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AVVERTENZA DELL'EDITORE

La presente versione italiana del libro: «G. Stalin. Cenni


biografici» è stata condotta sulla seconda edizione russa
(corretta e completata) della biografia di Stalint compi­
lata dall'Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca (Edizioni
politiche di Stato, 1947).
TALIN (Giugasvili) 5 Giuseppe Vissarionovic

S è nato il 21 dicembre 1879 nella città di Gori,


governatorato di Tiflis. Suo padre Vissarion
Ivano vie, di nazionalità georgiana, originario di un
famiglia di contadini del villaggio di Didi-Lilo, nel
governatorato di Tiflis, fu di mestiere calzolaio e,
in seguito, operaio delle fabbriche di calzature Adel-
khanov a Tiflis. Sua madre Iekaterina Gheorghievna
era figlia di un contadino servo della gleba, Gheladze,
del villaggio di Gambareuli.
Nell’autunno del 1888 Stalin entrò nella scuola
ecclesiastica di Gori. Nel 1894 la terminò e fu
ammesso nel seminario ortodosso di Tiflis.
In Russia in quegli anni, grazie allo sviluppo
del capitalismo industriale e all’estendersi del movi­
mento operaio, incominciava a diffondersi largamente
il marxismo. L’«Unione di lotta per l’emancipazione
della classe operaia», fondata e diretta da Lenin
a Pietroburgo, aveva dato un potente impulso allo
sviluppo del movimento socialdemocratico in tutto il
paese. L’ondata del movimento operaio arrivò fino
alla Transcaucasia, dove già era penetrato il capita­
lismo, e duro era il giogo dell’oppressione naziona-
5
le e coloniale. La Transcaucasia era una colonia
tipica dello zarismo russo, un paese agrario, econo­
micamente arretrato, con forti residui feudali, un
paese popolato da numerose nazionalità che vivevano
frammiste, mescolate l’una con l’altra.
Nell’ultimo quarto del secolo XIX aveva inco­
minciato a svilupparsi rapidamente nella Transcau­
casia il capitalismo, sottoponendo gli operai e i
contadini a uno sfruttamento feroce, aggravando
l’oppressione nazionale e coloniale. Particolarmente
rapido fu lo sviluppo dell'industria mineraria,
dell’estrazione e della lavorazione del petrolio, e
in questa industria le posizioni essenziali erano state
occupate dal capitale straniero. «Il capitalismo russo,
— scrisse Lenin,—trascinava in questo modo il Cau­
caso nella circolazione mondiale delle merci, livella­
va le sue particolarità locali (i resti dell’antico isola­
mento patriarcale), si creava un mercato per le sue
fabbriche. Il paese, poco popolato subito dopo la
riforma,1 o popolato di montanari che si tenevano
appartati dall’economia mondiale e appartati persi­
no dalla storia, si andava trasformando in un paese
di industriali del petrolio, di negozianti di vino, di
produttori di grano e di tabacco...»2 CoH’apparizio-
ne delle ferrovie e delle fabbriche e officine appar­
1 Abolizione della servitù della gleba, 1861. (N . d. T.).
2 V. /. Lenin, «Opere complete», Vol. Ili, p. 464 3* ed.
russa.

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ve nel Caucaso anche una classe operaia. Particolar­
mente rapido fu lo sviluppo idi Bacu, la città del
petrolio, il grande centro industriale e operaio del
Caucaso.
Lo sviluppo del capitalismo industriale era
accompagnato dallo sviluppo del movimento operaio.
Nel decennio 1890— 1900, svolgevano un’attività
rivoluzionaria nella Transcaucasia i marxisti russi
che vi erano stati deportati. Si inizia nella Transcau­
casia la propaganda del marxismo. Il seminario orto­
dosso di Tiflis era allora un focolaio dal quale si
irradiavano fra i giovani ogni sorta di idee liberatrici,
tanto nazionaliste-populiste quanto internazionaliste-
marxiste; vi abbondavano diversi circoli clandestini.
Il regime gesuitico che regnava nel seminario provocò
in Stalin una violenta ribellione, alimentò e stimulò
in lui lo stato d’animo rivoluzionario. A quindici
anni, Stalin diventa un rivoluzionario.
«Entrai nel movimento rivoluzionario all’età
di 15 an n i,— dice Stalin,— quando presi contatto
con gruppi clandestini di marxisti russi che abitavano
allora nella Transcaucasia. Questi gruppi esercita­
rono su di me una forte influenza e mi dettero il
gusto degli scritti marxisti clandestini».1
Nel 1896— 1897, Stalin è alla testa dei circoli
marxisti del seminario. Nell’agosto del 1898 entra
1 G. Stalin, «Intervista con lo scrittore tedesco Emilio
Ludwig*, p. 9 ed. russa, 1938.
a far parte dell’organizzazione di Tiflis del Partito
operaio socialdemocratico di Russia; diviene mem­
bro del gruppo «Messame-dassi», la prima organiz­
zazione socialdemocratica georgiana, che nel pe­
riodo 1893— 1898 ebbe una certa funzione positiva
nella diffusione delle idee del marxismo. Il «Mes­
same-dassi» non era politicamente omogeneo. La
sua maggioranza si atteneva alle posizioni del «mar­
xismo legale» e inclinava verso il nazionalismo
borghese. Stalin, Ketskhoveli, Tsulukidze form a­
vano il nucleo dirigente della minoranza marxista
rivoluzionaria del «Messame-dassi», embrione del­
la futura socialdemocrazia rivoluzionaria della
Georgia.
Stalin lavora con assiduità e tenacia ad elevare
la propria istruzione. Studia il «Capitale» di Marx,
il «Manifesto del Partito Comunista» e le altre opere
di Marx e di Engels; viene a, conoscenza degli scritti
di Lenin contro il populismo, il «marxismo legale» e
1’«economismo». Fin d’allora gli scritti di Lenin
produssero su di lui una profonda impressione. «Bi­
sogna ch’io lo veda a tutti i coisti», disse Stalin dopa
aver letto un libro di Tulin (Lenin), — racconta
nelle sue memorie uno dei compagni che in quel
periodo di tempo conosceva Stalin da vicino.1 Il
1 «Racconti di vecchi operai della Transcaucasia sul gran­
de Stalin; ricordi del compagno P. Kapanadze», p. 26 ed. russa
«La giovane guardia», 1937.
S
u. STALIN ncl 1894.
/ otografia
campo dei problemi teorici che lo interessano è
molto vasto: studia la filosofia, l’economia politica,
la storia, le scienze naturali; legge i classici della
letteratura; Stalin diventa un marxista colto.
In questo periodo Stalin svolge una propaganda
intensa nei circoli operai, prende parte a riunioni
operaie clandestine, redige manifestini, organizza
scioperi. Questa fu la prima scuola pratica d’azio­
ne rivoluzionaria fatta da Stalin tra i proletari
d'avanguardia di Tiflis.
«Ricordo, — diceva Stalin,— l’anno 1898, quan­
do mi fu affidato per la prima volta un circolo di
operai delle officine ferroviarie... Qui, in mezzo a
questi compagni, ricevetti il mio primo battesimo
rivoluzionario.. . I miei primi maestri furono gli
operai di Tiflis» 1.
Gli studi dei circoli operai marxisti a Tiflis
si svolgevano secondo un programma steso da
Stalin.
Nel seminario, dove era stata organizzata una
stretta sorveglianza sui «sospetti», si comincia a
sospettare l’attività rivoluzionaria clandestina di
Stalin. Il 29 maggio 1899 egli viene espulso dal se­
minario per propaganda del marxismo. Per un certo
tempo si guadagna la vita dando lezioni; quindi
(nel dicembre 1899) viene assunto all’Osservatorio
fisico di Tiflis come osservatore calcolatore, e non
1 «Pravda» N. 136, 16 giugno 1926.
9
cessa neanche un momento di svolgere la sua atti­
vità rivoluzionaria.
Già in questo periodo Stalin è uno dei militanti
più energici e più in vista deH’organizzazione so­
cialdemocratica di Tiflis. -«Nel periodo 1898— 1900
sorgeva e si organizzava regolarmente il gruppo so­
cialdemocratico dirigente centrale della organizza­
zione di T iflis... Il gruppo socialdemocratico cen­
trale di Tiflis compì un immenso lavoro di propa­
ganda rivoluzionaria e di organizzazione per crea­
re una organizzazione socialdemocratica illegale
del partito**. Stalin è alla testa di questo gruppo.
L’«Unione di lotta per l’emancipazione della classe
operaia», formata da Lenin, fu il modello seguito
costantemente dai socialdemocratici rivoluzionari di
Tiflis nel loro lavoro- Il movimento operaio di
Tiflis, diretto dalla minoranza rivoluzionaria del
«Messame-dassi» (Stalin, Ketskhoveii, Tsulukidze),
incomincia in questo momento a uscire dalla cerchia
del vecchio lavoro di pura propaganda verso «gli
clementi più in vista» tra gli operai. La vita stessa
mette al primo piano l’agitazione tra le masse con
la diffusione di manifestini sui problemi di attua­
lità, con riunioni improvvisate e manifestazioni po­
litiche contro lo zarismo.

** L. Beria, On the History of the Bolshevik Organizations


in Transcaucasia, p. 20, Moscow, 1939.

10
Questa nuova tattica è accolta con una levata
<li scudi dalla maggioranza opportunista del «Mes­
same-dassi», che tendeva all’«economismo», temeva
i metodi rivoluzionari, era avversa alla lotta politica
«di strada» contro l’autocrazia. Stalin, la minoran­
za rivoluzionaria del «Messame-dassi», conducono
una lotta accanita e intransigente contro gli opportu­
nisti per l’applicazione di una tattica nuova, quella
dell’agitazione politica di massa. Essi trovano un
appoggio entusiastico negli operai d’avanguardia di
Tiflis.
Una funzione eminente nel passaggio dei social-
democratici di Tiflis a nuovi metodi di lavoro ebbe
Vittorio Kurnaiovski, colto marxista, seguace fermo
e prossimo compagno di lotta di Lenin, propugna­
tore delle idee di Lenin nella Transcaucasia. Arri­
vato a Tiflis nell’estate del 1900, Rumatovski anno­
dò relazioni con Stalin e la minoranza rivoluzio­
naria del «Messame-dassi», divenne il più prossimo
amico e compagno di lotta di Stalin.
Quando nel dicembre del 1900 apparve l’«Iskra >
[«La scintilla»] di Lenin, Stalin fece sue, comple­
tamente, le posizioni del giornale. Egli riconobbe
immediatamente in Lenin il creatore di un vero
partito marxista, un capo e un educatore.
«La conoscenza dell’attività rivoluzionaria di
Lenin negli ultimi anni del secolo scorso, e parti­
colarmente dopo il 1901, dopo la fondazione del-
l’,,Iskra‘\ — dice Stalin. — mi aveva convinto che
11
noi avevamo in Lenin un uomo straordinario. Egli
non era allora ai miei occhi un semplice dirigente
del nostro partito, ne era il vero creatore, perchè
egli solo ne capiva la sostanza interna e gli imme­
diati bisogni. Quando lo confrontavo con gli altri
dirigenti del nostro partito, avevo sempre l’impres­
sione che i suoi compagni di lotta,— iPIekhanov,
Martov, Akselrod e gli altri, — fossero inferiori a
Lenin di una intiera testa, che Lenin in loro con­
fronto non fosse soltanto uno dei dirigenti, ma un
capo tipico superiore, un’aquila di monte che non
conosce la paura nella lotta e conduce arditam ente
in avanti il partito sulle vie inesplorate del movi­
mento rivoluzionario russo»1.
Stalin si accese d’una fede senza limiti nel genio
rivoluzionario di Lenin e ne seguì le orme. Egli non
si staccò mai da questo cammino e dopo la morte
di Lenin ne continua l’opera con ardimento e sicu­
rezza.
Nelle condizioni della crisi economica che era
incominciata, sotto l’influenza del movimento ope­
raio in Russia e in seguito all’attività dei socialde­
mocratici, nel 1900— 1901 si sviluppa a Tiflis una
ondata di scioperi economici, che abbracciano una
fabbrica, dopo l’altra. Nell’agosto del 1900 scoppia
uno sciopero grandioso tra gli operai delle officine
e dei depositi ferroviari. Vi partecipa attivam ente
1 G. Stalin, «Lenin», p. 36 ed. italiana, Mosca 1946.
12
Fotografia
M, I. Kalinin, deportato da Pietroburgo nel Cauca­
so. Il 22 aprile del 1901, nel centro di Tiflis viene
organizzata urna manifestazione di Primo Maggio.
Organizzatore e dirigente di questa manifestazione
è Stalin. Essa fu giudicata dalT«Iskra» di Lenin
come un avvenimento di grande importanza sto­
rica per tutto il Caucaso; essa ebbe una influenza
eccezionale su tutto il successivo sviluppo del mo­
vimento operaio del Caucaso.
Così in quegli anni, sotto la direzione della mi­
noranza rivoluzionaria del «Messame-dassi», con
Stalin alla testa, il movimento operaio della Geor­
gia passava dalla propaganda ristretta fatta nei cir­
coli, all’agitazione politica tra le masse. In questo
modo anche nel Caucaso si realizzava la fusione del
socialismo col movimento operaio, come era stata
realizzata brillantemente alcuni anni prima, per
opera della «Unione di lotta» di Pietroburgo, sotto
la direzione di Lenin.
Allarmato dallo sviluppo della lotta rivoluzio­
naria del proletariato della Transcaucasia, il governo
zarista intensifica le repressioni, contando di arre­
stare in tal modo il movimento. Il 21 marzo del 1901
la polizia fa una perquisizione nell’Osservatorio
fisico dove viveva e lavorava Stalin. La perquisi­
zione e il mandato di cattura àeW Okhranca, di cui
egli viene a conoscenza in seguito, obbligano Stalin
a passare alla vita illegale. Da allora fino alla Rivo­
luzione di Febbraio del 1917 egli vive nell'illegalita
la vita intensa, eroica del rivoluzionario professio­
nale della scuola- di Lenin.
I satrapi zaristi erano impotenti davanti allo
sviluppo del movimento rivoluzionario. Dal settem­
bre del 1901, per iniziativa di Stalin e di Ketskho-
veli, incominciò a pubblicarsi il giornale «Brdzola»
[«La lotta»], il primo giornale socialdemocratico
georgiano illegale che applicò in modo coerente le
idee deH’«Iskra» di Lenin. Il giornale «Brdzola» fu,
dopo r«Iskra», il migliore giornale marxista di
Russia.
L'articolo di fondo del primo numero della
«Brdzola» (settembre 1901) sotto il nome «Dalla
redazione» fu scritto da Stallin. Definendo i compiti
del giornale, Stalin scriveva: «Il giornale socialde­
mocratico georgiano deve dare una netta risposta
a tutte le questioni collegate con il movimento
operaio, spiegare i problemi di principio, spiegare
teoricamente la funzione della- classe operaia
nella lotta e illuminare alla luce del socialismo
scientifico ogni fenomeno con cui abbia da fare
l'operaio».1
Stalin indicava nell’articolo di fondo che il gior­
nale deve dirigere il movimento operaio, avvicinar­
si il più possibile alle masse operaie, aver la pos­
sibilità di influenzarle continuamente e di esserne
il centro cosciente e dirigente.
1 G. V. Stalin. «Opere», Vol. I, p. 9 ed. russa.
14
Nel numero seguente della «Brdzola» (novem­
bre-dicembre) fu pubblicato l’importante articolo di
Stalin— «Il partito operaio socialdemocratico di
Russia e i suoi compiti immediati». In questo arti­
colo Stalin sottolineava la necessità di unire il so­
cialismo scientifico con il movimento operaio spon­
taneo, indicava la funzione dirigente della classe
operaia nel movimento democratico di liberazione
e poneva il compito di organizzare un partito poli­
tico indipendente del proletariato.
La diffusione di manifestini nelle varie lingue
della Transcaucasia plurinazionale prese vaste pro­
porzioni. «Dei manifestini molto ben redatti sono
apparsi in lingua- russa, georgiana e arm ena; essi
hanno inondato i quartieri di Tiflis», — così scriveva
r«Iskra» di Lenin sull’attività dei socialdemocratici
di questa città.1 Uno dei più prossimi compagni di
lotta di Stalin, Lado Ketskhoveli, crea a Bacu un
comitato ohe segue l’orientazione deH’«Iskra» di
Lenin e vi organizza una tipografia illegale.
1/11 novembre del 1901 si tiene una conferenza del­
l'organizzazione socialdemocratica di Tiflis- che eleg­
ge un comitato di Tiflis del Partito operaio social-
democratico di Russia. Nell comitato entra Stalin. Ma
egli resta a Tiflis ben poco. Alla fine del novembre
incaricato dal Comitato di Tiflis, Stalin si reca a
Batum, per importanza terzo centro proletario del
1 «Iskra» X. 25, 15 settembre 1902.
15
Caucaso (dopo Bacu e Tiflis), per crearvi un’or­
ganizzazione socialdemocratica.
A Batum, Stalin sviluppa una fervida attività
rivoluzionaria: egli stringe relazioni cogli operai
d’avanguardia, crea dei circoli socialdemocratici,
di molti dirige personalmente il lavoro, organizza
una tipografia illegale, redige manifestini infiam ­
mati, li stampa e li diffonde, dirige la lotta degli
operai delle officine Rothschild e Mantascev, orga­
nizza la propaganda rivoluzionaria nelle campagne.
Stalin crea a Batum un'organizzazione socialdemo­
cratica, fonda il Comitato di Batum del Partito ope­
raio socialdemocratico di Russia, dirige gli scioperi
nelle officine. Il 9 marzo 1902 egli organizzò la fa­
mosa manifestazione politica degli operai di Batum
della quale fu il dirigente e nella quale marciò alla
testa. In questa occasione venne praticam ente rea­
lizzata da Stalin l’unione dello sciopero con la
manifestazione politica.
In questo modo veniva formandosi e si svilup­
pava in questo periodo, in una lotta decisa e intran­
sigente contro l’opportuinismo, l’organizzazione le­
ninista e iskrista della Transcaucasia. Il suo orga­
nizzatore e dirigente più in vista fu Stalin, che gli
operai di Batum, già in quel tempo, chiamavano
l’educatore degli operai. L’organizzazione leninista
e iskrista della Transcaucasia era fondata sui saldi
principi dellintemazionalismo proletario, poiché
riuniva nelle sue file i proletari d’avanguardia di
10
varie nazionalità, — georgiani, armeni, aserbaigiani,
russi. Lenin più tardi, citò più volte ad esempio
l’organizzazione transcaucasiiana del partito, come
modello di internazionalismo proletario.
Lo slancio preso dalla lotta degli operai di Ba-
tum inquietò fortemente il governo. Gli agenti della
polizia ricercavano attivamente i «sobillatori». Il
5 aprile 1902 Stalin fu arrestato. Ma anche nella
prigione (prima in quella di Batum, poi, dal 19 ap­
rile del 1903, in quella di Kutais, nota per il suo
rigore, e quindi di nuovo in quella di Batum), Stalin
non rompe i legami col lavoro rivoluzionario.
All’inizio del marzo del 1903 ha luogo il Primo
congresso delle organizzazioni socialdemocratiche
caucasiane in cui si costituisce l’Unione del Caucaso
del P.O.S.D.R. Stalin, che si trovava in prigione,
viene eletto in sua assenza a far parte del Comitato
deH’Unione del Caucaso del P.O.S.D.R. Mentre è
in prigione viene a conoscere dai compagni ternati
dal II Congresso del partito le gravi divergenze
scoppiate tra bolscevichi e menscevichi. Stalin
prende decisamente le parti di Lenin, dei bolsce­
vichi.
Nell’autunno del 1903 Stalin viene deportato per
tre anni nella Siberia orientale, nel villaggio di No­
vaia Uda, distretto di Balagansk, governatorato di
Irkutsk. Il 27 novembre 1903 Stalin giunge nel luogo
di deportazione. Mentre è in deportazione riceve una
lettera da Lenin.
«Conobbi Lenin per la prima volta nel 1903,—
dice Stalin. Senza vederlo, è vero, ma solo per cor­
rispondenza. Tuttavia questa conoscenza lasciò in
me un’impressione incancellabile, che durante tutto
il tempo del mio lavoro per il partito non mi ab­
bandonò mai. Ero allora deportato in Siberia...
Lo scritto di Lenin erta relativamente breve, ma con­
teneva una critica ardita e audace della pratica del
nostro partito e dava un’esposizione molto chiara e
concisa di tutto il piano di lavoro del nostro partito
per l’avvenire immediato».1
Stalin non rimase molto tempo deportato. Aveva
fretta di recuperare la libertà per poter lavorare
alla realizzazione del piano di Lenin per la crea­
zione di un partito bolscevico. Il 5 gennaio 1904
Stalin evade. Nel febbraio del 1904 è di nuovo nel
Caucaso, prima a Batum e poi a Tiflis.

1 G. Stalin, «Lenin», pp. 35-36 ed. italiana, Mosca 1946.-


i

TALIN rimase in prigione e in deportazione

e 1quasi due anni. Furono anni di una nuova


' ascesa rivoluzionaria nel paese. In questo
periodo ebbe luogo il II Congresso del Partito ope­
raio socialdemocratico di Russia, congresso che con­
solida la vittoria del marxismo sull’«economismo».
Ala al posto dei vecchi opportunisti, degli «eco­
nomisti» battuti dal partito, appaiono dei nuovi
opportunisti, i menscevichi. Dopo il congresso si
accende la lotta accanita di Lenin e dei bolscevichi
contro i menscevichi, contro le loro idee opportu-
niste, contro le loro manovre di scissione e di di­
sorganizzazione. L’inizio della guerra russo-giap­
ponese e la maturazione della rivoluzione inaspri­
scono ancor più questa lotta. Lenin vede una
via d ’uscita dalla crisi del partito nella con­
vocazione del III Congresso. La- lotta per il con­
gresso diventa il compito centrale di tutti i bolsce­
vichi.
Sicuro appoggio di Lenin in questa lotta nel
Caucaso fu Stalin, che si trovava alla testa dei bol-
sceviohi della Transcaucasia. L’attività di Stalin in
questo periodo si svolge sotto l’insegna di una lotta
19
accanita contro il menscevismo. Stalin, membro del
Comitato dell’Unione del Caucaso del P.O.S.D.R.
insieme al compagno Zkhakaia assume la direzione
del lavoro di questo comitato. Egli è infaticabile:
visita regolarmente le varie regioni di Transcauca­
sia (Batum, Ciaturi, Kutais, Tiflis, Bacu, le zone
contadine della Georgia occidentale) ; rafforza le
vecchie organizzazioni del partito e ne crea delle
nuove; prende parte in numerose discussioni alle
aspre battaglie contro i menscevichi e gli altri ne­
mici del marxismo, difendendo con energia le posi­
zioni bolsceviche, denunciando gli intrighi e l’oppor­
tunismo dei menscevichi e dei conciliatori verso di
essi.
Sotto la direzione di Stalin e Giaparidze, nel
dicembre del 1904? venne scatenato uno sciopero
imponente degli operai di Bacu, che durò dal 13 al
31 dicembre, e terminò con la conclusione di un
contratto collettivo con gli industriali del petrolio,
il primo nella storia del movimento operaio della
Russia.
Lo sciopero di Bacu segnò l’inizio dell’ascesa ri-
\oluzionaria nella Transcaucasia.
Esso «dette il segnale dei gloriosi movimenti del
gennaio-febbraio che si svolsero in tutta la Russia»
(Stalin)*.

* L. Be ria, On the History of the Bolshevik Organizations


in Transcaucasia, p. 20, Moscow, 1939.

20
Questo sciopero,— è detto nella «Storia del Par­
tito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S. Breve cor­
so»,— alla vigilia della grande bufera rivoluzionaria
in Russia fu come il lampo che precede la tempesta.
Stalin applica con perseveranza le direttive di
Lenin; sviluppa e difende le idee bolsceviche da­
vanti alle masse; organizza la lotta per il III Con­
gresso del partito. Un contatto stretto e costante era
assicurato tra Lenin e il Comitato dell’Unione del
Caucaso. Negli anni della prima rivoluzione russa,
Stalin fu alla testa di tutta- la lotta politica e ideo­
logica dei bolscevichi caucasiani contro mensce­
vichi, i socialisti-rivoluzionari, i nazionalisti, gli anar­
chici. L’arma più efficace dei bolscevichi in questa
lotta fu la letteratura di partito. Stalin fu l’organiz­
zatore e l’iniziatore di quasi tutte le pubblicazioni
bolsceviche nel Caucaso. Egli dette un impulso sen­
za precedenti, date le condizioni della Russia zari­
sta, all’edizione di giornali, libri, opuscoli e manife­
stini illegali.
Impresa di grande ardimento e modello perfetto
di tecnica illegale bolscevica fu la tipografia clan­
destina di Avlabar, organizzata dalla Unione del
Caucaso del P.OJS.D.R. che funzionò a Tiflis dal
novembre del 1903 all’aprile del 1906. In essa fu­
rono stampati gli scritti di Lenin: «La dittatura
democratica rivoluzionaria del proletariato e dei
contadini», «Ai contadini poveri»; gli opuscoli di
Stalin: «Brevemente sulle divergenze nel partito»,
21
«Due conflitti», ecc., il programma e lo Statuto del
partito, decine di manifestini, una parte conside­
revole dei quali redatti da Stalin. In essa furono
stam patii giornali «Proletarians Brdzola» [«La lotta
del proletariato»] e «Proletarians Brdzolis Purzéli»
[«Il foglio di Lotta del proletariato]. Libri, opuscoli,
giornali e manifestini erano stampati in tre lingue
e in parecchie migliaia di copie.
Una funzione decisiva per la difesa delle posizio­
ni del bolscevismo nel Caucaso, per la propaganda
e lo sviluppo delle idee di Lenin spetta all’organo
dell’Unione del Caucaso del P.O.S.D.R., «Prole­
tarians Brdzola», giornale pubblicato sotto la re­
dazione di Stalin e degno erede della «Brdzola».
La «Proletarians Brdzola», dopo il «'Proletario»,
organo centrale del partito diretto da Lenin, fu il
migliore e il più importante giornale bolscevico. In
quasi tutti i numeri del giornale venivano riprodot­
ti gli articoli di Lenin apparsi nel «Proletario».
Molti tra i principali articoli erano dovuti a Stalin.
In questi articoli Stalin si dimostra un polemista di
talento, uno dei più eminenti pubblicisti e teorici
del partito, un capo politico del proletariato e un
fedele seguace di Lenin. Nei suoi articoli ed opu­
scoli, egli tratta numerose questioni teoriche e poli­
tiche. Egli svela con sicurezza la falsità ideologica
delle correnti e frazioni ostili al bolscevismo, il loro
opportunismo e il loro tradimento. I colpi ch’egli
assestava colpivano in pieno i nemici. Lenin par­
22
lava con ammirazione della «Proletariatis Brdzola»,
della sua fermezza marxista, delle sue eccellenti
qualità letterarie.
Stalin, il più fedele e più coerente discepolo e
collaboratore di Lenin, ebbe nel Caucaso una fun­
zione di prim ’ordine nella sconfitta ideologica del
menscevismo e nella difesa dei principi ideologici,
tattici e di organizzazione del partito marxista. Gli
scritti di Stalin di questo periodo sono un modello
di difesa conseguente delle posizioni del leninismo;
essi si distinguono per la loro profondità teorica e
per la loro intransigenza verso l’opportunismo.
Nel suo magnifico opuscolo «Brevemente sulle
divergenze nel partito», in due «Lettere da Kutais»
e nel suo articolo «Risposta al „Sozial-demokrat“ »
Stalin prese risolutamente la difesa dei principi ideo­
logici del partito marxista.
Nelle «Lettere da Kutais» (settembre-ottobre
1904) Stalin sottopone a una critica acerba gli arti­
coli di Plekhanov nella nuova «Iskra» diretti contro
l’opera di Lenin «Ohe fare?». Sostenendo coerente­
mente la tesi di Lenin sul problema della spontanei­
tà e della coscienza nel movimento operaio il com­
pagno Stalin scrive:
«La conclusione (deduzione pratica), che ne de­
riva, è la seguente: eleviamo il proletariato alla co­
scienza dei veri interessi di classe, alla coscienza del­
l’ideale socialista, ma non scambiando questo ideale
per delle piccolezze o adattandolo al movimento
23
spontaneo. Lenin stabilì una base teorica su cui
viene appunto fondata questa deduzione pratica.
Basterebbe solamente accettare questa premessa
teorica e nessun opportunismo non ti potrà acco­
stare da vicino. In ciò consiste il significato dell’idea
leninista. Io la chiamo leninista perchè nessuno
nella letteratura russa non l’ha espressa con tale
chiarezza come Lenin».1
L’opuscolo «Brevemente sulle divergenze nel
partito» (scritto all’inizio del 1905, apparve in edi­
zione illegale nel maggio del 1905), appartiene alle
opere più notevoli del pensiero bolscevico. Esso si
colloca accanto alla storica opera di Lenin «Che
fare?», difende risolutamente e sviluppa le idee
geniali leniniste.
Sviluppando le idee di V. I. Lenin? il compagno
Stalin dimostra che la coscienza socialista ha una
grande importanza per il movimento operaio. Nello
stesso tempo Stalin previene contro una esagera­
zione unilaterale della funzione delle idee, contro
l’oblio delle condizioni dello sviluppo economico,
della funzione del movimento operaio. Si può forse
dire,— dice Stalin, — che il socialismo è tutto e il
movimento operaio è niente? «Certo che noi Così
dicono solamente gli idealisti. Una volta, fra molto
tempo, lo sviluppo economico condurrà inevitabil-

1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 58 ed. russa.

24
mente la classe operaia alla rivoluzione sociale e,
quindi, la obbligherà a rompere ogni legame con
l’ideologia borghese. Gli è solo che questo cammino
sarà molto lungo e penoso».1
Sviluppando nell’opuscolo «Brevemente sulle di­
vergenze nel partito» la sua profonda e vasta argo­
mentazione sul problema dei rapporti fra il movi­
mento operaio spontaneo e la coscienza socialista,
il compagno Stalin riassume nel modo seguente le
vedute dell’ala leninista della socialdemocrazia a
questo proposito:
«Che cosa è il socialismo scientifico senza il m ovi­
m ento operaio? È una bussola che se viene lasciata
senza uso può assolutamente arruginirsi e allora
bisognerebbe gettarla via.
Che cosa è il movimento operaio senza il socia­
lism o? È una nave senza bussola che anche così
approderà a un’altra riva, ma, se avesse una bussola,
raggiungerebbe la riva molto più presto e urterebbe
contro minori pericoli.
Unite le due cose insieme, e voi ne riceverete
una magnifica nave che si dirigerà direttamente
all’altra riva e raggiungerà la banchina incolume.
Fondete il movimento operaio col socialismo e
voi riceverete il movimento socialdemocratico, che
pervia diretta si spingerà verso la ,, terra promessa**».2
1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 105 ed. russa^
2 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, pp. 102-103 ed. russa.
25
Tutta- la storia della lotta di classe operaia in
Russia ha confermato brillantemente questa im por­
tante deduzione teorica del compagno Stalin. In
questo opuscolo Stalin sottopone a una critica de­
molitrice la teoria opportunista della spontaneità e
dà un fondamento teorico alla funzione e alla im­
portanza che hanno per la classe operaia il partito
rivoluzionario e la teoria rivoluzionaria.
«Il movimento operaio, —scriveva Stalin, — deve
fondersi col socialismo, l’attività pratica e il pen­
siero teorico devono fondersi assieme e grazie a ciò
dare al movimento operaio spontaneo un senso e
ima fisionomia socialdemocratica.. . Il nostro com­
pito, il compito della socialdemocrazia consiste nel
distornare il movimento operaio sipontaneo dalla
via trade-unionista e di incanalarlo sulla via social-
democratica. Il nostro compito consiste nel portare
la -coscienza socialista* in questo movimento e rag­
gruppare le forze d’avanguardia della classe ope­
raia in un partito centralizzato. Il nostro compito
è quello, di essere sempre alla testa del movimento
e di combattere instancabilmente contro tutti co­
loro, — nemici o ,,amici‘\ — che intralceranno la ese­
cuzione di questi compiti».1
L’intervento di Stalin ebbe l’ntiera approvazio*
ne di Lenin. Giudicando l’articolo di Stalin: «Ri­
* che hanno elaborato Marx ed Engels.
1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, pp. 105-106 ed. russa.
26
sposta al ,,Sozial-demokrat“» apparso nella «Prole­
tariatis Brdzola», nell’agasto del 1905, Lenin, nel
N. 22 del «Proletario», organo centrale del partito,
notò «la eccellente impostazione della questione
del famoso ,,apporto della coscienza dal di
fuori44».
In una serie di articoli Stalin dette la giustifi­
cazione teorica della linea sostenuta da Lenin al
II Congresso e dopo di esso. Nell’articolo «La classe
dei proletari e il partito dei proletari» (pubblicato
il 1 gennaio del 1905 nel N. 8 della «Proletariatis
Brdzola»), consacrato al paragrafo primo dello Sta­
tuto del partito, egli difese i principi d’organizzazione
del partito, attenendosi interamente alla dottrina di
Lenin sul partito, sviluppando e dimostrando la
giustezza delle idee di Lenin. Questo articolo difen­
de le idee del bolscevismo sull’organizzazione,
esposte da Lenin nel suo celebre libro:«Un passo
avanti, due passi indietro».
«Fino ad oggi,— scrive Stalin, — il nostro par­
tito assomigliava a una famiglia patriarcale ospitale,
pronta ad accogliere tutti i simpatizzanti. Ma dopo
che il nostro partito è diventato un'organizzazione
centralizzata, esso si è spogliato del suo aspetto pa­
triarcale ed è diventato simile in tutto a una fortez­
za, le cui porte non si apriranno che a coloro i quali
ne sono degni. E ciò ha per noi una grande im­
portanza. Mentre l’autocrazia si sforza di perver­
tire la coscienza di classe del proletariato per mezzo
27
del „trade-unionismo“, del nazionalismo, del cleri­
calismo, ecc., — mentre d ’altra- parte gli intellettuali
liberali si ostinano a voler uccidere l’indipendenza
politica del proletariato e a metterlo sotto la
loro tutela, dobbiamo essere vigilanti al massimo
e non dimenticare clhe il nostro partito è una
fortezza le cui porte si aprono soltanto ai più
provati».1
L’articolo intitolato «Come la socialdemocrazia
considera la questione nazionale?» (pubblicato nella
«Proletariatis Brdzola» N. 7, 1° settembre 1904) è
un commento magnifico del programma nazionale
del P.OJS.D.R. In questo articolo Stalin dà una giu­
stificazione teorica e spiega la teoria e il program ­
ma del partito nella questione nazionale; sottopone
a una critica demolitrice il principio opportunista
della delimitazione nazionale del proletariato; di­
fende in modo conseguente il tipo internazionalista
di costruzione delle organizzazioni proletarie di
classe. In questo articolo Stalin si presenta come un
grande teorico della questione nazionale, assoluta-
mente padrone del metodo dialettico marxista. L’ar­
ticolo contiene in germe le idee che Stalin sviluppe­
rà più tardi nella sua opera «Il marxismo e la
questione nazionale».
Sin dai primi passi della rivoluzione russa Stalin
difende risolutamente ed applica la strategia
1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 67 ed. russa.
28
e la tattica di Lenin nella rivoluzione, l’idea
leninista della egemonia del proletariato nella ri­
voluzione.
Volendo alludere ai liberali che tendevano non
alla rivoluzione ma a conciliarsi con lo zar, Stalin
fin dalla vigilia del 9 gennaio 1905 diceva: «Sì si­
gnori, sono vani i vostri sforzi! La rivoluzione russa
è inevitabile. Essa è altrettanto inevitabile come è
inevitabile il sorgere del sole! Potete voi fermare
il sole quando sorge? La forza principale di questa
rivoluzione è il proletariato urbano e rurale e il suo
portabandiera è il partito socialdemocratico operaio,
e non voi signori liberali!».1
Non meno risolutamente Stalin sostiene l’idea
leninista dell’insurrezione arm ata come mezzo per
abbattere l’autocrazia e conquistare la repubblica.
Nei suoi lavori del 1905— 1907 si dà una profonda
giustificazione dell’idea dell’insurrezione armata.
«La salvezza del popolo risiede nell’insurrezione ar­
mata del popolo stesso», — dice il compagno Stalin.
Egli, come pure Lenin? attribuiva un’enorme im­
portanza alla preparazione tecnica dell’insurrezione,
all’organizzazione delle squadre di combattimento,
alla ricerca delle armi, ecc. «Appunto la direzione
tecnica e la preparazione organizzativa dell’insurre­
zione in tutta la Russia, — indicava Stalin, — costi­

1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 78 ed. russa.


