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Traduzioni ed altri scritti

Juan de la Cruz
Glossa al divino

Per tutta la bellezza


mai io mi perderò,
se non per un non so che
in cui si cade per avventura.

Sapore di bene che è finito,


il massimo che può ottenere,
è stancare l'appetito
e guastare il palato;
e così, per tutta la dolcezza
mai io mi perderò,
se non per un non so che
che si rivela per avventura.

Il cuore generoso
mai cura di fermarsi
dove si può passare,
se non nel troppo difficoltoso;
niente le causa sazietà,
e sale tanto la sua fede,
che gusta un non so che
che si rivela per avventura.

Quello che d'amore si doglie,


dal divino sarà toccato,

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ha il gusto tanto truccato,


che ai gusti non trova soddisfazione;
come chi ammalato
è infastidito dal mangiare che vede,
e appetisce un non so che
che si rivela per avventura.

Non vi meravigliate di questo,


che il gusto sia tale,
perché è la causa del male
aliena da tutto il resto;
e così, ogni creatura
alienata si vede,
e gusta un non so che
che si rivela per avventura.

Perché essendo la volontà


dalla divinità toccata,
non può essere appagata
se non dalla divinità;
ma, per essere tale la sua bellezza,
che solo per fede si vede,
la gusta in un non so che
che si rivela per avventura.

Poi da un tale innamorato


ditemi se si avrà dolore,
poiché non ha un sapore
tra tutto il creato;
solo, senza forma né figura,
senza mostrare fondo o piede,

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gustando di là un non so che


che si rivela per avventura.

Non pensate che l'interiore,


che è di molto maggiore valore,
mostri gioia e allegria
in ciò che di qua dà sapore;
ma sopra ogni bellezza,
che è e che sarà e che fu
gusta di là un non so che
che si rivela per avventura.

Ma impiega tutta la sua cura


chi si vuole arricchire,
in ciò che sta per guadagnare,
piuttosto che in ciò che ha guadagnato;
e così, per salire di più
io sempre mi sento inclinato
soprattutto a un non so che
che si rivela per avventura.

Per quel che i sensi


possono qui comprendere,
e tutto ciò che si intende,
per quanto sia molto elevato,
né per grazia né per bellezza
io mai mi perderò,
se non per un non so che
che si rivela per avventura.

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Coplas al divino

Tratto da un amoroso slancio,


e non di speranza carente,
volai tanto alto, tanto alto,
che ciò che cacciavo raggiunsi.

Perché io a raggiungere arrivassi


in questo slancio divino,
tanto volare mi convenne
che mi perdetti di vista;
e con tutto questo, in questa trance
nel volo accadde che mancò;
ma l'amore fu tanto alto
che ciò che cacciavo raggiunsi.

Quando salivo più in alto,


si ottenebrava la vista,
e la più forte conquista
nell'oscuro si compiva;
ma per essere d'amore in slancio
da un cieco e oscuro salto,
fuggii tanto in alto, tanto in alto,
che ciò che cacciavo raggiunsi.

Quanto più in alto mi spingevo


con questo slancio tanto impetuoso,
tanto più in basso e arreso
e abbattuto mi sentivo;
dissi: non avrò chi raggiungere;
e mi abbattei tanto, tanto,

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Traduzioni ed altri scritti

che fuggii tanto in alto, tanto in alto,


che ciò che cacciavo raggiunsi.

Per una strana maniera


mille voli superai in un volo,
perché la speranza del cielo
tanto raggiunge quanto spera;
sperai solo nello slancio,
e lo sperare non mancò,
poi fuggii tanto in alto, tanto in alto,
che ciò che cacciavo raggiunsi.

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Paul Celan
Und schwer, du leichte, und
schwer

E pesante
e grave come il tuo,
ora per anni da contare
qui e con me esserci.

E pesante, tu leggera, e grave.

E grave come qui


e fuori nel secondo
buio essere
pesato.
Tre volte e poi ancora tre volte
e sempre con te.

Pesante e grave e pesante.

E non mai con


travestito cuore.

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Hai un occhio
per l'uncino alla parete
del mio cuore,
un orecchio
per il colloquio, da noi condotto,
lui
ed io,
come se ci fosse
spazio per tutte le cose dette?

Se non hai più niente,


voglio tornare ancora una volta
e essere lui.

Anche noi vogliamo essere,


dove il tempo la parola sulla soglia dice,
il millennio giovane dalla neve si alza,
l'occhio errante
si ferma nella propria sorpresa
e capanna e stella
come vicini stanno nel blu
come se fosse il sentiero già attraversato.

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A marzo del nostro notturno anno


urtai il mio corno verdestella nella tua tenda:
lo riponesti
nella pozza di pioggia degli addii.

La tua scarpa, l'ho vista, era allacciata,


il tuo sguardo
volava con la neve sulle cime dei monti,
e in fondo al pozzo
versava il tuo cuore già il vino, con cui non
si spezza il pane.

Scissa
eri in alti e bassi, -
nella sabbia
giacevo e tiravo
fuori il pegno scaduto della nostra estate.

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L'altro (Der Andere)

Più profonde ferite che a me


ti causò il tacere,
stelle più grandissimi
ti chiudono nella rete dei loro sguardi,
più bianca cenere
giace sulla parola, a cui hai dato fede.

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Immagine di un'ombra

Tuoi occhi, traccia di luce di miei passi;


tua fronte, solcata dallo scintillio delle spade;
tuoi sopraccigli, la punta della rovina;
tue ciglia, postini di lunghe lettere;
tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;
tue guance, insegne del mattino sul campo;
tue labbra, ospiti tardi;
tue spalle, statua dell'oblio;
tuoi seni, amici dei miei serpenti;
tue braccia, ontani davanti alla porta del castello;
tue mani, tavole di giuramenti morti;
tuoi fianchi, pane e speranza;
tuo sesso, legge sugli incendi nei boschi;
tue cosce, elitre nell'abisso;
tuoi ginocchi, maschere della tua presunzione;
tuoi piedi, campo d'armi dei pensieri;
tue piante, cripte di fiamme;
tue orme, occhio del nostro addio.

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Blu della terra, blu, che di me hai recitato!


Ho collocato il mio cuore tra gli specchi. Un popolo di
stagnola
resta a servizio delle tue labbra: tu parli, tu guardi,
tu regni.
Il tuo impero resta aperto, da sopra illuminato di te.

Quando ti rabbui, quando cede la blu,


la sorella terra dal centro delle tue parole,
metti il battente al portone dell'immenso:
voglio nascondere i resti alla parete del cuore -
in questa camera rimane il tuo andare un venire.

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La morte

La morte è un fiore, fiorisce una sola volta.


Certo fiorisce, fiorisce come niente.
Fiorisce, appena lo vuole, non fiorisce nel tempo.

Viene, una grande falena, i deboli steli


adorna.
Lasciami essere uno stelo, così forte, che la diverta.

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La corda, tra due


teste tesa, su in alto,
tenta, anche con le tue mani,
dopo l'eterno fuori.

La corda
deve ora cantare - lei canta.

Un suono
strappa i sigilli,
che tu forzi.

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Una volta, c'era la vita?, ancora,


c'era la luce?,
si pose davanti a me, con gesti da capitano
d'arca,
da questa parte la spinata mano dei confini
e mi pregò, d'essere sostituita.

Io credo, lo feci.

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Traduzioni ed altri scritti

Tu stai, lo so, da
me. (Sopra il Meno i
gabbiani, sopraccigli il Meno):
Così distenditi vicino a me,
vicino a me distenditi,
a me distenditi
vicino.

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Tu sei
senza fine.
E nessuno vince,
ciò che non era, qui di te.

Parole di pace si dicono:


tu cadevi
verso l'alto nella
vittoria.
Lì stai tu, una pietra, che
ha te, come essa ha se stessa.

