apriva e si chiudeva sempre nella città di Milano.

nemmeno prenderanno sul serio, là dove da qualche tempo alberga- mia vita, ma sognando di volare».
il mio originario stupore per quei va la vergogna: «in bicicletta vanno Poi, nel giorno del Pordoi, Gatto
benedetti ragazzi che riusciranno tutti, le donne e i bambini, i preti e si fa travolgere dalla gara, dal-
a volare su due ruote sole come i soldati. Io soltanto no». lo scontro tanto atteso, facendo
angeli?». Gatto aveva una sorta di venera- precipitare il lettore direttamente
Sente il Giro come qualcosa che zione per Coppi, e la stima era re- sulla strada, come se fosse in un
appartiene alla propria storia, alla ciproca, ma i tentativi dei due sono film: «Col fazzoletto legato sotto gli
sua vita: «Questo Giro d’Italia, che vani; il poeta, avvilito, li rivela con occhi come un bandito, Binda cor-
tra poche ore s’inizierà da Mila- queste parole: «Per un attimo ho reva dietro Coppi per la discesa del
no ha la mia stessa età, trentotto provato la dolcezza del volo, sa- Pordoi. Eravamo alla sua ruota. In
anni suonati. Siamo nati nel 1909, pendo di cadere ed ero già caduto qui momenti la Maglia Rosa di Bar-
abbiamo fatto le stesse guerre, nella polvere come un guerriero tali a poco a poco si sfilava. Il Giro
abbiamo avuto le stesse speranze antico. […] Ma di una cosa sono aveva rotto tutti i vincoli, aveva
e le stesse paure, siamo ancora certo: che se io sapessi andare sciolto tutte le riserve. Era giusto
in buona salute, a parte qualche in bicicletta sarei un campione. che anche Binda volesse mettersi
acciacco». È ridicolo che ci serva di quella nella polvere la sua vecchia ma-
macchina da angeli per cammina- schera di eroe».
L'INCONTRO CON COPPI re come fanno tutti. Cadrò, cadrò Ecco, infine, il Giro eroico, la
Manca, però, ancora una vera sempre fino all’ultimo giorno della realtà che richiamava le vivide

"
interazione tra il Gatto giornali- sensazioni della memoria, il Giro
sta sportivo e il poeta testimone. dei pionieri: «La vittoria di Coppi è
Poi, nel giorno di riposo a Pesca- bellissima: questo era finalmente
ra, mentre Pratolini scrive la sua il Giro della mia infanzia». Coppi

per gatto,
requisitoria contro i ciclisti, Gatto aveva vinto e Bartali era sconfitto.
è avvicinato da Fausto Coppi che si Il giovane Airone aveva aperto le

il giro è
offre d’insegnargli a pedalare: «Si ali, mentre il Vecchio delle Monta-
immagini quale onore è per me; ma gne arrancava sempre più.

un sogno
è come se un bambino che deve Un uomo che soffre e che lotta
frequentare la prima classe abbia per raggiungere lo scopo; questo è

atemporale
per maestro un professore d’Uni- Bartali per Vasco Pratolini. Anche
versità», risponde il cronista im- Gatto, forse con minor pathos, ne

dal quale
barazzato. Ma Coppi non desiste e traccia i confini malinconici: «La
nel pomeriggio i due s’incontrano. gara poteva dirsi ancora aperta,

svegliarsi
Così, per un giorno, nel cuore del ma l’uomo che doveva essere il
cronista si riaffaccia la speranza, protagonista era già all’oscuro del

Biciclette d'Epoca 41
terreno che ad ogni passo perdeva quella a casa. Per il poeta il sogno
o guadagnava. Da allora, per tutta del Giro è completo, piacevole
la strada, egli ha visto davanti a sé dall’inizio alla fine, non ha soffer-
mani aperte ad indicargli e spesso to come Pratolini una fase di delu-
mentirgli, per incoraggiamento, i sione e abbattimento. Il Giro, le sue
minuti di distacco; questa affet- storie, quelle dei ciclisti e quelle
tuosa pietà era per noi come una della gente che lo segue, sono stati
sferza. Chiedeva anche quanto realmente il mondo favoloso di cui
distassero da lui i suoi inseguitori, aveva sempre sognato e che cerca-
uomini che fino a ieri sembravano va in quest’avventura:
di un’altra razza. Se poi è riuscito «“Anche tu sei un bambino” mi
a guadagnare qualche minuto, ha ha detto Aldo proprio al momento
perduto il cielo e la terra che prima in cui una curva lo spingeva nel
lo mostravano, come hai tempi del- mio petto. È vero, è vero, quello che
le vittorie, un punto rosa in vetta io vado ripetendo: il Giro è una me-
alle salite, un punto rosa nella val- ravigliosa corsa umana; il suo vero
le come una nuvola di polvere. Ma traguardo è la felicità che è nel
un poeta che io non mi rassegno alla sorte nella nostro cuore pronto alle emozioni
racconta il giro quale egli è finito con l’abbando- e alle sorprese».
Nasce a Salerno nel 1909 ed è stato narsi. La sua immagine si è come
poeta ermetico, scrittore, critico cancellata, è come scomparsa nel IL GIRO DEL 1948
letterario (fonda nel 1938 con gruppo: il campione rappezzava Le cose cambieranno l’anno se-
Vasco Pratolini la rivista Campo la propria maglia verde, di viola, guente, allorquando Gatto tornerà
di Marte), critico d'arte, pittore ed di rosso, di tutti i colori con cui la al Giro. Quando Pratolini si ripre-
insegnante. sorte cercava di vestirlo ora che senta al Giro, nel 1955, lo fa con
Iscritto dal 1944 al PCI diventa ben era nudo». maggiore disincanto, ma con una
presto una delle colonne de L’U- passione ancora grande e forte,
nità e assumendo una posizione UN VIAGGIO NEL SOGNO rispetto al Giro del ‘47.
di primo piano nella letteratura di Il Giro del ‘47 è vissuto come una Gatto, nel 1948, alla sua seconda
ispirazione comunista. sorta di viaggio onirico, di sogno esperienza in carovana, mostra un
Come inviato speciale de L’Unità di cui Gatto ci racconta. Il poeta si lato nuovo del suo essere giornali-
arriva al Giro d’Italia nel 1947, dove era addormentato nel primo arti- sta e poeta testimone. Si concentra
ritrova l’amico Vasco Pratolini. colo («adesso è ora che vada a dor- maggiormente sulla corsa, raccon-
Tornerà al Giro anche nel 1948, ma mire»), e si risveglia nell’ultimo re- tando vicende e situazioni di gara,

"
non concluderà la corsa… soconto da Milano: tralasciando quei
Morirà, a seguito di un incidente «Stamane all’alba toni di colore che
d’auto, ad Orbetello nel 1976. mi sono risvegliato. lo avevano carat-
Ho chiesto al mio terizzato l’anno
vicino di stanza: precedente.
“A che ora si par-
te?”. Nessuno mi ha nel 1948, Ciò non vuol dire
che il poeta abbia
risposto. Ero solo,
mia figlia cammi- gatto si perso la sua vena
pittorica: «sono
nava adagio per
non far rumore. Il concentra tutti gialli, verdi,
vermigli, i girini
Giro era veramente
finito». di più su della caravana»,
o il suo humour:
Saluta uno ad
uno i suoi cono- quanto «sarò un carovanie-
re all’aperto se la
scenti, quasi che la
sua vera famiglia accade pioggia non vorrà
abbandonarci mi
fosse quella della
carovana e non in gara abbevererò come
un albero, come un

