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CAMBIO DI CAMPO TERZO TEMPO SU FACEBOOK

FORMAZIONE INTEGRALE
DEL CALCIATORE
Il report di campo di
Calcio: Che Impresa

SCRITTO DA
CAMBIODICAMPO

TRATTO DAL CONVEGNO


CALCIO: CHE IMPRESA
www.cambiodicampo.com

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Chi siamo
Siamo
due ragazzi
pieni di ideali.
Abbiamo vissuto il calcio fin da
bambini e sin da allora abbiamo
condiviso grandi momenti vivendo
la storia di questo sport.

Ci siamo innamorati del calcio in


tutte le sue sfaccettature e da
tante di esse abbiamo potuto
notare difetti e debolezze di
questo sport. Da ciò nasce la
nostra missione di Cambiamento.
Già, perché quel cambiamento
che tutti decantano da anni non è
ancora avvenuto.

Lentamente e inesorabilmente il
tempo scorre e crea divari enormi
tra quei giovani atleti che, una
volta giocavano su strade e
spiagge e quelli di oggi. Vogliamo
riportare il calcio in alto, vogliamo
dargli il valore che merita. Lo
vogliamo fare rimettendo al
centro le persone, insieme alle
loro competenze, alla loro
formazione, ai loro valori.

E lo faremo con Voi.

Convinti che siate gli stessi


Bambini che una volta il calcio lo
vivevano con smisurata passione. AL CENTRO DI
Noi siamo Cambio di Campo.
Cambio come quello per cui TUTTO IL CALCIO,
lavoriamo, Campo come quello in
cui da bambini cresciamo.
IL NOSTRO
MERAVIGLIOSO
Al Centro di tutto il Calcio, il
Nostro meraviglioso sport. SPORT.

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CALCIO CHE IMPRESA
Il calcio oggi non può
essere solo campo.

Il 3 maggio 2020
abbiamo messo un piedi
il convegno Calcio: Che
Impresa.

All’evento si sono uniti


tanti nomi illustri del
calcio giocato e dello
sport business che hanno
deciso di mettersi in
prima linea per formare
una squadra senza
precedenti, che si è
esposta in una serie di
mini webinar per dare
dei consigli pratici e
attuabili per far sì che le
società e gli addetti ai
lavori di qualsiasi livello
siano in grado di mettere
in campo le loro
competenze.

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Le nozioni di questo ebook fanno
parte della nostra metodologia

"Gioco e riGioco"

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tutto un altro metodo


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GLI ESPERTI DI campo di


CALCIO CHE IMPRESA
Antonio Cincotta
Allenatore Fiorentina Women’s e professore alla
“American University of Rome”
OLTRE IL GENERE: SISTEMA FLUIDO E
COMUNICAZIONE ASSERTIVA Edgardo Zanoli
Ex coordinatore metodologico del settore giovanile
dell’AC Milan
COME SETTARE OBIETTIVI E PRINCIPI NEL SETTORE
GIOVANILE

Franco Impellizzeri
Sport scientist e Full professor alla “University of
technology di Sydney”
CARICO DI LAVORO E PREVENZIONE INFORTUNI
Filippo Galli
Ex calciatore professionista e Docente del Settore
Tecnico FIGC
APPROCCIO SISTEMICO NEL SETTORE GIOVANILE

Francesco Farioli
Allenatore dei portieri della prima squadra dell’US
Sassuolo
IL METALINGUAGGIO SPORTIVO: DALLA PERCEZIONE
TEORICA ALLA PRATICA SOCIALE Domenico Gualtieri
Metodologo e Responsabile Area Sport Science
Settore Giovanile Parma Calcio e Docente UniMi
IL RUOLO DEL PREPARATORE ATLETICO NEL
CALCIO SISTEMICO

Giulia Baroncini
Biologa nutrizionista operante nel settore
professionistico
LA NUTRIZIONE PER PREVENIRE GLI INFORTUNI
Rodolfo Sircana
Match Analyst di Settore Giovanile e prima
squadra, ex AC Milan
AREA VIDEO: IL VERO VALORE DEL MATCH ANALYST
NEL SETTORE GIOVANILE E IN PRIMA SQUADRA

