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Facoltà di Musicologia e beni culturali

Corso di -Musica per il cinema e l’audiovisivo-


Elaborato
GIACOMO MARTINELLI
ANNO ACCADEMICO 2020/2021

Ennio Morricone: la musica rock e l’utilizzo della chitarra


nelle sue composizioni per film. Il contributo di Pino
Rucher.

INDICE
INTRODUZIONE

Capitolo 1 - Ennio Morricone, il contatto con il mondo rock e la chitarra.

Capitolo 2 - La chitarra di Pino Rucher a disposizione di Morricone.

Conclusioni

BIBLIOGRAFIA
- Michel Chion, L’audiovisione. Suono e immagine nel cinema, Lindau srl, 2001.
- E. Morricone, A. De Rosa, Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita., Mondadori,
2016.
- Giovanni Di Silvestre, Focus. Il genio italiano Ennio Morricone e i suoni del Western, sito
internet: https://www.barbadillo.it/82806-focus-il-genio-italiano-ennio-morricone-e-i-suoni-del-
western/
- Jacopo Tomatis, Chitarre, Quaderni del CSI, 2019
- Renzo Stefanel, Perché Ennio Morricone piace tanto ai musicisti rock?, sito internet: https://
www.rockit.it/articolo/morricone-musica-rock
- Intervista a Bruno Battisti D’Amario, sito internet: https://souterraine.org/portfolio/chasing-a-
magic-sound/
- Luigi de Paola, Ricordo di Ennio Morricone, sito internet: https://www.giustiziainsieme.it/it/
attualita-2/1257-ricordo-di-ennio-morricone-di-luigi-di-paola?hitcount=0
- Wikipedia, Ennio Morricone, sito internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Morricone
- Ennio Morricone, su treccani.it, Enciclopedie on line, Istituto dell’Enciclopedia Italiana
- Documentario su Pino Rucher, : https//www.youtube.com/watch?v=bK0I8NaLE8Q
INTRODUZIONE

Riguardo alla musica per il cinema e alle sue implicazioni legate al visivo ho deciso di
approfondire un aspetto che mi riguarda da vicino. Essendo io un musicista e specificatamente un
chitarrista ho voluto in questo elaborato analizzare gli aspetti che legano il compositore Ennio
Morricone, scomparso proprio questo stesso anno, alla chitarra. In quanto a novità orchestrali e
timbriche il compositore e direttore d’orchestra italiano Morricone ne ha introdotte molteplici. È
opportuno quindi entrare a fondo nella sua poetica musicale per poter cogliere gli aspetti che lo
legano allo strumento chitarra. Quindi prenderò in esame tale strumento inteso come produzione
timbrica che Morricone usa frequentemente nelle sue composizioni per esprime determinati stilemi.
Questi aspetti saranno citati con l’ausilio anche di film dove la musica è stata composta proprio dal
Maestro.
Ho deciso di approfondire questo specifico aspetto in quanto bibliograficamente ci sono
innumerevoli lavori ed interviste a riguardo ma non si trova niente che affronti esaurientemente
l’aspetto della chitarra e ritengo possa essere molto interessante per poter entrare a stretto contatto
con la visione estetica e musicale di Morricone legata proprio a questo strumento. Non mi
dilungherò quindi ne sulla biografia, già ampiamente trattata da molti scrittori, e nemmeno sulla
filmografia completa che può essere approfondita altrove.
Quindi nel primo capitolo sarà richiamato il percorso che la chitarra prende negli anni post
seconda guerra mondiale fino ad arrivare agli anni in cui lo stesso Morricone si trova a comporre. In
particolare si noterà che la chitarra vede una svolta molto importante con l’avvento di quella
elettrica e che ci sono particolari episodi nella vita di Morricone che lo avvicinano alla conoscenza
di tale strumento. Nel secondo capitolo vengono analizzate alcune sequenze di film, specialmente
legate al mondo degli spaghetti western, dove viene usata la chitarra da Morricone. Inevitabile non
citare il rapporto del Maestro con Sergio Leone e quello con il chitarrista Pino Rucher, vero pioniere
della chitarra elettrica negli anni in cui venivano scoperte le nuove potenzialità timbriche di tale
strumento. In conclusione darò una mia visione personale su quanto analizzato e su come a mio
parere il compositore Morricone intendesse usare la chitarra.
Capitolo 1 - Ennio Morricone, il contatto con il mondo rock e la chitarra.

