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Sociologia: disciplina che studia:

- i mondi sociali in cui vivono gli individui


- come gli individui vivono insieme.
- Cosa significa essere umani
- Gli individui come essere sociali prodotti da numerosi contesti (scuola, famiglia ecc.)
- I contesti sociali in cui le biografie individuali prendono forma e creano il mondo sociale
- Le interazioni sociali
- La struttura sociale

1. Contesti: ambienti sociali caratterizzati da specifiche condizioni economiche e culturali:


- Famigli di origine
- Luogo di appartenenza
- Istruzione e percorso formativo
- Organizzazioni e associazioni di appartenenza
- Occupazione

Tutti questi contesti creano la nostra traiettoria sociale


La sociologia si basa sulle ricerche e sull’osservazione della realtà

2. Interazione sociale: modo in cui le persone agiscono insieme, modificando il proprio


comportamento in base alla presenza altrui. È regolata:
- Da norme, regole/vincoli sanciti dalla società per regolare il comportamento dei membri
- Da prescrizioni (devi), proscrizioni (non puoi), permessi (puoi)
- Da sanzioni

Le norme standardizzano il comportamento degli individui, ne rendono prevedibili l’azione sociali,


evitano conflitti, conservano i rapporti di forza nella società

Lezione 3
3. Struttura sociale: modello durevole che plasma e regola le interazioni sociali. Deriva dal
sedimentarsi di regole e norme della vita quotidiano in modo più o meno formali. Ha due componenti:
- Gerarchie sociali: insieme di posizioni durevoli che forniscono uno specifico status a
individui e gruppi, generando così la determinazione di ruoli dominanti e di ruoli subalterni.
Le gerarchie sociali possono essere più o meno visibili
- Istituzioni sociali: pratiche durevoli che forniscono i modelli su cui si basa la vita quotidiana
(matrimonio, famiglia, educazione). Pratiche durevoli perché il comportamento dipende
comunque da regole, molte non scritte. La funzione di queste pratiche durevoli è fornirci dei
modelli su cui si basa la vita quotidiana

Origine della sociologia:


- Auguste Compte: utilizza per la prima volta la parola sociologia nel 1839, crede nelle scienze
come strumento per il progresso dell’umanità. Tra il 1880 e 1920 si ha una sistematizzazione
della sociologia come disciplina
- Émile Durkheim: occupa la prima cattedra di Scienza sociale in Europa e nel 1889 fonda
L’Année Sociologique
- 18956 si ha la Fondazione del dipartimento di sociologia dell’università di Chicago
Dalla fine del 700 fino alla metà dell’800 si ha la rivoluzione industriale che porta un processo di
industrializzazione con la crescita di fabbriche che producono beni di consumo in larga scala. Dalla
fine dell’800 inizia l’urbanizzazione, con un’ampia crescita del tessuto urbano, città e borghi
diventano vere e proprie metropoli che portano ad avere luoghi sporche, la diffusione di malattie,
una mortalità infantile molto alta e dove la violenza e il crimine dilagano. Si assiste alla nascita di
sindacati, di movimenti sociali e delle azioni collettive, finalizzata a produrre cambiamenti nella
società. Nasce la vita urbana e nasce la sociologia che si propone di dare un senso ai cambiamenti
della vita urbana. In questo contesto si sviluppano i pensieri di:
- Karl Marx

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- Émile Durkheim
- Simmel
- Bourdieu

Immaginazione sociologica:
- è la capacità di riflettere su questioni che percepiamo come personali, comprendendo che si
tratta di questioni sociali largamente condivise da altri individui.
- È un atteggiamento mentale di astrazione da noi stessi come individui, al fine di pensarci
come esseri sociali connessi ad altri esseri sociali e calati in un contesto.
- È una capacità critica, perché mette in discussione il nostro pilota automatico: l’attitudine a
pensare come “naturali” idee che sono invece un prodotto storico e sociale situato (esempio:
matrimonio, famiglia).
- Ci aiuta a mettere in discussione le nostre supposizioni e la loro relatività.
- Aiuta a formulare domande non scontate sui mondi sociali in cui viviamo anziché accettare
stereotipi. Ogni volta che cerchiamo di dare senso a ciò che ci circonda vuol dire che stiamo
pensando sociologicamente.
- Nasce dall’insoddisfazione per le spiegazioni esistenti, in particolare le spiegazioni di senso
comune.

I nemici della sociologia:


- Stereotipo: la sociologia ha l’obiettivo di combattere e distruggere gli stereotipi. Gli stereotipi
sono caratteristiche soggettive applicate in modo persistente e indiscriminato a luoghi e
oggetti, ma soprattutto gruppi di persone accomunate da alcune caratteristiche o proprietà
(esempio: italiani, milanesi, donne). Nel caso di stereotipi negativi, il singolo è stigmatizzato
a causa delle caratteristiche imputate al suo gruppo.
- Il senso comune (giudizio senz'alcuna riflessione): corrisponde all’opinione della
maggioranza. Genera un effetto “carrozzone” (bandwagon), crediamo ad una cosa solo
perché lo dice la maggioranza.
- Il dato per scontato: ciò che è assunto come ovvio nella vita quotidiana e che perciò diventa
trasparente. Rivela l’esistenza di alcune identità, idee e pratiche dominanti (che definiamo
normali e che non dobbiamo giustificare) vs. Identità subordinate (marcate e che devono
giustificare la loro anormalità esempio: colore pelle, disabilità)

Secondo la sociologia nulla è normale, tutto è costruito socialmente, quindi anche la nostra idea di
ciò che è normale e ciò che non lo è, è frutto del contesto in cui viviamo

La questione del linguaggio: molte battaglie della sociologia riguardano il linguaggio:


- Il linguaggio contribuisce a costruire la realtà di cui parla.
- Il discorso è uno strumento di potere.
- Le parole hanno il potere di imporre specifiche visioni del mondo sociale: sono i gruppi
dominanti a scegliere il lessico legittimo (percepito come naturale dai gruppi subalterni).
- Le parole sono al tempo stesso una “posta in gioco”, oggetto di lotte per la definizione della
realtà. (Chiara Ferragni non si definisce influencer ma imprenditrice digitale)
- Il discorso produce “verità” e posizioni. (Cfr. Foucault) (nel momento in cui si afferma di
essere imprenditore digitale anziché influencer, si afferma l’idea dell’esistenza
dell’imprenditore digitale, l’espressione dunque si concretizza in un mestiere)

Dalla metà del Novecento la sociologia è riconosciuta come una delle principali scienze sociali,
insieme a psicologia, economia, antropologia e scienza politica. È una disciplina onnivora (si ciba
di tutto), eclettica, tollerante: concetti e teorie coprono una gamma di temi più ampia rispetto alle
altre scienze sociali. È una disciplina ambiziosa: le spiegazioni sociologiche sono più generali e si
basano di diverse unità di analisi (micro, meso e macro). La domanda che ci si pone è: come è
possibile tutto questo?

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MARX
Con Marx vi è un interesse per gli aspetti sociali del vivere. Il suo approccio lo definiamo militante:
obiettivo di favorire le trasformazioni dell’ordine sociale esistente. In Marx confluiscono tre tradizioni
disciplinari:

-Filosofia (tradizione tedesca): critica dell’idealismo hegeliano e della dialettica hegeliana, che Marx
riduce a tesi/antitesi enfatizzando la lotta.
-Ideologia politica (tradizione francese): critica del socialismo utopico e dell’anarchismo di Proudhon.
-Economia politica (tradizione inglese): critica all’economia politica classica di Adam Smith e David
Ricardo.

La tesi fondamentale: riguarda la centralità del lavoro e della produzione. Il modo in cui gli esseri
umani producono ciò di cui hanno bisogno per vivere, rappresenta il fondamento di ogni società.
L’interesse di Marx si concentra sulla storia delle società umane, articolate in diversi modi di
produzione. Infatti, secondo Marx storicamente si sono susseguiti tre modelli di società caratterizzati
da altrettanti modi di produzione:
-Società antiche = fondate sulla schiavitù.
-Feudalesimo =fondato sull’economia agricola con pochi proprietari terrieri.
-Capitalismo = fondato sul libero mercato.

Il passaggio da un modo di produzione al successivo avviene quando le forze produttive materiali


entrano in conflitto/contraddizione con i rapporti di produzione esistenti.
- Le strutture materiali: sono l’insieme delle forze di produzione e dei mezzi di produzione.
- I rapporti sociali di produzione: sono le relazioni e, le disuguaglianze tra diversi gruppi sociali
all’interno di un sistema economico.

Da qui si spiega l’esistenza del capitalismo e l’affermazione della borghesia che sostituisce la forza
meccanica a quella fisica, aumentano la produttività del lavoro, ma che allo stesso tempo genera il
suo antagonista: la classe operaia. La società capitalista è segnata dal conflitto tra borghesia (che
detiene i mezzi di produzione nella forma del capitale) e la classe operaia (proletariato) che è
costretta a lavorare per vivere. Marx profetizza che il capitalismo, come ogni modo di produzione
precedente, entrerà in crisi e sarà rovesciato dal proletariato

L’ideologia politica di Marx è l’idea della piena uguaglianza degli uomini. Nel Manifesto, Marx
introduce il tema delle classi, in quanto la storia di ogni società esistita è storia di lotte di classi.

Secondo Marx le società sono divise in classi, gruppi di individui accomunati dalla stessa relazione
oggettiva con i mezzi di produzione (spiegazione strutturale). Quello che Marx ha in mente è uno
schema dicotomico: vale a dire che è il possesso, o al contrario il non-possesso di mezzi di
produzione che definisce le classi.
Nel capitalismo, ci sono i capitalisti che detengono i mezzi di produzione, mentre i proletari
posseggono forza lavoro e tempo. Abbiamo dunque una classe dominante, che impone il proprio
controllo su una classe dominata. Si fronteggiano come sfruttatori e sfruttati. Poiché i membri della
classe operaia non hanno strumenti per produrre ciò che serve a sé stessi e al loro sostentamento,
sono obbligati a lavorare per altri, ecco perché secondo Marx si può parlare di lavoro forzato.

Il proletario è colui che possiede come ricchezza unicamente i propri figli (prole), che possono essere
a loro volta ceduti al capitalista quando il lavoratore non è più in grado di svolgere il suo compito.

Né i membri della classe lavoratrice, né quelli della borghesia sono consapevoli della loro posizione,
non sono consapevoli dell’esistenza della classe dominante di quella dominata. I membri della
classe dominante pensano che i loro interessi specifici e particolari siano in realtà gli interessi
generali della società e i membri della classe subordinata accettano che la loro visione della realtà
sia costitutiva dell’ordine naturale delle cose. Questa viene chiamata “falsa coscienza”

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L’economia genera ciò che Marx chiama “ideologia”, la maggior parte delle persone, ricche e povere,
crede in una serie di cose che non sono altro che giudizi sul valore che derivano però dal sistema
economico. Il capitalismo non è solo un modo di produzione ma diventa ideologia nella misura in cui
ci rende tutti competitivi, ansiosi e conformisti.
Marx distingue “la classe in sé” da “la classe di per sé”

Due concetti chiave per Marx sono sfruttamento e alienazione:


Alienazione: gli individui non riescono a esprimersi nel lavoro, ma sono alienati da esso.
L’alienazione è la rottura delle naturali interconnessioni:
- tra individui e attività produttive: gli individui non scelgono le proprie attività produttive,
subiscono le scelte dei padroni in cambio di una paga, sono controllati, sono incapaci di
esprimersi nel lavoro.
- tra individui e beni che producono: dopo aver ultimato il bene prodotto, i lavoratori sono
separati da esso, immesso nel mercato generando surplus per il capitalista.
- tra individui e colleghi: i lavoratori svolgono compiti routinari in solitudine e messi in
competizione gli uni contro gli altri. Esiste ciò che Marx chiama “esercito industriale di
riserva”, disoccupati pronti a prendere il posto di chi non è più disponibile.
- potenziale umano: ridotti a merce, forza lavoro, ingranaggi sostituibili di una catena di
montaggio, i lavoratori non sviluppano le proprie potenzialità.

Sfruttamento: Il capitalismo è un modo di produzione a due classi (borghesia/proletariato) basato


sullo sfruttamento. La fonte ultima del valore è il lavoro. Il plusvalore viene trattenuto dal capitalista
anziché essere interamente remunerato al lavoratore. Il capitalismo è un modo di sfruttamento
dell’uomo sull’uomo.
Marx riconosce però al capitalismo la capacità di produrre ricchezza-benessere.

DURKHEIM
Émile Durkheim: la tesi chiave è che l’individuo nasce dalla società (olismo). La differenza tra olismo
e individualismo è che: nell’olismo “il tutto forma il singolo”, mentre nell’individualismo si sofferma
sul punto di vista dell’attore sociale.

Sullo sfondo teorico troviamo Auguste Comte che prende la sua idea di società dalla biologia, che
studia l’organismo umano, mentre la sociologia studia la società come organismo e le leggi che
permettono la coesistenza degli elementi della struttura sociale. Comte identifica come elementi
comuni a ogni società le istituzioni religiose e politiche, la proprietà e l'organizzazione della
produzione ma anche la famiglia e il linguaggio. A differenza di Marx, Comte riconosce la possibilità
di tensioni tra le forze materiali ma crede che la società evolva verso un insieme armonico.

Anche per Herbert Spencer (1820-1903) la società è un organismo composto da strutture e funzioni,
elementi materiali e spirituali in relazione tra di loro. I membri dell’organismo sociale stanno insieme
in modo discontinuo. Se per Comte l’unità sociale fondamentale è la famiglia, per spencer è
l’individuo. Comte e spencer vedono una tensione verso un futuro più armonico, ciò che invece Marx
nega.

Durkheim: inaugura un’idea di sociologia come prassi empirica, ovvero che per spiegare un
fenomeno sociale occorre andare alla ricerca dei dati empirici che ne possano fornire la spiegazione.

Secondo Durkheim la società plasma gli individui secondo dei valori e dei modelli di riferimento.
Questi modelli cambiano nel tempo ma sono durevoli. Qui troviamo il passaggio dall’idea di società
come somma, come risultano delle azioni individuali, all’idea di società come sistema più generale.

L’oggetto di studio della sociologia per Durkheim diventano le forze concrete e oggettive che
esistono indipendentemente dalla nostra capacità di controllo. Durkheim definisce il fatto sociale
così: “maniere di agire, di pensare e di sentire, esterne all’individuo, e che sono dotate di un potere
di coercizione in virtù del quale si impongono a lui”

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Più avanti si è preferito il termine forze sociale, che ha una accezione un po’ più ampia di “fatti
sociali”. Sono sociali perché sono prodotte dell’agire umano e sono persistenti nel tempo. Le forze
sociali sono forze perché esercitano un’azione, una pressione su di noi.
Quando Durkheim parla di coercizione si riferisce all’aspetto coercitivo del sociale, esistono
rappresentazioni, regole, norme di comportamento culturalmente codificate che regolano le azioni e
le motivazioni degli individui

Le forze sociali funzionano tramite un processo che si chiama socializzazione: vale a dire che il
comportamento umano non è naturale, ma è frutto dell’apprendimento. Nella società impariamo a
vivere in modo appropriato. Siamo circondati da muri che delimitano l’ampiezza delle nostre azioni,
questi muri sono esattamente le norme, muri sono spesso invisibili

Il suicidio è una delle opere più importanti di Durkheim dove mette alla prova l’idea che i fatti sociali
siano importanti per via della loro influenza sul comportamento individuale.

Il suicidio è la prima ricerca sociologica empirica degna di questo nome. Durkheim tratta il suicidio
come "fatto sociale". Significa che a prima vista il suicidio è l’atto più individuale e intimo che si possa
immaginare, con cause personali, ma allargando lo sguardo si possono evincere delle regolarità
nelle strutture. Durkheim, analizza come il tasso di suicidio varia da paese a paese, oppure all’interno
dello stesso paese, le sue variazioni regionali, oppure annuali, nel tempo. Durkheim arriva alla
conclusione che, la probabilità che un certo numero di persone si suicidi, in un certo luogo, e in un
determinato momento, è influenzata da fattori sociali. La conclusione di Durkheim è che il tasso di
suicidi in una data società, è in rapporto del grado di integrazione sociale, laddove l’integrazione
sociale è minata, crescono i suicidi.

Per spiegarlo Durkheim articola in suo testo sul suicidio in 3 momenti:


1.fase: si dedica alla confutazione delle teorie preesistenti.
2.fase: si dedica ricerca delle correlazioni positive. (i suicidi nei paesi protestanti sono maggiori che
i suicidi nei paesi cattolici).
3.fase: elaborazione di una tipologia di suicidi: identifica delle situazioni tipo che descrivono in modo
sufficientemente generale un fatto sociale, in questo caso il suicidio.

Esistono per Durkheim 3 modelli di suicidio:


-Suicidio egoistico; scarsa integrazione sociale tra gli individui.
-Suicidio altruistico; l’individuo si annulla nel gruppo
-Suicidio anomico. caratteristici di tutti quei periodi in cui c’è una rapida trasformazione sociale.

L’attenzione di Durkheim sul suicidio aveva il compito di far luce su uno stato di infelicità e
disperazione della società, ha cercato di spiegare il motivo per cui la gente fosse diventata così
infelice nelle società moderne, e individuò 5 fattori:
1.Individualismo
2.Eccessiva speranza
3.Troppa libertà’
4.Ateismo
5.Indebolimento della nazione e della famiglia

Il suicidio e l’istruzione: i protestanti tendono a suicidarsi più dei cattolici, ma i protestanti tendono
ad essere più istruiti dei cattolici. L’individuo più istruito è più inclino all'anomia

Coesione sociale. Nel suo libro “divisione del lavoro sociale”, la società moderna comporta una
grande differenziazione di funzioni e di mestieri. Durkheim si chiede come può questa società
mantenersi coesa. Questa domanda genera un libro “relazione tra individuo e collettività”. Nel
volume Durkheim suddivide due forme di solidarietà sociale:

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- La divisione del lavoro è l’espressione della differenziazione sociale, non solo della
differenziazione dei mestieri. Le società arcaiche erano tenute insieme da vincoli di
solidarietà derivanti dal fatto che gli individui, svolgendo attività uguali o comunque molto
simili, condividevano una medesima visione del mondo (solidarietà meccanica).
- Le società moderne funzionano invece come organismi viventi (solidarietà organica, come
un essere vivente), ogni organo svolge una funzione specifica, e la sopravvivenza
dell’organismo dipende dalla collaborazione tra i diversi organi specializzati. Quando le
società crescono demograficamente, si determinano lotte per la sopravvivenza, per
accaparrarsi i beni per vivere. La specializzazione produttiva serve a risolvere questa lotta,
e a fornire una soluzione pacifica alla convivenza sociale.
Durkheim individua nella libertà il collante delle società moderne. I diritti individuali diventano così
importanti da dive tare sacri e da essere incorporati nelle istituzioni sociali e nelle norme giuridiche.

Per sacro Durkheim intende tutti gli oggetti, luoghi e simboli che occupano uno spazio separato dalla
sfera della vita quotidiana. Suscitano soggezione e venerazione. Supportati da credenze mitiche e
rituali. Il nostro senso del sacro è plasmato dalle forze sociali. La funzione della religione è quella di
preservare gli ideali collettivi, fornendo ai suoi membri delle credenze comuni, un patrimonio di idee
e di simboli in cui riconoscersi.
Secondo Durkheim, dietro a tutti questi fenomeni, il suicidio, il sacro e la religione, c’è sempre una
spinta comune, la spinta della società, delle forze sociali. Tutto può essere spiegato a partire dal
fatto sociale, da costrizioni premono esternamente sugli individui.

