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Comune di Paese

Piano di Assetto del Territorio


Anno 2007

Relazione
24/07/2007

Il Sindaco
dott. Valerio Mardegan

L’Assessore alla Pianificazione Territoriale


arch. John Visentin

Il Segretario Comunale
dott.ssa Maria Rosaria Rizzo

Ufficio del PAT

Coordinatore: Giovanni Tel - urbanista


Luca Gasparini - informatico
Luca Lorenzon - architetto

I Progettisti

Beniamino Zanette - architetto

Roberto Sartor - architetto

Greenplan Engineering
Gino Bolzonello – agronomo
Mauro D’Ambroso - forestale
Mario Innocente – ambientalista faunista

Livio Sartor – geologo

Tecnohabitat Ingegneria
Maurizio Salvador – ingegnere ambientale
Eros Cavallin - ingegnere ambientale

Regione Veneto – Direzione Urbanistica


COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

INDICE

1 – PREMESSA
2 - CONTESTO DI PIANO E NUOVA LEGGE URBANISTICA
2.1 – La città diffusa
2.2 – La nuova legge urbanistica
2.3 – Il Pano Regolatore Comunale (PRC)
2.4 – Il Piano di Assetto Territoriale comunale (PAT)
3 – PIANIFICAZIONE SOVRAORDINATA E COMUNALE
3.1 – Piano Regionale Territoriale di Coordinamento
3.2 – Piano Provinciale di Coordinamento Territoriale
3.3 – Piano Regolatore Generale
4 – FORMAZIONE DEL PAT
4.1 – Documento Preliminare
4.2 – Concertazione sul Documento Preliminare
4.3 - Quadro Conoscitivo
4.4 – Rapporto Ambientale
4.5 – Elaborati di Piano
5 – ANALISI TERRITORIALE E CRITICITA’
5.1 – Inquadramento territoriale
5.2 – Le componenti ambientali e socio-economoche
6 – SCELTE DI PIANO
6.1 – definizione degli obiettivi del PAT
6.2 – Riqualificazione del territorio
6.3 – Individuazione di vincoli ed invarianti territoriali
6.4 – Riorganizzazione urbana e vocazioni territoriali
6.5 – Indicazioni per lo spazio periurbano
6.6 – Sistema ambientale: ruolo degli spazi urbani ed extraurbani
6.7 – Difesa dal rischio ed aree fragili
6.8 – Domanda insediativa
6.9 – Riorganizzazione della mobilità
7 – ACCORDI DI PROGRAMMA
8 – INTERVENTI NEGLI ATO

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1 – PREMESSA

Il Comune di Paese ha dato avvio già dal 2001, con la delibera del Consiglio
Comunale n. 37 del 2 luglio 2001, ad una esperienza di pianificazione urbanistica per
la trasformazione del PRG in un vero e proprio piano “strutturale”.
La necessità di una profonda revisione dello strumento urbanistico generale era
emersa più volte in sede di varianti parziali allo stesso. Studi ed analisi condotti in
quelle occasioni, avevano ravvisato l’opportunità di approntare una strategia
pianificatoria operativa, che superasse la logica degli interventi di breve respiro e di
portata limitata, per orientarsi, piuttosto, verso una visione complessiva dei fenomeni
socio-ecomomici in atto nel territorio.
Nel contempo, in Italia si approfondiva il dibattito sulla necessità di una riforma della
legislazione urbanistica nazionale. Data per imminente e sempre rimandata, la
mancata riforma ha fatto si che l’unico riferimento in materia, rimanesse la “gloriosa”
Legge 1150/1942, alla quale va riconosciuto il grande merito di aver posto per
moltissimi anni l’esperienza urbanistica italiana all’avanguardia tra i paesi avanzati.
Di converso, a testimonianza del suo grande rilievo innovativo, resta il fatto che essa
sia rimasta disattesa e ancora inattuata per larghe parti.
In questo contesto, la scelta del Comune di Paese di orientarsi verso esperienze più
avanzate in campo urbanistico, oltre a inserirsi all’interno di questo dibattito,
anticipava i contenuti delle prime proposte della nuova legge urbanistica, che la
Regione Veneto stava elaborando e che prevedeva l’articolazione del Piano tra i due
momenti: Strutturale e Operativo.
L’esperienza avviata a Paese si concludeva nel 2003 con l’adozione con delibera di
C.C. n. 16 del 21 marzo 2003, di un Progetto Preliminare del PRG, così come previsto
dall’articolo 42 della Legge Regionale 61/1985, al fine di rendere “istituzionali” ed
operativi i contenuti del Piano. Il Progetto Preliminare è stato elaborato con la
seguente articolazione:
· Carta delle necessità: documento di individuazione delle questioni territoriali
irrisolte e dei tematismi alla base dell’adeguamento dello strumento urbanistico
generale.
· Carta degli obiettivi: elaborato che condensa le problematiche ed evidenzia i
necessari percorsi progettuali per la risoluzione delle questioni aperte; date tali
caratteristiche la Carta degli obiettivi, ha assunto valenza di Schema Direttore.
· Carta delle priorità: documento conclusivo con il quale vengono stabilite le
gerarchie degli interventi, sulla base delle situazioni di crisi, consentendo nel
contempo all’azione amministrativa, di esprimere appieno volontà e capacità
politiche e decisionali.
La reale attuazione del Progetto Preliminare era prevista attraverso varianti settoriali al
vigente PRG.
L’approvazione della Legge Regionale 23 aprile 2004, n.11 “Norme per il governo del
territorio”, ha portato alla modifica del suddescritto percorso di revisione dello
strumento urbanistico generale, che ha visto comunque, l’adozione di due varianti
parziali al PRG (centri storici, corridoio S.R. n.53 – Ferrovia Treviso-Vicenza), redatte
in coerenza del Progetto Preliminare.
L’Amministrazione Comunale ha deciso, vista anche l’esperienza svolta, di adeguare

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lo strumento urbanistico generale alla nuova legge urbanistica, avvalendosi della


possibilità della procedura concertata con la Regione Veneto prevista all’articolo 15
della suddetta legge.
Con delibera della Giunta Comunale n. 56 in data 14 marzo 2005, è stato adottato il
Documento Preliminare al PAT e successivamente sottoscritto con la Regione Veneto
l’accordo di pianificazione coordinata in data 24 marzo 2005.
Il Documento Preliminare ha recepito gran parte delle indicazioni del Progetto
Preliminare al PRG, consentendo di fatto proseguo e continuità dell’esperienza già
svolta.
Allo scopo di supportare e coordinare i diversi momenti della formazione del Piano di
Assetto del Territorio, è stato istituito un apposito Ufficio di Piano; a tale struttura
fanno riferimento:
· l’Assessore alla Pianificazione territoriale arch. John Visentin
· il Responsabile del Settore Urbanistica dott. Giovanni Tel (coordinatore)
· il dott. Luca Gasparini (informatica)
· l’arch. Luca Lorenzon.
L’Amministrazione Comunale ha affidato allo studio dell’arch. Beniamino Zanette
l’incarico di redigere il PAT. Il gruppo tecnico di lavoro è così composto:
· Beniamino Zanette – architetto (capogruppo)
· Roberto Sartor - architetto
· Gino Bolzonello – agronomo
· Mauro D’Ambroso - forestale
· Mario Innocente – ambientalista faunista
· Livio Sartor – geologo
· Maurizio Salvador – ingegnere ambientale
· Eros Cavallin - ingegnere ambientale.
Hanno coadiuvato i gruppo tecnico di lavoro:
· Lavinia Donati architetto
· Piero Tauro architetto.
Hanno inoltre fornito assistenza e consulenza: il settore lavori pubblici, l’ufficio
ecologia, la polizia municipale e l’ufficio anagrafe del Comune di Paese.

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2 - CONTESTO DI PIANO E NUOVA LEGGE URBANISTICA

Il processo di formazione del nuovo PRC del Comune di Paese, si svolge in un


contesto di grandi trasformazioni della cultura urbanistica.
Negli anni susseguitesi al secondo dopoguerra la pianificazione urbanistica ha
originato alcune generazioni di piani che succintamente possono essere descritti come:
piani della ricostruzione, piani dell’espansione “quantitativa” urbana, piani della
qualità urbana.
Sono esperienze urbanistiche che ovviamente risentono dei periodi storici nei quali
sono state elaborate e delle necessità cui hanno dovuto dare risposte: la ricostruzione
dopo le devastazioni del secondo conflitto mondiale, il boom economico e
demografico, la riqualificazione del territorio dopo la grande espansione dei decenni
precedenti.
Sullo sfondo delle questioni che le diverse generazioni dei PRG hanno dovuto
affrontare, sono rimaste sostanzialmente irrisolte quelle legate: alla perequazione
urbanistica, alla parità di trattamento tra tutte le aree investite dalle trasformazioni
immobiliari, al reperimento delle aree a destinazione pubblica.
Il mancato scioglimento di tali nodi non è fatto marginale, oppure mera materia di
discussione per gli addetti ai lavori; il non aver potuto o voluto affrontare queste
questioni, non ha certamente contribuito a dotare i Comuni i italiani di piani regolatori
capaci di contrastare il progressivo scadimento della qualità ambientale delle nostre
città, l’insorgere ed il consolidarsi dell’inquinamento, il diffuso e generalizzato
degrado delle periferie urbane.
In un momento storico nel quale ai piani regolatori non viene più solamente chiesto di
regolare l’organizzazione fisica della città, ma di affrontare e disciplinare tematiche
territoriali, ambientali ed ecologiche, gli attuali piani regolatori risultano privi di
strumenti efficaci nel fornire risposte adeguate.
A tutt’oggi la cultura urbanistica è fortemente divisa: una parte invoca piani che tutto
prevedano e disciplinino, limitando l’iniziativa privata alla sola fase esecutiva del
piano, auspicando e incoraggiando l’uso intensivo e generalizzato dell’esproprio;
dall’altra si invoca il superamento del piano visto come mera limitazione del “fare”,
delegando al mercato ed alla valutazione “politico-amministrativa” la costruzione
della città.
Rispetto a queste posizioni la strada del piano appare quella maggiormente corretta e
coerente; un piano però diverso da quelli attuali, concreto, flessibile, capace di
coinvolgere i soggetti privati e corredato da norme chiare e semplici.
Esso risulta quanto mai indispensabile in contesti territoriali quale quello di Paese,
dove alla grande dinamicità insediativa, si contrappone un progressivo di degrado
ambientale, che pone in continuo stato di “crisi” la pianificazione comunale.
Indispensabile diviene, quindi, l’adozione di strumentazioni urbanistiche in grado di
rispondere alle sollecitazioni socio-economiche, e nel contempo, attente alle
problematiche della sostenibilità e compatibilità ambientali.
Queste questioni sono da tempo oggetto di riflessione e stanno trovando sempre
maggiore spazio, esperienze che affrontano in termini diversi, il rapporto tra iniziativa
pubblica e privata.
In questi ultimi anni il legislatore ha dato il via ad una serie di nuovi strumentazioni
urbanistiche: Programmi Integrati, Programmi di Recupero Urbano, Società di
Trasformazione Urbana, Patti Territoriali, Accordi di Programma, ecc.

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La finalità di gran parte di questi strumenti (in parte superati con la L.R. 11/2004 o
riproposti con modalità diverse) è quella del superamento delle rigidità dei PRG,
anche attraverso il coinvolgimento dell’iniziativa privata.
Si tratta di opportunità normative che, in ogni caso, vanno inquadrate in un contesto di
piano, per evitare il rischio che le stesse possano di fatto porsi quale “pianificazione
improvvisata”, conflittuale rispetto alla pianificazione generale, generando in alcuni
casi, nuove problematiche rispetto a quelle che si vogliono superare.
Una volta definito con chiarezza il rapporto tra piano generale e la “strumentazione
attuativa”, rimane indubbia la grande importanza che il coinvolgimento dei soggetti
sociali può avere nella realizzazione degli obiettivi di piano.

2.1 - La città diffusa

Prima di entrare nei contenuti della nuova legge urbanistica regionale, alcune
riflessioni divengono doverose a proposito del contesto territoriale all’interno del
quale è inserito il Comune di Paese, cioè la “città diffusa” tipica dell’area centrale
veneta.
Questa tipologia di vasta urbanizzazione territoriale trova nel Veneto motivazioni e
ragioni, che hanno amplificato ed esaltato alcuni dei caratteri dello sviluppo socio-
economico italiano del secondo dopoguerra:
· presenza di settori e comparti industriali specializzati, avanzati e competitivi;
· struttura insediativa di tipo policentrico;
· struttura produttiva orientata verso la costruzione di sistemi diffusi di impresa
piuttosto che verso la formazione di grandi poli;
· discreta dotazione di infrastrutture nei settori dei trasporti e dell’energia;
· forza lavoro disponibile a costi ridotti e scarsamente conflittuale;
· grande diffusione di imprese a carattere familiare con elevati livelli di flessibilità
ed in grado di adeguarsi velocemente alle richieste dei mercati;
· facilità di collegamento con le aree europee economicamente e tecnologicamente
più avanzate.
Questa situazione ha consentito, in particolare dalla fine degli anni ’70, il grande
sviluppo della nostra regione, portando il nord-est italiano a diventare uno dei distretti
economici più dinamici a livello mondiale. La penetrazione nei mercati internazionali,
il proliferare delle imprese, ed il conseguente aumento della ricchezza e del benessere
di larghi strati della popolazione veneta, ha per lungo tempo messo in ombra alcune
questioni che attualmente stanno divenendo centrali, proprio per consentire al modello
veneto, una ulteriore crescita.
In particolare sta emergendo con forza come le politiche legate a quello che B. Secchi
definisce come “sviluppo incrementalista”, stiano mostrando i loro limiti, divenendo
un serio ostacolo per la crescita del Veneto. Si tratta di un modello di sviluppo che
tende a privilegiare interventi minimali di potenziamento dell’esistente, senza
affrontare i costi di opere strutturali; testimonia questo il fatto che in Italia le grandi
opere sono state poste nell’agenda programmatica di tutti i governi per rimanere poi
sostanzialmente disattese allontanando, in termini di efficienza complessiva, il nostro
paese dalle maggiori nazioni europee.
Nell’area centrale veneta tali politiche sono state, se possibile ancor più agevolate,
dalle caratteristiche di un territorio costituito da insediamenti diffusi e dotato di una
infrastrutturazione che sembrava capace, con limitati interventi di manutenzione e
adeguamento, di sopportare elevati livelli di crescita.
Ecco quindi che piuttosto di organizzare nuovi sistemi viari, si è preferito allargare le

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strade esistenti, magari chiudendo fossati e canali, mettendo in crisi lo smaltimento


dell’acqua piovana; piuttosto di ripensare il sistema delle attrezzature pubbliche si
effettuano limitati ampliamenti ed adeguamenti, salvo poi prendere atto
dell’impossibilità di dare risposte alle richieste della società.
I capitali “risparmiati” e/o sottratti all’investimento virtuoso sul territorio, sono
dirottati verso la formazione di ulteriori attività economiche, che a loro volta
contribuiscono ad accelerare ancor più la crisi del sistema.
E’ anche in questo contesto che ha preso forma a la “città diffusa”, cioè uno spazio
urbano vasto, dove commistione tra le diverse funzioni e grande occupazione del
territorio ne sono i connotati più evidenti e macroscopici.
E’ anche uno spazio urbano che tra i suoi tratti distintivi pone una diversa concezione
spazio/temporale (il tempo necessario per spostarsi tra i diversi luoghi del territorio) e
non più distanza (la vicinanza fisica con in diversi luoghi del territorio); un luogo che
consente ad ampi ceti sociali l’illusione di vivere “nel verde”, salvo poi contribuire al
collasso ecologico ed ambientale del territorio.
La città diffusa suscita diffidenze e resistenze tra gli architetti e gli urbanisti, perché si
oppone ad un immaginario urbano e della città consolidato da secoli. In effetti, è una
città che ha abolito molti dei luoghi storici dell’aggregazione sociale, senza crearne di
nuovi, oppure abbozzando nuove centralità: centri commerciali, stadi, discoteche,
centri per il benessere, stazioni, aeroporti, ecc.
Questa città è sempre più un territorio descrivibile come somma di periferie e paesaggi
urbani e produttivi, indifferenziati ed intercambiabili, dove il rapporto tra l’uomo e
l’ambiente, è influenzato dai sistemi di comunicazione di massa, piuttosto che
dall’esperienza personale; è questo “nuovo territorio urbanizzato” con cui il PAT è
destinato a confrontarsi.
Non si vuole in questa sede esprimere giudizi di valore od estetici alle città che
abbiamo creato; piuttosto interessa sottolineare come l’urbanistica sia chiamata, in
questa fase storica, a re-interrogarsi per dare risposte nuove e concrete alla
pianificazione territoriale. I criteri conoscitivi e le metodologie di analisi finora
seguiti, non risultano più efficaci nel descrivere e comprendere la “città diffusa”;
l’urbanistica è chiamata a costruire assieme ad altre discipline, nuovi percorsi
conoscitivi, che rispetto agli attuali, pongano maggiore attenzione allo straniamento e
alla difficoltà di vivere e di muoversi delle persone in questo ambiente urbano.
Questo significa partire dal territorio, captare i segnali che lo stesso invia,
comprenderne i significati più profondi, per pervenire a progetti maggiormente
consapevoli e capaci di raccontare il territorio: progetti in grado nel tempo di porsi
quale volano per ulteriori esperienze che ne definiscano senso e valore.

2.2 – La nuova legge urbanistica

La Regione Veneto ha recentemente promulgato la Legge Regionale 23.04.2004, n.11


“Norme per il governo del territorio”, i cui contenuti recepiscono le esperienze più
innovative del panorama urbanistico nazionale.
La nuova legge urbanistica regionale all’articolo 2 stabilisce criteri indirizzi, metodi e
contenuti cui devono essere dotati gli strumenti di pianificazione per il
raggiungimento dei seguenti obiettivi:
· promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole senza
pregiudizio per la qualità della vita delle generazioni future, nel rispetto delle
risorse naturali;
· tutela delle identità storico-culturali e della qualità degli insediamenti attraverso le

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operazioni di riqualificazione e recupero edilizio ed ambientale degli aggregati


esistenti ed in particolare dei centri storici;
· tutela del paesaggio rurale;
· utilizzo di nuove risorse territoriali solo in mancanza di alternative alla
riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente;
· difesa dai rischi idrogeologici;
· coordinamento con le politiche di sviluppo nazionali ed europee.
Il perseguimento di queste finalità viene attuato con il confronto e la concertazione
con gli altri enti pubblici territoriali e Amministrazioni preposte alla cura degli
interessi pubblici coinvolti, nonché attraverso il confronto con le associazioni
economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi sul territorio e di interessi diffusi,
con i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico, facendoli concorrere alla definizione
degli obiettivi e delle scelte strategiche individuate dagli strumenti di pianificazione.
Tale metodo si attua attraverso:
· procedure di copianificazione per la formazione condivisa e partecipata del piano
urbanistico, finalizzata a migliorare il processo decisionale e la successiva
gestione;
· la predisposizione e sottoscrizione di un documento preliminare contenente la gli
obiettivi che si intendono perseguire e le scelte strategiche di assetto del territorio,
anche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianificazione di livello
sovraordinato e delle indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del
territorio;
· l’individuazione di due diversi livelli di pianificazione in funzione della
dimensione locale, sovracomunale o regionale degli interessi coinvolti;
· il riconoscimento della responsabilità diretta ai Comuni relativamente alla
gestione del proprio territorio per lo sviluppo della comunità locale da esercitare,
secondo principi di sussidiarietà e partenariato, con le province e la regione per le
funzioni di salvaguardia, coordinamento e sviluppo territoriale;
· la semplificazione dei procedimenti amministrativi, garantendo trasparenza e
partecipazione;
· la disponibilità del quadro conoscitivo e l’accessibilità al pubblico delle
informazioni che lo costituiscono.

2.3 - Il Piano Regolatore Comunale con la L.R. 11/2004

La novità principale della nuova legge, è quella della distinzione in due diversi
momenti della pianificazione comunale: Piano di Assetto del Territorio comunale
(PAT) e Piano degli Interventi (PI).
Il primo, soggetto all’approvazione ora regionale e successivamente provinciale,
redatto sulla base di previsioni decennali, “delinea le scelte strategiche di assetto e di
sviluppo per il governo del territorio comunale, individuando le specifiche vocazioni e
le invarianti di natura geologica, geomorfologica, idrogeologica, paesaggistica,
ambientale, storico-monumentale e architettonica, in conformità agli obiettivi ed
indirizzi espressi nella pianificazione territoriale di livello superiore ed alle esigenze
della comunità locale”.
Il secondo, soggetto alla sola approvazione comunale, è lo strumento che “in coerenza
e in attuazione del PAT o PATI, individua e disciplina gli interventi di tutela e
valorizzazione, di organizzazione e di trasformazione del territorio programmando in
modo contestuale la realizzazione di tali interventi, il loro completamento, i servizi
connessi e le infrastrutture per la mobilità”. Attraverso questo dispositivo normativo,
la pianificazione urbanistica comunale potrà contenere gradi di flessibilità funzionali e

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operativi in grado di evitare il sistematico ricorso all’ente superiore preposto


all’approvazione di varianti parziali, nel caso queste ultime non confliggano con il
PAT o PATI.

2.4 – Il Piano di Assetto Territoriale comunale (PAT)

La nuova legge urbanistica regionale suddivide il Piano Regolatore Comunale in


:Piano di Assetto del Territorio comunale (PAT) e Piano degli Interventi (PI). Il PAT
cioè lo strumento che definisce le scelte strategiche di assetto e sviluppo del territorio
si articola nelle seguenti fasi:
1. formazione del Documento Preliminare
2. fase di concertazione
3. formazione del Quadro Conoscitivo
4. formazione del Rapporto Ambientale
5. elaborazione del Piano
6. adozione del Piano e della proposta di Rapporto Ambientale
7. deposito, pubblicazione, osservazioni, consultazione
8. controdeduzioni e Rapporto Ambientale definitivo
9. approvazione.
Nel caso di ricorso alla procedura concertata, successivamente alla fase delle
osservazioni, l’approvazione del PAT avviene tramite conferenza di servizi alla quale
partecipano gli enti interessati.

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3 – PIANIFICAZIONE SOVRAORDINATA E COMUNALE

I livelli di Pianificazione fissati nell’articolo 3 della L.R. 11/2004, fanno


essenzialmente riferimento alla Regione, alle Province ed ai Comuni. La legge
prevede che i vari livelli siano tra loro coordinati nel rispetto dei principi di
sussidiarietà e coerenza; in particolare ciascun piano indica il complesso delle direttive
per la redazione degli strumenti di pianificazione di livello inferiore e determina le
prescrizioni e i vincoli automaticamente prevalenti.
I livelli di pianificazione sono:
· il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC);
· il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP);
· il Piano Regolatore Comunale (PRC) suddiviso in Piano di Assetto del Territorio
comunale (PAT) o intercomunale (PATI) e Piano degli Interventi (PI).
Attualmente sia il PTRC che il PTCP, sono in fase di revisione e ri-elaborazione. In
questa sede si indicano sommariamente gli obiettivi che i suddetti strumenti di
pianificazione di livello superiore intendono perseguire, rispetto ai quali la
pianificazione comunale è chiamata a confrontarsi.

3.1 – Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

La Regione Veneto sta definendo l’aggiornamento del Piano Territoriale Regionale di


Coordinamento. Attualmente è stato redatto un “documento programmatico territoriale
per le consultazioni” contenente gli indirizzi proposti dalla Regione per
l’aggiornamento del PTRC.
Quest’ultimo presenta alcune caratteristiche innovative e indica indirizzi operativi che,
in riferimento all’area centrale veneta, possono essere riassunti in:
· introduzione della “governance”, ossia trasparenza nel rapporto tra istituzioni e
cittadino;
· riferimento al contesto europeo, anche per la costruzione di alleanze transregionali
(ad esempio l’Alpe Adria, i corridoi infrastrutturali, ecc.);
· perseguimento di politiche di riequilibrio tra i diversi “modelli” di sviluppo
presenti nella regione, individuando nelle province di Treviso e Vicenza quelle
con più sviluppate caratteristiche di imprenditorialità;
· necessità di ripensare in termini nuovi l’assetto insediativo regionale oramai a
rischio di saturazione;
· affrontare le problematiche della crescita demografica in particolare di alcune
province (Treviso, Vicenza e Padova), dovuta essenzialmente ai flussi migratori;
· controllo del consumo di suolo dovuti alla pressione insediativa;
· definire nuovi modelli per la mobilità di persone e merci;
· forte attenzione alla difesa delle risorse ambientali e paesaggistiche attuando uno
sviluppo sostenibile del territorio;
· tutela delle aree rurali incentivando la trasformazione del settore agricolo verso
connotati di qualità piuttosto che di quantità, e potenziamento del ruolo ecologico
di questi ambiti;
· ripensamento dell’attuale modello produttivo verso un contenimento degli
insediamenti produttivi, la loro specializzazione in distretti e integrazione
ambientale;
· rafforzamento dell’armatura dei servizi, del terziario e del turismo, quale
momento di potenziale riqualificazione degli insediamenti.

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Il documento preliminare al nuovo PTRC individua e descrive, sulla base di specifici


indicatori di tipo socio-economici, demografici, produttivi, di ricchezza prodotta,
dotazione di servizi, per i Comuni veneti, 6 gruppi tipologici. Paese risulta inserito nel
2° gruppo definito “comuni del benessere e della solidità produttiva”, cioè dei comuni
più prosperi, che registrano valori elevati di ricchezza a di diffusione delle imprese
caratterizzati da:
· alta densità insediativa;
· forte incremento del numero di famiglie;
· alta utilizzazione del patrimonio abitativo;
· elevato PIL per addetto;
· elevata quota percentuale di operatori nel settore della ricerca;
· elevato peso dei contribuenti di fascia alta;
· appartenenza a specifico distretto produttivo.
Rispetto a questa classificazione tipologica, il nuovo PTRC propone le seguenti
azioni:
· riqualificazione dell’esistente al fine di contrastare la dispersione insediativa;
· riduzione dell’alto consumo di suolo e dell’espansione incontrollata promuovendo
una più razionale utilizzazione del territorio;
· miglioramento dell’organizzazione funzionale degli insediamenti e della qualità
degli spazi;
· valorizzazione degli elementi del territorio storico e attribuzione agli spazi
pubblici valenza di fattori strutturanti del territorio.

3.2 – Piano Provinciale di Coordinamento Territoriale

La Provincia di Treviso sta redigendo il proprio Piano Provinciale di Coordinamento


Territoriale. Dopo la presentazione del Documento Preliminare (giugno 2005), la
Provincia ha provveduto ad elaborare un documento definito “Progetto Preliminare”
contenente: lo stato del quadro conoscitivo, il metodo ed i criteri con cui verrà redatto
il PTCP, le prime indicazioni di azioni per il conseguimento degli obiettivi generali.
Quest’ultimi possono essere ricondotti a:
· riordino e riqualificazione delle aree urbanizzate esistenti;
· ridotto consumo di nuovo suolo;
· valorizzazione e tutela delle aree naturalistiche, SIC e ZPS;
· costruzione di una rete ecologica;
· riassetto idrogeologico del territorio;
· realizzazione di nuove infrastrutture e trasformazione di quelle esistenti;
· valorizzazione del turismo;
· recupero delle valenze monumentali;
· valorizzazione e tutela del territorio agroforestale;
· protezione e difesa da inquinamento;
· protezione civile.
Particolare importanza assumono alcuni obiettivi specifici in rapporto all’ambito
oggetto del PAT:
· riassetto delle localizzazioni insediative e razionalizzazione di quelle produttive
con specifica attenzione, per queste ultime, ai nodi infrastrutturali ed alla logistica.
Per quanto concerne le ipotesi di riorganizzazione produttiva provinciale, viene
proposta una suddivisione in tre fasce delle politiche attuative. Paese è inserito
nella fascia A “Aree di intensificazione agglomerativa”, cioè tra i comuni in cui è
utile favorire una crescita produttiva. La contiguità con comuni interessati dalla

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futura realizzazione della nuova pedemontana, nonché la presenza di importanti


infrastrutture per la mobilità e l’elevato livello di densità produttiva sono alla base
di questa indicazione;
· realizzazione di una rete ecologica che minimizzi il grado di frammentazione del
territorio;
· razionalizzazione delle funzioni nei pressi dei nodi infrastrutturali;
· difesa dall’inquinamento (emissioni in atmosfera, qualità delle acque, rifiuti,
bonifica siti contaminati, emissioni elettromagnetiche, inquinamento acustico e
luminoso);
· contrasto alla semplificazione paesistica;
· tutela delle falde acquifere;
· realizzazione della nuova pedemontana, il completamento della circonvallazione
di Treviso e della circonvallazione di Postioma sulla Feltrina, per affrontare le
criticità della mobilità.

3.3 – Piano Regolatore Generale

Il Comune di Paese è dotato di Piano Regolatore Generale approvato con DGR n.5668
del 30.09.1992; pubblicato sul BUR n.116 del 17.11.1992, entrato in vigore il 03.
12.1992.
Successivamente sono state adottate e/o approvate dal Consiglio Comunale le seguenti
Varianti parziali:
Variante LR 11/87: puntuale ai sensi della L.R. 11/87
· adottata dal C.C. con delibera n.33 del 06.06.1994
· approvata dalla G.R. con delibera n.1154 del 14.03.1995
Varianti 1 e 2: generale e relativa ai centri storici
· adottate dal C.C. con delibera n.51 del 09.09.1994
· approvate dalla G.R. con delibera n.3134 del 15.07.1996
Variante 3: relativa alle zone produttive
· adottata dal C.C. con delibera n.31 del 26.06.1998
· approvata dal C.C. con delibera n.51 del 28.09.1998
Variante 4: generale solo normativa
· adottata dal C.C. con delibera n.19 del 26.03.1999
· approvata dal C.C. con delibera n.3 del 11.01.2000
Variante 5: modifica zonizzazione aree cimiteriali e ridefinizione fascia di rispetto
· adottata dal C.C. con delibera n.21 del 26.03.1999
· approvata dal C.C. con delibera n.31 del 28.10.1999
Variante 6: generale di adeguamento della base cartografica
· adottata dal C.C. con delibera n.55 del 29.04.1999
· approvata dal C.C. con delibera n.45 del 22.05.2000
Variante 7: parziale di assestamento
· adottata dal C.C. con delibera n.55 del 29.04.1999
· approvata dalla G.R. con delibera n.2628 del 10.10.2001
Variante 8: modifica zonizzazione area confinante con il Comune di Trevignano
· adottata dal C.C. con delibera n.31 del 10.04.2000
· approvata dal C.C. con delibera n.59 del 30.06.2000
Variante 9: programmazione insediamento attività commerciali
· adottata dal C.C. con delibera n.33 del 10.04.2000
· approvata dal C.C. con delibera n.60 del 30.06.2000
Variante 10: ridefinizione fascia di rispetto lungo la ZTO D2/7
· adottata dal C.C. con delibera n.61 del 23.11.2001
· approvata dal C.C. con delibera n.12 del 18.03.2002
Variante 11: ridefinizione fasce di rispetto relative agli elettrodotti
· adottata dal C.C. con delibera n.62 del 23.11.2001
· approvata dal C.C. con delibera n.13 del 18.03.2002

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Variante 12: variante puntuale relativa alle ZTO C2/18 e Fd/6 di Paese
· adottata dal C.C. con delibera n.14 del 18.03.2002
· approvata dal C.C. con delibera n.29 del 22.05.2002
Variante 13: variante puntuale relativa alle ZTO Fc/4 e inserimento di zona Fb a Cstagnole
· adottata dal C.C. con delibera n.07 del 20.02.2003
· approvata dal C.C. con delibera n.21 del 16.05.2003
Variante 14: variante puntuale relativa alle ZTO C2/1 di Postioma e Fc di Paese
· adottata dal C.C. con delibera n.47 del 24.07.2003
· approvata dal C.C. con delibera n.69 del 26.11.2003
Variante 15: variante puntuale relativa alla ricognizione complessiva delle previsioni afferenti
alla viabilità ciclabile esistente e di progetto
· adottata dal C.C. con delibera n.70 del 26.11.2003
· approvata dal C.C. con delibera n.6 del 26.02.2004
Variante 16: variante puntuale relativa alla ricognizione complessiva delle previsioni afferenti
alla viabilità ciclabile esistente e di progetto
· adottata dal C.C. con delibera n.35 del 27.04.2004
· approvata dal C.C. con delibera n.12 del 22.02.2005
Variante 18: variante puntuale relativa alle ZTO C2/21 per ERP-Modifica previsioni viarie via
dei Mille-nuova previsione viaria di Padernello-ampliamento ZTO Fc/5 in Castagnole
· adottata dal C.C. con delibera n.17 del 25.02.2005
· approvata dal C.C. con delibera n.77 del 30.11.2005
Variante: variante generale ai centri storici
· adottata dal C.C. con delibera n.65 del 04.11.2003
· riadottata dal C.C. con delibera n.18 del 25.02.2005
Variante: variante corridoio SR n.53-Ferrovia TV-BL
· adottata dal C.C. con delibera n.28 del 08.04.2004
· riadottata dal C.C. con delibera n.19 del 25.02.2005.
Ulteriori momenti pianificatori del Comune di Paese riguardano: il Piano Generale del
Traffico Urbano (PGTU) e il Piano di Zonizzazione Acustica.

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

4 – FORMAZIONE DEL PAT

Di seguito si illustra la procedura seguita per la formazione del PAT in riferimento a


quanto previsto dalla nuova legge urbanistica regionale, come già evidenziato nel
precedente paragrafo 2.4.

4.1 - Documento Preliminare

Il primo momento nella formazione del PAT è il Documento Preliminare (DP).


Esso contiene gli obiettivi generali che s’intendono perseguire con il piano e le scelte
strategiche di assetto del territorio, anche in relazione alle previsioni degli strumenti di
pianificazione di livello sovraordinato, nonché le indicazioni per lo sviluppo
sostenibile e durevole del territorio.
Questo documento è stato adottato con delibera della Giunta Comunale n. 56 in data
14 marzo 2005, e reso pubblico, al fine di consentire l’apertura della fase di
concertazione e partecipazione (art. 5 L.R. 11/04), aperta ad enti pubblici territoriali,
ed altre amministrazione pubbliche preposte alla cura degli interessi generali; va
altresì aperta ad associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti e diffusi
interessi sul territorio, nonché ai gestori di servizi pubblici e di uso pubblico.
Il Comune di Paese si è avvalso della possibilità offerta dalla nuova legge urbanistica
regionale all’articolo 15 della procedura concertata con la Regione; in virtù di tale
accordo tutti gli atti di formazione del PAT sono concordati con la Regione stessa.
Contestualmente è stata data l’informativa dell’avvio di procedimento di Valutazione
Ambientale Strategica (VAS), in attuazione della direttiva 2001/42/CE del 27.06.2001
“Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione degli
effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente”.

4.2 - Concertazione sul Documento Preliminare

La Legge Regionale n.11/2004 all’articolo 5 ha introdotto nella formazione degli


strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica forme di concertazione e
partecipazione, attraverso il confronto con il altri enti pubblici territoriali e le altre
Amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici coinvolti, con le
associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi sul territorio e di
interessi diffusi, nonché con i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico.
Questa fase si è estrinsecata in modalità di acquisizione (attraverso incontri, confronti,
seminari, comunicazioni, ecc.) di pareri, suggerimenti finalizzati alla costruzione di un
Piano condiviso e sostenibile; in questa fase sono stati recepiti solamente contributi
coerenti con la definizione delle strategie e degli obiettivi generali del Piano,
escludendo apporti di natura ed interessi privatistici.
Va detto che all’interno dell’ampia autonomia consentita dalla L.R. n.11/2004, il
Comune di Paese ha attuato proprie procedure e percorsi per conseguire una efficace
partecipazione-concertazione, coinvolgendo nella stessa, oltre i soggetti
precedentemente indicati, anche Specifiche Commissioni comunali (urbanistica,
attività produttive ecologia e ambiente, politiche familiari), gruppi, associazioni e la
popolazione. Ulteriori momenti partecipativi sono stati favoriti dalla diffusione tramite
Internet.
Al fine di favorire la più ampia possibilità di comprendere le proposte contenute nel
Documento Preliminare, è stata data la possibilità di consultare una bozza assai

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

avanzata degli elaborati costituenti il Quadro Conoscitivo.


Alla conclusione di questa fase è stata approvata da parte delle Giunta Municipale una
“Relazione sugli esiti della Concertazione”, contenente le risultanze di questa fase.
E’ emersa una sostanziale condivisione, da parte dei soggetti coinvolti, rispetto agli
obiettivi del Documento Preliminare, ragione per cui lo stesso non è stato oggetto di
revisioni, integrazioni o modifiche.

4.3 – Quadro Conoscitivo

Il Quadro Conoscitivo (QC), cioè la fase di acquisizione ed organizzazione dei dati, è


uno dei momenti fondamentali nella redazione dei PAT. A grandi linee corrisponde
alla fase di analisi, prevista nella redazione dei PRG con la L.R. 61/85; in realtà con la
nuova legge urbanistica nel QC si introducono una serie di analisi e valutazioni di
tematismi, precedentemente esclusi o solo parzialmente inseriti nel processo di
elaborazione progettuale del Piano. La formazione del QC si articola secondo una
lettura del territorio e delle sue componenti attraverso l’esame delle seguenti matrici e
sottotematismi:
1. aria (anemologia, qualità dell’aria, sorgenti inquinanti, rete di monitoraggio, ecc.)
2. clima (precipitazioni, temperatura, umidità, soleggiamento, ecc.)
3. acqua (rete idrografica, qualità biologica dell’acqua, impianti di prelievo e
trattamento, sistemi di distribuzione, scarichi acque reflue, ecc.)
4. suolo e sottosuolo (litologia, idrogeologia, geomorfologia, geopedologia,
permeabilità, cave, discariche, siti contaminati, scarichi industriali, ecc.)
5. flora e fauna (formazioni vegetali, specie faunistiche, zone di cattura, interferenze
con attività umane, agricoltura intensiva, ecc.)
6. biodiversità (arre protette, biotopi, emergenze naturalistiche, rete ecologica,
corridoi di connessione, ecc.)
7. paesaggio (risorse identitarie, funzionamento del paesaggio, elementi
diversificatori, ecc.)
8. patrimonio culturale, architettonico, archeologico
9. salute umana (rumore, inquinamento elettromagnetico e luminoso, rischio
industriale, ecc.)
10. popolazione (dati socio-demografici, dati ospedalieri, reddito pro-capite, consumi,
ecc.)
11. beni materiali (proprietà pubbliche, rifiuti, energia, mobilità, abitazioni, ecc.)
12. pianificazione e vincoli.
I tematismi principali ed i sottotematismi, sono stati elaborati al fine di consentire la
lettura delle caratteristiche: territoriali, ambientali, ecologiche, socio-economiche,
ecc.. Va detto che essendo quella di Paese una delle prime esperienze avviate per ala
formazione del PAT, il reperimento dei dati del QC è risultata pratica assai difficile e
dispendiosa, in quanto non si erano ancora avviati adeguati processi di trasmissione
delle informazioni.
Il documento riassuntivo del QC, cioè la Relazione presenta caratteristiche tali da
configurarsi sia quale elaborato di analisi del PAT, sia quale descrizione dello stato
dell’ambiente relativamente al territorio comunale, direttamente utilizzabile per il
Rapporto Ambientale.
In questo documento riassuntivo del QC sono contenute di fatto le elaborazioni
inerenti gli aspetti: geologici, idraulica, ambientale, agronomici, paesaggistica, storici,
socio-demografici.

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

4.4 – Rapporto Ambientale

Rapporto Ambientale (RA) è stato redatto secondo quanto previsto dalla Direttiva
Europea 42/2001/CE sulla VAS. Il RA è fortemente connesso e interrelato al QC con
il quale condivide le informazioni; contiene l’individuazione, la descrizione e la
valutazione degli effetti significativi che l’attuazione del Piano potrebbero avere
sull’ambiente, nonché le ragionevoli “alternative” alla luce degli obiettivi fissati dal
Piano stesso.
Il RA contiene tra l’altro: l’indicazione degli obiettivi di protezione ambientale nel
rispetto di quelli stabiliti a livello internazionale, possibili effetti sull’ambiente (con
particolare riferimento ai tematismi del QC), misure di riduzione, compensazione e
mitigazione in relazione ad eventuali effetti negativi, sintesi delle ragioni della scelta
delle alternative, descrizione delle misure previste per il monitoraggio. Questa
operazione è supportata dalla scelta di “indicatori” che esprimono le caratteristiche
ambientali, consentendo di effettuare le scelte operative. La scelta degli indicatori è
stata effettuata in relazione ai dati effettivamente disponibili e monitorabili, nonché
estraendoli da quelli individuati nelle varie “Conferenze” internazionali. Gli indicatori
sono strumento indispensabile di verifica, in quanto consentono di prevedere e
valutare gli effetti ambientali significativi delle azioni del Piano, nonché consentire il
monitoraggio dello stesso.
Quanto sopradescritto è contenuto in una “relazione di sintesi” non tecnica al fine di
consentirne a chiunque la consultazione.

4.5 – Elaborati di Piano

Gli elaborati costituenti il Piano, sono quelli indicati negli atti di indirizzo della nuova
legge urbanistica per la redazione del PAT:
A) Documento Preliminare

B) Relazione esiti della Concertazione

C) Quadro Conoscitivo

ARIA
Tav. Aria – 1.1.p Sorgenti di emissione – 1.1.p.1 Densità di emissioni giornaliere da traffico
(1:25.000)
Tav. Aria – 1.2.p Qualità dell’aria – 1.2.p.2 Concentrazione di gas erra da traffico (1:25.000)
ACQUA
Tav. Acqua - 3.1.p Impianti di prelievo e trattamento (1:10.000)
Tav. Acqua – 3.2.p Sistemi di Distribuzione – 3.2.p.1 Sistemi di distribuzione (1:10.000)
Tav. Acqua – 3.3.p Impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue (1:10.000)
Tav. Acqua - 3.4.p Uso agricolo – 3.4.p.1 Carta della rete idrografica e della irrigabilità
(1:10.000)
Tav. Acqua – 3.6.i Rischio idraulico – 3.6.p.1 Penalità idrauliche (1:10.000)
Tav. Acqua - 3.7.i Impermeabilizzazione dei suoli – 3.7.i.1 Carta impermeabilizzazione dei
suoli (1:10.000)
SUOLO E SOTTOSUOLO
Tav. Suolo e sottosuolo - 4.1.s Litologia – 4.1.s Carta geolitologica (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo - 4.2.s Idrogeologia - 4.2.s.1 Idrologia di superficie– 4.2.s.2 Acque
sotterranee (1:10.000)

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anno 2007

Tav. Suolo e sottosuolo – 4.3.s Geomorfologia – 4.3.s.2 Forme fluviali e fluvioglaciali


(1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.7.s Zonazione geologico-tecnica – 4.7.s.1 Carta delle penalità ai
fini edificatori (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.8.i Fattori di vulnerabilità degli acquiferi – 4.8.i.1 Carta dei fattori
di vulnerabilità degli acquiferi (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.8.i Fattori di vulnerabilità degli acquiferi – 4.8.i.2 Carta della
vulnerabilità ai nitrati (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.9.i Aspetti agricoli – 4.9.i.2 Carta della tutela del sistema agricolo
produttivo (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.9.i Aspetti agricoli – 4.9.i.3 Carta delle colture di pregio (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.9.i Aspetti agricoli – 4.9.i.4 Carta della classificazione agronomica
(1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.9.i Aspetti agricoli – 4.9.i.5 Carta degli elementi produttivi
strutturali (1:10.000)
Tav. Suolo e sottosuolo – 4.10.s Superficie Agricola Utile (SAU) (1:10.000)
FLORA E FAUNA
Tav. Flora e fauna – 5.1.s Flora – 5.1.i.3a Uso del suolo (1:10.000)
Tav. Flora e fauna – 5.1.s Flora – 5.1.i.3b Articolazione della vegetazione (1:10.000)
BIODIVERSITA’
Tav. Biodiversità – 6.2.p Frammentazione degli ecosistemi – 6.2.i.1 Aree integre e reti
ecologiche – 6.2.i.2 Frammentazione del territorio e barriere faunistiche (1:25.000)
Tav. Biodiversità – 6.2.p Frammentazione degli ecosistemi - 6.2.p.1 Frammentazione degli
ecosistemi (1:25.000)
PAESAGGIO
Tav. Paesaggio – 7.1.i Assetti ecologico-ambientali, paesaggistici, agricoli - (1:10.000)
PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO E ARCHEOLOGICO
Tav. Patrimonio Culturale, Architettonico e Archeologico – 8.1.s Centri e nuclei abitati
(1:10.000)
Tav. Patrimonio Culturale, Architettonico e Archeologico – 8.1.p Processi e azioni in corso
(1:10.000)
Tav. Patrimonio Culturale, Architettonico e Archeologico – 8.2.s Patrimonio insediativo
storico e tradizionale sparso – 8.3.s Beni etnoantropologici - 8.4.s Presenze archeologiche
(1:10.000)
SALUTE UMANA
Tav. Salute Umana – 9.1.s Rumore – 9.2.s Radioattività – 9.4.s Rischio industriale (1:10.000)
BENI MATERAIALI
Tav. Beni Materiali – 11.5.s Mobilità: Rete di trasporto pubblico – Flussi di traffico sulle
principali sezioni stradali (1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.5.s Mobilità: Indici di incidentalità stradale e flussi di traffico
(1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.6.s Abitazioni: Destinazioni prevalenti dell’edificato (1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.6.s Abitazioni: Tipologie edifici residenziali (1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.6.s Abitazioni: Numero dei piani edifici residenziali (1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.7 Struttura insediativa: Suddivisione dell’edificato in tessuti
(1:10.000)
Tav. Beni Materiali – 11.7 Struttura insediativa: Densità edilizie dei tessuti residenziali
(1:10.000)
VINCOLI DELLA PIANIFICAZIONE
Tav. Vincoli della pianificazione urbanistica e territoriale – 12.2.i Pianificazione urbanistica

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

comuni contermini (1:25.000)


D) Relazione Tecnica

E) Norme Tecniche

F) Cartografia di PAT
Tavola 1 – Carta dei Vincoli e della Pianificazione Territoriale
Tavola 2 – Carta delle Invarianti
Tavola 3 – Carta delle Fragilità
Tavola 4 – Carta della Trasformabilità
G) Rapporto Ambientale
H) Relazione di Sintesi
I) Accordi articolo 6 della Legge regionale n. 11/2004.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

5 – ANALISI TERRITORIALE E CRITICITA’

Il presente capitolo contiene le analisi territoriali e le indicazioni sulle criticità


ambientali rilevate.
Il Quadro Conoscitivo (QC) previsto dalla L.R. 11/2004 è stato redatto in maniera tale
da poter essere considerato quale analisi dello stato di fatto e rapporto sullo stato
dell’ambiente alla data di redazione del PAT. Nel QC sono di fatto contenute le
relazioni: geologica, idraulica, agronomica, ambientale-paesaggistica, naturalistica e
socio-demografica, con i contenuti necessari alla redazione del PAT.
In ragione di queste caratteristiche la presente relazione rimanda al QC, per quanto
concerne le descrizioni di dettaglio; in questa sede si riportano le sintesi al fine
dell’inquadramento delle problematiche che interessano il territorio comunale e delle
scelte progettuali del PAT.

