Sei sulla pagina 1di 6

Introduzione

La Genesi si presenta come un'opera eziologica che ha inizio con la creazione del mondo, per poi
raccontare di come Dio creò gli esseri viventi, e in ultimo l'uomo. Segue la storia dei primi esseri umani
e quindi delle origini del popolo di Israele, incominciando dalla vita dei suoi patriarchi. Contiene, quindi,
le basi storiche per le idee religiose e istituzionali che stanno alla base dello stato di Israele, e serve
come introduzione alla sua storia e alle sue leggi, costumi e leggende.
Secondo alcuni studiosi come Charles H. Hummel[1], Hermann Gunkel[2], S. H. Hooke, Gordon
Wenham, Karl Barth e altri il libro non è storia nel senso moderno da noi inteso; non è nemmeno un
libro di favole. Si può dire che è un libro di storia religiosa, per alcuni allegorico e didascalico dove, pur
probabilmente non essendo veri i particolari, sono importanti le idee fondamentali di relazione con Dio.
Un altro punto di vista è che il libro fa propri tanti racconti presi dalla mitologia dei popoli orientali.
Secondo i creazionisti[3] tra cui Victor P. Hamilton[4] e Walter C. Kaiser[5] la Genesi è da intendersi come
reale resoconto fattuale, fedele alla realtà anche dal punto di vista cronologico ossia i giorni della
Genesi sono giorni solari, la donna fu creata da una costoladell'uomo e il frutto del male fu
materialmente offerto dal serpente a Eva. Il genere letterario sarebbe quello della prosa storica che
racconterebbe in modo realistico, accurato e sequenziale come, quando e cosa successe nei giorni
della creazione. Secondo i creazionisti tale posizione sarebbe anche corroborata dalla presenza di
genealogie neotestamentarie (cfr. Luca 3:38 e Matteo cap. 1) che fanno risalire ad Adamo la stirpe
di Gesù anche nel Nuovo Testamento, così come in Luca, Adamo non è l'ipostasi del genere maschile
o una figura mitologica, ma il padre, in senso letterale, dell'umanità creata da Dio.

Formazione
Secondo la tradizione ebraica e cristiana, prima della diffusione del metodo critico applicato alla Bibbia,
il libro della Genesi sarebbe stato scritto da Mosè in persona nel deserto e fu completato nel 1513 a.C.
Questa opinione è mantenuta tuttora da alcune confessioni religiose cristiane più legate
all'interpretazione letterale del testo biblico e dall' ebraismo ortodosso
La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che la Genesi sia in realtà una raccolta, formatasi in
epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse. Secondo questa teoria, nota come ipotesi
documentale, la composizione letteraria del libro sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla
redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla
tradizione Jahwista ed Elohista.
Alcuni degli indizi che hanno fatto supporre un continuo rimaneggiamento del testo biblico sono per
esempio i diversi utilizzi del nome di Dio, Jhwh ed Elohim, le molte diversità stilistiche testuali e la
presenza di duplicazioni, come i due racconti della creazione. Intervallati a questi racconti vi sono
quattro liste genealogiche.

Contenuto
Il libro della Genesi è suddiviso in due grandi sezioni. La prima, corrispondente ai capitoli 1-11,
comprende il racconto della creazione e la storia del genere umano. Questa storia delle origini
comprende sei parti:

1. Creazione 1,1-2,4a
2. Adamo ed Eva 2,4b-3,24
3. Caino e Abele 4,1-16
4. Diluvio universale e Noè 6,1-9,17
5. Benedizione di Noè 9,18-9,29
6. Torre di Babele 11,1-9
7. Discendenti di Caino 4,17-24
8. Discendenti di Set 4,25-5,32
9. Lista delle genti 10
10. Discendenti di Sem 11,10-26
La seconda sezione, dal capitolo 12 al capitolo 50, narra la storia del popolo eletto, mediante i racconti
sui patriarchi:

