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Werner Karl Heisenberg

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Werner Karl Heisenberg (Würzburg, 5 dicembre 1901 – Monaco


di Baviera, 1º febbraio 1976) è stato un fisico tedesco.

Fu uno dei principali artefici della meccanica quantistica, su cui


pubblicò un primo lavoro rivoluzionario nel 1925, a cui fece
seguito nello stesso anno una serie di articoli, scritti con Max Born
e Pascual Jordan, che diede vita alla formulazione della teoria
quantistica nota come meccanica delle matrici. È noto inoltre per
aver esposto nel 1927 il principio di indeterminazione. Ricevette il
Premio Nobel per la fisica nel 1932 "per la creazione della
meccanica quantistica".

Dette anche importanti contributi alle teorie dell'idrodinamica dei


flussi turbolenti, del nucleo atomico, del ferromagnetismo, dei
raggi cosmici e delle particelle subatomiche, e fu determinante
nella pianificazione del primo reattore nucleare della Germania
occidentale a Karlsruhe. Durante la seconda guerra mondiale fu
uno dei principali scienziati del programma tedesco sulle armi
nucleari.
Werner Karl Heisenberg

Premio Nobel per la fisica 1932


Indice
Biografia
Infanzia e adolescenza
L'Università
Il principio di indeterminazione e l'interpretazione di
Copenaghen
La cattedra di Lipsia
Il premio Nobel
Il matrimonio
Il rapporto col nazismo
Il lavoro durante la guerra
Il periodo postbellico
Autobiografia e morte
Onorificenze
Opere
Autobiografie
Opere tradotte in italiano
Articoli di stampa
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia

Infanzia e adolescenza

Nel tardo pomeriggio del 5 Dicembre 1901 Anna Wecklein Heisenberg dà alla luce il suo secondogenito,
Werner Karl. Per l’esattezza, alle sedici e quarantacinque del precisissimo registro anagrafico di Würzburg,
dove la famiglia vive al numero 10 di Heidingfeldstrasse.

I primi anni di Werner trascorrono in un ambiente sereno tra solenni regole dell’accademia e faccende di
casa. Nelle poche immagini rimaste Werner Heisenberg appare un bambino timido e schivo, di corporatura
esile ai limiti della gracilità, con un caschetto di capelli biondissimi e le guance tempestate di lentiggini.

Insieme al fratello più grande vive all’insegna di una continua, incessante rivalità, motivata probabilmente
dal desiderio di assicurarsi le scarse attenzioni del padre, che per parte sua contribuisce ad alimentare fin
dall’inizio il confronto. In un modo o nell’altro, la precoce rivalità fomentata dal padre nei due figli deve
aver influenzato tutta la vita di Werner Heisenberg, che negli anni a venire non avrebbe mai fatto nulla per
nascondere il suo istinto a primeggiare sempre e comunque, dal lavoro alle attività ricreative, manifestando
una determinazione non comune, che seppe alimentare con una grande capacità di sottoporsi a mole di
lavori impressionanti e un talento tutt’altro che comune.

Gli insegnanti ne riconoscono le doti eccezionali fin dagli anni di Würzburg, dove frequenta le prime classi
del Gymnasium, prima che il padre fosse trasferito improvvisamente a Monaco alla fine del 1909, in seguito
alla morte di Karl Krumbacher, il suo maestro.

L’ambiente culturalmente stimolante di Monaco rappresenta per Werner un’opportunità ideale per il
proseguimento degli studi. Quando Werner si iscrive nell’autunno 1911, al Maximilians-Gymnasium, la
scuola ha già una solida reputazione di istituto d’elite, e il giovane Heisenberg si merita d’ufficio l’iscrizione
nella sezione A del ginnasio, quella destinata agli studenti più promettenti.

Nei primi tre anni del ginnasio, Werner si dedica prevalentemente allo studio del latino e della matematica
raggiungendo risultati eccellenti. Alla fine del secondo anno un insegnante scrive: «Ha conseguito con
facilità risultati eccellenti, quasi per gioco».

