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19/10/20

Riepilogo:
Nell’art. n°42 della costituzione viene disciplinata la proprietà, declinata nelle sue due
forme; Pubblica e Privata. Poco viene esposto circa la proprietà pubblica se non che la
suddetta esiste, senza esporre i suoi contenuti. Cosa diversa circa l’interesse privato,
esposto al rischio di vincoli e limitazioni dei suoi contenuti diversamente da quello pubblico,
ai fini di mantenere una coesistenza tra pubblico e privato che spesse volte risulta a
discapito del secondo.
Per evitare che ciò accada la Costituzione fornisce una serie di garanzie a favore del diritto di
proprietà privata. In conclusione l’art. n°42 si riferisce maggiormente al diritto di proprietà
privata poiché rappresenta una condizione sottoposta ad un numero di vincoli assai
superiore rispetto a la proprietà pubblica, poiché le limitazioni sottoposte dalla suddetta
sono dovute alla funzione di soddisfacimento di un interesse dei soggetti che fanno capo a
quel dato ente.
 Il diritto di proprietà si articola in alcune Facoltà (possibilità) di Disposizione e in altre
dette Facoltà di Godimento
 Facoltà di Disposizione; Comprendono il potere del proprietario di compiere degli atti
giuridici in relazione alla cosa di cui è proprietario (es: venderla, darla in prestito)
 Facoltà di Godimento; Comprendono il potere del proprietario di utilizzo del dato bene.
Ci sono tutta una serie di Facoltà collaterali di godimento connesse al diritto di proprietà
es. il diritto alla modifica del bene, di distruzione del bene, di spostarsi con quel bene da
un luogo ad un altro, il tutto conformemente alle leggi
L’eventuale possibilità di coesistenza di un controinteresse pubblico insieme a quello privato
fa si che il secondo risenta eventualmente di una diversificazione; Il Diritto Privato non
conferisce sempre le stesse Facoltà di Disposizione e di Godimento.
 In base all’art. n°42 della Costituzione viene sancito come non esista un unico Diritto di
Proprietà Privata, ma sono diversificati, in ordine alla differenziazione dei beni di cui si è
proprietari
 Il Diritto di Proprietà sulla singola Res (bene), viene modulato a seconda della rilevanza
pubblica del dato bene (maggiore o minore) assumendo contenuti diversificati.
Es. se l’interesse pubblico che incide è nullo, le facoltà di disposizione e di godimento del
proprietario nei confronti del dato bene avranno un’estensione totale. Dove invece
verrà riscontrato un interesse pubblico, si procederà alla limitazione delle Facoltà di cui il
privato può godere.
Vincolo
Art. n°42 comma 2
Il vincolo è un’ablazione di facoltà; una sottrazione di facoltà di godimento e disposizione
che sono complete sulle cose di cui si è proprietari che non rappresentano nessun rilievo
pubblico, ma nel momento il cui si è proprietari i un bene considerato di rilievo pubblico vi è
la necessità di sottostare a delle riduzioni di facoltà, Il Diritto di Proprietà Privata è dunque in
questi casi un Diritto di Proprietà Conformata (limitato nei suoi contenuti)
 Nel caso dei beni culturali il fondamento delle limitazioni nel diritto proprietario risiede
nell’art. 9 comma 2 della Costituzione (Come per i motivi di interesse generale nel caso
dell’istituto espropriativo): La tutela del patrimonio storico artistico della nazione è un
interesse costituzionale che giustifica le limitazioni al godimento della proprietà privata.
 Alla base di queste ablazioni di facoltà vi è la Funzione Sociale (rintracciabile nell’art.
n°42 comma 2) nel secondo comma viene sancito come la proprietà privata può essere
limitata nelle modalità di godimento allo scopo di realizzarne la funzione sociale. La
Funzione sociale è una clausola aperta che rende possibili limitazioni al diritto
proprietario di volta in volta anche progressivi, al crescere delle esigenze alla base della
funzione sociale stessa
 La Funzione Sociale ha un contenuto Bidirezionalmente limitativo: da un lato, in
conseguenza della funzione sociale il legislatore può limitare i contenuti del diritto di
proprietà, ma al contempo la funzione sociale svolge un ruolo limitatore anche nei
confronti del legislatore che nel momento in cui disegna i contenuti concreti del singolo
diritto di proprietà privata sul singolo bene, deve prevedere solamente quelle strette
limitazioni che sono indispensabili per realizzare l’interesse pubblico.
 Le limitazioni devono essere Congruenti; proporzionate rispetto allo scopo che si intende
realizzare
 I vincoli che si appongono alle res culturali hanno lo scopo di realizzare un dovere
costituzionale di solidarietà non soltanto nei confronti della collettività contemporanea
ma anche delle future generazioni
 L’Interesse pubblico si realizza nei confronti della proprietà privata grazie all’apposizione
dei vincoli, vincoli che fanno si che i contenuti del Diritto Proprietario possano articolarsi
variamente.
 Questa pluralità di contenuti del diritto proprietario fa sì che si parli di Statuti Proprietari
Differenziati a seconda dell’intensità del rilievo pubblico su quel bene.
 Il Diritto Proprietario può essere modulato anche nei confronti di quei beni che
riscontrano un interesse culturale. (es. la facoltà di distruggere, alterare, modificare,
esportare, alienare è in questo caso limitata, poiché sottoposta ad una precedente
autorizzazione pubblica obbligatoria) Tutta una serie di Prescrizioni (estinzione del
diritto) che incidono sul contenuto del diritto proprietario determinando una Ablazione
(sottrazione della disponibilità di godimento)
Il diritto proprietario su un bene qualificato di interesse storico artistico implica la
sottrazione di una serie di facoltà di disposizione e di godimento.
 Le limitazioni nei confronti del diritto proprietario hanno lo scopo di ridurre i casi di
effettiva sottrazione completa del diritto proprietario al titolare del dato bene, facendo
così convivere interesse privato e controinteresse pubblico.
 La sottrazione diviene così una extrema ratio, un provvedimento estremo ove non sia
più possibile ottenere una conciliazione dei due interessi, dove vediamo l’acquisto
coattivo (obbligatorio) in capo allo stato del bene
 Il Diritto di Proprietà su alcuni Beni è limitato nei suoi contenuti, ma non si riceve alcuna
forma di indennizzo (a differenza di quei casi che in extrema ratio vedono l’applicazione
dell’atto espropriativo)