42
Personaggi & Campioni
3 4

cammello, come una rana. Ben det- non sventoleranno le bandierine 3: Alfonso Gatto ritratto nel suo ruolo di
to: come una rana. Forse soltanto della Gazzetta. Allora ci sentiremo cronista al Giro d'Italia del 1947.
così potrò sperare d’essere vera- veramente ripescati nel romanzo 4: sempre Gatto in una posa decisamente
più elegante e cittadina. 5: Gino Bartali fu
mente un girino». del Giro alla stessa riga in cui lo uno dei protagonisti di cui Gatto raccontò
Più semplicemente ha un anno lasciammo l’anno scorso. Dirà il le gesta sportive sulle pagine de L'Unità.
in più e un’esperienza maggiore. Il racconto: “Gatto aveva adesso la
suo “risveglio” a Milano, alla fine tuta azzurra, ma non sembrava più 5
del Giro del ‘47, il suo malinconico vecchio di un anno”».
saluto ai membri della carovana
tornano subito alla memoria del ETTORE E ACHILLE
lettore leggendo il primo articolo La “spettacolare grandezza di
della nuova serie: «Sono passati Coppi” lo seduce; la sfortuna di
esattamente undici mesi da quan- tanti che perdono per un nonnul-
do la carovana si sciolse al Vigo- la, quando magari già credevano
relli e ci siamo di nuovo. Stringia- d’aver vinto, lo commuove: così
mo la mano al signor Cougnet e gli sfortunati, i vinti, hanno la sua
salutiamo in lui il trentunesimo simpatia. Ad Achille preferisce Et-
Giro d’Italia che va a cominciare». tore: «La storia della guerra di Tro-
L’attesa è stata lunga - «esatta- ia è storia di vincitori e anche di
mente undici mesi» - ma finalmen- vinti: di Ettore oltre che di Achille.
te è finita, e si ricomincia. L’entu- Questa tormentosa e ubriacante
siasmo del poeta è ancora quello tappa oggi ha ancora una volta
dell’anno precedente: «Tra qualche scritto nell’albo d’oro del Giro il
ora io e Michele [Quartieroni, nome dello stesso incendiario di
l’autista, ndr] partiremo puntando due giorni fa: Vincenzo Rossello».
su Milano. È una tappa straor- Se Gatto identifica, in generale, i
dinaria senza traguardi e senza capitani e i campioni con Achille e
premi, ma la nostra macchina i gregari con Ettore, diversamente,
sarà spoglia finché non avrà il suo pur usando le stesse similitudini,
roseo cartello con nome scarlatto farà Dino Buzzati l’anno seguente,
della carovana, finché sul tetto al Giro del 1949.

Biciclette d'Epoca 43
Anche in questo Giro del '48, sulla soglia della salvezza». drali dolomitiche, si è chiusa con
comunque, saranno le montagne a Cecchi, la Maglia Rosa in quel la tristezza di Cecchi che arranca
decidere il vincitore: «Lo troveremo momento, va in crisi e perde il disperatamente sulla pista dello
sulle montagne ve lo assicuro. È simbolo del primato: «È andata stadio di Trento, non osa mettere
tradizione di tutti i buoni romanzi purtroppo così: nata nell’avventura piede a terra, vacilla e sembra che
polizieschi che il mistero si sciol- questa tappa aperta dalla spettaco- rida con il suo stesso pianto».
ga alle ultime pagine dell’ultimo lare grandezza di Coppi solo sulle «Il Giro, così, si trova a dichiara-
capitolo. E quest’anno il vincitore abbaglianti gradinate delle catte- re vincitore il più fortunato degli

"
sarà a suo modo un fantasma tro- opportunisti». La malinconia che
vandosi a vivere in tempi che sem- si percepisce nelle parole dello
brano tornati propizi alle streghe e scrittore ha un senso di disillusio-
ai miracoli». ne, molto simile a quello provato

tra campioni
Ma la soluzione che la cor- l’anno precedente da Pratolini,
sa propone non piace al poeta: quasi una sorta di sconfitta dei

e gregari,
«Doveva essere una tappa triste, valori sportivi in cui il poeta
come avrò modo di dirvi: l’ha crede. Il Giro è vinto da Fiorenzo

gatto tifa per


accompagnata la musica di tutti Magni, tra le proteste generali per
i paesi perduti dalla carovana per sospette spinte in salita. Coppi e

questi ultimi
chilometri e chilometri. L’epico la Bianchi non ripartono e anche
scatto di Coppi a due chilometri e Gatto non arriva a Milano, si ferma

e per le
mezzo dalla vitta del Falzarego, il per strada. L’ultima cronaca del
suo impeccabile a solo sul Pordoi, poeta su questo Giro è del 4 giugno

loro fatiche
non valgono a dissipare la tragica da Trento; Milano dista solo due
ironia che ha abbattuto Cecchi giorni. I

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americo severini
Genio, sregolatezza e ciclocross
U
na domenica mattina di circa dal punto in cui ci trovavamo. Del resto arraffando polli e anatre. Per lui valeva
dieci anni fa , superata di buon - ci dissero - era una distanza che non il detto: «Roba di campagna, chi arriva
passo la salita di Vergineto, poteva spaventare un ex-professionista. prima se la magna!».
entrando nel tratto che porta da Barchi a Barbara, un piccolo paese dell’entro- Sin da piccolo viene inquadrato come
S. Ippolito, incontrammo un gruppo che terra marchigiano, non è un dettaglio aiutante di Ivan Tarducci, un ambulante
procedeva nella nostra stessa direzione. perché è qui che, l’11 maggio 1931, nasce di stoffe. Ivan corre per il gruppo cicli-
Pedalando verso Sorbolongo notammo Severini, quarto figlio di una numerosa stico Vis Sauro di Pesaro come allievo e
un anziano composto, che impassibile famiglia. I campioni di ciclismo dell’e- Americo lo accompagna nei suoi allena-
teneva con disinvoltura il nostro passo poca sono Binda, Girardengo, Guerra e menti invernali di corsa, a piedi. In que-
allegro. Incuriosito, Adriano domandò diventano i miti del giovane Americo. gli anni cosi difficili dorme spesso fuori
chi fosse il minuto ciclista. Dal gruppo I tempi sono duri e non sempre ci si casa, in rifugi improvvisati o sugli alberi,
arrivò una voce: «Come!? Non lo cono- riesce a sfamare. Ma per Americo non al punto da venire per questo chiamato
sci!? È Americo Severini. Ha quasi ot- ci sono problemi a girovagare per le dai suoi compaesani "Micco" (riferimen-
tant'anni e viene da Barbara con noi più campagne circostanti Barbara e soprav- to dialettale alla scimmia). A fine guerra,
giovani». Barbara distava circa 70 km vivere cogliendo frutta dagli alberi o quando i nuovi campioni sono Bartali

46
A cura di: Di Adriano Vispi e Dario Corsi – Ass.ne Culturale Italian Legend Bicycles Foto: Giordano Cioli

Bicicultura
1 2

In apertura, 1 e 2: Severini corse a lungo per la GBC, dal '61 in avanti, vincendo con questa maglia il titolo Italiano per due volte. 3: un
Americo Severini ventenne con la maglia della Polisportiva Forsempronense, con cui corse nel '51. 4: con la maglia del Gruppo Sportivo
Giambellino, invece, corse sia da dilettante nel '55 sia nel '58/'59 da indipendente.

