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RAGIONERIA 2

ELEMENTI DELLO STATO PATRIMONIALE


- RISORSE INTANGIBILI
L’economia della conoscenza è sempre più basata sugli intangibili. Le aziende della
moda hanno pochissime risorse materiali. Le risorse intangibili spesso non sono
iscritte nel bilancio e questo gli garantisce successo e valore. Per esempio Moncler
alla fashion week di Milano ha presentato un progetto “Genius”. Nessuno lo
conosceva ma visto che si sono fidati della risorsa intangibile che dispone Moncler
(la creatività) il valore di borsa è schizzato (pur non sapendo quale sarebbe stato la
redditività, i costi, i ricavi e le uscite). Indipendentemente dai margini economici il
valore di borsa di un’azienda più salire anche in relazione delle risorse immateriali.

In Borsa sono importanti due concetti:


- Capitalizzazione -> Il valore di un’azione della borsa moltiplicato per tutti le azioni
dell’azienda (comprese le azioni dell’azionista di maggioranza e quelle non
quotate in borsa)

- Flottante -> Il valore di un’azione della borsa moltiplicato per le solo azioni
quotate in borsa

La differenza è importante perché sappiamo che l’Azienda può quotare le sue azioni
in più Borse valori.

CAPITALIZZAZIONE > FLOTTANTE

(Perché la borsa di Milano è inferiore a quella di New York? Perché il flottante della
borsa di Milano è inferiore a quella di New York e di conseguenza per incidere sui
valori della borsa di Milano basterà una cifra molto inferiore rispetto a quella di New
York).

La Standard & Poor’s 500 ( la società di rating che analizza le 500 aziende
americane più importanti) ha stilato l’evoluzione dei valori di bilancio delle risorse
immateriali dagli anni 70 ad oggi, si è passati dal 17% all’84%. Questo significa che
se io analizzo l’attivo di una società e vedo le immobilizzazione, l’84% sono
immateriali.

- IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI (parte economica)


Il valore degli intangibili in Borsa italiana raggiunto, nel 2011, ammonta a 311MLD
costituendo il 38% del NAV ( NET ASSET VALUE) ovvero il valore medio degli
asset: ASSET = IMMOBILIZZAZIONE

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(DEBITI = DEBIT | PASSIVITA’ = LIABILITIES | CREDITO = CREDIT)

Non tutte le intangibilità sono iscritte in bilancio (per esempio non troveremo nel
bilancio di Moncler la voce “creatività”). Questo perché una cosa è l’interpretazione
economia e un’altra è l’iscrizione in bilancio. Le immobilizzazioni si differenziano in:

Generiche -> avviamento

Specifiche -> marchi, brevetti, diritti di concessione.

Queste immobilizzazioni appaiano in bilancio nelle operazioni di Merger &


Acquisition. Se un’azienda sta sviluppando la creatività del suo personale, come lo
fa? Con le spese di formazione del personale. Sulla formazione del personale si
genera poi la creatività e il successo dell’azienda ma le spese di formazione sono
spese correnti che non rientrano nella voce immobilizzazioni. Quindi queste
immobilizzazioni nascono nelle operazioni di Merger & Acquisition ovvero quando
un’azienda si fonde o viene comprata. Esempio: Michael Kors acquista Versace per
1,83 MLD. Il capitale netto (EQUITY = differenza tra attivo e passivo) di Versace
ipotizziamo che sia 1MLD. Kors ha pagato quindi 830 MLN in più rispetto al capitale
netto di Versace. Dove la mette questa differenza? Nella voce avviamento (facendo
un’operazione di Acquisition). Talvolta le immaterialità emergono anche attraverso le
IPO (Initial Public Offering) ovvero la quotazione in borsa iniziale. Ipotizziamo di
quotare in borsa un nostro prodotto. La sua quota iniziale è pari a 1 ma il nostro
patrimonio netto sarà sempre 0.4 - 0.5. Quindi la capitalizzazione che ti riconosce il
mercato è sempre più alta perché riconosce l’avviamento. Cosa posso fare prima di
quotarmi in borsa? Posso mettere in atto operazioni di scissione (spin off) - fusione
in modo da far emergere parte del nostro valore nei bilanci. Esempio: Tim e Telecom
si scioglievano e si fondevano più volte, di conseguenza il valore delle immaterialità
salivano tramite, appunto, le operazioni di conferimenti - scissione - fusione ovvero
tramite le operazioni di merger - acquisition - spin off.

L’avviamento è un elemento di rischio. Riprendiamo l’esempio di Michael Kors che


acquista Versace per 1,83 MLD, iscrivendo 830 MLN in avviamento.
Quest’avviamento ha senso? Se la capitalizzazione di Borsa cioè il valore attribuito
dalla Borsa, dopo l’operazione rispecchia quel valore di 1,83 MLD o maggiore,
l’avviamento è giustificato. Se invece la capitalizzazioni di Borsa è inferiore a quel
valore di 1,83 allora c’è qualche problema, ovvero Kors ha speso ad esempio 200
MLN in più rispetto al valore di 1,63 che la Borsa considera corretto. Non
necessariamente questo significa aver fatto un cattivo affare perché la Borsa ha
un’ottica di breve termine mentre Michael Kors valuta altri fattori a medio termine
che possono far salire il valore dell’azienda. Resta comunque il fatto che la
capitalizzazione di borsa è un indice per capire se quell’avviamento ha un senso o
no. In merito alle banche bisogna sottolineare un periodo in cui molte banche

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avevano un patrimonio netto contabile superiore alla capitalizzazione di Borsa,
vuole dire che gli avviamenti presenti in quelle banche erano fasulli. Questo perché
le banche acquisivano altre banche per avere le filiali. Da un certo momento in poi
questo cambia perché le banche non volevano più le filiali perché significava
assumere dipendenti e quindi più costi. Di conseguenza l’avviamento si sarebbe
dovuto svalutare, ma se l’avviamento si svaluta questo diventa un costo che va a
danneggiare il tuo utile, i tuoi margini e di conseguenza la Borsa ti penalizza e le
società di rating attuano il downgrade.

TERMINOLOGIA -> (BILANCIO = FINANCIAL STATEMENT)

IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI (parte contabile)

OIC (ORGANISMO ITALIANO


CONTABILITA’)
3 PRINCIPI CONTABILI IASB (INTERNATIONAL ACCOUNTING
STANDARDS BOARD)
FASB (FINANCIAL ACCOUNTING
STANDARDS BOARD)

Quando posso iscrivere le immobilizzazioni in bilancio? Immaginiamo che ci sia un


passaggio a livello che se non si alza anche se l’immobilizzazione ha valore per
l’azienda questo non viene iscritto in bilancio (se l’ho pagato questo va nei costi
d’esercizio e non nello stato patrimoniale). Per passare il passaggio a livello,
bisogna analizzare i principi contabili: Trattano di questo argomento lo IAS 38 (per
gli intangibles) lo IAS 36 (per gli Impairment) gli IFRS 3 che si chiama Business
combination. In America gli SFAS 141 (per i goodwill = avviamento) e SFAS 142
(per le altre immobilizzazioni immateriali). In Italia il principio contabile in
riferimento alle risorse immateriali è l’OIC 24. Per alzare la sbarra la procedura è:

1) E’ un asset o non è un asset? (Se è un asset posso capitalizzarlo ed inserire


nello stato patrimoniale, se invece non è un asset è un’attività e quindi non
posso capitalizzarla).

2) Se è un asset posso iscriverlo in bilancio fra le immobilizzazioni immateriali?

Secondo lo IASB un asset è una risorsa controllabile dall’azienda (ovvero la


controllo io, controllo SOSTANZIALE, non significa che è di mia proprietà giuridica),
deve produrre benefici economici futuri ( significa che deve produrre in futuro ricavi
o maggiori ricavi, oppure deve essere in grado di rendere più efficiente la struttura, il
che significa che deve garantire la produzione con minori costi). Tutto questo basta

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per far alzare il passaggio a livello? NO. Lo IASB e il FASB si sono accordati ed
hanno affermato che affinché un asset possa essere iscritto in bilancio come risorsa
controllabile e produttrice di benefici economici futuri in termini di maggiori ricavi e
minori costi, deve essere identificabile, autonomo, separabile e misurabile in modo
attendibile. Identificabile significa attribuire un nome (avviamento, brand, brevetto).
Autonomo e separabile significa che ci sono 2 casi:
1 caso: sotto quella risorsa c’è un diritto giuridico quindi la risorsa è SEPARABILE
(come l’acquisto di una concessione -> è identificabile, autonomo perché c’è un
diritto di concessione e quindi separabile ma soprattutto è misurabile perché l’ho
pagato)

2 caso: sotto quella risorsa non c’è un diritto giuridico quindi la risorsa non è
SEPARABILE: di conseguenza se un’azienda vuole acquisire una risorsa immateriale
che non presenta un diritto giuridico deve acquisire tutta l’azienda che detiene
quella risorsa tramite le operazioni di merger & acquisition che fanno emergere
l’avviamento.

Infine la risorsa deve essere misurabile in modo attendibile tramite sempre le


operazioni di Merger & Acquisition, ovvero attraverso una reale transazione (non
posso farmi valutare da un soggetto esterno il valore di un marchio ed iscriverlo in
bilancio senza che ci sia stata un operazione di Merger & Acquisition).

ONERI PLURIENNALI
Gli oneri pluriennali sono due categorie previste dal codice civile (OIC 24)

1) Costi d’impianto e di ampliamento

2) Costi di sviluppo

Esempio : vado in banca e sottoscrivo un mutuo a 20 anni per una cifra di


100.000£. Vado sul mio conto corrente e me ne ritrovo 97.000£. La banca si tiene
3.000£ in relazione ai costi per avviare il mutuo. Quei 3.000£ sono considerati oneri
pluriennali dall’azienda. Perché?
DARE AVERE

C/BANCA ADDEBITATO MUTUO C/ACCREDITATO


97.000 100.000

ONERI PLURIENNALI
3.000

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Al 31 dicembre quel costo degli oneri pluriennali va imputato nel conto economico
nelle operazioni di chiusura o viene imputato nello Stato patrimoniale? Per essere
iscritto nello Stato Patrimoniale deve alzarsi la “sbarra” e quindi deve essere un
fattore a fecondità ripetuta, ovvero deve essere dimostrata una sua utilità
pluriennale. E’ vero che il costo per l’istruttoria della banca lo effettuo nell’anno
corrente, ma questo costo mi ha portato un’utilità pluriennale a differenza di un
normale costo di esercizio che è in relazione ad un ricavo immediato e non
pluriennale -> Matching principle (Principio di competenza = costo è di competenza
quando incontra il correlativo ricavo). Ritornando ai fattori a fecondità ripetuta,
quindi il costo non è imputato solamente al 2018 ma anche 2019, 2020 ecc. Nello
stato patrimoniale quindi inseriremo le voci di ammortamento in relazione agli anni
di utilità del fattore.

Differenze tra i vari principi contabili:

- OIC) Possono essere capitalizzati i costi d’impianto e di ampliamento e i costi di


sviluppo
- IASB) I costi d’impianto e di ampliamento non possono essere capitalizzati, ma
solamente i costi di sviluppo. (IAS 38)

- FASB) Ne i costi d’impianto ne i costi di sviluppo possono essere capitalizzati.


La differenza è importante! Mentre per l’OIC l’azienda ha: a conto economico 3000
in dare, e nello stato patrimoniale 600 (in 5 quote di ammortamento), per lo IASB e
FASB, l’azienda avrà solo i 3000 in DARE nel C.E e 0 nello S.P.

Immaginiamo un costo di sviluppo di Apple pari a 11MLD. Cosa significa spostare


11 MLD dal Conto economico allo Stato Patrimoniale. Significa che le quote di
ammortamento iniziano quando il progetto di sviluppo finisce. Immaginiamo che il
progetto inizi nel 2015. In Italia le quote di ammortamento sarebbero state incluse
nello Stato Patrimoniale a partire dall’anno della vendita del prodotto (es. 2018). In
America invece tutti i costi sono inserite nel Conto Economico a partire dai primi
anni del progetto di sviluppo senza quindi aspettare l’anno in cui il prodotto viene
immesso nel Mercato. Cosa cambia? L’Interpretazione economica così come la
rappresentazione contabile.

Come si possono acquisire le immobilizzazioni materiali? I modi sono 3.

N.B Il principio di rilevazione di un’immobilizzazione immateriale inizialmente è


sempre al costo storico. Per i principi contabili internazionali, a differenza di quelli
italiano, la valutazione non sarà sempre al costo storico (per le materiali), mentre per
le immateriali il discorso è diverso. Esempio: Compro un brevetto e lo pago 1000.
Questo costo va nel conto/brevetti sezione DARE con un importo di 1000. La strada
alternativa è quella di acquistare l’azienda (Business combination -> IFRS 3).

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Immaginiamo che l’azienda abbia un patrimonio netto di 100 e l’acquisto per 160.
Cos’è quel 60 in più? Si effettuerà un’operazione di Purchase Price allocation con
la quale si individuano le risorse sperabile come brevetti che avranno un valore,
ipotizziamo, di 10. La differenza (60-10=50) andrà nel bilancio nella voce goodwill =
avviamento.

La 3 forma di acquisizione delle immobilizzazioni è interna. Immaginiamo di essere


un’azienda tessile che deve acquisire nuovi tessuti con nuovi colori. Si compie
quindi prima una ricerca di questi nuovi tessuti, per esempio in India. Trasporta un
campione di quel tessuto in Italia e compie tutte le operazioni di analisi per garantire
la qualità del prodotto, compie dei prototipi da lanciare sul mercato per testare i
feedback dei consumatori e venditori. Tutta questa fase che dura 4-5 anni prima
dell’immissione del prodotto sul mercato ha una serie di costi. Questi costi devono
essere considerati annuali o possono essere considerati fattori a fecondità ripetuta
e quindi ammortizzabili? Se sono costi di sviluppo questi possono essere
ammortizzati a partire dall’anno in cui l’azienda riceve i primi ricavi per la durata
della vita utile del prodotto. Questi costi di sviluppo comprendo i vari stipendi delle
persone che hanno lavorato al progetto, le quote di ammortamento dei macchinari, i
costi relativi alla produzione del colore. Tutti questi costi sono chiamati costi interni
perché l’azienda non sta acquisendo risorse dall’esterno ne tantomeno con
operazioni di business combination, ma sta effettuando quelle che si chiamano
costruzioni in economia. Questi costi li ritroviamo al conto economico non nelle voci
“costi di sviluppo” ma in salari e stipendi per esempio. Quindi io azienda devo
sapere quanta parte dello stipendio di quel determinato dipendente è collegato al
progetto della durata di 4-5 anni, in modo tale da spostare quel valore dal conto
economico allo stato patrimoniale sotto forma di ammortamento.

COSTI D’IMPIANTO E DI AMPLIAMENTO


L’unico principio contabile che permette la capitalizzazione dei costi d’impianto e di
ampliamento è l’OIC 24, perché come abbiamo visto gli SFAS 141,142 e gli IAS 38
non considerano questi costi come fattori a fecondità ripetuta che quindi possono
creare un beneficio economico futuro e quindi essere fonte di un’utilità pluriennale.
L’OIC 24 dispone che questi costi possono essere capitalizzati non
obbligatoriamente ma con il consenso dell’amministratore aziendale insieme al
collegio sindacale. Esempio: Costituisco una S.r.l. Mi rivolgo dal notaio e pago un
costo intorno ai 2.500$. Questo è un costo d’impianto e di ampliamento. Rientrano
nella categoria anche i costi iniziali necessari per l’accensione di un mutuo. Decido
di costruire un centro commerciale. Quest’operazione richiede dei costi iniziali molto
ingenti che però non mi danno un’utilità immediata, perché dal progetto all’apertura
intercorrono degli anni. Questi costi non sono costi d’esercizio ma rientrano nella
categoria sopra descritta. Rientrano trai costi d’impianto e di ampliamento tutti

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quelli relativi ad una startup. Fino al 2015 nella stessa modalità dei costi
d’impianto e di ampliamento rientravano anche i costi di pubblicità. In realtà l’OIC
da la possibilità di far rientrare nella capitalizzazione costi di pubblicità relativi al
lancio iniziale di una nuova attività, startup ecc. Non esistendo più la voce “costi di
pubblicità” nello stato patrimoniale, questi costi rientrano sempre nei costi
d’impianto e di ampliamento. Tutti questi costi ovviamente devono avere una
durata pluriennale. Chi lo attesta? Il consiglio di amministrazione e il collegio
sindacale.

Il valore d’iscrizione è il costo storico -> ovvero la rilevazione in partita doppia.

Poi con le scritture di assestamento, e bilancio di verifica, abbiamo la fase di


valutazione. E’ in questa fase che devo decidere se imputare questi costi nello
stato patrimoniale. Il primo problema relativo alla Valutazione è: Si valuta al costo
storico o si applica un metodo che si chiama Revaluation Model che segue il fair
value. Per gli oneri pluriennali non c’è questo metodo, mentre per i beni immateriali
(marchi, brevetti ) che hanno una forma giuridica di protezione, concettualmente è
possibile applicare il Revaluation Model ma in realtà non si applica mai perché
questo metodo si basa sull’esistenza di un mercato attivo (cosa che non ha i
marchi, brevetti). Per l’avviamento la valutazione segue il costo storico ad eccezione
degli Impairment.

In quanto tempo si ammortizza un costo d’impianto e di ampliamento?


Un costo d’impianto e di ampliamento è pari a 2 MLN. In quanto tempo si
ammortizza? Dipende dalla vita economica utile dell’immobilizzazione. Siccome
però per i costi d’impianto e di ampliamento sono difficili da valutarne la vita
utile, se quest’ultima supera i 5 anni, il limite massimo di ammortamento è 5
anni.
Ricorda: l’ammortamento è la quota del costo di un fattore a fecondità ripetuta di
competenza di quell’esercizio. Come si calcola? Non necessariamente
l’ammortamento è in quote costanti (quindi dividere i 2MLN/ 5 anni). C’è poi la
svalutazione. Immaginiamo di dividere i 2 MLN$ in 5 anni. La 1 quota di
ammortamento ammonta a 400.000, di conseguenza il valore netto contabile
diventa 1.6 MLN$, il secondo anno 1.2 MLN$. Al termine del secondo anno voglio
capire se quel mio costo ha ancora un valore di 1.2 MLN$. Si scopre che il valore di
realizzo indiretto è di 600.000. Devo quindi compiere una svalutazione di 600.000
per riportare il valore di 1.2 MLN al suo reale valore di realizzo indiretto.
Naturalmente anche le quote di ammortamento cambieranno, ovvero divideremo il
valore di 600.000 per gli anni di vita utile che restano (600.000/ 3 anni). Tutto questo
a patto che la perdita di valore sia considerata durevole. Però se l’azienda si
accorge che la perdita di valore non è durevole si può attuare un’operazione che
viene chiamata Ripristino di valore che si attiene nel limite dell’originario piano di

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ammortamento. Questo si può fare per le immobilizzazioni materiali e immateriali
ma non per gli oneri pluriennali e l’avviamento. Alla fine del 2 anno abbiamo ancora
1.2 MLN da ammortizzare. Abbiamo però una svalutazione e quindi da 1.2 MLN
scendiamo a 600.000 (con i prossimi 3 anni con quote di ammortamento pari a
200.000) se però al 3 anno ci accorgiamo che la perdita di valore non era durevole
l’azienda non può tornare al suo valore iniziale di 1.2 MLN$ ma deve attenersi al
piano di ammortamento che per il 3 anno era di 800.000 $.

Siccome il Legislatore sa che molti costi d’impianto e di ampliamento non rientrano


tra i costi che hanno utilità pluriennale, la regola dice che: Non posso distribuire
utili fino a concorrenza per un ammontare pari al costo non ancora
ammortizzato del costo d’impianto e di ampliamento, a meno che non abbia
riserve di utili disponibili in bilancio. Se per esempio l’azienda alla fine del 2 anno
ha un costo non ancora ammortizzato pari a 1,2 MLN ed ha un utile di 1,4 MLN.
L’azienda può distribuire gli utili per un ammontare pari a 200.000 perché quegli 1.2
MLN sono bloccati dalla regola del Legislatore. Però se l’azienda ha riserve
disponibili (riserve di utili, non riserve legali non riserve di capitale) ipotizziamo che
ammonti a 500.000. Quindi rispetto a prima ho da coprire non più 1,2 MLN, ma
700.000. Quindi riprendendo il mio utile che era di 1,4 MLN ora posso distribuire
700.000 e tenere bloccati i restanti 700.000 per le quote di ammortamento che mi
restano.

ESERCITAZIONE N°1

Argomento: Oneri Pluriennali

La società Bilancio II, con capitale sociale di Euro 100.000, nel corso del primo
esercizio 2018, ha sostenuto costi di impianto per 50.000 euro (ammortamento
in cinque anni). Al termine del 2018 la società Bilancio II ha conseguito un utile
pari a 10.000 euro. Il 5% dell’utile viene accantonato a riserva legale, mentre la
parte restante disponibile viene distribuita. Al termine del 2019 la società
Bilancio II ha conseguito un utile pari a 60.000 euro. Il 5% dell’utile viene
accantonato a riserva legale, mentre la parte restante disponibile viene
distribuita. Al termine 2020 la società Bilancio II ha conseguito un utile pari a
30.000 euro. Il 5% dell’utile viene accantonato a riserva legale, mentre la parte
restante viene distribuita. Indicare nella tabella che segue i valori che
assumono, nei bilanci d'esercizio dei tre anni, le voci contabili in essa
riportate, seguendo l'impostazione dell'OIC 24.

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ESERCIZIO N. 1 2018 2019 2020 2021 2022

STATO PATRIMONIALE

A.I Capitale sociale 100.000 100.000 100.000

B.I.1 Costi di impianto e di ampliamento 40.000 30.000 20.000

A. IV Riserva legale 500 3.500 5.000

A.VII Riserva straordinaria vincolata 9.500 30.000 20.000

A.IX Utile d’esercizio da distribuire 36.500 38.500

CONTO ECONOMICO

b.10.a Ammortamento immobilizzazioni


immateriali 10.000 10.000 10.000

1) La società decide di capitalizzare i 50.000 euro di costi di impianto e di


ampliamento, seguendo i principi dell’OIC 24, a differenza dello IASB e FASB che
considerano questi costi non capitalizzatili e di conseguenza iscritti nelle passività
del conto economico come costi d’esercizio. Questa capitalizzazione si chiama
Capitalizzazione distinta, perché l’azienda non ha sostenuto un costo
internamente (ricorda l’acquisizione dall’esterno prende il nome di Business
combination). Il costo d’impianto e di ampliamento viene sostenuto esternamente,
a differenza dei costi di sviluppo. Capitalizzazione distinta significa: Individuare una
variazione economica negativa (in partita doppia addebito un conto “costi di
impianto e di ampliamento” in dare, mentre in avere ho l’accreditamento dei debiti
verso fornitori). Quando arrivo al 31 dicembre devo decidere se questo costo devo
imputarlo a Conto Economico o a Stato Patrimoniale (con quest’ultimo effettuo un
riparto in quote di ammortamento collegate alla vita utile del fattore a fecondità
ripetuta). La capitalizzazione distinta si differenzia da quella indistinta perché il
costo viene imputato direttamente a Stato Patrimoniale senza che ci sia un ulteriore
passaggio dal Conto Economico (costruzioni in economia). Tra il bilancio di verifica

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e la situazione contabile ci sono le scritture di assestamento, nel caso dei costi di
impianto e di ampliamento le 2 possibili scritture sono: Ammortamento o
svalutazione delle perdite di valore. Per l’ammortamento l’articolo di partita doppia è
Ammortamento (DARE) / Fondo Ammortamento (AVERE). La quota di 10.000
finisce nel conto economico , mentre il valore netto contabile ovvero il costo storico
diminuito dell’ammortamento (40.000) va a Stato Patrimoniale.

3) Ora abbiamo la questione dell’utile: Non posso distribuire utili fino a


concorrenza per un ammontare pari al costo non ancora ammortizzato del
costo d’impianto e di ampliamento, a meno che non abbia riserve di utili
disponibili in bilancio. La società ha un utile di 10.000 e quindi dovrei iscrivere
questo valore nella sezione “Utile d’esercizio da distribuire”. In realtà l’azienda
ha un costo di impianto e di ampliamento pari a 40.000 e quindi di conseguenza
l’azienda non potrebbe ripartire i costi. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra:
Riserve di capitale e Riserve di utile. Le riserve di capitale sono due: Riserva
sovrapprezzo azioni e riserva di rivalutazione. La riserva sovrapprezzo azioni si
inserisce nelle riserve di capitale perché: Se un investitore vuole acquisire un
azione dell’azienda valore nominale 100, egli la paga 120. Quella differenza di 20
andrà nella riserva sovrapprezzo azioni. Quel 20 quindi non è un valore dell’utile
ma è un plusvalore del capitale. Se prendo una mia immobilizzazione e rilevo
una riserva di rivalutazione, quest’ultima non è una riserva di utile.

4) La legge mi dice che il 5% dell’utile che io guadagno deve finire nella Riserva
legale, fino a quando questa riserva non raggiunge 1/5 del Capitale sociale. A
questo punto il 5% dei 10.000 di utile (500 va in riserva legale), in partite doppia
DARE (500) utile, in AVERE riserva legale (500). L’utile che avevamo in AVERE
10.000 si sottrae dei 500 in DARE, quindi abbiamo 9.500. Abbiamo poi la
riserva statutarie (chiamate così perché sono regolate dallo statuto) e quindi
indisponibili. Le uniche riserve statutarie disponibili sono la riserva statutaria
per conguaglio utili (che insieme alla riserva straordinaria non vincolata)
rientra tra le riserve di utile disponibili dall’azienda. Siamo rimasti con questi
9.500, ora la domanda è: Posso divedere l’utile tra i soci? NO. Perché c’è
ancora l’ammortamento di 40.000 da ripagare e quindi devo creare la voce
“Riserva straordinaria vincolata”. Effettuo quindi un altro giroconto (ovvero
una transazione interna) con DARE utile d’esercizio per 9.500 e in AVERE riserva
straordinaria vincolata per 9.500.

5% Riserva legale

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DARE AVERE
UTILE RISERVA LEGALE
500 500

UTILE
10.000

Riserva straordinaria vincolata

DARE AVERE

UTILE RISERVA STRAORDINARIA


9.500 VINCOLATA
9.500

All’inizio dell’anno 2019, ci sono le scritture di apertura con un conto a specchio,


ovvero: Tutti i conti dello Stato patrimoniale sono riportati in AVERE con la dicitura
STATO PATRIMONIALE INIZIALE e in DARE con i rispettivi conti. Al contrario si fa
con le passività che nello Stato patrimoniale iniziale finiscono in AVERE.

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Al 31 dicembre del 2019 si ripresenta il problema dell’utile. Innanzitutto dobbiamo
preservare il 5% dell’utile e accantonarlo nella Riserva legale per un valore di 3.000
(attuando di nuovo un giroconto) addebitando il conto Utile d’esercizio per 3.000 e
addebitare il conto Riserva legale 3.000. Ci restano 57.000 di utile ma abbiamo
ancora 30.000 di ammortamenti da pagare. Devo quindi accantonare l’utile alla
quota da ammortare al netto delle riserve (riserva straordinaria vincolata).
Quindi 30.000 - 9.500 = 20.500 -> ancora da ammortizzare. Quindi 57.000 - 20.500
= 36.500. L’utile disponibile sarà quindi di 36.500.

Al 31 dicembre del 2020, innanzitutto al 30 aprile 2020, l’utile dell’anno prima viene
diviso tra gli azionisti e quindi il conto dello Stato Patrimoniale dell’Utile si spegne
con il conto dividendi/azionisti sempre per 36.500. Ammortizziamo i 10.000 in
Conto economico e quindi abbiamo i restanti 20.000 che vanno a finire nei costi di
impianto e di ampliamento nello Stato patrimoniale. Accantoniamo il 5% in Riserva
legale (1500), che aggiunti ai 3.500 diventa 5.000. Quindi ci resta un utile di 28.500.
Ora possiamo distribuire quest’utile? NO. Perché c’ho costi impianto e ampliamento
per 20.000 ma con una riserva straordinaria pari a 30.000 (Addirittura di più!). Quindi
non ho bisogno di vincolare 10.000 che vanno a finire nel mio utile disponibile.
Quindi l’utile diventa 38.500 con 20.000 in Riserva straordinaria vincolata.

Rispetto a quest’esempio possono esserci due eventualità:

1) Cosa succede se l’azienda rileva una perdita? Invece della riga “UTILE” avrò
una riga “PERDITA” quindi avrò -10.000 , -20.000 ecc. Se per quell’anno ho una
perdita non posso accantonare perché non ho niente. Poi può essere che i soci
possono coprire la perdita e quindi l’anno successivo la perdita è pari a 0.

2) Nel caso dei costi di pubblicità solo nel caso in cui si tratti di una startup o
per l’avviamento di un esercizio commerciali, possono essere capitalizzati
in Stato Patrimoniale. Gli altri costi di pubblicità devono essere scritti nella
voce “Costi per servizi (pubblicità)” nel CONTO ECONOMICO.