Matteo Vagli
Psicologo dello sport e fondatore di “Sport and
Business Strategies”
COME SMETTERLA DI CONVINCERE I GIOCATORI E
COMINCIARE A MOTIVARE Rodolfo Cavaliere
Learning Coach. Esperto di apprendimento ed
intelligenza umana
CHI MUOVE IL NOSTRO CORPO? COSA BLOCCA
L'APPRENDIMENTO
Carlo Simonelli
Preparatore atletico professionista, Docente
all'università dell'Insubria e Consulente in ambiti
performance, strength and conditioning
RECOVERY STRATEGY NEL CALCIO Adriano Cadregari
Docente del Settore Tecnico FIGC e ex allenatore
professionista
L'ALLENATORI DEGLI ALLENATORI: COS'È IL VERO
GIOCO

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GLI ESPERTI DI business di


CALCIO CHE IMPRESA
Ernesto Paolillo
Board member Be Consulting SpA, ex
Amministratore Delegato F.C. Internazionale
UNA RIVOLUZIONE ALLE PORTE, SU CHE
ELEMENTI PUNTARE PER IL CALCIO DI DOMANI

Barbara Ricci
Presidente SportWide Group ed esperta di
Sport Marketing e comunicazione
OLTRE I SOCIAL. IL MARKETING DELLE
SOCIETÀ, COME CREARE E COMUNICARE
VALORE

Cesare Di Cintio
Avvocato fondatore di DCF Sport Legal
IL VALORE DEL NETWORK PER UNA SOCIETÀ
NON PROFESSIONISTICA, COME LE RELAZIONI
CREANO VALORE

Giuseppe Rizzello
Project and venue Manager presso ASM Global
INIZIATIVE EFFICACI PER SFRUTTARE IL
PROPRIO IMPIANTO SPORTIVO AL MEGLIO

Matteo Ferroni
Co-founder di Bottega 52
FLAT ORGANIZATION NEL MONDO SPORTIVO,
LE ORGANIZZAZIONI GERARCHICHE HANNO
ANCORA SENSO?

Marco Carniel
Co-founder di Cambiodicampo
STRATEGIA E BUSINESS PLAN PER CREARE UNA
SOCIETÀ ANTIFRAGILE E ECONOMICAMENTE
SOSTENIBILE

Giulio Galiena
Head of Finance di Iterpro
L’IMPORTANZA DI CREARE, GESTIRE E
MONITORARE IL BUDGET SOCIETARIO E COME
FARLO

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Una raccolta dei temi


emersi
Abbiamo voluto sintetizzare tutti i temi emersi durante la mattinata di
webinar del 3 maggio, per cercare di trasferirti il grandissimo valore che i
relatori hanno portato alla luce.

Cercheremo di essere trasparenti nel riportare tutte le informazioni che i


relatori hanno espresso durante i loro interventi, così che tu possa
costruirti le tue idee e i tuoi ragionamenti e portare i loro consigli in
campo.

Buona lettura.

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A PROPOSITO DI PAROLE
Sul tema delle parole, e della comunicazione in generale, ha aperto il
nostro convegno Antonio Cincotta. Un ambito, questo, che è stato
mantenuto attivo tra tutti i relatori nell'arco della giornata.
A fare da padrone è stato il tema del significato espresso dalle parole.

Cosa significa giocare per principi?


Quali sono le parole chiave da tenere a mente per un allenatore?
Esistono termini che possono spiegare la complessità?

Queste sono solo alcune delle domande che possono sintetizzare, sotto
forma interrogativa, tanti grandi concetti espressi. Nella risposta a tali
questioni si potrebbero scrivere libri che cadrebbero negli ambiti della
filosofia, della biologia e della natura umana.

Tuttavia, vogliamo cercare qui di interpretare tali domande sul nostro


mondo, quello del calcio giocato, di formazione e di prime squadre.
Poniamoci al di là degli obiettivi che ognuno di noi, in qualità di attore
del processo sportivo, possiede. Lasciamo per un attimo da parte il
risultato sportivo o l'obiettivo formativo del calciatore. Solo così si possono
apprezzare alcuni concetti, che Antonio Cincotta e Francesco Farioli hanno
provato a passarci, in tema di comunicazione e linguaggio.

