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CLASSICI DELLE RELIGIONI

Sezione prima, diretta da OSCAR BOTTO

Le religioni orientali
Sezione seconda, fondata da PIERO ROSSANO

La religione ebraica
Sezione terza, fondata da FRANCESCO GABRIELI

La religione islamica
Sezione quarta, fondata da PIERO ROSSANO

La religione cattolica
Sezione quinta, fondata da LUIGI FIRPO

Le altre confessioni cristiane


Sezione sesta, diretta da FRANCESCO REMOTTI

Le religioni di interesse etnologico


CLASSICI DELLE RELIGIONI
SEZIONE PRIMA DIRETTA DA

OSCAR BOTTO

Le religioni orientali
MITOLOGIA ASSIRO-BABILONESE
A CURA DI

GIOVANNI PETTINATO

UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE


© De Agostini Libri S.p.A. — Novara 2013

UTET

www.utetlibri.it

www.deagostinilibri.it

ISBN: 978-88-418-9270-1

Prima edizione eBook: Marzo 2013


© 2005 Unione Tipografico-Editrice Torinese corso Raffaello, 28 - 10125 Torino

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riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo,
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riguardante i diritti d’autore degli apparati critici, introduzione e traduzione
del testo qui riprodotto.
INDICE DEL VOLUME

Introduzione

I. Storia delle civiltà della Mesopotamia: arrivo dei Semiti e loro incontro
con i Sumeri
Sumeri ed Accadi: il problema della lingua
Infiltrazioni semitiche nel mondo sumerico
Akkad e Gutium
Isin e Larsa
Assiri e Babilonesi
Nabucodonosor

II. Pantheon sumerico e sua ricezione nel mondo assirobabilonese


Pantheon sumerico
Attualità del Pantheon sumerico nel mondo assirobabilonese
Prologo del Codice di Ḫammurapi
Epilogo del Codice di Ḫammurapi
Atramḫasis Epos I 1-36
Nergal ed Erešhigal 38-50
Rivoluzione religiosa

III. Il Pantheon e la nuova teologia


L’equazione Eridu = Babilonia
Marduk erede di Enki
La tradizione letteraria di Babilonia
La biblioteca di Sippar
Verso una nuova teologia
L’Enūma Elîš o l’apoteosi di Marduk

IV. Tradizione letteraria della Mesopotamia semitica: forme e caratteri, fonti


e cronologia
Allusioni letterarie nell’arte protodinastica
Letteratura religiosa dell’età sargonica
Letteratura mitologica e sua collocazione
Stile poetico: poesia e opere drammatiche
Autori

V. Temi mitologici trattati dagli Assiro-Babilonesi


La presente edizione
I. Nascita degli dèi e del mondo ovvero il sofferto divenire della realtà
cosmica: le grandi sintesi
II. Alle origini del mondo divino e della realtà cosmica
III. Il mondo come sistema: l’ordine raggiunto ovvero le ambizioni degli
dèi e l’instabilità del cosmo
IV. Le bizze degli dèi
V. Il ruolo dell’uomo nel cosmo
VI. Dèi e uomini nel «Paese del non ritorno»
VII. Ripensamenti mitologici dell’ultima ora

Avvertenza
Abbreviazioni
Nota bibliografica

I. NASCITA DEGLI DÈI E DEL MONDO OVVERO IL SOFFERTO DIVENIRE DELLA REALTÀ
COSMICA: LE GRANDI SINTESI
1. Enūma elîš: la teologia di Babilonia
2. L’Enūma elîš rivissuto da Berosso, Abideno e Damascio
A. Berosso
a) Eus. Arm.
b) Sincello
B. Abideno
a) Eus. Arm.
b) Eus. PE
C. Damascio
3. Teogonia babilonese: Lista AN = ANUM
A. Tradizione di Babilonia
a) Gli antenati di Anu
b) La famiglia di Enlil
B. Tradizione di Larsa (?)

II. ALLE ORIGINI DEL MONDO DIVINO E DELLA REALTÀ COSMICA


1. Creazione di cielo e terra
2. Creazione del Sole, della Luna e delle stelle
A. Versione bilingue
a) Versione sumerica
b) Versione accadica
B. Un’altra versione: creazione delle stelle
3. Teogonia di Dunnu
4. Creazione di due insetti
5. Saga del verme
A. Versione lunga
B. Versione breve
6. Fiume creatore
7. Creazione dello «sclerozio»
A.
B.
8. Ea creatore
9. Marduk creatore
10. Doppia creazione
III. IL MONDO COME SISTEMA: L’ORDINE RAGGIUNTO OVVERO LE AMBIZIONI DEGLI DÈI E
L’INSTABILITÀ DEL COSMO

1. L’esaltazione di Ištar
2. Ištar e Ṣaltu
3. Ninurta e Anzu
A. Versione recente
B. Versione più antica
4. Erra e la nascita della guerra
5. Mito di Nabu
6. Tišpak e Labbu
7. Nergal e il drago
8. Belet-ili e Lillu
9. Mito di Adad
10. Enki agli Inferi?

IV. LE BIZZE DEGLI DÈI


1. Gli amanti di Ištar
A. Emar VI/4,782
B. Epopea Classica: Tav. VI 1-100
C. Epopea Ittita
2. Nanna e la vacca
3. Adapa e il Vento del Sud: gli dèi bugiardi

V. IL RUOLO DELL’UOMO NEL COSMO


1. Le acque primordiali e la nascita dell’uomo
2. Il mito di Atramḫasis: la sconfitta dell’uomo
A. Versione paleobabilonese
B. Versione mediobabilonese
C. Versioni neoassire
a) Nuova versione
b) Redazioni non correlate con l’edizione di Ku-Aja
c) Redazioni dipendenti dall’edizione pB
D. Versioni neobabilonesi
3. Il Diluvio a Ugarit
4. Diluvio in Gilgameš: Tav. XI
5. Berosso e il Diluvio
6. KAR 4 accadico
7. Mito di Etana: la regalità dinastica
A. Versione neoassira
B. Versione paleobabilonese
C. Versione medioassira
8. Creazione del re
9. Adapa ed Enmerkar
10. L’uomo e i suoi doveri
11. I giorni contati dell’uomo
12. Creazione di Enkidu nell’Epopea Classica di Gilgameš
13. La sorte dell’uomo nell’Epopea Classica di Gilgameš
A. La taverniera Siduri
B. Riflessioni dell’eroe del Diluvio Utanapištim

VI. DÈI E UOMINI NEL «PAESE DEL NON RITORNO»


1. Discesa di Ištar agli Inferi
A. Versione medioassira
B. Versione neoassira
2. Nergal ed Ereškigal
A. Versione mediobabilonese
B. Versione di Sultantepe e Uruk
3. Discesa di Ningizzida agli Inferi
4. Visione degli Inferi di un principe assiro
5. Enkidu agli Inferi
A. Sogno di Enkidu
1) Epopea Classica di Gilgameš: Tav. VII 161-205
B. Enkidu agli Inferi e suo racconto a Gilgameš
1) Epopea Classica di Gilgameš: Tav. XII 6-53
2) Epopea Classica di Gilgameš: Tav. XII 54-153

VII. RIPENSAMENTI MITOLOGICI DELL’ULTIMA ORA


1. La sorte della triade cosmica: An, Enlil ed Ea
2. Gli dèi primordiali messi a morte: Apsu, Tiamat e Kingu
3. Presunta «morte» e «resurrezione» di Marduk
4. Tentativo di sovvertimento dell’ordine primigenio o l’assalto dei
demoni contro il cielo
Glossario
Indice dei nomi propri
Indice delle tavole
INTRODUZIONE
I. STORIA DELLE CIVILTÀ DELLA MESOPOTAMIA:
ARRIVO DEI SEMITI E LORO INCONTRO CON I SUMERI

Sumeri ed Accadi: il problema della lingua

I Sumeri, promotori della civiltà umana, nei mille anni della loro
storia, dal 3000 al 2000 a.C. circa, non furono i soli attori sulla scena
politica e sociale della Mesopotamia. Scorrendo le pagine della loro
storia, si rileva, infatti, la presenza quasi contemporanea nello stesso
territorio di un’altra componente etnica di origine semitica, da noi
convenzionalmente detta «accadica» dagli Accadi, giunti al potere e
al controllo di tutta l’area geografica nel 2350 a.C. con il sovrano
Sargon il Grande, fondatore dell’omonima dinastia.
Negli studi assiriologici, almeno fino agli anni ’50-’60, si era
assistito ad un vivace dibattito tra i sostenitori di un contatto etnico
delle due componenti, quasi addirittura una simbiosi, e quelli che,
pur non sopravvalutando le divergenze razziali, sottolineavano il
loro modo di vivere essenzialmente differente1 vuoi per modelli di
concezione politica, vuoi per tradizioni culturali, vuoi anche per la
differente lingua da loro parlata, i primi, i Sumeri, la lingua
agglutinante appellata «sumerico» ed i secondi, gli Accadi, la lingua
semitica e flessiva appellata «accadico».
Nel 1970, lo studioso Kraus, sostenendo che l’impiego di una
lingua diversa non fosse necessariamente da rapportare a diversità
etnica, concludeva che «i testi sumerici ed accadici sono
testimonianza di una stessa cultura, cioè quella babilonese»2. L’anno
seguente esce la mia monografia Das altorientalische Menschenbild
und die sumerischen und akkadischen Schöpfungsmythen, dove io
sostengo esattamente il contrario e cioè che la lingua è per lo meno
una spia importante per indagare gli approcci culturali di questi due
popoli.
Appunto sulla base dei testi mitologici riguardanti la creazione e
la concezione dell’uomo in genere, ero giunto già allora alla
conclusione che, a differenza di quanto si legge nei libri di storia e
civiltà mesopotamica, i Sumeri e gli Accadi, le due componenti
principali degli abitanti della Mesopotamia, avevano un approccio
diverso a tale tema così centrale per comprendere appieno la loro
mentalità. I Sumeri e gli Accadi erano infatti esponenti di due
culture diversissime, con principi ed ideali difficilmente compatibili
ed assimilabili tra loro. L’opinione espressa quindi dagli assiriologi
circa la simbiosi dei due popoli mi sembrava, fin da allora, del tutto
sbagliata e non rispondente alla documentazione pervenutaci, cosa
questa che negli ultimi anni si è sempre più radicata e consolidata.
Il tentativo di omologare le due civiltà della Mesopotamia si è
dimostrato un’operazione che ha portato soltanto confusione e
creato aspettative non realizzabili.
Eppure la mia sembra essere stata vox clamans in deserto! Già la
monografia stessa non ha avuto l’accoglienza e l’attenzione che
avrebbe meritato, almeno tra gli specialisti della disciplina, anche se
il volume è andato a ruba tra i cultori delle civiltà antiche. Anzi ci si
è sollazzati ad evidenziare il mio tedesco non proprio magistrale,
per non parlare del rifiuto delle idee esposte, che sembravano
contrastare la communis opinio dell’abbraccio quasi fraterno dei due
popoli, Sumeri ed Accadi.
Nel 1992, W. G. Lambert propone un confronto tra i racconti
sumerici ed accadici della creazione dell’uomo ed afferma che i
motivi essenziali sono condivisi dalle due tradizioni, concludendo:
«per il momento è più saggio considerare i due corpora di miti
manifestazioni di una singola cultura»3. A simili conclusioni lo
studioso giunge comparando i racconti mitici della Discesa di
Inanna sumerica con quelli della Ištar accadica.
A nulla sono serviti gli studi di P. Steinkeller, 1993, e di J. M.
Durand, 1993, che documentano l’esistenza di una mitologia
semitica differente ed estranea a quella sumerica, cosa questa del
resto già anticipata nel 1976 da Th. Jacobsen, perché il tutto lascia
impassibile W. Heimpel4, per il quale l’assioma di F. R. Kraus resta
immutato ed immutabile.
Io sono invece convinto della saggezza del mio maestro A.
Falkenstein, quando affermava che i Sumeri ed i Semiti (= Accadi)
erano portatori e propagatori di due diverse tradizioni. I miei studi
successivi al Menschenbild hanno confermato appieno quanto
scrivevo nel 1971 ed hanno anzi ricevuto un supporto insperato
dalle scoperte di Ebla, nell’antica Siria, che ci hanno rivelato un
grado di civilizzazione ed un patrimonio culturale che non hanno
nulla da invidiare a quello ricchissimo e prolifero del mondo
sumerico5.
Per questi motivi sono convinto dell’utilità e necessità di
studiare separatamente le due culture, sumerica ed accadica, perché
solo in tal modo possiamo recuperare quei tasselli che altrimenti
non ci farebbero comprendere lo scambio tra culture diverse, cosa
che invece adesso è un dovere primario dei nostri studi.
Ma con questo argomento tocchiamo inevitabilmente anche
l’altro, altrettanto centrale, della traduzione dei testi antichi, nella
fattispecie la traduzione del sumerico e dell’accadico, due lingue
così diverse tra loro e lontane dal nostro modo di pensare.
Oggi sono pochi gli specialisti che dominano perfettamente le
nuances di queste due lingue – la prima agglutinante e la seconda
flessiva. Da qui le differenti traduzioni dei testi antichi, che per
molti lettori costituiscono un grattacapo non facilmente eliminabile.
Non ci si deve meravigliare, quindi, quando dai traduttori di lingue
così antiche si pretende la massima serietà scientifica e
professionalità.
A questo punto vorrei sottolineare un’altra usanza, ancora molto
in voga, nelle traduzioni dei testi letterari sumerici ed accadici,
quella cioè di integrare le parti mancanti di un racconto sumerico,
documentate invece dai testi bilingui. Di molti infatti noi
possediamo redazioni in sumerico, ma anche redazioni bilingui
sumero-accadiche, e persino redazioni soltanto in accadico. Ora che
cosa si fa quando un testo sumerico è incompleto e lacunoso? Si
integra la parte mancante con il testo della redazione bilingue: tutto
ciò andrebbe bene se le diverse redazioni fossero testimoni di una
stessa cultura e tradizione, ma, come ha recentemente e
mirabilmente dimostrato S. Seminara6 nel suo lavoro sulla tecnica di
traduzione delle opere sumeriche, non soltanto i redattori assiro-
babilonesi hanno reinterpretato il pensiero, ma anche hanno ricreato
la lingua sumerica che è così totalmente differente dal sumerico
originale.
Così in lavori precedenti io stesso avevo abbandonato tale
metodo poco scientifico di integrare un testo con redazioni di
differente lingua e periodo, ad es. nella Saga di Gilgameš7 ed ancora
più recentemente in Nergal ed Ereškigal8: sono convinto che un
testo va tradotto soltanto nelle parti conservate, lasciando a future
scoperte il completamento di un racconto, anche quando siamo
sollecitati ad integrarlo.

Infiltrazioni semitiche nel mondo sumerico

Nei libri di storia del Vicino Oriente Antico, che affrontano i


problemi prettamente storici della Mesopotamia, così come i Greci
chiamarono il paese corrispondente all’attuale Iraq, si suole
distinguere cronologicamente l’etnia sumerica, che ebbe il
sopravvento politico dal 3500 al 2000 a.C., e l’etnia semitica
orientale, dagli studiosi identificata come «accadica», che dominò
incontrastata dal 2000 a.C. fino alla caduta di Babilonia nel 539 a.C.
ad opera del persiano Ciro.
La situazione, in realtà, è molto diversa: pur confermando le
date approssimative or ora indicate, la Mesopotamia ha vissuto
momenti più turbolenti di quanto possiamo immaginare. I Sumeri,
infatti, non sono oriundi della Mesopotamia; essi sono venuti dal di
fuori, portando con sé un bagaglio di costumi e usanze che noi
difficilmente riusciamo a rintracciare negli ipotetici paesi da cui essi
provenivano: sono note le provenienze dal subcontinente indiano e
dalle montagne del Caucaso, ambedue accreditate dalla
documentazione sumerica in nostro possesso9.
In Mesopotamia essi si sono scontrati dapprima con le
popolazioni indigene, tracce delle quali si ritrovano nei nomi di città
sumeriche antiche, la cui resa grafica non corrisponde alla lettura
classica degli stessi segni. Durante i periodi della loro supremazia
territoriale e politica, poi, gli archeologi hanno rilevato dei
cambiamenti sostanziali sia nel sistema edificativo sia nell’uso della
ceramica, che fanno pensare a mutamenti improvvisi.
Una prima cesura si ha alla fine del periodo archeologico
denominato «protostorico» di Uruk, quando, dopo la grande
espansione sumerica che porta ad insediamenti in tutta l’area della
fertile mezzaluna, si ha un’epoca di regressione nei confini propri
della parte meridionale della Mesopotamia10. Non diversamente
avviene nei tre periodi denominati «protodinastico I, II e III»,
quando nuove tecnologie e modi di concepire la realtà sociale e
religiosa irrompono prepotentemente in tutta l’area mesopotamica.
Più sopra abbiamo parlato delle due componenti, Sumeri e
Accadi, come i residenti della Mesopotamia preclassica e, in realtà,
gli studiosi sono d’accordo nel ritenere queste popolazioni i
principali sedentari della «terra tra i due fiumi». Sebbene le prove
della presenza di Semiti orientali, Accadi, siano rimarchevoli già nel
periodo di Ur arcaico, è certo che essi sono preponderanti nel
periodo di Fara e Abu Salabikh (2600-2500 a.C.), tanto da
autorizzare J. Cooper11 a ritenere che in tale periodo la lingua
parlata non fosse più il sumerico, bensì la lingua accadica, la qual
cosa ci costringerebbe a ridisegnare i periodi storici sumerici.
Dopo la scoperta di Ebla e l’acquisizione della nuova lingua
semitica parlata assieme ad altri dialetti nella Siria settentrionale,
possiamo addirittura avanzare l’ipotesi che gli Accadi non furono i
primi Semiti ad arrivare in Mesopotamia, ma che questi furono
preceduti da altre popolazioni piuttosto occidentali. La presenza
infatti del calendario semitico di Ebla in tutta l’area della fertile
mezzaluna e addirittura nella stessa Mesopotamia sumerica12 ci
induce a ritenere che i Sumeri fossero sì l’etnia dominante
politicamente, ma al contempo una minoranza nel panorama etnico
dell’intera Mesopotamia. Non per nulla gli stessi testi economici
documentati ad Abu Salabikh e addirittura ad Adab sono redatti per
lo più in semitico e non in sumerico, come i testi letterari e le
iscrizioni storiche. Che poi il sovrano della dinastia di Lagaš,
Eannatum, porti un doppio nome, uno sumerico e l’altro semitico,
conferma la compresenza di almeno due etnie nell’area della stessa
Mesopotamia sumerica13.

Akkad e Gutium

I Sumeri, soprattutto nell’ultimo quarto del III millennio,


sperimentano due prove difficilissime. La prima è rappresentata
dall’ascesa di Sargon il Grande al potere. È lui che, spodestato il
sovrano di Kiš, ne usurpa il trono e fonda una nuova capitale:
Akkad. Un nome, quest’ultimo, rimasto nella storia come accezione
geografica della Mesopotamia centrale in contrapposizione a Sumer,
che indicherà sempre la Mesopotamia meridionale.
La dinastia fondata da Sargon domina in Mesopotamia per oltre
cento anni, e ciò suona come sconfitta cocente per gli orgogliosi
Sumeri. Sono ancora una volta i Semiti a prendere il sopravvento, e
non si limitano a sottomettere i regni sumerici, ma concepiscono
l’ambizioso disegno di dominare il mondo con la costituzione del
primo impero della storia. Sargon pone le basi per la creazione di
questo progetto. Suo nipote Naramsin lo realizzerà appieno14.
La seconda prova durissima per i Sumeri è rappresentata
dall’invasione delle orde barbariche dei Gutei, gente che scende
dalle montagne del Caucaso e si impadronisce di tutta la
Mesopotamia per altri 100 anni, dopo aver spazzato via i baluardi
della dinastia di Akkad15. Toccherà ancora ad un sovrano di Uruk il
difficile compito di ricacciare oltre i confini i barbari invasori e
ristabilire il governo sumerico su tutta la Mesopotamia. Ed è ancora
Enlil, il dio supremo del Pantheon, a dare ordini ad Utuhegal, il re
di Uruk16, di liberare il suo popolo dagli stranieri. Uruk – che aveva
rappresentato il primo nucleo dell’insediamento sumerico in
Mesopotamia, aveva vissuto l’esperienza della prima città, del primo
Stato, aveva regalato all’umanità la prima forma di scrittura – torna
quindi ad avere, alla fine del III millennio, un ruolo egemone sulla
Mesopotamia sumerica. Ma è Ur a concludere la storia del III
millennio e di tutti i tempi sumerici. Con la prestigiosa terza
dinastia di Ur, sotto i sovrani Urnammu e Šulgi, i Sumeri riprendono
il controllo dell’intera Mesopotamia e realizzano in maniera
duratura il primo impero sumerico.
Orde di Semiti, questa volta gli Amorrei, premono intanto sulle
fertili valli della Mesopotamia. A nulla serve il tentativo di Šusin di
erigere un muro tra il Tigri e l’Eufrate per frenare l’avanzata dei
nomadi semitici. Questi si riversano come un fiume in piena sulle
città provocando bruschi e radicali cambiamenti nei costumi della
millenaria popolazione sumerica.

Isin e Larsa

Una prima dinastia semitica sceglie come capitale Isin, una città
della Mesopotamia meridionale. Il primo re è Išbi’erra, un ex-
governatore del regno di Ur, il quale, approfittando della crisi
economica che aveva colpito il regno sumerico sotto il re Ibbisin, si
autoproclama re e con l’aiuto degli Elamiti, una popolazione iranica,
sconfigge definitivamente Ur e pone fine alla civiltà sumerica.
Sono accorate le parole che il re Ibbisin pronuncia nei confronti
del suo ex-governatore: «Come puoi pretendere tu di diventare re,
tu che non sei neanche di sangue sumerico?»17. In questa
espressione si nascondono l’orgoglio di un re erede di una
millenaria civiltà e il suo stupore per la presunzione di Išbi’erra di
voler succedere al trono che spettava solo ad un Sumero.
La dinastia di Isin, nonostante il tentativo di collegarsi con la
civiltà sumerica, trova presto la sua fine. A nulla serve la creazione
della Lista Reale Sumerica – una lista di re che hanno governato
sulla Mesopotamia prima e dopo il Diluvio Universale e che si
conclude appunto con i sovrani di Isin. A nulla serve il disperato
tentativo dei re di proclamarsi sposi di Inanna e novelli Dumuzi, il
mitico re di Uruk scelto come marito dalla dea poliade Inanna, cui
competeva la legittimazione dei sovrani.
Quasi contemporaneamente all’insediamento di una dinastia
semitica occidentale ad Isin, nella vicina Larsa un’altra popolazione
della medesima etnia fonda un regno che rivaleggia per il primato
sui resti di quello che fu il glorioso impero di Ur III.

Assiri e Babilonesi
Due altre popolazioni, intanto, semitiche anche queste, si
insediano l’una nella Mesopotamia settentrionale e l’altra nella
Mesopotamia centro-meridionale, soppiantando definitivamente
tutte le civiltà precedenti. Sono gli Assiri e i Babilonesi.
A cominciare dal 1800 a.C. la scena politica della Mesopotamia
cambia completamente. Due re, potenti entrambi, si confrontano.
Nel Nord, Šamši-Adad, nel Sud, Ḫammurapi. L’uno abile
condottiero, l’altro saggio politico. Nessuno dei due prevale. Così in
Mesopotamia si formano due stati con sviluppi e vicende
completamente differenti.
Gli Assiri negli oltre mille e trecento anni della loro storia
riescono a farsi temere ovunque per la loro ferocia bellica. Sono gli
Assiri, come ci ricordano i Greci, a fondare il primo impero
universale riconosciuto del mondo. Nomi come Sargon, Sennacherib
e Assurbanipal passeranno alla storia come prototipi di re sanguinari
e sovrani impietosi. La storia – così come l’apprendiamo dalle
iscrizioni rinvenute ad Assur, Nimrud e Ninive, le celebri capitali
del regno assiro – ridimensiona certo il fosco quadro che gli scrittori
classici hanno dipinto di questo popolo; ma non del tutto. Le
raffigurazioni che adornano le sale dei palazzi imperiali e le
espressioni truculente impiegate dagli stessi sovrani nel descriverci
le loro gesta belliche infondono davvero un senso di paura.
Gli Assiri erano convinti che solo la forza ed il terrore potessero
far passare ai popoli sottomessi la voglia di ribellarsi. Inviati dei
paesi stranieri che chiedevano udienza ai sovrani assiri non
potevano certo non rabbrividire guardando, proprio nella Sala del
Trono a cui venivano ammessi, le raffigurazioni in sequenza delle
esecuzioni impietose dei ribelli: uomini scorticati vivi, impalati,
mutilati dei genitali oppure accecati con lance infisse negli occhi.
Del resto anche il loro dio, Assur, è una divinità guerriera, una
divinità che vuole solo sottomissione ed ubbidienza ed esige la
massima punizione per chi non accetta il suo volere.
Gli Assiri, con alterne vicende, dominano la scena politica di
tutta la Fertile Mezzaluna fino alla metà del I millennio, cioè fino al
momento in cui gli eserciti congiunti di Media e di Babilonia,
sferrando l’attacco decisivo alle mura di Ninive, non pongono fine
alla millenaria supremazia del popolo guerriero. Gli Assiri sono sì
ricordati dai Greci, ma grazie ad una splendida regina, la
leggendaria Semiramide, la prima donna al mondo a diventare
sovrana di un popolo, alla morte del marito monarca18.
Ben diversa Babilonia e la sua storia.
Abbiamo definito, più su, Ḫammurapi un politico saggio. Ciò
non significa che il re di Babilonia disdegnasse la guerra. Egli
preferiva però dominare grazie agli accordi politici ed anche –
perché negarlo? – agli intrighi politici. Abbiamo rinvenuto nelle
città della Babilonia lettere del sovrano Ḫammurapi che
evidenziano il suo acume e la sua accortezza nel rivelare ai
destinatari, sovrani di altri regni, le trame ordite ai loro danni dalle
popolazioni vicine. Peccato che tale corrispondenza diplomatica sia
nota soltanto alla ristretta cerchia degli studiosi. Infatti l’accesso a
questa documentazione non ci farebbe più sorprendere di fronte alle
notizie sui marchingegni dei politici moderni.
Ḫammurapi è noto al mondo occidentale soprattutto per il
famoso Codice di Leggi, un’opera a carattere propagandistico, il cui
scopo era quello di innalzare il sovrano di Babilonia al di sopra di
tutti gli esseri umani, come garante terreno della giustizia divina.
Non per nulla nella famosa stele conservata oggi al Louvre dove
sono incise le sue leggi che abbracciano l’intero campo giuridico –
dal diritto privato a quello pubblico, dal diritto processuale a quello
penale – Ḫammurapi si fa raffigurare in posizione dimessa nell’atto
di ricevere le leggi dal dio della giustizia per eccellenza: il dio Sole,
Šamaš.
A differenza degli Assiri, i Babilonesi, con capitale a Babilonia,
tentano un’operazione culturale che li caratterizza come amanti
delle tradizioni e della cultura. Essi, infatti, nelle loro scuole
trasmettono, ricopiando accuratamente i testi antichi, il sapere dei
Sumeri. E compongono sillabari e addirittura vocabolari per rendere
accessibili i documenti scritti in lingua sumerica ad un largo
pubblico.
Grazie a questa operazione culturale di Babilonia, proseguita
anche nei secoli successivi, persino gli Assiri dell’ultimo periodo
imperiale non soltanto recepiscono il sapere conservato gelosamente
nelle scuole di Babilonia, ma diventano anche collezionisti di testi
babilonesi. Così il re Assurbanipal costituisce la sua splendida
biblioteca con oltre ventimila documenti, tutti di tradizione
babilonese. Ormai anche gli Assiri hanno finalmente compreso che
il potere della cultura è superiore a quello delle armi e si affannano
ad ingraziarsi i sacerdoti di Babilonia, i sacerdoti del dio Marduk, il
nuovo re del Pantheon mesopotamico, l’unico garante della regalità
sulla Mesopotamia, come apprendiamo seguendo il racconto del
poema Enūma Elîš.
Anche i successori di Ḫammurapi elevano poi a loro regola
fondamentale la tolleranza. Babilonia diventa così una città amata
anche dagli stranieri. Infatti i Babilonesi non fanno distinzione di
razza. Tutti a Babilonia si sentono come a casa propria. Storicamente
e politicamente, però, questo loro atteggiamento non ha consentito
la creazione di uno stato forte. Babilonia è preda di tanti dominatori
stranieri: ricordiamo gli Amorrei prima, i Cassiti dopo ed infine i
Caldei, popoli diversissimi tra loro.
Quando nel 616 a.C. un generale di Uruk di nome Nabopalassar
si insedia a Babilonia, i cittadini lo accolgono volentieri come loro
sovrano. È ancora uno straniero, ma uno straniero che sarà
orgoglioso di chiamarsi babilonese come tutti i sovrani che lo hanno
preceduto. Nabopalassar però ha la stoffa di un sagace condottiero:
cura sì le arti e la letteratura, ma è soprattutto un generale e come
tale comprende che l’ora di Babilonia è giunta. Nel 614 a.C., quando
Fraorte, re dei Medi, si accinge a stringere d’assedio Assur, egli
accorre in suo aiuto. È ancora presente con il suo esercito, sempre
assieme ai Medi, sotto le mura di Ninive, per porre fine
all’arroganza degli Assiri.
Per la prima volta Babilonia si presenta al mondo come stato
forte militarmente, con un sovrano che però assomma tutte le doti
di acume politico degli antichi re di Babilonia.

