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Hai Dao – Cap.

“Se un giorno riusciremo mai a viaggiare tra le stelle e raggiungere una civiltà avanzata,
sarebbe perfettamente normale disegnare dei cerchi fra i campi di cereali e andarcene.”
L'unico testo disponibile in tutta la navetta era quel vecchio libro di fantascienza. Datava al
ventunesimo secolo, quando ancora si dubitava che qualcun altro, oltre agli illuminati
abitanti del nostro pianeta, potesse esistere su uno dei mondi che orbitano attorno a miliardi
di stelle in miliardi di galassie che circondano il nostro quadrante di spazio.

Kossi scagliò il libro da qualche parte. Il sistema che assicurava la gravità artificiale era
ormai a fine corsa, e lo vide tentare qualche rimbalzo tra le pareti metalliche ed il
pavimento, prima di finire la sua avventura sotto un pannello del controllo motori. Del resto,
la Hai Dao era un vecchio vascello da carico, e lui l'aveva presa dal deposito di New
Ammarar per portarla alla demolizione sulla colonia industriale di Ganimede...averci trovato
qualcosa da leggere era per lo meno un fatto singolare. E dovette ammettere che nei tredici
giorni che servirono, alla massima velocità tollerata dal derelitto rottame che stava
pilotando, per raggiungere i dintorni di Giove dalla Terra, anche la lettura di vecchie
baggianate di fantascienza era stata comunque utile ad alleviare il tedioso vuoto spaziale.
L'universo concede le stelle anche a chi non sa che farsene, si diceva tra colleghi, e dopo
quasi vent'anni di lavoro per la Rand Melting, azienda che si occupava di smaltimento e
recupero di vecchi veicoli spaziali civili, bisognava concedere, anche, che le stelle, le
nebulose, i corpi celesti che accompagnavano Kossi nei suoi viaggi, ormai di routine, erano,
alla fine, sempre lo stesso scenario.

La vecchia nave attraccò, con preoccupanti cigolii ma imprevedibile grazia, alla baia
d'attracco numero 34 dell'Area Doganale della colonia di Ganimede. La dogana era
un'immensa piattaforma, dove ogni tipo di merce da e per il Sistema Solare si organizzava
ed assegnava al proprio destino.
La Hao Dai, una volta registrata in approdo, sarebbe stata trainata fino ad un hangar, dal
quale l'impresa che l'aveva acquistata l'avrebbe poi portata nei suoi impianti, per smontarla
pezzo per pezzo. I pezzi ancora buoni sarebbero stati contrassegnati da chip identificativi,
revisionati e rivenduti ad aziende costruttrici, quelli molto buoni affidati al redditizio
mercato nero, ed il rimanente scheletro di metallo fuso in blocchi per costruire nuove navi.
Insomma, niente di nuovo...sopra il Sole. In qualche modo la Hao Dai sarebbe sopravvissuta
al suo destino.
Le pratiche di sdoganamento, anche in quel secolo, erano lunghe... Kossi si diresse all'area
ristoro riservata ai piloti delle navi commerciali. Un imponente distributore offriva cibo e
bevande ai viaggiatori in attesa del permesso di partire. Non consumava nulla che avesse
origine animale, ma quando capitava nei dintorni delle colonie di Giove non resisteva alla
voglia di scegliere uno di quei pudding densi, a base di latte ed estratto di vaniglia, che gli
ricordavano la sua prima età. Era di origine africana, anche se la Terra ormai era una grossa
città, senza più razze né colori, ma si sentiva in ogni caso ancora legato alle savane
polverose del Togo, dove i suoi nonni, con tenacia e amore, allevavano bovini da latte.
Ci sono cose che non cambieranno mai, in tutte le epoche, ed una è la sfortuna. Kossi stava
pensando qualcosa del genere, quando il distributore gli porse una vaschetta con la tanto
sospirata crema alla vaniglia, ma senza il cucchiaino necessario a gustarla.
“Circa ottomila anni fa, i Babilonesi inventarono uno strumento chiamato “cucchiaio”. Oggi
esiste in svariate forme e dimensioni.”
Riconobbe la voce di Michael, il grosso e calvo direttore del magazzino 34, che gli portava
le carte necessarie per abbandonare la navetta al suo destino ed imbarcarsi su un transporter
di linea verso la Terra , che lo prendeva in giro, vedendolo mangiare la sua crema con le
dita.
“I miei figli quando mangiano fanno meno disastri di te” - aggiunse, carezzandosi la folta
barba rossiccia.
“Il bastardo non mi ha dato il cucchiaio” - rispose Kossi, indicando con un cenno della testa
il distributore - “e avevo troppa voglia di questa roba per prenderne uno dalla vostra
mensa”.
“Non si può. Se abbandoni l'area piloti possiamo spararti a vista col laser, dritto dritto nelle
palle”.
“Ah, la famosa ospitalità gioviana...”
Kossi avvicinò la mano alle carte di Michael, certo di prenderle, salutare ed andarsene. Ma
Michael lo fermò:”Aspetta, c'è un problema...non puoi lasciare il rottame qui. Siamo pieni,
devi volare fino a Europa III e sdoganare a loro, poi tornerai qui e rientrerai a casa.”
Le parole del calvo e sudato irlandese arrivarono dritte e piacevoli come una supposta di
legno.
“Europa III ?!?”
Si trattava di altri due giorni di volo, almeno tre per rientrare su Ganimede e poi tutto il
viaggio verso la Terra...
“Prendere o lasciare” - ribadì il grosso doganiere - “anzi, prendere o prendere”.

