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14/10/20

E’ dal diritto internazionale che proviene una spinta in avanti rispetto all’approccio di tutela
delle cose d’arte nell’ordinamento italiano.
 Spinta originata dalla convenzione internazionale del 1945; Gli Accordi dell’Aja
Il concetto di Bene Culturale comincia ad affermarsi con questa convenzione internazionale
 L’Italia si obbliga a rispettare questa convenzione ed inizia a riconoscere l’idea della
nozione di Bene Culturale. Nel primo decennio della sottoscrizione della convenzione
nell’ordinamento italiano si continua a far riferimento alla nozione di “Cose d’Arte”
 Soltanto intorno al 1960 il Parlamento sente l’esigenza di intervenire sulla nozione di
“tutela di cose d’arte” aggiornando la vecchia Legge Bottai
 Nel 1964 affida ad una commissione parlamentare il compito di studiare la materia
della tutela delle cose d’arte e elaborare proposte di modifica della disciplina:
Commissione Franceschini (deriva dal nome del suo presidente) la commissione
elabora un testo che contiene una serie di dichiarazioni (proposte). Evidenzia
l’esigenza di modificare la nozione, dando una definizione di “bene culturale”: una
testimonianza materiale avente valore di civiltà
 L’approccio di tutela al tempo della Legge Bottai era estetizzante ed elitario (poiché
si dirige a preservare il bello artistico e naturalistico) al tempo stesso la 1089, ha un
approccio elitario poiché il bello può essere apprezzato solamente da una fascia
ristretta di individui.
 La progressiva contaminazione di Bene Culturale nell’ordinamento italiano comporta
un ribaltamento di questa impostazione; Rivalutazione dell’oggetto stesso di tutela,
si fa strada un approccio più storicistico, deve presentare un valore documentale,
essendo la testimonianza di una civiltà
 Ne consegue una promozione d’apertura del bene al pubblico, maggiore (in
contrasto con l’elemento conservativo della Legge Bottai)
 Le proposte della commissione Franceschini non sono subito attuate dal Parlamento,
infatti dopo la Commissione Franceschini del ’64 il Parlamento instituisce alla fine
degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 due commissioni presiedute dall’onorevole
Papaldo dando il compito di avviare un vero e proprio progetto di riforma della
disciplina legislativa in materia di beni culturali. Il Parlamento li approva ma non
porta a conclusione i procedimenti di approvazione dei testi di riforma
 1972: Convenzione Unesco, Parigi (Protezione del patrimonio mondiale, culturale,
naturale)
 1975: si immette per la prima volta nell’ordinamento una legge nella quale si utilizza
espressivamente la nozione di bene culturale (convenzione del decreto legge con la
quale si instituisce un nuovo ministero, quello dei beni culturali)

In questi anni il Parlamento deve fare i conti con dinamiche legate all’inquinamento
ambientale (1970/80)
Negli anni ’80 il dibattito è più incentrato sulla tutela dei beni ambientali piuttosto che quelli
culturali (quindi anche negli anni ’80 non arriva nessuna disciplina di riforma dei beni
culturali) la situazione non cambia nella prima metà degli anni ‘90
 L’unico segno di interesse alla materia che il parlamento offre è la Legge Ronchey del
1993
 Per la prima volta si ammettono i privati ad erogare una serie di servizi connessi alla
fruizione dei beni culturali (servizi connessi al godimento del bene, es. museo, ma
separato da esso, tipo sala caffè, giardino, etc.) servizi ausiliari
 Situazione cambia soltanto intorno alla fine degli anni ‘90
 1997 il parlamento decide di occuparsi della riforma della disciplina dei beni culturali
non approva direttamente una legge di riforma dei beni culturali, ma affida il
compito di elaborare una riforma di legislazione al governo, attraverso una delega.
 Il parlamento utilizza uno strumento che si chiama Decreto Legislativo: risultato di
una delega che come una legge il parlamento effettua dal governo.
Il parlamento indica al governo un tempo esatto entro il quale il governo deve
attuare questo compito.
 Il parlamento si limita a dare un compito molto circoscritto al governo, molto
limitato nei contenuti. Richiede semplicemente di Coordinare la Disciplina (fare
ordine) Il governo deve elaborare un testo unico in materia di beni culturali ed
ambientali (la tematica Ambiente e non paesaggio, appare dagli anni ’70)