Nabucodonosor

Prendendo l’eredità dell’impero assiro, Babilonia deve vedersela


con il potente Egitto dei Faraoni. Questi ultimi accorrono in aiuto
dei superstiti Assiri, rifugiatisi a Harran. Come potranno i Babilonesi
contrastare gli agguerriti eserciti dell’Egitto e i resti del pur potente
esercito assiro? Nabopalassar è ormai vecchio e stanco. Per di più
deve accorrere ad Oriente, dove popolazioni nomadi cercano di
penetrare nell’ex-territorio assiro. Nabopalassar ha però un figlio
degno di lui e tenta una carta che si rivelerà vincente. A capo
dell’esercito pone il diciottenne Nabucodonosor, che in uno scontro
epico, avvenuto nel 605 a.C. presso Karkemiš, infligge una tremenda
sconfitta all’esercito alleato assiro-egiziano e costringe l’Egitto a
ritirarsi definitivamente dai confini della Mesopotamia.
L’anno successivo Nabucodonosor si dirige nuovamente in Siria
e questa volta rigetta l’esercito egiziano dentro i suoi naturali
confini. Ma una notizia tragica lo raggiunge mentre è impegnato
nelle operazioni di guerra. Nabopalassar è morto. A marce forzate il
principe ereditario torna allora a Babilonia e qui viene acclamato re.
Nabucodonosor regna su Babilonia quarantatré anni. La sua
capacità militare, dimostrata quand’era ancora principe ereditario,
scoraggia ogni opposizione interna e la tolleranza verso i vinti,
propria della cultura babilonese, fa sì che tutti accettino volentieri la
supremazia di Babilonia. Così il sovrano può dedicarsi alle opere di
abbellimento della capitale e alla riorganizzazione di tutto lo stato.
Quando i Greci annoverano tra le sette meraviglie del mondo
un’opera realizzata da Nabucodonosor, come i Giardini Pensili,
oppure la Bibbia elogia Babilonia come «Perla dei regni, lo
splendore orgoglioso dei Caldei», confermano tutta la stima per il
periodo di regno del sovrano Nabucodonosor. Che tali espressioni
non siano frutto di un’esaltazione avventata, è dimostrato oggi dagli
splendidi resti della città di Babilonia venuti alla luce con gli scavi
archeologici degli ultimi cento anni. Già la Via della Processione e
la Porta di Ištar, decorate con mattonelle smaltate policrome, come
pure i superbi resti dei suoi palazzi e la struttura urbanistica della
città architettata dal re Nabucodonosor, ci fanno comprendere la
bellezza di questo gioiello artistico e confermano l’ammirazione di
Erodoto, rimasto affascinato davanti alla Torre di Babele.
Anche la Torre di Babele è opera di Nabucodonosor: lo
splendido tempio a terrazze di sette piani che, come ci dicono le
iscrizioni, affondava le fondamenta nell’abisso e toccava con la sua
cima il cielo degli dèi. La Torre di Babele non era però una
manifestazione della superbia umana, come vuole il racconto
biblico, ma piuttosto il documento più grande della pietà e
devozione agli dèi del re babilonese.
Nabucodonosor, grande condottiero, sagace politico e illuminato
architetto, si preoccupa anche delle lettere e delle scienze. Così,
sotto di lui, vengono composte le opere più belle della letteratura
babilonese come pure si intensificano gli studi di astronomia e di
matematica. Non a caso in un’ala del palazzo reale sono stati trovati
ambienti che gli studiosi hanno identificato come un vero e proprio
museo.
La sorte benevola riservata dagli dèi al regno di Nabucodonosor
ebbe però fine con i suoi successori. La sua famiglia regna ancora
per poco tempo. Soltanto sei anni dopo la morte del grande sovrano,
una rivolta di palazzo porta sul trono di Babilonia un usurpatore:
Nabonedo. Uomo di grande acume politico, osteggiato dalla classe
sacerdotale e premuto dall’esercito persiano, Nabonedo perde il
trono di Babilonia nel 539 a.C., quando Ciro entra trionfalmente
nella capitale acclamato come salvatore del popolo.
Così finisce l’avventura politica di Babilonia come Stato. Non
può invece finire la città di Babilonia, con tutto il suo bagaglio
artistico e culturale. Ciro prima e Alessandro Magno dopo non solo
vogliono conservare un tale gioiello ma, consci del suo ruolo
culturale, si prodigano per renderlo sempre più bello. La morte
prematura di Alessandro Magno impedì a Babilonia di diventare
capitale del suo impero, ma non per questo essa fu dimenticata. Con
la scoperta della documentazione epigrafica, rinvenuta nelle varie
città dello Stato – si pensi a Sippar e a Borsippa – e nella stessa
capitale, possiamo oggi capire la fondatezza di quella affermazione
che potrebbe essere considerata una manifestazione di ingenua
arroganza: «Babilonia è l’ombelico del mondo».

II. PANTHEON SUMERICO


E SUA RICEZIONE NEL MONDO ASSIRO-BABILONESE

Le ultime parole che riecheggiano in qualche modo la


convinzione espressa dal profeta biblico sono graficamente
documentate in una tavoletta cuneiforme dagli studiosi
concordemente definita «il mappamondo di Babilonia». In essa è
disegnato l’orbe terracqueo con, nel cuore, la Mesopotamia
contrassegnata dai suoi due fiumi principali e con, al centro, la città
di Babilonia.
La terra, che è circondata dal mare, ha una sua proiezione verso
il cosmo: sei triangoli con il vertice verso il cielo uniscono la terra
raffigurata a forma di una grande stella proiettata verso sei zone i
cui nomi, almeno in parte, sono delle chiare indicazioni
astronomiche.
Si potrebbe pensare che quella testimoniata dalla tavoletta
databile all’VIII sec. a.C. sia espressione di una visione prettamente
laica del mondo babilonese. Ma non è così. Già il nome stesso di
Babilonia, che in origine significa «porta del dio» nel senso di
«luogo santo, abitato dagli dèi», ci fa comprendere che l’intera
storia di Babilonia è strettamente legata ad una concezione religiosa,
in cui il mondo divino è l’elemento centrale. Nel leggere poi le
iscrizioni reali dei sovrani del periodo neobabilonese, da
Nabopalassar fino a Nabucodonosor ed oltre, si resta sorpresi del
fatto che essi, pur avendo fondato un impero e condotto guerre in
tutta la Fertile Mezzaluna, non diano rilievo alcuno alle loro gesta
belliche, bensì si dilunghino nel raccontare tutta la loro attività
edilizia a favore dall’affollatissimo pantheon babilonese.
Soffermandoci, per esempio, sulla documentazione astrologica
del mondo mesopotamico, non possiamo non sottolineare il legame
strettissimo che l’astrologia e, anzi, la stessa astronomia hanno con
quegli esseri divini e soprannaturali in cui i babilonesi credevano
fermamente19. Non solo gli astri e i pianeti sono creazione del
grande dio Marduk, signore di Babilonia, ma sono al contempo,
come leggiamo nel poema Enūma Elîš, immagine e somiglianza
degli stessi dèi. Da qui la convinzione che non solo il dio Sole e il
dio Luna, ma tutti gli dèi del pantheon che si identificano nelle
varie stelle sono in strettissimo contatto con il popolo di Babilonia e
di Assiria.
Un altro argomento ancora conferma la religiosità di questo
popolo, la convinzione cioè che tutto ciò che esiste sia una
creazione del mondo divino; anche la regalità, il bene più grande
che gli dèi hanno voluto regalare agli uomini, è essenzialmente una
prerogativa divina e il sovrano stesso non è altro che l’intermediario
tra i sudditi umani e il mondo divino.

Pantheon sumerico

Per comprendere, però, le basi fondamentali della religione


babilonese dobbiamo rifarci alle credenze dei primi abitanti della
Mesopotamia: i Sumeri. È un fatto assodato che nella letteratura
religiosa sumerica solo alcuni aspetti fondamentali interessavano
questo popolo: invano, infatti, cercheremmo informazioni
sull’origine del cosmo. Ciò che interessa ai Sumeri è piuttosto
l’organizzazione del loro mondo nel quale il mondo divino
interviene regolarmente. I Sumeri religiosamente hanno avuto quasi
due anime, rappresentate da due divinità centrali del loro mondo
religioso: da una parte si ha Enlil, il dio poliade di Nippur, dall’altra
Enki, il dio poliade di Eridu. Il primo è il capo indiscusso del
pantheon sumerico, il secondo il dio della saggezza per eccellenza.
Oltre a queste due divinità centrali, un altro dio, padre di ambedue,
esercita un ruolo fondamentale nella visione religiosa dei Sumeri: il
dio An, o dio Cielo. È questa la triade suprema del pantheon
sumerico attorno a cui ruotano tutti gli altri dèi, i cui compiti nel
mondo sono ben definiti e costantemente controllati dall’assemblea
divina.
Non è un caso che il cielo astronomico dei Babilonesi, come si
vedrà in seguito, sia imperniato su queste tre divinità del mondo
sumerico e che, anzi, proprio la serie astrologica Enūma Anu Enlil
inizi appunto con le parole: «Quando gli dèi Anu, Enlil ed Ea
approntarono il disegno di cielo e terra».
Non mancano certo altre divinità importanti, come le sette dee
madri capeggiate da Ninḫursaga, la «madre di tutti gli esseri creati»,
e le tre divinità astrali: Sole, Luna e Venere, denominate
rispettivamente: Utu, Nanna e Inanna. Il dio Sole è il garante della
giustizia, al cui occhio vigile nulla sfugge; il dio Luna illumina di
notte la terra e fa trovare ai viandanti la via anche nel buio; Inanna
è la dea della guerra e dell’amore, una figura centralissima nel
pantheon sumerico che assieme ai due fratelli Nanna e Utu
controlla il buon andamento delle cose ma soprattutto garantisce la
regalità. Non è di secondaria importanza il fatto che Inanna sia la
dea poliade di Uruk, come pure Utu di Sippar e Nanna di Ur, città
importantissime nella storia che va dal 3000 a.C. in poi.
Già ancora prima della creazione dell’uomo, opera di Enlil nella
tradizione che d’ora in poi chiameremo di Nippur, e di Enki nella
tradizione di Eridu, dalle introduzioni mitologiche alle diverse
composizioni letterarie, apprendiamo che i grandi dèi, nel
distribuire i compiti e le sfere di influenza, si assegnarono
rispettivamente, An il cielo, Enlil la terra ed Enki il regno delle
acque profonde. È Enlil quindi il vero re della terra e tutto ciò che
vi succede è in un certo senso da lui controllato e determinato.
L’atteggiamento dell’uomo verso il mondo divino è improntato
ad una cosciente e, oserei dire, gioiosa sottomissione. L’uomo infatti,
nella concezione sumerica, è stato creato per continuare l’opera di
organizzazione del mondo intrapresa dagli dèi stessi. Pur
riconoscendo la pesantezza del lavoro per compiere il quale è stato
creato, l’uomo sumerico accetta volentieri tale fardello, sicuro di
lasciare un’impronta simile a quella indelebile impressa dagli dèi
con la creazione.
Ciò che i testi a diverse riprese sottolineano è la presenza
nell’uomo di una parte divina donata secondo le due tradizioni o da
Enlil o da Enki, che gli permette anche di superare il limite della
morte: egli è fermamente convinto di una vita nell’aldilà. Ci saranno
sì tentativi, come quello fatto da Gilgameš di cui parleremo in
seguito, di vincere la morte, ma la ferrea legge stabilita dagli dèi al
momento della creazione viene dai Sumeri accettata senza
discussione alcuna.
Nonostante che i testi della creazione, nella loro sinteticità, non
accennino ad una evoluzione degli esseri umani, documenti
sumerici da una parte e il caldeo Berosso dall’altra, che si rifanno i
primi alla tradizione di Nippur ed il secondo a quella di Eridu,
sottolineano in maniera inequivocabile che l’uomo è diventato un
essere civile passando per diverse fasi evolutive.
Nella tradizione di Nippur gli uomini creati dal dio vivono come
le bestie e si comportano come tali. Solo dopo che Enlil ha infuso in
essi lo spirito vitale, cioè la parte divina, l’uomo è pronto per
affrontare il lavoro di organizzazione del mondo. Ancor più
pregnante è il racconto che ci fa di queste prime fasi dell’umanità il
sacerdote caldeo: anche secondo questa tradizione gli uomini non
conoscono il bene della civiltà, sicché Enki, il dio della saggezza, fa
salire dal profondo del mare esseri anfibi metà uomo e metà pesce
che vivendo assieme agli uomini insegnano loro come comportarsi
civilmente, anzi diventano loro precettori in tutte le arti. Sono i
famosi apkallu, noti anche nella letteratura cuneiforme, che anche
dopo questa prima fase dell’evoluzione umana assistono come
consiglieri i re della terra, quando gli dèi fanno discendere la
regalità dal cielo. Sarà Gilgameš, il mitico re di Uruk, ad avere per
primo come consigliere un essere puramente umano, segnando così
una cesura nella storia dell’umanità forse altrettanto significativa
quanto la prima, provocata direttamente dal mondo divino,
rappresentata dal Diluvio Universale.
I Sumeri trasmettono tutte le loro concezioni religiose in miti,
inni e testi sapienziali che i Babilonesi, una volta giunti in
Mesopotamia, cominciano a ricopiare e a tradurre in modo che lo
scibile del mondo sumerico non vada perduto. È proprio nelle
scuole della città di Babilonia e in tutti gli altri centri, dove, come
vedremo, si trovano anche le grandi scuole di astronomia e
astrologia, che si raccoglie, si conserva e si comincia ad ampliare il
sapere dei popoli precedenti, adattandolo alle proprie credenze.
Anche gli Assiri, non dobbiamo dimenticarlo, pur dediti
prevalentemente alle guerre, non disdegnano la cultura delle scuole
sumeriche e babilonesi, come sta a dimostrare quel monumento
meraviglioso alla storia dell’umanità rappresentato dalla biblioteca
di Ninive, da cui oggi proviene la maggior parte dei testi letterari
degli antichi abitanti della «terra tra i due fiumi».
Babilonia, nel pieno rispetto della tradizione precedente che essa
accoglie in toto, si trova però davanti ad un problema di proporzioni
gigantesche. Come inserire, cioè, nel consolidato pantheon recepito
dai Sumeri il dio principale di Babilonia, Marduk.
Si è detto precedentemente che la regalità mesopotamica era
considerata dai popoli insediatisi nella regione come un dono
divino. Si è ricordato pure che, per i Sumeri, garante della regalità
era il dio Enlil, dio della città di Nippur e al contempo re della terra.
Per i Babilonesi, invece, garante della regalità era Marduk, un dio
che non faceva parte della tradizione religiosa della Mesopotamia.
Già nel periodo paleobabilonese, attorno al 1800 a.C., durante il
regno di Ḫammurapi, Marduk non soltanto viene considerato il dio
poliade della città, ma anche l’arbitro della regalità dei sovrani di
Babilonia. Ma con ciò nulla di nuovo si verifica nel panorama
politico e religioso della Mesopotamia: anche in precedenza, infatti,
tutti i sovrani locali ricevevano l’investitura regale dagli dèi della
loro città. Il problema si pone nel momento in cui una città tenta di
prevalere sulle altre; solo allora si deve far ricorso all’investitura del
dio della terra, ad Enlil, il dio di Nippur.
Anche in seguito, nel periodo mediobabilonese, attorno al 1100
a.C., è sempre Marduk a conferire la regalità ai sovrani di Babilonia.
Nel periodo neobabilonese la situazione cambia: Babilonia vuole
diventare il centro politico di tutta la Mesopotamia e per questo
Marduk non sarebbe all’altezza di garantire una tale aspettativa.
Eppure i sovrani di Babilonia chiamano Marduk «re di tutti gli dèi»,
«fonte della regalità». Che cos’è successo in tutti i secoli precedenti?
Quale rivoluzione religiosa è stata operata perché nessuno potesse
accusare di blasfemia i sovrani di Babilonia? I saggi di Babilonia
elaborano allora un nuovo mito, rifondano tutta la teologia sottesa
al ruolo egemone di Babilonia nell’ambito politico e religioso
dell’antica Mesopotamia.

Attualità del Pantheon sumerico nel mondo assirobabilonese

Al tempo di Ḫammurapi, durante la prima dinastia di Babilonia,


possiamo essere certi che fosse attivo e operante ancora il Pantheon
sumerico, seppur con alcune aggiunte e ammodernamenti.
Cito a tal proposito alcuni esempi che documentano la realtà
religiosa mesopotamica, tratti il primo dal Prologo e Epilogo del
Codice di Ḫammurapi, e gli altri due da testi mitologici, redatto il
primo nel periodo tardo del paleobabilonese e il secondo addirittura
dal mito di Nergal ed Ereškigal nella redazione neoassira. Essi
stanno a dimostrare la continuità delle concezioni religiose
sumeriche fino agli ultimi periodi della civiltà mesopotamica, tanto
che hanno convinto gli studiosi a ritenere il mondo mesopotamico,
sumero e assiro-babilonese un tutt’uno e a considerare il poema
Enūma Elîš quasi un corpo estraneo, invece di ritenerlo il modello
geniale della grande rivoluzione di pensiero operata dagli scribi
babilonesi.
Prologo del Codice di Ḫammurapi20:
Quando l’eccelso dio Anu, re degli Anunnaki, ed il dio Enlil, re del cielo e
della terra, che determina i destini del paese, hanno assegnato il supremo
potere su tutti i popoli al dio Marduk, primogenito del dio Enki, esaltandolo
tra gli dèi Igigi, (allora) hanno magnificato il nome di Babilonia e l’hanno resa
potente nelle regioni del mondo, e per lui hanno stabilito un’eterna regalità
dalle fondamenta solide come il cielo e la terra.
Allora gli dèi Anu ed Enki, per migliorare il benessere del popolo, hanno
chiamato me, Ḫammurapi, il principe devoto, che venera gli dèi, perché
proclamassi la giustizia nel paese, distruggessi il male e la malvagità, non
permettessi al forte di opprimere il debole, e sorgessi come il dio (sole) Šamaš
sull’umanità, ad illuminare il paese.
Io sono Ḫammurapi, il pastore, scelto dal dio Enlil, che accumula
abbondanza e prosperità, che provvede in tutto a Nippur, la città legame del
cielo e della terra, e che devotamente si occupa del tempio Ekur; sono il re
potente, restauratore della città Eridu, purificatore dei riti del tempio E’abzu,
colui che ha attaccato le quattro regioni del mondo, che magnifica il nome di
Babilonia, rallegra il cuore del dio Marduk, suo signore, e che ogni giorno
presenzia al tempio Esagil.
Sono di stirpe regale, generato dal dio Sin, che tratta con munificenza la
città di Ur, sono l’umile e supplichevole, che porta abbondanza al tempio
Ekišnugal. Sono il re saggio, che ascolta il dio Šamaš, sono il forte, colui che
rinsalda le fondamenta della città di Sippar, che orna con fronde il santuario
della dea Aja, l’esaltatore del tempio Ebabbar per il dio Šamaš, suo alleato;
sono il signore che ha fatto vivere la città di Uruk, che procura acque in
abbondanza al suo popolo, che ha innalzato la sommità del tempio Eanna, che
accumula abbondanza per il dio Anu e la dea Ištar. Sono il protettore del
paese, colui che ha radunato le genti disperse della città di Isin, che fa
traboccare di ricchezze il tempio Egalmaḫ.
Io sono il grande drago dei re, fratello favorito del dio Zababa, sono colui
che ha saldamente fissato la dimora cella città di Kiš, che ha circondato di
splendore il tempio Emete’ursag, che ha consolidato i grandi riti della dea Ištar,
che si prende cura del tempio Ḫursagkalamma; sono la trappola dei nemici, a
cui il dio Erra, suo compagno, ha fatto raggiungere il suo scopo; colui che ha
ampliato la città di Kuta, e che a Meslam dispensa ogni cosa.
Sono il toro selvaggio che annienta il nemico, amato dal dio Tutu, che
porta gioia alla città di Borsippa, il pio che non trascura il tempio Ezida. Sono
il dio dei re, colmo di saggezza, che estende le piantagioni della città di Dilbat,
che colma i silo per il dio Uraš, il forte; sono il signore, detentore di scettro e
corona conferiti dalla saggia dea Mama, colui che ha tracciato i piani per la
città di Keš e che procura alla dea Nintu vettovaglie pure.
Io sono l’accorto, il perfetto, colui che fornisce pascoli e fontanili alle città
di Lagaš e Girsu, che assicura grandi offerte al tempio Eninnu, che cattura i
nemici; sono il protetto della nobilissima (dea Ištar), che adempie agli oracoli
della città di Zabalam, che rallegra il cuore della dea Ištar. Sono il principe
puro, la cui preghiera è ascoltata dal dio Adad, colui che acquieta il cuore del
dio Adad, eroe della città Bit-karkara, colui che dispone le prerogative nel
tempio E’udgalgal.
Io sono il re che ha dato la vita alla città di Adab, e che si prende cura del
tempio Emaḫ; sono il sovrano dei re, guerriero senza pari, che ha donato la
vita alla città Maškan-šapir, e che inonda di abbondanza il tempio Meslam;
sono il sapiente, la guida, colui che ha raggiunto la fonte della saggezza, che ha
salvato le genti di Malgium dalla rovina ed ha posto l’abbondanza nelle loro
dimore, che ha stabilito offerte pure, per sempre, per gli dèi Enki e
Damgalnunna, che hanno esaltato la sua regalità.
Io sono il primo dei re, che ha sottomesso gli stanziamenti del fiume
Eufrate sotto il segno di Dagan, suo creatore, e che ha risparmiato gli abitanti
di Mari e Tuttul; sono il principe pio, che rallegra il volto del dio Tišpak, che
offre al dio Ninazu vettovaglie pure, che ha salvato il suo popolo dal pericolo
ed assicura il suo pacifico stanziamento dentro Babilonia; sono il pastore delle
genti, le cui azioni per la dea Ištar sono ben fatte, che ha posto la dea Ištar
nell’E’ulmaš dentro la grande sede, Akkad; sono colui che proclama la
giustizia, che guida nella correttezza il popolo, che ha rimesso il suo buon
genio protettore nella città di Assur, che reprime i ribelli; sono il re che a
Ninive, nel tempio Emesmes, ha promulgato i riti della dea Ištar.
Io sono il pio, devoto ai grandi dèi, il discendente di Sumu-la-El, il grande
primogenito di Sin-muballit, sono eterna stirpe di regalità, re forte, sole di
Babilonia, che fa sorgere la luce sul paese di Sumer e di Akkad, il re che ha
assoggettato le quattro regioni del mondo, il favorito della dea Ištar.
Quando il dio Marduk mi ha ordinato di provvedere con equità alle genti e
di far apprendere al paese la retta via, ho portato equità e giustizia come
espressione del paese, e benessere al popolo.

Prima di presentare sotto forma di schema i dati riguardanti il


pantheon che vigeva, in base al Prologo, al tempo di Ḫammurapi,
dobbiamo sottolineare che il mondo divino era suddiviso in due
categorie, gli Anunnaki e gli Igigi, rispettivamente gli dèi superiori
ed inferiori: al primo gruppo appartengono senz’altro la triade
suprema, Anu, Enlil ed Enki, assieme alle divinità classiche del
mondo sumerico, mentre al secondo appartiene Marduk, che in base
al testo è classificato come «primogenito di Enki» e «primo tra gli
Igigi». Proprio questa affermazione ci fa capire che siamo ancora
ben lontani dal momento in cui Marduk, a seguito delle gesta
raccontate nell’Enūma Elîš, diventa il nuovo capo supremo del
pantheon babilonese.