e Coppi, per Ivan è tempo di smettere lire . Il 26 marzo del '51 vince la Bologna pioggia torrenziale. Il fratello Severino
di correre e cosi regala la sua bicicletta - Roticosa, una classica per scalatori, e segue le gesta di Americo in moto
da corsa ad Americo. È troppo alta e con il ricavato della vittoria si fa cucire ma a causa della pioggia è costretto
lunga, per lui che è piccolo, ma va bene un abito presso una delle migliori sar- a fermarsi per un guasto. Dopo averla
ugualmente per sognare di diventare un torie della zona. Da quel momento Se- riparata riparte all’inseguimento della
campione. Nel 1946 la società ciclistica verini si regala un vestito nuovo a ogni corsa e prima dell’ultima salita si ferma
di Barbara, di Arturo Fiorani, gli offre vittoria, cosicché a Barbara iniziano a per chiedere al pubblico chi è in testa.
una bicicletta Olmo modello Rondine chiamarlo “il Conte”. Nel 1951 riesce a Gli rispondono che è davanti a tutti «un
realizzata su misura per lui. Nella prima collezionare ben 9 vittorie e nell’ascesa piccoletto brutto, tutto sporco e che
gara, che vede Allievi e Dilettanti corre- del Monte Penice riesce a ottenere gli nessuno conosce». Sorride, Severino,
re insieme, il giovane Americo si piazza stessi tempi di Ortelli e Coppi quando perché sa che il fratello trionferà.
al terzo posto ed è il vincitore della sua da indipendenti si cimentarono nella Americo vuol correre sempre tutto
categoria. Alla sua terza gara centra la stessa gara. l’anno senza fermarsi, tanta è la sua
vittoria:è l’inizio di una carriera lunga e Il 1952 vede Americo emigrare al passione per il ciclismo, e cosi il 16
piena di emozionanti vittorie. nord, precisamente a Milano, dove novembre partecipa a Cinisello Balsa-
Un commissario della Federazione l’aspetta il fratello Severino. Corre per mo alla sua prima gara di ciclocross
Ciclistica Italiana pronuncia al temine la società Excelsior con biciclette Dal classificandosi secondo. Alla fine del
le seguenti profetiche parole: «Guar- Cerri. Il 15 agosto si disputa la Milano - 1952 viene chiamato alle armi fino ai
datelo bene e non andate dove va a Erba - Monticelli per dilettanti sotto una primi mesi del 1954. Fortunatamente si
correre questo ragazzo, perché voi non
3 4
vincerete più!».

GLI INIZI IN STRADA


Severini conclude il primo anno da Al-
lievo, nel 1946, con 15 vittorie, sei secon-
di posti e tantissimi piazzamenti tra i
primi cinque. Per i due anni successivi,
Severini cambia squadra - Gepin Olmo,
Fiamma - ma non smette di vincere,
inanellando oltre 15 vittorie a stagione e
battendo avversari sempre più forti.
Ne 1949-50 e 51 Amerigo passa al
gruppo ciclistico Polisportiva Forsem-
pronense di Fossombrone di Pesaro, e
da dilettante Inizia a guadagnare 25.000
lire al mese, un quarto meno della paga
di un operaio generico, che era di 32.000

Biciclette d'Epoca 47
5
potrà allenare grazie alla compiacenza Viene inviato da Malabrocca, allora
di un capitano suo tifoso. Il 9 maggio Presidente dei ciclocrossisti italiani, a
si iscrive alla Milano - Ghisallo dove Mont Valerian, in Francia, per parteci-
partecipano i migliori ciclisti d’Italia e pare alla gara in cui corrono i più forti
si classifica terzo dietro a Giannantonio ciclocrossisti d’Europa. Qui riesce a
Riccò e Aldo Moser. vincere il Gran Premio Martini davanti
al francese André Dufraisse, all'epoca
IL PASSAGGIO AL CICLOCROSS Campione del Mondo (titolo che si
Così esile e minuto, Severini si accor- sarebbe aggiudicato 5 volte). Tutti i gior-
ge che la sua statura di un metro e nali parlano del “fenomeno Severini” e il
cinquantacinque lo limita nel ciclismo mondo inizia a conoscerlo. Sarà terzo al
dei professionisti. Sa bene che ci vor- Mondiale del '55, in Germania. Sport Il-
rebbero vittorie pesanti per richiamare lustrato - rivista dell'epoca - parla come
l’attenzione delle grandi squadre, così un novello David che si batte contro i
decide di darsi al ciclocross, una spe- Golia del Nord Europa.
cialità dove si era mal pagati per tutti Finalmente, nel 1956, Americo passa
i sacrifici che richiedeva ma durante professionista come indipendente con
i lunghi inverni senza corse su strada il gruppo sportivo Augustea su bici
richiamava l’attenzione dei giornali Gramaglia - Augustea. Contestualmente
sportivi. si regala una splendida Alfa Romeo
Decide cosi di partecipare nel 1955, Giulietta Spider. Le vittorie arrivano
quale dilettante del gruppo sportivo a ripetizione e, siccome le 25.000 lire
Giambellino che utilizzava biciclette promesse per ogni primo posto non
Gramaglia, alla stagione di ciclocross. arrivano, decide di vendere la propria
bici ogni volta che vince, in modo da
6 recuperare almeno 15.000 lire. Alla
Augustea andava bene, visto che era più
conveniente rimpiazzare la bicicletta
di Americo che pagarlo. Americo vince
il suo primo titolo Italiano ciclocross
a Genova. Sport Illustrato gli dedica
la prima pagina considerandolo tra i
favoriti del Mondiale di ciclocross 1956
in Lussemburgo, dove è prevista la
partecipazione di atleti del calibro di
Charly Gaul. Non sarà una giornata di
gloria, per Severini, soprattutto a causa
del terreno ben diverso da quello a cui è
abituato. Dimenticato il Mondiale, corre
successivamente in Francia dove si
mette in evidenza e vince il prestigioso
Gran Premio di Ciclocross di Fontaney .
Nel 1957, sempre con Augustea,

5: Micco in maglia Riso Curti, nel


1960, anno in cui vinse il Campionato
Lombardo. 6: Renato Longo, a sinistra in
maglia iridata, e Rolf Wolfshohl, avversari
di Severini al Mondiale del '59. 7: Foto di
gruppo in occasione della presentazione
del libro su Severini di cui parliamo
nel box sotto, con Americo in forma
smagliante tra i due autori, Giordano Cioli
e Mirella Meloni. A sinistra, il sindaco di
Barbara, Raniero Serrani.

48
Bicicultura
Severini vince il VC Versailles-Rochet, 7

il Rochet- Dunlop, il ciclocross Lygie ed


il Gran Premio di ciclocross di Chatou,
sempre con biciclette Gramaglia, azien-
da che nel frattempo si è specializzata
nelle biciclette per questo tipo di gare.
Americo è conosciutissimo in Europa e
particolarmente in Francia dove, riesce
a infiammare ogni corsa a cui partecipa,
a volte addirittura indossando nelle cor-
se minori una maglia sociale francese!
Viene cosi pagato da due squadre nello
stesso tempo senza che nessuno se ne
accorga. Ogni tanto torna in Italia e pro-
prio in una panetteria vicino a casa sua
conosce un giovane, Renato Longo, che
ben presto gli chiede di potersi allenare
con lui. Dopo la prima uscita, Americo bellino da indipendente, sempre su Gra- ciclocrossistica. La sfortuna però gli si
capisce che il giovane ha talento e lo maglia. È il 23 febbraio quando si svolge accanisce contro: a soli 500 metri dal
fa entrare gruppo sportivo Augustea. il Mondiale di ciclocross nella campa- traguardo, causa un problema meccani-
Longo diventerà il suo principale rivale gna del velodromo di Limonges. Sembra co con la catena, Severini deve fermarsi,
e anche amico: collezionerà infatti ben la giornata di Americo, che rimane al permettendo a Dufraisse di vincere il
5 titoli mondiali di ciclocross e 13 titoli comando con il campione del mondo suo terzo Mondiale, precedendolo. La
di campione italiano di specialità. Dufraisse senza alcun affanno mentre delusione è tanta, acuita dal fatto che
il francese appare molto più stanco. i maligni diranno che Americo si è ac-
IL RITORNO IN ITALIA Micco sembra poter vincere finalmente cordato col francese. In realtà, Severini
Il 1958 vedrà Americo tornare al Giam- il Mondiale dopo anni di intensa attività si era preparato scrupolosamente e

