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Lezione 9 Patologia generale Prof.

Columbano 23/10/07
Francesca Perra
Rigenerazione dei tessuti
La volta scorsa avete visto che nel corso della riparazione delle ferite, che può avvenire in due modalità,
sono coinvolte tutta una serie di elementi cellulari i quali compartecipano alla risposta che serve a supplire il
danno che è stato inferto nel tessuto precedentemente. Questo tipo di riparazione si può concludere anche
con un processo che richiede la presenza attiva di fibroblasti.
Oggi vediamo l’altra modalità, che diciamo è quella più semplice, cioè quella dove il danno è stato inferto a
carico di cellule che possiedono la capacità di rigenerare. Per ogni cellula che è stata danneggiata, che è
andata incontro a morte, una cellula dello stesso tipo cellulare è in grado di proliferare e quindi di riportare il
tessuto nella stessa situazione in cui era prima del danno e quindi parliamo di processo rigenerativo puro e
semplice. Questo processo richiede semplicemente una risposta di tipo proliferativo da parte delle cellule o
la riaquisizione di una capacità proliferativa che normalmente è stata persa per lo meno allo stato adulto
come in certi organi quali le cellule del fegato, che come sapete sono in uno stato quiescente, sono in G0 e
normalmente non si dividono.

Quand’è che avviene questa proliferazione cellulare?


Un caso è quello della generazione di cosiddetti induttori di proliferazione, di sostanze che normalmente
sono espresse soltanto a certi livelli ma che improvvisamente vengono generate in quantità molto maggiore,
può avvenire anche in seguito a una deficienza, una riduzione di inibitori. Dovete quindi vedere questa
risposta come un bilancio tra sostanze che sono preposte all’induzione del ciclo cellulare e sostanze che
fungono normalmente da inibitori. Nel fegato questo rapporto in condizioni normali è uguale a 1 e le cellule
non si dividono, ma nel caso in cui vengano generati induttori in eccesso e si riduca la quota di inibitori a
questo punto il bilancio si sposta a favore della proliferazione e le cellule si dividono.
La differenza in base a cui avete visto anche la volta scorsa, sta nel tipo di cellula coinvolta in questa
risposta. Noi sappiamo che esistono delle cellule che sono continuamente in ciclo e che pertanto vengono
definite labili, nel senso che sono cellule in grado di ciclare per tutta la loro esistenza. Queste cellule
generalmente costituiscono per esempio gli epiteli di rivestimento, sono presenti anche nel midollo osseo, e
poi c’è una serie del tutto speciale di cellule che sono quelle staminali, che sono in grado di replicare e man
mano che replicano si dividono in cellule differenziate che poi torneranno ai diversi componenti. Queste
cellule non hanno grossi problemi a replicare immediatamente dopo che son state attivate. Ci sono poi
cellule definite stabili, o quiescenti, le quali dopo la vita fetale vanno incontro a un processo per il quale si
arrestano in G0 e lì restano dormienti fino a quando arriva uno stimolo particolare che le riporta in G1.
Queste sono le cellule muscolari lisce ad esempio i fibroblasti, e un altro esempio molto conosciuto sono
rappresentati dai mastociti. Una terza categoria è quella che riguarda le cellule cosiddette perenni, che dopo
la vita fetale sono entrate in uno stato di quiescenza e da questa fase non usciranno più. Queste cellule sono
ad esempio i neuroni e i cardiomiociti (anche se per questi è discutibile che non passino almeno per la fase
S del ciclo perché il cuore di un individuo adulto è caratterizzato da un aumento della ploidia e quindi il
DNA è in grado di dividersi, anche se probabilmente ciò che non avviene successivamente è la citochinesi e
quindi la divisione della cellula. Per semplicità di classificazione continuiamo a considerarle come cellule
che non possono duplicare). Quando avviene un danno, nel primo caso le cellule rispondono
tranquillamente, nel secondo caso abbiamo detto che comunque possono essere richiamate in ciclo quando
c’è bisogno di rigenerare parte del tessuto che è andato distrutto, mentre il problema diventa complicato
ogni qual volta il danno avviene in organi che presentano cellule perenni che non sono in grado di rientrare
in ciclo e a questo punto l’unica cosa da sperare è che ci siano altre cellule di diversa natura che possano
rispondere a questo danno. Naturalmente la funzione dell’organo non sarà restaurata in maniera precisa
perché queste cellule per diversa natura hanno diverse funzioni e quindi non potranno svolgere le funzioni
che sono normalmente svolte da quelle delle cellule che sono andate perdute. Da sempre c’è un grande
interesse per quelli che sono i meccanismi che regolano il ciclo cellulare perché son tantissime le patologie
in cui sarebbe importante scoprire come indurre la proliferazione delle cellule: immaginatevi a livello del
muscolo cardiaco trovare i meccanismi con cui far rientrare i cardiomiociti in ciclo sarebbe un notevole
passo avanti nella cura di malattie quali la necrosi e l’ischemia cardiaca, per non parlare poi di tutto ciò che
riguarda le neoplasie caratterizzate dal fatto che le cellule si dividono più di quanto non dovrebbero. Solo
conoscendo esattamente le tappe del ciclo di queste cellule saremo in grado di preparare dei farmaci adatti
ad intervenire nelle diverse tappe.