29
tuiscono quel nuovo compito, che la vita ha posto
dinanzi al proletariato».1 Stalin dirigeva quotidia­
namente l’attività delle organizzazioni bolsceviche
della Transcaucasia per preparare l’insurrezione
armata.
Stalin giustifica e sviluppa l’idea di Lenin sul
governo provvisorio rivoluzionario. La creazione di
un governo provvisorio rivoluzionario, — indica egli,
— deve costituire il logico risultato dell’insurrezione
arm ata vittoriosa del popolo. In quella misura in
cui il proletariato e i contadini vinceranno nell’in­
surrezione, anche il governo (provvisorio rivoluzio­
nario dovrà essere interprete delle loro aspirazioni
e dei loro interessi. Questo governo deve essere la
dittatura rivoluzionaria del proletariato e dei con­
tadini. Solo la dittatura di queste classi rivoluzio­
narie sarà capace di frenare e schiacciare le oscure
forze della reazione, di arm are il popolo, di realiz­
zare il programma minimo del P.O.S.D.R., di con­
solidare la vittoria della rivoluzione e di condurla
fino in fondo.
«Se capo della rivoluzione, — dice Stalin, — è il
proletariato d’avanguardia e se esso dovrà parteci­
pare attivamente alla organizzazione dell’insurrezio­
ne, è chiaro di per se stesso, che noi non possiamo
lavandocene le mani, astenerci dal governo rivolu­
zionario provvisorio, e noi dovremo insieme ai con-
1 G. \ . Stalin, «Opere», Vol. I, p. 133 ed. russa.
30
tadini conquistare il potere politico e partecipar al
governo provvisorio*: il capo della strada rivolu­
zionaria deve essere anche il capo nel governo della
rivoluzione».1
Lottando con i numerosi nemici del partito bol­
scevico e della classe operaia, Stalin sostiene e svi­
luppa conseguentemente la teoria leninista della
rivoluzione, il piano tattico di Lenin. Il grandissimo
merito di questo piano consisteva nel fatto che esso
rifletteva molto giustamente la realtà russa, solle­
vava nella lotta vaste masse del popolo, infondeva
loro la fiducia nella vittoria e faceva progredire la
rivoluzione.
Il Comitato dell’Unione del Caucaso faceva una
propaganda incessante delle decisioni del III Con­
gresso del partito, chiamava gli operai e i contadini
all insurrezione armata. I manifesti redatti da Stalin
nel 1905 sono un modello di propaganda delle idee
del bolscevismo tra le masse. Negli articoli «L’in­
surrezione arm ata e la nostra tattica», «Il governo
provvisorio rivoluzionario e la socialdemocrazia»,
«La reazione si rafforza» ed altri, Stalin sottomette
a una critica demolitrice i capi menscevichi; difende
e sostiene con coerenza la necessità dell’insurre­
zione armata.
* Qui noi ci riferiam o al punto di vista di principio,
in questo problema.
1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I; pp. 258-259 ed. russa.
31
Lo sciopero generale dell’ottobrie 1905, mostran­
do la forza, la potenza del movimento proletario,
obbligò lo zar, invaso da un terrore mortale, a lan­
ciare il manifesto del 17 ottobre. Questo manifesto,
che prometteva al popolo tutte le libertà, non era
che una mistificazione delle masse popolari, uno
strattegemma dello zar, una sorte di tregua della
quale lo zar aveva bisogno nell’intento di addor­
mentare i creduli, guadagnar tempo e raccogliere le
forze per colpire in seguito la rivoluzione. I bolsce-
vichi spiegavano alle masse che il manifesto del
17 ottobre non era che una insidia. Il «manifesto del­
l’ottobre» trovò Stalin a Tiflis nel più vivo della
lotta per il piano tattico di Lenin, per le parole d ’or­
dine bolsceviche della rivoluzione. Il giorno stesso
egli diceva in un comizio operaio:
«Ohe cosa ci è necessario per vincere effettiva­
mente? Tre cose: prima cosa: armarci; seconda
cosa: armarci; terza cosa: ancora e ancora una volla
armarci».1
Difendendo l’idea della necessità, per il trionfo
della rivoluzione, di una insurrezione arm ata di
tutto il popolo, in un manifestino da lui redatto,
«Cittadini», lanciato nell’ottobre del 1905 dal Co­
mitato di Tiflis dell’Unione del Caucaso del
P.O.S.D.R., Stalin diceva quanto segue:
1 «Storia del Partido comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.
Breve corso», p. 93 ed. italiana, Mosca 1943.
32
«Lo sciopero generale politico che è attualmente
in corso, sciopero senza precedenti per la sua gran­
diosità non solo nella storia della Russia, ma in
quella del mondo intiero, può forse finire oggi sen­
za essere sboccato in una insurrezione generale di
tutto il popolo; ma ciò unicamente per scuotere di
nuovo domani, con maggior forza, tutto il paese e
mettere capo a quella grandiosa insurrezione arm ata
che deciderà la lotta secolare del popolo russo con­
ilo l’autocrazia zarista e schiaccerà la testa a questo
mostro ignobile... L’insurrezione arm ata di tutto il
popolo, ecco il grande compito che si pone attual­
mente al proletariato della Russia e che esige im­
periosamente una soluzione».1
In questo periodo Stalin svolgeva un’intensa
azione rivoluzionaria nella Transcaucasia. Sotto la
sua direzione la IV Conferenza bolscevica dell’U­
nione del Caucaso del P.O.S.D.R. (novembre 1905)
decise di intensificare la lotta per la preparazione
e l’effettuazione dell’insurrezione armata, per il
boicottaggio della Duma zarista, per lo sviluppo e la
consolidazione delle organizzazioni rivoluzionarie
degli operai e dei contadini, dei Soviet dei deputati
operai, — dei comitati di sciopero, dei comitati rivolu­
zionari dei contadini. Stalin denunciava e flagellava
i menscevichi come nemici della rivoluzione e del­
l’insurrezione armata. Egli preparava senza sosia
1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 186 ed. russa.
3— 1077 33
gli operai ad affrontare il combattimento decisivo
contro l’autocrazia. La fiamma deli’incendio rivo­
luzionario si era estesa a tutta la Transcaucasia. Fin
dal III Congresso del partito, in una risoluzione
presentata da Lenin «A proposito degli avvenimenti
del Caucaso», veniva segnalata in modo particolare
l’attività svolta dalle organizzazioni bolsceviche della
Transcaucasia, indicate, come le «più combattive
del nostro partito», e si chiamava tutto il partito ad
aiutarle con ogni mezzo.
Nel dicembre del 1905 Stalin si recò, come
delegato dei bolscevichi della Transcaucasia, alla
I Conferenza bolscevica della Russia, tenutasi a Tam-
merfors (Finlandia). In questa conferenza Lenin
e Stalin si incontrarono per la prim a volta. Il com­
pagno Stalin fu nominato membro della Commissione
politica incaricata di redigere le risoluzioni della
conferenza ed egli vi lavorò insieme a Lenin come
uno dei maggiori dirigenti del partito.
Dopo la sconfitta dell’insurrezione di dicembre
incominciò la svolta che portò alla ritirata graduale
della rivoluzione. Il partito si prepara al IV Congresso
del P.O.S.D.R. La lotta tra bolscevichi e menscevichi
si riaccende. Entrano in scena gli anarco-sindacalisti,
particolarmente rumorosi a Tiflis. Sta'lin è al centro
della lotta contro tutte le correnti antiproletarie nella
Transcaucasia.
Egli partecipa attivamente al IV Congresso del
P. O. S. D. R. (Stoccolma, aprile 1906) a cui egli a>
34
fianco di Lenin difende contro i menscevichi la li­
nea bolscevica della rivoluzione. Rispondendo ai
menscevichi, Stalin pone la questione in modo
deciso:
«O l’egemonia del proletariato, o l’egemonia della
borghesia democratica, — ecco come si pone la que­
stione nel partito, ecco su che cosa vertono i nostri
dissensi».1
Poco dopo il congresso, Stalin scrive un opuscolo
intitolato: «Il momento attuale e il Congresso di
unificazione del Partilo operaio». L’opuscolo analizza
gli insegnamenti deH’insurrezione arm ata di dicem­
bre, dà una giustificazione teorica' della linea bol­
scevica nella rivoluzione e fa il bilancio dei lavori
del IV Congresso del P.O.S.D.R.
Dopo il congresso, Stalin è di nuovo nella Tran­
scaucasia, dove conduce una lotta intransigente
contro il menscevismo e le altre tendenze antipro­
letarie. Egli dirige i giornali bolscevichi legali, pub­
blicati a Tiflis in lingua georgiana: «Akhali Tskho-
vreba» [«La vita nuova»], «Akihali Droieba» [«Tem­
pi nuovi»], «Tsveni tskhovreba» [«La nostra vita»],
«Dro» [«Il tempo»].
A questo periodo risale la serie dei magnifici
articoli di Stalin: «Anarchia o socialismo», scrit­
ti in relazione con la recrudescenza di attività

1 G. V. Stalin, «Opere», Vol. I, p. 240 ed. russa.


3* 35
degli anarchici seguaci di Kropotkin nella T ran­
scaucasia.
Nel momento di riflusso dell’ondata rivoluzionaria
e della reazione che ne seguì, la difesa dei principi
teorici del bolscevismo si poneva all’ordine del giorno
come un compito immediato del partito. Nel 1909
Lenin pubblicava la sua opera geniale: «Materialismo
e empiriocriticismo», in cui egli smascherava a fondo
coloro che degeneravano la teoria del marxismo e
sosteneva i principi teorici del partito bolscevico.
Anche Stalin prende la difesa delle basi teoriche
del marxismo. Nei suoi articoli egli difende e sviluppa
i principi teorici del partito marxista: il materialismo
dialettico e il materialismo storico. Questi articoli di
Stalin apparvero nel 1906— 1907 nei giornali geor­
giani bolscevichi. Essi spiegano, in forma accessibile
e semplice, che cosa sono il materialismo e la dialetti­
ca, che cosa è il materialismo storico. Essi pongono e
risolvono con eccezionale profondità le questioni
fondamentali della teoria marxista^leninista: il carat­
tere inevitabile e inesorabile della rivoluzione so­
cialista e della dittatura del proletariato; la necessità
di un partito proletario combattivo, partito di tipo
nuovoy distinto dai vecchi partiti riformisti della
II Internazionale. Essi espongono i principi della
strategia e della tattica del partito. Questi articoli di
Stalin fanno parte del tesoro ideologico del nostro
partito, sono un serio contributo alla teoria marxista-
leninista. Essi sono un modello di esposizione chiara
36
e profonda del problema della teoria marxista-le­
ninista, considerati in legame indissolubile con i
compiti immediati della lotta rivoluzionaria di classe
del proletariato.
Nell’aprile-maggio del 1907 si tenne il V Congres­
so (di Londra) del P.O.S.D.R., che consolidò la
vittoria dei bolscevichi sui menscevichi. Stalin par­
tecipò attivamente al congresso. Al suo ritorno, dopo
il congresso, pubblicò un articolo sui suoi lavori
intitolato: «Il Congresso del partito operaio social-
democratico di Russia a Londra (Note di un delega­
to)». In esso caratterizza le decisioni e i risultati
del congresso, difende le posizioni ideologiche e
tattiche del bolscevismo, denuncia la linea borghese
liberale dei menscevichi nella rivoluzione e le loro
tendenze liquidatrici nei riguardi del partito, e mostra
la natura di clais.se del menscevismo, qualificandolo
come corrente politica piccolo-borghese.


A PRIMA rivoluzione russa terminò con una
sconfitta. Tra la fine della prima e l’inizio
della seconda rivoluzione passarono diecianni,
durante i quali i bolsceviche eroici e pieni di abnega­
zione, costanti e infaticabili, organizzarono le masse,
le educarono nello spirito rivoluzionario, orienta­
rono la loro lotta, prepararono la futura vittoria
della rivoluzione.
Per Lenin e Stalin furono dieci anni di lotta in­
transigente per conservare e rafforzare il partito ri­
voluzionario illegale, per applicare la linea bolscevica
nella nuova situazione; anni d’azione intensa per
organizzare e educare le masse operaie, anni di
lotta particolarmente tenace contro la polizia zarista.
Lo zarismo sentiva che in Stalin aveva a che fare con
un rivoluzionario di gran valore e faceva di tutto
per toglierli la possibilità di svolgere un’azione ri­
voluzionaria. Arresti, condanne al carcere e alla
deportazione si succedettero. Dal 1902 al 1913 Stalin
venne arrestato sette volte, sei volte venne deportato
e cinque volte evase. Gli sgherri dello zar non face­
vano a tempo a condurlo a un nuovo luogo di de­
portazione, che già egli era di nuovo fuggito, e libero
38
si dedicava a temprare l'energia rivoluzionaria
delle masse. Soltanto dal suo ultimo luogo di deporta­
zione Turukhansk Stalin fu liberato dalla Rivolu­
zione di Febbraio del 1917.
Dal luglio del 1907 incomincia il periodo di
Bacu dell’attività rivoluzionaria di Stalin. Tornato
dal V Congresso (di Londra) del P.O.S.D.R., egli
lascia Tiflis e per ordine del partito si stabilisce a
Bacu, la più importante zona industriale della
Transcaucasia e uno dei centri più importanti del
movimento operaio in Russia. Ivi egli svolge un
lavoro febbrile allo scopo di cementare l’organiz­
zazione di Bacu attorno alle parole d’ordine di Lenin
e di conquistare le masse operaie al bolscevismo.
Slalin organizza la lotta per strappare ai men­
scevichi i quartieri operai di Bacu (Balakhani, Bibi-
Eibat, Città nera, Città bianca), dirige i giornali bol-
scevichi illegali e legali («Il proletario di Bacu»,
«La sirena», «L’operaio di Bacu»). Stalin dirige la
campagna per le elezioni alla III Duma di Stato.
11 «Mandato ai deputati socialdemocratici della
II Duma di Stato», scritto da Stalin, viene adottato
il 22 settembre alla riunione dei fiduciari della
curia operaia a Bacu. Stalin orienta la lotta degli
operai di Bacu. Il modo con cui egli diresse la gran­
de campagna in occasione della conferenza fra gli
operai e gli industriali del petrolio per la conclu­
sione di un contratto collettivo fu un esempio bril­
lante di applicazione della duttile linea leninista di
39
combinare il lavoro illegale con l’azione legale,
nelle condizioni di reazione. Applicando abilmente
la tattica leninista della mobilitazione delle masse
operaie per la lotta politica contro la m onarchia za­
rista, Stalin assicurò la vittoria dei bolscevichi in
questa campagna. Nelle tenebre sinistre della rea­
zione di Stolypin, Bacu proletaria offriva uno spet­
tacolo insolito: la lotta del proletariato si sviluppa:
in tutta la Ru&sia echeggia la voce dei giornali
bolscevichi legali creati da Stalin. «Gli ultimi Mo-
hicani dello sciopero politico di massa»1: — così
Lenin definisce la lotta eroica degli operai di Bacii
nel 1908.
Stalin raggruppa attorno a sè un saldo nucleo
di bolscevichi leninisti provati: Fioletov, Saratovez
(Efimov), Vazek, Bokov, Malighin, Orgionikidze-
Giaparidze, Sciaumian, Spandarian, Khanlar, Me-
medov, Asisbekov, Kiasi-Mamed ed altri. Finalmente
egli assicura la vittoria completa del bolscevi­
smo nelle file dell’organizzazione di Bacu. Bacu di­
venta una cittadella del bolscevismo. Sotto la dire­
zione di Stalin, il proletariato di Bacu conduce una
lotta eroica, nelle prime file del movimento rivolu­
zionario di tutta la Russia.
Il periodo di Bacu ebbe un posto im portantis­
simo nella vita e nell’attività di Stalin. Ecco quello
che Stalin stesso dice a proposito di esso:
1 V ./. Lenin. «Opere com pletes Vol. XV. p. 33 3* ed. russa.
40
«Due anni di lavoro rivoluzionario Ira gli ope­
rai dell’ind'ustria del petrolio mi temprarono, fecero
di me un combattente nella pratica, uno dei diri­
genti nell’azione. In contatto da un lato con degli
operai d’avanguardia di Bacu, con Vazek, Sarato-
vez ecc.; impegnato dall’altro lato nella bufera dei
conflitti più acuti tra operai e industriali del pe­
trolio, appresi per la prima volta che cosa volesse
dire dirigere le grandi masse operaie. Ivi, a Bacu,
ricevetti così un secondo battesimo di fuoco rivo­
luzionario».1
Il 25 marzo 1908 Stalin viene arrestato e dopo
circa otto mesi di carcere è deportato per due anni
nel governatorato di Vologda, a Solvicegodsk. Ma
il 24 giugno del 1909 evade e tom a a Bacu per
riprendervi l’azione illegale. Egli sostiene senza ri­
serve le posizioni di Lenin, e combatte risolutamente
i liquidatori e gli otzovisti. La stampa centrale del
partito pubblica le storiche «Lettere dal Caucaso»
di Stalin, nel giornale «Il proletario di Bacu»
gli articoli: «La crisi nel partito e i nostri com­
piti», «Dal partito» ed altri in cui Stalin sottopone
a una critica audace lo stato delle organizzazioni
del partito e lancia un piano per sormontare la
crisi nel partito. Queste opere di Stalin contengono
una critica schiacciante dei liquidatori. Servendosi
dell’esempio dei menscevichi di Tiflis, queste let-
1 «Pravda»- N. 136, 16 giugno 1926.
41
tere denunciano il tradimento dei liquidatori sulle
questioni di programma e di tattica. Esse condan­
nano recisamente il tradimento degli ausiliari del
trotskismo e formulano i compiti immediali che
saranno accettati più tardi dalla Conferenza di
Praga del partito: convocazione di una- conferen­
za generale del partito, pubblicazione di un gior­
nale legale del partito e creazione di <un centro del
lavoro illegale del partito in Russia.
Il 23 marzo 1910 Stalin viene nuovamente ar­
restato a Bacu. Dopo sei mesi di prigione è ricon­
dotto al precedente luogo di deportazione, Solvice-
godsk. Dalla deportazione Stalin si mette in con­
tatto con Lenin, gli scrive alla fine del 1910 una
lettera nella quale dà il suo appoggio completo alla-
tattica di Lenin per la creazione di un blocco di
partito che raggruppi i partigiani della conserva­
zione e della consolidazione del partito proletario
illegale, sferza la «putrida mancanza di principi»
di Trotski e presenta un piano per organizzare il
lavoro del partito in Russia.
Dalla- seconda metà del 1911 s’inizia il periodo
dell’attività rivoluzionaria- del compagno Stalin a
Pietroburgo. Il 6 settembre 1911 il compagno Stalin
parte illegalmente da Vologda per Pietroburgo. A
Pietroburgo il compagno Stalin stabilisce i legami
coll’organizzazione del partito di Pietroburgo;
orienta ed organizza la lotta contro i liquidatori,
menscevichi e trotskisti, rinsalda e rafforza le
42
organizzazioni bolsceviche di Pietroburgo. Il
0 settembre 1911 il compagno Stalin venne arrestato
in questa città e deportato nel governatorato di Vo­
logda, donde riuscì a evadere nel febbraio 1912.
Nel gennaio 1912 si verificò un avvenimento di
grande importanza nella vita del partito. La Con­
ferenza del P.O.S.D.R. a Praga cacciò dal partito
1 menscevichi e fondò un partito di tipo nuovo, il
partito leninista, il partito bolscevico.
I bolscevichi avevano preparato la fondazione
di questo partito, di un partito di tipo nuovo, fin
dal tempo della vecchia «Iskra». L’avevano pre­
parata con costanza, con tenacia, nonostante tutte le
difficoltà. Tutta la storia della lotta contro gli «eco­
nomisti», i menscevichi, i trotskisti, gli otzovisti, gli
idealisti di tutte le tinte, compresi gli empiriocritici,
era stata la storia della preparazione precisamente
d'un siffatto partito. In questo lavoro di preparazio­
ne, avevano avuto una funzione essenziale, decisiva,
gli scritti di Lenin: «Che fare?», «Un passo avanti,
due passi indietro», «Due tattiche della socialdemo­
crazia nella rivoluzione democratica», «Materialismo
-e empiriocriticismo». Stalin era stato il fedele
compagno d'arm i di Lenin in questa lotta contro
numerosi nem ici , era stato il suo appoggio sicuro
nella lotta per la fondazione di un partito marxista
rivoluzionario, di un partito bolscevico.

A CONFERENZA di Praga aveva previsto
nelle sue risoluzioni l’inevitabilità di una ri-
presa rivoluzionaria in un futuro non lontano
e aveva preso tutte le misure affinchè il partito vi
fosse pienamente preparato. Essa aveva eletto un
Comitato centrale bolscevico, costituito un centro
pratico per dirigere l’azione rivoluzionaria in Rus­
sia (Ufficio russo del Comitato centrale) e deciso
la pubblicazione della «Pravda». Stalin, che già dal
1910 era fiduciario del Comitato centrale del partito
(«agente del C.C.») era stato in sua assenza eletto
dalla conferenza membro del Comitato centrale del
partito. Su proposta di Lenin, egli era stato desi­
gnato alla direzione dell’Ufficio russo del Comitato
centrale. Ma Stalin era deportato, bisognava orga­
nizzare la sua evasione. Per incarico di Lenin, Ser­
gio Orgionikidze si recò a Vologda, da Stalin, per
informarlo delle decisioni della Conferenza di Pra­
ga. E il 29 febbraio 1912 Stalin evade ancora una
volta. Durante il suo breve periodo di «libertà»,
egli svolge un’azione energica: su mandato del Co­
mitato centrale, visita le principali regioni della
Russia prepara il Primo Maggio, redige il famoso
44
manifestino del Comitato centrale per il Prim o Mag­
gio, dirige a Pietroburgo il settimanale bolscevico
«Svesda» [«La stella»] durante gli scioperi della
Lena.
Arma potente nelle mani del partito bolscevico
per rafforzare le proprie organizzazioni e conqui­
stare influenza tra le masse fu la «Pravda», quoti­
diano bolscevico di massa, che si pubblicava a Pietro­
burgo. Esso fu fondato secondo le indicazioni di
Lenin, per iniziativa di Stalin. Sotto la direzione di
Stalin fu preparato il primo numero della «Prav­
da» e fu precisato l’orientamento del giornale.
La nascita della «Pravda» coincise con una
nuova ascesa del movimento rivoluzionario. II
22 aprile (5 maggio nuovo stile) 1912, apparve il
primo numero della «Pravda». Per gli operai fu
una vera festa. Per commemorare la data di pubbli­
cazione della «Pravda» fu deciso di considerare il
5 maggio giorno di festa della stampa operaia.
«Con la „Pravda“ del 1912 venne posta la pri­
ma pietra per la vittoria del bolscevismo nel 1917»,
— scrisse il compagno Stalin nel decimo anniver­
sario della «Pravda».1
Il 22 aprile 1912, Stalin fu arrestato a Pietrobur­
go, nella via, e dopo vari mesi di prigione venne
deportato, questa volta più lontano, nel territorio
di Narim, per tre anni. Ma il 1° settembre 1912 egli
1 «Pravda > N. 98, 5 maggio 1922.
45
evade nuovamente e torna a Pietroburgo. Qui egli
redige il giornale bolscevico «Pravda», e dirige l’atti­
vità dei bolscevichi durante la campagna elettorale
per la IV Duma di Stato. Ricercato e perseguitato
dalla polizia, e nonostante il grande rischio, prende
la parola in vari brevi comizi nelle officine. Le or­
ganizzazioni operaie e gli operai stessi vegliavano alla
sua sicurezza e lo proteggevano contro la polizia.
In questa campagna ohe terminò con la vittoria
del partito, ebbe una grandissima, importanza il
«Mandato degli operai di Pietroburgo al loro deputa­
to operaio», redatto da Stalin e che Lenin apprezzò
altamente. Inviando questo «Mandato» in tipo­
grafia per farlo stampare Lenin scriveva: «R e s t i -
t ui r m e l o senza fallo!! Non sporcarlo. È e s t r e ­
m a m e n t e i m p o r t a n t e che questo documen­
to sia conservato». E in una lettera alla redazione
della «Pravda» scriveva: «Inserite assolutamente be­
ne in vista e in grossi caratteri questo mandato al
deputato di Pietroburgo».1 Il «Mandato» di Stalin
ricordava agli operai i compiti del 1905 rimasti
inadempiuti, e li chiamava alla lotta rivoluziona­
ria, alla lotta su due fronti, tanto contro il governo
zarista quanto contro la borghesia liberale in cer­
ca di un accordo con lo zarismo. Dopo le elezioni,
Stalin diresse la frazione bolscevica del gruppo ;so-
1 V. /. Lenin, «Opere complete», Vol. XXIX, p. 78
3 ed. russa

46
cialdemocratico della Duma. Insieme a Stalin la­
voravano a Pietroburgo J. Sverdlov e V. Molotov
che presero parte attiva alla direzione della «Prav-
da», della campagna elettorale e dèi gruppo della
Duma. In questo periodo si stabilirono tra Lenin e
Stalin legami ancora più stretti. Lenin, nelle sue
lettere, approvava interamente l’attività di Stalin, i
suoi discorsi e i suoi articoli. Stalin a sua volta si
recò due volte a Cracovia presso Lenin, nel no­
vembre e alla fine di dicembre del 1912, per par­
tecipare alla riunione del Comitato centrale con gli
attivisti del partito.
Mentre era all’estero, Stalin scrisse la sua ope­
ra: «Il marxismo e la questione nazionale»^ alta­
mente apprezzata da Lenin. Ecco quello che Lenin
ha scritto a proposito di questa opera di Stalin:
«Nella letteratura marxista teorica... i principi del
programma nazionale della socialdemocrazia sono
stati già elucidati in questi ultimi tempi (al primo
posto si colloca l’articolo di Stalin)».1 L’opera di
Stalin «Il marxismo e la questione nazionale» fu
sull’arena internazionale, prima della guerra, l’e­
sposizione più importante dei punti di vista del bol­
scevismo a proposito del problema nazionale. Essa
fu una teoria e dichiarazione program m atica del
bolscevismo circa la questione nazionale. Con gran­
1 V. I. Lenin, «Opere complete», Vol. XVII, p. 116 3a ed.
russa.
47
de vigore e rilievo vi erano contrapposti due me­
todi, due programmi, due concezioni della que­
stione nazionale — quelli ideila' II Internazionale e
quelli del leninismo. Stalin, insieme con Lenin, bat­
tè le posizioni opportuniste e i dogmi della II In­
ternazionale circa il problema nazionale. Da Lenin
e da Stalin venne elaborato il programma del m ar­
xismo nella questione nazionale. Nella sua opera
Stalin formulò la teoria marxista della nazione; de­
terminò i principi del bolscevismo nell’affrontare
la soluzione del problema nazionale (la necessità di
esaminare questo problema come una parte del
problema generale della rivoluzione e in legame
indissolubile con tutta la situazione internazionale
dell’epoca dell’imperialismo) ; dette un fondamento
teorico al principio bolscevico della organizzazione
internazionale degli operai.
II 23 febbraio 1913 Stalin veniva arrestato du­
rante una serata organizzata dal Comitato bolsce­
vico di Pietroburgo nella sala della Borsa Kalascni-
kov. Questa volta il governo zarista lo deportò nel
lontano territorio di Turukhansk per quattro anni.
Stalin si stabilì dapprim a nel campo di Kostino, ma
all’inizio del 1914 i gendarmi dello zar, temendo
una nuova evasione, lo trasferirono ancor più a
nord, nel campo di Kureica, presso il circolo po­
lare. Ivi passò il 1914, il 1915 e il 1916. Era la più
dura deportazione politica che si potesse trovare
nel più sperduto angolo della Siberia.
Nell’estate del 1914 scoppiò la guerra imperia­
lista. I partiti della II Internazionale tradirono ver­
gognosamente il proletariato, passarono dalla parte
della borghesia imperialista. Soltanto Lenin, i bol­
scevichi rimasero fedeli alla gloriosa bandiera del­
l’internazionalismo; soltanto il partito bolscevico,
levò, sin dal primo momento e senza esitare, la
bandiera di una lotta decisa contro la guerra impe­
rialista. Stalin, tagliato fuori dal resto del mondo,
separato da. Lenin e dai centri del partito, prese
sui problemi della guerra, della pace e della rivo­
luzione la stessa posizione internazionalista di Lenin.
Scrisse lettere a Lenin; prese la parola nel villaggio
di Monastirskoe (1915) in riunioni di bolscevichi
deportati, in cui bollò la condotta pusillanime e il
tradimento di Kamenev nel processo dei cinque bol­
scevichi deputati della IV Duma di Stato. Nel 1916,
salutando insieme a un gruppo di bolscevichi de­
portati la rivista bolscevica legale «Questioni di Asr
sicurazione», scrisse che questa rivista aveva per
compito di fare «tutti gli sforzi per assicurare, anche
nel campo ideologico, la classe operaia del no­
stro paese contro la predicazione dei signori Potres-
sov? Levizki e Plekhanov, predicazione profonda­
mente demoralizzatrice, antiproletaria, essenzialmen­
te in contrasto coi principi internazionalisti».
Nel dicembre 1916 Stalin chiamato sotto le armi
venne inviato, a tappe, a Krasnoiarsk e poi ad Acinsk.
Qui lo raggiunge la notizia della Rivoluzione di
4— 1077 49
Febbraio. L’8 marzo 1917 Stalin parte da' Acinsk e
in viaggio manda un telegramma di saluto a Lenin,
in Svizzera.
11 12 marzo 1917 Stalin, dopo avere sopportato
coraggiosamente i rigori della deportazione di Tu-
rukhansk, è di nuovo a Pietrogrado, capitale rivo­
luzionaria della Russia. Il Comitato centrale del
partito gli affida la direzione della «Pravda».
Il partito bolscevico era appena uscito dalla ille­
galità. Molti tra i membri più noti e più attivi del
partito ritornavano dalla lontana deportazione e
dalle prigioni. Lenin era neH’emigrazione e il go­
verno provvisorio borghese faceva tutto il possibile
per ritardarne il ritorno. In questo periodo diffi­
cile Stalin serra le file del partito nella lotta per la
trasformazione della rivoluzione democratica bor­
ghese in rivoluzione socialista. Egli dirige insieme
con Molotov l’attività del Comitato centrale e del
Comitato bolscevico di Pietrogrado. Negli articoli di
Stalin i bolscevichi trovano le direttive di principio
per il loro lavoro. Fin dal suo primo articolo «Sui
Soviet dei deputati degli operai e dei soldati», Stalin
definisce il compito fondamentale del partito:
«Consolidare questi Soviet, generalizzarli, colle­
garli tra di loro, con a capo il Soviet centrale dei
deputati degli operai e dei soldati, come organo del
potere rivoluzionario del popolo».1
1 G. V. Stalin. «Opere», Voi. 3, p. 2 ed. russa.

50
Nell’articolo «Sulla guerra» Stalin mostrava che
il carattere della guerra imperialista non era cam­
biato per il fatto che il potere era passato nelle mani
del governo provvisorio, che la guerra del 1914—
— 1917, anche sotto il governo provvisorio bor­
ghese, rimaneva una guerra di rapina, ingiusta.
Stalin, Molotov e gli altri, insieme alla maggio­
ranza del partito? sostenevano una politica di diffi­
denza verso il governo provvisorio imperialista;
respingevano la pretesa difesa nazionale predicata
dai menscevichi e dai socialisti-rivoluzionari e la
posizione semimenscevica di appoggio condizionato
al governo provvisorio sostenuta da Kamenev e da
altri opportunisti.


"ÌP L 3 APRILE 1917 LENIN, dopo un lungo
Il esilio, rientrava in Russia. La notizia dell’ar-
rivo del capo amato della rivoluzione fu ac­
colta con entusiasmo dagli operai di avanguardia
di Pietro grado. A incontrarlo alla stazione di Bielo-
ostrov si recò Stalin, alla testa di una delegazione
operaia. L’accoglienza fatta a Lenin alla stazione di
Finlandia, a Pietrogrado, assunse le proporzioni
di una grande manifestazione rivoluzionaria. Il
giorno dopo il suo arrivo Lenin presentò le celebri
Tesi di aprile, ohe dettero al partito un piano genia­
le di lotta per passare dalla rivoluzione democra­
tica borghese alla rivoluzione socialista. Le Tesi di
Lenin dettero al partito un nuovo orientamento
nelle nuove condizioni della lotta, dopo l’abbatti­
mento dello zarismo. Il 24 aprile 1917 si aprì la
VII Conferenza bolscevica (Conferenza d’aprile).
Base dei suoi lavori furono le Tesi di Lenin. La
Conferenza di aprile dette al partito l’obiettivo
della lotta per la trasformazione della rivoluzione
democratica borghese in rivoluzione socialista.
In questa conferenza Stalin, difendendo ferma­
mente la linea leninista orientata verso la rivòlu-
52
zione socialista, smascherò la linea opportunista,
anlileninista di Kamenev, Rikov e dei loro poco nu­
merosi fautori. Inoltre, Stalin intervenne alla con­
ferenza con un rapporto sulla questione nazionale.
Sviluppando in modo conseguente la linea marxista-
leninista nella questione nazionale, Stalin giusti­
ficò teoricamente la politica nazionale bolscevica,
affermò il diritto delle nazioni all’autodecisione,
fino a separarsi e a costituirsi in Stati indipendenti.
La politica nazionale di Lenin e di Stalin assicurò
al partito, nella Grande Rivoluzione socialista di
Ottobre, l’appoggio delle nazionalità oppresse.
Nel maggio del 1917, dopo la conferenza, si
costituisce l’Ufficio politico del Comitato centrale,
e Stalin ne viene eletto membro. Da allora e fino
a oggi Stalin è stato costantemente eletto membro
dell’Ufficio politico del Comitato centrale.
Il partito, fondandosi sulle decisioni della Con­
ferenza d’aprile, svolse un’attività intensa per con­
quistare le masse, per educarle alla lotta e orga­
nizzarle per essa.
In questo complicato periodo della rivoluzione,
mentre gli avvenimenti si sviluppavano con grande
rapidità, e si richiedeva dal partito una tattica abile,
duttile, la lotta delle masse venne diretta da Lenin
e da Stalin.
«Mi ricordo l’anno 1917, — ha detto Stalin,—
quando obbedendo alla volontà del partito, dopo le
peregrinazioni da una prigione all’altra e da un
53
luogo di deportazione aH'altro, mi trovai a lavorare
a Leningrado. Ivi, in mezzo agli operai russi, in
contatto immediato col grande educatore dei pro­
letari di tutti i paesi, col compagno Lenin, nel
crogiuolo delle grandi battaglie tra il proletariato
e la borghesia, nel periodo della guerra imperia­
lista, conobbi per la prima volta cosa vuol dire es­
sere un dirigente del grande partito della classe
operaia. Ivi, in mezzo agli operai russi, liberatori
dei popoli oppressi e promotori della lotta prole­
taria di tutti i paesi e di tutti i popoli, ricevetti il
mio terzo battesimo di fuoco rivoluzionario. Ivi,
in Russia, sotto la direzione di Lenin, divenni uno
degli artefici della rivoluzione».1
Stalin si trova al centro di tutta l’azione pra­
tica del partito. Come membro del Comitato centrale
egli prende una parte attiva alla direzione del la­
voro del Comitato del partito di Pielrogrado; diri­
ge la «Pravda»; scrive articoli nella «Pravda» e
nella «Soldatskaia Pravda» [«La verità del solda­
to»]; orienta l’attività dei bolscevichi durante la
campagna per le elezioni municipali a Pietrogrado.
Insieme a Lenin, Stalin partecipa ai lavori della
Conferenza nazionale delle organizzazioni militari
del partito, dove presenta un rapporto «Sul movi­
mento nazionale e i reggimenti nazionali». Insie­
me a Lenin, organizza 'la storica dimostrazione del
1 «Pravda» X. Uttì. 16 giugno 192G.
54
18 giugno, che si svolse sotto le parole d'ordine del
partito bolscevico; redige, a nome del Comitato
centrale, un appello agli operai e ai soldati rivolu­
zionari di Pietrogrado. Il 20 giugno il I Congresso
dei Soviet di tutta la Russia elegge il compagno
Stalin membro del Comitato esecutivo centrale.
Dopo le giornate di luglio del 1917, quando
Lenin, ricercato e perseguitato dal governo provvi­
sorio controrivoluzionario, dovette stare nascosto,
Stalin ebbe la direzione immediata del Comitato
centrale e dell’Organo centrale del partito, che in
questo periodo appariva sotto vari titoli («L’ope­
raio e il soldato», «Il proletario», «L’operaio», «Il
cammino operaio»). Allora Stalin salvò per il par­
tito, per il nostro popolo, per l’umanità intiera, la
vita preziosa di Lenin, opponendosi decisamente a
che Lenin si presentasse al tribunale del governo
provvisorio controrivoluzionario, come volevano i
traditori Kamenev, Rikov, Trotski, i quali propone­
vano di consegnare Lenin a* questo tribunale.
La sconfitta delle manifestazioni di luglio pro­
dusse una svolta nello sviluppo della rivoluzione.
Lenin elabora una nuova tattica del partito nelle
nuove condizioni della lotta. Stalin dirige, insieme
a. Sverdlov, i lavori del VI Congresso, tenutosi
clandestinamente (luglio-agosto del 1917). A questo
congresso Stalin presenta il rapporto sulla attività
del Comitato centrale e il rapporto sulla situazione
politica. In questi rapporti formula nettamente i
55
compiti e la tattica del partito nella lotta per la ri­
voluzione socialista, e batte in breccia i trotskisti
che ritenevano impossibile la vittoria del sociali­
smo in Russia.
In risposta alla sortita dei trotskisti che tentava­
no di far dipendere l’orientamento del partito ver­
so la rivoluzione socialista dalla rivoluzione proleta­
ria in Occidente, il compagno Stalin dichiarò: «Non
ò esclusa la possibilità ohe appunto la Russia sia il
paese, che aprirà il cammino verso il socialism o.. .
Bisogna rigettare la concezione superata secondo
cui solo l’Europa potrebbe indicarci il cammino.
Esiste un marxismo dogmatico e un marxismo crea­
tore. Io mi pongo sul terreno, di quest'ultimo».1
Le parole di Stalin furono profetiche: la
Russia per prima indicò il cammino verso il
socialismo.
Il congresso si raccolse attorno a Stalin, che
difese la dottrina di Lenin sulla possibilità della
vittoria del socialismo nel nostro paese. Sotto la
guida di Stalin, e in accordo con le direttive di
Lenin, il VI Congresso del partito fu il congresso
della preparazione all’insurrezione. Esso pose al
partito il compito dell’insurrezione armata, della
conquista della dittatura del proletariato.
Nell’agosto del 1917 scoppiò la rivolta del gene­
rale Kornilov, il quale si proponeva la restaura­
l G, V. Stalin, «Opere» Voi. 3, pp. 186, 187 ed. russa,
56
zione dello zarismo in Russia. I bolscevichi chia­
marono le masse popolari alla lotta contro l’avven­
tura dei generali. La disfatta della ribellione di
Kornilov aprì un nuovo periodo nella storia della
rivoluzione: il periodo dell’organizzazione dell’as­
salto.
Nei giorni in cui Lenin viveva nell’illegalità
Stalin manteneva uno stretto contatto e si trovava
in corrispondenza con il suo maestro ed amico
Lenin. Stalin visita due volte Lenin a Rasliv.
Lenin e Stalin, con ardimento e sicurezza, con
fermezza e prudenza, guidarono il partito e la clas­
se operaia alla rivoluzione socialista9 alVinsurre-
zione armata . Lenin e Stalin furono gli ispiratori
e gli organizzatori della vittoria della Grande Ri­
voluzione socialista d’Ottobre. Stalin fu in questa
lotta il più prossimo collaboratore di Lenin . Egli
diresse in modo immediato tutti i preparativi del-
Vinsurrezione. I suoi articoli venivano riprodotti
dai giornali regionali bolscevichi. Egli convocava i
rappresentanti delle organizzazioni regionali, dava
loro le necessarie istruzioni, fissava i compiti di lotta
di ogni regione. II 16 ottobre il Comitato centrale
elesse un Centro del partito per dirigere l’insurre­
zione. Il compagno Stalin fu alla testa di questo Cen­
tro. Il Centro del partito fu un nucleo dirigente del
Comitato militare rivoluzionario presso il Soviet di
Pietrogrado e diresse praticamente tutta l’insurre­
zione.
57
Il 16 ottobre nel suo discorso alla riunione del
CC. del partito, respingendo le proposte disfattiste
dei traditori Zinoviev e Kamenev, che si erano pro­
nunziali contro l’insurrezione armata, Stalin dichia­
rava: «Ciò che propongono Kamenev e Zinoviev
oggettivamente dà la possibilità alla controrivo­
luzione di prepararsi e organizzarsi. Noi ci ritire­
remmo senza fine e perderemmo la rivoluzione.
Perchè non assicurarci la (possibilità di scegliere
la data deirinsurrezione e tali condizioni da
non permettere alla controrivoluzione di orga­
nizzarsi?»1
Il 24 ottobre, nelle prime ore del mattino, Ke-
renski ordinò di sopprimere l’Organo centrale del
partito «Il cammino operaio», e inviò delle autoblin­
date alle porte della redazione e della tipografia del
giornale. Ma verso le 10 del mattino, per disposi­
zione del compagno Stalin, le guardie rosse e i sol­
dati rivoluzionari respinsero le autoblindate e misero
un posto rinforzato nelle adiacenze della tipografia
■edèlta redazione. Alle 11 del mattino «Iil cammino
operaio» apparve con un editoriale di Stalin: «Co­
sa ci occorre?», che era un appello alle masse per
abbattere il governo provvisorio borghese. Nello
stesso tempo, per disposizione del Centro del par­
lilo, dei reparli di soldati rivoluzionari e di guar­

1 G. \ . Stalin. «Opere», Voi a, p. 381 ed. russa.


58
die rosse erano fatti venire d’urgenza a Smolni.
L’insurrezione s’iniziò il 24 ottobre. La sera del
25 ottobre si aprì il II Congresso dei Soviet che
dette tutto il potere ai Soviet.
Stalin entrò nel primo Consiglio dei Commis­
sari del popolo, che venne eletto, con Lenin
alla tasta, in seguito alla vittoria della Rivoluzione
d’Qttobre, al II Congresso dei Soviet di tutta la
Russia.
La Grande Rivoluzione socialista dOttobre cam­
biò radicalmente la situazione. Essa divise il mondo
intiero in due sistemi,— quello del capitalismo
e quello del socialismo. Il partito bolscevico si
trovò di fronte a una situazione nuova; dovette
risolvere nuovi, giganteschi problemi. Anche le
forme di lotta della classe operaia cambiarono
radicalmente.
Dai primi giorni di esistenza del governo dei
Soviet fino al 1923, Stalin fu Commissario del po­
polo per le questioni nazionali. Egli diresse in modo
immediato tutto il lavoro del partito e del potere
dei Soviet per la soluzione del problema nazionale
nell’U.R.S.S. Sotto la direzione di Lenin e di Stalin
gli operai e i contadini cominciarono a creare, in
luogo delle colonie zariste, delle repubbliche sovie­
tiche. Non vi e una sola repubblica sovietica alla
organizzazione della quale Stalin non abbia preso
una parte attiva e dirigente. Stalin dirige la lotta
per la creazione della Repubblica sovietica dell’U-
59
craina; dirige l’organizzazione della Repubblica della
Bielorussia e delle Repubbliche sovietiche nella
Transcaucasia e nell’Asia centrale; aiuta le nume­
rose nazionalità del Paese dei Soviet a edificare le
loro repubbliche e regioni sovietiche autonome.
Lenin e Stalin sono stati gli ispiratori e gli organiz­
zatori della grande Unione Sovietica.
Stalin insieme con Sverdlov furono i più pros­
simi collaboratori di Lenin nella edificazione dello
Stato sovietico. Assieme a Lenin, Stalin conduce la
lotta contro Kamenev, Zinoviev, Rikov e gli altri
crumiri e disertori della rivoluzione. L ’organizza­
zione della disfatta di Kerenski e di Krasnov, lo
scucco dato al sabotaggio dei funzionari e degli im­
piegati, la liquidazione del Quartier generale e dei
generali zaristi controrivoluzionari, la soppressione
della stampa borghese, la lotta contro la Rada
ucraina controrivoluzionaria, lo scioglimento dell’As­
semblea costituente, la elaborazione della prima
Costituzione sovietica del 1918,— in tutti questi
avvenimenti decisivi Stalin prende una parte attiva
e di direzione.
Nel gennaio del 1918, su mandato del Comitato
centrale, Stalin organizza una conferenza di rap­
presentanti dell’ala rivoluzionaria dei partiti socia­
listi di diversi paesi d’Europa e d’America, confe­
renza che ebbe una grande importanza nella lotta
per la creazione della III Internazionale, deH’Inter-
pazionale Comunista.
60
Nei giorni difficili della pace di Brest-Litovsk,
allorquando si decidevano le sorti della rivoluzione,
Stalin, insieme a Lenin, difese con fermezza la stra­
tegia e 'la tattica bolscevica contro il traditore Trot-
ski e il suo manutengolo Bukharin, i quali in com­
pagnia degli imperialisti anglo-francesi volevano
esporre ai colpi déH’imperialismo tedesco la giova­
ne e ancor debole Repubblica dei Soviet.