3) In caso di Svalutazione -> Ipotizziamo nel nostro esempio. I costi di impianto e


di ampliamento al 2 anno sono pari a 30.000. Se ci fosse un valore recuperabile
(il più elevato tra il valore fair e quello d’uso) pari a 15.000, significa che dovrei
iscrivere nella sezione “Svalutazioni” del C.E un valore pari a 15.000 e il valore
dello Stato Patrimoniale diventerebbe da 30.000 a 15.000

12
COSTI DI RICERCA E DI SVILUPPO

I costi di ricerca e sviluppo, a differenza di quelli di impianto e di ampliamento,


hanno una valenza economica molto più grande. Basti pensare che i costi di ricerca
e sviluppo si basano sull’innovazione tecnologica, innovazione di mercato e, nelle
grandi aziende, arrivano ad un valore di MILIARDI di dollari. Quindi è chiaro che il
problema della capitalizzazione di questi costi influisce sul reddito di un’azienda
(Ipotizziamo di spostare una cifra intorno ai 20 MLD , come Apple, dal Conto
Economico allo Stato Patrimoniale). Inoltre a differenza dei costi di impianto e di
ampliamento, le quote di ammortamento si iniziano ad iscrivere in Bilancio, non
dall’inizio del progetto, ma al termine di esso. Quindi significa che se un progetto
volto a reperire, ad esempio una nuova tecnologia, dura 3 anni, le quote di
ammortamento relativo ai costi di ricerca e sviluppo iniziano ad essere iscritte a
Conto Economico a partire dal 4 anno dall’inizio del progetto. Che cos’è quindi la
Ricerca e lo Sviluppo? Rappresentano la base dell’innovazione, ovvero la base
per gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, nuovi
prodotti, nuovi mercati.

Analizzando i costi di ricerca e sviluppo di Apple nei quarters (trimestri) ci viene


spontanea la domanda: Ma se lo IASB non ammette la capitalizzazione di questi
costi, da dove possiamo analizzare i costi di ricerca e sviluppo? Ovviamente nel
conto economico. N.B Il conto economico in America non è riclassificato per natura
(ITALIA) ma per funzioni -> questo significa che la voce “salari e stipendi
Ricercatore” e la voce “salari e stipendi Amministratore” non si sommano nella voce
b.9 “Salari e stipendi”. Uno finisce tra i costi di ricerca e sviluppo, l’altro nei costi
amministrativi. Ecco perché il loro conto economico è riclassificato in funzioni e non
in natura: Anche se la quota di ammortamento dei 2 salari ha la stessa natura,
questi finiscono in 2 categorie ben distinte -> Costi di ricerca e sviluppo, Costi
amministrativi, ovvero dalla funzione. Quindi all’interno del Conto economico,
individuo la funzione: Sviluppo, di produzione, amministrativa, commerciale.
Ritornando ad Apple, perché quest’azienda negli ultimi anni ha aumentato
vertiginosamente i suoi costi di ricerca e sviluppo? E’ chiaro che progettare nuovi
prodotti ha dei costi molto inferiori rispetto ad applicare su prodotti già esistenti e
pressoché simili, nuove tecnologie.

Perché l’Italia è molto indietro nella Ricerca e Sviluppo? All’Italia nel mondo viene
apprezzata la creatività, con particolare riconoscenza alle aziende di lusso (Ferrari,
Maserati ecc.). Come mai quindi l’Italia ha un valore molto basso in ricerca e
sviluppo rispetto alla media europea? Innanzitutto nella tecnologia esistono due
settori:

13
1) Technology push: Sono un’azienda farmaceutica. Può quest’ultima sopravvivere
senza effettuare ricerche su nuovi farmaci o principi in grado di generare, a sua
volta, nuovi medicinali? Ovviamente no. Stessa cosa per le aziende
automobilistiche: Io, azienda, non posso sopravvivere senza attuare costi di
ricerca e sviluppo su nuovi motori, nuove componentistiche ecc. In conclusione
sono le Aziende a spingere i consumatori ad acquistare, sul mercato,
determinati prodotti. Noi in Italia non abbiamo aziende con queste
caratteristiche, ovvero aziende tradizionali, per due motivi principalmente: Il
primo riguarda la scarsità di materie prime, il secondo la situazione logistica
dell’Italia non paragonabile a grandi paesi come gli Stati Uniti o anche la
Germania ecc.

2) Demand pull: Per esempio sul mercato si diffonde la tendenza ad avere la


montatura degli occhiali in legno -> di conseguenza le aziende si impegna a
sostenere costi per la ricerca delle migliori tecnologie in grado di soddisfare
quella tendenza ad avere gli occhiali di legno. Non è l’azienda a spingere il verso
del mercato, ma è il mercato, con le sue tendenze, a stimolare la creatività delle
aziende e di conseguenza ad adattarle sulle proprie caratteristiche. Queste
aziende sono in prevalenza presenti in Italia

E’ chiaro quindi che c’è una differenza notevole nella dimensione economica dei
costi. Mentre nelle Technology push le aziende sostengono costi ingenti per la
creazione di nuove tecnologie, nelle Demand pull, le aziende sviluppano tecnologie
già esistenti, migliorandole, cercando di adattarsi alle esigenze di mercato,
sostenendo quindi minori costi. A questo poi si aggiunge un fattore culturale.

C’è poi un 3 fattore: La classificazione dei costi è per natura, non in funzione (USA),
quindi c’è un problema per quanto riguarda l’individuazione dei costi di ricerca e
sviluppo che non sono presenti nel conto economico, ma trova solo quelli
capitalizzati nello Stato Patrimoniale. C’è un piccolo problema però: con la
capitalizzazione di questi costi, l’azienda può ammortizzare i costi a partire dalla fine
del progetto che può avere una vita utile max di 5 anni. Se invece l’azienda non li
capitalizza, i costi finiscono nel conto economico e di conseguenza il fisco mi
permette di dedurli tutti quanti in quell’anno. Ipotizziamo che l’azienda ha 10 MLN di
reddito e ha speso 4 MLN in ricerca e sviluppo. Se li capitalizza: quote di
ammortamento 0, Utile 10 MLN, Imposte 2,3 MLN. Se non li capitalizzo: Utile 6
MLN (10-4 di costi), ho risparmiato le imposte per 4 MLN, quindi circa 1 MLN di
imposte in meno. Cosa mi conviene fare? Ovviamente imputare i costi di ricerca e
sviluppo nel conto economico poiché c’è un’influenza da parte del Legislatore
Fiscale perché mentre in USA la dichiarazione del reddito è completamente
separata dal bilancio, in Italia è collegato. Quindi alcune scelte in bilancio
influenzano le conseguenze fiscali. Quindi immettendo i costi di ricerca e sviluppo

14
nel conto economico, quando si effettuano le rilevazioni statistiche non vengono
trovati i costi capitalizzati.

La ricerca si divide in:

1) Ricerca pura (di base): Supponiamo un’azienda farmaceutica. Può


quest’ultima non avere una sezione ricerca che sta costantemente a studiare
nuove molecole, nuove soluzioni, indipendentemente che poi quella soluzione
possa diventare prodotto e andare sul mercato? No perché non si sviluppa,
muore. Se non applica la ricerca pura non brevetta più, e se non crea nuovi
brevetti, in 3 anni, scompare dal mercato. Scopo della ricerca di base quindi non
è quella di trovare una soluzione applicata ad un prodotto specifico, ma è quello
di ricercare nuove vitamine, nuove soluzioni per problemi differenti.
Naturalmente questa ricerca comporta dei costi, anche ingenti, e siccome non è
collegata ad un prodotto specifico, l’azienda ricerca delle vitamine, delle
molecole non sapendo se poi quest’ultime diventeranno nuovi prodotti o
brevetti, c’è quindi una situazione di incertezza, non c’è gancio certo tra costo e
ricavo futuro. Per questo motivo i costi di Ricerca pura non sono
CAPITALIZZABILI.

2) Ricerca applicata: Sempre l’azienda farmaceutica ha trovato la vitamina, però


ora sta ricercando su quella vitamina un possibile collegamento con un brevetto,
un futuro prodotto. Però il prodotto è ancora lontano, non so se verrà accettato
dal mercato, se è economicamente o tecnicamente realizzabile. Per questo
motivo questi costi non sono CAPITALIZZABILI.

Fino al 2015 in Italia la ricerca pura non era capitalizzabile, la ricerca applicata era
capitalizzabile. Dal 2015 con il decreto legislativo 139, in linea con i principi dello
IASB, possiamo capitalizzare solo la fase di Sviluppo.

Ora passiamo allo Sviluppo:

Ho attuato la ricerca di base, ho trovato la vitamine collegabile ad un futuro


prodotto, ho accertato che quel prodotto è accettato dal Ministero della Sanità e
quindi tecnicamente vendibile. Di conseguenza ho già un progetto di prodotto ben
definito e quindi posso iniziare con i test a campione, a testarlo su possibili pazienti,
quindi incomincio a prevedere le ipotesi relative ai costi da sostenere per realizzare
quel prodotto, a decidere il possibile prezzo da applicare sul mercato. Questa fase
di pre-commercializzazione, pre-produzione si chiama fase di Sviluppo e di
conseguenza tutti i costi di questa fase sono i costi di Sviluppo. Ovviamente
parlando dei costi di Ricerca & Sviluppo stiamo parlando dei costi di produzione
diretti e indiretti non stiamo parlando di costi amministrativi e commerciali che non
sono mai capitalizzabili! I costi di produzione diretti sono i costi delle materie prime
direttamente imputabili al prodotto finale. Il dipendente che ha lavorato al prodotto

15
ha un particolare stipendio: questo è un costo di manodopera diretto. L’energia
elettrica all’interno dell’industria che ha permesso al dipendente di lavorare non solo
il mio prodotto ma anche gli altri prodotti e quindi ha permesso ad altri dipendenti di
lavorare, è un costo di produzione indiretta perché non imputabile direttamente al
prodotto. Come faccio a capire quale sia quindi la parte di costo indiretto imputabile
al mio prodotto? La tecnica si chiama criteri di riparto, ovvero la parte di costo di
produzione indiretto imputabile al prodotto che acquisto.

CAPITALIZZAZIONE INDISTINTA

Tutti questi costi di produzione diretti e indiretti non vanno direttamente nello Stato
Patrimoniale ma passano per il C.E. Es: 10 MLN nella voce b.9 (Salari e stipendi): di
questi 10 Milioni solamente 1 MLN è imputabile ai costi di sviluppo del prodotto X.
Poi abbiamo 8 MLN di ammortamenti di immobilizzazioni materiali b.10.b: di questi
8 milioni 1 MLN riguarda il prodotto X. Si arriva al 31 dicembre, nel mio bilancio
finale trovo: Salari e stipendi 10 MLN, Amm.to Imm. Materiali 10 MLN. Quanti sono i
costi che posso capitalizzare? I costi imputabili (in Salari e stipendi) relativi al
prodotto X sono 1 MLN, così come 1 MLN nelle quote di ammortamento sempre
relative al prodotto X, per un totale di 2 MLN per lo sviluppo del prodotto X. In
questo caso non ho una capitalizzazione DISTINTA, ma ho una capitalizzazione
INDISTINTA -> si scrive in DARE la voce B.I.2 “Costi di sviluppo” nello S.P, in
AVERE la voce a.4 “Incremento immobilizzazioni per lavori interni” (costruzioni in
economia). Qual è l’effetto di questa operazione? Tutti i costi sono in DARE (10MLN
di Salari e stipendi e 10 MLN in quote di amm.to) , in AVERE tra i ricavi ci ho
aggiunto 2 MLN (in questo modo ho neutralizzato i costi per 2 MLN perché in C.E
ho 2 MLN in Dare e 2 MLN in Avere) = Questo processo si chiama
CAPITALIZZAZIONE INDISTINTA: perché non vado a rettificare i salari e stipendi,
non vado a rettificare le quote di amm.to, individuo i costi di sviluppo imputabile al
prodotto X e li vado ad inserire tra i ricavi in AVERE del C.E controbilanciato in
DARE da costi di sviluppo nello S.P

DARE AVERE

COSTI DI SVILUPPO INCREMENTO IMM. PER LAVORI


S.P (2 MLN) INTERNI / C.E (2 MLN)

Ovviamente l’ammortamento parte solamente a progetto finito.

A questo punto, dopo aver capito come si capitalizzano questi costi, la domanda è:
Quali costi si capitalizzano e quali no? Individuiamo le caratteristiche principali:
(secondo OIC 24, IAS 38)

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1) Devono essere costi che riguardano un progetto specifico: il progetto Y, il
prodotto X.

2) Il progetto deve essere tecnicamente ed economicamente realizzabile: significa


che 1) i manager hanno intenzione di portare avanti il progetto; 2) che ho le
capacità tecniche per portare avanti il progetto, la realizzabilità tecnica passa
anche dalle autorizzazioni amministrative (es. marijuana terapeutica); 3) che ho
le capacità economiche per realizzare il progetto (es. finanziamenti europei: in
pratica un’azienda che riceve un finanziamento europeo deve portare dei report
relativi al progetto che deve realizzare, in modo tale da poter ottenere il via libera
alla seconda tranche del finanziamento. Se il report non è accettato non posso
ottenere la seconda tranche, di conseguenza non posso capitalizzare la
seconda parte del finanziamento)

3) Le spese che sostengo devono essere misurabili in maniera reliable (attendibile):

4) Il valore di realizzo del progetto sia maggiore del costo: Nella realizzazione di un
progetto X, devo stilare un Budget economico nel quale devo prevedere i costi e
i ricavi che deriveranno dal progetto X. Questo significa che se ho un valore di
realizzo di 160 MLN e costi di 100 MLN, allora posso procedere alla
capitalizzazione di 100 MLN. Ma se il valore di realizzo è di 80 MLN, quindi
inferiore al costo, allora posso capitalizzare solo 80 MLN ovvero il valore di
realizzo del progetto X.

Lo starting point è il punto in cui inizio a capitalizzare. Questo punto si trova nel
momento in cui il costo passa dalla fase di Ricerca pura e applicata alla fase di
Sviluppo. Non c’è una regola generale per l’individuazione dello starting Point.
Questo varia a seconda della tipologia del prodotto o del progetto ma soprattutto
dalle decisioni degli amministratori. Se il costo di sviluppo diventa un brevetto,
quest’ultimo seguirà delle regole particolari. Sempre secondo l’OIC 24 (se non
conosco la vita utile del costo si ammortizza in 5 anni, a differenza per i costi di
impianto e di ampliamento dove il massimo è 5 anni), come per i costi di impianto e
di ampliamento, non posso distribuire utili per un ammontare pari ai costi di
sviluppo salvo riserve disponibili.

Perché per gli americani non trovo i costi di sviluppo nel Financial Statement? Ci
risponde lo SFAS 2 : seppure si è consapevoli che questi costi andrebbero
capitalizzati, chi decide lo Starting Point sono gli amministratori, e quindi può essere
che mentre l’azienda X ritiene che il costo J sia di sviluppo, l’azienda Y ritiene che lo
stesso costo J non sia di sviluppo, perché non c’è una relazione tra costo e futuro
ricavo. La borsa di NY può accettare che un’azienda capitalizzi e un’altra no, lo
stesso costo? NO. Lo SFAS 2 si basa quindi su un principio di comparabilità.

17
Esercitazione n°2 (costi di sviluppo)
1. L’impresa Bilancio II s.p.a. sta sviluppando ricerche nel settore informatico
ed ideando un nuovo processo produttivo per la produzione del nuovo tablet
IK. Il costo complessivo del progetto è stimato pari ad Euro 100.000.

Esercizio 2018 (utile 10.000)

L’attività di ricerca di base per l'individuazione di nuovi sistemi informatici ha


indotto a sostenere i seguenti costi: a) stipendi ricercatori Euro 14.000, b)
ammortamento macchinari Euro 5.000, c) fitti passivi Euro 5.000. Ha avuto
inizio nel corso dell’esercizio, inoltre, il progetto per l'ideazione del nuovo
tablet IK. Alla data di chiusura dell’esercizio le spese produttive sostenute
sono pari a 24.000 (stipendi ricercatori Euro 20.000, fitti passivi Euro 4.000) ma
il progetto non è ancora giunto al termine. Alla data di chiusura gli
amministratori non sono in grado di valutare se sarà possibile completare
l’attività di ricerca, in considerazione delle risorse finanziarie necessarie e
tecniche disponibili. ESEGUO:

1) Innanzitutto i costi: stipendi ricercatori, ammortamento macchinari e fitti passivi


bisogna indicarli nel C.E. Perché a differenza dei costi di ampliamento, i costi di
ricerca e sviluppo non seguono una procedura di capitalizzazione diretta. Visto
che a differenza di quanto avviene negli USA, la classificazione del nostro cono
economico avviene per NATURA. Di conseguenza gli stipendi dei ricercatori
andranno in salari e stipendi, gli amm.to nella voce amm.to materiale e i fitti
passivi nei costi per godimento di beni di terzi. Negli USA (come segue lo SFAS
2) invece questi costi finivano in un unica voce (Research and Development
cost) perché appartenevano tutti alla stessa FUNZIONE. Abbiamo poi le spese
produttive, perché sappiamo che la capitalizzazione non è ammessa per tutti i
costi, ma solo per quelli produttivi diretti e indiretti.

- Amm.to Immobilizzazioni Materiali : 5.000


- Costo per il personale: 14.000 + 20.000 = 34.000
- Costo godimento beni di terzi: Fitti passivi -> 5.000 + 4.000 = 9.000
2) Al 31 dicembre devo capire se posso capitalizzare i miei costi di ricerca e
sviluppo. Sappiamo che i costi di ricerca pura e applicata non sono capitalizzabili.
Inoltre i costi di sviluppo possono essere capitalizzati se seguono i criteri studiati:
ovvero devono essere costi che identificano un progetto specifico ma soprattutto il
progetto deve essere economicamente e tecnicamente realizzabile. In questo caso
non possiamo capitalizzare perché abbiamo costi produttivi inerenti ad un progetto

18
specifico ma quest’ultimo non ha la sicurezza economica e tecnica per essere
realizzato. Si svolgono le scritture relative al capitale sociale e all’utile.

3) Le riserve statutarie di per sé non sono disponibili, la riserva statutaria per


conguaglio utili è DISPONIBILE.

Esercizio 2019 (utile: 50.000)

L’azienda rileva, attraverso il proprio sistema di contabilità analitica, i seguenti


costi per ricerca di base: Stipendi ricercatori 6.000,00 - Consumi Energia
1.500,00 - Quota ammortamento immobilizzazioni materiali 1.000,00 -
Consulenze Ingegneristiche 6.500,00.

L’azienda rileva, inoltre, i seguenti costi inerente al progetto tablet IK, ripreso
nel mese di luglio:

Fase ideazione schermo tablet (ricerca applicata): Stipendi produttivi


20.500,00; Materie prime 1.800,00; Consumi Energia 1.600,00; Quota
ammortamento immobilizzazioni materiali 500,00.

Fase realizzazione prototipo tablet (sviluppo): Stipendi produttivi 15.500,00;


Stipendio direzione commerciale 25.000; Materie prime 2.800,00; Consumi
Energia 2.000,00; Quota ammortamento immobilizzazioni materiali 3.500,00. Il
progetto al 31/12/2019 non è ancora terminato e sulla base dei piani aziendali
si ritiene che: siano disponibili risorse finanziarie per completare il progetto;
siano recuperabili attraverso il nuovo prodotto risorse economiche pari ad
Euro 100.000,00.

ESEGUO: Per prima cosa riportiamo tutti i costi nel conto economico, poi ci
preoccuperemo al 31 dicembre di cosa capitalizzare e cosa no!

1) Conto salari e stipendi: 6000 + 20.500 + 15.500+ 25.000 = 67.000

2) Materie prime: 1800 + 2800 = 4600

3) Costi per servizi (Consumo energie + consulenze): 6500 + 1500+ 1.600 + 2.000=
11.600

4) Ammortamento imm. Materiali: 1.000 + 500 + 3.500 = 5.000

Arriviamo alla questione della capitalizzazione: Costi di ricerca di base NON


CAPITALIZZABILI. Costi di ricerca applica NON CAPITALIZZABILE.

Costi di sviluppo CAPITALIZZABILI. Ma tutti? Ovviamente solo i costi produttivi


diretti ed indiretti: stipendi produttivi 15.500 + materie prime 2.800+ consumi 2.000
+ quote di amm.to 3.500.

19
(NOTA BENE LO STIPENDIO DIREZIONE COMMERCIALI NON E’
CAPITALIZZABILE PERCHE’NON E’ UN COSTO PRODUTTIVO). A questo punto
lo confronto con il valore recuperabile. Se il valore recuperabile è maggiore del
costo capitalizzato allora iscrivo a S.P il costo capitalizzato. Se invece il valore
recuperabile è inferiore rispetto al costo capitalizzato alloro a S.P iscrivo il valore
recuperabile. A queso punto attuiamo la capitalizzazione indistinta con l’articolo di
partita doppia -> DARE: Costi di sviluppo (S.P) AVERE: Incrementi immobilizzazioni
(è una rettifica di costo!) (C.E)

Passiamo alle scritture relative all’utile e alle riserve. Ricorda il 5% dei 50.000 va a
riserva legale per un ammontare di 2.500. Ma i 22.500 + 2.500 = 25.000 che supera
il 20% del capitale sociale. Quindi dovremmo accantonare solo 1.500 dei nostri utili
per arrivare ad una riserva legale di 24.000 (20% di 120.000). Di conseguenza
abbiamo 48.000 di utile. Possiamo distribuirli? No. Dobbiamo coprire i costi di
sviluppo capitalizzati -> Quindi costituiamo la riserva straordinaria vincolata con
23.800. Dei 23.800 da accantonare 3.000 li prendiamo dalla riserva utili e 20.800
dall’utile. Alla fine avremmo 27.700 di Utile da distribuire. In particolare avremo un
articolo di partita doppia che azzera la Riserva statutaria conguaglio utili
(GIROCONTO)

DARE AVERE
RISERVA STAT. CONG. UTILI RISERVA STRAORD. VINCOL.
3.000 3.000

Esercizio 2020 ( utile: 40.000)

Nell’esercizio si sostengono i seguenti costi per ricerca di base: Stipendi


ricercatori 3.000,00 - Consumi Energia 1.000,00 - Quota ammortamento
immobilizzazioni materiali 500,00 - Consulenze Ingegneristiche 1.500,00. Al 31
luglio il progetto Tablet IK è terminato.

Al 31 dicembre l’azienda rileva, attraverso il proprio sistema di contabilità


analitica, che i seguenti costi siano imputabili al progetto e che la vita utile
dello stesso si considera quadriennale.

Fase ideazione (ricerca applicata) Stipendi 1.800,00, Materie prime 100,00,


Quota ammortamento immobilizzazioni materiali 1.000,00.

Fase realizzazione prototipo (sviluppo) Stipendi 20.000,00, Materie prime


1.500,00, Stipendi direzione commerciale 10.000, Consumi Energia 3.000,00,
Quota ammortamento immobilizzazioni materiali 2.500,00

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Gli amministratori confermano che il valore recuperabile dal progetto è pari ad
Euro 100.000,00.

ESEGUO: Imputiamo tutti i costi in C.E

1) Materie prime: 100 + 1.500 = 1600

2) Costi per servizi: 1.000 + 1.500 + 3.000 = 5.500

3) Stipendi: 3.000 + 1.800 + 20.000 + 10.000 = 34.800

4) amm.to imm. Materiali : 500 + 1.000 + 2.500 = 4.000

Quali costi possono essere capitalizzati? Solo quelli inerenti allo sviluppo e che
siano produttivi -> 20.000 + 1.500 + 3.000 + 2.500 = 27.000

Questi 27.000 devono essere sommati ai 23.800 dell’anno precedente per un totale
di: 50.800. Confronto questo valore con quello recuperabile del progetto pari a
100.000, quindi posso capitalizzarlo! Inoltre l’esercizio 2020 ci dice che al 31 luglio il
progetto è TERMINATO. Cosa significa questo? Che posso iniziare ad
ammortizzare i miei costi di sviluppo, vita utile 4 anni (RICORDA: a differenza dei
costi di impianto e di ampliamento dove il limite max di quote di amm.to sono 5
anni, per i costi di sviluppo questa regola non vale! Se la vita utile è di 10 anni
le quote saranno ottenuti dividendo i costi per 10. Se la vita utile non si sa, gli
anni diventano 5). Quindi 50.800/4 = 12.700 in quote di amm.to imm. Immateriali. I
costi di sviluppo diventano quindi 38.100.

Non dobbiamo fare l’accantonamento a riserva legale perché già abbiamo i 24.000!
Ma dobbiamo accantonare la differenza di 38.100 in riserva straordinaria vincolata
(38.100 - 23.800 = 14.300). L’utile viene sottratto di 14.300 e diventa -> 25.700

Esercizio 2021( perdita: 1.000)

Nel corso dell’esercizio 2021, a causa degli effetti della crisi economica,
l’attività dell’impresa subisce una contrazione significativa. Gli stabilimenti
rimangono chiusi per quattro mesi ed il personale viene ridotto del 50%. Al 31
dicembre il valore realizzabile grazie al progetto risulta ridimensionato ad Euro
40.000,00.

ESEGUO:

1) Operiamo l’amm.to -> 12.700

2) Il valore netto contabile da 38.100 - 12.700 -> 25.400

A questo punto confronto il valore netto contabile dei costi di sviluppo con il valore
realizzabile (che intanto si è ridimensionato) pari a 40.000. Non ci sono problemi!

21
( Se il valore realizzabile fosse stato di 20.000, allora avrei tolto i 5.400 che
eccedevano in costi di sviluppo, portandoli appunto a 20.000, operano un
operazione di partita doppia e addebitando il conto b.10.c SVALUTAZIONI IMM.
IMMATERIALI)

A questo punto analizzo le mie riserve, e mi accordo che la Riserva straordinaria


vincolata è di 38.100 a fronte dei 25.400 da coprire: Sono troppi! A questo punto
devo sottrarre i 38.100 di 25.400 = 12.700. Ora questo importo devo trasferirlo tutto
all’utile? NO. Devo capire prima se ci sono state delle riserve, nei precedenti
esercizi, da cui ho attinto per accantonare l’importo che mi serviva prima nella
riserva vincolata. Nel secondo esercizio (2019) ho tolto 3.000 dalla riserva
conguaglio utili per coprire i costi di sviluppo che si erano creati. Quindi addebito il
conto Riserva cong. utili per 3.000 e addebito la riserva straordinaria. A questo
punto 12.700 - 3.000 = 9.700 posso trasferirli all’utile diminuiti di 1.000 ovvero la
perdita. = 8.700 di UTILE.

2022
2018 2019 2020 2021 2022
uote) STATO PATRIMONIALE

B.I.2 COSTI DI SVILUPPO 23.800 38.100 25.400

A.I CAPITALE SOCIALE 120.000 120.000 120.000 120.000


A.IV RISERVA LEGALE 22.500 24.000 24.000 24.000
RISERVA STATUTARIA 3.000 3.000
CONG.UTILI
RISERVA STRAORD. 23.800 38.100 25.400
VINCOLATA
A.IX UTILE 9.500 27.700 25.700 8.700
“ CONTO ECONOMICO
B.7 COSTI SERVIZI 11.600 5.500 “
B.8 COSTO PER 9.000 “
GODIMENTO BENI DI
TERZI
B.9 COSTO PERSONALE 34.000 67.000 34.800 “
b.10.a AMM.TO IMM. IMM. 12.700 12.700 “
b.10.b AMM.TO IMM. MAT. 5.000 5.000 4.000 “
A.4 INCREMENTI 23.800 27.000 “
(COSTRUZIONI IN ECONOMIA
b.6 MATERIE PRIME 4600 1.600 “

22
BENI IMMATERIALI
Qual è la differenza tra beni immateriali e oneri pluriennali? La differenza è che c’è
un documento che ti riconosce dei diritti. Questo documento può essere o un
brevetto (licenze, opere di ingegno), o il marchio o le concessioni. Un esempio di
licenza è quella affidati ai gestori delle tabaccherie. Quelle licenze hanno un valore e
di conseguenza sono un segno di diritti, perché se una persona non ha la licenza
non può avere una tabaccheria. I beni immateriali possono essere tecnologici o
legati al marketing: ad esempio il marchio Ferrari è un bene immateriale legato
principalmente al marketing, il brevetto (nel caso in cui invento una nuova
tecnologia, o creo un nuovo disegno -> modello ornamentale) è legato alla
tecnologia. Nel caso dei brevetti bisogna sottolineare una cosa importante: in realtà
brevetti spesso nascono da progetti che hanno dei costi di sviluppo. Infatti
ipotizziamo un progetto di durata 3 anni che ha dei costi di sviluppo. Alla fine di
questi 3 anni l’imprenditore decide di brevettare la tecnologia sviluppata. In questo
caso i costi di sviluppo legata a quella tecnologia brevettata passano dalla voce
“Oneri pluriennali” a “Beni immateriali”. Questo passaggio è di fondamentale
importanza perché influenza i futuri ammortamenti che non possono essere più
accantonati, posso attuare un ripristino del valore.

Diritto di brevetto: Dove vado se voglio brevettare un mio prodotto/progetto? Nelle


camere di commercio che fanno da passaggio all’ufficio italiano brevetti. Se voglio
brevettare a livello europeo, la domanda si fa a Madrid all’ufficio brevetti europei.
Quando presento la domanda di brevetto, cosa devo dimostrare?

1) Innanzitutto che il brevetto sia nuovo.

2) Che sia lecito.

3) Deve essere producibile a livello industriale.

