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ERICH AUERBACH

Lingua· letteraria e pubblico


nella tarda antichità latina
e nel Medioevo

Traduzione di Fausto Codino

Feltrinelli
Titolo dell'opera originale
LITERATURSPRACHE UND PUBLIKUM IN DER LATEINISCHEN
SPATANTIKE UND IM MITTELALTER
© 1958 Verlag A. Francke AG, Bem

Traduzione dal tedesco di


FAUSTO CODINO

© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano


Prima edizione ne "I fatti e le idee, Saggi e Biografie" luglio 1960
Prima edizione in "SC/10" maggio 1979
Prima edizione nell'"Universale Economica" SAGGI
gennaio 2007 Per Marie e Clemens
ISBN 978-88-07-81949-0

Tutti i tentativi sono stati fatti per rintracciare i detentori dei diritti di traduzione
dall'Editore che si dichiara sin d'ora disposto a riconoscerli.

www.feltrinelli.it
Libri in uscita, interviste, reading,
commenti e percorsi di lettura.
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Aggiornamenti quotidiani l

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Premessa

Ringrazio la Bolling Foundation di New York, che mi ha grandemente


appoggiato nella mia attività, e Henry Peyre che col suo amichevole aiuto
ha molto facilitato il mio lavoro · .
Su quanto devo ad altri studiosi, e sulle mie relazioni con essi, rendo
conto nell'introduzione. Qui voglio ringraziare alcuni dei colleghi della
Yale University, ai quali talvolta ho chiesto consigli e informazioni sugli
argomenti trattati in questo libro. Essi sono: Thomas G. Bergin, Sumner
McK. Crosby, Erich Dinkler fora a Bonn), E. Talbot Donaldson, G. Lin-
coln Hendric~son, Helge Kokeritz, Bernard M. W. Knox, Robert S. Lopez,
John C. Pope, F. Stephen Reckert, Konstantin Reichardt, Henry B. Ri-
chardson e René Wellek.

New Haven, Conn., fine febbraio 1957.

E. A.

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Introduzione

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t· Sullo scopo e il metodo
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Da gran tempo la romanistica tedesca si trova in una situazione


particolare. Essa deriva, attraverso Uhland e Diez, dallo storicismo ro-
mantico: ossia dal movimento che, da Herder attraverso gli Schlegel
fino a Jacob Grimm, ha innalzato a idea direttiva onnicomprensiva deìla
filologia il concetto dello sviluppo storico e dello spirito popolare indi-
viduale nel quale esso di volta in volta opera. Mediante lo storicismo
romantico fu creata una concezione della comunità dell'umano fondata
sulla molteplicità delle individualità .popolari, e pertanto dialettica; essa
era piu profonda e piu reale dell'idea di umanità dell'illuminismo puro,
. poiché questa operava in modo astorico e adialettico. Ora, da nessuna
parte la concezione storica poteva diventare cosf naturalmente efficace,
almeno per l'Europa, come nella romanistica tedesca. Suo oggetto in-
fatti non è· il proprio spirito popolare; essa non poteva soggiacere tanto
facilmente alla tentazione di compenetrarsi patriotticamente e sentimen-
talmente con l'essenza del proprio popolo. Suo oggetto sono parecchi
popoli tra loro diversi, nonostante la comune romanità; ancora maggio-
re è la differenza fra essi, tutti, e il popolo tedesco : ma essi sono pur
sempre legati ad esso attraverso il comune sostrato della civiltà anti-
co-cristiana. Cos{ la coscienza prospettivistica e storica dell'europeismo
è viva fin dagli inizi nei lavori linguistici e letterari della romanistica
tedesca, sebbene nel tardo XIX secolo essa arrivasse di rado ad espri-
mersi decisamente, a causa della quantità e della specializzazione della
ricerca, e anche per mancanza di un'occasione urgente.
·A partire dall'inizio del nostro secolo molte e varie correnti sp~rJ-
tuali concorsero, insieme con lo scotimento interno ed esterno deil;Eu-
ropa, a ridestare nei romanisti tedeschi tanto lo storicismo in generale
quanto anche la coscienza dell'europeismo. Si trovarono studiosi quali
· non sì potrebbero trovare in altre discipline filologiche né in altri .pae!si

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Il
(anche Benedetto Croce è strettamente legato alle scienze tedesche dello èiea~o. La storia degli uomini, o " mondo delle nazioni " (a ~iffere~~
spirito); essi erano o sono filologi euròpei per l'ampiezza dei loro oriz- del·. mondo della natura, creato da Dio), è stata creata dagli .uomini
zonti. Penso soprattutto a Karl Vossler, Ernst Robert Curtius e Leo steSSi, e dunque gli uomini la possono conoscere. Anche le for.Qle pri-
Spitzer. mitive da noi piu lontane del pensare e dell'agire umano devono potere
I frammenti che qui seguono, e i miei lavori in genere, sono nati I.- essere trovate nelle possibilità (il Vico dice modificazioni) ,del nostro
dagli stessi presupposti. Soltanto, essi manifestano molto piu chiara la
coscienza dello scotimento delttEuropa; a me infatti le possibilità euro- I spirito umano, cQs1 che noi possiamo comprenderle. Con questa teoria
il Vico voleva dare una base gnoseologica alla sua visione degli inizi
pee della filologia romanza sono apparse ben presto, e con urgenza sem- , della civiltà, della formazione delle prime forme sociali e delle origini
pre maggiore, non piu come semplici possibilità, ma come un compito i poetico-rituali del pensiero umano e dell'espressione umana. Essa è il
che soltanto oggi e proprio ancora oggi si può tentare di assolvere. La ff primo tentativo metodico di una teoria della conoscenza storica; e la
civiltà europea è vicina al limite della sua esistenza; la storia sua propria, U chiarificazione, se non la legittimazione, di un fatto al q~e non ci
ad essa limitata, sembra chiusa; la sua unità sembra già sul punto di ~ possiamo sottrarre: che cioè- noi giudichiamo i processi storici e in ·gene-
tramontare, operando su un'altra e piu ampia unità. Mi è parso e mi rale interumani (privati, sociali, politici) in un modo particolare, im-
pare che sia venuto il tempo in cui si deve tentare di afferrare ancora mediato, secondo la nostra interna esperienza; ossia in quanto noi cer-
quell'unità storica in. vista della sua vivente esistenza e della vivente chiamo di·"ritruovare i loro principi-dentro le modificazioni della nostra
coscienza di essa. Il mio scopo è da lungo tempo, e sempre pio decisa- medesima mente umana.,, Dai tempi del Vico in poi sono stati elaborati
mente, quello di lavorare in questa direzione almeno per l'oggetto della metodi scientifici molto piu rigorosi, per osservare e registrare i rapporti
filologia, respressione letteraria. E credo che per questo compito appa- reciproci degli uomini; ma essi non hanno né scosso né sostituito la
rentemente troppo ampio, e quindi impossibile da risolvere seriamente, fiducia pratica nella capacità spontanea di intendere l'esperienza altrui
possa essere trovato un metodo relativamente semplice: esso consiste sulla base della propria esperienza (i loro risultati spesso hanno ancora
nello scegliere, spiegare e combinare singole questioni che possono es- arricchito questa capacità); nella loro forma rigorosa quei metodi non
sere esattamente delimitate e trattate, in modo che esse facciano dà sono neppure affatto applicabili ai processi storici, né in generale a pro-
problemi chiave e aprano il tutto. Ciò sarà spiegato anche piu distesa- cessi che non possano essere sottoposti alle particolari condizioni del-
mente. Il tutto andrebbe poi formato in modo che operi come unità l'esperimento scientifico. Cosi lo studio dei processi storici nel senso piu
dialettica, come un dramma· o, come dice una volta il Vico, come un largo (vedremo tra poco che cosa sia storico dal nostro punto di vista)
serioso poema. · · resta una questione dell'intelletto giudicante o del "ritrovare" nello
Col nome del Vico sono già arrivato alle concezioni generali che spirito del ricercatore. È. vero che la storiografia ha un lato esatto, che
stanno alla base del metodo. Io conobbi presto l'idea vichiana della si dovrebbe chiamare piuttosto erudito che scientifico, ossia la tecnica
filologia e del " mondo di nazioni " come oggetto della filologia: essa del ritrovamento, della trasmissione, 4ell'interpretazione e comparazione
serv1 particolarmente a completare e perfezionare i motivi della mia elementare delle testimonianze; ma là dove intervengono la scelta, l'in-
attività provenienti dallo storicismo tedesco. Intendo ora elencare e di- terpretazione interna, il giudizio e l'ordinamento, l'attività dello storico
scutertr i concetti vichiani cos1 come essi hanno avuto influenza su di va piuttosto paragonata a un'arte che a una scienza moderna. È un'arte
me, collegandoli liberamente con le conclusioni che io ne ho ricavato che lavora con materiale erudito.
per il mio scopo presente. Un altro aspetto della teoria vichiana della conoscenza è questo, che
Comincio con la teoria vichiana della conoscenza storica.. Essa nac- egli identifica ciò che è, storico con ciò che è umano. Per il Vico il mon-
que dalla poiemica contro il metodo geometrico di Cartesio e si fonda .do delle nazioni comprende non soltanto la storia politica, bens{ anche
sul principio che si può conoscere soltanto ciò che noi stessi abbiamo la storia del pensiero, dell'espressione (lingua, scrittura e arte figura-

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tiva), della religione, del diritto, dell'economia: poiché tutte queste co- ·fri.inate - è fondato il relativismo o prospettivismo storico; con
se risultano dalle stesse condizioni, ossia dallo stato di civiltà in cui di .nda - se i tempi e le circostanze sono tali, le cose ne nascono
volta in volta si trova la so~ietà umana, e quindi o vengono intese nel cos{ e non diversamente - la natura di ventata storia è fatta
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loro rapporto reciproco o non possono venire intese; la conoscenza di , '}#;i;-1Jforme a legge. In molti passi della Scienza N uotJa natura non
una di queste parti della creatività umana in uno stadio determinato i 'fica altro che "sviluppo sociale H o grado di esso; ciò che le na-
:_·r_<&····
...

dello sviluppo deve fornire in pari tempo la chiave per conoscere tutte : · •,:J•5Ill ' l h ·1 '
i.;,.. • hanno in comune, la loro natura, non e a tro e e 1 corso, con-
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le altre· creazioni ·dello stesso stadio. Il Vico va anche oltre: per lui c'è ' ,,f@r.tne a legge, della loro storia; _questo corso e la comune natura
una " storia ideal eterna " che si svolge in tre gradi di sviluppo, un 'delle nazioni," di cui tratta la Scienza Nuova.
corso esemplare che si ripete ciclicamente e che deve essere inteso nel _.:1< Il corso o la storia naturale è, secondo il Vico, opera della divina
suo contesto. L'oggetto piu importante della cono~cenza è per lui il provvidenza. Per quanto essa operi soltanto con mezzi interni all:
periodo iniziale dello sviluppo, perché esso è il piu difficile. Egli dice storia, la sua opera è tuttavia perfetta: e dunque anche ognuno dei
all'incirca che occorre il massimo sforzo per ritrovare nelle modifica. g~adi dello sviluppo è necessari~, in sé_ co~piuto e buo~o. Il _Vi:o tiene
zioni del nostro spirito, già pervenuto alla ragione pienamente svilup-. molto a dimostrare come il piano d1 sviluppo da lm attribuito alla
pata, le prime forme di civiltà, completamente dominate dalnstinto e provvidenza sia semplice e ben~, or~inato; tut_to l'in~ieme dèlla storia
dalla fantasia. E nella rappresentazione dell'unità delle civiltà primitive è .uno " Stato platonico eterno, nonostante il contmuo mutamento.
il Vico esprime in modo incomparabilmente grandioso ciò che la critica Questa forma vichiana del relativismo storico concerne dunque prin•
moderna chiama stile: l'unitarietà di tutte le creazioni di ciascuna epo- cipalmente gli stadi di sviluppo che si susseguono in conformità della
ca storica. È stato detto di recente che il Vico ha poca· importanza per legge, molto meno le varianti che lo sviluppo presenta nei singoli p~
l'estetica, che egli è piuttosto un filosofo della storia o· un sociologo; ciò pòli; la forma vichiana, dunque, era molto meno adatta per essere a~
significa rimproverargli di non aver fondato un'estetica particolare e plicata praticamente nella filologia di quella di Herder e dei suoi se-
di avere invece fondato un mondo del quale essa fa parte. Il suo punto guaci, la quale partiva dallo spirito individuale dei. popoli. Il Vico non
di partenza è la critica delle ·forme umane di espressione, delle lingue, n~ga le varianti in seno allo sviluppo. generale, ma il suo interesse non è
dei miti e delle poetiche (" una nuova arte critica"). tivolto ad esse; a lui importa la legge generale che si manifesta nello
Un breve passo porta dalla teoria della conoscenza del Vico alla sviluppo di tutti i popoli; sono i gradi di questo sviluppo che devono
sua fondazione dello storicismo. Egli scrisse il suo libro in un'epoca essere compresi ciascuno sulla base dei suoi presupposti e che, ciascuno
che non guardava con favore a una valutazione dello sviluppo storico. a· suo modo, sono perfetti in quanto espressione temporanea della di-
Se· non altro a causa dellè diverse forme di vita, tra loro inconciliabili,
vina provvidenza.
spesso evidentemente irrazionali, che la storia aveva fatto nascere, molti
In ogni caso è nato qui, insieme col concetto dello stile, lo storici-
spiriti eminenti aspiravano ad uscire da ciò che era storicamente supe-
. s~o: il quale rappresenta, a mio parere, la scoperta copernicana delle
rato e gli contrapponevano la peculiare natura dell'uomo, razionale e
scie0;ze dello spirito. In realtà refficacia di questa scoperta, da quando
originaria, che occorreva restaurare. Il Vico, al contrario, afferma con
diventò di dominio pubblico attraverso il romanticismo, è stata im- .
grande energia che non esiste altra natura dell'uomo che non sia la
mensa. Il giudizio dogmatico assoluto secondo uno schema fisso, che
sua storia.~" Natura di cose," egli dice (Scienza Nuova, 147), "altro
prevaleva anche nel nèoclassicismo, se non incondizionatamente, limi-
non è che nascimento di esse in certi tempi e con certe guise, le quali
tato tuttavia dal solo "buon gusto," era radicalmente distrutto. Voriz-
sempre che sono tali, indi tali e non altre nascon le cose." -Con la pri-
zonte era grandiosamente allargato, e lo studio delle civiltà primitive
ma parte di que~ta proposizione - natura delle cose (umano-sodali)
· e ·straniere, quale è praticato fin dagli inizi del XIX secolo, riposa sulla
altro non è che il loro nascere in tempi determinati e in circostanze
concezione storica. Nelle questioni estetiche il nostro storicismo ci è

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diventato· tanto ovvio che quasi non ne abbiamo pio coscienza. Noi t.tii:olari biografici, e soprattutto lo sforzo di interpretare biografi-
gustiamo l'arte, la poesia, la musica dei popoli e dei tempi piu diversi trartiènte tutte 'le espressioni poetiche nel senso pio letterale, è molto
con la stessa disposizione a comprenderla. Le civiltà ·che noi chiamia- \ffìgén.UO e talvolta ridicolo. Ma· mi sembra che ormai ciò sia già stato
mo primitive e la cui comprensione comportava per il Vico tanto sfor- :~bbastanza oggetto di polemica e di riso. Il semplice fatto che l'opera
zo (per la maggior parte dei suoi contemporanei esse non erano né & un µomo è una cosa che scaturisce dalla sua esistenza, e che quindi
comprensibili né interessanti) hanno per noi, già da lungo tempo, un tutto ciò che si può sapere sulla sua vita serve a interpretare l'opera,
fascino tutto particolare. La diversità dei popoli e dei tempi non ci · tfoìi •perde di verità se uo~ini privi di sufficiente esperienza ne hanno
spaventa pi 6.: non spaventa né i dotti e i critici, né una parte grande ttàtto conclusioni sciocche. L'affermazione, che oggi spesso si avanza,
e sempre crescente del pubblico comune. È vero che la comprensione secondo cui l'opera andrebbe considerata indipendentemente dall'auto-
prospettivistica cessa non appena entra in gioco la politica; ma nel re, è giustificata solo in quanto molto spesso un'opera ·ci dà del suo
campo estetico noi applichiamo la nostra capacità di adattarci a forme creatore un'immagine meglio integrata, piu vera, di quella che risulta
culttuali o epoche diverse nel corso di uµa sola visita a un museo, di dalle· informazioni forse casuali. ed equivoche che possediamo sulla sua
un solo concerto, talvolta anche al cinema, ·nello sfogliare una rivista vita. Per collocare nel giusto rapporto la vita e l'opera occorre perso-
illustrata o anche osservando le scritte pubblicitarie di una agenzia .di nale ·esperienza, discrezione e una ampiezza di vedute ric~vata da una
viaggi. Questo è storicismo, precisamente come nel Bou,rgeois gentil- conoscenza molto precisa del materiale. Ma in· ogni caso ciò che noi
hommc di Molière il linguaggio quotidiano di Monsieur Jourdain, con in un'opera comprendiamo e amiamo è l'esistenza di un ·uomo, una
sua grande sorpresa, è prosa. La maggior parte di noi non ha coscien- ·possibilità di noi stessi.
za del suo storicismo proprio come Monsieur Jourdain non ha co- · -Ma soprattutto non è giusto dire che il relativismo storico conduca
scienza della sua prosa. Persino negli ultimi decenni ci sono stati cri- ad una eclettica incapacità di giudizio, e che per giudicare occorrano
tici influenti che per le loro categorie di giudizio descrittive e spesso unità di misura extrastoriche. Chi intende ecletticamente lo storicismo,
dogmatiche pretendono la validit.ì assoluta. Non si riesce pio, è vero, nb~ lo h~ capito. La particolarità di ogni epoca e di ogni opera, nonché
a uguagliare la chiara pregnanza di parecchi grandi critici prestorici- la qualità delle relazioni fra di esse, si conquistano attraverso l'appli~
stici ·che hanno definito magistralmente, nei loro campi, la gerarchia cazione e l'approfondimento: è un compito infinito, che ciascuno deve
e le forme dell'arte, gli scopi ai quali esse dovevano servire e i modi èercare di risolvere per sé, dalla sua posizione. Il relativismo storico
che dovevano assumere. ~a la tendenza a negare tacitamente o a ri- infatti è duplice, si riferisce cos{ all'oggetto da comprendere come pure
fiutare apertamente il prospettivismo storico è molto diffusa: essa è a: chi lo vuol comprendere. È un relativismo radicale; ma non per que-
legata, specialmente nella critica letteraria, al ripudio della filologia di sto lo si dovrebbe ·temere. Il campo nel quale ci si muove in questa
tipo ottocentesco, che viene considerata come l'autentica incarnazione attività è il mondo degli uomini, al quale anche l'osservatore appartie-
dello storicismo. Molti credono· che lo storicismo conduca al minuto ne. Ciò gli fa apparire risolvibile il suo compito (giacché tutte le forme
lavoro antiquario, alla sopravvalutazione dei motivi biografici, al disco- · dell'ulllano devono essere ritrovate " dentro le modificazioni della me-
noscimento dell'opera d'arte, all'eclettismo per mancanza di categorie desima nostra mente umana"). Ma in pari tempo il compito lo co-
di giudizio. Qui si dimentica innanzi tutto che se il grande storicismo stringe ·a penetrare cosi: saldamente nella comune umanità, in possibi-
vichiano, o herderiano-romantico, o hegeliano, ispirò la specializzazio- lità di essa che forse egli non avrebbe ·mai notato, non avrebbe mai
ne filologica, non è però tuteuno con essa; se molti studiosi nel loro àttualizzato· in se stesso, che non si può parlare di- una scelta a piacere
zelo specialistico, al quale dobbiamo moltissimo, dimenticavano lo sco- e secondo capriccio, sen.za responsabilità, che è ciò che di solito si chia-
po del loro lavoro, ciò non dimostra nulla contro una concezione che ·ma eclettismo. In questa attività non si disimpara il giudicare: lo si
essi, appunto, purtroppo avevano perduto. Senza dubbio la caccia ai impara. Si disimpara, certo, a giudicare secondo categorie extrastoriche

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I
e assolute, e si cessa di ricercare queste categorie: appunto perché l'u- titµale magico, che dal Vico sono anch'esse definite poetiche. Egli svolge
mano o il poetico piu universale, che è comune alle opere piu perfette le,,sue idee non, come si fece piu tardi, muovendo dal contrasto con
delle singole epoche e che dovrebbe dunque fornire quelle categorie di .la retorka neoclassica, ma, al contrario, pr.oprio partendo da questa.
giudizio, può essere colto soltanto nelle sue particolari forme storiche, Egli stesso, anzi, per la maggior parte della sua vita fu professore
ma non può essere espresso con pregnanza nella sua universalità. Si di retorica. Nelle figure retoriche egli vede i resti, scolasticamente
impara a poco a poco a trovare nelle stesse forme storiche le categorie manipolati, del pensiero primitivo, concretamente sensibile, che r.itie-
di ordinamento, elastiche e sempre provvisorie, di cui si ha bisogno. E ne di afferrare le cose stesse; in tempi razionali e non poetici questi
si comincia con l'impara~e che cosa i vari fenomeni significhino nelle veri simboli, racchiudenti l'oggetto stesso, sarebbero decaduti a mere
loro proprie epoche, e che cosa significhino nell'ambito dei tre millenni forme decorative. Di recente, nei tentativi di definire il poetico, si è
dei quali in qualche modo conosciamo la vita letteraria; e poi, in terzo tornati alla terminologia della retorica. Si sono proposte espressioni
luogo, che cosa essi significhino, qui e ora, per me e per noi. Ciò è retoriche, in particolare il termine di metafora, per poter esprimere
abbastanza per giudicare, ossia per assegnare ai .fenomeni il loro rango, ciò che è propriamente poetico, che è inesprimibile e in pari tempo è
sulla base delle condizioni del loro sorgere; è abbastanza anche per concretamente e universalmente significativo. Il Vico dice universale
riflettere su ciò che è comune ai fenom~ni piu significativi. Ma il ri- fantastico·. Anche questa è soltanto una formula; ma mi sembra che
sultato di questa riflessione a mio giudizio non può mai essere espres- essa, relativamente, sia tanto piu comprensiva quanto piu specifica e
so in forma astratta ed extrastorica, bens1 soltanto come un processo pregnante.
dialettico-drammatico, come ha cercato di fare il Vico imperfettamente Con -la sua concezione il Vico libera la teoria della poesia da tutti
ina anche in modo esemplarmente insostituibile. i criteri meramente tecnici, concernenti la forma esteriore e dogmati-
In questo modo dialettico egli è riuscito a trovare una definizione camentè. precettistici. In essa egli riconosce una forma autonoma, obbe-
del poetico, intendendolo come la forma di pensiero e di espressione diente a proprie leggi, della concezione e delrauto-orientamento degli
predominante o anche esclusiva delle età primitive; nelle età primitive uomini. È veto che la poesia tende in tutti i tempi, ma specialmente
le forze della ragione non sarebbero state ancora sviluppate, mentre nelle età primitive, al discorso ritmico e foneticamente simbolico; ma
fortissime erano quelle della fantasia. In questa concezione, per quel per essa sono decisivi non i criteri esterni, bens1 l'intuizione imme-
tempo rivoluzionaria, il Vico è un precursore di Herder e del movi- diata, senza preminenza metodica della ragione. Ora, per il Vico ciò
mento preromantico-rousseauiano. Ma mentre questi si immaginavano che è propriamente poetico si restringe alle età primitive; egli ha in
vaga, apolitica ed estranea ad ogni ordine costituito la fantasia poetica comune con Herder e con i suoi successori questo pregiudizio della
. delle età primitive, al Vico essa appare politicamente costruttiva secondo superiorità poetica delle età antiche. Come tutti i pregiudizi, anche
il piano della provvidenza. Attraverso rappresentazioni mitiche da essa questo fu straordinariamente fecondo. Da esso derivarono lo Sturm
stessa costruite eppure ritenute vere (fingunt simul creduntque) essa und Drang e il romanticismo, da esso l'idea .dello spirito dei popoli
porta all'ordine costituito e alla formazione sociale. Nelle prime età e lo storicismo, e da esso sorse anche, per la prima volta nel Vico,
" poetiche " l'attività spirituale degli uomini riposa bensf su passioni, ridea del simbolo poetico o, ciò che significa praticamente lo stesso,
ma non conduce a vaghi sentimenti, essa porta a formare solidi miti, la motivata intuizione della differenza fra linguaggio poetico-evoca-
che il Vico definisce "universali fantastici," rappresentazioni universali tivo e linguaggio razionalmente comunicativo. Ma esso resta tuttavia
scaturite dalla fantasia: e dunque sintesi concretamente rappresentate, un pregiudizio. La dialettica fra forza d'immaginazione e ragione non
rlasticamente rappresentate, quali nascono dalla forza dell'immagina- è una successione temporale: esse non si escludono a vicenda; accade
zione (ricercante una difes~ dal caos, e organizzata in forma formuli- anche che esse cooperino e che la ragione fecondi la fantasia. Del re-
stico-rituale). Da essi nascono le prime istituzioni sociali, dominate dal sto il Vico riconosce che la sua divisione delle età non ha valore in-

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condizionato; le tracce di •stati di civiltà passati, egli scrive, si conser- comune natura delle nazioni," è l'oggetto del libro del Vico, che
vano a lungo in età successive, " come i grandi rapidi fiumi si spar- -ondo la sua terminologia, dunque,. si può definire tanto una filologia
gono molto dentro il mare e serbano dolci l'acque portatevi con la ·quanto una filosofia. In questa filosofia filologica o filologia. filosofi-
violenza del corso." Ma per lui resta di gran lunga .prevalente, nelle ·ca si tratta soltanto di noi, degli uomini sul pianeta Terra.
età tarde, il razionalismo estraneo alla poesia; per lui, come per i ro- · .Questa è l'idea della filologia che io ho imparato dal Viép, ed es-
mantici, la vera poesia vi ve nei primi periodi della civiltà, che egli sa si addice, come si vedrà facilmente, al compito europeo di ·cui si è
chiama l'età divina e l'età eroica. parlato all'inizio di questa introduzione. Ma in che modo si può risol-
Ma nella trattazione di queste epoche appare con la massima chia- vere praticamente quel compito sintetico? Allo stesso Vico ciò non
rezza ciò. che vale per tutte le epoche : l'unità della concezione vichia- riusci molto bene. La parte propriamente tecnicoperudita della sua ope-
na. Negli uomini delle età primitive l'insieme di· tutte le az~oni e di ra, le sue dimostrazioni e interpretazioni, sono spesso false e addirit-
tutte le concezioni è poetico : la loro metafisica, la l~ro logica, la loro tura. assurde; ciò dipende non soltanto dallo stato delle_ rìcerchc ai
morale, la loro politica, la loro economia ecc. sono poetiche. La scienza .suoi tempi, :ma anche dalla sua unilateralità e dal suo inconsapevole
che studia, foterpretando i documenti, ciò che essi ritenevano vero : si arbitrio. Posseduto dalla sua vi~ione, in difetto di materiale p~r di~o-,
chiama filologia. In tal modo la filologia viene estesa fino a compren- strada (a lui mancavano tutti i dati dell'etnologia, dell'orientalistica,
dere quella èhe in Germania si chiama Geis~esgeschichte; ad essa ap- della· medievalistica che sono emersi in seguito), egli spesso interpre-
partengono tutte le discipline storico-umanistiche, comprese la storia .tava forzatamente le antiche testimonianze di cui disponeva: miti,
giuridica e la storia economica. Ma l'idea vichiana della filologia può origini e significati delle parole, passi cli poet,i, storici e giuristi. Tal-
essere compresa nella sua autentica forza soltanto se ·ci si serve della volta· egli dimenti.cava o trascurava quel che studiosi contemporanei
te~minologia del Vico. Egli contrappone la filologia alla fi~osofia; la avevano già studiato meglio cli lui. Per noi, oggi, interessati alla sua
filologia studia ciò che i popoli, nello stato di civiltà in cui di volta idea della struttura della storia, ciò non ha piu importanza; quello
in volta si trovano, ritengono per vero (sebbene sia ritenuto per vero che importa è il metodo, ossia l'induzione da una singola . testimo-,
solo a causa del loro ristretto orizzonte m.entale)· e che per conseguen- nianza, ma non gli errori dell'esecuzione, dal . momento che in ogni
za è alla base delle loro azioni e delle loro istituzioni : il Vico lo chia- caso al giorno d'oggi un'impresa cli quel genere dovrebbe essere fon~
ma certum, ciò che è certo o posto; il certum soggiace al mutamento data Sll materiale affatto diverso. Al contrario, noi ammiriamo. la for-
storico.. Ma la filosofia ha a che fare con la verità immutabile e asso- za dell'idea che ha permesso il sorgere di una tale opera con un ma-
.Iuta, col verum. Nell'opera del Vico, però, questa verità non comparè teriale cos{ insufficiente; noi seguiamo con p~rtecipazione la lotta che
mai, per lo meno non. nella storia. Anche la razionalità umana piena- egli conduceva per dar forma alle sue idee; gliène dette la forza il
mente sviluppata, il terzo stadio .della storia, la contiene soltanto come suo energico sforzo interpretativo, che racchi~deva in sé il pregiudizio
·possibilità; anche la terza epoca per il Vico è soltanto uno stadio, che e talvolta la ceçità.
necessariamente soggiace alla corruzione e alla ricaduta nella barbarie. Da quando il Vico scrisse la Scienza Nuova le difficoltà di una
Quel verum platonico, che si realizza dappertutto nella storia come uno filologia storico-sintetica, che voglia rappresentare il destino storico di
dei suoi aspetti, non è però interamente contenuto in alcuno dei perio- una formazione quale è l'Europa, sono molto aumentate. Il materiale
di storici. Esso è contenuto soltanto nel piano della provvidenza o nel si è immensamente moltiplicato e continua a moltiplicarsi. Centinaia
tutto del corso storico; e può essere riconosciuto soltaf!.to nella cono- ' cli oggetti e problemi, che allora erano quasi o dd tutto sconosciuti,
scenza di questo. tutto. Con ciò la verità ricercata dalla filosofia è lega- e che nell'ambito della cultura europea rappresentano soltanto piccoli
ta alla filologia, che studia i certa tanto come singoli quanto anche settori parziali, sono cresciuti fino a diventare scienze speciali che
nella loro connessione. Il contesto del corso intero della storia umana, .nessuno piu domina completamente, e delle quali anzi solo pochi spe-

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cialisti riescono a seguire la bibliografia. Eppure la specializzazione il probleJna, si trovò quando la mia attenzione fu richiamata sulla
della materia non soddisfa, e soddisferà sempre meno perché ogni espressione specifica " la cour et la ville " che i contemporanei impie-
cosa è connessa· all'altra e per giudicare una sola cosa occorre una vi~ gavano per quello strato sociale. Raccogliendo i passi che contenevano
vente coscienza del tutto. Ciò è chiaro, ma come si può arrivare a· Guesta espressione o espressioni in tutto simili, e interpretandoli sulla
una tale coscienza? E poi la massa immensa del materiale non è la base dei vari contesti, fu poi facile stabilire che cosa significas$ero " la
sola difficoltà che si oppone al filologo storico che mira alla sintesi. cour et la ville," e anche spiegare come i due gruppi si foss~ro svi•
Anche i punti di vista e i metodi della trattazione si sono moltipli- luppati per dare poi, cost riuniti, un risultato unitario; si impose di
cati. Essi derivano non soltanto. dalle discipline propriamente · storico - seguire come la formazione cost sorta si modificasse in seguito, e con-
filologiche, ma anche da altre, come la sociologia e la psicologia. Essi frontarla con formazioni e sviluppi analoghi in altri paesi. Era stato
debbono essere conosciuti, giudicati e almeno in parte tenuti di con- trovato un punto di partenza o spunto semplice, puramente filologi-
to. Il filologo insoddisfatto dallo specialismo puro vive. in un tumulto co, che si rivelava efficace ben oltre l'oggetto iniziale del "pubblico
di esigenze e di impre-ssioni di cui apparentemente· è impossibile ve- francese nel XVII secolo."
nire a capo. Una vita umana non basta pèr arrivare, attraverso la rac- Anche in seguito io ho adoperato spesso parole o espressioni ca..
colta di conoscenze, ad una sintesi che abbia pretese di completezza. ratteristiche come spunto per ricerche storico-sintetiche. Ma vi sono
]';: certo possibile, e anche opportuno, crearsi un orizzonte grazie a molte altre possibilità di spunti, grammaticali, retorici, stilistici, an*
una recettività destata per tempo e sempre operante, e formarsi il che avvenimenti; tutto ciò che è caratteristico può servire da spunto.
giudizio attraverso una molteplice esperienza. Ma a ciò si può riu- Uno spunto deve soddisfare una sola condizione: deve essere pregnan-
scire soltanto per una via non metodica, secondo l'inclinazione e la te ed applicabile esattamente, non analogicamente, all'oggetto storico.
occasione; ogni metodo porterebbe alla stanchezza o alla specializza- Categorie classificatorie mo~erne e astratte non servono, né il barocco
zione, e quindi lo scopo sarebbe mancato. La recettività non meto- né il romantico, né cose come l'idea del destino o il mito o il concetto
dica è benst un presupposto necessario per l'attività sintetica, ma non del tempo.· Termini siffatti possono in ogni caso essere impiegati nella
è mai identica a questa. t:sposizione, quando dal contesto risulta ciò che si intende; ma come
Se è impossibile raccogli~re in una sintesi ogni singolo fatto, è spunto sono troppo equivoci e non sono ricavati dall'oggetto. Lo spunto
forse possibile arrivare alla sintesi spiegando il singolo fatto caratteri- non deve essere una categoria da noi trasferita sull'oggetto, nella quale
stico. Questo metodo consiste nel trovare spunti o problemi chiave sui esso deve essere classificato, ma deve essere una caratteristica storica in-
quali valga la pena di specializzarsi: giacché da essi una via conduce terna, in esso osservata, che ·una volta messa in rilievo e spiegata chia-
alla conoscenza di nessi, tanto che la luce da essi irradiata iQ.uniina risce l'oggetto stesso nella sua peculiarità e altri oggetti in rapporto con
quasi tutto un paesaggio storico. Io ho applicato coscientemente per quello.
la prima volta questo metodo quando lavoravo, intorno al 1930, sul Uno spunto quasi ideale è l'interpretazione di passi dei testi. Se si
classicismo francese. Mi pareva allora che lo strato sociale che si for- accetta il presupposto vichiano dell'unità delle epoche, ogni testo deve
mò nel XVII secolo come pubblico delle opere letterarie rappresentas- offrire la prospettiva che permette la sintesi. Ho spesso applicato questo
se qualche cosa di nuovo, di particolare, di determinante per il futuro metodo, specialmente in Mimesis, ed esso mi collega al gruppo dei filo-
e di nettamente distinto contro il passato. Scdtti moderni sulla costi- logi interpreti dello· stile: 'soprattutto a Leo Spitzer, la cui attività da
tuzione, l'economia e la società del tempo arricchirono hens{ il mio . lungo tempo ha avuto importanza per la mia. Ma fra 1a sua e la mia
sapere, ma non mi fornirono strumenti specifici per il problema, per- applicazione del metodo c'è una grande differenza. Innanzi tutto, na-
ché essi non ordinavano il materiale cost come il problema richiede- turalmente, perché non a ·tutti è dato facilmente di eguagliare la sua
va. Uno strumento del genere, il solo che permettesse di affrontare fine sensibilità, la sua acutezza e la sua padronanza universale del ma•

. 24

teriale; meno che mai a uno che all'origine non era neppure un lin- r.r nuovo ciclo dovrebbero venire da un•aitra stella. Oggi non è possibile
guista. Ma anche le intenzioni sono. diverse. Le interpretazioni dello intendere come processo conforme a legge la storia della nostra presente
Spitzer mirano sempre all'esatta comprensione della singola forma lin- f. civiltà, ossia la storia degli ultimi tre millenni. Ciò potrebbe essere fatto
guistica, della singola opera o del singolo poeta. In perfetta armonia
con la tradizione romantica e coh la sua ulteriore elaborazione impres• rr solo molto piu tardi, da un altro punto di vista, in un contesto piu vasto;
e allora la peculiarità del fatto storico, quale ci è diventata familiare da
sionistico-individualistica, egli tende soprattutto a cogliere esattamente questi tre millenni, sarebbe diventata insignificante e in genere sarébbe
le forme individuali. A me invece interessa qualche cosa di universale,
come dirò megliò in seguito. Io ho sempre avuto l'intenzione di scri-
rr andata perduta per la coscienza. Ora si possono classificare secondo leggi
solo i fenomeni parziali, che possono essere sottoposti al trattamento na~
vere storia; mi accosto dunque al testo non considerandolo isolatamen- tl turalistico~statistico; ma per tutto rinsieme ciò n~n riesce. Il tentativo piu
te, non senza presupposti: gli rivolgo una domanda, e la· cosa piu im- geniale e pi6. influente di comprendere secondo leggi tutta la storia
portante è questa domanda, non il testo. In Mimesis la questione prin-
cipale è quella della concezione antica dei tre livelli stilistici; essa mi
lr moderna è il materialismo dialettico; esso è nato dalla situazione di un
momento determinato e i limiti della sua validità sono già apparsi chiari
ha offerto la possibilità di interrogare tutti i testi scelti per sapere in
quale rapporto stessero con quella concezione. Ma ciò era lo stesso che
f (;la un secolo. Ci sono altri tentativi moderni di comprendere la storia
attraverso determinati motivi extrastorici, moralistici e psicologici; ess1
i
chiedere che cosa i loro autori considerassero elevato e importante, e ' possono essere interessanti, quando risalgono a persone intelligenti e
quali mezzi impiegassero per rappresentarlo. Per questa via apparve,
sia pure molto imperfettamente, qualche cosa dell'influenza del cristia-
l
/,.
concretamente informate. Ma essi hanno pur sempre deU•arbitrario; si
.potrebbero trovare moltissimi di questi gruppi di motivi, tutti applica-
nesimo sulla formazione dell'espressione letteraria, e anzi un aspetto bili con un po' di buona volontà, ma tutti non convincenti.
nd corso dell'evoluzione spirituale europea a partire dall'antichità. Que- ,t L'universale che a me sembra rappresentabile è la concezione di un
sti sono temi che per noi hanno grandissima importanza, ma che sono
troppo grandi e complessi per essere trattati nell'insieme: essi possono
t corso storico: qualche cosa come un dramma, che non contiene neppure
esso alcuna teoria, bens( una concezione. paradigmatica del destino uma-
essere chiariti soltanto attraverso la loro__ riduzione a spunti speciali. no. L'oggetto, nel senso piu largo, è l'Europa; io cerco di coglierlo in
Naturalmente un solo spunto è insufficiente, per oggetti cos1 estesi: alcuni temi di ricerca. Ciò facendo si può aspirare al massimo a penetrare
tutt'al piu esso può servire da guida e da integrazione; ogni parte della i molteplici rapporti di un accadere dal quale .noi deriviamo e al quale
trattazione ha propri problemi da porre e richiede formulazioni proprie. partecipiamo; a determinare il luogo al quale siamo arrivati e magari
Vuniversale che io ho in mente non è costituito da leggi o categorie anche a intravedere le possibilità immediate che ci attendono; ma in
classificatorie. Il Vico credeva di avere trovato delle leggi, esse erano e ogni caso a partecipare piu intimamente a noi stessi, e ad attualizzare la
sono molto feconde, e la fecondità, l'efficacia esercitata su altri, è il mas- coscienza: "noi qui e ora," con tutta la ricchezza e tutte le limitazioni
simo che può raggiungere questa specie di attività intellettuale. Ma le che ciò comporta.
sue leggi, appunto, non sono giuste: esse sono troppo semplici per do- Vogliamo considerarla. scienza? Ciò importa poco. La mia propria
minare tutto ciò che accade. La storia non si svolge necessariamente cos{ esperienza, e non soltanto quella scientifica, è responsabile per la posi-
come egli la rappresenta, è molto piu variabile; le osservazioni da lui zione dei problemi, per le enunciazioni, il procedimento ideale e il fine
fatte sulla storia dei paesi mediterranei e dell'Europa posteriore non pos- dei miei scritti, e non si cercherà altra conferma che il consenso, per sua
sono essere assunte come leggi generali. La sua teoria dei cicli, l'idea natura oscillante e mai completo, di coloro che per altre vie siano arrivati
dell'eterno ricorso dello stesso sviluppo, è diventata molto inverosimile al- ad esperienze analoghe, cosf che quelle spieghino, integrino e forse fe-
la luce del progressivo livellamento della civiltà su tutta la terra; i barbari condino le mie. Naturalmente si cercherà di essere esatti nella citazione
che devono distruggere l'alta cultura troppo maturata e dare inizio a un delle testimonianze, nella loro interpretazione lin~uistica e nel ricorso

26 27 .,
a· ricerche anteriori. Ma questa esattezza riguarda soltanto il materiale. spunti sono riportate ·qui tre ricerche concatenate, che furono condotte
I quattro frammenti qui presentati possono servire da integrazione ind1pendentemente l'una dall'altra ma sempre in vista dello stesso fi~e;
a Mimesis. Certamente Mimesis ha molte evidenti lacune che anche qui la prima sul " lettore " in Plinio e Marziale, con l'aneddoto di Tacito
non saranno · colmate. Ma questo mi sembra meno importante della che introduce il capitolo; la seconda sulla tarda e lacunosa conservazione
grande lacuna che c'è, non soltanto · riguardo alla materia, per il pri- di annotazioni della piu antica letteratura in lingua popolare; la terza
mo Medioevo. Fra la sezione sul V secolo (" L'arresto di Pietro Valvo- sulle apòstrofi di Dante al lettore. Si sono tentati e in parte\ utilizzati
meres ") e il capitolo di Rolando c'è soltanto l'analisi di un testo di Gre:.. anche altri temi, ma questi tre hanno segnato la traccia principale.
gorio di Tours; il piu lungo periodo fra il 60Oe il 1100, che è il pio po- Le letture imposte da questo compito sono immense, e non si può
vero ma anche il piu bisognoso di interpretazioni, non è quasi trattato. avere padronanza di tutte. Spero tuttavia di non avere del tutto trascu-
A Istanbul ·un lavoro di questo genere non poteva essere fatto se non rato. nessuna scoperta e nessun metodo importante per i diversi campi
altro per la mancanza di una buona biblioteca per il Medioevo occiden- che vengono toccati. Le citazioni sono relativamente poche, e servono
tale. Negli Stati Uniti cominciai quindi, appena fu possibile, ad appro- quasi sempre per spiegare meglio o giustificare fatti singoli; il libro, di
fondire il tema già impostato del sermo h.umilis, della .forma.cristiana del- per sé non facile, e destinato alla lettura per esteso e non alla consulta-
lo stile elevato, e a seguirlo nel primo Medioevo; il punto di partenza fu zione, non doveva perdere del tutto la sua forma di introduzione. Ma
il passo di Agostino, De Joçtrina cristiana, IV, 18, unitamente a uno studio non per questo si deve pensare senz'altro che io non conosca o rifiuti
serm;mtico sulla parola h.umilis. Ne nacquero i primi due capitoli di que- tutto ciò che non è menzionato. Da parecchi libri ho tratto uno stimolo
sto volume 1 ; il secondo, che arriva fino al X secolo, non è strettamente maggiore di quanto appaia dalle citazioni; soprattutto· ho ripreso mate-
limitato al tema del sermo 'humilis, dato che sullo stile della seconda riale e impostazioni di problemi dal grande libro di Ernst Robert Cur-
· metà del primo millenni? si è ancora lavorato poco, e quindi era oppor• tius sul Medioevo, sebbene io non concordi quasi mai con lui nella va-
tuno estendere la ricerca su un piano un po' pio generale: Il terzo saggio, lutazione di ciò che è importante. Fra i romanisti devo nominare Ra-
"Camilla," che muove da un confronto fra il passo dell'Eneide e la sua mon Menéndei Pidal, Alfredo Schiaffini e Reto R. Bezzo1a.
elaborazione in un. poeta francese del XII secolo, verte in sostanza su un Benché sia unitario nel suo scopo, questo libro è ✓ un frammento, o
problema analogo, in quanto· cerca & esporre il tramonto dello ·stile magari una serie di frammenti. Non ha neppure l'unità, vaga ma pur sem-
devato antico e la sua rinascita in condizioni mutate. Ma qui è già com- pre sensibile, di Mimesis. È interrotto, non concluso; non si arriva alla
piuto il passaggi~ a quello che è l'oggetto centrale della ricerca letteraria giusta integrazione dell'oggetto. Qualche lettore troverà tuttavia l'unità.
per il primo Medioevo: la grande pausa durante ·1a quale non c'è un In una prefazione di Agostino, alle Quaestiones in Heptaemeron, si trova
pubblico létterario né una lingua letteraria generalmente comprensibile. l'affermazione: nonnulla pars inuentionis est nosse quid quaeras. È da
Non è facilè rappresentare come un processo unico ciò che significa la sperare che quel che di volta in volta si cerca, nelle pagine seguenti, ap-
pausa e il modo)n cui essa fu superata; bccorre tenersi stretti allo scopo paia abbastanza chiaro. Ma avrei voluto dare una forma piu serrata al
e conquistarsi con una certa risolutezza la propria strada attraverso la contesto generale. Da questo punto di vista il libro è ancora alla ricerca;
massa del materiale e la moltitudine dei moderni temi e metodi di ·ri- forse qualcuno lo troverà, esprimendo in modo piu esatto e pio efficace
cerca. Ciò è fatto nel quarto saggio, il cui titolo volutamente paradossale ciò che qui si intende dire.
(" Il pubblico europeo e la sua lingua '') sottolinea l'unità ·europea. Come
1
Essi sono già apparsi, ordinati un po.' diversamente, in "Romanische Forschungen,"
LXIV, 1952, pp. 304-364, e LXVI, 1954, pp. 1-64. L'appendice al primo capitolo,
Gloria passionis, ~ un rifacimento delle prime pagine dell'articolo Passio als Leiàenscl,afl,
in °Publications of tbc Modcrn Language Association," LVI, 1941, p. 1179 ss.

28 29
I. Sermo humilis
!
r
'
I

ir " ... una voce modesta,


forse qual fu dall'angelo a Maria..."
DANTE, Par. XIV, vv. 35~36.

Una predica di Agostino, la 256 nell'edizione dei Maurini,1 della


quale per caso sappiamo quando fu tenuta,9 comincia come segue:

Quoniam placuit Domino Deo nostro, ut hic constituti praesentia


corporali etiam cum vestra charitate illi cantaremus Alleluia, quod La"'.
tine interpretatur: Laudate Dominum - Laudemus Dominum, fratres,
vita et lingua, corde et ore, vocibus et ,rzoribus. Sic enim sibi dici vult
Deus Alleluia, ut non sit in laudante discordia.· Concordent ergo prius
in nobis ipsis lingua cum vita, os cum conscientia. Concordent, inquam,
voces cum moribus: ne forte bonae voces testimonium dicant contra
malos mores. O felix Alleluia in coelo, ubi templum Dei Angeli sunti
[bi enim concordia summa l~udantium, ubi est exultatio secura canta~-
.tium: ubi nulla lex in membris repugnat legi mentis,· ubi non est rixa
. cupiditatis, in qua periclitetur victoria charitatis. Hic ergo cantemus
Alleluia ad,huc solliciti, ut illic possimus aliquando cantare securi. Quare
hic so/liciti? Non vis ut sim sollicitus, quando' lego: Numquid non ten-
1 tatio est vita hominum super terram (Giobbe 7, 1)? Non vis ut sim solli-
citus' quando mihi adhuc dicitur: Vigilate et orate, ne intretis in tenta-
tionem (Mare., 14, 38 )? Non vis ut sim sollicitus, uhi sic abundat ten:.. ·
tatio, ut nobis ipsa praescribat oratio, qua.ndo dicimus: Dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitori bus nostris? Quotidie peti-
tores, · quotidie debitores. Vis ut sim securui, ubi quotidie peto indul-
gentiam pro peccati!, adiutorium pro periculis? Cum enim dixero
propter :praeterita peccata: Dimitte nobis debita nostra, sicut et nos di-
mittimus debitoribus nostris - continuo propter futura pericula addo
1 Patrologia Latina, 38, 1190.
1
In un concilio di vescovi a Cartagine, il 5 maggio 418. Cfr. WILMART, in "Rcvuc
Bénédictinc," XLII, 1930, p. 142.

33

L
~---------~!111111111111!!~_.--~ ----------------·--·-~-
/

et adiungo: Ne oos inferas in tentationem. Quomodo est autem populus


aiuto contro i pericoli? Giacché quando ho detto per i peccati passati: Ri~
metti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori - ag~
in bono, quando mecum. clamat: libera nos a malo? Et tamen, fratres, giungo ogni volta, per i pericoli futuri: e non ci indurre in tentazione. Ma
in isto adhuc malo cantemus Alleluia Deo bono, qui nos liberata malo. come può essere nel bene ·il popolo, quando grida con me: liberaci dal
Quid circum inspicis unde te liberet, quando te liberat a malo_? Noli male? E tuttavia, fratelli, ancora in questo male cantiamo Alleluia al buon
longe ireJ noli aciem mentis circumquaque distendere. Ad te redi, te Dio, che ci libera dal male. Perché ti cerchi attorno da che cosa ti liberi,
respice: tu es adhuc malus. Quando ergo Deus te ipsum liberata tè ipso, quando ti libera dal male? Non andare lontano,. non aguzzare da tutti i
lati i tuoi sensi. Torna a te, guarda te stesso: tu sei ancora il male. Quando
tunc te liberat a malo. Apostolum audi, et ibi intellege, a quo malo sis dunque Dio libera te da te stesso, a1lora egli ti libera dal male. Ascolta
liberandus. Condelector, inquit, legi Dei secundum interiorem hominem, l'apostolo, e da lui comprendi da che male devi essere liberato. "Mi dilet- •

video autem aliam legem in membris meis repugnantem legi mentis et to/' egli dice, " nella. legge di Dio, secondo l'uomo interno; ma veggo
captivantem me in lege peccati quae est - ubi? - captivantem, inquit, un'altra legge nelle mie membra. che combatte contro la legge della, mia
me in lege peccati quae est in membris meis. Putat1i quia captivavit te mente e mi rende prigione della legge del peccato, che è•• /' dove? 11 ••• mi
rende prigione," ègli dice, " della legge del peccato, che è nelle mie mem•
sub nescio quibus ignotis barbaris, putavi quia captivavit te sub nescio bra." Io credevo che ti tenes!ie prigioniero sotto non so quali ignoti bar- •

quibus gentibus alienis vel sub nescio quibus hominibus dominis. Quae bari, io credevo ti tenesse prigion~ero sotto non so quali nazioni straniere,
est, inquit, in membris meis. Exclama igitur cum illo: Miser ego homo, sotto non so quali padronit "Che è," egli dice, "nelle mie membra." Gri-
quis me liberabitt Unde quis liberabit? Dic unde. Alius dicit, ab optione, da dunque con lui: "Misero me, chi mi libererà?" Da che cosa, e chi ti
deve liberare? Di', da che cosa? Uno dice dall'arbitrio, un altro dal carce-
alius de carcere, alius de barbarum captivitate, alius de febre atque lan•
re, un altro ancora dalla prigionia dei barbari, un altro dalla febbre e dalla
guore: Dic tu, apostole, non quo mittamur, aut quo ducamur, sed quid malattia. Di' tu, àpostolo} non dove siamo mandati, non dove siamo con~
no_biscum portemus, quid nos ipsi simus, dic: De corpore mortis huius. dotti, ma che cosa noi portiamo con noi, che cosa siamo noi stessi, dr:
De corpore mortis huius? De corpore, inquit, mortis huius (Rom: "Dal corpo di questa morte." Dal corpo di questa morte? "Dal corpo/'
7, 22 ss.). egli dièe, " di questa morte. " (La traduzione è quasi letterale e deve sol~
tanto permettere di seguire pia. facilmente il testo latino.)
Poiché è piaciuto al Signore nostro Dio che noi qui, presenti di perso-
na, uniti con voi (col vostro amore) gli cantiamo Alleluia, che in latino Il testo tratta del legame che stringe l'uomo al peccato, al "corpo
significa: lodate il Signore -· lodiamo il Signore, fratelli, con la vita e la di questa· morte/' Il seguito della predica, che •non abbiamo riportato,
parola, col cuore e la bocca, con le voci e i costumi. Cos{ infatti vuole Dio
che gli si canti Alleluia, che nel lodante non vi sia discordanza. Possa dun- ·dice che il corpo della morte, da cu{ Paolo vuole essere liberato, tuttavia
que prima di tutto concordare in noi stessi la lingua con la vita, la bocca ci appartiene: non possiamo liberarèene, perché quandq morremo non lo
con la coscienza. Concordino, dico, le voci con i costumi: che le buone voci lasceremo per .sempre. Esso ci resta, lo ritroveremo, ma non piu come
non rechino testimonianza contro i cattivi costumi. O felice Alleluia in corpo della morte, bensf come corpo spirituale e immortale.
cielo, dove gli angeli sono il tempio di Dio! Giacché là è somma la con- L'esposizione, come si vede subito, è retorica fino al punto di avere
cordia dei lodanti, dove sicura èi l'esultanza dei cantanti; dove nessuna leg-
ge nelle membra contrasta la legge nell'animo; dove non c'è lotta della cu- forma scenica; si legga lentamente il testo e si cerchi di immaginarlo
pidigia, .dalla quale sia messa in pericolo la vittoria dell'amore. Qui dunque parlato. Subito all'inizio a1· Laudate Dominum, che è introdotto sol-
cantiamo Alleluia, ancora inquieti, affinché un giorno possiamo cantare tanto come tr~duzione, risponde l'energico e drammatico Laudemus
sicuri. Perché qui inquieti? Nòn devo essere inquieto, quando leggo: Non Dominum., seguito dal vocativo fratres e dalle tre cadenze .simmetriche
è tentazione la vita dell'uomo sulla terra? Non devo essere inquieto, quan-
vita et lingua, èorde et ore, vocibus et moribus. Attraverso assonanze
do ancora mi si dice: Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tenta-
zione? Non devo essere inquieto, dove tanta è la tentazione che la preghie- disposte chiasticamente ·e antiteticamente' si ascende ·al culmine dell'an-
ra stessa ci esorta, quando diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li
rimettiamo aì nostri debitori? Ogni giorno creditori, ogni giorno debitori. • Laudate~laudemus-lauàànte-laudantium; corde-discordia-concordent; otx:111 cum mo-
Devo sentirmi sicuro, quando ogni giorno chiedo indulgenza per i peccati, ribus, bonae 11oces, malos more1.

34 35
gelica ~ultanza, dove exultatio secura cantantium va con concordia sum- sgràdevole per orecchie antiche, aveva cessato da tempo di prevalere. In
ma laudantium, lex mentis si contrappone a lex in membris (citazione oriente e anche in occidente c'era stata una fusione o un adattamento.
di Paolo), rixa cupiditatis a victoria charitatis - e poi si discende nuova- La predica cristiana· si serviva della tradizione retorica che aveva domi-
mente all'Alleluia sulla terra, dove di contro al celeste securi appare nato nel mondo antico; essa parlava nelle fortne alle quali gli ascolta-
il tema terreno solliciti. Attraverso una serie di interrogazioni, anafore, tori erano abituati; infatti quasi tutti ritenevano che ascoltare orazioni
isocola e antitesi' si è condotti all'oggetto dèll'inquietudine, al male, significasse innanzi tutto goderne il suono armonioso; anche heIPAfrica
dal quale si desidera la liberazione. Domanda e risposta finiscono per punica, dove gli ascoltatori per conto loro non parlavano affatto un
predominare; che cerchi fuori di te? guarda in te : tu stesso sei il male. latino puro. Ciò non diminuiva il piacere di un bel discorso: che era
Paolo è invocato a testimonio, viene citato il suo testo che già sopra era diventato generale. Gli ascoltatori applaudivano e approvavano rumo-
accennato; ma ora esso è drammatizzato, come in un interrogatorio, rosamente quando apprezzavano particolarmente nella predica una fi-
con ripetuti scoppi di meraviglia sulla sua affermazione, con ripetuta gura retorica; come attestano i famosi predicatori dell'oriente, per esem-
domanda di dubbio e conferma. Da che cosa ci deve liberare? Di' da pio Giovanni Crisostomo, come pure, in occidente, lo stesso Agostino_. ·
che cosa! Uno dice.. ., un altro..., un altro ancora ..., di' tu, apostolo ... Noi sentiamo le figure retoriche come qualche cosa di artistico, colto,
"Dal corpo di questa morte." Dal corpo di questa morte? Dal corpo, raffinato; esse lo sono, ma si fondano sul piu generale gusto dell'ar-
egli dice, di questa morte. monia e della sentenziosità; e, d'altra parte, ciò che in una determinata
Questo tipo retorico di espressione nel suo insieme e tutte le sue epoca è arte raffinata, alcune generazioni dopo può essere diventato
singole forme risalgono all'antica tradizione scolastica. Non soltanto . una convenzione comunissima.
le figure allitteranti, i membri simmetrici con clausole spesso assonanti, Le figure del nostro testo risalgono alla tradizione scolastica reto-
le anafore, le interrogazioni e le antitesi, ma lo stesso dialogo simulato rica; ma la retorica agisce con ·semplicità, è tutta al servizio della per-
è patrimonio tradizionale di scuola retorica. La predica cristiana si svi- suasione pedagogica, e la sintassi con cui essa opera talvolta hà un
luppò molto presto sull'esempio della diatriba, della declamazione sco- suono quasi da lingua quotidiana. ~ una retorica destinata all'uso pra-
lastica filosofico-morale, nella quale le opinioni di altri venivano intro- tico della predica, mista di elementi solenni e ordinari, che deve servire
dotte a guisa di dialogo e seguite dalla propria risposta;' cos1 che ne a insegnare e ad esortare. Gli isocola assonanti si imprimono nella mente,
derivava una scena. Ve ne sono moltissimi esempi alcuni anche dei pri- puerilmente semplice e didascalico è lo scoppio lirico O f elix Allrluia
mi tempi cristiani; caratteristico è l'inquit, che nel nostro testo ricorre in coelo col suo ubi e il?i, e di stile quasi .volgare, senza dubbio quo-
piu volte, anche nell'ultima riga." tidiano, è la domanda anaforica N os vis ut sim sollicitus (" fors~ non
Al tempo di Agostino, intorno al 400, l'espressione incolta o semi- devo" o "come potrei non essere inquieto? "). Soprattutto le parti dia-
colta della letteratura cristiana primitiva, non greca o non latina e quindi logiche, ricche di ·mimica, .dell'ultima parte, prima la ricerca del male,
poi le interrogazioni all'apostolo, con la triplice iterazione della risposta
' Anafore: Non vis ut sim sollicitus (tre volte), seguito da vis ut sim securus; decisiva, ogni volta diversamente intonata, sono una specie di teatro
Quotidie; noli. Isocola antitetici, in particolare indulgentiam pro peccatis contro adiuto- pedagogico nel quale la scena e il gesto non soltantò insegnano la cosa,
rium pro periculis. Inoltre il gioco delle assonanze con quomodo, quando, libera, bono,
malo, in te, te, tu, che arriva fino alla parola liberandus. ma per cos{ dire rappresentano il moto dell'animo che la cosa deve
ts WILAMOWITZ, Philologische Untersuchungen, IV (1881), 292; NoRDEN, Antike suscitare.
Kunstprosa, 129 e particolarmente 556; P. WENDLAND, nel Handbuch zum Neuem Testa-
ment, voi. I, parte Il e III, II e III edizione, Tiibingen, 1912, capitolo V. Ma la cosa di cui si tratta è una delle dottrine piu difficili del
11
Persino nella formulazione si trova una reminiscenza letteraria; scrive SENECA, cristianesimo, e anche delle piu estranee al modo di pensare antico:
Epist. 75, 4: {Juod sentimus loquamur, quod loquimur sentiamus; concordet sermo cum
vita [Diciamo quel che sentiamo, sentiamo quel che diciamo: le parole concordino noi facciamo il male benché sappiamo e vogliamo il bene, perché siamo
con la vita]. ,abbandonati al peccato, al corpo; la forza della nostra giusta conoscenza

36 37
e della nostra giusta volontà. è· impotente. Dohhia~o essere liberati ·da stile umile hanno per lo piu per oggetto l'esegesi di passi biblici; quelli
noi stessi, dal corpo di questa morte; eppure il corpo appartiene a noi, dello stile medio (due dei quali trattano dell'elogio della verginità) sono
esso sarà nuovamente unito a noi nella resurrezione. Qui, come in descrittivi ed esortativi, quelli risalenti a Cipriano e ad Ambrogio han-
mille altri passi, un paradosso tanto difficile e impenetrabile è presen- no un movimento delicato e .quasi dolce. Dello stile elevato egli fornisce
tato come qualche cosa .di dato e di indubitabile, e precisamente, senza esempi con figure retoriche (granditer et ornate) ed altri che non ne
7
alcun dubbio, nelle forme della antica retorica. Gli ascoltatori erano hanno; comune ad essi è il tono appassionato. È poi da notare che
accessibili tanto a queste forme quanto a quei contenuti: alle une e agli egli raccomanda l'impiego di tutti e. tre i livelli stilistici nella stessa
altri nello stesso tempo. Noi ci chiediamo, come molti prima di noi, orazione, ossia l'uso alternato, che del resto era attestato anche dalla
9
quali mutamenti subissero le forme oratorie tradizionali sotto il peso di tradizione (per esempio Quintiliano XII, 10, 58 ss.). Nei capitoH 22 e· 23
tali contenuti;. se· esse possono essere inquadrate nel sistema della reto- egli dà.indicazioni sul modo dell'alternanza, mettendo in guardia contro
rica antica anche nella loro forma cristiana. Questo sistema è una scala l'impiego troppo prolungato o immediato dello stile elevato; e consiglia
di livelli stilistici; noi dunque ci chiediamo come il livello presente di usare spesso lo stile umile, sia quando interviéne l'esegesi,· sia per
nèl nostro testo possa essere inserito nell'antica scala stilistica. mettere meglio in risalto, mediante il contrasto, i passi ornati o elevati.
Lo stesso Agostino si è espress~ sulla questione. Nello scritto De Da ciò si dovrebbe concludere che il testo della nostra predica, se•
doctrina Christiana (4, 12 ss.) egli parla dell'impiego della retorica di condo la concezione dello stesso Agostino, appartiene sostanzialmente
scuola nella predica. Che ad essa ·si dovesse far ricorso gli sembrava
allo stile medio, con qualche mescolanza dell'umile e ·del didascalico.
infatti cosa ovvia: sarebbe assurdo, press'a poco egli dice, lasciare le
La ricchezza di figure simmetriche e decorative,.il tono prevalentemente
armi dell'oratoria soltanto ai rappresentanti della menzogna e privarne
descrittivo ed esortativo e un po' lirico della parte iniziale, accennano
i· difensori della verità. Nella concezione dei tre livelli tradizionali dello
alla direzione dello stile medio; piu avanti si mescola il didascalico,
stile (l'elevato, il .m~dio, l'umile) egli segue Cicerone (in particolare
col quale ben si · accorda il dialogo immaginario della diatriba: che
Orator 69 ss.). Egli vuole che si impieghi per la dottrina e esegesi Jo r sarebbe. piuttosto dello stile umile. Una analoga vivacità di forme dialo•
stile umile, che secondo Cicerone deve essere di~adorno ma non tra~
scurato e tanto meno incolto; il medio (temperatum ), nel quale trovano giche si trova anche nei passi della lettera ai Ga1ati che all'inizio del
il loro posto le figure decorative, va usato per la lode e il biasimo, per 20 capitolo Agostino attribuisce esplicitamente allo stile umile.
· l'esortazione e l'ammonimento; il grande ed elevato, che non esclude le Si possono .seguire facilmente queste idee di Agostino se si tiene
figure ma può farne a i:neno, per il trasporto d~ll'ariimo, che serve a sempre presente che egli vuole fornire prescrizioni pratiche per rim-
spingere gli uomini all'azione. A questo modo, egli diée, i tre stili piego degli antichi livelli stilistici e che in questo egli si attiene stretta-
erano stati impiegati prima di lui nella letteratura cristiana. Dagli esem• mente a acerone, .soprattutto alla definizione del sermo umile che Ci-
pi, che sono ricavati dalle lettere paoline e dalle prediche di Cipriano cerone dà con esclusivo riguardo all'oratoria politica o forense. Ma i
e di Ambrogio, risulta che egli considera particolarmente belli quei passi presupposti dei due sono del tutto ·diversi. Quando Cicerone dice (il
(appartenenti allo stile medio) che si muovono in brevi cadenze abbinate, passo è citato da Agostlno): ls igitur erit eloquens qui. poterit part1a·
simmetriche, che si contrappongono e si corrispondono.• Gli esempi di
fra le parti che si corrispondono.] E poco dopo, a Rom. 12, 16: Et quam pulr:Are ista
· omnia sic eflusa bimembri circuitu urnunantml (ossia n!)n alta. sapièntes sed. hù,nilibUI .
' Non dappertutto in modo altrettanto magistrale. Nell'occidente non c'era un altro consentientes). [R come è bdla la chiuaura cli tutto quest:ò girò di proposizioni con due
oratore come Agostino, e in oriente ce n'erano pochi. Sullo stile delle prediche di Agostino manbril ... "non abbiate l'animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dàlle ùnilli. 0 ]
v. EDITH ScHLUCHTER, in "Wiener Studien/' LII, 1934, 115 ss. . • CtCEllONE, De optimo gen'er11 Ql'(IIOrum, al prl.$lcipfu; QuiWTtLIA_tfO, X, 2, 22, op-
• Càp. 20: ,..il/a pulchriora sunt in quibus propria propriis tamquam debita reddita pure Xll, 10, 58 ss. Cfr. andle la eloquendi 11arietas ìti Pi1NJO, Epist., VI, 33, e ancorà II,
decenter excu"unt. [Sono piu belli quelli in cui si ba la dovuta e appropriata relazione 5, Ili, 14 ccc~

38 39
submisse, modica temperate, magna· granditer dicere,1° egli intende co- le cose minime, è pur fedele nelle grandi (Luc. 16, 10). Il poco è poco;
me qualche cosa di assoluto la. gradazione part1a, modica, magna degli ma grande è l'essere fedele anche nel piu piccolo. (Poi Agostino cita
argomenti; parva designa qualche cosa di assolutamente umile, come i I Cor. 6; 1 ss., dove Paolo biasima che membri della comunità si siano
particolari di ·questioni di denaro e di altri fatti quotidiani che è ne- rivolti al tribunale pagano per risolvere questioni giuridiche.) Perché
cessario conoscere nel contesto di un'orazione giudiziaria. L'oratore cri- si indigna l'apostolo? Perché interviene con tanta energia? Perché rim~
I stiano non conosce gradazioni assolute degli argomenti; solo dall'oc- provera, ingiuria e minaccia in _tal misura? Perché fa scoppiare la sua
; I
casionale contesto e dall'occasionale intenzione (se egli voglia insegnare, indignazione in un alternarsi cosi' frequente e aspro del tono? Qual è,
esortare, rivolgere un appello appassionato) risulta di volta in volta lo infine, la ragione per cui egli parla di argomenti· cosf piccoli in · uno
stile che deve impiegare. L'oggetto dell'orato_re cristiano è sempre la stile elevato tanto appassionato? Hanno tanta importanza per lui gli
rivelazione cristiana, e questa non è mai un oggetto di grado medio o affari terreni? Oh, no. Egli lo fa per la giustizia, per l'amore del
umile. Quando Agostino insegna che ·talvoÌta gli argomenti cristiani prossimo, per· 1a devozione; nessun uomo di sano intendimento può
vanno trattati in stile medio o umile, questa prescrizione si .riferisce dubitare che questi siano grandi anche nelle cose piu piccole ... Do•
soltanto al modo di esposizione, che deve essere alternato per motivi ,vunque noi si parla delle cose che ci preservano dalla rovina eterna
di comprensibilità e di efficacia; le gradazioni pagane degli argomenti e ci ·condùcono alla felicità eterna, ogni qualvolta si parli di esse, da-
non hanno alcun valore. Ciò che la letteratura antico-pagana offre in vanti al popolo o nel colloquio personale, con uno o con tanti, con amici
fatto di argomenti elevati o medi e piacevoli, è da considerare non cri- o con nemici, nel discorso continuato o in una discussione, in prediche
stiano e da condannare; Agostino nota con sorpresa e in tono di scusa o in libri, l'argomento è sempre grande. Un bicchiere di acqua fresca
un passo di Cipriano che è ·idillico in questo senso e "medio" anche è certo una cosa da poco e senza valore; ma forse il Signore dice una
per l'oggetto. Ma con la massima chiarezza egli si esprime contro le cosa da poco e senza valore quando promette che chi darà da bere
antiche gradazioni degli oggetti nel capitolo 18, subito dopo là citazione un bicchiere di acqua fresca all'ultimo dei suoi servi non perderà la
ciceroniana che abbiamo riportato. Vorrei riferire qui, un poco ab- sua mercede? (Cfr. Matt. 10, 42.) E il predicatore che ne parla in chiesa
breviato, questo passo. dovrebbe pensare di parlare su una cosa da poco, e di dover quindi
Quella tripartizione, egli dice, va· bene nel modo indicato da Cice- impiegare non lo stile medio, né l'elevato, ma l'umile? E non è forse
rone per i casi giuridici, ma non per gli argom~nti spirituali con i quali accaduto, quando noi parlavamo al popolo su questo argomento e Dio
noi abbiamo a che fare. Cicerone chiama piccoli quegli argomenti nei era con noi, cosi che parlavamo in modo non improprio, che da quel-
quali si tratta di affari• di denaro e grandi quelli in cui è questione della l'acqua fredda è scaturito· qualche cosa come una fiamma, che con la
salvezza e della vita di uomini. Per noi cristiani ciò non serve; per speranza della mercede celeste ha acceso i cuori freddi degli uomini a
noi tutti gli argomenti sono grandi, tanto piu quando parliamo al po- opere di misericordia?
polo dàl pulpito; qui infatti si tratta sempre della salvezza degli uo- Solo dopo questa protesta, che è tenuta anch'essa nello stile alto e
mini, e non soltanto della salvezza temporale, ma di quella eterna; appassionato, Agostino _comincia a spiegare fino a che punto la teoria
cost che anche il guadagno o la perdita di denaro diventano impor- dei tre stili possa tuttavia ·essere praticamente applicata dall'oratore cri-
tanti, né importa che si tratti di tanto o poco denaro; non è cosa da stiano. La. protesta ha un'importanza fondamentale: gli oggetti umil-
poco la giustizia, che noi dobbiamo con tutta certezza osservare anche mente quotidiani, gli affari di denaro o un bicchiere di acqua fresca,
nel contesto cristiano perdono la loro umiltà e si ·addicono allo stile
in piccoli affari di denaro, perché il Signore ha detto : chi è fedele nel-
elevato; e inversamente, come appare chiaro da successive affermazioni
20 [Sarà dunque eloquente chi saprà dire in tono umile le cose piccole, in tono di Agostino, i piu alti misteri della fede possono essere espressi con
temperato le medie, in tono alto le grandi.] le semplici parole dello stile umile accessibili ad ogni intelligenza. Que-

40 41
sta deviazione dalla tradizione retorica e letteraria in generale è tal- commedia le persone e i fatti della vita quotidiana appaiono nello stile
ment~ importante che quasi ne distrugge le basi. La tradizione riposa umile o al massimo medio, nella tragedia le figure del mito, i principi
su ·una concezione degli stili oratori e poetici per la quale gli argomenti, e gli eròi si manifest~no in una condizione straordinaria con alta di~
secondo la gradazione della dignità, devono accordarsi con lo stile; in gnità dell'espressione linguistica. Dappertutto è essenziale l'idea della
tal . senso era essenziale ordinare anche gli argomenti secondo la loro concordanza fra argomento ed espressione. Sarebbe ridicolo 'e. mostruoso
dignità. L'argomento di grado umile era vario e oscillante; l'umile com- ( kakozelia, tapeinosis, indecorum) trattare argomenti grandi' ed elevati
prende l'informazione di fatto, l'insignificante e l'indifferente, il privato, con parole quotidiane, umili, realistiche, e è:ose quotidiane in stile ele.:.
il quotidiano, il comico, l'erotico scherzoso, il satirico, il realistico, l'osce- vato: ciò si ritrova sempre, in Cicerone, ·in Orazio, in .Quintiliano, nel-
no; oltre alla satira, al mimo, al giambo, ecc. è compresa qui anche la l'autore del Peri hypsous, e piu tardi negli _innumerevoli retori che han-
favola di animali, e d'altra parte anche l'orazione giudiziaria, quando no copiato i teorici classici. La teoria sopravvive attraverso tutto il Me-
si occupa di interessi privati ed economici; la linea di divisione che lo dioevo e si ridesta a nuova vita nell'umanesimo; Naturalmente i grandi
separa dalla qualità media è oscillante. In conformità di questa varietà, oratori e· critici della tarda antichità ·non erano meschini pedanti, essi
anche lo stile umile della trattazione e dell'espressione è descritto molto poss~devano abbastanza elasticità da riconoscere talvolta l'efficacia di
(
variamente, e anche all'interno di esso vi sono molte gradazioni. Ab-
'
un'espressione energicamente realistica anche all'interno dello stile
biamo menzionato sopra la descrizione ciceroniana dell'Orator dalla elevato,ia e sapevano seguire esattamente e spesso ammirare l'alternarsi
del livello all'interno dello stesso stile complessivo e della stessa opera;
quale Agostino prende le mosse; per Cicerone essa è un'eleganza disa-
ma anche in ciò si manifestava l'idea della gradazione degli argomenti
dorna ma formalmente pura, che appare facile ma riesce solo a un
e della concordanza fra argomento ed espressione.
maestro; per lui lo stile umile è quasi identico allo stile ideale attico
Ma in ·Agostino il principio dei tre gradi si fonda unicamente sullo
(6'l')Aoi:iv, non 'l!JuxaywyEiv 10 bte). Ma, secondo la concezione piu gene-
scopo di volta in volta perseguito (docere, vituperare sive laudare,
ralmente diffusa, anche nell'espressione, come nell'oggetto, è richie-
11 flectere, cap. 19). Anche in· questo egli ha un modello in Cicerone; ma
sta l'impronta decisamente realistica e vigorosamente popolare. La
egli respinge il presupposto ciceroniano secondo cui l'uno si riferisce
gradazione stilistica è particolarmente evidente nel teatro antico; nella
ad argomenti umili, .il secondo ad argomenti medi, il terzo a elevati.
10
[Esporre, non persuadere (avvincendo gli animi).]
bte
Gli argomenti della letteratura cristiana sono tutti grandi ed elevati;
11
In questa sede non è nostro compito analizzare le varianti di queste concezioni l'umile che essa ha occasione di toccare diventa appunto per questo im-
e delle diverse opinioni e correnti in seno all'antica teoria retorica. Fra i lavori recenti portante. Eppure la tripartizione dell'espressione ha ·grande valore pra-
sono da ricordare CHR. JENSF.N su Eraclide Pontico, in "Berliner Sitzungsberichte,"
1936, 292 ss., e F. WEHRLI, in "Phyllobolia," Festschrift fiir P. von der Miihll, 1946. tico per l'oratore e insegnante cristiano; infatti la dottrina è non sol-
Per la concezione piu elegante dello stile umile è caratteristico il termine subtilis, che
oltre che in Cicerone, Orator, 100, ricorre anche in un molto citato passo di PoRFIRIONE
tanto elevata, ma anche oscura e difficile; ma siccome essa è desti-
a Orazio, .Carm. 4, 2, 27-8: nelle odi Orazio scrive, a differenza di Pindaro, part1a nata a tutti, ognuno la deve intendere, ognuno deve agire e vivere
quidem et humilia, sed subtilia et dulcia. Per il realistico c'è un passo nello stesso
Porfirione, a Orazio, Sat., I, IO, 5-6. Per gli stili del teatro, i passi famosi, che· han~ secondo essa, essa va esposta, a seconda delle necessità, nello stile umile,
no avuto tanta influenza, di Ars poetica, specialmente 89 ss. e 225 ss. Un passo nel medio o nell'elevato. Vorremmo cercare di esprimere con preci-
interessante su un pittore realistico è in PLINIO, Hist. nat., 35, 112; Jliraeicus pictor, ...
humilia quidem secutus, humilitatis summam adeptus est g/oriam. Tonstrinas sutrinasqtte sione anche maggiore che cosa ciò significhi; ci servirà da punto di
pin:rit et asellos et obsonia et similia, ob haec cognominatus rhyparographos ("pittore partenza una considerazione semasiologica. C'è infatti una parola la-
della sporcizia"), in iis consummatae t1oluptatis, quippe eae pluris t1eniere quam maxi-
mae multorum. [Il . pittore Pireico... si dedicò a soggetti umili, e toccò nel genere umile tina, humilis, che grazie ai contenuti che in essa si incontrano possiede
la massima gloria. Dipinse botteghe di barbieri e di calzolai e asinelli, e vivande e un grande valore illustrativo.
simili, soprannominato per questo rhyparographos; e in questi soggetti trovò straordi-
nario favore, giacché le sue opere erano vendute a maggior p1ezzo delle grandissime
di molti altri.] · 12
Per esempio Peri hypsous XXXI, 1; Qu1NT1LIANO, VIII, 3, 20 ss.

42 43
.. I
l Humilis sta in rapporto con humus, il terreno, e nel senso let• J,umilitas in questo senso; la teoria cristiana e medievale lo riprese, e il
terale significa basso, posto in basso, poco sollevato. In senso traslato termine passò come definizione stilistica non soltanto nelle lingue ro-
la parola si è sviluppata in direzioni diverse. Piu in generale essa si- manze, ma anche in inglese,
gnifica privo di valore, scarso, insignificante, tanto assolutamente quanto D'altra parte (e qui appare la combinazione di cui ho detto che ha
in rapporto con altre cose nell'ambito di una gradazione. Nella sfera grande valore illustrativo) humilis diventò uno degli aggettiyi piu im-
sociale e .pol~tica quindi indica bassa origine, scarsa cultura, povertà, portanti per definire l'Incarnazione; in questo uso esso diventò tal-
mancanza di potere e di lustro; nella sfera morale indica azione o com- mente predominante che in tutta la letteratura cristiana in lingua latina
portamento basso, indegno, sottomissione nelle parole e nei gesti, con- esso quasi esprime l'atmosfera e il livello della vita e della passione di
dizione spregevole; può significare anche avvilito, pusillanime, vile. Tal- Cristo. Il ~ermine "livello,, è insolito in questo contesto, ma non ne
volta il lato sociale e quello morale si distinguono a stento, essèndovi conosco un altro che esprima cosi bene in pari tempo il lato etico, so-
una convergenza di destino tristo, oppressivo, di miseri~ e di paura. ciale, spirituale e stilistico-estetico; e qui parliamo di tutto ciò, come
Come il tedesco niedrig, può essere detto di una vita, di una morte; si vedrà fra poco. Appunto per la sua molteplice irradiazione seman-
spesso si trova nell'impiego traslato per modesto, inelegante, di cattiva tica humilis arrivò ad occupare una posizione dominante e illustrativa:
qualità, riferito a una casa, all'ingresso di una casa, a una locanda, come umile, come socialmente inferiore, come incolto, come estetica-
a un capo di vestiario. Detto di professioni e attività significa H subal- mente· semplice o anche ripugnante. Si noti che il valore è mutato dap•
terno"; Ammiano sembra definire la poesia e la retorica, secondo la pertutto, come appare con particolare chiarezza nella sfera morale: il
tradizione aristotelica, come humiliora membra philosophiae (16, 5, 7). peggiorativo è scomparso e predomina il positivo, che nella letteratura
La gradazione in generale è frequente: anche vizi e delitti meno gravi pagana era raro e debole. Ma molti dei nessi prima usuali restano gli
sono detti humiliora. Non è sempre detto in senso cattivo: rientrano stessi: accanto a humilis compaiono per esempio abiectus e con-
nella sua sfera semantica la modestia, la saggia moderazione, l'obbe- temptus, òltre a mitis e mansuetus; e come opposti altus e sublimis,
dienza, la devota sottomissione; ma nella ·letteratura non crjstiana il oltre a superbus.
senso peggiorativo è di gran lunga prevalente. Per indicare la bassezza Il passo piu importante da questo punto di vista è Fil. 2, 7-8: Semet-
della vita terrena contrapposta alla sopravvivenza dopo la morte si· tro- ipsum exinanivit formam servi accipiens, in similitudinem hominis
vano molte testimonianze in Seneca.lll · factus, et habitu inventus est homo. Humiliavit. semetipsum factus
Dall,implicito senso comparativo derivò che humilis diventò una oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis.H Inoltre sono da
delle definizioni pio. usate per lo stile inferiore. Ve n'erano molte altre, citare, Atti 8, 26 ss., la conversione dell'eunuco etiopico, col suo riferi-
per esempio tenuis, attenuatus, subtilis, quotidianus, submissus, demis- mento alla profezia del messia, Isaia 52, 13~53 e Matt. 11, 29 .. Numerosi
JUS, pedester, planus, magari anche communis, abiectus, comicus, tri- altri passi, pur senza esprimere esattamente e immediatamen~e la stessa
vialis, vilis, sordidus,· ma la maggior parte di queste avevano un si- cosa, erano però anch,essi adatti, ciascuno a suo modo, per inserirsi nella
gnificato piu speciale, cos{ che nessuna di esse si addiceva come humilis concezione che abbiamo indicato e contribuire alla sua formazione. Fra
per designare piu in generale l'ampia sfera dello stile. Cicerone, Orazio, questi Matt. 11, 25; Matt. 23, 12 e le parole corrispondenti in Luca;
Properzio, Seneca, Quintiliano, i due Plinio e tutti i piu tardi retori, Rom. 12, 16; I Cor. I, 26-29; Fil. 3, 21 e molti altri.
commentatori e grammatici impiegano costantemente humilis, humiliter, Il tema poteva essere trattato in diverse direzioni. L'Incarnazione
nel complesso è avvilimento volontario, il modo di ·essa in condizione
18
Naturalmente anche presso autori cristiani, ma non cosi spesso e cosi a lungo,
perché, come vedremo, per i cristiani l'evoluzione semantica seguf un corso del tutto u. [Annichilf se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini;
diverso. - La mia esposizione della storia del significato di humilis è fondata in gran ed essendo trovato nell'esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente
parte sul materiale del Thesaurus Lingtlfle Latinae. fino alla morte, e alla morte della croce.]

44 45
insultatum est, ille qui in cruce mortuus est, ille qui lancea percussus
vile, la vita sulla terra fra poveri di materia e di spirito, il modo del-
l'insegnamento e dei servizi spiegano l'avvilimento nei particolari; a ciò
est, ille qui sepultus est: ipse resurrexit. Saeviant quantum possunt re-
si aggiunge, come coronamento, il modo oltraggioso e crudele della gna; quid sunt facturi Regi regnorum, Domino omnium regnorum,
passione. Da ciò si sviluppò, in lotta contro tendenze puramente spiri- Creatori omnium saeculorum?
tualistiche e sette eretiche e anche dottrine pagane, l'insistenza sulla Quello stesso che stette davanti al giudice, che fu schiaffeggiato, che
corporeità di Cristo, alla quale si congiungeva la dottrina della resurre- fu flag~llato, che fu coperto di sputi, che fu coronato di spine,· che fu co-
zione di Cristo e della resurrezione universale. L'umiltà dell'incarna- perto di percosse, che fu appeso al h:gno, che appeso al legno fu schernito,
zione nel suo insieme consegue tutta la sua importanza solo nell'op- che è morto sulla croce, che fu trafitto con la lancia, che fu sepolto: quello
stesso è risorto. Infieriscano quanto possono le potenze terrene: che posso-
posizione alla natura di vina, ciò che forma la paradossale antitesi che
no contro il Re dei regni, il Signore di tutti i regni, il Creatore di tutti i
sta alla base della dottrina cristiana : uomo e Dio, umile e sublime :
mondi?
humilis et suhlimis; ambedue in impensabile, incommensurabile profon-
dità e altezza: peralti1sima humilitas. Tutto ciò, preso insieme, costi- Il tema humilis-sublimis, con l'umiliazione della divinità nella sto-
tuisce, per i fini di questa ricerca, il primo e fondamentale gruppo ria, non può essere elaborato piu chiaramente di quanto sia fatto qui. • ·
1

concettuale del motivo dell'humilis cristiano; il quale si riferisce di- Va accostato qui un secondo gruppo concettuale. Esso riguarda
rettamente a Cristo stesso. Testimonianze in proposito si trovano, come l'humilitas sociale e spirituale di coloro ai quali la dottrina si rivolge e
tut~ sanno,. in gran numero nella letteratura cristiana di tutti i tempi;
ai quali essa è accessibile; i piu importanti passi della Bibbia sono qui
qu1 daremo alcuni esempi tratti da Agostino, che hanno importanza
111 Matt. 11, 25, Luc. 10, 21, Att. 4, 13, Rom. 12, 16, I Cor. It 18-21, lac. 4, 6.
per la nostra questione.
Ad essi si ricollegano numerosissimi passi della letteratura patristica, di
~a corporeità di Cristo sulla terra e dopo la resurrezione ( verbum
rado semplicemente espositivi, per lo piu, come già molte delle frasi
caro factum ), che era già stata formulata prima con energia, in parti-
della Bibbia, polemici contro la saggezza di questo mondo, che disprezza
colare da Tertulliano nella sua lotta contro Marcione e anche da altri
' come incolto e umile il messaggio di Cristo e dei suoi apostoli. Si legga
si ritrova dappertutto in Agostino come humilitas; i passi piu noti pos-
per esempio l'inizio della predica di Natale di Agostino, 184, o De civ.
sono essere quelli polemici contro il platonismo, per esempio De civ. Dei
18, 49, o i brani 43, 6, o 87, 12 dalle altre prediche. Agostino dice
10, 29, dove la humilitas di Cristo è contrapposta, in questo senso, alla
che Dio non si è scelto un oratore o un senatore, ma un pescatore:
superbia, dispregiatrice del corpo, dei platonici. Il motivo è fonda-
n_on oratorem, non senatorem, sed piscatorem: egli designa gli apostoli
mentale per finterna concretezza storica che distingue la dottrina cri-
come humiliter nati, inhonorati, illittcrati, o come imperitissimi et
stiana, sulla quale torneremo. Il testo piu espressivo per l'humilitas
abiectissimi, o gli eletti dalla grazia come piscatores et publicani. Fra
passionis che io conosca (sebbene la parola humilis non vi ricorra) si
le testimonianze piu antiche ricorderò Arnobio, Adv. nationes 1, 58,
trova in Agostino, Enarrationes in Psalmos., 96, 4: e fra quelle contemporanee alcuni grandi passi di Girolamo. Egli dice
nel commento ai Galati (3, 1, PL 26, 401 ss.): Quotusquisque nunc
llle qui stetit ante iudicem, ille qui alapas accepit, ille qui flagellatus
4ristotelem legit? Rusticanos vero et piscatores nostros totus orbis lo-
est, ille qui consputus est, ille qui spinis coronatus est. ille qui colaphis
caesus est, ille qui in ligno suspensus est, ille cui pendenti' in ligno •18 Cfr. per esempio anche ILARIO, Comm. in Mattn. XVIII, 7 (cap. XVIII, 3, PL 9,
1019): Humilitas passionis scandalum mundo est. In hoc enim maxime ignoranti.a deti-
15 netur Immana, quod sub deformitate crucis aeternae gloriae domim,m nolit accipere.
Per l'antitesi humilis-sublimis (in luogo di sublimis si può avere anche altus,
exaltatus, excelms) c'è la variante dialettica della crocifissione, 'per la quale vorrei citare [L'umiltà della passione è scandalo per il mondo. L'ignoranza umana mfatti è ristretta
Acos:r1No, In Euang. /oh., 40, 2: illa exr;,ltatio humiliatio fuit. L'idea risale a Gio-
al punto che sotto le brutture della croce non vuole accettare il signore della gloria
vanni 12, 32. eterna.]