PROPRIETARI fondiari e i capitalisti della
Russia, abbattuti dalla Rivoluzione socialista
d’Ottobre, si misero d’accordo con i capitalisti
degli altri paesi per organizzare l’intervento militare
contro il Paese dei Soviet. Essi si proponevano di
schiacciare gli operai e i contadini, di abbattere il
potere dei Soviet e di asservire nuovamente il no­
stro paese. Ebbero inizio la guerra civile e l'interven­
to armato. Il governo dei Soviet proclamò la patria
socialista in pericolo e chiamò il popolo intiero alla
lotta. Il partito bolscevico sollevò gli operai e i con­
tadini alla guerra per la difesa della patria contro
l’invasiane straniera e la reazione delle guardie
bianche, dei capitalisti e dei proprietari fondiari.
Nella primavera del 1918 gli imperialisti anglo­
francesi organizzarono la rivolta del corpo dei ce­
coslovacchi, formato di prigionieri dell’esercito
austro-ungherese e che, dopo la conclusione della
pace con la Germania, rientrava in Francia passan­
do per la Siberia.
La ribellione dei cecoslovacchi, con la quale la
reazione aveva fatto coincidere le sommosse delle
guardie bianche e dei socialisti-rivoluzionari in ven-
62
litre città del bacino del Volga, quella dei socialisti-
rivoluzionari di sinistra a Mosca, e lo sbarco delle
truppe inglesi a- Murmansk, scatenarono tutte le
forze della controrivoluzione. La rivolta dei ceco-
slovacchi era scoppiata in un momento molto criti­
co. Il paese usciva appena dalla stretta della guer­
ra imperialista. Il malgoverno dei capitalisti e dei
proprietari fondiari aveva spinto il paese alla ca­
tastrofe. Gli operai delle due capitali non riceve­
vano più di 50 grammi di pane al giorno. La re­
pubblica era tagliata dal grano deir Ucraina e della
Siberia. Non restava che una regione, il sud-est, il
bacino del Volga c il Caucaso del Nord, dalla quale
si poteva ricevere del grano, e la strada per arri­
varvi passava per il Volgas per Zarizin. Soltanto
procurandosi del grano si poteva salvare la rivolu­
zione. Lenin lece appello agli operai di Pietrogrado
per organizzare un movimento verso le campagne,
allo scopo di aiutare i contadini poveri contro gli
speculatori di grano, i kulak, i vampiri. Stalin fu
inviato dal Comitato centrale del partito nel Sud
come delegato con poteri straordinari per dirigere
tutto il lavoro degli approvvigionamenti nella Rus­
sia meridionale.
Il 6 giugno 1918 Stalin arrivò a Zarizin alla testa
di un distaccamento di operai. Unendo in se la chia­
roveggenza del capo politico e il talento del grande
capitano, Stalin comprese l’importanza che Zari­
zin avrebbe assunto come obiettivo del colpo prin-
63
cipale della controrivoluzione. La presa di Zarizin
avrebbe tagliato fuori la repubblica dalle ultime
sue risorse di grano, dal petrolio di Bacu, avrebbe
permesso ai bianchi di operare la congiunzione
della controrivoluzione del Don con Kolciak e la
controrivoluzione cecoslovacca e di marciare in un
solo fronte su Mosca. Ad ogni costo bisognava m an­
tenere Zarizin nelle mani del potere dei Soviet. Li­
berata con mano ferrea la città dai complotti delle
guardie bianche, ottenuta e inviata alle due capi­
tali affamate una quantità considerevole di prodotti
alimentari, Stalin si consacrò interamente alla di­
fesa di Zarizin. Spezzando implacabilmente la re­
sistenza degli specialisti controrivoluzionari, inviati
e sostenuti da Trotski, Stalin riorganizzò con rapi­
de e decisive misure i distaccamenti isolati e affrettò
l’arrivo dal bacino deli Donez delle unità coman­
date da Voroscilov, che dovevano form are il nu­
cleo della X Armata di nuova formazione. La vo­
lontà ferrea e la geniale chiaroveggenza di Stalin
salvarono Zarizin, impedirono ai bianchi di raggiun­
gere Mosca.
L’eroica epopea della difesa di Zarizin coincise
con la bancarotta deH’imperialismo tedesco in
Ucraina. Nel novembre del 1918 scoppiò la rivolu­
zione in Germania e in Austria-Ungheria. Il Comi­
tato centrale incaricò Stalin di organizzare il fronte
ucraino, per recare aiuto agli operai e ai contadini
dell’Ucraina. Venti militanti attivi del partito del-
64
Lenin. Stalin e Kalinin all*Viti Congresso del P.C. (b)R., marzo 1919 .
Fotografia
la X Armata, dotati di capacità direttive, e con a
capo Voroscilov, furono messi a disposizione di
Stalin. Alla fine di novembre le truppe degli insorti
ucraini marciarono contro le truppe di Petliura e
contro i tedeschi e liberarono Kharkov. A ovest,
Minsk venne liberata, Stalin svolse un immenso
lavoro per la liberazione delle regioni occidentali e
per la creazione della Repubblica della Bielorussia.
Il 30 novembre 1918 venne formato il Consiglio
della difesa operaia e contadina, diretto da Lenin,
con lo scopo di dirigere tutto il lavoro della difesa
sui fronti e nelle retrovie, mobilitare l’industria e i
trasporti, mobilitare tutte le risorse del paese. Stalin,
chiamato a far parte del Consiglio della difesa,
come rappresentante del Comitato esecutivo cen­
trale dei Soviet della Russia, vi esercitò di fatto la
funzione di sostituto di Lenin.
Alla fine del 1918 si creò una situazione cata­
strofica sul fronte orientale. L’esercito di Kolciak
aveva fretta di congiungersi con le truppe inglesi
che avanzavano dal nord. Lenin, a nome del Con­
siglio della difesa, chiese che venisse ristabilita la
situazione davanti a Perm. Per scongiurare la ca­
tastrofe, egli propose al Comitato centrale di in­
viare Stalin e Dzerginski. Stalin ristabilì rapida­
mente e decisivamente la situazione sotto Perm.
Nel sud, davanti a Zarizin, la sua potente volontà
non aveva permesso ailla controrivoluzione del Don
di unire le proprie forze con quelle degli Urali e
ó 1077 m
del bacino del Volga. Al nord egli fece fallire il ten­
tativo degli invasori di congiungersi con gli ceco-
slovacchi e con Kolciak. Le truppe rosse incomin­
ciarono a battere Kolciak, tagliato dai suoi alleati
tanto dai sud che dal nord.
Di ritorno dal fronte orientale, Stalin si accinge
aH’organizzazione del controllo di Stato, e nel m ar­
zo 1919, su proposta di Lenin, è nominato Com­
missario del popolo del Controllo di Stato, riorga­
nizzato in seguito nel Commissariato del popolo
dell’Ispezione operaia e contadina. A questo posto
Stalin rimase sino all’aprile 1922, e il suo lavoro
contribuì potentemente a far partecipare i lavora­
tori al governo dello Stato.
Nel maggio 1919, allo scopo di distogliere le
truppe rosse da Kolciak, il generale Judenic, appog­
giato dalle truppe bianche della Finlandia e del­
l’Estonia, si lancia verso Pietrogrado. L’offensiva
di Judenic è appoggiata dalla squadra inglese. Alle
spalle dell’Esercito Rosso la reazione fomenta la
rivolta dei forti Krasnaia gorka e Seraia losciad.
Il fronte rosso vacilla, e il nemico è alle porte di
Pietrogrado.
Per organizzare la resistenza ai bianchi il Co­
mitato centrale invia Stalin. Vanno al fronte i co
munisti. Stalin pone rapidamente argine al disorien­
tamento, annienta senza pietà i nemici e i traditori.
Con un attacco combinato della fanteria da terra,
e delle navi dal mare, i forti ribelli vengono presi
(Iti
e le truppe bianche respinte. La minaccia su Pie­
trogrado è allontanata. I piani dell’Intesa per impa­
dronirsi di questa città sono sventati. L'esercito di
Judenic è sbaragliato. I resti di esso fuggono in
Estonia.
Nell’estate del 1919 Stalin lavora ad organiz­
zare sul fronte occidentale, a Smolensk, la resistenza
all'offensiva polacca.
L’Intesa, ohe era stata battuta nella sua prima
campagna, incominciava nell'autunno del 1919,
schiacciati i Soviet in Baviera, Ungheria, Estonia,
Lettonia, una seconda campagna, facendovi parte­
cipare, oltre alle truppe bianche ed a unità proprie
le armate dei piccoli Stati limitrofi della Russia. Il
ministro della guerra inglese, Churchill, tronfio, chia­
mò questa campagna, «la campagna dei 14 Stati».
Mentre l'Esercito Rosso batteva Kolciak ad est,
Denikin si impadroniva del bacino del Donez e
invadeva, su un vasto fronte, l’Ucraina. Trotski, da
traditore, aveva disorganizzato il lavoro sul fronte
del sud. Le truppe rosse subivano delle sconfitte.
I polacchi bianchi, accorsi in aiuto di Denikin,
occupavano Minsk. Judenic riprendeva l’offensiva
su Pietrogrado, e Kolciak tentava di mantenersi sul
fiume Tobol. Il nemico non era mai stato tanto vicino
alla capitale sovietica. I capitalisti del Donez avevano
persino annunciato una ricompensa di un milione
per quel reggimento bianco che primo fosse entrato
a Mosca.
Davanti all’offensiva dei bianchi, Lenin, a nome
del Comitato centrale, lanciò un appello vibrante
alle organizzazioni del partito: «Tutti a'ila lotta
contro Denikin !»
Il fronte sud aveva ricevuto numerosi rinforzi
di uomini, munizioni, materiale bellico; ma occor­
reva un capo che sapesse tener stretti centinaia di
migliaia di combattenti, cementarne le file con una­
nime volontà e lanciarsi contro il nemico. Il Co­
mitato centrale del partito invia Stalin a organizza­
re la vittoria sul fronte sud.
Confusione, disorientamento, assenza di un piano
strategico: ecco ciò che trovò il capitano della rivo­
luzione, Stalin. Cacciati dagli Stati maggiori i falliti
agenti di Trotski, e chiesto che a costui fosse fatto
divieto di immischiarsi negli affari del fronte, Stalin
respinse il vecchio piano delittuoso di spezzare il
fronte di Denikin dal Volga (Zarizin) in direzione
di Novorossiisk, e vi sostituì il suo piano di lotta, che
risolveva il compito in modo geniale. Egli propose
di dare all’attacco principale contro Denikin dalla
zona- di Voronez, la direzione di Kharkov-bacino del
Donez-Rostov, per tagliare in due parti l’esercito
della controrivoluzione. Questo piano assicurava
la rapida avanzata dell’Esercito Rosso in una zona
ricca dì centri proletari, dove la popolazione lo
aspettava con aperta simpatia e dove vi era una
vasta rete di ferrovie, il che permetteva di rifornire
le truppe di tutto il necessario. Questo piano nello
68
slesso tempo permetteva di liberare il bacino del
Donez, grande sorgente di carbone, che assicurava
il paese di combustibile, e sorgente di forze rivo­
luzionarie.
Il Comitato centrale fece suo il piano di Stalin.
Stalin fece uno sforzo titanico per organizzare la
vittoria. Egli seguiva lo svolgimento delle operazioni,
correggeva nel corso di esse gli errori, sceglieva i
comandanti e i dirigenti politici, li animava alla
lotta. Sotto la direzione di Stalin, sul fronte sud fu
elaborata una istruzione ad uso dei commissari di
reggimento nella quale la missione di questi era
formulata in termini incisivi:
«Il commissario del reggimento è la guida poli­
tica e morale della sua unità, il primo difensore del
suoi interessi materiali e morali. Se il comandante
è il capo del reggimento, il commissario ne deve
essere il padre e l’anima».1
L’attuazione del piano di Stalin portò alla disfatta
totale di Denikin. Su iniziativa del compagno Stalin
fu creata la I Armata di cavalleria con alla testa
Budionni, Voroscilov, Stciadenko. La leggendaria
Armata di cavalleria, appoggiata dalle armate del
fronte sud, annientò gli eserciti di Denikin.
Nel periodo della breve tregua che il Paese dei
Soviet aveva ricevuto dopo la disfatta di Denikin,
1 «Pravda» N. 344, 14 dicembre 1939 (Articolo di fondo,
<1 co ni ni issa ri militari»).
69
Stalin, iper incarico di Lenin, dirige l’opera di rico-
sfruzione dell’economia distrutta dalla guerra in
Ucraina. Nel febbraio-marzo 1920, egli si mette
alla testa del Consiglio dell’Esercito ucraino del la­
voro e mobilizza i lavoratori a lottare per il carbone.
Rivolgendosi all’esercito del lavoro, nel marzo del
1920, Stalin indica che in quel momento «il carbone
è altrettanto necessario per la Russia quanto la
vittoria su Denikin».1 Sotto la direzione di Stalin i
bolscevichi ucraini ottengono seri successi per assi­
curare al paese il combustibile e per far funzionare i
trasporti.
Nel maggio 1920 il Comitato centrale invia Stalin
sul fronte sud-ovest contro i nobili polacchi che
avevano iniziato la terza campagna dell’Intesa con­
tro la Repubblica sovietica. Ivi Stalin partecipa
direttamente, come dirigente, alla rottura del fronte
polacco, alla liberazione di Kiev e alla marcia delle
nostre truppe sino alle porte di Leopoli. Nello
stesso anno 1920 lavora alla difesa dell’Ucraina
meridionale contro l’offensiva scatenata da Vranghel,
fissa l’annientamento di quest’ultimo. Il piano di
operazioni di Frunze, che permise di battere Vran­
ghel, aveva per base le direttive di Stalin.
Durante tutti gli anni della guerra civile una
stretta collaborazione veniva mantenuta fra Lenin
1 Rivista «Rivoluzione proletaria» N. 3, p. 164, ed.
russa, 1940.
70
e Stalin. Essi fianco a fianco costruiscono e rafforza­
no l’Esercito Rosso. Lenin si consiglia con Stalin sui
più importanti problemi della politica dello Stato
sovietico, sui problemi della strategia e della tattica
militare. Quando Stalin si trovava ad un’altea
estremità del paese sovietico, eseguendo importan­
tissimi incarichi politici e militari di Lenin, fra di
loro non cessava la corrispondenza con lettere,
telegrammi e biglietti. Stalin faceva regolarmente
conoscere a Lenin lo stato di jcose sui fronti. Nelle
sue lettere e telegrammi Stalin tracciava un’analisi
magistrale della situazione militare. Egli si rivolgeva
continuamente a Lenin per riceverne aiuto ed ap­
poggio, quando la situazione sul fronte diventava
particolarmente grave. Lenin prestava una straordi­
naria attenzione alle richieste di Stalin. Lenin lo
lene va continuamente al corrente degli avvenimenti
e lo informava sulle novità politiche. Stalin era
il sostegno principale di Lenin nell’opera di
organizzazione e direzione della difesa del paese
sovietico.
Negli anni della guerra civile, il Comitato cen­
trale del partito e Lenin personalmente inviarono
Stalin sui fronti più pericolosi e decisivi per la rivo­
luzione. Il compagno Stalin era membro del Con­
siglio militare rivoluzionario della Repubblica e dei
Consigli militari rivoluzionari dei fronti ovest, sud, e
sud-ovest. Là dove per ogni sorta di ragioni si creava
per l’Esercito Rosso un pericolo mortale^ dove
71
l’avanzata degli eserciti della controrivoluzione e
dell’intervento straniero minacciavano l’esistenza
stessa del potere dei Soviet, ivi si mandava Stalin.
Là, «dove la confusione e il panico potevano in
qualsiasi momento portare alla paralisi, alla cata­
strofe,— ivi appariva il compagno Stalin».1
Stalin organizzava le masse dei militanti del
partito e degli operai, prendeva nelle sue mani fer­
me la direzione; appoggiandosi alle masse spezzava
implacabilmente il sabotaggio; con mano ferrea re­
primeva i complotti dei traditori e delle spie sui
fronti e nelle retrovie. Dando personalmente l’esem­
pio dell’abnegazione nel lavoro e di una chiara
prospettiva rivoluzionaria, egli stimolava lo spirito
combattivo e l’entusiasmo rivoluzionario degli operai
e dei contadini, dei soldati rossi. In brevissimo ter­
mine di tempo egli otteneva una svolta decisiva
e assicurava la vittoria dell’Esercito Rosso.
Egli indovinava e faceva fallire i piani strategici
più astuti e perfidi del nemico, sconfiggeva tutta
la loro «scienza» militare, la loro «arte» e la loro
esperienza della guerra.
T servizi resi da Stalin sui fronti della guerra
civile sono stati, per iniziativa di Lenin, ricordati-in
una decisione del Comitato esecutivo centrale dei
Soviet della Russia in data 27 novembre 1919 in base
1 K. E. Voroscilov. Stalin e l’Esercito Rosso>\ pp. 0-7
cd.. russa, 1940.

7'4
alla quale egli veniva decorato coll’ordine della
Bandiera Rossa.
Creatore dell’Esercito Rosso, — primo Esercito
Rosso del mondo, esercito degli operai e dei conta­
dini liberi, esercito della fraternità fra i popoli del
nostro paese, esercito educato nello spirito dell’in­
ternazionalismo,— fu il partito dei bolscevichi di­
retto da Lenin e da Stalin. Lenin e Stalin assieme
ai migliori militanti del partito bolscevico, diressero
la difesa del paese.
Ispiratore e organizzatore diretto delle più grandi
vittorie dell'Esercito Rosso fu Stalin. Dappertutto
dove sui fronti si decidevano le sorti della rivo­
luzione, il partito mandava Stalin. Stalin concepiva
i piani strategici più importanti. Stalin dirigeva le
operazioni militari decisive. Davanti a Zarizin e a
Perm, davanti a Pietrogrado e contro Denikin, a
ovest e contro la Polonia aristocratica e nel sud con­
tro Vranghel, dappertutto la volontà ferrea e il genio
strategico di Stalin assicurarono la vittoria della rivo­
luzione. Stalin fu l’educatore e la guida dei commis­
sari-militari, senza i quali, come ha detto Lenin,
l’Esercito Rosso non avrebbe esistito.
Le più gloriose vittorie del nostro Esercito Rosso
sono legate al nome di Stalin.


T
ERMINATA vittoriosamente la guerra con­
tro l’intervento straniero, il potere dei Soviet si
mise sulla via dell’edificazione economica dei
tempi di pace. Il paese era rovinato da quattro anni
di guerra imperialista e tre anni di guerra civile.
Terminata la guerra civile i contadini manife­
starono il loro malcontento per il sistema del prele­
vamento di tutte le eccedenze dei loro prodotti e
chiesero di essere forniti di una sufficiente quantità
di merci. La carestia e la stanchezza provocavano
del malcontento anche tra una parte degli operai. Il
nemico di classe cercava di sfruttare la grave situa­
zione economica del paese.
Davanti al partito si poneva il problema di ela­
borare una nuova linea nei riguardi di tutti i pro­
blemi della vita economica del, paese. Il Comitato
centrale del partito si rendeva conto chiaramente
che il sistema del comuniSmo di guerra, dopo la
liquidazione della guerra e il passaggio all’opera
pacifica di edificazione economica, era superato. La
necessità dei prelevamenti non si imponeva più; bi­
sognava permettere ai contadini di disporre della
maggior parte delle eccedenze dei loro prodotti. Ciò
74
avrebbe consentito di rianimare l’agricoltura' e gli
scambi, di risollevare l'industria, di migliorare l’ap­
provvigionamento delle città, di dare una nuova
base economica all’alleanza degli operai e dei con­
tadini.
Ma i gruppi ostili al partito tentarono d’impe­
dire al partito di elaborare le sue nuove posizioni.
Alla fine del 1920 essi imposero al partito la cosid­
detta discussione sui sindacati; in realtà, questa di­
scussione superava di molto il quadro della questione
sindacale. In sostanza, la lotta si svolse attorno al
problema delle relazioni coi contadini, delle rela­
zioni del partito con la massa degli operai senza
partito, e in generale attorno al modo come il par­
tito doveva andare alle masse nella nuova situa­
zione. I trotskisti proponevano di «stringere ancora
la vite» del comuniSmo di guerra. Colla loro politica
proditoria di coercizione e di comando brillale ver­
so le masse, essi cercavano di sollevare le masse
degli operai senza partito contro il partilo, di creare
una minaccia per l’esistenza del potere dei Soviet.
Al seguito dei trotskisti entrarono in scena anche
altri piccoli aggruppamenti ostili al partito: ^ o p p o ­
sizione operaia», i «centralisti democratici», i «co­
munisti di sinistra».
Insieme con Lenin, Stalin applicò e difese in
modo conseguente la linea del partito, battè tutti
questi nemici del partito. Egli organizzò e diresse la
lotta contro i gruppi antileninisti durante la discus-
7,5
sione sui sindacati, tenne raccolto il partito intorno
alla piattaforma di Lenin. Stalin era il centro al
quale convergevano tutte le informazioni dalla base
sullo sviluppo della lotta per la linea del partito.
In quei giorni egli comunicava alla «Pravda» i risul­
tati della discussione nelle organizzazioni locali, ri­
sultati che mostravano la vittoria del partilo e la
disfatta dei gruppi antileninisti.
Un’importanza considerevole per la vittoria del­
la linea del partito e per la consolidazione del par­
tito stesso intorno a Lenin, intorno alla maggioranza
leninista del Comitato centrale, ebbe l’articolo di
Stalin «Le nostre divergenze», pubblicato nella
«Pravda» il 19 gennaio 1921. Insieme con Lenin,
Slalin difese l’unità del partito contro tutti gli
attacchi delle frazioni e dei gruppi ostili al partito
stesso.
Unito e compatto sulle posizioni di Lenin, il par­
tito arrivò al suo X Congresso, nel quale si doveva­
no risolvere i problemi fondamentali dell’ulteriore
vittoriosa avanzata della rivoluzione. Il X Congres­
so (marzo-aprile 1921) fece il bilancio della discus­
sione sui sindacati e approvò con una maggioranza
schiacciante la piattaforma di Lenin. Esso approvò
una risoluzione di importanza eccezionale sul pas­
saggio del sistema dei prelevamenti all’imposta in
natura, sul passaggio alla nuova politica economi­
ca, di cui Lenin fu il creatore e l’ispiratore. La deci­
sione del X Congresso sul passaggio alla nuova po-
76
Lenin e Slalin a Gorki, presso Mosca, 1922.
Fotografia
litica economica assicurava una salda alleanza tra
la classe operaia e i contadini per l’edificazione del
socialismo.
Allo stesso obiettivo fondamentale mirava an­
che la decisione del congresso relativa alla questio­
ne nazionale. Il rapporto sui «Compiti attuali del
partito nella questione nazionale» venne fatto al
congresso da Stalin.
Nel rapporto di Stalin e nella risoluzione del
congresso si formulava in modo netto e preciso il
compito essenziale pratico nel campo dei problemi
nazionali. Abbiamo soppresso l’oppressione nazio­
nale,— diceva Stalin, — ma ciò non è sufficiente,
bisogna liquidare la pesante eredità del passato, il
ritardo economico, politico e culturale dei popoli
prima oppressi: bisogna aiutarli a mettersi al 'livello
della Russia centrale. Egli chiamava il partito a
lottare contro lo sciovinismo grande-russo, conside­
randolo come il pericolo principale, e contro il na­
zionalismo locale.
Passò il primo anno della Nep (nuova politica
economica). Il partito nel suo XI Congresso (mar­
zo-aprile 1922) fece il bilancio del primo anno di
applicazione della nuova politica economica. Questo
bilancio permise a Lenin di dichiarare:
«Abbiamo indietreggiato per un anno. Ora deli­
biamo dire in nome del partito: basta! Lo scopo a
cui mirava la ritirata è stato raggiunto. Questo pe­
riodo volge al suo termine, oppure è già terminato.
77
Ora si impone un’altro obiettivo: creare un nuovo
raggruppamento di forze!»1
I compiti storici posti da Lenin al congresso do­
vevano essere tradotti in atto. Il 3 aprile 1922 l’as­
semblea plenaria del Comitato centrale del partito,
su proposta di Lenin, elegge segretario generale
del Comitato centrale Stalin, il migliore e più
fedele discepolo e compagno di lotta di Lenin. Da
allora Stalin occupa permanentemente questo iposto.
La ferita ricevuta da Lenin nell’attentato in cui
fu vittima nel 1918, e l’incessante, intenso lavoro,
avevano minato la sua salute. A partire della fine
del 1921 egli deve interrompere il suo lavoro sempre
più spesso. A Stalin toccava svolgere il lavoro fon­
damentale di direzione del partito.
Sono gli anni in cui Stalin fece un immenso
sforzo per la fondazione delle repubbliche so­
vietiche nazionali, e quindi per riunire tutte queste
repubbliche in un solo Stato federale: — l’Unione
delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il 30 di­
cembre 1922, al I Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S.,
su proposta di Lenin e di Stalin venne presa la sto­
rica decisione di creare l’unione volontaria dei po­
poli sovietici in un solo Stato: l’Unione delle Re­
pubbliche Socialiste Sovietiche — 1TJ.R.S.S. Parlan­
do al Congresso, Stalin disse:
1 V. 1. Lenin, «Opere com pletes Vol. XXVII, p. 238
3" ed. russa.
78
«Questa giornata segna una svolta nella storia
del potere sovietico. Essa pone una pietra miliare tra
il periodo precedente, già superato, quando le repub­
bliche sovietiche, pure agendo concordi, marciavano
ciascuna per conto suo, preoccupate soprattutto del
problema della loro esistenza, e i‘1 periodo nuovo,
in cui è stato posto termine all’esistenza delle re­
pubbliche sovietiche ognuna per conto proprio; in
cui le repubbliche si riuniscono in un solo Stato fede­
rale per combattere con successo la rovina econo­
mica; in cui il potere sovietico non pensa più soltanto
alla sua esistenza, ma pensa anche a svilupparsi co­
me seria forza internazionale, capace di esercitare la
sua influenza sulla situazione internazionale, capace
di modificarla nell’interesse dei lavoratori».1
La creazione dell’U.R.S.S. fu una grande vitto­
ria della politica nazionale leninista-staliniana. L’U­
nione Sovietica veniva creata sulla base incrollabile
della fiducia dei popoli, prima oppressi dallo zari-
smo, verso il grande popolo russo, sulla solida base
dell’amicizia dei popoli del Paese dei Soviet.
Nell’aprile del 1923 si riunì il XII Congresso del
partito. Esso fu il primo congresso^ dopo la vittoria
della Rivoluzione socialista d ’Ottobre, al quale
Lenin, malato, non potè partecipare. Nelle sue deci­
sioni il congresso tenne conto di tutte le indicazioni
1 G. Stalin, «Il marxismo e la questione nazionale e
coloniale», p. 126 ed. russa, 1939.

