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l GRARDI

EIIGMI
DELtA VITA
BI STI A�LIN
�- � - - - ---
Questa Edizione
è riservata a
G L I A M ICI DELLA STO R I A

© Edizioni Ferni, Ginevra 1 974


I (;RANBI
ENI(;MI
BEbbAVITA
BI iTAbiN
presentati da
PAUL ULRICH

VOLUME 2

traduzione di ELVIRA COLLARO


ANNA PONTI • JACQUELINE P ERROTIN
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VOLUME 2

Il� CCARISIO
DEllE PURGHE A lOSCA

l�A SCOilPARSA
DI SJAl�IR
IE:l GIUGRO 1941

l�A IORliE: DI BE:RIA


con la collaborazione
di Alain MANEVY
Pierre NOUAILLE et Jean RENALD

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IL M ECCAN ISMO DELLE P U RG H E A MOSCA

l processi di M osca segnano una delle svolte di


capitale importanza nella politica di Stalin.
Perchè ha voluto eliminare i suoi principali com­
pagni di lotta ? Come hanno potuto costoro fare delle
confessioni a priori inventate di sana pianta ?
Quale è stato il meccanismo di q uesti processi che
hanno visto sparire la maggior parte del fior fiore
rivoluzionario e militare sovietico? Ecco gli atti d i
q uesta opprimente e pesante pratica.

LA SCOM PARSA DI STALIN N E L G I UGNO


1 94 1

Stalin è scomparso nel Giugno 1 94 1 dopo l'attacco


di H itler all ' U nione Sovietica ?
Era stato tenuto al corrente, particolarmente dalle
sue spie, delle i ntenzioni bellicose del Fiihrer ?

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È stato colto di sorpresa e perciò superato dalla
brutal ità degli avvenimenti ?
Per comprendere meglio q uesta faccenda, bisogna
risalire d ue anni indietro, al momento del sorpren­
dente patto tedesco-sovietico, firmato nell'Agosto 1 939,
con grande meraviglia degli Occidental i .

LA M ORTE D I B E R l A

Come è morto Beria, il temuto capo supremo della


polizia sovietica, l'anima dannata ed il responsabile
delle basse azioni di Stalin? Formuliamo una doman­
da: È stato Beria il principale responsabile delle purghe
sanguinose e della morte di milioni di persone, consi­
derati oppositori della politica staliniana ?
Il� CCAIISIO
DEllE PURGHE A lOSCA
l" Dicembre 1 934: La neve cadeva su Leningrado
e la Neva trascinava nel suo alveo i blocchi di ghiaccio,
mentre incominciavano i primi arresti . Stalin, sospesa
ogni altra attività, lasciò il Cremlino e si diresse sul
posto per dirigere personalmente l'inchiesta. Inco­
minciarono gli i nterrogatori e furono effettuati i silura­
menti, le repressioni e le deportazioni.
Quel mattino del l 0 dicembre 1 934, a M osca, Stalin,
aveva saputo appena dell'assassinio « d'uno dei suoi
più fedeli amici », Sergio Mironovitch K irov( 1) colpito
da una pallottola alla nuca, nell' istituto Smolny,
nell'antica capitale degli Zar. L'assassino, Nicolaiev,
era membro della commissione di controllo del Partito
per la regione di Leningrado. Sua moglie. aveva le
funzioni d i prima segretaria nella segreteria di Kirov:
era giovane e molto graziosa.
N ulla si seppe sui moventi del delitto, poichè gli

Membro del Comitato Centrale. segretario de ll'Ufficio Politico


e uno dei responsabili politici di Leningrado.

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l GRANDI EN IGMI

interrogatori dell'assassino si svolsero a porte chiuse.


In città venne diffusa l'ipotesi che poteva trattarsi di
un delitto passionale.
Ma Stali n, arrivato la stessa sera a Stalingrado, con
la sua presenza venne a coinvolgere il delitto in una
dimensione politica, di cui si servirà contro i suoi
oppositori.
L'assassinio di Kirov divenne ben presto un affare
di Stato, che disorientò t utti i comunisti del mondo.
Durante i cinque giorni della sua permanenza a
Leningrado, il Padrone del Cremlino aveva preparato
un'enorme cartella di documenti : i suoi poliziotti
impiegheranno dei mesi per effettuare la completa
esecuzione dei suoi ordini ! Egli si era convinto che la
responsabilità dell'attentato incombeva su un gruppo
di oppositori appartenenti allo stesso partito comu­
nista e q uesto suo concetto diventò poi la versione
ufficiale. Egli considerava implicati nel complotto i
primi compagni di lotta di Leni n : Zinoviev e Kamenev,
i q uali « tramavano per conto del proscritto Trotzki ))
l'uomo da abbattere ad ogni costo.
Ma, come le ramificazioni d'un cancro, le accuse
rimbalzarono più tardi su dei collaboratori diretti di
Stalin al Politburo : fu il caso di Boukharine.
Bisognerà aspettare la morte di Stalin e più di venti
anni dopo, perché K ruscev, nel suo famoso rap­
porto (l) in termini mezzo velati, lanci l'accusa al
vecchio capo del Cremlino d'aver fatto perpetrare
l'assassinio dalla polizia politica, essendo K irov un
« delfinO )) troppo in vista e che si era opposto aper­
tamente alla sua politica di collettivizzazione forzata.
Molti dettagli restano incomprensibili in questo
assassinio... Per confessione stessa del capo della

l Rapporto di Kr uscev sul cul to della personal ità e le sue con se ­


g uenze. d el 1956.

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DELLA V ITA DI ST AL IN

polizia segreta, Yagoda, giudicato e fucilato q uattro


anni dopo : « la polizia non aveva opposto alcun
ostacolo al tentativo di omicidio . . . »
<< M olte cose inspiegabili e misteriose si sono mani­
festate in q uell'omicidio » dirà K ruscev nel 1 956.
Giudichiamo da q uanto segue : il solo testimonio
dell'assassinio, un membro della Tchéka (I), i ncaricato
di proteggere Kirov, venne interrogato il 2 Dicembre e
morì poco dopo « in un incidente d 'automobile»,
mentre gli altri occupanti uscirono sani e salvi . . .
I noltre: l a lettera con l a q uale Nicolaiev spiega le
ragioni del suo gesto, sparì dalla pratica . . .
Furono necessari altri 1 5 anni, prima che uno
storico ci potesse fornire altre accuse contro Stalin, il
q uale avrebbe, come spiegheremo più avanti, tentato
due volte di far assassinare q uesto « delfino» troppo
intransigente.
Per il momento, Leningrado tremò. Venne diffuso
il d ubbio.
La paura, la delazione e il terrore poliziesco vi
regnarono. La vendetta non cadde più, come una volta,
su dei « nemici di classe)), ma direttamente sugli uomini
del Partito, sicuri, fedeli, dei burocrati scelti ed anche
di coloro che avevano avuto la sfortuna di conoscere
q uesti ultimi, da vicino o da lontano : l 00 arresti nella
notte del l o dicembre; 1 1 7 fucilati q ualche giorno
dopo: l 00000 abitanti di Leningrado deportati in
Siberia.
L'èra delle grandi purghe politiche era cominciata.
Nella storia porterà il nome « I Processi di M osca)) e
durerà fino alla guerra, per poi riprendere, non appena
conquistata la vittoria.

l T chéka: la pri ma polizia politica d i Dzerjin ski. so st ituita più


t ard i d al l a Ghepeu. poi in segui to dal N. K . V . D. (co mmi ssari <llo del
popolo per gli A ffa ri Interni).

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l GRANDI ENIGMI

Il terrore si spandeva a macchia d'olio.


Nella notte dal 22 al 23 Dicembre 1 934, degli strani
camioncini adibiti al trasporto del pane e della
biancheria uscirono dalla Loubyanka, la funesta
prigione moscovita, situata di fronte la statua di
Dzerj inski, nella piazza che porta i l suo nome.
Le camionette, gremite di uomini della polizia
segreta, si fermarono davanti agli immobili già indi­
cati: nessun rumore : nessun grido: chi oserebbe ri­
schiarsi a guardare ?
Zinoviev, vecchio membro del Comitato Centrale e
del Politburo, ex Presidente del Komintern, sarà i l
primo a d essere trascinato verso q uesto furgone
cellulare e che nessuno giustamente può riconoscere
per le vie di Mosca, a causa del mezzo di trasporto
usato.
Egli incontrerà i n prigione, Kamenev, vecchio
membro del Comitato Centrale e del Politburo :
presidente aggiunto del Consiglio dei Commissari del
Popolo: Sloutski. vecchio membro del Comitato
Centrale, vecchio segretario della Sezione locale del
Partito a Leningrado; Zavarov e Evdokimov, antichi
membri del Comitato Centrale e responsabili del Partito
a Leningrado: rivoluzionari dei primi giorni, chiamati
dal ceto popolare con il nome di « vecchi bolscevichi » .
M entre Stalin stava rientrando d a Leningrado,
accompagnando le ceneri di Kirov, per il q uale M osca
aveva disposto dei funerali imponenti nella Piazza
Rossa, la stampa sovietica, Pravda e lzvestia, non pro­
nunciava una parola sull'arresto dei « vecchi bolsce­
vichi >>.
La loro popolarità era ancora troppo grande; si
trattava di preparare l 'opinione pubblica.
Il Cremlino aveva tutti i mezzi in suo potere. La
stampa, di cui Stalin aveva fatto ripristinare la censura ;
gli organi governativi che si trovavano sotto i l dominio

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DELLA VITA DI STALIN

del Partito e del Comitato Centrale, q uest'ultimo pure


fra le mani (di uomini scelti nell'apparato); la polizia
infine, cioé un'enorme amministrazione poliziesca,
abituata da anni ad eseguire gli ordini con obbedienza
cieca .
Fra tutte le informazioni che si possono raccogliere
ancora oggi a M osca su questo periodo, la più essenziale
è q uella che riguarda Stalin, il quale non agiva da solo,
ma di propria iniziativa, bensì seguiva le linee del
sistema politico-poliziesco, dello stalinismo già in atto.
Bisogna comprendere inoltre che le meraviglie
legitimamente suscitate fra i ranghi dei militanti, per
gli arresti dei vecchi bolscevichi, dovevano inevitabil­
mente essere spazzate via da un tale apparato totalitario.
Questo sistema totalitario non aveva dato prova di
fronte ai « nemici di classe» della Rivoluzione?
Non aveva provocato delle reazioni in seno al Partito
di fronte a delle d imostrazioni di violenza?
Ecco perché, oggi, egli si rivoltava verso i comunisti
che avevano emesso dei d ubbi sull'opportunità della
politica d i Stalin. Poiché non si potevano accusare i
vecchi compagni di Lenin, gettati in prigione perché
considerati « nemici di classe», vennero semplicemente
q ualificati con un nuovo epiteto: « nemici del popolo. »
In q ual modo il Cremlino è passato dall'annienta­
mento dei nemici di classe a quello dei nemici del
popolo ?
Tre osservazioni s'impongono.

Prima osservazione

Fin dalla fine della guerra civile, il sistema totalitario


si era cristalizzato.
Si può farne risalire la data fra il 1927 e il 1930.
Il problema si poneva allora sotto una visione

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I GRANDI ENIGMI

« logica» con la sua posta in gioco: scacco, oppure


vittoria della Rivoluzione e i suoi imperativi.
Il problema essenziale era questo: Come far lavorare
un paese affamato e malcontento, i suoi operai, i suoi
tecnici e i suoi contadini?
Al Cremlino, Stalin lasciò decidere al partito; ma
non senza discussioni. Furono considerate due possibi­
lità: delle riforme per migliorare le condizioni del
popolo, oppure la costrizione implacabile. Si pensò
forse nel Partito, che le riforme avrebbero provocato
un cambiamento nel gruppo dirigente?
Possibile, se non probabile.
Si respinse l'idea delle riforme. Da quel momento,
restò soltanto la via della costrizione implacabile.
Dal Novembre 1927 alla primavera del 1931, tre
grandi processi si susseguirono : ingegneri e tecnici del
bacino del Donetz (l) comparirono al processo Chatky
( 1927- 1928); il Professore Ramzine, uno specialista
della terrnodinarnica e sette altri grandi ingegneri, al
processo della Prompartia (partito industriale) nel No­
vembre-Dicembre 1930. per « spionaggio, sabotaggio e
complotto » : infine il Professore Groman e altri econo­
misti e alti funzionari del Gosplan, nel Marzo 1 93 1 .
« Ex-menscevichi », « specialisti borghesi >>, « nemici
di classe », le accuse appartenevano tutte ad uno stesso
quadro rigido.
I condannati erano dei tecnocrati. « La logica strin­
gente » aveva colpito questi specialisti nel momento
dell'avvio del primo piano quinquennale e sembrava
avesse lo scopo di presentare il lealismo dei dirigenti
dell'industria come « il prodotto della vigilanza del
Partito », una espressione che i Moscoviti avevano
ritrovato da allora parecchie volte nella Pravda.
Nel terribile inverno del 1932- 1 933, Stalin aveva de-

Conosciuto sotto il nome di Donbass.

18
DELLA VITA DI STALIN

ciso di stroncare a q ualunque costo la resistenza conta­


dina alla collettivizzazione e alla politica governativa .
Questo contadino senza essere un Koulak, non era
forse per tradizione, un conservatore?
Stroncando il ceto contadino voleva dire condurlo
alla politica governativa d'acquisto a basso prezzo dei
prodotti agricoli . Poichè questi resisteva, ciò significava
lasciare distruggere le campagne da una carestia tanto
omicida che artificiale.
Corollario a q uesta politica : nel Marzo del 1 933. dei
funzionari al commissariato dell'agricoltura vennero
sottoposti a loro volta a giudizio: 35 fucilati, 22 condan­
nati a IO anni di prigione; 1 8 deportati : in più una cir­
colare segreta dell'8 M aggio 1 933, firmata da Stalin,
in cui Molotov chiariva dopo un po' di tempo i punti
oscuri delle fucilazioni .
Avendo vinta l a battaglia contro i contadini, coloro
che l'avevano condotta a Smolensk come in Ucraina,
non avrebbero dovuto rispondere delle violenze e delle
estorsioni che avevano permesso loro di vincere ?
Processi, arresti segreti, applicazione della pena
di morte ai contadini, operai, ed a piccolissimi specu­
latori, ebbero l'effetto di stroncare qualsiasi resistenza
spontanea.
A partire dal 1 935 un sensibile miglioramento econo­
mico aveva accennato a delinearsi e secondo la termi­
nologia della stampa ufficiale « il nemico di classe era
stato annientato all'esterno del Partito », si sarebbe
potuto giustamente sperare nella fine del terrore.
Purtroppo, si trattava di fare i conti senza lo stanilismo.

Seconda osservazione

Fino al 1927 il partito Bolscevico, Partito del


Governo, restò caratterizzato dalla vitalità delle sue

19
l GRANDI ENIGMI

correnti interne; e del pari lo era, dalle opposizioni.


Lenin, prima della sua morte, aveva sperato con la
moderazione, di risparmiare una nuova guerra civile.
Nel campo economico si trattava di mantenere il
controllo della produzione, di costituire dei consorzi
industriali misti, nei quali i capitali, o più esatta­
mente i capitalisti, potevano conservare il 49/;, delle
aZIOni.
La N.E.P. (l), in una certa misura, equivaleva per
Leni n a una tappa necessaria che avrebbe potuto durare
più a lungo di quanto effettivamente fece.
Se si doveva creare l'industria pesante in un paese
formato da nove decimi di contadini, perchè non si
doveva adottare questa formula intermedia?
Ma, fin dal 1 922, la malattia di Lenin aprì la crisi di
potere. Senza addentrarsi in maggiori dettagli, nel
corso degli anni successivi, diverse correnti si opposero
in seno al Partito.
Opposizione di sinistra, che fece risaltare la debo­
lezza del regime industriale, la cattiva volontà dei
contadini. la sclerosi degli uffici : essa propose la candi­
datura di Trotzki per la successione a Lenin.
Contro questa proposta si opposero, Zinoviev,
Kamenev e Stalin, componenti l' Ufficio Politico del
Partito, i quali scatenarono una violenta campagna
pubblicitaria contro i trotzkisti.
Tre anni più tardi, quando Zinoviev e Kamenev
s'accorsero che Stalin - segretario generale del Par­
tito - aveva riempito gli uffici di uomini a lui fedeli, era
già troppo tardi per agire: essi avevano perduto l'es­
senza del potere.
Allorchè si avvicinarono alla vecchia opposizione
di sinistra, incominciò una drammatica lotta.

La n uova pol it ica economica . che a partire dal 1 923, lasc ia va


spazio all 'in iz ia tiv a ind ivid uale e agli in teressi personali.

20
DELLA VITA DI STALIN

Stal in, appoggiato da Boukharine e Rykov, riportò


una vittoria completa sull'opposizione, escludendola
dal Partito e mettendola fuori legge.
Trotzki, venne esiliato a viva forza e diventò un
proscritto dal 1929.
Eccessi della burocrazia: scelte draconiane da
effettuare: il nostro proposito non è q uello di giudicare
Io sta linismo, ma di cercare di comprendere l'ingranag­
gio che arriverà sino alle grandi purghe di Mosca.
Nell'atmosfera d'incertezza totale che segui la
guerra civile, era necessario oppure no, rinforzare ad
oltranza la burocrazia e adottare un sistema, che in
nome dell'efficacia aveva provocato fucilazioni, depor­
tazioni, intimidazioni poliziesche ed arresti ?
I trotzkisti rimprovereranno sempre a Stalin d i
essersi servito d i q uesti mezzi coercitivi e del monopolio
esclusivo della stampa con i suoi mezzi d'informazione,
per elaborare un « socialismo tipo, in un solo paese ».
La domanda rimane tuttora in sospeso.
L'U fficio Politico fece arrestare in una sola volta più
di 8000 oppositori, ma Zinoviev e Kamenev avevano
abiurato i loro errori e si erano fatti reintegrare nei
ranghi del Partito : tuttavia la clemenza fu del tutto
temporanea.
L'apparato della repressione era già pronto, pro­
vocando la deportazione di milioni di contadini, la
carestia, l'abolizione di ogni libertà del lavoro e il
terrore.
U n'altra opposizione si formerà di fronte a simili
metodi. che sarà chiamata « di destra » per screditarla.
Boukharine. Rykov e Tomski progettarono una
i nd ustrializzazione più razionale e più umana, e desi­
derarono la pacificazione delle campagne, nonchè la
fine del terrore.
Boukharine, riunì un piccolo comitato, chiedendo
le dimissioni o la revoca di Stalin, che secondo l ui

21
I GRANDI ENIGMI

avrebbe condotto il paese alla rovina e avrebbe divorato


tutti.
Alcuni storici affermano che nel 1932 questa « oppo­
sizione di d estra » avrebbe potuto avere la maggio­
ranza nei circoli dirigenti.

Ter:::a ossena:::ione

R estava Kirov, il q uale ci porta ad una terza consi­


derazione, e che mette in l uce aspetti nuovi del suo
assassinio. N el corso del Plenum del Comitato Centrale
(dal 28 Settembre al 2 Ottobre) Kirov mise per la prima
volta in scacco Stalin, a proposito d'un caso preciso :
quello di Rioutine, un m em bro del Comitato Centrale
(arrestato dagli uomini di Stalin) c he era diventato uno
degli avversari più attivi d el futuro dittatore.
Le sue simpatie per la gente contadina ed inoltre la
paura di una presa di possesso unico del potere di
Stalin, indussero Rioutine a chiedere l'esclusione di
quest'ultimo dal P.C.
In seduta segreta, Stalin c hi ese l ' esecuzione di
Rioutine, ma K irov vi si oppose. Egli si rivolse ai
mem bri del Comitato Centrale - e del Partito -
ill ustrando una delle ultime direttive di Lenin e doman­
da ndo loro di non cadere mai nell'errore commesso dai
Giacobini della Rivoluzione Francese. e di abbando­
nare la via che conduceva allo sterminio reciproco.
La schiacciante maggioranza d el Plenum approvò la
decisione di Kirov contro Stalin.
Nel G ennaio 1933 venne tenuto un nuovo Plenum
a Mosca, durante il quale venne attaccata la « carestia
organizzata contro i contadini )) ordinata da Stalin.
I conti ngenti di grano richi esti superavano i raccolti
reali: le campagne erano private di grano: preoccupa­
Zione maggiore. come conseguenza della carestia :

22
DELLA VITA DI ST ALIN

bisognava provvedere a fornire ai contadini le sementi


di primavera.
Per gli Staliniani . invece non c'era che un'unica pol i­
tica possibile: intensificare la lotta di classe nel corso
della nuova tappa, accelerando il processo di sviluppo
del terrore.
Kirov, al contrario, suggeriva di abbandonare i
mezzi a busi vi di repressione contro i contadini : in
modo particolare le deportazioni massicce verso il
nord.
Delle commissioni speciali furono mandate verso i
principali distretti agricoli, per esaminare le varie situa­
zioni nelle province, con pieni poteri per liberare i
prigionieri .
Parecchi dirigenti del Partito furono sensibili agli
argomenti di Kirov e giud icarono necessario di « radu- ·

nare i moujiks>> per raggiungere un accordo con i


contadini, che avevano perduto da cinque a sei milioni
di persone nella carestia, al fine di arrivare verso una
« collettivizzazione meno rigida » .
F u il secondo smacco ricevuto d a Stalin.
U n anno dopo. in occasione del X V I I" Congresso
del P.C . ; le cui sedute si tennero a M osca a partire
dal 26 Gennaio 1934: e del Plenum del Comitato
Centrale di Novembre, Kirov assunse il ruolo di diret­
tore.
Stalin cominciò a ritenere che la sua situazione per­
sonale fosse diventata vacillante.
Kirov aveva fatto adottare i principi d'una legge
agraria e d'una dichiarazione dei « Diritti del fittavolo
collettivista ».
All 'epoca del Plenum di Novem bre, gli era stato
affidato un lavoro di grande responsabilità nella segre­
teria del Comitato Centrale. Bisognerà trovare qui la
chiave del mistero dell'assassinio di Kirov, da uno
Stalin che si sentiva spodestato del suo potere ?

23
l GRANDI ENIGMI

Su q uesto punto lo storico N icolaievsky è categorico :


egli afferma : « Se si confronta l'elenco dei membri
degli organi permanenti del Comitato Centrale eletti
dal Plenum, con le stesse l iste pubblicate l'i ndomani
dei precedenti congressi, si resta colpiti da un dettaglio
particolare : La lista del 1934 non contiene più la rituale
formula di « conferma » dal Plenum, della nomina
di Sta li n, come « Segretario generale del Comitato
Centrale».
» Questa dimenticanza voleva dunque dire che, dopo
il X V I I" Congresso, egli cessava d'essere segretario
generale del Comitato Centrale, per cui aveva perduto
tutti i privilegi particolari i nerenti a q uesta carica, c he
lo distinguevano dagli altri membri del Comitato
Centrale.
» Ormai egli figurava soltanto. q uale componente
del gruppo di q uattro segretari del Comitato Centrale,
con eguali diritti.
)) Era una grande rivoluzione per le alte sfere del
Comitato Centrale. ))
Stalin dirigeva allora un reparto speciale e segreto
della Sicurezza di Stato, dove aveva collocato il suo
segretario personale, Proskrebyshev, insieme con le
« sue creature)) Yejov e Agranon, spiega ancora
N icolaievsk y : che rappresentarono il nucleo dell'ap­
parato del N . K .V.D. con l'aiuto del q uale si preparò
l'attentato contro Kirov.
U n primo tentativo ebbe l uogo alla vigilia della
partenza di Kirov da Leningrado per il Plenum del
Comitato Centrale di M osca, nel mese di Novembre.
Questo tentativo fallì, perchè l'assassino N icolaiev
venne a rrestato dalle guardie del corpo di Kirov
c he gli rinvennero nella sua cartella. una rivoltella
canea .
Rilasciato misteriosamente, egli potè dieci giorni
più tardi, eseguire i suoi ordini. Per vendicare « il suo

24
DELLA VITA DI ST ALI N

più fedele amico », Stalin fece subito una messa in scena


da grande spettacolo.
La sera del i" D icembre 1 934, su suggerimento di
Stalin e senza l'approvazione del Politburo (la deci­
sione fu resa ufficiale soltanto due giorni più tardi, dopo
un referendum fra i suoi membri) il segretario del
Praesidium del Comitato Esecu tivo Centrale del­
l ' U . R.S.S., Enoukidzé, firmò un decreto con il q uale
giustificava la repressione :
l . Venne dato ord ine agli organismi addetti all'i­
struttoria, di accelerare lo studio dei processi per coloro
che erano accusati di preparazione o di esecuzione di
atti terroristici.
2. Venne dato ordine agli organi giuridici di non
sospendere l'esecuzione delle sentenze di morte rela­
tive ai delitti di questa categoria. in quanto il Praesi­
dium del Comitato Esecutivo Centrale dell ' U . R.S.S.,
non considerava possibile accettare le petizioni di
questa natura, anche se in attesa di conoscere le possi­
bilità di ricevere la grazia.
3. Venne dato ordine agli organismi del commis­
sariato a gli Affari interni, di esegu ire le sentenze di
morte contro i criminali della categoria soprammen­
zionata, immediatamente dopo la pronuncia della
sentenza.
Questo decreto, senza precedenti in tempo di pace,
precisava che in queste brutte faccende, la totalità del
lavoro d' inchiesta, doveva essere compiuto in un ter­
mine di dieci giorni e che l'atto d'accusa doveva essere
rivelato all'accusato, un giorno soltanto prima del
processo. Quest'ultimo doveva svolgersi senza dibat­
tito contradditorio, cioè senza Avvocato della difesa,
essendo « q ualsiasi decisione della Corte, giusta e senza
appello».
Questo decreto apriva ampiamente la via all'illega­
lità, in q uanto ogni accusato poteva essere presentato

25
l GRANDI ENIGMI

come un terrorista in potenza. Il termine di dieci giorni


incitò inoltre alle inchieste sommarie e alle più grandi
falsificazi oni.
Ormai il tempo era passato in cui Lenin consigliava
di non divorarsi reciprocamente in seno al Partito.
Questo principio, diventato lettera morta, cedette il
passo all'arbitrio.
Un processo mentale che raggiunse il fantastico e
la demenza, venne messo in atto, che andrà inoltre
perfezionandosi nel corso degli anni successivi.
L'atroce, l'orrore, l'inverosimile e la stupidità furono
alla mercè del gruppo staliniano. È mai possibile
smontare per un istante questo meccanismo del terrore?
Molti storici vi hanno provato ; molti di loro, erano dei
vecchi comunisti e vecchi trotzkisti.
Per la prima volta, l'anno scorso, uno storico sovie­
tico che vive in Russia, Roy Medvedev, l'ha fatto.
Il suo libro è stato pubblicato in Occidente, ma mai
nell' Unione Sovietica (1).
È senza dubbio l'opera che permette di meglio
afferrare l'atmosfera irreale che regnava nell ' Unione
Sovietica dal 1 935 al 1 939. Nessuno poteva sentirsi
fuori pericolo da un arresto.
I grandi processi di Mosca dal 1 936 al 1 939, rappre­
sentarono soltanto uno degli aspetti del terrore, certa­
mente però i più spettacolari (2).
Di fianco a questi processi, prima, durante e dopo,
le purghe si susseguirono di città in città: Leningrado,
Kazan, Minsk, Kiev; da queste le purghe raggiunsero
i capoluoghi d'Obkhom e d'Oblast.

l Roy Medvedev : Lo Stal in ismo: origini, storia, conseguenze


Ed. Le Seuil.

2 I tre processi pubblici di M osca hanno per lungo tempo tratte­


nuto l'atten zione degl i osservatori di questo per iodo. Oggi, si sa,
che essi hanno rappresentato un aspetto quantitativamente m inore.

26
DELLA VITA DI STALIN

Ogni borgata, doveva avere i « suoi» accusati.


Il timore generava la delazione che forniva agli
uomini del N.K.V.D. il loro carico di vittime.
Nessuno si sentiva al sicuro, per cui ciascuno si
dichiarava reo di qualche colpa. Gli operai reclama­
vano vendetta contro i cospiratori, mobilitati da
un'azione psicologica condotta in modo ammirevole.
I cospiratori s'incolpavano e passavano alle confes­
sioni, durante le quali la vittima denunciava dei nuovi
nomi, che diventavano tante figure sospette.
Costoro vennero lasciati temporaneamente nelle
loro funzioni, in sospeso, ma spiati e seguiti; se denun­
ciati, le spiegazioni da loro fornite in quell'apparato
d'una giustizia d'eccezione, furono inevitabilmente
considerate come una confessione.
Chi poteva sfuggirvi?
Per ciascun gruppo d'oppositori a Stalin, inviati
al plotone d'esecuzione, gli uomini ligi al N.K.V.D.
avevano compiuto « la loro missione ».
Ma, se questi ultimi, non avessero dimostrato
abbastanza vigilanza, sarebbero stati a loro volta
condannati alla fucilazione.
Stiamo parlando dell'epoca in cui si mormorava
con sollievo a Mosca : « Il mio appartamento è insa­
lubre e minuscolo; non mi si denuncerà per portarmelo
via » ; ed è sempre in questo periodo che nacque una
scienza nuova: « La Cremlinologi a » : dove per cono-

di una gigantesca operazione. È stato in q uesto periodo che sono


periti la q ua si -totalità dei vecchi Bol scevichi, i cui nomi sono stati
in seguito cancellati dai libri di Storia , ma che riappaiono oggi nelle
n uove Edi zioni , con la dicit ura : «ca duto vittima de lle calunnie del
nemico. » Sono stati colpiti, q ua si t utti i dirigenti del la Rivoluzione
con le loro famiglie, la maggioranza a ssoluta dei membri del
Comitato Centra le dal 1 9 1 7 al 1 923, i tre segretari del Partito fra
il 1 9 1 9 e il 1 92 1 ; la maggioranza de ll'ufficio Politico fra il 1 9 1 9 e i l
1 924: 1 08 membri su 1 39 del Comitato Centra le, nominato nel
1 934.

27
I GRANDI ENIGMI

scere, sentire e qualche volta prevedere ciò che succe­


deva al Cremlino, si guardava in occasione delle Feste,
chi era a destra e a sinistra di Stalin sul M ausoleo della
Piazza Rossa e, chi non c'era più; si leggeva tra le righe
dei giornali e, si notava la scomparsa di una tale fi rma
e l'apparizione di un'altra.
Chi erano allora all'esterno, coloro che allarmavano
o tentavano d'allarmare l'opinione pubblica ?
Certamente dei trotzkisti, Vittorio Serge e Trotzki
stesso.
In ogni paese i comunisti al potere e affiliati, molto
vicini al Komintern stavano all'erta.
Per molto tempo l'opinione mondiale s'interessò
maggiormente della salita al potere del fascismo ita­
liano, del nazismo e della guerra di Spagna, i nvece d i
occuparsi dei grandi processi e delle grandi purghe.
Ogni anno si notò una progressione sistematica
nell'ingranaggio folle instaurato.
1935. In Gennaio. a Mosca. davanti al collegio mili­
tare della Corte Suprema: Zinoviev, Kamenev, Edvo­
k imov e molti altri si trovarono sul banco degli imputati.
In totale diciannove.
Gregorio Zinoviev era nato nel 1 883. Egli aveva
militato nel partito comunista dall'età di 1 7 ann i ;
quindi era u n bolscevico della prima ora.
Venne eletto fra i componenti del Comitato clan­
destino del 1908 ed era d iventato il braccio destro d i
Leni n, con il q uale divideva l e responsabilità del partito
nell'emigrazione.
Il suo successo incominciò a tramontare all'epoca
della Rivoluzione, durante la quale diresse una oppo­
sizione contro Lenin e combattè la decisione di passare
all'insu rrezione. ma rimase sempre membro del Comi­
tato Centrale, poi, fin dalla sua creazione, appartenne
all'U fficio Politico. Era stato anche Presidente dei
Soviet di Pietrogrado, « la comune del Nord » e Pre-

28
DELLA VITA DI STALIN

sidente dell'esecutivo dell' Internazionale Comunista.


Kamenev apparteneva alla stessa generazione: era
entrato nel Partito nel 190 l ancora studente ed era
responsabile dell'organizzazione bolscevica nel Cau­
caso.
Collaboratore di Lenin, durante l'em igrazione,
d iresse la Prm·da dal 19 1 3 al 19 1 4.
Arrestato, deportato, liberato nell'epoca della
Rivoluzione. era anche lui un mem bro del Comitato
Centrale e dell'Ufficio Politico, vice-presidente del
Consiglio, Presidente del Soviet di M osca nel periodo
della guerra civile.
I due uomini, nell'opinione russa, erano collocati
nella gerarchia dei dirigenti, subito dopo Lenin e
Trotzk i.
N . Smirnov era nato nel 1 88 1 , operaio, aderente al
Partito dal 1 899, era stato membro del Comitato Cen­
trale al tempo di Lenin, ma anche membro del Comitato
militare rivoluzionario; commissario politico della
q uinta Armata Rossa, che aveva sovietizzato la Siberia,
indi commissario del popolo.
Evdokimov, era nato nel 1 88 1 . operaio taglialegna.
marittimo e rivoluzionario professionista. bolscevico
dal 1903, era stato commissario d'armata, dirigente dei
sindacati di Pietrogrado, membro della Commissione
Centrale del Partito.
B akaiev, insorto nel 1905, divenne bolscevico a 19
anni nel 1906, dopo aver fatto sei anni di prigione sotto
gli Zar.
Commissario politico del fronte di Pietrogrado,
d iresse la Tchéka durante la guerra civile, q uale membro
della commissione centrale di controllo.
Durante il processo, si organizzarono delle riunioni
nel paese, nelle q uali si reclamò l'esecuzione degli
accusati.
M a il processo venne instruito troppo in fretta .

29
l GRANDI ENIGMI

« partigiani di Zinoviev » furono arrestati il


22 Dicembre. Il verdetto della Corte dichiarò che:
« l'inch iesta non aveva rilevato nessun fatto che potesse
comprovare che le attività criminali dei partigiani di
Zinovi ev, avessero servito d' incitamento all 'assas­
sinio di K i rov . »
Zi novi ev venne condannato « soltanto» a IO anni
d i prigion e e Kamenev a 5 anni.
Nel contempo a L eningrado, una corte speciale
creata dal N . K . Y . D . (Osoboe Sovechtchonie pri
N . K . Y . D.) condannava senza alcuna procedura i
partigiani di Zinoviev e i sospettati.
N ei campi, i condannati e i deportati chiamarono
questa ondata di repressione col nome di « ondata
Kirov ».
Ad ogni insistente richi esta da parte del Partito, si
organizzava una campagna per provocare delle
« confession i » o dei « pentimenti».
Questo era l'ambiente descritto da E.S. Guinzbourg
nella : « Vertigine»: <dmmense sale stipate di gente,
fu rono trasformate in confessionali . . . Ci si pentiva di
non aver compreso correttamente la teoria della rivo­
luzione permamente. . . di essersi astenuti di votare
contro l'opposizione n el 1923 . . . d'aver conosciuto per­
sonal m ente qualche « pecca tore» . . . »
Antichi «oppositori » ( 1) o comunisti che non ave­
vano mai appartenuto a nessuna opposizione, furono
arrestati a centinaia in ogni città e villaggio.
Arresti « selettivi », poichè altri «oppositori » furono
lasciati per un po' di t empo al loro posto.
19 36. Il permesso di porto d'arme venne ritirato a
tutti i membri del Partito. M entre il razionamento era
arrivato al suo termine e la scarsità di viveri scompariva,
il 19 Agosto, i giornali pubblicarono un rapporto del

Stai in.

30
DELLA VITA DI ST ALI N

procuratore generale dell ' U . R .S .S. Vychinski, con­


cernente una nuova i nchiesta sull 'assassinio di Kirov.
Furono accusati di aver preso parte al delitto :
Zinoviev, Kamenev, Evdokimov e altri 1 3 membri,
supposti appartenenti a un « centro trotzkista-zino­
vievista unificato », erano accusati anche di aver pre­
parato degli atti di terrorismo contro Stalin, Vorochi­
lov, Jdanov . . .
I l primo dei grandi processi incominciò e durò fino
al 24 di Agosto.
Lo eh iamarono « il processo dei 1 6 >> poiché vi erano
1 6 accusati; per distinguerlo dal processo dei 1 7 (svolto
dal 23 al 30 Gennaio 1 937) nel quale figuravano i due
personaggi più importanti « Piatakov e Radek >>.
Seguì poi il processo del 2 1 , che si svolse a M osca dal
2 al 1 3 M arzo 1 938, in cui figuravano al primo posto degli
accusati, degli antichi collaboratori di Stalin : Rykov,
Boukharine, K restinski, Yagoda. Nello stesso tempo,
nel 1 937, il N . K.V.D. dirigeva i suoi colpi contro i capi
militari ; il capo dei servizi politici dell'esercito, Gamar­
nik, si uccise il l 3 Maggio.
Il 12 Giugno, una breve nota annunciò la condanna
a morte e l'esecuzione di 8 capi militari << spie e sabo­
ta tori », colpevoli di tradimento militare, di sabotaggio
alla difesa dell'U . R . S . S., di spionaggio a favore della
Germania fascista e di preparazione ad una d isfatta
militare dell'Unione Sovietica : essi erano il maresciallo
Toukhatchevksi, i generali Yakir, Ouborévitch, Kork,
Primakov, Poutna, Feldmann e Eidemann.
Durante il « processo dei 1 6 » davanti ai d iplomatici
e giornalisti stranieri, Zinoviev, Kamenev e gli altri
accusati, spiegarono con tutta tranquillità il loro ruolo
nell'assassinio di Kirov e i loro progetti, ideati per
uccidere Stalin e M olotov.
Un solo accusato, Smirnov - sedicente portavoce
del trotzkismo nel l ' U nione Sovietica - d ivenne recai-

31
l GRANDI ENIGMI

citrante e smentì quanto da lui d ichiarato ; i suoi coim­


putati lo ricoprirono d i rimproveri.
Malgrado il processo fosse stato fatto pubblica­
mente, si svolse però in violazione delle regole più
elementari di procedura giudiziaria. Nessuna prova
materiale, nessun documento furono presentati alla
Corte, con i q uali potessero accertare la colpevolezza
degli accusati. Rimasero soltanto le « deposizioni » e le
« confession i » contradditorie degli accusati.
Essi furono inoltre privati del d iritto di essere assi­
stiti; degli avvocati stranieri che avevano offerto la loro
assistenza ricevettero il rifiuto di perorare la causa
degli accusati .
Il processo fu breve, le confessioni uniformi, consi­
stenti in una enumerazione dei differenti delitti com­
messi. o anche più sovente, semplicemente progettati
dal « centro » e dai suoi membri.
In q uell'epoca, 1 936, il Partito e il Popolo avevano
ancora fiducia in Stalin, nel N . K . V . D. e nel corso della
giust izia .
La grande maggioranza dei Sovietici credettero alle
confessioni degli accusati e approvarono la loro esecu­
ZIOne.
Sarebbe difficile a credere che molti ex-oppositori
ancora in libertà avessero condiviso l'opinione degli
altri, sulla sincerità delle deposizioni di Zinoviev e
Kamenev.
Ma, essi erano completamente annientati dall'ira
che si era d iffusa nel paese, e che una propaganda
massiccia aumentava sempre più; essi si affrettarono
a disapprovare per iscritto Zinoviev e Kamenev,
rinnovando la confessione dei loro errori passati,
dichiarazione che la stampa si affrettò subito a
pubblicare.
Questo. primo fra i grandi processi di M osca, ebbe
un \alorc d'esempio per tutti quelli che seguirono e

32
DELLA VITA DI STALIN

spiegò sotto un nuovo punto di vista il meccanismo


del terrore, dal q uale tre principi risultarono messi in
evidenza.
Primo di tutto, il principio della concatenazione.
Durante il processo, il procuratore generale Vy­
chinski fece confessare agli accusati di essere legati
con « altri crimina l i » fra i quali dei vecchi bolsce­
vichi. come Boukharine. Rykov. Tomski. Rad ck.
Piatakov . . .
Il 2 1 Agosto, l a stampa pubblicò i l testo d'una
comunicazione del procuratore generale, con la quale
domandava di aprire una nuova inchiesta « sulla
cospirazione fomentata dalle persone citate al pro­
cesso ».
L'opinione pubblica abilmente manovrata dagli
agitatori politici, fece coro nelle officine e negli
uffici. nel corso delle riunioni improvvisate, doman­
dando che piena luce fosse fatta .
Rykov e Boukhari ne erano già agli occhi dell 'opi­
nione pubblica dei sospettati, anche se conservavano
i loro posti . . . anche se poteva trattarsi d'un umo­
rismo nero, se non fosse stato così grave . . . poichè le
lzrestia pubblicarono q uesto testo, accompagnato
da un articolo di fondo, mentre nella stessa pagina del
medesimo giornale, figurava il nome del Redattore
Capo che era sempre Boukharine.
In secondo luogo veniva applicata la tecnica della
tregua.
Nel Settembre 1 936. l 'inchiesta non potè fornire
delle prove contro Boukharine e Rykov, per cui
l'affa re venne considerato archiviato.
Boukharine rimase dunque redattore capo della
IZl'estia, ma era pedinato.
Le sue comunicazioni telefoniche erano ascoltate:
la sua famiglia era seguita e la sua corrispondenza era
censurata.

33
l GRANDI ENIGMI

Durante le feste tradizionali del 7 Novem bre (l )


nella Piazza Rossa, vi era un uomo braccato che si
dissimulava con sua moglie nelle tribune, invece di
collocarsi, come d'abitudine, in alto sul mausoleo d i
Lenin, insieme a l gruppo degli uomini al potere.
A . M . Larina, sua moglie, raccontò più tard i : «Dall 'alto
dell'ed ificio, Stalin notò Boukharine: vidi subito una
guardia dirigersi verso di noi. Ero sicura che portava
l 'ordine a N icola lvanovitch (2) di partire, oppure
·

veniva per arrestarlo.


» La guardia salutò e d isse : Compagno Boukharine
il compagno Stalin mi mandò ad informarti che non
sei al tuo posto e ti prega di salire sul mausoleo. ))
Capriccio o divertimento di tiranno?
Gioco del gatto e del topo ?
L'anno dopo, Boukharine sarà fucilato. Prevale il
principio di far ricadere le colpe su un predestinato.
Yagoda, commissario agli Affari interni, capo del
N . K . V . D. , era un servitore fedele di Stal in. Ma egli
ne sapeva troppo sull'affare Kirov e sui primi processi,
per cui la sua missione venne considerata compiuta .
Egli non era più utile.
I l 25 Settembre 19 36, Stalin e Jdanov i nviarono da
Sotchi un telegramma al Politburo, redatto in q uesti
termini: « Noi considereremo urgente nominare il
compagno Ejov commissario agli Affari Interni
( N . K.V. D . ). Yagoda, il cui compito era q uello di
denunciare i membri del blocco trotzk ista-zinovievista,
non si era rivelato all'altezza della situazione. ))
L'indomani, Yagoda venne nominato commissario
alle Comunicazioni, ma ben presto tolto da q uesto
posto e arrestato.

Anniversario della Rivol uz ione d'O ttobre .

2 Ossia: N.l . Boukharine. suo mar ito.

34
DELLA VITA DI STALIN

N . l . Ejov Io sostituì alla testa del N . K . V . D.


N on occorreva preparare i grandi processi del
1 937 e quelli del 1 93 8 ?
I n seguito a « missione compiuta )) , Ejov venne
destituito, arrestato e fucilato: Béria, un Georgiano
come Stalin, prese le redini dell'Alta Polizia Politica.
Alla fine degli anni venti, Ejov era un oscuro segre­
tario d'Obkom nel Kasakhstan. Nel 1 929 divenne
sotto-commissario all'Agricoltura del l ' U . R . S . S. Nel
1 930 fu assegnato all'apparato del Partito, dove di­
venne capo delle sezioni « assegnazioni )) e « dei q uadri ))
del Comitato Centrale.
Durante questo periodo, egli ottenne la benevo­
lenza di Stalin per la sua devozione ed obbedienza
incondizionata al « capo)), come pure per il suo zelo,
crudeltà e mediocrità.
Il periodo delle purghe, sotto la sua d irezione, prese
un aspetto talmente smisurato, che i russi l'ebbero
qualificata con il suo nome, cioè « Ejovchtina)) per
stigmatizzare il suo ruolo, e che Medvedev definì :
« uno dei più vergognosi periodi nella storia del
Paese. ))
Dal 1 3 al 30 Gennaio 1 937, Piatakov, Radek,
Sokolnikov, M ouralov e le loro << comparse )) , appar­
tenenti tutti ad un gruppo di vecchi tenori del Partito,
erano sul banco degli accusati .
Youri Piatakov, 47 anni, figlio di un ricco indu­
striale, parlava parecchie l ingue.
Anarchico a 1 7 anni, bolscevico a 20 anni: si fece
notare per i suoi scritti teorici sull'emigrazione.
Si rivelò uomo d 'azione durante la Rivol uzione :
Presidente del Consiglio dei commissari del popolo
in Ucraina nel 1 9 1 7, egli organizzò la lotta clandestina
contro i Bianchi.
Fu preso, condannato a morte e liberato dalle
guardie rosse alla vigilia della sua esecuzione. Egli

35
l GRANDI ENIGMI

di resse la spedizione in Crimea, in una maniera


« tanto originale quanto intrepida » disse Klara Zetkin.
Dopo la vittoria egli d ivenne uno dei grandi tecnici
dell'economia: uno dei sei bolscevichi citati da Lenin
nel suo : « Testamento »: il solo, con Boukharine della
giovane generazione.
Fu vice-presidente del Consiglio dell 'economia
nazionale, presidente del Tribunale supremo. Fu
membro del Comitato Centrale a partire dal 1 92 1 .
Karl Radek, veterano del movimento social-demo­
cratico polacco-tedesco. Durante la guerra si avvicinò
a Lenin e, a partire dal 1 9 1 7, rese più saldi i legami
internazionali dei bolscevichi .
Nel 1 9 1 9, mentre s i trovava in missione i n Germania
per assistere alla fondazione del Partito comunista, fu
arrestato dopo le giornate di Gennaio e trascorse
parecchi mesi in prigione. Sebbene fosse formalmente
membro del Partito dal 1 9 1 7. fu nominato membro
del Comitato Centrale adempiendo le sue funzioni dal
1 9 1 9 al l 924: divenne membro dell'Esecutivo dell'Inter­
nazionale e « sostenitore )) del Partito tedesco.
G regorio Sokolnikov, 49 anni : era un autentico
bolscevico : figlio di un medico, militava nel Partito
comunista dall 'età di 1 7 anni: egli emigrò. terminando
a Parigi i suoi brillanti studi di diritto e d 'econom ia
pol itica .
Compagno di Lenin in Svizzera, ritornò in Patria
insieme, dove diresse in seguito la Prl/1'(/a, con Stalin.
Commissario politico sui diversi fronti della guerra
civile: egli si occupava anche di questioni finanziarie,
materia per la quale era specialista. Fu commissario
del popolo alle Finanze nel 1 9 1 8 : poi dal 1 922 al
1 926, diresse la nazionalizzazione delle Banche effet­
tuandone la riforma finanziaria.
Fu membro del Comitato Centrale a partire dal­
l 'Agosto del 1 9 1 7.

36
DELLA VITA DI STALIN

Leonida Serebriakov, 49 anni. Operaio a 9 anm,


bolscevico a 1 7 anni.
Fece il giro nel 1 9 1 2 dei gruppi clandestini, insieme
a Ordjonikidzé emissario di Lenin, allo scopo di
organizzare la famosa conferenza di Praga, dalla
quale ne uscì il Partito bolscevico che trionfò nel
1 9 1 7. Fu arrestato al ritorno e passò tanti anni in
prigione quanti ne passarono nella sua lotta clandesti­
na. Fu un combattente della guerra civile; per le sue
qualità umane, venne nominato segretario del Comi­
tato Centrale: funzione delle più delicate, da lui
assunta nel periodo 1 920 e 1 92 1.
Per questo processo detto «dei l 7)) (è necessario per
il numero degli accusati, differenziarlo dal processo
« dei 1 6)) del 1 936 '?): tutto fu identico, tanto per la
cornice, q uanto per lo svolgimento davanti il collegio
militare supremo.
Vi assistette perfino lo stesso Procuratore Generale,
il temibile Vychinski, anima dannata di Stalin.
La maggior parte degli accusati, come si è visto,
avevano partecipato a tutte le lotte dal periodo pre­
rivoluzionario fino alla Rivoluzione d'ottobre e la
guerra civile.
Verso il 1925, tutti avevano contribuito a sostenere
Trotzki, con la conseguenza della loro esclusione dal
Partito. Ma, all'inizio degli anni trenta, allorché
Trotzki fu proscritto, essi si separarono da lui, per cui
futono reintegrati nel Partito e vennero affidati loro
dei posti importanti nei differenti ministeri.
Durante il processo vennero accusati di appartenere
al cosidetto « Centro parallelo)), ossia di avere orga­
nizzato degli atti di terrorismo (compreso anche
l'assassinio di Kirov), di fare dello spionaggio, di
tentare di provocare una guerra con la Germania
nazista e il Giappone, preparando la disfatta del­
l' Unione Sovietica.

37
I GRANDI ENIGMI

Essi. secondo le accuse, si auguravano anche di


ristabilire il capitalismo in U. R . S . S . , promettendo le
regioni dell'Amur - e la costa del Pacifico al Giap­
pone, la Bielorussia alla Polonia e l' Ucraina alla
Germania, allo scopo di ottenere l'aiuto di q ueste tre
potenze. Esisteva una sola differenza di rilievo rispetto
al processo del 1 936: questa volta, dei funzionari
degli uffici, vennero nominati difensori. Nessuno fra
di loro tentò di difendere il proprio cliente, nè tan­
tomeno di discutere i rapporti forniti dall'inchiesta.
Nessuno degli accusati potè intrattenersi libera­
mente con il proprio avvocato.
Il N . K . Y . D .. essendo convinto dell 'efficacia del
suo sistema «d'inchiesta », invitò al processo un gran
numero di corrispondenti e di diplomatici stranieri.
Ma. anche questa volta. non venne portata alcuna
prova materiale in appoggio all'accusa.
Non appena il procuratore annunciò che alcuni
documenti dei « servizi segreti » sarebbero stati pre­
sentati alla Corte, venne pronunciato l'ordine d i
proseguire il processo a porte ch iuse.
Il processo fu una ripetizione perfetta di q uello
dell 'anno precedente: i nuovi accusati, come quelli
del 1 9 36, chiamarono direttamente in causa Boukha­
rine e Rykov.
Essi spiegarono i loro legami contro-rivoluzionari
con questi ultimi. dando dei dettagli particolareggiati.
Ancora prima della fine del processo, Rykov venne
esonerato dalle sue funzioni e la fi rma di Boukharine
sparì dalla l:::l'estia.
l due « sospettati » ricevevano quotidianamente a
casa loro degli elenchi di confessioni estorte a degl i
« elementi di destra » dal N . K . Y . D. con i soliti mezzi
coercitivi, per fatti nei q uali erano d irettamente
coinvolti .
1 938- Processo di Boukharine e processo di Rykov.

38
DELLA VITA DI STALIN

Gli arresti, le confessioni, le condanne di queste


due colonne della R ivoluzione bolscevica colpirono
il mondo comunista.
Anch'essi traditori ? Ma perchè, ma come?
I due uomini da più di un anno si sentivano braccati.
Rykov pensava di suicidarsi, ma la famiglia lo
dissuase, in quanto il suo gesto poteva eq uivalere a
riconoscere la propria colpa.
Boukharine nel suo appartamento al Cremlino
faceva lo sciopero della fame. M algrado ciò tutti e
due erano ancora membri del Politburo. I loro com­
pagni dell' Ufficio politico furono abilmente prevenuti
contro di essi dal N . K . Y . D., che fece loro pervenire
dei documenti comprovanti la colpevolezza dei due
funzionari, collaboratori alla pari .
Stalin invitò Boukharine a recarsi da lui per ren­
dergli conto della propria condotta.
Si svolsero due dialoghi senza senso, con Stalin
dapprima ed in seguito con Molotov.
Sta/in: Contro chi è diretto il tuo sciopero della
fame, Nikola i ; contro il Comitato Centrale del Partito?
Sei completamente scheletrico. ( 1 ) Domanda al Plenum
di farti perdonare q uesto tuo sciopero della fame.
Boukharine: Perchè? In ogni modo voi vi accingete
ad escludermi dal Partito.
Sta/in: Nessuno ti escluderà dal Partito, N ikolai .
R iportiamo il dialogo con M olotov.
Boukharine: Non sono nè Zinoviev, nè K amenev e
non pronuncerò mai delle false accuse contro me
stesso.
Molotol': Se non confessi, questa sarà la prova che
sei un fascista. I loro giornali dicono che i nostri
processi sono delle provocazioni ; ti arresteremo e tu
confesserai .

Lo sciopero della fame di Boukharine durava d a 1 5 giorni.

39
l GRANDI ENIGMI

Boukharine: Questo è un tranello.


Non c'è definizione più cinica dell'etica del processo
di M osca, di quella fornita da Molotov, contenuta nel
falso sillogismo : ��se non confessi, sei colpevole: se
sarai arrestato, confesserai. >>
I sospettati cercarono di difendersi, di scolparsi d i
fronte al Comitato Centrale, per sfuggire così a l
Tribunale speciale.
M a, nel corso del Plenum la voce di Stalin cadde
come un colpo di mannaia: « Lasciate il N . K . V . D .
occuparsi di questo affare. >>
Alla fine del febbraio 1 937, Boukharine, Rykov e
altri 1 9 furono arrestati : il processo ebbe inizio nel
marzo 1 93 8 e l'inchiesta giud iziaria proseguì per un
anno .
Fu l'ultimo dei grandi processi politici dei : « nemici
del popolo. >>
Chi erano gli accusati ?
A quanto pare la fila degli uomini della vecchia
guardia bolscevica sui banchi degli accusati terminò
dopo il terzo processo e la comparizione di N i cola
Boukharine, chiamato da Lenin, « il figlio d iletto del
partito)) .
Egli era nato nel 1 888; era figlio d 'insegnanti ; stu­
dente brillante e militante precoce, bolscevico nel
1 906, d ivenne rivoluzionario di professione: fu più
volte arrestato, ma appena libero divenne uno dei
dirigenti bolscevichi.
Nell'agosto 1 9 1 7, venne eletto al Comitato Centrale.
In d icembre fu nominato redattore della Pnmla e
membro dell' Ufficio Politico.
Negli anni 1 920 era considerato dal Partito, come
uno dei suoi principali teorici.
Alessio Rykov. 57 anni. Figlio di contadini : studente,
fu arrestato a 19 anni per avere organizzato una
manifestazione al l o M aggio: fu uno dei primi militanti

40
DELLA VITA DI STALIN

professionisti delf Iskra, uno dei primi partigiani di


L enin, bolscevico della prima ora.
Quale organizzatore dei comitati clandestini, par­
tecipò nel 1 905 al Congresso di Londra e venne eletto
a 24 anni membro del Comitato Centrale.
Poi, ritornò in Russia e divenne membro del Comi­
tato Centrale nell'agosto 1 9 1 7. Commissario del
popolo per gli affari interni l'indomani dell'insur­
rezione. divenne presidente del consiglio dell' Eco­
nomia nazionale nel 1 9 1 8 e membro dell' U llìcio Poli­
tico nel 1 923.
Nicola K restinski. 53 anni. Studente; mil itò nel
Partito a 1 8 anni, poi nel 1 9 1 4 iniziò a lavorare in
officina. Nel 1 9 1 7 d irigeva i bolscevichi degli U rali e
venne eletto al Comitato Centrale in Agosto. Dal
1 9 1 9 al 1 92 1 , fu segretario del Comitato Centrale e
membro dell'Ufficio Politico.
Cristiano Rakovski. 66 anni. Rivoluzionario euro­
peo piuttosto che russo. Nacq ue in Bulgaria, divenne
socialista a 1 6 anni e fece in Francia dei brillanti studi.
Divenne d eputato in Romania, redattore capo del
giornale socialista rumeno, egli polemizzò contro i
socialisti francesi durante la guerra.
N el 1 9 1 9, fu nominato membro del Comitato
Centrale, e ricoprì la carica di Presidente dei com­
missari del popolo della Repubblica Sovietica d' Ucrai­
na fino al 1 923.
Il gruppo dei 21 accusati era più che eterogeneo.
Ol tre i vecchi dirigenti del deviazionismo «di
destra )), Boukharine, Rykov, c'erano anche degli
uomini che non avevano mai appartenuto a nessun
gruppo d'opposizione, come vecchi membri del­
l'estrema-sinistra.
Questo processo venne dunque battezzato con la
denominazione di un « blocco di trotzkisti e di uomini
di destra )).