Sostiene gli esami nell’estate del 1920, il 7 Luglio 1920 e la brillante prova orale di Werner gli assicura
l’ultimo posto utile per conquistare una borsa di studio alla prestigiosa Maximilianeum-Stiftung, la
fondazione istituita nel 1849 dal re di Baviera Massimiliano I.[1]

L'Università
Dopo lunghe ed estenuanti discussioni in famiglia, August Heisenberg procura al figlio un appuntamento
con Arnold Sommerfeld, preside della facoltà di fisica teorica all’Università di Monaco. Il professore dopo
un breve colloquio accettò il giovane Heisenberg e di lì a poco si iscrisse al corso di Sommerfeld, che era
articolato in sei semestri, la durata minima del corso, che dipendeva dalla Facoltà di Filosofia, prima di
poter affrontare l’esame di laurea.

Werner segue un programma impegnativo: cinque corsi principali che spaziano su tutta la fisica teorica. Tra
il 1920 e il 1921 tiene lezioni serali sull’opera lirica tedesca a beneficio dei lavoratori e organizza anche un
corso di astronomia. La sera si reca in campagna seguito da intere famiglie per andare a guardare le stelle, o
fa da cicerone all’osservatorio statale.

La vita universitaria a Monaco lo assorbe completamente e il suo precoce talento comincia a mettersi in luce
sotto la guida di Arnold Sommerfeld. Durante un convegno a Jena Heisenberg presenta il suo “modello
della regione centrale dell’atomo”, che spiega molti dei fenomeni inspiegabili fino ad allora e il 17 dicembre
1921 la «Zeitschrift für Physik», una delle più importanti riviste di fisica, accetta il manoscritto proposto da
Heisenberg per la pubblicazione.

È a Gottinga, nel giugno 1922, che Heisenberg ha modo di incontrare durante una conferenza per la prima
volta Bohr, le sue domande argute suscitarono l’interesse di Bohr, tanto da far iniziare una fruttuosa
collaborazione durata quasi vent'anni. Curiosamente Heisenberg ebbe problemi all’università nel passare gli
esami, tanto da ottenere un punteggio minimo al dottorato.[2].

Nei primi mesi del 1923, Max Born, direttore dell’istituto di fisica teorica a Gottinga, propone al giovane
Heisenberg un semestre come assistente per sostituire Wolfgang Pauli, il giovane Werner accetta anche se
non ha molto tempo per dedicarsi alla stesura del suo lavoro di laurea.

Il 10 Luglio 1923 sottopone una breve tesi di sole 59 pagine alla commissione della Facoltà di filosofia e il
23 luglio 1923 si presenta davanti alla commissione per sostenere l’esame di laurea, risponde molto
facilmente alle domande di fisica teorica e matematica ma ha molte difficoltà a rispondere alle domande di
fisica sperimentale, alla fine supera l’esame con una media appena sopra la sufficienza.[3]

Il principio di indeterminazione e l'interpretazione di Copenaghen

Werner arriva per la prima volta a Copenaghen il 15 marzo 1924, dove trova un ambiente accogliente. I
primissimi giorni li trascorre in lunghe discussioni con Bohr sulla filosofia della fisica dei quanti e sulla
nuova teoria di Bohr-Kramers-Slater (BKS) sulla dualità tra onda e particella nella teoria quantistica della
radiazione, uno dei più profondi enigmi della fisica dell’epoca.

A luglio Bohr gli comunica l’attribuzione di una generosa borsa di studio per trascorrere un anno a
Copenaghen e il 28 Luglio 1924 il corpo docente di Gottinga approva la sua abilitazione all’insegnamento
nelle università tedesche, grazie ad una dissertazione sulla teoria dell’effetto Zeeman.

A metà settembre 1924 Werner fa il suo timido ingresso nel tempio della fisica atomica di Copenaghen,
dove la vita è molto dura a causa della forte concorrenza dei giovani fisici più promettenti provenienti da
tutto il mondo. Ma questo ambiente lo stimola molto, infatti da lì a pochi mesi Werner si incammina sulla
strada che lo porterà a formulare la “meccanica matriciale”. Nella meccanica matriciale Werner sostituisce le
orbite classiche con una serie ordinata di enti matematici di una matrice e in seconda battuta applica il
principio di conservazione dell’energia.