Anunnaki Igigi
Anu, Enlil Marduk
Divinità Tempio Città
Anu, Enki
Enlil Ekur Nippur
Enki E’abzu Eridu
Marduk Esagil Babilonia
Sin Ekišnugal Ur
Šamaš Ebabbar Sippar
Aja
Anu, Ištar E’anna Uruk
Egalmaḫ Isin
Zababa Emete’ursag Kiš
Ištar Ḫursagkalamma
Erra Meslam Kuta
Tutu Ezida Borsippa
Uraš Dilbat
Mama Keš
Nintu Eninnu Lagaš, Girsu
Ištar Zabalam
Adad E’udgalgal Bit-karkara
Emaḫ Adab
Meslam Maškan-šapir
Malgium
Enki, Damgalnunna
Dagan fiume Eufrate
(Mari, Tuttul)
Tišpak
Ninazu Babilonia
Ištar E’ulmaš Akkad
Assur
Ištar Emesmes Ninive

Epilogo del Codice di Ḫammurapi:


Io sono Ḫammurapi, il re perfetto. Verso l’umanità che il dio Enlil mi ha
donato e che il dio Marduk mi ha affidato perché ne fossi il pastore, io non
sono stato negligente né con le braccia inerti. Ho cercato per essa luoghi
salutari, l’ho liberata da gravi pericoli, su di essa ho fatto sorgere la luce. Con
le forti armi che le divinità Zababa e Ištar mi hanno concesso, con la saggezza
che Enki mi ha accordato, con la forza che Marduk mi ha dato, ho annientato i
nemici del settentrione e del meridione, ho posto fine alle guerre, ho fatto il
bene del paese, ho fatto abitare la gente sedentaria su fertili terreni e non ho
tollerato che qualcuno la molestasse.
I grandi dèi mi hanno chiamato. Io sono il pastore salutare, il cui scettro è
giusto. La mia ombra benefica è stesa sulla mia città, ed ho accolto nel mio
grembo le genti di Sumer e di Akkad. Esse hanno prosperato sotto il mio
genio protettore, le ho governate in pace, le ho protette con la mia saggezza.
Perché il forte non opprimesse il debole, per provvedere all’orfano e alla
vedova ho scritto le mie preziose parole sulla mia stele e l’ho posta davanti
alla mia statua «Re della giustizia a Babilonia», la città a cui gli dèi Anu ed
Enlil hanno alzato il capo, in Esagil, il tempio dalle fondamenta come il cielo e
la terra, per dare leggi al paese, determinare le sentenze per il paese e
provvedere all’oppresso.
Io sono il re che primeggia tra i re, le mie parole sono eccellenti, la mia
forza non ha rivali. Per ordine di Šamaš, grande giudice del cielo e della terra,
rifulgano le mie leggi nel paese. Per disposizione di Marduk, mio signore, non
ci sia chi elimini i miei disegni, e nell’Esagil, che amo, il mio nome sia
pronunciato con favore per sempre. L’oppresso che abbia una contesa venga
davanti alla statua che mi rappresenta come re della giustizia, legga la mia
stele iscritta, ascolti le mie preziose parole. La mia stele gli chiarisca la sua
contesa, veda la legge che lo riguarda, si distenda il suo cuore, e dica:
«Ḫammurapi, che è come un padre che ha generato il suo popolo, si è
sottomesso alle disposizioni di Marduk, suo signore. Per Marduk ha conseguito
la vittoria al settentrione e al meridione. Ha rallegrato il cuore di Marduk, suo
signore. Per sempre ha assicurato benessere al popolo, ed ha reso giustizia nel
paese».
Questo dica, e davanti a Marduk, mio signore, e a Sarpanitu, mia signora,
preghi con il cuore ricolmo. I geni protettori e tutelari, dèi che entrano
nell’Esagil, i mattoni dell’Esagil possano ogni giorno magnificare la mia
importanza davanti a Marduk, mio signore, e a Sarpanitu, mia signora.
Il re che ci sarà nel paese nei giorni futuri osservi le parole di giustizia che
sono scritte sulla mia stele, non cambi la legge del paese che io ho promulgato
e le sentenze che ho determinato, non elimini i miei disegni. Se quest’uomo
possiede discernimento ed ha la forza di provvedere al suo paese, presti
attenzione alle parole che ho scritto sulla mia stele, e questa stele gli mostri la
via, la direzione, il diritto che nel paese ho promulgato, le disposizioni che nel
paese ho decretato, e provveda così all’umanità, eserciti per essa la giustizia ed
emani le sentenze, estirpi dal suo paese il cattivo e il malvagio e faccia
prosperare il suo popolo.
Io sono Ḫammurapi, il re della giustizia, a cui il dio Šamaš ha donato
l’equità. Le mie parole sono eccellenti, le mie opere non hanno rivali. Per chi
non è intelligente sono vane, ma per il saggio suscitano la lode. Se quest’uomo
presta attenzione alle mie parole che ho scritto sulla mia stele, non rimuove le
mie leggi, non cambia le mie disposizioni, non altera i miei disegni,
quest’uomo sarà come me, re della giustizia. Il dio Šamaš renda duraturo il suo
regno e così possa governare il suo popolo nella giustizia.
Se quest’uomo non presta attenzione alle mie parole che ho scritto sulla
mia stele, disprezza la mia maledizione e non teme la maledizione degli dèi,
annulla le leggi che ho promulgato, cambia le mie disposizioni, altera i miei
disegni, erade il mio nome scritto o vi iscrive il suo nome, o a causa di questa
maledizione lo fa fare ad un altro, quest’uomo, che sia re o signore o
governatore o chiunque altro di tal fatta, il dio Anu, padre degli dèi e
proclamatore del mio regno, lo privi dello splendore della regalità, rompa il
suo scettro e maledica il suo destino.
Il dio Enlil, mio signore, che fissa i destini, non revoca le sue decisioni e
magnifica la mia regalità, susciti contro di lui, nella sua sede, una ribellione che
non possa essere sedata, una rivolta che sia la sua rovina. Gli fissi per destino
un regno di sofferenza, un numero limitato di giorni, anni di carestia, tenebre
senza luce, fine della vita, sia lui a decretare, con un’importante affermazione,
la rovina della sua città, la dispersione della sua gente, la sostituzione della sua
regalità e l’andamento, nel paese, del suo nome e della sua memoria.
La dea Ninlil, grande madre, le cui parole hanno gran peso nell’Ekur,
signora che magnifica la mia importanza, laddove ci sia la deliberazione di un
tribunale renda cattiva, davanti ad Enlil, la sua parola, dalla bocca del sovrano
Enlil faccia decidere la rovina del suo paese e la perdita del suo popolo, faccia
in modo che la sua vitalità si versi come acqua.
Il dio Enki, grande principe che stabilisce anticipatamente i destini, il
sapiente degli dèi che conosce ogni cosa, colui che allunga i giorni della mia
vita, lo privi dell’intelletto e della ragione e lo riduca in confusione. Chiuda
alla fonte i suoi fiumi e faccia sì che non ci sia nella sua terra il grano, vita
delle genti.
Il dio Šamaš, grande giudice del cielo e della terra, colui che fa prosperare i
viventi, il signore mio aiuto, rigetti la sua sovranità, non gli dia la facoltà di
emettere giudizio, confonda il suo cammino, sgretoli la saldezza delle sue
truppe, e nelle predizioni che lo riguardano stabilisca come sfavorevole
presagio che vengano estirpate le fondamenta della sua regalità e che vada in
rovina il suo paese. L’avversa parola di Šamaš lo raggiunga prontamente, in
alto lo estirpi dai vivi ed in basso sottoterra renda assetato d’acqua il suo
fantasma.
Il dio Sin, re del cielo, dio mio creatore, la cui facoltà di punire è manifesta
fra gli dèi, lo privi della corona e del trono della sua regalità, gli imponga una
pesante pena ed una grande punizione che non scompaia dal suo corpo. Gli
faccia terminare i giorni, i mesi, gli anni del suo regno tra gemiti e lamenti. Gli
mostri un rivale della sua regalità, gli fissi come destino una vita simile alla
morte.
Il dio Adad, signore della prosperità, regolatore dell’acqua del cielo e della
terra, mio soccorritore, lo privi della pioggia del cielo e dello scaturire
dell’acqua dalle sorgenti. Mandi in rovina il suo paese nella carestia e nella
fame, tuoni furiosamente sulla sua città e riduca il suo paese a resti di siti
sconvolti dal diluvio.
Il dio Zababa, grande guerriero, primo figlio dell’Ekur, che cammina alla
mia destra, dove c’è una battaglia rompa le sue armi, rivolga il giorno in notte,
faccia trionfare su di lui il suo nemico.
La dea Ištar, signora del combattimento e della battaglia, colei che sfodera
le mie armi, mio benefico spirito protettore, che ama il mio regno, con il suo
cuore irato ed una grande furia maledica la sua sovranità, riduca il suo bene in
male, rompa le sue armi dove c’è combattimento e battaglia, gli procuri
confusione e scompiglio, abbatta i suoi guerrieri, abbeveri la terra del loro
sangue, formi nella piana dei mucchi con i cadaveri dei suoi guerrieri, non
faccia avere misericordia verso le sue truppe, lo metta completamente nelle
mani del suo nemico, che lo conduca prigioniero in un paese ostile.
Il dio Nergal, potente fra gli dèi, battaglia senza pari, che mi fa ottenere il
trionfo, con la sua grande arma potente bruci il suo popolo, con il fuoco
impetuoso di un canneto, colpisca con la sua forte arma, e rompa le sue
membra come una statua d’argilla.
La dea Nintu, augusta signora dei paesi, madre mia genitrice, lo privi di un
erede, non gli faccia avere progenie e non generi in mezzo al suo popolo
alcuna semenza umana.
La dea Ninkarrak, figlia di Anu, che parla in mio favore nell’Ekur, faccia
sorgere nelle sue membra una grave malattia, una maligna disgrazia, un
penoso disturbo che non possa essere alleviato, la cui natura un medico non
possa diagnosticare, che non possa essere mitigato con dei bendaggi, con il
morso della morte non possa essere sradicato e pianga sulla sua vitalità finché
non venga meno il suo soffio vitale.
I grandi dèi del cielo e della terra, gli Anunnaki tutti, lo spirito protettore
del tempio, il mattone dell’Ebabbar colpiscano con una maledizione nociva lui,
la sua stirpe, il suo paese e le sue genti, popolo e truppe. Il dio Enlil, per una
sua decisione che non possa essere cambiata, lo maledica con questi anatemi,
che possano raggiungerlo velocemente.

Qui si hanno due liste di divinità: nella prima sono citati gli dèi
che sostengono il re Ḫammurapi nella gestione del potere, nella
seconda, invece, quelli titolari delle maledizioni rivolte a coloro che
in qualche modo violino o addirittura annullino le leggi emanate
dal sovrano:

Elenco I:
Enlil
Marduk
Zababa
Ištar
Enki
Marduk
Anu, Enlil Esagil
Šamaš
Ninkarrak Esagil
Marduk, Sarpanitu Esagil

Elenco II:
Anu
Enlil
Ninlil
Enki
Šamaš
Sin
Adad
Zababa
Ištar
Nergal
Nintu
Ninkarrak
Anunnaki
Enlil

Il secondo esempio è tratto ancora da un testo del periodo


paleobabilonese, questa volta di natura mitico-letteraria: si tratta del
mito di Atramḫasis, l’eroe del diluvio nel racconto assiro-babilonese
della prima dinastia semitica di Babilonia.

Atramḫasis Epos I 1-3621:

1 Quando gli dèi erano uomini,


sottostavano alla corvée, portavano il canestro di lavoro;

– il canestro di lavoro degli dèi era troppo grande,


il lavoro oltremodo pesante, la fatica enorme –;

5 i grandi Anunnaku, i sette,


avevano imposto la corvée agli Igigi:

Anu, il loro padre, era il re,


il loro mentore era l’eroe Enlil;

il loro maggiordomo era Ninurta,


10 [e] il loro gendarme [En]nugi.

Essi avevano battuto le mani,


avevano gettato le sorti, e così gli dèi si erano suddivise le
competenze:
Anu era salito in cielo,
[Enlil] aveva preso per sé la terra con gli esseri viventi;

15 [il chiavistello], lo sbarramento del mare,


[essi avevano dato] ad Enki, il principe.

[Quelli di An]u salirono in cielo,


[quelli di Enki] scesero nell’Apsu;

quelli del cielo [ … erano esentati dalla corvée],


20 (mentre) agli Igigi [fu imposto il canestro di lavoro].

[Gli dèi iniziarono] a scavare [i fiumi],


[essi aprirono i canali], la vita del paese;

[gli Igigi] scavarono [i fiumi],


[aprirono i canali, la v]ita del paese;

25 [gli dèi scavarono] il fiume Tigri,


[e l’Eufrate d]opo.

[ nelle] fonti,
[ essi in]stallarono;
[ ] l’Apsu,
30 [ ] …del paese.

[ ] il suo interno,
[ essi sol]levarono la sua punta;

[ ] tutte le montagne?:
[essi contarono gli anni] della corvée;

35 [ ] la grande laguna:
[gli anni essi con]tarono della corvée.
Anche qui, come del resto in tutto il racconto, le divinità del
Pantheon sono suddivise in due categorie, gli Anunna e gli Igigi; la
triade Anu, Enlil ed Enki appartiene al gruppo dei sette, gli dèi
superiori, mentre gli Igigi, dèi inferiori, devono sopportare il peso
del lavoro. I compiti assegnati alle singole divinità sono gli stessi che
essi esplicano al tempo della civiltà sumerica, sicché il cambiamento
non è ancora avvenuto: è interessante, tra l’altro, che il dio Marduk
non compaia neanche una volta nel mito di Atramḫasis.

Anunna Igigi
Anu cielo
Enlil terra
Ninurta
Ennugi
Enki Apsu

Il terzo esempio è preso da un testo redatto nel periodo


neoassiro – si tratta del mito di Nergal ed Ereškigal, nella redazione
dell’ottavo secolo rinvenuta a Sultantepe in Turchia. Per quanto il
testo sia da considerare, almeno per la data di composizione,
recente, il Pantheon operante è ancora quello del periodo sumerico.
Il brano che segue concerne il colloquio tra la regina degli Inferi,
Ereškigal e il messaggero degli dèi celesti, Kaka, venuto dal cielo a
portarle il messaggio di Anu:

Nergal ed Ereškigal 38-5022:


Ereškigal aprì la sua bocca e disse, a Kaka rivolse la parola:
«O messaggero di Anu, padre nostro, venuto a noi:

40 come stanno Anu, Enlil ed Ea i grandi dèi?


Come stanno Nammu e Nanše, le sante dee?
Come sta lo sposo della Signora dei cieli?
Come sta Nin[urta, il potente] nel Kur?».

Kaka aprì [la sua bo]cca e disse, ad Ereškigal rivolse la pa[rola]:


45 «Anu, Enlil ed Ea, i grandi dèi, stanno bene;

[Nammu] e Nanše, le sante dee, stanno bene;


[lo sposo della si]gnora del cielo sta bene;
Ninurta, il potente nel Kur, sta bene».

[Ka]ka aprì la sua bocca [e dis]se, ad Ereškigal rivolse la parola:


50 «[ ] e tu come stai?».

Qui, oltre alla triade massima del Pantheon, Anu, Enlil ed Ea,
sono menzionate alcune divinità femminili, Nammu e Nanše, e
precisi personaggi come Ninurta e Dumuzi, in sintonia perfetta con
il Pantheon a noi noto dal mondo sumerico.
Come si vedrà ancora dai testi mitologici della creazione del
cosmo e persino dell’uomo, la situazione non cambia molto, la qual
cosa sta a dimostrare che la religione sumerica era ancora molto
viva in tutto il periodo successivo, e che qualsiasi rivoluzione di
natura religiosa avrebbe incontrato difficoltà enormi a essere
accettata.

Rivoluzione religiosa

Siamo giunti così al succitato poema Enūma Elîš, il massimo


poema religioso della letteratura babilonese. Gli scribi avevano ben
presto capito che, per fare ascendere la figura del loro dio poliade ad
un posto centrale nel pantheon, avevano due possibilità: quella di
legare Marduk al dio di Nippur e l’altra, senz’altro più sottile, di
metterlo in relazione con il dio Enki. Ci si può sorprendere della
scelta di stabilire un rapporto di parentela tra Marduk ed Enki, non
essendo mai stato quest’ultimo garante della regalità storica. Ma
proprio quella scelta dimostra un’intelligenza veramente sottile: gli
scribi vogliono infatti ribaltare la realtà storica e tornare addirittura
a quella cosmica.
Tutte le tradizioni dei Sumeri attribuiscono sì il ruolo di dio
principale del Pantheon ad Enlil, ma al contempo sottolineano che
la prima sede della regalità antidiluviana era stata la città di Eridu,
sede del dio Enki, il quale conseguentemente era indicato come il
primo detentore del potere regale sulla terra23. Da qui la scelta degli
scribi che fanno di Marduk il figlio del dio Enki.
Il sillogismo da loro ricavato diventa a questo punto chiaro: se
Enki-re è padre di Marduk, anche Marduk diventa re. Non solo. Se
Eridu, la sede di Enki, è al contempo il luogo della regalità, anche
Babilonia, sede di Marduk, è automaticamente l’unico e vero luogo
della regalità. Quando infatti leggiamo le parole di Berosso che la
prima capitale del potere regale sulla terra fu Babilonia, allora
comprendiamo quanto convincente sia stato presso i posteri il
sillogismo ideato dagli scribi di Babilonia.
Per poter rendere accettabile un’idea così rivoluzionaria, i
compositori del poema Enūma Elîš24 devono affrontare tematiche
mai trattate nei testi mitologici dei periodi precedenti. Nelle 7 tavole
di cui si compone il poema essi si rifanno al mondo primordiale,
all’origine di tutte le cose, ai precedenti del cosmo attuale. Per
questo essi iniziano il racconto dai tempi precedenti la nascita del
dio Cielo, An, il futuro capo del pantheon sumerico.
La descrizione della situazione che precede la nascita del dio del
cielo è completamente nuova, anche se indirettamente ricostruibile
dalle fonti che noi conosciamo. Dapprima esistevano solo le acque
primordiali, le acque dolci e le acque salate: questi due esseri, Apsu
e Tiamat, si uniscono in matrimonio e generano coppie di esseri
tutti inafferrabili, fino a che dalla coppia Anšar-Kišar non nasce il
dio del cielo An. Il testo va avanti raccontandoci la generazione del
dio Enki e di suo figlio Marduk. Già in questo modo Marduk è
inserito definitivamente nel pantheon mesopotamico.
Ma i sacerdoti scribi vanno più in là. Essi si preoccupano infatti
di assegnare un ruolo egemone al dio di Babilonia e risolvono il loro
compito nella maniera più encomiabile: soltanto con un’azione
eccezionale Marduk sarebbe potuto diventare infatti il re degli dèi. I
fatti sono presto raccontati: gli dèi giovani disturbano con il loro
chiasso il riposo degli dèi primordiali, sicché Apsu infastidito li
vuole punire; Tiamat, la grande madre, non vuole la scomparsa
degli dèi giovani, sono pur sempre suoi figli, ma Apsu, che è molto
severo, stabilisce la morte delle nuove generazioni. Queste,
capitanate da An ed Enki, non accettano la decisione dell’avo, anzi,
Enki con uno stratagemma uccide Apsu. A questo punto Tiamat
dichiara guerra totale al mondo degli dèi giovani e ne nasce una
battaglia cosmica, la battaglia che vede contrapposte la vecchia
generazione contro la nuova.
A guidare le truppe degli dèi primordiali è la stessa Tiamat,
mentre su consiglio di Enki il compito di guidare l’esercito dei
giovani dèi viene affidato proprio a Marduk. Solo quando Marduk
prevale, dopo alterne vicende, su Tiamat, annullando così il potere
degli dèi primordiali, il consesso degli dèi eleva unanimemente a
suo capo l’eroe di quest’epica battaglia. Il racconto si snoda
elencando tutte le gesta di Marduk dalla creazione del cosmo
attuale con le costellazioni ed i pianeti, con particolare attenzione al
Sole e alla Luna, con la fissazione del calendario, fino alla
fondazione di Babilonia, la nuova capitale del mondo.
Non va sottovalutata l’idea rivoluzionaria che sottende a tale
poema: tutte le concezioni religiose debbono essere riviste, ed in
effetti gli scribi babilonesi non tralasciano aspetto alcuno della realtà
religiosa del loro mondo culturale. Si è accennato più su alle scuole
di Babilonia dove si ricopiavano testi letterari sumerici e si è detto
pure che esse ampliavano lo scibile. Tra le nuove opere un posto di
rilievo occupano le liste di dèi della Mesopotamia ereditate dalla
civiltà sumerica, ma ora qualcosa di nuovo succede nella stesura di
tali testi: gli esseri divini sono sottoposti infatti ad una grande
rielaborazione teologica che inquadra tutti gli dèi in famiglie ben
precise all’interno della piramide al cui vertice c’è il dio Marduk,
grazie proprio alla sua vittoria su Tiamat. Nessuno dei grandi dèi
sumerici viene spodestato: né An, né Enlil, né Enki. Sono anzi essi
stessi ad elevare il dio giovane e ad eleggerlo a proprio indiscusso
nuovo capo.
Faremmo però un torto ai Babilonesi se ritenessimo che essi si
siano fermati a questi momenti che vorremmo definire istituzionali.
Anche gli scribi antichi erano come noi convinti che le idee
veramente rivoluzionarie sono quelle accolte dal popolo. Tutta una
letteratura accompagna i testi mitologici: ci riferiamo in particolare
ai testi sapienziali, dove gli scribi affrontano il problema dell’uomo,
delle sue sofferenze, dei suoi dolori e della sua fine. Pur conoscendo
diverse soluzioni, gli scribi forzano la risposta verso il dio Marduk. Il
poema Ludlul bēl nēmeqi è un documento di rara bellezza che
propone Marduk come il vero salvatore di ogni uomo25. Allo stesso
modo le preghiere individuali, rinvenute nelle biblioteche di
Babilonia, come pure tutta l’onomastica teofora (nomi composti con
elementi divini), sono una prova incontestabile del fatto che
l’operazione culturale operata nelle scuole teologiche era stata
disseminata così accortamente tra il popolo da divenire un’idea
portante della cultura babilonese.
Marduk è il re dell’universo e Babilonia conseguentemente ne è
la capitale. Ma i Babilonesi, nella ricerca disperata di una risposta
agli interrogativi che assillano l’uomo del I millennio a.C., non
dimenticano neppure il problema mai risolto dall’umanità: la morte.
A questo tema essi dedicano il poema più bello e più grande che
la cultura preclassica ci abbia regalato. Un poema legittimamente
avvicinato all’Iliade e all’Odissea e che uno dei padri
dell’assiriologia, B. Landsberger, ha giustamente definito il poema
nazionale dei Babilonesi. Stiamo parlando dell’Epopea di Gilgameš26,
l’elemento unificante delle due grandi culture della Mesopotamia, la
sumerica e la babilonese. Assumendo come eroe del poema il mitico
e leggendario re di Uruk, i Babilonesi consolidano l’unità culturale
di tutti gli abitanti della Mesopotamia, anzi dell’intera Fertile
Mezzaluna.
Se con il poema Enūma Elîš i saggi cultori delle lettere della
nuova capitale del mondo avevano operato indubbiamente una
forzatura nel tradizionale pensiero religioso, con il Gilgameš essi
ricuciono per così dire lo strappo, riportando il quadro al suo
splendore iniziale.
Nelle dodici tavole del lungo testo vengono narrate le mitiche
gesta dell’eroe, diventato, nel poema, il prototipo non soltanto dei
sovrani, ma dell’intera umanità. Dopo averci narrato le memorabili
vicende di questo re che arriva nelle sue scorribande fino al lontano
Libano e osa sfidare l’ira della potente dea dell’amore, Inanna-Ištar,
il poeta giunge al tema principale: come può l’uomo superare la
morte?
Gilgameš, che ha superato tutte le difficoltà immaginabili, si
scontra con una realtà che lo sgomenta: il suo amico Enkidu,
compagno di tutte le avventure – creato dagli dèi per contrastarlo,
ma divenuto poi il suo alter ego – dopo una breve malattia, muore.
Gilgameš non può credere ai propri occhi: cerca di riportare in vita
l’amico, grida come un forsennato, scuote le membra inerti del
morto sperando di infondergli l’alito vitale. Ma si deve arrendere
alla dura realtà. A questo punto Gilgameš, rivolgendosi agli dèi,
pone la domanda che assilla ogni essere umano: dovrò morire
anch’io come è morto il mio amico?
L’eroe non vuole arrendersi. Inizia una serie di viaggi verso
quella che lui crede la vera soluzione e cioè il non morire. A nulla
valgono gli avvisi del buon dio Šamaš, a nulla vale il racconto che
gli fa l’eroe del diluvio Utnapištim, dimostrandogli l’impossibilità di
superare la morte. Gilgameš è disposto a lottare e gli sembra proprio
di riuscire nel suo intento, quando, prima di congedarlo, Utnapištim
gli regala la pianta che ha il dono di far ridiventare giovane il
vecchio. Non è quindi la pianta della vita, ma la pianta della
giovinezza. Il poema si avvia verso una conclusione non negativa:
almeno un uomo può sfuggire alla morte e che quest’uomo sia
Gilgameš è una realtà che tutti gli altri esseri umani possono ben
accettare. Un serpente gli ruba però la pianta della giovinezza e,
mangiatala, ridiventa giovane. Gilgameš ha perduto la sua battaglia.
Ma qui si evidenzia la sua vera vittoria, che è la vittoria del mondo
babilonese: egli è il protagonista dell’umanità, ma dell’umanità
nuova, l’umanità rappresentata dalla civiltà babilonese dove
l’egoismo è bandito e dove ognuno, a cominciare dai sovrani, pensa
al benessere di tutti.
Gilgameš avrebbe potuto mangiare l’erba, ma non lo ha fatto:
nel momento più bello della sua vita, quando crede di aver risolto
tutti i suoi problemi, egli non pensa a se stesso, ma a tutto il suo
popolo. Lo rivelano le sue stesse parole: «porterò la pianta della vita
ad Uruk, nella mia città, perché i vecchi possano mangiarla».
Gli dèi però non avevano previsto la sua generosità: il dono era
riservato a lui. Non gli era consentito di dividerlo con altri. E per
questo anche Gilgameš dovrà seguire il destino dell’intera umanità,
quel destino che la divina ostessa Siduri gli aveva implacabilmente
ricordato con le parole: «Gilgameš, Gilgameš, perché ti affanni a
cercare la vita? Quando gli dèi hanno creato l’uomo, hanno
riservato per sé la vita, per l’uomo hanno stabilito la morte».
Potrà sembrare pessimistico questo finale, ma non lo è. Esso
racchiude in sé il messaggio forse più grande della civiltà
babilonese: l’uomo è veramente tale quando pensa agli altri.
Del resto anche il mondo divino è sempre attento ai bisogni
dell’uomo, partecipa delle sue ansie, allevia il suo pesante destino: è
questa la grande differenza tra il mondo mesopotamico e il tanto
declamato mondo civile e razionale dei Greci. Proprio tutte le arti
divinatorie e l’astrologia, come loro massima espressione, sono una
testimonianza eloquente che «i segni» impressi nelle stelle sono
messaggi del mondo divino all’uomo affinché egli possa trarre da
ogni manifestazione sia terrestre sia celeste insegnamenti su come
vivere meglio.