Ennio Morricone (1928), diplomato in tromba e in composizione al Conservatorio di Roma, si è


cimentato in tutte le forme di espressione musicale, dapprima come orchestratore e direttore in
campo discografico, poi come compositore per il teatro, la radio, la televisione e il cinema. Ha
composto oltre quattrocentocinquanta colonne sonore e più di cento opere di musica assoluta. Nel
2007 ha ricevuto l’Oscar alla carriera e nel 2016 l’Oscar alla miglior colonna sonora originale per
The Hateful Eight di Quentin Tarantino1.
Sono due i periodi che è lecito citare per approfondire il suo legame con la chitarra.
Il primo comincia nel 1955. Morricone scrive musiche per film e nel contempo lavora come
arrangiatore di musica leggera per orchestre e per la casa discografica RCA italiana il cui direttore
artistico Vincenzo Micocci gli commissiona gli arrangiamenti di brani di artisti italiani, che
diventeranno quasi tutti grandi successi, lavorando inoltre con musicisti come Paul Anka, Chet
Baker e Mina, ma non tralasciando per questo, la composizione della musica classica2.
Il secondo periodo comprende il triennio 1968-1970. Già nel 1964 Franco Evangelisti,
compositore dell’avanguardia italiana, fonda a Roma il Gruppo di Improvvisazione di Nuova
Consonanza, conosciuto anche con l’acronimo GINC. Tra i vari compositori aderisce al gruppo
anche Ennio Morricone. Dopo un primo album dalle sonorità di derivazione cageiana e musiche
prettamente elettroniche, nel 1968, scontento delle distorsioni imposte dalla RCA per l'edizione
americana, il gruppo pubblica per l’etichetta di musica colta Deutsche Grammophon il loro
Improvvisationem. È in questi anni poi che iniziano a suonare al Beat ’72, club luogo simbolo del jazz e
della nascente scena underground romana. Fu proprio il contatto con questa scena che portò il
gruppo a ripensarsi. Così Morricone descrive questo cambiamento:

«La nostra musica era molto gestuale, astratta, magari anche difficile...
Evangelisti voleva venire incontro ai gusti delle generazioni più giovani, quindi ad un certo
punto pensammo: perché non aggiungiamo una chitarra elettrica? E poi, subito dopo: perché
non ci mettiamo anche una batteria?»3.

Nacque così il loro album successivo: The feed-back del 1970, nome con il quale cambiarono
provvisoriamente anche il nome del gruppo. I Feed-Back, che vedevano ora alla chitarra Bruno
Battisti D’Amario ed alla batteria Vincenzo Restuccia, con l’intento dichiarato in copertina di voler
dare «una linea tutta nuova e più coraggiosa nel campo della musica beat»4, assumono ora sonorità

1 https://www.librimondadori.it/autore/ennio-morricone/#close-modal

2 Wikipedia, Ennio Morricone, sito internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Morricone

3 Valerio Mattioli, Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte seconda, Blow Up, #188 gennaio 2014, Tuttle Edizioni

4 https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_di_Improvvisazione_Nuova_Consonanza
decisamente più jazz-funk, che secondo Mattioli anticipano il rock crudo dei Can5, mentre secondo
Cresti un brano come Quasars preannuncerebbe atmosfere post-punk con un decennio di anticipo6.
Questi sono i due periodi che hanno avvicinato maggiormente Ennio Morricone alla
sperimentazione ed in particolare alla conoscenza delle possibilità che offriva la chitarra elettrica
che in quegli anni stava vedendo il suo massimo sviluppo.
Morricone inoltre, oltre ad aver quindi conosciuto la chitarra elettrica proprio grazie alle sue
esperienze lavorative è stato lui stesso associato allo strumento portavoce del genere rock. Omaggi su
omaggi sono stati dedicati al compositore da artisti del panorama musicale di quegli anni proprio
perché la sua musica rispecchiava un’identità profondamente elettronica e al tempo stesso moderna,
rock per l’appunto.

