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Tesina Analisi delle forme

Alessio Ottaviani

Jazz e Hip Hop


due generi apparentemente diversi ma sorprendentemente vicini
introduzione

Durante questa tesina il mio obiettivo sarà quello di spiegare attraverso


considerazione e riflessioni i motivi per la quale ritengo questa branca del jazz un
sottogenere valido al pari delle altre correnti di questa musica.
Spesso etichettato come moda o peggio non considerato vero jazz, il jazz rap(o jazz
hop, hip hop jazz e chi più ne ha ne metta) nasconde al suo interno un profondo e
strettissimo legame con le sue radici nonostante il desiderio di innovazione
attraverso un linguaggio contemporaneo.

Il legame tra questi due generi è così forte da rendere difficile tracciare una linea di
demarcazione e stabilire cosa sia jazz rap e cosa “semplice” Hip Hop. sono
tantissimi gli elementi in comune,partendo da quelli musicali(sampling,chopping e
tecniche di campionamento che avrò modo approfondire dopo) ma soprattutto
attitudinali dal momento che i sentimenti di appartenenza alla comunità nera e il
desiderio di rivalsa risulteranno gli stessi in molti artisti.

Cercheremo di soffermarci su quei musicisti che sono riusciti a fare un passo in


avanti riuscendo a mantenere salde le forme jazzistiche arricchendole con stilemi
rap/hip hop diventati nel tempo dei veri tratti distintivi.
è facile capire come la somma di questi due emisferi simili ma diversi abbia portato
alla realizzazione di musica dalle moltissime sfumature,ancora oggi in continua
evoluzione e permutazione.

infine proverò a spiegare da giovane studente di jazz il perchè questa musica


affascini me e tantissimi miei colleghi in tutto il mondo e in che modo abbia
influenzato il modo di suonare e far musica oggi.
Nonostante si tratti di un genere decisamente recente, vedremo come nel corso di
poco più di trent'anni siano cambiate le carte in tavola e attualmente cos'è questa
musica e chi ne sono i principali interpreti.
Alcuni Cenni

Se da un lato conosciamo bene le storie e le figure del mondo jazzistico, è giusto


spendere qualche parola per contestualizzare la nascita e lo sviluppo della musica
rap.

ben prima delle uscite discografiche,viene accertata la nascita dell'hip hop già nella
metà degli anni 70. La storia vuole che durante i famosi block party
newyorkesi(letteralmente feste dei quartieri,principalmente nel bronx ed in altri
quartieri afroamericani) iniziò a formarsi la figura del dj, che andava a riprodurre
attraverso dei giradischi i singoli soul e funk più in voga del momento.

Con un numero limitato di dischi,per evitare noiose ripetizioni, molti dj iniziarono ad


di isolare le introduzioni ritmiche dei brani che solitamente riproducevano. prendendo
qualche battuta da un'introduzione di batteria,per mezzo di una particolare tecnica a
due vinili, i dj erano in grado di fornire un tappeto ritmico(breakbeat) su cui poter
incitare il loro pubblico con rime e frasi ad effetto(riprendendo le usanze giamaicane
del toasting e della dub)

L’apprezzamento del pubblico portò ad un continuo sviluppo di queste


tecniche,contribuendo alla creazione di una forte identità. Non a caso con il termine
hip hop spesso si intende il fenomeno culturale e non solamente la musica, definita
solitamente rap(da rapping, l'arte del rimare).

Il senso di appartenenza black divenne un fondamento, sempre più ragazzi


afroamericani continuarono a riunirsi attratti da questa nuova ondata e le feste
furono gradualmente spostate nei campetti di quartiere per accogliere più persone.
Mentre la cultura Hip hop continuava a svilupparsi e prendere forma, negli stessi
anni la tecnologia sviluppò i primi campionatori economici. Oggetti come gli mpc
della akai diventarono iconici e fondamentali dal momento che permettevano di
campionare(registrare) i suoni contenuti sui vinili.
per creare musica ex novo non occorreva più un abile dj ma bastava un
campionatore e tanta creatività.
sui già citati breakbeat venivano sommati suoni estrapolati dagli stessi vinili di
soul,jazz e funk andando a creare così nuove basi completamente inedite,ma con
chiari rimandi alla tradizione musicale nera.
è il 1979,Rapper’s Delight dei the sugarhill gang è per molti la prima canzone rap ad
essere registrata e pubblicata. Il brano contiene un famosissimo campionamento di
Good Times,hit dance dei chic(Lo stesso NIle rodgers apprezzo il campionamento).
Con questi nuovi metodi registrare una canzone non era più solamente un lusso per
ricchi discografici, comportando l'ingresso di questo nuovo genere nel mercato
musicale.
Da lì a pochissimo si affermarono nella scena moltissimi rapper,Mc e collettivi che
andavano a differenziarsi per quartieri di appartenenza,sonorità e tematiche trattate
Il Campionamento, la chiave di volta tra i due generi