Questa condizione gli permette di derivare le energie degli stati stazionari applicando la sua regola di
moltiplicazione per gli elementi di matrice alle corrispondenti espressioni classiche. Heisenberg pubblicherà
la sua nuova scoperta alla fine di luglio 1925 sulla «Zeitscrift für Physik» e questa susciterà il grande
interesse di Born e Dirac, i quali interpreteranno la regola di Heisenberg come la relazione quanto-
meccanica per la moltiplicazione delle matrici momento e posizione di un qualsiasi sistema meccanico.
L’intuizione sopraggiunse a Heisenberg la notte del 7 giugno mentre era in vacanza sull’isola di Helgoland.
Riflettendo sulla questione, verso le tre di notte ebbe l’idea, poi euforico andò in uno dei punti a sud
dell’isola per osservare l’Alba. Dopo aver mostrato agli altri scienziati la sua intuizione e interpretati i dati
che richiamavano al calcolo delle matrici disse con costernazione: «Non so neppure cosa sia una
matrice!»[2].

La nuova teoria deve subito affrontare una durissima sfida, infatti nelle stesso periodo Erwin Schrödinger
elabora la sua meccanica ondulatoria, ottenendo attraverso un’opportuna «equazione d’onda» i risultati
cercati con minore complessità di calcolo rispetto alla meccanica matriciale. Poco dopo ê lo stesso
Schrödinger a dimostrare l’equivalenza formale dei due approcci. Lo scontro fra le due teorie è solo
all’inizio e la teoria delle matrici, pur esatta, appare meno in grado di "visualizzare" la traiettoria di un
elettrone; si creano delle tensioni tra i due scienziati, tanto che Heisenberg commenta aspramente:

«Quanto più penso agli aspetti fisici della teoria di Schrödinger, tanto più repellenti li
trovo. Quel che Schrödinger scrive della visualizzabilità della sua teoria "non è
probabilmente del tutto esatto", in altri termini sono cretinate.[4]»

Questi toni evidenziano il clima di scontro di quel periodo tra le


due formulazioni della meccanica quantistica, l’una che
considerava i fenomeni atomici come graduali, l’altra caratterizzata
da salti quantici. Al riguardo Schrödinger afferma: «Non posso
immaginare che un elettrone salti qua e là come una pulce.» Chi
alla fine fa da paciere tra i due fisici ë Niels Bohr, invitando
Schrödinger a Copenaghen per discutere della loro versione della
fisica dei quanti.[5]

Heisenberg e Niels Bohr. Heisenberg trae ispirazione dalle parole di Einstein, incontrato
durante una conferenza a Berlino. «Una sera – ricorda in Fisica e
oltre – mi tornarono in mente le parole di Einstein:” È la teoria a
decidere che cosa possiamo osservare”. –Il problema – continua Heisenberg – andava affrontato in altro
modo: la meccanica quantistica è in grado di rappresentare il fatto che un elettrone si trova
approssimativamente in un punto dato e che si sposta approssimativamente a una velocità data? E poi siamo
in grado di calcolare posizione e velocità in modo sufficientemente approssimato da non andare incontro a
difficoltà sperimentali?»[6]

Heisenberg trova le risposte a queste domande formulando il principio di indeterminazione, ovvero non è
possibile conoscere esattamente nello stesso istante il valore della posizione e della velocità. Niels Bohr, suo
insegnante a Copenaghen, comprende immediatamente che il principio di indeterminazione è un pilastro
della nuova meccanica quantistica. Il 22 marzo inviò alla rivista Zeitschrift für Physik il suo articolo
intitolato Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica quantum-teoriche.

Durante il congresso di Como, tenutosi nell’autunno del 1927 per la commemorazione della morte di
Alessandro Volta, a Niels Bohr viene affidata la comunicazione del "Gruppo di Copenaghen", quella che
ancora oggi è nota come interpretazione di Copenaghen: “In ogni esperimento compaiono simultaneamente
aspetti ondulatori e aspetti corpuscolari, e il fatto che si presentano sia gli uni che gli altri dà origine al
disturbo che genera le relazioni di indeterminazione.” Complementarità e indeterminazione saranno, d’ora
in poi, il quadro di riferimento entro il quale interpretare tutti i fenomeni quantistici.[7]