I loro interventi avevano natura assertiva, concetto che è stato al centro


del tecnico fiorentino. Comunicazione assertiva appunto, non direttiva.
Antonio ha voluto rimarcare più volte questo aspetto. L'allenatore (o
formatore) non deve essere un portatore di direzioni da intraprendere, ma
favorire l'apprendimento del giocatore attraverso il fare: "se ascolto
dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo". Questa potrebbe essere la
frase scatenante i ragionamenti del suo intervento. In quest' ottica
l'allenatore deve cercare di trasformarsi in un facilitatore di
apprendimento, piuttosto che in una persona la quale comunicazione
possa cercare di centralizzare il processo didattico. In questo modo si può
comprendere come vi sia la forte necessità che l'allenatore lasci libertà
"parlando meno". Diventa perciò importante ottimizzare il proprio
linguaggio. Bisogna che NON sia direttivo, ma positivo:

Migliorare Ottimizzare
Rubare Riconquistare
Nemico Avversario

Questi sono alcuni degli esempi che sintetizzano l'idea di trasformazione


del linguaggio in un linguaggio positivo e assertivo.

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Ma per definirsi assertivi non basta parlare in maniera positiva. Spesso,


purtroppo, i leader (qui intendiamo quelle persone che ricoprono ruoli
gerarchicamente superiori) comunicano senza tenere presente del
significato che le parole assumono per il ricevente.
Si tenga presente, allora, la matrice di Johari:

Antonio fa riferimento a questa matrice sottolineando come l'allenatore


debba comunicare nell'ambito delle conoscenze comuni con gli atleti.
Incrociare quello che tutti sanno comprendere può portare a ottimizzare
la percezione comunicativa e l'efficacia della comunicazione stessa.
Solo in questo modo si riuscirebbe ad essere compresi e le parole
diventerebbero nuovamente il "mezzo per far passare un messaggio",
come sottolineato da Francesco Farioli nel suo intervento. Un mezzo,
appunto, utile e necessario, ma che non rappresenta la percezione dei
significati che i giocatori attribuiscono alle parole stesse. Tale percezione
viene necessariamente modificata dal contesto) che è composto
dall'allenatore e dall'ambiente) e dalla prospettiva che il giocatore
possiede. Per prospettiva Francesco intende quei modi di vedere, quei
costrutti o preconcetti insiti nella natura di ogni uomo e derivati dalla sua
personale esperienza.

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Questo discorso, di cui prospettiva, ambiente, parole, allenatore e


percezione diventano elementi fondamentali, ricade in un ambito
complesso in cui a dominare divengono due mondi: quello delle idee, che
rappresenta il mondo della "teoria", e quello delle cose, rappresentante il
mondo della pratica, espressione oggettiva e visibile delle azioni dei
giocatori (anzi, degli uomini).
Il processo che collega questi due mondi non è lineare, ma complesso e,
come tale, non definibile. Per definizione, nella complessità non si può
categorizzare o definire. Ma su questo tema ci torneremo più tardi.

Prospettiva, ambiente, parole, allenatore e percezione. Questi sono i 5


elementi che si interpongono tra i due mondi e che Farioli sintetizza
graficamente cosi:

MONDO DELLE
IDEE

PERCEZIONE

ALLENATORE

PAROLE

AMBIENTE

PROSPETTIVA

MONDO DELLE
COSE
In questa rielaborazione dello schema rappresentato da Francesco durante
il suo intervento, vi sono tutti gli elementi cardine che giocano il loro
ruolo durante una comunicazione, rappresentati tra i due mondi estremi.

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In questa visione l'allenatore dovrebbe svolgere il compito di facilitatore o


promotore di contesti, "manipolando" i vincoli ambientali attraverso la
condivisione di regole che possano creare dei nuovi contesti funzionali
all'allenamento del gioco.
In questo modo il sistema individuo-ambiente-allenatore determinerebbe i
contesti funzionali all'apprendimento del gicoatore.