46 47
quitur, universus mundus sonal"; o nella lettera 53, ad Paulinum (4, trascinavano per la loro forza apparivano come una mescolanza torbi-
CSEL, vol. 54, 449), dove Pietro e Giovanni sono detti: -6-EoèH<>mtt'OL . da, come il prodotto di una semicultura fanatica e settaria. Essi reagivano
Hoc doc_tus Plato nescivit, hoc Demosthenes eloquens ignoravit;18 oppure, quindi con decisione, disprezzo e disgustato rifiuto. Ad essi sembrava in-
con la massima forza, nella lettera 14 ad Hcliodorum monachum, il concepibile e intollerabile che in scritti di quel genere fossero trattati
passo sul Giudizio universale (CSEL 54, 61 s.): Veniet, veniet illa dies ... i problemi piu profondi, che in essi fossero contenuti l'illuminazione
Tunc ad vocem tubae pavebit terra cum populis; tu gaudebis ... Ad- e il riscatto degli uomini. In queste circostanze si penserebbe che già
ducetur et cum suis stultus Plato discipulis,· Aristotelis argumenta non nei primi tempi (per parlare qui soltanto dei testi lati,ni) cristiani prov-
proderunt. Tunc tu rusticanus et pauper exultabis, et ridebis, et dices: visti di una cultura letteraria si fossero applicati a correggere le tra•
.ecce crucifixus deus meus, ecce iudex qui obvolutus pannis in praesepio duz10ni dei primi interpreti latini, inesperti e incolti, e ad adattarle
vagiit. Hic est ille operarii et quaestuariae filius, hic qui matris gestatus alla lingua letteraria, per eliminare quella repugnanza. Ma ciò non ac•
sinu hominem deus fugit in Aegyptum, hic vestitus caccino, hic sentibus cadde. ·Lo stile singolarissimo creato dai primi traduttori latini non fu
corona_tus., hic magus daemonium l}abens, et Samarites. Cerne manus, mai sostituito con un testo biblico di gusto classico. I testi della· V etus
fudaee, quas fixeras; cerne latus, Romane, quod foderas. Videte corpus, Latina avevano acquistato ben presto tale autorità presso le comunità,
11
an idem sit ... Anche qui domina rantitesi, non soltanto l'antitèsi stul- essi corrispondevano evidentemente cosf bene alla condizione sociale e
titia-sapientia, ma in generale quella di bassezza e altezza; è la via intellettuale dei primi cristiani di lingua latina!IO che diventarono pre-
pietatis, ab humilitate ad superna surgens (De civ. 2, 7). stissimo una tradizione fortemente radicata e formativa e· ,una versione
Il gruppo concettuale per noi piu importante è il terzo. Esso si ri- letteraria colta non avrebbe avuto possibilità di affermarJi. La rielabora•
ferisce all'humilitas dello stile della Sacra Scrittura ed è talmente legato zione di Girolamo sorse piuttosto tardi, verso il 400, essa non riguardava
al secondo che molte delle testimonianze ora citate· possono essere im- nella stessa misura tutte le parti del testo, e quando egli si allontanava
piegate anche per quello. Il motivo del sermo humilis della Bibbia sensibilmente dalla versione prima corrente le sue interprètazioni riu-
acquistò presto grande importanza nell'apologetica. La maggior parte scivano a stento ad affermarsi fra le comunità. Ma soprattutto lo stile bi-
dei pagani colti considerava ridicola, confusa e scostante la produzione blico latino era stato creato da lungo tempo, quando egli si mise al
crìstiana primiti va nelle sue forme greche e soprattutto nelle sue prime . lavoro; Girolamo era troppo penetrato di questo stile e in genere del-
· forme latine. Non soltanto il contenuto appariva loro come una su• · Patteggiamento spirituale cristiano primitivo. perché volesse o potesse
perstizione puerile è assurda, ma anche la forma era un'offesa per il distruggere la peculiare atmosfera del latino biblico. Per quanto fosse
loro gusto: lessico e sintassi erano maldestri,· popolari a un basso livello importante, la sua attività di traduttore resta nell'ambito di uno stile
e per giunta infarciti spesso di ebraismi; parecchi elementi sembravano generale già creato prima di lui. Nella tarda antichità talvolta si trovano
addirittura buffoneschi e grotteschi. Alcuni passi che innegabilmente parafrasi classiche di passi biblici; Fulgenzio Planciade (De aetatibus
mundi, ed. Helm) parafrasa cosf le parole di Dio a Mosè, Esodo 3, 7:
u [Quanti leggono ora Aristotele? Tutta la terra, il mondo intero parla invece dei
nostri villani e dei nostri pescatori.] :. Duros populi mei ex operationis ergastulo gemitus intellexi. E ci sono
u [Questo non seppe il dotto· Platone, lo ignorò l'eloquente Demostene.] molti esempi di questo genere; ma restarono senza efficacia. Soltanto
• Cfr. il passo, del tutto simile nella struttura, alla fine di TERTULLIANO, De specta-
culis (cap. 30). [Verrà, verrà quel giorno ... Allora alla voce della tromba tremerà la gli umanisti (V alla, Bembo, Erasmo) tornarono a fare tentativi simili;
terra con. i popoli; tu godrai... Sarà trascinato lo stolto Platone con i suoi discepoli; gli per spiritus sanctus il Bembo dicé: divinae mentis aura.n
argomenti. di Aristotele non gioveranno. Allora tu, villano e povero, esulterai, e riderai,
e dirai: ecco il mio dio crocifisso, ceco il giudice che vagi nella stalla avvolto di stracci.
Ecco il figlio dell'operaio e della lavoratrice, colui che portato nel grembo della madre, • Fino alla metà del III secolo la lingua della Chiesa a Roma era greca. V. in pro-
lui dio, fuggf un uomo in Egitto, lui vestito di porpora; lui coronato di spine, lui~ il posito TH. Kuusr.R, nel 1 voi. della Miscellanea Giovanni Mtreati.
mago posseduto dal demonio, e Samaritano, Guarda le mani, Giudeo, che trafiggesti; 11
Sulla lin.itua della Bibbia v. W1LHF.LM Suss, Das Problem der lateinischen Bibel•
guarda il fianco, Romano, che trapassasti. Vcdcte il corpo, se sia lo stesso...] sprache, in "Historischc Vierteljahrsschrift/' XXVII, 1932, 1 ss. (dove si trova la mia

48 49
Cosi il Corpus delle Sacre Scritture restò un corpo estraneo nella stiani della tarda antichità era del tutto diversa: essi riconoscevano
letteratura latina di tradizione classica, fintanto che tale tradizione con- !'"umiltà" dello stile biblico e indicavano in essa una nuova e piu pro-
tinuò ad esistere, e fintanto che ci furono ancora persone che conser- fonda sublimità. Quest~ posizione dialettica, che lascia del tutto in di-
vavano una sensibilità per lo stile classico. Contro i dispregiatori della sparte il problema della traduzione. ebbe successo perché possedeva una
lingua biblica, gli apologisti (abbiamo già visto Agostino) affermavano verità interna; essa significava tanto attacco che difesa, e restò in vita
sempre di nuovo che anche nella Sacra Scrittura si trovavano le figure attraverso tutto il Medioevo·fino ai tempi moderni, e diventò Un motivo
retoriche; e che anzi tutti i popoli avevano attinto dal Vecchio Testa- importante nella formazione del posteriore concetto dello stile e del li-
mento, molto piu antico di tutte le civiltà pagane, la loro retorica, come vello stilistico in Europa. Le testimonianze cominciano molto presto;
vi avevano attinto tutta la loro sapienza.211 Ma per le questioni stilistiche implicitamente si trovano già in parecchi dei passi sopra citati del Nuovo
questo argomento da solo non era troppo efficace. Il fatto che in materia Testamento, per esempio I Cor. 1, 18~21. In qÙesta sede non occorre
di retorica esso si poteva riferire soltanto al testo originario· ebraico, a elencare le · prime testimonianze_ greche, fra le quali Origene contro
dire il vero non creava difficoltà: la maggior parte dei padri occiden- Celso.ti Quelle latine si trovano dappertutto nella tarda antichità, fino a
tali, escluso naturalmente· Girolamo, avevano poca coscienza filologica Isidoro di Siviglia (Sent. 3, 13). Il testimone latino pio importante è
e molto spesso, anzi quasi sempre, trattavano il testo latino come se Agostino, perché egli visse personalmente la svolta dialettica; prima
fosse stato la Sacra Scrittura senz'altro. Ma era appunto difficilissimo, o della conversione egli apparteneva alle persone di alta ·cultura che cre-
meglio impossibile, dimostrare che esso conteneva una cultura oratoria devano di non poter superare l'avversione per lo stile delle Scritture.
classica. Cassiodoro, che nell'occidente era il rappresentante forse piu Nelle Con/essioni (3, 5) egli' racconta come da giovane, essendo nata in
coerente dell'idea dell'origine di ogni eloquenza (e di ogni sapienza) lui attraverso la lettura dell'Hortensius ciceroniano un,appassionata aspi-
dalla Bibbia, riconosce ancora la differenza fra retorica profana e biblica; razione alla filosofia, cominciò dapprima a leggere la Sacra Scrittura, ma
i tropi e le figure, egli dice, nei Salmi si trovano in virtute sensuum, non ne penetrò la sostanza; essa era res incessu humilis, successu excelsa
non in effatione verborum.• In ogni caso nessun apologista della tarda et velata mysteriis, ma a quel tempo egli non lo comprese; sed visa mihi
antichità vera e propria dubitava che il latino biblico uscisse dalla tra- est indigna quam Tullianae dignitati compararem. T umor enim meus
dizione stilistica classica. Solo quando il sentimento di questa tradizione refugiebat modum eius, et acies mea non penetrabat interiora eius.
fu estinto, verso il 700, presso Adelmo e Beda, la Bibbia poté essere V erum tamen illa erat quae cresceret cum partiulis. Sed ego dedignabar
25
lodata come modello di stile classico. esse parvulus... Molto piu tardi, dopo avere percorso un giro lungo
La posizione di difesa vera e propria, e duratura, degli scrittori cci- e faticoso, a Milano, sotto l'influenza di Ambrogio, egli comincia a com-
prendere e formula cost (ivi, 6, 5) rautorità della Scrittura:
citazione del Bembo); dello stesso, Studien zur lateinischen Bibel I, in "Acta et Commen-
tationes Universitas Tartuensis," XXIX, 4, 1933. La bibliografia precedente è contenuta
nei due lavori. Molto illuminanti per il latino patristico sono ancora le relative parti di Eoque mihi illa venerabilior et sacrosancta fide dignior apparebat
NoRDEN, .A.ntike Kunstprosa. aucton:tas, quo et omnibus· ad legendum esset in promptu, et. secreti sui
llll Ottimo, a questo proposito, E.R. CuRTtus, Europ. Literatur und lat. Mittelalter,
48-49, il paragrafo su Cassiodoro. Il p1sso principale in CA~SIODOHo è l1J Ps. ltcri11m, dignitatem in intellectu profundiorem servaret, verbis apertissimis et
Praef. cap. XV, PL, 70, 19-20. Cfr. anche CuRT1us 445 (dove la frase su Pietro e Gio• humillimò genere loquendi se cunctis praebens, et exercens intentionem
vanni nella lettera di Girolamo a Paolino non rende del tutto il tono e il contesto, in
quanto Girolamo vi contrappone nettamente la scienza spiritualmente ispirata contro
quella· mondana). L'ìdea, in origine ebraico-alessandrina, della dipendenza della sapienza M Cfr. Sirss, in ''Historische Vierteljahrsschrift, 11 XXVJI, p. 5.
mondana, e soprattutto greca, da quella ebraica molto piu antica, si trova dappertutto m [Umile a prima vista, ma, andando avanti, sublime e velata di misteri ... ma mi
in occidente, con particolare frequenza in Ambrogio. Cfr. PL, 15, 1155 e, ivi, nota 15 b. parve indegna di .essere paragonata alla dignità ciceroniana. Il mio orgoglio rifuggiva
Su Adelmo e Beda dr. CuRTrus 53-55. dalla sua misura, e· la mia vista non la penetrava intimamente. In verità essa era tale
23
In Psaltcrium, Praefaùo, cap. XV. che cresceva con i piccoli; ma io disdegnavo di essere piccolo.]

50 51
eorum qui non sunt leves corde, ut exdpere, omnes populari sinu, misteri, essa non Io rende inaccessibile ,con uno stile superbo, in modo che
et per angusta foramina ad te traiceret; multo tamen plures, quam si. uno spirito lento e incolto non osi accostarvisi. come un povero al ricco;
non tanto apice auctoritatis emineret, nec turbas gremio sanctae humili- ma invita tutti con il suo stile umile, non solo per nutrire tutti con la sua
tatis hauriret. verità manifesta, ma anche per formarli con la sua verità segreta (qui exer-
cere significa in pari tempo formare, temprare, mettere alla prova); essa ha
La sua autorità mi appariva tanto piu degna della venerazione e della gli stessi contenuti tanto nelle parti manifeste quanto in quelle ~ascoste.
santa fede, perché essa si apriva a tutti per la lettura, <" anche serbava la
dignità del suo segreto in t.m senso piu profondo (in essa immanente); of- E gli era apparso chiaro, scrive egli, De doctrina 4, 6, che gli scrit-
frendosi a tutti col suo stile chiarissimo e umilissimo, e (pure) mettendo tori cristiani ispirati dalla Provvidenza per la nm,tra salvezza non avreb-
,alla prova il vigore intellettuale di coloro che non sono di cuore leggero;
per accogliere tutti nel suo seno aperto, e (pure) per lasciar giungere pochi
bero potuto scrivere diversamente da come fecero. Eglì avrebbe po-
fino a Te (Dio) attraverso stretti passaggi; molto piu numerosi, tuttavia, tuto bensf dimostrare anche in essi la presenza di tutte le figure e degli
che se non si innalzasse; per tanto eccelsa autorità, e non assorbisse le masse ornamenti dell'eloquenza pagana, se ~e ne fosse dato la pena; ma essi lo
nel seno della santa umiltà. affascinavano oltre misura non per ciò che avevano in comune con gli
oratori e poeti pagani, ma per il modo in cui essi impiegavano la co-
Gli stessi concetti, variati in piu modi, si ritrovano sempre nei suoi mune eloquenza per un'altra eloquenza loro particolare: per alteram
scritti, per esempio nel primo capitolo del primo libro De Trinitate: quandam eloquentiam suam.•
Sacra Scriptura parvulis congruens nullius generis rerum verba vitavit, · Cercherò ora di riassumere il contenuto di queste .testimònianze.
ex quibus quasi gradatim ad divina atque sublimia noster intellectus Nelle Scritture si riconosce il "basso" stile, che per lo pio è indicato
velut nutritus assurgeret • - anche in piu passi De doctrina christiana, con la parola humilis." Scopo e carattere di questa umiltà dello stile
per esempio 2, 42 - o qua e là nelle prediche e nei commenti. Nella è la generale comprensibilità; la Sacra Scrittura deve essere accessibile
forma piu completa li trovo espressi in una lettera a Volusiano (Epist. anche . per le persone dappoco, le quali devono esserne prese e tro-
dass. III, 137, 18): varsi in essa come .a. casa propria. Ma il contenuto della Scrittura ·non
è sempre semplice; essa contiene misteri, cela un significato piu pro-
Modus autem ipse dicendi qe10 sancta Scriptura contexitur quam
fondo, e molto ir;i essa appare oscuro. Ma anche questo non è presen..
omnibus accessibilis quamvis pattcissimis penetrabilis! Ea quae aperta
tato in uno stile dotto e "superbo," in modo da intimidire e respingere il
continet quasi amicus familiaris, sine fuco ad cor loquitur indoctorum
lettore semplice. Invece, chi non è di cuore leggero (chi non è immo-
atque doctorum; ea vero quae in mysteriis occultai nec ipsa eloquio
superbo erigit, quo non audeat accedere mens tardiuscula quasi paupcr desto e superficiale) può penetrare anche nel senso piu profondo; la
ad divitem, sed invitat omnes humili sermone, quos non solum mani- Scrittura "cresce con le creature/' ossia le creature crescono nella sua
festa pascat, sed etiam secreta exerceat veritate, hoc in promptis quod comprensione. Tuttavia sono pochi, quelli che penetrano in essa: per
in reconditis habens. riuscirvi occorre non dottrina, ma vera umiltà (Agostino, De doctr. 2,
41-42), che corrisponde all'umiltà del suo stile; ciò che è profondo e
. Come è accessibile a tutti l'espressione stessa della Sacra Scrittura, seb-
bene pochissimi possano addentrarvisi! Per ciò che essa contiene di chia-
• Cfr. CAssronoRo, lnst. (Mynors) I, XV, 7: maneat ubique incorrupta locutio qua,
ramente comprensibile, essa parla come un intimo amico, senza ornamenti, Deo placuisse cognoscitur, ita ut fulgore suo niteat, non humano desiderio carpienda
al cuore degli indotti come dei dotti; ma anche per ciò che essa cela nei subiaceat. [Rimanga dunque .incorrotto il linguaggio che come sappiamo piaceva a Dio,
cos{ che risplenda nel suo fulgore, né sia vinto e deformato dall'umano desiderio.]
18
Accanto a questo si trovano anche rusttcus, eommunis, simplex, vilis. Cfr. per
2AI [La Sacra Scrittura, adattandosi ai piccoli, non evitò alcun genere di parole e di
esempio il commento ai Galati di GIROLAMO, PL, 22, 401, la sua lettera a Paolino (53,
cose, cosi' che da esse. quasi gradatamente, il nostro intelletto cosf nutrito si innalzasse 9); di CAss1onoao il passo citato, lnst: I, XV, 7 e In Psalt. pracf. XV; infine Is1ooao,
alle cose divine e sublimi.] Sent. 3, 13.

52
53
occulto non è altro che ciò che viene detto anche apertamente, sempli- anche questo non è sublime nel senso che non tutti possano parteciparvi.
cemente e chiaramente, solo che esso apre strati piu profondi dell'intèl- L'aspetto onnicomprensivo. di questo stile è l'umiltà.
letto, in modo da tenere incessantemente nella sua tensione e nella sua Ma la Bibbia è storia scritta; dal tempo della diffusione del cri..
aspirazione l'ascoltatore o il lettore che ricerca la pia sapienza, cosciente stianesimo essa eta letta o ascoltata da moltissimi, anzi da tutti. Essa
della profondità del mistero, giacché nessuno arriva fino all'ultima pro- formava la loro idea della storia., e le loro concezioni etiço-estetiche.
fondità. La dottrina talvolta può essere utile, ma non è affatto una Sugli scrittori cristiani essa esercitò, consapevolmente e anche attraverso
condizione per arrivare alla conoscenza piu profonda : . ciò è in rapporto una costante penetrazione inconsapevole, l'influenza di modello stili-
con la convinzione, spesso espressa da Agostino, che la vera conoscenza stico. Essi si adattaròno molto presto alla retorica tradizionale e alle
sulla terra si ha soltanto per un contatto momentaneo (ictu ), per una sue forme; molti padri della Chiesa erano stati educati in queste forme
illuminazione, nella quale l'uomo toccato da questa grazia può restare •o le avevano anche. particolarmente approfondite. Ma la sostanza bi..
solo per un breve momento;• e subito ricade nel terreno e nel comune. · blico-cristiana era talmente. forte che si sottomise la retorica. Nel nostro
Cosi tutto lo stile della Sacra Scrittura è humìlis, modesto o umile. testo di Agostino abbiamo visto come nonostante gli isocola, le anafore,
Anche ciò che è occulto (segreta, tecondita) è espresso in modo mo- le antitesi e le apostrofi il carattere complessivo sia pe~uliarmente cri•
desto. Ma l'oggetto, semplice o occulto che sia, è elevato. La modestia stiano. Lo stesso vale per nÙpierosi altri testi della letteratura patristica,
o umiltà delresposizione è l'unica· forma possibile, l'unica appropriata, pe~ esempio, per il passo di Girolam.o sul Giudizio universale citato. a
in cui cosi elevati misteri possano essere resi accessibili agli uomini; p. 48, con la sua vigorosa finale: cerne manus, /udaee ... cerne latus,
corrispondentemente all'Incarnazione, la quale era una humilitas che si Romane. t una mescolanza di sublimità e di retorica popolare e di
inchinava anche nel senso che gli uomini non avrebbero potuto sop- earitas che si inchina, efficacemente didascalica e scenicamente vivace,
portare lo splendore della divinità di Cristo.• Ma l'Incarnazione, nel destinata a un qualsiasi pubblico preso a caso.
suo corso · terreno, non poteva essere raccontata altrimenti che in uno Il gusto delle masse per le forme della retorica, che involontaria-
stile modesto e· umile. La nascita nella stalla di Betle~me, la vita fra mente serviva a popolarizzare queste ultime, favod la formazione di
pescatori e pubblicani e altre persone ordinarie del traffico quotidiano, un'oratoria cristiana, di una retorica nél senso del scrmo humilis. Si po-
la passione con tutti i suoi atti realistici e spogli di dignità, non si adat- trebbe dire addirittura che soltanto lo spirito cristiano e i contenuti
tavano né allo stile dell'alta eloquenza né a quello della tragedia o del cristiani resero nuovamente possibile una simile vivente· retorica~ In-
grande epos. Secondò- le concezioni dell'estetica agostiniana quello sfon- fatti la retorica pagana aveva perduto da lungo tempo, a causa dello
do, quell•ambiente, si adattavano tutt'al piu ad uno dei generi letterari sviluppo poli~ico, i suoi contenuti valìdi ed efficaci; essa si era irri-
inferiori. Ma lo stile umile della Sacra Scrittura comprende l'elevato. gidita nel formalismo; si inaridiva. I contenuti cristiani le dettero nuova
Esso comprende parole semplici, talvolta quotidiane e rozzamènte rea- vita, mutandone il carattere. Il nuovo carattere dell'" humilital' predo-
listiche, esso comprende periodi ineleganti e da lingua parlata; ma minava; Agostino poteva ben raccomandare l'impiego delle forme sco-
l'oggetto è sublime, e la sublimità si manifesta nella sua profondità; la 111
Intorno alla rappresentazione storica, creata dal cristianesimo e secondo me neces-
Scrittura contiene dappertutto un senso occulto. In questa fusione del sariamente legata ad esso, second,:, la quale la comparsa di Cristo sulla terra è il punto
sublime con l'umile, molto spesso il sublime (res ·excelsa et velata centrale della storia del mondo, ho scrittò piu volte, in particolare in relazione con l'in..
terpretazione tipologica della Bibbia. Vedi spedalrnente FigurtJ, in "Archivum Ro:-na-
mysteriis, secreti sui dignitàs) è equiparato all'oscuro e all'occulto .. Ma nicum" XXII, 1938, ristampato in Neue Dantestudien, Istanbul, -1944 (ora: Bern, Fran•
cke); Typologia1l Symbolism in Mediepal Literature, in ''Yale French Studies" 9 (sul
simbolismo), 1952; trad. tedesca (un po' ampliata) come 2. fascicolo di "Schriften und
• Questo ·è un motivo antico e significativo, per lo piu legato all'interpretazione Vortriige des Petrarca-Instituts Koln," Krefeld, 1935. Cfr. inoltre le ultime pagine del 4

della nube in Isaia 19, I. Si trova cosi' già in TERTULLIANO, J1du. Marcionem, 2, 27. e l'articolo Franz von Asnsi in der Komodie (Ne11e Dantestudien, p. 72 ss.), in inglese in
ancora spesso in BERNARDO 01 CHlARAVALLE, e anche in DANTE (Purg. XXX, 25 ss.). "Italica," XXII, 1945; e Mimesis, passim.

54 55
lastiche della retorica pagana, e impiegarle lui stesso: ciò che è imme- tutti gli angeli che muovono i corpi celesti, millia millium, tutto ciò non
diato, che confonde i li velli stilistici, che afferra ogni singola anima, si ·sarebbe ancora Dio. Poi continua:
afferma e resta come impressione prevalente. Questo, il voler afferrare
ogni anima come anima singola, la cui singola salvezza è ciò che im- Ecce vide si potes, o anima praegravata corpore quod corrumpitur,
porta, implica che nella dottrina penetri piu emozione di quanto sarébbe et onusta terrenis cogitationibus multis et variis, ecce vide si potes.
possibile nel discorso filosofico o anche nella spiegazione forense delle Deus veritas est. Hoc enim scriptum est quod Deus lux est (l 1oh. l, 5) ~
condizioni di fatto: implica dunque che felemento che afferra, che non quomodo isti oculi vident, sed quomodo videt cor cum audis: V critas
trascina, che sconvolge, il quale secondo la teoria retorica costituisce il est. Noli quaercre quid sit veritas; statim enim se opponunt caligines
sublime, si mescola necessariamente col didascalico: e questo non sol- imaginum corporalium et nubila phantasmatum, et perturbabunt sereni•
tanto appartiene allo stile umile secondo la teoria, ma per il carattere tatem, quae primo ictu diluxit tibi, cum dicerem: Veritas. Ecce in ips_o
non elevato delle comunità doveva anche essere non colto e accessi- primo ictu quo velut corruscatione perstrin geris, cum dicitur: V eritas,
bile a tutti, ossia "umile" anche in questo senso. mane si potes; sed non potes; relaberis in ista solita atque terrena..•
Eravamo partiti dal testo di una predica. Ma la sfera del sermo
Ora vedi, se puoi, anima gravata dal corpo che si corrompe, e carica
humilis comprende tutte le forme della letteratura cristiana della tarda di molti e .vari pensieri terreni, ora vedi se puoi: Dio è verità. Sta scritto
antichità; esso penetra le esposizioni teoretico-filosofiche al pari dei infatti che Dio è luce; non come la vedono questi occhi, ma come la vede
resoconti pratico-realistici; vogliamo darne alcuni esempi per mostrare, il cuore quando tu senti: è verità. Non chiedere che cosa sia verità: perché
da una parte, come esso si estenda nel campo contemplativo e teore- subito si levano le nebbie delle immagini corporee e le nubi dell'immagi-
nazione e turbano la chiarezza che al primo colpo ti illuminò, quando lio
tico, dall'altra parte, come esso risolvesse nuovi compiti nella rappresen- detto: verità. Qui, in questo primo colpo, dal quale sei stato colpito come
tazione di avvenimenti. . da un lampo, quando si è detto: verità., resta se puoi; ma non puoi; ricadi
Nella patristica non c'è una letteratura serena, puramente contem- in queste cose solite e terrene...
plativa, puramente teoretica: tutto tendeva alla diffusione della dot-
trina e alla lotta contro gli ebrei, i pagani e gli ~retici. Dappertutto E subito dopo (4) egli cerca un'altra via:
l'interesse polemico e apologetico penetra la teoria; dappertutto si mira
a conquistare le anime, ad esercitare una larga influenza. C'è, natural- Ecce iterum vide si potes. Non amas certe nisi bonum, quia bona
mente, una differenza di livello stilistico fra le prediche per le ~omunità est ten-a altitudine montium et temperamento collietm et planitie cam-
porum, et bonum praedium amoenum et fertile, et bona domus paribus
e i trattati, i commentari e le lettere destinati ad amici o ad avversari
· membris disposita et ampia et lucida, et bona animalia corpora, et bontts
colti. Ma anche in quest'ultimo caso l'elementò vivace, didascalico, mosso
aer modestus et salubris, et bonzu cibus suavis atque aptus valetudini,
e personale è cos1 forte che ne• risulta l'impressione specificamente cri-
et bona tlaletudo sine doloribtf,s et lassitudine, et bona facies hominis
stiana del scrmo humilis. Il mio esempio è tratto ancora una volta da dimensa pariliter et affecta hilariter et luculentcr colorata, et bonus
Agostino; avevo pensato di scegliere un testo polemico, ma mi è parso animus amici consensionis dulcedine et amoris fide, et bonus vir iustus,
che, come caso limite, un argomento affatto contemplativo e teoretico et bonae divitiae, quia facile expediunt, et bonum coelum cum sole
sia ancora piu caratteristico. Il passo si trova nel terzo paragrafo del et luna et stellis suis, et boni Angeli sancta obedientia, et bona locutio
libro ottavo De Trinitate; Agostino vuol far capire che Dio non è suaviter docens et congruenter monens audientem, · et bonum carmen
niente di corporeo, di mutabile, di cr~ato; anche se ci si immaginasse canorum numeris et sententiis grave. Quid plura et plura? Bonum
la cosa piu grande e piu sublime, come il sole, infinitamente piu grande hoc et bonum illud: tolle hoc et illud, et vide ipsum honum, si potes;
e piu luminoso di quello che è, o se si pensassero riuniti in un'unità ita Deum vi_debis, non alio bono bonum, sed bonum ipsius boni.

56 57
Ecco, vedi ancora, se puoi. Tu certo ami soltanto il buono, perché questo senso nelle sue prediche ci sono anche passi di tono satirico, come
buona è la terra con i suoi alti monti e i dolci colli e i campi pianeggianti, del resto anche in Girolamo. . . .
e buono è un podere ameno e fortile, e buona è una casa ben distribuita e Ma non è proprio questo che qui ci interessa. È vero che volgansm1
. spaziosa e luminosa, e buoni sono i corpi viventi, e. buona l'aria tempera~
e realismi sono sintomi significativi del sermo humilis cristiano; ma solo
e salubre, e buono il cibo piacevole e sano: e buona la .salute senza dolori
e· stanchezza, e buono un volto umano regolare, lieto e di vivace colore, e in quanto si trovario immessi. nel serio e nel profondo, e riplasmano
buono l'animo dell'amico per la dol~ezza dell'armonia e la fedeltà dell'amo- il significato di ùna "espressione umile" nel senso e nel quadro del
re, e buono .un uomo giusto, e buone le ricchezze, perché agevolano, e serio e del sublime. Essenziale e decisiva è la polarità, l'ampiezza del
buono è il cielo col sole, la luna e le stelle, e buoni· sono gli angeli; con la moto pendolare. E sono proprie del sermo humilis, cost come io cerco
loro santa obbedienza, e buono è un discorso che amichevolmente àmmae-
stra e opportunamente consiglia èhi ~colta, e buono . è un canto intonato, di definirlo, anche altre caratteristiche, oltre ai volgarismi .e affini;
distinto per melodia e contenuto. Che altro aggiungere? Buono è questo e fra queste la vicinanza umana e fimmediatezza fra me e. te, che al-
buono è quello: togli questo e quello, e vedi il buono stesso, se puoi; allora . meno allo stile elevato dell,antichità romana era ignoto. E poi la co-
vedrai Dio, che non è buono per un altro bene, ma è . il bene del bene . scienza immediata e l'espressione costante della comunità, noi tutti qui
stesso.
e ora .. Senza dubbio questo calore e questa vicinanza diventano facil-
mente una formula rigida; ma sono state sempre richiamate a nuova
Queste idee sono in pari tempo neoplatoniche e cristiane; nella loro
vita. Ho citato il testo dal De Trinitate per mostrare appunto che que-
forma piu semplice sono del tutto astratte; sono fra quelle dalle quali
sto stile, che qui si vuol descrivere, penetrava anche gli scritti meno
si è· sviluppato il grande gioco medievale dell'astrazione. Dio è verità:
popolari e piu speculativi. Jos. Schrijnen,. al qual~ (a lui e alla su~
solo nell'illuminazione di un attimo può essere presente alla conoscenza
scuola11) risalgono il concetto di latino cristia,.no e ricerche quanto mai
terrena. Dio è il bene in sé, la ·fonte di ogni singolo bene, che non ha
interessanti in proposito, sopravvaluta, secondo me, l'importanza della
altra fonte al di fuori di se stesso. Questa sarebbe la forma piu sem-
differenza fra latino colto e latino popolare antico cristiano. Essa c'è,
plice di quelle idee. Agostino ne ha fatto un dramma retorico e appas-
s~za dubbio; Agostino, per esempio, nelle prediche scrive diversamente
sionato: dapprima col movimento anaforico-antitetico ecce vide si potes,
che ·negli scritti esegetici e dogmatici; ancora Gregorio Magno scrive
ecce vide si potes, noli quaèrere, ecce mane si potes, sed non potes,·
in modo molto piu popolare nei dialoghi che nei Moralia. Ma lo spirito
poi, nella seconda parte, nella elencazione ancora anaforica, graziosa,
del sermo humilis è dappertutto lo stesso. E quando lo Schrijnen si sforza
profondamente terrena di tutti i beni, col giro improvviso e agitato alla
di negare il rapporto che eè fra le figure retoriche dèlle prediche di
fine: bonum hoc et bonum illud: tolle hoc et illud... L'ascesa dramma-
Agostino e la retorica di scuola, ne nasce quel pregiudizio che egli
tica dalla profondità, che poi resta presente anche quando Agostino
stesso enuncia come segue•: "Quando l'anima si solleva a Dio, che sia
trascina sé e i suoi lettori nell'elevato, ·nelPestatico e nelPastratto, il mo-
vimento irrequieto di questa evocazione, . che non sembra conservare i~ Ìatino colto o in latino popolare, secondo i concetti di sant'Agostino
alcunché di teoretico, l'apostrofe diretta al lettore, chè abbatte le barriere non c'è posto per la retorica e pèr l'arte colta, ma soltanto per la ritmica
fra me e te: è un livello. di espressione. prima impensabile. Ecce vide
dans les sermons de. S.A. in "Re~ue théologique" (Louvain), LXIX, 1947, p. 619 ss.,
si potes e talle hoc et illud. sono in pari tempo· forme retoriche e frasi e naturalmente anche Jos: SCHRIJNEN, Char«kteristik des altchristlichen Lateins, Nijme-
del linguaggio quotidiano. Si è spesso osservato che Agostino usa gen, 1932, passim. · . . . •
• Cfr. nota 31. Altre indicazioni bibliografiche sullo Schri1nen e d suo gruppo m
volgarismi, che raccontà aneddoti e ricorre a immagini realistiche11 ; in CmusTINE MOHRMANN, Le Latin commun et le Latin tles Chrhiens, in. "Vigiliae Chri-
stianae" (Amsterdam), I, 1947, p. 1 ss., in particolar~ le n?te 1 è 4. Questo c~pitolo ~ra
11 già· stato pubblicato (1952) quando uscf }•accurato e istruttivo Manuel àu Latm chrltien
Qualche indicazione $Ulla bibliografia recente. Parc;cchic indicazioni in WELTU, di ALBBRT Bt.usE, Strasbourg, 1955. ·In esso v. in particolare il sommario di § 45, pp.
L'exemplum à(ms là litt. re/igieuie ccc., Paris, 1927. p. l3;Jn.BAXTF.R. in "Arch. Lat. 64-66.
Mcd. Aevi;' III, 32, un passo caratteristico dal sermone 5, 3; ·a. F. Mtn:.LER, L'lpoque • Charak,teristik des alu:l,ristlichen Lateins cit., p. 21 e passim.
mlrouingienne, New York, 1945, p. 44. Inoltre P1ERl\J?; Cm.:a1.Es~ L'llemml populaire

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popolare universalmente umana,.'' Questo significa, mi sembra, iposta- comunità non vi hanno mai rinunciato, ed esse sono rtmaste, anche in
tizzare concetti (arte colta, ritmica popolare) che noi stessi abbiamo luoghi di tanto rilievo come al principio del Salmo 44 e nella descri-
creato per ripartire il materiale e per orientarci in via provvisoria, ma zione della Cena I Cor. 11, 24. Parole come queste vengono innalzate
che nella storia concreta non possono quasi mai essere nettamente di- e santificate, sanctificantur; precisamente come le nuove formazioni,
.stinti. I drammaturghi spagnoli del siglo de oro o Shakespeare dimo- dure e maldestre per il gusto classico, delle quali ·sanctific_are è un esem-
strano che le arti piu sottili della parola e del suono possono diventare pio; uno fra i tanti. Vivificare, honorificare, glorificare; salvàtor, forni-
tradizione popolare. Se ogni retorica artistica venisse meno là dove cator, mediator; tribulatio, prostitutio, redemptio; carnalis, spt"ritualis,
l'anima si innalza a Dio, allora fra i grandi scrittori cristiani ne re- inscrutabilis, inenarrabilis, ineffabiliter, inseparabiliter - è soltanto una
sterebbero assai pochi, la cui anima si sia innalzata a Dio. Che sarebbe piccola scelta - non sono formazioni popolari in senso proprio; esse non
di Ambrogio e di Girolamo, di Bernardo di Chiaravalle,· di Giovanni provengono dalla lingua della vita quotidiana, ma sono formazioni in-
della Croce, di Bossuet? Piu ancora, che sarebbe dell'apostolo Paolo? tellettuali, create ·da persone letterate, ma sprovviste di sufficiente fami-
La retorica di Agostin9 riposa dappertutto sulla tradizione classica; nella liarità con lo spirito linguistico del latino antico, per cogliere i feno-
"semplice ritmica popolare" non si può giocare continuamente con le meni di un nuovo mondo spirituale che sorgeva. Esse hanno tutte qual-
antitesi, e contrapporre o incrociare armonicamente i concetti a coppie. chè cosa di maldestro, di .;emicolto, di duramente pedantesco: e in
D'altra parte anche la retorica perfezionata è originariamente scaturita pari tempo, per lo spirito che ne emana, possiedono qualche cosa di
dall'elementare istinto umano per il ritmo, per le corrispondenze seman- sovranamente unitario. Esse vanno unite fra loro, e vanno anche unite·
tiche e musicali; e nella tarda antichità le sue forme artistiche erano àgli altri elementi puramente popolari della lingua cristiana. In ognuna
patrimonio popolare, nel senso che moltissimi le sapevano godere. Ago- di esse, e in tutte, si esprime un mondo nuovo; il quale senza dubbio
stino era. un maestro di retorica, come dimostra la stessa carriera della è abbastanza forte per crearsi una lingua speciale; ma non è la stessa
prima parte della sua vita; in lui la retorica era diventata natura, una che diventerà subito la lingua di tùtti? O che almeno penetrerà della
seconda natura, come ·suole accadere nei maestri di virtuosismo. Ma sua sostanza la lingua universale? In ogni caso, se per lo storico mo-
la massima artisticità può benissimo servire alla piu autentica e pro- derno è interessante sapere che il materiale della speciale lingua cri-
fonda interiorità; e la semplicità popolare non protegge contro la vacuità stiana deriva da diversi elementi, ciò non aveva interesse per i contem-
del cuore. poranei che la parlavano; a quel tempo era indifferente che una singola
Mi sembra che sarebbe sbagliato voler cercare la particolarità di una parte del materiale linguistico provenisse dal linguaggio quotidiano o
speciale lingua cristiana soltanto nell'elemento popolare, nel suo "aroma" dallo sforzo semicolto di trovare l'espressione per i nuovi contenuti, o
o nella sua "linfa." Che un "latino cristiano" debba possedere molte finalmente dall'influenza greca o semitica: essa veniva fusa nella lingua
parti derivanti dalla lingua popolare è certo evidente, giacché un movi- della . comunità cristiana. Anche per le parole e per le forme del di-
mento cosf grande, che abbraccia molti e infine tutti, abbraccia princi-
scorso vale quanto Paolo (I Cor. 12, 13) dice degli uomini: Etenim
palmente il popolo; se non altro perché esso è molto piu. numeroso degli
in uno spiritu omnes nos in unum corpus baptizati sumus, sive /udaei,
strati superiori. Ma il caratteristico è che molti, o addirittura tutti i
sive Genti/es, sive servi, sive liberi." Tertulliano mostra come in latino la
molti volgarismi nell'uso lessicale, nel mutame~to dei significati, nella
. comunità aèquistasse presto particolarità.
formazione delle parole e nella struttura del periodo perdono subito
Risaliamo al suo tempo per presentare il nostro. terzo e ultimo te-
il loro carattere di volgarismi appena diventano latino cristiano: essi
sto antico. Questo, a differenza dell'esempio tratto dal De Trinitate,
passano in un'altra sfera e acquistano una nuova dignità. Ciò vale anche
per casi estremi come manducare e eructare (propriamente "divorare " [Infatti noi tutti· abhiam riconosciuto il battesimo di un unico Spirito per formare
masticando" e "eruttare"). Si è sempre riso di queste parole, ma le un unico corpo, e Giudei. ~ Gentili, e schiavi, e liberi.]

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deve indicare il vigore espositivo e realistico del sermo humilis; in pari rem: et expavi, quia nunquam e:t:pet·ta er.am tales tenebras. O diem
tempo esso mostra quali nuovi compiti, in relazione con la diffusione asperuml Aestus validus turbarum beneficio, concussuràe militum. No-
del cristianesimo, si ponessero in fatto di resoconti e di stile realistico, vissime macerabar ~sollicitudine infantis ibi. Tunc Tertius et Pompo-
cos1 che l'occasione stimolava l'espressione. È uno dei piu antichi atti di nius, benedicti diaconi qui nobis ministrabant, constituerunt praemio
martiri, la Passio SS. Felicitatis et Perpetuae." I fatti narrati si svolsero ut paucis horis emùsi meÌiorem locum carceris refrigeraremur. T u~c
al principio del III secolo, a Cartagine, durante la persecuzione sotto exeuntes universi sibi vocabant. Ego in/antem lactabam iam · inedia de-
Settimio Severo .. Il narratore (certamente non Tertulliano) accoglie nel fecèum. So/licita pro eo adloquehar matrem et confortabam fratrem.
suo testo i racconti scritti in carcere da due dei martiri, Perpetua e commendaham filium. T abescebam -ideo quod illos tabesc,>re videram
Saturo. Segue qui l'inizio del racconto di Perpetua (III, IV) con le pa- meo beneficio. T ales sollicitudines multis diehus passa sum; et usurpa-
role introduttive del narratore (II): vi ut mecum in/ans in carcere maneret; et statim ·convaluit et relevata
sum a labore et sollicitudine infantis. Et factus ·est mihi carcer subito
li. Apprehensi sunt adolescentes catechumini, Revocatus et Felicitas, praetoritem ut ihi mallem esse quam alicubi.
conserva eius, Saturninus et Secundulus. Inter hos et Vibia Perpetua, IV. Tunc dixit• mihi frater meus: Domina soror, iam in magwz
honeste nata, libera/iter instituta, matrona/iter nupta, habens patrem et dignatione es,. tanta ut postules visiònem, et ostendatur tibi an passio
matrem et fratres duos, alterum aeque catechuminum> et filium infantem . sit an comtneatus. Et ego quae me sciebam fabulari cum Domino,
ad ubera; erat autem ipsa annorum circiter viginti duo. Haec ordinem cuiui beneficia tanta experta eram, fidenter repromisi ei, dicens: Cra-
totum martyrii sui iam hinc ipsa narravit, sicut conscriptum manu sua et stina die tibi renuntiabo. Et postulavi, et ostensum est mihi hoc: V ideo
suo sensu reliquie. scalam aeream mirae magnitudinis pertingentem usque ad caelum ...
III. Cum adhuc, inquit, cum prosecutoribus esscm, et me pater ver-
bis evertere cupiret, et deiicere pro sua affectione. perseveraret: Pater, La traduzione che segue è anche un poco esegetica; devo dire,
inquam, vides, verbi gratia, vas hoc iacens, urceolum sive aliud? Et d'altra parte, che non sono sicuro di avere colto sempre giusto.
dixit: Video. Et ego dixi ei: Numquid alio nomine vocari potest quam II. Furono arrestati i giovani catecumeni (cioè non ancora .battezzati,
quod est? Et ait: Non. Sic et ego aliud me dicere non possum quam che si preparavano al batt~simo) Revocatus e Felicitas, schiava con lui, Sa-
quod sum, Christiana. Tunc pater motus hoc verbo mittit se in me, turninus e Secundulus. Insieme ·con Joro anche Vibia Perpetua, una giovane
ut oculos mihi erueret; et f!CXavit tantum, et profectus est victus cum di famiglia ragguardevole, liberahntnte educata e spos::tta secondo. la sua
condizione; essa aveva padre, madre e due fratelli, uno dei quali era pure
argumentis diaboli. Tunc paucis diebus quod caruissem patrem, Do- catecumeno, e un figlio bambino al seno. (DeJ marito non si parla.) Aveva
mino gratias egi, et refrigeravi absentia illius. In ipso spatio paucorum circa ventidue anni. Tutta la storia del suo martirio è stata narrata da lei
dierum baptizati sumus, et mihi spiritus dictat1it non aliud petendum stessa, cos{ come l'ha lasciata scritta di sua mano e nella sua propria espo-
sizione.
ab aqua nisi sufleretJtiam carnis. Post paucos dies recipimur in carce-
III. Quando noi eravamo ancora sotto la vigilanza poliziesca (dunque
non erano ancora in prigionet, e mio padre con discorsi cercava di conver-
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Testo negli Acta Sanctorum del 7 gennaio, ~iu agevolmente ~e{?Cribite nella .~cita
degli Atti dei martiri di voN GEBHARDT (1902) o dt R. KNOPF (III e?1z •. 1929); ~d1~1one
tirmi e di scuotere, per .amor mio, la mi:t decisione, gli dissi: Padre, vedi
piu recente di C. J. M. J. VAN BEEK, Noviomagi, 1936, e nel Flor~Jegtttm Patnstzcum. tu per. esempio questo vaso, qui per terra, un orciolo o qualche cosa di simile?
voi. 43, Bonn, 1938. Trad. inglese di F. C. E OwEN. Some authentt( Acts o/ the ~(}~ly S1, disse. E io gli dissi: .Può forse essere chiamato con un nome. diverso da
Martyrs, Oxford, 1927, p. 79; non ho visto le traduzio~i t~desche d1 RA~SC:Hf.N (Htbho• quello che è? E lui disse: No. Cosi anch'io rion posso dire di essere altra
thek der Kirchenvater) e HAGEMEYF.R (1938). - Dopo 11 ritrovamento dt un testo gr~co
( J 839) si è spesso affermato che questo sarebbe l_'o~iginale. lo mi attengo alla convin- cosa da quello che sono, cristiana. Furioso per questa parola mio padre si
zione che l'originale sia il latino, che è anche l'op1mone prevalente. Cfr. E. RoPPRECHT, getta su di me, come per strapparmi gli occhi; ma mi maltrattò soltanto,
in "Rheinisches Museum," XC, I941, p. 177. Esposizione riassuntiva e traduzione fran- e poi andò via, vinto, con i suoi argomenti ispirati dal diavolo. Poi per
cese nel Dict. d'ArcMol. chrlt. et de Liturgie (di H. Leclercq), s. v. Perpetua. pochi giorni non lo vidi, e ringraziavo il Signore; e b sua assenza mi con-

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fortava. E negli stessi pochi giorni fummo battezzati e lo spirito mi ispirò non ·c'era e non ci poteva essere ; non c'era un genus letterario per
di non chiedere altro dal battesimo che la resistenza della carne. Dopo po- questa realtà in tanta dignità e sublimità, e non e'era alcuna gloria pas-
chi giorni fummo portati in carcere; e mi spaventai, per::hé non avevo mai
provato una simile tenebra. Che gforno duro! Un1aria orribile per la mol- sionis. Antigone va alla morte piena di dignità, ma gemendo, non trion-
titudine delle persone, e poi le violenze dei soldati. Infine mi tormentava la fando. Si dirà che gli atti di Perpetua non sono un documento lette-
trepidazione per il bambino. Poi i benedetti diaconi chi'! avevano cura di noi, rario. Ciò è vero, perché non sono stati scritti come opera, letteraria,
Tertius e Pomponius, riuscirono a ottenere con denaro che potessimo ri- come i mimi e le satire. Ma sono destinati a circolare largamente; centi-
storarci per poche ere in una parte migliore del carctre. Poi tutti uscirono naia. di migliaia di persone ne sentiranno parlare; qualche cosa di si-
dal carcere e poterono provvedere a sé. Io allattavo il bambino, già inde-
bolito dalla fame. Preoccupata per lui, parlavo a mia madre, e confortavo mile accadrà in altri luoghi con altri uomini, sarà· raccontato .e se ne
mio fratello, e gli affidavo mio figlio. Soffrivo anche perché li vedevo sof- discorrerà: si svilupperà un genere letterario, ·che qui · comincia a sor-
frire per causa mia. Queste sofferenze ho subfro per molti giorni. E otten- . gere. All'inizio esso mostra ancora tutta la forza della rude realtà, nel'."
ni che il bambino restasse con me in ·carcere; e subito si riprese, e fui li- la quale gli uomini eletti a caso celebrano il trionfo della loro passione;
berata dall'ansia e dalla preoccupazione del bambino. E all'improvviso il
non soltanto i persecutori e la scena della passione appaiono come un
carcere diventò per me un palazzo, cos{ che non avrei voluto essere altrove.
IV. Allòra mi disse mio fratello: Signora sordla, tu sei già in tale presente ordinario, non stilizzato, ma anche ciò che si svolgeva nelle
stato di grazia che puoi implorare una visione, e che ti sia rivelato se questo famiglie ancora interamente o parzialmente pagane. L'umiltà quotidia-
sia un martiri~ o una prova momentanea. E io, che sapevo di parlare col na si trasforma, acquista una nuova gravitas. Anche il padre con i suoi
Signore, dal quale avevo rkevtito tanti benefid, promisi fiduciosamente: argomenti " diabolici " è tragico, Perpetua lo sente e non lo può soc-
Domani ti riferirò. E pregai, e mi fu mostrato questo: vedo una scala di
co~rere. Quando piu tardi (VI), al processo, egli fa ancora tentativi
bronzo di mirabile grandena, ché arriva fino al cielo...
disperati per convincerla, e alla fine può essere separato da lei soltanto
Nel racconto di Perpetua non si trovano -arti retoriche. L'educazio- dai bastoni delle guardie, allora essa dice: et doluit mihi patris mèi
ne accurata che ella ha ricevuto non ha avuto grande influenza sul suo quasi ego fuissem percussa,· sic.· dolui pro senectute eius misera.1rr Una
stile. Il suo vocabolario è limitato; la sua sintassi è poco libera, le con- situazione stilistica completamente nuova nasce poi nella successiva de-
giunzioni (molto spesso tunc) non sono sempre chiare. L'esperto no- scrizione degli avvenimenti in carcere, interrotti da visioni. La sorte
terà molti volgarismi (tra i quali mittit se per ruit) e tipiche espressio- della schiava Felicitas, che partorisce prematuramente in carcere, è in-
ni cristiane (refrigerare). Il carattere linguistico in complesso è duro, terpretata in modo polare e trionfante: gli altri carcerati e lei stessa
niente affatto letterario, un po' maldestro, come quello di un bambino. sono pieni di gioia perché cos1 essa può subire il martirio insieme con
Eppure Perpetua è molto espressiva. Vengono rappresentate cose che gli altri: a sanguine ad sanguinem, ab ohstetrice ad retiarium, lotura
nella letteratura antica non si ritrovano: lo zelo e l'ostinazione con cui post partum baptismo secundo (XVIII).88 L'idea del battesimo di san-
essa dimostra al padre, con l'esempio dell'orciolo, che non può essere gue era familiare a tutti. Quando Saturus, che capeggiava e aveva con•
altro e non può chiamarsi altrimenti che cristiana; la crisi di collera vertito tutto il gruppo, viene portato via tutto sanguinante dall'arena,
impotente del padre; le prime ore in carcere, nella tenebra soffocante, il popolo grida: Salvum lotum, salvum lotum! Questo è l'augurio che
fra i soldati, col bambino sfini'to; e poi il sentirsi felice in carcere; e
116 Ciò naturalmente si riferisce alla questione stilistica qui trattata. So che negli
piu caratteristico di tutti, forse, il dialogo col fratello, fra due giovanis~ Atti di Perpetua sono contenute molte concezioni antiche. Cfr. particolarmente FRANZ Jos.
simi, che risplende degli alti sentimenti di una simile prova: Domina DoLGER, Antik,e Para/lelen :mm leidenden Dinocrates in der Passi.o Perpetuae (" Antike
und Christentum," Il, Miinster, 1930).
soror, iam in magna dignatione es ..• E lei, piena di fiducia: Domani 87
[E soffrii per mio padre come se fossi stata percossa io; cos( soffrii per la sua
ti riferirò. misera vecchiaia.]
38 [Dal · sansue al sangue, dalla levatrice al reziario, per purificarsi dopo il parto nel

Nella letteratura antica c'era Antigone; ma qualche cosa di simile secondo battesimo.]

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si fa dopo il bagno: che il bagno ti faccia bene! Ma il narratore inter- lanza di due sfere, quella dell'elevato e quella dell'umile, che trova
preta il crudo grido ironico come secundi baptismati testimonium : pla- espressione nello sviluppo semantico della parola humilis.
89
ne utique s.alvus erat qui hoc modo laverat. Questa specie di sermo ltumilis è rimasta operante .attraverso tutto
Quella mescolanza che app~re negli atti di Perpetua e in documen- il Medioevo, e anche oltre. Su di esso ritorneremo spesso. Il massimo
ti affini, ia mescolanza di elementi che prima· apparivano inconciliabi- documento di questa sublimità cristiana è la Commedia dantesca; e per
li, ossia il tragico o l'elevato nel quadro della vita ordinaria e rappre- questo voglio finire il capitolo con una citazione del commentatore
sentata con realismo estremo, ha il suo modello, come nella cosa stessa, dantesco Benvenuto da Imola, che mi ·aprf la strada, molto tempo fa,
cos( anche letterariamente nella storia della Passione dei Vangeli. Di per trattare il problema. Al verso Inferno 2, 56 (e cominciommi a
là deriva anche il. motivo del trionfo della passione, della gloria pas- dir soave e piana), che si riferisce al discorso di Beatrice, Benvenuto
• • I.O
s,oms. fa la seguente osservazione:· et bene dicit, quia sermo divinus est suavis
Pochi tèsti possono essere paragonati a questo. Anche i resoconti et planus, non altus et 'superbus sicut Virgilii et poetarum.u
autentici del terzo secolo non offrono spesso una descrizione cosf par-
ticolareggiata e penetrante delle singole persone e situazioni. Molto
spesso la drammaticità ~ la vivacità' si limita alla scena dell'interrogato-
rio, e talvolta. anche nei documenti autentici si può osservare una ten-
denza al tipico e al leggendario. Pio tardi, quando il tempo delle per-
secuzioni era passato, le storie dei martiri diventarono realmente un
genere let~erario, nel quale predominavano il tipico, il meraviglioso e
il leggendario.41 Ma anche in questo schematismo si manifesta lo stesso
spirito, perché esso risiede nell'oggetto. È sempre una persona singola,
quasi presa a caso, che dalla casuale condizione reale della sua vita,
della sua famiglia, del suo ceto o del suo mestiere, per quanto possano
essere descritti in modo schematico o leggendario, che viene chiamata
al martirio; la santa sublimità dell'avvenimento sorge dal quotidiano
e resta anche attraverso le prove e i tormenti che il ·santo subisce, in
una specie di realismo. Questo era il realismo che volevamo far vedere
attraverso il testo di Perpetua. Esso si aggiunge alle caratteristiche già
indicate del sermo humilis: alla universale accessibilità, che si inchina
caritativamente, al sublime occulto e allo spirito unitario e comunitario.
Ma in complesso mi sembra che esso possa essere colto, nel modo piu
facile e concreto, cosi come abbiamo cercato di fare qui: come mesco-

• [Testimonianza del secondo battesimo: ché certo era salvo chi aveva fatto quel
bagno.]
'°1 Vedi il seguente excursus.
' Vedi in proposito H. DELEHAYE, Les Passiotu des Martyrs et les genres littlraires,
Bruxelles, 1921. 41
C&. i miei Neue Dan.testudien, Istanbul, 1944 (ora: Bcrn, Franckc).

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Appendice IÌ significato stoico di passio era tanto pio efficace in quanto acqui-
:stò- influenza subito all'inizio su autori cristiani della tarda antichità.
Ambrogio scrive: Caro nostra diversis agitatur et /reti. modo fluctuat
Gloria -Passionis passionibus• (De Noe et Arca, 15, 51: PL 14, p. 385); Agostino ado-
pera· un'immagine simile (passionum turbelis et tempestaiibus agit;i-
,;,• De civ._ .8, 17); egli definisce passio come motu.e animi contra ratio-
nem : definizione innegabilmente stoica. In molti auto,;i cristiani le
passiones sono equiparate alle concupiscentiae carnis, spesso addirittu•
La parola mH}oç (lat. passio) significa in origine, soprattutto aristo- ra ai peccati.'
telicamente, un esser toccato o affetto; ha in tutto e per tutto il caratte- D'altra parte Agostino si distacca energicamente dalla dottrina
re del subire, della passività ed è anche eticamente neutro: nessuno può stoica delle passioni (De civ. 9, 4 ss.); egli riconosce bonae passiones,
essere lodato o biasimato per i suoi :n:cHtri. Solo attraverso la morale stoica al pari di Ambrogio (omnis enim affecttts qui est praeter deformis .de-
le passiones diventano irrequietezza, quell'essere mosso e agitato senza lectationis illecebras passio quidem est, sed bona passio,' dice· queseul-
direzione che distrugge la calma del saggio. La parola passio riceve timo, loc. cit. 24, 88, p. 402), ciò che suona piuttosto peripatetico. Già
cosf un senso accentuatamente peggiorativo: ogni stato di irrequietez- allora le due correnti si incrociava~o e si mescolavano, come appare
za e di agitazione provocato dalle cose del mondo va evitato per quan- dalle affermazioni di Agostino; tuttavia a quell'epoca la morale stoica
to possibile; compito del saggio è di non incontrare il mond<>, almeno era piu vicina alla cristiana.
interiormente, di non farsi turbare da esso, di essere impassibile. In Eppure già allora esse si distinguevano radicalmente. Infatti gli
questo modo l'originaria opposizione con actio passa in secondo piano, autori cristiani contrapponevano alle passiones non la tranquillità · del
e passio diventa l'opposto di ratio; alle passiones agitate si contrappone saggio, ma la sottomissione all'ingiustizia: il loro scopo era non ~
la calma della ragione; ma il movimento racchiude in sé una specie di sottrarsi al mondo per evitare il dolore e la passione, ma di vincere
attività. Qui per la prima volta si può usare per la traduzione la pa- soffrendo il mondo. La fuga dal mondo stoica e cristiana sono profon- .
rola tedesca Leidenschaft, passione; in parte a causa del movimento, damente diverse. Lo scopo dell'ostilità cristiana verso il mondo non è
in parte a causa della violenza sempre supposta dalla Stoa; sorgono a il punto zero deU•assenza di passioni fuori dai mondo, ma la sofferen-
questo punto le immagini delle tempeste e dei turbini delle passioni, za appassionata nel mondo e quindi anche contro il mondo; e contro
e per passio viene adoperato spesso l'evidente peggiorativo perturbatio. la carne, contro le cattive passiones di questo mondo, i cristiani· non
Questo è un secondo filone dello sviluppo semantico di :n:df>oç-passio:
è caratteristico ·per la violenza, l'accostamènto all'attività e il valore peg- • [La nostra carne è agitata da passioni diverse e fluttua come il mare.]
giorativo. Esso è stato anche pio efficace del primo, in quanto soprav• • [Essere agitato dai turbini e dalle tempeste delle passioni.]
' Già nella Vulgata, Rom, 1, 26; Rom. 7, 5; I Tess. 4, 5; inoltre, per esempio,
vive ancora oggi nelle concezioni morali popolari dei piu di versi gruppi CASSIANO, De Coen. lnst. V, 2; Coli. V, 19; un testo provenzale traduce la parola pec•

umani; esso compare in un modo o nelraltro in quasi tutti i posteriori cata del Liber scintillarum con passios, BAR.TSCH, Chrestomatnie provençale, 6. ld.,
p. 258 e PL, 88, 600. D'altro lato Agostino ha un passo interessante in De nttptiis et
sistemi dottrinali etici; anche usi di passio nei quali operano contem• concupiscentia, 2, 33; qui egli sembra fare delle riserve sulla traduzione di I Tess. 4,
5 év no:6st é:n:Liruµ(a.ç con in passione concupiscentiae, perché passio in lingua latina,
poraneamente entrambe le concezioni, la aristotelica come pure la stoi• maxime usu loquendi ecclesiastico, non ad vituperationem consuevit intelligi. [Passio
ca, in varie mescolanze, si ritrovano spesso, soprattutto nella tarda sco- in latino, soprattutto nell'uso ecclesiastico, non si intende di solito in senso d:sprc•
giativo.] Cfr. CHRISTINE MoHRMANN, Le Latin commun et le Latin des Cnrétiens, in
lastica e nel Rinascimento.1 "Vigiliae Christianae," I, 1947, p. 5.
6
[Ogni affetto che sia privo delle lusinghe di un malsano piacere è infatti una pas-
1 sione, ma una passione buona.] ·
Cfr. in proposito Passio als 'L.eidenscha/t, in PMLA, LVI, 1941, 11.79 ss.

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pongono né l'apatia stoica e neppure i "buon'i sentimenti,. (bonae medievale, dopo il nuovo rafforzarsi dell'espressione al principio del II
passiones, vedi sòpra}, per ottenere attraverso un equilibrio razionale :secolo, benché allora l'età dei martiri vera e propria fosse ormai lon-
fintermedia posizione aristotelica: bens.1 qualche cosa di affatto nuovo, tana.
ignoto fino allora: la gloriosa passio per l'ardente amore di Dio. Non In un passo a suo tempo famoso, citato da molti contemporanei
l'impassibilis è perfetto, ma perfectus in omnibus è, dice Ambrogio (Serm. in Cant. LXI, PL 183, 1074), che andrebbe letto a, voce alta,
Expos. in Ev. sec. Lucam X, 177, PL 15, 1848, quem caro iam revocar; Bernardo di Chiaravalle parla del martire: Enimvero non ientiet sua,
non posset a gloria passionis 0 ; e i martiri scillitani, quando li condu- Jum illius (Cristo) vulnera intuebitur. Stat martyr tripudians et
cono alla morte, gridano (4nalecta Bolland. VIII, 6): Deo gratias, qui triumphans, toto libet lacero corpore; et rimante latera ferro, non modo
nos pro suo nomine ad gloriosam passionem perducere dignatus est.' fortiter, sed et alacriter sacrum e carne sua circumspicit ebullire cruo..
Chi tien fermo qui alla differenza dei significati " sofferenza " e rem. Ubi ergo tunc anima martyris? Nempe in tuto, nempe in petra
" passione " non ha ben compreso la dialettica dei due contenuti nella (qui si tratta di un commento a Cant. 2, 14 columba mea in foraminibus
mente cristiana: è l'amore di Dio, che lo indusse a prendere su di. sé le petrae), nempe in visceribus Jesu, vulneribus nimirum patentibus ad in-
sofferenze degli uomini, anche questo, un motus animi smisurato e _troeundum .•. Non hoc facit stupor, sed amor ...' Sono le ferite aperte
1
sconfinato. Ciò viene spesso esposto con efficacia nella tarda letteratura di Cristo, nelle quali il martire si rifugia e che accendono in lui il
fuoco 4e1ramore, cosf che egli trionfa estatico sui tormenti del proprio
• [Perfetto in tutto è colui che la carne non può piu far recedere dalla gloria della
passione,] corpo: pe~ lui sono t~imonianze dell'amore di Cristo. Amavit, inquam,
Prima dell'incarnazione Cristo era impassibilis. In proposito, BERNARI>O DI CHIARAVALLE amavit: habes enim dt'iè(tionis pignus Spiritum, habes et testem fide-
(Tract. de grad. /mmii., III, 9, PL 182, 946): Beatus quippe Deus, beattts Dei filius, in
ea forma qua non rapinam arbitrattts est esse se aequalem Patri, procul dubio impasn- lem Tesum, et hunc crucif.i..xum.10 (Epist. CVII, 8, PL, 182, 246.)
bilis, priusquam se exinanisset formam servi accipiens (Fil., 2, 6-7), sicut miseriam vel La mistica cistercense, che esercitò il massimo influsso sui movi-
tubiectionem expertt,s non erat, sic miserù:ordiam et oboedientiam non no11erat expni-
mento. Sciebat quidem per naturam, non autem sciebat per ezperientiam. At ubi m,no- menti analoghi dei secoli successivi, si sviluppa nel quadro del com-
ratus est non solum a se ipso, sed etiam paulo minus ab angelis, qui et ipsi impassibiles mento al Cantico dei Cantici; da una forma di interpretazione per noi
sunt per gratiam, non per naturam, usque ad- illam formam, in. qua patì et subjici pos-
set... [Veramente beato Dio, beato il figlio di Dio, in quella forma in cui non riputò ormai difficilmente accessibile, prevalentemente allegorica, in parte an-
rapina l'essere uguale al Padre, senza dubbio impassibilis prima di annichilire se stesso che tipologico-figurale, nasce una pienezza e una dolcezza di forza
prendendo forma di servo: non avendo provato la miseria e la soggezione, cos{ non
conosceva per pròva la misericordia e l'obbedienza. Sapeva per natura, ma non sapeva d'amore creatrice a noi difficilmente comprensibile. Facile proinde
per esperienza. E quando fu fatto minore non solo a se stesso, ma un poco anche agli plus diligunt qui se amplius dilectos intelligunt, dice Bernardo nel li-
angeli, i quali sono anch'essi impassibili per grazia, non per natura, abbassandosi a quella
forma nella quale potesse soffrire e soggiacere...] Dopo la resurrezione e;di è nuovamente bro De diligendo Deo (III, 7, PL 182, 978); cui autem minus donatum
impassibilis, cfr. BONAVENTURA, Breuiloquium, IV, IO (Opera omnia, Ad Claras Aquas,
V, 1891, 251): Christi corpus... primo fuerat passibile et mortale, postea a11tem impas-
sibile et immortale. - Per la impassibilita.r di Dio cfr. Is100Ro, Etym., VII, 1, 24, • [Veramente non sentirà le sue ferite quando guarderà quelle di Cristo. n martire
discusso dallo SPtTZF.R nel suo ricco saggio in "Romania,'' LXV, 123 s. - Passi!,ilis resta tripudiante e trionfante anche col corpo tutto straziato; e col corpo aperto dai
in questo significato viene rew, all'occasione anche con sensi~ilis, i due termini appaiono fendenti guarda non solo con forza, ma con letizia, il sangue sacro che ribolle dalla
quasi sinonimi nello Stimulus /1.mQris (nell'edizione di Bonaventura di A. C. Peltier, sua carne. Dov'è allora l'anima del martire? Proprio al sicuro, proprio nella roccia,
Aug. Taur.) voi. XII, p. 636-637. Cfr. Roman d'Enéas, 2b33: Sire ... ge voi/ saveir, se proprio nelle viscere di Gesu, per il passaggio delle ferite aperte.•• Non dipende dallo
ce puet estre... veir que cii... aient forme corporei, passible seient et morte/ [Signore ... stordimento, ma dall'amore•••]
io voglio sapere se può essere... vero che quelli... abbiano forma corporale, siano sen- Cfr. EcKHART, predica CVII, ed. PFEIFFER, III ediz. (Gottintten, 1914), p. 353: Ez
sibili e mortali]. V. invece DANTE, In/. 2, 15: sensibilme11te. wundert vii menscken, wie die lieben heìligen in so grozer suiil(eit so gr&z ltden getra-
7
[Dio sia ringraziato, che si è degnato di condurci in suo nome a una passione gen haben. Wer des wtmders. wil ledic werden, der erfulle daz die heiligen mit grozem
filze erfullet hant unde hant /ésu Krist6 mit inkitziger minne nach gevalg~t. [Molti
gloriosa.] A1tri esempi nel Thesaurus linguae latinae, VI, 2, 2103. 63 ss.
8 si chiedono perché i santi hanno sopportato in tanta dolcezza e.osi grandi dolori. Chiun•
Ma non certo una passio, perché Dio è impassibilis, v. sopra. Un dialogo d'amore
del Rinascimento, li Raverta di G. 8ETUSSI. nei Trattati d'amrire d::I r:1nq11eantn. ed. que voglia una risposta per questo dubbio, compia dò che i santi hanno compiuto con
Zonta (Bari, 1912) afferma, p. 39: " ... quello affetto suo volontario non è sog.Jletto a grande· ardore nel sei::ruire Gesù Cristo con amore ardente.]
10
passione, come il nostro, non essendo in lui difetto d'alcuna cosa." Sul problema v. anche [Ha amato, dico, ha amato: hai infatti come pegno d'amore lo Spirito, hai come
ToMMASO d'AQUINO, S. Th., la., XX, 1.
testimone fedele Gesu, e crocifisso.]

71
70
est, ~inus diligit. ·iutlaet#_ sane, stv~ ·paganu.s, nequaquam _tàlibus acu- memoriae mihi ni.du':m· Jibenter recolloco.'JJj Un altro passo del Cantico
leis incitatur qualis Ecélesza cxpèritur, quae ait V ulnerata càritate- eg'1 dei Cantici che serv1 da punto di partenza per la mistica cistercense
sum? et rursum : Fulcite me· floribus, stipate me malis, quia amore della Passione è il verso 1, 13: F asciculus myrrhae dilectus meus mihi,
langueo (Cant. 2, 5). Cernit Unicum Patris, crucem sibi bajulantem,· inter .ubera,. rn_ea. commorabitur.1" In considerazione, da una parte,
cernit caesum et consputum dominum majestatis; cernit auctorem t1i- della- bevanda &- mirra della crocifissione (Mare. 15, 23), e dall'altra
tae et gloriae confixum clavis, percussum lancea, opprobriis saturatum, parte del r~ccònto·· di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, che presero
tandem illam dilectam animam suam ponere pro amicis. Cernit haec, la salma di Gesti dalla croce e la avvolsero in panni di lino con mirra
et suam magis ipsius animam gladius amoris tra_n~perberat, et dicit: e aloe, il fasciculus myrrhae è considerato come una figura del corpo
Fulcite me floribus, s~ipate me malis, quia amore J~ngueo ...ll-a~c ·s~·,v crocifisso o della Passione, che come la mirra è amara e salutare; essa
quippe mala punica, quae in hortum introducta· :dilecti spp1}sa ..rarpit starà sempre sul petto, ossia sul cuore degli amati, vale a dire che la
ex ligno vitae, a coelesti pane proprium mutuata sap..oro.m, colorem a Chiesa o l'anima mediterà senza posa sulla Pa~sione.
111

sanguine Christi. Videt deinde mortem tJlOTltfflifa;:: ·· Advertit terram Analogamente il grappolo di Cip:ro del verso seguente (botrus Cy-
quae spinas et tr.ibulos sub antiquo maledicto produxerat, ad novae P"i dilectus meus mihi... ) è interpretato come la Resurrezione per la
benedictionis gratiam innovatam refloruisse. Et in his omnibus, illius sua dolcezza che rallegra il cuore. Il commento di Bernardo a questi
recordata t1ersiculi: Et refloruit caro mea, et ex voluntate mea confi- versi - esso contiene una variante, perché egli interpreta soltanto la
tebor ei (P s. 27, 7) passionis malis, quàe de arbore tulerat crucis, cupit bevanda di mirra come la Passione, mentre interpreta già l'imbalsama-
vigere, et de floribus resurrectionis, quorum praesertim fragrantia spon• zione come indistruttibilità del corpo - dovette fare profonda impres-
sum ad se crebrius revisendam invitet...u sione: ne ho trovato il passo principale citato in Bonaventura e in Su-
Come Cristo era ebbro del vino dell'amore, ebrius vino charitatis, so: Et ego, fratres, ab ineunte me<1 conversione, pro acervo meritorum,
quando si sacrificava (Sermo de diversis }LXIX, PL 183, 620), cosr si quae mihi deesse sciebam, hunc mihi fasciculum colligare et inter ube-
inebria ranima che si affonda nella sua ptlssio e, resurrectio. Suavissi- ra mea collocare curavi, collectzetn ex omnibus anxietatibus et amari-
11
mum mihi cervical, dice un continuatore di Bernardo,1 bone /esu, spi- tudinibus Domini mei... U bi sane inter tot odoriferae myrrhae huittJ
nea illa capitis tui corona; dulcis lectulus illud crucis tuae lignum. In ramu.rculos minime praetermittentlam putavi etiam illam myrrham
hoc ·nascor et nutrior, creor et recreor, et super passionis tuae altaria qùa in cruce potatus est; sed neque illam qua unctus est in sepultur:z.
Quarum in prima applicuit sibi meorum amarÌtt!dinem peccatorum;
11
[Per questo facilmente amano di piu queJli che si sentono piu amati... meno ama, in secunda futuram incorruptionem mei corporis dedicavit. Memoriam
invece, colui al quale meno è stato dato. Il giudeo, certo, o il pagano, non è mai punto
da spine come quelle che prova la Chiesa, che dice "Sono ferita d'amore," e ancora: abundantiae suat1itatis horum eructabo, quoad vixero,· in aeternum non
1
"Fortificatemi con delle schiacciate d'uva, sostentatemi con dei pomi, perch'io son ma- cbliviscar miserationes istas, quia in ipsis vivificatus sum. ' (In Cant.
lata d'amoreH ... Vede il Figlio unico del Padre che trasporta la croce; vede ferito e
coperto di sputi il signore della maestà; vede l'autore della vita e detta gloria trafitto XLIII, PL, 183, 994.)
dai chiodi, colpito dalla lancia, ricoperto di insulti, che infine offre la s~a anima amata
per gli amici. Vede questo, e la spada dell'amore trafigge ancor pio la sua anima, e
dice: "Fortificatemi ecc." Sono queste le melagrane che la sposa entrata nell'orto del·
u [Un dolcissimo cuscino, o buon Ges-4, ~ per mc la corona di spine del tuo capo;
l'amato coglie· dal legno della vita, che hanno preso il sapore dal pane celeste, il colore dolce lettino il legno della tua croce. Qui nasco e sono nutrito, creato e ricreato e
dal sangue di Cristo. Vede poi la morte morta ... Vede la terra, che per l'antica offesa sugli altari· della tua passione ripon,g-o lietamente un nido per la mia memoria.]
u [Il mio amico m'è un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.]
aveva prodotto spine e triboli, rifiorire rinnovata alla grazia della nuova benedizione. E
in tutto ciò, ricordando il versetto "E rifiorf la mia carne, e di mia volontà gli con• u Per la tradizione cfr. per esempio BEDA, In Cant. Cant.- alleg. expos., 2, 4; PL.
fesserò;'~ desidera trarre vigore dai pomi della passione, che aveva portato dall'albero 91, 1097.
16 [Ed io, fratelli, dal principio della mia conversione, per la quantità di meriti che
della ·croce, e dai fiori della resurrezione, con la cui fragranza soprattutto invita lo _sposo
a visitarla spesso...] · sapevo di non avere, ebbi · cura di raccogliere per me questo mazzolino e di metterlo
,
11
G1LBERT VON HoYLAND, PL, 184, 21, a Cant. 3, 1.
sul mio seno, raccolto da tutte le ansietà e amarezze del mio Signore... E fra tanti ramo-
scelli di questa mirra profumata ritenni di non dover affatt~ tralasciare anche quella

12 73
Dai passi citati, che sono soltanto esempi, si può vedere come i Meditationes Vitae Christi e le prime pagine dello Stimulus Amoris. E
8
contenuti "sofferenza" e " passione d'amore creatrice, estatica" si molto certamente mi è sfuggito.1 Dappertutto il lettore trova il forte
avvicinino; per discutere partitamente i motivi sempre ricorrenti ebrie- risalto della Passione e la stretta affinità dei contenuti " sofferenza " e
tas spiritus, suave vulnus charitatis, gladius amoris, pax in Ckristi san- "passione/' passio e fervor. Christus homo hunc (ignem charitatis) ac-
guine, surgere ad passionem, calix quem bibisti amabilis ecc. ci vorrebbe tendit in fervore suae ardentissimae passionis - devotionis fervor p,:r
uno studio a parte. L'incJinazione alla mistica della Passione diventa frequentem passionis Christi memoriam nutritur - transfige, dulcissi-
anche pio forte nei secoli seguenti. Nella mistica quasi classica di Ber- me Domine /esu, medullas animae meae suavissimo ac saluberrimo vul-
nardo la Passione appare q1Jasi sempre legata ad altri motivi dell'amore, ncre amoris tui - animam (Mariae) passionis gladius pertransivit -
a seconda dell'occasione e del contesto, sia con la vita precedente di Cri- _ in passione et cruce Domini gloriari desidero - curre, curre, Domine
sto, sia con la resurrezione, sia ancora, dal punto di vista della testimo- Jesu, cu"e et me vulnera 19 ; queste sono soltanto alcune frasi, e molti
nianza dell'amore, con l'opera dello Spirito Santo.· Anche la descrizione passi appropriati non possono essere citati cos1 in breve perché com•
e la rappresentazione corporea deJle stazioni della passione e dell'esta- prensibili soltanto· nel contesto. Naturalmente per passio si trova spes~
si medhativa da esse operata offrono sempre una certa misura. ' Nel-
1
so non soltanto crux, vulnera, gladius ecc., ma anche una delle innumc~
l'epoca successiva, in gran parte per l'influenza del mira.colo delle stimw revoli immagini che l'interpretazione allegorica o figurale della Bib-
mate di Francesco d'Assisi, si affermò un'esaltazione molto piu forte, bia offriva al teologo medievale, e per fervor si trova spesso ardor, amor,
e piu concreta della Passione e della mistica della Passione, che sem- ebrietas, dulcedo, suavitas, excessus ecc. Per la lingua figurata sorta dal•
bra avesse il suo sostegno nei francescani. Un testo famoso che ne è l'interpretazione dellà Bibbia voglio dare ancora un esempio, dal VI
capitolo De perfectione vitae ad sorores; Bonaventura, parlando a una
testimonianza è lo Stabat Mater di Jacopone da Todi, specialmente
sorella, parafrasa Isaia XII, 3 (Haurietis aquas in gaudio de fontibus
vv .. 25 ss. Anche in una persona cosf temperata come Bonaventura lo
Salvatoris): Quicumque desiderat aquas gratiarum, aquas lacrymarum,
sviluppo è chiaramente riconoscibile, e i passi relativi sono talmente
ìste hauriat de fontibus Salvatoris, id est de vzelneribus. Jesu Christi. Ac-
numerosi ,e àmpi che qui non posso riportarli, ma soltanto accennare ai
cede ergo tu, o famula, pedibus affectionum tuarum ad /esum vulne-
principali; nel Breviloquium, pars IV, caput IX, nell'ltinerarium il
ratum, ad fesum spinis coronatum, ad /esum patibulo crucis affixum,
VII capitolo (De excessu mentali et mystico), la prefazione allo scritto et cum beato Thoma apostolo non so_lum intuere in manibus eius figu-
Lignum vitae, il VI capitolo dello scritto De perfectione vitae; fra gli ras clavorum, non solum mitte manum tuam in latus eius, sed tota/iter
scritti già a lui spesso attribuiti sarebbero da aggiungere per esempio per ostium lateris eius ingredere usque ad cor ipsius Jesu; ubique ar-
Diaeta Salutis, Tit. VII, cap. VII, la prefazione e la sexta feria delle dentissimo <1more crucifixi in Christum transformata, clavis divini timo-
ris affixa, lancea praecordialis dilectionis transfixa, gladio intimae com 4

mirra che bevve sulla croce; ma neppure quelta con cui fu unto nella sepoltura. Nella
prìma di esse prese su di -sé l'amarezza dei miei peccati; nella seconda dispose la futura · passionis transverberata, nihil aliud quaeras, nini! aliud dèsideres, et nullo
incorruttibilità del mio corpo. Finché vivrò, traboccherò del ricordo di tanta dolcezza;
non dimenticherò in eterno quegli atti di pietà, perché in essi fui· vivificato.] 18
17 Il LF.RCH, nel suo articolo "Passion" und "Gefunl" {" Archivum Romanicum," NeU•Ottimo Commento, a Par. XI, 118, nel quadro di una biografia di san Fran-
XXII, p. 320 ss.), cita, come esempio p:irticolarmente efficace del trapasso del contenuto cesco, trovo la seguente frase: HDa quella ora (da quando Cristo stesso gli fu apparso
di passio al senso attivo nei tempi moderni, alcuni testi del XVIII secolo (Bonnet, Wic- in San Damiano) innanzi l'anima sua fu tutta liquefatta (Cant. 5, 6), e la passione del
land, Choderlos de Laclos), che parlano di "tiitige Leidensèhatten, •: pauions acti1-n. Crocifisso nel suo cuore fu mirabilmente fitta.''
11
Nelle Liaisons dangereuses Valmont rac-comanda le passions actives come unica via ddJa : [Cristo uomo accende· il fuoco della carità nel fervore della sua ardentissima pas-
felicità. Ma già BERNARDO m CHTARAV~LLE. in uni pred:ca ddla Passione (/n Fe1·ia q11,1rta sione - il fervore delta devozione è nutrito dal frequente ricordo della pass:one di Cri-
Hebdomadae Sanctae, 11, PL, 183, 26R), dice di Gesu: Et in vita passivam habuit actio• sto - trafiggi, dolcissimo Sil?nore Gesu, le viscere dell'anima mia con la dolcissima e
nem, et in morte passionem activam sustinuit, dum salutem operarett,r i,: medzo terrae. saluberrima ferita del tuo amore - l'anima (dì Maria) fu trapassata dalla spada della
[E nella vita ebbe un'azione passiva, e nella morte so1:,tenne una passione attiva, per por- passione - desidero essere esaltato nella passione e sulla croce del Signore - corri, corri,
Signore Gesu, corri e feriscimi.] ·
tare la salvezza in mezzo alla terra.]

74 75
alio velis consolari, quam ut cum Cltristo tu possis mor, in cruce,· et d'Assisi attuano concretamente l'unione di passione e sofferenza, il mi~
tunc cum apostolo Paulo (Gal. 2, 19~20) exclames, dicens: Christo con- stico passaggio dall'una all'altra. La passione delramore porta con sof..
fixus ·sum cruci: vivo iam non ego, vivit v~ro in me Christus.l') ferenza all'excessus mentis e all'unione con Cristo; chi è senza passio,
Non è soltànto ravvicinamento di sofferenza e passione, di passio è anche senza grazia; chi non. si abbandona soffrendo· alla passio del
e f ervor, ·che in· questi testi mistiçi ci sembra significativo, ma soprat- Salvatore vive nella durezza di cuore, obduratio cordis, e spesso nei
tutto anche l'aspirazione ad· .e~ti-ambi, desiderium et gloria passionis.• trattati mistici si trovano indicazioni sul modo di superare qùesto stato.
A differenza di tutte· le antiéhe· conèezioni,. e soprattutto. della stoica, la A questo proposito non si deve esagerare avventatamente il criterio, sot-
passio è lodata e desiderata; ·1a vita e tè .s~nimafe di san F rance.sco to molti aspetti importante e decisivo, del Lerch mi: l'attivizzazione della
passio. L'atteggiamento dell'anima è piuttosto dinamico-potenziale che
110 [Chiunque desidera le acque delle grazie, le acque delle . lacrime, beva alle fonti propriamente attivo; essa è piuttosto pronta a ricevere e piena di desi-
del Salvatore, ossia dalle ferite di Gesu Cristo. Accostati dunque, o famula, con i passi
dei tuoi affetti a Gesu ferito, a Gesu coronato di spine,. a Gesu inchiodato al patibolo derio che propriamente attiva; essa è accentuatamente verginale. Quale
della croce, e col beato apostolo Tommaso non soltanto guarda nelle .sue mani i segni dei che sia il tempestoso ardore amoroso o l'ardente abbandono .al quale es-
chiodi, non soltanto metti la maori ·sùl corpo, ma penetra completamente attraverso l'aper-
tura del fianco fino al cuore di Gesu: e allora, trasformata in Cristo .dall'amore arden• sa può anivare, l'anima è sempre vinta dalla forza di Cristo o della
tissimo del crocifisso, trafitta dai chiodi della venerazione· divina, trapassata al QJorc grazia, dai quali dunque muove l'attività. Le ferite d'amore, il fervor
dalla. lancia dell'amore, trafitta dalla· spada dell'intima compassione, non chiedere altro,
non desiderare altro, non volere altra consolazione çhe di poter morire con Cristo sulla spiritus, la unio passionalis sono un dono della grazia; si può essere
croce; e allora· esclàma con l'apostolo Paolo: "Sonò stato crocifisso con Cristo, e non pronti a riceverla, si può invocarla e pregare per questo, si può anche
son piu io che vivo, ma è Cristo che vive in me!']
Chi conosce l'inclinazione ai paradossi antitetici nella poesia europea d'amore dai avere una tale forza di desiderio da provocare l'adempimento, cos1 co-
provenzali attraverso il Petrarca fino al Rinaséìmento (tipo: Pace non trovo, e non ho me Giacobbe vinse l'angelo. Ma allora, appunto,. la grazia era già nel-
da far gue"a), nel leggere testi mistici mèdievali non si potrà sottrarre all'impressione
che il terreno sul quale essi poterono sorgere fosse offerto dai grandi paradossi della l'orante:
Passione. Il testo seguente è relativamente tardo (dallo Stimulus Amoris, 2• metà del XHI Regnum coelorum violenza pate
sec., d'\,mque contemporaneo al sorgere dello Stil nuovo), ma motivi simili i.i trovano molto
prima: Si ergo, anima, carnem diligis, nullam carnem nisi carnem Christi ames. Haeç Da caldo amore e da viva speranza
enim pro tua et totius /,umani generis salute est super aram crzu;is oblata, cuius passio- Che vince la divina volontate,·
nem in corde rumines quotidie. Huit1s cnim passionis Christi meditatio continua mentem
elevabit ... O passio desiderabi/isl O mors admirabilis/ quid mirabilius quam quod mori
t1itlificet, vulnera sanent, sanguis album faciat, et mundet intima, nimius dolor nimium
Non a guisa che l'uom all'uom sobranza#
dulcorem inducat, apn-tio lateris ror cardi coniungat? Sed ad/mc mirar, non cesses, quia Ma vince lei perché vuol esser ·vinta,
sol obscuratus plus solito illuminat, ignis extinctu.t magis inflammat, passio ignominiosa
glorìficat. Sed vere mirabile est, qe.,od Christus in cruce sitiens inebriai, nudus existens E vinta vince con sua beninanza.
11irtutem vestimentis ornat, sed et: eitts manus ligno conclavatae. nos sol11unt, pedis con• (Dante, Par. 20, 94 ss.)
fossi nos cu"ere faciunt, ecc; Qùesto è già scritto con arte estrema. [Se dunque, anima,
ami la carne, non amerai alcuna carne se non la carne di Cristo, Essa infatti fu offerta
sull'altare della croce per la salvezza tua. e di tutto il genere umano,. e tu ne rifletterai E in questo senso le passiones sono e restano qualche cosa che
ogni giorno in cuore la passione. La continua meditazione di ·questa passione di Cristo l'anima soffre e dalle quali essa è affetta: in questo senso si conserva
infatti eleverà la mente... O passione desiderabile! O morte ammirevole! Che c'è· di pio
mirabile: la morte dà vita, le ferite guariscono, il sangue imbianca e purifica interior- il significato primitivo e la tradizione aristotelica. L'aspetto nuovo ·e
mente, il grande dolore ienera la grande .dolcezza, lo strazio del corpo congiunge il
cuore al cuore. Ma non c-essare ancora di meravigliarti, che il sole oscurato ilJumina piu in certo senso attivo della concezione cristiana consiste in questo, che
del solito, il fuoco estinto infiamma di piu, la passione ignominiosa glorifica. Ma è vera- la' spontaneità e forza d'amore creativa è acce;a dalla passiò (in sostan-
mente mirabile, che Cristo assetato sulla croce inebria, essendo nudo orna di vesti la
virtu, le sue mani inchiodate al legno ci sciolgono, i suoi piedi trafitti ci fanno correre...] za anche questo è aristotelico); ma essa viene sempre dalle altezze o
11
Inoltre anche il XIV capitolo dell'Horologit1m sapientiae dt Suso (seguo l'edi- dalle profondità dei poteri sovrumani e viene ricevuta e subita come
zione di J. STRANGE, ed. nova, Coloniae, 1861). Per comprendere questo passo è da
osservare che la rosa è un simbolo della gioia celeste, dr. M. GoacE O.P., Le Roman de un dono magnifico e terribile.
la Rose, Paris, 1933, pp. 29-36. - Molto avanzata è la mistica della Passione anche nelle
rappresentanti della mistica tedesca come Matilde di Magdeburgo e Matgaretha Ebner. 22
Nel lavoro sopra citato (nota 17).

76 77
Anche il punto cli vista della " valutazione positiva " della passio ma anche la vicinanza dell'amato, il suo saluto e la sua parola lo
nell'estasi dell'amore mistico va limitato con cautela. Ogni pensiero scuotono tanto che egli crede di morire. Tutti questi sono noti motivi del-
cristiano e in particolare tutte le concezioni mistiche si muovono nella la poesia amorosa,· che, per quanto divengano a poco a poco profani e
polarità -dei contrari. Anche l'amore dì Dio è un tormento amoroso, superficiali, possono essere seguiti dai provenzali attraverso Dante e
anche quando è esaudito; perché Dio è troppo forte per l'anima; "se Petrarca fino all'età moderna inoltrata, e risorgono con nativo vigore
la prendesse al cuore, essa perirebbe per la sua piu forte presenza ,, ; là dove si afferma un forte movimento mistico. Anche il linguaggio
morirebbe d'amore, in un vero tormento e insieme in una vera esta- metaforico della mistica, le immagini delle fiamme, delle ferite, delle
si. Come spiegazione voglio citare alcuni versi di Jacopone da Todi, trafitte, dell'ebbrezza, della prigionia, del martirio ecc., sebbene spesso
dal Cantico dell'amore superardcnte'l,S: siano di origine anche piu antica, si ritrovano dappertutto con la spe-
. cifica .impronta mistica; fra Francesco Tresatti da Lugnano, che al
Amor de caritate - perché m'hai si ferito? principio del XVII secolo curò un'edizione di Jacopone, poteva addur-
Lo cor tutt' ho partito - ed arde per amore. re una quantità di passi di poeti profani posteriori (Petrarca, Bembo,
Arde ed incende, nullo trova loco ecc.) paralleli ai versi del suo autore. ·
non può fugir però ched è legato; · lo credo dunque, e il lettore avrà già ricavato questa mia idea
sl se consuma com o cera a foco da quanto precede, che la mistica della Passione col .suo accostamento
vivendo mor, languisce stemperato; fra passio ed estasi abbia anche influenzato lo sviluppo di passio-pas-
demanda de poter f ugire un poco, sione (come Leidenschaft); che essa abbia predisposto passio ad acco-
ed in fornace tròvase locato. gliere il moderno contenuto della " pas~ione " e che in questo senso
Oimè, do' son menato? - a sl forte languire? abbia dato a quel termine la preminenza sull'espressione concorrente
Vivendo si, è morire, - tanto monte l'ardore. affectus. Ciò che a mio giudizio passio-Leidenschaft ha attinto dalla
1
N ante che el provasse, demandava mistica della Passione è l'approfondimento del contenuto "sofferen~
Amare Cristo, credendo dolzura: za u in un senso polare, per il quale essa può significare in pari tempo
en pace de dolcezza .star pensava, rapirpento ed entusiasmo, ossia ciò che Eckhart -(v. sopra, nota 9) chia-
for d1ogni pena possedendo altura; ma " inhitzige minne."
provo tormento qual ~on me cuitava,
che 11 cor se me fendesse per calura:
non posso dar figura - de que veggio sembianza,
ché moio en delettanza, e vivo senza core.