WEBER
Max Weber: Nel suo fondamentale lavoro “Sull’etica protestante e lo spirito del capitalismo” si
sviluppa un’intuizione sorprendente: il capitalismo si è sviluppato prima in aree geografiche in cui
era diffusa la religione protestante.

Perché facciamo ciò che facciamo? Uno dei contributi più importanti di Weber consiste nell’aver dato
un’importanza fondamentale all'azione e al comportamento degli individui nella costruzione
dell'ordinamento sociale. Weber sostiene che occorre studiare la società analizzando le motivazioni
che orientano il comportamento individuale, le ragioni che spiegano il nostro modo di agire. Non è
sufficiente analizzare il contesto sociale, occorre analizzare le motivazioni individuali.
L'interpretazione dell’agire verrà catalogata come sociologia interpretativa e comprendente.

L’agire sociale si distingue tra comportamento e azione. Su questa distinzione Weber fonda il suo
concetto di azione.
-Il comportamento prende forma in modo automatico, quasi senza pensarci.
-L’azione è il risultato di un processo consapevole.

Weber si occupa delle azioni che prevedono una qualche forma di razionalità. Centrale, dunque, è
il fatto che gli individui attribuiscono significato a quello che fanno. Anche quando l'azione non
sembra razionale all'occhio di un osservatore esterno essa è significativa per chi la compie. La
sociologia diventa per Weber lo studio dell'azione. Per Weber la collettività non è un'entità astratta
e impersonale, piuttosto è il risultato dell'azione di due o più individui.

Questo ci porta allo studio dei quattro idealtipi dell'azione: il concetto di idealtipo o tipo ideale: si
tratta di un modello ideale, di un modello astratto, che riassume le caratteristiche di un fenomeno e
mira a presentare al lettore una tipizzazione, una tipologia della varietà dei fenomeni esistenti. È una
costruzione teorica, astratta, basata sulla ricerca, sull'osservazione della realtà sociale.

L’idealtipo si propone come uno schema, come un paradigma, un limite ideale, a cui la realtà deve
essere misurata e comparata. L’idealtipo non descrive un singolo caso, né si limita a raccogliere un
tipo medio. Gli idealtipi piuttosto individuano degli orientamenti generali di cui ricercatore ha prodotto
prove empiriche che non si esauriscono in esse, esistono nella realtà in forme non sempre pure, ma

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spesso contaminate, ibride, variabili, che vivono empiricamente nella testa di una mutevole
molteplicità di individui, assumendo diverse gradazioni di forma e contenuti.

Weber identifica 4 modelli idealtipi, ovvero 4 modelli generali che descrivono altrettante modalità
dell'agire degli individui.
1.l’azione razionale rispetto allo scopo. Quest’azione riguarda il perseguimento di obiettivi che
l'attore sociale ha scelto autonomamente. L’azione è orientata al raggiungimento di un obiettivo
specifico ed è pianificata in rapporto alle conseguenze che potrebbero derivarne. L’individuo deve
valutare i mezzi a propria disposizione e decidere quali usare per raggiungere il proprio scopo
2.l’azione razionale rispetto al valore. Quest’azione è guidata dall' obbedienza a un valore
fondamentale, in cui l'individuo crede, senza preoccuparsi delle conseguenze dell'azione. Questa
azione non porta necessariamente verso la scelta ottimale. Tuttavia, è razionale nella misura in cui
rispecchia in modo coerente i valori di un individuo.
3.l'agire affettivo. L’azione mi dà emozioni che possono essere positive o negative.
4.tradizionale. L’azione tradizionale è un'azione motivata dal rispetto di tradizioni, abitudini di vita,
della nostra consuetudine a compiere gesti in un determinato modo.

La teoria dell’azione sociale si rispecchia nella riflessione sulla razionalità, Weber può essere
considerato come il teorico della razionalizzazione. Razionalizzazione come gabbia d’acciaio: una
prigione da cui è difficile fuggire e che interessa in modo crescente vari aspetti della vita quotidiana.

Weber identifica 4 idealtipi di razionalità:


- pratica: è quella che mettiamo in atto ogni giorno, è la ricerca del miglior mezzo per
raggiungere l’obiettivo
- teorica: sviluppando concetti astratti gli individui cercano di dare senso alla realtà
- sostanziale: la scelta dell’azione più adeguata è guidata dall’insieme dei valori di riferimento
piuttosto che dall’esperienza.
- formale: la scelta dell’azione più adeguata è basata sulle norme, regolamenti e leggi che
sono uguali per tutti

Perché obbediamo agli ordini? Weber si chiede “che cos'è che legittima alcune persone a impartire
ordini che verranno molto probabilmente eseguiti da altri individui?” Weber fa una nota distinzione
tra potere e autorità
-Potere: capacità di raggiungere i propri scopi anche in presenza di ostacoli.
-Autorità: capacità di fare in modo che gli altri si comportino come desideriamo in quanto convinti di
doversi conformare alle prescrizioni di chi governa.

Weber distingue tre forme di legittimità:


- Potere tradizionale (fondato sulla tradizione; tipico di strutture sociali rigide); Le strutture delle
autorità tradizionale non sono razionali e secondo Weber impediscono il processo di
razionalizzazione.
- Potere carismatico (fondato sulle qualità eccezionali del leader). Per Weber l’autorità
carismatica non è razionale, non è la forma di governo più adatta per amministrare società
dalla crescente complessità come quelle moderne e industriali. Arrivati ad un certo punto il
carisma si normalizza, i discepoli cercano di trasferire il carisma all'organizzazione
amministrativa, in modo da non perdere il potere dopo la morte o la caduta del leader,
trasformando la leadership carismatica in una leadership tradizionale
- Potere legale-razionale (fondato su regole esplicite; tipico della burocrazia). La parte più
importante è la burocrazia, vista da Weber come una struttura razionale molto potente e
ambivalente, che esercita un grande controllo su tutti quelli che lavorano al suo interno o che
si avvantaggiano dei suoi servizi. Al tempo stesso è una gabbia che altera il modo di pensare
e agire delle persone (gabbia d'acciaio, simile a una prigione dalla quale è impossibile
fuggire).

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La Macdonaldizzazione della società: G. Ritzer nel suo testo “The McDonaldization of society” 1993
ci ha offerto un’applicazione della tesi weberiana in relazione alla razionalizzazione, riprendendo il
concetto di gabbia d’acciaio. Paragona le istituzioni sociali alla catena McDonald’s, sostenendo che
il funzionamento era simile a quello di McDonald’s, il quale dipende dall’impiego di 4 variabili
utilizzate in egual misura per i clienti e dipendenti.
- Efficienza; capacità di offrire un metodo ottimale per soddisfare rapidamente l'appetito dei clienti.
- Calcolabilità; elevata attenzione agli aspetti quantitativi del prodotto venduto
- Prevedibilità; la garanzia per il consumatore che i prodotti e servizi saranno sempre gli stessi
ovunque
- Controllo.

Come si spiega l’esclusione sociale? Weber risponde attraverso la sua Teoria dei Ceti e il concetto
di stile di vita. La nozione di stile di vita è stata originariamente introdotta nella “filosofia del denaro”
di Simmel e “sviluppato in economia società” di Weber che identifica tre principali discriminanti
sociali:
-La ricchezza, cioè la variabile economica
-Il livello di prestigio di cui godiamo, una variabile parzialmente indipendente dalla nostra posizione
economica, e connessa invece al ceto di appartenenza
-Il potere, una variabile politica

Per Weber, sulla base delle forme di istruzione, formazione e educazione che riceviamo, i ceti si
costituiscono all'interno delle classi sociali. Il ceto è da considerarsi fondato su due parametri
-Il prestigio che ci deriva prevalentemente dalla nascita o dalla professione svolta
-Lo stile di vita che deriva dall'educazione e dal possesso delle forme di vita corrispondenti

Lo stile di vita per Weber è connesso al modo in cui i beni sono consumati, indipendentemente dalle
differenze di reddito e dalla classe. Per Weber lo status e gli stili di vita possono anche variare
indipendentemente dalle classi. La cultura riveste per Weber una forza attiva e integrante, gli stili di
vita possono costituirsi anche sulla base di fattori che tagliano le differenze di classe, quali le
affiliazioni culturali, estetiche, religiose, politiche.
Tuttavia, i ceti cercano di monopolizzare le risorse e le opportunità sociali a favore dei membri del
proprio gruppo di status, questo genera una chiusura sociale, che può essere formalizzata per legge
(segregazione razziale negli stati del sud dopo la guerra di se-cessione americana) ma più
frequentemente agisce tacitamente informalmente al di fuori delle regole scritte (le donne fanno più
fatica ad accedere a posizioni top management).

SIMMEL
Simmel: l'ispiratore delle teorie chiamate microsociologiche, cioè quelle teorie che si dedicano agli
aspetti micro della vita quotidiana, cioè l'interazione in piccoli gruppi di persone. La sua attività
letteraria è molto complessa e priva di sistematicità e si dedica alla figura dello straniero. Anch’essi
era uno straniero, nel mondo accademico in quanto emarginato per la sua condizioni di ebreo.

Idee chiave:
- L'idea di sociologia come geometria: la sociologia formale. Alla base della sociologia non c'è solo
la società, né solo gli individui, ma ci sono entrambi, a seconda dei punti di vista. Più
precisamente secondo Simmel ci sono degli individui in interazione. L'oggetto di studio devono
essere le interazioni sociali. Simmel così ispira la sociologia formale, che assegna alla sociologia
il compito di studiare le forme della sociabilità o socievolezza, mentre alla storia e ad altre
discipline spetta il compito di studiare i contenuti che queste forme assumono, in situazioni
specifiche di tempo e luogo. Le forme sono le istituzioni, i simboli, le idee. La vita affluisce e le
forme tendono a oggettivarla. Studiando l'oggettivazione delle forme noi possiamo cogliere la
vita. La sociologia studia dunque le forme della socialità per studiare la vita. La società per
Simmel esiste soltanto come forma. Esistono dunque gli individui separati ma non isolati. È dal
nostro orientarsi reciproco che prende vita la società più in generale

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- La distanza sociale e lo “straniero”: Lo straniero è colui che non è né troppo vicino, né troppo
lontano. Se si avvicinasse troppo non sarebbe più uno straniero, se fosse troppo lontano
smetterebbe di avere contatti con il gruppo e dunque non sarebbe più parte del suo orizzonte. È
necessaria quindi una combinazione di vicinanza e distanza. Il tema della distanza ritorna anche
nella teoria del valore. Secondo Simmel il valore delle cose dipende dalla loro distanza da noi,
le cose più facili da raggiungere hanno un valore minore, e le cose troppo distanti non hanno un
grande valore in quanto richiedono uno sforzo elevato
- Cerchie sociali sovrapposte: ogni individuo si trova all’intersezione di cerchie sociali sovrapposte.
La moltiplicazione delle cerchie è una delle caratteristiche fondamentali della transizione alla
società moderna. Simmel si presenta come un testimone di questi grandi cambiamenti e
sconvolgimenti che sono stati generati dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione iniziata
nell'800 e proseguita nel 900. La metropoli, infatti, rende possibile l'appartenenza a cerchie
sociali diverse in larga misura indipendenti le une dalle altre e quindi si generano delle complesse
reti di relazioni. (esempio: ognuno fa parte di gruppi diversi: famiglia, amici e social)
- Metropoli: la vita nella metropoli propone stimoli e segnali che l’individuo deve saper cogliere,
selezionare e tra i quali deve sapersi orientare compiendo operazioni di attribuzione di senso.
- Teoria della vita quotidiana: Simmel si interessa agli episodi della vita di tutti i giorni che possono
apparire banali, frivoli o addirittura privi di senso, come la moda.
- Forme di interazione e tipi di attori: Simmel distingue tra le forme delle interazioni e la tipologia
delle persone o degli individui che interagiscono. È un caos, è complicata, ci confonde, ci espone
significati diversi dai nostri. (esempio: persone che ci fraintendono o che assegnano un
significato diverso da quello che gli attribuiamo noi)
- Consapevolezza: Secondo Simmel gli individui si impegnano nell’azione seguendo un processo
consapevole. Ciascun partecipante è portatore di diverse motivazioni, obiettivi e interessi che si
compongono di un processo creativamente consapevole. Noi individui agiamo, non siamo agiti
dalla struttura.
- Diadi e Triadi: In una diade non emerge nessuna struttura di gruppo indipendente, sono solo due
individui che interagiscono tra di loro; quando si aggiunge una terza persona, ciò che è reso
possibile è l’emergere di una struttura di gruppo indipendente. Nella triade sono presenti ruoli
sociali (esempio: capro espiatorio, mediatore, maggiore potere di uno). Al crescere del gruppo,
aumenta la libertà e diventa difficile esercitare controllo, in quanto l'individuo può nascondersi.
- La tragedia della cultura: Simmel presenta un dualismo tra uomo e natura, La cultura è ciò che
ci contraddistingue, ma allo stesso tempo crea un secondo dualismo tra cultura soggettiva e
oggettiva. Su questa distinzione si basa ciò che Simmel ha chiamato tragedia della cultura. La
cultura oggettiva comprende ciò che una società produce (artefatti, pensieri, scienza) ed è
sempre in crescita. La cultura soggettiva è la capacità di un individuo di produrre e controllare
gli elementi della cultura oggettiva.
- Tragedia: le nostre risorse (limitate) non riescono a tenere il passo con la complessità di quello
che produciamo
- La divisione del lavoro: una delle cause della tragedia della cultura risiede nella crescita della
differenziazione del lavoro. Divisione del lavoro significa aumento della specializzazione.
Creiamo manufatti sempre più complessi e sofisticati, l’individuo che li usa non ha idea di come
questi siano fatti e non saprebbe riprodurli. Il lavoratore altamente specializzato perde il senso
complessivo di quello che sta facendo, perde il senso della cultura e la capacità di controllarla.

Simmel e la moda: Egli descrive il fenomeno moda come un modello di emulazione sociale in cui le
classi subalterne rincorrono le innovazioni stilistiche introdotte dalle élite, e presta attenzione alla
moda come luogo di interazione sociale in cui la superficialità dell'oggetti, del vestito, non determina
un facile giudizio di valore; riconosce nella moda il luogo di una duplice tendenza all'eguaglianza
sociale da una parte e alla differenziazione individuale dall'altra

La diffusione verticale della moda con la Trickle-down theory (teoria della goccia): espressione
utilizzata a posteriori per indicare un modello verticale di diffusione della moda. Le innovazioni nella
moda hanno origine al vertice della piramide sociale e poi si diffondono per gocciolamento, lungo la

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gerarchia di status, facendo leva su un processo imitativo, che spinge le classi inferiori ad adottare
gli stili delle classi superiori, nel tentativo di elevarsi socialmente.

- Moda come rifugio: Per Simmel la moda è un rifugio, una maschera livellate, attraverso cui
il singolo può accentuare il proprio io, dimenticato il pudore e la vergogna, esibendo
pubblicamente vestiti o accessori che mai utilizzerebbe in occasioni private. Il carattere di
massa della moda fa scomparire nell'individuo il senso di vergogna. La moda è utilizzata
come strumento per il mantenimento della libertà interiore, da un lato fornisce all'individuo
uno schema esteriore, attraverso cui dar prova del suo legame con la collettività, dall'altro
emette sentenze sulle cose, etichettandole come di moda o fuori moda, per sé e per la propria
cerchia sociale, provocando un senso di potenza nei loro confronti.
- Moda come costrizione e moda come costruzione: la moda un lato rende possibile la
differenziazione individuale, dall'altro impone le proprie regole agli agenti sociali.

Nonostante la teoria imitativa di Simmel sia tutt'altro che inedita e originale rimane comunque il
fondatore della trickle-down theory. La prima opera di Veblen “La teoria della classe agiata” mostra
una critica della società americana alle soglie del 20s. Egli denuncia nelle classi dominanti i
meccanismi di competizione sociale che sono basati sulla vistosità del consumo e dello spreco
utilizzati come forme di ostentazione della propria posizione sociale. Il comportamento imitativo non
viene letto come una dinamica sociale positiva avete ma viene ridotto a un atto di scadente
riproduzione (La classe agiata adotta atteggiamenti di consumo vistoso, ostenta dei beni di lusso
come strumento di distinzione sociale; la moda è uno di questi e comunica in modo particolarmente
efficace il capitale economico di chi la indossa, dunque ostentare beni e ricchezza per definizione
sulla propria posizione nella gerarchia sociale). L’obiettivo di Veblen è mostrare come la
competizione interna alle classi superiori genere negativi effetti emulativi piuttosto che virtuose
conseguenze sull’economia.

Simmel lascia una brillante eredità negli fashion studies, poiché anche nel secolo successivo alla
sua opera rimane un autore di partenza.
- Flugel=uno dei primi a tentare una lettura psicologica del fenomeno moda, che ha origine da
una competitività insieme sociale e sessuale (possibile solo nelle società dove ci sia una
mobilità sociale con barriere mobili che possono essere oltrepassate). Si distacca da Simmel
per 2 aspetti: possibilità che le mode abbiano origine in ambienti estranei all’aristocrazia
(Spettacolo e sport), prospettiva psicologica attiene alla manifestazione dell’inclusione ed
esclusione
- Field=trickle-up theory, afferma che gli stili emergono da gruppi di basso status sociale per
poi risalire al vertice della piramide sociale.
- Polhemus= analizza gli stili di strada (hipster, teddys boys, punk). La fascia alta del mercato
imita la moda nata da gruppi sociali emarginati.
- Crane=sottolinea la debolezza del modello Simmeliano, notando che la diffusione trickle-
down delle mode sia limitata poiché le classi inferiori hanno esigenze di semplicità e
funzionalità
- Bourdieu= inintenzionalità dell'imitazione

Moda come Lebensform: l’elemento più importante di Simmel rimane l’individuazione della duplice
esigenza che la moda esprime: l’uguaglianza da una parte, e la differenziazione dall’altra
- Inclusione ed esclusione sociale. La moda svolge secondo Simmel un compito
contemporaneamente inclusivo ed esclusivo, connettendo quanti appartengono al medesimo
gruppo sociale, e distinguendoli da coloro che occupano posizioni sociali inferiori.
- Moda come forma di vita. La moda è dunque una Lebensform, una forma di vita, che
nell'esprimere modi di vivere e di pensare degli agenti sociali, oggettiva e compone le
opposte tendenze alla coesione sociale e alla differenziazione individuale. Una
differenziazione che è sia orizzontale (distinzione moderata tra i membri di un gruppo o di un
ceto), sia verticale (differenza elevata tra gradini diversi della gerarchia sociale). Se nei
soggetti più deboli e volubili (fashion victims) prevale un atteggiamento di uguaglianza e

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omogeneità, le personalità più forti e indipendenti (trendsetter), sanno approcciarsi
criticamente alla moda, assumendosi la responsabilità estetica e morale delle proprie scelte
stilistiche. L'individuo adotta un compromesso tra passività e autonomia, utilizzando la moda
come un livellante, che permette di esprimere esteriormente una parziale adesione alle
convenzioni sociali, mantenendo interiormente un elevato grado di individualizzazione e
libertà.
- Il contenuto (esigenza di vestirsi) diventa forma (moda). Il contenuto della socializzazione è
tutto ciò che spinge l'individuo a entrare in rapporto con gli altri, mentre la forma è la modalità
attraverso cui si realizza il contenuto, e dunque l’interazione tra individui. Nel caso
dell'abbigliamento, il contenuto, rappresentato dall'esigenza di vestirsi, crea delle occasioni
di interazione tra gli individui e diventa moda, una forma di socializzazione che oltrepassa il
singolo individuo e crea le leggi. Le leggi che regolano la diffusione della moda plasmano le
relazioni tra attori e gruppi sociali
- Ciclicità delle mode: L'alternarsi delle mode all'interno di un meccanismo ciclico, che decreta
rapidamente la fine di una moda e l'affermarsi di una nuova, mostra il destino peculiare di
ogni forma di vita, ovvero la morte.
- Moda e modernità: con il tramontare di una moda, quella che si estingue è un contenuto,
mentre sopravvive la tensione tra gruppi sociali, che utilizzano la forma moda come
strumento di inclusione ed esclusione sociale. La modernità è un luogo di contraddizioni, più
che mai adatto a descrivere la forma delle interazioni sociali, in un presente in cui le regole
di diffusione della moda si sono ormai largamente estese oltre i confini dell'abbigliamento,
coinvolgendo la maggior parte dei settori di produzione dei beni di consumo.