Io so, sì,
che tu hai conniventi,
io so anche:
tu di più sai di essi
e tu eleggi.

Eternuguale con la tua gioventù


cominci tu, odierneterna.

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Frecce d'impulsi, nel braccio


all'incavo: la
parola
amata, di pane
le mani la dispiegano e a lungo
trattenuta,
ora qui, un sempre, come se
appartenesse a sé la notte intorno a me, in un riparo
del tuo giorno.

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Tu cerchi rifugio
nella indistruttibile
stella erede - a te ciò verrà
concesso. Ora
sopravvivi tu nella seconda
vita.

Senza vittoria vivi tu con me,


piccola
e gravata.

Solo di fuori, dove


le nostre anime ancora stanno, sulla non terra, lì
canta. Canta
nel risplendere
di chi, accanto a noi andava.
Se nuvola, se stella: noi
non guardiamo su.

Avvicinati, vieni:
che non per due volte soffi
attraverso la nostra
casa aperta.

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Scrivere non tu
tra i mondi,

sul bordo della traccia di lacrime impara


a vivere.

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A chi appartiene il sentito che sgorga dall'orecchio


e attraverso la notte fluisce:
a lui
narra, ciò che hai di soppiatto ascoltato
nelle tue mani.

Le tue mani vaganti.


Non volevano afferrare
ancora la neve, verso la quale i monti
crescevano?
Non sono cadute
nel palpitante silenzio degli abissi?
Le tue mani, le vagabonde.
Le tue mani vaganti.

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Il silenzio raggiunto

Il giudizio universale
condanna
le sue tube (i suoi tromboni).

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Traduzioni ed altri scritti

Dentropoesia fuoripoesia:
qui vanno i colori
verso il difeso straniero,
frontelibera
giudeo.
Qui levita
il più pesante.
Qui ci sono io.

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Non gettarmi sopra me stesso,


in me
tu hai il tuo interiore,
che ti apre il mondo di fuori,
la briscola della carta geografica,
che tu grande lasci,
per il loro, dei tuoi,
volere.

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Insieme

Nel cielo dei garofani attende anche una bocca, per


sorriderti.
Essa conosce ancora le vie per te,
la mezza foglia della tua notte,
la pianta zittita dei nostri gridi.

Illumina il buio davanti e sulla porta dice


le parole:
il pesante era pesante;
un soffio era il vento, che ti ha tolto a te stessa;
un cuore, che ancora palpita sotto la neve.

Le porte si aprono, quando si sente, che qualcosa qui


resta vero:
il mio occhio vuole stare con il tuo
come un paio più oscuro nel corteo.
Piove come sempre, quando occhio con occhio si
unisce,
e il paio più oscuro preparerà uno
sprizzante sonno
di un garofano sospeso a sinistra.

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La notte che contò le fronti, separa ora


il fogliame del platano:

il giallo, nella pioggia cresciuto, è mio,


quando penso, che l'amore, una chiatta è,
così pesante d'oro e di messi, che nessuno la
guida,
che non governata incrocia nella insenatura degli
occhi dispersi;
che il cielo così spesso la sua stella le indica
che crede, di riconoscerti,
e Odisseo non segue nella sua erranza.

Il rosso, nell'androne del cuore ammucchiato, è tuo:


tu sai, chi mi trascina, quando penso, a ciò che
la notte vuole.
Tu sai, dove sono disteso, perché lo hai pensato.
Tu ti distendi sui miei pensieri.

Ma ciò che resta è il fogliame di nessuno:


vince per sé, il bruno (fogliame), la sera;
riconosce nostro figlio.

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André Breton
Non lieu
Non luogo

Non lieu

Arte dei giorni arte delle notti


la bilancia delle ferite che si chiama Perdono
bilancia rossa e sensibile al peso del volo di un uccello
quando le amazzoni dal collo di neve le mani vuote
spingono i loro carri a vapore sui prati
quella bilancia impazzita senza posa la vedo
vedo l'ibis dalle belle maniere
che ritorna dallo stagno annodato al mio cuore
le ruote del sogno affascinano gli splendidi solchi
che si levano molto in alto sulle conchiglie dei loro abiti
e la sorpresa salta di qui di là sul mare
partite mia cara aurora non dimenticate niente della
mia vita
prendete queste rose che salgono nei pozzi degli
specchi
prendete i battiti di tutte le ciglia
prendete tutto perfino i fili che sostengono i passi dei
danzatori di corde e di gocce d'acqua
arte dei giorni arte delle notti
sono alla finestra molto lontana in una città piena di
spavento

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fuori gli uomini con cappello gibus si seguono a


intervallo regolare
simili alle piogge che ho amato
quando faceva bello
All'ira di Dio è il nome di un cabaret dove sono entrato
ieri
era scritto sulla facciata bianca in lettere più pallide
ma le donne-marinaio che scivolavano dietro i vetri
sono troppo felici per essere paurose
qui mai un corpo sempre l'assassinio senza prove
mai il cielo sempre il silenzio
mai la libertà se non per la libertà

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Il Marchese de Sade

ll marchese de Sade ha guadagnato l'interno del


vulcano in eruzione
da dove era venuto
con le sue belle mani ancora frangiate
i suoi occhi da ragazza
e quella ragione sul bordo del si-salvi-chi-può che non
fu
che di lui
ma dal salone fosforescente di lampade di visceri
non ha smesso di urlare i suoi gli ordini misteriosi
che aprono una breccia nella notte morale
ed è attraverso quella breccia che vedo
le grandi ombre che spezzano la vecchia corteccia
sottile
si dissolve
per permettermi di amarti
come il primo uomo amò la prima donna
in tutta libertà
questa libertà
per la quale il fuoco stesso si è fatto uomo
per la quale il marchese de Sade sfidò i secoli con i
suoi grandi alberi astratti
di acrobati tragici
aggrappati al filo (di ragno) del desiderio

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Il grande soccorso letale

La statua di Lautréamont
con il basamento di tavolette di chinino
in aperta campagna
l'autore delle poesie giace sul ventre
e vicino a lui veglia l'eloderma sospetto
il suo orecchio sinistro appoggiato al suolo è un
barattolo di vetro
occupato da un lampo l'artista non ha dimenticato di
fare figurare al di sopra di lui
il pallone azzurro cielo a forma di testa di turco
il cigno di Montevideo le cui ali sono dispiegate e
sempre pronte a sbattere
finché si tratti di attirare dall'orizzonte gli altri cigni
apre sul falso universo due occhi di differenti colori
uno di solfato di ferro sul trillo dei cigli l'altro di fango
diamantato
vede il grande esagono a cratere nel quale si
contraggono rapidamente le macchine
che l'uomo si accanisce a coprire di medicamenti
ravviva con la sua candela di radio i fondi del crogiolo
umano
il sesso di piume il cervello di carta oleata
presiede a cerimonie due volte notturne che hanno per
scopo fatta sottrazione del fuoco di invertire i
cuori dell'uomo e dell'uccello
ho accesso accanto a lui in qualità di convulsionario
le donne incantevoli che mi introducono nel
compartimento imbottito (capitonné) di rose

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dove un'amaca che loro hanno avuto cura di farmi con


le loro capigliature è riservata a me
per tutta l'eternità
mi raccomandano prima di partire di non prendere
freddo nella lettura del giornale
Pare che la statua presso la quale la gramigna delle
mie terminazioni nervose
arrivi a destinazione è accordata ogni notte come un
piano