La cattedra di Lipsia
A Lipsia va in pensione Theodor Des Coudres e il Peter Debye è orientato a chiedere la disponibilità di
Heisenberg, non senza informare prima Sommerfeld il quale suo malgrado acconsente alla candidatura
dell’allievo. L’ambita chiamata arriva alla fine di luglio 1927, Werner accetta la cattedra di fisica teorica al
Theoretisch-Physikalisches Institut di Lipsia e lascia Copenaghen per diventare, a soli ventisei anni, il più
giovane professore ordinario di tutta la Germania.[8]

Per quanto giovane, Heisenberg diventa immediatamente un polo di attrazione della fisica di Lipsia, e
unisce al talento di fisico teorico doti didattiche non comuni e una determinazione ostinata nel preparare le
sue lezioni, alle quali partecipano sempre più studenti.

Nel febbraio del 1929 viene inviato dalla autorità della Sassonia a un ciclo di conferenze prima in giro per il
mondo. Nel febbraio 1929 il professore Heisenberg salpa per gli Stati Uniti, la prima tappa è New York,
dopo una serie di conferenze al MIT, la seconda a Chicago dove conosce il fisico Barton Hoag, poi a
Washington, dove partecipa al congresso dell’American Physical Society, successivamente al parco di
Yellowstone dove ha un appuntamento con Dirac, con il quale a metà agosto affronterà la traversata del
pacifico, per proseguire il suo giro del mondo, per tenere conferenze in Giappone, Cina e per finire in India
dove vede coronato il suo sogno di scalatore con le vette dell’Himalaya. Di qui riprende la strada
dell’Europa, che lo porterà a Lipsia nel novembre 1929.

Il suo ritorno a Lipsia coincide con un grande fioritura per la città, che è diventata nodo degli scambi
commerciali con l’est europeo e centro di grandi stimoli culturali. Intorno alla figura di Heisenberg si
coagula una scuola che conta alcuni dei più brillanti studenti e assistenti di tutta la Germania, come Felix
Bloch, Lev Landau, Rudolf Peierls, Friedrich Hund, Edward Teller e Carl Friedrich von Weizsäcker
destinato a diventare uno degli amici più stretti di Heisenberg. In compagnia del nutrito gruppo di allievi,
Werner affronta le due questioni aperte, la relazione fra gli elettroni e i quanti di luce e il problema
fondamentale, trovare una relazione che leghi tra loro i due grandi progressi della fisica di inizio secolo, la
meccanica quantistica e la teoria della relatività di Einstein.

Nel marzo del 1932 James Chadwick del Cavendish Laboratory di Cambridge, scopre che oltre al protone
il nucleo ospita i neutroni e il 20 giugno 1932 Heisenberg spedisce un articolo alla «Zeitschrift für Physik»
con il titolo “Sulla struttura dei nuclei atomici”.

Il neutrone di Chadwick vi ha un ruolo da protagonista come componente dei nuclei atomici e come
indefinito composto di un protone e un elettrone. Entro la fina dell’anno Heisenberg produce altri due
articoli spiegando la stabilità degli isotopi. In capo a un paio d’anni, Eugene Wigner ed Ettore Maiorana
completeranno il suo lavoro, Pauli proporrà il neutrino, elemento fondamentale per garantire la
conservazione dell'energia e della quantità di moto, Fermi e Yukawa forniranno la teoria che ancora oggi
descrive il decadimento beta.[9]