Tre lezioni da Die Mode


Dignità dell’effimero
- Lipovetsky: “il problema della moda non è di moda tra gli intellettuali”. Anche gli oggetti
apparentemente privi di importanza sociale o politica meritano l’attenzione scientifica e della
sociologia. Simmel con questo contributo diventa di fatto l'inventore del saggio
microsociologico, che si dedica agli aspetti quotidiani della vita sociale, esamina le più varie
forme del vivere sociale e le utilizza come lenti d’ingrandimento per cogliere i tratti
dell'interazione umana nella società moderna. Anche fenomeni considerati superficiali,
diventano paradigma delle tensioni dell’attore sociale.
- Pregiudizio accademico nei confronti del frivolo. Il pregiudizio accademico che lega la moda
al frivolo è ancora molto forte. Radicato come nelle origini stesse di una disciplina che a lungo
si è occupata delle manifestazioni più nobili dello spirito: l'arte, la religione, le istituzioni,
trascurando invece le espressioni della materia che costellano la nostra vita quotidiana.
Simmel conferisce dignità scientifica all'effimero, al frivolo, al superfluo, mostrando la
possibilità di reintegrare nel sapere accademico, lo studio di temi periferici.
- Moda come strumento di costruzione identitaria.
- Moda come specchio delle differenze di status. Paradossalmente è così che il ludus
dell'aristocrazia, che utilizza l'abbigliamento per differenziarsi dalla servitù, o all'opposto i
gusti proletari, che mimano quelli borghesi, diventano un metro della distanza sociale e un
indicatore della volontà di mantenerla o diminuirla.
- Moda come industria culturale e settore economico.

Ambivalenza
L’ambivalenza è uno stato caratterizzato dalla presenza simultanea di valutazioni o di atteggiamenti
contrastanti, oppure opposti.
- Moda come strumento identitario individuale e meccanismo di posizionamento nella
gerarchia degli status: Nella moda Simmel vede coesistere una contemporanea spinta: da
una parte all'imitazione e all'eguaglianza sociale, e dall'altra alla differenziazione individuale.
- Emulazione e distinzione. Seguire la moda equivale a adottare un codice sociale,
immediatamente visibile e facile da interpretare per chiunque. È un codice estetico, ma al
tempo stesso, la moda, appaga il bisogno di diversità che presenta due livelli: è distinzione
da altri ceti, classi, ambienti sociali, ma anche scarto interno al proprio entourage, di cui

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l'individuo assimila e condivide alcuni canoni stilistici condivisi, inserendo però delle varianti
personali che ne fanno un attore dotato di personalità propria, all'interno di un gruppo
esternamente riconoscibile.(esempio: anche nel gruppo di nostri amici possiamo avere molta
affinità stilistiche. Pur nella tendenziale uniformità, ci distinguiamo per varianti personali nel
nostro abbigliamento)
- Oggetti come ponti o barriere (Douglas e Isherwood). Mary Douglas: la moda può funzionare
da ponte o da barriera nei rapporti tra le classi sociali, almeno nella misura in cui essa è
sempre un fenomeno di classe.
La contemporaneità dii Simmel consiste nell’individuare l'ambivalenza come forma non
contraddittoria, ma connaturata all' agire individuale e ai giochi di relazione. Quella di Simmel,
dunque, è una sociologia dell’ambivalenza che diventa una risorsa imprescindibile per la
conoscenza della realtà. Nelle mani del sociologo l’ambivalenza si fa strumento metodologico per
l'indagine sulla modernità, epoca che registra il passaggio dalla stabilità e assolutezza dei contenuti
del mondo, alla dissoluzione di questi contenuti, in movimenti e relazioni.
- Convivere con l’ambivalenza (Bauman). è un tratto tipico dell'uomo e della donna
contemporanei, che sono assediati dalle ambiguità semantica del mondo circostante. Noi
cerchiamo di adattarci a questo mondo cercando un senso di fronte all'indebolimento delle
grandi ideologie, delle religioni, delle grandi narrazioni, che hanno contraddistinto la
modernità. L'attore sociale affronta lo spaesamento ricostruendo una razionalità a posteriori,
trasformando la propria vita in una narrazione in cui il senso delle azioni emerge attraverso
un racconto riflessivo, e l’ambivalenza si trasforma da luogo di incertezza a terra di
esplorazione.

Violenza simbolica
- «Violenza dolce, insensibile, invisibile per le stesse vittime, che si esercita essenzialmente
attraverso le vie puramente simboliche della comunicazione e della conoscenza o, più
precisamente, della mis-conoscenza, del riconoscimento e della riconoscenza o, al limite,
del sentimento»
- Imposizione dei significati come dati naturali: Siamo di fronte a processi di violenza simbolica,
ogni volta che alcuni significati e forme sociali, vengono imposte come legittimi, naturali,
dissimulando i rapporti di forza di cui in realtà sono espressione. in quest’ottica la rincorsa
all'ultima moda, non presenta solo l'aspetto piacevole del gioco, ma evoca anche uno scontro
simbolico per mantenere i confini della propria individualità e di quella del proprio gruppo
sociale, proteggendola da assalti esterni.
- Rapporto asimmetrico tra detentori del gusto e imitatori: tra i detentori del gusto (coloro che
conoscono le regole della moda e le mettono in pratica) e gli imitatori (che invece sono i
perenni inseguitori di contenuti stilistici), esiste un rapporto asimmetrico gerarchico. I primi
stabiliscono che cosa è legittimamente accettabile nel campo della moda, i secondi si
adeguano accettando come naturali le norme e il linguaggio del vestire. Ciò che è un prodotto
socialmente costruito (le categorie di gusto coniate da chi detiene il massimo prestigio nel
campo del gusto e della moda) colonizza il senso comune diventando un dato di fatto.
- il rapporto di subalternità che esiste tra élite e ceti inferiori, si manifesta nella moda (così
come nello status, nelle professioni, nel reddito, nell’istruzione).
- La violenza simbolica della moda risiede nella sua capacità di stabilire confini tra ciò che è
in e ciò che è out, e stigmatizzando gli outsiders (i fuori moda) come non conoscitori delle
regole del gioco.

BOURDIEU
Bourdieu è un filosofo che passa la sociologia transitando attraverso l’etnografia. Questo spiega, in
parte perché il suo percorso letterario sia così originale e perché la teoria sia importante; è un
filosofo di formazione ma attento alla ricerca empirica.

Il suo approccio è:
- Critico: la sua sociologia è una critica al mondo sociale e al mondo accademico.

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- Riflessivo: Per Bourdieu la riflessività è la capacità di guardarsi dall’esterno, di prendere sé
stessi come oggetto di ricerca. Anche il sociologo è il prodotto del suo mondo sociale.
- Agonistico: c’è competizione. Gli agenti sociali nei loro campi in cui esercitano la loro attività
sono individui in competizione tra di loro per assicurarsi il massimo livello di prestigio.

Gli obiettivi:
- Comprendere le ineguaglianze sociali e capire perché si riproducono nel tempo e per quale
motivo sono accettate dalle classi subalterne
- Liberare gli agenti sociali dalla condizione di oppressione, rivelando le strutture di
dominazione agli agenti che non ne sono pienamente consapevoli e mostrando come il
mondo sociale possa essere organizzato in modo alternativo
- Riconciliare tradizioni sociologiche eterogenee attraverso l’integrazione e il superamento di
approcci diversi
Bourdieu cercherà di mostrare attraverso la sua teoria della pratica e il concetto di Habitus che noi
in quanto individui, agenti sociali, siamo plasmati da forze esterne, siamo strutturati dal mondo
sociale ma anche strutturanti, con le nostre azioni contribuiamo a modificare questo stesso mondo
sociale.
Concetti chiave: habitus, capitale, campo, riproduzione, dominio

L’habitus è il prodotto di una determinata traiettoria sociale nel quale confluisce la vita personale
dell’individuo, della sua famiglia e quella della classe cui egli appartiene. È l’insieme dei nostri modi
di pensare, agire, classificare; insieme di schemi di comportamento che ci portiamo appresso e che
condiziona le nostre azioni quotidiane. È al tempo stesso individuale (l’habitus di una persona è
diverso da quello del suo vicino) e di classe (l’habitus di due proletari si somiglia, così come si
somiglia l’habitus di due borghesi). Componenti dell’habitus:
- Modi di pensare e di agire: insieme di schemi classificatori e pratiche
- Bodily habits: abitudini corporali, cioè come il nostro corpo si comporta nelle varie situazioni
(vergogna=rossore)
- Gusti e disgusti: noi incorporiamo un sistema di preferenze in base alla classe di origine.

Ogni classe possiede un habitus specifico. Esistono pertanto: un habitus delle classi lavoratrici e
subalterne, un habitus delle classi medie, un habitus delle classi elevate.

Il capitale complessivo (cioè il volume di risorse economiche, sociali e culturali di cui gli individui
dispongono) cresce al crescere della classe.
Lower working class: scarsissimo capitale, Upper working class: scarso capitale, Lower middle class:
capitale modesto, Upper middle class: buon livello di capitale.

L’habitus degli agenti sociali è l’habitus della loro classe di appartenenza: un membro della working
class (classe operaia) agirà secondo l’habitus della working class. Questo perché l’habitus viene
«socializzato» in particolari modi di pensare e agire. L’habitus viene percepito come «naturale»:
quando pensiamo ai nostri modi di agire e pensare li riteniamo gli unici modi possibili, e difficilmente
realizziamo che sono il prodotto arbitrario della nostra appartenenza di classe.

Ogni habitus è accompagnato (ed espresso) da:


- gusti e disgusti: a persone che appartengono a classi diverse piacciono cose diverse. Gli
agenti sociali sviluppano il gusto alla necessità, in quanto non potrebbero permettersi altro.
Il gusto non è solo positivo ma esiste anche il disgusto. Le classi elevate possono esprimere
un disgusto per marcare le differenze sociali
- categorie estetiche (bello brutto) e categorie morali (morale/immorale): persone appartenenti
a classi diverse danno giudizi estetici e morali diversi. Secondo Bourdieu il bello è ciò che le
classi dominanti definisco così, quindi l’idea di bello è incarnata nell’habitus di una specifica
classe.

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L’habitus è «ereditario»: le élite trasmettono il loro vantaggio in termini di capitale ai figli, le classi
subalterne trasmettono gli svantaggi. In questo modo è molto difficile una reale uguaglianza tra classi
sociali diverse, vi è piuttosto una tendenza alla riproduzione sociale dei privilegi e degli svantaggi
associati alla condizione di origine della propria famiglia.

Tra le cose Bourdieu intende svelare vi è il potere culturale.


Le élite hanno il potere di definire i loro gusti e la cultura come legittimi. Ciò che fa parte del gusto
delle classi dominanti è definito come «sofisticato», «raffinato», ciò che fa parte dello stile di vita
delle classi subalterne è «volgare»
- L’habitus della upper middle class è caratterizzato da un senso di superiorità. La credenza
di avere un gusto raffinato rispetto alle classi subalterne
- L’habitus della lower middle class è aspirazionale, ovvero vive nel tentativo di emulare i
comportamenti della frazione di classe immediatamente superiore.
- L’habitus della working class è segnato da un senso di inferiorità, alimentato dalla derisione
di cui sono oggetto i gusti delle classi subalterne. le classi dominanti che deridono le classi
inferiori.

Questo rivela per Bourdieu l’esistenza di un potere culturale detenuto dalle classi dominanti a
discapito di quelle subalterne, che non sono nella condizione di definire ciò che è cultura legittima.
Esistono però lotte per la definizione di gusto anche tra le classi dominanti.

Capitale: Bourdieu si riferisce a ogni genere di risorse, mezzi e capacità che gli agenti sociali
possiedono e usano per conquistare e mantenere la propria posizione nei contesti in cui operano.
Con il termine “capitale” Bourdieu non si limita a parlare di mezzi finanziari ma intende le risorse che
possiamo impiegare per competere con gli altri nell’arena sociale.

Il capitale si caratterizza per volume (quantità) e tipologia (forme di capitale).


Per Bourdieu è centrale l’appartenenza di classe: più elevata è la nostra condizione sociale, maggiori
sono le risorse con cui giochiamo la nostra partita.

Forme di capitale:
1. Capitale economico: l’insieme delle risorse materiali di un agente sociale. È la parte più
immediatamente visibile del capitale complessivo. Rispetto al capitale culturale e sociale, è
relativamente semplice, vederlo, misurarlo, notarlo.
2. Capitale culturale: l’insieme delle conoscenze e competenze detenute dall’agente sociale.
Esiste in tre forme:
Incorporato: le disposizioni durevoli della mente e del corpo visibili. Sono modi di fare che
vengono interiorizzati dal nostro corpo oltre che dalla nostra mente che si muove di
conseguenza. Diventa quindi centrale l’habitus, perché il capitale culturale incorporato si fa
habitus.
Oggettivato: è l’insieme dei beni culturali che l’agente sociale possiede: libri, opere d’arte,
manufatti che testimoniano il suo gusto elevato o la sua erudizione. Questi manufatti
testimoniano la nostra erudizione, la lontananza o la vicinanza dal mondo delle arti o della
cultura. Dunque, anche i manufatti stanno lì per ricordarci quale sia la nostra dotazione
culturale
istituzionalizzato: i diplomi e i titoli di studio.
3. Capitale sociale: l’ampiezza e qualità delle reti sociali dell’agente sociale. È la conoscenza
di persone influenti e la facilità con cui possiamo entrare in contatto con esse
4. Capitale simbolico: prodotto delle tre forme classiche di capitale. Indica la capacità
dell’agente sociale di incidere nel suo campo sociale. I tre fattori messi insieme, ci possono
dare il controllo del campo, una posizione di prestigio, un’elevata reputazione all’interno del
campo sociale. Ci ricorda che non è il capitale in sé a produrre effetti sul campo, ma il
riconoscimento/misconoscimento di quel capitale da parte degli altri agenti.

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Relazione tra capitale, habitus e classe: il capitale è legato alla classe perché il volume e il tipo di
capitale posseduto dall’agente sociale indicano l’appartenenza di classe. L’habitus influenza
fortemente sia il volume sia il tipo di capitale che l’agente possiede.

Il campo è uno spazio sociale di posizioni i cui partecipanti competono e/o collaborano per
assicurarsi una posta in gioco. All’interno di un campo, gli agenti sociali agiscono sulla base del loro
habitus e alla posizione che occupano nel campo, una posizione dominante o una posizione
dominata. Possono occupare una posizione centrale (obiettivo mantenere la posizione dominante)
oppure marginale (obiettivo acquisire una posizione dominante sfidando i detentori del potere nel
campo). Ogni campo possiede delle regole specifiche, condivise dai partecipanti, e funziona come
sfera sociale autonoma. Tali regole sono spesso incomprensibili ai non partecipanti.

Regole di funzionamento dei campi


Oltre alle regole specifiche del campo, esistono alcune regole generali comuni a tutti i campi:

Lotta tra posizioni dominanti e nuovi entranti: studio su come è strutturato il campo dell’alta moda
parigina. Bourdieu rileva che i giovani sarti che non sono né affermati né famosi, entrano in
competizione con gli stilisti più affermati, dando vita ad uno scontro tra dominati e dominanti: i primi
in cerca di legittimazione della propria posizione nel campo sociale della moda, i secondi impegnati
nella conservazione delle posizioni già acquisite. La struttura di distribuzione del potere nel campo
dipende anche dalla struttura geografica. Per affermare la propria posizione ed emergere, gli stilisti
più giovani usano strategie diverse da quelle degli stilisti della vecchia generazione. Così i nuovi
entranti nel campo usano strategie eretiche, cioè si distanziano dall’ortodossia dei dominanti. Ciò
che si è rivelato per il campo della produzione di moda vale in realtà per tutti i campi sociali: ogni
campo è caratterizzato dalla tensione tra chi detiene una posizione centrale, privilegiata, affermata
e chi entra nel campo da una posizione marginale e vuole occupare il centro della scena. I nuovi
entranti possono guadagnare una posizione dominante o di rilievo, sfidando i detentori del potere
con i loro stessi mezzi o sfidando la legittimità delle regole imposte dai dominanti.

Illusio: I partecipanti a un campo condividono una caratteristica che Bourdieu chiama illusio, nel
senso etimologico di stare in ludo (dentro il gioco, seguendo le regole del gioco). Per dare senso a
ciò che accade dentro al campo bisogna accettarne pienamente le regole e pensare che ne valga
la pena.

Sopravvivenza del campo: Chi accetta le regole del gioco confida che il campo continui ad esistere
nel tempo. Anche coloro che entrano nel campo (con strategie eretiche che stravolgono modi di fare
consolidati) non vogliono, con i loro modi sovversivi, distruggere il campo, ma semplicemente
rinnovarlo e collocarsi al centro di esso.

Relazione tra capitale e campo: Ogni campo si basa su uno o più tipi di capitale specifico. Gli agenti
sociali prendono parte al «gioco sociale» del campo usando le «carte» (le forme di capitale) a loro
disposizione per «vincere la partita» (aggiudicarsi la posta in gioco). Il successo nel campo dipende
dal possesso della forma di capitale adeguata al campo (es. saper comunicare attraverso Twitter
può assicurare il successo in politica, si possono avere dei follower che dopo si trasformano in
elettori). I campi sono strutturati a vantaggio delle élite: favoriscono le forme di capitale che le élite
possiedono e scoraggiano l’ingresso di nuovi partecipanti (effetto San Matteo: i vincitori continuano
a vincere).

Gli agenti sociali che compongono il campo (es. i politici che formano il campo politico) sono portatori
di interessi e posizioni. Le posizioni che essi rappresentano disegnano una rete di relazioni oggettive
(dunque visibili). Le posizioni acquisite vincolano gli agenti a comportarsi secondo un copione:
essere primo ministro, professore o studente comporta una serie di modelli normativi cui attenersi. I
partecipanti al campo possono instaurare tra di loro diversi tipi di relazione di:
- Dominio: (posi. Privilegiata) essere nella posizione di stabilire le regole per sé e per gli altri

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- Subordinazione: (posi. Marginale) agire secondo criteri stabiliti dai dominanti del campo
- Omologia: occupare la medesima posizione di altri agenti sociali.

Riproduzione sociale: per capire cos’è la riproduzione bisogna partire dal concetto di mobilità
sociale, la capacità degli individui di passare da uno strato sociale ad un altro.
- Mobilità ascendente: miglioramento della propria posizione sociale (il figlio di operai che
diventa medico).
- Mobilità discendente: peggioramento della propria condizione (da una famiglia di medici a un
figlio operaio).

