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Lezione del 27-11-2006 [ I ora ] fatta da Giuseppina Giau

Abbiamo fatto una panoramica generale del sistema immunitario, delle sue componenti, in particolare di quelle
specifiche, linfociti T, linfociti B, immunoglobuline e delle modalità di risposta.
Le modalità di risposta sono una immunizzazione attiva e una passiva, e in base alla qualità della risposta può essere
prevalentemente umorale, cioè mediata da anticorpi, oppure prevalentemente cellulare.
L’unica componente solubile molecolare e specifica del sistema immunitario sono le immunoglobuline che
rappresentano delle glicoproteine presenti nel sangue circolante, negli interstizi e, a seconda della classe, anche nelle
secrezioni e che mediano degli effetti di risposta nei confronti di un antigene a cui esse si legano per riconoscimento
specifico.
Le immunoglobuline rappresentano, anche nella variante di membrana, il recettore per l’antigene dei linfociti B.
Quindi le immunoglobuline possono essere o recettori di membrana (sulla membrana dei linfociti T il loro compito
principale è quello di riconoscimento specifico), oppure molecole solubili effettrici che mediano la risposta di difesa.

Abbiamo visto come sia possibile avere tanti cloni linfocitari B dotati ciascuno di una propria specificità per un
antigene distinto, e come questo fenomeno nasca dal fatto che per una catena polipeptidica, non c’è un unico gene che
codifica, ma c’è un gene che codifica per la parte costante della catena; tre segmenti genici che ricombinati vanno a
formare un unico segmento genico che codifica per la parte variabile della catena pesante; e naturalmente un altro gene
per la catena leggera.
La generazione di diversità che caratterizza la specificità del sistema immunitario. è quindi resa possibile dalla presenza
di numerosi segmenti genici che si ricombinano tra di loro in modo variabile e random, dall’aggiunta o eliminazione di
nucleotidi nei punti di ricombinazione, dalla combinazione tra la variabilità che si crea con la catena pesante e quella
leggera che si combinano tra di loro.
Per i linfociti T il problema è analogo, infatti anche i T hanno dei recettori di membrana formati da un eterodimero alfa-
beta o gamma-delta, e anche nell’ambito di queste catene abbiamo una parte costante e una parte variabile. La parte
variabile è quella che insieme alla parte variabile della seconda catena forma il sito di combinazione dove però il
ligando non è semplicemente l’antigene o il peptide, ma è il peptide più una molecola definita HLA, posta sulla
superficie della cellula che presenta l’antigene.
La generazione di diversità per quanto riguarda il recettore dei T è analoga a quella dei B, segue gli stessi meccanismi,
la differenza stà nel fatto che non esiste un recettore dei T solubile, quindi è solo recettore di membrana e ha solo
funzione di riconoscimento.
I recettori dei B, quindi le immunoglobuline di membrana, una volta lasciato l’organo linfatico primario, se incontrano
l’antigene specifico, danno luogo all’attivazione del linfocita e nell’organo linfatico secondario si hanno dei fenomeni
di ipermutazione somatica che ne aumentano l’affinità.
Questo per i T non avviene ed infatti rimane identico a quello che era presente quando il T stesso aveva lasciato il timo.
Arrivati a questo punto, abbiamo visto che c’è una differenza sostanziale nella modalità di attivazione dei B e dei T, il B
infatti può riconoscere molecole di natura chimica variabile, molecole NAIV, molecole non processate libere nel
contesto e, soprattutto molecole che mantengono una loro conformazione sterica; il T invece può essere attivato e può
riconoscere il proprio antigene solo come oligopeptide lineare, posto nel contesto delle molecole di istocompatibilità di
prima e seconda classe, molecole di superficie cellulare.
Le molecole MHC, sono codificate da geni presenti nella linea germinativa; ci sono geni che codificano per l’MHC di
classe prima e geni che codificano per l’MHC di classe seconda.
Sia le molecole di classe prima che le molecole di classe seconda sono presenti sulla membrana cellulare. Esiste una
terza classe di geni MHC che codifica invece per delle molecole solubili, che quindi non sono coinvolte nella
comunicazione cellula-cellula, e nel riconoscimento-presentazione dell’antigene.

Molecole di I e di II classe.
I geni di classe 1 sono geni che codificano per una catena alfa, la quale è formata da tre domini, (alfa1, alfa2, alfa3) e
che, assemblata alla beta 2 microglobulina, dà luogo alla molecola di prima classe.
I geni di seconda classe invece danno luogo a molecole alfa e a molecole beta, quindi catene polipeptidiche alfa e beta,
che assemblate tra di loro formano l’eterodimero che caratterizza la molecola HLA di seconda classe.
Le molecole di prima classe sono formate da due catene polipeptidiche, una catena alfa, codificata da un gene del
sistema MHC, e una beta 2 microglobulina (questa è sempre uguale in tutte le molecole HLA di prima classe e non è
codificata da geni MHC); mentre ambedue le molecole che costituiscono i geni di seconda classe, sono codificate da
geni MHC di seconda classe per l’appunto.