5.1 - Inquadramento territoriale

Il Comune di Paese è per estensione uno dei maggiori della Provincia di Treviso
estendendosi su una superficie di 3.800 ha.
Esso è posto a nord-ovest di Treviso e confina, oltre con il capoluogo, con Quinto,
Morgano, Istrana, Trevignano, Volpago del Montello, Ponzano Veneto; nella fase
conoscitiva questi Comuni costituiscono l’area studio di riferimento e confronto con i
dati comunali. All’interno del territorio comunale sono presenti, oltre al capoluogo,
quattro frazioni: Postioma, Castagnole, Padernello e Porcellengo.
Il territorio presenta un andamento completamente pianeggiante, con una altitudine
compresa tra 68 metri s.l.m e 28 metri s.l.m.. L’area presenta terreni prevalentemente
ghiaiosi, con una parte superficiale o “ferretto” profondo mediamente 50 cm.. Questa
struttura dei terreni è distribuita uniformemente su tutto il territorio, in quanto formata
dai continui riporti di materiale lapideo trasportato dal Piave; l’intero territorio
comunale si trova sull’ambito di ricarica degli acquiferi.
Il Comune è attraversato in senso E-O e NE-NO, da assi stradali di primaria
importanza quali: la SR n.53 “Postumia” e la SR n.348 “Feltrina”; il territorio
comunale risulta inoltre interessato dalle linee ferroviarie Treviso-Vicenza e Treviso-
Belluno, che corrono pressoché parallele alle due regionali. Trasversalmente ai
suddetti assi di comunicazione, le strade provinciali n.79, 100 e 128 rendono agevoli i
collegamenti con i Comuni contermini; altro asse di primaria importanza è la SP n.102
“Postumia Romana”, che interseca la SR n.348 “Feltrina” a Postioma.

5.2 - Le componenti ambientali e socio-economiche

Come già precedentemente accennato il Quadro Conoscitivo è stato redatto in forma


di vero e proprio “Report” al fine di consentire un immediato supporto sia per la
redazione della parte propriamente progettuale sia per il Rapporto Ambientale. Di
seguito si descrivono le analisi relative alle componenti ambientali e socio-
economiche evidenziando le criticità rilevate.

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

5.2.1 – Aria

Anemologia
A Paese la ventosità, generalmente modesta, non condiziona in maniera specifica le
condizioni climatiche, salvo per il fatto che proprio questa caratteristica, favorisce la
formazione di nebbie nel periodo invernale ed il caldo afoso nel periodo estivo,
nonché il ristagno degli inquinanti aerodispersi e degli odori.
Qualità dell’aria
Le problematiche legate alla qualità dell’aria sono centrali per quanto concerne la
qualità della vita nel Comune di Paese. Il traffico veicolare si configura quale causa
maggiormente responsabile dell’inquinamento dell’aria; la specifica struttura viaria di
Paese, rende le questioni legate al traffico comune a tutti gli abitati, interessando una
quota piuttosto elevata degli attuali insediamenti urbani.
In questo contesto i dati disponibili sono piuttosto scarsi e limitati alle principali
arterie viarie. Le campagne di monitoraggio della qualità dell’aria dell’ARPAV nel
Comune di Paese presentano solo i dati sul benzene. In sede di PAT si è deciso per gli
altri principali fattori di inquinamento (PM10, NO2 ossido di azoto, CO ossido di
carbonio) di effettuare, attraverso modelli numerici consigliati dall’EEA (COPERTIII
e CALINE4), alcune stime delle emissioni e concentrazioni di questi inquinanti,
utilizzando i dati relativi al traffico veicolare delle principali strade effettuati nelle
varie campagne di rilevamento (ANAS, Regione, Provincia, PUT). I dati sono stati
confrontati con i valori limite fissati dal DM 60/02, in quanto questi ultimi
diventeranno tra pochi anni il riferimento obbligatorio.
I dati e le stime disponibili dimostrano una scadente qualità dell’aria lungo le tre
arterie principali che attraversano il Comune (S.R. n.53 Postumia, S.R. n.348 Feltrina
e S.P. n.102 Postumia Romana), ma superamenti dei valori limite si sono evidenziati
anche in alcune strade comunali (ad esempio Via Pio X). Elevate risultano le
concentrazioni di PM10 e NO2 stimate, che in alcuni casi comportano il superamento
dei valori limite e delle soglie d’allarme.

5.2.2 – Clima

Precipitazioni
Emerge la tendenza ad una minore piovosità, maggiormente marcata nei mesi da
gennaio a marzo,rispetto ai mesi da maggio ad agosto; piccolo aumento delle
precipitazioni nel periodo da settembre a dicembre.
La stagione maggiormente piovosa risulta essere quella autunnale, con tendenza a
valori delle precipitazioni più elevati rispetto al passato. Di converso sembra
consolidarsi la tendenza ad inverni e primavere più secchi e con minori precipitazioni.
Temperature
Le temperature medie tendono ad aumentare. Il periodo invernale anche se meno
freddo, tende a iniziare in ritardo per poi prolungarsi verso il periodo primaverile; nei
mesi estivi la tendenza a temperature sempre più elevate è oramai una costante.

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

5.2.3 – Acqua

L’acqua è una delle risorse fondamentali per la vita animale e vegetale; considerata
bene inesauribile ed utilizzabile in tutte le attività umane, in realtà essa è oramai
risorsa da difendere, salvaguardare ed utilizzare correttamente.
Per le aree quali il territorio comunale di Paese localizzate nell’area di ricarica degli
acquiferi, le pianificazioni a livello superiore regionale e provinciale, prescrivono
l’attuazione di interventi volti alla difesa delle risorse idriche, riconducibili a:
· disciplina degli scarichi fognari;
· controllo nell’agricoltura dell’uso di fertilizzanti, fitofarmaci, erbicidi,
spargimento liquami;
· eliminazione delle fonti di inquinamento delle falde;
· diminuzione e controllo dei consumi idrici.
Impianti di prelievo e sistemi di distribuzione
Nel territorio comunale sono presenti tre pozzi acquedottistici localizzati a: Paese,
Postioma e Padernello.
Per queste infrastrutture l’applicazione delle tutele previste dalla legislazione vigente
(DLGS 258/2000) deve essere rigorosa; questo vale soprattutto per il pozzo del
capoluogo localizzato in un ambito prossimo al centro abitato ed a insediamenti
potenzialmente inquinanti.
In sede di PAT si è effettuata una indagine conoscitiva relativamente ai pozzi oggetto
di denuncia di approvvigionamento idrico al Genio Civile di Treviso e al Comune di
Paese, nonché di concessione di derivazione di acqua sotterranea al Genio Civile di
Treviso. Da tali dati si rileva una quantità importante di prelievo d’acqua di
11.242.768 mc annui. Il dato si riferisce a prelievi “conosciuti”; in realtà il dato è
sicuramente maggiore, data la diffusione del prelievo non denunciato.
La rete distributiva acquedottistica copre pressoché totalmente l’intero territorio
comunale. Il Comune ha in corso un programma di rifacimento e sistemazione di parte
dell’attuale rete. Per quanto concerne i consumi d’acqua essi erano pari al secondo
semestre del 2004 a 1.119.099 mc; il settore domestico è di gran lunga quello che
comporta il maggiore consumo (78,6%).
Rete fognaria
Il Comune di Paese risulta dotato di rete fognaria limitatamente al capoluogo e parte di
Padernello; sono in corso interventi di potenziamento della rete comunale alle frazioni
di Castagnole e Padernello. E’ prevista la realizzazione di un nuovo collettore fognario
intercomunale che dal Comune di Trevignano si collegherà con il depuratore
comunale; in tal modo sarà possibile estendere la rete fognaria alle frazioni di
Porcellengo e Postioma che attualmente ne sono prive. Secondo i dati dell’ente gestore
Consorzio Acquedottistico Schievenin Alto Trevigiano, al 2005 risultavano allacciate
alla rete fognaria circa 1/3 delle abitazioni.
Rischio idraulico
Le problematiche relative al rischio idraulico sono specificatamente descritte
nell’allegato relativo alla compatibilità idraulica.
I dati sul rischio idraulico nel Comune di Paese sono stati ricavati dalla
documentazione fornita dal Consorzio di Bonifica Destra Piave e da informazioni dei
tecnici comunali.
Il PAT nella tavola 3 – Carta delle Fragilità – e 3.6.p.1 – Penalità idrauliche – del
Quadro Conoscitivo, individua gli ambiti con problematiche idrauliche di possibile

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anno 2007

esondazione o di difficoltà di deflusso, diffuse in diversi parti del territorio comunale.


Le problematiche maggiori sono generalmente legate a locali insufficienze della rete
di smaltimento o ad interruzioni del collettore.
Per quanto riguarda i canali consortili, i problemi derivano dal non sempre adeguato
dimensionamento (restringimento verso valle della sezione utile).
Le tracimazioni localizzate si limitano a lame d'acqua più o meno persistenti nella
zona per la durata dell'evento meteorico, i maggiori problemi si verificano per la
circolazione stradale oltre a qualche disagio per la popolazione limitrofa. La frequenza
di questi fallanze è annuale, se non maggiore.
Il Consorzio di Bonifica Destra Piave ha in corso di progettazione alcuni interventi
locali per risolvere i problemi di esondazione dello scarico Sant’Eurosia e per il
secondario di Padernello, nell’ottica di derivazione della portata in eccesso.
Per quanto riguarda i problemi riscontrati dai tecnici comunali, si tratta di interventi di
urbanizzazione in cui è mancata un’adeguata progettazione di una rete per lo
smaltimento dei deflussi meteorici. Si sono riscontrati in quelle zone collettori con
sezioni variabili, alcuni nettamente insufficienti o senza una continuità idraulica verso
valle.
Va sottolineato poi il contributo negativo dato a queste problematiche dalla notevole
antropizzazione e relativa impermeabilizzazione dei suoli, derivata dall’intenso
sviluppo insediativo.
I problemi dovuti a queste tracimazioni non compromettono comunque la possibilità
edificatoria in queste zone, che possono essere risolti con gli interventi previsti dal
PAT.

5.2.4 – Suolo e sottosuolo

Questo paragrafo contiene una rapidissima sintesi degli aspetti legati al tematismo
suolo e sottosuolo, contenuti nel Quadro Conoscitivo al quale si rimanda per gli
approfondimenti analitici.
Aspetti geologici
L’attuale assetto litologico del territorio comunale deriva dalla sovrapposizione di più
cicli di sedimentazione fluvioglaciali e alluvionali; affiorano sia terreni costituiti d
depositui fluvioglaciali, sia depositi alluvionali, più o meno recenti connessi con le
divagazioni del Piave con le imponenti correnti che si espandevano nella pianura
trevigiana. La deposizione dei materiali, orizzontale e verticale è stata determinata
dalla glanulometria degli stessi, nonché dall’energia idraulica delle correnti di
deposizione. Ciò ha originato verso nord (alta pianura) una estesa fascia il cui
materasso alluvionale risulta costituito prevalentemente da ghiaie più o meno
sabbiose; spostandosi verso sud la percentuale della matrice fine aumenta sempre più,
fino alla formazione di lenti argillose che via via diventano più consistenti formando
livelli spessi e continui.
Quanto descritto condiziona fortemente la situazione idrogeologica. Nell’alta pianura
è presente un unico acquifero indifferenziato freatico, mentre nell’area di media-bassa
pianura coesistono diversi livelli acquiferi in pressione: il passaggio tra l’alta e la
media-bassa pianura è individuabile in corrispondenza della fascia delle risorgive.
La litologia e la permeabilità dell’area condizionano in modo importante l’idrografia
superficiale, che è costituita da corsi e/o canali d’acqua artificiali, utilizzati
principalmente a scopo irriguo. Relativamente alle acque sotterranee, si è in presenza
di una falda poco articolata, con una direzione principale di deflusso da nord-ovest a
sud-est. Si tratta di un acquifero libero indifferenziato in materiale prevalentemente
ghiaioso con matrice sabbiosa, molto esteso soprattutto lateralmente, e con la presenza
di una barriera semimpermeabile lungo la zona meridionale, poco a sud del confine

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anno 2007

comunale. La massima escursione della falda prevista nel tempo, rispetto alla carta
delle isofreatiche è di circa 2.5 metri.
La struttura geomorfologica del sottosuolo è condizionata dalle caratteristiche
granulometriche e strutturali del materasso alluvionale e soprattutto dalla differente
distribuzione dei materiali ghiaiosi e sabbiosi da Nord a Sud. Il territorio di Paese
risulta attraversato da alcune importanti correnti fluvioglaciali del Piave Wurmiano,
con andamento generale NW-SE, legate alle quali si ritrovano fasce di sedimenti più
grossolani e permeabili rispetto alle alluvioni circostanti. E’ opportuno ricordare,
come a questi antichi deflussi idrici di superficie corrispondano direzioni preferenziali
di deflusso della falda, ben testimoniate dalla morfologia della superficie
piezometrica, lungo le quali eventuali fenomeni di inquinamento, da scarichi diretti e
incontrollati, trovano più rapida ed estesa diffusione.
Nella tavola 4.8.s-Carta dei fattori di vulnerabilità degli acquiferi- sono indicate anche
le aree con falda affiorante (aree di cava sotto falda) e l’ubicazione dei pozzi di
prelievi d’acqua (vedi precedente punto 4.2.3).
Il Comune di Paese è servito da una rete acquedottistica, sono rari i casi in cui singole
residenze si approvvigionano autonomamente a scopo idropotabile; sono molti invece
i prelievi ad uso domestico (prevalentemente irriguo per orti e giardini) e ad uso
agricolo-industriale. Nel territorio comunale vi è una concessione di acqua minerale e
tre pozzi utilizzati a scopo acquedottistico.
Tutte le falde artesiane e la falda freatica di Paese sono alimentate dalla potente falda
acquifera freatica posta a settentrione, il cui acquifero costituito prevalentemente da
ghiaie con matrice sabbiosa, non è assolutamente protetto naturalmente.
Nel territorio comunale di Paese è stato eseguito da parte dell’ARPAV un
monitoraggio delle acque di falda nel 2003, sia in pozzi “profondi” (superiori ai 50
metri) che “superficiali” (sino a 50 metri). Questa indagini ha permesso di evidenziare
quanto segue:
Caratteristiche generali delle acque di falda
La campagna di prelievi ha permesso di evidenziare una netta differenza di qualità
dell’acqua tra le analisi eseguite nei pozzi “superficiali” e in quelli “profondi”, in
particolare i primi presentano valori nettamente superiori di conducibilità, nitrati e
cloruri rispetto ai secondi.
Nella falda profonda si rileva inoltre la presenza , tra i diserbanti, della sola
Desetilatrazina: il fatto che non sia accompagnata dai “progenitori” (es. Atrazina) o da
altri diserbanti, indica che la fonte di tale inquinamento è piuttosto lontana sia nel
tempo che nello spazio; questo perché, con una lunga permanenza in falda, si
completa la degradazione dell’Atrazina, ma anche perché la Desetilatrazina ha una
mobilità superiore ai “progenitori”. Nello studio si sono riscontrate anomalie in due
pozzi profondi (San Benedetto, La Padana) per la presenza di quantità elevate, rispetto
agli altri pozzi, di Arsenico, Manganese e Ferro.
- Inquinamento da nitrati
E’ localizzato nella falda superficiale e interessa tutto il territorio comunale. I valori
massimi, vicini o superiori al limite di potabilità di 50 mg/l, si riscontrano in una
fascia presso il confine con i Comuni di Trevignano e Istrana.
- Inquinamento da diserbanti
I valori massimi si riscontrano nel quadrante Sud-Ovest del territorio comunale, in una
fascia più a valle rispetto a quella dei nitrati sopracitati. Il composto più abbondante è
quello della Desetilatrazina, che nel settore Sud-Ovest, per buona parte del territorio
supera il limite di potabilità di 0.1 µg/l.
- Discariche
Lo studio del 2003 ha esaminato la qualità dell’acqua prelevata dai piezometri di

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controllo di tre discariche: Vaston , Tiretta, Ecoidrojet. Tutti e tre questi impianti
presentano chiare perdite di percolato.
Con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20.03.2003 in
Comune di Paese è stato classificato sismico e rientra nella “zona n.3”. nella tavola
4.7.s-Classi di zonazione geologico-tecnica- i terreni sono stai suddivisi in 5 classi
aventi attitudini perverse rispetto all’edificabilità.
Il territorio comunale di Paese presenta un’intensa attività estrattiva di ghiaie; ogni
cava è stata censita, cartografata e catalogata in cava attiva, abbandonata e/o dismessa,
con falda affiorante.
I dati sulla superficie delle cave attive , sul volume da estrarre di ghiaia sono stati
desunti dal Piano Regionale delle attività di cava (30.06.2003). Nella cartografia di
Quadro Conoscitivo sono state censite anche cave al di fuori dai limiti comunali, ma
molto vicine ai confini, e che spesso provocano maggior impatto ambientale nel
territorio comunale di Paese, rispetto a quello in cui hanno sede. Le cave rappresentate
cartograficamente sono state indicate come da autorizzazione Regionale, per cui vi
possono essere delle aree non ancora escavate. Le cave censite (riferimento 2003 per
le cave attive e 1989 dal piano cave di Paese per le cave abbandonate e/o dismesse)
sono ventisette comprese quelle nei comuni contermini.
Nel territorio comunale di Paese vi sono numerosi siti di discarica, alcuni ancora
attivi; sono state cartografate e censite nel Quadro Conoscitivo n. 12 discariche
(alcune poste in altro Comune ma al confine con Paese). In conclusione si può
evidenziare una situazione di probabile inquinamento della falda per le discariche D1
“ex Marini”, D3 “Ecoidrojet”, D6 “Tiretta”, D8 “Vaston”; riguardo alle discariche D4
“Colmello”, D7 “SEV S.p.A.”, D9 “Campagnole”, D10 “Vaston 2”, D11 di Rifiuti
Speciali in via Orsenigo a Treviso, D12 di RSU in via Orsenigo a Treviso, non sono
state reperite analisi di controllo della qualità dell’acqua di falda.
Per quanto riguarda i siti contaminati rientrano in questo subtematismo le “aree di
cava colmate totalmente e/o parzialmente con rifiuti” cartografate e censite con il
simbolo “Rn”, e le “aree bonificate e/o con bonifica in atto e/o con probabile
inquinamento in atto” cartografate e censite con il simbolo “Bn”. Sono state censite
n.5 zone “Rn” (ex cava Levante, ex cava Castagnole, Pista motocross, ex cava s.
Bernardino, ex cava Prà Longhi) e n.11 aree “Bn”.
Gli scarichi industriali autorizzati dalla Provincia di Treviso sono 9; quelli
potenzialmente a rischio sono gli autolavaggi (n.2), le lavorazioni carni (n.1) e fungaie
(n.1).
Nelle attività a rischio di inquinamento delle acque sotterranee rientrano gli impianti
di recupero rifiuti Rf1 (n.13); sono state censite le aree industriali commerciali e
agricole potenzialmente inquinanti (allevamenti intensivi, macelli, fungaie,ecc.). Si
segnalano le aree autorizzate per lo smaltimento dei liquami; si evidenzia in certi casi
la loro prossimità a pozzi acquedottistici, aree di cava con falda affiorante, ecc.
Aspetti agricoli
L’assetto podologico del Comune di Paese è del tutto uniforme, con uno strato
superficiale di terreno prevalentemente ferrettizzato, poggiante su un materasso
ghiaioso. Si tratta di un suolo sbilanciato nelle caratteristiche fisico-chimiche,
estremamente permeabile, con fertilità limitata, dotazione idrica scarsa,
complessivamente di bassa qualità agronomica.
L’agricoltura ha avuto un ruolo importante fino alla metà del XX° secolo, dopodiché
si è assistito ad una rapida trasformazione del tessuto socio-economico che ha portato
ad una emarginazione del settore; tutto questo si è riflesso in un intenso utilizzo del

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suolo agricolo per altre destinazioni (residenza, produttivo, servizi, infrastrutture,


escavazione) che ha interessato quasi la metà del territorio.
Gli attuali usi agricoli sono indirizzati principalmente alle colture erbacee con netta
predominanza del mais; le coltivazioni arboree sono limitate e frammentate, con la
viticoltura quale indirizzo prevalente. La predominanza del mais è direttamente
connessa all’allevamento che risulta tuttora attività agricola di grande importanza.
Scarsa per ora la presenza di coltivazioni ed allevamenti (circa l’1% delle aziende) di
tipo innovativo (biologiche, integrate, disciplinate, ecc.).
Il territorio è interessato da produzioni agricole di pregio quali; DOC Piave, radicchio
rosso tardivo di Treviso, radicchio di Castelfranco, ecc.). L’agriturismo interessa solo
3 aziende.
Notevole l’incidenza del contoterzismo nell’esecuzione delle operazioni colturali, che
coinvolge quasi la metà delle aziende agricole, interessando comunque in modo quasi
irrilevante le colture specializzate.
L’elevato grado di vulnerabilità delle falde sotterranee, emerge come elemento di
fragilità del territorio nei confronti di eventuali emissioni di inquinanti.
Il terreno particolarmente vulnerabile e a rischio di sversamento di inquinanti rende
l’area sia ad elevato rischio di inquinamento del suolo e delle acque superficiali e
sotterranee. La classificazione del grado di vulnerabilità inserisce i terreni di Paese nel
livello molto elevato, per presenza di falda libera, con superficie piezometrica poco
profonda, in materiali alluvionali a granulometria ghiaiosa, con terreni ferrettizzati e
ghiaiosi a spessore da limitato a modesto.
La imminente entrata in vigore degli obblighi derivanti dalla Direttiva Nitrati,
esplicitati nella DGR n. 2495 del 7.8.2006, definisce un quadro normativo finalizzato
ad una gestione compatibile dell’attività zootecnica; in particolare per i vincoli imposti
alla utilizzazione degli effluenti zootecnici.
In questo contesto un ulteriore elemento di criticità rilevante è ascrivibile ai
fitonutritivi che vengono apportati sotto forma esclusivamente inorganica, negli
appezzamenti non interessati da apporti concimanti di origine zootecnica.

5.2.5 – Flora, fauna, biodiversità

Flora
Gli attuali assetti floristici derivano dalle variazioni e successivamente dalle
regressioni delle superfici occupate dalla vegetazione spontanea a favore di quelle
destinate ad usi agricoli. Ove ancora presenti strutture vegetazionali originarie,
possono rientrare nell’ambito padano, che si qualifica quale zona di transizione tra la
zona centro orientale europea e quella mediterranea.
La forte antropizzazione del territorio ha comportato la sostituzione dell’originaria
vegetazione planiziale padano-veneta, con specie coltivate erbacee ed arboree; la
dotazione naturale è limitata ai margini di appezzamenti, strade e corsi d’acqua,
oppure sottratti all’agricoltura dall’escavazione. In questo contesto fondamentale
risulta la presenza di siepi, macchie e fasce arborate, filari, parchi e giardini in
particolare quando consentono sistemi verdi continui, per la loro funzione ecologica di
corridoi biotici e di rifugio.
L’uso del suolo ha costituito la prima e fondamentale analisi ricognitiva delle
caratteristiche ambientali di un territorio. Le diverse destinazioni d’uso assegnate allo
spazio fisico a disposizione dell’uomo per il soddisfacimento dei suoi bisogni
concorrono in modo diretto a determinarne l’assetto ambientale del territorio e, di
riflesso, la configurazione strutturale del paesaggio (vedi Quadro Conoscitivo tavola
5.1.i.3a – Uso del suolo).

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Sono state definite, ai fini del presente studio, n. 11 categorie di destinazione d’uso,
più o meno strettamente connesse con l’attività umana:
· colture erbacee (classe ampia comprendente tutte le colture erbacee, annuali e
poliannuali - cerealicole, leguminose, erbai, prati, ecc.)
· incolto (aree non coltivate e interessate per lo più da vegetazione erbacea
spontanea, talvolta mista ad arbustiva)
· colture arboree (classe colturale attribuita ad impianti legnosi specializzati –
vigneti, frutteti, pioppeti, arboricoltura da legno)
· cave (aree soggette ad escavazione, occupate spesso da acqua)
· extragricolo (classe che annovera le discariche, le aree non coltivate destinate ad
usi extragricoli – depositi a cielo aperto, aree altrimenti utilizzate)
· edificato residenziale (classe costituita da tutte le aree oggetto di edificazione
prevalentemente residenziale, di densità e tipologia diverse, comprese quelle
sparse e/o isolate sul territorio agricolo)
· edificato produttivo (classe costituita da tutte le aree oggetto di edificazione
prevalentemente produttiva di vario tipo, incluse le superfici a serra fissa,
pertinenze di vivai)
· strade (strade principali e comunali di collegamento tra le aree urbane,
principalmente con fondo asfaltato)
· ferrovia (area d’insidenza dei binari - non comprende le siepi laterali alla
massicciata)
alle quali si sono aggiunte n. 3 categorie di suddivisione della dotazione vegetazionale
e di aree verdi (Quadro Conoscitivo tavola 5.1.i.3b – Articolazione della vegetazione):
· siepi campestri e filari (vegetazione a sviluppo lineare arborea-arbustiva,
strutturata su uno o più piani, a sesto variabile)
· macchie e fasce arborate (vegetazione boscata di pianura, solitamente di ridotta
estensione, formatasi per spontanea rinaturalizzazione con specie arboree o per
interventi di rimboschimento. Comprende le fasce vegetate degli ambiti di cava)
· verde pubblico e privato (classe attribuita ai parchi pertinenza di ville storiche, ai
giardini pubblici e privati di consistenza significativa).
L’analisi della carta dell’uso del suolo ha messo in evidenza alcuni aspetti che
caratterizzano il territorio comunale:
· il notevole grado di edificazione dell’area servita dalla S.R. 53;
· la progressiva saturazione degli spazi aperti posti l’asse della S.R. 348, ad opera di
insediamenti produttivi e residenziali;
· l’espansione delle frange periurbane lungo gli assi viari di comunicazione tra le
frazioni;
· l’assoluta dominanza delle colture annuali (seminativi), diffuse su gran parte delle
superfici agricole maggiormente integre;
· la frammentazione e la dispersione, per contro, degli appezzamenti a colture
legnose, talvolta residuali ed organizzati, tranne che in pochi caso, in reliquati;
· la scarsa dotazione di macchie arboreo-arbustive con valide caratteristiche
vegetazionali, associate a strutture lineari più diffuse ma dalla composizione e
articolazione mediocri; localizzazione preferenziale lungo la viabilità poderale, i
canali di bonifica, gli scoli irrigui e le delimitazioni di proprietà.
Le pressioni teoricamente riconducibili alle specie floristiche ed alla vegetazione
naturale di campagna possono essere di natura diretta sulla singole specie o gruppi
vegetali e indiretta sui fattori ecologici che determinano i caratteri stazionali delle
formazioni:
Azioni e interventi modificatori dell’ambiente
· inquinamento di corpi idrici superficiali

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· alterazione di sponde e letti naturali o naturaliformi di corpi idrici


· dismissione di attività agricole
Azioni dirette sui popolamenti vegetali
· eliminazione della vegetazione ripariale
· uso di fitofarmaci e biocidi
· occupazione di aree non urbanizzate per espansioni edilizie
· eliminazione di siepi, filari, alberi isolati, macchie planiziali
· prelievo di specie
· introduzione di specie alloctone.
Stante l’articolazione territoriale e le destinazioni d’uso del suolo prevalenti alcuni dei
fattori di pressione elencati incidono in modo assai modesto sulla vegetazione
naturale, anche per la situazione di generale marginalità in cui si trova relegata sul
territorio. A ciò si aggiunge la modesta rete idrografica superficiale, per lo più di
natura artificiale (canali di bonifica irrigua), che limita in parte lo sviluppo di
formazioni naturali arboreo-arbustive. Anche nei bacini di cava con falda affiorante le
condizioni morfologiche (eccessiva pendenza delle scarpe di scavo ) e microstazionali
non consentono che modesti insediamenti di vegetazione nella fascia retroarginale
mentre solitamente è assai scarsa la vegetazione propriamente acquatica o di ripa.
Lo stesso fattore di pressione può derivare da cause diverse che comunque incidono in
maniera congiunta.
Fauna
La fauna selvatica è un indicatore ambientale primario, in grado di misurare l’assetto,
l’uso e il degrado delle componenti ambientali, naturali e antropiche, valutando le
pressioni cui sono assoggettate le popolazioni animali e che le condizionano.
L’assetto del patrimonio faunistico in Paese si può configurare, sinteticamente,
omologo a quanto si riscontra nel territorio di pianura dell’immediata fascia posta a
Nord di Treviso. L’antropizzazione è qui elevata e i fenomeni di occupazione,
urbanizzazione, edificazione diffusa, concentrazione di infrastrutture risultano
massimizzati. La contrazione degli spazi disponibili alla fauna, nella seconda metà del
secolo scorso è stata progressiva e gli equilibri biotici che si erano stabilizzati si sono
venuti alterando. Contemporaneamente l’affermazione dell’agricoltura specializzata,
con elevati input energetici e di sostanze di sintesi, ha mutato in modo sostanziale gli
habitat.Le popolazioni dei selvatici ne hanno risentito, anche in modo pesante.
La riduzione e la frammentazione degli spazi verdi si è rivelata, a Paese,
particolarmente negativa e pregiudizievole nei confronti della fauna, in considerazione
della relativa povertà del territorio in ambiti ad elevata naturalità.
L’agricoltura tradizionale, non intensiva e impattante, poteva sostenere popolazioni
selvatiche assestate, pur in presenza di prelievi continui e non regolamentati, a scopo
direttamente alimentare per gli abitanti rurali.
La disponibilità attuale (vedi Quadro Conoscitivo) come si può verificare negli
allegati cartografici, appare molto limitata, riconducibile al sistema delle siepi, che
non si possono considerare molto ricettive, vista la semplificazione specifica e
strutturale e il limitato grado di connessione di rete, e ad alcuni ambiti di cava
abbandonati.
L’assenza in ambito comunale dei Siti Natura 2000 può essere considerata quale
testimonianza del grado di antropizzazione complessiva, che risulta determinato anche
dalla connessione diretta con le linee di espansione dell’edificato di Treviso.
Per quanto concerne l’assetto delle popolazioni, esso è regolato, oltre che da cause
esterne (fattori di pressione), anche da cause intraspecifiche, che ne influenzano
direttamente la dinamica. Tra queste particolare rilievo assumono le capacità portanti

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o biotiche dell'ambiente. Esse risultano dipendenti, in primo luogo, dalla disponibilità


di risorse energetiche. La specializzazione colturale non ha mutato in modo
sostanziale lo spettro alimentare disponibile, ritraibile dall’agroecosistema esistente.
Sono invece diminuite, anche in modo sostanziale, le zone di rimessa e nidificazione,
costituite dalla rete delle siepi e macchie boscate, nonché il grado di disturbo dovuto
alla diffusione dell’edificato residenziale sparso.
L’equilibrio degli ecosistemi costituisce indubbiamente l’altro fattore determinante
atto a favorire la conservazione di popolazioni animali stabili. L’omeostasi e la
disponibilità di ambiti naturali si possono ritenere elementi primari per assicurare
insediamento e riproduzione delle specie. Appare evidente, anche ad un’analisi
preliminare, come dette qualità non siano diffuse in Paese, soprattutto per la
predominanza dell’agroecosistema, l’ampiezza dell’edificato, la presenza di fonti di
inquinamento ambientale.
Ne derivano perdita di spazio, incremento dello stress, formazione di barriere
difficilmente attraversabili, tutti marcati fattori limitanti. La pianificazione territoriale
non può prescindere dal considerarli e dal procedere alla loro mitigazione o
compensazione.
La pressione venatoria, cioè rapporto cacciatori/territorio, è più sostenuta rispetto alla
media del territorio di pianura e ancor più della densità ottimale; va detto che il 77%
dei cacciatori non è residente a Paese, rendendo poco radicato il legame del cacciatore
con il territorio.
In conclusione si sottolinea che l’uso del territorio, in un ambito antropizzato da secoli
quale il comune di Paese, esercita una serie di pressioni dirette, indirizzate non
soltanto verso la fauna, bensì su tutte le risorse naturali presenti. Le pressioni teoriche
possono essere ricomprese in due principali categorie:
Azioni e interventi modificatori dell’ambiente
· inquinamento di corpi idrici superficiali,
· bonifica di corpi idrici e captazioni da sorgenti e corsi d’acqua,
· alterazione di sponde e letti naturali o naturaliformi di corpi idrici,
· eliminazione della vegetazione ripariale,
· uso di fitofarmaci e biocidi,
· occupazione di aree non urbanizzate per espansioni edilizie,
· eliminazione di siepi, filari, alberi isolati, macchie planiziali,
· modificazioni di edifici tipici e/o storici,
· pratiche agronomiche,
· dismissione di attività agricole,
· apertura di strade,
· presenza di elettrodotti.
Azioni dirette sui popolamenti animali:
· prelievo venatorio e ittico,
· bracconaggio persecuzione diretta di specie animali protette o meno,
· introduzione di specie alloctone,
· prelievo di uova e nidiacei di uccelli.
Biodiversità
La biodiversità indica il livello di diversificazione delle specie presenti in un
determinato ambiente e risulta strettamente connessa alla dimensione dell’area e al
tempo di colonizzazione in termini evoluzionistici.
Il territorio comunale non risulta particolarmente vocato, almeno in prima analisi, ad
ospitare zone a particolare pregio naturalistico-ambientale, anche perché a morfologia
piena, scarsa idrografia superficiale, e con colture agricole che coprono l’intero

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territorio aperto; inoltre è presente una forte antropizzazione con elevato consumo
della risorsa suolo.
A Paese non sono presenti aree SIC o ZPS ai sensi della Direttiva 92/43/CEE; nel
PTRC non sono indicati ambiti di particolare interesse ambientale e/o paesaggistico.
Le uniche aree con qualche forma di naturalità sono essenzialmente le cave
rinaturalizzate oppure abbandonate e le zone con presenza di siepi specie se connesse
in sistemi a rete, macchie e fasce arborate; risultano però di limitata estensione e poco
connesse a causa dell’elevata frammentazione (causata da edificato, traffico veicolare,
recinzioni, scarsa biopermeabilità).
Gli habitat dotati di una certa naturalità sono in continua riduzione; gli agrosistemi, a
causa delle modifiche degli ordinamenti colturali, sono interessati dalla progressiva
contrazione della dotazione di verde naturale (sostituzione della “piantata trevigiana”,
ordinamento misto erbaceo-arboreo, con i campi aperti).

5.2.6 – Paesaggio

Nell’oramai lontano 1955 E. Sereni definiva il paesaggio agrario “...forma che l’uomo,
nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e
sistematicamente imprime al paesaggio naturale,”; paesaggio agrario, ancora distinto
e forse in contrapposizione all’edificato, ma già riconosciuto quale opera dell’ingegno
e del lavoro dell’uomo. Nell’accezione attuale, che non distingue più tra urbano e
rurale, ruolo fondamentale, in ogni caso, riveste la Convenzione europea del paesaggio
– (Convenzione di Firenze – 2000); l’ambito di applicazione è indicato in “tutto il
territorio” e “riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani”; comprende “i
paesaggi terrestri, le acque interne e marine” e “sia i paesaggi che possono essere
considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana, sia i paesaggi degradati”.
Le componenti paesaggistiche di tipo ecologico – ambientali e strutturali si
distinguono in Abiotiche (trattate precedentemente nella Matrice 4 – Suolo e
sottosuolo) e Biotiche. Queste ultime si possono considerare fattore determinante e
indicatore primario del valore paesaggistico del territorio. vista l’elevata omogeneità
morfologica di Paese, la mancanza di una rete idrografica significativa, l’uniformità e
la monotonia dei siti hanno come primario elemento diversificatore innanzitutto dette
componenti, in particolare quelle vegetazionali. Oltre a queste, sono soltanto i segni
dell’insediamento umano che riescono a scandire e conformare i luoghi, nello
specifico la viabilità, l’edificato, la ripartizione dell’appoderamento.
Si possono distinguere ambiti territoriali con assetti ambientali, agricoli ed insediativi
sufficientemente omogenei, per i quali è possibile adottare una suddivisione in
tipologie, definite soprattutto in base a criteri di integrità territoriale, assetto
vegetazionale, assetto insediativo, stratificazione storica:
- A ambiti di una buona integrità territoriale complessiva, consistente dotazione di
equipaggiamento a verde con presenza di connessioni a rete, scarsa edificazione, di
prevalente tipologia agricola, evidenti tracce di appoderamento storico.
- B ambiti rurali sufficientemente integri, ben dotati di equipaggiamento a verde, con
edificazione sparsa anche in piccoli aggregati; reticolo poderale diversificato.
- C ambiti rurali ad integrità limitata e/o compromessa, dotati di equipaggiamento a
verde; edificazione presente, talvolta strutturata in aggregati significativi di tipo per lo
più residenziale.
- D ambiti rurali di limitata estensione a tendenziale marginalità agricola, interclusi tra
barriere consistenti, a scarsa dotazione di equipaggiamento a verde.

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5.2.7 – Patrimonio culturale, architettonico e archeologico

Centri storici
I centri storici, i nuclei rurali antichi e l’edificazione tradizionale sparsa, rappresentano
uno dei patrimoni più importanti e preziosi del territorio trevigiano.
In questo contesto Paese, posto sul limitare tra alta e bassa pianura (area delle
risorgive), si è posto quale luogo privilegiato dagli insediamenti umani fin dai tempi
più remoti e quindi ambito ricchissimo di testimonianze del passato.
In epoca romana, la vicinanza con la città di Treviso e la presenza di importanti vie di
comunicazione (Postumia, Feltrina), sono stati gli elementi che hanno contribuito a
definire l’organizzazione territoriale, tutt’oggi ancora riconoscibile.
Quest’ultima è rimasta sostanzialmente inalterata, almeno fino al XX secolo, a partire dal
quale sono avvenute forti trasformazioni socio-economiche; i fattori insediativi
precedentemente descritti, dopo il secondo conflitto mondiale, hanno fatto da volano, alla
formazione di un esteso “territorio urbanizzato” esterno al capoluogo provinciale.
Alla forte crescita dell’urbanizzazione dal punto di vista quantitativo, è corrisposta una
“banalizzazione” dell’edificazione ed un progressivo impoverimento del paesaggio
urbano. Il tumultuoso sviluppo urbanistico, si è ripercosso negativamente in particolare
nelle parti più antiche del tessuto urbano i centri storici, ed in generale sul patrimonio
edilizio di antica origine.
Ciò nonostante i centri storici presenti nel territorio comunale, continuano a mantenere
notevole interesse, in particolare per la struttura della morfologia urbana e la presenza
di episodi architettonici di assoluto rilievo.
Sulla base dell’Atlante regionale dei centri storici della Provincia di Treviso sono stati
perimetrati seguenti centri: Postioma, Porcellengo, San Luca, Villa di Villa,
Sovernigo, Paese, Castagnole (vedi tavole della serie 8 del Quadro Conoscitivo)
Il patrimonio edilizio di antica origine è stato suddiviso secondo specifiche
caratteristiche storiche, architettoniche, tipologiche e morfologiche. Inoltre sono stati
puntualmente individuati gli immobili vincolati ai sensi del DL 29.10.1999, n.490,
nonché quelli compresi negli elenchi dell’Istituto Regionale Ville Venete.
Ai sensi dell’ex L.R. 80/1980 l’intero patrimonio edilizio ricompreso all’interno dei
centri storici, è stato oggetto di schedatura con l’attribuzione di un grado di protezione
che definisce gli interventi edilizi ammissibili. Inoltre con variante specifica adottata
dal Comune di Paese, è stato redatto un Prontuario che disciplina le modalità di
intervento sia negli edifici, che negli spazi aperti, definendo la sistemazione degli
spazi verdi e dell’arredo urbano.
Nuclei rurali
Il territorio comunale in origine possedeva con abbondanza di insediamenti sparsi,
nuclei rurali ed edifici isolati, che l’urbanizzazione del secondo dopoguerra ha
inglobato nella “grande periferia” dell’area metropolitana.
L’analisi storica ha consentito la lettura delle caratteristiche strutturali degli
insediamenti, con riferimento ai processi storici di formazione.
Le sezioni storiche utilizzate (veneziana, napoleonica, austriaca, regia d’impianto) si
sono rivelate fondamentali, per individuare la persistenza degli insediamenti abitativi e
quello degli usi agricoli del territorio. A livello degli insediamenti ha reso infatti
possibile una lettura delle aggregazioni edilizie e dell’edificazione sparsa in alcuni
casi riferibile anche all’intorno e cioè, al contesto con il quale l’edificio rurale
costituisce una unità indissolubile.
L’organizzazione territoriale, quale quella derivata dalla centuriazione romana e della
successiva “riconfigurazione” veneziana, ha profondamente inciso nell’assetto

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

fondiario e conseguentemente nella formazione degli insediamenti. In questo contesto


i centri minori e i nuclei rurali denotano fortemente l’appartenenza al modello
agricolo.
Il modello insediativo è basato su aggregazioni seriali della tipologia ad elementi
giustapposti; va comunque detto che tale aggregazione risulta ben lungi dall’essere
monotona, in quanto le piccole modifiche del tipo principale consentono di fare di
queste aggregazioni, complessi edilizi completamente diversi dalla ripetizione seriale
della schiera.
Queste aggregazioni si sono formate lungo assi stradali o confini fondiari, originando
in alcuni casi, veri e propri borghi o colmelli. Gli edifici si dispongono
prevalentemente lungo l’asse est-ovest, in senso ortogonale all’orditura colturale;
l’accessibilità avviene direttamente dalla viabilità principale o secondaria, oppure da
poderali al fondo di modestissima entità.
Attualmente, solo alcuni di questi centri hanno mantenuto una certa autonomia rispetto
all’espansione urbana (Castagnera Alta, Castello di Ronchi, Borgo Economia, Piovel,
Colmello); in altri casi sono stati parzialmente o completamente assorbiti all’interno
dei centri urbani maggiori (Cà Armenteri, Falzadelle, S. Gottardo, Tre Forni,
Colombera). Per alcuni di essi è rimasto il solo toponimo a ricordarne l’antica origine.
Edilizia tradizionale sparsa
Come accennato il territorio comunale, nonostante la massiccia urbanizzazione del
secondo dopoguerra, possiede ancora testimonianze del patrimonio rurale sparso. Tale
patrimonio è classificabile secondo precise tipologie, la cui identificazione è
essenziale per definire strategie di tutela, salvaguardia, recupero e valorizzazione.
La tipologia rurale maggiormente diffusa nel territorio comunale è quella del tipo ad
“elementi giustapposti” così come definita da L. Candida nel suo studio della casa
rurale nella pianura e nella collina veneta. Si tratta dell’aggregazione orizzontale dei
due principali elementi che definiscono l’insediamento rurale: l’abitazione ed il
rustico. La dimensione di questo ultimo è direttamente funzionale all’estensione ed
alle caratteristiche dell’azienda agricola; fondamentale in questo senso è la quantità di
bestiame utilizzato od allevato. Nel caso di fondi di rilevanti dimensioni l’annesso
rustico poteva essere edificato separatamente all’abitazione.
Nella tavole della serie 8 del Quadro Conoscitivo sono stati individuati i manufatti
dell’edilizia tradizionale sparsa, presenti nel territorio comunale.
Beni etnoantropologici
In questa categoria di beni possono essere fatti rientrare gli aspetti, valori e risorse che
tendono a definire identità e memoria della popolazione locale:
· edifici religiosi (capitelli, oratori, chiesette,ecc.);
· festività, sagre e ricorrenze;
· prodotti tipici e piatti tradizionali;
· sistemi e pratiche colturali;
· aspetti culturali (musica, letteratura, pittura, fotografia, ecc.);
· storie e racconti, relativi alla realtà locale.
In questo contesto gli aspetti legati alla religiosità sono tra quelli che hanno avuto fin
dai tempi antichi un ruolo fondamentale. Nel territorio sono presenti una serie
notevole di queste testimonianze, spesso eretti in prossimità di incroci stradali, su
luoghi di culto pagani o sui confini tra Pievi (vedi tavole serie 8 del Quadro
Conoscitivo.
Con il tempo alcuni di questi semplici saccelli sono stati oggetto di ampliamento e

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

trasformazione in Oratori dove celebrare Messa, quando non addirittura dare origine
alle odierne Parrocchie.
Presenze archeologiche
Il Comune di Paese è stato fin dai tempi più antichi oggetto di insediamenti umani.
Già nel periodo Paleoveneto itinerari commerciali collegavano i centri di pianura
interessando il territorio comunale; ne sono testimonianza i ritrovamenti di vasi
cinerari con corredi funebri ed altri oggetti.
Ma è la dominazione romana che ha lasciato segni fondamentali nella organizzazione
del territorio. Il più importante può essere considerato la strada consolare Postumia,
voluta nel 148 a.C. dal console Spurio Albino Postumio, per collegare Aquileia con
Genova. Successivamente nel contesto di un consolidamento dell’occupazione
territoriale e di protezione militare, i Romani diedero avvio alla bonifica e
trasformazione agraria denominata Centuriazione. Si trattava di una suddivisione del
territorio in appezzamenti generalmente quadrati, ma in questo caso specifico
rettangolari, con strade perfettamente parallele ed equidistanti che si incrociavano ad
angolo retto. Le centuriazioni erano oggetto di suddivisioni per la delimitazione dei
poderi chiamate “limites”, costituite da strade secondarie, canali irrigui e fossi di
scolo. Le strade si suddividevano in “kardines” con orientamento nord-sud e
“decumani” con direzione est-ovest. Recenti studi hanno individuato i probabili
moduli della struttura viaria e della parcellizzazione dei fondi, secondo una maglia
rettangolare di 20x21 “actus” corrispondenti a 745,92x710,40 metri. Non sono ancora
stati individuati kardo e decumanus massimi; se per il primo l’attuale Feltrina pare
l’identificazione più plausibile, nel secondo vi sono più ipotesi.
Studi specifici hanno consentito di individuare persistenze tali da giustificare quasi
interamente la struttura insediativa dell’intero comune: risultano riconoscibili tratti
della rete viaria romana, nelle attuali strade regionali, provinciali, comunali, ma
soprattutto nei segni della parcellizzazione agraria.
Non solo tutti i centri abitati antichi, risultano svilupparsi attorno ad incroci tra
“kardines” e “decumani” (Postioma, Villa di Villa, Paese, Sovernigo, Castagnole, San
Luca, Padernello, ecc.), ma anche, tutta una serie di segni quali piccoli luoghi di culto
o capitelli, vengono a trovare una loro specifico significato, se riferiti alla maglia
viaria romana (ad esempio lungo la Feltrina le chiesette di S. Elena a nord di Postioma
e di S. Lucia “delle Cavalle” presso Castagnole).
Dell’epoca successiva a quella romana e tardo-medioevale, non sono pervenuti resti o
testimonianze significativi; unica eccezione il ritrovamento dei resti di un torrione a
Postioma durante i lavori di ampliamento della scuola elementare. E’ evidente come
questo centro, posto all’incrocio tra la Postumia e la Feltrina, abbia continuato ad
avere un ruolo specifico anche dopo il crollo dell’impero romano e per tutto il periodo
medioevale.
Nel Comune di Paese sono stati fatti alcuni ritrovamenti di epoca romana che pur nella
loro generale modestia (tombe, materiale laterizio), suffragano l’ipotesi di diffusi
insediamenti di coloni.