La mobilità sociale ascendente è possibile sulla carta, ma nei fatti si verifica con difficoltà. La mobilità
sociale discendente è possibile se i genitori trasmettono ai figli forme di capitale non utili La classe
media a difendere la propria posizione sociale, evitando dunque un percorso di mobilità sociale
discendente utilizza il proprio capitale economico per generare nuove forme di capitale educativo.
In secondo luogo, la classe media può usare il proprio capitale sociale (la rete di relazioni) per
ottenere buoni impieghi.

Il capitale economico e il capitale culturale possono essere utilizzati per creare nuovi tipi di
professione.

Dominio: consiste nel potere di definire e nel potere di imporre visioni legittime del mondo. Chi
detiene tale potere domina perché è in grado di stabilire le regole del gioco cui devono partecipare
tutti gli agenti impegnati nel campo sociale.

Il dominio non significa esclusivamente imporre la propria volontà, ma anche definire le regole del
gioco. Una forma di dominio efficace è quando vi è misconoscimento della violenza e della sua
natura arbitraria: i dominati sono complici involontari poiché attraverso l’habitus incorporano le
categorie concettuali del dominio, le strutture mentali che giustificano il dominio. (condizione
femminile a cui Bourdieu dedica il libro “Il dominio maschile”)

Una nozione collegata al dominio è la nozione di violenza simbolica. La violenza simbolica è una
violenza dolce, insensibile, soprattutto invisibile, perché chi la subisce non se ne accorge, ciò accade
perché la violenza si esercita attraverso la comunicazione, la conoscenza. I dominanti la esercitano
costruendo le categorie concettuali, e legittimando le categorie concettuali con le quali pensiamo la
realtà

La teoria di Bourdieu individua una forma di violenza esercitata dall’ordine delle cose: il potere si
impone più che con l’azione persuasiva, attraverso la percezione del dominio come qualcosa di
naturale. Esempio di violenza simbolica e incorporazione delle categorie del dominio da parte dei
dominanti: La tv italiana è caratterizzata da una presenza massiccia del corpo femminile svestito, e
dove le donne si trovano in posizioni ancillari (valletta) a cui è tolto il diritto di parola, e quando
parlano vengono ridicolizzate.

Siamo di fronte a violenza simbolica quando i criteri di rappresentazione e percezione della realtà, i
nomi con cui chiamiamo le cose, le categorie con cui classifichiamo, sono assunti come ovvi quando
sono prodotti storici di una lotta tra diversi punti di vista. Quando classifichiamo divertente, la scena
di una donna umiliato in televisione, ecco che siamo all’interno di un meccanismo di violenza
simbolica. Le diverse forme di organizzazione sociale tendono alla riproduzione della struttura delle
disuguaglianze, le relazioni di potere e di dominio, dunque in ogni società gli agenti sociali adottano
una strategia per la riproduzione o il miglioramento per la propria posizione. Il soggetto dominante
(l’uomo) non ha ragione per abbandonare il proprio dominio, e attraverso la violenza simbolica
riproduce questa struttura di disuguaglianze.

STUDIARE UN OGGETTO

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Il significato sociale dell’influenza: Studiare gli influencer significa studiare come certi individui
influenzano gli altri agenti sociali
- Significato etimologico: capacità di imporre la propria volontà con persuasione, autorità o
prestigio personale, ma senza alcuna forma diretta o esplicita di potere e coercizione.
- Significato medico: Infezione virale con trasmissione da persona a persona.
- Significato sociale: termine che definisce delle forme di relazione:
- Significato per la sociologia della cultura: metafora: Tutti questi meccanismi di diffusione su
forma imitativa vengono spiegati come una forma di influenza: Le industrie culturali lavorano
attivamente alla “costruzione” dell’influenza. La pubblicità, la comunicazione, hanno come
obiettivo quello di influenzare gli altri e spingere all’acquisto di un prodotto.
- L’influencer marketing non è altro che l’aggiornamento di queste tecniche virulente e
promozionali, una forma di promozione basata sull'utilizzo intelligente dei social network.
La figura dell influencer viene accolta nel senso comune con visioni agiografiche, compensate da
visioni apocalittiche.

Panico morale: i produttori di opinione (opinion leader) sono in grado di scatenare il panico in forma
discorsiva intorno a un oggetto sociale. Gli influencer, dunque, sembrano appartenere a quel nucleo
di persone che sarebbero colpevoli di sfidare i valori e gli interessi della società. L’influencer sono
visti come minaccia per l’ordine sociale, “perché non è un vero lavoro”, negazione del valore del
sacrificio e del lavoro, “perché il digitale non è reale", “la sua attività non richiede competenze”

Quins- Chi sono gli influencer?


Il Financial Times, qualche anno fa dedica un servizio a Chiara Ferragni definendola influencer che
ha costruito un marchio globale. CF si definisce un imprenditore digitale che oltre a gestire il blog e
il suo profilo Instagram ha fondato un brand. Il suo potere da imprenditrice va a pari passo con il suo
potere culturale, la relazione con Fedez. Ferragnez incluso nei neologismi della Treccani.

Mentre si inserisce nel campo della moda, crea un nuovo sottocampo sociale, che ancora non
esisteva, il campo sociale del fashion blogger.

Chi prima entra nel campo lo satura, si crea un potere poi difficile da intaccare. Un campo può essere
pensato attraverso la relazione di collaborazione o di conflitto

Quid- Che cosa fanno gli influencer?


Una prima fondamentale attività è quella di attirare e costruire audience. La dimensione quantitativa,
le statistiche sono importanti per classificare gli influencer.
Gli influencer si classificano in:
- Celebrities
- Mega influencer
- Marco influencer
- Micro influencer
- Nano influencer

Quello che fanno tutti gli influencer è trasformare un hobby in una professione. Quello che si nota è
che vi è stata un’evoluzione da ameteur a professionisti, attraverso costruzioni discorsive e di senso
pratico e habitus professionale, un insieme di schemi di azione, giudizio e percezione. Gli influencer
fanno un lavoro digitale, sono veri e propri imprenditori.

Ubi? Dove prendono forma le pratiche degli influencer, dove lavorano gli influencer? Nel senso
comune spopola l'idea che se l’influencer si cancellasse dai social, scomparirebbe anche nella vita
reale. Ma gli influencer sono reali, hanno corpi reali e calcano il palcoscenico della vita quotidiana.

Es: Chiara Ferragni al Festival di Cannes. La popolarità acquisita online la rende una protagonista
anche del circo mediatico offline, perché partecipa alle settimane della moda e agli eventi mondani

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che non sono circoscritte alla cornice di Instagram. Quello di chiara Ferragni va dunque pensato
come un universo narrativo e discorsivo, composto da tasselli online e tasselli offline.

Quibus auxiliis? con quali mezzi, con quali strumenti un influencer si muove all’interno del campo
sociale del digital influencing?
- Capitale culturale: auto-didatticismo e gusto “innato
- Capitale economico: denaro, tempo, prossimità alle capitali della moda.
- La prossimità alle città della moda.
- Capitale sociale: reti relazionali (densità e numero di contatti). La densità, il numero di
contatti, genera un capitale sociale più o meno ampio per l'influencer
- Capitale simbolico: tutte le tre forme sopra descritte vanno a formare il livello di legittimazione
che l'influencer riesce a raggiungere all'interno del campo

Il rapporto con i fashion magazines. Esistono 3 diverse forme di relazione:


- Collaborazione: I blogger hanno un'ampia audience e le riviste possono decidere di utilizzare
la loro collaborazione per attrarre le audience dei blogger e trasferirle sulla rivista.
- Competizione: Pur essendo prodotti molto diversi, il blog e la rivista di moda, hanno in
comune la ricerca dell'attenzione del pubblico, e quindi l'attenzione riservata ai profili
Instagram o ai blog dei nuovi influencer è qualcosa che piano piano erode l'audience delle
riviste di moda, o almeno così ritengono molti giornalisti. Questi nuovi strumenti digitali
risultano più freschi e attraenti, un nuovo strumento per raccontare la moda, che quindi va a
scalfire e a danneggiare il lavoro del giornalismo di moda
- Sfruttamento

Cur? Com’è possibile tutto questo, perché gli influencer si affermano proprio adesso?
Fattori esogeni (esterni al campo della moda):
- Progresso tecnologico: affermazione dei SNSs (Social media)
- Trasformazione del mercato del lavoro: i digital media offrono nuove possibilità a una
generazione di utenti capace di utilizzare propriamente i social network, ma al tempo stesso
comportano un rischio di un lavoro precario, e di un lavoro che in quanto immateriale rischia
di essere svalutato, non pagato adeguatamente dalle aziende.
- Un ultimo elemento della trasformazione del mercato del lavoro è il self branding, trasformare
sé stessi, la propria personalità, la propria immagine in un brand da vendere.

Fattori endogeni al campo della moda:


Trasformazione del sistema editoriale della moda: Digital turn: da modello top-down a modello
bottom-up dei flussi di informazione.
Top down: la rivista cartacea era un prodotto editoriale curato da una redazione, composto
da specialisti. Giornalisti di moda che dopo una faticosa carriera sono nella condizione di produrre
un giornale e rappresentare un punto di vista su un certo argomento (forma di comunicazione).
Bottom up: sono gli utenti stessi a produrre informazione e a interagire con i produttori ufficiali
di informazione (quello che succede con internet e in particolare con il web interattivo, il cosiddetto
web 2.01 etichetta con cui si indicano tutte quelle forme di interazione sul web che permettono agli
utenti di esprimere la propria voce).

Questo crea una ridefinizione del ruolo di intermediari dei media tradizionali, poiché il giornalista non
è più l'unico depositario delle informazioni.

Ridefinizione del rapporto tra digitale e cartaceo nei media tradizionali. Le riviste di moda colgono la
sfida digitale con molto ritardo rispetto ad altri settori del giornalismo. All'inizio pubblicano delle
versioni online molto patinate, di difficile accesso, e solo gradualmente colgono quale sia la vera
logica di funzionamento dei nuovi media digitali. Una logica che richiede una reale interazione con
il pubblico. Si sviluppano una serie di forme diverse di coesistenza nel digitale e del cartaceo.
Nell'editoria di moda vi sono riviste che continuavano a uscire solo su carta (per valorizzare il
prodotto cartaceo, stampato su carte patinate, con importante grammatura, per far diventare la

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rivista un prodotto collezionabile). Ci sono redazioni che sono passate interamente all'online (la
rivista cartacea non viene più stampata perché ha dei costi che non vengono ripagati dalle vendite
e dalla pubblicità). Altre riviste mantengono una versione cartacea e una versione digitale (tenendo
però ampie differenze tra le due)

Trasformazione delle aziende di moda: dalla crisi dei marchi alla ricerca di autenticità. I marchi in
svariati settori della produzione culturale, compresa la moda, hanno un grande successo negli anni
80 e 90, per poi entrare nella crisi che riguarda il rapporto con i consumatori che non percepiscono
più i marchi come autentici. Percepiscono un eccesso di artificio nella pubblicità e nei marchi. Gli
influencer sembrano soddisfare questo desiderio di autenticità, proponendosi nella loro apparente
semplicità come ragazze e ragazzi della porta accanto. Diventano dei testimoni (un messaggio
pubblicitario veicolato da un influencer è molto più probabile che possa influenzare un consumatore,
rispetto a una pubblicità fatta dal brand)

Quomodo: in che modo gli influencer fanno ciò che fanno, in che modo hanno conquistato una
legittimità all’interno del campo della moda?
- Soggettività: si riscontra nella loro linea editoriale
- Autenticità: forte enfasi sull’autenticità di voci che si presentano fresche e autonome
all’interno di una conversazione, che seppur a disposizione di miliardi di utenti, è percepita
come intima e personale dai lettori del blog.
- Intimità pubblica: senso di confidenza e unione tra influencer e follower che prende forma in
un'arena pubblica dove like e commenti sono accessibili a tutti dai social network.
- Cultura dell’immediatezza: blog e profili Instagram offrono rapidi e continui aggiornamenti
(cosa impensabile per le riviste cartacee).
- Indipendenza: i blogger e gli influencer dichiarano di possedere una propria linea editoriale
indipendente e riconoscibile e dunque di non obbedire automaticamente alle richieste dei
brand.

Autenticità: ciò che è reale, genuino, ciò che ha una storia e che non è creato per scopi commerciali.
Anche gli influencer sono consapevoli del fatto che l’autenticità si va a perdere.
Al sociologo non interessa stabilire se l’autenticità sia autentica o prodotto commerciale, interessa
identificare le pratiche. Tre strategie di autenticità
- Selezione delle collaborazioni
- Parresia digitale (dire sempre la verità)
- Lavoro estetico, utilizzare tecniche amatoriali

Quando- quando si affermano gli influencer? C’è stato uno sviluppo delle tecnologie nel corso degli
anni. Il sociologo raccoglie testimonianze e documenti per comprendere l’evoluzione di un fenomeno
sociale e si occupa di un’opera di decostruzione del materiale che ha costruito.

INTERAZIONE
I bagni pubblici sono un contesto di osservazione per capire come interagiscono gli individui. Quello
che succede nei bagni pubblici ci fornisce degli indizi su come proteggiamo la nostra identità.

Sé riflesso: Noi ci vediamo come gli altri ci vedono “Looking-glass self” (sé allo specchio-
Cooley,1902). Le interazioni sono uno strumento cognitivo perché l’individuo si conosce attraverso
lo specchio degli altri. Gli individui hanno la capacità di assumersi il ruolo dell’altro, l’approvazione
delle persone che ci circondano è fonte di motivazione ed è molto importante.
Siamo sempre alla ricerca dell’approvazione altrui e ciò genera comportamenti imitativi, noi
cerchiamo di soddisfare le aspettative degli altri, genera anche la nostra coscienza e il senso di
colpo (reazione al non riuscire a soddisfare le aspettative degli altri).

Altro Significativo (MEAD) Sono coloro che ci sono abbastanza vicini (socialmente) da avere una
forte capacità di motivare/ influenzare il nostro comportamento. Siamo più attenti all’opinione di
alcune persone rispetto ad altre, soprattutto se sono di uno status superiore al nostro. Viviamo a

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contatto e in mezzo a gruppi di riferimento, ovvero collettività che influenzano il nostro
comportamento esempio: un professore è molto attento all’opinione degli altri professori, si deve
guadagnare la loro stima

All’interno di uno specifico gruppo di riferimento vi sono individui che fungono da modelli di ruolo,
individui a cui adeguiamo il nostro comportamento esempio: i fashion leader che dettano le mode.
È incarnato da persone che risultano brillanti, dominanti (Bourdieu) all’interno del gruppo.

Altro generalizzato (MEAD); Sono entità che comprendono tutte le forme di autorità che abbiamo
interiorizzato e che regolano il nostro rapporto con la realtà. È una forma di controllo sociale che
abbiamo incorporato. Attraverso l’interiorizzazione (comprensione) dell’altro generalizzato noi
comprendiamo quale comportamento è appropriato in differenti contesti sociale. Si tratta di una
forma di socializzazione anticipatoria (Habitus- Bourdieu), ci immaginiamo quali siano i premi o le
sanzioni legate a un comportamento, ci immaginiamo cosa sia adatto in base a questo altro
generalizzato.

Socializzazione: È il processo attraverso cui comprendiamo le aspettative e le norme del gruppo di


riferimento e i vari ruoli che assumiamo nella vita quotidiana.

Le esperienze di socializzazione sono mediate dall’appartenenza alla:


- Cultura: sistemi di credenze e conoscenze e dato per scontato all’interno dei quali siamo stati
socializzati
- Sottocultura: rete di individui che condivide preferenze, gusti, stili di vita distintivi, in
opposizione a una cultura mainstream

L’interazione sociale è una relazione sociale tra due o più soggetti individuali o collettivi, di breve o
lunga durata, durante la quale ciascun soggetto modifica reiteratamente il suo comportamento o
azione sociale in vista del comportamento o dell’azione dell’altro, sia dopo che questa si è svolta,
sia anticipandola o immaginandola. L’interazione non ci lascia uguali, perché per prevenire o
anticipare l’azione dell’altro o come conseguenza, siamo portati a modificare il nostro
comportamento.

Molti autori si sono occupati dell’interazione come rituale, una parola che conosciamo grazie a
Durkheim. Secondo lui le religioni hanno in comune almeno 2 elementi:
- Un insieme di credenze: stati di opinione, rappresentazioni, qualcosa in cui si crede
- Un insieme di riti: modi di agire rigidamente determinati

Il contenuto di una credenza consiste in una distinzione profonda tra ciò che è sacro e ciò che è
profano.
- Sacro: qualcosa di profondamente rispettato, serio, fuori dall’ordinario, da avvicinare con la
dovuta
- Deferenza
- Profano: è tutto ciò che non appartiene al sacro, ovvero il modello delle cose ordinarie, che
possono essere avvicinate senza la medesima cautela dovuta al sacro
Ciò che è profano non può essere sacro e viceversa, a meno che non sia sancito da una cerimonia

Rituali della deferenza: Sono quelli che manifestano all'interlocutore il nostro apprezzamento nei
suoi riguardi, o nei riguardi di ciò che egli rappresenta. La deferenza va guadagnata, non possiamo
attribuircela da soli. La deferenza si esprime in varie forme; le principali sono:
- I rituali di discrezione: una serie di proscrizioni (divieti, interdizioni).
- I rituali di presentazione: consistono in una serie di prescrizioni, ovvero ci ordinano di fare
qualcosa.

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Rituali del contegno: Sono rivolti a noi stessi, per mostrare agli altri partecipanti la nostra onorabilità
e la nostra competenza interazionale.

Se l’interazione è un rituale, può essere rotto ed esistono violazioni del rituale e di conseguenza
delle riparazioni, infatti il confine tra ciò che si può fare e ciò che non si può fare, non è molto chiaro.

Il sé è un oggetto sacro da tutelare. Per fare questo, l’individuo cerca di delimitare il proprio territorio
e di evitare che venga violato. Esistono diversi tipi di “territori” che circondano l’attore sociale:
- Spazio personale: spazio che circonda l’individuo:
- Nicchia: spazio ben delimitato all’interno del quale l’individuo ha pretese temporanee ma
esclusive
- Turno: ordine che regola un’interazione.
- Guaina: la nostra pelle e, per estensione, dei nostri vestiti che non a caso chiamano “seconda
pelle”.
- Riserva di informazione: controllo che l’individuo esercita su una serie di fatti che lo
riguardano quando è insieme ad altri, è simile alla privacy.
- Riserva di possesso
- Riserva conversazionale

Gli individui si trovano continuamente nel pericolo di subire una profanazione dei propri spazi, ovvero
la sacralità dell’individuo. La vita quotidiana è costellata di rituali, anche se non vi facciamo caso, la
scorretta esecuzione di essi implica una violazione che infastidisce l’individuo. Questi rituali
costituiscono l’ossatura delle interazioni faccia a faccia nella nostra esperienza di tutti i giorni.

Etnometodologia: È una disciplina fondata da Harold Garfinkel e significa studiare i metodi che la
gente adotta per dare senso al proprio mondo sociale. Mira a comprendere come le persone trovino
e attribuiscono un senso alle proprie attività quotidiane. È un approccio microsociologico in quanto
studia le relazioni sociali quotidiane. Per Durkheim i fatti sociali possiedono una realtà oggettiva
mentre per Garfinkel, la realtà sociale viene costruita dall’individuo quando attribuisce un senso alla
situazione, riconoscendovi implicite norme sociali

Concetti chiave:
- Indicalità: le azioni hanno senso solo in relazione al loro contesto
- Riflessività: gli attori, mentre parlano, danno importanza a quello che dicono, rendono
ragionevole il discorso attraverso gesti ed elementi della comunicazione non verbale. Si
rende importante il modo in cui l’individuo spiega una cosa.