Si è arrivati ad identificare il sistema MHC attraverso lo studio del rigetto dei trapianti. Il trapianto non è qualcosa di
fisiologico. La funzione del sistema non è quella di determinare il rigetto dei trapianti, ma è quella di consentire la
comunicazione tra le varie strutture dell’organismo e le cellule T, quindi cellule specifiche.
Nell’uomo il locus MHC è situato sul cromosoma 6, nel quale c’è un’amplificazione, e si può vedere la disposizione dei
geni di classe seconda, geni di classe terza e geni di classe prima.
Per quanto riguarda la classe prima ci sono una varietà di geni, anche di pseudogeni che non vengono espressi, o di geni
che vengono espressi solo in fasi particolari.
I geni classici, che danno luogo alle molecole classiche HLA di prima classe sono rappresentati dall’HLA-A, l’HLA-B
e l’HLA-C. Qui è presente un altro gene e cioè il gene dell’emocromatosi. Abbiamo altre molecole non classiche, per
esempio l’HLA-G che viene espressa solo sulla faccia materna della placenta, quindi durante la gravidanza ed ha una
sua funzione particolare.
Questi geni codificano per delle molecole che sono formate da una catena alfa e una beta 2 microglobulina, e queste
molecole sono espresse su tutte le cellule nucleate. Quindi tutte le nostre cellule, eccettuati gli eritrociti, hanno sulla loro
membrana, sia pure con densità diversa, le molecole di prima classe.
Il locus per le molecole di seconda classe presenta vari tipi di geni, alcuni che codificano per le molecole espresse sulla
superficie come l’HLA DP; per avere la molecola completa dobbiamo avere il prodotto di due geni (un gene codifica
per una sola catena) che codificano per due catene: DP alfa e DP beta che si combinano a formare l’antigene. Abbiamo i
geni HLA-DP, HLA-DQ e HLA-DR, ricordando che ciascuno di questi esiste come gene che codifica per la catena alfa
e come gene che codifica per la catena beta. Ci sono altri geni che hanno importanza non come codificatori di molecole
di membrana, ma come geni che codificano per molecole che sono importanti nel complessivo processo che porta alla
degradazione dell’antigene e poi alla sua esposizione sulla membrana nell’ambito delle molecole. Tra queste abbiamo
ad esempio i TAP 1 e 2 e i TM(?).
Quindi sono presenti molecole di membrana e molecole importanti per il complessivo funzionamento del sistema di
processazione ed esposizione.

Molecole di III classe.