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L'ideologia delle origini


La comune eterogeneità etnica per Walter Pohl

I secoli che trascorrono in Europa dal tardo periodo imperiale


romano allo spegnersi del primo millennio dopo Cristo sono tra
i più notevoli d'interesse perché in quel lasso di tempo i popoli
europei si costituirono in una forma che ne conserva i nomi
ancora oggi (la Francia dai Franchi, l'Inghilterra dagli Angli e
la Germania - in francese Allemagne - dagli Alamanni) e da
quelle radici mitologiche le ideologie nazionaliste e identitarie
traggono le loro pretese attuali.
Ci sono molti libri che sanno celare accuratamente ai profani la
loro natura, per dire così rivoluzionaria, o quanto meno
sovvertitrice. Uno di questi, "Le origini etniche dell'Europa" di
Walter Pohl, è stato pubblicato nel 2000 dalla libreria Viella. I
saggi contenuti nel volume furono scritti originariamente, tra il
1988 e il 1998, in inglese, in tedesco, in italiano e in francese
dal medievista austriaco. L'autore affronta in essi la questione
dei processi etnici, dello sviluppo storico dei popoli europei, ed
in particolare delle formazioni ideologiche riguardo all'identità
dei popoli nazionali.
La descrizione mitologica di un'Europa di popoli definiti e
della velenosa ideologia che la propaganda viene demolita alle
radici da Pohl. Tutti i cosiddetti "popoli" hanno "un'origine
eterogenea" (un popolo germanico nell'alto medioevo non
esisteva, Franchi e Longobardi, Bavari e Sassoni erano dei
popoli autonomi di cui si può dire che alcuni in modo vario e
intrecciato presero parte al lungo processo reale della
formazione nazionale tedesca). "Il fatto che Genserico,
Clodoveo o Teodorico ebbero così tanto successo come re dei
Vandali, Franchi o Ostrogoti, non dipende dall'unità etnica del

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Traduzioni ed altri scritti

loro seguito. Mostra piuttosto con quanto successo piccoli


gruppi adattarono vulnerabili tradizioni alle necessità, per dare
un punto di riferimento comune a unioni più grandi e molto
eterogenee". Si tratta di comprendere come agirono e reagirono
alle circostanze dei piccoli gruppi con sentimenti di coesione,
cioè delle gentes barbare, operando su fondamenta romane e
con delega imperiale.
Per comprendere quanto sia stata complessa la dinamica di
questa formazione, l'intreccio di mito e strategia in cui si
disperde e si addensa, per esempio, l'etnografia dei Goti, si
pensi che fra molteplici rotture e nuovi ricominciamenti, gruppi
diversi e sempre nuovi (e quindi antagonisti) si servirono del
nome di Goti: "contadini lungo il Mar Baltico nel II secolo e
schiere di pirati saccheggiatori nel III, un impero delle steppe
sul Mar Nero nel IV, eserciti federati concorrenti, spesso solo
poche migliaia di uomini, nelle province balcaniche fino alla
fine del V secolo, regni nella Gallia meridionale, nelle penisole
italiana e spagnola, ma anche coloni in Crimea, provinciali nei
monti Balcani, contingenti dell'esercito unno e unità regolari
dell'esercito romano". Essi furono designati non solo come
Goti, ma anche come "Gutoni, Greutungi, Tervingi, Vesi,
Ostrogoti e Visigoti, come Sciti, Geti, perfino come gli
apocalittici Gog e Magog della Bibbia". In questa etnogenesi,
dice Pohl, non possono essere distinte la percezione da parte
dei Romani e l'autocoscienza di questi nuovi soggetti, i popoli.
Pohl, infatti, esamina questa impossibilità, questo groviglio e
commistione ricorrendo ai criteri di distinzione etnica di Tacito,
a Isidoro di Siviglia, a Paolo Diacono ecc. Per esempio la
lingua, che potrebbe soddisfare ad una richiesta di distinzione,
non lo fa: "La maggior parte dei regni medievali era quanto
meno bilingue, e Visigoti, Longobardi e Franchi
abbandonarono gradualmente la lingua germanica senza alcuna
crisi di identità percettibile". Neppure gli autori contemporanei

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Traduzioni ed altri scritti

trovarono questo cambiamento degno almeno di venire


menzionato e neppure sentiamo mai parlare di problemi di
comunicazione in quell'epoca. Non vi è prova che la lingia sia
stata usata per individuare una specifica identità o per definire
un gruppo etnico. Ed anche il criterio
"distinzione/integrazione" nella fondazione etnica appare
piuttosto debole. Pohl scrive che "i nuovi regni etnici dei
Franchi, dei Goti o dei Longobardi erano cresciuti e potevano
solo crescere sul territorio romano". Cioè erano un effetto della
genialità politico-militare di Roma. A che cosa si doveva
esattamente la loro diversità (per esempio nel sud della Gallia
tra Visigoti, Burgundi, Ostrogoti e Franchi), al di là della loro
competizione, per avere uguali privilegi nelle società sub-
romane? Le comunità etniche che i Romani dell'età tarda
chiamarono Franchi o Goti non erano che "modi, altamente
astratti e costruiti dalla cultura, di categorizzare popolazioni
che potrebbero essere molto diverse tra di loro e potrebbero
non essere per niente così diverse da popolazioni che non
cadono in quella categoria". Un franco che viveva lungo la
Mosa avrebbe saputo riconoscere un uomo del sud della Gallia
come straniero, "ma sarebbe stato capace di dire dalla sua
apparenza se era un franco, un goto, un burgundo o un
romano?"
Non sarebbe stato semplice, perché quella confusione, che
diventa talvolta indecifrabilità nell'apparenza, era in corso da
molto tempo. Già verso la fine del IV secolo più della metà
degli ufficiali romani era di origine barbarica. "Barbari
romanizzati come il vandalo Stilicone, lo svevo Ricimero, il
burgundo Gundobaldo o lo sciro Odoacre dominarono i giochi
di potere in Occidente per tutto il V secolo".
Lo storico contemporaneo Orosio aveva definito Alarico, che
nel 410 d. C. aveva condotto i Visigoti a saccheggiare Roma,
rispetto ad altri barbari, come un cristiano, e molto più simile

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Traduzioni ed altri scritti

ad un romano. Ma i Vandali di Genserico non ottennero un


responso così favorevole, probabilmente per il loro arianesimo.
Mentre, nella ricca rassegna dei tentativi di identificazione
etnica esaminata da Pohl, per gli autori bizantini i Franchi
(Clodoveo era stato tempestivo nell'inscenare la conversione al
cattolicesimo e a presentarsi come alleato del lontano
imperatore di Costantinopoli) divennero i Germani per
eccellenza dato che si trovavano a dominare su gran parte degli
altri popoli germanici, mentre la Cronaca del 754 spagnola
chiama l'esercito di Carlo Martello che sconfisse i Saraceni a
Poitiers semplicemente Europenses, Europei. Nel regno franco
molte usanze dell'amministrazione e della giurisdizione romana
furono continuate e modificate e il latino non ebbe rivali come
lingua dello Stato e continuò ad essere usato. Ma d'altro canto,
se le elites civili regionali dell'antica civiltà stavano
scomparendo, i vescovi, che di queste elites erano parte,
trovavano comunque ampie opportunità di dominare la vita
pubblica. "Gregorio di Tours verso la fine del VI secolo,
fornisce abbondanti prove del fatto che le lotte di potere tra
vescovi potevano essere spietate e perfide quanto quelle
dell'aristocrazia franca". E, nel suo complesso, lo Stato
"barbarico" dei Franchi non appare storicamente essere stato
più ingiusto o più violento del mondo tardo romano e la
condizione dei lavoratori agricoli non subì cambiamenti a
causa dell'avvicendamento nella proprietà della terra dei
guerrieri franchi.
Romani e barbari divenivano sempre più difficili da
distinguere. Gli Stati erano sia romani che barbarici. Dunque
l'etnogenesi dei popoli altomedievali, se non era una questione
di sangue, doveva essere stata una questione di tradizioni e
istituzioni condivise (i modi di vita tardo romani e barbarici
seppero integrarsi, perlopiù su una struttura sostanzialmente
romana).