Il premio Nobel

All'inizio del 1933 viene promulgato il decreto sul «servizio pubblico professionale», che sancisce che tutti
i dipendenti pubblici che non hanno una comprovata ascendenza ariana devono essere messi a riposo. I
Premi Nobel Fritz Haber e James Franck rassegnano immediatamente le dimissioni. Max Born si ritira nella
sua casa di montagna italiana a Selva di Val Gardena. Albert Einstein, ospite negli Stati Uniti per un ciclo di
conferenze, decide di non rientrare più in Germania e dà le dimissioni dall’Accademia di scienze prussiana.
Anche l’Università di Lipsia conta le sue vittime, Heisenberg, sotto la spinta del giovane assistente
Friedrich Hund, medita le dimissioni come gesto estremo di protesta, ma alla fine di una lunga riflessione
decide di chiedere consiglio al grande vecchio della fisica Max Planck. Dopo il colloquio il Heisenberg
decide di rimanere e cercare di contrastare il regime dal suo interno. Nell’autunno del 1933 la Deutsche
Physikalische Gesellschaft decide di assegnargli la prestigiosa Medaglia Max Planck, la massima
onorificenza della fisica tedesca, che verrà consegnata il 3 Novembre 1933. Ma siamo solo all’inizio, una
settimana più tardi, sarà l’Accademia reale delle scienze di Svezia a dover comunicare una notizia
all’insigne fisico di Lipsia. Il premio Nobel per la fisica che non era stato assegnato nel 1932 sarà conferito
a Werner Heisenberg,"per la creazione della meccanica quantistica, la cui applicazione, tra le altre cose,
ha portato alla scoperta delle forme allotrope dell'idrogeno", nel corso della cerimonia di consegna del
premio per il 1933, attribuito a Schrödinger e Dirac. Nel maggio 1935 le leggi antisemite si fanno più
severe, e l’Università di Lipsia si vede privata di altri docenti. Werner torna a chiedere il consiglio di
Planck, ma la situazione è disperata, la parola d’ordine del decano della fisica tedesca è: resistere.[10]

Il matrimonio

Il 30 gennaio 1937 Heisenberg si reca a casa dei Bücking, premiati


editori di Lipsia, per un concerto e lì incrocia gli occhi chiari di una
giovane donna, alta e di bell’aspetto, dall’aria serena e del
sorridente, finito il concerto, i due si intrattengono in una
conversazione che fa breccia nelle ansie del fisico.

Elizabeth Schumacher ha appena compiuto 25 anni e proviene da


una famiglia di economisti di Bonn in cui la disciplina regna
sovrana. Le nozze vengono fissate a tempo di record e il 29 aprile
Bohr, Heisenberg e Pauli (al primo
1937 Elizabeth e Werner si uniscono in matrimonio nella piccola
banco) in una riunione del 1937
chiesa di St. Annenkirche.

Di lì a nove mesi nasceranno i primi due di sette figli, Wolfgang e


Maria, che coroneranno l’unione dei due coniugi.[11]

Il rapporto col nazismo

Sin dagli inizi del regime nazista, Heisenberg sviluppò una forte insofferenza nei confronti del nuovo
regime politico. Nel suo libro Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti, Heisenberg riporta molti episodi
significativi, come una discussione avuta nel 1933 con uno studente nazionalsocialista. Heisenberg obiettò,
in risposta all'acceso militarismo dello studente:

«Io però vorrei considerare la situazione secondo una prospettiva più ampia. Il mondo
si sta evolvendo in un modo che mi ricorda l'Europa alla fine dell Medioevo, quando i
progressi della tecnica, e soprattutto la comparsa delle armi da fuoco, fecero sì che
castelli e città perdessero la loro importanza politica, fondendosi in più vaste unità
territoriali [...] E anche oggi vi è la tendenza a formare unità politiche più vaste, che
vadano oltre i confini nazionali. Credo quindi che sarebbe più utile per la sicurezza
della nazione se, invece di riarmarci, cercassimo di allacciare rapporti di amicizia con i
nostri vicini fondati sugli scambi economici.»

([12])

Heisenberg riporta anche un colloquio con Planck, avvenuto anch'esso del 1933. Heisenberg disse a Planck
che molti professori a Lipsia stavano pensando di dare le dimissioni, lui compreso. Planck sconsigliò tale
scelta affermando:

«Sono contento che ci sia ancora qualcuno abbastanza ottimista da pensare che sia
ancora possibile fare qualcosa. Ma lei sopravvaluta grandemente l'influenza delle
università e degli accademici. Il grande pubblico non verrà nemmeno a sapere che un
gruppo di docenti ha dato le dimissioni per protesta. [...] Non si può fermare una frana:
non possiamo nemmeno prevederne l'andamento con esattezza. Hitler non può
controllare la successione degli eventi: è un uomo posseduto dalle sue ossessioni.»