Tutti questi motivi, come si sa, si ritrovano anche nella poesia di


amore profana, e talvolta cosi forti che si può dubitare che si abbia
proprio a che fare con poesia profana. Essere senza amore è indegno
di un cuore nobile; l'amore è la via di tutte le virtu e conoscenze;
eppure l'amore è tanto rapimento quanto tormen:to; sofferenza e pas-
sione sono una cosa sola; l'amante non soffre soltanto per nostalgia,

• Le Laude, a cura di G. FERRI, II ediz., Bari, 1930, p. 208 (Scrittori d"Italia).

78 79
Il. Prosa latina del primo Medioevo
Con la prima metà del VI secolo, con la dominazione degli Ostro~
goti in Italia e la sua fine, ha termine la letteratura latina· deU'anti•
. chità. Boezio è l'ultimo autore antico, e Roma perde la sua posizione
di centro· dell'antichità, di còmmunis patria. Benché con ciò il latino
non perda alcunché della sua universalità, benché esso diventi sempre
piu e sempre. piu esclusivamente lingua letteraria, lingua letteraria di
persone che parlano un'altra lingua ma che non la sanno scrivere, in
un primo tempo però, a causa della perdita del suo antico centro, esso
diventa molto provinciale. Ciò vale anche per l'Italia, e vale per le
provincie di Spagna e Gallia, da gran· tempo romanizzate linguistica-
.mente, che attraverso molte crisi cominciano una vita politica propria;
in un primo tempo si deve assorbire dappertutto un nuovo strato di
conquistatori germanici, e il volgare penetra dappertutto con forza
sempre maggiore nell'espressione letteraria. Ciò vale anche per le isole
· britanniche, dove il latino si introdusse proprio soltanto come lingua
letteraria, e in quanto tale si mantenne molto piu corretto, ma non
conservò il colorito antico-romano. Nell'uno come nell'altro caso la co-
mune romanità cessa quasi di farsi sentire, e nonostante la comune cri-
stianità per. }ungo tempo predomina l'impressione del provincialismo.
Col quale, innanzi tutto, non si vuole indicare tanto il particolarismo
di ciascun paese quanto il provincialismo comune a tutti: la ristrettez-
za dell'orizzonte, la prevalenza di problemi1 di compiti e di tradizioni
locali. Quasi tutto ciò che ci è conservato dal VI secolo fino alla metà
dell'VlII dà un'impressione di provinciale e di pratico; anche Grego-
rio Magno e Isidoro di Siviglia 'hanno inclinazioni piu ristrette e piu
pratiche dei pàdri dell'età precedente. Fin dal principio, senza dubbio,
una parte della letteratura cristiana era stata in alto grado pratica e
popolare nell'ambito dell'antichità; ma essa si era svolta nell'ampia

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sfera del Mediterraneo, i cui singoli centri intrattenevano relazioni per- · la superstizione pnm1t1va, ristabilire e conservare le basi pio semplici
manenti, e aveva partecipato alle lotte per il dogma che nel IV e V della morale e della vita _sociale, organizzare le comunità : questi erano
secolo avevano fatto sorgere una letteratura di grande acutezza di i compiti da :risolvere, da risolvere sempre di nuovo, perché i risultati
pensiero e di espressione. Tutto ciò ora finisce. I collegamenti fra i vari di· volta in volta conseguiti· vèni vano continuamente. rimessi in forse dal..
centri si spezzano o si fanno rari, le lotte teoretiche sul dogma sembra- Ìe violente sopraffazioni. Le· concezioni e le espressioni linguistiche -di~
no finite. La Chiesa si trova di fronte a compiti pratici che respingono .·ve~tarono molto semplici. È sorprendente e ammirevole che la sostanza
in secondo piano tutti gli altri. Occorre conquistare ed educare popo- ddfa .dottrina non ne subisse danni permanénti. Ma si vede· che l'in-
lazioni trascurate a causa delle lunghe crisi, cristianizzate solo superfi- terpretazione tipologica delle Scritture, che doveva essere considerata par;.
cialmente o anche eretiche o pagane, che si trovano a un. livello di" po- ticolarmen:te difficile e· inaccessibile all'intelligenza comune, superava
polarità" molto piu primitiv'o degli abitanti dell'impero mediterraneo ottimamente la prova. Oltre ai racconti miracolosi dei santi e dei mar~
di un tempo; molto spesso esse vanno educate non soltanto alla vita tiri essa è il .contenuto prindpale e pio efficace della letteratura di_ que-
cristiana, ma alla civiltà pura e semplice. Sorgono problemi di educazio- . sta epoca. ·Su. ciò torneremo pia. avanti. ·
ne, di organizzazione e di adattamento che sono del tutto diversi per- Nel VI secolo vi sono ancora autori il ~ui ·stile .rivela ancora qual-
sino da quelli della ormai remota missione cristiana primitiva. che cosa_ della tradizione· classica. Sono Cassiodoro, Avito di Vienne,
Da lungo tempo la Chiesa non era pio un'istituzione giovane. Già Ennodio di Pavia, Aratore; e ancora, nella seconda metà ·del.secolo, Ve-
allora essa aveva dietro di sé una serie di secoli agitati. V etustam navim nanzio Fortunato. Per lo pio essi sono manierati fino all'assurdo. Ma
vehementerque confractam indignus ego infirmusque suscepi,1 scrive compare anche una prosa letteraria semplice e comune di grande pre..
Gregorio Magno (Epist. 1, 4), dopo l'elezione, al patriarca di Costantino- cisione, -che nella sintassi, nella cadenza e nell'espressione si adatta alla
poli, e non c'è alcuna ragione, mi sembra, di riferire queste parole sol- lingua parlata~ Il suo primo rappresentante di rilievo, à quanto mi è
tanto a Roma e non alla Chiesa romana•; è difficile separare l'una dal- datò di vedere, è Cesario di Arles; Gregorio Magno usò questo modo
l'altra, e l'idea che la Chiesa terrestre sia minacciata dalla rovina non è di scrivere; il suo maestro. è Gregorio di Tours.. A questo _proposito
irreligiosa, non lo è affatto, se non altro, per un uomo che crede all'im- .mi sembra che si farebbe bene a non ·parlare- di incultura, di incapa-
minenza della fine del mondo. In ogni caso la Chiesa aveva già allora -cità di elevarsi a un'espressione ·classica. Non è questo l'essenziale. Il
la dignità, le tradizioni, la patina e le debolezze che sono proprie di nuovo modo di esprimersi è creato da una nuova situazione, da nuovi
un'istituzione antica. La sua dottrina era un prodotto .delle antiche cul- bisogni. Non si tratta soltanto, né essenzialmente," del tramonto .del vec-
ture mediterranee, e contraddistinta, anche fra queste, dal suo forte ca- chio stile: si tratta piuttosto di uno ·stile nuovò, e anche consapevol~
rattere letterario; essa era fondata su scritture e sull'interpretazione di mente nu~vo. Per lungo tempo la critica moderna non ne ha preso
scritture. Attraverso le lunghe e difficili discussioni sul dogma essa era coscienza, perché dal Rinascimento in poi essa ha giudicato tutta la
diventata un sottile capolavoro di religiosa acutezza. Ma gli uomini ai letteratura latina della tarda antichità e del Medioevo secondo il gusto
quali ora essa doveva essere insegnata, e ·anzi anche la grande maggio- classico-umanistico. Senza dubbio questo modo di ·giudicare ha la sua
ranza dei maestri, non possedeva quell'acutezza; essi non erano all'al~ giustificazione, perché è vero, naturalmente, che l'antico senso stilisti-
tezza dei problemi del periodo di splendore della patristica. Sgominare co cessa di agire come un tutto e- per lungo tempo sopravvive soltanto
nelle sue singole parti, come le pietre di un· edificio distrutto che de-
1 [Ho preso a dirigere, io indegno e debole, una nave vetusta e violentemente
vono servire per una nuova costruzione; ma si deve· cercare anche di
squassata,] . .
• Cfr. inoltre JuLtANUS PoMERIUS, De vita contemplatwa I, ~6, PL,. 59, 431 s., citato vedere la nuova costruzione come qualche cosa di nuovo e come un
da Bonifacio nella sua lettera 78, ed. TANGL in Mon. Germ. Hut: Epzst. ~el. I, p. 178. tutto.
Piu tardi la similitudine diventa un topos, cfr. Gregorio VII, Reg1stcr, Ep,st. sei. II, 1,
p. 64. Cesario di Arles è certamente uno dei niaggiori e piu influenti

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predicatori che la Chiesa abbia avuto. Uno studioso moderno, A.· Mal- Le preferenze stilistiche di Cesario possono essere ricavate dalle
nory, dedica gran parte del suo libro su Cesario' all'importanza della sue stesse parole. Nel sermone 86 (il Morin cita il passo nell'introdu.
sua predica e all'influenza da essa esercitata ben oltre i limiti del suo zione) egli si scusa presso i dotti per il suo stile incolto: esso è neces-
tempo e del suo paese. Ciò facendo egli non cessa di lamentare l'im- sario, se tutti devono accogliere il nutrimento spirituale; i dotti posso-
purità del suo stile, e quasi si scusa di impiegare per quella produzio- no ben comprendere ciò che è detto per i piu semplici, ma non all'in-
ne la parola éloquence. Evidentemente qui ç'è qualche cosa che non verso. Spesso fa affermazioni simili. In ciò è già contenuta una deter•
va. Cesario è -stato poi pubblicato da uno dei rappresentanti piu acuti minata intenzione stilistica.. Ma non basta. Dal contesto di alcuni pas-
e colti della filologia cattolica, Germain Morin.' Il Morin ha dedicato si si può ricavare che le parole rivolte ai dotti sono soltanto una for-
gran parte della sua vita allo studio di Cesario, e in lui è innegabile mula di cortesia; che i dotti, quando esistono, sono soltanto una picco•
la simpatia per l'oggetto del suo lavora. Eppure il suo giudizio dello la minoranza irrilevante, e sono anche molto relativamente dotti. Il
stile (nitida et simplex beati t1iri eloquentia) è dominato dall'ideale lin- sermone 1, che si rivolge a vescovi, comincia e si chiude con. formule
guistico umanistico: esso ha piuttosto la forma di una difesa e di una di modestia: Certus sum quod rusticissima suggestio mea eruditis au-
giustificazione che quella della lode. Né èntrava nei suoi propositi una ribus possit asperitatem ingerere. vel fastidium generar/' (s. I § 21, pa-
valutazione vera e propria di questo stile, sebbene egli fosse chiamato gina 19). Ma in precedenza è risultato che i vescovi, delle cui orecchie
a_ farlo pili di ogni altro. Nella sua introduzione (p. VIII) egli scrive: erudite si tratta, predicano malvolentieri e troppo poco, e che la loro
Equidem fateor nihil in eo affectatae subtilitatis reperiri, quae ali- scusa suona cosi: noi non siamo abbastanza eloquenti, siamo incapaci
quando in eiusdem aetatis scriptorihus, ut puta Ennodio ac paulo an- di spiegare nella predica qualche cosa delle Sacre Scritture (§ 12, p. 10)~
teriore Apollinare Sidonio vix ferendam esse nemo negabit: at neque Che decadenza, se si pensa che tutta l'istruzione antica consisteva nel-
incomptae · omnino orationis culpandus N oster est, quae· in suo mox l'educare a parlare in pubblico! È chiaro che praticamente non c'era
disdpulo Cypriano, nedum in Gregorio Turonense episcopo a teretibus · piu un pubblico al quale si potesse parlare con qualche senso nello sti-
sensibus abhorret; ac propterea haud immerito eum dicas inter cultio- le classico. Ciò appare anche dal rifiuto di quelle scuse da parte di
rum temporum elegantiam ac penitus deflorescentis. ·e/oquentiae hu- .Cesario: Non avete bisogno di alcuna eloquenza! Al contrario, se qual-
militatem medium quasi locum tenuisse.5 Ciò è certamente giusto, ma cuno possiede ancora un po' di quella eloquenza profana non la deve
il criterio di giudizio impedisce di arrivare a vedere la peculiarità dello usare; non deve predicare niente quod vix ad paucorum possit intelli-
stile di Cesario. Queste righe danno anche un esempio dello stile delle, gentiam pervenire!' E poi esplode, con anafore tempestose, per parec-
stesso Morin, un latino benedettino estremamente curato, infiorato di chie pagine: ·
scelte citazioni classiche, che forma un contrasto quasi comico con lo Quis enim etiam presbyter, non dicam episcopus, qui non posJit
stile di Cesario. dicere populis suis: Nolite falsum testimonium dicere, quia scriptum
est, falsus te;tis non erit impunitus; nolite mentiri, quia scriptum est,
• Saint-Clsaire d'Arles, Paris, 1894. . .. • . os quod mentitur occidit animam; nolite iurare, quia scriptum est ...
' Saneti Caesarii... Opera Omnia ... , voi. I; Sermone, seu Admonztiones~ M~ettob,
1937. Sul suo lessico cfr. A. VA.CCARr, Volgarismi notevoli ntl Latino di Ctf-fa"? d, Arles, Quis est qu,· non possit admonere... Quis est qui non possit dicere ...
in "Archivum Latinitatis Mcdii Aevi/' XVII, 1943, 135 ss. Sulla sua predica in g_eneralc Quis est qui contestari non possit ...8
v. anche HENRY G. J. BEcK, The pastora/ Care o/ Souls in South-East France àurmg tnt
Sixin Century, Romae, 1950 (Analecta Gregoriana, vol. LI), ch~p!er V.. .
11 [Dovrò dire che in lui non c'è affatto quella leziosa. sott1ghezza mt?llera~tle che 8
[Sono sicuro che il mio rozzissimo suggerimento potrà suonare duro e generare
talvolta ognuno deve riconoscere in scrittori contemporanei, come Ennod10 e .il paco fastidio a un orecchio colto.]
anteriore Sidonio Apollinare; ma lo stile ~el Nostro. n~n deve .neppure. ess~re giudtcato t [Che possa appena essere capito da pochi.]
8
del tutto disadorno, come quello del suo discepolo C1pr1ano e d1 Grcgono di Tours, che [Qual è quel prete, per non dire dei vescovi, che non possa dire ai suoi fedèli:
rifugge dalla raffinatezza; e si potrebbe quasi dire che egli si sia tenuto a metà fra Non rendete falsa testimonianza, perché è scritto che il falso testimone non resterà impu-
l'eleganza dell'età piu colta. e l'umile eloquenza della decadenza.] nito; non mentite, perché è scritto che la bocca bugiarda uccide l'anima; non giurate,

86 87
E quandò questa tempesta di domande indignate è finita, egli te la i~;n4e! Ciò non serve per i compiti presenti. In gioventu Cesario
rias~ume: aveva. avuto occasione di ricevere un'istruzione retorica classica. La sua
Non hic aut eloquentia aut grandis memoria quaeritur, uhi simplex Vita racconta che un'apparizione in sogno lo indusse a interrompere
10
et pedestri sermone admonitio necessaria esse cognoscitur. Si aliquis , questi studi. Attendibile o no, questa notizia caratterizza il suo atteg-
nobis terrenam substantiam tollat; potentissimo,s iudices et scholasticos .giainento. Ma non sarebbe giusto attribuire questo atteggiamento sol-
auditores interpellantes cum summa praesumimus auctoritate suggere.; tanto a :un odio o a un pregiudizio contro la cultura antica. Di rado
re, ut rem terrenam possimus ab invasore recipere: et simplicissimam si odia e si combatte intensamente qualche cosa che non abbia piu for-
plebeculam nostram communibus verbis dicimus nos admonere non za o non sia piu pericolosa. Ciò che al suo tempo dell'antica cultura
possel Quare clamamus pro terra? quia diligimus terram. Quare non era ancora operante e doveva essere combattuto non era l'istruzione, ma
clamamus in ecclesia? non sum ausus 4icere, sed tamen com:pellit ·ue- un residuo di bassa superstizione. Egli- disprezzavà l'oratoria antica
perché nel suo mondo era inservibile. Egli aveva bisogno di un altro
ritas non tacere: ideo in ecclesia non clamamus, quia commissum no-
modo di esprimersi, e non si potrà negare che anche. questo merita .il
his populum non amamus. Unde vereor ne in futura poena sine ullo
nome di oratoria: che possiede forza ed efficacia ed è bene appropriato
remedio clamemus qui in ecclesia fructuose clamare non volumus...•
per guidare gli uomini.
È noto (E. R. Curtius lo ha nuovamente affermato di recente)
Con ciò non si vuol contestare che in lui sia rimasto molto di anti-
che negli autori della tarda antichità l'affermazionè della propria man- co: le pietre del nuovo edificio provengono dall'antica retorica. Il brano
canza di cultura e di eloquenza è un topos, una pura formula. Q1:1i sopra riportato è composto di domande retoriche e anafore; anche iso-
ciò appare particolarmente chiaro. La scusa di Cesario in sostanza è un cola, spesso con rime, se ne trovano dappertutto, quando il tono si fa
invito: si deve _predicare in maniera semplice ed efficace. Egli non è agitato, e precisamente dello stesso tipo di quare clamamus; c'è anche
propriamente ·un temperamento modesto. Conduce senza dubbio una un altro esempio dal sermone VI, 3, p. 34, sull'impàrare le preghiere e
vita rigorosa, e la sua umiltà cristiana è sincera; ma con tutto ciò egli i canti d'amore (cantica amatoria et turpia): /sta possunt tenere atque
è evidentemente un uomo energico, abituato a dare disposizioni e a parare quae diabolus docet,· et non possunt tenere quod Christus osten•
dire chiara la sua opinione. Egli era un amministratore e un uomo dit?u Cesario non ave-va bisogno di imparare queste e simili forme .dalla
politico, e certo non era un superiore facile. Chi riesce a cogliere H letteratura profana, le trovava nei padri della Chiesa, soprattutto in Ago-
tono delle parole sopra riportate,· ed è difficile non riuscirvi, non po- stino, che conosceva bene e talvolta trascrive alla lettera. Ma in lui han-
trà non vedere che l'umile e incolto primate fa un'energica lavata di no un effetto diverso. A lui non importa il fascino del discorso: egli è
capo ai santi, colti e devoti vescovi. Ed egli non dice neppure che gli pratico e preciso. Ma è determinato e concreto; afferra la vita reale che
rincresce di essere cosi incolto; al contrario, se uno possiede cultura ed ha davanti a sé. Egli si rivolge a un gruppo determinato, dà indicazioni
eloquenza nel senso antico non la deve usare, perché nessun ascoltato~ determinate su una questione determinata, e si serve di una. s.ituazione
pratica determinata (l'esempio del pezzo di terra). per .arrivare alla sua
perché è scritto... Chi non può ammonire... Chi non può dire... Chi non ptiò provare.•.} acuta conclusione. Nel. quadro delle sue domande retoriche (quis est
• [Non occorre eloquenza o grande memoria, quando si vede la necessità di ammo- qui non possit) egli ha fatto entrare un sommariò delle dottrine morali
nire in forma semplice e con parole comuni. Se qualcuno ci privasse di un bene tcr•
rcno, interpelleremmo giudici potentissimi e avvocati, presumendo di suggerire con
10 Opera ed. MoRIN, II, 300: Jgitur contempsit haec protinus, sciens quia non dees-
grande autorità il modo di riavere il bene terreno dall'usurpatore; e diciamo di non
~apcrc ammaestrare con parole comuni la nostra semplicissima ple.!>.eculal Perché gridiamo set illis per/ectae locmionis ornatus, quibus spiritalis eminet intellectus. [Disprezzò tosto
tanto per la terra? Perché amiamo la terra. Perché non gridiamo _in chiesa? Non 'oso queste cose, sapendo che a chi possiede un'alta spiritualità non manca l'ornamento di
dirlo, ma la verità mi obbbga a non tacere: noi non gridiamo Jn chiesa perché non un perfetto stile.] Per sogni di questo genere cfr. GIROLAMO, Epist. 22, 30 (PL, 22, 416).
amiamo il popolo che ci è affidato. Temo quindi che nella pena futura ·grideremo senza u [Possono tenere a memoria e comporre ciò che insegna il diavolo; e non possono
rimedio, noi che non vogliamo gridare utilmente in chiesa.] ricordare l'insegnamento di Cristo?]

88 89
piu importanti per la predica, ciascuna con una appropriata citazione beni terreni. Qui, dove i problemi delttetà patristica sono quasi dimenti-
biblica (" perché è scritto "), cos{ che la critica e il consiglio sono legati. cati, dove l'interiorità e la spiritualità di Agostino non vengono quasi
Il tono generale è una ironia autoritaria e sdegnata; ma non raffinata piu capite, e soltanto i risultati di quei movimenti operano come autori-
ed elegante:. è un'ironia pedagogica, semplice e tagliente. Cesario non è tà semplificata, appare piu. chiaramente di prima che n~m esiste un ge-
sempre cos{ duro, ma è sempre pedagogico, semplice e pratico. Molto nere antico paragonabile alla predica per l'immediatezza dell'intervento
spesso le sue frasi possono essere tradotte quasi letteralmente in una · nella vita quotidiana; la forma di espressione di un movimento di mas-
lingua parlata moderna senza sostanziali mutamenti nei concetti e nella sa che però afferra anche ogni individuo come singolo. Si avverte dap-
sintassi, ciò che in un testo classico serio, anche di Agostino, non è quasi pertutto un tono preciso, cordiale e autoritario. Si veda per esempio c<r
mai possibile fare senza che la traduzione suoni innaturale. Si senta me egli dà consigli sul modo di leggere la Bibbia (Sermo VI), oppure,
qualcuna delle frasi sopra citate : " Qual è quel prete, per non dire dei alla fine della stessa predica, come coloro che hanno difficoltà ad ascol-
vescovi, che non possa dire ai suoi fedeli: Non rendete falsa testimo• tare tutta una predica devono raccontarsi a vicenda ciò che ciascuno ne
nianza, perché è scritto..." Oppure: " Perché gridiamo tanto per la terp ha ritenuto (dicat unus: ego audivi...); oppure, XIII, 3, sul comporta-
ra? Perché amiamo la terra. Perché non gridiamo in chiesa? Non oso mento in èhiesa, con un accenno alla devozione degli ebrei e con molte
dirlo, ma la verità mi obbliga a non tacere: noi non gridiamo in chiesa figure retoriche semplici; o l'impiego drammatico del topos della cadu-
perché non amiamo il popolo che ci è affidato..." In Cesario si trovano cità della vita sulla tomba del ricco (XXXI 2); o la descrizione dei bevi-
spesso di queste frasi aggressive che scuotono immediatamente rascol- tori: se dicunt esse viros, qui in ebrietatis cloaca iacent; et illos dicunt
tatore e devono strapparlo dall'indifferenza di una vita irriflessiva e
non esse viros, qui honesti et sobrii stant. Jacent prostrati, et viri sunt;
stant recti et viri non sunt?13 (XLVII, l); o infine, CLIV, 2, la descri-
irreligiosa. Un esempio dal sermone XXXVII (2, p. 155):
zione molto precisa delle pratiche mediante le quali si porta via a un vi-
Sed dicit aliquis: nulla ratione possum inimicos meos diligere. In cino economicamente debole il suo pezzo di terra. È del tutto naturale
che questa eloquenza concreta, operante sul terreno quotidiano, com-
omnibus scripturis sanctis Deus tibi dixit quia potes,· tu e contra te non
.prenda una quantità di rappresentazione specializzata della vita. Cesarit>
·posse respondes. Considera nunc, utrum Deo an tibi debeat credi...
non è uno scrittore, non mira a una descrizione dei costumi o a un rea-
Ma uno dice: in nessun modo posso a.mare i miei nemici. In tutte le lis~o letterario (come pure Girolamo). Egli vuole soltanto agire cos1 con-
Sacre _Scr~tture Di~ ti ha detto èhe puoi; tu invece rispondi che non puoi. cretamente che il suo ascoltatore si senta colpito. Ma proprio di qui nasce
Ora considera se st debba credere a Dio o a te I la serietà. In questo realismo morale gli ascoltatori non ridono né godono,
ma sono colpiti e mi:11acciati. Non si vuole procurare loro piacere, ma
Con ciò egli .non è mai freddo, ma è di una cordialità penetrante scuoterli nella loro esistenza. La serietà tocca tutti; l'aspetto quotidia-
nel suo ufficio di pastore, che egli concepisce soprattutto sotto raspetto no-realistico della critica morale è sollevato, attraverso la dignità di que-
pratico-morale: la gente non deve ingannare, commettere violenze, non sta serietà, dallo stile comico della satira.
ubriacarsi, rinunciare ai sortilegi pagani, non commett~re peccati sessua- u
Mezzo secolo pi tardi, alla fine del VI secolo, siamo già in piena
li; per i peccati gravi devono fare le penitenze richieste dalla Chiesa, epoca dei regni germanici. L'Italia è in buona parte longobarda, in tutta
non devono rimandare il pentimento e la penitenza fino all'imminenza la Francia ti sono i franchi, in Spagna i visigoti; gli ultimi resti delle
della morte,U devono dare la decima alla Chiesa e il superfluo ai poveri; chiese ariane soccombono dappertutto; ·partendo da -Roma, ma anche
devono provvedere al~a loro anima non meno che al loro corpo e ai loro
11 [Dicono di essere uomini, loro che affondano !1-ella cl~aca. de~J'ebbrezza, ~ dicono

12
che non sono uomini quelli che stanno in piedi onesti e sobn. G1acc1ono prostrati e sono
Cras, crasi o vox corvina! [Domani, Domani I Il verso del corvo!] (XVIII, 6, p. 86). uomini; stanno in piedi e non sono uomini?] ·

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dall'Irlanda, comincia la conversione degli anglosassoni, e l'importante ·turali è una parte essenziale della confessione cristiana. Sorprendente, in
gruppo irlandese di Colombano comincia ·ad agire sul ·continente. La un uoma come Gregorio, è piuttosto la misura e il modo della fede nei
figura dominante di questo periodo, politicamente e spiritualmente, è miracoli: i Dialo_ghi mostrano un mondo favoloso quasi infantile. Que-
ancora una volta un romano, il papa Gregorio; quasi precisamente con- sto modo di pensare era certamente molto diffuso già prima; non sol-
temporaneo è l'altro Gregorio, vescovo di Tours; un poco piu vecchio tanto ai martiri del periodo delle persecuzioni, ma anche a persone vis-
di entrambi è il vescovo Martino di Bracara .(Braga, a quel tempo an- sute piu tardi e contemporanee, che conducevano una vita sànta, veni-
cor:;i svttva; nel Portogallo settentrionale), che scrisse la predica molto vano attribuiti doni soprannaturali di ogni sorta; già la biografia che
istruttiva De correctione rusticorum; un pd piu giovane è il vescovo Isi- duecento anni prima Sulpicio• Severo aveva scritto del santo Martino di
doro di Siviglia. Tours (che egli conosceva bene di persona), in un eccellente latino di
Papa. Gregorio Magno veniva da una famiglia eminente e molto impronta classica, è piena di miracoli. È anche naturale che il miracolo
ricca. Prima di diventare papa fu prefetto di Roma e poi nunzio papale assumesse tanto maggiore importanza nella vita della società cristiana
(apocrisario) a Costantinopoli. Da pontefice egli fu, tra le circostanze quanto piu genti barbare e semibarbare irrompevano in essa, e quanto
piu difficili, un grande statista e un grande organizzatore della vita ec- pia occorreva dimostrare che la divinità cristiana aveva maggior potere
clesiastica; là .sua attività e le sue relazioni si estendevano su tutto il degli dei pagani. ·
mondo cristiano. La sola amministrazione economica della Chiesa in I Dialoghi comprendono quattro libri. Sono qrevi storie, raccontate
Italia, che aveva· grande importanza per l'approvvigionamento del pae- à un ascoltatore; questi, un diacono di nome Petrus, fa osservazioni dal-
se, .doveva raggiungere proporzioni grandiose. Egli era un grande teo- le quali talvolta si sviluppano brevi· colloqui. Il secondo libro è tutto
logo, la cui influenza continuò a farsi sentire per tutto ·il Medioevo; già dedicato a san Benedetto, gli altri tre raccontano di un gran numero
a partire ·dall'VIII secolo egli era riconosciuto come uno dei quattro di persone. Lo scop6 è esposto in una introduzione molto bella e perso-
grandi dottòri della Chiesa d'occidente.' La sua attivit~ e i suoi piani nale: si vuol mostrare che anche in Italia sono vissuti e vivono uomini
grandiosi non furono paralizzati né dalla situazione spesso disperata di santi, che fanno segni e miracoli (signa et virtutes facere). Viene dato
Roma. e dell,ItaHa, né dal sentimento dèlla decadenza e della ·fine del m~lto valore alla data recente del fatto e alle testimonianze attendibili;
·mondo che dominava la sua epoca e qualche volta anche lui. Nessun sono sempre ripetute frasi come: questo me lo ha raccontato .lo stesso
contemporaneo, per quanto sappiamo, può essergli paragònato per l'am- venerabile vescovo X, che vive ancora e che tu conosci, oppure: lo atte-
piezza _dell'orizzonte. Benché le sue inclinazioni fossero ascetiche e con- stano molte persone degne di fiducia di quel paese.u L'ascoltatore Pe-
te~plative, egli fu continuamente. impegnato in affari che gli rivelavano trus non si sazia, e una volta Gregorio si vede indotto a dirgli che i mi-
il mondo pratico-storico nella sua forma piu rude e piu spietata. Eppu- racoli non sono la sola cosa che importa (I, 12); ci sono anche santi uo-
re, oltre alle. grandi opere teologiche e alla ·sua estesa ·e importante cor- mini che non possiedono queste forze. Pietro ha camminato sull,acqua,
rispondenza, egli scrisse anche un libro di miracoli, i Dialoghi,u nei Paolo ha fatto naufragio, ma il loro posto in cielo è uguale. Anche l'a-
18
quali. il soprannaturale interviene continuamente nellà vita quotidiana scoltatore lo capisce: vita et non si,gna quaerenda sunt ; ma a questa
anche in occasioni che sembrano irrilevanti. La cosa notevole, natural- ammissione unisce il desiderio di ascoltare altre storie di miracoli.
mente, non è_1a fede nei miracoli: la fede in determinati fatti sopranna- Fra le storie ve ne sono molte di un,ingenuità estrema. Ne daremo
alcuni esempi; il primo (I, 4) tratta di un abate Equizio:
1
' Dialogorum Libri· IV de vita et miraculi.t Patrum ltalicorum, Patrologia Latina
77, 149 ss., o nell'edizione di UM:BER'I'O MoRtCCA, Roma, 1924. La bellissima traduzione
francese antica del XII secolo (Li quatre livre des dialoges Gregoire lo pape del borc tiQueste testimonianze sulle fonti sono raccolte dal Mo11.1ccA, Prefazi<_>nc, p.
de Romm,:. des mìracl~s des peres de Lumbard,) col testo latino; pubb. da WENDELIN
mn ss. ·
FoERSTER, Halle-Paris, l 876.
u [Bisogna guardare alla ·vita, non ai prodigi.]

92 93
Quadam vero die una Dei fa mula ex eodem monasterio virginum ragazzo, e i lacci delle scarpe che si sciolgono con incredibile velocità:
hortum ingressa est: quae lactucam conspidens concupivit, eamque si- è proprio un'atmosfera da spiriti folletti. Qui il meraviglioso è spesso
gno cruds benedicere oblita avide momordit; sed arrepta a diabolo pro- mescolato al grottesco. Ci sono morti resuscitati, uno prega con insi-
tinus ceddit. Cumque t1exaretur, eidem patri Equitio sub celeritate nun- ste~za di essere liberato dalle tentazioni dei sensi e viene castrato da
tiatum est, ut veniret concitus, et orando concurreret. M oxque hortum un angelo; un serpente, per richiesta di un pio ·monaco, protegge un
idem pater ingressus, coepit ex eius ore quasi satisfadens ipse qui hanc orto da un ladro; un ebreo costretto a passare la notte in un tempio
arripuerat diabolus e/amare, dicens: " Ego quid feci? Ego quid feci? di· Apollo abbandonato (per precauzione si è fatto il segno della croce)
Sedebam mihi super lactucam, venit illa et momordit me." Cui cum assiste a un'adunanza di demoni e dai loro racconti viene a sapere
gravi indignatio.ne t1ir Dei praecepit ut abscederet, et locum in omni- particolari sulle tentazioni carnali di un vescovo; una giovane di con-
potcntis Dei fa mula non haberet. dizione elevata (Symmachi consulis ac patricii filia) decide di farsi
Un giorno una serva di Dio dello stesso monastero entrò nell'orto; vi- suora dopo la morte prematura del marito, e non si lascia distogliere
de una lattuga, le venne desiderio, dimenticò di benedirla col segno della dal suo proposito nemmeno quando i medici le dicono quia nisi ad
croce e la morse avidamf"nte; ma subito fu afferrata da un diavolo e cadde amplexus viri/es rediret, calore nimio contra 1Jaturam barbas esset habi-
a terra. E poiché si dibatteva, fu mandato a dire al padre Equizio che ve- tura, quod ita quoque post factum est.1' Mo]to vivace, e per altri versi
nisse presto e che soccorresse con la preghiera. Il padre era appena arrivato
nell'orto, quando il diàvolo che aveva afferrato quella cominciò, quasi scu-.
realistica, è per esempio la seguente scena (I, 5): Un contadino è venuto
sandosi, a gridare dalla bocca di lei: "Che ho fatto? Che ho fatto? Ero da lontano per visitare iii una chiesa presso Ancona un uomo di nome
seduto sulla lattuga, lei è venuta e mi ha morso." Con grave indignazione Constantius, largamente famoso per la sua santità, che serve là come
l'uomo di Dio gli ordinò di andarsene e di non restare piu in una serva di sagrestano. Egli si trova su una scala di legno e riempie d'olio le
Dio onnipotente.
lampade:
Un altro (III, 20) racconta di un sacerdote Stefano: Erat autem pusillus valde, exili forma atque despecta. Cumque is.
qui ad videndum eum venerat quisnam esset inquireret atque obnixe
... Qui quadam die de itinere domum regressus, mancipio suo negle- · peteret ut. sibi debuisset ostenJi, hi qui illum noverane monstrarunt quis
genter loquens praecipit dicens: Veni, diabole, discalcia me. Ad cuius esset. Sed si.cut stultae ,mentis homines merita ex qualitate corporis me-
vocem mox coeperunt se caligarum corrigiae in summa velocitate dis- tiuntur, eum part1u)tim atque despectum videns, ipsum hunc esse coepit
. solvere, ut aperte constaret quod ei ipse qui nominatus fuerat ad extra- omnino non credere. In mente etenim rustica inter hoc quod audierat
hendai. caligas diabolus oboedisset. Quod mox ut presbiter vidit, vehe- et videbat quasi facta fuerat quaedam rixa ,· et aestimabat tam brevem
menter expavit, magnisque vocibus e/amare coepit dicens: Recede, mi- per visionem esse non posse quem tam ingentem habuerat per opi•
ser, recede... nionem. Cui ipsum esse dum a pluribus fuisset assertum, despexit et
Un giorno, tornato a casa dal viaggio, senza badare àlle sue parole
coep# irridere dicens: Ego grandem hominem credidi, iste autem de
disse al suo servo: Vieni, diavolo, levami le scarpe. Aveva appena parlato, homine nihil habet. Quod ut vir Dei Constantius audivit, lampades
e i lacci cominciarono a sciogliersi con grande velocità, cos{ che era chia- quas reficiebat protinus laetus relinquens concitus descendit, atque in
tissimo che il diavolo stesso, da lui chiamato, aveva obbedito all'ordine di eiusdem rustici amplexum ruit, eumque ex amore nimio constringere
togliergli le scarpe. Appena vide ciò, il prete si spaventò fortemente e co- coepit brachiis et osculari, magnasque -gratias agere quod is de se talia
minciò a gridare a gran voce: Vattene, miserabile, vattene...
iudicasset, dicens: Tu solus in me apertos oculos habuisti.
Non si può far•e a meno di notare il tratto grottesco e umoristico, 17
[Che se non fosse tornata agli amplessi virili, il troppo calore le avrebbe fatto
il diavoletto morsicato nell'insalata che si scusa piangendo come un crescere contro natura la barba, come poi accadde.]

94 95
Ma era un uomo molto piccolo, gracile e dimesso. Quando quello che che inclinava verso il cattolicesimo. Ma anche molto piu tardi, per un
era venuto per vederlo chiese chi fosse e domandò piu volte che glielo
secolo, i Dialoghi erano un libro molto diffuso e famoso. Furono presto
mostrassero, quelli che lo conoscevano glielo indicarono. Ma come gli uo-
mini di mente sciocca giudicano il valore dalla forma del corpo, ed egli tradotti in greco, in arabo, in anglosassone, in antico francese. e in ita-
lo vide cos! piccolo e dimesso, non voleva assolutamente credere che fosse liano; ve ne sono parecchi incunaboli ... Essi diventarono un libro popo-
proprio lui. Infatti nella sua mente rustica era sorto per cosi dire un con- lare, uno dei primi e dei piu tipici. Il "libro popolare" in Europa è
flitto fra ciò che aveva udito e ciò che vedeva; e gli sembrava impossibile decisamente determinato dal sermo humilis cristiano; esso forniva la
che fosse cosf piccolo di aspetto quello di cui si era fatto un'opinione tanto
mescolanza di· cui si componeva il suo tono: familiare e semplice, in
grande. Ma quando gli fu confermato da parecchi che era proprio quello,
lo disprezzò e cominciò a deriderlo dicendo: Pensavo che fosse un uomo pari tempo quotidiano e meraviglioso, i_n. pari tempo dilettoso e d~da-
grande, ma quello non ha nulla di un uomo. Sentendo ciò, l'uomo di Dio scalico, innalzandosi dal comune e dall'ordinario direttamente al seno e
Costanzo lasciò subito lietamente le sue lampade, scese in fretta e· si pre- all'elevato, alla buona e saggia edificazione; l'origine è chiaramente rico..
cipitò ad abbracciare il contadino, e lo strinse a sé e lo baciò di cuore, e lo nosdbile anche nei prodotti tardi e corrotti. L'atteggiamento di Gregorio
ringraziava molto perché lo aveva giudicato cos{, dicendo: Tu solo mi hai
nei Dialoghi è quello di un pio educatore che racconta storie·: storie che
guardato con gli occhi aperti.
sono dilettose e interessanti per gli ascoltatori, tanto che essi ascoltano vo-
Qul!sti sono tipi di raccontini popolari; la loro ricerca ingenua del lentieri, e giovano alla salvezza eterna e anche a quella terrena. Si
meraviglioso e la ristrettezza della loro sfera non ci devono far dimen- avverte sempre la sua superiorità sull'ascoltatore, l'accento del sapiente
ticare che sono ispirati da un ideale di umanità spirituale, e che lo e del maestro•. Egli parla anche agli ascoltatori come se fossero bambini.
Egli sa che cosa giovi loro; non dice tutto quello che sa, e quello che
esprimono in modo concreto e cprdiak Dappertutto affiora la lingua 11
18 dice è detto in modo che sia chiaro per loro. Ma sarebbe avventato
popolare, non soltanto nelle ·espressioni singolari come quelle pronun-
concluderne che egli talvolta non creda a quello che dice. Egli vive in
ciate dal diavoletto della lattuga (ego quid feci? ego quid feci? sede-
una società che è povera di speranza terrena, che possiede poca iniziativa
ham mihi super lactucam ...), ma in tutto il tipo di descrizione; spesso per un riordinamento della vita terrena, ed è afflitta dalla carestia, dalle
un poco maldestro, talvolta molto diffuso, spesso scaduto a un tono da .epidemie, dalle càtastrofi naturali e dalla violenza rozza e caotica; essa
pia favola, spesso umori;tico e grottesco; e non di rado, come nell'ultimo ha bisogno di visioni e di miracoli. La :onsapevolezza che è necessario
brano del sagrestano dimesso che è un grande santo e taumaturgo, rap- insegnare l'onnipotenza e la giustizia di Dio in un modo molto sempli-
presenta nel modo piu semplice una forma umana arrivata alla maturità.· ficato, e l'intimo adattamento a questo metodo, in modo che non ·venga-
Suaviter èt luculenter scripti, cos{. definisce i dialoghi rArgumentum no poste domande critiche sulla credibilità di un fatto raccontato, non
dell'edizione romana del 1591 1"; ed è facile vedere che la loro influenza sono separati da una linea di divisione netta. E quali possibilità offriva
fu molto grande. Essa fu già grande al loro tempo, come era nelle la figura di chi aveva avuto in grazia forze miracolose! Egli incatenava
intenzioni del papa, particolarmente fra i longobardi che allora erano la forza dell'immaginazione, suscitava il desiderio dell,imitazione; e in
ancora ariani; egli stesso li avrebbe mandati alla regina Teodo~inda, lui si concretizz.ava nel modo pìu semplice il potere dello spirito, il po-
18 tere di uno spirito che, esponendo la propria vita, acquis.ta potere sulla
Gregorio dice nell'introduzione: Hoc vere scire te cupio, qui~ Ìf! quibusdan:
sensum solummodo, in quibusdam vero et verba cum sensu teneo. Quta II de persom.s vita, vince il male, lo volge al bene, e dà la conoscenza ai malvagi stessi
omnibus ipsa specialiter verba tenere voluissem, ht1ec ,·usticano usu prolata stylus scr,- e li conquista. La libertà e la sicurezza quasi liete che il santo si acquista
bentis non apte susciperet. [Voglio che tu sappia che in certi casi mi atten~o soltanto
al senso, in altri rendo anche le parole. Perché se avessi voluto rendere pr~c1samentc le
parole peculiari di tutte le persone, lo stile dello scrittore non sarebbe riuscito ad acco- 20 Cfr. MoRICCA, loc. cit., Prefazione, p. LXXIX, dove però non è citata la traduzione
gliere questi termini espressi secondo l'uso volgare.] . pubblicata dal FoERSTER (v. sopra, nota 14). . • •
ie Riprodotto in Patrologia I.Atina, 77, 127-128. Già PAOLO DtAcoNo, D4 Gestts • Cfr. le sue lettere dirette in Inghilterra, a Mellito e Agostino, citate da BmA,
I.Angobardorum I, 26: suavi sermone. Hid. &cl., I, 30 e 31.

96 97
lo, Gregorio di T ours. Della qualità e della tendenza della sua scrittura
nel sacrificio volontario, e il potere sulla vita che in tal modo gli viène,
ho già trattato in una precedentè occasione (Mimesis, IV); ma a quel
travano bella espressione già nei Dialoghi; ricorderò come esempio la
tempo non mi era del tutto chiaro come egli accentui energicamente il
storia di Paolino di Nola (III, 1) che si fa vendere schiavo al posto di un
suo intento stilistico. Egli lo fa allo stesso modo di Cesario, con la scusa
altro.
di protestare la sua modestia e di giustificarsi. Il suo latino è molto meno
L'energico predicatore Cesario e il papa n~rratore di storie miraco-
classico, molto meno distinto di quello di Cesario, anzi di qualsiasi auto-
lose hanno in comune la serietà della vita quotidiana; per loro non ci
re anteriore o contemporaneo a noi noto che possa essere paragonato
sono oggetti vili. La .cosa piu semplice è innalzata, dall'intenzione peda-
a lui per origine e per posizione. Anche la fonetica e la morfologia
gogica cristiana, a un diverso livello stilistico, ed è esposta in un tono
sono ·diventate fluttuanti, evidentemente per influenza della lingua po-
diverso da quello che era possibile prima; il moralismo filosofico della
polare, e nel suo caso è molto. incerto se avrebbe potuto scrivere assai
tarda antichità è affatto diverso. Comune ad essi è anche il latino che
pi~ correttamente anche se avesse voluto. Tuttavia egli ha piena co-
si avvicina alla lingua popolare. Senza dubbio nel VI secolo era difficile
scienza del suo stile scorretto, e si scusa cosf spesso, cos1 diffusamente,
formarsi uno stile che soddisfacesse le esigenze classiche tradizionali
e con una coscienza cos1 precisa dei suoi errori, che in questo caso non
in fatto di correttezza grammaticale, scelta del vocabolario ed equilibrio
si può parlare di un semplice modo di dire tradizionale. La protesta
sintattico, e uno stile di questo genere era diventato raro; tanto piu
. della propria ignoranza è un topos della modestia, ma qui è sincera.
raro in quanto gli ultimi rappresentapti della tradizione antica scrivevano 1
Nella prefazione al suo scritto agiografico, i Con/essores, egli dice9 :
in modo estremamente manierato. Eppure è innegabile .che tanto Cesa-
Sed timeo, ne cum scribere còepero, cum sum sine litteris rlz..etoricis
rio quanto anche Gregorio nei dialoghi cercano Un'espressione vicina
et ~rte grammatica, dicaturque mihi a litteratis: "O rustice et idiota, ut .
alla lingua parlata non per incapacità, ma con piena coscienza e per un
quzd -~ome~ ~uum, inter scriptores indi aestimas? Ut quid opus hoc
fine ben meditato. Per Gregorio ciò è sicm;o se non altro perché i suoi
a. perttts acctpt putas, cui ingenium artis non subpeditat, nec ulla scientia
scritti teologici e le sue lettere sono in uno stile del tutto diverso, molto
litterarum subministrat? Qui mellum argumentum utile in litteris habes,
piu letterario; egli aveva ancora la capacità di mutare lo stile a seconda
qui nomina discernere nescis; saepius pro masculinis feminea, pro femi•
del tipo e dello scopo dello scritto, come era richiesto dalla tradizione
neis neutra, et -pro neutris masculina conmutas; qui ipsas quoque ,prae•
antica. Per i Dialoghi egli scelse la forma popolare, che a suo giudizio
positiones, quas nobilium dictatorum obseruari sanxit auctoritas, loco
era possibile ottenere nel latino scritto. Per uomini come Cesario e
debito plerumque non locas. Nam ablativis accusativa et ru,·sus accusa•
Gregorio il termine intento artistico non sarebbe appropriato, ma in
. ,, . .
essi c e sicuramente un intento espressivo, che praticamente è lo stesso.
tivis ablativa praeponis. Putane: videt~r, ut bos piger palaestrae
ludum exerceat, aut asinus segnis inter sphaeristarum ordinem celeri
Essi fecero a meno dello stile letterario classico non tanto per incapacità,
e non lo rifiutarono tanto per un odio reale contro l'alta cultura pagana, volatu discu"at? ... Nempe, ut ista fieri possibile non est, ita nec tu
quanto piuttosto lo respinsero perché avevano coscienza della sua ina"\ poteris inter scriptores alios haberi." Sed tamen respondebo illis et di-
deguatezza. E questo, poi, non soltanto perché gli ascoltatori erano trop- cam, quia: "Opus vestrum facio et per meam rusticitatem vestram
po incolti, ma anche perché gli oggetti e i pensieri da esporre non pote- prudentiam exercebo. Nam, ut opinor, unum beneficium vobis haec
vino essere espressi nelle forme stilistiche dell'alta cultura classica. scripta praebebunt, scilicet ut, quod nos inculte et breviter stilo nigrante
Già in Cesario (v. sopra, p. 87 ss.) credo di aver potuto dimostrare 21 Opera (secondo l'ediz. di RurNART, Lugduni, 1677) in Patrologia Latina, 71; ed.
un intento stilistico positivo, ed è anche chiaro che papa Gregorio volle di ARNOT e KRUSCH, in Monumenta Germaniq~ Bist., Scriptorti Rerum Merov., vol. I,
scrivere· i Dialoghi cost come li ha scritti. Col massimo vigore, e direi 1884 ss. Nuova edizione della storia dei Franchi, che segue quella di H. OM0NT e
G. CoLLON, di R. PouPARDIN, Paris, 1913. Trad. tedesca di W. voN G1ESEBRECHT a cura
quasi appassionatamente, la volontà di adoperare lo stile della lingua di S. HELLMANN, in Geschichtsschreiber der deutscben Vorzeit, IV cdiz., 1911·13, Sul suo
quotidiana mi sembra espressa nello scrittore piu singolare del VI seco- latino, M. BoNNET, Paris, 1890.

98 99

L
discribimus, vos lucide ac splendide stante versu in paginis prolixioribus contemporanei a lui letterariamente superiori m Gallia egli sa citare
dilatetis." 23 soltanto Fortunato, che del resto è l'unico che si potrebbe indicare anche
È un'autocritica molto chiara e dettagliata; essa indica, se non altro oggi.
con la sua precisione, che qui non si tratta soltanto del topos tradizio- In un altro passo del capitolo finale della storia dei Franchi, scritto
nale. D'altra parte egli vi unisce un'autodifesa, e il tono in cui fa parlare dunque verso la fine della sua vitat un passo molto piu serio, quasi
i dotti critici forse non contiene soltanto la coscienza della sua insuffi- solenne, egli enumera tutti i suoi scritti e scongiura i posteri di non
cienza letteraria, ma anche qualche ironia contro i critici. Alla fine egli mutare nulla nel suo testo:
li sfida a impiegare i rozzi prodotti della sua prosa come materia .per Quos libros licet stilo rusticiori conscripserim, tamen conjuro omnes
una poesia grande, perfetta di forma, ornata di tutte le arti della reto- sacerdotes Domini, qùi post me humilem ecclesiam T uronicam sunt
rica. Questo è detto seriamente; la parafrasi e amplificazione poetica recturi, per adventum Domini nostri lesu Christi ac terribilem reis om-
di opere in prosa era stata ripresa dalla letteratura cristiana dall'antica nibus iudicii diem, si numquam confusi de ipso iudicio discendentes cum
tradizione di scuoll' e questo pensiero poteva essere presente anche a diabolo condemnemini, ut numquam libros hos aboleri faciatis aut re•
Gregorio, dato che la biografia del suo piu famoso predecessore Mar- scribi, quasi quaedam eligentes et quaedam praetermittentes, sed ita
tino, scritta in prosa da Sulpicio Severo, era stata versificata in questo omnia vobiscum integra inlibataque permaneant, sicut a nobis relicta
modo da Paolino di Périgueux; egli desidera vedere messi in versi anche sunt. Quod si te, sacerdos Dei, quicumque es, Martianus noster 27 septem
i suoi quattro libri sui miracoli di Martino, e in un altro passo, sul disciplinis erudiit, td est, si te in grammaticis legere, in dialecticis alter-
quale ritorneremo, egli esorta i futuri lettori a parafrasare in versi parti cationum propositiones advertere, in rhetoricis genera metrorum agno-
della storia dei Franchi. Ma il passo presente può essere rivolto soltanto sèere, in geometricis terrarum ·linearumque mensuras colligere, in astro:..
a contemporanei, e a chi fra questi può essere attribuita questa capacità? logiis cursus siderum contemplare, in arithmeticis numerorum partes
Nella prefazione alla storia d~i Franchi egli lamenta che nelle città della colligere, in armoniis sonorum modulationes suavium accentuum carmi-
Gallia la cura delle arti liberali è in piena decadenza, e aggiunge ad- nibus concrepare; si in his omnibus ita fueris exercitatus, ut tibi stilus
dirittura: '·' nec repperiri possit quisquam peritus dialectica in arte (aut) noster sit rusticus, nec sic quoque, deprecor, ut avellas quae scripsi. Sed
grammaticus, qui haec (gli avvenimenti contemporanei) aut stilo pro- si tibi in his quiddam placuerit, salvo opere nostro, te scribere versu
18
saico aut metrico depingeret versu." 211 Nella prefaz~one al Martinus, di non abnuo.

• [Ma temo che quando comincerò a scrivere, essendo digiuno di retorica e di • Dell'autenticità delle ultime pagine del 10 libro si è talvolta dubitato, a causa
grammatica, i letterati mi diranno: "O rozzo ignoran~e, pensi che il tuo nom~ sar~ della sua tradizione un po' irregolare, ma ora non si hanno piu dubbi. Nessuno avrebbe
accolto fra quelli degli scrittori? Credi che i competenti accetteranno un'opera pnva di avuto motivo o possibilità di aggiungere rroprio questo passo.
17
senso d'arte non sorretta da alcuna conoscenza letteraria? Non conosci alcun criterio Si tratta di Marziano Capella, l'autore di De nuptiis Mercurii et Philologiae.
28
utile nelle l~ttere, non sai distinguere i nomi; spesso scambi il femmi~ile col ma5<:hile, [Benché questi libri siano scritti in stile assai rozzo, scongiuro tutti i sacerdoti
il neutro col femminile e il maschile col neutro; per lo piu non mettt al posto giusto del Signore che reggeranno dopo di me l'umile .,chiesa di Tours, per l'avvento di nostro
nemmeno le preposizioni, il cui uso è regolato dall'autorità di autori illustri: me~ Signor Gesu Cristo e per il giorno del giudizio, terribile per tutti i peccatori, se non
l'accusativo al posto dell'ablativo e viceversa. Ti pare che il lento bue possa fare gli volete uscire confusi dal giudizio e precipitare dannati col diavolo, di non distruggere
esercizi ginnici, o il pigro asino correre a volo fra i giocatori di p~lla? ·:· V~~~mente, ~ mai questi libri né di rimaneggiarli, scegliendone alcune parti e altre tralasciando, ma
ciò non è possibile, nemmeno tu potrai entrare nel numero degh scntton. Tuttavia di conservare tutto intero e intatto come l'ho lasciato. E anche se tu, sacerdote di Dio,
risponderò loro e dirò: "Faccio il vostro lavoro ·e con la mia rozzezza stimolerò la vo- chiunque tu sia, fossi stato istruito nelle sette discipline dal nostro Marziano, se egli
stra sapienza. Pensò infatti che questi scritti vi daranno un beneficio, cioè che renderete ti avesse insegnato a leggere secondo l'arte grammatica, a distinguere gli argomenti
per esteso in pagine piu diffuse, con versi nitidi e splendidi, ciò che noi scriviamo roz- opposti in dialettica, a riconoscere le forme metriche in retorica, a operare con le misure
zamente e brevemente al nostro modo oscuro."] delle superfici e delle linte in geometria, a osservare il corso d·elle stelle in astrologia, a
16 In proposito v. E. R. CuRnus, Europaische Literatur und lateinisches Mittelal-
calcolare k numerazioni in aritmetica, a modulare suoni ben accordati in armonia: se
ter, 155-156. avrai tanm pratica in queste discipline da giudicare rozzo il mio stile, anche in questo
• [Né si potrebbe trovare alcun dialettico o grammatico che sapesse descriverli in caso ti scc cgiuro di non sopprimere i miei scritti. Ma se in essi qualche cosa ti piacerà,
prosa o in versi.] non ti impc<lisco, salva la mia opera, di metterlo in versi.]

100 101
È uno scongiuro solenne, con le formule piu forti di cui egli dispo• degli scrittori piu famosi, dicono di piu, perché non sono rivolte a un
nesse; come è vero che tu, futuro vescovo di Tours, speri di non essere qtJ.alsiasi rusticus, ma a lui, Gregorio. ·Non ogni rusticus poteva fare
fra i dannati il giorno del giudizio universale, non mutare nulla nel ciò che Gregorio si fa attestare dalla madre: parlare e scrivere in modo
mio testo, anche se sei tanto colto che la mia scrittura ti sembra rustica; efficace, cosi che il contenuto prenda forma di fronte agli ascoltatori;
non ho nulla jn contrario che tu parafrasi in versi qualche cosa che ti ritrarre anche avvenimenti in modo tale che essi sono ricostruiti nella
piace, ma salvo opere_ nostro. Lo stile di questo paragrafo cerca persino loro realtà concreta di fronte all'immaginazione non solo per il 'popolo
di raggiungere un'espressione e una pienezza retorica, ciò che in Gre- di allora, ma ancor oggi per un lettore ricettivo (che certo sappia leg-
gorio accade qualche volta, specialmente nelle prefazi.oni, ma pur sem- gere il latino di Gregorio). Gregorio sap~ya che cosa poteva fare; gli
pre di rado: e a ciò dovrebbe servire evidentemente l'elencazione dell~ stessi effetti ottenuti fra i contemporanei d:ov~vano istruirlo. D'altra
arti liberali; suona maldestro, ma è efficace. Perché il suo testo gli stava parte egli sapeva anche che il suo stile era fuori dclla tradizione, e che
tanto a cuore? Aveva coscienza del suo singolare valore? Deve essere i conservatori puramente eruditi di essa forse non lo avrebbero compre-
cosf, ed è anche naturale che un temperamento e un talento espressivo so; perciò scongiura solennemente di non mutare o distruggere nulla.
cos{ forte conoscesse se stesso. Ne abbiamo anche un'altra testimonianza. Grazie alla forza del suo temperamento, Gregorio trovò per l'espo-
Nella prefazione alla raccolta dei miracoli di Martino egli racconta co- sizione storiografica, o meglio per la narrazione di fatti concreti, una
me una visione gli aveva fatto superare le esitazioni che aveva prima di forma possibile· di latino scritto che sta in contatto con la lingua popo-
cominciare quest'opera. Egli vede in sogno come molti malati e infermi lare, e probabilmente è ricavata da essa;· molte frasi, molti significati
sono guariti nella basilica di Martino. Appare sua madre e gli chiede di parole, moltissimo nel ritmo, specialmente nel discorso diretto che
. perché esita a descrivere quello che vede. Egli risponde: Non sai che io egli ::t.dopera molto spesso, sono stati da lui ripresi, senza dubbio, diret-
non ho istruzione letteraria, e che, essendo un uomo limitato e ignoran- tamente dalla lingua parlata, cos1 come quotidianamente la ascoltava
te, non oso proprio portare in pubblico questi meravigliosi miracoli? . e lui stesso la parlava. Ciò nonostante, naturalmente, il suo latino scritto
Oh, se vivessero ancora Severo o Paolino, o se almeno fosse qui Fortu- non è identico alla lingua parlata allora; non lo è già foneticamente,
natof E lei: Non sai dunque che il modo in cui tu sai parlare (sicut tu nonostante l'importante materiale che lo storico della fonetica latina
loqui potens es) per noi ha piu valore, perché la gente lo capisce? Con- volgare trova nelle sue pagine, perché sarebbe occorso un sistema di tra-
fortato da queste parole della madre, finalmente egli vince le sue esita- scrizione; e da questo punto di vista egli non .intendeva affatto abban-
zioni e decide di mettersi all'opera: Sed quid timeo rusticitatem meam, donare di proposito la tradizione. Ma anche per altri versi la sua materia
cum dominus Redemptor et Deus noster ad distruendam mundanae lo costringeva ad usare p~ole che circolavano poco nella lingua parlata,
sapientiae vanitatem non oratores sed piscatores, nec philosophos sed e talvolta a concentrare la sintassi in un modo che è raro nel parlato e
rusticos praeelegit? 'JSI Questo è un motivo vecchio e ben noto (v. sopra, che già allora non si aveva affatto. Ma resta ancora molto. Per quanto
p. 87 ss.). era possibile con i suoi mezzi, egli metteva sulla carta la lingua parlata
Egli dice qualche cosa di simile anche in altri passi, come nella pre- del suo ambiente; senza dubbio quasi tutti potevano capire ciò che egli
fazione alla storia dei Franchi: philosophantem rhetorem intellegunt aveva scritto senza sentirsi troppo allontanati dalla loro sfera lingui-
pauci, loquentem rusticum multi.30 Ma le parole della madre, che il suo stica usuale, e a· una lingua scritta non si può chiedere piu di questo.
modo di parlare - sicut tu loqui potens es - ha piu valore di quello Da questo punto di vista egli si lascia molto indietro Cesario e i Dia-
· 10ghi di Gregorio Magno, se non altro perché in lui, soprattutto nella
29
[Ma perché temo per la mia rozzezza, quando il Signore, Redentore e Dio nostro, storia dei Franchi, la narrazione dei fatti diventa fine a se stessa; certa-
per distruggere la vanità della sapienza mondana scdse non oratori ma pescatori, non
filosofi ma uomini incolti?] mente anche lui vuole essere sempre edificante ed educativo, ma la
80
[Pochi capiscono il retore filosofante, molti il contadino che parla.] concretezza dell'avvenimento -e il suo talento espressivo lo trascinano

102 103
continuamente, e racconta semplicemente quello che è accaduto 81 caldo è possibile esserlo. Probabilmente i suoi modelli stilistici, per quel che
e bollente, come ho scritto una volta, e l'espressione mi ritorna sempre se ne può parlare, sono ecclesiastici e soprattutto biblici; di qui la sua
quando lo leggo. Se egli possa essere definito uno storiografo, non capacità di inserire tanto di realistico e di quotidiano nella sua opera
saprei dire; le fila e i nessi di natura politica restano spesso confusi, storiografica; di qui anche l'uso del discorso diretto, abbondantissimo
vanno ricostruiti faticosamente, e ciò non dipende soltanto dalla forma ma non affatto retorico nel senso classico, in particolare anche come
annalistica. Anche il singolo avvenimento, quando consta di piu parti, mezzo per motivare e caratterizzare nel soliloquio.8' Ma tutto ciò prende
di rado è chiaramente articolato, né facilme11te comprensibile nel suo vita nell'avvenimento attuale e nel contatto con la lingua quotidiana
corso o nella successione dei suoi motivi. Ma i singoli momenti di vita parlata a quel tempo, della quale purtroppo non possediamo molto piu
sono grandiosi. E grandioso è anche il modo in cui egli costringe il let- di quella versione scritta che appunto Gregorio ne ha dato.811 Bisogna
tore ad accettare nelle sue storie come una realtà data e indubitabile i cercare di rendersi conto della forza, del coraggio, del sovrano studio
sentimenti per il resto incomprensibili degli strati superiori del regno espressivo che occorreva per riuscirvi. Il papa Gregorio nei suoi Dialo~
me1ovingio. Se ne trovano esempi dappertutto; nel capitolo di Mimesis ghi avev~ scritto con semplicità, talvolta aveva cercato di rendere il tono
ne ho già raccolti alcuni e ho cercato di analizzarli. Un buon esempio, delle storie popolari, ma spesso vi aveva anche rinunciato, perché haec
che là non è citato, è la storia del cuhicularius Eberulfo, sospettato di rusticano usu prolata stylus scribentis non apte susciperet (v. sopra, nota
essere colpevole dell'uccisione del re Chilperico, che si è rifugiato nella 18). Il vescovo di Tours creò una lingua letteraria nella quale era fusa
cinta della basilica di Martino.• Nel leggere questa storia si deve osser- la lingua parlata. Ci si può chiedere che cosa sarebbe avvenuto se egli
vare come Gregorio renda nel modo piu vivace e preciso una quantità avesse avuto dei seguaci; se a questo punto dello sviluppo si fosse far~
di singo]e scene e dialoghi che per un contesto storico-politico sono insi•· mata dal latino volgare una lingua scritta, che certo sarebbe stata ancora
gnificanti, cosf che tutto l'avvenimento, per quanto non sia sempre una koiné romanza. Ma per quel che sappiamo egli non ebbe seguaci.
chiaro nel suo decorso, comincia a prendere vita. Uno di questi nume- Il VII secolo non ne produsse, sul continente, e il latino scritto diventò
rosi particolari è la scena notturna nella chiesa, dove Eberulfo, ebbro del tutto informe. Ma poi venne la riforma carolingia; la base del suo
e furioso, insulta Gregorio, venuto a cantare all'ufficio notturno, e un programma per l'istruzione era un latino corretto per la liturgia e per
sacerdote. Esso finisce con una frase di una concentrazione quasi tacitia- la lingua scritta. Con ciò separò definitivamente quest'ultima dalle lin-
na: nos vero cum vidissimus eum, ut ita dicam, agi a demone, egressi a gue volgari dei paesi romanzi.
basil~ca sancta, scandalum vigiliasque finivimus ...83 Oppure la scena suc- Nel capitolo 19 della Vita Karoli, che fu scritta nel terzo decennio
cessiva, nella quale Gregorio racconta un 'logno a Eberulfo, e il dialogo del IX secolo, Eginardo racconta quanto segue intorno ai rapporti fra
che ne segue. Bisogna leggerla lentamente (" et quid providit cogitacio l'imperatore e i suoi parenti 88 :
tua"): allora ci si vedono davanti i due uomini. Mortes filiorum ac filiae pro magnanimitate, qua excellebat, minus
Per importanza spirituale, per l'ampiezza degli orizzonti e per la patienter tulit, pieta_te videlicet, qua non minus insignis erat, conpulsus
grandezza morale il vescovo di Tours non è all'altezza del papa dallo
stesso nome e suo contemporaneo. Ma il suo talento espressivo non ha 8' Esempio: Hist. Frane., III, XVIII: Mundericus igitur, qui se parentem regis
adserehat, elatus superbia, ait: "Quid mihi et Theodorico regi? ... " Et egressus coepit
uguali nel suo tempo, e in ciò egli è tanto originale quanto in generale seducere populum. (Allora Munderico, che si asseriva parente del re, montato in su-
perbia, disse: "Che importa a me e al re Teodorico?" ... E andò a sedurre il popolo.]
811
81
Questo non vuole essere un giudizio sulla sua attendibilità storica. Per il nostro Sulla questione dei rapporti fra lingua parlata e lin,l!ua scritta nell'epoca merovin-
scopo presente non importa sapere fmo a che punto si lasciasse ingannare da errori gia e carolingia concordo sostanzialmente con le affermazioni· di DAG NoRBERG, nella
della memoria. dalla vivace immaginazione o dallo spirito di parte. introduzione alle sue Syntàktische Forschungen, "Uppsala Universitets Arsskrift," 1943,
a Hùton'a Francorum, ed. PouPARDIN, VII, XXII e XXVI (29). vol. II, n. 9, pp. 11-25.
88
88 Citato dall'edizione di Lou1s HALPHEN (EotNHARD, Vie de Charkmagne), Pa-
[Quando vedemmo che era preso dal demonio, per cosi dire, usciti dalla santa
basilica mettemmo fine allo scandalo e alla funzione.] ris, 1923.

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ad lacrimas. Nuntiato etiam sibi Hadriani Romani pontificis obitu, quem quaestorem recitato notum senatui fecit abstinuitque congressu hominum
in amicis praecipuum habebat, sic flevit ac si fratrem aut carissimum fi- diu prae pudore, etiam de necanda deliberavit. Certe cum sub idem
lium amisisset. Erat enim in amicitiis optime temperatus, ut eas et tempus una ex consciis liberta Phoebe suspendio vitam finisset, maluis-
facile admitteret et constantissime retineret colebatque sanctissime quos- se se ait Phoebes patrem fuisse. Relegatae usum vini omnemque deli-
cumque hac adfinitate sibi conjunxerat. Filiorum ac filiarum tan- catiorem cultum ademit neque adiri a quoquam libero servove nisi_ se
tam in educando curam habuit ut numquam domi positus sine ipsis consulto permisit, et ita ut certior fieret, qua is aetate, qua statura, quo
caenaret, numquam iter sin e illis faceret. Adequitabant ei filii, filiae
colore esset, etiam quibus corporis notis vel cicatricibus. Post quin-
vero pone sequebantur, quarum agmen extremum ex satellitum numero
quennium demum ex insula in continentem lenioribusque paulo condi-
ad hoc ordinati tuebantur. Quae cum ·pulcherrfmae essent et ab eo plu-
cionibus transtulit eam. Nam ut omnino revocaret, exorari nullo modo
rimum diligerentur, mirttm dictu quod nullam earum cuiquam aut suo-
potuit, deprecan.ti saepe P. R. et pertinacius instanti, tales filias talesque
rum aut exterorum nuptum dare voluit, sed omnes secum usque ad
coniuges pro contione inprecatus. Ex nepte Iulia post damnationem
obitum suum Ìn domo sua retenuit, dicens se earum contubernio carere
editum infantem adgnosci alique vetuit. Agrippam nihilo tractabilio-
non posse. Ac propter hoc, licet alias felix, adversae fortunae maligni-
rem, immo in dies amentiorem, in insulam transportavit saepsitque insu-
tatem expertus est. Quod tamen ita dissimulavit ac is de eis nulla um-
quam alicujus probri suspicio exorta vel fama dispersa fuisset.1r1 per custodia militum. Cavit etiam s. c. ut eodem loci in perpetuum
Questo è un latino molto migliore, o per lo meno è molto piu vicino contineretur. Atque ad 9mnem et eius et luliarum mentionem ingemi-
al gusto classico di tutto ciò che ci è conservato dell'età merovingia. Egi- scens proclamare etiam solebat: d({fo<pEÀEç àyov6ç -r'eµEvm àyaµ6ç
nardo è uno dei migliori stilisti dell'epoca carolingia. Eduard Norden t'd~oì..fo&m. (Iliade, 3, 40), nec a/iter eos appellare quam tres uomicas ac
• • ll8
dice (Kunstprosa, 749) che egli ha periodi di cui Cesare e Livio non si tr,a carcinomata sua.
sarebbero vergognati, e allo stesso modo giudicano tutti gli esperti. L'imitazione è soprattutto riconoscibile nella· prima frase; sareblJe
Come la maggior parte degli autori di questo periodo e dell'epoca im- molto piu evidente anche altrove se i capitoli si corrispondessero esatta-
mediatamente ·successiva, Eginardo segue strettamente modelli classici; mente; ma alcuni dei motivi di Eginardo si trovano in Svetonio nel ca-
in questo caso Svetonio. Nello svetoniano Divus Augustus c'è un para- pitolo che precede o in quello che segue. Il contenuto delle due_ narr~-
grafo (65), che tratta dello stesso argomento: zioni è certo del tutto diverso. Carlo appare come un uomo dai senti-
Aliquanto autem patientius mortem quam dedecora suorum tulit. 18
[Sopportò tuttavia con molto piu coraggio la morte dei suoi che il loro diso1:or~;
N am C. ·Lucique casu non adeo fractus, de filia absens ac libello per infatti non fu abbattuto dalla perdita di Caio e di Lucio, mentre nel caso della figha
informò il Senato senza presentarsi personalmente, per mezzo di. una nota _letta da un
.., [Nonostante la forza d'animo, che aveva grandissima, accolse con poca fermezza questore, e per vergogna evitò a lungo la gente, e pensò anche di ~aria_ uc~ide~e. Cert~,
la morte dei figli e della figlia, certo perché in lui non era minore l'affetto, e scoppiò quando, verso lo stesso tempo, una delle complici, la liberta Febe, si ~c~ise imp~ccan~os1,
a piangere. Anche quando fu informato della. morte di papa Adriano, che considerava egli disse che avrebbe preferito essere il padre di Febe. Relegata la figlia, le y1e_tò 1uso
. il suo migliore amico, pianse come se avesse ~rso un fratello o un figlio carissimo. Nelle del vino e ogni sorta di lusso, e le proib.1 di ricevere senza suo permesso qualsiasi uomo,
amicizie, infatti, aveva un'ottima disposizione, le stringeva facilmente, vi restava molto libero o servo, chiedendo che gli facessero conoscere dei visitato!i _l'e~à, la statura, l'asp~t-
to, e persino i segni particolari o le cicatrici. Dopo cinqu~ a?nt, infine, la_ fece trasferir~
fedele e trattava· col massimo affetto tutti quelli ai quali aveva preso a voler bene. Si
prendeva tanta cura dell'educazione dei figli e delle figlie che a casa non cenava mai dall'isola al continente, migliorandole un po' le condizioni. Ma non c~ fu modo di
senza di loro, e in viaggio aveva sempre la loro compagnia. I figli cavalcavano al suo ottenere che la richiamasse a sé, e siccome il popolo romano lo supplicava spesso e
fianco, le figlie lo seguivano, protette da una guardia del corpo disposta per questo insistentemente, gli augurò ip piena assemblea di avere .figlie e. n:iogli simili .. Proibf di
scopo. Esse erano bellissimè e molto amate da lui, ed è singolare che egli non acconsenti riconoscere e di allevare il figlio dato alla luce dalla mpote Gmha dopo la condanna.
a darle in matrimonio a nessun pretendente vicino o forestiero: le tenne in casa con sé Poiché Agrippa non diventava affatto piu trattabile, e an~i la 'sua follia si aggr~vav~
fino alla morte, dicendo che rion poteva fare a meno della loro compagnia. Ma per di giorno in giorno, lo fece portare in un'isola e anche circondare da una. guardia _di
questa ragione, mentre in tutto il resto era felice, subi i colpi dell'avversa fortuna: però soldati. Provvide anche a farlo condannare, con senatusconsulto, alla detenz~o~e a v1~a
tenne la cosa nascosta come se sul conto delle figlie non vi fossero mai stati sospetti e nello stesso luogo. E ogni volta che qualcuno nominava Agrippa e le due Gmhe, sospi-
voci cattive.] rava e diceva: "Meglio sarebbe stato non avere figli e morire prima di prendere mo-
glie"; e li chiamava sempre le sue tre piaghe e i suoi tre cancri.]

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menti spontanei, poco abituato all'autocontrollo, ciò che del resto è lo- d.o, claro decoroque iuveni, scripserit quondam parum modeste fecisse
dato come pietas. Egli ignora la scostumatezza delle sue figlie., della eum, quod filiam suam Baias salutatum venisset. N epotes et litteras et
quale egli stesso è corresponsabile a causa del suo esagerato egoismo. notare aliaque rudimenta pçr se (cioè lui stesso) plerumque docuit, ac
In ciò contrasta col controllato Augusto, cosciente della sua dignità e nihil acque elaboravit quam ut imitarentur chirographum suum,· neque
sensibile. in essa, che punisce furiosamente le licenze della sua discenden- caenavit una, nisi ut in imo lecto assiderent, neque iter fecit, nisi ut in
za e ne soffre gravemente. uehiculo anteirent aut circa adequitarent.sa
Se si confrontano le prime frasi, cosf somiglianti fra loro, si vede La differenza nella autenticità e nella acutezza dei fatti caratteristici
che le idee. e le parole di Eginardo sono costruite molto piu libera- è evidente.• Ma anche dal punto di vista stilistico Eginardo non è un
mente. Egli descrive il sensibile Carlo che scoppia in lacrime alla morte imitatore molto sagace. Lo dimostra il misero nesso consecutivo. E per-
delle persone vicine. Dato che il suo senso stilistico è formato sugli ché alla fine si lascia sfuggire l'efficace neque... nisi... neque ... nisi? Egli
esempi classici, Eginardo sente il bisogno di un opposto movimento an- mette invece numquam ... numquam ... Forse lo ha fatto per riservarsi
titetico, e perciò introduce gli astratti magnanimitas e pietas con le pro- lo spazio per il lungo corteo dell'imperatore a cavallo, che senza dubbio
posizioni relative (qua ...) che vi sono legate; anche il duplice minus può comunicare al lettore attento un leggero sentore di atmosfera caro•
è motivato da analoghe· considerazioni stilistiche. Ciò non è molto effi- lingia. Ma è ancora troppo poco.
cace. Se si osservano invece le parole di Svetonio patientius mortem Il confronto delle strutture dei singoli periodi dimostra la stessa
quam deàecora suorum, si vede di che cosa era capace la forma antica cosa che ci dimostra.anche il confronto dei contenuti: Eginardo è piu
autentica: nella contrapposizione energicamente abbreviata sta tutta l'in• maldestro e rilassato, molto meno ricco di intuizione e pienezza di vita.
felicità sofferta da Augusto. Inoltre Eginardo è zoppicante e debole: Se si ·confrontano le descrizioni delle disavventure domestiche che col-
sarebbe stato meglio se egli avesse solo detto del facile pianto di Carlo pirono i due imperatori, le concezioni correnti sulla purezza di costumi
e avesse tralasciato la decorazione classicheggiante degli astratti. Nelle germanica e sulla cornizione della tarda romanità non ci devono indur-
frasi che seguono egli si perde per un po' dietro a un altro tema; l'esem- re a interprètare come discrezione e delicatezza di sentimento la man-
pio del dolore di Carlo per la morte di papa Adriano, suo amico persa. canza di intuizione e la povertà della narrazione di Eginardo. Eginar"
nale, lo induce a inserire qui alcune osservazioni generali sulle amicizie do esprime chiaramente la sostanza dello spiacevole dato di fatto, tanto
di Carlo, ciò che in Svetonio, molto piu opportunamente ~ piu concreta• chiaramente che ci si può chiedere se avesse piena coscienza dell'aspetto
mente, si trova in un altro passo (cap. 66). Quando Eginardo riprende penoso di quel che racconta intorno al suo eroe: è molto possibile. che
il tema familiare, lo fa mediante una costruzione consecutiva (tantam nell'epoca carolingia fatti simili suscitassero meno indignazione che nel-
curam ut) che misura il grado di sollecitudine per l'educazione della l'età augustea. Neppure Svetonio dice alcunché che possa urtare contro
sua prole sulla base dei pasti e delle cavalcate in comune: ed è un colle• le piu rigorose esigenze della moralità o della discrezione. La povertà
gamento intrinsecariiente debole e maldestro. In Svetonio il passo corri-
della narrazione di Eginardo dipende piuttosto dal fatto che a lui man-
spondente è alla fine di una descrizione dei particolari dell'educazione;
Eginardo ha imitato anche questo, con una concretezza e una incisività • [La figlia e le nipoti... le privò talmente di ogni rapporto con gli estranei che
molto minori, ma già prima, al principio del suo c~pitolo, cosi che qui una volta scrisse a L. Vinicio, giovane stimato e distinto, che si era comportato in modo
bnveniente recandosi a salutare sua figlia a Baia. Ai nipoti per lo piu insegnava lui
è spezzato quello che in Svetonio va naturalmente unito. Il passo cli ,tesso l'alfabeto, i principi della scrìttura e le nozioni elementari, e cercava anche che
Svetonio sui pasti e le cavalcate comuni si trova dunque alla fine di una essi imitassero la sua scrittura. A cena voleva sempre che sedessero ai piedi del suo
letto,. e viaggiando voleva che lo precedessero sempre in vettura o cavalcassero al suo
descrizione dell'educazione accordata da Augusto alla sua prole; questa fianco.]
conclusione suona come segue (64): "'• In questa sede la questione della credibilità e della verisimiglianza delle notizie
di Eginardo non ba importanza. Cfr. in proposito HALPHEN, Etudes critiques sur l' histoire
Filiam et neptes... extraneorum coetu ... adeo prohibuit, ut L. Vini- de Cnarlemagne, 1921, p. 93.

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~, ;

'r···.·
...:1.•·~
.•.·.·.·:

era diventato una seconda natura per la società augustea, a tal punto che
q.va il materiale che potesse essere rappresentato col suo strumento lin-
essa aveva già il sentimento di ciò che la lingua richiedeva. Lo spirito
guistico: qui come altrove, ogni volta che egli deve esporre qualche
della lingua penetrava perfettamente la vita e gli sconvolgimenti che
cos~ di concreto sulla condotta umana o sui rapporti umani; eppure
essa portava con sé; cosi che le parole vengono fuori nettamente stiliz-
egli aveva conosciuto bene Carlo e i suoi, mentre Svetonio e Augusto
zate, esattamente formate, spesso ironiche, spesso anche tendenti a cir-
erano separati da parecchie generazioni. Svetonio ci riferisce continua~
coscrivere, adombrare, abbassare misuratamente il significato. Se un ca-
mente frasi caratteristiche dette da Augusto. In Eginardo Carlo non
valiere visita sua figlia ai bagni di Baia, Augusto trova ciò ( cap. 64)
parla mai; la frase del nostro testo introdotta da dicens non contiene
parum modeste (all'incirca: sconveniente); il desiderio che Giulia avesse
e:videntemente alcuna affermazione autentica e caratteristica. A questo
avuto abbastanza dignità da non sopravvivere allo scandalo che lo aveva
proposito non si può dubitare çhe Eginardo sapesse molte cose che l'im-
costretto a intervenire è da lui formulato col dire che avrebbe preferito
peratore aveva detto e che gli risuonasse ·ancora nell'orecchio· la sua voce
essere padre di Febe (cioè uno schiavo); per la disgrazia che aveva
un po' troppo alta (cap. XXII). Ma il suo Carlo non è una figura viva.
nella sua famiglia egli trova un efficace e sonoro verso di Omero. Anche
Noi conosciamo bene il Carlo della leggenda, quello della Chanson de
la frase collerica dei tre tumori è compiuta metafora. A ciò si aggiunge
Roland; quello storico, che Eginardo voleva far conoscere al lettore,
poi la cornice linguistica svetoniana che ordina in periodo molti fatti,
per noi non ha concretezza. Questa convinzione non contr.addice in via
41 abbracciandoli con lo sguardo e riducendoli in sintesi. Eginardo non
assoluta la lode che Paul Lehmann tributa alla Vita di Eginardo. Nel
riesce a rendere le cose nettamente formate, chiaramente delineate, ener-
quadro dell'età carolingia e della sua tradizione agiografica l'imitazione
gicamente profilate. Egli cerca di farlo. Ma ciò che l'epoca carolingia
svetoniana di Eginardo è un fatto importante. Senza dubbio Svetonio
possedeva in fatto di persone, istituzioni e avvenimenti aveva una strut-
g~i ha aperto gli occhi per molte cose che erano decisive per fimmagine
tura affatto diversa. Ogni primitiva opera volgare di poesia o leggenda,
di un sovrano terreno. Ed è indubbio anche che dal punto di vista del
ogni cronaca latina che si accosti alla lingua volgare, presenta le persone
contenuto egli si mantenne in alto grado indipendente; egli si sforzò di
in singoli gesti, esprime con semplicità e rigidezza i singoli fatti e le sin-
ritrarre Carlo, non un modello estraneo. Ma non mi sembra che sia arri-
gole situazioni, l'uno accanto all'altro e l'uno dopo l'altro, formula le
vato a dare "una continuazione e una nuova creazione vivente, corri-
· istituzioni in modo insieme rigido e vago. Il latino svetoniano permette
spondente alle mutate èondizioni del tempo." e Per far questo gli
a Eginardo di riferire e di ordinare gli avvenimenti e di delineare i tratti
sarebbe occorso un proprio stile contemporaneo. Col latino di Svetonio
generali dei caratteri. Gli permette anche, ed è l'aspetto importante,
non si potevano rendere parole della vita del mondo carolingio. Il latino
peculiare della sua opera, di esprimere, nel ritratto del suo eroe, ~na
svetoniano è appropriato alla società descritta da Svetonio (nel nostro
concezione politica che lo animava. Ma appena si passa alle cose precise
quadro si può .non tener conto dei mutamenti intervenuti nel secolo tra e vive, allora lo strumento non soccorre: il latino svetoniano non può
Augusto e Svetonio). Questa società viveva in una tradizione letteraria rendere con evidenza come vivessero gli uomini dell'età carolingia, come
,che aveva come presupposto la elaborazione precisa dell'espressione: ciò apparissero, come si muovessero e soprattutto come parlassero e reagis-
si imparava fino dalla prima giovinezza. Il trattamento netto, elegante, sero. Il ritmo diventa falso, mancano le parole, i loro nessi non si adat-
e in pari tempo energico, ricco di sfumature e misurato della lingua tano ai nessi di un periodo e di un discorso· autenticamente carolingio.
Di per sé non è facile riferire avvenimenti della vita in una lingua
. a. Das literarische Bìld Karls des Grossen, in "Miinchener Sitzungsberichte," Pbil.
htSt. Abt., 1934, 9, in particolare p. 13 ss. diversa da quella in cui sono avvenuti: ma quando per il racconto si
.is Cfr. anche il giudizio su Egìnardo di HEINZ LowE, nella nuova rielaborazione

usa addirittura lo stile di un'epoca estranea, la lingua letteraria di una
di ~ATTENBAC:'·LEv1s0Ns, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittel.:zlter, Vorzeit und
Karobng~r, ~etmar, 1953, p. 275 ss., che sembra contraddire sostanzialmente il nostro. civiltà distrutta da lungo tempo, allora nel racconto va perduta la vivaci-
~a la d1vers1tà è nel modo di porre i problemi. Al Lowe interessa il lato ideale e poli• tà dell'avvenimento. Che ci facciamo della descrizione che Eginardo fa di
neo, a me l'espressione concreta e la particolarità umana.

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Alcuino, da lui ben conosciuto, e che egli definisce Saxonici generis homi- da u~ filologo moderno; essa non poteva venire a Carlo Magno e ai
nem, virum undecumque doctissimum (cap. 25)?"' Il suo latino è cor- suoi collaboratori; se l'avessero concepita, non avrebbero saputo che
retto, può essere considerato anche relativamente elegante, ma è privo farsene. Essi non potevano lasciare che prosperasse la confusione nella
di vita. C'è molta piu vita in Gregorio di Tours, e talvolta anche in liturgia e },incertezza dell'espressione scritta nelPamministrazione, essi
Beda e Paolo Diacono. avevano bisogno di unità e di ordine. Quando restaurarono a gran fa-
Sorge qui il problema ,della riforma carolingia: essa spezzò defini• tica 411 un latino semicorretto per la liturgia, l'amministrazione· e l'espres-
tivamente il legame fra latino scritto e lingua popolare romanza. Ciò sione letteraria essi agirono semplicemente come era naturale e necessa-
rese inevitabile che l'attività spirituale dell'occidente si esprimesse per rio nelle circostanze date e con le tradizioni loro accessibili. Nessuno, che
tre secoli esclusivamente, e prevalentemente per un periodo ancora piu aveva il potere di agire, avrebbe potuto ragionevolmente agire altri~enti.
lungo, in una lingua ormai morta, quasi del tutto staccata dallo sviluppo Ma soltanto ora il latino fu ristretto dappei:tutto, definitivamente e
dei popoli, che pochissimi comprendevano. È vero che per questo c'era irrevoéabilmente, alla lingua letteraria e alla liturgia. Soltanto ora, che
stata una lunga preparazione. Già nel periodo di splendore della lette- le. sue cerchie (la scuola palatina, i centri culturali monastici o ve-
ratura classica il latino letterario aveva condotto una vita molto piu indi- scovili) emergevano come isole dal mare delle lingue popolari, esso
pendente di qualsiasi lingua scritta moderna; nel periodo della decadenza acquistò il carattere esclusivamente colto, scritto, limitato a una piccola
correnti arcaizzanti e altre mode manieristiche avevano ancora raffor- minoranza, che non doveva piu perdere. Soltanto ora esso diventò
zato questa tendenza all'isolamento del latino letterario. Tuttavia alcuni .una lingua ésclusivamente dotta anche in quanto il suo impiego do-
importanti scrittori cristiani erano rimasti vicini alla lingua popolare, veva essere regolato secondo modelli, i quali (anche se non erano af-
e all'inizio dell'epoca merovingia ~embrava, proprio a causa della cata- fatto gli stessi che molto piu tardi erano lodati come esempi dagli umani-
strofica rovina della cultura latina, che si preparasse un livellamento." stit' appartenevano a un passato lontano e a un'altra civiltà; cos1 che, al-
La riforma carolingia distrusse que.sta possibilità. .meno in linea di principio, uno sviluppo era escluso. Dato che esso in pari
In Germania peraltro quella possibilità non c'era stata. Il latino tempo aveva il monopolio dell'espressione scritta, tutto ciò che di volta
della Chiesa vi era entrato come lingua straniera, e non aveva alcun in volta accadeva o veniva pensato nel presente doveva essere scritto
naturale rapporto con la lingua popolare. La cultura latina della Chiesa in una lingua quasi remota dalla vita presente. È vero che nonostante
non distrusse la fioritura letteraria che già germoglia va nelle lingue po- tutto il latino si rinnovò ancora una volta, a partire dalla fine dell'XI
polari germaniche, e talvolta favorf questa fioritura. Ma la superiorità secolo, attraverso la scolastica e la giurisprudenza; contemporaneamente
spi:ituale e politica del latino predominava a tal punto che come stru- alla prima produzione delle lingue popolari nell'espressione scritta;
mento letterario universale esso prevalse incondizionatamente e il suo troppo tardi, dunque, e in una sfera troppo ristretta, per diventare nuo-
dominio, che si ritirava lentamente, nei paesi germanici ebbe la stessa vamente la lingua scritta universale, anche dei soli paesi romanzi. Du-
durata che in quelli romanzi. rante l'epoca che intendiamo trattare, quella carolingia-ottoniana, il }a..
Anche per i paesi romanizzati del regno dei Franchi sarebbe assurdo tino era una mera lingua d'arte, regolata secondo modelli antichi o
rimproverare ai riformatori carolingi la loro decisione. L'idea che dalle
forme parlate del latino potesse svilupparsi già allora una lingua scritta • Sulle difficoltà dell'esecuzione nell'amministrazione cfr. il lavoro molto istruttivo
romanza universalmente comprensibile può essere concepita soltanto di FRANçms-L. GANSHOP, Charlemagne et l'usage de l'écrit en matière aàministrative,
"Le Moyen Age," vol. LVII, 1951, p. 1 ss. In Italia gli sforzi delta riforma carolingia
ebbero successo solo gradualmente. Cfr. in proposito H. BREssuu, Handbuch der
Devo a Luitpold Wallach l'informazione che undecumque doctissimus è un topos
43 Urkundenlehre, 2. Aufl., Bd. II, 1, p. 344 ss.; oppure lo stile dello storico ravennate
impiegato spesso (forse per la prima volta da Terenziano Mauro) a prqposito di Var- AGNELLO, Mon. Germ. Script. Rn-. Langobard., 265 ss. Sul tentativo di riforma di
rone. Cosi per esempio in AGOSTINO, De civ. XVIII, 1. Lotario (capitolare dell'825) v. U. GUALAZZINI, Ricerche sulle scuole preuniversitarie del
" Nel regno di Leon si conservò fino all'XI secolo una lingua intermedia semivol- Medio Evo, Milano, 1943, cap. 1.
gare (RAFAEL LAPESA, Historia de la lengua espaiiola, seg. cd., 1950, p. 114), • In proposito E. R. Cuarius, Europaische Literatur, p. 56 ss. e passim.