Ovviamente se voglio tutelarmi nei paesi al di fuori dell’UE, o ricorro all’accordo


internazionale tra Madrid ed alcuni paesi fuori dal’UE (ma non tutti), o brevetto il mio
prodotto nei paesi dove c’è il rischio che venga copiato il mio prodotto o progetto.
Ovviamente per registrare il nostro brevetto dovremmo pagare un costo. Qual è
quindi il valore iniziale del brevetto? Il valore iniziale del brevetto è pari al valore di
registrazione dello stesso e quindi posso capitalizzarlo, se però quel brevetto deriva
da un progetto con costi di sviluppo, ed ho capitalizzato quei costi (inerenti al
brevetto) si spostano quei costi, nello S.P, alla voce “Brevetti” aggiunti del valore
iniziale di registrazione: Ad esempio abbiamo 2.000 di valore iniziale di registrazione
e 200.000 di costi di sviluppo inerenti a quel brevetto. Nella voce “Brevetti” verranno
immessi 202.000. Cambiando la voce si ottiene un cambiamento sostanziale:

23
1) Si ridetermina la vita utile del prodotto brevettato: Infatti il limite max che ha un
diritto di brevetto è di 20 anni. Il max periodo di ammortamento è 20 anni.

2) Un’altra differenza con gli oneri pluriennali è che mentre con quest’ultimi
abbiamo la svalutazione (il valore recuperabile il maggiore tra il valore fair e il
valore d’uso) , il ripristino di valore è vietato per gli oneri pluriennali. Invece i
ripristini di valore sono accettati per i beni immateriali.

3) A differenza della voce “Costi di sviluppo”, con gli brevetti non devo,
eventualmente, accantonare a riserve straordinarie vincolate parte dell’utile per
coprire i costi capitalizzati.

RIVALUTAZIONE O RIPRISTINO DI VALORE?

In merito al punto dobbiamo puntualizzare un’importante differenza tra ripristino del


valore e rivalutazione: Cosa intendiamo con valore fair? Il valore fair è un valore che
viene deciso tra due parti consapevoli (ovvero che hanno le stesse conoscenze) e
disponibili (in presenza di un mercato attivo). In altre parole il valore fair si traduce in
un valore giusto.Il valore d’uso non è un concetto esterno (come il valore fair) ma
interno. Esempio: Ho una macchina d’epoca, che per funzionare ha bisogno di una
valvola. La valvola ha un valore fair, di mercato, pari ad 1 euro. Quest’ultimo è quindi
il valore fair, ma il valore d’uso della stessa valvola è infinitamente più grande,
perché senza di essa la mia auto è inutile, non funziona. In sostanza il valore d’uso è
il valore dell’utilità di un particolare prodotto, ovvero il valore associato ai flussi di
cassa futuri che quel prodotto mi può portare in azienda. Il valore d’uso è molto
simile al valore di realizzo indiretto, quest’ultimo è associato a una parte dei ricavi
futuri di un prodotto, realizzato tramite uno strumento (a quest’ultimo associato il
valore di realizzo indiretto). Il valore maggiore tra i due diventa il mio valore
recuperabile.

Secondo l’OIC 24, se il valore recuperabile è più basso del valore netto contabile, e
la svalutazione è di carattere durevole, devo applicare la svalutazione. (Questo vale
per gli oneri pluriennali e per i beni immateriali). Cosa cambia tra gli oneri e i beni
immateriali? Ipotizziamo: V.N.C = 100 divisibile in 5 anni -> quote amm.to = 20. Alla
fine del 1 anno il valore recuperabile è 50. Adoperiamo sempre per prima
l’ammortamento, quindi da 100 si passa a 80. 80 > 50, quindi c’è un problema devo
attuare la svalutazione. Quindi sempre nel 1 anno non si capitalizza 80, ma 50. Di
conseguenza gli altri 4 amm.to diventano 50/4 fino a 0. Alla fine del 2 anno adopero
l’amm.to di 12.5, mi rimangono cosi 37.5! Se non ci fosse stata la svalutazione a
quest’ora sarei stato a 60. Sempre alla fine del 2 anno il valore recuperabile non è
più 50 ma 70. Se sto capitalizzano gli oneri pluriennali, ormai non posso passare di
nuovo allo stato iniziale (con 100/5). Se ho brevetti, marchi e quindi beni immateriali
allora posso farlo, ritornando quindi a 60 (che era la capitalizzazione iniziale). Di

24
conseguenza il mio amm.to diventa di nuovo quello originario, pari a 20. QUESTO
E’ IL RIPRISTINO DI VALORE (valore originario), diverso dalla Rivalutazione che ci
sarebbe stata nel caso in cui invece di rimettermi a 60, avrei capitalizzato 70 (valore
corrente).

IL MARCHIO:

Il marchio generato internamente non è mai capitalizzabile, quindi non posso


effettuare il giroconto tra costi di sviluppo e marchi (come accadeva per i brevetti)
perché non può essere capitalizzato. Il marchio di norma ha una vita utile max di 10
anni, ma siccome è rinnovabile, il max del periodo di amm.to è sempre 20 anni. Di
norma negli esercizi, i brevetti si formano da progetti di sviluppo, quindi devono
essere iscritti prima in costi di sviluppo, poi una volta brevettati, passano nella voce
brevetti. I marchi di norma sono acquistati, quindi nei costi di sviluppo non ci
passano proprio!

(sintesi sui beni immateriali)

OIC 24

1) VALUTAZIONE AL COSTO

2) RILEVAZIONE AL COSTO

3 )SVALUTAZIONI, RIPRISTINO DI VALORE

E PER LO IAS 38?

Lo IAS 38 all’inizio, per i beni immateriali, prende in considerazione il valore di


rilevazione iniziale. Poi può applicare due modelli di valutazione:

1) Cost Model : Sostanzialmente segue l’OIC 24; ammette: SVALUTAZIONI E


RIPRISTINO DI VALORE

2) Revaluation Model : Segue il valore di mercato, e quindi possono essere


attuate svalutazioni e rivalutazioni. Di conseguenza presuppone l’esistenza di un
mercato attivo; ammette: SVALUTAZIONI E RIVALUTAZIONI.

Per il 2 modello di solito, i brevetti e i marchi non hanno un mercato attivo, quindi si
applica sostanzialmente il Cost model. Lo IAS 38 si distingue dall’OIC 24 anche per
un altro motivo: Perché lo IAS 38 distingue i beni immateriali a vita utile definita con
quelli a vita utile indefinita. Un marchio che ha una stima di vita utile pari a 40 anni è
un classico esempio di bene immateriale a vita utile indefinita: Quindi vita utile > 20
anni = indefinita; < 20 anni = definita. L’ammortamento può essere applicata solo
per un bene immateriali a vita utile definito. Per i bene indefiniti si applica un altro
modello: IMPAIRMENT TEST: Il valore netto contabile del bene indefinito rimane
costante per tutti gli anni di esercizio, senza applicare quindi l’ammortamento; se il

25
bene si svaluta e quindi abbiamo un valore minore rispetto a quello capitalizzato, si
effettua la svalutazione.

Concessioni: Esempio: Non ho le possibilità per costruire il tratto di autostrada


“Napoli - Roma”, mi rivolgo ad una società in grado di finanziare il progetto; In
cambio della realizzazione del progetto, gli concedo per una durata di 20 anni il
possesso di quel tratto. Ovviamente l’azienda dovrà sostenere i costi di
manutenzione ma potrà allo stesso modo incassare la totalità dei pedaggi. Dopo 20
anni il bene ritorna al mandante del progetto, che può rinnovare l’accordo sulla
concessione concedendo all’azienda una percentuale di ricavi. Per realizzare il
progetto, serve un piano finanziario formato da: una base di costo, una base sui
futuri ricavi realizzabili attraverso la riscossione dei pedaggi -> La differenza è il
margine che viene concessa all’azienda. Il concessionario (lo Stato) deve
innanzitutto controllare le diversi fasi di lavorazione (con le relative manutenzioni) ma
soprattutto decidere la quota dei ricavi da attribuire all’azienda a cui viene concessa
la realizzazione del bene: questo bene prende il nome di bene gratuitamente
devolvibile (tutti quei beni ricevuti in concessione che, alla scadenza, devono essere
restituiti all'ente concedente.) La stessa procedure avviene per la concessione delle
Acque minerali.

ESERCITAZIONE 3 (n°3)

L’impresa Domenico Malcuit S.r.l. acquista il marchio “Pd for ever” nel 2018
sostenendo un costo di Euro 100.000,00; la vita utile della risorsa è considerata
pari a venticinque anni. Il valore recuperabile del marchio è considerato nel
2019 pari a Euro 140.000, nel 2020 pari ad Euro 140.000, nel 2021 pari ad Euro
50.000 (eventuali perdite durevoli), nel 2022 pari ad Euro 40.000.

Indicare nella tabella che segue i valori che assumono nei bilanci degli esercizi
2018 - 2022 le voci contabili in essa riportate seguendo l’impostazione dello Ias
38 (si consideri il marchio a vita utile indefinita), prima, e dell’Oic 24 dopo.

Operiamo secondo l’OIC 24:

2018

1) Il marchio ha una vita utile pari a 25 anni. Ma sappiamo che il marchio (insieme
ai brevetti) può avere vita utile max 20 anni. Quindi il nostro periodo di amm.to
durerà 20 anni. Accenderemo il conto B.I.4 “MARCHI” per 95.000, e il conto b.
10.a amm.to imm. Imm. per 5.000. N.B stiamo operando nel mondo dei beni
immateriali e non degli oneri pluriennali: di conseguenza non si applica nessun
accantonamento a riserva vincolata da parte dell’utile. Il marchio può apparire in
bilancio in 3 casi differenti: il 1 è quello riportato dall’esercizio, ovvero con

26
un’acquisizione; il 2 attraverso una registrazione; il 3 attraverso un operazione di
merger & acquisition.

2019 - 2020

1) Operiamo gli ammortamenti negli anni 2019, 2020. Tutto questo è possibile
perché nei primi 3 anni il valore recuperabile del marchio è maggiore del valore
netto contabile. Quindi si procede senza problemi.
2021

1) Il valore recuperabile è diventato 50.000. Cosa devo fare per prima cosa?
Adopero sempre prima l’ammortamento e quindi da 85.000 passo ad 80.000
con una quota di amm.to. Ma 80.000 è maggiore di 50.000 e quindi devo
svalutare. Quindi accendo un nuovo conto: b.10.c “Svalutazioni
immobilizzazioni immateriali” pari a 30.000, e il conto B.I.4 diventa 50.000.

2022

1) Adoperiamo per prima cosa sempre l’ammortamento. Ricordiamo che abbiamo


ammortizzato per 4 anni, ne restano quindi 16. Divido quindi 50.000/16= 3.125.
Il nuovo valore netto contabile è quindi 46.875 che confrontato con i 40.000 del
valore recuperabile è maggiore. Devo quindi svalutare 6.875! Quindi
l’ammortamento sarà pari a 3.125, il nuovo valore netto contabile 40.000, la
svalutazione pari a 6.875.

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022 Gruppo 1

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


Gruppo 2
B.I.4 MARCHI 95.000 90.000 85.000 50.000 40.000 Gruppo 2
Gruppo 2
Gruppo 2
uppo 3 CONTO ECONOMICO
Gruppo 3
b.10.a Ammortamenti 5.000 5.000 5.000 5.000 3.125 Gruppo 3
immobilizzazioni imm.
b.10.c Svalutazioni 30.000 6.875 Gruppo 3
Immobilizzazioni imm.
Gruppo 3
27
Ora ipotizziamo che nello stesso esercizio al 2 anno, il valore netto recuperabile sia
di 50.000 £.

1) Al secondo anno adoperiamo sempre l’ammortamento di 5.000 -> avremo


quindi 90.000 come V.N.C e 5.000 come amm.to. Il V.N.C è maggiore del V.N.R,
quindi adoperiamo la svalutazione “b.10.c” pari a 40.000 , con il conseguente
passaggio da 90.000 a 50.000 nella voce B.I.4 Marchi.

2) Al 3 anno abbiamo ammortizzato 2 quote di ammortamento. Quindi 50.000/18=


2.778. Il V.N.C sarà quindi (50.000-2.778) ovvero 47.222

3) Al 4 anno, la perdita durevole è stata superata e quindi il V.N.R è pari a 100.000.


Che cosa dobbiamo fare? In questo caso non agiamo adoperando per prima
l’ammortamento perché adesso abbiamo il V.N.R che è maggiore del V.N.C. Di
conseguenza potremmo attuare una Rivalutazione, cambiando quindi i 47.222
con i 100.000.Questo è possibile però nelle revaluation model che noi non
stiamo adoperando! In questo caso noi utilizzeremo le rivalutazioni da ripristino
del valore che NON VALGONO PER GLI ONERI PLURIENNALI, MA PER I BENI
IMMATERIALI. Il ripristino di valore non mi permette di arrivare a 100.000 ma
all’originario piano di ammortamento. Quindi ritorno agli 85.000 in V.N.C.
Adoperiamo quindi il conto a.5 Rivalutazioni per un totale pari a 37.778 (85.000 -
47.222) con conseguenze amm.to di 5.000.

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.I.4 MARCHI 95.000 50.000 47.222 80.000 75.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.a Ammortamenti 5.000 5.000 2.778 5.000 5.000


immobilizzazioni imm.
b.10.c Svalutazioni 40.000
Immobilizzazioni imm.

A.5 RIVALUTAZIONI 37.778

28
3 caso: (IAS 38) con bene immateriale vita utile INDEFINITA!

Ritorniamo alla traccia dell’esercizio precedente e procediamo secondo le regole


dello IAS 38. Ricordiamo che secondo i principi internazionali se il bene immateriale
in questione ha vita utile indefinita non si opera il processo di ammortamento. Di
conseguenza si procede con delle svalutazioni o rivalutazioni.

N.B I primi 3 anni si iscrive il valore 100.000 in Marchi senza processo di amm.to. Il
4 e 5 anno abbiamo svalutazioni rispetto al V.N.C di 50.000 e 10.000

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.I.4 MARCHI 100.000 100.000 100.000 50.000 40.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.a Ammortamenti
immobilizzazioni imm.
b.10.c Svalutazioni 50.000 10.000
Immobilizzazioni imm.

A.5 RIVALUTAZIONI

29
ESERCITAZIONE N°3 (n1)

L’impresa Bilancio II s.p.a. sta sviluppando ricerche per elaborare una nuova
tecnica produttiva ed, eventualmente, brevettarla. Nell’anno 2018 sostiene i
seguenti costi: stipendi ricercatori Euro 20.000, consulenze tecniche Euro
25.000. Al 31 dicembre il manager non è in grado di assicurare che il progetto
vada a buon fine e sia in grado di generare probabili benefici economici futuri.
Nell’anno 2019 si sostengono ulteriori costi per Euro 80.000 (stipendi Euro
50.000, consulenze tecniche Euro 30.000, consulenze commerciali Euro 5.000).
Il manager, pur non essendo il processo concluso, ritiene che esso sia nella
fase di sviluppo e che il know how acquisito garantisca l’ottenimento di
benefici economici futuri significativi (valore di realizzo, considerando anche i
flussi probabili negativi di cassa futuri Euro 170.000). Nel 2020 il progetto
termina con il sostenimento di ulteriori costi per stipendi ricercatori di Euro
15.000 e stipendi amministrativi Euro 20.000 ed il relativo brevetto viene
registrato a livello europeo sostenendo costi di registrazione di Euro 2.000. La
vita utile del brevetto è identificata in otto anni. Il valore di realizzo del
progetto al 31/12/2020 è pari ad Euro 150.000, mentre al 31/12/2021 è ridotto, a
causa dell’acquisizione di un nuovo brevetto inerente ad una tecnica
produttiva più efficiente, ad Euro 50.000. Indicare nella tabella che segue i
valori che assumono, nei bilanci d'esercizio degli anni 2018 - 2022, le voci
contabili in essa riportate, seguendo prima l'impostazione dell'OIC 24.

2018

1) Al 31 dicembre mi domando: Posso capitalizzare i costi di sviluppo? Il progetto


non è in grado di generare probabili benefici economici futuri, quindi questo non
mi permette di capitalizzare!

2019

1) Al 31 dicembre mi domando: Posso capitalizzare i costi di sviluppo? Questa


volta si perché, seppure il progetto non è concluso (quindi non posso operare
l’ammortamento) è economicamente realizzabile. Ricorda che nella
capitalizzazione non rientrano le consulenze commerciali! Il totale di stipendi e
consulenze tecniche è pari a 80.000. Questa è una capitalizzazione indistinta!
Quindi si passa per il conto economico attraverso la voce a.4 Incrementi
immobilizzazioni in AVERE, controbilanciato in DARE dalla sezione B.I.2 Costi di
sviluppo. Inoltre possiamo procedere anche confrontando il V.N.R che è
170.000.

30
2020

1) Possiamo capitalizzare 17.000 (15.000 da stipendi e 2.000 dalla registrazione del


brevetto) con il relativo conto “a.4 Incrementi”. Quindi abbiamo 97.000 capitalizzati,
confrontati con il V.N.R che è giusto, dobbiamo operare il passaggio a B.I.3 Brevetti
attraverso un giroconto (in questo caso noi avevamo in DARE i costi di sviluppo. Per
trasferire i 97.000 a brevetti, operiamo un giroconto ovvero in AVERE iscriviamo i
97.000 nel conto costi di sviluppo, eliminando così quest’ultimo, controbilanciato
dalla sezione DARE “brevetti” sempre per 97.000)

2) Il progetto è terminato, quindi possiamo iniziare il nostro periodo di


ammortamento: 97.000/8= 12.125 e quindi avremo 84.875 in sezione B.I.3 Brevetti

N.B In questo esercizio manca il capitale sociale e l’utile. Ricordiamo infatti che se ci
troviamo di fronte a dei costi di sviluppo, seguendo l’OIC 24, dobbiamo accantonare
a riserva straordinaria vincolata, ma con i brevetti NO.

2021

1) Operiamo sempre per prima l’ammortamento: il mio valore netto contabile da


84.875 diventa 72.750. Il V.N.R si riduce a 50.000. C’è un problema di
SVALUTAZIONE: Quindi svaluto per 22.750, con relativo 50.000 in Brevetti.

2022 1) Fino ad ora abbiamo operato 2 quote di ammortamento. Ci restano 6 quote:


Il nostro valore è sceso a 50.000 quindi -> 50.000/6 = 8333.

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.I.2 COSTI DI SVILUPPO 80.000

B.I.3 Brevetti 84.875 50.000 41.667


uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.9 Costo personale 20.000 50.000 35.000


b.7 Costi per servizi 25.000 35.000 2.000
a.4 Incrementi imm. 80.000 17.000
b.10.a amm.to imm. Imm. 12.125 12.125 8.333

31 b.10.c Svalutazioni 22.750


ONERI DI EFFICIENZA E DI MIGLIORIA SUI BENI DI TERZI

La prima distinzione da fare per quanto riguarda questa categoria di oneri è: Beni
propri e Beni di terzi, in parole povere un bene è proprio quando appartiene
all’azienda, è di terzi quando appartiene appunto a terzi. Ma in base a cosa
distinguo il bene proprio da un bene di terzi? In Italia la forma giuridica prevale sulla
sostanza economica, quindi un bene è proprio quando possediamo il diritto di
proprietà, anche nel caso in cui stipulo un contratto di locazione, quel bene rimane
mio. Per i principi internazionali, e principalmente americani, la sostanza economica
supera la forma giuridica. Quindi lo stesso contratto di locazione, per esempio a 30
anni, viene visto in modo diverso! Chi usa il bene locato diventa il “proprietario” di
quel bene anche se giuridicamente non è suo, perché appunto utilizza dei servizi,
quindi paga un canone che non è assimilabile ad un valore di acquisto ma piuttosto
ad un valore d’uso. Stesso identico esempio lo si può fare a livello aziendale,
quando un impresa fitta un capannone per una durata di 10 anni. L’intento
dell’impresa non è quello di acquistare il capannone ma è di utilizzarlo per le proprie
esigenze. Quindi la linea di demarcazione tra bene proprio e bene di terzi non è
legata all’aspetto giuridico ma all’aspetto economico, cioè all’utilizzo dei
servizi. In Italia il bene diventa proprio quando lo acquisti. In America il bene
diventa proprio quando acquisisci dei diritti con percentuali molto elevate. Per i
principi internazionali se la locazione è superiore ad 1 anno, il bene diventa proprio
di chi paga la locazione.

Perché tutto questo (che riguarda beni materiali) ricade su un argomento che
interessa le immobilizzazioni immateriali? Perché ci sono operazioni che si
compiono sui beni di terzi che però riguardano contabilmente le immobilizzazioni
immateriali. Ipotizziamo una qualsiasi azienda che prende in affitto (durata del
contratto 6 anni + 6 anni) un immobile nudo (senza nulla) e inizia a costruire prima
una rete elettrica, poi le tubazioni per l’aria condizionata, insomma, adopera dei
lavori edili che serviranno alla produzione che dovrà svolgere in quell’immobile. Tutti
questi lavori sono accomunati da un elemento: sono svolti in un immobile di
TERZI. A questo punto come devo trattare “economicamente” questi interventi?
Ipotizziamo che l’impresa decida di terminare il contratto alla fine del 3 anno.
Ovviamente tutti i costi relativi ai lavori svolti all’interno dell’immobile sono
imputabili all’azienda che ha preso in affitto l’immobile, e quindi non imputabili al
locatore. Così come sembra ovvio, che l’azienda non può trasferire una rete elettrica
dall’immobile “non suo” ad un altro. Insomma l’immobile, che precedentemente era
nudo, adesso è cablato con rete elettrica e altri lavori svolti dall’azienda. Dove va
inserito quindi il costo (ipotizziamo 100.000 con vita utile 12 anni) dell’impianto
elettrico? Per l’OIC nelle immobilizzazioni immateriali, per lo IASB nelle

32
immobilizzazioni materiali. In quanti anni va ammortizzato? Si tratta di un bene
autonomo o non autonomo?

La seconda distinzione da fare è tra: oneri di efficienza (manutenzione e


riparazione) e oneri di miglioria. La manutenzione è un intervento preventivo (tra
10.000 km, bisogna cambiare l’olio nell’auto) ovvero servono per mantenere in
efficienza la nostra automobile. La riparazione è un intervento inaspettato (subisco
un urto da un auto, che mi genera un problema). Questo problema viene risolto in
caso in cui ci sia quest’eventualità dell’urto, ma non è programmata!; E per questo
motivo che si distingue tra manutenzione ordinaria e straordinaria (perché
quest’ultima non è programmata). Così come la manutenzione anche la riparazione
è un intervento che serve a ripristinare l’efficienza del nostro bene.

Di conseguenza gli oneri di efficienza non sono CAPITALIZZABILI.

Gli oneri di miglioria invece riguardano interventi che vanno a incrementare la vita
economica utile (o della capacità produttiva) di un immobilizzazione, di
conseguenza la migliorano dal punto di vista dei servizi che può offrire rispetto a
prima. Per questo motivo questi costi sono capitalizzabili! (perché incrementano i
ricavi futuri)

In sintesi: Gli oneri di efficienza si imputano a conto economico nella voce b.7
“Costi per servizi”. A questo punto nasce il problema legato ai fondi rischi.
Ipotizziamo le operazioni di manutenzione su un aereo (queste manutenzioni sono
dette cicliche) perché ogni tot di anni, obbligatoriamente, devono essere operate
queste operazioni. A questo punto se io so che ogni 3 anni devo operare una
manutenzione ciclica del valore di 1 MLN, posso ammortizzarlo nei 3 anni? Per
l’OIC posso accantonare a fondo rischi durante i 3 anni (accantonamento per
passività presunta).Per esempio al 1 anno avrò 333.333 a C.E e 333.333 a fondo
rischi nello S.P. Il 2 anno altri 333.333 a C.E, mentre nello S.P il fondo diventa pari a
666.666. Il 3 anno arrivo ad 1 MLN, quindi storno il conto “fondo rischi” e
ammortizzo l’ultima quota di 333.333 in C.E. Se nel caso il costo scende, e quindi
avremo un fondo rischi iniziale maggiore del costo variato, di conseguenza la
differenza residua va in Ricavi e proventi. Se invece il costo diventa maggiore, metto
tutto a C.E.

GLI ONERI DI MIGLIORIA

In che modo ci si comporta con gli oneri di miglioria? Possiamo capitalizzarli sia per
l’OIC 31 che per lo IAS 37 perché incrementano i ricavi futuri. Va fatta una
distinzione distinzione tra: gli oneri di miglioria che hanno vita autonoma e gli oneri
che non hanno vita autonoma, entrambi sulle immobilizzazioni di terzi. Una cassa,
un microfono, un video proiettore sono collegati ad oneri di miglioria che hanno vita
autonoma: di conseguenza vanno imputati nella voce b.10.b Immobilizzazioni

33
materiali (IAS 16, OIC 16). L’impianto elettrico o quello idraulico non hanno vita
autonoma: Questi sono oneri di miglioria su beni di terzi; La vita utile degli oneri
può essere maggiore o uguale alla durata del contratto dell’immobile di terzi.

Sia per l’OIC 16 che per lo IAS 16 gli oneri di miglioria autonomi su beni di terzi
sono tutti materiali. Gli oneri di miglioria non autonomi su beni di terzi per l’OIC 24
sono immobilizzazioni immateriali per lo IAS 16 vanno nelle immobilizzazioni
materiali.

Secondo lo IASB, invece, non è possibile l’accantonamento a fondo rischi, quindi


l’azienda dovrà sostenere il costo di 1 MLN nel 3 anno della vita utile del bene e
imputarlo a C.E.

FONDO RISCHI ED ONERI:


I principi contabili che regolano i fondi rischi sono: OIC 31 e IAS 37. Un fondo rischi
serve a neutralizzare un costo futuro presunto, e imputarlo nell’esercizio di
competenza economica.

Perché lo IAS 37 non accetta l’accantonamento a fondo rischi per le manutenzioni


cicliche? l’OIC 31 dice: affinché sia possibili effettuare un accantonamento a fondo
rischi deve essere un onere di natura determinata (ad esempio: sostituzione di un
pezzo del motore) l’esistenza deve essere certa o probabile: se è certa il fondo si
chiama “fondo oneri futuri”, se è probabile il fondo si chiama “fondo rischi”; il
quando e il quanto è incerto: Posso anche avere un costo la cui esistenza è certa,
ma è probabile anche che invece che nel 2020, devo pagare nel 2021; così come
l’ammontare può variare! Se sussistono queste condizioni posso operare
l’accantonamento!

Lo IAS 37 è molto simile all’OIC 31: Posso accantonare quando ho un onere di


natura determinata e che è accaduta, l’esistenza deve essere certa o probabili, deve
essere misurabile in modo attendibili. Qual è quindi la differenza con l’OIC 31?

Lo IAS 37 non accetta vincoli dall’interno, ma solo dall’esterno solo quelli di terzi. Le
manutenzioni cicliche sono scelte interne che non provengono dall’esterno: di
conseguenza non si può procedere con l’accantonamento.

34
ESERCITAZIONE N°4
1. 1. La società Bilancio II prende in locazione nel 2018 un capannone industriale
con contratto di locazione commerciale della durata di sei anni (rinnovabile di
altri sei – non si ipotizza il rinnovo). Nel corso del primo esercizio di locazione,
onde adattare l’immobilizzazione alle esigenze aziendali, sono installati
condizionatori (vita utile autonoma 8 anni) per Euro 15.000 ed un impianto di
trattamento aria (vita utile autonoma 8 anni) per Euro 25.000. I condizionatori
possono essere facilmente trasferiti in altra sede. Nel corso del 2019 si
sostengono, inoltre, spese di manutenzione dell’impianto di trattamento aria di
un reparto (legate ad un improvviso problema atmosferico) per Euro 3.000,00.
L’azienda sostiene, infine, nel 2020 spese di manutenzione programmata per un
macchinario in leasing operativo per Euro 3.000,00. Per tali spese era stato
accantonato nel 2018 e nel 2019 un fondo rischi di Euro 1.000,00 (per anno).
Indicare nella tabella che segue i valori che assumono, nei bilanci d'esercizio dei
quattro anni, le voci contabili in essa riportate, seguendo prima l'impostazione
dell'OIC 24-16 -31 prima e dello IAS 16-37 dopo.

2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti e macchinari 13.125 11.250 9.375

B.I.7 Oneri di miglioria 20.833 16.666 13.888

B.3 Fondo rischi oneri di 1.000 2.000


efficienza

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.a Ammortamento imm. 4.166 4.167 2.778


Imm.

b.10.b Ammortamento imm. 1.875 1.875 1.875


Materiali
b.7 Costi per servizi 3.000 1.000
b.12 Accantonamento a 1.000 1.000
Fondo rischi

35
2018)

1) In genere per i contratti si presuppone che la vita è di 12 anni (6+6), in questo


caso però non si ipotizza il rinnovo. Questo è molto importante perché la vita
economica utile degli oneri di miglioria connessi con la vita del contratto di
locazione è bloccato a 6 anni.
2) Sostengo costi per 15.000 e 25.000. Questi costi posso capitalizzarli
DISTINTAMENTE quindi direttamente senza passare per il C.E. I condizionatori
sono impianti autonomi che non sono soggetti alla vita utile del contratto di
locazione, perché io me li posso portare. Quindi ammortizzo per la sua vita utile
di 8 anni (15.000/8= 1.875). L’impianto di trattamento per l’aria non è un bene
separabile; è un onere di miglioria. Di conseguenza deve sottostare alla vita del
contratto: se la vita del contratto è maggiore della vita dell’impianto, si segue la
vita dell’impianto. Se invece la vita dell’impianto è maggiore della vita del
contratto, allora si ammortizza per gli anni di vita del contratto, anche se questi
sono minori. In questo caso abbiamo 8 anni di vita utile dell’impianto contro i 6
di locazione: quindi si segue il 2 caso e si ammortizza per 6 anni -> (25.000/6=
4.167) N.B: IN QUESTO CASO, NOI STIAMO APPLICANO I PRINCIPI DELL’OIC
24, MA SE VOLESSIMO ATTUARE I PRINCIPI DELLO IAS 16, ANCHE GLI
ONERI DI MIGLIORIA SU BENI DI III NON SEPARABILI, VANNO A FINIRE NEL
CONTO “IMPIANTI E MACCHINARI” E QUINDI NELLE IMMOBILIZZAZIONI
MATERIALI, E NON IN QUELLE IMMATERIALI CON LA VOCE B.I.7 (ONERI DI
MIGLIORIA).