([13])

A metà luglio 1937 sul settimanale delle SS, «Das Schwarze Korps», esce un articolo di Johannes Stark dal
titolo «Weisse Juden in der Wissenschaft» ("Ebrei bianchi nella scienza"). L’obiettivo è Werner Heisenberg:
«Non è l’ebreo come razza a costituire di per sé una minaccia, ma piuttosto lo spirito che lo diffonde. E se il
portatore di questo spirito non è un ebreo ma un tedesco, lo si deve combattere con impegno ancora
maggiore rispetto all’ebreo razziale…».

Esordisce così il pezzo di Stark, un pezzo farcito di errori di sintassi e di lavori idealistici da manicomio.
Dopo essersi preoccupato di definire gli «ebrei bianchi», volge decisamente le sue attenzioni a Heisenberg,
mettendo insieme un dettagliato elenco dei misfatti che questi avrebbe commesso in plateale violazione
delle regole del buon tedesco.

Nell'articolo si citano i lavori di Heisenberg in difesa dell’insegnamento della relatività, lo si accusa di


mantenere dei rapporti con Einstein e la scienza ebraica, il rifiuto di rendere onore a Hitler e il
licenziamento di un assistente tedesco per far posto a due fisici ebrei. Stark paragona Werner Heisenberg a
Carl von Ossietzky, oppositore del regime e premio Nobel per la pace nel 1935, che si trova rinchiuso nel
campo di concentramento di Dachau. Le reazioni indignate del corpo accademico tedesco non si fanno
aspettare. Heisenberg, che aspirava da tempo ad avere la cattedra di Sommerfeld a Monaco, dovette
difendersi persino da un articolo uscito il 15 luglio 1937 sulla rivista delle SS Das Schwarze Korps in cui
veniva definito un “ebreo bianco”. Per evitare d’essere messo in un angolo, l’anno successivo si rivolse
direttamente a Heinrich Himmler, capo delle SS e amico di famiglia Himmler che in primo momento lo
ignora, successivamente decide di avviare un’inchiesta che affida a tre giovani fisici di sua fiducia.
L’inchiesta si protrae per mesi nei quali le SS sottopongono Heisenberg ad estenuanti interrogatori. Sono
mesi di atroce sofferenza, durante i quali Heisenberg ribatte colpo su colpo senza mai perdere la calma
anche se ad un certo punto è vicino alla fuga, avvia trattative segrete con un emissario della Columbia
University, pronto a emigrare negli Stati Uniti se le cose dovessero prendere una brutta piega.

I rettori di mezza Germania e il Reichministerium vengono travolti dalle lettere di protesta dei colleghi di
Heisenberg, che insorgono in difesa del collega. Lo stesso Werner si rivolge al ministro Bernhard Rust
chiedendo di fare piena luce sulla vicenda, se il punto di vista di Stark sarà considerato corretto, minaccia, è
pronto a rassegnare le dimissioni.

Alla fine i tre giovani fisici della commissione d’inchiesta, affascinati dalla levatura dell’indagato e
sinceramente convinti della sua buona fede, lo prosciolgono da ogni accusa, diventando suoi decisi
sostenitori. Il 21 luglio 1938, a un anno di distanza, Himmler invia al professor Heisenberg una lettera in
cui disapprova l’attacco del «Das Schwarze Korps» e lo informa di aver proibito ogni ulteriore manovra
contro di lui.[14] Anche se Himmler gli suggerì di distinguere nettamente i risultati della ricerca scientifica
dalle caratteristiche politiche e personali del ricercatore. In questo modo egli non menzionò più in pubblico
il nome di Einstein.[15]

Il lavoro durante la guerra

La fissione nucleare venne scoperta in Germania nel 1939. Heisenberg rimase in Germania durante la
seconda guerra mondiale, lavorando in favore del regime nazista e guidando il programma nucleare militare
tedesco.
Rivelò l'esistenza del programma a Bohr durante un colloquio a Copenaghen nel settembre 1941. Dopo
l'incontro la loro lunga amicizia terminò bruscamente. Bohr si unì in seguito al progetto Manhattan. Si è
speculato sul fatto che Heisenberg avesse degli scrupoli morali e che avesse cercato di rallentare il progetto.
Heisenberg stesso tentò di sostenere questa tesi. Il libro Heisenberg's War di Thomas Power adotta questa
interpretazione.

