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GIULLARATE

Da Dario Fo

Soggetto a cura di Marco Zoppello e degli allievi de “La Bottega dell’Attore” di


Padova
Adattamento di Marco Zoppello e Giulio Canestrelli
Regia di Giulio Canestrelli

SCENA PRIMA

IVANO Giorgia
TARQUINIO Loris
ENRICO Giovanni
EMANUELE Alice

IVANO e TARQUINIO. IVANO passeggia nervoso avanti e indietro. In sottofondo


gregoriani.

IVANO: Due ore di ritardo. Quando fa così lo strozzerei.


TARQUINIO: (placido a sedere) La pazienza è virtù profonda fratello.
IVANO: Giuro che quando arriva lo strozzo.
TARQUINIO: Ma il perdono lo è ancora di più!
IVANO: Non sei per niente utile, lì, fermo a sedere, mi fai venire il nervoso. Con tutto il
macello che c’ho piantato a Verona mi mancava solo la convocazione papale.
TARQUINIO: Camminare avanti e indietro come un leone in gabbia non placherà la tua
impazienza.
IVANO: Forse è perché mi sento come una bestia in gabbia e questo tuo pontificare da
Santo appena proclamato mi da i nervi.
TARQUINIO: Si evince rapidamente la timida vicinanza tra me e San Francesco.
IVANO: Superbia! Beccato! Superbia. Inferno.
TARQUINIO: Timida vicinanza, ripeto, timida vicinanza.
IVANO: E quale sarebbe, o Salvatore?
TARQUINIO: Entrambi ci ritroviamo a parlare con degli animali.
IVANO: Molto, molto divertente. Scusa se non rido, lo farò un altro giorno, non appena
avrò messo le mani su cardinal Enrico!
TARQUINIO: “Patientia animi occultas divitias habet.”
IVANO: Eccoci! Tombola. Mi mancava il citazionista latino.
TARQUINIO: La pazienza è una vera e assoluta ricchezza.
IVANO: E questo, Monsignor Tarquinio, l’avevi già detto. Trasformarlo in latino serve
soltanto a darmi ancora più fastidio.
TARQUINIO: “Docet ipse..”
IVANO: Giuro, Padre, che quando avrò finito con te rimpiangerai le locuste dell’Egitto.
Entra Trafelato padre ENRICO.
IVANO: Finalmente, per l’inferno, Padre Enrico dove diavolo eri?
TARQUINIO: La grazia sia con te padre Enrico
IVANO: Bando ai sacramenti.
ENRICO: Morituro ve salutant!
IVANO: Basta latino!
TARQUINIO: Cosa ottenebra la tua mente fratello? Perchè Morituro?
ENRICO: Siamo spacciati, colleghi. Finiti. Innocenzo I è una bestia…
IVANO: Vabbè. Quello si è sempre saputo, dopo il tentativo di crocifissione di quei..
ENRICO: Dico che è infuriato come una bestia, urla, sbraita. Non lo vedevo così
dall’ultima discesa dei visigoti.
TARQUINIO: Cosa riempie di ambasce le parole del santo padre.
IVANO: Sì. Ecco. Che c’ha il Papa?
ENRICO: Dice che la Chiesa gli sta sfuggendo di mano, che circolano voci strane rispetto
a sétte di miscredenti che venerano Gesù.
TARQUINIO: Che c’è di male nel pregare il figlio di Dio? Egli si è fatto uomo per noi.
ENRICO: Circolano dicerie, padre Tarquinio, rappresentazioni blasfeme e mendaci che
rappresentano Jesus fin troppo “uomo”.
IVANO: Parla chiaro, Padre Enrico.
ENRICO: Con questa storia del mettersi dalla parte degli ultimi, dei deboli, degli afflitti
qualcuno comincia a chiedersi: “perchè allora noi viviamo in case di pietra, riscaldate e
nella nostra tavola non manca mai vino e arrosto”?
IVANO: Perchè? Perchè noi siamo le guide di questa Chiesa, sangue dannato di Belzebù.
Noi siamo i pilastri, le Pietre, che, con la guida del Santo Padre, ne sostengono le
fondamenta.
TARQUINIO: Padre Ivano, pur nella colorita favella ha ragione. Il nostro grado ci impone di
mostrare forza e coraggio, affinchè le pecorelle vedano la solida guida dei loro pastori.
Giacciono forse le pecore nel letto caldo del pastore? No. Esse dormono tra loro, dormono