Trasmissione dei segnali di proliferazione

− Meccanismo AUTOCRINO Cellule tumorali, MAC e Citochine

− Meccanismo PARACRINO GF- riparazione ferite

− Meccanismo ENDOCRINO Ormoni

Quali sono i segnali che comunicano alla cellula che si deve dividere?
Questi segnali possono avvenire con trasmissioni di tipo diverso ad esempio:
- autocrinocome abbiamo visto anche nell’infiammazione questi segnali son quelli in cui una cellula
che deve dividersi produce dei fattori, che sono detti Fattori di crescita, i quali escono dalla cellula. La
cellula possiede anche dei recettori sulla superficie che li possono legare. Quindi la cellula che produce
fattori di crescita è anche una cellula che risponde a segnali di proliferazione generati da questi fattori di
crescita. Questo ad es è uno dei meccanismi con i quali le cellule tumorali riescono a crescere anche laddove
le cellule normali non possono farlo perché hanno imparato a produrre dei fattori di crescita che ne
stimolano continuamente la proliferazione.
- paracrinola cellula che produce fattori di crescita, non risente della loro stimolazione perché non
hanno dei recettori specifici per questi fattori e allora questi fattori di crescita vanno a legarsi su recettori di
altri tipi cellulari e quindi la proliferazione avverrà a carico di cellule che posseggono i recettori specifici.
Questo è un fenomeno molto frequente ed è una sorta di meccanismo con cui le cellule comunicano tra loro.
- endocrinole cellule di un organo producono fattori di crescita, questi entrano in circolo e vanno a
stimolare cellule di un organo che anatomicamente è molto distante ed è un tipo di trasmissione che vede
coinvolti gli ormoni.

Fattori di crescita

GF FUNZIONI
− EGF/TGFα Epitelio/FB
− PDGF Fibroblasti
− FGF α-β Angiogenesi-migrazione FB
− HGF(epatocitario) Mitogen-Motogen-Morfogeno
− VEGF Vasculogenesi-angiogenesi
− CITOCHINE
− TGFβ Sintesi collagene e fibronectina, inib. cellule epiteliali, induttore
proliferazione fibroblasti

