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Deprivazione linguistica, codice ristretto e codice elaborato: le teorie di Bernstein e Labov

BASIL BERNSTEIN (1924-2000)


Ill nome di Basil Bernstein è legato alla teoria della cosiddetta
‘deprivazione verbale’, elaborata e resa nota in Italia nel periodo a cavallo tra gli ultimi anni ’60 e
i primi anni ’70. Secondo questa teoria le differenze socioeconomiche influiscono in modo
determinante sul linguaggio e quindi sul rendimento scolastico. Attraverso la tecnica
dell’intervista e l’applicazione di una serie di test a gruppi distinti di ragazzi, Bernstein trovò
infatti che
«il successo scolastico dipende in larga misura dalla capacità verbale, a sua volta
correlata positivamente con lo status sociale medio e alto».
La ragione di questa correlazione sta nelle abitudini linguistiche e sociali delle diverse classi, e
tali abitudini si originano nel momento stesso dell’apprendimento della lingua da parte
del bambino, nel suo rapporto privilegiato con la madre e glimaltri membri della famiglia.
La famiglia di classe media è una famiglia orientata sulla persona, che tende cioè a sviluppare la
personalità di ogni suo membro, e in cui i rapporti interpersonali sono mediati continuamente
attraverso il linguaggio: fin dall’inizio il bambino è esposto ad una vasta gamma di possibilità e
scelte linguistiche, in grado di accompagnare, descrivere, commentare le più diverse esperienze e
situazioni. Questo tipo di linguaggio viene definito da Bernstein codice elaborato.
Un linguaggio di questo tipo presenterà un alto grado di imprevedibilità perché saranno presenti
in misura elevata le scelte e le modificazioni individuali, e inoltre sarà reso del tutto esplicito, in
quanto non riferibile ad una base comune di esperienze ; al contrario, la stessa
esperienza verrà organizzata in una complessa gerarchia intellettuale, ed elaborata
soggettivamente con una particolare sensibilità alle separazioni e alle distinzioni. E’ evidente
come un linguaggio di questo tipo sia funzionale alla scuola, e garantisca buone possibilità di
successo a chi lo possegga.
La lingua delle classi basse è al contrario una lingua poco adatta alla scuola, e anche qui le origini
del divorzio vanno cercate lontano, nelle prime e fondamentali esperienze linguistiche
nell’ambito familiare. La famiglia operaia e contadina è in genere una famiglia
posizionale, orientata non già sulla persona ma sulle ‘parti’, vale a dire sui ruoli ricoperti da
ciascun membro al suo interno: l’individuo non vale per se stesso, ma come ‘padre’, o ‘madre’, o
‘moglie’, o ‘figlio’ ecc. è legato ad un ruolo fisso, ad una parte prestabilita non suscettibile di
modificazioni.
Nelle classi inferiori […] la lingua non viene intesa come mezzo per esprimere ad altri la propria
esperienza individuale, per simbolizzare i propri sentimenti, ma, dal momento che l’individuo si
riconosce solo all’interno del gruppo di cui fa parte, in cui i ruoli sono già fissati rigidamente…, e
dal momento che il rapporto sociale presuppone il riferimento a esperienze comuni,
il riconoscersi in uno status comune, i messaggi risulteranno condensati e meno elaborati.
Questa lingua, che Bernstein chiamò codice ristretto, si caratterizza per la scarsità degli elementi
formali che concorrono alla sua organizzazione, per la rigidità e la prevedibilità della
struttura. Il suo contenuto sarà piuttosto concreto e descrittivo che analitico e astratto e, proprio
per il fatto che gli interlocutori condividono già il modo di essere, di pensare e di agire, parte del
significato trasmesso resterà implicito e il discorso presenterà conseguentemente salti logici. E’
evidente, anche da questa sommaria presentazione, come Bernstein ritenga preferibile il codice
elaborato, l’unico in grado di garantire le molteplici esigenze della comunicazione e lo sviluppo
cognitivo dell’individuo, anche se riconosce al codice ristretto alcune caratteristiche positive quali
la semplicità, l’immediatezza e il vigore espressivo.
Video che illustra la teoria di Bernstein (per avviarlo: premere CTRL + cliccare col mouse)

VIDEO

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WILLIAM LABOV (1927-vivente)


Il linguista americano William Labov ha criticato le teorie di Bernstein
Studiando il cosiddetto ‘nonstandard English’, vale a dire quella particolare varietà di inglese
parlato dalla comunità negra del ghetto di New York, Labov cerca di ndividuare in modo
più preciso le differenze tra codice ristretto e codice elaborato.
Per prima cosa mostra come, con una diversa impostazione della tecnica dell’intervista (ad
esempio con intervistatori di colore facenti parte della stessa comunità dell’intervistato), anche i
bambini dei ghetti, superata l’atmosfera di diffidenza e di imbarazzo, mostrano
una verbalizzazione ricca e varia, con la quale sono perfettamente in grado di esprimere i loro
sentimenti e le loro opinioni.
Dunque i bambini delle classi inferiori non sono ‘privi di lingua’; piuttosto essi posseggono una
lingua diversa, in buona parte, dalla lingua usata e richiesta dalla scuola.
Il rovesciamento dell’approccio sta nel rifiutare decisamente la convinzione, largamente diffusa
tra gli insegnanti, che la lingua dei bambini di classe sociale inferiore sia in pratica una versione
degradata della lingua standard, che manchi dei mezzi per esprimere logicamente il pensiero, che
presenti strutture agrammaticali e illogiche, per cui insenare la lingua standard in qualche modo
s’identificherebbe con l’insegnare l’uso stesso del processo logico.
Labov riprende poi la distinzione bernsteiniana tra codice ristretto e codice elaborato. Per lui si
tratta però di varietà stilistiche, legate non tanto alla classe sociale quanto alle diverse situazioni
in cui avviene la comunicazione.
In realtà, ciò che caratterizza il codice elaborato è la sua maggiore esplicitezza e quindi si
identifica con lo stile formale usato quando coloro che comunicano non possono riferirsi ad
esperienze comuni e quindi devono fornire la massima quantità di informazione. Il codice ristretto
altro non è, per Labov, se non la descrizione dello stile casuale, del linguaggio ordinario usato
evidentemente da parlanti di tutte le classi sociali ogniqualvolta la comunicazione avviene in
circostanze (frequentissime del resto) in cui esiste uno sfondo di esperienze comuni
e di informazioni già date.
Le due ragazze in spiaggia (VIDEO)
Ora è giusto che la scuola insegni il codice elaborato, perché alcune caratteristiche di tale stile –
ad es. l’esplicitezza, la ricchezza lessicale, la variabilità sintattica – sono certamente
positive, in quanto consentono al parlante di esprimere le proprie intenzioni in modo più preciso e
adeguato alle diverse situazioni comunicative. Ma attenzione: non è detto che la complessità
sintattica e la varietà lessicale si traducano sempre in un linguaggio più chiaro ed efficiente. Al
contrario, l’analisi di alcuni discorsi fatti in codice elaborato rivela che tale stile si accompagna
spesso alla verbosità, producendo messaggi apparentemente ricchi e colti, in realtà intasati di
parole incomprensibili e di nessi sintattici difficili da dipanare, che nascondono entrambi il vuoto
dei contenuti.