Come detto poco fa,i campionatori furono il vero game changer per il rap e l’hip hop.
Ai tempi erano già presenti in commercio apparecchi in grado di riprodurre e
modulare dei suoni pre registrati. basti pensare all mellotron reso celebre dai beatles
ed altri primordiali sintetizzatori digitali, ma tutte queste soluzioni erano molto
costose e dall'utilizzo assolutamente non intuitivo.
con i primi Akai diventò possibile registrare frammenti di audio,tagliarli,incollarli tra
loro,modificare il pitch e di conseguenza risuonare l’audio originale creando nuove
melodie.
Sampling,chopping, stretch e repitching sono solo alcune delle tecniche utilizzate dai
primi produttori rap intenti a creare nuove basi,sfruttando tutti i suoni estrapolabili dai
vinili di black music.

Un v​ ideo​ che consiglio sempre di guardare per la straordinaria chiarezza e forza


esplicativa è quello in cui Robert Glasper(personaggio che verrà citato molte volte in
queste pagine) analizza e suona alcuni pezzi hip hop e i sample jazz che costruisco
quei brani. In poche parole e qualche immagine il pianista riesce a spiegare alla
perfezione ciò di cui stiamo parlando.

dopo le mie righe e le parole di Glasper possiamo quindi comprendere come Il tipo di
musica “samplerata” non sia assolutamente casuale, in quanto l’hip hop comunica
attraverso un filo conduttore con il funk, il soul, il jazz e tutta la black music.
in molti rivedono caratteristiche del rap in musicisti come james brown, a
dimostrazione del fatto che questo nuovo genere non nasce dal nulla ma è il
continuo di un percorso già delimitato, influenzato dai cambiamenti del tempo e della
società.

Possiamo quindi iniziare a parlare di jazz rap lì dove i campionamenti venivano presi
da dischi di jazz e sottogeneri,donando alla strumentale le classiche sonorità tramite
strumenti tipici(piano o fiati in primo piano)e frammenti di progressioni in stile.
in poco tempo si consolidò un vera variante del rap dove il sound raffinato delle
strumentali andava a sposarsi alla perfezione con testi più ricercati e
introspettivi,distaccandosi da altre correnti come il g funk e il gangsta rap le quali
tendevano a descrivere la cruda vita del ghetto.

Ancor prima dei campionamenti possiamo trovare nella spoken word di Gil scott
heron il primo esempio di jazz rap, dove il poeta afroamericano recita poesie e
pensieri di denuncia sociale appoggiandosi sulla musica di una band soul/jazz.
Dopo numerosi sample solamente agli inizi dei 90 troviamo nel collettivo dei Digable
Planet il primo immaginario completamente a tema jazz. con il loro album d’esordio
Reaching il gruppo impone delle sonorità ibride incorporando sample di Don Cherry
,Sonny Rollins,Art Blakey,Herbie Mann, H ​ erbie​ ​Hancock​ ​e Grant Green.
i testi sono accomunati da una visione positivistica pregni di una forte componente
afrocentrica,dove vengono usati jive e slang provenienti dal mondo dei musicisti
jazz. importantissimo il senso di appartenenza a new york, città vivace che fa da
sfondo a tutti i collettivi della west side colorando con un a tinta jazzistica tutte le
produzioni della zona e non solo quelle dichiaratamente jazz rap

un importante level up di questo genere avviene nella musica dei A Tribe Called
Quest,collettivo fondamentale capitanato dal producer Q-tip. Nella musica del
gruppo si approfondiscono ulteriormente le tematiche intellettuali delle liriche e nella
musica si fanno spazio importanti sample di fiati e linee di contrabbasso. Non solo
sample, perché il gruppo nel loro secondo lavoro the low end theory(nome di suo già
evocativo) si avvale della collaborazione in studio di Ron Carter ibridando sample e
registrazioni reali.
i membri del collettivo non si definivano rapper,cercando in ogni modo di distaccarsi
dal gangstar rap piu grezzo. Evitando ogni stereotipo era soliti classificarsi come
eredi dei jazzisti, condividendo le stesse intenzione e messaggi nella loro musica.