Sono molecole solubili, quindi non coinvolte nella comunicazione cellula-cellula, ma sono comunque molecole che
hanno il loro rilievo nel sistema immunitario perché alcuni geni codificano per degli enzimi.
Nel sistema MHC sono presenti i geni che codificano per la frazione C4 del complemento, per quella C2, per il fattore
B, un fattore del complemento della via alternativa; quindi per componenti che entrano nella risposta immunitaria.
Abbiamo ancora geni che codificano per varie hot shock protein, per il tumor necrosis factor alfa e per le linfotossine A
e B.
Caratteristica di questo locus genico è che viene ereditato in blocco, in pratica a questo livello non c’è crossing over tra
i cromatidi materno e paterno e quindi ciascuno di noi eredita senza modifiche, il locus paterno sul cromatide paterno e
quello materno sul cromatide materno, senza che vi sia stato scambio di materiale tra i due. Questo comporta,
rifacendoci per esempio all’HLA di prima classe, che è il più semplice, che ciascuno di noi ha geni che codificano per
HLA-A, HLA-B e HLA-C, sul cromatide di origine paterna e su quello di origine materna, quindi ciascuno di noi è
identificato da sei geni HLA, due HLA-A, due HLA.B, due HLA-C.
Per i DP, DQ e DR è un po’ più complesso e il numero va anche moltiplicato per le possibili combinazioni tra catena
alfa e catena beta, per cui alla fine ognuno di noi è identificabile attraverso una ventina di molecole HLA di seconda
classe.
Se andiamo a vedere l’incrocio madre-padre ed le possibili risultanti nella prole, vediamo che c’è il 25% di possibilità
che due fratelli siano HLA identici, naturalmente non solo per un HLA ma per tutti i geni che sono contenuti nel locus
MHC, prima, seconda e terza classe. Quindi in base alla combinazione dei cromatidi si possono avere due fratelli(che
non sono gemelli monozigoti), che siano perfettamente identici. Questo è di fatto un fenomeno random, non
programmabile, e viene talvolta sfruttato nel caso uno dei due fratelli necessiti di trapianto.
Una caratteristica del sistema HLA è l’elevato polimorfismo dei suoi geni, cioè per ciascun locus genico, si possono
avere molti alleli. Il massimo di polimorfismo si ha per la catena beta del DR, per l’HLA-B e anche per l’HLA-A.
In realtà non è che cambi tutta la catena, non c’è una differenza totale tra un allele e l’altro, ma le differenze si limitano
a delle zone critiche.
Queste zone critiche sono rappresentate fondamentalmente dalla parte della molecola che accoglie e presenta il peptide
e che viene riconosciuta anche dai recettori dei T. Se consideriamo le molecole di prima classe, la parte che rappresenta
la catena alfa, con i suoi domini alfa 1 e alfa 2, accoglie il peptide, quindi la parte che varia tra l’HLA-A1 o A7 e A13,
non è tutta la catena, ma sono solo alcuni aminoacidi coinvolti in un caso nell’aggancio del peptide, e nell’altro nel
riconoscimento da parte dei T. Idem per le due molecole che formano la molecola di classe seconda.
Quindi il grosso della variabilità la avremo a livello dei domini beta1 e alfa1, in modo particolare nelle zone che
formano la zona di aggancio del peptide e la zona di riconoscimento per i T.
Le molecole di prima e seconda classe fanno parte della superfamiglia delle immunoglobuline, abbiamo già visto le Ig,
TCR e stiamo vedendo MHC.
Stiamo parlando di una molecola di prima classe e la zona colorata in rosso è quella che cambia da un allele all’altro
nella singola molecola, che sia A, che sia B, che sia C ed è quella che serve che cambi perché consente una grossa
differenziazione tra un individuo e l’altro e garantisce che a livello di specie ci sia una tale diversità nella molecola che
accoglie e presenta il peptide, in modo da assicurare comunque una buona risposta a tutti gli antigeni.
E’ importante non confondere le molecole HLA con le molecole recettoriali specifiche dei T e dei B. E’ vero che queste
hanno una maggiore o minore capacità di legare alcuni peptidi rispetto ad altri, però è anche vero che ciascuna di queste
molecole può accogliere in tempi successivi peptidi diversi tra di loro esponendoli in modo più o meno efficace, quindi
non si deve confondere con il TCR. Stesso discorso si può fare per le catene, in modo particolare le beta, che presentano
il polimorfismo maggiore; i puntini rossi sui foglietti beta che formano il pavimento della zona che accoglie il peptide,
rappresentano gli aminoacidi chiave per l’aggancio del peptide, mentre i puntini rossi che sono posti sulle alfa eliche
che delimitano lateralmente e superiormente la tasca di accoglimento del peptide, rappresentano le zone che sono
riconosciute dal recettore dei T.
La variabilità allelica è quindi legata soprattutto alla zona critica della molecola.
D’altra parte ci sono degli alleli dove l’unica variazione è legata ad un singolo aminoacido, il quale può però fare una
grossa differenza. Ecco questa è la molecola HLA, e questi sono i punti dove viene agganciato in pratica il peptide
grazie ad una interazione tra aminoacidi dell’HLA e residui di aminoacidi del peptide stesso. Il riconoscimento avviene
su questi aminoacidi esposti verso l’alto e su quelli laterali dell’HLA stesso.
Quindi per le molecole di prima classe abbiamo: un riconoscimento da parte del T che va su nelle pareti laterali, ai bordi
della tasca che accoglie il peptide ed il peptide stesso in esso contenuto. Nell’ antigene di prima classe il peptide è di
otto/dieci aminoacidi, quindi è abbastanza piccolo ed è contenuto interamente all’interno della tasca stessa; in quello di
seconda classe, il peptide può arrivare anche a trenta aminoacidi quindi, essendo decisamente più voluminoso, spesso le
sue estremità fuoriescono dalla tasca stessa.
Ricapitolando: le molecole di prima classe (HLA-A, HLA-B, HLA-C) sono presenti su tutte le cellule nucleate; le
molecole di seconda classe (HLA-DP, HLA-DQ, HLA-DR) sono costitutivamente espressi su cellule professionali
presentanti l’antigene. Queste cellule sono tre: linfociti B, cellule dendritiche e macrofagi/ monociti; questi
costitutivamente esprimono anche le molecole di seconda classe.
Altre linee cellulari possono essere indotte a trascrivere e quindi a sintetizzare le molecole ed esprimerle, però
costitutivamente questa è una prerogativa solo di queste tre line cellulari.