5.2.8 – Salute umana

Rumore
Il territorio comunale di Paese è interessato da una serie di fonti di inquinamento
acustico, anche se quello prevalente deriva dal traffico veicolare.

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I dati disponibili e quelli derivati dai modelli previsionali (vedi Quadro Conoscitivo)
indicano che gran parte delle strade che interessano i centri abitati presentano livelli di
inquinamento acustico superiori a quello consentito; in prospettiva dato il previsto
aumento del parco veicolare circolante, la situazione è destinata a peggiorare, se non
vengono previste misure di contrasto a questo fenomeno.
Altre fonti di inquinamento derivano dalle due linee ferroviarie che attraversano il
territorio comunale; anche in questo caso, il potenziamento del numero dei treni
previsto con l’entrata a regime del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale e
l’aumento del traffico merci su rotaia, comporterà un maggiore impatto acustico.
Per quanto concerne il rumore provocato dall’aeroporto militare di Istrana, i livelli di
inquinamento sonoro dovrebbero rimanere stabili.
Diviene quindi indispensabile attivare azioni e programmi in grado di limitare,
controllare e disciplinare le emissioni sonore nocive e le loro immissioni all’interno
degli edifici.
Elettrodotti
Il Comune di Paese è interessato da elettrodotti, per i quali si sono individuate le
relative fasce di rispetto (vedi Quadro Conoscitivo tavola 9.s.5)
Sono disponibili alcune misurazioni effettuate dall’ARPAV nel contesto di controllo
dell’intensità dei campi elettrici e magnetici presso alcune aree a verde pubblico del
capoluogo, e di pratiche edilizie riguardanti immobili ricadenti in fascia di rispetto.
Nel primo caso l’ARPAV nel 2001 ha condotto delle misurazioni nelle aree pubbliche
di Via Zanoni, Via Marconato, Via della Liberazione e Via della Resistenza.
All’interno di queste aree erano rispettati i limiti della normativa nazionale; rispetto
alla normativa regionale solo nell’area di Via Marconato i valori dell’intensità di
induzione magnetica risultavano superiori a quelli ammissibili.
Nel secondo caso le misurazioni hanno dato esiti contrastanti, con siti rispondenti alle
normative vigenti e altri dove risultavano superati i valori consentiti.
Telefonia cellulare
Il Comune di Paese è interessato da impianti per la telefonia cellulare. Attualmente
presenti sul territorio comunale 6 impianti.
Radon
Seppure non esistano rilevamenti specifici per il territorio comunale di Paese, i dati
dell’ARPAV indicano la probabilità statistica che una percentuale degli edifici
esistenti possa essere interessato da inquinamento da radon.
Inquinamento luminoso
Il Comune di Paese è tenuto a dotarsi di Piano Comunale dell’illuminazione pubblica,
anche perché compreso nell’elenco dei Comuni inseriti nell’area di tutela derivata
dalla presenza dell’osservatorio astronomico del Collegio Pio X di Treviso (zona di
particolare protezione di 10 Km di raggio).
Attualmente tale Piano è in corso di elaborazione.
Rischio industriale
Non esistono in Comune di Paese stabilimenti suscettibili di causare incidenti
rilevanti.
Calamita’ naturali
Non esistono dati storici su eventi calamitosi di origine naturale verificatisi nel
Comune di Paese.

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5.2.9 – Popolazione

Demografia
La popolazione residente a Paese è in costante aumento; particolarmente rilevanti i
tassi di crescita della popolazione nell’ultimo ventennio.
L’aumento è determinato in larga misura dal saldo sociale, anche se quello naturale è
costantemente positivo con indici apprezzabili; in termini numerici nel decennio 1995-
2004 il saldo sociale è positivo per 2.682 unità, quello naturale per 872. Il trend di tali
saldi negli ultimi anni sembra destinato a crescere tanto che già nel 2005 la
popolazione residente ha toccato e superato quota 20.000 abitanti. In aumento risulta
la tendenza dell’immigrazione proveniente dall’estero.
Gli indici strutturali della popolazione indicano una buona presenza delle fasce
giovanili, ed un rapporto equilibrato di queste ultime e di quelle riproduttive, rispetto
alle classi più anziane. La tenuta delle classi più giovani è influenzata dal saldo sociale
che privilegia l’insediamento di gruppi familiari con figli.
La dimensione del gruppo medio familiare (2,85 comp/fam al 2001) è superiore a
quello medio provinciale, a dimostrazione di una certa tenuta della famiglia
tradizionale, anche se si assiste ad un lento progressivo allineamento verso nuclei
familiari più piccoli. In ogni caso al 2001 le famiglie con uno e due componenti
rappresentavano il 42,2% del totale.
In assenza di politiche di riequilibrio insediativo di livello superiore, la popolazione
residente è destinata ad aumentare, comportando maggiori pressioni insediative ed
ambientali.
Attività produttive, occupati, addetti, unità locali
La popolazione attiva è in costante aumento, seppure con caratteristiche differenti nei
diversi settori.
Il settore primario presenta una forte contrazione del numero degli addetti e delle
aziende, dovuta anche alla consistente riduzione della superficie destinata all’attività
agricola. A fronte di segnali recenti, che sembrano indicare il mantenimento del
numero delle aziende agricole, rimane il dato della loro esigua dimensione, che mal si
concilia con le esigenze produttive e di mercato della moderna agricoltura. In
considerazione di possibili e probabili modifiche alle politiche comunitarie di sostegno
all’agricoltura, le prospettive si fanno incerte; in tal senso possono divenire pressanti
richieste di cambio di destinazione dei suoli e/o il venir meno di un efficiente presidio
ambientale, garantito dall’attività agricola produttiva.
Attivi ed addetti del settore secondario, dopo il picco massimo registrato negli anni
’90 sono in flessione (45% del totale), a testimonianza delle modifiche del sistema
economico che interessa Paese, in direzione del una maggiore presenza di servizi e
terziario. Il settore rimane tuttavia assai vitale nel contesto comunale, contribuendo
alla nascita di sempre nuove imprese; per quanto concerne queste ultime, non si
intravedono tendenze verso maggiori dimensione in termini di addetti. Questa
riorganizzazione del settore, può essere l’occasione per perseguire politiche di
rilocalizzazione degli insediamenti produttivi inquinanti e/o incompatibili con il
contesto; particolarmente interessato da questi insediamenti è l’area sud del
capoluogo.
Va ricordato che il PTCP in corso di elaborazione inserisce Paese tra i comuni di tipo
A “Intensificazione industriale agglomerativa”, cioè tra quelli in cui è utile favorire
una crescita produttiva, data la buona densità produttiva attuale e la possibilità di
agevole collegamenti con le maggiori infrastrutture viarie (nuova pedemontana,
autostrada, ecc.).

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Il terziario è il settore in maggiore crescita (52% del totale) ed oramai il più


importante in termini di addetti ed imprese. Si tratta però di imprese di dimensione
molto piccola e per lo più legate al commercio. In questi ultimi anni decisa è stata la
crescita di: credito, assicurazioni, imprese finanziarie, e servizi che sono praticamente
raddoppiati.
La maggior parte degli esercizi commerciali e pubblici, si concentra lungo i principali
assi stradali, ponendo problematiche a riguardo dell’accessibilità sia spaziale, che
temporale, all’inquinamento da traffico, alla disponibilità di infrastrutture di servizio.
Questi ultimi aspetti si sono aggravati negli ultimi anni, in quanto a Paese hanno
trovato, e continuano a trovare sede, un numero sempre crescente attività terziarie
anche di livello sovracomunale.
In prospettiva la crescita generale del territorio comunale, il riassetto viario disegnato
dal nuovo PTCP e l’attivazione del sistema ferroviario metropolitano regionale,
renderanno sempre più forte la caratterizzazione terziaria dell’economia comunale;
all’interno di tale quadro la S.R. n.348 Feltrina appare destinata ad assumere un ruolo
rilevante.

5.2.10 – Beni materiali

Rifiuti
L’andamento crescente della percentuale di raccolta differenziata che si è avuto nel
Comune di Paese dal 2001 si spiega con le sempre maggiori quantità delle diverse
tipologie di rifiuti intercettate dal circuito di raccolta. Sia le frazioni secche
recuperabili che l’umido raccolti in modo differenziato sono, infatti, aumentati negli
anni: il valore pro capite giornaliero, mentre nel 2001 in media un abitante del
Comune differenziava 34,9% della produzione di rifiuti, nel 2004 tale valore è
progressivamente aumentato fino ad arrivare al 68%. In tale contesto Paese rispetto
alla maggior parte dei Comuni TV2 presenta ancora margini di aumento nella raccolta
differenziata.
I dati disponibili indicano una diminuzione della produzione di rifiuti, rispetto al 2001,
accompagnata da una maggiore sensibilità della cittadinanza verso la raccolta
differenziata. Al 2004 la produzione pro-capite è stata pari a 295 kg; era di 442 kg nel
2001.
La raccolta di Rifiuti Speciali è soddisfacente, anche se sono possibili ulteriori
miglioramenti.
Il 95,28% dei rifiuti vengono trattati; la restante parte (4,72%) viene conferita a
discarica.
Energia
A livello provinciale i consumi di energia, sia elettrica che derivati del petrolio,
continuano ad aumentare, fatta eccezione per la benzina, sostituita dal diesel;
aumentano anche i consumi domestici di energia elettrica. Non aumenta la quota di
energia elettrica prodotta.
Nell’anno 2000 nel Comune di Paese, secondo dati ENEL, il consumo di energia
elettrica è stato di 62, 2 milioni di kWh; i principali settori di consumo sono così
suddivisi: residenza 29 %, agricoltura 8 %, industria 40 %, commercio e servizi 23%.
La distribuzione dei consumi elettrici ricalca a grandi linee quella provinciale, anche
se appaiono alcune differenze riferibili alla minore incidenza di terziario, servizi ed
industria a fronte di maggiori consumi delle abitazioni.

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anno 2007

Mobilità
La rete stradale di Paese è interessata da alcuni assi viari di livello sovracomunale che
se da un lato favoriscono i collegamenti con i principali poli urbani provinciali,
dall’altro incidono pesantemente nella qualità abitativa di gran parte dei centri urbani
comunali; a tal proposito non si possono dimenticare i grossi volumi di traffico che
attraversano gli abitati, con i conseguenti critici livelli di inquinamento acustico ed
atmosferico. Oltre al capoluogo, particolarmente interessate da questi fenomeni sono
le frazioni di Castagnole e Postumia.
La rete di trasporto pubblico è sufficientemente estesa e articolata; sono presenti linee
urbane, extraurbane e ferroviarie, nonché servizi di trasporto scolastico a livello
comunale ed extracomunale.
Sono stimate in circa 1.290 le persone che nei periodi di punta usufruiscono del
trasporto pubblico. Considerando che giornalmente circa 6.500 persone si spostano
fuori Comune per motivi di studio e/o lavoro, il trasporto pubblico copre solo il 20%
della potenziale utenza.
Anche ai fini della determinazione dei livelli di emissione, è stata stimata la
ripartizione modale degli spostamenti rispetto a sei principali categorie veicolari; in
linea di massima le autovetture prevalgono nelle strade urbane, mentre in quelle
extraurbane è considerevole anche la presenza del traffico pesante. Ciò non toglie che
in tratti urbani la presenza di quest’ultima tipologia, sia assolutamente significativa per
quanto concerne l’impatto ambientale e la sicurezza della circolazione.
I dati relativi ai flussi di traffico sono stati raccolti nelle diverse campagne di
rilevamento: ANAS (1985), Regione Veneto (1999-2000), Provincia (1986) e PGTU
(1995 e 2001).
Il traffico giornaliero medio diurno presenta livelli molto elevati con 15.500 veicoli
(18% pesanti) che transitano sulla S.R. n.53 e 11.200 (13,4% pesanti) sulla S.R. n.348;
valori elevati sono presenti anche in alcune provinciali quali la n. 102 con 8.500
veicoli (29% pesanti). Altre provinciali e alcune comunali pur con minori livelli di
traffico, incidono fortemente nella qualità ambientale e abitativa, in quanto vengono
ad interessare tutti i principali centri urbani.
Nel Comune di Paese sono presenti punti di conflitto per la gran parte dei quali il
PGTU individua interventi di razionalizzazione e messa in sicurezza. I punti
maggiormente critici sono gli incroci: S.R.n.53 con la S.P. n.79, , la S.R. n.53 con le
strade centrali del capoluogo, la S.R. n.348 con la S.P. n.79 e la S.P. n.100 con la S.P.
n.79 a Castagnole, le S.P. n.128 e n.100 a Porcellengo, la S.R. n.348 con la S.P. n.128
a Postioma.
I dati relativi agli incidenti stradali presentano una situazione di continuo
miglioramento, con una costante diminuzione del numero degli incidenti passati dai 74
del 2001 ai 22 del 2004. Le strade maggiormente pericolose risultano le comunali
urbane. La diminuzione degli incidenti è dovuta, oltre al miglioramento della viabilità,
all’introduzione della patente a punti ed al maggior ricorso alla constatazione
amichevole; per tali ragioni è necessario un continuo monitoraggio al fine di verificare
l’effettiva sicurezza delle strade.
Paese, confrontato con la media provinciale, possiede una buona dotazione di rete
ferroviaria dovuta al passaggio delle linee: Treviso-Vicenza (fermata Paese) e Treviso
Belluno (fermate Castagnole e Postioma). Attualmente tale linee sono sottoutilizzate
rispetto alla potenzialità del trasporto pubblico, a causa del limitato numero di corse e
delle oggettive carenze delle infrastrutture. Tale situazione è destinata radicalmente a
mutare quando diverrà operativo il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale e
migliorata l’offerta del trasporto collettivo.

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anno 2007

Abitazioni
Il patrimonio edilizio del Comune di Paese è stato oggetto di schedatura con indagine
diretta (2001) e successivo aggiornamento.
L’individuazione delle destinazioni d’uso prevalenti consente di definire le
“vocazioni” dei singoli ambiti territoriali. Prevalente è la destinazione residenziale, ma
fortemente presenti sono anche quelle produttive; anzi, quest’ultime in alcune parti
raggiungono dimensioni ed occupazioni di suolo superiori a quelli delle frazioni
contermini. In taluni casi emergono le commistioni, con potenziali incompatibilità, tra
funzioni residenziali e produttive: in tal senso l’esempio più calzante è quello del
capoluogo, con il corridoio compreso tra la S.R. n. 53 e la ferrovia TV-VI.
Le tipologie edilizie residenziali maggiormente diffuse nel Comune sono quelle
monofamiliari e bifamiliari; esse rispecchiano quello che tradizionalmente è stato
l’archetipo tipico del modello abitativo dei residenti cioè della villetta urbana o
periurbana con giardino. Tale modello ha dato origine ad un sovradimensionamento
delle aree urbanizzate a causa dell’elevato consumo di suolo in rapporto alle effettive
necessità insediative, nonché uniformità ed impoverimento del paesaggio urbano con
la formazione di una grande ed indifferenziata periferia metropolitana. Recentemente
tale modello insediativo sta subendo una contrazione, attribuibile sostanzialmente ai
maggiori costi del settore edilizio che tendono a privilegiare tipologie edilizie con
maggiore densità.
Direttamente connesse alle tipologie più diffuse sono l’altezza ed il numero dei piani
degli edifici che risultano assai contenuti, superando raramente i due piani fuori terra.
I dati relativi alla caratteristiche dell’edilizia abitativa indicano una superficie media
per alloggio di 125 mq e un numero medio di stanze paria a 5; la produzione edilizia
dell’ultimo decennio indica il permanere della tendenza a realizzare unità abitative
medio-grandi (media 230-240 mc per abitante) rispetto agli standard regionali.
Il patrimonio edilizio abitativo nell’ultimo decennio è fortemente aumentato
(abitazioni +27,2%) raggiungendo il valore di 6337 abitazioni occupate; rispetto al
1981 la crescita è stata pari al 66,8%. Complessivamente l’87,5% delle abitazioni sono
state realizzate successivamente al secondo dopoguerra. Nel contempo diminuiscono
le abitazioni non occupate. Tali dati testimoniano la forte vocazione abitativa assunta
dal Comune all’interno dell’area metropolitana del capoluogo provinciale.
I parametri di affollamento sono generalmente ottimali (0,58 abitanti/stanza); le
coabitazioni risultano trascurabili e probabilmente volontarie piuttosto che dovute a
squilibri e/o situazioni disagiate, che pure sicuramente possono esistere.
La “giovinezza” del parco abitativo si riflette positivamente sulla dotazione dei servizi
(acqua, riscaldamento, bagno).
Per quanto concerne il titolo di godimento al 2001 l’82,7% delle abitazioni era in
proprietà. Se a tale dato si associa quello della giovinezza del parco abitativo, emerge
il dato di un patrimonio edilizio di elevate qualità dimensionali ed in buon stato di
conservazione.
La grande espansione urbana che ha interessato il territorio comunale, ha modificato
nel tempo i modelli insediativi; dopo un primo prevalere dell’insediamento sparso
lungo i principali assi viari, sono seguite fasi di addensamento e raggruppamento
dell’edificato. Ciò nonostante non si è avuta una convincente ridefinizione degli abitati
in termini di qualità urbana. In ogni caso il fenomeno della edificazione periurbana e
sparsa rimane ancora consistente, divenendo una delle questioni di più difficile
soluzione in termini urbanistici. Le tendenze insediative dell’ultimo decennio hanno
portato ad un deciso aumento dei residenti nei centri; maggiormente interessate da tale
fenomeno sono state le fazioni di Postioma (+58,8%), Castagnole (+34,4%) e

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anno 2007

Padernello (+33%).

Struttura insediativa
Le diverse parti dell’edificato sono state suddivise in specifici tessuti edilizi: centri
storici, tessuti consolidati, tessuti da consolidare, tessuti pianificati, ambiti di
trasformazione. Ognuno di questi tessuti richiede specifici interventi che possono
andare dal miglioramento formale della qualità urbana e/o edilizia, dal realizzazione o
potenziamento degli standard urbanistici ed delle opere di urbanizzazione, alla
completa sostituzione, trasformazione e riqualificazione edilizia ed urbanistica.
La distribuzione e la presenza dei diversi tessuti all’interno degli abitati, consente di
definire le priorità degli interventi per singolo ATO.
La dotazione dei servizi evidenzia una sufficiente disponibilità, se riferita alla
popolazione insediata e teoricamente insediabile; in alcuni ambiti urbani emergono
forti carenze a causa della mancata attuazione delle previsioni relative agli standard
urbanistici.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

6 – OBIETTIVI DI PIANO

Questa parte della relazione descrive le scelte che il Piano di Assetto del Territorio
intende perseguire al fine di conseguire per il Comune di Paese gli obiettivi previsti
dalla legge urbanistica n.11/2004.
Lo stato di crisi del territorio comunale richiede la definizione di un “piano strategico”
per la costruzione di un progetto della città che affronti il tema dalla riconversione
delle proprie basi economiche, al fine di consentire a Paese di competere a livello
territoriale, nel trovare spazi ed occasioni di sviluppo e crescita.
Il Documento Preliminare, seppure a grandi linee, ha seguito tale percorso,
individuando una serie limitata, ma precisa, di obiettivi da raggiungere. Attorno a
questi ultimi, si è ottenuta una ampia condivisione da parte delle forze sociali e
produttive coinvolte nel processo di formazione del PAT. E’ stato quindi possibile
prefigurare e sviluppare un percorso atto a perseguire alcuni obiettivi strategici di
sviluppo del territorio comunale, considerati realistici e raggiungibili, proprio perché
oggetto di una generale condivisione.
Il PAT assume nel contempo anche decise valenze di Piano strutturale, nel momento
nel quale individua invarianti dell’organizzazione del territorio, attorno alle quali
articolare le politiche diffuse di riqualificazione fisico-funzionale ed ambientale. In
tale contesto all’esigenza di modernizzare e rendere competitivo il territorio comunale,
all’interno delle grandi trasformazioni dell’area centrale veneta, si affianca il
necessario quadro di riferimento delle compatibilità urbanistiche ed ambientali e
quindi delle regole per le trasformazioni urbane.

6.1 - Definizione degli obiettivi del PAT

Il Documento Preliminare (DP) ha articolato gli obiettivi del PAT in tre grandi
Sistemi: Ambientale, Insediativo, Mobilità ed Infrastrutture. Per ognuno di essi ha
fissato gli obiettivi da raggiungere e le necessarie azioni.

Sistema Ambientale
La “dimensione” ambientale è chiamata a svolgere un ruolo di assoluta rilevanza
all’interno del PAT.
In particolare il tema della sostenibilità delle trasformazioni diviene centrale proprio in
una realtà, quale quella di Paese, dove “urbanizzazione diffusa” c forti contrasti tra usi
del territorio, si confrontano con la necessità della salvaguardia e tutela ambientale.
Il territorio comunale è privo di aree soggette a specifiche tutele di interesse
naturalistico, paesaggistico ed ambientale. Sono altresì tuttora presenti alcuni parti del
territorio aperto meritevole di difesa e salvaguardia per i valori ambientali e
paesaggistici che esprimono, anche perchè sempre più minacciati dall’antropizzazione
e da rilevanti forme di degrado, prime tra tutte cave e discariche.
Il DP ha chiamato il PAT ad intervenire sulle principali componenti ambientali
ponendo attenzione a :
1) Indicazioni per la difesa del suolo
· tutela del suolo e sottosuolo dall’inquinamento;
· identificazione, catalogazione e monitoraggio di cave, discariche, siti contaminati;
· difesa della qualità delle acque di falda e delle fonti di approvvigionamento idrico;
· contrasto del consumo di suolo agricolo.
Uno dei punti maggiormente qualificanti è quello relativo all’aggiornamento e alla

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

revisione del Piano di Ricomposizione delle Cave (redatto nel 1989), al fine di
procedere alla definizione di un programma organico e complessivo di riqualificazione
del territorio comunale, sul quale convergere ed aggregare risorse ed interesse da parte
degli Enti pubblici di livello superiore (Regione e Provincia sono di fatto già coinvolti
date le specifiche competenze in ordine a cave e discariche) ed i privati.
Altri punti di specifica attenzione derivano dalla necessità di tutelare la falda
acquifera, dai fattori di inquinamento (scarichi fognari, fertilizzanti, diserbanti,
spargimento del liquami, ecc.), dato l’inserimento del territorio comunale in un ambito
di elevata vulnerabilità ambientale e di tutela delle risorse idriche e idroporabili, quale
quello di ricarica degli acquiferi. In tale quadro il DP indica anche la necessità di
pervenire alla mappatura dei fattori di inquinamento e delle fonti di prelievo e
trattamento dell’acqua, al fine di elaborare idonee strategie di intervento.
2) Indicazioni per la valorizzazione del paesaggio agrario e di interesse storico
· difesa dell’integrità del territorio agricolo;
· riqualificazione dei paesaggi rurali, urbani e periurbani;
· tutela e valorizzazione dei beni storico-culturali;
· salvaguardia dell’organizzazione degli insediamenti e della rete infrastrutturale
coerente con l’antico impianto territoriale della centuriazione romana;
· salvaguardia del patrimonio edilizio di interesse storico, architettonico ed
ambientale;
· tutela delle sistemazioni agrarie tradizionali;
· individuazione di percorsi di interesse storico, paesaggistico ed ambientale.
Nel territorio di Paese, storicamente antropizzato, i caratteri di base sono stati
profondamente modificati e integrati da elementi storici, culturali e dall’impianto delle
strutture agronomiche; in questo quadro, il risultato paesaggistico è la sintesi dei
compromessi che nel tempo si sono stabiliti tra fattori naturali ed antropici.
Per quanto riguarda l’agricoltura, nell’ultimo cinquantennio ha perso l’egemonia che
aveva nell’ambito del sistema economico ed il suolo, che ne è la base operativa, ha
subito un deprezzamento del valore agronomico a favore di altri usi richiesti dalla
trasformazioni sociali e tecnologiche.
Ne consegue che l’attuale periodo storico-culturale esprime nuovi modelli di
paesaggio: urbano, industriale, turistico; contestualmente si diffonde il paesaggio
deruralizzato nel quale i connotati originari subiscono trasformazioni ed
implementazioni di tipo urbano.
Il DP indica l’obiettivo di tutelare le diverse forme di paesaggio presenti attraverso
l’analisi ed il censimento dei principali fattori ambientali (corsi d’acqua, vegetazione
naturale, sistemazioni e colture agricole, integrità dello spazio rurale, elementi
diversificatori del paesaggio), al fine di pervenire a suddivisioni paesaggistiche,
rispetto alle quali indirizzare azioni che consentano: la salvaguardia e/o ricostruzione
del paesaggio agrario, la tutela degli equilibri ecologici e della biodiversità.
3) Indicazioni per la difesa del territorio rurale
· riduzione del consumo di suolo agricolo e della frammentazione territoriale;
· tutela dei suoli a vocazione agricola con promozione dell’agricoltura sostenibile;
· indicazioni di strategie per il riordino degli insediamenti in area agricola;
· salvaguardia del patrimonio vegetale;
· costruzione della rete ecologica;
· salvaguardia e ricostruzione dei processi che favoriscono la biodiversità;
· indicazione degli interventi di riqualificazione ambientale, ecologica e
paesaggistici, in particolare degli insediamenti che si configurano quali detrattori
ambientali.
Questo aspetto è strettamente connesso a quello precedente; esso tende piuttosto a
sottolineare e sviluppare la necessità di un diverso ruolo del territorio rurale nella

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

ricerca di equilibri, tra produttività agricola e salvaguardia del territorio.


Il DP richiamando le analisi già svolte in precedenza con il Progetto Preliminare al
PRG, riprende la suddivisione del territorio agrario in: ambiti agricoli da riqualificare,
ambiti agricoli di conservazione ambientale ed ambiti di riqualificazione ambientale.
Per ognuno di essi individua gli interventi che il PAT è chiamato a sviluppare:
- ambiti agricoli da riqualificare: miglioramento della qualità ambientale, aumento
del potenziale biotico, recupero di aree ed insediamenti degradati;
- ambiti agricoli di conservazione ambientale: controllo e contenimento
dell’edificazione, tutela dell’integrità agricola ed ambientale, potenziamento biotico,
salvaguardia delle attività agricole;
- ambiti di riqualificazione ambientale: riconoscimento degli usi plurimi in atto,
riqualificazione ambientale e ridefinizione funzionale.
Il DP indica e richiede al PAT, la definizione di interventi finalizzati alla
valorizzazione ambientale e allo sviluppo delle potenzialità ecologiche, legando
trasformazioni territoriali e miglioramento qualitativo e quantitativo delle risorse
ambientali.
Sistema Insediativo
Nel Sistema Insediativo convergono le proposte di riqualificazione e
ammodernamento della struttura insediativa comunale e del rapporto con l’area
metropolitana.
Le problematiche delle periferie urbane, il periurbano, gli insediamenti produttivi e
terziari conflittuali, la salvaguardia e rivitalizzazione del patrimonio storico e delle
aree centrali, sono punti vero i quali il DP pone specifica attenzione.
Le risposte alle suddette questioni non possono prescindere dalla comprensione storica
delle trasformazioni territoriali e del risultato che le stesse hanno prodotto a livello
ambientale e del paesaggio urbano.
Il DP indica per il PAT le seguenti linee di indirizzo:
· miglioramento dell’assetto funzionale degli insediamenti, individuando le parti da
riqualificare e riconvertire;
· riqualificazione del paesaggio urbano;
· recupero e valorizzazione di centri storici e delle aree centrali;
· riqualificazione delle aree periurbane e/o marginali;
· individuazione delle parti in conflitto funzionale;
· dimensionamento delle nuove necessità insediative, in relazione ai fabbisogni
locali;
· individuazione di ambiti preferenziali di sviluppo residenziale e produttivo;
· definizione di standard urbanistici a sostegno della qualità urbana ed ecologico-
ambientale.
4) Assetto fisico funzionale
Il DP propone al fine di individuare idonee strategie di miglioramento dell’assetto
funzionale insediativo, il superamento della politica dello “zoning”, con la
suddivisione dell’edificato in Tessuti, ritenuta più efficace nel descrivere la città
esistente e di prefigurare idonee modalità di intervento. Contestualmente vanno
individuati gli Ambiti per i quali definire interventi finalizzati a: riqualificazione e
trasformazione urbana, recupero e/o potenziamento del verde e dei servizi,
consolidamento abitativo, funzioni centrali.
5) Dimensionamento
Il dimensionamento del PAT di Paese va inquadrato in un’ottica più ampia di quella
comunale, per riferirsi al più ampio contesto dell’area metropolitana del capoluogo
provinciale.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

A partire dal secondo dopoguerra Paese è stato interessato da un consistente aumento


di residenti, passando dai 9.268 del 1951 agli oltre 21.600 del 2006 (Paese è al settimo
posto a livello provinciale per numero di abitanti). Tale crescita è in gran parte dovuta
al saldo sociale con tendenze crescenti negli ultimi anni. Alla crescita del fabbisogno
edilizio dovuta all’aumento del numero di abitanti, si è assommata quella derivata
dalla diminuzione del nucleo medio familiare e la necessita di reperire ulteriori alloggi
per rispondere a queste nuove necessità abitative, aumentando notevolmente il
consumo di suolo agricolo e la superficie antropizzata.
Ciò ha provocato una continua crisi del sistema comunale, incapace di rispondere
efficacemente a richieste insediative sempre crescenti.
In questo contesto il DP individua nelle politiche di riequilibrio e consolidamento
abitativo le risposte più efficaci, accompagnate da interventi che privilegino: il
recupero dell’esistente, la riqualificazione urbana, l’utilizzo delle aree intercluse,
l’attenzione alla domanda sociale.
6) Standard
Il DP affida agli standard urbanistici un ruolo essenziale per il miglioramento della
qualità della vita, anche affiancando agli usuali standard, tipologie di dotazioni
ecologico-ambientali per la riqualificazione degli abitati.
In questo senso oltre a rispondere a eventuali carenze sul fronte dotazionale, gli
standard dovranno realizzare un sistema a rete di servizi, che possa incidere
positivamente sulla qualità ambientale ed ecologica degli insediamenti.
Nella realizzazione di queste politiche, ampio ruolo per il recupero degli standard non
attuati, è affidato all’istituto della perequazione urbanistica.
7) Insediamenti produttivi
Parimenti allo sviluppo abitativo, Paese ha avuto un consistente sviluppo delle attività
produttive, favorito dalla felice posizione geografica e dalla buona dotazione di
infrastrutture viarie e ferroviarie.
Tale crescita ha storicamente interessato gli ambiti posti in prossimità di arterie di
grande comunicazione, che hanno finito in taluni casi, per essere conglobati all’interno
degli abitati, originando conflittualità e problemi ambientali con le aree residenziali.
Inoltre, il sistema produttivo comunale non ha ancora completamente avviato una
diversificazione strutturale verso imprese di dimensioni maggiori e più “mature dal
punto di vista industriale.
Contemporaneamente va ricordato come le previsioni infrastrutturali che interessano il
territorio comunale (nuova pedemontana, completamento della circonvallazione di
Treviso, potenziamento della Feltrina, completamento della circonvallazione di
Postioma, sistema SFMR) lo rendono sempre assai interessante per gli insediamenti
produttivi.
In questo quadro il DP individua nella riorganizzazione dell’esistente (insediamenti
lungo le strade regionali Postumia e Feltrina) e in politiche di razionalizzazione con
limitati ampliamenti di consolidamento degli insediamenti produttivi, le linee di
indirizzo più efficaci ed adeguate alle esigenze locali.
Sistema Mobilità ed Infrastrutture
Il Sistema Mobilità ed Infrastrutture è fondamentale in quanto fortissime sono le
correlazioni tra trasformazioni territoriali e pianificazione della mobilità e delle
infrastrutture, nel contesto di uno sviluppo sostenibile.
Alcune linee strategiche erano state indicate in sede di redazione del Piano Generale
del Traffico Urbano, limitatamente agli aspetti di un miglioramento e ottimizzazione
del traffico e della accessibilità urbana; successivamente il Progetto Preliminare al
PRG del 2003, ha introdotto le questioni del riassetto della mobilità, della tutela
ambientale, del miglioramento della qualità della vita e della salute.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

8) Mobilità
L’incidenza negativa sulla qualità della vita che il sistema della mobilità comunale
comporta, è tale da essere una delle questioni maggiormente avvertite dai cittadini. I
livelli di inquinamento derivanti dai forti flussi di traffico, obbligano a definire, a
livello comunale, misure volte a ridurne impatto e pericolosità. La mobilità è quindi
destinata ad assumere valenza di invariante, con l’obiettivo di un collegamento tra
trasformazioni territoriali e sostenibilità.
Altro fattore importante è quello dell’inefficienza dell’attuale struttura della mobilità
comunale a fronte della forte consistenza di arterie stradali e ferroviarie di primaria
importanza. Risulta infatti chiaro come non sia pensabile disgiungere consolidamento
e riqualificazione insediativi, da un adeguato sistema di collegamenti che renda
“competitivo” il territorio all’interno dell’area metropolitana; in questo quadro la
mobilità diviene di per sé un valore prioritario.
Il Documento Preliminare, ha proposto di affrontare le questioni poste dalla mobilità
attraverso:
· riorganizzazione della viabilità di livello sovracomunale e locale anche con
interventi di potenziamento della rete esistente e la previsione di nuove
infrastrutture;
· definizione di interventi di sostenibilità ambientale e paesaggistica delle
infrastrutture viarie;
· riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico e riorganizzazione
degli spazi urbani lungo le principali arterie stradali, anche con interventi di
mitigazione e compensazione degli impatti;
· realizzazione di adeguate infrastrutture per il futuro sistema ferroviario
metropolitano regionale;
· potenziamento e completamento della rete viaria ciclopedonale e miglioramento
dell’accessibilità al sistema insediativi ed ai servizi.
9) Infrastrutture
Per quanto concerne le infrastrutture il Documento Preliminare pone l’accento sulle
problematiche derivanti dalla disciplina degli scarichi e del potenziamento della rete
fognaria. Tale attenzione va nel senso dell’esigenza della tutela delle risorse idriche,
anche per l’inclusione del territorio nella fascia di ricarica degli acquiferi.
Per quanto concerne l’inquinamento elettromagnetico (elettrodotti, telefonia cellulare)
è proposta l’applicazione del principio di cautela.
Il Documento Preliminare relativamente alle infrastrutture, individua i seguenti
obiettivi:
· tutela della salute delle persone rispetto all’inquinamento elettromagnetico,
acustico atmosferico e luminoso;
· potenziamento della rete fognaria;
· tutela delle risorse acquedottistiche.
Conclusioni

Sulla base degli obiettivi indicati dal Documento Preliminare il PAT ha articolato
specifiche politiche di Piano che possono essere riassunte in:
· riqualificazione del territorio
· individuazione di vincoli e invarianti territoriali
· valorizzazione delle vocazioni territoriali e riorganizzazione urbana
· indicazioni per lo spazio periurbano
· sistema ambientale e ruolo degli spazi urbani ed extraurbani
· difesa dal rischio e tutela delle aree fragili

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anno 2007

· controllo della domanda insediativa


· riorganizzazione della mobilità e dei servizi.

6.2 – Riqualificazione del territorio

Già nei precedenti capitoli si è posto l’accento sulla dimensione metropolitana nella
quale è inserito il territorio comunale di Paese.
Con il Quadro Conoscitivo è stata effettuata una lettura storica delle trasformazioni
territoriali e del risultato che le stesse hanno prodotto.
A partire dagli anni del secondo dopoguerra Paese è stato oggetto di profonde
trasformazioni dovute in gran parte ai fenomeni indotti da forti dinamiche insediative
e dal rapido aumento della popolazione. La crescita del numero dei residenti che
tuttora prosegue a livelli sostenuti, è sorretta dalle logiche intrinseche dell’area
metropolitana centrata sul capoluogo provinciale, all’interno del quale il minor costo
delle aree edificabili ha indotto famiglie e aziende ad insediarsi a Paese, innestando
anche problematiche di ordine negativo, riconducibili essenzialmente all’espansione
non sempre corretta degli insediamenti, alla salvaguardia del paesaggi rurale e naturale
ed agli equilibri ambientali.
Nel Comune, come del resto per tutta l’area metropolitana, si è assistito ad una forte
trasformazione della struttura territoriale con sviluppo accentuato della residenza e
degli insediamenti produttivi e la perdita della semplicità degli schemi insediativi
pregressi. L'evoluzione di questi ultimi trova una logica e naturale causa
nell'inserimento di nuove funzioni non più attinenti con la realtà rurale, che
determinano nuovi paesaggi urbani e agrari, anche se in questi ambiti territoriali,
permangono tuttavia dei segni urbani di generale interesse rappresentati dai centri
storici e dall’assetto territoriale di antica formazione.
L’equilibrato rapporto tra insediamenti umani e territorio si è profondamente
modificato in questi ultimi decenni. L’affermarsi del modello veneto di sviluppo, se da
un lato ha portato un innegabile diffuso benessere, dall’altro sta producendo
omogeneità ed indifferenziazione paesaggistica e la perdita della storia e della
memoria dei luoghi.
Si stanno velocemente costruendo territori che sempre più tendono ad assomigliarsi,
dove il “capannone” prende il sopravvento sulla “villa” e sul paesaggio.Sempre più si
registrano situazioni connotate dalla rarità di qualità architettonica e di sensibilità
ambientale; in questi ambiti prevalgono spesso forme ibride situabili tra l'urbano e il
rurale, ovvero modelli prevalentemente urbani dell'area metropolitana veneta. In
questo contesto l’area metropolitana è potenzialmente oggetto di trasformazioni
conseguenti e connaturati a processi di urbanizzazione e delocalizzazione delle attività
produttive, pur configurandosi ancora quali luoghi ove riscontrare intensa identità
storica e senso della comunità locale.
E’ quindi da ritenersi argomento fondamentale ai fini dell'impostazione di una seria
proposta di Piano, la questione del controllo della pressione edificatoria ed in generale
della sostenibilità degli interventi di trasformazione territoriale ponendo la questione
del limite quale risorsa.
Sempre più si avverte l'esigenza di riscoprire le positive intenzioni legate al recupero,
al ripristino, alla manutenzione del patrimonio ambientale esistente, in
contrapposizione a politiche del territorio che per vari decenni hanno agevolato
l’aggregazione policentrica e la città diffusa, con l'ausilio di norme di legge (quale ad
esempio la L.R. 24/85) che, di fatto, hanno avvallato e protetto una sorta di
edificabilità “non meditata”, in aperta contrapposizione agli obiettivi di tutela del
territorio.

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

La campagna, prima minacciata dall'espansione urbana e dalla periferia, oggi in


genere è aggredita dalle "villette", minaccia che significa ulteriore perdita di risorse,
perché questa tendenza si combina efficacemente con quelle pericolose del "vuoto
interstiziale” e del dismesso urbano", con il vuoto degli uffici e delle attività che, una
volta conquistate le aree centrali, riabbracciano la moda della delocalizzazione,
giustificata dalla necessità, peraltro in vari casi fondata, di dare più organizzazione alla
logistica e ottenere maggiore funzionalità degli spazi pertinenziali. Dunque, se si
riflette su tutta la complessità del fenomeno, si vede perché il concetto di "limite" sia
da considerarsi come vera e propria risorsa, considerandone quindi le innegabili
positività.
A ben vedere è proprio la perdita del “limite” ha generato la campagna urbanizzata; la
città si stempera nello spazio e quasi cessa di esistere: il modello veneto diviene in tale
contesto citazione di rito. Se così si ragiona, dunque, tutto il territorio diviene scenario
di potenziale riconversione e trasformazione. Non vi sono solo le aree produttive
dismesse e catalogabili come siti di archeologia industriale, ma sussiste la grande
dismissione dell'area vasta del territorio agricolo, in quanto poco rischia di rimanere
realmente rurale e valido sotto il profilo dell’economia produttiva agricola.
Assistiamo quindi ad una realtà che spesso ha bisogno di un “ripristino e restauro”
delle condizioni peculiari e, nell'ambito di questa operazione, individuare i reali limiti
dell'edificato, all'interno del quale proporre interventi di manutenzione/ restauro/
ristrutturazione per convalidare ed elevare il ruolo primario svolto dal patrimonio
edilizio esistente; oltre il limite dell'edificato, proporre organici studi di
ricomposizione del paesaggio, ridando scenari alla campagna abbandonata e
depauperata da iniziative ed attività che nulla hanno a che vedere con la ruralità.
Ciò dovrà caratterizzare l'assetto urbano e territoriale del nostro tempo, con interventi
non certo intesi esclusivamente come recupero di memoria storica, ma alla stregua di
iniziative che divengono parte integrante ed emergente dei bisogni della comunità. La
revisione integrale dello Strumento urbanistico generale, alla luce delle nuove norme
per il governo del territorio, rappresenta l'opportunità per un confronto tra le
problematiche in essere e la verifica degli strumenti più idonei per proporre percorsi di
sviluppo.

6.3 - Individuazione di vincoli e invarianti territoriali

I Vincoli e le Invarianti, seppure a livello diverso, costituiscono elementi per i quali le


possibilità di trasformazione sono nulle o limitate. In questo quadro possono
individuarsi quali risorse e potenzialità importantissime nella formazione dei piani
urbanistici.
In particolare le Invarianti assumono i connotati di condizione imprescindibile per la
riorganizzazione del territorio, dettando il quadro unitario delle compatibilità attorno
al quale il PI potrà intervenire, con idonee politiche urbane di risposta alle mutevoli
esigenze richieste dai processi socio-economici e territoriali.