Alle figure importantissime già citate a lezione(su tutti Guru e i suoi jazzmatazz,
collettivi come i us3 con la loro hit cantaloop) mi sento di spendere due parole su
quello che probabilmente è la figura più importante della musica generata tra la
fusione tra jazz e hip hop.

Sto parlando di J Dilla,probabilmente il produttore più importante non solo del jazz
rap ma dell’intero panorama hip hop.
Le caratteristiche che incoronano Jay Dee sono una scelta finissima di sample
jazzistici(provenienti per lo più dai vinili del padre musicista), l'utilizzo innovativo del
synth minimoog per i bassi ma soprattutto la scrittura delle sue b ​ atterie​.
A differenza di molti colleghi J riuscì a bypassare la quantizzazione automatica del
suo campionatore, un processo digitale che aiuta a mettere a tempo e in
“griglia”(gergo usato nella registrazione) i suoni riprodotti. La quantizzazione
dovrebbe aiutare a mettere in secondo piano i riflessi del producer favorendo la
creatività, ma ciò andava ad“appiattire” il ritmo della composizione. Dee suonò con le
dita ogni batteria delle sue produzioni non quantizzando nulla,donando uno swing
caratteristico e fuori dal comune.
le batterie di jay dee possono considerarsi un ponte tra la musica samplerata
riprodotta da un disco e lo swing dato dal dinamismo jazzistico e vedremo più tardi
come ciò andò ad influenzare la musica suonata

Come detto da Glasper nel precedente video, il segreto dei ​ beat di J Dilla s​ ta nel
fatto di essere così ben realizzati e musicali da lasciarsi suonare da veri musicisti per
diventare ben presto una sorta di s​ tandard​ contemporanei. Numerosissimi sono i
Dovremmo ricordarci più spesso che Charlie Parker non è stato il più grande
improvvisatore di bebop e i suoi soli meritano la grandezza che hanno per il valore
artistico in riferimento all’epoca in cui furono suonati. allo stesso modo un beat di
dilla acquistano ancora più valore se contestualizzato al suo periodo di uscita.
Ciò non significa che oggi non si possano suonare questi due generi ma che
dobbiamo confrontarci con il cambiamento del periodo storico in cui si scrive musica.
cosa voglio dire prima di essere frainteso in questo lungo giro di parole? che nel
2021 molta musica viene ancora realizzata con palesi sample molto famosi e senza
alcun tipo di manipolazione. se giustifico e apprezzo un brano come cantaloop del
90 non posso farlo con molti brani usciti oggi.
Nel paragone con il jazz tradizionale questo mio pensiero si traduce nel fatto che
non si possono ancora oggi suonare le stesse frasi e gli stessi standard di 80 anni fa
e reputarli unico jazz valido.
ma questo è un'altro discorso che meriterebbe una tesina a parte :)

questa riflessione ci offre un ottimo spunto di riflessione per vedere le condizioni


attuali del jazz rap dopo circa 30 anni dalla sua nascita.
il rap come descritto nelle pagine precedenti si è posto come una musica molto
legata all'immaginario anni 90, perdendo progressivamente smalto e popolarità nei
confronti di nuove varianti del hip hop andate a svilupparsi col passare del tempo .
L’eredità di gruppi come i tribe called quest e i slum village confluì in un nuovo
genere denominato neo soul. una nuova forma di r&b che si sviluppò fine 90 inizio
2000 fortemente contaminata dalle batterie dall'hip hop e dalle progressioni del jazz
rap, ma suonate da veri musicisti e calde voci nere a sostituire il rapping. i nomi di
punta di questo movimento sono sicuramente D’angelo, erykah badu, common,
roots e fugees. il loro apporto è ancora oggi considerato fondamentale in quanto
molta della musica di consumo(di qualità) deriva dalle scelte stilistiche di questo
movimento.