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i
I

J
tardo-antichi, e qualche volta, per di piu, un campo per giochi di fragili~ non offrono facilmente quanto occo~rerebbe per f~rmarsi una
pazienza eruditi e pedanteschi: e dominava la vita spirituale senza visione sintetica. Gli uomini che le· hanno laSCiate, e le esperienze umane
concorrenza. Durante repoca carolingia la poesia in tedesco e le tradu-
in esse rappresentate, non appaiono chiaramente: essi restano nel vago
zioni in tedesco erano alacremente coltivate, ma in prevalenza da re-.
e non si aprono alla nostra esperienza e alla nostra intelligenza. Ma è
ligiosi, e la loro influenza, doveva restare limitata. E non si poteva
· là persona umana che noi comprendiamo, quando comprendia,mo_; tutto
imparare a leggere e a scrivere se non in latino: le lingue popolari,
il resto lo comprendiamo da essa e attraverso di essa. È la sua esistenza
viventi nei loro molti dialetti, non avevano unità né ortografica né
che rioi, attraverso la comprensione, riscopriamo nella nostra esperienza
grammaticale."
Potenziale (" dentro le modificazioni della medesima nostra mente uma-
Bisogna tenere presenti queste singolari circostanze se si vuole capire
na," dice il Vico48 ). Ma in quei secoli essa è separata da noi dal velo
l'attività ·spirituale di quei secoli e, piu ancora, se si cerca di compren-
del latino scolastico.
dere nelle sue particolarità il successivo sviluppo europeo, che fu de-
Già molto prima, a partire dal IV secolo circa, si era fatta sentire
terminato da quelle circostanze. Per lunghissimo tempo l'insegnamento
una schematizzazione e un irrigidimento della persona umana; i quali
elementare era legato allo studio di una lingua morta, ciò ·che rendeva
erano dovuti in sostanza alla penetrazione, nella società tardo-antica, di
impossibile la sua diffusione. Cosi: accadde che l'Europa possedeva
nuovi strati che si trovavano a un livello di civiltà del tutto diverso:
scuole d.i alto livello prima che soltanto si potesse progettare un inse- appaiono concetti giuridici prerazionali e forme decorative ornamentali
gnamento elementare nelle lingue materne. Si loda, e con piena ra- e animalesche " preistoriche," che ci rendono piu estranea l'immagine
gione, la grande impresa dell'epoca carolingia, ·che salvaguardò l'eredità
dell'uomo.'' Eppure essa ci parla: a suo modo essa ci è diventata a
antica e forse la salvò dalla distruzione completa. Ma questo risultato poco a poco accessibile. Ma non è questa la forma di rigidezza primi-
costò grandi sacrifici.
tiva con cui abbiamo a che fare nei documenti letterari del IX e X
Per conseguenza è molto difficile acquistare un senso• ddlo stile secolo, soprattutto in quelli latini. Allora c'era già la canzone di Ilde-
letterario per l'epoca carolingia e ottoniana: ossia la capacità di distin-
brando, c'era una poesia anglosassone; non dubito che ci fosse già
guere in base a uno stile complessivo di. volta in volta dominante le
anche una poesia romanza, ma qui voglio ricordare soltanto i docu-
singole parti di questo periodo che abbraccia all'incirca tre secoli (dal-
menti germanici, dei quali è accertata la cronologia. In essi la person~
l'VIII alla metà dell'XI). Si sono identificati i singoli centri cultura!~,
umana è semplice, ma potentemente e chiaramente formata e puo
si sono studiate le loro tendenze, le loro sfere di influenza e le loro essere afferrata e. compresa. Nel caso della vaga e inerte rappresenta-
· relazioni reciproche; si sono esattamente analizzati l'ampiezza e il modo zione umana che noi troviamo nella letteratura latina dell'età carolingia
dell'imitazione degli scrittori antichi o tardo-antichi, nonché la soprav- e postcarolingia non si tratta di primitivismo barbarico; questo non
vivenza di antichè forme retoriche e ritmiche e la loro progressiva vi ha alcuna parte; è il latino, che non offre un'espressione appropriata
trasformazione in forme nuove. Ma ciò non ha portato a una visione per la vità contemporanea. È vero, d'altra parte, che fino aUa lotta per
dello stile comple'ssivo, quale noi possediamo per le epoche dell'antichità le investiture mancava un movimento deciso e profondo che potesse
o delle età successive, a partire dal XII secolo. Le testimonianze sono offrire un contenuto e una direzione all'espressione.
Di quest'època ho scelto alcuni testi in prosa per mostrare in con-
'' Atcu1No, Grammatica, PL, 101, 854: Quattuor sunt differmtiae vocis••• litterata creto quanto ho detto. I testi sono di scrittori notevoli e relativamente
illitterata•.• litterata quae scribi potest, illitterata quae scribi non potest. [Quattro sono le
specie di lingua... colta e incolta... colta che si può scrivere, incolta che non si può originali : li ho scelti, nel corso di letture di molti anni, per il loro
scrivere.] - L'anglosassone rappresenta un'eccezione, ma la sua fioritura in lingua. scritta contenuto di vita.
fu distrutta dalla conquista normanna. - Su tutto il problema v. anche MARC BLoCH,
La Société féodalc, La formation des liens de dlpendance, Paris, 1939, p. 121 ss. {trad.
iL, Torino, 1949, p. 136 ss.], _e il nostro cap. IV. '8 Scienza Nuova, 331 (ed. N1coLINI, 1928).
49
Cfr. FocILLON, L'An Mii, p. 14.

114 115
Il primo testo è di un piu giovane contemporaneo e amico di Egi- concessivo (Et quamvis...), nel quale egli spiega perché scrive. Ora, an-
nardo, l'abate Lupo di Ferrières (morto in età avanzata alla fine del- che la consolatoria scritta da Atene da Servio Sulpicio a. Cicerone per
1'862). Lupo è decisamente un filologo, pieno di entusiasmo per gli stùdi la morte della figlia di quesJi, Tullia, (Ad fam. IV, 5) contiene fra lepri-
umanistici, raccoglitore di manoscritti e anche critico dei testi. Egli me frasi un periodo concessivo a titolo di motivazione (Etsi genus hoc
è notevole anche come téologo; la sua influenza dà vita a una tradi- çonsolationis...). Si confrontino la struttura e il contenuto di questi due
zione di dottrina umanistico-teologica che opera fino all'epoca ottoniana. periodi: non si può fare a meno di notare come, accanto a simili modelli,
Egli apparteneva alla cerchia dell'imp~ratrice Giuditta e del figlio di anche un ·uomo come Lupo manchi del tutto di libertà e di classicità.
lei, Carlo il Calvo, e fu spesso coinvolto nei tempestosi avvenimenti del Egli è interessante e notevole quando parla _di cose pratiche: è un uomo
suo tempo. La cosa piu pregevole che possediamo di lui è una raccolta quanto mai pratico. Persino la sua lunga lotta per la cella Sancti /odoci
di oltre 130 lettere, una delle prime raccolte del genere del Medioevo,ll'O (una piccola abbazia sul passo di Calais, Saint-Josse, che Ludovico il
notevole tanto come fonte storica quanto come esempio di stile. I cri- Pio aveva regalato al chiostro di Ferrières e che poi era stata tolta a
tici moderni sono pieni di lodi per il suo stile, ed è vero che egli si creò questo arbitrariamente), nella quale è questione di interessi puràmente
un latino d'uso scorrevole e quasi· spontaneo, formato su modelli classici materiali, riesce ad afferrare il lettore; con piacere e partecipazione si
ma non minuziosamente imitato. Per il suo te~po era un risultato gran- legge il passo in cui egli si lamenta col rer.a perché, a causa delltasse-
dissimo. Ciò nonostante il suo stile non è affatto di tipo classico. Chi gnazione 4dla cella Sancti Jodod a un laico, Dei servi (i monaci di
se ne vuole convincere, legga la lunga lettera di condoglianza a Egi- Ferrières) qui pro vobis assidue orant, hoc triennio consueta vestimenta
nardo per la morte della moglie.61 In essa si trova un lungo periodo non acdpiunt et, quae /erre compelluntur, attrita et pleraque resarta
sunt, leguminibus empticiis sustentantur, piscium et casei consolationem
• Uso l'edizione di LEVILLAIN, 2 voli., Paris, 1927 e 1935. La migliore trattazione rarissime consequuntur ...,• perché tutte queste cose venivano da Saint-
su Lupo è P. EMMANUEL VON SEVERUS, Miinster, 1940, con la bibliografia. Sul suo
stile: CHERV'BlNE SNIJDERs, Het· Latiin der Brieven von Lupus van Ferrières, Procfschrift Josse.
Amsterdam, 1943. Su Lupo e gli autori carolingi sono ancora da citare: M. L. W. LAtST• Il testo di Lupo che qui voglio presentare è la narrazione di un fatto
NER, Thought and Letters in Western Europe A. D. 500 to 900, New York, 1931;
J. DE GHETJLINCK, Littérature Latine au Moyen Age, voi. J e II, Paris, 1939 (fino ;dia drammatico della sua vita. Nel1'836, dopo gli anni di studi a Fulda,
fine dell'XI secolo).
11
LEVILLAIN 4, I, p. 18 ss. Il periodo suona: Et quamvis, qui me 'longe praestent,
egli era tornato al monastero di Ferrières (a sud di Fontainebleau), dal
amicorum solacia temptaverint hunc tantum levare dolorem, nec tamen ob eam rem quale proveniva. A quel tempo egli era già un dotto eminente, con le
profe(erint, ut litteris vestris satis eminet, qtlod ipsi casus vestri considerationem non
satis ad se admiserunt, eo usque ut eorum lfUldam super excessu gratissimae quondam sue buone relazioni con la corte, in particolare con l'imperatrice Giu-
ttxoris gratulandum monerent, quod, ut opinor, nihil ad consolationem pertinet, non ditta, madre di Carlo il Calvo. È probabile che egli 4ovesse queste
tam· aetatis levitate vel ingenii, quod exiguum sentio, confidentia quam proni erga vos
amoris magnitudine, haec rursum, qualiacumque sint, in vestri solacium non sum veritus
cttdere, siq11idem conscius mihi sum, intìmum me nobilissimae illì11s /eminae morte cum aàfiduntur neque sine lacrimis multis id conari pommt, uti magis ipsi videantur aliorum
vestra tum etiam ipsius vice traxisse dolorem, quem atrociter exasperantem vestrae lit~ eon.rolatione indigere quam aliis posse suum ojficium praestare, tamen quae in prae-
terae, fateor, recrudescere coegerunt. [E sebbene i conforti di a_mici a me molto supe- sentia in mentem mini venerunt, deirevì brevi ad te perscribere, non quo ea te fugere
riori abbiano cercato di alleviare tanto dolore, senza tuttavia riuscirvi, come appare e:cistimem, sed quod /orsitan dolore impeditus minus ca perspu:i«.r. (Sebbene questo ge-
chiaro dalla vostra lettera, perché essi non rifletterono abbastanza sulla vostra disgrazia nere di consolazione sia triste e doloroso, perché essa deve essere fatta da intimi e fami-
riferendola a se stessi, al punto che alcuni di essi vi esortarono a<l accogliere con letizia liari che sono del pari afflitti né possono provare a farlo senza molto piangere, tanto
la scomparsa della vostra diletta moglie, ciò che non mi pare abbia rapporto con la che essi stessi sembrano piuttosto aver bisogno di conforto che poter offrire agli altri il
çonsolazione, ho tuttavia osato scrivere per vostro conforto queste righe, quali· che siano, loro sostegno, tuttavia ho deciso di scriverti in breve i pensieri che sul momento mi
indottovi non tanto dalla leggerezza dell'età o dalla fiducia nel mio intelletto. che so sono venuti in mente, non perché ritenga che tu non li conosca, ma perché forse,
essere modesto, quanto dalla grandezza ·del devoto amor~ per voi, potendo affermare impedito dal dolore, potresti non vederli con chiarezza.] ·
che per la morte di quella nobilissima donna sono stato colto, tanto per voi che per lei . 112 LEVILLAIN 42, I, p. 176. .
stessa, da un intimo dolore che, già atrocemente acerbo, dové essere inasprito, lo con• 118 [Che pregano sempre per voi, da tre anni a questa parte non ricevono. le vesti,
:I fesso, dalla vostra lettera.] e quelle che sono costretti a portare sono consumate e piu volte rammendate, campano
Invece Servio Sulpicio: Etsi genus hoc consolationis miserum atque acerbum en, con la verdura che comprano, molto di rado hanno il bene di mangiare pesce e for-
propterea quia, per quos ca con/ieri debet propinquos ac familiares, ii ipsi pari molestia maggio.]

116 117
comperi saepedictum abbatem ihi adhuc morari. Hinc vehementer
relazioni al ~uo abate Oddone, certo. è che Oddone gli affidava l'inse- anxius, quod aliter domino nostro dixeram, aliter inveniebam, praemisi
gnamento e .importanti affari, e gli faceva scrivere lettere importanti per nocte qui ei honeste diceret ut primo diluc,ulo egrederetur: · non esse
suo conto. S1 deve supporre che fra i due ci fosse fiducia e amicizia.
honestum ut aut ego meum differrem ingressum aut illum ibi contra
. ,!1 .~et~,del~'840 mod Ludovico il Pio, e subito dopo la sua morte · domini nostri praeceptum invenirem. Cumque ille mandasset se in cra-
1 confhtt1 g1a .esistenti fra i suoi figli portarono a nuovi disordini. Sem~
stinum exire disposuisse, ne aliquam inimicis calumniandi ansam relin-
bra che _Oddone propendesse per il partito di Lotario, il quale rappre-
querem, remandavi me non ante ingressurum quam ipse egrederetur.
sentava m pari tempo l'unità del regno, o che per lo meno in un mo-
Ita ille coenobium egressus ~st, permissis sibi omnibus quae illi ante
?1en:o dec~sivo avesse un atteggiamento incerto. In ogni caso egli cadde
largitus fueram et nonnullis insuper attributis..Quam rem aulicis fami-
m d1sgraz1a presso il re Carlo (il Calvo) allora diciassettenne e fu
liaribus meis continuo significavi et oportune egomet domino nostro
depost?; Lupo, che in quel momento si trovava alla corte di 'Carlo,
exposui et mendacia quae inde sererentur dee/aravi. Non a/iter me facere
fu _designato suo successore e incaricato di allontanarlo dal monastero.
· Jebuisse eis concorditer visum est. V iderint qui alia inde sparserunt,
Poi, nel nov~mhre ~eH'8:~' Lupo fu anche eletto dai monaci. Egli espone
an perperam fecerint. Ego certe simplicem in hac parte oculum habens
una parte d1 quesa fatti m una lettera (Levillain 24, I, 114 ss.). La let-
lucidum fore corpus meum divina autoritate confido. (Matt. VI, 22).
~e~a ~~n può essere stata scritta molto tempo dopo gli avvenimenti;
e mdinzzata al vescovo Giona di Orléans, un dotto teologo col quale Io (Lupo) ho udito che a voi (Giona) sono state riferite voci false sul
Oddone e Lupo erano già prima in· relazioni amichevoli. Ma questa let- conto del nostro precedente abate (Oddone); affinché voi non vi prestiate
piu fede, vi riferirò veracemente quello che è accaduto. Il nostro signore
tera ha u~ tono irritato, già· all'inizio, dove si tratta di un parente del (re Carlo il Calvo) ordinò (a me, che mi trovavo appunto a corte") di non
vescovo_ G10na che a quanto pare nel territorio di Orléans si era impos- permettere che Oddone restasse nel nostro monastero, e si espresse sul suo
sessato illegalmente di proprietà del monastero di Ferrières: Giona non conto in modo che è meglio tacere. Tornato al monastero, riferii all'abate
a;eva preso ~lcuna misura contro di lui, e Lupo ne scrive in tono con la maggior dolcezza possibile; designai gli uomini che dovevano ac-
p1en~ di u~zione religiosa (" quod cupio vos episcopaliter accipere"), compagnarlo, provvidi ai cavalli, alle vesti e al denaro per il viaggio; poiché
per ordine del re il 30 novembre dovevo ripartire per la corte, e pensavo
ma innegabilmente indignato. Poi continua come segue: che sarei stato ricevuto dal re il 3 dicembre, disposi che Oddone lasciasse
il monastero entro questa data. Avendo io disposto tutto ciò secondo il mio
Cetn:um de abbate quondam nostro falsa nescio quae vobis relata giudizio, dopo il ricevimento ufficiale il re mi chiese che cosa avessi fatto
esse audto, et ~e ~pud vos ea ulterius praevaleant, quae super eo gesta dell'abate. lo, che ·credevo che l'abate avesse fatto come si era convenuto,
sunt quam verissime sanctitati vestrae significo. Dominus noster ne in risposi che avevo eseguito il suo ordine. Dopo essere stato congedato. quan-
do mi avvicinai al monastero, il 12 dicembre, seppi che l'abate vi si tro-
mo~asteri~ nostro esse permitteretur jussit, praefatus de eo talia quae
vava ancora. Grandemente preoccupato perché trovavo che le cose stavano
meltus rettcentur. Id reversus ad monasterium quam mollissime eidem diversamente da come avevo detto al re, mandai avanti di notte uno per
abbati _edixi _atque, illi hominibus qui eum deducerent deputatis, equis dire cortesemente all'abate che al primo albeggiare partisse; che non era
et vesttmentts et ar_gento ad viaticum concessis, cum jussu domini regis II conveniente che io rimandassi il mio arrivo o che lo trovassi ancora là
kalendas decembrts promoverem, constitui ut intra III nonas memorati contro l'ordine del nostro signore. Avendomi egli mandato a dire che ave-
mensis monasterio decederet, quod. eo die ante dominum regem me va stabilito di partire all'indomani, gli feci rispondere che non sarei entrato
venturum sperarem. Quod enim cum juxta meam opinionem fecissem, prima della sua partenza, per non dare ,ansa ai miei nemici di calunniarmi.
Cos{ egli lasciò il monastero, prendendo tutto ciò che .gli avevo accordato
pos~ sollemnem exceptionem quaesivit quidnam de praefato abbate prima, e alcune cose in piu. Io riferii subito il fatto ai miei amici della
fectssem. Ego, qui crederem sic eundem abbatem gessisse, ut nobis con-
~er:erat,. praeceptum ejus me super eo complevisse respondi. Accepta " Probabilmente alla metà di novembre a Ocléans, v. F. LoT in "Romania/'
tgttur ltcentia, cum pridie ,idus decembres monasterio propinquassem, LXV, 149.

119
118
corte, e alla prima occasione ne informai personalmente il nostro signore Ma la chiarezza con cui l'avvenimento viene p~esentato riguarda
e gli chiarii le menzogne che erano state sparse sul fatto. Tutti dissero con-
cordemente che non avrei dovuto agire altrimenti. Coloro che hanno sparso soltanto l'aspetto esteriore dei movimenti e dei contromovimenti. I rap-
yoci diverse vedano se non hanno agito ingiustamente. (Segue la citazione porti umani fra gli atto~i non sono chiariti. Ma un avvenimento come
biblica.) questo richiede che se ne venga a sapere qualche cosa; altrimenti esso
stesso, nonostante ogni chiarezza sintattica, resta incomprensibi~e. Questa
La struttura della narrazione è chiara e limpida, il vocabolario ricco storia può essere intesa come vita narrata di uomini solo se si sa qual-
e usato opportunamente; l'esperienza sintattica e retorica di Lupo è che cosa sui caratteri, i temperamenti, i motivi e le reazioni. Per far
evidente. Non si potrebbe certo pensare nemmeno per un istante che vedere che cosa vi manca vorrei manifestare in proposito alcune ipotesi.
questo fosse un testo classico, bastano le formule come sanctitati vestrae, Esse non servono affatto per spiegare ciò che accadde, perché sono indi-
dominus noster, eidem abbati, praefato abbate, saepedictum abbatem mostrabili, ma possono chiarire che cosa manchi nell'esposizione di Lupo.
per rivelare il mondo del primo Medioevo; un autore cla~sico poi non Quali erano i suoi rapporti con Oddone, che fino allora er~ stato
avrebbe fatto un uso tanto largo di pronomi personali e dimostrativi il suo abate, ·e del quale poco prima egli era ancora l'uomo di fiducia e
(illi hominibus qui eum deducerent deputatis; praeceptum ejus me SÙ- il protetto? Nei confronti di Giona di Orléans, che conosceva bene en-
per eo complevisse); ci sono elementi non classici anche nel lessico, per trambi, egli evidentemente si vuole difendere dall'accusa di averlo al-
esempio exceptio nel senso di "ricevimento."" Ma queste deviazioni lontanato senza troppi riguardi. Egli fa notare a Giona il pericolo che
dalla linguà classica non ·vanno certo criticate: esse contribuiscono alla lo minacciava da parte della corte, dove i nemici stavano attenti per
naturalezza e scorrevolezza che caratterizzano lo stile di Lupo. Clas- poterlo falsamente accusare di avere trattato con troppa mitezza il de-
sica e del ·tutto diversa da quella di Gregorio ·di Tours e di altri autori posto abate. Sarebbe anche possibile che Oddone e Lupo fossero in
· merovingi è l'articolazione chiara, libera .e talvolta elegante con cui la rotta çla lungo tempo, o anche che Lupo avesse lavorato in segreto per
lingua segue gli avvenimenti. Tutta l'esposizione di ciò che Lupo ha far cadere l'altro. In una lettera che poco prima Lupo aveva scritto a
disposto nell'intervallo fra i due viaggi al monastero, con i particolari e le nome di Oddone a un uomo potente della corte (Levillain, nr. 16,
motivazioni, è raccolto in un periodo, cos1 che ne risulta bene la con- p. 94 ss.), Oddone èsprime il suo timore che certi religiosi di corte po-
dizione di una decisione da prendere con cautela e riguardo ma ra- tessero pretendere il suo monastero, e chiede protezione. Lupo aveva
pidamente. All'inverso, il passo fra la domanda di Carlo e la risposta relazioni a corte. Ma Oddone avrebbe fatto· scrivere a Lupo questa let-
di Lupo (quaesivit, quidnam fecissem, e poi il nuovo periodo: Ego qui tera se avesse avuto sospetto proprio di lui? Sembra che fino al momento
crederem ... respondi), col congiuntivq causale crederem, traduce molto della sua deposizione Oddone avesse piena fiducia in Lupo. Forse Lupo
bene il lato un po' inquietante e pericoloso della situazione. Questo avrà. ingannato questa fiducia, avrà tradito Oddone, ossia avrà rivelato
è apertamente espresso, anche nella sintassi, due righe piu sotto: Hinc l'inclinazione di Oddone verso il partito di Lotario? È possibile. Ma è
vehementer anxius quod aliter domino nostro dixeram, aliter invenie- anche ·possibile che proprio non lo abbia fatto, e che si ~ia soltanto
bam, praemisi nocte... non esse honestum ... Cumque i/le mandasset... mantenuto cauto; che forse, a causa delle sue buone relazioni con l'im-
remandavi.. Ciò può essere ancor meglio osservato nei particolari. Non è peratrice Giuditta, egli fosse considerato dai piu seguace di Carlo., e
dubbio che Lupo, oltre alle sue altre qualità, era anche uno scrittore che anché lo fosse stato, senza però denunciare Oddone: cosi: che ai suoi
molto dotato, che trasferiva spontaneamente il ritmo dei fatti al ritmo amici a corte riusd di assicurare a lui, famoso per la sua dottrina, la
della lingua, e in questo era all'altezza dei migliori scrittori latini. successione di Oddone, irrimediabilmente compromesso; forse ciò non
111
fu senza difficoltà, perché anche lui aveva nemici, che. volevano coin-
Non classico è anche juxta invece di ·secundum, e super, "sul conto di," detto
di personet invece di -de. CH. SNIJDE.R.St op. cit., p. 87, cita inoltre nobis conoenerat volgerlo nella caduta di Oddone dato che fino allora era stato suo uomo
invece che inter nos, ma la costruzione è bene attestata e tutt'al piu un po' impmpria. di fiducia. Carlo, il re allora diciassettenne, era cresciuto in mezzo ai

120 121
loro esperienze e vengono confermate da esse. Lo sa bene chi corri-
peggiori intrighi. Si potrebbe benissimo pensare che egli, con un doppio
sponde personalmente con persone a lui vicine o chi legge spesso corri-
gioco piuttosto sadico, nominasse il famoso Lupo abate di Ferrières e in
spondenze di questo genere. Si potrebbe anche obiettare che Lupo do-
pari tempo lo incaricasse di cacciarne egli stesso il suo disgraziato pre-
veva èssere molto prudente. Egli non poteva avere fiducia incondi-
decessore: metodo eccellente per promuoverlo, per tormentarlo, metterlo
zionata in Giona, e per di piu non poteva sapere in quali mani sarebbe
alla prova e screditarlo presso i suoi amici. Questa congettura spieghe-
caduta la lettera. Qualsiasi espressione anche indiretta di sirripatia o di
rebbe molte cose: per esempio il fatto che Carlo non gli desse istruzioni
.compassione per Oddone, qualsiasi giudizio sul comportamento di Carlo
particolari sul modo di eseguire il suo mandato, e che lo lasciasse fare
che potesse essere interpretato come una critica, sarebbe stato pericoloso.
iuxta suam opinionem, ma che subito dopo lo richiam~sse a corte per
Questa obiezione è giustificata. Ma quando la viva esperienza trova la
chiedergli come aveva agito (ciò che Lupo prevede). In questo modo
sua giusta espressione linguistica, essa si manifesta attravetso tutti gli
si capirebbe anche come Lupo non avesse alcuna possibilità di evitare
impedimenti. Il comportamento di Carlo e le reazioni di Oddone po-
di es~ere . personalmente in~aricato di un compito cos1 penoso: ogni
tevano essere piu concreti anche senza affatto mettere in pericolo Lupo.
tentattvo in questo senso lo avrebbe reso ancor piu sospetto.
Piu ancora: quella tangibile concretezza personale che rende vivi lo scri-
~u tutto ciò non si può piu far luce. Si vorrebbe vedere il viso,
vente, il destinatario e gli attori di un fatto raccontato non si trova
i ·.movimenti del giovane nipote di Carlo Magno, si vorrebbero udire le
nemmeno in altre parti della corrispondenza di Lupo, anche quando nes-
sue parole, ma non si viene a sapere proprio niente di tutto questo;
sun pericolo limita la sua libertà di espressione. Sul conto del re egli
Lupo, come qualsiasi altro autore carolingio, non sa comunicare niente
in proposito, molto meno di Gregorio di Tours, e anche di Paolo
si esprime un poco piu liberamente nelle posteriori lettere a Pascasio
Diacono. Radberto (Levillain 52, I, p. 212: quo solet vultu cum gratiosus apparet),
a Marquart di Pruem (83, I, 68), a Enea. di Parigi (122, Il, p. 186), dove
' E come si svol~e l'incontro fra Oddone e Lupo, quando questi do-
vette dirgli quam mollissim~ che doveva partire al piu presto? Non c'è e~li, forse con una certa ironia, sembra dare a questo prelato consigli
sul modo di ottenere dal re appoggio o tolleranza per gli sforzi eruditi.
una sola parola, né nel testo né in alcuna lettera precedente, che riveli
quale specie di ùomo fosse Oddone. Come prese la cosa? C'era odio
Ma tutto ciò è poco e manca di chiarezza: non ha evidenza concreta.
· Lupo non manca di umorismo né di energia espressiva. Quando lo si è·
fra i due, oppure restava una certa intesa segreta ma impotente? E per-
ché Oddone esitava a •partire? Voleva creare di proposito difficoltà a letto alcune volte, si illumina a poco a poco il paesaggio storico nel
Lupo? Oppure sperava ancora in un mutamento, e alla fine addirittura quale egli viveva: piu di qualsiasi aut?re carolingio a me noto egli è
in.una mediazione· ad opera dello stesso Lupo? L'osservazione di Lupo, capace di esprimere in latino la peculiarità della sua esistenza : tanto il
che Oddone oltre alle cose accordategli ne prese altre con sé, non dimo- , suo lato materiale quanto anche le inclinazioni e le aspirazioni che ne
stra molto tatto e rivela irritazione. Ma non se ne possono ricavare con• erano al fondo, le sue lotte, le sue preoccupazioni, i suoi desideri. Egli
elusioni. fu uno dei primi che sapessero attribuire un po' di vitalità al latino
Si potf'.chbe obiettare che Lupo non aveva bisogno di riferire tutto scolastico, quale si ebbe a partire dall'età carolingia. Ma ciò è poco. Quali
ciò a Giona, perché questi era al corrente delle circostanze e conosceva che fossero gli avvenimenti esterni che lo assillavano, quale che fosse
le ~rso?e.. ~a !'~biezione è contraddetta dall'esperienza. In tutti gli _·Ia sua cultura, egli non fu una figura dalla concezione unitaria, capace
al~1 periodi in cu1 potevano essere scritte lettere abili come questa, lo di sentire e suscitare moti spirituali.
scrtv~te avreb~ a~cc::nnato ad atteggiamenti, parole, gesti, motivi per- Figure di questo genere, di cui è cost ricca la storia dei secoli cri-
so8:"11 e ad ~~1 fatti caratteristici e li avrebbe intrecciati nell'esposizione. stiani - ancora poco tetnpo prima c'erano stati Beda e il grande Boni-
Essi sono utth proprio a destinatari già informati sulle situazioni e le facio, - mancano del tutto, a nostra conoscenza, nell'epoca carolingia.
persone, e chiariscono loro le cose raccontate perché si ricollegano alle Con la sola eccezione del problematico e singolare Gottschalk nessuno

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dei dotti e poeti carolingi riusd a suscitare una partecipazione diretta i Praeloquia, un trattato morale infarcito di autobiografia e di autodifesa,
alla sua esistenza. I molti avvenimenti violenti e catastrofici che a partire che è una fonte già molto utilizzata, ma tutt'altro che esaurita, per
dalla fine del governo di Ludovico il Pio si abbatterono sul regno caro- la vita sociale ed economica degli inizi del X secolo. Da Como egli
lingio appaiono confusi; essi non dettero vita a un movimento interiore; mandò anche una lettera a un chierico di nome Orso, che aveva avuto
i problemi teologici, che in quel periodo diventarono attuali, restarono una parte di primo piano nella sua deposizione e nella sua incarcera-
circoscritti, nella loro attualità, alla polemica fra eruditi. zione e che ancora continuava a perseguitarlo. Da questa· lettera, che
Ilduino, vescovo di Liegi, cacciato dal suo vescovato a seguito di' piu tardi Raterio insed in· un passo dei Praeloquia (III, 25-28), risulta
avvenimenti politici, si recò alla corte di Pavia, probabilmente verso che Orso lo aveva pubblicamente definito fetido cadavere. La lettera di
la fine del 926, dove poco tempo prima il suo parente Ugo di Provenza Raterio comincia cosi 154 :
· era stato proclamato re d'Italia. Nel suo seguito c'era l'allora forse tren-
tacinquenne Raterio, un dotto monaco del monastero di Lobbes nel Heu me, fili, quid agam? Quem primum plangam, me mortuum
Hainaut. Il re Ugo accolse bene i due. Assegnò a Ilduino la reggenza an te mortuo insultantem - quasi et tibi eadem non sit conditio morien-
provvisoria del vescovato di Verona e nel 931, quando morf l'arcivescovo di - immo, quod est multo miserius, foetores mortui naribus trahentem,
di Milano, lo nòminò suo successore. Per questa circostanza, da lungo ore ·aspirantem, pulmonibusque longe peius moriturum mittentem et,
tempo prevista, egli aveva promesso a Raterio il vescovato di Verona, quod est gravius, aliis hoc, ut simul possint commori, propinantem? An
ma poi esitò a mantenere la promessa: c'erano altri pretendenti, il cui nescis, fili, quoddam supra tibi contiguum mare Commacla dici castrum,
favore era molto piu importante per i fini politici del re. Con abilità in quo f ertur mortuus occidere vivum?
molto inopportuna Ra terio e i suoi amici misero Ugo in una situazione · Quantum vero, preter innumerabilia et non solum tibi, sed etiam
tale che egli non poteva piu sottrarsi all'adempimento della promessa, mihi et omnibus preter soli Deo cognita non minusque lugenda, in
e cos1 Raterio diventò vescovo di Verona. I suoi rapporti col protettore,
già turbati per questo fatto, peggiorarono durante gli anni seguenti. 118 Un'edizione completa degli scritti di Raterio è stata curata dai _fratelli Ballerini,

religiosi veronesi, Verona 1765; essa è ristampata nel volume 136 del. M1gne,- Un~ nuova
Raterio rifiutò di rinunciare a una parte delle entrate del vescovato, edizione delle lettere è stata curata da F. WEIGLE, Mon. Germ. Hut., Dte Brzefe der
come gli av~va proposto il re. E inoltre col suo troppo vivace zelo rifor- deutschen Kaiserzeit, I voi., Weimar, 1949. Tra le biografie di Raterio ricordo quelle
dei BALLERINI nella loro edizione e nel Migne; di A. VooEL,. Jena, 1854; di G. PAVANI,
matore si mise in urto col clero veronese, che già diffidava di lui perché Torino, 1920;° di G. MONTICELLI, Milano, 1938. Altre pubblicazioni o cenni di parti-
straniero. colare importanza: A. HAUCK, in Kirchengeschichte, III, 3-4, 284-295: _B. ScHWA~K,
Bischof R. von Verona als Theolog, Diss. Bonn, 1916; A. ADAM, Arbezt und Besztz
Nel 934 il duca Arnolfo di Baviera fece un tentativo di impadro- nach Ratherius von Verona, "Freiburger Theol. Studien," XXXI, 1927; N. loRGA, in
nirsi del regno d'Italia: prese Verona, ma quando Ugo con manovra "Revista istorica" (in romeno), XIII, 1927, recensito in "Studi medievali," N. S: I,
1928, 602 ss.; soprattutto i lavori di F. WEtGLE in "Quellen und Forsch~ng~? aus 1tal.
rapida e abile minacciò di tagliargli le comunicazioni dovette ritirarsi Arch. und Bibl., 11 vol. XXVIII, 1 ss. e XXIX, I ss., Roma, 1937-39, e m Deutsches
in gran fretta. Il conte Milone di Verona e il vescovo Raterio avevano Archiv fi.ir Geschichte des Mittelalters," I, 1937, 147 ss. e V, 1942, 347 ss. In quest'ul-
timo studio si trova una nuova interpretazione degli avvenimenti veronesi durante
accolto amichevolmente Arnolfo; Liutprando di Cremona riferisce anzi l'occupazione bavarese, ossia della lettera di Raterio a Orso che per essi è · la nostra
che essi lo avrebbero chiamato (Antap. 3. 48). Quando il re Ugo, dopo il unica fonte. Essa mi sembra piu verosimile di quelle date dagli studiosi precedenti,
sebbene anch'essa lasci ancora molto da spiegare. Per le lettere seguo in generale il
ritiro dei bavaresi, si avvicinò a Verona, il conte Milone si sottomise e testo del Weigle, per gli altri scritti l'edizione dei Ballerini, che cito secondo la ristampa
chiese perdono. Alcuni membri del clero veronese, gravemente compro- del Migne, voi. 136. -· È apparsa di recente l'analisi di una lettera molto manieristica
inviata nel 968 dal vescovo Everaclo di Liegi a Raterio, del quale egli era scolaro:
messi, riuscirono a riversare tutta la colpa su Raterio. Questi fu deposto H. SILVESTRE, Comment on rédigeait une lettre au Xe siècle, in "Le Moyen Age,"
LVIII (4e série, vol. VII, 1952), pp. 1-30. L'analisi è molto accurata e istruttiva; il
senza giudizio, imprigionato a Pavia e dopo circa due anni e mezzo Silvestre ha scoperto una quantità di citazioni e ;illusioni, e accenna giustamente al-
esiliato a Como. l'influenza esercitata da Giovenale e particolarmente da Persio sul manierismo del primo
Medioevo. Non sono però d'accordo con tutte le interpretazioni e i giudizi del Silvestre.
Nel carcere di Pavi~ egli scrisse la sua opera piu lunga e pio nota, - La lettera di Raterio di cui parlo nel seguito è la prima nell'edizione del Weigle.

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,psts etiam, quae a te - et utinam falso - proferuntur, me iure pensare e di sentire, l'artificio della disposizione incrociata delle parole,
lugendum censeam, tibi, fili, caritative, ut sepe confabulando r~ferrem, kyperbaton o scinderatio, e la parenthesis che sono caratteristiche della
si locum colloquendi haberem. At cum omnimodis desit, breviter hinc scuola di Liegi dalla quale egli proviene. Il testo presente non è affatto
aliquid pro tempore fabor.
dei piu difficili: nei Praeloquia o anche in alcuni scritti piu tardi, come
Primum me lugeo, quod talis inveniri quiverim, qui a te talis dici Phrenesis o Qualitatis coniectura, si trova di molto peggio,, e anzi in
posiim; secundo, quod te ad hoc meo, ut tu· alios modo, instruxerim essi è raro ·trovare un paio di periodi di seguito che si possano leggere
exemplo, siquidem te presente multis - heu dolor --- mei oblitus et correntemente senza difficoltà.• La quantità delle allusioni allegoriche
etiam melioribus sepe derogavi et ego. T ertio auditorum terreor ne,·e, · alla Bibbia, che non vengono mai spiegate, e la forma quasi sempre
qui tam tuo quam meo periclitantur foetore. dialogica, nella quale quasi sempre bisogna indovinare chi parla e a chi
Sed desine me, fili, hac in parte non minus, quam accusare, imitari, è .rivolto il discorso, aumentano le difficoltà. I fratelli Ballerini, primi
qua noxius cum mihi, si ita est ut asseris, magnopere fuerim, maxime editori di tutta l'opera di Raterio, aiutano a spiegare le costruzioni,
fui tibi. Habes sanum super, hoc, quod sequaris, consilium, quando- ripetendo a piè di pagina i periodi di Raterio disposti secondo una
quidem, non defutura huiusmodi cadaverum male olida presciens busta, sintassi piu normale. Ma talvolta anch'essi tacciono o restano in dubbio;
tale quid, ne horum foetore necarentur, vivis consulens divina pietate e critici piu recenti, come il Monticelli e il W eigle, non concordano
discit: Que dicunt, facite; que autem faciunt, facere nolite. -Nam etsi sempre né con i Ballerini né fra loro. Nei tentativi di traduzione che
ego tibi causa, quia materies fui mortis, tamen scito, quia quovis ordine, seguono ho soltanto cercato la chiarezza e a questo scopo spesso ho un
cuiusvis scelere moriaris, inter mortuos mortuus deputaberis. Sic enim po' parafrasato•. Non ho cercato di imitare lo stile. Un lettore J?artico-
dicit Deus: Ipse quidem in iniquitate sua morietur, sanguinem autem larmente interessato all'argomento dovrebbe anche leggere ad alta voce
eius de manu tua requiram. Et revera quid profuit Eve dixisse: Serpens il testo originale.
decepit me? Et utique dum hec tibi, ut compescaris, tui sollicitus scribo>
id studiosissime ago, ut et tu a morte libereris et ego reus tui non tenear Ohimè, figlio mio, che devo fare? Chi devo piangere per primo, me
morto o te che insulti il morto - come se anche tu non fossi nella stessa
sanguinis. Potest autem fieri; nec enim id fieri passe despero ab eo, condizione di morire - che anzi, ciò che è molto piu miserabile, il fetore
cui idem est posse quod velle, nec tu quoque hinc debes desperare, cum del morto respiri col naso, aspiri con la bocca, immetti nei polmoni, tanto
eum quatriduanum legeris suscitasse. N ec ego meminerim me id te che molto peggio morirai; e che, ciò che è piu grave, lo fai respirare ad
docuisse in eo, quem manibus scripsisti, de parricidio sermone, ut .altri, affinché anch'essi possano morire insieme? Non sai, figlio mio, che
ego iam ad vitam clamer curn fremitu pietatis divinae, licet tu me adhuc, sul mare a te vicino (l'Adriatico) c'è una rocca chiamata Comacchio nella
quale, si dice, il morto uccide il vivo?m
quod ille melius novit quam tu, u.tpote quatriduanum dicas foetere. Innumerevoli cose (cioè peccati) io ho commesso che non solo per te,
Nam nec desunt super me pie flentes sorores, inter quas, rogo, et tu in.a anche per me - innumerevoli, anche, che sono note soltanto a Dio -
annumereris, id est, ut sit in te sororius, et non parricidialis, affectus. sono da compiangere non meno di ciò che tu adduci; ma tutto ciò che io
Quo si me foetere, quia potes, confitearis vere, non succenseo, immo credo di dover giustamente piangere di quel che tu adduci (e che possa
omnimodis postulo, dummodo mellifluam illam Domini merear audire essere falso), io lo discuterei con te, figlio mio, come già spesso, nello spi-
rito dell'amore e in un colloquio amichevole, se ci fossf': la possibilità di un
vocem, resurrectionem m_ihi, tibi miraculum promittentem. colloquio. Ma essendo ciò del tutto escluso, te ne parlerò brevemente per
quel che permettono le circostanze.
Nèssun lettore riuscirà a capire del tutto questo testo alla prima In primo luogo mi compiango perché ho potuto esser trovato tale
o anche alla seconda lettura. Il latino di Raterio è quanto mai difficile,
per molte ragioni, ma soprattutto perché egli accentua all'estremo in "' Non si sa a che cosa si alluda qui. La rocca di Comacchio, spesso menzionata,
si trova presso il porto di Comacchio, a quel tempo molto importante, sulla foce del
un suo modo particolare, come vuole il suo proprio intricato modo di Po, vicino a Venezia e Ravenna.

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(come morto) cosf che posso essere definito tale da te. In secondo luogo moto a della pietà divina, sebbene tu dica, ciò che Dio sa meglio di te,
perché col mio esempio ti ho cos( sviato, come ora tu svii altri, giacché che mando il fetore di un cadavere di quattro giorni. Non mi mancano
anch'io, purtroppo, in tua presenza, dimenticando me stesso, spesso· ho infatti sorelle che mi piangono pietosamente, nel numero delle quali ti pre-
parlato male di molti e anche di migliori (di me). In terzo luogo mi atter- go di voler entrare anche tu; ossià. che tu abbia un sentimento sororale e
risce la morte degli ascoltatori, che sono in pericolo a causa del tuo come non omicida (v. nota). Se con questo sentimento, potendolo dire secondo
del mio fetore. · verità, tu affermi che io mando fetore, io non mi adiro, e al contrario
Ma tralascia, figlio mio, di accusarmi e itÌ pari tempo di imitarmi su chiedo in tutti i modi, se ne sono degno, di udire quella voce piena di gra-
questo terreno, nel quale, se le cose stanno come tu affermi, mentre molto zia (alla lettera: stillante miele 611) del Signore, che promette a me la resur•
ho danneggiato me stesso, massimamente ho danneggiato te.. Sopra di ciò rezione, a te un miracolo.
tu hai un consiglio salutare che devi seguire, giacché la pietà divina, pre-
vedendo che non sarebbero mancati di questi cadaveri maleodoranti (Isaia L'identificazione cristiana, o piu esattamente paolina, della morte
34, 3), provvedendo affinché i vivi non fossero uccisi dal loro fetore, ha
col peccato è un topos, e può essere stata già contenuta, esplicitamente
detto: Fate quel che vi dicono; ma non fate secondo le opere loro (Matt. 23,
3). Infatti, sebbene io sia· stato la causa della tua morte, ·avendoti dato la o implicitamente, nelle parole insultanti di Orso. Ma che cosa ha saputo
materia infetta,'511 sappi però che quale che sia l'ordine (ossia la compagnia) farne Rateriol Senza introduzione, come Cicerone nel piu famoso dei
in cui muori, e chiunque sia l'autore del delitto per cui muori, tu sarai discorsi contro Catilina, nel primo periodo egli si scaglia su Orso con
annoverato come morto fra i morti (i dannati). Perché cosi dice Dio: Egli le sue domande: con domande che nonostante ogni arte retorica, la
stesso (cioè Orso) morrà per la sua iniquità, ma io domanderò conto del simmetria dei membri della frase, le rime e le assonanze, la calcolata
suo sangue alla tua mano (di Raterio): (Ezech. 3, 18). E in verità, che cosa disposizione delle parole, le gradazioni accumulate,63 possiedono qualche·
giovò a Eva il dire: Il serpente mi ha sedotta (Gen. 3, 13)? E in ogni caso cosa di sovranamente spontaneo e di straordinariamente suggestivo
mentre, preoccupato per te, ti scrivo questo per trattenerti, cerco col massi-
nella loro concitazione. Questa impressione si fonda sul contenuto, che
mo. zelo di ottenere che tu sia liberato dalla morte e in pari tempo che io .
non sia tenuto colpevole del tuo sangue (allusione a N um. 35, 51 ). Ma ciò · ha creato la sua forma; e la sostanza del contenuto sta nell'incrociarsi
(quel che desidero ottenere) può essere fatto; e non dispero che possa essere della polemica con l'autoaccusa: questo accostamento si ritrova dapper-
fatto ad opera di colui per il quale non c'è differenza fra volere e potere; tutto, negli scritti di Raterio, quasi sempre toccante e grandioso, qual•
e. anche tu non ne devi dubitare, perché hai letto che egli ha ridestato che volta spinto fino all'assurdo e stucchevole anche per il lettore piu
quello che giaceva già da quattro giorni nel sepolcro.59 E anch'i~ mi ricordo paziente. All'incrociarsi di polemica e autoaccusa è dovuta anche l'ef.
di averti insegnato questo, in quella _predica sull'assassinio che tu hai scrit-
ficacia dell'immagine del cadavere maleodorante, mantenuta ·per' tutto il
. to con le tue mani 00 : che io posso essere ancora richiamato alla vita dal
nostro testo; ed essa lascia ampio spazio per variare i toni: senza perdere
118
Spero che questa non sia un'interpretazione forzata di materies: il passo del di vigore, l'attacco è interrotto e attenuato dagli abbandoni quasi confi-
resto è facilmente comprensibile, se si tiene presente il significato della morte come denziali, penetranti e spesso lirici, al premuroso amore del prossimo e
"peccato." Su questo v. pitl sotto.
1511
Da questo punto fino alla fine del nostro testo Raterio adopera il linguaggio alla speranza nella pietà di Dio. Sf, io mando il fetore di un morto,
metaforico ripreso dalla resurrezione di Lazzaro, il cadavere di quattro giorni che già quale sono, anche tu lo sei, ti ho contagiato, ora tu infetti gli altri, e io
puzzava (Giov. 11). Da essa derivano q11atriduanus, fremitus pietatis divinae (Gioii.
11, 33 e 38), ad vitam e/amare (ivi, 43), foeterc (ivi, 39), pie flentes sorores
(ivi, 3 I e 33). Con sorores s'intende innanzi tutto dunque Maria e Marta, ma metafo- madre. Cosf si intende meglio anche il parricidialis affectus che ricorre piu sotto nel
ricamente coloro che piangono nello spirito dell'amore i peccati di Raterio e sperano nostro testo.
61
nella sua salvezza e resurrezione spirituale; egli prega che nel loro numero sia fremitus è intraducibile, perché in esso sono contenuti tanto il fremito della
anche Orso. pietà di Gesu quanto anche la manifestazione di potenza, paragonata a un rombo o a
80
Questa predica, che precedentemente Orso avrebbe scritto sotto dettatura o diett:o un tuono, che appare nel miracolo della resurrezione del morto. In ogni caso non si
indicazioni di Raterio, non· è conservata. Non sappiamo quindi che cosa contenesse. deve pensare allo "ergrimmen" di Lutero.
Forse essa non trattava dell'assassinio in generale, ma dell'uccisione di parenti stretti. • Allusione alla Terra promessa (dove scorrono latte e miele): espressione tipolo-
Nel periodo seguente di questa lettera, non riportato qui, Raterio rimprovera · infatti gica per il regno dì Dio.
98
Orso di avere maledetto (ossia calunniato) padre e madre: ·dove Raterio rappresenta me mortr,um - quod est multo miserius - longe peius morituru.m - quod est
se stesso, il vescovo, come padre spirituale, e la Chiesa (mistica sposa del vescovo) come gravi11s.

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sono colpevole di tutto.ciò. Ma Dio può .ancora richiamare me (e anche soprattu~o agos~niano. Rateri? conosce benissimo anche gli altri padri
· te) alla vita, lui che ha ridestato il cadavere maleodorante di Lazzaro, della Chiesa, e cita spesso specialmente Gregorio. Conosce e utilizza an•
cum fremitu pietatis divinae. È vero, lo stile con le sue molte inver- che numerosi scrittori classici. Ma per qualità e temperamento è so-
sioni e parentesi è talvolta quasi incomprensibile; non soltanto per il let- prattutto vicino ad Agostino, dal quale deriva la continua accentuazione
tore moderno, ma già anche per i contemporanei, come risulta da pa- ~el m~tivo. d~ll'autoaccusa, e anche la. piu forte influenza dell'espres-
recchie affermazioni dello stesso Raterio.e,, Ma vale la pena di districarlo. s10ne l1ngu1st1ca. Talvolta si trovano frasi agostiniane, delle quali lo
L'ordine delle parole e le figure ritmichè mancano di misura, ma non stesso Raterio ha dimenticato l'origine.611 Ma gli manca l'equilibrio di
di significato; essi producono effetti molto vigorosi: ampio slancio e Agostino, la sua sicurezza e dignità nella vita terrena; egli manca an-
ricco alternarsi nel ritmo, rilievo energico di ciò che di volta in volta che di libertà interiore e di purezza dell~ volontà, ché sempre di nuovo
ha piu importanza. Nel secondo periodo (Quantum vero)- l'esposizione lo sopraffanno l'ambizione politico-ecclesiastica e la vanità letteraria:
dell'aut~accusa, lunga, ampia e accuratamente ripartita (fino alle parole siccome ne è consapevole, nella confessione ciò viene sempre messo in
me iure lugendum censeam ), trapassa in un movimento singolarmente luce e sottolineato, e siccorµe non tralascia mai di mescolare la con-
dolce e amichevolmente mesto tanto nel contenuto· quanto nella cadenza fessione alla polemica contro altri, ne risulta un esibizionismo quasi
(tibi, fili, caritative, -ut sepe confabulando referrem, si...). Il terzo pe- sciocco, sempre piu frequente col passare degli .anni, che ricorda piut-
riodo introduce la netta ripartizione: me, te, auditores; efficacemente t~sto_ R~~sseau o Strindberg che Agostino. Molto spesso Raterio è privo
- espressive sono le simmetrie antitetiche: talis inveniri quiverim, qui a te d1 d1gmtà, e grottesco. Ma sempre espressivo. .
talis dici, possim; te ad hoc meo, ut tu alios modo; tam tuo quam meo; e Nella lunga v_ita di Raterio (egli visse fino a 85 anni circa) avveni-
~randiose sono le clausole: derogavi et ego, periclitantur fetore. T~at.ti menti come la prima cacciata da Verona si ripeterono piu volte. In se-
S\mili il lettore troverà nel lungo quarto periodo (Sed desine), e non guito egli fu rimesso due volte in carica a Verona nel 947 e nel 965
la seconda volta. da Ottone I; intanto, nel 953, sèmpre ' '
per l'interessa•
st4rÒ ad elencarli; ma qui si trova soprattutto, con un grande movimento
ritmico, illuminato dal linguaggio metaforico tipologico, il tema della mento della ~orte ottoniana, divenne vescovo di Liegi. Ogni volta Ra-
redenzione per opera della pietà divina. Esso è già anticipato nelle parole terio fin{ per trovarsi in difficoltà, e ogni volta . i suoi protettori do-
non defutura presdens... vivis consulens divina pietas. E poi è piena- vettero .lasciarlo cadere; ogni volta egli fu allontanato con piu o meno
mente introdotto con le frasi straordinariamente semplici: Potest autem dolce violenza. Anche negli ultimissimi anni, trascorsi in patria, nel ·
fieri,· nec enim id fieri posse despero ab eo ... nec tu quoque hinc debes territorio di Liegi (e per un certo tempo nuovamente a Lobbes), sappia-
desperare cum eum ... Segue poi, quasi in un trionfo di speranza, ut mo che vi furono conflitti tempestosi.• È comprensibile che un uomo
ego iam ad vitam clamer cum fremitu pietatis divinae (sebbene tu dica di cosi singolari qualità (era anche di nobile origine) facesse carriera, e
che io puzzo come Lazzaro). E la conclusione, introdotta dall'accen- altrettanto naturale che i lati difficili del suo carattere diventassero tanto
no al cadavere maleodorante (cola rimati: quo si me foetere / quia potes, piu sensibili quanto piu egli stava in alto. Egli vedeva la corruzione e la
confitearis vere), è data dal movimento estatico e quasi lirico dummodo mondanizzazione della Chiesa, e· ne riconosceva acutamente le cause eco-·
mellifluam illam Domini merear audire vocem, nel quale sembra già nomiche e psicologiche. Abbiamo sue descrizioni della situazione eco-
di sentire la voce di Bernardo di Chiaravalle. nomica e delle qualità spirituali del clero veronese che in fatto .di per-
Lo spirito di questo singolare capolavoro - è soltanto una piccola 811
N~lla dedica della. Vita Ursmari ai monaci di Lobbes si . trovano le parole bono
parte, circa un quarto della lettera a Orso - è ·paolino e agostiniano, est locut~o piane et suav,ter. congruenterque movens audientem [un buono stile ha un
~ffetto ~1ano, dole~ e. appropri~to sull'ascoltatore]; e precisamente, come dice Raterio,
84
,uxta c111usdam sap,entzs sententtam [secondo il detto di un colto autore] (Patr. lat. 136,
Soprattutto nella lettera introduttiva a Phrenesis; cfr. Patr. lat., 136, 369 e 376, 346, WEIGLE, Lettera 4, p. 29). Si tratta di una reminiscenza del De Trinitate VIII 4
WEIGLE, pp. 58 e 65. V. piu avanti. 88
Folcuini Gesta abbatum Lobbiensium, 28, Mon. Germ. Hist. Smptores, IV,' p. 69~70:

130 131
spicuità non lasciano a desiderare."" Egli aveva. anche una conoscenza spirito delle cose ecclesiastiche. Il disagio per la dipendenza) la feudaliz.-
ampia del diritto ecclesiastico tradizionale (comprese le famose falsifi- zazione e la mondanizzazione del clero passò nella coscienza generale ad
cazioni, che egli naturalmente riteneva autentiche) e aveva un concetto opera dei movimenti di riforma monastica. Questi movimenti comincia-
molto alto dell'ufficio vescovile. Si dedicò dunque con grande zelo a rono al tempo di Raterio; Cluny esiste dal 910, Gorze dal 933. Pare che
riformare la sua diocesi. Ma non seppe mai valutare giustamente le · con questi ambienti egli avesse pochi contatti; furono essi che prepara-
forze che erano per lui o contro di lui, non giudicò mai giustamente la rono lo spirito della riforma della Chiesa e della lotta per le investiture
sua personale situazione. Egli era stato nominato da signori laici, prima
1
non figure isolate come Raterio.00 '

· dal re Ugo, poi da Ottone I. Questi signori, particolarmente i Ludol- Eppure, come si è detto, Raterio è sempre espressivo, e non c'è dub-
fingi, si appoggia vano, politicamente e militarmente, a vescovi ad essi bio che il manierismo della sua lingua sia non un ornamento erudito, ma
devoti. Quando questa situazione costringeva Raterio a compromessi ai la. forma peculiare della sua sostanza : egli è il primo scrittore del Me-
quali non era disposto, egli avrebbe dovuto dimettersi o diventare un dioevo, a mia conoscenza, nel quale il manierismo diventa stile vero e
martire. Ad accettare la prima soluzione egli non si credeva autorizzato,
proprio, perché scaturisce dalla sua esistenza, corrisponde a questa esi-
e in ciò certo ebbe parte il suo bisogno di salvaguardare il potere (tutte
stenza ed è capace, esso solo, di esprimerla. Raterio è molto orgoglioso, in
le cattive esperienze non gli impedirono di tornare sempre ad accettare
cattiva coscienza, del suo stile; non soltanto della dottrina che sta alla
la nomina a vescovo), e alla seconda soluzione non si arrivò mai in
base di questo stile e che è necessaria per comprenderlo. Egli è cosciente
forma aperta, perché alla fine egli accettava sempré, sia pure protestando
e contro voglia, una mano salvatrice che lo portava al sicuro. Per di piu che si tratta di una cosa diversa dalla pura erudizione. Un passo interes-
egli mancava evidentemente di un adeguato atteggiamento e di dignità: sante_ sul suo stile si trova nell'introduzione a Phrenesis (Weigle, Lettera
non sapeva ottenere rispetto e non riusciva né a farsi degli amici fra il 11, p. 58 s.; PL, 136, p. 369). Esso suona:
suo clero né a farsi rispettare dai nemici. Grandemente erudito e appas-
sionato, pedante e vanitoso, isolato e lunatico, evidentemente molto rigido _Generat praeterea hoc et difficultatem intellectus eis, quos fecit, li-
nella condotta di vita: cosf egli ci appare dai suoi scritti, che sono la f~nte bel~zs, quo~ creberr~me posita illic cernitur parenthesis et, ut liquidam
principale per la sua storia. Era piuttosto uno stravagante querimonioso f~cz_at oratzonem, mzrabilem dictionum facit saepius ordinationem, diffi-
che un martire. Talvolta è stato detto precursore della Riforma, e anche ctlltmam quae pa:riat, optimam licet intelligentibus, constructionis mat~-
precursore di Ildebrando (Gregorio .VII). In un certo senso lo fu, in rap- riem. Fe!el~erit s~ne plurimos ne eius improvide considerata loquacitas,
porto a determinati pensieri, ma non per l'insieme del suo atteggiamento morum ips!~s utt et qualitas, fateor m{lgis eum intellectu viguissè quam
spirituale e morale. Non soltanto egli sferzò la corruzione e la monda- arte, exer_cz:to . quodam scribendi quaeque, non vero copiose dicendi,
nizzazione del clero (ciò che avevano già fatto Beda e Bonifacio ), ma
118
quam prwtlegto plura sciendi, quem priscorum magis exploratio curiosa
sviluppò anche le idee sul primato dell'ufficio spirituale, sul celibato e quam ifsa _a~ti: dictare docuerint praecepta. Pauca a magistris, plura per
sui beni ecclesiastici che piu tardi facevano parte del programma dei rifor- se magts dtdtcit praesumptione temeraria comparando, quae a doctoribus
matori. Ma nella situazione della Chiesa e del papato di allora idee simili praecipuis alii maximo vix percepissent labore. Unde et quidam sapiens
erano vuote parole. Bisognava che prima si creasse una concezione, uno pariterque religiosus, inflatilis ne illum subverteret caritate minime sub-
nixa, apostolus ut praemonuerat, scientia, delectis quibusdam opusculis
• V. per esempio De contemptu canonum (lettera a Uberto di Parma, I, 4; I, 8: ait: in eo gratiam vigere quam sapientiam magis mirandusque magis
Patr. lat., 136, 491 s.; WEIGLE, Lettera 16, p. 76 ss.) o la lettera ad Ambrogio, Patr. lat., quam laudandus videtur, miranda potit,1.s et praedicanda misericors, quac
36, 617 ss.; WEIGLE, Lettera 29, p. 159 ss.
• Il primo nella lettera a Egbertò, ed. PLUMMER (Historia ecci.), I, 413•417; per
811
Bonifacio v. le sue lettere nell'edizione di TANGL, Mon. Germ. Hist., Epist. Sel., I, • Avventure c~me I~ sua di Verona non erano isolate; qualche cosa di molto simile
p. 83 e 169. capitò a Gerberto dt Aurillac, quando era abate a Bohbio.

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talia tali deserendo utique sese deserentem non deserens, non deserendo faciat orationem,78 optimam licet intelligentibus). Per l'oscurità egli ad-
deserens contulit, gratia. duce, nell'altro passo, l'esempio della Sacra Scrittura e dei relativi com-
menti di Agostino (da De doctrina christiana). In questo contesto ciò è
Ed ecco un tentativo di traduzione esegetica: tradizionale.
Ma in entrambi i passi egli si sente soprattutto scrittore superiore
Negli scritti che egli (Raterio) ha fatto, la difficoltà della compren- e appunto per questo particolarmente esposto all'invidia e alla incompren-
sione è aumentatn dalla circostanza che in essi spesso è impiegata la pa- siÒne (in proposito cita Orazio, Epist. II, 1, 13-14). Nel nostro. passo è par-
rentesi; e, per rendere scorrevole lo stile, egli ùsa spesso una disposizione
ticolarmente importante la me~sa in rilievo della sua indipendenza: egli
sorprendente delle parole, che rende molto difficile la costruzione, benché
sia eccellente per coloro che la comprendono. Affinché molti non si lascino avrebbe imparato il piu non dai maestri delle artes dictandi, ma dallo
ingannare da una considerazione superficiale della sua scrittura,'l'O come studio indipendente dei grandi autori del passato. Attraverso l'uomo sa-
accade anche per la natura . del suo carattere, confesso che egli eccelle piu piente e pio da lui introdotto egli alla fine lascia trasparire ( cristianamen-
per doti naturali che per formazione teorica, piu per una certa esperienza .nel-. te, ma con molta chiarezza), che egli è ciò che piu tardi si chiamerà un
lo scrivere (non certo con grande abbondanza) che per un grande sapere; infat-
ti lo ha istruito piu lo studio incessante degli antichi n che i precetti veri e pro-
genio: quel ç:he lo distingue non è la dottrina di scuola e arte appren- r
pri della teoria retorica. Egli ha imparato poco da maestri, molto piu da se dibile, ma la personale esperienza e l'ispirazione.
stesso, atquistando con temeraria presunzione cose che altri difficilmente In ciò ha ragione, egli è un genio deltespressione, sia ·pure di una
avrebbero potuto acquistare con la piu grande fatica dai migliori maestri. Per- qualità molto particolare. Ma la particolarità non è soltanto quella del
ciò un uomo tanto sapiente quanto pio, per evitare che la scienza gonfia, non, suo temperamento, bens{ quella del materiale linguistico che adopera. i;:
sostenuta dalla carità cristiana, di fronte alla quale l'apostolo aveva messo in
guardia (I Cor. VIII, I), lo perdesse, dopo aver letto alcuni suoi scritti ha
il latino che da gran tempo era sottratto al giro dell'uso vivificante e
detto che in lui la grazia è piu forte della sapienza; che egli è pht, da am- quotidianamente creatore; e che in quel periodo non era ancora rinno-
mirare (ossia da considerare un miracolo) che da lodare. Che da ammirare vato, come avverrà pia tardi, da movimenti di idee. Egli era solo. Nessuno
e da lodare piuttòsto è la grazia misericordiosa che ha concesso tanto a un si-può stupire se i fiori dell'espressione umana cresciuti su un tale terre-
tale uomo; a un uomo che essa . veramente doveva abbandonare, perché no hanno un aspetto singolare. Raterio attingeva alla tradizione della
egli l'aveva abbandonata, ma che non lo abbandonò; ma certo, non abban- antichità, al linguaggio metaforico tipologico-morale della Bibbia e al
donandolo, essa lo abbandonò (in quanto lo esponeva alla vanità lettera-
sermo humilis dei padri della Chiesa: per far percepire la sua particolari-
ria? I ·Ballerini hanno cancellato le ultime parole, non deserendo deserens;
il W eigle le restituisce, ma con una spiegazione secondo me insoddi- tà egli non poteva aggiungere altro che una specie di ornamentazione
sfacente). espressionistica, che opera la disposizione delle parole e agisce attraverso
una combinazione di accenti semantici, colorite assonanze e ritmi. Anche
Non sono sicuro di avere indovinato sempre il senso giusto; tuttavia qui egli seguiva la tradizione manieristica, specialmente della m10b di
un passo un poco piu tardo, ma non meno difficile,'11 offre qualche chia- si'
Liegi, ma distingue da questa non soltanto per l'esagerazione estrema,
rim~nto. Ratei-io crede che la sua oscurità serva a una chiarezza supe- bens1 soprattutto perché i mezzi servono al contenuto; gli accenti seman-
riore, che però si rivela soltanto a chi si applica con sforzo (ut liquidam tici sono decisivi, la disposizione delle parole serve ad esso al pari delle
figure ritmiche.
10 Loquacitas in senso buono ricorre in SmoNio (Carm., 14, 7, e Epitt., V, 5). Cfr. Nello scritto Qualitatis conìectura cuiusdam (titolo molto caratteri-
anche DucANGE.
n Qui non si tratta soltanto degli scrittori antichi, ma anche dei padri della Chiesa;
711
è vero· che in un altro passo (Prae/oquia, VI, 24) Raterio chiama questi ultimi moderni, In una lettera degli anni quaranta a Bruno, fratello di Ottone I (W1;;rou, pp. 32-
in contrapposizione a·gli antiqua o prisca e:rempla della Sacra Scrittura. Su tutto ciò cfr. 33), egli si scusa perché non scrive versi, come è costume; e dice di non essere poeta,
E. R. CuR.TIUs, Europiiische Literatur und lateinisches Mittelalter, p. 257 s. benché conosca le regole dell'arte poeùca: diffusiorem namque sum semper amplexus
n Phrenesis, WEIGLE, p. 64: Vos o Neniae •.. fino alla fine della lettera, sermonem, obscuritatis odio diflugiens contractiorem.

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stico per Raterio), composto già verso i 75 anni nell'ultimo periodo vero- in talibus mecum? effeta membra et enerves cur adhuc laceras artus?
nese, per descrivere se stesso egli ricorre ad un nuovo artificio (egli segue Nonne tibi satis sum traditus? Nonne satis gehennam habeo emptam?
mille vie traverse per rappresentare se stesso): fa parlare sul suo conto i Quid amplius pretii quaeris? Minoris potuit vita perennis emi. Si non
suoi avversari veronesi, e a quanto pare essi parlano senza alcun ordine, sufficiunt vero quae sunt in libro Confessionis meae descripta, recurre,
come chiacchierando a caso. Seguono qui alcuni estratti che possono dare maligne, ad tuum, ubi utique scio nihil malorum meorum omissum.
un'idea al lettore ": Sufficere sed poterant tantummodo illa quae Italia, Francia cantat, et
Norica, quae non ignòrat Burgundia, recolit Provincia, meminit Septi-
... Nasum semper tenet in libro, inde ga"ire non cessat. Omnino mania ... Inveteratum dierum malorum (Daniele, 13, 52) me nominari va-
redarguit omnes, contiguus nulli cuius mores placeant illi: Quem vero lere, sufficere tibi, maligne, poterat iure..." (5) ...Solus, si liceret, tota
laudet qui seipsum semper vituperat? ... Quae dicit scribit, legendaque die sederet, libros versaret et reversaret. Frequentiam odit, solitudinem di-
posteris, praesentibus ut derogent, linquere gestit: Chro~ogr_aphiam,~• ligit, trocho non ludit, aleam fugit, de canibus nil cùrat, de accipitribus
graecizando vanus, cum non sit saltem Latinus, hutusmodt sut temporis nihil. lnterdum loquacissimus, interdÙm est quasi mutus; risu dissolutus,
vocat scripturam, quae utique contem poralium sibi contineat vitam : se subindeque tristissimus, rixari actutum paratus; scurrilitatem vero vel
primum, se mediastino, se rode'!'s ipsum postremo, inde omnes suopte verba otiosa, risumque moventia, omni proferre, siue sit laetus sive iratus,
more viventes, genuinum in cis figere non desinit dentem, intactum de- paratissimus hora ... (8) ... Psalmos se dicit non ideo cantare, quod no-
serens neminem. Unde quia contra .omnes lingua eius, lingua merito et verit exaudibiles eos, cum semper aliud cogitet, esse; sed quia cum sentiat
omnium contr~ eum (Gen. 16, 12)... Nil quod gloriae per.tineat in eo vi-
sé illos perinvitum canere, ipsam vim quam, contra voluntatem eos reci-
detur, nil quod honori. Manus tantum et labia cibum lavat sumpturui,
tans, sibi ingerit, putet adhuc aliquid valere quod contra Deum volens
necnon et sumpto,· faciem raro. Forsitan in patria sua fuerat bacularis,
actitat ipse, sive ut labia saltem ipsa compellat Deo servire, etsi corde
ideo illi tam honor omnis et vilis, longe aliter saepe licet dictum sit fre-
vagante, caeterisque Deo rebellantibus membris; cum et in nullo eorum
quentius nobis, filius carpentarii, ideo tam gnarus, tamque volunta:ius est
magis sit ad irritandum Deum quam in excessibus linguae proclivis...
basilicas struendi vel restruendi; lapides semper versat et reversat, ipse eos
saepe connectit. (3) Quae sunt servorum agere non dedignatur; domino- · (9) ... mirum qualiter saltem vivere talis sinitur diabolus. Quis ergo talem
rum adeo negligit usum, ut posthabito curule pontificali, frequentius decu- amare queat adversariuin? Qui tamen si forte placet alicui, magis pro
bet humi; Epicurus ac veluti alter, summum in voluptate bonum qui cen- scurrilitate quam pro sua illi placet aliqua bonitate; quia utique scurri-
seat esse, si ventri bene est, si lateri, si pedibus, si sibi est suisque sufficiens litate gratus probatur ipsis etiam .inimicis existere...
soli contentus. Non curat sibi manducanti utrum quilibet assideat coetus ...
Ed ecco la traduzione:
(Segue un passo che andrebbe interpretato con fatica a causa delle diffi-
cili immagini tratte dalla Scrittura; il suo senso è che dalla singolarità di •.• Tiene sempre il naso dentro a un libro, e non smette mai di chiac-
Raterio si dovrebbe concludere che egli abbia commesso peccati· partico- chierare. Insulta tutti, e non c'è una persona nel suo. ambiente di cui gli
larmente terribili. Quando è solo lo si sente gemere. e lamentarsi.) Non piaccia il carattere. E chi dovrebbe lodare uno che rimprovera sempre se
stesso? ... Quello che dice, lo scrive anche, e vuole lasciarlo ai posteri perché
desunt enim qui saepissime audiant eum solum quasi cum altero rixari, essi abbiano una cattiva opinione della gente di oggi. Questa specie di
et aliquando dicere: "Quid vis iterum, diabole? Nonne iam consenuisti scritti, che descrivono la vita dei suoi contemporanei, egli la chiama crono-
grafia, e si pavoneggia con questa parola greca mentre non sa neppure
"' Patr. Lat., 136, 523 ss. (dai paragrafi 2-9). . il latino; fa strazio di se stesso all'inizio, al mezzo e alla fine, e poi morde
'rii Intendo col W1noLE (lettera 26, p. 146, riga 12 e n. 4), che chronograplua non gli altri, che vivono allo stesso suo modo, e non risparmia nessuno. Poiché
sia il nome di uno scritto perduto di Raterio, ma indichi complessivamente quelle sue iJ suo discorso è contro tutti, giustamente il discorso di. tutti è contro di
opere che trattano dell'età contemporanea.
lui... In lui non si vede nulla che corrisponda alla dignità (alla distinzione

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e al lustro legati al suo ufficio). Si lava soltanto le mani e la bocca prima di È quasi µn miracolo, che nel X secolo un simile carattere arrivasse
mangiare e dopo, il viso di rado. Forse al suo paese era un valletto, benché
spesso sulla sua origine ci abbiano raccontato cose del tutto diverse (cioè
ad avere coscienza di se stesso e soprattutto ad esprimere questa coscien-
che proviene da nobile famiglia), forse figlio di un falegname; perciò si in- za, e ciò può essere spiegato soltanto dalla sovrana esigenza espressi va e
tende tanto di costruire e ricostruire chiese e se ne interessa tanto; rivolta sem- dalraltissimo genio espressivo;· Nei brani citati si trovano a volte frasi
pre le pietre da una parte e dall'altra, e spesso le connette lui stesso. (3) Non · di struttura semplicissima e della lingua parlata (nasum semper tenet in
disdegna di .fare i lavori dei servi; trascura il modo di vivere dei signori · libro, oppure quid vis iterum, diabole): nello stile esse corrispondono alla
al punto di non servirsi della sedia vescovile e sedersi spesso per terra:
persona descritta. Ma si rivela anche l'aspetto tragico, distorto, stravolto
come un secondo Epicuro, che considera sommo bene il piacere, content~
se il ventre, le reni e i piedi stanno bene, se ha abbastanza per sé e per 1 di questa persona, la profonda tristezza, la solitudine, l'inquietudine della
suoi. Non vuole compagnia quando mangia, ... Molto spesso qu_a~do ~' solo coscienza, fa. vanità e la vergogna per la vanità. Anche qui le arti retoriche
lo sentono parlare come se facesse lite con un altro, e a volte due: Che dominano quasi dappertutto, e come sempre in Raterio i maggiori effetti
vuoi ancora, diavolo? ·Non sei invecchiato con queste tentazioni verso di sono ottenuti mediante la singolare disposizione delle parole; mi sembra,
me? Perché strazi ancora le membra deboli ed esauste? Non ti appartengo
-abbastanza? Non ho pagato abbastanza per l'inforno? Che prezzo vuoi che essa, nonostante la sua originalità, scaturisca immediatamente dalla
ancora? Per meno avrei potuto comprare la vita eterna. Se non ti basta sua natura. Certamente egli ha dato alla sua natura questa formazione,
queUo che è descritto nel Jibro della ~ia confessione/' r_icorri, m3!igno, al ma ora essa è la sua natura, e le frasi espressive escono spontaneamente
tuo libro, dove so che nessuno dei mah da me commr:ss1 è tralasciato. Ma dalla sua penna: se primum,_ se mediastino, se rodens ipsum postremo ...
ti poteva bastare ciò che l'Italia, la Francia e le regioni del Norico possono intactum deserens neminem; tiltto il periodo che contiene il confronto
raccontare, che non ignora la Burgundia, che ricorda la ~rovenza, ~he non
dimentica la Settimania... Ti potrebbe davvero bastare, mahgno, che 10 possa con Epicuro; le domande al diavolo, che culminano con minoris potuit
essere detto invecchiato nel male ... " (5) Se potesse, starebbe tt1tto il giorno vita perennis emi; la clausola omni proferre, si.ve sit laetus, sive iratus,
. seduto a sfogliare i suoi libri. Odia la gente numerosa, ama la solitudine, paratissimus hora. In quest'ultimo caso l'intera frase (scurrilitatem vero ... )
non gioca alla fortuna, 77 fugge i dadi, i cani non lo interessano, i falconi è come l'interpretazione riassuntiva delle singolarità e delle contraddi-
neppure. A volte loquacissimo, a volte è quasi muto; ride smodatamente, zioni precedenti; la parola scurrilitatem, il termine decisivo, è sottolinea-
subito dopo diventa tristissimo, improvvisamente comincia a rissare; ma,
ta energicamente: essa è analizzata nella coppia assonante ve/ verba otio-
allegro _o adirato che sia, in ogni momento è dispostissimo a fare buffonate
o discorsi inutili che suscitano il riso... (8) ...Egli dice che canta i Salmi non sa, risumque moventia, poco meno accentuata, e la scurrilitas che domina
perché sappia che vale la pena di ascoltarli, dato che pensa sempre ad altro; e signoreggia tutto il resto è sottolineata vigorosamente ancora una volta
ma perché, sentendo di cantarli molto controvoglia, crede che la stessa vio- nella nuova ripresa, dove omni e hora, che vanno insieme, racchiudono
lenza che deve fare a se stesso, cantandoli contro ]a sua volontà, possa com- ' le parole sive laetus sive iratus e paratissimus sorregge l1ora. In questo
pensare ciò che per il resto suole fare intenzionalmente contro Dio: ossia periodo già messo in evidenza nel suo insieme, come riassunto, Raterio
costringe almeno le labbra a servire Dio, benché il cuore divaghi e le altre è riuscito a inserire due forti accentuazioni che non si disturbano a vi-
membra si ribellino a· Dio; sapendo che nessuno dei suoi membri è tanto cenda ma si completano: prima scurrilitatem, poi omni hora.
incline a irritare Dio quanto la lingua peccaminosa... (9) ... è da meravigliarsi
In Raterio si ha un esempio paradigmatico della forza del talento
che si lasci anche soltanto vivere un tale diavolo. Chi potrebbe amare un
letterario; e d'altra parte è chiaro che il suo vigore espressivo è alimentato
simile avversario? Se veramente piace a qualcuno", egli piace piuttosto per
le sue buffonate che per qualche buona qualità: con questa sua buffoneria dalla tradizione che abbiamo chiamato sermo humilis. È vero che egli ha
egli diverte persino i suoi nemici ... imparato ·molto anche dagli autori antichi, ma anche i padri della Chiesa
lo avevano fatto. Anche lui, come loro, unisce il tono elevato con l'umile,
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È lo scritto di Ratcrio: Excerptum ex Dialogo Confeisionali, Patr. Lat., 136, l'affettivo e il caritativo col .quotidiano, l'atteggiamento del peccatore con
393 ss. . , • . . b quello del predicatore. Questa tradizione non era, mai andata perduta;
" A giudizio del mio competente collega Oystein Ore con trocl,us s1 mdica pro a-
bilmente una specie di ruota della fortuna. anche negli scritti teologici dell'epoca carolingia, in Alcuino o in Pascasio

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Radberto, per esempio, e in molti altri la sua presenza è innegabile, in strarsi un certo vivace vigore espositivo e una certa originalità stilistica.
quanto i padri come Agostino e Gregorio esercitavano un'influenza co- La base è il manierismo ereditato dalla tarda antichità : ma egli trova
stante. Ma nell'età carolingia essa non aveva avuto un suo sviluppo pecu- contenuti nuovi, cosf che egli stesso assume una nuova figura.
8
liare: si era piuttosto irrigidita ed era diventata improduttiva. Negli· Liutprando,' vescovo di Cremona dal 961, visse all'incirca dal 920 ·
scritti di Raterio essa appare ravvivata, si evolve in un particolare modo al 972. Proveniva da una illustre famiglia longobarda, in età giovanissima
manierato e prelude già alla successiva fioritura dell'XI e XII secolo. trovò favore alla corte di re Ugo di Pavia, per la' sua buona disposizione
Se si cerca di esprimere con parole il nuovo introdotto da Raterio, al canto, nel 949 andò come legato a Costantinopoli per incarico di Beren-
colpisce prima di tutto la buffoneria, la scurrilitas. Essa de~iva dal pecu- gario II, poi cadde in disgrazia presso Berengario e· a partire dal 956 fu
liarissimo temperamento di Raterio, e non era detto che dovesse avere al servizio di Ottone I; negli anni 960, per conto di quest'ultimo, svolse
importanza per lo sviluppo successivo; ma si sa che l'elemento buffonesco attività diplomatica e pubblicistica nella politica italiana; nel 968 fu nuo-
aveva il suo posto nella predica medievale, e in genere nella religiosità vamente inviato a Costantinopoli da Ottone. È un cortigiano e un diplo-
medievale (soprattutto i~ quella monastica, e Raterio lasciò il convento matico, appartenendo al clero solo per condizione; .come scrittore è un
quando aveva già trentacinque anni): e mi sembra che questa combina- · talento forte ma superficiale, vanitoso, aneddotico, giornalistico,· e per
zione avesse importanza per la futura formazione europea della figura giunta vendicativo e indiscreto. Il suo modo di far mostra della sua dot-
del folle tragico, che nell'antichità non aveva avuto uno sviluppo analogo. trina e della sua conoscenza del greco appare spesso .sciocco; e in lui
Collegato con la scurrilitas, ma estendentesi molto al di là della sua sfera, tutte queste manifestazioni fastidiose e sgr~devoli non sono compensate,
è il manierismo. Raterio conosce tutte le arti retoriche del suo tempo, ma come in Raterio, dalla sostanza della sµa personalità e della sua esistenza.
ne coltiva e ne ama particolarmente una; l'arte di disporre le parole. Ciò nonostante il suo caso è significativo: egli è il primo scrittore
Egli la porta fino all'assurdo; spesso costringe il lettore a giochi di pa- medievale che nelle sue opere mostri un largo orizzonte e rappresenti
zienza. Ma essa è pur sempre un,arte piu umana delle figure allitteranti con vivacità gli ambienti piu diversi. Egli conosceva l'Italia, la Germania,
e assonanti. Raterio ama le trasposizioni di parole, perché esse lo aiutano roriente bizantino; era in amicizia con un vescovo spagnolo, per desiderio
nell'espressione. Senza dubbio il manierismo stilistico è un'eredità anti- del quale scrisse la sua opera maggiore, l'Antapodosis. Aveva poi relazioni
chissima, come ha dimostrato efficacemente il Curtius. Esso risale alme- .di ogni genere: era "aperto al mondo," come si direbbe oggi, e sa raccon-
no a tardi autori come Sidonio Apollinare o Fortunato, e magari anche tare ottimamente, anche se non proprio con. naturalezza. Ci sono stati
a Persio, ma propriamente a correnti ancora piu antiche della tradizione ·anche altri casi isolati di scrittori che girarono molto - Raterio, per esem-
retorica greca. Tendenze di stile manieristico ci sono ~tate anche, come pio, o Gerberto di Aurillac - ma nessuno di essi aveva disposizione o
è noto, nel latino irlandese, anglosassone e carolingio, e passarono nella talento per fare un'esposizione vivace di ciò che aveva visto o sentito.
scuola di Liegi, dalla quale proviene Raterio: il quale non inventò af- Liutprando non soltanto ha molto viaggiato ed ha relazioni in tutto il
fatto le singolari glosse lessicali e la sintassi intricata, i giochi delle rime
mondo, ma ha il gusto del satirico e dell'aneddotico. La sua descrizione
e delle assonanze. Ma mentre nei tre secoli precedenti a Raterio questi
della corte bizantina al tempo di Niceforo (Legatio ), maligna e certo
e simili fenomeni possono essere considerati sterili p~danterie, egli è il
primo, per quanto ne so, che dà a questo manierismo la dignità di uno 'ili Mon. Germ. Script., III. Mi servo dell'edizione in usum scholarum, III ediz. cu-
stile: perché in lui il manierismo serve innanzi tutto alla sostanza della rata da. J. BECKER, Hannover und Leipzig, 19 I 5. Quivi anche indicazioni bibliografiche.
Traduzione tedesca in Geschichtsschreibcr der deutschen Vorzeit, IO. Jahrhundert, 2. vol.
espressione, è uno strumento che corrisponde a ciò che deve dire: e ciò Egli scrisse la Antapodosis, una cronaca internazionale comprendente principalmente la
che egli deve dire è la sua stessa esistenza. Germania, l'Italia e Bisanzio; la Historia Ottonis, che in sostanza è una giustifica~ione
della politica italiana. di Ottone I durante gli anni 963 e 964; e il resoconto della sua
Raterio, a mio giudizio, è lo scrittore latino di gran lunga piu im- s~conda legazione a Costantinopoli nell'anno 968, Relatio de Legatione · Constantinopo-
portante del suo tempo; ma nel X secolo anche in altri comincia a mo- l,tana.

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esàgerata, ma efficace e divertente, probabilmente è l'opera in prosa Ed ecco una traduzione:
relativamente piu nota del X secolo: si. trova persino in antologie scola~
Ella aveva per· cappellano un pretino di nome Dominicus, piccolo, ne~
stiche. Gli aneddoti e le storie di Liutprando, pur essendo a volte guastati rastro, rozzo, irsuto, riottoso, villano, grossolano, rude, peloso, membruto,
da discorsi innaturalmente contorti, sono in massima parte efficacissimi, testardo, furioso, ribelle e .sfrenato•.,. Villa gli aveva dato da educare le due
e nel primo Medioevo non è'è niente che possa essere paragonato ad essi. figlie, Gisla e Gerberga, perché le nutrisse della conoscenza delle:! lettere. At-
Vorremmo qui trattarne almeno un esempio. Di Villa, moglie di Beren- traverso le ragazze, che l'irsuto e sporco prete Dominicus educava faceta-
gario II, principessa tusca, egli racconta quanto segue (Antapodosis, V, mehte (o ironico: con grande eleganza), .gli fu propiziata anche la madre,
32): . che gli procur~va cibi delicati e vesti preziose. Tutti si chiede\'ano meravi-
gliati perché lei, odiosa, ostile e avara verso tutti gli altri, si dimostrasse
cosi generosa verso costui. Ma la sentenza della verità, che dice: "Non v'è
Habuit ea presbiterulum capellanum, nomine Dominicum, statura niente di nascosto che non abbia ad essere scoperto ecc.,'' non permise che
brevem, colore fuligineum, rusticum, setigerum, indocilem, agrestem, bar- la gente si meravigliasse a lùngo. Una notte, infatti, in assenza di Beren-
barum, durum, villosum, cauditum, petulcum, insanum, rebellem, ini- gario ·il villoso uomo si avvicinava come al solito alla camera del signore
·quando un cane cominciò ad abbaiare orribilmente, svegliò tutti coloro che
quum; cutus magisterio duas Willa commendaverat gnatas, Gislam scilicet
dormivano vicino e lo straziò con morsi furiosi: Quando tutti gli abitanti
atque Girbergam, ut eas litterarum scientia epotaret. O~casione igitur della casa si furono alzati, lo presero e gli chiesero dove andasse,. la prin-
puellarum, quas presbiter Dominicus hirsutus, inlotus facete docebat, ma- cipessa lo prevenne affermando:. Quello svergognato andava dalle mie donne.
ter ei propitiaverat, tribuens deÌicatum cibum vestesque preciosas. Mirari Il pretino, sperando che se la sarebbe cavata meglio se avesse fatto sua af- r
omnes, cur cunctis invisa, ingrata, tenax huic existeret larga. Sententia ta- fermazione della signora, disse: S{, è vero. Là principessa cominciò allora
a insidiare la sua vita e a promettere un premio a chi lo avesse ucciso. Ma
men veritq,tis, quae ait: Nil opertum, quod non reveletur, et occultum,
siccome tutti temevano Dio e lui non moriva, il discorso arrivò alle orecchie
quod non in publicum veniat (Matt. 10, 26) diu mirari homines passa non di Berengario. Villa si rivolse a indovini e incantatori, perché la aiutassero
est. Nam cum nocte quadam Berengario absente ad cubi/e dominicum con i loro incantesimi. Se l'aiuto venisse dai loro incantesimi o dalla debo-
more solito hirsutus isdem vellet accedere, canis isthic aderat qui latratu lezza di Berengario, non posso dirlo. In ogni caso egli si lasciò raggirare
fino à "porgere la bocca alla coniugale museruola." Cos{ il pretino, per avere
horribili circumjacentes excitavit _huncque morsu vehementi laniavit. Con-
insidiato (alla lettera: nitrito versoi le donne del seguito della regina, fu
surgentes denique, qui in domo erant, cum eum comprehenderent et quo éastrato e mandato via; ]a principessa fu ancor piu amata da Berengario. Ma
iret interrogarent, apologeticum istud anticipando domina dedit: Ad mu- coloro che lo evirarono dissero che la· signora aveva avuto ragione di amarlo,
lieres nostras ibat perd,#us. Sperans igitur presbiterulus sibi lenius fore, si perché senza. dubbio egli possedeva armi amatorie straordinarie.
teneret sententiam dominae: lta est, inquam. Coepit itaque domina vitae
. Questa storia non richiede alcun commento particolareggiato, né per
eius insidiari praemiumque promittere, si esset, qui ei vitam aufferret.
il contenuto né per lo stile. Chi ha interesse per la sua credibilità deve
Sed cum timerent Deum omnes et mors eius diff8"etur, pervenit ad
'tener conto che Liutprando odia Berengario e Villa e dice sul loro conto
Berengarium sermo. Willa vero coepit aruspices maleficosque inquirere,
.tutto ciò che vi può essere di maligno e di ridicolo, e quindi è attendibile
quo eorum carminibus iuvaretur. U trum autem horum carminibus an
Berengarii sit adiuta mo/licie, nescio; adeo mens eius est inclinata, ut
per metà; ma anche, d'altra parte, che i particolari della storia - la
depravazione del prete, la rozzezza dei dominanti, il ricorso agli incan-
spante marit3;li porrigeret ora capistro (Gioven., VI, 43). Presbiterulus
tatori, il modo della punizione - non si adattano male ai tempi. Ma in
itaque,. quia dominae asseculas adhinnivit, virilibus amputatis dimittitur;
dominam vero a Berengario magis diligitur. Dixerunt dutem qui eum " La collezione di epiteti deriva in gran parte da una composizic;,ne poetica della
eunuchizaverunt, quod merito illum domina amaret, quem priapeia por- tarda antichità, dedicata a Pan: Anthol. lat., RIESE, 682; Poet. lai. min., BAEHRENS, III,
170. Liutprando la impiega analogamente anche per Niceforo, Lt:gatio, 10.
tare arma constaret. 90
adhinnire in questo senso si trova già in Plauto.