beate nell’umile erba, perchè sanno che i pastori vegliano su di loro.
IVANO: Amen! Padre Tarquinio! Amen! Così si parla.
ENRICO: Tutto ciò non è sufficiente a placare i malumori del Santo Padre e le lamentele
dei credenti.
TARQUINIO: Siedi, Padre Enrico. Siedi con me. Prendi fiato. Perchè molta è la strada che
hai fatto e tanti sono i pensieri neri che vedo prendere il sopravvento sulla tua fede. Bevi.
Bevi un poco di vino. Prendi ristoro.
IVANO: (riprende a camminare impaziente) Io c’ho un sacco di grane a Verona,
Eminenze. Io non posso attardarmi a Roma, tutto c’ho non mi compete. Il Papa ha fior fior
di cardinali al suo servizio.
ENRICO: Dice che non può fidarsi di nessuno.
IVANO (c.s) ma io c’ho una cattedrale da mandare avanti, c’ho Verona che mi aspetta.
C’ho il “congresso sulla famiglia” da organizzare. Mi arrivano tutti gli ospiti, dobbiamo
parlare di cose davvero importanti. Sulla tradizione, sulla famiglia… Io…
ENRICO: Nessuno può muoversi da Roma.
TARQUINIO: Mi duole nuovamente avvallare le richieste del colorito Padre Ivano, ma
anche la situazione da me non è delle migliori. Ho pure Brixildo, il giovane figlio
dell’ambasciatore Rumeno, ospite a casa mia, voi mi capite…
ENRICO: Papa Innocenzo dice che siamo l’ultima speranza per la Chiesa.
IVANO: E questo l’abbiam capito…
ENRICO: Dice che solo noi possiamo risolvere il problema.
TARQUINIO: La fiducia che ripone in noi il santo padre ci onore più di mille acri di terreno
fertile.
ENRICO: Dice che se non la risolviamo ci manda tutti e tre al confino.
Pausa
TARQUINIO/IVANO: Ah.
ENRICO: A dirigere 3 piccole comunità di campagna.
TARQUINIO/IVANO: Ah.
ENRICO: Con chiese fredde, fatiscenti.
TARQUINIO/IVANO: Ah.
ENRICO: Senza la compagnia di chirichetti e nobili meretrici.
IVANO: Ah.
ENRICO: Senza poter consultare sommi libri sacri.
TARQUINIO: Ah.
ENRICO: Nelle paludi dell’agro pontino.
TARQUINIO/IVANO: NO!
ENRICO: O peggio ancora: Negli acquitrini del rovigotto.
TARQUINIO/IVANO: NOOOOOO!!!!
Padre Ivano comincia a inveire e padre Tarquinio si getta in ginocchio a pregare in latino.
IVANO: Diavolo becco impestato cane , figlio di un bastardo…
Tar: Rosa, rosae, rosae…
ENRICO: Fratelli non facciamoci prendere dal panico!
Pausa. Poi riprendono a pregare e sacramentare.
ENRICO: BASTA VI DICO!!! Due eminenze come voi? Due tra le menti più eccelse del
nostro papato! Sembrate cani visigoti o peggio ancora miscredenti politeisti pronti a
gettarsi in ginocchio e gridare versi latini quando le cose vanno per il peggio. Io non vedo
due cardinali ora, vedo due vesti vuote! Non credevo che sarei mai dovuto ricorrere a
questo ma voi…signori voi siete senza fede! Il Santo Padre ci chiede aiuto e com’è vero
che il figlio di Dio si è fatto uomo noi aiuteremo la chiesa di San Pietro a non cadere. Mai!
Si ricompongono.
ENRICO: Una preghiera discreta, padre Tarquinio. Voi che siete il maggior teologo di
questa Chiesa.
TARQUINIO: Padre Sommo, Re del Regno Celeste, terreno e ultraterreno. Tu che mandi i
tuoi segni su di noi, segni chiari che pure i ciechi possono seguire. Illumina le nostre menti
e i nostri cuori, aiutaci, guidaci e insegnaci a essere forti e umili, dolci e risoluti, ad essere
pugno e carezza, pianto e gioia…
IVANO: Padre Tarquinio…(fa cenno di stringere)
TARQUINIO: Nella tua infinita bontà mandaci un segno, chiaro e forte da seguire e noi
saremo la mano che lo raccoglierà, bastone di sostegno e umili servi di questa grande
chiesa. Noi ti lodiamo.
TUTTI: Amen.