 Abramo 12-25
 Isacco 26
 Giacobbe 27-35
 Esaù 36
 Giuseppe e Giuda 37-50
La creazione

« Dio disse: "Sia la luce". E la luce fu. »


(Genesi 1,3)
Nella Genesi troviamo un doppio racconto della creazione: uno di redazione sacerdotale (1,1-2,4a) e
uno di redazione Jahvista (2,4b-25).
Racconto sacerdotale
Il racconto della prima creazione usa lo schema letterario dei sette giorni. Il racconto suppone uno stato
iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (1,1-2). La creazione avviene per
separazioni successive: nel primo giorno viene separata la luce dalle tenebre (1,3-5);
nel secondo giorno vengono separate le acque superiori (che si pensava stessero sopra la
volta stellare) dalle acque inferiori (1,6-8); nel terzo giorno nelle acque inferiori viene separata la terra e
viene generato il regno vegetale (1,9-13); il quarto giorno vengono poste nel firmamento le due luci
maggiori, il sole e la luna (1,14-19: separazione del giorno dalla notte); il quintogiorno vengono creati gli
esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi (1,20-23); nel sesto giorno
vengono creati gli animali (1,24-25); viene poi creato l'uomo (1,26-31), destinato a dominare su tutto il
resto della creazione, creato maschio e femmina a immagine e somiglianza di Dio, benedetto perché
sia fecondo.
Il settimo giorno Dio porta a compimento il lavoro che aveva fatto e cessa da ogni suo lavoro. Dio
benedice e consacra il settimo giorno (2,1-3a ). Ciò diventerà, nell'ebraismo, il precetto
del riposo del sabato.
Racconto Jahvista
« il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne
un essere vivente. »
(Genesi 2,7)
Il secondo racconto della creazione è di tipo Jahvista e ha le seguenti caratteristiche:

 Dio è descritto in modo popolare, immediato, antropomorfico. Dio infatti plasma l'uomo con la
polvere della terra e soffia nelle sue narici, pianta un giardino, fa germogliare dal suolo le piante,
plasma gli animali, toglie una costola dal fianco dell'uomo per plasmare la donna e richiude la carne
al suo posto.
 già il racconto sacerdotale poneva l'uomo al centro del creato. In questo racconto la
sottolineatura è più marcata perché l'uomo è creato per primo e tutto il resto viene creato in sua
funzione: per il suo nutrimento, le piante e per la sua compagnia, gli animali. Dando il nome agli
animali l'uomo viene proclamato signore di tutto il creato.
 nel racconto è presupposto un substrato mesopotamico: i canali, i fiumi e una civiltà già
agricola, dove si coltiva la terra.
 il giardino dell'Eden o paradiso terrestre indica un luogo fantastico dove si è iniziata la vita
umana. Qui tutto viene dato da Dio senza fatica, altrove occorre sudare per ricavare i frutti della
terra. La ricchezza di acqua è un grande segno della benedizione di Dio.
 nel racconto si può leggere una sostanziale parità tra uomo e donna (ish e ishà), e gli animali
sono subordinati. Il v.23 dice:
« Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché
dall'uomo è stata tolta »
Letture successive di questo brano hanno però visto una subordinazione della donna nei
confronti dell'uomo. In modo semplice e immediato la Bibbia inserisce qui il tema
del matrimonio e della famiglia (è così stretto il legame tra uomo e donna che sembra
impossibile il divorzio).

 la vergogna della nudità sarà vista come una conseguenza del peccato. Per il momento la


nudità si inserisce nell'armonia della creazione.
Il racconto del peccato originale (Gen 3
Se i primi due capitoli della Genesi in vario modo esaltano la positività della creazione e della vita
dell'uomo sulla terra, il terzo vi inserisce la nota tipica a ogni esperienza umana: il male e
il peccato. La Bibbia non fa un grande discorso teorico sull'origine del male e del peccato, ma lo
presenta, attraverso un aneddoto, come una condizione dalla quale difficilmente l'uomo può
liberarsi. È da sottolineare però che in ambito ebraico non vi è la concezione di "peccato originale"
che è invece una considerazione teologica cristiana, in quanto, secondo l'ebraismo, l'uomo nasce
immacolato e senza colpa.
Leggendo il racconto si possono fare le seguenti osservazioni:

 Il serpente era un essere parlante ostile a Dio e nemico dell'uomo. [senza  fonte]


 Tutto il racconto è portato avanti secondo una sottile psicologia: il serpente parte da lontano,
esagerando, mettendo in cattiva luce la proibizione del Signore.
 Dio punisce il serpente per aver convinto con l'inganno Eva a mangiare il frutto della
conoscenza
« Allora il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di
tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere
mangerai per tutti i giorni della tua vita »   (Genesi3,14)
Questo passo della Bibbia suggerirebbe che si riteneva che i serpenti avessero originariamente
le gambe.

 Il capitolo sottolinea ampiamente le conseguenze del peccato, alcune derivate


immediatamente, altre volute da Dio. Quelle derivate immediatamente sono la paura di
essere nudi e la paura del Signore. Quelle imposte dal Signore sono: i dolori del parto, la
sottomissione della donna all'uomo, la fatica del lavoro, la morte.
 È interessante notare come, ormai in preda al peccato, l'uomo e la donna si accusino a
vicenda pur di scusarsi di fronte a Dio: l'uomo riversa la colpa sulla donna e questa sul
serpente.
 Il testo presenta la maledizione sul serpente, non sull'uomo e sulla donna; questi vengono
colpiti in quello che era considerato più proprio per loro: il generare i figli per la donna e il
lavoro per l'uomo.
 La maledizione per il serpente descrive un dato di fatto del serpente stesso ed offre una
interpretazione di perché i serpenti hanno sempre fatto ribrezzo e paura. [senza  fonte]
 Una importanza particolare riveste il versetto 3,15. Secondo alcuni teologi cattolici qui si
immagina Maria Immacolata, tuttavia comunque sono messe le basi per grandi sviluppi
successivi. Fondamentalmente il testo ci dice: anche se l'uomo sembra del tutto succube
del male, ha sempre delle nuove possibilità, offerte dalla misericordia del Signore, per una
futura rivincita.
 La cacciata dell'uomo dal paradiso terrestre lo pone ormai in una situazione simile alla
nostra, in un mondo ostile e con una vita breve.
 Prima di espellere l'uomo dal paradiso terrestre, Dio lo veste di pelli. Nella tradizione dei
popoli orientali, il capofamiglia aveva quest'obbligo verso i suoi familiari, suggerendo così il
concetto che Dio continua ad aver cura dell'uomo nonostante la sua imperfezione. [6]
Caino e Abele (Gen 4)
Il racconto suppone una civiltà già evoluta, un culto, altri uomini che potrebbero uccidere
Caino, tutto un gruppo che lo proteggerà. Forse è nato per illustrare l'origine dei Keniti. In
seguito dalla tradizione jahvista è stato riferito all'origine dell'umanità e ha ricevuto una portata
più generale.
Dopo la rivolta dell'uomo contro Dio, ora vi è la lotta dell'uomo contro l'uomo, cui si opporrà il
duplice comandamento che riassume la legge, l'amore di Dio e del prossimo.
Leggendo il testo si possono fare le seguenti osservazioni:

 La gioia di Eva che da schiava di un uomo diventa la madre di un uomo: Caino.


