Sei sulla pagina 1di 5

Lezione di immunologia del 06/12/2006.

1^ ora

(Manca un pezzo della registrazione, questa parte l’ho presa solo dai miei appunti)
Questa lezione sarà una lezione di transizione per l’immunologia perché ci condurrà
verso lo studio dell’immunopatologia. Iniziamo con la conclusione della lezione della
volta scorsa sull’immunità umorale. Abbiamo visto che si ha una risposta anticorpale
diretta immediata limitata alla produzione di IgM che sono immunoglobuline a bassa
affinità, elevata avidità e efficienti attivatori del complemento. Sono dei pentameri
quindi sostanze ad alto peso molecolare che per questo motivo non troveremo negli
interstizi e nelle secrezioni. L’immunità umorale costituisce una risposta anticorpale
di primo impiego prima dell’attivazione dei linfociti T. In presenza di antigene
proteico l’attivazione dei linfociti T consente l’interazione T-B che porta ad un
cambio della classe che viene sintetizzata come recettore di superficie e alla
differenziazione della cellula B , in parte attivata e in parte in cellula- memoria.
(Inizio della registrazione)Non tutti gli antigeni sono in grado di determinare
un’attivazione dei linfociti T, si parla quindi di antigeni T-dipendenti e T-
indipendenti. I T-indipendenti sono praticamente antigeni non proteici: antigeni
polisaccaridici, glicolipidici e anche acidi nucleici mentre gli antigeni T-dipendenti
sono gli immunogeni per eccellenza e cioè gli antigeni proteici.
Tornando al discorso dei linfociti B queste (fa vedere una tabella) sono le
caratteristiche delle cellule naîve, cellule attivate e cellule della memoria. I linfociti B
con IgM e IgG di membrana sono i linfociti naîve che ancora non hanno incontrato il
loro antigene e quindi non sono stati attivati. Questi hanno dei recettori di membrana
ad affinità relativamente bassa, hanno la morfologia del classico piccolo linfocita a
riposo (cioè prevalenza del nucleo, cromatina molto addensata, pochissimo
citoplasma), hanno caratteristiche di ricircolo che privilegiano gli organi linfatici
secondari per cui tendono a lasciare il circolo per entrare nell’organo linfatico
secondario, e se incontrano l’antigene si fermano se no escono nel linfatico efferente.
Il linfociti attivati effettori sono caratterizzati da immunoglobuline di isotipo diverso;
l’affinità delle ig espresse in superficie poi prodotte una volta che la cellula si è
differenziata in plasmacellula è progressivamente maggiore ad ogni successivo
contatto: ricordiamo che questo è dovuto ad una selezione per affinità o maturazione
per affinità, cioè la cellula che prolifera in un centro germinativo viene salvata
dall’apoptosi soltanto se avviene l’interazione con l’antigene specifico presentato
sulle cellule dendritiche follicolari perché questa interazione attiva BCL2 e quindi
abbiamo il salvataggio, il recupero dall’apoptosi. Coloro che hanno una mutazione
puntiforme sulla regione variabile del loro recettore, perdendo la specificità o
diminuendo la loro affinità non sono in grado di competere per il legame, quindi tutti
i cloni mutati non vengono salvati da questo processo apoptotico che è già innescato.
Quindi vedete anche qui che l’affinità dei linfociti aumenta durante la risposta
immunitaria; la funzione effettrice è quella di trasformarsi in plasmacellule e di
produrre gli anticorpi. In realtà la funzione effettrice è degli anticorpi che vengono
prodotti perché sono loro che materialmente svolgono la funzione difensiva. La
morfologia: vediamo che il linfocita attivato può avere o il quadro di grande linfocita
differenziato (abbondante citoplasma, cromatina un po’ meno densa,) abbastanza
voluminoso che vi ho descritto a proposito della macroglobulinemia di walderson?
che inizia allo stadio di linfocita attivato prima di arrivare alla fase di maturazione a
plasmacellula, oppure la fase di differenziazione terminale e la plasmacellula stessa. I
linfociti della memoria morfologicamente sono linfociti assolutamente tipici, i
recettori di superficie sono IgG, IgA e IgE, sono dotati di recettori ad alta affinità.
A questo punto dobbiamo solo definire che cosa si intende per risposta primaria e
secondaria. Abbiamo visto che cosa avviene durante il primo contatto
progressivamente e abbiamo visto che questo da sempre luogo alla produzione di
cellule della memoria, almeno quando l’antigene è proteico e quindi crea un
immunogeno che può essere presentato ai T, e quindi sappiamo anche che cosa
avviene ad un contatto successivo pure se la presenza dell’antigene si prolunga nel
tempo. Questa definizione è comoda perché chiarisce alcuni eventi che ritroverete in
clinica e che può esservi utile dal punto di vista diagnostico sia da un punto di vista
più generale in senso concettuale. La risposta primaria è quella che avviene dopo il
primo contatto:
1) richiede una quantità x di antigene per comparire che non è una quantità così
bassa. Se si è sotto una certa soglia è possibile che questo antigene non venga colto
dal suo linfocita specifico, quindi c’è una dose soglia dell’immunogeno.
2) richiede tempo perché la risposta si manifesti. La risposta tipicamente si manifesta
in termini di concentrazione anticorpale. Vedete che la prima risposta richiede giorni:
se voi fate una vaccinazione vedete qualcosa intorno al settimo, decimo giorno; i
primi cinque o sei giorni rischiate di avere una concentrazione troppo bassa e quindi
non rilevabile. Perché durante questi primi giorni avviene la selezione clonale,
l’espansione clonale, quindi si ha una proliferazione del clone che ha riconosciuto il
suo antigene e comincia anche verso il settimo giorno la prima produzione di
immunoglobuline, ovviamente di classe IgM.
In questa fase abbiamo già di fatto la base per la risposta secondaria perché dopo
l’espansione clonale e la produzione di IgM, a livello dell’ organo linfatico
secondario avremo l’interazione T-B, quindi lo switch isotipico, quindi la formazione
di linfociti-memoria.