6.3.1 – Vincoli e Pianificazione Superiore

Il PAT nell’elaborato cartografico di progetto Tavola 1 – Vincoli e Pianificazione


Superiore, individua le aree e gli immobili soggetti a vincolo ai sensi della normativa
nazionale e della pianificazione a livello superiore.
Nel territorio comunale sono vincolati ai sensi del D.Lgs 42/2004 i seguenti immobili:
Casa Quaglia – Paese
Villa Panizza Pasetti – Paese
Villa Algarotti Quaglia – Paese

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Villa “La Quiete” già De Pellegrini – Paese


Casa Rossa – Paese
Casa Benvegnù – Castagnole
Casa Visentin detta “Delle Meridiane” – Castagnole
Casa Bandiera, già Vittori ora Benvegnù – Castagnole
Villa Mocenigo ora Stecca – Castagnole
Villa Alessi Badesso – Castagnole
Villa Alessi Perisinotto – Castagnole.
E’ presente un vincolo archeologico sulla S.P. n.103 Postumia Romana, per una fascia
di 50 mt su entrambi i lati della strada.
Sono individuate dal PAT le seguenti fasce di rispetto:
· rispetto cimiteriale (art. 9 delle N.T.)
· rispetto dai depuratori (art. 10 delle N.T.)
· rispetto dai pozzi acquedottistici di cui al DPR 24.05.1988, n.236 (art. 11 delle
N.T.)
· rispetto stradale (art. 12 delle N.T.)
· rispetto ferroviario (art. 13 delle N.T.)
· rispetto aeroportuale (art. 14 delle N.T.)
· rispetto elettrodotti (art. 15 delle N.T.)
· rispetto impianti di comunicazione elettronica ad uso pubblico (art. 16 delle N.T.)
· rispetti militare, cave, discariche, canali irrigui, ecc. (art. 17 delle N.T.).
L’intero territorio comunale e soggetto a vincolo sismico zona 3 ai sensi dell’OPCM
n. 3274/2003 e DM 14.09.2005 (art 8 delle N.T.).
Il PAT nella Tavola 4 – Carta della Trasformabilità – individua gli immobili vincolati
dall’Istituto Regionale per le Ville Venete, nonché edifici e complessi di valore
monumentale e testimoniale. Sono individuate nel catalogo dell’Istituto Regionale per
le Ville Venete:
Villa Onesti ora Bon - Paese
Villa Gobbato dalla Riva - Paese
Casetta Perotto - Paese
Villa Ca’ Sugana - Paese
Casa Lin - Paese
Barchessa di Villa Loredan - Paese
Chiesa Arcipretale di Paese - Paese
Oratorio della Beata Vergine - Paese
Casa canonica di Paese - Paese
Villa Labia, già Motka, ora Carlesso - Postioma
Villa Emo Labia - Postioma
Casa canonica di Postioma – Postioma
Casa Bottico - Postioma
Villa Tassoni - Postioma
Villa Ferretti ora Vettorello - Porcellengo
Villa Fantini Olivotti - Porcellengo
Casa Leoni Piazza - Castagnole
Casa Casanova – Tzikos - Castagnole
Barchessa di Villa Bianchi - Padernello
Casa Mandruzzato - Padernello
Casa Netto – San Luca.

6.3.2 – Invarianti

Il PAT nella cartografia di progetto Tavola 2 – Carta della Invarianti – individua gli

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anno 2007

ambiti e manufatti riconoscibili come valori da assoggettare a specifica tutela per il


loro intrinseco interesse storico, artistico, architettonico, archeologico, paesaggistico
ed ambientale.
Il riconoscimento e la salvaguardia di questi valori sono prioritari per garantire uno
sviluppo compatibile con il rispetto dell’identità territoriale.
Il PAT individua le invarianti storico-culturali (art. 19 N.T.), corrispondenti ad ambiti
e manufatti riconoscibili come elementi peculiari dell’identità storica culturale del
territorio comunale e comprendenti gli agglomerati insediativi che conservano
nell’organizzazione territoriale e nell’impianto urbanistico i segni delle originarie
storiche caratteristiche e funzioni economiche, sociali, politiche o culturali:
· edifici, manufatti, oggetti ed aree emergenti per caratteri di unicità, valore ed
originalità;
· il patrimonio storico, architettonico, ambientale, archeologico della centuriazione
romana ed identitario cosiddetto “minore” presente nel territorio comunale.
Questo patrimonio non si configura solo, in monumenti, ville e parchi storici, quanto
in edifici della civiltà rurale, tracciati storici, sistemazioni colturali, capitelli, edicole,
oratori, alberi sacri, iconografia, luoghi e simboli della tradizione e della pietà
popolare.
Per quanto concerne i segni della centuriazione romana il PAT individua due diversi
livelli:
· strade regionali, provinciali o comunali asfaltate tuttora di primaria importanza
(Postumia Romana, Feltrina, ecc.) già tutelate con diverse tipologie di vincolo;
· strade di campagna, rotabili a fondo naturale e fossati relitti dell'agro centuriato.
Le invarianti storico-monumentali (art. 20 N.T.), comprendono ambiti e manufatti
riconoscibili come elementi peculiari dell’identità storica culturale del territorio
comunale. Corrispondono ad edifici, manufatti, oggetti ed aree subordinate a tutela ai
sensi del D. Lgs 42/2004 e quelli individuati dall’Istituto Regionale per le Ville
Venete.
Le invarianti di natura architettonica (art. 21 N.T.), si riferiscono ad ambiti e manufatti
riconoscibili come elementi peculiari dell’identità storico-architettonica e culturale del
territorio comunale e corrispondono a:
· edifici, manufatti, oggetti e relative aree di pertinenza nelle aree urbane;
· agglomerati ed edifici sparsi rurali di antica origine.
Le invarianti paesaggistico-ambientali (art. 22 N.T.), sono gli ambiti del territorio
comunale dove le qualità ambientali, naturalistiche e paesistiche sono massime. Sono
ambiti rurali integri o sufficientemente integri, con consistente dotazione di
equipaggiamento a verde e presenza di connessioni a rete. L’edificazione risulta
generalmente scarsa, o concentrata anche in piccoli aggregati, a prevalente tipologia
agricola; in alcune parti risultano evidenti tracce di appoderamento storico.
Le invarianti paesaggistico-ambientali sono suddivise in:
· ambiti di natura paesaggistica, cioè aree agricole da assoggettare a specifica tutela
per le qualità paesaggistiche che tuttora riescono ad esprimere;
· elementi lineari, nella gran parte dei casi formate da siepi e fasce alberate con
vegetazione a sviluppo lineare arborea-arbustiva, strutturata su uno o più strati
· elementi areali, ovvero macchie arboree e arboreo-arbustive con vegetazione
boscata di pianura, solitamente di ridotta estensione, formatasi per spontanea
rinaturalizzazione con specie arboree o per interventi di rimboschimento
· parchi, aree verdi coincidenti con parchi di pertinenza di ville storiche o giardini
pubblici e privati di una certa consistenza.

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

6.4 - Riorganizzazione urbana e vocazioni territoriali

All’interno del lavoro di elaborazione del PAT più volte si è accennato alle profonde
modifiche territoriali avvenute negli ultimi decenni. I processi di crescita non sono
stati sufficientemente guidati riflettendosi negativamente nell’organizzazione degli
abitati. Si è generato un ambiente urbano indifferenziato descrivibile con il termine di
“grande periferia”, intendendo per questa ultima non solamente ciò che è distante dal
centro, quanto piuttosto, la presenza o meno, di elementi che rendono degradante il
paesaggio urbano.
I modelli di urbanizzazione del territorio, raramente sono riusciti a raggiungere una
“soglia urbana” apprezzabile, proponendo piuttosto un paesaggio urbano uniforme e
privo di legami con i segni distintivi del territorio e della sua memoria storica.
Un ulteriore dato di crisi che emerge con chiarezza è quello della difficoltà dello
“zoning” urbanistico (suddivisione del territorio in specifiche destinazioni d’uso), nel
comprendere gli elementi che definiscono uno specifico ambito urbano, e la
conseguente necessità di ricorrere a diverse categorie interpretative, per affrontare le
sfide poste dalle problematiche territoriali ed ambientali.
Le linee strategiche che il PAT ha inteso definire per le aree urbane sono riassumibili:
· riduzione del consumo di suolo e dell’espansione incontrollata;
· ricompattazione dei centri abitati e contrasto alla dispersione insediativa;
· tutela e valorizzazione degli elementi storici;
· riqualificazione e miglioramento della qualità urbana ed ambientale;
· miglioramento funzionale degli insediamenti e della qualità degli spazi;
· valorizzazione degli spazi pubblici con momento strutturante della città;
· riorganizzazione e riqualificazione delle aree centrali;
· recupero dell’esistente e del dismesso urbano;
· riconversione e trasformazione delle aree produttive interne agli abitati
incompatibili o conflittuali con la residenza;
· consolidamento e riqualificazione delle aree di frangia e di urbanizzazione rada.
Il compattamento e la densificazione insediativa sono stati la principale risposta ad
una frammentazione in brani urbani degli abitati. Gran parte di questi ultimi
presentano infatti una discontinuità del costruito che non è tanto una “volontà” del
Piano quanto un fatto “subito” per l’impossibilità di fatto da parte delle
Amministrazioni Comunali di attuare le previsioni di Piano nelle parti che
maggiormente dovrebbero qualificare le città: gli spazi e le attrezzature pubbliche; non
è affatto casuale che gran parte dei vuoti urbani coincidano proprio che le parti della
città che le Amministrazioni Comunali non sono state in grado di acquisire e
realizzare per finalità pubbliche..
La nuova legge regionale n.11/2004 introducendo gli istituti della perequazione e
compensazione urbanistiche, consente ai Comuni di procedere all’acquisizione delle
aree per servizi ed attrezzature pubbliche, in un quadro di democratica ripartizione dei
diritti edificatori e di coinvolgimento dei privati coinvolti nella realizzazione della
città.
In questo nuovo contesto il PAT persegue politiche di attuazione di queste parti della
città, anche con parziali trasformazione delle stesse a compensazione dei privati.
Viene così a concretizzarsi un circolo virtuoso che vede da un lato la realizzazione del
sistema urbano delle attrezzature pubbliche, dall’altro il configurarsi di risposte
edificatorie direttamente relazionate con gli spazi collettivi, facendo venire meno la
necessità di consumo di suolo agricolo per il soddisfacimento dei fabbisogni
insediativi.
Attorno a questa nuova prospettiva di città strutturata sugli spazi pubblici, il PAT

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propone di affiancare riqualificazione e miglioramento della qualità urbana ed


ambientale, non affidandola solamente agli standard urbanistici, ma integrando in
questo obiettivo anche gli ambiti interessati dalle trasformazioni ed espansioni urbane
coinvolgendo ed indirizzando le iniziative private verso forme di arricchimento
funzionale e miglioramento ambientale.
Le questioni della riconversione delle aree incompatibili con il tessuto insediativo e
del dismesso urbano, divengono occasioni per ridisegno e ripensamenti sulla città; il
risanamento dei siti contaminati e la rilocalizzazione delle attività produttive possono
diventare quindi occasione per nuove funzioni e paesaggi urbani.
Quei paesaggi che nelle aree di margine sempre più allungati lungo la maglia stradale,
assumono la “forma” sempre più riconoscibile del territorio veneto, cioè di uno spazio
edificato che non si apre/rapporta con l’esterno, ma bensì delimita e racchiude il
territorio aperto riducendolo sempre più a sfondo incerto ed estraneo.
Solo un programma di lungo termine, che comprenda le logiche di trasformazione
dell’area metropolitana, recepisca e sviluppi principi di sostenibilità ambientale,
persegua obiettivi di riqualificazione e valorizzazione delle specificità, può portare a
città più efficienti e con qualità ambientali migliori di quelle esistenti.

6.4.1 – Zone residenziali

Ci si è già soffermati più volte sulla questione del forte sviluppo insediativo, visto
come causa maggiormente responsabile della non soddisfacente qualità dell’abitare e
dell’alterazione degli equilibri ambientali.
Nell’affrontare questi temi e, quindi, la riqualificazione e riorganizzazione urbana, il
PAT individua modalità di intervento, non legate tanto alla zonizzazione funzionale
degli insediamenti, quanto piuttosto alla loro articolazione in “Tessuti” (vedi Quadro
Conoscitivo).
Questi ultimi rappresentano un termine di lettura della città, nelle sue componenti
fisico-funzionali riassumibili in:
· organizzazione degli isolati;
· modalità di aggregazione degli edifici;
· riconoscibilità delle regole dell’edificazione;
· rapporto dell’edificato con gli spazi aperti pubblici e privati;
· caratterizzazione morfologica, funzionale e formale dell’edificato;
· qualità e quantità degli spazi pubblici.
Si tratta di una lettura della città che supera l’attuale zonizzazione per specifiche
destinazioni, attribuendo alle diverse parti ruoli e vocazioni maggiormente
connaturati. Per le parti “deboli” della città è possibile immaginare interventi specifici
di rioganizzazione e riqualificazione, anche qualitativa, al di fuori della stretta logica
dello zoning.
I tessuti così individuati sono stati oggetto di inserimento nel PAT al fine di
individuare le modalità di intervento unitarie e più efficaci per intervenire nella città.
Gli ambiti determinati sulla base dei tessuti hanno portato a definire:
· aree con tessuti prevalentemente antichi (centri Storici);
· aree con tessuti consolidati/pianificati;
· aree con tessuti da trasformare.
La lettura della città in tessuti consente di rispondere con maggiore efficacia agli
obiettivi nel Documento Preliminare relativamente alle seguenti problematiche:
· ricomposizione delle aree centrali;
· riqualificazione e trasformazione delle aree produttive poste all’interno degli

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abitati;
· interventi sul dismesso urbano;
· commistione tra residenza e attività produttive;
· riorganizzazione delle aree di frangia;
· definizione del limite urbano e riqualificazione del territorio ad urbanizzazione
rada.
Anche per le aree produttive si è utilizzata la suddivisione in Tessuti. Di seguito si
indicano gli interventi a livello generale che il PAT propone relativamente a questi
ultimi, nonché quelli relativi agli ambiti strategici di riorganizzazione, riqualificazione
e valorizzazione degli abitati: Nel successivo capitolo 8 sono individuati per singoli
ATO obiettivi ed azioni specifici.
6.4.1a - Centri storici
Il recupero del patrimonio edilizio è uno degli obiettivi programmatici di maggiore
rilievo nei piani urbanistici; nel caso, poi di Paese, viene ad assumere una duplice
valenza: da un lato quella di un doveroso riuso di un patrimonio che spesso presenta
un elevato valore architettonico ed ambientale, dall’altra quella di tutela della
“memoria storica”, finalizzata a contrastare il senso di straniamento che lo sviluppo
edilizio del secondo dopoguerra ha radicato nei residenti.
Questo patrimonio non sempre è stato oggetto di adeguata tutela e salvaguardia, tanto
che la problematica legata al recupero dei centri storici, ma più in generale degli
insediamenti di antica origine, risulta centrale nella redazione dei piani urbanistici
generali.
Con il Quadro Conoscitivo sono stati analizzati i processi storici di formazione dei
centri storici e le caratteristiche del patrimonio edilizio di antica origine.
La Regione Veneto con le ex leggi n.80/1980 e n.61/1985, ha elaborato una serie di
normative al fine di rendere possibile la conoscenza, conservazione e salvaguardia del
patrimonio edilizio di antica origine, nonché l’incentivazione delle politiche tese alla
fruizione individuale e collettiva degli insediamenti storici attraverso il loro recupero e
mantenimento delle funzioni originali o con, esse compatibili.
Il Comune di Paese ha già da tempo adeguato il proprio PRG alla L.R. 80/1980;
inoltre ha adottato una specifica Variante ai Centri Storici, attualmente in Regione per
l’approvazione, con i seguenti contenuti:
· ricognizione sistematica dei gradi di protezione attribuiti a fabbricati e manufatti;
· classificazione gli spazi scoperti ;
· ridefinizione degli ambiti soggetti a Piano Attuativo;
· revisione degli ambiti delle Unità Minime di Intervento;
· snellimento della normativa e redazione di Schede di Intervento al fine di
agevolare gli interventi nei centri storici;
· redazione di un Prontuario per gli interventi nei Centri Storici.
In questo contesto considerato che sia il PRG vigente, sia soprattutto i miglioramenti
introdotti con la succitata Variante ai Centri Storici, appaiono coerenti con gli obiettivi
del PAT, quest’ultimo recepisce contenuti e strumentazioni dei Piani vigente ed
adottato. In ogni caso il PAT, conseguentemente a quanto richiesto all’articolo 40
della L.R.11/2004, ha provveduto a
· classificare gli immobili, per categorie tipologiche attribuendone i valori di tutela
in funzione degli specifici contesti da tutelare e salvaguardare;
· indicare interventi e destinazioni ammissibili;
· definito i margini di flessibilità del PI.
Tali individuazioni sono state estese anche agli immobili individuati dall’Istituto
Regionale per le Ville venete, nonché agli edifici ed ai complessi di valore

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monumentale e testimoniale presenti nel territorio comunale.

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6.4.1b - Aree residenziali consolidate tipo A


Comprendono le parti dei centri urbani, realizzate sulla base di piani urbanistici di
massima o di organizzazioni territoriali coerenti con una corretta pianificazione,
oppure di veri e propri strumenti urbanistici attuativi, dove i tessuti sono generalmente
consolidati. Presentano diversi livelli di qualità abitativa, direttamente corrispondenti
con l’epoca di impianto. Possono, in ambiti specifici, necessitare di interventi di
adeguamento infrastrutturale oppure di riqualificazione e/o sostituzione edilizia:
Le parti attuate con strumentazione urbanistica attuativa sono spesso zone con edilizia
giovane, per i quali sono ipotizzabili solo interventi di arricchimento dell’arredo
urbano ed una maggiore interrelazione con le altre parti della città, da realizzare
principalmente attraverso il potenziamento delle attrezzature di interesse pubblico, il
miglioramento dei collegamenti viari protetti ed il potenziamento del verde urbano.
In questo quadro gli obiettivi che il PAT affida la PI, sono quindi quelli di:
· conservazione del tessuto urbanistico;
· miglioramento della qualità edilizia;
· adeguamento e miglioramento anche qualitativo di viabilità e servizi;
· consolidamento e miglioramento funzionale del patrimonio edilizio attraverso
ampliamento, ristrutturazione e sostituzione edilizia;
· realizzazione di interventi di potenziamento del verde e di integrazioni con le altre
parti degli abitati.
Gli interventi in tali zone saranno generalmente di tipo diretto ammettendo: restauro e
risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, manutenzione ordinaria e
straordinaria, demolizione e ricostruzione, nuova edificazione; in casi specifici
potranno essere richiesti strumenti urbanistici attuativi. Le destinazioni d’uso sono
generalmente quelle residenziali, direzionali, commerciali, di servizio.
6.4.1c – Aree residenziali consolidate tipo B
Il PAT individua all’interno dei tessuti consolidati delle parti urbane (tipo B), spesso
coincidenti con gli ambiti di frangia o di formazione spontanea, nelle quali la città
risulta scarsamente configurata e con impianto non sufficientemente definito. Sono
spesso zone a bassa densità edilizia e nei quali i vuoti urbani e le presenze agricole,
sono abbastanza diffusi. Molto carenti appaiono viabilità, opere di urbanizzazione e
servizi.
Sono le aree deboli della periferia urbana. La riqualificazione di questi ambiti non è
ottenibile con singoli interventi, quanto da programmi di riorganizzazione funzionale e
fisica, capaci di agganciare queste parti urbane a quelle più strutturate.
In questo quadro, sulla base delle indicazioni del PAT, il PI dovrà prevedere:
· l’ulteriore consolidamento/completamento del tessuto urbanistico;
· il miglioramento della qualità edilizia;
· l’adeguamento e potenziamento di viabilità e servizi, con attenzione alla
qualificazione degli spazi pubblici.
Per le aree prossime alle zone centrali possono essere ipotizzati interventi di
trasformazione, sostituzione e riqualificazione dei tessuti nell’ottica di una più
generale riqualificazione di queste aree. Per quelle di frangia gli interventi
concretamente ipotizzabili possono essere individuati nell’apprestamento di opere di
urbanizzazione e nel miglioramento delle relazioni con il restante tessuto (percorsi
protetti, arredo urbano, potenziamento del verde, ecc.).
Gli interventi in tali zone saranno generalmente di tipo diretto ammettendo: restauro e

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risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, manutenzione ordinaria e


straordinaria, demolizione e ricostruzione, nuova edificazione; in casi specifici
potranno essere richiesti strumenti urbanistici attuativi. Le destinazioni d’uso sono
generalmente quelle residenziali, direzionali, commerciali, di servizio.
6.41d - Ambiti di riqualificazione, riconversione e trasformazione
Sono parti dell’edificato urbano comprendenti aree:
· degradate o con degrado in atto,
· contaminate, da bonificare, con bonifica attuata o in corso;
· dismesse a prevalente destinazione non residenziale;
· sottoutilizzate o non coerenti con il tessuto urbano;
· con previsioni inattuate, e/o irrisolte dal punto di vista urbanistico;
· marginali del tessuto edificato che necessitano di una precisa identità urbana.
Sono interessate da questa specifica individuazione, parti urbane sorte inizialmente
con destinazione produttiva e che successivamente, a seguito dalla crescita degli
abitati, sono divenute momento di “frizione urbana” (ad esempio corridoio tra la S.R.
n. 53 e la ferrovia Treviso-Vicenza a Paese). In alcuni casi sottoutilizzi e/o
dismissioni, hanno accelerato i processi di degrado con ripercussioni negative su parti
anche consistenti degli abitati.
In altri casi sono coinvolte in situazioni di degrado edilizio ed urbanistico, parti urbane
poste in prossimità dei centri storici o delle aree centrali, edificate durante a prima
urbanizzazione degli anni ‘50-60 del secolo scorso (ad esempio le sottozone B3 del
vigente PRG). Si tratta in questi casi, di un patrimonio edilizio che presenta condizioni
per alcuni versi simili a quelle dei centri storici, con degrado urbanistico ed edilizio,
carenza di infrastrutture e standard, sottoutilizzo di aree ed indici, ecc.. Sono però
contestualmente ambiti urbani potenzialmente destinati a divenire luoghi privilegiati
di funzioni centrali e aggregazione sociale, qualora interessati e convolti da operazioni
urbanistiche di miglioramento della qualità dell’ambiente urbano, riorganizzazione
degli spazi pubblici e di incentivazione del mix funzionale.
Rientrano in questa categoria di intervento anche i “vuoti urbani” derivati dalla
mancata attuazione di previsioni di piano, oppure parti irrisolte dal punto di vista
urbanistico; in molti casi la scarsa manutenzione o il totale abbandono, hanno reso
questi spazi, luoghi di degrado e scadimento del paesaggio urbano.
Per queste aree il PAT indica interventi di:
· recupero urbanistico delle parti degradate poste all’interno delle aree urbane;
· completamento e consolidamento dell’edificazione, finalizzati all’integrazione dei
margini urbani;
· miglioramento e riqualificazione della qualità urbana e dell’edificato anche con
interventi di sostituzione edilizia;
· recupero dotazionale di piazze, spazi verdi e parcheggi;
· potenziamento e valorizzazione di funzioni centrali e di interesse pubblico;
· miglioramento della qualità ambientale ed ecologica;
· incentivazione della ricchezza funzionale per la rivitalizzazione degli abitati;
· realizzazione di connessioni verdi che innervino gli abitati, fino ad interreagire
con il sistema ambientale agricolo.
In questi ambiti, oltre a quello fondamentale della riorganizzazione e riqualificazione
urbana, il PAT si pone l’obiettivo del reperimento delle aree ai fini della
riqualificazione morfologica, funzionale ed ecologica degli abitati.
In questo contesto il PAT fornisce una serie di indicazioni per la successiva

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definizione di interventi indirizzati al potenziamento del verde (riqualificazione e


rigenerazione ecologica), al miglioramento dell’arredo urbano e alla cucitura tra le
parti del tessuto urbano.
Nelle aree di trasformazione il PI provvederà ad individuare negli interventi edificatori
una ripartizione delle aree articolata in :
· aree di concentrazione volumetrica (Cv);
· spazi ed attrezzature pubblici e/o di uso pubblico (Sp);
· verde ecologico da realizzare anche in aree private (Ve).
Nelle aree Cv andranno realizzate le possibilità edificatorie previste sia private che
pubbliche. Gli spazi di tipo Sp sono quelli destinati alla realizzazione di spazi ed
attrezzature di interesse pubblico o di uso pubblico.
Il verde ecologico Ve è la dotazione complessiva di aree a verde sia esso pubblico che
privato che il PI individua per il miglioramento ambientale dell’ambiente urbano, da
integrare nella Rete ecologica.
In questo senso si ricorda che la Variante parziale al PRG relativa al corridoio
compreso tra la S.R. n.53 e la linea ferroviaria Treviso-Vicenza adottata dal Comune
di Paese quale primo adeguamento al Progetto Preliminare, contiene già nel proprio
apparato cartografico e normativo, molte delle indicazioni sopradescritte.
All’interno della suindicata ripartizione, si individueranno le aree oggetto di cessione
nell’ambito della perequazione urbanistica. Le proprietà ricadenti all’interno di tali
aree contribuiscono in proporzione al rispettivo imponibile catastale, in relazione
all’edificazione ammissibile ed alla cessione di aree pubbliche e/o di uso pubblico.
Nelle aree di trasformazione il PI individuerà le quantità massime di capacità
volumetrica attribuibili a crediti edilizi ai sensi dell’articolo 39 della L.R. n.11/2004,
nonché le eventuali aree, superfici o volumi da destinare ad ERP.
A queste indicazioni si affiancano quelle dell’incentivazione dell’edilizia sostenibile e
realizzazioni che vanno nel senso di una migliore qualità della città (tali indicazioni
interessano anche le aree di espansione e quelle esistenti).
6.4.1e - Ambiti di espansione urbana
Il PAT individua ambiti di espansione urbana, in un quadro di completamento degli
attuali insediamenti e solo nel contesto della mancanza di alternative legate al
recupero dell’esistente. In ogni caso queste limitate espansioni si qualificano per:
· attenzione al consumo di suolo;
· individuazione delle parti del territorio maggiormente idonee allo sviluppo degli
insediamenti residenziali;
· completamento delle parti irrisolte;
· ridefinizione dei margini urbani e periurbani;
· definizione dei limiti urbani.
Forte attenzione il PAT richiede nell’approfondimento degli aspetti progettuali relativi
alla definizione dei limiti della città. Nella progettazione riguardanti parti marginali
degli abitati, prive di identità urbana, si ritiene particolarmente necessario definire il
confine tra città e ambiente agricolo. L’integrazione ambientale tra parti antropizzate
ed il paesaggio agrario, potrà essere ottenibile attraverso: il controllo degli indici
edificatori e l’impianto o il potenziamento di sistemi lineari di verde con funzione di
filtro, mascheramento e aumento del potenziale biotico.
Le modalità di intervento nelle aree di espansione sono simili a quelle indicate per le
aree di trasformazione.

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6.4.2 – Zone produttive

Il territorio comunale di Paese, per la specifica posizione geografica e la presenza di


assi viari di primaria importanza è stato interessato, a partire dal secondo dopoguerra,
da un massiccio sviluppo di attività economiche di tipo produttivo, commerciale e
direzionale.
Nel corso degli anni Paese, consolidando il proprio ruolo industriale, si è trasformato
in un polo di attrazione verso i Comuni limitrofi, divenendo sede di servizi legati alle
attività produttive.
La permanenza ed il rafforzamento dei fattori che hanno determinato nel passato la
trasformazione di Paese da centro agricolo ad industriale, danno la certezza di un
ulteriore sviluppo di tale trend, anche in considerazione del potenziamento degli
scambi commerciali, in particolare con l’est Europa, che le grandi infrastrutture per lo
spostamento di merci e persone previste a livello comunitario, nazionale e regionale
fanno presagire.
Una prima serie di indicazioni per quanto concerne le attività produttive vengono dagli
strumenti urbanistici di livello superiore: nuovo Piano Territoriale Regionale di
Coordinamento e nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Questi
strumenti ancorché in fase di elaborazione definiscono già una serie di indirizzi con i
quali il PAT è chiamato a confrontarsi.
Il PTRC nel Documento Preliminare tra gli obiettivi di pianificazione territoriale pone
alcune questioni che interessano specificatamente gli insediamenti produttivi
riassumibili in:
· controllo del consumo di suolo dovuti alla pressione insediativa;
· definizione di nuovi modelli per la mobilità di persone e merci;
· forte attenzione alla difesa delle risorse ambientali e paesaggistiche per uno
sviluppo sostenibile del territorio;
· ripensamento dell’attuale modello produttivo verso un contenimento degli
insediamenti produttivi, la loro specializzazione in distretti e integrazione
ambientale;
· rafforzamento dell’armatura dei servizi, del terziario e del turismo, quale
momento di potenziale riqualificazione degli insediamenti.
Da parte sua il nuovo PTCP, all’interno di un rapporto di condivisione con i suesposti
obiettivi generali della pianificazione regionale, specifica nella propria proposta di
piano alcuni indirizzi pianificatori:
· riassetto delle localizzazioni insediative e razionalizzazione di quelle produttive
con specifica attenzione, per queste ultime, ai nodi infrastrutturali ed alla logistica;
· razionalizzazione delle funzioni nei pressi dei nodi infrastrutturali;
· difesa dall’inquinamento (emissioni in atmosfera, qualità delle acque, rifiuti,
bonifica siti contaminati, emissioni elettromagnetiche, inquinamento acustico e
luminoso);
· realizzazione della nuova pedemontana, il completamento della circonvallazione
di Treviso e della circonvallazione di Postioma sulla Feltrina, per affrontare le
criticità della mobilità.
In particolare per quanto concerne le ipotesi di riorganizzazione produttiva
provinciale, viene proposta una suddivisione dei Comuni in tre fasce, con specifiche
politiche attuative. Paese è inserito nella fascia A “Aree di intensificazione
agglomerativa”, cioè tra i comuni nei quali è utile favorire una crescita produttiva. La
contiguità con comuni interessati dalla futura realizzazione della nuova pedemontana,
nonché la presenza di importanti infrastrutture per la mobilità e l’elevato livello di

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densità produttiva, sono alla base di questa indicazione.


L’attenzione che viene posta in entrambi i documenti al controllo del consumo di
suolo, alla localizzazione insediativa, alla dotazione infrastrutturale e alle
problematiche ambientali, definiscono un quadro di riferiscono coincidente con gli
obiettivi del PAT.
6.4.2a – Linee di intervento
Precedentemente si è sottolineato l’interesse che Paese storicamente ha avuto rispetto
allo sviluppo insediativo dell’area metropolitana. Oltre che alla residenza il territorio
comunale ha visto crescere fortemente attività produttive e terziarie, le cui
caratteristiche relative a settori economici prevalenti, tipologia delle Unità Locali ed
addetti, sono ampiamente descritte nel Quadro Conoscitivo.
Questi insediamenti hanno privilegiato le aree poste in prossimità dei maggiori assi
stradali (le SS. RR. n. 53 e 348) e delle linee ferroviarie che attraversano il Comune.
Sono testimonianza di queste modalità insediative gli “insiemi” produttivo-terziari che
si allungano da Paese a Padernello e da Castagnole a Postioma, che concentrano la
grandissima parte delle zone di tipo D sia esistenti sia di previsione (PRG vigente).
Nel caso del capoluogo gli originari insediamenti produttivi sono stati investiti e
coinvolti dallo sviluppo residenziale, originando conflittualità non ancora risolte. Zone
produttive di minore consistenza sono presenti a Porcellengo e Castagnole. Non
trascurabile il numero degli insediamenti produttivi in difformità di zona.
Le ragioni che hanno contribuito al successo insediativo di queste attività a Paese sono
destinate in futuro a permanere e probabilmente a rafforzarsi. Permanendo tale
vocazione, ma considerando non più proponibili ulteriori consistenti sviluppi di aree
produttive, il PAT anche in conformità delle indicazioni di livello superiore, intende
favorire processi razionalizzazione, consolidamento e riconversione dell’esistente, con
particolare attenzione all’insediamento di attività legate al terziario maturo (servizi
alle imprese, ricerca, informatica, servizi finanziari, ecc.).
Il PAT si pone quindi l’obiettivo non tanto di prevedere significative espansioni delle
aree produttive rispetto a quanto già previsto dal vigente PRG, quanto attivare percorsi
che da un lato consentano il consolidamento delle attività tradizionali e dall’altro la
trasformazione dell’attuale apparato produttivo verso attività più mature. Emerge
inoltre la consapevolezza che il territorio comunale non necessità tanto di nuove aree
produttive, quanto piuttosto, di un sistema organico di insediamenti, adeguatamente
connesso al sistema della mobilità e con forti livelli di attrazione.
In questo contesto il PI, oltre a incentivare e creare condizioni per l’insediamento di
attività e settori “avanzati”, dovrà introdurre attenzioni verso riqualificazioni,
riconversioni, recuperi e nuove realizzazioni per definire nuovi paesaggi urbani, in
considerazione delle grandi capacità di gerarchizzazione e polarizzazione che tali
insediamenti svolgono nell’attuale società (le “piazze” ed i luoghi di aggregazione
sociale della città diffusa).
In questo contesto non vanno però dimenticate le questioni legate alla trasformazione
del territorio e del paesaggio indotte dagli insediamenti produttivi.
Per queste zone, in maniera più forte rispetto agli insediamenti residenziali, emerge
l’assoluta necessità di creare e favorire le condizioni operative per la ri-progettazione
degli episodi edificati che caratterizzano la gran parte delle aree produttive; obiettivo
che nel caso di Paese risulta di assoluta rilevanza dato che tali zone concorrono a
pieno titolo alla definizione del paesaggio urbano, anche a causa della contiguità con
le aree residenziali e il forte impatto sul territorio.
In tal senso le zone produttive, data la loro grande estensione territoriale, divengono
momento fondamentale di un paesaggio urbano uniforme e privo di legami con i segni

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distintivi del territorio e della sua memoria storica; di qui la necessità anche per questi
insediamenti di ipotizzare interventi di riqualificazione e recupero edilizio ed
ambientale.
Altra grande questione correlata alla precedente è quella della incompatibilità di taluni
insediamenti rispetto ai centri urbani e quella della necessità di prevedere interventi di
trasformazione di questi ambiti. La loro localizzazione ed estensione fa divenire
centrale la questione relativa al recupero urbanistico nel contesto del ridisegno di
alcuni abitati, in particolare del capoluogo.
In conclusione il PAT sulla base degli obiettivi di sostegno, sviluppo e riqualificazione
dell’apparato produttivo comunale individua ambiti, vocazioni territoriali e condizioni
infrastrutturali che il PI dovrà successivamente sviluppare:
· concentrazione delle nuove espansioni laddove necessitano interventi di
completamento e riorganizzazione insediativa e delle infrastrutture, in particolare
lungo le strade regionali;
· riorganizzazione degli insediamenti produttivi attorno alle infrastrutture di livello
superiore e localizzazione delle attività in rapporto alle caratteristiche locali ad ai
livelli di infrastrutturazione;
· miglioramento della dotazione di infrastrutture e servizi, nonché di standard
ambientali e qualitativi degli insediamenti produttivi e terziari;
· indicazioni in merito alle aree per insediamenti commerciali;
· definizione degli interventi con Sportello Unico;
· indicazioni per le attività in zona impropria.

6.4.3 – Servizi

Il PAT affida a alle aree a servizio il ruolo fondamentale di momento strutturante della
città, dato che aree ed attrezzature di interesse pubblico, concorrono fortemente alla ri-
qualificazione del paesaggio urbano ed alla qualità della vita.
Il Quadro Conoscitivo ed il Rapporto Ambientale hanno consentito:
· la verifica dello stato di attuazione del PRG relativamente al sistema del verde
urbano e delle attrezzature pubbliche;
· di individuare il sistema del verde;
· di identificare e quantificare le risorse ambientali;
· l’analisi del sistema infrastrutturale l’impatto ambientale sulle aree circostanti;
· di classificare le aree inedificate anche sulla base di valutazioni di tipo
paesaggistico-ambientali ed in funzione della rigenerazione ecologica;
· individuazione degli ambiti più deboli e da riqualificare del sistema ambientale.
Il PRG vigente individua una quantità complessiva di aree a servizi di mq 1.934.701,
che rapportata alla popolazione insediata e insediabile con il vigente PRG (30.234
abitanti calcolati con i parametri della ex L.R. 61/1985), configura una dotazione di
63,80 mq/abitante. La quota non attuata degli standard è pari a mq 256.752.
Sebbene questa dotazione risulti a prima vista ottimale, un esame più approfondito
(vedi Rapporto Ambientale), ha messo in evidenza come alcune parti degli abitati non
siano affatto dotate, oppure insufficientemente dotate, di aree a servizi.
Sulla base di queste elaborazioni analitiche il PAT per le aree a servizi propone:
· conferma delle previsioni ancorché non attuate, nei casi in cui assumono una
connotazione strategica all’interno del disegno urbanistico complessivo;
· previsione di recupero di standard urbanistici all’interno delle aree di
trasformazione ed espansione tramite perequazione urbanistica;
· potenziamento e/o realizzazione dei servizi negli ambiti sprovvisti o non

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sufficientemente dotati;
· inserimento delle aree pubbliche, in particolare quelle verdi, all’interno di un
disegno complessivo di reti di corridoi verdi e percorsi protetti.
E’ anche in questa ottica che vanno valutate le indicazioni relative alla riqualificazione
degli abitati, in virtù delle quali gli interventi edilizi dovranno, in ogni caso, garantire
sia un congruo recupero di standard urbanistici, sia una specifica qualità progettuale
degli stessi.
Importante in questo senso possono risultare gli istituti della perequazione e
compensazione urbanistiche, nonché le sinergie tra pubblico e privato, in particolare in
quegli interstizi urbani, spesso degradati, dove la riqualificazione urbana abbisogna
anche di standard ambientali.
Altro punto qualificante è quello affidato ai “luoghi centrali” per i quali si dovranno
incentivare la realizzazione di spazi ed attrezzature di interesse pubblico, al fine del
raggiungimento di alti livelli di aggregazione e incontro sociale; va inoltre sottolineata
l’indicazione relativa alla costruzione di sistemi di aree a servizi continui, protetti e
facilmente accessibili ed identificabili. Il PAT individua degli ambiti dove per il
potenziale ruolo connettivo, sono previsti interventi di potenziamento biotico con
formazioni di aree boscate e corridoi verdi.
Gli standard in questa ottica vengono a configurarsi quali vere e proprie risorse
ambientali, in sinergia con le are verdi private, data l’analoga funzione in termini
ecologici e rigenerativi che vengono a svolgere.
Il PAT considera il verde privato vero e proprio “standard ambientale”, tutelando e
incentivando il ruolo ecologico che lo stesso viene a svolgere all’interno
dell’edificato; in questa senso vanno lette le indicazioni relative alla individuazione di
una quota di verde ecologico (Ve) negli ambiti di trasformazione ed espansione
urbana.
Nel successivo paragrafo relativo alla domanda insediativa sono individuate le
dotazioni di aree ed attrezzature pubbliche di PAT.

6.5 – Indicazioni per lo spazio periurbano

Il tema del periurbano agricolo se non la più importante, è sicuramente, una delle
questioni fondamentali dove il PAT è chiamato a confrontarsi.
Si è voluto soffermarsi su questa tipologia di spazio in quanto le sue specificità
richiedono un ripensamento sulla città e della sua dilatazione verso il territorio
agricolo. Queste considerazioni trovano forza proprio nell’essere, il periurbano, spazio
sempre più incerto, quasi un luogo del possibile, dove le aspettative della rendita
fondiaria ed immobiliare, sono sostenute anche in presenza di attività agricole
economicamente produttive e dispensatrici di reddito; proprio per queste ragioni sono
luoghi che più di altri, accettano le trasformazioni territoriali senza opporre le
resistenze degli spazi più definiti. Sono inoltre il luogo più emblematico di costruzione
dei nuovi paesaggi nel contesto del più complessivo ridisegno dell’area metropolitana.

6.5.1 - Genesi dello spazio periurbano

Fino a XX secolo città e campagna si sono confrontate mantenendo ruoli separati.


L’agricoltura consentiva il sostentamento delle città con prodotti e rendite; i capitali
immessi venivano reinvestiti in attività industriali e commerciali, contribuendo alla
crescita economica delle città rispetto alle campagne. Grazie a questa situazione le
città hanno sviluppato reti di sostentamento che prescindevano dalla stretta vicinanza
con i luoghi di produzione agricola, separando ancor più i due mondi.

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A partire dalla seconda metà del XX secolo si è originato un nuovo rapporto derivato
da una parte dalla continua espansione urbana, dall’altro dalla progressiva aumento
della delocalizzazione produttiva e abitativa verso le aree rurali.
Tale fenomeno è stato così massiccio (il Veneto è una citazione di rito in questo
senso), che oramai nei paesi industrializzati, lo spazio rurale è percepito, quale ambito
insediativo e di svago e tempo libero, piuttosto che come spazio di produzione
agricola. Il territorio agricolo tende quindi ad assumere valore economico legato alla
qualità paesaggistica, piuttosto che quello della produttività.
In questo contesto si sono sviluppate fenomeni sociologici, che vedono nella
campagna lo spazio ideale dove vivere, in contrapposizione a città inquinate, insicure
e luoghi di solitudine individuale, pur riconoscendo in queste ultime possibilità
attrattive legate a reddito, cultura, svaghi, servizi.
Lo sviluppo infrastrutturale e della mobilità hanno favorito queste aspettative
abitative, affiancandole alle delocalizzazioni produttive e terziarie.

6.5.2 - Caratteri dello spazio periurbano

Gli accelerati processi di trasformazione di un territorio quale quello agricolo,


storicamente interessato da modifiche molto lente e di basso impatto insediativo,
hanno introdotto nell’area rurale modelli socio-economici estranei alla cultura
agricola. Il territorio perde sempre più i propri connotati rurali, avvilupato sempre più
dalla città che ampia costantemente e incessantemente i propri confini, spesso in modo
ambiguo, senza esprimere un paesaggio urbano coerente, quanto invece periferie
incerte, urbane e rurali allo stesso tempo: lo spazio periurbano e la campagna urbana.
E’ uno spazio ancora poco studiato, organizzato attorno a una agricoltura a volte
innovativa, spesso di sussistenza, abitata da residenti che non vogliono perdere
l’illusione di vivere in luoghi “vantaggiosi”, che alla vicinanza con la rete urbana,
assommano il “sano” vivere in campagna. Sono parti che la cultura urbanistica non ha
del tutto compreso (anche se ha contribuito alla loro formazione e proliferazione) e per
i quali quasi mai ha elaborato modelli di pianificazione; si configurano altresì quali
spazi ambigui non derivati dallo sviluppo compatto e organizzato della città ma,
nemmeno, da addensamenti insediativi originati dall’area rurale e rivolti alla città.
Forse il termine più adatto nel descrivere questo spazio è quello coniato da alcuni
studiosi di “terzo territorio”, cioè quello di periferie rurali, che rispondono a logiche
specifiche, che vanno oltre allo stretto fabbisogno abitativo, ma offrono anche modelli
ed opportunità di supporto alla città sia in termini produttivi, che di ricreazione e per il
tempo libero. Rimangono però spazi che abbisognano di ripensamenti e progettualità,
per acquisire proprie definizioni e dignità.
Quanto appena detto trova in Paese, quale comune inserito nel sistema policentrico
della cintura urbana, un campo di applicazione quanto mai ampio e vario, interessato
come è da un continuo intersecarsi di spazi agricoli e urbani, frammentati e frammisti,
che si influenzano vicendevolmente, in una serie di paesaggi ibridi ed incerti in
continua trasformazione; in questo contesto la monocoltura agricola tipica di Paese
(seminativi), non configura per la propria specifica destrutturazione paesaggistica e
territoriale, forti ostacoli alle modifiche territoriali, divenendo piuttosto pretesto ed
occasione per “inevitabili e/o opportune” valorizzazioni fondiarie.
In questa situazione si originano forme residuali che non sono urbane, ma che a loro
volta divengono residuali rispetto allo stesso spazio rurale da cui derivano. E’ la città
che tende a guidare queste trasformazioni, favorendo l’immissione nel territorio rurale
di funzioni e residenti, ad esso parzialmente e/o totalmente estranei, ma che

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

impongono la forza della prima rispetto al secondo, anche nella capacità di definire
nuovi paesaggi.
La campagna chiede di non essere annullata e/o dimenticata, quanto di venire
coinvolta, in virtù delle proprie potenzialità (produttive, insediative, ambientali), nella
ricomposizione territoriale.

6.5.3 – Linee di intervento

Alla luce di quanto detto per il territorio periurbano il PAT individua una serie di linee
di intervento “trasversali”, cioè non pensate specificatamente per una o più zone,
quanto per l’intero spazio rurale e urbano di frangia; gli spazi urbani, extraurbani e la
Rete ecologica fanno proprie queste linee, sviluppandole e puntualizzandole nei
diversi ambiti. Tali linee sono riassumibili in:
· nuove relazioni tra città e spazio rurale;
· sostegno ad attività nuove ed innovative;
· la definizione di nuovi paesaggi.
Quando si parla di nuove relazioni tra città e campagna, bisogna tenere in debito conto
del contesto territoriale nel quale si trova Paese: centro in espansione della corona del
capoluogo provinciale, inserito in importanti direttrici di sviluppo insediativo.
In questo quadro città e campagna hanno dato luogo ad uno spazio rurale nuovo e per
molti versi da costruire.
Si tratta di prendere atto che la campagna ha assunto connotati diversi sia in termini
produttivi che paesaggistici. In ambiti quale quello di Paese, lo spazio rurale va
ripensato e riferito all’area metropolitana, contribuendo alla definizione di uno spazio
articolato tra ambiti urbani densi, agricolo-produttivi e sociali da riprogettare
contestualmente: in questo contesto l’intero territorio aperto è spazio periurbano e/o
campagna urbana.
Questo nuovo approccio apre prospettive finora trascurate e scarsamente studiate che
vedono nel periurbano spazio autonomo e capace di:
· proporre un’offerta di prodotti agricoli freschi, legati alla tradizione locale o anche
biologici per i residenti della città;
· consentire in funzione del suddetto ruolo produttivo, la permanenza nel territorio
degli agricoltori;
· offrire spazi prossimi alle aree urbane per lo svago ed il tempo libero anche per gli
abitanti della città;
· divenire presidio ambientale garantito dalla presenza degli agricoltori;
· consentire forme di educazione ambientale (ad esempio fattorie didattiche per
scuola e famiglie);
· caratterizzarsi quale luogo per la sostenibilità ambientale delle aree urbane;
· contribuire all’aumento della biodiversità favorendo la diffusione di spazi verdi tra
aree diverse;
· configurarsi quale spazio deputato a interventi sovracomunali per il controllo di
fenomeni esondativi.
Le potenzialità date da uno spazio così ripensato e riorganizzato, agli abitanti di Paese
e dell’area metropolitana, di poter usufruire di un territorio valorizzato dal punto di
vista paesaggistico, di percorsi protetti e didattici, di spazi e servizi per lo svago ed il
tempo libero, di acquisto diretto di prodotti agricoli, di offerta agrituristica, sono
enormi e possono dare nuove ed inesplorate opportunità; in questo senso vanno
valutate le indicazioni del PAT.
Accanto a queste opportunità “dirette” lo spazio periurbano può divenire anche luogo

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

per attività nuove e creative artigianali, commerciali di servizio.