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·quel periodo non c'è un altro narratore cos( vivace, e certamente neppure antichità. Estesi brani di scrittori dell'antichità e della tarda antichità ven-
nella precedente epoca carolingia. Liutprando ha certamente preso apre- gono intessuti nella narrazione. Il migliore esempio è la Vita Mathildis,"
stito da un modello ·della tarda antichità gli epiteti con i quali descrive moglie di Enrico l'Uccellatore e madre di Ottone I. Questo scritto è simile
il prete; ma come è efficace la scelta del prestito! Non si può negare che a un mosaico; grandi brani sono ripresi da scrittori piu antichi: da Sul-
Liutprando abbia verve letteraria: aneddoti di simile evidenza sono molto picio Severo, Venanzio Fortunato, Boezio, Terenzio, Virgilio, Pruden-.
rari anche parecchio piu tardi, fino al XIII secolo~ Benché nelle singole zio; eppure esso ha una perfetta unità stilistica. Quando si scoprirono per
espressioni si trovi molto manierismo ostentato (non solo una quantità la prima volta i molti prestiti, se ne sopravvalutò l'importanza, mi sem-
di espressioni come litterarum scientia epotare, latratu horribili excitare, bra. La sola impressione suscitata dalla lingua do;vrebbe convincere sen-
priapeia arma portare, ma anche tutta la frase con la citazione biblica z'altro il lettore, anche se non riconosce i prestiti co.me tali, che si tratta di
sembra inadatta all'oggetto), non si tratta soltanto di kakozelia, ma di una solenne stilizzazione: è il panegirico della capostipite della famiglia
ironia deliberata: Liutprando ottiene l'effetto grottesco, quando racconta imperiale. In una composizione di questò genere, che deve fondare o
storie come queste o simili a queste, proprio per mezzo del suo manie- confermare un mito, non ci si può aspettare l'attendibilità nelle singole
rismo. notizie: ciò che sarebbe ingenuo anche se l'autore avesse adoperato meno
Per quanto diversi, Raterio e Liutprando hanno parecchio in comu- modelli per i suoi ornamenti. D'altra parte chi respinge senz'altro l'ope..
ne: ·il manierismo, che certo è largamente diffuso già nel latino carolin- ra, come priva di valore, a causa dei suoi cosiddetti plagi, si preclude la
gio e generale nella latinità del X secolo; e soprattutto una certa singola- possibilità di capire il senso artistico dell'ornamentazione col quale le an-
rità e non unitarietà del livello stilistico, la scurrilitas; l'indiscrezione e la tiche pietre preziose sono scelte, nuovamente levigate e inserite nella nuo-
esagerazione riempiono i loro scritti, anche se nell'uno ciò deriva da un'in- va composizione: in ciò sta un consapevole intendimento stilistico che
tima necessità, nell'altro da rancore e aria di sufficienza: manca ad en- produce un'opera unitaria del tutto nuova. Nel quinto paragrafo, nel qua-
trambi il prepon, ossia ciò che è conveniente, curato, formato, e che dà le motivi e parole sono derivati in gran parte dalla biografia della santa
unità e dignità all'espressione. regina dei Merovingi, Radegonda, scritta da Fortunato, ricorre un periodo
Ma anche nel X secolo c'è un manierismo perfettamente unitario, che all'inizio riecheggia ancora il testo di Fortunato, ma subito si muove
fastoso e per cosf dire altamente ufficiale: a nord delle Alpi, nel territorio in una direzione di versa:
degli Ottoni. Qui fiorisce una storiografia che stilizza agiograficamente N am quanto sibi accessit potestas sublimior, tanto se humiliavit de-
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la biografia panegirica delle figure eminenti della casa ottoniana. Già votior; et quod perraro evenit, dignitatem seculi sine superbia possedit.
nel X secolo sorse quella piu rig~da religiosità che preparava i grandi In publico processit ornata gemmis et serico, sed interius gerebat precio-
movimenti di riforma del secolo successivo: il culto dei santi, I~ fede sius ornamentum, cor acceptabile Deo; tantamque sibi subdùis exhibebat
nelle reliquie e soprattutto l'ascetismo raggiunsero un'intensità che era humilitatem et in vice m·atris caritatem, ut omnibus esset amori pariter
estranea· all'epoca carolingia. La piu rigida religiosità diventò· stile di et honori.u
vita, come ideale e quindi anche nell'effettiva esistenza pratica.
Nei biografi ottoniani questo stile religioso è altamente politico, emi- 11
Mon. Germ. Hist. Script., IV. Ci sono due redazioni, la prima dal punto di vista
nentemente rappresentativo e manieristico: manieristico, se non altro della principale linea ludolfingia, la seconda riveduta sotto Enrico II secondo la conce-
zione del ramo bavarese allora dominante. Traduzione tedesca in Geschichwchreiber der
perché i modelli pit'.i appropriati si trovavano nel manierismo della t~rda deutschen Voruit, IO. J.ahrhundert, voi. IV, che contiene anche la prefazione di Pa.
JAFFÉ, che per primo richiamò l'attenzione sui prestiti.
83
81 [Quanto piu elevati furono i _poteri che le toccavano, tanto maggiore fu la sua
Su Das Heiligenleben im 10. Jahrhundert c'è l'eccellente monografia di Lunwto umiltà e la sua dev:ozione, e. portò senza superbia, come accade. molto di rado, la sua
ZoEPF, Leipzig und Berlin, 1908. - I tratti tradizionali del panegirico e specialmente dignità mondana. In pubblico andava ornata di gemme e di seta, ma dentro portava
dell'elogio dei dominanti sono descritti da E.ii. Cu:anus, Europiiìsche Literatur ecc., 161 un ornamento ph1 prezioso, un cuore gradito a Dio. E mostrava verso i suoi sudditi
ss., 183 ss., e anche altrove, passim. tantà umiltà e affetto materno, che in tutti l'amore per lei era pari al 1'ispetto.]

144 145
Il breve testo è f~cilmente comprensibile, i suoi ornamenti manieri- Nubit ergo ten'eno principi ecc. ]l passo corrispondente nella Vita Mathil-
stici sono evidenti. Quel che viene rappresentato molto efficacemente, qua- dis suona: Cum igitu,: regalis solii ascendisset gradum venerabilis regina>
si plasticamente (in publico processit.•.) è la dig~ità di una regin_a: pi~ illustris maritali potentia et illustrior religione divina, in coniugii foedere
ancora, l'immagine ideale di una dignità femminilmente regale e m pan manebat pudi~a ..."
tempo cristiana. La dignitas seculi è santificata e sublimata dall'umiltà Un altro esempio noto è la Vita Brunonis, la biografia dell'arcivescovo
del cuore; lo splendore degli ornamenti e delle vesti è innalzato ~alla Bruno di ,Colonia, scritta subito dopo la sua morte (965). Essa fu scritta
coscienza che sotto vi è celato il prezioso ornamento del cuore gradito a per incarico del successore di Bruno da un dotto chierico di nome Ruot-
Dio. Il biografo non pensa ad accennare che questa donna potrebbe de-
ger. Anch'essa è piena di reminiscenze; ma in complesso la stilizzazione
siderare di gettar via da sé la sua dignità mondana : Matilde· è caposti pite
è innegabilmentè ottoniana. Bruno, il figlio minore di Matilde, il piu
deÙa casa imperiale e simbolo della sua unità spesso minacciata. In For-
giovane dei fratelli di Ottone I, era il piu forte· sostegno della politica
tunato le cose sono diverse."' La povera Radegonda aveva dovuto sposare
imperiale. Evidentemente egli fu un ingegno precoce; estremamente intel-
un uomo (Clotario I) che aveva distrutto la ·sua patria turingia, rovesciato
ligente, al quale furono sempre estranee lè improvvise e rudi intempe-
la sua famiglia, e che quando ella era già sposata con lui fece uccidere
ranze della maggior parte dei potenti di qu~l tempo. Accur~tamente edu-
suo fratello. Tutto quello che sappiamo di lei ci fa supporre che piu ~i
cato, già da fanciullo rivest1 dignità laiche ed ecclesiastiche, a diciotto
ogni altra cosa ella desiderasse ardentemente di abbandonare la sua posi-
anni diventò arcivescovo di Colonia e in pari tempo, nelle circostanze
zione regale e la vita secolare in genere, come infine accadde. . . .
piu difficili, amministratore del ducato di Lorena. A quel tempo non era
Nei periodi che rispettivamente seguono nelle due narraz10m (m_
eccezionale che giovani di grandi famiglie arrivassero a posizioni cos( ele-
Fortunato al loc. cit., 14, p. 40) si racconta che spesso le due regine di notte
vate. Bambini erano nominati vescovi, e Giovanni XII non aveva molto di
lasciavano il loro posto accanto allo sposo per pregare. Ma il biografo di
piu quando diventò papa. Ma è sorprendente che Bruno, certo molto
Matilde non riferisce i particolari che racconta Fortunato: Radegond~
indipendente, si dimostrasse all'altezza di questi e di altri difficili compi-
adduceva una necessità naturale per allontanarsi, e pregava tanto che p01
ti politici; egli ebbe importanza e successo anèhe come riformatore del
non si riscaldava piu; e re Clotario dava aperta espressione alla sua in-
suo· ~rcivescovato e co.tne capo dell'amministrazione. Morf a 41 anni.
comprensione e alla sua disapprovazione. Di tutto ciò il biografo di Ma-
Certamente era pio ed esente da meschini egoismi; ma soprattutto era
tilde non-parla; in lui tutto è detto con grande generalità e viene espres-
un -politico abile, consapevole e realistico. In quanto tale ebbe anche dci
samente e diffusamente sottolineato l'accordo tra lei e il marito. Non è
nemici; anche la sua duplice posizione di alto ecclesiastico con inclina-
dubbio che egli abbia preso a prestito motivi e .frasi di Fortunato. ~a
mentre Fortunato nella vita di Radegonda impiega soltanto per abitu- zioni ascetiche e di potente rappresentante della politica della sua casa
dine il manierismo del suo stile, spesso non vi ricorre e non lo mette mai offriva il fianco a molti attacchi. La Vita di Ruotger è in pàri tempo uno
in evidenza per esprimere la magnificenza regale, il biografo di Matilde ·scritto di apologia politica e una agiografia. Come esempio dello stile
cura incessantemente il suò stile sfarzoso, spesso èon molta efficacia, che diamo la descrizione del suo modo di viv.ere, nel capitolo 30 •:
brilla soprattutto quando vuol mettere in risalto lo splendore e la potenza
della casa imperiale. Abbiamo riportato in nota la frase di Fortunato luvenis ui erat omniquc pompa circumfluus, audeo dicere, dissolvi
vellet, tantum ut cum Christo esset (Fil. I, 21). Hinc lacrime assidue~
86 VENANTIUS FoRTUNATUS, Vita S. Radegundis, 9 (Mon. Germ. Hist. A.uct. _anti-
qufssimi, IV, 2, p. 39): Nubit ergo te"eno principi, nec tamen. serarata a co~lest~. A~ 85
[Essendo dunque ascesa, venerabile regina, al grado del soglio regale, illustre per
dttm sibi accessisset saecularis potestas, magis quam permi!teret dzgmtas :e plus tncltnavtt la potenza del marito e piu illustre ancora per la divina religiosità, si conservava ·pudica
voluntas ... [Sposò dunque un signore terreno, ma n~n ~1 sepa~~ d!l signore celc~rc . •: nel legame matrimoniale.]
finché conservò il potere secolare, la sua volontà s1 piegò pm di quanto la digru • Mon. Germ. Hist. Script., IV; nuova edizione di IRENE Orr, Nova Serie.t, X,
avrebbe permesso.] Weimar, 1951, çon buona introduzione e ampie notizie bibliografiche.

146 147
suspiria /ere continua, furtive orationes, et singultus in ipso etiam lecto do nella sola misericordia di Dio, e di fermarsi finalmente sulla riva della
clarius perstrepentes, ut testantur, quos id minus celare poterat, etiamdu- sicurezza interiore! Si credeva anche che egli sarebbe fuggito in qualche
dum latere volebat. Quotiens diem mortis posuit ante conspectum cordisl modo, perché evitava come la morte tutto ciò che lo allettava dei piaceri
87
di questo mondo. Ci sono ancora molti testimoni della sua vita: quante
Quotiens ad hoc vocis quoque officio prorupit, quod corde molitus est! volte lo hanno visto segretamente afflitto nel cuore e umiliato nello spirito!
Quotiens audivimus eum vehementi gemitu preoptasse id, quod futurum Essi potevano piu ammirarlo che imitarlo. Benché fosse molto· in società,
non tamen sine gravi trepidatione speravit, ut estuosum mundi huim viveva per lo piu come un eremita; è sorprendente, quante volte egli, fra
naufragium in Dei sola misericordia tutus evasisset et in littore tandem commensali allegrissimi, essendo non meno allegro osservava l'astinenza.
securitatis intime constitissetl elapsurtts quodam modo putabatur, ut, qua- Le vesti molli e delicate, alle quali era abituato dalla fanciullezza fino all'età
adulta, le rifiutò molto spesso anche nei palazzi dei re; fra i suoi cortigiani
si mortem, aufugeret totum quod ei in huius mundi deliciis blandiebatur. porporati e i militari luccicanti d'oro egli indossava spesso un modesto ve-
Testes supersunt conversationis eius quam plurimi; quoties eum in secre- stito e pelli contadinesche di pecora. Disprezzava un letto troppo comodo.
to, tarde contrito et spiritu humiliato, persenserant, mirari plus poterant Non andava quasi mai ai bagni, dove i bagnanti ricercano la lucentezza dd
quam imitari. Nam i/le popularis plerumque quasi solitarius uixit; mi- corpo, ciò che è tanto piu straordinario in quanto dalla culla in poi era
stato abituato a questa specie di agi e a un lusso regale. Tutto ciò faceva,
rum dictu, inter convivas letissimos letior ipse frequenter abstinuit. Mol-
a seconda delle circostanze, talvolta apertamente, talvolta di nascosto, per
les et delicatas vestes, in quibus nutritus et ad hominem usque perductus sottrarsi 1lle lodi umane e in pari tempo, però, offrire un esempio ai ·suoi
est, etiam in dominibus regum multoties declinavit; inter purpuratos sottoposti. Infatti molti imparano con le parole, molti di piu con gli esempi.
ministros et milites suos auroque nitidos uilem ipse tunicam et rusticanas Nessuno fu piu umile verso i miti e gli umili, nessuno piu terribile contro
ovium pelles induxit. Lectuli delicias vehementer aspernatus est. In bal- i cattivi e i superbi. Questa sevérità, alla qua]è non ci si poteva sottrarre
in alcun modo, era temuta tanto da quelli del luogo quanto dagli stranieri;
neis cum lavantibus cutisque nitorem quaerentibus · ttix aliquando lotus e chiunque era raggiunto dalla fama della sua grandezza imparava, con
.est; quod eo magis mirum est, quia ab ipsis cunabulis eiusmodi munditiis ordine giusto e assai conveniente, prima a temerlo, poi ad amarlo.
et pompa regia educatus est. Haec autem pro tempore et loco modo palam
modo secretius egit, ut et laudem humanam subterfugeret et tamen sub- Il lettore noterà da sé senza fatica la ricca ornamentazione lessicale,
ditis exemplum hoc agendo preberet. Multi enim tterbis, plus exemplis .. le anafore e le assonanze. Irene Ott, nella sua edizione, enumera le
proficiunt plerique. Apud mites et humiles nemo humilior, contra im- reminiscenze letterarie, che provengono da Claudiano, da Sulpicio Se-
probos et elatos nemo vehementior fuit. Huné terrorem, qui beneficio vero, da Prudenzio e dalla Regola benedettina. Nel nostro passo esse non
obligari non potuit, indigena acque et alienigena formidavit; ~t recto sono numerose né lunghe, ma senza dubbio molti dei motivi riferiti
convenientissimoque ordine omnis, ad quem magnitudinis eius fama per- risalgono anch•essi, quando non c'è un prestito preciso, a una tradizione
venit, primo eum timere, postea consuevit amare. molto antica.
Ruotger comincia con le inclinazioni ascetiche e solitarie di Bruno.
La traduzione suona all'incirca cosf: Esse sono estremamente forti e rigorose, ma sono segrete: solo gli intimi
ne sono informati. Quella attitudine è rappresentata con grande pompa
Era giovane e circondato da ogni magnificenza; eppure oso dire che
desiderasse dissolversi solo per essere tutto con Cristo. Perciò le molte lacri- retorica: espressioni come ut estuosum mundi huius naufrqgium in Dei
me, i sospiri quasi incessanti, le preghiere furtive e i singhiozzi che si sola misericordia tutus evasisset ecc. {si noti la rima col colon seguente)
udivano chiaramente provenire dal suo letto, come attestano coloro ai quali sono pesantemente decorative. Già qui appare uno dei motivi principali:
non poteva celarlo, benché desiderasse che ciò restasse nascosto. Quante il contrasto fra rascetismo e la giovinezza di Bruno, la sua educazione, la
volte pose il giorno della morte davanti all'occhio del cuore! Quante volte
proruppe esprimendo anche· a parole ciò che agitava nel cuore! Quante volte 97
Per questo passo non del tutto chiaro seguo la nuova trnduzione di Ruot,irer in
lo udimmo implorare con grandi lamenti ciò che tuttavia sperava con grave Gesrhichtssdm:ìber der deutsclu:n Vorzeit, v.ol. XXX, cli IRENE ScHMALE-OTT~ Miinster•
trepidazione dal futuro: di fuggire dal tempestoso naufragio di questo mon· Koln, 1954 p. 57.

148 149
sua origine e la sua condizione di potente: anche se non esclusivamente fia contemporànea,ae è qualche cosa di nuovo in forza della dignità, del
ottoniano, certo, questo motivo è tipicamente ottoniano. Poi vengono rigorismo e della spiritualità, ciò che doveva avere grande ·influenza. Il
enunciati i tratti ascetici della condotta esteriore: essi sono efficaci, pla- suo stile è il manierismo retorico tradizionale, né poteva essere altri-
stici nell'ornamentazione (il vestito modesto fra i sontuosi paludamenti menti: ma il manierismo ha il suo çontenuto peculiare, contemporaneo,
del seguito), e ancora viene sottolineato il contrasto con la sua educazione e perciò anche il suo peculiare carattere formale. ·
e la sua posizione. Ma anche nell'ascetismo estériore Bruno evita l'osten-.. In quest'epoca, nella quale cominciano ad agire i riformatori bur-
tazione: egli lo rivela solo quando attraverso l'esempio ricerca l'effetto gundi e lorenesi, nella quale anche per altri versi si desta l'aspirazione
pedagogico. Per il resto egli è amichevole con tutti coloro che sono anèhe al rigorismo e :,illa purezza, ci sono. molti santi contemporanei e descri•
essi modesti; e ciò porta ad un'affermazione inaspettata: contra improbos zioni della loro vita. Lo Zoepf ha dedicato uno studio alla agiografia
et elatos nemo vehementior. Appare ora il principe potente e l'ammini- del X secolo (v. nota 81), che è. apparso nel 1908 e che in complesso è
stratore del potere. Terrore spietato emana da lui: chi sente parlare di ancora eccellente, benché egli non avesse ancora il senso dello stile del-
lui impara, recto convenientissimoque ordine, prima a temerlo e poi ad l'epoca. La forma linguistica e lo spirito di molti fra questi scritti sono
amarlo. Che accostamento, il ritiro ascetico dal mondo e la ferrea severità affini a quelli delle Vite ottoniane: vi manca, naturalmente, la mitizza-
nel manifestare la propria potenza! Il tratto comune è la severità. zione della casa dominante, ma il rigorismo, da una parte, l'aspetto orna-
Non è dubbio che la descrizione si avvicini in complesso alla verità. mentale e manieristico, dall'altra parte, sono molto.simili.
Su un uomo scomparso da poco, che tutti hanno conosciuto, non si può Dalla Vita· del beato Giovanni di Gorze, uno degli uomi~i piu
scrivere nulla che non sia confermato dalla sua fama. E molti indizi influenti della riforma lorenese (morto nel 976)/"' avrei voluto trarre tutta
fanno capire che Bruno era ottimamente tagliato pèr la parte che gli era una serie di esempi : il prologo con le considerazioni sulla dura morte
assegnata dalle circostanze : egli la assimilò rapidamente e assunse di Giovanni, la scena del cilicio della fanciulla, che porta alla sua con-
con naturalezza il comportamento che essa richiedeva. Per lui essa non versione (17), la sezione sui suoi studi (83), qualche cosa sull'ammini-
aveva niente di paradossale. Le correnti ascetiche e riform~trici prove- strazione del convento (95-114), e naturalmente anche qualche cosa dal
nienti da Cluny e da Gorze lo influenzarono ben presto; nella politica resoconto, estremamente interessante, sulla sua missione presso il califfo
ottoniana egli era nato: le une e l'altra poterono essere unite• e si fusero Abdarrahman di Cordova. Benché la scrittura dell'autore sia piu malde-
in un'autodisciplina che offriva eccellente materiale per una descri-
stra che manieristica, la figura di Giovanni è òttimamente delineata : la
zione rappresentativa e sfarzosa. Ritrarsi interiormente dal mondo men-
sua rigorosa umiltà, la sua energia pratica e la irriducibile coerenza del
tre si deve governare e amministrare; condurr.e una vita i:nteriore di estre-
suo comportamento in ogni situazione. Alla fi.µe ho scelto una breve
ma umiltà, e rifiutare i piaceri dei sensi anche nella condot.ta estedore,
scena dei suoi primi tempi in convento, quando egli doveva lavorare
mentre l'azione terrena, il calcolo terreno e la potenza terrena impegna-
sotto un superiore impaziente (74). Eccone il testo:
vano incessantemente le forze: tutto ciò faceva tanto piu impressione in
quanto - se non mi sbaglio - era qualche cosa di nuovo. Fino a quel ... Preposituram monasterii vir venerabilis Fridericus..., et sub eo hic
momento i grandi principi germanici non erano stati asceti, e anzi la
maggior parte dei potentati del primo Medioevo non si erano proprio 89
Poco se ne trova in Widukindo di Corvey, ma si avverte in Rosvita. Sulla conce-
zione del sovrano come conservatore della pace attraverso la giustizia (agostiniano) v.
segnalati, finché dominavano, per moderazione, autocontrollo e dignità ZoEPF, Heiligenleben, p. 86. Ma l'analisi delle idee fondamentali non permette di rico-
spirituale. Il mito otton~ano, quale è voluto da una parte della storiogra- noscere le particolarità del X secolo, perché le idee fondamentali appartengono alla tra•
dizione.
1111
Composta alcuni anni dopo la sua morte dal suo amico Giovanni, abate cli S. Ar-
• Su.Ile relazioni degli Ottoni, specialmente di Bruno, con Gorzc, cfr. KAss1us nolfo;· è incompleta. Testo in MABILLON (Acta Sanctorum OrdiniS S. Benedicti, V, 2),
HALLINGER, Gorze-K/uny, Romae, 1950-51 (Studia Anse/miana), p. 99 ss. e in Mon. Germ., Script., IV, eh<: è il testo da me seguito.

l~O 151

~~-. - - ~.. ---·-·---·---- --------------~---~


domn~s lohannes gerebat. llle ut superior, hunc gravibus verborum con- sce altre cose analoghe e dice che potrebbe (e preferirebbe) raccontarne
tumeliis persepe etiam publice et praesentibus secularibus irritabat. Ilio ancora molte di piu. Perché. questi fatti sono rimasti nella memoria dei
diutfas perstrepente, hic tantum item itemque ad_ satisfaciendum terrae . contemporanei, perché sono considerati degni di essere ripresi, dopo
se sternens, perpetuum tenebat silentium. Cum ille crebro eadem clamort: decenni, nella biografia delruomo creduto santo? La risposta è chiara,
ingeminans, ira fessus iam et in verba deficeret, Iohannis acsi simulacrum l'autore rende se stesso, per mostrare la pazienza, l'umiltà, l'umiliazione
sine voce diu immotus persistertt, ad ultimum columnam vel parietem di se stesso, l'amore di Giovanni verso Dio e verso il prossimo. Ma le
tangens, et ut eis potius verba quam sibi faceret dicens, e conspectu se storie mostrano anche altro: una forza e una disciplina superiori. È vero
proripiebat. llle eo tamquam contemptus incensior, quolibet forte reside- che ciò non risulta abbastanza_ da un solo aneddoto, ma l'impressione
bat. lnde post paululum motu subsidente, uhi placidior ad se mentem si ricava da tutta la Vita. Giovanni è rappresentato, a suo modo, con
redierat, secrccius eodem lohanne abducto, pedibus eius advolutus: Occi- tratti in tutto simili a quelli di Bruno. L'umiltà ascetica è legata a una
distime! aiebat. €um lohannes: Ego in quo?, patientia tua me, dicebat, coerenza rigorosa, quasi spietata, anche nei fatti terreni. Ascetismo e
occidit. Non ita, inquit iste, sed animositas vestra vos occidit. Nec plu• umiltà sono indubbiamente autentici ed estremamente rigorosi, ma il
ribus, lites ilico rumpebantur. rigorismo domina su tutto. La fortitudo è la virtu d9minante di Giovan-
ni. Il biografo yi accenna_ anche quando dice, nel passo testé citato:
Ed ecco la traduzione:
Pacienciam, humilitatem, .reu abiectionem, et quae omnia superat caritatis
Preposto del monastero era il venerabile Federico, e sotto di lui lavorava in Deum et in omnes fervorem, incredibile dictu est quanta fortitudine
il nostro signore Giovanni. Come superiore quello lo provocava con vio- servaverit.01 bta
lente contumelie, anche pubblicamente e in presenza di secolari. Mentre
quello non cessava di gridare, Giovanni si gettava sempre a terra per chie- È vero che fra i santi contemporanei ci sono anche caratteri del tutto
dere perdono e restava del tutto silenzioso. Quando alla fine raltro, conti- diversi da Giovanni di Gorze; e verso la fine del secolo, al tempo di Ot•
nuando a gridare, stanco dall'ira, non trovava piu parole, allora Giovanni, tone III, si trova facilmente qualche cosa di quelfirrequietezza esaltata
che era rimasto a lungo muto e immobile come una statua, alla fine, toc- che può essere indicata dall'esempio della singolare figura del martire
cando una colonna o la parete, diceva che l'altro avrebbe dovuto parlare 112
Adamo di Praga, intimo amico di Ottone III. In ogni caso le tendenze
piuttosto a quelle che a lui, e si sottraeva alla sua presenza. L'altro, ancora
piu furente perché si riteneva disprezzato, si fermava da qualche parte -(?).11 al rigido ascetismo e all'ornamentazione manieristica dello stile sono
Quando poi, dopo un po' di tempo, la sua irritazione si era placata e il suo generali. Esse vanno ùnite nella persona di Ottone III.
animo si era calmato (? ), egli conduceva Giovanni in un luogo appartato Non ho ancora parlato dell'uomo piu notevole di quest'epoca, Silve-
e si gettava ai suoi piedi: "Mi hai ucciso!" diceva. "Come ho fatto?" stro II, il papa con cui Ottone cercò di attuare i suoi piani imperiali
0
rispondeva Giovanni. "La tua pazienza mi uccide/' diceva l'altro. "Ma no,
diceva, Giovanni, "è invece la vostra violenza che vi uccide." E con ciò la lite sovranazionali. Si chiamava Gerberto: Gerherto d'Aurillac, dal nome
era finita. del convento nel quale passò la giovinezza. Era lo spirito piu ricco e il
maestro piu famoso del suo tempo; l'unico matematico, astronomo e stu-
L'espressione latina per la verità è piuttosto maldestra che artistica;
ci sono eccessive perifrasi (gravibus verborum èontumeliis irritare ecc.) 111
bh [È incredibile, con quanta fortezza conservasse la pazienza, l'umiltà, la sog-
gezione, e soprattutto il fervore dell'amore verso Dio e verso tutti.l
e costruzioni troppo serrate : le une e le altre concorrono a suscit.are una • La piu interessante delle sue vite è quella di Bruno di Querfurt, il quale a sua
impressione di rigidità; il semplice svolgimento dei fatti esce quasi fati- volta, come Ad1lberto 1 alcuni anni dopo, apostolo del crisfrmesimo. fu ucc1s0 d11 pag:tni
prussiani. Questa Vita, scritta già all'inizio dell'XI secolo (Mon. ·Germ. Hist. Script., IV,
cosamente dalla lingua. Soltanto il dialogo finale è di una efficacia im• 596-612), presenta molti tratti realistici fra un manierismo estremo. Anche Bruno di
mediata. I fatti, come si è detto, sono molto semplici: il biografo riferi- Querfurt era vicino a Ottone III; un'altra sua opera, Vita quìnque fratrum (i "fratelli
polacchi"), Mon. Germ., Script. XV, 2, I 888, 709-738, contiene molti dati personali e
istruttivi sul giovane imperatore. Bruno di Querfurt offre forse il migliore esempio di
111
O forse: si sedeva da qualche parte. · sermo kumìlis manieristico nella tarda età ottoniana.

152 153
dioso di scienze fisiche importante del mondo cristiano di allora. Aveva cosf pochi tratti manieristici. Gerberto scrive in modo facile ed elegante,
studiato matematica e scienze fisiche in Catalogna, vicino al territorio talvolta con una scioltezza (aisance) quasi ciceroniana; si muove agil-
islamico; ma era anche umanista, collezionista appassionato di mano- mente tra diversi livelli stilistici e quando il testo non è lacunoso o guasto
scritti e ottimo scrittore. A queste qualità intellettuali (essendo di umile lo si può leggere quasi sempre con facilità. Senza dubbio si trovano in lui
origine) egli doveva l'inizib della carriera; ma ben presto si vide che era anche èspressioni che secondo il senso classico sarebbero scorrette, anche
anche un politico molto capace. Come scolastico del duomo di Reims, i consueti flosculi della lingua cortigiana ed ecclesiastica contemporanea,
amico, segretario e consigliere del potente arcivescovo Adalberone, che ma egli non ha mai glosse lessicali e costruzioni contorte, raramente
. proveniva dalla famiglia dei Lussemburgo ed era stato educato a Gorze, assonanze fastidiose. Anche quando scrive nel tono· dell'alta retorica si
egli ebbe una parte decisiva nelle complicate e astute lotte del tempo tratta di una retorica piu ciceroniana che manieristica, e cita quasi esclu-
degli ultimi ciuolingi. Alcuni anni dopo la morte di Adalberone diventò sivamente autori del miglior periodo classico. Il suo stile è precis0 e ben
a sua volta arcivescovo di Reims, ma alla fine non poté restare a quel delimitato, ma anche elastico e sfumato, incomparabilmente piu elegante
posto; si recò in Germania, alla corte ottoniana, e si legò strettamente e ricco di sentimento, per esempio, di quello di Lupo di Ferrières. Egli
a Ott~ne III : egli era già stato sempre vicino alla politica ottoniana. è del tutto isolato nella sua epoca, nella quale per il resto si trovano sol-
Ottone lò fece arcivescovo di Ravenna e subito dopo papa. Mori: nel tanto scrittori maldestri o manieristi. Purtroppo non posso giudica..: t
1003, non molto dopo l'imperatore. Continuò a vivere nella leggenda se questo spirito classico e per cosi dire atticistico si fosse conservato in
come un mago, che avrebbe venduto l'anima al diavolo. Questo com- qualche tradizione di scuola (risalente per esempio a Lupo), cos1 che
pendio, largamente incompleto, dei temi principali della sua biografia Gerberto vi potesse attingere; ma è probabile che anche in questo, come
e
r- fosse la sua.
basta ad indicare che natura. ricca versatile
sotto altri aspetti, egli seguisse una propria via, che per lo stile fosse
autodidatta e attingesse direttamente dagli autori classici: autodidatta,
11 cronista Richero, monaco a Saint-Rémi presso Reims, suo scolaro,
1111 dunque, come Raterio, ma con un gusto del tutto opposto.
ci informa sul suo metodo di insegnamento. Tra l'altro egli riferisce
Non è molto facile scegliere esempi, perché la comprensione del te-
che Gerberto faceva istruire gli allievi da un "sophista," apud quem in
sto per lo piu è legata alla spiegazione di avvenimenti politici molto
controversiis excerentur, ac sic ex arte agerent, ut praeter artem agere complicati. Ho scelto una breve lettera dell'anno 989. A quel tempo la
· vid'erentur, quod oratoris maximum videtur03 bi• (loc. cit. III, 48). Ciò è situazione di. Gerberto era piuttosto difficile. Al principio delranno il
molto caratteristico. Possediamo di Gerberto una raccolta di lettere che in suo protettore e· amico, l'arcivescovo Adalberone di Reims, era morto.
parte egli scrisse in proprio nome, in parte per altri, e che egli stesso riun{ Gerberto credeva di avere dei diritti per la successione: essa era decisa
per la pubblicazione." Non c'è altra opera di quest,epoca che presenti d~l re, e Gerberto aveva avuto una parte considerevole nella proclama-
zione di Ugo Capeto (987). Ma Ugo, che forse diffidava di Gerberto a
• l&herii Historiarum Liber-, Ili, 46-54 (Script. Rer. Germ. in usum scholarum,
cditio altera, Hannoverae, 1877). causa delle sue relazioni ottoniane e che in. ogni caso credeva di non
93 bi• [Perché si esercitassero nelle controversie, e si esprimessero con un'arte tale

da sembrare che parlassero senza il sussidio di alcuna arte, ciò che è il massimo pregio di
dovergli piu usare riguardi dopo la morte di Adalberone, preferf nomi-
un'oratore.] · nare vescovo uri giovane carolingio nato da una relazione extramatrimo-
114 Lettres de G"et-bert, publiées..• par JULIEN H.4-VET, Paris, 1889. Sulle questioni molto
complicate della tradizione e della datazione v. da ultimo KARL P1vEc, Die Briefsamm- niale, di nome Arnolfo, nella ingannevole speranza di riconciliarsi i resti
lung· Gerberts von A.urillac, in "Mitteilungen des osterr. Instltuts fiir Geschìchtsforschung.'' delropposizione carolingia o almeno di dividerli. Gerberto si piegò e rima-
XLIX, 1935, p. 15 ss. Fra l'estesissima bibliografia su Gerberto citerò F1rno1NAND LoT,
Etuàes s,,r• le règne de Hugues Capet, Paris, 1903, i primi capitoli, e anche gli ultimi . se nella sua vecchia posizione presso Arnolfo. Ma indirizzò lettere a
capitoli del suo volume I.es derniers Carolingiens, Paria, 1891. U suo ritratto di Gerberto
mi sembra in complesso il migliore che io conosca. Su Ottone III e Gerberto v. P:sRCY
ERNST ~CHMMM, Kaiser, Rom umJ Renovatio, Leipzig-Berlin, 1929, in particolare p. 92 filr Geschichte des Mittelalters;" VI, 1943, p. 412 ss.; infine HENRJ FocILLON, L'A.n Mii,
ss.; KARL ERDMANN, Das ottonisd1e Reid, als lmf)erium Romanum, in "Deutsches Archiv Paris, 1952, ultimi due capitoli.

154 155
persone influenti dell'ambiente ottoniano esponendo la sua situazione, portu me sistere velit. lgitur de me ac de meis fortunis gavisuri expectent
chiedendo la -ricompensa per i suoi servigi e qualche volta accennando exitium instantis fortunae. Dabo operam pro viribus, nec quicquam
qualche vaga minaccia.86 Ma anche da quella parte non arrivò alcuna eorum quae fieri oporteat intermittam, donec optatis perfruar sedibus,
risposta soddisfacente. Allora accaddero fatti molto strani: Reims cadde, reddamque Deo vota mea in Sion (Salmo 65, 1).
per tradimento, nelle mani del pretendente carolingio, il duca Carlo della Vale, amatissime pater. Valeat frate, Ayrardus. Valeat san_ctissimum
bassa Lorena, zio di Arnolfo. Questi per un certo tempo fece la parte del collegium tibi' subjectum. Meique sitis memores in contemplativis, cum
sorpreso, e inizialmente fu anche trattato da prigioniero; ma subito dopo patre meo Adalberone.
apparve chiaro che egli era d'accordo con lo zio, come piu tardi ammise
Al mio signore · e venerat1ss1mo padre Raimondo, suo figlio Ger-
egli stesso. Dopo un certo tempo Gerberto mise i suoi servigi a disposi-
berto. Tu vuoi sapere in quale .porto io conduca la mia nave, ora che
zione dei due carolingi e. scrisse lettere anticapetinge, contraddicendo il il · pilota è perduto, carissimo padre, e quale sia la situazione nello
118
suo passato atteggiamento politico. Di H a poco si penti, fu accolto a Stato franco {francese). Avevo deciso di non allontanarmi mai dal servizio
braccia aperte dal re Ugo, e -dopo. qualche mese Reims, ancora per tra- e dal consiglio del mio beato padre Adalberone, ed ora all'improvviso sono
dimento, fu riconquistata a Ugo. I due carolingi furono presi e incarce- stato privato di lui in modo tale che avevo paura di sopravvivergli perché
eravamo un cuore e un'anima sola; persino i suoi nemici non credevano
rati, Arnolfo fu deposto da un sinodo francese, e allora Gerberto diventò che egli fosse scomparso, vedendomi sopravvivere. Mi denunziarono all'in-
arcivescovo di Reims; ma questa nomina non gli doveva procurare trop- vidia di Carlo, che allora come ora tormentava la nostra patria, dicendo
pe gioie. che io depongo e nomino i re. E poiché ero legato alle sorti dello Stato,
Pochissimo tempo dopo il colpo di mano del duca Carlo su Reims, mi trovavo in pericolo insieme con lo •.Stato, cosf come anche nel tradi;.
mento ·della nostra città (Reims) fui parte importantissima della preda. Que-
Gerberto scrisse la seguente lettera all'abate del convento di Aurillac, dal
sto avvenimento fece rinviare il mio viaggio in Italia, dove si trovano an-
quale egli proveniva ": · cora gli organi e la maggfor parte della mia suppellettile.". Infatti non po-
temmo _resistere all'improvviso mutare della sorte, e la divinità non ha
Domino et reverentissimo patri Raimundo, Gerbertus filius. Quo ancora rivelato in quale porto desidera che io vada a fermarmi. Cos{ co-
in portu agam navim gubernatore amisso, scire vis, dulcissime pater, et _loro eh.e partecipano alla mia sorte (o propriamente: che si rallegreranno
della mia buona sorte) dovranno aspettare l'esito della crisi presente. Secondo
quinam sit status in Francorum republica. Ego cum statuissem non di•
le mie forze io mi adoprerò e non tralascerò niente che sia necessario, finché
scedere a clientela et consilio patris mei beati Adalberonis, repente sic io goda della sede desiderata e renda a Dio la mia lode in Sion.
eo privatus sum, ut me superesse expavescerem, quippe cum esset nobis Addio, amatissimo padre. Saluta il fratello Ayrard. Saluta la santa co-
cor unum et anima u·na. (Att. Apost., IV, 32), nec hostes eius eum puta• munità che da te dipende. Nelle preghiere ricordatevi di me e del padre
rent translatum, cum me superesse viderent. Me ad invidiam Karoli, mio Adalberone.
nostram patriam tunc et nunc vexantis, digito notabant, qui reges depo-
Il lettore esperto ammirerà la chiarezza e la dolce eleganza ritmica
nerem, regesque ordinarem. Et qui rei publicae permixtus eram, cum re
(suavitas) con cui i temi sono connessi: il lutto per Adalberone, la de-
publica periclìtabar, velut in proditione nostrae urbis pars praedae maxi•
scrizione indiretta della propria posizione di potenza, i pericoli della si~
ma fui. Eaque res iter meum in ltaliam penitus distulit, uhi et organa
tuazione presente, il riserbo per il futuro immediato, le pie espressioni
conservantur, et optima portio meae suppellectilis. Non enim potuimttS finali. L'ammirazione è tanto maggiore se si sono letti molti altri autori
obsistere praecipiti f ortunae, nec divinitas declaravit adhuc, quonam in contemporanei. Le arti di Gerberto sono di una semplicità magistrale.
lffl HAVET, Lettera 158, alla fine. 118
In precedenza Gerberto era stato nominato abate di Bobbio da Ottone II, ma dopo
116 È vero che già al tempo di Adalberone era stato in relazione con Carlo di Lo-
la morte di Ottone non si era potuto trattenere ed era tornato a Reims. Una parte della
rena, cfr. HAVET, Lettera 122. sua proprietà era rimasta là, ed egli portava ancora il titolo di abate di Bobbio.
117
liAvET, Lettera 163.

156
Il movimento grazioso· del primo periodo, per esempio, è ottenuto se- La lettera mostra molto chiaramente il carattere di Gerberto: egli
parando le due interrogative indirette con la proposizione principal~ non si rivela mai piu autentico e attendibile che nelle lettere agli
scire vis, dulcissime pater. Per il resto tutto è perfettamente naturale, amici di Aurillac. t pieno di sentimento, espressivo, delicato; consa-
l'immagine della nave e del porto è un topos comune, impiegato col pevole della sua superiorità, senza però essere fastidiosamente vani-
massimo di semplicità. E chiarissima, né amplificata né troppo com- toso; molto naturale, ma anche fin troppo abile e calcolatore. A que-
pressa, è. la descrizione dello stato di cose. Gli isoco~a e le antitesi sto proposito è importante osservare che l'abilità e il calcolo non sono
sono naturali, ·i. trapassi dolci, e il leggero alternarsi degli alti e bassi al servizio di una causa che gli stia a cuore, ma sono al servizio del
ritmici ha unà grazia perfetta. Lo spirito di questo stile è classico; suo personale vantaggio. Non si può negare che per quasi tutta la vita
la fusione di pia cordialità e di amabilità produce un effetto comples- Gerberto fu uµ intrigante politico privo di un'idea politica. Certamente
sivo che è conosciuto piu tardi, soprattutto in Francia, come umanismo era capace di sentire inclinazioni personali: non. avrebbe tradito Adal-
cristiano. berone in nessuna circost~nza, e fin da principio aveva avuto un certo
Il·lettore noterà anche che Gerberto rinvia la risposta •alla domanda attaccamento per la casa ottoniana; ma entr~ questi limiti egli era un
su ciò che egli pensa di fare. La lettera parla cli irrequietezza e di crisi, giocatore ambizioso, che si serviva delle idee a seconda del vantaggio
ma l'uomo che la scrive evidentemente non è molto inquieto. Egli va- che sembravano recargli. È difficile stabilire nei particolari fin dove
luta la situazione ed esamina quel che se ne può ricavare. Forse egli ha arrivasse la sua mano; in complesso è certo che in politica non aveva
già portato a termine le sue ponderazio~, ma non ritiene ancora giu- scrupoli ed era straordinariamente abile; talvolta troppo abile, fino a
sto manifestarle. Chiama ancora il duca Carlo l'uomo che "tormenta" riportare per questo parecchi insuccessi. Affascinava col suo spirito i
o "agita" il paese, e definisce tradimento la Sòrpresa di Reims. Ma suoi scolari e amici, ma per il resto anche nel suo ambiente era perse-
Carlo non è annoverato fra i "nemici": i nemici sono 'invece quelli guitato da odio e invidia. Per suscitare odio e in vidia basta vano già la
. che lo calunniano presso Carlo. E soprattu~o è incerto quonam in portu. sua superiorità intellettuale e la sua carriera, assolutamente eccezionale
divinitas me sistere velit, e in luogo di ulteriori precisazio.Qi si hanno per un monaco di umile origine: ma un uomo come lui avrebbe po-
pii flosculi. Si può supporre che vi fossero già offerte da' parte caro- tuto possedere una saggezza e una. purezza cosf luminose da impedire
lingia. Ugo aveva fatto uno sbaglio quando, dopo la morte di Adal- il sorgere di quei sentimenti. Egli non le possedeva; non aveva neppure
berone, dietro al quale si t(ovava l'aristocrazia lotaringia, aveva pen- la forte coscienza di un Raterio, che gli avrebbe permesso di guardare
sato cli poter trascurare Gerberto. Niente di piu naturale che Carlo dentro di sé. Qualche volta si ha l'impressione, specialmente nella sua
e Arnolfo cercassero• di trarre vantaggio da questo errore e assicurarsi , lotta per l'arcivescovato di Reims, che quest'uomo meravigliosamente
i servigi di un uomo la cui abilità diplomatica e pubblicistica rasen- dotato metta una ingenuità quasi sincera, come tanti individui di minor
tava il meraviglioso. Dapprima i loro .tentativi ebbero successo. Al- levatura, nel considerare buono e giusto ciò che gli serve. Per essere
cune settimane, forse soltanto· pochi giorni dopo la lettera all'abate di grande gli manca qualche cosa che non si può esprimere facilmente,
Aurillac, Gerberto cominciò la sua attività al servizio di Carlo. Ma ma al confronto del grottesco e scurrile Raterio egli appare privo di
intanto il partito avversario si era accorto del suo sbaglio, e furono av- sostanza e quasi superficiale.
viate trattative per rigt:Jadagnare Gerberto. È difficile stabilire se ·le Per sua fortuna, direi, alla fine perse la battaglia per Reims, andò
offerte dçl partito di Ugo fossero piu allettanti, se Gerbertd non avesse in Germania e diventò amico e consigliere di Ottone III. Da quel mo-
vera fiducia nella causa cli Carlo e Arnolfo, o se egli si fosse ·pentito, mento in poi le sue lettere cominciano ad avere quel che prima vi
come poi raccontò efficacemente: forse tutti questi motivi agirono in- mancava: l'unità e la grandezza. Non è dubbio, a mio parere, che fu H
sieme. In ogni caso il suo passaggio alla parte carolingia fu soltanto fascino di Ottone che attrasse nella sua sfera il vecchio incantatore e
un breve episodio. cortigiano e gli dette un contenuto che per l'innanzi gli mancava.

158 159
Ottone, il sassone e greco, allora diciassettenne, non aveva ancora certo bcnevolentiae vestrae qua in sempiternum digni vestro judicamur obse-
raggiunto il suo equilibrio, era ancora troppo a~sol~tisti:o nelle sue quio, fortasse votis, sed respondere non ualemus meritis.. .100 bi•
idee e nei suoi obiettivi, si abbandonava a emozioni pericolosamente Ancora piu caratteristico è un altro testo famoso. Esso appartiene
11
forti; ma tanto dalle sue vicende quanto dai pochi detti, a volte mal- alla dedica,1' indirizzata all'imperatore, dello scritto De rationali cl
destri e spesso manierati,- che si possono far risalire con certezza a lui, ratione uti, che Gerberto aveva composto per desiderio di Ottone, e
parla un cuore ricco, amabile, appassio_n~to e aud:ce. L'influ:nza di suona: ,, .• quae de hac quaestione concepì, breviter describo, ne sacrum
Gerberto su di lui fu certamente grand1ss1ma; grazie al suo sule clas- palatium torpuisse putet Italia, et ne se solam jactet Grecia in imperiali
, sica quasi puro Gerberto poté formulare certe idee decisive di Ottone philosophia et Romana potentia. Nostrum, nostrum est Romanum im-
in modo tale che questi non vi sarebbe riuscito. Ma senza Ottone Ger- perium. Dant vires ferax frugtlm Italia, ferax militum Gallia et Ger-
berto non avrebbe concepito queste idee. D'altra parte Gerberto, come mania, nec Scithae desunt nobis fortissima regna~ltl',1 N aster es, Caesar, ·
consigliere di Ottone, è molto piu che un semplice cortigiano capace: Romanorum imperator et auguste, qui summo Grecorum sanguine
]'entusiasmo con cui egli approva le idee di Ottone è innegabile e sor- ortus, Grecos imperio superas. Romanis hereditario iure imperas, utros-
prendente. Ciò appare chiaro subito all'inizio de~la. co:laboraz~one. Ot- que ingenio et eloquentia praevenis.103
tone aveva mandato a Gerberto una lettera d1 mv1to: egh doveva 11 cenno polemico contro la corte bizantina, che non voleva ricono-
istruirlo e consigliarlo, aHmentare la scintilla di grecità che c'era in scere l'impero ottoniano,1'" provoca il grido trionfale con la geminatio
lui. La lettera d'invito è manierata fino all'assurdo, ma- affascinante della parola iniziale: nostro, nostro è l'imperium romano: non solo
per il modo modestamente discreto, leggermente umoristico, con cui perché siamo noi che possediamo le provincie piu .famose di quell'im.;.
00 105
Ottone sembra cercare di cattivarsi Gerberto. Nella risposta di quest'ul- pero, ma anche perché tu sei nostro, Cesare, nato dal piu nobile san-
timo si legge: U bi nescio quid divinum exprimitur, cum homo gene:·e gue greco, attraverso l'eredità degli imperatori romani, che superi per
Grecus, imperio Romanus, quasi hereditario jure thesauros sibi Greciae ingegno romani e greci. È uno. straordinario documento per la ·ricca
àc Romanae repetit sapientiae. Paremus ergo, Caesar, imperialibus
edictis cum in hoc, tum in omnibus quecumque divina majestas vestra . ioo " 11 [Alla vostra eminentissima benevolenza, che ci giudica degni in eterno del
vostro rispetto, possiamo corrispondere forse nei desideri, ma· non nei meriti.]
decreverit ...100 101
HAvET, appendice -II, p. 236 ss.
10l! L'omaggio delle nazioni si trova anche nell'arte ottoniana, per esempio nell'Evan-
La formulazione genere Grecus, imperio Romanus, e in generale geliario di Ottone III (Miinchener Staatsbibliothek, cod. lat. 4453), e in un ritratto di
tutto il primo periodo, è perfetta : dovette arrecare al lettore Ottone Ottone II su un foglio di Chantilly, Museo èondé. Illustrazioni in H. }ANTZEN, Ottoni-
sche Kunst, Miinchen, 1947 (tav. 87 e 88); anche in H. Foc1LLON, L'An Mii, planchc
la stessa gioia che Gerberto aveva provato nello scrivere. Inoltre è in- XIX, p. 130. Sull'argomento dr.· anche K. ERDMANN, Das ottonische Reich ·als lmperium
teressante osservare come lo stile di Gerberto, non solo in questo pe- Rom(lnum cit., p. 412 ss., in particolare 242 ss.
:soa [Espongo brevemente quanto ho pensato sull'argomento, affinché il sacro palazzo
riodo ma in tutta la lettera, specialmente al principio, si adegui alla non pensi che l'Italia sia intorpidita, e la Grecia non si vanti di possedere essa sola la
fifosofia imperiale e la potenza romana. Nostro, nostro è l'impero romano. Le forze
magnificenza ieratica dello stile ottoniano. Esso resta chiaro come sem- sono offerte dall'Italia, feconda di messi, dalla Gallia e dalJa Germania, feconde di soldati,
pre, ma le parole e le cadenze cominciano a luccicare: Supereminentì né ci mancano i fortissimi regni scitid. Sei nostro, Cesare, imperatore augusto dei
Romani, che, nato dal fiore della stirpe greca, domini sui Greci. Sui Romani domini per
diritto ereditario e tutti superi per intelletto ed eloquenza.]
90 Cib è fatto per complimento, perché _Gerb~rto ~veva ~fferto i -~uoi servigi.-. O~to~c * La concorrenza fra la· cultura dell'impero occidentale e dell'impero bizantino na-
desidera specialmente essere istruito nell'ar1tmet1ca_ d1 B~ez10. A c10 soprattu~t~ si rifen• turalmente è già carolingia. Un passo caratteristico risalente all'età di Carlo il Calvo,
scono le parole Romanae... sapientiae; ma la loro intenzione va oltre. - Testi in HAvET, di ER1co »I AuxERRE (Poetae latini aevi Carolini, III, p. 429}, si trova citato in R.
Lettere 186 e 187. . . R. BEzzou, Le, òrigines et la formation de la littbature courtoise en Occident, p. 202,
100 (C'è qualche cosa di divino, nel fa:to che _u_n uomo. gr~co. per o:1gine, romano n. 1: Luget hoc Grecia novis inr1idiae aculeis lacessita... [Di ciò piange la Grecia, punta
per imperiale autorità, rivendica a sé quasi p~r dm~to ~re_d1_tano .' ~esor.1 della cultu:a da nuova invidia ...].
17
greca e romana. Accogliamo dunque, Cesare, 1 vostri editti imperiali e m questo e m U1C1 Scitha ("lo scita ) si riferisce all'espansione slava degli Ottoni, Gallia al ducato
tutto cio che la vostra divina maestà vorrà decretare.] di Lorena, fra la Mosa e il Reno.

160 161
coscienza storica dell'impero ottoniano. E per di piu l'arcivescovo e fu- un asceta, Liutprando né asceta né riformatore, e Gerberto in origine
turo papa dimentica qui del tutto i contenuti cristiani di questa co- non è un manierista.
scienza storica. Qui è un caso, ma in realtà Gerberto-Silvestro è piu Dovremo partire da un'osservazione molto generale, ossia dal fatto
lontano di altri amici dell'imperatore da questo lato della renovatio che tutti gli scritti del X secolo dei quali qui abbiamo parlato si oc-
mistica. cupano di fatti contemporanei: o lottando polemicamente e satirica-
Qui lo stile di Gerberto è diventato ottoniano: la suavitas e la mente contro la decadenza, o celebrando coloro che erano considerati
scioltezza sono scomparse, e questo tipo di sublimità non ricorda pio. superatori di quella decadenza. Con ciò diciamo che, dopo il crollo
Cicerone. Allegorie e astrazioni molto brillanti, accompagnate da epi- dell'ordinamento carolingio, almeno in singole persone cominciò_ a
teti sfarzosi, hanno l'effetto di pietre preziose in un oggetto ornamen- farsi piu penetrante l'osservazione delle condizioni contemporanee, e
tale, le clausole sintattiche si svolgono vigorosament~, e domina dap- sorsero i primi inizi di quella coscienza che poi per secoli doveva do-
pertutto la dovizia della maestosità entusiasta. Gli appelli, trionfali_ (no- minare l'Europa: la coscienza della grande distanza esistente fra le
strum est, noster es) sono seguiti da enumerazioni ornamentali; al pri- condizioni del mondo e il modello di una società cristiana· di una
mo seguono i paesi, col verbo enfatico all'inizio, e poi anaforicamente: società cristiana che in ultima analisi non poteva avere altro' modello
Dant vires ferax ..., ferax ..., nec desunt ... ; al secondo, rivolto all'impera- p~li~co ~e no~ fimpero romano, sul cui terreno e nel cui quadro il
tore, dopo la serie dei titoli .in vocativo segue l'elogio in forma di tri- cr~st1anes1mo s1 era diffuso. Sono soltanto i primi inizi di questa co-
plice frase relativa, ancora rafforzata da un colon aggettivale. scienza, spesso mescolati a un egoismo particolaristico, o unicamente
Fino a poco tempo fa il X secolo, posto fra la fioritura carolingia riferi~i alla propria particolare situazione, spesso non legati ancora a
e la grande epoca delle riforme, era ancora piuttosto trascurato; ora un piano generale di riforma; e quando si forma un piano di questo
l'interesse per esso si è ridestato. In mezzo al latino tardo, alla dipen- genere, esso non abbraccia tutto il complesso dei problemi che ne de-
denza dalle regole scolastiche antiche e tardo-antiche, alla rigida e spesso rivano. Spesso non si tratta di altro che di una coscienza che aguzza
vuota pedanteria retorica, appaiono qui i primi inizi di una forma pe- lo sguardo e stimola l'espressione. i;: piu che naturale - che ciò avve-
culiarmente nuova. Afferrarla e descriverla è difficile; le figure che si nisse proprio ora, quando per la prima volta si era avuto, innegabil-
presentano come rappresentanti della vita letteraria non sono numerose mente, un contraccolpo generale, la perdita di qualche cosa che si era
già raggiunto, cioè dell'ordinamento carolingio. Qualche volta firre-
e non hanno reali rapporti fra loro: esse sono disperse su tutta l'Europa I qu~etezza ~oral': è limitata e superficiale come nell'italiano Liutprando,
originariamente carolingia, cos{ da formare uno strato internazionale,
cosi che s1 mamfesta soltanto l'aspetto polemico e satirico; altre volte
ma molto sottile; le tendenze che queste persone seguono e dalle
essa prevale con tanta forza da portare a un ascetismo radicale. Ma
quali esse sono stimolate a esprimersi non sono molto unitarie, né
dappertutto si ha alla base uno sguardo piu acuto per le condizioni
chiaramente comuni a tutti, né sviluppate in ciascuno fino a formare
contemporanee e, in persone dotate per questo, uno stimolo per la
una tangibile unità. Chi vorrebbe tentare di formulare con esattezza volontà di esprimersi.
quel che è comune a Raterio, Liutprando, ai biografi ottoniani, ai ri-
Lo· strumento di questa volontà era il latino; o per lo meno tutti
formatori lorenesi e a Gerberto, per non dire di coloro che non ab-
i rel~tivi documenti a noi conservati sono in latino. Non sappiamo co-
biamo nominato o che abbiamo menzionato solo di passaggio? Nessun
~e s1 ~arlasse (nei sinodi, per esempio, a quel tempo spesso si parlava
movimento unitario di idee li unisce o li contrappone su fronti diversi; già la lmgua popolare), ma quel che veniva detto si scriveva in latino.
né si può dire che essi siano sostenuti da un movimento di larghi strati Il contenuto da esprimere era att1!ale e molto spesso straordinario
popolari. Qui, nel corso dell'esposizione, abbiamo sottolineato il lato superlativo, ricco di sensazioni fortissime e di fatti inauditi· esso si
ascetico, riformatore, manieristico; ma Raterio non è propriamente apriva la strada attraverso il latino, la cui tradizione non era' di osta-

162 163
colo: essa offriva una grande libertà nella disposizione delle parole, III. Camilla o la rinascita dello stile elevato
modelli retorici per servirsi di questa libertà, un patrimonio_ lessicale
ricco e capace di permettere effetti sorprendenti, e infine un'infinità
di figure ritmiche. Il làtino of&iva- inoltre l'esempio stilistico degli
scrittori antichi e tardo-antichi, ma soprattutto il testo della Bibbia coa.
le sue infinite possibilità di interpretazioni tipologico-allegoriche. ·Oc-
correva dottrina, per padroneggiare tutti questi mezzi; l'inclinazione
espressiva spontanea e la dottrina dovevano congiungersi, agire l'una
sull'altra, per produrre l'espressione. Pochissime persone potevano arri-
vare a una propria originalità, ed è facile capire che in queste circo-
stanze la maggior parte degli scrittori scrivevano in uno stile che si
può capire e valutare soltanto se si tiene conto di molti presuppostL Ma
. tanto maggiori erano gli effetti• che si potevano ottenere quando l'origi-
nalid. della persona o la passione contenuta nell'oggetto dominavano
il manierismo retorico, o anche lo .piegavano al proprio servizio, come
nel caso di Raterio.
Va ancora detto che quasi tutte, le persone e tendenze di cui abbia-
mo parlato in questo contesto erano in relazione con la corte otto-
niana. Essa non era soltanto l'unico centro politico importante (la
Francià era troppo· profondamente divisa, la corte papale impotente e
screditata), ma possedeva anche, a partire da Ottone I e -Bruno di
Colonia, una forza di irradiazione spirituale. Fra i riformatori religiosi
e gli Ottoni non c'era ostilità: al contrario, le influenze dei riforma-
tori sullo spirito di questa corte erano profonde e significative. Attra•
verso gli Ottoni il manierismo dello stile del tempo raggiunge una
specie di unità. Essa non resta immutata: Ottone III e i suoi amici
portano un tono nuovo; ·ma è conveniente e giustificato definire otto•
niano lo stile letterario della seconda metà del X secolo. Ciò natural-
mente non ha molta importanza: la parola ha soltanto il vantaggio
di riassumere qualche cosa che altrimenti, per mezzo di una quan-
tili di determinazioni (come ascetico, ornamentale, manieristico, ecc.),
non si riuscirebbe a esprimere in modo ·soddisfacente.

164
(Peri hypsous, IX, 2)

Alla fine del VII libro dell'Eneide di Virgilio, quando gli alleati
chiamati da Turno per combattere contro Enea arrivano nella città del
re Latino, compare per ultima una figura di amazzone, la vergine re-
gina dei Volsci Camilla. i' versi che descrivono il suo arrivo chiudono
relencazione degli eroi e delle genti ausonie, e con essi si chiude il
libro. Essi suonano come segue (VII, 803-817):

Hos super advenit Volsca de gente Camilla


agmen agens equitum et florentes aere catervas,
bellatrix; non illa colo calathisve Minervae
femineas adsueta manus, sed proelia virga
dura pati cursuque pedum praevertere ventos.
/Ila vel intactae segetis per summa volaret
gramina, nec teneras cursu laesisset aristas,
vel mare per ,medium fluctu suspensa tu menti
ferret iter, ·celeris nec tingeret aequore plantas.
Illam omnis tectis agrisque effusa iuventus
turbaque miratur matrum et prospectat euntem
attonitis inhians animis, ut regius ostro
velet honos levis umeros, ut fibula crinem
auro internectat, Lyciam ut gerat ipsa pha,.etram,
et pastoralem_ praefixa cuspide. myrtum.
L'ultima a la rassegna vien Camilla
ch'era di Volsca gente una donzella,!
non di conocchia o di ricami esperta,
ma d'armi e di cavalli, e benché virgo,
di cavalieri e di caterve armate
1
[ll sublime è la risonanza di una grande anima.]

167
gran condottiera, e ne le guerre avvezza. ma al suo effetto sugli accorrenti spettatori. Ma il motivo del movi-
Era fiera in battaglia, e lieve al corso mento continua, prospectat euntem, e non ci si sofferma sui sentimenti
tanto, che quasi un vento sopra l'erba degli osservatori: ci vien detto soltanto che essi sono stupiti, e che cosa
correndo,. non avrebbe anco de' fiori guardano stupiti: Camilla che passa, le spalle delicate nella porpora
tocco né dc l'ariste il sommo a pena;
non avrebbe per l'onde e per gli flutti regale, la faretra licia che ella porta, e l'asta di mirto da pastorella
del gonfio mar, non che le piante immerse, con la punta di ferro ·di una lancia. Poi il silenzio, Camilla è passata.
ma né pur tinte. Per veder costei Il lettore, che invito a leggere con attenzione quanto precede perché
uscian de' tetti, empiean le stt:ade e i campi legga con attenzione anche i versi di Virgilio, avrà osservato che non
le genti tutte; i giovini e le donne
stavan con meraviglia e con diletto
si tratta di una descrizione sistematica, nella quale vengano come giu-
mirando e vagheggiando quale andava, stapposti tutti i particolari, o molti particolari, sulla figura di Camilla.
e qual sembrava: come regiamente, Al contrario, i particolari f!nunciati sono pochissimi. In altre occasioni
d'ostro ornato avca 'l tergo, e 'l capo d'oro; simili Virgilio ama, se non proprio accumulare i tratti particolari, al-
e con che disprezzata leggiadria meno accennare qualche cosa sulrorigine, la preistoria e i legami mito-
portava un pastoral nodoso mirto
con picciol ferro in punta; e con che grazia logici dei suoi eroi. Lo fa anche nella descrizione degli altri alleati
se ne gfu. d'arco e di faretra armata. di Turno, che precede immediatamente, e in ciò segue la tradizione
(trad. di Annibal Caro) epica. Per Camilla non c'è neppure questo, almf!no in questo passo;
se ne riparla piu tardi, nell'XI libro, v. 535 ss., quando la dea protettrice
Questo brano di poesia antica è accuratamente costruito e ricco di di Camilla, Diana, ne riferisce per suo conto. Ma qui Virgilio, certo
assonanze e figure sintattiche. Dopo i due versi iniziali, che annun- con intenzione, ha detto .soltanto ciò che conviene all'azione dell'ap-
ciano l'arrivo, il nome e l'attività presente (il procedere alla testa de1le parire e del passare, e che rende anche piu irresistibile la forza e la
squadre di cavalieri), esso è composto da tre periodi anaforici: non leggerezza del movimento: l'apparizione, la rappresentazione dei movi-
illa ..., illa ..., illam ... ; essi descrivono la particolarità dell'apparizione di menti possibili, che non toccano il suolo, qualche cosa su quel che
Camilla. Sono introdotti dalla _apposizione bellatrix, vigorosamente iso- vedono gli spettatori; per chiudere con la forza pacata dell'ultimo verso,
lata all'inizio del terzo verso, che dà il tema. Il primo periodo anaforico quello del virginale bastone agres~e con la pùnta di lancia, iÌ cui ·con-
(non illa) commenta direttamente il tema, con una forte antitesi (non tenuto e ritmo danno al lettore l'impressione che esso riassuma la
illa colo ..., sed proelia virgo/dura pati); nella quale specialmente la po- grandezza, la commozione e la contraddi~torietà di tutto ciò che pre-
sizione sintattica e metrica di queste ultime quattro parole rappresenta ~ede. Un movimento imperioso eppure dolce, come quello di Camilla,
un massimo di concentrazione; esso conduce direttamente allo svolgi- riempie i versi che parlano di lei. E tutto è pacato, chiuso in se stesso,
mento del motivo del movimento (cursuque pedum praevertere ventos),
senza la minima riflessione, pura apparizione; e nella pura apparizione,
che già era echeggiato nei suoni della sfilata nel secondo verso (agmen
poi, c'è il carattere, e c'è anche, innegabile anche se indimostrabile, il
agen.r equitum ...), e al quale è tutta dedicata la seconda anafora. Que-
destino di questo carattere: è un brano perfetto di antica poesia classica.
sta dipinge, al congiuntivo, le possibilità di movimento suggerite dalla
Versi come questi non possono essere fatti senza arte e senza inten•
,·ista di Camilla: è una coppia meravigliosamente equilibrata nel ritmo,
di membri simmetrici ma leggermente variati (isocola): Illa//vel ..• zione, ma non nel senso che tutti i particolari siano sempre calcolau.
per summa volaret.... nec teneras ... .laesisset...1/vel medium Jerret ... cele- Una simile ricchezza di figure felici è concepita come un tutto dal
ris ·nec tingeret ... Da questo momento cambia il punto di vista. Il terzo poeta esperto e legato al suo oggetto, per quanto possa intervenire la
periodo anaforico non sembra servire piu direttamente all'apparizione, scelta e la correzione .successiva. Tutta questa ricchezza è unità, e in

168 169
quanto tale agisce con semplicità; ma la semplicità non è un principio, qui de V ulcane estoit rei.ne,·
bens{ un risultato. . Camille ot nom la damoisselle,
Quasi 1200 anni piu tardi, nel decennio fra il 1150 e il 1160, un a mervoille par estoit bele
uomo bene istruito e dotato, di formazione ecclesiastica, scrisse in Nor• et molt estoit de grant poeir;
mandia un poema su Enea' in ottonari francesi a rime baciate. Non ne fu /eme de son savoir.
. sappiamo il suo nome, ma in ogni caso egli era in stretti rapporti M olt ert sage, proz et cortoise
con la corte dei Plantageneti, dove era in via di formazione l'epica et molt demenot grant rù:hoise;
cortigiana e dove essa trovava dei mecenati. In questo periodo di na• a mervoille tenoit bien terre;
scente · poesia cortigiana i soggetti antichi erano molto apprezzati; piu el fu toz tens norrie an guerre
tardi essi furono respinti in secondo piano dalle leggende celtiche. Che et molt ama cl1evalerie ·
la cultura dell'élite feudale non potesse sorgere senza il concorso dei et maintint la tote sa vie.
religiosi, appare particolarmente chiaro dalle sue primissime opere, i Onc d'ovre a feme ne ot cure,
tre romanzi classici a noi conservati 1 - 1 •; infatti soltanto poeti di educa- ne de filer ne de costure;·
zione ecclesiastica potevano avere fatto letture cosi ampie, o anzi pote- mialz prisoit armes a porter,
vano semplicemente aver fatto delle letture. I laici, anche quelli che a tornoier et a joster,
appartenevano agli ambienti piu. elevati della società feudale, non leg- ferir d'espee et de lance:
gevano; intorno al 1150 pochissimi di essi erano padroni dell' a.rte di ne fu /eme de sa vai/lance.
leggere e scrivere. Lo jor ert rois, la nuit raine
L'Enéas antico francese è un'opera importante che ebbe molta in- ja chanberiere ne meschine
fluenza:; J '.poeti cortigiani .della seconda metà del XII secolo, Chrétien anviron li le jor n'alast,
de Troyè~, Gautier d'Arras, Marie de France, hanno imparato .molto ne ia la nuit nus hom n'entrast
e
da esso, ancora nel XII secolo esso fu imitato e ulteriormente parafra- dedanz la chanbre ou ele estoit;
sato. da Heinrich von Veldeke, il fondatore dell'epica cortigiana te- tant sagement se contenoit
desca. Ma l'influenza francese del poeta di Enea non derivava tanto n'en darriere ne. en davant,
dalla. S~;:l; .imitazione virgiliana quanto dalla sua trattazione degli epi- que ne en fet ne en sanblant
sodi. à-11:iòrosi, per i quali il suo maestro non era Virgilio, ma Ovidio; i peust an noter folie,
:ì~- 'questo poeta comp~re per la prima .volta la casistica amorosa piena ia tant n'eust vers li envie.
dì scherzo e di civetteria,. che deriva da Ovidio e sarà imitata dapper- De biau,té n'ert o li igaus
tutto nell'epica cortigiana. nule /eme qui fust mortaus,·
L'apparizione di Camilla si trova. anche nell'Enea antico francese lo front ot blanc et bien traitiz,
1
(v. 3959 ss.). La descrizione è molto lunga; riportiamo qui l'inizio: la greve droite an la vertiz,
les sorciz noirs et bien dolgiez,
Enprés i vi~t une meschine, les ielz rianz et trestoz liez;
biaus ert li nes, anprés la /ace,

1 t>h
Oltre all'En!as il Roman de T'1èbes, probabilmente un po• piu antico, e il poco car plus bianche ert que nois ne giace,·
piu recente Roman de Troie. entremellee ert la color
2
· Ed. J. J. SALVERDA DE GRAVE, 2 voli., Paris, 1925, 1929 ("Classiques français 'du
moyen-lge.") · avenalment o la blanchar;

170 171
molt · ot bien faite la bochete, meravigliosi. Nella descrizione del cavallo il meraviglioso sfiora il grot-
n'ert gaires granz, mes petitete, tesco. Ed ecco come si chiude l'argomento (v. 4085 ss.):
menu se"ees ot les denz,
plus reluisent que nus argenz. Camille t1int molt richement
Que diroie de sa bialté? an l'ost et amena grant gent:
An tot lo plus Ione jor d'esté bien ot o soi de chevaliers
ne diroie ce qu'en estoit, desi que a quatre milliers.
de la biauté que ele avoit, Quant a Laurente t1int erranti
ne de ses mors, de sa bonté, temolte ot an la t1ille grant,
qui vallent mielz que la bialté. borjois monterent sus as estres,
Molt par est bele la ra'ine. dames, meschines as fenestres,
V ers l'ost chevalche la meschine,· et esgardoient la pucelle
chevous ot sors, lons jusqu'as piez, qui tant ert proz et tant ert bele.
a un fil d'or les ot treciez; ... A grant mervoille lo tenoient
tote la gent qui la t1eoient,
Poi venne una fanciulla, che era regina di V ulcania. Camilla si chiamava qu'el se deust onques combatre,
la donzella, era meravigliosamente bella e aveva un grandissimo potere; joster ne chevali~r abatre.
non eera donna di uguale sapienza. Era saggia, valorosa e cortese e possedeva Parmi Laurente tr,espassa,
una grandissima ricchezza; reggeva molto bene il suo paese. Era sempre
de l'autre part se herberja;
abituata alla guerra e amava molto la cavalleria e la conservò per tutta la
vita. Non si curava mai di lavori femminili, né di filare né di cucire; pre- soz la cité a une part,
feriva portare armi, torneare e giostrare, ferire di spada e di lancia. Non la fist fichier son estandart;
c'era donna di uguale valore. Di giorno era re, di notte regina. Di giorno une lieue tot anviron
non aveva intorno a sé né cameriera né ancella, di notte nessun uomo aveva tienent li tre/, li pat1eillon
accesso alla sua camera; tanto saggiamente si comportava, tanto in privato
che pubblicamente, che né nei fatti né in apparenza in lei si poteva notare et los tentes as chet1aliers.
follia; neppure l'invidia lo avrebbe potuto. Nessuna donna mortale le era et les herberges de lorers.
uguale per bellezza. La sua fronte era bianca e ben formata, la testa era
dritta sul collo (la cervice dritta sulla schiena?), le sopracciglia nere e ben Con questo ricco corteo Camilla arrivò all'esercito e condusse molte
disegnate, gli occhi ridenti e molto lieti; bello .era il naso sul suo viso, truppe; aveva quasi quattromila cavalieri con sé. Quando ·nel suo viaggio
perché era piu bianco della neve e del ghiaccio; il colore (il rosato) era pia- giunse a Laurento, ci fu grande movimento nella città. I cittadini monta-
cevolmente mescolato al bianco; la bocca era molto ben formata. non grande, vano sui tetti, le donne e le fanciulle alle finestre, e guardavano la vergine
piuttosto piccola; i suoi denti erano ben fitti, piu lucenti dell'argento. Che che era tanto valorosa e tanto bella. Tutti quelli che la vedevano giudica-
dirò della sua bellezza? Il giorno piu lungo d'estate non mi basterebbe per vano una grande meraviglia che dovesse combattere, giostrare e abbattere
dire della bellezza che ella aveva, né del suo carattere, della sua bontà, che cavali~ri. Passò attraverso Laurento e prese quartiere dall'altra parte; là
valgono piu della bellezza. Molto bella era la regina; verso l'esercito caval- fece piantare il suo stendardo; un miglio in giro coprono le tende dei cava-
cava la fanciulla; aveva i capelli biondi, lunghi fino ai piedi, li aveva intrec- lieri e i quartieri dei palafrenieri (? )... ·
ciati con un filo d'oro.
Si vede subito che il poeta normanno descrive gli stessi fatti, ma
· Poi vengono dedicati 36 versi alle sue vesti e 39 alla descrizione in modo del tutto diverso. La differenza principale, dalla quale deri-
del. cavallo e della bardatura; vi prevalgono i tratti sfarzosi, esotici e vano naturalmente tutte le altre, è questa: egli annulla il fatto come

172 173
avvenimento, interrompendolo continuamente. In Virgilio le indica-
zioni sul carattere di Camilla sono espresse cosi in breve, e scelte in
r movimento mmterrotto, sono un esempio dello stile elevato. Quando
Posidone scende dal monte roccioso al suo palazzo (Iliade, inizio del
modo tale che si inseriscono in un movimento continuo. Quel che de- canto XIII: 1CEQL {hpouç, IX, 8), ciò è piu grandioso, ma non piu perfetto
scrive Virgilio è l'arrivo di Camilla, il suo passaggio: non bisogna mai
dimenticarlo. Il poeta francese interrompe il fatto già _al secondo verso
(3960), lo riprende dopo quasi cinquanta versi (4008: V ers l' ost cheval-
che la meschine), per lasciarlo cadere subito un'altra volta; e conclude
I per quanto riguarda l'altezza e la inaccostabilità. Di piu, nella letteratura
latina classica non ci sono troppi passi che esprimano nobiltà con un
incanto cosf semplice, e che trasportino con quella nobiltà.
Il poeta francese ha completamente distrutto tutto ciò, lo ha dis-
alla fine, dopo un'altra interruzione di quasi 80 versi, al 4085-4106, ora solto in lunghe descrizioni moralistiche e fastose. In tal modo egli
senza altre interruzioni ma con una specie di trascurata loquacità che è sceso, come si è detto, a un livello stilistico che nell'antichità sarebbe
forma il piu assoluto contrasto col ritmo virgiliano. Gli squarci inter- stato definito medio o "piacevole." A una decisione individuale non
medi sono riempiti di descrizioni moraleggianti, che evidentemente sono si può pensare, perché egli conosceva pur bene il suo modello: come
per lui la cosa piu importante. La maggior parte dei giudici moderni si può conoscere bene quei versi senza sentirne la forza? O forse egli
le troverà eccessivamente lunghe, inopportune· e un po' ridicole.8 Che si disperava di poter imitare quello stile usando il vocabolario, la sin-
sopporti o no il suo stile, in ogni caso esso a suo modo è condotto tassi e la tecnica metrica dell'antico francese, di una lingua popolare
unitariamente: si muove fra il narrare, il descrivere e il moraleggiare, che proprio allora passava all'espressione scritta, e per questo ha scelto
a un livello tranquillo, medio, di sentimento. uno stile piu semplice? Questa spiegazione sarebbe piu illuminante,
Con ciò abbiamo fatto un passo avanti : il poeta di Enéas si muove, ma evidentemente il problema non gli si poneva cos1; egli non doveva
rispetto a Virgilio, su un diverso livello di sentimento e di tono, e prendere una decisione personale. Egli si muove con grande sicurezza
dunque su un diverso livello stilistico. Virgilio, nell'Eneide, non si e naturalezza in una situazione stilistica senza dubbio già esistente,
muove su un piano tranquillo e medio: egli è grande e sublime. Que• alla quale la concezione antica del sublime è diventata estranea.
ste parole sono termini tecnici nell'antica teoria dello stile. In essa il Come è stato possibile? Vogliamo cercare di spiegarlo riassumendo,
grande e il sublime stanno in contrasto col medio, o piacevole, o di- secondo il nostro giudizio, i risultati di molte ricerche· parziali. Ma,
lettoso (e anche coll'umile, o oggettivo, o quotidiano). Ne abbiamo dato che anche questo riassunto sarà un po' complicato, vogliamo qui
già parlato in un'altra parte di questo libro. Il sublime deve trascinare anticipare i punti principali perché il lettore non perda il filo. Già
e soggiogare il lettore; in esso possono essere impiegati i mezzi retorici, nella tarda antichità la concezione classico-virgiliana del sublime era
ma in modo che il trasporto suscitato dall'insieme non permetta sul stata distrutta a causa dell'eccessivo impiego di forme retoriche, fn
momento al lettore di notarli e di goderli singolarmente. Il medio deve · le quali era anche la descrizione pomposa; mentre, in pari tempo, si
piacere al lettore e rallegrarlo pacatamente: in esso i mezzi retorici indeboliva il sentimento della grandezza 'e della tragicità degli oggetti
devono allargarsi in modo che li si possano godere agevolmente; qui umani. L;eccessiva retorizzazione continuò nella tradizione scolastica
hanno il loro po~to lo spirito, lo scherzo, la psicologia, il sentimento del latino medievale della Chiesa, per la quale del resto "oggetti
elegante e la descrizi~ne graziosamente minuziosa. I versi virgiliani grandi" nel senso antico non esistevano. La tendenza retorizzante
su Camilla, nella loro inaccostabile e impassibile perfezione, nel loro passò anche nei poeti in lingua volgare del XII secolo, che erano quasi
tutti ecclesiastici e di cultura ecclesiastica. È vero che molte arti reto-
8
• Cfr. JEssrn CRossLAND, in "Modern Language Review," XXIX, 1934, p. 285. Il
suo saggio ("Eneas" and the ''Aeneid," ivi, pp. 282-290) è una raccolta molto utile
riche non potevano essere impiegate nelle lingue popolari, ancora rudi-
delle principali differenze. La sua opinione, che nel corso del lavoro il gusto dell'autore mentali; ma la descrizione retorica trovò un terreno fertile nella tradi-
si sarebbe staccato da Virgilio per rivolgersi a Ovidio, è forse giusta, ma non tocca l'es- zione scolastica moraleggiante, erudita e talvolta grottesca e umoristica.
senziale. Molto piu penetrante e sottile è A. PAUPHILET, Enéas et Enée, in "Romania,"
LIX, 1929, pp. 195-211, ma neppure lui tocca i problemi che qui ci interessano. L'orientamento retorico della poesia cominciò già nella letteratura

174 175
antica, essendo implicito nel suo carattere. Poesia e retorica, come arti continuo raffinamento della formulazione, proprio là dove si dovrebbe
dell'espressione linguistica, sono strettamente affini.' L'educazione de- rappresentare grandi avvenimenti e suscitare nel lettore la compas-
gli antichi ceti dirigenti, che era un'educazione alla politica, si fon- sione tragica. Ogni eccesso di retorica è molto pericoloso per lo stile
dava sullo studio dell'oratoria, la quale era il presupposto principale sublime e appassionato; esso distrugge l'immediatezza e il dinamismo,
per il successo nella vita pubblica. Ciò portò molto presto ad una ela- soprattutto quando si sente che fimmagine non è stata creata di get-
borazione molto precisa e spesso pedante, per il nostro gusto, della to, ma è stata fatta applicando accuratamente gli espedienti tradizio--
tecnica retorica; era naturale che questa tecnica improntasse di sé anche nali. I maggiori teorici antichi della retorica conoscevano benissimo
la poesia, e che d'altra parte essa cercasse nella poesia esempi efficaci questi effetti, e li enunciavano energicamente; molti dei minori scrive-
per il suo metodo. Nonostante molti ammonimenti, nonostante pa- vano le stesse cose; ma ciò non poteva impedire la retorizzazione e la
recchie reazioni temporaneamente efficaci, alla fine dell'antichità si ar- distruzione dello stile elevato.
rivò a una fusione quasi completa, le cui tracce si ritrovano per tutto Il maggior teorico dell'età imperiale, l'ignoto autore dello scritto
il Medioevo e anche oltre, nella poesia stessa e nella terminologia del· greco sul sublime, che probabilmente appartiene alla prima metà del
l'estetica letteraria. Il trattato di Dante sulla poesia nella lingua ma- primo .secolo dopo Cristo, si esprime in proposito con molta efficacia.
terna porta ancora il titolo Dc vulgari cloquentia; e in parecchi paesi Lo stile elevato, egli dice all'incirca, non deve servire, come il medio,
le scuole poetiche tardo-medievali si chiamano ancora retoriche. a piacere e a convincere, ma deve servire a trascinare e ad entusia-
Nell'ambito dell'antico processo di progressiva retorizzazione della smare; le figure ornamentali vi devono comparire in modo da non
poesia la prima generazione dei poeti augustei, della quale Virgilio e essere notate; esse dovrebbero essere coperte e dissimulate dal mo.vi-
Orazio sono i maggiori rappresentanti, opera in senso contrario. È vero mento grande e appassionato, perché non sorga l'impressione del so-
che come reazione antiretorica essa non era affatto radicale : che in fisma e della meschinità. Non si. dovrebbe scambiare la grandezza con
Virgilio non manch:ino i mezzi retorici, è già stato dimostrato dalla l'enfasi pomposa (av;'l)o-tc;, in latino amplificatio); e nello stile elevato
breve analisi del nostro testo. Ma Virgilio e i suoi coetanei preferi- (vi!Joç) il movimento appassionato (xail-oc;) è altretta11to essenziale quan-
rono la grande poesia greca piu antica alle fortemente retoriche opere t~ la rappresentazione descritti va del caratteristico (T}il-oç) nello stile me•
ellenistiche, ed egli stesso scrisse l'unico poema epico latino il cui stile dio piacevole (i\fiov11).11 Che lo stile medio sia la sède adatta per le figure
elevato non è dominato dalla retorica. La reazione fu breve: già Ovidio, retoriche e la descrizione conveniente, è tradizione antica: essa si trova
meravigliosamente dotato del senso della forma, si abbandonava alle ancora in Agostino, De doctrina christiana (v. sopra, p. 38), e per esem-
arti e ai giochi retorici. Durante il primo secolo anche lo stile elevato pio anche, in modo caratteristico, nel compilatore Giulio Vittore (IV s~-
fu completamente retorizzato: Seneca nella tragedia, Lucano, prema- colo)," il quale la riprende, in parte alla lettera, dalrOrator ciceroniano
turamente scomparso, e Stazio nell'epos· crearono una specie ~i su- (91-96).
blimità retorica. Seneca e Lucano ebbero grande influenza, che si
1 Peri hypsous, I, 4; III, 4; XII, 1; XVII;. XXIX, 2. L'ulti'!'o passo s~on.a: n:a:6oc;
protrasse per molti secoli. C'è una condizione stilistica della rappresen- 6è ti'll'ouç µe-cex,d ,:ocroùi:ov onooov 110oç 'l')8ovfiç. [ll patetico e ta?to mttma~en~e
tazione altamente tragica e crudele che si concilia col pesante fasto connesso al sublime quanto l'ethos al dilettoso]. Qui -1\il-oç (come pure m IX, 1~) s1g!11•
fica "rappresentazione dei costumi." In un passo estremamente interessante d1 Qwn•
dei mezzi retorici; essa però ha piuttosto l'effetto di commuovere sta• tiliano (VI, 2, 8 ss.) esso significa "sentimento," sempre in con~rapposiz~~ne ~ mUh>j;
ticamente che quello di trascinare dinamicamente; e se si leggono In questo passo Quintilianò riconosce che non c'è una parola lat1.~:1a per . sentl'!'ento.
" HALM, Rlu:tores Latini minores, p. 438: Medio autem ge.neri dtcend! omnia o_rna-
brani estesi ci si stanca facilmente e si avverte la sazietà provocata dal menta conveniunt, plurimum suavitatis, multum sententiarum, latae emditaeque dispu_-
tationes1 et commtmes foci sine contentione dicentur. Hoc solum totum genus e sopltt•
starum /onte deflurit in forum ... [Al genere medio si. addi~on? t~tti gli· orname~ti, mol:
' Alcune formulazioni antiche sono raccolte in E. DE. B1tum2, Etudes à'esthétique tissimo la finezza stilistica, molto le riflessioni, le d1scuss1om distese e dotte, 1 luoghi
médiét1ale, Brugge, 1949, I, pp. 45-46. comuni senza innalzamento di tono. Tutto questo stile derivò dalla sofistica...]