Riepilogo delle caratteristiche della risposta primaria:


• Necessita di una certa dose di immunogeno per suscitare la reazione
• Un intervallo di tempo tra l’applicazione dello stimolo antigenico e la
comparsa della reazione, che è variabile ma si aggira intorno ai 7/10 giorni
• Una risposta umorale che è caratterizzata dalla presenza di IgM
• Una concentrazione di anticorpi moderata
• Una durata breve di tale concentrazione con un rapido declino della
concentrazione stessa
• Da un punto di vista cellulare abbiamo proliferazione e differenziazione in
cellule memoria e plasmacellule.
Il secondo contatto, o se preferite un contatto che si prolunghi nel tempo porta alla
stimolazione di cellule specifiche, che sono ormai cellule-memoria che per questo
fenomeno ormai sono tante rispetto all’ unica iniziale. Queste cellule sono dotate
di un recettore con affinità molto superiore (per il fenomeno di maturazione per
affinità nel centro germinativo) quindi per suscitare una risposta secondaria è
sufficiente una dose inferiore di antigene: maggiore è il numero dei contatti o il
persistere dei contatti tante più volte si verificano la selezione e maturazione per
affinità, quindi tanto più il recettore sarà dotato di affinità e tante più saranno le
cellule di memoria. A questo si associa un intervallo relativamente breve tra
l’applicazione dello stimolo immunogeno e la risposta. Qui vedete che già al
secondo, terzo giorno abbiamo un picco. Perchè? Perché le cellule che vengono
selezionate, entrano in ciclo e proliferano sono tante. Non solo, ma vediamo che
queste cellule sono già riorganizzate, allo splicing del trascritto primario per
quella particolare classe di immunoglobuline. La classe di anticorpi prodotti:
durante la fase iniziale c’è sempre una produzione di IgM che però è inscritta
rapidamente in una molto più elevata concentrazione di anticorpi che di norma
sono prevalentemente IgG. Sapete che le IgG sono la classe di anticorpi più
abbondante nel plasma e questo rispecchia la sintesi che viene effettuata. Quindi
abbiamo una classe prevalente di IgG con anche IgA, IgE etc. La concentrazione
di anticorpi che viene ottenuta è molto più elevata e infine anche se qui non
risulta c’è un plateau alla concentrazione massima raggiunta che dura nel tempo e
poi tende a declinare molto lentamente.

Riepilogo della risposta secondaria:


• Dose molto bassa di immunogeno necessaria
• Intervallo di tempo molto breve per avere una risposta
• Produzione prevalentemente di IgG
• Concentrazione anticorpale molto elevata
• Concentrazione raggiunge un plateau