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Traduzioni ed altri scritti

In uno dei saggi del volume che tratta di due popoli, Alamanni
e Franchi, Pohl mostra come i rapporti etnici tra di essi fossero
aperti, e, ancora di più, come siano fragili le tesi storiografiche
sulla nascita e sulla scomparsa di quei popoli (e di altri popoli).
Evidentemente complicata si presenta la questione dell'origine
degli Alamanni (il cui stesso nome è designazione romana,
essendo Alamannia il nome dato alla regione) connessa ed
associata con gli Svevi, ed anche problematica rispetto agli
Jutungi, che a loro volta si confondono con i Semnoni ed
entrambi con i primi. Queste sovrapposizioni fecero cadere in
errore già Gregorio di Tours e Giordane che confusero gli
Alamanni con gli Svevi spagnoli, l'uno, e con gli Svevi della
Pannonia, l'altro. Nel periodo carolingio si arrivò
all'identificazione degli Alamanni con gli Alani e i Vandali.
Pohl problematizza le ragioni della supremazia franca sugli
Alamanni e ne trova ragione nella "gallicizzazione dei Franchi,
al di qua e al di là del Reno", e nella decisione romana, una
decisione a lungo termine, di preferire i Franchi agli Alamanni,
per esempio nella carriera militare, oltre che nell'argomento
della conversione.
Sia dei Franchi che degli Alamanni i contemporanei parlavano
a volte di gens, al singolare, a volte di nationes, di gentes, di
populi. "Nessun nome di popolo altomedievale designa un'area
etnica omogenea. Inoltre si si presenta il quesito per quale di
questi uomini fosse particolarmente significativo essere
franchi, alamanni, romani, salii, suebi o altri e in quali
situazioni".
A proposito dei nomi etnici Pohl, in un saggio dedicato alle
Identità etniche nelle isole britanniche, ne rivela l'opacità e la
contraddittorietà della storia che narrano.
"La storia degli etnonimi delle isole britanniche è, come in ogni
altro luogo, piena di paradossi. Oggi i loro abitanti possono
essere chiamati british (Britanni) anche se hanno ben poco a

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Traduzioni ed altri scritti

che fare con coloro che avevano questo nome nella tarda
antichità e che poi sparirono gradualmente dalla storia. I
Britanni che mantennero la loro identità presero il nome di
Welsh, derivato dal termine germanico che designa le
popolazioni romanze, benché avessero da tempo smesso di
parlare latino; solo in Europa continentale rimase un paese
britannico chiamato Bretagna. Scotti, il nome che nell'alto
medioevo designava gli Irlandesi, si spostò verso la Scozia; il
termine per la lingua celtica (gaelico) preservato nell'Irlanda
moderna è legato al nome dell'antica Gallia. Il nome English
risale a uno dei gruppi di conquistatori del V secolo, mentre
quello dei Sassoni sopravvive come radice dei termini gallese e
gaelico (Saeson) per inglese. Gli ultimi invasori, che fondarono
il regno moderno, chiamati normanni (benché provenissero da
Sud), non riuscirono a dare il loro nome al regno come avevano
fatto in Normandia, da dove provenivano."
Va detto che questi paradossi terminologici si riscontrano anche
altrove, come nel caso dei Tedeschi chiamati "Germans dai
Britannici, Allemands dai Francesi e Niemeci (o nomi simili)
dai loro vicini Slavi", e non si chiamano francesi nonostante lo
Stato tedesco si sia sviluppato a partire dal regno franco
orientale (dove si conservò la lingua franca, mentre in Francia
la lingua romanza fu chiamata francese).
"La Britannia altomedievale costituisce certo un ottimo
esempio dell'ambiguità dei nomi etnici e della difficoltà del
trovare termini appropriati per delle unità etniche o territoriali
che estendevano ben altre l'orizzonte della maggioranza dei
propri membri". Beda che ricostruiva le origini etniche degli
Angli (e dei Sassoni e degli Juti) percepisce questo popolo
come una pluralità di popoli, e riferisce che derivavano dai
Fresones, Rugini, Danai, Hunni, Antiqui Saxones, Boructuarii,
mescolando stereotipi classici e informazioni contemporanee.

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Traduzioni ed altri scritti

Molti discorsi mitologici, e poi ideologici, sull'origine,


sull'etnogenesi dei popoli europei possono essere invertiti, ed
hanno subito delle inversioni. Per esempio i miti di migrazione,
relativi ai popoli della Britannia, sono stati rovesciati da una
direzione all'altra. "Beda ritiene che i Britanni provengano
dalla Bretagna e i Sassoni dal continente, mentre secondo una
redazione degli Annali di corte carolingi, i Bretoni di Bretagna
provengono dalla Britannia, e sia la Translatio S. Alexandri -
composta da Ruodolf nel IX secolo - che le Res Gestae
Saxonicae di Viduchindo ci dicono che furono i Sassoni
continentali a migrare dalla loro patria britannica".
In un certo senso, in un senso sovrano si potrebbe dire, è la
scrittura a definire un popolo, come nel caso dei Burgundi, che
non furono definiti dal sangue, ma da coloro che scrissero su di
loro, come riferisce Pohl citando la frase tratta da The
Merovingian Kingdoms di Ian Wood.
Dunque, questa è una prima conclusione, i processi etnici non
potevano che essere "aperti alla modificazione e alla
rimodificazione politica e personale, alle costruzioni e
ricostruzioni delle identità etniche".
L'identità dei Goti d'Italia era una ricostruzione, il prodotto di
una nuova sintesi. La cultura tardo romana e bizantina
potevano offrire "una moltitudine di spazi e modelli distinti"
dove riuscire a collocare, nel contesto dato cristiano e
imperiale, un'identità barbarica, pure con la sua diversità. Le
strategie militari gote erano le stesse dei bizantini; erano esperti
dell'assedio e della difesa di fortificazioni come i Romani e
impararono anche le tattiche di guerra navale. Si può
aggiungere inoltre che gli eserciti di Belisario e di Narsete
erano più scitici di quelli comandati dagli ostrogoti, per il gran
numero di Unni che ne facevano parte.
In un altro saggio (Carriere barbariche durante e dopo la
guerra gotica) Pohl ritorna su questo concetto riportando le

37
Traduzioni ed altri scritti

parole di Giordane, lo storico contemporaneo dei Goti,


sull'impossibilità di distinguere i barbari dai Romani. Neppure i
nomi propri forniscono indizi sicuri, per esempio il figlio di
Mundo, un gepido-unno al servizio dell'impero, si chiamava
Maurizio, ma il figlio di questi, Teudmundo. Agazia, un greco
dell'Asia Minore riconosceva che i Franchi sono "come noi".
Tuttavia il tentativo di integrazione stabile
nell'amministrazione romana, nelle ultime fasi della guerra
gotica, perdeva il suo fascino, anche per i ritardi consueti alla
consegna del soldo. Infine la capitolazione degli ultimi re
ostrogoti favorì la nascita di nuove alleanze tra guerrieri: "le
truppe alamanno-franche di Bucellino e di Leutari, la
coalizione franco-gotica di Vidingo e di Amingo, il regno
erulo-breone del generale rinnegato Sindualdo e, infine,
l'esercito multietnico del re longobardo Alboino".
Nel saggio Vivere in conflitto: Romani e barbari nell'alto
Medioevo, Pohl scrive che "i conflitti tra lo stato tardo romano-
bizantino e i capi barbarici erano in generale collocati
all'interno di relazioni contrattuali" perché con lo strumento del
foedus, l'impero disponeva di una forma giuridica molto
flessibile per regolare i rapporti con i popoli all'interno e
all'esterno dei propri confini. In un certo senso i popoli
barbarici appartenevano alla statualità romana. E anche gli
Unni e i loro indiretti successori, gli Avari, fecero parte del
sistema tardo romano. Per l'aristocrazia militare formatasi
attorno alla leadership di Attila, dopo la sua morte, si aprirono
tutte le porte dell'impero romano, cioè si passa da un campo
all'altro (questo per Exodus, il capo dei ribelli Bagaudi, per
Oreste, padre dell'ultimo imperatore d'Occidente, per Edekon,
padre di Odoacre).
Gli attacchi dei barbari non arrivavano come fulmini a ciel
sereno; di solito prima venivano avanzate delle richieste e
scambiati degli inviati, quando le trattative fallivano, iniziava