3) Terzo ed ultimo passaggio, attuiamo l’accantonamento a fondo rischi per oneri


di efficienza, imputando a C.E il conto “Accantonamento a fondo rischi” e nello
S.P “Fondo rischi”. N.B: NOI STIAMO APPLICANDO I PRINCIPI DELL’OIC 31,
MA SAPPIAMO CHE LO IAS 37 NON AMMETTE LA COSTITUZIONE DI
FONDI RISCHI PER ONERI DI EFFICIENZA FUTURI, DI CONSEGUENZA
PER LO IASB NON SI ACCANTONA A FONDO RISCHI.

2019)

1) Si sostiene un costo pare a 3.000 di carattere straordinario. Questo però è un


onere di efficienza non di miglioria, quindi lo devo imputare nel C.E. Lo
imputiamo nel conto b.7 “Costo per servizi” per 3.000

2) Si continua con l’accantonamento di 1.000 a Fondo rischi.

3) Continuiamo ad operare gli ammortamenti.

36
2020)

1) Si manifesta il rischio della manutenzione ciclica e programmata. Possono


esserci due casi: Se il costo della manutenzione è maggiore dell’importo
accantonato a Fondo rischi, si azzera il fondo rischi, e si imputa a Conto
economico la differenza nella voce b.7 “Costi per servizi”. Nel 2 caso, il costo di
manutenzione programmata può essere minore del valore accantonato a fondo
rischi: In questo caso il conto b.7 “Costi per servizi” non presenta alcun valore,
mentre il fondo viene azzerato, con la differenza positiva che viene imputata nella
voce a.5 “Altri ricavi e proventi” a Conto economico. In questo caso abbiamo il 1
caso: di conseguenza addebito il conto “costo per servizi” per 1.000, azzerando
i 2.000 a fondo rischi. Come sappiamo il fondo rischi ha la funzione di ripartire il
costo della manutenzione programmata nella durata di quest’ultima. Ovvero se
un macchinario, ogni 3 anni, deve ricevere una manutenzione programmata, lo
scopo del fondo rischio è quello di ripartire il costo nei 3 anni di vita del
macchinario.

IPOTESI DI RINNOVO DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE: Ipotizziamo che nel


2020, la ditta abbia cambiato opinione e che voglia rinnovare il contratto di
locazione. Questo cambia non l’ammortamento delle immobilizzazione
materiali (condizionatori) perché sono beni separabile, ma cambia
l’ammortamento delle immobilizzazioni immateriali (oneri di miglioria-
impianto di areazione) perché sono collegati con la vita del contratto. Nel
momento in cui la vita del contratto diventa 12, l’ammortamento si amplia da 6
a 8 anni (che è la vita utile dell’impianto).

2) Quindi si prende il valore netto contabile dell’ultimo anno (2019) e lo si divide per i
6 anni che restano: 16.666/6= 2.778.

ESERCITAZIONE 4 (n°2

2. La banca Bilancio II prende in locazione nel 2018 un immobile da adibire a


filiale, stipulando un contratto di locazione commerciale della durata di sei
anni (rinnovabile di altri sei - si prevede il rinnovo). Nel corso del 2018, onde
adattare l’immobilizzazione alle esigenze aziendali, sono installati vetri blindati
e sostenute opere di ristrutturazione muraria per Euro 50.000 (vita utile 10
anni) ed un impianto bancomat (vita utile autonoma 6 anni) per Euro 20.000.
L'impianto bancomat può essere facilmente trasferito in altra sede. Nel corso
del 2019 si sostengono, inoltre, spese di manutenzione dell’impianto di
condizionamento per Euro 3.000,00. L’azienda sostiene, infine, nel 2020 spese
di manutenzione programmata per i computer in leasing operativo per Euro

37
2.000,00. Per tali spese ha provveduto a stanziare annualmente, dal 2018, un
accantonamento a fondo rischi di Euro 500,00. Nel 2021 la banca decide di
rescindere il contratto di locazione e trasferirsi in altra sede. Indicare nella
tabella che segue i valori che assumono, nei bilanci d'esercizio dei cinque
anni, le voci contabili in essa riportate, seguendo prima l'impostazione dell'OIC
24- 16-31 prima e dello IAS 16-37 dopo.

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti e macchinari 16.666 13.334 10.000 6.667

B.I.7 Oneri di miglioria 45.000 40.000 35.000 0

B.3 Fondo rischi oneri di 500 1.000


efficienza

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.a Ammortamento imm. 5.000 5.000 5.000 5.000


Imm.
b.10.c Svalutazioni imm. 30.000
imm.
b.10.b Ammortamento imm. 3.333 3.333 3.333 3.333
Materiali
b.7 Costi per servizi 3.000 1.000
b.12 Accantonamento a 500 500
Fondo rischi

38
2018)

1) In questo caso, diverso dall’esercizio precedente, si presuppone che l’impresa


abbia intenzioni di rinnovare il contratto. Di conseguenza la vita utile del
contratto diventa 12 anni. L’impresa sostiene costi per 50.000 per opere murarie
(oneri di miglioria su beni di III, non separabile) e 20.000 per l’impianto
bancomat (onere di miglioria su beni di III, separabile). Per il bancomat
possiamo tranquillamente procedere all’ammortamento a 6 anni, senza
verificare la durata del contratto; mentre per la costruzione dell’opera muraria
bisogna verificare la durata del contratto, e scegliere tra le due vite utili quella
inferiore. In questo caso il contratto di locazione si presuppone sia con il rinnovo
di 12 anni, quindi procediamo l’ammortamento a 10 anni (vita utile dell’opera).
Applicando l’OIC 24, il bancomat viene capitalizzato nel conto B.II.1 (Impianti e
macchinari) mentre l’opera muraria viene capitalizzata nel conto B.I.7 (Oneri di
miglioria). Se invece avessimo applicato lo IAS 16, l’opera muraria seppur non
separabile dall’impianto di terzi sarebbe stata capitalizzata nel conto B.II.1
(Impianti e macchinari).

2) Addebitiamo l’accantonamento per rischi pari a 500 e addebitiamo a fondo


rischi 500.

2019)

1) Sosteniamo costi per 3.000: Questi sono oneri di efficienza (manutenzione)


quindi non si capitalizzano, ma si imputano a Conto economico o nella voce b.7
“Costi per servizi” o in b.14.

2020)

1) Si sostiene il costo della manutenzione programmata: Il costo è 2.000 quindi


500 in più rispetto alla mia previsione: di conseguenza invece di 500 vado ad
imputare 1.000 nel conto “Costi per servizi”

2021)

1) RESCISSIONE DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE: PER PRIMA COSA,


ADOPERIAMO GLI AMMORTAMENTI DELLE NOSTRE CAPITALIZZAZIONI.
QUANDO L’AZIENDA RESCINDE IL CONTRATTO DI LOCAZIONE, COME
AVVENIVA PER IL RINNOVO, QUESTO INFLUISCE SUL PIANO DI
AMMORTAMENTO DELLE SOLO IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI (ONERI
DI MIGLIORIA NON SEPARABILI). CON LA RESCISSIONE E’ COME SE IL
PIANO DI AMMORTAMENTO SI ARRESTASSE NEL PERIODO DELLA
RESCISSIONE. DI CONSEGUENZA, UNA VOLTA FATTO
L’AMMORTAMENTO DELL’ANNO 2021, E ISCRITTO IL V.N.C PARI A 30.000

39
SEMPRE DEL 2021, SI APPLICA UNA SVALUTAZIONE PER
IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI PARI A 30.000, AZZERANDO COSI’ IL
CONTO B.I.7 (ONERI DI MIGLIORIA).

Quindi il nostro bancomat segue il normale piano di ammortamento; il problema ce


l’ho sull’onere di miglioria non separabile. Applico l’ammortamento pari a 5.000,
facendo scendere il V.N.C a 30.000. Ma questi 30.000 vengono annullati dalla
svalutazione sempre pari a 30.000

ESERCITAZIONE 4 (n°3)

3. La società Bilancio II prende in locazione nel 2018 una nave per il trasporto
dei propri prodotti in Tunisia con contratto di locazione della durata di cinque
anni. Nel corso del 2018, onde adattare l’immobilizzazione alle esigenze
aziendali, sono installati macchinari per il sollevamento merci (vita utile
autonoma 6 anni) per Euro 150.000 ed effettuate opere di rinforzo delle paratie
per Euro 50.000, senza rimborso dal locatore (vita utile sei anni). I macchinari
possono essere facilmente trasferiti in altra sede. Nel corso del 2019 si
sostengono spese di riparazione straordinaria di uno dei macchinari per Euro
12.500, a causa del danno causato in mare da una tempesta; la società stipula,
inoltre, un accordo di proroga del contratto per ulteriori due anni (nuovo
termine contratto 2025). L’azienda sostiene, infine, nel 2021 spese di
manutenzione ciclica per un'altra nave di proprietà per Euro 122.000,00. Per
tali spese era stato accantonato un fondo rischi di Euro 40.000 annui nei due
esercizi precedenti. Indicare nella tabella che segue i valori che assumono, nei
bilanci d'esercizio dei cinque anni, le voci contabili in essa riportate, seguendo
prima l'impostazione dell'OIC 24-16-31 prima e dello IAS 16-37 dopo.

LE DIFFERENZE PRINCIPALI TRA IAS E OIC SONO:

LO IAS NON AMMETTE L’ACCANTONAMENTO A FONDO RISCHI, A


DIFFERENZA DELL’OIC. LO IAS IMPUTA NELLA VOCE “IMPIANTI E
MACCHINARI” TUTTI GLI ONERI DI MIGLIORIA, ANCHE QUELLI NON
SEPARABILE A DIFFERENZA DELL’OIC CHE LI IMPUTA IN UN CONTO
DIVERSO: SIA PER L’OIC CHE PER LO IAS, LA VITA UTILE ECONOMICA DEGLI
ONERI DI MIGLIORIA NON SEPARABILI SONO SOGGETTE ALLA VITA DEL
CONTRATTO DI LOCAZIONE!!!

40
OIC 24-16-31

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti e macchinari 125.000 100.000 75.000 50.000

B.I.7 Oneri di miglioria 40.000 32.000 30.000 22.000

B.3 Fondo rischi oneri di 40.000 80.000 0


efficienza

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.b Ammortamento imm. 25.000 25.000 25.000 25.000


mat.

b.10.a Ammortamento imm. 10.000 8.000 8.000 8.000


imm.

B.7 Costi per servizi 12.500 2.000


b.12 Accantonamento a fondo 40.000 40.000 40.000
rischi

IAS 16, 37

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti e macchinari 108.000 76.000 44.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.b Ammortamento 65.000 32.000 32.000 32.000


immobilizzazione mat.

41
B.7 Costi per servizi 12.500 122.000
ESERCIZIO N°4 (ESERCITAZIONE 2018 N°4)

4. La società Elvio I prende in locazione nel 2014 un capannone industriale con


contratto di locazione commerciale della durata di sei anni (rinnovabile di altri
sei – non si ipotizza il rinnovo). Nel corso del primo esercizio di locazione, onde
adattare l’immobilizzazione alle esigenze aziendali, sono installati pannelli
solari (separabili - vita utile autonoma dodici anni) per Euro 60.000,00 ed un
impianto elettrico (vita utile autonoma dieci anni) per Euro 100.000,00. I
pannelli solari possono essere facilmente trasferiti in altra sede. Nel corso del
2015 si sostengono, inoltre, spese di manutenzione dell’impianto di
illuminazione di un reparto (legate ad un problema atmosferico) per Euro
5.000,00. L’azienda sostiene, infine, nel 2016 spese di manutenzione ciclica per
un impianto in locazione per Euro 5.000,00 (vita utile tre anni – durata residue
del contratto di locazione due anni). Per tali spese era stato operato nel 2014 e
nel 2015 un accantonamento annuo a fondo rischi di Euro 1.500,00 (solo per
Oic). Indicare nella tabella che segue i valori che assumono, nei bilanci
d'esercizio degli esercizi 2014 – 2018, le voci contabili in essa riportate,
tenendo che al 31 ottobre 2018 l’azienda è costretta a rescindere
anticipatamente il contratto, seguendo prima le impostazioni dell’iic 24 e
dell’Oic 16-31 e, poi, quelle degli Ias 16, 37 e 38.

2014 2015 2016 2017 2018


uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti e macchinari 55.000 50.000 45.000 40.000 35.000

B.I.7 Oneri di miglioria 83.333 66.666 49.999 33.332 0

B.3 Fondo rischi 1.500 3.000 0

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.10.b Ammortamento imm. 5.000 5.000 5.000 5.000 5.000


Mat.

b.10.a Ammortamento imm. 16.667 16.667 16.667 16.667 16.667


Imm.
B.7 Costi per servizi 5.000 500
b.12 Accantonamento a fondo 1.500 1.500 1.500
42 rischi
b.10.c Svalutazioni imm. 16.665
imm.
LA BORSA ITALIANA
L’importanza di una borsa dipende dalla capitalizzazione delle aziende quotate in
essa. La borsa è il luogo dove avvengono le transazioni di azioni, per questo viene
chiamata anche stock exchange. La borsa valori è un mercato secondario, non
primario: nel momento in cui emetto un titolo azionario, e quello è il momento del
mercato primario; Chi compra quest’azione? La comprerà chi ha sottoscritto
l’aumento di capitale, o chi ha sottoscritto il conferimento: A quel punto quel
soggetto prende l’azione, che è stata collocata nel mercato primario (può essere
anche un fondo), e lo immette nel mercato azionario (secondario). I mercati
azionari , che sono una piccolissima parte dei mercati finanziari, sono mercati
secondari. Il mercato primario è l’originario aumento di capitale, è l’originaria
emissione di un titolo di debito o partecipazione o obbligazione.

La borsa valori è composta da 4 segmenti:

- Blue chip: aziende che hanno una capitalizzazione superiore a 1 MLD.

- Star: aziende che hanno una capitalizzazione compresa tra i 40 MLN e 1 MLD e
che hanno peculiari requisiti di governance (o di bilancio e solidità)

- Standard: Aziende che hanno come le star una capitalizzazione compresa tra i 40
MLN e 1 MLD ma non hanno quei requisiti peculiari che hanno le aziende STAR.

- AIM: Ultimo segmento delle piccole e medie imprese.


Il FTSE MIB è un indice che raggruppa le 40 maggiori blue chip di una borsa, ed è
un indicatore molto importante perché se questo è positivo (la capitalizzazione è
aumentata) fa presumere un rialzo della borsa stessa: Questo perché le blue chip
costituiscono il 92% del volume d’affari di una borsa di valori.

In genere il valore di mercato delle azioni e quindi il valore della capitalizzazione di


borsa risulta essere significativamente maggiore dell’equity (Patrimonio netto =
capitale sociale + le riserve) che appaiono nel prospetto Balance sheet (Stato
patrimoniale ) del Financial statement (Bilancio) che composto appunto dallo
Balance sheet e dal Profit and Loss account (Conto economico). Quando
invece il valore di capitalizzazione di borsa è inferiore rispetto al patrimonio netto
contabile, cosa succede? Si devono apportare a Conto Economico delle
Svalutazioni. Nel 2009 il totale degli avviamenti delle aziende più importanti quotate
nella borsa italiana era pari a 180 MLD. Ovvero gli asset (immobilizzazioni) per 180
MLD non erano rappresentati da impianti, ne da marchi e nemmeno da brevetti ma
dagli avviamenti (goodwill). Il rapporto tra: GOODWILL / TOTAL ASSETS ci permette
di capire quanto pesano gli avviamenti sul totale delle attività. Luxottica ha un
rapporto G/TOT(A) pari al 37%: questo significa che il 37% delle attività di Luxottica

43
sono di avviamento. Ma come accade tutto questo se noi sappiamo che
l’avviamento si genera nel momento in cui l’azienda attua operazioni di Merger e
Acquisition. Anche la Telecom (che ha un rapporto G/TOT(A) pari al 51%) attuava
operazioni di spin off (scissione), di mergers e acquisitions con la TIM, generando
avviamenti. Il problema è che l’avviamento è un valore che va benissimo finché il
mercato cresce: Questo perché la capitalizzazione di borsa di un mercato
crescente è maggiore del valore netto contabile dell’equity. Quando invece accade il
contrario, ovvero il mercato non è in crescita nasce un problema serio; Se per
esempio Monte Paschi di Siena c’ha in pancia molti titoli di stato italiano, e i titoli di
stato perdono valore (questo accade con l’aumentare dei tassi di interesse: se un
titolo del 2015 ha un tasso d’interesse del 3%, mentre lo stesso titolo, emesso però
nel 2016, ha un tasso pari al 4%, è chiaro che il titolo del 2015 ha perso valore),
quei titoli devono essere SVALUTATI. Come nel 2011, laddove sussistano queste
condizioni (riduzione delle previsioni di sviluppo; la capitalizzazione di borsa si
riduce; aumento dei rischi), è obbligatorio valutare marchi, brevetti e avviamento e
di operare eventuali svalutazioni. Questo non significa però che devo sempre
svalutare, perché per i i principi contabili italiani, la perdita di valore deve essere
durevole. Per i principi contabili internazionali, invece, devi svalutare quando è
probabile la perdita; Per i principi contabili americani solo quando è possibile. E’
chiaro che, riprendendo l’esempio del Monte Paschi di Siena, quest’ultima può
anche affermare che i titoli del 2015 (che intanto hanno perso valore)
riacquisteranno il loro originario valore con un ribasso del tasso d’interesse: ovvero
non considerano la perdita di carattere durevole e quindi seguendo i principi
dell’OIC non svalutano!

Price / Book value: La traduzione italiana di price/book value è prezzo/patrimonio


netto. L'indice consente di confrontare il valore di un'azione dato dal mercato con
quella espressa dal bilancio societario (Quest’ultimo viene calcolato prendendo
l’equity e dividendolo per il numero delle azioni). È il multiplo più importante per
analizzare la quotazione borsistica di una banca. Se è inferiore a 1 indica che il
mercato valuta l’azienda meno rispetto al bilancio.

A questo punto nel 2011/12 dove il Price / Book value era sceso sotto il valore di
1 (in media era in quegli anni fu pari a 0,79) ci furono circa 45 MLD di svalutazioni
(nel 2011) e circa 27 MLD (nel 2012). In quel periodo di svalutazioni non furono
svalutate solo i goodwill, ma anche marchi e altre immobilizzazioni materiali.
L’avviamento perse il 48% del valore di tutta la Borsa Italiana (nel 2011) e il 10% del
2012. Sempre in questo periodo ci fu un avviso dell’ESMA (L’autorità che controlla
le Borse) la quale voleva accertarsi sulla natura delle Svalutazioni attuate dalle
aziende italiane: Si scoprì che molte aziende (che dovevano svalutare un tot di
miliardi, ad esempio 100) in realtà svalutarono per 30 Miliardi. Questo perché i

44
manager attuavano delle procedure di impairment test che non potevano essere
controllate e analizzate dall’ESMA: Questo perché la natura stessa dell’impairment
test non è CONTROLLABILE! Nel 2015 l’economia ebbe una crescita soprattutto
con il rialzo del FTSE MIB.

AVVIAMENTO (goodwill):

Il capitale netto che emerge dal bilancio nel Balance Sheet (Patrimonio netto),
come differenza tra total asset e total lyabilties, si chiama equity ed è il capitale netto
contabile, calcolato in applicazione dei principi di competenza per un altro principio
importante che ti vincola l’applicazione del costo storico, quel principio si chiama
principio di prudenza. Tendenzialmente il capitale netto di bilancio è legato ai circuiti
produttivi passati; Il capitale economico è il valore attuale dei flussi di cassa o di
reddito futuri. Esempio: Vogliamo comprare il bar sotto casa… cosa si fa? Chiedere
quanto vale (100.000), chiedere i documenti tra cui contratto di fitto (perché deve
essere 6+6), documenti che attestano che tutto è in norma ecc… poi chiedere i dati
dei beni materiali, quindi banconi, frigorifero che valgono 20mila euro…allora perché
chiedere 100mila euro? Perché il bar è un’attività già avviata, e quindi questi 80mila
euro sono tutte le attività generate dal proprietario attuale, e quel valore in più è
l’avviamento. Come si fa? Prendere i registri e vedere quanto è il valore del flusso
reale, la crescita degli ultimi anni e ipotizzo che nei prossimi anni ci sia la stessa
crescita. È partito da 300mila di corrispettivi, è arrivato a 320mila, 340mila, 360mila,
380mila e che negli anni successivi gestito bene il bar porterà 520,580 arrivando a
600…guardo la marginalità, calcola il flusso di reddito o il flusso di cassa, lo faccio
attualizzare e quindi quel bar è capace di creare una marginalità maggiore rispetto
agli altri bar di 80mila euro. Questi 80mila euro è il valore economico del capitale,
che non è legato ai ricavi di questo anno o dell’anno prima ma è legato ai ricavi
degli anni successivi. Quindi poiché si ipotizza che l’azienda non va a morire ma va
a crescere, il valore attuale dei flussi di cassa o di reddito futuri è più alto rispetto al
capitale contabile.

Quindi il capitale economico è, tendenzialmente, maggiore del capitale netto


contabile. Per due motivi: primo perché quando calcolo il patrimonio netto
contabile, oltre ad applicare il principio di competenza, si applica anche il principio
di prudenza. Secondo perché siccome fisiologicamente l’azienda non deve
decrescere ma deve crescere e quindi ipotizzo che i futuri circuiti produttivi siano
più alti di quelli attuali, e quindi vuol dire che i redditi saranno maggiori, i flussi di
cassa saranno maggiori.

L’avviamento concettualmente è la differenza tra il valore economico del


capitale e il valore netto contabile del capitale. Quindi perché do 80 mila euro in
più al proprietario attuale? Perché appunto è un’attività già avviata, già ho i clienti

45
sicuri che vengono a comprare e se lavoro bene in 5/6 anni ho ammortizzato
quell’avviamento. Perché allora l’avviamento non compare a bilancio? Perché
quando si crea autonomamente un’immobilizzazione immateriale (Self-generated)
non la puoi iscrivere in bilancio fino a che non viene acquistata in un’operazione di
Merger e Aquisition. Quindi l’avviamento è di tutte le aziende. Alitalia non ha
avviamenti, ma perché? Perché è un’azienda in perdita, per questo non ha
avviamento, ma le altre aziende non sono come Alitalia perché appunto sono tutte
in crescita e quindi hanno un loro avviamento, ma che non appare in bilancio perché
come abbiamo detto prima è un avviamento che è stato creato e non comprato.
Solo quando viene comprato l’avviamento deve essere iscritto in bilancio. Quindi
nell’esempio dell’acquisto del Bar: Lo compro per 100.000 (uscita di cassa) , di cui
20.000 vanno a finire nell’attivo (frigoriferi, banconi, ecc.) e i restanti 80.000
(avviamento). Solo nel momento dell’acquisto (to purchase), ma anche in una
fusione, l’avviamento ha diritto di essere iscritto in Bilancio.

Dopo aver scritto l’avviamento in bilancio, posso utilizzare due approcci per
interpretarlo. Un primo approccio si chiama TOP DOWN e un secondo approccio
che si chiama BOTTON UP.

- TOP DOWN: Pago il bar 100.000 , rettifico i beni materiali per 30.000 (di cui
20.000 certi e 10.000 in riferimento ad un frigorifero che prima valeva 0), mi
restano 70.000 di avviamento.

- BOTTON UP: Faccio un analisi delle 6 componenti dell’avviamento: Pago il bar


100.000 , detraggo i 20.000 dei beni materiali ma:

- 1 componente (Maggiore valore dei beni iscritti in bilancio). Es: è un frigorifero


che stava in contabilità ma era valutato 0, invece il valore fair è pari a 10.000. Di
conseguenza ho un maggior valore di un bene iscritto in contabilità.

- 2 componente (Maggiore valore dei beni non iscritti in bilancio). C’è un marchio
“K” che ha un valore di 5; siccome quel marchio è autogenerato non può stare in
contabilità, ma può essere considerato in caso di operazioni di Merger e
Acquisition. Quindi 20.000 dei beni materiali + 10.000 del frigorifero rivalutato +
5.000 del marchio acquistato. C’ho la ricetta segreta che vale 3.000 (self-
generated) ma che viene acquistato con il bar. Dai 20.000 iniziali siamo passati
quindi a 38.000. Quindi tramite l’analisi delle componenti sto cercando di capire
perché realmente sto pagando 80.000 in più del valore netto contabile.

- 3 e 4 componente (Sopravvalutazione o sottovalutazione / Bravura del venditore).


Ora in una trattativa c’è chi è più bravo e chi meno bravo: di conseguenza è molto
probabile che il reale valore di acquisto del Bar fosse di 90.000 e non di 100.000

46
(perchè il venditore è stato più bravo, o perché c’è stata una sopravvalutazione
dell’attivo o una sottovalutazione del passivo). Sta di fatto che ho pagato in più
10.000 del reale valore del Bar. Di conseguenza l’avviamento non sarà più di
(100.000 - 38.000) di 62.000 ma di 52.000, quindi dobbiamo immettere i 10.000 in
più nel Conto economico “Sopravvenienza passiva”. Quei 52.000 sono Real
goodwill.

- 5 e 6 componente (Combination Goodwill, Goodwill stand alone) Se fondo


due attività complementari, e utilizzo contemporaneamente lo stesso stabilimento,
riesco a mantenere gli stessi ricavi ma con dei costi inferiori, rispetto a prima
quando le due attività erano separate. Dalla fusione si crea quindi un maggior
valore che prende il nome di combination goodwill. Ipotizziamo che questo
valore sia pari a 30.000: Quindi dei 52.000 che avevamo, ora ce ne restano
22.000. Cosa sono? Gli ultimi 22.000 sono Goodwill going concerne: E’ la
percentuale di goodwill che un’azienda riesce ad ottenere da sola senza
l’intervento di operazioni di Merger e Acquisition.

REAL GOODWILL

COMBINATION GOODWILL GOODWILL GOING CONCERN

Facciamo un esempio di fusione tra due aziende: L’azienda Bilancio II decide di


acquisire l’azienda Ragioneria I (con un equity pari a 40) pagandola 100. In
contabilità questo significa: inserire tutte le attività e passività di Ragioneria I, con
una differenza in DARE pari a 60: Questo 60 è l’avviamento. In una visione TOP
DOWN 60 è l’avviamento, che viene iscritto in Bilancio a seguito della fusione. In
una visione di BOTTOM UP quel valore di 60 deve essere analizzato e scomposto
nelle 6 componenti, al fine di verificare che: 1) e 2) componente: Se ci sia una bene
immateriale o materiali iscritto nel bilancio di Ragioneria I, che però non è stato
rivalutato -> ES: All’interno del patrimonio di Ragioneria I c’è un immobile che è
stato iscritto al suo costo storico, per esempio pari a 100; si viene a scoprire che
però questo immobile, adesso, ne vale 105. Quel 5 è una parte di bene materiale
non rilevato in contabilità.: A questo punto il patrimonio netto contabile di
Ragioneria 1 diventa da 40 a 45, e quest’ultimo valore è collegato al PATRIMONIO
NETTO RETTIFICATO. ALTRO ES: L’azienda Ragioneria I ha generato un marchio

47
che vale 10 ma che non è iscritto in bilancio, poiché self-generated: Il patrimonio
netto rettificato adesso vale 55. Ci sono poi la 3 e la 4 componente: Ovvero la
bravura del venditore o eventuali sopravvalutazioni o svalutazioni: Ad esempio
quell’azienda l’ho pagata 100, ma in realtà ne vale 90. C’è quindi una svalutazione
di 10, con la conseguenza che l’avviamento non vale più 60 come nella visione TOP
DOWN ma adesso vale: VALORE REALE DELL’AZIENDA - PATRIMONIO NETTO
RETTIFICATO = 90 - 55 = 35 -> QUESTO VALORE E’ IL REAL GOODWILL. A
questo punto il Real goodwill si può dividere in : Combination goodwill e Goodwill
stand alone: Io, azienda Ragioneria I, rispetto alle altre cattedre di Ragioneria I, sono
in grado a parità di condizioni, di produrre un reddito maggiore, ho un flusso di
cassa maggiore (Goodwill stand alone). Se fondo Ragioneria I con l’azienda
Bilancio II, e utilizzo, ad esempio, lo stesso impianto per la produzione delle 2
aziende, è chiaro che vado a risparmiare sui costi -> ottenendo maggiori ricavi.
Quest’aumento di valore provocato dalla fusione delle due aziende è sempre
un’avviamento (Combination goodwill).