Nel febbraio 2002 apparve una lettera (mai spedita) di Bohr del 1957[16]: vi si legge che nella loro
conversazione del 1941 Heisenberg non espresse alcun problema morale riguardo al progetto di costruzione
della bomba; si deduce inoltre che Heisenberg aveva speso i precedenti due anni lavorandovi quasi
esclusivamente, convinto che la bomba avrebbe deciso l'esito della guerra in favore della Germania nazista.

Molti storici della scienza considerano questo scritto come prova della sua adesione al progetto nazista, pur
preoccupandosi della sorte dei suoi colleghi ed amici che potessero essere messi in pericolo
dall'occupazione della Danimarca; altri obiettano che Bohr comprese male le intenzioni di Heisenberg.

«Il primo sorso dal bicchiere delle scienze naturali rende atei; ma in fondo al bicchiere
ci attende Dio.»

([17])

La versione di Heisenberg stesso a proposito del suo lavoro al programma nucleare tedesco fu che,
obbligato contro la sua volontà a partecipare a tale programma, cercò di dirigerlo nella direzione degli
impieghi civili del nucleare, per la produzione di energia tramite reattori a fissione, piuttosto che verso la
produzione di armi atomiche.[18]

Il periodo postbellico

Dopo il conflitto fu nominato direttore del Kaiser Wilhelm Institute for Physics (subito dopo ribattezzato
Max Planck Institute for Physics), che diresse fino al 1958, quando l'istituto fu trasferito a Monaco.

Autobiografia e morte

Il figlio di Heisenberg, Martin Heisenberg, divenne un neurobiologo presso l'Università di Würzburg,


mentre il figlio Jochen Heisenberg diventò un professore di fisica alla University of New Hampshire.[19]
Quando Heisenberg accettò il Premio Romano Guardini nel 1974, tenne un discorso, che in seguito
sarebbe stato pubblicato con il titolo Verità scientifica e religiosa. Egli disse:

«Nella storia della scienza, persino fin dal celebre processo a Galileo, è stato
ripetutamente affermato che la verità scientifica non può conciliarsi con l'interpretazione
religiosa del mondo. Sebbene io sia ora convinto che la verità scientifica è inattaccabile
nel suo proprio campo, non ho mai ritenuto possibile sminuire il contenuto del pensiero
religioso come semplicemente parte di una fase fuori moda nella coscienza
dell'umanità, una fase alla quale dovremo rinunciare d'ora in poi. Così, nel corso della
mia vita, sono stato ripetutamente costretto a meditare sul rapporto di queste due
regioni di pensiero, poiché non sono mai stato in grado di mettere in dubbio la realtà di
ciò che indicano.»

(Heisenberg, 1974[20])
Nel 1969 fu pubblicata in Germania la sua autobiografia, Der Teil und das Ganze, poi tradotta anche in
altre lingue.[21] Heisenberg aveva iniziato la stesura del libro nel 1966, quando le sue lezioni pubbliche
avevano cominciato a rivolgersi sempre più a temi filosofici e religiosi.[22]

Il libro riscosse un buon successo di pubblico, ma fu considerato problematico dagli storici della scienza.
Nella prefazione Heisenberg scrisse di aver riassunto gli eventi storici, per renderli più concisi. All'epoca
della pubblicazione il libro venne recensito da Paul Forman sulla rivista Science con il commento: "Ora
ecco un libro di memorie sotto forma di dialogo razionalmente ricostruito. E il dialogo, come ben sapeva
Galileo, è esso stesso un dispositivo letterario molto insidioso: vivace, divertente e particolarmente adatto a
opinioni insinuanti, pur sfuggendo alla loro responsabilità."[23]

Heisenberg morì di cancro ai reni il 1º febbraio 1976.[24] La sera seguente, alcuni suoi colleghi e amici
fecero una processione in sua memoria dall'Istituto di Fisica fino a casa sua, dove posero una candela
accesa davanti alla porta della sua abitazione.[25]

Nel 1980 la vedova, Elisabeth Heisenberg, pubblicò il libro Das politische Leben eines Unpolitischen ("La
vita politica di una persona apolitica") dove descrisse il defunto marito con queste parole: "prima di tutto,
una persona spontanea, in seguito uno scienziato brillante, poi un artista di grande talento, e solo al quarto
posto, per senso del dovere, homo politicus."[26]

Onorificenze
Cavaliere dell'Ordine al merito bavarese
— 9 maggio 1961
Gran Croce al Merito con Placca e Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica
Federale Tedesca
— 1964

Premio Nobel per la fisica ricevuto nel 1932

Opere

Autobiografie
Werner Karl Heisenberg. Der Teil und das Ganze.
Werner Karl Heisenberg. The Part and The Whole.