III. IL PANTHEON E LA NUOVA TEOLOGIA

Rivolgiamo ora la nostra attenzione al disegno culturale


concepito dai Babilonesi per ottenere quella supremazia che la
debolezza non consentiva loro di acquisire in campo politico. Ed
ecco che assistiamo ad una vera e propria rivoluzione intellettuale e
religiosa messa in atto da menti certamente superiori.
Appunto per il fatto che Babilonia era una città di recente
fondazione, i saggi sacerdoti di Marduk, il dio supremo di Babilonia,
dovevano inventare qualcosa che permettesse alla loro città e al loro
dio di inserirsi a pieno titolo in quel mondo primordiale da cui si era
sviluppata la civiltà e che aveva dato origine alla regalità.
Ora, se noi leggiamo i testi religiosi e storici dei Sumeri, i primi
abitanti della Mesopotamia, osserviamo una sequenza ben precisa
sia nella fondazione delle prime città sia nella gestione del potere
affidato dagli dèi agli uomini. Anche il mondo divino è ben
articolato e i principali dèi – Anu, Enki, Enlil e Inanna – si sono
assegnati i compiti istituzionali, sicché il mondo risulta ordinato e
immutabile. Non esistendo a quel tempo ancora Babilonia, i suoi
sacerdoti o riescono a trovare soluzioni tali per cui la loro città e il
loro dio rientrino nel disegno sumerico, oppure Babilonia
condividerà la sorte di tante altre città, come ad esempio Assur e
Ninive, potenti sì politicamente, ma di nessuna rilevanza nel campo
religioso ed intellettuale. Certo bisogna riconoscere che i sacerdoti
di Marduk avevano un’arma a loro favore, ed era la stessa
ascendenza del loro dio; Marduk infatti è figlio di Enki, il dio della
saggezza sumerica e uno dei quattro dèi principali del mondo
divino dei Sumeri, sicché era in via di principio possibile agganciarsi
alle tradizioni sumeriche, entrando a pieno titolo in quel disegno
culturale dal quale erano esclusi i nuovi arrivati.

L’equazione Eridu = Babilonia

Una spia importante del processo iniziato dai sacerdoti di


Marduk è costituita indubbiamente dal fatto che tra i vari nomi di
Babilonia si trova anche Nun(ki) = Eridu(ki), la città consacrata al
dio Enki, padre di Marduk, la prima città in assoluto sorta, in base
alla tradizione sumerica, sulla terra. Si tratta ovviamente di una
tradizione che consente agli intellettuali saggi di Babilonia di
equiparare prima le due città – Eridu e Babilonia – e di sostituire in
seguito la seconda alla prima. È questo sicuramente il primo passo
di quel lento sviluppo che vede Babilonia darsi la patente di città
antica e primordiale e assurgere definitivamente al rango di prima
città fondata dagli dèi. Il concetto espresso dal racconto biblico della
Torre di Babele, per cui Babele sarebbe stata la prima città che gli
uomini avevano voluto costruire, trova un perfetto riscontro in un
testo mitologico di Babilonia che qui di seguito riportiamo27:
1 Una casa santa, la casa degli dèi, non era costruita in un luogo
puro,
il canneto non era spuntato, nessun albero era stato creato;

nessun mattone era stato posato, nessuna forma per mattoni era
stata creata;
nessuna casa era costruita, nessuna città edificata;

5 nessuna città era stata formata, nessun villaggio era stato edificato;
Nippur non era stata costruita, l’Ekur non era stato edificato;

Uruk non era stata costruita, l’E’anna non era stato edificato;
Apsu non era stato costruito, Eridu non era stata edificata;

una casa santa, la casa degli dèi: le sue abitazioni non erano state
edificate;
10. tutti i paesi erano ancora mare,
le fonti in mezzo al mare erano solo rigagnoli.

Allora Eridu fu costruita, l’Esagila fu edificato;


l’Esagila, che Lugaldukuga aveva fondato in mezzo all’Apsu,

Babilonia fu costruita, l’Esagila fu completato (e)


15 gli Anunna, che egli tutti insieme creò,
l’appellarono solennemente: «Città pura, dimora della gioia del
cuore!».

Marduk costruì una parete di canne davanti al mare,


creò polvere e la sistemò davanti alla parete.

Il sapiente babilonese che ha concepito questo stupendo


documento, non ancora giunto alla fine, fa un lavoro sottile di
adattamento della nuova realtà alla situazione mitologica
precedente: anche qui infatti è sempre Eridu la prima città fondata,
ma con sottile acribia si attua una trasposizione: non è più Eridu,
l’Eridu antica per intenderci, a detenere in effetti il primato, ma
Babilonia e il suo tempio principale Esagila, divenuto, nel
documento, l’elemento chiave di comprensione. Eridu è
chiaramente un appellativo di Babilonia, è a Babilonia che gli dèi
creati decidono di risiedere, ed è Marduk, sotto il nome di
Lugaldukuga, che crea la città e costruisce il tempio a lui dedicato,
l’Esagila.
Con questa fine trasposizione i Babilonesi riescono a fare della
loro città il primo insediamento urbano dell’umanità, così come si
poteva dedurre dal racconto biblico e come in seguito sarà
tramandato nella letteratura posteriore. Non è dovuto al caso o ad
errore che Berosso, nella sua opera Babiloniaká, trattando delle città
antidiluviane fondate dagli dèi, elenchi al primo posto proprio
Babilonia, evidenziando che la trasposizione operata dai Babilonesi
era ormai entrata a far parte del bagaglio culturale del mondo
antico.
La divinità che opera nel documento di cui abbiamo citato
l’inizio, è chiaramente il dio Marduk, il dio principale di Babilonia,
al quale non solo viene attribuita la fondazione mitica della città,
ma anche la creazione delle altre principali città di Sumer, così
come si evince dal prosieguo del testo:

Per consentire agli dèi di abitare in una casa di loro gradimento,


20 egli creò allora l’umanità;
Aruru creò il seme dell’umanità assieme a lui,

egli creò le bestie di Sumuqan, animali della steppa;


egli creò il Tigri e l’Eufrate e li sistemò al (loro) posto
ed assegnò loro un nome proprio.

25 Egli creò le canne secche, la palude, canneto, canne e rovi,


egli creò il verde della steppa,

i territori, canneti e roveti;


la vacca, il suo vitello e il suo toro, la pecora, il suo agnello,
le pecore dell’ovile;

gli orti e i boschi,


30 la pecora selvatica e il becco selvatico vi trovavano posto.
Il signore Marduk innalzò una terrazza sulla riva del mare,

[ ] canneti e bonificò la palude,


[ ] egli creò [ ],

egli creò canne, creò alberi,


35 [posò i mattoni], creò la forma del [mat]tone,

[egli costruì case], egli costruì città;


[egli costruì una città], egli sistemò un villaggio;

[egli costruì Nippur], edificò l’Ekur


[costruì Uruk], edificò [l’E’a]nna.

Marduk, in tal modo, è il creatore e l’ordinatore del mondo e,


conseguentemente, Babilonia, la sua città preferita, la prima città da
lui fondata, diventa il centro religioso per eccellenza.

Marduk erede di Enki

Anche qui si verifica una sottile trasposizione: nella tradizione


sumerica, a cui i sacerdoti babilonesi si riallacciano, è Enki il
creatore dell’umanità e l’ordinatore del mondo, proprio il padre di
Marduk. Si ha quindi come un passaggio di consegne, ma gravido di
conseguenze, perché così non solo Marduk ma anche Babilonia
assurgono al rango di legittimi eredi della civiltà sumerica, la prima
civiltà della Mesopotamia. Marduk, in quanto creatore del genere
umano, è anche il detentore della regalità, dell’esercizio del potere,
che egli concede a chi vuole ma nella sua città preferita; e così
Babilonia diventa la sede legittima della regalità. Nella festa del
Nuovo Anno il dio Marduk rinnova solennemente la sua scelta del
sovrano di Babilonia e concede nuovamente la sua fiducia al pastore
del suo popolo.
Ma con il documento sopra citato e con le osservazioni or ora
fatte ci troviamo per così dire alla fine di un lungo processo
maturato lentamente, attraverso i secoli. La situazione fin qui
descritta si verifica nel I millennio, più propriamente nel periodo
della dinastia di Nabopalassar e Nabucodonosor. L’iter per giungere
a questo stato di fatto è però molto lento, né può avere il supporto
politico, essendo altre forze, come l’Assiria, molto più potenti della
debole Babilonia. Nelle scuole di Babilonia viene allora messo in
atto un piano di rielaborazione di tutto lo scibile precedente, sia a
carattere religioso sia a carattere profano; perciò Babilonia si fa
depositaria del sapere mesopotamico, appellandosi ancora una volta
al mondo divino: Marduk ha un figlio, il dio Nabu, erede del sapere
e della saggezza del nonno Enki; Nabu soprintende quindi a tutto il
lavoro intellettuale ed è il patrono della classe prestigiosa degli
scribi. Nabu risiede a Borsippa e, come si vedrà in seguito,
annualmente viene a Babilonia per partecipare assieme a Marduk
alla solenne processione in occasione della festa del Nuovo Anno;
ed è proprio a Borsippa che ha sede l’accademia, il centro di studi
che ha creato tutta la letteratura babilonese.

La tradizione letteraria di Babilonia

Nel periodo della I Dinastia di Babilonia (1800-1600 a.C.) si


assiste non soltanto all’ascesa politica della componente semitica in
Mesopotamia, ma anche al fiorire della letteratura assiro-babilonese
e al suo espandersi in tutta la Fertile Mezzaluna. I centri più
importanti, sedi di biblioteche, sono la stessa Babilonia, Sippar, e
Šaduppûm e i generi letterari ivi creati e conservati giustificano
appieno la fama di Babilonia come centro culturale notevolissimo.
Gli scribi semitici del re Ḫammurapi, uno dei sovrani più illuminati
del II millennio, creano nuove opere letterarie, di cui gli esempi più
illustri sono l’Epopea di Gilgameš, rinvenuta a Sippar e a Šaduppûm,
e il mito di Atramḫasis, il poema della creazione dell’uomo e del
diluvio universale sempre proveniente da Sippar. In questi tre centri
sono stati poi rinvenuti esemplari di codici di leggi, testi matematici
ed astronomici, assieme ad inni e preghiere, oracoli e scongiuri e a
composizioni del genere favolistico. Se queste realizzazioni sono di
per sé eloquenti per quanto concerne lo spirito creativo della nuova
classe dirigente della Mesopotamia centrale, l’altro filone perseguito
tenacemente e sagacemente dagli scribi babilonesi documenta in
maniera inequivocabile che ci troviamo di fronte ad una operazione
culturale di proporzioni notevolissime. A Babilonia, infatti, non solo
si creano opere letterarie proprie, ma ci si preoccupa anche di
conservare e tramandare il patrimonio letterario dei Sumeri e
perché ciò mantenga la sua attualità, gli scribi offrono le prime
traduzioni interlineari, ad esempio, della serie di scongiuri nota
come Utukki Lemnuti. Essi inoltre compongono dei veri e propri
manuali per l’apprendimento della lingua sumerica ed infine si
cimentano nella redazione di vocabolari bilingui sumero-accadici.
Del periodo susseguente caratterizzato dalla dominazione cassita
abbiamo notizie indirette da autori posteriori che esso fu uno dei
più fervidi quanto a produzione letteraria, anche se le biblioteche
della Babilonia non ci sono ancora pervenute. Da copie però di
esemplari più antichi risalenti appunto a tale periodo, apprendiamo
che gli scribi dell’epoca cassita composero la maggior parte della
letteratura sapienziale e che procedettero ad una revisione totale del
materiale letterario soprattutto a carattere religioso dei periodi
precedenti, imponendo quasi un canone delle opere meritevoli di
essere tramandate. All’epoca cassita, o poco più tardi, si fanno
risalire le due più celebri composizioni letterarie della Babilonia:
l’Enūma Elîš, il grande poema babilonese della creazione dell’uomo
e glorificazione di Marduk, il dio principale di Babilonia, e l’epopea
classica di Gilgameš in dodici tavole attribuita al genio dello scriba
Sin-leqi-unnini.
Che queste e simili opere letterarie fossero custodite in
biblioteche ci è documentato da esemplari rinvenuti ad Ur, ma
soprattutto dalla biblioteca di Assur voluta e realizzata da Tiglat-
Pileser I. Si tratta di più di duecento tavolette di contenuto
letterario rinvenute in ambienti siti presso la Porta della città ed
appartenenti all’area templare, che danno uno spaccato del
patrimonio di questo scorcio del II millennio, includente tutti i
generi da quello mitologico ed epico a quello matematico ed
astronomico. È interessante rilevare che moltissimo di tale materiale
è di origine babilonese, giunto ad Assur per confisca da parte del
sovrano assiro dopo la conquista di Babilonia.
Scendendo infine al I millennio l’unica biblioteca nota dell’area
mesopotamica era fino a qualche anno addietro quella di Ninive, la
biblioteca cioè del re Assurbanipal; ancor oggi essa rimane la più
grandiosa e più ricca di tutte le biblioteche preclassiche non solo
della Mesopotamia, ma di tutta la Fertile Mezzaluna. Riportata alla
luce in maniera rocambolesca da archeologi inglesi a cominciare dal
1842, in trent’anni di scavi archeologici, la biblioteca di Ninive,
contenuta in sale apposite del palazzo reale di Assurbanipal ed ora
conservata al British Museum di Londra, consta di circa 25.000 tra
tavolette e frammenti, la qual cosa corrisponde ad un totale di circa
5.000 tavolette originali.
Il re Assurbanipal che si vanta di saper leggere e scrivere non
solo l’accadico, ma persino il sumerico, l’ha voluta e realizzata sia
confiscando tutte le biblioteche private di Babilonia, così come egli
stesso afferma, sia facendo raccogliere da ogni città del suo impero
tutti i documenti scritti oppure facendo ricopiare dagli scribi di
corte documenti letterari antichi. In tal modo la biblioteca di
Assurbanipal può a ragione essere ritenuta la raccolta più completa
ed esaustiva di tutto il patrimonio letterario dell’antica
Mesopotamia, in quanto in essa era conservato tutto lo scibile dei
Sumeri e degli Assiro-Babilonesi: composizioni mitologiche, epiche,
liriche, sapienziali, religiose e profane oltre a trattati linguistici ed
enciclopedici di ogni branca del sapere. Studi recenti hanno
confermato che essa non era la sola biblioteca della capitale assira: a
Ninive infatti vi erano almeno due altre biblioteche, quella di
Sennacherib, sita nel palazzo reale di tale sovrano, e quella annessa
al tempio del dio Nabu, il dio della scrittura e della sapienza,
anch’essa voluta dal re Assurbanipal.
Da documenti ufficiali del sovrano assiro e dalla corrispondenza
dei suoi funzionari recentemente studiati e messi a fuoco
apprendiamo dell’attività febbrile degli scribi intenti a comporre e a
ricopiare opere babilonesi e ci possiamo fare pure un’idea delle
caratteristiche di modernità dei canoni di biblioteconomia assira.
Intanto in questo periodo sorge già l’idea di «libro», così come noi
oggi lo intendiamo: si dà all’opera un titolo generale differente da
quello in uso fin dai tempi paleo-babilonesi, e cioè la citazione della
prima riga dell’opera; ben inteso questo sistema, come già
sottolineato, non viene mai abbandonato, ma in più si aggiunge un
titolo più generale: ad esempio l’Epopea di Gilgameš in dodici
tavole la cui prima riga suona ša nagba imuru «Di colui che tutto
vide», ora viene etichettata come èš-gar-dgilgameš «Serie di
Gilgameš».
Ma ciò non basta; dalla corrispondenza succitata si ricava ad
esempio di quante tavole constasse una determinata opera. Queste
tavole potevano costituire dei dittici, trittici o polittici: sempre per
restare a Gilgameš essa constava di un polittico di dodici tavole,
mentre la serie astrologica Enūma Anu Enlil di centosette tavole e la
serie di oracoli šumma alu di ben centosettanta tavole. Ora le tavole
altro non sono che i fogli di un nostro libro, così come
archeologicamente è stato dimostrato da un fortunato ritrovamento
in un’altra capitale assira, l’attuale Nimrud, l’antica Kalaḫ. Dopo la
seconda guerra mondiale archeologi inglesi, scavando il palazzo
fatto costruire dal re Assurnasirpal II ed ampliato dal figlio
Salmanassar III oltre a riportare alla luce l’intera struttura
dell’edificio e numerosi avori lavorati, rinvengono pure in un pozzo
delle tavolette di legno di 45 × 28 × 1,7 cm, per l’esattezza sedici con
vicino delle cerniere di metallo. Le tavole di legno erano spalmate
di cera ed incise con caratteri cuneiformi che riproducevano la serie
di oracoli Enūma Anu Enlil per il palazzo di Sargon II, così come si
legge nella prima tavola. Non è stato difficile rimettere assieme le
tavole e capire che tutte e sedici erano unite tra loro dalle cerniere,
sicché esse si potevano sfogliare come un libro moderno.
Questo ritrovamento getta nuova luce sulle tecniche scribali del
tempo e sugli accorgimenti biblioteconomici oltre che ovviamente
sui criteri tassonomici per quanto concerne l’attribuzione delle
opere letterarie ai vari generi. I sovrani assiri in definitiva, proprio
grazie all’attività creativa dei loro scribi, si confermano in tal modo
non solo come validi condottieri, ma anche come sovrani illuminati.
Di poco più recente – essa è infatti datata al regno di
Nabucodonosor II – è la biblioteca di Sippar scoperta da archeologi
iracheni nel 1987, che però conferma ancora una volta il ruolo
culturale della Babilonia in genere e di Sippar, la città del dio Sole,
in particolare. Potrà sembrare curioso, ma proprio la biblioteca di
Sippar è l’unica tra le biblioteche mesopotamiche che sia passata alla
storia grazie allo storico Berosso che la menziona nella sua opera
Babiloniaká. Lo studioso, narrando l’episodo del diluvio universale,
ricorda che il dio della saggezza Ea, nel rivelare all’eroe del diluvio
Xisutros l’imminente sciagura e nel suggerirgli di costruire una
nave per potersi salvare, gli ordina di raccogliere prima tutti i
documenti scritti precedentemente e di nasconderli in un luogo
sicuro nella città del dio Sole Sippar, perché non si disperda il
patrimonio culturale accumulato nei secoli. Ora per quanto
archeologi antichi come il re Nabonedo di Babilonia e moderni sia
professionisti che «tombaroli» si fossero accaniti a ricercare tale
biblioteca, questa risultava introvabile. E dire che proprio a Sippar
erano state recuperate per lo più in scavi clandestini decine di
migliaia di tavolette.
Statua detta «del dio Nabu», da Nimrud (Kalakh).
Secolo IX-VIII a.C.
(Londra, British Museum).

Scavi sistematici vengono intrapresi nel 1987 da archeologi


iracheni dell’Università di Baghdad i quali concentrano i loro sforzi
sull’area sacra che si trova nelle vicinanze del tempio principale di
Sippar, presso la Ziqqurat dedicata al dio principale del pantheon
sipparita, il dio Sole appunto. Dapprima gli archeologi portano alla
luce tre piccole stanze adiacenti al tempio adibite a magazzini per
arredi sacri e cereali. Ma all’inizio di novembre arriva la grande
scoperta: individuata nel muro la porta di accesso, gli studiosi
penetrano in una piccola stanza laterale, nella quale rinvengono una
biblioteca perfettamente conservata nella sua struttura originaria. Su
tre pareti della stanza corrono altrettanti ripiani in mattoni sorretti
da alcuni pilastri, anch’essi formati da mattoni, che intersecandosi
con i ripiani formano delle nicchie larghe 50 cm e profonde 80 cm;
su ogni ripiano, già prima della pulitura, si contano circa 20 nicchie
quindi una sessantina in tutto. Ad una prima sommaria valutazione
si pensa ad un numero di circa 300 tavolette di media grandezza,
che poi, a conto ultimato, salgono a circa 800. Gli archeologi
prendono subito in mano una tavoletta collocata sotto i ripiani delle
scaffalature, la puliscono e cominciano a leggerla. E qui si ha la
prima sorpresa: la tavoletta contiene il catalogo o indice dell’intera
biblioteca, del tutto simile ai cataloghi attuali.
La scoperta della biblioteca di Sippar è eccezionale sotto molti
punti di vista; innanzitutto dal punto di vista archeologico: è
rarissimo, infatti, il caso di una biblioteca ritrovata nella sua
interezza e quindi tale da fornirci tutta una serie di informazioni
sulla biblioteconomia e sulla manutenzione delle tavolette nel
mondo antico. Tutto quello che si sapeva fino ad ora circa
l’ordinamento delle tavolette nelle varie sale ad esempio delle
biblioteche di Ninive e di Nippur, per menzionare solo le più celebri
ed importanti della Mesopotamia, è frutto delle deduzioni inferite
da informazioni collaterali, quali l’ordine delle colonne e la
sequenza dei segni cuneiformi e la presenza delle annotazioni
scribali nei colofoni, mentre questa scoperta darà ora una risposta,
forse definitiva, ad un problema che è senz’altro centrale nell’ottica
degli studi antico-orientali. Ma più ancora questa scoperta ha un
significato concretamente filologico e storico-letterario. Quella
ritrovata a Sippar è infatti una raccolta di testi umanistici
contenente opere letterarie – mitologiche, epiche, sapienziali –,
opere a carattere religioso – inni alle divinità, oracoli e scongiuri –,
trattati di matematica, medicina e giurisprudenza, per non
dimenticare lavori di natura storiografica e lessicografica. Una volta
che sarà ultimato lo studio definitivo, sarà possibile non solo
tracciare un quadro più preciso della letteratura assiro-babilonese,
ma anche ricavare dei principi validi circa l’ordinamento e la
collocazione dei vari «volumi» in una biblioteca antica.
La più recente, in ordine di tempo, delle biblioteche della
Mesopotamia è infine quella del periodo seleucide rinvenuta ad
Uruk, la stessa città che ci ha restituito la più antica biblioteca del
mondo, quella appunto di Uruk III. Anche dopo la caduta di
Babilonia e la conquista di Ciro il Grande prima e di Alessandro
Magno dopo, una sparuta schiera di scribi ha continuato nella
veneranda città di Uruk non soltanto la tradizionale attività di
copiatura di testi antichi, ma si è anche cimentata con nuovi generi
letterari sia in lingua sumerica sia in lingua accadica, ed ecco che da
Uruk provengono ancora testi letterari, tra cui spiccano i trattati di
musicologia senz’altro nuovi nel panorama culturale mesopotamico.
Come poi dimostrano i testi di Gilgameš, gli scribi di Uruk hanno
continuato a creare nuove composizioni epiche e mitiche sui tempi
passati.