38
Traduzioni ed altri scritti

la guerra. "Soltanto una minima parte dei continui conflitti


portava poi effettivamente alla guerra". D'altronde nessuna
delle ragioni che provocavano la guerra e nessuna delle
richieste che un capo barbarico di volta in volta formulava
costituivano realmente la causa del conflitto. "Il re di un
esercito barbarico non poteva mai essere soddisfatto a lungo;
altrimenti egli avrebbe reso superflui se stesso e la sua
posizione di forza. Il conflitto, al quale egli innanzitutto doveva
la sua posizione, doveva essere costantemente mantenuto,
anche se le armi potevano riposare per anni".
La doppiezza non si mostrava da un lato soltanto. Gli inviati
bizantini erano frequentemente incolpati di menzogne e
tentativi di corruzione. "Che i Romani non aspettassero altro
che mettere un popolo barbaro contro un altro, apparteneva
certamente all'idea che i barbari avevano dei Romani". In fin
dei conti nè gli Unni né gli Avari avevano come scopo la totale
distruzione dell'impero, "ai cui pagamenti essi dovevano la loro
esistenza".
Ora, ciò che appare assodato attraverso l'analisi di Pohl è che lo
studio di quei popoli richiede una grande flessibilità: "molti
Germani adottarono il costume unno, i Bizantini le armi avare,
gli Slavi titoli avari e perfino nei conventi bavaresi dell'VIII
secolo comparivano nomi dal suono avaro". E' difficile dire chi
era Avaro e chi no, chi era Franco e chi no, ecc. Questa è una
lezione importante, definitiva, in un certo senso.
Il grande merito del processo di etnogenesi e di formazione
identitaria, descritto da Pohl è che può essere preso a modello
dalle nebulose sociali nascenti e allora quel complesso
meccanismo dove partecipano l'intrecciarsi, lo scontrasi, il
confondersi, il tradire, il sovrapporsi, il secessionare e il
saldarsi potrà essere smontato e ricombinato per la costruzione
di un processo sociale che prenda a prestito dal futuro le
proprie origini.

39
Traduzioni ed altri scritti

24 luglio 2004

Nota.
Per questa lettura di Walter Pohl, ho fatto riferimento al volume
Le origini etniche dell'Europa, pubblicato nel 2000 dalla
Libreria editrice Viella. Il libro fa parte della collana
Altomedioevo curata da Stefano Gasparri. Apre il volume una
presentazione di Aldo A. Settia.
Tutte le citazioni sono tratte dal volume di Walter Pohl.

40
Traduzioni ed altri scritti

La traduzione fedele
Confronto tra alcune traduzioni interpretative del
"Corano" in lingua italiana,

Le edizioni a cui si fa riferimento sono le seguenti:

Il Corano, a cura di Hamza Roberto Piccardo, Newton &


Compton Editori.
Il Corano, a cura di Luigi Bonelli, Editore Ulrico Hoepli.
Il Corano, a cura di Alessandro Bausani, Biblioteca Universale
Rizzoli.
Il Corano, a cura di Federico Peirone, Oscar Mondadori.
Il Corano, a cura di Antonio Ravasio, traduzione di Laura
Monti, Rusconi Libri.
Il Corano senza segreti di Gabriele Mandel, Tascabili
Bompiani.
Nel nome di Allah! Antologia del Corano, a cura di Paolo
Branca, Vallardi.
Saint Coran, a cura di Al-Islam.
Le Saint Coran a cura di Quraan.com

41
Traduzioni ed altri scritti

Sura XCIX
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Quando la terra sarà agitata nel terremoto,
2 la terra rigetterà i suoi fardelli,
3 e dirà l'uomo: "Cosa le succede?".
4 In quel Giorno racconterà le sue storie,
5 giacché il tuo Signore gliele avrà ispirate.
6 In quel Giorno gli uomini usciranno in gruppi, affinché siano
mostrate loro le loro opere.
7 Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo
vedrà,
8 e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo
vedrà.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Quando la terra verrà scossa, da Dio, violentemente,
2 Quando la terra avrà emesso i suoi pesi (i morti che sono nel
suo seno, ossia nelle tombe),
3 E l'uomo dirà: "che cosa ha essa?",
4 In quel giorno, essa narrerà la sua storia,
5 Perciò che il tuo Signore la ispirerà.
6 In quel giorno, gli uomini si avanzeranno in gruppi staccati,
perché vengano loro mostrate le loro opere;
7 Allora chi avrà fatto del bene, anche solo per il peso di un
atomo, lo vedrà,
8 E chi avrà fatto del male, per il peso di un atomo, lo vedrà
pure.

42
Traduzioni ed altri scritti

(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Quando sarà scossa di scossa grande la terra,
2 quando rigetterà i suoi pesi morti la terra,
3 e dirà l'uomo: "Che cos'ha mai?"
4 In quel giorno la terra racconterà la sua storia,
5 ché gliela rivelerà il Signore.
6 In quel giorno gli uomini a frotte staccate verranno a farsi
mostrare le opere loro.
7 E chi ha fatto un grano di bene lo vedrà.
8 E chi ha fatto un grano di male lo vedrà.
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Quando la terra sarà sconquassata dal cataclisma
2 e avrà rigettato i suoi pesi morti
3 si stupirà la creatura umana, dicendo: "Che succede?".
4 In quello stesso giorno la terra esporrà la sua storia
5 ché il tuo Signore gliela avrà rivelata.
6 E in quel giorno gli umani avanzeranno a schiere separate per
rivivere rapidamente le loro azioni.
7 Chi avrà compiuto un po' di bene (sia pure minimo, come una
formicuzza!) lo rivedrà;
8 chi avrà fatto del male (non importa se piccolo come un
granellino di polvere) anche lo rivedrà.
(Traduzione di Federico Peirone)

43
Traduzioni ed altri scritti

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Quando d'un terremoto la terra sarà scossa
2 e il peso delle salme rigettato,
3 l'uomo dirà: "Che mai le prende?".
4 Quel di essa racconterà la propria storia,
5 ché il tuo Signore gliela svelerà.
6 Quel giorno gli uomini usciranno a frotte per farsi mostrare le
proprie opere.
7 E chi avrà fatto un atomo di bene lo vedrà
8 e chi avrà fatto un atomo di male lo vedrà.
(Traduzione di Paolo Branca)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


Il Giorno del Giudizio
1. Quando la Terra sarà scossa dal terremoto,
2 e rigetterà i morti dalla sepoltura.
3 L'uomo si chiederà: "Cosa sta mai accadendo?"
4 In quel Giorno la Terra racconterà le sue storie,
5 poiché il suo Signore gliele avrà rivelate.
6 In quel Giorno gli uomini correranno a frotte, per conoscere
da Lui le loro opere compiute nella vita terrena.
7 Chi avrà fatto un grano di Bene lo vedrà,
8 e chi avrà fatto un grano di Male lo vedrà.
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d’Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Quand la terre tremblera d'un violent tremblement,
2. et que la terre fera sortir ses fardeaux,
44
Traduzioni ed altri scritti

3 et que l'homme dira: “Qu'a-t-elle ? ”


4 ce jour-là, elle contera son histoire,
5 selon ce que ton Seigneur lui aura révélé [ordonné].
6 Ce jour-là, les gens sortiront séparément pour que leur soient
montrées leurs oeuvres.
7 Quiconque fait un bien fût-ce du poids d'un atome, le verra,
8 et quiconque fait un mal fût-ce du poids d'un atome, le verra.