Va piuttosto sottolineato come a queste forme dirette ed indirette di sostegno alla
tutela e salvaguardia del territorio agricolo, risulterebbe utile l’affiancamento
dell’azione pubblica nel convogliare risorse economiche, per il presidio ambientale.
Il riconoscimento di queste interrelazioni sono la maggiore garanzia per conservare e
migliorare la qualità dello spazio rurale; diversamente l’espansione insediativa
proseguirà, trovando percorsi che, in quanto non progettati e condivisi, non possono
che portare ad un ulteriore depauperamento di risorse.
Infine alcune considerazioni sul paesaggio periurbano.
Tra le più recenti acquisizioni dell’urbanistica vanno ricordate quelle relative al
maggiore spazio dedicato al paesaggio ed alla necessità della sostenibilità ambientale.
Ciò non significa che in precedenza, il paesaggio non fosse oggetto di considerazione
nella pianificazione urbanistica e/o territoriale, quanto che l’attenzione era piuttosto
posta al “bel paesaggio” (attribuzione di valore spesso soggettiva), tralasciando le
restanti espressioni paesaggistiche.
Già il Codice Urbani ha rivisto questa concezione, facendo proprie le risultanze della
Convenzione europea del paesaggio (Convenzione di Firenze 2000), che non distingue
più tra urbano e rurale e indica l’ambito di applicazione in “tutto il territorio” e
“riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani”; comprende “i paesaggi
terrestri, le acque interne e marine” e “sia i paesaggi che possono essere considerati
eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana, sia i paesaggi degradati”.
Lo spazio periurbano è specificatamente citato in quanto maggiore “responsabile” di
nuovi paesaggi.
Proprio da questo peccato originale, di paesaggio non necessariamente bello o
apprezzabile, bisogna partire sgomberando il campo da improbabili quanto impossibili
ritorni alla natura. Fatta salva la necessità ineludibile della sostenibilità, il PAT,
accetta la sfida del confronto con l’esistente, ricercando le opportunità anche tra spazi
interstiziali e di risulta, nelle aree da completare, nei siti da bonificare e rigenerare.
In questo contesto il PAT non vuole cadere nella trappola del ricorso diffuso ed
indiscriminato del credito edilizio, evitando l’alibi del “restauro paesaggistico”,
rispetto a un territorio che è già diverso, perché diversi sono i processi che lo
originano. Il PI non deve quindi connotarsi unicamente quale strumento di
abbellimento del paesaggio, attento alla rete ecologica ed alla tutela ambientale, ma
fare proprie richieste e potenzialità di questi nuovi paesaggi:
· valorizzando il patrimonio naturale e culturale;
· guidando la progettazione degli spazi nell’integrazione di diverse necessità;
· definendo integrazioni tra aree urbane e agricole;
· ricercando il dialogo con altre realtà vicine.

6.6 - Sistema Ambientale: ruolo degli spazi urbani ed extraurbani

Il PAT pone specifica attenzione al Sistema Ambientale ed al ruolo degli spazi urbani
ed extraurbani. In realtà questa suddivisione tra urbano ed extraurbano, ha una valenza
meramente operativa, essendo entrambi ricomprendibili, per la complessità di
relazioni e scambi in continua mutazione e movimento, al Sistema Ambientale. Fatta
questa doverosa premessa, va pur detto che il ruolo dello spazio extraurbano nella
costruzione di un piano sostenibile, è assolutamente prioritario.
E’ quindi il tema della “sostenibilità” delle trasformazioni territoriali, che diviene
centrale ed innovativo rispetto alla prassi seguita nella elaborazione dei vecchi PRG.
La sostenibilità, cui ci si riferisce è quello della costruzione di un Sistema Ambientale
che punti alla conservazione delle risorse e nel quale lo sviluppo non finisca per

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distruggere o intaccare le risorse stesse, ma attraverso uno specifico controllo delle


trasformazioni territoriali, divenga un volano per un miglioramento ambientale ed
ecologico complessivo.
Prima di entrare nel merito delle proposte di PAT relativamente al Sistema
Ambientale, va sottolineato ancora una volta il contesto di “urbanizzazione diffusa”, e
relativi squilibri ambientali con i quali il piano è chiamato a confrontarsi.
In questo contesto il PAT ha perseguito l’obiettivo di coordinare le diverse
componenti ambientali in disegno di piano unitario; zone extraurbane a valenza
ambientale-paesaggistica e zone agricole normali, sono state integrate con il le
potenzialità ambientali del sistema insediativo quali: parchi e giardini storici, verde
pubblico e sistema dei servizi, il verde privato di valenza ecologica, il verde di
mitigazione o compensazione.

6.6.1 - Articolazione del Sistema Ambientale – Rete Ecologica

Il Sistema Ambientale si articola in:


a) spazio extraurbano
- aree di valenza ambientale e paesaggistica
- aree agricole
b) spazio urbano
- parchi e giardini storici
- verde pubblico e sistema dei servizi
- verde privato di valenza ecologica
- verde di mitigazione e compensazione.
Trasversalmente a queste categorie il PAT costruisce e definisce la Rete Ecologica.
Quest’ultima è da intendersi quale sistema gerarchizzato di ambiti ed elementi
ambientali e naturalistici del Sistema Ambientale individuati dal Quadro Conoscitivo.
La indicazione di “rete” è tesa ad evidenziare le connessioni esistenti e quelle che
devono essere costruite e garantite, tra le diverse parti del territorio, al fine di
valorizzare e potenziare gli effetti ambientali con diretto riferimento al miglioramento
complessivo dell’abitare.
Particolare importanza assumono gli elementi connettivi nel garantire la continuità
della rete; possono coincidere con siepi, formazioni vegetali, viali alberati, sistemi
continui di verde. Il PAT individua per le trasformazioni urbanistiche previste nelle
diverse parti del territorio i necessari interventi di conservazione delle risorse
ambientali, nonché i gli interventi di mitigazione e compensazione.
Il Sistema Ambientale, e la Rete Ecologica che ne garantisce l’equilibrio e
funzionamento, sono i cardini della sostenibilità del piano, inteso come processo
pianificatorio volto alla conservazione delle risorse ambientali.
La sostenibilità del PAT viene garantita attraverso interventi volti a:
· ridurre il consumo di suolo;
· minimizzare il consumo di risorse non rinnovabili;
· limitare il consumo di risorse rinnovabili nei limiti della loro possibilità di
ricostruzione;
· diminuire le emissioni di sostanze inquinanti;
· mantenere e possibilmente migliorare la qualità dell’aria, dell’acqua e dei suoli a
livelli accettabili per l’uomo e le specie animali e vegetali;
· conservare o possibilmente potenziare biomassa e biodiversità.
Se tali interventi trovano nel territorio aperto il campo dove calarsi pienamente, non va
assolutamente dimenticata l’enorme importanza sotto questo profilo delle aree urbane.

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E’ infatti di fondamentale importanza garantire forme di miglioramento ambientale e


di rigenerazione ecologica, negli ambiti urbani ancorando le trasformazioni
urbanistiche a interventi di mitigazione e compensazione ambientale, con l’obiettivo
di garantire la qualità delle risorse fondamentali: suolo, aria ed acqua.

6.6.2 - Spazio extraurbano

Il Quadro Conoscitivo ha permesso di evidenziare le caratteristiche dello spazio


extraurbano e agricolo in particolare. Emerge un quadro con più ombre che luci.
L’agricoltura settore preponderante fino alla metà del XX° secolo, a seguito delle
profonde trasformazioni socio-economiche sopravvenute ha assunto un ruolo
marginale; ciò si è estrinsecato in un intenso utilizzo del suolo agricolo per altre
destinazioni (residenza, produttivo, servizi, infrastrutture, escavazione) che ha
interessato quasi la metà del territorio.
L’analisi della carta dell’uso del suolo ha messo in evidenza alcuni aspetti che
caratterizzano il territorio comunale:
· la progressiva saturazione degli spazi aperti ad opera di insediamenti produttivi e
residenziali;
· l’espansione delle frange periurbane in prevalenza di tipo lineare lungo gli assi
viari;
· la predominanza dei seminativi diffusi su gran parte delle superfici agricole
maggiormente integre;
· la frammentazione e la dispersione degli appezzamenti a colture legnose;
· la scarsa dotazione di macchie arboreo-arbustive con valide caratteristiche
vegetazionali.
Se a questa situazione si aggiungono l’elevata omogeneità morfologica, la mancanza
di una rete idrografica significativa, l’uniformità e la monotonia dei siti, la presenza di
numerosi detrattori paesaggistico-ambientali (cave, discariche, manufatti,
infrastrutture tecnologiche, ecc.) il quadro non è esaltante.
Tuttavia in alcuni ambiti le componenti vegetazionali unitamente ai segni
dell’insediamento umano storico (viabilità, edificato, ripartizione dell’appoderamento,
ecc.), assumono connotati di grande importanza ed interesse. E’ possibile quindi
individuare ambiti territoriali con assetti ambientali, agricoli ed insediativi integri o
sufficientemente integri (consistente o buona dotazione di equipaggiamento a verde
con presenza di connessioni a rete, scarsa edificazione, di prevalente tipologia
agricola, evidenti tracce di appoderamento storico, ecc.), coincidenti di fatto con le
aree di invariante ambientale e paesaggistica.
Accanto a queste ultime, sono presenti ambiti rurali ad integrità limitata e/o
compromessa, per i quali è ipotizzabile il mantenimento dell’attività agricola, nonché
ambiti rurali di limitata estensione, a tendenziale marginalità agricola.
Sulla base di questa suddivisione il PAT articola specifici obiettivi di piano al fine di
salvaguardare, tutelare e valorizzare questi ambiti visti come “valore” indispensabile a
preservare gli equilibri ambientale ed ecologico del territorio comunale.
Lo spazio extraurbano è stato suddiviso dal PAT in:
· aree di prevalente interesse paesaggistico ed ambientale
· aree rurali a forte frammentazione residenziale
· aree di edificazione diffusa.
Sullo sfondo, ma di assoluta importanza per i riflessi che possono avere sono: la nuova
legge urbanistica per le aree rurali e gli indirizzi della Comunità Europea per il settore
agricolo.

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Si può ben dire che dopo anni di leggi e gestione delle aree agricole, assai discutibili e
incapaci di limitare usi impropri del territorio agricolo che hanno originato la
“ruropoli” tipica dell’area centrale veneta, la L.R. n.11/2004 indica una svolta
(purtroppo tardiva) nella disciplina della aree rurali. Viene riconosciuta la centralità
dell’impresa agricola, non solo come fonte di reddito ma di fatto come presidio
territoriale; in virtù di tale impostazione solo i “veri” imprenditori agricoli potranno
edificare nel territorio e definire con il Piano Aziendale un programma di gestione e
sviluppo. Questo fatto, se da un lato in una realtà quale Paese a forte frazionamento
aziendale, fa ragionevolmente ipotizzare che solo un numero limitato di aziende
potranno usufruire delle nuova normativa, dall’altro apre scenari di non facile
definizione, per le altre aziende agricole.
Se a questo si aggiungono i programmi comunitari che per il periodo 2077-2013
prevedono un capovolgimento delle politiche fin qui seguite, passando dal sostegno
alla produzione agricola, a quello dell’incentivazione degli interventi sostenibili e di
tutela ambientale ed ecologica del territorio, le prospettive si fanno più incerte.
Certamente la difesa delle aree rurali a maggiore integrità, obiettivo prioritario del
PAT, va nella direzione di un efficace confronto con questi futuri scenari.
In questo senso grande importanza assumono gli scenari e le riflessioni fatte in
precedenza relativamente allo spazio periurbano
6.6.2a - Aree di prevalente interesse paesaggistico ed ambientale
Coincidono a grandi linee con le aree che il PAT definisce “Invarianti paesaggistico-
ambientali”, cioè gli ambiti del territorio comunale nei quali le qualità ambientali,
naturalistiche e paesistiche sono massime (ambiti rurali integri o sufficientemente
integri, con consistente dotazione di equipaggiamento a verde, presenza di connessioni
a rete, edificazione generalmente scarsa o in piccoli aggregati, a prevalente tipologia
agricola, tracce di appoderamento storico).
Questi ambiti sono individuati dal PAT nell’area agricola centrale compresa tra gli
abitati di Paese, Castagnole, Porcellengo e Padernello, nonché nell’area a nord della
frazione di Postioma e a sud verso il confine comunale con Quinto e Morgano.
Il PAT suddivide le invarianti paesaggistico-ambientali in:
· ambiti di natura paesaggistica, cioè aree agricole da assoggettare a specifica tutela
per le qualità paesaggistiche che tuttora riescono ad esprimere;
· elementi lineari, formati da siepi e fasce alberate con vegetazione a sviluppo
lineare arborea-arbustiva, strutturata su uno o più strati;
· elementi areali, ovvero macchie arboree e arboreo-arbustive con vegetazione
boscata di pianura, solitamente di ridotta estensione, formatasi per spontanea
rinaturalizzazione con specie arboree o per interventi di rimboschimento;
· parchi, aree verdi coincidenti con parchi di pertinenza di ville storiche o giardini
pubblici e privati di una certa consistenza.
Il PAT promuove la difesa di queste specificità territoriali per le quali si riconosce le
peculiarità dal punto di vista paesaggistico-ambientali, produttive, ecologiche, nonché
di risorsa per nuovi usi del territorio legati al turismo culturale ed all’uso sociale; sono
parti del territorio fondamentali ai fini della corretta funzionalità ecosistemica e a
garanzia dell’equilibrio città/campagna.
Per questi ambiti gli obiettivi che il PAT persegue sono:
· tutela dell’integrità del territorio rurale e del consumo di suolo;
· salvaguardia dell’attività agricola e zootecnica, nonché favorire ulteriori forme di
integrazione del reddito quali l’agriturismo;
· incentivare forme di agricoltura ecocompatibili e con pratiche agronomiche che
favoriscano la creazione di habitat con arricchimento di specie vegetali ed animali;

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· promuovere l’uso turistico, culturale, ricreativo e sociale del territorio rurale,


anche attraverso l’individuazione di percorsi ciclopedonali tematici;
· riqualificazione paesaggistica ed ambientale anche attraverso le modalità del
credito edilizio;
· tutela del patrimonio storico, architettonico, archeologico ed identitario;
· la salvaguardia ed il potenziamento della rete ecologica.
Per tutelare e salvaguardare efficacemente questi ambiti, il PAT prevede il
mantenimento del divieto di nuova costruzione di nuovi allevamenti zootecnici
intensivi, già contenuto nel vigente PRG, consentendo interventi di adeguamento di
quelli esistenti destinati al benessere degli animali, alla tutela dell’ambiente ivi
compresa l’applicazione delle direttive sui nitrati, all’inserimento di impianti
tecnologici e ad esigenze igienico-sanitarie.
Per quanto concerne le serre volte alla protezione e forzatura delle colture si demanda
al PI la definizione delle modalità costruttive, delle opere necessarie alla mitigazione e
regimazione delle acque e di ripristino ambientale e colturale nei casi di dismissione.
Al fine di preservare il più possibile l’integrità di queste aree, i nuovi fabbricati
dovranno essere realizzati prevalentemente in ambiti già interessati dall’edificazione;
in ogni caso il PI disciplinerà e specificherà gli interventi sulla base delle
caratteristiche territoriali.
Infine, si sottolinea il ruolo prioritario di questi ambiti nella salvaguardia,
potenziamento e costruzione della Rete Ecologica.
6.6.2b – Aree rurali a forte frammentazione residenziale
Il PAT individua le aree rurali a forte frammentazione residenziale. Esse comprendono
le parti rurali interessate da una consistente presenza di “edificazione diffusa”
residenziale a volte extra agricola. Si configurano il più delle volte quali
prolungamento delle frange urbane, di preferenza poste lungo gli assi viari, a volte
concentrando l’edificazione in nuclei di una certa consistenza.
Per questi ambiti gli obiettivi che il PAT persegue sono generalmente quelli delle aree
di prevalente interesse paesaggistico ed ambientale:
· mantenimento della funzione produttiva agricola;
· tutela e salvaguardia del paesaggio e realizzazione della rete ecologica;
· riqualificazione paesaggistico-ambientale, con recupero dell’edificazione
esistente, incongrua e non più funzionale al fondo, anche con ricorso al credito
edilizio.
In queste zone, ad esclusione delle costruzione e/o ampliamento degli allevamenti
zootecnici intensivi, si applica quanto previsto dalla L.R. n.11/2004 per le aree rurali.
Ai fini della tutela paesaggistica ed ambientale nel caso di serre con superficie
superiore a 10.000 mq e di strutture rurali con superficie coperta superiore a 2.000 mq,
in aggiunta al Piano Aziendale, va prodotta documentazione progettuale al fine della
verifica di compatibilità ambientale (prescrizione valida anche per le aree di interesse
paesaggistico ambientale).
6.6.2c – Edificazione diffusa
Sono parti del territorio rurale dove l’edificazione, in particolare quella lineare lungo
le strade assume carattere di continuità, fino a strutturarsi in veri e propri nuclei
abitativi. La logica che ha presieduto la formazione di questi ambiti è spesso quella
spontanea, con episodi di densificazione che possono avere trovato alimento, dalla
preesistenza di edificazione sparsa o in nuclei di origine rurale; in altri casi si tratta di
“accumulazioni” edificatorie tipiche della città diffusa periurbana, derivate dal distorto
utilizzo delle normative urbanistiche afferenti il territorio agricolo.

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Gli obiettivi previsti dal PAT sono quelli della riqualificazione, recuperando e
consolidando, per quanto possibile, gli insediamenti residenziali esistenti.
In sede di PI si dovranno opportunamente tutelare le emergenze paesaggistiche,
ambientali ed architettoniche nel rispetto di coni visuali e di connessioni con corridoi
e/o sistemi continui del verde, nonché posta specifica attenzione alla definizione del
margine urbano ed agli interventi di saturazione degli interstizi e delle aree inedificate.
Il PI dovrà inoltre provvedere alla:
· attribuzione di possibilità edificatorie, anche con interventi di credito edilizio;
· realizzazione delle opere di urbanizzazione mancanti e di standard urbanistici;
· possibilità di insediamento di attività di artigianato di servizio, ristorazione,
esercizi commerciali di dettaglio, agriturismo;
· definizione del limite urbano dell’edificato;
· individuazione di direttive e prescrizioni in merito alla salvaguardia, tutela e
valorizzazione ambientale.
Il PI provvederà a definire per gli edifici ricadenti nelle zone di edilizia diffusa, le
possibilità edificatorie ammissibili; queste saranno generalmente riferibili agli
interventi di adeguamento igienico-sanitario e funzionale. Saranno altresì, consentiti
interventi di nuova edificazione limitatamente ai lotti inedificati. Incentivi volumetrici
possono essere previsti nel caso di recupero e riqualificazione dei fabbricati e degli
insediamenti esistenti, qualora finalizzati alla riduzione degli accessi stradali, alla
realizzazione di standard o opere ed infrastrutture di interesse collettivo, alla
valorizzazione di contesti figurativi e di coni visuali e paesaggistici, a progettazioni.
In sede di PI si dovranno definire, anche a mezzo di prontuari e/o sussidi operativi,
regole e modalità attuative per l’esecuzione degli interventi ammissibili, con
particolare riferimento alla nuova costruzione, alla saturazione degli spazi inedificati,
al completamento delle opere di urbanizzazione ed alla realizzazione degli standard
urbanistici, nonché di progettazione del verde compresi quelli relativi della
riqualificazione ambientale;
Gli interventi di consolidamento dell’esistente dovranno in ogni caso essere
strettamente correlati con quelli di integrazione e mitigazione ambientale (opere di
mascheramento vegetale, potenziamento dell’equipaggiamento vegetazionale,
impianto di filari e siepi, mantenimento di coni visuali, ecc.).

6.6.3 – Spazio urbano

Come già sottolineato più volte lo spazio urbano va inserito nel più ampio contesto
della riqualificazione ambientale e paesaggistica.
Queste parti urbane dispongono di risorse ambientali individuabili principalmente
nelle aree di verde pubblico e privato, nei parchi e nei giardini storici e nel sistema dei
servizi; il PAT non distingue tra aree pubbliche e private data l’analoga funzione in
termini ambientali, ecologici e di rigenerazione dell’aria che le stesse vengono a
svolgere.
In sede di Rapporto Ambientale è stata individuata la dotazione di verde pubblico (con
suddivisione tra esistente e di previsione non realizzato), nonché quella di verde
complessivo (parchi, giardini, fasce e barriere verdi, ecc); sono stati individuati gli
ambiti dove sopperire alle carenze rilevate e indicati interventi di mitigazione e
compensazione.
L’obiettivo è quello di un complessivo potenziamento del verde. Per l’esistente si
dovrà procedere, qualora necessario, con nuovi impianti di specie autoctone e la
verifica fito-patologica della vegetazione; per quello di progetto si sono fornite prime

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indicazioni relativamente agli ambiti dove maggiore è il ruolo di connessione che il


verde è chiamato a svolgere, con aumento del potenziale biotico, attraverso:
rimboschimento, minimizzazione delle aree impermeabilizzate, formazione di corridoi
verdi.
All’interno degli interventi di trasformazione ed espansione nelle aree urbane, il PI
dovrà prevedere specifiche quantità di alberature al fine di migliorare la qualità
ecologica degli abitati (Verde Ecologico).
Particolare attenzione in questo contesto, è posta ai corridoi verdi di relazione tra aree
urbane e agricole che vengono ad assumere con il PAT un ruolo di grande rilievo, in
particolare all’interno degli abitati dove maggiormente si richiedono interventi di
rigenerazione ecologica. I corridoi verdi sono stati individuati a partire dall’attuale
dotazione e presenza di aree a verde pubblico e/o privato; nel loro percorso
interessano preferibilmente gli ambiti di trasformazione/espansione, in quanto:
· la localizzazione del verde è facilitata dalla riprogettazione dell’intera area;
· viene richiesto un aumento delle aree verdi di rigenerazione ambientale;
· è possibile l’individuazione di sistemi continui di verde (siepi, filari, viali alberati,
ecc.).
Va comunque sottolineato il ruolo di “appoggio” che questa indicazione viene ad
assumere, rispetto agli interventi negli abitati; in altre parole i “corridoi verdi”
vengono potenzialmente ad assumere il ruolo di “bussola” per orientare l’intera
progettazione del sistema urbano.

6.6.4 – Rete Ecologica

Gli elementi strutturanti la “Rete ecologica” comunale sono identificabili in:


· matrici naturali primarie potenziali, riguardano essenzialmente le aree di cava e
discarica attive o dismesse, per le quali prevedere ed incentivare processi di
riqualificazione ambientale atti a creare condizioni di forte naturalità;
· corridoi ecologici principali, riguardano elementi fondamentali per la costruzione
di connessioni delle aree rurali con specifica attenzione a alle relazioni con gli ambiti
con idonee caratteristiche presenti nei comuni contermini;
· corridoi ecologici secondari, riguardano elementi per la costruzione di connessioni
del territorio sia rurale che urbano;
· nodi, ovvero i punti di connessione dei corridoi ecologici principali:
· punti e/o percorsi di permeabilità faunistica, sono punti specifici di criticità, per i
quali va mantenuta la possibilità di circuitazione faunistica, contrastando la pressione
antropica.
Le “matrici naturali primarie potenziali” interessano fondamentalmente le aree di cava
e discarica. Il PAT individua tre ambiti principali, coincidenti con gli ATO 6, 10 e 12
di riqualificazione ambientale, quali cardini per processi di riqualificazione ambientale
e costruzione della rete ecologica, con i seguenti obiettivi:
· recupero paesaggistico ed ambientale delle aree a discarica e cava;
· potenziamento del patrimonio vegetale ai fini della rigenerazione ecologica e della
realizzazione di connessioni e corridoi verdi;
· tutela e salvaguardia degli acquiferi con il controllo di discariche, cave, attività
produttive, spargimenti liquami e smaltimento reflui.
Il termine “potenziale” è indicatore di una condizione attualmente connotata da scarsa
valenza naturale, ambientale e paesaggistica, ma pur tuttavia orientata in prospettiva al
riconoscimento, per detti siti, di obiettivi di recupero ai fini della riqualificazione
ambientale, ciò soprattutto in considerazione della particolare dislocazione nel

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territorio comunale, tale da ammettere un ruolo di snodo delle connessioni ecologiche


con i territori contermini; possono altresì svolgere, a recupero avvenuto, ruoli ed usi
multipli a servizio di attività ricreative e del tempo libero.
Gli ambiti individuati dal PAT sono:
· l’area di discarica e cava tra Castagnole e Porcellengo (ATO 6) che in
considerazione della particolare dislocazione nel territorio comunale, consente di
ipotizzare un ruolo di snodo delle connessioni ecologiche con il Comune di
Ponzano Veneto;
· l’area di escavazione in falda tra Paese e Castagnole (ATO 10) che data la
particolare localizzazione territoriale, oltre a potenziali connessioni ecologiche
con il Comune di Treviso, è immaginabile quale ambito a servizio di attività
ricreative e del tempo libero a servizio dei succitati abitati, ma anche all’intera
area metropolitana con centro nel capoluogo provinciale;
· l’area di escavazione sotto falda a sud (ATO 12), ai confini con Morgano e
Quinto, dove la riqualificazione ambientale è potenzialmente riferibile a forti
connessioni ecologico-ambientali con il Parco del Sile.
Per attuare tali obiettivi questi ambiti sono stati perimetrati quali “Contesti per la
realizzazione di programmi complessi” da attuare anche con il concorso di attori
pubblici e privati.
I “corridoi ecologici principali e secondari” e i “nodi” si articolano attorno al sistema
degli elementi lineari, aerali, parchi, aree verdi e giardini, individuati quali invarianti
paesaggistico-ambientali e nelle elaborazioni analitiche del Quadro Conoscitivo.
Tali elementi vanno tutelati, salvaguardati e conservati, consentendo interventi di
potenziamento e rafforzamento, anche con interventi di sostituzione e riqualificazione
delle specie arboree ed arbustive autoctone. In sede di PI i corridoi vanno integrati e
rafforzati secondo quanto delineato dal PAT, ricordando l’assoluta rilevanza che
assumono quali elementi che garantiscono la continuità della rete.
I “punti e/o percorsi di permeabilità faunistica”, hanno l’obiettivo di mantenere la
circuitazione faunistica nei punti critici. In corrispondenza di questi ultimi vanno
assolutamente contrastati interventi antropici.
Al fine di coordinare gli interventi relativi alla Rete Ecologica dovrà essere redatto il
Piano del Verde con l’obiettivo di disciplinare, guidare e coordinare la costruzione
della rete e del sistema del verde in generale, riguardante non solo gli ambiti di
invariante paesaggistico-ambientali, ma l’intero territorio comunale. Questo Piano
dovrà essere redatto secondo lo schema seguente, definendo:
· le regole per la costruzione della rete ecologica;
· le specie arboree ed arbustive da utilizzare negli interventi di potenziamento,
riqualificazione e nuovo impianto del verde;
· le tipologie e le modalità di impianto;
· le caratteristiche dimensionali delle specie vegetali;
· l’organizzazione e la compatibilità tra le diverse specie arboree ed arbustive;
· le caratteristiche per le opere di mitigazione ambientale.

6.7 – Difesa dal rischio ed aree fragili

Il Quadro Conoscitivo ha individuato e analizzato gli elementi di rischio che


interessano il territorio comunale e gli ambiti del territorio antropizzato che
presentano, a diverso titolo, condizioni di “fragilità” dal punto di vista ambientale.
Per queste situazioni il PAT ,direttamente, oppure rimandando al PI, indica azioni ed
obiettivi atti alla difesa del territorio dai rischi e per la tutela delle aree fragili.

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

6.7.1 – Rischio idraulico

Gli ambiti e le caratteristiche del rischio idraulico sono stati individuati e descritti nel
Quadro Conoscitivo e nella relazione tecnica specialistica.
Premesso che secondo il Piano di Assetto Idrogeologico del 2002, l’intero territorio
comunale non è classificato “a rischio idraulico”, esistono comunque, a Paese aree
interessate da, seppure limitati, problemi di natura idraulica.
I dati storici delle zone soggette a tracimazioni sono stati ricavati dal PGBTTR del
Consorzio Destra Piave; quelli delle aree attualmente soggette a disagi, in
corrispondenza di eventi meteorici intensi, derivano dalle indicazioni fornite dagli
uffici tecnici comunali (queste aree sono riportate negli elaborati del Quadro
Conoscitivo e nella Carta delle Fragilità di PAT).
Negli ambiti indicati dal PGBTTR le tracimazioni si limitano a lame d’acqua più o
meno persistenti in rapporto alla durata dell’evento meteorico, con ripercussioni sulla
circolazione stradale e qualche disagio per le abitazioni; in prossimità degli edificati
queste situazioni sono state negli anni rimosse, aumentando la portata scaricata a valle.
Nel secondo caso, le problematiche maggiori sono imputabili a locali insufficienze
della rete di smaltimento o da interruzioni del collettore.
La Regione Veneto con le DGR n. 3637/2002 e n. 1322/2006 per la formazione degli
strumenti urbanistici, richiede la valutazione di compatibilità idraulica, introducendo il
concetto di “invarianza idraulica” nelle trasformazioni territoriali.
Ciò significa che nell’ambito di queste ultime, dovranno prevedersi opportune azioni
compensative, per sostenere il consumo della risorsa territoriale costituita dalla
capacità del bacino di regolare le piene e quindi, di mantenere le condizioni di
sicurezza territoriale nel tempo.
Stante tale situazione e considerando le previsioni di trasformazione del PAT, si
individuano alcune azioni articolate in due distinti momenti:
· interventi direttamente cogenti con il PAT
· interventi da attuare successivamente in coordinamento con Genio Civile e
Consorzio di Bonifica Destra Piave.
I primi riguardano dettami per non aggravare la situazione esistente, e riguardano:
· gli interventi di nuova edificazione e ristrutturazione, finalizzati allo smaltimento
delle acque e alla prevenzione del rischio (rialzi rispetto alla quota zero, rampe di
accesso, realizzazione di interrati, ecc.);
· la realizzazione di parcheggi ed aree di stoccaggio e movimentazione materiali;
· invasi, pozzi drenanti, linee fognarie e di smaltimento;
· la polizia idraulica (fasce di tutela e per manutenzione, tombinamento fossati).
La realizzazione di interrati e/o seminterrati a distanza inferiore a 10 ml da canali o
canalette irrigue, è subordinata al parere del Consorzio di Bonifica Destra Piave.
I secondi si riferiscono allo schema risolutivo per il riassetto idraulico in un’ottica non
solo comunale ma di bacino.
In sede di PAT il territorio comunale è stato suddiviso tra bacini imbriferi per i quali è
stato distinto l’uso del territorio in residenziale, produttivo e agricolo sulla base delle
previsioni di Piano, individuando la risposta del bacino all’evento meteorico di
progetto e calcolando le misure compensative per renderla compatibile con le
condizioni di valle.
Unitamente a questo schema risolutivo generale, su apposito allegato cartografico, è
stato elaborato uno schema per l’ubicazione dei manufatti (pozzi perdenti a monte e
casse di espansione a valle delle aree urbane), con un primo dimensionamento delle

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

opere di mitigazione nell’intero territorio comunale. Ovviamente la realizzazione di


questo programma dovrà essere gestito dagli enti territoriali competenti in materia; in
questo contesto il Comune di Paese, con il PI, si attiverà per agevolare questi
interventi di riassetto idraulico.

6.7.2 – Rischio sismico e compatibilità geologica

Con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20.03.2003 e poi
con il D.M. 14.09.2006 l’intero Comune di Paese è stato classificato sismico e rientra
nella “zona n.3”.
Il PAT al fine di garantire nei processi di trasformazione di tipo urbanistico, la
sicurezza degli insediamenti dal rischio sismico, oltre all’adeguamento all’OPCM
3274/2003, indica l’opportunità di realizzare una microzonazione sismica del
territorio, attraverso la costruzione di una banca dati delle indagini necessarie in
funzione degli interventi edilizi ed urbanistici, redatta secondo le modalità di un
apposito regolamento interno. Con il tempo la sempre maggiore massa di dati,
consentirà di giungere ad una microzonazione del territorio sempre più dettagliata,
nonché disponibile ed accessibile a chiunque intenda eseguire interventi edilizi ed
urbanistici.
La tavola 4.7.s-Classi di zonazione geologico-tecnica- del Quadro Conoscitivo
suddivide, sulla traccia di quanto indicato dalle normative regionali, i terreni in 5
classi aventi attitudini perverse rispetto all’edificabilità: terreno ottimo, buono,
mediocre, scadente e pessimo.
Il PAT nella Tavola 3 – Carta delle Fragilità, a riguardo delle penalità ai fini
edificatori, suddivide i terreni del territorio comunale in tre categorie:
terreni idonei, terreni posti in zona pianeggiante con le seguenti caratteristiche:
ottimi dal punto di vista geotecnico (terreni prevalentemente ghiaioso sabbiosi);
ottimo drenaggio, con massimo livello della falda freatica superiore ai cinque metri
dal piano campagna; assenza di cave e discariche; assenza di esondazioni storiche;
terreni idonei a condizione: terreni posti in zona pianeggiante e in corrispondenza di
scarpate di cava, discarica, aree depresse, strade in trincea. I terreni appartenenti a
questa categoria possiedono, in misura diversa, le seguenti caratteristiche:
ottimi dal punto di vista geotecnico (terreni prevalentemente ghiaioso sabbiosi) ma
con una falda poco profonda; possibilità di esondazioni; mediocri e localmente
variabili dal punto di vista geotecnico (terreni da ghiaiosi a terreni di riporto); aree di
cava e/o aree depresse in pianura alluvionale; aree colmate parzialmente con rifiuti e/o
da bonificare;
terreni non idonei, in questa classe vi sono delle zone isolate del territorio comunale e
possiedono le caratteristiche di aree di discarica rifiuti.
La quasi totalità del territorio a nord della linea ferroviaria Treviso-Vicenza è da
considerarsi terreno ottimo; fanno eccezione limitati ambiti, che per proprie specifiche
caratteristiche ricadono nelle altre due categorie. A sud della succitata linea
ferroviaria, i terreni sono generalmente idonei a condizione.
I terreni idonei a condizione sono suddivisi in sottoclassi catalogate e numerate; per
ognuna di queste il PAT nelle Norme Tecniche prescrive le necessarie indagini da
attuare e le soluzioni per il raggiungimento dell’idoneità.

6.7.3 – Vulnerabilità degli acquiferi

Il Comune di Paese si trova nella zona di ricarica della falda e quindi, la tutela degli
acquiferi diventa uno dei principali obiettivi del PAT (nel Quadro Conoscitivo sono

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anno 2007

riportati i dati disponibili ai quali si rimanda per le analisi di dettaglio).


Molti sono le fonti potenziali inquinamenti della falda sotterranea, ad esempio:
impianti di depurazione delle acque, discariche, cave, cimiteri, spandimento liquami,
concimazioni e diserbi, industrie, serbatoi interrati, pozzi.
Possono verificarsi sorgenti puntuali o diffuse degli inquinanti; le prime presentano
una ridotta geometria dell’area inquinata (possono quindi essere bonificate), le
seconde sono caratterizzate da una geometria areale o lineare dell’inquinamento.
I tipi più frequenti di contaminazione puntuale sono dovuti a: microrganismi, composti
chimici inorganici e organici. Le sorgenti diffuse sono principalmente dovute a:
urbanizzazione, attività agricole e alle piogge acide. In questi casi la bonifica è
pressochè impossibile; tipici in questo caso gli inquinamenti da composti azotati (es.
nitrati), fitofarmaci (es. triazine).
A Paese i valori massimi di inquinamento da diserbanti si riscontrano nel quadrante
Sud-Ovest con la Desetilatrazina che, in buona parte dell’area, supera il limite di
potabilità di 0.1 µg/l. L’inquinamento da nitrati è localizzato nella falda superficiale e
interessa tutto il territorio comunale. I valori massimi, vicini o superiori al limite di
potabilità di 50 mg/l, si riscontrano in una fascia presso il confine con i Comuni di
Trevignano e Istrana.
Infine, non va tralasciato il potenziale inquinamento dovuto ai rilasci di reflui di
origine civile; a tal proposito si ricorda che attualmente solo poco più di un terzo delle
abitazioni sono collegate alla rete fognaria comunale.
Premettendo che per una buona protezione degli acquiferi del Comune di Paese,
risulterebbe utile concordare una strategia e/o pianificazione territoriale con i comuni
limitrofi, il PAT al fine della tutela dal rischio dell’inquinamento delle acque
sotterranee prevede nelle Norme Tecniche di attivare le seguenti direttive:
· aggiornare la banca dati dei pozzi privati con l’inserimento anche delle quantità
d’acqua prelevata annualmente (tutti i pozzi con Concessione Regionale al
prelievo d’acqua sotterranea devono essere dotati di contatore volumetrico);
· il prosieguo del monitoraggio delle acque sotterranee (ARPAV) integrato da un
maggiore approfondimento idrogeologico;
· la stesura di una guida sugli scarichi nel suolo e sottosuolo;
· la predisposizione di una banca dati di tutti i siti oggetto di spargimento liquami:
· la trasmissione ai competenti uffici comunali dei dati relativi alle autorizzazioni
allo spargimento dei liquami, completi di riferimento cartografico catastale e CTR
al fine di valutare con precisione possibili inquinamenti;
· coordinare nell’ambito del previsto completamento della rete fognaria, forme di
incentivazione all’allacciamento in particolare nei centri abitati;
· dotarsi di un Piano di Tutela degli Acquiferi da realizzarsi di concerto con
l’ARPAV, nel quale dovranno essere affrontate anche le problematiche di
salvaguardia della falda dai nitrati di origine agricola e dai prodotti fitosanitari.
Di assoluta importanza risulta questo Piano, in quanto per la prima volta possono
essere messe in campo una serie di azioni coordinate da un disegno complessivo che
in particolare possa:
· identificare ed articolare il rischio di contaminazione;
· identificare sorgenti e cause di contaminazione e la relativa probabile
distribuzione;
· determinare appropriate misure per la prevenzione all’interno della valutazione del
rischio e dell’analisi costi-benefici;
· sviluppare misure atte a proteggere le acque sotterranee mediante forme di

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anno 2007

incentivazione (economiche, normative, educative, ecc.).

6.7.4 – Discariche, cave, siti contaminati

Il Comune di Paese presenta un’intensa attività estrattiva di ghiaie, sicuramente tra le


maggiori a livello provinciale; inoltre nei comuni contermini, nei pressi dei confini
amministrativi si trovano ambiti di escavazione, che spesso provocano maggior
impatto ambientale a Paese, rispetto al territorio in cui hanno sede.
Numerosi i siti di discarica, alcuni ancora attivi; è presente una discarica per lo
smaltimento di materiali contenenti amianto. Tre di queste discariche (Vaston, Tiretta.
Ecoidrojet), comportano chiare perdite di percolato con relativo inquinamento della
falda. Analogamente alle cave, sono presenti nei comuni contermini prossimi ai
confini con Paese, discariche i cui impatti possono interessare il territorio comunale.
Infine sono presenti siti contaminati che, nella quasi totalità dei casi, riguardano ex
aree produttive.
Con il Quadro Conoscitivo, al quale si rimanda per specifici approfondimenti, questi
ambiti sono stati censiti e cartografati (27 cave, 12 discariche, 16 siti contaminati).
Per questi ambiti il PAT prevede di dare attuazione a:
· predisposizione di una banca dati di cave, discariche, e aree da bonificare;
· redazione di un programma puntuale di monitoraggio delle acque di falda e delle
emissioni in atmosfera;
· definizione di linee guida su controlli tecnici di dettaglio in discariche in esercizio;
· coordinamento e ridefinizione dei Piani di ricomposizione ambientale delle cave.
Il Comune di Paese è dotato dal 1989 di un simile Piano; il PAT ne prevede
l’aggiornamento e il ruolo di coordinamento delle iniziative per il recupero e la
ricomposizione ambientale delle cave, alla luce delle previsioni urbanistiche definite
per queste aree (vedi interventi negli ATO).

6.7.5 – Ambiti interessati da inquinamento atmosferico e/o acustico

Data la particolare rilevanza dei fenomeni riconducibili all’inquinamento


atmosferico/acustico, nella Tavola 3 – Carta delle Fragilità, sono state individuate le
infrastrutture generatrici di tali inquinamenti.
Esse sono riconducibili essenzialmente alla rete stradale dove sono presenti alti
volumi di traffico e alle due linee ferroviarie; anche se non cartografata, un’altra fonte
di inquinamento (acustico) è quella relativa alle attività di volo, dovute all’aeroporto
militare nel contermine Comune di Istrana.
Il traffico veicolare è di gran lunga la causa maggiore di inquinamento acustico, ma
soprattutto, di quello dell'aria. Come più ampiamente descritto nel successivo capitolo
riguardante la mobilità, Paese è attraversato da una fitta rete di arterie stradali di
carattere sovracomunale e locale con elevati flussi di traffico giornaliero (ad es. S.R.
n.53, 15.500 veicoli, S.R. n.348, 11.200 veicoli, S.P. n.79, 7.080 veicoli, S.P. n.102,
8.500 veicoli)
Ne derivano emissioni di rumore che configurano livelli di inquinamento sonoro non
trascurabili (vedi Piano di Zonizzazione Acustica Comunale). Le strade regionali
presentano valori superiori a quelli consentiti dalla normativa vigente, ma anche molti
altri punti rilevati, i valori sono superiori a quelli ammissibili.
Particolarmente esposte a valori elevati di rumore sono le aree centrali di Paese e
Postioma, direttamente interessate dalle due strade regionali; accanto a queste, alcune
arterie del capoluogo anche le aree centrali di Castagnole e Padernello presentano
valori superiori alla norma.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, in assenza/carenza di dati rilevati, in


sede di PAT sono state stimate con il modello matematico CALINE4 le concentrazioni
di benzene, PM10, ossidi di carbonio e azoto e confrontate con i valori previsti per il
2010 dal DM 60/2002:
· benzene (C6H6), valori elevati si rilevano lungo le due strade regionali n. 53 e
n.348, anche se ancora inferiori rispetto ai 5 µg/mc consentiti; interessato da
questi elevati livelli di inquinamento il capoluogo, limitatamente alle aree
prossime alla Postumia;
· PM10, superamento dei valori ammessi lungo le due strade regionali, la Postumia
Romana e via S. Pio X a Castagnole, in prossimità delle arterie stradali ed elevati,
ma nella norma, fino a 25 ml dall’asse stradale;
· ossidi di carbonio (CO), valori superiori alla norma lungo le due strade regionali
(nel caso della Postumia fino a 25 ml dall’asse stradale); interessati da alte
concentrazioni di CO, il capoluogo e la frazione di Postioma;
· ossidi di azoto (NO2), vengono superati i valori limite oltre che lungo le due
regionali, anche sulla Postumia Romana; interessate le aree urbane del capoluogo
e della frazione di Postioma.
Seppure i valori si riferiscono a stime matematiche e non a dati rilevati, la situazione
appare non soddisfacente.
L’obiettivo del PAT in questi ambiti è quello della riduzione degli effetti indotti dal
traffico e cioè inquinamento dell’aria e acustico; in questo senso il riordino viario
previsto dal Piano (vedi paragrafo mobilità), dovrebbe comportare sensibili benefici.
Le emissioni di rumore nelle aree urbane dovuti al traffico sono, nelle previsioni di
PAT, destinati a migliorare, data la prevista riduzione dei veicoli in particolare di
quelli pesanti. Nel contesto del PAT la S.R. n.348, almeno nel tratto non urbano, i
valori di inquinamento acustico sono destinati a rimanere elevati, dato il previsto
aumento del traffico veicolare; opposta la situazione per il tratto urbano di Postioma,
che viene fortemente a beneficiare a livello di inquinamento sonoro, della riduzione
del traffico.
Forti benefici rispetto all’esposizione al rumore verrebbero ad avere le aree centrali di
Paese di Castagnole. In particolare il capoluogo con la realizzazione della complanare,
e il conseguente venir meno della circolazione di attraversamento e di gran parte di
quella pesante, beneficerebbe di una riduzione consistente dei livelli di inquinamento
sonoro.
Il PAT prevede la realizzazione di opere di mitigazione per l’abbattimento dei livelli
di inquinamento acustico nei centri urbani (barriere arboree, zone filtro, maggiori
distanze dalle strade, ecc.) da definire con il PI.
In ogni caso il Comune di Paese dovrà dotarsi quanto prima del Regolamento di
disciplina delle attività rumorose.
In virtù della prevista diminuzione del traffico veicolare anche i livelli di
inquinamento dell’aria sono destinati a diminuire, in particolare nei centri abitati.
In sede di rapporto Ambientale, sono state stimate, sempre con il modello matematico
CALINE4, le concentrazioni gassose riferibili allo scenario di PAT, confrontandole
con i parametri previsti per il 2010 dal DM 60/2002, ottenendo i seguenti risultati:
· benzene (C6H6), rimane in tutte le arterie stradali entro i limiti di norma; i valori
maggiori vengono a essere quelli della strada regionale Feltrina (tratto extra
Postioma) e della Postumia Romana destinati ad avere un aumento del traffico di
attraversamento;
· PM10, fortissima diminuzione dei valori per tutti i centri urbani del Comune con
livelli fino a sei volte inferiori; vengono a beneficiare soprattutto il capoluogo, e le
frazioni di Postioma e Castagnole; superamento dei limiti vengono a configurarsi

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

lungo la strada regionale Feltrina (tratto extra Postioma), la Postumia Romana e la


nuova complanare (per tali tratti sono indicati interventi di mitigazione);
· ossidi di carbonio e azoto (CO) e (NO2), tutti i centri urbani rientrano nei valori
nella norma; superamenti interessano la strada regionale Feltrina (tratto extra
Postioma) la Postumia Romana e la nuova complanare (per tali tratti sono indicati
interventi di mitigazione).
In conclusione, per quanto concerne i centri abitati, il PAT delinea un quadro
fortemente migliorativo, pur in presenza di ipotesi (cautelative) di forti aumenti del
traffico. Nessun centro urbano viene ad assumere valori superiori a quelli assentiti; ciò
non significa che non sia da perseguire il miglioramento dell’ambiente urbano, non
dando impulso o stemperando le indicazioni di PAT. Importanti divengono in ogni
caso interventi tesi alla riduzione del traffico e/o alla realizzazione di opere di
mitigazione e miglioramento ambientali.