Kendrick Lamar e la rinascita del jazz

dopo anni senza particolari uscite va sicuramente menzionato in questa tesina il


rapper californiano, capace di portare la fusione tra jazz e rap su un altro livello.
ragazzo prodigio e pupillo di dr dre, si impone sin da subito nella scena mondiale
con un primo album ricco di testi profondi e suoni ricercati con forti richiami ai nomi
poco sopra elencati. Ma è con il secondo album del 2015,to pimp a butterfly, che il
Lamar compie a tutti gli effetti un innovazione nel genere. La produzione del disco
viene affidata ad un gruppo di giovani jazzisti formidabili,senza dubbio tra i più forti
della nuova generazione. Collaborano alla scrittura Robert Glasper,Kamasi
Washington,thundercat,chris dave,terrace martin coordinati dal producer flying
lotus(autore di jazz elettronico e nipote di Coltrane),mettendo in musica un profondo
concept album sulla condizione della comunità afro negli stati uniti. il risultato di
questo team è un album vincitore di svariati grammy e considerato tra le registrazioni
più importanti del decennio. Musicalmente i 16 brani del disco indicizzano la musica
drum,album che fonde a pieno le sonorità hip hop a quelle più sperimentali di storici
lavori come flood e thrust.
Da lodare in questa registrazione del 93 la voglia di non seguire un trend ma lasciare
una fortissima impronta jazz nonostante le varie influenze trattate,offrendo un ottimo
album moderno ma senza compromessi musicali. Herbie rimane ancora oggi una
figura importantissima,sempre interessato alle nuove correnti e pronto a collaborare
con musicisti giovanissimi al fine di non fermare mai il processo di innovazione
musicale.

un altro episodio da segnalare in questa prima fase di jazz contaminato é


sicuramente l’incontro tra branford marsalis e dj premier dei gangstar nel progetto
buckshot lefonque. un disco che unisce il jazz alle influenze hip hop ma ne mantiene
altissimo il livello strumentale e artistico,merito delle enormi capacità esecutive di
marsalis(che differentemente dal fratello,vanta un'enorme apertura mentale). Il
gruppo è stato recentemente rivalutato da tutti gli ascoltatori del genere ed è
considerato uno dei più riusciti esempi di cooperazione tra fiati e rapping dove il
sassofonista riesce sia a fornire dei supporti armonici interessanti alle voci(molto più
dinamici di un sample) ma anche a ricavare dei momenti solistici di alto livello.

Nel 2000 come detto, l'eredità del rap colto confluisce in questo nuovo(neo) soul,un
vero e proprio aggiornamento della storica black music soul al presente passando
obbligatoriamente per il gran lascito delle influenze hip hop. Musicalmente parlando
questo genere si basa, oltre che per la già citata fusione di stili ,sull essere suonato e
registrato da una live band. inevitabile fu l influenza delle drums di j dilla sul modo di
suonare swingato dei batteristi e dei chop sul modo di spostarsi avanti e indietro sul
tempo dei musicisti armonici. si formarono gruppi con musicisti già presenti nella
formazione come i già citati roots(oggi resident band del jimmy fallon show per meriti
artistici),i fugees di lauren hill e supergruppi di turnisti specializzati in questo stile
come i soulquarians presenti nella maggior parte dei lavori di D’angelo.

Dai numerosi incontri nei corridoi degli electric ladyland studio di new york prende
forma probabilmente il gruppo più rappresentativo del genere, gli RH factory.
Supergruppo capitanato dal geniale Roy Hargrove capace di condensare nel primo
album “hard groove” tutte le influenze sopracitate ma con una spinta in più, data
dalla consapevolezza di registrare per un progetto senza vincoli radiofonici o
pressioni alcune. Da queste jam vengono partoriti veri capolavori in cui l'influenza e il
background jazzistico dei musicisti viene messo in primo piano. l'album è composto
di lunghi brani virtuosi e sperimentali(in primis il caratteristico effetto wha per chitarra
sulla tromba di roy ricorrente in molti brani) a cui si alternano canzoni arricchite dalla
voce di artisti presenti nello studio come D’angelo o Common. il filo conduttore del
disco,come suggerisce il nome, è il groove sempre presente in grado di far scuotere
la testa dalla prima all'ultima canzone. Per me in questo disco si cela l’essenza di
questo fantomatico jazz rap ,ovvero la capacità di suonare effettivamente jazz ma
con una sfera ritmica diversa in grado trasportare l’ascoltatore su e giù nel ritmo. non
che il jazz tradizionale non faccia muovere il piede(tutt’altro!) ma questa diversa
forma permette un'esplorazione e un coinvolgimento ritmico diverso. sempre
tenendo ben presente(come dovrebbe essere per tutta la musica)che l’ascolto di un
sottogenere non annulla il gradimento di altri modi di far musica,anzi le varie
influenze dovrebbero complementarsi!
Anche fuori da questo supergruppo Roy Hargrove lascia libere tutte queste influenze
che possiamo ritrovare anche nella sua musica jazz. Da sottolineare l’incredibile
abilità ritmica del compianto trombettista sicuramente riconducibile a questo mondo
e la grandissima spontaneità nelle melodie. é anche per questi motivi che Roy risulta
ancora oggi molto amato da tutti i giovani jazzisti e il suo standard strasbourg st
denis è tra i più suonati nelle jam