IAS E FASB PER GLI AVVIAMENTI


Fino agli anni 70 in USA, e fino al 1993 per lo IASB, anche il real goodwill non veniva
iscritto in bilancio, perché non veniva riscontrato alcun collegamento tra
l’investimento e i benefici economici futuri (che poteva generare quell’avviamento):
allora si attuava il WRITE OFF METHOD: ritornando all’esempio di prima, dove
avevo un equity pari a 40 e un pagamento pari a 100: di conseguenza avevo un
avviamento di 60, che non veniva iscritto nella voce “Avviamento” ma veniva
iscritto, ad esempio, in Riserva in DARE, per potere bilanciare l’uscita di cassa pari
a 100. Ovviamente non è vero che tra l’avviamento e i benefici economici futuri non
esiste un collegamento, perché se il ciclo produttivo aziendale futuro aumenta, e
con esso, le condizioni di mercato sono sempre più favorevoli, l’Avviamento è
collegato ai benefici economici futuri PURCHE’ CI SIANO MARGINI DI
MIGLIORAMENTO, E NON PERDITE O CONDIZIONI DI MERCATO
SFAVOREVOLI.

Dopo gli anni 70 in USA, e il 1993 per lo IASB, fermo restando che poteva essere
utilizzato il Write off method, l’avviamento poteva essere iscritto in bilancio, potendo
dimostrare se ci fosse un collegamento tra i benefici economici futuri e l’avviamento
stesso. L’avviamento, una volta iscritto in Bilancio, deve essere ammortizzato? SI
SE SI DIMOSTRA CHE L’AVVIAMENTO E’ UN IMMOBILIZZAZIONE A VITA
UTILE DEFINITA! Se invece l’immobilizzazione ha una vita utile INDEFINITA si deve
procedere con l’impairment test (Svalutazione). Con l’ammortamento il purchased
goodwill, alla fine del periodo di ammortamento diventa un self-generated goodwill.

48
LA DURATA DELL’AMMORTAMENTO: La prima regola per gli USA
sull’ammortamento era che la vita utile poteva essere max di 40 anni, con un
ammortamento di 40 anni. Nel 1983 e poi nel 1993, lo IAS 22 prevedeva
l’ammortamento in 20 anni. Nel 1999 anche gli USA passarono ad un
ammortamento di 20 anni. Nel 2004, però allineandosi con quelli americani (SFAS
141,142), considerano gli avviamenti a vita utile indefinita, e quindi NON PIU’
SOGGETTI ALL’AMMORTAMENTO ma solamente alla svalutazione: IMPAIRMENT
ONLY APPROACH.

Per i principi contabili italiani OIC 24, l’ammortamento è possibile! (perchè la vita
utile è DEFINITA) Il periodo max di ammortamento è 20 anni, se non conosco la
vita utile allora max 10 anni.

IMPAIRMENT ONLY APPROACH: IAS 36


L’azienda è composta da rami d’azienda: Ogni ramo d’azienda ha una sua differente
redditività, un differente flusso di cassa: Ogni ramo d’azienda è una CGU (Cash
Generating Unit). Nel momento in cui devo fare l’Impairment test, prendo l’Azienda
e la separo in diverse unità facendone una valutazione per ognuna di essa. La
valutazione si compie attualizzando i valori di cassa futuri (con un tasso di
attualizzazione). Una volta attualizzati i flussi di cassa, li confronto con il Clash flow
dell’anno precedente. Se i flussi di cassa futuri attualizzati sono inferiori svaluto, se
sono superiori non faccio nulla: tutto questa per una singola CGU. Già per una
singola azienda fare il budget economico, una previsione di cassa è estremamente
complesso. La difficoltà si moltiplica per ogni singola CGU. E’ chiaro quindi che il
potere nelle mani dei manager è grande! Perché queste previsioni, per la
complessità che comporta, sono difficilmente controllabili! Per questo motivo negli
USA hanno iniziato a valutare, un’altra volta, la possibilità di bloccare l’Impairment
test. Per questo motivo è stato emanato l’ASU 350 esclusivamente per le Private
Company (Aziende non quotate), che da l’alternativa all’Impariment Approach:
L’ammortamento in 10 anni, come per i principi contabili italiani, con una
procedure di svalutazione più semplificata: Non considero le singole CGU, ma le
somme tutte come se fosse una singola Azienda; Non si fanno le previsioni sui flussi
di cassa (perché complicato) ma sui flussi di credito.

Ricapitolando: Come si approcciano i principi sulla gestione degli avviamenti?

1) Principi contabili ITALIANI: Entra in bilancio solo il purchased goodwill; vita utile
definita; max 20 anni di ammortamento se si conosce la vita utile, max 10 anni se
non la si conosce: Modello utilizzato: COST MODEL; Ogni anno si procede con

49
l’ammortamento, se però si accende anche un solo indicatore di impairment che
può essere:
- interno: l’impianto che sta diventando obsoleto, i dipendenti che stanno andando
in pensione, con i nuovi che non sono capaci ancora di svolgere il lavoro
precedente;

- esterno: crisi di mercato, crisi di settore, aumento dello SPREAD.


E se è una situazione di carattere durevole, allora il valore recuperabile sarà inferiore
al valore capitalizzato, quindi si svaluta!

Gli stessi criteri di procedure dell’Impairment che sono regolati dall’OIC 9, sono
utilizzati anche dai principi contabili internazionali IAS 36 e nelle CGU. Lo stesso
OIC 9 prevede per le piccole medie aziende (fino a 40 MLN di fatturato) prevede un
approccio semplificato!

2) Principi contabili INTERNAZIONALI IFRS 3 (Business combination), IAS 36


(Impariment), IAS 38 (Intangibles): Solo il purchased goodwill può entrare in
Bilancio; si procede con la BOTTOM UP, con l’analisi delle 6 componenti. La vita
utile è indefinita non si procede con l’ammortamento, se gli indicatori di impairment
si accendono, si deve procedere con l’imprimente test (Valori di flussi di cassa futuri
delle CGU) anche se la perdita non è di carattere durevole.

3) FASB: Funziona esattamente come lo IASB, soltanto che per il FASB, devi
operare una svalutazione non sempre ma solo quando è probabile che le perdite si
manifestino. Cosa cambia? Facciamo un esempio:
Abbiamo 2 CGU con valore 100 e 100. La prima viene valutata 90, la seconda 110.

- Principi italiani: La svalutazione è 10 se solo se la perdita è di carattere


DUREVOLE.

- Principi internazionali: La svalutazione è SEMPRE 10


- Principi americani: La svalutazione è 10 solo se la perdita è PROBABILE.
DIFFERENZA TRA IASB E FASB (Sull’Impairment only approach) SOLO
TEORIA: Oltre alla natura della perdita, che per lo IASB è indifferente, mentre per il
FASB deve essere durevole, un ulteriore differenza sta nella valutazione del valore
recuperabile: Per lo IASB,la procedura è quella di determinare un valore
recuperabile che sia il maggiore tra il valore fair e il valore d’uso, mentre per il FASB,
il valore d’uso non viene considerato!

50
ESERCITAZIONE N°5

1. La società Bilancio II decide di acquisire, al 16 ottobre 2018, il ramo


dell’azienda Art al costo di Euro 25.000,00, con pagamento a dilazione. Lo
stato patrimoniale dell'Art al momento dell'operazione evidenzia i seguenti
valori: Immobilizzazioni materiali – Immobili € 12.000, Crediti € 5.000,
Patrimonio netto € 17.000. Il perito KK valuta che i fair values delle poste
patrimoniali di Art alla data dell’acquisizione corrispondano a quelli contabili,
fatta eccezione per gli immobili che sono valutati Euro 15.000. Si tenga conto
che:

a) Il periodo di ammortamento dell'avviamento è stimato in undici anni;

b) Al 31 dicembre 2020 un esperto, chiamato a valutare il valore recuperabile


del ramo d’azienda, in considerazione del persistente periodo di crisi, lo valuta
in modo durevolmente inferiore e ciò porta a ridurre (durevolmente) il valore
dell’avviamento pari ad Euro 3.000.

Indicare nella tabella che segue i valori che assumono, al momento


dell'operazione le voci contabili in essa riportate. Si continui, solo per le voci
inerenti all'avviamento, anche per i tre anni successivi, seguendo
l'impostazione dell'OIC 24, prima, dell’Asu 350 del Fasb dopo ed, infine, degli
Ias 36 e 38. Si ripeta l'operazione ipotizzando che l'importo in eccesso per €
6.000 sia stato corrisposto in seguito ad un cattivo affare degli amministratori.

1) Immettendo i dati iniziali dell’azienda che sto comprando ho un problema di


equilibrio economico, poiché ho in DARE: 12.000 + 5.000 = 17.000 e in AVERE
25.000. Ci sono quindi 8.000 di differenza, che in una visione TOP DOWN può
essere considerato Avviamento. In una visione BOTTOM UP, invece, ci sono
delle componenti da analizzare, una delle quali me lo riferisce il perito KK, che
valuta l’immobile non più 12.000 ma 15.000! Di conseguenza il mio patrimonio
netto contabile RETTIFICATO è 20.000! Di conseguenza l’avviamento è pari a
5.000.

2) A questo punto devo procedere con l’ammortamento (che è possibile per l’OIC)
in 11 anni (visto che il limite max è pari a 20 anni). 5.000/11 = 455 -> quota di
ammortamento; Se c’è un indicatore di impairment di carattere durevole allora
svaluto! Per lo IAS 36,38 e SFAS 141,142 (che considerano gli avviamenti come
beni a vita utile INDEFINITA, non è possibile ammortizzare!) Di conseguenza il
valore iscritto nello Stato Patrimoniale non diminuisce anno per anno, ma si
mantiene costante, tuttalpiù nel caso in cui ci fosse un indicatore di impairment

51
allora procedo con la Svalutazione! Per l’ASU 350, il procedimento è simile
all’OIC 24, con una sola differenza: La vita utile max è di 10 anni!

OIC 24

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.I.5 Avviamento 4.545 4.090 3.000 2.625
B.I.3 Impianti 15.000
Crediti 5.000
D.Debiti 25.000
uppo 3 CONTO ECONOMICO
b.10.a Ammortamento Imm. 455 455 455 375
Imm.
b.10.c Svalutazioni Imm. 635
Imm.

IAS 36, 38 - SFAS 141,142

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


B.I.5 Avviamento 5.000 5.000 3.000
B.I.3 Impianti 15.000
Crediti 5.000
D. Debiti 25.000
uppo 3 CONTO ECONOMICO
b.10.c Svalutazioni Imm. 2.000
Imm.

52
ASU 350

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


B.I.5 Avviamento 4.500 4.000 3.000
B.I.3 Impianti 15.000
Crediti 5.000
D. Debiti 25.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.c Svalutazioni Imm. 500
Imm.
b.10.a Ammortamento Imm. 500 500 500
Imm.

ESERCITAZIONE N°5 (Esercizio 2)

2. La società Bilancio II decide di acquisire, al 16 ottobre 2018, l’azienda Art al


costo di Euro 250.000,00, con pagamento a dilazione. Il fair value del capitale
netto dell’azienda (BOOK VALUE) Art è pari ad Euro 195.000 (Marchi € 20.000,
Immobilizzazioni materiali € 120.000, Crediti € 60.000, Debiti €5.000) e la
differenza viene corrisposta a titolo di avviamento (vita utile 12 anni). L’azienda
Art è articolata in tre CGU ovvero Art Helsinki, Art Tallin ed Art Lauscha. Le tre
CGU, stimate con il criterio del value in use, al 16 ottobre sono valutate
rispettivamente: Art Helsinki 15.000 – Art Tallin 20.000 – Art Lauscha 20.000
Alla data del 31 dicembre i valori sono confermati. Alla data del 31 dicembre
2019 viene effettuato l’impairment test ed i valori delle CGU risultano: Art
Helsinki 10.000 – Art Tallin 20.000 – Art Lauscha 28.000. Le perdite di valore
sono considerate non durevoli. Alla data del 31 dicembre 2020 viene effettuato
l’impairment test ed i valori delle CGU risultano: Art Helsinki 12.000 – Art Tallin
20.000 – Art Lauscha 28.000. Indicare nella tabella che segue i valori che
assumono, al momento dell'operazione le voci contabili in essa riportate. Si
continui, solo per le voci inerenti all'avviamento, anche per i tre anni
successivi, seguendo l'impostazione Si continui, solo per le voci inerenti
all'avviamento, anche per i tre anni successivi, seguendo l'impostazione
dell'OIC 24, prima, dell’Asu 350 del Fasb dopo ed, infine, degli Ias 36 e 38.

53
1) Il nostro equity è pari a 195.000 perché: Dobbiamo fare l’Attivo - Passivo:
20.000 + 120.000 +60.000 - 5.000 = 195.000. Pagando l’azienda 250.000
l’avviamento generato sarà pari a 55.000. L’avviamento deve essere SEMPRE
uguale alla somma dei valori delle CGU: è infatti 15.000 + 20.000 + 20.000 =
55.000

2) Procediamo con i vari principi contabili: L’OIC e l’ASU sono uguali ma si


differenziano per la diversa vita utile! Ma tutte e due ammettono svalutazioni
solo se di carattere durevole!! Visto che la vita utile non è determinata, il periodo
max per entrambi i principi è pari a 10 anni: Quindi procediamo con
l’ammortamento ed eventuali svalutazioni. 55.000/10 = 5.500 -> quota di
amm.to. Adesso nel 2019, i valori delle 3 CGU sono variati e quindi dobbiamo
confrontare singolarmente le differenze per CGU! L’Art Tallin è rimasta invariata;
L’Art Lauscha è aumentata di 8.000, ma noi sappiamo che sia l’OIC, che lo IAS,
che il FASB non ammettono Rivalutazioni o Ripristini di valore! L’Art Helsinki è
l’unica che è scesa di valore, ovvero di 5.000! Ora dobbiamo domandarci: La
perdita è di carattere durevole? In questo caso NO, quindi non bisogna
svalutare. N.B Il confronto tra le CGU, con i loro rispettivi valori, bisogna essere
fatto autonomamente: Nel 2020 la valutazione di Helsinki è pari a 12.000: Questo
valore non deve essere confrontato con i 15.000 iniziali ma con i 10.000 del
2019, perché dei 2 valori si prende sempre quello minore! Quindi con il passare
degli anni non si confronta con il valore originario, se questa ha subito una
perdita di valore!

Inoltre la svalutazione non poteva essere effettuata anche per un altro motivo: Cioè
facendo la somma delle singole CGU (con i nuovi valori) viene fuori -> 10.000 +
20.000 + 28.000 = 58.000 che è MAGGIORE dei 44.000 del valore netto contabile
del 2019 (dopo l’ammortamento).

3) Con i principi dello IAS 36,38 e SFAS 141,142 OGNI PERDITA BISOGNA
ESSERE SVALUTATA! Di conseguenza oltre a non ammortizzare, la perdita di
5.000 nel 2019 BISOGNA ESSERE SVALUTATA!!

Ipotizziamo che alla fine del 2020,la Helsinki ha un valore pari a 10.000, la Tallin nel
2021 diventi pari a 0, e Lausha pari a 8.000. La Helsinki non varia, la Tallin da
20.000 diventa 0, mentre la Lausha da 20.000 diventa 8.000: Di conseguenza avrò
un avviamento pari a 10.000 + 0 + 8.000 = 18.000 -> Questo è il valore di
Avviamento che mi devo trovare alla fine del 2020. Di conseguenza da 50.000 -
18.000 = 20.500 di Svalutazione! (Solo se la perdita è di carattere durevole).

OIC 24, ASU 350

IAS 36,38 - SFAS 141,142

54
uppo 1 1
uppo
2018
2018 2019
2019 2020
2020 2021
2021 2022
2022
uppo 2 2
uppo STATO
STATOPATRIMONIALE
PATRIMONIALE
B.I.4
B.I.4
Marchi
Marchi 20.000
20.000
B.II.1
B.II.1 Impianti
Impianti 120.000
120.000
Crediti
Crediti 60.000
60.000
D.Debiti
D.Debiti 250.000
250.000
Altri
Altri Debiti
Debiti 5.000
5.000
B.I.5
B.I.5 Avviamento
Avviamento 55.000
49.500 50.000
44.000 18.000
18.000
uppo
uppo 3 3 CONTOECONOMICO
CONTO ECONOMICO
b.10.a
b.10.a Ammortamento
Ammortamento Imm.
Imm. 5.500 5.500 5.500
Imm.
Imm.
b.10.c
b.10.c Svalutazioni
Svalutazioni Imm.
Imm. 5.000 32.000
20.500
Imm.
Imm.

L’OIC 9 (METODO SEMPLIFICATO DI SVALUTAZIONE, CAPACITA’ DI AMM.TO)

L’OIC 9 tratta le dinamiche delle svalutazione, che non si applica solo sulle
immobilizzazioni immateriali, ma anche su quelle materiali (per questo motivo l’OIC
9 non è incluso nell’OIC 24). L’OIC 9 è molto simile allo IAS 36: Entrambi
considerano le CGU, sostengono l’impairment almeno una volta l’anno (o quando
qualche indicatore di impairment si attiva); La differenza con lo IAS 36, e che
avvicina l’OIC 9 all’ASU 350, è che per le aziende di limitate condizioni (8,8 MLN di
ricavi; 4.4 MLN di attivo, 50 indipendenti), in pratica il 99% delle aziende italiane,
possono applicare (come alternativa alla normale procedura di Impairment) un
procedimento semplificato di impairment che consiste nel considerare l’Azienda
come unica CGU, e non divisa in tante CGU. Qual è la differenza? Innanzitutto
l’azienda non deve compiere un budget per ogni CGU, ma un unico budget per
l’azienda; Si ma quale tipo di budget? Non più (come accadeva nel procedimento
classico) di un budget finanziario (entrata ed uscite) ma un budget economico:
Su quest’ultimo punto bisogna fare una considerazione: Prevedere un budget di
tipo economico (costi e ricavi) è molto più semplice ma soprattutto meno incerto
rispetto ad un budget finanziario, che tenendo conto dei flussi di entrata e di uscita
potrebbe risentire di alcuni eventi non ipotizzabili: Per esempio se l’Azienda X
sostiene un costo, oppure ottiene un ricavo nel mese di novembre dell’anno,
questiono si traduce automaticamente in un’uscita o entrata di cassa, perché il

55
pagamento può essere dilazionato; Prevedere che accada una cosa del genere a
distanza di anni, è davvero molto complicato!

In questo processo semplificato non si deve considerare l’utile ma si deve


considerare la capacità di ammortamento. La capacità di ammortamento è
uguale ai Ricavi - Costi fissi, variabili e oneri finanziari + gli ammortamenti (o
eventuali costi e ricavi straordinari): Una volta calcolata la capacità di
ammortamento per ogni anno (Capacità che viene data dal prof nell’esercizio),
si sommano le capacità dei 5 anni. Questo valore va confrontato poi con il
totale degli ammortamenti nei 5 anni. Se la capacità ammortamento è
maggiore del totale degli ammortamenti allora non si svaluta; Se invece la
nostra capacità di ammortamento è minore del totale degli ammortamenti
allora si svaluta la differenza. In che modo? Ovviamente si iscrive nella voce
b.10.c “Svalutazioni imm. imm.” nel Conto economico la differenza tra le due voci
sopra citate, scalando l’importo tra le varie immobilizzazioni nello S.P:
1) Va svalutata innanzitutto l’avviamento, in maniera completa. Se questo non
riuscisse a sanare l’intera svalutazione, si passa alle altre immobilizzazioni che
presentano un periodo di ammortamento, adoperando delle semplici proporzioni.

ESERCITAZIONE N°6 (1 esercizio OIC 9)

1. La società Bilancio II decide di acquisire, al 19 novembre 2014, il ramo


dell’azienda Goodwill al costo di Euro 38.000,00, con pagamento a dilazione.
Lo stato patrimoniale della Goodwill al momento dell'operazione evidenzia i
seguenti valori: Impianti € 15.000, Marchi 6.000, Crediti € 3.000, Debiti 2.000,
Patrimonio netto € 22.000. Il perito KK valuta che i fair values delle poste
patrimoniali di Goodwill alla data dell’acquisizione corrispondano a quelli
contabili, fatta eccezione per gli impianti, valutati Euro 18.000, e per i marchi
che sono valutati Euro 10.000. Si tenga conto che il periodo di ammortamento
dell'avviamento è stimato in otto anni, quello dei marchi in tre anni, quello
degli impianti in cinque anni. Al 31 dicembre 2016 si ritiene opportuno
individuare – adottando il metodo semplificato previsto dall’Oic 9 - il valore
recuperabile del ramo d’azienda in considerazione del persistente periodo di
crisi: il budget economico evidenzia la seguente capacità di ammortamento
del ramo di azienda: anno 2017 – 1.000, anno 2018 -1.000, anno 2019 3.000,
anno 2020 3.000, anno 2021 2.500. Il valore individuato, in assenza di fair vale
comparabile, è utilizzato per valutare l’eventuale impairment.

56
Indicare nella tabella che segue i valori che assumono, al momento
dell'operazione le voci contabili in essa riportate negli esercizi dal 2014 al 2018,
seguendo l'impostazione dell'OIC 24 prima e dello Ias 38 dopo (in questa
seconda ipotesi si ipotizzi che il valore recuperabile individuato con il metodo
semplificato coincida con quello calcolato applicando le ordinarie metodologie
previste dallo Ias 36). Si ripeta l'operazione di cui al punto precedente
ipotizzando che l'importo in eccesso sia stato corrisposto per Euro 5.000 in
seguito ad un cattivo affare degli amministratori e per il resto sia connessa
con la rilevazione dell’avviamento.

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


B.I.4 Marchi 6.666 3.334 0
B.I.5 Avviamento 7.875 6.750 0
B.II.1 Impianti 14.400 10.800 6.500 3.250
Crediti 3.000
D. Debiti 2.000
D. Debiti 38.000
uppo 3 CONTO ECONOMICO
b.10.a amm.to imm. imm. 1.125 1.125 1.125
(Avviamento)
b.10.b amm.to imm. mat. 3.600 3.600 3.600 3.250
b.10.c Svalutazioni imm. 6.325
Imm.
b.10.a amm.to imm. Imm 3.333 3.333 3.334
(Marchi)

57
OIC 24

1) Il patrimonio netto dell’azienda acquisita ammonta a: 15.000 + 6.000 + 3.000


-2.000 = 22.000. Il costo di acquisizione è pari a 38.000, di conseguenza il
nostro avviamento varrà (38.000 - 22.000) 16.000. Ci domandiamo: “E’ il nostro
real goodwill?” Il nostro perito ci dice che l’impianto non vale 15.000 ma ne vale
18.000 e che i marchi non sono valutati a 6.000 ma a 10.000: Di conseguenza il
nostro Patrimonio netto rettificato sarà: 18.000 + 10.000 + 3.000 -2.000 =
29.000. Di conseguenza il nostro real goodwill sarà (38.000 - 29.000) 9.000.

Avviamento : 9.000; Periodo di amm.to: 8 anni (Quote di amm.to = 1.125) 8 anni


accettabili dall’OIC 24 (vita max 20 anni)

Impianti : 18.000; Periodo di amm.to: 5 anni (Quote di amm.to = 3.600)

Marchi : 10.000; Periodo di amm.to: 3 anni (Quote di amm.to = 3.333)

2) Al 3 anno si rilevano le capacità di ammortamento per i prossimi 5 anni: -1.000 -


1.000 + 3.000 + 3.000 + 2.500 = 6.500

Per quanto riguarda il totale degli ammortamenti notiamo che: i MARCHI alla fine
del 2016 hanno terminato il loro periodo di ammortamento: Quindi non sarebbe
giusto includere nei 5 anni (2017-2021) della previsione del budget economico, gli
ammortamenti dei Marchi. Per quanto riguarda l’AVVIAMENTO e gli IMPIANTI,
quest’ultimi non hanno terminato il loro periodo di amm.to: Di conseguenza per
l’avviamento sono stati ammortizzati 3 anni al pari dei 5 rimanenti (1.125 x 5) per gli
impianti sono stati ammortizzati 3 anni al pari dei 2 rimanenti (3.600 x 2). Ora visto
che L’OIC 9, con il suo metodo semplificato prende in considerazione solamente i 5
anni successivi, per l’avviamento la quota totale è pari a 1.125 x 5 = 5.625, per gli
impianti il periodo rimanente è pari a 2 anni, quindi è come se avessimo che nel
2017-2018 abbiamo gli ammortamenti di 3.600, nel 2019-2020-2021 è come se
avessimo 0. Quindi il totale degli ammortamenti è pari a (5.625 + 7.200) = 12.825

Quest’ultimo valore confrontato con la capacità di ammortamento è superiore


-> DOBBIAMO SVALUTARE (12.825 - 6.500) = 6.325

A quale immobilizzazione va imputato questa svalutazione? Innanzitutto al totale


dell’avviamento (5.625) quindi 6.325 - 5.625 = 700.

Restano 700 da svalutare tra le immobilizzazioni rimaste: In questo caso abbiamo


solo gli impianti quindi 7.200 - 700 = 6.500. (Nel caso in cui avessimo avuto un’altra
voce, ad esempio costi di sviluppo pari a 5.000, come si procedeva? Si attuava la
proporzione! 7.200 + 5.000 = 12.200 -> La parte quotata a impianti era pari a: 7.200

58
: 12.200 = x : 700 -> x = (700 x 7.200) / 12.200 = 413. Il restante era imputata ai
costi di sviluppo).

4) Procediamo con l’ammortamento degli impianti per i 2 anni rimanenti: 6500 / 2 =


3.250, e l’esercizio termina.

Si ripeta l'operazione di cui al punto precedente ipotizzando che l'importo in


eccesso sia stato corrisposto per Euro 5.000 in seguito ad un cattivo affare
degli amministratori e per il resto sia connessa con la rilevazione
dell’avviamento.

In questo caso come dobbiamo procedere? Dobbiamo imputare l’importo in


eccesso pari a 5.000 nella voce b.14 “Oneri diversi di gestione”; Di conseguenza il
nostro avviamento che era pari a 9.000 diventa 4.000, procedendo poi come
abbiamo fatto nell’esercizio precedente senza altre differenze!!

Per lo IAS 38 come si procede? Sappiamo che lo IAS non procede attraverso gli
ammortamenti degli avviamenti quindi, il procedimento rimane il medesimo senza la
voce “Ammortamento avviamento”, arrivando alla probabile svalutazione del 2016: A
quel punto la svalutazione sarà bilanciata dall’annullamento totale dell’avviamento
per il valore della svalutazione direttamente allo S.P.

PUSH DOWN ACCOUNTING


Cosa accade se un’azienda X decide di acquisire delle quote di un’azienda Y (senza
acquistarla) pagandole per un valore maggiore rispetto all’equity netto contabile?
Ad esempio: L’azienda X decide di acquisire quote di un’azienda Y per un
ammontare pari a 100.000 (quando in realtà il valore delle quote acquistate
ammonta a 10.000); c’è in effetti una differenza di 90.000, che nel caso di acquisto
di un’azienda, o in operazioni di Merger e Acquisition, si rileva contabilmente con la
voce “Avviamento”. Quando invece l’Azienda X compra delle quote di un’azienda Y,
l’avviamento non viene rilevato, appunto perché non c’è un purchased goodwill.
Questo perché acquistando le quote di una società che detiene l’azienda Y,
non significa inglobare l’azienda Y nell’azienda X (con la conseguente
rilevazione della voce avviamento) ma significa solamente che la proprietà
dell’azienda Y è passata nelle mani dell’azienda X. Naturalmente se esiste una
capogruppo, proprietaria di diverse società che detengono azioni di N aziende,
esiste una differenza tra bilancio separato e bilancio consolidato.

Il bilancio separato è il bilancio di ogni singola società, proprietaria di N azioni,


all’interno del quale, come abbiamo detto, non emerge la voce “avviamento”.

59
Il bilancio consolidato è invece il bilancio della capogruppo, che essendo
proprietaria delle società, deve inglobare i diversi bilanci di quest’ultime (come se
acquistasse tutte le società), facendo emergere di conseguenza la voce
“avviamento”.

Nel 1980 gli americani costituiscono la Push Down Accounting: Nel momento in cui
io non compro l’azienda, ma compro le quote dell’azienda, “Io” singola proprietà o
società posso spingere il maggior valore nel bilancio separate facendo emergere
l’avviamento.

Caso PARMALAT: L’azienda LACTARIS decide di acquisire la maggioranza del


pacchetto azionario di Parmalat (che nel frattempo era fallita). Come riesce ad
acquisire queste azioni? Gli vengono concessi dei prestiti, che però hanno una
garanzia che ricade non su LACTARIS ma sulla stessa PARMALAT! Questo perché
Parmalat ,seppur fallita, è un’azienda cash cow, ovvero ha dei flussi di cassa
sempre attivi e molto importanti. I flussi futuri di cassa rappresentano una delle
migliori garanzie che un’azienda può dare alle banche nella concessione dei prestiti;
Di conseguenza il debito contratto da LACTARIS in pratica grava su Parmalat: In
poche parole LACTARIS, fidandosi dell’enorme potenziale di Parmalat ha acquisito
quest’ultima con un prestito con garanzia proprio l’azienda acquistata.
Quest’operazione prende il nome leveraged buy-out: “L'acquisto di un'azienda
quotata in Borsa mediante l'acquisizione della maggioranza del pacchetto azionario,
con denaro preso a prestito in nome e per conto dell'azienda e successivamente
rimborsato con i proventi aziendali o con la vendita di parti non strategiche
dell'azienda stessa.” In che modo questo caso si collega alla Push down
Accounting: Siccome nel bilancio separate di Parmalat, non posso iscrivere nel suo
patrimonio l’avviamento (poiché LACTARIS non aveva comprato Parmalat, ma un
pacchetto azionario), per i principi contabili americani, nelle operazioni di leveraged
buy-out, il debito, che LACTARIS aveva creato per acquisire il pacchetto azionario
di PARMALAT, va a rettifica del Patrimonio netto, di conseguenza il patrimonio netto
di PARMALAT che era positivo sarebbe diventato negativo. INVECE con la Push
Down Accounting posso spingere in basso il maggior valore, e far uscire un
avviamento di importo pari al debito, mantenendo il Patrimonio netto in attivo.