6.7.6 – Ambiti interessati da inquinamento elettromagnetico

Il Comune di Paese è interessato da elettrodotti, per i quali si sono individuate le


relative fasce di rispetto.
I dati disponibili (vedi Quadro Conoscitivo) indicano una situazione generalmente
soddisfacente, anche se non mancano casi dove le misurazioni hanno dato esiti
contrastanti, con siti rispondenti alle normative vigenti e altri dove risultavano superati
i valori consentiti.
Il Comune di Paese è interessato da impianti per la telefonia cellulare. Attualmente
sono presenti sul territorio comunale 6 impianti.
Stante tale situazione il PAT non prevede per questi ambiti interessati da elettrodotti
sviluppi insediativi, disponendo che in sede di PI all’interno delle fasce di rispetto
dagli elettrodotti dovrà applicarsi il principio di cautela dal rischio, inibendo la
realizzazione di aree gioco per l’infanzia, scuole, residenza ed in ogni caso,
destinazioni caratterizzate dalla prolungata presenza di persone; in questo contesto si
dovranno altresì agevolare gli interventi relativi alla rilocalizzazione degli edifici
esistenti con tali destinazioni in zona di rispetto, oppure i cambi d’uso con destinazioni
ammissibili.
Anche nella localizzazione di nuovi impianti di comunicazione elettronica ad uso
pubblico il PAT osserva il principio della cautela dal rischio. Il PAT prescrive che
oltre a quanto già contenuto nel Regolamento comunale, gli impianti di telefonia
cellulare dovranno prioritariamente interessare ambiti territoriali nei quali siano già
presenti impianti tecnologici (depuratori, elettrodotti, ecc.) e/o aree produttive, nonché
in accordo con gli enti gestori, prevedere la concentrazione di più impianti nello stesso
sito.

6.7.7 – Inquinamento luminoso

Il Comune di Paese è tenuto a dotarsi di Piano Comunale dell’illuminazione pubblica,


ai sensi della normativa regionale, anche perché compreso nell’elenco dei Comuni
inseriti nell’area di tutela derivata dalla presenza dell’osservatorio astronomico del
Collegio Pio X di Treviso (zona di particolare protezione di 10 Km di raggio).
Il PAT indica quale obiettivo quello della redazione del suddetto Piano, in realtà già in
fase di elaborazione.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
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6.8 – Domanda insediativa e produttiva

La questione della domanda insediativa è centrale rispetto alle scelte effettuate con il
PAT.
Paese come si è ampiamente dimostrato con il Quadro Conoscitivo ha avuto a partire
dal secondo dopoguerra una forte crescita insediativa dovuta sia alla domanda
residenziale, sia allo sviluppo delle attività produttive.
Tale trend è destinato a rimanere tale se non si introducono politiche di controllo e
contenimento tendenti alla stabilità insediativa. E’ evidente come questi obiettivi di
riequilibrio siano perseguibili efficacemente, solo in un quadro di programmazione
sovracomunale; ciò non toglie l’importanza primaria dell’azione locale sulle scelte
relative alla popolazione.
L’obiettivo del PAT è quello del controllo della domanda residenziale, con un
percorso di inversione degli attuali indici di crescita, che vada nel senso della stabilità
della popolazione e di contenuti aumenti del numero dei residenti.
Tale obiettivo appare quello ragionevolmente perseguibile, se raffrontato all’assenza o
carenza di politiche di livello superiore sul riequilibrio insediativo e dell’oggettiva
situazione territoriale di comune posto all’interno di un’area metropolitana per la
quale gli indicatori socio-economici e demografici, indicano nei prossimi anni
significativi trend di crescita.

6.8.1 – Quadro di riferimento per la domanda insediativa

Il dimensionamento del Piano di Assetto del Territorio di Paese va letto alla luce delle
novità contenute nella L.R. n.11/2004. Quest’ultima, oltre a introdurre una
metodologia diversa di calcolo del dimensionamento di Piano, nella sua impostazione
generale, definisce di fatto un differente approccio rispetto al passato.
Se fino ad oggi il dimensionamento era il frutto di ipotesi di ordine socio-economico e
di necessità, spesso puramente teoriche, che riguardavano essenzialmente la crescita
residenziale e delle attività produttive, con la L.R. n.11/2004, l’accento viene posto
sulla necessità della riqualificazione urbana e del recupero edilizio ed ambientale,
garantendo uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio. Ciò significa che il
dimensionamento va costruito partendo dalle esigenze di miglioramento della qualità
urbana, per spostarsi successivamente sulla definizione di volumi edificabili e di
dotazione dei servizi.
In questo contesto va ricercato e verificato il nesso tra le necessità territoriali e
l’effettiva possibilità attuare gli interventi, tenendo conto del ruolo che gli operatori
privati sono chiamati a svolgere, sia come contributo alla costruzione/realizzazione del
piano, sia di dotazione di risorse economiche. Tale risultato è ottenibile solamente
attraverso la puntuale ricognizione e puntualizzazione delle scelte di Piano per ogni
singolo ambito, verificate con il processo della Valutazione Ambientale Strategica.
Il territorio comunale è inserito nel più ampio contesto dell’area metropolitana di
Treviso. A partire dal secondo dopoguerra Paese ha avuto un fortissimo sviluppo
divenendo ambito privilegiato per le funzioni espulse o trasferite dal capoluogo
provinciale.
La programmazione di livello superiore (PTRC e PTCP) sia vigente che in fase di
nuova definizione (vedi capitoli precedenti), assegna a Paese il ruolo di Comune
dinamico e potenzialmente idoneo a sviluppare politiche insediative nell’ottica:
· della riqualificazione dell’esistente e di contrasto alla dispersione insediativa;
· della riduzione dell’alto consumo di suolo e dell’espansione incontrollata;

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

· del miglioramento dell’organizzazione funzionale degli insediamenti e della


qualità degli spazi;
· della valorizzazione degli elementi del territorio storico e attribuzione agli spazi
pubblici valenza di fattori strutturanti del territorio.
Tali indirizzi si confrontano con una serie di fattori che tendono ad alimentare spinte
insediative verso il territorio comunale riassumibili in
· stretta contiguità con frange ed insediamenti residenziali e produttivi dell’area
metropolitana;
· continue spinte verso la rilocalizzazione ed il trasferimento di attività e ceti sociali
dal capoluogo provinciale;
· la prospettiva della realizzazione di più efficienti collegamenti in particolare della
metropolitana ferroviaria di superficie.
Per quanto concerne il trend demografico i dati del Quadro Conoscitivo aiutano a
comprenderne le dinamiche:
· 19.898 gli abitanti residenti al 2004 con un aumento nel decennio di 3.554 unità;
· 7.202 le famiglie residenti con un aumento nell’ultimo decennio di 1.335 famiglie;
· 2,76 i componenti medi per famiglia (erano 3,00 nel decennio precedente);
· 230-240 mc la dotazione volumetrica residenziale media per abitante.
Una disaggregazione dei dati evidenzia un trend maggiormente accelerato di crescita
demografica nell’ultimo quinquennio; attualmente la popolazione residente è di
20.634 abitanti.
E’ quindi in questo contesto per alcuni versi contraddittorio, tra spinte che tendono ad
una “liberalizzazione e ad un spontaneismo insediativi” e la necessità di riorganizzare
e riqualificare gli insediamenti, che il PAT è chiamato a definire il quadro
programmatico per il prossimo decennio.
Si tratta quindi di contrastare una crescita esponenziale di nuovi insediamenti
residenziali e produttivi, spesso priva di una approfondita valutazione dei reali
fabbisogni e che in definitiva, fa sorgere continue problematiche per quanto concerne
l’organizzazione dei servizi, della mobilità delle opere di urbanizzazione e della
qualità ambientale, per orientare il Piano verso una “stabilità dinamica”, che sia
motivo di sviluppo e crescita in grado di consentire a Paese di competere a livello
territoriale.

6.8.2 - Dimensionamento settore residenziale

In precedenza sono stati evidenziati i criteri per la definizione del dimensionamento


residenziale delineato dalla L.R. n.11/2004.
Nello specifico la legge chiede di individuare, per singolo ATO, il carico insediativo
aggiuntivo quantificando gli standard per singola destinazione d’uso. Per quanto
concerne il dimensionamento residenziale, esso è previsto corrispondente alla somma
dei nuovi abitanti teorici previsti negli ATO, con i residenti comprensivi di quelli
derivati dai volumi ammessi dal vigente PRG, ancorché non ancora realizzati.
La domanda residenziale è riferita ad un arco temporale decennale.
La volumetria esistente nelle zone residenziali (escluse le zto E4) è pari a mc
4.597.108; tale volumetria rapportata agli abitanti insediati configura allo stato attuale
una dotazione pro capite di mc 241.
Il vigente PRG consente ulteriori possibilità edificatorie nelle zone residenziali pari a
mc 770.608. In considerazione del sottoutilizzo “fisiologico” di aree ed indici,
stimabile nel 10% - 15% delle possibilità edificatorie, nonché del fatto che in queste
zone sono consentite destinazioni diverse da quelle residenziali (commercio, uffici,

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anno 2007

ecc.) con quote variabili dal 30% al 50% del totale, il volume destinato effettivamente
alla residenza è stato stimato in mc 570.328 (74%).
Il carico insediativo aggiuntivo residenziale di PAT è stato definito in mc 698.250
comprensivo della quota per crediti edilizi pari a mc 33.250.
Tale quantità è ripartita in:
· nuove zone di espansione mc 293.500 (42,0%)
· aree di trasformazione e completamento mc 351.000 (50,3%)
· nuova edificazione in zona agricola mc 20.500 ( 2,9%)
· crediti edilizi mc 33.250 ( 4,8%)
La percentuale di quota residenziale di trasformazione e completamento (comprensiva
dei crediti edilizi) è in realtà superiore a quella suindicata del 55,1%. Non va infatti
dimenticato che una parte consistente della nuova volumetria residenziale è, di fatto,
una trasformazione di volumi non residenziali dell’ex SIMMEL (mc 80.000); in
questo contesto la percentuale della volumetria residenziale di trasformazione e
completamento sale al 66,5%, a dimostrazione dell’attenzione del PAT verso
l’obiettivo della riduzione di consumo del suolo agricolo. Infine, si sottolinea come
quest’ultimo obiettivo, è stato posto alla base anche dell’individuazione delle aree di
espansione, per le quali sono stati indicati ambiti meno interessanti dal punto di vista
agricolo.
La L.R. n.11/2004 quantifica in mc 150 di volume residenziale lordo lo standard per
abitante teorico. La stessa legge consente, comunque, la rideterminazione di tale
parametro in relazione alle specifiche connotazioni del contesto territoriale, del tessuto
urbano e degli interventi previsti. Le analisi svolte prima in sede di PRG e
successivamente di PAT, hanno dimostrato come lo standard residenziale per abitante
nel caso di Paese sia stimabile in mc 230-240.
Il PAT nella quantificazione degli abitanti teorici ha inteso fissare la cubatura pro-
capite in mc 180. Tale indicazione trova fondamento nella considerazione che, pur non
ritenendo adeguata alla realtà locale, l’attuale attribuzione volumetrica fissata della
legge urbanistica, la produzione edilizia e le caratteristiche abitative nel prossimo
futuro a Paese fanno propendere verso un avvicinamento rispetto al dato regionale.
In considerazione di quanto detto gli abitanti insediabili relativamente al carico
aggiuntivo di PAT sono quantificabili in:
· (665.000/180) = 3.695 abitanti nelle aree di espansione, trasformazione e
completamento;
· (33.250/180) = 185 abitanti dovuti ai crediti edilizi;
complessivamente (3.695+185) = 3.880 abitanti.
Il volume residenziale ancora realizzabile con il vigente PRG di mc 570.328,
configura un numero di nuovi abitanti pari a (570.328/180) = 3.170 unità.
Complessivamente il volume residuo di PRG e quello aggiuntivo di PAT, assommano
una offerta residenziale pari a mc 1.268.578; nel decennio di previsione del PAT si
ipotizzano in 7.050 nuovi abitanti comprensivi dei 185 dovuti al volume per crediti
edilizi.
Pur in presenza di modalità diverse rispetto al passato, di determinazione del
fabbisogno insediativo, risulta utile la verifica al dimensionamento del settore
residenziale, secondo le usuali metodologie di calcolo del fabbisogno derivato dai
seguenti parametri:
· nuovi abitanti insediabili;
· aumento delle famiglie in ragione della diminuzione del nucleo medio famigliare.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Per quanto concerne i nuovi abitanti insediabili previsti nel prossimo decennio, sono
stati presi in considerazione tre diversi indici di sviluppo demografico:
· indice ventennale dal 1985 al 2004 (Ia = + 1,65);
· indice decennale dal 1995 al 2004 (Ia = + 1,94);
· indice quinquennale dal 2000 al 2004 (Ia = + 2,40).
I tre periodi presentano andamenti diversi che configurano sviluppi demografici
sempre crescenti, mano a mano che ci si avvicina al momento attuale.
In questo contesto è stato deciso di prendere in considerazione l’andamento
demografico medio dell’ultimo ventennio, che presenta i tassi meno elevati.
Sulla base di questo indice sono stati calcolati i nuovi abitanti teorici previsti nel
decennio che si configurano in 3.634 unità.
Considerata la cubatura pro capite fissata dal PAT in mc 180, il fabbisogno
residenziale per nuovi abitanti nel prossimo decennio risulta (3.634 x 180) = mc
654.120.
Per quanto concerne la riduzione del nucleo medio familiare si ricorda che il dato di
Paese, 2,82 componenti per famiglia rilevato al 2001, è superiore a quello medio
dell’area studio pari a 2,6 unità; è quindi ipotizzabile che nel prossimo decennio tale
valore per Paese possa avvicinarsi a quello dell’area studio (attualmente a Paese è pari
a 2,76).
Ipotizzando un nucleo familiare medio nel prossimo decennio di 2,72 il numero di
famiglie risulterebbe: numero abitanti tra 10 anni (20.634 + 3.634 = 24.268),
rapportati a famiglie di 2,72 componenti danno luogo a (24.268/2,72) = 8.922
famiglie.
Considerando che attualmente a Paese in numero di famiglie è pari a 7.476, e fissando
l’obiettivo di dare un alloggio ad ogni gruppo famigliare, nel decennio dovrebbero
essere realizzati (8.922 – 7.476) = 1.446 nuovi alloggi.
Dato che la dotazione volumetrica per abitante è stata fissata in 180 mc e che per ogni
alloggio sono previsti 2,72 componenti, si ipotizzano alloggi di cubatura pari a (180 x
2,72) = mc 490.
La cubatura necessaria per l’aumento degli alloggi sarà quindi: (1.446 x 490) = mc
708.540.
In conclusione la domanda residenziale realistica per il prossimo decennio si configura
in (654.120 + 708.540) = mc 1.362660.
Come sopraindicato la volumetria realizzabile nelle aree residenziali è pari a mc
1.268.578 sostanzialmente adeguata allo sviluppo abitativo per il prossimo decennio.

6.8.3 - Dimensionamento settore produttivo

Per il settore produttivo non esistono specifici parametri dimensionali, come per la
residenza. In questo senso il PAT, come per le aree residenziali definisce il fabbisogno
a partire dalla necessità di riordino e riqualificazione delle zone produttive, garantendo
uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio, verificato con il processo della
Valutazione Ambientale Strategica.
Si sono già precedentemente evidenziate le linee strategiche per le aree produttive; il
PAT si limita ad individuare alcuni ambiti di possibile intervento finalizzati a:
· necessità di prevedere eventuali espansioni delle aree produttive in un’ottica di
completamento, consolidamento e ridefinizione degli attuali insediamenti anche a
livello standard ed infrastrutture;
· favorire l’insediamento di attività legate al terziario “maturo”;
· definire con precisione il quadro della sostenibilità dei nuovi interventi;

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

· affrontare la problematica della compatibilità ambientale.


Da quanto detto emerge la consapevolezza che il territorio comunale non necessità
semplicemente di nuove aree produttive, quanto di un sistema organico di
insediamenti, adeguatamente connesso al sistema della mobilità e con forti livelli di
attrazione.
In questo contesto il PAT prevede un carico insediativo aggiuntivo a quello del PRG
vigente per destinazioni non residenziali di:
· superfici commerciali/direzionali (lorde di pavimento) mq 60.670
· aree produttive mq 40.500
· volumetria turistica mc 20.000.

6.8.4 – Verifica dotazione aree a servizi

Il PRG vigente individua una quantità complessiva di aree a servizi di mq 1.934.701.


Secondo le previsioni di PAT gli standard urbanistici richiesti dalla legge regionale
n.11/2004 si configurano in:
a) standard residenziali (27.684 x 30 mq/ab) = mq 830.520
b) standard produttivi (1.377.469 x 10 mq/100 mq di St) = mq 137.747
c) standard terziari (97.554 x 100 mq/100 mq di Slp) = mq 97.554
d) standard turistici (33.237 x 15 mq/100 mc) = mq 4.985
Totale dotazione minima standard L.R. 11/2004 mq 1.070.806
Considerando che il PAT prevede di aumentare lo standard minimo residenziale a 36
mq/abitante, prefigurando così una dotazione minima residenziale di mq 996.624,
l’ammontare complessivo minimo di standard di PAT risulta di mq 1.236.910.
Il PAT prevede una dotazione di standard aggiuntivi di mq 204.989; unitamente a
quelli del vigente PRG assommano a (1.934.701+204.989) = mq 2.139.690, quantità
ampiamente superiore a quella minima richiesta.
Con il PAT si sono superate le carenze evidenziate in alcuni ambiti del territorio
comunale, così come emerso con il Rapporto Ambientale.

6.8.5 – Determinazione della Superficie Agricola Trasformabile

La legge regionale n.11/2004 introduce nella redazione dei PAT il calcolo del limite
quantitativo massimo della zona agricola trasformabile in zone con destinazione
diversa da quella agricola, con modalità che fanno riferimento alle singole specificità
territoriali, sulla base del rapporto tra la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) e la
Superficie Territoriale Comunale (STC).
La SAU presa in considerazione è quella determinata in sede di PAT sulla base delle
analisi relative all’uso del suolo e degli indirizzi dettati in merito dalla Regione
Veneto e pari a mq 23.183.494,32.
Il rapporto tra STC e SAU per il Comune di Paese è pari a
(38.022.306,45/23.183.494,32) = 60,97%.
Ciò significa che secondo i parametri fissati dalla Regione Veneto è possibile
trasformare in una destinazione non agricola, una quantità di superficie massima pari
allo 0,65% della STC e cioè (mq 38.022.306 x 0,65%) = mq 247.145.
In considerazione delle specificità territoriali di Paese e delle pressioni insediative
indotto dall’inserimento nella cintura metropolitana del capoluogo provinciale, si
aggiunge l’incremento pari al 10% della SAU trasformabile definendo una superficie
agricola massima trasformabile per scopi non agricoli pari a mq 271.860.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

6.9 - Riorganizzazione della mobilità

La mobilità in questi ultimi anni ha conosciuto una forte crescita sia a livello di
passeggeri, sia di merci; l’aumento dei trasporti ha interessato l’intero nord-est ed in
particolare l’area centrale veneta e la Provincia di Treviso.
Questo trend secondo tutte le stime, è destinato a crescere, interessando in particolare
il trasporto su gomma; a livello comunale dove la presenza dei collegamenti di tipo
superiore è particolarmente forte, la prospettiva di un ulteriore incremento del traffico
veicolare, deve portare ad un ripensamento delle politiche insediative, che ponga il
tema della mobilità tra le priorità cui dare adeguate risposte, sia in termini di
spostamento di merci e persone, sia di inquinamento.
Il Piano Regionale dei Trasporti indica alcuni obiettivi strategici:
· miglioramento dei collegamenti con le altre regioni italiane;
· attenzione specifica ai collegamenti con l’Europa centrale e orientale;
· per l’area centrale metropolitana prevedere mobilità locali differenziate da quelle
di più ampia scala.
Particolarmente importanti a livello territoriale risulteranno i riflessi e le ricadute,
dovuti all’adeguamento della rete stradale regionale al cosiddetto Corridoio 5, che
collegherà ovest ed est dell’Europa (da Lisbona a Kiev) attraversando l’Italia
settentrionale e, quindi, anche il Veneto.
Regione e Provincia, per quanto di loro competenza, sono impegnate nella definizione
di infrastrutture in grado di “agganciare” il territorio regionale alla rete europea.
Rientra a pieno titolo in questo contesto la nuova pedemontana, che connetterà ancor
più il Comune di Paese nell’area centrale metropolitana del Veneto ed al sistema di
trasporto transnazionale.

6.9.1 – Viabilità esistente

Il Quadro Conoscitivo ha messo in evidenza come il territorio comunale si trovi al


centro di una rete di spostamenti ed attraversamenti, dovuti a:
· pendoralismi lavorativi o di studio;
· accesso all’offerta locale di strutture commerciali, di servizio, svago e tempo
libero;
· traffico di attraversamento per raggiungere altre località.
La contiguità con il capoluogo provinciale, la posizione geografica rispetto ai poli
urbani di Castelfranco e Montebelluna, il grande sviluppo dei vicini centri di cintura e
le necessità dell’apparato produttivo interno, hanno portato ad uno stato di “crisi” il
sistema stradale comunale; in prospettiva le previsioni di una ulteriore crescita della
residenza e degli insediamenti produttivi e terziari, devono confrontarsi con interventi
di miglioramento della mobilità.
Il territorio comunale è attraversato da un fitto reticolo di arterie stradali alcune delle
quali di rilevanza provinciale o regionale:
Strade Regionali
· n.53 “Postumia”, collega Treviso con Vicenza attraversando il capoluogo
comunale;
· n.348 “Feltrina”, collega Treviso con Feltre attraversando l’abitato di Postioma;
Strade Provinciali
· n.79 “delle cave”, collega Quinto con Ponzano, attraversando gli abitati di Paese e

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Castagnole;
· n.100 “di Montebelluna”, collega Castagnole con Porcellengo;
· n.102 “Postumia Romana”, collega Conegliano-Oderzo con Castelfranco; la
realizzazione di una variante consente di evitare l’abitato di Postioma, con
sottopasso sulla S.R. n.348;
· n.128 “Capitello”, collega Padernello con Postioma passando per Porcellengo;
Strade Comunali (limitatamente a quelle principali)
· Via S. Luca, collega il capoluogo con l’abitato di S. Luca;
· Via Sovernigo, Via 4 Novembre, Via 1° Maggio, Via Biasuzzi collegano Paese con
Porcellengo;
· Via Pravato, Via Roma, Via Olimpia, Via Cal Morganella collegano Paese con
Castagnole.
Complessivamente la rete viaria disegna nel territorio un sistema di direttrici tra loro
ortogonali ricalcando, come evidenziato nell’analisi storica, l’antica organizzazione
territoriale romana.
Le due regionali attraversano il territorio comunale lungo direttici Est-Ovest,
intersecandosi ortogonalmente con le provinciali n.128 e 79; il quadrilatero che viene
così a delinearsi ricomprende, al proprio interno, tutti gli abitati del Comune.
Questi ultimi vengono quindi ad essere pesantemente interessati dagli attraversamenti
veicolari, in particolare:
· Paese, l’abitato è attraversato dalla S.R. n.53 che lo divide nettamente in due parti.
L’alta intensità del traffico rende di fatto “incomunicabili” i due ambiti; quello sud
risulta, ulteriormente compresso dalla linea ferroviaria TV-VI. La S.R. n.53
interseca all’interno dell’abitato la S.P. n.79, il cui andamento ortogonale alla
prima, suddivide ulteriormente l’area urbana. Altre strade di rilevante importanza
per gli alti volumi di traffico, sono Viale Biasuzzi e Via IV Novembre.
· Padernello, l’abitato è attraversato dalla S.P. n.128, che nel suo percorso verso
Postioma, interessa anche il “colmello” di S. Luca. La parte sud della frazione è
lambita dalla S.R. n.53; a causa di tale situazione gran parte di Padernello si trova
ad essere compresso tra viabilità ad alta intensità di traffico.
· Porcellengo, il centro della frazione è posto sull’incrocio tra le provinciali n.128 e
n.100; la pericolosità di quest’ultimo ha indotto la Provincia di Treviso ad
intervenire, con la realizzazione di una rotatoria.
· Postioma, l’abitato è attraversato dalla S.R. n.348 “Feltrina”; analogamente al
capoluogo il centro viene suddiviso in due parti con notevoli problemi di
collegamento tra le stesse. La realizzazione della circonvallazione sulla S.P. n.102
“Postumia” a nord dell’abitato, ha drasticamente ridotto l’impatto negativo
dell’attraversamento di questa provinciale nell’abitato. Quest’ultimo risulta
interessato anche dal passaggio della S.P. n.128, fino all’incrocio con la S.R.
n.348.
· Castagnole, la frazione è attraversata dalle provinciali n.79 e n.100, in
corrispondenza del centro cittadino; anche in questo caso l’abitato viene di fatto
suddiviso in aree tra le quali vengono a formarsi problemi di relazione.
6.9.1a – Attuali flussi di traffico
L’incidenza negativa nella qualità della vita degli abitati della mobilità veicolare può
essere spiegato con l’analisi dei flussi di traffico e delle conseguenze che questi
comportano a livello di inquinamento acustico e di qualità dell’aria. Con il Quadro
Conoscitivo sono stati raccolti i dati delle varie campagne di rilevamento (Regione,

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

ANAS, Provincia, PGTU) e con specifici modelli di calcolo, stimate le concentrazioni


gassose maggiormente inquinanti; i dati sono stati confrontati con le normative vigenti
o che entreranno in vigore durante il periodo di vigenza del PAT.
I livelli del traffico sono stati determinati tramite i valori del TGMd, ossia del traffico
giornaliero medio diurno (ore 7.00-19.00) riferito ai due sensi di marcia:
· S.R. n.53, 15.500 veicoli (17,68% pesanti);
· S.R. n.348, 11.200 veicoli (13,38% pesanti);
· S.P. n.79, 7.080 veicoli nella sezione di rilevamento con maggior traffico (17,9%
pesanti);
· S.P. n.100, 4.875 veicoli nella sezione di rilevamento con maggior traffico (8,6%
pesanti);
· S.P. n.128, 5.885 veicoli nella sezione di rilevamento con maggior traffico (8,0%
pesanti);
· S.P. n.102, 8.500 veicoli nella sezione di rilevamento con maggior traffico (29,15
pesanti);
· Via 1° Maggio a Paese, 5.235 veicoli;
· Via Sovernigo tra Paese e Porcellengo, 3.347 veicoli.
Gli aggiornamenti consentiti dalla scansione temporale dei diversi rilevamenti, ha
verificato nell’ultimo ventennio un aumento costante del traffico, particolarmente di
quello pesante, sulle regionali e provinciali. In realtà il PGTU ha rilevato un generale
aumento dei volumi del traffico anche sulle strade comunali, dovuto al fatto che
l’utenza tende ad utilizzare percorsi alternativi a quelli maggiormente trafficati; ciò
comporta forti ricadute negative dovute all’attraversamento degli abitati,
all’appesantimento di tratte stradali funzionalmente carenti e all’interessamento di
numerose intersezioni viarie.
Per quanto concerne le problematiche legate all’inquinamento acustico ed atmosferico,
si rimanda al precedente capitolo “difesa dal rischio ed aree fragili, nonché al
Rapporto Ambientale.
6.9.1b – Trasporto pubblico, ripartizione modale spostamenti, pendolarismo
Il Comune di Paese è servito da due linee di trasporto urbano ed extraurbano che
collegano Treviso rispettivamente con Castagnole-Sovernigo e Paese-Padernello.
Numerose le linee di trasporto extraurbano, che utilizzano le principali arterie viarie
che interessano il Comune; esse collegano il capoluogo di Provincia con Vicenza,
Montebelluna, Valdobbiadene, Cavaso, Bassano, Altivole.
E’ attivo anche un servizio di trasporto scolastico per gli alunni delle scuole
dell’obbligo del capoluogo e delle frazioni e, di concerto con l’ACTT, un trasporto
scolastico speciale diretto verso gli Istituti Superiori di Treviso per gli studenti
residenti nelle frazioni di Castagnole, Porcellengo e Postioma.
Considerando anche l’apporto delle linee ferroviarie, il territorio comunale risulta
servito in maniera soddisfacente dal trasporto pubblico; complessivamente secondo i
dati forniti dai gestori del trasporto pubblico, nei periodi di punta si hanno
mediamente:
· 678 utenti autobus ACTT
· 230 abbonati autobus La Marca
· 95 utenti trasporto scolastico comunale
· 290 utenti linee ferroviarie.
Si ha, quindi, un totale di circa 1.293 utenti che giornalmente utilizzano mezzi di
trasporto pubblico.
Per quanto concerne i mezzi di spostamento ed il pendolarismo, al 2001 erano 10.673
gli abitanti di Paese che giornalmente si spostavano per motivi di studio e/o lavoro

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

(58% del totale). Di questi 4.155 si muovono all’interno del Comune; i rimanenti
6.518 si spostano fuori Comune.
Considerando che giornalmente nei periodi di punta 1.293 persone utilizzano mezzi
pubblici per spostarsi fuori Comune, rimangono (6.518-1.293)=5.225 persone che si
muovono con mezzo proprio, presumibilmente nella gran parte dei casi con veicoli a
motore.
Se a questo dato, si aggiunge l’ulteriore apporto di pendolarità in entrata da altri
Comuni verso Paese, stimabile in 1.500 unità, si può desumere l’intensità dei soli
flussi di traffico privato interno, in ingresso/uscita che giornalmente interessano il
territorio comunale.
6.9.1c – Punti di conflitto e incidentalità stradale
Nel Quadro Conoscitivo sono stati individuati (anche usufruendo dei dati del PGTU), i
maggiori punti di conflitto viario presenti nel territorio comunale e che essenzialmente
riguardano gli incroci maggiormente gravati dal traffico veicolare. Ulteriori punti
potenziali di conflitto sono stati individuati dal PGTU, in altre arterie stradali, che
nelle ore di punta del traffico, vengono ad essere interessate da elevati livelli di carico
veicolare; tali situazioni riguardano particolarmente l’abitato di Paese. Punti di
conflitto sono rappresentati anche dalle immissioni, da accessi privati, nelle strade con
maggiori volumi di traffico, in particolare le SS.RR. n.53 e 348.
Infine, altri momenti di pericolosità delle rete viaria comunale, sono individuabili in
curve pericolose, strettoie, passaggi a livello ed in generale negli attraversamenti dei
centri abitati.
I dati relativi agli incidenti stradali relativi al quinquennio 2000-2004, elaborati dalla
Polizia Municipale di Paese, evidenziano una diminuzione degli incidenti sull’intera
rete stradale scesi dai 74 del 2001 ai 22 del 2004.
Le ragioni di tale andamento possono essere riassunte in:
· introduzione della patente a punti;
· maggiori controlli sulla circolazione;
· miglioramenti delle infrastrutture e della segnaletica stradale;
· maggiore ricorso alla constatazione amichevole nel caso di incidenti.
Quest’ultimo aspetto non precisamente quantificabile, induce comunque ad una certa
prudenza nel ritenere in via di soluzione le problematiche relative agli incidenti
stradali.
All’interno poi del dato complessivo, emergono delle differenze tra le diverse
categorie stradali. A fronte di generale tendenza alla diminuzione di incidenti nelle
strade regionali, provinciali e comunali extraurbane, vi è una sostanziale “tenuta” di
quelli nelle comunali urbane; gli incidenti che avvengono in queste ultime,
rappresentano di fatto il 50% del totale.
Infine, va segnalato che parallelamente alla diminuzione degli incidenti, diminuisce
anche il numero dei feriti; per il periodo considerato non si segnalano incidenti
mortali.
6.9.1c – Piste ciclabili
Il Comune di Paese ha avviato un programma per la realizzazione di un sistema
articolato di piste ciclabili. La loro realizzazione si è resa particolarmente necessaria,
anche a causa della specifica struttura della rete viaria comunale, all’interno della
quale i collegamenti tra centri e punti di maggiore interesse collettivo, spesso
coincidono con strade ad alta intensità di traffico. In questa situazione spesso le
caratteristiche dimensionali delle sedi stradali, raramente garantiscono la sicurezza dei
ciclisti, ragione per la quale risulta particolarmente utile prevedere percorsi

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

specificatamente attrezzati per le biciclette.


Attualmente sono stati attrezzati alcuni tratti stradali per la circolazione ciclistica, due
dei quali assumono una certa rilevanza:
· il collegamento tra Postioma e la prima periferia del capoluogo in località
Sovernigo, con attraversamento dell’abitato di Porcellengo;
· il collegamento tra Paese e Padernello lungo la S.R. n.53.
Altri tratti ciclabili già realizzati sono:
· nel centro abitato di Postioma lungo la S.R. n.348;
· tra Padernello e l’abitato di S. Luca;
· nel capoluogo interessando le vie Marconi, Roma e Biasuzzi;
· a Castagnole in direzione del capoluogo e di Porcellengo.
Sono in corso di realizzazione e/o previste la pista ciclabile lungo la S.R. n.348 tra
Postioma e Castagnole (completamento del tratto esistente), e quelle lungo Via
Nazionale e Via Mons. Breda ricadenti all’interno dell’intervento della S. Benedetto.
Il Comune di Paese ha in previsione la realizzazione di ulteriori tratti ciclabili a
completamento di quelli esistenti; una volta attuati, consentiranno il collegamento
ciclabile attrezzato tra i centri del Comune, nonché la .realizzazione di percorsi
attrezzati all’interno degli abitati a tutela dell’utenza ciclo-pedonale.
6.9.1d – Rete ferroviaria
Il territorio comunale è interessato dal passaggio di due linee ferroviarie: la Treviso-
Vicenza e la Treviso–Belluno; entrambe le linee svolgono il servizio di trasporto
persone e merci. La presenza di ben due linee ferroviarie, rende Paese uno degli ambiti
meglio infrastrutturati; rispetto alla media provinciale (si ricorda che la Provincia di
Treviso presenta una dotazione di rete ferroviaria inferiore alla media nazionale).
Le due linee attraversano l’ambito comunale con direzioni est-ovest e nord sud con tre
fermate: sulla TV-VI a Paese e sulla TV-BL a Castagnole e Postioma. Nel loro
percorso, quasi parallelo alle due SS.RR. n.53 e 348, intersecano un numero
consistente di strade locali, tanto che risultano presenti quattro passaggi a livello.
Le stazioni ferroviarie non sono strutturate in maniera efficiente, rispecchiando le
carenze più generali della rete ferroviaria provinciale di livello inferiore; per la
fermata di Castagnole è prevista una nuova stazione, all’interno del Programma
Integrato dell’ex SIMMEL. Modesto attualmente il contributo in numero di trasporto
di persone che queste due linee danno alla mobilità locale.
Importanza strategica per il Comune di Paese assume la realizzazione, all’interno del
Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR), del tratto di metropolitana di
superficie Treviso-Castelfranco Veneto e successive diramazioni verso Vicenza e
Padova; con fermata a livello comunale nel capoluogo.
La realizzazione di questa infrastruttura comporterà:
· la riduzione del numero dei passaggi a livello, con benefici sulla circolazione
stradale;
· collegamenti frequenti con i principali poli urbani di livello regionale;
· una crescita del servizio di trasporto persone e quindi una diminuzione del traffico
su gomma;
· una appetibilità del territorio all’insediamento di attività o servizi direttamente
serviti dal trasporto ferroviario.
Va ricordato che anche la linea ferroviaria Treviso-Montebelluna-Feltre, rientra in
un’ottica di potenziamento del trasporto su rotaia, con notevoli ricadute sullo
snellimento del traffico su gomma.
Infine, un accenno al trasporto ferroviario merci. La linea Treviso-Vicenza in questi

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

ultimi anni ha visto crescere il proprio ruolo a livello di movimentazioni merci, con
una notevole ricaduta a livello di interesse da parte delle imprese. In prospettiva è
previsto da parte delle FS un programma di potenziamento del trasporto ferroviario
merci su questa tratta.
Minore, anche se non trascurabile, il ruolo dell’altra linea ferroviaria presente nel
territorio comunale, relativamente al trasporto merci.
E’ prevista la realizzazione di un nuovo scalo commerciale nel contesto della zona
produttiva di Padernello.

6.9.2 – Linee di intervento del PAT

Il PAT relativamente alla mobilità intende perseguire i seguenti obiettivi:


· riduzione del traffico veicolare in particolare all’interno degli abitati;
· adeguamento, potenziamento e miglioramento della rete stradale anche con
realizzazione di nuovi tratti;
· diminuzione dei livelli di inquinamento acustico ed atmosferico;
· miglioramento della qualità della vita specificatamente nelle aree urbane;
· incentivazioni all’utilizzo del trasporto pubblico;
· disincentivazione all’uso dei veicoli a motore;
· potenziamento di percorsi ciclopedonali e delle aree di sosta e parcheggio;
· miglioramento delle condizioni di sicurezza della circolazione stradale;
· aumento della dotazione di barriere naturali ed artificiali e di aree verdi per la
mitigazione degli impatti dovuti al traffico.
6.9.2a – Interventi sulla mobilità
Il raggiungimento dei suddetti obiettivi può essere reso possibile perseguendo alcuni
fondamentali interventi a scala sovracomunale e comunale.
Tra i primi particolare importanza assumono:
· la circonvallazione al capoluogo provinciale
· il completamento della circonvallazione della frazione di Postioma.
Si tratta di interventi già previsti nel redigendo PTCP e a titolo diverso finanziati e
attivati. Entrambi gli interventi rientrano nel contesto delle diverse ipotesi relative alla
realizzazione della grande circonvallazione di Treviso e di allacciamento alla S.P.
n.102 ed alla futura Pedemontana.
Per quanto riguarda la scala comunale il PAT conferma l’ipotesi della realizzazione
della complanare alla S.R. n. 53 Postumia, a sud della linea ferroviaria Treviso-
Vicenza. Questa soluzione consente di bypassare il capoluogo comunale nella
direttrice Treviso-Castelfranco, con innesti all’altezza della circonvallazione di
Treviso e in Comune di Istrana (collegato alla S.P. 102).
La realizzazione di queste opere consentirebbe la realizzazione di una circonvallazione
esterna agli abitati, sulla quale convogliare il traffico di attraversamento
razionalizzando contemporaneamente quello locale.
Lo spostamento del traffico in particolare di quello pesante su questo “anello esterno”,
oltre a migliorare il traffico stradale, non può che comportare benefici alla vivibilità
degli abitati, dato il minore flusso veicolare. All’interno di questo anello il traffico
verrebbe fortemente a diminuire, limitandosi solamente a quello locale.
L’indicazione dell’infrastruttura del PAT nella Tavola 4 – Carta delle Trasformabilità,
è da considerarsi indicativa e da precisare con il PI ed i progetti esecutivi. Va però
detto che la soluzione del percorso parallelo a quello della linea ferroviaria è quella
risultata, maggiormente sostenibile, rispetto a soluzioni che prevedano percorsi più a

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

sud, in quanto:
- presenta il percorso più breve;
- è la soluzione con più basso livello di frammentazione del territorio interessato;
- non viene ad interessare il territorio agricolo di invariante paesaggistico
ambientale;
- una parte consistente del percorso è già disponibile per la realizzazione (vedi
PL San Benedetto);
- tutela maggiormente l’integrità ambientale.
In fase esecutiva andranno previste opere di mitigazione ambientale che dati i livelli di
inquinamento previsti non dovrebbero prevedere fasce di mitigazione inferiori a 50
ml; queste fasce correttamente progettate potrebbero configurarsi come aree verdi
capaci di arricchire in maniera significativa il patrimonio boschivo comunale.
Per quanto concerne la viabilità locale, oltre alla conferma delle previsioni del PGTU,
il PAT ha indicato alcuni interventi in ambiti che abbisognano di specifici interventi.
Particolare rilevanza sono chiamati ad assumere quelli relativi al capoluogo negli
ambiti di riqualificazione, riconversione e trasformazione, compresi tra la S.R. n. 53 e
la linea ferroviaria Treviso-Vicenza, anche come parziale alternativa alla stessa
regionale, nell’attraversamento cittadino.
6.9.2b - Nuovi flussi di traffico
Per le previsioni dei flussi di traffico va sottolineato come si siano volutamente
definiti scenari di natura prudenziale e di cautela, prefigurando per il prossimo
decennio un forte un aumento del traffico (11%), ipotizzando una assenza di interventi
a livello sovracomunale.
In effetti l’aumento dei livelli di traffico nello scenario di PAT, non deriva tanto
dall’aumento degli abitanti nel prossimo decennio, quanto piuttosto, dall’impulso che
le nuove previsioni viarie a livello superiore (ad esempio nuova pedemontana)
possono comportare. E’ infatti ipotizzabile che il miglioramento dei collegamenti
nell’area metropolitana porti a privilegiare le principali arterie di traffico (regionali,
provinciali, circonvallazione del capoluogo provinciale), dando luogo ad un aumento
del traffico di attraversamento, non diretto specificatamente agli insediamenti del
territorio comunale.
Data tale premessa gli indici dei flussi di traffico del PAT prevedono:
- aumento generale del traffico nell’area metropolitana in coerenza con le
previsioni della pianificazione superiore;
- aumento del traffico dovuto alla previsioni di PAT;
- spostamento del traffico di attraversamento e pesante sul sistema viario
“esterno” (S.R. n.348, circonvallazione di Treviso, complanare alla S.R. n.53,
S.P. n.102);
- ipotesi di riduzione dell’80% del traffico pesante nelle aree urbane;
- ipotesi di riduzione del 40% del traffico automobilistico nelle aree urbane;
- aumento del traffico delle S.R. n.348 (+40%) e della S.P. n.102 (+40%-60%).
La riduzione del traffico nelle aree urbane deriva in parte dallo spostamento dello
stesso sul sistema viario “esterno”, sia dall’aumento di utilizzatori del trasporto
pubblico (SFMR).
Le ipotesi dell’aumento sulla S.R. n.348 e sulla S.P. n.102 derivano da valutazioni
legate sia all’aumento complessivo della mobilità nel territorio comunale (+11% nel
decennio), sia dallo spostamento su queste arterie di parte dell’attuale traffico di
attraversamento e pesante.
Il traffico previsto sulla complanare, è ipotizzabile quale sommatoria di quello tolto

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

all’attraversamento del capoluogo, ampliato dalla quota di aumento generale della


mobilità previsto nell’area.
Il Rapporto Ambientale ha consentito di valutare queste ipotesi di flussi di traffico,
relativamente alle emissioni di rumore e alle concentrazioni gassose. Emerge la
situazione di forte miglioramento sia dei livelli di inquinamento sonoro, che dell’aria
nei principali centri urbani (vedi precedente paragrafo 6.5.4). Situazioni negative
permangono sulla S.R. n.348 Feltrina (tratti extraurbani), la S.P n.102 Postumia
Romana e la nuova complanare sud. Per questi strade il PAT prevede interventi di
mitigazione ambientale e controllo/blocco dell’edificazione.
6.9.2c – Mobilità ciclistica
Il PAT nelle indicazioni relative agli interventi negli ATO e sulla mobilità, sottolinea
la necessita di un potenziamento delle piste ciclabili; l’individuazione dei nuovi tratti è
demandata al PI.
6.9.2d – Altri interventi sulla mobilità
Il PAT affida un ruolo molto importante alle linee ferroviarie che interessano Paese.
L’inserimento di entrambe nel programma Sistema Ferroviario Metropolitano
Regionale (SFMR), consente di prefigurare:
- una crescita del servizio di trasporto pubblico di persone e quindi una
diminuzione del traffico su gomma;
- collegamenti frequenti con i principali poli urbani di livello superiore;
- una ulteriore appetibilità del territorio all’insediamento di attività o servizi;
- la riduzione del numero dei passaggi a livello.
Per cogliere appieno queste opportunità il PAT indica i seguenti interventi:
- individuazione di adeguati parcheggi scambiatori, a servizio dell’utenza che
intende utilizzare il trasporto su ferro;
- realizzazione/potenziamento della rete di percorsi ciclopedonali, che
consentano di accedere al SFMR in condizioni di sicurezza;
- predisposizione di misure per la riduzione del maggior inquinamento acustico
dovuto all’aumento della frequenza del servizio di trasporto giornaliero;
- potenziamento/miglioramento delle attuali stazioni ferroviarie.
Altre indicazioni del PAT riguardano le aree urbane con previsioni di miglioramento
dell’accessibilità nei centri urbani, della dotazione di parcheggi e del potenziamento
dei percorsi di tipo ciclopedonale.