Struttura.
La catena alfa è codificata da un gene dell’MHC più la beta 2 microglobulina, sia la catena alfa che la beta sono tutte e
due codificate da geni MHC; il peptide presenta in un caso fino 8-11 aminoacidi, in un altro fino a trenta;
Presentazione.
Gli MHC di prima classe presentano ai linfociti T CD8 positivi; quelli di seconda classe ai linfociti T CD4 positivi.
Durante la maturazione a livello del timo dei linfociti T, man mano che progredisce la sintesi e l’espressione del
recettore dei linfociti T si ha anche la trascrizione di geni che codificano per altre molecole e nella maturazione di
queste cellule è possibile identificare per quanto riguarda i CD4 e i CD8 una fase doppio negativa, quando la cellula è
molto immatura, e successivamente una fase doppio positiva cioè CD4+, CD8+ .Solo alla fine la cellula matura
sopprime la trascrizione di uno dei due geni e si ha o una cellula T CD4+, o alternativamente una cellula T CD8+.
Questa differenza si rispecchia anche funzionalmente nel fatto che le cellule CD8+ sono quelle che riconoscono
l’antigene nel contesto della molecola di prima classe, mentre le cellule CD4+ sono quelle che sono in grado di
riconoscere l’antigene nel contesto delle molecole di seconda classe.
Le molecole di prima classe vengono espresse in pratica in tutte le cellule meno gli eritrociti, mentre le molecole di
seconda classe sono presenti costitutivamente ad alta densità sui linfociti B, sulle cellule dendritiche, sulle cellule
epiteliali del timo e sui macrofagi. Possono essere indotte nel linfocita T attivato o anche su altre cellule. Indotte
significa che arriva uno stimolo alla cellula (per esempio determinate interleuchine, citochine), che a livello nucleare
attiva la trascrizione del gene per l’HLA di seconda classe, anche in cellule normali (ad esempio in cellule epiteliali).

27 NOVEMBRE 2006 2° ora

Ripartiamo da questa tabellina sulle caratteristiche delle molecole di 1° e di 2° classe e andiamo al 4° punto, cioè il
legame del peptide; non solo ci sono delle differenze nella dimensione del peptide che viene legato ma soprattutto, ciò
che fa differenza è la provenienza del peptide che viene esposto,nella molecola di 1°classe,quella che espone un peptide
che viene riconosciuto dal CD8; il peptide è di origine endogena cioè è un peptide che deriva da una proteina
sintetizzata all’interno della cellula; non dovete confondere endogeno con self ed esogeno con non-self.

Endogeno ed esogeno si riferiscono solo al limite della membrana cellulare,l’interno e l’esterno alla cellula poi
una proteina endogena può essere self e non-self e lo stesso vale per una proteina esogena. Questo è un concetto
da chiarire.

Per quanto riguarda l’MHC di 2° classe invece sono peptidi che derivano da proteine esterne alla cellula che sono state
endocitate dall’esterno,che sono state degradate e poi, i peptidi derivati sono stati caricati sulle molecole di 2°classe.

Quindi:

-differenza di struttura tra molecole di 1° e di 2° classe


-differenza del peptide che viene caricato, dal punto di vista della dimensione

-differenza di provenienza dell’antigene che viene caricato:esogeno o endogeno

-differenza nella linea cellulare che riconosce quel peptide.

Quindi:

molecole di 1° classe peptide di origine esogena,riconoscimento da parte dei linfociti T CD8 POSITIVI

molecole di 2° classe peptidi di origine esogena che vengono riconosciuti dai linfociti T CD4 POSITIVI.

Come arrivano i peptidi a essere complessati sulle molecole di istocomaptibilità:

(mostra immagine)

questa è una visione complessiva di come una molecola esterna alla cellula(self o non self non importa perché stiamo
considerando solo la provenienza alla cellula) come avviene la processazione dell’antigene, cioè la sua degradazione e
la preparazione del peptide e poi il caricamento di questo peptide sulla molecola HLA che nel frattempo è sintetizzata a
livello cellulare.

Mettiamo che questa sia una cellula facocitaria,se il materiale è fagocitato,si ha la formazione dell’endosoma e poi la
fusione con il lisosoma, quello che è caratteristico è che le molecole di 2° classe che sono sintetizzate all’interno del
sistema reticolo endoplasmico lasciano, attraverso dei vacuoli in partenza dal Golgi, e vanno a fondersi con i vacuoli
fagocitaci,si forma un unico compartimento dove abbiamo i peptidi che derivano dalla degradazione degli enzimi e le
molecole di 2° classe,successivamente abbiamo il caricamento dei peptidi sulla molecola di 2° classe, a questo punto, si
ha una fusione con la membrana cellulare e vengono esposte le molecole di 2°classe col peptide, quindi c’è qualcosa di
esterno che solo ad un certo punto, grazie ala fusione di quello che viene chiamato il NIIC(cioè compartimento MHC di
classe 2°) può mettere in contatto la molecola sintetizzata dalla cellula col peptide che è stato nel frattempo degradato.