SEVERINI, FOLLETTO DEI PRATI E DEL FANGO


S everini è un duro, Severini è un equilibrista, Severini sorride con i denti sporchi di
terra, Severini è egoista. Severini è un buono e “mette in bici” Longo che poi sarà il
suo giustiziere.
Severini è un campione internazionale e quando il fango e il freddo gli segnano la
strada lui scivola sopra agli avversari e si riposa nelle braccia di Parigi che lo ama come
si può amare un “macaroni”. Ma a lui non importa e fa del ciclocross una professione,
fa della bicicletta una passione infinita e ricorda la sua carriera: l’abbandono del nido
marchigiano, le battaglie con i migliori dilettanti del centro Italia, l’affidabilità della sua
vecchia Olmo, l’emozione e l’angoscia di un incontro con la Milano grigia e fumosa degli
anni cinquanta. La scoperta delle cicloprato.
La storia del ciclocross azzurro incominciò con Luigi Ferrando e proseguì quasi per
gioco con Pertusi e Malbrocca. L’epica comincia con “Micco” Severini e prosegue con
Renato Longo verso l’Olimpo. Severini è però anche la storia dell’Italia del Dopoguerra
che arriva alle soglie del boom economico e non se ne accorge se non quando lo perde…
Severini è la storia del maldestro sospetto francese nei nostri confronti e della consta-
tazione da parte dei transalpini che tutto sommato non siamo poi così male. W Coppi, W
Terruzzi, (i vincenti…).W anche Severini che sa perdere con dignità e onore anche al Bois
de Boulogne dove il cross è leggenda.
Il libro di Mirella Meloni e del marito Giordano Cioli, autentico “bardo” degli umili e dei
dimenticati della pedivella, ci racconta una persona, non un personaggio; ci racconta un
crossista, non un corridore; ci racconta un appassionato delle due ruote e non un prolis-
so compare ciarliero. In sella alla sua bicicletta, ancora adesso che ha varcato gli ottanta,
passa gran parte delle sue giornate. Beve miele col tè, va a dormire prima di Carosello,
attende gli amici in difficoltà, li aiuta a cambiare una camera d’aria. Severini fa l’Eroi-

m
Giordano Cioli, Mirella Meloni
ca e non sfigura. Severini è stato un duro e continua a esserlo. Come vorrei, da grande, Americo Severini:
diventare un Severini! campione di ciclocross
Carlo Delfino Donchisciotte, 2007

Biciclette d'Epoca 49
8 tanta era la sua voglia di salire sul tetto
del mondo del ciclocross. Si prenderà
però una parziale rivincita a distanza
di una settimana, quando nel ciclocross
dei boschi di Vincennes riuscirà a
battere Dufraisse facendo impazzire sia
i tifosi italiani che francesi. Nelle corse
Oltralpe Americo riesce a racimolare
ben 15.000 franchi - una bella cifra per
l'epoca - ma da giovane e in terra stra-
niera dilapida in fila la piccola fortuna.
Senza più un franco, Micco utilizza
il biglietto del treno da Parigi a Mila-
no che gli organizzatori delle gare gli
avevano anticipato. Appena arrivato a
Milano deve vendere il suo bel cappot-
to a un calzolaio per poter acquistare
medicine per la tosse che lo perseguita
9 e acquistare un biglietto del tram per
tornare a casa. Americo sente che è
ora di fermarsi, e così il 18 maggio 1958
vince la sua gara più bella sposandosi
con Ersilia Sirocchi. Nella tranquillità
di casa affronterà l’inverno del 1958,
vincendo per distacco il ciclocross di
Fursac a Parigi il 27 dicembre.
Si ripeterà il primo gennaio 1959 a
Peyret de Ballac, in una gara interna-
zionale, vincendo davanti al tedesco
Wolfshohl e al francese Dufraisse. Il
15 febbraio si svolge il Campionato del
Mondo in Svizzera, a Ginevra. Severini
è in testa con Longo ed Wolfshohl. A
un chilometro dall’arrivo c’è una stretta
salitella dove le biciclette non passano
affiancate. Severini sente che le forze
10 11
sono ormai al lumicino e invita l’amico
Longo ad attaccare: ci penserà lui a
frenare il tedesco. È un atleta forte e
furbo ma anche altruista, e così per-
mette a Longo di vincere il suo primo
Mondiale!
Nel 1960 Severini continua a correre
con il nuovo gruppo sportivo Riso Curti,
vincendo tante corse tra cui il Campio-
nato Lombardo. Nel 1961 passa al grup-

8/9/10/11: Severini ha corso a lungo con


bici Gramaglia, come questa in foto
databile inizio Anni '60. Tra i dettagli
tecnici possiamo notare la guarnitura
Stronglight 52-47, il cambio Campagnolo
Record, freni e leve Mafac, sella Brooks
B17, reggisella Campagnolo. La bici è corso
di restauro presso Italian Legend Bicycles.

50
Bicicultura
12 13

12: foto dell'epoca con Severini davanti al negozio Gramaglia, dove furono realizzate molte delle sue biciclette. 13: Americo con Dario Corsi,
suo grande tifoso che ha curato questo articolo insieme ad Adriano Vispi.

po sportivo GBC, sempre su biciclette copertoni di grande sezione al posto campione. Correrà fino al 1967 sempre
Gramaglia, e riesce a vincere la sua dei normali tubolari di ridotta sezione. in maglia GBC con biciclette Gramaglia,
seconda maglia Tricolore di specialità Appena prima della partenza montò le senza più ottenere vittorie.
battendo l’amico e rivale Longo. Vince ruote preparate per l’occasione e riuscì Al termine della propria carriera da
anche il Gran Premio Clement di ciclo- letteralmente a volare sulla neve fresca ciclocrossista, iniziata nel '54, Americo
cross. Il 1962 vede Americo primeggiare ottenendo una brillante vittoria davan- Severini conquisterà 3 titoli di Campio-
in cinque gare nazionali di ciclocross ti ad un Longo staccato di ben 1'49”. ne Italiano di ciclocross professionisti
ma non partecipa al Campionato Italia- e vestirà 10 volte la maglia azzurra ai
no a causa di una enterocolite acuta. GLI ULTIMI ANNI Campionati del Mondo, riuscendo a
È il 1963 e Americo continua a Anche nel '64 e nel '65, sempre in ma- salire sul podio iridato per ben tre volte.
vincere per il gruppo sportivo GBC. glia GBC, Micco continua vincere. Il 25 Ma la bicicletta Micco non la mollerà
Il grande rivale è Longo, che riesce a gennaio del 1965 è primo davanti ad un mai, e continuerà a esibirsi in gare
sfidare e superare in molte occasio- Longo Campione del Mondo nel circuito rivolte a cicloamatori, mettendo dietro
ni seppur Renato sia più giovane. Il di Colle San Anna, a Borgosesia, e tutti di sé molti giovani. Dal giorno del suo
segreto della sua longevità atletica sta i giornali lo descrivono in gran forma, ritiro a oggi, l’ottantanovenne Americo,
nella conduzione di una vita regolare: al punto che il 31 gennaio si classifi- che è in ottima forma fisica, ha solo di
infatti alle 19 di ogni giorno Americo cherà brillantemente secondo proprio poco modificato le sue abitudini fatte di
va a letto e ogni giorno percorre 70 dietro Longo nel Campionato Italiano. una rigida dieta e di un buon riposo, ed
km su strada. Riposato e ben allenato, Il 14 febbraio nel Varesotto si disputa è ancora frequente incontrario il strada,
riesce a primeggiare all’età di 32 anni il Campionato del Mondo di ciclocross nel lungomare di Senigallia o nell’entro-
aggiudicandosi il Campionato Italiano nel quale Longo trionferà per la qua. terra marchigiano mentre percorre in
di ciclocross per la terza volta. Nella Severini finirà sul gradino più baso del bicicletta i suoi chilometri giornalieri.
circostanza, Americo dette un saggio podio, ottimo terzo. Ormai Severini è A volte partecipa a qualche ciclostori-
della sua astuzia. Infatti, aveva da poco al tramonto della sua brillante carriera ca ricordando a tutti quanto il ciclismo
nevicato e al mattino della gara provò e il Campionato del Mondo del 1965 lo sano faccia bene. La velocità non è più
con una bici da donna le difficoltà di vince un giovane campione belga, Eric quella di una volta ma la grinta è sem-
guidare sulla neve. Capì che le ruote di De Vlaeminck, fratello di quel Roger che pre la stessa! Dobbiamo ringraziare tutti
grande sezione della bici da turismo sarebbe diventato un mito alla Rou- Americo Severini che ha rappresentato
lo avrebbero aiutato, cosi chiese a baix. Ma Severini a 34 anni sarà sesto, l’Italia al meglio, mostrando a tutti il suo
Gramaglia un paio di ruote da 28 con dimostrando a tutti la sua tempra di valore di atleta. I