79
date da Lenin nei suoi ultimi articoli e nelle sue
ultime lettere. Il congresso respinse in modo deciso
l’opinione di tutti coloro che tentavano di presen­
tare la Nep come un abbandono delle posizioni so­
cialiste, che proponevano di lasciarsi asservire dal
capitalismo. Il congresso condannò le proposte de­
gne di traditori e di capitolardi, fatte dai trotskisti
e dai bukbariniani.
A questo congresso Stalin presentò il rapporto
sui problemi d’organizzazione nell’attività del Co­
mitato centrale e un rapporto sui «Fattori nazio­
nali nella costruzione del partito e dello Stato». Nel
rapporto d’attività, Stalin dette un ampio quadro
del lavoro svolto dal partito, del suo sviluppo, del
rafforzamento delle cinghie di trasmissione ohe
uniscono il partito alle masse (Sindacati, Gioventù
comunista, Soviet, ecc.), fece il bilancio di due anni
della Nep, indicò i compiti da assolvere per conti­
nuare l’avanzata. «Il nostro partito, — così Stalin
terminava il suo l’apporto, — è rimasto compatto,
coeso, ha saputo operare una svolta grandiosa e
continua ad avanzare a bandiere spiegate».1
Il Congresso dedicò grande attenzione alla que­
stione nazionale. Nel suo rapporto sulla questione
nazionale Stalin sottolineò l’immenso valore inter­
nazionale della nostra politica nazionale; egli mo-
1 «Storia del Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.
Breve corso», p. 301 ed. italiana. Mosca 1943.
fiO
slrò che i popoli oppressi deirOccidente e dell’Oriente
vedono nell’Unione Sovietica un modello di solu­
zione della questione nazionale. Egli affermò la
necessità di lavorare energicamente per far sparire
l’ineguaglianza economica e culturale fra i popoli
dell’Unione Sovietica; chiamò tutto il partito a lot­
tare risolutamente contro lo sciovinismo grande-
russo e contro il nazionalismo locale, rafforzati dalla
ripresa parziale del capitalismo; smascherò i fau­
tori della deviazione nazionalista georgiana sostenuti
dai trotzkisti.
Era appena terminato il XII Congresso che un
grave pericolo per la Repubblica dei Soviet si pre­
sentò all’orizzonte. Gli elementi più reazionari della
borghesia e più decisi all’intervento, erano andati
al potere in Inghilterra, in Francia e tentavano di
organizzare una nuova campagna contro l’Unione
Sovietica. Il partito guidato da Stalin, uscì con
cmore da questa situazione acuta, e conseguì una
grande vittoria sul fronte diplomatico. Invece delle
minacce e degli ultimatum, sopravvenne nel 1924
il riconoscimento dell’U.R.S.S. da parte di tutti i
principali Stati capitalisti d’Europa. «Il fatto che
noi allora uscimmo dalle difficoltà senza pregiudizio
per la nostra causa,—disse Stalin,—prova all’evi­
denza che i discepoli del compagno Lenin hanno
già imparato qualche cosa dal loro maestro».1
1 G. Staìin, «SulFopposizione», Articoli . e discorsi,
1921-1927, p. 74 od. russa.
G— 1077 81
Nel gennaio 1924 si riunì la XIII Conferenza del
partito. Essa ascoltò un rapporto di Stalin che tirò
le conclusioni sulla discussione. La conferenza con*
dannò risolutamente i trotskisti. Le decisioni della
conferenza furono approvate dal XIII Congresso del
partito (maggio 1924) e dal V Congresso del Komin-
tem (estate 1924).
Il 21 gennaio 1924, a Gorki, presso Mosca, morì
Lenin, fondatore e capo del partito bolscevico, capo
dei lavoratori del mondo intiero. La bandiera di
Lenin, la bandiera del partito venne tenuta alta e por­
tata avanti da Stalin, eminente discepolo di Lenin,—
il figlio migliore del partito bolscevico, degno
successore e grande continuatore dell’opera di
Lenin.
Il 26 gennaio si apriva la seduta commemorativa
del II Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S. Stalin vi
tenne un discorso e a nome del partito pronunciò
questo giuramento solenne:
«Noi, comunisti, siamo gente di una fattura
particolare. Siamo fatti di una materia speciale.
Siamo coloro che formano l’esercito del grande
stratega proletario, l’esercito del compagno Lenin.
Nulla è più elevato dell’onore di appartenere a
questo esercito. Nulla è più elevato dell’appellativo
di membro del partito, che è stato fondato e diretto
dal compagno Lenin...
«Lasciandoci , il compagno Lenin ci ha
comandato di tener aito e serbar puro il
82
grande appellativo di membro del partito .
Ti giuriamo, compagno Lenin, che adem ­
piremo con onore il tuo comandamento ! ..
«Lasciandoci, il compagno Lenin, ci ha
comandato di salvaguardare, come la pupilla
dei nostri occhi, Vunità del nostro partito .
Ti giuriamo, compagno Lenin, che adem­
piremo con onore anche questo tuo coman­
damento!. .
«Lasciandoci, il compagno Lenin, ci ha
comandato di salvaguardare e rafforzare la
dittatura del proletariato . Ti giuriamo , com­
pagno Lenin, che non risparmieremo le nostre
forze per adempiere con onore anche questo
tuo comandamento ! ..
«Lasciandoci, il compagno Lenin, ci ha
comandato di rinsaldare con tutte le forze
ralleanza degli operai e dei contadini . Ti
giuriamo, compagno Lenin, che adempiremo
con onore anche questo tuo comanda­
mento! ..
«Il compagno Lenin ci parlava instanca­
bilmente della necessità dell’unione volonta­
ria dei popoli del nostro paese, della neces­
sità di una loro fraterna collaborazione nel
quadro dell’Unione delle Repubbliche.
«Lasciandoci , il compagno Lenin, ci ha
comandato di rafforzare e di estendere l’u­
nione delle Repubbliche. Ti giuriamo, com-
pagno Lenin} che adempiremo con onore
anche questo tuo comandamento !. .
«Più di una volta Lenin ci ha detto che
il rafforzamento dell’Esercito Rosso e il suo
perfezionamento sono uno dei compiti essen­
ziali del nostro partito. .. Giuriamo, dunque,
compagni, che non risparmieremo le nostre
forze per rafforzare il nostro Esercito Rosso
e la nostra Flotta Rossa!..
«Lasciandoci, il compagno Lenin ci ha
comandato di essere fedeli ai principi del­
l'Internazionale Comunista. Ti giuriamo,
compagno Lenin, che non risparmieremo la
nostra vita pur di rafforzare e di estendere
l’unione dei lavoratori di tutto il mondo, —
l’Internazionale Comunista Z»1
Questo fu il giuramento prestato dal partito bol­
scevico a Lenin, suo maestro e capo, che vivrà nei
secoli. Guidato da Stalin il partito ha adempiuto e
adempie con onore questo giuramento.
Nel giorno del primo anniversario della morte
di Lenin, in una lettera alia redazione della «Rabo-
ciaia Gasieta» [«Il giornale operaio»] Stalin scriveva:
«Ricordatevi, amate, studiate Ilic, nostro mae­
stro, nostro capo.
Lottate e vincete i nemici interni ed esterni,
come insegnava Ilic.
1 G. Stalin, «Lenin», pp. 25-31 ed. italiana, Mosca 1940.
84
Edificate una vita nuova, nuove condizioni di
esistenza, una cultura nuova, come insegnava Ilic.
Non trascurate mai i dettagli nel lavoro, perchè
dalle piccole cose nascono le grandi: questo è uno
degli insegnamenti essenziali di Ilic».1
Il popolo sovietico seguiva incrollabilmente e
continua a seguire queste parole di Stalin.
I nemici del socialismo, approfittando prima
della malattia e poi della morte di Lenin, tentarono
di far deviare il partito dalla via di Lenin, per pre­
parare così le condizioni al ristabilimento del ca­
pitalismo nel nostro paese. Gli attacchi al partito
furono particolarmente violenti da parte del nemico
mortale del leninismo: Trotski e i suoi accoliti. I
trotskisti imposero al partito una nuova discussio­
ne. La lotta assunse un carattere violento. Stalin
denunciò il fondo politico dell’azione dei trotskisti;
mostrò che si trattava di problemi di vita o di morte
per il partito, mantenne uniti e compatti i quadri
del partito e organizzò la disfatta' del trotskismo.
Nel suo discorso «Trotskismo o leninismo?»
pronunziato alla riunione plenaria della frazione
bolscevica del Consiglio Centrale dei Sindacati del-
l’U.R.S.S. nel novembre 1924, Stalin indicò che
nella lotta contro il trotskismo in questo periodo
«il compito del partito consiste nel seppellire il
trotskismo in quanto corrente ideologica ». Egli mo­
1 «Rabociaia Gasieta», N. 17, 21 gennaio 1925
R5
strò al partito che nelle condizioni di allora il trot-
skismo costituiva il pericolo principale.
«Nel momento presente, — disse Stalin, — dopo
la vittoria d’Ottobre, nelle condizioni attuali della
Nep, il trotskismo deve essere considerato come il
pericolo più grave, poiché esso cerca di inoculare
la sfiducia nelle forze della nostra rivoluzione, la
sfiducia nell’alleanza degli operai e dei contadini,
la sfiducia nella causa della trasformazione della
Russia della Nep in Russia socialista».1
Stalin dimostrò che la disfatta ideologica del
trotskismo era condizione necessaria per assicurare
la ulteriore marcia vittoriosa verso il socialismo.
Egli disse:
«Senza aver battuto il trotskismo è impossibile
raggiungere la vittoria nelle condizioni della Nep,
é impossibile ottenere la trasformazione della Rus­
sia d’oggi in Russia socialista».2
Nella lotta contro il trotskismo Stalin tenne stret­
to il partito intorno al Comitato centrale e lo mo­
bilitò nella successiva lotta per la vittoria del socia­
lismo nel nostro paese*
Una eccezionale importanza per la disfatta ideo­
logica del trotskismo e per la difesa, la giustificazio­
ne teorica e lo sviluppo del leninismo, ebbe l’opera
1 G. Stalin, «La questione contadina*. Articoli e di­
scorsi, 1926, p. 55 ed. russa.
2 Ibidem.
$(>
teorica di Stalin «Dei principi del leninismo», uscita
nel 1924. Quest’opera è una esposizione magistrale
e una profonda giustificazione teorica del leninismo.
Essa fornì allora e continua a fornire oggi ai bol-
scevichi di tutto il mondo l’arma tagliente della
dottrina marxistai-leninista.
In questo scritto si espongono i principi del le­
ninismo, ossia quello ohe Lenin ha apportato di
nuovo e di particolare allo sviluppo della dottrina
marxista e che è legato al suo nome. Il solo fatto
di dare una tale generalizzazione dei problemi del
leninismo, di raccogliere e considerare alla luce del
nuovo periodo storico tutto il contenuto ideologico
dell’eredità lasciata da Lenin} era un gigantesco
passo in avanti nello sviluppo della scienza del
marxismo-leninismo. Tutti i problemi della dottrina
di Lenin sono elevati in questa opera a una grande
altezza di principio. Stalin vi dà una definizione
classica del leninismo. Egli dimostra come Lenin
ha dato al marxismo un nuovo sviluppo, nelle con­
dizioni dell’epoca nuova, dell’epoca deH’imperiali-
smo e delle rivoluzioni proletarie.
Il lavoro per il ristabilimento dell’economia na­
zionale si avvicinava alla fine. La situazione inter­
nazionale e interna dell’Unione Sovietica era camu
biata. Nei paesi capitalistici si assisteva a un mo­
mentaneo riflusso della rivoluzione, si aveva la sta­
bilizzazione temporanea, parziale, del capitalismo.
L’Unione Sovietica aveva raggiunto il livello, eco­
87
nomico d’anteguerra. Bisognava andare avanti. Il
problema delle prospettive della nostra costruzione,
il problema dei destini del socialismo nell’Unione
Sovietica si poneva in tutta la sua acutezza.
Stalin definì allora con geniale chiaroveggenza la
prospettiva e le vie concrete di sviluppo ulteriore
della rivoluzione.
«Auguro agli operai dell’officina ,,Dinamo‘\ —
egli scrisse nel 1924, — come auguro agli operai di
tutta la Russia che l’industria si sviluppi; che il
numero dei proletari in Russia si elevi nel prossimo
periodo fino a 20 e 30 milioni; che nelle campagne
l’economia collettiva si estenda e sottometta alla
sua influenza l’economia privata; che l’industria
progredita e l’economia collettiva nelle campagne
riuniscono definitivamente i proletari delle fabbri­
che e i lavoratori della terra in un solo esercito
socialista; che la vittoria in Russia sia coronata dal­
la vittoria in tutto il mondo».1
Generalizzando teoricamente l’esperienza della
Grande Rivoluzione socialista d’Ottobré, l’esperien­
za dei primi anni della costruzione socialista per­
durando l’accerchiamento capitalistico, Stalin difese
e sviluppò la dottrina di Lenin sulla vittoria del
socialismo in un solo paese.
Nel dicembre 1924 apparve il noto scritto di
\ G.-K. Orgionikidze. Articoli e discorsi scelti, t911— 1937,
p. 45Q cd. russa, 1939.
88
Stalin. «La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei
comunisti russi». In questa opera Stalin dava una
dimostrazione teorica della tesi di Lenin sulla vit­
toria del socialismo in un solo paese, e dimostrava
che bisogna distinguere due aspetti di questa que­
stione: l’aspetto interno e l’aspetto intemazionale.
L’aspetto interno è il problema dei rapporti tra
le classi neH’interno del paese che edifica il so­
cialismo; l’aspetto internazionale è il problema dei
rapporti tra l’U.R.S.S., solo paese socialista per il
momento, e i paesi capitalisti che la circondano. Le
difficoltà interne, gli operai e i contadini del-
J ’U.R.S.S. possono perfettamente superarle colle loro
sole forze; essi possono benissimo vincere economi­
camente la loro borghesia e costruire una società
socialista integrale. Ma fino a che dura l’accerchia­
mento capitalistico, esiste il pericolo di un inter­
vento capitalista contro l’U.R.S.S. e di una restaura­
zione del capitalismo. Per allontanare questo peri­
colo bisogna sopprimere l'accerchiamento capita­
listico, ma sopprimere l’accerchiamento capitalistico
non si può fcé non in seguito a una rivoluzione pro­
letaria vittoriosa almeno in alcuni paesi. Allora sol­
tanto la vittoria del socialismo nell’U.R.S.S. potrà
essere considerata una vittoria completa, definitiva.
Queste tesi di Stalin furono prese come base
della storica risoluzione della XIV Conferenza del
partito (aprile 1925). La conferenza approvò l’orien­
tamento leninista-staliniano verso la vittoria del so-
89
cialismo nell’U.R.S.S. come legge del partito, obbli­
gatoria per tutti i suoi membri.
Nel rapporto agli attivisti della organizzazione
iel partito di Mosca «Sui risultati dei lavori della
XIV Conferenza del P. C. (b) » Stalin prestò un’at-
enzione particolare al problema di attirare i con-
tadini medi nell’opera di edificazione del sociali­
smo. Stalin diceva:
«La cosa principale ora consiste nel riunire i
contadini medi attorno al proletariato e di conqui­
starli di nuovo . La cosa principale consiste ora nel
bndersi con la massa fondamentale dei contadini,
li elevarne il livello materiale e culturale e spingersi
avanti assieme a questa massa fondamentale verso
1 socialismo. La cosa principale consiste nell’edifi-
care il socialismo assieme ai contadini, obbligatoria-
nente assieme ai contadini e obbligatoriamente sotto
la direzione della classe operaia, giacché la direzio­
ne da parte della classe operaia è la garanzia prin­
cipale, che questa edificazione si incamminerà verso
1 socialismo».1
Nel dicembre 1925 si aprì il XIV Congresso
del partito. Nel rapporto politico da lui fatto a nome
del Comitato centrale, Stalin tracciò un quadro impo­
nente dello sviluppo della potenza politica ed eco­
nomica dell’U.R.S.S. Tuttavia, — disse Stalin, —
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo », pip. 127-128,
9 ed. russa.
90
noi non possiamo appagarci di questi successi, poiché
il nostro paese continua a restare un paese arretrato,
agrario. Per assicurare l’indipendenza economica
del nostro paese e rinforzare la sua capacità di di­
fesa; per creare la base economica necessaria alla
vittoria del socialismo, bisogna trasformare il nostro
paese da paese agrario in paese industriale.
Dalla tribuna del XIV Congresso il capo del par­
tito disse:
«Trasformare il nostro paese da paese agrario
in paese industriale capace di produrre colle proprie
forze l’attrezzamento necessario,— ecco la sostanza,
la base della nostra linea generale».1
Al piano staliniano di industrializzazione socia­
lista i capitolardi Zinoviev e Kamenev tentarono di
opporre il loro «piano» secondo il quale l’U.R.S.S.
doveva rimanere un paese agrario. Esso era un
piano di traditori, che mirava ad asservire l’U.R.S.S.
e a consegnarla mani e piedi legati ai predoni im­
perialisti»
Stalin strappò la maschera a questi spregevoli
capitolardi e denunciò la loro natura trotskista-
menscevica.
Al XIV Congresso egli sottolineò che il compito
più importante del partito consisteva nell’assicurare
una salda alleanza della classe operaia con i con-
* <XIV Congresso del Partito comunista (bolscevico)
deinXR.&&», (Resoconto stenografico), p. 486 ed. russa, 1926.
f>!
tadini medi nell’opera di edificazione del socialismo.
Il XIV Congresso approvò come compito essen­
ziale del partito quello di realizzare l’industrializ­
zazione socialista, di lottare per il trionfo del socia­
lismo nell’U.R.S.S.
Dopo il congresso, all’inizio del 1926, apparve
l’opera di Stalin «Questioni del leninismo». In questa
opera storica Stalin demolisce ideologicamente la
«filosofia» liquidatrice e capitolatrice dei partigiani
di Zinoviev e dà una base teorica alla linea del
XIV Congresso del partito, linea orientata verso
l’industrializzazione socialista del paese e l’edifica­
zione della società socialista. Così Stalin infuse nel
partito e nella classe operaia una fede incrolla,bile
nella vittoria deH’edificazione socialista.
Il partito bolscevico, accumulate forze e risorse,
respinti i capitolardi e gli scettici, condusse il paese
a una nuova tappa storica, — alla tappa dell’indu­
strializzazione socialista.
In questa lotta contro gli increduli e i capitolardi,
i trotskisti c zinovievisti, contro i bukharin e i ka‘-
menev si era formato definitivamente, dopo che
Lenin si era ammalato, quel nucleo dirigente del
nostro partito, composto di Stalin, Molotov, Kalinin,
Voroscilov, Kuibiscev, Frunze, Dzerginski, Kagano-
vic, Orgionikidze, Kirov, Iaroslavski, Mikoian, An-
dreiev, Svernik, Zdanov, Skiriatov ed altri che sal­
vaguardò la grande bandiera di Lenin, che strinse
il partito attorno agli insegnamenti di Lenin e fece
SLiliii e K ir o v a L e n i n g r a d o , 1CJ‘2 6 .
l'olografia
sboccare il popolo sovietico sulla via maestra della
industrializzazione del paese e della colletivizzazione
deH’agricoltura. Dirigente di questo nucleo e forza
conduttrice del partito e dello Stato era il compagno
Stalin.
Assolvendo magistralmente i compiti assegnati
che incombono al capo del partito e del popolo, e
avendo il completo appoggio di tutto il popolo so­
vietico, Stalin ciò nonostante non ammetteva nella
sua attività nemmeno un’ombra di presunzione, di
superbia e di infatuazione di se stesso. Nella sua
intervista con lo scrittore tedesco Ludwig in cui
egli rileva la grande funzione del geniale Lenin
nell’opera di trasformazione della nostra Patria,
Stalin dichiara di sè semplicemente: «Per quel che
mi riguarda io non sono altro ohe un discepolo di
Lenin e il mio scopo consiste nell’esserne un degno
discepolo».1

1 G. Stalin, «Conversazione con lo scrittore tedesco


Emilio Ludwig», 1938, p. 3 od. russa.
Ml

INDUSTRIALIZZAZIONE nel più breve ter­


mine storico di mi paese così immenso e nello
stesso tempo economicamente arretrato, co­
me era l’Unione Sovietica in quel periodo, presen­
tava difficoltà gigantesche. Occorreva creare di sa­
na pianta una serie di industrie sconosciute alla
vecchia Russia zarista. Occorreva creare una nuova
industria della difesa, che sino ad allora in Russia
non era esistita. Occorreva costruire fabbriche di
macchine agricole moderne, sconosciute alla cam­
pagna di una volta. A questo scopo si esigevano
somme colossali. Gli Stati capitalisti se le erano
procurate con uno sfruttamento implacabile del po­
polo, con guerre di conquista, colla spogliazione san­
guinosa delle colonie e dei paesi dipendenti, coi
prestiti esteri. Ma il paese dei Soviet non poteva ri­
correre a questi mezzi sordidi, e la via dei prestiti
esteri gli era preclusa dai capitalisti. Non restava
altro che trovare le risorse necessarie all’interno del
paese dei Soviet.
Forte delle direttive di Lenin, Stalin elaborò la
tesi sulV industrializzazione socialista del nostre»
paese. Egli dimostrò che:
94
1) la sostanza dell’industrializzazione non con­
siste solo nell’accrescimento dell’industria, ma nello
sviluppo deH’industria pesante e soprattutto del
cuore di essa, l’industria- delle costruzioni mecca­
niche. Soltanto creando un’industria pesante, infatti,
e una nostra industria di costruzioni meccaniche,
possiamo assicurare la base materiale del socialismo
e rendere il paese del socialismo indipendente dal
mondo capitalista;
2) l’espropriazione dei proprietari fondiari e dei
capitalisti nel nostro paese in seguito alla Rivolu­
zione socialista d’Ottobre, la soppressione della
proprietà privata de! suolo, delle fabbriche, delle
officine, delle banche, ecc., e il loro passaggio in
proprietà di tutto il popolo avevano creato una po­
tente sorgente d’accumulazione socialista per lo
sviluppo dell’industria;
3) l’industriallizzazione socialista si distingue
radicalmente dalla industrializzazione capitalista
Quest’ultima si compie a mezzo di conquiste e
saccheggi delle colonie, di avventure militari, di
prestiti onerosi, e dello sfruttamento implacabile
delle masse operaie e dei popoli coloniali. Invece
rindustrializzazione socialista si fonda sulla
proprietà sociale dei mezzi di produzione, sul­
l’accumulazione e sull risparmio delle ricchezze
create dal lavoro degli operai e dei contadini:
l’industrializzazione socialista è indissolubilmen-
<J5
te legata a un miglioramento costante della situa­
zione materiale delle masse lavoratrici;
4) perciò i compiti fondamentali nella lotta, per
la industrializzazione sono l’aumento della produtti­
vità del lavoro, la riduzione del costo di produzione,
la lotta per la disciplina del lavoro, un regime di
economia, ecc.;
5) le condizioni dell’edificazione del socialismo
neirU.R.S.S, l’entusiasmo lavorativo della classe
operaia, rendono possibile la realizzazione dei ritmi
elevati necessari all’industrializzazione ;
6) la via la quale conduce alla trasformazione
socialista dell’agricoltura passa per l’industrializ­
zazione del paese, poiché quest’ultima deve creare
la base tecnica per questa trasformazione.
Armati di questo programma chiaro e preciso,
i lavoratori dell’Unione Sovietica si accinsero alla
industrializzazione socialista del paese.
Spaventati dal successo della costruzione socia­
lista, gli imperialisti tentarono di rovinare o almeno
di frenare l’industrializzazione del paese rompendo
le relazioni diplomatiche e commerciali coll’U.R.SS.
(Inghilterra), assassinando gli ambasciatori sovie­
tici (Polonia), intensificando lo spionaggio e gli
atti di sabotaggio. Nell’interno del paese, i trotskisti,
gli zinovievisti, gli avanzi dei gruppi ostili al par­
tito, già precedentemente battuti, si uniscono in un
blocco di traditori che lancia contro il partito un
attacco violentissimo. «Si crea qualcosa di simile a
96
un fronte unico che va da Chamberlain a Trotski»,
— indicò allora il compagno Stalin. Era impossibile
far trionfare l’industrializzazione socialista senza
aver sconfitto sul terreno ideologico e organizzativo
il blocco trotskista-zinovievista. Sotto la direzione di
Stalin, il partito sconfisse questo blocco. Il rapporto
di Stalin alla XV Conferenza del partito: «A propo­
sito della deviazione socialdemocratica nel nostro
partito» (novembre 1926) e il suo rapporto alla
VII Assemblea plenaria allargata del Comitato ese­
cutivo dell’Intemazionale Comunista: «Ancora una
volta a proposito della deviazione socialdemocratica
nel nostro partito» (dicembre 1926) armarono
ideologicamente il Partito comunista (bolscevico)
dell’U.R.S.S. e l’Internazionale Comunista, e assi­
curarono l’unità e la coesione delle file del par­
tito.
L’Assemblea plenaria allargata del Comitato
esecutivo dell’Internazionale Comunista nelle sue
decisioni bollò i partigiani del blocco trotskista-zi­
novievista come scissionisti precipitati verso le posi­
zioni del menscevismo.
Battuti e respinti questi capitolardi e difensori
del capitalismo, i bolscevichi proseguirono l’opera
della industrializzazione socialista del nostro paese.
Nessun settore, nessun problema dell’industria­
lizzazione sfuggì allo sguardo di Stalin. Egli fu l’ini­
ziatore della creazione di nuove industrie, dello svi­
luppo e della ricostruzione di rami prima arretrati.
7—1077 97
Egli fu l’ispiratore della creazione di una seconda
base carbonifera e metallurgica nel nostro paese, la
costruzione del bacino di Kusnietsk. Egli fu l’orga­
nizzatore e il dirigente delle grandi costruzioni so­
cialiste. Le officine di trattrici di Stalingrado, il
Dnieprostroi, il Magnitostroi, l’Uralmastroi^ l’offi­
cina di macchine agricole di Rostov, il Kusnietsk-
stroi, la Turksib, l’officina di mieto-trebbiatrici di
Saratov, le officine di automobili di Mosca e di
Gorki e numerose altre costruzioni sono associate
al nome di Stalin.
Il quadro grandioso dell’imponente edificio del
socialismo in costruzione nell’U.RS.S. esercitava
un’influenza irresistibile sugli operai dei paesi ca­
pitalisti. Allora incominciò un vero pellegrinaggio
verso l’U.R.S.S. Arrivarono decine e centinaia di
delegazioni operaie, e con immenso interesse e pro­
fonda emozione presero conoscenza del modo come
gli operai stessi, cacciati i loro sfruttatori, edifica­
vano una nuova società, una società socialista. Tut­
to li interessava, tutto essi volevano conoscere. Il
5 novembre 1927 ebbe luogo una lunga conversa­
zione di Stalin con delegazioni operaie della Germa­
nia, della Francia, dell’Austria, della Cecoslovacchia,
della Cina, del Belgio e di altri paesi.
Già verso la fine del 1927 la politica dell'indu-
strializzazione socialista registrava successi decisivi.
Il primo bilancio fu fatto al XV Congresso del par­
tito, riunitosi nel dicembre 1927. Nel suo rapporto
98
sull’attività del Comitato centrale Stalin fece un
quadro imponente dei successi dell’industrializza­
zione socialista e sottolineò la necessità di conti­
nuare ad estendere e a consolidare i posti di co­
mando socialisti tanto nella città quanto nella cam­
pagna, orientandosi verso la liquidazione degli ele­
menti capitalisti nell’economia del paese.
Al XV Congresso Stalin notò il ritardo dell’a­
gricoltura rispetto aH’industria e additò la via di
uscita da questa situazione, che metteva in pericolo
l’insieme dell’economia.
«La via d’uscita, — disse il compagno Stalin, —
sta nel passare dalle piccole aziende contadine di­
sperse alle grandi aziende centralizzate, basate sulla
coltivazione in comune della terra; sta nel passare
alla coltivazione collettiva della terra, sulla base
di una tecnica nuova, superiore. La via d’uscita sta
nel raggruppare le piccole e piccolissime aziende
contadine, gradualmente, ma costantemente, — non
esercitando affatto pressioni, ma coH’insegnamento
dei fatti e la persuasione — in grandi aziende ba­
sate sulla coltivazione in comune della terra per
mezzo di associazioni, di collettività; valendosi delle
macchine agricole e delle trattrici, valendosi dei
procedimenti scientifici della coltura intensiva. Non
esiste altra, via d’uscita».1
1 «Storia del Partito comunista (bolscevico) deim.R.S.S.
Breve corso», p. 328 ed. italiana, Mosca 1943.
7* 99
Perchè il nostro paese si è messo sulla via della
organizzazione dei colcos?
Già nel periodo del XV Congresso del partito il
ritardo dell’agricoltura, e soprattutto quello della
coltura dei cereali, diventava sempre più evidente.
La produzione globale dei cereali si avvicinava al
livello d ’anteguerra, ma la produzione di grano
per il mercato, destinato aH’approvvigionamento
delle città e dell’esercito, superava di poco un terzo
(37 per cento) del livello d’anteguerra. Nelle cam­
pagne si contavano circa 25 milioni di piccole e pic­
colissime aziende contadine; e le piccole aziende
contadine erano per la loro natura stessa delle eco­
nomie iseminaturali, appena capaci di fornire un
minimo di grano al mercato e incapaci di aumen­
tare la produzione, di impiegare trattrici e macchine,
di elevare il rendimento. Il frazionamento delle azien­
de contadine e la riduzione del carattere mercantile
della produzione dei cereali continuava.
«Era indubbio che, se la cerealicoltura perma­
neva in tali condizioni, l’esercito e le città del-
l’U.R.S.S. si sarebbero trovati di fronte a una care­
stia cronica».1
Al paese si presentavano due possibilità per pas­
sare nell’economia agricola alla grande produzione,
capace di utilizzare le trattrici e le macchine agri­
1 «Storia del Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.
Breve corso», p. 326 ed. italiana, Mosca 1943.
100
cole e suscettibile di elevare di molto la produzione
mercantile dei cereali. Prima possibilità: passare
alla grande produzione capitalista nella campagna,
ciò che avrebbe significato: la rovina delle masse
contadine, la disoccupazione in massa nella città,
la rottura dell’alleanza tra la classe operaia e i con­
tadini, il rafforzamento dei kulak e la disfatta del
socialismo. I traditori e i capitolardi di destra spin­
gevano insistentemente il partito su questa via di­
sastrosa.
Seconda possibilità: procedere al raggruppamen­
to delle piccole aziende contadine in grandi aziende
socialiste, in colcos, capaci di utilizzare ampiamente
le trattrici e altre macchine moderne per dare un
forte impulso alla coltura cerealicola e alla sua
produzione mercantile. È evidente che il partito bol­
scevico e lo Stato sovietico potevano seguire soltanto
la seconda via, quella dello sviluppo colcosiano del­
l’agricoltura.
Il partito bolscevico si ispirò alle sagge diret­
tive di Lenin sulla necessità di passare dalle piccole
aziende contadine alla grande azienda agricola col­
lettiva, all’agricoltura meccanizzata, ohe sola poteva
trarre dalla secolare indigenza decine di milioni di
economie contadine.
«Con la piccola azienda non ci si libererà dalla
miseria», — aveva detto Lenin.1
1 V. 1. Lenin, «Opere», Val. XXIV, p. 540, 3* ed. russa.
101
La necessità economica impellente, la miseria
del popolo esigeva che ci si mettesse sulla via della
collettivizzazione. Il partito bolscevico, guidato da
Stalin, si rese esattamente conto di questa impellente
necessità economica e iseppe orientare milioni di
contadini verso la collettivizzazione.
Il XV Congresso decise di sviluppare in tutti i
modi possibili la collettivizzazione dell’agricoltura.
In pari tempo il congresso dette la direttiva di ela­
borare il primo piano quinquennale dell’economia
del paese. Così, nel momento in cui la creazione di
un’industria socialista era in pieno corso, Stalin
indicava un nuovo compito grandioso: la collettiviz­
zazione dell’agricoltura. L’adempimento di questo
compito storico richiedeva la preparazione più ac­
curata, una preparazione che per la sua profondità
e per la sua vastità può senza esitazione esser messa
alla pari dei preparativi della Grande Rivoluzione
socialista d’Ottobre. Lo stratega geniale della rivo­
luzione proletaria conduceva avanti il partito con
ardire e con inflessibilità, con attenzione e con pru­
denza, superando tutti gli ostacoli che intralciavano
il cammino prestabilito, seguendo vigile le manovre
del nemico di classe e prevedendo brillantemente
la sua azione nel prossimo avvenire, raggruppando
con arte le forze nel corso stesso dell’offensiva, for­
tificando le posizioni conquistate, utilizzando le ri­
serve per sviluppare il successo.
Il partito preparò tutte le condizioni materiali
102
necessarie per la entrata in massa dei contadini
nei colcos. Venne creata una base industriale per
fornire alla campagna le macchine e le trattrici,
una base per dare all’agricoltura un nuovo attrez­
zamento tecnico. Vennero accumulate risorse suf­
ficienti per finanziare l’organizzazione dei colcos
e dei sovcos, e a questo lavoro venne inviato il fiore
del partito e della classe operaia; vennero consolidati
i primi colcos, i quali fornirono ai contadini indi­
viduali modelli di gestione dell’agricoltura collettiva.
Si crearono stazioni di macchine agricole e di trattrici
e sovcos, per aiutare i contadini a migliorare le loro
aziende.
I kulak, sentendo prossima la loro fine, tenta­
rono di opporre resistenza; organizzarono «lo scio­
pero del grano», credendo così di obbligare il par­
tito, se non a capitolare, almeno a indietreggiare.
Lo stesso anno 1928 fu scoperta una importante or­
ganizzazione di sabotatori tra gli specialisti borghesi
della zona di Sciakhti, nel bacino del Donez, e poi
anche in altre zone. I sabotatori avevano legami con
gli Stati imperialistici.
Guidato da Stalin^ il partito applicò delle misu­
re eccezionali contro i kulak e spezzò la loro resi­
stenza. I sabotatori furono puniti severamente. Il
compagno Stalin chiamò il partito a trarre gli in­
segnamenti dal processo di Sciakhti, e prima di
tutto i bolscevichi dirigenti d’azienda a diventare
essi stessi padroni della tecnica, specialisti e ad af-
103
frettare la formazione di nuovi quadri tecnici tra
gli operai.
Quando il partito passò all’offensiva contro i
kulak, nel 1928— 1929, in luogo dei trotskisti e degli
zinovievisti, già debellati dal partito, si fecero avanti
Bukharin, Rikov, Tomski e tutto il loro gruppo,
ostile al partito, di capitolardi di destra e di restau­
ratori del capitalismo. Nello stesso tempo, gli impe­
rialisti, appoggiandosi sull’azione capitolatrice dei
destri, fecero un nuovo tentativo per trascinare
l’U.R.S.S. in una guerra. Gli Stati Maggiori generali
(Inghilterra e Francia) elaborarono i piani di un
nuovo intervento contro l’U.R.SS., previsto per il
1929— 1930.
Allo stesso modo che la vittoria della Grande Ri­
voluzione socialista sarebbe stata impossibile nel­
l’ottobre del 1917 se i capitolardi e i traditori, men­
scevichi e socialisti-rivoluzionari non fossero stati
schiacciati, così pure la vittoria del socialismo nelle
campagne sarebbe stata impossibile senza lo schiac­
ciamento dei capitolardi di destra nel 1928— 1929.
Un’importanza particolare per la vittoria del partito
sul gruppo ostile al partito di Bukharin e Rikov
ebbero il discorso di Stalin: «Sul pericolo di destra
nel partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.»,
(tenuto nell’Assemblea plenaria del Comitato di
Mosca e della Commissione di controllo di Mosca
nell’ottobre del 1928) e il discorso «Sulla deviazione
di destra nel Partito comunista (bolscevico) del-
104
S tal in a b o r d o d eH ’i n c r o c i a l o r e « Cc r v o n a U c r a i n a » [«Ucraina»
r o s s a ] del la i l oll a del Mar N er o , il 25 l ugl i o UJ29.
Fotografici
l’U.R.S.S.» (tenuto all’Assemblea plenaria del Comi­
tato centrale del Partito comunista (bolscevico)
dell’U.R.S.S. nell’aprile del 1929).
In questi discorsi di Stalin venivano smascherati
completamente i destri come nemici del lenini­
smo; si dimostrava che essi erano gli agenti dei
kulak nel partito.
Nella lotta contro i destri Stalin raccolse e unì
tutto il partito e Io condusse aH’assalto dell’ultimo
baluardo dello sfruttamento capitalista nel nostro
paese. Il genio di Stailin, la sua volontà incrollabile,
la sua sagacia e chiaroveggenza, permisero di far
salire alla rivoluzione un nuovo gradino, un gra­
dino più alto. Nel suo storico articolo «Un anno di
grande svolta», scritto nel 1929 per il dodicesimo
anniversario dell’Ottobre, Stalin scrisse:
«L’anno trascorso è stato un anno di grande
svolta su tutti i fronti dell’edificazione socialista.
Questa svolta si è compiuta e continua a compiersi
sotto l’insegna d’una offensiva decisa del socialismo
contro gli elementi capitalistici della città e della
campagna. La particolarità caratteristica di questa
offensiva consiste nel fatto che essa ci ha già pro­
curato una serie di successi decisivi nei campi prin­
cipali della trasformazione (ricostruzione) socialista
della nostra economia nazionale».1
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 290 ed. italiana,
Mosca 1946.
105
Il partito seppe ottenere una svolta decisiva nel
campo della produttività del lavoro. Uno dei com­
piti più difficili deH’industrializzazione socialista,,
l’accumulazione dei mezzi per la costruzione del­
l’industria pesante, venne essenzialmente assolto.
Il partito seppe ottenere una svolta radicale nello
sviluppo dell’agricoltura, nello sviluppo dei conta­
dini stessi. Il movimento colcosiano incominciò a
prendere uno slancio vigoroso, superando per i ritmi
del suo sviluppo persino la grande industria. Questo
fu l’inizio del movimento colcosiano di massa.
«Il nuovo e il decisivo nell’attuale movimento
colcosiano, — disse Stalin, — è che i contadini entra­
no nel colcos non a gruppi isolati, come avveniva
prima, ma a villaggi, distretti e perfino a mandamenti
intieri. Che significa ciò? Significa che il contadino
medio ha preso la strada del colcos. In ciò sta la
base di quella svolta radicale nell’evoluzione del­
l’agricoltura, che costituisce la più importante rea­
lizzazione del potere sovietico.. .»1
Così sotto la direzione di Stalin fu preparata la
svolta storica dalla politica di limitazione e di eli­
minazione degli elementi kulak alla politica di li­
quidazione dei kulak come classe, sulla base della
collettivizzazione integrale.
Un grande merito di Stalin deve essere consi­
derato il fatto che in questo periodo, nel periodo
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 299 ed. italiana,
Mosca 1946.
106
del primo sbalzo dell’indiistriaìizzazione e della col­
lettivizzazione, quando bisognava mobilitare tutte
le forze lavoratrici del popolo per risolvere dei com­
piti grandiosi, egli ha prospettato in tutta la sua
ampiezza la questione femminile, la questione del­
la situazione delle donne, del lavoro femminile,
della funzione importantissima delle donne,
operaie e contadine, nella vita economica',
politica e sociale della società e, dopo averla
elevata al livello dovuto, le ha dato la giusta
soluzione.
«Non un solo grandioso movimento di oppressi,
— diceva Stalin, — non fece a meno nella storia
dell’umanità della partecipazione delle donne la­
voratrici. Le donne lavoratrici, le più oppresse fra
tutti gli oppressi, non sono mai rimaste e non
potevano rimanere in disparte dalla via mae­
stra del movimento di emancipazione. Il movimento
di emancipazione degli schiavi fece uscire dal suo
seno, come è noto, centinaia e migliaia di grandi
martiri e eroine. Nelle file dei combattenti per l’e­
mancipazione dei servi della gleba si trovavano de­
cine di migliaia di donne lavoratrici. Non c’è da
meravigliarsi che il movimento rivoluzionario della
classe operaia, il più potente di tutti i movimenti di
emancipazione delle masse oppresse abbia attratto
sotto le sue bandiere milioni di donne lavoratrici».1
1 «Pravda» N. 56, 8 marzo 1925.
107
«Le donne lavoratrici, — dice più oltre Stalin,
— operaie e contadine costituiscono una grandissi­
ma riserva della classe operaia. Questa riserva rap­
presenta una buona metà della popolazione. Se la
riserva femminile sarà per la classe operaia o contro
di essa, da ciò dipende la sorte del movimento pro­
letario, la vittoria o la sconfitta della rivoluzione
proletaria, la vittoria o la sconfitta del potere pro­
letario. Perciò il compito primordiale del proleta­
riato e del suo reparto d’avanguardia, il partito co­
munista, consiste nel condurre una lotta risoluta per
emancipare le donne, le operaie e le contadine dal­
l’influenza della borghesia; per l’educazione poli­
tica, per l’organizzazione delle operaie e delle con­
tadine sotto la bandiera del proletariato».1
«Ma le donne lavoratrici, — continua Stalin,—
sono non solo una riserva. Esse possono e devono
diventare — se la politica della classe operaia sarà
giusta — un vero esercito della classe operaia, ope­
rante contro la borghesia. Forgiare dalla riserva di
lavoro femminile un esercito di operaie e di conta^-
dine operante fianco a fianco con la grande arm ata
del proletariato — in ciò consiste il secondo e deci­
sivo compito della' classe operaia».2
Per quel che riguarda la funzione ed il signi­
ficato delle donne nei colcos — ecco che cosa ne
1 «Pravda» N. 56, 8 marzo 1925.
2 Ibidem.
/OS
dice Stalin nel suo intervento al Primo congresso
dei colcosiani-udarnichi.
«La questione delle donne nei colcos,— diceva
Stalin, — è una grande questione, compagni. So
che molti di voi sottovalutano le donne e le pren­
dono perfino in giro. Ma è un errore, compagni, è
un errore grave. Qui non si tratta solo del fatto che
le donne costituiscono la metà della popolazione.
Si tratta prima di tutto, del fatto che il movimento
colcosiano ha portato a posti di direzione un buon
numero di donne brave e capaci. Guardate al con­
gresso, alla sua composizione e vedrete che già da
molto tempo le donne, da arretrate che erano, sono
ormai passate all’avanguardia. Le donne nei colcos
sono una grande forze. Mantenere inutilizzata
questa forza significa commettere un delitto. 11
nostro dovere è di portare avanti le donne nei col­
cos e di mettere questa forza all’opera».1
«Quanto alle colcosiane, — continua Stalin, —
esse devono ricordare quale è la forza e l’impor­
tanza dei colcos per le donne, devono ricordare che
solo nel colcos esse possono essere su un piede d’e­
guaglianza con gli uomini. Fuori dei colcos v’è ine­
guaglianza, nei colcos eguaglianza di diritti. Si ricor­
dino di questo le compagne colcosiane e abbiano

1 G. Stalin, tQuestioni del leninismo», p. 457 ed. ita­


liana, Mosca 1946.
109
cura del regime colcosiano, come della pupilla dei
loro occhi».1
Attirare all’opera di edificazione del socialismo
le masse più vaste del popolo del nostro paese, fra
cui i lavoratori delle nazioni prima oppresse e ar­
retrate, costituiva una grandiosa vittoria della ideo­
logia sovietica, che vede nelle masse le vere crea­
trici della storia, sulla ideologia borghese che diffon­
de sciocchezze di ogni genere sulla incapacità delle
masse di compiere un lavoro creativo indipendente
in tutti i campi della vita. Il compagno Stalin sma­
scherò l’essenza reazionaria della «teoria» secondo
cui gli sfruttati non potrebbero fare a meno degli
sfruttatori. «Uno dei risultati più importanti della
Rivoluzione d ’Ottobre, — scriveva il compagno
Stalin, — è che essa ha inferto un colpo mortale
a questa „teoria“ menzognera».2
Il compagno Stalin smascherò anche la leggen­
da reazionaria secondo cui i popoli si dividerebbero
in razze superiori e inferiori.
«Nel passato „era d’uso“ pensare che il mondo
da tempi immemorabili fosse diviso in razze infe­
riori e razze superiori, in negri e bianchi, i primi
refrattari alla civiltà e condannati a essere oggetto
di sfruttamento e i secondi soli depositari della
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 458 ed. ita­
liana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 198.
110
civiltà, chiamati a sfruttare i primi. Oggi questa
leggenda dev’essere considerata come sfatata e re­
spinta. Uno dei risultati più importanti della Rivo­
luzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo
mortale a questa leggenda, dimostrando coi fatti
che i popoli non europei, liberati e trascinati nella
corrente dello sviluppo sovietico, sono atti per nulla
meno dei popoli europei a contribuire allo sviluppo
di una cultura veramente progredita e di una civiltà
veram ente avanzata».1

1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 199 ed. italiana,


Mosca 1946.
I
L 27 DICEMBRE 1929 STALIN fece un di­
scorso alla conferenza dei marxisti specialisti
della questione agraria. Nel suo discorso egli
denunciò la teoria borghese del cosiddetto «equi­
librio» dei diversi settori delTeconomia nazionale,
battè in breccia la teoria antimarxista della «spon­
taneità» nell’edificazione socialista e la teoria an­
timarxista della «stabilità» della piccola azienda con­
tadina. Dopo aver battuto tutte queste teorie bor­
ghesi e antimarxiste, opportuniste di destra, Stalin
fece un’analisi profonda della natura dei colcos co­
me forma socialista deH’economia e giustificò teo­
ricamente il passaggio alla politica della collettiviz­
zazione integrale dell’agricoltura e della liquidazio­
ne, su detta base, dei kulak come classe.
Già nell’XI Congresso del partito Lenin aveva
parlato dell’ultimo e decisivo combattimento da impe­
gnare contro il capitalismo russo, che sorge dalla
piccola economia contadina. In quell’epoca, però,
non era ancora possibile fissare esattamente l’ora di
questo combattimento. Il compagno Stalin, con la
sagacia geniale che gli è propria, dimostrò scienti­
ficamente che Vora di questo ultimo e decisivo com-
112
battimento contro il capitalismo all’interno era già
arrivata. Come grande dialettico egli dimostrò che
la liquidazione dei kulak come classe non era il
prolungamento della vecchia politica di limitazione
e di eliminazione dei kulak, ma segnava una brusca
svolta nella politica del partito.
«Se la confisca della terra dei proprietari foiir
diari è stata il prim o passo della Rivoluzione d’Ot-
tobre nella cam pagna,— dicono le risoluzioni del
XVI Congresso del partito, — il passaggio ai col­
cos è il secondo passo, è inoltre il passo decisivo il
quale segna una tappa importantissima nell’opera
di edificazione delle basi della società socialista
nell’U.R.S.S.1
Le campagne vennero all’economia socialista
perchè la necessità economica esigeva che si pas­
sasse alla grande azienda basata sull’artel, all’agri­
coltura collettiva, meccanizzata. Il partito bolscevico
e lo Stato sovietico avevano creato nella campagna,
per degli anni, nuove forze produttive; avevano in­
trodotto una nuova tecnica-, — trattrici, mieto-trcb-
biatrici, ecc., — avevano preparato i quadri dell’a­
gricoltura socialista, milioni di 'uomini che avevano
assimilato la tecnica nuova.
1 «Il Partito com unista (bolscevico) dell'U.R.S.S. nel­
le risoluzioni e decisioni dei congressi, conferenze e assem ­
blee plenarie del Comitato centrale», II Parte, p. 428, 6 ed.
russa, 1941.
8—1077
Nel suo storico messaggio di saluto agli operai
dell’officina di trattrici di Stalingrado, il giorno
della sua inaugurazione (17 giugno 1930), Stalin
scriveva:
«Saluti e felicitazioni per la loro vittoria agli
operai e al personale dirigente della prima officina
gigante sovietica per la produzione di trattrici, de­
corate dell’ordine della Bandiera rossa. Le 50 mila
trattrici che voi dovete dare ogni anno al paese,
sono 50 mila proiettili che fanno saltare il vecchio
mondo borghese ed aprono la via al nuovo regime
socialista nella campagna. Vi auguro di riuscire
nell’adempimento del vostro programma».1
Le nuove forze produttrici create nella campa­
gna produssero necessariamente dei rapporti nuovi,
socialisti tra gli uomini.
Stalin, dopo avere concretato in ogni senso la
teoria marxista-leninista sul socialismo, mostrò che
era possibile passare alla collettivizzazione non con
una semplice e pacifica adesione dei contadini ai '
colcos, ma solo attraverso una lotta di massa dei
contadini contro i kulak. Si trattava di battere i ku­
lak in campo aperto, sotto gli occhi di tutti i con­
tadini, affinchè le masse dei contadini si convinces­
sero della debolezza degli elementi capitalistici.
Perciò il passaggio alla collettivizzazione integrale

1 «Pravda» N. 166, 18 giugno 1930.


