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MESTIERI D’ARTE E BELLEZZA ITALIANA

ALBERTO CAVALLI - A.A. 2021 / 2022

SOSTENUTO DA
FONDAZIONE COLOGNI DEI MESTIERI D’ARTE
Raffaello, Il sogno del Cavaliere
(1503)
LA NASCITA
DEL BELLO
BELLO E
BRUTTO
SALVEZZA E
DANNAZIONE

Caravaggio, Scudo con Testa di Medusa


(1597)
MEDUSA
IL MOSTRO
CHE AFFASCINA

Pieter Paul Rubens, Medusa


(1617)
CIRCE
LA MAGA
CHE SEDUCE
I DUE VOLTI
DEL MALE
L’ORRORE DELLA
DIFFERENZA
Il mito di Medea evoca il
continuo rimando tra
l’amore e la morte,
la bellezza e l’orrore,
la ricerca di integrazione e
la siderale alterità della
differenza.

Oggi l’insegnamento
di questo mito
ancestrale è di
particolare attualità:

siate differenti,
non siate indifferenti
IL “SENSO”
DELLA BELLEZZA
François Cheng:
In natura è molto più semplice
trovare esempi di “bellezza”
piuttosto che esempi di
“bontà” o “verità”:
si pensi a un tramonto.
È necessario che un tramonto
sia così bello? No.
Nondimeno è bello.
Ogni animale può
crescere, ma solo
l’uomo può creare
bellezza
consapevolmente.
E darle un senso.
«La crescita è
l’unica prova
di vita»
(John-Henry Newman)
BELLEZZA
SENSAZIONE
SIGNIFICATO
DIREZIONE
Che cosa vediamo
veramente, quando
vediamo la bellezza?
La bellezza che
genera salvezza
è fragile:
ha bisogno
di noi.
Occorre
apprendere a
“considerare” la
bellezza: non
soltanto a
ricercarla, a
studiarla, a
ricrearla, ma a
considerarla.
E a desiderarla.
Entrambi questi
verbi contengono
una stessa
parola…
Conoscere la bellezza italiana per ri-generare il futuro
Diventa di vitale importanza conoscere, comprendere, essere consapevoli.
Ma di quale conoscenza abbiamo bisogno?

Oggi la conoscenza egemone è un «know that»: è mirata all’informazione e si


trasmette facilmente. Ma non rende né più consapevoli né più liberi. È la
conoscenza asettica e astratta che privilegia la raccolta di dati a fini
utilitaristici, o addirittura manipolatori: si pensi alle fake news o alla distorsione
del dialogo «virtuale», in cui si interagisce tra «profili»

Mentre la conoscenza di cui abbiamo bisogno è quella che valorizza i


contenuti partendo dal contatto con l’interiorità, dalla pratica, dall’esperienza;
è il «know how» che coinvolge le emozioni e il corpo, che si trasmette con
impegno e che si acquisisce osservando e comprendendo. È quella che ci
avvicina, ci mette in contatto, crea empatia, educa alla relazione.

La conoscenza della bellezza passa attraverso il sentire e lo


sperimentare: è la sola conoscenza che può fornirci gli strumenti per non
cedere all’omologazione e per resistere alla manipolazione.

(Elena Pulcini, Ri-Generare il Futuro)


Considerare
e desiderare

Nell’antica lingua ebraica le parole “bellezza”


(intesa in relazione all’arte), “fede” e “pratica”
hanno la stessa radice:
omanut (bellissimo modo di fare)
uman (l’artigiano-artista)
emunah (fede)
imun (pratica)
La conoscenza della bellezza, la sua
piena percezione, giungono solo dopo un
esercizio interiore, un percorso privato e
un impegno personale verso ‘l’essere belli
attraverso l’agire bello’.
La bellezza spinge alla curiosità, dalla quale
deriva ogni forma di conoscenza: dalla
bellezza all’indagine delle forme che ci
attraggono e affascinano.
LA BELLEZZA
E’ UN POTERE
BBIIDDIIMENS IIONALE