176 177
Ma già nel primo secolo dell'impero il corso delle cose era tale, Qui ci interessa particolarmente il lato descrittivo, "etico," 7 nel senso
anche nella retorica, che cominciavano a mancare occasioni e oggetti della .retorica antica. Abbiamo già citato un passo dello scritto sul su-
per lo stile dinamico e patetico. Secondo la tradizione antica l'oratoria blime secondo il quale l' "etico" appartiene allo stile medio.11 Questa è
ha tre specie di funzioni: nella politica, nell'attività giudiziaria (ma an• un'esagerazione: grande epica non è sempre drammatica e patetica, e
che qui soprattutto in processi a sfondo politico) e nel discorso solenne l'autore Peri hypsous è costretto dal radicalismo del suo punto di vista
e ·rappresentativo. Nell'età imperiale le prime due funzioni persero a a considerare l'Odissea opera di un poeta invecchiato. Ma è certo che
poco a poco la. loro importanza e restò soltanto la terza, il genere la descrizione pomposa, se va nel particolare e occupa molto spazio,
"epidittico," il discorso di parata o celebrativo. Anche qui l'autore sul distrugge la grandiosità déllo stile ·elevato.
sublime ha visto l'aspetto decisivo, riconoscendo al discorso di parata Grande modello stilistico della descrizione epidittica diventò Si-
la possibilità di avere dignità e rilievo, ma negandogli il pathos; egli donio (fine del V secolo), il· variopinto pavone, come lo chiamava Alano
dice anzi (VIII, 3) che l'oratore appassionato è il meno adatto per il di Lilla.11 Si fa però un torto a Sidonio se lo si considera semplicemente
discorso di parata. , , un manierista retorico; le sue lettere e i suoi versi hanno molto spi-
Anche in poesia la mancanza di occasioni e la retorica provoca- iito e un grande fascino, se ci si prende la pena di leggerli con atten-
rono la caduta dello stile elevato, e subentrò lo stile pomposamente zione. Il suo stile esprime ciò che deve esprimere; le molte figure e
epidittico. Durante la crisi del primo V secolo, al tempo di Stilicone la difficile disposizione, che unisce l'esuberanza espressiva con la con-
e Alarico, ci fu una ripresa. Il grande poeta di questo periodo, Clau- centrazione ·sintattica, sono spesso, se non sempre, ottimamente appro-
diano, pur essendo eccessivamente retorico e pomposo lascia però intra- priate al contenuto; il quale è interessante: è l'ultima immagine della
vedere ancora qualche cosa dell'antic~ sublimità stilistica, dell'autentico società antica e de1la sua vita. Egli era un grande signore dell'arist~
pathos e dell'autentica immediatezza. Si potrebbe citare qui anche crazia gallo-romana; suo suocero Avito era stato per breve tempo im~
Prudenzio, contemporaneo un po' piu anziano di -Claudiano, ma Pru- peratore romano d'occidente; piu tardi fu lui stesso, sempre per breve
denzio appartiene, molto piu chiaramente di Claudiano, alla letteratura
tempo, prefetto di Roma. Mod vescovo di Clermont. In lui si trova
cristiana della tarda antichità, della quale nel presente contesto non
il primo esempio conosciuto di una descrizione di persona10 che non è
intendiamo trattare. A quel tempo la letteratura cristiana attendeva
già a formarsi un proprio stile elevato, molto piu semplice e molto meno ' V. sopra, n. 5. Per la descrizione la teoria antica hà tutta una serie dì espressioni
retorizzante; ne abbiamo già parlato nel primo capitolo, e Prudenzio, in· concorrenza: diatyposis, ekphrasis, energeia, descriptio, illustratio e molte altre ancora.
In questo contesto ethos designa propriamente la condizione permanente dell'animo, il
benché dal punto di vista formale rappresenti un fenomeno di tran- carattere, in contrapposizione al pathos, movimento appassionato e momentaneo. E per
sizione e non appartenga del tutto al sermo humilis, va piuttosto questa via esso arriva a significare la descrizione dei costumi. Cfr. per esempio anche
FoRTUNAZIANo, Ars Rhetor., I, 10, in HALM, p. 88. - Tutta la questione è trattata per
considerato in quel quadro. Qui si vuol parlare soltanto di quella lette- esteso da H. BRINKMANN, Zu Wesen und Form mittelalterlicket· Dichtung, Halle. 1928,
ratura· che impiega lo stile propriamente antico senza influenze cri- p. 54 ss., e E. R. CURTIUS, Europiiiscne Literatur ecc., passim: si veda quivi, nell'indice,
sotto Ekphrasis.
stiane: alla quale del resto assegnamo anche parecchi cristiani -come 8
Si addice anche alla commedia, alla satira e simili. Contro l'impiego delle descri-
· lo stesso Claudiano e Sidonio; an~ra nel VI secolo vi appartengono zioni nell'epos parla anche Orazio al principio dell'Ars poetica. Nel Medioevo l'Ars
poetica era conosciuta e molto citata, ma ·la forma scherzosa dei relativi versi era desti-
molti autori cristiani che non presentano tracce del sermo humilis, nata soltanto. a èontemporanei iniziati. Non sorprende che piu tardi essi non fossero pio
soprattutto Boezio, e ancora pio tardi, sotto molti aspetti, Fortunato. intesi. Già Sidonio non capiva piu il verso sulle "pezze purpuree." In proposito v. Cun.-
TIVS, op. CJt., p. 525.
Proprio in questa tradizione formale classicheggiante, in via di deca- 11
Illir Sidonii trabeatus sermo refulgens / Sidere multiplid splendei, gemmisque
denza ma molto influente anche nei secoli seguenti, lo stile elevato dina- colorum I Lucet et in dictis depù:tus pavo resultat. [Là lo splendente linguaggio di Si-
donio, nella ~ua veste magnifica, brilla di varie stelle, luccica di gemme colorate, e
micamente mosso viene sostituito dall'epidittica pomposa: diventa re- nello stile appare come un :variopinto pavone], Anticlaudianus, III, III.
10
torico, moralistico, statico, descrittivo e didascalico. Epist. I, 2; riprodotto in parte in E. FARAL, Les drts poétiques du Xlle et du

178 179
soltanto statica e particolareggiata, ma anche metodica e per cos1 dire trasformati nel suo particolare modo, come abbiamo cercato di mo-
completa; prima la descrizione del corpo, dalla testa ai piedi, una parte strare nella prima sezione, ma -la letteratura cristiana era appunto co-
dopo l'altra, poi la descrizione di una giornata, che rappresenta l'"ethos," struita col materiale retorico-letterario della tarda antichità. Era quasi
ossia il modo di vita e il carattere. Essa è citata come modello da universalmente riconosciuto che, secondo l'esempio di Agostino e di
teorici medievali dello stile. È il ritratto di un re dei visigoti, Teodo- altri padri, si dovessero impiegare la retorica antica e la cultura antica
rico II, alla cui c~rte di Tolosa Sidonio era stato attivo per parecchio in genere al servizio della dottrina cristiana. Tutto ciò che nei conventi
tempo in gioventu. Nello stile esso è molto manierato, ma è anche e nelle sedi vescovili fu tramandato a una piccola minoranza di scola-
un'immagine relativamente individualizzata e vivace di una persona ri in materia di scritti cristiani primitivi, e tutto ciò che il clero del
determinata, che Sidonio conosceva bene personalmente: non è affatto p;imo Medioevo produsse in proprio nel campo dell'es~gesi, della po-
soltanto schematico ed "epidittico." Per di piu esso si trova in una lemica e dell'agiografia, era fatto di materiale espressivo della tarda
lettera a un amico, e quindi in un'opera letteraria nella quale ci si antichità. L'attività delle scuole ecclesiastiche, che del resto si stacca-
aspetta lo stile medio, piacevole, familiare, non il pathos elevato. Ma di . rono piuttosto tardi da quelle pagane, non poteva esistere senza por-
I{ a poco ciò non interessò piu, perché si ricercava il discorso pomposo tare con sé la tradizione antica, sia pure molto ridotta; semplificata e
in sé e per sé, e le antiche distinzioni stilistiche continuarono ad esi- fossilizzata. E in seno a questa attività scolastica si conservava quanto
stere in forma distorta e senza essere capite. ancora poteva sopravvivere, presso singole persone e gruppi, dell'am~re
Per comprendere lo sviluppo della letteratura latina durante il pri- e dell'ammirazione per la forma antica. Il prestigio della cultura ant:J.ca
mo Medioevo bisogna tenere presente la sua condizione. La società sulla era grandissimo, benché i rigoristi ne diffidassero. Ma né l'ammira-
quale si fondavano la tradizione letteraria antica e, pr~ticamente, la zione né la diffidenza avevano, mi sembra, un valore decisivo. 'I rigo-
vita letteraria, si dissolveva; le forme di vita e le concezioni che erano risti non potevano distruggere la tradizione antica senza rendere im-
alla base dei suoi oggetti, delle sue forme espressive, di tutti i suoi possibile in pari tempo la propagazione della tradizione cristiana, e gli
tini, scomparivano. La letteratura latina d'impronta antica perdeva il "umanisti" del primo Medioevo non potevano creare dal nulla la so-
suo pubblico e la sua funzione. Essa perdeva anche le possibilità tec- cietà che sarebbe stata necessaria perché fiorisse una cultura di stampo
niche di diffondersi (Sidonio parla ancora della "pubblicazione" dei
antico. .
suoi scritti: I, 11). A partire dall'età merovingia in Gallia, e dall'età In ogni caso, però, la tradizione formale antica si conservò : non
longobarda in Italia, non c'è piu un pubblico colto. Ne parleremo diffu- soltanto rifusa nella letteratura propriamente cristiana dei commenti
samente nella sezione seguente. biblici, delle vite di santi, degli scritti omiletici, polemici e apologetici,
La tradizione della letteratura latina era conservata ormai soltanto della poesia liturgica, ma anche in opere di contenuto per metà o in-
nell'attività scolastica della Chiesa. Il cristianesimo stesso, anzi, era cre- teramente profano: cronache, biografie di sovrani, raccolte di lettere,
sciuto in seno alla cultura antica. La sua dottrina era un libro; esso
trattati pedagogici, nei documenti e corrispondenze delle cancellerie,
pos&edeva una letteratura in costante progresso per l'esegesi, la poh nella poesia profana. La teoria retorica è attivamente coltivata, nell'am-
mica, la propaganda e la liturgia. Naturalmente esso aveva ripreso dalla bito del trivium : se ne trovano tracce in Isidoro di Siviglia, Beda, Al~
letteratura antica gli strumenti dell'espressione. Senza dubbio li aveva cuino, Lupo di Ferrières e scolari, Raterio di Verona, Gerberto. di
Aurillac, Mainardo di Bamberga e molti altri; a partire dalla fine
Xllle siècle, Paris, 1924, p. 80 s. Notevoli descrizioni di pèrsone si trovano anche altrove
in Sidonio; ricordo in particolare il gentleman cristiano Vectius (4, 9), il giovanile ses- dell'XI secolo (Marbodo di Rennes) essa ha una specie di nuova fio-
santenne Germanicus (4, 13) e la figura pedantescamente ed esageratamente realistica
del traditore (3, 13). In proposito v. FARAL, S. A. et la tecknique lituraire du moyen dge, ritura.
in "Miscellanea Giovanni Mercati," vol. II. Ma la concezione classica di uno stile elevato che sia grande e

180
sublime e appassionato, nel quale la retorica abbia soltanto una funzione di Cristo, come tutto ciò che aveva relazione con essa, aveva il suo
subordinata, questa concezione è andata perduta. Tutte le enunciazioni proprio stile, che noi abbiamo chiamato sermo humilis.
teoriche indicano che lo stile elevato è identificato con lo stile riccamente Con la metà dell'XI secolo comincia una· nuova fiori~ura della lette~
ornato. Attraverso l'influenza dell'attività scolastica lo stile elevato di- ratura latina colta; ·in pari tempo si destano anche le lingue popolari
venta definitivamente manierismo retorico. In. relazione a ciò non di · romanze, a cominciare, sembra, dal territorio gallo~romanzo. In questa
rado si manifestava una resistenza contro l'impiego di questo elevato massima fioritura del Medioevo si tenta la poesia epica in stile elevato,
stile retorico per oggetti cristiani : esso contraddiceva la tradizione cri- anche in . esametri latini. Gli esempi piu notevoli sono la Alexandreis
stiana. Ci sono, è vero, già nel primo Medioevo, per esempio in Ra,. · · di Gualtiero di Chatillon e il poema De excidio Troiae di Giuseppe di
terio ~i V~rona e nel manierismo tardo-ottoniano (Bruno di Querfurt); Exeter, entrambi appartenenti alla sfera culturale anglonormanna, en• ·
alcum testl che esprimono benissimo i temi cristiani-esistenziali con trambi della seconda metà del XII secolo. Gualtiero è incomparabilmente
mezzi estremamente retorici, c'è dunque un manierismo cristiano; ma piu vivo come poeta moralistico-satirico, nelle forme ritmiche e rimate
. nel complesso la letteratura cristiana di tutto il periodo è scritta in uno _ del Medioevo, ma anche la Alexandreis, nonostante i parecchi .passi
stile solo moderatamente retorico nel quale, anche se vi trovano posto -troppo didascalici o triviali, è un'opera interessante; Giuseppe di Exeter
i mezzi stilistici classici e quasi naturali quali l'anafora, la domanda è uno dei piu geniali e raffinati tecnici della retorica latina, e col suo
retorica, l'isocolon,. l'antitesi, l'apostrofe, l'omeoteleuto (grande impor- ma11ierismo ricerca forti effetti immediati.12 Ma in ogni caso opere come
tanza aveva la prosa rimata), veniva però evitato il manierismo vero queste non sono altro che eccezionali prodotti tecnici; al di fuori delle
e proprio; cioè soprattutto gli artifici fonetici e la voluta oscurità ·nella scuole esse non trovano un pubblico, non hanno niente a che fare con
scelta delle parole e nella sintassi. La condizione stilistica della lette- i grandi movimenti spirituali del tempo e da esse non parla, come sarà
ratura cristiana, come abbiamo cercato di mostrare nel capitolo prece- invece per il Petrarca, un senso peculiare dell'arte e della vita.
dente, è decisamente determinata dalla concezione, ad essa quasi im- Del primo sviluppo della poesia in lingua popolare nei territori
manente, del sermo humilis: il quale pur non essendo del tutto privo gallo-romanzi non ci potremo ìnai fare un'idea chiara; i pochi docu-
di retorica, è però simplex e apertus.11 Ma Io stile propriamente retorico menti, a noi conservati per casi fortunati, risalenti ai primi due seèoli
serve soltanto per uso ornamentale e profano. non sono sufficienti. Essi risalgono fino al IX secolo; i due poemi del
Queste due osservazioni - in primo luogo che lo stile elevato del manoscritto di Clermont-Ferrand Q?assione e S. Léger), appartenenti
pri~o latino medievale è essenzialmente ornamentale e manieristico, e alla fine del X secolo, tradiscono già una certa routine, come se a quel
in secondo luogo che esso come tale non si addice ai soggetti ,cristiani - tempo scritture simili fossero già comuni e diffuse; e a partire dalla
metà dell'XI secolo si ha una quantità di composizioni di diverso livello
sono decisive per la nostra questione. Lo stil~ propriamente elevato
stilistico. Non tutte sono esattamente databili: ma se ne può conclu-
deII•epoca classica, "'VOç, si addice soltanto a oggetti elevati, che toc-
dere che a quel tempo vi fosse una grande varietà di possibilità espres~
cano il cuore; ma il primo latino medi.evale aveva un solo oggetto di
sive. Si pensi alla redazione pio antica dell'Alessio, al frammento pro-
questo genere. Esso non avev.a né una tragedia né un grande epos. Né
venzale di Sainte Foy d'Agen, agli inizi della Chanson de geste, agli
li poteva avere, perché il suo unico oggetto elevato era la storia di Cri-
inizi della. lirica provenzale: tutto· ciò cade nell'XI secolo. Si vede che
sto, nella quale era racchiusa tutta la tragedia dell'uomo. Ma la storia
a partire dai poemi del manoscritto di Clermont-Ferrand o dal Boeci
11
• • Le parole _simplex, apertus, numilis per ciò che si addicc ai temi cristiani sono
unp1egate da Mam~rdo di Bamberlfa in una lettera che, per qu~nto molto piu specifica u Sull'Alexandreis v. RA.BY, Sccular Latin Poetry, II, 72 ss. Come esempio stilistico
d~l nostr~ compendio, può essere citata come testimonianza. D'altra parte essa fu scritta dal De excidio Troiae menzionerò la descrizione di Elena, la cui conclusione è citata
già all~ ftne. de_ll'XI secolo. Si trova in K. EIU>MANN e N. F1cKERMANN, Brìe/sammlungen in RA11v, p. 135. Vale la pena di leggerla per esteso: si trova in Dictys Cretensis ecc., ed.
der Ze,t Hemnc/11 IV., Weimar, 1950, p. 175. S. DRESEMIUs, voi. I, Londini, 1825, pp. 474-476.

182 183
provenzale un movimento imponente ha attraversato la .lingua popo-
lare. La ricchezza delle forme, la profondità e la finezza del sentimento,
l'eleganza e la verve dell'espressione si sono perfezionate a un grado
r sione orale. Infine lo stile elevato della Chanson de geste si distingue
da quello di tradizione classica anche perché non è puro: esso è mesco-
lato dappertutto con elementi grotteschi e farseschi. Nulla di tutto ciò
sorprendente. può essere ricondotto alla tradizione latina: nulla, in nessuna epoca
Nella Chanson de geste, i cui primi monumenti saranno sorti verso della letteratura latina classica, postclassica o medievale (si prenda an~
il 1100, si .scorge una sorta di stile epico elevato. Senza dubbio vi si che V altario o, se si vuole, Ruodlieb) si può accostare a questo stile,
possono rilevare influenze di modelli antichi: parecchi motivi di que- neppure un qualche testo agiografico latino. L'unica agiografia antica
sta origine erano certo ancora vagamente conservati dai cantori popo- che presenti somiglianze con la Chanson ·de geste è l'antica versione
lari e jongleurs, e vi ha contribuito anche l'educazione puramente eccle- francese dell'Alessio. (L'opinione, oggi spesso sostenuta, che l'Alessio
siastica e classica dei redattori. Ma in complesso le Chansons de geste sia da considerare modello della Chanson de geste per la forma, non
hanno il loro peculiare carattere stilistico, che a mio giudizio è radi- mi sembra plausibile.) La C hanson de geste è anche radicalmente di 4

calmente diverso da quello delle composizioni epiche classiche o tardo- versa dalle opere didascaliche, cronache rimate e romanzi in ottonari
antiche. Iò credo che la vecchia teoria romantica dello spirito popolare, francesi a coppie, che appaiono durante il XII secolo; in questi si ha
dal quale sarebbero scaturiti questi poemi, nonostante i molti errori un andamento facile, scorrevole, legato, di fronte al quale la struttura
particolari e il modo poco chiaro in cui la parola popolo veniva im- della Chanson de geste ha un'aria innegabilmente arcaica.
piegata cogliesse la sostanza della questione. Alle testimonianze e agli Ma, comunque si voglia giudicare lo stile elevato della Chanson
indizi che provano un precoce sorgere della Chanson de ge~te non si è de geste, è certo che nel Medioevo esso, in quanto stile elevato, non ha
riusciti a togliere vigore: al contrario, se ne sono trovati altri; e vi avuto lunga influenza. I suoi contenuti restarono, assunsero forme nuo--
sono lavori recenti che cli alcune Chansons de geste dimostrano con ve e alla fine si mescolarono con quelli del romanzo cortigiano; ma
chiarezza la tradizione storica e il processo della trasformazione leg- l'antico stile elevato della canzone epica, fatto a blocchi, paratattico
gendaria.11 Piu ancora, in mancanza di prove decisive, la mia convin- e in pari tempo abbondante delle formule proprie del canto popolare,
zione si fonda sul senso del naturale e del verosimile, che parla dalle $Comparve appena si formò una nuova società di élite che si esprimeva
cose stesse. Non è naturale e verosimile che un popolo per secoli non nella lingua popolare. Per questa nuova società di élite sorse un nuovo
abbia posseduto una poesia nella propria lingua; un popolo, per giunta, stile del francese che senza essere elevato era però elegante e urbano.
sul cui terreno era esistita ùna grande civiltà letteraria, della quale Nel prossimo capitolo esporremo piu precisamente come nel corso dd
si possono postulare le sopravvivenze extraletterarie; un popolo che · XII secolo si formasse, nella parte occidentale dell'odierna Francia e in
aveva attorno a sé vicini, da esso piu volte conquistati e ad esso le- Inghilterra, la prima società di élite dopo l'antichità, uno strato ancora
gati da relazioni ininterrotte, che possedevano un epos eroico. Inoltre molto ristretto di alti feudatari quasi esclusivamente anglcnormannì;
la Chanson de geste presenta innegabilmente forme di vita e parti- ma alla sfera culturale anglonormanna appartenevano anche l'Angiò e
colarità stilistiche che già verso il 1100 erano arcaiche: la costruzione le parti principali del territorio provenzale, dopo l'ascesa al trono in-
paratattica, tanto la giustapposizione delle forme sintattiche quanto la glese di Enrico II di Angiò e di sua moglie Eleonora di Aquitania
successione fortemente staccata degli episodi con le continue riprese; (1154). Il metro usato dalla nuova poesia epica per l'alta società feudale
inoltre le espressioni fisse, sempre ripetute,_ il cui carattere tipicamente è quasi esclusivamente l'ottonario a rima baciata. L'ottonario è probabil"
formulistico ("formulaicn) permette di affermare un'originaria trasmis~ mente un verso innodico, che era impiegato anche per opere agiografi 4

che; era stato introdotto neJla lingua popolare da ecclesiastici, i quali


111
In proposito v. i relativi lavori di René Louis, Rita Lejeune, Martin de Riqucr, cambiarono la sua forma originariamente strofica in quella delle coppie
Maurice ,Delbouille, Damaso Alonso e altri. rimate continue, piu adatte per la narrazione. Per organizzare i loro

184 185
svaghi letterari le dame e i signori aristocratici avevano bisogno dei e l'eleganza, il gioco della rima, talvolta didascalico, •spesso un poco
~hie~ic~, .e ~recisamente di chierici di alta cultura e socievoli; in origine ironico o solleticante, ma sempre gradevole.
1 ch1enc1 di corte erano i soli che potessero fornire la materia e la forma I primi ad impiegare gli ottonari a rima baciata per la narrazione
? sod~sfare le richieste dei loro committenti. La cultura anglonormanna cortigiana furono dunque chierici; essi non soltanto conoscevano le
e l'umone dell'alta aristocrazia con chierici colti e mondani, che si erano materie antiche, ma avevano anche studiato retorica sugli esempi an-.
formati nelle scuole ecclesiastiche ma erano già piu cortigiani che reli- tichi e ne adoperavano gli espedienti, ciò che si può dimostrare e che
giosi, come si .deve supporre, per esempio, per Benedetto de Sainte- si è dimostrato. Qui non si deve dimenticare che uso moderato e sem-
~1aure e anche per -Chrétien de Troyes. Non ci sono piu tracce del plice ne facessero. Il francese che essi avevano a disposizione e la so-
'J(mgleur con la sua verve popolare, la sua scurrilità e la sua cnidezza cietà alla quale leggevano le loro opere erano ancora del tutto im-
Di_ ~uel carat;ere conservava ancora molto il geniale Guglielmo dj preparati per una forma realmente classico-retorica. A quel tempo an-
Pe1tleu, benche fosse un grande signore e un precursore dello stile cor- che in francese si poteva fare qualche cosa con le figure ritmiche,
tigiano: ma ora esso è quasi scomparso. . come pure con l'anafora, l'apostrofe, l'antitesi, l'isocolop. e ogni sorta
L'ottonario a rima baciata, come ritengono Ph. A. Becker u e altri di metodi di amplificazione. Ma la retorica antica, specialmente quella
~ un verso per la lettura. Ciò è vero in quanto i poemi cortigiani scritti poetica, otteneva i suoi effetti realmente caratteristici nella trasposi-
m questo metro durante il periodo di fioritura che segu{ al 1150 non zione delle parole (iperbato), che nel francese è sottoposta· a stretti li-
sono destinati ad essere recitati con 'accompagnamento musicale davanti miti, e nella costruzione molto ampia dei periodi, favorita dalla ab-
a un pubblico vasto e composito, da cantori di professione. M~ non ci bondanza di terminazioni e di legami sintattici. Ma
a quel tempo non
si può neppure immaginare che questi poemi servissero prevalentemente era ancora da pensare, in una lingua volgare, a una costruzione arti-
alla lettu~a privata ·e ·individuale; per il .XII secolo non si può ancora stica del periodo, e anche l'ottonariò non vi si presta. Per quanto ne
parlare d1 un pubblico di lettori né di pubblicazione. La letteratura se,, in francese non se rie. hanno esempi prima di Alain · Chartier nella
cortigiana è destinata alla recitazione. 10:oltre nell'aristocrazia angh prosa e prima di Scève ·e della Pléiade nella poesia; e la fioritura non
nor~anna ~on c'erano ancora molte persone che sapessero leggere cos1 si ha prima del XVII secolo. Nel XII secolo un poeta che doveva pre-
rapidamente e senza sforzo da farlo per solo diletto, e fin verso la fine sentare a profani le sue composizioni doveva restringersi ai periodi brevi
del secolo l'acquistare manoscritti era ancora troppo difficile e costoso in gradevole successione; un periodo lungo poteva al massimo avere
perché i laici (con.l'eccezione forse di qualche casa principesca) potessero · carattere appositivo e contenere una enumerazione; i nessi modali do-
raccogliere libri in numero discreto. Quest'uso comincia soltanto nel vevano essere impiegati con parsimonia e semplicità. È vero che i
secolo seguente, e anche allora non si diffonde troppo rapidamente. Le romanzi in ottonari non hanno piu la struttura rigida, fatta a blocchi
.opere cortigiane erano diffuse attraverso la recitazione in cerchie elette e povera di legami sintattici della Chanson de geste: essi sono scorre-
nelle corti e nelle sedi dei signori; e la lettura era affidata o a chierici voli, modulati, senza interruzioni brusche; ma in· complesso la strut-
cortigiani (dalle cui file provenivano anche gli autori} o a qualche mem- tura è pur sempre semplice e non retorica, nonostante le parecchie fi-
bro di quelle cerchie che sapesse leggere e recitare, e in questo caso gure retoriche impiegate con eleganza.18
erano spesso donne. A ciò corrisponde anche la lunghezza delle com- Eppure. il romanzo cortigiano è rimasto nella tradizione dello stile
posizioni,15 che offrivano intrattenimento per qualche ora e che soltanto medio. Benché potesse riprendere poco delle sue arti retoriche, ne ri-
nella recitazione rivelavano appieno il loro fascino, la grazia, la fluidità prese però il ritmo, la piacevole ampiezza e l'amplificazione morale,
14
.. h PH. A. BEcKER, Der gepaarte Achtsilber in der franzosischen Dichtung "Abhandl 19
Sac !; Akad. Wiss.," Phil. hist. Kl., XLIII, I, 193.4. ' . Per convincersene si confronti per esempio BENEDETTO DE SAINTE-MAURE, Roman
In un'ora si possono recitare comodamente 1200 ottonari. de Troie, con GIUSEPPE 01 EXETER, De bello Troiano. Su Giuseppe di Exeter v. n. 12.

186 187
còn il suo principale strumento: la descrizione minuziosa. Esso prende . In questo caso è stato per cosf dire saltato lo stadio dello stile elevato
.i suoi oggetti (leggende classiche antiche e celtiche) dalla preistoria popolare. Quando una lingua popolare arriva per processo libero e
eroica, ma li trat.ta, a differenza della eroica e grottesca Chanson de naturale ali'espressione scritta, le sue leggende vengono vagliate, in-
geste, con \lDO stile medio, piacevole e elegante. Esso è creato da chie- sieme col sorgere di una lingua scritta nazionale, e redatte in una forma
rici colti, i quali lo creano per un pubblico altamente aristocratico che che conserva l'autentico nucleo storico-politico ed ha importanza per
appunto ora è arrivato ad un'alta educazione sociale autonoma, che tutta la comunità linguistica. Ma 11el Medioevo la predominanza let-
si compiace dell'ornato e dell'elegante, che tende a rimirarsi nello spec- teraria del latino frenò in un primo tempo il perfezionamento scritto
chio, e nel quale il tono è dato dalle donne. delle lingue popolari,1" cosi come l'orientamento della vita interiore e
I primi temi riguardano la storia inglese. Nel XII secolo, nel secolo della coscienza collettiva verso il cristianesimo universale arrestò in un
delle crociate, la storiografia sl.,lscita grande ·interesse ed ha notevoli primo tempo la formazione del sentimento nazionale. Nella sfera cul-
autori di lingua latina: già alla prima metà del secolo appartiene Ottone turale anglonormanna si aggiungeva che in territorio inglese c'era stata
di Frisinga, il cronista piu. ingegnoso del Medioevo. Si capisce bene proprio allora una nuova sovrapposizione dei normanni francesi; la
che la conquista normanna fecondasse la storiografia anche in Inghil- lingua popolare dell'aristocrazia non era quella del paese, il quale non
terra: gli avvenimenti drammatici della conquista e i conflitti che era affatto fuso in unità nazionale. E già a questo punto si destò il bi..
la dominazione normanna portò con sé resero attuale la coscienza della sogno di intrattenimento di uno strato feudale composto di grandi pro-
particolarità del paese, con i suoi strati popolari sovrapposti e ancora prietari' anglonormanni e di altra provenienza dalla Francia occidentale.
chiaramente distinguibili l'uno dall'altro. A questo tempo appartengono Le leggende che loro offriva l'opera di Goffredo non erano quelle del
parecchi cronisti notevoli, soprattutto Guglielmo di Malmesbury, nella loro passato; per conto loro essi avevano sentimenti politici prevalente-
prima metà del secolo, e un poco piu tardi Ruggero di Hoveden e mente dinastici e feudali. :È: significativo che proprio la leggenda li-
Guglielmo di Newburgh e altri ancora. Ma non sono questi storici beramente germogliante, astorica, non legata ad alcun mito nazio-
critici, secondo le possibilità del tempo, che si sentono stimolati dal nale, in pari tempo avventurosamente distante e suscettibile di un ele-
bisogno di intrattenimento dei gruppi aristocratici, bensf un piu. fan- . gante ammodernamento, offrisse dò che essi chiedevano: intratteni-
tasioso compilatore della leggendaria preistoria bretone, Goffredo di mento letterario e rispecchiamento di se stessi. L'opera latina di Goffredo
Monmouth, la cui Historia regum Britanniae fu conosciuta e celebrata ebbe un grande successo; il chierico Wace di Jersey, uomo di età ma-
a partire dalla fine degli anni 1130. In parte egli lavora su fonti e an- tura che si era già fatto conoscere con le. sue vite di santi in francese,
che su tradizioni popolari celtiche, ma le combina arbitrariamente e ne fece una libera rielaborazione in ottonari francesi; è mo~to proba-
le abbellisce abbondantemente con invenzioni proprie. Non si può avere bile che egli portasse a termine il suo lavoro ai primi degli anni 1150
un'idea del tutto chiara· della parte che nella sua opera ha avuto la sua e che lo dedicasse alla giovane regina Eleonora. All'incirca· verso lo stesso
immaginazione, ·perché non si può sapere •.quali documenti piu. antichi tempo altri chierici cortigiani, dei quali uno solo ci è noto di nome,
siano andati perduti. Ma· in ogni caso egli dà alla preistoria leggen- . Benedetto de Sainte-Maure, cercarono di ottenere la stessa fortuna per
daria già la forma del novellare avventuroso, che non soltanto falsi- mezzo degli antichi argomenti ad essi familiari. Dapprima, evidente-
fica fino all'assurdo i singoli fatti storici, ma non si preoccupa piu
mente, essi ebbero successo, ma col passare del tempo si vide che gli
neppure dei problemi storici concreti e si muove al· difuori di ogni
argomenti celtici· offrivàno maggiori possibilità di. sviluppo per una
struttura storica possibile. Nell'opera di Goffredo le sorti dei popoli si ri-
letteratura alla moda, contemporanea e feudale.· Di questo riparleremo.
solvono in una serie di passioni, eroismi e delitti individuali. Ma pro-
prio in questa forma, liberamente pullulante, colorita e novellistica, 1" t vero che piu tardi le stimolò molto, "sciolse loro la lingua," come scrive
la leggenda poteva servire per l'intrattenimento della società cortigiana. E. R. CuaT1us, Europiiiscne Litnatur ccc.. p. 388.
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· Nel romanzo cortigiano appare il primo stile medio elegante e pia- Mais toz jorz ert tristes pensanz.
cevole in una lingua europea moderna. Il difetto di raffinatezza reto- Ainz cerchast l'om par mainte terre
rica, in confronto ai predecessori antichi, è compensato dal gioco ci- Qui plus orgoillos vousist querre.
vettuolo della rima. Anche nel modo di trattare la materia lo stile me~ (Roman de Troie, 5257 ss.)
dio appare molto caratt<!ristico. Da un lato si accentua fortemente !a
Polidario era cos{ grasso che poteva camminare a gran pena. Era molto
distanza temporale e locale degli oggetti, e quindi l'esotico, il meravi-
capace in parecchie cose, ma era sempre in tristi pensieri. In molti paesi
glioso e l'avventuroso; dall'altro lato si trapassa nel psicologico e nel- si sarebbe dovuto cercare per poter trovare un uomo piu orgoglioso.
l'attuale, cos{ che gli u_omini perdono la loro leggendaria inavvicina-
bilità e sovrumanità e diventano persone della società feudale contem- Ci sono anche ritratti abilmente e naturalmente inseriti nell'azione,
pol:"anea, che possono essere descritti come dame e signori eleganti e che non la interrompono troppo, come per esempio la descrizione delle
con i quali si può favoleggiare e novellare. Abbiamo qui per la prima due figlie di Adrasto (T hèbes, 927-984), quando il padre le fa chiamare
volta la descrizione di persone, e con ciò finalmente·. torniamo al testo al banchetto; · esse non sol)o descritte separatamente, ma tutte e due
dal quale eravamo partiti, la descrizione di Camilla nel francese Enéas. insieme, ciò che fa un effetto molto concreto, come era anche nell'in-
Tutti i romanzi contemporanei che .trattano di argomenti antichi tenzione dell'autore, che infatti dice (979 s.):
(ce ne sono conservati tre: v. nota 1 1,i.) hanno di queste descrizioni, che
in parte si trovavano già nelle fonti; e tutti vi mettono un grande Guari serront et rctenu
, 18

gusto dell'osservazione concreta e una· grande cura. In parte esse sono Quis porront tentr nu a nu.
I

ricavate in tutto e per tutto dall'azione: come i ritratti degli eroi greci Da esempi cosf graziosi ed eleganti si vede che non era affatto in-
e troiani di Benedetto (la cui fonte è Darete), che formano una vera dispensabile essere cos{ completi, metodici e pedanti come il poeta del#
e propria galleria di immagini come in T eofrasto e La Bruyère. Essa è l'Enéas.,: c'erano altri che non seguivano cos{ da vicino le prescrizioni
tanto pia vivace e divertente in quanto i singoli ritratti non sono de- scolastiche e i modelli stilistici della retorica. Anche l'amazzone Pente-
formati dalla completezza pedantesca né dalla lunghezza eccessiva; l'am~ silea, nel Roman de Troie,21 è introdotta con molto maggiore naturn-
plificazione, che i chierici portavano con sé come strumento principale lezza e brevità. Nelle sue descrizioni il poeta di Enéas _è particolar-
dalla loro educazione retorica, e per la quale il comodo ottonario è mente pedante: ama lo sfondo moralistico-didascalico, che permette una
adattissimo perché col suo aiuto si possono evitare molte difficoltà di
18
18
rima, resta entro limiti tollerabili. Si legge con piacere che Elena ave- [Saranno protetti e obbligati coloro che potranno ~ssederle dirett~~nte.] I versi
971-972: Mieus vaut lor ris e lors baisers / (}ue ne fa1t Londres ne Pe,t,ers lValgono
va un segno di bellezza fra le sopracciglia (che è tradizione antica), piu il loro riso e i loro baci di Londra. e Poitiers] indicano chiaramente che l'opera
che Ettore balbettava un po' e che Enea era piccolo e grasso; i ritratti appartiene alla cerchia di Enrico e di Eleonora. . · •
so Egli la descrive ancora una volta piu tardi, vv. 6908-6934. Sulla denvaz10ne della
femminili, Elena, Briseide, Ecuba, Polissena ecc. sono incantevoli; ed dèscriziohe amplificata di Camilla dalla teorià contemporanea e antica v. F A~L, Recher-
ches sur lt!s sources latines,·p. 102 ss. E. LANGLots e lo stesso FARAL, op. at., p. 93 ss.,
è interessante leggere in francese, alla metà del XII secolo, un ritratto hanno anche mostrato che la descrizione della veste di Camilla e della bardatura dd
come questo: cavallo presenta qualche somiglianza con l'apparizione di Antigone nel Roman . de
Thèbes (Thèbes, 3807 ss.). Ma queste somiglianze di pochi versi non sono letterali e
Polidarius ert si gras possono benissimo essere casuali, nell'ambito della stes~ moda d~i. vestiti e .~ell~ stesso
stile nell'espressione. Quella della Chanson de Thèbes _e molto pm breve, p1u. vtvace e
Qu'a granz peines alot le pas. piu organicamente legata all'azione. Si tratta della sortita delle tre donne (Antigone con
En plusors choses ert vaillanz, la madre e la sorella) per la. missione presso l'esercito assediante.
21
La leggenda che Eleonora di Aquitania si sarebbe compiaciuta di assumere la
parte della regina delle Amazzoni, Pentesilea, nella seconda cr~ata, a~a quale essa
~ An_che Dante supera difficoltà di rima per mezzo di ·perifrasi e amplificazioni, partecipò come moglie di Luigi VII, non è improbabile. Nelle font:1 non st trova alcuna
che tn lui spesso portano a effetti magnifici, ma anche a qualche singolarità. testimonianza precisa in proposito.

190 191
descrizione cosi minuziosa, e soprattutto, nella rappresentazione delle Purpureusque albi stratis insignia pictis
vesti e dei cavalli, il lusso esotico e meraviglioso che gli permette di Terga premebat equi spumantiaque ora regebat,
ricorrere all'erudizione stravagante. Ma anche gli altri poeti della triade Vix sua, vix sanae virgo Niseia compos
classique sono molto lontani dallo stile elevato classico. Per loro gli an- Mentis erat; felix iaculum, quod tangeret ille,
tichi temi sono soprattutto materiali che essi cercano di adattare aJle Quaeque manu premeret, felicia frena vocabat.
possibilità espressive della lingua francese del loro tempo e ai bisogni Impetus est illi, liceat modo, fe"e per agmen
della società feudale-cortigiana. Se mai eera un poeta antico, ad essi Virgineos hostile gradus, est impetus illi
noto, che potesse servire da modello stilistico generale, questo poeta Turribus e summis in Gnosia mittere corpus
era Ovidio. Ovidio è molto piu vicino degli epici classici allo stile no- Castra; vel aeratas hosti recludere portas,
vellistico dell'ottonario. Ma l'idea di rappresentare oggetti come Troia, Vel fiquid Minos aliud velit; utque sedebat
i Sette contro Tebe o l'Eneide al livello stilistico ovidiano è un errore, Candida Dictaei spectans tentoria regis:
secondo il gusto umanistico. I chierici cortigiani del XII secolò cono- "Laeter" ait "doleamne geri lacrimabile bellum,
scevano bensf ottimamente parti della letteratura antica, ma non erano In dubio est; doleo quod Minos hostis amanti est;
umanisti. Sed nisi bella forent, numquam mihi cognitus esset.
Anche nell'ambito della loro imitazione di Ovidio essi non ave- Me tamen accepta poterat deponere bellum
vano un senso classico per i diversi livelli dei temi e dell'espressione. Obside; me comitem, me pacis pignus haberet.
Il Farai (Sources, 109 ss.) ha rilevato con grande acutezza tutto ciò Si quae te peperit talfr, pulcherrime regùm,
che il poeta dell'Enéas deve a Ovidio, ma si è limitato ai riecheggia• Qualis es, ipsa fuit, merito deus arsit in illa.
menti o alle concordanze materiali. Ma proprio in queste concordanze O ego ter felix, si pennis lapsa per auras
si vede spesso quale abisso separasse i chierici cortigiani del XII se• Gnosiaci possem castris insistere regis
colo dal loro modello. Voglio dare un esempio, perché si capisca bene Fassaque me flammasque meas, qua dote., rogarem,
quel che intendo dire. Al principio dell'ottavo libro delle Metamorfosi Vellet emi; ..."
Ovidio racconta la storia· della figlia del re di Megara, Scilla, che dalla
torre dell'assediata città paterna si innamora del capo dei nemici, il E quando egli, toltosi l'elmo, scopri il volto e in veste purpurea se•
deva sul dorso del bianco cavallo, meraviglioso per il coprisella dipinto, fre~
re Minosse di Creta; essa è' preda di questo amore al punto che la
nandone la bocca schiumante, la vergine nisea non era piu padrona di 5é,
notte successiva taglia dalla chioma del padre il ricciolo rosso nel né sana aveva la mente; chiamava felice il dardo che egli toccava, felici le
quale risiede la sua forza e la sua vita· e lo consegna (insieme con se redini che stringeva in mano. Una bramosia la prende, se fosse concesso
stessa) in dono al re Minosse. Ma questi la respinge con orrore. Ovidio soltanto di muovere i passi virginei fra le schiere nemiche, una bramosia
211
ha raccontato secondo uno schema noto il sorgere dell'amore: ella vede di gettare dall'alto ·della torre il suo corpo nel campo cretese, o aprire al
nemico le porte di bronzo, o tutto ciò che Minosse può chiedere. E mentre
Minosse dalla sua torre, e di lui sono descritti i diversi atteggiamenti restava osservando la tenda bianca del re ditteo: "Dovrei essere lieta, di-
e azioni, in ciascuno dei quali lei lo trova incantevole e amabile. Ciò ceva, o lamentare la lacrimevole guerra? È dubbio. Mi dolgo, ché Minosse
finisce con un momento culminante di tono fortemente erotico (32 ss.) è nemico di chi lo ama. Ma se non fosse stata la guerra, non lo avrei mai
conosciuto. Ma se mi avesse presa in ostaggio, avrebbe potuto cessare la
che conduce alla terribile risoluzione:
guerra: mi avrebbe come compagna, come pegno di pace. Se la donna che
ti ha generato, bellissimo re, fu quale sei tu, giustamente un dio si è acceso
Cum vero faciem dempto nudaverat aere per lei. O tre volte felice sarei, se con le ali, scivolando per l'aria, potessi po-
sarmi sul campo del re cretese, e rivelandogli me e le mie fiamme gli do-
22
È lo schema seu ... seu ... : cfr. Ouz10, Carm., Ill, 12. mandassi per quale dote si lascerebbe acquistare... "

192 193
Il poeta francese di Enea, che· conosceva questo passo (Farai, p. 130), elevato, Amore l'ha ferita con la sua freccia; prima che se ne sia andata,
ha inserito nella favola l'amore fra Lavinia ed Enea, e lo fa cominciare ella ha cambiato cento volte colore: ora è caduta nei lacci d'amore; che
voglia o no, lo deve amare. Quando vede che non lo può evitare, ha rivolto
in modo simile alla storia ovidiana di Scilla. Anche Lavinia sta sulla
verso Enea tutto il suo cuore e il suo pensiero; per lui Amore l'ha ferita
torre del castellò del padre e guarda l'esercito nemico nella pianura con violenza; la freccia le è scivolata fino al cuore sotto il seno. Tutta sola
(8047 ss.): era la fanciulla: chiuse la porta della camera, torna alla finestra dove aveva
La.vine fu an la tor sus, ricevuto il colpo mortale. Di là osserva il cavaliere. Ella comincia a sudare,
e poi ancora a rabbrividire e tremare ...
d'une fenestre garda jus,
vit Eneam qui fu desoz,
~eguono qui oltre 300 versi di monologo, nei quali essa analizza
forment l'a esgardé sor toz.
il suo stato e la sua condizione; 40 versi di descrizione di una irre-
M olt li sanbla et bel et gent, ·
quietezza notturna, e infine 200 versi che contengono un dialogo con
bien a oi comfaitemant
la madre, alla quale essa infine confessa il suo amore per Enea; al
lo loent tuie par la cité
che la madre, che favorisce Turno, accusa con espressioni molto chiare
et de proece et de bialté;
Enea e i troiani di omosessualità. Poi la madre la lascia sola, e dopo
bien lo nota an son corage.
avere perduto piu volte i sensi essa torna alla finestra :
La ou el fu an son estage
Amors l'a de son dart ferue; El s'an rala a la fenestre
ainz qu'el se fust l'iluec meue, la ou am0urs l'avoit seisie;
i a changié cent foiz colors: la tente Eneas a choisie,
or est cheoite es laz d'amors, molt volantiers la regarda,
voille ou non, amer l'estuet. droit cele part son vis torna.
Quant voit que eschiver n 1en puet, El n'en pooit so noil torner;
vers Eneam a atorné bien tost, s'ele poist voler,
tot sun corage et son pansé: f ust ele o lui el paveillon;
por lui l'a mole Amors natiree; ne pooit panser la lui non ...
la saiete li est colee
desi qu'el cuer soz la memelle. Ella tornò alla finestra, dove l'amore l'aveva afferrata; ha cercato la
tenda di Enea, molto volentieri la guardò, diritto in quella direzione ri-
Tote ert sole la damoiselle,
volse lo sguardo. Non poteva distoglierne gli occhi; ben presto, se avesse
l'uis de la chanbre ala fermer, potuto volare, sarebbe stata con lui nella tenda. Non poteva pensare ad
revient a la f enestre ester altro che a lui...
ou el recut lo cop mortai;
d'iluec esgarde lo vasai. Poi comincia un monologo sulla nuova idea che 1~ è venuta, di
Ele comance a tressuer, mandare un messaggio a Enea. Infine la attua, facendo lanciare una
a refroidir et a tranbler ... lettera ai troiani da un arciere di suo padre. Ciò ci porta intorno al
verso 8800.
Lavinia era sopra la torre, guardava giu da una finestra, vide Enea
che era sotto, l'ha guardato bene piu di tutti gli altri. Le parve molto bello e Prima di tutto va fatta la ·stessa osservazione che abbiamo fatto
nobile; ella ha bene ascoltato come tutti in città lo lodino per il suo coraggio a proposito del passo virgiliano dal quale siamo partiti : il poeta del-
e la sua bellezza, e lo notò bene nel suo cuore. Là dove stava, sul suo luogo l'Enéas ha distrutto completamente l'unità e la tensione del pezzo di
I I

I 194
I:
bravura ovidiano. Con un solo slancio, mentre la descrizione passa casistica erotica ovidiana in un altro strato sociale e in un altro stile,
nel .monologo, Ovidio ci porta dal culmine dello scoppio amoroso alla ,dove essa, almeno mi sembra, appare ancora un po' singolare. M~ con
terribile decisione, e anche l'esecuzione segue subito; il poeta francese ciò egli prepara quel fenomeno che ben presto dovrà apparire ancora
stacca e distanzia gli avvenimenti (insorgere dell'amore e messaggio); piu chiaro e che ha· luogo anche nel minnesang provenzale: l'innalza-
e distende anche gli stessi; fatti, a forza di amplificazioni moraleggianti mento dell'amore ad oggetto dello stile elevato, e, anzi, a,d oggetto
e descrittive, tanto da privarli di ogni effetto drammatico e patetico.
principale dello stile elevato. È una delle svolte principali della storia
Ma non ci interessa qui il fatto dell'amplificazione, bens1 il materiale della poesia europea.
che vi viene impiegato. Quasi tutto il materiale è preso dalla casistica Chrétien de Troyes non sembra aver contribuito alla mescolanza
erotica: la freccia amorosa (desi qu'el cuer soz la memelle), il suo ef- dei temi antichi con la casistica erotica ovidiana: non lo possiamo sa-
fetto (ossia che ella suda e rabbrividisce, trema, perde i sensi, grida pere con certezza perché non conosciamo le sue parafrasi ovidiane; dal-
e singhiozza e piange), il lungo monologo con l'esposizione sempre l'elenco dei titoli sembra· che egli trattasse separatamente i libri erotici
variata del problema, i rimproveri a se stessa, le accuse, i lamenti, 1a e i temi delle Metamorfosi.• In ogni caso nelle sue opere piu tarde egli
notte turbata dai tormenti amorosi e cosi via. rutto ciò è pure ovi- elabora con crescente intensità un proprio stile affatto cortigiano e
diano, ·direttamente o indirettamente, ma tanta profusione non è nello contemporaneo che dall'antichità riprende benst l'esercizio della lingua
stile delle Metamorfosi: queste cose appartengono alla poesia galante e i motivi, ma non i temi e il piano generale della composizione. Gra-
23
della giovinezza ovidiana, ai libri erotici in distici. Nelle Metamorfosi zie a questa indipendenza, all'inizio della liberazione dalla cultura
la casistica erotica ricorre molto raramente; anche nel passo di Medea latino-ecclesiastica, il primo stile postclassico di una società di élite, ap-
(Met., VII) che il Fara!, del resto con ottime ragi~ni, contrappo_ne ~ punto lo stile cortigiano, viene pienamente elaborato. Non possiamo
un brano del monologo di Camilla (Sources, 152), 1elemento erotico e dire con certezza fino a che punto cjò sia merito personale di. Chrétien
trattato in poche antitesi nette e brevi. Le Metamorfosi si trovano a un de Troyes; anche in Made de Frarlce si trova pienamente sviluppato
livello stilistico piu alto delle poesie amorose giovanili, esse si avvici- un livello stilistico indipendente dài · modelli classici, e di alcuni suoi
nano all'epos; il tono giocoso, leggermente ironico e ironicamente di- . coritemporanei non sappiamo abbastanza. Ma sappiamo che il lìvelfo
. dascalico dei libri d'amore non è adatto per le Metamorfosi, il cui livello della poesia cortigiana è qualche cosa 'di assolutamente nuovo: esso tra-
è vicino a quello dell'epos. Il poeta di 'f!.néas invece ha introdotto nella sforma il novellare in versi in una specie di arte elevata, senza però
materia epica la casistica erotica dei libri galanti (cfr. Sources, p. 133 ricercare l'altezza dell'espressione, l'assoluta distanza dal tono quoti-
ss.).u E non poteva fare altrimenti, se proprio la voleva adoperare: diano e la meditata esecuzione di tutto l'insieme secondo un piano,
perché la società per la quale era scritta la poesia erotica ovidiana (e che era caratteristica dei modelli antichi. Soltanto la leggenda celtica
la poesia erotica augustea in generale), nel XII secolo non esisteva: offre il quadro per questa nuova maniera : da essa si trasse la possibilit}
nel XII secolo non c'erano etere eleganti che formassero una specie di di formare un mondo immaginario, all'interno· del quale però si pote-
seconda società e che avessero gusto letterario (si pensi, per restare a vano incondizionatamente esprimere gli aspetti concreti, caratteristici,
Ovidio, a Amores, II, 4). Esse fanno la loro apparizione piu tardi, nel psicologici e il calore cordiale dei fatti umani. L'arte cortigiana •è senza
Rinascimento vero e . proprio. Il poeta di Enéas trapianta dunque la alcun dubbio il prodotto di una cultura di élite: nell'immagine del per-
fetto cavaliere, nell'idea •dell'amore elevato, nei concetti dell'avventura
28
Amores Heroides Ars amandi, Remedia amoris. ~ della ricerca (queste), nella scelta di un uomo determinato per il ci-
" Qualch~ cosa di simile si sarebbe potuto dire già per il ritratto_ di Cami!la, perché
il ritratto femminile di questo tipo deriva anche dalla letteratura erotica .. Ravvivato dalla
sensualità e dall'ironia, ma con molti tratti tradizionali, esso compare 1n AoAM DE LA • Se la Pnilomena dell'Ovide moralisl (ed. a parte di C. DE BoER, Paris, 1909) fosse
R\LLE, Jeu de la Feuillie, al principio.
il poema De la hupe et de l'aronde di Chrétien, si dovrebbe dire certamente che là anche
lui ha intessuto nei temi epici antichi digressioni moralistiche sull'amore.

196
197.
mento in un'avventura determinata, nella quale' la vittoria .significa al ~turo, nella luce della vittoria, implicando l'avvenire; in pari tempo
liberazione e riscatto, si esprime l'alta educazione e l'intenzione .dell'alta sappiamo ~h~ sua madr~: che egli ha abbandonato, muore per il di-
poesia. Ma, come voleva il francese del tempo, questa alta educazione stacc~. Qui v1 sa~ebbe _g~a abbastanza serietà, ma per di piu sappiamo
e questa dignità non sono legate ad un solo stile linguistico elevato ed ~e .s1 tratta dell espos1z1one per la ricerca del Graal, che dunque il
esclusivo, e neppure sono 'incondizionatamente legati ad uno stile alto g1ovmetto è l'eletto, mediante il quale l'avventura del romanzo bre-
ed esclusivo del sentimento e della scelta. In questa alta educazione tone passa al servizio dell'escatologia e del dramma della redenzione.
trovano posto la calda amabilità, l'amichevole malizia, una ironia im- Contenud e gra~i di sentimenti cosf diversi comprende il veloce e pure
manente alle cose e ai fatti e un umorismo di un tono leggermente di- comodo ottonano con le sue rime: esso può essere ampiamente descrit-
dascalico, e anche qualche crudezza. Secondo le categorie antiche que- tivo o moralistico o didascalico, può essere toccante e pieno di vivace
sto andrebbe considerato uno stile misto, uno stile posto fra il medio s:ntimento,_ ~uò e~sere anche ironico e quasi protervo, ma non rag•
e l'elevato. Ma con questa formulazione non si fa un grande passo giunge mai d tragico e il sublime; per di piu è troppo ingenuo nella
avanti. L'ingenuità, il calore, la cordialità, lo stesso occasionale umori- sua brevità, non si eleva al disopra del piacevole. Anche la processione
smo, nella sua calda cordialità, del fatto accaduto fra uomini, laddo·,e delt Graal al castello del Re pescatore è tròppo ingenuamente descrittiva
il fatto però appartiene in tutto alla sfera del serio e del .profondo, non per produrre u? effetto di solenne sublimità. Ma la dolcezza e la pie•
sono antichi: si ha qui qualche cosa di nuovo, di cui non potremo nezza de! sentimento in situazioni e rapporti umani, nella cui rap-
dimòstrare le origini. Certamente vi ha parte una forma di poesia amo- presentaz10ne la precedente letteratura epica e didascalica del Medioevo
rosa popolare, e anche il cristiano· sermo humilis. In proposito non si anche quella latina, era cosi $carna e rigida,. nella poesia bretone cot:
potrà dire di piu, e anche questo poco può essere riconosciuto solo va- tigiana hanno il piu ricco sviluppo. Potrei citare qui, dall'inizio del
gamente. Cos1 come si presenta, lo stile cortigiano nell'epica è legato Percettal, la scena notturna fra Perceval e Blancheflor, e molti altri
all'ottonario rimato. Il quale, quanto a livello, è neutrale, serve al piano . esempi da Chrétien o da Marie dc France; ma gli esempi piu alti, sotto
favoleggiare e si adatta a qualsiasi contenuto. que,sto_as~etto, si trovano nei poemi di Tristano, dove il piu suggestivo
L'inizio del Perceval, per esempio, è pieno di cordiale umorismo; c~e .m1 ncordo è la lunga scena dalla Folie Tristan (Ms. Douce, Ed.
non soltanto rincontro con i cavalieri, che Perceval ritiene angeli e alle Bed1er), nella quale Isotta si rifiuta di riconoscere Tristano, travestito
cui domande risponde con altre domande, ma anche tutta la serie di da foJle, che parla con v~ce alterata, mentre egli le ricorda, uno dopo
scene fino all'arrivo al castello di Arturo: il suo ingresso nella tenda, Pal_tro, gli avvenimenti e le avventure dei loro passati amori, che solo
dove trova la damoiselle, i discorsi che vi tiene, mentre lè porta via il T rist~no può conoscere: è una scena di costruzione grandiosa, col cane
bacio, l'anello e la colazione, il ritorno del cavaliere, che dopo la ram• che riconosce Tristano,• e ~'anello, alla cui vista Isotta.scoppia in pianto,
pogna àlla damoiselle si siede a mangiare (Atant lasist et si manja2ll 1>..), come momento culminante e critico.
col successivo, rapido cambiamento di scena, il dialogo col carbonaio Una simile pienezza di sentimento, senz~ riserve, espressa fino in
(vilains, fet il, enseigne moi, qui l'asne maines devant moi...n ur), o quel· fondo; non soltanto è impensabile nel Medioevo precortigiano ma ri-
lo col cavaliere rosso.28 Qui trova indirettamente la sua piu bella e chiara ferita a quell'oggetto non si trova neppure nell'antichità. Eros'è senza
espressione, benché non sia ·mai enunciato, ciò che nel giovane tende dubbio un dio potente, forse il piu potente (dv(xats µdxavi1bta), ma nel-
!a lette~atura antica le complicazioni fra gli amanti hanno poco peso, 0
[Allora si mise a sedere e mangiò.]
215 bi•
m ogru caso una dignità di medio livello; esse possòno diventare tra-
[Villano, disse, insegnami, tu che conduci l'asino davanti a m~.]
211 ter
111 Ou en vas tu vaslez di va? /e vuel, fet il, a cort aler, Au ro, ces armes de:
mander (quelle del cavaliere I) - Vaslez, fet il, or diz tu _bien, Or _va .donc tosi e "· 2'7. Questo cane, se si vuole, è un topos antico (Odifsea). Ma qui si trova in una·
,evien ... [Giovane, dové vai? - Voglio andare a corte, disse, a chiedere queste arm1 tragedia d'amòrc. ·
al re. - Dici bene, giovane, fece quello, và dunque e torna presto.] 'l:I .,.. [o· I! 'h'I
• •
1 ,:orza 1nv1nc1 1 e: SOFOCLE, Antigone, v. 781.]

198 199
giche soltanto come elemento di una catena fatale, come in Medea o rapimenti delrestatica unio passi.onalis.• Questa concezione sovrasensi-
Didone,9 ma per il resto rerotico non appartiene allo stile elevato. Si bile-sensibile d~lPamore, benché vi agiscano chiari motivi platonici, è
potrebbe obiettare che, come abbiamo sempre sottolineato nelle pagine estranea alla poesia classica antica.
precedenti, anche il romanzo bretone cortigiano non è propriamente di Paradossalmente, infine, fu proprio la minne elevata, l'adorazione
stile elevato ma piacevole, che accanto ad esso, e in stretto legame con -..ìensibilmente-sovrasensibile della donna, che produsse il primo stile
esso, esistono i veri e propri romanzi di avventura e di amore, come elevato postclassico, cos{ come per la prima volta lo defin1 Dante, come
quello di Floire e Blancheflor o la chante-fable di Aucassin e Nicolette, stilus tragicus,81 nel De vulgari eloquentia: Stilo equidem tragico tunc
di tono chiaramente medio e giocoso, e certamente il romanzo avven- uti videmur, quando cum gravitate sententiae tam superbia carminum
turoso di questo tipo ricorda i suoi precursori della tarda antichità. quam constructionis elatio et excellentia 11ocabulorum concordat. Ciò si-
Ma le complicazioni dell'epica bretone sono diverse, pio. profonde, piu gnifica: Impieghiamo lo stile tragico quando con la gravità dell'oggettt;>
intime e piu seriamente appassionate. Si pensi per esempio a parecchi concorda tanto l'altezza del metro quanto la nobiltà della sintassi e
lais di Marie de France, e poi alla Castellana di Vergi~ capolavoro della reccellenza dei vocaboli. Sembra detto con pedanteria, ma in questa
prima novellistica. Si va formando la narrazione alta e seria, cui tema affermazione è contenuto tutto: .in primo luogo l'oggetto elevato; poi
principale sono 1~ passione amorosa o l'amore inappagato o il pericolo un metro che non ha niente di misero, di frettoloso e di giocoso (e
degli amanti. Ma questo non è ancora tutto: ben presto 1:amore va qui già i precursori italiani di Dante avevano scoperto la dignità del-
al di là del sensibile. Dalla poesia amorosa provenzale deriva la posi..
1 l'endecasillabo, che egli loda nel seguente quinto capitolo); inoltre una
zione, del tutto estranea all'antichità, dell'amata come signora, che nel· sintassi che non è paratatticamente primitiva e neppure pedante ed
l'epica appare per la prima volta nel frammento di Lancelot di Chré- epidittica, come quasi tutta la retorica latina (ars dictaminis, stilus altus)
tien; attraverso il Lancelot in prosa, che ebbe prof.onda influenza anche del suo tempo, ma grande e patetica nella sua varia ricchezza; e infine
su Dantet la minne elevata e in pari tempo umile e illecita ~diventò parole nobili, forti, armoniose, né rozze, né puerili e nemmeno troppo
un modello europeo. Nello Stil nuovo italiano l'amata appare come in- po!ite. L'esempio da lui addotto per il terzo punto, la sintassi elevat~
carnazione del divino, l'amore come privilegio del cuore nobile, come (cioè il periodo: Eiecta maxima parte florum de sinu tuo, Florentia,
via della ·virtu e della conoscenza; anzi, i suoi tormenti e le sue estasi nequicquam Trinacriam Totila secundus adivit,31 hh ivi, VI) ci sembra in
appaiono, nella terminologia e anche di fatto, strettamente legati ai verità esageratamente retorico, fino al ridicolo: un gioco di metafore e
di suoni come quello di flores e del nome di Firenze è troppo fasti•
211 La. letteratura tragica piu antica non conosce l'amore come oggetto centrale: esso
è introdotto da Euripide. Nell'epos, per quanto ne sappiamo, esso compare soltanto .nel · dioso, e anche la perifrasi Totila secundus per Carlo di Valois distrae
terzo libro delle Argonautiche dell'alessandrino APOLLONIO Roofo, che ebbe molta influen• dal tema reale, con la sua complicata artificiosità, distruggendo la voluta
za. In esso è rappresentato il sorgere della passione di Medea per Giasone, il nemico di
suo padre. Questo modello lasciò tracce profonde attraverso ,Virgilio e Ovidio. Il livello impressione di sublimità. Per comprendere il favore accordato da Dante
stilistico dato da Apollonio all'importante episodio è fortemente influenzatò dal modo
in cui esso è introdotto: per mezzo di scene divine quasi scherzose fra Era e Afrodite a questa frase occorre tenere presente quanto segue: in primo luogo,
e fra Afrodite ed Eros; questi, un fanciullo capriccioso, è indotto dalla madre a ferire la frase non contiene un sentimento moralistico o una lode ironico--
Medea con la sua freccia. L'episodio virgiliano di Didone, invece, per il nostro gusto
appartiene assolutamente allo stile elevato. Ma la critica antica non lo ha .riconosciuto epidittica, come le due frasi citate in precedenza e meno apprezzate,
senza riserve. Scrive SERv10 al IV libro dell'Eneide (ed. Thilo-Hagen, I, p. 459). est
autem totus paene in affectione, Jicet in fine pathos habeat, ubi ahscessus Aeneae gignil 80
dolorem. Sane totus in consiliis et subtilitatibus est; nam paene comicus stiltu est; nec Cfr. l'excursus su Gloria passionis in questo volume, p. 68 ss.
81
mirum ubi de amore tractatur. [Dominano quasi dappertutto i sentimenti, benché alla II,. IV,. 7 .• Con ciò egli indica lo stile elevato, superiorem stilum: ivi, 5. Egli non
fine emerga il pathos, quando dalla partenza di Enea nasce il dolore. Predominano pro- ~pe~a, al pan dì molti altri scrittori medievali, che le parole "tragedia" e "tragico" si
prio le riflessioni e le finezze; lo stile infatti è comico, né è da meravigliarsi, tratwidosi riferivano soltanto alla poesia drammatica.
31 1
• • [Cacciata fuori la maggior parte dei fiori dal tuo seno, Fiorenza, invano
dì cose amorose.] .
:ae La scena di Francesca nel V dell'Inferno e "quella che tossfo" (Par., XVI, 13 ss.). andò in Sicilia il secondo Totila.]

200 201
forse anche parodistiche,• ma un avvenimento vivamente e appassio-. stilistiche di Dante erano alcuni provenzali e gli italiani della scuola
natamente sentito, cioè l'oltraggio recato a Firenze da Carlo di Valois e dd Guinizelli.
la successiva sconfitta di lui in Sicilia (Trinacria); in secondo luogo, Queste canzoni sono tutte poesie. liriche di tono elevato. Dante
ravvenimento ha una energica articolazione antitetico.temporale, in due dice (De vulg. eloq., II, II) che vi sono tre diversi oggetti elevati, che
parti quasi uguali per numero di sillabe, separate dal vocativo Florentia· possono essere trattati in queste canzoni, Salus, Venus e Virtus, ossia
in terzo luogo, la prima parte esprime cordoglio e lamento, per mezz~ imprese guerresche, amore e virtu. Sembra che egli avesse derivato in
della scelta e dell'ordine delle parole e del colorito sonoro cos1 ottenuto· modo autonomo questo accostamento dalla psicologia scolastica: certo
la seconda, nettamente staccata, esprime un brusco trionfo.88 È util;, esso non è antico.• Al tempo in cui egli scrive, nel suo ambiente non
anche per capire la Commedia, che si cerchi di sentire come il gruppo
semantico e ritmico nequicquam T rinacriam Totila secundus, dopo
l'apertura quasi elegiaca, potesse affascinare l'orecchio di Dante. In
generale la magistrale combinazione delle idee e dei suoni, che un
I vi sono pio' canzoni come quelle di Bertrando dal Bornio, che cantano
fatti d'arme; e da Guido Guinizelli in poi (ma se ne possono trovare
i precedenti fra i provenzali) la virtu è facilmente pensata in stretto
legame con l'amore. Cos1, in verità, l'amore dei provenzali e dello Stil
orecchio sensibile avverte facilmente ma che non può essere spiegata
sistematicamente a- causa della grandissima varietà e delle infinite pos-
sibilità di sfumature, è il motivo decisivo del gusto letterario di Dante:
Ir nuovo è il vero oggetto del primo tono poetico elevato che si abbia
in Europa dopo !,antichità; a partire dal Guinizelli di Al cor ge~til ri-
para sempre amore, da Guido Cavalcanti, da Cino e dalle grandi can-
e sono convinto che in questo modo si possa comprendere la sua predi- zoni di Dante, si ha di nuovo una poesia di tono alto e sublime.
lezione per Arnaldo Daniello." In ogni caso qui sono nuovamente enun-
r L'amore, dunque, non era soltanto ammesso fra gli oggetti dello stile
elevato, ma esso è l'oggetto piu importante, che ha permesso la rina-
ciate e spiegate per la prima volta, con intima comprensione e auten-
tico "senso dello stile," le antiche caratteristiche dello stile elevato, e scita di questo stile. Ma il nuovo amore non riguarda pio soltanto il
cioè oggetto elevato e forma elevata; si è ridestato il senso dei vari sesso. Esso accende le forze del "cor- gentil," che in esso si rivelano,
conduce attraverso prove e dolori all'adempimento. L'adempimento può
gradi di dignità dei diversi metri; e soprattutto l'arte del periodo arti-
colato è spiegata praticamente, ossia soltanto sulla scorta di esempi e essere di specie molto diverse, perché dapprima vi erano moltissime
f varianti dell'alta minne: quelle in cui la sensualità è decisiva, anche
senza il fossile apparato delle figure retoriche. Fra gli esempi vanno
nell'adempimento, soltanto innalzata dalla forma sodale e dalla parte-
incluse anche le canzoni in volgare riportate nel secondo libro (ca-
cipazione del sentimento; altre, in cui la sensualità è nulla, o non
pitoli II, V, VI e poi passim). Fra queste la maggior parte sono pro-
molto di pio che un pretesto per il fine didascalico; e infine la terza
venzali e italiane; vi è rappresentato un solo poeta francese, Thibaut
de Navarre. In realtà coloro che per primi soddisfacevano le esigenze r( specie nella quale la sensualità non è accennata ma neppure mai di-
menticata, e si rivela come un cammino attraverso dolori e passione
• _Piget me,_ cunctis. pietate maiorem, quicunque in exi/io tahesctntes patriam tantum (Jervor passionis), che conduce alla caritas e aH'estasi e alla conoscenza
sompma~do r~~,sun! [Rincresce a me, pietoso piu dì ogni altro, di tutti quelli che Ian- piu alte. Questa è la forma preparata dallo Stil nuovo; essa ha pro-
gue~do 1n . esiho :i~edono la patr~a soltanto in_ sogno]: questo sarebbe (gradus) pure f dotto la prima suprema constructio della moderna poesia europea, e

el~
saftdus .quJ est rtfd~ru~ scholanum r1el ma~s!ro~m [~emplice~ente gustoso, che è
det d?t.tl e. maestri d1 stile severo]; e Laudabilu dzscretzo marchionis Estensis et sua
magmfzcent;a preparata ~unctis illum facit esse dilectum [Lodevole il discernimento del in questo senso Dante dice, nei versi 'che sono una delle sue ultime
marchese d Este e be~ disposta la sua magnificenza, che a tutti lo rende diletto]: questo dichiarazioni sull'argomento (Purg., XXIV, 52-54):
~reb~ (gradus) tapJdus et venustus qui est quorundam superficietenus rhetoricam hau-
r,ent:'m/G~st~so e gra~i?so, ~e _è _di alc'_lni che attingon? superficialmente alla retorica,l r.
"Cr. lott:u~a ~nabst ~el1ediz1onè di A. MARIOO, Firenze, 1938, pp. 211-212. • Nella traduzione tedesca di ÒoaNsEIFF e B1t.LOGH del De eloquentìa (Darmstadt,
"S Su113; predilezione d1 Dante per Arnaldo Daniello v. Sir M.-.uRICE BowRA in r 1925, p. 96) è indicata l'analogia fra l'accostamento Saius Venus Virttu e un verso del-
pecu1um, ' XXVII, 1952, 459 ss. ' l'inno Pange lingua di Tommaso d'Aquino: Salus honor virtus quoque.

f
202 t 203
lo mi son un che, quando tempo, talvolta, piu didascalico e piu oscuro di quanto potesse essere
Amor mi spira, noto,- e a quel modo · un esempio antico. Ma fino alla Commedia dantesca esso è anche molto
che ditta dentro, vo significando. piu circoscritto per oggetto e forma. Amore e' cuore gentile sono i
suoi soli oggetti, la canzone e il sonetto le sue sole forme. Esso non
In questa poesia lirica e legata all'oggetto "amore" è contenuto supera la sfera lirica e didascalica.
un elemento femmineo e dolce che non si accorda bene col puro con- La Commedia rompe questi limiti, allarga grandiosamente l'oggetto
cetto antico del sublime. Ciò appare anche nella terminologia di Dante. dello Stil nuovo; l'oggetto della Commedia, status animarum post
Non soltanto nella Commedia egli chiama "dolce" lo Stil nuovo (Purg., mortem, abbraccia tutta la creazione. È ancora il soggetto personale,
XXIV, 57, cfr. anche XXVI, 99 e 112) ma già in De vulg. e/oq., I. X l'individuo, il poeta stesso, quello che è salvato dall'amore, l'occasione
egli loda Cino da Pistoia e se stesso perché essi dulcius subtiliusque del grande viaggio; ma questo viaggio supera per grandezza ogni pen~
poetati 11ulgariter sunt al confronto di qualsiasi altro poeta francese sabile tema eroico dell'antichità, perché vuole abbracciare la totalità del-
o provenzale. Ma nella critica antica le due parole, tanto separate quanto la storia. La Commedia è la prima e sotto molti aspetti l'unica opera
soprattutto nd loro accostamento, sono definizioni consuete per la poetica europea che allo stile elevato antico contrapponga qualche co5a
poesia leggera o media. Abbiamo citato piu sopra il passo nel quale di equivalente per livello e per valore. Lo stesso Dante lo ha ricono-
Porfirione spiega l'autodefinizione di Orazio: a differenza . della subli- sciuto soltanto fra esitazioni e per metà. La coscienza· che le cose stiano ·
mità di Pindaro, Orazio compone pdrva quidem et humilia, sed subtilia cosi parla, veramente, da parecchi passi dell'opera; ma la parola "com-
et dulcia.• Ma le parole avevano cambiato a poco a poco e insensibil- media" ,e le affermazioni della lettera a Can Grande indicano che egli f,
t

mente di contenuto e di livello: subtilis, che prima indicava la fi- non si liberò mai del tutto ,dalle concezioni ancora fortemente puristi-
nezza e l'eleganza della semplicità, ora continua a significare fine, ele- che della retorica, da lui espresse anche nel De vulgari eloquentia. Non
gante, ingegnoso, ma con la sfumatura accessoria dell'importanza, della disèuteremo · qui se fossero la lingua ·popolare o il realismo (oltre alla
difficoltà e dell'oscurità; Dante, per esempio, scrive di Amore (Vita felice conclusione). che lo. indussero·• a negare al poema sacro il grado
Nuova, XLII, sonetto XXV): "Io non lo intendo, s1 parla sottile," o stilistico piu alto. Ma non mi par dubbio che per un critico dei giorni
nella canzone Le dolci rime d'amor, che è spiegata nel quarto trattato nostri egli abbia toccato e anche superato là sublimità antica. Per con,-
del Convivio: ue dirò del valore, per lo qual veramente uomo è gen- cludere vogliamo contrapporre alcuni versi danteschi a un modello
tile, con rima aspra e sottile"; qui va notato anche l'accostamento, antico, per vedere con maggior precisione che cosa d sia di simile e
perehe' " aspro"ll'l e' opposto a "do1ce." Per quanto nguar
. da dul cts,
. l'op- che cosa di diverso ..
posto di amarus e di asper, in rapporto alla mistica e alla dialettica Come esempio di· sublimità nella trattazione del dìvino, l'autore
amorosa (" dolci tormenti") esso è salito di rango: è diventato pia ffSQl 'lnpO'U~ (IX,· 8) riporta alcuni versi dell'Iliade, evidentemente a

alto e piu caldo, senza però rinunciare del tutto alla sua sfera origi- memoria perché sono combinati da passi diversi (XIII, 18; XX, 60;
naria, quella del g~azioso e del piacevole. Lo Stil nuovo è uno stile XIII, 19; XIII, Zl-2.9). Il suo testo suona come segue:
elevato, come mostrano innegabilmente il contenuto e il tono; ma è
tQɵe 6'ouQea µaKQà. ,uxt vÀTJ XIII, 18
composto di parti diverse da quelle antiche: è piu "dolce" e in pari
,mì. KOQUcpa(, TQCOù>'V tE :n:61tç ,r.aì. vfiEç :,Ay_a.1.rov· xx, 60
:n:oaaì.v -ù:n:'à:3avdTOun IIoae1.Mrovoç t6vtoç_. XIII, 19
" Che Dante conoscesse le odi di Orazio è improbabile (benché talvolta esse ven-
gano citate nel Medioevo, per esempio da Mainardo di Bamberga). Cfr. in proposito ~ii 8'sldav sn:ì. xuµat'· atalle as x11te'vx'airrou XIIl,'Zl
H. HAUVETTE in "Revue des Cours et Conférences," XXXVI• année, 1935.
117
Su "aspro" dr. l'introduzione di GIANFRANCO CONTINI alla canzone Cosi nel
xdvtoOev ex xeù3µrov, où6'fiyvo(T)O'EV <l'Vfl'Kta· XIII, 2S
mio parlar voglio esser aspro, nella sua edizione delle Rime, II ediz., Torino, 1946, p. 162. y71-6-o<J1J'VT) 6È -6-al.aaaa aLLO't<XtO• tOÌ. 6'sxs-covto XIII, 29

204
I primi tre versi significano: "Tremarono gli alti monti e il bosco, (IlocmMwvoç t6vroi;). Segue in tre versi il viaggio sul mare, come
e le vette, e• la città dei troiani e le navi degli achei sotto i piedi im- un corteo trionfale : nella lingua e nel ritmo esso è espresso come. un
mortali di Posidone in cammino." In Omero essi descrivono la scena improvviso tumulto, degli spiriti mitici che si offrono per servire, che
del dio che dalla vetta del monte di Samo, dove ha osservato la batta- rapidamente si placa. Il tumulto è annunciato dai due brevi cola Ji
glia e le navi, scende al suo palazzo pieno di collera per la sconfitta XIII, 27, che cominciano col verbo ( ~ii 6È e atallE. ~È); ritorna già
degli achei. Là egli vuole prendere il carro e i cavalli per correre sul all'ordine nel verso di mezzo e si placa nell'ultimo, dove; il mare si
mare al campo di battaglia e aiutare i greci. Longino• tralascia la scena apre e i cavalli volano.'°
del palazzo e collega direttamente il secondo viaggio sul mare col carro Il passo, dice Longino, è di quelli nei quali la grandezza della
alla discesa a piedi dal monte.o111 In Omero, dunque, i versi che seguono divinità è rappresentata immacolata e schietta, cioè libera da tutti i
si riferiscono alla corsa del carro sul mare; all'incirca si possono tra- moti sentimentali e da tutte le passioni troppo umane che di solito in
durre cosf: "si lanciò sui flutti; da sotto di lui balzarono su dagli abissi, Omero animano gli dei. Si può affermare questo se si tralascia, come
da tutte le parti, i mostri marini, e riconobbero il loro signore; lieta- fa Longino, il contesto del passo; infatti Posidone è spinto al suo
mente il mare si apriva, e quelli (i cavalli) volavano ...'' Longino rende intervento dalla passione per gli achei e dalla collera contro Zeus. Ep-
la scena anche piu grandiosa e distesa di quanto sia in Omero, trala- pure Longino non ha torto, perché anche Omero sembra trascurare il
sciando l'interruzione relativamente pacata nella quale vengono de- contesto. Egli si abbandona all'attimo, e anche il lettore lo può fare.
scritti il palazzo, i cavalli, la veste e la frusta; né si preoccupa della Chi legge il passo che descrive come Posidone scen4e dal monte e
contraddizione contenuta nelle parole, che nei primi versi esprimono corre sul mare, o nel testo omerico originale o nella redazione di Lon-
chiaramente una corsa a piedi, negli altri un viaggio con i cavalli: gino, non deve necessariamente pensare che Posidone è pieno di col-
non lo avrà fatto con intenzione, ma inconsapevolmente, nel ·suo zelo lera e di dispetto, dei quali non si avverte piu la presenza. La potenza
per il sublime. del dio appare nella sua pura esistenza, dapprima in forma patetica,
Prenderemo il testo cos{ come ce lo fornisce Longino, perché evi- poi come un vivace e plastico viaggio trionfale; ci si immagina vo-
dentemente esso corrisponde a una concezione ideale della grandezza lentieri che egli sia consapevole della sua potenza e che la goda serena-
e della sublimità di cui Omero aveva dato molti esempi, mà in gran mente nel sentimento della sua eterna giovinezza e purezza. In Omero
parte non puri, a causa delle aggiunte di tono piu leggero. La scena l'attimo presente è tutto. Longino ha dunque ragione, quando loda
mostra la potenza del dio nel!a sua concitata apparizione, nella appa- il cammino e il viaggio di Posidone come puro esempio di rappresen-
rizione espressa dal solo movimento, senza che ancora la potenza sia tazione della sublimità divina. Nella sua autonomia esso è libero da
· manifestata; il semplice mettersi in movimento ne mostra gli effetti. ogni peso e da ogni intenzione. Si sa bene che il dio corre al campo
Sotto i passi del dio il paesaggio trema per largo tratto; le parti che di battaglia per aiutare i greci, ma per il momento questa consape-
tremano, anche grandi come alti monti e città, sono enumerate e ~i volezza è messa in disparte. Il lettore o ascoltatore gusta soltanto una
susseguono dopo il breve verbo; la fine del terremoto è formata dalla immagine della vita degli dei beati, ai quali lietamente obbediscono gli
sua causa, è indicata dal vigoroso verso dei piedi immortali, contras- elementi ad essi affidati. Ed è trasportato dallo ·slancio potente dei
segnato dallo spondeo, al centro del nome, e dall'assonanza finale versi, dal vivace ed evidente mutare delle immagini e dalla grandiosa
88
brevità della conclusione, con i cavalli che volano via.u
Chiameremo cosi l'autore per brevità, benché sia dimostrato da tempo che questo
nome è sbagliato.
40
• Ciò gli permette anche di inserire XX, 60. A Omero non poteva ·venire in mente In Omero la frase non finisce qui; il testo dice: 'tot a•é:n:éi:ov'to
di far tremare sotto i passi di Posidone piu che i monti e i boschi di Samo; il primo {>Cµcpa. µal', oM'{m:éveQOe 6ia.lvno iat..-uoi; à.~rov.
tratto percorso a piedi, che comprende soltanto tre passi, non tocca ancora Troia e le [E quelli volavano velocissimi, né sotto si bagnava l'asse di bronzo.]
navi degli achei. '1Questa conclusione veramente è stata fatta da Longino: v. la nota precedente.

206 207
A questi versi omerici vorrei accostare l'apparizione del Messo del di un tuono: con l'anticipazione di un verbo principale relativamente
cielo del nono canto dell'Inferno dantesco. Gli spiriti dell'inferno han- breve e poco accentuato (t()ɵE ; e già venia), al quale seguono poi
no rifiutato a Dante e a Virgilio l'accesso alla Città di Dite, e hanno soggetti estremamente lunghi e ponderosi, parecchi in Omero, seguiti
anche cercato di trasformare in pietra Dante, mostrandogli la testa di da una sola, ma vigorosa, determinazionè modale (rco<Jolv int'à:Oavd-
Medusa, cosi che Virgilio gli ha coperto gli occhi con le mani. Ma {}otO'L •••), uno solo in Dante (" fracasso"), le cui determinazioni, però,
ora appare l'atteso soccorso (64 ss.): ampiamente distese (frase relativa), sfociano infine in una similitudine
che comprende tre terzine ("non altrimenti fatto ..."). Una similitudine
E già venia su per le torbid'onde cos1 mossa e distesa non si trova nel nostro passo omerico, ma la forma
un fracasso d'un suon, pien di spavento, è antica" e Dante, certamente per primo, ha osato impiegarla in una
per che tremavano amendue le sponde, lingua volgare. In questa similitudine Dante presenta una figura simile
non altrimenti fatto che d'un vento al polisindeto (che però non è un vero polisindeto, perché ha due in-
impetuoso per li avversi ardori,
terruzioni, una delle quali energica):
che fier la selva e sanz'alcun rattento
li rami schianta, abbatte e porta fori;
che fier la selva e sanz'alcun rattento
dinanzi polveroso va superbo,
li rami schianta, abbatte e porta fori; ·
e fa fuggir le fiere e li pastori.
Gli occhi mi sciolse e disse: "Or drizza il nerbo dinanzi polveroso va superbo,
del viso su per quella schiuma antica e fa fuggir le fiere e li pastori.
pèr indi ove quel fummo è piu acerbo."
Come le rane innanzi a la nemica Longino ha introdotto per suo conto il polisindeto nel soggetto della
biscia per l'acqua si dileguan tutte, prima frase: O'UQSa ••• xaì. vÀTl ,taÌ. ?tO(ffq>aL. L'efficacia è potente in
fin eh'a la terra ciascuna s'abbica, ambedue i casi; in Dante si aggiunge il movimento, che attraverso il
vid'io piu di mille anime distrutte ritmo, la sintassi e la distribuzione dei suoni rappresenta ottimamente
fuggir cosi dinanzi ad un ch'al passo ravanzare della tempesta.
passava Stige con le piante asciutte. È innegabile in entrambi i passi la sapienza artistica con c.ui sono
ottenuti i grandi effetti. Entrambi adoperano figure retoriche. I nessi
Chiunque abbia sensibilità si accorge subito che qui l'antica subli- sintattici, la costruzione dei periodi e la struttura del verso tradiscono
mità dello stile è raggiunta, e forse anche superata. Anche questi versi un accurato esercizio artistico, fondato sulla tradizione. Per Dante ciò
hanno la potenza dell'apparizione e la forza del movimento che c'era
può essere dimostrato, e lui stesso dice di avere studiato bene i poeti an-
nel passo omerico; nell'articolazione dell'espressione, nella ricchezza
tichi e le retoriche del suo tempo per formare il proprio stile. Ma è
della sintassi, ma soprattutto nell'unitarietà di livello stilistico, che qui
altrettanto chiaro che qui, tanto in Omero che in Dante, la retorica
è la cosa piu importante, essi eguagliano l'esempio greco. L'affinità
formale dei due passi sta soprattutto .nel movimento che si snoda a ha una parte non dominante ma subordinata. In questa retorica non
lungo, che Longino ha ancora accentuato con l'inserzione di un verso c'è niente di meschino, di erudito, di ampolloso; non c'è alcun eccesso
e che in Dante corre dapprima per tre terzine, fino al verso 72, per di retorica che distrugga il sublime: si ha invece ciò che Longino vuole
essere poi interrotto (come nel testo originario di Omero); e poi nel
" Anche la similitudine della tempesta si trova spesso nella letteratura antica, dr.
sistema della costruzione, che nei due testi tende a dare l'impressione per esempio Eneide, Il, 416.

208 209
dal sublime, cioè che esso riesca a trascinare e che grazie ·alla sua Omero introduce subito il suo dio in cammino, mentre Dante introduce
capacità di trascinare nasconda le arti retoriche impiegate. il suo molto brevemente, dopo lunga preparazione, - di per sé essa
La differenza piu notevole fra i due passi è che Omero presenta non ha importanza decisiva. Decisivo è piuttosto quel che sta alla sua
subito Posidone che cammina o corre sul carro, mentre nei versi di base. Omero racconta un avvenimento nel quale egli non ha parte.
Dante tutto è soltanto preparazione, fino ai due ultimi versi, nei quali Per quanto i suoi uomini, e anche i suoi dei, possano rallegrarsi o sof-
finalmente si ha l'apparizione, ma breve e semplice, dell,atteso messo frire, godere o adirarsi, egli non vi ha interesse; e per quanto egli
della potenza divina. Dapprima Dante, al quale Virgilio copre ancora sollevi o abbassi lo stile a seconda del mutare della materia (che com-
gli occhi, sente soltanto fracasso e schianti, che egli paragona diffusa- prende tanto l'assemblea degli dei e le battaglie quanto la vita dome-
mente e poeticamente a quelli di una tempesta di fronte alla quale stica e la descrizione di oggetti), si ha sempre al fondo un tono che
fuggono animali e pastori. Poi segue un'interruzione, quando Virgilio resta sempre lo stesso: quello della neutralità narrativa, che è come una
gli toglie le mani dagli occhi (perché evidentemente la testa di Medusa superiore serenità, uniforme, impassibile e quasi giocosa, quasi divi-
è scomparsa) e lo esorta a rivolgere lo sguardo verso la fitta nebbia namente superiore appunto per la serenità uniforme e impassibile; è
dello Stige. Dopo l'interruzione il nuovo movimento si riattacca al pri-
la serenità superiore che i suoi dei non sanno sempre mantenere. Ma
mo. Come nell'immagine della tempesta, di cui Dante ha soltanto
Dante non è soltanto il narratore, egli è anche l'eroe e il paziente,
udito il fracasso, gli animali e i pastori fuggono, cost Dante ora vede
è il protagonista dell'azione del suo poema, e poiché questa azione
migliaia di anime che fuggono. Anche queste non sono introdotte im-
abbraccia radicalmente tutti i dolori e le passioni come pure tutte Je
mediatamente, ma per la via indiretta della similitudine delle rane che
gioie e le beatitudini dell'esistenza umana, molto piu che in Omero, cos{
saltano in acqua all'avvicinarsi della biscia. Solo a questo punto com-
egli stesso, come soggetto, è coinvolto in tutti i movimenti della sua
paiono le anime fuggenti dei dannati, e infine colui che le fa fuggire:
grandiosa azione. Nel .nostro passo è lui stesso che, trattenuto nelle
"un ch'al passo passava Stige con le piante asciutte/' Dopo 1•abbon-
profondità delfinferno, aspetta il salvatore nell'estremo pericolo. Egli
danza delle immagini che precedono, ciò è molto semplice, ma non
dunque propriamente non racconta ciò che accade, ma ciò che gli ac-
per questo meno grandioso. Omero mette il nome del suo personaggio
cade. Non si trova al difuori, per contemplare, ammirare e ritrarre
che avanza alla fine dei due versi, IlooeLMoovoç t6vroç, con un gran-
l'aspetto del sublime, ma si trova dentro, in un punto determinato
de movimento ritmico, ma nel movimento non c'è tensione: tutti
della scena, oppresso e minacciato; egli può soltanto sentire e rappre-
sannp prima di chi si tratta. Dante non lo sa, non lo sa ancora;
sentare quel che gli si offre nel punto in cui si trova, e poiché l'at-
né lo sa il lettore. Colui che infine appare è "uno."4 Ma a questo punto
teso soccorso divino gli si offre dapprima negli indizi che annunciano
entrambi ·i poeti rallentano un poco il ritmo, invitano il lettore a scan- la sua venuta, anche l'interruzione durante la quale Virgilio richiama
dire le sillabe, e per _farlo ricorrono alla stessa figura: Omero, usa, oltre l'attenzione di Dante sulla nebbia dello Stige, donde si avvicina il messo
allo spondeo, l'assonanza che già si è detto, Dante una vera figura divino, rafforza l'elemento dell'attesa, della partecipazione di Dante
etymologica ("passo, passava"). Inoltre anche in Omero, un poco piu all'avvenimento. Qui la figura del sublime non è generale e autonoma
tardi, c'è il passaggio dalle acque all'asciutto. come in Omero, ma concerne Dante: il Messo del cielo è mandato
Per quanto notevole sia la differenza che si è detto - cioè che per lui e opera per il buon esito del suo viaggio verso la salvezza.
43
È facile capire che il significato del nostro confronto fra il passo ome-
Non discuteremo qui le diverse ipotesi sull'identità del Messo del cielo; è una
figura di Cristo, in ogni caso, e simboleggia la discesa all'inferno di Cristo. Cfr. in pro• rico e quello dantesco non è limitato a questi due passi: esso è piu gene-
posito la dedicatio ecclesiae con Salmo 24, 7, Attolite portas, e il bastone di Aronne, che rale. Dante ha ridestato in una lingua popolare europea la concezione
è anche la croce (v. KARL YouNo, The Dramà of the Medieval Church, Oxford, 1933,
I. e BowEN, in "Speculum," XVI). Ma soprattutto il poeta ha presente Eneide, VI, 136 ss. antica del sublime; ha creato una poesia di tono elevato che sta all'al-
tezza dei grandi modelli antichi. Prima di lui ciò non sarebbe stato

210 211
possibile: né in latino, perché il latino mancava di un grande tema da tutta la poesia epica precedente e crea un nuovo rapporto tanto con
attuale e di un pubblico reale, in quanto le scuole da sole non possono l'oggetto quanto col lettore.
mai ·formare un pubblico, e anche perché la tradizione scolastica col Cos1 lo stile elevato antico è risorto non da una mera imitazione,
suo eccesso di retorica aveva distrutto il concetto del sublime, né nelle ma da un mondo nuovo, del quale i maestri antichi non sapevano nulla.
lingue \rolgari, perché prima di Dante esse non possedevano sufficiente In questo mondq nuovo esso ha potuto, mutato e pur sempre lo stesso,
libertà e ricchezza di espressione né un pubblico all'altezza di una vivamente operare e, anzi, cooperare in misura decisiva alla sua for-
poesia di questo genere. Anche senza tener conto del genio di Dante, mazione.
intorno al 1300 si erano raccolti in Italia molti elementi favorevoli
a una simile rigenerazione, che ridestava l'antica sublimità.
È infatti una rigenerazione, non una esatta imitazione come le com-
posizioni epiche di Gualtiero di Chatillon o di Giuseppe di Exeter. 11
poema di Dante non è un epos, non racconta gesta passate degli uo-
mini, come l'Iliade e l'Eneide, o come la Chanson de Roland, i Nibelungi
o il Cantar de mio Cid. Il suo tema è qualche cosa di nuovo e di in-
comparabile. È vero che la cornice, il viaggio nell'aldilà, non è affatto
nuova, e si sa quanto materiale di precursori pagani, cristiani e anche
maomettani Dante abbia rielaborato: nel suo poema è raccolto tutto
il mondo mitico e leggendario del bacino del Mediterraneo. Ma il viag-
gio nell'aldilà non è un genere poetico, e se fosse un genere poetico
lo sarebbe diventato per opera di Dante. Perché Dante lo ha realizzato
in modo tale che al confronto tutto ciò che era stato fatto prima sem-
bra frammento ed episodio. La Commedia insegna l'unità del mondo
fisico, morale e storico nello spirito dell'amore divino; ma l'insegna-
mento non è impartito con oggettiva generalità come nel poema dida-
scalico, bens1 sotto forma di esperienza o visione di un uomo determi-
nato, Dante, nel suo determinato momento storico; la sua generalità
è l'onnitemporalità cristiana dell'ora e del qui; e l'ora e il qui, la
piu attuale storicità interiore, è contenuta anche nell'aldilà, come ho
cercato di dimostrare nei miei precedenti scritti danteschi." Il poema
di Dante è un'opera d'arte, ma nello stesso tempo è una rivelazione;
al poeta, che è anche il viaggiatore che visita i tre regni, l'amore di-
vino, nato in lui dall'amore terreno, manda nel momento delrestrema
necessità la visione che lo salva. Questa sostanza personalissima e insie-
me universalissima, nel suo aspetto personale, distingue la Commedia

" In particolare Dante als Dichtcr der irdischen Welt, 1929, e il capitolo su Dante
di Mimesis, 1946.

