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GiovannelliPerché sappiamo che è difficile di parlare di scrittura onesta, quando se facciamo mente locale sul linguaggio, sappiamo che il linguaggio è stratificato, il linguaggio si fa portatore di ideologie e è carico di significati che spesso non controlliamo, che assimila in maniera implicita, Gordimer ha sempre resistito questa sorta di critica, tiene duro su questo aspetto
 immaginando lo scrittore come una sorta di funambolo, come un acrobata su un filo che osserva quello che gli accade intorno ma deve cercare di stabilire questo equilibrio fra il sentirsi coinvolto e lo stare in disparte, stare in disparte che vuol dire per l’autore crearsi una dimensione parallela, che ha una finestra aperta alla realtà ma l’autore deve condurre il percorso ermeneutico, di interpretazione da solo, nella dimensione letteraria. Quindi in questo senso, quando Gordimer parla di verità, parla di un tipo di scrittura che non vuole e non deve essere propagandista, che non vuole creare un’alleanza stretta tra la letteratura e un messaggio politico, ma la letteratura si pone in una dimensione diversa, in una dimensione più universale, che fa si che la letteratura possa parlare a un pubblico internazionale, questo spiega la fama e il successo che Gordimer che ha avuto a livello mondiale. La letteratura è riuscita a sensibilizzare noi, gli europei, alla questione razziale. L’autrice definisce ilpercorso come un percorso di history from the inside, dice: io, come persona vivo quotidianamentela realtà del mio paese, che mi condiziona come persona, mi aiuta a maturare, mi pone delle domande, ma poi c’è un secondo momento, io come autore opero una sorta di alchimia, tra la history e la mia interiorità e quello che emerge nei miei romanzi è una History from the inside, la storia rifratta, trasformata attraverso un percorso interiore.
History from the inside
Gordimer riesce a creare per la letteratura una dimensione che preserva sia l’aspetto estetico, letterario vero e proprio, quindi tutti gli aspetti della letterarietà: la simbologia, gli aspetti allegorici, tutte le stratificazioni che sono tipiche [salta]…. I 15 romanzi di lei sono romanzi che creano un ponte con momenti particolari della storia del Sudafrica. Ogni romanzo che lei scrive istaura un dialogo con le vicende storiche a lei contemporanee. Questo è imprescindibile. Lei dice che i libri non nascono da altri libri, ma i libri nascono dalla vita vissuta (i postmoderni non sono d’accordo su questo). I romanzi, i libri, non nascono da altri libri. Non ci puòessere la riscrittura autoreferenziale e basta. I libri e i romanzi nascono dalla vita e dal vissuto. Nonè la forma che determina il contenuto, ma il contenuto che richiede un’elaborazione formale adatta.Per ogni romanzo che Gordimer scrive, dal 53 al 2012, ogni romanzo crea un ponte con le vicendestoriche del Sudafrica a lei contemporaneo. Il dialogo con la history per lei è imprescindibile. C’è un passo ulteriore
 c’è uno sfondo storico, ma lei non li definisce romanzi storici, c’è anche un processo di metamorfosi, di trasformazione metaforica, allegorica, di vari aspetti e con varie componenti, e questo dialogo con la storia viene dall’autrice interiorizzato-introiettato, e lei dirà che i romanzi enucleano un percorso che lei definisce “history from the inside” , cioè il dialogo conla storia viene condotto dall’autrice, l’autrice osserva attentamente il contesto umano, collettivo, personale di un certo periodo storico, poi lo filtra nella sua interiorità e in vari modi, anche dialogando con il percorso intellettuale, quindi la dimensione storica nei suoi romanzi esce trasformata. Storia vissuta dall’interno, nella sua interiorità. Quando analizziamo i romanzi, lei ci segnala in che senso. Appena troviamo degli esempi lei ce lo dirà. Quando parla di
scrittura onesta
 
 per lei scrittura onesta è una scrittura che resiste alle strumentalizzazioni della propaganda, dobbiamo pensare non alla letteratura di paesi liberi, ma alla produzione letteraria di un Sudafrica nel periodo dell’apartheid (fase acuta del segregazionismo), in cui non era possibile pubblicare quello che si voleva, in cui le opere letterariee saggistiche, venivano sottoposte a dei controlli. La letteratura in questo contesto spesso diventava uno strumento di lotta, si parla di letteratura di protesta, una letteratura che dichiaratamente, soprattutto sul fronte nero, c’erano molti dibattiti in cui si diceva che in un contesto come quello sudafricano, non era possibile produrre letteratura alta, ma la componente
 