Biciclette d'Epoca 51
Foto e testo: Filippo Marazia

Cambiare COSA SERVE


• una camera d'aria nuova
• una valvola di tipo Regina

una valvola
• un taglierino
• una morsa da banco
• un pezzo di camera d'aria

Cosa fare se ne serve una più corta


L
e valvole delle camere d'aria
lunghissime e sproporzionate
sono tra le cose più antipati-
che da vedere nei restauri conser-
vativi. Molto spesso interventi di
questo tipo sono necessari perché
non è possibile trovare camere d'aria
con valvole più corte. Per ovviare a
questo problema estetico, che può
rovinare l'impatto complessivo di un
restauro molto ben curato, vi propo-
niamo questa soluzione pratica da
attuare in pochi semplici passag-
gi. Si tratta di sostituire la valvola
originale con una di tipo Regina, che
dovrete procurarvi in precedenza,
magari ricavandola dalla camera
d'aria che avete forato in origine.

1. 2.
Acquistate da una qualsiasi rivendita delle norma- Tagliate tutta intorno la base della valvola uti-
li camere d'aria con valvola italiana contempora- lizzando un taglierino (seguite la linea rossa),
nea. Nel nostro caso sono delle economiche BRN facendo attenzione a non stare troppo distanti
28x1-5/8 con valvola lunga 40mm. altrimenti il foro sarà troppo grande.

52
Guida pratica

3. 4.
Tirate con molta forza la valvola avvalendovi di Preparate la valvola di tipo Regina, che vi
una morsa da banco fino ad estrarla completa- siete preventivamente procurati. Rimuovete in
mente. Avrete così ottenuto una camera d'aria sequenza tappino, ghiera, dado, rondella. Può
senza valvola, con la sede per la stessa "rinforzata". essere nuova o presa dalla vecchia camera d'aria.

5. 6.
Inserite la nuova valvola facendo entrare com- Ripetete al contrario la sequenza del punto 4,
pletamente la base nella camera d'aria. Questa inserendo come guarnizione di tenuta un pezzo
operazione può essere molto complicata per cui di camera d'aria. Inserite la rondella e avvitate il
cercate di avere pazienza e di non slabbrare il foro. dado stringendolo fino a completo serraggio.

7.
Ultimo passaggio: provate a gonfiare la camera
d'aria a una pressione significativa e tenetela in
osservazione per 24/48 h. Se non riscontrerete
delle perdite, potrete considerare la vostra operazione
di sostituzione perfettamente riuscita e avrete così una
valvola molto più adatta a essere utilizzata sulla vostra
bicicletta.

La camera d'aria con nuova (vecchia) valvola è pronta per


essere montata! Bel lavoro! A.

Biciclette d'Epoca 53
La tassa sui
velocipedi
Storia e riferimenti
fotografici di come
alla fine dell'800 le
biciclette iniziarono
a pagare il "bollo"

T
alvolta le biciclette d'epoca n.318, su regia iniziativa e approva-
databili prima degli Anni '40 zione di Senato e Camera dei Deputa-
presentano punzonati sul te- ti. Di seguito la prima parte del testo:
laio dei “bolli” che riportano un anno
specifico. Non si tratta dell'anno di Legge 22 Luglio 1897, n. 318.
produzione del modello ma, come in UMBERTO I
molti già sanno, del contrassegno Per grazia di Dio e volontà della
che certifica il pagamento della Tas- Nazione
sa sui Velocipedi, l'equivalente stori- - Re d’Italia -
co del bollo per le auto, che sarebbe Il Senato e la Camera dei deputati
stato introdotto qualche decennio hanno approvato;
dopo rispetto a quando le biciclette Noi abbiamo sanzionato e promul-
iniziarono a pagarlo, alla fine dell'Ot- ghiamo quanto segue:
tocento. In queste pagine vogliamo Art.1.
raccontare la genesi di questa tassa È imposta, a partire dal 1° Gennaio
e mostrare le immagini di tutti i 1898, una tassa annuale sui veloci-
bolli che siamo riusciti a recuperare, pedi.
in modo da aiutare i collezionisti a La tassa è dovuta dai possessori,
riconoscerne l'originalità e a orien- a qualunque titolo, di velocipedi a
tarsi all'interno di una questione che una o più ruote, di macchine e di
abbraccia circa quarant'anni della apparecchi assimilabili ai velocipedi,
storia ciclistica d'Italia. comunque siano messi in movimento
quando si facciano circolare sulle
NASCE LA LEGGE aree pubbliche. La tassa è: - di lire 10
La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Ita- per i velocipedi da una persona
lia del 28 luglio 1897 pubblica la legge - di lire 15 per quelli da più persone

54
A cura di: Luca Pit Dregistrostoricocicli.com FRegistro Storico Cicli Foto e consulenza: Ciclocollection

Bicicultura
1 2 3

1/2/3: nel volume "Velocipedi: Tasse e Norme di circolazione", edito nel 1898
da Società Editrice Libraria erano presenti le normative che, da quell'anno,
regolamentavano l'uso delle biciclette. Il libretto presentava anche una curiosa
sezione chiamata "L'igiene del ciclista" a cura del dottor O. Laurent. 4: insieme al
bollo veniva rilasciato uno scontrino che doveva essere esibito all'occorrenza. Ecco
quindi nascere utili accessori come questo portascontrino da fissare al telaio. 4
5: alcuni tipi di bollo d'inizio Novecento perfettamente conservati, provenienti (come
le altre foto in questa pagina) dalla collezione Ciclocollection di Pierluigi Faré.