41
I GRANDI ENIGMI

In più dei capi d'imputazione invocati al processo


del 1 936- 1 937 e riconfermati in questa nuova occa­
sione: ( assassinio di Kirov, complotto organizzato per
uccidere Stalin, ecc. ) ; Boukharine, Rykov e gli altri
furono accusati degli assassinii di Gorki, Kouybichev
e V . R . M enjinsk i ; di tentato omicidio contro Lenin
nel 1 9 1 8 e, del tentativo di tradire il proprio paese,
cedendo ad una potenza straniera, non solamente
I' Ucraina, la Bielorussia e l'Estremo Oriente, ma
anche l'Asia centrale e la Transcaucasia.
Gli imperialisti britannici dovevano essere i bene­
ficiari di questo accordo, in quanto gli accusati
lavoravano in stretta collaborazione col loro servizio
di spionaggio dal 1 92 1 al 1 922.
Fin dalla prima ud i enza, il giudice V. V. U lrickh
lesse l'atto di accusa e chi ese a ciascuno degli accusati :
« Riconoscete la vostra colpevolezza '? ».
Boukharine, Rykov e Yagoda risposero « Si » .
La risposta d i Krestinski creò invece una sorpresa :
« Non mi riconosco colpevole: non sono trotzkista ;
non ho mai fatto parte del « blocco d ei trotzkisti e
d egli uomini di destra ». Non ero nemmeno al corrente
dell'esistenza di questo blocco: non ho mai commesso
nessun d elitto di cui mi si accusa e in modo assoluto
nego di aver avuto d ei contatti con i servizi di spio­
naggio ted eschi . »
M algrado l e insistenze d el procuratore generale
Vychinski, l 'accusato K restinski non cedette.
U l rikh, ripetè la sua domanda, ma ricevette la
stessa risposta ferma ed incrollabile.
Poi interrogò gli altri prigionieri che confessarono
la loro colpa e ne seguì la sospensione d ell'udienza
per 20 minuti.
Ch e cosa avvenne durante questo intervallo ?
S enza dubbio, si modificò l'ordine d elle interro­
gazioni.

42
DELLA VITA DI STALIN

Quando Vychinski chiese a K restinski di confermare


alcune asserzioni fatte in preced enza, quest'ultimo
negò nuovamente le d eposizioni da lui esposte e ·

firmate durante l'inchiesta preliminare.


Vychinski si sforzò a lungo per convincerlo a non
insistere sulla sua ritrattazione, ma K restinski non
si piegò, anzi si rifiutò di spiegare perchè egli aveva
fatto una d eposizione menzognera prima d el processo .
Tutti i corrispondenti stranieri a M osca, alla fin e
del l'udienza, accorsero a telegrafare l'incredibile noti­
zia.
K r estinski n egò tutte le confessioni che gli erano
state estorte n el corso d ell'istruttoria .
Il d iabolico Vychinski ritornò alla carica durante
l 'udienza del pomeriggio, ma inutilmente. Fu soltanto
l'indomani che K restinski crollò e smentì le sue ritrat­
tazioni.
Si può trarre la d eduzione di q u esto capovolgimento
in seguito al racconto di una dottoressa d elle prigioni,
che durante la notte intravide Krestinski coperto di
sangue e di lividure dopo un solenne p estaggio.
L'indomani, giorno delle confessioni il N . K . V . D .
provvide a fornire un « doppione» del ruolo d i Kre­
stinski; la storia non era ancora stata risolta; per
dimostrare l'illegalità e la falsificazione d el processo,
dopo un'ultima domanda, Boukharine rispose a
Vyschinski con una formula atroce: « La confessione
d egli accusati non era l ' essenziale; era una concezione
medioeval e e retrograda della giustizia. >>
Ora questi tre processi del 1 9 36, 1 937, 1 93 8, che
trascinarono la maggior parte d egli accusati al plotone
d ' esecuzione, poggiavano esclusivamente sulle con­
fessioni ( 1 ).

l La maggior parte degli accusati dei grandi processi di Mosca


furono fucilati. Alcuni furono condannati a pene detentive: Platnov.

43
l GRANDI EN IGM I

Epilogo di quest'ultimo dei grandi processi politici :


Trotzski, il proscritto, venne condannato a morte in
contumacia.
U no staliniano, Ramon M ercader, lo assassinò in
M essico n el 1 940. Questi grandi processi non furono
tutto.
Essi accompagnarono delle purghe in tutti i gradi del
Partito, della polizia, fino alle città e villaggi i più arre­
trati e alle circoscrizioni amministrative secondarie.
È mai possibile enumerare ciò che non è calcolabile?
S econdo q uanto disse M edvedev, le grandi purghe
d el 1 936- 1 938 si abbatterono su milioni di p erson e
c h e erano sconosciute a Stalin e che non minacciavano
seriamente il suo potere. Perchè ?
Concatenazione di cause ed effetti ?
La formula più corrente utilizzata ai tempi di
Stalin per giustificare il giustificabile era un vecchio
adagio russo : « Quando si taglia del l egno, i truccioli
volano. »
Ejov diceva: « In q u esta lotta contro i fascisti, ci
saranno delle vittime i nnocenti. Ma noi lanciamo un
attacco molto importante contro il n emico e non
dobbiamo preoccuparci se saremo indotti a urtare
contro q ualcuno. E molto meglio far soffrire dieci
innocenti che lasciar scappare una spia. »
L'eliminazione di ciascun dirigente d el Partito era
accompagnata dall'arresto di centinaia, perfino di
migliaia di persone che gli erano l egate, direttamente
o indirettamente.
Stalin sparse la voce che esisteva una organizzazione
segreta fascista, una « q uinta colonna » che pen etrava
in tutti i pori della società sovietica. . . Le p erson e
arrestate erano obbligate a confessare non soltanto la

Rakovski, Bessonov, Radek, Arnold furono fucilati o dichiarati


dispersi in occasione di un trasferimento da un campo all'altro.

44
DELLA VITA DI STALIN

propria colpa, ma anche di denunciare i loro complici


ed alleati .
Alcuni servizi del N . K . Y . D. avevano anche stabi lito
delle norme: se il secondo segretario d'un comitato
« d 'Oblast)) doveva designare almeno venti « complic i ))
il primo segretario doveva allora comprometterne
q uaranta . . . N emici di classe, nemici del popolo, la
nozione di quinta colonna apparve al N . K . Y . D . con
Ejov, che eq uivaleva al titolo di traditore.
Vi restava ancora in U . R.S.S. una forza intatta ed
era l'Esercito. Il Cremlino l'attaccò nel giugno 1 937.
Dei documenti fa lsificati inventati di sana pianta :
gli uni grazie alla Gestapo, trasmessi a Praga per
essere d ivulgati a Mosca, gli altri preparati dal
N . K . Y . D . con delle complicità tedesche nonchè tutti
e due insieme, condannarono il vice-commissa rio alla
Difesa. il maresciallo Toukhchevski e tutti i membri
dello Stato Maggiore.
Da un po' di tempo Toukhtchevski era già sotto
accusa.
Il suo nome era stato citato a parecchie riprese nel
gennaio 1 937, al processo degli accusati appartenenti al
«centro trotzkista )).
N ella notte dall' I l al 1 2 Giugno 1 937, un distacca­
mento della sezione operativa speciale del N . K . Y . D .
fucilò nel cortile della prigione Lefortovo, il mare­
sciallo Toukhatchevski e i suoi compagni, gli ufficiali,
generali Yakir, Ouborevitch, Kork, Eid emann, Feld­
mann, Primakov e Poutna.
Alla vigilia, la Pra i'Cia, aveva diramato il seguente
comunicato : « Dopo l'istruttoria, venne rinviato da­
vanti al Tribunale il processo contro Toukhtchevski ,
Ouborèvitch, Kork, Eidemann, Primakov e Poutna,
arrestati dagli organismi del commissarv<�.to del popolo
all'I nterno.
Questi d et enuti vennero accusati d'infrazione al

45
l GRANDI ENIGMI

dovere militare (giuramento). di tradimento verso


la Patria, di tradimento verso l'Armata rossa operaia
e contadina.
Gli el ementi raccolti durante l'istruttoria avevano
permesso di stabilire la partecipazione degli accusati,
ad un colpo di Stato, in collegamento con gli ambienti
militari dirigenti d'uno degli Stati stranieri, i quali
seguirono un'attività d enigratoria nei confronti d el­
I' U . R . S . S .
L a stessa sorte subì il G enerale Gamarnik c h e in
seguito si suicidò.
Le note delle spese che il giovane ufficiale Toukht­
ch evski avrebbe fatto durante il suo tirocinio nel­
l'esercito tedesco. l'indomani d el la prima guerra mon­
diale sarebbero state falsificate in « somme riscosse
per d elle attività di spionaggio per conto dei nazisti ».
Il IO M aggio, cioè un mese prima d ella sua esecu­
zione. venne convocata al Cremlino. da Vorochilov e
il capo della segreteria particolare di Stal in, M ekhliss,
una riunione di uttìciali gen eral i .
L'atmosfera fu tempestosa.
I militari protestarono contro l'ingerenza d e
N . K . V . D . nell' Esercito. M ekhliss pronunciò le se­
gu enti parole: « l traditori saranno smascherati in un
avvenire molto prossimo . »
La sera stessa Stalin tel efonò in casa di Toukhat­
chevski.
La conversazione che segue scaturisce certamente
dai resoconti di pa recchi storici. che ha il valore di
simbolo circa i metodi da loro usati .
Stalin chiese a Toukhatchevski notizie della sua
salute.
« Sto bene, grazie: per quanto concerne la seduta . . .
» Comprendo ciò che pensi, rispose Stalin. H o
appena preso conoscenza d el rapporto confidenzial e
odi erno ed è una delle ragioni per le quali t i ho

46
DELLA VITA DI STALIN

chiamato. Penso che M ekhliss s'è spinto un pò troppo.


>> P er non dire di più, compagno Stai in.
» Non gli ho nascosto il mio parere, credilo. Qual e
sciocchezza di esporre chiaro e tondo i termini del­
l'affa re. Noi sappiamo bene, M ichele Toukhatchevski,
che ti sei comportato nel la mani era più conforme allo
spirito del Partito.
» Lo credo, Y ossif Vissarionovitch. ( 1 )
» Hai completamente ragione, interruppe Stalin.
Questa stupida storia con Radek ... e le frottol e di
M ekhliss per soprapp"iù . Che cosa bisogna fare ? Sono
circondatò da persone ottuse; d evi comprendere l e
d ifficoltà d ella mia situazione.
» Lo capisco molto bene, Yossif Vissa . . .
» C ertamente i l tuo nome venne per malasorte pro­
nunciato . . . Che cosa possiamo fare se non esprimere il
nostro rincrescimento ? N ell'atmosfera in cui viviamo.
sarebbe molto meglio che non si propagassero questi
pettegolezzi . Non bisogna spettegolare. . . Natural­
mente, io so che tutto ciò è il frutto di sciocchezze e men­
zogn e. . . Ma in attesa di giorni migliori, che ne diresti di
andare a respirare l'aria pura sulle rive del Volga'?
» Come mai, compagno Stali n ?
» Ti potrei esonerare dalle tue funzioni di vice­
commissario alla difesa e nominarti comandante della
R egione militare del Volga. Questa è una d ecisione del
Consiglio d ei commissari.
» Come tu vuoi. Yossif Vissarionovitch .
» Soltanto. per amor del cielo. non riscontrare m
questa decisione alcuna sventura . . . Evid entemente in
apparenza sembra una retrocessione. ma in realta ho
l'intenzione di tenerti in riserva per i giorni d ifficili che si
annunciano, durante i q uali avrò un grande bisogno
del tuo genio militare. M i comprendi, non è vero ? »

l l nomi di Stal i n .

47
l GRANDI ENIGMI

Toukhatchevski venne arrestato durante il suo


viaggio in treno, mentre si stava dirigendo verso il
suo n uovo posto di comandante del d istretto militare
del Volga. Egli ritornò a Mosca il 23 M aggio 1 937.
Dalla stazione fu condotto direttamente nella prigione
di Lefortovo, dove ritrovò tutti i suoi amici. ad ecce­
zione del capo della Direzione politica dell ' Esercito,
I an Gamarnik, che si era suicidato la notte stessa del
suo arresto .
I l IO Giugno, il maresciallo venne informato che la
Corte marziale suprema lo condannava a morte.
Venne data l'autorizzazione a sua moglie di fargli
visita per l 'ultima volta, ma non gli fu concesso di
vedere la sua bam bina.
L'esecuzione di Toukhatchevski e dei general i
rappresentò il preludio alla terribile epurazione che
avrebbe fatto piazza pulita dell 'armata rossa e che
doveva fino al dicembre 1 93 8 privarla di 30 000 ufficiali
generali e superiori, che risultarono mancanti al­
l ' U . R . S . S . durante l'attacco tedesco del 1 94 1 .
I lya Ehrenbourg scrisse nelle sue memorie : « Ricordo
una giornata terribile mentre eravamo presso Meyer­
hold. Eravamo seduti a guardare una mpnografia di
Renoir, allorchè ! . P. Belov, comandante d'armata,
entrò nella stanza, molto emozionato. Senza tener
conto del fatto che Liouba ed io eravamo presenti con
Meyerhold, egli incominciò a raccontare il processo
di Toukhatchevski e degli altri generali. Belov era
membro del Collegio M ilitare del Tribunale supremo.
Erano seduti di fronte a noi e ci guardavano fissi
negli occhi. »
M i ricordo ancora l'osservazione che fece allora
Belov :
« Domani, sarò io al loro posto . ))
Egli non si faceva molte illusioni.
I generali Belov e Dybenko, che presiedevano il

48
Boukharine, Kamenev, Trot::ky, Zino l'iev, Ka/inine
e Radek,
a/la riunione plenaria del/a III0 lnterna::iona/e.
DELLA VITA DI STALIN

Tribunale militare d el la prigione L efortovo dove


Toukhatchevski venne fucilato, seguirono la stessa
sorte, alcuni mesi più tardi.
Sopravvenne un silenzio che durò degli anni.
D egli esseri che non si parlarono più ; che si evi­
tarono per la paura della contaminazione: delle
vittime, dei vigliacchi ; oltre a ciò la minaccia incom­
beva su di loro: l'arrivo della polizia segreta, di un
arresto, di un Tribunale eccezionale, e poi chi lo sa,
d'un plotone d'esecuzione oppure trasferiti in un
campo dove non avrebbero ricevuto più notizie.
Paura per sè stessi, per la propria famiglia, amici e
parenti, e per coloro che erano stati subalterni o che
erano tuttora dipendenti, i quali poco o tanto avevano
contribuito al successo della loro carriera e che pote­
vano trasformarsi in artefici della loro perdita.
L'epurazione colpì ovunq ue, senza nessuna esclu­
sione: i l Comitato Centrale del P.C. dove su 1 39 mem­
bri, 1 08 eletti al X V I I" congresso del 1 934 furono
arrestati; il Soviet delle regioni e delle R epubbliche:
vennero attaccati anche i Sindacati e i Komsomols ( 1 )
e perfino l ' esercito.
L'epurazione venne estesa anche n el N . K . V. D . :
n ei servizi d'informazione, i n quelli del la giustizia,
nonchè ai membri del Komintern e deii'Intel lighenzia.
Non una famiglia potè sfuggire indenne a questa
terribile repressione.
Si possono comprendere i sentimenti d el la paura,
dei timori e del la vigliaccheria di cui sono pervasi tutti
gli animi e le loro conseguenze, ma l'universo del la
confessione è un mondo in cui non si può penetrare.
La prigione, gli interrogatori, i pestaggi, trascinano
un essere umano a crollare, a rinnegare la sua vita,
a calunnia re, distruggere e distruggersi.

Organi della gioventù comunista .

49
l GRANDI ENIGMI

Ventitrè anni dopo l'esecuzione di Boukharine, la


vedova scrisse una lettera ai dirigenti del Cremlino,
mentre stavano preparando la riabilitazione del vecchio
discepolo di Lenin. Era il 2 1 Marzo 1 96 1 .
In occasione della sua ultima visita al marito nella
prigione, la vedova A.M. Larina, aveva imparato a
memoria attraverso le sbarre che la separavano dal
condannato, una lettera che Boukharine aveva scritto:
« alla futura generazione dei dirigenti del Partito » e
che non potendo trascriverla, aveva comunicato a
viva voce alla moglie.
Ecco il testo da lei inviato al Cremlino :
« La mia vita termina. Abbasso la mia testa sotto
l'ascia del carnefice, che non è quella del proletariato,
che deve essere senza pietà, ma anche senza macchia.
» Sento di essere ridotto all'impotenza davanti a
questa macchina infernale, la quale, senza dubbio con
l'aiuto di metodi medioevali, ha acquistato un potere
gigantesco, fabbrica la calunnia a catena, agisce con
audacia e certezza.
» Dzerjinski ( l ) non c'è più.
» Le notevoli tradizioni della Tchéka (2) sono a poco
a poco cadute nell'oblio, mentre prima era l'idea
rivoluzionaria che ispirava tutti i suoi atti, che giusti­
ficava la sua crudeltà verso i nemici, proteggeva lo
Stato contro la Contro-Rivoluzione . . .
»Oggi, l a maggior parte dei pretesi servizi del
N . K. V . D . dipendono da una organizzazione dege­
nerata di burocrati imbecilli e corrotti, Iautamente
pagati, che si servono dell'antica autorità della
Tchéka per appagare la passione morbosa di Stalin
alla ricerca di sospettati (per non dire di più) ; essi

Primo capo della polizia e della Tchéka.

2 La polizia politica.

50
DELLA VITA DI STALI N

lottano senza tregua per l 'avanzamento nella carriera


e nella gloria, tramano le loro abbiette macchinazioni,
senza comprendere che nello stesso tempo distruggono
sè stessi, poichè la Storia non tollera i testimoni del­
l'ignobile.
>> Ogni membro del Comitato Centrale, ogni membro
del Partito può essere eliminato in ogni momento da
« questi servizi che fanno miracoli >> oppure che lo
presentano quale traditore, terrorista, deviazionista e
spia. Supponendo che Stalin avesse avuto dei dubbi
circa i suoi metodi, sarebbe stato immediatamente
incoraggiato a continuare.
>> Al disopra del Partito si sono alzate delle notti
tempestose. La mia testa innocente di tutto ciò che
la si accusa, trascinerà cadendo, migliaia d'altre
teste . . .
>>Appartengo a l Partito dall'età d i 1 8 anni e lo
scopo della mia esistenza è sempre stato quello di
lottare per gli interessi della classe operaia e per la
vittoria del socialismo.
))In questi giorni, il giornale che porta il nome sacro
di Pravda (verità), stampa la ignobile menzogna che
io, Nikolai Boukharine, abbia voluto annientare le
vittorie d'ottobre e ristabilire il capitalismo.
)) . . . Se più di una volta ho commesso degli errori sui
metodi da impiegare per edificare il socialismo, che la
posterità non mi giudichi severamente più di quanto
non fece Vladimir Ilitch ( 1 ) .
>> Malgrado la via non fosse ancora stata tracciata,
ci si incamminava verso un solo e medesimo scopo.
))Altri tempi altri costumi.
>>La Pravda allora, consacrava tutta una pagina ai
dibattiti; tutti discutevano alla ricerca dei metodi e
dei mezzi migliori per il bene del popolo; si litigava e

l I nomi di Lenin.

51
l GRANDI ENIGMI

poi ci si riconciliava, avanzando di nuovo tutti


insieme.
»Mi appello a voi, generazione futura di dirigenti
del Partito, di cui uno dei compiti storici consisterà
nel fare l'autopsia di questa mostruosa nuvola di
delitti che prolifera in questa epoca spaventosa,
accendendosi come una fiamma che soffoca il Partito.
»Mi appello a tutti i membri del Partito ! In questi
giorni, forse gli ultimi della mia esistenza, ho fiducia
che presto o tardi la Storia saprà cancellare questa
ignominia di cui oggi sono accusato. Non sono mai
stato un traditore.
»Avrei dato, senza esitare, la mia vita per Lenin ;
amavo Kirov; e non ho mai fatto nessun tentativo
contro Stalin.
>>Chiedo a una generazione giovane e nuova di diri­
genti del Partito di leggere la mia lettera al Plenum
del Partito, di discolparmi e di reintegranni nei ranghi.
Sappiate, compagni, che su questa bandiera che accom­
pagnerete nel cammino vittorioso del comunismo, c'è
anche una macchia del mio sangue.» N. Boukharine.
Che cosa si può dire di fronte a questo documento ?
Esso rivela la tragedia personale d'un uomo, ma
nello stesso tempo la sua incapacità a comprendere
per gli altri, il senso degli avvenimenti.
La tenuta dei processi è tale che Boukharine difende
solo sè stesso ; egli sottolinea che non ha tentato nulla
contro Stalin, da cui risulta che il Partito e la sua
compattezza monolitica passano ancora una volta
oltre tutto.
Come mai, soltanto alcuni giorni dopo aver fatto
imparare questa lettera a memoria alla moglie, Bouk­
harine è disposto ad accettare pubblicamente di con­
fessare l'inconfessabile? O più esattamente, come Ejov
e Beria si comportavano per ottenere dai prigionieri
delle deposizioni che conducevano alle confessioni ?

52
DELLA VITA DI STALIN

Potevano resistere'!
R esistere? Ma come? E chi si arrischiava '!
Uno d ei più popolari membri del Partito, Sergio
Ordjonikidzé, commissario dell'industria pesante nel
1 9 1 7, vi si arrischiò.
G eorgiano come Stalin : il loro ultimo colloquio fu
uno d ei più burrascosi. Sergio si ostinava ad affermare
che non voleva affatto condividere delle responsabilità
per q uanto non aveva alcun potere d'imped ire.
Fra di loro, non esisteva più amicizia, nè fiducia,
tutto era stato distrutto.
Ordjonikidzé morì in seguito ad una crisi cardiaca
oppure da una pallottola'! Suicidato oppure assassi­
nato ?
I medici che avevano firmato il rapporto medico
concernente la sua morte vennero tutti arrestati . . .
e fucilati.
La morte d'Ordjonikidzé, lo sciopero d ella fame
di Boukharine, i dinieghi di K restinski durante il suo
processo non servirono a nulla.
Questi soli casi , furono delle eccezioni.
M olti scrittori e storici tentarono di spiegare l'uni­
versalità di queste confession i : Koestler, M erleau­
Ponty, Anne K riegel e, recentemente Arturo London
e Roy M edvedev.
Due detenuti, gettati da Ejov in una cella segreta,
parlano fra di loro.
U no di essi era un ex-inquisitore della Ghepeu.
« Che cosa sarà di noi?
>> Un certo numero di prigionieri sarà rilasciato per
sottolineare la svolta. Gli altri saranno mandati al
campo.
» Quale principio verrà adottato per questa divi­
sione?
» Il principio del caso. La gente cerca sempre d i
complicare le cose».

53
l GRANDI ENIGMI

Difatti il caso metteva in atto tutti i mezzi a dispo­


sizione nell'interno delle categorie che, ad un dato
momento fornivano il tipo di colpevole di cui ci si
voleva sbarazzare.
N emico di classe, poi n emico del popolo, i nfin e
traditore o complice della 5 ° colonna, a seconda della
tesi che Stalin utilizzava durante il Plenum del
Febbraio 1 937 :
« S empre più noi avanzeremo e conseguiremo dei
successi, il furore dei resti delle classi sfruttatrici i n
rotta aumenterà : essi ricorreranno ben presto a del l e
forme d i lotta più acute; essi nuoceranno allo Stato
Sovietico, e si aggrapperanno a dei procedimenti d i
lotta i p i ù disperati, come all'ultimo ricorso d i
uomini votati alla loro rovina . »
Gli accusati nei grandi processi di M osca, come
dopo la S econda Guerra M ondiale, nelle democrazi e
popolari, erano dei comunisti : trotkisti, zinovievisti,
oppositori di sinistra, membri di un centro, d'un
gruppo, uomini di destra, ecc.
Più tardi, medici ebrei, vecchi membri del Komin­
tern, vecchi volontari d elle brigate internazionali .
È in seno a queste categorie che l a polizia politica
operò d elle selezioni : per esempio, essa arrestò
Zinoviev che venne condannato in giornata, ma n ello
stesso tempo lasciò nelle sue funzioni un « zinovie­
vista » o un « uomo di d estra » o membro d'un gruppo
spesso immaginario che vennero condannati in seguito.
Ogni processo diede luogo ad un'amalgama di
candidati alla colpevolezza.
Un passo di più verso l'universalità della confes­
sione; ogni accusato aveva d iritto di avere addetto
un inquirente.
Pochissimi Sovietici ne hanno parlato.
Arturo London, si, dopo il suo processo in Cecoslo­
vacchia.

54
DELLA VITA DI STALIN

Sistema sorprendente q u ello d ell'inquirente, che si


può definire un « confessore» che desid era giocare a
carte scoperte con l'accusato e che si rivolse a London
con q u esti t ermini:
« È capitato a voi, signor London, perchè eravate
rimasto molto tempo i n Occidente, dove laggiù occu­
pavate delle funzioni importanti : eravate il respon­
sabil e e in più avevate d elle relazioni internazionali
molto estese. Poi, voi siete d'origine ebrea . . . avevate
tutte le q ualità rich i este per il nostro concetto e lo
scopo che perseguiamo < 1 ). »
Le « q ualità rich i este>>, i criteri che permettono la
costituzione di gruppi d'accusati, erano di parecchi
ordini : socio-professionali (tecnocrati o medici); cri­
terio ideologico (mancanza di vigilanza, attaccamento
ad un gruppo condannabile); criterio culturale ( l egami
con lo straniero) famigliare o etnico.
Alcuni di essi, presi singolarmente, non erano
sufficientemente incriminabil i ; riuniti insi eme ad altri
formavano una pratica da sottoporre a giudizio.
Per esempio, Stalin, figlio d'un calzolaio, molto
povero nutriva un odio particolare per q u esti rivolu­
zionari che avevano vissuto all'estero, teorici più bril­
lanti di lui, che non erano altro che dei « cosmopoliti ».
Non erano tutti, a suo parere, dei privilegiati ?
La notevole gerarchia degli strati sociali - i Sovi e­
tici non amavano la parola classe fabbricata dallo
stalinismo - faceva pensare ad essi (e continua tuttora
in Russia), che i membri importanti d el Partito erano
e sono dei privilegiati .
In un periodo di scarsità di viveri, come avvenne
fra il 1 930 e il 1 940. essi disponevano di buoni speciali
per i magazzini più riforniti e si facevano consegnare.
presentando la carta d el Comitato Centrale i prodotti

Art uro London. La Conf"e.uione.

55
I GRANDI ENIGMI

introvabili per il pubblico al primo piano del Goum


di Mosca.
Essi disponevano di appartamenti più grandi, del
telefono e una macchina per un gruppo di funzionari,
oppure individuale a seconda del grado; vettura
sontuosa o modesta, con autista o senza, a seconda
dell'importanza del funzionario.
È per questo che Boukharine accusava questi
funzionari del Partito di «opportunisti corrotti » ?
Se all'origine l'istituzione d i questi privilegi poteva
essere giustificata, in quanto il militante responsabile
doveva essere libero da preoccupazioni personali per
adempiere le sue mansioni con la massima cura, è
pur vero però che questa istituzione era diventata un
SO (l rassoldo per il Partito e i suoi dignitari.
E sufficiente, attualmente, di constatare a Mosca, il
fosso che separa colui che viaggia in macchina Zill,
in Ziss, in Volga (che corrispondono a delle categorie
molto distinte) e quelli che fanno la coda per l'autobus
o il taxi.
Imprigionato e seguito dal suo «inquisitore », il
comunista conservava una linea tipo nel suo compor­
tamento fino alla cella segreta e il campo. L'esempio
di Alessandro Weissberg ( l ) a proposito dei suoi
compagni di detenzione è tipico.
« Nell'Unione Sovietica, gli uomini del Partito
parlavano in maniera del tutto particolare sufficiente
a distinguerli dagli altri cittadini. Si riscontrava in
loro un portamento disinvolto completamente carat­
teristico. Essi avevano preso l'abitudine di considerarsi
i padroni del paese ed anche nel fondo delle prigioni si
credevano tali ».
Eugenia Guinzbourg nel Vertige fa rilevare che nella
cella vicina, Sacha, segretario d'un comitato di dipar-

Alexandre Weissberg : L'A ccusé (Fasquelle).

56
DELLA VITA DI STALIN

ti mento, teneva « un certo tono protettore» nei riguardi


di due ingegneri senza partito, imprigionati con lui.
In ciascuno dei processi, era necessario tenere conto
di questo statuto iniziale del dignitario comunista in
una soci età meticolosamente gerarchizzata.
Forse allora, si può comprendere perché la popo­
lazione accettava con convinzione le condanne a
morte dei grandi processi. come una specie di legame
fra il Padrone del Cremlino e il suo popolo, di fronte
ai dignitari .
Annie K riegel pensava che si trattasse « d'un dispo­
sitivo la cui potenza simbolica santificata dalla p·ad i­
zione, rinforzava la leggittimità del sistema c o m u ­
nista ».
A considerare tutti i processi conosciuti nel loro
insi eme, i capi d'accusa erano straordinariamente poco
numerosi : trotzkismo, spionaggio, sabotaggio, com­
plotto, cospirazione; legati o accompagnati da capi
d'accusa annessi o conglobati nei primi : sionismo,
nazional ismo borghese, perfino cosmopolitismo e
mancanza di vigilanza. Il lavoro essenziale degli
specialisti della Sicu rezza, durante l'istruttoria, cioè
dopo l'arresto degli accusati e « in collaborazione con
essi » consisteva nell'enumerare gli uni insieme agl i
altri in un quadro di concezione d' insieme dell'affare:
concezione il cui schema iniziale veniva stabilito prima
dalle istanze dei più alti personaggi : all 'occorrenza :
Stalin, Molotov, e Yagoda, poi Stalin, Molotov e
Ejov, poi Stalin, Molotov, Jdanov, e Béria, con il
consenso e la collaborazione tecnica di Vych inski,
il procuratore generale.
Espressione mimetizzata delle volontà prestabilite
dal Creml ino, tale appariva il procuratore generale
Vych inski.
L 'uomo apparteneva alla generazione degli accusati
dei grandi processi di M osca.

57
l GRANDI ENIGMI

Quando per la maggior parte di essi erano già dei


rivoluzionari professionisti, egli era avvocato.
Dal 1 902 al 1 907 era stato membro del partito
operaio social-democratico, nella sua frazione men­
scevica.
Nel 1 907 pareva egli avesse rinunciato alla politica
per consacrarsi alla sua professione.
Nei mesi precedenti la Rivoluzione, egli era a
M osca, membro di secondo piano, del partito men­
scevico avversario dei bolscevichi.
Le sue biografie ufficiali furono estremamente
discrete sulla sua attività ed il suo ruolo durante la
guerra civile; venne nominato successivamente lettore,
poi professore all' Università di Mosca e dopo la
disfatta dell'opposizione, nel 1 928, egli ricoprì la
carica di Rettore.
La sua ascesa durante gli anni in cui s'imponeva
l'autorità di Stalin fu rapida : prima di tutto direttore
dell'I nsegnamento superiore, divenne procuratore del­
Ia R . S . F . S . R . nel 1 93 1 ; condirettore dell ' U . R.S .S. nel
1 93 3 ; procuratore generale nel 1 935.
Egli aveva già pronunciato le sue req uisitorie contro
dei vecchi bolscevichi nei processi a porte chiuse e la
sua prima requisitoria contro gli accusati dell'Agosto
1 936 aveva dato il tono, al quale si uniformarono tutti
gli altri processi. I commenti della stampa ufficiale a
suo riguardo furono allora dei più lusingh ieri : « egli
aveva denunciato i vili avventurieri che avevano tentato
di pestare con i loro sporchi piedi i migliori fiori più
profumati del giardino socialista, dando loro gli
epiteti di mentitori e d'istrioni.
Nei tre grandi processi politici di Mosca, sui q uali
ci siamo basati per il nostro studio, abbiamo potuto
constatare uno stesso punto di partenza : l 'assassinio
di Ki rov nel 1 934.
Ad ogni processo si progredì a stadi con l'enun-

58
DELLA VITA DI STALIN

ciazione di differenti tecniche. La prima era la cosidetta


tecnica di concatenazione delle idee ; poi . la tecnica
della tregua, ossia gli accusati erano lasciati per un po'
di tempo ad esplicare le loro funzioni fino al giorno del
loro arresto, in cui aveva inizio la tecnica della con­
fessione, come stiamo cercando di spiegare.
Di fronte agli accusati c'erano sempre i fautori delle
iniziative accusatrici : grandi sacerdoti d'una inqui­
sizione permanente.
Stal in. M olotov. Jdanov e Vychinski.
Braccio secolare di questa i nquisizione era il
N . K . V . D. che rappresentava una polizia politica sorta
dalla prima Tchéka, i cui capi erano intercambiabili
- Jagoda, Ejov, Béria - in nome del principio
« del rigetto», a « missione compiuta », principio da
noi precedentemente evocato.
Alla base di questo braccio secolare c'erano i
funzionari del N . K . V . D .
C'erano senza dubbio, tutte l e specie di funzionari
al N . K . V.D. anche nel momento stesso in cui il terrore
stalin iano aveva raggiunto il suo punto culminante.
Alcuni credevano sinceramente di dover lottare
·
contro dei nemici del regime sovietico, dei sabota tori
e spie.
M olti soldati e giovani ufficiali del N . K .V . D . igno­
ravano che si tenessero in prigione non soltanto dei
criminali, ma anche milioni di persone oneste.
Al tri funzionari che erano al corrente del la verità,
non si rendevano conto delle ragioni di q uesta spa­
ventosa tragedia. per cui cercavano sovente di aiutare
dei prigionieri in una maniera o nell 'altra.
M a la maggior parte dei subalterni di Ejov e di
Béria avevano un modo d'agire del tutto differente.
Essi sapevano bene che i loro padroni erano dei
criminali e le loro vittime degli innocenti, ma malgrado
ciò, scaturiva dalla loro coscienza un desiderio sadico

59
l GRANDI ENIGMI

d'inventare delle « accuse )) per estorcere delle con­


fessioni.
Molti membri del N. K.V.D. che erano stati dei
buoni comunisti o membri onesti del Komsomol, non
raggiunsero i ranghi del N . K .V . D. per la loro incli­
nazione, ma perchè era stato dato loro l 'ordine e, vi
contribuirono anche tutti i tipi d' influenze.
Innanzitutto essi ebbero paura di trovarsi a loro
tu rno prigionieri e questo timore trionfò su tutti i
loro altri sentimenti.
Inoltre esisteva in atto una spaventevole selezione
nel seno stesso del N . K.V. D . : alcuni fu nzionari veni­
vano scartati e i più cattivi dovevano passare attra­
verso le maglie della rete.
Molti, ed è un fatto che non si deve trascurare,
fu rono corrotti dal potere illimitato che Stalin accordò
al N. K . V . D . per il trattamento ai prigionieri .
Il personale del N . K . V . D. riceveva un addestra­
mento speciale destinato a renderlo capace di eseguire
qualsiasi ordine, anche il più delittuoso .
Le brigate speciali dei seviziatori. per esempio.
comprendevano d'abitud ine degli allievi delle scuole
del N . K . V . D. cioè dei giovani dai ( g ai 20 anni.
Si conducevano i prigionieri nelle camere di tortura,
come gli studenti in medicina venivano avviati nei
laboratori di dissezione: è così che diventavano dei
sadici tiranni.
U n gran numero di seviziatori, dipendenti d'Ejov
e di Béria vennero eliminati durante il periodo stali­
niano; altri furono puniti nel 1 953- 1 955 e dopo i l
XX" Congresso.
Fin dall'istruttoria si provvide a dividere gli accu­
sati in gruppi : colpevoli e complici .
M a. nel corso di questa stessa istruttoria. allor­
chè « la q uota prevista )) veniva superata, si poteva
far passare un accusato da q uesta categoria, q uale

60
DELLA VITA DI STALIN

per esempio « di colpevole » a quella di « com­


plice >>.
Eugenia Guinzbourg aveva spiegato molto chiara­
mente :
<< Dapprima sono stata accusata di trotzkismo, ma
in seguito gli inquisitori hanno cambiato i termini
dell'inchiesta: la « quota prevista» dei trotzkisti era
stata raggiunta; allora si passava nella categoria
delle persone « troppo concilianti », oppure « naziona­
listi ottusi » o « tacciati d'immaturità politica e di
mancanza di vigilanza».
Però fra tutti i delitti quello che li sovrastava in
gravità, era l'accusa di trotzkismo.
Nell'ideologia inquisitoria staliniana, Trotzki rap­
presentava il diavolo ed il trotzkismo era l'opera di
Satana.
Gli accusati, i prigionieri, coloro che popolavano
i campi di concentramento ne erano coscienti.
Chamalov nei suoi racconti di Kolima, ha descritto
i fatti con una emozione profonda ( 1 ). Krist portava
sul suo libretto di condannato l'iscrizione infamante
« T » che significava: trotzkista.
Una impiegata che l'amava, e che era addetta alle
scritture, con il pericolo della sua vita, cancellò sul
registro dell'ufficio la lettera « T ». Ma, rimaneva
ancora la dicitura (K. R.T.D. : attività trotzkista rivo­
luzionaria).
Se la lettera « T » era scomparsa dalla pratica,
figurava sempre la menzione K .R.T.D. e questo
piccolo segno l'aveva condotto nelle miniere d'oro
dove vi erano meno di 60 gradi sotto zero di tempera­
tura e che l'aveva spinto alle soglie della morte in
seguito alla pena dei lavori forzati . . .
L e quattro lettere incollate sul viso di Krist rappre-

Chamalov : l Racconti di Kolyma (Denoel).

61
I GRANDI ENIGMI

sentavano il segno della bestia, una bestia che biso­


gnava abbattere.
Fermiamoci a considerare un istante.
N on si tratta di sapere nell'annedoto succitato di
Krist, se egli fosse trotzkista o colpevole di attività
trotzkista controrivoluzionaria, oppure innocente.
Non si tratta di sapere nell 'altro esempio presentato
sopra, quello di Guinzbourg, se fosse colpevole
oppure complice. La colpevolezza in sè stessa non ha
importanza.
L'importante è soltanto questo ; riuscire a convin­
cervi durante il corso dell'istruttoria. vostro malgrado,
della vostra colpevolezza che è il primo passo verso
la confessione.
L'accusato è prima di tutto colpevole.
Alcuni dei dirigenti mandati davanti al plotone
d'esecuzione, non sono stati ai tempi della loro
grandezza, colpevoli di diniego della giustizia ?
E anche se sono innocenti d i qualsiasi altro delitto,
non sono stati partigiani d ' una politica in opposizione
a quella di Stalin ?

In un sistema perfettamente gerarchico e stagno,


ove ciascuno era responsabile ad un solo livello, dove
ogni mutamento di punti di vista diversi era vietato ;
dove ognuno deteneva una sola responsabilità, cioè
una verità parziale, come pure una colpevolezza
potenziale parziale.
Poichè non esisteva altra verità all'infuori di q uella
del Partito e che il giudizio veniva espresso in conse­
guenza, non sarebbe stata una pura ingenuità da
parte dell'accusato invocare la verità ?
Tutte le testimonianze che fiorirono dopo la desta­
linizzazione, sia Weissberg, Guinzbourg, London,
Dombrovski ( 1) o lgnotus, fecero capire che gli

Il Comerwtore delle A111icllità ( J u lliard).

62
DELLA VITA DI STALIN

accusati ne erano pienamente coscienti e che nei


momenti più delicati dell'istruttoria, gli inq uisitori ,
questi confessori responsabili della creazione d'un
processo, non tentavano di dissimu lare alle future
vittime, che essi stessi non credevano e non avevano
bisogno di credere alla verità del delitto.
« Perchè non preparare le proprie confessioni . . .

perchè non scrivere delle menzogne credibili . . . )) Colpe­


volezza, colpevole, sono delle parole vuote di senso.
Occorrono dei criminali che, secondo quanto
espresso da Annie K riegel ( l ))) pur essendo soggetti­
vamente innocenti potevano tuttavia essere considerati
oggettivamente colpevoli >> .
1 936, 1 937, 1 938, 1 939 : i processi si susseguirono.
Tutti quelli che, poco o molto, s'interessavano
aii ' U . R.S.S. si sentirono scossi di fronte alla presen­
tazione di tante accuse e di tanti delitti confessati
pubblicamente da uomini che sembravano conservare
lucid ità di ragionamento e sangue freddo.
Nel Tribunale presenziavano soltanto gli uomini
della Ghepeu o del N . K.V.D. ma, non c'erano dei
giornalisti e dei diplomatici stranieri, incaricati d'infor­
mare l'opinione mondiale.
L'accusato durante Io svolgimento del processo
esponeva la sua autocritica con un compiacimento
morboso e, salvo qualche piccola stonatura, tutto
procedeva seguendo la formula prestabilita.
Venti anni più tardi soltanto, con l'avvento al
potere di Kruscev, egli revisionò uno degli aspetti
più tenebrosi della storia contemporanea.
La tesi staliniana, divulgata dalla stampa comunista
ufficiale era quella della logica. I n essa veniva affer­
mato che, dei traditori appartenenti alla direzione
del Partito, avevano organizzato una vasta rete di

l Grandi Processi nei Sistemi conwnisti (Gal limard).

63
I GRANDI ENIGMI

congiure i cui obiettivi erano di: assassinare il segre­


tario generale del Partito; consegnare al nemico il
paese socialista e restaurare il capitalismo.
Queste cospirazioni erano state preparate in colla­
borazione con i servizi segreti delle Potenze straniere,
ma soltanto la vigilanza del Partito aveva permesso
di scoprire in tempo cospiratori e criminali, ed in
seguito alle prove accumulate, castigarli.
Fra i rari testimoni occidentali che poterono assi­
stere a tutti i processi in cui la stampa era ammessa,
citeremo Walter Duranty ( l ) corrispondente a Mosca
del New York Times dal 1 920 al 1 943.
Il suo libro dopo la Seconda Guerra Mondiale,
servì come base dì lavoro per i « lettori » delle Uni­
versità d'Harvard, di Cambridge e gli assistenti di
- Scienze Po - che cercavano d'illustrare i procedi­
menti dell'Unione Sovietica per staccarsi dall'imma­
gine tradizionale del « bolscevico con il coltello fra i
denti » .
I giudizi d i Duranty, u n autentico Inglese, nutrito
dì tradizioni vittoriane, sono del tutto stupefacenti
per un Occidentale.
Forse vi si può vedere in questi ultimi, una semplice
ammirazione senza limiti per il « regime d'ordine»
instaurato da Stalin.
In ogni modo la maniera con cui Walter Duranty si
lasciò sviare è per lo meno sorprendente.
Ecco le sue spiegazioni, che sono state pubblicate
all'Ovest soltanto nel 1 943, cioè in un'epoca in cui si
cominciava a bisbigliare sul ruolo del N.K.V.D. e di
Stalin nell'ecatombe avvenute dal 1 936 al 1 939 e più
precisamente in quelle sopratutto, che decapitarono i
corpi degli ufficiali superiori dell'Armata Rossa, alla
vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

W alter Duranty: Storia della Russia sovietica.

64
Il Procuratore generale Vychinski,
accusatore numero uno,
dei Processi di Mosca.
DELLA VITA DI STALIN

Del resto, .questa testimonianza della situazione in


q uell'epoca, proveniva da un giornalista che viveva in
permanenza a Mosca, per cui non poteva mancare di
essere al corrente dei mormorii che serpeggiavano
nel Paese.
« . . . Senza avere nessuna intenzione blasfema, spiegò
Walter Duranty, si può affermare che la dialettica
materialistica è uno dei sacramenti della religione
marxista, la quale carica i suoi fedeli di u na catena di
logica altrettanto forte ed impegnativa come q uella
della fede nelle religioni rivelate.
La loro logica diceva loro che la Germania nazista
avrebbe sferrato il suo attacco, la cui fase preliminare
sarebbe stato il dominio di tutte le anime russe . . .
Ora, quali spiriti erano più facili a d essere corrotti,
se non quelli della vecchia opposizione, i cui membri
provavano tutti insieme, un'ostilità personale contro
Stalin, l'amarezza della loro disfatta e la sete di risalire
al potere?
« Tutto ciò può sembrare complicato e un ragiona­
mento stiracchiato, ma in realtà è semplice e vero,
fornendo inoltre la sola spiegazione ragionevole di
ciò che stava accadendo in Ru ssia.
I bolscevichi presero alla lettera la propria logica ;
non appena ammettevano che i nazisti li avrebbero
attaccati (e a buon diritto la Storia Io confermò) ne
venne come conseguenza che in ogni affare di tradi­
mento, grande o piccolo, tramato in Russia, doveva
esserci l ' ingerenza tedesca.
Se l'intervento tedesco non appariva a prima vista,
come avvenne per l'affare Kirov, bisognava cercarlo
a tutti i costi finchè non fosse definitivamente accertato.
« . . . Col passare del tempo, q uesta ipotesi, che del
resto era già per loro una certezza logica, venne con­
fermata da un susseguirsi di fatti. È necessario ricor­
dare che Zinoviev, Kamenev e compagni furono

65
I GRANDI ENIGMI

tradotti in udienza pubblica, quali complici del­


l'assassinio di Kirov e d'altri capi sovietici in conni­
venza con dei nemici stranieri soltanto nell'Agosto
1 936, cioè dopo l'inizio della guerra civile spagnola.
« Il processo di Zinoviev, di Kamenev e del cosi­
detto centro di Leningrado )), nell'Agosto 1 936, fu
il primo dei quattro processi di tradimento sensazio­
nali, durante il quale si venne a conoscenza dell 'elenco
degli altri processi.
« In tutto, sessanta individui furono giudicati, con­
dannati, e una mezza dozzina circa fucilati. Ad ecce­
zione di un piccolo gruppo di segretari e di piccoli
funzionari, tutti avevano appartenuto ad un rango
elevato nella gerarchia civile o militare.
« l processi furono tutti tenuti davanti al Tribunale
militare supremo dell'Unione Sovietica, ossia ciascun
giudizio era stato emanato da un Consiglio di guerra.
Ora anche nei paesi occidentali, la procedura militare
differisce in maniera considerevole dalla procedura
civile. Ma in Russia q uesta differenza risultava più
forte ancora, perchè i bolscevichi sentivano che il loro
paese era minacciato, malgrado non fossero ancora
in guerra, e quindi erano spinti dalla necessità di
difendere la loro esistenza.
La guerra non era ancora stata dichiarata, ma essi ,
per così dire, la sentivano latente, e il tradimento lo
giudicavano fin da allora colpevole, come se le truppe
nemiche fossero già in marcia contro di loro.
« Come da me già citato, nella Russia sovietica era
di regola nei processi per tradimento, che gli imputati
non comparissero in udienza pubblica prima di aver
già riconosciuto la loro colpevolezza. In altri termini
i processi per tradimento venivano decisi in realtà
dall'inchiesta preliminare, che in certe occasioni pote­
va d urare dei mesi e il processo pubblico era di fatto
ciò che i Russi stessi chiamavano « un processo d i

66
DELLA VITA DI ST ALI N

dimostrazione >>, tenuto pubblicamente con la triplice


intenzione di far conoscere al paese tutte le circostanze
del delitto, di determinare il grado esatto di colpevo­
lezza di ciascuno degli accusati e di fissarne la pena.
« Uno di questi processi, quello dei generali, si
svolse quasi a porte chiuse e, negli altri tre casi tutte
le testimonianze concernenti le relazioni degli imputati
con degli agenti stranieri furono sentite in condizioni
analoghe.
Per conseguenza, la fase dei processi, che era in
realtà la più importante, corse il rischio di sfuggire
completamente agli osservatori stranieri.
<< l processi segnarono un ordine progressivo nella
gravità delle accuse di tradimento. Ogni volta, le
relazioni degli imputati con degli agenti stranieri,
venivano immaginate sempre più colpevoli. Sul mo­
mento non si fece molta attenzione a tutto ciò, ma
in seguito si constatò lo stretto parallelismo esistente
fra la netta progressione nelle accuse con l'intensifi­
carsi dell'attività di H itler in Europa.
Per esempio, il primo processo presentò l'accusa
di collusione con degli stranieri nel complotto per
l'assassinio di Stalin e altri capi sovietici. Nel secondo
processo, la sentenza del Tribunale accusava l' imputato
di aver cospirato « con l'intenzione di accelerare un
attacco armato diretto contro l ' Unione Sovietica e
di aiutare degli aggressori stranieri ad impossessarsi
del suo territorio».
Questi termini implicavano chiaramente che il
Tribunale militare supremo considerava ormai acqui­
sito il legame fra i cospiratori sovietici e i piani nazisti
d'invasione. Al terzo processo il maresciallo Tout­
khatchevski e i suoi colleghi furono dichiarati colpe­
voli d'aver preparato un colpo di Stato militare con
l'aiuto di una potenza straniera, la quale in cambio
doveva beneficiare di concessioni territoriali in Ucraina.

67
l GRANDI ENIGMI

« Il q uarto processo confermò la tesi definitiva del


Cremlino a proposito dei quattro complotti : Il
Cremlino scorgeva gli elementi intimamente legati in
un solo e stesso intrigo.
Come d ichiarò il procuratore generale Vych inski
nel suo ultimo discorso :
>> Questo gruppo d'imputati non era altro che un
distaccamento avanzato di provocatori e d'incendiari
nazi-fascisti. Sotto la direzione dei servizi segreti
tedeschi , giapponesi e altri, questa squadra di banditi
lavorava per aiutare i governi nazi-fascisti a rovesciare
il governo sovietico . »
« . . . I l primo processo pare sia stato i l più strava­
gante e q uello che ha colpito di più, ma le ombre d i
du bbio e d'irrealismo che n e risultarono furono così
forti e nauseanti, che anche i successivi processi ne
furono inquinati.
» Tuttavia, fra coloro che osservarono il compor­
tamento e ascoltarono le deposizioni di uomini come
Piatakov, ex vice-commissario all'industria pesante e ,
Mouralov, che a M osca, al momento della Rivolu­
zione, aveva condotto i Rossi alla vittoria, nessuno
potè pensare per un istante, che fossero stati sotto­
posti a dei metodi di terrore oppure drogati. Piatakov
dimostrò dal principio alla fine un perfetto dominio di
se stesso, parlando con calma, lucidità e la logica
impassibile d'un professore d'Università, q uando si
rivolge agli studenti. Egli non manifestò nè debolezza,
nè esitazione sia nel suo aspetto che nel tono del suo
linguaggio; il suo atteggiamento era quello di un
uomo che aveva rinunciato alla speranza di vivere.
ma che si potrebbe d ire, voleva liberare la sua co­
scienza, mettere le cose a posto prima della fine.
» . . . Le ultime parole di Boukharine, un tempo il
più intimo amico di Lenin e il principale interprete
della dottrina bolscevica, furono un capolavoro d'elo-

68
DELLA VITA DI STALIN

quenza. Con una voce impostata chiaramente egli


enumerò la successione di errori e di divergenze
ideologiche, che gradualmente Io avevano reso un
traditore e un cospiratore, nella piena forza di questi
odiosi termini. Egli respinse fortemente l'ipotesi che
la sua attitudine o le sue confessioni fossero state
influenzate in qualche modo dalla somministrazione
di droghe, da minacce, o da torture fisiche e morali ( I ).
» Poco tempo dopo il processo di Toukhatchevski,
venne affermato che la Ghepeu aveva appreso dai
servizi d'informazione cechi, che dei colloqui criminali
erano intercorsi fra lo Stato maggiore tedesco e il
maresciallo, in occasione della sua ultima visita a
Praga e Berlino ».
C'erano delle ragioni per credere a queste voci che
circolavano nel paese, dal momento che a Praga,
Toukhatchevski aveva incontrato il generale ceco
Sirovy, il ministro degli Affari Esteri Benès e un altro
dirigente ceco, per mettersi d'accordo sulle misure da
prendere insieme contro Hitler, nel caso quest'ultimo
avesse attaccato la Cecoslovacchia. Nessun segretario
l La tesi sviluppata da W alter Duranty fu ben lontana dal convin­
cere un giornalista e scrittore sovietico. come llya Ehrenbourg il
quale. durante una conversazione con lo storico sovietico Medvedev
(ma. ben inteso, dopo la destanilizzazione. poichè Ehrenbourg era
prudente . . . ) spiegò, a proposito del processo Boukharine al quale
vi assistette: << Erano certamente Boukharine, Rykov, Krestinki,
Rozengolts e Rakovski quelli seduti al banco degli accusati. ma il
loro atteggiamento era inerte, letargico. Essi recitavano la loro
testimonianza con una voce meccanica, senza le intonazioni e la
maniera con cui si esprimevano abitualmente.