Ovviamente la PUSH DOWN ACCOUNTING è valida solo per i principi del FASB,
mentre non è applicabile per i principi italiani e internazionali. L’AICPA (American
Institute of Certified Public Accountants) afferma che:

- Per le Private company: Quando comprano una società e ne assumono il


controllo (presumendo che il controllo si assume quando il pacchetto azionario sia
pari o maggiore al’80%) hanno l’opzione di operare la Push Down Accounting,
mentre se la percentuale sale al 95% la Push Down Accounting diventa un
obbligo!

60
Nel 2014 il FASB pubblica un ASU (Accounting standards update) il TOPIC 805
(Business combinations) e dice: Se tu acquisisci il controllo di un’altra società,
“tu” società hai l’opzione nell’applicare nel bilancio separate dell’azienda controllata
la Push Down Accounting. Prendere il controllo significa o avere almeno il 51% della
società o avere un controllo di fatto.

ESERCITAZIONE 6 N°2

Nel mese di novembre 2014 viene costituita da due soci la società Usa; il
capitale di Euro 38.000 viene contestualmente conferito a mezzo bonifici
bancari. La società ottiene dalle banche un prestito di Euro 2.000 e decide di
acquisire nel mese di dicembre 2014 l’intero capitale dell’azienda KK al costo
di Euro 40.000,00. Lo stato patrimoniale della KK al momento dell'operazione
evidenzia i seguenti valori: Impianti € 25.000, Crediti € 15.000, Marchi 10.000,
Debiti 25.000, Patrimonio netto € 25.000. Il perito valuta che i fair values delle
poste patrimoniali di KK alla data dell’acquisizione corrispondano a quelli
contabili, fatta eccezione per gli impianti, valutati Euro 30.000, e per i marchi
valutati Euro 12.000. Seguendo le indicazioni del Fasb si decide se aggiornare i
valori contabili della KK seguendo le logiche della push – down accounting. Si
tenga conto che il periodo di ammortamento dell'avviamento è stimato
incinque anni, quello dei marchi in cinque anni, quello degli impianti in cinque
anni. Al 31 dicembre 2017 un esperto, chiamato a valutare il valore
recuperabile dell’azienda, in considerazione del persistente periodo di crisi, lo
valuta in modo durevolmente inferiore e ciò porta ad annullare il valore
dell’avviamento ed a ridurre il valore dei marchi ad Euro 2.500. Indicare nella
tabella che segue i valori che assumono, al momento dell'operazione le voci
contabili dell’azienda KK (seguendo le logiche del Topic 805 americano ed
optando, come previsto dall’ASU del Fasb, per l’ammortamento
dell’avviamento) in essa riportate negli esercizi dal 2014 al 2018.

61
uppo 1
2014 2015 2016 2017 2018
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.I.4 Marchi 9.600 7.200 4.800 2.400
B.I.5 Avviamento 6.400 4.800 3.200 1.600
B.II.1 Impianti 24.000 18.000 12.000 6.000
Crediti 15.000
A.I Capitale sociale 10.000
Debiti 25.000
Additional Paid in Capital 30.000
Riserve 15.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.a amm.to imm. Imm. 1.600 1.600 1.600 1.600
b.10.b amm.to imm. Mat. 6.000 6.000 6.000 6.000
b.10.a amm.to imm. Imm. 2.400 2.400 2.400 2.400
b.10.c Svalutazione imm. 1.600
Imm.

1) I total assets dell’azienda acquisita sono pari a: 25.000 (Impianti) + 15.000


(Crediti) + 10.000 (Marchi) = 50.000. I layabilities sono pari ai 25.000 (Debiti). Il mio
patrimonio netto è pari a 50.000 - 25.000 = 25.000.
Questi 25.000 sono composti (se l’esercizio non ci spiega) sempre da 10.000
(Capitale sociale) e il resto 15.000 a Riserve.

2) La società USA acquista le azioni dell’azienda KK al costo di 40.000. Se il


patrimonio netto di KK è però pari a 25.000, c’è una differenza di 15.000
3) Per l’OIC e lo IASB, quest’operazione si fermerebbe all’atto di acquisto, senza
alcuna modifica del bilancio separate. Applicando il Topic 805 (Business
combination) e quindi la PUSH DOWN ACCOUNTING spingo verso il basso il

62
maggior valore tra i 40.000 pagati per acquisire le quote azionarie dell’azienda KK e
il valore del Patrimonio netto 25.000 -> 40.000 - 25.000 = 15.000

4) A questo punto, però, dobbiamo verificare le 6 componenti dell’avviamento


generato, e il nostro perito ci dice infatti che i Marchi non valgono 10.000 ma
valgono 12.000 e gli impianti non valgono 25.000 ma 30.000. In questo caso ho
recuperato 7.000, ma il mio maggior valore era pari a 15.000. Di conseguenza la
differenza tra il maggior valore e quello recuperato (15.000 - 7.000 = 8.000) è
rappresentato dall’avviamento.

DARE AVERE
VALORE RECUPERATO (MARCHI)
2.000

VALORE RECUPERATO (IMPIANTI)


5.000

AVVIAMENTO
8.000

ADDITIONAL PAID IN CAPITAL


15.000

2014: Marchi (12.000) Impianti (30.000) Avviamento (8.000) Additional paid in


Capital (Riserva + Maggior valore -> 15.000 + 15.000)

Al 31 Dicembre 2017 il valore dell’avviamento diventa 0, mentre quello dei Marchi


diventa inferiore a 2.500. Per l’avviamento si svaluta l’intero importo pari a 1.600,
mentre per i marchi non accade nulla perché i 2.500 sono superiori ai 2.400 (Valore
netto contabile).

63
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
Passiamo dalle intangibles assets alle tangibles assets. La prima domanda che ci
poniamo è: Come possiamo acquisire un’immobilizzazione materiale? (I nostri
punti di riferimento saranno l’OIC 16, lo IAS 16 (Property, Plant and Equipment) IAS
40 (per le Investiments Property) e per il FASB che non utilizza un principio in
particolare, ma che cura lo stesso le immobilizzazioni materiali.)

1) Acquisto l’immobilizzazione materiale presso un fornitore/ Permuta.

2) Costruzioni in economia. (Autoproduzione del bene)

3) Il conferimento. (Uno dei soci è in possesso del bene materiale, ricava una
valutazione del bene, si propone di conferire il bene materiale alla società in
cambio di azioni per un valore pari al valore stimato del bene, con conseguente
aumento del Capitale Sociale per un ammontare pari al valore del bene
conferito). Ovviamente questo avviene nel momento in cui il valore ricavato dalla
valutazione su quel bene risulta inferiore al valore di mercato, e quindi l’Azienda
ottiene un vantaggio acquisendo il bene con questa modalità. Il conferimento
per essere valido deve prevedere una perizia (che oggi può essere fatta da
qualsiasi persona in una S.p.a, e da un dottore commercialista nelle S.r.s)

4) Leasing.

Come si opera l’iniziale rilevazione? Per tutti i principi contabili, la rilevazione iniziale
si effettua al costo di acquisto o di costruzione (salvo nel caso del conferimento,
dove la rilevazione iniziale coincide con la valutazione di perizia).

Che cosa si intende per costo di acquisto? Il costo di acquisto si rifà al costo
storico aggiunto degli oneri accessori (costi di trasporto, costi assicurativi iniziali,
eventuali costi notarili, costi di installazione, costi di collaudo). Tutti gli oneri
accessori saranno soggetti a capitalizzazione indistinta, per poi essere ammortizzati
negli anni di vita utile del bene, a partire dall’iniziale coinvolgimento del bene stesso
all’interno della produzione.
Che cosa si intende per costo di costruzione? In questo caso non ho un costo
storico di acquisto, ma un costo storico di costruzione. Un’altra differenza con i
costi di acquisto consiste nella tipologia di capitalizzazione. Per i costi di
costruzione seguiamo una Capitalizzazione Indistinta, perché per la realizzazione di
un’immobilizzazione materiale utilizzo: il mio personale, le mie materie prime, le mie
risorse: tutti fattori che ritroviamo non automaticamente nello Stato Patrimoniale ma
che sono racchiusi nei conti economici “Salari e stipendi” “Materie Prime”. Al 31
Dicembre l’azienda deve essere in grado di rilevare all’interno dei costi di

64
produzione (e non commerciali o amministrativi), i costi imputabili alla realizzazione
del bene. Ora un’importante distinzione che dobbiamo fare è tra costi speciali e
costi comuni. Un costo speciale è un costo che riguarda in maniera specifica un
solo bene. Il costo comune riguarda più beni, e quindi deve essere ripartito tra i beni
che hanno beneficiato di quel costo, per far si che il costo comune diventi costo
speciale.
La distinzione che va fatta, però, nell’ambito della Capitalizzazione è tra Costi diretti
e Costi indiretti. Un esempio di costo diretto è l’utilizzo di un bullone che serve per il
funzionamento di un impianto: In questo caso il bullone agisce direttamente
sull’impianto. Ipotizziamo invece l’energia elettrica che una fabbrica usa per far
funzionare i suoi impianti. E’ chiaro che se volessimo calcolare la quantità di energia
elettrica utilizzata da ogni singolo impianto, questo è possibile ma allo stesso tempo
molto dispendioso dal punto di vista economico. Per questo motivo il costo
dell’energia elettrica è un costo comune che agisce in maniera indiretta sugli
impianti. Di norma i costi diretti sono Materie Prime e Manodopera o MOD =
Manodopera diretta, I costi indiretti sono i costi speciali che non posso imputare ai
singoli beni, e i costi comuni. Ora è chiaro che i costi diretti imputatili alla nostra
costruzione in economia, sono facilmente quantificabili e riportati allo S.P in
equilibrio con gli Incrementi in economia. Per i costi indiretti invece il discorso
cambia: Il costo dell’energia elettrica è distribuito per tutti gli impianti dell’impresa.
C’è bisogno quindi di una base unica di riparto -> Utilizzo 100 ore di energia
elettrica; 10 sono utilizzate per l’impianto che sta lavorando alla costruzione in
economia; Base di riparto 10/100 ovvero il 10% della costo indiretto dell’energia
elettrica deve essere imputato per la costruzione in economia del bene materiale. I
miei dipendenti lavorano 10 ore. 3 di queste 10 ore sono imputate alla lavorazione
della mia costruzione in economia; Base di riparto 3/10, ovvero il 30% del lavoro dei
miei dipendenti deve essere capitalizzato indistintamente.

ONERI FINANZIARI E LA LORO CAPITALIZZAZIONE


La capitalizzazione degli oneri finanziari è trattata dall’OIC 16, dallo IAS 23 e dallo
ASC 835-20. Gli oneri finanziari rientrano negli oneri accessori. Se per acquistare
un’immobilizzazione, o per costruirla internamente mi rivolgo ad una finanziaria per
ottenere un prestito è chiaro che si creano degli interessi passivi ovvero degli oneri
finanziari ( all’interno del mutuo distinguiamo la quota capitale dalla quota interessi:
La quota capitale riduce man mano il mutuo, mentre la quota interessi va a Conto
economico). In che modo sono collegati gli oneri finanziari con le
immobilizzazioni? Come accadeva per i costi accessori, anche gli oneri finanziari
(nati dal finanziamento che ha reso possibile l’acquisto o la costruzione interna delle
immobilizzazioni) sono collegati e quindi attratte nello Stato Patrimoniale dalle
immobilizzazioni stesse fino al momento del collaudo, ovvero non appena queste

65
immobilizzazioni materiali iniziano a far parte del ciclo produttivo dell’azienda.
Quindi gli oneri finanziari sono soggetti alla Capitalizzazione distinta (se
finanziano l’acquisto dell’immobilizzazione); se invece finanziano una costruzione in
economia, allora sono soggetti a Capitalizzazione indistinta. (Azienda X chiede un
prestito di 1MLN per finanziare l’acquisto di una nave: Tempo di costruzione: 2 anni.
Fino a quando la nave non entra in servizio, gli oneri finanziari del prestito restano a
S.P e iniziano il loro periodo di ammortamento allo scadere dei 2 anni.) Per capire
se devo capitalizzare gli oneri finanziari mi devo domandare:

1) Attraverso il finanziamento sto sostenendo un investimento complesso?

2) Tra il periodo di acquisto e il periodo in cui l’immobilizzazione si immette


nel ciclo produttivo c’è un lasso di tempo più o meno ampio?

3) “L’investimento che sto sostenendo, con il finanziamento, è


incrementativo? Se le risposte sono positive, allora ho diritto a
capitalizzare gli oneri finanziari associati all’investimento.

L’Azienda MSC decide di acquistare una nave, ed incarica FINCANTIERI per la


costruzione: FINCANTIERI valuta il costo totale dell’operazione 10 MLN, fissando
questi termini: 3 MLN in anticipo, 4 MLN durante la fase di costruzione e 3 MLN a
termine del progetto. Ora per MSC si aprono due ipotesi (in realtà le stesse ipotesi
valgono anche nel caso in cui FINCANTIERI decidesse di costruire la nave per se
stessa, quindi le 2 ipotesi valgono sia nel caso di Acquisto che di Costruzione in
economia):
La 1 ipotesi è che MSC decide di sostenere un finanziamento specifico, ovvero i 10
MLN per sostenere il costo dell’acquisto della Nave. Come ogni finanziamento,
questo comporta degli oneri finanziari che ipotizziamo siano calcolati al tasso
d’interesse del 4%. Ovviamente gli interessi non sono calcolati interamente per la
cifra totale, perché MSC sostiene prima un finanziamento di 3 MLN per l’acconto,
poi di 4 MLN e infine di 3 MLN finali (con diverse scadenze per ogni importo). Ad
esempio al 1 anno maturano interessi per 6.000, poi al 2 anno per 12.000 e al 3
anno per 18.000. Quindi nel corso di questi 3 anni (fino all’inserimento della nave nel
processo produttivo di MSC) dovrò capitalizzare questi oneri finanziari.

La 2 ipotesi: Supponiamo che MSC non fa un finanziamento specifico, ovvero che


una parte dei 10 MLN ce l’ha, un’altra parte li prende da finanziamenti non specifici
(per la costruzione della Nave). Il calcolo dell’interesse diventa complicato, perché
non sappiamo in che percentuale il finanziamento ha impatto sull’acquisto della
nave. In questo caso, sia per l’OIC che per lo IASB che per il FASB si utilizza un
tasso medio ponderato: Supponiamo che l’azienda MSC abbia 10 prestiti,
ognuno dei quali con diverso importo, e ognuno con un diverso tasso

66
d’interesse. A questo punto si fa la media ponderata dei prestiti con i diversi
tassi d’interesse: ATTENZIONE! Non si fa la media aritmetica, ma quella
ponderata ovvero: se ho 1 prestito pari a 10.000, un 2 a 100.000 e un 3 a 1 MLN
è chiaro che il tasso d’interesse del 3 prestito peserà in modo maggiore
rispetto agli altri 2 tassi d’interesse. Una volta che si è calcolato il tasso medio
ponderato, lo si moltiplica per l’investimento.

QUINDI QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA LA 1 E LA 2 IPOTESI: E’ CHE MENTRE


NELLA PRIMA NOI ERAVAMO CERTI CHE L’AZIENDA DOVEVA SOSTENERE GLI
INTERESSI PER 6.000 POI 12.000 E INFINE 18.000 PERCHE’ AVEVA SOSTENUTO
UN FINANZIAMENTO SPECIFICO, NELLA 2 IPOTESI NON ABBIAMO PIU’
QUESTA CERTEZZA, PERCHE’ L’AZIENDA NON HA UTILIZZATO UN SOLO
FINANZIAMENTO SPECIFICO, MA PIU’ FINANZIAMENTI ED INOLTRE HA PAGATO
IN PARTE LA NAVE CON I PROPRI SOLDI (AUTOFINANZIAMENTO) . QUINDI LO
STEP IN PIU’ CHE BISOGNA CONSIDERARE NELLA SECONDA IPOTESI E’
QUELLO DI CONFRONTARE IL VALORE DEGLI INTERESSI IN CASO DI
FINANZIAMENTO SPECIFICO (6.000) CON QUELLI REGISTRATI A CONTO
ECONOMICO IN CASO DI FINANZIAMENTO NON SPECIFICO. SE GLI INTERESSI
DELLA SECONDA IPOTESI SONO INFERIORI RISPETTO AI 6.000 SI LASCIA IL
VALORE ISCRITTO, SE INVECE SONO SUPERIORI AI 6.000, SI ISCRIVONO I
6.000.

67
ESERCITAZIONE 7 (n°1)

1. La Bilancio II costruisce in economia un impianto industriale per la


produzione di panettoni sostenendo i seguenti costi:

1. anno 2015- Costo Mod diretta 10.000, Ammortamento impianti specifici


5.000, Costo Materie prime 14.500, Altri costi indiretti di produzione 40.000,
Costi amministrativi e commerciali 13.000. Gli altri costi indiretti di produzione
vanno imputati all’impianto in base alle ore mod utilizzate (ore mod impianto
2.000, ore mod complessive produzione 20.000).

2. anno 2016 - Costo Mod diretta 5.000, Ammortamento impianti specifici


5.000, Costo Materie prime 10.500, Altri costi indiretti di produzione 23.000,
Costi amministrativi e commerciali 13.000. Gli altri costi indiretti di produzione
vanno imputati all’impianto in base alle ore mod utilizzate (ore mod impianto
1.000, ore mod complessive produzione 20.000).

3. anno 2017 - Costo Mod diretta 30.000, Ammortamento impianti specifici


5.000, Costo Materie prime 12.500, Altri costi indiretti di produzione 30.000,
Costi amministrativi e commerciali 14.000. Gli altri costi indiretti di produzione
vanno imputati all’impianto in base alle ore mod utilizzate (ore mod impianto
1.300, ore mod complessive produzione 20.000).

Il tasso medio ponderato d’interesse risulta pari al 5% e l’impianto si aggiunge


a quelli già in possesso dell’azienda. Il valore complessivo degli oneri finanziari
imputati nei bilanci d'esercizio risulta pari a 2.000 nel 2015, a 2.000 nel 2016 ed
a 6.900 nel 2017. L’impianto entra in funzione a dicembre 2017 ed il valore di
mercato dello stesso alla data dell’ultimazione risulta pari ad Euro 104.000,
mentre quello d’uso pari ad Euro 113.500. L'impianto e' ammortizzato
utilizzando l'aliquota del 10 per cento, valore di realizzo previsto per stralcio
Euro 1.000, costo rimozione Euro 500. Indicare nella tabella che segue i valori
che assumono le voci contabili in essa riportate negli anni 2015 - 2019,
seguendo l'impostazione dell'Oic 16.

68
uppo 1
Giovedì 18/10/18
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
Impianti in corso 34.338 57.988 111.574
B.II.1 Impianti 100.417
uppo 3 CONTO ECONOMICO
b.9 Coso del personale 10.000 5.000 30.000
b.10.b Ammortamento 5.000 5.000 5.000
immobilizzazioni materiali
b.6 Costo Materie prime 14.500 10.500 12.500
b.7 Costo per servizi 53.000 36.000 44.000
c.17 Oneri finanziari 2.000 2.000 6.900
a.4 Incrementi 34.338 23.650 53.586
immobilizzazioni per lavori
interni
amm.to Impianti 11.757

Anno 2015) La mod diretta non è altro che la Manodopera diretta, per questo
motivo vanno imputati 10.000 nel conto “Costo del personale”; 5.000 per le
immobilizzazioni specifiche, che sono materiali; 14.500 per le materie prime; i
restanti 40.000 e 13.000 che sono rispettivamente costi indiretti e costi
amministrativi/commerciali vanno sommati e riportati nella voce “Costi per servizi”.
Alla fine dell’esercizio, ci viene indicato il tasso medio ponderato: Questo ci fa
capire che l’azienda per sostenere i costi della costruzione in economia, ha
utilizzato un finanziamento generico e non specifico! Quindi gli oneri finanziari
imputabili agli anni 2015-16-17 devono essere confrontati con gli interessi che
dovremo capitalizzare, ma che siano imputabili all’impianto che stiamo costruendo.

Si arriva al 31 Dicembre, e la domanda è: Quali e quanti costi bisogna imputare a


capitalizzazione? In questo caso adottiamo una forma di capitalizzazione indistinta.
Per questo motivo i costi amministrativi/commerciali non vanno capitalizzati!

Costi capitalizzabili: (Costo del personale) 10.000 + (amm.to materiali) 5.000 +


(Materie prime) 14.500 + (Costi indiretti): Attenzione! Per i costi indiretti, bisogna
applicare una base di riparto: In questo caso abbiamo una ripartizione di 2.000 ore

69
effettive / 20.000 ore totali = 0.10 -> 10%. Allora il 10% dei 40.000 vanno imputati a
capitalizzazione (0.10 x 40.000 = 4.000). 10.000 + 5.000 + 14.500 + 4.000 = 33.500

A questo punto dovrei capitalizzare i 33.500, ma ho ancora il problema legato agli


oneri! E’ chiaro che in questo specifico esercizio non ci viene indicato una data
precisa del pagamento degli interessi: E’ chiaro però che gli interessi si calcolano
moltiplicando il Capitale per il tasso d’interesse, ma a questo deve essere imputato
anche il tempo! Se per esempio all’anno t, vanno imputati interessi per 6 mesi la
formula sarà: Capitale x Tasso x 6 mesi/12 mesi. Se ci vengono indicati dei giorni, ad
esempio 30 allora la formula sarà: Capitale x Tasso x 30/365.

Ritornando all’esercizio, solo nel caso delle costruzioni in economia, si presuppone


che la data di pagamento sia imputata al 30 giugno, e che quindi gli interessi
maturati devono essere moltiplicati per i 6 mesi successivi fino al 31 dicembre / i 12
mesi totali. (E’ chiaro che nel caso in cui l’azienda acquistasse l’immobilizzazione da
terzi, nel contratto ci sarebbero anche le rate da pagare, con le rispettive date: In
quel caso il calcolo sarà differente).

Interessi : 33.500 x 5% x 6 mesi/12 mesi = 838. Trattandosi di un finanziamento


generico, questo valore va confrontato con i 2.000 presenti in Oneri finanziari (Se gli
oneri sono maggiori degli interessi calcolati, allora si imputa a capitalizzazione gli
interessi, viceversa il limite max di capitalizzazione sarà pari agli oneri stessi). Questo
avviene perché, trattandosi di un finanziamento generico è possibile che parte del
capitale investito deriva da un mio autofinanziamento. E’ chiaro quindi che se gli
interessi maturati superano i miei oneri, questo è fisiologico perché parte degli
interessi derivano da un capitale che in parte è composto da un mio
autofinanziamento.

Totale Impianti in corso: 33.500 + 838 = 34.338. Essendo una capitalizzazione


indistinta, lo stesso valore va imputato agli Incrementi.

Anno 2016) Procediamo nello stesso modo dell’anno precedente: Costi imputabili
alla capitalizzazione: 5.000 + 5.000 + 10.500 + (5% di 23.000) = 21.650.

A questo punto passiamo alla questione degli interessi: ATTENZIONE: All’anno 2016
non abbiamo solamente il calcolo degli interessi sul capitale di 21.650, ma
dobbiamo riportare anche gli interessi dell’anno precedente, con il capitale all’anno
2015.

Oneri finanziari 2016 = (Capitale 2015 x TMP x 12 mesi/12 mesi) + (Capitale 2016 x
TMP x 6 mesi/12 mesi) -> ( 34.338 * 5% * 1 + 21.650 * 5% * 1/2) = 2.258 Adesso
confrontiamo questo valore con gli oneri finanziari al 2016 pari a 2.000: Gli interessi
calcolati sono superiori ai 2.000, quindi di conseguenza si capitalizzano solo 2.000.

Il nostro “Impianti in corso” e “Incrementi” diventano quindi 21.650 + 2.000 = 23.650

70
ANNO 2017) Procediamo nello stesso modo di prima:

Costi capitalizzabili: 30.000 + 5.000 + 12.500 + (1.300 ore/20.000 ore) * 30.000 =


49.450.

Interessi finanziari: Capitale 2016 * 5% * 12 mesi/12 mesi (perché si presuppone che


l’impianto entri in vigore a dicembre 2017) + Capitale 2017 * 5% * 6 mesi/12 mesi =>
57.988 * 5% * 1 + 49.450 * 5% * 1/2 = 4.136. Confrontiamo il valore con gli oneri
finanziari pari a 6.900: Possiamo quindi procedere! Incrementi = 49.450 + 4.136 =
53.586; Impianti in corso= 57.988 + 53.586 = 111.574

A questo punto abbiamo il valore di recupero, che in questo caso è il maggiore tra
il valore fair e valore d’uso: In questo caso V.R = 113.500 => Possiamo quindi
procedere senza problemi. (In caso contrario, se il valore recuperabile fosse
stato 110.000, non potevo capitalizzare 111.574 ma solamente 110.000; In
questo caso i 1.574 di differenza dovevano essere detratti dagli Impianti in
corso e contemporaneamente dagli “Incrementi”).

L’impianto è finalmente ultimato e quindi da “Impianti in corso”diventa “Impianti”.


Possiamo procedere anche per l’ammortamento che è pari a: 10% di 111.574 =
11.157. Di conseguenza la voce B.II.1 “Impianti” diventa pari a 100.417.

ESERCITAZIONE 7 (n°5)

5. La società Bilancio II decide di acquisire un impianto per la produzione di


carta. A tal fine stipula un contratto di appalto del valore di Euro 300.000 con
l’azienda Furbis che prevede: Anticipo di Euro 25.000,00 alla data di inizio
lavori (16 gennaio 2012); I SAL per Euro 75.000 (31 ottobre 2012);

II SAL per Euro 80.000 (30 aprile 2013);

Consegna, collaudo e messa in opera (30 novembre 2013) saldo.

Per far fronte al fabbisogno finanziario del nuovo impianto l’azienda stipula un
contratto di mutuo con una banca al tasso del 5 per cento. L'impianto e'
ammortizzato utilizzando l'aliquota del 10 per cento, valore di realizzo previsto
per stralcio Euro 1.000, costo rimozione Euro 1.200. Indicare nella tabella che
segue i valori che assumono le voci contabili in essa riportate per i tre anni
successivi, seguendo l'impostazione dello Ias 23.

71
uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


Impianti in corso 101.820 308.820
B.II.1 Impianti 309.020
Fondo Rimozione 200

uppo 3 CONTO ECONOMICO


c.17 Oneri finanziari 1.820 7.000

Anno 2012) Negli esercizi dove l’azienda acquista immobilizzazioni da terzi, come in
questo caso, è preferibile utilizzare la capitalizzazione DISTINTA:
Imputiamo quindi nella voce “Impianti in corso” l’importo di: 25.000 + 75.000 =
100.000.

Oneri finanziari: In questo caso abbiamo un finanziamento specifico: Quindi


l’esercizio non ci da l’onere finanziario da confrontare con il valore degli interessi: Gli
Oneri finanziari li dobbiamo calcolare noi! Abbiamo due importi: 25.000 e 75.000. Il
primo pagato il 16 Gennaio ovvero (365-16=349), il secondo pagato al 31 ottobre
quindi solo 2 mesi dal 31 dicembre.

Arriva il 31 dicembre, gli oneri maturati saranno uguali a: (25.000 * 5% * 349/365) +


(75.000 * 5% * 2/12) = 1.820.

Impianti in corso: 100.000 + 1.820 = 101.820

Anno 2013) Nell’anno 2013 pago il secondo saldo di 80.000 e la restante parte a
completare i 300.000. Di conseguenza in “Impianti in corso” avrò 301.820.

72
Oneri finanziari: Ci troviamo nel 2013, e sappiamo che gli interessi maturati non sono
riconducibili solo al valore di 80.000 maturato nel 2013, ma anche al capitale del
2012 che era pari a 101.820. Di conseguenza la parte imputabile al 2013 sarà:
80.000 * 5% * 7 mesi/12 mesi (perché pagati al 30 aprile) = 2.333

La parte imputabile all’anno precedente sarà pari a: 101.820 * 5% * 11 mesi/12 mesi


(Perché 11 mesi? Perché l’impianto è stato consegnato, collaudato al 31 novembre,
quindi ci saranno solo 11 mesi riconducibili agli interessi e non 12!!) = 4667.

TOT ONERI FINANZIARI = 4.667 (2012) + 2.333 (2013) = 7.000

Di conseguenza il mio valore di “Impianti in corso” che è diventato semplicemente


“Impianti” sarà uguale a = 308.820

COSTO DI RIMOZIONE E VALORE DI STRALCIO:

Costo di rimozione e valore di stralcio: Non è finita ancora però: L’esercizio ci


dice che il valore di stralcio è 1.000, mentre il costo di rimozione è pari a 1.200.
Se il costo di rimozione è superiore al valore di stralcio, la differenza si imputa
in più agli Impianti, creando un Fondo Rimozione pari alla differenza;
Viceversa se il valore di stralcio è superiore al costo di rimozione allora si
sottrae la differenza agli impianti e si procede con l’ammortamento; Il valore
netto contabile però rimane invariato, perché alla fine del periodo di
ammortamento nella voce Impianti deve risultare un valore in più pari alla
differenza sottratta inizialmente. Questo passaggio è obbligatorio ogni qual
volta che il valore netto recuperabile subisce una svalutazione o rivalutazione:
Quindi si sottrae o aggiunge la differenza dei due costi ai nuovi valori che il
perito ci da.