Il decreto legislativo n°490 del 1999; Testo Unico

 In realtà i contenuti della legge bottai vengono trapiantati nel testo unico, ma
coordinati con le normative che nel corso dei ’60 anni precedenti si erano sviluppate,
non sempre in modo coordinato alla Legge Bottai stessa, mentre il testo unico vuole
coordinare questa serie di normative.
 Emergono anche novità rispetto alla Legge Bottai del ’39 già nella denominazione del
testo unico
1° Differenza rispetto alla legge Bottai, è una differenza rispetto all’oggetto di tutela
del Testo Unico che racchiude anche la tematica ambientale, non solo la tematica di
tutela artistica come la Legge Bottai; comprende al suo interno normative che in
passato erano esistenti ma separate rispetto alle leggi che si occupavano delle cose
d’arte.
 Entrano a far parte dell’interesse di tutela anche i mezzi di trasporto (che abbiano
superato una certa fascia temporale della loro produzione), le fotografie, le opere
cinematografiche, perché va proprio a modificarsi l’oggetto di tutela, non più
esteticamente bello, ma una fonte documentale.
 Lo studio d’artista, il contesto di creazione dell’opera, e gli strumenti con il quale
l’artista ha lavorato (pennelli, cavalletti) entrano all’interno dell’interesse di tutela del
Testo Unico.
2° Differenza rispetto alla legge Bottai, è una differenza rispetto ai soggetti. Al
momento della sottoscrizione della Bottai nel ’39 l’unico soggetto a cui faceva
riferimento era lo Stato. Nel testo unico del ’99 ci si apre a diversi livelli di governo,
poiché la situazione è cambiata estremamente. Lo sguardo ora vede al di sopra dello
stato, livelli sovranazionali come la Comunità Europea ed il Diritto Internazionale
rispetto al quale lo Stato deve sottostare, e al di sotto di esso; ci sono altri enti
territoriali che si occupano di tutela dei beni culturali, come le Regioni, che nel ’99
sono in pieno sviluppo.
3° Differenza rispetto alla legge Bottai, è la differenza rispetto alle attività. Lo scopo
principale alla base della legge Bottai era la Conservazione. Si richiedeva allo Stato
un’attività di protezione delle cose. All’interno del testo unico inizia ad affermarsi ad
uno stato embrionale la diversa idea di valorizzazione. Il bene culturale deve essere
reso sempre più fruibile e meglio conosciuto.
 Questo contribuisce ad un sempre maggiore slancio di miglioramento della disciplina
di tutela; Fruizione, Valorizzazione e Tutela cominciano ad essere correlate nella
normativa.
Invecchiamento precoce dei Testo Unico
Ci sono degli eventi che segnano il superamento del Testo Unico prima ancora che entri in
vigore poiché la realtà normativa si era già modificata rispetto a quella descritta dal Testo
Unico.
Essendo la struttura normativa perennemente sottoposta a modifiche, sollecitate a livello
nazionale ed internazionale, l’obbiettivo che il Testo Unico incarna, ovvero costituire un
corpus ordinativo unitario, viene meno, poiché il terreno su cui poggia non è stabile.
 Alla fine degli anni novanta si attua un processo di movimento che non fa altro che
cambiare continuamente la normativa in materia di beni culturali, che per 60 anni era
rimasta statica.
 Il Testo Unico comincia ad essere contraddetto da una serie di normative in materia
di beni culturali sostanzialmente coeve, non più coordinate all’ordine che il Testo
Unico si era fatto carico di attuare
 Questo aspetto di contraddizione e superamento si manifesta sotto molti fronti,
particolarmente delicati, trattati all’interno del Testo Unico
 Il Testo Unico recuperando anche alcuni contenuti del Codice Civile del 1942 afferma
che i beni del demanio culturale, appartenente ad enti territoriali, sono inalienabili (a
differenza della Bottai che includeva la disciplina di alienazione previa autorizzazione
ministeriale) e mentre il Testo Unico afferma ciò, contemporaneamente il
Parlamento sottoscrive una serie di normative che affermano il contrario
 Il Parlamento revoca la delega che aveva conferito al Governo e sviluppa iniziative
ordinative che vanno a scontrarsi con quelle presenti all’interno del Testo Unico
1. Es. Decide che a determinate condizioni il demanio culturale può essere alienato. Lo
afferma prima con la legge n°127 del 1997, legge che riesuma la Legge Bottai, di
conseguenza la porzione del Codice Civile del 1942 che ne affermava l’inalienabilità
vede il suo termine nel 1997. Successivamente nel 1998 il Parlamento revocherà la
seguente legge riaffermando quanto aveva esposto il Codice Civile. Ancora una volta
ci sarà un ripensamento e con la legge finanziaria n°448 del 1998 stabilendo un
Principio e ponendo le condizioni affinché possa essere derogato (possa subire delle
eccezioni)
 La legge n°448 sostiene che i beni culturali appartenenti allo stato non sono alienabili,
salvo che un regolamento (atto normativo inferiore alla legge) non dica diversamente.
Questo regolamento arriva nel 2000, subito dopo l’entrata in vigore del Testo Unico
Lo stesso superamento avverrà per una serie di altre tematiche affrontare all’interno del
Testo Unico
2. Es. Il testo unico prevede un assetto organizzativo del Ministero del Beni Culturali,
organizzazione che verrà poi modificata nel 1999
3. Nel 2001 arriva una riforma costituzionale con cui si attribuiscono maggiori poteri
alle regioni.
Tutti questi elementi scardinano l’effettività del Testo Unico, nel giro di un paio d’anni viene
completamente smentito.
 L’ultima grossa modifica arriva nel 2001
Codice Beni Culturali n°42 del 2004
Nel 2002 nuova legge di Delega; Il Parlamento delega il Governo del compito di formulare
un nuovo testo normativo ai fini di rinnovare la disciplina dei beni culturali.
In questo caso i contenuti della delega sono differenti rispetto a quelli della prima legge di
delega del 1997. Si tratta di una richiesta di maggiore spessore, per via di una serie di
innovazioni all’interno della disciplina la nuova legge di delega non richiede più una
riorganizzazione dell’assetto normativo della disciplina, ma una vera e propria Riforma
Innovatrice, che permetta di fare un passo avanti.
 Compito portato a termine nel 2004 con l’adozione ci un nuovo Decreto Legislativo
n°42, che non introduce un Testo Unico, ma un Codice dei Beni Culturali e
Paesaggistici che ad oggi regola la materia dei beni culturali
 Il Codice riformerà la disciplina sotto molti aspetti, ma a differenza del precedente
Testo Unico non ci sarà una vera e propria soluzione di continuità rispetto agli
ordinamenti passati, poiché si è instaurata una nuova cultura in ordine alla disciplina,
senza però rinnegarli.
1. Uno dei cambiamenti maggiormente significativi rispetto al passato consiste
in un Nuovo rapporto con il profilo privato: Da una parte il Codice regola la
possibilità di privatizzazione del bene culturale pubblico, attraverso una
cessione con corrispettivo denaro da parte dell’ente pubblico al sogg. privato.
Dietro a questo passaggio vediamo motivazioni economiche; Pagando il
privato va ad incrementare delle risorse economiche in capo allo Stato,
spesso molto indebitato. La privatizzazione diventa uno strumento per
incrementare i fondi statali. Da un’altra parte vediamo un’apertura verso i
privati anche rispetto alla valorizzazione, all’attività di fruizione dei beni, il
Codice permette che l’attività di valorizzazione dei beni culturali sia affidata
anche ad enti privati come società e fondazioni, che possono occuparsi non
solo dei servizi ausiliari (Legge Ronchey) annessi al museo (che comunque
resta di proprietà pubblica es. comunale), ma che possano occuparsi della
fruizione del museo stesso; affidamento ceduto al privato della gestione dei
beni culturali rispetto all’apertura al pubblico, che restano comunque di
proprietà pubblica.