» A lcune frasi risuonavano senz'altro nella forma del loro stile,


ma nell'insieme il loro vocabolario era più vicino a q uello di un
impiegato d'ufficio di media cultura, con un frasario mai usato
sino allora. Nello stesso tempo, essi non davano l'impressione di
persone che fossero state recentemente sottoposte ad una tortura
prolungata ». Secondo Ehrenbourg: sarebbe stata somministrata a
molti prigionieri una specie di droga che annientava ogni volontà. »

69
l GRANDI ENIGMI

assistette alla conversazione e nessuno prese delle


annotazioni.
Tuttavia, il servizio d'informazioni ceco a Berlino,
città dove Toukhatchevski si fermò due giorni al suo
ritorno da Praga, inviò al Sig. Benès un rapporto
sorprendente.
Il rapporto affermava che le alte sfere militari
tedesche e la Gestapo erano completamente informate
del colloquio di Praga fra Toukhatchevski, Benès e
Sirovy.
Il rapporto citava dei fatti e delle precisazioni che
soltanto il maresciallo poteva fornire ai tedesch i .
Benès inorridì oltre ogni limite nell'apprendere che
Toukhatchevski aveva divulgato ai Tedeschi il con­
ten uto della riunione di Praga e s'affrettò ad informare
Mosca.
Per il loro « colpo di Stato » contro Stalin, Toukhat­
chevski e i suoi compagni contavano sulla guardia al
Cremlino, nonchè sugli allievi della Scuola M ilitare del
Cremli no, la cui obbedienza sembrava loro di averla
già acq uisita.
Poichè nutrivano dei dubbi sulla massa dell'Esercito
e della Nazione, essi domandarono aiuto ai Tedeschi
offrendo loro in cambio pare, dei vantaggi economici
e politici in Ucraina e nel Caucaso del Nord . >>
Walter Duranty aveva trovato facilmente la spie­
gazione dell'inspiegabile, seguendo un ragionamento
che non poteva dispiacere agli Staliniani .
L a sua dimostrazione, malauguratamente cadde d a
sè, come n e diede l a prova K ruscev, i n occasione del
XX" congresso.
Bisognava trovare la verità .
M olte ipotesi sono state fatte per spiegare la conca­
tenazione dei fatti che portava l'imputato alla con­
fessione.
Fra le più conosciute, qualcuno ricorda quella

70
DELLA VITA DI ST ALI N

fornita da Arturo Koestler nel suo libro dal titolo :


Lo ::: ero e finfinito, opera scritta fin dal 1 939, ed è il
caso di sottolineare, sulla base d'una seria informa­
ztone.
Partendo da q uesta opera si è arrivati ad una defi­
nizione: la confessione, è la forma suprema di dedizione
rivoluzionaria, allorchè il rivoluzionario non possiede
nient'altro di cui possa spogliarsi all'infuori del suo
onore personale di comunista ( 1 ) : ma da allora con la
destanilizzazione abbiamo avuto altre testimonianze.
Ma, fra tutte le opere consacrate alla letteratura del
Partito. il documento più importante appare senza
du bbio il Diario di P.l. Chabalkine.
Arrestato nel 1 935 per essersi opposto alle purghe
del Partito, Chabalkine era un vecchio veterano
bolscevico, membro dell' Ufficio di K raikhom in
Estremo Oriente che trascorse venti anni di detenzione
fra la prigione di Boutyrki e un campo delle isole
Sovietiche. Egli venne liberato dopo la morte di
Stalin e visse a M osca fino al 1 965.
Fu il primo a rispondere francamente con Arturo
Koestler alla domanda : Come mai la confessione ?
« Perchè, domandava Chabalkine nel suo Diario,

tanti uomini devoti alla Rivoluzione, pronti a morire


per essa, che avevano sopportato le prigioni zariste
e l'esilio e che si erano trovati più di una volta di fronte
la morte, perchè furono così numerosi a cedere durante
gli i nterrogatori, a firmare delle false dichiarazioni, a
confessare dei delitti che essi non avevano commessi ?
l In Umanismo e Terrore ( G a llimard) Merleau-Ponty. che Arturo
Kocstlcr considera un <<mediocre marxista >>. dù una spiegazione
più sofistica ta : Le confessioni devono essere comprese nel concetto
marxista del mondo. Esse formano l' ultima capitolazione. il rico­
noscimento della sua di sfatta. la sua rinu ncia di fronte al Partito. il
q uale per il momento s'inganna. ma è rivestito d' una missione
storica. mentre l'individuo non può << far valere fi no in fondo i
propri sentimenti contro il giudizio del Partito».

71
l GRANDI ENIGMI

Q ueste « confession i » e queste « auto-accuse>> si


spiegarono nel seguente modo :
» l . Subito dopo aver arrestato il prigioniero, gli
inquisitori incominciavano a « lavorarlo ». Innanzi­
tutto verbalmente conservando una parvenza di cor­
tesia ; poi venivano le grida e le ingiurie, le umiliazioni
e gli insu lti, gli sputi, i colpi leggeri, gli scherzi ; poi
gli epiteti : « mascalzone», «cane», «traditore», « spia»,
« sporcaccione», ecc. Ad infliggere delle umiliazioni,
i tiranni non conoscevano limiti e annientavano il
prigioniero, persuadendolo che egli era una nullità.
» Tutto ciò continuava, giorno dopo giorno, notte
dopo notte . »
S'installava « la catena » : gli interrogatori procede­
vano ininterrottamente e gli inq uisitori si davano il
cambio, mentre il prigioniero restava in piedi o seduto.
per dei giorni interi.
Per esempio ho dovuto restare per otto giorni alla
« ca te n a ».
Non mi lasciavano dormire. Mi si obbligava a bere
del tè. L'interrogatorio alla « catena » era una tortura
terribile.
Nel contempo si ricevevano calci e insulti : se si
resisteva, si veniva picchiati.
Lo scopo di queste sevizie era quello di stroncare un
uomo moralmente e di farne u n relitto umano.
« M a se si sopportava « la caten a » senza cedere,
allora incominciavano le torture fisiche. Si portava la
vittima al punto in cui diventava priva di qualsiasi
volontà ed indifferente ad ogni cosa, disposta ad
accettare tutto quanto gli veniva suggerito.
- Tu sei un cane.
- Si, un cane.
- Tu sei un traditore.
- Si, un traditore.
- Tu sei un provocatore.

72
DELLA VITA DI STALIN

- Si, sono un provocatore.


- Tu volevi uccidere Stalin.
- Si, volevo uccidere Stalin. Ecc.
»A questo punto, i tiranni presentavano le men­
zogne inventate dagli inquisitori al prigioniero, che
le accettava senza ribellarsi.
Costoro poi, si affrettavano ad assicurare il successo
ottenuto, ultimando il primo fascicolo dell'interro­
gatorio con « una deposizione scritta a mano».
»2. Poi veniva la tappa del consolidamento dei
« successi».
I ncominciavano a nutrire il prigioniero decente­
mente; gli consegnavano dei pacchetti di sigarette
mandati dalla famiglia, autorizzandolo anche a leggere
libri e giornali.
Ma non esisteva nessuna tregua alla « persecuzione »
contro l'incriminato. Continuavano ad inculcargli l'idea
che ormai non poteva più ritornare indietro e che
l'unico mezzo per salvarsi era q uello di « pentirsi since­
ramente » : inoltre gli suggerivano di pensare a tutto ciò
che egli poteva raccontare ancora agli inquirenti.
Gli fornivano carta e penna per redigere « nella sua
cella » le deposizioni, suggerendogli i temi, avendo
cura di verificare dopo, il suo lavoro.
» Molto spesso coloro che dovevano subire queste prove
tentavano di resistere: ma il N.K.V.D. trovava tutti i
mezzi per riuscire a mettere fine a queste esitazioni. >>
Venivano organizzati dei confronti con dei prigio­
nieri altrettanto infelici, producendo così un feno­
meno di « contaminazione». Si ricorreva anche ad
altri metodi d'intimidazione fisica. I prigionieri veni­
vano condotti davanti « un procuratore» che non era
altro che un inquisitore mascherato e con il solo scopo
di provocare qualche reazione, venivano portati a
termine dei dibattiti davanti un preteso « tribunale » ;
e così via d i seguito.

73
I GRANDI ENIGMI

« 3 . Una grande quantità di prigionieri fu condan­


nata in ahsentia del Tribunale da delegazioni speciali
ed in questo caso dovevano subire un trattamento
supplementare, ossia una ripetizione tutta particolare
del processo.
Per l'occasione si utilizzavano tutti i metodi possi­
bili : le minacce, la suggestione, le « conversazioni serie».
I prigionieri si sentivano rintronare le orecchie da
una voce martellante che continuava a ripetere : « Non
dimenticate che non ci accontenteremo soltanto di
uccidervi, ma vi tortu reremo e vi ridurremo in pezzi . ))
Molti di essi venivano persuasi che non sarebbero
stati fucilati. mentre a solo scopo dimostrativo si
elfettuava una messa in scena sui giornali mostrando
dei prigionieri « giustiziat i )) e che invece erano ancora
vivi. ( I n seguito questi uomini venivano fucilati, ma
per il momento li utilizzavano per ingannare i vivi).
Durante il processo i carnefici restavano costan­
temente a due passi dal prigioniero ed erano là per
ricordargli con la loro presenza, ciò che sarebbe
successo se avesse cambiato idea . . .
« 4. G l i inquisitori misero a punto u n complesso
sistema di « avvicinamento i ndividuale)) del prigio­
mero .
Dapprima essi lo studiavano grazie alle informazioni
date dai condetenuti, confidenti della polizia, che
venivano introdotti appositamente nella sua cella per
strappargli delle confidenze; oppure se era condannato
alla cella segreta, veniva chiamato per un breve
colloquio con la persona preposta a fargli l'interro­
gatorio.
Entrambi venivano « lavorati )) sia nella cella che
nell'ufficio. Con il primo, s'impiegava il metodo della
pau ra; con un altro, la persuasione; con un terzo, le
promesse; con un quarto, tutti q uesti differenti metodi
combinati insieme.

74
DF.LLA VITA DI ST ALIN

Ma il punto importante consisteva nel togliere subito


al prigioniero, qualsiasi possibilità di difendersi .
« 5 . Ma, la ragione essenziale per la q uale degli
uomini estremamente decisi, che avevano più di una
volta guardato in faccia la morte, spesso crollavano
durante l'inchiesta e sottoscrivevano delle mostruose
auto-accuse, non si doveva attribuire alla spaventosa
crudeltà dei metodi d'inchiesta, ma risiedeva princi­
palmente nel fatto che questi uomini venivano brusca­
mente staccati dall'ambiente in cui erano cresciuti.
In queste prigioni un detenuto era simile ad una
pianta strappata dalla terra e gettata esposta al vento
ed alle intemperie, privata di nutrimento, acqua e sole.
I loro ideali erano annientati ; essi non si trovavano
di fronte a dei nemici di classe, ma al popolo sovietico
che era contro di loro, per cui erano diventati dei
« nemici » del popolo.
Erano rimasti senza nessun appoggio ; essi si trova­
vano precipitati in un abisso, senza sapere perchè.
Perchè? Perchè ? . . .
« Naturalmente molti cedettero senza lottare.
L'atmosfera del terrore che regnava nelle prigioni
li portava a pensare che non c'era più speranza per
loro. U na grande q uantità di « nuovi arrivat i », sentendo
che ogni resistenza era inutile e qualsiasi difesa im­
possibile, firmarono immediatamente tutto ciò che
veniva loro presentato.
Così un fenomeno nuovo si sviluppò durante l'in­
chiesta : le due parti a confronto concludevano tran­
quillamente un accordo sul «delitto» e il « castigo » .
L a « docilità» d i questi numerosi membri dell'Eser­
cito mi stupì.
Questi uomini dicevano : « no, non mi lascerò
picchiare; se non h anno più bisogno di me, che mi
portino alla fucilazione : firmerò tutto ciò che voglionm>
Chabalkine aveva concluso: « il loro modo di com-

75
l GRANDI ENIGMI

portarsi, senza opporre la minima resistenza, senza


lottare . . . doveva considerarsi una forma di protesta
contro l 'arbitrio. >>
Viene spontanea porre allora, una domanda : c'era
una scappatoia possibile allorchè, ( fra l'inquirente­
confessore) e l'accusato, non esisteva il dialogo ;
insomma, allorchè l'inquisitore non riusciva ad otte­
nere nessuna confessione dalla futura vittima ?
Dopo l'interrogatorio a catena, durante il q uale
parecchi « inquisitori >> si succedevano notte e giorno
finchè l'accusato stremato dal sonno, confessava
q ualsiasi cosa, veniva applicata la tortura pura e
semplice.
M edvedev aveva presentato un rapporto sul caso
della famiglia Lakoba ( 1 ).
Nestore Lakoba era stato avvelenato da Béria e
dichiarato « nemico del popolm> nel 1 939, « a titolo
postumo».
Sua moglie non volle firmare nessuna falsa depo­
sizione sul conto di suo marito. Medvedev aveva
scritto quanto segue nei suoi riguardi : « questa bella
giovane donna, di cui si diceva fosse una principessa
georgiana, fu arrestata e rinchiusa nella prigione di
Tiftis poco tempo dopo la morte di suo marito.
Nousta Gogobridzé, che condivise la prigionia nella
sua cella, raccontò che q uesta giovane silenziosa e
tranquilla, veniva portata fuori ogni sera dalla cella
e riportata al mattino, incosciente e ricoperta di
sangue. Le compagne in lacrime domandarono per
lei la visita di un dottore, ed in attesa la fecero rinvenire.
Appena ebbe ripreso conoscenza, ella raccontò che

Presidente del Comitato esecutivo centrale d'Abkhazie. Lakoba


aveva denunciato un inesistente tentativo d'assassinio contro
Stai i n e Béria. organizzato da Béria con delle persone che spararono
a vuoto . . . e che furono fucilate mentre andavano a ritira re la ricom­
pensa promessa . . .

76
DELLA VITA DI STALI N

si prentendeva da lei la sua firma su un rapporto dal


seguente soggetto : « Come Lakoba vendette I'Abkhazie
alla Turchia.
La sua risposta fu breve: « Non insozzerò mai la
memoria di mio marito >>.
E lla resistette sopportando la tortura più atroce :
suo figlio quattordicenne, le venne condotto davanti
piangente e, senza alcuna pietà le dissero, che egli
sarebbe stato ucciso se non avesse firmato quanto
da loro imposto. Questa minaccia venne poi eseguita;
ma anche in questo momento così terribile, ella non
cedette per non sporcare la memoria di suo marito.
Finalmente, dopo una notte di tortura, morì nella
sua cella.
Non reputiamo necessario moltiplicare all'infinito
questi esempi di scene d'orrore di cui la Russia sovie­
tica fu testimone.
U no solo, ci sembra, può bastare per dimostrare
che cosa era il « metodo d'inchiesta » ; allorchè « I'in­
quirente» metteva il suo fascicolo sul tavolo, pronto
ad essere firmato dall'accusato, e quest'ultimo oppo­
neva resistenza, veniva passato agli uomini del
N . K.V.D.
Invariabilmente i loro « metodi d'inchiesta » comin­
ciavano con la frase rituale: « Ci si occuperà di te».
l . Dobrinski, nelle sue Memorie ( ! ) espose il metodo
d'inchiesta nella prigione centrale di M insk, in
Bielorussia, nel 1 938.
« . . . Alle dieci lo fecero passare di nuovo per lo
stesso corridoio, per condurlo nell'ufficio, ma quale
differenza ! Durante il giorno era un corridoio tran­
quillo di fronte a belli uffici, da dove delle persone ben
vestite ed educate uscivano e disponevano in ordine
delle carte.

l Non pubblicato in Francia.

77
l GRANDI ENIGMI

« Alla sera, Andrei ebbe l'impressione di passare


tra due file di pungiglioni, fra le grida dei prigionieri
che venivano torturati e gli oltraggi grossolani e
i ndegni, dei carnefici che provenivano da ogni stanza .
Di tanto in tanto intravedeva un corpo che giaceva a
terra.
Andrei scorse un viso che conosceva, diventare
color viola . . . Si trattava del vecchio bolscevico Liou­
bovitch, vice-presidente del Consiglio dei commissari
della Repubblica di Russia, presidente del Gosplan .
Era stato membro del Consiglio ristretto dei com­
missari, a fianco di Lenin. In quel momento, era
sdraiato in terra, colpito da tubi di gomma, così violen­
temente da fargli gridare la parola « mamm a )) lui, che
aveva sessant'anni. Questa visione fugace s'impresse
nella sua memoria per sempre.
Lo si fece entrare in un ufficio, dove c'erano due
persone come nel colloquio precedente, durante la
giornata, ossia Dougalenko e lo sportivo. « E bbene)) ,
domandò il capitano, assumendo il tono dell'uomo
d'affari, « hai riflettuto ?)) And rei scosse la testa .
« Togliti il vestito )). Andrei non si mosse. Con un
brusco gesto, il giovane gli strappò la veste che cadde
a terra.
« Ah, per una volta, sono io che gli assesterò un
bel colpo )) : così dicendo, Andrei sferrò un pugno
nella direzione del mento del giovane, colpendo a
vuoto.
Nello stesso istante egli ricevette due colpi di
K araté sulle braccia. Una sofferenza acuta lo dilaniò,
le sue braccia pendevano come dei grappoli d'uva.
Senza tregua, il giovane continuò a colpirlo dura­
mente ; una, due, tre volte nel petto ed il povero
Andrei fu costretto ad appoggiarsi al muro. I due
bruti si d iressero verso un grande armadio a muro,
dal quale tolsero due grossi bastoni e si misero al

78
DELLA VITA DI STALIN

lavoro. Si collocarono ai due lati, colpendo in ca­


denza, la nuca, le costole, la nuca. Andrei gemeva a
denti stretti ; l'importante era di non gridare e di non
dare a questi bruti tale soddisfazione.
Il dolore che era dapprima insopportabile, poi
s'attenuò; ma essi versarono in seguito sul suo corpo
dell'iodio o dell'acqu a salata, oppure semplicemente
dell'acqua e la sofferenza divenne in quell'istante
orribile ed intollerabile.
Delle bestie selvaggie straziavano il suo corpo
spietatamente; delle centinaia e migliaia di cani
mordevano questo povero corpo torturato.
« Ebbene >>, scriverai ? ))
« Egli non rispose. Per rispondere avrebbero dovuto
aprirgli la bocca e allora si sarebbe messo a gridare, ed
egli non voleva e non doveva gridare. Dalle altre
stanze gli giungevano alle orecchie delle urla e le parole
« Assassini, fascisti ! >>
Era una donna. « Se osate ... se osate )) . . .
« Dio mio, « pensò Andrei, che cosa l e fanno ?))
Poi questi bruti si riposavano. >>
A fianco dei personaggi più in vista dei grandi
processi di M osca, i prigionieri politici furono sovente
giudicati da una delegazione di potere, con appena
una parvenza di giustizia.
In molti casi, i processi venivano svolti a porte
chiuse, senza spettatore, senza procuratore, nè avvo­
cato della difesa.
Anche q uando si trattava di affari più complicati,
il processo non durava più di cinque o dieci minuti.
Il colonello A.V. Gorbatov ( l ) , il cui processo durò
cinque minuti, si recò in tribunale pieno di speranze
l Inviato in campo di concentramento nel 1 937, i n seguito al
piano prestabilito inerente alle purghe dell'esercito, egli venne
l i berato e riabilitato nel 1 940 e, durante la Seconda Guerra Mon­
diale. divenne generale d'armata.

79
l GRANDI ENIGMI

di venire assolto; egli negò in tono pacato di aver


commesso il minimo delitto.
G li venne chiesto perchè, in q uesto caso, dieci
condannati avevano testimoniato contro di lui.
« Voi lo sapete quanto me, come si strappano le
confessioni; non c'è niente di nuovo dopo i processi
di stregoneria del XVI0 secolo . »
I giudici senza alcuna esitazione, Io dichiararono
immediatamente colpevole e lo condannarono a
1 5 anni di prigione. Alla lettura della sentenza, il colpo
Io fece cadere a terra svenuto.
Per Eugenia Guinzbourg, il processo davanti al
collegio militare della Corte suprema doveva essere
pubblico, ma la sala era vuota e i giudici si trovarono
disorientati nell'ascoltare la sua domanda :
« Ditemi: per quale dirigente avrei cospirato l'assas-
sinio ? »
« Di K irov. »
« Non sono mai andata a Leningrado. »
« Delle persone che condividevano le tue opinioni
hanno ucciso Kirov, per cui tu sei moralmente e
penalmente responsabile. »
In meno di sette ore, venne letta la sentenza : dieci
anni di prigione.
« Pervai'a Kategoriia » : condanna di primo grado :
queste parole significavano « Plotone d'esecuzione >>.
Per i prigionieri politici ed in modo particolare gli
alti funzionari, secondo la legge emanata da Stalin
il !0 Dicembre 1 934, la sentenza di morte doveva
essere eseguita immediatamente, per cui il giorno del
processo non aveva un domani.
Alcuni venivano colpiti alle spalle mentre scende­
vano nel sottosuolo: altri nello scantinato della
prigione, dove un motore di trattore in funzione
copriva il rumore della fucilata.
Nei dintorni di M osca i condannati venivano por-

BO
DELLA VITA DI STALIN

tati nel luogo dell 'esecuzione, in un posto deserto,


vicino ad uno dei tanti cimiteri esistenti in Russia, in
aperta campagna.
In un terreno incolto, circondato da un muro, i
condannati venivano fucilati e due uomini espressa­
mente adibiti a q uesto lavoro, vi vivevano in un
rifugio.
Quando la scorta conduceva i condannati, uno dei
d ue uomini usciva dal rifugio, prendeva i prigionieri
e i loro documenti, uccidendoli immediatamente con
un colpo di pistola alla nuca, mentre gli altri condan­
nati attendevano il loro turno per l'esecuzione som­
maria.
Non appena avevano terminato il loro compito
avvertivano il becch i no.
Nel loro rifugio, i due « incaricati » preparavano
della vodka.
Gli uomini, le donne, i giovanotti ed anche dei
vecchi venivano uccisi senza alcun cerimoniale: essi
venivano liquidati.
« Perchè ? »
Questa domanda veniva ripetuta da migliaia se
non da milioni di volte nelle prigioni dove gli accusati
ignoravano le ragioni del loro arresto. « Perchè ?»,
ma anche: « per chi ? a causa di chi ? » .
« Pensiamo», scriveva I lja Ehrenbourg, che Stalin
non fosse al corrente di questi folli massacri di comu­
n isti e di intellettuali sovietici. >>
M olti di coloro, a conoscenza che i condannati non
erano altro che delle vittime innocenti delle purghe,
ritenevano che fra il 1 935 e il 1 940, dei sabotatori
capeggiati da Ejov si fossero infiltrati nel N . K .V.D.
per distruggere i q uadri migliori del Partito all' insa­
puta di Stalin.
Ed il popolo russo nella sua semplicità lo scagionava
affermando che: « se Stalin fosse stato al corrente d i

81
I GRANDI ENIGMI

quanto avveniva nel Partito, egli non avrebbe, senza


dubbio, permesso che ciò accadesse. »
I n quell'epoca infatti circolavano le parole : « Ejov­
chtina », « l'ejovchtinode o I'ejovisme» per stigmatiz­
zare il nome d'Ejov, capo del N . K .V.D. e capo delle
purghe, nel periodo del terrore.
Per la verità, era molto più facile credere nell'igno­
ranza di Stalin che nella sua sottile perfidia.
Resoconti dei giornali locali, minute del XVIII0
Congresso del P.C. permettono soltanto di rendersi
conto del vero ruolo di Stalin nella repressione e nelle
purghe dei quadri del Partito e dei non-comunisti
sospetti.
Solo i Sovietici che hanno vissuto in quel periodo
h anno potuto comprenderlo.
La stampa nazionale, la Pravda, la lzvestia, di
M osca, non riproducevano affatto i discorsi degli
inviati di Stalin nelle altre Repubbliche.
Per contro, sul posto, gli inviati Kaganovic, Ma­
lenkov, M ikoyan parlavano pubblicamente e non
facevano mistero che essi agivano per ordine di Stalin
in persona, per dirigere la repressione nelle provincie.
Se ci si riferisce alle minute del XVIII° Congresso
del P.C. dell'Unione Sovietica pubblicate a Mosca nel
1 939 ( 1 ) ; è stata la prima volta che venne messo in
valore il ruolo personale di Stalin contro i « nemici del
popolo » .
Chkiriatov, u n a delle creature di Béria e di Stalin,
dichiarò al Congresso :
« Il compagno Stalin ha presieduto all'eliminazione
dei nemici che si erano infiltrati nel Partito. Il nostro
compagno Stalin ci ha mostrato un nuovo metodo per
combattere i nuovi sabotatori, insegnandoci a sba-

l Resoconto stenografico del XVIII° Congresso del P.C. U.S. ­


Mosca 1 934.

82
DELLA VITA DI STALIN

razzarci rapidamente e irrevocabilmente di questi


elementi ostili . ))
Stalin non amava molto questo genere di compli­
menti .
Dopo le purghe, allorchè una grave penuria di
personale qualificato diventò evidente, egli fece rica­
dere su Ej ov la responsabi lità .
l akovlev, costruttore d'aerei ricorda ( l ) che nel
1 940 sentì dire dal segretario del P.C. :
« Ejov è un mascalzone; è stato la causa della perdita

d'un gran numero d'innocenti nel 1 938. È stato fuci­


lato ed ha giustamente pagato. ))
È con il X X I I" Congresso del P.C., allorchè K ru­
scev aveva fatto cadere l'idolo nel culto della persona­
lità, che le prime testimonia nze incontestabili della
responsabi lità di Stalin, venivano conosciute dal
grande pubblico .
Esistono centinaia di tali documenti, ma uno solo
sarà sufficiente per illuminare l'antefatto; esso porta
la data del 1 937 ; eccolo :
<< Compagno Stal in.
)) Ti ma ndo in attesa di tua conva lida, quattro
elenchi di persone i cui casi sono stati esami nati dal
Tribunale militare :
)) Elenco n" l : casi generali
)) Elenco n" 2 : vecchio personale militare
)) Elenco n" 3 : vecchio personale del N . K . V . D .
)) Elenco n " 4 : donne nemiche del popolo.
)) Ti domando l'approvazione alla condanna di
primo grado di tutte queste persone. Ejov. ))
Pervaia Kategoriia - primo grado - voleva dire,
come già detto. la morte. È necessario ricordare altri
documenti simili ?
Le .,trade d'una J'omzione. mstruttore d"aaei. M osca. lakovlev
è i l costrullorc d qd i l a k . che servono per i l trasporto interno in
{j R S S

83
l GRANDI ENIGMI

Lo storico Roy Medvedev ha potuto prendere


visione in U . R.S.S. di un documento esistente negli
archivi della famiglia Petrovski ( l ) dal quale si può
trarre la prova che Stalin seguiva personalmente un
certo numero d'inchieste. Egli interrogò, nel caso
Petrovski, i prigionieri nel suo ufficio : infatti nel dia­
rio che Petrovski lasciò alla sua famiglia è annotato
quanto segue : « Stanislao Kossior venne condotto da
Stalin per essere interrogato.
Nell'ufficio di quest'ultimo, al Cremlino, c'erano
Molotov, Kaganovic, Vorochilov. Si fece sedere Kos­
sior; il quale era depresso ed era evidente che non
era al suo primo interrogatorio.
« Ebbene, parla . »
« Che cosa posso dire», rispose Kossior. Voi sapete
che sono una spia « polacca».
Petrovski, accusato e condotto come Kossior nel­
l'ufficio di Stalin, si ribellò dicendo :
« Perchè Kossior, dici delle menzogne per te e per
me ? »
« Ho fatto delle deposizioni e non l e smentisco. »
Allora Stalin, trionfante gli fece notare :
« Vedi Petrovski, tu non credevi che Kossior fosse
una spia; sei convinto ora, che è un nemico del
,
popolo ? »
Petrovski gli rispose :
« Si, ne sono convinto ; è una spia come me. »
Stalin chiese la pratica di Petrovski, la quale con-
teneva soltanto un foglio di carta. Irritato domandò :
« Questo è tutto ? »
« Si, è tutto, gli risposero. »
« Malgrado la gente come te venga giustiziata -
esclamò con tono concitato Stalin a Petrovski -
io ti farò la grazia. »

Alto funzionario del Partito a Kiev, in Ucraina.

84
DELLA VITA DI STALIN

In seguito a questo confronto, Petrovski ripartì


per I'Ucraina. Egli aveva salva la vita, ma si vedeva
privato delle sue funzioni, del suo appartamento e
del suo villino.
Da quel momento ci si pose un'unica domanda.
Ed è stata sua figl ia, Svetlana Alli louieva a farla
nelle sue Ventiquattro lettere ad un amico:
« Come mai, mio padre è giunto a tal punto ? »
« G li uomini, generalmente, camminano s u due
pied i ; a noi è stato i nsegnato di camminare con la
testa. All'inizio è molto d ifficile, anche scomodo; dopo
ci si abitua e occorre farlo. Personalmente avevo
avuto fortuna. Divorziato, mia moglie era scomparsa,
non si sapeva dove. Una vecchia cugina si occupava
di mia figlia, considerandola come sua. Per conse­
guenza, « essi » non mi facevano alcuna impressione.
Potevano arrestarmi, inviarmi al campo di concen­
tramento, ciò riguardava me solo. »
Le seguenti parole sono state da me ascoltate a
M osca, presso un vecchio responsabile del Gosplan
di Tiflis.
« Ci hanno insegnato a camminare con la testa. »
« Essi non mi facevano nessuna impressione. »
Queste espressioni riassumono perfettamente le
condizioni di spirito dei responsabi li.
Altri, al contrario subivano.
Anche loro avevano imparato a « camminare con
la testa » ; non dovevano mai parlare in pubblico; non
dovevano avere mai un 'opinione e d iffidare sempre del
nuovo venuto. Si deve confessare che questa prudenza
esiste nella M osca contemporanea '?
« . . . Allorchè si veniva a conoscenza di un nuovo
arresto, non domandavamo mai : « Perchè è stato
arrestato ?» Ma la gente come noi era poco numerosa.
Pazzi dalla paura, i più per tranquillizzare sè stessi,
si scambiavano a vicenda questa affermazione :

85
l GRANDI ENIGMI

)) La gente viene arrestata per qualche cosa. Io non


ho fatto nulla, quindi non sarò arrestato . ))
Essi si sforzavano di trovare delle ragioni e giustifi-
cazioni per ogni arresto :
« Ella faceva effettivamente del contrabbando . . .
)> Egl i s i permetteva di dire delle cose . . .
)) L 'ho inteso i o stesso dire . . . )) Oppure :
« Bisogna va aspettarselo . . . )) Perchè ?
« È ora di capire che si arrestano le persone per
niente . . . )> confessa la poetessa Anna Andreievna
Akh matova.
Era l'epoca in cui a scuola. per ordine della maestra,
gli studenti ricoprivano con uno spesso foglio di carta
nei loro li bri, i ritratti dei dirigenti in disgrazia, man
mano che venivano arrestati.
In q uei tempi gli editori dell'Enciclopedia manda­
vano agli abbonati gli elenchi degli articoli che biso­
gnava ricoprire o tagliare. Ad ogni nuovo arresto, la
gente passava al setaccio la propria biblioteca e incen­
diava le opere dei dirigenti decaduti.
Nelle case nuove dove non c'erano più le stufe,
tagliavano con le forbici in piccoli pezzi, i libri proi­
biti, i diari intimi degli scrittori, le lettere e la « lettera­
tura sovversiva » per gettarli nel gabinetto.
Le persone avevano molto da fare . . . spiegava
Eugenia Guinzbourg: « Bruciammo i ritratti e i libelli
di Radek, l'Europa occidentale di Friedland e Slouski,
la Politica economica di Boukharine, l a Storia del
socialismo moderno di K autsky.
I l ibri all'indice aumentavano di giorno in giorno.
L'opuscolo di Stalin sull'opposizione era anche quello
diventato illegale. »
La letteratura ufficiale, che creava il culto della
personalità staliniana, a detrimento di tutti gli altri
fondatori del bolscevismo, doveva subire questo
prezzo.

86
DELLA VITA DI STALIN

La reputazione di coloro che non bruciavano, non


distruggevano, nè ritagliavano le pagine ed i ritratti
proibiti, ((esplodeva come una bolla di sapone».
I delatori erano vicini e pronti, poichè era un mezzo
per loro di salire sulla scala della gerarchia.
Ogni personaggio che aveva ottenuto una promo­
zione in quel tempo aveva utilizzato questo metodo
almeno una volta, cioè aveva denunciato il suo supe­
riore ; altrimenti, come avrebbe potuto prendere il suo
posto ?
Nadejda M andelstam, moglie del poeta morto
durante la deportazione, è stata la persona che più
di ogni altro ha meglio descritto il sentimento (( d'irra­
zionale)) che viveva, se non urtava, ogni essere
cosciente :
(( L 'incontro con una forma irrazionale, con una
fatalità ed un orrore irrazionali aveva fortemente
modificato il nostro sistema psichico. La maggior
parte di noi. finirono per credere che tutto ciò che
accadeva fosse inevitabile e gli altri erano convinti
che fosse così.
)) Tutti presero coscienza del fatto che sarebbe stato
definitivo. Questo sentimento era dettato dall 'espe­
rienza del passato, il presentimento dell 'avvenire e il
fascino del presente.
)) Affermo, che eravamo tutti, nelle città come nelle
campagne, in uno stato che rasentava il sonno ipno­
tico. Ci avevano effettivamente persuasi che eravamo
entrati in un'èra nuova e che non ci restava altro che
sottometterei alla fatalità storica, la quale, d'altronde.
coincideva con i sogni dei migliori; quelli che avevano
combattuto per la felicità dell'uomo. La propaganda
del determinismo storico ci aveva tolto la volontà
e li bertà di giudizio. Ridevamo in faccia a coloro
che dubitavano ancora e completavamo noi stessi
l'opera della stampa, ripetendo le formule sacramen-

87
l GRANDI ENIGMI

tali ed i mormorii relativi all'ultima ondata d'arresti .


)) Ecco come finì la resistenza passiva . ))
La mancanza di resistenza passiva risiedeva nei due
lati della barriera: nel mondo dei liberi cittadini, come
in q uello degli imputati sospetti .
Che cosa potevano dunque fare, domanda Medve­
dev: un comunista della base, come pure la maggior
parte dei dirigenti ?
Se una cellula del Partito non adottava una posizione
« corretta )) provvedeva il raikom o le gorkom ( l ) a
correggerla, purgando senza pietà tutti i difensori dei
« nemici del popolo )) .
« Che cosa potevano dire i comunisti durante l e
riunion i : fornire dei nuovi indizi agli inquisitori ? ))
Il solo problema era, che nessuno osava dire male
di Stalin. Tutti erano obbligati - anche se sapevano
qualche cosa. o presentivano la verità - di gridare
« a Ile luia )).
Cercate dunque di non gridare alleluia se voi siete,
per esempio, agitatore di distretto.
Cercate di « non mettere in scacco la sovversione
nemiCa )) .
Il risultato fu, che tutti furono obbligati a crearsi la
loro piccola idea del mondo, senza tenere conto di ciò
che essi sentivano dire nel proprio ambiente. Tutti
quelli che si erano creata un'opinione personale, ma
che non si sentivano di recitare la parte degli ipocriti per
dieci anni di seguito, si tradivano in una maniera o
nell'altra e finivano in un campo di concentramento.
È impossibile essere d'accordo con una tale logica,
anche se è stata abbastanza diffusa durante gli anni
del culto.
Esisteva uno spaventoso paradosso.
Le migliaia e migliaia di persone arrestate fra il 1 936

Circoscrizioni amministrative loca li.

88
DELLA VITA DI STALIN

e il 1 939, con il pretesto di complotto contro Stalin e i


suoi accoliti, potrebbero meritare oggi il rimprovero di
essere stati incapaci di resistere al male e di aver con­
cesso troppa fiducia ai loro dirigenti.
Questo complesso miscuglio di sentimenti contrad­
ditori - incomprensione e panico, fede in Stalin e
paura del terrore - divise il Partito e facilitò a Stalin
l'usurpazione di tutto i l potere.
Naturalmente egli non si accontentò soltanto di
approfittare di una situazione imbrogliata, ma inco­
raggiò i dissensi in tutti i modi, istigando gli uni contro
gli altri; ciò gli permise di distruggere le persone sepa­
ratamente.
Le fazioni erano proibite, ma ciò non impedì di
mettere fine alle liti sorte fra i capi dei differenti gruppi,
a proposito di parecchi problemi. Questi litigi che non
potevano essere svelati apertamente in pubblico,
diventarono perversi e subdoli.
Stalin, esperto nei perfidi intrighi, fomentava la
discordia a suo profitto. Probabilmente egli stesso
alimentò l'antagonismo fra Molotov, Kaganovic, Ma­
lenkov, Béria e Vorochilov.
M ettendosi al sicuro sotto lo slogan dell'unità, egli
manteneva un'atmosfera di diffidenza reciproca fra
i dignitari del Partito, cercando sempre di scaricarsi
dalle bassezze a scapito di uomini differenti, per divi­
derli e vincere; la mancanza di solidarietà era evidente
a tutti i livelli.
La rassegnazione si aggiungeva alla fatalità.
Isolamento e confusione sostenevano una tale
passività.
« L'impunità e la facilità relativa con le q uali Stalin si
vendicò di milioni di persone, scrisse V. Chalamov,
erano dovute precisamente al fatto che quelle persone
non erano del tutto colpevoli. I più anzi, allorché si
aspettavano di essere arrestati, non cercavano neppure

89
l GRANDI ENIGMI

di nascondersi o sottrarsi alla loro liq uidazione. »


Pa recchi si consegnarono anche spontaneamente.
« . . . Qua lche volta, dopo una lunga e penosa attesa
del loro arresto, questi poveri infelici provavano un
sol lievo inspiegabile quando si trovavano finalmente
in prigione. « Ebbene compagn i », dichiarò il vecchio
bolscevico Dvoreski a coloro che condividevano la
sua cella. quando venne rinchi uso nella prigione d i
Minsk : «credo che dormirò molto bene questa notte :
la prima volta dopo tre mesi. ))
Un nuovo processo mentale prendeva radice nella
mente dell'a rrestato, ed a tale proposito, Maldelstam
raccontava :
« Qua ndo si sarebbe prodotto l'irrevoca bile ? O.
come sa rebbe successo ? Poco importava . . . era i nutile
resistere. Perdetti la coscienza della morte. poichè ero
ent rato nel dominio del non essere. Allorchè qualcuno
si sapeva condannato, non aveva più paura . La paura
era una luce di speranza, la volontà di vivere, era l'affer­
mazione di se stessi .
» Questo sentimento profondamente europeo na­
sceva dal rispetto di sè. dalla coscienza del suo valore.
diritti, bisogni e desideri.
)) L 'uomo si aggrappava a ciò che formava la sua
personalità e temeva di perderla.
)) La paura e la speranza erano legate i nsieme: per­
dendo la speranza si cessava nel contempo di aver
paura : non c'era più niente da difendere. ))
Per i vivi e gli uomini in libertà, quale altro atteggia­
mento era possibile, se non la menzogna ?
Era il solo che si poteva adottare concl use M andel­
stam :
« Era giustificata la menzogna per salvare la propria
pelle? Esisteva una probabilità di vivere nelle condi­
zioni in cui non vi era necessità di mentire ? Esisteva un
tale diritto sulla terra? Ci avevano persuaso fin dall'in-

90
DELLA VITA DI STALIN

fanzia che ovunque c'erano ipocrisie e menzogne, ma


senza queste ultime io non avrei sopravvissuto alla
nostra terribile epoca. Ho mentito perciò tutta la mia
vita : ai miei studenti, ai miei datori di lavoro e fra
i miei buoni amici, verso i quali non nutrivo la mas­
sima fiducia. ed erano la maggioranza . »
Tanto al tempo dello Zar, q uanto sotto le Repubbli­
che Sovietiche tutto veniva sempre deciso al vertice.
Il popolo taceva, resistendo o vivendo in sordina,
oppure sottomettendosi con proteste.
Esso condannava la crudeltà, ma non avrebbe mai
approvato la minima attività per ostacolarla.
Stalin morì .
Migliaia di vittime sono state riabi l itate.
Le spoglie del Padrone seguirono i sussulti della
Stori a.
Imbalsamata e deposta a fianco di quella di Leni n.
disparve un giorno dal M ausoleo.
Un a stele, nel 1 972, venne eretta in memoria del
tiranno. vicino a quelle dei grandi dignitari del Partito.
artefici del social ismo. che egli condannò a morte.
Questa fila di lapidi costeggia il muro di mattoni
rossi del Crem lino.
« Da dieci anni, scrisse lo storico francese Haupt.
si carezzava la speranza che 1m giorno a breve sca­
denza. il popolo sovietico avrebbe conosciuto infine la
verità, e che i documenti conservati negli archivi.
tuttavia ancora di difficile accesso, sarebbero stati
messi a disposizione dello Storico. ))
In quell'epoca, numerosi intellettuali sovietici erano
persuasi che il loro peggior nemico fosse precisamente
il tempo.
Essi presero in considerazione con ritardo l'avver­
timento lanciato da Kh rouchtchev al XX I I" Congresso :
« È nostro dovere, egli disse, fare l'i mpossibile
affinchè la verità venga ristabilita sin d'ora, poichè

91
l GRANDI ENIGMI

maggior tempo trascorrerà dopo questi avvenimenti,


tanto più sarà difficile ricostruire la veridicità dei fatti . »
I sospetti, i timori fondati su delle prove tangibili si
erono ormai impadroniti degli animi ; i documenti
importanti che avrebbero permesso la ricostruzione
del vero passato, non erano condannati a scomparire o
non erano già scomparsi ?
Stalin stesso non aveva ordinato un falò oppure la
falsificazione dei documenti? Dopo la distruzione dei
fascicoli, dei moduli stampati, avvenne lo sterminio
degli attori e dei testimoni della storia vissuta. La
parola « purga » non esprimeva interamente il signi­
fic ato di q uesto annientamento totale, che perseguiva
lo scopo d i non lasciare alcuna traccia.
H aupt scrisse a q uesto proposito :
« Sotto il potere di Stalin, le verità più elementari, le
realtà storiche le più semplici e meglio confermate
erano oscurate, calpestate e disprezzate. >>
Cosicché con l'ai uto del terrore ideologico, le inau­
dite falsificazioni e con una forma d idattica soffocante,
lo stalinismo aveva metodicamente cancellato, muti­
lato, rimodellato il passato, rimpiazzandolo con le sue
immagini, i suoi miti, le sue manifestazioni di vana­
gloria, che furono in seguito ritoccate . . .
II risultato delle sanguinose torture nelle prigioni,
d'Ejov e di Béria, i processi verbali degli interrogatori
falsificati e le elucubrazioni firmate sotto la tortura,
erano diventati dei fatti, che formarono la Storia .
Le purghe cicliche ricostituite nella loro piena
ampiezza e nel loro vero funzionamento non appari­
rono più in rapporto a dei momenti eccezionali, nè
come atti gratuiti bensì come la struttura significativa
del sistema, la sua conseguenza logica, nonchè il pre­
supposto indispensabile dell'usurpazione del potere
e dell'affermazione di una dittatura personale illimi­
tata.

92
DELLA VITA DI STALIN

In q uesta prospettiva, lo studio della genesi dello


stalinismo rivestì un' importanza capitale, in q uanto
permise di ridurre al nulla le varie argomentazioni,
esponendo al ridicolo le tesi limitative e soggettive sul
« culto della personalità » .
L'affare Kirov, nel 1 934, non fu u n a svolta che segnò
la fine dello stalinismo « sano e sensato» e il punto di
partenza d'uno stalinismo dispotico e sanguinoso ma
calcolato. bensì si trattò di un processo di continuità.
I massacri mostruosi, i processi prefabbricati, le
purghe, le deportazioni espressero nell'insieme la
razionalità dello stalinismo. L'impiego del terrore di
massa era indispensabile per instaurare il potere per­
sonale, consolidare le sue istituzioni e dare la forma
definitiva alla capacità di potere dello stalinismo, la cui
purga ciclica, parafrasando Engels, diventò la norma
d'esistenza e di funzionalità « nel regno di coloro che
erano colpiti dal terrore ».
I n q uei tempi, disse Boris Pasternak :
« La menzogna piombò sulla terra russa . »

Alain MANEVY
l�A SCOlPARSA
DI SJAlll
JE:l GIUGNO 1841
Nella notte fra il sabato 2 1 e la domenica 22 Giugno
1 94 1 , appena dopo le due, un lungo treno carico di
grano dell'Ucraina si fermò in una piccola stazione
di frontiera, all'im bocco del ponte sul B ug, domi­
nato dalla fortezza di Brest-Litovsk, sulla linea che
dal 28 Settembre 1 939 divideva la Polonia in due
parti.
All 'Ovest la zona della Polonia occupata dalla
Germania, alla q uale venne dato il nuovo nome di
Governo Generale : all'Est la zona occupata dalla
Russia Sovietica.
Conforme agli accordi commerciali intervenuti fra i
due paesi all' inizio dell'anno, questo treno faceva parte
del numero di q uelli che venivano regolarmente conse­
gnati al terzo Reich, contenenti cereali, legna, petrolio
e i prodotti della terra che gli mancavano.
H itler in cambio, aveva loro promesso, armi, battelli
e attrezzi vari, ma le sue forniture erano ben lontane da
corrispondere alle sue promesse. . .
M entre i doganieri tedeschi e russi procedevano alle

97
l GRANDI ENIGMI

formalità d'uso. il rapido Berlino-Mosca, partito la


sera della vigilia dalla capitale del Reich, correva con
tutte le luci accese verso Brest-Litovsk, ma non sarebbe
arrivato più lontano.
Alle tre e mezzo, mentre il cielo incominciava ad
impallidire verso l'Oriente, uno spaventoso frastuono
di scoppi si scateno dal Baltico al Mar Nero. Seimila
cannoni, centinaia di aerei da bombardamento, sulle
cui ali vi era il contrassegno della croce nera, scaricarono
sulle li nee rosse un diluvio di ferro e di fuoco.
Centosedici divisioni di fanteria, sette corpi d'armata
bl indati si slanciarono verso l'Est.
L'operazione « Ba rbarossa » era appena cominciata.
I soldati russi. sorpresi dall'improvviso attacco, il
più potente nella storia del mondo. rimasero sbigottiti.
spazzati via e annientati .
M olti d i essi vennero falciati mentre uscivano dai
loro accantonamenti, senza aver avuto il tempo d'infi­
lare l'uniforme, nè di prendere un'arma.
Dai P.C. dei reggimenti vennero chiesti degli ordini.
« Ci sparano addosso. Che cosa dobbiamo fa re '! »
Essi ricevettero q uesta risposta. captata dalle radio
tedesche.
«Avete perduto la testa'! Perchè il vostro messaggio
non è cifrato '! »
Alcuni capi locali si ripresero organizzando una
resistenza apparente. Ma che cosa potevano fare contro
un tale volume di fuoco '!
Più tardi lo Stato M aggiore dell 'Armata Rossa. che
non si rendeva conto della situazione, trasmetteva
l'ordi ne seguente ai suoi generali:
« Le truppe dovevano attaccare le forze nemiche e
liquidarle nelle zone in cui esse avevano violato il suolo
russo . . . Senza alcuna autorizzazione speciale, le for­
mazioni dell'esercito di terra non dovevano oltre­
passa re la frontiera . . . Divieto all 'aviazione di sorvolare

98
DELLA VITA DI STALIN

la Finlandia e Romania. I voli al disopra della Germania


erano autorizzati soltanto per una profondità di
cinq uanta chilometri . . . ))
Un vero panico s'i mpadroni di parecchi q uartieri
generali.
Fra gli ufficiali dell'Armata Rossa, erano ben pochi
coloro che si aspettavano un attacco della Wehrmacht.
M osca stessa, cioè Stalin, non ne aveva contemplato
l'eventualità .
Senza du bbio. sollecitato dalle istanze dei suoi
generali, il padrone del Cremlino. aveva deciso alcuni
anni prima di fortificare la frontiera occidentale, con­
statando il progressivo riarmo della Germania e nel
timore che le potenze occidentali incoraggiassero taci ­
tamente Hitler ad attaccare l' U . R . S . S .
Fu nel 1 935 che l o Stato maggiore sovietico prese l a
decisione d i creare u n sistema fortificato che s i esten­
deva dal Baltico fino a lle paludi del Pripet.
I lavori incominciarono un anno più tardi, ispiran­
dosi molto su quanto era stato fatto per la linea Magi­
not.
La Francia aveva infatti comunicato alcuni piani
al la Russia che vennero completati grazie alle informa­
zioni fornite da agenti sovietici che provenivano dalle
« confidenze )) dei comunisti simpatizzanti.
Così incominciò a nascere « la linea Stai in )) che
costi tuiva una difesa apparentemente formidabile,
costruita con lavori in cemento armato. tranelli anti­
carro. ostacoli naturali e l'insieme tutto perfettamente
mimetizzato.
Sfortunatamente nel 1 941 , appena i tedeschi si resero
conto della situazione reale. seppero trame vantaggio.
poichè in realtà q ueste difese portavano soltanto il
nome di li nea.
I n fatti certe zone, specialmente quelle vicine alle
città erano ben protette: altre invece non avevano per

99
l GRANDI ENIGMI

protezione che alcuni fossi o degli sbarramenti formati


da tronchi d'albero.
L'esecuzione nel G iugno del 1 937, del Maresciallo
Toukhchevski, di cui avremo l'occasione di riparlare
più avanti e di numerosi ufficiali per spionaggio i n
favore della Germania, aveva fatto fermare i lavori di
difesa e, posto in dubbio le concezioni strategiche messe
a punto da uno stato maggiore d'incontestabile valore.
Ad aggravare la situazione due fatti contribuirono a
rallentare il dispositivo dell'Armata Rossa : il patto
tedesco-sovietico dell'Agosto 1 939 e la divisione della
Polonia.
È molto difficile spiegare q uando in ognuna delle due
capitali incominciò l'evoluzione, che finì con il patto
fra i d ue dittatori ; fatto sorprendente in quanto fino
allora non avevano mai cessato di proclamare entrambi
ad alta voce il loro reciproco odio feroce.
Alle persecuzioni anticomuniste dei nazisti fecero
eco i processi « dei fascisti al servizio della Germania »
regolarmente organizzati da M osca.
Da parte tedesca, il primo i nd ice d'una evoluzione
nei sentimenti verso la Russia apparve il 28 Aprile 1 939.
Nel discorso che H itler pronunciò davanti al Reich­
stag, per la prima volta egli trascurò di associare la
Russia sovietica agli attacchi lanciati contro nemici
del Reich .
Egli non evocò neppure il patto anti- Komintern, per
mettere al corrente il suo auditorio che il colonnello
B EC H rifiutò di associarsi in nome della Polonia. Al
contrario, mentre tre settimane prima, trasmise l'ordine
allo stato-maggiore di preparare l'invasione di questo
paese, egli affermò in quella circostanza che: « le voci
secondo le quali la Germania aveva l'intenzione
d'attaccare la Polonia, non erano che delle invenzioni
pure e semplici della stampa i nternazionale . . . »
Da parte russa, sembra sia stata la firma degli accordi

1 00
DELLA VITA DI STALIN

di M onaco alla fine del Settembre 1 938 ad inc itare


Stalin nella determinazione di modificare la sua politica
nei riguardi della Germania nazista. Il padrone della
Russia, pervaso dal vecchio timore di essere abban­
donato dagli Occidentali, giudicò meno pericoloso
tentare un avvicinamento con Berlino, che restare solo,
di fronte al Moloc dalla croce uncinata.
11 3 Ottobre 1 938, ossia quattro giorni dopo Monaco,
il consigliere dell'Ambasciata tedesca a M osca fece
sapere a Ribbentrop che Stalin non aveva apprezzato
affatto il comportamento di Londra e Parigi a propo­
sito della soluzione dei problemi dei Sudeti, dai quali
era stato avulso, aggiungendo che le sue disposizioni
verso la Germania potevano diventare « più positive » .
Alcuni giorni più tardi, confermando i termini del
suo primo messaggio, lo stesso diplomatico conside­
rava utile per Berlino esaminare la possibilità di « una
collaborazione economica più vasta » fra i due paesi .
Alla fine dello stesso mese di ottobre il conte von
Schulenburg, Ambasciatore del Reich a M osca, infor­
mava la Wilhelmstrasse di aver sollecitato « un'udienza
da M olotov, presidente del Praesidium dei commissari
del popolo, allo scopo di cercare la soluzione delle
di vergenze esistenti che turbavano le relazioni tedesco­
sovietiche».
Questa iniziativa di von Schulenburg era per la verità
« teleguidata» da Berlino, ma agli occhi di M osca la
domanda d'udienza doveva apparire un'iniziativa
personale del diplomatico e non un primo passo dei
dirigenti del Reich, le cui prove esistono negli archivi
segreti della Wilhelmstrasse.
Vi si trova infatti il testo di una nota di Goering con
la quale ordinava a Ribbentrop di fare tutto il necessario
« nel tentativo di riallacciare i rapporti commerciali con
la Russia, particolarmente per quanto concerneva
le materie prime russe>>.

101
l GRA N DI E:-JIGMI

Gli accordi economici russo-tedeschi scadevano


alla fine dell'anno 1 938 e le conversazioni intavolate
fra i rappresentanti dei d ue paesi per rinnovarli non si
svolgevano in un clima del tutto favorevole.
In q uel momento, la Germania aveva un estremo
bisogno di prodotti russi, specialmente le materie prime
necessarie per l'industria bellica . . .
I l Reich s i mostrava pronto a firmare l a proroga d i
questo accordo, a l contrario i Russi s i dimostravano
sempre più diffidenti, in quanto i precedenti i mpegni
assunti da Berlino non erano stati completamente
osservati.
La Germania infatti si era impegnata a fornire dei
manufatti quale contropartita delle consegne di materie
prime da parte sovietica, ma incontrava le più grandi
difficoltà ad adempiere i suoi obblighi. Le delegazioni
economiche dei due paesi stavano discutendo invano
a diverse riprese, da oltre due mesi, per cui si delineava
una rottura.
Il IO Marzo 1 939, durante il XVI I I" Congresso del
Partito a Mosca, Stalin attaccò l'I nghilterra accusan­
dola di spi ngere la Germania ad entrare in guerra
contro la Russia e, il suo intervento produsse una nuova
svolta politica.
« Gli Occidentali, disse Stalin, sospingono sempre
la Germania verso l' Est facendole balenare l'idea di
una preda facile e d ichiarando che: ai tedeschi non
restava altro che fare la guerra ai bolscevichi, e tutto il
resto si sarebbe sistemato da sè. Ciò aveva tutta l'aria
d'un incoraggiamento ... Essi miravano a provocare
l'ira dell'U nione Sovietica contro la Germa nia. susci­
tando un conflitto fra le d ue Nazioni senza ragioni
apparenti . . »
.