Albrecht Durer,
Le Quattro Streghe (1497) Pontormo, Visitazione
(1514)
È BELLO
CIÒ CHE
FERISCE?
Bellezza e «agudeza» (Baltasar Gracian)
agire, riuscire, essere efficaci, tra talento
naturale ed esercizio
IL POTERE
DELLA BELLEZZA
In un mondo che si dirige verso l’omologazione del gusto e delle proposte, la
bellezza ha ancora il potere di commuovere, di toccare gli animi e attrarre
l’interesse.
E la bellezza del mondo ha sempre due facce: una gioiosa e una angosciosa, e
spezza il cuore in due, come scrive Virginia Woolf.
La bellezza diventa una ferita che apre nuovi scenari, una fessura nella superficie
opaca de mondo, che permette di spingere lo sguardo su qualcos’altro.
COSA È
BELLO?

“ Il più giusto è il più bello;


Odia la hubris;
Osserva il limite;
Niente in eccesso.
È BELLO
CIÒ CHE
È MATEMATICO?
Il modello pitagorico: la bellezza è calcolabile, è
un numero. Bello è ciò che ha armonia, proporzione,
simmetria. Bello è ciò che sconfigge l’incommensurabilità
e che determina il kosmos, con il suo ordine.
È BELLO
CIÒ CHE
È PROPORZIONATO?
«Il più bello dei legami
è quello che faccia,
per quanto è possibile,
una cosa sola di sé
e delle cose legate:
ora la proporzione compie ciò
in modo bellissimo».

(Platone, Timeo)
«Gli esseri umani sono portati a

È BELLO riconoscere immediatamente le


simmetrie nelle forme: anzitutto

CIÒ CHE quella bilaterale, propria


del corpo umano e di molti

È SIMMETRICO? animali, e quella radiale, che


caratterizza ad esempio i fiori
o una stella marina. Si tratta di
una sensibilità innata nell’uomo;
sono state ad esempio
scoperte delle asce di pietra
perfettamente simmetriche
fabbricate centinaia di migliaia
di anni fa: oggetti percepiti
come “belli” già dall’Homo
Erectus, anche se questo non
comportava alcun aumento
della loro funzionalità»

(Vincenzo Barone,
L’ordine del mondo)
Ghirlandaio, Ritratto di giovane donna
(149 0 )

PROPORZIONE,
SIMMETRIA E
CORRISPONDENZA
«…il piacere non nasce dal vedere la
rassomiglianza esatta che una parte ha
coll’altra, ma dalla cognizione che esse
sieno così per cagione dell’accordo con il
disegno, e per l’uso.
(…) è regola costante di composizione in
pittura lo schivare la regolarità.
(…) La regolarità, l’uniformità e la simmetria
servono a dare l’idea della
corrispondenza».

(William Hogarth, L’analisi della bellezza)


È BELLO
CIÒ CHE
È GEOMETRICO?
«…amica è la somiglianza
dell’uomo e dell’armonia, odiosa e
contraria è la dissimiglianza»

(Severino Boezio, De Musica)


È BELLO
CIÒ
CHE
È MULTIPLO DI 4?

«Come nella natura,


così nell’arte…»
È BELLO
CIÒ CHE
TRASFORMA?
È BELLO
CIÒ CHE
È AGGRAZIATO?
"La Grazia è la bellezza della
forma sotto l’influsso della libertà;
(…) la grazia è un favore che
l’elemento morale rende a quello
sensibile.
Ovvero, la grazia è una
caratteristica morale, ma che si rivela
nella natura e nella persona.
Per il sentire generale degli uomini la
leggerezza costituisce il carattere
essenziale della grazia, e quel che
viene forzato non può mai
dimostrare leggerezza"

(Schiller, Grazia e bellezza)

Raffaello, Le Tre Grazie


(1503)
GUSTO,
BELLEZZA,
GRAZIA

Montesquieu:
“Talvolta nelle persone o nelle cose v’è
una attrattiva invisibile, una grazia
naturale che nessuno ha mai saputo
definire, e che si è chiamata ‘un non so
che’.
Mi sembra che sia un effetto fondato sulla
sorpresa”.
Baldesar Castiglione: “...fuggire l’affettazione, e usar in ogni cosa
una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò che si
fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi».
«Facilement, facilment»…
istruiva i propri allievi Chopin,
per spiegare loro come affrontare
i passaggi più complessi
senza cedere
a un lirismo fuori luogo.