La riflessività può assumere due forme:


- Riflessività incarnata in quello che facciamo: È una peculiarità del nostro modo di agire: ogni
discorso è riflessivo perché, mentre trasmette contenuti, vuole far passare questi contenuti
come razionali.
- Riflessività a posteriori: È la riflessività racconto: significa che raccontando si rende una cosa
ragionevole. È una riflessività che segue (e non precede) l’azione: è raccontando ciò che ci
accade che diventiamo capaci di costruire un senso attorno all'evento.

I significati dipendono dalle indicalità e dalla riflessività, ed è per questo che dobbiamo guardare alla
specificità di ogni conversazione, di ogni interazione di ogni micro contesto sociale

Garfinkel era solito proporre ai suoi studenti degli “esperimenti di rottura” del dato per scontato
attraverso la violazione consapevole delle aspettative sul proprio ruolo
Se giochiamo a carte oppure a calcio con altre persone e trasgrediamo le regole fondamentali del
gioco provocheremo sentimenti di confusione tra le persone presenti. Finché le trasgressioni sono
modeste, di solito gli altri giocatori tentano di trattare i comportamenti devianti come casi di eventi
ammessi dal gioco, per salvare la definizione della situazione. Se la trasgressione è palese ed
esagerata il deviante desta incredulità e viene sanzionato.

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Metafora drammaturgica: La performance di Albertazzi serve per introdurre il teatro, come luogo
della rappresentazione. Albertazzi che interpreta l’imperatore Adriano e che dunque non è sé stesso,
parla come se fosse un’altra persona: recita.

È solo l’attore teatrale colui che recita o lo siamo tutti che recitiamo quotidianamente?
“La vita quotidiana come rappresentazione” Goffman, 1959 In quest’opera utilizza il teatro come
metafora drammaturgica della vita sociale: la vita quotidiana come palcoscenico, l’attore sociale si
muove su questo palcoscenico come un attore teatrale il cui ruolo è la sua maschera

La metafora teatrale ha dei limiti: il teatro è finzione e i partecipanti all’interazione sono chiaramente
riconoscibili (vi sono degli attori distinti dal pubblico), nella vita quotidiana gli individui sono
contemporaneamente attori e pubblico degli altri attori. L’obiettivo dell’attore è la definizione della
situazione (cercando informazioni sugli altri attori) e il controllo della condotta altrui (producendo
negli altri le impressioni volute). Per controllare la condotta altrui, producendo le impressioni volute,
l’attore sociale si avvale della sua espressività definita da 2 espressioni
- Espressione intenzionale (es inganno)
- Espressione lasciata trasparire (es finzione)
In entrambi i casi è importante mantenersi coerenti nel tempo: le informazioni diffuse dall’attore ne
vincolano il comportamento futuro, costringendolo a comportarsi coerentemente a esse per non
perdere la “faccia”.

Durante l’interazione possono però accadere fatti che contraddicono, screditano o mettono in dubbio
la proiezione stessa. In questo caso, l’attore prova un senso di vergogna, una sensazione che
l’individuo prova quando la sua proiezione è stata screditata

Goffman sostiene che la proiezione ha un carattere morale, infatti l’attore, presentandosi in un certo
modo fa una richiesta morale agli altri. Pretende che gli altri lo valutino e lo trattino in una maniera
adeguata al ruolo che egli dichiara. Per evitare impacci nell’interazione gli attori sono spesso
coinvolti in azioni preventive:
- Tecniche di difesa: servono per salvare la propria definizione della situazione.
- Tecniche protettive o di tatto: servono per salvare la proiezione degli altri.

Rappresentazioni: quando un attore prende una parte, implicitamente richiede agli partecipanti di
prendere sul serio la sua rappresentazione. Nella vita reale, le cose sono più complicate: abbiamo
diversi tipi di attori:
- Attore sincero: colui che è convinto della veridicità delle proprie rappresentazioni
- Attore cinico: colui che non è completamente convinto della propria routine e non è
interessato dell’opinione degli altri. L’inganno può essere perpetuato per diverse motivazioni
come: vantaggio personale, bene del pubblico o perché il pubblico vuole l’inganno

Facciata: La rappresentazione richiede che l’individuo costruisca la facciata, che di regola funziona
in maniera fissa e generalizza allo scopo di definire la situazione per quanti la stanno osservando.
Goffman per definirla utilizza l’espressione “equipaggiamento espressivo di tipo standardizzato”.
Parti tipiche:
- L’ambientazione (o scenario): tutti quei dettagli di fondo che forniscono lo scenario e l'arredo
della rappresentazione, generalmente fissa.
- La facciata personale (equipaggiamento espressivo dell’attore): segue l’attore e si compone
di elementi fissi (come l'etnia) e di elementi mobili (come l'età o lo status sociale).

Realtà e apparenze: Per Goffman il problema principale è quello della sua coerenza, l'attore deve
essere coerente agli occhi del proprio pubblico quando non è coerente la rappresentazione entra in
crisi. Goffman elenca una serie di attività incongruenti che l'attore cerca di nascondere per evitare
questo disallineamento. Sono attività incongruenti ad esempio:

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- Svolgere un’attività lucrativa incompatibile con la propria immagine pubblica (intascare
tangenti).
- Tutti gli errori commessi e occultati prima della rappresentazione.
- La presentazione di un’opera finita, occultando il processo di produzione (scrittori).
- In generale, gli attori cercano sempre di occultare i lavori “sporchi” che hanno portato ad un
risultato.
- L’esaltazione pubblica di elementi della rappresentazione, cui corrisponde in privato una
violazione dei principi esaltati (difesa pubblica della religione, violazione privata dei suoi
principi morali).

La discrepanza tra la realtà e la proiezione ufficiale crea imbarazzo. L’imbarazzo crea gesti
involontari che tradiscono l’attore:
- Perdita momentanea del controllo dei muscoli (inciampare, sbadigliare, cascare, grattarsi).
- Manifestazione di esagerato interesse o disinteresse per l’interazione (nervosismo, risate).
- Rapporto con regia inadeguato (ambientazione in cui si svolge la rappresentazione sia
inappropriata, si verifichino dei fatti imprevisti).

Uno dei maggiori problemi in cui può incorrere una rappresentazione teatrale è l'assunzione di
personalità fittizia. È un comportamento poco chiaro e poco coerente: viene infatti considerata
imperdonabile in alcuni casi, perdonabile in altri.

Équipes di rappresentazione: L’attore non recita da solo ma con dei compagni di équipe. Termine
con cui indica la nostra performance.
La definizione della situazione proiettata da un certo partecipante è parte integrante di una
proiezione che è attivata e mantenuta dalla stretta cooperazione di più partecipanti, ovvero una
équipe. Una équipe di rappresentazione è un qualsiasi complesso di individui che collaborano
nell’inscenare una singola routine.

Il rapporto tra i membri di una medesima équipe è caratterizzato da:


- Interdipendenza reciproca: ogni membro può determinare il successo o l’insuccesso della
rappresentazione. Per questo, ognuno si deve fidare e promuovere il buon comportamento
dei compagni.
- Familiarità: i membri dell’équipe sono tra loro complici, conoscono i segreti del retroscena e
possono anche non mantenere la facciata, instaurando un rapporto di tipo informale.

Se i membri di una équipe mostrano davanti al pubblico un disaccordo nella rappresentazione si


genera: Un’azione non unitaria e il discredito della realtà che l’équipe cerca di rappresentare. Per
scongiurare la pubblica manifestazione di disaccordo sono necessari: Unanimità tra i membri
dell’équipe, occultamento di accordi preventivi tra i membri, la conoscenza della posizione
dell’équipe da parte di tutti i membri, la correzione degli errori in sede privata e non davanti al
pubblico.

Territorio
- Ribalta: luogo dove si svolge la rappresentazione.
- Retroscena: luogo dove l’impressione voluta dalla rappresentazione è negata; qui l’attore si
rilassa, abbandona la sua facciata, smette di recitare ed esce dal ruolo. Il retroscena
costituisce inoltre un luogo sicuro per l’attore dove il pubblico non può entrare.

Solitamente ribalta e retroscena sono luoghi adiacenti: l’attore può infatti ricevere aiuto dal
retroscena durante una rappresentazione allontanandosi momentaneamente. Le differenze tra
ribalta e retroscena sono che: sulla ribalta prevale un tono formale, a manifestazione del rispetto
che l’équipe ha del pubblico e del territorio, nel retroscena si manifesta la familiarità che intercorre

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tra i membri dell’équipe quando non è presente il pubblico e che determina il tono del rapporto
sociale.

Segregazione del pubblico: il pubblico che vede recitare gli attori in un ruolo non li deve vedere
impegnati anche in un altro ruolo, l’attore dovrà escludere dal pubblico le persone che lo hanno visto
in altri ruoli

Ruoli incongruenti
- Quando tra la funzione, le informazioni e il territorio accessibile non c’è congruenza, si creano
dei punti di osservazione privilegiati, definiti da ruoli incongruenti
- Informatore: colui che si finge membro di una équipe e accede al retroscena, ottenendo così
delle informazioni distruttive che può rivelare.
- Compare (spalla): si finge membro del pubblico ma è d’accordo con gli attori. Fornisce al
pubblico un modello di reazione che è quello che gli attori vogliono suscitare.
- Spotter: impostore presente nel pubblico che usa finzione a favore del pubblico e non degli
attori.
- Infiltrato nel pubblico: è un membro inosservato nel pubblico che poi riferisce ciò che ha visto
al proprio datore di lavoro
- Non-persona: persona presente durante l’interazione, ma che non assume il ruolo né di
attore né di pubblico, come se non fosse sulla scena (domestici, tassisti).

Il trattamento degli assenti: Quando gli attori vanno nel retroscena, normalmente denigrano il
pubblico. (fare caricature, utilizzare termini poco rispettosi). La denigrazione del pubblico nel
retroscena serve a mantenere alto il morale dell’équipe

Salvare la rappresentazione: La preoccupazione dell’attore è quella di non perdere la faccia, di non


fare figuracce. L’attore e l’équipe ricorrono a tecniche difensive:
- Lealtà drammaturgica: non tradire i segreti dell’équipe tra una rappresentazione e l’altra, non
usare la ribalta per mettere in scena uno spettacolo privato
- Disciplina drammaturgica: apparire immersi nella rappresentazione, ma al contempo esserne
distaccato per poter rimediare a eventuali incidenti
- Circospezione drammaturgica: prevedere e programmare il modo migliore di mettere in
scena uno spettacolo

La differenza tra attore e personaggio è che l’attore è definito come un affaticato fabbricante di
impressioni. Colui che cerca di creare delle impressioni nel suo pubblico. Il personaggio è definito
come una figura dotata di carattere positivo, le cui qualità eccezionali devono essere evocate dalla
rappresentazione.

L’idea di base di Goffman è che noi interpretiamo dei ruoli, indossiamo delle maschere e l’obiettivo
di questa performance è una necessità sociale, recitando e indossando maschere definiamo la
situazione. Il self è un’immagine proiettata che l’individuo cerca di far passare per sua propria; è il
prodotto di una scena rappresentata e non una sua causa, l’immagine del self è un effetto
drammaturgico.

STRUTTURA SOCIALE
Margaret Thatcher, in un’intervista dichiarò che la società non esiste, esistono solo gli individui e le
loro famiglie. Thatcher, in sostanza pensa che gli individui sono interamente responsabili dei propri
comportamenti, e così anche del proprio successo, così come del proprio eventuale fallimento.

La persecuzione degli ebrei è un esempio che ci mostra come le comunità ebraiche, a seguito delle
leggi razziali sono obbligati a considerarsi, e vengono considerati dagli altri in virtù della loro
condizione di ebrei. Dunque, vi sono dei fattori sociali, contestuali, politici fuori dal loro controllo: cioè
la creazione di un sistema di classificazione che li discrimina. L'essere ebreo diventa una questione

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di vita o di morte, essere riconosciuto come ebreo e discriminato può comportare una serie di
deprivazioni materiali e psicologiche, fino anche la morte.

Le strutture sociali: sono un insieme di regole e norme della vita quotidiana che funzionano come
modelli capaci di influenzare durevolmente e regolare le interazioni sociali. Possono essere definite
come delle forze esterne, sovraindividuali, che esistono indipendentemente dagli agenti sociali e ne
influenzano il comportamento. Le strutture sociali sono regolari e prevedibili: forniscono dei modelli
di azione su cui facciamo affidamento o che possiamo prevedere. Le strutture sociali sono anche
invisibili, l’esistenza delle strutture sociali ci si rivela solo quando sono assenti. Ci sono situazioni in
cui l’insieme delle strutture sociali, norme, regole ed istituzioni crollano (es. guerra nucleare,
pandemia, disastro naturale). Queste situazioni sono state descritte nei romanzi distopici.

Le componenti della struttura sociale: Ruoli e Gerarchie


- Ruoli: sono un insieme di regole, doveri e aspettative associate a posizioni diverse. Ciascuno
di noi occupa molti ruoli all’interno del mondo sociale e per ognuno di questi ruoli ci sono una
serie di regole che vanno rispettate e ci sono una serie di aspettative che gli altri hanno nei
nostri confronti. L’assunzione di un ruolo comporta una modifica del comportamento. I ruoli
possono essere distinti in ruoli assegnati ruoli ottenuti
- Gerarchie: consistono in posizioni sociali durevoli disposte dall’alto verso il basso, che
garantiscono ad alcuni individui e gruppi un potere maggiore e uno status più elevato. La
nostra collocazione all’interno di un sistema di potere che caratterizza il mondo sociale

L'esistenza di gerarchie sociali si accompagna spesso a pratiche di discriminazione. Vi sono individui


e gruppi che detengono potere e detengono e privilegi, e il meccanismo più comune per mantenere
il privilegio è la discriminazione, che si verifica dove un gruppo dominante utilizza dei mezzi per
controllare le opportunità, oppure, ridurre, eliminare le sfide provenienti dai gruppi subordinati. Il
mantenimento del privilegio può avvenire sia per mezzi legali che per mezzi informali.

esempio: L’immigrazione ad un certo punto può diventare una minaccia percepita dalla gerarchia
sociale per lo status quo (i gruppi dominanti possono vedere gli immigrati come una possibile
minaccia per i propri privilegi); a questa minaccia segue una forma di discriminazione attiva
attraverso mezzo legali (leggi anti-immigrazione), e informali (stereotipi).

Norme ed Istituzioni
- Norme: sono regole non scritte del comportamento sociale, forniscono le linee guida per il
comportamento. Chi non segue le norme viene etichettato come strano o deviante dagli altri
e viene sanzionato.
- Istituzioni: sono l’oggettivazione di un comportamento. Quando un’azione acquisisce valore
indipendentemente da chi la compie, essa si oggettiva, diventa istituzione. È un’azione o
relazione (o una serie di azioni-relazioni) stabilizzata, divenuta oggetto esterno all’individuo
e indipendente (es. religione, scuola, matrimonio, mercati, governo, ospedali) Le istituzioni
sono durevoli ma non immutabili, sono oggetto di rinegoziazione nel tempo

CULTURA

Che cosa significa vivere da soli? Nel mondo più “antico” vivere da soli era sinonimo di solitudine,
isolamento, fonte di ansia e assenza di legami. Nel mondo contemporaneo è molto più comune: i
single hanno maggior tempo per attività sociali, culturali e da spendere fuori casa; il ruolo delle
tecnologie e della comunicazione nella costruzione mantenimento delle relazioni sociali. Anche
vivendo da soli si può essere iperconnessi. Il significato sociale e i valori attribuiti alla solitudine
cambiano nel tempo e nello spazio, dipendono dal contesto sociale in cui siamo inseriti.

Definire la cultura: La cultura secondo Bauman ha tre differenti nozioni:


- Nozione gerarchica: La cultura in senso gerarchico identifica lo sforzo di far progredire l’uomo
dall’ignoranza fino alla coltivazione dell’anima e dello spirito: Passaggio dall'incolto al colto.

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La definizione di che cosa è cultura, implica lotte di potere e di legittimazione della classe
intellettuale, che esercita il monopolio della definizione di cultura alta. Cultura anche come
“gusto” elevato, cioè il gusto delle classi dominanti (Bourdieu, Distinzione)
- Nozione differenziale-antropologica. Gli individui non sono interamente determinati dalla loro
biologia, esistono diverse forme socioculturali tra individui appartenenti a contesti temporali,
geografici o sociali diversi. Usiamo questa nozione ogni volta che stabiliamo una
contrapposizione tra culture (es cultura italiana vs francese). Richiede il plurale, parliamo di
culture perché esistono differenti culture
- Nozione generica: Ciò che rende umano il modo di stare al mondo. Questa nozione identifica
il genere umano come una specie simbolica, una specie che è in grado di produrre simboli,
significati e culture. La nozione generica presenta tre aspetti: Cultura come sistema di
significati e simboli, Cultura come insieme di valori, credenze e pratiche, Cultura come
strumento di produzione e riproduzione di strutture.

Usiamo i simboli per esprimere significati (cuore rosso=amore, luce dei semafori=semaforo verde
significa “passa”). Gli esseri umani producono codici e simboli che hanno senso solo all’interno di
un sistema di rimandi incrociati e opposizioni (il semaforo verde ha senso solo perché c’è anche un
s. rosso, un s. giallo che danno altre indicazioni).

Lo studio dei segni è oggetto della semiotica. Il segno è qualcosa che sta per qualcos’altro. De
Saussure (1916) ha distinto le due componenti del segno:
- il significante, cioè i suoni che compongono una parola. È il mezzo che usiamo per
rappresentare il significato
- il significato, cioè il concetto, l’idea associata al significante

La semiotica divide i segni in:


- Indici: quando esiste una relazione di continuità puramente fisica tra significante e significato
(es l’altezza raggiunta dalla colonnina di mercurio nel termometro= indice di temperatura)
- Icone: quando esiste una relazione di analogia tra significato e significante (es le figure
stilizzate di uomo e donna)
- Simboli: quando esiste una relazione arbitraria tra significante e significato (es simboli
metropolitana). I simboli vanno distinti dai segnali che trasmettono una quantità finita e
precisa di informazione, lo spazio di interpretazione è ridotto o nullo (es divieto di sosta)

La cultura può essere intesa come una cassetta degli attrezzi da cui attingere abilità (apprese
nell’ambiente) da applicare a situazioni pratiche della vita quotidiana. Agiremo nel mondo sociale
seguendo un senso pratico, mettendo in campo una logica pratica che è appunto il frutto dei nostri
condizionamenti precedenti (Bourdieu).

La cultura ci permette di strutturare, dare un ordine, dare un significato al mondo sociale. La struttura
ha due dimensioni fondamentali, quella dei ruoli e delle gerarchie, e quella delle norme e delle
istituzioni. In questo senso la cultura agisce secondo la definizione di Lévi-Strauss, la Cultura agisce
come azione separatrice: gli individui compiono azioni di tracciamento di confini simbolici e materiali,
strutturano le proprie esperienze sulla base di ruoli e gerarchie (ruolo dello studente che si
contrappone quello del professore). Le strutture sociali sono prodotte attraverso la cultura.

