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4/8/2017 Partita IVA 2017 calcolo costi e tasse | Soldioggi

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Partita IVA costi e tasse


Aggiornato il 4/8/2017

Ultimamente hai fatto una scelta importante nella tua vita: hai deciso di aprire
un’azienda tutta tua dove realizzare i tuoi progetti e le tue idee. Sicuramente,
come in tutte le scelte decisive, hai già considerato tutti i vantaggi e gli svantaggi
dell’impresa ma c’è una cosa che non hai ancora ben capito: quali sono i costi
della partita iva?

In questa guida ti elenco tutti i principali costi dell’apertura e della gestione della
partita iva, incluse le tasse da pagare in base ai vari regimi scali previsti
dall’Agenzia delle Entrate. Ti spiego quali sono i costi sia nel caso in cui tu voglia
aprire una ditta individuale che nel caso tu voglia svolgere un’attività di libero
professionista.

Indice

Costi Tasse

Esempi di calcolo

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Costi
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I costi principali della partita IVA si suddividono in due categorie: costi di tenuta guide di Soldioggi.it via mail
(che riguardano le spese di iscrizione alla Camera di commercio, ai bolli e
all’onorario del commercialista) e costi di gestione (che riguardano le spese che Inserisci qui la tua email
devi sostenere durante la tua attività). A loro volta si suddividono in costi ssi e
variabili nel tempo. Dichiaro di aver letto e accettato le
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Costi di tenuta
Iscriviti
Aprire una partita IVA è praticamente semplice quanto lungo e noioso
burocraticamente. Bisogna conoscere a quali enti statali iscriversi, quale regime
scale scegliere, quali obblighi rispettare e molto altro ancora. Proprio per questo
quello che devi fare, a meno che non sei laureato in economia e commercio, è
a darti ad un commercialista.

Il commercialista è un professionista regolamentato dallo Stato (deve essere


iscritto all’albo dei commercialisti) che ti aiuta in tutte le tue pratiche tributarie. La
prima delle quali, se non l’hai ancora fatta, è l’apertura della partita IVA.
L’apertura è gratuita se la fai da solo, ma se ti avvali di un commercialista dovrai
pagarne il disbrigo.

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Disbrigo che include anche l’iscrizione alla Camera di Commercio: iscrizione


necessaria solo se la tua attività è una ditta individuale, non prevista se sei un
libero professionista o un lavoratore autonomo. L’iscrizione è un costo annuale
sso il cui importo di erisce in base al tipo della tua attività.

Costi iscrizione alla Camera di Commercio

Tipo attività Sede Unità locali

Imprese individuali (sezione ordinaria) 120,00€ 24,00€

Imprese individuali (sezione speciale) 53,00€ 11,00€

Società semplici agricole 60,00€ 12,00€

Società semplici non agricole 120,00€ 24,00€

Società tra professionisti 120,00€ 24,00€

Soggetti iscritti al REA 18,00€ 0,00€

Società con sede principale all’estero 0,00€ 66,00€

Quanto costa il commercialista

Di solito il costo della parcella del commercialista per l’apertura varia da un


minimo di 200 euro ad un massimo di 400 euro. Le stesse somme sono applicate
nel caso della variazione e della chiusura della partita IVA.

Oltre all’apertura della partita IVA e all’iscrizione alla Camera di commercio di cui
ti ho parlato prima, il commercialista svolge altri tipi di pratiche per la tua attività
tra cui:

Gestione delle fatture e delle rilevazioni annue sui registri;


Compilazioni di situazioni contabili periodiche (richieste da te);
Redazione di rendimenti periodici (richiesti da enti controllanti);

Il costo del commercialista varia da zona a zona e da professionista a


professionista. Uno dei fattori più importanti che ne determinano il prezzo è il
grado di impegno richiesto per la tua attività: un numero di fatture elevato lo
aumenterà.

Supponendo che all’inizio il tuo giro d’a ari non sia molto elevato e che
presenterai poche fatture da contabilizzare, il costo del tuo commercialista sarà in
media tra i 500 e i 1.000 euro all’anno.

Costi di tenuta annuali: sommario

Tipo costo Prezzo (min) Prezzo (max)

Iscrizione Camera di Commercio 0,00€ 120,00€

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Assistenza commercialista 400,00€ 1.000,00€

Costi di gestione
I costi di gestione sono le spese che devi sostenere durante la tua attività come ad
esempio l’acquisto di materie prime, di beni, di servizi o il pagamento di imposte
e tasse. Tutte queste spese possono essere suddivise in due categorie: sse e
variabili. Ecco qui di seguito quelle più importanti di entrambe le categorie:

Costi ssi

I costi ssi sono quelli che non dipendono da quanto riesci a vendere/produrre e
sono:

A tto (del punto vendita, del magazzino, ecc);


Macchinari (acquisto, manutenzione e riparazione) ;
Personale (retribuzioni, TFR, oneri sociali);
Premio INAIL (se assumi dipendenti, se sei un artigiano o se la tua attività è
riconosciuta come “rischiosa”);

Costi variabili

I costi variabili sono invece quelli che aumentano e/o diminuiscono in base a
quanto vendi/produci e sono:

Materie prime (indispensabili per creare e vendere il tuo prodotto o


servizio);
Bollette (dell’acqua, della luce, del gas, del telefono);
Servizi commerciali (commissioni e pubblicità);
Tasse da pagare al sco (ovviamente, più guadagni, più tasse dovrai pagare).