212 213
IV. Il pubblico occidentale e la sua lingua
Lector opes nostrae; quem cum mihi Rc;>ma dedisset
Nil tibi quod demus maius habemus ait.1
Marziale, X, 2, 5 s.

Plinio il Giovane racconta che un giorno, al circo, Tacito entrò


in conversazione letteraria col suo vicino, un uomo del ceto equestre.
Alla fine il cavaliere gli chiese: "Sei dell'Italia o di una provi~ciaf'
Tacito rispose: "Tu mi conosci: mi conosci dai miei séritti." E quello:
" Sei Tacito o Plinio? " 1 bh
Questo episodio, del quale Plinio comprensibilmente si compiaceva,
ci fornisce senza volerlo alcune informazioni sul pubblico letterario nella
grande età imperiale. I due signori che si intrattengono a conversare
non si conoscono. Dal posto occupato nel circo e dall'aspetto esteriore
devono aver concluso, ancor prima di parlare, di appartenere tutti e due
ai ceti superiori della società. Dalle prime parole, poi, Tacito avrà avuto
l'impressione che il vicino meritasse una conversazione, altrimenti non
l'avrebbe continuata. Il cavaliere a sua volta non risiederà a Roma, per-
ché altrimenti, soprattutto avendo interessi letterari, dovrebbe conoscere
almeno di vista il famoso Tacito. Ma conosce gli scritti di Tacito e
Plinio. Senza alcun dubbio egli è convinto di non avere davanti a sé
un uomo del tutto ordinario. La sua curiosità appare nella domanda
se l'altro viene dall'Italia o da una provincia. Naturalmente la domanda
serve per tastare il terreno, ed è tenuta sulle generali per discrezione,
ma non è del tutto priva di significato. Anche nelle provincie ci do-
·vevano essere uomini di alta cultura, tanto numerosi che se ne pote-
vano avere come vicini occasionali nei giochi del circo a Roma. E per
di piu questi provinciali di alta cultura dovevano parlare in modo
1
[Lettore, nostra ricchezza; quando Roma ti ha dato a mc, disse: non ho nulla
di meglio da darti.] .
1 1
" " Epist., IX, 23: (Tacitus) narrabat seditse secum circensibus proximis equitem Ro-
mant4m, post varios eruditosq11e sermones requisisse: "Italic11s es an provincialis?, 11 se
respondisse: "Nosti me et quiden, ex studiis." Ad hoc illum: "Tacit111 es an Plinius?"

217
tale che il loro accento non ·permetteva, o almeno non permetteva facil- de massa degli incolti, ma dall'altro lato anche da quelli che nell'attività
mente, di riconoscere la loro origine. letteraria colta svolgono il loro principale lavoro, del quale vivono, i
8
Sul largo estendersi del pubblico letterario, a partire dalla fine professionisti.
~ella repubblica, abbiamo altre numerose testimonianze. Già Orazio, Il nucleo del pubblico antico proveniva dai ceti benestanti, che ave-
1
Properzio e Ovidio si vantano perché le loro poesie sono note nelle vano ricevuto un'educazione superiore: vale a dire, in età romana, che
regioni piu remote della terra. In un passo molto preciso Orazio dice dopo l'insegnamento elementare avevano almeno studiato presso un
1
anche che i libri di successo attraversano il mare. I libri di Marziale maestro di grammatica e di retorica. Nei primi secoli dell'impero era
si possono trovare a Vienne,' e quelli di Plinio in una libreria di Lione.' una società .numerosa e in rapido rinnovamento, perché le famiglie
Giovenale confronta, a suo modo, l'attuale diffusione della cultura con dominanti spesso non avevano figli e vi era un afflusso continuo tanto
i tempi antichi: "Ma dove c'era, al tempo dell'antico Metello, uno stoico dalle provincie quanto dal mondo italico degli affari. Appartenevano
cantabrico? Ora tutta la terra ha cultura greca e romana; la Gallia poi. al pubblico alcuni gruppi che per loro conto vanno considerati ap-
faconda ha formato avvocati britannici, e a Tuie si parla già di incaricare pendici dei ceti superiori, innanzi tutto gli schiavi colti che servivano
un professore di retorica.8 " i loro signori letterati con mansioni di segretari, correttori e bibliote-
La conversazione del circo supera tutte queste testimonianze per la cari. Spesso essi sono di origine greca; spesso vengono liberati dopo
verità e la naturalezza della vita quotidiana, colta per ·caso. Si vedono breve tempo, senza che con questo, in un primo momento, cambi alcun-
i due signori, che non si conoscono, uniti dalla comunanza della posi- ché nella loro attività e nei loro rapporti col padrone. L'esempio piu
zione sociale e degli interessi letterari; e dietro di loro molti altri che per famoso è quello di Tirone, segretario e amico di Cicerone, ma nella cor- .
caso avrebbero potuto partecipare alla stessa scena o a una scena simile: rispondenza di Cicerone sono nominate spesso altre persone simili,
non milioni, e neppure centinaia di migliaia, forse non piu di qualche appartenenti a lui o ad altri'; Plinio dispone di parecchi segretari e let-
diecina di migliaia, nei tempi migliori. Ma è una minoranza cos{ nu- tori,~ e lo stesso Marziale lamenta la morte di un suo aiutante di-
merosa, di ascoltatori o lettori, che può sostenere la letteratura: sono ciannovenne al quale, durante la malattia, egli aveva dato la libertà.u
ammiratori o critici degli scrittori, o clienti delle librerie. Questa nu- ApparteQgono naturalmente al pubblico di questo periodo le donne,
merosa minoranza anonima - la chiamiamo anonima perché la gran- e non soltanto le donne di mondo, ma a quanto sembra anche le puellae
de maggioranza dei suoi membri restavà sconosciuta agli scrittori - delle elegie. Sarebbe pedanteria voler ricavare dai passi della poesia
esisteva nell'antichità classica a partire dal V secolo nella sfera ate- elegiaca precise conclusioni sociologiche, eppure versi come Proper-
niese, dal III secolo nella sfera ellenistico-alessandrina. A Roma essa zio, II, 3, 19 s. o Ovidio, Amores, II, 4, suggeriscono una realtà senza
si formò tardi e lentamente: appare ben visibile soltanto verso la fine la quale essi non sarebbero potuti esistere.1•
della repubblica, nella generazione alla quale appartenevano Cicerone e 8 Tacito non è un prQfessionista, cost come non lo è, per esempio, Churchill. Come
Attico.' È un gruppo di persone che ·corrisponde a ciò che nei tempi intellettuali che vivanò dell'attività culturale nel primo secolo dell'impero si conoscono
moderni si chiama pubblico colto, per distinguerlo da un lato dalla gran- quasi esclusivamente i maestri, in particolare i professori di retorica. Essi non avevano
alcuna posizione sociale; cfr. GIOVENALE, VII, 150 ss., dove si trova anche l'unica famosa
eccezione, Quintiliano, 188 ss. A quest'ultimo Vespasiano aveva affidato la cattedra
1
HoR., Carm., II, 20; PROPERT., II, 7; OvID., Trist., IV, 9, 21 e 10, 128. pubblica di retorica a Roma, da lui fondata. Cfr. inoltre la descrizione dell'ex senatore
• Ars poet., 345. Liciniano decaduto a professore di retorica, in PLINIO, Epist., IV, 1; cfr. ivi, Il, 3; III,
' MART., VII, 88. 3; IV, 13. La posizione sociale dei professori, almeno di quelli eminenti, si innalzò nei
11
PLIN., Epist., IX, 11. D'altra parte si meraviglia che a Lione ci siano librai. secoli successivi dell'età imperiale.
8
Iuv., XV, 108 ss.: ... sed Cantaber unde · / stoicus antiqui praesertim aetate Me- • Cfr. in proposito l'interessante capitolo Atticus libraire-éditeur in JÉRoME CARco-
te/li? I Nunc totus Graias nostrasque habet orbis Athenas:. / Gallia causidicos docuit fa- PINO, Les sr:crets de la correspondence de Cicéron, Paris, 1947, p. 305 ss.
cunda Britannos, l De conducendo loquitur iam rhetore Thule. 10
Epist., VIII, 1; IX, 34; IX, 36.
' È probabile che si possa interpretare nel nostro senso un passo di LUCILIO (ed. 11
MART., I, 101.
MARx, 592, p. 41) citato da CICERONE, De or., II, 6, 25. 12 PROPERZIO: ... libellus / quem legat expectans so/4 puella virum. [Un libretto,

218 219
Sarebbe imprudente, generalmente parlando, tracciare un confine determinate, particolarmente prestigiose, della letteratura. È pur sempre
troppo netto fra il pubblico colto e il "popolo." La linea di divisione l'élite colta che con la sua partecipazione, la sua comprensione e la sua
è sfumata, e senza un collegamento costante verso il basso nessun pub,. ricchezza permette e assicura un'esistenza durevole alla letteratura.
hlico letterario può conservare la sua funzione e il suo carattere. Anche Ma gli scrittori non potevano vi vere del pubblico anonimo
durante l'età imperiale tutta la società si interessava alle manifestazio11i .in quanto tale, come nei tempi moderni. Nessuno scrittore antico po-
retoriche degli avvocati nei grandi processi (tutta l'attività pubblica e teva vivere della pubblica vendita della sua produzione letteraria. Se
anche l'educazione retorica dei ceti dominanti si fondava sull'avvocatura). non era un grande signore, come Lucano o Persio o Tacito o Plinio,
8
Plinio parla della massa dei sordidi pullatiqul che in tali occasioni gli per poter vivere, o almeno per vivere bene, lo scrittore si doveva tro-
facevano venire la febbre della ribalta, benché egli non riconoscesse loro vare un protettore. Le antiche provvidenze per i poeti e gli scrittori
molta capacità di giudizio. Quanto l'intera popolazione dell'impero fosse non andarono_ mai al di là del mecenatismo. Il bibliopola, al quale ve-
10
educata alla retorica e abituata alla retorica, si vede dalla forma della niva consegnato il manoscritto per le copie e la "pubblicazione," non
predica cristiana dei primi secoli; sebbene qui possa aver contribuito pare che pagasse per questo lo scrittore.11 E non conosco esempi di scrit-
piu la diatriba degli oratori di strada che le orazioni degli avvocati tori che di ciò si siano lamentati. Giovenale e Marziale si lamentano per
davanti ai centumviri. la mancanza di protettori o per la loro avarizia11 ; Marziale sa chie-
Anche piu popolare delle azioni giudiziarie era il teatro, frequen- dere o mendicare in modo .indiretto ed elegante,111 qualche volta can-
tato e amato dalle masse. Veramente esso non era piu propriamente zona amici che vogliono in prestito da lui il manoscritto per risparmiare
letterario: la sua dignità letteraria andò perduta a partire dalla prima la spesa del libraio, una volta trova troppo alto il prezzo chiesto dal
età imperiale, la tragedia diventò una pantomima lirico-coreografica, e libraio, Trifone, per il suo librd1e1; ma per quanto egli lamenti, quasi
la commedia un mimo buffonesco e realistico. Ma in entrambe viveva scrollando le spalle, di non ricevere alcun beneficio materiale dalla fama
la tradizione: in queste produzioni il genio comico, l'idea musicale, e dalla diffusione dei suoi libri,n né da parte sua né da parte di altri è
releganza coreografica si ispiravano ancora ai temi e alle forme create tramandato alcun reclamo praticamente fondato per ricevere sussidi.
dalla grande letteratura; in tal modo essi continuavano ad esistere, eser- · I poeti antichi e ·il loro pubblico non ci facevano caso, perché a quel
citando un'influenza ugualmente forte sulle masse e sul pubblico colto.1,. tempo non si aveva alcuna idea della proprietà letteraria e quindi non
E infine non si deve prendere in senso troppo stretto la concezione, c'erano diritti d'autore. Il diritto sull'opera dell'autore era legato alla
in complesso giusta, che la letteratura vera e propria è scritta soltanto proprietà del manoscritto (" solo cedit superficies''). E appena i primi
per il pubblico colto. Anche a quel tempo i versi efficaci penetravano esemplari copiati dal bibliopola andavano tra le mani del pubblico, tanto
ben al di là della sfera propriamente colta.111 Ma ciò vale soltanto per parti
persone importanti, ma non dovevano appartenere alla élite colta. - Cfr. anche VII, 97:
che leggerà la fanciulla sola aspettando il suo uomo.] Ovm10: Est q1,ae Callimachi prae Te conuiuia, te fort,m sonabit, / aed~s. compita, porticus, tabernae: I Uni mitteris,
nostris rustica dicat carmina ... [C'è una che considera rozzi i versi di Callimaco al oon,. omnibu1 legeris. [Pi te risuoneranno i conviti, la piazza, le case, i crocicchi, i portici,
&onto dei miei.] le taverne: se uno ti riceve, tutti ti leggono.]
18
VII, 17. Je Plinio dice ederè, emittere, publicare, in manu1 hominttm dare.
17
:u Lo sviluppo del teatro nell'età imperiale è trattato riassuntivamente, con molte L'unico passo che parli della vendita di un manoscritto è G10VF.NALE, VII, 82 ss.,
indicazioni di fonti, da J. CA.RCOPINO, La vie quotidienne à Rome à l'apogée de l'Empire, dove è detto che Stazio avrebbe sofferto la fame, nonostante il successo della sua Te-
Paris, 1939, 255 ss. Sull'atteggiamento delle persone colte verso il teatro è molto istruttiva baide, se il famoso attore Paride non gli avesse comprato il manoscritto della sua panto-
la lettera di Plinio sul testamento di Ummidia Quadratilla, VII, 24. mima tragica Agave, evidentemente per metterla in scena.
11
111
MARZIALF., Xl, 3: Non urbana mea tantum Pipleide gaudent / otia nec vacuis
Giovenale specialmente nella satira VII; Marziale, per esempio, XI, 3 o XI, 108.
19
az,ribiu ista damus; / sed meus in Geticis ad Martia signa pruinis / a rigido teritur Per esempio VI, 82, dove racconta come uno straniero lo osserva a lungo e poi
eenturione liber. I Dicitur et nostros cantare Britannia verstu. / Quid prodest? nescit dice: "Come? Sei il famoso Marziale? Con un cappotto simile?"
sacculus ista meus [Della mia Musa non godono soltanto gli ozi urbani, né offro i versi • I prezzi dei libri erano molto alti, in confronto ai moderni. Cfr. in proposito
a orecchie tranquille: nel gelo getico, sotto le insegne militari, anche il marziale centu- H. L. PrNNER, The World of Books in classica/ Antiquity, Leiden, 1948, p. 37 s.
11
rione consuma il mio libro], ecc, In questo tempo i centurioni sono già certamente Cfr. la prima citazione della n. 15.

220 221
la concorrenza quanto qualsiasi privato che disponesse di abili scrivani zione vera e propria:' Ma con l'aumentare della produzione letteraria
avevano, insieme con la possibilità, anche il diritto di fare altre copie. .Ja recitazione si diffuse enormemente: oltre che nei tric/inia e negli
In queste circostanze la cosa era troppo irregolare perché fosse pos- auditoria delle grandi case si avevano recitazioni, piu o meno improv-
sibile una partecipazione dell'autore alla vendita. Vi sarà stata tuttavia, visate, in tutti i luoghi pubblici; da Adriano in poi c'erano edifici puo-
nel caso di autori famosi, la possibilità di vendere il manoscritto ine- blici destinati esclusivamente a questo scopo.• La satira canzonava questa
dito al libraio che offriva di piu ?• Non si sa, si sa soltanto che niente 11
· mania delle recitazioni1 ; dalle affermazioni di Plinio, che era un ascol-
del genere viene mai accennato.• In tali casi del resto non si sarebbe tatore molto rispettoso (e personalmente esigeva molto dalla pazien~a
trattato di somme notevoli. L'autore aveva interesse a far pubblicare dei suoi amici), sappiamo che anche nel suo ambiente il lettore non era.
la sua opera da un determinato bibliopola se questi offriva la sicurezza 11
sempre seguito con assoluta attenzione. È naturale che si leggesse tanto:
di una buona riproduzione del testo e di una buona presentazione, esi- in una società in cui l'attività letteraria è considerata svago obbligatorio
genze che a Roma pare siano state soddisfatte per la prima volta da del ceto superiore, chiunque vi appartenesse o vi volesse appartenere
Attico. Tutta questa situazione è spiegata in ultima analisi dal modo doveva scrivere; e per far conoscere gli scritti la recitazione è il mezzo
di pensare degli antichi,. dalla concezione della dignità del lavoro in- 'pia efficace e piu semplice. In tal modo ci si rivolgeva a coloro ai
tellettuale, da una parte, e dall'altra parte dall'abitudine al sistema delle quali si desiderava piacere, e per di piu difficilmente Wi "imprenditore
clientele. Si pensava che un poeta povero potesse benissimo vivere a librario"• si sarebbe arrischiato a far riprodurre a sue spese un mano-
spese dei suoi ricchi runici, ma non. della vendita della sua opera. scritto che non avesse già acquistato notorietà negli ambienti che gli
La pubblicazione mediante riproduzione scritta acquistò grande im-:- interessavano. La recitazione era dunque decisiva per le sorti dell'opera.
portanza, tanto per la diffusione delle opere quanto per la redazione Di regola l'opera ancora sconosciuta era letta dallo stesso autore; nel
definitiva dei testi. Eppure questo modo di pubblicazione non corrispon~ èaso che egli non si sentisse adatto, interveniva per lui un declamatore.•
de veramente al carattere della società antica, e in particolare romana: Chi aveva una posizione sociale invitava alla prima lettura soltanto pochi
né alla sua concezione della vita letteraria come sistema di relazioni fra amici di alta cultura, e da questi si aspettava non soltanto un giudizio
amici di condizione elevata, colti, che si volevano riposare dalla vita generaÌe, ma anche suggerimenti per le correzioni; Plinio studiò tutto un
politica e coltivare gli svaghi, né alla sua concezione dell'opera lette- sistema di recitazioni successive per dare alla sua opera la massima
raria, che non doveva essere letta in silenzio ma ascoltata. Cos1 la mas- 80
perfezione. Oltre al romanzo, l'unico genere letterario che almeno in
sima parte delle opere letterarie era fatta conoscere non attraverso la pub-
linea di principi~ sia destinato alla lettura e non alla recitazione è la
blicazione séritta, ma attraverso la recitazione. In questo caso si avevano,
almeno di regola, libere e private riunioni degli amici dell'autore. Uo- 11
Sat., I, 4, 71-78; Epist., I, 19, 32 ss.; Epist., I, 20. Per Plinio v. per esempio
mini che se lo potevano permettere, come Orazio o Plinio il Giovane, VII, 17;
1111
vm. 19. Sull'avversione del suo amico Ottavio verso il pubblico, II, 10.
CARCOPINO, Vie quotidienne ecc., p. 228 ss.
sapevano anche conservare questo costume e leggevano personalmente • Già Orazio, nel passo già citato Sat., I, 4, 74, parla delta recitazione nel bagno,
le loro opere ai loro soli amici: una cerchia di persone di grande pre- dove si ha una cos{ bella acustica. Notevole Giovenale, al principio della prima satira
e 7, 39 ss. La piu comica è la descrizione di Marziale del declamatore arrabbiato (cur-
stigio culturale e sociale. Nei versi di Orazio c'è un'eco dell'invidia che renti legis et legis cacani,), III, 44 e 45.
11
E.pist., I, 13; VI, 15; VI, 17; VIII, 12.
ciò suscitava contro di lui, poèta di umile origine, e anche del ritegno • Il bibliopola è insieme l'impresario della riproduzione, l'editore e il libraio.
29 SVETONIO, Claudius, 41; PLINJO, Epist., IX, 34. - Slrebbe da aspettarsi che
simpatico, ma leggermente snobistico, che egli sentiva per la pubblica•
in tali occasioni si registrassero di nascosto libri di sicuro succe:;so, per farne un'edizione;
un buon sistema stenografico esisteva. Ma non è tramandato niente del genere. Il caso
111
Da MARZIALE, I, 2 e I, 117 si può desumere che lo stesso libro, ma· in diversa di Quintiliano (cfr. il suo Prooemium ad Marcellum} è diverso, perché si tratta di una
forma, si poteva comprare da due diversi ·bibliopolae. lezione tenuta da un professore e di studenti. Cfr. P1NNER, Tne World of Books ecc.,
23 Su queste questioni cfr. Handbuch der Bibliothek,1t11issenschafe (Mxi.KAu~LEl'H), p. 39 ss. . .
80
I, II ediz., Wiesbaden, 1952, p. 863, con la bibliografia, VII, 17; VID, 21, e passim.

222 223
lettera in prosa, cos{ come fu creata nella corrispondenza ciceroniana. tilitatem, illud materiarum ingenium,• bibliothecas, theatra, cont1ictus,
E anche questo genere si adattava al carattere ideale che era proprio in quibus studere se voluptates non sentiunt.34
della letteratura romana dell'età imperiale, nonostante il gran numero L'importanza predominante della recitazione ci offre l'occasione per
alcune riflessioni sulla struttura del pubblico e della vita letteraria ro-
di persone che vi avevano parte: il carattere di una relazione personale
mana in generale. La letteratura antica, per la sua stessa destinazione
fra persone di alta cultura, appartenenti allo stesso ceto sociale. Per il .' sempre stata naturalmente una letteratura in prevalenza recitata'
era g1a
romanzo, soprattutto nel suo sviluppo piu tardo, le cose stanno forse di-
o cantata. Ma ora l'autentico teatro, letterario e l'oratoria politica veni-
versamente: ma ciò interessa la parte orientale dell'impero piu che quella
vano a mancare, quasi nello stesso tempo, mentre l'educazione preva-
o~cidentale. lentemente retorica, che stimolava gli ambienti colti all'interesse lette-
Nelle sue forme di vita la società romana dei primi due secoli del- rario e all'attività letteraria, restava immutata, e anzi si evolveva ancor
l'impero, nonostante la mancanza di libertà politica, era un mondo estre- piu in senso retorico-letterario. In questo modo tutti i generi letterari
mamente liberale, variopinto, ricco di correnti, in continuo rinnovamen- diventavano oggetto di recitazione, nel quadro di una manifestazione
to, pieno di vivacità e di calore, finché col III secolo si fece sentire a poco pio o meno intima, piu o meno elegante. Ma si trattava di un tipo molto
a poco la sclerosi che doveva provocarne lentamente la rovina. Ben pre- speciale di recitazione. Si scrivevano tragedie e commedie destinate alla
sto quel mondo cessò di essere concentrato a Roma, e si ritrovava an- sola recitazione; le tragedie di Seneca sono di questa specie, e anche
che in altre città italiche e provinciali, soprattutto nella Gallia; ma fin. · nella corrispondenza di Plinio (per esempio: VI, 21) si parla di drammi
111
ché durò il periodo di fioritura Roma restò il centro. A Roma l'esi- per la recitazione. Da Plinio sappiamo anche che le orazioni giudiziarie
stenza non era affatto facile né comoda per scrittori senza un grande pa- e celebrative già tenute in pubblico, per esempio davanti al Senato,
trimonio, e per di piu ciascuno soffriva delle vessazioni e delle umi- venivano rilette fra gruppi di amici, discusse e migliorate: soltanto al-
liazioni del sistema delle clientele, fuori del quale, propriamente, re. lora.esse assumevano la loro forma letteraria definitiva. Anche la stessa
stava soltanto l'imperatore. Ma tutte le difficoltà erano compensate dalla composizione poetica delle piu varie specie era praticata come una sorta
ricchezza e dal calore della vita, dalla quantità di stimoli é dalla lar- di esercizio, e la sede della discussione era ancora il gruppo di amici
ghezza delle relazioni culturali. Il piacere che si sentiva in queste· con- ai quali le poesie venivano lette. Un gruppo ·di amici: se si pensa ad
altre epoche letterarie l'espressione suggerisce un'idea di giovinezza, Ji
dizioni stimolava il movimento e l'attività dello spirito, che non appa-
battaglia, di passione. Ma questi amici non erano giovani, almeno quanto
rivano piu come un lavoro. Tutto ciò è detto, molto meglio, ·da Mar-
allo spirito e al movimento interiore; essi erano colti e raffinati. È na-
ziale, quando egli, tornato a Bilbilis nella sua Spagna, nella melanconica
turale che· in tal modo tutta la letteratura assumesse un carattere so-
prefazi~nè al XII libro degli epigrammi scrive che gli manca ciò che
ciale, che ricercasse il godimento delle parole e dei suoni, e mirasse
gli aveva dato il suo pubblico (auditor) romano": illam iudiciorum sub- quindi piuttosto all'eleganza della forma e alla ricchezza o alla novità
dell'espressione che al movimento grande e appassionato, e chè si fosse
11 Anche in seguito Roma è celebrata in questo senso. SmoNIO APOLLINARE la chia•

ma (I, 6) domicilium legum, gymnasium litterarum, curiam dignitatum, verticem mundi,


inclini ad accettare le arti della declamazione retorica come surrogato
patriam libertatis; in qua unica totius orbis civitate soli barbari et servi peregrinantur. della passione. E cos1 la letteratura si avviava a poco a poco verso la re-
[dimora delle leggi, palestra delle lettere, curia delle dignità. vetta del mondo, p:itria torica, verso la mancanza di funzionalità. Si abbandonarono alla fine
della libertà; unica città di tutto il mondo in cui solo ; ba1bari e gli schiavi sono
stranieri.] E in CAss10DoRo (Variae, IV, 6) si trova: Nulli sit ingrata Roma quae dici le forme viventi della critica sociale mordace e moralistica, e tutto il resto
non potest aliena. llla eloquentiae fecunda mater, illa virtutum omnium lutissimflm tem•
plum. [A nessuno sia ingrata Roma, che non si può dire ostile. Essa è la madre feconda • All'incirca: "Eleganza dei giudizi critici e spontaneità dei talenti."
84
dell'eloquenza, il tempio grandissimo di tutte le virtu.J • [Le biblioteche, i teatri, i conviti, nei quali si prova gioia senza accorgersi che si
• Si pensi a La liruyère: /e rends au public cc qu'il m'a ·prété. unpara.]

224 225
diventò pomposamente retorico. Il pubblico letterario perse il collega- chia del III secolo; e per qualche tempo, in alcune isole, superò per-
mento verso il basso, abbandonò il suo posto all'interno della piu grande sino i colpi spaventosi del V secolo. La riduzione a isole della vita cul-
comunità del popolo, dal quale esso deve bens1 essere distinto ma con- turale nel primo Medioevo si annuncia già negli ultimi tempi dell'impero
servando contatti ininterrotti, per vivere da solo. Alla fine del primo romano d'occidente.
secolo e al principio del secondo secolo dopo Cristo, nel periodo del Lo spirito comune che predomina nel pubblico romano dell'età im-
quale qui cerchiamo di esporre la situazione letteraria, appaiono soltanto periale, la sua "cultura," è qualche cosa di inafferrabile, una unità in
le prime tracce di questo sviluppo. C'è ancora Tacito, scrivono ancora costante rinnovamento, eppure sempre identica a se stessa nella sostanza,
uomini come Giovenale e Marziale. Ma esistono già le condizioni po- ·di tradizioni, di conoscenze, di giudizi di gusto e di inclinazioni che
litico-sociali che annunciano il successivo restringimento e invecchia- non si potrebbe descrivere esaurientemente. Essa è fondata però su un
mento. È notevole che se ne trovi già un presentimento in Plinio il fondamentale elemento comune affatto concreto e anche descrivibile, che
Giovane, che in verità non aveva né l'inclinazione né le doti per sotto- è il suo strumento: una lingua comune, la lingua della gente colta, o
toporre ad esame se stesso e i problemi del suo tempo. A un amico che lingua letteraria, o ''lingua elevata." L'esistenza di questa lingua elevata,
lo pregava di mandargli lettere piu frequenti e piu lunghe egli scrive: che si può formare solo gradualmente, è il presupposto per cos1 dire
Neque enim eadem nostra condicio est quam M. Tuili, ad cuius exem- costitutivo della formazione di quello strato sociale che noi chiamiamo
plum nos vocas. llli enim et copiosissimum ingenium, et par ingenio pubblico, e naturalmente anche del sorgere di una letteratura che di
qua varietas rerum qua magnitudo largissime suppetebat. Nos quam tale pubblico ha bisogno. Ma fin dai suoi primi tempi il pubblico ro-
angustis terminis claudamur, etiam tacente me perspicis; nisi forte volu- mano colto ha non una, ma due lingue letterarie, la greca e la latina.
mus scholasticas tibi, atque, ut ita dicam, umbraticas litteras mittere.86 Fino al tardo impero ogni persona colta era bilingue: conosceva la lette-
Plinio accenna qui alla concentrazione del potere nelle mani del princeps ratura greca, mescolava nella conversazione e nelle lettere citazioni ed
e alla conseguente paralisi politica dei circoli sociali dirigenti. Questi espressioni greche; accadeva spesso che i romani colti seri vessero poesie
erano pressoché ridotti a dover lasciare che le cose andassero per il loro in grecot e Vespasiano, quando istituf a Roma le prime cattedre statali,
verso. Essi potevano ancora adempiere alti uffici amministrativi, ma il ne creò una per la retorica latina e una per la greca.87 Né questo è un
grande gioco politico per il potere, nel quale la personalità si manifesta fenomeno casuale o isolato: il pubblico colto conosce quasi sempre piu
sotto gli occhi di tutti e si espone la vita, questo gioco ormai era finito. lingue, e spesso è una determinata lingua letteraria straniera che gli
D'altra parte il costume delle recitazioni e il relativo isolamentù serve da modello per informare la propria. Ma qui ci interessano i tardi
delle persone colte ebbe, alla fine, anche un influsso conservatore. La vita sviluppi della lingua letteraria latina, nei quali la lingua greca non po~
letteraria fu divisa in molti piccoli gruppi. Roma ne era bens1 il centro teva intervenire produttivamente.
vero e proprio, e nelle provincie c'erano altri centri abbastanza grandi. Una lingua letteraria si distingue dalla lingua generalmente parlata
Ma i gruppi non erano incondizionatamente legati alle città, e, in gene- per la scelta, l'unitarietà e il conservatorismo. Voglio avvertire che per
rale, non dipendevano dal funzionamento di una organizzazione politi- lingua letteraria non intendo soltanto la li;11gua scritta, ma anche quella
ca. Lo spirito comune dell'antica cultura si conservò molto a lungo, non- parlata, il linguaggio della conversazione della gente colta. Per questo
ostante la decadenza dell'impero e delle città. Esso sopravvisse all'anar- · ho citato l'espressione "lingua elevata," coniata dai filologi tedeschi. Per
quanto riguarda la scelta, questa parola non va intesa pensando soltanto
81
IX, 2. "La mia situazione è del tutto diversa da quella di Cicerone, al cui esem- al rifiuto, ma anche all'accettazione creativa: una lingua letteraria diven-
pio tu mi richiami. Egli aveva uno spirito molto produttivo, ma a questo spirito corri-
spondeva anche la varietà e la grandezza degli oggetti. Quanto siano stretti i limiti che
80
mi sono imposti, non occorre che te lo dica; e non ti voglio scrivere lettere che siano Cfr. PLINIO,Epist., III, l; IV, 3; VI, 25; VIII, 4.
pure declamazioni.'' :r, SVETONIO, Vespas., 18.

226 227
ta una lingua artificiosa o specialistica, cessa di essere la lingua del pubbli- bile che vi fossero forti differenze nella lingua che le persone colte par-
co colto, appena cessa di attingere dal patrimonio della lingua parlata. Né lavano fra loro, perché non esistevano tanti centri locali di cultura come
è del tutto giusto, neppure per le culture antiche, affermare che la nelle moderne culture nazionali, e nell'occidente ce n'era uno solo, Roma.
lingua letteraria sia nient'altro che una forma nobilitata o superiore Del resto nella tarda cultura romana occorreva un grande sforzo, molto
della lingua quotidiana. Anche nell'antichità il parlare incolto è stato consapevole, per conservare la lingua letteraria. L'ortografia e la gram-
introdotto nella letteratura, sia pure con intenzione e con arte; gli matica erano state regolate piuttosto tardi, e per lungo tempo non vi fu
esempi piu famosi sono Plauto e Petronio. Anche nell'antichità la lingua un 'autonta
. ' centra1e che sostenesse e prescrivesse le regole. E nell'anti-
parlata della gente colta era leggera, idiomatica, ed elegante proprio per chità non c'era affatto tutta quella centralizzazione automatica délle
la sua libertà; cosf come vi sono anche alcuni generi letterari scritti lingue che nei tempi moderni, attraverso la stampa, la burocrazia orga-
in questo stile leggero, come la corrispondenza di Cicerone. La lingua nizzata, l'istruzione obbligatoria, i quotidiani - e ora il cinema, la ra-
letteraria può, ma non deve essere nobilitata. Con ciò si è detto, che dio, i trasferimenti in massa e i viaggi in massa - progredisce cos{
all'interno della lingua letteraria vi sono parecchi livelli o gradazioni rapidamente da mettere in pericolo, nonostante tutta la propaganda na-
stilistiche. Nei tempi antichi queste ripartizioni erano osservate piu ri- zionale, non piu soltanto i dialetti, ma anche le lingue piu deboli (alle
gorosamente e consapevolmente che nei tempi moderni. C'era uno stile quali appartiene anche quella delle persone colte). In tutti i paesi del-
a1to, elevato, uno medio e piacevole e uno basso, oggettivo o còmico; I'occidente il latino era un superstrato, introdotto nella sua forma pio
anzi, per ognuno dei molti generi letterari, c'era in sostanza un parti- popolare, in lotta continua con le lingue locali e sotto l'influenzà del
colare livello tradizionale della lingua. Verso la fine dell'età imperiale loro vocabolario e delle loro articolazioni. Era inevitabile che ne deri-
la ricchezza dei livelli stilistici scemò: non nella teoria, ma nella pratica, vassero .particolari forme dialettali molto diverse. Gli spunti per una
perché il manierismo retorico penetrò uniformemente tutti i generi lingua popolare comune, offerti dai traffici commerciali e dai movi•
letterari che ancora erano coltivati. Ma questo era un fenomeno di deca- menti religiosi affluenti dall'oriente, erano per lo piu greci e per lungo
denza, e bisogna capire bene che l'unitarietà delle lingue letterarie, della tempo, comunque, apparivano incolti e illetterati. Nel III secolo, quando
quale ora parleremo, comprende una grande varietà di livelli stilistici. l'amministrazione centrale dovette intervenire piu energicamente contro
L'unitarietà della lingua letteraria o della lingua del pubblico con- la disgregazione politico-economica, cosi che la burocrazia diventò piu
siste in ciò, che essa è la stessa in tutti i luoghi della sua sfera. Essa si numerosa e attiva, sentiamo parlare di una estensione dell'insegnamento
contrappone dunque ai diversi dialetti e alle lingue professionali spe- elementare. Un passo del Digesto (Ulpiano) parla di maestri di scuole
cializzate; questi vengono talvolta intenzionalmente adoperati nella let- rurali.• Ma ciò non arrestò lo svilupparsi dei dialetti del latino popo-
teratura imitativa, ma per il resto sono banditi tanto dalla letteratura lare ("latino volgare") negli ultimi secoli.
quanto dalla conversazione colta. Nei tempi moderni ciò vale in senso Ci siamo cosi avvicinati alla terza delle qualità principali della lingua
stretto soltanto per la scrittura e la stampa, ma non per la conversa- letteraria, al suo conservatorismo. La lingua generalmente parlata è in
zione, perché i piu fra i colti parlano, a seconda del luogo di origine costante sviluppo, in pochi secoli si muta fino a diventare incompren•
o di educazione, un tedesco, o un inglesé, o un francese ecc. con un sibile. Nella tarda antichità il latino parlato si trasformò in lingua ro-
leggero colorito locale, e spesso coltivano anche questa coloritura locale. manza. La lingua letteraria del pubblico colto resta invece relativamente
Non so se durante l'antichità tardo-romana vi fosse una corrispondente stabile: una volta che si è fissata, si muta molto lentamente. Gli scritti
coloritura dialettale della lingua della gente colta. Il cavaliere romano cònsiderati modelli stilistici· sono sempre tramandati e imitati nella loro
della storia riferita al principio del capitolo, che conversa con Tacito,
non sa capire se ha a che fare con un italico o con un provinciale. 118
Dig., 50, 5, 2, 8, citato in M. RosTOVTZEFF, Gesellscba/t und Wirtschaft im
Questo naturalmente non è un esempio sufficiente, ma non è proba- romischen Kaise"'tich, Berlin, 1929, II, p. 136, con la nota 46 a p. 346.

228 229
forma originaria; per tutta Petà imperiale, per esempio, Ennio e Plauto ~gnata nelle scuole e cosi'. tramandata. Abbiamo già detto che negli ul-
sono considerati modelli arcaici, i maestri dell'epoca ciceroniana e augu- timi tempi dell'impero romano d'occidente l'amministrazione imperiale
stea sono modelli classici. Anche durante l'impero ci sono mode stili- si preoccupò piu metodicamente di prima del sistema scolastico.• Sembra
stiche, ma per lo piu sono storicistiche o anche arcaistiche. In ogni caso che il numero delle scuole mantenute dai municipi e spesso sorvegli.ate
esse si restringono allo stile, non toccando la sostanza della lingua latina anche dal governo imperiale aumentasse notevolmente; certo l'ammini-
tradizionale, né la fonetica né la flessione, e poco il lessico. Il conserYa- strazione piu fortemente centralizzata richiedeva molti piu funzionari
torismo è una caratteristica generale delle lingue letterarie, ma nel tardo di prima, e la preparazione retorica sembrava sempre appropriata e suf-
impero esso è particolarmente accentuato, perché non si formano nuovi ficiente anche per la carriera amministrativa. Sorse cosf un gruppo <li
modelli e il legame creativo con la lingua popolare a poco a poco va persone colte del ceto medio (fra le quali anche cristiani, come il gio-
perduto. Per Ìa verità ciò si può affermare con sicurezza soltanto per vane Agostino) che aspirava alla carriera burocratica.
la lingua scritta; non sappiamo fino a che punto la parlata della gente Ma le invasioni barbariche del V secolo distrussero a poco a poco il
colta si avvicinasse allo sviluppo popolare. Per que~to dobbiamo valerci sistema scolastico romano nelle provincie occidentali. Maestri privati ve
della testimonianza dell'ortografia, che può ingannare e può essere va- ne furono ancora per molto tempo, presso i grandi signori e anche in
riamente interpretata. Quanto l'ortografia sia piu conservatrice della parecchie città. Anche alcuni principi barbari cercarono di conservare
lingua parlata, anche di quella delle persone di alta cultura, si può ve- scuole per le loro cancellerie. In Italia Teodorico tentò di salvare la civiltà
dere dalle lingue moderne, per esempio dal francese o dall'inglese. Ma romana, e il tentativo falli'. soltanto dopo la sua morte. Ma soprattutto
se si pensa alla pedantesca superbia culturale e al manierismo degli ul- la Chiesa, che per un periodo sorprendentemente lungo si era adattata
timi ceti colti, e anche al purismo di certe affermazioni di grammatici al sistema scolastico romano, improntato a uno spirito retorico-pagano,
si ·può supporre che anche nel loro modo di parlare il latino questa quando questo fu crollato cominciò a istituire scuole proprie. In questo
gente colta non facesse molte concessioni allo sviluppo storico. Si ha primo periodo le piu importanti sono le scuole dei conventi, ma anche
l'impressione (ché piu di un'impressione non può essere) che nel V gli inizi delle scuole episcopali e anche di quelle presbiterali risalgono
secolo l'aristocrazia senatoria e gli ambienti ad essa vicini parlassero al VI secolo."' In breve tempo la Chiesa ebbe in mano quasi tutto il
una sorta di alto latino unitario difficilmente comprensibile per l'uomo sistema scolastico,'1 e fuori di essa non c'era né scienza né istruzione.
comune; tanto piu che il dialetto dell'uomo comune, già molto diffe- Tutti gli istituti di istruzione di questo periodo (VI-VIII secolo) sono
renziato nelle varie provincie e territori, ora era spesso esposto anche destinati a fini pratici e per lo piu molto modesti quanto a scopi ed
.all'influenza del superstrato germanico. Verso la fine del V secolo e il esigenze. L'insegnamento riprende dalla cultura propriamente antica la
principio del VI gli ultimi resti dei gruppi benestanti di educazione , concezione prevalentemente retorica dell'istruzione, soprattutto dei primi
romana scomparvero, si estinsero o si trasformarono, e fu la fine del- gradi; e naturalmente riprende anche la lingua scritta latina unitaria.
1'antico pubblico letterario. Ma è lontanissimo dallo spirito aristocratico-liberale dell'antica società
Ma la lingua latina comune, che era stata l'organo di questo ceto colta; le forme di relazioni di questa società sono dimenticate o mu~
colto, continuò ad esistere, come lingua esclusivamente scritta; essa do-
tano, nell'imitazione, il loro senso originario. D'altra parte la sopravvi-
veva. sopravvivere, perché non c'era un'altra lingua scritta e perché
da lungo tempo essa, con la stessa unitarietà. e con lo stesso conserva- . • Per quanto segue cfr. HENRI-IRÉNÉE MARRou, Histoire de l'éducation dan1 l'anti-
torismo, ma con un sistema di scelta un poco diverso, serviva ai vari quitl, Paris, 19413, pp. 398•461.
40
Cfr. in proposito MARRou, op. cit., p. 439 ss.
rami della vita pubblica come lingua tecnica o speciale. Il latino scritto 41
Sulla questione dell'esistenza di scuole laiche nel regno merovingio i competenti
continuò a vivere come lingua della giurisprudenza, come lingua della non ~no concordi; io non credo che esse avessero ·un'importanza qualsiasi. Cfr. MARRou,
op. at., p. 569, n. 9 e l'articolo ivi citato di H. PIRENNE in "Revue bénédictine" XLVI
cancelleria dei governi e soprattutto come lingua della Chiesa. Era in- 1934. In Italia, in parecchie città, sembra che l'insegnamento privato non sia m~i cessato:

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venza della lingua letteraria unitaria latina per un certo tempo fu se- quanto diversi fra loro, hanno in comune che in essi mancava un pub-
riamente minacciata, soprattutto nei paesi romanzi. Vi erano troppo blico letterario; soltanto nell'ultimo, nel periodo di transizione, esso co-
poche scuole, l'insegnamento era per lo piu superficiale; d'altra parte mincia a riformarsi. Da qualche tempo si è cercato di svalutare il con-
il clero aveva la necessità di presentare in forma comprensibile la dot- cetto del Rinascimento che, preparatosi in Italia a partire dal XIV secolo
trina scritta del cristianesimo. Dato che nei paesi romanizzati le lingue arrivò nel XVI a una fioritura generale, dimostrando che già in pre-
parlate erano pur sempre affini .al latino scritto, era inevitabile che cedenza opere, idee e forme antiche erano state ben note e influenti in
molte delle loro forme penetrassero nei documenti scritti e nella liturgia. certi ambienti colti, e che anzi nel Medioevo si trovano persone e gruppi
Ciò era accaduto spesso anche prima, ma in misura assolutamente in- ai quali il mondo dell'antica cultura appariva comprensibile e degno di
feriore rispetto al secolo VI e ai seguenti; di questi primi secoli medievali essere imitato. Ciò è certo della massima importanza per il mantenimento
abbiamo testi che contengono ampi accostamenti, piu o meno voluti, e il progresso della tradizione. Ma non tocca la sostanziale differenza di
alle lingue parlate romanze. A ciò mise fine, almeno in linea di prin:- struttura che c'è fra il Medioevo e il Rinascimento. Solo quando si trova
cipio, la riforma carolingia dell'istruzione. Essa staccò irrevocabilmente una minoranza di persone colte si è raggiunto un grado di civiltà che
il latino scritto dalle lingue parlate. Esso continuò a vivere come organo può essere ragionevolmente confrontato a quello antico, e una tale mino-
internazionale della vita intellettuale, come un organo linguistico al ranza si può formare come strato sociale solo quando la lingua :1lladre è
quale non corris.E'ondeva piu alcun idioma popolare, e al quale nessun tornata ad essere il peculiare ed essenziale strumento della cultura.
idioma popolare p~teva piu servire da fonte di r~nnovamento. L'ultima immagine di un pubblico romano che possediamo si trova
Il pubblico letterario o colto era dunque scomparso, e la sua lingua nelle lettere di Sidonio Apollinare, nella seconda metà del V secolo.
era diventata una lingua speciale: lingua della liturgia, lingua scritta delle Sidonio pro veni va da una famiglia gallo-romanza di grandi proprietari
cancellerie e lingua tecnica di alcuni pochi dotti che la imparavano, fondiari di rango senatorio. Uno degli ultimi imperatori d'occidente,
certo fin da giovane età, come una lingua straniera. Il pubblico letterario Avito, era suo suocero. Nel 468, sotto Antemio, arrivò ad essere pre-
era stato indubbiamente una minoranza anche nei tempi antichi, ma fetto di Roma e p~trizio. Ma quando morf, circa vent'anni dopo, era ve•
· una minoranza cos{ grande che si raccoglieva numerosa in luoghi diversi. scovo di Clermont e suddito di un re visigoto.
Essa aveva anche un graduale legame col popolo, in quanto esso, o al- La maggior parte delle sue lettere mostra la vita aristocratico-
meno parte di esso, partecipava a parecchie produzioni letterarie, le letteraria della società gallo-romanza ancora apparentemente integra.
comprendeva e anche le influenzava con la sua lingua viva. Ora coloro Non solo lui, ma anche molti suoi amici e uomini di pari condizione
che partecipano alla vita intellettu~le sono cos1 pochi che, dispersi per le sono letterariamente attivi, molto colti e dotati di grande finezza di giu-
isolate scuole dell'Europa occidentale, hanno fra di loro soltanto rela- dizio. Il giudizio è puramente estetico, retorico, spesso di una sottile pe-
zioni irregolari; anche se piu tardi diventano piu numerosi, restano una danteria; ma per il suo orientamento estetico-retorico è anche estrema-
società chiusa di maestri e scolari. Lo scopo della loro attività è molto mente liberale. Sidonio lamenta, per esempio, nella descrizione deìla
piu la conoscenza e la dottrina che il godimento; non c'è piu un gruppo biblioteca di un amico, che gli antichi scrittori pagani siano separati da
o un ceto di persone che possa sentire un colto soddisfacimento nella quelli cristiani (i cristiani vicino ai posti delle signore, i pagani a quelli
letteratura: Arriviamo cost al punto centrale delle nostre considerazioni : dei signori), perché nonostante tutta la differenza dei soggetti, egli dice,
è cominciato un periodo nel quale i gruppi dirigenti della società non va
quanto a stile Agostino con Varrone e Prudenzio con Orazio (II, 9, 4).
posseggono piu cultura, e neppure libri, : neppur:· una !ingua ne!la Lo stile e il gusto di Sidonio, del resto, sono retorici e manierati, né
quale' potesse· esprimersi una cultura ad essi appropriata. C era una lin- era da pensare altrimenti, se si considera tutto lo sviluppo dell'età im-
gua dotta, e c'erano lingue parlate che non potevano essere scritte; .ma periale. Eppure ciò è singolare, se si pensa in quale situazione siano state
non c'era una lingua di cultura. I successivi periodi del Medioevo, per scritte queste lettere. Evidentemente questi aristocratici romanizzati e

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coltissimi" si sentivano tremare il terreno sotto i piedi. Una parte grande ben lugubre. È vero che in Sidonio il manierismo è diventato una se-
e sempre crescente della loro patria era già nelle mani dei burgundi conda natura, cosi che egli non ne avverte piu il lato lugubre; ma in
e dei visigoti; e, peggio ancora, tutto l'ambiente culturale in cui vivevano ogni caso è .chiaro che l'isolamento di un pubblico che si esprime in
stava crollando. Forme barbariche penetravano nel latino (II, 10; IV, 17); questo modo, o che trova diletto in simili espressioni, mentre la sua
negli stessi circoli dirigenti c'erano non soltanto traditori, che tenevano esistenza corre il rischio estremo, è diventato disperato. Questo stile non
dalla parte dei barbari,41 ma anche gente incolta che non era molto me- ha una forza attraente, che avrebbe potuto conquistare almeno una élite
glio dei barbari." Tutto ciò, e molti altri sogni di decadenza, sono rife- di barbari germanici; esso era certo del tutto inaccessibile anche alla
415
riti al lettore attraverso un gioco di figure retoriche. Senza dubbio esse semplice popolazione gallo-romanza. L'arte di Sidonio è grande, è- co-
sono spesso efficaci, ma quale spreco di sciocchezze e di pedanteria vi è me un gioco difficile, perché la verità delle cose, e la loro stessa evidenza
celato! Sidonio si complimenta col conte Arbogaste di Treviri per il suo sensibile, deve essere continuamente afferrata nella rete delle figure reto-
eccellente stile latino (IV, 17), che egli si è conservato in mezzo ai riche; esso riesce in un numero sorprendente di casi, e nelle scuole del
barbari (sic barbarorum familiaris quod tamen nescius barbarismorum ), Medioevo era molto ammirato e imitato. Ma è un gioco per iniziati;
e poi continua: quocirca sermonis pompa Romani, si qua adhuc uspiam le incessanti figure parallele, il vocabolario straordinariamente ricco e
est, Belgicis olim sive Rhenanis abolita terris in te resedit, quo vel in- scelto e il periodo complicato possono essere apprezzati senza fatica sol-
columi vel perorante, etsi apud limitem Latina iura ceciderunt, verba non tanto da un gruppo ristretto di lettori. Al tempo delle invasioni germa-
titubant. "Lo splendore dell'orazione romana è scomparso da lungo tem- niche, in ogni caso, questa civiltà soffocava se stessa; i suoi ultimi rap-
po dalla Belgica e dai paesi renani, ma resta in te; la signoria latina presentanti, appartenenti all'alta aristocrazia, diventavano vescovi." Ma
è caduta in quelle terre di confine, ma le parole non vacillano fintanto già nel secolo successivo, il VI, nelle sedi vescovili della Gallia si sente
che tu vivi e parli.» Non è orribile e grottesco? Un altro esempi.9: una lingua del tutto diversa.•
mentre cerca di organizzare, come vescovo, la difesa di Clermont contro A partire dal VI secolo, abbiamo detto, non c'è piu un pubblico
i visigoti, Sidonio scrive una lettera (V, 12) a un amico di rango sena~ colto. Questo è già il limite estremo. Opinioni chiaramente diverse non
torio, Calminius, che i visigoti costringono a partecipare alla lotta contro ne sono mai state espresse; ma nei lavori che trattano della sopravvi-
la città che è anche la sua patria e ·che egli vorrebbe piuttosto difendere venza della cultura antica nei nuovi regni germanici si trovano pa-
contro i barbari. Il lato triste e angoscioso della situazione appare anche recchie osservazioni che potrebbero condurre a fraintendimenti.
nella lettera, e si sente che tante cose sono passate sotto silenzio. Eppure In Italia, al tempo degli ostrogoti, molto sopravvive ancora della tra-
essa è infarcita di figure ornamentali di questa specie: ubi ipse in hoc dizione antica. C'è ancora, nella città di Roma, un'alta aristocrazia di
solum captivus adduceris, ut pharetras sagitti! vacuare, lacrimis oculos cultura elevata: ne danno testimonianza Boezio e il suo amico, il poeta
implerell& cogaris... Un gioco simile, in quella situazione, ci fa un effetto Massimiano;' nonché le edizioni di autori classici e postclassici che
venivano curate in questo ambiente fino al primo terzo del VI secolo.•
• Talvolta sembra che l'aristocrazia celtica si sia cosi appassionatamente romanizzata
soltanto di fronte al pericolo germanico. Cfr. Ili, 3, § 2 e 3. . 41
.a Cfr. per esempio V, 7, e anche V, 17, dove è descritta una società felice, e al ' Cfr. la descrizione dello stile del suo confratello Remigio di Reims in IX, 7, 2 s.,
§ 5 è detto: praeterea, quod beatissimum, nulla mentio de potestatibus aut de tributis, che è un brano eccellente; purtroppo le prediche alle quali si riferisce non sono con•
nullus sermo qui proderetur, rmlla persona q11ae proderet. [Inoltre, ed è la condizione servate. San Remigio apparteneva anche lui all'alta aristocrazia della Gallia; era diventato
piu felice, non si parla di autorità o di tributi, nessun discorso viene riportato, nessuna vescovo a 21 anni. Fu lui che nel 496, al battesimo di Clodoveo, usò una figura retorica
persona tradisce.] (commutatio) che per questo diventò famosa: adora quod incendisti, incende quod
. . u Da VII, 14 risulta che in una grande riunione di summates viri ci sono numerosi adorasti.
48
"rustici," "idiotae," e "imperiti.~ 1 . V. sopra, p. 85 ss., su Cesario di Arles.
• In proposito v. ora ANDRÉ LoYBN, Sidoine Apollinaire et l'esprit prlcieux ecc., " F. J. E. RABY, Secular Latin Poetry, I, p. 124 s.
110
Paris, 1943. A. VAN DE VYVER, Cassiodore et son oeuvre, in "Speculum," VI, pp. 280, 281 e
,. "Vuotare le faretre dalle frecce, riempire gli occhi dì l~crime." 281, n. 1. V. anche En. NoRDEN, Romische Lìteratur, nella Einleitung in die Altertums-

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Questa era ancora certamente una "società colta," benché. nel lamento La politica romana e culturaÌe degli Amali ebbe per conseguenza
del principio della Consolatio philosophiac Boezio non ricordi di avere che in ·Italia si conservarono piu a lungo che altrove alcune scuole e
vissuto in una società di tal genere: egli parla soltanto della sua soli- gruppi letterari di tradizione romana. Alla cerchia degli Amali apparte-
tari~ stanza di studio e dei suoi amici e nemici politici. Inoltre il ca• nevano Ennodio, poeta cortigiano e vescovo di Pavia, e il poco piu gia.
rattere dei suoi scritti è già piuttosto piu erudito che colto: vi è la vane e a suo modo importante Aratore, che piu tardi, suddiacono a
mescolanza di retorica, allegoria e filosofia lasciata dalla tarda antichit~ Roma, ebbe grande influenza col suo poema retorico classicheggiante
al Medioevo. In ogni caso dopo· Boezio, nelle lotte e nelle crisi del e insieme tipologico De actihus apostolorum. Subito dopo la morte di
VI secolo, l'aristocrazia senatoria romana scomparve definitivamente. Teodorico accadde che anche in Italia i superstiti rappresentanti deUo
Non mi sembra possibile considerare la corte di Teodorico come stile classico-retorico trovarono soltanto nella Chiesa lo spazio per vi--
una spede di centro di cultura ·romana. Delle qualità intellettuali di vere. Ma non per questo il manierismo retorico predominò incontra-
Teodorico non ci si può fare alcuna idea precisa, e comunque non è . stàto nd latino ecclesiastico; nello stesso tempo si era anche affermato,
lecito volersene fare un 'idea dalla corrispondenza di Cassiodoro, dalle negli inni e nelle prediche, uno stile piu semplice e, almeno nella sin-
Variae. In vita di ·Teodorico Cassiodoro ebbe importanti funzioni politi.. tassi, piu vicino al latino parlato.
che soltanto per breve tempo, e anche se il re capiva il suo latino (pro- Dalle scuole ravennati del periodo di transizione postgotico, bizantino,
babilmente sapeva pochissimo latino), questa non era certo un'espres- proviene Venanzio Fortunato,· che nel 565 andò in Gallia e si acquistò
sione della sua personàlità. Per ragioni politiche egli si sforzava di una posizione particolare e unica nella società del regno merovingio.
perseguire una politica culturale romano-italica, ma al difuori della sua Ciò dipese dal fatto che da una parte là le fonti della cultura letteraria
famiglia trovò in questo poca comprensione presso i goti. Lui stesso era si erano inaridite, dal tempo di Sidonio, cos1 che nessuno sapeva piu
un generale e un uomo politico gotico, chi voleva parlare con lui rd scrivere con eleganza, e dall'altra parte l'arte romano-retorica assicu-
essere capito bene doveva parlare gotico. Le Variae di Cassiodoro sono rava un grande prestigio:· cos1 che il dotato, amabile e anche personal-
documenti importanti; ma il loro didascalismo manierato, pieno ~i com- mente affascinante Fortunato era l'unico fornitore di una merce che
piacimento e di unzione appartiene a lui, niente affatto a un pri~cipe molti ricercavano, o almeno di gran lunga il migliore. La sua clientela
germanico del quale fonti attendibili informano che non sapeva scrivere. comprendeva re e vescovi, grandi signori (anche franchi) e ricchi mer-.
Nelle V ariae lo stile di Cassiodoro non presuppone piu un pubblico canti; egli componeva per loro epitalami, elogi in versi, iscrizioni sepol-
letterario, neppure italo-romano: è uno stile retorico cancelleresco, an- crali, e in gènerale ogni specie di poesie di occasione religiose e pro-
tenato delle artes dictandi del Trecento. Proprio le lettere in apparenza fane. Senza dubbio alcuni fra i suoi amici e committenti avevano ancora
piu personali che Cassiodoro scrisse per Teodorico, come I, 45 a Boezio la capacità di comprendere la sua poesia, che del resto non è sempre
0 V, 41 su Cipriano (l'accusatore di Albino e nemico di Boezio, un retorico-manieristica; accanto a brani del tutto manieristici, come per
uomo di cui sappiamo che .parlava in gotico col re), sono troppo eru- esempio la Praefatio a Gregorio di Tours o molti passi della Vita Martini
dite e involute perché il re ne potesse conoscere altro che la sostanza
del contenuto, da lui stesso disposta. Non c'era altro stile cancelleresco sono citati anche da R. R. BEZZOLA, Les origines et la formation de la littérature cour-
51 loise, Paris, 1944, I, p. 17, n. 1, ma non sembra che lo abbiano convinto, benché egli
· che il latino-retorico, e Teodorico voleva continuare la tradizione romana. stesso si chieda, p. 18, n. 5, fino a che punto il re potesse capire lo stile ~i Ennodio.. -
La frase sulla superiorità dei sovrani romani per la loro cultura (eloquentta), da Varzae,
wisscns,chaft di GERCKE.-NORDE.N, III ediz., 1923, I, 4, p. 96. [Trad. ital., Bari, 1958, IX, 21 e in Bezzola, p. 15, è già scritta in nome del nipote Atalarico ed ha . il carattere
di un topos di alta retorica; da intendere in senso politico sono anche i passi della cor-
p. 203.]
11 Su tutto ciò v. M. L. ScHMIDT in "Historisches Jahrbuch
dc .. ti haft ,, rispondenza con altri principi germanici nei quali si parla della superiorità della civiltà
r Gorresgese s~ .' .
Bd. 47, 1927, p. 727 ss. e l'opera testé citata di VAN DR Vrv:irn., p. 244 ss. Questi senttt romana. Cfr. VAN DE VYVER, p. 246.

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vi sono composizioni semplici come l'Hymnus de Leontio episcopo,• sommersa dal mare delle lingue popolari romanze; e viene salvata e rin-
la cui semplicità popolare colpiva già lo Ebert. Fortunato padroneggia novata da Carlo Magno, che raccoglie attorno a sé i migliori rappre-
tanto il manierismo della tarda classicità quanto le forme piu semplici sentanti della tradizione dall'Itaiia e dall'Inghilterra; dopo questo in-
del sermo humilis cristiano. Fra i suoi ammiratori è Gregorio di Tours, tervento essa appare definitivamente come una lingua d'arte che si di-
. i] quale in esplicite dichiarazioni, come pure colla sua scrittura, molto stingue, fino ad essere del tutto incomprensibile, dagli idiomi popolari
piu importante ma anche molto meno colta, attesta quanto fosse ormai romanzi. L'unico legame, del resto molto importante, è la liturgia, le
isolata e irraggiungibile la tradizione stilistica ancora viva in Fortunato. cui parole principali e le cui formule spesso ripetute si imprimono nella
P~re che tra i suoi ammiratori vi fossero anche alcuni magnati franchi, comprensione generale; il francese, che nel complesso è la lingua che si
ciò che è facilmente comprensibile se si pensa al grande prestigio della è piu allontanata dal latino, accoglie, immutate o quasi immutate, molte
civiltà romana. Ma qui non si può piu parlare di un pubblico lette• parole della lingua ecclesiastica.
rario nel senso antico e moderno. Un tale pubblico ha un gusto contem- L'epoca in cui rEuropa non ebbe alcuna società colta, nel nostro
poraneo determinato ed esigenze letterarie che vanno al di là della sem• senso, è molto lunga. Essa si estende dal 600 circa, al piu tardi, fino al
plice poesia d'occasione. D'altra parte le poesie piu belle di Fortunato 1100 circa, al piu presto, e anche al1ora la ricostruzione procede molto
sono alcuni inni cristiani, ed egli si trovò un rifugio a Poitiers, presso lentamente. Il periodo di incultura dei ceti dirigenti dura quindi almeno
la vedova di Clotario I, la principessa turingia Radegonda, che vi aveva mezzo millennio. Anche durante questo periodo vi furono centri di cul-
fondato un convento. Morf vescovo di Poitiers. tura cortigiana, sui quali R. R. Bezzola · ha scritto un libro eccellente.°'
La società della Gallia al tempo di Fortunato, alla fine del VI se- Ma nonostante il suo libro restano fermi alcuni fatti fondamentali che
colo, è comunque l'ultima per la quale ci si possa chiedere se costituisca intanto riassumerò in breve (delle eccezioni e delle limitazioni si dirà
un pubblico colto. Piu tardi un ceto di questo genere in Europa non piu tardi): non vi era pressoché alcuna possibilità di ricevere una istru-
esiste piu; l'epoca che ho cercato di descrivere alcune pagine sopra è zione anche elementare se non nelle scuole religiose; queste accettavano
definitivamente finita. Resta soltanto una letteratura erudita e cerimo- soltanto in casi rari ed eccezionali scolari che non fossero destinati alla
niale, in una· lingua che pochissime persone particolarmente colte com- carriera ecclesiastica"; fistruzione che vi si riceveva aveva come stru-
prendono, e che non permette uno sviluppo e una creatività propria- mento una lingua estranea, non piu usata da nessuna parte come lingua
mente letterarie. Con la comparsa dei longobardi in Italia, anche se nei parlata della vita quotidiana; la lingua materna vera e propria non
conventi e in altre scuole lo studio della civiltà antica non viene del tutto aveva cultura, e non poteva neppure essere scritta. La massima parte
a mancare, cade però la possibilità di una società colta. Nella Spagna dei piccoli e medi signori, e anche la maggior parte dei grandi signori
visigotica sembra che l'attività culturale fosse fin dal principio cleri• non sapevano leggere e scrivere; laici che sappiano farlo senza fatica
cale ed erudita. In Gallia gli ultimi avanzi della cultura romana scom- sono molto rari fino al XII secolo inoltrato.
paiono, mentre le fondazioni irlandesi e scozzesi danno l'avvio all'isola- Bisogna fare eccezione per le famiglie regnanti; gli imperatori e i re
mento della vita culturale, nei conventi, cos1 come esso comincia, neUo di regola hanno ricevuto un'educazione, parecchi fra loro erano molto
stesso tempo o un poco piu tardi, anche in Inghilterra e nella Germania dotati ed appartenevano ai migliori talenti del loro tempo. Qui c'è però
occidentale. Nel VII e nel primo VIII secolo gli arabi conquistano 11 da indicare un limite, già notato da Mare Bloch115 : quando arriva al po•
Nordafrìca e la Spagna, e i merovingi romanizzati sono soppiantati dai tere una nuova dinastia, anche nel caso, quasi generale, che si tratti di
carolingi austrasiani; è un periodo in cui sul continente la cultura la-
58
tina scritta cade molto in basso, anzi corre il pericolo di essere del tutto Cfr. sopra, n. 51.
154
Cfr. LEsNE, Hìstoire de la propri!té eeclésiastique, V, p. 430 ss.; v. sotto, p. 249
con la nota 87.
111 34
Mon. Germ. Hist., Auct. antiquiss., IV, 1, ree. F. Leo, I, 16, p. 19. La soeiété Nodale, I, p. 128 [trad. it. cit., p. 14 I.]

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una famiglia che già in precedenza aveva un rango principesco, il pri- è scarsissimo; la vita intellettuale è rappresentata da una piccola élite
mo re è ancora poco colto. L'osservazione vale per i primi carolingi del clero. Per i suoi svaghi, la grande maggioranza dei ceti dirigenti
(nello stesso Carlo Magno si ha l'impressione che egli avesse ricevuto e relativamente benestanti doveva ricorrere alle arti dei mimi e degli
da adulto la sua formazione intellettuale}, vale per l'imperatore dei fran- histriones; inoltre dovettero avere importanza ancora per lungo tempo,
chi Corrado I, per i primi lùdolfingi Enrico I e Ottone I, e anche per soprattutto nei paesi germanici, i cantori in lingua popolare, gli scops.
Ugo Capeto. Sembra legittimo concluderne che neppure nelle famiglie A poco a poco i due gruppi si fusero: appena si sforzavano di mettere
granducali e nelle altre grandi case feudali la stessa educazione elemen- per iscritto i loro repertori in lingua popolare, essi cadevano sotto l'in-
tà.re fosse cosa comune. È vero che qui non bisogna semplificare troppo. fluenza clericale, se non altro per ragioni .pratico-tecnièhe. Oppure si po-
La cultura del primo Medioevo non è affatto uniforme: vi hanno non trebbe volgere la cosa diversamente e dire: appena gli ambienti del clero
poca importanza la tradizione locale, la ricchezza, l'inclinazione e le si interessano alla letteratura in lingua popolare, essa occasionalmente
qualità personali, la possibilità di disporre di un buon educatore eccle- viene messa per iscritto, ciò che senza l'aiuto del clero sarebbe stato
siastico, piu tardi anche l'interesse per le questioni politico-culturali; impossibile per lungo tempo.
inoltre le notizie sull'educazione dei singoli principi sono cosi scarse, e Due corti, fra quelle che erano centri culturali, vogliono una consi-
spesso cosi schematiche, da non permettere un giudizio sicuro. Sembra derazione particolare anche nella nostra trattazione sommaria. Prima
che già nei primi tempi parecchi signori feudali della Francia meridio- di tutto, naturalmente, la sfera carolingia verso e dopo 1'800. Il lettore
nale superassero il livello dei signori del nord, e sull'istruzione dell'aristo- deve prendere atto innanzi tutto che i criteri di giudizio secondo i quali
crazia italiana, in rapporto a quella tedesca, si ha negli anni quaranta finora sono stati considerati i centri di cultura ·medievali, e per lo piu
del secolo XI (dunque già piuttosto tardi) un giudizio favorevole,68 che giustamente, non sono decisivi per la nostra impostazione. Gli sforzi
risale a Wipo, cappellano aulico di Corrado II e autore della sequenza compiuti per conoscere la tradizione latina all'interno di una piccola
Victimae paschali: è citato spesso, ma è molto generale e difficile da valu- cerchia non dicono nulla sull'esistenza di un pubblico letterario, e la
tarè. Non va neppure dimenticato che molti membri dell'alto clero pro-- restaurazione del latino corretto nella liturgia e nella lingua ufficiale ha
venivano da grandi famiglie principesche o feudali, che essi, essendo per noi importanza principalmente in quanto essa, soprattutto nel terri-
destinati alla carriera ecclesiastica, ricevevano anche un'istruzione corri• torio gallo-romanzo, spezzò definitivamente il legame, del resto già
spandente, e che alcuni di essi, come Bruno di Colonia e parecchi prelati debole da lungo tempo, della comprensibilità fra latino e lingua popolare,
lotaringi del X secolo, avevano dottrina e importanza culturale. Da tutto preparando cos{ il terreno per uno sviluppo indipendente delle lingue
ciò risulta che nelle famiglie principesche l'istruzione e la cultura erano romanze scritte. L'importanza del. rinascimento carolingio per la conser-
piuttosto diffuse anche in questi secoli, sia pure in misura non del tutto vazione della tradizione europea è grandissima; -ma all'inizio esso fu
uniforme. Ma in questo caso non si tratta di cultura profana né, in piuttosto una conservazione e un prolungamento che una rinascita. Gli
generale, di "società colta." L'istruzione, fino dai princip1 piu elementa- sforzi di Carlo (e dei suoi primi successori)· per diffondere maggiormente
ri, è latina,57 e viene impartita da membri della Chiesa, e i suoi contenuti l'istruzione non ebbero certo successo. A lungo andare non si riusci né
provengono dalla tradizione erudita della tarda antichità e della Chiesa: ad elevare il livello del basso cle~o né a creare un ceto di laici colti. Nella
sono quanto. mai schematici. E il numero deì laici che vi hanno parte cerchia colta di Carlo ci sono alcuni laici come il cronista Eginardo,
Angilberto • e suo figlio Nitardo; sembra che vi fossero anche grandi
" Nel suo Tetralogus diretto a Enrico III; cfr. ~ANITIUS, Ge.c~hidzte der latcini-
schen Literatur des Mittelalters, II, 321. Per la questione molto discussa delle scuole s_ignori franchi ai quali nbn piaceva l'ambiente erudito della corte; altri
laiche nell'Italia settentrionale nell'XI secolo e prima cfr. la trattazione riassuntiva di invece devono avervi preso grande interesse, perché altrimenti non sa-
H. W1ERuszowsK1, Arezzo as a Center of Learning, in "Traditio," IX, 1953, in parti-
colare p. 328 con la n. 28.
61 111
Sull'anglosassone v. pio avanti. Aogilberto diventò pio tardi abate di St. Riquier.

240 241
rebbero sorti scritti come De lnstitutione laicali, che sotto Ludovico il voro, parla della grande fatica che gli è costata l'ortografia, e in realtà
Pio il vescovo Giona di Orléans dedicò a un grande signore della sua anche piu tardi, per molto tempo, quello era un problema difficile e
60
diocesi, forse al conte Manfredo di Orléans. Ma questo scritto, come per cosi dire un'avventura individuale per chiunque cercasse di ripro-
gran parte della letteratura carolingia, è una compilazione ecclesiastica. durre con i segni latini i suoni di una lingua popolare. Ma oltre al
Tutto l'orientamento dell'istruzione coltivata nell'ambiente carolingio Heliand e all'evangeliario di Otfried tutto ciò che ci avanza di lettera-
resta nella tradizione tardo-antica e clericale; Carlo la trasformò solo in tura tedesca dell'età carolingia (e piu avanti faremo la stessa osserva-
quanto la mise al servizio di nuovi obiettivi politici, che gli erano quasi zione per le prime letterature romanze) ci è conservato, per quanto
suggeriti dalla situazione. In questo egli sì trova al principio del Medio- mi risulta, in modo casuale e frammentario, è registrato nei fogli avan-
evo politico. Ma lui e la sua cerchia sono pur sempre un'isola: non c'è zati o· nei margini di manoscr.itti latini: le formule di scongiuro, la pre-
traccia di alcun movimento dal basso, che abbia sostenuto il rinascimen~o ghiera di Wessobrunn, il Muspilli, la Genesi antico-sassone e molto
carolingio. L'attività intellettuale proviene da Carlo, da alcuni suoi dotti altro ancora; e soprattutto l'unico monumento di quei barbara et an-
amici e da alcuni dei suoi successori delle due generazioni successive, e in tiquissima carmina, la canzone di Ildebrando, in un manoscritto teolo-
essi si esaurisce. Tutti gli altri restano in silenzio, non sembrano capaci gico di Kassel, nel quale essa è scritta, incompleta, finché c'era spazio,
né di esprimersi né di assimilare molto. sul primo e sulrultimo foglio. Gli amanuensi (erano due, e forse erano
t riferito in Eginardo (29) che Carlo fece scrivere i barbara et anti- già stati copisti) erano monaci sassoni o anglosassoni. Si può affermare
quissima carmina nei quali erano cantate le gesta e le guerre dei re senza essere incauti che tntti i testi in lingua popolare scritti nei codici
antichi,00 e che promosse (inchoavit) anche ,una grammatica della sua dell'età carolingia, e anzi fino al XII secolo, sono dovuti ad amanuensi
lingua madre, del franco-renano. Egli voleva anche che i laici capis- di educazione religiosa: oltre alle scuole religiose. infatti non c'era altro
sero le leggi e dispose che esse fossero tradotte e lette in tutte le lingue posto dove si potesse imparare a scrivere. Le persone alle quali queste
popolari.61 Un documento di questa riforma si ha probabilmente nel poesie si rivolgevano, e anche la maggior parte dei cantori che le reci-
frammento di una traduzione della Lex salica del IX secolo che si è tro- tavano, erano illetterati.
69
vato nella copertura di un incunabulo di Treviri. Evidentemente egli Nei territori romanici, durante l'età carolingia, la letteratura in lin~
voleva, già per ragioni pratiche, elevare a lingue scritte le lingue popo- gua popolare ~ ancora ai primissimi inizi. Ma in Inghilterra si ha già
lari, e soprattutto la sua lingua franca. Ma di tutto ciò rimase poco. una cultura lettera,ria in lingua popoJare. Veniamo cosi: all'altro centro
Sotto i suoi successori, sotto Ludovico il Pio e Ludovico il Tedesco, cortigiano di cultura che dobbiamo trattare, la corte di Alfredo il Grande
sorsero adattamenti del Vangelo nelle lingue popolari tedesche, che in di Wessex. Gli anglosassoni non furono cristianizzati da conquistatori
parte si sono conservati completi, in parecchi manoscritti ad· essi spe- stranieri, né per conto loro erano una minoranza, come i franchi in
cialmente destinati: per esempio il Heliand antico-sassone, piuttosto po- Gallia o i longobardi in Italia, il cui carattere etnico andasse perduto
polare, e l'evangeliario, piuttosto erudito ed ecclesiastico, di Otfried di nel popolo sottoposto. Presso gli anglosassoni la cristianizzazione non
Weissenburg. Otfried, che capiva bene i problemi letterari del suo la- fu nella stessa misura a spese della lingua popolare e della tradizione
popolare. Presso di loro, molto piu che sul continente, era tramandata
• Cfr. M. L. W. L.\ISTNER, Thought and Letters in Western Ettrope 500 to 900. un'antica poesia germanica ancora vicina all'epoca delle migrazioni; e
New York, 1931, p. 256.
00
Si ricordi qui la nota lettera di Alcuino al vescovo Higbald di Lindisfarne (MGH da nessuna parte il sorgere della prima poesia cristiana in lingua po-
Epist., IV, Nr. 124, p. 183), dove Alcuino protesta contro chi si diletta dei canti eroici polare, dal centro del mondo anglosassone, è descritto cori tanta evidenza
"pagani." Qui Carlo mostra di avere piu longanimità e anche maggior larghezza di
vedute. e in pari tempo con tanto rilievo leggendario come nel famoso racconto
81
BoRETrus, Capitularia, I, 234 s., Nr. I 16, cap. 11; cfr. G. EHRISMANN, GeschìcAte di Beda del ·cantore Caedmon. Tutto ciò risale ancora al VII o al primo
tler detttschen Literatur bis zum Ausgang des Mittelalters, I, II ediz., 1932, p. 353.
82
EHRtSMANN, op. cit., p. 352. · VIII secolo; a questo tempo appartiene anche il fondatore anglosassone

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della missione nella Germania vera e propria, Bonifacio; in quasi tutta sto esempio avesse un poco contribuito all'importante sviluppo della let-
la poesia cristiana antico-tedesca si possono sentire le tracce dell'influenza teratura antico-francese e anglonormanna che nel XII secolo fu por~
anglosassone. Senza dubbio ci sarebbe stato tramandato molto di piu tata dai conquistatori; fra questi, fra ralta aristocrazia normanna, ~i
.della letteratura anglosassone di allora se le biblioteche e in generale possono realmente osservare i primi spunti della formazione di un nuovo
la cultura di Northumbrìa non fossero state distrutte dalle incursioni pubblico letterario. I conquistatori avrebbero poi contrapposto la loro
danesi. Ma la base della cultura scritta anglosassone era cosi forte che letteratura in lingua popolare a quella dell'aristocrazia locale: questa è
la riforma dell,educazione intrapresa da Alfredo alla fine del IX secolo, la concezione del Bezzola,• e certo non è del tutto ingiustificata. Ma
paragonabile sotto molti àspetti a quella carolingia e anche influenzata fra la conquista normanna e lo sviluppo propriamente autonomo della
da questa, è molto piu improntata dalla lingua popolare. Sembra che letteratura nella sfera francese occidentale e anglonormanna corrono
Alfredo avesse letto e imparato a memoria fin da bambino poesie almeno 80 anni, e il carattere di questa letteratura è profondamente di-
anglosassoni. Piu tardi egli· stesso scriveva in questa lingua; egli tra- verso: è un mondo nuovo.
dusse o fece tradurre dai dotti che lo circondavano gli scritti latini piu Il latino, che durante tutto questo periodo, fino al XII secolo, fu
importanti per i suoi· fini culturali ed educativi. Prese anche provve- quasi l'unico strumento della vita intellettuale e delle relazioni scritte,
dimenti per l'istruzione elementare dei giovani aristocratici (e anche e che anche in seguito perse a poco a poco questa sua posizione do-
di molti non aristocratici, a quanto pare), nella quale l'anglosassone minante, era una lingua straniera che bisognava imparare: nei paesi
aveva una part~ centrale.• Tutto ciò presuppone una standardizzazione germanici e celtici era sempre stato cos{, nei paesi romanizzati fu cos{
dell'ortografia e della gratr'matica, almeno del sassone occidentale, che in a partire almeno dalla prima età carolingia. Esso era staccato dalla lin-
questo tempo nelle lingue volgari del continente era ancora molto lon- gua parlata e non era piu toccato dal suo sviluppo. Ma non sarebbe giu-
tana. Probabilmente essa va attribuita allo stesso Alfredo, che da questo sto definirlo lingua morta: non lo era già prima del 1100, e meno an•
punto di. vista ebbe pio successo di Carlo, e certo fu anche meglio cora in seguito. Il latino medievale è fin dal principio molto vario, e
aiutato." Durante il IX e X secolo rattività letteraria in anglosassone dall'XI secolo in poi produce una grande quantità di forme nuove e
è vivace, continua fino alla conquista normanna e non ·scompare del vive. In esso non vi è niente di stabile (o almeno di relativamente sta-
tutto neppure piu tardi. Appartengono a quest'epoca anche i manoscritti bile) al difuori dell'ortografia e della morfologia. Il vocabolario, la sin-
che ci conservano i monumenti anglosassoni del VII e VIII secolo, il tassi, il livello stilistico, la metrica ecc. sono talmente ricchi di varianti
manoscritto del Beowulf del British Museum, il manoscritto dell'arcive- che si può parlare di tutta una serie di mondi diversi del latino me-
scovo Usher con la prima poesia cristiana di Oxford, lo Exeterbook dievale. Per questo nessun competente ha mai cercato di caratterizzarlo ·
e il manoscritto di Vercelli. Nonostante tutto ciò, sotto Alfredo il Gran- nel suo complesso o di scriverne la storia interna.
de e i suoi successori non sorse in Inghilterra alcuna "società colta" né Se per il momento consideriamo soltanto il periodo anteriore all'XI
alcun "pubblico colto" nel senso che qui intendiamo. La produzione secolo, ossia anteriore alla grande ondata di scritti polemici della lotta
scritta ha un carattere erudito, ecclesiastico e didascalico, e in essa non per le investiture, cioè un'epoca relativamente priva di vita e stagnante,
appaiono ancora spunti di un movimento pìu libero e propriamente let- troviamo nella prosa gli scritti teologici (esegetici, polemici, omiletici)
terario. Tuttavia la nobiltà vi prende parte, e sarebbe possibile che que~ o didattici in senso largo; troviamo le cronache, le biografie, gli episto-
lari, le leggi, i documenti. Nella poesia eè una quantità di voci di-
• Le fonti piu importanti, cita.te e commenta.te in tutte le opere sull'argomento,
sono i capitoli 75 e 102 della biografia di Alfredo, di Asser (cd. STEvENSoN) e la_ prefa- verse, perché accanto alle forme metriche antiche della poesia dotta,
zione dello stesso Alfredo· alla traduzione di Gregorio Magno, Regula pastoral,s (ed. quale veniva coltivata per· esempio alla corte carolingia, vive la poesia
H. Swu::r), Verso il 1000 nasce la grammatica latina di Elfcrico ~ lin~a ~ngl~sa~sonc.
• In Germania qualche cosa di simile c'è soltanto molto pru tardi, ai pnmt dcl-
l'XI secolo a S. Gallo, sotto Notkero Labeone. · · 811
Op. dt., p. 238 a.