114
era legato indissolubilmente alla liquidazione dei
kulak come classe.
Le indicazioni del compagno Stalin sulla neces­
sità di operare una svolta nella politica del partito,
passando dalla limitazione delle tendenze sfruttatrici
dei kulak alla liquidazione dei kulak come classe,
furono messe a base della decisione del Comitato
centrale in data 5 gennaio 1930 «Sul ritmo della
collettivizzazione e sulle misure dello Stato per
aiutare la edificazione dei colcos».
I nemici del partito tentarono in tutti i modi di
far fallire l’orientamento preso dal partito verso la
collettivizzazione dell’agricoltura. Questi tentativi
ostili non si espressero soltanto in aperte dichiara­
zioni dei capitolardi di destra contro la collettiviz­
zazione, ma anche con deformazioni «sinistroidi»
della linea del partito, colla violazione dei ritmi
della collettivizzazione stabiliti dal partito, colla
violazione del principio leninista-staliniano della vo­
lontarietà nell’opera di edificazione dei colcos, con
il balordo tentativo di saltare la tappa dell’artel per
giungere alla comune, collettivizzando per forza le
abitazioni, il bestiame minuto, il pollame, ecc.
I nemici interni ed esterni, i fomentatori dell’ina
tervento straniero ed i loro agenti speravano che
questa pratica «sinistroide», e qualche volta coscien­
temente provocatrice, avrebbe messo i contadini in
contrasto col potere dei Soviet. Negli Stati Maggiori
dei paesi imperialisti già si fissavano le date per
8* 115
un nuovo intervento. Ma il capo del partito vide a
tempo il nuovo pericolo.
Il 2 marzo 1930, per decisione del Comitato cen­
trale, fu pubblicato l’articolo di Stalin «Vertigine dei
successi», in cui l’autore respingeva le esagerazioni
«sinistroidi» che minacciavano di rovinare il movi­
mento colcosiano. «Nell’articolo si era posto in rilie­
vo col massimo vigore il principio del libero con­
senso nell’edificazione colcosiana e si indicava la
necessità di tener conto delle differenti condizioni
nelle diverse regioni dell’U.R.S.S., nel fissare i ritmi
e i metodi di collettivizzazione. L’anello principale
del movimento colcosiano, ricordava il compagno
Stalin, è l’artel agricolo... L’articolo del compagno
Stalin ebbe un’importanza politica immensa. Questo
articolo aiutò le organizzazioni del partito a
correggere i loro errori e assestò un fortissimo col­
po ai nemici del potere sovietico, che speravano
di poter approfittare delle esagerazioni com­
messe per sollevare i contadini contro il potere
sovietico».1
Mentre assestava un colpo schiacciante alle stor­
ture «sinistroidi» e faceva disperdere al vento le
speranze dei fautori dell’intervento straniero, il com­
pagno Stalin, educatore di milioni di uomini, spie­

1 «Storia del Partito comunista (bolscevico) deill’UJI.S.S.


Breve corso», p. 350 ed. italiana, Mosca 1943.
116
gava ai quadri del partito e ai senza partito in che
cosa consiste l’arte di dirigere.
«L’arte di dirigere è cosa seria, — scrisse Stalin.
Non si deve restar addietro al movimento, perchè
restar addietro vuol dire staccarsi dalle masse. Ma
non si può nemmeno correre troppo in fretta, per­
chè correre troppo in fretta vuol dire perdere il
contatto con le masse. Chi vuole dirigere il movi­
mento e in pari tempo tenersi legato a masse di
milioni di uomini, deve condurre la lotta su due
fronti, sia contro chi resta indietro, sia contro chi
corre troppo in fretta».1
In un articolo dal titolo «Risposta ai compagni
colcosiani», pubblicato dopo questi fatti, il 3 aprile
1930, e rivolto a milioni di colcosiani, Stalin, dopo
aver indicate le radici degli errori commessi nella
questione contadina e i principali errori del movi­
mento colcosiano, spiegò con forza eccezionale quali
sono le leggi che regolano l’offensiva sul fronte
della lotta di classe. È impossibile condurre un’of­
fensiva senza consolidare le posizioni conquistate, —
diceva il compagno Stalin, — senza operare il rag­
gruppamento delle forze, senza assicurare al fronte
le riserve, senza mantenere salde le retrovie. Gli
opportunisti non comprendono la natura di classe

1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 332 ed. ita­


liana, Mosca 1946.
7 /7
dell’offensiva: offensiva contro quale classe, in al­
leanza con quale dasse ? Quello che ci occorre,
diceva Stalin, non è una offensiva qualunque, ma
l’offensiva contro i kulak, in alleanza con i conta­
dini medi.
Grazie alla direzione di Stalin, in seguito alla
correzione delle deviazioni, fu creata una base so­
lida per un nuovo potente sviluppo del movimento
colcosiano. Il partito, col compagno Stalin alla te­
sta, aveva risolto il problema più difficile della rivo­
luzione proletaria, dopo quello della conquista del
potere, il problema di porre le piccole aziende con­
tadine sulla via del socialismo, di liquidare i kulak
còme la classe più numerosa di sfruttatori.
«Fu un rivolgimento rivoluzionario dei più pro­
fondi, un salto dal vecchio stato qualitativo della
società a un nuovo stato qualitativo, equivalente
per le sue conseguenze al rivolgimento rivoluziona­
rio dell’ottobre 1917.
«L’originalità di questa rivoluzione consistette
nel fatto che era stata compiuta dall'alto, per ini­
ziativa del potere statale, con l’appoggio diretto
dal basso di milioni di contadini, che lottavano
ci ntro il giogo dei kulak, per la libera vita colco­
siana».1
Forte delle direttive di Lenin sulla necessità di
1 «Storia del Partito comunista (bolscevico) d-elTCJ.R.S.S.
Breve corso», p. 346 ed. italiana, Mosca 1943.
//*
passare nell’agricoltura dalle piccole aziende con­
tadine alla grande azienda, basata sull’artel e col­
lettivizzata; forte del piano cooperativo di Lenin,
Stalin elaborò e realizzò in pratica la teoria della
collettivizzazione d ell agricoltura. Quello che vi è
di nuovo in Stalin in questo campo consiste nel
fatto che egli:
1) elaborò sotto tutti gli aspetti il problema
della forma- colcosiana di economia socialista nella
campagna;
2) dimostrò che la forma essenziale e principale
della edificazione dei colcos nella tappa attuale è
l’artel agricolo, perchè è la più giusta e più com­
prensibile per i contadini, permettendo di legare gli
interessi personali dei colcosiani ai loro interessi
sociali, e di adattare i primi ai secondi;
3) giustificò teoricamente il passaggio dalla po­
litica di limitazione e di eliminazione dei kulak alla
politica di liquidazione dei kulak come classe, sulla
base della collettivizzazione integrale;
4) rivelò l’importanza delle stazioni di macr
chine e trattrici come punti d’appoggio per la rior­
ganizzazione socialista dell’agricoltura e come aiuto
prestato all’agricoltura e ai contadini da parie dello
Stato socialista.
Nel febbraio 1930, su domanda di numerose or­
ganizzazioni, di assemblee generali di operai, con­
tadini e soldati rossi, il Comitato esecutivo cen­
trale dei Soviet dell’U.R S.S. decise di decorare
779
G. V. Stalin con un secondo ordine della Bandiera
Rossa per i suoi grandi meriti sul fronte dell’edifi­
cazione socialista.
Il XVI Congresso del partito (26 giugno— 13 lu­
glio 1930) passò alla storia come il congresso della
vasta offensiva socialista su tutto il fronte. Dopo
aver mostrato la sostanza di quest’ampia of­
fensiva del socialismo su tutto il fronte contro gli
elementi capitalistici, Stalin nel suo rapporto sta­
bilì òhe il nostro paese già era entrato nel periodo
del socialismo.
Nel riferire al congresso circa i successi dell’in-
dustrializzazione del paese e della collettivizzazione
dell’economia agricola, nello stesso tempo Stalin
indicò i compiti che ci si ponevano nel nuovo pe­
riodo di sviluppo. Mentre per i ritm i dello svilup­
po avevamo già raggiunto e superato i paesi capi­
talistici più avanzati, per il livello della produzione
industriale eravamo ancora molto in ritardo su
questi paesi. Da ciò la necessità di intensificare
ancora i ritmi, di raggiungere e sorpassare i paesi
capitalistici anche per il livello della produzione in­
dustriale. Stalin nel suo rapporto indicò i compiti
che si ponevano al partito per realizzare il primo
piano quinquennale in quattro anni.
I lavoratori di tutto il paese si misero all’opera
con entusiasmo per assolvere i compiti giganteschi
posti dal congresso. L’emulazione socialista e il
movimento degli udamichi presero un grande svi­
120
luppo. Alla data del XVI Congresso l’emulazione
socialista abbracciava non meno di due milioni di
operai; le squadre degli udarnichi contavano più
di un milione di operai.
«Quello che vi è di più notevole nell’emulazio­
ne, — disse Stalin al XVI Congresso, — è che essa
produce un rivolgimento radicale nel modo in cui
gli uomini considerano il lavoro; poiché fa del la­
voro non più un peso opprimente e vergognoso,
come lo si considerava prima, ma una questione
d’onore, una questione di gloria , di valore e di eroi­
smo. Non vi è e non vi può essere nulla di simile
nei paesi capitalistici».1
La realizzazione del primo piano quinquennale
richiedeva la ricostruzione di tutti i settori dell’eco-
nomia del paese, sulla base di una tecnica nuova,
moderna. La tecnica assumeva un’importanza de­
cisiva. In relazione a ciò il capo del partilo, il
4 febbraio 1931 nel suo discorso «Sui compiti dei
dirigenti deH’industria» alla I Conferenza dei diri­
genti dell’industria socialista dell’Unione Sovietica,
formulava una nuova parola d’ordine: «I bolsce-
vichi devono conquistare la tecnica», «Nel periodo
di ricostruzione la tecnica decide di tutto».
Nel periodo di intenso lavoro del partito per
edificare il socialismo acquistava un’importanza
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», pag. 393, X ed
russa.
sempre maggiore l’educazione marxista-leninista dei
membri e dei candidati del partito stesso, lo stu­
dio dell’esperienza storica del partito bolscevico, la
lotta contro i falsificatori della sua storia.
Nel novembre 1931 Stalin pubblicò la celebre
lettera alla redazione della rivista «La rivoluzione
proletaria», lettera che ebbe una funzione eccezio­
nale per consolidare e serrare ancora di più le file
del partito nel campo ideologico. In questa lettera
Stalin, smascherando i falsificatori trotskisti della
storia del bolscevismo, dimostrò che il leninismo è
nato, si è sviluppato e rafforzato in una lotta im­
placabile contro l’opportunismo di tutte le tinte; che
i bolscevichi furono la sola organizzazione rivo^-
luzionaria del mondo la quale battesse a fondo gli
opportunisti e i centristi e li cacciasse dal partito.
In questa lettera Stalin dimostrò con grande forza
che il trotskismo è un distaccamento avanzato della
borghesia controrivoluzionaria, distaccamento che
conduce la lotta contro il comuniSmo, contro il po­
tere dei Soviet, contro l’edificazione del socialismo
nell’U.R.S.S.
All’inizio del 1933 il primo piano quinquennale
venne compiuto prima del termine. Nel gennaio
1933, Stalin presentò all’Assemblea plenaria del
Comitato centrale e della Commissione centrale di
controllo un rapporto sul «Bilancio del primo piano
quinquennale». Il nostro paese, egli disse, si ò tra­
sformato da paese agrario in paese industriale, da
122
paese di piccola agricoltura nel paese dell’agricol­
tura più grande, più progredita, dell’agricoltura
socialista. Le classi sfruttatrici sono state cacciate
dalle posizioni che occupavano nella produzione. I
lóro residui, dispersi in tutto il paese, avevano im­
pegnato in sordina la lotta contro il potere dei So­
viet. Bisognava dunque accrescere la vigilanza,
combattere per la protezione della proprietà socia­
lista, base del regime sovietico, rafforzare sotto
tutti gli aspetti la dittatura del proletariato.
In un altro discorso «Del lavoro nelle campa­
gne», tenuto a una Assemblea plenaria del Comitato
centrale, Stalin dette una profonda analisi delle
deficienze del lavoro del partito nelle campagne, e
abbozzò tutto un programma di lavori per raffor­
zare il sistema colcosiano.
Un nuovo compito si poneva al partito: — la
lotta per rafforzare i colcos, per organizzare il la­
voro nei colcos, per rendere i colcos bolscevicbi,
per epurare i colcos degli elementi kulak, ostiti e
sabotatori. A questo scopo il compagno Stalin pro­
pose di creare delle sezioni politiche nelle S.M.T.
[Stazioni di macchine e trattrici] e nei sovcos. Le
sezioni politiche delle S.M.T. in due anni (1933 —
— 1934) riuscirono a fare un immenso lavoro per
rafforzare i colcos.
Al primo congresso dei colcosiani-udarnichi
dell’U.R.S.S. tenutosi il 19 febbraio 1933, il comh
pagno Stalin formulò e giustificò teoricamente la
m
parola d’ordine: rendere i colcos bolscevichi e i
colcosiani agiati.
«Per diventare colcosiani agiati, — disse Stalin,
— adesso occorre una cosa sola, occorre lavorare
onestamente nel colcos, utilizzare razionalmente le
trattrici e le macchine, utilizzare razionalmente il
bestiame da lavoro, lavorare razionalmente la ter­
ra, aver cura della proprietà del colcos».1
Il discorso di Stalin penetrò nella coscienza
di milioni di colcosiani e diventò il programma
pratico, il programma di combattimento dei
colcos.
Generalizzando l’esperienza della edificazione
del socialismo, il compagno Stalin elaborò la que­
stione del commercio sovietico come forma di di­
stribuzione e di scambio dei prodotti del lavoro nelle
condizioni del socialismo.
Il compagno Stalin diceva: «Il commercio so­
vietico è un commercio senza capitalisti, nè pic­
coli nè grandi, un commercio senza speculatori, nè
piccoli nè grandi. È un commercio di un genere
particolare, finora sconosciuto alla storia e che
solo noi bolscevichi pratichiamo, nelle condizioni
che si creano nello sviluppo del regime sovie­
tico»2.
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», pp. 455*456 ed.
italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 426.
124
«Affinchè la vita economica del paese possa
scorrere come un rivo e l’industria e l’agricoltura
siano stimolate ad allargare ulteriormente la propria
produzione, — diceva più oltre il compagno Stalin,
— un’altra condizione è necessaria e precisamente
un’intensa circolazione delle merci fra la città e
la campagna, tra le varie zone e le varie regioni del
paese, tra i vari rami dell’economia nazionale».1
Il compagno Stalin criticava acerbamente coloro
che sottovalutavano il commercio sovietico o ave­
vano un atteggiamento disprezzante verso di esso.
«Nelle file d’una parte dei comunisti, — diceva il
compagno Stalin, — domina ancora un atteggia­
mento altezzoso e sprezzante verso il commercio in
generale e verso il commercio sovietico in parti­
colare. Questi comunisti, se così si possono chiama­
re considerano il commercio sovietico come una
cosa secondaria, di poco valore, e i lavoratori del
commercio come gente finita... Costoro non capi-
iscono che il commercio sovietico è una cosa nostra,
creata da noi, bolscevica, e che i lavoratori del
commercio, compresi i commessi di bottega, sono,
purché lavorino onestamente, realizzatori della no­
stra opera rivoluzionaria, bolscevica».2
Questi indicazioni del compagno Stalin avevano
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 502 ed. ita­
liana, Mosca 1946.
* Ibidem, p. 502.
125
una grande importanza per il rafforzamento del
commercio sovietico e per l’intensificazione della
circolazione delle merci nel paese.
Nel suo rapporto sui lavori del Comitato cen­
trale del Partito bolscevico dell’U.R.S.S. pronunciato
a Leningrado alla vigilia del XVII Congresso del
partito, S. M. Kirov, tribuno ardente della rivolu­
zione e figlio amato del partito, tratteggiò nel modo
seguente la figura del grande organizzatore delle
vittorie socialiste della classe operaia.
«Compagni, parlando dei meriti del nostro par­
tito, dei successi del nostro partito, non si può non
parlare del grande organizzatore delle gigantesche
vittorie che noi registriamo, voglio dire del com ­
pagno Stalin.
«Vi devo dire che egli è il continuatore e un
seguace veramente compiuto e perfetto di ciò che ci
ha lasciato il grande fondatore del nostro partito,
che abbiamo perduto or sono dieci anni.
«È difficile immaginare un gigante come il
compagno Stalin. In questi ultimi anni, da quando
lavoriamo senza Lenin, non conosciamo una svolta
nel nostro lavoro, non un'iniziativa di qualche
importanza, non una parola d'ordine, non un orien­
tamento della nostra politica, il cui autore non sia
stato il compagno Stalin e non altri che lui. Tutto
il lavoro fondamentale, — il partito deve saperlo , —
si svolge secondo le direttive, per iniziativa e sotto
la guida del compagno Stalin. I più grandi problemi
126
della politica internazionale vengono risolti seguen­
do le sue indicazioni, e non lo interessano solo questi
grandi problemi, ma anche quelli che sembrereb­
bero di terzo e persino di decimo ordine, se riguar­
dano gli operai, i contadini e tutti i lavoratori del
nostro paese.
«Devo dire che questo è vero non solo per la
costruzione del socialismo nel suo complesso, ma
anche per i problemi singoli del nostro lavoro. Per
esempio, se si prendono le questioni della, difesa del
nostro paese, si deve sottolineare con tutta la forza
che di tutti i nostri successi, di cui ho parlato, siamo
debitori interamente e senza riserve a Stalin.
«La volontà potente, il genio organizzativo pro -
digioso di quest'uomo assicurano al partito la rea­
lizzazione in tem po dovuto delle grandi svolte
storiche, richieste dalla vittoriosa costruzione del
socialismo.
«Considerate le parole d’ordine del compagno
Stalin: „Rendere agiati i colcosiani44, „Rendere i
colcos bolscevichi44, „Conquistare la tecnica44, le sei
storiche condizioni del compagno Stalin, — tutto
quello che orienta la costruzione del socialismo nello
stadio attuale del nostro lavoro emana da quest’uomo;
e tutto quello che abbiamo conquistato nel corso del
primo piano quinquennale lo è stato in base alle
sue direttive».1
1 S. M. Kirov. Articoli e discorsi scelti, 1912— 1934;
pp. 609-610 ed. russa, 1939.
127
All’inizio del 1934 Stalin diresse i lavori del
XVII Congresso del partito, congresso che è passato
alla storia come il congresso dei vincitori . Nel suo
rapporto al congresso sull’attività del Comitato cen­
trale del P C. (b) dell’U.R.S.S., il compagno Stalin
fece il bilancio delle storiche vittorie conseguite dal
partito, delle vittorie del socialismo nell’U.R.S.S.
La politica di industrializzazione del paese, di
collettivizzazione integrale, dell’agricoltura, di li­
quidazione dei kulak come classe, aveva vinto. La
teoria della possibilità di edificare il socialismo in
un solo paese aveva riportato la vittoria. Il sistema
socialista era diventato la forza assolutamente do­
minante nel complesso dell’economia nazionale;
tutti gli altri sistemi erano andati a picco. I colcos
avevano vinto definitivamente e per sempre.
Ma Stalin avvertì che la lotta era lontana dall’es-
ser terminata. Sebbene, i nemici fossero battuti, re­
sidui della loro ideologia sopravvivevano ancora e
spesso si facevano sentire. L’accerchiamento capi­
talista rimaneva. Esso rianimava e utilizzava le so­
pravvivenze del capitalismo nella coscienza degli
uomini.
Il compagno Stalin dimostrò che le sopravvi­
venze del capitalismo nella coscienza degli uomini
sono molto più vivaci nel campo della questione nau
zionale che in qualsiasi altro campo. Rispondendo
a chi domandava quale deviazione costituisca il pe­
ricolo principale, — se la deviazione verso il nazio-
128
•G. STALIN e M. GORKI.
Fotografia
nalismo grande-russo o la deviazione verso il nazio­
nalismo locale, — egli disse che nelle condizioni at­
tuali «il pericolo principale è rappresentato da quel­
la deviazione contro la quale si è cessato di lottare
e alla quale si è così offerta la possibilità di crescere
fino a diventare un pericolo per lo Stato».1
Bisognava fare un lavoro sistematico per vincere
le sopravvivenze del capitalismo nella coscienza
degli uomini; bisognava criticare sistematicamente
l’ideologia di tutte le correnti ostili al leninismo; era
necessaria una propaganda instancabile del lenini­
smo; era necessario elevare il livello ideologico dei
membri del partito, educare i lavoratori nello spi­
rito internazionalista. Stalin sottolineò con forza par­
ticolare la necessità di intensificare la vigilanza del
partito:
«Non si deve cantare la ninna nanna al partito,
ma sviluppare in esso la vigilanza; non addormen­
tarlo, ma tenerlo preparato al combattimento; non
disarmarlo, ma armarlo; non smobilitarlo, ma te­
nerlo mobilitato per la realizzazione del secondo
piano quinquennale».2
Nel rapporto di Stalin venne svolto un program­
ma concreto del lavoro ulteriore del partito nell’in-
1 G. .Sfa/m, «Questioni dei leninismo», p. 516 ed. italia­
na, Mosca 1946.
2 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 526 ed. italiana
Mosca 1946.
9— 1077 129
dustria, nellagricoltura, nel commercio, nei tra­
sporti, un programma del lavoro di organizzazione
(quadri, verifica e controllo dell’esecuzione) ; venne
posto il compito di «portare la direzione organiz­
zativa al livello della direzione politica». Nel rap­
porto di Stalin venne dato un programma del
lavoro da compiersi nel campo della cultura, della
scienza, dell'istruzione pubblica, della lotta ideo­
logica.
Nel suo rapporto, parlando della politica estera
dell’U.R.S.S., il compagno Stalin disse che nel mon­
do capitalista infierisce la crisi economica ed avvie­
ne una preparazione febbrile alla guerra in tulta
una serie di paesi, particolarmente in Germania, in
relazione con l’avvento al potere dei fascisti. Fra le
convulsioni economiche e le catastrofi politico-mi­
litari l’U.R.S.S. continua a mantenersi fermamente
e incrollabilmente sulle sue posizioni pacifiche, lot­
tando contro la minaccia di una guerra e praticando
insistentemente una politica di pace.
«La nostra politica estera è chiara, — diceva il
compagno Stalin. — È la politica del mantenimento
della pace e del rafforzamento dei rapporti com­
merciali con tutti i paesi. L’U.R.S.S. non pensa a
minacciare e tanto meno ad attaccare chicchessia.
Siamo per la pace e difendiamo la causa della pace.
Ma non temiamo le minacce e siamo pronti a ri­
spondere colpo per colpo ai fautori di guerra. .. Ma
chi corcasse di attaccare il nostro paese, riceverà un
130
ta'1 colpo mortale, che gli passerà la voglia per il
futuro di ficcare il suo grugno porcino nel nostro
orto sovietico».1
Su proposta di Kirov il XVII Congresso del par­
tito fece proprio il rapporto di Stalin, come una de­
cisione del congresso, come una legge del partito,
come il programma di lavoro del partito per il pros­
simo futuro. Il congresso approvò in pari tempo il
secondo piano quinquennale di sviluppo dell’econo-
mia del paese.

1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», p. 477 ed. italiana.


Mosca 1946.
o*
N SEGUITO al successo della lineai generale
del partito, l’industria e l’agricoltura continua­
rono ininterrottamente la loro ascesa. Il se­
condo piano quinquennale staliniano per l’industria
venne compiuto nell’aprile 1937, prima del termine,
in quattro anni e tre mesi. Il compimento della ri-
costruzione della industria e dell’agricoltura ebbe
come risultato che la nostra economia nazionale
si trovò attrezzata con mezzi tecnici più progrediti
del mondo. La nostra industria ricevette una quan­
tità enorme di macchine, di macchine-utensili e di
altri istrumenti di produzione. La nostra agricoltura
ricevette magnifiche trattrici, mieto-trebbiatrici e
altre macchine agricole complesse di produzione so­
vietica. I trasporti ricevettero automobili, locomoti­
ve, piroscafi, aeroplani di prima qualità. L’Esercito
Rosso ricevette un nuovo e magnifico armamento
tecnico, — artiglieria, carri armati, aeroplani, navi
da guerra.
Tutto questo immenso lavoro per il riattrezza­
mento tecnico della nostra economia nazionale si
svolse sotto la direzione immediata del compagno
Stalin. Le macchine di nuovo tipo, le grandi innò-
132
vazioni o invenzioni tecniche sono state e vengono
introdotte per diretta indicazione del compagno
Stalin. Egli personalmente si interessa di tutti i par­
ticolari della ricostruzione tecnica industriale e
agricola; egli infonde entusiasmo e ardire agli operai
e agli ingegneri, ai dirigenti di officina e dei diversi
rami deH’industria, agli inventori e ai costruttori.
Egli dedica un’attenzione e una sollecitudine parti­
colari all’attrezzamento tecnico del nostro Esercito
Rosso, dell’aviazione e della Marina da Guerra.
Tn questo modo l’Esercito Rosso è diventato una
forza poderosa, ohe incute paura ai nemici del
socialismo.
Una delle questioni principali dell’edificazione
del socialismo con cui ebbe da fare il partito era la
questione dell’educazione da parte della società so­
vietica dei propri quadri e della formazione da par­
te del popolo sovietico e anzitutto da parte della clas­
se operaia dei suoi intellettuali. Partendo dalle indi­
cazioni di Lenin, secondo cui la rivoluzione socia­
lista è una questione fondamentale per una potente
ascesa della coltura delle masse popolari, il com­
pagno Stalin apprezzava il problema delle forze
culturali della classe operaia come uno dei proble­
mi decisivi dell’edificazione socialista. Il compagno
Stalin diceva:
«Di tutte le classi dominanti che hanno esistito
finora, la classe operaia occupa nella storia come
classe dominante una situazione alquanto specifica
m
a non completamente favorevole. Tutte le classi
dominanti finora — schiavisti, proprietari fondiari,
capitalisti — erano nello stesso tempo delle classi
ricche. Esse avevano la possibilità di insegnare ai
propri figli le nozioni e le abitudini indispensabili
per governare. La classe operaia si distingue da esse
fra l’altro per il fatto che essa è una classe non ric­
ca, che non ha avuto prim a la possibilità di insegna­
re ai propri figli le nozioni e le abitudini necessa­
rie per governare e ha ricevuto tale possibilità so­
lamente ora, dopo essere andata al potere. In ciò
fra l’altro consiste appunto la gravità del problema
della rivoluzione culturale da noi».1
La questione dei propri quadri di lavoratori ha
assunto da noi un significato speciale allorché il
nostro paese era già abbondantemente saturo di una
nuova tecnica e allorché era sorta una acuta neces­
sità di persone che si fossero impadronite della
tecnica e pienamente capaci di utilizzarla in prò
della nostra Patria.
La nuova potente tecnica richiedeva uomini ca­
paci di padroneggiarla, di ricavarne tutto ciò che
essa può dare. Bisognava orientare energicamente
1 G. Stalin, «Sui lavori dell’Assemblea plenaria del Comi­
tato centrale e della Commissione centrale di controllo in
comune>. Rapporto tenuto all’assemblea degli attivisti del­
l’organizzazione di Mosca del P. C. (b) dell’U.R.S.S. il 13 aprile
1928, p. 15 ed. russa, 1928.
J34
l’attenzione dei nostri quadri verso l'assimilazione
della tecnica nuova, verso un’intensificazione estre­
ma del lavoro per formare numerosi quadri capaci
di ricavare da questa tecnica il massimo dei risultati.
Sotto questo aspetto, ebbe una eccezionale impor­
tanza il discorso di Stalin in occasione della promo­
zione degli allievi dell’Accademia dell’Esercito Rosso
nel maggio 1935.
«Per mettere in movimento i mezzi tecnici e uti­
lizzarli a fondo, — disse il compagno Stalin, — oc­
corrono degli uomini che si siano impadroniti della
tecnica, occorrono dei quadri capaci di assimilare
e di utilizzare questa tecnica secondo tutte le regole
dell’arte. La tecnica, senza uomini che se ne siano
impadroniti, è cosa morta. La tecnica, guidata da
uomini che ne siano padroni, può e deve fare mira­
coli. Se nelle nostre fabbriche e officine di prim ’or-
dine, nei nostri soveos e colcos, nei trasporti, nel
nostro Esercito Rosso avessimo una quantità suffi­
ciente di quadri capaci di dominare questa tecnica,
il nostro paese otterrebbe dei risultati tre o quattro
volte maggiori di quelli che ottiene attualm ente...
Bisogna capire una buona volta che di tutti i capi­
tali preziosi che esistono al mondo, il capitale più
prezioso e decisivo sono gli uomini, i quadri. Biso­
gna comprendere òhe nelle nostre condizioni attuali
:,i quadri decidono di tutto“. Se avremo dei quadri
buoni e numerosi nell’industria, neU*agricoltura, nei
trasporti, nell’esercito, il nostro paese sarà invinci­
m
bile. Se non avremo questi quadri zoppicheremo da
ambedue le gambe».1
Questo discorso di Stalin diede un impulso po­
tente alla soluzione di uno dei problemi più im­
portanti della costruzione socialista, il problema dei
quadri. La forza di questa direttiva del capo del
partito consistette non solo nel fatto che essa attirò
l'attenzione di tutte le organizzazioni del partito e
sovietiche sul problema dei quadri, ma anche sul
fatto che essa ebbe una larga ripercussione tra le
masse, suscitò una nuova ondata di entusiasmo nel
lavoro.
Per iniziativa degli operai più avanzati, sorse
dal basso con forza prodigiosa il m ovim ento sta-
khanovista . Esso ebbe inizio nel bacino del Donez,
nell’industria carbonifera e si estese con rapidità
incredibile al paese intiero, a tutti i rami dell’eco­
nomia nazionale. Decine e centinaia di migliaia di
meravigliosi eroi del lavoro fornirono esempi per­
fetti di assimilazione della tecnica e di produttività
socialista del lavoro nell’industria, nei trasporti, nel-
ragricoltura.
Il compagno Stalin illustrò davanti al partito e a
tutto il paese il grandioso valore storico di questo
nuovo movimento. Nel novembre 1935, parlando alla
prima Conferenza degli stakhanovisti deiru.R.S.S..
1 G. Stalin, 'Questioni! del leninism o', pp. 533-535
ed. italiana, Mosca 1946.
Stalin fra i fanciulli all’aerodromo dì Tliscino, 1936.
Fotografia
egli disse che il movimento stakhanovista «segna
un nuovo slancio dell’emulazione socialista, una
tappa nuova, più alta, dell’emulazione socialista...
L’importanza del movimento stakhanovista sta nel
fatto che esso è un movimento il quale sconvolge
le vecchie norme tecniche, come insufficienti, sor­
passa, in casi molto numerosi, la produttività del
lavoro dei paesi capitalistici progrediti, e in questo
modo rende praticamente possibile l’ulteriore con­
solidamento del socialismo nel nostro paese, rende
possibile la trasformazione del nostro paese nel
più agiato dei paesi».1
Stalin dimostrò che il movimento stakhanovista
apre la via al comuniSmo, che esso racchiude il ger­
me della futura ascesa culturale e tecnica della classe
operaia, la quale conduce alla soppressione dell’op­
posizione tra il lavoro intellettuale e il lavoro ma­
nuale.
Parlando delle premesse del movimento sta­
khanovista il compagno Stalin mostrò in che cosa
sta la grande forza e la invincibilità della nostra ri­
voluzione:
«La nostra rivoluzione è l’unica che non soltan­
to ha distrutto le catene del capitalismo e ha dato
la libertà al popolo, ma è anche riuscita a dare al
popolo le condizioni materiali per una vita agiata.
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», pp. 536-537-538
cd, italiana, Mosea 1940.
137
In questo sta la forza, l’invincibilità della nostra ri­
voluzione».1
Stalin diresse personalmente i lavori della con­
ferenza degli stakhanovisti dell’UR.S.S., e di altre
conferenze di lavoratori d’avanguardia dell'indu­
stria, dei trasporti e deU’agricoltura che si tennero
al Kremlino. Insieme agli stakhanovisti dell'indu-
stria e dei trasporti, insieme ai conducenti di mieto-
trebbiatrici e di trattrici, insieme alle allevatrici di
bestiame e alle eroine della cultura delle barbabie­
tole da zucchero, egli studiò minuziosamente i pro­
blemi della tecnica e della produzione di tutti i rami
dell’economia del paese.
Nel Kremlino Stalin, insieme ai membri del Co­
mitato centrale e del governo, ricevette numerose
delegazioni delle repubbliche socialiste sorelle. Fu
data così una manifestazione luminosa della grande
amicizia tra i popoli dell’Unione Sovietica, raggiunta
grazie alla applicazione della politica nazionale le­
ninista-staliniana. Insieme agli operai e ai colcosiani
d’avanguardia, Stalin e i suoi compagni di lotta
elaboravano importanti decisioni su tutti i grandi
problemi della costruzione socialista.
«Lenin ha insegnato che possono essere veri di­
rigenti bolscevichi soltanto quei dirigenti che san­
no non soltanto insegnare agli operai e ai contadi-
1 G. Stalin , Questioni del leninismo», p. 542 ed. italiana,
Mosca 1946.