Così risponde ad Alessandro De Rosa nell’intervista “Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia
vita”:

«Sarà spiacevole essere identificato con una piccola parte della propria produzione, ma non
c’è niente da fare: ai classic rockers piace da matti il Morricone western, con sporadiche
eccezioni. Un breve elenco toglie ogni dubbio: il tema dei titoli di testa di Il buono, il brutto e il
cattivo (1966) è stato usato, come introduzione ai propri concerti, tanto dai Clash nel
“Sandinista! Tour” del 1981 quanto dai Green Day (anche il punk revival degli anni ’90 è
ormai classic) nel “99 Revolutions Tour” del 2013. L’estasi dell’oro, dalla stessa colonna sonora,
è stata usata come intro ai propri live da Ramones e Metallica, i quali ultimi ne hanno pure
registrato una cover nell’album tributo “We All Love Ennio Morricone” del 2007. Nello stesso
album è contenuto anche l’omaggio di Bruce Springsteen, ma con il tema di C’era una volta il
West (1968), spesso da lui usato - indovinate? - come apertura dal vivo. Dallo stesso film è
tratto L’uomo con l’armonica, che i Muse fanno ascoltare prima di eseguire Knights of Cydonia;
i Wall of Voodoo suonavano dal vivo un medley di composizioni per il cinema di Morricone;
i Motörhead aprivano i concerti del “No sleep ’til Hammersmith Tour” del 1981 con il tema
di Il buono, il brutto e il cattivo. Non parliamo poi dei Dire Straits, che aprirono il loro album del
1979 Communique, con Once Upon a Time in the West: non una cover, ma un vero e proprio
omaggio composto appositamente.
I Dire Straits mi invitarono a pranzo durante un loro tour a Roma e mi dissero che avrebbero
realizzato un brano per dedicarmelo”. In realtà, tale brano o era già stato realizzato (appunto
Once Upon a Time in the West) o non lo fu mai, dato che i Dire Straits a Roma ci hanno suonato
solo tre volte: la prima l’8 luglio 1983, durante il “Love Over Gold Tour”; le altre due il 16 e il

5 Valerio Mattioli, Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte seconda, Blow Up, #188 gennaio 2014, Tuttle Edizioni

6 Antonello Cresti, Solchi Sperimentali Italia. 50 anni di italiche musiche altre, CRAC Edizioni, 2015, ISBN 978-88-97389-24-8.
17 settembre 1992, nell’ambito dell’“On Every Street Tour”, che si sarebbe rivelato l’ultimo
della loro carriera, a supporto del loro ultimo disco di studio. Nel primo caso aprirono la
serata proprio con Once Upon a Time in the West; in tutte e tre suonarono un altro brano
che Mark Knopfler indicò in un’intervista del 1984 a “Guitar Player” come un palese
omaggio a Morricone: “Ha quel non so che di buffo e melodrammatico insieme. Io la chiamo
“Spaghetti music”. Brani come Private Investigations sono volutamente esagerati, quasi ironici»7.

Un primo aspetto di affinità tra classic rock e la musica di Morricone è individuato dallo stesso
compositore romano nell’aspetto armonico, cioè, per farla semplice, negli accordi usati:

«Mi sono sempre domandato perché esista una specie di culto della mia musica. La migliore
spiegazione si trova nella forma di scrittura “popolare” che adotto. Voglio dire: uso accordi
semplici. Non uso mai cose complicate per sembrare pretenzioso. Quindi le mie composizioni
sono di facile ascolto ed entrano in risonanza con la musica rock e pop»8.

In effetti, anche un brano che suona complesso all’ascolto come il succitato “Private
Investigations” è composto nella sua quasi totalità da accordi di base, al massimo utilizzati nei loro
rivolti, cioè usando al basso note diverse da quelle che danno ad essi il nome.
Anche gli U2 nell’album “No Line on the Horizon” del 2009 hanno dedicato un pezzo a
Morricone. Il suono della chitarra di The Edge ricorda palesemente quello che Morricone fece
usare a Pino Rucher, il chitarrista elettrico delle colonne sonore di Per un pugno di dollari, Per qualche
dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo:

«Credo sia per via della sonorità, che non a caso è proprio ciò che ricercano i gruppi rock: un
timbro sonoro identificativo, un sound. Inoltre, penso che molto sia dovuto alla cantabilità
delle linee melodiche e all’armonia: si tratta sempre di successioni di accordi semplicissimi. Fui
io ad avere l’idea di usare la chitarra elettrica sul primo western di Sergio Leone, Per un pugno di
dollari»9.

La chitarra a detta dello stesso Morricone è l’elemento vincente nelle sue colonne sonore. È
quell’elemento che caratterizza molta della sua produzione cinematografica e che al tempo stesso lo
lega a tutto il mondo rock di quegli anni.

7 https://www.rockit.it/articolo/morricone-musica-rock

8 “Ennio Morricone: «Je n'étais pas conscient de réinventer le western»", intervista  a “L’Express”, a cura di Julien Welter, 27 ottobre 2011

9 https://www.rockit.it/articolo/morricone-musica-rock
Capitolo 2 - La chitarra di Pino Rucher a disposizione di Morricone.