Rombo di tuono effetti bum sbadabum.


Entra un giovane prete nella stanza.
ENRICO: Padre!!!
TARQUINIO: La voce di Dio si leva forte su di noi.
IVANO: La fede! Questa è la risposta della Fede. Chi siete voi che entrate nelle nostre
private stanze?
EMANUELE: Io sono…Padre Emanuele.
TUTTI: Chi?
EMANUELE: Padre Emanuele…sono…chiedo scusa ho sbagliato stanza.
ENRICO: Hai sbagliato stanza?
EMANUELE: Sì, sono nuovo qui, cercavo la biblioteca ma devo aver sbagliato stanza.
IVANO: Cane di satana.
EMANUELE: Come dite?
TARQUINIO: Non fate caso a padre Ivano, egli parla schietto ma è un grande sacerdote.
EMANUELE: Padre Ivano di Verona? Voi siete Monsignor….
IVANO: Sì. Sono io…
EMANUELE: E’ un piacere conoscervi. A casa si parla molto di Voi.
IVANO: Da dove vieni, ragazzo?
EMANUELE: Badia Polesine, Eminenza, provincia di Rovigo
ENRICO: Benissimo. Vedete, un segno!
IVANO: Ma che Segno? Che segno padre Enrico?
EMANUELE: Padre Enrico? Voi siete il braccio destro del Santo padre?
ENRICO: Sono io. E questo è Cardinal Tarquinio…
EMANUELE: Cardinal Tarquinio? Il sommo Teologo della Chiesa Romana?
TARQUINIO: “Ad Maiora” figliolo.
EMANUELE: Io…sono veramente emozionato e vorrei stringere la mano… (gli cadono
tutti i libri che ha in mano)
IVANO: Ora lasciaci soli ragazzo, che qui ci sono cose importanti da assolvere. Anzi,
chiedi alla sorelle lì fuori una brocca di valpolicella che la sete ci ottenebra.
EMANUELE: (raccogliendo i libri) subito Eccellenza. Che onore. Mai avrei pensato
venendo qua, io, figlio dell’ultimo falegname del paese, che avrei incontrato tre autorità
come voi.
TARQUINIO: cosa sono quei libri, ragazzo?
EMANUELE: Riportavo i vangeli in biblioteca padre. Da noi non c’erano tutti e finalmente
sono riuscito a…
ENRICO: Un momento! Come hai detto? Quali vangeli hai letto?
EMANUELE: beh..Tutti padre.
ENRICO: tutti quanti?
EMANUELE: Non lo so, non li ho mai contati.
ENRICO: Esatto!! Signori! Ecco il segno che stavamo aspettando!
IVANO: Che segno?
ENRICO: Come possiamo tenere sotto controllo la nostra chiesa con un numero così
spaventoso di storie e versioni diverse delle opere del figlio di Dio?
IVANO: Parlate da Cristiano, padre Enrico, non vi capisco.
ENRICO: Esistono innumerevoli vangeli, padre, troppi. Tutti raccontano le loro versione
delle opere del salvatore.
IVANO: Ma le opere di Gesù non sono un punto di vista.
ENRICO: Esatto Padre Ivano. Proprio questo è il punto! Alcuni di questi vangeli ci
presentano un figlio di Dio debole, inquieto, che niente ha del valido pastore che deve
essere esempio per il nostro gregge. Padre Tarquinio cosa ne dite?
TARQUINIO: Di certo l’antico testamento ci forniva ben altro materiale, fratelli cardinali.
Sodoma, Gomorra, pestilenze, carestie, il nostro popolo rispettava e temeva gli atti
d’amore e di ira di un mondo superiore.
IVANO: Signori. Se ci mettiamo a mettere le mani sui vangeli scateneremo un
pandemonio, le minoranze della nostra Chiesa verranno a chiederci di rendere conto.
ENRICO: Non vedo altro modo per ripristinare il nostro potere se non edulcorare queste
carte da ogni forma di debolezza, anche a costo di reprimere i dissidenti. Padre Tarquinio?
TARQUINIO: Fratelli..: “ si vis pacem para bellum”.
IVANO: Questa l’ho capita anch’io e mi piace un sacco!
ENRICO: Diamoci da fare.
IVANO: Senti, rovigo! Hai da fare tu?
EMANUELE: Io, veramente…
TARQUINIO: Sai scrivere?
EMANUELE: Beh, certo in seminario…
ENRICO: Ottimo! Lavorerai per noi. Quanti vangeli hai lì…
EMANUELE: Una ventina…
ENRICO: NOO! Troppi?
TARQUINIO: Troppi!!
IVANO: Facciamone uno!
ENRICO: Poi sembra che ci siamo messi d’accordo.
IVANO: Giusto. Quanti siamo qua? Quattro! Facciamone quattro.
TARQUINIO: Quattro mi piace.
IVANO: Africa! Prendi nota: 4 vangeli.
EMANUELE: Io? Eh..si, va bene.
ENRICO: Partiamo dal principio.
TARQUINIO: Il vangelo dell’infanzia di Gesù.
IVANO: Un intero vangelo per l’infanzia! Troppa roba. Tagliamo. Andiamo diretta a quando
entra in sinagoga e rabalta tutto, quello sì fa paura.
ENRICO: Vediamo un po’ quel che già esiste e poi riscriviamo tutto dal principio!
IVANO: Mozambico! prendi una pagina bianca, riscriviamo tutto!
EMANUELE: Certo eccellenza!
IVANO: Dai Etiopia, Inizia a leggere!
EMANUELE: Ecco...Il primo miracolo di gesù bambino...
ENRICO: Qui o si fa la storia o si muore.
IVANO: Ormai non si torna più indietro.
TARQUINIO: ALEA IACTA EST!!

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