138
ni, ma anche imparare da loro», — così disse Stalin
nel ìsmo discorso alla Conferenza degli stakhanovi-
sti. Ed egli stesso ha dato fin dall’inizio della sua
attività rivoluzionaria l’esempio migliore di un tale
legame colle masse.
La ricostruzione socialista deU’insieme dell'eco-
nomia del paese aveva cambiato radicalmente i rap­
porti di classe nel paese stesso. Ciò imponeva che
fossero introdotti dei cambiamenti nella Costituzione
approvata nel 1924. Su iniziativa del compagno
Stalin il Comitato centrale del partito propose al
VII Congresso dei Soviet dell’U.R.S.S. di modificare
la Costituzione.
Una commissione per la Costituzione, presieduta
da Stalin, elaborò il progetto di una nuova Costitu­
zione. Questo progetto fu sottoposto all’esame del
popolo intiero, che potè discuterlo per cinque mesi
e mezzo. Non vi fu un angolo del nostro paese dove
i lavoratori non studiassero e non discutessero que­
sto magnifico documento, senza precedenti nella
storia dell’umanità. Tutto il popolo sovietico, ani­
mato da gioia e fierezza immense, salutò e approvò
il progetto di Costituzione.
Nel suo rapporto alli’VIII Congresso straordi­
nario dei Soviet dell’U.R.S.S. sul nuovo progetto
di Costituzione, il 25 novembre del 1936 il compagno
Stalin espose le profonde basi teoriche di questo
progetto di Costituzione, mettendo in luce i conside­
revoli cambiamenti verificatisi nel nostro paese do­
[39
po l’approvazione della Costituzione del 1924. La
vittoria del socialismo permetteva di realizzare una
ulteriore democratizzazione del sistema elettorale,
di introdurre il suffragio universale, eguale e diret­
to, a scrutinio segreto.
Nella Costituzione dell’U.R.S.S. sono state con­
sacrate tutte le grandiose vittorie conseguite dal so­
cialismo. Secondo questa Costituzione la società so­
vietica si compone di due classi amiche Ira di loro*,
gli operai e i contadini. La base politica dell’U.R.SS.
è costituita dai Soviet dei deputati dei lavoratori.
La sua base economica è la proprietà socialista dei
mezzi di produzione. A tutti i cittadini dell’U.R.S.S.
sono garantiti il diritto al lavoro, al riposo, all’istru­
zione, il diritto ai mezzi di sussistenza nella vecchia­
ia, in caso di malattia e di invalidità. L’uguaglianza
di diritti tra i cittadini, senza distinzione di na­
zionalità, di razza e di sesso, è una legge assoluta.
La Costituzione, allo scopo di rafforzare la società
socialista, garantisce la libertà della parola, della
stampa, delle riunioni e dei comizi, il diritto di co­
stituire associazioni e organizzazioni pubbliche, l’in­
violabilità della persona, l’inviolabilità del domici­
lio e il segreto della corrispondenza, il diritto d’asi­
lo ai cittadini stranieri perseguitati per aver difeso
gli interessi dei lavoratori, o per la loro attività
scientifica, o per aver lottato per la liberazione na­
zionale. Questi diritti e libertà dei lavoratori, senza
precedenti nella storia, sono garantiti materialmente,
140
economicamente, da tutto il sistema dell’economia
socialista che non conosce nè crisi, nè anarchia, nè
disoccupazione.
La Costituzione dell’U.R.S.S. impone nello stesso
tempo dei seri doveri a tutti i cittadini: osservare le
leggi, osservare la disciplina del lavoro, adempiere
onestamente il dovere sociale, rispettare le regole
della convivenza socialista, custodire e rafforzare
la proprietà socialista, difendere la patria' socia­
lista.
Quello che avevano sognato per secoli gli spi­
riti migliori, più avanzati dell’umanità, è stato reso
legge assoluta dalla Costituzione dell’U.R.S.S., Co­
stituzione del socialismo vittorioso e della più am­
pia democrazia socialista.
Questa Costituzione è stata approvata e sancita
daH’VIII Congresso dei Soviet il 5 dicembre 1936.
I popoli dell’Unione Sovietica, unanimi, hanno chia­
mato la nuova Costituzione dell’U.R.S.S. Costituzione
staliniana, in onore del suo creatore. Per i lavoratori
dell’U.R.S.S. essa è un bilancio di lotte e di vittorie;
per i lavoratori di tutti i paesi capitalistici un gran­
dioso programma di lotta. Essa ha consacrato questo
fatto capitale per la storia, — che l’U.R.S.S. è entrar
ta in una nuova fase di sviluppo, la fase del compi­
mento della costruzione socialista e del passaggio
graduale al comuniSmo. Essa ha dato ai lavoratori
di tutto il mondo un’arma morale e politica per la
lotta contro la reazione borghese. Essa mostra che
14/
quello che è stato, realizzato nelTU.R.S.S. può essere
realizzato anche negli altri paesi.
Caratterizzando il significato internazionale della
Costituzione dell’U.R.S.S., Stalin diceva:
«Attualmente, mentre la torbida ondata del fa­
scismo cerca d’insozzare il movimento socialista del­
la classe operaia e copre di fango le aspirazioni de­
mocratiche dei migliori uomini del mondo civile,
la nuova Costituzione dell’U.R.S.S. sarà un atto di
accusa contro il fascismo, un atto il quale dirà che
il socialismo e la democrazia sono invincibili. La
nuova Costituzione dell’U.R.S S. sarà un aiuto mora­
le e un sostegno reale per tutti coloro che attual­
mente lottano contro la barbarie fascista».1
Le vittorie del socialismo, conseguite dal parti­
to, suscitarono una rabbia ancora più grande tra i
nemici del popolo. Nel 1937 vennero scoperti nuovi
dati sulle canaglie della banda bukhariniana e trot-
skista di spie, sabotatori, assassini al servizio delle
agenzie di spionaggio degli Stati capitalistici. Venne
dimostrato in giudizio che questi rifiuti umani, fin
dai primi giorni della Rivoluzione di Ottobre ave­
vano complottato contro Lenin che avevano inten­
zione di arrestare, avevano complottato contro il
partito, contro lo Stato sovietico. Eseguendo la vo­
lontà dei loro padroni imperialisti, essi si propo­
1 G. Stalin, Questioni del leninismo*, p. 579 ed. italiana,
Mosca 1946.

142
nevano di scompaginare il partito e lo Stato sovie­
tico, di rovinare la difesa del paese, di facilitare
l’intervento straniero, di preparare la disfatta del­
l’Esercito Rosso, di smembrare l’U.RS.S., di tra­
sformarla in una colonia dell’imperialismo, di ri­
stabilire nell’U.R.S S. la schiavitù capitalista. Il par­
tito e il potere dei Soviet distrussero i nidi di vipere
dei nemici del popolo. Nel suo rapporto all’Assem­
blea plenaria del Gomitato centrale nel marzo 1937,
circa «Le deficienze del lavoro del partito»} Stalin
dette un programma preciso di consolidamento degli
organismi di partito e sovietici, un programma di
misure per intensificare la vigilanza politica lancian­
do la parola d’ordine: «Assimilare il bolscevismo».
Così Stalin armava il partito per la lotta contro i ne­
mici del popolo, gli insegnava a strappar loro la
maschera.
Il tribunale sovietico scoprì i loro misfatti e
condannò le canaglie trotskiste e bukhariniane alla
fucilazione. Il popolo sovietico approvò lo schiaccia­
mento della banda trotskista-bukhariniana, e passò
alla soluzione dei problemi del giorno, a preparare le
elezioni del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.
Sotto la direzione del Comitato centrale e del com­
pagno Stalin il partito svolse un ampio lavoro pre­
paratorio delle elezioni. L’introduzione della nuova
Costituzione segnò una svolta nella vita politica del
paese, una nuova democratizzazione di essa. Il huo-
vo sistema elettorale portò a rafforzare l’attività po­
143
litica delle masse, il loro controllo sugli organi del
potere dei Soviet, ad accrescere la responsabilità di
questi organismi davanti al popolo. Sotto la dire­
zione del Comitato centrale, sotto la direzione di
Stalin, il partito riorganizzò le forme del suo lavoro
conformemente ai nuovi compiti, allargando la de­
mocrazia interna di partito, rendendo più solidi i
principi del centralismo democratico, sviluppando
la critica e l’autocritica, estendendo la responsabili­
tà degli organi del partito davanti alla massa degli
iscritti. Al primo piano della campagna elettorale,
il partito pose l’idea avanzata da Stalin, del blocco
dei comunisti e dei senza partito.
L’11 dicembre 1937, alla vigilia delle elezioni,
Stalin tenne un discorso nella circoscrizione eletto­
rale che porta il suo nome. In questo discorso egli
mostrò la differenza radicale che passa tra le ele­
zioni nell’U.R.S.S., veramente libere, veramente de­
mocratiche, e le elezioni nei paesi capitalistici, dove
gravano sul popolo le classi sfruttatrici. Da noi, nel-
l’U.R.S.S., le classi sfruttatrici sono state liquidate,
il socialismo è entrato nel costume, e su questa base
hanno luogo le elezioni. Egli definì inoltre quali
uomini politici dovrebbero essere gli eletti del popo­
lo, i deputati del Soviet Supremo. Il popolo doveva
esigere che essi fossero uomini politici di tipo lenini­
sta, altrettanto cristallini, integri, intrepidi nella lot­
ta, esenti da ogni ombra di panico, implacabili ver­
so i nemici del popolo, saggi e lontani da' ogni pre-
144
G. Stalin nel suo studio.
Fotografia
capitazione nel risolvere i problemi politici comples­
si, che occorre esaminare sotto tutti gli aspetti,
altrettanto veritieri e devoti al loro popolo, come fu
Lenin.
Tutto il paese ascoltò questo discorso del suo
capo saggio e geniale. Le sue parole penetrarono
profondamente nella coscienza dei lavoratori. Il di­
scorso di Stalin definì i principi dell’attività degli
eletti dal popolo; esso animò il popolo, rese ancora
più compatto il blocco dei comunisti e dei senza par­
tito.
Il 12 dicembre ebbero luogo le elezioni al So­
viet Supremo dell’U.R.S.S. Esse furono una festa,
un trionfo di tutto il popolo sovietico. Su 94 milioni
di elettori, più di 91 milioni (96,8 per cento) parte­
ciparono alle elezioni; 90 milioni di persone, dando
il loro voto unanime ai candidati del blocco dei co­
munisti e dei senza partito, confermarono la vittoria
del socialismo. Fu una grande vittoria del blocco
staliniano dei comunisti e dei senza partito, un trion­
fo del partito di Lenin e di Stalin, un trionfo della
direzione leninista-staliniana d d partito.
L’unità politica e morale del popolo sovietico
ricevette in questo modo una brillante conferma.
Stalin fu il primo eletto dal popolo, il primo depu­
tato al Soviet Supremo dell’U.R.S.S.
L’attività prodigiosamente accresciuta delle mas­
se e i grandiosi compiti dell’edificazione socialista,
10 —J07 7 14 Ù
ponevano in modo nuovo il problema della forma­
zione ideologica e politica dei nostri quadri.
Il compagno Stalin, in vari suoi discorsi, pose
davanti ai quadri del partito in tutta la sua acutezza
il problema deH’assimilazione del bolscevismo. Egli
mostrò che noi disponiamo di tutti i mezzi e di tutte
le possibilità necessarie per preparare i nostri quadri
ideologicamente, per temprarli politicamente, e che
da questo dipendeva, per nove decimi, la soluzione di
lutti i nostri compiti pratici.
Nel 1938 fu pubblicato il libro «Storia del
Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S. Bre­
ve corso», scritto dal compagno Stalin e ap­
provato dalla Commissione del C.C. del P.C. (h)
dell’U.R.S.S.
La pubblicazione di questo libro fu un grande
avvenimento nella vita ideologica del partito bol­
scevico. Il partito ricevette una nuova e potente ar­
ma ideologica del bolscevismo, una vera enciclope­
dia delle cognizioni fondamentali nel campo del
marxismo-leninismo. Con una precisione e una pro­
fondità veramente staliniane, quest’opera espone e
generalizza la gigantesca esperienza storica del par­
tito comunista, esperienza che nessun altro partito
al mondo ha mai posseduta nè possiede. La «Storia
del Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S. Breve
corso» espone gli ulteriori sviluppi del marxismo
nelle nuove condizioni della lotta di classe del prole­
tariato, del marxismo dell’epoca della vittoria del
146
socialismo su una sesta parte del globo. Questo libro
si diffuse in brevissimo tempo in grandissimo nume­
ro di copie. «Bisogna dire apertamente, — affermò
A.A.Zdanov al XVIII Congresso del partito,—che da
quando il marxismo esiste questo è il primo libro
marxista che abbia avuto una diffusione così larga».
Nel «Breve corso di Storia del P.C.(b) del-
1U.R.S.S.», nel capitolo «Del materialismo dialettico
e del materialismo storico» viene data in una forma
estremamente chiara e concisa una esposizione ge­
niale dei principi del materialismo dialettico e del
materialismo storico. Esso contiene una generalizza­
zione di tutto quello che Marx, Engels e Lenin hanno
apportato alla dottrina del metodo dialettico e della
teoria materialista e dà un nuovo sviluppo alla dot­
trina del materialismo dialettico e del materialismo
storico, basandosi sulle conquiste più recenti della
scienza e dell’azione pratica rivoluzionaria.
Il compagno Stalin tratta del materialismo dia­
lettico come base teorica del comuniSmo, come con­
cezione del mondo del partito marxista-leninista,
concezione che arma ideologicamente la classe ope­
raia nella sua lotta per la conquista della dittatura
del proletariato e la costruzione del comuniSmo. Il
suo scritto mostra con vigore particolare il legame
intimo che esiste tra la filosofia del marxismo-le­
ninismo e l’attività rivoluzionaria pratica del partito
bolscevico. Per non ingannarsi in politica, insegna
Stalin, bisogna ispirarsi ai principi del metodo dia-
147
lettico marxista, bisogna conoscere le leggi dello
sviluppo storico.
Il lavoro di G.V. Stalin, «Del materialismo dia­
lettico e del materialismo storico», che è scritto da
un maestro incomparabile del metodo dialettico
marxista e generalizza la gigantesca esperienza pra-
tica e teorica del bolscevismo, eleva a un livello
nuovo, superiore, il materialismo dialettico, rag*
giunge le sommità del pensiero filosofico m arxi -
stadeninista .
Nel marzo 1939 Stalin diresse i lavori del XVIII
Congresso del partito. Il congresso fu una manife­
stazione prodigiosa della unità e della coesione mo­
nolitica senza precedenti del partito, della sua com-
patezza intorno al Comitato centrale leninista-sta­
liniano.
Nel rapporto sull’attività del Comitato centrale,
Stalin fece un’analisi profonda della situazione inr
ternazionale dell’Unione Sovietica e smascherò i
piani dei fomentatori della guerra e dell’intervento
contro l’U.R.S.S. Sono passati cinque anni dal XVII
Congresso del partito. Questo periodo è stato per
i paesi capitalistici un periodo di gravissime pertur­
bazioni, tanto nel campo economico quanto in quel­
lo politico. Alla crisi economica del 1929— 1932 e
alla depressione di carattere particolare, fece seguito,
a partire dalla seconda metà del 1937, una nuova
crisi economica che si estese agli Stati Uniti, all’In­
ghilterra, alla Francia e a diversi altri paesi capi-
148
Seduta del Presidium del Soviet Supremo dollT.R.S.S.
Fotografia
talistici. La situazione internazionale si è aggravata
sino all’estremo; il sistema dei trattati di pace del
dopoguerra è crollato; è cominciata una nuova, una
seconda guerra mondiale.
La nuova guerra è stata scatenata dai due prin­
cipali Stati imperialisti aggressori— la Germania e
il Giappone. Questa guerra, indicava il compagno
Stalin, ha coinvolto nella sua orbita oltre 500 milioni
di uomini, estendendo la sfera della propria azio­
ne a un territorio immenso da Tientsin, Shanghai e
Canton attraverso l’Abissinia fino a Gibilterra. La
guerra colpiva sempre più gli interessi degli Stati
non aggressori, anzitutto deUTnghilterra, della Fran­
cia e degli Stati Uniti d’America. Però i governi di
questi Stati non prestarono la dovuta resistenza agli
aggressori. Essi rinunziarono alla politica della si­
curezza collettiva e passarono alla posizione della
«neutralità», la posizione del non intervento. La
politica del non intervento significava connivenza
con l’aggressione e con lo scatenamento della guerra.
Gli ispiratori del famigerato «accordo di Monaco» —
i governanti deUTnghilterra e della Francia —
Chamberlain e Daladier volevano orientare l’aggres­
sione del fascismo tedesco verso l’Oriente contro
l’Unione Sovietica.
Il compagno Stalin smascherò le macchinazioni
dei fomentatori della guerra contro l’U.ILS.S., che
dichiaravano che le concessioni di Monaco agli ag­
gressori e l’accordo di Monaco sul non intervento
149
avrebbero segnato l’inizio di una nuova era di «pa­
cificazione». Il compagno Stalin preveniva che «il
grande e pericoloso giuoco politico iniziato dai par­
tigiani della politica del non intervento può termi­
nare con un loro grave fallimento»1.
Con una straordinaria profondità il compagno
Stalin spiegò al partito e al popolo sovietico tutta
la complessità e il pericolo che si erano venuti a
creare allora nella situazione internazionale e definì
i principi nel campo della politica estera sovietica.
Egli disse:
«Compiti del partito nel campo della politica
estera:
«1. Continuare ad applicare la politica di pace
e di rafforzamento di rapporti concreti con tutti i
paesi;
«2. Essere prudenti e non lasciar trascinare il
nostro paese in conflitti dai provocatori di guerra abi­
tuati a far cavare le castagne dal fuoco dagli altri;
«3. Rafforzare in tutti i modi la potenza com­
battiva del nostro Esercito Rosso e della nostra Ma­
rina Militare Rossa;
«4. Rafforzare i rapporti internazionali di ami­
cizia coi lavoratori di tutto il mondo, interessati a
conservare la pace e l’amicizia fra i popoli».2
1 G. Stalin, «Questioni del Leninismo», p. 618 ed. ita­
liana, Mosca 1946.
- Ibidem, p. 620.
Dopo aver caratterizzato le realizzazioni e le*
conquiste del socialismo, lo sviluppo dell’economia
socialista, l’elevamento del livello materiale e cul­
turale del popolo, il consolidamento continuo del re­
gime sovietico, il compagno Stalin pose davanti al
partito e al popolo sovietico un nuovo, un grande
compito storico: nei prossimi dieci o quindici anni
raggiungere e sorpassare i principali paesi capitali­
stici nell’aspetto economico ossia riguardo al volu­
me della produzione per abitante.
«Abbiamo superato, — disse Stalin, — i princi­
pali paesi capitalistici per la tecnica della produzio­
ne e pei ritmi di sviluppo deH’industria. Ciò è molto
bene. Ma non basta. Dobbiamo superarli anche eco­
nomicamente. Lo possiamo fare e lo dobbiamo fare.
Soltanto se supereremo economicamente i principali
paesi capitalistici, potremo contare che il nostro pae­
se sarà saturo di articoli di consumo, che avremo
abbondanza di prodotti e sanano in grado di passare
dalla prima fase del comuniSmo alla sua seconda
fase».1
Come uno dei compiti centrali del partito il com­
pagno Stalin nel suo rapporto indicò un intiero pro­
gramma d’azione bolscevico, scientificamente fon­
dato, per formare, educare, scegliere, promuovere
e controllare i quadri.
1 G. Sialin, «Questioni del leninismo», pp. 624-626 ed,
i In l iana. Mosca 1 .
Caratterizzando il cammino percorso dal partito
nel periodo tra il XVII e il XVIII Congresso, il com­
pagno Stalin disse:
«Il risultato principale è che la classe operaia
del nostro paese, dopo aver soppresso lo sfruttamen­
to dell’uomo da parte dell’uomo e instaurato il re­
gime socialista, ha mostrato a tutto il mondo la giu­
stezza della sua causa. In questo risiede il risultato
principale, perchè esso rafforza la fiducia nelle for­
ze della classe operaia e nell’ineluttabilità della
sua vittoria definitiva».1
Il rapporto di Stalin al XVIII Congresso del
Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S. è un
documento programmatico del comunista, un passo
avanti nello sviluppo della teoria marxista-leninista.
In esso Stalin ha sviluppato la teoria di Lenin della
rivoluzione socialista. Egli concretizzò la teoria del­
la possibilità di costruire il socialismo in un solo
paese e venne alla conclusione che è possibile co­
struire il comuniSmo nel nostro paese anche se con­
tinuerà a esistere Vaccerchiamento capitalistico.
Questa conclusione del compagno Stalin arrichisce
il leninismo, fornisce alla classe operaia una nuova
arma ideologica, apre al partito una grande pro­
spettiva di lotta per la vittoria del comuniSmo, fa
progredire la teoria marxista-leninista.
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo», pp. 657-658 ed.
italiana. Mosca 1946.

152
G. STALIN.
Fotografia
Lenin scrisse il suo celebre libro «Stato e rivo­
luzione» nell’agosto 1917, cioè alcuni mesi prima
della Rivoluzione d’Ottobre e della fondazione del­
lo Stato sovietico. In questo libro Lenin difese la
dottrina di Marx e di Engels sullo Stato dalle defor­
mazioni e dalle volgarità degli opportunisti. Egli ave­
va intenzione di scrivere una seconda parte di «Stato
e rivoluzione», dove si proponeva di ricavare gli
insegnamenti principali dall’esperienza delle rivolu­
zioni russe del 1905 e del 1917. La morte glielo
impedì. Ma ciò che nelle questioni della teoria dello
Stato non aveva tempo di fare Lenin lo fece Stalin.
Il compagno Stalin, forte deH’esperienza gigan­
tesca di oltre venti anni di esistenza dello Stato so­
cialista sovietico nelle condizioni dell’accerchiamen-
to capitalistico, ha creato una dottrina coerente e
completa dello Stato socialista. Egli ha fatto un’am­
pia analisi delle tappe di sviluppo dello Stato so­
cialista, della modificazione delle sue funzioni in
rapporto col modificarsi della situazione; ha riassun­
to tutta l’esperienza della costruzione dello Stato
sovietico ed è giunto alla conclusione della neces­
sità di mantenere lo Stato sotto il comuniSmo nel
caso in cui l’accerchiamento capitalista continuasse
ad esistere.
Stalin sottolineò energicamente la grandissima
importanza e il significato dell’opera di propaganda
del partito e di educazione marxista-leninista dei
militanti dell’apparato del partito, dei militanti delle
153
organizzazioni giovanili comuniste, delle organizza­
zioni sindacali, cooperative e commerciali e delle or­
ganizzazioni economiche, sovietiche, educative, mi­
litari ed altre. Egli diceva:
«Se incomincia ad affievolirsi l’opera di educa­
zione marxista-leninista dei nostri quadri, se il no­
stro lavoro per elevare il livello politico e teorico di
questi quadri si indebolisce e i quadri stessi cessano
per conseguenza di interessarsi delle prospettive del­
la nostra marcia in avanti, cessano di comprende­
re la giustezza della nostra causa e si trasformano
in volgari uomini pratici privi di prospettive, che
applicano ciecamente e meccanicamente le diretti­
ve ricevute dall’alto, — in questo caso tutto il nostro
lavoro statale e di partito dovrà di necessità inde­
bolirsi. Bisogna riconoscere, come un assioma, che
quanto più sono alti il livello politico e la coscienza
marxista-leninista dei militanti di qualsiasi ramo
del lavoro dello Stato e del partito, tanto migliore
e più fecondo è il lavoro stesso, tanto più efficaci
sono i risultati del lavoro, e al contrario, quanto più
bassi sono il livello politico e la coscienza marxista-
leninista dei militanti, tanto più probabili sono le
lacune e gli insuccessi nel lavoro, tanto più proba­
bili la decadenza e la degenerazione dei militanti
stessi in gretti praticoni, tanto più probabile è la
loro degenerazione completa. Si può dire con cer­
tezza, che se riuscissimo a preparare ideologicamen­
te i nostri quadri di tutti i rami del lavoro e tem­
164
prarli politicamente in modo tale che potessero orien­
tarsi a loro agio nella situazione interna e interna­
zionale, se riuscissimo a far di loro dei marxisti-le­
ninisti completamente maturi, e capaci di risolvere
senza errori seri i problemi della direzione del pae­
se, avremmo tutte le ragioni di considerare già risolti
i nove decimi di tutti i nostri problemi. E risolvere
questo compito lo possiamo certamente, perche ab­
biamo tutti i mezzi e le possibilità necessarie per
risolverlo».1
Stalin diceva più oltre: «Vi è un ramo della scien­
za la cui conoscenza deve essere obbligatoria per i
bolscevichi di tutti i rami della scienza: — è la scien­
za marxista-leninista della società, delle leggi dello
sviluppo della società, delle leggi dello sviluppo del­
ia rivoluzione proletaria, delle leggi dello sviluppo
dell’edificazione socialista, della vittoria del comu­
niSmo; perchè non si può considerare come un vero
leninista colui che si dice leninista, ma si confina
nella sua specialità, si confina, per esempio, nella
matematica, nella botanica, nella chimica, e non
vede nulla al di là della sua specialità. Un leninista
non può essere soltanto uno specialista del ramo
scientifico da lui preferito, deve essere nello stesso
tempo un uomo politico che svolge una funzione ci­
vica, che si interessa vivamente della sorte del pro-
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo*, p. 645 ed. italiana.
Mosca 1916.
prio paese, che conosce le leggi dello sviluppo socia­
le, òhe sa trarre profitto da queste leggi e si sforza
di partecipare in modo attivo alla direzione politica
del paese. Questo sarà, evidentemente, un supple­
mento di lavoro per glispecialisti bolscevichi. Ma
sarà un lavoro i cui risultati compenseranno
largamente lo sforzo compiuto.
Il compito della propaganda del partito, il com­
pito dell’educazione marxistaz-leninista dei quadri
consiste nell’aiutare i nostri quadri di tutti i rami del
lavoro ad assimilare la scienza marxista-leninista
delle leggi dello sviluppo della società».1
Il rapporto del compagno Stalin al XVIII Con­
gresso del Partito comunista (bolscevico) del-
l’U.R.S.S è il programma del compimento della
costruzione della società socialista senza classi e del
passaggio graduale dal socialismo al comuniSmo.
Il congresso dei bolscevichi approvò all’unanimità il
rapporto sull’attività del Comitato centrale presen­
tato dal suo capo e lo ratificò come direttiva,
come legge che deve presiedere a tutta l’attività del
partito.
Il rapporto del compagno Stalin al XVIII Con­
gresso del Partito comunista (bolscevico) del-
l’U.R.S.S. è un esempio brillante di previsione scien­
tifica marxista-leninista nel campo delle relazioni
1 G. Stalin, «Questioni del leninismo'*, p. 645 ed. italiana,
Mosca 1946.

156
internazionali. Le sagge direttive di Stalin sui com­
piti della nostra politica estera, l’arte staliniana di
dirigere hanno assicurato grandi vittorie alla politi­
ca estera dell’Unione Sovietica, elevato ancora di
più l’importanza dell’U.R.S.S. come forza internazio­
nale seria, capace di influire sulla situazione inter
nazionale e di modificarla nell’interesse dei lavora­
tori. Ispirandosi alle direttive del compagno Stalin,
il governo dell’Unione Sovietica ha sventato i piani
perfidi dei fomentatori della guerra, che amano far
cavare le castagne dal fuoco dagli altri; ha assicu­
ralo il lavoro pacifico dei popoli dell’U.R.S.S. Fir­
mando i trattati di assistenza reciproca con gli Stati
baltici, l’Unione Sovietica ha rafforzato considere­
volmente le sue posizioni per la difesa del paese del
socialismo, ha consolidato la sua situazione interna­
zionale.
Il governo sovietico tendeva a scongiurare un’ul­
teriore estensione della guerra e lottava per realizza­
re la politica della sicurezza collettiva. Però questa
politica non fu appoggiata da parte dei circoli diri­
genti d’Inghilterra e della Francia. La politica del
non intervento di Monaco costò cara ai popoli dei
paesi non aggressori. Fin dal marzo 1939 la Germa­
nia hitleriana con la connivenza della diplomazia
anglo-francese s’impadronì della Cecoslovacchia. Po­
co dopo si iniziò l’offensiva degli aggressori germani­
ci contro i paesi dell’Europa Orientale. Divenne atti­
vo anche il Giappone imperialista — alleato della
157
Germania nell’Estremo Oriente. Nel maggio 1939
esso intraprese una serie di sortite provocatrici alla
frontiera della Repubblica Popolare Mongola, ma
nel settore di Khalkhin-Goll le truppe giapponesi-
manciuriane furono sbaragliate dai reparti dell’E­
sercito Rosso.
La diplomazia anglo-francese menava in quel
tempo una politica disonesta nei riguardi del-
l’U.R.S.S, faceva tutto per mandare per le lunghe le
trattative con l’Unione Sovietica sull’organizzazione
di una resistenza collettiva a un eventuale aggres­
sore, proponendo all’Unione Sovietica condizioni
del tutto inaccettabili per poter raggiungere un ac­
cordo.
Vedendo il non desiderio da parte del governo
dell’Inghilterra e della Francia di collaborare con
l'Unione Sovietica nella lotta per la pace, il governo
dell’U.R.S.S. doveva preoccuparsi come garantire
In sicurezza del nostro paese.
Nell’agosto 1939 il governo dell’U.R.S.S. concluse
con ia Germania uri patto di non aggressione. Questo
patto, come indicò in seguito il compagno Stalin, nè
direttamente nè indirettamente non menomava l’inte­
grità territoriale, l’indipendenza e l’onore del nostro
Stato. Ma esso assicurava al paese sovietico la pace
nell’immediato futuro e dava la possibilità di pre*-
parare le forze per resistere nel caso in cui contro
I U.R.S.S. fosse perpetrata una aggressione.
Seguendo le indicazioni del compagno Stalin
188
sulla necessità di mantenere il paese in uno stato
tale da essere pronto per la mobilitazione in caso di
un’aggressione armata dall’esterno, il partito bolsce­
vico durante un lungo periodo di tempo, svolgeva
conseguentemente e incrollabilmente una preparazio­
ne intensa dell’Unione Sovietica per una difesa attiva.
Grazie all’applicazione negli anni dei piani quinquen­
nali staliniani della politica sovietica di industrializ­
zazione del paese e di collettivizzazione dell’agricol-
tura venne costituita una potente base economica,
che poteva essere utilizzata per una difesa attiva del
nostro Stato.
Questa politica del partito dette la possibilità
di produrre nel paese una quantità sufficiente di
metallo per fabbricare le armi, requipaggiamento,
e le attrezzature per le aziende, del combustibile
necessario per assicurare il funzionamento delle of­
ficine e dei trasporti, del cotone per produrre i
corredi, del grano per approvvigionare l’esercito.
In conseguenza della politica di industrializza­
zione del paese e della collettivizzazione dell’agri­
coltura dell’Unione Sovietica, durante il 1940 furono
prodotti: 15 milioni eli tonnellate di ghisa, cioè
quasi 4 volte più che nel 1913, nella Russia zarista;
18 milioni e 300 mila tonnellate di acciaio, cioè quat­
tro volte e mezzo più che nel 1913; 166 milioni di
tonnellate di carbone, cioè cinque volte e mezzo più
che nel 1913; 31 milioni di tonnellate di nafta, cioè
3 volte e mezzo più che nel 1913; 38 milioni e 300
mila tonnellate di cereali mercantili, cioè 17 milioni
di tonnellate più che nel 1913; 2 milioni e 700 mila
tonnellate di cotone grezzo, cioè 3 volte e mezzo più
che nel 1913.
«Questo aumento senza precedenti della produ­
zione, — diceva il compagno Stalin, — non <può esse­
re considerato come lo sviluppo semplice e ordina­
rio di un paese che passa da uno stato di arretratez­
za al progressivo. Fu un balzo mediante il quale la
nostra Patria si è trasformata da un paese arretrato
in un paese d ’avanguardia, da un paese agrario in
un paese industriale».1
Nell’autunno del 1939 dietro iniziativa del com­
pagno Stalin furono liberati dal giogo dei proprie­
tari fondiari polacchi i nostri fratelli consanguinei—
i popoli dell’Ucraina occidentale e della Bielorus­
sia occidentale. Questi popoli si sono associati alla
fraterna famiglia dei popoli liberi •dell’U.R.S.S.
Più tardi furono ricongiunte all’U.R.S.S. le repub­
bliche sovietiche baltiche — la Lituania, la Lettonia
e l’Estonia.
Il 20 dicembre 1939, per decreto del Presidium
del Soviet Supremo dell’U.R.S.S. a G. V. Stalin ven­
ne attribuito, in occasione del suo 60“° anniversario
il titolo di Eroe del Lavoro Socialista per i suoi
1 G. Stalin, Discorso alla riunione elettorale della cir­
coscrizione «Stalin» di Mosca, 9 febbraio 1946, p. 14
ed. italiana, Mosca 1946.
I0<i
meriti eccezionali nell'opera di organizzazione del
partito bolscevico, la formazione dello Stato sovieti­
co, l’edificazione della società socialista nell’U.R.S.S.
e il rafforzamento dell’amicizia fra i popoli dell’U­
nione Sovietica.
Il 22 dicembre 1939 il compagno Stalin venne
eletto membro onorario dell’Accademia delle scien­
ze dell’U.R.S.S.
Il 15—20 febbraio del 1941 ebbe luogo la
XVIII Conferenza del P.C.(b) dell’U.R.S.S. La Con­
ferenza esaminò i problemi dei compiti delle organiz­
zazioni di partito nel campo dell’industria e dei tra­
sporti, dei risultati economici del 1940 e del piano
di sviluppo dell’economia nazionale dell’U.R.S.S. per
il 1941 come pure i problemi di organizzazione.
Seguendo le indicazioni del compagno Stalin,
la conferenza si svolse sotto il segno di un ulteriore
rafforzamento della potenza difensiva del paese
sovietico.
Ad iniziativa del compagno Stalin il Comitato
centrale del P.C.(b) dell’U.R.S.S. e il governo sovie­
tico conformemente alle decisioni del XVIII Con­
gresso del P.C.(b) dell’U.R.S.S. affidarono alla Com­
missione del Piano di Stato dell’U.R.S.S. (Gosplan)
di intraprendere la compilazione del piano generale
economico dell’U.R.S.S. per quindici anni. Questo
piano prevedeva la necessità di sorpassare i princi­
pali paesi capitalistici dal punto di vista economico,
cioè nella produzione per abitante della ghisa, del-
11— 1077 161
l’acciaio, del combustibile, dell’energia elettrica, del­
le macchine e degli altri mezzi di produzione e ge­
neri di consumo.
Il 6 maggio 1941 G. V. Stalin per decreto del
Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S. fu no­
minato Presidente del Consiglio dei Commissari del
Popolo dell’U.R.S.S.
Il popolo sovietico condotto dal grande Stalin
marciava verso nuove vittorie in avanti, verso il
comuniSmo. Ma nel giugno 1941 il pacifico lavoro
creativo del popolo sovietico fu interrotto dalla
guerra scoppiata in seguito all’aggressione della
Germania contro l’U.R.S.S.


L 22 GIUGNO 1941 la Germania hitleriana
imperialista violò perfidamente il patto di non
aggressione e sferrò un attacco improvviso e
proditorio contro l’Unione Sovietica. La querra se­
gnò una« svolta nello sviluppo del Paese dei Soviet.
Il periodo di costruzione pacifica terminò. Si
iniziò il periodo della guerra liberatrice del popolo
sovietico per la difesa della Patria contro gli invasori
tedeschi.
Allo scopo di mobilitare rapidamente tutte le
forze dei popoli dell’U.R.S.S. per far fronte al nemico
il Presidium del Soviet Supremo dell’U.R-S.S., il
Comitato centrale del P.C.(b) dell’U.R.S.S., e il
Consiglio dei Commissari del popolo dell’U.R.S.S.
presero il 30 giugno 1941 lai decisione di creare il
Comitato di Difesa dello Stato, nelle mani del quale
venivano concentrati tutti i poteri statali. Giuseppe
Vissarionovic Stalin fu nominato Presidente del Co­
mitato di Difesa dello Stato.
Il capo e maestro dei lavoratori, compagno
Stalin, si mise alla testa delle forze armate
dell’U.R.S.S. e diresse la lotta del popolo sovietico
il 163
contro Tacemmo e perfido nemico — il fascismo
tedesco.
La Germania hitleriana iniziò una guerra di
rapina e di conquista contro TU.R.S.S. in condizioni
per essa vantaggiose. L’esercito hitleriano era già
completamente mobilitato e aveva l’esperienza della
guerra nell’Europa occidentale. 170 divisioni tede­
sche, armate di migliaia di carri armati e di aero­
plani, furono spostate verso le frontiere dell’U.R.S.S.
e lanciate improvvisamente contro il Paese dei So­
viet. Le forze armate dell’Unione Sovietica, amante
della pace, nei primi tempi della guerra vennero
a trovarsi in condizioni svantaggiose. Sotto la pres­
sione di forze e di un materiale da guerra nume­
rosamente superiori del nemico che inoltre pro­
fittava dei vantaggi del carattere improvviso del­
l’aggressione, l’Esercito Sovietico fu costretto ad
indietreggiare combattendo verso l’interno del
paese.
Le truppe hitleriane riuscivano durante i primi
10 giorni della guerra ad impadronirsi della Litua­
nia, di una notevole parte della Lettonia, della parte
occidentale della Bielorussia e di una parte dell’U­
craina occidentale. Sull’Unione Sovietica pesava un
pericolo molto serio.
Il 3 luglio 1941 il compagno Stalin intervenne
per radio con un messaggio al popolo sovietico, ai
combattenti dell’Esercito Rosso e della Marina da
Guerra. In questo storico intervento il compagno
164
Stalin fece un’analisi profonda degli avvenimenti
in corso e definì i compiti dell’esercito e del popolo
per la difesa della Patria socialista.
Il compagno Stalin raccontò la dura verità sulla
situazione militare, che si era delineata ed invitò i
cittadini sovietici a comprendere tutta la gravità
del pericolo che minacciava la Patria ed a por fine
allo stato d’animo proprio del periodo dell’edifica-
zione pacifica. Il compagno Stalin metteva in guar­
dia, che nella lotta condotta dagli uomini sovietici
non vi doveva essere posto per la faciloneria, la
noncuranza e la paura, che non doveva esserci
posto per i piagnucoloni, gli allarmisti e i diser­
tori.
Il compagno Stalin metteva in luce gli scopi
della guerra ingaggiata dalla Germania hitleriana
contro l’Unione Sovietica: «Il nemico è feroce e
implacabile. Esso si pone lo scopo di conquistare
le nostre terre bagnate dal nostro sudore, di impos­
sessarsi del nostro grano e del nostro petrolio, frutti
del nostro lavoro. Esso si pone lo scopo di restaurare
il potere dei proprietari terrieri, di restaurare lo za-
rismo, di distruggere la cultura nazionale e l’orgar
nizzazione statale nazionale dei russi, degli ucraini,
dei bielorussi, dei lituani, dei lettoni, degli estoni,
degli usbechi, dei tartari, dei moldavi, dei georgiani,
degli armeni, degli aserbaigiani e degli altri liberi po^-
poli dell’Unione Sovietica, di germanizzarli, di ren­
derli schiavi dei principi e dei baroni tedeschi. Si
16~)
tratta dunque, della vita o della morte dello Stato
sovietico, della vita e della morte dei popoli del-
TU.R.S.S., si tratta per i popoli dell’Unione Sovietica
di essere liberi o di cadere nella servitù».1
Definendo gli scopi della guerra dell’Unione
Sovietica contro la Germania fascista, il compagno
Stalin indicava che questa guerra era una grande
guerra di tutto il popolo sovietico contro le truppe
fasciste tedesche. Lo scopo di questa guerra di tutto
il popolo per la difesa della Patria non era soltanto
quello di eliminare il pericolo, che sovrastava la
nostra terra, ma anche quello di aiutare tutti i popoli
dell’Europa che gemevano sotto il giogo del fasci­
smo tedesco.
Il compagno Stalin predisse con chiaroveggenza
che in questa guerra di liberazione gli uomini sovie­
tici non sarebbero stati soli. «La nostra guerra per
la libertà della nostra Patria isi fonderà con la lotta
dei popoli dell’Europa e dell’America per la loro
indipendenza, per le libertà democratiche. Questo
sarà un fronte unico dei popoli che sono per la
libertà, contro l’asservimento e la minaccia d’as-
servimento da parte degli eserciti fascisti di Hitler».2
La vita confermò questa profezia del compagno
Stalin. Il 12 luglio 1941 l’Inghilterra concluse con
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 9 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 12.