La strutturazione dell’ambiente, secondo Bauman, si compie attraverso:


- la differenziazione dei significati attribuiti a diverse parti dell’ambiente (es separazione tra
membri del proprio clan e coloro che non ne sono membri)
- L’introduzione di regolarità all’interno dell’ambiente (es tracciare confini tra ciò che è casa e
ciò che non lo è, dentro/fuori della Pandemia)
- La manipolazione della distribuzione delle probabilità (es piazzare trappole per difendersi
dagli animali)

In sintesi, vi sono due processi di strutturazione (interconnessi):

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- strutturazione dell’ambiente umano;
- strutturazione del comportamento umano.

La cultura struttura l’ambiente e il comportamento umano attraverso:


- pratiche (si riferiscono al fare, tecnica, cultura materiale);
- rappresentazioni e discorsi (si riferiscono al linguaggio, sistemi di rappresentazione).

Prassi umana (e cultura) sono l’integrazione di queste due dimensioni.

Durkheim ci parla di rappresentazioni collettive: rappresentazioni socialmente condivise ed esterne


alle coscienze personali, sono il risultato della cooperazione delle rappresentazioni individuali nel
tempo e nello spazio (non sono la somma di esse).
Oggi parliamo di Rappresentazioni sociali: credenze sociali condivise all’interno di un gruppo, sono
prese di posizione simboliche organizzate in modi differenziati, sotto forma di opinioni, atteggiamenti
o stereotipi, sulla base della posizione da loro occupata all’interno della rete di rapporti sociali
differenti. Partecipano al processo di costruzione sociale della realtà e attivano due processi:
- Ancoraggio: rendere familiare ciò che non lo è
- Oggettivazione: una rappresentazione si oggettiva in elementi che la rendono concreta,
Si alimentano di discorsi, che ha una natura performativa, il linguaggio fa delle cose, produce
conseguenze

Cultura come conflitto:


- Clifford. La cultura non è un “un corpus unificato di simboli e significati suscettibile di
un’interpretazione definitiva. La cultura è conflitto, è temporanea, è in continua
trasformazione”
- Bourdieu vede la cultura come prodotto di lotte simboliche che ha per oggetto il potere di
classificazione (principi di visione e divisione del mondo)

Per la sociologia non esiste una realtà naturale, ma esistono dei processi di naturalizzazione che ci
portano a vedere come naturali alcuni comportamenti, fenomeni e atti di cui abbiamo rimosso
l’origine culturale. In questo quadro va inserita la nozione di violenza simbolica (Bourdieu): perché i
rapporti di dominio determinano quali pratiche culturali, gusti, gesti sono da considerarsi naturali e
quali invece no. In questo quadro il senso comune deve essere visto come la posta in gioco di conflitti
che riguardano la definizione legittima della realtà.
- seconda nozione di cultura in Bauman (gerarchica): le opposizioni tra cultura alta e bassa,
gusto raffinato e grossolano, arte d’avanguardia e arte popolare etc. Mostrano l’esistenza del
conflitto sulla definizione di ciò che è cultura una dimostrazione è il trionfo delle classi
dominanti nell’opera di imposizione di principi di visione e divisione.

La legittimazione del senso comune e del “naturale” avviene tramite quattro livelli
- Naturalizzazione
- Linguaggio, proverbi, massime, affermazioni teoriche rudimentali che trasmettono significati
e relazioni;
- Riti di consacrazione (atti di istituzione); atti che invitano a fare ciò che fanno.
- Universi simbolici, costruzioni della realtà formulate dagli agenti sociali e dalle istituzioni che
li legittimano.

Scuola di Francoforte: Industria culturale è una nozione coniata da due filosofi della scuola di
Francoforte, un approccio neomarxista, porta avanti il pensiero orientato alla critica della società
contemporanea. Caratteristiche:
- usa un approccio interdisciplinare, riunendo più materie
- è un approccio neomarxista, interessato al problema del rapporto tra struttura materiale della
società e sovrastruttura
- si propone il ripristino del marxismo, tenendo conto dei mutamenti storico-sociali
- sfiducia nel poter essere il motore di una trasformazione radicale

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- individuano le mediazioni psicologiche e culturali che rendono possibile il dominio sociale
- studia la comunicazione di massa, cioè come vengono utilizzati dal potere per asservire la
cultura alle necessità del capitalismo

Dialettica dell’Illuminismo opera del 1947: L’opera analizza la regressione che il processo di sviluppo
storico ha incontrato nella società contemporanea rispetto alle premesse dell’illuminismo.
L'illuminismo ha l’obbiettivo di togliere la paura agli uomini, si rapporta alle cose come il dittatore,
che conosce in quanto è in grado di manipolarli. Ogni tentativo di spezzare la costrizione naturale
spezzando la natura, è questo il corso della civiltà europea.

Industria culturale: è il complesso dei mezzi di comunicazione di massa (cinema, radio, stampa, tv)
che formano un’industria caratterizzata dalla standardizzazione dei processi produttivi. I prodotti
sono standardizzati e omologati ad un consumo culturale di massa. Nel sistema dell’industria
culturale i destinatari dei mass-media sono concepiti come consumatori di prodotti preconfezionati,
privati di fatto della possibilità di scelta a causa della sostanziale equivalenza dei prodotti cultural
- Manipolazione: il desiderio dei consumatori viene manipolato con l’intento di generare profitto
per le imprese dell’industria culturale.
- Tempo libero e intrattenimento come merce: la produzione di beni per il tempo libero viene
attraverso un’organizzazione che si avvale di tecnologie per migliorare il prodotto

La critica: L'idea fondamentale che muove adorno in questa critica è l'idea che i mezzi di
comunicazione di massa fanno introiettare all'individuo il sistema esistente, i valori del mondo e della
società esistenti. Il presupposto è che i mass media non sono neutri, non sono contenitori, ma sono
ideologia, in quanto il loro compito è quello di diffondere un'immagine del mondo che sia accettabile
da tutti, di sviluppare linguaggi uniformi e standardizzati che vadano bene per tutti. I mezzi di
comunicazione di massa tendono a integrare l’individuo nel sistema di dominio esistente, non sono
degli strumenti a servizio delle persone, ma sono strumenti del potere.

Cultural Studies: Approccio nato nel Regno Unito e particolarmente interessato allo studio critico
della cultura popolare di massa.

Fondamenti teorici, comuni alle opere della Cultura Studies:


- Ideologia: i cultural studies leggono i mass media come apparato ideologico di Stato e
strumenti di legittimazione del capitalismo. I media costruiscono la conoscenza sociale e
riflettono le costruzioni sociali.
- Egemonia: i cultural studies cercano di individuare forme di egemonia, la direzione
intellettuale e morale che alcuni gruppi sociali possono imprimere alla società senza far
ricorso alla forza. I media sono strumenti di espressione del potere e partecipano alla
costruzione del consenso.
- Genere testuale: i test massmediali sono organizzati in generi testuali cui corrispondono
diverse modalità di fruizione da parte del pubblico.
- Gender: attraverso i mass media l’ideologia dominante costruisce le categorie di «maschile»
e «femminile» e prescrive i comportamenti appropriati per gli uomini e le donne.

I Cultural Studies studiano cultura e potere come parti collegate: il potere è visto come un campo
dinamico in cui la cultura è usata come strumento e arma. Si interessano anche agli stili di vita, in
quanto esprimono la nostra posizione all’interno del conflitto sociale. Testimoniano il nostro
allineamento alla cultura mainstream o la nostra volontà di metterla in discussione

Il “campo di battaglia” della cultura è attraversato da forme di sopraffazione e di resistenza, di


accettazione e di rifiuto: vi sono sempre posizioni strategiche da conquistare e da perdere all’interno
di una battaglia culturale.

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Nell’attività del CCCS si riscontra un forte interesse per le dimensioni culturali della classe operaia
e l’anticonformismo giovanile. La presenza di subculture, in particolare delle sottoculture giovanili,
con particolari segni distintivi, è un’espressione della stratificazione sociale, ovvero del fatto che la
società è organizzata in vari gruppi caratterizzati da un’ineguale distribuzione di potere e risorse.
Ciascuno strato ha una sua propria cultura che viene chiamata subcultura, a indicare che si tratta di
una “cultura subordinata” (in piccola o grande misura) rispetto alla cultura dominante.

I cultural studies si interessano in particolare alle subculture giovanili, la cui peculiarità risiede nel
fatto che i giovani, vivendo una fase di sviluppo, sono più liberi rispetto alle norme sociali. Tale libertà
si è espressa attraverso scelte stilistiche e di consumo chiaramente identificabili, quali quelle che
hanno connotato subculture famose quali i mods, i teddy boys, i punk etc. La ribellione estetica dei
giovani, espressa attraverso scelte stilistiche e musicali (punk) viene letta dai cultural studies come
una forma di resistenza culturale che è più debole in termini di rivendicazione politica rispetto a forme
tradizionali di mobilitazione, è però più efficace in termini di visibilità sociale. Queste subculture sono
la manifestazione di un uso nuovo del tempo libero e dell’autocoscienza dell’essere giovani, ma
comportano il rischio di colonizzazione da parte dell’industria culturale che, attraverso l’offerta di
musica, abbigliamento e divertimento, struttura le forme di espressione identitaria dei giovani.

Modello encoding/decoding: Encoding and Decoding in Television Discourse Saggio di Hall 1980
Introduce una innovazione teorica: la produzione e il consumo dei contenuti mediali non vanno intese
come delle fasi separate del processo comunicativo, ma vanno indagate come poli interconnessi di
una relazione tra emittente e fruitori che interpretano i contenuti mediale in base alle condizioni
materiali, culturali e sociali.

Il saggio prende le distanze dal modello secondo il quale il processo di comunicazione è un circuito
chiuso: Emittente->Messaggio->Destinatario. Hall pensa invece che la comunicazione sia il risultato
di una pratica discorsiva che è ancorata a una “struttura agonistica complessa”. Ciò che
comunichiamo è inserito nella competizione-cooperazione tra quattro “fabbriche”:
- Produzione: insieme di strumenti materiali (infrastrutture, tecniche, ciò che consente la
produzione del prodotto televisivo) e immateriali (ideologie, assunti a proposito dell’audience)
necessari a produrre la pratica discorsiva.
- Circolazione: forma discorsiva che prende il prodotto mediale
- Distribuzione/consumo: attraverso il discorso il messaggio viene assimilato dallo spettatore
- Riproduzione: il messaggio viene tradotto in pratiche sociali, determina o può determinare
un comportamento o una modificazione del comportamento dell’audience

Se si vuole comunicare bisogna avere presente il messaggio, il significato di esso e il segno che
meglio si adatta al contesto in modo da costruire un discorso codificandolo.

Il prodotto televisivo è dato dall’insieme di significati codificati e decodificati: il messaggio verrà


codificato dalla produzione e decodificato dal pubblico. Il segno televisivo è complesso e le
condizioni che fanno sì che percepiamo i segni come oggetti del mondo reale sono il risultato di una
serie di operazioni codificate (talvolta inconsce). Tale processo è detto “processo di decodifica”
(Interpretazione) e dipende da fattori legati al contesto, che possono essere diverse da pubblico a
pubblico. Il pubblico percepisce i messaggi come discorsi dotati di significato che si inserisce nelle
pratiche sociali dei fruitori, e che dunque dipende da esse.

Il grado di simmetria (livello di comprensione/ fraintendimento dei testi) dipende dalle relazioni che
si stabiliscono tra il codificatore e il decodificatore a causa delle differenze strutturali. In altri termini
le relazioni tra chi produce (il broadcaster in termini televisivi) e il ricevente o pubblico dall'altro lato

Codificatore e decodificatore possono essere disallineati a causa di differenze strutturali (la diversa
posizione sociale) o a causa di differenze nei codici di riferimento, parlano lingue diverse.

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La codifica (encoding): è un processo attraverso cui il produttore di testi crea strutture di significato
a partire dalle proprie infrastrutture tecniche (i mezzi di produzione del prodotto televisivo che
determinano l’output), relazioni di produzione e quadri di conoscenza. Ne nasce un programma tv
come discorso dotato di significato: non un mero artefatto, ma un testo complesso e stratificato che
esprime una certa visione del mondo sociale (potremmo dire: un’ideologia).

La decodifica (decoding) può avvenire in 3 modi:


Lettura egemonica o dominante (ruolo spettatore acritico) in linea con le aspettative e le attribuzioni
di significato adottate dai produttori.
- Il fruitore accetta il punto di vista di chi mette in codice il messaggio come legittimo e naturale,
- lo spettatore si muove all'interno dell’acquario, galleggia nel mondo di senso creato dal
produttore
- il codice dominante definisce il messaggio che viene poi veicolato dal codice professionale
dei produttori
Lettura negoziata (ruolo spettatore critico)
- Il fruitore attribuisce al messaggio anche interpretazioni parzialmente autonome
- lo spettatore accetta le regole dell’acquario, ma guarda anche fuori
- Il codice negoziato risponde a una logica fortemente situata (influenza del contesto)
Lettura oppositiva o contro-egemonica
- Il fruitore comprende i significati che l’emittente vorrebbe fossero attribuiti al messaggio, ma
lo legge in modo antagonista, inserendolo in un contesto di senso opposto a quello
dell’emittente
- lo spettatore rompe l’acquario perché adotta un codice opposizionale
- questa modalità indica un ruolo fortemente attivo del pubblico.
MEDIA
George Orwell in 1984, descrive una società totalitaria in cui i mezzi di comunicazione sono utilizzati
come propaganda per falsare la realtà e scrivere nella prospettiva di coloro che hanno potere. Il
libro, nasce dalle ansie che i totalitarismi hanno alimentato nel ‘900 ⇨ le dittature si sono evolute e
hanno utilizzato radio, cinema e televisione per esercitare forme di controllo sulla società.

Media: nel termine latino che indica il mezzo, lo strumento


Mass media: espressione con cui vengono indicati i mezzi di comunicazione di massa. La loro
presenza nella società di oggi è pervasiva.

Comunicazione di massa: si intende la forma di comunicazione prodotta da organizzazioni


complesse e diretta a pubblici ampi e inclusivi. La comunicazione di massa richiede gli emittenti:
sono dei comunicatori di professione (giornalisti, conduttori) alle dipendenze di organizzazioni
formali o altri soggetti (inserzionisti, politici). Gli emittenti producono messaggi fabbricati in modo
standardizzato. Il rapporto emittenti/fruitori è amorale: non vi sono vincoli, il messaggio è prodotto
per una piattaforma e lo spettatore si connette (lo spettatore si espone al messaggio quando e come
desidera)

Media come mutamento sociale


La storia dei media può essere suddivisa in 3 capitoli: scrittura, stampa e telecomunicazioni, ognuno
dei quali esprime e genera nuovi fenomeni sociali.

Scrittura: È alla base del commercio, della conoscenza e del diritto. È il primo fondamentale medium.
Permette di stoccare informazioni, riprodurre testi e comunicare a distanza. Svolge tre fondamentali
funzioni sociali:
- permette la creazione di sistemi sociali complessi: è impossibile governare una entità
territoriale piccola, e a maggior ragione grande, senza il supporto di un apparato
amministrativo e burocratico che deve fondarsi sulla produzione di documenti scritti, di
norme, di documenti e anche documenti contabili

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- è uno strumento di potere e asservimento: attraverso la scrittura vengono emanate leggi,
servono per governare e controllare una popolazione. Può essere trasformata in uno
strumento di costruzione del consenso.
- è uno strumento di liberazione dall’oppressione: permette di mettere nero su bianco le proprie
opinioni, farle circolare, e dunque, lo stesso strumento che può diventare sinonimo di potere
e asservimento può essere utilizzato come una forma di resistenza, di liberazione
dall’oppressione

Passaggio da una cultura orale a una cultura scritta, con notevoli cambiamenti a favore dell’ultima.
L’evoluzione della scrittura
- Pittogrammi: sono rappresentazioni grafiche e dirette degli oggetti della comunicazione.
- Ideogrammi: sono segni che rimandano a un concetto.
- Alfabeto: è l’insieme segni che rimandano a fonemi

Scrittura cuneiforme= prime forme di scrittura documentate

Stampa: Prima della nascita della stampa, in Europa la diffusione dei libri era legata all’attività degli
amanuensi, pratica di copiatura a mano dei testi; esercitata all’inizio dagli schiavi, con il
Cristianesimo diventa un’attività professionale diffusa in abbazie e centri religiosi. Un’altra tecnologia
per la produzione di libri è la Xilografia, cioè l’incisione di testi e immagini su tavolette di legno, poi
imbevute di inchiostro e usate per stampare più copie mediante torchio; è conosciuta in Europa già
nel XIV sec

La rivoluzione della stampa si compie con l’invenzione della stampa a caratteri mobili. I caratteri
sono riposizionabili e riutilizzabili in modo rapido. Diventa possibile la produzione di opere su vasta
scala: il libro è il primo mezzo di comunicazione di massa. Così nasce l’industria libraria

Con la stampa la velocità del progresso umano aumenta in modo esponenziale. Queste
conseguenze sono riassumibili in nove processi culturali.
1. Generalizzazione della conoscenza: gli individui per la prima volta possono accedere alla
conoscenza senza la mediazione di nessuno
2. Riforma protestante: Lutero non avrebbe potuto divulgare la bibbia, la stampa da un grosso
impulso alla diffusione di idee eretiche
3. Le lingue volgari nazionali si standardizzano: erodendo la centralità del latino come lingua
scritta e nobile
4. Individualismo moderno: la scrittura come momento intimo e individuale fa nascere uno
spazio del sé
5. Scienza moderna: la scienza prende un nuovo lancio
6. Affermazione dell’autore: il cui nome appare in copertina e di conseguenza si afferma il
concetto di proprietà intellettuale (copyright)
7. Diffusione giornali e periodici
8. Opinione pubblica: nasce uno spazio di discussione
9. Censura: l’ordine costituito e i detentori del potere alla minaccia che i cittadini esprimano
un’opinione libera rispondono con la censura

Telecomunicazioni: si riferiscono a ogni attività di comunicazione a distanza tra due o più soggetti
per mezzo di dispositivi e infrastrutture che ci consentono di trasferire l'informazione attraverso
segnali, superando così il vincolo della distanza fisica. Si possono distinguere sulla base del servizio
che offrono all’utente: telefonia, audio-video, comunicazione dati.

I mezzi di comunicazione di massa così come li conosciamo dipendono in primo luogo dallo sviluppo
delle TLC. La comunicazione prima delle TLC era destinata a cavalli, navi, piccioni e avevano tempi
molto lunghi. La rivoluzione è legata all’avvento della ferrovia, che accelera la circolazione delle
informazioni.

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Telegrafo: primo strumento di telecomunicazione. Le linee telegrafiche vengono costruite lungo le
ferrovie. Sfrutta il passaggio di elettricità in un filo conduttore per comunicare attraverso impulsi di
diversa durata (punti e linee). Rappresenta una rivoluzione nella comunicazione:
- la comunicazione viene liberata da vincoli fisici e separata dai mezzi di trasporto
- prendono forma le TLC basate sull’elettricità

Dal telefono alla radio: Dopo il telegrafo con fili, l’evoluzione tecnologica porta all’invenzione del
telefono, del telegrafo senza fili e della radio.
- Telefono: maggior facilità di utilizzo, non prevede l'utilizzo di un codice, cioè la traduzione del
linguaggio umano in impulsi elettrici, ma semplicemente la trasmissione della propria voce.
- Telegrafo senza fili: si tratta di onde radio per scopi militari (comunicazione tra navi da
guerra). Il telegrafo senza fili è una forma di radiotrasmissione.
- La radio è un mezzo di comunicazione broadcasting (trasmissione di informazioni da un
sistema trasmittente a un insieme di sistemi riceventi); forma di comunicazione one-to-many
Per questa ragione la radio può essere considerata il primo vero mass medium. La sua
diffusione è rapidissima.
- Televisione: è il secondo grande mass medium del ‘900 con la nascita del cinematografo. Le
prime trasmissioni TV sperimentali hanno luogo nel 1929 nel Regno Unito e negli Stati Uniti,
ma interrotte durante la Seconda guerra mondiale. Solo negli anni’50 del XX sec. vengono
avviate trasmissioni pubbliche regolari.