Generalmente i fattori di crescita sono dei polipeptidi, piccole proteine, che possono essere prodotti da
un’enorme quantità di cellule e che hanno appunto la funzione di segnalare alla cellula che si deve dividere.
Uno di questi è l’EGF, che vuol dire fattore di crescita dell’epidermide, che è molto simile al TGFα, che
vuol dire fattore di crescita trasformante α, sono prodotti sia dalle cellule epiteliali sia dai fibroblasti. Un
altro fattore di crescita che voi troverete per tutto il periodo che studierete medicina è quello riguardante le
piastrine quindi PDGF, che stimola ad es la proliferazione dei fibroblasti. L’FGF che ha due diverse
isoforme α e β, è un fattore molto importante nell’angiogenesi, funzione simile è quella del VEGF, che vuol
dire fattore di crescita dell’endotelio vascolare, che è il più importante fattore di crescita per le cellule
dell’endotelio, ed è molto importante nel processo di progressione tumorale perché un tumore è in grado di
crescere solo se riesce a crearsi un’adeguata rete vascolare. Altro fattore di crescita è l’HGF, che vuol dire
fattore di crescita epatocitario, perché si pensava fosse solo di queste cellule in realtà è ubiquitario, viene
prodotto da tutti gli organi e ci son tantissimi tipi cellulari che rispondono a questo fattore. E’ definito anche
fattore delle tre M perché non è solo fitogenico, cioè non induce solo proliferazione, ma stimola anche la
motilità delle cellule ed è importante anche nel processo di differenziamento e viene quindi definito
morfogeno.
Le citochine non sono dei veri e propri fattori di crescita ma in moltissime occasioni si comportano come
tali quindi anche queste hanno il potere di stimolare la proliferazione cellulare. L’ultimo in questa lista è il
TGFβ che ha un’azione molto diversa da quella del TGFα. Questo è un fattore di crescita atipico nel senso
che stimola sì la proliferazione di cellule mesenchimali, ma è un fortissimo inibitore delle cellule epiteliali,
quindi è un fattore di crescita negativo per molte cellule (infatti, si ritiene che sia anche un segnale di stop
quando non c’è più bisogno di portare avanti il processo rigenerativo). Il TGFβ è anche un forte stimolatore
della sintesi di collageno, di fibronectina, quindi è un fattore che stimola la fibrosi.

Come funzionano i fattori di crescita?


I fattori di crescita hanno bisogno di un partner, che è rappresentato da un recettore sulla membrana della
cellula. Il recettore che si lega al fattore EGF/TGFα si chiama ERB/1 ed è molto importante, infatti, un suo
mal funzionamento è coinvolto nel tumore alla mammella tanto è vero che una volta identificata sono stati
preparati dei farmaci specifici per questo recettore. Il recettore per il PDGF è molto facile è il PDGF/R,
stessa cosa per il FGF basta aggiungere la R alla fine e si avrà il recettore. Più complicato è il recettore per
L’HGF perché si chiama MET che è molto importante perché in seguito ad un’alterazione è coinvolto in
certi tipi di tumore, perché ad esempio la cellula continua a dividersi anche quando non c’è fattore di
crescita. Il recettore del VEGF sarà VEGF/R, i recettori delle citochine avranno nomi diversi a seconda
della citochina coinvolta. Poi abbiamo il recettore del TNF che sarà TNF/R che è un recettore di morte, può
uccidere le cellule, ma può anche favorirne la proliferazione a seconda della proteina adattatrice che gli si
lega. Infine il recettore del TFGβ sarà TGF/R.

Come avviene il segnale di proliferazione?


