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La marcia sinfonica è una composizione musicale figlia della marcia comune, destinata alle formazioni

bandistiche e tipica dell'Italia, da cui si è diffusa in tutto il mondo assurgendo a forma standard delle marce
concertistiche nelle varie tradizioni nazionali.[1][2] Si differenzia dalla forma base della marcia (militare) per
la sua destinazione puramente artistica, che ne fa una composizione di maggior respiro e di più ampia
libertà e complessità formale.[3]

Indice

1 Storia

2 Struttura e caratteristiche

3 Note

4 Bibliografia

5 Voci correlate

6 Collegamenti esterni

Storia

La marcia sinfonica ha origine in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento, quando in Abruzzo, Puglia,
Basilicata e in generale nel Meridione emerge quella tradizione bandistica che, ininterrottamente fino alla
contemporaneità, anima il folklore delle città nelle feste civili e religiose. Si sviluppa così, per mano dei
compositori di musica per banda (tipicamente direttori della stessa), una nuova forma musicale che coniuga
la sonorità dell'orchestra di fiati con la predilezione popolare per le arie d'opera, prendendo le mosse dal
genere bandistico per eccellenza, la marcia.[4]

Un'ipotesi concreta sull'origine della marcia sinfonica vuole che essa discenda più specificamente dal paso
doble, la marcia-danza torera spagnola: a deporre in tal senso sarebbe la comune tensione a produrre
ampie e gradevoli melodie, unita all'atavico legame tra l'Italia meridionale e la cultura spagnola, retaggio
dei secoli della dominazione e ancora presente nella scuola napoletana che forma o influenza i compositori
dell'epoca.[5] Tra i pionieri di questo filone si annoverano il molisano Crisanto Del Cioppo, filogaribaldino e
fondatore della banda di Bomba, e un suo allievo, l'abruzzese Luigi Marchetti, considerati rispettivamente il
primo ad applicare alla banda il «passo doppio» e il primo a diffonderlo.[6][7][8]

Nel primo Novecento il «passo doppio» si dimostra per stile un chiaro antesignano della marcia sinfonica in
composizioni come Abruzzo forte e gentile di Carlo Della Giacoma. La prima notizia certa di un pezzo
denominato «marcia sinfonica» riguarda tuttavia la banda di Bitonto guidata da Davide Delle Cese, il quale
già nel giugno 1894 dirige tale propria composizione a Roma, sostituendo una banda militare.[5]

La marcia sinfonica fiorisce nel corso del XX secolo nell'opera di numerosi specialisti, tanto in Italia, dove
entra nel repertorio concertistico di tutte le bande e resta tradizionale delle manifestazioni popolari del
Meridione (specie, ma non solo, le processioni religiose), quanto all'estero, dove diventa paradigma delle
marce da concerto.[1] Ciò specialmente negli Stati Uniti, per opera di direttori di banda d'origine italiana.
Varie sono le composizioni esportate con successo, dall'Inglesina di Delle Cese a Banda Sucre, Olandese e
Olimpica di Orsomando, edite nei Paesi Bassi.[9][10]

Fulvio Creux vede nel genere l'equivalente italiano meridionale del valzer viennese, come espressione di un
ambiente sociale che si rispecchia nella musica, ferma restando la distanza tra le due realtà. Ciò pare
riflettersi nella stessa tendenza degli autori ad attribuire alle composizioni un titolo indipendente dal
contenuto e legato arbitrariamente ai luoghi, o talvolta evocante un nome di donna.[11]

Struttura e caratteristiche

Rispetto al rigoroso impianto della marcia comune, la marcia sinfonica si caratterizza per una libertà di
forma e contenuto che non permette di inquadrarla in uno schema universale. Nell'insieme, il suo carattere
tende alla rapsodia e ha natura festosa, ma può enormemente variare anche nel corso della stessa
composizione: dall'eroicità, alla gaiezza, all'elegia secondo i temi volta a volta esposti. Il metro più diffuso è
il

eseguito a un tempo poco più lento del tempo di marcia militare. La composizione però si dilata fino a una
durata anche molto superiore (da cinque a otto minuti rispetto ai canonici tre o quattro della marcia tout
court). L'armonia tende a una maggiore complessità. La struttura della composizione si caratterizza spesso
per l'impiego dell'imitazione contrappuntistica con virtuosismo del clarinetto, per lo «squillo» fortissimo di
tromba che marca l'avvicendarsi degli episodi, per la trionfalità e festosità della coda, anch'essa eseguita
fortissimo e accompagnata da figure ribattute (ottavi), mentre il canto ripropone il secondo tema o più di
rado un altro già esposto. Complessivamente la struttura si richiama a modelli romantici e in particolare
wagneriani, con vari stereotipi sinfonici.[12]

Note

Heritage Encyclopedia of Band Music.

^ Milazzo, pp. 51-55.

^ Treccani.

^ Milazzo, pp. 51-52.

Milazzo, p. 53.

^ Antonella Santilli, Crisanto Del Cioppo: musicista dei due mondi (PDF), in Risveglio musicale, n. 1, Lissone,
Mariani, gennaio-febbraio 2012, p. 9. URL consultato il 5 novembre 2019.

^ La banda di Casalanguida nella storia, in Banda Musicale Angelo Basilico D'Annunzio. URL consultato il 5
novembre 2019.

^ Marchetti Luigi (PDF), in Regione Abruzzo. URL consultato il 5 novembre 2019.

^ Milazzo, pp. 54-55.


^ Filmato audio Wingert-Jones Publications, Inglesina (The Little English Girl), su YouTube, 27 novembre
2017. URL consultato il 5 novembre 2019.

^ Fulvio Creux, La marcia sinfonica. Un genere attuale o superato?, in Risveglio musicale, n. 5, Lissone,
Mariani, settembre-ottobre 1992, pp. 6-7.

^ Milazzo, pp. 55-56.

Bibliografia

Giorgio Milazzo, La marcia nella musica europea, Sondrio, Animando Edizioni Musicali, 2009. URL
consultato il 16 maggio 2019.

Alessandro Morelli, Per la biografia del Maestro Luigi Marchetti, appunti per la storia delle bande musicali
in Abruzzo, in Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze, Pianella 19 dicembre 2015, Cepagatti, 2015.

Voci correlate

Banda musicale

Festa del santo patrono

Italia meridionale

Marcia (musica)

Marcia funebre

Paso doble

Processione

Collegamenti esterni

marcia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

(EN) Marches, the original band music, in Heritage Encyclopedia of Band Music. URL consultato il 6 luglio
2019.

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