ALLENATORE
(regole)

learning

INDIVIDUO AMBIENTE
Bisogna che gli allenatori escano da un'ottica lineare e ingaggino una
nuova prospettiva e un nuovo linguaggio per modificare l'ambiente. Il
linguaggio dovrà, inevitabilmente, comprendere concetti psicologici,
tattici e tecnici, ma all'interno di questo ventaglio di parole bisogna far si
che ognuna di esse non rimanga isolata. Tra "psicologia" e "tattica" ci sono
concetti profondi: coraggio, consapevolezza, confidenza dei giocatori. Tra
il contesto tattico e tecnico vi è la scelta, elemento di riferimento
essenziale alla creazione del GIOCO, così come inteso da Adriano
Cadregari.

Il tutto deve essere rivisto in un ottica in cui la persona viene messa al


primo posto, all'interno dell'obiettivo di ogni allenatore. In questo modo si
eleva prepotente un concetto (anch'esso espresso da Adriano Cadregari
nei suoi principi): quello di relazione.

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La formazione del
calciatore
"Non c'è formazione senza relazione, e non c'è apprendimento senza
relazione" - Edgardo Zanoli

apprendimento

RELAZIONE formazione

Il concetto di relazione, rivisto in quest'ottica, diventa cardine nel


processo di formazione del calciatore. Ecco che, assumendo questa nuova
prospettiva, le parole usate per comunicare assumono significati diversi a
seconda che si entri o meno in relazione con il giocatore.

Perché parliamo di formazione?

Nel corso dei nostri episodi podcast abbiamo sempre sottolineato del
ruolo che vorremmo l'allenatore assumesse nei confronti delle persone
(perché parliamo di persone, prima che di calciatori) con cui si trova ad
avere a che fare nella relazione allenatore-squadra.
In questo senso, abbiamo voluto portare alla luce i le idee espressi da
colori che riteniamo essere dei punti di riferimento, per approccio e
competenze, del nostro modo di vedere il calcio: Edgardo Zanoli, Filippo
Galli, Domenico Gualtieri, Rodolfo Cavaliere e Adriano Cadregari e
avvalorati dagli interventi di Rodolfo Sircana (in tema di match analysis) e
Matteo Vagli, che ha parlato di un tema trasversale a tutti gli ambiti
sportivi.
Sapete anche, se ci seguite da tempo, che uno dei nostri driver è l'efficacia
dei processi e la sostenibilità delle società. Ed è a partire da questo che,
utilizzando un idea espressa da Edgardo, che ci chiediamo:

Come può un settore giovanile diventare sostenibile?

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Crediamo sia inopinabile che ogni settore di una società debba mirare ad
essere sostenibile. Ciò significa "identificare ciò che è produttivo".
Possiamo dunque affermare (in realtà tale ragionamento è portato a galla
da Edgardo) che in questi termini la produttività di un settore giovanile
sia la formazione dei giovani calciatori. Una prova di ciò deriva dal
cambiamento che ci ha raccontato Filippo Galli quando, nel 2012, per una
serie di costrizioni economiche, diventa importante puntare sulla
produttività del settore giovanile.

Dunque, in quelle condizioni (molto simili a quelle in cui si trovano la


maggior parte dei club italiani) la domanda diventa capire  come formare.
Da qui la digressione sul'importanza di avere un metodo per formare.

E dunque: cosa è un metodo?

" Etimologicamente la parola deriva dal greco “methodos”,


composta da metà (attraverso) e hodòs (via) (...)

il modo della ricerca (...) la via per giungere un determinato


scopo

Enciclopedia Treccani

Per Edgardo Zanoli e Filippo Galli questa priorità converge nella ricerca
dello stile di gioco più produttivo, ossia quello che avrebbe abilitato al più
grande numero di scelte complesse durante il gioco: il Gioco di Possesso,
Tale stile poteva far si che ogni giocatore si trovasse di fronte a una
percentuale di "possibilità" di apprendimento numericamente grandissima.
In quest'ottica diventa importante ragionare e allenare per principi.
Diventa quindi fondamentale definire dei principi cardine: i principi
regolatori, che sono:

SPAZIO (occupazione in possesso e non possesso)


TEMPO (utilizzo in possesso e in non possesso)
CONDIZIONE NUMERICA (sottoprincipio, in quanto funzione di spazio e
tempo ma posizionato nei principi perché ne determina
inequivocabilmente la comprensione)

Per non cadere in errori è importante, contestualmente, definire cosa


non sono i principi, ossia automatismi, moduli o sistemi (di gioco).
Quest'ultima definizione è stata approfondita anche da Antonio
Cincotta, che ha definito il concetto di ruolo nel sistema di gioco
classico come funzione di 4 univoci ruoli: interno (o appoggio), esterno
(o appoggio), vertice e sostegno.