Secondo Stalin la politica dell' U . R.S.S. doveva


obbedire a due principi : continuare a perseguire una
politica di pace consolidando i rapporti economici con

1 02
DELLA VITA DI STALIN

tutti i paesi ed impedi re i noltre all'Unione Sovietica di


lasciarsi trascinare in un conflitto da « guerrafondai
abituati a lasciar togliere agli altri le castagne dal
fuoco >>.
Il 15 Marzo, cinque giorni dopo questo discorso,
H itler occupava la Cecoslovacchia.
M osca propose immediatamente una conferenza a
sei per tentare d'impedire con mezzi adeguati una
nuova aggressione.
Ch amberlain, quale portavoce di Londra, respinse
questa idea, qualificando la « prematura ».
I l 20 M arzo Stalin reagì; in un comunicato ufficiale
egli affermò di non aver mai promesso il suo appoggio
alla Polonia e alla Romania « nell'eventualità che
queste ultime fossero vittime d'una aggressione, dal
momento che finora nessuno di questi due Stati aveva
sollecitato un aiuto al Governo Sovietico, nè tanto­
meno l'aveva informato d'un eventuale pericolo ».
Si può ben immaginare la soddisfazione di H itler.
q uando venne a conoscenza di questo comunicato . . .
A Mosca, i l Ministro degli Esteri Litvinov, si affrettò
a mettersi in contatto con i rappresentanti del l ' l nghil­
terra e della Francia per rassicurarli che il suo Paese
persisteva nell'idea di una alleanza fra le potenze
occidentali e la Russia.
L ' U . R.S.S. intuiva il pericolo che la Germania
rappresentava per il suo Paese, dato che la potenza
delle forze armate del Reich aumentava a dismisura:
pertanto mirava a raggiungere un'intesa con le rorze
occidentali per costringere Hitler a riflettere.
Stalin non condivideva questa idea, per cui Li tvi nov
era condannato.
Alcune righe apparirono nei giornali russi il 3 Maggio
1 939, con le quali si rendeva noto al pubbl ico che
« il S ig. Litvinov aveva dato le dimissioni dalla s u a
carica di commissario del popolo al ministero degli

1 03
l GRANDI ENIGMI

Esteri » ; al suo posto era stato nominato il presidente


del Praesidium Vyacheslav Molotov, uno dei più
vecchi compagni di Stalin, fedele esecutore della poli­
tica del dittatore del Cremlino, il quale avrebbe assunto
doppio incarico.
L'incaricato d'affari a M osca nel suo dispaccio tele­
grafico alla Wilhelmstrasse commentò in q uesti termini
il cambiamento :
« Questa decisione . . . causò qui la più grande sorpresa,
in quanto Litvinov era al centro dei negoziati con la
delegazione britannica e presenziava al fianco di Stalin
nella rivista del l o M aggio.
» Poichè ancora il 2 M aggio Litvinov riceveva
l'Ambasciatore dell' Inghilterra, quale ospite di Stalin
nella rivista, come riferito dalla stampa il giorno prima,
si pensò che il suo licenziamento fosse dovuto ad una
decisione personale d i Stalin . . . »
Nell'u ltimo congresso del partito, il padrone del
Cremlino aveva raccomandato la prudenza, allo scopo
di evitare che l' Unione Sovietica venisse trascinata i n
un conflitto.
Molotov che non era ebreo, aveva la fama d'essere
l'amico più intimo e il più vicino collaboratore di Stalin.
La sua nomina tendeva a fornire manifestamente
l'assicurazione che la politica estera si sarebbe confor­
mata strettamente ai principi posti da Stalin.
Inoltre, Georgi Astakhov, incaricato d'affari sovie­
tici a Berlino, insisteva presso J ulius Schnurre, specia­
l ista tedesco delle q uestioni economiche per l'Europa
orientale, di farsi i nteprete presso i dirigenti del Reich,
specificando loro il significato del cambiamento di
M osca e sottolineando che « la presenza di Molotov
avrà una grande importanza sulla futura politica estera
della R ussia sovietica ».
Alcuni giorni più tardi Astakhov s'incontrava nuo­
vamente con Schnurre; Londra aveva appena fatto

1 04
DELLA VITA DI STALIN

sapere che l'Inghilterra non considerava la possibilità


d'una alleanza militare con l ' U . R .S.S. di modo che
Stalin era libero di procedere nei suoi tentativi d'ap­
proccio con il Reich .
« Le parole di Astakhov, riportate da Schnurre,
affermavano che non esisteva nessun conflitto di poli­
tica estera fra la Germania e l ' Unione Sovietica e per
conseguenza alcun motivo d'ostilità regnava tra i due
paesi .
A d ire il vero, soggiungeva Astakhov, l'Unione
Sovietica aveva la netta impressione d 'essere minacciata
dalla Germania, ma egli riteneva certamente possibile
dissipare la sfiducia e l'inquietudine che regnavano a
Mosca . . .
» Rispondendo alle mie domande a questo proposito,
l'incaricato d'affari affrontò l'argomento dei negoziati
anglo-sovietici concludendo che allo stadio in cui si
trovavano attualmente, il risultato desiderato dall'In­
ghilterra sembrava lontano dalla sua realizzazione . . >>
.

Tuttavia i Tedeschi dubbiosi si domandavano : Qual


era i l vero pensiero di Stalin?
I n seguito alle informazioni provenienti da M osca,
il numero uno sovietico e la maggior parte dei membri
del Politburo avevano abbandonato la capitale per
recarsi a Sotchi, nelle loro ville di campagna.
Ciò rappresentava un fatto eccezionale; d'abitudine
gli alti dignitari del Partito, seguendo l'esempio di
Stali n, andavano in vacanza soltanto nella seconda
q ui ndicina di luglio.
M olotov invece, restava nella capitale assistito da
Malenkov, suo primo segretario; anche Vorochilov
era presente a M osca ; si diceva che Stalin l 'avesse
incaricato di sorvegliare il nuovo commissario agli
Affari Esteri.
Vorochilov, che credeva nella possibilità d'un accor­
do con gli I nglesi e con i Francesi. aveva senza d ubbio

1 05
l GRANDI ENIGMI

ricevuto l'incarico di mantenere la fiducia di q uesti


ultimi.
M olotov infatti, a causa dei difficili contatti con
Stalin per il cattivo funzionamento della posta, aggra­
vati dal fatto che il numero uno non rispondeva al
telefono, rimaneva solo ad assumersi la responsabi lità
di ogni decisione.
Il nuovo capo della d iplomazia sovietica, essendo
poco abituato ai contatti diplomatici, agiva con la
massima circospezione, a tal punto che la Wilhelm­
strasse si irritò .
Il segretario di Stato von Weiszaecker per ordine d i
Ribbentrop, convocò a due riprese Astakhov per
tentare d'ottenere delle precisazioni.
Questi, che aveva visto Stalin senza la presenza di
M olotov prima che il padrone dei i ' U . R.S.S. lasciasse
M osca, confermò al suo interlocutore che la Russia
aveva preso « la ferma decisione di proseguire risoluta­
mente verso un accordo politico ed economico con la
Germani a )) rievocandogli l'accordo fra Federico I I di
Prussia e Caterina I I per la divisione della Polonia . . .
Nel suo rapporto su questi colloqui Weiszaecker
scrisse :
« Secondo l'incaricato degli Affari Sovietici, la
Russia non voleva essere l'istigatrice d'una nuova
divisione della Polonia, ma se le circostanze e la politica
nefasta del colonnello Beck avessero condotto la
Polonia a diventare foriera dell'imperialismo britan­
nico e provocare una guerra contro la Germania, la
Russia non avrebbe mai approfittato ad attaccare il
Reich, affermò Astakhov, in quanto q uest'ultimo si
sarebbe trovato in stato di legittima difesa . . . ))
Non si poteva essere più chiari.
Ciò corrispondeva esattamente al pensiero di Stalin ;
per cui era ben comprensibile la ragione per la q uale
l'astuto Georgiano si fosse allontanato dal Cremlino:

1 06
DELLA VITA DI ST ALI N

nel seno del Politburo la maggioranza si dichiarò ostile


ad una intesa con Hitler.
M algrado la sua massima autorità, Stalin non voleva
essere messo in minoranza nè vedere sorgere dei dubbi
sulla sua infallibilità. Egli lasciò pertanto M olotov,
negoziare da solo, li bero di condannarlo se avesse
fallito.
In questo modo egli riuscì a lasciare i Tedeschi da una
parte, gli I nglesi ed i Francesi dall'altra, incerti entrambi
delle sue vere intenzioni.
Nello stesso tempo, diede modo di riflettere ai
membri del Politburo che, come Kalini ne, Vorochilov
o Voznessensky non condividevano la sua opinione.
Il 2 1 M aggio, M olotov ricevette per la prima volta
l'Ambasciatore von Schulenburg.
Questo piccolo uomo con gli occhiali stringi-naso
si dimostrò « molto cordiale verso l'ospite )) confer­
mando di essere pronto a riprendere le conversazioni
economiche a condizione che queste fossero fondate
sulle necessarie basi politiche.
Schulenburg chiese al commisario agli Affari Esteri
che cosa intendeva dire, ma attese invano una risposta
precisa.
M olotov si accontentò di rispondere « che c'erano
da trattare degli argomenti molto seri per i due governi,
sui quali bisognava ponderare e riflettere)).
Il rappresentante del Reich si rese allora conto che
aveva di fronte un uomo i nflessibile, cocciuto, con il
quale non sarebbe stato facile discutere, « un interlocu­
tore famoso per la sua ostinazione)) come egli riferì a
Berlino.
Gli am basciatori occidentali seguivano natural­
mente con attenzione l'evoluzione della situazione.
Il rappresentante francese a Berlino, Coulondre, che
aveva sostituito And rea Francesco Poncet nominato
a Roma dopo la firma degli accordi di M o naco, fece

1 07
l GRANDI ENIGMI

sapere al Quai d'Orsay, che a seguito informazioni


degne di fede, i Tedeschi cercavano con tutti i mezzi un
riavvicinamento con i Russi.
Dopo la guerra, l'Ambasciatore trascrisse sulle sue
Memorie come e dove egli aveva raccolto delle i ndi­
cazioni di grande importanza sulle intenzioni di H itler.
L 'ufficiale aggiunto addetto all'Aeronautica francese
a Berlino, il capitano Stehlin aveva stretto amicizia con
un aiutante di campo di Goering, il generale Boden­
schatz.
L'Ambasciatore chiese al capitano d'incontrarsi col
generale tedesco dal quale ricevette delle confidenze
palesemente ispirate da Goering, di cui Robert Cou­
Iondre fece il seguente riassunto :
l 0 I l d iscorso pronunciato da Beck, capo del Go­
verno polacco, con il q uale respinse le pretese di Hitler
sul territorio di Danzica e sulla Prussia Orientale,
(ripetute dal Fiihrer nel suo intervento del 28 Aprile
davanti al Reichstag) non avrebbero cambiato per
niente la situazione. H itler era risoluto far ritornare
Danzica alla Germania e la congiunzione della Prussia
orientale al Reich.
2" Il Fiihrer, paziente e riflessivo (sic !) non avrebbe
preso di petto il problema, poichè egli sapeva ormai che
la Francia e l ' Inghilterra non avrebbero ceduto e la
coalizione contro la q uale si sarebbe scontrato sarebbe
stata troppo forte. Egli avrebbe manovrato finchè
fosse scoccata l 'ora .
3° I l Fiihrer si sarebbe messo d'accordo a questo
proposito con la Russia. Sarebbe venuto il giorno in
cui egli avrebbe raggiunto i suoi obiettivi, senza che
gli Alleati avessero avuto nessuna ragione nè alcuna
intenzione d' intervenire. Forse si sarebbe assistito ad
una quarta divisione della Polonia: in ogni caso « s i
sarebbe constatato che q ualche cosa stava procedendo
verso l' Est » .

1 08
DELLA VITA DI ST ALI N

4° I l comportamento equivoco del Giappone aveva


contribuito ad orientare H itler verso l ' U . R.S.S.
5° Non appena la q uestione polacca fosse stata
risolta e la supremazia militare tedesca definitiva­
mente garantita, la Germania avrebbe potuto aderire
ad una conferenza.
Le stesse informazioni vennero trasmesse al conte
Ciano dal rappresentante italiano a Berlino; Attolico,
ma per costui l 'attacco tedesco contro la Polonia « era
da considerarsi imminente ».
Per ordine di Mussolini, Ciano invitò dunque Rib­
bentrop a Milano, dove i due capi della diplomazia
dell'Asse s'incontrarono il 6 Maggio.
Secondo il parere di Ciano una guerra immediata
sarebbe stata una catastrofe, in quanto l'Italia, egli
disse, era bramosa di mantenere la pace per almeno tre
anni ancora.
Ribbentrop acconsentì, con grande sorpresa del suo
interlocutore, davanti ad una così repentina acquie­
scenza.
Fu allora che M ussolini propose un'alleanza militare
fra i due paesi.
Hitler consultato subito da Ribbentrop diede il
proprio accordo senza esitare: il 22 Maggio, a Berlino
ebbe luogo la firma del « patto d'acciaio>> che legò ormai
la sorte del Duce con q uella del Fiihrer.
Ma non si trattò, come si augurava Mussolini, d'un
patto di difesa reciproca, poichè H itler volle e ottenne
che nel preambolo dell'accordo figurassero queste
parole :
« Le due nazioni legate dalla profonda affinità delle
loro ideologie, erano decise agire fianco a fianco e unire
le loro forze per ottenere lo spazio vitale che era loro
necessano. >>
All'indomani della firma il 23 Maggio, il Fiihrer
riunì i principali capi militari della Werhrmacht annun-

109
l GRANDI ENIGMI

ciando loro che ora, non aveva più l'intenzione di pro­


seguire nelle sue conquiste con mezzi pacifici, poichè
« ciò era impossibile e, soltanto la guerra poteva per­
mettere al Reich d'ottenere dei nuovi successi )).
Nel corso di questa seduta che avvenne alla Cancel­
leria, H itler spiegò ai suoi auditori perchè egli doveva
attaccare la Polonia, anche se la l rancia e l'Ingh ilterra
appoggiavano Varsavia; nei suoi propositi così chiara­
mente espressi, trasparirono subito le sue intenzioni d i
procedere ancora p i ù lontano, verso l'Est :
« Non era Danzica il motivo vero del litigio, egli disse :
)) Si trattava di estendere Io spazio vitale - il << Lebens­
rau m )) - all'Est, per assicurare le risorse alimentari
nonchè per risolvere il problema degli Stati Baltici .
)) Non c'erano altre possibilità in Europa.
)) Se il destino ci obbligasse ad azzuffarci con l'Ovest,
il possesso d'un vasto territorio all'Est costituirebbe
per noi un inestimabile vantaggio. In tempo di guerra
sarebbe più difficile fare affidamento su dei primati di
raccolta che in tempo di pace . . . ))
Ecco perchè H itler giudicò indispensabile, tanto per
incominciare, ad attaccare la Polonia « alla prima
occasione favorevole)) .
N o n era più possibile ripetere ciò che era stato fatto
in Cecoslovacchia.
Per quanto concerneva la Russia, il Fiihrer giudicò
che non era escluso che q ues'ultima provasse d isinte­
resse alle sorti della Polonia. Ma se contrariamente alle
sue speranze e malgrado le nuove disposizioni di Stalin,
costui avesse firmato un patto d'alleanza con l' Inghil­
terra e la Francia, ebbene sarebbe stato allora necessario
sferrare una campagna all'Ovest per sbarazzarsi
innanzitutto delle potenze occidentali.
Per la neutralità dell'Olanda e del Belgio non era
naturalmente il caso di tenerne conto.
Poi, H i tler in una delle sue improvvisazioni che gli

I lO
DELLA VITA DI STALIN

erano abituali, descrisse come doveva svolgersi una


campagna all'Ovest, dopo l'annientamento della
Polonia.
Questa campagna si svolse effettivamente un anno
più tardi come l 'aveva prevista, ad eccezione soltanto
della resistenza dell'Inghilterra non contemplata nelle
sue previsioni . . .
All'inizio dell'estate 1 9 39 Io Stato M aggiore tedesco
si rese conto che malgrado l'enorme potenza militare
del Reich, questo non era in grado di affrontare contem­
poraneamente la Polonia, gli Occidentali e la Russia :
era necessario quindi « scaglionare)) i problemi e
distruggere separatamente ciascuno degli avversari .
I n q uesta occasione Chamberlain assecondò incon­
sciamente il gioco di H itler.
Infatti, malgrado le pressioni di Churchill che solle­
citava il primo Ministro britannico a concludere
un'alleanza con la Russia, costui si rifiutava ostinata­
mente ad accedere ai suoi consigli.
Ci volle una vera levata di scudi in Gran Bretagna
affinchè Chamberlain finisse per accettare a malin­
cuore di affidare l'incarico al suo Ambasciatore a
Mosca per sondare a q uali condizioni potevano essere
ela borati : un patto d 'assistenza reciproco, un tratta­
mento militare e un testo di garanzia per i paesi minac­
ciati dal Reich .
Contemporaneamente la Francia affidava Io stesso
incarico al suo rappresentante a Mosca.
Era il ritorno al concetto della politica d'accerchia­
mento.
M a il tempo trascorso dalle prime proposte russe nel
mese di Aprile, aveva profondamente modificato il
punto di vista sovietico. Le intenzioni espresse da
Stalin al XVIII° Congresso, il siluramento di Litvinov,
nonchè gli approcci della Wilhelmstrasse avevano
portato la diplomazia sovietica a pensare che sarebbe

III
l GRANDI ENIGMI

stato preferibile non impegnarsi con gli Occidentali .


Il 3 1 Maggio, davanti al Consiglio dei commissari
del popolo, Molotov criticò violentemente la posizione
dell'I nghilterra e della Francia e pose tre condizioni
per l'ingresso dell' U . R.S.S. in un patto d 'al leanza :
- U n patto tripartito d'aiuto reciproco a carattere
puramente difensivo avrebbe dovuto essere concluso :
- La garanzia dei firmatari doveva essere estesa a
tutti gli Stati dell'Europa Centrale, compresi q uelli
limi trofi all' Unione Sovietica :
-- U n accordo doveva essere fi rmato, con il quale si
definiva la forma e la portata dell 'aiuto immediato ed
effettivo, che ciascuna delle parti era suscettibile di
portare all'altra, nonchè agli Stati minacciati d'aggres­
SIOne.
Molotov prese la precauzione di sottolineare che in
ogni caso la fi rma di tali accordi non avrebbe impedito
la continuazione delle trattative d'ordine economico
con la Germania e l'Italia.
Schulenburg non s'ingannò sulle conseguenze delle
richieste di Molotov agli Occidentali come apparve
dal suo dispaccio spedito a Berlino specificando che,
se in appa renza i Russi erano disposti a fi rmare dei
trattati con l'Inghilterra e la Francia, essi agivano
convinti che i due Stati occidentali non erano inclini
ad accettare simili cond izioni, per cui le conversazioni
correvano il rischio di prolungarsi oltre misura.
Si doveva quindi contare su Molotov, il q uale d'altra
parte, sem brava attendere un gesto da Berlino.
Questo gesto Hitler lo farà, perchè il tempo stringeva
per lu i, in q uanto aveva appena deciso di fissare per i l
l " Settembre l'attacco contro l a Polonia ed egli non
poteva lanciare la sua offensiva all'Est. se non avesse
avuto la matematica sicurezza che i Russi non avrebbero
contrastato la sua marcia .
I l Fi.ihrer comunicava dunque a Ri bbcntrop che

1 12
Il Maresciallo Toukhatchel·ski,
principale vittima militare dei Processi di Mosca.
DELLA VITA DI ST ALI N

egli intendeva « normalizzare le relazioni fra la Ger­


mania e l' Unione Sovietica )).
Il ministro tedesco degli Affari Esteri redigeva
immediatamente una serie d'istruzioni all 'Ambascia­
tore Sch ulen burg. con l'incarico «di avvicinare Molo­
tov il più sovente possi bile )), allo scopo di fargli cono­
scere le intenzioni di Berlino.
Infatti. ma lgrado i di spacci rassicuranti di Schulen­
burg, si temeva sempre alla Wilhelmstrasse. che la
Russia finisse per firmare un patto con le potenze Occi­
dentali : era necessario q uindi battere Londra e Parigi
in velocità.
Le istruzioni all'Ambasciatore a M osca fu rono
quindi sottoposte a H itler, il q uale dopo averle rivedute
e corrette diede la sua approvazione.
I temi che Schulenburg doveva esporre a Molotov
erano i seguenti :
« Nessuna divergenza d'interessi divideva la Ger­
mania e la Russia sovietica nel campo della politica
estera : era arrivato pertanto il momento di considerare
l'opportunità di normalizzare le relazioni diplomatiche
fra i due paesi. L 'alleanza i taio-tedesca (patto d'acciaio)
non era in nessun caso diretta contro l ' U . R.S.S., ma
aveva di mira la coalizione franco-inglese . . .
)) Se, malgrado i l nostro desiderio d i pace, dovessimo
entrare in guerra contro la Polonia, siamo convinti
che q uesta situazione non porterà in nessun caso delle
divergenze d'interessi con la Russia sovietica: siamo
persuasi invece che alla l iquidazione, in q ualsiasi modo.
del problema tedesco-polacco, gli interessi sovietici
non sarebbero stati danneggiati, anzi ne avremmo
tenuto conto nel l imite del possibile.
)) Un'allea nza della Russia con l'I nghilterra costi­
tuiva un grave pericolo per l ' U . R .S.S. La partecipazione
alla politica d'accerch iamento auspicata da Londra .
costringerebbe Mosca ad assumere degli obbligh i

I I3
l GRANDI ENIGMI

unilaterali senza nessuna contropartita britannica,


poichè l'Inghilterra non era in grado d'offrirla alla
Russia. Ogni forma d'aiuto in Europa era resa impos­
sibile dal muro dell'Ovest ( il « Westwall» o cosidetta
« linea Sigfrido »).
)) La Germania era dunque convinta che ancora una
volta l'Inghilterra avrebbe applicato la sua politica
trad izionale: fare togliere le castagne dal fuoco dalle
altre potenze. ))
Quest'ultimo argomento era lo stesso sviluppato da
Stalin di fronte al XVI I I° Congresso e non poteva che
essere accolto cpn favore da M osca.
Le istruzioni a Schulenburg prevedevano anche che
dovevano essere formalmente con fermate le intenzioni
pacifiche della Germania nei riguardi dell ' U . R . S . S.
I nfine l 'Ambasciatore doveva sottolineare che il
Reich era pronto a d iscutere non soltanto gli accordi
economici, ma anche la normalizzazione delle rela­
zioni politiche.
Non appena Schulenburg ricevette queste istruzioni,
egli si affrettò a sollecitare una udienza da M olotov, ma
nel frattempo gli pervenne da Berlino un ord ine del
Fiihrer: di non dare seguito al messaggio di Ribbentrop.
L'Ambasciatore chiamò subito il suo ministro, dal
q uale seppe che H itler desiderava soprassedere agli
approcci con M osca, poichè giudicava ancora possibile
un accordo fra M osca, Londra e Parigi.
Schulen burg replicò confermando la sua certezza
che i Russi non avevano nessuna intenzione di allearsi
con gli Occidentali, ma che l'esitazione di Berlino
rischiava di portarli verso costoro.
Hitler, messo all 'erta da Ribbentrop, cambiò d i
nuovo parere e diede l'ordine d ' intraprendere i colloq ui ;
nel momento in cui q uesto ordine veniva trasmesso,
egli decise nuovamente di sospendere l'in iziativa.
Venne inviato un telegramma a Mosca per notifi-

1 14
DELLA VITA DI STALIN

care a Schulenburg: «di osservare un atteggiamento


completamente riservato e di non prendere nessuna
iniziativa prima di ricevere delle nuove istruzioni . »
I l povero Ambasciatore, che aveva la ferma con­
vinzione della possibilità di un accordo con la Russia,
rimase un po' sconcertato. Così non gli si d iede credito
quando affermò che un accordo a nglo-sovietico era
poco prevedibile.
Tuttavia egli capì meglio la posizione di H itler,
q uando apprese da un telegramma della Wilhelm­
strasse, che gli alleati del Reich, l'Italia e il Giappone,
non avevano nascosto la loro ostilità per un eventuale
accordo bilaterale fra Berlino e M osca.
Il telegramma così concludeva :
« Aspettiamo di vedere fino a quando la Russia e
l ' Inghilterra sono decise ad impegnarsi nei loro con­
fronti . »
Tuttavia H itler, sempre i ncerto, diede l'ord ine a
R ibbentrop di far effettuare dei tentativi d'approccio
presso i Russi, non a Mosca, ma a Berlino, attraverso
il canale diploma tico con l 'incaricato d'Affari sovietico.
Alcuni giorni più tardi, dopo aver ricevuto un l ungo
memorandum da M ussolini, con il q uale ribadiva il suo
concetto d'una guerra europea « inevitabile», ma non
prima di tre anni, poichè non sarebbe stato pronto, il
Fiihrer fece comunicare a Schulenburg la sua deci­
sione « di stabilire dei contatti d'un certo l ivello con
l ' U n ione Sovietica )).
Nel frattempo, allo scopo d'impedire la concessione
di una garanzia anglo-franco-russa alla Danimarca,
e ai d ue Stati limitrofi all ' U . R.S. S . : Lituania ed Estonia,
la Germania fi rmava con q uesti tre paesi un patto di
non aggressione; con i l primo il 3 1 M aggio et il 7 Giugno
con gli altri due.
Si sa ciò che accadde poi . . .
I l 2 8 Giugno, Schulenburg ottenne un'udienza d a

I 15
l GRANDI ENIGMI

Molotov, che si mostrò molto cordiale verso il suo


ospite, ma durante la conversazione egli fece rilevare
al suo interlocutore a proposito dei patti di non-aggres­
sione, « che le ultime esperienze della Polonia gli
ispiravano dei dubbi legittimi sulla continuità dei
trattati d i q uesto genere)).
Nel resoconto di q uesto colloquio, Schulenburg
sottoli neava tuttavia il desiderio della Russia di cono­
scere le intenzioni politiche della Germania, e di con­
servare i contatti con q uest'ultima, per raggiungere delle
condizioni normali nelle relazioni fra i due paesi .
Bisogna dire, per entrambi le parti, che a questo punto
« non sapevano quali pesci pigliare )).
Stalin restava sempre diffidente: Hitler cambiava
idea ogni giorno.
l d ue dittatori del pari astuti, sapevano per esperienza
personale, quale credito si poteva accordare a dei
trattati.
I l problema per ciascuno di loro consisteva nel sapere
per quanto tempo l'altro avrebbe fatto onore alla sua
firma . . .
I l 2 9 G iugno, senza conoscere d'altronde i l perchè,
H itler diede ancora una volta l'ordine d'interrompere i
negoziati.
I n q uel momento le trattative fra Mosca e i rappre­
sentanti occidentali erano arrivate ad un punto morto,
in q uanto non s'intravvedeva nessun accordo per la
concessione di garanzie alla Polonia. Stati Baltici e
Romania.
Varsavia e Bucarest rifiutarono infatti ogni aiuto
sovietico, sebbene fosse evidente che la garanzia
franco-inglese non poteva, in alcun caso proteggerle
contro un 'aggressione proveniente dall'Ovest. Anche
gli Stati Baltici e la Finlandia respinsero l'offerta
sovietica. costretti a declinarla in seguito all'avverti­
mento segreto di Berli no che in caso di accettazione da

1 16
DELLA VITA DI STALIN

parte loro, ne sarebbe derivato per conseguenza l'in­


tervento automatico della Wehrmacht.
Nel tentativo di trovare una soluzione, Molotov
propose a Londra di mandare Lord Halifax, min istro
degli Esteri a partecipare ad una seduta, ma q uest'ul­
timo rifi utò l'incarico.
Eden si offrì quale candidato alla missione, ma
Chamberlain preferì mandare a Mosca William Strang,
che a suo tempo aveva ricoperto la carica di Ambascia­
tore. L'arrivo di q uesto alto funzionario invece del
capo della d iplomazia di Sua M aestà venne ritenuta
offensiva da Stalin e Molotov, che vedevano in q uesto
gesto la conferma dell'ostilità di Chamberlain per
qualsiasi accordo con l ' U . R . S . S .
I l 2 9 Giugno, giorno i n c u i H itlcr troncò ancora una
volta le trattative intavolate da Schulenburg, la Pra nla
pubblicò un articolo di Andrei Jdanov, membro del
Politburo e confidente di Stalin, redatto in questi
termini : « I Governi britannico e francese non vogliono
accordare l'uguaglianza di diritti ali'U n ione Sovietica
per mezzo di un trattato di alleanza . ))
Jd anov che affermava di esprimersi « a titolo per­
sonale)) scrisse: « M i pare, che i Governi francese e
britannico non mirino a concludere un vero accordo
accettabile dall 'U nione Sovietica, ma soltanto coltivare
delle conversazioni sull 'argomento, allo scopo di
dimostrare all'opinione pubblica dei loro rispettivi
paesi la sedicente intransigenza dell' U . R . S . S . per
facilitare la conclusione d'un accordo con gli aggres­
sori. I prossimi giorni potranno dimostrare se sono
più o meno in errore. ))
Stalin infatti, servendosi degli scritti d'Jdanov, si
premuniva di far ricadere sugli Occidentali la respon­
sa bilità d'una eventuale rottura.
Nel frattempo, nel suo rifugio di Berchtesgaden,
Hitler metteva a punto con il suo Stato Maggiore, il

1 17
l GRANDI ENIGMI

« Piano B ianco )) cioè l'aggressione contro la Polonia e,


in virtù dei suoi ordini, tutto doveva essere pronto per
il 20 di Agosto.
Doveva trattarsi di una guerra totale, con tutte le
armi di cui disponeva il Reich )).
A partire dalla fine del mese di Giugno 1 939 fra i due
dittatori, incominciò una competizione durante la quale
l'uno e l'altro assunsero alternativamente il ruolo del
gatto e quello del topo .
Se per Hitler era indispensabile conoscere le inten­
zioni della Russia nel momento in cui si apprestava a
lanciare il suo esercito contro la Polonia, Stai in invece.
al q uale apparivano sempre più chiare le intenzioni del
Fiihrer nei suoi riguardi, voleva ad ogni costo guada­
gnare tempo, affinchè I ' U . R .S.S. potesse consacrare
tutte le sue forze per ra fforzare l'apparato militare
sovietico.
Naturalmente nessuno dei due uomini intendeva
svelare la reciproca li nea di condotta.
D'altronde era curioso constatare a q uell'epoca che
Stai in sembrava il più sincero : forse il più credulone !
Ciò che spiegò in parte il suo atteggiamento, q uando
i carri blindati della Wehrmacht dilagarono nelle
pianure occidentali dell' immensa Russia: per alcuni
giorni, sbalordito, il padrone del Cremlino non seppe
prendere alcuna decisione.
A M osca le trattative con gli Occidentali s'insabbia­
rono, a causa dell'ostinazione polacca che impediva
q ualsiasi progresso .
M algrado tutti i loro sforzi, i Francesi non poterono
ottenere dal colonello Beck l'accettazione di vedere,
in caso d'attacco tedesco, le unità dell'Armata rossa
correre in suo aiuto attraverso i territori polacch i .
G l i Inglesi, sempre tanto d iffidenti nei riguardi dei
Russi, si mostravano più evasivi.
Senza dubbio gli uni e gli altri avrebbero ottenuto

1 18
DELLA VITA DI ST ALI N

un risultato più positivo se avessero fatto comprendere


alla Polonia che il suo costante rifiuto di un aiuto
sovietico, non permetteva loro di mantenere la garanzia
promessa in caso di aggressione tedesca.
Ma nè Parigi nè Londra sollevarono questo argo­
mento.
Molotov e Vichinsky, vice-ministro degli Esteri, di
nomina recente, continuarono a ripetere ai loro inter­
Iocutori occidentali che non si poteva arrivare a nessuna
conclusione, finchè i Polacchi fossero rimasti fuori
dell'accordo.
Stalin non partecipava mai alle conversazioni che si
svolgevano fra le d ue parti, perchè nella sua qualità di
primo segretario del partito comunista, egli ufficial­
mente non poteva rappresentare il governo sovietico ;
comunque manovrava dietro le quinte, rallegrandosi
per q ueste continue esitazioni che gli facevano guada­
gnare del tempo, non solo, ma che potevano nel con­
tempo infastidire anche i Tedeschi .
M en tre a l Cremlino, Russi e Occidentali conti­
nuavano il loro d ialogo fra sordi, Stalin diede l'ordine
ad Astakhov di muovere la prima pedina a Berlino.
Conforme la m igliore tradizione diplomatica, il
rappresentante sovietico fece « tastare il terreno » per
mezzo dell'ambasciatore bulgaro Draganov.
Costui era considerato estremamente favorevole ai
nazisti, a tal punto che il Re di Bulgaria, Boris, nutriva
della d iffidenza nei suoi riguardi.
Durante una conversazione amichevole Astakhov,
confidò dunque a Draganov che Mosca era sempre più
favorevole ad un accordo con Berlino.
Come previde Stalin, non appena il suo interlocutore
si al lontanò, Draganov si affrettò ad avvertire Woer­
mann, direttore del Dipartimento dei Balcani alla
Wilhelmstrasse.
L'importanza di questa iniziativa non sfuggì ai

1 19
I GRANDI ENIGMI

Tedeschi, tanto più che durante le u lteriori conversa­


zioni economiche, Astakhov confermò con parole
velate a Schnurre, capo della delegazione tedesca,
quanto aveva esposto al ministro bulgaro.
Per ordine di Ribbentrop, Schnurre invitò in u n
buon ristorante d' Ewest, presso Berlino, Astakhov e
Babarine, addetto commerciale sovietico, allo scopo
di sondare le loro intenzioni, ma anche per far loro
sapere che il 1 1 1° Reich era pronto a riavvicinarsi
all ' U . R . S . S .
I n quell'occasione Astakhov con l 'approvazione d i
Babarine affermò con vigore:
« Non comprendiamo a Mosca, perchè la Germania
manifesti una tale ostilità nei riguardi dell' Unione
Sovietica, poichè dei rapporti di buon vicinato fra i
nostri due paesi corrisponderebbero ai loro interessi
vitali . . . »
Schnurre pienamente d'accordo aggiunse :
« Non abbiamo mai pensato di minacciare l ' Unione
Sovietica; i nostri obiettivi sono totalmente differenti.
La politica tedesca è rivolta completamente contro
l ' Inghilterra; è pertanto possibile mirare ad una transa­
zione a lungo termine dei nostri interessi comuni,
tenendo naturalmente in gran conto gli interessi vitali
della Russia.
» È evidente, proseguì Schnurre, che q uesta possibi­
lità dovrebbe essere abbandonata se l ' Unione Sovie­
tica prendesse posizione contro la Germania a fianco
del l ' Inghilterra e della Francia. Il momento di un'intesa
fra M osca e Berlino è venuto, ma non sarebbe più pos­
sibile effettuarla, se un patto fosse concluso con Lon­
dra . . .
» D'altronde, continuò il rappresentante tedesco ;
che cosa può offrire l ' Inghilterra alla R ussia? Nella
migliore delle ipotesi, la partecipazione ad una guerra
europea e l 'ostilità della Germania. I n cambio, che

I 20
DELLA VITA DI ST ALI N

cosa possiamo offrirvi '? La neutralità per restare al di


fuori d'un eventuale conflitto europeo; inoltre se M osca
lo desidera, un accordo russo-tedesco su interessi
comu ni, che come in altri tempi, si rivelerebbe a vantag­
gio dei due paesi . . .
)> Secondo i l mio parere, asserì Schnurre, non esiste
nessun punto di attrito fra la Russia e la Germania,
lungo tutta la linea che va dal mar Baltico verso il mar
Nero e l' Estremo Oriente. E aggiunse anche che,
lasciando da parte q ualsiasi divergenza filosofica, le
rispettive ideologie della Germania, I talia e Un ione
Sovietica possedevano un punto in comune : la loro
opposizione alle democrazie capitaliste occidentali . . . >>
Astakhov approvò calorosamente il suo interlocu­
tore, aggiungendo in modo chiaro e preciso che Mosca
era pronta in caso di guerra contro la Polonia, di parte­
cipare alla sua divisione.
Sarebbe semmai la quarta volta . . . Caterina II e
Federico I I non ne avevano dato l'esempio ?
Ma il Russo proseguì anche nel dichiarare che
l ' U nione Sovietica intendeva riavere le sue vecchie
province baltiche; la Lettonia, l' Estonia e la Lituania ;
i noltre, assicurarsi i vantaggi strategici nel golfo d i
Finlandia e rientrare in possesso della Bessarabia.
Schnurre, per usare i propri termini, restò semplice­
mente « sbalordito» e, non avendo la facoltà di rispon­
dere a tali richieste, si affrettò a riferire le proposte
d'Astakhov a Weiszaecker.
Le esigenze sovietiche non causarono troppa sor­
presa ai capi della Wilhelmstrasse, perchè si aspetta­
vano un tale mercanteggiamento. Avevano pronta
pertanto una contro-proposta suscettibile di soddisfare
Stalin e procedere verso la soluzione del negoziato.
Poco tempo prima, Joukov, a capo di un esercito
mongolo appoggiato da quattro brigate blindate e da
più di cinquecento aerei, aveva inflitto una severa

121
I GRANDI EN IGMI

disfatta ai Giapponesi, per cui a Tokio, il partito estre­


mista incoraggiava il popolo a una guerra contro
l' Unione Sovietica.
Berlino, in cambio d ' un patto con M osca, intervenne
proponendo al Giappone la sua mediazione.
Se i R ussi e i Giapponesi avessero raggiunto un'in­
tesa, mercè l'aiuto tedesco, e nella prospettiva d'un
patto di non aggressione fra il I I I0 Reich e I ' U . R.S.S. Ia
neutralità totale di quest'ultimo Stato sarebbe stata
acquisila. In caso di conflitto con gli Occidentali. al
q uale presto o tardi avrebbe preso parte il G iappone,
Stalin non sarebbe intervenuto su nessun fronte.
Nella mattinata del 27 Luglio, Schnurre telefonò a
Astakhov per metterlo al corrente di q ueste proposte.
Contemporaneamente Weiszaecker ordinò a Sch u­
lenburg di ottenere udienza da Molotov per avere la
conferma di quanto esposto dal rappresentante russo
a Berlino, intimandogli che l ' intervista doveva avve­
nire « nel più breve tempo)).
H itler in quel momento aveva fretta : il 23 Luglio
infatti Londra e Parigi avevano finito per accettare le
proposte russe e domandavano immediatamente degli
incontri fra i capi di Stato M aggiore allo scopo di pre­
parare un'alleanza militare.
Un telegramma del conte von Welszeck, ambascia­
tore del Reich a Parigi, aveva anzi precisato - prima
che la notizia fosse stata ufficialmente comunicata ai
Parlamenti inglesi e francesi - che la missione francese
sarebbe stata condotta dal generale Doumenc, « u n
ufficiale particolarmente qualificatO, avendo fatto
parte dello Stato M aggiore del generale Weygand )) .
I colloq ui politici con g l i Occidentali erano arrivati
ad un punto morto sull'articolo: « aggressione indi­
retta >> per cui impedivano Io svolgimento di conversa­
zioni militari richieste con insistenza dai Russi.
Il I o di Agosto, alcuni giorni dopo, l'Ambasciatore

1 22
DELLA VITA DI STALIN

a Londra, von D irksen, avvertì Berlino che Chamber­


lain e l'ambiente governativo britannico consideravano
« con scetticismo )) i negoziati mili tari.
« La composizione stessa della missione lo dimo­
strava, scrisse l'Ambasciatore.
)) L 'Ammiraglio Drax, suo capo, era praticamente in
pensione c non aveva fatto mai parte dello Stato Mag­
giore della Marina.
)) Il generale Heywood aveva sempre servito nel
contingente dell 'esercito.
)) Il maresciallo d'Aviazione Burnett si era distinto
come pilota e come istruttore, ma non possedeva le doti
d i uno stratega.
)) Tutto ciò sembrava ind icare, che la missione mili­
tare aveva la mansione di accertare il valore combattivo
delle forze sovietiche invece d'essere disposti per un
accordo sulle future operazioni . . .
)) Gli addetti militari alla Wehrmacht erano unanimi
nel constatare lo scetticismo sorprendente manifestato
dagli ambienti militari britannici nei riguardi dei futuri
colloqui con i capi dell'esercito sovietico . . . ))
I nfatti l'Alto-Comando britannico, nonchè q uello
tedesco, sottovalutava grossolanamente il potenziale
bellico dell'Armata Rossa. Il governo di Londra,
d imostrava così poco interesse per queste trattative
militari , che dimenticò di dare all'Ammiraglio Drax
l'autorizzazione scritta di negoziare.
Yorochilov se ne lamentò amaramente; ma il famoso
testo arrivò a Mosca soltanto il 2 1 Agosto !
Dopo la guerra si seppe tuttavia, che q uantunque
non fosse in possesso di una autorizzazione scritta,
egli aveva ricevuto ordini segreti, cioè d i : « trascinare
il più a l ungo possibile le conversazioni militari e di
limitarsi a controllare le conversazioni politiche. ))
Egli non doveva i noltre fornire nessuna informazione
militare ai Russi, prima della eventuale firma del patto.

1 23
l GRANDI ENIGMI

Per dimostrare ancora di più che, nè Parigi n è Londra


manifestavano alcuna sollecitudine all'incontro, le
missioni militari invece di noleggiare un aereo che le
avrebbe trasportate i n un giorno a Mosca. s'imbar­
carono il 5 Agosto su un cargo misto con destinazione
Leningrado, per cui raggiunsero la capitale sovietica
soltanto l' I l Agosto.
All 'arrivo li attendevano i rappresentanti militari
sovietici.
Contrariamente agli Occidentali, i Russi avevano
designato i loro capi più eminenti : il maresciallo
Voroschilov, commissario alla Difesa, e il generale
Chapochnikov, capo dello Stato M aggiore dell'Armata
Rossa, nonchè consigliere personale di Stalin per gli
Affari militari. (Chapochnikov occupava q ueste alte
funzioni, benchè non fosse un membro del Partito
comunista.)
Mentre i Britannici e i Francesi tergiversavano, i
Tedeschi cercarono con tutti i mezzi di accelerare le
trattative; ma per ordine di H itler, Ribbentrop doveva
dare l'impressione contraria al governo sovietico.
Sempre il solito gioco del gatto e del topo . . .
Avvenne così che i l 3 Agosto, scavalcando Weis­
zaecker, Ribbentrop inviò personalmente un tele­
gramma « confidenziale e molto urgente» a Schulen­
burg del seguente tenore :
« Ieri ebbi una lunga conversazione con Astakhov . . .
Gli manifestai i l desiderio tedesco d i rivedere intera­
mente le relazioni russo-tedesche, dichiarandogli che
dal Baltico al M ar Nero non esisteva nessun problema
che non si potesse risolvere con nostra reciproca
soddisfazione. Per corrispondere al desiderio espresso
da Astakhov di trattare in maniera più concreta i pro­
blemi d'attualità, mi d ichiarai ben d isposto a condi­
zione che egli si rendesse portavoce dello stesso desi­
derio da parte del governo sovietico, di collocare le re la-

1 24
DELLA VITA DI STALIN

zioni russo-tedesche su delle basi nuove e definitive. »


U n po' più tardi Weiszaecker inviò un altro tele­
gramma a Schulenburg con il quale gli faceva sapere
che « il Reich era pronto a continuare a Berlino, le
conversazioni in termini più concreti, aventi di mira un
accordo delle relazioni russo-tedesche.
Lo stesso giorno R ibbentrop rivide Astakhov spie­
gandogli « con dolcezza» che un'intesa con la Russia
sulla sorte della Polonia, rientrava « nel campo delle
cose possibili ».
Egli suggerì tuttavia un po' più tardi a Schulenburg
« che non c'era nessuna premura ».
Astakhov si rese ben conto della manovra q uando,
incontrandosi nella notte dal 3 al 4 Agosto con
Schnurre, costui gli lasciò l'impressione che il governo
tedesco avesse molta fretta di avviare le conversazioni.
G li precisò anzi che q ueste ultime avrebbero dovuto
iniziare « nei prossimi giorni ».
Chi dunque rispecchiava veramente i l pensiero di
Hitler: R ibbentrop oppure Schnurre?
I Russi allora compresero che il Fiihrer ci teneva ad
essere rassicurato sulla neutralità dell 'Unione Sovie­
tica, vedendo avvicinarsi la data da lui fissata per
l'attacco contro la Polonia.
Venne allora il turno di Stalin ad agire da furbo.
Nella serata, Schulenburg fu così ricevuto da M olo­
tov, che gli fece un'accoglienza molto amichevole; nel
suo rapporto l'ambasciatore, specificò inoltre che il
commissario agli Affari Esteri si dimostrò « eccezional­
mente aperto ».
Schulenburg gli trasmise le istruzioni ricevute dalla
Wilhelmstrasse, ripetendogli che per il 1 1 1° Reich non
esisteva nessun punto d'attrito fra i due paesi.
M olotov gli rispose enumerando alcuni atti d'ostilità
commessi dalla Germania nei riguardi dell' U . R .S.S. :
il patto anti-Komintern ; l'appoggio accordato al

1 25
I GRANDI ENIGMI

Giappone contro la Russia; l'estromissione della


diplomazia sovietica dagli accordi di M onaco.
Molotov continuò chiedendogli :
« Le nuove dichiarazioni tedesche come si potevano
conciliare con ognuno di q uesti tre provvedi ment i "!
Le prove d'un cambiamento negli atti del governo
tedesco ci mancano ancora. ))
Nel testo del suo telegramma spedito a Berlino,
Schulenburg si dimostrò molto scoraggiato: egli lo
compilò nei seguenti termini :
« Ho l ' impressione generale che il Governo sovietico
sia deciso a concludere un accordo con la Gran Breta­
gna e la Francia, purchè queste ultime sodd isfino le sue
esigenze . . . Credo che le mie dichiarazioni abbiano
fatto impressione a Molotov ; tuttavia giudico possibile
un rovesciamento totale della politica del governo
sovietico, soltanto a prezzo di un considerevole sforzo. ))
A Berlino erano più ottimisti ; H itler e Ribbentrop
erano persuasi che un accordo con i Russi si poteva fare.
Se si otteneva la neutralità della Russia, forse Londra
e Parigi avrebbero rivisto la loro posizione nei riguardi
della Polonia, responsabile dopo tutto dell'insuccesso
delle trattative di Mosca. E. anche se gli Occidentali
avessero confermato la loro garanzia nei riguardi di
V arsa via, sarebbe stato facile teneri i sul « Westwall » ,
il cui dispositivo era ben lontano d' uguagliare q uello
della linea Maginot, mentre la Wehrmacht non temendo
più l'intervento del l'Armata rossa, avrebbe annientato
facilementc la Polonia.
Il 1 7 Agosto Ribbentrop mandò direttamente un
messaggio a Stalin.
I l padrone della Russia soggiornava sempre a
Sotchi, dove Molotov gli trasmise telefonicamente le
proposte tedesche.
Si trattava infatti delle disposizioni del trattato,
tale e q uale Berlino l'aveva concepito.

I 26
DELLA VITA DI ST ALI N

Stalin rifiutò ancora d'intervenire direttamente


nelle trattative, limitandosi a consigliare a M olotov d i
sottoporre i l messaggio a l terzetto del potere esecutivo,
ossia, oltre a Molotov, a Vorochilov e M alenkov, poi­
chè il Presidente del l ' U . R . S.S., Kalinine ricopriva sol­
tanto delle cariche onorifiche.
Ribbentrop tuttavia insistette ancora presso Schu­
lenburg, al q uale mandò un messaggio telegrafico
ingiungendogli di rimettere il contenuto delle proposte
del trattato nelle mani proprie di Stalin.
Il ministro tedesco degli Affari esteri gli confermò
di essere pronto a venire l ui stesso a M osca per incon­
trare il numero uno sovietico.
Allora M olotov chiese a Stalin di raggiungere M osca,
e q uesta volta gli fu difficile sottrarsi all'invito.
Dopo una l unga conversazione telefonica, i l padrone
del Cremlino decise di raggiungere la capitale, dando
l'ordi ne di riunire il Politburo, davanti al q uale, sempre
per guadagnare tempo, egli suggerì il 1 9 Agosto, di
mandare a Berlino delle contro-proposte.
M a il progetto redatto conforme le sue istruzioni
era assai vago; prevedeva infatti la firma d'un proto­
collo particolare « su tutti i punti ai quali le alte parti
contraenti erano interessate nel campo della politica
estera ».
Il protocollo particolare doveva essere siglato simul­
taneamente da Berlino e da Mosca, prima dell'entrata
in vigore del patto; in a ltre parole il Reich doveva accet­
tare tutte le sue condizioni, altrimenti Stalin non
acconsentiva all'accordo.
I l d ittatore sovietico riprendeva così l ' iniziativa.
Il gatto e il topo scambiarono nuovamente l'alloggio.
Regnava infatti nella mente di Stalin la persuasione
che H itler aveva due sole scelte : o accettare tutte le sue
condizioni, ciò che rendeva più forte la sua posizione
interna ed esterna, specialmente nell'eventualità d'un

1 27
I GRANDI ENIGMI

conflitto russo-tedesco, oppure egli si decideva a


rompere i ponti .
Il capo sovietico non credeva molto a q uest'ultima
possibilità per due ragioni : primo, perchè i tedesch i
erano troppo impegnati: secondo. perchè la presenza
a Mosca delle missioni militari occidentali poteva
avere un influsso determinante sulle decisioni di
Berlino.
Nella capitale tedesca si viveva sui carboni ardenti,
poichè H itler, che aveva preso la decisione di attaccare
la Polonia al più tardi per la fine di Agosto, come aveva
confidato a Ciano inviato da M ussolini, aveva bisogno
di accelerare i tempi per eliminare la minaccia sovietica .
l problemi trattati fra interposte persone domanda­
vano troppo tempo, per cui Hitler diede l'ordine a
Ri bbentrop di sollecitare un 'udienza da Stalin: il capo
della diplomazia tedesca voleva far sapere al Cremlino
che egli era pronto a recarsi nei prossimi giorni a M osca
per firmare un accordo, nonchè i protocolli che regola­
vano gli interessi delle due parti inerenti la politica
estera, per esempio la distribuzione delle loro zone
d'influenza intorno al Baltico.
Ancora una volta i Russi andarono per le lunghe,
ma fina lmente il 18 Agosto raggiunsero un accordo
commerciale, la cui firma avrebbe dovuto essere
effettuata a Berlino il 1 9 Agosto a mezzogiorno.
Poichè i negoziatori sovietici avevano fatto sapere
che q uesta cerimonia doveva essere rinviata, in attesa
d'istruzioni dal loro governo, aii'Obersalzberg, dove
Hitler e Ribbentrop aspettavano ansiosamente le
informazioni da Mosca, la tensione divenne molto
forte.
11 20 Agosto alle 6,45 arrivò il telegramma di Schulen­
burg tanto atteso, il cui contenuto « confidenziale e
urgente» era così stilato:
« Il Governo sovietico accetta che il ministro degli

I 28
Molotor a Berlino,
in compagnia di l'On Ribbentrop.
DELLA VITA DI ST ALI N

Affari esteri del Reich si rechi a Mosca una settimana


dopo l'annuncio dell'accordo commerciale. Molotov
ha dichiarato che se l'accordo commerciale venisse
pubblicato l'indomani, il M inistro degli A ffari esteri
del Reich avrebbe potuto arrivare a M osca il 26 o il 27
Agosto.
>> M olotov mi ha anche annunciato d'inviarmi un
progetto di patto di non-aggressione . »
Per arrivare a q uel punto erano state necessarie
delle lunghe ore di discussione tra Schulen burg e
Molotov.
Ad un certo momento l'Ambasciatore tedesco ritenne
impossibile un'intesa e, sfiduciato ritornò all'Amba­
sciata per mettere al corrente Berl ino.
U na mezz'ora più tardi, M olotov lo convocò nuo­
vamente per rimettergli l'abbozzo del patto e fargli
sapere nel contempo che il governo sovietico accettava
la visita di Ribbentrop.
Frattanto Stalin aveva preso la sua decisione.
Ma per H itler la data del 26 Agosto era troppo lon­
tana : Ribbentrop doveva assolutamente vedere Stalin
prima di q uesta data, per cui lasciando da parte il suo
orgoglio, ii Ftihrer decise di rivolgersi personalmente
al padrone della Russia.
Domenica, 20 Agosto, dodici ore dopo il ricevi­
mento del telegramma di Schulenburg, egli spedì a
Mosca il seguente messaggio, con l'ordine di « conse­
gnarlo immediatamente » :
« Sig. Stalin - Mosca.
» Sono venuto a conoscenza con vero piacere della
conclusione del nuovo accordo russo-tedesco, nel
q uale vedo un primo passo verso un miglioramento delle
relazioni fra i nostri due paesi.
» La conclusione d'un patto di non aggressione con
l'Unione Sovietica rappresenta per me l'instaurazione
d'una politica a lungo termine e la ripresa per la Germa-

1 29
l GRANDI ENIGMI

nia di un indirizzo politico, che fu benefico per i nostri


due paesi durante i secoli passati.
» Accetto il progetto di patto di non-aggressione
proposto dal vostro ministro degli Affari esteri, Sig.
Molotov, ma considero urgente chiarire al più presto
possibile i relativi problemi che vi si riferiscono.
» Sono convinto che la messa a punto del protocollo
aggiuntivo richiesto dall'Unione Sovietica può effet­
tuarsi nel più breve tempo, a condizione che un fun­
zionario di Stato tedesco, responsabile, possa recarsi a
Mosca per negoziare. Altrimenti, non vedo come il
Governo tedesco potrebbe mettere a punto e definire
in un breve termine il protocollo aggiuntivo.
» La tensione fra la Germania e la Polonia è diven­
tata intollerabile: una crisi può sopravvenire in qual­
siasi momento e la Germania è decisa ormai a pro­
teggere gli interessi del Reich con tutti i mezzi di cui
dispone.
» Sono del parere che non c'è tempo da perdere a
stabilire fra i nostri due paesi dei nuovi rapporti
conforme le nostre espresse intenzion i. Propongo
dunque nuovamente di ricevere il mio min istro agli
Affari Esteri martedì 22 Agosto, o al più tardi merco­
ledì 23, il quale è investito di ogni potere a redigere e
firmare il patto di non-aggressione, nonchè il pro­
tocollo. A causa della situazione internazionale il suo
soggiorno a M osca non deve superare uno o due
giorni e vi sarò molto obbligato se vorrete cortese­
mente favorirmi una pronta risposta.
» Adolfo H itler. »
Durante le ore che seguirono l'invio di questo messag­
gio, Hitler visse in u no stato di abbattimento e d'inquie­
tudine, tanto che in piena notte egli chiamò Goering
per renderlo partecipe dei suoi dubbi :
La risposta di Stalin sarà favorevole?
Alle tre del mattino, Ri bbentrop ricevette un tele-

1 30
DELLA VITA DI STALIN

gramma « urgentissimo» da Schulenburg: annun­


ciandogli che non gli era ancora pervenuto il preav­
vertito messaggio del Fiihrer.
Occorrevano infatti quattro o cinque ore per l'arrivo
dei dispacci ufficiali da Berlino a Mosca ed inoltre i l
tempo per decifrarli.
Per ordine di H itler, l unedì mattina, Ribbentrop
inviò il telegramma seguente all'Ambasciatore :
« Vi preghiamo di fare tutto il vostro possibile
perchè il viaggio si realizzi in giornata . »
Nel primo pomeriggio Schulenburg annunciò :
<< I ncontrerò Molotov alle quindici »
Lo stesso giorno, la risposta di Stalin arrivò a Ber­
lino alle 2 1 , 3 5 :
» A l Cancelliere del Reich tedesco. A . H itler:
>> Vi ringrazio per la vostra lettera e mi auguro che il
patto di non-aggressione tedesco-sovietico, segnerà
una svolta favorevole e decisiva nelle relazioni fra i
nostri due paesi .
» l nostri due popoli hanno bisogno d' intrattenere
delle relazioni pacifiche, ed il consenso del Governo
tedesco alla conclusione d'un patto di non-aggressione.
fornisce la base necessaria all'eliminazione della
tensione politica e all'instaurazione della pace e della
collaborazione fra i nostri due popoli .
» I l governo sovietico m 'ha incaricato di esprimervi il
suo consenso affinchè il S ig. Ribbentrop venga a Mosca
il 23 Agosto.
» Giuseppe Stati n . »
Hitler ricevette questo testo il martedì 2 2 Agosto alle
dieci e mezzo del mattino e poco dopo le undici. la radio
tedesca interruppe il suo programma musicale annun­
ciando che :
« Il Governo del Reich e il Governo sovietico avevano
raggiunto l'accordo per concludere un mutuo patto
di non-aggressione e che il min istro agli Affari Esteri si

131
I GRANDI ENIGMI

sarebbe recato a M osca mercoledì 23 Agosto per la


conclusione dei negoziati . »
Nello stesso pomeriggio, Hitler ormai certo d i avere
le mani libere all'Est, convocò i suoi generali ali'Ober­
salzberg; in quell'occasione nel corso della riunione,
dopo aver esaltato la guerra brutale e senza pietà e reso
vanto alla sua grandezza, egli annunciò che avrebbe
senz'altro dato l'ordine di attaccare la Polonia, sabato
26 Agosto, con sei giorni d'anticipo sul suo piano di
battaglia i niziale.
Ribbentrop partì in aereo per Mosca il 22 Agosto e
furono necessari l'impiego di due aerei « Condon) per
il trasporto della numerosa delegazione tedesca.
Appena arrivato nella capitale sovietica il 23 Agosto
a mezzogiorno, il ministro tedesco si recò al Cremlino,
dove Stalin e M olotov l'attendevano.
Durante la conversazione che durò tre ore, il collo­
quio si svolse soltanto con Molotov, mentre Stalin,
riservato, aveva l'aria d i mostrare con il suo indif­
ferente atteggiamento, che egli era estraneo a q uesto
affare.
Ribbentrop, dopo aver lasciato i suoi interlocutori,
telegrafò a H itler per comunicargli che tutto procedeva
per il meglio e che non c'era nessuna difficoltà per la
conclusione del patto di non-aggressione.
Per ciò che concerneva il protocollo segreto, i l
ministro agli Affari esteri g l i espose l a situazione dei
problemi minori sulla divisione delle zone d'influenza.
I Russi domandavano in particolare che i porti lettoni
di Libau e di Windau fossero posti sotto la loro auto­
rità; Hitler diede il suo accordo.
I noltre, aggiunse ancora Ribbentrop, « la firma d'un
protocollo segreto sulla delimitazione delle rispettive
sfere d'influenza in tutto il settore orientale, era all'e­
same ».
Il patto e i protocolli vennero firmati durante la notte

I 32
DELLA VITA DI STALIN

dal 23 al 24 Agosto fra scambi di cortesi e calorose


conversazioni. I brindisi e i trattenimenti che seguirono
alla cerimonia diventarono l'oggetto di una critica
redatta in un pro-memoria, da uno dei membri della
delegazione tedesca e che dopo la guerra si ritrovò fra
gli archivi della Wilhelmstrasse.
M olotov e Ribbentrop apposero la loro firma in calce
ai documenti ufficiali sotto lo sguardo impassibile di
Stalin, mentre il solito fotografo del Cremlino i mmor­
talava la scena.
Molotov abbozzò un piccolo sorriso, mentre Ribben­
trop non nascose la sua gioia che cresceva sempre più col
passar del tempo.
Soddisfazione d'aver giocato un tiro mancino a1
Russi. o l'effetto di parecchi bicchieri di Yodka '!
L'uno e l'altro senza d ubbio.
Se si deve credere alla testimonianza tedesca, Rib­
bentrop si congratulò con Stalin per le sue profonde
conoscenze di politica internazionale . . . e il suo modo di
parlare aperto.
Il dittatore sovietico per contro, cercava di far parlare
il suo ospite allo scopo di conoscere bene le vere inten­
zioni tedesche; Ribbentrop ebbro di gioia passava da
un argomento all'altro.
« La nostra pazienza ha dei limiti, ribattè Stai in e se il
Giappone desidera la guerra l'avrà ; noi non la temiamo,
anzi siamo pronti a q uesta eventualità. ))
Continuarono in seguito a parlare dell'Italia.
I l Capo sovietico sottolineò che M ussolini non si
sarebbe accontentato della sola Albania, che era un
paese « montagnoso e poco popolatO )) che non presen­
tava pertanto nessun interesse.
Non aveva forse il Duce delle mire sulla Grecia ?
Ri bbentrop s'allontanò da questo argomento, pre­
ferendo elogiare in maniera stupefacente M ussolini,
che egli dipinse come un « uomo energico che non si

1 33
l GRANDI ENIGMI

lasciava intimidire, come del resto l'aveva d imostrato


nella guerra d 'Etiopia».
Stalin gli replicò ironicamente :
« Ero soltanto io che immaginavo gli Etiopici armati
solo di manganelli e di !ance e che Samuele Hoare e
Lavai non volevano intimidire M ussolini. bensì cal­
marlo ! »
Quando si parlò della Francia. Stalin osservò sem­
plicemente che l' Esercito francese ·era degno di consi­
derazione.
A proposito dell'I nghilterra egli affermò :
« O ra l ' I ngh ilterra è debole militarmente. ma in caso
d'attacco, essa lotterà con astuzia, ostinazione e
coraggiO. »
Poichè Ribbentrop, a queste parole. scuoteva la
testa con un'aria incredula. Stalin continuò :
« È sorprendente che alcune migliaia d ' I nglesi
dominino il mondo: ciò è dovuto ad una sbagliata
supposizione dei popoli colonizzati nei riguardi della
forza dei paesi colonizzatori. D'altronde l'esercito bri­
tannico è debole. la Mari na anche e l'aviazione manca
di piloti. Tutto ciò risponde al vero, nondimeno l'In­
ghilterra è ancora un I mpero che domina il mondo. La
spiegazione si trova nella stupidità degli altri paesi che
rimangono succubi di uno spettro di potenza che non
esiste più . . . So che il patto anti-Komintern spaventa la
City e i piccoli commercianti . . . >>
Ri bbentrop volle mostrarsi spiritoso replicando che
i Berl inesi, ben conosciuti per la loro astuzia e il loro
umorismo. dicevano spesso:
« Sta li n finirà per aderire al patto anti-Komintern . >>
Il dittatore gli rispose con un leggero sorriso :
« Q uando i banchieri della City aderiranno al partito
comunista britannico, io d iventerò socio volentieri del
patto anti-Komintern . ma non prima . . >>.