Espropriazione Formale
Art. n°42 comma 3
Ritornando all’art. n°42, che si occupa di garantire l’interesse privato, nell’ultimo comma da
ad inserire una serie di limitazioni al ricorso alla Espropriazione; trasferimento coattivo della
titolarità del bene.
Il primo elemento di garanzia rintracciabile nell’art. n°42 è la Riserva di Legge
 La Costituzione prevede che la cancellazione del diritto proprietario possa avvenire
soltanto nel caso in cui vi sia una previa disciplina (indicazione) dei casi in cui è possibile
attuare l’espropriazione, da effettuarsi con legge.
 La Riserva di Legge è un istituto del diritto pubblico e costituzionale, di garanzia, che
incide sulla scelta delle condizioni che legittimano l’espropriazione, assicurandosi che le
suddette siano assunte dal Parlamento attraverso una legge
 Per quanto riguarda i beni culturali è il Codice dei Beni Culturali e il Testo Unico delle
Espropriazioni a disciplinare la possibilità di espropriazione
 L’espropriazione, facendo riferimento all’attuale Codice dei Beni Culturali, è un istituto al
quale si può ricorrere soltanto nelle circostanze in cui la proprietà privata del bene,
ostacoli la realizzazione dell’interesse pubblico, oppure ostacoli la sua valorizzazione, la
fruizione
 Il diritto proprietario infatti è difficilmente compatibile con la fruizione pubblica del bene

L’espropriazione nasce come strumento sanzionatorio a sfondo protezionistico da parte del


soggetto pubblico con la Legge Rosadi nel 1909, per azzerare la proprietà privata di un
interesse storico artistico laddove la proprietà privata stava mettendo a rischio la
conservazione del bene.
Questa ratio viene utilizzata dalla legge Rosadi nei confronti dei beni Immobili, nel 1939 la
Bottai la estende anche nei confronti dei beni Mobili.

 L’attuale differente composizione del Codice che regola la disciplina espropriativa, pone
le sue basi nella Legge Bottai, poiché la Bottai mette a disposizione dello Stato una serie
di poteri ispettivi, ai fini di assicurarsi che la conservazione del bene sia eseguita
correttamente. Nel caso così non fosse già al tempo della Bottai lo Stato aveva la
possibilità di attuare una serie di poteri impositivi nei confronti del proprietario privato,
subendo obblighi in merito allo svolgimento dell’attività di manutenzione che la
soprintendenza (organo del Ministero dei Beni Culturali) ritiene necessaria a spesa del
privato.
 Nel caso in cui il proprietario privato non assecondi gli obblighi imposti, la
soprintendenza interviene svolgendo le attività conservative necessarie al
mantenimento del bene, ma il costo degli interventi ricade comunque sul privato
 Questi poteri espropriativi hanno fatto si che la disciplina espropriativa perdesse il suo
rilievo come elemento sanzionatorio assoluto ai fini di tutela del bene
 Il fatto che la spesa relativa all’attività conservativa gravi sul proprietario privato, ma a
mutare l’interesse espropriativo, che non è più a sfondo conservativo. Lo stato espropria
non più laddove di deve mantenere l’interesse conservativo ma l’interesse legato alla
fruizione del bene. Poiché a differenza della facilità di conciliazione dell’interesse privato
e quello conservativo, l’interesse alla fruizione, legato al soggetto pubblico, difficilmente
riesce ad affiancarsi all’interesse del proprietario privato, poiché la proprietà privata per
natura esclude i terzi.
 Il Codice dei Beni Culturali rappresenta proprio il fondamento normativo, all’interno del
quale il Parlamento è stato coinvolto, del potere espropriativo nei confronti dei beni
culturali, realizzando la riserva di legge prevista nell’art. n°42 comma 3