COST MODEL O REVALUATION MODEL?


Quando arrivo al 31 dicembre dell’anno ho due possibili binari: Cost Model o
Revaluation model. L’OIC 16 e i principi del FASB seguono il Cost Model per le
immobilizzazioni materiali (con la sola differenza degli Immobili civili che seguono
il principio dello IAS 40; esempio di immobilizzazione civile: Compro
un’immobilizzazione con lo scopo di vendere o fittare). Lo IAS 16 segue il
Revaluation Model ( con la sola differenza degli Immobili civili).

OIC = FASB | COST MODEL: In presenza di indicatori di impairment, se la perdita è


di carattere durevole, è obbligatorio SVALUTARE. Se invece il valore
dell’immobilizzazione sale è possibile effettuare un RIPRISTINO DI VALORE, che è

73
differente dalla vera Rivalutazione per 2 motivi: Il primo riguarda un aspetto
economico ovvero: Ho un’immobilizzazione con annesso periodo di ammortamento
e i seguenti VNC (anno x: 80.000 ; anno x+1: 60.000; anno x+2: 40.000; anno x+3:
20.000; anno x+4: 0). Immaginiamo che al 2 anno ho una svalutazione che mi porta il
valore netto contabile da 60.000 a 30.000. Al 3 anno ho una rivalutazione di 100.000
euro => A questo punto il mio valore ritornerà pari all’originaria scala di
ammortamento e non pari a 100.000 (come nel caso di una rivalutazione!). Quindi
nella mia scala avevo 80.000 al primo anno e 60.000 al secondo. Iscrivo quindi al 3
anno il valore di 60.000. A questo posso procedere all’ammortamento. Il secondo
motivo è di carattere contabile: Mentre in DARE ho un’aumento del mio valore, che
da 30.000 passa a 60.000, avrò un saldo in AVERE pari sempre a 30.000 nella voce
del C.E a.5 “Altri ricavi e Proventi” (A differenza della rivalutazione, dove vedremo
che si accenderà un conto nello S.P).

PRIMA AMMORTIZZO => POI SVALUTO

PRIMA RIPRISTINO IL VALORE => POI AMMORTIZZO

Posso effettuare un ripristino di valore seppur non ho avuto alcuna svalutazione?


Chiaramente no, perché il Cost Model è un metodo di contabilità che si basa sulla
prudenza, senza staccarsi dall’originaria scala di ammortamento. E’ chiaro quindi
che se non c’è stata alcuna svalutazione che abbia alterato l’originaria scala di
ammortamento, di conseguenza non è ammessa alcun tipo di Rivalutazione.

IASB 16 | REVALUATION MODEL: Lo IASB prevede sia la strada del Cost Model
che quella della Revaluation model, ma considera quest’ultimo favorito perché è un
benchmark model, ovvero un modello di riferimento. Alla fine di ogni anno il mio
punto di riferimento è il fair value. Per quanto riguarda il processo di rilevazione e di
ammortamento, il Revaluation model è identico al Cost Model: Rilevazione al costo
storico, ammortamento possibile quando la vita utile è definita. Cosa cambia quindi?
In caso di indicatori di impairment, se la svalutazione è di carattere durevole si
svaluta normalmente. Invece se il valore dell’immobilizzazione cresce, e quindi il fair
value aumenta, allora si applica la Rivalutazione: Ho un immobile con V.N.C pari a
50.000 all’anno t. Procedo con l’ammortamento in 5 anni e quindi da 50.000 passa a
40.000. Arriviamo all’anno t+1 e l’esercizio mi dice che il fair value dell’immobile è
pari a 60.000. Ora in caso ci trovassimo a eseguire l’esercizio seguendo l’OIC e il
FASB non faremmo nulla, perché precedentemente non c’è stata alcuna
svalutazione. In questo caso ci troviamo nei principi dello IASB, quindi dobbiamo
procedere con la Rivalutazione => Nella voce B.II.1 “Impianti” il valore netto
contabile passa da 40.000 a 60.000; Questa differenza di 20.000 deve essere iscritta

74
nella voce “Riserva di Rivalutazione” nello Stato Patrimoniale. Questa riserva è una
riserva di Capitale, ovvero incide sul capitale dell’azienda.

A questo punto dopo aver fatto la Rivalutazione, si procede con l’ammortamento.


Ipotizzando che gli anni di ammortamento sono 5, e che la rivalutazione abbia avuto
luogo nel 2 anno, nuova quota di ammortamento diventerà pari al nuovo V.N.C
(60.000) diviso gli anni che restano ( 4 anni) = 15.000. Come giusto che sia, la nuova
quota di ammortamento è superiore rispetto agli iniziali 10.000. A questo punto
avviene un importante passaggio che prende il nome di giroconto finanziario.
Abbiamo la prima quota di ammortamento (10.000) e la nuova quota di
ammortamento (15.000). La differenza tra la nuova quota di ammortamento, ottenuta
attraverso un processo di rivalutazione, e la quota di ammortamento del 1 anno di
esercizio, deve essere trasferita dal conto “Riserva di Rivalutazione” ad una riserva
disponibile per i soci “Riserva utili” o direttamente nell’Utile.

Ma a cosa serve la Riserva di Rivalutazione? Riprendendo l’esempio di prima,


procedendo con il piano di ammortamento arrivo al 4 anno con:

Riserva di Rivalutazione: 5.000

V.n.c: 15.000

In questo 4 anno il fair value è pari a 10.000: Dovrei quindi svalutare i 15.000 per un
ammontare pari a 5.000. In caso di svalutazione, post rivalutazione, posso
scalare il conto “Riserva di Rivalutazione” per coprire la svalutazione.

(Nota integrativa: E’ chiaro che le Riserve di Rivalutazione non si applicano solo alle
immobilizzazioni materiali, ma anche ai titoli alle obbligazioni, ovvero ad altre
componenti del bilancio. E’ chiaro anche che un’aumento, o una diminuzione di
questa riserva incide sull’Equity (ovvero sulla differenza tra attivo e passivo dello
Stato Patrimoniale). Ma bisogna ricordare che la Riserva di Rivalutazione non trova la
sua fonte nell’utile aziendale, ma segue l’andamento del fair vale. A tal proposito il
FASB e lo IASB hanno deciso di attuare un’azione di monitoraggio (ovvero costruire
un conto economico a parte) della variazione della Riserva di Rivalutazione nel corso
degli anni d’esercizio aziendale, proprio per capire in quale percentuale l’Equity
aziendale dipendesse dal fair value. L’unione dei due conti economici prende il
nome di Comprehensive income (Reddito comprensivo).

75
IMMOBILIZZAZIONI CIVILI:

Per l’OIC le immobilizzazioni civili non seguono un processo di ammortamento, così


come non viene ammesso un processo di svalutazione o rivalutazione.

Per lo IAS 40 le immobilizzazioni civili non seguono un processo di ammortamento,


invece le rivalutazioni e svalutazioni possono essere ammessi, ma devono essere
iscritte nel Conto Economico.

PROCESSO DI AMMORTAMENTO DELLE IMM. MATERIALI - OIC, IASB, FASB:

Per i 3 principi contabili non ci sono differenze sostanziali nel processo di


ammortamento. Basta ricordare che al valore netto contabile bisogna diminuire per il
valore di stralcio e aumentare per il costo di rimozione. L’unica differenza è che l’OIC
a differenza dello IASB non praticava la component anylisis : Se ho un
immobilizzazione complessa (ad esempio una nave) che è costituita da molte
componenti , è chiaro che il tasso al quale viene ammortizzato l’immobile non sarà
unico per tutte le componenti (che hanno una differente vita economica utile).

ESERCITAZIONE N°8 (es.1)

La società Bilancio II nel 2012 acquista un impianto al prezzo di Euro


500.000,00 oltre Iva. L’aliquota di ammortamento è pari al 10%. Al 31 dicembre
2014 il fair value dell’impianto è pari ad € 420.000,00. Al 31 dicembre 2016 il fair
value dell’impianto è pari ad Euro 350.000,00. Si inseriscano, nella tabella che
segue, i valori che acquisiranno le poste contabili citate nell’arco del periodo di
vita utile economica dell’impianto (trascurando l’aspetto fiscale ed ipotizzando
l’assenza di distribuzione della riserva disponibile, che il valore recuperabile
corrisponda con il valore fair e che le eventuali perdite di valore siano durevoli)
seguendo prima l’impostazione OIC 16 e, poi, quella IAS 16 nella versione
revaluation model.

Svolgendo l’esercizio seguendo l’OIC (che ricordiamo essere uguale al FASB), devo
procedere con l’ammortamento anno per anno (10% di 500.000, pari a 100/10= 10
anni). Il fair value è il mio valore recuperabile che sia nel caso del 2014, che nel 2016
è sempre superiore al mio v.n.c.

76
uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.II.1 Impianti 450.000 400.000 350.000 300.000 250.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.b amm.to imm. Mat. 50.000 50.000 50.000 50.000 50.000

Svolgiamo l’esercizio secondo lo IAS 16, che procede con il Revalution model:

Per i primi due anni si procede con il piano di ammortamento ordinario;

Al 3 anno abbiamo un fair value di 420.000 che confrontato con i 400.000 del
nostro valore netto contabile supera di 20.000. Dobbiamo quindi procedere con una
Rivalutazione: 20.000 vanno a “Riserva di Rivalutazione”; Il mio valore netto
contabile diventa 420.000; Il nuovo ammortamento sarà pari a 420.000/8 anni
rimanenti = 52.500. A questo punto si è generata una differenza tra il nuovo
ammortamento, e quello originario di 2.500. Differenza che può essere resa
disponibile ai soci => La mia “Riserva di Rivalutazione” diventa pari a 20.000-2.500=
17.500; Di conseguenza si accende un conto “Riserva Utile” pari a 2.500.

Al 4 anno, non abbiamo problemi di fair value: Procediamo quindi con


l’ammortamento, e con lo storno del conto “Fondo di Rivalutazione”.

Al 5 anno, abbiamo un fair value pari a 350.000. Abbiamo quindi un problema di


Rivalutazione perché 350.000 > 315.000 ovvero un incremento di 35.000.
Ovviamente se iscrivo in DARE un importo pari a 35.000, che aggiunti ai 315.000 mi
portano il nuovo valore netto contabile a 350.000, in AVERE devo aggiungere lo
stesso importo pari a 35.000 che aggiunti ai 15.000 già presenti sommando formano
una riserva pari a 50.000. A questo punto posso procedere con l’ammortamento:
350.000/ 6 anni rimanenti = 58.333; Adesso confronto il nuovo ammortamento con
quello originario (58.333 - 50.000 = 8.333); Andiamo quindi ad inserire nella Riserva
Utile l’importo di 8.333, stornando il conto “Fondo di Rivalutazione” che diventa pari
a 50.000 - 8.333 = 41.667.

77
uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.II.1 Impianti 450.000 400.000 367.500 315.000 291.667
Riserva di Rivalutazione 17.500 15.000 41.667
Riserva utili 2.500 2.500 8.333

uppo 3
b.10.b amm.to imm. mat. 50.000 50.000 52.500 52.500 58.333

CON TO ECONOMICO

ESERCITAZIONE 8 (n°4)

4. La società Bilancio II nel 2012 acquista un impianto al prezzo di Euro


250.000,00 oltre Iva. L’aliquota di ammortamento è pari al 15%. Al 31 dicembre
2014 il fair value dell’impianto è pari ad € 50.000,00. Al 31 dicembre 2016 il fair
value dell’impianto è pari ad Euro 150.000,00. Si inseriscano, nella tabella che
segue, i valori che acquisiranno le poste contabili citate nell’arco del periodo di
vita utile economica dell’impianto (trascurando l’aspetto fiscale ed ipotizzando
l’assenza di distribuzione della riserva disponibile, che il valore recuperabile
corrisponda con il valore fair e che le eventuali perdite di valore siano durevoli)
seguendo prima l’impostazione Fasb e, poi, quella IAS 16 nella versione
revaluation model.

OIC = FASB & IAS

Per i primi due anni si procede alla pratica di ammortamento che in questo caso
sarà pari al 15% del nostro valore netto contabile => Quota di ammortamento: 15%
di 250.000. N.B Il 15% è una percentuale che ci da un periodo di anni non preciso,

78
perché facendo 100/15= 6.67 anni. Quindi il nostro periodo di ammortamento sarà
pari a 6.67 anni.

Nel 2014 il fair value dell’impianto scende a 50.000. Confrontato con il v.n.c di
175.000 c’è un problema di Svalutazione: Sappiamo che prima di svalutare, bisogna
ammortizzare => di conseguenza il v.n.c di 175.000 diventa pari a 137.500. Di
conseguenza i valori da confrontare sono: (137.500 - 50.000 = 87.500). Quindi avrò
una svalutazione pari a 87.500.

Nel 2015 non c’è alcun valore fair: Possiamo quindi procedere con l’ammortamento.
Ma quali sono i nostri anni di vita utile residua? Abbiamo visto che gli anni totali
sono pari a 6.67: Quindi 6.67 - 3 anni già ammortizzati = 3.67. La nostra quota di
ammortamento sarà pari a 50.000/3.67 = 13.624. Il mio valore netto contabile
diventa da 50.000 - 13.624 = 36.676

N.B Fino a questo punto l’OIC è identico allo IAS, perché abbiamo avuto solo
casi di svalutazione il cui procedimento è lo stesso!

OIC = FASB

Nel 2016 il valore fair dell’impianto è diventato 150.000. A questo punto


confrontiamo questo valore con il nostro valore netto contabile pari a 36.676. E’
chiaro che il valore fair è maggiore del nostro v.n.c. Possiamo Rivalutare? In realtà
l’OIC e il FASB seguono un procedimento che è quello del Ripristino di valore: La
prima cosa che devo analizzare è: In precedenza c’è stata una svalutazione che ha
modificato il mio originario piano di ammortamento? In questo caso si. Allora
possiamo procedere con il ripristino di valore => Si prende l’originaria scala di
ammortamento ovvero i Valori netti contabili senza modifiche:

212.500

2012 175.000

2013 137.500

2014 100.000

2015

Quindi possiamo riportare il nostro valore netto contabile non a 150.000 ma a


100.000. A questo punto il ripristino ammonta a 100.000 - 36.676 = 63.342. Questo

79
importo va imputato a C.E (come richiede la procedura del Cost Model) nel conto
“a.5 Altri Ricavi e proventi”. Di conseguenza l’ammortamento ammonta a: 100.000 /
2.67 anni rimanenti = 37.453. Il valore netto contabile diventa pari a 100.000 -
37.453 = 62.547

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.II.1 Impianti 212.500 175.000 50.000 36.676 62.547

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.b amm.to imm. Mat. 37.500 37.500 37.500 13.624 37.453
b.10.c Svalutazione imm. 87.500
Mat.
a.5 Altri Ricavi e proventi 63.624

IAS 16

Fino al 2015, lo IAS non si distacca dall’OIC, perché le procedure di svalutazione


sono le stesse. Al 31 dicembre 2016 il fair value è pari a 150.000 che è superiore ai
36.676 Valore netto contabile. Bisogna applicare la procedura di rivalutazione:
Attenzione: In quest’esercizio noi abbiamo avuto prima la svalutazione e poi la
rivalutazione: Quindi nel calcolo della Rivalutazione totale una parte sarà destinata a
Ripristino di valore, e un’altra a pura Rivalutazione. Prendendo in esame il valore
netto contabile del 2015 dell’originario piano di ammortamento, esso ammonta a
100.000. Cosa significa? Che da 36.676 a 100.000 è ripristino di valore, da
100.000 a 150.000 è pura Rivalutazione. Quindi accenderemo un fondo
Rivalutazione dell’importo di 50.000, la quota di ammortamento sarà pari a
150.000/2.67 anni rimanenti = 56.180; La differenza tra la nuova quota di
ammortamento e la quota originaria verrà stornata dal fondo Rivalutazione: 56.180 -
37.500 = 18.680 (che vanno a Riserva di utile) => 50.000 - 18.680 = 31.320 (Fondo
Rivalutazione).

80
uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016
uppo 2 STATO PATRIMONIALE
B.II.1 Impianti 212.500 175.000 50.000 36.676 93.820
Riserva Rivalutazione 31.320
Riserva Utile 18.680

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.b amm.to imm. Mat. 37.500 37.500 37.500 13.624 56.180
b.10.c Svalutazione imm. 87.500
Mat.
a.5 Altri Ricavi e proventi 63.324

ESERCITAZIONE 9 (n°4)

4. La società Bilancio II decide di acquisire un impianto per la produzione di


carta. A tal fine stipula un contratto di appalto del valore di Euro 1.000.000 con
l’azienda Alessandro che prevede:

Anticipo di Euro 250.000,00 alla data di inizio lavori (16 gennaio 2012);

I SAL per Euro 150.000 (31 marzo 2013);

II SAL per Euro 400.000 (30 novembre 2013);

Consegna, collaudo e messa in opera (30 aprile 2014) saldo.

Per far fronte al fabbisogno finanziario del nuovo impianto l’azienda stipula un
contratto di mutuo con una banca al tasso del 5 per cento. L'impianto e'
ammortizzato utilizzando l'aliquota del 10 per cento, valore di realizzo previsto
per stralcio Euro 10.000, costo rimozione Euro 20.000. Al 31 dicembre 2015 il
fair value dell’impianto è pari ad € 600.000,00. Al 31 dicembre 2016 il fair value

81
dell’impianto è pari ad Euro 1.000.000,00. Si inseriscano, nella tabella che
segue, i valori che acquisiranno le poste contabili citate nell’arco del periodo di
vita utile economica dell’impianto (trascurando l’aspetto fiscale ed ipotizzando
l’assenza di distribuzione della riserva disponibile, che il valore recuperabile
corrisponda con il valore fair e che le eventuali perdite di valore siano durevoli)
seguendo prima l’impostazione Fasb e, poi, quella IAS 16 – 23 nella versione
revaluation model.

OIC = FASB e IASB

1 anno: Ci troviamo di fronte ad un acquisizione di un impianto dall’esterno, di


conseguenza dobbiamo procedere con una capitalizzazione DISTINTA (ovvero i costi
vanno imputati direttamente a Stato Patrimoniale). A questi 250.000 bisogna
aggiungere gli interessi che maturano dal mutuo, che essendo un finanziamento
specifico, non abbiamo nessuna imposta già data, ma dobbiamo calcolarla noi =>
250.000 * 5%* 349/365 = 11.952. A questo punto attraverso una capitalizzazione
INDISTINTA, immetto in AVERE “Incrementi” gli 11.952, e li aggiungo in DARE
“Impianti in corso” ai 250.000.

2 anno: Nel 2013 pago due saldi: 150.000 + 400.000 = 550.000 che aggiunti ai
261.952 = 811.952. Ma questo non è il mio valore, perché devo aggiungere gli
interessi =>
INTERESSI = 261.952 * 5% * 1 + 150.000 * 5% * 9/12 + 400.000 * 5% * 1/12 =
20.389. Impianti in corso sarà quindi pari a : 811.952 + 20.389 = 832.341.

3 anno: Fino ad ora ho pagato 800.000 dei 1.000.000 totale, quindi l’ultimo saldo è
pari a 200.000. A questo punto il mio valore di “Impianti in corso è diventato pari a
1.032.341. Ma a questo valore devo sommare gli interessi che saranno pari a:
832.341 * 5% * 4/12 = 13.872.

Quindi l’Impianto in corso diventa un B.II.1 Impianti pari a: 1.032.341 + 13.872 =


1.046.213. Posso procedere con l’ammortamento? Ancora no. Perché il valore di
stralcio è 10.000, il costo di rimozione è 20.000. A questo punto devo sottrarre dal
valore contabile il costo di stralcio e sommare il costo di rimozione: 1.046.213 -
10.000 + 20.000 = 1.056.213. => In questo caso il costo di rimozione è > del
valore di stralcio: si crea quindi un Fondo Rimozione dell’importo uguale alla
differenza. Adesso posso procedere all’ammortamento: 1.056.213 / 10 anni =
105.621; V.N.C = 1.056.213 - 105.621 = 950.592

4 anno: Al 31 Dicembre 2015 il valore fair è pari a 600.000. Confrontato con il V.C.N
pari a 950.592 è inferiore! Dobbiamo procedere alla Svalutazione. Ammortizziamo

82
prima e poi svalutiamo. Il mio V.C.N diventa pari a 844.971. A questo punto faccio:
844.971 - 600.000 = 244.971. Il mio valore netto contabile sarà pari a 600.000 +
10.000 = 610.000, di conseguenza la Svalutazione sarà pari a : 234.971

FINO A QUESTO PUNTO IL FASB=OIC E LO IASB SEGUONO LO STESSO


PROCEDIMENTO: NEL 2016 PERO’ C’E’ UNA RIVALUTAZIONE E QUINDI LE
DUE STRADE SI DIVIDONO:

Per il FASB=OIC

Al 31 dicembre 2016 il fair value è di 1.000.000. Seguendo il FASB e l’OIC


dobbiamo applicare il Cost Model con il ripristino di valore. A questo punto mi
calcolo il piano originario di ammortamento:

950.592

844.971

Quindi il mio valore contabile max a cui posso arrivare è 844.971, che è pari al v.n.c
dell’anno precedente. A questo punto procedo con l’ammortamento è quindi
844.971 -105.621 = 739.350. Ma oltre all’ammortamento devo procedere con il
ripristino e quindi nella voce a.5 “Altri ricavi e proventi” inserisco un valore pari al
mio nuovo V.C.N - il V.C.N dell’anno precedente: (844.971 - 610.000)= 234.971

2018 2019 2020 2021 2022


uppo 2 STATO PATRIMONIALE

Impianti in corso 261.952 832.341 1.032.241


B.II.1 Impianti 950.592 610.000 739.350
Fondo Rimozione 10.000 10.000 10.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


A.4 Incremento imm. Interni 11.952 20.389 13.872
c.17 Oneri finanziari 11.952 20.389 13.872
b.10.b amm.to imm. Mat. 105.621 105.621 105.621

83d.19 Svalutazione 234.971


a.5 Altri Ricavi e proventi 234.971
Per lo IAS

Al 31 dicembre 2016 il fair value è pari a 1.000.000. Seguendo lo IAS applichiamo il


Revaluation model. Quindi mi servo del piano di ammortamento originario per capire
quale parte della mia rivalutazione deve essere imputata nel conto a.5 “Altri ricavi e
proventi”. Da 610.000 passo a 1.010.000 => Da 610.000 a 844.971 è Ripristino di
valore; da 844.971 a 1.010.000 è Rivalutazione!

Ripristino di valore “Altri ricavi e proventi”: 844.971 - 610.000 = 234.971

Rivalutazione “Fondo Rivalutazione”: 1.010.000 - 844.971 = 165.029

A questo punto procediamo con l’ammortamento: 1.010.000 / 8 anni rimanenti =


126.250. Questo mio nuovo ammortamento va confrontato con l’ammortamento
originario, per stornare la differenza dal Fondo Rivalutazione: 126.250 - 105.621 =
20.629.

Utile da distribuire: 20.629

Fondo Rivalutazione: 165.029 - 20.629 = 144.400

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE

Impianti in corso 261.952 832.341 1.032.241


B.II.1 Impianti 950.592 610.000 883.750
Fondo Rimozione 10.000 10.000 10.000
Fondo Rivalutazione 144.400
Utili da distribuire 20.629

uppo 3 CONTO ECONOMICO


A.4 Incremento imm. Interni 11.952 20.389 13.872
c.17 Oneri finanziari 11.952 20.389 13.872
b.10.b amm.to imm. Mat. 105.621 105.621 126.250
d.19 Svalutazione 234.971
a.5 Altri Ricavi e proventi 234.971

84
ESEMPIO ESERCIZIO CON SVALUTAZIONE/RIVALUTAZIONE NELLO
STESSO ANNO:

1. La società Bilancio II nel 2012 acquista un impianto al prezzo di Euro


500.000,00 oltre Iva. L’aliquota di ammortamento è pari al 10%. Al 31
dicembre 2014 il fair value dell’impianto è pari ad € 370.000,00.

Procediamo con la normale procedura di ammortamento nel 2012, 2013. Al 2014 il


fair value è. Pari a 370.000 che è minore dei 400.000, ma allo stesso tempo è
superiore a 350.000 (V.C.N dopo l’ammortamento). Come si procede?

Ammortizziamo scalando i 400.000 - 50.000 = 350.000. A questo punto dobbiamo


procedere con la Rivalutazione pari a 20.000, ovvero da 350.000 a 370.000. Di
questi 20.000 però dobbiamo aggiungere la quota di amm.to che è pari a 20.000/8 =
2.500 ai 50.000.

Quota di amm.to: 52.500

Riserva di Rivalutazione: 20.000 - 2.500 = 17.500

Utili da distribuire: 2.500

Impianti: 370.000 - 2.500 = 367.500

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 450.000 400.000 367.500 315.000 262.500


Riserva Rivalutazione 17.500 15.000 12.500
Utili da distribuire 2.500 2.500 2.500

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.10.b amm.to imm. mat. 50.000 50.000 52.500 52.500 52.500

85
CONTRIBUTI STATALI ED EUROPEI
Dietro gli investimenti di varia natura (in alcune specifiche aree geografiche, o
investimenti con scopi specifici) possono esserci gli interessi del governo, o della
comunità europea. La logica del contributo sta appunto nell’offrire un agevolazione
all’azienda per compiere un determinato investimento. Esempio: L’Azienda di
scarpe situata a Brescia, riceve un finanziamento pubblico da parte dello Stato, per
promuovere l’apertura di nuove aziende dello stesso settore nel Mezzogiorno:
L’Azienda di scarpe, in questo caso, riceve un contributo da parte dello Stato per
investire nel Mezzogiorno ottenendo così 2 risultati: Il primo legato all’azienda, che
investe ed espande il proprio business con fondi in parte dati dallo Stato; il 2
risultato viene raggiunto dallo Stato stesso, che agevolando l’azienda fa sviluppare
l’economia nel Mezzogiorno. Alcuni dei contributi devono essere restituiti, mentre
altri contributi restano all’Azienda che investe. I contributi si dividono in:

Contributi in conto di esercizio: Se un’azienda si rivolge ad una banca per un


prestito, e quest’ultima fissa il tasso d’interesse al 6%, lo Stato può intervenire con
dei contributi, pagando il 4% lasciando quindi all’azienda la possibilità di pagare solo
il 2%. Altro esempio: Ho 10 dipendenti; a questi dipendenti devo pagare delle ore
extra di lavoro al fine di incrementare le loro skills: Se lo Stato interviene pagando
quelle ore extra, che si traducono in costi del personale, quelli sono contributi in
conto d’esercizio.

Contributi in conto capitale: Se l’azienda deve acquisire un fattore a fecondità


ripetuta (un impianto, macchinario ecc..) e lo Stato finanzia parte del costo, quello è
un contributo in conto capitale.

TRATTAMENTO CONTABILE:

I principi contabili che trattano i contributi sono:

- IASB => lo IAS 20, (Government grants)


- OIC => sono l’OIC 16 e l’OIC 12 (per i contributi in conto esercizio)
Per quanto riguarda i contributi in conto di esercizio, per L’OIC 12 = IAS 20 = FASB:

Oneri finanziari: i contributi inerenti al pagamento di interessi passivi, devono


essere riportati a conto economico attraverso lo storno del conto “Oneri finanziari”:
Es: Ho 100 di interessi passivi, e 40 di contributi inerenti agli interessi =>
Contabilmente riporto direttamente l’importo di 60 in “Oneri finanziari” senza ulteriori
passaggi.

Per tutti gli altri contributi in conto di esercizio: Tutti gli altri contributi devono essere
immessi nel conto a.5 “Altri ricavi e proventi” Contributi c/esercizio.

86
Per quanto riguarda i contributi in conto capitale invece:

Anche i contributi in conto capitale devono necessariamente passare per il conto


economico, poiché hanno un influenza sul reddito aziendale.

Es: Devo acquistare un macchinario del costo di 2.000.000, aliquota amm.to 10%,
contributo pari a 800.000: Ci sono due possibili strade percorribili.

Tecnica risconti passivi: Per quanto riguarda l’impianto procedo con


l’ammortamento: 2.000.000/ 10 = 200.000. A questo punto per il contributo si
applica lo stesso procedimento: 800.000/ 10 = 80.000 che vanno messi nel conto
a.5 “Contributi c/capitale” nel C.E, e contemporaneamente nella voce D.”Risconti
passivi” dello Stato Patrimoniale va immesso il valore pari a 800.000 - 80.000 =
720.000. Risconto passivo perché sto diminuendo un ricavo.

Tecnica valore netto contabile: La 2 strada percorribile è la seguente: Diminuire i


2.000.000 del contributo pari a 800.000 = 1.200.000 e procedere all’ammortamento.

ESERCITAZIONE 10 (n°1)

1. La società Bilancio II partecipa nel 2012 ad un bando Miur e consegue un


contributo di Euro 100.000,00 per lo svolgimento del progetto KK, così
suddiviso: Euro 80.000,00 per l’acquisto di un macchinario del costo di Euro
150.000,00 (ammortamento quote costanti in cinque anni – valore di stralcio
10.000 – rimozione 5.000); Euro 20.000,00, contributo in conto esercizio per la
formazione di dipendenti (costo complessivo salari e stipendi in bilancio Euro
160.000).