Con le premesse fatte nel primo capitolo andiamo adesso a vedere in particolar modo alcune
delle celebri sequenze dei film sonorizzati da Ennio Morricone che ci permetteranno di capire in
quale modo il compositore usa la chitarra. È fondamentale l’apporto del chitarrista Pino Rucher che
Ennio Morricone ricorda così:

«Ricordo benissimo Pino Rucher, è stato sempre un grande chitarrista, con grandi prestazioni,
di una generosità rara; lo ricordo benissimo, come se fosse qui adesso»10.

Il chitarrista sipontino collaborava al fianco di Bacalov, Ferrio, Ortolani e tanti altri compositori
del panorama internazionale. Rucher ebbe modo di collaborare, tra gli altri, anche con Nilla Pizzi,
Claudio Villa, Mina, Milva, Gianni Morandi ed in conterraneo Domenico Modugno. Quando si
parla di Pino Rucher, però, si parla soprattutto di quell’artista che per primo ha utilizzato la chitarra
elettrica nei grandi western della produzione cinematografica italiana. In Italia Pino Rucher fin dal
’66 utilizzava già il distorsore in un modo molto caratteristico con sonorità cupe che anticiparono
quelle dei grandi gruppi hard rock, effetti speciali inventati prima da Kinks e Rolling Stones e che
Rucher giunse a sperimentare immediatamente dopo, ideando un suono aspro e ruvido che ben si
confà all’azione scenica, come si può rilevare ascoltando una traccia della colonna sonora (registrata
alla fine del ’66) di Un dollaro tra i denti del Maestro Benedetto Ghiglia, film citato dal compositore
per l’apporto solistico di Pino Rucher11. Grazie alle sue nuove sonorità Morricone trovò per le sue
colonne sonore quella timbrica che fino ad ora non era mai stata usata all’interno di un
arrangiamento orchestrale per colonna sonora.

Prenderemo in esame questi film:

• Per un pugno di dollari - 1964

• Per qualche dollaro in più - 1965

• Il buono il brutto e il cattivo - 1966

• Cera una volta il west - 1968

Prima di questo però, un ultimo elemento è da inserire senza il quale non riusciremmo a
comprendere nemmeno lo stile generale che Morricone usa. È necessario introdurre il termine
“minimalismo”. Il minimalismo presenta forti punti di contatto con il jazz, con il blues, con il rock e

10 https://www.ilsussidiario.net/news/pino-rucher-la-chitarra-spaghetti-western-che-fu-imitata-anche-dai-deep-purple/2062810/

11 https://www.ilsussidiario.net/news/pino-rucher-la-chitarra-spaghetti-western-che-fu-imitata-anche-dai-deep-purple/2062810/
con la musica popolare, per via dei cosiddetti riff o pattern. Il compositore, o il musicista, costruisce
la sua idea su un segmento ritmico-melodico che si ripete con ostinazione12. Oggi ne hanno fatto un
tipo di speculazione prendendo l’ispirazione dal basso ostinato. Un messaggio che si voleva
conservare doveva essere facilmente comprensibile e pertanto facilmente memorizzabile.
L’essenzialità della cellula ritmica e ritmico-melodica, così come la propria ripetizione, si sono
rivelate le risposte più economiche e vincenti a queste esigenze. La musica di Morricone va inserita
inevitabilmente in questo filone. Negli esempi di sequenze che vedremo il minimalismo è una
caratteristica di base.
Partendo dalla “trilogia del dollaro” di Sergio Leone è di notevole importanza la collaborazione
tra Pino Rucher, chitarrista, e Giuseppe Mastroianni, tecnico del suono di svariate colonne sonore
del Maestro Morricone.
In Per un pugno di dollari il suono della chitarra costruito dai due sopracitati crea una moda dei
western all’italiana. Altri compositori quali Luis Bacalov e Stelvio Cipriani affideranno a Rucher
assoli e leitmotiv per altri film legati alla tradizione spaghetti western. In Per un pugno di dollari, del
1964, la chitarra la ascoltiamo proprio nella colonna sonora principale del film costruita da Ennio
Morricone. Ad un arrangiamento minimalista, costruito su più piani di strumenti che si vanno
ritmicamente ad aggiungere, nella parte centrale Morricone inserisce un assolo di chitarra costruito
da sole tre frasi che poi viene nuovamente ripetuto in una seconda sezione con lievi variazioni
melodiche. Minimalista è anche la cellula ritmica del tema, costituita da soli quattro suoni molti
rapidi che danno carattere all’assolo.