45
Traduzioni ed altri scritti

Sura CII
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Il rivaleggiare vi distrarrà,
2 finché visiterete le tombe.
3 Invece no! Ben presto saprete.
4 E ancora no! Ben presto saprete.
5 No! Se solo sapeste con certezza...
6 Vedrete certamente la Fornace.
7 Lo vedrete con l'occhio della certezza,
8 quindi in quel Giorno, sarete interrogati sulla delizia.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Vi terrà occupati la lotta per aumentare le vostre ricchezze,
2 Finché non scendiate nel sepolcro (visitate i sepolcri);
3 Ma, presto conoscerete la vostra stoltezza.
4 Ancora, ma presto conoscerete la vostra stoltezza.
5 Certamente, se voi sapeste le conseguenze di ciò, di scienza
certa, non agireste in tal modo.
6 Ma voi vedreste il giahim.
7 Sì, voi lo vedreste con l'occhio della certezza,
8 E allora verrete interrogati, in quel giorno, riguardo ai vostri
godimenti di questa vita.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio clemente misericordioso!


1 Vi distrarrà da Dio la gara di ricchezza

46
Traduzioni ed altri scritti

2 fino al giorno che visiterete le tombe.


3 Ahi! Ma presto saprete!
4 Sì, ben presto saprete!
5 Ahi! Se sapeste di scienza certa!
6 Vedreste allora l'Inferno!
7 Sì, ancora, lo vedrete con occhio certissimo.
8 E renderete conto delle vostre delizie, quel giorno!
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Vi frastorna la corsa alla ricchezza
2 fino al momento in cui prenderete in visione il sepolcro.
3 Ma fate dunque attenzione, lo saprete!
4 Fate attenzione, dico, lo saprete!
5 Oh, se lo sapeste con certezza ...
6 Vedrete allora il gahim
7 lo vedrete con occhio sicuro
8 e, in quel giorno, sarete interpellati sui godimenti terreni.
(Traduzione di Federico Peirone)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


I Dannati dell'Inferno
1 L'avidità di ricchezza vi distrarrà,
2 fino al giorno in cui scenderete nelle tombe.
3 Invece no! Ben presto saprete.
4 E ancora no! Ben presto saprete.
5 No! Se sapeste di scienza certa ...

47
Traduzioni ed altri scritti

6 Vedreste allora la Fornace che vi attende.


7 Lo vedrete con occhio certissimo,
8 quindi, in quel Giorno, renderete conto della Delizia.
(Traduzione di Laura Monti)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Vi distrarrà la gara ad ammassare,
2 finché le tombe andrete a visitare.
3 Ma presto voi saprete!
4 Sì, ben presto saprete!
5 Se aveste certa conoscenza,
6 sicuramente scorgereste la Gehenna!
7 Ma con certezza infine la vedrete
8 e del vostro benessere quel giorno conto renderete.
(Traduzione di Paolo Branca)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 La course aux richesses vous distrait,
2 jusqu'à ce que vous visitiez les tombes.
3 Mais non! Vous saurez bientôt!
4 (Encore une fois)! Vous saurez bientôt!
5 Sûrement! Si vous saviez de science certaine.
6 Vous verrez, certes, la Fournaise.
7 Puis, vous la verrez certes, avec l'œil de la certitude.
8 Puis, assurément, vous serez interrogés, ce jour-là, sur les
délices.

48
Traduzioni ed altri scritti

Sura CIII  
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Per il Tempo!
2 Invero l'uomo è in perdita,
3 eccetto coloro che credono e compiono il bene,
vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente
si raccomandano la pazienza.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Per il pomeriggio!
2 Invero, l'uomo va verso la sua rovina (l'uomo è in perdita),
3 Eccetto quelli che credono, fanno il bene, si raccomandano a
vicenda la verità e a vicenda si raccomandano la pazienza.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Per il Pomeriggio!
2 C'è la rovina per l'uomo!
3 Eccetto per coloro che credono e operano il bene, e si
consigliano a vicenda la verità, e a vicenda si consigliano la
pazienza!
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.

49
Traduzioni ed altri scritti

1 In verità - lo giuro per le ore meridiane! -


2 l'essere umano incappò in una rovina.
3 Ma non v'incapparono quelli che hanno creduto e hannofatto
seguire alla fede le buone opere, quelli che si incoraggiarono a
vicenda nella verità e nella pazienza.
(Traduzione di Federico Peirone)

Per il Tempo! Certo l'uomo è nella perdizione. Eccetto quelli


che hanno fede, compiono opere buone e si raccomandano
reciprocamente il diritto, e si raccomandano reciprocamente
pazienza e perseveranza.
(Traduzione di Gabriele Mandel)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


Credenti e Virtuosi
1 Per il tempo che scorre!
2 In verità, l'uomo è in rovina,
3 ad eccezione di coloro che Credono e operano il Bene, a
vicenda si consigliano la Verità e si raccomandano la pazienza
a vicenda.
(Traduzione di Laura Monti)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Per il tempo!
2 L'uomo va verso la rovina,
3 tranne coloro che credono e compiono opere buone e si
consigliano a vicenda quanto è giusto e si consigliano a
vicenda la pazienza.

50
Traduzioni ed altri scritti

(Traduzione di Paolo Branca)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Par le Temps!
2 L'homme est certes, en perdition,
3 sauf ceux qui croient et accomplissent les bonnes œuvres,
s'enjoignent mutuellement la vérité et s'enjoignent
mutuellement l'endurance.

51
Traduzioni ed altri scritti

Sura CIV
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Guai ad ogni diffamatore maldicente,
2 che accumula ricchezze e le conta;
3 pensa che la sua ricchezza lo renderà immortale?
4 No, sarà certamente gettato nella Voragine.
5 E chi mai ti farà comprendere cos'è la Voragine?
6 [E'] il Fuoco attizzato di Allah,
7 che consuma i cuori
8 Invero [si chiuderà] su di loro,
9 in estese colonne.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Guai ad ogni diffamatore, ad ogni maldicente,
2 Che ammassa ricchezze e le tiene in serbo per l'avvenire!
3 Egli pensa che le sue ricchezze lo renderanno eterno.
4 No, affatto! Egli verrà, certamente, scagliato nel hotama.
5 E che ti farà comprendere che cosa sia il hotama?
6 Esso è il fuoco acceso di Dio
7 Il quale soprassalirà i cuori dei dannati.
8 In vero, esso si eleverà su di loro come una volta,
9 Su colonne elevate.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Guai ad ogni diffamatore maligno!

52
Traduzioni ed altri scritti

2 Che ammucchia ricchezze e le prepara pel dopo.


3 Crede che le ricchezze lo faranno eterno!
4 Niente affatto! Sarà lanciato nella Voragine!
5 E come potrai sapere cos'è la Voragine?
6 E' Fuoco di Dio, acceso,
7 che s'erge sui cuori;
8 li coprirà come volta
9 su colonne altissime.
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Wailun a chiunque rovina la fama altrui, fabbro di calunnie,
2 che ad altro non bada, se non ad aumentare il capitale e lo
conteggia.
3 Crede forse che il patrimonio suo gli darà in cambio
l'immortalità?
4 Suvvia! sarà fatto rotolare nell'Hutama.
5 Cosa sai tu dell'Hutama?
6 E' la vampa del Dio, infocata
7 che salirà sui cuori
8 si rinchiuderà, invero, su di essi
9 in colonne rinforzate.
(Traduzione di Federico Peirone)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Guai a ogni diffamatore maldicente
2 che ammassa ricchezze e le riconta
3 pensando che esse lo renderanno eterno.
53
Traduzioni ed altri scritti

4 Per niente affatto! Nell'Inferno sarà certo gettato!


5 E come saprai mai che sia l'Inferno?
6 Fuoco di Dio ardente
7 che sopra i cuori sale
8 e su di essi incombe,
9 ergendosi in colonne.
(Traduzione di Paolo Branca)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


1 Sciagura sui diffamatori maligni,
2 che accumulano ricchezze e ne gioiscono;
3 credendo che la loro ricchezza li renderà eterni?
4 No, saranno certo gettati nella Voragine.
5 E chi mai ti farà sapere cos'è la Voragine?
6 Il Fuoco attizzato da Allah,
7 che s'erge sui cuori
8 in verità, essi si chiudono su di loro,
9 in altissime e salde colonne.
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d’Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Malheur à tout calomniateur diffamateur,
2 qui amasse une fortune et la compte,
3 pensant que sa fortune l'immortalisera.
4 Mais non ! Il sera certes, jeté dans la Hutamah.
5 Et qui te dira ce qu'est la Hutamah?
6 Le Feu attisé d'Allah

54
Traduzioni ed altri scritti

7 qui monte jusqu'aux cœurs.