Si inseriscano, nella tabella che segue, i valori che acquisiranno le poste


contabili citate nello Stato patrimoniale e nel conto economico al 31/12/2012
ed al 31/12/2013 seguendo, per il contributo in conto impianti, le due vie
alternative proposte dall’Oic 16.

Innanzitutto immettiamo i costi del personale pari a 160.000. Il contributo si divide in


contributo c/esercizio pari a 20.000 iscritto nella voce a.5 “Contributi c/esercizio”
mentre per gli 80.000 possiamo seguire due strade differenti: Utilizzando la tecnica
dei risconti passivi, ammortizziamo per lo stesso numero degli anni di
ammortamento dell’impianto il valore di 80.000: 80.000/5= 16.000 e iscriviamo
questo valore nel conto a.5 “Contributi c/capitale” con conseguente Risconto
passivo pari a 64.000. Utilizzando la tecnica del valore netto contabile sottraiamo gli

87
80.000 ai 150.000 e procediamo con l’ammortamento. Ricorda che il valore di
stralcio influisce sulle quote di ammortamento ma non sul V.C.N:

Tecnica risconti passivi: (150.000 - 5.000) / 5= 29.000 quota di amm.to; V.N.C =


150.000 - 29.000 = 121.000

Tecnica V.N.C: (150.000 - 80.000 - 5.000) / 5 = 13.000 quota di amm.to; V.N.C=


70.000 - 13.000 = 57.000

TECNICA RISCONTO TECNICA V.C.N

2018 2019
uppo 1
ppo 2 STATO PATRIMONIALE
2018 2019

uppo 2 STATO PATRIMONIALE


B.II.1 Impianti 121.000 92.000
D. Risconto passivo 64.000 48.000
B.II.1 Impianti 57.000 44.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


ppo 3 CONTO ECONOMICO b.9 Costo del personale 160.000
b.9 Costo del personale 160.000 a.5 Contributi c/esercizio 20.000
a.5 Contributi c/esercizio 20.000 b.10.b amm.to imm. mat. 13.000 13.000
a.5 Contributi c/capitale 16.000 16.000
b.10.b amm.to imm. mat. 29.000 29.000

88
ESERCITAZIONE 10 (n°3)

3. La società Bilancio II partecipa nel 2012 ad un bando del Ministero delle


Attività Produttive e consegue un contributo di Euro 320.000,00 per lo
svolgimento del progetto Brain, così suddiviso: Euro 150.000,00 per l’acquisto
di un macchinario del costo di Euro 750.000,00 (ammortamento quote costanti
in dieci anni valore stralcio 20.000 – valore rimozione 10.000); Euro 70.000,00
per l’acquisto di un impianto del costo di Euro 350.000,00 (ammortamento
quote costanti in sette anni - valore stralcio 20.000 – valore rimozione 35.000);
Euro 30.000,00, contributo in conto esercizio per la formazione di dipendenti
(costo complessivo salari e stipendi in bilancio Euro 150.000); Euro 50.000,00,
contributo in conto esercizio per le spese di consulenza (costo complessivo
spese per servizi i bilancio Euro 170.000); Euro 20.000,00, contributo in conto
esercizio per interessi passivi (costo complessivo spese per oneri finanziari in
bilancio Euro 130.000). Si inseriscano, nella tabella che segue, i valori che
acquisiranno le poste contabili citate nello Stato patrimoniale e nel conto
economico al 31/12/2012 ed al 31/12/2013 seguendo, per il contributo in conto
impianti, le due vie alternative proposte dall’Oic 16.

TECNICA RISCONTI PASSIVI

2018 2019 2020 2021 2022


uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 312.857 260.174


B.II.1 Macchinari 676.000 602.000
D. Risconti passivi 195.000 170.000
Fondo Rimozione 15.000 15.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.9 Costo del personale 150.000


b.7 Costi per servizi 170.000
c.17 Oneri finanziari 110.000
a.5 Contributi c/esercizio 80.000
a.5 Contributi c/capitale 25.000 25.000
89 amm.to macchinario
b.10.b 74.000 74.000
b.10.b amm.to Impianti 52.143
TECNICA V.N.C

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022
uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 252.857 210.714


B.II.1 Macchinari 541.000 482.000
Fondo Rimozione 15.000 15.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO

b.9 Costo del personale 150.000


b.7 Costi per servizi 170.000
c.17 Oneri finanziari 110.000
a.5 Contributi c/esercizio 80.000
b.10.b amm.to macchinario 59.000 59.000
b.10.b amm.to Impianti 42.143 42.143

90
LEASING
Il leasing è un contratto con il quale il locatore cede un bene per un determinato
periodo al locatario. In cambio di questa cessione, il locatore ha diritto ad un maxi
canone iniziale + dei canoni (mensili, semestrali). Al termine del contratto c’è un
prezzo di riscatto. Se il locatario paga il prezzo di riscatto, il bene oggetto del
contratto diventa di proprietà giuridica del locatario. Se il riscatto non viene pagato,
il bene resta di proprietà giuridica del locatore.

Nell’interpretazione formale il contratto di leasing è un normale contratto di


locazione, particolare e differente da quest’ultimo perché il locatario, al termine del
contratto, può decidere se riscattare il bene, oppure rinnovare o terminare. Il bene
oggetto del contratto formalmente o giuridicamente resta di proprietà del locatore.

Nell’interpretazione sostanziale il bene oggetto del contratto, è sostanzialmente di


proprietà di chi usufruisce dei servizi erogati dal bene stesso, e quindi del locatario.
Quindi il leasing sostanzialmente da contratto di locazione diventa una vera e
propria vendita con un contratto di finanziamento.

LEASING OPERATIVO O FINANZIARIO?

Di fronte ad un contratto di leasing, a questo punto abbiamo bisogno di alcuni


parametri per permetterci di capire se sostanzialmente ci troviamo di fronte ad un
operazione di locazione (leasing operativo) o un’operazione di vendita con
finanziamento (leasing finanziario). Questi parametri, per i principi contabili nazionali,
non hanno diritto di esistere, poiché essendo l’OIC fondato sul codice civile, ed
essendo il leasing un contratto di locazione a tutti gli effetti, non esiste
un’interpretazione sostanziale del leasing stesso; Per i principi contabili
internazionali e americani dove vige la regola “substance over form” una differente
interpretazione economica corrisponde una differente rappresentazione contabile: Il
vecchio IAS 17, sostituito dagli IFRS 16, dava i seguenti parametri: Se il contratto di
leasing aveva una durata superiore al 75% della vita utile del bene oggetto del
contratto, e il prezzo di riscatto era inferiore al fair value, al termine del contratto
stesso, allora si parlava di leasing finanziario. Per il FASB la durata del contratto
deve superare il 90% della vita utile del bene. A questo punto, definiti i parametri
più o meno soggettivi che delimitano il leasing operativo da quello finanziario,
passiamo alla differente rappresentazione contabile: E’ chiaro che se consideriamo
il contratto di leasing come un’operazione di locazione questa avrà degli effetti
contabili differenti da un’operazione di vendita. Le aziende per sviare i parametri
imposti dai principi contabili sopra descritti, decidevano se era più utile considerare
un leasing finanziario o operativo, portando la durata del contratto ai limiti imposti
dai principi: Esempio: Stipulo un contratto di leasing con un fornitore di macchinari
(vita utile 20 anni): Ritengo sia più conveniente attuare, contabilmente, un leasing

91
operativo, ma sostanzialmente stipulare un contratto di leasing finanziario: Vita max
del contratto a cui corrisponde leasing operativo 15 anni. Il contratto viene stipulato
per una durata di 14 anni e 364 giorni.

Per evitare tutto ciò, lo IASB e il FASB decidono di cambiare totalmente la loro
visione sul Leasing, decidendo di considerare tutti i leasing come leasing finanziario
ad eccezione degli Small tickets, contratti di durata inferiore ad un anno, e i Low
Value Assets , ovvero immobilizzazioni di basso valore. Questo cambiamento ha
successo solo per lo IASB, mentre per il FASB non verrà approvato.

LOCATORE | LOCATARIO
LEASING OPERATIVO:

- Per il locatario: la prima rata da capitalizzare è la maxi rata: Esempio: durata del
contratto 3 anni, maxi rata 6.000$; attraverso la procedura del risconto attivo,
ripartisco il costo per i 3 anni, e quindi avrò al 1 anno 4.000 di risconto attivo e
2.000 nel Conto economico. Per il pagamento delle rate, la voce che si attiva è
quella b.8 “Costo per godimento di beni di terzi”. Nello stato patrimoniale non
va nulla!
- Per il locatore: il bene è iscritto nello Stato patrimoniale (come una qualsiasi
immobilizzazione) e con una normale procedura di ammortamento; Per i canoni di
leasing, invece di avere dei costi ha dei ricavi, quindi avrà un risconto attivo, e dei
fitti attivi (che sono ricavi) nel C.E. (Performance approach )

LEASING FINANZIARIO:

- Per il locatario, il valore del bene deve essere iscritto nello Stato Patrimoniale, e
come se fosse a tutti gli effetti un’immobilizzazione, deve essere ammortizzata negli
anni di vita utile che stabilisco io, locatario; di conseguenza la contropartita è il
debito che ho nei confronti del Locatore. A questo punto restano i canoni di leasing,
che però non sono uguali al valore del bene diviso gli anni della durata del contratto,
ma avrò il costo del bene + gli interessi che devo al locatore (interesse passivo).
Quindi il canone di leasing = quota capitale + quota interesse. La quota capitale
va a scalare il debito che ho nello Stato Patrimoniale. Alla fine del contratto, nel
debito mi rimarrà un valore che sarà pari al valore di riscatto.

- Per il locatore: il debito diventa un credito; il canone viene sempre diviso nella
quota capitale (che va a stornare il credito) e nella quota interesse (che in questo
caso è attivo, un guadagno). Nello stato patrimoniale non ho l’immobilizzazione
con annesso ammortamento, perché il bene non lo sto utilizzando io locatore.
(Recognition approach).

92
TABELLA SUL CANONE DI LEASING
Stipulo un contratto di leasing per un macchinario valore: 40.000. L’aliquota di
amm.to è pari al 20%, i canoni di leasing sono 4 rate anticipate del valore di11.000.
Il tasso d’interesse è pari al 8.155%, il prezzo di riscatto è 1.000.

2018 2019 2020 2021 2022


uppo 2
Valore del debito 40.000 31.365 22.026 11.925 1.000

Rata 11.000 11.000 11.000 11.000 1.000

Quota capitale 8.635 9.339 10.101 10.925 1.000

Quota interessi 2.365 1.661 899 75 0

Debito residuo 31.365 22.026 11.925 1.000 0

2018) Per calcolare la quota interessi dobbiamo considerare la rata 11.000 =>
40.000 - 11.000 = 29.000 * 8.155% = 2.365 | Quota capitale: 11.000 - 2.365 = 8.635

Debito residuo: Valore del debito - Quota capitale => 40.000 - 8.635 = 31.365

2019) Quota interessi: 31.365 - 11.000 = 20.365 * 8.155% = 1.661

Debito residuo: 31.365 - 9.339 = 22.026

2020) Quota interessi: 22.026 - 11.000 = 11.026 * 8.155% = 899

Debito residuo: 22.026 - 10.101 = 11.925

2021) Quota interessi: 11.925 - 11.000 = 925 * 8.155 % = 75

Debito residuo: 11.925 -10.925 = 1.000

2022) Si paga il prezzo di riscatto.

93
INCREMENTAL BORROWING RATE

Il tasso di attualizzazione da utilizzare è, se determinabile, il tasso implicito del


contratto, oppure il tasso di interesse incrementale per il locatario.

Il tasso d’interesse implicito è il tasso di attualizzazione che viene fornito dalla


società di Leasing.

Il tasso d’interesse incrementale è il tasso al quale il locatario può concludere un


contratto di leasing simile o, se non disponibile, il tasso al quale può contrarre un
prestito con la stessa scadenza ed ugualmente garantito al fine di acquistare
l’attività locata.

LEASING SECONDO OIC 1 - IFRS 16 - FASB TOPIC 842

OIC 1: Sia per il leasing operativo che finanziario, si segue un un’unico metodo
contabile: Canoni di leasing a Conto Economico (voce b.8 “Costo per godimento
beni di terzi”); Nello Stato Patrimoniale non va nulla! Il prezzo di riscatto va in b.10.b
“amm.to imm. Materiali”.

IFRS 16: Tutti i leasing (ad eccezione degli Small tickets, e i Low Value Assets) =>
Nello Stato Patrimoniale, B.II.1 “Impianti” a D. “Debito; Nel Conto Economico va
inserito l’ammortamento dell’Impianto, e deve essere separata la quota interessi
dalla quota capitale del canone nella voce c.17 “Oneri finanziari”.

FASB Topic 842: Se è leasing operativo, la procedura contabile è quella dell’OIC 1


con una sola differenza: Nello stato patrimoniale va inserito il conto B.II.1 “Impianti”
a D.” Debito” con la sola differenza che non si effettua l’ammortamento, inoltre alla
fine del contratto la voce B.II.1 “Impianti” si azzera, quella dei “Debiti” e della voce
b.10.b “amm.to imm. Mat.” si inserisce il valore del prezzo di riscatto. Se è leasing
finanziario, la procedura è quella degli IFRS 16.

94
ESERCITAZIONE 11 (n°3)

Il 1 gennaio 2012 la societa' Bilancio II stipula un contratto di leasing operativo


su un impianto del valore 120.000 (aliquota di ammortamento 25%). Il contratto
prevede il pagamento di quattro rate annuali anticipate di Euro 33.000 ed un
prezzo di riscatto di Euro 3.766. Il tasso di interesse e' pari al 8,5%. Al 31
dicembre 2014 il valore fair dell’impianto è di Euro 120.000. Si inseriscano nella
tabella che segue i valori che acquisiranno le poste contabili citate nell’arco
del periodo di vita utile economica dell’impianto (trascurando l’aspetto fiscale)
seguendo prima l’impostazione OIC 1, quella IFRS 16– Ias 16 revaluation
model, poi, ed infine quella del Topic 842.

OIC 1:

uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016
uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 3.766

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.8 “Costo per godimento 33.000 33.000 33.000 33.000
beni di terzi”
b.10.b amm.to imm. Mat. 3.766

95
TOPIC 842

uppo 1
2018 2019 2020 2021 2022

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 120.000 120.000 120.000 0


D.Debiti 120.000 120.000 120.000 3.766

uppo 3 CONTO ECONOMICO


b.8 Costo godimento beni di 33.000 33.000 33.000 33.000
terzi
b.10.b amm.to imm. Mat. 3.766

IFRS 16

uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 90.000 60.000 120.000


D.Debiti 94.395 66.614 36.471 3.766
Riserva Rivalutazione 30.000
Riserva straordinaria 30.000 30.000

uppo 3 CONTO ECONOMICO


C.17 Oneri finanziari 7.395 5.219 2.857 295
b.10.b amm.to imm. Mat. 30.000 30.000 60.000 60.000

96
Tabella Canone leasing

2012 2013 2014 2015

Quota (120.000 - (94.395 - (66.614 - (36.471-


interesse 33.000)*8.5% 33.000) * 8.5% 33.000)* 8.5% 33.000)*8.5%

Quota (33.000 -7.395) (33.000 - (33.000 - (33.000 - 295)


Capitale 5.219) 2.857)

Debito (120.000 - (94.395 - (66.614 - (36.471 -


residuo 25.605) 27.781) 30.143) 32.705) P.D.R

ESERCITAZIONE 11 (n°2)

Il 1 gennaio 2012 la società Bilancio II stipula un contratto di leasing


finanziario su un impianto del valore 200.000 (aliquota di ammortamento 15%).
Il contratto prevede il pagamento di sei rate annuali anticipate di Euro 35.000
ed un prezzo di riscatto di Euro 11.623. Il tasso di interesse e' pari al 4%. Al 31
dicembre 2014 il valore fair dell’impianto è di Euro 90.000 (perdita durevole di
valore). Si inseriscano nella tabella che segue i valori che acquisiranno le poste
contabili citate nell’arco del periodo di vita utile economica dell’impianto
(trascurando l’aspetto fiscale) seguendo prima l’impostazione OIC 1 e, quella
IFRS 16– Ias 16 revaluation model, poi, ed infine quella del Topic 842.

uppo 1
2012 2013 2014 2015 2016 2017

uppo 2 STATO PATRIMONIALE

B.II.1 Impianti 170.015 140.030 90.000 65.447 40.954 16.431


Debiti 171.600 142.064 111.347 79.401 46.177 11.623

uppo 3 CONTO ECONOMICO


c.17 Oneri finanziari 6.600 5.464 4.283 3.054 1.776 447
b.10.b amm.to imm. Mat. 29.985 29.985 29.985 24.523 24.523 24.523
d.19 Svalutazioni 20.045

97
Tabella Canone di leasing

2012 2013 2014 2015 2016 2017

Quota 6.600 5.464 4.283 3.054 1.776 447


interessi
Quota 28.400 29.536 30.717 31.946 33.224 34.553
capitale
Debito 171.600 142.064 111.347 79.401 46.177 11.625
residuo

RIMANENZE
Quando si parla di rimanenze, non si può non parlare di inventario: L’inventario non
è altro che il conto fisico che si effettua in magazzino per verificare se i prodotti
registrati a computer corrispondono con l’esistenza fisica degli stessi in magazzino.
Il secondo aspetto è la gestione delle scorte ovvero la gestione strategica che
un’azienda compie all’interno del magazzino => A tal proposito non rientrano nelle
rimanenze le così dette scorte vincolate che un’azienda deve avere sempre in
magazzino per soddisfare il proprio fabbisogno produttivo; Infatti quest’ultime vanno
nelle immobilizzazioni e non nelle rimanenze.

Che significa Rimanenze? Compro 10 penne nere, di queste 10 al 31 dicembre


ritrovo in magazzino 9. Per il principio di competenza, un costo è di competenza
dell’anno quando incontra il corrispettivo ricavo; A questo punto tra i costi di
competenza di quell’anno mi devo trovare 1 e non 10, perché ho venduto una sola
penna in quell’anno. Come faccio? Attraverso un passaggio contabile accendo un
nuovo conto Rimanenze finali nell’attivo del mio Stato Patrimoniale, mentre in
Avere vado a immettere il numero di penne che mi ritrovo al 31 dicembre. Perché
Rimanenze finali va in attivo? Perché quello che sto operando è una rettifica di
costo e quindi a Rimanenze finali in attivo, devo ritrovarmi in AVERE la rettifica di
costo.

Rimanenza finale attiva: è una parte del costo di acquisto di una materia, di
una merce che viene rinviata al futuro, perché non è di competenza
economica di quell’anno. Per rinviarla al futuro iscrivo la parte di costo in
AVERE del Conto Economico, e in DARE dello Stato Patrimoniale.

98
Aspetto contabile:

Al 1 gennaio 2018 acquisto 10 penne:

DARE AVERE

MERCI C/acquisti
(C.E)
10

Al 31 dicembre 2018, le rimanenze in magazzino ammontano a 9 penne:

DARE AVERE

RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE


(S.P) MATERIE
9 (C.E)
9

Al 2/01/2019

DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE RIMANENZE INIZIALI


MATERIE (S.P)
(C.E) 9
9

Al 31/12/2019 le rimanenze finali sono pari a 12.

DARE AVERE

RIMANENZE FINALI
(S.P)
12

99
DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE INIZIALI VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


(C.E) (C.E)
9 12

C’è un eccedenza in AVERE pari a 3. Dobbiamo quindi controbilanciare il conto,


iscrivendo 3 in DARE.

DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE FINALI CONTO ECONOMICO


3 3

Al 2/01/2020

DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE INIZIALI RIMANENZE INIZIALI


(C.E) (S.P)
12 12

Al 31/12/2020 le rimanenze sono pari a 5 penne.

DARE AVERE

RIMANENZE FINALI
(S.P)
5

100
DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE INIZIALI VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


(C.E) (C.E)
12 5

A questo punto c’è un’eccedenza in DARE pari a 7, quindi dobbiamo iscrivere 7 in


AVERE per controbilanciare.

DARE AVERE

CONTO ECONOMICO VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


7 (C.E)
7

101
A questo punto le Rimanenze finali vanno iscritte nello Stato Patrimoniale nella
voce C “Attivo Circolante”. Per le variazione rimanenze il discorso si complica:

Dobbiamo infatti distinguere tra:

- Variazione rimanenze prodotti finiti, semilavorati, merci, lavori su


ordinazione che vanno iscritte nel Conto economico nella voce a.3 “Valore della
Produzione”.

- Variazione rimanenze materie prime vanno iscritte nella voce b.11 “Costi della
Produzione”.

Al 31 dicembre, osservando il conto “Variazioni rimanenze” possiamo avere due


possibili casi: O possiamo avere un’eccedenza in DARE, o un’eccedenza in AVERE.
Se abbiamo un’eccedenza in DARE cosa significa? Le rimanenze iniziali >
rimanenze finali, e quindi abbiamo dei costi > ricavi : Di conseguenza se le
rimanenze sono prodotti, semilavorati o prodotti su ordinazione, l’eccedenza in dare
va riepilogata con il segno negativo nella voce a.2 “Valore della produzione”. Se
invece le rimanenze sono di materie prime, l’eccedenza in dare va riepilogata con il
segno positivo nella voce b.11 “Costo della produzione”.

Se abbiamo un’eccedenza in AVERE allora le Rimanenze finali > Rimanenze


iniziali, e quindi abbiamo dei ricavi > costi : Di conseguenza se le rimanenze sono
prodotti, semilavorati o prodotti su ordinazione, l’eccedenza in avere va riepilogata
col segno positivo nella voce a.2 “Valore della produzione”. Se invece le rimanenze
sono di materie prime, l’eccedenza in avere va riepilogata con il segno negativo
nella voce b.11 “Costo della produzione”.

RIMANENZE FINALI > RIMANENZE INIZIALI (Variazione incrementativa)

RICAVI > COSTI

Prodotti (+)

Materie prime (-)

——————————————————————

RIMANENZE INIZIALI > RIMANENZE FINALI (Variazione decrementativa)

COSTI > RICAVI

Prodotti (-)

Materie prime (+)

102
Per l’esame:

La variazione incrementativa delle rimanenze di prodotti va riepilogata con il


segno positivo nel valore della produzione; La variazione incrementativa delle
rimanenze di materie prime va riepilogata con il segno negativo nei costi di
produzione.

La variazione decrementativa delle rimanenze di prodotti va riepilogata con il


segno negativo nel valore della produzione; La variazione decrementativa di
materie prime va riepilogata con il segno positivo nei costi di produzione.

CRITERIO DI VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE (LIFO-FIFO-MEDIA)

Il criterio d’iscrizione delle rimanenze è il costo storico (di acquisto per le materie
prime) o di produzione (per i prodotti, semilavorati, lavori su ordinazione) ASC 330,
OIC 13 e IAS 2 non c’è differenza. Il criterio di valutazione è il minore tra il costo
storico e Il valore di presumibile realizzo (salvo beni agricoli e beni di largo consumo
nello IAS 2). Il valore di presumibile realizzo per le merci e prodotti finiti è il prezzo di
vendita, per una materia prima è il valore di realizzo indiretto, la quota del valore di
vendita del prodotto finito).

Tra i beni che possiamo avere in rimanenza ci sono i beni fungibili. Ipotizziamo che
un’azienda compri 100 lenzuola di cui 60 al 23 dicembre al prezzo di 1$ e 40
lenzuola al 24 dicembre al prezzo di 1.10$. Al 31/12 in magazzino ho 30 lenzuola. A
questo punto dobbiamo capire se queste lenzuola sono state pagate il 23 dicembre
e quindi applicare 1 euro come costo storico, o 1,10 euro per il 24 dicembre:

Tecnica media ponderata: Ho comprato 60 lenzuola il 23/12 al prezzo di 1 euro e


40 il 24/12 al prezzo di 1,10. Di conseguenza il 60% delle 30 lenzuola rimaste sono
valutate al prezzo di 1 euro, il 40% al prezzo di 1,10 euro.

LIFO: Last in first out: Le ultime che sono entrate sono le prime che se ne vanno:
Quindi le 40 del 24/12 sono andate, mentre 30 dei 60 comprate al 23/12 sono le
rimanenze. Il costo storico è 1 euro

FIFO: First in first out: Le prime entrate sono le prime che escono: Quindi le 60 del
23/12 se ne sono andate; 30 delle 40 comprate al 24/12 sono rimaste. Il costo
storico è 1,10 euro.

In regime di inflazione (i prezzi aumentano) con il LIFO sottovaluto le mie


rimanenze, mentre con il FIFO mi avvicino di più al valore di mercato (fair value
al 31/12).

103
PRINCIPI CONTABILI SULLA GESTIONE DELLE RIMANENZE

I principi contabili italiani OIC 13 e quelli americani ASC 330 sono molto flessibili
sulle tecniche che le aziende possono praticare per la gestione delle rimanenze: (è
chiaro che se viene scelta la tecnica del FIFO per le rimanenze del prodotto X, non
può essere applicato il LIFO per un prodotto Y).

I principi contabili internazionali IAS 2 invece rifiutano il LIFO, accettando o la media


ponderata o il FIFO (perché molto più vicino al reale valore di mercato).

LAVORO IN CORSO SU ORDINAZIONE:

Esempio pratico: Ipotizziamo che un’azienda voglia costruire una nave da crociera.
Si reca da Fincantieri e commissiona un contratto di appalto per la realizzazione
della nave.

Il contratto può essere di 2 tipi: Il contratto di appalto prevede in genere una


durata pluriennale per la realizzazione di beni specifici: si compone di un preventivo
in cui vengono decisi da entrambe le parti i costi di produzione e i relativi ricavi
dell’azienda che deve realizzare il progetto. All’interno dei contratti di appalto
possono essere delle clausole chiamate varianti, che alzano notevolmente i margini
di profitto dell’impresa che deve realizzare il progetto. Le procedure da seguire per
questi tipi di contratto possono essere 2: Se l’azienda commissiona a Fincantieri la
realizzazione di 3 navi da crociera identiche può scegliere se applicare la procedura
“Combine” ovvero con la costituzione di un unico contratto o la procedura
“Segmenting” costituendo 3 singoli contratti di appalto per ogni nave.

L’altro possibile contratto per i lavori in corso su ordinazione è il Markup: Queso tipo
di contratto è meno utilizzato ed ha la caratteristica di avere una percentuale, ovvero
un markup sui costi di produzione (determinati generalmente dal ministero) che
l’azienda realizzatrice del progetto chiede come percentuale di ricavo: Ipotizziamo
che i costi di produzione si aggirano attorno ai 900.000 euro. Un markup del 10%
significa che l’azienda vuole 90.000 euro di profitto sulla realizzazione del bene.

COME SI COMPORTANO L’OIC, IL FASB E LO IASB?

Per i principi internazionali, con l’introduzione degli IFRS 15 , in sostituzione dello


IAS 11, non esistono più le rimanenze generate dai lavori in corso su ordinazione,
ma concettualmente per lo IAS sono vendite. L’OIC 23 tratta invece le rimanenze
generate dai lavori in corso su ordinazione, e concettualmente per l’OIC sono
rimanenze. Perché il discorso cambia se parliamo di rimanenze o vendite: La
Fincantieri deve costruire la nave da crociera, e costituisce per la realizzazione un
progetto dalla durata di 3 anni. Mentre per gli IFRS 15 al 1 anno Fincantieri vende il

104
30% della nave, al 2 anno il 50% e al 3 anno il 20%, per l’OIC quel 30% della nave
realizzata al 1 anno non sono vendite ma rimanenze di prodotti semilavorati. Sul
criterio di valutazione restano identici. Ma qual è il criterio di valutazione?

Per l’ OIC 13, IAS 2 (tranne i beni fungibili e quelli di largo consumo), ASC 330
il criterio di valutazione delle rimanenze in magazzino è il minore tra costo di
acquisto o di produzione e il valore di presumibile realizzo diretto o indiretto.

ESEMPIO PRATICO:
Supponiamo che ho un appalto di 20.000 euro in 3 anni: Ricevo nei primi 2 anni due
acconti: 6.000 e 7.000. I costi previsti sono: 7.200 per il 1 anno, 5.400 per il 2 anno e
5.400 per il 3 anno.

Valore dell’appalto 20.000 euro - Somma dei costi : 18.000 => L’azienda prevede un
guadagno di 2.000.

OIC 23: L’Oic, per le rimanenze dei lavori su ordinazione, viene preferito il metodo
di percentuale dell’avanzamento: In questo caso, però, di fronte a dei valori
previsti (e non certi), quando non si è sicuro dei margini o della fedeltà dell’azienda
che ha commissionato l’appalto nei pagamenti, si procede attraverso il metodo
della commessa completata =>

1 anno: Costi della produzione = 7.200 (C.E); Arriviamo al 31/12, seguendo il criterio
di valutazione delle rimanenze, scegliamo il valore minore tra costo di produzione e
valore di presumibile realizzo = 7.200

DARE AVERE

RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


(S.P) (C.E)
7.200 7.200

Al 2 anno: Riapro i conti delle rimanenze e quindi avremo:

DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE FINALI RIMANENZE INIZIALI


(C.E) (S.P)
7.200 7.200

105
Al 31/12/2013 avremo:

DARE AVERE

RIMANENZE FINALI RIMANENZE INZIALI


(S.P) (S.P)
7.200 7.200

RIMANENZE FINALI
(S.P)
5.400

DARE AVERE

VARIAZIONE RIMANENZE INIZIALI VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


(C.E) (C.E)
7.200 7.200

VARIAZIONE RIMANENZE FINALI


(C.E)
5.400

106