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anno 2007

7 – ACCORDI TRA COMUNE E SOGGETTI PRIVATI

Il Comune di Paese ha inserito all’interno del PAT alcuni accordi con soggetti privati
avvalendosi di quanto previsto all’articolo 6 della legge regionale n.11/2004.
Tale disposizione normativa consente al Comune di “concludere accordi con soggetti
privati per assumere nella pianificazione proposte di progetti ed iniziative di rilevante
interesse pubblico.”
Lo stesso articolo prevede che gli accordi costituiscono parte integrante dello
strumento di pianificazione cui accedono (nel caso specifico il PAT), e sono soggetti
alle medesime forme di pubblicità e di partecipazione.
Tali accordi possiedono le seguenti specifiche caratteristiche:
- sono finalizzati all’attuazione degli obiettivi di PAT
- contengono un rilevante interesse pubblico
- gli accordi sono possibili in via esclusiva con i soggetti privati coinvolti.
Gli accordi sottoscritti dal Comune di Paese sono cinque, individuati negli elaborati di
PAT con specifica indicazione:
AP1 – Postioma Casa Merlo
AP2 – Postioma Scuola Elementare
AP3 – Paese Casa Schiavinato
AP4 – Paese Area ARIKA srl
AP5 – Castagnole Area EMERALD SpA.
Dal punto di vista procedurale le ditte proponenti hanno fatto pervenire al Comune di
Paese un atto unilaterale d’obbligo con i contenuti essenziali della proposta di
accordo, in considerazione della possibilità dell’accoglimento dello stesso all’interno
del PAT, così come previsto all’articolo 6 della L.R. 11/2004. Gli atti unilaterali
debitamente istruiti e positivamente valutati della Giunta Comunale, sono posti
all’attenzione del Consiglio Comunale al fine di pervenire all’indicazione
dell’evidenza del rilevante interesse pubblico. Infine, gli accordi sono recepiti con il
provvedimento di adozione del Piano di Assetto del Territorio, del quale costituiscono
parte integrante, risultando soggetti alle medesime forme di pubblicità e di
partecipazione.
Di seguito si descrivono sommariamente i contenuti di tali accordi, con riferimento
agli aspetti di natura urbanistica, rimandando eventuali approfondimenti alla
documentazione allegata al PAT. Si ricorda che tali accordi troveranno traduzione,
solo con successivo Piano degli Interventi redatto con le procedure previste
all’articolo 18 della L.R. 11/2004.
AP1 –Postioma Casa Merlo
L’accordo interessa l’acquisizione da parte del Comune di Paese di un’area con tre
fabbricati ad uso commerciale e residenziale, posti nel centro storico di Postioma di
fronte alla Chiesa Vecchia e contigui all’area della scuola elementare della frazione.
L’area ha una superficie di mq 1.895; i fabbricati configurano una volumetria di mc
3.500 per una superficie di mq 520.
L’acquisizione dei suddetti immobili persegue l’obiettivo del PAT di riqualificazione
di quest’area centrale, mediante la realizzazione del centro sociale per la frazione di
Postioma e di un parcheggio pubblico a servizio della scuola elementare e delle
contermini funzioni centrali.
La cessione gratuita al Comune di Paese dei succitati immobili è prevista in
compensazione attraverso l’individuazione di volumetria edificabile residenziale (mc
6.900) su un’area posta in Via Calleselle a Postioma, inclusa nel PAT tra quelle di

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sviluppo insediativo.
AP2 – Postioma Scuola Elementare
L’accordo prevede l’acquisizione a titolo gratuito da parte del Comune di Paese
dell’area necessaria all’ampliamento della scuola elementare di Postioma. Si tratta di
terreni con superficie pari a mq 2.663 e potenzialità edificatorie di mc 491, sui quali
insistono due fabbricati rurali per una superficie complessiva di mq 126.
L’obiettivo che si intende perseguire è quello fissato dal PAT per quanto concerne il
potenziamento della scuola elementare nell’attuale localizzazione e della contestuale
riqualificazione di questo ambito strategico nel contesto della frazione di Postioma.
A compensazione della cessione si individueranno delle potenzialità residenziali (mc
1.200) su un’area in Via On. Angelo Visentin a Postioma.
AP3 – Paese Casa Schiavinato
L’accordo prevede l’acquisizione a titolo gratuito da parte del Comune di Paese del
fabbricato denominato Casa Schiavinato, posto nel centro storico del capoluogo in Via
Trieste di fronte alla Casa Anziani di Villa Panizza. Si tratta di un edificio di origine
rurale e di interesse architettonico oggetto di tutela da parte del vigente PRG. Gli
immobili oggetto di accordo interessano un’area di mq 1.803 ed il fabbricato con
volume pari a mc 2.416; su questo lotto lo strumento urbanistico vigente prevede una
ulteriore capacità edificatoria con sagoma limite di circa mc 1.280.
L’obiettivo che si intende perseguire è quello della realizzazione di un Centro Sociale
per associazioni con sale riunioni. L’accordo prevede la cessione gratuita al Comune
di Paese del suddescritto compendio immobiliare.
A titolo compensativo vengono individuate e trasferite ai privati nuove possibilità
edificatorie residenziali (mc 8.250), anche a compensazione della mancata
realizzazione edificatoria da parte della ditta privata, all’interno della sagoma limite.
AP4 – Paese Area ARIKA srl
L’accordo rientra nel contesto del trasferimento della ditta ARIKA srl (Area
Commercio Agrario) dall’attuale sede posta nel capoluogo in Via Monsignor Breda, in
un’area lungo Via Postumia. L’attuale insediamento presenta numerose problematiche
riconducibili essenzialmente in:
- ambito fortemente conflittuale in termini di sicurezza della viabilità comunale;
- presenza di forte degrado urbanistico ed edilizio;
- esistenza di strutture e destinazioni che configurano potenziali problemi di
sicurezza e funzionalità in un ambito prettamente residenziale.
In questo quadro l’accordo prevede la sistemazione da parte della ditta ARIKA srl del
tratto di marciapiede/pista ciclabile su sede propria in prossimità dell’incrocio di Via
Monsignor Breda con Via Postumia, con cessione gratuita al demanio comunale
dell’area sistemata. La parte privata si impegna altresì a finanziare in forma
compartecipativa (€ 184.000.000,00), il completamento della pista ciclabile lungo la
S.R. n.53 Postumia. Gli obiettivi rientrano tra quelli del PAT perché rilevanti per
quanto interessa la concretizzazione di politiche territoriali intese a:
- determinare servizi a livello territoriale;
- realizzare viabilità ed infrastrutture a servizio del capoluogo e delle frazioni;
- realizzare interventi di messa in sicurezza e riqualificazione ambientale ed
urbana.
Di converso la proprietà si impegna alla riqualificazione dell’area nel rispetto dei
parametri di zona dotandola di adeguate aree di servizio. A titolo compensativo si
individueranno possibilità edificatorie di tipo commerciale lungo la S.R. n.53
Postumia (superficie fondiaria mq 4.900).

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AP5 – Castagnole Area EMERALD SpA


L’accordo interessa un’area sita a Castagnole contermine all’insediamento ex
S.I.M.M.E.L.; si tratta di terreni localizzati a nord ovest di quest’ultimo, da
considerarsi interclusi e compromessi rispetto alla vocazione agricola, in quanto
compresi tra la ferrovia Treviso-Belluno e la viabilità di progetto di raccordo tra la
S.P. n.100 e la S.R. n.348 “Feltrina”. L’insediamento ex S.I.M.M.E.L. è stato oggetto
di Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica Edilizia e Ambientale
(P.I.R.U.E.A.) approvato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale del
Veneto n.122 del 21.02.2002. Allo stato attuale il programma di intervento è in fase di
attuazione.
L’accordo prevede l’ampliamento dell’ambito territoriale di PIRUEA ed integra gli
obblighi dell’EMERALD SpA nei confronti del Comune di Paese, secondo un
programma di realizzazione di opere ed interventi di rilevante interesse pubblico
sommariamente descrivibili in:
- realizzazione di ulteriori opere di urbanizzazione primaria (€ 1.700.000,00)
rispetto a quelle già convenzionate;
- realizzazione di un sottopasso ferroviario in Via S. Pio X precedentemente a
carico del Comune di Paese;
- aumento delle opere di urbanizzazione secondaria (€ 3.300.000,00) rispetto a
quelle già convenzionate;
- cessione gratuita al Comune di Paese di un’area urbanizzata di mq 16.500 per
edilizia residenziale pubblica;
- all’interno dell’area di cui al punto precedente realizzazione e cessione al
Comune di Paese a titolo gratuito di 30 unità residenziali per emergenze di tipo
abitativo;
- cessione gratuita al Comune di Paese di un’area di ulteriori mq 8.000, rispetto a
quelli già convenzionati, per la realizzazione della scuola elementare;
- cessione gratuita al Comune di Paese di un’area di ulteriori mq 5.400 rispetto a
quelli già convenzionati, per la realizzazione dell’asilo nido.
A fronte di tali impegni la ditta EMERALD SpA potrà realizzare in questo ambito,
ulteriori mc 100.000 a destinazione residenziale, dei quali mc 80.000 derivanti dal
cambio di destinazione d’uso di volumi direzionali-commerciali già previsti dal
PIRUEA approvato; la nuova volumetria insediativa netta derivante dall’accordo, si
configura quindi in mc 20.000.
L’accordo è inteso a perseguire gli obiettivi del PAT relativi al potenziamento di
servizi ed infrastrutture a livello territoriale, consentendo contestualmente una
migliore distribuzione delle volumetrie edificabili e la possibilità di sviluppare un
piano per l’edilizia residenziale pubblica.

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anno 2007

8 - INTERVENTI NEGLI ATO

La legge regionale n. 11/2004 introduce nella pianificazione comunale gli Ambiti


Territoriali Omogenei (ATO). Questi ultimi sono parti del territorio che possono
ricomprendere più zone territoriali omogenee e destinazioni urbanistiche; la loro
suddivisione è riferibile a valutazioni di carattere geografico, storico,
paesaggistico e insediativo. Con gli ATO la legge urbanistica introduce di fatto il
concetto di superamento dello zoning urbanistico, cioè della rigida suddivisione
funzionale del territorio, che ha dominato gran parte della prassi e cultura
urbanistica a partire dal secondo dopoguerra.
Per ogni ATO il PAT determina le quantità dimensionali per singola destinazione
d’uso, nonché le aree destinate alle attrezzature collettive ed ai servizi. La sommatoria
dei singoli ATO definisce il fabbisogno complessivo del Piano.
Il dimensionamento degli standard urbanistici non viene quindi calcolato sulla base
delle destinazioni urbanistiche ma per ambiti territoriali; ciò significa realizzare un
effettivo collegamento con le realtà territoriali, potendo collegare tipologia di standard
e dotazione alle necessità collettive.
Nelle tabelle di dimensionamento dei singoli ATO gli abitanti teorici di PRG sono
complessivi di quelli attuali e di quelli teoricamente insediabili a seguito della
realizzazione delle capacità edificatorie pregresse.
I nuovi abitanti dovuti al carico aggiuntivo di PAT sono stati calcolati sulla base di
180 mc pro capite.
Il PAT di Paese individua 13 ATO; essi corrispondono a grandi linee: ai centri urbani
(5), alle zone a destinazione prevalentemente produttiva (2), alle aree di
riqualificazione ambientale (3) ed alle zone agricole (3).
Questo capitolo intende illustrare per singolo ATO, gli obiettivi che il PAT si
prefigge, le principali azioni previste per il loro raggiungimento ed il relativo
dimensionamento di Piano.

ATO 1 – Rurale di valore ambientale di Postioma

ATO prevalentemente agricolo posto a nord del territorio comunale ai confini con i
Comuni di Trevignano e Volpago del Montello; il limite meridionale è posto sulla
circonvallazione della Postumia Romana in corrispondenza della frazione di Postioma.
L’ambito è scarsamente edificato; solo il nucleo abitativo di Castagnera Alta connota
una organizzazione insediativa di un certo rilievo. L’area risulta ancora provvista di
consistente dotazione di equipaggiamento a verde con presenza di connessioni a rete;
scarsa edificazione prevalentemente agricola, evidenti tracce di appoderamento
storico. A sud verso la circonvallazione di Postioma, l’integrità dell’area è minore, con
presenza di piccoli aggregati e reticolo poderale diversificato. La circonvallazione si
pone quale barriera infrastrutturale tra questo ATO ed il restante territorio comunale.
Azioni di Piano
Vedi azioni previste per l’ATO 3.
Dimensionamento ATO 1
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 3.086.835
Volume complessivo mc 37.859

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Volume residenziale mc 23.653


Abitanti teorici PRG vigente n° 317
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq /
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq /
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq /

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 4.200
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 23
Abitanti complessivi 2016 n° 340
Standard aggiuntivi PAT mq /

ATO 2 – Residenziale di Postioma

L’ambito dell’ATO coincide a grandi linee con l’abitato di Postioma; è delimitato


dalla linea ferroviaria Treviso-Belluno ad ovest, la circonvallazione alla Postumia
Romana a nord, l’area agricola ad est ed il limite degli insediamenti produttivi a sud.
Include, altresì, territorio prevalentemente agricolo verso ovest fino alla
circonvallazione della Postumia Romana e, a sud, fino al confine comunale con
Ponzano Veneto e l’ATO 5
La frazione di Postioma è con molta probabilità, l’abitato più antico del territorio
comunale. La favorevole posizione geografica, sull’incrocio tra importanti vie di
comunicazione romane (attuali S.P. Postumia e S.R. Feltrina), ha storicamente
favorito l’insediamento, anche se, a partire dal secondo dopoguerra, proprio questo
fattore ha posto anche notevoli problematiche e limitazioni alla vivibilità del centro;
inoltre, le trasformazioni territoriali avvenute, in particolare nel secolo scorso, hanno
ridimensionato il ruolo di questo centro a favore del capoluogo.
Testimonianze del suo importante passato sono individuabili negli episodi di valore
architettonico ed ambientale presenti nell’abitato; inoltre, l’intero centro storico, in
particolare il quadrante sud, possiede una serie di edifici che per qualità architettonica,
riflettono l’importanza avuta da Postioma nella storia comunale.
Parte del tessuto storico è stato modificato dalla rettifica, nel tratto centrale, della
strada regionale Feltrina, che ha dato luogo alla ridefinizione della prospiciente
edificazione; ulteriori modifiche all’abitato storico, sono imputabili a interventi edilizi
non sempre rispettosi delle testimonianze più antiche.
Il risultato complessivo è quello di un’area centrale nella quale convivono, non senza
stridenti contrapposizioni, vecchia e nuova edificazione; in tal senso particolarmente
caotiche e disomogenee si presentano le quinte edilizie prospicienti Piazza Montello e
Via Toniolo.
Postioma ha avuto un deciso sviluppo urbano a partire dal 1970; dapprima questa
crescita ha ricalcato l’assetto insediativo storico, per poi concentrarsi sull’ambito sud-
ovest dell’abitato, contribuendo così a stemperare l’effetto di frattura e divisione
dell’edificato, indotto dall’attraversamento urbano della S.R. n.348.
Questa crescita è stata, nella maggioranza dei casi, disciplinata da piani urbanistici,
che hanno dato un certo ordine allo sviluppo urbano; non mancano comunque a tal
proposito profonde differenze, che in realtà riflettono la diversa dotazione di
infrastrutture e standard richiesti dalle varie “stagioni” legislative a livello nazionale e

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

regionale, della cultura urbanistica. Tale fatto, chiaramente non specifico di Postioma,
ma presente in tutto il territorio comunale, è direttamente riferibile alla qualità e
quantità di urbanizzazioni e standard presenti nelle diverse zone, direttamente
proporzionali al periodo di realizzazione: limitate alle sole strade (spesso strette o non
del tutto adeguate al traffico attuale) quelle realizzate nei primi anni ’70, provviste di
idonea viabilità e dotate di standard urbanistici, quelle di epoca successiva.
I quadranti nord dell’edificato si prestano a considerazioni diverse a livello
urbanistico. Per questi ultimi, in particolare quello di nord-est, la presenza di tessuti
consolidati, è molto limitata, in quanto prevalente in questi ambiti è stato il modello
insediativo sparso, che solo in alcuni punti ha configurato accettabili livelli di qualità
urbana. Per tali ambiti vanno previsti interventi di consolidamento e inserimento
all’interno dell’armatura urbana.
Una caratteristica di segno positivo che contraddistingue l’area urbana della frazione,
rispetto agli altri centri comunali, con l’eccezione di Castagnole, è la minore incidenza
dei vuoti urbani e degli interstizi inedificati nelle aree centrali, che testimonia di uno
sviluppo urbano compatto.
Un tema di rilevante importanza è quello legato alla grande viabilità, nel caso
specifico la S.R. n. 348 “Feltrina”, che interessa nel suo passaggio il centro della
frazione; ad essa è imputabile la divisione dell’edificato in due ambiti e l’oggettiva
difficoltà ad organizzare una accettabile qualità urbana dell’abitato.
In realtà va ricordato che la situazione attuale è decisamente migliore di quella
precedente alla realizzazione della circonvallazione nord della S.P. 102 “Postumia”
che ha consentito una drastica riduzione dell’intenso flusso di traffico in direzione est-
ovest.
E’ evidente che solo ulteriori interventi sul sistema della mobilità e specificatamente
sulla S.R. n.348, possono consentire il raggiungimento di una apprezzabile qualità
ambientale e l’organizzazione di coerenti gerarchie spaziali e funzionali.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione delle aree centrali e del centro storico. Riorganizzazione e
miglioramento urbano ed edilizio delle aree di frangia con consolidamento insediativi;
disincentivazione di nuovi insediamenti lungo le aree prospicienti la S.R. n.348
interessate da problematiche di inquinamento atmosferico ed acustico.
Lo sviluppo insediativo è proposto per i quadranti che maggiormente presentano
necessità di riorganizzazione urbanistica e miglioramento ambientale. Più contenute le
previsioni insediative dei quadranti nord-ovest e sud-ovest, per le minore necessità di
riqualificazione urbanistica e per la presenza ai margini di insediamenti produttivi,
potenzialmente incompatibili con la residenza. Sullo sfondo va sottolineato il
miglioramento complessivo che l’abitato verrà ad avere con il completamento della
circonvallazione sulla regionale Feltrina.
Azioni specifiche
1) Riqualificazione dell’area centrale della frazione tra Via Chiesa e Via Corazzin.
Il PAT prevede il rafforzamento degli spazi di interesse collettivo in questa parte
dell’abitato; in tale contesto vanno potenziate le attrezzature scolastiche e previsti
nuovi spazi di interesse comune realizzando una nuova centralità per lo scambio e
l’incontro sociale. Tale programma va accompagnato da una riorganizzazione
funzionale e dell’arredo urbano delle aree pubbliche, dal rafforzamento delle aree
a parcheggio e dei collegamenti ciclopedonali (vedi AP1 e AP2).
2) Area degli impianti sportivi sulla Postumia Romana.

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COMUNE DI PAESE
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anno 2007

E’ in questo ambito che si condensa buona parte delle sviluppo insediativo della
frazione. La nuova edificazione dovrà estrinsecarsi in un consolidamento
residenziale e dei servizi con definizione del margine urbano verso la zona
agricola e una specifica attenzione all’integrazione paesaggistica ed ambientale.
Va previsto un consistente potenziamento del verde pubblico, anche in forma di
bosco urbano, in estensione di quello delle esistenti aree pubbliche, nonché di
quello dei parchi di casa Bottico e di Villa Tassoni; queste zone verdi dovranno
essere raccordate/integrate con il corridoio ecologico previsto nell’area.
Sono possibili indici edificatori medi/medio-alti; questo ambito è idoneo alla
realizzazione dell’edilizia pubblica e di nuove centralità urbane.
Un collegamento ciclopedonale con il colmello Castello Ronchi consente di
collegare tale abitato ad attrezzature i servizi frazionali.
3) Sviluppo insediativo lungo Via Corazzin.
L’ambito di trasformazione lungo Via Corazzin è l’altro grande ambito di
sviluppo insediativo previsto dal PAT. Gli obiettivi che il Piano si prefigge sono
essenzialmente due: il miglioramento della qualità edilizia ed urbana di questa
parte dell’abitato e l’integrazione con la riqualificazione dell’area centrale (vedi
punto 1). Il primo aspetto è relativo alla necessità di riorganizzare questa parte
dell’abitato anche attraverso il coinvolgimento dell’esistente edificazione diffusa;
la seconda di dare vita ad un collegamento ed integrazione funzionale con l’area a
servizi di Via Chiesa e Via Corazzin).
Gli indici edificatori possono essere quelli medi, date anche le caratteristiche
dell’ambito. I suddetti interventi andranno accompagnati dal riassetto viario di Via
Corazzin e la riorganizzazione degli accessi sulla stessa. Il verde pubblico
attrezzato dovrà essere dimensionato a servizio dell’intero quadrante, con tutela e
valorizzazione dei “segni” ancora presenti nell’area, quale elementi ordinatori
della nuova organizzazione insediativa.
4) Consolidamento dell’edificazione tra la S.R. n.348 Feltrina e Via Corazzin.
Questa parte dell’abitato è strettamente connessa all’area di trasformazione di Via
Corazzin. Le problematiche poste dalla zona sono essenzialmente: il controllo
dell’edificazione lungo la S.R. n.348 e la riorganizzazione della viabilità interna
con concentrazione e/o riduzione degli accessi sulla strada regionale. Tali
problematiche sono figlie dello sfrangiamento urbano in un contesto attualmente
soggetto alle questioni ambientali poste dalla S.R. n.348. Divengono quindi
necessari la mitigazione ambientale rispetto all’inquinamento atmosferico ed
acustico ed il miglioramento della qualità urbana mediante il recupero degli
standard urbanistici (parcheggi e verde). Gli indici edificatori previsti sono
medi/medio-bassi.
5) Completamento residenziale a sud verso Via Calleselle.
Si tratta di completare, consolidare e definire il margine urbano verso Via
Calleselle, va prevista una fascia verde verso l’ambito rurale e gli insediamenti
produttivi. Gli indici rispecchieranno quelli medi dell’area.
6) Interventi diffusi.
Riqualificazione dei fronti verso la S.R. n.348 Feltrina attraverso interventi sugli
spazi pubblici, l’arredo urbano, la riorganizzazione della viabilità e degli accessi
verso la regionale. Vanno cercate forme di incentivazione della qualità abitativa
anche attraverso forme di rilocalizzazione insediativa con credito edilizio e
sistemazione all’uso pubblico delle aree rese libere dall’edificazione. Attenzione
ai contesti di particolare inquinamento atmosferico ed acustico dovuti ai flussi
veicolari caratterizzanti la S.R. n.348 Feltrina e la S.P. n.102 Postumia Romana,
con interventi di potenziamento del verde in funzione di filtro e schermatura.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
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Miglioramento della viabilità con sistemazione di nodi e punti di conflitto;


valorizzazione della fermata ferroviaria, con rafforzamento di parcheggi e
collegamenti ciclopedonali.
All’interno dell’ATO 2 il Comune di Paese con soggetti privati ha sottoscritto accordi
ai sensi dell’articolo 6 delle L.R. 11/2004 denominati AP1 – Casa Merlo e AP2 –
Scuola elementare, precedentemente descritti, e individuati nella cartografia di PAT
con apposita grafia nella Tavola 4 – Carta delle Trasformabilità.
L’accordo AP1 interessa l’acquisizione gratuita da parte del Comune di Paese nel
centro storico di Postioma di fronte alla Chiesa Vecchia, di un’area di superficie di mq
1.895 e soprastanti fabbricati (mc 3.500). L’accordo prevede a titolo compensativo
l’individuazione di volumetria edificabile residenziale su un’area in Via Calleselle a
Postioma, inclusa nel PAT tra quelle di sviluppo insediativo per complessivi mc
6.900.
L’accordo AP2 prevede l’acquisizione a titolo gratuito da parte del Comune di Paese
dell’area necessaria all’ampliamento della scuola elementare di Postioma per una
superficie pari a mq 2.663. A titolo compensativo si individueranno potenzialità
residenziali per una volumetria pari a mc 1.200, su un’area in Via On. Angelo
Visentin a Postioma .
Dimensionamento ATO 2
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 2.336.338
Volume complessivo mc 651.927
Volume residenziale mc 537.985
Abitanti teorici PRG vigente n° 2.293
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq 24.801
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 4.911
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 81.483
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 10.329

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 61.426*
Industria e Artigianato mq 3.500
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 341
Abitanti complessivi 2016 n° 2.634
Standard aggiuntivi PAT mq 10.857
* All’interno di questa volumetria mc 8.100 sono destinati alla conclusione degli accordi tra il
Comune di Paese e soggetti privati, intrapresi ai sensi dell’articolo 6 della L.R. 11/2004 e
indicati negli elaborati di PAT con la simbologia AP1 e AP2.

ATO 3 – Rurale di valore ambientale

ATO prevalentemente agricolo posto tra il confine nord del territorio comunale con i
Comuni di Trevignano e Istrana e gli abitati di Paese e Castagnole; comprende l’area
centrale del Comune. Sono presenti insediamenti abitativi, anche di una certa
consistenza, posti linearmente lungo gli assi viari più importanti. Si configura come la
porzione a maggiore integrità del territorio comunale per la consistente dotazione di

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

equipaggiamento a verde con presenza di connessioni a rete, scarsa edificazione


prevalentemente agricola, evidenti tracce di appoderamento storico. A nord-est verso
la circonvallazione di Postioma e ad est di Porcellengo l’integrità dell’area è minore,
con presenza di piccoli aggregati e reticolo poderale diversificato.
Azioni di Piano
Conferma del ruolo produttivo agricolo, paesaggistico ed ambientale di questo ambito
con particolare riferimento alla tutela delle aree di invariante paesaggistico-
ambientale; in tal senso vanno contrastati il consumo di suolo, la frammentazione
territoriale e la semplificazione paesistica.
Incentivazione di forme di agricoltura ecocompatibili, formazione di aree boscate e
per biomassa.
Tutela, salvaguardia e conservazione degli elementi lineari, areali, parchi aree verdi e
giardini storici, favorendo interventi di restauro ambientale e paesaggistico con
ricostruzione degli elementi che caratterizzavano il paesaggio rurale quali siepi
campestri, filari alberati, macchie arboree.
Salvaguardia della rete ecologica recependo le indicazioni contenute nelle Norme
Tecniche.
Il PI dovrà incentivare, anche con il ricorso al “credito edilizio”, gli interventi
finalizzati alla rigenerazione ecologica, alla costruzione di sistemi continui di verde,
anche a mitigazione di ambiti, infrastrutture, elementi o opere di degrado
paesaggistico ed ambientale o generatori di inquinamento atmosferico e/o acustico.
Andrà operato il consolidamento dei nuclei rurali presenti nell’ambito anche con
interventi di riqualificazione e riordino urbanistico ed edilizio; dovranno altresì essere
individuati gli edifici non più funzionali al fondo e prevista specifica disciplina
normativa al fine del loro recupero ai fini residenziali o con altre destinazioni
compatibili con l’area agricola.
Tutela e salvaguardia della risorsa acqua e degli acquiferi con disciplina degli scarichi
reflui, dello spandimento liquami e delle attività agricole;controllo ambiti di cava sotto
falda e di quelli privi di ricomposizione ambientale e delle discariche.
Vanno individuati percorsi ed itinerari per l’uso turistico e sociale del territorio rurale.
Dimensionamento ATO 3
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 13.266.399
Volume complessivo mc 574.023
Volume residenziale mc 188.214
Abitanti teorici PRG vigente n° 1.102
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 25.941
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 37.152
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 992

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 5.249
Industria e Artigianato mq 15.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 29
Abitanti complessivi 2016 n° 1.131

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Standard aggiuntivi PAT mq 1.500

ATO 4 – Residenziale di Porcellengo

L’ambito dell’ATO coincide a grandi linee con l’abitato di Porcellengo; oltre alle aree
residenziali e di servizio, sono presenti anche piccole aree agricole. Il centro è
suddiviso a grandi linee in quattro quadranti dall’incrocio tra le SS. PP. n.100 e n.128.
Questa frazione concentra molti dei problemi che affliggono il territorio comunale:
· presenza all’interno dell’abitato di aree inedificate o dismesse;
· attraversamenti viari con alti volumi di traffico all’interno delle aree urbane;
· commistioni tra destinazioni d’uso non compatibili.
In realtà, l’abitato possiede caratteristiche che potenzialmente ne possono elevare la
qualità urbana. La più importante è senza dubbio il centro storico uno dei più
interessanti del territorio comunale.
I processi di crescita di questa frazione, sono più recenti rispetto agli altri abitati; in
precedenza lo sviluppo aveva interessato le aree poste lungo le principali arterie
stradali, ricalcando le direttrici dell’antico assetto storico. A questo tipo di crescita può
essere attribuita la mediocre qualità delle aree di frangia, per le quali interventi di
riorganizzazione e riqualificazione edilizia, pur auspicabili, non potranno essere che di
portata limitata, almeno nel breve-medio periodo.
Più recentemente, sviluppi residenziali hanno interessato l’ambito posto tra le Vie
Baracca e Madonnetta che, anche grazie alla cospicua presenza di aree ed attrezzature
pubbliche, si sta imponendo quale nuova centralità urbana.
In effetti la “storica” Piazza Matteotti non riesce più a configurarsi quale centro della
frazione, svilita in questo ruolo, dai consistenti flussi di traffico che penalizzano
funzioni di incontro e scambio sociale. Proprio a causa del traffico veicolare e
dell’inadeguatezza dell’attuale rete stradale, questo snodo viario è stato oggetto di
sistemazione da parte della Provincia di Treviso, con realizzazione di una rotatoria.
Nonostante questo intervento risulta difficile pensare che Piazza Matteotti possa
tornare ad essere il riferimento gerarchico dell’abitato; risulta quindi necessario un
riequilibrio dell’edificato, che può articolarsi attorno alla nuova centralità urbana che
si sta delineando nell’ambito precedentemente indicato tra le vie Baracca e
Madonnetta..
Altre occasioni di crescita e riqualificazione dell’abitato possono venire da interventi
di riuso e recupero di attività scarsamente compatibili con il contesto circostante (in
alcuni casi poste in ambiti con forte potenziale urbano), e da
riconfigurazioni/riqualificazioni di alcuni ambiti di frangia, finalizzati alla definizione
dei limiti urbani.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione delle aree centrali e del centro storico. Riorganizzazione e
miglioramento urbano ed edilizio delle aree di frangia con consolidamento insediativo,
evitando il potenziamento delle aree interessate da problematiche di inquinamento
atmosferico ed acustico. Le possibili scelte di sviluppo abitativo privilegia gli ambiti
che presentano necessità di riorganizzazione urbanistica e miglioramento ambientale,
nonché di potenziamento del verde e della viabilità.
Azioni specifiche
1) Sviluppo insediativo nell’area degli impianti sportivi a sud.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

E’ un ambito che necessità di completamento e consolidamento urbanistico, e di


definizione del margine urbano verso la zona agricola, anche con adeguata area di
protezione ambientale. In quest’area sono presenti gli impianti sportivi agonistici e
un recente insediamento di edilizia pubblica. In questo senso l’ambito può essere
particolarmente indicato per nuovi interventi di edilizia pubblica.
Il verde attrezzato andrà finalizzato a implementare e proseguire quello dell’area
di Villa Olivotti, per un arricchimento complesso della dotazione di verde urbano.
Le caratteristiche della zona consentono l’utilizzo di indici edificatori medi.
2) Sviluppo residenziale delle aree su Via Marzelline.
L’obiettivo principale è quello del completamento e consolidamento, dell’attuale
edificazione di frangia, integrando negli interventi l’edificazione fronte Via Turati.
Va realizzata un’area a verde attrezzato a servizio dell’intero ambito.
La ridefinizione urbanistica è subordinata al potenziamento della viabilità
calibrata al nuovo carico urbanistico, prevedendo la realizzazione di un adeguato
collegamento con Via Turati.
Gli indici edificatori previsti sono di tipo medio/medio-bassi.
3) Area centrale della frazione.
Il PI dovrà prevedere la riqualificazione di Piazza Matteotti e collegamento di
quest’ultima con gli spazi pubblici di Villa Olivotti. Va favorita la permeabilità
del fronte edilizio prospiciente la piazza, per il rafforzamento della centralità di
questa parte urbana, favorendo nuove funzioni ed occasioni di incontro e
aggregazione sociale. Gli indici edificatori vanno rapportati a quelli medi
dell’area.
4) Riorganizzazione dell’area tra Via Madonnetta e Via Baracca.
E’ un ambito centrale che presenta grandi possibilità di crescere il proprio ruolo di
centralità urbana, attualmente in gran parte potenziale. Gli interventi dovranno
finalizzarsi alla reale attuazione delle previsioni di PRG di attrezzature a verde,
gioco, sport e parcheggi a servizio dell’intera frazione. Eventuali nuove
volumetrie vanno finalizzate alla valorizzazione della funzione di incontro e
scambio sociale, attraverso opportuni spazi plurifunzionali.
5) Sviluppo insediativo tra Via Sovernigo e Via Gasparini.
L’obiettivo è quello della riqualificazione e miglioramento della qualità edilizia ed
urbana di questa parte dell’abitato, anche con il recupero dell’esistente
edificazione diffusa. Vanno previsti interventi di mitigazione ambientale verso le
aree rurali ed il riassetto viario finalizzato alla riduzione degli accessi sulle
viabilità maggiori. Indici edilizi di tipo medio/medio-basso.
Dimensionamento ATO 4
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 804.402
Volume complessivo mc 396.755
Volume residenziale mc 325.316
Abitanti teorici PRG vigente n° 1.434
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq 29.591
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 4.925
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 43.422
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 7.448

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 36.762
Commercio mq 4.400
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 205
Abitanti complessivi 2016 n° 1.639
Standard aggiuntivi PAT mq 9.055

ATO 5 – Corridoio S.R. Feltrina - ferrovia TV-BL

L’ATO è posto a sud dell’abitato di Postioma, delimitato dalla linea ferroviaria TV-
BL ad ovest, dalla S.R. n. 348 Feltrina ad est e dal confine comunale con Treviso a
sud; comprende altresì la fascia residuale tra la Feltrina ed il confine comunale con
Ponzano Veneto. La Feltrina è un asse di livello superiore destinato ad aumentare
vieppiù di importanza nell’ambito del completamento della circonvallazione del
capoluogo e della realizzazione della nuova pedemontana.
L’area alterna una serie di insediamenti produttivo-commerciali, con aree residenziali
ed agricole, imperniati sull’asse viario della Feltrina; di particolare importanza
l’insediamento ex SIMMEL in via di attuazione. Quest’ultimo unitamente ad altre
parti urbane in prossimità della linea ferroviaria Treviso-Belluno, in realtà fanno parte
della frazione di Castagnole; in questo senso i due ambiti sono strettamente correlati.
La realizzazione del progetto SIMMEL avrà grandi conseguenze a livello comunale,
ma particolarmente pregnanti per Castagnole, tra le quali particolare importanza
vengono ad assumere:
· il collegamento e l’interrelazione tra l’ex SIMMEL e la frazione;
· il ridisegno del “corridoio” compreso tra la S.R. n.348 e la linea ferroviaria
Treviso-Montebelluna;
· il potenziamento del sistema della mobilità anche alla luce del ruolo
intercomunale che l’area viene ad assumere;
· una verifica della pianificazione urbanistica dell’intorno;
· un ripensamento del sistema dei servizi e delle attrezzature pubbliche per uno
sviluppo sinergico con l’abitato di Castagnole.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica delle aree prospicienti la S.R.
n.348. Riorganizzazione dell’ambito con ricucitura della frammentazione insediativa,
incentivando la trasformazione in senso terziario e direzionale, degli attuali
insediamenti produttivi. Completamento e consolidamento degli insediamenti
residenziali e produttivi. Controllo delle problematiche legate a cave e discariche, per
un recupero ambientale dei siti. Potenziamento del verde, salvaguardando i corridoi
ecologici versi i Comuni limitrofi.
Azioni specifiche
1) Riorganizzazione degli insediamenti sull’asse della S.R. n.348 Feltrina.
Cucitura dei tessuti edilizi disomogenei e frammentati, riconoscendo il potenziale
ruolo di “strada mercato” della S.R. n. 348; in questo senso vanno incentivate
riconversioni produttive verso destinazioni a minor impatto e inquinamento
(artigianato di servizio, funzioni direzionali e commerciali, ecc). Miglioramento

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

della qualità ambientale ed edilizia dei fronti lungo la S.R. n. 348, anche attraverso
interventi di riqualificazione e sostituzione edilizia e di mitigazione ambientale;
controllo e disincentivazione delle funzioni residenziali lungo la strada regionale,
favorendone la rilocalizzazione anche attraverso crediti edilizi.
La riorganizzazione insediativa può avvalersi di indici edificatori medi/medio alti.
Gli interventi devono comprendere il potenziamento e miglioramento di spazi
pubblici e dei percorsi ciclopedonali, nonché la riorganizzazione e riduzione degli
accessi stradali sulla S.R. n.348. Ai fini della sostenibilità degli interventi va
attuato l’aumento della dotazione di verde in funzione della mitigazione
dall’inquinamento atmosferico ed acustico.
2) Sviluppo insediativo dell’area ex SIMMEL.
Nell’area ex SIMMEL è possibile il completamento degli interventi già
autorizzati, ammettendo il trasferimento della volumetria autorizzata per una
migliore organizzazione e razionalizzazione dell’insediamento; va posta
attenzione alla definizione dei margini verso la viabilità stradale e la linea
ferroviaria TV-BL, con adeguata fascia di protezione ambientale. Il
completamento insediativo è condizionato all’aumento della dotazione di verde
pubblico attrezzato a servizio dell’insediamento e a ulteriori collegamenti protetti
ciclopedonali verso le strutture pubbliche. Fondamentale è la valorizzazione della
fermata ferroviaria SFMR, in quanto potenzialmente idonea a connettere l’intera
area al sistema metropolitano regionale con positive ricadute socio-economiche e
della mobilità per il territorio comunale.
Gli indici edificatori sono quelli dell’ex SIMMEL. L’area appare idonea alla
realizzazione di edilizia pubblica.
3) Sviluppo residenziale delle aree tra Via S. Pio X e l’ex SIMMEL.
L’obiettivo urbanistico è la saldatura ed integrazione tra i due ambiti: quello
preesistente della frazione e quello dell’ex SIMMEL; contestualmente vanno
definite condizioni per la riorganizzazione e la riqualificazione urbanistica
dell’edificazione diffusa lungo Via S. Pio X. Gli indici edificatori vanno riferiti a
quelli medi dell’area.
Va posta attenzione al coordinamento (tra insediamenti) delle viabilità carraia e
ciclopedonale ed il loro collegamento con Via S. Pio X. La dotazione di verde va
riferita alla necessità di mitigazioni ambientali per l’inquinamento dovuto dal
traffico veicolare su Via S. Pio X.
4) Consolidamento dell’ambito tra Via S. Giovanni Bosco ed il confine con Treviso.
Per questa parte gli interventi ammissibili sono il completamento degli
insediamenti residenziali e produttivi, condizionati ad idonea tutela ambientale dei
primi rispetto ai secondi, attraverso ampia dotazione di verde.
Gli indici edificatori dovranno medi ed in grado di consentire una buona dotazione
di verde pubblico/privato.
Va assecondata e valorizzata la potenziale rinaturalizzazione dell’ex cava
realizzando le connessioni verdi indicate dal PAT. Dovrà essere ricercato il
coordinamento con il Comune di Treviso per la possibilità di prolungare il
corridoio ecologico secondario nel contesto del completamento della
circonvallazione del capoluogo.
5) Consolidamento e sviluppo delle attuali aree produttive.
Nell’ambito della strategia del PAT a riguardo degli insediamenti produttivi, va
perseguita la riorganizzazione, saldatura ed integrazione degli insediamenti
esistenti, sviluppando possibili sinergie e valorizzandone le potenzialità.
In tal senso è consentita la “densificazione” edilizia degli insediamenti, finalizzata
al recupero degli standard e della viabilità, nonché alla costruzione di comparti
produttivi omogenei capaci di qualificare maggiormente l’intera area. In ogni caso

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

gli interventi edilizi sono subordinati ad opere di mitigazione ambientale e di


consolidamento/realizzazione di corridoi ecologici.
6) Aree agricole interposte agli insediamenti.
Seppure ridotte a porzioni limitate, va valorizzata la funzione delle aree agricole
nel contesto della sostenibilità ambientale e del riequilibrio ecologico dell’intero
ATO. Nel contesto del completamento della circonvallazione della Feltrina , lato
est della frazione di Postioma, vanno previste opere di mitigazione ambientale per
la connessione verde tra l’area agricola di pregio dell’ATO 4 con il territorio
rurale di Ponzano Veneto. Queste aree , pur in considerazione degli esigui spazi
disponibili dovuti allo stato dei luoghi, si qualificano come ambiti di
arricchimento del potenziale biotico e di compensazione ambientale delle aree
urbanizzate, favorendo la realizzazione della rete ecologica. In questo contesto va
incentivata la formazione di masse boscate e di connessioni verdi ai fini della
riduzione dell’inquinamento atmosferico e del miglioramento delle condizioni
microclimatiche locali. E’ da perseguire la fruizione pubblica con realizzazione di
percorsi protetti ciclopedonali, anche per il collegamento delle frazioni di
Castagnole e Postioma.
7) Fascia tra la S.R. n.348 ed il Comune di Ponzano.
In questa parte residuale va attuata la riqualificazione e riorganizzazione dei fronti
verso la strada regionale. Va disincentivata la funzione residenziale sparsa lungo
la strada regionale, favorendone la rilocalizzazione anche attraverso crediti edilizi.
Recupero ambientale delle aree di cava e discarica anche in coordinamento con i
comuni limitrofi.
All’interno dell’ATO 5 il Comune di Paese con soggetto privato ha sottoscritto un
accordo ai sensi dell’articolo 6 delle L.R. 11/2004 denominato AP5 – Ditta
EMERALD SpA, precedentemente descritto, e individuato nella cartografia di PAT
con apposita grafia nella Tavola 4 – Carta delle Trasformabilità.
L’accordo interessa un’area contermine all’insediamento ex S.I.M.M.E.L. oggetto di
Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica Edilizia e Ambientale
(P.I.R.U.E.A.) approvato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale del
Veneto n.122 del 21.02.2002 attualmente in fase di attuazione, compresi tra la ferrovia
Treviso-Belluno e la viabilità di progetto di raccordo tra la S.P. n.100 e la S.R. n.348
“Feltrina”. L’accordo prevede l’ampliamento dell’ambito territoriale di PIRUEA nella
suddescritta area, integrando gli obblighi della ditta EMERALD SpA nei confronti del
Comune di Paese, secondo un programma di realizzazione di opere ed interventi di
rilevante interesse pubblico tra i quali urbanisticamente rilevanti sono:
- la realizzazione di un sottopasso ferroviario in Via S. Pio X;
- cessione gratuita al Comune di Paese di una parte dell’area completa di
urbanizzazioni di mq 16.500 per edilizia residenziale pubblica;
- all’interno dell’area di cui al punto precedente realizzazione e cessione al
Comune di Paese a titolo gratuito di 30 unità residenziali per emergenze di tipo
abitativo;
- cessione gratuita al Comune di Paese di un’area di ulteriori mq 8.000, rispetto a
quelli già convenzionati, per la realizzazione della scuola elementare;
- cessione gratuita al Comune di Paese di un’area di ulteriori mq 5.400 rispetto a
quelli già convenzionati, per la realizzazione dell’asilo nido.
A fronte di tali impegni la ditta EMERALD SpA potrà realizzare in questo ambito,
ulteriori mc 100.000 a destinazione residenziale, dei quali mc 80.000 derivanti dal
cambio di destinazione d’uso di volumi direzionali-commerciali già previsti dal
PIRUEA approvato.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Dimensionamento ATO 5
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 3.620.835
Volume complessivo mc 1.334.038
Volume residenziale mc 322.314
Abitanti teorici PRG vigente n° 2.259
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 10.861
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 226.803
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 521

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 152.245*
Industria e Artigianato mq 10.000
Commercio mq 20.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 846
Abitanti complessivi 2016 n° 3.105
Standard aggiuntivi PAT mq 81.842
* All’interno di questa volumetria mc 100.000 sono destinati alla conclusione dell’accordo tra
il Comune di Paese e soggetto privato, intrapreso ai sensi dell’articolo 6 della L.R. 11/2004 e
indicati negli elaborati di PAT con la simbologia AP5.

ATO 6 – Rurale di riqualificazione nord

L’ambito dell’ATO comprende un insieme di zone di escavazione e discariche


(amianto) posto tra Porcellengo e Castagnole. Esso è delimitato dalla linea ferroviaria
TV-BL ad est e dall’area agricola di buona integrità nelle restanti direzioni. La parte
maggiore dell’ambito presenta una integrità limitata e/o compromessa; solo alcune
zone marginali possiedono ancora una discreta dotazione di equipaggiamento a verde.
Azioni di Piano
Una parte dell’ATO 6 è stata inserita tra le “Matrici naturali primarie potenziali” per le
quali si definiscono i seguenti obiettivi:
· recupero paesaggistico ed ambientale delle aree già adibite a discarica e cava;
· potenziamento del patrimonio vegetale ai fini della rigenerazione ecologica e
della realizzazione di connessioni e corridoi verdi;
· tutela e salvaguardia degli acquiferi con il controllo di discariche, cave, attività
produttive, spargimenti liquami e smaltimento reflui.
Il termine “potenziale” è indicatore di una condizione attualmente connotata da scarsa
valenza naturale, ambientale e paesaggistica, ma pur tuttavia orientata, in prospettiva,
al riconoscimento per detti siti di obiettivi di recupero ai fini della riqualificazione
ambientale, ciò soprattutto in considerazione della particolare dislocazione nel
territorio comunale, tale da ammettere un ruolo di snodo delle connessioni ecologiche
con il Comune di Ponzano Veneto, nonché, a recupero avvenuto, di esteso patrimonio
di verde per usi multipli ed a servizio di attività ricreative e del tempo libero.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Per attuare tali obiettivi questi ambiti sono stati perimetrati quali “Contesti per la
realizzazione di programmi complessi”. L’obiettivo è quello di coinvolgere attori
pubblici e privati all’attuazione degli obiettivi del PAT. Si ritiene che proprio ambiti
quali quello in questione, con forte presenza di cave e discariche, possono divenire
campo di sperimentazione urbanistica per la definizione di modalità di recupero
territoriale ed ambientale di queste parti degradate; esperienza pilota che può essere di
esempio in altri contesti similari, anche al di fuori del territorio comunale. La presenza
ai diversi livelli di una molteplicità di attori coinvolti Regione, Provincia, Comune
privati può dare forte concretezza a questo obiettivo.
Per la restante parte agricola sono valide le azioni generali indicate per l’ATO 3.
Dimensionamento ATO 6
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.083.503
Volume complessivo mc 18.783
Volume residenziale mc 8.684
Abitanti teorici PRG vigente n° 40
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 14.450
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 72.067
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq /

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc /
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° /
Abitanti complessivi 2016 n° 40
Standard aggiuntivi PAT mq /

ATO 7 – Residenziale di Castagnole

L’ambito dell’ATO coincide a grandi linee con l’abitato di Castagnole; è delimitato


dalla linea ferroviaria TV-BL ad est, dal confine comunale con Treviso a sud,
dall’area agricola e da zone di escavazione nelle restanti direzioni.
Castagnole, oggetto di insediamenti abitativi sin da epoca antica, possiede uno dei
centri storici più interessanti del territorio comunale.
Parimenti agli altri centri del territorio comunale, ha avuto un intenso sviluppo edilizio
nel secondo dopoguerra, con caratteristiche molto simili a quelle del capoluogo: una
prima fase nella quale l’edificazione si è sviluppata linearmente lungo la viabilità
esistente, seguita da un’altra fase dove la crescita urbana ha interessato in modo
uniforme l’abitato.
La sommatoria di queste fasi di crescita ha fatto di Castagnole, la frazione con il
tessuto edificato più compatto del territorio comunale. Ciò non significa che manchino
tessuti di frangia o edificazioni lineari in area agricola (vie Toti, Ongarine, S. Pio X,
Grotta, ecc.); in particolare verso nord l’abitato viene ad articolarsi in episodi di
diffusa frammentazione abitativa, caratterizzata da una scarsa qualità urbana e da una
consistente carenza di attrezzature e servizi pubblici.