Al termine della cerimonia. nel momento del brin-

1 34
DELLA VITA DI STALIN

disi, Stalin alzò il suo bicchiere in onore di H itler


d icendo:
« M i è stato riferito che la Nazione tedesca vuoi
molto bene al suo Fiihrer, pertanto bevo alla sua salute. ))
Nel corso di altri brindisi, Stalin che si compiaceva
manifestare il suo freddo umorismo, brindò ancora
« per celebrare la Nazione tedesca che aveva donato al
mondo tanti illustri scienziati, nonchè brillanti scrit­
tori e musicisti . ))
I Tedeschi che nuotavano nell'euforia, sfoggiarono
grandi sorrisi.
Dopo l'aggressione contro la Russia nel 1 942 la
situazione si capovolse e la loro propaganda dovette
tener conto dei « spaventosi insulti che essi avevano
dovuto incassare da Sta li n )) .
Alla fine del banchetto, prendendo congedo dai
suoi ospiti, Stalin dichiarò questa volta molto seria­
mente :
« I nsieme con il Governo Sovietico considero molto
importante il nuovo patto e vi posso garantire sul mio
onore che non tradiremo mai i nostri compagni. ))
Ribbentrop si astenne dal prendere lo stesso impe­
gno . . . e si accontentò di ripetere che il popolo tedesco
accoglieva con vero entusiasmo un 'intesa con la Russia.
« Ne sono persuaso, rispose Stai in, perchè i Tedeschi
desiderano la pace. ))
Così terminò questo i ncontro, le cui conseguenze
saranno tragiche per la Russia e per il mondo.
Ma, in quel giorno 24 Agosto 1 939, Stalin e Hitler
erano persuasi di essersi abbindolati vicendevolmente . . .
Che cosa contenevano gli accordi firmati d a M olotov
e Ribbentrop?
Nella versione resa pubblica, risultava l'impegno
delle due parti di astenersi da ogni attacco avverso
l'uno all'altro.
Se uno dei due Stati fosse stato oggetto « d'una azione

1 35
I GRANDI ENIGMI

ostile» da parte di una « terza potenza » l'altro, non


doveva in nessun caso e in nessuna maniera appog­
giare questa « terza potenza ».
I noltre, la Germania e la Russia s'impegnavano
reciprocamente di « non partecipare ad alcun gruppo
di Stati, direttamente o indirettamente interessati a
guidare le loro azioni contro una delle due parti )).
In questo modo H i tler si assicurò che la Russia non
si sarebbe schierata a fianco della Francia e del l ' I nghil­
terra, se queste ultime avessero onorato la garanzia
data alla Polonia, i n caso d'aggressione da parte della
Germania.
M a questa certezza gli costò un caro prezzo, come
dimostrato nel protocollo segreto, il quale comportava
le seguenti disposizioni :
l . Nell'eventualità d'una modifica territoriale e
politica dei territori appartenenti agli Stati Baltici
( Finl andia, Estonia, Lettonia, Lituania), la frontiera
settentrionale di quest'ultimo Stato doveva rappre­
sentare il limite della sfera d'influenza della Germania
come dell ' U . R.S.S.
2 . Nell'eventualità d'una modifica dei territori
appartenenti allo Stato polacco, le sfere d'influenza
dovevano essere approssimativamente limitate lungo
la linea costituita dai fiumi Narev, Vistola e San.
Per quanto concerneva i l problema, se fosse auspi­
cabile nell'interesse delle due parti, mantenere lo
Stato polacco indipendente, ed inoltre definire il
tracciato delle frontiere del suddetto Stato, si ritenne
opportuno di regolare in maniera definitiva queste
trattative dopo gli ulteriori sviluppi politici.
In ogni caso i due Governi si erano già dichiarati
d'accordo per una composizione amichevole a tempo
debito.
Cosicchè ancora una volta, come ai tempi dell'Im­
pero russo e dei re di Prussia, la Germania e l ' U . R.S.S.

1 36
DELLA VITA DI ST ALI N

decisero di comune intesa per una divisione della


Polonia.
Per quanto concerneva la Bessarabia che i Russi
avevano perduta a vantaggio della Romania nel 1 9 1 9,
Ribbentrop affermò che non interessava alla Germa­
ma . . .
Giovedì 24 Agosto, mentre Ribbentrop e i l suo
seguito partivano dall'aeroporto di M osca, le missioni
militari inglesi e francesi sollecitarono un'udienza da
Vorochilov, desiderando conoscere la risposta alla
lettera indirizzatagli dall'ammiraglio Drax, il quale
voleva sapere le intenzioni dei Russi .
Gli Occidentali vennero ricevuti al Cremlino i l
2 5 Agosto alle tredici, per sentirsi dire:
« A causa del mutamento della situazione politica,
il seguito delle conversazioni era inutile e senza scopo. ))
L 'ammiraglio Ora x e il generale Doumenc dovettero
far fagotto e si affrettarono a mettere al corrente i loro
Governi ; il gioco era fatto !
Tuttavia, le truppe tedesche non marciarono verso
V arsa via il 26 Agosto all'alba come prestabilito, poichè
due elementi avversi obbligarono H itler, fuori di sè
per la rabbia, a rimandare la data dell'attacco.
Il primo intoppo era costituito dal patto di mutua
assistenza anglo-polacca, siglato a Londra il 25 Agosto.
Chamberlain dopo un ultimo avvertimento a H itler,
si era deciso ad impegnarsi formalmente verso Var­
savia, con grande sorpresa del Fiihrer che fino a quel
momento era incredulo sull'intervento dell'Inghil­
terra.
Il secondo fatto si riferiva all'ammonimento di
M ussolini, il quale ripetendo che non era in grado di
entrare in guerra almeno prima di due anni, esprimeva i
suoi timori di vedere la Francia e l'I nghilterra attaccare
l' Italia, in caso di conflitto con l'Est.
« Tuttavia egli scrisse al Fiihrer, noi potremo inter-

1 37
l GRANDI EN IGMI

venire immediatamente, se la Germania ci fornirà fin


dall'inizio le materie prime necessarie per sostenere
l' urto, che dovremo senz'altro subire da parte degli
I nglesi e dei Francesi . »
I l Fiihrer venne assalito da u na vera crisi all'arrivo di
questo messaggio ed accusò di slealtà « il compagno
dell'Asse ».
Egli si era appena assicurato la benevola neutralità d i
Stalin, suo vecchio nemico, e d eccolo abbandonato dal
suo alleato, il Duce.
Per alcune ore, mentre le truppe tedesche ammas­
sate alla frontiera polacca si preparavano all'attacco,
tutto venne sospeso in attesa degli ordini del Fiihrer, il
q uale convocò Keitel invitandolo a rimandare l'as­
salto.
« Fermate tutto, i mmediatamente, gli disse ; avver­
tite subito Brauchitsch. Ho bisogno di tempo per
negoziare . ))
I n quella sera del 25 Agosto, il padrone della Germa­
nia pensava ancora che per mezzo di negoziati, poteva
trovare una via d'uscita dal momento critico in cui era
caduto, come del resto venne confermato durante i l
processo di Norimberga.
Alla richiesta di Goering se la sua decisione di riman­
dare l 'attacco era provvisoria, oppure definitiva, egli
rispose :
« N on è definitiva, ma devo soprassedere per evi­
tare un intervento britannico ! ))
In q uel momento, Hitler pensava ancora di avere di
fronte il negoziatore timoroso di M onaco; egli non
aveva compreso che questa volta, la decisione d i
Chamberlain era definitiva.
I giorni che seguirono furono improntati da una
febbrile atti vità .
M entre il Fi.ihrer si rendeva conto che non poteva
contare su M ussolini, I nglesi e Francesi tentarono

1 38
DELLA VITA DI STALIN

un'ultima volta di predisporre un incontro d iretto fra


il Reich e la Polonia .
Beck finì per aderire controvoglia a q uesta idea.
M entre H itler alfermava che era pronto a garantire
le frontiere della Polonia, Goering chiedeva al suo
amico svedese Birger Dahlerus di farlo sapere agl i
I nglesi.
Ma i l capo del Reich, sempre incostante, non aveva
abbandonato l'idea della guerra all'Est e, mentre le
cancellerie occidentali cercavano disperatamente d i
evitare il conflitto, egli fissò definitivamente q uesta
volta la data dell'aggressione: il I" Settembre 1 939 alle
4,45, ignorando ancora le decisioni che avrebbero
preso in questa circostanza Lond ra e Parigi.
Comunque, egli non avrebbe mai d ichiarato loro
la guerra : se esse la volevano, tanto peggio !
Tre settimane più tardi, i l 1 8 Settembre, come pre­
visto, le truppe sovietiche e tedesche si congiunsero a
Brest-Litovsk, proprio là dove 2 1 anni prima i Russi,
rinnegando i loro impegni, accettavano di firmare una
pace separata con il K aiser . . .
I l testo del comunicato comune destinato a giusti­
ficare l'invasione della Polonia venne redatto di proprio
pugno da Stalin, in q uanto, secondo il suo parere, la
versione tedesca presentava i fatti « troppo cruda­
mente».
Questo comunicato affermava che « la Germania e
la Russia si prefiggevano lo scopo di restaurare in
Polonia la pace e l 'ordine distrutti dalla d isgregazione
dello Stato Polacco ed aiutare il suo popolo a stabilire
delle nuove condizioni per la sua vita politica » . . .
Era un vero capolavoro di cinismo.
In questa contesa, Stalin era il vero vincente, poichè
senza aver impegnato l 'Armata Rossa, egli s'impa­
droniva di q uasi metà Polonia, estendendo il suo
dominio sugli Stati Baltici.

1 39
l GRANDI ENIGMI

Il protocollo segreto firmato la sera del 28 Set­


tembre a M osca che prevedeva il dominio del­
l ' U . R.S.S. sull' Estonia, la Lettonia e la Lituania, non
lasciava sussistere alcun d ubbio sulla sorte della
Polonia.
In esso vi era precisato infatti :
« l due alleati non avrebbero tollerato nessuna agi­
tazione polacca sui loro territori, tendenti a ledere i
diritti sui territori di ciascuna delle due parti. Essi
avrebbero represso ogni principio di simili fermenti
scambiandosi a vicenda informazioni sulle misure da
adottare a q uesto proposito . ))
Dopo il 3 Settembre, all 'Ovest, l ' Inghilterra e la
Francia combattevano già contro la Germania.
U na « strana guerra )) che per la Francia avrà il suo
termine il 1 7 Giugno 1 940, soltanto dopo 38 giorni di
veri combattimenti .
D urante questo periodo Stalin si adoperò in tutti i
modi per non creare sospetti al suo alleato.
L' I l Febbraio 1 940 mentre le truppe finlandesi
tenevano in scacco l'Armata rossa. egli firmò un nuovo
accordo commerciale con la Germania, che prevedeva
particolarmente la consegna di macchine-utensili
tedesche, con le q uali Stalin si prefiggeva di accelerare
la produzione dei suoi armamenti.
La durata dell'accordo venne fissata per due anni,
durante i quali il Capo della Russia pensava di disporre
di un tempo sufficiente per riordinare e modernizzare
il suo esercito, in quanto subdorava in ogni momento
un attacco di sorpresa da parte di Hitler . . .
L 'esercito sovietico aveva d'altronde ben bisogno
di essere riorganizzato, come del resto era provato
ampiamente dalle di fficoltà che incontrava in Polo­
nia.
La responsabilità d i q uesta insufficienza ricadeva
su Stalin soltanto: non era stato lui, all 'epoca delle

140
DELLA VITA DI STALIN

« purghe >> del 1 937 a impoverire la migliore parte dei


q uadri del suo esercito ?
Touckhatchevsky, il più q ualificato dei suoi mare­
scialli venne fucilato e con lui sparirono Blucher e
Yegorov: sopravvissero soltanto Vorochilov e Bou­
dienny.
75 membri del Soviet militare, undici commissari alla
difesa, tutti i comandanti dei distretti militari, decine
d' uffi ciali superiori, centinaia di subalterni furono
vittime di q ueste purghe.
Al momento del suo arresto. Toukhatchevksi, stava
organizzando la difesa dei territori sovietici.
Secondo il suo parere, il dispositivo di sicurezza
doveva essere installato in profondità, in modo che il
nemico oltrepassate le prime linee, si trovasse di fronte
a delle nuove forze solidamente installate.
Stalin, che si riteneva già un grande stratega, non
condivideva il suo parere, giudicando che fin dall'inizio
delle ostilità bisognava impegnare tutto il grosso del­
l'esercito per affrontare il nemico.
Davanti ad una forza colossale come q uella della
Wehrmacht, si può ben immaginare a q uale risultato
poteva portare tale decisione. Ma l'occupazione della
Polonia aggravò maggiormente la situazione delle
unità dell'Armata rossa.
M algrado il parere contrario di Joukov e in seguito
ai consigli di Chapochnikov e Vorochilov, Stalin
mandò nei territori occupati delle forze molto impo­
nenti, sguarnendo ancora di più la seconda linea.
Non si poteva contrastare l'idea fissa del ditta­
tore, il quale i nsisteva col dire che: q uesto era il solo
mezzo per resistere a H itler in caso di una sua aggres­
sione.
Ma, c'era di peggio ancora : se la maggior parte
dei nuovi q uadri dell'Armata rossa erano ben lon­
tani dal possedere le qualità richieste, il materiale di

141
l GRANDI ENIGMI

cui disponevano le unità era pietosamente antiquato.


I reggimenti avevano a d isposizione soltanto un
fucile ogni due uomini: le armi automatiche manca­
vano : le truppe di prima l inea avevano dei carri leggeri
al posto di mezzi corazzati e autoblindo-mitragliatrici
eh ricordavano quelle della guerra 1 9 1 4- 1 9 1 8 .
I famosi T.34 erano ancora ben rari.
Nonostante ciò, Stalin era fermamente persuaso
dell'invincibilità del suo esercito e ben pochi generali
osavano esprimergli q ualche suggerimento, sapendo
bene che, la minima critica poteva costar loro delle
sanzi oni molto dure: sempre ostinatamente convinto
della sua infallibilità, il primo segretario del P.C. non
accettava nessun consiglio.
Mentre le intenzioni del Fiihrer si delineavano
sempre più precise, l'assoluta fiducia in sè stesso fece
mantenere per mesi al Capo del Cremlino la neutralità
fino a quel mattino del 22 Giugno 1 94 1 in cui il velo si
sq uarciò.
Per Stalin fu senz'altro la più dura prova mai subita
fino allora, poichè in q uel giorno egli si rese conto di
aver sbagliato.
Quando le truppe tedesche er.�trarono a Parigi, i l
Capo del Cremlino confidò alle persone c h e gli stavano
intorno :
« Ora, Hitler vorrà d imostrarci la sua potenza . »
Da quel momento egli decise di temporeggiare, ma
soprattutto di non dare al Fiihrer nessun motivo d'in­
tervento contro la Russia.
L'indomani della firma del trattato con la Finlandia,
Molotov proclamò i l 20 M a rzo 1 940, davanti al Soviet
supremo:
« Noi perseguiamo una politica di neutral ità; e
sappiamo che non piace agli imperialisti anglo-fran­
cesi, i q uali vogliono i mporci una politica d'ostilità e di
guerra contro la German ia . >>

1 42
DELLA VITA DI STALI N

Quando il 1 7 Giugno Pétain domandò l'armistizio,


Stalin si affrettò ad occupare gli Stati Baltici.
Tuttavia si preoccupò di rassicurare la Germania
facendo emanare dall'Agenzia Tass il 23 Giugno, il
seguente comunicato :
« Ci sono soltanto 1 8 o 20 divisioni sovietiche negli
Stati Baltici, le quali non sono concentrate sul margine
della frontiera tedesca, ma disperse nel territorio degli
Stati. >>
Questa era d'altronde la verità e rimarrà inalterata per
un anno.
L'Agenzia aggiunse poi :
« Non progettiamo di esercitare nessuna pressione
sulla Germania e le misure militari da noi prese hanno
un solo obiettivo : salvaguardare la mutua assistenza
fra l'Unione Sovietica e questi paesi . . .
)) L a stampa filo-britannica h a molto speculato in
questi ultimi tempi su un probabile disaccordo fra
l ' U . R .S.S. e la Germania e si sforza deliberatamente,
ma invano, di gettare un'ombra sulle relazioni franco­
sovietiche. ))
Tuttavia, Mosca prese le sue precauzioni dopo la
disfatta francese (Molotov si congratulò con Hitler
per la presa di Parigi) ( ) ) . Il 26 Giugno si stabilirono
relazioni diplomatiche con la Jugoslavia; lo stesso
giorno un decreto del Praesidiurn del Soviet supremo
mise l'industria sul piede di guerra e il 27 l'Armata
rossa occupava la Bessarabia. La missione militare
franco-britannica aveva studiato con Vorochilov,
nell'Agosto 1 939, l'eventuale passaggio dell'Armata
Rossa attraverso la Romania . . .
Nel contempo Io Stato Maggiore sovietico si prepa-

l Relazioni diplomatiche vennero stabilite con il governo di


Vichy, presso il quale l'Ambasciatore Bogomolov fu accreditato.
Nel 1 943 questo stesso Ambasciatore sarà accreditato ad Algeri
presso il Comitato francese di Liberazione Nazionale.

1 43
I GRANDI ENIGMI

rava ad aumentare gli effettivi dell'Armata Rossa, e in


un anno saranno moltiplicati due volte e mezzo.
Ma beninteso l 'ord ine di Stai in, era sempre valido :
cioè di non abbandonarsi mai a qualche azione che
all'apparenza potesse sembrare una provocazione nei
riguardi di H itler.
Pertanto i nuovi reggimenti avviati verso l'Ovest,
non dovevano oltrepassare una linea fissata dal ditta­
tore: s'intrapresero nuove fortificazioni, prevedendo
che potevano essere u ltimate soltanto nel 1 942.
Stalin continuava a svolgere il suo ruolo di alleato
leale nei riguardi di Hitler. Alla fine del mese di Luglio
1 940, Churchill trasmise un messaggio personale al
numero uno sovietico, per mezzo del suo nuovo Amba­
sciatore a Mosca, Sir Stafford Cripps, con il quale egli
attirava la sua attenzione sulla situazione che a suo
giudizio. si presentava molto seria sia per l ' U . R . S.S.
che per l ' Inghilterra.
Stalin era del parere contrario, perchè non credeva
alla possibilità per Hitler d'invadere l'intera Europa, e
per d imostrare al Fiihrer la sua lealtà, gli trasmise la
copia della lettera di Churchill ed il resoconto della sua
conversazione con Sir Stafford . . .
I n q uesto modo voleva indicare a H itler che non
aveva nessuna intenzione di tradire il patto facendo
un voltafaccia verso l ' I nghilterra c 1 ); pensando che con
q uesta assicurazione al suo « a lleato )), egli avrebbe
potuto allontanare di più la minaccia che sentiva
incombere suli 'U . R.S.S.
Certamente, fece dire Stalin al suo Ambasciatore a
Berlino; se volessimo, potremmo metterei d 'accordo
con gli I nglesi, ma non ci pensiamo nemmeno . . .

I Gesto cll"ettuato a buon mercato. Chi. i n quell 'estate del I 9 40 si


sarebhe allontanato dalla Germania vittoriosa per a i utare l ' I nghil­
terra. d i cui il mondo intero prevedeva la caduta . ,

1 44
DELLA VITA DI STAUN

Alcuni giorni più tardi, il l " Agosto, Molotov


dichiarò davanti al Soviet supremo :
« La Germania ha riportato dei grandi successi
contro gli Alleati Occidentali, tuttavia non ha risolto il
suo problema fondamentale : mettere fine al conflitto
in condizioni favorevoli per la sua Nazione.
» Alle proposte tedesche di pace, l'I nghilterra aveva
risposto che avrebbe proseguito fino alla vittoria finale,
rompendo inoltre anche le relazioni diplomatiche con
la Francia . »
Stalin ci teneva però a far sfoggio della sua forza.
Il 7 Novembre, in occasione del 23" anniversario
della Rivoluzione d'Ottobre, ebbe luogo una grande
sfilata militare, sorvolata da centinaia d'aerei di tutti i
tipi, sulla Piazza Rossa davanti a tutti i responsabili
del Partito.
Nel suo ordine del giorno, il maresciallo Timocheko
a ffermò in quel l'occasione :
« Al primo ordine del Partito e del Governo, l'Ar­
mata Rossa è pronta a colpire e schiacciare chiunque
osasse violare le sacre frontiere del nostro Stato socia­
lista ! »
1 1 9 Novembre, 48 ore più tardi, M olotov partiva per
Berlino.
Era la prima volta che un Capo del Governo sovietico
si recava all' Estero per intrattenersi con un altro Capo
di Stato, poichè era previsto che Molotov dovesse
incontrare H itler.
Le conversazioni preliminari con Ribbentrop non
fruttarono alcun risultato, poichè Stalin, come prova
della buona volontà dei Tedeschi nei suoi riguardi,
domandava chiaramente quale contropartita per le
nuove conquiste del Reich, d'ingrandire la zona
d'influenza sovietica.
Secondo i testimoni oculari, l'intervista fra il Flihrer
e il piccolo uomo con occhialetti, fu molto interessante.

145
l GRANDI ENIGMI

M olotov, granitico, non perdeva mai di vista lo


scopo della sua visita e mentre H itler si sfogava in
lunghe improvvisazioni che gli erano abituali, M olotov
lo riconduceva sempre sull'argomento che gli premeva.
E i suoi fidi constatarono con grande sorpresa, che per
la prima volta il Fi.ihrer non andava in collera.
Forse ciò accadeva perchè M olotov, al suo i ngresso,
aveva ben precisato che parlava in nome di Stalin e che
poteva dire soltanto ciò che il suo « padrone» l'aveva
incaricato di esporre.
Comunque, nessuna delle richieste sovietiche venne
accettata dal capo del Reich .
Stalin comprese ormai come si doveva regolare: non
doveva più aspettarsi nessuna concessione da H itler
fino al momento in cui egli avrebbe deciso di attaccare
l'Unione Sovietica : purtroppo questo momento si
avvicinava ed egli ne ricevette l'avvertimento da parec­
chie parti.
I l primo avvertimento provenne da Washi ngton.
Agli inizi del mese di Gennaio 1 94 1 , per ordine di
Roosevelt, i l sottosegretario di Stato agli Affari esteri,
Summer Welles convocò l'Ambasciatore sovietico
Costantino Oumanski, non certo per parlare delle
relazioni fra M osca e Washington in quanto q ueste
ultime risultavano corrette, bensì per avvertire Stalin
di stare in guardia.
Dopo aver insistito sul pericolo crescente rappre­
sentato dalla potenza tedesca, Welles indicò a Ouman­
ski che a seguito informazioni provenienti da fonti
sicure, poteva affermare che H i tler stava preparando
un'aggressione contro l ' U . R.S.S. aggiungendo una
data : fine maggio.
A conferma del suo dire, Summer Welles consegnò
all'Ambasciatore le copie d'un certo numero di rapporti
redatti dagli agenti americani in Europa.
Oumanski provvide a trasmetterli subito a M osca .

1 46
DELLA VITA DI STALIN

Stalin alzò le spalle, convinto che le confidenze degli


Americani costituissero un tranello grossolano, nel
quale non aveva l'intenzione di cadere.
Nel suo giudizio infatti egli considerava Roosevelt
capace di svolgere lo stesso gioco di Churchill.
L 'idea fissa di Stalin consisteva nella certezza che il
Capo del Governo di Londra cercasse soltanto di
incitare M osca a colpire per prima la Germania e
distogliere così verso l ' Est una parte delle forze della
Wehrmacht, che m inacciavano l ' I ngh ilterra.
La diffidenza di Stalin verso gli Inglesi e gli Americani
si poteva anche comprendere: dopo tutto i primi,
l'avevano sempre considerato indegno della loro
amicizia e i secondi non potevano che essere d'accordo
con i loro cugini anglo-sassoni.
M a sembrava incredibile che il Capo del Cremlino
non volesse accordare credito ai propri servizi d'in­
formazione, le cui inchieste concordavano con quanto
riferito dagli Anglo-Americani.
Tutto ciò si prolungò purtroppo fino a poche ore
precedenti l'attacco tedesco.
I Russi disponevano tanto all'Ovest che all'Est
d'importanti servizi d ' informazioni anche di informa­
tori volontari .
U n altro Capo di Stato si sarebbe preoccupato nel
constatare che questi diversi Agenti che non si cono­
scevano, trasmettevano a M osca delle informazioni
rigorosamente identiche.
Non solo Stalin respingeva questi avvertimenti, ma
domandò la punizione di coloro che li trasmettevano !
U no dei primi informatori che trasmise notizie,
nel la notte dal 1 5 al 1 6 M arzo 1 94 1 fu un tedesco abi­
tante in Svizzera, Rodolfo Roessler, detto « Lucy » .
Questo protestante, violentemente antinazista, era
fuggito dal I I I" Reich installandosi come gerente in
una l ibreria a Lucerna.

1 47
l GRANDI ENIGMI

Di tutti 1 nemici di Hitler, questo piccolo uomo


sofferente era senza dubbio, uno dei più pericolosi.
Egli era rimasto in costante relazione con degli uffi­
ciali membri deii'O . K . H . i quali gli trasmettevano gli
ordini più segreti del Fi.ihrer.
I servizi d'informazione elvetici erano al corrente
delle attività di « Lucy )), e lasciavano libertà d'azione
al piccolo libraio, dal quale ricevevano essi pure le
stesse informazioni che gli pervenivano.
Da Berna venivano trasmesse a Londra e a Washing­
ton e presumibilmente fu per primo « Lucy)) ad avvisare
gli Americani dell'eventuale attacco contro la Russia.
Quando gli pervenne l'ann uncio della preparazione
del piano « Barbarossa )) per attaccare l ' U . R.S.S.,
Roessler cercò di prendere contatto con i servizi segreti
sovietici.
Per fortuna e probabilmente grazie ai suoi amici
svizzeri, egli incontrò « Rado )) corrispondente a
Ginevra del « centro )) di M osca, al quale diede una
sigla « I N DA-FRX )) raccomandandogli di chiamare
M osca ogni sabato.
Se egli avesse ricevuto in risposta una sigla partico­
lare, avrebbe potuto trasmettere le sue informazioni .
Come e per quale canale le otteneva ?
Con un mezzo semplice e che per parecchi anni
disorientò la Gestapo.
I suoi amici del Grande quartiere generale tedesco
trasmettevano in codice le informazioni di cui dispo­
nevano, consegnandole al responsabile delle trasmis­
sioni cifrate deii'O . K . W .
G li operatori di Berlino mandavano sulle onde l e
informazioni destinate a « Lucy )), mescolate insieme
con le direttive tramesse all'esercito tedesco o ai d iversi
servizi della Wehrmacht.
Esistevano tanti codici differenti in seno aii'O. K.W.
che nessuno si meravigliava.

1 48
DELLA VITA DI STALIN

Chi poteva supporre che le emissioni ricevute a


Lucerna non provenivano direttamente dal circolo
chiuso del Fiihrer ?
Alla fine del Dicembre 1 940, dieci giorni dopo la
firma delle istruzioni « Barbarossa>> di cui non esiste­
vano che sette esemplari, l 'operatore radio di « Lucy )),
Foot, ricevette il testo in codice.
Ma fu soltanto nella notte dal 1 5 al 1 6 M arzo 1 94 1
che i l « centro)) accettò la trasmissione d i « Lucy )) .
L'indomani, Stalin possedeva il piano d'invasione
del suo paese.
Stalin non volle credere ancora, anzi diede l'ordine
al « centro)) di diffidare di « Lucy)) il quale poteva essere
un agente provocatore !
Roessler insisteva.
Il 27 M arzo, l'indomani dell'attacco di Hitler alla
I ugoslavia, egli fece sapere a Mosca che l 'assalto del
« Barbarossa )) fissato per il 1 5 M aggio, era stato rin­
viato a quattro settimane più tardi.
La risposta del « centro)) fu completamente scorag­
giante :
« Cessate di trasmettere queste provocazioni . . . >>
Mentre « Lucy)) che aveva la sicurezza matematica
delle sue informazioni, tentava disperatamente d i
convincere Mosca, un'altra voce s i rivelò da un'altra
fonte; ossia dalla rete di spionaggio « Rote Kapelle )),
l'orchestra rossa che confermò i messaggi di Roessler,
ma nemmeno questa n uova fonte riuscì a smuovere la
caparbia incredulità di Stalin.
Questa organizzazione ammirevolmente diretta da
Leopoldo Trepper era camuffata sotto l'apparenza
d'una società commerciale a Bruxelles e a Parigi.
L'orchestra rossa trasmise a Mosca informazioni di
primissima importanza, non appena la Wehrmacht
i nvase l'Europa occidentale.
Stalin si rifiutò ancora di dare credito alle notizie,

149
l GRANDI ENIGMI

malgrado le nette precisazioni sui movimenti delle


truppe tedesche in Polonia, Romania e I ugoslavia,
che mostravano senza i l minimo dubbio, i preparativi
all'attacco progettato da H itler.
Anche Churchill s'intromise: il 3 Aprile 1 94 1 egli
inviò a Stalin un messaggio personale per fargli sapere
che gli risultava da fonte sicura, il preordinato attacco
per metà Gi ugno della Germania contro la Russia, ma
Stalin non gli rispose. Churchill inviò un telegramma
sullo stesso tono, ma il mutismo del numero uno sovie­
tico continuò. Rodolfo Hess, nella sua fuga in Scozia,
aveva forse messo al corrente le autorità britanniche del
piano Barbarossa ?
Ciò restò sempre uno degli enigmi dell'affare Hess.
Più tardi, Stalin trovò sul suo scrittoio un messaggio
da parte di un suo agente in Cecoslovacchia, Schkwor,
con il quale si precisava che le officine Skoda avevano
ricevuto l'ordine di non fornire più armi ai Russi,
contrariamente a quanto previsto nell'accordo com­
merciale di Febbraio e, che inoltre, importanti unità
tedesche si stavano ammassando sulla frontiera russa.
Nel margine di questo rapporto, Stalin scrisse a
matita :
« Provocazione inglese: ordino di ritrovare questo
agente e punirlo. ))
U n ufficiale del N . K . V . D . venne mandato subito in
Germania con l'ordine di ritrovare Schkwor e sbaraz­
zarsene: ma non ci sarà il tempo perchè la guerra scop­
pierà prima.
S talin persisteva a credere che Hitler non avrebbe
violato il patto da lui firmato e la sua cecità era vera­
mente sbalorditiva poichè ogni giorno gli venivano
fornite nuove prove dei preparativi tedeschi.
Dalla sua Ambasciata di Berlino gli pervenivano
informazioni inerenti ai movimenti delle truppe; agenti
del N . K . V. D . le confermavano e su questi ultimi

1 50
DELLA VITA DI STALIN

pensiamo, non c'era da nutrire alcun sospetto. Uno


di costoro riuscì anche a procurarsi le fotocopie delle
note di von Brauchitsch sull'addestramento dei reggi­
menti in vista della campagna di Russia, ma Stalin
ostinato respinse tutto in blocco.
Al principio del mese di M aggio egli prese una deci­
sione il cui significato era perfettamente evidente : si
fece nominare dal Consiglio supremo, Presidente del
consiglio dei commissari del popolo dell' U . R.S.S.
diventando così il capo dell'Esecutivo, al posto di
Molotov che conservava soltanto il suo posto di
Commissario agli affari esteri, per cui in tal modo egli
uscì dall 'anonimato del Politburo.
La presa di possesso ufficiale del potere, e la riunione
della direzione del partito e q uella dello Stato sotto lo
stesso Capo, secondo l'idea di Stalin, dovevano signi­
ficare al paese che la situazione era preoccupante, ma
nel contempo far comprendere a H itler, che ormai
nella sua nuova posizione, egli avrebbe potuto nego­
ziare direttamente con il vero responsabile della poli­
tica sovietica.
Purtroppo, il Capo del Reich non afferrò la mano che
gli veniva tesa, poichè deciso ad attaccare la Russia,
poco gli importava che fosse Stalin oppure un altro a
detenere il potere.
Inoltre, il Fiihrer autoritario, non comunicò a
nessuno i suoi progetti e Schulenburg che lo rappre­
sentava a Mosca, ignaro delle sue intenzioni continuava
a parlare a M olotov dei problemi commerciali.
A Berlino. Dekanossov vedeva raramente Ribben­
trop per intrattenerlo soltanto su questioni secondarie :
per esempio, per protestare blandamente contro delle
violazioni di frontiera.
M algrado ciò, la situazione fra i due paesi diventava
sempre più tesa.
Stalin, di natura d iffidente, non credeva a nessuno e

151
l GRANDI ENIGMI

conservava segreti i suoi pensieri ; egli incominciava a


nutrire in cuor suo q ualche apprensione, per cui usava
la prudenza di evitare qualsiasi contatto con gli Occi­
dentali per il timore di scontentare il dittatore tedesco
che poteva considerarlo come un atto ostile.
Ecco perchè al prinicpio di G iugno egli rifiutò di
ricevere l'Ambasciatore britannico, sir Stafford Cripps.
Il N . K.V.D. però continuava a trasmettere delle
informazioni ; un rapporto del 6 Giugno precisò che
quattro milioni di soldati erano ammassati davanti
alla frontiera sovietica ; il IO Giugno, la stessa fonte
i nd icò che il distaccamento di stanza nell' Est della
Prussia , aveva ricevuto l'ordine di occupare la sua posi­
zione di partenza per l 'attacco; l' I l Giugno, Stalin
venne avvertito che la Wilhelmstrasse aveva trasmesso
l'ordine all'Ambasciata tedesca a M osca di prepararsi
ad abbandonare l ' U . R . S .S. entro sette giorni . . .
Nello stesso periodo, il rappresentante sovietico a
Berlino Dekanossov si trovava a Mosca.
Egli si accingeva a raggiungere il suo posto,
allorq uando ricevette un invito a pranzo dal rappre­
sentante tedesco, von Schulenburg, i nvito che egli
accettò.
Oltre ai due diplomatici, c'erano soltanto due inter­
preti e aleggiava un'aria triste nell'ambiente.
M entre il pranzo si svolgeva fra racconti banali, tutto
ad un tratto Schulenburg disse all'ospite che gli stava
di fronte a tavola :
« Signor Ambasciatore, devo avvertirvi . . .
)) . . .

)) Si, devo dirvi che i l mio paese attaccherà i l vostro,


all'alba del 22 Giugno . . . ))
Sul viso del Tedesco scesero due lacrime . . .
Schulenburg aveva sempre creduto molto sincera­
mente alla possibilità d'una i ntesa, se non proprio d'una
amicizia fra i due paesi ; egli aveva messo tutta la sua

1 52
DELLA VITA DI ST ALIN

buona volontà nel condurre le conversazioni che


dovevano portare alla conclusione della firma del patto .
Di fronte alla situazione presente egli si sentiva
disperato; questo diplomatico che non era mai stato
nazista, si rendeva perfettamente conto della spaven­
tosa catastrofe che la follia di Hitler stava per scatenare
e si sentì in dovere di avvertire i Russi ( 1 ).
Schulenburg venne infatti impiccato nel 1 944, dopo
il mancato attentato contro il Ftihrer, per aver parte­
cipato al complotto.
Quando Dekanossov mise al corrente Stalin, costui
borbottò, che tutto ciò era una commedia.
L'Ambasciatore non condivideva il parere del suo
Capo; egli era amico di Béria e per mezzo di costui ,
conosceva i rapporti del N . K . V . D. i quali, avvalorati
dalle osservazioni che aveva potuto fare personalmente
in Germania, sostenevano la sua convinzione che von
Schulenburg aveva detto la verità.
Dopo alcune settimane, incominciarono a pervenire
informazioni sempre più precise da un'altra fonte; e
precisamente dal capo spia sovietico Riccardo Sorge,
installato a Tokio; le cui indagini, come quelle tras­
messe dall'organizzazione Orchestra rossa, si erano
rivelate sempre esatte.
Purtroppo anche queste non trovarono successo
presso il Capo dell' U . R.S.S.
Sorge, figlio d'un tedesco e d'una russa, apparte­
neva al Partito comunista dal 1 920; egli nacque a
Bakou nel l 895, per cui aveva allora 25 anni, l'età in cui
si era appena laureato in scienze politiche. Iniziò la
carriera al collegio d'Aachen - Aix-la-Chapelle - da

l D'altronde Schulenburg si comportava conformente alla tradi­


zione della diplomazia prussiana, che venne interrotta a seguito
dall'incoerente politica di Guglielmo I l : intrattenere sempre dei
buoni rapporti con la Russia, per evitare di avere due fronti all' Est
all'Ovest, in caso di guerra in Europa.

1 53
I GRANDI ENIGMI

dove fu l icenziato due anni dopo a causa delle sue


attività politiche.
Nel 1 925 Riccardo Sorge divenne membro del Par­
tito comunista bolscevico e militante permanente del
K omi ntern. Egli visse in Russia fino al l 930, data in cui
venne mandato quale agente segreto a Shangai poi a
Nanch ino; infine più tardi fu deciso di trasferirlo
a Tokio, ma gli occorreva una copertina di protezione
senza alcuna pecca .
Ripartì dunque per la Germania nel Maggio 1 933,
quattro mesi dopo la nomina del cancelliere H itler;
dopo aver aderito al partito nazista egli ripartì per il
Giappone con l'incarico di corrispondente di parecchi
giornali e riviste.
In relazione a questa nomina, rimase però straor­
dina rio il fatto che i Tedeschi e soprattutto la Gestapo,
sebbene diffidenti e bene informati, non avessero sco­
perto l'antica appartenenza del loro militante al
Partito comunista tedesco.
Non appena giunse in Giappone, Sorge preparò con
la massima pignoleria il suo futuro ruolo di spia .
L 'agente sovietico che era alto d i statura. bel giovane
ed eccellente giornalista, divenne ben presto il benia­
mino della colonia tedesca. A poco a poco egli strinse
legami con i diplomatici ed anche con i rappresentanti
della Gestapo all'Ambasciata del Reich, diventando
il confidente di tutti q uesti personaggi ufficiali che non
ebbero più alcun segreto per lui.
L 'amicizia e l'ammirazione che gli manifestava
l 'Ambasciatore Eugenio Ott erano tali. che il rappre­
sentante di H itler gli faceva leggere i telegrammi rice­
vuti e gli sottoponeva i suoi rapporti prima di sped irli
a Berlino. Cosicchè con i q uattro uomini da lui reclu­
tati per comporre i quadri della sua rete d'informa­
zioni : - Max Clausen addetto alla radio; un Tedesco
Banks; un I ugoslavo esperto fotografo; H ozoumi, un

I 54
DELLA VITA DI STALIN

Giapponese che diventerà il segretario del Primo M ini­


stro nipponico e un artista M iyaki Yotoko che godeva
di l i bero accesso in tutti gli ambienti politici e militari
di Tokio -, Sorge poteva alimentare quasi giornal­
mente il « centro » con delle informazioni eccezionali.
Se la sua raccolta di notizie era abbondante e di
qualità, l'informazione che egli mandò a Mosca
all'inizio di Maggio, batteva una specie di primato ;
egli annunciava infatti che Hitler avrebbe attaccato la
Germania il 22 Giugno all'alba.
La maniera con la quale egli aveva potuto ottenere
questa informazione era semplice. Il l " Maggio il
Fiihrer aveva convocato l'Ambasciatore del Giap­
pone a Berlino per fargli conoscere la data dell 'offen­
siva all'Est. Egli si fece premura d'informare subito
il gabinetto di Tokio e pertanto M iyaki Yotoko fu ben
presto avvertito.
Sorge fece sapere nel contempo a M osca che Hitler
aveva chiesto al governo nipponico di attaccare nello
stesso momento la Russia dall'Est. Anche se i Giap­
ponesi erano impressionati dai successi di H itler. essi
volevano attaccare in direzione del Sud-Est dell'Asia
per impadronirsi dei possedimenti britannici e delle
Ind ie olandesi.
Per quanto concerneva i Russi, essi avrebbero
pensato più tardi sul da farsi .
Conveniva aspettare, pensavano a Tokio, per deci­
dersi nell'ultimo quarto d'ora, sotto la pressione di un
severo rimprovero dei Tedeschi incitanti a fa rli parte­
Cipare.
Il ricordo della disfatta inflitta poco tempo prima
da Joukov in M ongolia, era ancora cocente . . .
Q uesta posizione del Governo imperiale venne ben
presto a conoscenza alla rete d'informazioni Sorge,
il q uale cercò subito di averne conferma, poichè era
essenziale che Stalin ne fosse avvertito.

1 55
l GRANDI ENIGMI

M entre i suoi collaboratori Giapponesi sondavano


gli ambienti politici e mi litari, Sorge contin uava a
trasmettere tutto quello che veniva a sapere dall'Amba­
sciata tedesca. 11 1 2 Maggio. da una barca che navigava
tranquillamente al la rgo della costa nipponica, la
spia inviò a Mosca il seguente messaggio :
« Centosettanta divisioni tedesche ammassate sulla
frontiera sovietica sono pronte ad attaccare in sincro­
nia tutta la linea, il 22 Gi ugno, col massimo sforzo di
urto. direzione Mosca. Ramsey. )) ( l l
Tutte queste informazioni avrebbero dovuto almeno
turbare Stalin, invece esse non cambiarono per niente
la sua convinzione che si trattava d' una vera organiz­
zazione intossicante creata dall'I nghilterra.
Egli le mise « da parte)) senza farne alcun cenno a
Cha pochnikov, capo dello Stato Maggiore generale e
d'altronde nemmeno al maresciallo Timochenko,
commissario alla Difesa .
Stalin continuava a credere ciecamente alla parola
di H itler; e tutto ciò che andava contro questo pensiero
profondamente radicato era sistematicamente respinto,
a tal punto che i servizi del « centro )) esitavano spesso a
trasmettere le loro informazioni al Crem lino.
Di questa sua fiducia nella pace per almeno due anni.
il Capo del Cremlino ne fece fede pubblica, q uando
nella sorpresa generale, egli andò con Molotov, ad
accompagnare alla stazione Yosuke M atsuoka, mini­
stro agli Affari esteri del G iappone, che rientrava nel suo
paese dopo aver firmato un accordo di non-aggres­
sione con l'U.R.S.S.
Molotov, conformemente alle decisioni prese alla
conferenza di Potsdam, denu ncerà nell'Agosto 1 945
questo accordo.
Von Schu lenburg, l'Ambasciatore tedesco era pre-

Ramscy era il nome di codice di Sorge .

1 56
DELLA VITA DI STALIN

sente; Stalin dirigendosi verso di lui, abbracciò il


generale K rebs, Addetto militare tedesco. dicendogli
con forte accento :
« Noi dobbiamo restare amici e voi dovete fin da
questo momento fare l' impossibile a questo fine. »
Tuttavia. l'alto comando sovietico non ignorava i
preparativi di H itler. l membri clandestini dei partiti
comunisti dei paesi occupati dalla Wehrmacht. gli
fornivano regolarmente informazioni sui movimenti
delle truppe tedesche, a tal punto che, alcuni generali
chiesero il permesso a Stalin di mettere in stato d'al­
larme alcune unità e di spostarle fino alla posizione di
difesa, ma essi incontrarono un rifiuto categorico.
Ora la situazione dell'Armata Rossa era ben lontana
d'aver raggiunto una completa potenzialità e molti
suoi capi si rendevano conto che non sarebbe stata in
grado di affrontare l'aggressione se veniva lasciata
sulle posizioni in cui Stalin l'aveva acquartierata.
La maggior parte delle scorte e degli eq uipaggia­
menti militari, si trovavano in zone direttamente minac­
ciate e bisognava portarle d ietro la prima linea.
Gli aerodromi militari erano in un tale stato che era
necessario trasferire gli aerei su degli aerodromi civi li.
ma questi ultimi si trovavano vicini alla frontiera alla
mercè d'un bombardamento massiccio.
La manutenzione delle strade lasciava molto a
desiderare, i reggimenti erano male equipaggiati, i
carri insufficienti o di modelli sorpassati. pertanto
mancava tutto ciò che poteva contribuire all'organiz­
zazione d'una vera linea di difesa .
Il centro della Russia era particolarmente vulnera­
bile; esso d isponeva soltanto d' una strada maestra
capace di sopportare un grande traffico: la « magistrale »
Smolensk-M osca: i noltre, ciò che aggravava in peggio
la situazione era la mancanza di un piano coordinato
d'operazioni.

1 57
I GRANDI ENIGMI

L'ex-commissario alla M arina, N .G. Kouznetsov,


scrisse dopo la guerra :
« Stalin dirigeva gli affari di Stato sotto il suo solo
controllo personale. Nell'eventualità d'una guerra,
non esisteva nessun sistema di difesa suscettibile a
scattare immancabilmente, prescindendo dalla scom­
parsa di un tale o tal' altro responsabile al momento
critico. In considerazione di ciò, noi non eravamo
preparati, quando la guerra ci colse di sorpresa . . .
» Stalin aveva l e sue idee s u l modo di condurre la
guerra ma, in ragione della sua solita diffidenza pato­
logica, egli le teneva segrete anche nei confronti dei
futuri esecutori di queste idee. Essendosi sbagliato
sulla probabile data del conflitto, egli pensava di avere
ancora del tempo per prepararsi e, allorchè il corso
della Storia accelerò i tempi, non si poterono costruire
dei piani precisi nè concretizzare chiare concezioni
strategiche . ))
I l Comando alleato tedesco non ignorava questa
situazione e prendeva sempre meno precauzioni per
dissimulare i suoi preparativi.
A partire dal mese di M aggio, le pattuglie i n territorio
sovietico si moltiplicarono, aprendo sovente il fuoco
sulle sentinelle di confine, ma Stalin proibì di rispondere
alle infrazioni territoriali .
Alla fine del mese di M aggio, gli aerei da ricognizione
tedeschi sorvolarono le difese dell'Armata Rossa,
fotografandole senza incontrare nessuna opposizione.
Un giorno una squadriglia atterrò perfino in territorio
sovietico; i piloti affermarono che si erano sbagliati e
furono lasciati ripartire senza procurar loro alcun
fastidio.
Quando un generale domandò a Mosca il permesso
d'aprire il fuoco sugli apparecchi tedeschi, Stalin gli
fece rispondere seccamente :
« Volete scatenare una guerra ? ))

1 58
DELLA VITA DI ST ALI N

II 1 4 Gi ugno 1 94 1 . mentre Hitler arringava i suoi


generali per l'ultima volta prima dell'aggressione, i
giornali sovietici pubblicarono questa dich iarazione
ispirata da Stalin :
« I n seguito alle informazioni raccolte dall' U . R.S.S.
la Germania osserva scrupolosamente quanto
l ' U . R . S.S., i termini del patto tedesco-sovietico di non­
aggressione. Ecco perchè le voci che circolano in
alcuni ambienti sovietici, secondo le quali, la Germania
avrebbe la mira di rompere il patto e lanciare un attacco
contro l ' U . R.S.S. sono senza alcun fondamento. Noi
supponiamo che il recente trasferimento delle truppe
tedesche, sottratte dalle operazioni nei Balcani fino
alle regioni Est e N ord della Germania, sia motivato
da altre cause, che non hanno nessun punto d'incidenza
sui rapporti tedesco-sovietici . ))
Questa cecità ed i ncoscienza erano i ncomprensibili,
mentre dalla frontiera stessa pervenivano solenni
allarm i : ma l'infallibi lità di Stalin non doveva essere
messa in dubbio; coloro che Io ricordavano sapevano
ciò che sarebbe loro costato . . .
I cittadini tedeschi i n U . R.S.S. raggiungevano uno
dopo l'altro la loro patria, M osca invece mandò a
Berlino dei nuovi diplomatici accompagnati dalle
loro famiglie ; inoltre le consegne delle merci russe
alla German ia continuavano ad un ritmo accele­
rato, mentre Hitler riduceva sempre più le sue forni­
ture.
Poco tempo prima dell'attacco, tutte le navi del
Reich che si trovavano nei porti sovietici ricevettero
l'ordine di prendere il largo, senza neppure finire Io
scarico delle merci.
II capitano del porto di Riga, rendendosi conto che
c'era in vista qualche cosa di allarmante, decise di sua
i niziativa di proibire alle navi da carico, battenti ban­
diera tedesca, di salpare.