In realtà non è così semplice perché la sintesi della molecola di 2° classe richiede,perché la struttura eterodimerica
mantenga quella confermazione che è essenziale per la sua funzione, i co-domini e la tasca per il peptide), richiede che
la stessa molecola sia occupata sempre, nella tasca, da un peptide che viene caricato immediatamente, si chiama catena
invariante ed è uguale per tutte le molecole.

Caricata con questa molecola CATENA INVARIANTE, la molecola di 2° classe può essere portata nel NIIC.

Per togliere la catena invariante abbiamo un procedimento in 2 tempi:

quando si forma il compartimento o NIIC la molecola di 2° classe e, soprattutto la sua catena invariante, sono esposti
all’ambiente ricco anche di enzimi proteolitici che cominciano a scindere la catena invariante nella parte esposta.

Rimane un piccolo frammento inserito nella tasca che viene chiamato CLIP e che può essere rimosso solo grazie a
particolari molecole che si chiamano HLADM, che sono sempre codificate dal locus HLA ma non hanno un rilievo
nella comunicazione, bensì hanno un rilievo nel processing dell’antigene e che rende quindi disponibile la tasca
dell’HLA (stacca il clip) di 2° classe per il peptide. A questo punto è pronta la molecola per l ‘esocitosi.

Se la molecola di 2° classe non contiene un peptide, che sia essa la catena invariante in fase iniziale o il peptide di
provenienza esterna, diventa una molecola non stabile,perde facilmente la sua configurazione,viene facilmente
degradata e non viene espressa,di fatto sulla superficie sono espresse solo molecole che sono cariche del peptide che è
quello che mantiene la loro stabilità di struttura.

Mostra una figura sul discorso appena fatto: è un’immagine con didascalia in italiano tratta dall’ABBAS.
Si ha:

-captazione delle proteine extracellulari nei compartimenti vescicolari;

i macrofagi sono cellule fagocitiche,le cellule dendritiche sono dotate di recettori di vario tipo che consentono la
captazione del materiale pur non avendo esse attività fagocitarla e i linfociti B captano attraverso le molecole
immunoglobuliniche,quindi il loro campionamento dall’esterno è un campionamento specifico cioè, le Ig una volta
legato l’antigene attivano un processo di endocitosi che include le Ig con l’antigene ad essa legato e che dà origine
quindi a questa processazione e le trasforma infine in cellule presentanti l’antigene linfociti T.

Questo è il meccanismo:

processazione della proteina internalizzata, biosintesi e trasporto delle molecole MHC,catene ALFA e
BETA,assemblaggio delle 2 catene e caricamento della catena invariante (che nell’immagine ha il colore violetto) infine
trasporto attraverso il Golgi e poi si ha la fusione del vacuolo lisosomiale e l’esposizione della catena invariante agli
enzimi proteolitici che scindono la parte esposta,rimane il CLIP che viene praticamente sottratto grazie al (colpo di
tosse non si è sentito) e viene sostituito col peptide cosiddetto IMMUNODOMINANTE che deriva da uno dei peptidi
che derivano dalla proteina iniziale.

A questo punto si può avere l’esposizione e il riconoscimento da parte del linfocita T CD4 POSITIVO.

Mostra un’altra immagine che è un dettaglio sul meccanismo attraverso cui l’HLADL riesce a rimuovere il CLIP e a
permettere il caricamento dei peptidi.

Mostra un’altra immagine che riguarda il processing di antigeni endogeni,qui viene proposto un esempio di antigene,di
proteina endogena che non è self, non può penetrare nella cellula neanche fagocitato da una cellula però il suo
genoma,una volta integrato nel genoma della cellula codificherà per proteine che non sono self, sono proteine virali,
però sono codificate dall’apparato protido-sintetico della cellula.

Le proteine, in parte vengono targate(si mette un’etichetta,target) con delle proteine dette UBIQUITINE che permettono
la loro localizzazione,cioè praticamente da proteina tridimensionale viene trasformata in una proteina lineare ed avviata
a strutture citoplasmatiche chiamate PROTEOSOMI.

Il proteosoma campiona e scinde enzimaticamente sia le proteine normali che quelle anormali:quelle self e quelle non-
self e la finalità ultima quella di avere il materiale proteico che viene sintetizzato dalla cellula sempre esposto al
controllo dei linfociti T CD8 POSITIVI.

Una cellula che muta il suo DNA potrà produrre una proteina che non è più self perché è una proteina codificata da geni
mutati quindi sia che ci sia la penetrazione di materiale genico esterno sia…INTERRUZIONE PER RIMPROVERARE
GENTE…

Il punto chiave del processo è che: i peptidi che escono dal proteosoma sono nel citoplasma e devono entrare nel
reticolo endoplasmico dove vengono sintetizzate le molecole di 1° classe.

Questo è possibile perché ci sono delle strutture che sono chiamate TAP, sono delle proteine che attivano il trasporto
dal citoplasma verso il reticolo endoplasmico quindi consentono l’ingresso dei peptidi stessi,il caricamento sulle
molecole nel Golgi e il solito vacuolo e la solita esposizione quindi in questo caso PROTEINE DI SINTESI
CELLULARE che potevano essere self e non-self.