L’industria culturale in Italia. Fausto Colombo in “La cultura sottile” elenca le 5 fasi delle evoluzioni
dell’industria culturale in Italia:
1. Nascita del prodotto culturale di massa
2. L’industria dell’immaginario
3. I media tra intrattenimento e propaganda
4. Il dopoguerra: verso un sistema nazionale dei media
5. Dal boom agli anni ‘80
Colombo in “industria culturale” vede un sistema di produzione dell’immaginario collettivo

Nascita del prodotto culturale di massa. Quando nasce il primo prodotto culturale?
Colombo vede la nascita del prodotto culturale in Italia in Pinocchio. Le 3 condizioni necessarie per
la nascita dell’industria editoriale:
- Trasformazione del ruolo dell’editore: separazione figure editore e libraio
- Trasformazione del ruolo dell’autore: riconosciuto come protagonista del progetto editoriale
- Trasformazione del ruolo del pubblico: produzione di opere per target selezionati

L’editoria si presenta dunque come la prima industria italiana della cultura, forte di alcune
caratteristiche:
- Sviluppo tecnologico: ha una nuova disponibilità di carta e nuove apparecchiature di stampa
che rendono più semplice e spedito il processo di creazione dell'oggetto libro.
- Organizzazione industriale dell’offerta; nascita della figura dell’editore, quindi, nasce la figura
del dell'imprenditore e dell’impresa che a fronte di una analisi delle necessità e potenzialità
del mercato decide di promuovere specifici prodotti rivolti a specifiche audience
- Nuovo ruolo dell’autore: un autore che è consapevole del pubblico da raggiungere e dei
meccanismi della macchina editoriale, che scrive per il successo, per una professione
- Produzione editoriale per target specifici: segmentazion

Pinocchio è il primo prodotto editoriale perché rispetta le condizioni sopra elencate


Nasce da un lavoro editoriale, Fa attenzione al target e inverte il ciclo autore> stampatore> lettore
che diventa lettore > editore> autore ➜ il processo parte da un target chiedendosi a chi poter
destinare il libro e sulla base dell’esistenza di esso accetta i lavori di un autore

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L’industria dell’immaginario. Questo periodo è segnato da 3 processi:
- Un nuovo rapporto tra media e intellettuali: gli autori abbandonano i pregiudizi nei confronti
dell’industria culturali e i prodotti seriali diventano oggetto di studio e di indagine
- Una nuova offerta di prodotti culturali: nuovi media rivoluzionari (fumetti, periodico illustrato,
cinema)
- Un nuovo pubblico: pubblico di massa ma segmentato, i produttori prestano attenzione ai
gusti e l’industria culturale diventa “produttrice di immaginario”
Esempio di questo periodo: Aida di Verdi rappresentata a Verona nel 1913

Intrattenimento e propaganda: Il periodo tra le guerre è segnato dalla dittatura fascista. I mezzi di
comunicazione erano usati come strumento di propaganda e come produzione di intrattenimento.

Dopoguerra: L’Italia post-bellica è caratterizzata dall’inizio delle trasmissioni televisive rai. La TV


pubblica svolge un ruolo pedagogico: educare gli italiani e combattere l’analfabetismo fornendo
comunque svago. Intrattenere ma anche educare.

Dal boom agli anni ’80: Il boom economico degli anni ‘50 e ‘70 dispone di una incredibile varietà di
media e prodotti mediali. I media diventano una cultura sottile.
Caratteristiche dell’industria culturale italiana in questo periodo.
- aumento dell’offerta mediale: più contenuti e modalità di fruizione
- frammentazione dei consumi e differenziazione dei gusti: ogni gruppo cerca prodotti culturali
più adatti alle proprie esigenze
- specializzazione della fruizione: i consumatori sviluppano una memoria, un giudizio dei
prodotti mediali.
- Vi è una centralità del marketing, il pubblico diviene un centro del processo produttivo e c’è
una vittoria del diritto di intrattenimento sull’esigenza di contenuti culturali e educativi.

Sulla televisione Pierre Bourdieu: Bourdieu in questo saggio analizza il potere e i meccanismi velati
della televisione, sottolineando quali sono i pericoli di una produzione culturale influenzata da questi
meccanismi per la vita politica e la democrazia di una società. L’obiettivo è quello di raggiungere
raggiungere un’audience più ampia a cui divulgare le sue riflessioni sulla TV

Il saggio è la trascrizione di un suo discorso. Bourdieu è molto critico rispetto alla Tv ma accetta di
farne un’analisi tramite essa, concordando però delle condizioni: avere tutto il tempo che vuole,
scegliere lui l’argomento, avere il controllo del mezzo. Coloro che lo fanno senza queste condizioni
lo fanno per spettacolarizzarsi. Ottenere consenso tramite la Tv implica compromessi inaccettabili e
per questo può essere definita come uno specchio di Narciso.

La comunicazione tramite tv implica almeno due forme di censura, o limitazioni.


- Censura politica: l’accesso alla televisione ha come contropartita una censura, perdita di
autonomia: l’argomento e le condizioni di comunicazione sono imposte e ci sono limitazioni
temporali del discorso.
- Censura economica: occorre sempre tener presente i soggetti che possiedono la tv, gli
sponsor che pagano la pubblicità e lo stato che concede delle sovvenzioni, hanno una forte
influenza sulla produzione televisiva.

La televisione viene definita da Bourdieu uno straordinario strumento di stabilizzazione dell’ordine


simbolico. È in atto una manipolazione dove i giornalisti sono sia soggetto che oggetto della
manipolazione (violenza simbolica).

Atti di cronaca: fatti tralasciati dalla stampa scritta seria e lasciati alla stampa scandalistica. I
contenuti sono concentrati su sangue, sesso e dramma che operano come diversivi

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Fatti omnibus: fatti che non devono turbare nessuno, suscitano il consenso e interessano a tutti
(materia prima rudimentali) e portano via tempo. Nascondono cose preziose che ogni cittadino
dovrebbe avere per esercitare i diritti democratici

Una delle tecniche della Tv è quella di occultare mostrando, ovvero mostrare altro da ciò che si
dovrebbe mostrare se si facesse davvero informazione e mostrare ciò che si deve mostrare ma in
modo da non mostrarlo o costruendolo in modo da attribuirgli un senso che non corrisponde alla
realtà.

Il principio di selezione dei giornalisti è la ricerca del sensazionale, spettacolare. La televisione


drammatizza perché mette in scena un evento e ne amplifica la gravità e il carattere tragico. Il ruolo
delle parole per leggere le immagini è molto importante. I giornalisti si interessano allo straordinario
(raccontare diversamente dagli altri). La corsa allo scoop diventa un’informazione alla
banalizzazione dato che tutti copiano tutti.

Effetti politici: L’uso ordinario della televisione è orientato a produrre due effetti politici:
- Effetto di realtà: può far vedere e far credere a ciò che fa vedere.
- Effetto mobilitante: può far esistere idee o rappresentazioni o gruppi.

Il giornalista è una creatura astratta e il loro campo è diviso e conflittuale.


I prodotti del mondo giornalistico sono abbastanza omogenei perché influenzati dalla logica della
concorrenza. La concorrenza diversifica e il monopolio produce uniformità. In realtà, il campo
giornalistico, pur essendo concorrenziale si basa sugli stessi sondaggi, funziona con gli stessi vincoli
e viene finanziato dagli stessi inserzionisti, quindi produce omogeneità. Ecco perché siamo davanti
ad un fenomeno di circolarità dell’informazione.

I giornalisti e l’effetto chiusura: il prodotto giornalistico ha le sembianze di una produzione collettiva,


cioè della produzione di un collettivo di giornalisti, che fanno cose che non farebbero se non ci
fossero gli altri (Questa competizione collettiva conduce ad una corsa allo scoop). I giornalisti, infatti,
sono i più assidui lettori dei giornali: per sapere cosa scrivere bisogna vedere cosa hanno scritto gli
altri.

Ci sono giornalisti che lottano per introdurre dei piccoli elementi di diversità nell’enorme poltiglia
omogenea imposta dal circolo dell’informazione che circola tra persone accomunate dal vincolo
dell’indice d’ascolto, cioè l’auditel. Auditel è uno strumento di misurazione del tasso di ascolto. La
mentalità auditel, si riferisce alla costante misurazione della qualità di un prodotto in base all’indice
di gradimento, è ormai diffusa ovunque.

Fast thinking: in quanto la Tv non è adatta alla trasmissione del pensiero, essa da spazio solo a fast
thinker che ricorrono all'espediente dei luoghi comuni (idee banali e già ricevute). Una
comunicazione effettuata solo per luoghi comuni non è più comunicazione in quanto non si
preoccupa di trasmettere bene il messaggio, ma solo di comunicare. Il pensiero ha il compito di
andare a smontare i luoghi comuni, è sovversivo.

Dibattiti televisivi:
- Dibattiti veramente falsi: La gente capisce che c’è qualcosa di artefatto, ma non vede fino a
che punto quello è un mondo chiuso, bloccato su se stesso e quindi estraneo ai suoi problemi
- Dibattiti apparentemente veri: Il presentatore interviene in modo prevaricante, imponendo il
tema della discussione. Manipola l’urgenza dei temi che vengono trattati, facendosi portatore
della voce del pubblico. I presentatori non aiutano i non professionisti.

- Solo alcuni vengono invitati ai dibattiti, altri vengono evitati e sono fast thinker
- La composizione degli invitati deve dare l’immagine di un equilibrio democratico
- Il copione evita la parola libera, l'improvvisazione è pericolosa, ed è quello dello scontro

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La Tv è uno strumento poco autonomo, pieni di vincoli dati dai rapporti sociali (di concorrenza e
connivenza) tra i giornalisti. Questi rapporti sono fondati sugli interessi comuni dei giornalisti. La
televisione ha un’influenza su tutte le produzioni culturali. Il campo giornalistico è segnato da una
contraddizione, tipica di tutti gli universi di produzione, è una contraddizione tra: le condizioni
economiche e sociali in cui occorre essere situati per produrre un certo tipo di opere, e le condizioni
sociali di trasmissione dei prodotti ottenuti in queste condizioni (tra autonomia e pressioni sociali).

Il mondo del giornalismo è un microcosmo che ha leggi proprie e si definisce per la sua posizione
nel mondo globale. Esistono dei rapporti di forza invisibili che si possono cogliere solo tramite
indicatori come quote di mercato, capitale collettivo dei giornalisti. Questa struttura è invisibile anche
ai giornalisti che ne percepiscono gli effetti ma non comprendo il peso che grava su di loro.

Campo di forze: spazio sociale strutturato, dove ci sono dominanti e dominati, dove ciascuno
sviluppa la forza relativa che definisce la sua posizione e le sue strategie. Il peso specifico di ogni
organo di stampa si misura attraverso il peso simbolico

Formazione del campo: Negli anni ‘50 la Tv era appena presente nel campo giornalistico. I
professionisti erano doppiamente dominati (meno potenti), ma con gli anni ha iniziato a prendere il
sopravvento economico e simbolico. Oggi i giornali sono sfidati dalla TV e dal WEB. Esistono due
tipi di giornali:
- Giornali che forniscono news: notizie, cronaca, ecc.
- Giornali che forniscono views: punti di vista, analisi, riflessioni

Omogeneizzazione: La tv può radunare più spettatori causando un effetto di omogeneizzazione,


vale a dire che più un organo di stampa o un mezzo di espressione qualsiasi vuole raggiungere un
pubblico vasto, più deve lasciar cadere ogni asprezza, tutto ciò che può escludere, dividere, deve
sforzarsi di non urtare nessuno.
La tv potrebbe essere lo strumento con cui realizzare una rivoluzione simbolica (modificare i modi
di vedere e pensare) ma ciò non avviene perché è in perfetta sintonia con le strutture mentali del
pubblico. I professionisti della televisione sono diventati dei dispensatori di morale comune che
suggeriscono cosa pensare, di cosa preoccuparsi. I membri del campo giornalistico detengono un
monopolio sugli strumenti di produzione e diffusione dell’informazione. Possono imporre i loro
principi di visione del mondo.
Il campo del giornalismo è sottoposto alla sanzione del mercato ed è presente una tensione tra
“puro/alternativo” che riscontriamo in molti campi della produzione culturale. Il campo giornalistico
influenza anche altri campi

Collaborazionismo: Legge di Zdanov: più un produttore culturale è autonomo e più sarà portato a
resistere, più destina i suoi prodotti al mercato della grande produzione, più sarà incline a collaborare
con i poteri esterni sottomettendosi alle loro richieste.

La televisione governata dall’auditel contribuisce a far pesare sul consumatore i vincoli del mercato.
L’intellettuale può resistere alle sirene della popolarità mediatica?
- Conseguenze sul senso comune: L’intellettuale mediatico, chiamato a parlare di argomenti
di cui può avere una conoscenza parziale, ma non totale, contribuisce a rafforzare luoghi
comuni diffusi dai giornalisti e accettati dal pubblico.
- Conseguenze sul campo scientifico: L’intellettuale mediatico può agire portando nel dibattito
scientifico argomenti che sono di interesse del campo giornalistico, facendo così perdere al
primo la sua autonomia
- Creazione di un circolo vizioso: Inserendosi nel circuito mediatico, l’intellettuale diventa un
“nome” a disposizione nella rubrica dei giornalisti, i quali ricorreranno facilmente a lui per
commentare fatti e notizie.

L’intellettuale può:
- rifiutare rinunciando a far sentire la sua voce del campo accademico fuori da esso

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- accettare a certe condizioni tentando di usare le regole del gioco contro il campo giornalistico
- diventare un collaborazionista accettando le regole in cambio di visibilità

Teorie sulla comunicazione di massa: Teorie e approcci che hanno indagato il ruolo e gli effetti dei
mezzi di comunicazione di massa

Teorie della trasmissione: Teorie che spiegano il processo comunicativo riferendosi alla capacità di
trasmettere informazione da un soggetto a un altro. Queste teorie pongono due problemi di fondo:
- I media possono influenzare gli individui: quanto influenzano i comportamenti delle persone?
- Gli individui possono usare i media per vari scopi: che cosa fanno le persone?

Esistono diversi modi di riferirsi al pubblico dei media.


- Audience: pubblico reale, quantificato, osservabile
- Pubblico: insieme dei soggetti che possono essere raggiunti dai messaggi di un medium
- Target: sottoinsieme specifico, gruppo al quale indirizzare il prodotto
- Folla espressiva: aggregazione temporanea di individui riuniti nel medesimo luogo
- Gruppo sociale: insieme ridotto di individui che interagiscono condividendo valori e credenze
sulla base di ruoli; legami sociali
- Mercato: insieme di consumatori

Ci sono modi opposti di intendere il pubblico:


- Pubblico massa: entità amorfa, non concreta né osservabile, passiva, irrazionale, dispersa,
vittima dei MCM
- Pubblico attivo: entità diversificata al suo interno, capace di scegliere e condizionare l’offerta
mediale

Il pubblico attivo ha cinque caratteristiche principali:


1. Selettività: lo spettatore si crea una personale «dieta mediale»
2. Utilitarismo: lo spettatore sceglie in modo razionale
3. Intenzionalità: lo spettatore si impegna liberamente nell'esperienza mediale
4. Refrattarietà a ogni influenza: lo spettatore «ostinato» si oppone alle info poco desiderate
5. Coinvolgimento nell'esperienza mediale

Mass-communication research: si concentra sugli effetti prodotti dalla comunicazione sui destinatari
dei messaggi mediali. Su questo concetto si crea il modello delle 5 W:
Who: analisi emittenti
What: analisi del contenuto
Which: analisi mezzi tecnici
To whom: analisi audience
What effect: analisi effetti della comunicazione

Teoria ipodermica e magic bullet: nel modello di Lasswell la comunicazione è percepita come un
processo unidirezionale e asimmetrico in cui l’emittente detiene un primato sull’audience.
Ipodermica perché i mass media inoculano i messaggi al proprio pubblico, magic bullet theory
perché la comunicazione colpisce senza che si possa fare resistenza.

Teoria dell’influenza selettiva: l’influenza di un soggetto su un organismo determina risposte


proporzionate alle differenze tra individui. Il pubblico risponde ai messaggi in base ad atteggiamenti
che non possono che essere individuali

Two step flow: il flusso comunicativo segue un percorso di due fasi: dai media agli opinion leader e
dagli opinion leader ai loro gruppi sociali di riferimento. Viene contestata l’idea che la comunicazione
sia un processo di trasmissione dall'emittente a al ricevente b. Tra i due si sovrappongono degli
intermediari, esposti ai media, i quali influenzano altri attraverso canali interpersonali

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Teoria degli effetti: hanno enfatizzato ora l’onnipotenza dei mezzi di comunicazione nei confronti di
pubblici “inermi”, ora la capacità dei pubblici di “resistere” all’influenza dei media. Presenta 4 fasi:
- Inizio degli anni 30 domina l’idea dei media onnipotenti: media forti, primato dell’emittente e
destinatario passivo
- questa idea di media forti viene sottoposta a una verifica della teoria dei media onnipotenti:
media deboli, effetti dei media condizionati da rapporti sociali
- Riscoperta del potere dei media: attenzione per l’opinione pubblica, crede, ideologie, schemi
culturali e azione dei media a lungo termine
- Influenza negoziata dei media: i media forniscono significati socioculturali che richiedono
interpretazione dei destinatari, possibile resistenza a contenuti egemonici

Agenda setting: riguarda effetti di lungo periodo dei media. Tutti noi attribuiamo importanza a ciò
che guadagna l’attenzione dei media il cui ruolo è quello di selezionare contenuti.

Le teorie degli effetti convergono l’idea che i contenuti mediali producono sempre effetti sui
destinatari della comunicazione. Sono teorie semplicistiche e deterministiche che trattano l’azione
dei media in termini di effetti e non di influenza, ma che presentano 10 limiti (Gauntlett)

Uses & gratifications: È un approccio focalizzato sulla domanda “Perchè le persone usano certi
media piuttosto che altri? Si focalizza su ciò che le persone fanno con i media e sul mutamento di
visione: un pubblico attivo capace di usare i media per i propri scopi.
Il concetto di funzione viene applicato ai fruitori dei media, con l’idea che il pubblico faccia un uso
strumentale dei media per soddisfare i propri bisogno e riceverne una gratificazione (che possono
dipende dal contenuto mediale, dalla familiarità con un genere proprio del medium dall’esposizione
al medium in generale e dal contesto sociale in cui il medium è fruito)

Secondo questo approccio, i desideri degli individui influenzano il modo in cui essi usano e
reagiscono ai media. Il medesimo contenuto mediale può gratificare bisogni diversi in individui
diversi, che dipende dall’l’età, lo status sociale, il grado di maturità individuale, ecc.
McQuail ha identificato 4 principali classi di bisogni soddisfatti dai media:
1. Bisogni cognitivi (information)
2. Bisogni integrativi di personalità (personal identity)
3. Bisogni integrativi a livello sociale (integration and social interaction)
4. Bisogni di evasione (entertainment)

Le tecnologie sono in sé neutre, ma gli usi che ne facciamo possono dispiegare effetti positivi e
negativi per gli individui e la società.