La biblioteca di Sippar

Va subito sottolineato che è la prima volta che gli archeologi


ritrovano una biblioteca pressoché intatta e per di più in situ, sicché
si hanno tutti gli elementi necessari per valutare i criteri in base ai
quali i testi venivano conservati dagli antichi. E gli archeologi
iracheni sono stati molto attenti nel registrare l’esatta collocazione
di ogni singola tavoletta nelle diverse nicchie della biblioteca, dato,
questo, che, unito all’altro fornito dal catalogo contenutistico, ci
potrà dare indicazioni utilissime circa la biblioteconomia babilonese:
a tale argomento è riservato il primo volume della nuova Serie
dell’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» dal titolo
Biblioteca di Sippar.
Che gli archeologi si trovassero davanti ad una vera e propria
biblioteca, lo compresero subito dopo che gli epigrafisti
cominciarono ad esaminare il contenuto delle tavolette: si tratta
nella stragrande maggioranza di testi letterari e lessicali, provenienti
da diverse città della Mesopotamia, da Babilonia, Nippur, Agade,
Uruk oltre che dalla stessa Sippar. Tali informazioni ed altre ancora
sulla scuola scribale di Sippar si possono desumere dagli oltre 70
colofoni presenti nelle tavolette; da questi apprendiamo inoltre che
le tavolette furono scritte da scribi diversi appartenenti a varie
famiglie. Sempre dai colofoni apprendiamo pure la datazione esatta
della redazione dei documenti: la maggior parte di essi risalgono al
periodo di regno di Nabucodonosor II e Nabonedo, mentre soltanto
alcuni sono stati scritti durante il regno di Neriglissar e addirittura
di Cambise.
Il carattere peculiare di biblioteca si evince pure dalla
particolare natura di alcuni documenti ricopiati da originali più
antichi: si hanno infatti testi del periodo di Akkad (Iscrizione di
Maništusu), della seconda dinastia di Lagaš (Gudea), della terza
dinastia di Ur (Šulgi), della prima dinastia di Babilonia (Ḫammurapi,
Samsuiluna, Ammiditana) ed un documento del periodo di regno di
Adad-apal-iddina. Come sta a dimostrare l’Inno ad Ḫammurapi,
recentemente pubblicato28, lo scriba è stato fedele nel riprodurre il
testo antico, non permettendosi neanche una volta di integrarlo
quando esso era lacunoso, ma inserendo accuratamente
l’annotazione scribale «rotto di recente».
Da un altro documento infine, IM 132563, un’iscrizione storica
dedicatoria alla dea Nanše, nel cui recto è ricordata la costruzione
del tempio (esirara-kuretaillani) da parte di Gudea di Lagaš e nel
cui verso la costruzione del tempio (é-šeš-šeš-gar-ra) da parte del re
Šulgi, due iscrizioni quindi di periodi storici ben diversi, si può
addirittura trarre la conclusione che fosse in atto anche per i testi
storici una raccolta per argomenti, corrispondente alle serie ben
note dei testi letterari e religiosi. Il nostro piccolo documento si
conclude infatti con il colofone in cui si dichiara che esso è copia
conforme di originali.
Sul ricchissimo contenuto della biblioteca di Sippar gli studiosi
sono stati informati subito dopo il recupero delle tavolette dagli
epigrafisti della missione archeologica e dallo stesso archeologo
Walid Al-Jadir. Altre notizie sono state fornite nel corso di questi
ultimi anni da F. Al-Rawi, uno studioso iracheno emigrato in
Inghilterra, al quale dobbiamo l’edizione di alcuni documenti della
biblioteca di Sippar a carattere letterario o storico-letterario.
A seguito della firma dell’accordo tra il College of Arts
dell’Università di Baghdad e il Dipartimento di Studi Orientali
dell’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» ho avuto
occasione di visionare la biblioteca, e soprattutto nell’ottobre-
novembre del 1993 di procedere, con l’aiuto di Silvia Chiodi, a
stilare un catalogo degli oltre 1000 tra testi e frammenti, anche in
vista della pubblicazione organica dell’intera biblioteca.
Il catalogo è organizzato in base ai seguenti gruppi di documenti
omogenei:
A. Testi letterari
B. Testi religiosi
C. Testi lessicali
D. Testi matematici
E. Prescrizioni mediche
F. Testi storici
G. Testi economici
H. Testi oscuri
I. Testi con colofoni
Nel primo gruppo (A. Testi letterari) sono compresi innanzitutto
i miti sia sumerici sia accadici per un totale di circa 50 testi: tra essi
citiamo varie tavole (Tavv. III-IV) del Lugal-e, la tavola I di an-gim-
dím-ma, varie tavole di Atramḫasis, Enūma Elîš, varie tavole
dell’Epopea di Gilgameš, tra cui la II e la V, Inanna e Bilulu, La
discesa di Inanna agli Inferi; al secondo posto vengono gli inni a
diverse divinità e sovrani: ricordiamo l’inno a Šamaš, ad Inanna, a
Nergal, a Tašmetum e ad Ḫammurapi; quindi le lamentazioni, tra
cui la lamentazione per Nintinugga, «signora di Isin», di cui parlerò
in seguito, e le lamentazioni per la distruzione di città. Seguono
oltre 150 testi per ora classificati come generici, che attendono
l’identificazione.
Nel secondo gruppo (B. Testi religiosi) sono compresi i
documenti dei presagi sia epatoscopici, sia teratologici, sia
appartenenti alla serie šumma alu, sia gli altri astrologici. Qui sono
incluse anche le emerologie e gli scongiuri, soprattutto della serie
udug-hul-a-meš, nonché i rituali.
Nel sesto gruppo (F. Testi storici) sono elencate iscrizioni dei
sovrani menzionati più su, da Maništusu a Gudea, da Šulgi a
Ḫammurapi, da Samsuiluna a Nabucodonosor II. Va ricordata pure
la Cronaca di Weidner, il Codice di leggi di Ḫammurapi, la lettera di
Kurigalzu e una raccolta di lettere.
Il settimo gruppo (G. Testi economici) è rappresentato per ora
solo da 5 esemplari, la qual cosa sottolinea ancor di più il carattere
squisitamente letterario della biblioteca del dio Sole rinvenuta a
Sippar.
Nell’ottavo gruppo (H. Testi oscuri) sono compresi quei testi che
ancora non sono stati attribuiti ai grandi raggruppamenti A, B e C.
Si tratta per lo più di frammenti che richiedono maggior tempo di
studio, trattandosi presumibilmente di documenti a carattere
letterario.
Il nono gruppo (I. Colofoni) registra i documenti con colofoni, ai
quali sarà dedicata una monografia, perché questi, come si è detto,
ci riveleranno sia le scuole scribali che ci hanno regalato questa
meravigliosa biblioteca, sia pure gli interessi prevalenti del
proprietario o committente della stessa. Il numero esatto dei
colofoni finora individuati è di 72.
Nel terzo gruppo (C. Testi lessicali), abbastanza ricco
numericamente, sono inclusi soprattutto i documenti afferenti alle
due serie più importanti HAR-ra ed é-a=naqu, oltre ovviamente a
LU=ša e Diri. Seguono i testi grammaticali e gli esercizi scolastici,
nonché i cataloghi ed un numero imprecisato di frammenti ancora
da identificare.
Nel quarto gruppo (D. Testi matematici) sono annoverate le
tavole di logaritmi, di progressione numerica e anche problemi di
algebra. Qui vanno inoltre inseriti i testi astronomici, tra cui
l’astrolabio e il più antico esempio di zodiaco.
Il quinto gruppo (E. Prescrizioni mediche), sebbene esiguo di
numero, risulta molto interessante per le malattie elencate a cui
seguono le medicine prescritte.

Ma torniamo a Babilonia per seguire brevemente il lavoro delle


scuole scribali intente a fare della capitale dell’omonimo regno il
centro culturale di tutta la Mesopotamia. Gli studiosi si muovono in
diverse direzioni; innanzi tutto raccolgono e ricopiano fedelmente le
opere scritte tramandate a voce dai Sumeri: si tratta per lo più di
scritti a carattere religioso, testi mitologici, epici, sapienziali e lirici.
Non essendo più parlato il sumerico, la lingua in cui erano redatti i
testi tramandati, gli scribi babilonesi iniziarono a comporre
dizionari, vocabolari e vere e proprie grammatiche per lo studio
della lingua ormai morta. Dopo aver appreso il contenuto delle
opere dei Sumeri, i saggi babilonesi iniziano il processo di
rielaborazione del materiale ereditato nella direzione sopraindicata.
Pur partendo infatti da basi solide, essi devono fare un lungo
cammino per giungere alla sospirata apoteosi di Marduk, dio
supremo del pantheon babilonese.
Ritenere, però, che gli scribi di Babilonia avessero solo in mente
il loro dio Marduk equivarrebbe a far torto all’intelligenza di quei
pensatori: infatti, così come promuovono gli studi linguistici, essi
coltivano le lettere in senso generale e le scienze. Del resto non
dimentichiamo che i «Caldei», come li chiamano gli scrittori greci,
erano famosi per le loro conoscenze di matematica e geometria e
per lo studio accurato dell’astronomia. Nel campo delle lettere, poi,
essi esplicano la loro genialità componendo ex novo opere letterarie
o riscrivendo intere epopee.
È così che nascono, assieme a rielaborazioni di poco impegno
come la Discesa di Ištar negli Inferi29 che è una sintesi dell’opera
sumerica Discesa di Inanna negli Inferi, opere originali che nulla
hanno a che vedere con la tradizione letteraria religiosa del mondo
sumerico: creazioni come il poema di Atramḫasis30, l’Epopea di
Erra31, il Mito di Nergal ed Ereškigal32, per citarne solo alcuni, sono
documenti preziosi di un nuovo modo di pensare, di una nuova
concezione della vita, propria dei Semiti, etnicamente e
culturalmente diversi dai Sumeri. A Babilonia vengono provati
nuovi modelli che testimoniano la profondità di pensiero dei loro
creatori e ideatori. Anche l’Epopea di Gilgameš, rielaborata da
racconti precedenti sumerici, è da considerare una creazione
letteraria completamente nuova e per stile e per contenuto33. La
letteratura sapienziale poi, con quella venatura d’ironia e
pessimismo propria dei Semiti, rivela che le scuole di Babilonia
erano fucine del sapere, i cui frutti ci lasciano ancora oggi ammirati
e attoniti.
Purtroppo lo spazio non ci consente di dilungarci sull’intero
patrimonio letterario e religioso di Babilonia; restringiamo pertanto
la nostra analisi al motivo dominante della letteratura religiosa dei
saggi babilonesi.

Verso una nuova teologia

Il pantheon sumerico, recepito e assimilato dai Semiti babilonesi,


presentava una struttura piramidale che vedeva a capo il dio An che
però condivideva il potere assieme ai suoi due figli Enlil e Enki, con
responsabilità ben determinate: An sovraintendeva al cielo, Enlil
alla terra, Enki all’abisso marino. In realtà, vuoi perché Enlil era il
dio della terra, vuoi perché i suoi sacerdoti a Nippur costituivano
una casta potentissima, era da Enlil che i sovrani sumerici
ricevevano l’investitura al potere regio. Enki non aveva nulla a che
fare con la regalità sumerica, sicché suo figlio Marduk era escluso
dal mondo decisionale che faceva capo a Enlil.
Anche qui i sacerdoti di Babilonia dimostrano tutta la loro
acribia: era ben noto l’antagonismo tra Enlil ed Enki, tanto che
qualche studioso ha pensato che le due divinità fossero
rappresentative di due religioni diverse, una ctonia e l’altra astrale,
amalgamate nella religione sumerica. I Babilonesi accentuano nei
loro scritti la rivalità tra i due dèi, ovviamente pendendo a favore di
Enki con il dimostrare non dico l’inettitudine di Enlil, ma
addirittura la sua poca saggezza e il suo malvolere verso l’umanità.
È questo il tema del poema di Atramḫasis, uno dei capolavori
della letteratura religiosa babilonese. Atramḫasis è l’eroe del diluvio,
un devoto di Enki, al quale viene rivelata la catastrofe per l’umanità
voluta e propugnata appunto da Enlil. In tre tavole vengono
raccontati l’antefatto, la catastrofe e le conseguenze del diluvio.
Soprattutto illuminante è la prima tavola che descrive la situazione
del mondo divino e umano prima del diluvio; il racconto del
diluvio, infatti, ci era noto da un poema sumerico e dalla tavola XI
dell’Epopea di Gilgameš. La visione offerta nella prima parte del
poema è frutto esclusivo del pensiero semitico-babilonese: gli dèi,
dopo essersi assegnati i compiti istituzionali, così come è stato detto
più su, affidano agli dèi inferiori il lavoro della terra che era
necessario per poter mangiare. Essendo però la fatica troppo pesante
e non reggendo al duro ritmo imposto dal gravoso compito, gli dèi
inferiori si ribellano, attuando il primo sciopero dell’umanità. Agli
dèi maggiori riuniti in assemblea, convocati dietro richiesta di Enlil,
capo della terra, gli dèi inferiori fanno presente la loro intenzione di
non lavorare più, appunto perché il lavoro è troppo faticoso.
Allora il saggio Enki fa la proposta di creare l’uomo perché porti
il canestro di lavoro e provveda al sostentamento degli dèi. Dopo la
descrizione del modo in cui l’uomo viene creato, lo scriba racconta
la nuova situazione nel mondo: gli uomini si moltiplicano e il loro
grido s’innalza sempre più violento verso il cielo, perché il lavoro
che gli dèi avevano rifiutato è altrettanto pesante per loro.
Nell’assemblea divina convocata ad hoc, prevale la proposta di Enlil
di punire l’arroganza degli uomini, dapprima con la peste poi con la
carestia e quindi con l’inondazione. Le punizioni vengono però
vanificate tutte e tre le volte dall’intervento di Enki a favore degli
uomini. Si avvicina così il momento della drastica decisione: Enlil
propone di porre fine all’umanità con il diluvio. Enki non vuole
acconsentire alla proposta ritenendola ingiusta e insana, ma il volere
dei molti prevale e così viene approvato il diluvio. Enki, però,
salverà l’umanità, rivelando ad Atramḫasis l’imminente tragedia e
ingiungendogli di costruire l’arca. Da qui il racconto non si discosta
più di molto dalle redazioni che conoscevamo già. La novità è
rappresentata da una frase con la quale lo scriba, divenendo quasi
per un momento attore del dramma, condanna la decisione di Enlil,
perché essa è «un atto cattivo, malvagio nei confronti
dell’umanità»34.
Non ci vogliamo addentrare in una discussione sui valori etici
del mondo babilonese; da sottolineare è soltanto l’atteggiamento
ostile e critico del compositore nei riguardi di Enlil, il capo reale del
pantheon sumerico, contrapposto alle reiterate manifestazioni di
devozione e gratitudine per Enki, il padre di Marduk. Quest’ultimo
ancora non compare nel mito di Atramḫasis. Egli infatti non svolge
alcun ruolo mitico nella letteratura sumerica precedente e in quella
babilonese dei primi periodi. Del resto son convinto che egli sia
arrivato a Babilonia con i Semiti che si stabiliscono nella
Mesopotamia centrale, provenienti dalla Siria. Anche la sua
discendenza da Enki-Ea è frutto di sincretismo con Asalluḫi, il vero
figlio di Enki, esperto di scongiuri.
Con le critiche a Enlil non si riesce certo a costruire una nuova
figura alternativa al capo del pantheon, da tutti riconosciuto come
tale; ci vuole al contrario un lavoro di pensiero che azzeri il passato
e ridisegni ex novo le vicende mitiche.
A dire il vero, c’era stato un tentativo, rivelatosi subito fallito, di
sostituire il dio Enlil con una figura diversa, ma pur sempre a lui
collegata. Nel mito di Ninurta e Anzu, infatti, si assiste a qualcosa di
straordinario: verso la fine35 il dio che si era distinto per aver ucciso
il mostro Anzu, che aveva rubato al dio Enlil le insegne del potere
regale e la «Tavoletta dei destini», invitato dai messaggeri divini a
concludere la sua esaltante impresa con la consegna del bottino
riconquistato al suo naturale signore e padrone, si rifiuta
affermando di voler mantenere per sé non solo le insegne, ma anche
la «Tavoletta dei destini». A nulla servono tutte le concessioni
accordategli dal mondo divino, tra cui quelle esaltanti di avere un
luogo di culto in tutte le città della Mesopotamia.
Non sappiamo se il rifiuto del dio sia stato concepito già nel
periodo paleobabilonese, essendo esso documentato soltanto, per
adesso, nella versione neoassira, né se tale concezione sia da
attribuire al pensiero babilonese o a quello assiro. Certo esso fu di
breve durata, perché a prevalere fu il concetto degli intellettuali
babilonesi, che preferirono al dio Ninurta, figlio di Enlil, il dio
Marduk, «primogenito di Enki»

L’Enūma Elîš o l’apoteosi di Marduk

Ed è quanto i Babilonesi riescono a fare, inventando il famoso


poema della creazione, detto, dalle prime parole, Enūma Elîš, il
poema dell’apoteosi di Marduk. Questa composizione racchiude in
sé la risposta di Babilonia a quanti si rifiutavano di accettare
Marduk come dio supremo e garante della regalità. Con il poema
Enūma Elîš non solo Marduk assurge al rango di primo dio, ma
anche Babilonia, la sua città preferita, diventa la sede della regalità
mesopotamica.
Si discute ancora oggi sulla data di composizione del poema che
alcuni vorrebbero collocare nel II millennio, altri nel I. Io sono
convinto che esso rispecchi la situazione attorno al 1100,
corrispondente all’incirca al periodo di regno di Nabucodonosor I, il
grande riformatore religioso e politico di Babilonia. Non mi sembra,
infatti, che i Babilonesi avessero già nel periodo paleobabilonese
elaborato il loro sistema religioso a tal punto da aver individuato gli
elementi di primato assoluto di Marduk.
Il poema, che si articola in sette tavole, si apre con la descrizione
degli eventi che riguardano il tempo in cui neanche gli dèi erano
stati generati, e gli unici esseri viventi erano Apsu, l’acqua dolce
abissale, Tiamat, l’acqua del mare, e il loro figlio Mummu36:

1 Quando in alto i cieli non avevano un nome,


e in basso la terra non era chiamata per nome,

esistevano (soltanto) Apsu, il primo, il loro genitore,


e la creatrice-Tiamat, che ha partorito tutti:
5 essi mescolavano le loro acque, fondendole in un tutt’uno,

prima ancora che i prati fossero formati e gli stessi canneti si


potessero individuare,
quando nessuno degli dèi era (ancora) apparso
o aveva ricevuto il nome e i destini non erano fissati,
allora nel loro seno furono creati gli dèi.

Così inizia il poema. Segue il racconto della generazione di


coppie di divinità, dapprima Laḫmu e Laḫamu, poi Anšar e Kišar;
dall’ultima coppia nasce An che genera a sua volta Nudimmud (=
Enki). Ma i giovani dèi fanno troppo baccano e così disturbano la
quiete di Apsu che si rivolge a Tiamat perché punisca,
annientandoli, i suoi stessi figli. Al rifiuto energico di lei, Apsu,
sostenuto da Mummu, decide lo stesso di procedere da solo alla
distruzione.
Appena i giovani dèi vengono a sapere delle decisioni di Apsu,
sono costernati e addolorati. Allora Enki, il più saggio, evoca un
cerchio magico che protegga gli dèi dall’attacco di Apsu; getta un
incantesimo sullo stesso Apsu, lo addormenta e quindi lo incatena,
lo spoglia delle sue insegne e infine lo uccide, costruendo proprio
sull’Apsu la sua dimora. Nella sua nuova residenza Enki genera
l’eroe del poema, il dio Marduk37:

Nella cella dei destini, nella stanza degli archetipi,


80 fu generato il più saggio dei saggi, il più intelligente degli dèi, Bel.

Marduk fu partorito nell’Apsu,


nel puro Apsu nacque Marduk:

Ea, suo padre, lo generò,


Damkina, sua madre, lo partorì.

85 Egli fu allattato al seno delle dee,


una balia lo allevò e lo riempì di splendore.

La sua corporatura era ben sviluppata, lo sguardo dei suoi occhi


accecante;

la sua struttura era virile, potente fin dall’inizio.

Anu, il genitore di suo padre, lo vide,


90 fu pieno di giubilo e rise; il suo cuore si riempì di gioia.

Così viene descritta la nascita di Marduk, un dio superiore


senz’altro, ma che viene inoltre arricchito di ulteriori doni: Anu
infatti crea quattro venti come regalo personale per il nipote. Ma a
questo punto si ripete quasi la scena iniziale: Tiamat viene
disturbata dal chiasso degli dèi e di Marduk in particolare, e i suoi
accoliti la convincono a scendere in guerra, anche per vendicare la
morte del suo sposo Apsu, che Enki aveva ucciso. Tiamat
acconsente e crea undici specie di mostri a forma di serpenti e
draghi; affida il comando a Kingu, suo novello sposo, e gli dona
persino le tavolette dei Destini. La guerra che vede spaccato il
mondo primordiale in due, ormai incombe quando Ea apprende le
trame di Tiamat. Egli si rivolge allora ad Anšar perché trovi il
sistema di neutralizzare l’assalto delle forze infernali. Anšar affida il
compito di contrastare Tiamat, dapprima ad Ea e quindi a suo figlio
Anu. Ambedue le divinità falliscono miseramente, sicché l’umore
del mondo degli dèi è fra i peggiori. Sembra evidente che Tiamat e
il suo esercito di mostri avranno la meglio! Anšar però si ricorda del
giovane dio nato da Ea e pensa di dover fare un ultimo tentativo
proprio con Marduk. Questi, opportunamente istruito dal padre, si
presenta ad Anšar, offrendosi volontario, ma chiede qualcosa in
cambio38:

Bel si rallegrò alle parole di suo padre,


con il cuore gioioso così parlò a suo padre:

155 «Signore degli dèi, destino dei grandi dèi,


se io devo essere il vostro vendicatore,
legare Tiamat e così mantenervi in vita,

allora convocate un’assemblea e proclamate per me un eccelso


destino.

Sedetevi tutti insieme gioiosamente in Ubšukkinakku,


160 e fate in modo che al posto vostro sia io a decidere il destino
con la mia parola.

Tutto quello che io decido, non deve essere mai mutato,


né un mio ordine deve essere cambiato o revocato!».

Anšar e tutta l’assemblea divina (siamo all’inizio della tavola IV)


accolgono la richiesta di Marduk, consapevoli che così facendo gli
concedono la supremazia su tutti gli dèi:

1 Essi eressero per lui un trono principesco,


ed egli si inchinò davanti ai suoi padri, per ricevere la regalità:

«Tu sei il più riverito tra i grandi dèi,


il tuo destino è senza pari, il tuo verdetto come quello di Anu.

5 Marduk, tu sei il più onorato tra i grandi dèi,


il tuo destino è senza pari, il tuo verdetto come quello di Anu.

D’ora in avanti il tuo verdetto non deve essere più cambiato,


è in tuo potere l’innalzare e l’umiliare;

la tua parola è efficace, il tuo comando non può essere più


contraddetto;
10 nessuno degli dèi oltrepasserà più il confine da te stabilito.

Per le abitazioni degli dèi sarà richiesto l’approvvigionamento,


affinché tu nei luoghi di culto, trovi posto!

Tu sei Marduk, il nostro vendicatore,


noi ti abbiamo conferito la regalità sulla totalità dell’universo
intero;

15 prendi posto nell’assemblea: là la tua parola sia preminente.


Le tue armi non devono fallire, ma colpire i tuoi nemici!».

Dopo questo pubblico riconoscimento Marduk si accinge alla


lotta, preparandosi in modo adeguato: egli plasma un arco, solleva la
mazza, si cinge di splendore terrificante e appronta una rete per
catturare Tiamat, sistemando ai quattro angoli i potenti venti del
sud, del nord, dell’est e dell’ovest; crea inoltre il vento cattivo, le
trombe d’aria, e i venti più violenti. Sale sul suo carro guidato dai
demoni-tempesta, dai nomi significativi: Assassino, Implacabile,
Scalpitante, Veloce; si fa accompagnare da altri due spiriti,
«Combattimento terribile e Battaglia» e «Assalto che travolge tutti
coloro che gli si frappongono». Così equipaggiato egli va incontro a
Tiamat e al suo esercito. Quando i nemici scorgono il terribile
Marduk sono presi da paura e fuggono, solo Tiamat resta a piè
fermo. Invitata al duello, si scatena una battaglia micidiale a base di
magia, laddove Marduk è nettamente superiore, sicché Tiamat
soccombe: dopo averla presa nella rete, le lancia in bocca il vento
cattivo, le getta una freccia e la spacca in due, ponendo fine alla sua
vita. Prende quindi prigionieri i soldati con Kingu a capo e li rende
schiavi; a Kingu poi toglie la «tavoletta dei Destini» e se l’appende
al collo dopo avervi impresso il suo sigillo, a significare che d’ora in
poi è lui il legittimo proprietario. Egli crea anche le stelle, determina
l’anno in dodici mesi ponendoli sotto l’egida di tre stelle. Crea
inoltre la stella polare e le postazioni di Enlil e di Ea. Fa sorgere la
Luna e la fa responsabile dei giorni del mese, quindi affida al Sole il
giorno, così come alla Luna la notte. Dopo aver sistemato il cielo,
Marduk organizza la terra, creando le nuvole, i fiumi, la
vegetazione, e infine l’uomo plasmato con creta mista al sangue di
Kingu, il capo dell’esercito di Tiamat.
Finita l’opera di creazione susseguente alla vittoriosa battaglia
contro Tiamat, Marduk decide di costruire come sua sede Babilonia,
d’ora in poi sede anche della regalità su tutto l’universo. Gli dèi, per
gratitudine verso Marduk, prendono gli arnesi da lavoro e si
accingono essi stessi ad erigere il santuario di Marduk, l’Esagila, con
annessa la Torre di Babele. Quando il tempio è completato, Marduk
invita tutti gli dèi a risiedervi assieme a lui, e questi, riconoscenti,
gli attribuiscono cinquanta nomi.
Il poema Enūma Elîš non verrà esaltato mai abbastanza: esso è
l’espressione più alta che la Babilonia ci abbia tramandato e una
composizione di alta teologia. Il sogno di Babilonia di essere il
centro culturale e spirituale della Mesopotamia, grazie alla
stringente logica di cui è pervaso il poema, è diventato realtà. Un
nuovo astro, il più fulgido, è salito nel cielo mitologico della
Mesopotamia, e sarà lui il dio supremo riconosciuto d’ora in poi da
Babilonesi e Assiri, sarà lui ad incarnare per i Greci il mondo divino
babilonese con il suo nome Belo, che vuol dire appunto «Signore».
Marduk è infatti il Signore per eccellenza, il re degli dèi e Babilonia
la sua sede unica.
I Babilonesi non vogliono che si dimentichi questa loro
operazione culturale ed ogni anno viene ricordato il trionfo di
Marduk nella festa del Nuovo Anno. Essa si celebrava a Babilonia
nei primi undici giorni del mese Nisan, il primo dell’anno, una festa
grandiosa con cerimonie particolari e il culmine nella processione
della statua di Marduk e di suo figlio Nabu, venuto apposta da
Borsippa, dal tempio Esagila al tempio Akitu, il tempio del Nuovo
Anno sito fuori le mura.
La processione, che si snodava per la stupenda Via della
Processione dalle pareti decorate con mattonelle smaltate policrome
con raffigurazioni di leoni, attraversava la Porta di Ištar, anch’essa
ornata di mattonelle policrome raffiguranti draghi e tori, e, passato
il ponte sul fiume, raggiungeva finalmente il tempio, le cui porte si
aprivano una volta l’anno.
Tale festa, senza dubbio la principale delle feste di Babilonia,
poteva essere celebrata solo in presenza del legittimo sovrano che
aveva il compito di avviare la processione dopo aver «preso per
mano» Bel e Nabu. Il senso profondo di tale gesto, che molti re
assiri avrebbero volentieri compiuto, ma ai quali fu impedito dai
sacri difensori delle pure tradizioni babilonesi, non può essere messo
in discussione: solo un re legittimo di Babilonia può prendere per
mano il dio e nessun altro, tant’è vero che quando il re è assente per
qualche motivo la festa non viene celebrata.
Tra i vari riti della festa, due sono i più significativi. Nel primo,
il sommo sacerdote innalza per ben due volte le tavole su cui è
scritto il poema Enūma Elîš, la qual cosa evidenzia la stretta
connessione tra la festa del Nuovo Anno e la celebrazione di
Marduk come dio supremo del pantheon mesopotamico. In
occasione della festa del Nuovo Anno si voleva ricordare l’apoteosi
di Marduk in seguito alla vittoria su Tiamat. Il secondo rito che
precede la processione riguarda il re: egli viene introdotto nel
tempio, spogliato delle sue insegne regali, fatto inginocchiare, e
allora gli si fa pronunziare l’atto di penitenza in cui vengono
ricordati tutti i doveri del sovrano, doveri che egli deve aver assolto.
Dopo l’atto penitenziale il sommo sacerdote gli dà uno schiaffo,
quasi a ricordargli il suo stato di essere umano, e, se piange per il
dolore, allora il dio Marduk benedice il re e il suo popolo,
garantendo prosperità e successo per il nuovo anno; se invece non
piange, allora si hanno segni nefasti.
Purtroppo non possiamo analizzare minuziosamente questo
documento stupendo, per mancanza di spazio: ma anche da queste
poche battute si evidenzia la centralità di Babilonia, con il suo dio
Marduk, anche per la regalità sul paese. Il sovrano di Babilonia
regna in quanto scelto da Marduk, il quale è stato fatto signore degli
dèi dall’assemblea divina. Il re di Babilonia conseguentemente è il
vicario di Marduk, non un despota assoluto come il re assiro; non
per nulla, anche Nabucodonosor si chiama spesso nelle sue iscrizioni
non «re di Babilonia», bensì «governatore di Babilonia».