- di lire 20 per macchine velocipe- metrico comunale, dove un impiega-


di messi in moto con motore mecca- to, dopo aver registrato i dati anagra-
nico. […] fici, chiudeva il contrassegno al telaio
con una tenaglia bollatrice.
Si tratta della prima legge a carat- Tutti i pubblici ufficiali del Regno
tere nazionale riguardante la tas- erano tenuti al controllo del paga-
sazione dei velocipedi e che conse- mento mediante il contrassegno ap-
guentemente abolisce e uniforma le plicato. I possessori di velocipedi tro-
varie tasse comunali istituite pochi vati in circolazione sforniti del bollo
anni prima da parte di alcuni comuni subivano il sequestro della macchina
italiani. A Milano, per esempio, la in garanzia dell’esazione della tassa
circolazione dei velocipedi all’inter- e di una multa pari al doppio della
no della cerchia dei navigli venne tassa stessa. Il pubblico ufficiale che
autorizzata nel 1893 e nel giro di scopriva la contravvenzione aveva
pochi anni la legislazione tributaria diritto a ricevere metà delle multe.
- già dal 1895 - impose il pagamento Va ricordato, per capire l’ordine 5
annuale di 12 lire per ogni velocipede dei costi, che il salario medio giorna-
in circolazione sul territorio. A Roma, liero dell’epoca era di 1 lira, e che le
invece, per lo stesso scopo se ne biciclette in commercio avevano un
dovevano versare 6. prezzo minimo intorno alle 270 lire
Dal 1898 quindi, per i velocipedi per i modelli più popolari, 400 per i
circolanti nelle aree pubbliche di modelli di marchi prestigiosi e circa
tutto il territorio nazionale, occorreva 800 per i tandem.
comprovare il pagamento della tassa
di 10 lire, pena vedersi elevata una QUATTRO DECENNI
sanzione. La sola prova del paga- Come già detto, la Tassa sui Velocipe-
mento della tassa era costituita dal di venne riscossa per circa 40 anni,
contrassegno che l’Ufficiale dei Pesi cambiando poco nel tempo le linee
e delle Misure dell’ufficio comunale guida dell’applicazione della legge del
di residenza applicava al telaio della 1897, che rimase in vigore fino al 1938.
bicicletta mediante un sigillo. Non Erano esenti dal pagamento della
appena acquistato un velocipede, tassa i militari e gli agenti di bassa
infatti, il proprietario doveva portarlo forza che si servivano della bicicletta
- rigorosamente a mano - all'ufficio per ragioni di servizio, gli infermi in-

Biciclette d'Epoca 55
gallery completa
In questa pagina potete trovare (quasi) tutti i contrassegni emessi dallo stato italiano in merito alla
Tassa di Circolazione dei Velocipedi. Nella prima foto potete vedere il primo che ne certificava il pa-
gamento e che venne applicato tutto il territorio nazionale a partire dal 1898. Al centro è possibile ve-
dere lo stemma araldico di Casa Savoia. La forma venne modificata di anno in anno, per contrastarne
la contraffazione e, attraverso le fotografie, è possibile leggere in sottotraccia la storia dell'Italia di
quei tempi, con la progressiva comparsa di simboli del Ventennio fascista, e il cambiamento dei
materiali costruttivi. Si ringrazia il Registro Storico Cicli per aver reso disponibile questo materiale.

digenti che ne avevano bisogno per spostarsi, i velocipedi


appartenenti a stranieri coperti da bolletta di importazione
e - infine - i velocipedi presenti all'interno delle fabbriche o
che circolassero esclusivamente in aree private.
Questa tassazione, oltre a fornire entrate economiche al
giovane Regno d’Italia, ci restituisce anche i primi numeri
del fenomeno “cavallo di ferro”, fino ad allora considerato
emergente e difficilmente inquadrabile dal punto di vista
della diffusione in termini statistici. Nel 1898 sono alme-
no 185.000 i velocipedi circolanti in Italia su una popola-
zione complessiva di circa 32 milioni di abitanti. A Milano
vennero pagate 9359 tasse sui velocipedi su una popola-
zione di circa 500.000 persone: circolavano quindi quasi
19 bicicletti ogni 100 abitanti, mentre la media nazionale
non raggiungeva i 6 bicicletti ogni 100 abitanti.
Il velocipede (che abbiamo chiamato “bicicletto” per-
ché così venivano definiti prima dell'introduzione degli
pneumatici) era quindi un mezzo diffuso soprattutto tra
la popolazione più abbiente. Solo con il tempo sarebbe
diventato un veicolo “popolare” che avrebbe visto, all'in-
terno del catalogo di ciascun marchio, alternarsi modelli
a basso costo con vere e proprie fuoriserie - per i costi
dell'epoca - riservate solo ai più ricchi. Nel secondo dopo-
guerra, con la grande diffusione dell'auto e soprattutto dei
primi ciclomotori (Vespa e Lambretta), la bicicletta perse
gradualmente d'importanza come veicolo principale per
gli spostamenti. Già a partire dalla fine degli Anni '30, co-
munque, la tassa di circolazione per le biciclette venne
abrogata mentre si continuò a pagare il bollo sui veicoli
a motore come accade ai giorni nostri. Z

56
Bicicultura

Biciclette d'Epoca 57
A cura di: Alfredo Azzini FVelocipedi e Biciclette Antiche Azzini

firenze-pistoia:
la prima gara
Cronache dagli albori del velocipedismo
e della prima competizione italiana
L
a prima gara italiana di veloci- franco-prussiana del 1870-1871. Nella ricevuto durante questo Expo, Pierre
pedi, degna di essere assunta ad neonata Italia è più che mai aperta la Michaux si vedrà costretto a stringere
evento agonistico, fu la Firenze- questione romana con il Papa Pio IX accordi societari con i fratelli Olivier
Pistoia che si disputò il 2 febbraio 1870. che, appoggiato dal francese Napoleone per poter aumentare la produzione,
Firenze ebbe questa primogenitura per- III, si ritiene prigioniero del Re d’Italia. mentre altre aziende francesi produt-
ché capitale d’Italia e come tale stava Questa situazione di stallo si risolverà trici dei boneshakers -così gli inglesi
vivendo uno dei periodi più vivaci e più solo il 20 settembre 1870, quando Vit- chiamano i bicicli tipo Michaux- sa-
internazionali della sua storia recente. torio Emanuele II, approfittando della ranno costretti a stingere accordi con
Siamo alla fine degli Anni ’60 dell’800 sconfitta dei francesi a Sedan, darà l’or- società di Birmingham e Coventry per
che hanno visto realizzarsi l’Unità d’I- dine ai bersaglieri del generale Raffaele incrementare la loro produzione.
talia (1861) ma nel quale si sta vivendo Cadorna di entrare a Roma aprendo la Sarà grazie all’esposizione parigi-
ancora un periodo di forti tensioni. In famosa breccia di Porta Pia. na che l’alessandrino Carlo Michiel
Europa la politica di unificazione do- Ma quegli anni sono caratterizzati acquisterà il velocipede, ovviamente
ganale tra la i regni di Prussia, Baden, anche dall’Expo universale di Parigi del di marca Michaux, per portarlo nella
Wüttemberg e Baviera, avviata dal can- 1867 che tanta importanza ha avuto per sua città lasciando tutti sbalorditi ed
celliere Otto Von Bismark, unitamente lo sviluppo e la diffusione dei veloci- aggiudicandosi così il primato di primo
alle mire sul Lussemburgo da parte di pedi. Non dimentichiamo che, proprio velocipedista a pedali italiano. Ho pre-
Napoleone III porterà presto alla guerra grazie al grande numero di ordinativi cisato “a pedali” perché sicuramente

58
Si ringrazia per la disponibilità Salvatore Gioitta Dprovinciadiprato.wordpress.com
Bicicultura
2 3

1: corsa di draisine al Jardin de Luxembourg – Parigi 1820 circa. 2: esposizione universale di Parigi del 1867. 3: Napoleone III inaugura
l’expo di Parigi del 1867. 4: gara in pista utilizzando un ippodromo.