166
rU.R.S.S. «il Patto suU’azione comune nella guerra
contro la Germania». Più tardi (nel giugno 1942)
gli Stati Uniti d ’America firmarono con l’U.RS.S.
un «Patto sui principi da applicare all’aiuto reci­
proco nella condotta della guerra contro l’aggres­
sione». Si costituì la coalizione anglo-sovietico-
americana, che si prefisse lo scopo di debellare la
coalizione italo-germanica.
II compagno Stalin esortò il popolo sovietico a
riorganizzare tutto il lavoro sul piede di guerra,
subordinando tutto agli interessi del fronte e al
compito di organizzare la disfatta del nemico. L’E­
sercito Rosso, la Flotta e tutti i cittadini sovietici
dovevano difendere ogni ipalmo della terra sovieti­
ca, battersi fino all’ultima goccia di sangue per ogni
città e villaggio. Il compagno Stalin indicava la ne­
cessità di organizzare il massimo aiuto all’Esercito
Rosso, di rafforzarne le retrovie, di rifornire l’eser­
cito di armamenti, di munizioni e di viveri.
Il compagno Stalin emise l’ordine che durante
la ritirata forzata dell’unità dell’Esercito Rosso non
si fosse abbandonati al nemico nè una locomotiva,
nè un vagone, nè un chilo di pane, nè un litro di
carburante. Il compagno Stalin invitò ad organiz­
zare reparti di partigiani, a coordinare la guerra dei
partigiani nelle retrovie del nemico con le opera­
zioni militari dell’Esercito Rosso.
«Tutte le forze del popolo per schiacciare il
nemico!
167
Avanti, per la nostra vittoria!» — diceva il com­
pagno Stalin.
All’appello del partito in difesa- della Patria
sorsero tutti i popoli dell’Unione Sovietica.
Si procedette rapidamente e risolutamente alla
trasformazione di tutta l’economia nazionale, del
lavoro di tutte le organizzazioni del partito, dello
Stato e di quelle sociali sul piede di guerra per sod­
disfare le esigenze del fronte. Il fronte e le retrovie
si trasformarono in un unico e indivisibile campo di
combattimento. Più che mai il popolo sovietico si
strinse compatto attorno al partito bolscevico e al
governo.
In breve termine tutta l’industria si trasformò
in modo da provvedere alle esigenze della difesa
nazionale. Migliaia di aziende industriali furono
evacuate dalle regioni minacciate dal nemico nelle
retrovie e vi continuarono il loro lavoro. Nelle re­
gioni orientali del paese si sviluppavano con suc­
cesso nuove aziende industriali belliche. Nell’Eser­
cito Rosso furono incorporati nuovi contingenti.
Nelle città e nelle regioni della zona- vicino al fronte
fu costituita la milizia popolare. Nei territori sovie­
tici provvisoriamente invasi dal nemico fin dai pri­
mi giorni della guerra cominciarono ad agire i ven­
dicatori del popolo— gli intrepidi partigiani sovie­
tici.
Il 19 luglio 1941 il Presidium del Soviet Supre­
mo dell’U.R.S.S. nominò G. V. Stalin Commissario
168
del Popolo della Difesa dell’U.R.S.S. Il compagno
Slalin compì un enorme lavoro per consolidare le
forze armate sovietiche. Sotto la direzione del com­
pagno Stalin l’Esercito Sovietico applicava la tattica
della difesa attiva che si prefiggeva lo scopo di esau­
rire il nemico, di sterminarne al massimo gli effet­
tivi e i mezzi tecnici e di preparare le condizioni
per passare all’offensiva.
Il comando hitleriano, calcolando di potere in­
fliggere una disfatta fulminea all’U.R.S.S. e di poter
rapidamente impadronirsi di Mosca e di Leningrado,
senza tener conto delle enorme perdite dell’eserci­
to tedesco in effettivi e mezzi tecnici, lanciava
sul fronte sovietico^gerimanico le proprie riserve.
Nell’ottobre, al prezzo di perdite colossali, i tedeschi
riuscivano a infiltrarsi nella regione di Mosca.
Venne a crearsi la situazione più pericolosa nel
corso di tutta la campagna del 1941. Una minaccia
terribile sovrastava su Mosca. Il 19 ottobre 1941
venne pubblicata una decisione, firmata dal Presi­
dente del Comitato di Difesa dello Stato, compagno
Stalin, proclamante lo stato d’assedio a Mosca. Il
compagno Stalin elaborò e applicò brillantemente
un piano per la- difesa della capitale, un piano per la
disfatta delle truppe tedesche sotto Mosca.
Il nemico si trovava agli approcci di Mosca.
Nonostante ciò il 6 novembre 1941 a Mosca ebbe
luogo la tradizionale seduta solenne del Soviet dei
deputati dei lavoratori di Mosca con la partecipa­
va
zione delle organizzazioni del partito e sociali della
città, consacrata al XXIV anniversario della Grande
Rivoluzione socialista d’Ottobre. Il compagno Stalin
vi fece un rapporto.
Nel suo rapporto il compagno Stalin tirò le som­
me della guerra durante quattro mesi. Con dura
sincerità il capo dell’Esercito e del popolo disse che
il serio pericolo sospeso sul paese non si era atte­
nuato, anzi si era aggravato ancor più. Contem­
poraneamente il compagno Stalin previde con me­
ravigliosa chiaroveggenza che la disfatta degli
imperialisti tedeschi e dei loro eserciti era inevi­
tabile.
Il piano degli invasori fascisti-tedeschi di «farla
finita» con l’Unione Sovietica mediante «la guerra
lampo» in un mese e mezzo— due mesi era defi­
nitivamente fallito. Non si avverarono i calcoli
degli strateghi tedeschi fascisti di poter formare
una coalizione generale contro l’U.R.S.S. e sul suo
isolamento, i calcoli sulla fragilità del regime so­
vietico, sulla debolezza delle retrovie sovietiche,
dell’Esercito Rosso e della Marina Rossa.
Mettendo in luce le ragioni degli insuccessi con­
temporanei dell’Esercito Rosso, il compagno Stalin
dimostrò che una delle ragioni di questi insuccessi
era l’assenza di un secondo fronte in Europa. Un’altra
causa di ciò consisteva neH’insufficienza di carri
armati e parzialmente di aeroplani di cui sof­
friva l’Esercito Rosso, nonostante che per la loro
170
qualità gli uni e gli altri fossero superiori a quelli
tedeschi.
Il compagno Stalin pose il compito di liquidare la
superiorità numerica dei tedeschi in carri armati
e aeroplani per potere così, radicalmente, miglio­
rare la situazione del nostro esercito.
Questa indicazione del capo ebbe una grandis­
sima importanza per le sorti della guerra. Assol­
vendo questo compito l’industria sovietica aumen­
tava di mese in mese la produzione di aeroplani,
carri armati e dei mezzi di lotta contro di essi,
liquidando nel corso della guerra la superio­
rità del nemico nella quantità di mezzi tecnici
bellici.
Il compagno Stalin strappò la maschera del
«nazional-socialismo» agli hitleriani, li smascherò
al cospetto di tutto il mondo come il partito degli
imperialisti più rapaci, dei nemici delle libertà
democratiche, comme un partito della reazione
medioévale e dei pogrom ultra-reazionari, come
un partito di assassini, che avevano perso
l’aspetto umano e erano caduti al livello delle
belve feroci.
«E questa* gente,— diceva il compagno Stalin,
— priva di coscienza e di onore, gente con una mo­
rale animalesca, ha la sfacciataggine di fare appel­
lo all’annientamento della grande nazione russa, la
nazione di Plekhanov e Lenin, di Belinski e Cerni-
scevski, di Pusckin e Tolstoi, di Glinka e Ciaikov-
171
ski, di Gorki e Cekhov, di Siecenov e Pavlov, di
Repin e Surikov, di Suvorov e Kutusov! . .»*
Il compagno Stalin esortò tutto il popolo sovie­
tico a rafforzare ancor più l’appoggio all’esercito
e alla marina, a lavorare con abnegazione per aiu­
tare il fronte e pose il compito di sterminare gli
invasori fascisti tedeschi. «Gli invasori tedeschi
vogliono una guerra di sterminio contro i popoli
dell’Unione Sovietica. Ebbene, se i tedeschi vogliono
una guerra di sterminio, l’avranno»2, — diceva ili
compagno Stalin.
Le parole del compagno Stalin «La nostra causa
è giusta, la vittoria sarà nostra!»3 espressero le idee,
i desideri e la profonda convinzione di tutti gli uo­
mini sovietici che la disfatta del nemico sarebbe
stata inevitabile.
Il 7 novembre 1941 ebbe luogo sulla Piazza Ros­
sa la rivista delle truppe dell’Esercito Rosso.Dalla
tribuna del Mausoleo di Lenin il compagno Stalin
parlò sulla grande missione liberatrice dell’Eser­
cito Rosso e incitò i combattenti, i partigiani e le
parligiane sovietici: «Che le figure ardimentose dei
nostri grandi antenati — Alessandro Nevski, De­
metrio Donskoi, Cosimo Minin, Demetrio Pogiarski,
Alessandro Suvorov, Michele Kutusov vi ispirino in
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 26 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 26.
3 Ibidem, p. 32.
172
questa guerra! Ohe la vittoriosa bandiera del grande
Lenin sia il segno che vi guidi!»1
L’Esercito Rosso rispose al discorso del proprio
capitano rafforzando la propria fermezza e capa­
cità di resistenza, intensificando i colpi contro il
nemico.
Il compagno Stalin dirigeva personalmente la
difesa di Mosca, guidava direttamente le operazioni
dell’Esercito Rosso, rianimava i combattenti e i
comandanti, sorvegliava l’andamento della costru­
zione delle fortificazioni difensive agli accessi della
capitale sovietica'.
Nel dicembre, per ordine del compagno Stalin,
i colpi di varie armate sovietiche, concentrate nella
zona di Mosca, si scaraventarono d’improvviso con­
tro gli eserciti tedeschi. Dopo accanite battaglie i
tedeschi, non potendo resistere all’attacco, ripie­
garono in disordine. Le truppe sovietiche continua­
vano ad inseguire le disfatte unità tedesche e nel
corso dell’inverno avanzarono in alcuni punti per
più di 400 chilometri verso occidente. Il piano
hitleriano di circondare e conquistare Mosca era
fallito.
La disfatta delle truppe fasciste tedesche sotto
Mosca fu l’avvenimento militare decisivo del primo
anno di guerra e la prima grande sconfitta dei te­
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra deirU.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 35 terza ed. italiana, Mosca 1946.
173
deschi nella seconda guerra mondiale. Questa scon­
fitta dissipò per sempre la leggenda creata dagli hi­
tleriani sulla invincibilità dell’esercito tedesco.
La disfatta dei tedeschi sotto Mosca dimostrò la
superiorità del piano strategico di operazioni offen­
sive, elaborato dal compagno Stalin, sulla strategia
dei tedeschi.
Nell’ordine del giorno N. 55 del 23 febbraio
1942 G. V. Stalin rilevò che il risultato principale
degli otto mesi di guerra trascorsi era quello della
perdita da parte dei tedeschi del vantaggio militare
che essi possedevano in seguito all’aggressione a
tradimento e di sorpresa contro l’U.R.S.S.
«L’elemento sorpresa ed il carattere improvviso
dell’aggressione, quali riserve delle truppe fasciste
tedesche, si sono completamente esauriti. Con ciò è
stata eliminata l’ineguaglianza nelle condizioni della
guerra, creata dalla sorpresa dell’aggressione fasci­
sta tedesca. Ora le sorti della guerra saranno decise
non da un elemento accessorio quale la sorpresa,
ma da fattori permanenti: la solidità delle retrovie,
il morale dell’esercito, il numero e la qualità
delle divisioni, l’armamento dell’esercito, la ca­
pacità d’organizzazione dei comandanti dell’eser­
cito».1

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la


difesa della Patria», p. 39 terza ed. italiana, Mosca 1946.
174
La tesi staliniana sull’importanza dei fattori
permanenti della guerra, come i fattori più decisi­
vi, non fu che un ulteriore sviluppo geniale della
scienza marxistarleninista sulla guerra, sul legame
organico diretto dell’andamento e dell’esito della
guerra col grado e carattere dello sviluppo econo­
mico e politico dello Stato e della sua ideologia,
col grado di preparazione e maturità dei suoi
quadri.
La tesi staliniana sulla funzione dei fattori per­
manenti della guerra ha uni’enomne importanza
teorica e pratica. La valutazione e il giusto impiego
di questi fattori danno la possibilità di concentrare
nel lavoro militare ed organizzativo l’attenzione
principale sulla soluzione dei compiti fondamentali,
da cui dipendono le sorti della guerra.
Il compagno Stalin attribuisce un’importanza
speciale all’assimilazione del l’arte militare da parte
dei comandanti e combattenti. Nell’ordine del
giorno del I Maggio 1942 il compagno Stalin rilevò
che l’Esercito Rosso aveva tutto il necessario per
sbaragliare il nemico e per scacciarlo dal Paese dei
Soviet. «Gli manca una sola cosa: la capacità di
utilizzare completamente contro i nemici i mezzi
tecnici di prim ’ordine, che gli fornisce la nostra
Patria. Perciò il compito dell’Esercito Rosso, dei
suoi combattenti, dei suoi mitraglieri, dei suoi ar­
tiglieri, dei suoi mortaisti, dei suoi carristi, dei suoi
aviatori e cavalleggeri, consiste nello studiare l’arte
175
militare, nello studiare tenacemente, studiare alla
perfezione la propria arma, diventare maestri nel
proprio campo ed imparare in tal modo a battere
il nemico a colpo sicuro. Soltanto così si può ap­
prendere l’arte di vincere il nemico».1
E anche in seguito, nel corso di tutta la guerra
il compagno Stalin indicava continuamente la ne­
cessità di perfezionare l’istruzione militare, di ai^
mentare le proprie conoscenze e le proprie capacità
nell’utilizzare i mezzi tecnici militari e di assimi­
lare l’arte di condurre le truppe, l’arte di vincere
il nemico secondo tutte le regole della scienza mili­
tare moderna. Eseguendo queste indicazioni, l’Eser­
cito Rosso assimilava in modo ostinato e tenace
l'arte militare ed imparò l’arte di battere il nemico
a colpo sicuro.
Nell’estate del 1942, approfittando della man­
canza del secondo fronte in Europa, i tedeschi
gettarono tutte le loro riserve fra cui anche le
truppe dei loro alleati, sul fronte sovietico-germa-
nico, e concentrarono nella direzione sud-occiden­
tale una grande quantità di truppe.
Il compagno Stalin aveva indovinato in tempo
il piano del comando germanico, che tentava di
creare l’impressione che lo scopo principale e non
ausiliario dell’offensiva estiva delle truppe tedesche
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra deirU.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 52 terza ed. italiana, Mosca 1946.
176
consistesse nell’occupazione delle zone petrolifere
di Grosni e di Bacu. Ma in realtà lo scopo princi­
pale consisteva, indicava Stalin, nell’aggirare Mosca
dall’est, tagliarla dalle retrovie del Volga e degli
Urali e poi colpire Mosca e con ciò terminare la
guerra nel 1942.
Per ordine del Comandante Supremo Stalin, le
truppe sovietiche sbarrarono la marcia del nemico
verso Nord, alle spalle di Mosca. Verso la metà del
luglio 1942 i tedeschi iniziarono l’offensiva su Sta­
lingrado, calcolando di impadronirsi della città d'un
colpo, di sfondare il fronte sovietico e di continuare
l’avanzata lungo il Volga verso Nord, scansando ad
arco Mosca. Il compagno Stalin ordinò di difendere
Stalingrado ad ogni costo. 11 5 ottobre del 1942 il
compagno Stalin dette ordine al comandante
del fronte di Stalingrado: «Esigo che voi pren­
diate tutte le misure per difendere Stalingrado.
Stalingrado non deve essere abbandonata' al
nemico).1
Si iniziò la più grandiosa battaglia che conosca
la storia delle guerre, la battaglia per Sialingrado.
I/Esercito Rosso difendeva eroicamente la famosa
città sul Volga che portava il nome di Stalin. Le
tradizioni combattive dell’epopea di Zarizin del 1918
risorsero durante i combattimenti per Stalingrado.
Nel colmo della lotta i combattenti, comandanti e
1 «Pravda* N. 28, 2 febbraio 1944.
12— 1077 177
dirigenti politici del fronte Stalingrado, si rivolsero
con una lettera al compagno Stalin. Ogni paroia
sembrava un giuramento: «Al cospetto delle nostre
bandiere di battaglia, al cospetto di tutto il Paese
dei Soviet, noi giuriamo che non macchi eremo la
gloria delle armi russe, che lotteremo fino aire-
strema possibilità. Sotto la vostra direzione i nostri
padri vinsero nella battaglia di Zarizin, sotto la
vostra direzione noi vinceremo anche oggi nella
grande battaglia sotto Stalingrado!»1
Nei giorni in cui il nemico si era infiltrato fino
a Stalingrado e nei contrafforti del Caucaso, il
Paese dei Soviet celebrava il XXV anniversario della
Grande Rivoluzione socialista d'Ottobre. Il d no­
vembre 1942 alla seduta solenne del Soviet di Mosca
Stalin intervenne con un rapporto.
Il compagno Stalin caratterizzò dettagliatamente
l'attività degli organi dello Stato e del partito du­
rante l’anno trascorso nel campo dell’edificazione
pacifica e dell’organizzazione di solide retrovie
per il fronte e nel campo dello svolgimento delle
operazioni difensive e offensive dell’Esercito
Rosso. j
Apprezzando il lavoro organizzativo nelle retro­
vie, il compagno Stalin rilevò che durante la guerra
era stato compiuto un lavoro organizzativo diffici­
lissimo e complicatissimo consistente nel trasferire
1 «Pravda» N. 310, 6 novembre 1942.
178
le basi dell’industria bellica e civile nelle zone orien­
tali del paese e nella trasformazione e migliora­
mento radicale dell’attività delle aziende rifornenti
il fronte. «Bisogna riconoscere, — diceva il com­
pagno Stalin, — che il nos-tro paese non ha
mai avuto retrovie così solide e così ben organiz­
zate».1
Spiegando il fatto che nell’estate del 1942 i te­
deschi avevano ottenuto dei seri successi tattici, il
compagno Stalin notò che l’assenza del secondo
fronte in Europa aveva dato ai tedeschi la possi­
bilità di creare una grande preponderanza delle
loro forze nella direzione sud-occidentale.
Esaminando la questione del secondo fronte in
Europa dal punto di vista storico, il compagno
Stalin citò le seguenti cifre caratteristiche: nella
prima guerra mondiale la Germania che combatte­
va su due fronti, lanciò in tutto contro il fronte
russo 127 divisioni di truppe tedesche e alleate della
Germania. Nella guerra attuale la Germania, com­
battendo su un solo fronte, ha lanciato sul fronte
sovietico-germanico 240 divisioni, cioè quasi due
volte di più che nella prima guerra mondiale.
Solamente l’eroismo dell’Esercito Sovietico e
dei partigiani, il lavoro pieno di abnegazione dei
patrioti sovietici nelle retrovie e la giusta direzione
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 57 terza ed. italiana, Mosca 1946.
12* 179
del Comandante Supremo, dirigente del partito c
dello Stato sovietico, compagno Stalin, furono ca­
paci di sormontare le gigantesche difficoltà per
affrontare l’invasione delle orde hitleriane, 11 com­
pagno Stalin, pieno di fierezza per il Paese dei
Soviet, per il popolo sovietico ed il suo esercito
diceva:
«Penso che nessun altro paese e nessun altro
esercito potrebbe sostenere una simile pressione
delle imbestialite bande dei briganti fascisti tedeschi
e dei loro alleati. Soltanto il nostro paese sovietico
e soltanto il nostro Esercito Rosso sono capaci di
sostenere tale pressione. E non solo di sostenerla,
ma di vincerla».1
Il compagno Stalin pose di fronte all’Esercito
Rosso il compito di non lasciare più avanzare il
nemico e di preparare ostinatamente e insistente­
mente un colpo contro di esso.
L’Esercito Rosso e tutto il popolo sovietico con
grande entusiasmo accolsero l’intervento del loro
capo e capitano. Milioni di operai e colcosiani au­
mentarono ancor maggiormente la produzione bel­
lica per il fronte e dei viveri per l’esercito. Per ini­
ziativa dei colcosiani e delle colcosiane di Tambov
nel paese si sviluppò un ampio movimento per la
colletta dei fondi a beneficio dell’Esercito Rosso.
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dellTU.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 64 terza ed. italiana, Mosca 1946.
180
L’ordine del giorno del Commissario del Popolo
della Difesa, G. V. Stalin per il 7 novembre 1942
riempì i cuori della gente sovietica di una fiducia
incrollabile nella vittoria. «Il nemico ha già pro­
vato una volta la forza dei colpi dell’Esercito Rosso
sotto Rostov, sotto Mosca, sotto Tikhvin. Non è
lontano il giorno in cui il nemico proverà la forza
di nuovi colpi dell’Esercito Rosso. La nostra ora
verrà!»1
Una conferma brillante di queste parole del
compagno Stalin fu la disfatta dei tedeschi sotto
Stalingrado.
Il savio capitano, col cui nome sulle labbra i
guerrieri sovietici si lanciavano al combattimento,
aveva previsto lo sviluppo degli avvenimenti e
aveva sottoposto alla sua volontà d’acciaio il corso
del gigantesco combattimento.
Il 19 novembre 1942 per ordine di Stalin le
truppe sovietiche agli approcci di Stalingrado pas­
sarono all’offensiva. Il colpo fu assestato ai fianchi
e quindi alle retrovie delle truppe tedesche. Il piano
strategico elaborato e compiuto sotto la direzione
del compagno Stalin consistente neH’assestare dei
colpi ai fianchi assicurò una nuova brillante vitto­
ria all’Esercito Rosso. In poco tempo le truppe so­
vietiche accerchiarono nella regione di Stalingrado
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell'U.R.S.S. per la di­
fesa della Patria», p. 75 terza ed. italiana, Mosca 1946.

181
un esercito di 300 mila tedeschi, annientandone una
parte e catturandone il resto.
Questa era la più eminente vittoria nella storia
delle grandi guerre. La battaglia per Stalingrado e
stata un capolavoro dell’arte militare. Essa ha co­
stituito un nuovo esempio della perfezione raggiunta
dalla scienza militare sovietica d’avanguardia. La
vittoria storica riportatavi costituisce un brillante
trionfo della strategia e della tattica staliniane, il
trionfo del piano geniale e della savia chiaroveg­
genza del grande condottiero, che aveva scoperto
con perspicacia le intenzioni del nemico e che ave­
va utilizzato i punti deboli della sua strategia av­
venturiera.
Secondo la valutazione di Stalin «Stalingrado è
sfata il tramonto dell’esercito fascista tedesco. Dopo
la strage di Stalingrado i tedeschi, come è noto, non
hanno più potuto riprendersi».1
L’Esercito Sovietico, dopo essersi impadronito
nei giorni della battaglia di Stalingrado dell’inizia-
tiva, continuava le sue operazioni offensive. Si
iniziò la cacciata in massa del nemico dal Paese dei
Soviet.
Nell’ordine del giorno del 23 febbraio 1943 il
compagno Stalin, apprezzando i successi delle no­
stre truppe e l’eroismo degli uomini sovietici, notava:
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 108 terza ed. italiana, Mosca 1946.
m
«11 nostro popolo serberà memoria perenne della
eroica difesa di Sebastopoli e di Odessa, dei tenaci
combattimenti davanti a Mosca e sui contrafforti
del Caucaso, nella zona di Rsgev e davanti a Lenin­
grado, e della più grande battaglia che conosca la
storia delle guerre: la battaglia sotto le m ura di
Stalingrado. 1 nostri valorosi combattenti, coman­
danti e dirigenti politici, in queste grandi batta­
glie hanno coperte di gloria indelebile le agguer­
rite bandiere dell’Esercito Rosso e hanno gettato
salde basi per la vittoria sulle armate fasciste
tedesche».1
Nel frattempo il Comandante Supremo preveniva
i combattenti e i comandanti dell’Esercito Sovietico
di non abbandonarsi a una illusione dannosa circa
i successi ottenuti. Il compagno Stalin ordinò di ri­
cordare fermamente i comandamenti del grande
Lenin: «La prima cosa è di non lasciarsi trascinare
dalla vittoria e di non pavoneggiarsi, la seconda è
di consolidare la vittoria, la terza di dare il colpo
di grazia al nemico».2
In conseguenza della campagna offensiva inver­
nale del 1942—43 le truppe sovietiche non solamente
anullarono i successi tattici che aveva ottenuto il
nemico durante l’estate del 1942, ma cominciarono
1 G. Stalin, <Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», pp. 83-84 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 89.
a liberare le regioni conquistate dai tedeschi fin
dall’inizio della guerra.
Lo Stato sovietico apprezzò altamente i merili
eminenti del Comandante Supremo delle forze ar­
mate deU’U.R.S.S., compagno Stalin. Il 6 marzo
1943 il Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.
conferì a Giuseppe Vissarionovic Stalin il grado di
Maresciallo dell’Unione Sovietica.
Nonostante le sconfitte e le enormi perdite, nel­
l’estate del 1943, i tedeschi intrapresero una nuova
offensiva. Il compagno Stalin indovinò in tempo il
piano del nemico che calcolava di potere, con un
colpo assestato da due parti, cioè dalla regione di
Oriol e da quella di Bielgorod, accerchiare ed an­
nientare le truppe sovietiche concentrate nel sa­
liente di Kursk, per intraprendere in seguito l’of­
fensiva su Mosca.
Il 2 luglio il compagno Stalin prevenne il co­
mando delle truppe della direzione Oriol — Kursk
sulla possibilità di un’offensiva dei tedeschi dal
3 al 6 luglio. E quando il 5 luglio le truppe fasciste
tedesche passarono con forze ingenti all’offensiva
nelle direzioni Oriol — Kursk e Bielgorod, esse ur­
tarono contro una resistenza accanita da parte delle
truppe sovietiche. Il piano dell’offensiva tedesca
crollò — la difesa sovietica risultò esser più forte.
Come conseguenza della famosa battaglia di
Kursk, le truppe sovietiche dopo aver logorato e
dissanguato le scelte divisioni fasciste sfondarono
184
G. STALIN.
Hitratto del pittore Karpoo
il fronte del nemico e passarono esse stesse all’of­
fensiva.
Il 24 luglio il Comandante Supremo, Maresciallo
dell’Unione Sovietica G. V. Stalin, emanò un ordine
del giorno consacrato alla liquidazione definitiva
dell’offensiva tedesca di luglio. In quest’ordine del
giorno era detto, che il piano tedesco di offensiva
estiva era completamente fallito e « in questo modo
ò stata sfatata la leggenda secondo cui i tedeschi
ottengono sempre i successi nelle loro offensive
d’estate, e le truppe sovietiche sarebbero costretle
a battere in ritirata».1
L’offensiva dell’Esercito Sovietico continuava
con esito. Il 5 agosto 1943 le truppe sovietiche s’im­
padronirono delle città di Oriol e di Bielgorod. 11
Comandante Supremo, Maresciallo dell’Unione So­
vietica G. V. Stalin, in un ordine del giorno spe­
ciale rilevò questa nuova grande vittoria delle trup­
pe sovietiche. Nella capitale della nostra Patria,
Mosca, furono sparate salve di artiglieria in onore
delle valorose truppe, che avevano liberato Oriol e
Bielgorod. D’allora in poi le salve di Mosca diven­
tarono da noi una tradizione del tempo di guerra.
La disfatta delle truppe tedesche sotto Kursk
ebbe un’importanza decisiva per l’ulteriore corso
della guerra. «Se la battaglia sotto Stalingrado,—
dice Stalin, — preannunciò il tramonto dell’eser«
1 «Pravda» N. 185, 25 luglio 19-13.
185
cito fascista tedesco, la battaglia sotto Kursk lo ha
posto davanti alla catastrofe».1
Colla battaglia sotto Kursk e la liquidazione
della piazza d’armi di Oriol dei tedeschi, s’iniziò
una nuova potente offensiva dell’Esercito Sovie­
tico. Pel novembre del 1943 le nostre truppe
avevano liberato circa i due terzi della terra
sovietica, provvisoriamente conquistata' dal ne­
mico.
Il Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.
decorò il 6 novembre 1943 il compagno Stalin del­
l’ordine di Suvorov di I classe per la giusta dire­
zione delle operazioni dell’Esercito Rosso nella
guerra per la difesa della Patria contro gli inva­
sori tedeschi e per i successi ottenuti.
I partigiani prestarono un grande aiuto alle
truppe sovietiche nell’offensiva del 1943. Gli appelli
del compagno Stalin di «far divampare la fiamma
del movimento partigiano di tutto il popolo nelle
retrovie del nemico, annientare le retrovie nemiche,
sterminare i ribaldi fascisti tedeschi»2, suscitarono
un potente movimento partigiano. I partigiani agi­
vano attivamente nelle retrovie dei tedeschi, di­
struggendone le comunicazioni, sterminando i soldati
e gli ufficiali fascisti. Stalin dirigeva il movimento
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell'U.R.S.S. per la
di lesa della Patria», p. 109 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 75.

186
partigiano, convocava a Mosca riunioni dei coman­
danti dei reparti partigiani.
iNel suo rapporto alla seduta solenne del So­
viet di Mosca, il 6 noveimibre 1943, il compagno
Stalin, itracciò il quadro grandioso delle storiche
vittorie riportate dal popolo sovietico e dal suo
esercito.
Il 1943 fu «un anno di svolta nella guerra per
la difesa della Patria»1, — disse il compagno Stalin.
«I risultati e le conseguenze delle vittorie del­
l'Esercito Rosso si son fatti sentire molto al di
là del fronte sovietico-tedesco, hanno cambiato
tutto il corso ulteriore della guerra mondiale e
hanno acquistato una grande importanza interna­
zionale».2
Le vittorie delle truppe sovietiche rafforzarono
ancor più la situazione internazionale dell’U.R.S.S.
Il 1943 fu un anno di svolta non soltanto nella
guerra dell’Unione Sovietica per la difesa della
Patria, ma anche in tutta la guerra mondiale. L’of­
fensiva dell’Esercito Rosso nel 1943 fu sostenuta
dalle operazioni delle truppe alleate nell’Africa del
Nord ed in Italia, e anche dal bombardamento da
parte della aviazione alleata dei centri militari indu­
striali della Germania. L’alleato principale della
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra deirU.R.S.S. per la
difesa della Patria» p. 105 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 Ibidem, p. 116.
187
Germania, l’Italia fascista, subì poco dopo una
bancarotta militare e politica e nel settembre del
1943 capitolò senza condizioni. Ciò fu un colpo
serio per la coalizione hitleriana.
In conseguenza della sagace politica estera sta­
liniana fallirono i tentativi del nemico di seminare
la discordia fra le grandi potenze, associatesi per
debellare la Germania hitleriana. Alla conferenza
che ebbe luogo nel novembre 1943 a Teheran dei
dirigenti delle tre potenze alleate, dove il compagno
Stalin s’incontrò col Presidente degìli Stati Uniti
d’America e col Primo ministro della Gran Bretagna,
fu adottata una Dichiarazione sulle azioni comuni
nella guerra contro la Germania e sulla collabora­
zione delle tre potenze nel dopoguerra.
Il 1943 fu un anno di svolta anche nel lavoro
delle retrovie sovietiche. Un’economia bellica ben
organizzata e in rapido sviluppo, costituita grazie
agli sforzi del nostro popolo, assicurò la superiori­
tà quantitativa e qualitativa dei mezzi tecnici di
guerra dell’Esercito Sovietico su quelli tedeschi. Se­
condo le indicazioni dirette dal compagno Stalin gli
ingegneri costruttori svolgevano un proficuo lavoro
per perfezionare gli armamenti e per creare nuovi
tipi di armi.
Negli anni della guerra il paese sovietico com­
batteva e continuava a costruire. Non un sol giorno
fu interrotto il lavoro per la costruzione di nuove
aziende industriali, miniere, alti forni, centrali elet*
188
Iriche. Nuove officine metallurgiche furono messe
in attività a Geliabinsk, nell’Usbekistan, nuovi alti
forni a Taghil, Magnitogorsk, ecc. Una nuova of­
ficina d'alluminio cominciò a lavorare a Stalinsk.
Cominciarono a funzionare le centrali elettriche di
Celiabinsk, di Stalinsk e molte altre.
Il compagno Stalin incitava le maestranze delle
aziende a raggiungere ritmi ancor più elevati nei
lavori di costruzione e ad assimilare i nuovi im­
pianti industriali. Nel dicembre 1943 il compagno
Stalin si congratulò con i costruttori e i metallurgici
del complesso di Magnitogorsk che in un termine
incomparabilmente breve, nelle difficili condizioni
del tempo di guerra, avevano costruito un immenso
alto forno. Allora il compagno Stalin sottolineò an­
dine i successi dei lavoratori della officina metallur­
gica di Enakievo. Congratulandosi con gli operai di
Enakievo, Giuseppe Vissarionovic indicò che il loro
lavoro dimostrava che «il difficile compito della
ricostituzione deH’induistria e della liquidazione delle
conseguenze della barbara ammihijstrazione tede­
sca poteva essere risolto in un breve termine».1
Il compagno Stalin dedicava un’attenzione ecce­
zionale al lavoro per la ricostituzione dell’economia
nazionale nelle zone che venivano liberate dall’Eser­
cito Sovietico. Per iniziativa del compagno Stalin
nell’agosto del 1943 il Consiglio dei Commissari del
1 «Pravda» N. 321, 31 dicembre 1943.
189
Popolo dell’U.R.S.S. e il C.C. del P.C.(b) del-
l’U.R.S.S. adottarono la decisione «Sulle misure ur­
genti per ricostituire l’economia nelle zone liberate
dall’invasione tedesca».
Il popolo sovietico appoggiava eroicamente le
operazioni militari delle sue forze armate. Il lavoro
pieno di abnegazione dei cittadini so\ietici nelle
rei rovie, i meriti della classe operaia, dei contadini
colcosiani e degli intellettuali sovietici negli anni di
guerra furono apprezzati dal compagno Stalin come
un’impresa senza precedenti in difesa della Patria.
Nel corso della guerra per la difesa della Patria
si temprava sempre più l’amicizia fra i popoli del-
rUnione Sovietica. Tutti i popoli del paese sovietico
erano sorti unanimemente in difesa della propria
Patria.
All’inizio del 1944, per iniziativa del compagno
Stalin, il Soviet Supremo dell’U.R.S.S. prese la de­
cisione circa la trasformazione del Commissariato
del Popolo della Difesa e del Commissariato del Po­
polo degli affari esteri da commissariati del popolo
federali in commissariati del popolo federali-repub-
blicani e sulla costituzione nelle repubbliche federali
dei commissariati del popolo della difesa e degli
affari esteri.
L’adozione di tali decisioni segnò un nuovo passo
per la soluzione della questione nazionale
nell’U.R.S.S. e contribuì all’ulteriore sviluppo del­
la politica nazionale leninista-staliniana che as-
190
sicura un brillante sviluppo dell’organizzazione
statale nazionale di tutti i popoli dell’Unione Sovie­
tica.
Il 1944 è stato un anno di vittorie decisive del­
l’Esercito Sovietico. Eseguendo il geniale piano stra­
tegico del compagno Stalin, l’Esercito Sovietico as­
sestò dieci potenti e conseguenti colpi alle truppe
tedesche. Il compagno Stalin fece un apprezzamen­
to dettagliato di questi colpi nel suo rapporto sul
XXVII anniversario della Grande Rivoluzione so­
cialista d’Ottobre. In seguito a questi colpi furono
completamente liberate dagli invasori fascisti tede­
schi le zone dell’Unione Sovietica temporaneamente
da essi occupate e il nemico fu scacciato al di là dei
confini della terra sovietica. Le operazioni militari
dell’Esercito Sovietico furono trasferite sul territo­
rio della Germania e dei suoi complici.
Il 20 giugno 1944 il Presidente del Comitato ese­
cutivo del Soviet dei deputati dei lavoratori della
città di Mosca, a nome del Presidium del Soviet
Supremo dell’U.R.S.S., conferì nel Eremiino la pri­
ma medaglia «Per la difesa di Mosca» al Presiden­
te del Comitato di Difesa dello Stato, Coman­
dante Supremo e Maresciallo dell’Unione Sovietica,
G. V. Stalin, per aver assicurata la difesa eroica di
Mosca e organizzata la disfatta delle truppe tedesche
sotto Mosca.
iPer i suoi meriti eccezionali nell’organizzazione
e nell’esecuzione delle operazioni offensive del­
ib i
l'Esercito Rosso, che condussero alla completa di­
slatta dell’esercito tedesco e al cambiamento radicale
della situazione sul fronte di combattimento contro
gli invasori fascisti tedeschi a vantaggio dell’Esercito
Rosso, il Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.
decorò il 29 luglio 1944 Giuseppe Vissarionovic
Stalin dell’ardine della «Vittoria».
Il felice compimento del piano strategico stali­
niano nel 1944 produsse grandiosi risultati militari
e politici. Sotto i colpi delle truppe sovietiche depo­
sero le armi gli ex alleati della Germania hitleriana :
la Romania, la Finlandia, la Bulgaria, e iniziarono
la guerra contro di essa. L’Ungheria si trovava alla
vigilia della sua capitolazione. In tal modo fu con­
dotto a termine in linea generale l’isolamento della
Germania. La situazione militare che si era venuta
a produrre significava che l’Unione Sovietica era in
condizioni, anche senza l’aiuto degli alleati, di occu­
pare con le proprie forze tutta la Germania e pro­
cedere alla liberazione della Francia. Questa cir­
costanza costrinse l’ex-primo ministro dell’Inghilter­
ra Churchill, che fino allora si opponeva ad aprire
il secondo fronte in Europa, ad intraprendere l’in­
vasione dell’Europa occidentale. Nel giugno del 1944
gli alleati riuscirono felicemente a sbarcare con
grandi forze nella Francia del Nord.
La Germania hitleriana, come l’aveva appunto
previsto il compagno Stalin, venne a trovarsi nella
morsa dei due fronti.
192
Nel suo rapporto sul XXVII anniversario della
Grande Rivoluzione socialista d’Ottobre, il 6 novem­
bre 1944? il compagno Stalin espresse la certezza
che l’Esercito Rosso, avendo compiuto il suo dovere
patriottico per la liberazione della Patria dal nemicoi
avrebbe assolto completamente la sua missione sto­
rica, dato il colpo di grazia alla belva fascista nella
sua stessa tana ed innalzato su Berlino la bandiera
della Vittoria.
Il popolo sovietico al fronte e nelle retrovie
accolse con grande entusiasmo l’apprezzamento di
Stalin sul cammino percorso dal paese e dall’eserci­
to e l’appello di Stalin: a Berlino!
Si iniziò l’offensiva decisiva delle truppe sovie­
tiche contro la tana della belva fascista. L’Esercito
Sovietico in un breve termine liberò dai tedeschi la
capitale della Polonia—Varsavia e s’inoltrò nel cuo­
re della Prussia orientale. L’offensiva delle truppe
sovietiche si estese a tutto il fronte.
All’inizio del febbraio 1945 in Crimea ebbe luogo
la Conferenza dei dirigenti delle tre potenze alleate
— l’U.R.S.S., gli Stati Uniti d ’America e la Gran
Bretagna.
Alla Conferenza furono prese importantissime
decisioni militari e politiche sui problemi concer
nenti la disfatta della Germania e la sua situazione
nel dopoguerra, come pure decisioni sui problemi
politici ed economici fondamentali dell’Europa li­
berata. Furono concordati e pianificati dettagliata­
la—1077 193
mente i termini, le proporzioni e il coordinamento
dei nuovi potenti colpi degli eserciti alleati contro
la Germania dall’oriente, dall’occidente, dal nord
e dal sud. A questa stessa Conferenza fu predetermi­
nata la questione delTintervento dell’U.R.S.S. nella
guerra contro il Giappone.
Il Paese dei Soviet celebrava il XXVII anniver­
sario dell’esistenza dell’Esercito Rosso in un periodo
dì vittorie storiche eminenti. Durante 40 giorni di
offensiva nel gennaio-febbraio del 1945 le truppe
sovietiche, con impetuose ed abili azioni, ricaccia­
rono il nemico lontano ad occidente, liberarono
completamente la Polonia e considerevole parte della
Cecoslovacchia, e s’impadronirono di gran parte
della Prussia orientale e della Slesia tedesca. Sotto
Ja pressione delle truppe sovietiche l’Ungheria,
ultimo alleato della Germania in Europa, uscì dalla
guerra.
I successi dell’offensiva invernale dell’Esercito
Rosso furono celebrati dal compagno Stalin nel suo
ordine del giorno del 23 febbraio 1945: «La com­
pleta vittoria sui tedeschi è ormai vicina»1, — diceva
Stalin.
II compagno Stalin indicò che l’Esercito Rosso
aveva imparato a sbaragliare ed annientare il ne­
mico secondo tutte le regole della scienza militare
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra delll’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 171 terza ed. italiana, Mosca 1946.
191
moderna. «I generali e gli ufficiali dell’Esercito Rosso
associano in modo magistrale i colpi schiaccianti
di potenti mezzi tecnici all’abile ed impetuosa m a­
novra».1
Eseguendo il piano strategico staliniano, l’Eser­
cito Rosso conquistò importantissime piazze d armi
delle truppe fasciste tedesche nel sud, impadronen­
dosi della capitale dell’Austria, Vienna, sbaragliò
raggruppamento dei tedeschi, tagliato fuori nella
Prussia orientale, s’impadronì della regione indu­
striale della Slesia, che ha una vitale importanza per
la Germania, e giunse agli approcci di Berlino. Con
ciò furono create le condizioni per sferrare l’ultimo
decisivo assalto contro la Germania hitleriana.
L’appello del compagno Stalin «Innalzare su Ber­
lino la bandiera della Vittoria»2 spronò gli uomini
sovietici a compiere nuove gesta nel lavoro e sui
campi di battaglia.
Alla vigilia dell’assalto di Berlino G. V. Stalin,
per incarico del governo dell’Unione Sovietica firmò
il Trattato di amicizia, di mutua assistenza e di col­
laborazione nel dopoguerra fra l’Unione Sovietica e
la Repubblica Polacca. Nel discorso pronunziato
il 21 aprile 1945 in occasione della firma dei Tratta­
to, il compagno Stalin disse:
1 fi. Stalin, «Sulla Grande guerra deU’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 171 terza ed. italiana, Mosca 1940.
2 Ibidem, p. 161.
13
«Le nazioni, le quali amano la libertà e anzitutto
le nazioni slave, attendono con impazienza la con­
clusione di questo Trattato, giacché esse vedono che
il significato di questo Trattato è il rafforzamento
del fronte unico delle Nazioni Unite contro il ne­
mico comune in Europa».1
Il 2 maggio 1945 la radio diffuse attraverso tutto
il mondo le parole dell’ordine del giorno del Co­
mandante Supremo alle truppe dell’Esercito Rosso
e della Marina Rossa: le truppe sovietiche «hanno
condotto a termine l’annientamento del gruppo ber­
linese delle truppe tedesche ed oggi, 2 maggio, si
sono completamente impadronite della capitale del­
la Germania, Berlino, centro dell’inuperialismo
tedesco e focolaio dell’aggressione tedesca».2
L’Esercito Rosso aveva realizzato l’appello di
Stalin: la bandiera della Vittoria sventolava su
Berlino!
La sorte della Germania hitleriana era ormai de­
cisa. L’8 maggio 1945 i rappresentanti del comando
supremo tedesco firmarono a Berlino l’atto di ca­
pitolazione incondizionata delle forze arm ate tede­
sche. Per celebrare la fine vittoriosa della Grande
guerra per la difesa della Patria che fu coronata
dalla completa disfatta della Germania hitleriana,