1 59
I GRANDI ENIGMI

Egli avvertì il commissario al Commercio estero, che


avvisò subito Stalin.
Costui furioso. diede l'ordine di lasciar partire i cargo
tedeschi; nel contempo navi sovietiche arrivarono nei
porti della Germania, cariche di minerali, legna e
grano ; all'alba del 22 G iugno, i nazisti le sequestrarono
come preda di guerra . . .
Il 1 5 Giugno, Timochenko, commissario alla
Difesa, fece un timido tentativo presso Stalin per sotto­
porgli i rapporti che provenivano dalla frontiera.
secondo i quali si prevedeva un'aggressione nei pros­
simi giorni. Egli si fece aspramente rimbrottare :
« Seminate il panico per niente ! »
Timochenko decise allora di propria i niziativa, di
preven ire i comandanti delle regioni militari del­
l'Ovest, ma egli non poteva dare l'ordine di mettere in
al larme le truppe perchè Stalin non lo voleva.
Gli esempi si moltiplicarono per informare i Russi
della situazione. Nella notte dal 1 7 al 1 8 Giugno, un
disertore tedesco ubriaco aveva schiaffeggiato un
ufficiale, per cui preferì fuggire al fine di evitare san­
zioni militari e si presentò agli avamposti dell'esercito
d' Ucraina, annunciando che la Wehrmacht avrebbe
attaccato il 22 prossimo. Dei prigionieri francesi che
lavoravano nelle fortificazioni preparate dai Tedeschi
nella frontiera lituana e, che erano riusciti a fuggire,
d iedero delle precise i ndicazioni sulla concentrazione
delle truppe tedesche.
Il capitano Billotte, anche lui evaso, fornì agli uffi­
ciali russi informazioni ancora più precise.
Ma esisteva la proibizione chiara di non fare
nulla.
Da parecchie fonti: - Rote Kapelle, Sorge, Lucy - :
M osca era avvertita che l a sorte della Russia, dopo la
riuscita dell'attacco era già decisa.
Si sapeva che Goering, incaricato da H itler, doveva

1 60
Firma del patto tedesco-so1•ietico.
L'accordo viene siglato da Mo/otov.
A lle spalle, in piedi, I'On Ribbentrop e Sta/in.
DELLA VITA DI STALIN

preparare lo sfruttamento economico dei territori


invasi. pur non conoscendone i dettagli.
La sua missione consisteva di prendere e trasportare
in Germania tutti i beni di consumo, senza tenerne
alcun conto dei bisogni dei Russi.
In una nota segreta relativa ad una riunione dei
Segretari di Stato incaricati a questa operazione si
leggeva :
« Senza alcun dubbio, se preleveremo alla Russia le
scorte di viveri che sono necessari alla Germania, la
carestia infierirà sul popolo e parecchi milioni di Russi
monranno. »
Provocazione ancora e sempre provocazione per
Stalin.
I l numero uno del Cremlino cominciava a preoccu­
parsi « del cattivo umore» dei Tedeschi ; però egli
faceva del suo meglio per non irritarli . . .
Allo scopo d i sapere perchè Hitler era scontento. egli
fece convocare da Molotov l'Ambasciatore von Schu­
lenburg il 2 1 Giugno sera, con l'incarico di esporgli i
fa tti i ncresciosi relativi alle nuove violazioni del terri­
torio sovietico da parte di aerei tedeschi, riservandosi
di rivolgere una nuova protesta a Ribbentrop.
Dopodichè il Capo del governo entrò nel vivo
dell'argomento.
Schulenburg ne riassunse il contenuto nel seguente
telegramma diretto alla W ilhelmstrasse.
« A giudicare da alcune informazioni pervenute, mi
espose Molotov, sembra che il Governo tedesco sia
scontento del Cremlino. Circolano delle voci i nsistenti
in merito ad un conflitto tedesco-sovietico imminente . . .
I l Cremlino non comprende i motivi dei risentimenti
tedeschi ed esprime il desiderio di comunicargli le
ragioni che provocano la tensione dei rapporti fra i
nostri due paesi. Gli dissi che in difetto di elementi
precisi, non ero in grado di rispondergli . >>

161
I GRANDI ENIGMI

Un 'ora dopo la spedizione di questo telegramma,


Schulenburg ricevette le « in formazion i » richieste :
« Segreto di Stato - Urgentissimo - Strettamente
personale.
» Appena ricevuto, d istruggette tutti i vostri codici
e sabotate le stazioni trasmittenti. Fate visita d'urgenza
a Molotov e presentategli la seguente dichiarazione . . . >>
Quest'ultima, che era perfettamente identica a tutte
quelle che Hitler aveva mandato ai Governi dei paesi
che stava per attaccare, accusava l ' U . R.S.S. di aver
« provoca t o» il Reich .
Eccone il testo:
« Le informazioni ricevute in questi ultimi tempi dal
Governo del Reich non lasciano sussistere alcun dubbio
sul carattere aggressivo del concentramento di truppe
sovietiche. I noltre, le notizie da fonte britannica
confermano l'esistenza di negoziati condotti dall'Am­
basciatore Sir Stafford Cripps, tendenti ad u na stretta
collaborazione militare fra l ' Inghilterra e l ' U nione
Sovietica. II Governo del Reich dichiara, che i n viola­
zione degli impegni assunti, il Governo sovietico si è
reso colpevole :
>> l . di avere non soltanto perseguito, ma i ntensificato
le manovre clandestine contro la Germania e l'Europa ;
» 2. di avere ammassato alla frontiera tedesca tutte
le sue forze armate sul piede di guerra ;
>> 3 . di prepararsi con ogni evidenza, in violazione al
patto di non-aggressione tedesco-russo, ad attaccare
la Germania.
» Per conseguenza il Fiih rer ha dato l 'ordine alle
forze armate del Reich di fronteggiare la minaccia con
tutti i mezzi di cui dispone. >>
Questa raccomandazione era accompagnata dal
seguente commento di Ribbentrop:
« Astenetevi da ogni discussione sul presente comu­
nicato. >>

1 62
DELLA VITA DI STALIN

A Berlino, durante la stessa notte dal 2 1 al 22 Giugno,


l'Am basciatore del l ' U . R.S.S. venne ricevuto da Rib­
bentrop; nel corso della giornata, Dekanossov tentò
di raggiungere il ministro tedesco per protestare presso
di lui, per ordine di Molotov, contro le violazioni dello
spazio aereo sovietico.
Ad ogni richiesta gli veniva risposto che Ri bbentrop
era assente da Berlino.
Quando i nfine si trovò alla Wilhelmstrasse, Deka­
nossov tentò di formulare la sua protesta, ma Ribben­
trop l'interruppe per leggergli la dichiarazione mandata
da Schulenburg, aggiungendo : « il vostro problema
è ormai superato e, in questo stesso momento la Ger­
mania mette i n moto delle contro-misure militari sulla
frontiera russa . »
Dekanossov, sbalordito, restò per u n momento i n
silenzio, poi nel congedarsi egli replicò :
« Esprimo il mio più prodondo rammarico per u n
atto di c u i il Reich avrà l'intera responsabilità. >>
A M osca, non appena M olotov finì di leggere i l
comunicato d i Berlino presentatogli d a Schulenburg,
si accontentò di rispondere con tristezza :
« È la guerra . . . Credete, Signor Ambasciatore che
noi l'abbiamo meritata ? »
E l e impressioni di Stalin ?
Stalin non si trovava più nella capitale, egli era
partito nella sera del 2 1 per Sotchi in Crimea.
Aveva preso un attimo prima di partire, a un 'ora del
mattino del 22 Giugno, la decisione di mettere in stato
d'allarme le truppe sovietiche, ma senza il riforni­
mento di armi . . .
All 'alba di una domenica, d i quel primo giorno
dell'estate 1 94 1 . q uando il sole cominciava a sorgere, il
più formidabile concentramento di forze armate, mai
così potentemente organizzato fino allora, si lanciò
contro la Russia.

163
l GRANDI ENIGMI

Subito, da tutti i posti di comando della frontiera


sovietica, arrivarono ai Q.G. di divisione o d'esercito,
chiamate telefoniche piene di panico
« Siamo bombardati dall'aviazione tedesca . . . Siamo
sotto il tiro dell'artiglieria . . . Davanti a noi ci sono
decine di carri blindati . . . Stiamo per essere sopraffatti
dalla fanteria . . . >>
Che cosa si doveva fare ?
L'esempio della divisione Potatourtchev, nel settore
centrale, mostrò a che punto i Russi erano capaci di
resistere.
Questa unità che contava 1 0 900 uomini, mancava
di munizioni per le armi individuali; la sezione sani­
taria, su un effettivo normale di centocinquanta uomini,
aveva soltanto 25 uomini ; il trenta per cento dei suoi
carri non potevano correre e la benzina mancava per
almeno la metà degli altri .
Poco dopo l'attacco, il maresciallo Timochenko
chiamò da Mosca il comandante del corpo d'armata
del centro, il generale Boldine.
« Compagno Boldine, gli disse, ricordati che nessuna
azione dovrà essere effettuata contro i Tedeschi, senza
avvertirmi. Dì a Pavlov (comandante del fronte cen­
trale) che il compagno Stalin proibisce d'impiegare
l'artiglieria contro i Tedeschi . >>
Boldine rimase stupefatto :
« Ma è impossibile, egli gridò: le nostre truppe comin­
ciano a battere in ritirata; città intere sono in fiamme e
centinaia di civili sono sotto le rovine !
>> Non sognarti di lanciare nemmeno una granata,
replicò il maresciallo e, sopratutto nessuna ricogni­
zione aerea oltre i 50 chilometri dalla frontiera.
)) Sarà difficile, rispose amaramente Boldine; tutti i
nostri aeroplani sono stati distrutti dalle i ncursioni
aeree tedesche; i cannoni sparano ora sugli aerodromi.
La sola cosa che possiamo fare è di gettare nella batta-

1 64
DELLA VITA DI STALIN

glia i carri di cui disponiamo e impegnare tutta la nostra


artiglieria ; inoltre dobbiamo poterei servire delle
batterie antiaeree. ))
« No, il compagno Stalin lo proibisce, replicò Timo­
chenko; soltanto delle ricognizioni aeree e non oltre i
cinq uanta chilometri ! ))
Nel contempo M ussolini d ichiarò la guerra
aii' U . R . S . S . . .
Finalmente, da Mosca pervenne a l Q.G. d'armata,
quattro ore dopo l'inizio dell'attacco, ossia alle 7, 1 5 ,
l'ord ine di resistere, interdicendo formalmente la
penetrazione delle unità in territorio tedesco . . .
M a questo ordine era stato emanato d a Stalin ?
In tutti i casi egli non l 'ha firmato e il numero uno
restava muto.
Durante dieci giorni non si farà sentire una sola volta.
Il suo nome non apparirà. Dov'era ? Sempre in
Crimea ? ritornato dal suo vill ino di campagna ?
Nessuno poteva dire niente, all'infuori d i M olotov
di M alenkov e di Béria . . .
M olotov parlò alla radio domenica 2 2 Giugno,
nove ore dopo l'inizio dell'aggressione tedesca:
« Cittadini dell'Unione Sovietica, uomini e donne ;
il Governo Sovietico e il suo Capo il compagno Stalin
mi hanno i ncaricato di fare la seguente dichiarazione :
)) Questa mattina alle quattro, senza una dichiara­
zione di guerra, e senza nessuna ragione provocata
dall'U nione Sovietica, le truppe tedesche hanno attac­
cato il nostro paese, effettuando dei bombardamenti
aerei su Jitomir, Kiev, Sébastopol, Kaunas e altre città .
)) Si sono registrati più di duecento morti e feriti.
Incursioni aeree insieme a degli attacchi d'artiglieria
sono stati lanciati dalla Romania e dalla Finlandia.
)) Questo perfido attacco contro il nostro paese
costituisce un atto senza precedenti fra le nazioni
civili ed è stato lanciato malgrado l'esistenza d'un

1 65
l GRANDI ENIGMI

patto di non-aggressione fra l'Unione Sovietica e la


Germania, di cui noi abbiamo sempre rispettato le
clausole con il maggiore scrupolo. Nonostante i
Tedeschi non abbiano avuto alcun motivo per rim­
proverare aii'U n ione Sovietica di aver mancato ai
propri obblighi, siamo stati vilmente attaccati. Per­
tanto l'intera responsabilità di questo atto di pirateria
ricade sul Governo tedesco ! ))
Quale stupefacente arringa !
Sta lin, per mezzo del suo portavoce dall'accento
nasale, tentava forse di giustificarsi agli occhi del
popolo sovietico ?
Lui, l'infallibile, pensava forse di far dimenticare
la sua i mprevidenza, i suoi ordini aberranti e la sua
mancanza di discernimento ? Non osava forse prendere
lui stesso la parola, perchè temeva le reazioni d'un
popolo i ngannato fino all'ultimo giorno? Ed è nel
tentativo di far dimenticare le sue carenze che egli
i ncaricò M olotov di aggiungere :
« Poichè le truppe tedesche hanno aggredito
l ' U . R.S .S. il Governo ha ordi nato all'Armata Rossa
di respingere l'attacco e di ricacciare i Tedeschi fuori dal
territorio Sovietico . . . ))
Ancora giustificazioni : con la numerazione dei
paesi che fu rono « ridotti schiavi )) da H itler: i Francesi ,
i Cecoslovacchi, i Norvegesi, i Polacchi, i Serbi, i Belgi ,
gli Olandesi, i Danesi, i Greci . . . Stalin si domandava, se
i suoi compatrioti si ricordavano che egli era venuto a
patti con il capo del Reich mentre alcuni di questi
popoli erano già sotto il tal lone della Wehrmacht ?
Egli i ncaricò Molotov d i lanciare a l popolo questo
appello al loro patriottismo:
« I l Governo Sovietico è profondamente sicuro che
il popolo del nostro paese farà completamente il suo
dovere e lavorerà duramente e coscienziosamente.
Il nostro grande popolo deve essere u nito più che

1 66
DELLA VITA DI ST ALI N

mai ; i patrioti sovietici devono dimostrare in questa


circostanza il più alto senso di disciplina e solida­
rietà e partecipare ad una perfetta organizzazione
per soddisfare a tutto ciò che necessita all'esercito,
alla marina e all'aviazione, al fine di garantire la
vittoria.
)) Il Governo si rivolge a voi, uomini e donne, citta­
dini dell'Unione Sovietica per invitarvi a riunirvi in
file serrate intorno al glorioso Partito bolscevico e al
nostro fiero Capo, il compagno Stalin.
)) La nostra causa è giusta; il nemico sarà scacciato e
noi vinceremo. ))
Secondo un testimone, nell'ascoltare questo messag­
gio « la gente rimase di sasso e un silenzio di tomba per­
durò a lungo anche dopo che i microfoni tacquero ed i l
discorso fu terminato. Coloro che attendevano l'uscita
dei giornali, quelli che comperavano dei fiori o del
tabacco nei chioschi della piazza, i contadini che usci­
vano dalla stazione con i loro sacchi di patate restarono
immobili come delle statue. ))
Nessuno si stupì che non fosse Stalin in persona ad
annunciare la guerra. Egli , « l'uomo d'acciai o )) si
rintanò i n Crimea.
Nè i marescialli, nè i generali, nè i commissari del
popolo, poterono raggiungerlo.
Kruscev nelle sue Memorie ( 1 ) citò l'incredibile
mancanza di preparazione, i n quel particolare mo­
mento dell'esercito sovietico, facendo risaltare i l
vuoto di potere che regnò a Mosca nei primi giorni d i
guerra; come dalla descrizione che q ui riportiam o :
L a situazione s i aggravò in breve tempo, per lo più
dovuta al fatto della mancanza, quasi totale, di d irettive
provenienti da Mosca.
Subito dopo l'inizio della guerra, mentre i Tedeschi

La cui a utenticità è stata contestata.

1 67
I GRANDI ENIGMI

avanzavano verso Kiev, si potè assistere ad un grande


risveglio del patriottismo nella popolazione. Gli operai
« dell 'officina Lenin» e di altre fabbriche nei d intorni
di K iev, fecero ressa al Comitato Centrale, d oman­
dando dei fucili per combattere l'invasore. Telefonai
a M osca chiedendo un invio d'armi allo scopo di
distribuirle ai cittadini che desideravano raggiungere
il fronte per difendere il potere russo . . .
- L a sola persona che potei raggiungere fu Malen­
kov.
- D immi, gli dissi, dove possiamo ottenere dei
fucili, perchè abbiamo degli operai che vogliono rag­
giungere le file dell'Armata Rossa per combattere i
Tedeschi e noi non possediamo nessuna arma per
equipaggiarli.
- Tu devi rinunciare ad ottenere da noi delle armi,
perchè tutti i fucili dell'organizzazione moscovita della
difesa civile sono stati mandati a Leningrado.
- A llora, con che cosa presupponi che noi dobbiamo
batterci ?
- Non so; con delle forche, delle sciabole, con
delle armi di fabbricazione artigianali e con tutto ciò
che si può costruire nelle nostre officine.
- Vuoi dire che dovremmo attaccare i carri armati
a colpi di lancia ?
- B isogna agire per il meglio. Si possono preparare
delle bombe incendiarie con l 'aiuto di bottiglie di
benzina o di cherosene e lanciarle contro i carri.
Segue il commento di K ruscev:
« Si può immaginare la mia costernazione ed indi­
gnazione ascoltando M alenkov parlare in q uesti ter­
mini. Ecco la situazione in cui ci trovavamo, di dover
arginare u n'invasione senza fucili nè mitragliatrici,
neppure artiglieria ed a rm i motorizzate ! Non ebbi il
coraggio di ripetere a nessuno ciò che mi disse M alen­
kov. Chissà quale poteva essere la sua reazione. . . »

1 68
DELLA VITA DI STALIN

Neanche il Generale Eremko aveva contatti con


Stalin.
Costui, era considerato u no dei migliori specia­
listi dei carri armati del l'Armata Rossa, si trovava
nella lontana Siberia q uando si scatenò l'attacco
tedesco.
Di fronte all'incuria del Generale Pavlov, che coman­
dava il settore centrale, fu deciso di mandarlo sul fronte
dell'Ovest.
Egli fu convocato a M osca . . . con l'ord ine di raggiun­
gere q uesta città con la Transiberiana . . . Quattro giorni
di viaggio !
Finalmente durante il tragitto, riuscì a prendere un
aereo.
A Mosca venne ricevuto subito al Commissariato
della Difesa dal Maresciallo Timochenko, che con
entusiasmo gli disse conducendolo davanti ad una
carta geografica dell' U . R . S .S . : « Ti aspettavamo. »
« La causa del nostro insuccesso è semplice: i capi che
comandano alla frontiera non sono all'altezza del
loro compito; e dopo un lungo esposto della situazione,
Timochenko aggiunse :
» Il Generale Pavlov e i l suo Stato Maggiore saranno
immediatamente desti tuiti. Per decisione del Governo,
tu sei nominato Comandante in Capo del fronte cen­
trale. >> ( Poco tempo dopo Pavlov e i suoi ufficiali
saranno fucilati).
L'impetuoso Eremenko s'infiammò d'orgoglio e
chiese :
« Qual'è la mia missione immediata ? »
« Ferma re il nemico » fu la risposta.
Eremko chiese al lora se poteva incontrare Stali n .
È escluso che t u lo possa vedere, gli rispose il mare-
sciallo: esiste un solo ordine. ossia di partire immedia­
tamente per il fronte.
Più tardi, dopo la morte di Stalin, Eremenko scriverà

1 69
I GRANDI ENIGMI

le sue Memorie, nelle quali non si dimostrerà indulgente


verso il numero uno :
« Stai i n e soltanto Stalin è stato il solo colpevole. Nella
sua qualità di Capo di Stato, J .W. Stalin aveva riposto
una cieca fiducia nell'accordo concluso con la Germa­
nia, senza prestare l 'orecchio ai sintomi che presagi­
vano un attacco dei fascisti contro il nostro paese.
Egli considerava le informazioni i nerenti ad u na pros­
sima offensiva tedesca, come delle menzogne e provo­
cazioni i nventate dai paesi occidentali. Nella sua mente
persisteva l 'idea che questi paesi volevano deteriorare
le relazioni esistenti fra la Germania e l'U nione Sovie­
tica per provocare una crisi e la conseguente entrata
in guerra ! ))
La scomparsa di Stalin venne commentata in modo
diverso nei paesi neutral i .
I giornali pubblicarono degli articoli consacrati a l
sorprendente silenzio del padrone della R ussia.
Per alcuni, Stalin era stato a sua volta l'oggetto di
una purga : sarebbe stato fucilato per non aver previsto
l'aggressione tedesca e aver lasciato cogliere di sor­
presa l'Armata Rossa .
Secondo altri, a causa della sua incapacità, egli era
stato obbligato a lasciare il potere al Comando militare :
<da Stavka )) .
I n fi ne correvano delle voci che s i era rifugiato i n
Turchia, nell'Iran o in Cina . . .
Davanti a l XX" Congresso del Partito, K ruscev,
diventato a sua volta il « numero unO)) portò delle
precisazioni al riguardo: q uando Stalin vide irrompere
le truppe di Hitler, nella prima decade del mese d i
Giugno 1 94 1 , egli avrebbe allora dichiarato :
« Tutto ciò che Lenin ha creato, noi l'abbiamo per­
duto per sempre ! ))
Più tardi lo stesso K ruscev scrisse nelle sue Memorie :
« Dopo il felice esito della nostra operazione alle

1 70
DELLA VITA DI STALIN

porte di Mosca, alla q uale avevamo partecipato, fui


chiamato in q uesta città per un colloq uio e, mi trovai
di fronte ad un nuovo Stalin. Egli aveva molto cambiato
il suo comportamento manifestato agli inizi della
guerra : aveva ripreso il coraggio, sollevato lo spirito
e agiva da vero soldato. Cominciava ancora a ritenersi
un grande stratega mil itare : ciò rendeva più difficile la
discussione con lui. e manifestava con risolutezza la
ferma volontà d'un capo eroico . . .
)) Ma i o sapevo che genere d i eroe egli era. L 'avevo
visto nel momento in cui il terrore di H itler lo aveva
paral izzato come un coniglio, davanti ad un serpente
boa constrictor. E, nel frattempo, la mia opinione per
lui non si era modificata . . .
>> Nel corso della prima parte della guerra, mentre le
cose volgevano al peggio per noi, non avevo mancato
di far notare che la firma di Stalin non figurava su
nessun documento, nè su alcun ordine. Si adoperavano
le espression i : « Alto Comand o )), « Stato Maggiore
generale)) o altro, ma mai il suo nome . . . ))
A Mosca era Molotov che comandava.
Entro q uarantotto ore, per suo ordine tutte le sta­
zioni radio dovevano essere consegnate alla milizia
popolare e, da quel momento rimaneva autorizzato
soltanto l'ascolto collettivo organizzato dal Partito.
Gli �pparecchi riceventi vennero ammassati nei
cortili dei commissariati di pol izia : quando più tardi
si volle ricuperarli per mandarli alle unità del fronte,
le intemperie li avevano resi inutilizzabili . . .
Nelle città, durante questi ultimi giorni di Giugno,
incombeva il panico.
La scomparsa di Stalin, la mobilitazione generale,
gli arresti dei « sospettat i )) avevano creato un clima
d'angoscia.
In quarantotto ore scomparvero tutti i prodotti
alimentari dai magazzini.

171
I GRANDI ENIGMI

Le voci più contradditorie, le informazioni più


esagerate si diffusero in un lampo come delle scie di
polvere. I comunicati ufficiali non erano fatti per ras­
sicurare la popolazione; q uesti ultimi nella loro laco­
nicità annunciavano, malgrado i loro accenti eroici,
che l'Armata Rossa continuava indietreggiare di
fronte al nemico.
Le città citate nei bollettini si avvicinavano sempre
più a M osca. Ora, non ci si batteva nei territori della
Polonia occupati, ma sul suolo stesso della Russia.
A Londra, l'annuncio dell'aggressione tedesca, non
aveva sorpreso gli ambienti ufficiali. All'alba di q uel
22 Giugno, venne avvertito Churchill.
Il primo Ministro britannico, lasciando da parte
i sentimenti di rancore suscitati a suo tempo dal­
l'atteggiamento di Stalin, « afferrò l'occasione» per
affermare alla B . B .C. la sera stessa alle 2 1 , q uanto
segue :
« Devo annunciare la decisione del Governo di Sua
M aestà, - e sono fermamente convinto che anche i
grandi possedimenti inglesi vi aderiranno in tempo
utile - poichè data l'importanza della decisione abbia­
mo bisogno di metterei d'accordo immediatamente,
senza un giorno di ritardo. Dopo avervi edotti sulla
nostra decisione, potete dubitare q uale sarà la nostra
linea di condotta ?
» Noi perseguiamo un solo scopo, un solo e irrevo­
cabile progetto. Abbiamo deciso di distruggere Hitler
e tutti i simboli del regime nazista e da q uesto propo­
sito nessuno ci distoglierà. Non vogliamo discutere nè
negoziare con Hitler e neppure con qualcuno della sua
cricca. Lo vogliamo combattere per mare e nell'aria
affinchè con l 'aiuto di Dio, possiamo sbarazzare il
mondo della sua ombra e liberare il popolo dal suo
giogo.
» Tutte le Nazioni e tutti gli uomini che prosegui-

1 72
DELLA VITA DI ST ALI N

ranno la lotta contro il nazismo, avranno il nostro


appoggio. Gli uomini e le Nazioni, che marceranno
con Hitler saranno nostri nemici . . .
» Tale è l a nostra linea d i condotta e la nostra deci­
sione di portare tutto l'aiuto possibile alla Russia e al
popolo russo. Esorteremo anche tutti i nostri amici ed
alleati in tutte le parti del mondo di scegliere la stessa
direttiva e di segu irla, come lo faremo noi stessi leal­
mente e decisamente fino alla fine.
» N on si tratta di una guerra di classe, ma di una
guerra nella quale l'I mpero britan nico e il Common­
wealth (comunità degli Stati Britannici) sono com­
pletamente impegnati, senza distinzione di razza, di
credo o di Partito. Non mi spetta d'in terferire nelle
intenzioni degli Stati Uniti. ma ritengo far rilevare
quanto segue: se Hitler s'immagina che la sua aggres­
sione contro la Russia Sovietica provocherà la min ima
divergenza dei progetti concordati, nonchè un ra llen­
tamento degli sforzi decisi dalle grandi democrazie,
che vogl iono la sua rovina, egli si sbaglia veramente.
Al contrario, saremo fortificati e i ncoraggiati nei nostri
sforzi per liberare il genere umano dalla sua tirannia e,
invece di restare i ndeboliti, la nostra decisione e i
nostri mezzi ne usciranno rafforzati.
>> Non è il momento di moral izzare sulla follia delle
Nazioni e dei Governi che si sono lasciati abbattere
gli uni dopo gli altri, mentre l'u nione fra di loro avrebbe
potuto salvarli e nel contempo risparmiare al mondo
questa catastrofe. Ma allorchè, un istante fa, parlando
di questa sete di sangue e di questa orribile avidità che
avevano spinto H itler nella sua avventura russa, volevo
affermare che esisteva al disotto di q uesto attentato, un
motivo più profondo . . .
» Egli vuole distruggere l a potenza russa, pere hè
spera nel caso di riuscita, poter richiamare dall'Est il
grosso del suo esercito e delle sue forze aeree per sca-

1 73
I GRANDI ENIGMI

gliarle contro le nostre file. Egl i sa che deve vincere la


guerra o su bire il castigo dei suoi delitti.
» La sua invasione della Russia non è che il preludio
di un tentat ivo d'invasione delle Isole Britanniche.
Egli spera senza dubbio, che tutta questa campagna
contro la Russia possa terminare prima dell'inverno.
per poi rivolgersi a schiacciare l ' I nghi lterra, prima
dell'intervento delle forze navali e aeree degli Stati
U niti. Egli n utre la speranza di poter ripetere ancora
una volta, ma su più grande scala, la sua tattica, con­
sistente nel distruggere i suoi nemici uno per u no,
tattica che finora gli è ben riuscita ; immaginando che
la scena possa essere libera per perfezionare l'ultimo
atto. senza il q uale tutte le sue conquiste sarebbero
state vane; ossia la sottomissione totale dell'emisfero
occidentale alla sua volontà e al suo regime.
>> Il pericolo della Russia è anche il pericolo nostro e
q uello degli Stati Uniti: nello stesso tempo, la causa
per la quale lotta ciascun russo per difendere il suo
focolare, è la causa degli uomini liberi e dei popoli
liberi in tutte le parti del mondo. Approfittiamo delle
lezioni che una così crudele esperienza ci ha già inse­
gnato per raddoppiare gli sforzi e unire le nostre forze
a pu nire il colpevole. mentre siamo ancora in piedi e
forti . >>
Nel rifugio n" l del Creml ino, quattro uomini erano
chini un po' più tardi ad esaminare attentamente la
traduzione di questo discorso. Costoro, per il momento
detenevano il potere, e nello spazio di dieci giorni
assu nsero il pesante compito di organizzare la resi­
stenza contro i Tedesch i.
Essi erano: Molotov. il Maresciallo Yorochilov,
il Maresciallo Koulik e il Generale Chapochn i kov,
ai q uali Stalin lasciando M osca, aveva a thdato le
redini del Governo.
La presa di posizione di Churchill fu accolta con

1 74
DELLA VITA DI ST ALI N

soddisfazione mista a diltìdenza, poichè dietro le


dichiarazioni del Primo Min istro Britann ico crede­
vano d'intravvedere il sollievo d'un uomo nel consta­
tare che il pericolo s'allontanava.
Durante la notte, Molotov telefonò a Stalin al q uale
com unicò l'al locuzione di Church ill. All'altro capo
del filo, il numero uno, si contentò di sottoli neare con
dei borbottii i passaggi essenziali, senza fa re alcun
commento.
Era forse un nuovo tranello degli I nglesi '?
Churchill agiva forse così per ind icare al popolo
sovietico che Stalin dopo aver commesso degli sbagli
imperdonabili, doveva infine cambiare direzione'? I l
Capo del Governo Brita nnico non aveva m a i pro­
nu nciato il suo nome nel discorso. Voleva forse signi­
ficare che egli si schierava a fianco del popolo russo, ma
che disdegnava di conoscere i suoi dirigenti '?
E questo Generale De Gaulle che proponeva di
sta bilire relazioni mil itari fra la sua « Francia libera ))
e M osca '? E Roosevelt pure, che si alli neava nel campo
dei nemici di Hitler '? Non facevano tutti e due lo stesso
gioco '?
Così, stava meditando a Sotchi, il successore di
Leni n.
H itler, attaccando la Russia. aveva dato un colpo
terribile al suo prestigio e si sta va chiedendo se questo
colpo non sarebbe stato mortale. Si era « lasciato met­
tere nel sacco )) dal Fiihrer come un neofita, lui, che nel
1 9 1 3 scriveva :
« Le parole non devono avere alcun rapporto con gli
atti, al trimenti dov'è la diplomazia '? Le buone parole
sono una cosa e gli atti sono tutt'altra cosa : le prime
rappresentano la maschera per dissimulare le cattive
azioni. Non esiste una diplomazia sincera, come non
può esistere dell 'acqua asciutta o del ferro di legno . ))
Questa professione di fede, Sta! in l'aveva dimenticata

175
l GRANDI ENIGMI

q ua ndo si trovò di fronte al padrone della Germania.


Senza du bbio oggi egli se ne pentiva, deplorando i n
cuor suo i spaventosi tormenti che il popolo russo
doveva sopportare per sua sola colpa.
Nel suo ritiro, Stalin si domandava quale sarebbe
stata la sorte di questo regime che egli aveva impiegato
q uasi vent'anni per edificare. La propaganda l 'aveva
fatto diventare un vero idolo, non solamente per i Sovie­
tici, ma anche per i com unisti del mondo intero.
Ed ecco che egli aveva commesso il suo primo errore,
uno sbagl io catastrofico.
Come avrebbero reagito questi adulatori '?
Gli uomini che aveva portato al potere e che agi­
vano sotto il suo controllo ed oggi erano lasciati i n
bal ìa d i sè stessi, non avrebbero approfittato della
situazione per eliminarlo. come lui pure aveva fatto
così sovente '?
Ma era dal popolo soprattutto che egli temeva le
reaziOni.
Per venti mesi i giornali sovietici non avevano cessato
di ricoprirlo di elogi. citandolo come il : « geniale
Stati n. per cui grazie alla sua intell igenza I' U . R .S.S. non
conosceva gli orrori della guerra . ))
Brutalmente, l'uragano si scatenò, contrariamente
alle sue promesse.
M algrado egli fosse assillato dalla paura, non lasciò
trapelare le sue preoccupazioni al suo piccolo cerch io
di fedeli.
Egli aspettò di vedere. passato il primo colpo. in q ual
modo avrebbe reagito il popolo.
A Sotch i. dopo q uattro giorni d' isolamento. egl i
ricevette alcuni compagni di gioventù.
U no di essi, un ufficiale superiore che dopo la guerra
passò all'Ovest, raccontò:
« N ulla intorno alla villa di Sosso, ricordava la
guerra. Il Capo del servizio di protezione, Lomakine,

1 76
Sta/in, Comandante in Capo dell'Esercito.
DELLA VITA DI STALIN

comandante delle truppe del N . K . Y . D . non aveva


preso nessun provved imento straordinario.
>> Stalin era seduto davanti al suo scrittoio, vicino ad
una grande carta geografica dell' U . R . S . S . : egli aveva
i li neamenti tesi d'un uomo che aveva dormito poco,
poichè aveva trascorso tutta la notte in conversazioni
telefoniche, sia con M olotov che con Timochenko.
Egli aveva fatto rientrare Béria che trascorreva le sue
vacanze a Soukhoum, per dirgli che, il punto essen­
ziale consisteva nel sapere quale sarebbe stato l'atteg­
giamento del popolo di fronte all 'aggressione del
1 1 1 " Reich .
» Egli temeva che la propaganda tedesca si servisse
del modelli antisemiti, creandosi degli appoggi presso
i vecchi Koulaks, allo scopo di lanciare una campagna
contro i Colcos.
» Béria che a veva a ppena telefona t o a M osca, si
ammantò d'un certo ottimismo per q uanto riguardava
lo stato d'animo del popolo . . .
Stalin s'illudeva che l'Armata Rossa non avrebbe
ceduto per nulla di fronte alla Wehrmacht: se i soldati
com battevano, egli era persuaso che essi avrebbero
ricacciato i Tedeschi al di là delle frontiere . . . »
Un 'altra preoccupazione ossessionava infatti il
padrone del Cremlino: egli temeva che alcune Repub­
bliche che aveva fatto entrare per forza nell'U nione,
avrebbero approfittato dell 'avanzata tedesca per
tentare di recuperare la loro autonomia. Egli pensava
soprattutto aii' Ucraina, questo granaio dell ' U . R . S . S . ,
principale vittima della campagna di sterminio dei
Koulaks che poteva venire a patti con i Tedeschi e vol­
tarsi per vendetta contro i Bolscevichi. Il futuro d imo­
strerà che q uesti timori non erano infondati.
Stalin confidava q uesti pensieri che lo ossessiona­
vano soltanto a quelli nei quali nutriva la massima
fiducia, come a q uesto amico d'infanzia: egli era per-

1 77
I GRANDI ENIGMI

suaso infatti che questi dubbi non dovevano trapelare


a nessuno, perchè avrebbero segnato la fine del suo
regime.
Nel contempo si rese conto che, malgrado la sua
assenza, si stava organizzando la resistenza. I Tedeschi
cominciarono a trovarsi davanti a degli uomini combat­
tivi che rendevano loro la vita sempre più dura. Fu un
altro argomento di meditazione per lui: significava
forse, che senza il pugno di ferro, il popolo russo era
capace di ricorrere a tutti i mezzi possibili, allo scopo di
salvare il proprio paese'?
I resoconti che Timochenko gli faceva per telefono
mostravano, contrariamente alle speranze di Hitler.
che la guerra non aveva assunto quella forma di « Blitz­
krieg » ( guerra lampo) rivelatasi tale fin dal 1 939.
ovunque passava la Wehrmacht.
Senza dubbio non esisteva un fronte continuo e un
varco era stato aperto nella linea di copertura, ma
grandi unità accerchiate continuavano a combattere,
malgrado i pochi mezzi di cui erano dotate, a causa della
politica aberrante di Stalin.
Se i Tedeschi puntavano in diverse direzioni, una
immensa battaglia si sviluppava su una profondità di
parecchie centinaia di chilometri.
L'invasore stava pagando molto cara la sua avan­
zata, e dietro il fronte cominciavano ad apparire i primi
partigiani.
M a si battevano per Stai in o per la Russia'?
Così, per lunghi giorni e lunghe notti, « l'uomo
d'acciai o » continuava a farsi delle domande: che cosa
ci aspetterà domani '?
Per la prima volta egli non si sentiva padrone del
suo avvenire. Le notizie provenienti da M osca,
rassicurarono a poco a poco, l'esiliato volontario di
Sotchi .
Malgrado l a confusione che regnava ancora. i l po-

1 78
DELLA VITA DI STALIN

polo russo nel suo i nsieme sapeva fronteggiare il nemico.


Non si notava nessun segno di rivolta contro il potere
assoluto di Stai in e lo stupore era generale per il silenzio
con cui egli si circondava.
Riconosciuto come un Capo non solamente dai
quadri del Partito. ma anche dalla grande maggioranza
dei Sovietici. si aspettava di vederlo passare agli atti.
Soltanto lui poteva condurre il popolo alla vittoria:
far dimenticare i suoi atteggiamenti passati e dar loro
una giustificazione storica: in caso contrario egli avrebbe
lasciato il ricordo d'un tiranno sanguinario e avrebbe
terminato la sua vita. disprezzato dal mondo intero.
Nella notte del 30 Giugno all'una e mezzo, Radio
M osca annunciò la creazione e la composizione d'un
nuovo organismo, il Comitato Nazionale della Difesa
- il G . K .O. - al disopra ormai di tutto l'apparato
Statale e dell'Armata Rossa. Questo comitato presie­
duto de Stalin. comprendeva M olotov. Vorochilov.
M alenkov e Béria.
Questo annuncio significò. senza contesto. che
Stai in aveva fatto la sua scelta : egli riprendeva di nuovo
in mano le redini del potere.
Il 3 Luglio, dodici giorni dopo l'inizio dei combatti­
menti, Stalin si decise i nfi ne a farsi vivo. Tutti i cittadini
·
sovietici furono i nvitati q uella sera, all'ascolto collet-
tivo di una trasmissione, in cui sentirono la voce del
padrone del Cremlino.
« Costantino Simonov descrisse l'avvenimento i n
questi termini : egli parlava con il suo forte accento
georgiano, ma lentamente e con tono smorzato. A
metà del suo discorso, dopo un lieve tintinnio del
bicchiere, si sentì che egli beveva dell'acqua. Egli
parlava a bassa voce in mezzo ad un silenzio di tomba.
interrotto soltanto dal rumore provocato dal suo
fiato grosso e dal gorgoglio dell'acqua che beveva.
« M a, sebbene egli fosse emozionato. il tim bro della

1 79
l GRANDI ENIGMI

sua voce rimaneva moderato. risuonando intorno.


senza toni alti o bassi e senza punti esclamativi . »
Sta l in incominciò la sua allocuzione con delle parole
inconsuete :
« Compagni. cittad ini. fratelli e sorelle. soldati e
marinai : è a voi che mi rivolgo. amici miei, in q uesto
momento grave in cui la nostra Patria subisce l'a ttacco
della Germania di Hitler. »
Quale sorpresa per gli ascoltatori !
Il n umero uno non era soltanto ritornato a fa rsi vivo.
ma si rivolgeva ai suoi « fratelli e sorel le». «ai suoi
amic i » e parlava della « nostra Patria ».
Quanto era differente questo Stalin, da quello che
avevano ascoltato sino allora !
Questo discorso entusiasmò e commosse il popolo
sovietico: come Church ill pronosticò molto « sangue
c lacrime » al suo popolo. an c h 'egli non nascose nulla
alla sua gente sulla gravità della situazione.
« M algrado l'eroica resistenza del l'Armata Rossa
e q uantunque le migl iori divisioni del nemico e le sue
formazioni aeree siano state annientate, trovando la
loro tomba sui campi di battaglia, il nemico continua ad
avanzare e getta delle nuove forze sulla linea del fronte. >>
Stalin. continuò com unicando l'elenco dei territori
già caduti in mano ai Tedeschi, aggiungendo :
« U na seria minaccia i ncombe sul nostro Paese . »
Dopo aver ricordato quale fu la sorte dell'esercito di
Napeleone, egli arrivò alla parte del suo discorso. che
era senz'altro per lui. la più delicata :
« Al momento dell'attacco, le truppe tedesche.
1 60 divisioni < 1) in tutto, erano state completamente
mobilitate e si erano preparate a combattere lungo la
Stalin sopravvalutava il n u mero delle divisioni tedesche: abbia­
mo visto che i Tedeschi disponevano soltanto di 1 1 6 divisioni e
di 7 corpi blindati. ai quali si aggiunsero. dopo alcuni mesi. le forze
dci satelliti della Germa nia.

1 80
DELLA VITA DI STALIN

frontiera sovietica, in attesa soltanto del segnale


d'assalto. La mobilitazione sovietica non era ancora
ultimata e l'Armata Rossa non si trovava alla frontiera
per difenderla. Devo inoltre ricordarvi che i fascisti­
tedeschi hanno perfidamente e contro ogni aspettativa
violato il patto di non-aggressione firmato dal­
l ' U . R . S . S . , indifferenti al fatto di rivelarsi al mondo
intero quali aggressori . ))
Stalin non disse una parola sui molteplici avverti­
menti che gli erano prodigati . . . e passò al lora a giusti­
ficare il patto tedesco-sovietico :
« Probabilmente vi domanderete : come mai il
Governo sovietico ha potuto firmare un patto di non­
aggressione con delle canaglie inumane come H itler e
R i bbentrop? Abbiamo forse commesso un grave
errore ? Certamente no ! Un patto di non-aggressione è
un patto di pace fra due Stati e quest'ultimo ci è stato
proposto dalla Germania nel 1 939. Nessun Stato,
amante della pace, poteva respingere un tale accordo
con un altro Paese, anche se in quest 'ultimo c'erano
al comando dei delinq uenti come Hitler e Ri bbentrop,
tanto più che le clausole di questo patto non contem­
plavano la violazione dell'integrità territoriale, del­
l'indipendenza, nè dell'onore del nostro paese. ))
Ed ecco la sua giustificazione a posteriori:
« Che cosa abbiamo guadagnato concludendo un
patto di non-aggressione con la Germania '? Abbiamo
assicurato al nostro Paese d iciotto mesi di pace, nonchè
la possibil ità di prepararci per una difesa da una pro­
babile aggressione. Si trattò di un guadagno di tempo
per noi e una perdita per la Germania fascista ! ))
I l tono di Sta li n diventò duro :
« Questa guerra ci è stata imposta e il nostro Paese
deve impegnarsi a lottare fino alla morte. Il grosso
dell'Armata Rossa con migliaia di carri armati e
cannoni entra ora nella battaglia e il nostro intero

181
l GRANDI ENIGMI

popolo si metterà al suo fianco per difendere la Patria. >>


Dopo aver abbozzato un ritratto del « nt:mico crudele
e senza pietà )) e aver lanciato un avvertimento ai
vigliacch i, ai piagnucoloni, ai disertori e ai seminatori
di disordine. Stalin annunciò le sue direttive :
« Dobbiamo portare immediatamente tutta l a nostra
produzione sul piede di guerra e metterei al servizio
del fronte e dell 'organizzazione militare per la disfatta
del nemico. Tutti devono battersi fino all'ultima goccia
del loro sangue e contendere la più piccola briciola del
suolo sovietico. Dobbiamo assicurare il più grande
ai uto all'Armata Rossa, rinnovare costantemente i
suoi ranghi e procedere il più rapidamente possibile ai
suoi rifornimenti.
)) Bisogna distruggere le spie e i paracadutisti nemici . . .
I tribunali militari giudicheranno immediatamente
q ualsiasi persona, qua lunque sia la sua situazione e
grado, che per panico o vigliaccheria, ostacolerà la
nostra difesa . . .
)) I l Tedesco non doveva trovare niente nella sua
avanzata, secondo la tattica della ((terra bruciata)) :
)) Ovunque le unità dell'Armata Rossa siano costrette
alla ritirata, dovranno portare via tutto il materiale
ferroviario. Il nemico non dovrà trovare una locomo­
tiva, un vagone ferroviario, un litro di benzina e nem­
meno una libbra di pane. I contadini dei Colcos,
dovranno condu rre seco tutto il loro gregge e conse­
gnare le loro riserve di grano agli organi dello Stato
attìnchè siano trasferite nelle retrovie.
)) Tutto ciò che può essere utilizzabile: grano. petro­
lio, metalli non ferrosi, che non potranno essere eva­
cuati, dovranno essere d istrutt i . ))
Stalin incoraggiò allora la formazione delle unità
partigiane per operare dietro le linee nemiche, invi­
tandole a creare delle condizioni intollerabili per l'in­
vasore e i suoi complici.

1 82
DELLA VITA DI STALIN

Stalin che aveva sempre rifiutato ogni intesa con i


Paesi Occidentali, cominciò a fare assegnamento
sugli «alleati sicuri » dell ' U nione Sovietica, in Europa
e in America. Egli sottolineò a q uesto proposito, « la
dichiarazione storica del Sig. Churchill sull'aiuto
brita nnico all'Unione Sovietica e la dichiarazione del
Governo degli Stati Uniti, deciso ad aiutare il nostro
Paese . . . >> che dovevano essere accolte con un sentimento
di gratitudine dal nostro popolo.
Le sue parole erano cariche di significato.
In definitiva, era un invito :
« Avanti, per la vittoria ! »
Tutti gli osservatori che ascoltarono questo discorso,
furono unanimi nel sottolineare l'effetto che produsse
sul popolo russo : fu sconvolgente !
Stalin che, alcuni giorni prima era annichilito,
um iliato incerto sulla sua sorte, aveva ritrovato la sua
i nflessibile volontà.
In pochi minuti egli aveva galvanizzato il suo popolo,
i suoi « fratell i, sorelle e amici ».
A chi doveva egli il frutto della sua vittoria ?
A q uei soldati e combattenti anonimi, senza armi,
mal comandati che si erano aggrappati ad ogni lembo
di terra russa: a tutti q uelli che eroicamente avevano
resistito nella fortezza di Brest-Litovsk o nelle paludi
del Pripct, nelle foreste o nei villaggi in rovina.
Furono costoro con il loro coraggio e abnegazione
che impedirono ai Tedeschi di vincere in pochi giorni,
come essi speravano, la resistenza del popolo russo,
dando a Stalin il tempo di riprendere il controllo di sè.
Essi gli hanno concesso il tempo di riavere in mano
la guida del Paese che condurrà alla vittoria, facendone
una delle due « Grandi Nazion i » del mondo.

Pierre NOUAILLE
l�A IORTI DI BERlA
Lavrenti Pavlovitch Béria, maresciallo, M inistro
dell'I nterno e primo vice-presidente del Consiglio,
fa utore dell 'avvento del Partito Socialista, decorato
di cinque Ordini di Lenin, dell'Ordine di Souvarov di
prima classe. degli Ordini della Bandiera Rossa e di
sette medaglie dell'Unione Sovietica, non era presente
alla serata di gala data quella sera al Gran Teatro di
M osca .
George M. Malenkov capolista del nuovo Governo
sovietico, vestito in gran pompa, con un sorriso appena
abbozzato. si ergeva come un blocco di granito fra i
membri pietrificati del Praesidium.
Il successore di Stalin aveva l'aspetto meravigliato
e lieto che contrastava enormemente con quello dei
suoi collaboratori Molotov e K aganovitch, superstiti
della vecchia guardia del bolscevismo. i q uali stavano
invece relegati all'ultimo posto col viso pallido e lo
sguardo fisso. Sotto questa apparenza di sottomissione,
le loro ambizioni non le avevano tuttavia abolite.
Quanto a Nikita Kruscev. nominato recentemente

1 87
I GRANDI ENIGMI

Segretario Generale del Partito. egli si comportava in


modo da non farsi notare. ma era una modestia ingan­
natrice. Dei tre. egli era senza dubbio il solo a congratu­
larsi in cuor suo per l'assenza del potente capo della
pol izia.
Le supposte cause di questa sorprendente assenza
seminarono il panico nell 'orchestra, nelle fi le del
mondo diplomatico e della stampa internazionale.
U na parte colta del pubblico rifletteva : q ualche
febbrile strizzatina d'occhio partiva dai primi posti in
direzione del palco ufficiale.
Questo varco apertosi nel muro dei di rigenti, che
da q uattro mesi erano succeduti a Stalin, lasciava
presagire uno di q uei drammi che macch iarono con
atroce regolarità le tappe della Rivoluzione d 'Ottobre.
l più esperti non facevano fatica a formulare delle
ipotesi di cui le peggiori erano più vicine alla realtà .
In coincidenza con la data mi nacciosa del 26 Giugno
1 953, si notava per le strade della capitale un 'anima­
zione febbrile e vi regnava un fermento guerriero in
strano contrasto con l'atmosfera tranq uilla e di noia
che accompagnava di solito i tramonti a Mosca.
l carri armati pattugliavano e lo sbarramento era
instal lato in piazza Maikovsk i .
Alcuni d i questi ultimi s i trovavano i n posizione di
combattimento negli incroci strategici. pronti ad
aprire il fuoco al primo allarme.
Vetture di polizia guidate da ordini segreti si spar­
sero per tutta la città : incomi nciarono le perq uisizioni
seguite dagli arresti.
La prigione Loubyanka, dove si entrava senza la
speranza d'uscita, era in effervescenza : gli spari di
rivoltella si sussegu ivano e i colpi di staffile si ritorce­
vano contro coloro che li avevano usati fino ieri.
L 'indomani di q uesta memorabile serata, la Pra rda
pubblicò un resoconto nello stile tradizionale : i nomi

I 88
DELLA VITA DI STALIN

dei protagonisti vi erano appena menzionati. Il cro­


nista si solfermò su q uelli di M alenkov, di Molotov, di
Kaganovitch e di K ruscev, proprio per attirare l'atten­
zione sull'assenza del nome del Capo della polizia.
Finora il nome di Béria era inseparabile da q uello di
M alenkov e tutto ad un tratto veniva cancellato. Si
sforzarono di restringere le parole per occupare lo
spazio lasciato libero, ma sussisteva sempre il vuoto il
cui aspetto tragico si risentiva maggiormente a Parigi,
Londra e Washington, che a Mosca.
N elle capitali straniere si intrecciavano molte sup­
posizioni : malattia, dimissioni, collocamento a riposo
per non dire siluramento, oppure : esecuzione?
Gli specialisti della politica sovietica non nasconde­
vano la loro inquietudine.
Dopo la morte di Stalin, Lavrenti Pavlovitch Béria
era apparso loro come un liberale, apportatore di pace.
Forse dovette egli soccombere all 'ostilità di Malen­
kov '?
Con Malenkov, lo stalinismo resterà perpetuo, la
dittatura e le purghe subentreranno alla d irezione
collegiale e al potere antipersonale.
I giorni passavano e Béria era sparito: i Sovietici
l'avevano ormai messo nel dimenticatoio e per molto
tempo nessuno lo nominò. Nel l ' U . R . S .S. i commenti
appena sussurrati non erano sfavorevoli e il popolo
sem brava piuttosto soddisfatto, nutrendo la speranza
che la sua scomparsa avrebbe portato anche la spari­
zione della macchina poliziesca. Le notti di Mosca
cessarono di essere pervase da incubi : poche persone
avevano preso sul serio i recenti appelli di Béria al
rispetto della personalità umana e alla legalità.
L 'autore di milioni di morti era odiato.
Il responsabile delle improvvise sventure, delle
deportazioni e delle esecuzioni di massa, sarebbe stato
a sua volta punito per i suoi peccati '? Stava sopportando

1 89
l GRANDI ENIGMI

egli pure l'umi liazione e la tortura '? Perfino sua moglie


M ariana. malediceva Béria ; più che i suoi delitti essa
gli rimproverava le sue orgie in cui delle giovani ave­
vano dovuto soccombere sotto le sue minacce.
Il popolo gioiva per la « scomparsa di Béri a ». ma si
preoccupava anche del destino che il nuovo padrone
avrebbe riservato al Paese.
M alenkov non era molto popolare: senza dubbio egli
era sempre stato un burocrate devoto a Stal in. Con il
desiderio di attirarsi la simpatia del popolo. egli promise
di sviluppare l'industria dei beni di consumo. per aprire
un 'èra di benessere e di tranq uill ità. accennando anche
ad una probabile amnistia e indulto.
Queste promesse erano senz'altro pronunciate a
fior di labbra. perchè come Béria. egli sapeva che il
potere non si poteva mantenere senza la violenza .
L'el iminazione dei suoi nemici e degli am ici dei suoi
nemici, non si poteva fare senza il fucile e senza il nerbo
di bue.
Questa eclissi di Béria dalla scena politica fu così
improvvisa ed inattesa. che nessuno osava crederlo.
N on si poteva mai immaginare ed era escluso che il
Ministro dell' Interno avesse dovuto fare la stessa fine
di tutti quelli che l 'avevano preceduto a capo della
Polizia.
Il suo grande dominio e la paura che egli incuteva,
lo mettevano al sicuro da ogni sventura.
Pochi giorni prima della morte di Stalin. si sentiva
sussu rrare fra i compagni : « Sai quale posto prenderà
Béria '? Egli tenterà d'installarsi alla Sicurezza di Stato.
Se egli assumerà questo posto e noi lo lasceremo agire
a modo suo. finirà per liq uidarci tutti. Bisogna dunque.
qualunque cosa accada, impedirglielo: assolutamente
necessario. qualunque cosa accada ! »
Kruscev s'intrattenne sul problema con Boulga­
nme:

1 90
DELLA VITA DI STALIN

« Ne parlerò a M alenkov e penso che egli sarà del


mio parere. Comprenderà anche lui che è necessario
agire subito : può significare la catastrofe per il Partito,
se non facciamo q ualche cosa . . . >>
Kruscev era persuaso che Béria non fosse comunista
ed anche in grado di riportare l ' U . R . S . S . nelle regole
e norme dei Paesi capitalisti. Egli proseguì :
« Questo problema non riguarda soltanto noi per­
sonalmente ma interessa molti altri, nonostante sia
naturale che non vogliamo !asciarci pugnalare alle
spalle da Béria. Se gli permettiamo di fare ciò che vuole,
egli è capace di farci arretrare al 1 937- 1 938. E magari
peggio ancora ! »
Nella concezione bolscevica, in cui dovevano pre­
minentemente figurare la sincerità, la fedeltà a Lenin e
la coscienza marxista, Lavrenti Béria rappresentava i l
transfuga, l'avventuriero e il fautore della Rivoluzione
d'Ottobre. Fin dalla sua apparizione sul fronte rivo­
luzionario egli sapeva già q uale vantaggio poteva
trarre dagli avvenimenti. Egli non possedeva cultura
ed era senza scrupoli, senza amor proprio e pronto a
tradire: senza sensibilità per cui uccideva a sangue
freddo ; senza fede; non gli costava nulla scegliersi la
più vantaggiosa.
Ambizioso, metteva in atto tutti i suoi difetti per
arrivare allo scopo.
In u na parola, mediocre: ricorreva alla violenza per
schiacciare tutti q uelli che Io dominavano con l'intel­
ligenza e la sapienza.
Era uno strumento nelle mani dispotiche di Stalin ;
Io strumento del male.
Al primo contatto, i due uomini avevano compreso
che erano stati creati per fare causa comune.
Nel 1 92 1 , Béria frequentava dei corsi d'architettura
a Bakou ; egli aveva allora vent'anni. L'avveni re non
gli sembrava i ncoraggiante; In Georgia la Rivoluzione

191
I GRANDI EN IGMI

non aveva ancora consolidato le sue basi : scoppiavano


di tanto in tanto delle rivolte, venivano commessi degli
attentati e violenti d isord ini. Il Commissario del popolo
Boudov Mdivani sfruttava tutte le sue forze per repri­
merl i, ma invano : dovette pertanto ricorrere all'aiuto
dell'Armata Rossa.
Quest'ultima non aveva forze a sufficienza e dovette
reclutare sul posto gli elementi di cui aveva bisogno.
Béria afferrò l'occasione e s'ingaggiò come guida
interprete nelle truppe speciali, composte essenzial­
mente da membri del Partito.
Nella sua qualità di Georgiano che conosceva
perfettamente il Paese, egli diventò il cane da caccia
delle brigate di repressione: egli annusava. stanava e
spingeva la selvaggina nel fascio dei rivoluzionari .
U n'impresa di minima portata, ma Béria vi prese gusto.
Si sentiva attratto per la caccia all'uomo : egli non
trovava spiacevole q uell' istante in cui poteva misu­
rare il lato debole di una vita, che dipendeva per un
centesimo di secondo dallo scatto di un grilletto: in cui
percepiva l 'angoscia nella pupilla di colui che stava
per morire e nell'istante in cui vedeva il corpo colpito,
cadere come una massa informe.
La Rivoluzione fu una fortuna insperata per un tale
tipo di uomo: seppe riconoscere i suoi fidi e trasformò
l'interprete-guida in un giudice istruttore tchék ista.
Che cosa poteva fare un giudice istruttore, anche se
aiutato da migliaia di agenti che non avevano bisogno
d'inchieste. nè di giudizi per eliminare il nemici del
regime, ai quali non si chiedeva alcun conto dei loro
crimini, contro una piccola Nazione che non voleva
sottomettersi '!
Certamente poco.
Gli inizi di Béria non furono coronati da successo e
venne richiesto al Governo di Mosca l'invio in Georgia
di un responsibile del Partito che sapesse catechizzare

1 92
DELLA VITA DI ST ALIN

la popolazione e immobilizzarla fra le tenaglie del


Partito. L'i nviato speciale da Mosca era un Georgiano
e si chiamava Stalin.
Durante il banchetto che riunì i membri pri ncipali
della Tchéka dove venne versato abbondantemente
del vino, il capo dell'assemblea designato a brindare
disse ad alta voce :
« M olta cattiva erba si è accumulata in Georgia :
bisogna passarci l'aratro. ))
Mdivanie Makaradgé non rilevarono la riflessione:
ma il più giovane che serviva il vino agli anziani, come
voleva la tradizione, raccolse la sfida : « Distruggeremo
la cattiva erba e rivol teremo la terra della Georgia . ))
Stalin non si trattenne a lungo e rientrò a Mosca da
dove fece nominare Béria vice-capo della Tchéka. Così
ebbe inizio la carriera sanguinosa di colui che imper­
sonerà la spada del regime stal iniano.
Nel 1 922 una rivolta generale fece un ultimo tentativo
per scuotere il giogo bolscevico, durante la q uale Béria
ebbe occasione di d imostrare tutte le sue capacità.
Cinq uemila persone furono passate per le armi e l'insur­
rezione fu repressa . Lavrenti Béria venne nom inato
Capo della Ghepeu della Georgia e decorato dell 'Or­
d ine della Bandiera Rossa .
Il suo sangue freddo comunista non sfuggì a nessuno.
I vecchi bolscevichi che diffidavano di lui, inviarono
a M osca dei messagggi pieni di rimproveri. Cento volte
Béria doveva essere arrestato e condannato a morte :
M osca fece le orecchie da mercante.
L'assassino era intoccabile: era diventato la spia di
Stalin e di Menjinsky, Capo della Ghepeu in Georgia e
inviava ai suoi padroni delle informazioni sugli intrighi
e la vita privata dei membri del Partito e del Governo
georgmno.
A partire da quell'epoca Béria incominciò a cono­
scere la sol itudine : tutti SI al lontanarono da lui per

1 93
l GRANDI ENIGMI

disprezzo o per paura come si fugge da un lupo rabbioso


e così resterà solo nel male fino al giorno della sua
scomparsa, il 26 Gi ugno 1 953.
Nessun uomo sarà più odiato dai suoi, come lui .
La sua sfortuna sfacciata Io faceva restare indenne
da q ualsiasi complotto o attentato.
N el 1 930 dei Georgiani decisero di sopprimerlo.
Bolscevichi o reazionari '? N on si sa.
Gli uni e gli altri avevano accumulato tanto odio
contro di l ui che potevano aver armato le mani degl i
assassini. Costoro appresero che Béria si sarebbe re­
cato a Vladicaucase attraverso una strada carrozzabile
e. all'approssimarsi d'un passo di montagna all'ora
prevista, arrivarono infatti tre carrozze. Le mitra­
gliatrici appostate in agguato spararono incrociando
i loro colpi e gli occupanti delle vetture furono uccisi
o feriti. Béria riuscì a salvarsi senza una grallìatura .
Egli fu sempre alla testa della repressione, quando
Stalin trionfando sui suoi nemici di destra e di sinistra
a M osca, afferrò il potere. Béria l'ai utò a vendicarsi dei
vecchi bol scevichi Georgiani che non l'avevano mai
sostenuto nella sua lotta personale, poichè la maggior
parte erano amici di Trotzki . Stalin li considerava dei
« nazionalist i )) e Béria s'incaricò di liq uidarl i.
Egli arrestò e fece morire Boudou Mdivani, suo
« amico >>, colui che gli aveva aperto le porte della Ghe­
peu e del Partito senza contropartita morale, ossia
senza che l'ex-studente d'architettura avesse dato
delle prove soddisfacenti della sua fede rivoluzionaria.
Molti mem bri del Governo georgiano furono fuci­
lati.
N el 1 932, la terra di Georgia fu infine « rivoltata ))
e Béria divenne il Segretario Generale del Partito comu­
nista georgiano.
Trascorsero due anni e il nome di Béria diventò tutto
ad un tratto famoso in U . R . S.S.