Questi due tipi di risposta sono facilmente verificabili quando si fa una


vaccinazione dove in effetti si segue la risposta anticorpale. Voi avete fatto tutti il
faccino per l’epatite B: avete fatto una prima iniezione dove si ottiene questo
risultato (indica il primo picco del grafico, relativo alla risposta primaria), dopo
un mese avete fatto un’altra somministrazione che vi ha dato quest’altro risultato
(seconda parte del grafico), dopo sei mesi avete fatto una terza somministrazione
che vi da un ulteriore richiamo su queste cellule di memoria e quindi amplifica
ulteriormente il clone, aumenta ulteriormente la produzione di anticorpi.
Considerate che funziona così bene che verificando dopo cinque anni l’entità
della risposta si è deciso di passare il successivo richiamo a dieci anni, arrivati ai
dieci anni si è fatta di nuovo una verifica su quel gruppo pilota e si è visto che
per il momento non c’era bisogno di un’ulteriore stimolazione. Questo vuol dire
che il vaccino funziona, però può significare anche un’altra cosa: se il virus
dell’epatite B in Italia e in Sardegna in particolare ha una elevata prevalenza
nella popolazione generale, abbiamo parecchi portatori sani e una notevole
prevalenza di persone che hanno contratto l’infezione allora significa che data la
resistenza estrema di questo virus tutti noi, compresi quelli immunizzati, nella
vita di tutti i giorni abbiamo la possibilità di venire a contatto con il virus nativo.
Questo significa che noi ad ogni contatto (contatto sessuale, contatto con sangue
ecc) abbiamo ogni volta un ulteriore stimolo alla nostra memoria, quindi la
memoria che sia stata indotta artificialmente con una vaccinazione viene
mantenuta anche dal contatto con lo stimolo che ha determinato
l’immunizzazione stessa. Su questo punto però ci sono delle grandi diatribe
perché non è stato chiarito il meccanismo della memoria immunologica. Ora se
ne parla un po’ meno perché si parla di più di sostanze tossiche, radioattive ecc
ma qualche anno fa si parlava molto di agenti biologici come possibili mezzi di
offesa o difesa. Uno dei problemi che ci si è posti è stato quello del vaiolo su cui
sono stati pubblicati parecchi lavori. Il vaiolo come malattia è scomparso ed è
quindi stata sospesa la vaccinazione antivaiolosa e quindi ci si è trovati adesso
con una popolazione immunologicamente vulnerabile nei confronti di un virus
estremamente aggressivo e letale. Perché è vero che non esiste la malattia ma il
virus del vaiolo esiste eccome, tant’ è vero che microepidemie di vaiolo si sono
occasionalmente verificate. Quindi ci si è posti il problema: se dobbiamo
vaccinare la popolazione in tempi brevi non abbiamo virus a sufficienza. Come
dobbiamo considerare i soggetti già vaccinati per esempio? Li dobbiamo
considerare immunizzati o vulnerabili? Perché dopo la scomparsa del virus
dall’ambiante dal momento che viene coltivato solo in pochissimi laboratori a
livello mondiale, è chiaro che non c’e più stato nessun contatto, richiami non ne
son stati fatti, quindi l’effettiva presenza di una memoria sufficiente a proteggerle
è in questione. C’ è anche un altro problema: la vaccinazione effettuata in età
adulta ha una percentuale di effetti indesiderati (compresa l’encefalite di tipo
immunologico) maggiore rispetto a quelle che si hanno quando la vaccinazione è
effettuata in età molto giovane. Quindi il problema memoria, non memoria,
nuovi contatti che mantengono la memoria o cellule della memoria “eterne” è un
problema che non è stato ancora chiarito.

Regolazione della risposta umorale


(Vedi diapositiva) questa è la membrana del linfocita B, questi sono i recettori
immunoglobulinici, queste sono le Igα i Igβ che servono per la trasmissione del
segnale, questo è l’antigene, poi qui abbiamo il recettore per l’ Fc delle
immunoglobuline. Ricordate che l’attivazione dei linfociti B avviene attraverso il
legame a ponte fra i due recettori immunoglobulinici ma ricorderete che anche il
legame a ponte tra un recettore immunoglobulinico e il recettore per i C3b depositato
sull’antigene determina un’attivazione estremamente intensa. Recettori diversi da
quello immunoglobulinico hanno un ruolo anche nello stoppare, terminare
l’attivazione dei linfociti B una volta che si sia raggiunto il massimo dell’effetto, e il
massimo dell’effetto si ha quando si ha una grande quantità di anticorpi solubili a
bassa affinità specifici per quell’ antigene. Siccome i linfociti B hanno sulla loro
superficie anche dei recettori per la porzione Fc delle immunoglobuline, quando si
verifica un legame a ponte tra il recettore immunoglobulinico e un anticorpo dotato
della stessa specificità adeso all’ antigene e collegato alla membrana cellulare
attraverso il suo Fc e il recettore per l’ Fc, il segnale che ne deriva è un segnale di
tipo inibitorio. Inizialmente il fenomeno dell’attivazione e dell’inibizione era stato
interpretato come legato alla classe anticorpale: in fase di concentrazione elevata di
IgM (risposta primaria) c’era un’elevata stimolazione di linfociti, mentre un’elevata
concentrazione di IgG portava ad una riduzione della risposta anticorpale. Questo a
livello molecolare è legato al fatto che l’ IgM è una potentissima attivatrice del
complemento. Il complemento quindi tende con le sue frazioni a depositarsi
sull’antigene e quindi possiamo avere oltre che il legame tra due molecole recettoriali
anche il legame tra una molecola recettoriale specifica e in recettore per il C3b stesso
mediato dall’antigene che è stato ricoperto di C3b. Questo si ha nella fase iniziale
della risposta IgM; nella fase finale una volta che abbiamo avuto una notevole
risposta IgG specifica per quell’antigene, la possibilità che a questi recettori si
leghino IgG che hanno la stessa specificità del recettore immunoglobulinico aumenta
enormemente e può verificarsi di fatto quest’ evenienza che porta ad un segno di
inibizione. Questo è un meccanismo di controllo della risposta immunitaria che porta
alla sua terminazione altrimenti noi avremo un’espansione infinita, una crescita
infinita della concentrazione dei vari anticorpi che non è ovviamente sopportabile
dall’organismo umano.