Costi INPS

Discorso a parte lo meritano i contributi INPS, il cui costo si calcola in maniera


di erente a seconda che tu sia una impresa commerciale (quindi iscritta al
Registro delle Imprese) oppure un libero professionista (non iscritto):

Impresa commerciale: dovrai pagare un contributo sso minimo all’INPS


pari a circa 3.000 euro anni. Questo contributo va pagato anche se i tuoi
guadagni sono pari a zero.
Libero professionista: non dovrai pagare alcun contributo sso all’INPS. I
contributi verranno calcolati in percentuale, circa il 27% dei tuoi guadagni. Se
non guadagnerai nulla allora non pagherai contributi INPS.

Tasse
Quello delle tasse rappresenta sicuramente l’argomento più scottante per gli
aspiranti imprenditori e liberi professionisti, perché incide maggiormente sul
guadagno netto derivante dall’attività. Le principali tasse che devi pagare sono
l’IRPEF, le addizionali IRPEF regionali e comunali, l’IVA e l’IRAP. Ecco nel
dettaglio cosa sono:

IRPEF: imposta sul reddito delle persone siche;


IVA: imposta sul valore aggiunto;

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IRAP: imposta regionale sulle attività produttive.

L’importo di queste tasse varia soprattutto in base al regime scale a cui


appartieni, in Italia ci sono due tipi di regimi principali: quello ordinario (il più
costoso) e quello forfettario (il più economico). L’appartenenza è de nita da
speci ci requisiti dell’Agenzia delle Entrate che bisogna rispettare.

Regime ordinario
Il primo di cui ti parlo è il regime ordinario (il più costoso) a cui devi appartenere
se non puoi accedere a quello forfettario. Qui di seguito trovi una tabella delle
principali imposte. Tutte le percentuali elencate sono espresse in riferimento alle
aliquote sul tuo reddito imponibile.

Regime ordinario: sommario

Tipo imposta Aliquota (min) Aliquota (max)

IRPEF 23% 43%

Addizionali IRPEF 0% 1%

IVA 22%

IRAP 3,9%

Fortunatamente, i costi di gestione della tua attività sono deducibili. Signi ca che,
tutti i costi che sostieni per l’esercizio della tua attività ( ssi e variabili che ti ho
elencato prima), vanno a diminuire il tuo reddito imponibile (ovvero quello su cui
saranno e ettivamente calcolate le tasse).

Esempio
Se nell’anno 2016 guadagni 10.000 euro e hai 3.000 euro di costi di
gestione, le tasse andranno calcolate su 7.000 euro e non su 10.000. Il
discorso, però, cambia se apri la partita IVA con il nuovo regime forfettario
agevolato (ex contribuenti minimi), come ti mostrerò più avanti.

Regime scale forfettario agevolato


Il regime forfettario è un regime agevolato grazie al quale puoi pagare un’unica
tassa, che si chiama imposta sostitutiva, al posto di tutte le imposte sopra
elencate (IRPEF, IRAP, addizionali, IVA). Per aderire a questo regime devi
rispettare alcuni requisiti dettati dall’Agenzia delle Entrate, tra cui quello relativo
al fatturato annuale che non deve superare alcuni importi massimi.

Questa imposta sostitutiva, nel regime agevolato, è pari al 15% e si calcola


“forfettariamente”: non sul tuo guadagno annuo, ma solo su una percentuale di
esso, percentuale che varia in base al tuo codice ATECO (il numero che identi ca
la tua attività: agente di commercio, artigiano infermiere, ingegnere, psicologo,
altro libero professionista, ecc.).
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Esempio
Supponi di essere un avvocato e di avere quindi codice Ateco 69.10.10. In
questo caso, il limite massimo di guadagno previsto dall’Agenzia delle
Entrate perché tu possa rientrare nel regime forfettario, è di 30.000 euro.
Sul tuo guadagno, in base al codice Ateco, è prevista l’applicazione di
un’imposta sostitutiva del 15% sul 78% dell’imponibile. La tassa non va
quindi calcolata su 30.000 euro, ma sul 78% di 30.000 euro.

Una importante novità del regime forfettario agevolato è che non è più destinato
solamente ai giovani con meno di 35 anni d’età (come era previsto in passato dal
regime dei minimi), ma a tutti gli imprenditori di qualsiasi età che, in possesso dei
requisiti, decidono di aprire partita IVA.