E’ un meccanismo abbastanza stereotipato in quanto richiede la presenza di un ligando, in questo caso un
fattore di crescita, il ligando si legherà in maniera specifica al suo recettore. Il complesso ligando-recettore
fa sì che quest’ultimo si attivi laddove attivarsi significa mandare dei segnali attraverso delle proteine che
sono nel citoplasma, e questa catena di segnali alla fine deve arrivare al nucleo, perché nel nucleo la cellula
percepisca il segnale e metta in atto tutta quella serie di modificazioni che porta all’uscita da G0, se si tratta
di cellule in G0, e quindi la progressione del ciclo cellulare. Quindi ovviamente dev’essere una risposta
molto specifica e lo dimostra il fatto che il TNF potrebbe uccidere la cellula o farla proliferare in base alla
specificità della risposta in questo caso addirittura neanche dal recettore ma stiamo parlando di proteine
adattatrici. Di recettori presenti nella membrana ce ne sono molti, quelli che c’interessano sono i cosiddetti
recettori con attività tirosin-chinasica intrinseca dal momento in cui il recettore è attivato dal legame con
il ligando la porzione intracitoplasmatica del recettore è in grado di fosforilare l’altro recettore con cui si è
complessato e viceversa; quindi è un processo d’autofosforilazione operato da un recettore nei confronti
dell’altro. Questa fosforilazione mette in atto tutta quella serie di segnali che poi vengono trasmessi a quelle
proteine citoplasmatiche che poi li porteranno al nucleo. Ci sono poi altri recettori, soprattutto quelli delle
citochine, che sono privi di attività tirosin-chinasica. Questi funzionano in maniera un po’ diversa nel senso
che la fosforilazione non se la possono indurre tra loro, ma hanno bisogno del reclutamento di proteine
citoplasmatiche. Poi ci sono recettori a serpentina che entrano ed escono dalla membrana, formano 6-7 ponti
nella membrana, ma non sono coinvolti nei segnali di proliferazione, e poi abbiamo recettori legati alle
proteine G. Vi ho detto prima che i recettori dei fattori di crescita son quelli con attività tirosin-chinasica
intrinseca e abbiamo alcuni esempi:
- Il primo è rappresentato dall’EGF, quello che succede è che quando arriva l’EGF questi provocano
un fenomeno d’addensamento recettoriale e fanno sì che si formi una sorta di dimero. Quindi due
EGF reclutano due recettori i quali si attaccano e la formazione di questo complesso fa si che un
recettore fosforili l’altro e viceversa.
- Il secondo esempio è quello del PDGF, una sola molecola di questo è in grado di legare due
recettori e per il resto il discorso non cambia. Quindi fattore di crescita e recettore devono agire
insieme affinché il segnale possa essere trasmesso. In patologia ci saranno delle mutazioni che fanno
sì che il recettore sia espresso in maniera anomala a quel punto il recettore non ha bisogno di un
partner e rimane attivo o diventa attivo e la cellula è indotta a proliferare anche in assenza del fattore
di crescita.
Importante da ricordare è la via definita MAP che vuol dire proteine attivate da mitogeni, che sono
ovviamente fattori di crescita. In che cosa consiste questa via? In questo caso consiste in un trasferimento di
fosfato da una proteina all’altra, quindi è un sistema molto economico d’attivazione, finché il gruppo P non
arriva all’ultima proteina e grazie a questo (la membrana nucleare presenta dei punti in cui la proteina se
fosforilata può passare) favorisce la traslocazione nel nucleo, dopodichè questa proteina, che a questo punto
viene definita fattore di trascrizione, si lega a qualche sequenza del DNA e quindi funge da promotore di
qualche gene necessario per il ciclo cellulare. Questo è il modo con cui il nucleo riconosce che quello che
sta arrivando è un segnale di proliferazione della cellula. Nel caso dei recettori per le citochine che non
hanno quell’attività tirosin-chinasica intrinseca quello che succede è che è reclutata un’altra serie di proteine
che utilizzano in ogni caso fosforilazione a catena, a cascata. Il sistema di trasduzione dei segnali è definito
come un processo mediante il quale segnali extracellulari sono riconosciuti e convertiti in segnali
intracellulari capaci, a loro volta, di generare risposte composite. L’attivazione delle proteine ponte attiva
una proteina molto importante perché se mutata si comporta da oncogene, che si chiama RAS. In una cellula
quiescente normalmente è legato al GDP e quando arriva il fattore di crescita e il recettore è attivato succede
qualcosa per cui il GDP grazie al processo di fosforilazione diventa GTP. Il RAS, una volta legata al GTP,
si dice diventi attiva e quindi cederà il fosfato ad una proteina successiva che si chiama RAV che a sua volta
cederà il fosfato ad un’altra proteina che è una MAP chinasi che lo cederà ad una seconda MAP chinasi, ad
una terza e così via fino ad arrivare all’ERK che è l’ultima MAP chinasi che trasloca al nucleo.
Questa proteina RAS normalmente, appena è attivata, va incontro ad un processo d’inattivazione perché ha
una sequenza per cui viene favorita immediatamente l’idrolisi di GTP e quindi il RAS torna a essere legato
al GDP. C’è un altro meccanismo regolatorio che è svolto da un’altra classe di proteine dette GAP, che vuol
dire proteine attivanti le GTP-asi, quindi favoriranno ulteriormente l’idrolisi del GTP. Per quanto riguarda la
neurofibromatosi, senza questa proteina gli individui non sono in grado di regolare efficacemente il RAS e
quindi le cellule rimarranno con il RAS legato al GTP in maniera continua finché ciò non si traducerà in un
segnale di proliferazione continua e ciò spiega la crescita di tutta questa serie di tumori. Altra cosa
importante è che il RAS, perché possa funzionare, dev’essere legato alla membrana dalla parte che si
affaccia sul citoplasma. Questo legame è operato da degli enzimi ed è molto importante perché molti tumori
umani sono generati da una mutazione del RAS che fa sì che rimanga perennemente legato al GTP, e quindi
ancora una volta le cellule si dividono di continuo. La scoperta di questi enzimi ha portato alla creazione di
farmaci capaci di impedire il legame del RAS con la membrana in questo modo nel citoplasma, anche se
mutato è inattivo.
Abbiamo affermato che anche le citochine possono fungere da fattori di trascrizione pur senza l’attività
tirosin-chinasica:

Trasduzione dei segnali

Chinasi
IK
B NF-KB

Fattore di trascrizione fosforilato

P- IK
B NF-KB

Modificazione subcellulare affinità di legame al DNA


IK
P B

Nucleo

Modificazione dell’espressione genica


NF-KB
A questo punto diventa fondamentale capire la natura dei fattori di trascrizione che sono appunto il
collegamento con tutto ciò che è avvenuto al di fuori della cellula e nel citoplasma, e sono determinanti per
il trasferimento di questi segnali al nucleo. Un fattore abbastanza importante è l’NF-KB, che vuol dire
fattore nucleare dei linfociti B. Esso è un fattore che nei linfociti si attiva nel momento in cui il linfocita
arriva al differenziamento, quindi è un segnale di differenziamento. Normalmente questo fattore di
trascrizione in una cellula che non si divide sta nel citoplasma e non riesce a traslocare nel nucleo perché è
legato al suo inibitore che è l’IKB. Quando arriva il fattore di crescita l’inibitore viene fosforilato e si stacca
dall’NF-KB e viene portato verso la via degradativa, quindi è in grado di traslocare nel nucleo e potrà
svolgere la sua attività trascrizionale modificando quindi l’espressione dei geni antiapoptotici e
proproliferativi.

GENI DELLA RISPOSTA PRECOCE


Protooncogeni: C-FOS, C-JUN, C-MYC (quando si tratta di tumori sono i primi da controllare)

Oncosoppressori: P53, Rb
Cosa succede una volta che questi fattori di trascrizione arrivano nel nucleo?
Questi fattori hanno delle caratteristiche comuni e sono:
-dominio di legame al DNA,
-dominio di attivazione-repressione nel senso che una volta che si lega può attivare o reprimere l’attività
trascrizionale di un certo gene, può succedere che attivi certi geni e ne reprima altri, dipenderà da dove si è
legato. Alcuni degli effetti dei fattori di trascrizione sono a carico di geni che vengono definiti della risposta
precoce, e anche Protooncogeni in quanto son geni che normalmente stimolano la proliferazione e spesso in
seguito a mutazione si comportano come oncogeni. Poi c’è un’altra classe di geni che evidentemente è
repressa che viene definita oncosopressori, che sono dei geni che codificano per delle proteine che bloccano
la proliferazione, nei tumori non riescono a bloccare appunto la proliferazione con il loro segnale di stop.