IV. TRADIZIONE LETTERARIA DELLA MESOPOTAMIA SEMITICA:


FORME E CARATTERI, FONTI E CRONOLOGIA

Allusioni letterarie nell’arte protodinastica

Si è sottolineato nei paragrafi precedenti che ancora sotto il


predominio sumerico della Mesopotamia, soprattutto al tempo di
Fara e di Abu Salabikh, non solo era documentata la presenza di
Semiti, ma anzi essi partecipavano attivamente alle iniziative
culturali dei Sumeri stessi: così si spiegano facilmente i diversi nomi
semitici degli scribi che firmano i vari documenti letterari e lessicali
del periodo in questione.
Che tali scribi non operassero esclusivamente in campi
propriamente sumerici, è dimostrato dalla presenza di testi
prevalentemente semitici, attestati a Fara, ad Abu Salabikh, e
soprattutto ad Ebla.
Prima ancora, però, della scoperta della biblioteca di Ebla, era
lecito almeno supporre una attività letteraria degli scribi semitici
operanti nell’area sumerica: la produzione sfragistica del periodo
protodinastico mesopotamico è, infatti, ricca di motivi mitologici
che difficilmente si lasciano ricondurre al pensiero religioso
sumerico, ma che, invece, sono documentati nella letteratura
accadica posteriore.
P. Steinkeller, tra i motivi espressi nei sigilli, ne ha
recentemente39 individuati tre, che sicuramente si rifanno a episodi
elaborati letterariamente a partire dal periodo paleobabilonese:
questi motivi riguardano il volo di Etana sulle ali dell’aquila,
ampiamente documentato nell’omonimo mito del re di Kiš, appunto
Etana40, attestato in redazioni del periodo paleobabilonese,
medioassiro e neoassiro, che convalidano alla perfezione quanto gli
artisti del protodinastico hanno espresso nei circa ventuno sigilli. Un
secondo motivo, questa volta più problematico, si riferisce alla
divinità che taglia rami di albero e che viene elevata al grado di
sovrano da una dea: secondo lo studioso, esso si riferisce al mito
Nergal ed Ereškigal41, che abbiamo epigraficamente documentato in
copie del periodo di el-Amarna, del periodo neoassiro e del periodo
tardobabilonese. Il terzo motivo riguarda le scene che raffigurano
un viaggio del dio Sole per mare: un mito riguardante il dio Sole
non è noto, almeno finora, nella documentazione proveniente dalla
Mesopotamia; esso è, però, attestato in quella di Ebla.
Se a questi tre esempi si aggiunge poi la raffigurazione
dell’aquila leontocefala, Anzu, sia nella glittica mesopotamica sia in
quella siriana di Ebla e di Mari, allora non possiamo non pensare ad
un altro mito, quello di Ninurta ed Anzu42, attestato epigraficamente
nella letteratura mitologica accadica a cominciare dal periodo
paleobabilonese fino al periodo neoassiro, ma che almeno
implicitamente era noto agli scribi sumerici, perché ad esso si fa
riferimento nel testo definito dagli studiosi Ninurta e la tartaruga43.
Si sono voluti citare soltanto alcuni esempi che documentano, o
almeno adombrano, un’attività letteraria degli scribi semitici
operanti nelle scuole sumeriche del periodo protodinastico, ma i cui
prodotti sono attestati a cominciare dal periodo paleobabilonese.

Letteratura religiosa dell’età sargonica

Nel periodo della dinastia di Akkad, corrispondente al primo


predominio semitico della Mesopotamia, sono ben note le
composizioni letterarie di Enḫeduanna, la figlia di Sargon, che
dimostra una conoscenza approfondita della lingua sumerica e dello
stile letterario della sua poesia.
Ma, oltre alla cura del sumerico letterario, si hanno le prove che
in tale periodo, oltre alle iscrizioni reali e ai documenti economici,
redatti nella nuova lingua chiamata dagli studiosi «paleoaccadico»,
gli scribi certamente semitici facevano i primi tentativi di redigere
opere letterarie anche nella nuova lingua, differente dal sumerico.
Sono, infatti, a noi giunti testi sicuramente semitici di carattere
prevalentemente letterario, come ad esempio gli incantesimi
d’amore di natura non religiosa, ma esclusivamente profana. Nel
campo, poi, della letteratura più propriamente religiosa, non
mancano scongiuri che seguono la tradizione già inaugurata a Fara
ed Ebla, la qual cosa sta a dimostrare l’intensa attività delle nuove
scuole scribali volute dalla dinastia regnante.
Certo, ancora mancano testi letterari di altro genere, soprattutto
mitologico, di questo periodo, ma la presenza massiccia di
composizioni religiose e non nel periodo paleobabilonese, ci fa
presumere che tale mancanza della documentazione attualmente a
disposizione sia dovuta al puro caso. Non dimentichiamo che,
ancora oggi, nonostante le ricerche accanite condotte negli scavi
archeologici degli ultimi cento anni, non siamo stati in grado, o non
abbiamo avuto la fortuna, di individuare il sito della capitale fatta
costruire da Sargon di Akkad.
Bisogna aspettare l’epoca paleobabilonese per poter leggere
opere letterarie di grande valore, anche nel campo della mitologia,
che, però, non sarebbero spiegabili se non avessero avuto dietro una
lunga e continua tradizione attiva.

Letteratura mitologica e sua collocazione

Nel volume Mitologia sumerica, in questa stessa collezione,


parlando della storia degli studi sull’interpretazione dei miti, dopo
aver discusso delle varie tendenze interpretative, ho accennato
anche al concetto, mio personale, dell’uso del termine «mito», che
qui vorrei ripetere, a scanso di eventuali equivoci44:
«Col termine “mito”, che uso coerentemente in questo libro,
intendo “quei racconti che hanno come attori principali gli dèi e la
loro sfera di azione sia nel macrocosmo sia nel microcosmo”. Il loro
intervento, anche massiccio, in racconti riguardanti l’uomo, sia il
cittadino comune sia il sovrano, foss’anche un eroe, non giustificano
affatto l’attribuzione al genere di mito. Così Gilgameš e la sua
straordinaria epopea classica, come pure i racconti sumerici che lo
concernono, da me sono considerati come “Poemi epici”.
Ovviamente una difficoltà si può avere con Adapa, che per
definizione è un “Saggio”, un essere metà uomo e metà pesce, come
vuole la tradizione, quindi che sta a metà strada tra mondo divino
ed umano. Essendo però la tradizione che lo riguarda, per adesso,
trasmessa in accadico, mi porrò il problema prossimamente, ma, pur
confessando di essere a disagio nell’operare una scelta, opterò
sicuramente per mito».
Pur confermando adesso le opzioni fatte in tale lavoro, non nego
di mantenere il riserbo sulla validità delle mie scelte, che
continuano ad essere personali e non di carattere generale. Sulla
base, quindi, di tale premessa, in questo paragrafo e soprattutto nel
successivo parlerò di testi mitologici documentati nella letteratura
assiro-babilonese, un prodotto quindi dell’etnia semitica, succeduta
ai Sumeri a cominciare dal 2000 a.C. e identificata a ragione con la
venuta in massa degli Amorrei, che anzi riuscirono a creare nuove
dinastie e nuove serie di capitali, come Babilonia al sud e Assur al
nord.
Già a cominciare dal periodo paleobabilonese si nota subito una
intensa attività letteraria, che, pur confermando la fedeltà alla
tradizione, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della triade
cosmica – An, Enlil ed Enki/Ea – non manca certo di personalità e
proprietà, che si manifestano in particolari caratteristiche attribuibili
esclusivamente alla mentalità semitica.
Al carattere proprio della civiltà sumerica, che si adegua senza
discussione alcuna al dettato del mondo divino, viene sostituito
adesso il carattere più propriamente semitico, quindi ribelle e in un
certo senso ostile al disegno preordinato del mondo divino. Non
nascondo, quindi, la mia simpatia verso un modo di pensare per
certi versi diverso e forse anche aberrante, espresso dagli scribi
semiti nel valutare la realtà cosmica e umana.
In certi libri di storia della letteratura accadica, viene
sottolineato ancora come gli Assiri-Babilonesi hanno avuto bisogno
di alcune centinaia di anni per riuscire a produrre composizioni
letterarie, e mitologiche in particolare, all’altezza di quelle create
dai Sumeri. Quanto sia falsa tale tesi è, a mio parere, dimostrato in
primo luogo dal mito di Atramḫasis45, creato già nel periodo
paleobabilonese, agli inizi quindi della sedentarizzazione dei Semiti
amorrei in Mesopotamia. Certo, fino al 1966, l’edizione
paleobabilonese del mito non era conosciuta, nascosta com’era negli
scantinati del British Museum. Ma erano già sufficienti altri testi
letterari che documentavano la maturità letteraria degli scribi
babilonesi, per non autorizzarci a commettere un errore come
quello or ora enunciato.
Oltre, infatti, al mito di Atramḫasis, che, come si vedrà in
seguito, ha avuto una lunga tradizione e una elaborazione che dura
fino al periodo neobabilonese, dobbiamo ricordare come
sicuramente attribuibili allo stesso periodo di Ḫammurapi, il già
nominato mito di Etana46, il mito di Ninurta e Anzu47, il mito di
Adad e il drago48, Beletili e Lillu49, per non parlare della prima
stesura dell’Epopea di Gilgameš50.
Ovviamente nei periodi successivi si assiste alla rielaborazione di
questi miti, assieme alla redazione e composizione di nuovi, come
per esempio la Discesa di Ištar agli Inferi51 e il succitato mito Nergal
ed Ereškigal52, per giungere nel periodo neoassiro alle mirabili
composizioni dell’Enūma Elîs53 e del mito di Erra54, che
raggiungono sicuramente un apice letterario di ineguagliato
primato.
Vanno citati, inoltre, come appartenenti al genere mitologico,
quella serie di scongiuri i cui inizi si rifanno ad avvenimenti
cosmologici o in genere riferiti al microcosmo, quasi come
introduzione agli scongiuri veri e propri. Anche in diversi inni alle
divinità non mancano allusioni ad avvenimenti propriamente
mitologici.
In conclusione, possiamo affermare con sicurezza che la
mitologia accadica non è certo inferiore a quella sumerica, anzi, se
posso esprimere un parere personale, la eguaglia senz’altro, se
proprio non la supera per la sua intrinseca dinamicità e vivacità.

Stile poetico: poesia e opere drammatiche

Già studiando la mitologia sumerica avevamo rilevato il


carattere poetico dello stile di numerose composizioni; anzi si era
ricordato come alcuni studiosi, oltre a sottolineare questo specifico
aspetto, avevano ipotizzato un diverso impiego di questo genere
letterario: S. N. Kramer era stato il primo ad ipotizzare che certe
opere sumeriche andavano considerate dei veri e propri testi
teatrali, da eseguire in appositi drammi, recitati o cantati in
occasioni o religiose o profane.
Analizzando ora lo stile dei miti assiro-babilonesi, notiamo che
anch’essi sono composti non in prosa, ma in poesia. Gli studiosi, a
dire il vero, hanno tentato di ricostruire le leggi e i criteri che
sottintendevano alla composizione di tali opere, alcuni ricercando
addirittura metri simili alla poesia greca dei periodi posteriori. Il
loro fallimento, però, significa soltanto che i criteri adottati dagli
scribi mesopotamici erano diversi e non comparabili a quelli usati
dai loro colleghi greci.
Il criterio poetico delle composizioni mesopotamiche è basato
non tanto sul metro delle singole sillabe, ma su altri principi, come
la lunghezza o brevità delle parole e la sistemazione nei registri. Già
nell’Epopea di Gilgameš avevamo osservato che i versi erano delle
composizioni che erano da leggere o in terzine o quartine55; anche
nei testi mitologici abbiamo fatto lo stesso rilievo, per cui nella
traduzione italiana ho voluto ricalcare lo stesso principio degli
antichi scribi.
Si nota anche, ad una analisi attenta, nelle redazioni dei periodi
successivi al paleobabilonese, che la composizione in distico è
diventata anche visivamente un verso solo, creando un nuovo
distico composto originariamente in quartine.
Due altre notazioni vanno fatte riguardo allo stile compositivo,
così come esso è espresso sulla tavoletta incisa: diversi testi, come ad
esempio il mito di Ištar e Saltu56 oppure Nergal ed Ereškigal57, per
citare solo due esempi, presentano delle linee divisorie del testo che
si spiegano facilmente come indicazioni dello scriba di un
canovaccio recitativo, così come riconosciuto da S. M. Chiodi58.
Quanto sia valida questa ipotesi, è avvalorato anche da indicazioni
sumeriche o accadiche, che troviamo nei testi stessi: così, infatti,
sono da spiegare gli incisi, come «ritornello», che troviamo ad
esempio in Ištar e Saltu59.
Sebbene, infine, ci manchino prove definitive comprovanti
l’ipotesi che facciamo nostra, e cioè che molte composizioni fossero
destinate al pubblico uditorio, ricordiamo che in alcune di esse vien
detto esplicitamente che venivano recitate in occasione di feste,
come ad esempio l’Enūma Elîš60 durante la festa del Nuovo Anno.
Il termine «mito», da noi coerentemente usato nella discussione
dei diversi testi afferenti a questo volume, non corrisponde
ovviamente ad una classificazione degli antichi scribi: la maggior
parte dei testi qui tradotti porta la designazione scribale di «inno»,
la qual cosa non solo conferma l’accezione poetica del documento,
ma anche ci fa allo stesso tempo comprendere quanto siamo lontani
dalle attribuzioni dei documenti volute dai loro creatori.

Autori
A differenza delle opere letterarie sumeriche, i cui autori
vengono taciuti, quasi che gli scribi avessero una certa ritrosia ad
attribuirsi quello che noi moderni consideriamo un merito (un
costume, questo, seguito dalla maggior parte degli scribi
mesopotamici), almeno di alcune opere accadiche conosciamo con
sicurezza i redattori, se non addirittura i compositori.
Tralasciando per ora le attribuzioni del catalogo di autori del
periodo neoassiro, dove intere serie di composizioni religiose sono
attribuite al dio Ea o ai suoi Saggi, ad esempio Adapa61, leggendo i
documenti a noi pervenuti, vi troviamo nella dossologia finale
l’annotazione del nome dello scriba, che possiamo accreditare come
compositore dell’opera: ciò vale sicuramente per il mito di Erra, Tav.
V:

Kabti-ilani-Marduk, figlio di Dabibi, è il compositore della sua


tavoletta;
il dio gliene fece la rivelazione nel corso della notte e, quando egli
al mattino la recitò, non tralasciò alcuna riga:
una sola riga non vi aggiunse di suo.

45 Erra lo udì ed espresse la sua approvazione;


piacque anche a Išum, suo araldo;
anche tutti gli dèi lo encomiarono assieme a lui.

Allora l’eroe Erra così parlò:


«Nel santuario del dio, che questo canto glorifica, abbondi la
ricchezza;
50 quel dio, invece, che lo rigetta, non abbia a odorare più incenso.

Il re che magnifica il mio nome, abbia signoria in tutto il mondo;


il principe che proclama la lode del mio eroismo, non abbia rivale;
il cantore che lo canta non morirà nella distruzione,
ma al re e al principe sarà gradita la sua parola;

55 lo scriba che lo impara a memoria sfuggirà dal paese nemico e sarà


onorato nel proprio paese;
nel sacrario dei sapienti, dove essi fanno continua menzione del mio
nome, io elargirò loro la sapienza.
Nella casa dove questa tavoletta è conservata – furoreggi pure
Erra, facciano pure uccisioni i Sibitti –
la spada della distruzione non le si accosterà: la salvezza si poserà
sopra di essa.

Questo canto duri per sempre, permanga in eterno;


60 tutti i paesi lo odano e celebrino il mio eroismo;
tutti gli abitanti lo imparino e glorifichino il mio nome.

Kabti-ilani, il compositore del mito, non solo afferma che egli è


il creatore del poema, ma anche sostiene che quanto egli ha scritto
non è sua creazione, in quanto gli è stato rivelato dalla divinità: per
questo il testo da lui composto è gradito al mondo divino e deve
essere accettato dai sovrani di Babilonia, in quanto loda azioni
compiute dagli dèi.
La seconda opera letteraria di cui conosciamo l’autore è l’Epopea
di Gilgameš. Secondo, infatti, un catalogo di testi e di autori del
periodo neo-assiro, rinvenuto nella Biblioteca di Assurbanipal e
pubblicato da W. G. Lambert, la Serie di Gilgameš sarebbe stata
concepita dal Sacerdote-esorcista Sinleqiunnini. Questo sacerdote,
sempre secondo Lambert, sarebbe vissuto nel XIII-XII sec. a.C., alla
fine cioè della dominazione cassita in Babilonia, e più precisamente
nel momento in cui la Babilonia, con il sovrano Nabucodonosor I,
riuscì ad ottenere la sua indipendenza dal dominio straniero.
Sull’autenticità di tale informazione e sull’attribuzione
dell’Epopea classica di Gilgameš allo scriba-esorcista Sinleqiunnini62,
di cui però si dichiarano discendenti molti scribi del periodo
neobabilonese63, ha avanzato seri dubbi A. Shaffer. E ciò per due
motivi: lo studioso israeliano è convinto che l’Epopea di Gilgameš
sia stata scritta nel periodo paleobabilonese, e tutte le aggiunte
posteriori, che hanno trovato la loro massima espressione nella
strutturazione in 12 tavole dell’Epopea classica, altro non sarebbero
che degli interventi più o meno maldestri che hanno falsificato la
composizione originaria.
L’altro argomento per cui non sarebbe degna di fede
l’attribuzione dell’Epopea classica allo scriba Sinleqiunnini è
costituito dal fatto che nello stesso catalogo dove compare il nome
del nostro scriba sono elencate anche opere che sarebbero state
composte o direttamente da dèi, come il dio Enki, o da personaggi
mitici come il re di Uruk Enmerkar, o dai sette saggi come Oannes e
Adapa, o addirittura, infine, da un cavallo.
Mentre dissentiamo da Shaffer a proposito della datazione
dell’Epopea di Gilgameš, in quanto siamo convinti che essa sia stata
concepita, nella redazione a noi nota dalle copie rinvenute nella
Biblioteca di Assurbanipal, proprio nel periodo mediobabilonese,
non possiamo non essere d’accordo con lui quando mette in dubbio
l’attendibilità delle notizie contenute nel catalogo.
Comunque sia, la tradizione che attribuisce l’Epopea classica a
Sinleqiunnini doveva essere molto radicata nella coscienza degli
Assiro-Babilonesi, e una conferma di ciò ci viene data da un
documento interessante rinvenuto proprio nella città di Uruk e
datato all’anno 147 a.C., al tempo cioè del re Antioco.
Il testo, pubblicato dal sumerologo J. van Dijk, contiene un
elenco dei re antidiluviani e post-diluviani, ad ognuno dei quali è
assegnato come consigliere un apkallu, cioè un saggio (i saggi,
secondo la tradizione mesopotamica, erano degli esseri semi-divini
mandati dagli dèi sulla terra per insegnare agli uomini tutte le arti,
compresa quella dell’esercizio del potere). Ebbene, proprio per il
periodo post-diluviano, sono elencati come sovrani due re di Uruk:
il primo è Enmerkar ed il secondo Gilgameš. Enmerkar ha come
consigliere l’apkallu Nungalpiriggal; per quanto concerne Gilgameš,
ecco che cosa si legge:
Durante il regno di Gilgameš era consigliere Sinleqiunnini.

Nel mio libro sui Sumeri64 ho discusso dettagliatamente questo


testo e ho fatto rilevare che mentre con Enmerkar si ha una
continuità con l’era precedente, in quanto anche il primo sovrano di
Uruk avrebbe avuto come consigliere un essere semi-divino
chiamato apkallu, con Gilgameš le cose cambiano radicalmente: egli
infatti, concordemente con tutta la tradizione, si avvale per
l’esercizio del potere di un consigliere umano detto ummanu
«Maestro» e non più apkallu. Che il nome del consigliere di
Gilgameš sia Sinleqiunnini, l’accreditato autore dell’Epopea che
narra le gesta proprio di quel sovrano di Uruk, non può certo essere
un caso. Chi meglio del consigliere di Gilgameš avrebbe potuto
scrivere e tramandare ai posteri le sue gesta eroiche?
Un altro testo, pur non menzionando esplicitamente il suo
autore per nome, ci fa capire lo stesso che esso è di ispirazione
divina, come si evince dalle parole conclusive della Tav. VI 157-158
del mito Enūma Elîš:
La rivelazione che un capo aveva ripetuto prima di lui,
egli la mise per iscritto, in modo che i posteri potessero udirla.

Non siamo invece sicuri sull’attribuzione di due altri miti,


Atramḫasis e KAR 4, i cui scribi, in verità, non si qualificano come
gli autori delle composizioni, bensì come semplici redattori: si tratta
anzi di due giovani scribi: Kù-Aja per quanto concerne il mito di
Atramḫasis dell’edizione del periodo paleobabilonese, e di Kidin-
Sin, copista di KAR 4, del quale conosciamo pure il padre, Sutu,
qualificato come «scriba del re».
Della maggior parte dei miti tradotti non conosciamo né gli
autori né i redattori: nei testi si hanno soltanto allusioni
all’eventuale recitatore o aedo-cantore, trattandosi di inni: i miti di
Ištar e Saltu65 e di Adad e il drago66 iniziano con il verbo, «voglio
cantare», espresso in prima persona, quasi fosse una recitazione
personale; due altri miti invece, Belet-ili e Lullu67 e Ninurta ed
Anzu68, contengono l’esplicito invito rivolto agli uditori, di ascoltare
attentamente la sua lettura e di trarne il dovuto profitto. Mentre
rimandiamo alla traduzione dei miti nella parte centrale del
presente volume, per cui qui rinunziamo a citare i passi relativi,
riproponiamo qui l’inizio dell’Epopea di Gilgameš, dove l’aedo, Sin-
leqi-unnini, incita il lettore, rivolgendosi a lui in seconda persona, a
verificare la verità di quanto sta esponendo, invitandolo a salire
sulle mura di Uruk (Ep Cl., Tav. I 9-19):

Fu lui (= Gilgameš) a costruire le mura di Uruk, l’ovile


del santo E’anna, il luogo splendente.

Guarda le sue mura: i suoi merli sono come il rame!


Osserva la sua alzata, nessuna opera l’uguaglia.

Varca la sua soglia, che è di tempi immemorabili,


avvicinati all’E’anna, l’abitazione della dea Ištar:

mai nessuno, foss’anche un re, potrà costruire un monumento


che lo eguagli!

Sali sulle mura di Uruk e percorrile,


ispeziona le fondamenta, scrutane i mattoni,
non è forse vero che son davvero mattoni cotti?
Non sono stati i sette saggi a porre le sue fondamenta?

Abbandonando poi il tema degli eventuali autori dei nostri miti,


citiamo la rilevazione fatta da CI. Wilcke69 sulla struttura iniziale
delle varie composizioni mitologiche: mentre i miti sumerici,
soprattutto cosmogonici, hanno alla prima riga l’annotazione u4-ul-
li-a-ta da tradurre «a quel tempo», laddove il termine «tempo» sta
ad indicare il tempo mitico al di fuori del tempo reale, non è
infrequente nei testi assiro-babilonesi una frase temporale che inizia
con inūma «quando, allorché»: con tale particella cominciano i miti
di Atramḫasis, Nergal ed Erteškigal, Discesa di Ištar agli Inferi,
Etana ed Enūma Elîš, quasi che lo scriba volesse invitare il lettore a
trasferirsi in un tempo o mondo irreale, quale è appunto il tempo
mitico.

V. TEMI MITOLOGICI TRATTATI DAGLI ASSIRO-BABILONESI

Dopo aver succintamente esposto le linee guida delle


composizioni letterarie di contenuto mitologico, passiamo ora,
seppur brevemente, a discutere i documenti a nostra disposizione,
che ci rivelano le elaborazioni teologiche delle scuole scribali
semitiche della Mesopotamia antica.
I testi su cui ci basiamo appartengono a diversi generi letterari:
poemi mitologici, inni alle divinità e testi religiosi in genere, tra cui
spiccano i rituali e gli scongiuri.
In molti testi l’argomento di natura strettamente mitologica è
trattato come per inciso, per inquadrare cioè in un quadro molto più
ampio, e direi cosmologico, il tema che si vuole comunicare agli
ascoltatori. Non ci meravigliamo, quindi, se per esempio il tema
della creazione dell’uomo, a cui si è dedicata una sezione
particolare (V), è affrontato in più documenti, per cui il lettore deve
necessariamente fare ricorso a testi collocati in altre sezioni
complessivamente più adatte e specifiche di settori riferentisi ad
argomenti diversi.
Circa gli artefici della creazione, sia del cosmo sia degli esseri
umani, sia ancora del mondo animale e di quello della vegetazione,
ci troviamo certo di fronte ad una variegata gamma di divinità, ma
il ruolo centrale spetta senz’altro alla triade cosmica, Anu, Enlil ed
Ea, del periodo precedente all’invasione semitica. Questo vale
soprattutto per i testi più antichi, quelli del periodo paleobabilonese,
mentre i testi più recenti attribuiscono la creazione al pantheon
teologico assirobabilonese, incentrato sulla figura di Marduk.
Nelle traduzioni poi molta cura è stata posta nella esatta
corrispondenza italiana dei concetti assirobabilonesi, che
distinguono nettamente le diverse forme che caratterizzano il
fenomeno del creare: particolarmente distinguiamo il termine
«creare» per rendere i verbi che connotano la «formazione», e altri
termini per quelli invece che caratterizzano la «generazione». Certo
in molti casi è difficile comprendere la linea di demarcazione dei
concetti espressi dai due verbi, ma in questi casi saremo molto
attenti nell’informare il lettore sull’uso dei singoli verbi utilizzati
dagli scribi antichi.

La presente edizione

Così come abbiamo fatto nel volume sulla Mitologia sumerica di


questa collezione, dove abbiamo individuato otto sezioni sotto cui
sono raggruppati i testi mitologici sumerici, anche qui
raggrupperemo i documenti a carattere mitologico assiro-babilonesi
in sette sezioni, che vanno da quella della nascita degli dèi e del
mondo (I), a quella del divenire del mondo divino e della realtà
cosmica (II), a quella ancora del tentativo degli dèi di raggiungere
una posizione e un ruolo superiore (III), giungendo alla fine alle
stravaganze di alcune divinità particolari (IV). Dalla sezione V,
dedicata all’origine e allo scopo della creazione dell’uomo, fino alla
VI, che tratta della fine dell’uomo stesso e della credenza nell’aldilà,
saranno esaminati gli ambienti in cui opera l’uomo, creato sempre
dagli dèi per sostituirli nel lavoro, la sua sorte e il mondo che li
attende. La VII sezione è quella più sconvolgente: gli stessi scribi
che avevano faticosamente ripensato un nuovo pantheon, proprio
nell’ultimo periodo della civiltà mesopotamica, con i loro scritti e le
loro riflessioni, mettono in dubbio le meravigliose creazioni da loro
stessi elaborate. Marduk, infatti, viene presentato nel ruolo di
sterminatore dei suoi stessi padri divini.