 Si dice che Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Questo contrasto tra i
due fratelli sta forse anche a indicare i contrasti sempre esistiti tra i pastori e i contadini.
 Il testo prima di descrivere il peccato descrive la tentazione e l'impegno del Signore per
aiutare a superarla.
 Il sangue versato di Abele dal suolo chiede vendetta. Grande è l'importanza, nella
mentalità biblica, del sangue come fonte della vita.
 Il segno che Dio impone su Caino ha il senso di limitare la vendetta. Non è giusto che
sangue chiami altro sangue, senza alcun limite. Storicamente forse vi era indicato un
gruppo di persone, i Keniti, in cui si praticava duramente la vendetta di sangue.
La discendenza di Caino (Gen 4
Dopo il racconto di Caino e Abele, viene inserita la genealogia jahvista di Caino, che esprime
sostanzialmente questa idea: se Caino è stato il primo omicida, da lui deriva ogni forma di male
che si è sparso sulla terra. Si arriva così al canto selvaggio di Lamech:
« Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura ed un ragazzo per un mio livido. Sette
volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette. »   (Genesi 4,24)

Particolare risulta poi la figura di Jubal, padre dei musicisti e dei suonatori in Gen 4,21, il quale
è fratello di Jabal figlio di Lamech e della moglie Ada.

I patriarchi prediluviani (Gen 5)
La fonte sacerdotale, che avevamo abbandonato dopo il racconto della creazione, ritorna
adesso per descriverci la genealogia di Adamo (viene del tutto ignorato il peccato originale e
l'omicidio di Abele) e collegarci così alla storia di Noè al tempo del diluvio universale.
Le genealogie per questa fonte rivestono una importanza particolare:

 riempiono i vuoti: per esempio tra Adamo e Noè, tra Noè e Abramo;
 indicano l'interesse di Dio che si va sempre più concentrando fino ad arrivare a un popolo,
quello ebraico.
 più che una importanza storica esse rivestono una importanza di idee nei confronti del
Signore.
La lunga vita è segno della benedizione di Dio e segno della bontà dell'umanità. A mano a
mano che l'umanità si corrompe diminuisce l'età media dell'uomo.
In questo schema di genealogia ritroviamo molte delle caratteristiche del primo capitolo della
Bibbia, caratteristiche che sono proprie della fonte sacerdotale: formalismo, ripetività,
astrattezza, ecc.
Il diluvio universale (Gen 6-9)
Il racconto combina due storie parallele: una jahvista, piena di colore e di vita; l'altra
sacerdotale, più precisa e più elaborata, ma più arida. Il redattore finale ha rispettato queste
due testimonianze che riceveva dalla tradizione, senza cercare di sopprimere le loro
divergenze di dettaglio.
Vi sono diverse narrazioni sumere e babilonesi sul diluvio, che presentano somiglianze
considerevoli con il racconto biblico. Il racconto biblico non sembra dipendere da queste
narrazioni, ma attinge a una medesima eredità: il ricordo di una o più inondazioni disastrose
della valle del Tigri e dell'Eufrate, che la tradizione aveva ingrandito con dimensione di un
cataclisma universale. Non ha senso prendere il racconto in senso storico e volerlo poi criticare
per le sue incongruenze storiche.
L'essenziale del racconto resta questo: un insegnamento sulla giustizia e sulla misericordia di
Dio, sulla malizia dell'uomo e sulla salvezza accordata al giusto. Dio non può permettere il
male e deve castigarlo, ma allo stesso tempo si impietosisce per il giusto, anche se è uno solo.
Il racconto del diluvio viene sovente visto come anticipazione del battesimo.
Si noti che molto simbolismo biblico ha qui un inizio: sette coppie di animali, quaranta giorni di
diluvio, la colomba, il ramo di ulivo, ecc.
Dopo il diluvio viene ristabilito l'ordine del mondo e Dio benedice di nuovo l'uomo, come aveva
già fatto quando lo aveva creato. In particolare all'uomo vengono dati in alimento anche gli
animali, privati però del loro sangue. Segno di questa nuova alleanza tra Dio e l'uomo è
l'arcobaleno. Comincia qui un grande tema biblico: quello dell'alleanza: per il momento
l'alleanza è con tutti gli uomini, in seguito si restringerà a un popolo, con Abramo e poi,
particolarmente, con Mosè.