Il vecchio ma affidabile motore nucleare della Hao Dai si avviò preciso, con qualche cenno
di malavoglia, ma entrò subito a regime e cominciò a fare le fusa, come aveva fatto per i
suoi 28 anni di rispettoso servizio, da quando era uscito, nuovo fiammante, dalle officine
della Rexico, su Marte, fino a quel pomeriggio gioviano. Kossi pensò che i viaggi
interstellari non avevano contribuito a minare la superbia della specie umana...Anche su
pianeti dove un giorno durava vent'anni terrestri, gli umani si erano arrogati il diritto di
misurare il tempo sempre e solamente in relazione alla danza della Terra attorno al Sole.
Non importava se il tempo rallentasse in presenza di singolarità: Kossi si svegliava alle sette
di mattina fin da quando si era diplomato pilota a New York, e sarebbero state le sette di
mattina sempre, in ogni angolo più remoto dell'universo conosciuto.
Si scosse da questi pensieri di filosofia spicciola, e comunicò alla Base la richiesta di
permesso di decollo. Le lamiere della navetta scricchiolarono stiracchiandosi, ma alla fine
anche il carrello seguì il resto della nave su, nello spazio buio sopra la colonia.

Il lampo gamma arrivò improvviso. Tracciò una linea di bianco impressionante ad una
densità indescrivibile ad un centinaio di chilometri dal pannello visivo della Hao Dai, ma a
Kossi sembrò averlo proprio sugli occhi. Sentì un suono acuto, poi un silenzio assordante, e
si accorse di stare volando nel vuoto, giusto il tempo per sbattere violentemente contro una
parete della cabina di pilotaggio. Perse i sensi per un istante. Quando si riprese non c'era più
nulla. La piccola navetta decrepita galleggiava nello spazio vuoto. Nulla. La colonia di
Ganimede non esisteva più, solo spazio vuoto. Cercò di ritornare in sé, si sporse a guardare
dai grossi monitor. Il pianeta Giove non esisteva più. Il Sole, da lassù un punto lontano
grosso come una pallina da golf, non c'era più. La Terra non esisteva più. Soltanto il buio,
vuoto e freddo. Milioni di stelle lo circondavano, tremolanti della loro mite luce
opalescente.
Si sedette a terra, intontito. Il vecchio, insignificante, superfluo libro di fantascienza era
sopravvissuto al pianeta Terra ed alla sua civiltà.