dopo questo colpo di coda artistico e un secondo album degli rh, nella metà del 2000
in poi le sperimentazioni jazzistiche continuarono sviluppando altre contaminazioni al
di fuori dell’hip hop.
è solo con L’album di kendrick lamar che il focus torna sul jazz rap tramite il
contributo dei musicisti impegnati nel lavoro precedentemente nominati.

Il capitano di questa nuova ondata di jazz è senza alcun dubbio Robert Glasper.
Pianista eccezionale,produttore e figura carismatica in grado di fare da portavoce del
nuovo jazz contemporaneo e lavorare a 360 gradi nel mondo musicale.
A sua detta pubblica i suoi primi album tre album di puro jazz guadagnando fama e
credibilità per poi portare la sua visione musicale nei suoi lavori successivi.
il suo progetto più noto, il Robert Glasper experiment dà alla luce due album della
serie black radio dove l’artista porta la sua personale visione del bagaglio musicale
afro mostrando senza paura tutto l’orgoglio delle sue origini. La musica è un ulteriore
aggiornamento del precedente neo soul,portando di nuovo tutte le influenze nere
con la visione del jazz più moderno del 2010. Al progetto partecipano storici nomi
come erykah badu(nella famosissima reinterpretazione dello standard afro blue) e
non mancano riferimenti a Dilla(come dimostrano le numeroso tracce intitolate
dillalute​). Oltre i vari premi da produttore il primo dei due black radio vale a glasper
un grammy da artista per il miglior album r&b e l'ingresso in molte classifiche di
vendita,da quelle pop a quelle di jazz contemporaneo. Vanno assolutamente
riconosciuti a Glasper i grandi meriti di attivismo a favore della comunità nera
rendendolo un membro di riferimento del movimento black life matters(insieme a
Kendrick Lamar,considerando che il loro album to pimp a butterfly diventò un
manifesto sociale negli scontri etnici in america del 2015). A riguardo va citato l​ o
storico concerto con Common​ nella sala ovale della casa bianca, dal grande valore
musicale e sociale.
A mio parere non bisogna mai scindere la musica dal suo significato,soprattutto se si
parla di jazz. Dietro i temi e i virtuosismi che tanto ci affascinano non dobbiamo mai
dimenticare i messaggi che i maestri del jazz hanno lasciato.Il percorso di Glasper(e
tanti altri nomi già citati) è soltanto la continuazione delle intenzioni dei grandi del
passato, ovviamente adatte e sviluppate in un contesto differente.
piccola ed ultima parentesi per parlare del jazz rap in italia, una musica che
soprattutto in passato non ha avuto molta fortuna ma adesso si sta ritagliando il suo
spazio. Il rap in italia arrivò come forma di ribellione andando ad emulare le correnti
più dure degli americani. Nonostante ciò alcuni artisti italiani presero come
riferimento il sound newyorkese malgrado la componente jazz meno marcata per
ovvie ragioni culturali. Troviamo in Neffa e l’album i messaggeri della dopa l’artista di
riferimento per questa variante italiana accompagnato da altri rapper come
Sottotono,Bassi Maestro e Frankie hi-nrg. Dobbiamo invece a Ghemon e i love 4tet il
primo esempio italiano di rapper accompagnato da una live band.
Oggi complice internet e la “moda” sono molti i progetti italiani di jazz rap con una
forte attività nella capitale Roma. Da citare su tutti Davide Shorty e Ainè.