O’ Reilly descrive l’evoluzione di internet da sistema statico a sistema caratterizzato da:


- Elevata interattività: da lettore si diventa produttore
- Social networking: la possibilità di costruire relazioni sociali con internet
- Cultura della condivisione: la possibilità di condividere contenuti e servizi con altri utenti
internet.

Social networking sites (SNS)= le piattaforme e applicazioni web-based che rendono possibile la
costruzione e lo sviluppo di relazioni sociali tra persone che condividono interessi o attività

Secondo Gitelman la definizione di media si compone di due livelli:


- un medium è una tecnologia che permette la comunicazione
- un medium è un insieme di pratiche sociali e culturali che ruotano intorno alla tecnologia

Secondo Lievrouw e Livingstone i media sono tecnologie della comunicazione e dell’informazione e


dei loro relativi contesti sociali, ma sono anche infrastrutture dotate di 3 componenti:
- Artefatti = dispositivi utilizzati per comunicare o trasmettere significato
- Pratiche= attività con cui gli individui comunicano o condividono le informazioni

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- Forme organizzative (istituzioni) = si sviluppano intorno ai dispositivi e pratiche

La definizione di “nuovi” pone però dei problemi: tutti i media nel momento in cui vengono introdotti
sono nuovi. Etichettare i media come nuovi suggerisce un separamento da quelli vecchi ma, le nuove
tecnologie mostrano una certa capacità di assorbire e rinnovare quelli precedenti

Conseguenze dei media digitali


Ubiquità: idea secondo cui i nuovi media influenzano tutti gli individui
Interattività: le nuove tecnologie consentono molte scelte e possibilità nella selezione delle fonti
informative e nell’interazione con altri utenti. L’interazione mediata è caratterizzata da:
immediatezza, reattività, presenza sociale

POTERE E POLITICA
Potere e politica: Il potere è la capacità di ottenere un risultato di qualche tipo. Il potere è al tempo
stesso una capacità di fare e di ostacolare, in questi modi:
- è una capacità realizzativa: in cui si promuovono cambiamenti.
- è una capacità ostativa: impedire che qualcosa avvenga, cioè cambiamenti.

è costituito da 3 dimensioni:
- Conflittualità aperta: esistenza di un conflitto, una parte prevale tra due o più parti
- Agenda setting: capacità di controllare l’agenda pubblica, chi detiene il potere previene o
neutralizza le minacce all’autorità veicolate da altri soggetti
- Violenza simbolica: (Bourdieu) chi detiene il potere convince i subordinati a considerare
accettabile la propria subordinazione

Lo Stato è il titolare legittimo del diritto di fare le leggi e di farle rispettare, è il detentore del monopolio
della forza fisica.
- nelle dittature minaccia dell’uso della forza a scopo dissuasivo
- nelle democrazie c’è un basso uso della forza in quanto la società riconosce la legittimità del
potere
Regola la distribuzione delle risorse ai cittadini: welfare state

Società civile: è l'insieme dei soggetti, esterni alle istituzioni politiche, che svolgono un ruolo attivo
nel porre, affrontare, risolvere questioni collettive (movimenti sociali spontanei, religiosi,
associazioni, sindacati).

Politica: è la sfera del mondo sociale in cui avvengono la distribuzione del potere e la lotta per la sua
conquista (forma istituzionalizzata di lotta per il potere). è funzionale al governo della collettività.

Campo politico e campo giornalistico (Bourdieu): Nelle moderne democrazie occidentali si assiste a
un generalizzato calo di interesse nei confronti della politica ma come mai, dato che l’informazione
giornalistica dedica molto spazio alla politica?

Bourdieu intende sottolinea che alcune variabili (genere e livello di istruzione) sono correlate al
disinteresse per la politica, le donne e le persone meno istruite hanno minore accesso agli strumenti
di partecipazione politica. Bisogna studiare la politica come un campo per capire tale disinteresse

“Il campo è un microcosmo, una sorta di mondo separato, di mondo a parte, chiuso su sé stesso, in
larga parte, ma non del tutto, altrimenti la vita politica sarebbe impossibile, ma abbastanza chiuso
su di sé e abbastanza indipendente da ciò
che accade all’esterno”. Bourdieu

CAMPO POLITICO: Partecipano politici, giornalisti, opinionisti politici, esperti di sondaggi ecc.
L’interazione fra essi definisce gli interessi del campo, cioè quello che è rilevante perseguire
attraverso l’azione politica

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“Una parte molto significativa di quelli che ci vengono presentati come importanti problemi politici
sono problemi in realtà importanti per i politici, soprattutto perché permettono loro di distinguersi
marcando le differenze.” Bourdieu

I giornalisti politici influenzano il campo politico perché conoscono molto bene i problemi di tale
campo e a tali dinamiche riservano più attenzione di quanta non ne riservino ai problemi di cui la
politica dovrebbe occuparsi. Questo è un aspetto molto visibile negli articoli che ricostruiscono i
retroscena dell’azione politica o dinamiche interne a partiti e movimenti politici

Politici e giornalisti politici si impregnano reciprocamente di idee che veicolano in modo circolare
danno vita a una doxa politica, cioè un insieme di luoghi comuni, su questo politici e giornalisti non
solo concordano ma non dibattono
esempio diBourdieu visione neoliberista (opinione secondo cui lo Stato deve arretrare e lasciare al
mercato):

Il ruolo del campo giornalistico è quello di fonte di consacrazione per i politici legata all’auditel dove
i conduttori dei talk show si ritagliano il ruolo di sacerdoti

Il successo di un soggetto o di un movimento politico si misura con i voti e consenso elettorale ma


anche dalla sua capacità di imporre all’interno del campo politico le proprie categorie linguistiche e
concettuali di interpretazioni della realtà.

Nel campo politico è importante il capitale politico (reputazione) nonché il capitale simbolico. Si
accumula in larga misura attraverso l’esposizione mediatica che determina: da un lato la ricerca
spasmodica di apparizioni televisive da parte dei politici; dall’altro il pericolo di distruggere
rapidamente l’intero capitale quando il politico è coinvolto in uno scandalo.

Autonomia del campo politico: riesce a resistere al cambiamento fino a quando diventa inevitabile.
Riesce a rinnovarsi solo quando la sua esistenza è minacciata (Sfiducia dei cittadini).

“Il campo politico si basa su una divisione tra professionisti (titolati ad agire) e profani” Bourdieu
paragona il politico al sacerdote, entrambi devono adottare comportamenti consoni al campo in cui
entrano (onorabilità pubblica per il politico, la condotta seconda fede per il religioso)

Il campo politico prevede una lotta tra ortodossia ed eresia.


“Ortodossia vuol dire visione giusta e fondata sul diritto. L’eretico è, al contrario, colui che sceglie,
in opposizione a colui che non sceglie poiché ritiene che le cose vadano da sé, che il mondo è buono
così com’è, che non ha niente da dire, né da ridire, e che basta lasciare correre” (p. 62).
La posta in gioco in questo campo è il monopolio della capacità di far vedere e di far credere. Per
questo il politico ha una relazione stretta con il campo giornalistico: attraverso i media l’agente
politico cerca di imporre la propria visione delle cose

Come avviene l’accesso a questo campo?


- Genere: gli uomini hanno probabilità maggiori
- Istruzione: le persone istruite hanno maggiori possibilità
- Status economico e tempo libero: persone con capitale economico ampio possono distrarsi
dalle altre attività per dedicarsi alla politica

Stratificazione sociale: studio sistematico della disuguaglianza tra individui e gruppi, ineguale
distribuzione di risorse (beni, possibilità). La struttura della disuguaglianza è mutata nel tempo dalla
schiavitù al capitalismo

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Le diverse misure per definire l’esistenza della disuguaglianza sono:
- Reddito: quantità di denaro/beni accumulato in periodo contabile, derivante da lavoro,
investimenti, possesso immobili, lavoro in nero, trasferimenti
- Ricchezza: valore netto delle risorse
- Consumo: prodotti o servizi comprati e consumati
- Benessere: salute, livello felicità

Classi sociali: due definizioni:


- Definizione realista o organica (confini netti tra classi): complesso di individui accomunati da
una posizione simile nella struttura storicamente determinata dei rapporti politici ed
economici di una società, o che svolgono una funzione simile nell'organizzazione globale
della società
- Definizione nominalistica o ordinale (confini sfumati): insieme di individui che posseggono in
misura simile determinate caratteristiche socialmente rilevanti, come ricchezza, reddito,
prestigio, stile di vita, educazione, tipo di abitazione

La classe è formata da individui con:


- condizione economica, chance di vita e atteggiamenti simili
- interessi economici in conflitto con quelli di altre classi
- potenzialità di costituirsi in un soggetto collettivo e mobilitarsi per la difesa dei propri interessi

Mobilità’ sociale: passaggio di un individuo o di un gruppo da uno strato sociale a un altro, che può
comportare o meno anche un passaggio di classe sociale. È influenzata da famiglia, mercato del
lavoro e politiche pubbliche. Può essere:
- Verticale: ascendente o discendente
- Orizzontale: entro uno stesso strato

Stratificazione sociale: disposizione oggettiva (o classificazione soggettiva) dall’alto al basso (o


viceversa) di una popolazione di individui, di collettività o posizioni/ruoli in fasce contigue e
sovrapposte. La società presenta strati sovrapposti. Questa nozione implica l’esistenza di differenze
e disuguaglianze.

Soglia di povertà: misura della povertà definita dal reddito minimo necessario per soddisfare le
necessità primarie. Povertà relativa (vivere con 50% reddito mediano) homelessness (forma
estrema di povertà in quanto è la mancanza di una dimora fissa)

EDUCAZIONE

Socializzazione: In termini sociologici la socializzazione è: un processo: attraverso cui un individuo


diventa parte della società dove è nato (o dove si è trasferito), acquisendo padronanza dei modelli
di comportamento e della geografia delle posizioni sociali. È un processo con cui una società
trasmette nel tempo il proprio patrimonio culturale, garantendo una continuità tra le generazioni. Un
processo tipico di tutte le società, ma i contenuti della socializzazione variano da cultura a cultura
(es. regole dell’igiene personale, livello di intimità).

Alla base della socializzazione vi sono meccanismi:


Biologici:
- tendenze innate, predisposizione innata ad apprendere (intelligenza) che però devono
essere attivate dall’ambiente sociale
Culturali:
- ricompense e punizioni che rafforzano il comportamento o inibiscono certi comportamenti
- Imitazione: riproduzione del comportamento di individui significativi per l’attore sociale
(modelli di ruolo)
- Identificazione: forte coinvolgimento affettivo verso il proprio modello (es immedesimarsi in
un desiderio dei genitori)

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Socializzazione primaria: acquisizione delle competenze sociali di base
Socializzazione secondaria: acquisizione di competenze sociali specifiche attraverso istituzioni
esterne alla famiglia. Si sviluppa la strutturazione dell’identità personale (gusti, preferenze,
personalità) e l’acquisizione di un’identità sociale (ruoli e posizioni sociali).
L’effetto complessivo della socializzazione è la riproduzione della cultura dominante

La socializzazione avviene mediante istituzioni chiamate agenzie di socializzazione che possono


essere di tipo formale (famiglia e scuola) e di tipo informale (associazioni, media, gruppi)
- Di tipo formale: hanno un ruolo riconosciuto nella socializzazione delle nuove generazioni
- Di tipo informale: non espressamente finalizzate alla socializzazione, ma influenzano gli
individui, svolgendo un ruolo socializzante

L’educazione è:
- Nel senso comune: processo di formazione della personalità individuale che avviene in un
contesto sociale e passa attraverso la trasmissione della cultura (norme, valori,
comportamenti) condivisa dal gruppo sociale di appartenenza (sinonimo di socializzazione)
- In sociologia: componente più formalizzata e istituzionalizzata della socializzazione, con forte
componente volontaria e intenzionale. sia chi insegna che chi apprende è consapevole di
partecipare a un processo educativo e di perseguire obiettivi definiti

La riproduzione Bourdieu (critica del sistema scolastico): La scuola riproduce la struttura sociale
esistente e le sue disuguaglianze anche se lo scopo dichiarato è quello di promuovere la mobilità
sociale. scuola come strumento democratico ma in realtà è uno strumento di conservazione dello
status quo. Avviene soprattutto nell’educazione umanistica che legittima gli habitus delle classi
dominanti, chi possiede questi habitus è avvantaggiato. La scuola non tende a selezionare chi
apprende, ma chi appartiene a una determinata classe sociale.

CORPO E SALUTE
Corpo: Noi esistiamo nel mondo sociale come corpi e grazie ad esso viviamo le relazioni sociali.

Incorporazione: somatizzazione della cultura nei corpi e coinvolgimento dei corpi nella produzione
delle forme culturali e storiche, processo attraverso cui l’identità si esprime attraverso il corpo
corpo come dispositivo che rende possibile l’esperienza e come oggetto modificato dalle condizioni
socio ambientali e relazionali in cui viviamo

Il corpo è modellato dalla cultura attraverso l’apprendimento:


- Modellamento intenzionale: (disciplinamento) dieta, chirurgia, estetica, tatuaggi, esercizio
fisico, canto
- Modellamento inintenzionale: buone maniere, modi di parlare, camminare, esprimere
sentimenti, gestualità

Habitus e violenza simbolica: l’appartenenza di classe determina forme di modellamento del corpo.
Il corpo esiste come entità biologica e culturale
- Sesso: dimensione biologica (differenze anatomiche e fisiologiche tra corpi femminili e
maschili)
- Genere: dimensione culturale (differenze psicologiche, culturali e sociali tra femmine e
maschi)
Il genere (maschilità o femminilità) è socialmente costruito
Molte differenze fra uomini e donne non sono un prodotto diretto del sesso (biologico)
L’identità di genere è un frutto dell’apprendimento: socializzazione al genere (interiorizzazione di
norme e aspettative sociali corrispondenti al sesso biologico).
Sanzioni positive e negative per premiare/reprimere comportamenti non conformi al sesso biologico.

Governare i corpi: Governo dei copri, detto anche docilizzazione dei corpi da parte delle istituzioni.

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Questa idea è stata sviluppata da Foucault attraverso la nozione di biopotere, dal 700 i governi
hanno mostrato attenzione verso i corpi e la salute, creando istituzioni il cui scopo era il
disciplinamento dei corpi:
- affermazione del binomio normale/ patologico in medicina
- imposizione di sistemi di previdenza o assicurazione nella sfera economica
- igienismo e eugenetica

La salute come bene pubblico la cui tutele rientra nei doveri del governo

Agamben intende la nuda vita come mera esistenza biologica, esclusa dallo spazio politico,
disumanizzata, immersa in uno stato di sospensione del diritto. È il fondamento occulto del potere
sovrano.

Usiamo l’obesità come caso di studio per analizzare il corpo come prodotto della cultura. Negli ultimi
decenni c’è stato un aumento globale dell’obesità, diventando un problema sociale.

Corpo negato: Subordinazione del corpo a esigenze lavorative, mediche, religiose, estetiche e di
adesione ai canoni di genere. Duplice negazione del corpo:
Intellettuale: subordinazione ad attività spirituali e intellettive
Pratiche quotidiane: subordinazione a esigenze di desiderabilità sociale

Corpo liberato: dualismo cartesiano. La riscoperta del corpo negli studi sociali è degli ultimi 30 anni.
Le ragioni sono:
- Cultura del consumo ossessionata da giovanilismo e aspetto fisico
- Invecchiamento demografico e riscoperta del corpo come valore
- Politicizzazione del corpo da parte del femminismo
- Il corpo viene usato come oggetto di marketing.
Corpo come strumento di espressione delle condizioni di classe e di capitale fisico che può essere
trasformato in altre forme di capitale. Alcune forme di disciplina corporea quali l'eleganza e
l'educazione, l'uso del corpo come strumento per essere appetibili nel mercato matrimoniale e
successo sportivo, ne sono la prova.

Corpo misurato: Il corpo che prende forma dalla liberazione è ancora un corpo misurato, quantificato,
osservato più vissuto. È assediato dall'ansia della quantificazione.
- Quantificazione: corpo come oggetto misurato (Sport, peso-forma, battiti cardiaci) al pari di
qualunque macchina (corpo-macchina)
- Misurazione medica del corpo: indice di massa corporea, sistema delle taglie.
La misurazione produce ideali di “normalità” o “anormalità”.

Corpo fuori misura: un corpo che non rispetta le misure è sottoposto al fuoco della misurazione e
del giudizio sociale. Gli obesi mancano di approvazione. La moda stigmatizza il corpo fuori dallo
standard.
Moda plus size: diventa un’opportunità economica e strumento di legittimazione delle condizioni di
obesità

LAVORO ED ECONOMIA

Lavoro: attività intenzionalmente diretta a modificare le proprietà di una risorsa materiale o simbolica
per trarne sussistenza o profitto.

La sociologia del lavoro studia: la dimensione organizzativa, le forme di dominio, la composizione


della popolazione dei lavoratori, gli effetti sul lavoro sulla stratificazione sociale, l’uso del tempo
libero, la qualità della vita.

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Elementi di interesse:
- trasformazione della qualità del lavoro
- condizione della classe operaia
- conseguenze organizzative (sindacato, politiche statali)
- conseguenze del lavoro (alienazione, stratificazione sociale)

Mercato: è il luogo della vendita o acquisto di beni, transazioni economiche, contrattazione dei
prezzi, è uno strumento di distribuzione e consumo di beni materiali. Viene visto come un luogo
ideale e un sistema di regole cui si conformano le attività economiche.

Economia di mercato: sistema economico in cui le decisioni non sono prese da un organismo
centrale di controllo, ma nascono spontaneamente dall’incontro di domanda e offerte. Si fonda sul
principio della razionalità economica.
- Mercato dei beni: si scambiano beni materiali e servizi (aziende commercianti, consumatori)
- Mercato del lavoro: si scambia la forza lavoro (lavoratori, datori di lavoro)
- Mercato del denaro: si scambiano prodotti finanziari (risparmiatori, banche, assicurazioni)

Neoliberismo: La filosofia economica associata alle politiche di liberalizzazione economica


(privatizzazione, deregolamentazione, globalizzazione, libero scambio, austerità e riduzioni della
spesa pubblica) al fine di aumentare il ruolo del settore privato nell’economia e nella società.
È un termine usato per descrivere la rinascita nel ‘900 di idee dell’800 associate al liberalismo
economico e al capitalismo di libero mercato. In politica identifica approcci ideologici che sono
orientati al libero mercato in contrapposizione alle politiche orientate alla spesa pubblica e alle
riforme socialdemocratiche.

Il lavoro precario: Precarietà


- Distruzione delle garanzie contrattuali del lavoro dipendente tradizionale (orario indefinibile,
assenza di ammortizzatori sociali, svalorizzazione della prestazione)
- Compressione spazio-temporale (tempo espanso e individualizzato e spazio di produzione
virtualizzato)
- Assoggettamento (overwork, devozione per il lavoro come forma di auto-soggettamento,
sussunzione vitale, life-work balance alienazione, indebolimento della capacità politica)
- Costruzione di un self neoliberale (cura del proprio profilo pubblico, free lancement, indurre
il bisogno di sè, indeterminatezza del profilo professionale, iperspecializzazione)

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