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ritmica e liturgica nella quale si sviluppa la rima; quest'ultima è forse, ciò, e in piu era anche l'unico strumento mediante il quale ·potessero
per la funzione pubblica, per la sua almeno parziale comprensibilità essere registrati per iscritto le esperienze e i sentimenti cos1 delfindi-
per tutto il pubblico, e per la musica, la parte piu efficace della lettera- viduo come di una collettività. Può essere vero che in questi secoli espe-
tura latina di allora; cadono ancora in questo tempo l'importante in- rienze e sentimenti non avessero ricchezza di forma e di articolazione;
troduzione delle sequenze e gli inizi del dramma liturgico. Ma non è che il latino, con la sua struttura quasi troppo articolata, non fosse lo
tutto. Ci sono anche, a partire dai primissimi tempi, poesie ritmiche ,strumento piu adatto per l'espressione immediata di esperienze e sensa-
tanto manieristiche quanto semipopolari; in queste ultime sembrano tal- zioni del primo Medioevo. Ma qui la tradizione cristiano-agostiniana,
volta echeggiare forme della poesia in lingua popolare. In prosa, come il sermo humilis, ha talvolta una funzione mediatrice; con questa into-
in poesia, i livelli stilistici sono quanto mai diversi. Ci sono rozze co- nazione il latino offre anche ad alcuni scrittori del primo Medioevo la
struzioni vicine alla lingua popolare, che poi qualche volta hanno an- possibilità di esprimersi a fondo: ne sono esempi Gottschalk e soprat-
che una loro rozza dignità; ci sono imitazioni quasi perfette dell'antica tutto Raterio di Verona.
armonia e, in rapporto a queste, nella maggior parte degli scritti teolo- . A partire dall'XI secolo le cose cominciano a cambiare. Nella società
gico-filosofici, una tradizione che si fonda sostanzialmente su Agostino europea sorge un movimento interno che probabilmente prende le mosse
e Gregorio Magno; c'è poi, talvolta anche in scrittori maldestri, il piu dalle riforme conventuali del X secolo. Dapprima il movimento era li-
sfrenato manierismo, che per stravaganza e vacuità supera quello della mitato, tanto localmente quanto n~i suoi fini, ma a poco a poco si estese;
tarda antichità. Pochi, in questo periodo, sono del tutto liberi dalla ten- sorsero· da esso conflitti, idee, polemiche e nuovi movimenti che susci-
denza al gioco complicato. La varietà appare .anche piu chiara se si tarono nuove idee, nuovi conflitti e nuove imprese. Dal movimento con-
mettono insieme esempi concreti. Accanto alla prosa relativamente sem- tro la feudalizzazione, la corruzione e la simonia nella Chiesa sorsero
plice di Beda e di Paolo Diacono, o allo stile quasi classico di Lupo la lotta per le investiture e le crisi ad essa connesse, che diventarono il
di Ferrières o Gerberto d'Aurillac, ci sono manieristi espressivi come punto di partenza del pensiero politico nella nuova Europa.· Sorsero i
Raterio di Verona o Bruno di Querfurt; e nella poesia una grande di- grandi movimenti eretici, l'idea della guerra santa, le crociate col con-
stanza separa l'eleganza di Valafrido o il genio di Gottschalk dal malde-
s~guente allargamento dell'orizzonte spirituale ed economico. Sorse
stro e insieme manierato Abhone di S. Germano. Ma c'è poi anche la
un'arte europea, l'arte romanica e poi la gotica; si formò un metodo
sequenza di Notkero; e composizioni che si accostano alla struttura
nuovo, particolare, scientifico, per la filosofia e la giurisprudenza. At-
della lingua popolare, come il poema beneventano di Ludovico o il
Carmen de Fontaneto; e infine non si deve dimenticare Rosvita di traverso tutti questi movimenti, e insieme con essi, aumenta a poco a
Gandersheim. Molti competenti sceglierebbero in altro modo i nomi poco ma costantemente il numero di coloro che ne sono afferrati e ne-
e le opere, perché la scelta dipende un po' dall'orientamento delle ri- ricevono stimolo all'autocoscienza intellettuale. Pensiero e sentimento si
cerche e delle preferenze. Ma in ogni caso essa indica la grande va- ;prono, acquistano maturità di espressione e si formano strumenti di
. rietà di stili e di voci all'interno di una produzione relativamente ristretta. espressione. A lungo andare sono le lingue popolari che in questo pro-
Ciò dipende in parte dal frazionarsi dell'attività letteraria, che prima e cesso arrivano alla fioritura e si sviluppano in lingue letterarie. Ma in
dopo la concentrazione di Carlo Magno si divide in scuole isolate molto un primò tempo esse sono ancora del tutto impreparate per questa fun-
diverse per livello e per tradizione. Ma dipende anche dalla moltepli- zione. Il latino ha una grande .superiorità, è una lingua letteraria an-
cità di funzioni che la lingua latina scritta doveva assolvere, mentre non tica di immenso prestigio e dotata, come si vedrà subito, di capacità
etera uno strato sociale che col suo gusto potesse imporre una regola. di adattamento ancora inutilizzate. Le lingue popolari possono contrap-
Il latino era lingua cancelleresca, era la lingua della liturgia, dell'eru- porvisi· soltanto gradualmente, soltanto con Dante si impegnano in una
dizione, della storiografia, della poesia epidittica cortigiana: era tutto seria lotta contro il latino, e soltanto verso la fine del XVI secolo, con

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l'umanesimo volgare e il classicismo delle accademie con quello con-
rl tendenze che, l'una alraltra contrapposte, acquistano importanza per il
nesso, la lotta è definitivamente decisa a loro favore. periodo stesso e, nelle forme fondamentali, anche per il futuro: quella
In ogni caso è quasi un miracolo. che il latino, dopo essere stato per pre-umanistico-retorica è quella scolastico-dialettica. Dell'umanesimo del
tanto tempo una lingua morta, a partire dall'XI secolo cominci a rin- XII secolo si è molto trattato. Buoni imitatori degli autori latini classici
giovanirsi e a produrre i fiori piu diversi. Si ha innanzi tutto il nuovo se ne avevano qua e là anche prima; dalla fine dell'XI secolo essi diven-
sviluppo degli inni e. delle sequenze, il cui poeta piu famoso è Adamo tano numerosi, e per quanto l'imitazione dell'antichità non sia ancora di-
di S. Vittore, ma che risale già all'XI secolo (V erbum bonum et suave); ventata una concezione del mondo e della storia, come sarà nell'uma-
la nuova particolarità consiste nell'ingegnosa congiunzione di un vario nesimo· vero e proprio, in molti si è però formato· un senso dello stile
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gioco ritmico con una altrettanto varia metafora tipologica. Piu tardi, chiaramente classicistico. Ciò vale non soltanto per i casi famosi come
sotto l'influenza dei domenicani e dei francescani, c'è una nuova evolu- Hildebert di Lavardin o Giovanni di Salisbury o i poeti di composi-
zione, in senso dogmatico come pure in senso patetico (Adoro te e Stabat zioni epiche classiche come Gualtiero di Chatillon e Giuseppe di Exeter,
Mater). C'è poi un mondo del tutto nuovo della poesia latina, la poesia ma anche per molti autori mistico-tipologici che di solito non sono com-
dei vaganti o dei goliardi. Fra il secolo XI e il XIII il numero degli in- presi nel numero, come Ugo di S. Vittore o Bernardo di Chiaravalle.
segnanti e degli studenti di latino si moltiplica; nelle città in cui si for- Dal punto di vista dello stile è per lo meno un fraintendimento, il chia-
mano a poco a poco università indipendenti essi diventano una parte mare antiumanista Bernardo di Chiara valle: egli è antiscolastico, ma è
vistosa e a volte irrequieta della popolazione; anche nelle corti grandi anche uno dei maggiori maestri della retorica cristiana; la sua arte ri-
e piccole essi appaiono piu numerosi di prima. Dal loro ambiente pro- sale, oltre Agostino, a Cicerone. In seno al sermo humilis teologico me-
viene la famosa poesia goliardica latina, per lo piu di contenuto sen- dievale egli è il piu vicino alla tradizione classica.
suale o satirico, spesso penetrata dai temi del cristianesimo e della crea- In senso contrario all'umanesimo retorico opera il latino dialettico-
zione, vicina spesso alla struttura della lingua popolare. Alcuni brani scientifico della scolastica. Linguisticamente la scolastica è rivoluzionaria
delle canzoni di Cambridge indicano che anche qui la tradizione risale perché interrompe quasi brutalmente la tradizione del latino scritto,
almenp- all'XI secolo, ma il periodo della ·fioritura, durante il quale vis- che fino allora era stata in sostanza retorica o anche retorico-manieri•
sero il primate di Orléans e l'Archi poeta, è la metà del XII secolo. Un stica, e fa passare in primo piano per la prima volta l'oggettività scien-
altro mondo del latino di questa epoca è il manierismo retorico. Esso tifica del contenuto. Si manifesta qui uno dei notevoli vantaggi offerti
risale per via diretta e ininterrotta alla tarda antichità, celebra nel XII alla circostanza che il Medioevo possedeva nel latino uno strumento
secolo i suoi trionfi nella poesia filosofico-allegorica (Alano di Lilla), e la cui possibilità di impiego scientifico non era messa in pericolo dalle
arriva nel XIII secolo a una nuova fioritura nella prosa delle cancelle- influenze dell'uso quotidiano. Per la teologia e per la filosofia (e anche
rie italiane (come ars dictaminis). I suoi metodi - cursus ritmico delle per la scienza giuridica, nella quale peraltro si poteva risalire a una
clausole, prosa rimata, figure nei suoni e nel contenuto, vocabolario ri# tradizione) era relativamente facile creare una lingua speciale estrema-
cercato, sintassi difficile e solenne - risalgono. a una tradizione antica, mente raffinata e perspicua nell'espressione concettuale. Ciò era soltanto
possibile, senza dubbio, con l'aiuto di neologismi che per un orecchio
ma trovano ora un uso piu libero, piu ricco e piu organico. La con~
classicamente educato suonavano barbarici, e a prezzo di distruggere
cezione dello stile elevato che è alla base di questo manierismo influenza
l'armonia classico-retorica del periodo. Ma senza questo strumento la lo-
ancora la generazione di Dante e, fortemente, lo stesso Dante.
gica scolastica non avrebbe potuto dare i suoi grandi. risultati, offrire i
Ma in seno alla letteratura latina dell'alto Medioevo sono due le
suoi nessi e le sue creazioni concettuali; e a quel tempo lo strumento
poteva essere elaborato soltanto sulla base di una lingua scritta indipen-
ee Cfr. il mio articolo D:wte's Pra.yer to the Virgin and earlier Eulogies, in "Ro-
mance Philology," III, 1949, p. I ss. dente da quella parlata e già disposta e preparata per quelruso. Lo svi-

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luppo del latino scolastico comincia con la generazione di Abelardo, e nel colare quello del XII secolo, è sorprendente e spesso meraviglioso os-
XIII secolo arriva a possedere una completa perfezione e una grande at• servare come qui i pensieri siano piu ricchi e originali, i sentimenti
tualità, attraverso la lotta sull'aristotelismo arabo e l'influenza degli piu vivi e immediati rispetto alle epoche precedenti del Medioevo. In
ordirii mendicanti. Grandi problemi filosofici, come quello, per esempio, tutto ciò che riguarda il pensiero la letteratura in lingua popolare resta
se il mondo sia stato creato o sia eterno - e se sia immortale l'anima molto indietro: essa sarebbe incapace di esprimerne qualche cosa; ci
individuale o soltanto un'anima universale, l'intellectus agens - pene- riuscirà, ma ancora lentamente e imperfettamente, a partire dal XIII
trarono infine, attraverso il latino scolastico, anche nella coscienza di secolo. Ma la ricchezza del sentimento.e la pienezza della relativa espres-
strati un poco piu larghi. Durante il XIII secolo la dialettica scolastica sione si destano quasi contemporaneamente nella lirica provenzale come
eliminò quasi del tutto le tendenze retorico-umanistiche, che furono :i. nella poesia latina dei goliardi e negli inni tipologici della scuola vitto-
destate soltanto dall'umanesimo della generazione del Petrarca. La lotta rina; subito dopo segue il francese, e un poco. piu tardi, intorno a~ 1200,
fra le du.e Jorme del linguaggio scritto e scientifico è qualche cosa di la maggior parte delle altre lingue. Il latino disponeva di una tradizione
nuovo. Nella tarda antichità, specialmente romana,. durante la quale la molto lunga, antica e cristiana, cos1 che le sue forme e anche i topoi
scienza vera e propria non aveva mai avuto uno sviluppo autonomo, del contenuto gli assicuravano un'influenza preponderante che può es-
il linguaggio tecnico e specialistico aveva sempre occupato un posto sere dimostrata; inoltre i chierici di cultura latina avevano il monopolio
subordinato, e anche le noziòni realmente scientifiche avevano bisogno, della scrittura. Ma coloro che a quel tempo scrivevano in latino erano
per essere riconosciute tali, di un'espressione universalmente compren- uomini della fine dell'XI e del XII secolo, e se le loro capacità di
sibile, di forma retorica. Ora il linguaggio tecnico e specialistico, esatto espressione, dopo un lungo ristagno, si ridestavano nello stesso momento
e antiretorico, comincia energicamente a farsi strada e a reclamare per in cui comincia vano a ridestarsi anche le lingue p~polari, si deve con-
sé il predominio nella sfera intellettuale. Subito intervengono in senso cludere che si trattava di un fenomeno generale e comune. Esso ha
contrario correnti uinanistico-dassicheggianti, che spesso erano anche senza dubbio cause economiche che possono essere dimostrate: maggbr
umanistico-cristiane, contrapponendo allo specialista e al suo linguaggio benessere, relazioni piu libere, popolazione in aumento, piu convivenza
l'uomo universalmente colto, che si esprime in termini scelti ma com- nelle città; in seguito a tutto ciò aumenta il numero di coloro che per
prensibili a tutti. Questa contrapposizione si protrasse a lungo, variata via diretta o indiretta partecipano ai movimenti dello spirito e delle
e complicata in tutti i modi dalle esigenze e dalle circostanze delle di• arti, e vi sono maggiori possibilità che gli ingegni siano scoperti ed edu-
verse epoche. Fin dal principio la corrente umanistico-retorica contiene cati. Ma in ultima istanza la vera e' propria spontaneità che in un dato
in sé una contraddizione: mentre sostiene, nei confronti della lingua momento fa sorgere questi movimenti e permette alle loro forze di
temica, erudita e barbarica della scolastica, l'ideale di un'espressione spiegarsi non può essere analizzata né negli individui né nelle epoche
bella ed elegante, immediatamente comprensibile per una élite dotata storiche.
di cultura universale, essa lotta in pari tempo per il suo modello, il La funzione del latino nel XII secolo è singolare. Esso è ancora una
latino classico, che deve essere imparato nell'insl!gnamento scolastico. Il lingua che pochissimi possono veramente padroneggiare: sono molto
problema diventò urgente, e in pari tempo maturo per la soluzione, piu numerosi di prima, ma formano pur sempre un gruppo chiuso di
quando cominciò a sorgere una società elevata che si esprimeva nella chierici dotti. Eppure il latino comincia a diventare espressione della
lingua popolare, un pubblico, e la soluzione era l'umanesimo nella lin- vita del tempo : negli inni e nella poesia dei vaganti, anche satirico-
gua popolare, nel quale le lingue letterarie classiche fungessero non piu polemica, nelle cronache e nelle speculazioni storico-mistiche, a volte
da mezzo di espressione, ma da modello di espressione, da esempio per nelle stesse poesie didascaliche e allegoriche. Per quanto queste scrit-
l'espressione letteraria nella lingua popolare. ture abbiano spesso carattere latino e scolastico, riecheggiano però chia-
Sé si guarda nel complesso il latino dell'epoca testé trattata, in parti- ramente in esse tendenze e umori piu generali. i;: una situazione parti-

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colare difficile da analizzare e da descrivere con parole precise. Esiste sei pagine (altri fogli mancano) di un altro manoscritto di Fleury-sur~
una lingua dotta molto antica che ha una cerchia di lettori di formazione Loire, ora a Orléans, del X secolo; le precedenti 268 pagine contengono
specialistica e che pure, con la molteplice fioritura, attesta la fioritura parti della Bibbia e prediche in latino."' Fra i primi testi italiani sono
delle forze intellettuali e sentimentali. E vi sono nello stesso tempo lingue da citare l'indovinello Boves se pareba, in margine a un manoscritto
popolari che a poco a poco raggiungono l'autocoscienza: dapprima del liturgico (Orazionale mozarabico) della Biblioteca Capitolare di Verona,
tutto limitate alla narrazione e al sentimento, bisognose sotto molti scritto già verso 1'800; le formule testimoniali del territorio di Monte-
aspetti della tutela latina, ma anche orientate secondo esigenze proprie e cassino, scritte verso il 960, nel testo latino del protocollo"0 ; e ancora
sostenute da strati diversi e piu larghi; esse si innalzano lentamente e l'iscri~ione su una pittura murale della chiesa inferiore di San Clemente
alla fine si formano un pubblico letterario. a Roma, 11 risalente già al tardo XI secolo. Anche in questo periodo, nel-
Di questa ascesa delle lingue popolari ci occuperemo ora. Essa co- l'XI secolo e ai primi del XI,I, i manoscritti interamente in volgare sono
mincia in territorio romanzo, dapprima in quello gallo~romanzo. Ciò molto rari, mentre relativamente frequenti sono i frammenti di vario
che abbiamo detto per le prime testimonianze dell'antico alto tedesco genere. Si potrebbero considerare manoscritto indipendente i sedici fogli
(p. 242) vale anch~ per i primi testi in lingua romanza. Abbiamo di del ·codice di Leida della Sancta Fides provenzale, perché furono so-
questi testi a partire dal IX secolo, ma solo col XIII secolo abbiamo ma- stanzialmente destinati ad accogliere questo testo; ma Ernest Hoepffner
noscritti in buon numero; quelli del XII sono ancora pochissimi. Dei ha dimostrato che i fogli sono staccati da un piu ampio manoscritto
primi secoli non abbiamo alcun manoscritto che fosse stato destinato latino (anch'esso di Fleury~sur-Loire).,.. Il manoscritto piu antico dell~
esclusivamente o principalmente ad accogliere un testo in lingua ro- canzone di Alessio, di Hildesheim, appartiene al XII secolo, il famoso
manza, " I giuramenti di Strasburgo dell'843 si trovano in mezzo al te-:- Rolanà di Oxford alla metà dello stesso secolo, il manoscritto londinese
sto latino di Nitardo. La sequenza di Eulalia, della fine del IX secolo, della Chanson de Guillau,me al XIII; in tutti e tre i casi le opere po-
si trova su un foglio, rimasto libero, di un manoscritto del convento trebbero essere sorte parecchi decenni, o anche un secolo prima.,a Chi
di Saint-Amand sur l'Elnon contenente le opere di un padre della scorre le Liedersammlungen der Troubadours del Grober,.. o l'elenco dei
Chiesa; di seguito ad essa è scritto, all'incirca nello stesso tempo e dalla manoscritti dei trovatori provenzali nel Pillet-Carstens711 vede che sono
stessa mano, il Ludwigslied antico alto tedesco (a quel tempo dunque andati perduti non soltanto gli originari breus de pergamina (Jaufré
vi erano copisti che scrivevano tanto testi gallo-romanzi quanto franco- Rudel}, i fogli con le canzoni, ma anche le raccolte del XII secolo, la
renani). La Passione di Cristo e la Canzone di Leodegario di Clermont- cui esistenza è postulata dal Grober.,6 e alcune delle quali dovettero
Ferrand, del X secolo e delfinizio dell'XI, sono in margine a un glos-
sario latino. Il refrain provenzale, non ancora interpretato. ma sugge- • Cfr. PAUL MEYER, in "Romania," I, p. 227.
70
UGOLINI, Testi antichi italiani, p. 1 e 129 ss.; W11.R1'BURG, Raccolta di test.i, p. 7.
stivo, di un'Alba latina (L'Alba par umet mar..•j si trova· anch'esso nello n UGOLINI, p. 134, cfr. anche MoNACt, Crestomazia italiana dei primi secoli, nuova
ediz., 1955, p. 7 s.
spazio avanzato accanto a una colonna di notae iuris latine in un ma- .,. HoEPFFNER-ALFARIC, La Chanson de Sainte-Foy, Paris, 1926, I, p. 3 ss.
noscritto di Fleury-sur-Loire, ora in Vaticano (secolo X o primi del- " I piu antichi manoscritti delle Chansons de geste sono elencati in LÉON GATJTIER,
Les· Epop!es françaises, II ediz., 1878, I, p. 224 ss. Sono i cosiddetti manoscritti dei
l'XI). Il primo brano un po' esteso in lingua provenzale à mia cono- jongleurs: essi sono di piccolo formato, eseguiti con trascuratezza e consumati. Si pre-
scenza è il frammento della canzone. di Boezio, comprendente le ultime sume perciò, con molta verosimiglianza, che appartenessero alla raccolta di repertorio
di jongkurs. Cfr. anche La Chanson de Roland, Reprod. phototypique du Manuscrit
Digby, Paris, Soc. des Anc. Tcxtes, 1933, e in essa CH. SAMARAN, Etude historique e,
m In proposito giudicava giustamente già PAUL MEYER in "Bibliothèque de l'Ecole paléographique, p. 36 ss. .
des Chartes," 21e année (5e série, tome Ier), Paris, 1860, p. 481. .,, "Romanische Studien" (ed. Boehmer), JI, 1877, p. 337 ss.
118 Mon. Germ. Poetae, III, 703; testo ristampato spesso anche altrove, per esempio
.,. Bibliographie der Troubadours, Halle, 1933, X-XLIV. Cfr. anche la Tablc chro-
in FoRSTER•Koscttw1Tz, Altfranzosisches Obungsbuch, VI ediz., 1921, p. 265 ss. (con- nologi.que in CLOVIS BRUNEI.., Bibliographie des Manuscrits littéraires en ancien pro-
tiene anche una rassegna dei tentativi di interpretazione), o in K. VossLER, Die Dich- vmçal, Paris, 1935, p. Ili.
tungsformen der Romanen, Stuttgart, 1951, 153 s. "' Op. cit., p. 356 s. L'esistenza dei breus de pergamina e in generale di raccolte

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esistere almeno presso i joglars; nel Pillet-Carstens non è registrato un lingue popolari; i pochi lettori che c'erano leggevano la lingua scritta,
solo _ manoscritto del XII secolo. Indicazioni analoghe si ricavano"dalla cioè il latino. Tuttavia vi furono molto presto persone che sapevano scri-
Bibliographie sommaire des Chansonniers français di Jeanroy'17; le grandi vere e che qualche volta decisero di tentare l'avventura di scrivere in
raccolte francesi di canzoni cominciano soltanto nel XIII secolo. Ma già 81
lingua popolare. Sulla base del materiale vogliamo ora cercare di pre-
nel XII secolo i frammenti e gli avanzi isolati in lingua volgare sono cisare in quali occasioni e per quali scopi ciò avvenisse.
numerosi; si pensi per esempio allo Sponsu/8 o alla parafrasi del Cantico Sono prima di tutto le enunciazioni importanti di carattere giuridico
dei Cantici in --manoscritti latini della Bibliothèque Nationale, al fram- o politico, nelle quali interessa il tenore esatto o la· formula esatta. Il
mento dell'Alessandro franco-provenzale in un codice latino della Lau- documento piu importante sono i giuramenti di Strasburgo, ma vanno
renziana di Fii-enze, al Ritmo Cassinese di Montecassino; numerosi altri considerate da questo punto di vista anche le testimonianze di Monte-
esempi si trovano nelle antologie. Fra i documenti spagnoli ricorderò cassino e qualche altro testo simile; bisogna aggiungere che poco tempo
il Mistero dei Re magi, che è scritto nello spazio libero di un mano- dopo si trovano 1000 documenti scritti prima parzialmente e poi inte-
scritto esegetico latino del XII_ secolo. Vanno ricordate qui anche le gralmente in lingua volgare.1!11 Ma bastano i giuramenti di Strasburgo per
Cancionillas de amigo, da poco decifrate e ora molto famose, che si tro- indicare che, come del resto è ovvio, non soltanto le testimonianze nei
vano a chiusura (larya) di poesie ebraiche (e arabe) in una forma poetica processi, ma anche dichiarazioni di grande importanza politica venivano
araba (muwassaha )79; alcune di queste strofe risalgono molto addietro espresse nella lingua popolare. Simili documenti richiedono che i termini
nell'XI secolo e forse sono molto piu antiche. I manoscritti appartengono del testo siano accuratameme preparati, ben fissati, e poi conservati negli
a un periodo piu tardo, ma il modo della conservazione deve essere stato 88
atti. L'incontro di Strasburgo non fu il solo caso di questo genere. I re,
lo stesso fin dal principio. Ricorderò infine l'unica testimonianza della principi e conti, anche molto piu tardi, o non capivano affatto il la-
letteratura retoromanza medievale, una traduzione interlineare di tino o lo capivano molto male; vi erano eccezioni (v. sopra, p. 243), ma
un'omelia latina, scritta ai primi del XII secolo sul manoscritto latino molto rare. Questi signori parlavano fra loro nella madrelingua; e an-
molto piu antico (di Einsiedeln).fiO che se il documento che risultava da trattative fra di loro era in latino,
Anche S<: questa esposizione sommaria dovesse contenere lacune e molt~ spesso le relazioni che i clerici facevano durante le discussioni
inesattezze (la data di molti manoscritti è discussa), essa dà però un
quadro della situazione: per tre secoli abbiamo testi nelle lingue po- 81
Cfr. ciò che si è detto sopra, p. 243, a proposito di Otfried di Weissenburg. I due
·estremi fra i quali si muovevano gli scrittori di testi in lingua romanza erano il lati~is~o
polari, ma molto frammentari, e anche nel secolo seguente le opere e i e la riproduzione fonetica del dialetto locale. Cfr. in proposito CH. BEA~Lrnu:x, f!istoir~
manoscritti completi di qualche ampiezza sono molto rari. Ciò conferma de l'orthographie française, Paris, 1927, p. 32 ss. Ma vi è anche molto d1 arbitrano e di
casuale. FERDINAND LoT ha sostenuto con ottime ragioni il punto di vista che sarebbe
quel che si sarebbe ugualmente potuto supporre. Non c'erano lettori nelle insensato voler cercare il dialetto dei giuramenti di Strasburgo ("Romania," LXV, 1939,
p. 145 ss.). Casi particolarmente complicati si hanno, anche nell'antico tedesco, quando
lo scriba copia un documento redatto in un idioma diverso dal suo. L'unica lingua popo-
antiche è contestata sulla base di indizi buoni ma non incondizionatamente validi e lare che abbia sviluppato una koiné scritta già in età tardo-carolingia è l'anglosassone,
senza sufficienti distinzioni cronologiche da FRIEDRICH GENNRICH, Die Repcrtoire theorie, v. sopra, p. 243. Sui tentativi di creare una lingua scritta antico alto-tedesca v. per
in "Zeitschrift fiir franzosische Sprache und Literatur," LXVI, 1956, p. 81 ss. esempio ScHREYER in "Beitriige zur Geschichte der deutschen Sprache und Literatur,"
'17 Paris, 1918. LXXIII, p. 351 ss.
78
L'interessantissimo manoscritto (1139 fonds latin) proviene da Saint-Martial a 89
Cfr. RRESSLAU, Handbuch der Urkundenlehre, II ediz., II, 1, p. 381 ss.; RAY-
Limoges ed è descritto in Bibliothèque Nationale, Catalogue général des Manuscrits latins, NOUARD, Choix des poésies origina/es des ·Troubadours, II, p. 48 ss. I testi provenzali in
t. I, publié sous la direction de Ph. Lauer, Paris, 1939. Ctovis BRUNEL, Les plus anciennes chartes en langue provençale, Paris, 1926.
79
Dell'estesa bibliografia cito ciò che conos::o per conoscenza diretta: DAMASO 83
Un altro giuramento simile, il cui testo però è conservato soltanto in latino, fu
ALoNso, in "Revista de Filologia espafiola," XXXIII, 1949, p. 297 ss.; L. SPITZER, in prestato fra principi carolingi a Coblenza nell'860 (BoRETIUS, Capitularia, II, 152 ss.).
"Comparative Literature," IV, 1952, p. I ss.; PIERRE LE GENTIL, Le Virelai et le Vil- Le proposizioni hanno carattere di formula e spesso coincidono, come ha mostrato la
lancièo, Paris, 1954. discussione fra A. EwERT ("Transactions of the Philosoph. Society," 1935, pp. 16-33)
~ Cfr. Ta. GARTNER, llandhuch der rhaetoromanischen Sprache und Literatur, Halle, e MARIO RoQUES ("Medium Aevum," V, 1936, pp. 157~172), con formule latine impie-
1910, p. 274 ss. gate in altri protocolli su accordi fra i tre fratelli.

254 255
erano in lingua volgare. Del resto anche i vescovi e altri ecclesiastici di X secolo risalgono alcune proposizioni dei Synodica (ad presbyteros) del
rango elevato negli affari e nelle trattative non parlavano sempre latino vescovo Raterio di Verona che qui riferiremo1111 : De ministerio etiam
tra di loro, molti non avrebbero potuto; sembra che neppure nei sinodi vobis commisso vos admonere curamus, ut unus quisque vestrum, si fieri
il latino fosse la lingua comunemente usata per le discussioni.84 potest, expositionem symboli et oratio.nis Domini juxta traditionem
·:11 Il caso piu frequente di redazione scritta in lingua volgare riguarda orthodoxorum penes se scriptam habeat, et eam pleniter intelligat, et
I
composizioni poetiche religiose, in particolare agiografiche. Di questa inde, si novit, praedicando po-pulum sibi commissum sedulo instruat.. ,
letteratura c'era una grande e generale richiesta, perché essa era indispen- Orationes missarum et canonem bene intelligat, et si non, saltem me-
sabile per esercitare un'influenza immediata sui laici. La liturgia latina · moriter et distincte pro/erre valeat...vo Un'influenza importante eserci-
era comprensibile soltanto per metà alla grande massa dei credenti, e tarono per tutto il Medioevo le rappresentazioni figurate; già Gregorio
anche a parecchi religiosi che vi prendevano parte attiva. La predica Magno aveva detto, in uri passo per molti versi importante,111 che la
era in sostanza l'unica parte in lingua volgare del servizio divino, ma pittura significa per gli incolti ciò che la scrittura significa per coloro
essa da sola non poteva dare ciò che occorreva per ammaestrare e for- che sanno leggere, e sulla base di ricerche e scoperte moderne sembra
mare le comunità. Del resto è probabile che nella grande maggioranza di poter affermare che anche nelle piccole chiese la pittura murale re-
delle comunità per secoli si predicasse molto male e piuttosto poco. Già lativamente a buon mercato era diffusa piu anticamente e generalmente
Cesario di Arles si lamenta perché i suoi vescovi non vogliono predi- di quanto fino a poco tempo fa si supponeva.1111 Ma tutto ciò non bastava
care e asseriscono di non potere.• È difficile accertare quanto profonda a sostituire l'insegnamento mediante la parola nella lingua madre:
e quanto lunga fosse l'influenza esercitata dalle decisioni prese, dietro
c'era la piu urgente necessità di una letteratura cristiana popolare e in
sua richiesta, dal secondo Concilio di Vaison (529), che esortavano i par-
lingua popolare. A proposito del termine "popolare" occorre dire an-
roci ad educare le giovani generazioni88 (scuole presbiterali). I tentativi
cora una volta che da questo punto di vista vanno compresi nel popolo
di Carlo Magno, di provvedere anche all'istruzione del basso clero, evi-
tutti coloro che non capivano e leggevano senza fatica il latino, dun-
dentemente non ebbero successo.87 Nei concili del IX secolo, nei quali era
discusso per la prima volta il problema della predica in lingua volgare, que quasi tutti i principi e signori laici; e a proposito della parola "let-
veniva raccomandata la traduzione di omelie patristiche, e sorsero mo- teratura" va detto che queste opere erano destinate non a essere lette,
delli di raccolte latine (già alla fine dell'VIII secolo quella di Paolo Dia- ma a essere ascoltate da coloro ai quali esse si rivolgevano: ~rano dun-
cono). Sempre alla fine dell'VIII secolo risale anche la raccomandazione: que destinate ad essere recitate, cantate o lette agli ascoltatori. Di tutto
88
qui scripturas nescit saltem notissimum dicat, e alla seconda metà del
liorum, IV, 918, capit. XXVIII.) All'inizio del IX secolo i concili (Tours e Magonza, 813)
cominciano a raccomandare l'uso della lingua popolare nella predica, quo f acilius cuncti
M Cfr. Richerii Historiarum Liber IV, 100, sul sinodo di Mouzon, 995. possint inteJJigere quae dicuntur. [Cos{ che tutti possano meglio capire quel che si dice.]
811V. sopra, p. 87. • Patr. Lat., 136, 553 s. Le sottolineature naturalmente sono mie.
80
8(1 MARRou, Histoire de l'!ducation cit., p. 442 s. [Del ministero a voi affidato vogliamo anche esortarvi affinché ognuno di voi,
87
Cfr. EMILE LESNE, Histoire de la propriété ecclésiastique en France, t. V: I.es se è possibile, ~b?ia con sé un'esposizione scritta del simbolo e della parola del Signore
koles de la fin du Vllle à la fin du Xlle siècle, Lille, 1940, p. 15 ss., 418 ss. e passim; secondo la tradizione ortodossa, e che la legga a fondo, e quindi, se lo sa fare, istruisca
anche MANDONNET, La crise scolaire au début du Xlll s., ecc., in "Revue d'histoire zelantemente nelle prediche il popolo a lui affidato... Legga bene le orazioni delle messe
ecclésiastique," XV, 1914, pp. 35-36; qualche cosa, infine, anche in PH. DELHAYE, L'or- e il ~none, o diversamente sappia almeno esporli chiaramente a memoria.]
ganisation scolaire au Xlle siècle, in "Tradirlo," V, 1947, p. 211 ss. Patr. Lat., 77, 1128. ·
92
88
Hortamur vos paratos· esse ad docendas plebes. Qui scripturas scit, praedicet scrip- • Cfr. pe! esempio. HENRI Foc1LLON, Peintures romanes des églises de France,
turas; qui vero nescit, saltem hoc quod notissimum est plebibus dicat ... Nullus ergo se Par1s, ~~38. R1prod~zioru molto belle in Romanesque Wall Paintings in France, Paris,
excusare poterit quod non habeat linguam unde possit aliquem acdificare ... [Vi esortia• L;cs Ed1t1ons du Chene, 1949. È materiale per lo piu postcarolingio, ma ce n'era anche
mo ad essere preparati ad ammaestrare le plebi. Chi conosce le Scritture, predichi le di molto precedente. ~ono C<;>nservate pitture murali del primo Medioevo, per esempio
Scritture; chi non le sa, almeno dica alle plebi le cose pìu note ... Nessuno cosi potrà scu- a Lorsch, ~uxcrre, S~t-Dcrus, Miistair (cantone dei Grigioni), alla Reichenau, e. anche
sarsi col dire che non ha la lingua per istruire qualcuno.] (Dal Capitulare del vescovo a Castelsepno presso Milano. V. anche EDGAR A. ARMSTRONG, Romanesque Frescoes, Prin-
Teodolfo di Orléans ad parochiae suae sacerdotes, 797, da Hardouin, Co/lectio Conci- ceton, 1951.

256 257
ciò che fu scritto in una lingua vqlgare prima della fine del XII se- r da religiosi e anche da jongleurs. I rapporti fra gli ambienti ecclesiastici
colo, nulla era destinato a lettori; ancora nella seconda metà del XII e. i jongleurs:'4 nonostante l'immutato atteggiamento di condanna della
secolo i lettori in lingua volgare erano molto rari; chi era abbastanza maggior parte delle notificazioni ecclesiastiche su mimi et ioculatores;'"
istruito per leggere, leggeva il latino. Sarebbe anche sbagliato intendere sembrano essersi sviluppati in molti luoghi, già a partire dall'XI se-
la mia parola " popo1are " ne1 senso d'1 " esente da m . fl uenze erud'1te" ; colo, nel senso di una collaborazione e di uno scambio, e anzi spesso di
nel Medioevo europeo questo genere di popolarità non c'è, perché tutto . una fusione delle due funzioni nella stessa persona. Le ragioni sono
ciò che arrivava a prendere forma scritta era. tenuto a battesimo dallo
chiare. I chierici componevano leggende di santi in lingua volgare:' ave-
scrivano clericale o di educazione clericale; la stessa tradizione derivante
vano bisogno di jongleurs per recitarle, talvolta le recitavano loro stessi
dal profondo della poesia popolare riceveva forme di origine classica.
e cercavano di imparare dai jongleurs i mezzi con i quali essi suscitavano
Tuttavia la parola "popolare," cosi come la usavano i filologi roman-
tici per gli inizi della letteratura medievale in lingua volgare, è asso- per esempio la Repraesentatio Adae di Tours e lo spagnolo Misterio de los Reyes Magos.
lutamente giustificata: in mancanza di un ceto colto, di •lingua volgare, Questi testi sono stati conservati per caso, ciascuno in un solo esemplare, e non danno
l'impressione di essere. i primi e i piu antichi del loro genere.
che si imponesse per il suo gusto, è il popolo che esprime m questa Sull'uso della lingua popolare nel rito ebraico cfr. H. PERI (Hiram Pflaum), Verna-
811
letteratura le sue primordiali tendenze. cular Prayers and Liturgical Poems in the Middle Ages, e Old French Poems from the
Mahazor, nel trimestrale ebraico "Tarbiz," XXV, 1955-56 (con riassunti in inglese).
I primi brani a noi conservati della letteratura agiografica e in gene- • Dall'estesissima letteratura su queste questioni citerò i due noti libri di E. FARAL,
rale cristiana in lingua volgare, che rappresentano l'avanzo di una estesa Les ]ongleurs, Paris, 1910, e R. MENÉNDEZ PIDAL, Poesia juglaresca y juglares, Madrid,
1924. Quest'ultimo usa l'espressione clerigo ajuglarado. Molto di interessante si trova
attività, erano dunque destinati ad essere recitati oralmente ai fedeli. in A. E. ScHONBACH, "Wiener Sitzungsberichte," CXLII, 1900, p. 56 ss.; in V. DE BAR-
Non è sempre chiaro quando, ad opera di chi e in quali occasioni ciò THOLOMAEIS, Gitellari Farfensi, "Studi Medievali," N. S. I, 1928, p. 37 ss.; in A. V1-
SCARDI, Le origini (Storia letteraria d'Italia), Milano, 1939, p; 466 ss.; e sulla posizione
avvenisse. Pare che in molte feste, in certi uffizi, e su scala piuttosto e l'estensione del ceto dei chierici in PH. DELHAYE, loc. cit. in "Traditic•," ·v, 211 ss.,
regionale che generale, la lingua volgare fosse impiegata talvolta anche soprattutto nelle prime pagine e relative note. - li FARAL, loc. cit., ritiene, seguendo
Gaston Paris, che la piu antica redazione francese della Canzone di Alessio fosse desti-
nella liturgia; in ogni caso i brani in lingua volgare erano recitati in nata, alla recitazione in chiesa. In ogni caso è attestato anche prima che iongleurs recita-
stretto rapporto con essa,9' in chiesa o nel chiostro o davanti .alla chiesa, vano vite di santi al difuori del servizio divino e indipendentemente da esso. In una
Vita Sancti Ayberti,. che morf nel 1140 (Farai, p. 227), si racconta che il santo ·nella
sua giovinezza audivit mimum cantando referentem vitam et conversionem sancti Theo-
88 Ciò naturalmente non esclude che grandi signori che in pari tempo erano prin- baldi et asperitatem vitae eius. [Senti un mimo che cantando esponeva la vita e la con-
cipi della Chiesa e quindi lettori di latino si interessassero anche alla letteratura in _lingua versione di S. Teobaldo e le asperità della sua vita.] Similmente, ma piu tardi (circa 1173).
volgare. Lo sappiamo del vescovo Gùnther di Bamberga, dalle lettere ?ello scolastico del la vocazione religiosa di Petrus Waldus fu destata da un iongleur che una domenica
duomo Mainardo, scritte verso il 1060 (ERDMANN e F1CKERMANN, Brtefsammlungen der recitava in pubblico la Canzone di Alessio (Chronicon anonymi canonici LAudunensis,
Zeit Heinrichs IV. Weimar, 1950, in particolare lettera 73 a p. 121). in BoucQuE'r, Recueil des Historiens des Gaules, XII, 680). Una testimonianza molto
e& Ciò è attes~to per le cosiddette Epttres farcies il __cui esempio piu n~to è l'epi- antica anche in E. nu MÉRIL, Mélanges archéologiques, ·p. 300. - Altre testimonianze e
stola di Stefano (FoRSTER-KoscHWITZ, Altfranzosisches Ubungsbuch, VI ed1z., p. 167; opinioni sull'uso liturgico o paraliturgico della lingua popolare e sulla presenza di
un testo provenzale in CARL APPF.L, Prot1e~zalisch~ Ch~e_stomath~e_, IV ~di~., 1912, N~. jongleurs nel servizio divino si trovano in HANS voN SCHUBERT, Geschichte der christlichen
104, p. 145). Cfr. E. MARTÈNE, De antiquu ecclesiae rttibus, editto nov1SSuna, Bassam, Kirche im Fruhmittelalter, 1921, p. 654; R. MENÉNDE:l. PmAL, op. cit., p. 17 e passim;
)788, tom. I, p. 102, tom. III, pp. 35 e 39. È anche attestato per canti delle vigilie: P. BRowE, Die Pflichtkommunion im Mittelalter, Miinster, 1951, p. 93 ss.; J. H. JuNo-
v. P. ALFARIC nel suo commento storico alla Chanson de Sainte Foy d'Agen (HoEPFFNER- MANN, Missarum sollemnia, III ediz., Wien, 1952, I, p. 159 s. e 503, n. 26.
80
ALFARIC, op. cit., II, p. 68 ss.), che si fonda su un passo del Liber miraculorum Sanctae Da esse risulta anche che certe relazioni esistevano già da tempo; appariva sempre
Fidis (ed. A. Bouillet, Paris, 1897, II, 12, p. 120 ss.); ma io no~ sono certo che tutte necessario tornare a frenare il .troppo interesse dei religiosi per le esibizioni e i giochi di
le sue conclusioni siano giuste. Cfr. MARTÈNE, tom. III, p. 18 (hber IV, cap. VII, X). abilità dei mimi e persino proibire esplicitamente che partecipassero attivamente a quelle
Alfaric cita anche una strofe provenzale che richiederebbe un preciso commento litu~- manifestazioni. ·
117
gico: si trova nel manoscritto di San Marziale che contiene anche lo Sponst4S, ed è n- Per esempio 'fedbaldo di Vernon. - Wace comincia cosf la sua Vie de Saint Nico-
stampata tra l'altro in PAUL MEYER, in "Bibliothèque de l'Ecole des Chartes," XXI es· las (ed. E. Ronsjo, Lund, 1942): A ces qui n'unt lectres aprises /. Ne lur ententes n'i
série, tome I8r), Paris, 1860, p. 492; v., ivi, in particolare la_ n~ta_ 3. yanno co~siderate unt mises, / Deivent li clerc mustrer la lei, / Parler des seinz, dire pur quei / Chescone
qui anche le inserzioni in lingua popolare nelle rappresentaz1om liturgiche, che m parte feste est controvee... [A coloro i quali non si sono istruiti, né a ciò hanno messo i loro
risalgono fino all'Xl secolo; l'esempio piu famoso è lo Sponsus, misto di latino e fran- intenti, i chierici devono mostrare la legge, parlare dei Santi, dire perché ciascuna
cese, e inoltre le prime rappresentazioni "paraliturgiche" interamente in lingua popolare, festa è istituita.] Qui si può pensare alla tradizione etiologica, ai Fast,· di Ovidio ecc.

258 259
l'interesse degli ascoltatori•; molto presto essi scoprirono anche quanto secolo non siano troppo numerosi - benché sappiamo quali opere im-
fosse importante acquistare influenza anche sulla letteratura epica popo- portanti sono sorte in questo periodo·- a questa domanda sarebbe pos-
lare profana. Inversamente, è chiaro che i jongleurs avevano molto in- sibile dare diverse risposte. Prima di tutto si potrebbe supporre che la
teresse a restare in stabili e buoni rapporti con i centri religiosi; solo tradizione avvenisse sostanzialmente ancora per via orale, perché i poeti
in questi si poteva ricevere un'educazione letteraria e musicale di an e i dicitori non sapevano scrivere, ed è certo che nello stesso XII secolo,
certo livello, le feste religiosè costituivano le occasioni principali per la e anche piu tardi, venivano composti e cantati molti testi che non fu-
loro attività, e i gruppi di pellegrini erano un pubblico generoso. Nel rono mai scritti; fra i jongleurs c'erano senza dubbio ancora molti anal-
XII secolo, con l'aumentare del benessere e delle esigenze artistico-intel- fabeti,101 e non si può credere che in tempi cost remoti esistessero già
lettuali, si evolve poi il tipo del chierico cortigiano, del curialista," che le scholae mimorum di cui parla Léon Gautier.lQII Ma sappiamo da molte
non ha alcuna funzione ecclesiastica e non persegue piu alcuna carriera fonti, per esempio dall'autobiografia di Guibert de Nogent,11111 che con
ecclesiastica. Su ciò ritorneremo fra poco. la seconda metà dell'XI secolo le possibilità d~ ricevere un'istruzione
Pochissimi brani dei testi piu antichi contengono poesia profana. erano molto aumentate, e che all'incirca nello stesso tempo dovette sor-
Nei manoscritti anteriori al 1100, per quanto mi risulta, non sono con- gere quell'interesse degli ambienti ecclesiastici per i temi epici pro-
tenute opere epiche e neppure frammenti, in qualche lingua romanza; fani chè è uno dei risultati sicùri delle ricerche del Bédier. Per i trova-
e della lirica c'è soltanto il refrain probabilmente provenzale dell'Alba
tori provenzali, il Grober ha dimostrato che probabilmente essi scrive-
latina di Fleury-sur-Loire (cfr. p. 252). I manoscritti ebraici contenenti
vano le loro composizioni.:!Oil Nelle Chansons de geste ci sono elementi
le strofe mozarabico-andaluse sopra citate (p. 254) sono molto piu re~
formulari, caratteristici della tradizione orale; ma quest'uso delle for-
centi di quelli del refrain provenzale, ma la conservazione dei testi è
dovuta allo stesso modo di tradizione, o meglio alle stesse circostanze, mule apparteneva già alla tradizione arcaica nel XII secolo. Il carattere
ossia al loro impiego all'interno di poesie in una lingua letteraria: essi arçaico-formulare (formulaic) si conservò finché il genere esisté: esso nè
dimostra l'antichità, ma non è prova di una tradizione esclusivamente
venivano scritti soltanto perché si trovavano in questa cornice. Il tipo
di impiego o di conservazione indicano un'età molto remota. Quei testi o prevalentemente orale. Io credo dunque che a partire dai primi del XII
in lingua popolare (o almeno i generi ai quali appartenevano) dovevano secolo qualche...cosa (e sarà molto nella seconda metà del secolo) di ciò
essere diffusi da lungo tempo, prima di essere adoperati in questo modo. che ci è conservato di letteratura in lingua popolare (quindi soprattutto
Damaso Alonso ha ragione quando dice: El canto, es decir la lirica, in francese e provenzale) fu contemporaneamente messo per iscritto;, ma
es una inalienable necesidad del ser humano. Io andrei anche oltre, e che gH esemplari erano pochi e poco accurati. Infatti essi erano destinati
non ai lettori e ai collezionisti, ma soltanto ai recitatori; erano mano-
includerei anche la poesia epica.llY)
Alla domanda, perché non vi sia quasi alcun manoscritto di poesia 1
~ ~n. Johannis_ Cottonis ·Musica, prima metà del XII secolo (in M. GERBERT, Scriptores
profana in lingua popolare anteriore al 1100, pochissimi ce ne siano ecc~enastlcr de _musica sacra, 1784, tom. II, col. 232) si legge: Musica est una e~ septt:m
art,btu, qua~ l,~erales afpellant, naturalis quidem quemadmodum et aliae; unde et iocu-
conservati anteriormente al 1150, e anche quelli della seconda metà del lator~s et lustrwnes qui prorsus stmt illitterati, dulcisonas aliquando videmus contexer11
cantilenas. .tLa ~usica è una delle sette arti dette liberali, ed è naturale al pari delle
• Il colore giullaresco è molto chiaro nella Chanson de Sainte-Foy d' A_gen. altre_: perc1~ ~ed1amo. talvolta giullari e attori, che sono del tutto illetteratì, comporre
99 Cfr. PH. DELHAYE, op. cit., p. 212. canti armoruos1.] Ma ciò non sarà stato senza eccezioni. Cfr. anche Musica Aribonis scho•
·
100 D. ALoNso nel citato articolo della "Revista de Filologia Espaiiola," XXXIII, lastici, XI secolo, ivi, col. 225 a.
p. 343. - LEo SPITZER, "Comparative Literature," IV, 3, interpreta forzatamente alcune :: Les Epopéet Françaim, za éd., 1878, II, 174.
parole che io avevo scritto in "Romance Philology," IV, 65 ss. lo sono sempre stato Pa~. Lat., 156, p. 843 ss. specialmente 844.
un seguace della teoria romantica dello spirito popolare e credo di averlo detto con chia~ . 104 Du: Lì~Jer:s~mmlu'!gen der Troubadours, v. sopra, p. 253 con la nota 76 dove
rezza anche in quello scritto. Peraltro credo che essa richieda una formulazione nuova. è citata anche l ~pt~1one divergente di F. GENNRJCH, Cfr., per esempio, anche R. MEN!N•
DEZ PmAL, Poesia 1uglaresca, cit., p. 433 ss.
Cfr. qui, p. 25 ss.

260 261
scritti di repertorio, alcuni dei quali ci sono conservatill)II (in parte di età ciata, composto da un cavaliere dei Limousin.1~ La Navigazione di Bran-
piu tarda); per la maggior parte andarono perduti nel consumo. Inol- dano (Le V oyage de Saint Brandan) fu scritta per una delle mogli di
tre, anche in seguito al mutare della scrittura (dalla carolingia alla co- Enrico I Beauclerc, forse già per la prima, Matilde; Filippo di Thaon
siddetta gotica), intervenuto nella seconda metà del XII secolo, essi po- scrisse il suo Bestiaire per la seconda, Alice di Lovanio. In generale la
terono apparire brutti e privi di valore alle generazioni successive. An- maggior parte dei _protettori della letteratura in lingua popola~e, in que;.
che dei manoscritti della prima scolastica, che circolavano tra le mani sto primo periodo, si trova fra le donne dell'aristocrazia feudale anglo~
dei maestri e dei discepoli del XII secolo, relativamente poco ci è ri- normanna. Alice di Lovanio, come vedova di un David altrimenti sco-
masto.108 Ma soprattutto è decisiva la circostanza che prima del 1150 nosciuto, fece anche scrivere l1n lungo poema, ora perduto, sulla vita
il numero dei principi e degli altri mecenati per i quali venivano pre- di re Enrico; lo sappiamo dall'epilogo della Estoire des Engleis che
parati i costosi e solidi manoscritti di opere in lingua popolare era an- Gaimar scrisse verso il 1140 pure per una dama dell'aristocrazia feu-
cora insignificante. Questo ceto sorse e crebbe molto lentamente. Non dale anglonormanna, Constance Fitz Gilbert .di Lincolnshire.:wo In que-
c'era ancora un mercato per i manoscritti in lingua popolare. sto testo, purtroppo di cattiva tradizione, si trova una vivace descrizione
107
Per i manoscritti latini esso cominciava a formarsi. Nel XII di come Gaimar, con l'aiuto della sua committente, si procura le
secolo, in seguito all'impulso degli studi scolastici e giuridici, a comin- fonti manoscritte (anglosassoni, francesi, latine) sulle quali lavora. Un
ciare dai grandi centri scolastici come Parigi e Bologna sorse una pro- manoscritto, appunto quello del poema ora citato sulla vita di Enrico I,
duzione organizzata di manoscritti, un commercio di manoscritti di una fu fatto trascrivere da Constance per un marco d'argento (evidente-
certa ampiezza, e ~oprattutto l'uso di dare in prestito i manoscritti. Tutto mente un prezzo alto), ed ella "lo legge spesso nella sua stanza." È
ciò serviva ai bisogni dei professori e degli studenti. Verso la fine del un passo notevole. In Constance Fitz Gilbert conosciamo una com-
secolo _compaiono gli stationarii, il cui mestiere consisteva nel tenere mittente di manoscritti in lingua popolare, e in pari tempo una let-
disponibili in numero sufficiente i manuali piéi importanti e di prestarli trice di questi manoscritti "nella sua stanza": per quanto mi ricordo
agli studenti per quote fisse, controllate dalle autorità scolastiche. Que-
ros Si trova nella cronaca di Geoffroy de Vigeois (Chronica Gaufr~di... prioris Vo-
sti manuali erano naturalmepte in latino. Ma niente di simile esisteva sicnsi coenobi1), stampata in PHILIPPE LABBÉ, Novae Bibliothecae manuscriptorum li_bro-
per la letteratura in lingua popolare: il numero dei lettori era troppo rum tomus 2, Parisiis, 1657, pp. 279-352. Il passo del cap. XXX, p,' 296, interessante per
varie ragioni, suona: Gregorius, cognomento Bechada de Castro de Turribui, professione
limitato. miles, subtilissimi ingenij vir, aliquantulum imbutus littms, horum gesta proeliorum
materna, ut i.ta dixerim, lingua rythmo vulgari, ut populus pleniter intclligeret, ingens
Già dai primi del XII secolo, tuttavia, sappiamo di principi e altri volumen derentcr composttit, & ut vera 8c faceta verba profcrret, duodeci'm annorum
grandi signori dei territori linguistici provenzali e francesi che ordina- · spatio super hoc. opus operam ded,t. Ne vero vilesceret propter verhum t1ulgare, non sine
praecepto Episcopi Eustorgi;, 8c eonsilio Gauberti Normanni hoc opus agressus est. [Gre•
vano o almeno si facevano dedicare non trascrizioni di manoscritti, ma gorio, di cognome B. C. T., militare di professione, uomo di finissimQ. ingegno e abba-
composizioni poetiche in lingua popolare. Il vescovo Eustorgio di Li~ stanza colto, espose in un grosso volume questa guerra, nella lingua materna, per rosi
dire, in ritmo volgare, per essere ben compreso dal popolo; e per usare un'espressione
moges (1106-1137) dette il suo patrocinio a un poema sulla prima ero- pura e ornata lavorò dodici ·anni a quest'opera. E perché non perdesse valore a causa
della lingua volgare, non vi si accinse senza aver avuto l'approvazione del vescovo Eustor-
gio e il consiglio di G. N.]
105 V. sopra, n. 73 a p. 253. .
11•
Un frammento del poema ci è rimasto ed è stato pubblicato da PAuL MEYER (hchi-
Cfr. JAMES W. THOMSON, The Medieval Library, 1939, p. 130; o K. Cm.1sT tn ves de l'Orient latin II, 1884, pp. 467-509). Un brano in AP:rEL, Provenzalische Chresto-
MILKAU-LEYH, Handhuch der Bihlk>thekswissenchaft, II ediz., 1953, III, p. 209. mathie, IV ediz., p. 33 ss. È tenuto· nello stile delle Chansons de geste. 'Cfr. GASTON
:im Su quanto segue cfr. G. BATTELLI, Lezioni di paleografia, Città del Vaticano,
PARIS, in "Romania," XXXII, 1893, p. 358 ss.
1939, p. 200 ss., E. LESNE, I.es Ecoles (v. sopra, n. 87), p. 564, e soprattutto H. J. iae Ed. HARDY and MARTIN, London, 1888, vv. 6436 ss., e cfr. ALEXANDER BELL, ·
CHAYTOR, From Script to Print, Cambridge, 1945, il quale sottolinea la grande impor• in "Medium Aevum," VII, 1938, p. 184 ss. - PH. A. BECKER, nel suo eccellente scritto
tanza avuta dalla recitazione orale anche nel tardo Medioevo. - Qualche cosa di inte- sull'ottonario a rime baciate (" Abhandlungen Sachsischen Akademie," Phil.-hist. Klasse~'
ressante anche in ALBP.E.CHT K1acHHOFF, Dic Handschriftcnhandler dcs Mittelalters, Il XLIII, 1, 1934, p. 39) ritiene possibile che il poema di David sia un'opera fatina. Stando
cdiz., Leipzig, 1853, per esempio p. 61 ss. alla descrizione di Gaimar ciò mi sembra del tutto improbabile.

263
è la prima persona sulla quale è riferi~ una -~otizia di qu:s~o gene~e,. qual~- fosse cosa comune il saper leggere e scrivere. Al contrario, una
È noto che qualche tempo dopo gh Ang10--Plantagenet1 m Inghil- quantità di testimonianze ci insegna che fra i laici e anche nella nobiltà
terra erano grandi. protettori anche della lette_ratura in ling~a po~ola~e, feudale quelle arti erano considerate qualche cosa di insolito,l.UI benché
cioè franèese. Per Enrico II e per sua moghe Eleonora d1 Aqmtama, fossero relativamente piu diffuse di prima. Non si deve dimenticare
110
· nipote di Guglielm9 di Peitieu, lavorarono W~ce, ~en~~etto de ~ainte- che in questa materia fra il si e il no c'è largo spazio: fra çoloro che
Maure e altri i cui nomi non sono tramandati. I prmcip1 francesi della hanno imparato un po' l'alfabeto, sanno scrivere il loro nome e sten•
seconda metà del secolo seguirono questo esempio; sappiamo delle due dere qualche calcolo, ma per il resto hanno poca voglia di fare uso
figlie di primo letto di Eleonora, ~aria .di. Cha~pagne_ e Alice di di queste capacità, e coloro che leggono correntemente e sentono un
Blois, di Filippo di Fiandra e di molti altn signor~ fe~dah della Fran- · piacere nell'imparare e nell'intrattenersi con la lettura. Può essere in-
cia del nord e del sud. Essi ordinavano i poemi, ricompensavano e teressante osservare a questo proposito che alla fine del XII e ai primi
proteggevano i poeti; è difficile dire se ordinassero anc~e mànoscrit~ del XIII secolo la scrittura si diffonde fortemente anche nella vita de-
di queste opere che non fossero dedicate a loro,_ e_ se 1~ g nerale si 7 gli affari. Verso il 1910 Werner Sombart insegnava che fino al tardo
provvedesse con cura alla diffusione dei manoscntt1; sull umco esem: Medioevo il traffico commerciale si serviva esclusivamente di comuni•
pio a me noto tornerò fra poco. Pr~b~bil;°1~nte vi ~r~no ~ncora pochi cazioni orali. In seguito ·Henri Pirenne e altri studiosi, specialmente ita-
che desiderassero possedere manoscnttl; 1epica cort1g1ana e ancora so-- liani, hanno dimostrato che ciò è vero soltanto per il X e XI secolo
stanzialmente destinata alla· recitazione, soltanto era molto aumentato al massimo (ossia anche qui con molti limiti).na Ciò sarebbe impensabile
il numero delle persone che ne avevano la capac~tà. I chieric~ :ort~giani per il XII e piu ancora per il Xlii secolo, qu31;1do per esempio i mercati
erano molto piu numerosi di prima, molti di essi erano poeu m lmgua di Fiandra e Champagne avevano un ·sistema di cambiali e di clearing
popolare, in molti di essi (come Chrétien ~~ Troyes) si ~uò osserv~re molto perfezionato. Scuole cittadine indipendenti destinate principal-
ancora una formazione clericale, ma non pm una formazione eccles1a: mente agli scopi della vita commerciale ci sono note a cominciare da
stica • fra la stessa nobiltà feudale vi erano molte piu persone colte d1 Gand, dal 1179; la loro istituzione suscitava dapprima conflitti e pro-
prin:a: le testimonianze sono numerose, e ne darò un pa~o di ese~pi.
teste, ma a partire dal 1250 all'incirca esse da molte parti sono diventate
C'è in Chrétièn de Troyes, nell'Yvain (v. 5366), una fancmlla sedicen-
istituzioni stabili. In Italia la tradizione della registrazione in lingua
ne, figlia ·di un cavaliere, che legge in giardino, ai genitorj, un romanz:
volgare di atti commerciali dovrebbe essere anche piu antica che nel
Anche in Bernardo di Ventadorn e in Marie. de France (Yonec) si
parla di donne che leggono. In Florio e Biancifiore e'~ la descrizione nord; dal principio del XIII secolo ci sono conservati frammenti dei
delreducazione di bambini di condizione elevata, che imparano anche m Nelle Chansons de geste il fatto che laici sappiano scrivere è spesso citato come
il latino: Livres lisoient paienor, ou ooient parler d' amor,1u dove va ri- qualche cosa di speciale. Nel Anseis de Metz (ed. GREEN, Paris, 1939) vv. 714 ss. un re
dà una lettera al suo clerc perché gliela legga. Altri esempi in CHAYToR, op. cit., p. 110.
cordato che in questo tempo di solito era ancora in latino che si im- V. anche la citazione da PH1tIPPE DE. lliRVE.NGT, De institutione clericorum, c. 110, in
parava a leggere e scrivere. D'altra parte non si può credere che alla DELHAYE, op. cit., in "Traditio," V, p. 211, n. 2, che fa vedere chiaramente la situazione
reale. Cfr. anche lliRTMANN voN AuE. al principio del Povero Enrico: Ein Ritter s8
fine del XII secolo vi fosse già una società colta numerosa per la geléret was, daz er an den Buochen las, swaz er dar an geschriben vant... [Era un ca-
valiere tanto istruito che leggeva nei libri ciò che vi trovava scritto.]
110 WAcE., nel Roman de Rou, ed. ANDRESE.N, II (parte ter~),. 164-6?, di~e eh~
· iu Lo studio piu importante, su tutto il problema, è HENRI PtRENNE, L'instruction
tks marchands au moyen age, in "Annales d'histoire économique et sociale," I, 1929.
scrive per coloro k.i unt les rentes et l'argent: / Kar pu_r _eu_s ~unt l, l,vre fa,t ... [t quah Altri lavori di Sapori, Fanfani e Robert S. Lopez. Un testo semivolgare veneziano della
hanno le rendite e il denaro, perché per essi sono fatti 1 libri.] d metà del XII secolo, citato da R. S. LoPE.Z in "Speculurn," XXXI, 1956 e da lui definito
11 1 [Leggevano libri pagani, dove odono parlare d'am~re.] T:sto d~l Ms .. ~• e ·
"by far· the oldest holograph commerciai paper that has come down to us /rom the
WIRTZ, Frankfurt, 1937, vv. 231 s. Il Ms. B_ (ed. _REL~N, Pans, 1931) nor~.ina Ovidio. - Middle Ages," è stato pubblicato per la prima volta da MoRozzo DELLA RoccA nel "Gior-
Cfr anche la descrizione dell'educazione giovanile dt Thomas Becket m GARNIER D:6 nale economico della Camera di commercio, industria e agricultura di Venezia,"
Po~-SAINT-MAxENCE, ed. WALB~RG, Lund, 1922, p. 201 ss. marzo 1954.

264 265
libri d'affari di banchieri fiorentini che indicano una prassi esistente una propria coscienza sociale. Ma ora in ogni caso, nel XIII secolo, il
11
già da lungo tempo. ' numero dei manoscritti conservati aumenta notevolmente; a poco a poco
Garnier di Pont-Saint-Maxence scrisse fra il 1172 e il 1174 il suo si forma la cerchia dei ricchi amatori che ordinano e collezionano questi
poema francese sulla vita di san Tommaso di Canterbu~y, ne~ qu~le manoscritti.llll
racconta che una prima versione, contenente ancora .molti errori, gli è Ma ormai nel XIII secolo la produzione in. lingua popolare non
stata rubata ed è stata diffusa; molte persone ricche l'hanno comprata, ha piu importanza nella sola sfera franco-provenzale. Col 1200 circa
ed· egli se ne rammarica. Questi versi (loc. cit., 141 ss.) sono la testimo- comincia la fioritura in tutta l'Europa romanza e anche in Germania.
nianza piu antica, a me nota, sul commercio e il mercato librario di Lo stile cortigiano gallo~romanzo ha molta influenza, ma la stratifi-
manoscritti in lingua popolare; giacché la storia sopra citata della trascri- cazione sociale è dappertutto diversa, cosicché il carattere propriamente
zione eseguita per Constance Fitz Gilbert dà rimpressione di un caso feudale-aristocratico si conserva nella sola Germania. Torneremo pìu
isolato e piuttosto raro. Forse non è casuale che questa prima testi- avanti, brevemente, alle particolari situazioni della penisola iberica e
monianza sulla vendita di manoscritti su scala piuttosto larga concerna dell'Inghilterra. I processi piu importanti per il futuro si svolgevano in
un'opera c.he tratta di Th?mas ·Becket e della sua morte, ossia di una Italia e nei comuni toscani: qui si possono meglio osservare gli inizi
delle figure piu suggestive e di uno dei fatti piu toccanti di quel tempo. della formazione di un pubblico moderno.
A partire dal 1200 circa sorgono opere che per forma o contenuto, In Italia, molto prima che altrove, la vita politica ed economica si
o per entrambi, rivelano di essere destinate alla diffusione attraverso svolgeva in comuni cittadini indipendenti, cosi: che vi prendevano parte
la vendita, alla recitazione fra ambienti ristretti e anche alla lettura molte piu persone. La nobiltà feudale (alla quale va unito il ceto dei
individuale. In territorio francese si diffonde la prosa narrativa con i chierici cortigiani) non aveva importanza culturale nelrltalia settentrio-
racconti della quarta crociata di Villehardouin e di Robert de Claris nale e centrale. C'era, per esempio a Bologna, Firenze, Arezzo, Siena,
e con le versioni cicliche in prosa dei romanzi celtici. Nel corso del un ·patriziato cittadino relativamente numeroso, la cui composizione
XIII secolo prende grande impulso anche la letteratura didattica e di- spesso si rinnovava, che aveva parte dirigente nella vita pubblica e
dattico-allegorica in lingua popolare. La cerchia del pubblico cortigiano aveva bisogno di istruzione. P~r conseguenza in queste città sorse pre-
si allarga, per gli intrattenimenti festivi in una cornice musicale ven- stissimo una specie di sistema di istruzione cittadino che produceva un
gono chieste e fornite composizioni liriche e anche dramm~tiche in va- gruppo relativamente numeroso di laici colti;, e che, quale che fosse in
rie forme che si sviluppano considerevolmente fino al XVI secolo; cosi: esso la partecipaziòne di istituti •ecclesiastici e di persone appartenenti
che si potrebbe parlare di parecchie fasi dello stile cortigiano, come per alla Chiesa, aveva un carattere molto piu pratico e molto piu mondano
il gotico. A ciò prende parte la borghesia· benestante, soprattutto nelle che nel nord. Se lasciamo da parte la medicina, lo scopo di questa istr1J-
città della Francia settentrionale e delle Fiandre, e mentre là trovano zione, che naturalmente era ancora soprattutto latina, era di mettere
accoglienza anche i prodotti delltarte cortigiana dì intrattenimento, ap- in condizione di partecipare agli affari della vita pubblica, dell'attività
pare accanto ad essa anche una letteratura realistico-satirica di carattere giuridica e notarile, e a questo scopo serviva una propedeutica retorica,
borghese. Ma le distinzioni sociologiche vanno usate con cautela; in ogni chiamata ars diçtaminis, che abbiamo nominato piu sopra (p. 248). Essa
caso particolare bisogna vedere se non si tratta piuttosto di satira. scola- sovrabbondava di figure ornamentali, era pomposa e talvolta oscura, ciò
stica di tradizione clericale. La borghesia prende parte molto presto che sembra contraddire il suo fine pratico. Ma è la tradizione solenne
alla vita letteraria, ma nel nord arriva relativamente tardi a formarsi e maestosa delle cancellerie della tarda ·antichità, rinnovata dallo stile
11& Ultima edizione del testo in MONACI, Crestomazia ccc., nuova ediz., 1955, p. 36.
.tUS V. in proposito CHAYTOR, op. dt., p. 107 ss. e i lavori ivi citati di M. DEANESLEY
Cfr. anche ivi, il passo citato dal commento del primo editore P. SANTINI.
e L. H. Loor.us, che peraltro concernono soltanto l'Inghilterra.

266 267
epistolare di Federico II e del suo cancelliere Pier della Vigna; essa Chi è il pubblico per la poesia di questo gruppo, del gruppo del
.offre ora un gradito mezzo di espressione per la coscienza indipen.:. Dolce Stil Nuovo, come lo chiamò Dante, il piu giovane di quei poeti?
dente e per l'orgoglio politico dei comuni e dei partiti. Vinfluenza di Non si può rispondere con precisione a questa domanda; con precisione
questo stile sulla prima letteratura in lingua popolare è grande,1111 ed è molto maggiore si può mostrare come i poeti si immaginassero il pub-
rafforzata dalrarte poetica dei provenzali del trobar clus, anch'essa blico al quale si rivolgevano. Fin dal principio essi si rivolgono a una
. ispirata dalla retorica manieristica, oscura e difficile; nei provenzali si élite, alla élite del "cor gentile," e fin dal principio cercano, facendo
trovano anche i primi esempi di poesia politico-polemica in lingua po- appello ai pochi e respingendo i molti, di creare questa élite e di darle
polare. Inoltre nella poesia italiana agisce anche il forte realismo popo- coscienza di se stessa. Questo atteggiamento è rintracciabile già in Guido
lare e la mordacità e la poesia religiosa delle laudi, anch'essa popolare Guinizelli ed è molto forte nel Cavalcanti; molto accentuato è nella
ma formata anche alla tradizione biblico,tipologica; e vi appare infine Vita nuova e nelle canzoni di Dante; si manifesta anche nel Convivù>,
rinfluenza della concettosità e della tecnica della discussione scolastica. e qui con un particolare orientamento contro gli eruditi latini e per i
Verso la fine del XIII secolo le influenze pratico-politiche, popolari, "colti" in lingua popolare (I, IX). Questa è la testimonianza piu impor-
manieristiche e filosofiche si fondono nella formazione della lette- tante che noi abbiamo, attorno al 1300, per l'esistenza di un pubblico
iatura italiana e danno un nuovo orientamento ai motivi cortigiani; colto di lingua popolare, e voglio riportarla qui benché sia molto nota:
e· si trova un altro ceto di persone alle quali la letteratura si rivolge. "Ché la bontà dell'animo, la quale questo servigio (cioè l'interpreta-
Benché non abbiamo alcuna idea molto .chiara sul corso d'istruzione zione allegorico-filosofica delle sue canzoni contenuta nel Convivio,
consueto nelle famiglie del patriziato urbano - anche sull' educa~ione oggetto molto difficile) attende, è in coloro che per malvagia disusanza
di Dante non sappiamo pressoché nulla, soltanto ciò che egli stesso dice del mondo hanno lasciato la letteratura (il latino) a coloro che l'hanno
nel Convivio II, XII sui suoi studi di adulto - in ogni caso è chiaro fatto di donna meretrice; e questi nobili sono principi, baroni e cavalieri,
che alfistruzione e alla cultura prendeva parte un numero di persone e molta altra nobile gente, non solamente maschi; ma femmine, che
molto maggiore che altrove, e che molto presto la lingua popolare fu sono molti e molte in questa lingua (l'italiano), volgari e non letterati"
usata in modo piu indipendente, per scopi piu importanti e con mag- (la cui lingua di cultura è la lingua madre italiana, non la latina).
gi~re dignità. Prestissimo, già nella seconda metà del XIII secolo, si forma L'elaborazione completa del rapporto col pubblico, cosi come nasceva
un gruppo di poeti che non è né feudale e aristocratico né clericale, dallo Stil Nuovo, appare per la prima volta nelPaltra grande opera dan-
che usa la lingua popolare per dire cose ~he non sono affatto popolari, tesca in lingua popolare, nella Commedia; per noi essa è soprattutto
che contrappone, in modo piu concreto di Jean de Meun, per esempio, afferrabile nelle numerose apostrofi al lettore, che sono sparse per tutto
la nobiltà del cuore a quella della nascita, che, sebbene continuamente il poema.Uf Queste apostrofi al lettore si trovavano anche nella lette•
impegnato nella vita pratica e politica, dà l'impressione di una lega se- ratura antica, per esempio in Ovidio e in Marziale; la tradizione con-
tinuò nella letteratura latina medievale, mentre nella letteratura in lin-
greta di iniziati, che fonde nelle sue poesie l'elemento mistico-erotico,
gua popolare, come VQlevano le condizioni, l'appello al lettore era so-
il filosofico e il politico in una unità spesso difficile da spiegare, e che
stituito con rappello all'ascoltatore. In tutti questi casi il rapporto col
cerca, con maggiore chiarezza e consapevolezza di chiunque altro, di
pubblico che legge o ascolta contenuto neU•apostrgfe serve a ricercarne la
raggiungere uno stile elevato nella lingua popolare.
11
' Le apostrofi al lettore nella Commedia sono state piu volte trattate negli ultimi
110
Su questa influenza ci sono ottime ricerche, al centro delle quali va messo il ~pi: da, H •. GME~~• nel "Deutsches. Dante-Jahrbuch," XXIX, XXX, 1951; da me, in
libro di ALFREDO ScHIAFFINI, Tradizione e poesia, Genova, 1934 \Seconda ediz. 1943). Ro~ance .P~ilology, VII, 1954, e da L. SPITZER, in "Italica," XXXII, 1955. Lo Spitzer,
Come compendio ed esempio delle piu recenti ricerche mi è stato molto utile il lavoro le ~ analisi sono condotte nel modo magistrale che gli è solito, contesta qualche cosa
di HELENE WIERuszowsKr, Arezzo as a Center of Learning and Letters in &he 13th che 10 avevo detto, ma non ha capito bene quel che intendevo; forse questa volta riuscirò
Century, in "Traditio," IX, 1953. ad esprimermi meglio.

268 269

lr
simpatia: l'autore vuole stimolare l'attenzione, guadagnarsi favore, plauso Leva dunque, lettore, a l'alte rote
e fama; chiede anche indulgenza o ringrazia per la benevolenza accor- meco la vista, dritto a quella parte
datagli. Molto di rado queste apostrofi compaiono nella poesia di stile dove l'un moto e l'altro si percuote;
elevato, e di rado sono tenute anch'esse in tono elevato. Ma intanto e li comincia a vagheggiar ne l'arte
in età cristiana fra il parlante o lo scrivente e il suo destinatario si era di quel Maestro che dentro a sé l'ama,
formato un nuovo rapporto, nel quale non si chiedeva piu favore, ma tanto che mai da lei l'occhio non -parte.
si- esortava, si predicava e si insegnava, e dal quale derivavano le se- Vedi come da indi si dirama ·
guenti particolarità: in primo luogo, qui non· si ha in sostanza la cri- l'obliquo cerchio che i pianeti porta,
tica di questo o quel vizio, di questo o quello strato sociale, ma si per sodisfare al mondo che li chiama.
tratta della rovina dell'uomo caduto, in generale; e in secondo luogo, E se la strada lor non fosse torta,
come conseguenza del· primo che però va particolarmente· sottolineata, molta virtu nel ciel sarebbe. in vano,
anche lo scrivente o parlante è tutt'uno con quelli ai quali si rivolge,ue ~ quasi ogni potenza qua giu morta;
cos{ che l'accusa e l'autoaccusa, la severità e l'umiltà, la superiorità e se dal dritto piu o men lontano
dottrinale e la fratellanza sono unite. Questa urgenza dialettica ed ago- fosse il partire, assai sarebbe manco
stiniana del rapporto fra l'autore e_ il suo destinatario (che appartiene e giu e su de l'ordine mondano.
a quello che abl;,iamo descritto come sermo humilìs} si trova solt~to Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,
di _rado e non molto fortemente elaborata negli scritti volgari anteriori dietro pensando a ciò che si preliba,
a Dante a noi conservati; in parte perché nei poemi religiosi cpnservati s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.
si trovano poche apostrofi dirette al lettore,. in parte anche perché nella Messo t'ho innanzi: ornai per te ti ciba;
lingua popolare non si era ancora formato uno stile elevato vero e pro- ché a sé torce tutta la mia cura
prio, che pure costituisc~ anch'esso .un lato del livello stilistico di cui quella materia ond'io son fatto scriba.
parliamo.
Dopo queste osservazioni preliminari voglia~o esaminare da vicino Si tratta, come si vede, di un ammaestramento astronomico. Dio,
alcune delle apostrofi di Dante al lettore, e cominciamo con una delle dice Dante, ha ordinato tutti i movimenti intellettuali e locali in modo
piu pacate. Nel X canto del Paradiso Dante e Beatrice sono in pro- tale che chi considera quest'ordine non può fare a meno di godere
cinto di ascendere dal cielo di Venere, il terzo, alla sfera del Sole. L'asce- qualche cosa dell'essenza divina. Cost innalza con me, lettore, lo sguar-
sa è introdotta con i versi seguenti: do agli alti cerchi, proprio in quel pu.t1to- dove un movimento (l'equa-
tore celeste) taglia l'altro (lo zodiaco); e H comincia ad ammirare ra-
(X, 1-27) Guardando nel suo Figlio con l'Amore pito l'arte di quel maestro che ama tanto la sua arte (la creazione),
che l'uno e l'altro eternalmente spira, nell'idea in lui immanente, che non ne stacca mai l'occhio. Vedi come
lo primo ed ineffabile Valore, di là si dirama il cerchio obliquo che porta i pianeti, per soddisfare il
quanto per mente e per loco si gira, mondo che ne ha bisogno. Se non ci fosse un angolo fra i due cerchi,
con tant'ordine fe', ch'esser non puote o se fosse maggiore o minore di come è, non ci sarebbe vita sulla terra,
senza gustar di lui chi ciò rimira. e l'ordine del mondo sarebbe imperfetto. Cos1, resta seduto sul tuo banco,
118
lettor.e, e rifletti su ciò che qui ti accenno, se vuoi godere la gioia della
Un'eco, e in pari tempo una caricatura di questo atteggiamento cristiano, è in
BAUDELA.IRE: Hypo<:rite lecteur, mon semblable, mon frère .•. conoscenza che è piu grande di ogni tuo sforzo. Ti ho messo sulla

270 271
strada: ora cerca da te il tuo nutrimento; perché tutta la mia forza piu difficile da· seguire. Nei due passi tra loro molto simili di In-
' è richiesta dall'oggetto di cui sono divenuto scrivano. ferno IX ("O voi ch'avete gli intelletti sani ...") e di Purgatorio VIII
L'ammaestramento astronomico e fisico in generale è comune nel- (" Aguzza qui, lettor, ben gli occhi al vero ...") nei quali Dante, dalla
rantichità, come pure nella poesia medievale. Ma qui esso non è dato posizione piu rilevante, esorta il lettore a comprendere giustamente, l'im-
nel sistema generale dell'astronomia, come teoria, bens1 come brano iso- mediatezza ha grande forza drammatica, mentre l'adempimento del
lato, offerto al poeta quasi come occasione (dal luogo in cui egli si compito, cioè l'intelligenza dei versi strani o la penetrazione attraverso
trova nel suo viaggio, vv. 28-36); è un momento del suo viaggio, attuale il velo sottile, non è affatto cos1 facile come Dante fa credere. In piu
e appropriato; non un pezzo di teoria astronomica, riferito per amore di sei secoli gli interpreti non si sono trovati d'accordo sul modo di in-
della scienza, ma una parte dell'ordine del mondo, personalmente osser- tendere i versi. Cost resta, come in tutte le rivelazioni dell'ordine sovra-
vato, che è fatta conoscere per la sua importanza. Attraverso rapostrofe mondano, una parte inspiegabile ed enigmatica che tiene in sospeso il
- "leva dunque, lettore" - il letto~e è trasportato nella contemplazione, lettore: per quanto possa sentire che il non detto è indicibile e che il
quasi nel viaggio, e osserva con Dante' il senso di una parte considere- vero mistero non è comunicabile, egli è pur sempre stimolato a inda-
vole del creato, che a chi la guarda con amore fa conoscere qualche cosa gare e ad approfondire il significato.
dell'ordine divino del mondo. Con una sorta .di fraternità didattica e Le apostrofi al lettore hanno quasi tutte forma imperativa: esse non
insieme drammatica Dante prende quasi per mano il lettore, mostran- esprimono una preghiera per ottenere favore o indulgenza; .vi manca
dogli i fenomeni; come un amico e un fratello, ma anche come un completamente la ricerca del favore propria dello scrittore che considera
maestro e una guida verso uno scolaro: guarda con me, proprio in quel il pubblico come un cliente. Quando Dante dice di sperare favore e fama,
punto - là comincia a osservare, - vedi come sono le· cose, e come sembra che si rivolga a un futuro lontano, e quando confessa la sua
andrebbe se esse fossero diverse. E poi, interrompendosi con autorità, impotenza, prega il lettore non di essere indulgente ma di capire quanto
rimanda l'allievo che ancora guarda con lui alla sua posizione di lettore: il peso della materia superi le forze delle spalle mortali. Fin dal prin-
ora resta sul tuo banco, io devo continuare; vedi da te come puoi trarre cipio egli non lascia in dubbio che confida di poter esprimere tutto ciò
altro frutto dal mio insegnamento: ti ho indicato la strada. che lè forze umane possono esprimere: già nel quarto canto si fa con-
Qui appare innanzi tutto l'occasione quasi drammatica in cui l'am- fermare dai grandi poeti dell'antichità di essere loro pari: sesto tra co-
maestramento, un pezzo di scienza determinata, diventa un fatto. E poi tanto senno.
la mescolanza, a suo modo unica, di .fraternità e autorità nel rapporto Ma la forma imperativa che dal poema si rivolge al lettore ha an-
col lettore· il lettore è chiamato, impegnato e alla fine esortato a con~ che un suo modo di conquistarlo, con l'esortazione e la supplica: fa del
tinuare d; solo il cammino nella direzione indicata. È un passo relati- lettore un compagno di esperienze che è sempre tenuto in sospeso e
vamente pacato, come si è detto, benché anch'esso contenga un'imme- stimolato. ·Tutta la sua persona è impegnata. Nel secondo canto del
diatezza, un modo di legare il lettore al poema,J.Ul che non si ritroverebbe Paradiso si trova una famosa apostrofe che questa volta, a differenza
nella letteratura precedente. È inoltre un passo relativamente facile, per di tante altre, non è diretta al lettore ma è diretta, metaforicamente,
il lettore apostrofato, perché Dante gli ha realmente e chiaramente in- a coloro che in piccola barca vogliono seguire la nave di Dante su mari
dicato la direzione in cui devono andare i suoi pensieri. mai percorsi prima. Essi sono respinti, soltanto pochi possono seguire:
In altri passi il contrasto fra affezione fraterna e autorità impe- i pochi che a .tempo giu$tO hanno drizzato il collo al pan degli angeli.
riosa e didattica (che si uniscono in urgenza) è ancora pio netto, l'ur- Con tutta certezza nessuno di coloro che leggendo la Commedia sono
arrivati al principio del Paradiso si è lasciato dissuadere dal proseguire
genza ancora piu d;ammatica e il rinvio del lettore alle proprie forze
per queste parole, e Dante lo sapeva. Egli sapeva che chi trova piacere
ua Cfr. per esempio l'improvviso "o tu che leggi," Inf., XXII, 118. nel cibo da lui offerto non si alza facilmente da tavola prima che il

272 273
pasto sia finito.• A che serve dunque quest'apostofe? Innanzi tutto, antico che ci può servire da introduzione. Esso è dovuto a Pierre de
senza dubbio, ad innalzare solennemen~e il contenuto della terza can- Blois, Petrus Blesensis, un elegante scrittore latino della seconda metà
tica al disopra di quanto precede (in rapporto alrapostrofe al lettore del del XII secolo, grande chierico e uomo di molti viaggi, di grande
principio del Purgatorio: "Lettor, tu vedi ben ...," Purg., IX, 70); ma in dottrina e di larghe esperienze, che aveva anche molta familiarità con
pari tempo anche a stimolare realmente il lettore ad essere preparato; 1111
la cultura cortigiana. In un breve trattato sulla confessione,l:l/l a pro-
l'apostrofe costringe il lettore a partecipare con intensità; lega piu stretta- posito di una distinzione sul valore delle lacrime per il vero pentimento,
mente i seguaci di Dante fra loro e a lui, a Dante, al poeta, e al suo giun~e a parlare dell'epica cortigiana, e dice quanto segue:
poema. Nel respingere, Dante alletta, esorta e avvince. Mentre sembra
promettere sempre piu di quel che dice e di quel che si può dire (pur- V era siquidem poenitentia non in lacrymis momentaneis, aut hor.aria
ché il lettore drizzi il collo al pan degli angeli), egli lega il lettore alla compunctione consistit. Nulla etiam affcctio pia meritoria est ad salu-
materia insondabile. tem, nisi ex Christi dilectione procedat. Saepe in tragoediis et aliis car-
Con ciò siamo arrivati alla materia di Dante: giacché è la materia, minibus poetarum, in joculatorum cantileni.! describitur aliquis t1ir pru-
evidentemente, che lo autorizza a 1egare cosf strettamente e immedia- dens, decorus, fortis, amabilis et per omnia gratiosus. Recitantur etiam
tamente il lettore. La materia è l'ordine divino del mondo, non come pressurae vel injuriae eidem crudeliter irrogatae, sicut de Arturo et Gan-
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sistema dottrinale, ma come visione immediata di un uomo che comu- gano et Tristano fabulosa quaedam referunt histriones, quorum au-
nica questa visione ad altri che non l'hanno provata : ciò che dà a lui, ditu concutiuntur ad compassionem audientium corda et usque ad la-
al narratore, un'autorità immensa, e suscita nei lettori o ascoltatori un crymas compunguntur. Qui ergo de fabulae recitatione ad misericordiam
altissimo interesse per il racconto. Tanto piu in quanto la visione del- commoveris, si de Domino aliquid pium legi audias, quod extorqueat
rordine divino del mondo abbraccia anche, nel modo piu concreto, tibi lacrymas, nunquid propter hoc de Dei dilectione potes dictare sen-
il giudizio divino sulle forme della società umana e la condotta degli 124
tentiam? Qui compateris Deo, compateris et Arturo. Ideoque utrasque
individui. Non soltanto vengono puniti certi· peccati, espiati certi vizi,
lacrymas pariter perdis, si non diligis Deum, si de fontibus Salvatoris,1:m
premiate certe virtu, ma viene rappresentato, giudica,to dalla giustizia
spe scilicet, fid~ ·et charitate, devotionis et poenitentiae lacrymas non ef-
divina, il singolo uomo storicamente noto, nel dramma della sua con- fundis.1'/J!
creta situazione terrena, che suscita paura e compassione; e viene pro-
clamato come voluto da Dio, in parte esplicitamente, in parte attra- • J?gli fu. per un certo tempo segretario del re Enrico II Plantageneto e, dopo la
verso accenni e profezie, un determinato sistema dell'ordine sociale. morte d1 questi, ddla vedova Eleonora. V. J. DE GHELLINCK1 L'essor de la littérature
làtine au 12e siècle, I, 1946, p. 132 ss.
Tutte le ·idee politiche, le passioni e i simboli accumulati dal tempo ·• Liht!t' de confessione sacramentali, PL, 207, col. 1077, ss.; il nostro testo si trova
della lotta per le investiture in poi sono qui elaborati, sintetizzati in a col. 1088 s.

una certa direzione, e in questa sintesi il Cielo stesso prende posizione:


:1111 Si tratterà molto probabilmente di Gauvain. L. Spitzer mi scrive: "Gaugain >
Galgano (nome diffuso in Italia nel XIII secolo) > Gangano. Forse Gangano può essere
fin nell'Empireo Beatrice, la saggezza divina, tipo e specchio di Cri- anche un errore di lettura per Gaugano. 11
. • ~ La fra!e in seconda persona. è evidentemente rivolta al pubblico dei romanzi cor-
sto, piu vicina alla vita contemplativa che all'attiva, si mostra ghi- t:igiam, e precisamente a un pubblico che ascolta. In questo senso non mi è dd tutto
bellina. ,~aro il signifi~to di dfreare sententia~ .. Forse sarà detto in generale: credi per questo
di poter anche dire la tua, avere un'opinione sull'amore per Dio,
Qui vogliamo innanzi tutto occuparci degli individui che Dante, • Allusione a Isaia, 12, 3.
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muovendo dalla loro situazione storica, mostra sottoposti al giudizio [La vera penitenza non consiste in lacrime momentanee o nella compunzione di .
~•or~. Né alcun affetto è pio e meritorio per la salvezza se non procede dall'amore
divino; e in questo contesto vorremmo parlare di un testo un poco piu di _Cnsto. SJ>CSS<:> -!'-elle t:a~edie e in altre composizioni poetiche, nelle cantilene dei giul-
lari:, son<! descn~ uom10.1 saggi, belli, forti, amabili e piacevoli sotto ogni aspetto. Si
rcatano 1 travagli e le. crudeli offese da essi subite; per esempio le storie favolose cli
• "Pensa, lettor, se quel che qui s'inizia / non procedesse...," Par., V. Arturo e Gangano e Tristano, come sono recitate dagli attori, alla cui voce i cuori degli

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Questo è uno dei pochi passi a noi conservati in cui un religioso
f alle lacrime che colui che piange per Arturo o Tristano versa per Cristo.
colto del XII secolo si occupa in maniera non schematica delle letteratura
profana epico-cortigiana.ar I piu anti_ch~ giudizi ecclesiastici sull~ ~oesia I Qui compateris Deo, compateris et Arturo.
Poco piu di un secolo piu tardi Dante scrive la Commedia, una vi-
sione dell'ordine divino dell'universo, e trasporta nell'ordinato oltremon-
profana a noi noti trattano la materia m modo puramente trad1z1onale
e per lo piu,confondo~o la poesia .i?
lingua volg~re c~n le rozze buff°: do tutta la viva realtà del suo presente, l'attualità di Firenze e dell'Italia
nerie. Ma cio non corrispondeva prn affatto alla s1tuaz1one reale (se mai verso il 1300, con tutte le .passioni e le complicazioni tragiche. Con ciò
vi aveva corrisposto), e in molti casi vediamo come la Chiesa si sforzasse egli porta all'estremo il problema, e non lo risolve, perché è insolubile.
di trasformare gli eroi dell'epica in lingua volgare ih santi e martiri. Nel A partire dall'XI secolo la coscienza dei conflitti politici e della loro con-
caso dell'epica cortigiana ciò riusciva solo in misura imperfetta. Pierre nessione con quelli religiosi ed ecclesiastici si era destata in moltissime
de Blois è uno dei primi, forse il primo che,_ certo sotto l'impressione persone, ed era diventata sempre piu acuta e profonda; lo zelo terreno
della poesia cortigiana e della sua influenza su un pubblico eh~ si andava era divampato proprio per la giustizia di Dio; nello stesso tempo anche
formando anche nella sensibilità, ha visto il problema del tragico terreno le passioni personali, che prima non erano state altro che istinti, ottengono
(si potrebbe quasi già dire "il problema del g~sto per g~i ~rgomen~ tra- considerazione e dignità~ Tutto ciò è raccolto da Dante nei tre regni~
gici") nella sua importanza per l'unità del sentimento cn~tian~. Egh non Non parlo. soltanto dell'Inferno, benché in esso si trovino gli esempi
parla di poemi che fossero immorali o bassi nel senso ordinario; _neppure piu notevoli, perché all'amore di Francesca e all'ardimento di Ulisse
nel caso di Tristano accenna all'immoralità dell'amore adulterino. Con non toglie nulla della loro potenza drammatica la consapevolezza che
grande acutezza e chiara visione dell'esse_nzi_ale e~li rico~o~ce c~e non è Dante approva la loro condanna. Questa consapevolezza non toglie vi-
questo che importa. Egli parla delle passioni ~ dei confhtt1 d~ll eroe no- gore alle lacrime di Dante e al suo tono, che esprime e comunica al
bile e simpatico, che scuotono profondamente l ascoltatore e gli ~trappa~o lettore la compassione, l'ammirazione, il timore, il fuoco delle passioni
le lacrime. La compassione tragica per la sorte di persone comvolte m terrene. Dappertutto, nell'Inferno, si trova la nobiltà terrena, che è con-
vicende terrene non è conciliabile con una religione che ha concentrato dannata giustamente ma tragicamente, cos{ che suscita timore e pietà;
tutta la tragicità nel punto cruciale della storia del 1;1on~~' nel ~acrifìcio la passionalità terrena non è mai soffocata dalla morte che tutto spe-
di Cristo. In questo avvenimento si risolve t~tta l affl1z1one ~1. questo gne, e neppure soltanto privata della sua contingente esistenza terrena
mondo, che perde la sua indipendenza, di per se non ha alcun ?mtto~ all~ da una giustizia universalmente livellatrice, che punisce secondo le ca-
tragicità. Pierre de Blois non dice, natural~ente, che a~che 1 sa~tl e 1 tegorie dei peccati. Gli uomini ci stanno di fronte in tutti i legami della
martiri come imitatori di Cristo, hanno dmtto alle lacrime. Egh parla loro storia interiore: qui vengono versate molte lacrime che non scor-
di traglcità puramente terrena: essa non ha diritto di essere; le lacrime rono per Cristo, viene manifestata molta ammirazione (anche per Bru-
versate per questa tragicità non hanno valore; esse tolgono valore anche to nell~ vendetta di Lucifero) e molto rispetto che non si accordano col
giudizio di Dio; Dante, o Virgilio, e il lettore, non si sentono sempre
ascoltatori sono mossi a compassione e spinti alle lacri;111e. T~ che se~ mosso a pi~tà dall~ d•acco~~o col verso dell'Inferno, XX, 48: "qui vive la pietà quand'è ben
recitazione di una favola, se senti leggere qualche pia stona del Sidg:1~~ ~h; t~ ~trap: morta.
le lacrime credi allora per questo di poter parlare anche dell'amore 1 10 e ~ pte
di Dio h;i pietà anche di Arturo. Perciò perdi ugualmente queste e quelle lacrime,. se Ciò non vale per il solo Inferno, cQme si è detto. Ogni volta che
non a~ Dio, se dalla fonte del Salvatore, cioè ~ella speranza, della fede e della carità,
non versi le lacrime della devozione e della pemtenza.j . . ., . •
può, Dante porta in primo piano il dramma terreno: l'eterna immuta-
• Affermazioni polemiche sui contenuti, secondo cu1 s1 h.a . pm interesse per t:h bilità del giudizio gli serve per svolgere il tema della tensione terrena
argomenti mondani (per lo piu vengono n?mina~ R~la?do e Ohv1ero) che per la ston~
di Cristo, sono piuttosto frequenti a parare dai pnmt del_ XIII. secolo. Come esempi con penetrazione anche maggiore, in tutta la sua violenza vitale. An-
ricorderò il prologo della cosiddetta Passion des. fo~gleurs, citato in _GR~CE FRANK, Tke che molte delle anime purganti, si pensi per esempio a Oderisi da Gub-
Medìeval Drama, Oxford, 1954, p. 125, e una c1taz1one da una predica in B. HAURÉ.AU,
Notices et Extraits, IV, 1892, pp. 24~25.
bio o a Pia de' Tolomei, toccano il cuore del lettore per le loro vicende

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terrene; i saluti di Sordello e Virgilio, il riconoscimento fra Dante e credenti. Secondo la misura della durata della vita umana il tempo non
Forese Donati e tanti altri passi del Purgatorio sono pieni di movi- è breve come aveva annunciato Paolo (I Cor., 7, 29 ss.), e a lungo an..
mento umano, e diventano tanto piu toccanti proprio in quanto si tro- dare apparve impossibile usare questo mondo "come se non se ne usasse."
vano all'interno dell'ordine divino del mondo. Tragico è anche Virgilio, La società cristiana restò in un mondo storico, imperfetto, transi-
anche per lui si può piangere,1111 benché Dio lo abbia giustamente con- torio, non ce n'era ancora un altro .. Ma ora non era piu tanto facile
dannato. Anche in molti dei beati il dramma terreno è ancora ricono- considerare gli avvenimenti terreni, e la propria esistenza irretita in essi,
scibile; e a partire dalla fine del Purgatorio, dal paradiso terrestre, su con la stessa impassibilità tanto ricercata dalla filosofia classica della
fino alle altezze del primum mobile, la presa di posizione politica è · tarda antichità, o anche soltanto tendere a quella considera:zione im-
espressa con energia anche maggiore di prima. Ora essa è bens1 rap~ passibile. La storia o il mondo (saeculum ), che era considerato in parte
presentata come presa di posizione a favore della causa divina; ma ha come il male, in parte come il terreno della prova, ma in ogni caso
bisogno la causa divina, nelle sfere celesti, di un parteggiare cosi appàs- come il luogo e l'oggetto del dolore e della lotta (la stessa contempla-
sionato, cosi insoddisfatto,DII cos1 accusatore? È conciliabile un tale "buon zione, del resto, era in pari tempo contemplazione dell'Incarnazione e
zelo" con la pace e la beatitudine della visi