Voi dovete immaginarvi il sistema immunitario, come tutti i sistemi biologici, come qualcosa di dinamico,di
continuo,che continuamente sintetizza,sostituisce,si adatta e NON come una fotografia.

Tutte le nostre cellule sintetizzano continuamente proteine che vengono campionate,linearizzate,caricate ed esposte; se
le proteine sono normali non c’è nessun attivazione, se la proteina non è normale c’è l’attivazione.
Poi l’anormalità può essere legata ad una mutazione neoplastica a a un virus; quindi un sistema di controllo costante
viene effettuato su tutte le cellule dell’organismo perché tutte espongono l’HLA di 1° classe e tutte sono ispezionabili
da parte del CD8.

Le proteine TAP sono codificate da geni presenti nel sistema HLA(NHC per gli altri animali) e non codificate per
molecole di superficie ma per molecole che sono comunque fondamentali nel processing e nella disposizione dell’HLA
per il peptide.

Adesso iniziamo a parlare partendo non più dalla molecola di 1° o di 2° classe ma possiamo vedere il processo
partendo dal COMPARTIMENTO CELLULARE che da un punto di vista finalistico è anche più logico cioè se
l’antigene,il peptide antigenico, è presente nel citoplasma allora la molecola deputata a legarla è quella di 1° classe e la
cellula deputata a rispondere è quella CD8, il cosiddetto citokiller, immediatamente(dopo il riconoscimento) ha la
funzione effettrice che è quella di uccidere la celllula infetta o mutata.

Se l’antigene arriva attraverso le vescicole fagocitiche alcuni di questi patogeni che vengono fagocitati non solo non
muoiono, ma sopravvivono all’interno dei fagociti e li sfruttano per difendersi dai meccanismi di difesa, per esempio il
Mycobatterio è uno di questi;

Questi peptidi vengono intercettati e presentati tramite molecole di 2° classe e le cellule deputate alla loro
identificazione e alla risposta sono le cellule CD4 POSITIVE .

Il tipo di risposta che il CD4 dà in questi casi è prevalentemente cellulo-mediato e utilizza i macrofagi che quindi
fagocitano,presentano e a loro volta vengono attivati dalla cellula a cui hanno presentato, quindi si completa un circuito
di difesa; il macrofago attivato che viene detto anche armato o corazzato dall’interazione con il Linfocita T migliora le
proprie capacità di killing così può provvedere(quando ci riesce) all’eliminazione del patogeno; poi ci sono le vescicole
endocitiche, per esempio quelle che si creano quando il linfocita B capta l’antigene e lo porta all’interno insieme al
recettore, sono proteine extracellulari captate per endocitosi e vengono caricate su molecole di 2°classe e anche queste
derivano dall’esterno però vengono riconosciute dal CD4,questo però seleziona un meccanismo diverso di risposta che
è quello che potenzia e attiva la risposta attraverso i linfocitiB, quindi la sintesi di anticorpi; d’altra parte se il patogeno
è extracellulare gli anticorpi non servono a niente, c’è la finalità,la selezione di un tipo di risposta rispetto ad un’altra,
funzionale alle esigenze di mantenimento dell’omeostasi.

Riassunto di ciò che abbiamo visto:

attivazione dei macrofagi,distruzione dei microbi fagocitati quando abbiamo antigeni peptici che derivano dalla
fagocitosi, è una presentazione da parte del macrofago(in questo caso come cellula presentante l’antigene) al TCD4 che
seleziona un tipo di risposta che porta all’attivazione di ulteriori macrofagi e quindi la distruzione dei microbi fagocitati
mentre nel caso dei linfociti T l’esposizione ai TCD4 si traduce nella produzione di altre citochine in modo che vengano
attivati i linfociti B stessi che vanno a produrre anticorpi di varie classi a seconda delle citochine prodotte.

In un caso o nell’altro c’è una fase di attivazione del linfocita T CD4 da parte della cellula presentante l’antigene, però
poi c’è un circuito per cui il linfocita T che è stato attivato a sua volta attiva la cellula che gliel ha presentato:il
macrofago, potenziandone le sue capacità di killing pr il B,indirizzandolo verso la sintesi anticorpale di classe diversa a
seconda delle esigenze.

Infine, per quanto riguarda invece la 1°classe tutte le cellule sono presentanti l’antigene perché tutti noi abbiamo le
molecole di 1°classe sulle nostre cellule e tutti noi esponiamo continuamente i peptici delle proteine che devono essere
sintetizzate, quindi tutte sono suscettibili di determinare,nel caso dell’attivazione di CD8, la risposta effettrice del CD8
cioè l’eliminazione della cellula bersaglio se viene riconosciuto un antigene non-self.