letteraria doveva rimpicciolirsi perché i romanzi e i racconti, dovevano, al di là della raffinatezza linguistica, che veniva per ultima; bisognava trattare di problematiche cogenti e sociali. La letteratura impegnata era intesa in quel modo. L’aspetto della raffinatezza linguistica, la dimensione simbolica erano quasi nullificate, al centro c’era un impegno che si traduce inun tipi di letteratura realistica, all’insegna della verosimiglianza, e che diventava una letteratura documento. Per Gordimer, questa, non è un tipo di scrittura che definisce onesta, ma asservita al potere politico, anche se la causa è giusta, per Gordimer, e si sente anche l’influsso dell’estetica europea e anche occidentale, per lei la letteratura non deve mai perdere la sua marca estetica, non deve mai piegarsi alle esigenze politiche e diventare strumento di propaganda, sennò cessa di essere libera, nel momento in cui la letteratura diventa propaganda, allora diventa schiava; invece per rimanere libera la letteratura deve mantenere una dimensione che la vede come separata, come una dimensione cha ha una sua autonomia. Questa autonomia è data dall’aspetto dell’estetica letteraria, solo se lo scrittore mantiene la sorta di stacco rispetto all’impegno politico; lo scrittore può essere impegnato politicamente nella vita quotidiana, ma nel momento in cui scrive, nella sua opera, bisogna cercare di non piegare mai la qualità del testo letterario e di non abbassarla, ma mantenere l’onestà, quindi l’onestà consiste nel cercare di essere i più obbiettivi possibili, di dimenticare le affiliazioni, il contesto contingente e scrivere nel modo più obbiettivo possibile, creandosi uno spazio parallelo, una room of one’s own, in un certo senso. Scrittura onesta, chiamiamola scrittura obbiettiva. Nothing that I write will be as true as my fiction
 cosa vuol dire? Nei miei romanzi io non faccio propaganda, nelle mie opere letterarie, io affronto questioni e problematiche, vivendole e interiorizzandole. Domanda: lo fa anche Virginia Woolf?Virginia woolf lo fa in parte. Nel caso di Gordimer però il dialogo con la storia è più forte nel senso che nella Woolf, in to the lighthouse, in cui abbiamo trasposizioni e richiami alla guerra. Anche In Gordimer abbiamo questo filtro, ma la dimensione del contesto storico è più presente in Gordimer, ma come nella Woolf, anche in Gordimer, c’è questa necessità di creare una linea di demarcazione-confine. La letteratura non deve diventare strumento di lotta, non deve piegarsi allapropaganda. Il committment dell’arista è qualcosa che si esprime nei testi letterari. Rapporto alchemico si istaura fra l’interiorità dell’autrice e la realtà storica.  Altri aspetti che lei vuole mettere in luce: desiderio di Gordimer (attraverso il percorso di history from the inside) di immaginare una comunità, un mondo meno settario, un mondo in cui la realtà bianca non sia unica e totalizzante, ma la ricerca di apertura, che lei paragona a questo superamento di barriere e di confine, uscire dal bozzolo bianco e superare sempre più le barriere. Lei ha immaginato per il Sudafrica, già in tempi antichi, una situazione che noi troviamo solo oggi ai nostri giorni, una situazione paragonabile a quella che lei auspicava, un Sudafrica multi prospettico, in cui ci siano tante voci e più scrittori di tante etnie, abbiano la possibilità di pronunciarsi, di esplorare i loro mondi, guardando alla storia, pensare a un’ Africa caratterizzata dall’unità nella diversità (nazione arcobaleno), tante identità diverse ma non per questo in antagonismo, non con una che schiaccia l’altra. L’idea dell’ibridismo, del dialogo, della cross fertilization, di questa unione di culture, è qualcosa a cui lei ha auspicato, e che lei ha cercato anche nella sua scrittura onesta di fare questo. Nei suoi 15 romanzi, non ce n’è uno simile all’altro, sono tutti differenti dal punto di vista dello stile, nel suo primo romanzo (The lying days, del 53) , questa idea del dialogo multirazziale, questa idea della cross fertilization, è qualcosa di quasi inconcepibile. La protagonista (doppio dell’autrice) vive da ragazzina nel mondo bianco, con la madre che le tappa le ali, a poco a poco cerca di
 