già erano state importate in Italia delle È impossibile stabilire storicamente Victor Hugo, e “Le Velocipede” di Favre.
draisine, basti pensare a quella appar- quale sia stato il primo evento agoni- Le gare erano molto diverse da
tenuta ai nobili cremonesi Ala Ponzone stico della storia. Non dimentichiamo come le possiamo pensare oggi: erano
Cimino, ora custodita nel Museo Civico infatti che, già nel 1820 circa, nei Giar- quasi sempre su un circuito, spesso si
della città. dini di Luxembourg a Parigi era d’uso utilizzavano gli ippodromi o percorsi
L’Italia è presente all’Expo dove per i proprietari di draisine lanciarsi realizzati nei giardini pubblici. In par-
esibisce soprattutto opere d’arte. La delle sfide reciproche e scommettere ticolare va notato che non erano solo di
nostra industria, infatti, è ancora sul risultato. L’interesse verso il mondo velocità. La cosa che ha inizialmente
molto arretrata rispetto a quella di del velocipedismo aumenta a dismisu- colpito il pubblico nell’uso del veloci-
altri paesi europei. Grazie però all’in- ra sul finire del decennio. Sarà Parigi pede a pedali non è stata la velocità ma
cessante lavoro dell’Istituto Tecnico a esprimere la miglior organizzazione l’equilibrio. Sembrava infatti impossi-
Toscano saranno illustrate le ricerche di gare grazie alla presenza di club bile poter reggersi in sella su due ruote
scientifico - industriali nazionali di appassionati. Il primo, fondato nel e per giunta con i piedi sollevati da
contribuendo a creare l’immagine di 1868, è il Veloce Club de Paris, di cui si terra. Teniamo presente che la famiglia
un giovane stato dove non esiste solo ha notizia sul giornale Le Figaro del Michaux, per incrementare l’uso del
la cultura dell’arte ma anche quella 15 maggio 1868. L’interesse è altissimo mezzo, si vedrà costretta ad aprire una
tecnico - scientifica. tant’è che nascono anche le prime vera e propria scuola per insegnare
riviste specialistiche quali “Le Veloci- ad andare in velocipede, con annesso
INARRESTABILI VELOCIPEDI! pede illustré” il cui direttore era Ricard ampio spazio di prova, proprio per
I velocipedi correranno poi veloce- Lesclide, segretario nientemeno che di superare le titubanze del pubblico.
mente sull’ala del successo. Infatti, già
4
nell’aprile del 1869, a Milano, il sindaco
conte Giulio Belinzaghi si vide costret-
to a modificare l’ordine della polizia
che regolamentava la circolazione sin
dal lontano 3 settembre 1818, ponendo
il divieto d’uso «in tutta la zona della
città racchiusa entro la cerchia dei
Navigli, più lungo tutti i corsi, e lungo
via Principe Umberto, nei pubblici
giardini, lungo il Bastione da Porta
Nuova a Porta Venezia e anche lungo i
viali di Foro Buonaparte». Il divieto era
dettato da motivi di ordine pubblico in
quanto i velocipedi provocavano pani-
co tra i pedoni. La Giunta comunale ne
avrebbe liberalizzato completamente
l’uso solo nel 1893.

Biciclette d'Epoca 59
7 8

Ecco quindi che le prime gare, oltre venivano, nella gara successiva, pena-
Sopra e 5: incisioni della gara Paris - Saint
Clou. 6: la prima gara per donne, tenutasi a quella di velocità comprendevano lizzati con l’aggiunta di pesi di 5 Kg sul
all’ippodromo di Bordeaux nel 1868. 7: anche prove a ostacoli, corse a vantaggi telaio. Le gare di lentezza tendevano
corsa per dame al Bois de Boulogne a e gare di lentezza. I regolamenti preve- sostanzialmente a esaltare le doti di
Parigi. 8/9: James Moore e Andre Castera
rispettivamente primo e secondo alla devano come obbligatorio un abbiglia- equilibrio per cui vinceva chi arrivava
prima Paris - Rouen del 1869. 10: la mento uniformato alle gare equestri, ultimo senza però mai invertire il sen-
Londra - Brigthon nacque come sfida per
ecco quindi comparire gli stivaloni, i so di marcia. Il “surplace”, probabilmen-
commessa tra tre amici.
berretti e le giubbe. te, non veniva contemplato perché non
Nelle prove a ostacoli si doveva ancora inventato.
5
effettuare un percorso disseminato
di tronchi, ripidi saliscendi con piani LE PRIME GARE
in assi di legno e guadi, i quali spesso Le prime riunioni velocipedistiche di
dovevano spesso essere superati a una certa importanza, non aperte solo
piedi mettendosi in spalla il velocipe- ai membri di un club, furono organiz-
de. D’altra parte cosa si poteva fare di zate proprio dal Veloce Club Paris nel
meglio per esaltarne le doti di leggerez- 1869 a Saint Cloud, a La Varenne, a
za (sic!)? Le gare di velocità a vantaggi Saint Hilaire, a Charenton e all’ippodro-
consistevano nell’utilizzo di handicap mo di Parigi.
costituiti non da punti o da metri, ma La primogenitura di una gara su
da pesi. Infatti i vincitori delle gare strada appartiene alla città di Tolosa
i cui appassionati si cimentarono sul
6 tragitto Tolosa – Caraman di 34 Km,
in tutto percorsi nel tempo di 3 ore e
9 minuti dal vincitore Jules Leotard,
acrobata e inventore de trapezio volan-
te. Il 7 novembre 1869, sponsorizzata
dal giornale “le Petit Journal”, si corre-
rà invece la prima vera gara “in linea”,
la Paris - Rouen di 123 Km . Gli iscritti
furono 323 ma solo 109 si presentarono
alla partenza. I premi furono messi in
palio dalla Compagnie Parisienne de
Vélocipèdes, che era praticamente la
nuova denominazione assunta dalla
fabbrica Michaux et. C.ie dopo l’uscita
della famiglia Michaux dalla compa-
gine sociale. I fratelli Olivier, diventati
unici proprietari della più importante
industria di velocipedi francese - e
forse all'epoca anche del mondo - ben
seppero interpretare il mondo del ve-

60
Bicicultura
7 8

locipedismo con un carnet di premi di l’amichevole disputa. Londra ebbe in-


prim’ordine: 1000 franchi al primo, un vece l’onore di tenere il primo incontro
9
biciclo al secondo, una medaglia d’oro internazionale su pista della storia il
al terzo, una d’argento al quarto e una di 6 marzo 1869, quando si scontrarono
bronzo al quinto. la rappresentanza francese con quella
L’ordine di arrivo fu il seguente: Ja- inglese. I francesi, tra cui compariva
mes Moore, inglese trapiantato a Parigi, come corridore anche Ernest Michaux,
in 10 ore e 40 minuti, secondi a pari ebbero un netto sopravvento.
merito, i francesi Casterà e Robilier a 15
minuti i quali non giunsero sulla stessa DA FIRENZE A PISTOIA
linea ma entrambi chiesero di essere Ma veniamo alla nostra Firenze capi-
considerati a pari merito (ah! le buone tale, dove si respirava un’aria interna-
regole dei cavalieri) per la differente zionale come non mai, dato che era
linea che avevano in partenza, quarto la sede di ambasciate presso il Regno
Pascaud e quinto Cantellauve. d’Italia, di rappresentanze culturali e
Tra i partenti della Paris-Rouen dove erano presenti capitani dell’indu-
c’erano ben 10 donne, di cui solo una stria internazionale interessati a quella
giunse al traguardo guadagnandosi una giovane nazione che aveva necessità di
medaglia d’oro. Va sottolineato che la sviluppare il suo tessuto industriale ed
presenza femminile nelle gare c’è sem-
pre stata, anche se quasi mai nominata 10
dalla stampa dell’epoca, che non faceva
certamente del polically correct uno
dei propri fondamenti. Comunque già
nel 1868 all’ippodromo Parc Bordelais
di Bordeaux si corse la prima gara
riservata solo al gentil sesso.
In Inghilterra la mitica London-
Brigthon si tenne per una scommessa
tra tre amici il 17 febbraio 1869 ma non
ebbe mai valenza di gara ufficiale e se
ne conosce la cronaca solo attraverso
il Times, il quale ne diede notizia il 19
febbraio. I tre temerari rispondevano al
nome di Rowley Turner, John Maymall
e Charles Spencer, che si aggiudicò