Molti patogeni hanno trovato il modo per sottrarsi a questo meccanismo di controllo che in qualche modo sfrutta la
molecola HLA; in questo caso(mostra immagine) per esempio i virus possono agire in vari modi cioè un virus può
cercare di evadere (ESCAPE) i meccanismi di difesa dell’organismo bloccando la sintesi,la trascrizione della molecola
di 1°classe, quelle che espongono le proteine virali e che quindi consentono il riconoscimento della cellula infettata dal
virus da parte dei CD8; questo meccanismo può avvenire a vari livelli, per esempio può essere bloccato il trasporto dal
citoplasma al reticolo endoteliale, può essere bloccata la formazione delle vescicole di trasporto o addirittura del
trasporto dal Golgi fino alla superficie; in tutti questi casi il sistema immunitario diventa cieco, non c’è più la possibilità
di vedere la proteina virale espressa “nella sua cornice” cioè l’HLA di 1°classe; questo rappresenta un meccanismo di
evasione da parte del virus che però è antagonizzato dal fatto che nel nostro organismo esiste un altro sistema di
riconoscimento aspecifico fatto dalle cellule natural killer che hanno tipi di recettori:

un recettore di attivazione che riconosce i pattern molecolari che sono presenti in tutte le cellule dei mammiferi, e
anche sulle nostre cellule, e quindi queste cellule impegnano questo loro recettore di attivazione con queste molecole
che sono ubiquitarie (ci sono infatti anche nelle nostre cellule normali) però anche dei recettori di inibizione che
vengono impegnati contemporaneamente: il segnale che prevale è quello di inibizione quindi i natural killer non si
attivano; il ligando con i recettori di inibizione sono le molecole HLA di 1°classe quindi, se ci sono le molecole HLA di
1°classe sulla superficie di una cellula, sono ispezionabili dal CD8 ma non sono aggredibili dai Natural killer; se, per un
fenomeno di mutazione neoplastica o di evasione attivato da un virus (o altro) la cellula non esprime più a una densità
soglia le molecole di 1°classe, non impegnano quelle di inibizione.

Anche i batteri hanno fenomeni di evasione.

Ora la prof ha detto che nelle diapositive c’è in piccolo anche la legenda della figura e che si può espandere.

In questo caso, (mostra una figura) si può avere innanzitutto un blocco dell’acidificazione,poi si può avere l’evasione
del vacuolo e il passaggio nel citoplasma,questi sono dei meccanismi(es.Listeria ha questo sistema) che possono portare
ad un sovvertimento dei normali meccanismi di risposta.

A parte questi fenomeni di fisiologia del sistema immunitario ora parliamo di qualcosa che invece è di
FISIOPATOLOGIA, cioè, progredendo gli studi sull’HLA,facendo gli studi epidemiologici e andando a vedere i vari
aplotipi nelle varie popolazioni si vide che c’erano degli aplotipi HLA che erano associati con un maggiore rischio di
contrarre e di sviluppare determinate malattie in particolare malattie autoimmuni mentre altri aplotipi di HLA sono
associati ad una protezione,quindi un rischio minore rispetto a quello della popolazione generale di sviluppare
determinate malattie; ma delle prime, tra quelle identificate, e che tuttora rimane quella più impressionante è quella tra
l’HLAB27 e la SPONDILITE ANCHILOPOIETICA che è una malattia reumatologica (che farete più avanti).

L’87,4 % dei soggetti che hanno l’HLAB27 sviluppano la malattia però c’è sempre una quota negativa quindi
sicuramente non è l’unico fattore; un’altra associazione importante è quella tra diabete mellito insulino-dipendente di
1°tipo e l’HLA DR4 e DQbeta1, queste sono singole variazioni amminoacidiche, comunque arriva ad avere un 9,5 di
fattore di rischio.

La Sardegna è particolarmente colpita da questi fenomeni, è una questione di isolamento geo-politico, in certe zone la
popolazione è un po’ segregata geneticamente e quindi c’è un elevata prevalenza di certi aplotipi rispetto ad altre zone
della stessa Sardegna e soprattutto dell’Italia continentale,questo si associa ad un’aumentata prevalenza di malattia
come il diabete mellito insulino-dipendente di 1°tipo, la malattia celiaca,la sclerosi multipla..

Come mai questa associazione?

Queste molecole sono la cornice,il mezzo, attraverso cui vengono attivate le cellule chiave del sistema
immunitario,soprattutto il CD4 quindi se io ho una cornice che mi presenta lo stesso quadro ma questa cornice è più
stretta,più luminosa o più nera la lettura complessiva sarà diversa da un soggetto all’altro; se io ho il DR3 e non ho il
DR4, il peptide che deriva dalla stessa proteina sarà un po’ diverso come complesso di DR3 peptide rispetto a
DR4peptide; il problema sta sempre nella modalità di riconoscimento, d’altra parte in certi soggetti che hanno
determinate molecole soprattutto di 2°classe,il complesso molecola di 2°classe-peptide può anche determinare delle
situazioni di mimica molecolare tra peptici self e non-self ed MHC e quindi innescare una reazione autoimmune,
comunque la vedrete più avanti in profondità;questo è un aspetto molto interessante legato alla funzione fisiologica
delle molecole HLA.