La torre di Babele 11
Il cap. 10 raccorda il racconto del diluvio a quello della torre di Babele presentando una tavola
sinottica dei popoli antichi. Vorrebbe offrire uno sguardo d'insieme dello svilupparsi dei popoli
nell'antichità; inoltre offre il materiale di partenza per il racconto della torre di Babele.
Il racconto della torre, di natura jahvista, offre una spiegazione della diversità dei popoli e delle
lingue. Il tutto viene presentato come un castigo di Dio per una colpa collettiva di vanità e
superbia.
La torre viene costruita secondo i canoni delle antiche torri sacre a piani (Ziggurat) che si
trovano in Mesopotamia. In particolare a Babilonia l'Etemenanki era ritenuto la sede terrena del
dio supremo Marduk e la "portineria" della soprastante sede celeste. Nell'antichità, infatti, i re
davano udienza alla porta del palazzo o a quella della città. L'Etemenanki, rimasto incompiuto,
costituiva uno strumento per presentare Babilonia come l'ombelico del mondo, prediletto dagli
dei. La Bibbia vi vede l'impresa di un orgoglio insensato e collega implicitamente il nome
arrogante della città (in accadico: Bab-ilum = porta degli dei) con il verbo "balàl" =
"confondere".
Questo tema della condanna della torre si combina con quello della città: potrebbe essere una
critica della civiltà urbana, tema forse accennato già nel cap. 4 a proposito della discendenza di
Caino.

Gli ascendenti di Abramo (Gen 11)[modifica | modifica wikitesto]


Secondo il redattore sacerdotale lo sguardo si concentra sempre di più: dal generico
(discendenza di Adamo ed Eva) al particolare (ascendenti di Abramo). Quasi a dire come Dio
poco alla volta viene a costruirsi il suo popolo prediletto, lasciando in secondo piano gli altri
popoli.
Genesi - Capitolo 3

Nel terzo capitolo del libro della Genesi è narrato l’episodio di Adamo ed Eva: sotto un certo punto
di vista, questo capitolo è fin troppo conosciuto dalle persone per poter essergli conferito l’adeguato
peso. In realtà esso racchiude profondi significati, che possono saltare all’occhio analizzando i
singoli personaggi. 
Il serpente è la creatura dl dubbio, che “insidia il calcagno”, cioè mette l’insicurezza ed apre
l’incredulità: “Ma cosa succede se mangio del frutto? Dio si vuole disfare di me!”. O in realtà Dio ti
vuole proteggere da pericoli enormi? È giusto che gli uomini abbiano la conoscenza del bene e del
male? Ormai è così, ma per Dio ciò non era giusto, quindi cercava di tutelare gli uomini. 
La donna non vede l’amore, ma il voler togliere la libertà: il rapporto che la donna ha con Dio è
inquinato dal credito lasciato dal serpente all’uomo. La femmina vive una situazione di sospetto nei
confronti del creatore (Dio non vuole che siamo come Lui): è l’opposto di quello che Dio voleva. Il
creatore nutre un amore innato nei confronti della sua creatura, mentre la creatura lo pugnala alle
spalle per poi pentirsi dell’errore e chiedere il perdono a danno eseguito.
Uomo e Donna sono stupidi, perché credono nella finzione di chi è più furbo, che istiga chiunque a
tradire la fiducia di un Padre che si dimostra affettivo, quasi come un amico (facciamo una
passeggiata insieme alla sera), perché solo disobbedendo si sentono liberi. Sì, liberi di capire quanto
sono stati stupidi a non fidarsi: ora sono quello che volevano essere, cioè nudi e consci del fatto che
non sono più sotto la protezione di Dio.
Nessuno si era preoccupato di chiedere a Dio “Ma perché non possiamo mangiare dell’albero?”;
proprio quel Dio che così tanto li amava, e che li ama a tal punto da far loro delle tuniche anche
dopo averli scacciati dal giardino dell’Eden, e da accompagnarli nella vita senza il loro
accorgimento

Potrebbero piacerti anche