I. NASCITA DEGLI DÈI E DEL MONDO OVVERO IL SOFFERTO DIVENIRE DELLA REALTÀ
COSMICA: LE GRANDI SINTESI

Nella prima sezione ampio spazio è dato al poema Enūma Elîš,


cui abbiamo dato il titolo di «Teologia di Babilonia», in quanto esso
contiene veramente la summa del pensiero teologico dei sacerdoti-
scribi di Babilonia. Se non avessimo testi diversi usciti dalle scuole
babilonesi, ma soltanto l’Enūma Elîš, dovremmo senz’altro
ammettere che basterebbe quest’unico testo per considerare i suoi
compositori delle menti eccezionali, perché con tale opera hanno
raggiunto vertici difficilmente raggiungibili del pensiero umano.
Partendo, infatti, dalle primissime origini del nostro cosmo, i
Babilonesi indagano sul divenire del mondo, iniziando con la
descrizione dei principi primi, le acque primordiali, che per via
generativa hanno dato vita a tutti gli esseri divini, da quelli
primordiali agli altri da loro nati. Il conflitto generazionale viene
narrato in maniera che si può considerare forse superficiale o
addirittura primitiva, ma si tratta pur sempre di espedienti retorici
che forse non comprenderemo mai. Sta per certo il fatto che gli dèi
giovani entrano in conflitto con i loro avi, gli dèi primordiali, e
dopo furibonda lotta ne escono vincitori, pur con qualche battuta di
arresto. Sarà, infatti, il figlio del dio della saggezza, Marduk, a
ingaggiare lo scontro titanico con l’esercito guidato da Tiamat e a
sconfiggerlo, ottenendo così le credenziali per essere riconosciuto da
tutta l’assemblea divina come indiscusso capo del nuovo pantheon.
Dopo tale strabiliante vittoria Marduk passa alla creazione
dell’attuale cosmo, cielo e terra innanzitutto, come pure di tutte le
stelle e le costellazioni che per sempre guideranno l’uomo su questa
terra. Ma ancora egli non è venuto all’esistenza, è sempre Marduk il
creatore, anzi il forgiatore, della creatura che avrebbe preso il posto
degli stessi dèi per quanto concerne appunto il lavoro. La
conclusione del poema, dove vengono elencati i cinquanta nomi che
gli dèi concedono a Marduk, è la sintesi della nuova teologia di
Babilonia: i titoli corrispondenti ai cinquanta nomi di Marduk altro
non sono che la summa dell’intero pantheon, di cui il dio di
Babilonia diventerà d’ora in poi l’espressione più genuina.
Nella stessa sezione seguono due altri documenti, il primo tratto
da Berosso, Abideno e Damascio, che riflette il pensiero espresso
nell’Enūma Elîš, mentre il secondo è dedicato alle liste divine,
composte dagli scribi babilonesi, che presentano l’intero pantheon
nella successione genealogica, in tempi diversi della civiltà
mesopotamica.

II. ALLE ORIGINI DEL MONDO DIVINO E DELLA REALTÀ COSMICA


La seconda sezione è molto più complessa della prima, in quanto
il dato mitologico va ricercato in tipologie diverse della letteratura.
Anche per quanto concerne gli artefici e i modi del venire al mondo
di determinate creature si assiste ad una varietà che, se da una parte
ci lascia un po’ sorpresi, dall’altra ci costringe ad ammirare l’acribia
degli antichi compositori.
I dieci testi qui raccolti hanno principalmente lo scopo di
presentare le concezioni del divenire, considerate da punti di vista
diversi. I primi due testi che si interessano di creazione del cielo e
della terra, nonché di sole, luna e stelle, sono considerati opere
artistiche della triade divina, Anu, Enlil ed Ea. I testi dal 3 al 7,
invece, oltre all’intervento di almeno una delle divinità principali, ci
offrono almeno in parte un venire all’esistenza che ricorda i principi
evolutivi; soprattutto poi il testo 3 provoca delle riflessioni e
addirittura un senso di ribrezzo per il suo contenuto, che non è
tanto l’incesto che sta alla base delle singole generazioni quanto
piuttosto la crudeltà con cui i figli uccidono padri e madri per
prendere il potere. I testi 8 e 9 rientrano, invece, nello schema già
noto in quanto artefici della creazione sono da una parte Ea e
dall’altra Marduk, il dio principale di Babilonia.

III. IL MONDO COME SISTEMA: L’ORDINE RAGGIUNTO OVVERO LE AMBIZIONI DEGLI DÈI E
L’INSTABILITÀ DEL COSMO

La terza sezione racchiude documenti che sintetizzano o il ruolo


centrale di alcune divinità, o l’ascesa a un posto superiore a seguito
di azioni eroiche. Così, mentre nel testo 1 si racconta come Ištar, la
dea di Uruk, sia diventata sposa di Anu e conseguentemente regina
del mondo, dai testi 3 e 5-9 veniamo edotti che, almeno in momenti
particolari della storia mesopotamica, è stato richiesto un atto di
coraggio e di eroicità per annullare mostri ed esseri fantastici che
impedivano a dèi e uomini di vivere in pace nei mondi di loro
appartenenza.
Abbiamo inserito in questa sezione anche il poema di Erra,
perché le vicende del dio della peste hanno a che fare con
l’instabilità del cosmo, non sempre annullata dal pantheon ufficiale.
Anzi, se dobbiamo dire il nostro parere, non riusciamo a capire
come Erra sia riuscito a far sì che Marduk lasciasse il suo trono e la
sua sede, permettendo in tal modo la rivolta che ha provocato
l’intervento del dio della peste.

IV. LE BIZZE DEGLI DÈI

La quarta sezione si interessa a tre testi, due dei quali presentano


le figure di Ištar e Nanna in un atteggiamento poco divino: si tratta
in effetti di innamoramenti che, come nel caso di Ištar, vengono
condannati e dal mondo divino e anche da esseri umani come
Gilgameš.
Il testo 3 poi, dal titolo «Adapa e il vento del Sud: gli dèi
bugiardi», mette il lettore davanti ad un problema che gli studiosi
moderni non sono riusciti ancora a risolvere. La domanda di fondo,
infatti, non trova una soluzione adeguata: resta irrisolto il dilemma
se abbia mentito il dio della saggezza, o stesse scherzando Anu
quando parlando ad Adapa lo rimprovera perché ha rifiutato il cibo
e l’acqua di vita, perdendo così la possibilità di diventare simile agli
dèi.

V. IL RUOLO DELL’UOMO NEL COSMO


La quinta sezione è la più composita e la più ricca, anche perché
non tratta solo di miti concernenti la creazione dell’uomo (1, 2, 4),
ma anche della catastrofe immane abbattutasi sull’umanità con il
diluvio universale (2-5).
I documenti accadici sono tutti concordi nel definire l’uomo
una creatura divina, anche perché componente essenziale
dell’uomo, oltre alla creta, è il sangue di divinità uccisa: questo
almeno nei testi classici (2, 6).
La parte del leone, certo, è occupata dal mito di Atramḫasis, che
per la sua tematica troverebbe posto in diverse sezioni di questo
volume. Esso poi, come è sottolineato nell’introduzione al testo, è
un documento di importanza cruciale per seguire lo sviluppo del
pensiero delle varie scuole scribali mesopotamiche, essendo il tema
rappresentato da diverse redazioni, che vanno dal paleobabilonese al
neobabilonese, testimonianze quindi di una tradizione lunga più di
mille e duecento anni. Da una lettura superficiale delle diverse
versioni emerge già il lavorio intellettuale degli scribi per adattare
alle esigenze del tempo il tema dell’opera.
Attenzione particolare va poi posta al testo 8 e ai testi 10 e 11, il
primo perché lega alla creazione dell’uomo quella effettuata sempre
dagli dèi, ma successiva, del re con i compiti direzionali che gli
competono, e gli ultimi due perché sottolineano la brevità e la
futilità della vita umana, cosa questa ampiamente documentata in
13 b), quando vengono citate le osservazioni di Utanapištim al suo
erede Gilgameš.

VI. DÈI E UOMINI NEL «PAESE DEL NON RITORNO»

Il capitolo del «Paese del non ritorno», il luogo cioè dal quale
una volta entrati non è possibile tornare indietro, riguarda certo
essenzialmente il futuro della creatura umana, ma anche quello di
dèi che non avvedutamente si erano cimentati con una realtà
neanche a loro comprensibile.
Così i testi 1-3 ci illuminano sulla situazione in cui vengono a
trovarsi tre divinità del pantheon celeste a noi ben note, cioè Ištar,
Nergal e Ningizzida, che per un motivo o l’altro sono giunti
nell’aldilà, e tutti e tre cercano e trovano escamotages per riuscire a
superare le inflessibili porte degli inferi.
Inferi, il luogo governato a seconda dei testi da Ereškigal o da
Nergal, meglio sarebbe dire Erra, con l’aiuto di mostri e demoni
orripilanti, è il luogo in cui gli uomini sono condannati a
soggiornare dopo la morte: dapprima il sogno di Enkidu e poi il
racconto della sua esperienza nell’aldilà, nella tavola XII dell’Epopea
di Gilgameš, offrono un quadro certo non gradevole, ma realistico,
di una parvenza di vita nell’aldilà.

VII. RIPENSAMENTI MITOLOGICI DELL’ULTIMA ORA

Già all’inizio di questo paragrafo si è accennato al ruolo di


Marduk nei confronti degli dèi suoi avi, così come esso è
tratteggiato nei commentari teologici proprio al mito dell’Enūma
Elîš.
Così come viene spiegato nell’introduzione ai singoli testi, ogni
azione del rituale della Festa del Nuovo Anno, l’akitu, aveva uno
specifico significato simbolico; la simbologia espressa connota però
degli atti, sicuramente conosciuti dai Babilonesi, a noi totalmente
ignoti, anche perché essi suppongono l’esistenza di racconti
mitologici che forse le stesse scuole babilonesi hanno volutamente
eliminato.
In base a tali testi non solo viene confermata l’uccisione degli
esseri primordiali Tiamat, Absu e Kingu, ma anche, questa volta
sorprendentemente, della triade cosmica sumerica, An, Enlil ed Ea,
oltre a divinità non così appariscenti come queste or ora citate, ma
pur sempre importanti, per esempio Ištaran.
Di tutt’altro tono è il testo 4, dove si assiste al tentativo di
sovvertimento dell’ordine cosmico da parte dei Sibitti, o sette
demoni che tentano, assaltando la luna, di oscurarla e quindi di
annullare la differenza tra giorno e notte, ma anche di aizzare le
divinità celesti a mettersi contro il disegno di ordine da loro
concepito: Ištar, ad esempio, non vede l’ora di approfittare del
terribile attacco dei demoni per impadronirsi del cielo proprio a
discapito di An.

1. Si veda TH. JACOBSEN, 1949, pp. 485-495; A. FALK ENSTEIN, 1960, p. 808; D. O. EDZARD, 1957, p. 9, nota
39; E. SOLLBERGER, 1960, p. 1 sgg.
2. F. R. KRAUS, 1970, p. 1 sgg.
3. W. G. LAMBERT, 1992, pp. 129-135.
4. W. HEIMPEL, 1997, p. 544 ad § 4.
5. G. PETTINATO, 1999, p. 210 sgg.
6. S. SEMINARA, 2002.
7. G. PETTINATO, 1992/2.
8. G. PETTINATO, 2000/1.
9. G. PETTINATO, 1992/1, p. 59.
10. Ibid., p. 132 sgg.
11. J. S. COOPER, 1973, p. 239 sgg.
12. G. PETTINATO, 1999, p. 238 sgg.
13. G. PETTINATO, 2003/1, p. 157, nota 4.
14. G. PETTINATO, 1992/1, p. 257 sgg.
15. Ibid., p. 271 sgg.
16. Ibid., p. 275 sgg.
17. Ibid., p. 299.
18. G. PETTINATO, 1985.
19. G. PETTINATO, 1998.
20. CL. SAPORETTI , 1998, p. 159 sgg.
21. Si veda V. 2.
22. Si veda VI. 2.
23. G. PETTINATO, 1992/1, p. 67 sgg.
24. Si veda I. 1.
25. G. R. CASTELLINO, 1997, p. 478 sgg.
26. G. PETTINATO, 1992/2.
27. Si veda II. 9.
28. G. PETTINATO - A. FADHIL, Inno ad Hammurabi da Sippar, OA Miscellanea II (1985), pp. 173-187.
29. Si veda VI. 1.
30. Si veda V. 2.
31. Si veda III. 4.
32. Si veda VI. 2.
33. G. PETTINATO, 1992/2.
34. Si veda V 2 A) II viii 35.
35. Si veda III 3 A) III 17-20.
36. Si veda I. 1 I 1-9.
37. Ibid., I 79-90.
38. Ibid., II 153-162.
39. P. STEINK ELLER, 1993.
40. Si veda V. 7.
41. Si veda VI. 2.
42. Si veda III. 3.
43. G. PETTINATO, 2001/1, p. 247 sgg.
44. Ibid, p. 58.
45. Si veda V. 2.
46. Cfr. nota 40.
47. Si veda III. 3.
48. Si veda III. 7.
49. Si veda III. 8.
50. G. PETTINATO, 1992/2.
51. Si veda VI. 1.
52. Si veda VI. 2.
53. Si veda I. 1.
54. Si veda III. 4.
55. G. PETTINATO, 1992/2, p. 14.
56. Si veda III. 2.
57. Si veda VI. 2.
58. G. PETTINATO, 2000/1.
59. Si veda nota 56.
60. Si veda sopra a p. 57.
61. W. G. LAMBERT, 1962.
62. H. HUNGER, Babylonische und assyrische Kolophone, Neukirchen-Vluyn 1968, p. 154 sub Sinleqiunnini.
63. Sumerian Sources of Tablet XII of the Epic of Gilgamesh, Ann Arbor 1963, p. 3 nota 1.
64. G. PETTINATO, 1992/1, p. 94 sgg.
65. Si veda III. 2.
66. Si veda III. 7.
67. Si veda III. 8.
68. Si veda III. 3.
69. CL. WILCK E, 1977.
AVVERTENZA

Si forniscono qui di seguito alcune delucidazioni sulla esatta


pronuncia dei fonemi assiro-babilonesi e sul modo di citare i testi.
–g è sempre dura, anche davanti alle vocali e ed i, perciò Ghilgameš,
anche se scritto sempre Gilgameš,
–ḫ fortemente aspirata, come il tedesco ch in Bach,
–š sh inglese, sc italiano in scena; quindi anche Gilgameš (= Ghilgamesh),
–ṣ s enfatica, come pressappoco l’italiano pizza,
– // sta ad indicare che la parte di testo che segue è scritta alla riga
precedente,
[] le parentesi quadre stanno ad indicare la rottura della riga o del segno
tra parentesi,
() le parole tra parentesi tonde contengono una nostra aggiunta
esplicativa al testo accadico,
___ la linea orizzontale è stata inserita dagli scribi antichi sulla tavoletta
cuneiforme per indicare uno “stacco” o cambiamento di scena,
…… le righe di puntini indicano le parti di riga non traducibili,
… i puntini di sospensione contrassegnano parole di testo non traducibili.

I testi vengono citati normalmente in base alle righe, con


numerazione progressiva della ricostruzione proposta nell’editio
princeps, indicata al principio del testo sotto «Testo ed
elaborazione».
Talvolta si aggiungono la numerazione di colonne oppure
sezioni, quando il documento non permette una numerazione
progressiva completa.
I riferimenti bibliografici nelle note sono basati sulla citazione
dell’autore e dell’anno della pubblicazione, come da apparato
bibliografico.
ABBREVIAZIONI

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(1916).
I.
NASCITA DEGLI DÈI E DEL MONDO OVVERO IL SOFFERTO
DIVENIRE DELLA REALTÀ COSMICA: LE GRANDI SINTESI
I.
ENŪMA ELΊ: LA TEOLOGIA DI BABILONIA

Testo ed edizione: LAMBERT, W. G. - PARKER, S. B., Enuma Eliš. The


Babylonian Epic of Creation. The Cuneiform Text, Oxford 1966;
LABAT, R., Le poème babylonien de la Création, Paris 1935; WEIDNER, E.,
Die Schöpfung des Menschen und die Einsetzung der Anunnaki, AfO
XI (1936-37), p. 72 sgg.; VON SODEN, W., Neue Bruchstücke zur
sechsten und siebenten Tafel des Weltschöpfungsepos Enūma eliš,
ZA 47 (1951), pp. 1-26; WISEMAN, D. J., The Nimrud tablets, 1953,
«Iraq» XV (1953), p. 135 sgg.; AL RAWI, F. N. H. - GEORGE, A. R., 1990,
pp. 149-157; CAGNI, L., Crestomazia accadica: Enūma Eliš. Tavola IV,
Roma 1971, pp. 156-173; PETTINATO 1971, pp. 105-107 [Enūma Elîš VI
1-50]; BORGER, R., HKL III (1975), p. 62.
Traduzioni: LABAT, 1970, pp. 36-70; FURLANI, 1958, pp. 3-107; DALLEY,
1989, pp. 228-277; CASTELLINO, 1966, pp. 95-104; HEIDEL, 1963, pp. 1-60;
PEYNADO-CORDERO, 1981; CAGNI, 1984, pp. 21-38; BOTTÉRO KRAMER, 1992,
pp. 640-722; FOSTER, 1993, pp. 351-402; LAMBERT, W. G., TUAT III/II
(Gütersloh 1994), pp. 565-602.

L’Enūma elîš, così come è chiamato dalle prime parole il


presente mito, è il manuale dove sono sintetizzate le riflessioni
teologiche della Babilonia del primo millennio. Sullo stile e il
contenuto del poema, considerato il prodotto più genuino della
nuova teologia che vede a capo del Pantheon il dio Marduk, ci
siamo espressi diffusamente nell’Introduzione a p. 50 sgg.
Manoscritti del mito si sono trovati nei siti più diversi e
dell’Assiria e della Babilonia; essi coprono un periodo che va
pressappoco dall’anno 1000 al 300 a.C., sicché possiamo ritenere con
una certa sicurezza che la sua data di composizione è veramente
recente, cioè l’ultimo periodo della civiltà mesopotamica.
A differenza della mitologia sumerica che pone agli inizi della
creazione del cosmo le due componenti essenziali Cielo e Terra, da
cui scaturiscono e dèi e uomini, il nostro mito affonda le radici del
cosmo ancor prima di Cielo e Terra in un tempo più lontano,
quando esistevano soltanto le acque primordiali, acque salate e
acque dolci, che costituivano quindi i primi esseri viventi del cosmo.
Dato il ruolo preminente delle «acque salate», dal nome Tiamat,
nella vicenda qui narrata, si è voluto concludere che il nostro mito
debba avere un’origine non mesopotamica, bensì siriana o almeno
semitico-occidentale (Th. Jacobsen, 1976, p. 165 sgg.; J. M. Durand,
1993, p. 41 sgg.), supposizione questa che mi lascia abbastanza
peplesso, appunto perché la divinità principale del mito, Marduk,
non presenta le caratteristiche di Adad, il dio principale del
racconto semitico-occidentale, che nella mitologia assiro-babilonese
è invece attivo in un altro racconto (si veda III 9).
Il mito consta di sette tavole e si chiude con la dicitura «canto
di Marduk» (VII 161): che esso venisse almeno recitato se non
cantato, lo apprendiamo dal Rituale per la festa dell’Anno Nuovo o
Akitu, che indica anche il giorno in cui il sacerdote adempieva a
tale rito: il quarto giorno degli undici previsti per l’intera festa che si
celebrava nel mese Nisan.
Il documento inizia con la descrizione della situazione iniziale,
quando cioè esistevano Apsu e Tiamat che mescolavano le loro
acque, da cui fu generata una coppia di divinità primordiali, Laḫmu
e Laḫma, che a loro volta generarono Anšar e Kišar, da cui nacque
Anu che generò Nudimmud, altrimenti chiamato Ea, il dio della
saggezza (I 1-20). La nuova generazione di divinità però fa troppo
chiasso e disturba il riposo di Apsu, che, adirato, vorrebbe punire i
giovani; ma la madre di tutti, Tiamat, non è d’accordo. I giovani,
però, non danno segni di resipiscenza, per cui Apsu, spinto dal suo
araldo Mummu, intende annientare gli importuni.
La notizia giunge alle orecchie dei giovani dèi, ed Ea decide di
proteggere la nuova generazione dagli attacchi di Apsu; egli inoltre
provoca con la sua magia un sonno ad Apsu e lo uccide (I 21-70). Ea
quindi prende possesso della dimora di Apsu e vi si insedia con la
sua consorte, generando l’eroe del mito, Marduk, che dimostra fin
dalla nascita di possedere quelle qualità di bellezza e gagliardia che
lo rendono superiore a tutti gli altri dèi (I 71-104).
Tiamat, intanto, sempre più scombussolata e stordita dal chiasso
dei giovani dèi, viene sollecitata dagli altri dèi primigenii a porre
fine ai continui disturbi. Con l’aiuto di Ḫubur che crea draghi
giganti, e ponendo in essere undici esseri giganteschi e spaventosi,
essa vuole ingaggiare battaglia contro i suoi figli; a tal uopo nomina
Kingu capo del suo esercito, lo sposa e gli affida anche la tavoletta
dei destini; anche questa notizia giunge però alle orecchie di Ea che
la comunica all’assemblea divina (I 105-II 48).
Anšar, a cui si era rivolto Ea, dapprima lo rimprovera per
l’uccisione di Apsu, ma poi decide di mandare lo stesso dio della
saggezza da Tiamat, per placarla e così evitare la catastrofe. Ea si
reca da Tiamat; ma questa è troppo infuriata e non accetta scuse,
sicché il messaggero divino torna indietro a mani vuote. Anšar fa un
altro tentativo, inviando suo figlio Anu, ma anche questo torna
indietro con notizie simili a quelle riportate da Ea. Lo sconforto si
impadronisce di tutto il mondo divino. È sempre Ea che suggerisce
la soluzione definitiva: appellarsi a Marduk, il quale, avvisato dal
padre, si presenta ad Anšar e si offre volontario, a condizione però
che gli venga riconosciuta, in caso di vittoria, la potestà suprema nel
mondo divino (II 49-162).
Gli dèi convocano un’assemblea e concedono a Marduk i poteri
che aveva richiesto sicché ora egli può affrontare l’esercito nemico
(III 1- IV 34). Marduk cinge allora tutto l’apparato bellico, creando
armi nuove, tra cui un incantesimo per contrastare il veleno di
Tiamat. Lo scontro è veramente titanico, ma la freccia del nostro
eroe raggiunge il cuore di Tiamat, che stramazza al suolo, mentre la
sua armata vien fatta prigioniera (IV 35-134).
Comincia ora l’azione creatrice di Marduk: egli taglia in due
parti il corpo di Tiamat, e con la parte superiore forma la volta
celeste, mentre con quella inferiore crea la terra, con le montagne e
i fiumi; crea le postazioni celesti, l’anno e il mese così come il sole e
la luna, ricevendo i complimenti e l’omaggio di tutto il mondo
divino. Da qui la decisione del nostro eroe di creare un santuario
adatto per essi, dal nome Babilonia (IV 135 - V 156). Marduk
prosegue la sua opera creatrice, creando l’uomo con il sangue di
Kingu, affindandogli il compito del lavoro, e riorganizzando il
Pantheon in dèi superiori e inferiori, i quali tutti cantano la sua
gloria proprio a Babilonia (VI 1-120).
Il poema si conclude con l’assegnazione dei 50 nomi di Marduk
e la dossologia (VI 121-VII 162).

LE ACQUE PRIMORDIALI: I 1-8

Tavola I
1 Quando in alto i cieli non avevano un nome,
e in basso la terra non era chiamata per nome,

esistevano (soltanto) Apsu, il primo, il loro genitore,


e la creatrice-Tiamat, che ha partorito tutti:
5 essi mescolavano le loro acque, fondendole in un tutt’uno,

prima ancora che i prati fossero formati e gli stessi canneti si


[potessero individuare,
quando nessuno degli dèi era (ancora) apparso
o aveva ricevuto il nome e i destini non erano fissati,

NASCITA DEGLI DÈI: I 9-20

allora nel loro seno furono creati gli dèi:


10 Laḫmu e Laḫamu apparvero e ricevettero il nome.

Mentre essi si sviluppavano e assumevano la loro forma (attuale),


Anšar e Kišar furono creati, ad essi superiori:
questi allungarono i loro giorni, moltiplicarono i loro anni!

Anu, il loro figlio, che rivaleggia con i suoi padri,


15 Anu, il figlio primogenito, fu uguale ad Anšar;

e Anu generò Nudimmud a sua immagine e somiglianza;


Nudimmud era il «controllore» dei suoi padri:

di profonda introspezione, saggio, di grande forza,


più potente del genitore dei suoi padri, Anšar,
20 egli non aveva eguali a se stesso, tra i suoi fratelli divini!

PRIMA CRISI: RIBELLIONE DEI GIOVANI DÈI: I 21-54

Questi dèi fratelli si unirono insieme:


essi disturbavano Tiamat; il loro clamore era assordante:
essi sconvolsero i nervi di Tiamat;
e con le loro danze misero scompiglio in Anduruna.

25 Apsu non riusciva a contenere il loro tumulto


e Tiamat era senza parole davanti a loro.

Il loro comportamento non le piaceva (davvero),


ma, per quanto la loro condotta fosse riprovevole, essa
[non voleva punirli.

Allora Apsu, il genitore dei grandi dèi,


30 chiamò Mummu, il suo araldo, e gli disse:

«Mummu, araldo, che riempi di gioia il mio cuore,


orsù, andiamo da Tiamat!»

Essi andarono e si accomodarono davanti a Tiamat,


consultandosi sui loro figli divini.

35 Apsu aprì la sua bocca


e così parlò, alzando la voce, a Tiamat:

«La loro condotta mi è insopportabile,


di giorno non trovo pace, di notte non posso dormire!

Voglio annientare e disperdere il loro modo d’agire,


40 in modo che regni il silenzio e noi possiamo (così) dormire!»

Quando Tiamat udì ciò,


essa si arrabbiò e sgridò il suo sposo;

essa gridò tutto il suo dolore, adirata con se stessa,


si lamentò per la disgrazia incombente:

45 «Come possiamo distruggere ciò che noi stessi abbiamo creato?