8 Il se refermera sur eux,
9 en colonnes (de flammes) étendues.

55
Traduzioni ed altri scritti

Sura CVII
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Non vedi colui che taccia di menzogna il Giudizio?
2 E' quello stesso che scaccia l'orfano,
3 e non esorta a sfamare il povero.
4 Guai a quelli che fanno l'orazione
5 e sono incuranti delle loro orazioni,
6 che sono pieni di ostentazione
7 e rifiutano di dare ciò che è utile.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Che pensi di colui che tratta di menzogna il giorno del
Giudizio?
2 Costui è quegli che respinge da sé l'orfano,
3 E non incita altri a nutrire il povero.
4 Guai ai preganti,
5 I quali sono negligenti nel fare la preghiera,
6 Che fanno gli ipocriti,
7 E negano il necessario (i.e. l'elemosina) ai bisognosi.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio clemente misericordioso!


1 Non vedi colui che taccia di menzogna il Dì del Giudizio?
2 E' quello stesso che scaccia l'orfano
3 e non invita a nutrire il povero.
4 Ma guai a coloro che pregano

56
Traduzioni ed altri scritti

5 e dalla preghiera sono distratti,


6 che la compiono per farsi vedere,
7 e rifiutano l'elemosina!
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Hai tu prestato attenzione a quello che sbugiarda il giorno del
giudizio?
2 proprio lui scaccia l'orfanello
3 proprio lui sconsiglia di alimentare il meschinello.
4 Wailun a coloro che si atteggiano a oranti
5 e mentre pregano pensano a tutt'altro!
6 Bacchettoni!
7 Negano l'aiuto ai poveri!
(Traduzione di Federico Peirone)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


Gli ipocriti
1 Coloro che tacciano di menzogna il Giorno del Giudizio?
2 Sono gli stessi che rifiutano l'elemosina agli orfani,
3 e non invitano a sfamare il povero.
4 Guai a quelli che pregano distrattamente
5 e sono incuranti delle loro orazioni,
6 che le compiono per farsi vedere
7 e rifiutano altresì di concedere in prestito ai vicini gli oggetti
di uso corrente.
(Traduzione di Laura Monti)

57
Traduzioni ed altri scritti

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Vois-tu celui qui traite de mensonge la Rétribution?
2 C'est bien lui qui repousse l'orphelin,
3 et qui n'encourage point à nourrir le pauvre.
4 Malheur donc, à ceux qui prient
5 tout en négligeant (et retardant) leur Salâ,
6 qui sont pleins d'ostentation,
7 et refusent l'ustensile (à celui qui en a besoin).

58
Traduzioni ed altri scritti

Sura CIX
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Di': " O miscredenti!
2 Io non adoro quel che voi adorate
3 e voi non siete adoratori di quel che io adoro.
4 Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato
5 e voi non siete adoratori di quel che io adoro:
6 a voi la vostra religione, a me la mia".
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Di': o miscredenti,
2 Io non adorerò mai ciò che voi adorate,
3 E voi non adorerete ciò che io adoro.
4 Né io servirò ciò cui voi servite,
5 Né voi servirete ciò cui io servo;
6 Voi abbiatevi la vostra religione, io la mia.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Di': "O Negatori!
2 Io non adoro quel che voi adorate,
3 né voi adorate quel che io adoro;
4 ed io non venero quel che voi venerate,
5 né voi venerate quel ch'io venero:
6 voi avete la vostra religione, io la mia".
(Traduzione di Alessandro Bausani)

59
Traduzioni ed altri scritti

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


msericordia.
1 Inveisci: "O voi, proprio voi, kafiruna!
2 Non ci penso di adorare ciò che adorate voi!
3 Ché voi stessi non adorate ciò che adoro io.
4 Non mi rendo schiavo di ciò a cui voi prestate schiavitù.
5 Tenetevi la vostra religione, io mi tengo la mia".
(Traduzione di Federico Peirone)

Di': "O miscredenti, io non adoro ciò che voi adorate, e voi non
adorate ciò che io adoro. Io non ho da adorare ciò che voi avete
adorato, e voi non avete da adorare ciò che adoro io. A voi la
vostra religione e a me la mia religione".
(Traduzione di Gabriele Mandel)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Di': " O miscredenti!
2 Io non adoro ciò che voi adorate,
3 come voi non adorate ciò che io adoro.
4 Io non adorerò ciò che voi avete adorato
5 né voi adorerete ciò che io adoro.
6 Voi avete la vostra religione, io la mia".
(Traduzione di Paolo Branca)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


1 Di' ai miscredenti, Muhammad: "In verità,
2 io non adoro chi voi adorate
3 e voi non adorate Chi io adoro.

60
Traduzioni ed altri scritti

4 Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato


5 e voi non adorate Quel che io venero.
6 Voi avete la vostra religione, io la mia, ognuno segua dunque
la propria religione".
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Dis: ‹Ô vous les infidèles!
2 Je n'adore pas ce que vous adorez.
3 Et vous n'êtes pas adorateurs de ce que j'adore.
4 Je ne suis pas adorateur de ce que vous adorez.
5 Et vous n'êtes pas adorateurs de ce que j'adore.
6 A vous votre religion, et à moi ma religion›.

61
Traduzioni ed altri scritti

Sura CX
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Quando verrà l'ausilio di Allah e la vittoria,
2 e vedrai le genti entrare in massa nella religione di Allah,
3 glorifica il tuo Signore lodandoLo e chiediGli perdono: in
verità Egli è Colui che accetta il pentimento.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Quando siano giunti l'aiuto di Dio e la vittoria (i. e. la
conquista della Mecca),
2 E tu veda gli uomini entrare in seno alla religione di Dio, a
turbe,
3 Celebra le lodi del tuo Signore e chiedigli perdono, poiché
egli è indulgente!
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Quando Iddio vi darà il trionfo e la vittoria
2 e vedrai la gente entrare nella religione di Dio a frotte,
3 celebra allora le lodi del tuo Signore e chiedi a Lui perdono,
ché Egli è Colui che molto perdona!
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.

62
Traduzioni ed altri scritti

1 Quando sarà sopravvenuta la protezione del Dio e la vittoria


2 e vedrai gli umani abbracciare, a frotte, la religione del Dio,
3 ringrazialo con la lode al tuo Signore e chiedigli perdono.
4 Ecco, in verità egli è compassionevole.
(Traduzione di Federico Peirone)

Quando viene il soccorso di Dio e la vittoria, e vedi le genti


entrare in folla nella religione di Dio, esalta il tuo Signore
lodandolo e implora il Suo perdono. In verità accoglie con
grandezza il pentimento.
(Traduzione di Gabriele Mandel)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


1 O Inviato! Quando con l'aiuto di Allah, verrà la vittoria sugli
idolatri,
2 e vedrai le genti arrivare a frotte nella Nostra Religione,
3 Glorifica il tuo Signore lodandoLo e chiediGli perdono: Egli
è Colui che molto perdona.
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Lorsque vient le secours d'Allah ainsi que la victoire,
2 et que tu vois les gens entrer en foule dans la religion d'Allah,
3 alors, par la louange, célèbre la gloire de ton Seigneur et
implore Son pardon. Car c'est Lui le grand Accueillant au
repentir.