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UN APPROCCIO ALLA COMPLESSITA'

Inevitabilmente questo tipo di approccio assume significato solamente se


guardato da un punto di vista "sistemico" come citato da Filippo Galli. Un
approccio complesso in cui tutte le figure componenti uno staff diventano
fondamentali e devono conoscere il gioco e le sue componenti.

Lo stesso Rodolfo Sircana ha sottolineato questo aspetto nel suo


intervento sulla match analysis. Rudy evidenziava come, in uno staff in
cui ogni componente si mette al servizio della formazione del calciatore
attraverso il metodo condiviso, chiunque debba mettersi al servizio degli
allenatori e dei formatori che lavorano in relazione con i giocatori. L'area
della match analysis, che solitamente viene usata nelle prime squadre per
perseguire il risultato sportivo, diventava un mezzo di formazione tramite
la quale elaborare informazioni utili agli allenatori e ai ragazzi/bambini in
modo tale da rielaborare delle informazioni visive che potevano essere
condivise con gli stessi giovani calciatori per analizzare situazioni di gioco
secondo le richieste e i principi di gioco condivisi dallo staff.

Questo approccio sistemico viene straordinariamente evidenziato anche da


Domenico Gualtieri, il quale ci ha raccontato di come la figura del
preparatore atletico possa incidere in percentuale bassissima rispetto alla
prestazione del calciatore, soprattutto se si approcciasse al giocatore
allenandolo per blocchi separati, senza cercare di integrare il proprio
lavoro con quello degli allenatori.

"NON SIAMO IN GRADO DI COMPRENDERE


LA COMPLESSITA'"

Questa frase sintetizza in maniera esemplare il discorso di Domenico. La


complessità determina il gioco, attraverso dinamiche casuali e derivate
dall'interazione delle persone all'interno del sistema.
Partendo da questo presupposto non c'è modo di comprendere e influire
sull'andamento del gioco se non stando nella realtà del gioco stesso.

In questo modo il ruolo del preparatore atletico diventa fondamentale,


perché all'interno di una prospettiva di insieme può portare le proprie
competenze.
Il preparatore deve conoscere il gioco, tanto quanto un allenatore e,
all'interno di esso, influire sul sistema nel suo complesso.

Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli


scogli, trova sempre la forza di riprovarci.
Jim Morrison

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SE SI VUOLE MOTIVARE...
...bisogna adattarsi.

Questo è quello che diremmo generalmente. Perché è certo che non esiste
una motivazione e un modo di motivare. L'allenatore deve assumere varie
forme a seconda del contesto, della persona e dei cambiamenti che la
persona assume. Diventa però indispensabile capire che la motivazione
possa essere una leva talmente fondamentale da fare la differenza tra una
sconfitta e una vittoria, tra la formazione e la non formazione e, ancora
una volta, tra apprendere e non apprendere.
Zanoli ci dice che "c'è apprendimento quando si vive la relazione e si ha
motivazione instrinseca", ossia una motivazione volta a raggiungere un
determinato risultato.

Qual è questo risultato? È la passione.

Come tale, la passione non può essere definita all'interno di un ventaglio


prestabilito ma è, inevitabilmente, ciò che piace nel profondo, ciò che si
sogna di raggiungere.
Come spiegatoci da Matteo Vagli, diventa quindi importante capire i
perché più profondi dei nostri atleti: bisogna conoscerli, parlarci, passarci
del tempo per capire cosa li muove nel profondo.
"Per motivare bisogna agganciare i propri atleti" e quello strumento di
aggancio diventa la passione: un ponte comunicativo tra sè e l'allenatore.