«Con lieve cuore, con lievi mani /


la vita prendere, la vita lasciare…»
ammoniva Hugo von Hofmannstahl.

La «sprezzatura», l’apparente facilità,


la freschezza, la leggerezza
sono componenti essenziali
della bellezza italiana, non sempre
ben conosciute e considerate.
«La sprezzatura è arte»
nella definizione del Petrocchi,
ed è tipica del maestro
sicuro di sé.
La sprezzatura, secondo
Cristina Campo, è «una
briosa, gentile
impenetrabilità all’altrui
violenza e bassezza (…).
Non la si conserva e non la
si trasmette se non sia
fondata (…) sulla
bellezza, innanzitutto,
interiore prima che
visibile; sull’animo grande
che ne è radice; e
sull’umore lieto».
HILDEGARD VON BINGEN
Viriditas: ovvero “la piena vitalità della rosa
in boccio”-

“La viriditas è una forza che si propaga in


maniera inarrestabile: perché tutti dobbiamo
e vogliamo fiorire, portare frutto, spargere un
seme che non faccia sembrare inutile la
nostra vita. Ma spesso siamo noi stessi i primi
a mutilare la nostra capacità di irradiare il
bene e il bello.
Essere “vivi” significa anche essere “vitali”,
ovvero propositivi,propulsivi,pronti a
espandere la nostra capacità di creare,
comunicare.
Una parte della nostra paura sta proprio
nell’udire l’eco della nostra voce, anzi
nell’usare la nostra voce, nel vedere la nostra
stessa luce.”
GIAPPONE, TERRA DEI TESORI VIVENTI
Fukinsei: senso di stupore e di meraviglia connesso alla visione di asimmetrie
inaspettate. Una sensazione che nasce dalla sorpresa, dalla percezione che qualcosa
manca e che lo spettatpre è chiamato a completarla: è il più profondo livello di
interazione.

Musubi: letteralmente, è il senso di fecondità che infonde una direzione potente alla
mente creativa, permettendole di superare i confini del marketing e di raggiungere nuovi
territori.

Shi: progettare poesia.

Hi: l’umiltà del legno

Makoto: costruire sincerità nei prodotti

Kessaku: creare capolavori

Per quanto possano apparire effimeri, il loro significato è potente.


Da qui nasce l’autentica essenza di una rivoluzione.
È BELLO
CIÒ CHE
È RASSICURANTE?
È BELLO
CIÒ CHE
È DECORATO?

Santuario della Natività di Maria, Vicoforte (1596)


È BELLO
CIÒ CHE
È
DECORATO?
La
decorazione
nasconde un
significato che
alimenta la
percezione
della bellezza?
È BELLO CIÒCHE
È UNDERSTATED?
È BELLO
CIÒ CHE È
SORPRENDENTE?
Palladio, Teatro Olimpico di Vicenza (1585)
È BELLO
CIÒ CHE
È SUBLIME?
È BELLO
CIÒ CHE
È PERFETTO?
Roberto Grossatesta, commentando
S. Ambrogio, parla delle stelle: "le stelle
appaiono bellissime alla vista, benché
noi non vediamo nessuna bellezza
proveniente dalla composizione delle
parti o dalla proporzione della figura,
ma solo la bellezza che deriva dal
fulgore. Come dice Ambrogio, la natura
della luce rende le altre parti del
mondo degne di lode".
È BELLO
CIÒ CHE
È STRANO?
È BELLO CIÒ
CHE
È DI MODA?
«L’ambito del bello convenzionale,
della moda, è pieno di fenomeni
che giudicati dall’idea del bello
non possono che essere definiti
brutti, ma che tuttavia valgono
temporaneamente per belli,
perché lo spirito di un’epoca
trova proprio in queste forme
l’espressione adeguata del suo
carattere specifico, e ci si
adegua ad esse».
(Karl Rosenkranz)
È BELLO CIÒ
CHE
È INCOMPLETO?
È BELLO CIÒ
CHE
È FAMOSO?
È BELLO CIÒ
CHE
È NUOVO?
I nostri tempi sono dominati dal culto di tutto ciò che è nuovo: essere una
novità, arrivare per primi, come in una gara sportiva, si sostituisce al bello, a
creare bellezza.
La connessione tra il tempo della creazione e quella del godimento del
bello sembra essere stata perduta.
Mentre, come usava ripetere Victor Hugo,“nessun uomo saggio oserebbe
pensare che il profumo del caprifoglio è inutile alle costellazioni”.
È BELLO CIÒ
CHE
È ETICO?
È BELLO CIÒ
CHE
È BEN FATTO?
La
bellezza
italiana:
tecnica
e arte

