Sei sulla pagina 1di 3

Pasqua 2011 – Incontro con le associazioni di volontariato

presenti in parrocchia

Anzitutto grazie di essere qui e del vostro impegno, che contribuisce, ne


siate consapevoli o no, a dare un volto cristiano alla nostra parrocchia. Infatti,
come ha scritto Charles de Foucauld, “se l’Islam è la religione della fede e
l’ebraismo della speranza, il cristianesimo è la religione dell’amore e ha come
simbolo un cuore”. Il comandamento dell’amore infatti per i discepoli di Gesù
non è uno dei comandamenti, ma il primo e in qualche modo anche l’unico:
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho
amati” (Gv.15,17); “Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo
precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal.5,14; cfr.Rm13,8-10).
L’idea di questo incontro è nata qualche settimana fa quando ci siamo
chiesti quale aspetto della Pasqua volevamo sottolineare quest’anno. Abbiamo
deciso di ispirarci alla vicenda di don Peppe Diana che è stata rappresentata
sabato scorso, e alla lettera che scrisse insieme agli altri parroci di Casal di
Principe:”Per amore del mio popolo non tacerò”. Dunque la morte di Gesù è
stata “per amore del suo popolo”, e così anche tutti quei gesti che diciamo
volontariato. Per questo anche il gesto della lavanda dei piedi sarà fatto
quest’anno a rappresentanti del volontariato e a una coppia di giovani sposi,
per dire che il volontariato più vero è poi quello che ognuno di noi è chiamato a
fare nella vita di ogni giorno.

Mi sono preparato a questo momento leggendo una interessante anche


se ormai datata relazione del card. Martini (“Ritrovare noi stessi nella carità”,
intervento al Convegno nazionale della Caritas, Assisi 15/09/1981). Egli
individua, assieme a molti aspetti positivi, degli aspetti problematici nel
volontariato, che riassume in alcune sproporzioni:
1. C’è anzitutto una sproporzione tra il volontariato nei settori catechistico e
liturgico della comunità cristiana e il settore della carità e dei servizi
sociali (a dire il vero non tanto a San Marcello).
2. C’è poi una sproporzione fra gli impegnati nel settore caritativo e il resto
dei credenti; in tal modo l’attività caritativa finisce quasi per essere un
corpo estraneo in una massa di fedeli inerte e disattenta ai problemi dei
fratelli.
3. Infine, nello stesso ambito di coloro che si impegnano nel volontariato,
c’è una sproporzione fra le prestazioni legate a momenti di entusiasmo
intenso ma temporaneo, e la dedizione scaturente da un impegno stabile.
Capita così che una persona in certi settori e in certi momenti sia capace
di impegno generoso, ma poi non trasferisce questo atteggiamento di
dedizione negli altri settori della sua vita; e che le nostre comunità
vedano una crescita di attività temporanee nel campo caritativo, ma una
crisi nel campo delle grandi scelte vocazionali, che legano una persona
per tutta la vita in un dono totale ai fratelli.

Vorrei adesso brevemente, in modo da lasciare spazio a una condivisione


delle nostre esperienze, delineare alcune caratteristiche del volontariato, a
partire da due episodi del Vangelo, che significativamente Marco colloca
immediatamente prima e all’inizio del racconto della Passione, quasi a
prefigurare il dono di sé fatto da Cristo sulla croce.
“E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete
nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi
gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse
loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha
messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi
sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per
ucciderlo. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un
tumulto di popolo».
Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava
a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio
profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e
versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro:
«Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere
quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro
di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha
compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e
potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha
fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.
In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si
racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto». Allora Giuda Iscariota, uno
dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli
all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava
l'occasione opportuna per consegnarlo” (Mc12,41-44; 14,1-11).

Proviamo ad individuare alcune caratteristiche del gesto di queste due


donne (!), le donne nei Vangeli sono quelle che si muovono meglio nell’ambito
dell’amore (cfr Lc7,36-50) e per questo precederanno anche gli apostoli
nell’incontro col Risorto.
Anzitutto si tratta di un gesto che costa. Non è tanto importante
“quanto” costa, la povera vedova dona pochi centesimi, la donna lo stipendio
di un anno, ma entrambe danno qualcosa di loro. “Un gesto di carità che non
costa niente” come recitava una brutta pubblicità dell’8x1000 di qualche anno
fa, in effetti non è un gesto di carità. Il superfluo può riempire lo stomaco, ma
non può dire “ti amo” a una persona.
Un gesto che compromette, il verbo spezzare, che ritroveremo un po’
più avanti a proposito dell’Eucaristia (Mc14,22) indica qualcosa di irrevocabile,
che non lascia le cose come prima, che è dato per sempre.
Un gesto gratuito, che rivela un’altra logica, che non segue il criterio
dell’utile ma dell’amore; sarebbero bastate poche gocce di profumo sul capo di
Gesù, come era costume fare. Così era importante dare alle ragazze sulla
strada, ci diceva suor Rita Giarretta di Caserta, indumenti nuovi, mai usati, a
loro che erano considerate usate, deprezzate.
Un gesto fatto di attenzione: la donna per prima intuisce ciò che sta
per accadere e che è l’ultima volta che incontrerà Gesù, è da questo che nasce
il suo gesto! “Non soltanto l’amore di Dio è sostanzialmente fatto di attenzione;
l’amore del prossimo, che sappiamo essere il medesimo amore, è fatto della
stessa sostanza. Gli sventurati non hanno bisogno d’altro a questo mondo, che
di uomini capaci di prestare loro attenzione. La capacità di prestare attenzione
a uno sventurato è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un
miracolo. Quasi tutti coloro che credono di avere questa capacità, non l’hanno.
Il calore, lo slancio del sentimento, la pietà non bastano” (Simone Weil).
Un gesto che divide, che suscita stupore in alcuni, ma in altri sdegno,
furia, derisione. Ci sorprende l’accanirsi contro la donna, e la difesa di Gesù che
identifica il suo gesto con l’annuncio del Vangelo ovunque nel mondo. E come
proprio questa difesa spinga Giuda, che diceva di voler aiutare i poveri, a
consegnare Gesù.

Possiamo ora a partire dalla nostra vita e da questa pagina di Vangelo


provare a condividere qualche riflessione sulla nostra esperienza:
- Quali gli aspetti problematici, i rischi nel volontariato?
- Cosa lo caratterizza, lo distingue da altre azioni, pur legittime?