Considerazioni Finali

nelle precedenti righe ho raccontato e commentato la nascita, lo sviluppo e le


diramazioni del jazz rap nelle sue forme durante il tempo. Abbiamo visto come la
musica se sottoposta a stimoli possa cambiare assumendo nuove forme per ricoprire
diverse esigenze sonore. Come detto nella premessa l’intento di questo scritto è
stato quello di aggiungere informazioni a quelle già ricevute nelle lezioni e smentire
l’antitesi che vuole il jazz rap come una moda semplicistica.
in tutti i precedenti esempi abbiamo visto come rap e jazz, già in partenza
profondamente legati, abbiano dato vita a nuove forme espressive incredibilmente
valide anche se diverse dalle sonorità del bebop o altre forme rappresentative del
jazz canonico.
Secondo la mia personalissima visione il successo che ancora oggi accompagna le
varie ramificazioni del jazz rap sta nella forza inclusiva che questa genere possiede.
Mi spiego meglio.Il jazz rap permette al musicista di sentirsi incluso nella musica che
accede oggi, riversando tutto il bagaglio tecnico studiato(scale,accordi,sostituzioni,
modi e chi più ne ha ne metta) al servizio di un genere che viene apprezzato da
musicisti e semplici ascoltatori. Una musica che come visto è senza dubbio
semplificata e più di facile comprensione ma mantiene al 100% tutte le ideologie del
jazz,senza contare che nelle declinazioni più “suonate”(glasper,i
badbadnotgood,chris dave e tantissimi altri) il tasso virtuoso e la padronanza del
linguaggio rimane altissimo.
Forzando un paragone,possiamo vedere il jazz rap come un aggiornamento dello
smooth jazz. Riflettendoci notiamo come entrambi gli stili semplificano la matrice
jazz di partenza a favore di ritmo e groove, che portano la musica ad un bacino
d’utenza maggiore.
Ovviamente tutte queste belle parole non rendono il jazz rap un genere a sé stante
irrispettoso del suo passato,tutt’altro! sarebbe impensabile iniziare a suonare
puntando a Glasper,senza sapere che dietro la punta dell'iceberg ci sono decenni di
innovazioni stilistiche ed evoluzioni musicali. Non a caso il buon Robert è in grado di
suonare alla perfezione nello stile di Oscar peterson e solo una volta raggiunta
un'ottima padronanza del linguaggio si può pensare a sperimentare ed innovare. Ma
questo vale per qualsiasi sottogenere, un po come accade per gli sfortunati musicisti
di free jazz che vengono additati come pessimi musicisti quando la loro è una
sperimentazione che viene da una solidissima base di jazz convenzionale.

in definitiva ritengo il jazz rap una fondamentale boccata d’aria in grado di portare al
passo dei tempi il jazz. Sottogenere che può assolutamente non piacere per gusti
personali ma bisogna dopo 30 anni dargli un credito e riconoscere l’esistenza. Al
tempo stesso bisogna comunque educare l’ascolto dei neofiti verso i grandi classici
del jazz per poter inserire qualsiasi ramificazione in un contesto e capirne veramente
i messaggi e l’evoluzione stilistica.
Il vero amante di musica non dovrebbe porsi questi limiti mentali e riconoscere del
valore in tutto il jazz, ovviamente guidato dal soggettivo e sacrosanto gusto

la tesina è stata in origine pensata per una lettura digitale. in caso di stampa allego in
ordine di apparizione i vari link per un ascolto completo

1 Robert Glasper sampling h ​ ttps://www.youtube.com/watch?v=Caxwob1iKX4


2 J Dilla drums h ​ ttps://www.youtube.com/watch?v=SENzTt3ftiU
3 brano di j dilla h ​ ttps://www.youtube.com/watch?v=s732BigTxZk​ , il suo sample
https://www.youtube.com/watch?v=tj04d1h0NUE​ e la sua interpretazione in forma di
standard h ​ ttps://www.youtube.com/watch?v=eLnGDVbE8eg
4 studenti beerkley suonano kendrick lamar
https://www.youtube.com/watch?v=dMhUrNjAlI0
5 i jazzisti autori del disco di lamar suonano i suoi pezzi nelle loro serate
https://www.youtube.com/watch?v=pIZ6l-mVHVg
6 uno dei vari tributi a j dilla da parte di robert glasper
https://www.youtube.com/watch?v=1JECxWeHUd8
7 Glasper in concerto nella casa bianca con Common
https://www.youtube.com/watch?v=2AChGszRGwI&t=219s

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