i doni
di Atena
e i doni
di Apollo
CREARE BELLEZZA,
DOMINARE L’ESTENSIONE
Henry Focillon:
Il gesto che crea esercita un’azione continua sulla vita
interiore.
La mano sottrae l’atto di toccare alla sua passività
ricettiva, lo organizza per l’esperienza e per l’azione.
Insegna all’uomo a dominare l’estensione, il peso,
la densità, il numero.
Nel creare un universo inedito, lascia ovunque la propria
impronta.
Educatrice dell’uomo, lo moltiplica nello spazio e nel tempo.
È BELLO
CIÒ CHE
È ITALIANO?
UN BANALE
ESEMPIO...
DICEVAMO...

È BELLO
CIÒ CHE
È ITALIANO?
L’INTELLIGENZA DELLA MANO
“Nella esemplarità della sua vita,
l’Italia offre per secoli lo spettacolo
delle sue affermazioni intellettuali, delle
sue evoluzioni culturali.
Nel complesso, una delle più brillanti
serie di spettacoli di intelligenza da
che mondo è mondo”.
(Fernand Braudel)
BELLEZZA, LAVORO,IMPEGNO:
IL CASO FIRENZE
Dietro ogni splendido risultato raggiunto ci sono impegno, passione, duro
lavoro: la bellezza, frutto del lavoro dell’uomo, non “esce” facilmente dalle dita.
Possiamo dire di
essere in
presenza di una
“bellezza
italiana” quando
ricorrono alcune
caratteristiche
irrinunciabili,
legate sia alla
percezione
dell’oggetto sia
alla sua origine,
produzione,
finalità.
La “bellezza italiana” è
un’alchimia ottenuta grazie
a una calibrazione
armonica di una serie di
fattori, che indiscutibilmente
danno luogo a una
“eccellenza” che è anche
perfettamente “bella,” nel
senso italiano deltermine.
I criteri che
indagheremo,
collegandoli alla
creazione
contemporanea di
una bellezza italiana
che sia riconosciuta
come tale, sono undici:
sono punti di partenza
per una riflessione che,
come scriveva David
Hume, permetta di
“esercitare e
acutizzare il senso del
bello”.
La bellezza italiana
prevede sempre:

ARTIGIANALITÀ

AUTENTICITÀ

COMPETENZA

CREATIVITÀ

FORMAZIONE

INNOVAZIONE

INTERPRETAZIONE

ORIGINALITÀ

TALENTO

TERRITORIALITÀ

TRADIZIONE
DESIDERARE IL CONTAGIO DELLA BELLEZZA
Ne Libro VII delle Storie di Tito Livio si racconta che nel 364 a.C. una
gravissima pestilenza aveva messo in ginocchio Roma. I due consoli in
carica, disperati, ebbero l’idea di introdurre nell’Urbe una «forza
contraria», un contagio nel contagio, là dove tutto cospirava alla fine…
Avere il
coraggio di
desiderare la
bellezza, e di
scegliere il
proprio destino
LA BELLEZZA ITALIANA E I SUOI ANTAGONISTI
Utilitarismo sfrenato, ricerca incondizionata del proprio interesse,
ignoranza e ingordigia generano una hybris incontrollata che
distrugge la bellezza.
Utilitarismo e desideri sfrenati producono solitudine.
Oggi gli antagonisti della Bellezza italiana sembrano un’idra, le cui
molte teste ricordano tutti i personaggi incontrati dal Piccolo Principe.
Un’idra che si sconfigge solo mettendo al centro della riflessione e
della progettualità la comprensione, la dignità e i legami.
LA BELLEZZAITALIANA
Ospiti:
Liliana Cantone e
Martha Fabbri,
Altroconsumo