Il secondo elemento di garanzia rintracciabile nell’art. n°42 è rappresentato dai Motivi di


Interesse Generale
 E’ possibile effettuare l’espropriazione solo se il trasferimento coattivo della proprietà
privata sia giustificato da motivi di interesse generale, questi motivi devono essere
esporti nel provvedimento con cui si sviluppa l’espropriazione. Il provvedimento, con il
quale si denuncia l’espropriazione al proprietario privato devono esporre le motivazioni
alla base del provvedimento espropriativo. Questi motivi devono avere un fondamento
costituzionale. La costituzione deve dare rilievo a quell’interesse per il quale lo Stato, in
determinate condizioni, decide di limitare un diritto costituzionale sul soggetto privato (il
diritto di proprietà privata) questa scelta deve essere motivata da un altro interesse
costituzionale.
 Si effettua una limitazione del diritto costituzionale per via di una serie di motivazioni
legate alla soddisfazione di un altro interesse costituzionale
 L’articolo n°42 comma 3 esponendo che l’espropriazione deve avere un motivo di
interesse generale introduce una clausola (indica una condizione) che deve essere
riempita attraverso una norma costituzionale, ed i questo caso la norma in questione è
l’articolo n°9 inerente alla tutela del patrimonio storico artistico. Dando un senso ai
motivi di interesse generale che giustificano il provvedimento espropriativo.

Il terzo elemento di garanzia rintracciabile nell’art. n°42 è rappresentato dall’Indennizzo


 L’indennizzo è una compensazione di carattere economico riconosciuta a quello che era
il proprietario del bene a seguito dell’adozione del provvedimento espropriativo da
parte della pubblica amministrazione
 Il ristoro (somma di denaro dovuta a un soggetto) economico non sarà pari al costo del
bene sul mercato, ma semplicemente un indennizzo, una compensazione parziale, non
integrale.
 Solamente negli ultimi 10/15 anni, per via dell’influenza proveniente dal diritto
internazionale, gli indennizzi hanno cominciato ad avvicinarsi maggiormente al valore di
mercato del bene.

Negli ultimi 20 anni la disciplina normativa ha apportato un’apertura nei confronti della
dismissione (privatizzazione) del patrimonio culturale pubblico. Dal 1942 al 1999 i beni del
demanio culturale pubblico non potevano essere alienati. Dal 1999 si è reinserita la
possibilità di privatizzazione del patrimonio. Con la Dismissione avviene totalmente il
contrario dell’istituto espropriativo, un bene pubblico diviene privato attraverso una
alienazione del bene da parte del soggetto pubblico
 Il Codice dei Beni Culturali disciplina espressamente il modo attraverso il quale la
pubblica amministrazione può vendere i beni (sia stato che regioni che comuni
possono dismettere la proprietà dei beni culturali)
 Nel momento in cui l’amministrazione con un acquisto coattivo per ottenere la
titolarità del bene, tramite un procedimento espropriativo deve enumerare le
motivazioni volte all’applicazione dell’atto espropriativo, spiegando la funzione che il
bene investirà una volta revocata la titolarità a capo del soggetto privato
 La necessità di una motivazione alla base dell’espropriazione fa si che vi siano anche
una serie di strumenti ispettivi che assicurino l’effettivo utilizzo che
l’amministrazione pubblica faccia di quel bene conformemente alle dichiarazioni
fatte alla base del procedimento espropriativo.

 Una volta attuata l’espropriazione, nel caso in cui l’amministrazione, per mancanza
di fondi, volti all’attuazione di una serie di provvedimenti che garantiscano
un’ottimale fruizione del bene (es. pagare del personale qualificato, ristabilire
l’integrità del sito, valorizzare il bene attraverso interventi di restauro) vada incontro
ad un periodo di inerzia, di non concretizzazione degli obbiettivi prefissati durante lo
svolgimento dell’atto espropriativo, l’ex proprietario privato, colui che ha perso la
titolarità del bene può agire facendo ricorso all’Azione di Retrocessione:
Il privato che ha subito l’attuazione del procedimento espropriativo ha la facoltà di
fare ricorso chiedendo all’amministrazione il reintegro della titolarità nei confronti
del bene, a fronte della mancanza di attuazione degli scopi prefissati dal
procedimento espropriativo, volti a garantirne l’efficacia. Tutto ciò garantisce un
movimento di Circolarità del Bene.

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