Nonostante il Codice n°42 del 2004 assuma un ruolo centrale nell’esercizio della disciplina, è
stato sottoposto ad una serie di interventi normativi nel corso dei successivi 15 anni

Statuto Proprietario dei Beni Culturali


La tutela delle Cose d’Arte fin dalla sua origine è avvenuta ponendo dei limiti al diritto di
Proprietà Privata delle cose d’arte. Nel corso del tempo alle limitazioni si è affiancato l’uso
della proprietà pubblica (titolarità in capo a sogg. pubblici, in particolar modo enti
territoriali) come strumento di tutela
 Il grande cambiamento in materia di diritto di proprietà lo dobbiamo all’entrata in
vigore dell’art. n°42 della Costituzione: Esordisce dicendo che la proprietà può essere
o Pubblica o Privata, esistono dunque due tipi diversi di proprietà che non possono
essere sovrapponibili essendo due condizioni giuridiche differenti. Si giustifica la
funzione di proprietà pubblica di un bene solo a condizione che se ne faccia un uso
funzionale all’interesse pubblico.
Successivamente al primo comma dell’art. n°42 non viene più trattato l’argomento di
Funzione della Proprietà Pubblica, ma esclusivamente quella Privata. Poiché la
titolarità in capo al sogg. pubblico interessa il soddisfacimento del pubblico, non ci
sono altri soggetti che interferiscono all’interno della Funzionalità della Proprietà
pubblica se non il pubblico. Per la proprietà privata non è così poiché instabile e
costantemente esposta a rischi per via della eventuale presenza di interessi differenti
nei confronti del dato bene che possono scontrarsi tra di loro. Questo avviene perché
la proprietà privata, a differenza della pubblica non è una funzione; non esiste per
realizzare un interesse altrui, ma esclusivamente quello del proprietario
 Accade però che su alcuni beni non ricada esclusivamente l’interesse del titolare, ma
anche quelli pubblici, interesse privato e funzione pubblica in questo caso devono
convivere su quel dato bene, rispettando i diritti del titolare.
 Questo fa si che all’interno dell’ordinamento vi sia la costante ricerca di un punto di
equilibrio tra funzione pubblica ed interesse del privato che tendenzialmente
vorrebbe godere con effetto esclusivo del dato bene, escludendo gli interessi di
soggetti terzi esterni.
 Il privato deve così sottostare a dei vincoli che permettono il soddisfacimento degli
interessi da ambedue le parti