103
COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Cuore della frazione è Piazza S. Mauro; questo luogo coincide con la memoria storica
dell’abitato; su di esso insistono la Chiesa, la linea edilizia con Villa Perissinotti ed
edifici di interesse pubblico, configurando uno spazio di buona qualità ambientale.
Piuttosto gli edifici realizzati successivamente al secondo dopoguerra, non presentano
una qualità edilizia paragonabile a quella antica, assumendo in alcune parti veste di
elementi detrattori del paesaggio urbano; se a questo si aggiunge l’incidenza negativa
sulla vivibilità di questo spazio dovuta al traffico urbano, il ruolo di spazio aggregante
di Piazza S. Mauro viene ad essere fortemente sminuito.
Rilevanti sono le problematiche indotte dal traffico stradale. Il centro è infatti
attraversato da assi viari di rilevante importanza: la S.P. n.79 che collega Quinto con
Ponzano Veneto e la S.P. n. 100 che collega Treviso con Montebelluna; essi si
intersecano proprio in corrispondenza di Piazza S. Mauro, con le conseguenze sopra
descritte.
In particolare la S.P. n.79 è l’arteria stradale maggiormente responsabile dei livelli di
inquinamento e della riduzione delle condizioni di vivibilità dell’area centrale della
frazione. La stessa è infatti una delle arterie privilegiate dal traffico pesante,
specialmente di quello operante nel settore dell’escavazione; il numero dei veicoli
transitanti è talmente elevato, da risultare inferiore solo a quello delle due strade statali
presenti nel territorio comunale.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione delle aree centrali e del centro storico. Consolidamento insediativo,
riorganizzazione e miglioramento urbano ed edilizio delle aree di frangia, evitando il
potenziamento delle aree interessate da problematiche di inquinamento atmosferico ed
acustico. Coordinamento ed integrazione dell’assetto insediativo con l’ATO 5. Forte
necessità di recupero e riorganizzazione urbanistica dell’edilizia diffusa a nord della
frazione, con il potenziamento della dotazione di verde e miglioramento della
viabilità.
Azioni specifiche
1) Aree centrali della frazione.
Riqualificazione di Piazza S. Mauro, con il consolidamento di attrezzature ed aree
pubbliche, ri-confermando la centralità della piazza quale spazio di scambio e di
incontro sociale. Riorganizzazione funzionale e dell’arredo urbano, con
rafforzamento di parcheggi e collegamenti ciclopedonali; incentivazione al
miglioramento estetico dei fronti prospicienti la piazza.
Potenziamento e ridisegno del sistema del verde pubblico e privato, privilegiando
forme di continuità di questi spazi a partire dalla valorizzazione ambientale dei
parchi e dei giardini degli edifici storici.
Interventi per la riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico derivato dal
traffico veicolare, con aumento del potenziale biotico e della rete ecologica per il
miglioramento delle condizioni microclimatiche dell’abitato.
2) Sviluppo residenziale sud.
Conferma delle previsioni del vigente PRG, per il completamento residenziale
dell’ambito, finalizzato anche alla definizione del margine urbano.
3) Edificazione sparsa in zona agricola.
Consolidamento e riqualificazione delle aree di edificazione diffusa, in particolare
nell’ambito tra Via Toti e Via Ongarine, attraverso un significativo recupero di
standard urbanistici a verde.

104
COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Dimensionamento ATO 7
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.831.657
Volume complessivo mc 816.305
Volume residenziale mc 710.017
Abitanti teorici PRG vigente n° 3.277
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq 23.457
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 15.683
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 30.839
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 2.333

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 38.862
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 216
Abitanti complessivi 2016 n° 3.493
Standard aggiuntivi PAT mq 5.832

ATO 8 – Residenziale di Padernello – S. Luca

L’ambito dell’ATO coincide a grandi linee con gli abitati di Padernello e S. Luca; è
delimitato dall’area agricola e dalla S.R. n.53 Postumia a sud.
Il piccolo nucleo di S. Luca, sorto in corrispondenza di un nodo della centuriazione
romana, si configura come la parte più antica del sistema edificato. In realtà
Padernello presenta un limitato numero di testimonianze antiche, concentrate nei
pressi della Chiesa, anch’essa posta in un nodo della centuriazione romana; altra
testimonianza antica è l’edificio religioso in località S. Gottardo.
Padernello, un tempo sede comunale autonoma, ha avuto un sostenuto sviluppo nel
secondo dopoguerra. Si è trattato però di un processo edificatorio attuato a “macchia
di leopardo”, che ha generato un abitato composto da episodi di urbanizzazione
consolidata, inframmezzati da aree inedificate incolte o agricole; in realtà una buona
parte di questi vuoti urbani sono costituiti da aree per attrezzature pubbliche inattuate.
Questa situazione non contribuisce certamente a definire una apprezzabile identità alla
frazione, che rimane in qualche misura limitata alle aree più antiche: infatti soprattutto
nelle cortine edilizie e nell’edificazione lungo la S.P. n.128, risultano percepibili
gerarchie spaziali e funzionali collettive, capaci di creare una qualche immagine
urbana.
All’interno della frazione, Via Sottana suddivide ulteriormente l’abitato in due parti
quasi equivalenti come estensione, ma con marcate differenze per quanto concerne il
paesaggio edificato.
La parte ad est di Via Sottana risulta maggiormente coinvolta in interventi edificatori
spesso di tipo pianificato, anche se la presenza di numerosi vuoti urbani dà a questo
ambito una sensazione di incompletezza; in corrispondenza dell’incrocio con la S.P.
n.128 l’intervento di recupero dell’ex insediamento industriale Montini in corso di
realizzazione, può divenire un primo momento di riqualificazione dell’area centrale
dell’abitato.

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

La frammentazione dell’edificato è maggiormente percepibile nella parte ad ovest,


dove l’edificazione assume forti connotati di discontinuità e marginalità rispetto alle
parti inedificate; anche la qualità dell’edilizia risulta in qualche modo penalizzata,
presentando episodi non sporadici di degrado.
Anche se in misura minore rispetto al capoluogo, il problema della viabilità incide
pesantemente anche a Padernello a due diversi livelli:
· direttamente con la S.P. n.128 che attraversa il centro;
· limitatamente al quadrante meridionale con la S.R. n.53.
Per quanto concerne la prima arteria viaria, le condizioni di pericolosità di un
attraversamento urbano con consistenti livelli di traffico e la ricaduta in termini
negativi della qualità abitativa sono facilmente intuibili; se a questi si aggiungono
l’inquinamento acustico ed atmosferico indotto dal transito dei veicoli il quadro
peggiora ulteriormente.
La S.R. n.53, pur lambendo solo marginalmente l’abitato, di fatto ne condiziona
fortemente lo sviluppo: innanzitutto fisicamente ponendosi quale limite urbano, in
secondo luogo richiedendo la definizione di interventi di tutela dai fenomeni
inquinanti ad essa collegati.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione delle aree centrali con previsione di spazi per l’incontro e
l’aggregazione sociale. Previsione di interventi sui quadranti con forte presenza di aree
di frangia che maggiormente necessitano di riorganizzazione e miglioramento urbano
ed edilizio. Attenzione a consolidamenti insediativi di ambiti non interessati da
problematiche di inquinamento atmosferico ed acustico. Potenziamento della
dotazione di verde attrezzato e di quello di mitigazione rispetto all’inquinamento
derivato dalla viabilità. Conferma della circonvallazione di PRG quale alternativa alla
S.P. n.128.
Azioni specifiche
1) Sviluppo insediativo area in Via La Motta.
Riqualificazione dell’area in Via La Motta con sviluppo insediativo.
Indici edificatori medi/medio-alti, con concentrazione volumetrica per favorire la
realizzazione di spazi di aggregazione. Rafforzamento delle attrezzature pubbliche
e realizzazione di nuove centralità urbane, anche in coordinamento con le aree di
Via S. Agostino. Riorganizzazione ed miglioramento delle aree pubbliche dal
punto di vista funzionale e dell’arredo urbano, realizzando e/o rafforzando le aree
a parcheggio e i collegamenti ciclopedonali con il tessuto urbano. L’ambito è
particolarmente adatto alla individuazione di edilizia residenziale pubblica.
2) Area nord-ovest impianti sportivi.
Completamento insediativo nell’area verso nord-ovest degli impianti sportivi, per
la definizione del margine verso la zona agricola con adeguata integrazione
paesaggistica ed ambientale. Il verde pubblico andrà pensato quale completamento
di quello esistente; lo sviluppo di questi ambiti dovrà migliorare e potenziare la
viabilità e i collegamenti ciclopedonali.
Per le caratteristiche di questi ambiti si indicano indici edificatori bassi/medio-
bassi.
3) Area di Via S. Gottardo
Completamento residenziale dell’area di Via S. Gottardo finalizzato alla
definizione del margine urbano ed al recupero della contermine edilizia diffusa.
Nell’area fronte S.R. n.53 Postumia la riqualificazione dell’ambito dovrà
prevedere: una fascia verde di rispetto degli insediamenti dall’inquinamento

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

atmosferico ed acustico dovuti alla regionale, il recupero e potenziamento degli


spazi pubblici, il miglioramento dell’arredo urbano e la riorganizzazione della
viabilità. La riqualificazione di questi ambiti deve valorizzare il complesso
architettonico della chiesa di S. Gottardo. Le caratteristiche dell’ambito
dispongono verso l’utilizzo di indici edificatori medi.
Dimensionamento ATO 8
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.191.946
Volume complessivo mc 587.671
Volume residenziale mc 488.200
Abitanti teorici PRG vigente n° 2.135
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq 15.731
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 27.541
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 149.373
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 1.982

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 54.593
Commercio mq 2.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 304
Abitanti complessivi 2016 n° 2.439
Standard aggiuntivi PAT mq 10.208

ATO 9 – Residenziale di Paese

L’ATO coincide a grandi linee con l’abitato di Paese; è delimitato verso sud dalla
linea ferroviaria TV-VI e dall’area agricola nelle altre direzioni. E’ il capoluogo del
territorio comunale ed il centro di maggiore dimensione.
Originariamente composto da tre distinti colmelli Paese, Villa di Villa e Sovernigo, il
centro ha avuto un fortissimo sviluppo insediativo nel secondo dopoguerra, dapprima
privilegiando gli assi viari storici delle attuali: S.R. n.53, Via Roma, Via Marconi, Via
Pravato e successivamente in modo massiccio, i quadranti nord ed est, nonché il
corridoio compreso tra la Postumia (chiamata anche Castellana) e la linea ferroviaria
Treviso-Vicenza. Contestualmente è proseguito, lungo le direttrici viarie, il fenomeno
dell’edificazione sparsa, che col tempo, in alcuni ambiti, ha finito con l’assumere
densità edilizie di una certa consistenza.
Gli ambiti di centro storico coincidono con le parti di maggiore interesse
architettonico ed ambientale, presentando episodi architettonici di notevole valore; il
restante patrimonio edilizio antico si sviluppa linearmente lungo gli assi stradali,
privilegiando la configurazione tipologica della cortina edilizia.
Di rilievo il ruolo di ecologico di rigenerazione ambientale svolto dai parchi e giardini
delle ville storiche.
In questi ambiti di più antica edificazione sono comunque presenti problemi di natura
urbanistica individuabili in:
· mancata soluzione progettale alle questioni poste da alcuni vuoti urbani degradati
e/o sottoutilizzati;

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

· carente integrazione delle parti antiche con l’edilizia recente;


· presenza di episodi di degrado edilizio ed urbano;
· insufficiente valorizzazione del patrimonio di antica origine.
Attorno ai centri storici si è sviluppata la città moderna, che ha stravolto e
profondamente modificato, i precedenti assetti insediativi. Come tutte le realtà
cresciute molto rapidamente, il capoluogo non è riuscito a raggiungere una
apprezzabile qualità urbana; ragioni principali di questa carenza vanno ricercate in:
· mancanza di spazi in grado di creare aggregazioni e gerarchie urbane;
· presenza all’interno dell’abitato di aree inedificate o agricole;
· commistioni tra destinazioni d’uso non compatibili;
· presenza di ambiti dismessi o sottoutilizzati;
· attraversamenti viari con alti volumi di traffico all’interno delle aree urbane;
· insufficiente dotazione di servizi;
· cattiva qualità formale dell’edificato.
Esempio particolarmente negativo in tal senso è il corridoio compreso tra la S.R. n.53
e la ferrovia Treviso-Vicenza. In questo ambito si alternano insediamenti produttivi e
residenziali tra loro incompatibili, sia per la tipologia produttiva di alcuni essi, sia per
l’impossibilità di dare luogo ad una pur minima qualità urbana dell’edificato.
La presenza di un consistente numero di insediamenti commerciali pone inoltre in
primo piano, le questioni legate alla accessibilità ed ai parcheggi, attualmente solo in
parte risolti.
In questo ambito vengono inoltre ad insistere rilevanti fenomeni di inquinamento
acustico ed atmosferico, indotti dall’intenso traffico sulla S.R. Postumia e, seppure in
maniera meno rilevante, dalla linea ferroviaria TV-VI.
I succitati problemi di inquinamento interessano anche altre parti del capoluogo in
corrispondenza degli attraversamenti viari delle strade provinciali (Viale Biasuzzi, Via
I Maggio, Via IV Novembre, ecc.); questa situazione provoca profonde fratture
nell’edificato ed una oggettiva difficoltà ad organizzare una accettabile qualità urbana
dell’abitato.
E’ evidente che senza la predisposizione di interventi sul sistema della mobilità, Paese
non riuscirà ad avere una apprezzabile qualità ambientale, né organizzare coerenti
gerarchie spaziali e funzionali.
Altri elementi che concorrono a determinare una sensazione di incompletezza urbana,
sono le aree residuali, spesso agricole, oppure incolte, che si addentrano nel tessuto
urbano, ponendosi quale vuoto estraneo alla città.
La loro ubicazione, spesso centrale rispetto all’abitato, può però, divenire occasione
preziosa per ripensamenti e ridefinizioni progettuali dell’assetto urbano.
In termini diversi, questo senso di incompletezza è avvertibile anche negli ambiti
edificati durante la prima spinta edificatoria degli anni ’60 e ’70; l’esigenza di fornire
risposte in breve tempo ad una domanda abitativa sempre crescente, non poteva che
produrre ambienti urbani carenti di urbanizzazioni, servizi e standard, nonché privi di
un disegno urbanistico capace di configurare gerarchie e spazi urbani collettivi.
Tralasciando giudizi sulla qualità “formale” dell’architettura prodotta in questi ambiti,
non c’è dubbio che la rilevante quota di abitazioni in proprietà, renda questo
patrimonio edilizio oggetto di elevati livelli manutentivi e quindi spesso di buon
livello prestazionale; in questo contesto la qualità dell’edilizia privata, viene a stridere
se rapportata alla modesta qualità dello spazio pubblico.
Questi ambiti che solo riconfigurazioni urbane possono “rigenerare”, chiedono la
messa in campo di interventi mirati, “pazienti”, attenti ai condizionamenti posti dalla
situazione reale dei luoghi; a questi interventi “minimalisti” ne vanno però affiancati
altri, capaci di creare le condizioni per operazioni di più ampio respiro (da affrontare

108
COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

anche con il concorso dell’iniziativa privata) ed al configurarsi di favorevole


condizioni del mercato edilizio.
Nei tessuti consolidati questo può significare intervenire su reticoli urbani già
configurati, che abbisognano di un riconoscimento e di una riqualificazione dello
spazio pubblico.
Le parti urbane realizzate a partire dagli anni ’80, hanno caratteristiche diverse da
quelle realizzate precedentemente; nella gran parte dei casi coincidono con gli
interventi pianificati, cioè inquadrati e disciplinati da strumenti urbanistici attuativi.
Sono gli ambiti dove la recente realizzazione dei manufatti, unitamente alla presenza
delle opere di urbanizzazione, pongono in posizione privilegiata, nei confronti degli
standard qualitativi richiesti agli odierni insediamenti abitativi.
Piuttosto, anche per queste aree, non si coglie una sensazione di qualità urbana;
prevale l’impressione di una certa indifferenziazione dei luoghi e di un loro assoluto
distacco rispetto alla memoria storica.
E’ evidente che per questi ambiti il paesaggio urbano non potrà mutare di molto, visto
che non si potranno ragionevolmente proporre, in aree di così recente realizzazione e
infrastrutturazione, interventi di sostituzione e/o trasformazione.
In questi ambiti gli interventi dovranno finalizzarsi all’integrazione nel più ampio
contesto della città, attraverso l’individuazione, riqualificazione e potenziamento di
sistemi di connessione urbana da affidare prioritariamente ad assi protetti, corridoi di
valore ambientale e a collegamenti con le zone urbane di livello gerarchico.
Complessivamente nel capoluogo è la “dimensione urbana” che non viene colta;
l’abitato non riesce a qualificare spazi ed attrezzature in grado di innestare processi di
riconoscibilità del proprio ruolo di centro di media grandezza a livello provinciale.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riqualificazione delle aree centrali e del centro storico quale rafforzamento del ruolo
urbano del capoluogo. Trasformazione, riqualificazione e riconversione delle aree tra
la S.R. n.53 e la ferrovia Treviso-Vicenza per il miglioramento urbanistico, ambientale
ed ecologico dell’area, allontanando le attività produttive incompatibili e migliorando
le problematiche di inquinamento dovute ai forti volumi di traffico.
Riorganizzazione e miglioramento urbano ed edilizio delle aree di frangia,
consolidamento insediativo, evitando il potenziamento delle aree interessate da
problematiche di inquinamento atmosferico ed acustico. Tutela delle aree residenziali
dai potenziali fattori di inquinamento dovuti dagli insediamenti produttivi.
Potenziamento della dotazione di verde e riduzione degli impatti negativi dovuti alla
viabilità.
Rafforzamento delle attrezzature di interesse generale in coordinamento con quanto
previsto nell’ATO 10 per il recupero degli ambiti di cava.

Azioni specifiche
1) Corridoio S.R. n. 53 – ferrovia Treviso-Vicenza.
Trasformazione, riqualificazione, riconversione, sostituzione edilizia e sviluppo
insediativo delle aree tra la S.R. n.53 Postumia e la linea ferroviaria Treviso-
Vicenza, finalizzati a rendere questa parte urbana uno dei cardini delle nuove
“centralità” che il PAT definisce all’interno dell’ATO 9.
Riduzione e/o eliminazione la conflittualità tra insediamenti residenziali e
produttivi con incentivazione a trasformazioni rilocalizzazioni di questi ultimi.
Miglioramento della qualità ambientale in particolare degli ambiti dismessi ed
interstizi inedificati con risanamento dei siti contaminati e forte aumento della
dotazione di verde, per mitigazione e valorizzazione ambientale. Realizzazione di

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

aree attrezzate a verde pubblico con particolare riferimento agli ambiti disserviti o
con carenti condizioni di accessibilità, messi in rilevo con il Rapporto Ambientale.
Gli interventi dovranno garantire un forte aumento della capacità biotica,
attraverso l’incremento delle aree verdi e della rete ecologica e la loro connessione
con sistemi continui di verde, in grado di aprirsi verso le grandi aree di servizi e lo
spazio rurale. In tal senso la quota pubblica/privata di verde “ecologico” previsti
nelle norme di PAT, dovrà essere calibrata alla specificità di un ambito che
richiede pressanti interventi di riqualificazione ambientale.
In questa parte urbana l’edificazione potrà avvalersi di indici edificatori medi o
medio-alti; dovranno essere previsti meccanismi di flessibilità relativamente alle
destinazioni d’uso, favorendo il mix funzionale (residenza, terziario, direzionale,
servizi); per la sua specifica ubicazione l’area risulta particolarmente interessante
rispetto a politiche attente alla plurifunzionalità.
Nonostante il PAT preveda con la complanare sud la deviazione di importanti
volumi di traffico dall’attuale Via Postumia, a titolo cautelativo andrà controllata
la residenza fronte S.R. n. 53; tale destinazione potrà meglio essere realizzata in
ambiti interni.
Al fine di evitare ulteriori incentivazioni dei livelli di traffico su Via Postumia, si
indica la realizzazione di una viabilità interna a supporto e snellimento della
suddetta arteria viaria. In questo senso tracciati stradali alternativi alla regionale
ed alla linea ferroviaria (sfruttando in parte l’esistente) andranno previsti
sviluppando e completando le indicazioni del PAT. Rotatorie e sottopassi in
particolare sugli innesti con via Postumia, dovranno consentire fluidità e sicurezza
al traffico ed il potenziamento dei percorsi ciclopedonali. Contestualmente si
procederà al controllo e riduzione degli accessi alla S.R. n.53. Nel contesto del
potenziamento e/o realizzazione della nuova viabilità, vanno previste opere di
mitigazione ambientale qualificandosi nel contempo quali luoghi di arricchimento
del potenziale biotico, anche ai fini della riduzione dell’inquinamento atmosferico
e delle condizioni microclimatiche locali.
Di particolare importanza non solo per questo ambito, ma per l’intero territorio
comunale, è la fermata ferroviaria SFMR di Paese; per sfruttare appieno questa
opportunità andranno organizzate idonee infrastrutture (parcheggi scambiatori,
percorsi ciclopedonali, ecc) per favorire la mobilità pubblica.
2) Insediamenti a prevalente destinazione produttiva lungo la S.R. n. 53 a confine
con i Comuni di Treviso e Quinto.
Trasformazione, riqualificazione, riconversione e sostituzione edilizia delle aree
dismesse o a prevalente destinazione produttiva poste lungo la S.R. n.53 a confine
con i Comuni di Quinto e Treviso.
Anche in questo caso il Piano è chiamato a dare corpo ad un ripensamento
urbanistico di un’area con grandi potenzialità, che derivano in primo luogo
dall’essere di fatto la “Porta della Città”; ruolo destinato a crescere anche in
considerazione del completamento della tangenziale del capoluogo. Il PAT non
intende comunque perseguire soluzioni formali o “segni” architettonici specifici,
quanto piuttosto prefigurare, suggerire, incentivare riorganizzazioni funzionali
capaci di arricchire un ambito che sta già profondamente modificandosi.
Contestualmente il PAT indica la necessità di un forte miglioramento della qualità
ambientale, in particolare degli ambiti dismessi ed interstizi inedificati;
realizzando lei aree attrezzate a verde pubblico delle quali necessita questa parte
del capoluogo. Gli interventi dovranno garantire un forte aumento della capacità
biotica, attraverso l’incremento delle aree verdi e della rete ecologica e la loro
connessione con sistemi continui di verde, in grado di aprirsi verso le grandi aree
di servizi e lo spazio rurale.

110
COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Opere di mitigazione ambientale quale contributo alla riduzione


dell’inquinamento atmosferico e miglioramento delle condizioni microclimatiche
locali, sono previste data la prossimità a viabilità con forti volumi di traffico
esistente e di progetto (S.R. n.53 e circonvallazione di Treviso,
L’edificazione ammissibile potrà avvalersi di indici edificatori medi o medio-alti;
consentendo meccanismi di flessibilità delle destinazioni d’uso, favorendo il mix
funzionale (residenza, terziario, direzionale, servizi); in questo contesto la
residenza andrà realizzata preferibilmente negli ambiti interni.
3) Aree in Via Treforni; Via I Maggio e Viale Biasuzzi
Trasformazione e riqualificazione e delle aree in Via Treforni con il rafforzamento
delle attrezzature pubbliche e del verde.
Obiettivo principale è dare attuazione alle previsioni già contenute nel vigente
PRG, ma non attuate, relativamente alle attrezzature pubbliche; per questa area
vista anche la presenza di attrezzature scolastiche, dovrà essere realizzato un
bosco urbano, sia per la funzione didattica, sia di un generale contributo al
miglioramento ambientale.
Per l’edificazione residenziale si prevedono indici territoriali medi o medio-bassi:
Va posta specifica attenzione alla realizzazione del corridoio ecologico ed al
potenziamento dei percorsi ciclopedonali. Inoltre per le aree su Via I Maggio e
Viale Biasuzzi, si attuerà il rafforzamento delle attrezzature pubbliche e del verde
con sistemi continui; vanno previste opere di mitigazione ambientale verso la
viabilità pubblica e la concentrazione degli accessi viari.
4) Aree lungo Via I° Maggio, Via IV Novembre e Via Trieste.
Per questi ambiti viene indicato il completamento dell’edificato e costruzione di
margine urbano di questa parte dell’abitato; si tratta di aree residuali classificate
agricole nel vigente PRG, anche se di fatto incluse nel tessuto urbano.
Dati il ruolo di margine verso le aree rurali e le caratteristiche dell’edilizia
contermine, si prevedono indici edificatori medi o medio-bassi.
Vanno in ogni caso ridotte al minimo le immissioni su Via I° Maggio, Via IV
Novembre e Via Trieste disciplinando l’edificazione con interventi unitari e/o
coordinati; questi ultimi dovranno prevedere opere di tutela da potenziali fattori di
inquinamento atmosferico ed acustico, con interventi di mitigazione ambientale.
Vanno migliorate le condizioni di sicurezza della circolazione con percorsi
ciclopedonali.
5) Aree centrali prospicienti Via Battisti, il parco e gli impianti di Via della
Costituzione e Strada del Cimitero.
Si prevedono la trasformazione, riqualificazione, anche con nuova edificazione,
delle aree centrali, con rafforzamento e incremento delle attrezzature pubbliche e
degli spazi verdi. Questi ultimi dovranno configurarsi quali sistemi continui di
verde ad integrazione tra servizi e residenza.
Date le caratteristiche dell’area indici edificatori medi, sono quelli maggiormente
indicati.
Va prevista una nuova viabilità anche ciclopedoanle di collegamento tra Via
Battisti e Via Roma, al fine di migliorare il traffico in questi ambiti centrali.
6) Riqualificazione ambientale dell’area di cava tra Via Piave e Via Cal di
Morganella.
E’ uno delle previsioni di PAT maggiormente qualificante e riguarda la
realizzazione di strutture sociali, culturali, sportive, ricreative e per il tempo libero
e limitati completamenti residenziali. Questo ambito va visto quale momento di
forte qualificazione di servizi a livello comunale ed in prospettiva sovracomunale.
Va inoltre letto quale contributo alla decongestione delle aree centrali con la

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

rilocalizzazione di attrezzature pubbliche attualmente gravanti su questi ambiti.


Gli interventi dovranno includere consistenti miglioramenti ambientali e
paesaggistico di un’area fortemente degradata; andranno quindi ricercate forme di
integrazione progettuale con gli interventi di recupero ambientale dell’area di cava
“Tonini”. In questo contesto va attuato il potenziamento del verde anche con
realizzazione di un bosco urbano.
All’interno del suddescritto programma operativo, sono da realizzare percorsi
protetti ciclopedonali sia per favorire l’accessibilità dai centri abitati, sia per il
collegamento con le aree rurali e i percorsi ambientali in esse previsti.
7) Riqualificazione urbanistica ed edilizia delle aree centrali prospicienti Via Battisti,
Via Pravato, Via Marconi, Viale Panizza e Piazza Mons. Andreatti.
Quella della riqualificazione di queste aree centrali è una delle questioni irrisolte
dalla pianificazione comunale, laddove maggiormente si palesa la necessità del
rafforzamento del ruolo urbano del capoluogo. Si tratta oggettivamente di
intervenire in zone dove lo stato di fatto non consente grandissimi margini di
manovra; esistono e/o vanno comunque ricercati spazi dove tali politiche possono
essere condotte. Il PI dovrà quindi porsi l’obiettivo dell’incentivazione di nuove
centralità, anche in rapporto con le iniziative di riqualificazione di Piazza Mons.
Andreatti, favorendo sia l’insediamento di attività di tipo sociale e culturale, sia il
complessivo miglioramento della qualità urbana ed edilizia. Ciò non può avvenire
senza un potenziamento degli standard urbanistici e dell’accessibilità in
particolare alle attrezzature pubbliche di livello frazionale e comunale, con
rafforzamento della viabilità ciclopedonali e dei parcheggi.
Per il raggiungimento di tali obiettivi possono essere previsti indici edificatori
medi/medio-alti, anche quale incentivazione verso operazioni di trasformazione e
riqualificazione.
8) Ambiti a nord ovest lungo l’asse di Via S. Luca.
Si tratta dell’unica parte del capoluogo dove maggiormente si concentrano le
possibilità di espansione edilizia. La possibile edificazione è comunque finalizzata
alla definizione del margine urbano di queste parti dell’abitato, con la
riqualificazione degli ambiti di frangia e la connessione con le aree contermini
edificate. Anche alla luce delle risultanze del Rapporto Ambientale, andranno
realizzati un’area verde attrezzata a servizio dell’intero quadrante e corridoi
ecologici tra le aree centrali e quelle agricole, ai quali collegare sistemi continui di
verde e percorsi ciclopedonali.
Tutto questo è condizionato alla identificazione di un assetto viario dimensionato
rispetto al carico insediativo previsto, coinvolgendo nella riorganizzazione della
mobilità anche gli attuali assi viari; tale indicazione è fondamentale in un ambito
dove la viabilità non sempre è adeguata alla domanda di mobilità.
Gli indici edificatori dovranno prioritariamente riferirsi a quelli dell’ambito
contermine.
9) Aree a sud della S.R. n.53 tra l’area residenziale del capoluogo e la zona
produttiva di Padernello.
E’ un ambito dove si configura la questione della definizione del limite tra il
capoluogo e la zona produttiva di Padernello.
Il PAT propone interventi di riqualificazione e trasformazione finalizzati alla
definizione di interventi di consolidamento del margine urbano dell’abitato, il
miglioramento di viabilità e standard, escludendo stante l’attuale situazione nuovi
insediamenti residenziali lungo la strada regionale.
Va prevista una fascia tampone boscata di protezione dagli insediamenti produttivi
e dalle fonti di inquinamento elettromagnetico; questa area verde oltre a
qualificarsi quale spazio di mitigazione e compensazione ambientale, va vista

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

anche quale area di verde attrezzato a servizio dell’intero quadrante. In questo


contesto va previsto un potenziamento dei percorsi ciclopedonali.
Contestualmente va incentivato il miglioramento della qualità ambientale ed
edilizia dei fronti lungo la S.R. n.53 con la disciplina delle immissioni sull’arteria
stradale e interventi di mitigazione ambientale.
Date le caratteristiche dell’ambito gli indici edificatori sono previsti medio-bassi.
All’interno dell’ATO 9 il Comune di Paese con soggetti privati ha sottoscritto accordi
ai sensi dell’articolo 6 delle L.R. 11/2004 denominati AP3 – Casa Schiavinato e AP4 –
Area ARIKA srl, precedentemente descritti, e individuati nella cartografia di PAT con
apposita grafia nella Tavola 4 – Carta delle Trasformabilità.
L’accordo AP3 – Casa Schiavinato prevede l’acquisizione a titolo gratuito da parte del
Comune di Paese del fabbricato denominato Casa Schiavinato, posto nel centro storico
del capoluogo in Via Trieste di fronte alla Casa Anziani di Villa Panizza, da destinare
a Centro Sociale. Gli immobili oggetto di accordo interessano un’area di mq 1.803, il
fabbricato esistente (ristrutturato) con volume pari a mc 2.416 e l’ulteriore capacità
edificatoria con sagoma limite di circa mc 1.280.
A titolo compensativo vengono individuate nuove possibilità edificatorie per
complessivi mc 8.250.
L’accordo AP4 – Paese Area ARIKA srl rientra nel contesto del trasferimento della
ditta ARIKA srl (Area Commercio Agrario) dall’attuale sede posta nel capoluogo in
Via Monsignor Breda, in un’area lungo Via Postumia.
L’accordo prevede la sistemazione da parte della ditta ARIKA srl del tratto di
marciapiede/pista ciclabile su sede propria in prossimità dell’incrocio di Via
Monsignor Breda con Via Postumia, con cessione gratuita al demanio comunale
dell’area sistemata (mq 150 circa). La parte privata si impegna altresì a finanziare in
forma compartecipativa il completamento della pista ciclabile lungo la S.R. n.53
Postumia.
Di converso la proprietà si impegna alla riqualificazione dell’area nel rispetto dei
parametri di zona dotandola di adeguate aree di servizio. A titolo compensativo si
individueranno possibilità edificatorie di tipo commerciale lungo la S.R. n.53
Postumia per una superficie fondiaria di mq 4.900.
Dimensionamento ATO 9
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 3.974.868
Volume complessivo mc 3.331.361
Volume residenziale mc 2.300.112
Abitanti teorici PRG vigente n° 9.910
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq 47.503
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 79.829
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 375.075
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 12.609

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 325.490*
Commercio mq 25.000**
Direzionale mc 20.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 1.808
Abitanti complessivi 2016 n° 11.718
Standard aggiuntivi PAT mq 77.219

* All’interno di questa volumetria mc 8.250 sono destinati alla conclusione dell’accordo tra il
Comune di Paese e soggetti privati, intrapreso ai sensi dell’articolo 6 della L.R. 11/2004 e
indicato negli elaborati di PAT con la simbologia AP3.
** All’interno di questa superficie mq 2.400 sono destinati alla conclusione dell’accordo tra il
Comune di Paese e soggetti privati, intrapreso ai sensi dell’articolo 6 della L.R. 11/2004 e
indicato negli elaborati di PAT con la simbologia AP4.

ATO 10 – Rurale di riqualificazione Treforni

L’ambito dell’ATO comprende due zone di escavazione sotto falda tra Paese e
Castagnole, separate tra loro dal diaframma di Via Piave; attualmente solo una cava è
interessata da interventi di ricomposizione ambientale, anche se con modalità non del
tutto condivisibili dal punto di vista paesaggistico-naturalistico.
L’ambito comprende anche un’area agricola di buona integrità in prossimità della
frazione di Castagnole. Per alcuni versi le cave coinvolte possono essere considerate
parte di un sistema di escavazione più ampio che interessa anche il Comune di
Treviso.
Azioni di Piano
La maggior parte dell’ATO 10 è stata inserita tra le “Matrici naturali primarie
potenziali” per le quali si definiscono i seguenti obiettivi:
· recupero paesaggistico ed ambientale delle aree di cava anche con recupero ai
fini sportivi, sociali e per il tempo libero;
· potenziamento del patrimonio vegetale ai fini della rigenerazione ecologica e
della realizzazione di connessioni e corridoi verdi;
· tutela e salvaguardia degli acquiferi con il controllo di cave, attività produttive,
spargimenti liquami e smaltimento reflui.
Il termine “potenziale” è indicatore di una condizione attualmente connotata da scarsa
valenza naturale, ambientale e paesaggistica, ma pur tuttavia orientata in prospettiva al
riconoscimento per detti siti di obiettivi di recupero ai fini della riqualificazione
ambientale, ciò soprattutto in considerazione della particolare dislocazione nel
territorio comunale, tale da ammettere un ruolo di snodo delle connessioni ecologiche
con il Comune di Treviso, nonché, a recupero avvenuto, di esteso patrimonio di verde
per usi multipli a servizio di attività ricreative e del tempo libero anche riferiti
all’intera area metropolitana con centro nel capoluogo provinciale.
Le parti dell’ATO a cava e a discarica sono incluse tra le “Matrici naturali primarie
potenziali” definendone gli obiettivi nel quadro di un recupero di tipo naturalistico.
Per attuare tali obiettivi questi ambiti sono stati perimetrati quali “Contesti per la

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

realizzazione di programmi complessi” da attuare con il concorso di attori pubblici e


privati similmente a quanto descritto per l’ATO 6.
Per la restante parte agricola sono valide le azioni generali indicate per l’ATO 3.
Dimensionamento ATO 10
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.233.984
Volume complessivo mc 14.587
Volume residenziale mc 5.036
Abitanti teorici PRG vigente n° 53
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 7.149
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 139.289
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq /

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 7.349
Turistica mc 20.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 41
Abitanti complessivi 2016 n° 94
Standard aggiuntivi PAT mq 4.476

ATO 11 – Produttivo Padernello sud

L’ATO comprende la zona industriale di Padernello; è suddiviso in due porzioni dalla


linea ferroviaria TV-VI che, successivamente per un tratto, viene a configurarsi anche
come limite sud dell’area. L’ambito è delimitato a nord dalla S.R. n.53 Postumia, da
Via Nazionale ad ovest e da Via Mons. Breda ad est. Sono compresi insediamenti
residenziali e aree agricole verso ovest fino al confine con Istrana; nell’ambito è
presente anche un’area di cava dismessa.
Azioni di Piano
Obiettivi generali
Riorganizzazione dell’ambito e ricucitura della frammentazione insediativa, mediante
un disegno complessivo di miglioramento della qualità edilizia ed ambientale sui
fronti verso la S.R. n. 53 e di connessione dei nuovi insediamenti con il tessuto urbano
esistente. La riorganizzazione urbanistica dovrà riferirsi anche ai futuri scenari
riferibili alla realizzazione delle nuove infrastrutture viarie (complanare sud, sviluppo
sistema ferroviario merci, circonvallazione del capoluogo); in tal senso l’ambito a sud
della linea ferroviaria Treviso-Vicenza è stata inclusa tra i contesti territoriali destinati
alla realizzazione di programmi complessi. Tutela degli insediamenti residenziali in
particolare di quelli prossimi alle aree produttive ed alle infrastrutture stradali e
ferroviarie.
Azioni specifiche
1) Riqualificazione ambiti lungo la S.R. n. 53 Postumia.
Riorganizzazione degli insediamenti lungo la S.R. n.53 Postumia, con l’obiettivo

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Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

di riconnettere tessuti edilizi disomogenei e frammentati. Va perseguito il


miglioramento della qualità ambientale ed edilizia dei fronti lungo la strada
regionale, anche attraverso interventi di riqualificazione e sostituzione edilizia,
potenziamento e miglioramento degli spazi pubblici, previsione di nuove piste
ciclabili e riorganizzazione degli accessi sulla regionale. E’ necessario l’aumento
della dotazione di verde alberato in funzione della mitigazione dell’inquinamento
atmosferico ed acustico.
2) Sviluppo e completamento degli insediamenti.
Il completamento degli insediamenti residenziali e produttivi, dovrà prevedere
idonea tutela ambientale dei primi rispetto ai secondi. Lo sviluppo delle attuali
aree produttive deve essere condotto nel contesto di una riorganizzazione,
saldatura ed integrazione dell’esistente, sviluppando possibili sinergie e
valorizzandone le potenzialità. Valorizzazione della fermata ferroviaria prevista
nell’area produttiva.
Per gli insediamenti residenziali data la vicinanza agli insediamenti produttivi ed
ad altri elementi generatori di potenziale inquinamento (viabilità, ferrovia; ecc) gli
indici edificatori sono proposti medio-bassi.
Per gli insediamenti produttivi può essere prevista una densificazione edilizia
purché finalizzata al recupero degli standard e della viabilità, nonché alla
costruzione di comparti produttivi omogenei capaci di qualificare maggiormente
l’intera area. Gli interventi edilizi sono subordinati ad opere di mitigazione
ambientale e di consolidamento/realizzazione di corridoi ecologici.
3) Riqualificazione ambientale.
Va valorizzata la potenziale funzione di rinaturalizzazione dell’ex cava
sviluppando opportune connessioni verdi. Gli standard urbanistici dovranno
prevedere la formazione di masse boscate e connessioni verdi per il miglioramento
ambientale; realizzazione di percorsi protetti ciclopedonali per il collegamento con
gli abitati di Padernello e Paese. Nel contesto della realizzazione della complanare
al centro di Paese, da definire nel percorso in sede di progettazione definitiva-
esecutiva, vanno previste opere di mitigazione ambientale per la connessione
verde tra l’area agricola ed il territorio rurale di Istrana.

Dimensionamento ATO 11
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.716.193
Volume complessivo mc 1.641.340
Volume residenziale mc 98.091
Abitanti teorici PRG vigente n° 463
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq /
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 364.101
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq 1.840

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Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 5.249
Industria e Artigianato mq 10.000
Commercio mq 3.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 29
Abitanti complessivi 2016 n° 492
Standard aggiuntivi PAT mq 4.000

ATO 12 – Rurale di riqualificazione sud

L’ATO interessa un’area agricola interessata da un insieme di zone di escavazione


sotto falda. Esso è delimitato dalla linea ferroviaria TV-VI e dalle vie Nazionale e
Mons. Breda a nord e dal confine comunale con Morgano, Istrana e Quinto a sud. Via
Mons. Breda divide l’ambito principale da una zona con cave e discariche in parte
recuperate.
Azioni di Piano
Una parte dell’ATO 12 è stata inserita tra le “Matrici naturali primarie potenziali” per
le quali si definiscono i seguenti obiettivi:
· recupero paesaggistico ed ambientale delle aree a discarica e cava;
· potenziamento del patrimonio vegetale ai fini della rigenerazione ecologica e
della realizzazione di connessioni e corridoi verdi;
· tutela e salvaguardia degli acquiferi con il controllo di discariche, cave, attività
produttive, spargimenti liquami e smaltimento reflui.
Il termine “potenziale” è indicatore di una condizione attualmente connotata da scarsa
valenza naturale, ambientale e paesaggistica, ma pur tuttavia orientata in prospettiva al
riconoscimento per detti siti di obiettivi di recupero ai fini della riqualificazione
ambientale, ciò soprattutto in considerazione della particolare dislocazione nel
territorio comunale, tale da ammettere un ruolo di snodo delle connessioni ecologiche
con il Comune di Morgano ed il Parco del Sile, nonché, a recupero avvenuto, di esteso
patrimonio di verde naturalistico a servizio di attività ricreative e del tempo libero.
Le parti dell’ATO a cava e a discarica sono incluse tra le “Matrici naturali primarie
potenziali” definendone gli obiettivi nel quadro di un recupero di tipo naturalistico.
Per attuare tali obiettivi questi ambiti sono stati perimetrati quali “Contesti per la
realizzazione di programmi complessi” da attuare con il concorso di attori pubblici e
privati similmente a quanto descritto per l’ATO 6.
Vanno definiti interventi di mitigazione negli ambiti interessati dalla previsione viaria
della “complanare sud”.
Per le restanti parti vedi le azioni previste per l’ATO 3.

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Dimensionamento ATO 12
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 1.786.364
Volume complessivo mc 11.740
Volume residenziale mc 5.355
Abitanti teorici PRG vigente n° 127
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq /
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq 30.006
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq /

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 2.625
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 15
Abitanti complessivi 2016 n° 142
Standard aggiuntivi PAT mq /

ATO 13 – Rurale Colmello

ATO prevalentemente agricolo posto a sud del territorio comunale; è delimitato a nord
dalla linea ferroviaria TV-VI e a sud-est dal confine comunale con il Comune di
Quinto. L’ambito prettamente rurale è sufficientemente integro, ben dotato di
equipaggiamento a verde, reticolo poderale diversificato.
Lungo la S.P. n.79 si è sviluppata una edificazione in forma di piccoli agglomerati tra
cui quello storico denominato “Colmello”; i sostenuti livelli di traffico lungo la
provinciale, incidono negativamente sui livelli di vivibilità degli abitati. Sono presenti
ambiti di cava non completamente recuperati all’agricoltura.
Azioni di Piano
Consolidamento dei nuclei abitativi esistenti tenendo in debito conto delle
problematiche di carattere ambientale derivanti dal traffico lungo la provinciale n. 79.
Vanno attuati interventi di mitigazione negli ambiti interessati dalla previsione viaria
della “complanare sud”
Per la restante area vedi le azioni previste per l’ATO 3.
Dimensionamento ATO 13
Stato di fatto
Superficie territoriale mq 2.088.595
Volume complessivo mc 78.899
Volume residenziale mc 64.359
Abitanti teorici PRG vigente n° 408
Aree per l’istruzione PRG (Fa) mq /
Aree per attrezzature di interesse comune PRG (Fb) mq 15.164
Aree per attrezzature a parco, gioco e sport PRG (Fc) mq /
Aree per parcheggi PRG (Fd) mq /

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COMUNE DI PAESE
Piano di Assetto del Territorio – Relazione
anno 2007

Carico insediativo aggiuntivo PAT


Residenza mc 4.200
Industria e Artigianato mq 2.000
Dotazione abitante teorico mc/ab 180
Nuovi abitanti insediabili n° 23
Abitanti complessivi 2016 n° 431
Standard aggiuntivi PAT mq /

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