CICLINE
- numerosi membri D,E,A,B
- il loro livello determina la fase del ciclo
- vengono degradate rapidamente
- svolgono la loro funzione solo se legate alle CDK (proteine ad attività chinasica)
Vi siete mai chiesti come mai le cellule vanno prima incontro a G1, poi alla S, G2 e M e perché ogni fase è
caratterizzata sempre dalla stessa durata? Tutto questo grazie alle proteine regolatrici che sono prodotte in
fasi diverse del ciclo. Ogni proteina è fatta nella fase del ciclo in cui ha un suo ruolo e queste proteine si
chiamano appunto CICLINE. Di queste cicline esistono varie forme: ci sono diversi membri, aumentano
ormai a vista d’occhio, ma possiamo classificarle come D, E, A, B perché questo è l’ordine con cui appaiano
nelle diverse fasi del ciclo. Ogni ciclina è sintetizzata in una diversa fase del ciclo. Quando una ciclina viene
prodotta come ad es la D nella fase G1, nel momento in cui la cellula entra in fase S queste vengono subito
degradate perché in fase S serve la ciclina A e non devono essere contemporaneamente presenti. Anche le
cicline non funzionano da sole, ma mediante legami con un partner che son delle proteine ad attività
chinasica che si chiama CDK, che vuol dire chinasi ciclina dipendente. Queste cicline, ad es la D, sono
prodotte grazie ai protooncogeni che formano dei dimeri che vanno a legarsi al promotore del gene per
questa proteina e quindi la ciclina D entra in scena. La D da sola non serve a niente, ha bisogno di un
partner, che è una CDK, quindi si forma questo complesso, che ha la funzione di cedere fosfati ad una
proteina target: questa proteina si chiama RB (retinoblastoma) che è il prodotto di un gene che è appunto
l’Rb. Questa proteina funge da cancello che normalmente impedisce alla cellula di passare in fase S, e
questa funzione l’ha se è ipofosforilata, quando si forma questo complesso ciclina D-CDK, si ha la cessione
di gruppi fosfati che vanno ad iperfosforilare l’RB e si apre il cancello, perché è una proteina che contiene
un fattore importate per la replicazione del DNA. Quindi nel momento in cui viene fosforilata, si ha
modificazione della struttura e il fattore viene liberato e si lega al DNA e ne induce la replicazione.
A questo punto, visto che il cancello si è aperto la cellula entra in fase S, ed è degradata la D una volta
legata all’ubiquitina e trasportata in una sorta di cimitero per le proteine. Ora è prodotta la A, passata la fase
S si formerà la ciclina B e così via. A non finire nel cimitero è la CDK perché è costitutiva, c’è sempre
perché da sola non ha nessuna funzione quindi non crea danni.
Le CDK sono tante ma ogni ciclina si lega solo a certe CDK quindi c’è molta selettività ad es la D si lega
alla CDK 4 o 6 e così via. Senza l’RB le cellule si dividono continuamente perché il cancello non esiste più,
quindi il gene Rb viene definito come un oncosoppressore perché la sua funzione è quella di limitare la
proliferazione delle cellule. Viceversa le cicline o le CDK possono essere definite protooncogeni. Ci sono
da esaminare altre proteine, che sono inibitori delle CDK e sono contrassegnate dal loro peso molecolare
(P16 ecc) queste vanno a legarsi al complesso cicline-CDK bloccando la proliferazione delle cellule
impedendo la fosforilazione dell’RB, quindi possiamo considerarli degli oncosopressori. Queste
informazioni derivano dallo studio dei fenomeni di rigenerazione. Abbiamo parlato anche di situazioni
caratterizzate da iperplasia, in cui non abbiamo un ripristino del numero di cellule iniziale, quello che
abbiamo è un aumentato numero di cellule anche laddove non c’è niente da sostituire, non c’è stato danno
c’è stato qualcosa che le ha stimolate a dividersi. Questo fa pensare che anche i meccanismi possano essere
diversi. I meccanismi molecolari che sono alla base del fenomeno di rigenerazione sono dettati dalla
generazione di fattori di crescita legati a dei recettori sulla membrana: attivare quella serie di reazioni di tipo
chinasico, con traslocazione di fattori di trascrizione nel nucleo, che stimolano la produzione di geni della
risposta, che fungono a loro volta da fattori per la produzione di cicline che sono responsabili del
superamento delle fasi cellulari. Abbiamo detto però che esiste un’altra modalità di proliferazione che è
l’iperplasia diretta, e qui la cosa è diversa perché il composto che induce proliferazione non induce morte
quindi dopo qualche giorno o mese l’organo è molto più grande di quello di partenza e ha per forza un
numero superiore di cellule di quello che dovrebbe avere, anche questo è un fenomeno controllato perché
appena cessa lo stimolo noi vediamo che l’organo torna a livelli normali e sappiamo che è un meccanismo
omeostatico che utilizza l’apoptosi finché non si ritorna alle condizioni normali.