(Continua)

Hai Dao - cap. 2

“Aspetta finchè si sarà posata!!”. La voce della ragazzina scivolava all'ottava acuta tra le
piante fitte del bosco, ma il fratello, biondo e dalla pelle candida come la sua, stava già
volando verso la grossa farfalla colorata.
“L'avevo quasi presa!” - stava per giustificarsi con la sorella, ma la ragazza già guardava
altrove: il cielo era diventato improvvisamente più scuro, ed una striscia di luce abbacinante
lo attraversava in diagonale, verso un punto lontano.
Lo spettacolo insolito durò pochi secondi, poi i due corsero rapidi fino al centro del
villaggio, smaniosi di raccontare al nonno quello che avevano appena visto. Nella piazza
lastricata di marmi bianchi e rosso scuro, però, c'era già un drappello di persone che
guardava nello stesso punto dove era apparso il lampo gamma, e i ragazzi malcelarono la
delusione: anche gli altri erano al corrente della loro scoperta.

“E' stata proprio la WR104, quindi?” - Le parole del Presidente Yanos risuonarono profonde
nella Stanza del Consiglio. Non era un uomo dall'aspetto eminente, anzi, era scarno e
minuto, dai capelli chiari e radi e gli occhi grigi, come la maggior parte degli abitanti di quel
pianeta, ma la sua voce era calda e profonda, e proferiva poche parole essenziali, che
suscitavano rispetto.
“Si, il nostro osservatorio l'ha verificato. Il sistema stellare è esploso, come era destino, ed
ha generato il lampo gamma che avevamo previsto.”
Il colonnello Vanka era una donna di bell'aspetto, gradevole, ma, sebbene si sforzasse di
essere disponibile e cordiale, i suoi tratti le davano un'aria glaciale: una barriera oltre la
quale non era facile per nessuno andare, e che le consentivano, a volte a suo vantaggio, a
volte suo malgrado, di mantenere sempre la dovuta distanza dalle persone.
“Continui, la prego.” - incalzò il Presidente Yanos.
“Il lampo ha seguito la traiettoria che avevamo previsto da tempo: come i consiglieri
sapranno, l'asse di rotazione di WR104 era allineato a quello dei Sistema Solare, e il pianeta
Terra è stato colpito in pieno e polverizzato. Non ci saremmo aspettati, comunque, che la
potenza dell'evento fosse talmente forte da distruggere tutto quello che avrebbe incontrato
sulla sua strada: il pianeta Giove, gassoso, è stato vaporizzato in pochi secondi, ugual sorte
per Cerere e Marte, in traiettoria, e per il Sole, che è stato preso di striscio, ma il nucleo ad
elio ha risentito delle radiazioni del lampo e la stella è esplosa. Ovviamente anche Mercurio
è stato disintegrato dall'esplosione del Sole, e il resto del Sistema Solare è disperso nello
spazio in attesa di nuove collisioni o di centri di gravità. Il lampo gamma sta proseguendo la
sua corsa verso il sistema planetario di Sigma Eridani, ha ancora una buona metà della sua
energia, ma quel sistema, per quanto ne sappiamo, è disabitato.”

WR104 in realtà erano due stelle, che giravano vorticosamente tra loro. La loro massa era
tale che la probabilità che morissero esplodendo in un potentissimo getto di radazioni, detto
“lampo gamma” era molto alta. In più, avendo un asse di rotazione allineato a quello del
Sistema Solare, il pericolo che il lampo gamma colpisse in quella direzione, devastando
ogni cosa incontrasse sul suo tragitto, era concreto. Ed in effetti tutto andò secondo le
previsioni.

“Ci sono notizie di superstiti dalla Terra?” - la domanda era del giovane consigliere Hydas -
“La stella esplosa era ad una distanza di 8000 anni luce dalla Terra, dovrebbero aver avuto
tutto il tempo di preparare un piano di evacuazione prima della catastrofe.”
“Al momento non abbiamo informazioni a riguardo: la frequenza dei transporter dalla Terra
negli ultimi anni è sempre stata costante, e niente ha dato da pensare ad un'evacuazione di
massa del pianeta. Tutti gli scambi commerciali, del resto, non hanno subito variazioni.”
“Possibile che sapendo del loro destino siano rimasti tranquilli ad aspettare la fine?” - ribatte
è Hydas. “Improbabile” - chiosò il presidente Yanos - “Conoscendo i terresti, i capi di stato

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