63
Traduzioni ed altri scritti

Sura CXII
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Di': " Egli Allah è Unico,
2 Allah è l'Assoluto.
3 Non ha generato, non è stato generato
4 e nessuno è eguale a Lui".
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Di': egli, Dio, è uno,
2 Dio l'eterno.
3 Egli non ha generato, né è stato generato,
4 E non vi è alcuno uguale a lui.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Di': "Egli, Dio, è uno,
2 Dio, l'Eterno.
3 Non generò né fu generato
4 e nessuno Gli è pari.
(Traduzione di Alessandro Bausani)

Con il nome del Dio ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Inneggia: "Lui! Il Dio! egli è unico!
2 Il Dio è il samadu.

64
Traduzioni ed altri scritti

3 Non genera e non è generato.


4 Nessuno gli è uguale".
(Traduzione di Federico Peirone)

Di': Egli, Dio, è unico. Dio, Trascendente. Non ha generato e


non è stato generato. Niente Lo può eguagliare.
(Traduzione di Gabriele Mandel)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


Unicità di Allah
1 Di' ai Credenti: "In verità, Egli è l'Unico,
2 l'Assoluto e l'Eterno.
3 Non generò, né fu generato
4 e nessuno è Eguale a Lui nell'Universo".
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Dis: ‹Il est Allah, Unique.
2 Allah, Le Seul à être imploré pour ce que nous désirons.
3 Il n'a jamais engendré, n'a pas été engendré non plus.
4 Et nul n'est égal à Lui›.

65
Traduzioni ed altri scritti

Sura CXIII
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Di': " Mi rifugio nel Signore dell'alba nascente,
2 contro il male che ha creato,
3 e contro il male dell'oscurità che si estende
4 e contro il male delle soffianti sui nodi,
5 e contro il male dell'invidioso quando invidia ".
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Di': cerco rifugio presso il Signore dell'aurora,
2 Contro il male di ciò che egli ha creato,
3 Contro il male di una notte oscura, allorquando sopravviene,
4 Contro il male di donne, che soffiano sui nodi,
5 e contro il male de l'invidioso, quando esso invidia.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Di': "Io mi rifugio presso il Signore dell'Alba
2 dai mali del creato,
3 e dal male di una notte buia quando s'addensa,
4 e dal male delle soffianti sui nodi,
5 e dal male dell'invidioso che invidia".
(Traduzione di Alessandro Bausani)

66
Traduzioni ed altri scritti

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Annuncia: "Ecco, cercando vado protezione nel Signor dello
splendore dell'aurora che rompe le tenebre,
2 contro il male di ciò che egli ha creato,
3 contro il malessere della notte allorché imbruniscee il sole
tramonta,
4 contro la malizia di donne soffianti su nodi marini,
5 contro la trappola dell'invidioso allorché si macera
nell'invidia".
(Traduzione di Federico Peirone)

Di': " Cerco rifugio presso il Maestro dell'alba, contro il male


di quello ch'Egli ha creato, contro il male della tenebra quando
s'estende, contro il male di quelle che soffiano sui nodi, e
contro il male dell'invidioso quando invidia".
(Traduzione di Gabriele Mandel)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Di': "Io mi rifugio nel Signore dell'alba
2 dal male di quanto ha creato,
3 dal male di un'oscurità che s'addensa,
4 dal male di quante soffiano sui nodi,
5 dal male dell'invidioso che invidia".
(Traduzione di Paolo Branca)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


La Protezione di Allah contro il Male

67
Traduzioni ed altri scritti

1 Di' ai Credenti: "Io mi rifugio nel Signore dell'Alba Nascente,


2 contro il Male che esiste nell'Universo,
3 e contro il Male simile al buio che si estende su ogni cosa
4 e contro il Male che le streghe soffiano sugli uomini,
5 e contro il Male dell'invidioso che invidia".
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Dis: ‹Je cherche protection auprès du Seigneur de l'aube
naissante,
2 contre le mal des êtres qu'Il a créés,
3 contre le mal de l'obscurité quand elle s'approfondit,
4 contre le mal de celles qui soufflent (les sorcières) sur les
noeuds,
5 et contre le mal de l'envieux quand il envie›.

68
Traduzioni ed altri scritti

Sura CXIV
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1 Di': Mi rifugio nel Signore degli uomini,
2 Re degli uomini,
3 Dio degli uomini,
4 contro il male del sussurratore furtivo,
5 che soffia il male nei cuori degli uomini,
6 che [venga] dai dèmoni o dagli uomini.
(Traduzione di Hamza Roberto Piccardo)

Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole.


1 Di': cerco rifugio presso il Signore degli uomini,
2 Il re degli uomini,
3 Il dio degli uomini,
4 Contro la malvagità del bisbigliatore che si ritrae,
5 Che bisbiglia (insinua il male) nei cuori degli uomini,
6 Contro i ginn e contro gli uomini.
(Traduzione di Luigi Bonelli)

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!


1 Di': "Io mi rifugio presso il Signore degli uomini,
2 Re degli uomini,
3 Dio degli uomini,
4 dal male del sussurratore furtivo
5 che sussurra nei cuori degli uomini,
6 dal male dei ginn e degli uomini".
(Traduzione di Alessandro Bausani)

69
Traduzioni ed altri scritti

Con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in


misericordia.
1 Bisbiglia: "Vado in cerca del ricetto nel Signore degli umani
2 re degli umani
3 il Dio degli umani
4 per difendermi dalla malizia di quello che blandisce, furtivo,
l'orecchio,
5 sirena al cuore degli umani
6 sia che si tratti di spiritelli che di umani".

Oppure

1 Bisbiglia: "Mi rifugio nel Signore degli umani,


2 il re degli umani,
3 il Dio degli umani,
4 contro la malizia di chi blandisce, furtivo, l'orecchio
5 contro colui che suggerisce malvagità nel cuore degli umani
6 si trovi esso tra gli spiritelli o tra gli umani!".
(Traduzione di Federico Peirone)

Di': "Cerco rifugio presso il Maestro dell'Umanità, Sovrano


dell'umanità, Dio dell'umanità, contro il male del tentatore
furtivo, che si insinua nel petto degli esseri umani, sia esso un
jinn o un essere umano".
(Traduzione di Gabriele Mandel)

Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente!


1 Di': "Io mi rifugio nel Signore degli uomini,
2 Re degli uomini,

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Traduzioni ed altri scritti

3 Dio degli uomini,


4 dal male di un sussurratore furtivo
5 che bisbiglia nei cuori degli uomini,
6 dal male dei ginn e degli uomini".
(Traduzione di Paolo Branca)

In nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso.


La Protezione di Allah contro Satana
1 Di' ai Credenti: "Io mi rifugio nel Signore degli uomini,
2 Re degli uomini,
3 Allah degli uomini,
4 contro il male di Satana, sussurratore furtivo,
5 che sussurra il male nei cuori
6 dei Ginn e degli uomini".
(Traduzione di Laura Monti)

Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très


Miséricordieux.
1 Dis: "Je cherche protection auprès du Seigneur des hommes.
2 Le Souverain des hommes,
3 Dieu des hommes,
4 contre le mal du mauvais conseiller, furtif,
5 qui souffle le mal dans les poitrines des hommes,
6 qu'il (le conseiller) soit un djinn, ou un être humain".

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