superare le barriere, aprendosi per quanto possibile a un mondo non bianco, a quel mondo progressista a cui si accennava precedentemente, ma la voce resta monocorde, è ancora una voce sola, quella di un mondo bianco che soffoca se stesso (è autotelico). Anche dal p di vista stilistico, lo stile di Gordimer è uno stile bianco, nel senso che è europeo. Nel primo romanzo ci sono echi forti dei romanzi di Laurence, dal punto di vista dello stile, Gordimer si apre gradualmente ma notiamo marche diverse. In occasion for loving, vediamo che questa apertura delmondo bianco, lei privilegia le figure femminili (soprattutto nei nostri), in occasion for loving, questaapertura verso il mondo non bianco è più presente, i protagonisti sono dei progressisti (liberal) che hanno fatto il salto, e che stanno diventando dei radical, sono in contatto con il mondo nero e il pittore in questo romanzo è un pittore di colore che viene accolto nella famiglia dei bianchi, e c’è una relazione interraziale tra il pittore nero e la giovane donna bianca. In occasion for loving, vediamo che in Gordimer, a livello di stile e echi intertestuali è presente la letteratura modernista europea, echi di Woolf, echi di Conrad di, T. S. Elliot, qui lo stile di Gordimer ha queste contaminazioni, comincia a sperimentare. Mano a mano che ci avviciniamo alla nostra epoca, gli anni 90 e 2000, lo stile di Gordimer, negli anni finali, raggiungerà una marca che dal punto di vistadel vocabolario, del lessico è cross fertilized
 Ci sono termini in lingue bantu, in una o più lingue africane, con sintassi dell’inglese fluida, e contaminata dalle lingue locali: c’è un superamento di barriere e un apertura graduale che si percepisce nei vari romanzi a livello di caratterizzazione dei personaggi, a livello di ambientazioni e a livello stilistico o linguistico. Nei due romanzi che noi analizziamo, se non fosse per il fatto che si ambientano in Sudafrica, sembrerebbe a livello linguistico e stilistico di leggere i modernisti; ci sono della marche riconoscibili, ma si tratta della prima Gordimer, che sperimenta su se stessa, e lei non ha avuto una formazione universitaria, è un’ autodidatta, non ha seguito dei percorsi di studi regolari, a causa di quel lieve problema di saluto per un periodo non ha frequentato la scuola, ha frequentato le superiori ma non ha preso il diploma, e va all’ uni (Johannesburg) solo per un anno, quindi si è formata da sola, con tante letture nazionali e transnazionali. Si è come costruita questa identità nel corso del tempo. Negli anni 70
 gli interpreti neri (the black interpreters; saggio)
 già nel saggio
Gordimer aveva in mente questa idea, l’idea moderna. Lei si faceva queste domande: che cosa è la scritturaafricana? Lei disse: per me la scrittura africana è un tipo di scrittura fatta in qualunque lingua dagli africani o anche da persone che vivono in Africa, persone che indipendentemente dal colore della loro pelle sentono di essere stati plasmati dall’Africa, uno scrittore africano che si scriva in afrikaans, in inglese, in una lingua autoctona, uno scrittore africano è colui che percepisce l’attaccamento forte con la propria terra e già negli anni 70 l’idea di Gordimer è quella di un’Africa multietnica. Nel saggio lei riflette sull’identità dello scrittore africano quindi. Lei disse nel saggio
 
one must look at the world from Africa to be an African writer, not look upon  Africa from the world.
 Bisogna guardare al mondo dall’Africa per essere uno scrittore africano, non guardare all’Africa dalmondo. Questo può sembrare un gioco di parole ma non è così
 caliamoci nella sua prospettiva. I romanzi di Gordimer ci obbligano a calarci nella prospettiva, lei riesce a guardare al mondo dall’Africa. E’ quello che fa in the lying days, quando si appropria di parte della cultura europea, della visione di Lawrence, ma la fa propria, per cui abbiamo degli echi di autori europei che sono degli echi riplasmati, riadattati e anche relativizzati, perché è l’autore africano che guarda alla cultura europea dal suo punto di vista, questo significa vederli in un’ottica differente: l’esperienza amorosa, la sessualità di Lawrence, così come furono vissuti in Europa, diventa qualcosa di diverso se la contestualizziamo in africa, così come le ambientazioni. Lo stesso la woolf, pensiamo a gita al faro, di cui percepiamo gli echi,ma non siamo nell’isola di Skye, e nemmeno in Cornovaglia, la vegetazione e la fauna sono diverse, il modo di far pittura è diverso, e anche la tradizione europea, che Gordimer conosce molto bene, soprattutto la sua evoluzione e la letteratura russa, di nuovo viene come assimilata nella sua interiorità, insieme alla

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