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la


difesa della Patria», p. 175 terza ed. italiana, Mosca 1946.
2 «Pravda» N. 106, 3 maggio 1945.
196
il 9 maggio fu dichiarato giorno di trionfo popola­
re, festa della Vittoria.
In questa giornata storica Giuseppe Vissariono-
vic Stalin intervenne per radio con un messaggio al
popolo.
«Compagni, compatriotti e compatriotte!
Il grande giorno della vittoria sulla Germania è
giunto. La Germania fascista, messa in ginocchio
dall’Esercito rosso e dalle truppe dei nostri alleati,
si è riconosciuta vinta ed ha dichiarata la capitola­
zione incondizionata. . . .
... Possiamo ora dichiarare con piena ragione
che il giorno storico della disfatta definitiva del­
la Germania è giunto, è giunto il giorno della
grande vittoria del nostro popolo sull’imperialismo
tedesco...
. . . Mi felicito con voi per la vittoria*, miei cari
compatriotti e compatriotte!»1
Il popolò sovietico cantava vittoria. Tutte le idee,
tutti i sentimenti dei cittadini sovietici erano rivolti
a colui, che aveva condotto il nostro paese attraverso
le difficoltà e le prove della guerra, che aveva sal­
vato il paese dalla rovina e il cui genio aveva indi­
cato il cammino verso la vittoria, la cui volontà ave­
va portato il paese alla vittoria, — al grande Stalin.

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra deirU.R.S.S. per la


difesa della Patria», pp. 183-184 terza ed. italiana, Moscji
1946.
797
Bisogna considerare come un grande merito del
compagno Stalin di fronte alla Patria il fatto che
egli abbia saputo, durante la guerra per la difesa
della Patria, scegliere, formare e chiamare a cariche
responsabili nuovi quadri militari dirigenti, che han­
no sostenuto sulle proprie spalle tutto il peso della
guerra contro la Germania e i suoi alleati. Tali so­
no: Bulganin, Vassilevski, Koniev, Govorov, Giukov,
Vatutin, Cerniakhovski, Antonov, Sokolovski, Merez-
kov, Rokossovski, Malinovski, Voronov, Tolbukhin,
Iakovlev, Malinin, Galizki, Trofimenko, Gorbatov,
Stemenko, Kurassov, Verscinin, Golovanov, Fedo­
renko, Ribalko, Bogdanov, Katukov, Lieliuscenko
e molti altri.
Il 24 maggio il governo dell’Unione Sovietica
diede un ricevimento al Kremìino in onore dei co­
mandanti delle truppe dell’Esercito Rosso— con­
dottieri della scuola staliniana.
Il compagno Stalin intervenne a questo ricevi­
mento con un discorso sui meriti del popolo sovie­
tico nella guerra per la difesa della Patria, ed anzi­
tutto del popolo russo, come la più eminente fra
tutte le nazionalità che fanno parte dell’Unione So­
vietica. Il popolo russo, disse il compagno Stalin, ha
saputo meritare in questa guerra il riconoscimento
generale, quale forza dirigente dell’Unione Sovietica
fra tutti i popoli del nostro paese. Il compagno
Stalin fece un brindisi alla salute del popolo russo
non solo perchè egli è il popolo dirigente, ma anche
198
perchè possiede un limpido intelletto, un carattere
fermo senza fretta esagerata e una pazienza ragione­
vole. L’illimitata fiducia del popolo russo verso il
governo sovietico, la fiducia nella giustezza della
sua politica e il completo appoggio del popolo rus­
so al governo sovietico e al partito bolscevico, disse
il compagno Stalin, furono «la forza decisiva, che
ha assicurato la storica vittoria sul nemico dell’uma­
nità,— sul fascismo».1
Per ordine del Comandante Supremo, compagno
Stalin, il 24 giugno 1945 ebbe luogo a Mosca sulla
Piazza Rossa la rivista delle truppe dell’Esercito
combattente, della Marina da Guerra e della guar­
nigione di Mosca — la Parata della Vittoria. E pro­
prio qui, sulla Piazza Rossa, l’Esercito Sovietico por­
tò le bandiere delle armate e delle divisioni fasciste
tedesche da esso disfatte ed annientate. Queste ban­
diere furono gettate ai piedi del popolo sovietico
vincitore, al piedistallo del Mausoleo di Lenin, sulla
tribuna del quale si trovava il Grande Capitano —
Stalin.
Esprimendo la volontà di tutto il popolo sovieti­
co, il Presidium del Soviet Supremo dell’U.R.S.S.,
il 26 giugno 1945, per meriti eccezionali nell’orga­
nizzazione di tutte le forze armate dell’Unione So-

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra delil’U.R.S.S. per la


difesa della Patria», p. 187 terza ed. italiana, Mosca 1946.
199
vietica, che egli seppe abilmente dirigere nella Gran­
de guerra per la difesa della Patria, terminatasi con
una completa vittoria sulla Germania hitleriana, de­
corò il Maresciallo dell’Unione Sovietica Giuseppe
Vissarionovic Stalin del secondo ordine delia «Vitto^
ria».
Al Maresciallo dell’Unione Sovietica, Giuseppe
Vissarionovic Stalin, che si era messo alla testa del­
l’Esercito Rosso nei duri giorni della difesa della
nostra Patria e della sua capitale Mosca e che aveva
diretto con eccezionale coraggio e risolutezza la lot­
ta contro la Germania hitleriana, fu attribuito il ti­
tolo di Eroe dell’Unione Sovietica, e con esso fu
conferito l’ordine di Lenin e la medaglia «Stella
d’Oro».
Il 27 giugno 1945 al Comandante Supremo di
tutte le forze armate dell’U.R.S.S., Giuseppe Vissa­
rionovic Stalin, fu attribuito il supremo grado
militare — di Generalissimo dell’Unione Sovie­
/tica.
Il 16 luglio 1945 G. V. Stalin giunse a Berlino
dove dal 17 luglio al 2 agosto ebbe luogo la Confe­
renza delle tre potenze — U.R.S.S., Stati Uniti d’Ame­
rica e Gran Bretagna. La Conferenza di Berlino
adottò importanti decisioni intese a consolidare la
vittoria ottenuta, fra cui decisioni riguardanti la
Germania, l’Austria e la Polonia.
Avendo vittoriosamente condotta a termine la
guerra contro la Germania hitleriana, il paese so-
200
vietico intraprese un intenso lavoro per ristabilire
l’economia distrutta dagli invasori tedeschi e per
costruire nuove fabbriche e officine.
Ma il Paese dei Soviet non poteva considerare
la sua sicurezza garantita finché avesse esistito an­
cora un secondo focolaio di guerra — il Giappone
imperialista, che aveva respinte le condizioni degli
Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Cina sulla
capitolazione incondizionata. Gli alleati si rivolsero
al governo sovietico colla proposta d’intervenire nel­
la guerra contro l’aggressore giapponese. Il gover­
no sovietico, fedele al suo dovere di alleato, accettò
questa proposta degli alleati e dichiarò lo stato di
guerra contro il Giappone.
Il popolo sovietico approvò e appoggiò questa
decisione come l’unico passo giusto capace di assicur-
rare al nostro paese la sicurezza non solo ad Occi­
dente, ma anche ad Oriente, di accelerare la fine
della guerra e contribuire al rapido ristabilimento
della pace generale.
La mattina del 9 agosto 1945 le truppe sovieti­
che, le navi e le unità della flotta dell’Oceano Paci­
fico iniziarono le operazioni belliche contro le trup­
pe giapponesi in Estremo Oriente.
L’Esercito giapponese del Kwantung dopo acca­
niti ma infruttuosi contrattacchi, fu costretto a
cessare la resistenza, depose le armi e si arrese alle
truppe sovietiche. L’Esercito Sovietico liberò dai
giapponesi la Manciuria, la parte Meridionale del­
201
l’isola Sakhalin, la Corea settentrionale e le isole
Curili.
L’intervento dell’Unione Sovietica nella guerra
contro il Giappone, l’impetuosa offensiva dei repar­
ti dell’Esercito Sovietico, che avevano annientato
una gran parte delle truppe giapponesi, obbligaro­
no il Giappone a capitolare. Il 2 settembre 1945 i
rappresentanti dello Stato e dell’esercito del Giap­
pone firmarono a Tokio l’atto di' capitolazione
incondizionata.
Nel giorno della vittoria sul Giappone il com­
pagno Stalin intervenne per radio. Il capo comunicò
al popolo sovietico una lieta notizia:
«Dora innanzi possiamo considerare la noslra
Patria liberata dalla minaccia dell’invasione tedesca
in Occidente e dell’invasione giapponese in Oriente.
Per i popoli del mondo intiero è giunta la pace tan­
to attesa».1
Aveva vinto il regime sociale sovietico, aveva
vinto il regime statale sovietico, avevano vinto le
forze armate sovietiche, aveva vinto la savia politica
del partito comunista bolscevico.
Negli anni della guerra per la difesa della Pa­
tria il popolo sovietico valutò ancor più profonda-

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dGlil’U.R.S.S. per la


difesa della Patria», pp. 224-225 terza ed. italiana, Mosca
1946.

202
mente la grandezza del proprio capo, maestro, ca­
pitano ed amico, Giuseppe Vissarionovic Stalin, la
sua illimitata devozione alla Patria Sovietica, la sua
instancabile preoccupazione per l’ascesa e la prospe­
rità della potenza socialista.
Stalin incitò il popolo sovietico a resistere ai
nemico, Stalin condusse il popolo sovietico alta vit­
toria.
Pur dirigendo le operazioni militari delle forze
armate sovietiche e il lavoro di organizzazione e
amministrazione dell’economia nelle retrovie, il
compagno Stalin durante la guerra continuava a
svolgere una vasta attività teorica, elaborava e spin­
geva avanti la scienza marxista-leninista.
Negli interventi e ordini del giorno del compagno
Stalin che costituiscono il libro «Sulla Grande guer­
ra deirU.R.S.S. per la difesa della Patria» ricevet­
tero un ulteriore sviluppo la scienza sovietica mili­
tare, la teoria sullo Stato socialista sovietico, sulle
sue funzioni e sulle fonti della sua forza. Il com­
pagno Stalin generalizzò l’esperienza dell’attività del­
lo Stato sovietico nelle condizioni della guerra ed
indicò il cammino per l’ulteriore consolidamento
della forza economica e militare della potenza so­
vietica.
Nel rapporto sul XXVI anniversario della Grande
Rivoluzione socialista d’Ottobre il compagno Stalin
dimostrò il grande significato del partito bolscevi­
co, del regime sovietico, dell’amicizia fra i popoli
203
dell’Unione Sovietica e del patriottismo degli uomini
sovietici per la causa della vittoria sugli invasori
fascisti.
«Nei giorni della guerra per la difesa della Pa­
tria il partito ci è apparso come l’animatore e l’or­
ganizzatore della 'lotta di tutto il popolo contro gli
invasori fascisti. Il lavoro organizzativo del partito
ha unito in un tutto unico e ha diretto verso lo scopo
comune tutti gli sforzi dei cittadini sovietici, su­
bordinando tutte le nostre forze e i nostri mezzi alla
causa della disfatta del nemico. Durante la guerra
il partito si è ancor più fuso col popolo, si è legato
ancor più strettamente con le grandi masse lavora­
trici.
In questo è la fonte della forza del nostro
Stato».1
Fonte della forza dell’Unione Sovietica è il re­
gime socialista sovietico.
«Gli insegnamenti della guerra dicono che il re­
gime sovietico non si è dimostrato soltanto la mi­
gliore forma di organizzazione dell’ascesa economi­
ca e culturale del paese negli anni della edificazione
pacifica, ma anche la migliore forma di mobilitazio­
ne di tutte le forze del popolo per far fronte al ne­
mico in tempo di guerra».2

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra dell’U.R.S.S. per la


difesa della Patria», p. 114 terza ed. italiana, Mosca 1946.
* Ibidem.
204
«Il regime socialista, generato dalla Rivoluzione
d’Ottobre, ‘h a dato al nostro popolo e al nostro eser­
cito una forza grande e invincibile».1
La guerra fu una dura prova di tutte le forze
materiali e spirituali dello Stato sovietico e una ve­
rifica della sua solidità e vitalità. Lo Stato sovietico
socialista h,a sostenuto con onore la prova ed è uscito
dalla guerra ancor più rinvigorito, forte e solido co­
me lo aveva previsto il compagno Stalin.
Nuove deduzioni e generalizzazioni furono fatte
dal compagno Stalin sul significato dell’economia
dello Stato sovietico. L’esperienza della guerra, di­
ceva il compagno Stalin, ha dimostrato che «la base
economica dello Stato sovietico si è dimostrata in­
comparabilmente più vitale dell’economia degli Stati
nemici» ,2
Mentre che l’economia dei paesi nemici nel corso
della guerra stava decadendo, l’Unione Sovietica ot­
tenne non solo la possibilità di poter fornire al fronte
una quantità sufficiente di armamenti e di munizio­
ni, ma di accumulare pure delle riserve. Durante gli
ultimi tre anni della guerra l’industria sovietica dei
carri armati produceva annualmente una media di
oltre 30 mila carri armati, cannoni semoventi e auto­

1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra delTO.R.S.S. per


la difesa della Patria», p. 152 terza ed. italiana, Mosca
19 46.
2 Ibidem, p. 152.
205
blindate; l’industria aeronautica — circa 40 mila
aeroplani, l'industria d’artiglieria — circa 120 mila
cannoni di tutti i calibri, circa 450 mila mitragliatrici
leggere e pesanti, oltre 3 milioni di fucili e circa
2 milioni di fucili automatici; l’industria dei mortai
— circa 100 mila mortai. Per la loro qualità gli ar­
mamenti sovietici non solamente non erano inferiori
a quelli tedeschi, ma li superavano.
Apprezzando il significato della lotta degli uo­
mini sovietici contro gli invasori fascisti tedeschi, il
compagno Stalin ne trasse l'importantissima dedu­
zione sul grande merito storico del popolo sovietico
di fronte alla storia deH’umanità: «Il popolo sovietico,
con la sua lotta piena di abnegazione, ha salvato la
civiltà europea dai vandali fascisti».1
Il compagno Stalin apprezzò il popolo sovietico
come un popolo eroico, capace di fare dei prodigi e
uscire vincitore dalle prove più difficili.
Una delle principali fonti della forza dell’Unione
Sovietica, diceva il compagno Stalin, è l’amicizia fra
i popoli del nostro paese, la quale ha resistito a tutte
le difficoltà e prove della guerra e si è ancor più
temprata nella lotta comune di tutti i cittadini sovie­
tici, contro gli invasori fascisti. La grande e indisso­
lubile amicizia fra i popoli del nostro paese si è for­
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra delfU.R.S.S. per
la difesa della Patria», p. 155 terza ed. italiana, Mosca
1946.
206
giata sulla solida base tlelLa politica nazionale leni-
nista-sfaliniana ed lia costituito un esempio, senza
precedenti nella storia dell’umanità, di giusta solu­
zione della questione nazionale.
L’ideologia hitleriana del nazionalismo bestiale e
dell’odio di razza fu vinta dall’ideologia sovietica deb
l'eguaglianza di tutte le razze e nazioni, dall’ideolo­
gia dell’amicizia fra i popoli. Il popolo sovietico non
solamente riportò una vittoria militare ed economica
sulla Germania hitleriana, ma le assestò anche una
sconfitta politica e morale.
Una grandissima importanza ha anche la lesi
svolta dal compagno Stalin sul patriottismo sovietico
che fu una fonte delle gesta nel lavoro dei cittadini
sovietici nelle retrovie e delle gesta belliche dei com­
battenti sovietici al fronte. «La forza del patriottismo
sovietico, — dice il compagno Stalin, — consiste nel
fatto che esso ha la sua base non nei pregiudizi raz­
zisti o nazionalistici, ma nella profonda fedeltà e
devozione del popolo alla sua Patria sovietica, nella
fraterna collaborazione dei lavoratori di tutte le na­
zioni dei nostro paese. Nel patriottismo sovietico si
fondono armonicamente le tradizioni nazionali dei
popoli e gli interessi vitali generali di tutti i lavora­
tori dell’Unione Sovietica... In pari tempo i popoli
dell’U.R.S.S. rispettano i diritti e l’indipendenza dei
popoli degli altri paesi e hanno sempre dimostrato
di essere disposti a vivere in pace e in amicizia con
gli Stati vicini. In ciò va ricercata la base dei vincoli
207
sempre più numerosi e saldi del nostro Stato con
i popoli che amano la libertà».1
Il compagno Stalin ha fatto progredire la scienza
sovietica militare moderna. Il compagno Stalin ha
elaborato la tesi sui fattori permanenti che decido­
no le sorti della guerra, sulla difesa attiva e le leggi
della controffensiva e offensiva, sulla coordinazione
delle varie armi e dei mezzi tecnici bellici nelle con­
dizioni moderne della guerra, sulla funzione delle
grandi masse di carri armati ed aeroplani nella
guerra moderna, suH’artiglieria come l’arm a più po­
tente degli eserciti. Nelle varie tappe della guerra
il genio di Stalin trovava delle giuste soluzioni, che
tenevano pienamente conto delle particolarità di
una data situazione.
L’arte militare di Stalin si manifestò sia- nella
difensiva che nell’offensiva. Ad indicazioni del com­
pagno Stalin la difesa attiva delle truppe sovietiche
era coordinata con la preparazione della controf­
fensiva. L’offensiva era combinata con una vigo­
rosa difensiva. Il compagno Stalin elaborò ed ap­
plicò in modo magistrale la nuova tattica della ma­
novra, la tattica dello sfondamento simultaneo del
fronte nemico in vari punti, tattica elaborata in modo
da non dare il tempo al nemico di riunire le pro­
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra d e l’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», pp. 153-154 terza ed. italiana, Mosca
1946.

208
prie riserve per concentrarle in un reparto d'assalto,
la tattica dello sfondamento del fronte nemico in
vari settori e in momenti diversi quando uno sfon­
damento segue l’altro, tattica tendente ad obbliga­
re il nemico a perder tempo e forze per potere rag­
gruppare le proprie truppe, la tattica dello sfonda­
mento delle ali dell’esercito nemico, per coglierlo
alle spalle, deH’accerchiamento e della distruzione
di grandi reparti di truppe nemiche. Con geniale
perspicacia il compagno Stalin indovinava i piani
del nemico e li sconvolgeva. I combattimenti, in cui
il compagno Stalin diresse le truppe sovietiche, rap­
presentano magnifici esempi dell’arte di condurre le
operazioni belliche.
Spirito di creazione, idea originale — ecco cosa
caratterizza tutte le operazioni belliche, compiute
dall’Esercito Sovietico sotto la guida del Generalis­
simo Stalin.
Il compagno Stalin ha fornito esempi, modello
di soluzione scientifica dei problemi delle relazioni
internazionali e della politica estera dell’U.R.S.S.,
durante la guerra e nel dopoguerra. Il compagno
Stalin ha tracciato un programma concreto e pra­
tico di attività e di politica nell’opera di organizza­
zione e ricostituzione della vita statale, economica
c culturale dei popoli europei, dopo la vittoria sul­
la Germania fascista.
Ancora nel colmo della guerra, nel 1942, il com­
pagno Stalin formulò i principi fondamentali del
1 4 -1 0 7 7
programma d’azione della coalizione anti-hitleriana:
distruzione dell’esclusività di razza, uguaglianza
dei diritti delle nazioni e inviolabilità dei loro ter­
ritori, liberazione delle nazioni oppresse e ristabi­
limento dei loro diritti sovrani, diritto di ogni na­
zione a sistemarsi secondo il proprio desiderio, ri­
stabilimento delle libertà democratiche.
Nel suo rapporto sul XXVII anniversario della
Glande Rivoluzione socialista d’Ottobre il compa­
gno Stalin disse: «Vincere la guerra contro la Germa­
nia significa compiere una grande opera storica. Ma
vincere la guerra non significa ancora garantire
ai popoli una pace stabile e una salda sicurezza nel­
l’avvenire. Si tratta non soltanto di vincere la guer­
ra, ma anche di rendere impossibile il sorgere di
una nuova aggressione e di una nuova guerra, se
non per sempre, almeno per un lungo periodo di
tempo».1
Parlando della necessità di garantire la sicurez­
za in tutto il mondo e di creare una organizzazione
internazionale, il compagno Stalin preveniva che le
misure intraprese dalle nazioni unite in questo sen­
so «staranno efficaci se le grandi potenze, che han­
no sostenuto il peso principale della guerra contro
la Germania hitleriana, agiranno anche nell’avve-
1 G. Stalin, «Sulla Grande guerra deiru.R.S.S. per
la difesa della Patria», p. 158 terza ed. italiana, Mosca
1946.

210
nire in uno spirito di unanimità e di intesa. Esse
non saranno efficaci, se sarà violata questa necessa­
ria condizione».1
Nel suo intervento alla riunione elettorale degli
elettori della circoscrizione «Stalin» di Mosca, il
9 febbraio del 1946, il compagno Stalin tracciò un
quadro grandioso delle storiche vittorie riportate
dall’Unione Sovietica nella guerra per la difesa del­
la Patria e un grandioso programma per l’ulteriore
sviluppo delle forze della società socialista. Il
compagno Stalin parlò del nuovo, quarto piano
quinquennale di sviluppo dell’economia nazionale, i
cui compiti fondamentali consistono nel ristabili­
re il livello prebellico dell’industria e deiragricol-
turia e di superarlo.
Il compagno Stalin parlò dei piani per il futu­
ro, della nuova potente ascesa dell’economia nazio­
nale del paese sovietico, della suia scienza e della
creazione di condizioni, che possano garantire la
nostra Patria da ogni eventualità ed aumentarne
ancor più la potenza economica e militare, assicu­
rare una nuova ascesa della sua coltura e l’aumento
del benessere del popolo.
Nel febbraio del 1946 il popolo sovietico in base
alla Costituzione Staliniana fece le nuove elezioni
al Soviet Supremo dell’U.R.S.S. Le elezioni furono
1 G. StaliR, «Sulla Grande guerra deU’U.R.S.S. per la
difesa della Patria», p. 160 terza ed. italiana, Mosca 1946.
14* 211
una testimonianza eloquente e convincente della de­
vozione del popolo sovietico al partito bolscevico, al
governo sovietico, all’amato Stalin. Per i candidati
del blocco dei comunisti e senza- partito al Soviet
dell’Unione votarono il 99,18 per cento, al Soviet
delle Nazionalità — il 99,16 per cento degli elettori.
*
La vita e l’attività di Stalin sono strettamente
legate all’attività di V. I. Lenin, suo maestro ed
educatore, e alla storia del nostro eroico par­
tito bolscevico, alla storia del grande popolo so­
vietico.
La vita e l’attività del compagno Stalin sono
legate inoltre col movimento operaio internazionale
e con la lotta di emancipazione nazionale dei popo­
li coloniali contro il giogo imperialista. Sotto 'la di­
rezione dei grandi capi Lenin e Stalin crebbe e si
sviluppò l’Internazionale Comunista. Come la sto­
ria della I Internazionale è indissolubilmente legata
con i nomi di Marx ed Engels, così la storia della
III Intemazionale Comunista è legata con i nomi
di Lenin e Stalin. L’Internazionale Comunista ha
compiuto una grande funzione nell’opera di coesio­
ne dell’avanguardia degli operai più progrediti in
autentici partiti operai. Avendo compiuto la sua
missione storica, l’Internazionale Comunista cessò
nel periodo della seconda guerra mondiale la sua
212
esistenza. Nel maggio 1943 il Presidium del Comi­
tato esecutivo dell’Internazionale Comunista fece la
proposta di disciogliere il Komintern come centro
dirigente del movimento operaio intemazionale.
Le sezioni del Komintern ratificarono questa pro­
posta.
Milioni di operai di tutti i paesi vedono in Stalin
il proprio maestro, le cui classiche opere hanno stu­
diato e studiano per sapere come bisogna lottare
felicemente contro il nemico di classe, come si devo­
no preparare le condizioni della vittoria finale del
proletariato. L’influenza di Stalin è l’influenza del
grande e glorioso partito bolscevico in cui gli ope­
rai dei paesi capitalisti vedono un partito esempla­
re della classe operaia, degno di essere imitato. Sot­
to la direzione di questo partito nell’U.R.S.S. non
soltanto è stato abbattuto il capitalismo e instau­
rato il potere sovietico — potere dei lavoratori, ma è
stato costruito il socialismo.
Gli operai di tutti i paesi sanno che ogni parola
pronunziata da Stalin è la parola del popolo so­
vietico, che ognuna delle sue parole è seguita dai
fatti. Le masse lavoratrici di tutto il mondo sulla
base dell’esperienza della rivoluzione socialista vit­
toriosa, della costruzione del socialismo nel'l’U.R.S.S.
e della vittoria del popolo sovietico nella guerra pol­
la difesa della Patria si sono convinte della profon­
da e vitale giustezza della causa di Lenin—Stalin.
Ora lutti i popoli amanti della libertà vedono in
Stalin un fedele e fermo difensore della pace, della
sicurezza e della libertà democratiche.
G. V. Stalin è il capo e l’educatore geniale del par­
tito, il grande stratega della rivoluzione socialista, il
dirigente dello Stato sovietico e il suo gran capitano.
La sua intransigenza verso i nemici del socialismo;
la sua profonda fedeltà ai principi; il modo come
nella sua attività la chiara prospettiva rivoluziona­
ria, la chiara visione del fine vanno unite alla fer­
mezza e alla perseveranza eccezionali nel perse­
guire questo fine, la saggezza e il carattere concre­
to della direzione, il legame indissolubile colle mas­
se,— ecco i tratti caratteristici dello stile di Stalin
nel suo lavoro. Dopo Lenin non vi è stato mai al
mondo un capo che abbia dovuto dirigere delle mas­
se così gigantesche, di milioni di operai e di conta­
dini, come fa G. V. Stalin. G. V. Stalin sa come nes­
sun altro generalizzare le proficue esperienze rivo­
luzionarie delle masse, assecondare e sviluppare le
loro iniziative, imparare dalle masse e insegnare
alle masse, condurle in avanti verso la vittoria.
Tutta l’attività di Stalin ci fornisce un modello
di sintesi di 'una immensa forza teorica con una
esperienza pratica di lotta rivoluzionaria, di ampiez­
za e volume eccezionali.
Stalin, insieme con i suoi prossimi compagni di
lotta, leninisti provati, alla testa del grande partito
dei bolscevichi dirige lo Stato socialista multinazio­
nale, lo Stato degli operai e dei contadini, che non
214
ha precedenti nella storia. Le direttive di Stalin so­
no una guida per l’azione in tutti i campi della co­
struzione socialista. Il lavoro di Stalin è eccezional­
mente multiforme: la sua energia veramente sor­
prendente. Il campo dei problemi che attirano l’at­
tenzione di Stalin è infinito; esso comprende le
questioni più complesse della teoria marxista-leni­
nista e i libri di testo per i bambini; i problemi
della- politica estera dell’Unione Sovietica e la cura
costante della migliore organizzazione della capitale
proletaria; l’apertura della Grande via marittima del
nord e il prosciugamento delle paludi della Chol-
chide; i problemi dello sviluppo della letteratura e
dell’arte sovietiche e la redazione dello statuto che
regola la vita dei colcos, ed in ultima analisi, la solu­
zione dei più complicati problemi della teoria e
della pratica dell’arte militare.
Tutti conoscono la forza irresistibile, schiac­
ciante della logica staliniana, la lucidità cristallina del
suo spirito, la sua volontà d’acciaio, la- sua devozio­
ne al partito, la sua fede ardente nel popolo, il suo
amore per il popolo. Tutti conoscono la modestia
di Stalin, la sua semplicità, 'la sua sollecitudine ver­
so gli uomini e la sua implacabilità per i nemici del
popolo. Tutti conoscono che egli non tollera il fra­
casso inutile, i retori e i chiacchieroni, i seminatori
di panico e i piagnoni. Stalin è saggio, non è pre­
cipitato nel risolvere problemi politici complessi, nei
quali bisogna tener conto di tutti i lati positivi e ne-
gativi. Nello stesso tempo Stalin è un gran maestro di
soluzioni rivoluzionarie audaci e di svolte energiche.
Stalin è il degno continuatore della opera di
Lenin o come si dice da noi nel partito, Stalin è
Lenin oggi.
Rispondendo alle organizzazioni e ai compagni
che nel 1929 lo felicitavano per il suo cinquantesimo
compleanno, Stalin scrisse: «Le vostre felicitazioni
e i vostri saluti li metto in conto del grande partito
della classe operaia, del grande partito che mi ha
creato e educato a sua immagine e somiglianza. ..
Potete essere certi, compagni, che sono disposto an­
che per l’avvenire a dare alla causa della classe ope­
raia, della rivoluzione proletaria e del comuniSmo
mondiale tutte le mie forze, tutte le mie capacità e,
se occorre, fino all’ultima goccia del mio sangue».1
I popoli dell'U.R.S.S. vedono in Stalin l’incarna­
zione del loro eroismo, del loro amore per la Pa­
tria, del loro patriottismo. «Per Stalin! Per la Pa­
tria!» — con questa parola d’ordine i combattenti del
glorioso Esercito Sovietico hanno schiacciato il loro
più acerrimo e perfido nemico — la Germania fasci­
sta ed inalberata su Berlino la bandiera della Vit­
toria.
«Per Stalin! Per la Patria!»—con questa parola
d’ordine i combattenti dell’Esercito Sovietico e del­
la Marina da Guerra hanno schiacciato il Giappone
1 «Pravda» N. 302, 22 dicembre 1929,

lì H i
imperialista e rese sicure le frontiere della poten­
za sovietica in Estremo Oriente.
Nel nome di Stalin la classe operaia dell5Unione
Sovietica compì prodigi di lavoro senza preceden­
ti durante la Grande guerra per la difesa della Pa­
tria, rifornendo l’Esercito Rosso di mezzi tecnici bel­
lici e di munizioni di prim ’ordine.
Nel nome di Stalin i contadini colcosiani lavo­
ravano con abnegazione sui campi, rifornendo l’E­
sercito Rosso e le città di viveri e l’industria di ma­
terie prime.
Nel nome di Stalin gli intellettuali sovietici la­
voravano devotamente per la causa della difesa del
paese, perfezionavano l’armamento dell’Esercito Ros­
so, la tecnica e l’organizzazione della produzione e
spingevano avanti la scienza e la coltura sovietica.
Nel nome di Stalin tutto il popolo sovietico cura
felicemente le ferite provocate dalla guerra e lotta
per una nuova potente ascesa dell’economia nazio­
nale e della coltura sovietica.
Il nome di Stalin è simbolo di coraggio, è sim­
bolo di gloria del popolo sovietico, è un appello a
nuove gesta eroiche in pro della nostra grande Pa­
iria.
Il nonie di Stalin è nel cuore dei giovani di ambo
i sessi, figli del paese del socialismo, nel cuore dei
pionieri e delle pioniere. Il loro sogno più caro e
di essere come Lenin, come Stalin, di essere mili­
tanti politici del tipo leninista-staliniano. Seguendo
217
l'appello del partito, l’appello di Stalin la gioventù
sovietica ha costruito i colossi dell’industria sociali­
sta, ha fondato nuove città nella taiga, ha costruito
e continua a costruire navi mirabili, conquista le re­
gioni artiche, si impadronisce della tecnica moder­
na nell’industria e nell’agricoltura, rafforza la dife­
sa della nostra Patria, compie un’opera feconda nelle
scienze e nelle arti, ha mostrato esempi di eroismo
e di coraggio sui campi di battaglia nella guerra per
la difesa della Patria, esempi di lavoro pieno di ab­
negazione nelle retrovie per la causa della vittoria
dell’Esercito Rosso. I giovani comunisti, educati
da Lenin e da Stalin, sono fedeli aiutanti del parti­
to bolscevico, il cambio sicuro della vecchia gene­
razione di combattenti per il comuniSmo.
Nelle numerose loro lingue i popoli dell’Unione
Sovietica compongono canti che esaltano Stalin. In
questi canti si esprimono il grande amore e la fedel­
tà illimitata che i popoli dell’Unione Sovietica han­
no per il loro grande capo, educatore, amico e gran
capitano.
Nel genio creatore del popolo il nome di Stalin
si confonde con quello di Lenin. «Noi marciamo con
Stalin, come con Lenin; parliamo a Stalin, come a
Lenin; egli conosce tutti i nostri sogni e pensieri,
egli ha cura di noi durante tutta la sua vita». Così
dice uno dei più bei racconti popolari russi.
Il nome di Stalin è il simbolo dell’unità politica
e morale della società sovietica.
218
Tutta l’umanità progressiva, tutti i popoli demo­
cratici amanti della libertà collegano col nome di
Stalin le proprie speranze su una pace solida e du­
ratura e sulla sicurezza.
«È proprio una fortuna per noi che nei difficili
anni della guerra l’Esercito Rosso e il popolo sovie­
tico siano stati diretti dal saggio e provato capo del­
l’Unione Sovietica— il Grande Stalin. Le gloriose
vittorie del nostro esercito entreranno nella storia
del nostro paese e nella storia mondiale legate al
nome del Generalissimo Stalin. Sotto la direzione di
Stalin, grande capo ed organizzatore, noi abbiamo
ora intrapreso l’edificazione pacifica per ottenere
una vera fioritura delle forze della società socialista
e giustificare le migliori speranze dei nostri amici
in tutto il mondo».1

1 V. M. M olotov, 28 anniversario della Grande Rivolu­


zione socialista d’Ottobre, 1945, pp. 18-19 ed. russa.
И. В. С Т А Л И Н
Краткая биография
на итальянском языке

А-11836. Подписано к печати 21/X I


1947 г. Формат 84x108732- Объем 13 3/4
Тираж 15000. Зак. тип. 1077.
Цена 8 руб.

„Типография И скра революции**,


Москва.