Bisogna uscire dalla logica della persuasione e dal convincimento. Non è


sana e non è duratura.
Vagli ci pone davanti a un quesito. Le più profonde motivazioni (quelle
intrinseche, appunto) rispondono sempre positivamente a una domanda,
che è quella che tutti noi ci poniamo internamente, quanso incontriamo
una difficoltà:

"Ne vale veramente la pena?"

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A questo punto possiamo porci una domanda.

COSA SERVE AD UN ALLENATORE PER MOTIVARE?

Matteo, durante il suo intervento, dà un consiglio a tutti coloro che si


trovano nella circostanza di motivare qualcuno: conoscerlo e prendere
appunti, vale a dire tenersi traccia di tutte le iniziative che hanno avuto
successo e di tutte quelle che non l'hanno avuto. Tenendo presente una
cosa fondamentale: anche le passioni che muovono le motivazioni delle
persone possono cambiare. Dunque cambieranno anche i loro modi di
motivare.

Per questo l'allenatore deve essere flessibile, attuando strategie nuove


ogni giorno. E questo richiama già la seconda caratteristica che
l'allenatore deve avere per riuscire a motivare: essere creativo. Già, perché
non esistono modelli applicabili sempre, ma esistono modelli sempre
diversi. Partire dai modelli può essere una strada, ma essi vanno
personalizzati e variati nelle applicazioni ogni volta.
Ultima, ma non meno importante caratteristica è l'essere dinamici: se non
si cambia si perderà efficacia. "Quello che funzionava ieri non funzionerà
domani" ci dice Matteo. Noi aggiungeremmo, usando una metafora di
marketing, che la stessa pubblicità diventa inefficace dopo la prima volta
che la si è vista.

Ricordi questa
pubblicità, giusto?

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AGIRE SULLA PREVENZIONE


In alcuni dei nostri episodi podcast precedenti abbiamo parlato con
Franco Impellizzeri di come agire per la prevenzione infortuni. Per quanto
sia complesso l'argomento, ci dicevamo che, essenzialmente ci sono due
modalità per prevenire gli infortuni:

1. Agire sull'applicazione del carico sulla struttura


2. Agire sulla capacità della struttura di tollerare il carico

Trovi gli episodi podcast qui.

Oggi, soprattutto nel calcio, c'è la tendenza riduzionistica a pensare che la


determinante principale dell'accadimento di infortuni sia il carico di
lavoro, Ciò è invero, perché i fattori contestuali (anche che riguardino la
nutrizione o fattori di salute transitori/cronici) che entrano in gioco sono
tantissimi e il discorso è più complesso.
Bisognerebbe capire, quindi, come il carico di lavoro possa influire sui due
aspetti sopra riportati. Altro problema grosso è capire se le misure del
carico di lavoro possono riflettere lo stimolo meccanico che viene
trasferito sulle strutture durante l'allenamento.

Oggi uno dei modelli che si è rivelato fallace per il monitoraggio del
carico è quello del ACWR (acute chronic workload ratio). Tale modello non
ha validità per descrivere il rapporto di causa-effetto tra carico di lavoro e
probabilità di infortuni ma, piuttosto, potrebbe essere utilizzato per
descrivere il carico di lavoro rispetto alla cronicità registrata. Tuttavia ci
sono delle problematiche scientifiche su come l'ACWR è costruito.

Franco suggerisce, invece, di utilizzare e sensibilizzarsi sui valori assoluti,


in modo da interpretarli e adeguarli.

Riprendiamo invece, ora, il tema della prevenzione da un punto di vista


legato all'alimentazione, fattore contestuale che può influire sulla
probabilità di insorgere degli infortuni, come detto da Impellizzeri.

Come esplicato da Giulia Baroncini, dal punto di vista nutrizionale,


l'obiettivo del nutrizionista è (o dovrebbe essere) preservare la salute
dell'atleta.

Ma quali sono gli elementi che intervengono riguardo alla prevenzioni


infortuni, da una prospettiva alimentare?

Il primo elemento è la disponibilità energetica che deve essere pesata in


base alla posizione e alla composizione corporea del giocatore. Chi non
introduce abbastanza calorie è più a rischio di infortunio, affaticamento e
lesioni muscolari. Deficit calorici possono determinare questi avvenimenti.