Quali sono a livello molecolare i meccanismi con cui questo composto induce la proliferazione anche
quando non c’è un danno da riparare?
Noi sappiamo che molti di questi composti sono degli ormoni, ad esempio gli ormoni steroidei, la vitamina
D e gli ormoni tiroidei. Che cos’hanno in comune questi ormoni? Hanno la capacità di legarsi a recettori che
presentano aspetti comuni e cioè un sito di legame al DNA e un sito al ligando,quindi all’ormone e questi
recettori sono in grado di legarsi a specifiche sequenze nel DNA. La cosa importante è che molti di questi
ormoni attraversano la membrana perché non hanno bisogno di recettori sulla membrana, essendo lipofilici,
e quindi non hanno necessità di attivare tutta quella serie di segnali di trasduzione. Infatti molti di questi
vanno direttamente nel nucleo e si legano ai loro recettori presenti a livello nucleare, questi recettori
reclutano dei coattivatori e inducono l’attivazione di geni che possono indurre direttamente la trascrizione
delle cicline.
Questo vuol dire che tutta quella serie di reazioni intermedie, vengono bypassate. Per esempio utilizzando la
tecnica del northern blot ci permette di controllare i geni della risposta precoce dopo epatectomia. Per
vedere ad es se l’NF-KB è arrivato nel nucleo cosa si fa? Utilizzo un’altra metodica che si chiama EMSA è
una sorta d’elettroforesi in cui la velocità dipende dal fatto che questa proteina sia legata o meno al DNA,
quindi vedo che dopo epatectomia si ha una banda che corre meno e quindi so che l’NF-KB è entrato nel
nucleo ed è legato al DNA. Se utilizzo l’ormone tiroideo non vedo questa banda e quindi mi fa capire che
quest’ultimo non ha agito sul fattore di trascrizione. Allora com’è che preinduce proliferazione? Induce
proliferazione perché evidentemente è in grado di stimolare direttamente le cicline e, infatti, utilizzando il
western blot vediamo che con l’epatoctemia vediamo un aumento della proteina alle 12 ore, mentre con
l’ormone tiroideo abbiamo un aumento alle 2 ore. Questi ormoni in pratica entrano nella cellula senza
recettori, vanno direttamente nel nucleo e si legano ai loro recettori. Quindi si legano a delle sequenze per la
produzione di geni coinvolti nel ciclo cellulare e in questo caso sappiamo che uno dei geni che viene
stimolato immediatamente è quello della ciclina D1, perciò è una via molto più veloce, ci sono quindi
almeno due vie con le quali le cellule possono dividersi.