Qui c’è un po’ una sintesi(mostra immagine),ogni molecola MHC,ricordatevi, un peptide alla volta però in tempi
successivi una singola molecola MHC presenta diversi peptidi,(cioè peptidi diversi tra loro);sulla superficie di una
cellula le nostre molecole di 1° e di 2° classe (che tappezzano questa superficie) presentano grande varietà di peptidi per
cui siamo un mosaico di antigeni che sono presentati ai CD8 e ai CD4 dalle molecole di 1° e di 2° classe.

L’ampia specificità consiste nel fatto che possano legare i vari tipi,hanno un tasso di dissociazione abbastanza
lento,questo è importante perché il fatto che il peptide venga tenuto in sede per un tempo sufficiente garantisce che il T
una volta che incontra il suo antigene specifico possa essere attivato.
Le molecole MHC legano solo peptidi,le molecole classiche.

Andiamo agli aspetti di tipo genetico,sono ovviamente co-dominanti,vengono espressi sia gli alleli presenti su un
cromosoma e sia quelli presenti sull’altro cromosoma,sono polimorfi,presenza di molti alleli; la variabilità fra gli alleli è
legata soprattutto a variazioni della sequenza a livello della zona del peptide che viene a contatto con il TDC3 e infine i
tipi cellulari che esprimono l’MHC: tutte le cellule nucleate, quelle di 1°classe, poi costitutivamente solo le APC
professionali cioè macrofagi,linfociti B e cellule dendritiche.

I linfociti GAMMA-DELTA:

anche a livello del timo questi riescono a sintetizzare e esprimere il loro recettore DELTA e il recettore
GAMMADELTA, non esprimono di norma né CD4 e né CD8, hanno una linea di maturazione che è a sé stante. Sono il
50% dei linfociti e sono distribuiti soprattutto verso le superfici di contatto con l’esterno:mucosa per esempio e anche
cute.

I linfociti T GAMMA DELTA non riconoscono l’antigene nel contesto di molecole HLA, né di 1° né di 2° classe ,ecco
perché non hanno né CD4 e né CD8, (per stabilizzare il legame con la molecola di 1° o di 2° classe) riconoscono
almeno, per quello che si sa al momento, degli antigeni lipidici, almeno nel contesto di una molecola non classica
(HLA) che viene definita CD1.

La struttura ricorda la famiglia delle Ig (nell’immagine le mostra) con un piano sagittale e con un piano
trasversale,mostra la zona dove viene accolto il lipide o il glicolipide e si è visto che comunque il recettore dei
GAMMADELTA è un recettore che ha una terza variabilità cioè quella tipica degli ALFABETA, si considera così
come una classe di linfociti sì specifica, però deputata a un primo intervento in attesa che possano essere
attivati(attraverso la processazione dell’antigene che comunque richiede tempo) direttamente anche attraverso delle
strutture non proteiche che vengono captate e caricate sul CD1 e poste all’interno, questo sembra confermato dal fatto
che sono soprattutto sistemati nelle zone di 1°contatto con l’esterno.

Mostra immagine

Il CD4 serve a stabilizzare il legame TCR e MHC e il complesso recettoriale con CD3 serve per la produzione del
segnale all’interno della cellula.

Nel CD8 c’è una situazione analoga nella molecola di 1°classe, il legame è stabilizzato dal CD8.

CONCETTO DI SINAPSI IMMUNOLOGICA:

per avere un’attivazione non basta questo riconoscimento,anzi se questo riconoscimento avviene isolatamente,senza
queste contestuali interazioni cellulari il risultato è una risposta di tipo negativo detta TOLLERANZA, per poter avere
un’attivazione,una risposta positiva,è necessario questo però è necessario anche che ci sia un 2° segnale cellula-cellula
dato dall’interazione fra il CD8 sul linfocita T (sia 8 che 4) e il suo ligando che è il D71 D72 sulla cellula che presenta
l’antigene,sia essa professionale o sia una qualsiasi cellula.

Il punto sta nel fatto che il CD28 i nostri linfociti lo esprimono sempre invece il D71-2 non lo esprimono sempre,anzi,di
norma non lo esprimono proprio:lo esprimono quando arriva materiale microbico,necrosi o altro che attiva, a livello
nucleare delle cellule, la trascrizione e poi la sintesi di questa molecola quindi questo è un meccanismo di controllo
sull’attivazione dei T.