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Un'insufficiente disponibilità energetica può far andare incontro a carenze


di micronutrienti, vitamine e minerali.

Diventano importanti anche i carboidrati, fonte energetica per svolgere


l'attività sportiva e che può permettere di ottimizzare il ripristino
glicogeno muscolare senza incorrere in  affaticamento e possibili infortuni.
In questo senso Giulia non sconsiglia l'assunzione di carboidrati nei pasti
serali dopo la gara.

Stessa importanza per le proteine. Esse servono per costruire sostanze utili
al nostro organismo e a sviluppare il muscolo. Tendenzialmente, le
proteine non sono il fattore preponderante (come dicono Giulia ed Enzo
Corrado) per la prevenzione dagli infortuni.

Per ciò che concerne i lipidi/grassi, Giulia dice  che bisogna evitare profili
lipidici sfavorevoli. Ciò significa che l'atleta deve limitare grassi saturi
(grassi animali) e trans (modificati dall’industria) in quantità elevate e
favorire grassi polinsaturi come gli  OMEGA-3, contenuti in pesce azzurro,
pesce grasso (come il salmone, con le dovute differenze tra salmone di
allevamento e selvatico).

Ruolo fondamentale per la salute muscolare, del sistema immunitario e


dell’osso (prevenzione delle fratture) è attribuito alla vitamina D che
dovrebbe essere integrata nell'alimentazione dell'atleta.

Una concetto importante sottolineato da Giulia Baroncini è il concetto che


il nutrizionista dovrebbe operare attraverso l'approccio della Food First
Philosophy, ossia operare con l'alimentazione, senza favorire l'integratore
sulla dieta.

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STRATEGIE DI RECUPERO
Argomento trattato dal Prof. Carlo Simonelli, con il quale abbiamo
registrato alcuni episodi anche sulla prevenzione infortuni (clicca qui per
ascoltarli).

Cercheremo di riassumervi sinteticamente i punti che il Prof ha toccato


durante il suo webinar.

Parlando di modalità di recupero il primo elemento da evidenziare è la


necessità, a qualsiasi categoria, di individualizzare il recupero in base al
carico della gara.
Se questa è buona pratica nei settori professionistici e semi-
professionistici, di solito è meno comune in quello dilettantistici. Ciò
nonostante, l'importanza di individualizzare il lavoro, specie nei giorno
successivo alla gara (GD + 1) e al secondo giorno successivo (GD +2), è
fondamentale anche nei settori di più basso livello. Bisogna quindi
programmare l'allenamento in maniera adeguata, come esplicato dal Prof.
Simonelli.

Approfondendo il discorso sui giocatori che hanno effettuato un alto


carico in gara (come i titolari), Carlo presenta una struttura di lavoro
ripetibile in ogni contesto, con i dovuti adattamenti al contesto.

"Context is king" cit. Aaroon Coutss


(dall'evento "Strategie di Performance nel Calcio Moderno: dalla Teoria
alla Pratica" di Cambiodicampo del 1 maggio 2020)

Tale struttura prevede, nel giorno successivo alla gara:


1. Attivazione, accompagnata da test per il monitoraggio
2. Riattivazione e lavoro di carico (in palestra o non): questo lavoro di
carico deve avere lo scopo di riequilibrare il livello ormonale di
testosterone e cortisolo. Gli obiettivi saranno, dunque, quelli di alzare il
livello di testosterone, non innalzare il valore di cortisolo e,
contemporaneamente, non generare troppo lattato. Per questo Carlo
suggerisce lavori con alti carichi sulla parte superiore del corpo. In
questo modo si diminuirà il ratio testosterone-cortisolo, favorendo il
recupero.
3. Lavoro cardio, con l'obiettivo di ridurre al minimo il carico articolare:
perciò Carlo consiglia di utilizzare, preferibilmente, delle ciclette. In
alternativa sarebbe opportuno adottare protocolli di lavoro poco
estensivo e a "buona velocità" (utilizzando un linguaggio da campo).

Ultimo, ma non meno importante, è utilizzare questionari di Wellness che


possano essere somministrati agli atleti per monitorare il loro stato
percepito.