Tra tutti gli elementi anche melodici che Morricone inserisce di sicuro quello della chitarra è ciò
che maggiormente da apertura e respiro al brano, data la timbrica fortemente caratterizzante, oltre
a quella del fischio. Un pò come in un’opera l’aria. Tra i recitativi arriva un momento di più largo
respiro che da vigore ed emotività maggiore a ciò che si ascolta. Il suono della chitarra è
prettamente blues, quindi “clean” per usare un termine tecnico della timbrica legata allo strumento.
Nello stesso film viene usata anche la chitarra classica. In questo caso assume la caratteristica di
accompagnamento, come un bordone costante che si può ascoltare fin dall’inizio della
composizione. Un accordo fisso arpeggiato fa da sostegno per i vari elementi ritmici e percussivi
oppure melodici che si inseriscono gradualmente. Nella ripresa della colonna sonora al termine del

12 https://www.rockit.it/articolo/morricone-musica-rock
film la chitarra di accompagnamento acquista un carattere più spagnolo con l’utilizzo dello stile
flamenco tramite i rasghiados. Morricone arrangiò nel 1962 Pastures of Plenty di Woody Guthrie per
l’interpretazione di Peter Tevis, utilizzandola due anni dopo per la colonna sonora di Per un pugno di
dollari: esso costituì la base del tema del film, specie per quanto riguarda l’arpeggio della chitarra
classica di Bruno Battisti D’Amario, uno dei musicisti prediletti dal compositore romano. In parte
proprio dal country e dal folk americano, oltre che da caratteristiche strutturali delle colonne sonore
western, dall’uso del riverbero, non solo sulla chitarra, e dall’utilizzo di elementi di musica concreta,
derivano gli effetti di epicità (nonostante le intenzioni ironiche di Morricone e Leone) e spazialità
che caratterizzano queste colonne sonore. Inutile dire come il country sia stata un’altra delle radici
del rock e come proprio negli anni in cui Morricone musicò quei famosi ventisette western ne abbia
ulteriormente stravolto il corso: prima con il revival folk dei primi anni ’60, di cui fu protagonista
assoluto Bob Dylan poi con lo sdoganamento, sempre partito da Dylan, del country di Nashville (da
Blonde on Blonde del 1966 in poi).
Per qualche dollaro in più del 1965 presenta una colonna sonora dove la chitarra suona con un
carattere melodico e pulito. Geniale l’inizio del tema con il marranzano, il celebre strumento
popolare siciliano, che, nonostante la scarsa vicinanza al vecchio west, riesce a trasmettere un sapore
di puro western. Anche il questo caso, come in Per un pugno di dollari il tema iniziale è affidato al
fischio. Il suono della chitarra non si distacca molto dal film precedente. In entrambi i casi l’assolo
della chitarra è preceduto dall’entrata delle voci che emettono suoni molto incisivi, forti che invitano
l’ascoltatore a addentrarsi maggiormente nel carattere energico che Morricone vuole trasmettere.
La colonna sonora de Il buono il brutto e il cattivo viene registrata nella sua versione definitiva
sempre da Giuseppe Mastroianni all’International Recording nel 1966 con Pino Rucher che
suonava con una chitarra fender Jaguar. Uno dei primi ad acquistare la chitarra che veniva
commercializzata da Casale Bouwer13. Con un suono meno blues la chitarra continua ad essere
protagonista melodica della colonna sonora oltre a diversi altri suoni con timbriche particolarmente
caratterizzanti che si sviluppano nella composizione. La chitarra è priva di distorsione. Il suono
anche in questo caso è pulito ma con l’aggiunta del vibrato.
In C’era una volta il West la chitarra prende un carattere timbrico diverso. Viene usato per la prima
volte il suono della chitarra distorta in un film di Morricone. Nella sequenza che arriva all’incirca
dopo i primi ventun minuti di film entra la chitarra come protagonista. Note lunghe distorte creano
una forte tensione alla sequenza in cui Morricone vuole trasmettere suspence, angoscia e
aggressività. Ritorna poi la stessa musica nella parte conclusiva del film sempre in una sequenza di
sparatoria, tragica e di tensione. Perfettamente la chitarra si inserisce nella scena. In questo caso la
parte più melodica e tragica è affidata ai violini che diventano tematici una volta concluso l’assolo
della chitarra.

13 Intervista su Youtube https://youtu.be/bK0I8NaLE8Q


Conclusioni
….