Biciclette d'Epoca 61
m
Paolo Ciampi
La prima corsa del mondo
Mauro Pagliai Editore 2012

Lettura suggerita da Carlo Delfino

11 economico.
In questo contesto il 7 dicembre 1869
nasce il Veloce Club Fiorentino, in
assoluto uno dei primi club per bicicli
italiani: il Veloce club Milano sorgerà
qualche mese dopo, nel marzo 1870,
ma ciò sarà sufficiente per lasciare alla
terra toscana dei meritati primati.
La sede sociale del neonato sodalizio
è nello chalet presso il parco delle Ca-
scine, per la precisione in quella zona
del parco che era nota come Barriera
degli Zuavi, tra i soci fondatori figurano
personaggi quali l’avvocato Fazzini il
Conte Piero Bastogi, già ministro delle
finanze, il principe Tommaso Corsini.
Primo presidente fu nominato Gustavo
Langlade, nobile belga.
L’ambiente del club vede la presenza
di molti nobili e borghesi che pote-
12
vano permettersi il costoso biciclo,
ovvio quindi che le sfide lanciate per
competizione o per scommessa siano
all’ordine del giorno. La presenza di
tanti stranieri, anche grandi pedalatori,
conferisce da subito al moderno settore
dei velocipedi fiorentino un carattere
internazionale. Degno corollario alla
costituzione del neonato club è il lancio
della sfida che, come si apprende dal
quotidiano La Nazione del 25 gennaio
1870 si terrà domenica 2 febbraio, allor-
quando «alle nove precise i concorrenti
partiranno da Porta al Prato e si dirige-
ranno verso la meta della corsa [Pistoia
distante 33 Km- n.d.a.]».
La gara, pur non essendo propagan-
data all’estero e non essendo stato invi-
tato alcun club straniero, proprio grazie
a quel carattere internazionale di cui
dicevamo pocanzi assume ben presto
il connotato di sfida tra nazioni. Subito
si azzardarono i pronostici, e sicura-
mente con essi anche le scommesse. Il
totalizzatore dava inizialmente come
favorito il barone belga Alexandre De
Sariette, anche se mano a mano che si
conoscevano i nomi degli altri iscritti
le quotazioni del barone andavano
calando. Con l’iscrizione alla gara di
Rynner Van Hest, un giovane di circa
vent’anni americano di origine belga
figlio di un funzionare di consolato,

62
Bicicultura
il pronostico per il favorito barone De il giovane statunitense di origine belga. Il vincitore montava un biciclo Mi-
Sariette diventava sempre più incerto. Così viene descritto l’arrivo dal quo- chaux dalle ruote più piccole rispetto a
Il percorso prevedeva l’attraversamento tidiano di Firenze La Nazione: «All’im- quelle di altri concorrenti infatti erano
di otto comuni tra cui San Donnino, San provviso alcuni gridarono “Eccolo, di 85 cm all’anteriore e 50 al posteriore
Piero a Ponti, Poggio a Caiano - dove Eccolo!”. Presto tutti poterono vedere a differenza degli altri che privilegia-
era l’unica salita della corsa - e quindi, da lontano, sopra un oceano di teste, rono ruote di circa venti centimetri
attraverso i rettilinei della strada Regia, un berretto con il distintivo del Veloce più alte, così il giornale La Nazione il
si arrivava all’arrivo a Pistoia, in Porta Club. Era il signor Rynner Van Hest, un vincitore: «pallido e magro, ma veloce e
Carratica. giovane americano. […] Avanzava piut- rilassato». La sua velocità media fu di 15
La gara fu un’occasione di festa e un tosto lentamente e stava piegato, ma km/h. Sulle ruote montava gomme, più
evento mondano al tempo stesso. Già nessun altro era in vista. Scoppiò un propriamente potremmo definirlo un
delle prime ore del mattino, nonostan- applauso uniforme e prolungato. La fol- nastro, in caucciù. Piuttosto singolari i
te il freddo e una leggera pioggia, gli la era sbalordita nel vedere un giovane premi: al primo spettarono un attestato,
spettatori confluirono numerosi per – sembrava non avere più di quindici una medaglia d’oro e un revolver; al se-
assistere alla partenza sotto l’arco di o sedici anni – vincere una gara così condo invece una medaglia in argento
porta Prato. Lo scarso spazio disponi- lunga». Questo l’ordine di arrivo: primo dorato e un oggetto artistico.
bile sotto l’arco impose di ordinare i 19 Rynner Van Hest in 2 ore e 12 minuti Così ebbe inizio l’epoca pionieristica
partenti su quattro file. Alle nove preci- secondo il francese Auguste Charels a delle corse in Italia che tante soddi-
se venne dato il via. Molti spettatori si 3 minuti; terzi a pari merito Alexandre sfazioni anche internazionali dette al
affrettarono a raggiungere la stazione De Sariette e Edoardo Ancillotti di Pisa, nostro paese ma che oggi sembra cadu-
Maria Antonia per prendere il treno primo degli italiani, quinto il belga ta nell’oblio perché oscurata dalla più
per Pistoia e poter così assistere anche presidente del Veloce club Gustavo recente storia del più celebrato periodo
all’arrivo. I concorrenti erano seguiti Langlade. del “ciclismo eroico”. Un particolare
anche da carrozze e carri di supporto, Anche in questo caso per il terzo grazie a Paolo Ciampi per il bel libro,
mentre il servizio d’ordine era garantito posto si ripetette quanto già accaduto fonte di notizie per questo articolo: il
dal reggimento di Cavalleria del Duca alla Parigi - Rouen con la necessità, da titolo è “La prima Corsa del mondo”, che
d’Aosta. All’inizio della salita di Poggio parte della giuria, di decidere per un consigliamo di leggere per prendere
a Caiano era previsto un “controllo salomonico ex equo dovuto alle diverse contatto con un periodo e un mondo
timbro” e il primo a timbrare fu proprio posizioni sulle linee di partenza. solo apparentemente lontani. I

11: fotografia dei soci del Veloce club di Firenze, fondato nel 1869. 12: Rynner Van Hest il vincitore della Firenze - Pistoia, la prima vera gara
italiana tra velocipedi. 13: l'attestato per il vincitore della prima Firenze - Pistoia. 14: pubblicità d'epoca di un tipico spazio parigino per
l’insegnamento dell’uso del velocipede.

13 14

Biciclette d'Epoca 63
QUALCHE PICCOLA ANTICIPAZIONE DI QUEL CHE TROVERETE SUL
N.43 DI BICICLETTE D'EPOCA, in edicola dal 30 aprile
Franco mondo
bitossi eroica montanelli
la favolosa vita le prime al giro d'italia
sportiva (e non) pedalate il grande giornalista
di cuore matto primaverili italiano alla corsa
rosa

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Mapei che andò
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in una sfida WILIER K2 KARBON 2002 eroica news
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CORSE NEGLI ULTIMI ANNI
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Eppure vinsero, eccome


se vinsero, come gli
Argonauti contro il
Drago a difesa del
Vello d’Oro. A loro e
a coloro che, in più
di un secolo, hanno FIRENZE-PISTOIA 1870 LA BIANCHI DI RIVIERE
pedalato, sofferto, LA STORIA DELLA PRIMA GARA
CICICLISTICA IN ITALIA
BICI ITALIANA PER UN RECORD
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vinto e perso lungo


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