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a proposito (di nuovo) di


apprendimento
C'è un esperimento che Rodolfo Cavaliere ha portato alla luce, nel suo
intervento (guardalo qui):

Sull'asse orizzontale c'è lo scorrere del tempo, su quello verticale la


misurazione dell'impulso elettrico della corteccia misurato.
A una persona veniva chiesto di schiacciare un pulsante con la mano
destra o sinistra e di notare in che posizione di trovavano le lancette di un
orologio nel momento in cui aveva effettuato la decisione dei premere il
pulsante.

Dalle registrazioni di queste attivazioni cerebrali, si notò che la


consapevolezza di aver preso la decisione, avveniva circa 200 millisecondi
prima del movimento. Ma la cosa ancor più strabiliante è che l'attivazione
cerebrale si metteva in modo circa 550 millisecondi prima di aver
commesso l'azione motoria.

Ciò significa che il cervello sceglie come muovere il nostro corpo prima
che si diventi consapevoli dell'azione motoria.

Partendo da questo presupposto si intuisce come si dovrebbe cambiare


totalmente l'approccio all'apprendimento motorio.

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Bisogna cominciare a ragionare "parlando" con la parte inconsapevole dei


nostri giocatori (o il genio, come lo chiama Rodolfo). Solo così si riuscirà a
incentivare il piacere di muoversi.

Ma cosa significa parlare, in questo senso? Non certo comunicare a parole.


Ma farlo attraverso le sensazioni. Significa cominciare a chiedere ai propri
giocatori cosa hanno provato e sentito.

Questa parte inconscia è cinestesica; viene attivata dalle percezioni


sensoriali. Non c'è altro modo per stimolarla.

In quest'ottica l'allenatore e il bambino devono quindi mettersi a "parlare"


con il genio motorio che ogni giocatore/giocatrice ha dentro di sè,
provando e riprovando soluzioni diverse e attivando una percezione
profonda di sè stessi, che l'allenatore può stimolare variando gli stimoli e
attraverso domande.

A
B
G
G= genio motorio

A = allenatore
B = bambino (giocatore)

Questo formerebbe un nuovo tipo di relazione tra bambino (o giocatore) e


allenatore. Essere in grado di operare insieme senza distacco, conflitto o
incomprensioni contribuirebbe a creare giocatori capaci o, per usare due
termini utilizzati da Francesco Farioli, confidenti e consapevoli.

E si contribuirebbe, così anche a diminuire l'abbandono sportivo.

Questi ragionamenti, nati da riflessioni sui temi evidenziati da Rodolfo,


potete approfondirli con lui iscrivendovi al gruppo "EHI - apprendimento
Motorio" o al sito www.rodolfocavaliere.com

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cos'è il vero gioco


La domanda che ha mosso l'intervento del mister Cadregari è stata: "cos'è
per te il gioco?" domanda alla quale lui ha risposto "semplicemente
risolvere i problemi che si formano nel gioco (in quel preciso momento)"

L'intervento di Adriano è stato ricco di spunti su tanti temi toccati in


precedenza da altri relatori, durante il convegno Calcio: Che impresa.

Abbiamo deciso di raccogliere tali spunti e riportarli in maniera


frammentaria in questo ebook, per non rischiare di far assumere altri
significati al valore delle sue parole.

"Troppo allenatori, per allenare, hanno bisogno di un


bastone, che io chiamo il bastone dei ciechi. Questo
bastone sono gli esercizi."

"Ci sono dei responsabili di settore giovanili che sono


degli irresponsabili."

I responsabili, secondo Adriano, dovrebbero guidare gli


allenatori per "quello che sono", non per quello che gli
impongono di fare.

Si  usano troppo spesso i termini sbagliati. Tecnica e tattica,


ad esempio:
Tecnica deriva dal greco e significa "l'arte del saper fare".
Tattica, invece significa "saper scegliere", scegliere in base
a quello che fanno gli avversari.

"Il gioco è errore (e non c'è niente di meglio dello sbagliare


per imparare), è realtà, è direzionalità, è scelta."
Non è solo partita. Ma niente di tutto questo c'è negli
esercizi."

"Non esistono modi di giocare. Esiste solo il gioco"

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