1 94
DELLA VITA DI STALIN

Durante una sessione straordinaria del Partito


georgiano Béria lesse un rapporto sulla storia del
bolscevismo e, per tre giorni consecutivi, spiegò l'ori­
gine del movimento.
Lenin a Mosca e a Saint Pétersbourg, Stai in a Bakou
e a Tbilissi, nel 1 898, avevano simultaneamente « inven­
tato » il bolscevismo e vennero chiamati infatti i « copro­
duttori >>.
Le falsificazioni storiche, la truccatura dei fatti.
l'elim inazione dei testimoni non im barazzò per niente
l'autore di questo panegirico che gli assicurò definiti­
vamente l'appoggio staliniano.
Chi protestava '? Contro ch i '? Béria trovò il mezzo per
far tacere i contestatori. Costoro non mancarono di
ricordare che il giornale Brel::ola ( I l combattimento)
fondato a Bakou da Sta li n nel 1 90 I. era un volantino di
q uattro puntate soltanto, e che era impertinente para­
gonarlo a/1'/.J,m ( La scintilla) pubblicato da Lenin
alla stessa epoca (dal 1 900 al 1 905).
I critici che si occuparono della « Storia delle orga­
nizzazioni bolsceviche in Transcaucasia » sottolinea­
rono gli errori volontariamente accumulati dal sed i­
cente autore: quello per esempio, che rappresentava
Stalin a Bakou creatore della stampa clandestina.
mentre costui non aveva mai soggiornato a Bakou in
q uell 'epoca.
Béria incominciò ad eliminare un testimone imba­
razzante, il vero autore dell'opera, Bedya, commissario
all'Ed ucazione.
Venne accusato di sabotaggio e arrestato: l'indo­
mani fu portato davanti al plotone di esecuzione e
gettato fra il silenzio e l'oblio in una fossa comune.
I carnefici perseguitarono i vecchi bolscevichi. i soli
che potevano opporre una smentita alle invenzioni di
Béria e denigrare la gioventù rivoluzionaria del succes­
sore di Lenin.

1 95
I GRANDI ENIGMI

Essi furono arrestati, torturati e condannati a morte.


Egli fece ancora di più, ricercando gli opuscoli e gli
articoli consacrati agli inizi della Rivoluzione per
bruciarl i : egli voleva lavare la Storia da ogni testimo­
nianza compromettente.
Il verbo di Béria diventò Vangelo e si accolse senza
stupore la sua nomina al Comitato Centrale del Partito,
durante il XVII" Congresso.
L'ascesa di questo uomo senza scrupoli continuò,
mentre egli vedeva aumentare sempre più le denuncie
sulla sua testa odiata.
La sua nomina al secondo grado dell' Ufficio del
Partito della Transcaucasia (Georgia, Armenia e
Azerbaidjan) non avvenne senza proteste.
R i uniti nella sede del Politburo a Mosca. sotto la
presidenza di Stalin, che in q uei giorni era di pessimo
umore, i rappresentanti dei tre Governi : Kartvelich­
vili, Vladimir Polonski e A. Khandj ian presentarono
spassionatamente i loro rapporti .
Stalin rispose loro brevemente annunciando senza
nessuna esitazione la nomina di Béria. dopodiché seguì
un lungo silenzio.
L'assenza d'Ordjonik idzé che non aveva voluto
assistere a q uesto simulacro di cerimonia, rivelò subito
il valore di un rimprovero.
K artvelichvili esplose : « Non lavorerò mai con
questo ciarlatano ! >>
E gli altri membri del Consiglio della Transcaucasia
si unir-ono in coro alla sua d ichiarazione, ad eccezione
di Polonski devoto a Béria.
Stai in vide ergersi di fronte la sua decisione un muro
di biasimo.
Il suo viso diventò viola di collera e disse:
« Benissimo, sistemeremo l'affare come è nostra
abitudine. >>
Questa minaccia turbò gli animi dei delegati rap-

1 96
DELLA VITA DI STALIN

presentanti della Transcaucasia, i quali SI recarono


subito da Ordjnikidzé.
L'uomo più amato dell' U . R.S.S. scosse la testa
perchè sapeva il significato delle parole pronunciate da
Sta li n e aggiunse :
« È da molto tempo che sto dicendo a Stai in che
Béria è una canaglia . . . ma egli non mi ascolta : nessuno
gli farà cambiare parere. »
Alcune ore più tardi Kartvelichvili venne inviato in
Siberia e Béria s'installò al secondo posto dell'Ufficio
Transcaucasico, assumendo il comando del primo,
due mesi dopo .
Béria fu implacabile nella sua vendetta che esplose
nel 1 936 e 1 937. Egli fece ritornare in Georgia dalle
frontiere siberiane Kartvelichvili ordinando il suo
arresto e sottoponendolo alle torture.
Assisteva personalmente alle sedute eccitando i
tortu ratori e insegnando loro a prolungare i tormenti
con sotti le sadismo.
Il suo odio era inestinguibile. che si placava soltanto
nella vendetta.
Tutti coloro che come Katvelichvili si erano opposti
a lui, furono torturati e poi fucilati. Le sue più celebri
vittime furono M .S. Kedrov e suo tiglio Igor. Il primo.
capo della Ghepeu nel 1 92 1 , smascherò Béria ma egli
non venne ascoltato. Egli aspettò il 1 939 per rinnovare
le sue proteste e raccomandazioni : malgrado ciò
Béria venne nominato Capo degli Affari I nterni.
M .S. Kedrov e I gor scrissero a Stai in: per tutta rispo­
sta Igor venne arrestato e giustiziato e M.S. Kedrov
non beneficiò per molto tempo della sua libertà. Egl i
venne imprigionato a sua volta e fu al lora che scrisse
una lettera patetica al Segretario del Partito che venne
letta al XX" Congresso nel 1 956:
« Ascoltate il mio grido d 'orrore e non lo respingete:
intervenite ve ne prego, contribuite a dissipa re questo

197
l GRANDI ENIGMI

incubo degli interrogatori e a scoprire l'errore . . . lo


non sono un « agente provocatore)) della polizia zarista,
nè una spia, nè un membro d' una organizzazione
antisovietica. come vengo accusato da dichiarazioni
diflamatorie. Non ho commesso nessun delitto contro
il Partito o la Patria. Sono un vecchio bolscevico che
non ha niente da rimproverarsi. poichè mi sono battuto
per quasi quarant'anni nei ranghi del Partito per il
bene e la fel icità del popolo . . . Ora io, a sessantadue
anni. vengo minacciato dagl i inquisitori di servizie
sempre più penose. crudeli e umi lianti . . . ))
Ked rov denunciò il « carattere illegale e intollerabile
del loro atteggiamento « verso di lu i )>. Essi cercano di
giustificarsi, proseguì. trattandomi da nemico infame
che si rifiuta di disarmare e accentuano la loro repres­
sione . . . Fate sapere al Partito che io sono innocente e
che nessun metodo potrà trasformare in un nemico un
discepolo fedele al Parti to. ))
E,e:li evocò la sua prossima morte e ne era indignato
non perchè egli la temesse. ma gli ripugnava l' idea
di « morire in una prigione sovietica sotto l'accusa di
essere uno spregevole rinnegato e traditore della madre
Patria » .
M . S. Ked rov i l vecchio bolscevico venne riconosciuto
innocente dal Tribunale e la Corte Suprema lo discolpò.
Ma Béria tenne il suo nemico in prigione e lo fece
fucilare n eli 'Ottobre del 1 94 1 . Per rendere legale
questa esecuzione Béria ordinò che il verdetto di morte
venisse retrodatato.
l trucch i, le simulazioni e le provocazioni permisero
a Béria di tender dei tranelli ai suoi nemici per farli
facilmente precipitare.
Beta! Kalmykov, primo Segretario dell'Obkom di
Kabardino-Balka e nemico dichiarato di Béria, finirà
la sua vita in prigione sotto l'accusa di aver cospirato
contro il regime.

1 98
DELLA VITA DI ST ALI N

Béria presentò la prova scritta da una guardia­


frontiera.
Kalmytov si era sposato con la moglie di un vecchio
ufficiale zarista che era riuscito a rifugiarsi a Parigi .
Da questo primo matrimonio, la moglie di Kalmy­
kov aveva avuto un figlio che frequentava i suoi studi
universitari a Mosca.
Gli agenti di Béria preparano un intrigo per attirare
il giovane in Bielorussia, alla cui frontiera venne arre­
stato e ricondotto a M osca ammanettato.
Naturalmente venne accusato Kalmykov di aver
tentato di far fuggire suo figlio.
L' uomo che mise alla berlina il li bro di Béria, Nersik
Stepanian, Commissario armeno all'Educazione, si
vide minacciato da un articolo di Béria in cui era scritto :
« Distruggete i nemici del socialismo . . . bisogna annien­
tare fisicamente Stepanian . »
Questo appello al del itto sarà, ahimè ! accolto e, tutti
i vecchi avversari di Béria saranno braccati e stermi­
nati.
Khandjan venne accusato di « mancanza di vigi­
lanza ».
Corsero le voci che Béria stesso l'uccise in casa sua la
sera stessa : l' indomani la popolazione armena apprese
che si era suicidato .
Un 'altra volta Stalin e Béria stavano facendo una
passeggiata in moto-vedetta sul Mar Nero. La piccola
nave navigava ai piedi della montagna e dei colpi di
fucile partirono da una roccia a strapiombo. l due
uomini non furono colpiti, ma l'attentato fece grande
scalpore: questo alfare venne imbastito di sana pianta
dai servizi di polizia e quando gli uom ini incaricati di
sparare andarono a chiedere la loro ricompensa,
ricevettero una pallottola nella nuca.
Fu decisa questa messa in scena per compromettere
La koba, presidente del Comitato Esecutivo centrale

1 99
I GRANDI ENIGMI

d'Abkhazie dichiarato « nemico del popolO )), il quale


dovette soccombere poco tempo dopo, a causa d i un
veleno somministratogli da Béria. Poi egli arrestò l a
moglie di Lakoba torturandola ogni notte per imporle
la firma su una dichiarazione, che specificava i n quale
maniera suo marito aveva venduto l'Abkhazie alla
Turchia.
La bella signora si rifiutò di sporcare la memoria del
suo sposo, per cui si ricorse alla minaccia di uccidere suo
figlio di q uattordici anni se persisteva nel suo rifiuto.
L'istante era drammatico; la madre malgrado il dolore
l'avesse annichilita, rimase ferma nella sua decisione
di non cedere. Il giovane venne ucciso in sua presenza
e la notte seguente la Signora Lakoba morì sotto l a
tortura.
Lavrenti Béria, dopo la morte di Stalin, lanciò un
appello alla legalità e al rispetto dell'individuo, rive­
lando con q uesto gesto la sua ipocrisia. Come Stalin
e come M alenkov, egli non aveva soltanto incorag­
giato la tortura, ma l 'aveva applicata direttamente i n
Georgia conforme l a rivelazione fatta d a J . Piatniski
nella sua lettera indirizzata a l Praesidium del XXII0
Congresso del Partito.
L'illegalità sarà sino alla fine del suo regno l 'arma
che egli brandì con la sua più grande maestria.
Egli ne fece uso anche contro N .A. Voznessenski, i l
giovane vice-presidente del Consiglio dei M i nistri
e responsabile del Gosplan ( P iano di Stato).
L'anziano Stalin si teneva a distanza dai suoi colla­
boratori giovani e brillanti, la cui influenza in U . R.S.S.
divenne sempre più grande dopo la seconda grande
guerra. Egli era pronto, allo scopo di preservare la sua
autorità, a sacrificarli.
« Una sera molto tardi, scrisse il Segretario di Voz­
nessenski, ricevetti un pacchetto di Béria a lui desti­
nato. Come d'abitudine aprii la busta e vi ritirai un

200
DELLA VITA DI STALIN

fascio di documenti. Sul primo c'era scritto : « elenco


delle persone a . . . » ossia una lunga lista di persone
condannate a morte. La lista era firmata da Béria,
Chkiriatov e M alenkov : Béria la mandò a Yoznessen­
ski per apporre la sua ratifica . . . Fino a quel momento
non era mai stato inviato nulla di simile a Yoznessenski .
Andai nel suo ufficio e gli sottoposi la lista . Egli lesse
una pagina, poi due, poi si fermò e riflettè; infine riprese
la lettura e tutto ad un tratto esclamò indignato : « Ri­
manda questa lista per posta a chi te l'ha mandata e
informa per telefono la persona responsabile che non
fi rmerò mai questo tipo di elenco. lo non sono giudice
e ignoro se le persone i cui nomi figurano nell 'elenco
meritano di essere fucilati. Aggiungi anche che non
devono mandarmi mai più q uesta specie di documenti . »
Yoznessenski si era condannato a morte e Béria
ottenne di farlo cadere in disgrazia.
Per parecchi mesi venne lasciato in libertà ed avrebbe
potuto restarvi senza le malevoli intenzioni di Béria,
il quale macchinò « un furto» di documenti segreti del
Gosplan.
Yoznessenski venne accusato di negl igenza colpe­
vole e i suoi aiutanti furono arrestati. In seguito ad una
prima spiegazione, il vecchio Presidente insorse
denunciando la provocazione di Béria.
La sua veemenza e il suo tono autoritario fecero
impressione al Capo della Polizia che sospese il pro­
cesso ed ottenne una condanna alla pena capitale senza
la presenza dei giudici .
Yoznessenski aveva fiducia in Stalin e gli indirizzò
parecchie lettere per confermargli la sua innocenza e la
sua devozione.
E ravamo nel 1 950 e non si pensava che l 'èra delle
purghe e dell'esecuzione di elementi utili alla Nazione
dovesse rinascere. Ciò nonostante Béria ebbe la meglio
e il vecchio Presidente del Gosplan venne fucilato.

201
I GRANDI ENIGMI

Come potè Béria raggiungere il sommo grado,


subito dopo Stalin, il monarca rosso'? Nel 1 936 al
momento della riunione del Comitato Centrale egli
infieriva sempre in Transcaucasia, mentre a Mosca,
Stalin si preparava a nominare un sostituto al posto di
Yagoda, capo del N . K .Y.D.
Era un periodo in cui vi regnava il terrore; si arrestava
e si uccideva senza discriminazione, in violazione della
nuova Costituzione che garantiva i diritti del l'indi­
viduo.
11 25 Settembre, Stalin inviò da Sotchi a Kaganovitch
il seguente telegramma :
« Consideriamo assolutamente necessario e urgente
nomi nare il compagno Ejov Commissario agli Affari
interni. Yagoda che aveva il dovere di denunciare i
membri del blocco trotzkista-zinovievista non ha
saputo mostrarsi all'altezza del suo compito. La
Ghepeu è in ritardo di quattro anni e tutti i responsabi li
del Partito e la maggior parte degli Agenti del N. K . Y . D .
continuano a discutere s u questo argomento . . . »
Finalmente dopo aver esitato fra Ejov e Béri a,
Stalin scelse il primo. il quale non aveva mai provato una
sete di repressione come in quell 'epoca.
Egli s'inserì al culmine delle pagine più sanguinose
della Rivoluzione bolscevica sostituendo dunque
Yagoda che fu arrestato e poi giustiziato . . .
Lanciato nella sua follia distruttiva, egli preparò
il grande processo del « Blocco degli uomini di destra
e dei trotzkisti » presentando dei « dossier» con­
tro Kaganovitch, contro Mikoyan. contro Yoro­
chilov, contro Kalin ine, contro Béria e perfino contro
Stalin.
Ej ov sapeva che Stalin aveva esitato nella scelta fra
lui e Béria e quest'ultimo era l'uomo che egli temeva
più di tutti, per cui decise di annientarlo.
Ma il protetto di Stalin « venne a conoscenza »

202
DELLA VITA DI ST ALIN

tramite i suoi amici di ciò che si mormorava nell'am­


biente del n uovo Capo del N . K . V . D .
Egli ritenne necessario agire subito e si recò a M osca
domandando udienza a Stalin con il q uale si espresse
in q uesti termini :
«0 il Partito esamina la trama imbastita contro la
mia vita seduta stante o, io presento le mie dimissioni. »
F u sorprendente constatare come Stalin cedesse di
fronte ad un ricatto di così poca importanza. Dimis­
sionario o no, Béria era pur sempre un bersaglio vul­
nerabile e senza difesa davanti al sistema di terrore
d'Ej ov. Per ordine di Stalin, il Comitato Centrale
esaminò il caso Béria, scoprendo l'esistenza di altri
documenti sulle più alte personalità del momento.
Ejov era spacciato; egli venne arrestato all'inizio del
1 939 e fucilato un anno più tardi.
Lavrenti Pavlovitch Béria gli succedette agli Affari
I n terni nel Luglio 1 938. L'orazione funebre di Stalin fu
la seguen te :
« Ejov era un mascalzone che aveva causato la perdita
di parecchi innocenti. Egli è stato fucilato pagando il
fio dei suoi delitti. »
Questa dichiarazione non impressionò affatto il
nuovo Capo della Polizia.
La sua prima cura fu quella di fare arrestare tutte le
creature d'Ejov. L'epurazione in seno al N . K . V . D .
camminò con lo stesso vigore; malgrado q uesto si
notava però un po' più di moderazione nelle prigioni e
nei campi di concentramento; il regime era meno severo
e non si torturava più durante gli interrogatori. Forse
l'avventuriero arrivato dalla Georgia inaugurava u n
regno d i clemenza ?
I n effetti era soltanto una tregua nel corso della
repressione.
Béria continuando l'opera d'Ejov con la stessa
ferocia, salvò la vita a Stalin. Quando l ' U . R .S.S. venne

203
l GRANDI ENIGMI

invasa dalle orde naziste, il primo istinto della popo­


lazione di certe regioni occupate dall'invasore, spe­
cialmente in Ucraina fu di accoglierle come dei « libe­
ratori » ma Béria rilanciò il terrore.
Egli giustiziò negli avamposti e nelle retrovie; i mpiccò
ogni soldato che indietreggiava, ogni civile che faceva
del d isfattismo.
Béria d iventò Maresciallo delle truppe di gendar­
meria dello Stato socialista.
A tutto ciò si aggiunse un 'altra carica per la quale non
era preparato: divenne Capo della commissione del­
l'Energia Atomica, onore ottenuto per le sue qualità
d'organ izzatore. Durante le ostilità, un Béria scono­
sciuto, attivo, pieno di sangue-freddo, fece la sua
apparizione a fianco di M olotov, Vorochilov e M alen­
kov, prendendo in mano l'economia del Paese. Fu lui
ad organizzare l'evacuazione dei centri industriali di
fronte alla fulminea avanzata delle forze di H itler e a
provvedere alla loro nuova installazione nell'entro­
terra del Paese.
Fece parte del Comitato di ricostruzione dei territori
liberati con Malenkov di cui seppe attirarsi la sua bene­
volenza.
Egli fu meno fortunato con Kruscev, che era molto
riservato di fronte a Béria considerandolo un arrivista
dalle mani sporche. per cui i rapporti fra i due. diventa­
rono sempre più d ifficili.
Dopo la vittoria Lavrenti Béria non restò alla testa
del N . K.V.D. diventato M . V . D .
Quest'ultimo venne diviso in due settori distinti
per evitare a Béria, approfittando del suo eccezionale
potere, di ambire un giorno alla carica di Stal in.
La vecchiaia non aveva tolto al despota la lucidità
di pensiero. poichè s'acco rse con preoccupazione che
il suo « amico» dei brutti giorni nutriva delle ambizioni
pericolose.

204
DELLA VITA DI STALIN

Béria infatti non metteva più limiti alle sue possi­


bilità .
L'astuzia, l'ipocrisia e la crudeltà erano armi che
egli maneggiava con destrezza e tutto arrideva alle sue
imprese malefiche.
Si poteva pensare che non era Béria il prodotto di
Stalin, ma Béria che aveva creato Stalin : lo Stalin della
repressiOne.
Cholokhov, l'autore del Quieto Don, raccontò l'aned­
doto seguente.
Due pescatori si stavano scambiando le loro impres­
sioni sugli abusi di Stalin : «Che cosa ne pensi del
compagno Stai i n '? Si vocifera che egli ha chiuso gli
occhi di fronte alle terribili cose accad ute. Uomini
onesti di ogni specie sono stati giudicati e condannati
a morte. Come il compagno Stalin ha potuto permet­
tere tutto ciò? È difficile crederlo. Non è forse Béria
il principale colpevole? Non era lui che faceva dei
rapporti a Sta li n '? Si, tutto questo era opera dell'or­
rendo Béria . »
Conforme le dichiarazioni di Svetlana, figlia di
Stalin, ella afferma che:
« Non fu mio padre a creare Yagoda prima di Ejov,
poi Ejov prima di Béria. Stalin non chiamava forse
Ejov, il peggiore dei Capi della Polizia, « il suo guanto
di ferro ? »
Svetlana incolpa Béria sostenendo :
« Come avrebbe potuto mio padre arrivare a tal
punto? lo so soltanto una cosa, che egli non ha potuto
arrivarci da solo . . . Io giudico Béria più astuto, più
perfid o, più sfacciato, più accanito, più d uro e per
conseguenza più forte di mio padre che aveva i nervi
fragili e che pur essendo i ncline al dubbio, era più fidu­
cioso, più rozzo, più violento e soprattutto piLI sem­
plice. Un volpone come Béria poteva benissimo imbro­
gliarlo . . . »

205
l GRANDI ENIGMI

Bisogna però procedere con molta cautela prima di


scagionare Stalin e dipingerlo quale vittima d'una
vasta cospirazione borghese straniera, i l cui scopo era
di uccidere il fior fiore della società sovietica per mezzo
di Ejov e di Béria.
N on bisogna dimenticare che Stalin controfirmava
tutti gli elenchi dei condannati a morte, dopo M olotov,
dopo Yychinski, dopo Béria . . .
Anche nella sua vita privata Béria era mostruoso.
Sua moglie Mariana sparì lo stesso giorno in cui il
marito abbandonò la scena politica per tema di essere
interrogata e imputata degli stessi errori.
Come tutti, ella, gli rimproverava la sua crudeltà. la
sua slealtà ed inoltre i suoi amori adulterini, le sue serate
d'orgia nelle quali abusava di tutte le giovanette.
Il Capo delle guardie del corpo del Cremlino lo
accusò formalmente : (( Egli ha violentato la mia
figliastra, allieva del settimo corso. Mia moglie quella
sera era assente, poichè aveva appena subito un leggero
intervento chirurgico. La ragazza. rimasta sola, bada­
va alle faccende di casa ; lavava, scopava e preparava
i pasti. Verso sera scese a comperare del pane e la
panetteria era vicina alla dimora di Béria: per la strada
si scontrò con un uomo anziano che la squadrò inten­
samente. La piccola ebbe paura, gridò e si mise a
correre: q ualcuno arrivò in suo soccorso e venne
condotta in casa di Béria che la trattenne a cena. Le
fece bere del vino . . . nel q uale era stata mescolata
una droga . . . La bambina si addormentò e Béna ne
abusò . . . »
La cattiva condotta del Ministro degli Interni
venne spesso descritta.
Egli pagava, si diceva. degli uomini che reclutavano
per lui delle giovani destinate a soddisfare le sue pas­
sion i .
Esse cedevano a i suoi desideri sotto l a minaccia di

206
DELLA VITA DI STALIN

venire imprigionate e torturate o di vedere la loro fami­


glia mandata in Siberia.
Se ne vedevano entrare nel suo ufficio parecch ie,
ben vestite, truccate e con la pettinatura accurata.
Esse uscivano tre quarti d'ora più tardi, spettinate,
pallide e in lacrime.
In generale a Béria piaceva ubriacare le « sue con­
quiste >> drogarle e violentarle.
Il vizio del bere era la parte più importante nella vita
di Béria che si trovava sovente in stato d'ebbrezza,
facendosi notare in pubblico senza vergogna nè preoc­
cupazione di dare scandalo.
Era evidente che Béria esercitava su Stalin un fascino
inspiegabile. A tavola si permetteva di essere insolente
e maleducato, ma Stalin non si offendeva.
Durante una discussione, il parere di Béria aveva
la megl io.
Per poter mantenere dei buoni rapporti con il padrone
del Cremlino, bisognava « leccare i piedi di Béria » .
Kaganovitch era maestro nell'arte delle lusinghe,
mentre M olotov non lo era affatto; Kruscev non respin­
geva il senso di cameratismo, che si manifestava con
pacche sul ventre e battute di spirito più o meno gros­
solane.
All'inizio delle loro relazioni, Béria e K ruscev
chiaccheravano amichevolmente; essi passavano spesso
la fine settimana insieme facendo delle lunghe passeg­
giate nei bosch i .
A poco a poco, q uesta « l una d i miele » politica
s'oscurò.
Béria estremamente geloso, cominciò ad opporsi
sistematicamente alle proposte di Kruscev, il quale non
mancò di far rilevare che bisognava diffidare delle
persone che fanno il doppio gioco e che vivono nel­
l'intrigo.
Accadde una sera. du rante un pranzo ufficiale che

207
I GRANDI ENIGMI

Stalin evocò i nomi delle personal ità imprigionate per


le q uali conservava un po' d'affetto e, fra i brindisi
domandò a Béria e a M alenkov:
« Ditemi dunque, Chakhourine e N ovikov sono
sempre in prigione ? »
- Chakhourine aveva diretto l'industria aeronau­
tica durante la guerra e Novikov era stato il capo del­
l'aviazione da combattimento.
Alla risposta affermativa dei suoi compagni, Stalin
domandò loro :
« Non credete che si dovrebbe farli uscire ? >>
l suoi interlocutori non gli risposero.
Stalin allora insistette :
« Bisogna pensare seriamente a rilasciarl i : essi non
servono in prigione, mentre fuori potrebbero lavorare. »
Stalin aveva già chiesto di liberare Voznessenski
dicend o :
« Non è uno spreco impedire a questo economista
di lavorare, in attesa di decidere sulla sua sorte ? »
Stalin pensava c h e Voznessenski fosse un mago
della finanza e che per questa ragione avrebbe potuto
diventare il direttore della Banca di Stato.
Béria e Malenkov temevano i giovani lupi e non
volevano aprire loro le porte della prigione. Finché
vi marcivano dentro in attesa del plotone di esecu­
zione, non erano pericolosi.
Il dopo guerra lasciò nettamente apparire la diffe­
renza di opinioni che separava la vecchia guardia dalla
nuova generazione, più brillante, più istruita rappre­
sentata da Voznessenski e Alexis Kossyguine.
Stalin che cominciava a sentire il peso degli anni
diventando sempre più diffidente, non era più l'arbitro
della sorda lotta fra i due gruppi. Béria, che faceva
parte dei « vecchi » si aggrappava al potere: egli ascol­
tava i giovani e li condannava.
Voznessenski, che gli si era opposto nel tempo in

208
La 1•renti Béria
Capo della polizia.
DELLA VITA DI STALIN

cui d irigeva il Piano di Stato, pagò con la propria vita,


la sua intelligenza, la sua cultura, le sue atti tudini a
risolvere i grandi problemi e perfino l' amicizia di Stali n.
In più riprese, Béria era stato messo sotto accusa
davanti al Comitato Centrale, ma Stalin non prese
mai in considerazione le lagnanze esposte nei suoi
riguard i .
Quelle di Gricha K aminsky, membro del Partito
prima della Rivoluzione, avrebbero condotto qual­
siasi altro dirigente in galera :
« Compagni ! egli disse un giorno : ognuno pronuncia
un d iscorso per dirvi ciò che sa di un altro; anch'io ho
qualche cosa da dirvi a titolo informativo per il Partito.
Quando lavoravo a Bakou, correvano delle voci
secondo le quali, durante l'occupazione della città da
parte delle truppe Inglesi ( 1) Béria avrebbe lavorato
per il servizio di contro-spionaggio del Governo
« lllUS.\'{1\'{[ f >>.
Dato che il servizio di contro-spionaggio « mussa vat»
era sotto il controllo degli Inglesi, si diceva che Béria
doveva essere un Agente inglese. »
Béria che era presente non rispose e Stalin tacque,
ma un'ora dopo la chiusura della sed uta, Kaminsky
sparì senza lasciare traccia e, non fu più rivisto.
In un'altra occasione Malenkov rimproverò pub­
blicamente a Béria la sua ostentazione di « vanagloria »
ed egli non aprì bocca.
Durante questa assemblea del Plenum venne votata
una risoluzione che condannava gli eccessi di potere del
N . K . V . D. specificando che il Partito era controllato
da q uesto organismo.
Béria fece i nstallare dei microfoni negli Uffici e
negli appartamenti dei componenti il Comitato Cen­
trale, per cui veniva a conoscenza di tutto ciò che si

l Nel 1 9 1 9- 1 920.

209
I GRANDI ENIGMI

diceva, interpretando le parole a suo piacimento a


seconda che volesse accusare oppure proteggere.
Stalin. che avc\·a sterminato Yagoda poi Ejov, aveva
paura di attaccare Béria; egli sembrava affascinato da
questo personaggio astuto e sfacciato. Lo invitava
molto spesso alla sua tavola e gli permetteva per esem­
pio, di mangiare dei legumi con le mani, preparati e
portati dal suo villino di campagna, come per esprimere
una d i ffidenza sulle pietanze servite dal cuoco di Stalin.
Se egli temeva di essere avvelenato, perché beveva i
vini di Crimea che mettevano tanto buon umore fra gli
invitati ?
Una sera Mi koyan, Béria e Malenkov decisero di
trattenersi dal bere oltre misura, preferendo conser­
vare il loro sangue-freddo ; essi pregarono il domestico
che li serviva di versare loro dell 'acqua colorata invece
del vino. A llorché Stalin se ne accorse montò su tutte le
fu rie esclamando :
« Temete che io vi faccia avvelenare ?»
Béria non si tratteneva mai dal bere ma in casa di
Stalin, egli evitava di degradarsi. Questa volontà di
conservare la sua lucidità procurava una sgradevole
impressione al dittatore. al quale piaceva in generale
vedere i suoi ospiti crollare sotto gli effetti dell'alcool.
Béria dominava Stalin poiché egli sapeva meglio di
chiunque, quando e come bisognava parlare al padrone
del l ' U . R . S . S .
Stalin infatti invecchiò ossessionato dalla paura d i
Béria.
Di tanto in tanto egli avrebbe voluto farlo arrestare e
mandarlo in prigione; ma chi l'avrebbe fatto '?
Béria, che aveva trascorso la maggior parte della sua
giovane età nella Ceka, aveva conservato eccellenti
rapporti nell'ambiente poliziesco e con l'aiuto di amici
egli controllava anche la guardia personale di Stalin,
formata da uomini sottomessi a Béria .

2IO
DELLA VITA DI STALIN

Costui, alla guida dell'immensa macchina poli­


ziesca che conduceva il destino del Paese dalla base al
vertice, era inattaccabile.
La sua posizione gli permetteva d'incutere sogge­
zione a tutti i suoi nemici, Stalin per primo.
Per ben valutare la formidabile potenza di Béria,
bisogna dire che oltre la piena fiducia di Stalin, il primo
poliziotto dell' U . R.S.S. disponeva di una notevole
rete di spionaggio e di repressione interna.
Questa macch ina infernale, per più comodità la
chiameremo Tchéka, o Polizia segreta, Sicurezza di
Stato, in quanto dopo la sua creazione cambiò sovente
l'appellativo.
Infatti anche oggi, per il semplice cittadino sovietico,
il « Tchékiste» è un attivista della polizia.
Ai tempi degli Zar. la polizia segreta dell'I mpera­
tore. aveva cambiato spesse volte anch'essa di nome.
senza ben inteso abbandonare mai i suoi crudeli metodi.
Difatti I'Okhrana imperiale aveva un apparato simile
al fine di perseguire l'opposizione e fomentare dei
complotti creati artificialmente per premunirsi da reali
cospiraziom.
Nelle maglie della rete tesa dai provocatori si pren­
devano dei seccatori, dei rivoluzionari autentici, degli
ingenui liberali, senza contare gli imbecilli e gli sfor­
tunati.
La polizia segreta sovietica non aveva nulla da invi­
diare invece al precedente organismo poliziesco :
« I'Okhrana »: anzi, ne aveva perfezionato i metodi ed
esteso molto il campo d'azione.
Sei settimane soltanto dopo il successo della Rivolu­
zione d'Ottobre. per ordine di Len in, il potere dei
Soviet nominò una commissione straordinaria di tutte
le Repubbliche Russe per la lotta contro la specuhcione,
il sabotaggio e gli intrighi contro-ri1•olu:ionari: il pro­
gra mma era quindi molto ampio.

21 1
l GRANDI ENIGMI

Questo nuovo organismo, nacque il 20 Dicembre


1 9 1 7 e divenne ben presto il più temuto da tutte « le
Repubbliche Russe » .
L e sue iniziali « V .C . H . K . » s i trasformarono gene­
ralmente in « Tchéka ». In seguito nel 1 922, la Tchéka
diventò la G . P . U . ( Amministrazione politica dello
Stato) poi un anno più tardi, al momento dell'i nstaura­
zione della prima Costituzione dell' U . R . S . S . divenne
I'O.G . P . U . (Amministrazione politica combinata dello
Stato).
Undici anni dopo, nel 1 934, dopo aver applicato un
implacabile piano di coercizione delle masse per la
riuscita della collettivizzazione generale e forzata del
Paese, decisa nel 1 930, I'O .G . P . U . si trasformò in
N . K . V . D . (Commissariato del popolo agli Affari
Interni).
Durante la guerra contro la Germania ( 1 943) M osca
decise di togliere il servizio di contro-spionaggio alla
competenza del Commissariato agli Affari Interni
ed affidarlo al nuovo celebre organismo Smersh ; cioè
contrazione dello slogan « M orte alle spie ! » ( Smersh
shpionam, in russo).
Si può far notare oggi che la Polizia sovietica fu
divisa in due principali organismi : il M .V . D . e il K . G . B .
A l M .V . D. ( M inistero degli Affari I nterni) venne
affidata la responsabi lità di controllare la polizia
regolare, tutto il sistema penitenziario e le sezioni
speciali che infierivano nell'interno del Paese.
Il K . G . B . (Comitato di S icurezza dello Stato)
dipendeva direttamente dal Consiglio dei M inistri ;
ad esso venne attribuito non soltanto il comando delle
200000 guardie della zona di frontiera, ma anche il
contro-spionaggio all'interno e fuori dell' U . R.S.S.
nonchè lo spionaggio e le attivi tà terroristiche ali' estero.
L 'azione della polizia segreta sovietica venne para­
gonata alla Grande Muraglia della Cina, la cui costru-

212
DELLA VITA DI STALIN

zione costò milioni di morti, ma infine strinse tutto


l'Impero Celeste in una cortina di ferro.
Ai nostri giorni, non sarebbero stati più necessari
i blocchi di pietra e di cemento per innalzare un muro
invisibile, poiché la polizia di Stato sovietica aveva
già provveduto ad erigerlo sulla tortura, il sangue e la
morte.
Un Polacco, Fél ix Dzerkinski, primo animatore e
organizzatore della Tchéka la definì così : « La spada
vendicatrice del proletariato )).
Questa formula lapidaria poteva venire giustificata
nel 1 9 1 7, epoca in cui la giovane rivoluzione minac­
ciata dall'interno e dal l'estero, doveva riunire tutti i
mezzi a sua disposizione per la lotta alla sopravvi­
venza, in attesa di ottenere la vittoria finale.
Gli scrupoli passarono dunque in secondo piano e
il cinismo al primo. D 'altronde, Dzerjinski, senza peli
sulla lingua affermava :
« Nel corso della guerra civile l'Armata Rossa non
si fermò per domandare a dei privati cittadini se faceva
loro del male ( . . . ), così anche la Tchéka deve difendere
la Rivoluzione, con il rischio di lasciar cadere q ualche
volta la spada su delle teste innocenti . ))
Ma ventisette anni più tardi, dopo il trionfo della
Rivoluzione d'Ottobre, lo sterminio dei suoi nemici
de li' Estero e l'annientamento di quelli dell'interno, a eh i
avrebbe potuto ancore servire « la spada vendicatrice ))
del proletariato, ormai padrone di sè e del suo potere ?
Una delle più alte personalità del regime sovietico,
il Procuratore Vychi nski rispose senza mezzi termini :
« La dottrina della decadenza dello Stato è stato
l 'argomento preferito dei pettegolezzi piccoli-borghesi
sul marxismo ( . . . ) Quello che ci occorre è uno Stato
forte e un temi bile potere repressivo. >>
Stalin e Béria, fra gli altri, esaudi rono infatti i desi­
deri di M. Vych inski.

213
l GRANDI ENIGMI

Il potere repressivo temibile e temuto di quel tempo


in cui regnava soltanto il padrone assoluto del Crem­
lino, divenne così un vero Stato nello Stato.
La sua ragnatela si allargò immensa su tutti i Paesi
dei Soviet: all'estero era presente ovunque e non sol­
tanto presso i satell iti dell' Est Europeo ma anche
altrove.
Bisogna rilevare innanzitutto che le vennero con­
cessi i mezzi adeguati per procedere in maniera auto­
noma ai margini della vita dei semplici cittadini. Essa
aveva in proprietà i campi, le fa bbriche, gli alberghi. i
tren i, la stampa, la radio e le un iversità.
In ogni importante città dell ' U . R.S.S. vennero eretti
i suoi edifici, principale obiettivo del primo piano quin­
quennale del giovane Stato. Le sue milizie armate, trin­
cerate nei q uattro angoli del Paese, equipaggiate con
le migliori uniformi e le armi più perfezionate, ben
pagate e nutrite, erano pronte ad intervenire in ogni
momento, avvertite dalla loro rete privata di teleco­
municazion i .
N on appena venivano segnalat i : uno sciopero in u n
complesso industriale, una sommossa di contadini,
una rivolta di ergastolani, una ribellione autonomista,
una resistenza passiva al pagamento delle i mposte in
un determinato luogo e un ritardo nella consegna dei
cereali in un altro, le sinistre schiere di Béria accorre­
vano.
In poche ore tutta la regione veniva isolata: non vi
penetrava più nessun treno, macchina o aereo.
La rete delle comunicazioni veniva interrotta e
nell'i nterno vi regnava l'incubo ed il terrore : città
rasate al suolo, popolazioni intere deportate ai q uattro
angoli «dell'I mpero », famiglie disperse per sempre,
sospettati e « colpevoli» fucilati senza processo.
Senza contare coloro che avevano avuto «la for­
tuna », cioè che avevano salvata la loro vita, ma che

214
DELLA VITA DI ST ALI N

avevano dovuto subire il saccheggio dei loro beni, lo


stupro e la tortura.
La popolazione in generale ignorava tutto questo e
quelli che sapevano o avevano dei sospetti tacevano.
Stalin, Béria, i loro mercenari e i complici dei mer­
cenari erano i soli ad esserne al corrente, ma essi tace­
vano pure . . . per altre ragioni .
Fu rono la diffidenza e la paura spinte al massimo
grado di logica, a determ inare per ragioni di Stato, la
nascita di queste mostruose istituzioni. Infatti fin
dall'inizio della loro lunga marcia rivoluzionaria,
Lenin, Trotzski, Boukharine, Béria erano strettamente
uniti non soltanto per la loro comune passione politica,
ma anche dalla loro reciproca diffidenza.
Essi avevano paura deii'Okhrana zarista, dei tradi­
tori, degli informatori, del compagno arrestato che
vuotava il sacco al primo interrogatorio della polizia,
delle chiacchiere di una donna o di colui che era sotto
l'effetto di un bichiere di vodka in più del normale.
Nel seno stesso del Partito, gli uomini che lo compo­
nevano si guardavano con sospetto: temevano sempre
l'insorgere di una lotta di tendenze: la probabilità che
una parte dissenziente potesse diventare maggioranza:
che u na scissione oppure una personalità potessero
prevalere sulla direzione costituita, o peggio ancora
forse, che vi fosse la prevalenza di una idea sul dogma.
Negli anni antecedenti alla Rivoluzione d'Ottobre,
quegli uomini vissero costantemente braccati, cam­
biando ogni settimana domicilio e tutti i giorni il luogo
di convegno; ogni viso nuovo era un nemico in potenza,
ogni ombra un poliziotto, ogni rapporto con gli altri,
una delazione in vista.
Arrivati al potere, le parti s' invertirono.
Essi poterono godere dei servizi della migl iore poli­
zia, dei più raffinati confidenti nonchè dello spionaggio
e delazione eretti a sistema di società a loro vantaggio.

215
l GRANDI ENIGMI

Il sospetto è come un cancro, porzione d'un punto


minuscolo dell'organismo, piccola macchia rossa
senza consistenza; quando la diffidenza diventa certezza
questo punto aumenta a dismisura, dilaga in tutto il
corpo ed uccide.
Il bisturi della diffidenza staliniana era appunto la
polizia segreta di Béria.
M a, in fondo, si poteva avere piena fiducia nel suo
« bisturi » ?
Certamente no.
Lo strumento messo nelle mani di Béria proveniva
da una straordinaria organizzazione: pol izia nella
polizia, che aveva a sua volta una sua superpolizia ;
queste si sorvegliavano a vicenda, come q uegli specchi
che riflettono l'unico lampadario della sala moltipli­
cato illimitatamente nell'assurdo.
l futuri responsabili della Sicu rezza di Stato i Cekisti
venivano scelti fra il fior fiore degli ufficiali del l'Eser­
cito, e dei membri del Partito, qualità che spesso si
collegavano: essi, dopo alcuni esami preliminari ,
venivano avviati verso la Scuola Superiore della
Sicurezza d i Stato.
Teoricamente gli studi duravano due anni .
Gli all ievi dovevano apprendere innanzitutto le
tecniche classiche del contro-spionaggio; in qual modo
fare un'inchiesta, scoprire e interrogare i nemici del
regime scovati fra la popolazione. Nello stesso tempo
veniva loro insegnato la maniera per redigere rap­
porti particolareggiati e che dovevano eventualmente
essere spediti al Partito su istanze delle Autorità
superiori .
Sul piano pratico i cekisti si esercitavano alla sor­
veglianza, pedinando i diplomatici e gli stranieri che
risiedevano a Mosca.
Per quanto concerneva la cultura, le materie di studio
erano le seguenti : la politica interna ed estera del-

216
DELLA VITA DI STALIN

l ' U . R.S.S . ; la storia del Partito comunista ; geografia,


storia e letteratura e come tocco delicato finale a questa
formazione, s'insegnava loro una certa grazia nel
comportamento in generale.
La polizia sovietica voleva avere quali Agenti, degli
uomini di mondo.
Venivano pertanto insegnate loro le buone maniere ;
come comportarsi a tavola e danzare con grazia ; a
q uesto scopo del le ballerine del Bolscioi andavano sul
posto ad impartire loro la lezione.
Questi erano gli unici istanti di distensione in una
tabella d'orario pesa nte mantenuto in una costante
disciplina di ferro.
L ' U fficiale di Sicurezza doveva infatti segu ire otto
ore di corso e compiere almeno due ore di lavoro perso­
nale al giorno. Le libere uscite in città erano accordate
con avarizia ed erano consentite soltanto a coloro la
cui media non era inferiore a 1 5 su 20.
M algrado i rigori di questa vita spartana, fin dall' ini­
zio della sua formazione, veniva inculcato all'appren­
dista cekista l'idea fissa che egli faceva parte della più
alta casta del regime. Egli diventava un essere parti­
colare; qua lunque fosse il suo grado, percepiva un
soldo superiore a q uello dei suoi camerati rimasti
nell' Esercito. beneficiava dei molteplici privilegi alla
pari di quelli goduti dai membri del Partito e dai fun­
ZJonan.
La Ceka esercitava quindi un potere esorbitante :
essa d isponeva della vita e della morte di ogni cittadino ;
le sentenze dei suoi Tribunali erano senza appello ;
tutti gli organismi di Stato, il Partito, l' Esercito gli
erano subordinati.
Al di sopra c'erano soltanto Stalin e il Politburo, che
le passavano gli ordini direttamente, scavalcando
qualche volta il collegio centrale, organo supremo della
Cek a .

217
I GRANDI ENIGMI

Nel regno del sospetto, colui che presiedeva questo


collegio Centrale non godeva di una situazione di tutto
riposo ; i predecessori di Béria avevano imparato a loro
spese che non invecchiavano insieme alle loro funzioni.
Dzerjinski, l'uomo che aveva coniato i l motto : « la
spada vendicatrice del proletariato )), Capo della Ceka,
Presidente del Collegio Centrale fu i l primo a speri­
mentarlo.
Un giorno davanti a Stalin egli si permise di fare una
critica.
Il Capo del Cremlino gli rispose villanamente e la sera
stessa Dzerjinski morì.
Menj insky, suo successore per poco tempo, sparì
a sua volta misteriosamente. Yagoda prese il suo posto
e organizzò i due più grandi processi di M osca, durante
i quali furono condannati a m orte tutti i Capi bolsce­
vichi della Rivoluzione d'Ottobre.
La ricompensa non tardò ad arrivare.
Nel terzo grande processo di Mosca Yagoda si
ritrovò sul banco degli accusati dove confessò qual­
siasi cosa. Egli venne fucilato insieme ai suoi collabora­
tori.
Anche Ejov assunse questo pericoloso incarico :
durante' la ·SUa presidenza due generali della Ceka
riuscirono a fuggire dall ' U . R. S.S. e ritenuto responsa­
bile venne giustiziato. Béria allora lo sostituì.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale,
regnava il caos un po' dappertutto in Europa e più
ancora in U . R.S.S.
L'invasione tedesca, le rovine, i milioni di morti,
le terre devastate fecero volare in pezzi l'immensa m a
fragile rete dell'amministrazione sovietica.
Le squadre partigiane antisovietiche si annidavano
ancora fino al 1 947 in Ucraina e nella Russia B i anca,
per cui un gigantesco compito di ripresa del comando
s'imponeva.

218
DELLA VITA DI STALIN

Questa ferma azione sarà condotta radicalmente da


Stalin e Béria.
I cinq ue milioni di prigionieri russi che ritornavano
a casa, erano a priori, tutti sospettati .
Soltanto i grandi mutilati, che si trovavano nella
condizione di non aver potuto scappare nè morire,
prima di essere presi dalla Wehrmacht, trovarono
benevolenza.
La maggior parte degli altri furono imprigionati,
deportati o fucilati.
Fu necessario ancora riprendere il dominio delle
regioni, nelle quali un certo strato della popolazione
mostrò simpatia per i Tedeschi nonchè di tutta la gente
rurale e cittadina che agirono nello stesso modo·.
I q uadri della Ceka vennero rinnovati ( molti di essi
mori rono durante la guerra o rimasero infermi).
Perquisizioni, intimidazioni, provocazioni, prigio­
nie, deportazioni e delazioni ripresero il loro posto
d'onore.
Avviciniamoci per un momento alla Sa ncta Sancto­
rum della Ceka, poi alla direzione della Guardia del
Cremlino che vegliava su Stalin, il Politburo e gli
illustri ospiti stranieri di passaggio a M osca.
Questa si componeva inizialmente di 1 5 000 uomini
scelti con cura e cautela fra un gruppo sociale d 'ecce­
zione. Essi sorvegliavano giorno e notte i principali
punti nevralgici intorno al Cremlino. che comprende­
vano un complesso di strade. le cui case erano occupate
dai più alti personaggi del Partito e dalle loro famiglie.
Il battaglione della Guardia che vegliava alle porte
stesse del Cremlino rappresentava in seno a questa
categoria un « superclasse)).
L'insieme delle costruzioni che comprendevano
l'antico palazzo degli Zar e i quartieri circostanti for­
mavano una città a parte nella grande M osca. Essa
fruiva infatti di una sua vita autonoma e la direzione

219
l GRANDI ENIGMI

della Guardia disponeva di fattorie modello per


l 'approvvigionamento a mezzo di circuiti speciali. I
fortunati beneficiari del regime avevano inoltre a loro
disposizione un servizio di medici. idraulici. elettri ­
cisti , camerieri, donne di servizio. cuochi destinati a l
loro unico servizio, tutti reclutati dalla Direzione della
Guardia.
Date queste condizioni. ci si può rendere conto
perchè il popolo sovietico incontrava raramente i
propri dirigenti.
I n tutte le più grandi manifestazioni del Partito, la
Guardia era presente ovunque.
Se era l ' Esercito che sfilava, essa prendeva cura
di verificare che ogni arma fosse senza munizioni.
Se individuava una dimenticanza, il soldato colpevole
era condannato a 25 anni di lavori forzati e la stessa
punizione veniva inflitta agli Ufficiali della Sicu­
rezza di Stato responsabili del controllo rivelatosi
diffettoso.
Nei banchetti, in ogni tavola di I 5 persone vi si
trovava un ufficiale armato; così pure nella stessa pro­
porzione nelle tribune.
Quando il popolo sfilava, l'uomo della fila di destra,
la più vicina alle tribune ufficiali, era un cekista, natural­
mente armato.
Stalin d isponeva d'una guardia personale di 400
uomini che Io seguivano dappertutto a bordo di mac­
chine blindate.
Tuttavia appartenere alla Guard ia del Cremlino non
significava vivere una vita tranq uilla ; i molteplici
vantaggi concessi ai membri di questo corpo d'ecce­
zione . compensavano ben poco il loro stato d' insi­
cu rezza permanente e l'ambiente sospettoso nel q uale
essi vivevano.
Per un si, o per un no, le sanzioni più brutali, perfino
le più ingiuste potevano piombare su di loro.