Opere tradotte in italiano


Mutamenti nelle basi della scienza, traduzione di Adolfo Verson, Collana Saggi, Torino,
Einaudi, 1944. Collana Biblioteca di cultura scientifica, Boringhieri, Torino, 1960, ISBN 88-
339-0347-8.
I principî fisici della teoria dei quanti (ed. or. 1930), traduzione di Mario Ageno, Collana
Biblioteca di cultura scientifica n.17, Torino, Einaudi, 1948. Bollati Boringhieri, 1977, ISBN
978-88-339-5217-8
Opera tratta dalle lezioni tenute da Heisenberg all'Università di Chicago nel 1929.
La fisica dei nuclei atomici, Collana Biblioteca Scientifica Sansoniana, Firenze, Sansoni,
1952.
Natura e fisica moderna, traduzione di E. Casari, Collana Serie saper tutto, Milano, Garzanti,
1957.
Werner Heisenberg - Max Born - Erwin Schrödinger - Pierre Auger, Discussione sulla fisica
moderna, traduzione di Adolfo Verson, Torino, Einaudi, 1959. Collana Universale Scientifica
n.195, Boringhieri, 1980 [Trascrizione di 4 conferenze]
Fisica e filosofia, traduzione di Giulio Gignoli, Collana La Cultura, Milano, Il Saggiatore,
1961. Introduzione di F.S.C. Northrop, Catalogo 6, Il Saggiatore, 1982, ISBN 88-428-0903-9.
La tradizione nella scienza. Il progresso scientifico come equilibrio dialettico tra idee
innovatrici e tradizione in una raccolta di saggi inediti, traduzione di Rita Pizzi, Collana
Saggi rossi, Milano, Garzanti, 1982, ISBN 88-11-69274-1. [raccolta di conferenze]
Oltre le frontiere della scienza, traduzione di S. Buzzoni, Roma, Editori Riuniti, 1984,
ISBN 88-359-2731-5.
Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti 1920-1965 (1971), traduzione di M. e D. Paggi,
Torino, Boringhieri, 1984, ISBN 88-339-0127-0.
Lo sfondo filosofico della fisica moderna (1984), Palermo, Sellerio, 1999, ISBN 88-389-
1450-8.
"Lo sviluppo della meccanica quantistica" in Onde e particelle in armonia - Alle sorgenti
della meccanica quantistica, Milano, Jaca Book, 1991.
Indeterminazione e realtà, a cura di Giuseppe Gembillo e Giuliana Gregorio, Collana
Transazioni, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2002, ISBN 978-88-7188-598-8.

Articoli di stampa
Stefania Maurizi. L'atomica di Hitler. Intervista a Carl Friedrich von Weizaecker, La Stampa
(inserto "Tuttoscienze"), 28 agosto 2002 (testo) (http://www.castfvg.it/articoli/varie/ricerca/von
_weizsaecker_carl.htm)

Note
1. ^ Marco Cattaneo pp. 5-7.
2. Kumar, p. 181.
3. ^ Marco Cattaneo pp. 20-27.
4. ^ Kumar, p. 209.
5. ^ L'incredibile cena dei fisici quantistici, Gabriella Greison, p. 210.
6. ^ Fisica e oltre.
7. ^ Marco Cattaneo pp. 28-41.
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Voci correlate
Principio di indeterminazione di Heisenberg
Rappresentazione di Heisenberg
Dualismo onda-particella
Interpretazione di Copenaghen
Meccanica quantistica
Postulati della meccanica quantistica
Teorie delle variabili nascoste

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Collegamenti esterni

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(EN ) 495/1944 (https://opac.vatlib.it/auth/detail/495_1944) · NDL (EN, JA ) 00442941
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