Altra novità riguarda la permanenza nel regime che ora non ha più scadenze (in
passato era possibile aderirci per massimo 5 anni e no al compimento dei 35
anni): puoi aderire al regime forfettario per tutta la durata della tua attività,
ovviamente sempre se sussistono i requisiti previsti dall’Agenzia delle Entrate.

Regime forfettario: sommario

Tipo imposta Aliquota

IRPEF 0%

Addizionali IRPEF 0%

IVA 0%

IRAP 0%

Imposta unica 15%

Attenzione
Il regime forfettario ha molti vantaggi ed un solo svantaggio: non puoi
scaricare nessun costo di gestione della tua attività, se non solamente
quello dei contributi INPS.

Esempi di calcolo
Ora che conosci tutti i costi principali dell’apertura e gestione della partita IVA, ti
o ro due esempi per comprendere meglio come dedurre i costi e come calcolare
le tasse sul reddito imponibile. Scoprirai qual è l’utile netto di un libero
professionista nel caso in cui appartenga al regime ordinario e nel caso in cui
appartenga a quello forfettario.

Esempio regime ordinario

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Se sei un libero professionista che lavora in un u cio in a tto, e usi quindi


soprattutto il computer e il telefono, allora avrai pochi costi di tenuta e di gestione
della tua attività rispetto a un commerciante. Supponi che l’anno scorso hai
guadagnato 45.000 euro di fatturato e i tuoi costi siano stati i seguenti:

Costi di attività

Nome Tipo costo Ammontare

Commercialista Fisso 1.500€

Af tto (12 mesi) Fisso 7.200€

Camera di commercio Fisso 120€

Strumenti per uf cio Variabile 1.200€

Acquisto pubblicità Variabile 500€

Bollette Variabile 3.000€

Totale 13.520€

A questo punto puoi ottenere l’utile lordo dell’anno scorso sottraendo al fatturato
che hai ottenuto i costi che hai dovuto sostenere per la tua azienda. Secondo i dati
prima assunti, il tuo utile lordo è di 31,480 euro.

Calcolo utile lordo

Tipo di voce Ammontare

Fatturato + 45.000€

Totale costi – 13.520€

Utile lordo 31.480€

Ora che hai trovato il tuo utile lordo devi sottrarre ad esso i costi per i contributi
INPS, che nel caso del libero professionista sono del 27% dell’utile lordo. Nel tuo
caso paghi quindi 3.640 euro di contributi INPS. Quello che rimane è l’utile al
netto dell’INPS, nel tuo caso è quindi 9.840 euro.

Calcolo utile al netto dell’INPS

Utile lordo + 13.480€

Contributi INPS – 3.640€

Utile al netto dell’INPS 9.840€

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L’ultimo passo consiste nel sottrarre all’utile al netto dell’INPS l’aliquota


riguardante l’IRAP e dell’IRPEF nell’ordine. In questo caso l’IRAP da pagare è di
384 euro (il 3,9% sull’utile di 9.840 euro) mentre l’IRPEF da pagare è di 2.175 euro
(il 23% sull’utile a cui è stata sottratta l’IRAP). Alla ne dei conti il tuo utile netto è
di: 7.281€.

Calcolo utile netto

Utile al netto dell’INPS + 9.840€

IRAP – 384€

IRPEF – 2.175€

Utile netto 7.281€

Esempio regime forfettario

Se rientri nei requisiti del regime forfettario dell’Agenzia delle Entrate per la tua
tipologia di attività allora non paghi l’IRAP e l’IRPEF, nè le relative addizionali.
Ma non puoi scaricare i costi d’impresa come nel regime ordinario.

Supponi un fatturato di 38.000 euro. In questo caso devi per prima cosa calcolare
l’utile al netto dell’INPS a partire dal tuo fatturato. L’aliquota che applichi è sempre
del 27% come nel caso precedente. L’utile così ottenuto è di 27.740 euro.

Calcolo utile al netto dell’INPS

Fatturato + 38.000€

Contributi INPS – 10.260€

Utile al netto dell’INPS 27.740€

In ne, per ottenere l’utile netto, devi sottrarre all’utile al netto dell’INPS di 27.740
euro l’imposta sostitutiva relativa al tuo codice ATECO (per esempio il 15% sul 75%
dell’imponibile) che nel tuo caso è di: 3.120 euro. In questo modo il tuo utile netto
nale è di: 24.620 euro.

Calcolo utile netto

Utile al netto dell’INPS + 27.740€

Imposta sostitutiva 3.120€

Utile netto 24.620€

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Passaggi successivi:

Ditta individuale costi e tasse

Come aprire una partita IVA e quanto costa

Quanto costa aprire una partita IVA regime dei minimi

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