220
DELLA VITA DI STALIN

Un aneddoto drammatico ill ustra molto bene la


precarietà della loro situazione privilegiata m seno
alla Società Sovietica .
Un povero soldato era acquartierato presso Mosca
durante i mesi più terribili dell'ultima Guerra Mon­
diale. Ricevette una lettera dalla fa miglia con la quale
gli si ch iedeva di rientrare a casa per un po di tempo
·

per darle manforte, in q uanto i suoi parenti. vecch i.


donne e bambini stavano morendo di fame.
Il soldato fece vedere questa lettera al suo coman­
dante chiedendogli un permesso, ma l 'ufficiale rifiutò.
Al lora l' uomo diventò quasi pazzo dall'ira, d isertò con
le sue armi e si diresse verso la capitale vicina per vendi­
carsi di « q uesti cani del Cremlino».
U n mattino, la Guardia di Stalin vide un soldato
munito di fucile appostarsi davanti una delle porte
principa li dell'antico palazzo degli Zar. Passati i primi
momenti di stupore, i soldati di servizio tentarono di
avvicinarsi all' intruso, ma si d issuasero davanti alla
canna puntata del suo fucile.
Trascorsero alcuni preziosi minuti per riferire l'ac­
caduto all' ufficiale di servizio che diede l 'ordine di
sparare.
Troppo tardi, poichè nel frattempo una lussuosa
macchina sulla quale viaggiava un gerarca, Anastase
M i koyan. varcò il portone.
Il soldato gli sparò contro tutto il suo caricatore,
invano d'altronde, poichè la macchina era blindata.
Il povero disperato crivellato di colpi morì poco dopo.
Questo fatto suscitò grande scalpore negli ambienti
vicini al potere, ma i cittadini sovietici rimasero all'o­
scuro di tutto.
Sebbene l'assenza di complotto venisse provata
dopo un anno d'inchiesta, una pioggia di sanzioni si
abbattè ugualmente su decine d'individ ui.
Tutti i soldati che si trovavano al posto di guardia quel

221
l GRANDI ENIGMI

giorno furono esiliati in provincia e i loro ufficiali e


sottoufficiali furono condannati da 5 a I O anni di pri­
giOne.
Ma le punizioni più gravi furono riservate all' Eser­
cito.
Il Capo Sezione e il Comandante della Compagnia
alla quale apparteneva colui che poco mancò ucci­
desse M ikoyan, furono degradati e mandati al fronte
in un reggimento disciplinare. I noltre la stessa sorte
venne riservata al Capo di Battaglione, al Colonnello
e al Generale comandante la D ivisione nella q uale
serviva il disertore.
La morale di questa storia - se poteva averne una ­
è q uesta : a causa della diffidenza generale che creava
il du bbio permanente, la guardia non reagì immediata­
mente, per paura di opporsi inopportunamente ad
un attentato « deciso dall 'alto » . . .
Questa d iffidenza, sul piano dei dettagli, sfiorava
proporzioni che non rasentavano il ridicolo ma il
del irio kafkiano del labirinto.
U na guardia del Cremlino. per esempio, che doveva
prendere servizio alle sei del mattino, soltanto d ieci
minuti prima. veniva a conoscere il posto che gli sarebbe
stato assegnato.
Inoltre egli era soggetto a cambiamenti di posto in
qualsiasi momento, grazie ad un sistema complesso di
ordini tramessi che lo potevano far ballare come una
marionetta da corridoio in corridoio - e q uelli del
Cremlino erano lungh i ! - di modo che egli non potesse
sapere in nessun istante della giornata, dove si poteva
trovare nei minuti che seguivano.
La polizia di Stalin non era soltanto q uella in
uniforme.
Si trattava certamente di una vasta ragnatela stesa
sul Paese. ma era anche una grande impresa di sorve­
glianza , di provocazione, di terrore, installata in pro-

222
DELLA VITA DI STALIN

fondità in tutti gli strati sociali della Società Sovietica,


completamente messa sotto tutela .
N on esisteva alcuna impresa nel Paese che, a seconda
della sua importanza, fosse esente dalla sorveglianza
d'uno o parecchi ispettori della Sicurezza di Stato.
L'occhio del Creml ino vigilava ovunque, non sola­
mente nelle officine, nei Colcos, ma anche nei teatri,
negli immobili, nei villaggi, nelle amministrazioni,
nelle stazioni, negli alberghi, nei ristoranti, nel­
l'esercito e nelle Associazioni culturali, scientifiche,
sportive e musicali.
Il lavoro di questi Agenti non consisteva soltanto
nel sorvegliare i loro concittad ini, ma nel prevenire i
delitti e i complotti e nel trovare le loro ramificazioni
prima ancora che esistessero: era un compito che richie­
deva meticolosità : pazienza ed immaginazione.
I n fatti gli uffici di M osca valutavano l'efficacia degli
inviati speciali sul numero e la freq uenza dei rapporti
spediti, piuttosto che sul loro contenuto.
In ogni modo l'Agente era pagato per raccogliere
informazioni e non per esprimere giudizi.
All 'uomo della strada era praticamente impossibile
scoprire colui che lo sorvegliava giorno e notte, salvo
nel caso fosse già caduto nelle maglie della rete tesagli
dalla Polizia .
L ' I spettore della sicurezza infatti si celava sotto le
più varie maschere: in una officina egli poteva essere il
caporeparto, il contabile, il vicedirettore, perfino un
semplice capomastro, in un colcos, il responsabile del
parco macchine: in un albergo il portiere. D'altronde
egli era ai utato dalle spie che collocava dappertutto :
membri del Partito, informatori più o meno volontari,
delatori occasionali .
Nulla gli sfuggiva sia della vita sociale e della vita
privata di ognuno. La sua sorveglianza era facil itata
dal fatto che le famiglie sovietiche vivevano in coabita-

223
I GRANDI ENIGMI

zio ne nelle città, in piccoli appartamenti, dove parecchi e


coppie fruivano in comune della cucina e dei servizi .
E i ndispensabile segnalare questo dettaglio im por­
tante :
L'I spettore della Sicurezza adempiva effettivamente
ai suoi compiti ufficiali come qualsiasi altro lavoratore,
sia che fosse un contabile. capomastro o portiere ed era
pagato alla stessa tariffa di tutti gli altri.
II suo salario però lo versava alla cassa della Sicurezza
di Stato, poichè l'ammontare del soldo regolare che
riceveva era superiore di quattro o cinque volte quello
normale.
M entre l ' Ispettore sorvegliava da vicino quelli di cui
era responsabile, era a sua volta sorvegliato da un
superiore cavilloso, il quale era anche lui sotto vigilanza
di altri responsabili, e così di seguito.
Che cos'era un delitto nell'Unione Sovietica in
quegli oscuri anni in cui Stalin e Béria erano i padroni
assoluti di 1 70 milioni dei loro compatrioti ?
Ogni oppositore o parente d'un oppositore, ogni
attacco alla proprietà dello Stato, diventavano sempli­
cemente delitti di diritto comune e come tali passibili
delle più terribili sanzioni.
Basta spulciare un po' il codice penale sovietico
dell'epoca staliniana per trovarvi un numero vertigi­
noso di divieti.
Parliamo ora dei campi d i concentramento.
Gli Zar praticavano da molto tempo questa forma d i
deportazione amministrativa poco costosa e qualche
volta vantaggiosa, poichè il condannato per tutto il
tempo del suo isolamento non poteva nuocere al
regime e nel contempo gli rendeva economicamente
lavorando gratuitamente prima di sparire, ucciso dalla
tubercolosi nella tundra siberiana o morto sfin ito nelle
miniere d'oro.
N el 1 923, la Rivoluzione d'Ottobre aveva soltanto

224
Malenkov e Béria,
dopo la morte di Sta/in .
DELLA VITA DI STALI"'

sei anni di vita. Il primo campo di lavori forzati e di


corre::ione venne insediato nel Mar Bianco, nell' isola
Solovsky.
Durante tre anni vi abitarono in q uesto nuovo inferno
da 5000 a 1 0 000 persone.
Il Mar Bianco è prossimo al Polo Nord ed è sufficiente
osservare una carta geografica per rendersi conto che
q uesta punizione valeva q uanto una condanna rapida :
i più resistenti vissero cinque anni durante i q uali sop­
portarono sofferenze atroci e una lunga agonia.
Nel 1 929. diventarono dodici i campi di questo tipo e
venne creata una sezione speciale in seno alla Sicurezza
di Stato per amministrarli. A partire da allora si molti­
plicarono in tutto il territorio sovietico fi no a d iven­
tarne un ' istituzione.
Questi campi di lavoro furono utili alla politica del
Cremlino poichè grazie ad essi, potè raggiungere due
obiettivi : sbarazzarsi degli « oppositori )) e beneficiare
gratuitamente del loro lavoro per realizzare gli scopi
più ambiziosi del Piano, in luoghi impossi bili, dove
nessun cittadino si sarebbe recato di sua spontanea
volontà .
Le autorità staliniane non si vantarono mai dell 'esi­
stenza di questo sistema, instaurato prima che dall'altra
parte della frontiera, i nazisti copiassero la loro idea.
N essun rapporto ufficiale fu pubblicato sulla vita che
vi si cond uceva, ma le molteplici testimonianze dei
superstiti furono unanimi e schiaccianti.
Questo sistema che conduceva alla morte lenta aveva
degli inizi molto brevi ; ad ogni ora del giorno e della
notte. in tutti i luoghi. il cittadino sovietico poteva
essere arrestato: a casa sua, per strada, al cinema o al
ristorante. Tutto ad un tratto egli sentiva una voce
cortese ma con tono severo : «Compagno, seguimi. >>
Caduto nelle mani della Sicurezza di Stato vi erano
poche probabilità di rivedere il « compagno )), poichè

225
l GRANDI ENIGMI

le accuse le più inverosimili potevano condurlo in pri­


gione o al campo di concentramento.
Qualsiasi azione diventava materia per l'accusa di
sabotaggio.
Se il Piano per la pesca non era stato realizzato,
bisognava arrestare i responsabili che «avevano lasciato
passare il pesce senza prenderlo » ; se la trivellazione del
terreno non aveva dato alcun risultato, si dovevano
incolpare « gli ingegneri che avevano sviato per vie
traverse il petrolio». Se una casa crollava, la colpa era
imputabile « all'architetto che aveva messo apposta
delle putrelle di sbieco )).
I l sabotaggio era ovunque.
Alcuni Pope furono accusati di spruzzare il bestiame
con acqua benedetta avvelenata e dei giornalisti furono
puniti per aver pubbl icato una fotografia di Stalin
« sbarrata da un'ombra )) ! ecc.
Tutti questi sospettati si trovarono in prigione i l
giorno stesso dell 'arresto. L a più celebre di tutte le
prigioni sovietiche e del mondo era la Loubyanka d i
M osca, costruita al tempo degli Zar.
Sotto Béria l'attrezzatura penitenziaria sovietica si
sviluppò : la vecchia Loubyanka poteva alloggiare
soltanto duecento detenuti per cui la Ceka allestì due
nuove prigioni. la Boutirskaia e Lefortovo, nella quale
Béria stesso passò le sue ultime ore di vita.
M olte stime furono fatte sul numero annuale medio
di cittadini esiliati ai tempi di Stalin-Béria.
Tutti valutarono una cifra fra i 5 e i 7 milioni ( i n
q uest'ultima v i sono compresi i prigionieri) con un
tasso di mortalità del 1 5% all'anno.
Giud ich iamo meglio riportare le rare cifre ufficiali
del Governo sovietico che sono significative : nel 1 934 i
72 000 deportati incaricati della costruzione del canale
del Mar Bianco, beneficiarono d'una riduzione di pena
per la loro buona condotta.

226
DELLA VITA DI STALIN

I noltre nel 1 937 Stalin ridusse il tempo di lavoro


obbli gatorio ad un milione e mezzo di condannati e su
questi dati non c'è da discutere. Ma bisogna rilevare che
ciò non è tutto : se le deportazioni erano una forma di
castigo che conduceva ad una morte lenta. le ecatombe
create dalle purghe in serie avevano causato an c h 'esse
dei profondi salassi nella popolazione sovietica.
Al centro dell'immensa ragnatela che tratteneva
nelle sue maglie centoquaranta milioni di anime, tro­
neggiava un piccolo uomo grassoccio, dalle labbra
sottili con un'espressione d'insolenza sul viso un po'
velata da un paio d'occhiali di ferro.
Questi era Béria.
Davanti a lui il padrone dell' U . R . S .S. era solo, invec­
chiato e tremante.
I catenacci, le serrature segrete, i chiavistelli di
sicurezza che aveva fatto installare alle porte del suo
appartamento e della sua villa di campagna, i q uattro­
cento uomini della sua guardia personale e una muta
di poliziotti, non lo mettevano al riparo dalla stoccata
fatale che Béria gli poteva fare in ogni momento.
L'astio rodeva Stal i n : egli pensava da molto tempo
di combatterlo e sopprimerlo « fisicamente », secondo
l 'espressione usata dai dirigenti sovietici.
Dopo Yagoda. vi fu Ejov. dopo Ejov vi fu Béria, ma
dopo Béria che cosa sarebbe accaduto?
Chi meglio di Béria e delle sue macchinazioni, di cui
conosceva tutti gli ingranaggi, potevano rafforzare la
sua autorità sul gruppo di Governo e sul Popolo ?
Egli scelse pertanto di conservare vicino a lui il cinico
e spietato capo della Polizia, togliendogli però un po'
di quella dinamite che agitava febbrilmente e costante­
mente sotto il naso dei suoi avversari.
Il primo tentativo di disinnesco venne effettuato allor­
chè il N . K . V . D. venne diviso in due settori. Béria restò
il capo del M . V . D . : a capo invece del M . G . B . venne

227
l GRANDI ENIGMI

eletto il suo nemico personale S.O. lgnatiev, rimpiaz­


zando A bakoumov che era una creatura di Béria.
Béria era ancora troppo potente e l'atto di retroces­
sione nei suoi riguardi non era ancora sufficiente,
per cui Stalin inventò alcune macchinazioni per tenere
il pericoloso servitore in sua balìa senza perderlo, e per
metterlo in cond izioni d'inferiorità di fronte S . O .
lgnatiev.
Questi si spinse oltre i desideri di Stalin e tentò di
liquidare definitivamente Béria : incoraggiato fra le
q uinte da K ruscev, suo protettore, gli lanciò tre bombe
fra le gambe : l 'affare mingrelienne, il caso Noel H . Field
e il complotto dei camiciotti bianchi.
L'affare mingrelienne non sembrò molto grave e
Béria ne uscì col massimo vantaggio.
Un giorno Stalin denu nciò un complotto naziona­
lista in Georgia, paese d'origine di Béria e i M ingrels
furono accusati d' intrattenere delle relazioni antiso­
vietiche con i Turchi .
Con grande sorpresa nell'organizzazione del
M .V . D . Béria non fu solamente incolpato di mancanza
di vigila nza e di aver lasciato maturare un movimento
di rivolta, ma per soprappiù fu sospettato d'essere un
M i ngrel. La reazione fu immediata poiché Béria entrò
nel gioco di Stalin.
Egli affermò che se esisteva un complotto mingré­
lien bisognava stroncarlo e si offrì personalmente di
porvi fi ne.
Egli partì in crociata contro i Mingrels e alcune
centinaia d'i nnocenti scelti a caso. furono sacrificati.
Essi morirono q uali nemici immaginari del Governo
sovietico e a gloria del Capo di Polizia.
Il caso Noel H . Field non prese Béria in contropiede:
per lui si trattò di una goccia d'acq ua, mentre per q ual­
siasi altro sarebbe stato un torrente mortale.
Durante i suoi diversi soggiorni a Praga e a V arsa via,

228
DELLA VITA DI STALIN

Ignatiev ebbe l'occasione di raccogliere dei rapporti


sull 'americano arrestato come Agente, che faceva i l
doppio gioco e promotore d'una congiura giudeo­
americana diretta contro il regime sta liniano.
I servizi segreti sovietici furono messi sotto accusa.
Essi avevano commesso la leggerezza di farsi immi­
schiare in questo atto compromettente, sia per le
lacune nel ruolo esercitato da Field, sia per negligenza,
per cui Béria ne fece una strage e ancora una volta
degli innocenti pagarono per la sua salvezza.
Il « complotto dei camiciotti bianchi », uscito di sana
pianta dall' immaginazione d'Ignatiev prese grandi
proporzioni. Nove medici, noti per il loro valore e
ricevuti al Cremlino a più riprese per esercitarvi le loro
cure, furono accusati d'aver assassinato Tcherbakov
nel 1 945 e Jdanov nel 1 948, non solo, ma di proseguire
la loro opera di sabotaggio avvelenando Yassilevski,
poi Govorov, poi Koniev ed infine gli Ammiragli
Levchenko e Kouznetzov.
Gli accusatori sostenevano, che i capitalisti ameri­
cani si servivano di questi nove medici, di cui sei erano
ebrei e uno di q uesti A . N . Yinogradov, medico perso­
nale di Stalin, per annientare la più alta classe della
società sovietica, come se la polizia non avesse già rea­
l izzato in grande misura q uesto programma.
I nove medici furono arrestati e torturati, ma essi
continuarono a d ichiararsi innocenti, finchè lo scu­
d iscio, i pugni, l'insonnia, la fame e la sete ebbero
ragione della loro resistenza.
Due di essi confessarono e morirono in seguito alle
torture: gli altri domati e vinti non gridarono più la loro
innocenza e furono dimenticati nelle celle segrete.
Il Maresciallo Koniev, in una lettera indirizzata a
Stalin. portò « una prova» all'accusa, affermando che
tentarono di avvelenarlo facendogli ingerire degli
stupefacenti controindicati nel suo caso.

229
I GRANDI ENIGMI

La lettera venne depositata insieme agli a ltri docu­


menti e Timashouk, a richiesta di Stalin, pubblicò un
documento contro i medici colpevoli.
L'opinione pubblica fu scossa ; da ogni parte afflui­
rono al Cremlino lettere d'indignazione o di pietà per
gli scomparsi Tcherbakov e Jdanov.
Per la verità, queste vecchie colonne del bolscevismo
erano state eliminate come i loro compagni durante
le purghe vendicatrici, che non avevano lo scopo d i
purificare i ranghi del Partito, m a di sopprimere chi
poteva gettare un'ombra sul m ito di Stalin.
Verso la fine dei suoi giorni, Stalin cominciò
a mostrare segni di stanchezza e perdita della memo­
ria. Un giorno, interpellò uno dei suoi invitati e gli
d isse :
« Tu, laggiù, come ti chiam i ? - Boulganine - certo !
Stavo per dirlo . . . ))
U n'altra volta, durante una seduta, egli si meravigliò
per la presenza di Yorochilov, M inistro della Difesa,
d icend o :
« Diam ine, perché è venuto qui? - Sei stato tu a
chiamarlo . . . ))
Béria presente, scosse l ievemente il capo ; rassomi­
gliava ad un rapace che si preparava a piombare sulla
pred a : un sorriso insolente tese leggermente le sue
labbra : il suo occhio ebbe un lampo di sorpresa e di
gioia. Ancora qualche mese di pazienza e la sua ora
sarebbe scoccata.
Nel corso dell'ultimo anno, Béria troppo sicuro di sè,
non nascose più i suoi sentimenti. Egli ebbe mille occa­
sioni per valutare il diffondersi dei timori che suscitava
intorno a lui; non dubitava affatto d'essere tradito, e al
momento opportuno gettato in pasto ai suoi sevi­
ziatori .
Egli possedeva del resto dei « dossiers )), fi lms e
registrazioni a carico dei suoi colleghi vicini e lontani

230
DELLA VITA DI ST ALI N

che dovevano tenersi, loro malgrado, nei limiti d'una


prudente difensiva.
D 'altronde essi pure attendevano l'epilogo con
apprensiOne.
La morte di Stalin, la scomparsa di colui che, mal­
grado tutto, aveva creato l'unità sovietica, le cui volontà
e capricci erano stati per molti anni, la legge, il para­
vento, la guida della vita, scatenerà le passioni per
lungo tempo represse, contradditorie e ostili, selvagge
e un po' pazze, verso svil uppi impreved ibili.
Soltanto Béria sembrava conservare il suo sangue
freddo.
Egli pensava che nel caso di un colpo di mano,
Malenkov era al primo posto, bersaglio incosciente.
Sarebbe bastato mettersi al sicuro dietro di lui e
spingerlo in prima l inea un po' di più di q uanto egli non
avrebbe voluto, ma soprattutto di q uanto non avreb­
bero voluto gli altri.
Béria era presente presso Stalin, allorchè q uesti dettò
le sue ultime volontà a Malenkov :
« Dopo la mia morte tu prenderai il mio posto. >>
Nominò così il suo delfino.
Inoltre aggiunse un giudizio su ciascuno dei membri
del suo Stato Maggiore. Viatcheslav M ikhilovitch era
il più intelligente e meglio q ualificato per assumere le
funzioni di capo. « La sua natura spietata, la sua riso­
lutezza, la sua tenacia e la sua esperienza lo additano . . .
m a bisogna che egli non diventi mai il capo del nostro
popolo . . . era necessario sbarrargli il passo verso l'apice
del potere. « Kaganovitch era una cattiva copia di
M olotov » : Vorochilov uno sciocco; K ruscev, « un
uomo che aveva tutte le q ualità per diventare il succes­
sore, ma era un ubriacone». Quanto a Béria, doveva fare
una croce sulle sue ambizioni, poichè la popolazione
non avrebbe mai accettato di essere diretta dal Capo
della polizia.

231
l GRANDI ENIGMI

Stai in affidò a Béria la missione di escludere M olotov


dalle leve di comando del paese e di vegliare affinchè
I' U . R.S.S. continuasse ad essere governata nello spirito
di Lenin. aggiungendo poi un ultimo consigl io:
« Vegliate. tutti e due affinchè gli altri non diventino
favoriti a vostro scapito e che vi possano schiacciare. »
Lavrenti Béria considerava tutte le probabilità che
egli aveva per abbattere i suoi avversari. La sua pre­
sunzione, le forze di cui disponeva, sia quelle occulte,
sia le forze armate che egli avrebbe al momento giusto
collocate dove occorreva a M osca, lo portavano a
cul larsi nelle illusioni .
Scadevano nella sua stima coloro che gravitavano
intorno al potere e non considerava Molotov un nemico.
Stalin si riprometteva di restituirgli sua moglie, Jem­
tchoujima. compromessa nel tentativo di creare una
Repubblica ebrea in Crimea e deportata; Béria era
a conoscenza che ella era sfuggita al plotone d'esecu­
zione. Ella era quindi il suo ostaggio personale, per
mezzo del q uale dominava M olotov.
E q uale rischio rappresentava M alenkov?
Durante gli ultimi pranzi, Stalin gioviale, li chia­
mava le « mie due canaglie». Béria disprezzava M alen­
kov d icendo: « Egli è un caprone; scappa se non lo tieni
all 'attacco: ma è un R usso ed ha esperienza, q u indi può
servire. >> L 'amicizia fra i due uomini era strettamente
legata soltanto a q uesto dettaglio.
Kaganovitch era un cagnetto ringhioso che mordeva
le caviglie pur avendo gli uncini logorati : egli si schie­
rava naturalmente accanto ai più forti. Molotov che
non d imenticò l'astiosità impiegata da Kaganovitch
al momento dell'arresto di sua moglie, faceva del suo
meglio per sbarrargli il passo.
Boulganine era molto attaccato al Partito.
Egli praticava il comunismo in buona fede in opposi­
zione alla disinvoltura eretica di Béria. Per Boulganine

232
DELLA VITA DI STALIN

il socialismo rappresentava uno scopo, per Béria un


mezzo. Yorochilov era il mistero: egli si teneva sempre
fuori dalla mischia.
Béria e M ikoyan erano sempre insieme perché questi
era il suo unico amico ; Stalin non l'aveva mai giudicato
un uomo di alta levatura, per cui non ci si poteva atten­
dere alcun capovolgimento da parte sua.
« Egli sa ballare» d iceva Stalin, e in questo conciso
giud izio vi era racch iuso tutto ciò che si voleva sapere.
Quanto a Kruscev, Béria rifletteva tra sé : le nostre
relazioni non sono delle più cordial i ; al momento
opportuno bisognava affidargli un incarico fuori
M osca. La sua devozione per Stalin poteva essere
un'apparenza puramente esteriore : dopo la morte d i
Stalin avrebbe potuto cambiare.
Che cosa c'era dietro questa apparenza ?
Un uomo indeciso, oppure un intrigante risoluto ?
Durante la malattia di Stai in, Béria reagì senza preoc-
cuparsi assolutamente della sgradevole impressione
che poteva suscitare davanti ai presenti.
M alenkov, Boulganine, Kaganovitch e K ruscev
accorsero al capezzale del malato, al primo richiamo
degli ufficiali della Guardia; Béria agì con più calma,
tuttavia non sarebbe mancato all'invito.
Il d ittatore era steso sul letto mezzo paralizzato.
Il professore Lonkomsky si chinò sul grande corpo
inerte, esitando. Béria gli urlò con rabbia : « Tu, non
sei medico ? Agisci allora ! >>
La malattia fu breve ma con alterne fasi.
Stalin passava dallo stato comatoso al ricupero della
conoscenza e delle sue facoltà. Appena la morte si
preannunciava colorando di verde le labbra del malato,
Béria prendeva in giro Stalin, esprimendo senza
vergogna i suoi sarcasmi. Ma allorché riprendeva i sensi
e la parola, Béria si gettava in ginocchio baciandogli la
mano con le lacrime agli occhi .

233
l GRANDI ENIGMI

I nfi ne Stalin esalò l'ultimo respiro: Béria senza dire


una parola e senza salutare nessuno, salì rapidamente
nella sua vettura e partì .
K ruscev raccontò più tard i : « Si avvertiva in lui una
gioia che lo rendeva più giovane e più baldanzoso: per
esprimersi più crudemente, dava sfogo alla sua ambi­
zione davanti al cadavere di Stalin, prima ancora che la
bara fosse chiusa . . . Non esisteva alcun potere sulla
terra capace di trattenerlo . . . »
Il mattino del l o M arzo 1 973, sotto gli ordini di Béria,
due divisioni « dai berretti blu » con parecchi carri cin­
golati appesantiti dalla neve, entrarono a M osca
prendendo posizione, come per un assalto in cerchio
attorno al Cremlino, davanti un popolo congelato,
risvegliato bruscamente, che non conosceva la verità,
come d'abitudine, e q uindi non poteva diventare agitato
e collerico.
L'Ammiraglio N.G. Kouznetzov, per segnare un
p unto contro Béria, mise in stato d'allarme la Ma­
_
nna.
Béria infatti si affrettò a mostrare la sua forza non
agli abitanti di Mosca, ma ai suoi amici e colleghi che
ben presto incominciarono ad agitarsi.
Essi furono colti di sorpresa per la morte di Stalin e
impreparati a prendere in mano la successione. Fra le
due generazioni dei « vecchi )) e « giovani lupi )) esisteva
una d ivisione, in cui regnavano non soltanto delle
rivalità fra gli uomini, ma delle contraddizioni e diver­
genze sulle idee fondamentali. Fra i giovani si distin­
guevano i « riformisti )) piuttosto tecnocrati e i « revi­
sion isti )) che vedevano l'incarnazione del Partito nello
Stato e lo Stato al disopra di tutto. Il solo che sapeva
quello che conveniva fare, era Béria.
Il solo che vide il pericolo d'una nuova d ittatura per
il comunismo e per la popolazione sovietica fu K ruscev.
A lcune settimane prima della morte di Stalin,

234
DELLA VITA DI ST ALI N

K ruscev preoccupato, tentò di mettere m guardia


Malenkov, contro Béria :
« Non vedi che egli ti prende i n giro ? » Malenkov gli
rispose :
« Che cosa posso fare ?))
Dopo la morte del Capo dello Stato, K ruscev si
appartò con Malenkov dicendogli: « Ora che Sta lin è
morto. noi abbiamo molti problemi da discutere. Che
cosa facciamo '?» M alenkov respinse la proposta fatta
da K ruscev per una conversazione in disparte e gli
n spose :

« Ci riuniremo tutti, appunto per discutere. ))


Parlare non significa affatto scambiarsi delle idee,
pesare il pro e il contro, adottare delle prescrizioni
insieme democraticamente. Parlare vuoi dire comuni­
care ad alta voce delle decisioni irrevocabili.
Così Ma lenkov d iventò il complice di Béria o più
esattamente egli fece d i Béria il suo complice.
Non detenevano i nfatti tutti e due il testamento orale
di Stalin?
I membri del Praesidium del Partito s i riunirono
infatti.
I l corpo di Stalin era ancora caldo, per cui l'effetto
sarebbe stato più intenso. M alenkov concesse la parola
a Béria, il quale propose la nomina di M alenkov a primo
Presidente del Praesidium, primo Segretario del
Partito e Presidente del Consiglio dei M i nistri.
A sua volta Malenkov chiese di nominare Béria
vice-presidente del Consiglio dei M i nistri, nonchè d i
affidargli il comando del M inistero degli Affari interni
e della Sicurezza di Stato, nuovamente riuniti. Nes­
suno protestò: Boulganine mantenne un silenzio
impenetrabile mentre K ru scev si piegò alla circostanza,
poichè non era ancora giunto il momento per lui di
opporre la minima contraddizione ad una decisione
determinatasi in questa occasione.

235
I GRANDI ENIGMI

Fin da allora Malenkov e Béria furono considerati i


due successori di Stalin, ma nessuno fu vittima delle
apparenze, poiché ciascuno intuiva che uno dei due
doveva soccombere. Il duello fra i due Capi infatti
iniziò ben presto. Tuttavia, per mantenere la politica
deii'U . R . S . S . estranea ai capovolgimenti interni e dalle
rappresaglie, gli appartenenti alla « vecchia guardia » :
Molotov, Kaganovitch, M ikoyan, Boulganine, sug­
gerirono che la guida del Paese fosse affidata ad un col­
legio direzionale invece che a un solo uomo. Essi con­
testarono la creazione di un governo personale che
genera la dittatura, d ichiarandosi favorevoli per un
Governo collegiale. Cosicché senza urtare le loro su­
scettibilità, stabilirono un equilibrio provvisorio tra
Malenkov e Béria e nessuno doveva prevalere sugli altri .
Nacque così il triunvirato Malenkov - Béria -
Molotov che con i loro tre discorsi accompagnarono il
Capo scomparso.
I discorsi si susseguirono con la parvenza di una
rigida osservanza della linea staliniana e Malenkov
parlò per primo :
« L 'unità del Partito deve essere costantemente rin­
forzata e tale deve essere il nostro sacro compilo . >>
Egli incitò il popolo ad estendere intensivamente il
metodo dei Colcos, consolidare il potenziale di combat­
timento dell' U . R . S . S . evocando l'opera di pace d i
Stalin. L a pace eterna !
Anche Béria fece eco all'opera pacifica di Stalin con
un tono carico di minacce : « Bisogna raddoppiare la
vigilanza : nessuno deve pensare che i nemici dello Stato
dei Soviet possano colpirci di sorpresa. Per la difesa
della Patria sovietica, le nostre valorose forze armate
sono dotate di tutte le armi moderne e i nostri soldati,
marinai, ufficiali e generali, maestri dall'esperienza
dell'ultima guerra, saprebbero ricevere come conviene
q ualsiasi aggressore. >>

236
DELLA VITA DI STALIN

Non si poteva aspettare di più da un Capo supremo


dello spionaggio e del contro-spionaggio, tuttavia
egli non mancò di sferrare un colpo mancino alla
direzione collegiale, di cui egli voleva scuotere le
fondamenta :
'< Il popolo sovietico ha accolto con un sentimento
unan ime d'approvazione la nomina di M alenkov alla
Presidenza del Consiglio. >>
Béria spinse il suo rivale avanti. in primissimo piano.
esponendolo all'astio e agli attachi degli altri. cercò
di comprometterlo dicendo :
« Allievo di Lenin, pieno di talento e fedele compagno
d'armi di Stalin . »
M olotov fece una smorfia: Kaganovitch si morse le
labbra : K ruscev abbassò la testa per nascondere il suo
cattivo umore. L'ultimo a prendere la parola fu Molo­
tov, che restò nei l imiti dell'orazione funebre, facendo
sapere ai diplomatici stranieri che l ' U . R . S . S . perdeva
un pilota, assicurando però che egli avrebbe seguito la
sua traiettoria, senza che niente potesse d istoglierlo . . .
Tuttavia l'atteggiamento trionfante e arrogante d i
Béria che lasciava trapelare l a sua ferma determina­
zione d'impossessarsi del potere, malgrado il freno
della direzione collegiale, causò un senso di disagio fra
i membri del Praesid ium.
Le esitazioni, le contraddizioni, la paura e la consue­
tudine di sottomettersi alla decisione di un solo Capo.
inceppavano il meccanismo dell'alta D irezione.
I soli ingranaggi che funzionavano bene erano quelli
della polizia.
Béria si affrettò a silurare duemila Agenti su tremila
per far posto ai suoi fidi.
Egli rafforzò la sua autorità, la ingrandì facendole
mettere delle radici sempre più profonde. Troppo
sicuro di sè di fronte alla debolezza degli altri membri
dirigenti, egli commise rapidamente degli errori imper-

237
I GRANDI ENIGMI

dona bili dando l'appiglio alla creazione d'un complotto


contro di lui.
Gli errori di Béria colpirono i M inistri uno dopo
l'altro.
Il primo sbaglio commesso, fu di approvare la nomina
di K ru scev al più alto grado del Partito, al posto del
« suo amico )) Malenkov, la cui autorità venne pertanto
lesa. Con piena soddisfazione generale, « il delfino>> di
Stai in non poteva essere « un nuovo Stalim>.
Béria se ne rallegrò e M alenkov gli rimproverò
d'averlo tradito. Il secondo errore consistè nell 'alie­
narsi l ' Esercito e fu questa forse la mossa più sbagliata
e determinante.
Boulgani ne, ministro della Difesa , al suo ritorno
da Praga dove si recò a salutare le spoglie mortali di
Gottwald, scoprì un progetto di « riforma dei q uadri
del l ' Esercito )) ispirato con ogni evidenza da Béria,
dietro al quale si nascondeva Kaganovitch, insoffe­
rente che uno spirito nuovo s'infiltrasse in seno alle
truppe sovietiche diminuendo l'influenza politica.
Secondo il suo parere, le divisioni incaricate alla
difesa del Paese non dovevano sottostare solamente alle
leggi militari vigenti, al di fuori della rigida influenza
del Partito.
Béria considerò utile silurare circa tremila mare­
scialli, generali, colonnelli, comandanti per sostituirli
con dei soldati di un'altra scuola. Nessuno si stupì di
leggere per primo sulla l ista il nome dell 'Ammiraglio
Kouznetzov. che aveva messo la flotta in stato d'allar­
me, q uando Béria prendeva militarmente possesso di
M osca, l'indomani della morte d i Stalin.
Joukov e Wassilevski facevano parte del comando
dell 'esercito di terra.
Sulla scia del suo progetto, Béria aprì le ostilità contro
le Accademie militari, rimproverando loro d'essere
una fucina di contaminazione occidentale. Yorochi lov

238
DELLA VITA DI STALIN

che parlava bene di Béria in pubblico e male in privato,


unì le sue proteste a q uelle di Boulganine.
Trovarsi alla testa della polizia e della sua macchina
dispotica, non significava più u na grande cosa, se
l'esercito era contro.
Béria ebbe il torto di non capirlo.
Del resto egli aveva l'esempio delle purghe del 1 93 7
che avevano ridotto alla capitolazione il comando
militare deli'U . R .S.S. davanti al nemico, per d imostrar­
gli fino a q ual punto una potenza armata era soggetta al
potere politico.
Terzo errore: Béria utilizzò i suoi Agenti all'estero
per intromettersi nel campo della politica estera, com­
pito espletato finora da M olotov. Egli figurava all 'opi­
nione del mondo come l'antidoto contro le stal inismo,
l ' uomo della pace e della coesistenza pacifica. Egli
suggerì a M ao Tsé-To ung di allentare la presa in Corea
e di fa vorire un accordo: invitò Ho Chi M inh a rinun­
ciare al Laos, preda troppo grossa per il momento:
tese la mano a Tito per ristabilire fra I'U . R.S.S. e la
J ugoslavia dei rapporti d 'affari e d'amicizia : si spinse
inoltre fino all'I nghilterra alla ricerca d'un terreno
d'i ntesa.
La grande offensiva di pace post-stal iniana fu con­
dotta da Béria e non da M olotov, aggiudicandosi tutti
i vantaggi d' una nuova politica che tranquillizzò non
soltanto il popolo sovietico ma anche tutte le popola­
zioni del mondo intero.
Quarto errore, q uesta volta interno.
Egli incoraggiò una certa autonomia alle Repub­
bliche che non erano di origine russa. augurandosi che i
comitati centrali scegliessero i loro primi segretari fra
i membri autoctoni del Partito.
In Ucraina, Melnikov che era stato designato da
M osca, venne esonerato dalle sue funzioni in favore
d'un autentico Ucraino, K iritchenko.

239
l GRANDI ENIGM I

Béria impose che anche i comandi superiori del­


l'Amministrazione fossero affidati a degli Ucraini.
Egli mandò degli ord ini in q uesto senso negli Stati
Baltici e in Bielorussia.
Il Comitato Centrale accordò provvisoriamente
q ueste nomine, approvando le proposte di Béria, non
senza temere quello che potevano nascondere in
avvemre.
Voleva egli forse scavare ancore di più il fossato che
esisteva già fra le differenti nazionalità russe e non russe'!
Béria lavorava insidiosamente alla divisione del­
l ' U n ione Sovietica.
L' uomo che Béria temeva meno di tutti gli altri era
K ruscev, in quanto lo riteneva troppo occupato dai
problemi agricoli, sabbie mobili del socialismo sovie­
tico : ma K ruscev predicava la rivolta.
Allorchè Béria proponeva un progetto, K ruscev lo
contrattacca va sistematicamente.
Béria domandò che le persone imprigionate o
deportate, appena liberate, non potessero rientrare
nelle loro famiglie ma fossero obbligate a residenza
coatta.
K ruscev insorse d icendo:
«Questi prigionieri, q uesti deportati di cui tu parli.
furono arrestati, interrogati, condannati dalla troika
della Sicurezza di Stato. Non fu mai loro accordato il
beneficio d'un processo con dei testimoni, dei q uere­
lanti o dei giudici: furono semplicemente trascinati in
prigione. Ora tu vuoi che questa gente, condannata
in seguito alla decisione delle troike, sia privata dei
propri diritti, trattata da criminale: ad essa tu vuoi
interdire la scelta del posto dove desidera vivere. Ciò è
assolutamente inaccettabile ! >>
Béria ritirò la sua mozione.
Poi avanzò un'altra proposta, abbassare cioè il
massimo della pena da vent'anni a dieci anni.

240
DELLA VITA DI STALIN

K ruscev si oppose di nuovo affermando :


« Io mi dichiaro contro, poichè noi dobbiamo esa­
minare tutto il sistema che presidia agli arresti e alle
inchieste e non soltanto apportarvi delle modifiche di
dettagli. Tu vuoi ancora una volta incoraggiare l'arbi­
trio. Quando avrai condannato q ualcuno a dieci
anni, chi t'impedirà di condannarlo ancora a dieci anni
alla fine della sua espiazione e così di seguito fino alla
sua morte ? È necessario piuttosto imporre una revi­
sione radicale di questi metodi inamissibili di arresti e
di condanne. I metodi che tu hai applicato finora, sono
nocivi al Partito. »
Béria, che voleva confermare la sua popolarità, si
richiamò ai diritti della personalità umana e alla
legalità.
K ruscev non intendeva cogliere dei successi con delle
scaramucce, ma mirava a colpire l' uomo attraverso la
sua organizzazione e nel contempo la macchina di
distruzione e di morte che egli dirigeva.
Egli intraprese u na campagna di bisbigli presso
coloro che avevano delle ragioni per staccarsi da Béria.
Boulganine ascoltò prudentemente le proposte insi­
diose di K ruscev e domandò di riflettere. M olotov
approvò il nuovo Segretario del partito, mentre Ma­
lenkov era esitante: « È arrivato il momento di re­
sistere, insisteva Kruscev. La posizione di Béria è una
posizione anti-partito senz'altro, e tu te ne devi rendere
conto. Noi non dobbiamo accettare i suoi maneggi,
dobbiamo respingerli . »
Le parole di K ruscev s'impressero nel cervello di
M alen kov e si svilupparono; il fiore della vendetta
sbocciò. Egli rivide K ruscev :
« V orresti che io solo mi opponga a Béria: non lo
posso fare. ))
K ruscev lo fece ricredere : « Tu non sarai solo;
Boulganine pensa come me; Molotov ci segue; Kaga-

24 1
l GRANDI ENIGMI

novitch raggiunge la maggioranza e in q uanto a Voro­


chilov egli non aspetta che q uesta occasione. ))
A poco a poco i membri del Praesidium presero
coraggio e si abituarono a non chinarsi più automati­
camente davanti alla volontà di Béria.
Béria incominciava ad avvertire la sorda lotta contro
di lui, ma lasciava fare. Egli accontentava i suoi nemici
accordando loro dei piccoli vantaggi, ma nel frattempo
affilava le armi. Sabourov si unì al complotto, ma la
preoccupazione veniva dall'atteggiamento di M alen­
kov :
« Che cosa ne pensa '?)) si domandava M olotov e
studiava di trovare i mezzi adeguati per eliminare il
nemico del Partito: « A q uali conseguenze arriveremo '? ))
K ruscev gli rispose senza esitazione :
« B isogna esonerare Béria dalle sue fu nzioni di
membro del Praesidium, da vice-presidente del Con­
siglio dei Ministri e da Ministro degli Affari interni. ))
M olotov riflettè un istante; le parole che egli voleva
pronunciare gli bruciavano le labbra. Infine egli s'impe­
gnò e si compromise :
« Béria è troppo pericoloso, ragione per cui credo che
noi dobbiamo ricorrere a misure estreme. ))
Da q uel giorno gli avvenimenti precipitarono.
R imaneva da convincere soltanto Mikoyan, che era
il solo amico sul quale Béria poteva contare.
Mikoyan riconobbe gli errori del Ministro degli
Affari interni, ma domandò che Io si ammonisse e nel
contempo gli fosse data l 'occasione di correggersi.
Si può immaginare a q uali astuzie dovettero ricor­
rere i congiurati per sfuggire alle « orecchie di Béria ))
(dai m icrofoni che aveva fatto installare dove vivevano
coloro che egli voleva compromettere).
Per renderlo fiducioso, si rivolse contro di lui la sua
stessa arma di spia. Nei microfoni nascosti si moltipli­
carono gli elogi sul conto di Béria. Vorochilov entrò

242
DELLA VITA DI STALIN

nel gioco, come un tenentino felice di partecipare ad


un buon colpo, proponendo di estendere maggiormente
le attività del Ministro degli Interni :
« Egli ci è molto utile ! »
Queste proposte arrivarono a Béria che ne rimase
molto lusingato.
Egli ritenne arrivato il momento giusto per sferrare
il colpo grosso, e in concomitanza fu lo stesso scelto dai
membri del Praesidium.
Il pretesto venne offerto dagli avvenimenti .
Fin dal l 0 Giugno, centinaia di operai insorsero a
Pilsen e a Ostrava in Cecoslovacchia. In Russia, a
Norilsk, quasi duecentomila persone rinchiuse nei
campi di concentramento innalzarono lo stendardo
della rivolta. A Berlino-Est, a Dresda, a Magdeburgo
si succedettero delle manifestazioni.
Il Maresciallo Koniev, dalla Boemia, indirizzò dei
rimproveri a Béria.
Queste sommosse avrebbero dovuto essere soffo­
cate sul nascere dalla sua potente organizzazione
poliziesca.
Venne accusato di « aver mancato di vigilanza ».
Una tale accusa suffragata dai fatti, sotto il regime
di Stalin, l'avrebbe senz'altro condotto in una cella
della Loubyanka.
Béria venne soltanto invitato alla sede del Praesidium
del Cremlino per un colloquio su questi argomenti.
Il Ministro dell'Interno non potè rifiutare l'invito
e vi si recò d'altronde il 26 Giugno senza alcun partico­
lare sospetto. Conforme l'abitudine egli si fece accom­
pagnare dalla sua guardia del corpo. Era l'unico per­
sonaggio di Stato che non doveva subire l'ispezione
all'ingresso del Cremlino. Egli teneva sotto il braccio
una cartella di cuoio nero.
L' ufficiale di guardia che aveva l'ordine di vigilare
affinchè nessun visitatore entrasse armato, non spinse

243
I GRANDI ENIGMI

il suo zelo fino a pregare il suo Primo M inistro d i aprire


la fa mosa cartella che, si dice, contenesse un revolver.
Le porte furono bloccate e fu il tranello che lo rin­
chiuse.
Egli si recò nella sala delle riunioni, sedendosi a
tìanco di K ruscev.
Egli posò la cartella sulla tavola a portata di mano
gettando un'occhiata sulla ronda. M alenkov lo guardò
poi voltò il capo dall'altra parte, sentendosi a disagio .
Molotov era impassibile: il suo viso sembrava scolpito
da un blocco di ghiaccio: Kaganovitch conservava il
suo aspetto di cagnetto ringhioso. Boulganine, l ' uomo
onesto del Partito, aveva l'aspetto solenne dell 'ora in
cui si apprestava a difendere il Partito. Malenkov prese
la parola :
« Discutiamo dei problemi del Partito, i quali devono
essere risolti senza ind ugio . )>
Si sentì un mormorio d'approvazione.
Ma lenkov carezzava con la punta del dito il bottone
elettrico che comandava una suoneria installata nella
sala vicina, dove c'erano il M aresciallo Jou kov e il
Generale Moskalenko. Kruscev, primo Segretario del
Partito. con la sua voce rauca quasi rabbiosa, aprì il
dibatt ito :
« S'incomincia per esaminare il caso Béria . ))
Questi impallid ì : « Che cosa succede Nikita '! Che
cosa significa '!))
« Ascolta bene tutto e tu lo saprai . ))
La req uisitoria proseguì fra un silenzio in cui si sentiva
soltanto il respiro sempre più sordo e prolungato del­
l'accusato.
K ruscev ricordò l'avvertimento che aveva loro fatto
un giorno Kaminsky : « Béria è un Agente inglese. ))
Poi enumerò tutti gli errori che egli commise dopo
la morte di Stalin per finire con l'imputazione più
grave : ingerendosi negli affari dell'Ucraina. Bielo-

244
DELLA VITA DI STALI N

russia e degli Stati Baltici, Béria commise l 'impru­


denza di spezzare l ' Un ione Sovietica.
Questi tacque. Era già stato messo sotto accusa
precisamente da Kaminsky, proprio q ui durante una
riun ione del Praesidi u m : egli se ne ricordò con una
stretta al cuore. Kaminsky non riuscì a far cadere la
man naia sulla sua nuca : egli si vendicò contro di lui ed
in qual modo !
Oggi l'attacco era più grave con un'apertura d'ali più
vasta e con accuse più taglienti.
K ruscev nuovo Kaminsky, in qualità di Procuratore,
parlò con una passione inattesa, senza degnarsi di
guardare l'accusato, senza aver teso il dito nella sua
direzione. Béria sentì tutto il disprezzo contenuto nella
deposizione di K ruscev. Peggio ancora, comprese in
q uel momento, che il suo accusatore era sostenuto dai
membri del Praesid ium. All' inizio della sua req uisi­
toria, il primo Segretario ebbe la percezione esatta che
egli avrebbe vinto . . . Béria non aveva un ingegno pronto
per replicare . . .
Egli comprese che non gli avrebbero lasciato la
possibilità di difendersi. La sua mano accarezzava il
morbido cuoio della sua cartella.
Era impossibile fuggi re: non c'era via d' uscita e la
trappola era ben chiusa intorno a lui.
Dopo Kruscev, intervennero Boulganine e Molotov.
Essi furono freddi sferzanti, precisi e rapid i. Mi­
koyan parlò per ult imo e il suo giudizio si allineò a
q uello degli altri. Tuttavia, egli era del parere che Béria
avrebbe accettato le critiche e che si sarebbe sensi­
bilmente corretto. La sua utilità nella direzione colle­
giale del Paese non era da discutere. Egli doveva
restare . . .
Malenkov fuggì l o sguardo d i Béria. Egli non sapeva
cosa dire, nè cosa fare.
Béria fruirà del beneficio di q uesta titubanza nel-

245
l GRANDI ENIGMI

l'esecuzione del piano ? I l Capo della polizia, non potè


du bitare. che era vittima d'un complotto.
Anche lui si lasciò sommergere dall'esitazione
generale.
K ruscev si alzò per la seconda volta .
Egli propose che Lavrenti Béria fosse « esonerato ))
dalle sue funzioni di vice-presidente del Consiglio dei
Ministri, da M inistro degli Affari interni e da tutti gli
altri incarichi del Governo.
Béria venne degradato e destituito in meno di trenta
minuti .
Come osarono fare ciò che Stalin non aveva mai
fa tto ?
M a lenkov si lasciò vincere dal panico. Macchinai­
mente. il suo indice si appoggiò sul campanello
segnalatore : la porta del salone si spalancò e apparve
Joukov.
Egli era seguito da Molskalenko, Capo della Difesa
aerea di Mosca.
Béria stava per alzarsi. L'ordine di Ma lenkov,
pronunciato con una voce flebile, gli tagliò gambe e
braccia :
« Compagno, nella mia qual ità di Presidente del
Consiglio dei Ministri dell ' U . R . S . S . ti ordino di
mettere agli arresti Béria, durante l'inchiesta che si
farà, sulle accuse presentate contro di lui . ))
Da quel momento tutto si svolse in un crescendo.
Jou kov gli si avvicinò come ci s'impossessa d'un
ladro. Béria annientato. cercò di aprire la sua cartella
di cuoio. ma Kruscev gli immobilizzò la mano.
Moskalenko tolse la sua rivoltella dalla fondina
dicend o : « Seguimi. ))
M olto pallido, senza più nessuna arroganza, inerme
davanti all'aeropago che lo ripudiava, l'anima dannata
di Stalin s'avviò verso il carcere militare. L'Esercito
non era la Ceka.

246
DELLA VITA DI STALIN

Forse egli avrebbe avuto ancora un pò di fortuna


per evitare il peggio: una piccola probabilità ! Scom­
parve con il sapore della morte in bocca. Cadere così
dall'alto in U.R.S.S. non era perdonabile.
I membri del Praesidium ebbero coscienza di girare
una pagina della Storia, poichè facendo cadere Béria,
essi abbattevano Stalin e dovevano regolare i conti
non con un uomo, bensì con un regime detestato.
L'uomo era là, ancora vivo.
I mille tentacoli della piovra poliziesca che egli
manovrava erano sempre pericolosi.
Bisognava tagliarli uno dopo l'altro e presto, anzi
molto presto.
Il tempo di arrestare da tremila a quattromila crea­
ture di Béria e farle sparire; nessuno doveva sapere
quello che era accaduto al loro Capo. La sicurezza del
regime era in causa e un silenzio ufficiale di cospira­
zione s'imponeva.
Bisognava evitare un conflitto interno nel Partito,
fra la Polizia, lo Stato nello Stato e i detentori del
potere politico.
La potenza politica scosse il giogo delle forze di
Polizia.
La popolazione doveva essere tenuta in disparte.
Nessun altro colpo di Stato, fu così nascosto, segreto
e ben protetto dalle indiscrezioni.
La vera fine di Béria è tuttora avvolta nel mistero ( I ) .
Secondo certi cronisti, i l Generale Moskalenko
sarebbe riuscito a far passare un mitra sotto gli occhi
delle sentinelle del Cremlino, senza destare la loro
attenzione. Béria, al momento dell'arresto, avrebbe
tentato di uccidersi con la rivoltella che nascondeva
nella sua busta.

I Si troverà una versione ancora d ifferente su lla fine di Béria nel


«doss ier » concernente la M one di Stalin e la destalin izzazione.

247
I GRANDI ENIGMI

Per tema che egli volesse adoperare l'arma contro


M alenkov o Kruscev, il generale d'aviazione lo pre­
cedette, uccidendolo sul posto.
Questa è una versione degna del cinematografo.
U na seconda versione, tuttavia sempre sanguinaria,
sostiene che Béria sarebbe stato d isarmato, spinto con
un m itra puntato alle spalle, in una stanza vicina alla
sala del Praesidium, dove gli venne sparato fredda­
mente un colpo alla nuca. Oppure, secondo altri
testimoni, egli avrebbe cercato di dare l'allarme alle
sue guardie del corpo, ma M oskalenko l'avrebbe
colpito per evitare una battaglia.
Le testimonianze non concordano affatto e pertanto
q uale valore possono avere? Si può immaginare
facilmente che i testimoni imbarazzanti, furono uccisi
sia al Cremlino, immolati sul cadavere del loro Capo,
o più tardi nelle celle d' una prigione militare.
K ruscev, nelle sue Memorie, in contraddizione con
alcune confidenze che egli fece alcuni anni dopo
l'avvenimento, ha fatto capire che Béria fu condotto
da Malenkov al Centro di Difesa aerea :
« Ora che ci siamo impadroniti della sua persona,
dove dobbiamo tenerlo ? Non si poteva affidarlo al
M inistero degli Affari Interni, dove c'erano soltanto
i suoi fid i : i suoi due sostituti erano Kroujlov e Serov.
Conoscevo poco Kroujlov, ma molto bene Serov, per
il quale nutrivo fiducia . . . Se ci sono dei dubbi sul suo
conto, come su q uello dei cekisti, allora diciamo
semplicemente che fu vittima della politica generale
di Stalin. Innanzitutto, consigliai di affidare a Serov
la mansione di mettere in prigione Béria, ma gli
altri si opposero. I nfine ci mettemmo d'accordo
per rimandare il prigioniero al Comando della
Difesa aerea, da dove il compagno Moskalenko lo
fece trasferire dai suoi uomini in un fortino del suo
Q.G. ))

248
DELLA VITA DI STALIN

Secondo la Pravda, Béria sarebbe stato giudicato,


poi giustiziato alcuni mesi più tard i .
I mesi che intercorsero fra l'arresto e l'esecuzione
rappresentano un mistero, che pesa sulla politica anti­
staliniana dal Governo di Malenkov a quel lo di
K ruscev.
Questi raccontò, che Béria nella sua cella scrisse
delle lettere agli uni e agli altri, giustificandosi.
Egli implorò, si a rrabbiò ed accusò.
Tentò di commuovere Malenkov :
« legar, non siamo amici ? Perchè hai avuto fiducia
in Kruscev ? È lui che ti ha trascinato dentro questa
brutta faccenda, non è vero ? . . . »
Il 27 Giugno, il M .V . D. voltò gabbana .
Uomini fedeli a M alenkov e Kruscev si abbando­
narono alla caccia all'uomo senza precedent i.
Per sradicare gli Agenti del terrore, bisognava
ricorrere a mezzi violenti.
Non si lasciò loro nè il tempo di reagire, nè quello
di fuggire; furono arrestati nel proprio letto.
M olti tentarono di resistere, ma vennero giustiziati
sul posto.
Il figlio di Stalin, V assili, era un amico di Béria :
venne imprigionato e nessuno riuscì ad ottenere la sua
liberazione.
Il IO Luglio, per mezzo della stampa, la popolazione
sovietica fu messa al corrente che Béria, lo scomparso,
il tiranno di Stalin, era accusato di tradimento e
allontanato dal potere.
Béria, spia inglese dal 1 9 1 9, ma nessuno prestò fede
a una simile accusa.
Il 18 Dicembre 1 953, Béria venne processato: il
Tribunale era presieduto da Koniev e Joukov, ma
l'Ex-Ministro dell'Interno ebbe un difensore ?
Prese conoscenza del « dossier» che lo riguardava ?
Fece delle confessioni spontanee ? Passò nelle mani

249
l GRANDI ENIGMI

dei seviziatori, vecchi allievi della scuola speciale del


N . K .V . D. da lui fondata ?
Sempre dei punti interrogativi. Chissà ?
S'ignora anche se egl i assistè al processo.
Il 23 Dicembre venne condotto davanti al plotone
d'esecuzione e la Polizia di Stalin morì con lui.

Jean R ENALD
liDI CE

IL MECCANISMO DELLE PURGHE A MOSCA 11


LA SCOMPARSA DI STALIN NEL GIUGNO 1 94 1 95
L A MORTE D I BERlA 1 85
Quest'opera
è stata realizzata
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su impaginazione originale
e stampata
su carta a mano di lusso.
Le I l lustrazioni
sono state fornite da
Photo Keystone e
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Roger-Viollet e
I' U . S . I .S.
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Autorizzazione N" D/ 1 67 50 1 /PI/3 del 9 giugno 1 970
della Direzione Provinciale PPTT di Milano.

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Produzione delle Edizioni Ferni
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