Quand’anche la loro condotta ci sia dispiaciuta, noi dobbiamo
[pretendere la disciplina con dolcezza!»
Intervenne Mummu con un consiglio ad Apsu,
il consiglio di Mummu era simile a quello di un araldo malevolo:

«Distruggi, padre mio, la condotta turbolenta,


50 affinché tu trovi la pace di giorno, e possa dormire di notte!»
Apsu si rallegrò con lui; il suo viso si illuminò,
perché questi aveva escogitato il male nei confronti dei suoi figli
[divini.

Mummu quindi gettò le braccia al (suo) collo,


sedette sulle sue ginocchia e lo baciò.

EA RISOLVE LA CRISI, UCCIDENDO APSU: I 55-70

55 Ciò che essi avevano discusso nella loro assemblea


fu comunicato agli dèi, loro primogeniti.

Gli dèi l’udirono e entrarono in agitazione;


il silenzio calò su di loro ed essi sedettero ammutoliti.

Colui che è di intelligenza superiore, lo scaltro e saggio,


60 Ea, che comprende tutto, capì le loro trame.

Egli lo disegnò e lo rese completo,


lo realizzò egregiamente come il più eccelso: il suo incantesimo
[(appunto).
Egli lo recitò e lo dispose sulle acque;
versò su di lui il sonno, mentre egli riposava,

65 addormentò Apsu, infondendogli il sonno,


mentre Mummu, il consigliere, era inebetito per l’ansia.

Egli spezzò i suoi muscoli, gli prese via la corona,


lo privò del suo splendore e se ne appropriò.

Egli quindi incatenò Apsu e lo uccise;


70 rinchiuse poi Mummu e lo trattò rudemente.

EA SCEGLIE LA NUOVA RESIDENZA E IVI GENERA MARDUK: I 71-104


Egli stabilì nell’Apsu la sua residenza,
afferrò Mummu e tenne saldamente il suo anello del naso.

Dopo che Ea ebbe legato e sgozzato i suoi nemici,


e così ottenuto la vittoria sui suoi nemici,

75 si riposò pacificamente nel suo appartamento,


e lo chiamò Apsu, fissandovi la sua santa residenza.

Egli fondò colà la sua abitazione,


ed Ea e Damkina, sua moglie, vi si insediarono magnificamente.

Nella cella dei destini, nella stanza degli archetipi,


80 fu generato il più saggio dei saggi, il più intelligente degli dèi, Bel.

Marduk fu partorito nell’Apsu,


nel puro Apsu nacque Marduk:

Ea, suo padre, lo generò,


Damkina, sua madre, lo partorì.

85 Egli fu allattato al seno delle dee,


una balia lo allevò e lo riempì di splendore.

La sua corporatura era ben sviluppata, lo sguardo dei suoi


[occhi accecante;
la sua struttura era virile, potente fin dall’inizio.

Anu, il genitore di suo padre, lo vide,


90 fu pieno di giubilo e rise; il suo cuore si riempì di gioia.

Egli lo rese perfetto: la sua divinità era rimarchevole;


egli divenne eccelso, superiore per le sue qualità ad essi
[(= gli altri dèi);
la sua figura era straordinariamente meravigliosa:
impossibile da concepire, a fatica da guardare;

95 quattro erano i suoi occhi, quattro le sue orecchie;


quando egli muoveva le sue labbra, ne fuoriusciva fuoco;

le sue quattro orecchie erano grandi,


e i suoi occhi abbracciavano similmente ogni cosa;

la sua statura era straordinariamente grande: essa superava


[(quella) degli altri dèi;
100 la sua struttura fisica non era comparabile, la sua figura era
[eccezionalmente grande:

«Mari, Utu; Mari, Utu;


Figlio, sole, sole degli dèi»

era ricoperto dello splendore di 10 dèi; così eccelsa era la sua forza;
i cinquanta «terrori» erano radunati in lui.

GLI DÈI PRIMORDIALI TORNANO ALLA CARICA: I 105-124

105 Anu creò e generò i quattro venti


e glieli regalò: «Figlio mio, lasciali turbinare!»

Egli creò la polvere e la lasciò portare via da una tempesta;


egli fece quindi un uragano, per spazientire Tiamat:

Tiamat era scombussolata, era fuori di sé giorno e notte;


110 gli dèi non trovavano pace, essi ……

Nel loro cuore essi concepirono allora (un disegno) cattivo,


e si rivolsero alla loro madre, Tiamat:

«Quando Apsu, tuo marito, fu ucciso,


non sei stata al suo fianco, ma te ne stavi seduta in silenzio.
Furono allora creati i quattro venti cattivi
115
per metterti a disagio, in modo che noi non potessimo dormire.

Rilievo cultuale del dio Assur, da Qalaat Šergat (Assur).


Seconda metà del II millennio a.C.
(Berlino, Staatliche Museen).
Tu non hai pensato un solo momento a tuo marito, Apsu
o a Mummu, che è prigioniero! Ora tu siedi tutta sola.

D’ora in avanti tu sarai totalmente disperata,


120 e per quanto concerne noi che non riusciamo a trovare pace,
[(allora vuol dire che) tu non ci ami più!

Pensa al nostro fardello; i nostri occhi sono già prosciugati.


Liberaci da questo giogo immane, in modo che possiamo dormire.

C’è stata lotta; vendicali!


[ ] …. annullali!»

TIAMAT SI PREPARA ALLA GUERRA: I 125-II 3

125 Tiamat [ascoltò] il loro discorso, ed esso le piacque:


«Creiamo dei demoni, [così come] avete consigliato.
[…] …. gli dèi là dentro!»

Essi pianificarono [il male] contro i loro progenitori divini.


Essi fecero cerchio e affiancarono Tiamat:

130 furibondi, irrequieti giorno e notte,


ansiosi di combattere, irruenti, infuriati,
fecero un’assemblea per dichiarare guerra.

La madre Ḫubur che ha creato ogni cosa,


consegnò armi invincibili, e partorì draghi giganti:

135 essi avevano denti aguzzi, erano spietati;


i loro corpi riempì di veleno, invece che di sangue;

essa rivestì gli orribili draghi di terrore,


li caricò di splendore (terrificante) e li fece simili a dèi:
«Chi li vede, deve perire miseramente!
140 Possano essi assaltare in continuazione, senza mai retrocedere!»
Essa creò l’idra, il drago, l’Eroe peloso,
il grande demone, il cane selvaggio e l’uomo-scorpione,

demoni orribili, l’uomo-pesce e l’uomo-toro,


che brandiscono armi spietate e non temono la battaglia:

145 le sue disposizioni erano straordinarie, nessuno poteva


[contrastarle!
In tutto ne fece undici siffatti.

Tra i suoi figli divini, che essa aveva riunito in assemblea,


essa innalzò Kingu, lo rese grande tra loro;

il comando delle truppe, la guida dell’assemblea,


150 il portare le armi, la conduzione della battaglia, la preparazione
[alla guerra,

la più alta carica militare, il comando supremo,


essa gli affidò e lo fece sedere su un trono:

«Io ho lanciato per te la formula magica e ti ho elevato


[nell’assemblea degli dèi;
io ti ho affidato la signoria sugli dèi,

155 tu sei innalzato in verità, mio sposo, tu sei famoso,


i tuoi ordini abbiano una valenza assoluta su tutti gli
[Anunnaki!»

Essa gli consegnò (inoltre) la tavola dei destini e la fissò al suo


[petto:
«Il tuo comando non deve essere mai cambiato, la tua parola sia
[durevole!»
Dopo che Kingu fu innalzato ed ebbe preso possesso della
[dignità di Anu,
160 essa assegnò i destini ai suoi figli divini:

«Possa la vostra parola placare il dio-fuoco,


possa il vostro veleno concentrato sconfiggere l’aggressione!»

Tavola II
1 Tiamat raccolse le sue creature
e preparò la guerra contro i suoi discendenti divini.
D’ora in poi essa pianificò il male a causa di Apsu.

EA VIENE INFORMATO DEI PREPARATIVI DI GUERRA: II 4-48

Giunse alle orecchie di Ea (la notizia) che essa cercava la


[guerra.
5 Ea apprese questo fatto,
e rimase silenzioso nella sua cella, dove sedeva sbigottito.

Dopo che egli ebbe riflettuto e calmato la sua rabbia,


diresse i suoi passi verso Anšar, suo padre.

Egli si presentò davanti al padre del suo genitore, davanti ad


[Anšar,
10 e lo informò di tutto quanto aveva ordito Tiamat:

«Padre mio, la nostra madre Tiamat ha sviluppato odio contro


[di noi;
essa ha convocato un’assemblea, nella sua ira furibonda.

Tutti gli dèi si sono messi dalla sua parte,


anche quelli che voi avete generato, sono accorsi in suo aiuto.
15 Essi fecero cerchio e affiancarono Tiamat:
furibondi, irrequieti giorno e notte,

ansiosi di combattere, irruenti, infuriati,


fecero un’assemblea per dichiarare guerra.

La madre Ḫubur che ha creato ogni cosa,


20 consegnò armi invincibili, e partorì draghi giganti:

essi avevano denti aguzzi, erano spietati;


i loro corpi riempì di veleno, invece che di sangue;
essa rivestì gli orribili draghi di terrore,
li caricò di splendore (terrificante) e li fece simili a dèi:

25 “Chi li vede, deve perire miseramente!


Possano essi assaltare in continuazione, senza mai retrocedere!”

Essa creò l’idra, il drago, l’Eroe peloso,


il grande demone, il cane selvaggio e l’uomo-scorpione,

demoni orribili, l’uomo-pesce e l’uomo-toro,


30 che brandiscono armi spietate e non temono la battaglia:

le sue disposizioni erano straordinarie, nessuno poteva


[contrastarle!
In tutto ne fece undici siffatti.

Tra i suoi figli divini, che essa aveva riunito in assemblea,


essa innalzò Kingu, lo rese grande tra loro;

35 il comando delle truppe, la guida dell’assemblea,


il portare le armi, la conduzione della battaglia, la preparazione
[alla guerra,

la più alta carica militare, il comando supremo,


essa gli affidò e lo fece sedere su un trono:

“Io ho lanciato per te la formula magica e ti ho elevato


[nell’assemblea degli dèi;
40 io ti ho affidato la signoria sugli dèi,

tu sei innalzato in verità, mio sposo, tu sei famoso,


i tuoi ordini abbiano una valenza assoluta su tutti gli
[Anunnaki!”

Essa gli consegnò (inoltre) la tavola dei destini e la fissò al suo


[petto:
“Il tuo comando non deve essere mai cambiato, la tua parola
[sia durevole!”
45 Dopo che Kingu fu innalzato ed ebbe preso possesso della dignità
[di Anu,
essa assegnò i destini ai suoi figli divini:

“Possa la vostra parola placare il dio-fuoco,


possa il vostro veleno concentrato sconfiggere l’aggressione!”»

MISURE DIFENSIVE, MA INFRUTTUOSE: INSUCCESSO DI EA: II 49-90


[Anšar udì ciò] (e) il fatto era assai inquietante;
50 egli gridò: Ahi! e si morse le labbra.

Il suo cuore era pieno d’ira, il suo animo non riusciva a calmarsi,
la sua risposta era zoppicante:

«Figlio mio, tu sei quello che ha scatenato la guerra;


prenditi la responsabilità per ciò che hai fatto da solo!

55 Tu ti sei mosso per uccidere Apsu,


e per quanto concerne Tiamat, che tu hai reso furibonda, chi ne è
[all’altezza?»

Colui che è intriso di saggezza, il principe intelligente,


il creatore della saggezza, il dio Nudimmud,

con parole accattivanti, con loquela rassicurante,


60 rispose pacatamente a [suo] padre Anšar:

«Padre mio, spirito profondo, che decidi il destino,


che hai il potere di creare e distruggere,

Anšar, spirito profondo che decidi il destino,


che hai il potere di creare e distruggere,

65 io vorrei dirti qualcosa, calmati un momento


e rifletti (su questo fatto), che io ho compiuto un vero atto di
[soccorso:
prima che io uccidessi Apsu,
chi avrebbe mai potuto prevedere la situazione presente?

Prima che io lo finissi celermente,


70 quali erano le circostanze che mi hanno spinto a distruggerlo?»

Anšar udì e il suo discorso gli piacque assai;


il suo cuore si rasserenò e così parlò ad Ea:

«Figlio mio, le tue azioni sono appropriate a un dio;


tu sei capace di assestare un colpo furibondo e incomparabile
[… [ ];
75 Ea, le tue azioni sono appropriate a un dio,
tu sei capace di assestare un colpo furibondo e incomparabile
[… [ ];

va’ da Tiamat, e rintuzza il suo attacco,


… [ ] …. la sua ira con la tua magia!»

Egli ascoltò le parole di suo padre Anšar,


80 e intraprese il viaggio verso di lei, seguì il percorso fino a lei.

Egli andò e scoprì gli artifizi di Tiamat:


[egli stette immobile], s’ammutolì e tornò indietro.

Egli si presentò davanti all’eccelso Anšar,


e parlò a lui in tono sommesso:
85 «[Padre mio], le trame di Tiamat sono troppo raffinate (persino)
[per me;
io ho compreso il suo piano, però il mio incantesimo non era alla
[sua altezza.

La sua potenza è troppo grande; essa trasuda di terrore;


essa è troppo forte in tutto e per tutto; nessuno può contrastarla.

Il suo baccano troppo alto non diminuisce (affatto);


90 [io ho avuto paura] del suo urlo e tornai indietro.

SECONDO INSUCCESSO: ANU: II 91-126

[Però, padre mio], non disperare! Manda un altro contro di lei.


Anche se la forza della donna è troppo grande, essa non può
[eguagliare quella di un uomo!

Sciogli le sue armate, sgomina i suoi piani,


prima che essa ci aggredisca!»

95 Anšar gridò forte per la rabbia furibonda,


e così parlò a suo figlio Anu:

«Nobile figlio, eroe, guerriero,


la cui forza è potente, il cui assalto irresistibile,

sbrigati e va’ da Tiamat;


100 placa la sua ira, in modo che il suo cuore si calmi;

se essa non presta ascolto alle tue parole,


allora rivolgiti a lei con parole imploranti, in modo che essa si
[rassereni!»

Egli ascoltò il discorso di suo padre Anšar,


intraprese il viaggio verso di lei, seguì il percorso fino a lei.

105 Anu andò e scoprì gli artifizi di Tiamat:


egli stette immobile, s’ammutolì e tornò indietro.

Egli si presentò davanti ad Anšar, il padre che lo generò,


e parlò a lui in tono sommesso:

«Padre mio, le trame di Tiamat sono troppo raffinate (persino)


[per me;
110 io ho compreso il suo piano, però il mio incantesimo non era
[alla sua altezza.

La sua potenza è troppo grande; essa trasuda di terrore;


essa è troppo forte in tutto e per tutto; [nessuno può contrastarla].
Il suo baccano troppo alto non diminuisce (affatto);
[io ho avuto paura] del suo urlo e tornai indietro.
115 Però, padre mio, non disperare! Manda un altro contro di lei.
Anche se la forza della donna è troppo grande, essa non può
[eguagliare quella di un uomo!

Sciogli le sue armate, sgomina i suoi piani,


prima che essa ci aggredisca!»
Anšar s’ammutolì e guardò fisso al suolo;
120 egli ammiccò ad Ea e scosse la sua testa.

Gli Igigi e tutti gli Anunnaki erano radunati,


con le labbra serrate essi sedevano silenziosi colà.

Nessun dio voleva andare, contrastare …..[ ],


non voleva andare contro Tiamat …..[ ].

125 Il signore Anšar, il padre dei grandi dèi,


era ancora corrucciato nel suo cuore, non permetteva a nessuno
[di avvicinarsi a lui.

TERZO TENTATIVO: RICORSO A MARDUK: II 127-152

Allora il potente figlio, il vendicatore di suo padre,


pronto alla battaglia, l’eroe Marduk

fu convocato da Ea nel suo appartamento privato,


130 per spiegargli il suo piano:

«Marduk, presta attenzione, ascolta tuo padre!


Tu che sei mio figlio, che mi procuri gioia,

presentati in atteggiamento umile ad Anšar,


parla, fatti avanti e calmalo con il tuo sguardo!»

135 Bel si rallegrò alle parole di suo padre,


si avvicinò e si presentò davanti ad Anšar.

Anšar lo vide e il suo cuore fu pieno di soddisfazione;


egli lo baciò sulle labbra, e la paura lo abbandonò:

«Padre mio, non tacere, ma continua a parlare,


140 io andrò ed esaudirò il tuo desiderio!

[Anšar], non essere tenero, ma continua a parlare,


io andrò ed esaudirò il tuo desiderio!

Quale uomo ha organizzato la battaglia contro di te?


E oserà Tiamat, che è una donna, assalirti con le sue armi?

145 Padre mio, progenitore, rallegrati e sii contento,


presto poggerai il tuo piede sulla nuca di Tiamat!

Anšar, progenitore, rallegrati e sii contento,


presto poggerai il tuo piede sulla nuca di Tiamat!»

«Va’, figlio mio, che padroneggi la saggezza intera;


150 calma Tiamat con il tuo puro scongiuro!

Monta immediatamente sul carro della tempesta,


e rintuzzala con un [incantesimo], che non si può annullare!»

MARDUK CHIEDE PIENI POTERI: II 153-162


Bel si rallegrò alle parole di suo padre,
con il cuore gioioso così parlò a suo padre:
155 «Signore degli dèi, destino dei grandi dèi,
se io devo essere il vostro vendicatore,
legare Tiamat e così mantenervi in vita,

allora convocate un’assemblea e proclamate per me un eccelso


[destino.
Sedetevi tutti insieme gioiosamente in Ubšukkinakku,
160 e fate in modo che al posto vostro sia io a decidere il destino
[con la mia parola.
Tutto quello che io decido, non deve essere mai mutato,
né un mio ordine deve essere cambiato o revocato!»

GLI DÈI ACCONSENTONO ALLE RICHIESTE DI MARDUK: III 1-IV 34

Tavola III

1 Anšar aprì la sua bocca,


così parlò al suo araldo Kaka:

«Araldo Kaka, che mi riempi di gioia,


ti voglio mandare da Laḫmu e Laḫamu!

5 Tu sei abile nel raccogliere informazioni, sai parlare


[fluentemente,
conduci a me (perciò) i miei padri divini!

Fa’ sì che convengano tutti gli dèi,


fa’ che essi si consultino, mentre essi siedono a banchetto:

grano essi devono mangiare, birra essi devono bere,


10 e per Marduk, il loro vendicatore, stabilire il destino!

Orsù, va’ Kaka e presentati a loro,


informali di tutto ciò che io ti dico:

Anšar, vostro figlio, mi ha mandato,


io vi devo spiegare i suoi piani:

15 Così, la nostra madre Tiamat ha sviluppato odio contro di noi;


essa ha convocato un’assemblea, nella sua ira furibonda.

Tutti gli dèi si sono messi dalla sua parte,


anche quelli che voi avete generato, sono accorsi in suo aiuto.
Essi fecero cerchio e affiancarono Tiamat:
20 furibondi, irrequieti giorno e notte,

ansiosi di combattere, irruenti, infuriati,


fecero un’assemblea per dichiarare guerra.

La madre Ḫubur che ha creato ogni cosa,


consegnò armi invincibili, e partorì draghi giganti:
25 essi avevano denti aguzzi, erano spietati;
i loro corpi riempì di veleno, invece che di sangue;

essa rivestì gli orribili draghi di terrore,


li caricò di splendore (terrificante) e li fece simili a dèi:

“Chi li vede, deve perire miseramente!


30 Possano essi infierire continuamente, senza mai retrocedere!”

Essa creò l’idra, il drago, l’Eroe peloso,


il grande demone, il cane selvaggio e l’uomo-scorpione,

demoni orribili, l’uomo-pesce e l’uomo-toro,


che brandiscono armi spietate e non temono la battaglia:
35 le sue disposizioni erano straordinarie, nessuno poteva
[contrastarle!
In tutto ne fece undici siffatti.

Tra i suoi figli divini, che essa aveva riunito in assemblea,


essa innalzò Kingu, lo rese grande tra loro;

il comando delle truppe, la guida dell’assemblea,


40 il portare le armi, la conduzione della battaglia, la preparazione
[alla guerra,

la più alta carica militare, il comando supremo,


essa gli affidò e lo fece sedere su un trono:

“Io ho lanciato per te la formula magica e ti ho elevato


[nell’assemblea degli dèi;
io ti ho affidato la signoria sugli dèi,

45 tu sei innalzato in verità, mio sposo, tu sei famoso,


i tuoi ordini abbiano una valenza assoluta su tutti gli
[Anunnaki!”

Essa gli consegnò (inoltre) la tavola dei destini e la fissò al suo


[petto:
“Il tuo comando non deve essere mai cambiato, la tua parola
[sia durevole!”

Dopo che Kingu fu innalzato ed ebbe preso possesso della


[dignità di Anu,
50 essa assegnò i destini ai suoi figli divini:

“Possa la vostra parola placare il dio-fuoco,


possa il vostro veleno concentrato sconfiggere l’aggressione!”

Io ho mandato Anu, ma egli non è riuscito ad opporsi a lei.


Anche Nudimmud ebbe paura e tornò indietro;

55 allora venne Marduk, il saggio tra gli dèi, vostro figlio;


egli aveva deciso di contrastare Tiamat;

egli così parlò e disse:


“Se io devo essere il vostro vendicatore,

legare Tiamat e così mantenervi in vita,


60 allora convocate un’assemblea e proclamate per me un eccelso
[destino.
Sedetevi tutti insieme gioiosamente in Ubšukkinakku,
e fate in modo che al posto vostro sia io a decidere il destino
[con la mia parola.

Tutto quello che io decido, non deve essere mai mutato,


né un mio ordine deve essere cambiato o revocato!”

65 Decidete ora subito senza tergiversare il vostro destino per lui,


in modo che egli possa andare e contrastare il vostro grande
[nemico!»
Kaka andò. Egli diresse i suoi passi
verso Laḫmu e Laḫamu, i suoi padri divini.

Egli si gettò ai loro piedi e baciò il terreno davanti ad essi,


70 quindi si rialzò e parlò ad essi, stando (in piedi):

«Anšar, vostro figlio, mi ha mandato,


io vi devo spiegare i suoi piani:

Così, la nostra madre Tiamat ha sviluppato odio contro di noi;


essa ha convocato un’assemblea, nella sua ira furibonda.

75 Tutti gli dèi si sono messi dalla sua parte,


anche quelli che voi avete generato, sono accorsi in suo aiuto.

Essi fecero cerchio e affiancarono Tiamat:


furibondi, irrequieti giorno e notte,

ansiosi di combattere, irruenti, infuriati,


80 fecero un’assemblea per dichiarare guerra.

La madre Ḫubur che ha creato ogni cosa,


consegnò armi invincibili, e partorì draghi giganti:

essi avevano denti aguzzi, erano spietati;


i loro corpi riempì di veleno, invece che di sangue;

85 essa rivestì gli orribili draghi di terrore,


li caricò di splendore (terrificante) e li fece simili a dèi:

“Chi li vede, deve perire miseramente!


Possano essi infierire continuamente, senza mai retrocedere!”

Essa creò l’idra, il drago, l’Eroe peloso,


90 il grande demone, il cane selvaggio e l’uomo-scorpione,

demoni orribili, l’uomo-pesce e l’uomo-toro,


che brandiscono armi spietate e non temono la battaglia:

le sue disposizioni erano straordinarie, nessuno poteva


[contrastarle!
In tutto ne fece undici siffatti.

95 Tra i suoi figli divini, che essa aveva riunito in assemblea,


essa innalzò Kingu, lo rese grande tra loro;

il comando delle truppe, la guida dell’assemblea,


il portare le armi, la conduzione della battaglia, la preparazione
[alla guerra,

la più alta carica militare, il comando supremo,


100 essa gli affidò e lo fece sedere su un trono:

“Io ho lanciato per te la formula magica e ti ho elevato


[nell’assemblea degli dèi;
io ti ho affidato la signoria sugli dèi,

tu sei innalzato in verità, mio sposo, tu sei famoso,


i tuoi ordini abbiano una valenza assoluta su tutti gli Anunnaki!”

105 Essa gli consegnò (inoltre) la tavola dei destini e la fissò al suo
[petto:
“Il tuo comando non deve essere mai cambiato, la tua parola
[sia durevole!”

Dopo che Kingu fu innalzato ed ebbe preso possesso della


[dignità di Anu,
essa assegnò i destini ai suoi figli divini:

“Possa la vostra parola placare il dio-fuoco,


110 possa il vostro veleno concentrato sconfiggere l’aggressione!”

Io ho mandato Anu, ma egli non è riuscito ad opporsi a lei.


Anche Nudimmud ebbe paura e tornò indietro;

allora venne Marduk, il saggio tra gli dèi, vostro figlio;


egli aveva deciso di contrastare Tiamat;

115 egli così parlò e disse:


“Se io devo essere il vostro vendicatore,

legare Tiamat e così mantenervi in vita,


allora convocate un’assemblea e proclamate per me un eccelso
[destino.

Sedetevi tutti insieme gioiosamente in Ubšukkinakku,


120 e fate in modo che al posto vostro sia io a decidere il destino
[con la mia parola.

Tutto quello che io decido, non deve essere mai mutato,


né un mio ordine deve essere cambiato o revocato!”

Decidete ora subito senza tergiversare il vostro destino per lui,


in modo che egli possa andare e contrastare il vostro grande
[nemico!»
125 Quando Laḫḫa1 e Laḫamu udirono ciò, essi cominciarono a
[parlare ad alta voce;
tutti gli Igigi ansimavano per la disperazione:

«Che cosa c’era di ostile (nel nostro comportamento), tanto da


far prendere a lei questa decisione nei nostri confronti?
Noi non sapevamo ciò che Tiamat stava facendo!»

Allora essi si alzarono ed andarono


130 tutti i grandi dèi, che decidono i destini;

essi si presentarono ad Anšar e furono ripieni di gioia,


si scambiarono baci, allorché si [incontrarono] nell’assemblea.

Essi si consultarono, mentre sedevano a banchetto,


essi mangiarono grano, bevvero birra,

135 con dolci liquori riempirono la loro pancia.


Bevendo birra, si sentirono bene,

si liberarono da ogni preoccupazione, e il loro umore divenne


[allegro,
ed essi stabilirono per Marduk, il loro vendicatore, il destino.

Tavola IV

1 Essi eressero per lui un trono principesco,


ed egli si inchinò davanti ai suoi padri, per ricevere la regalità:

«Tu sei il più riverito tra i grandi dèi,


il tuo destino è senza pari, il tuo verdetto come quello di Anu.

5 Marduk, tu sei il più onorato tra i grandi dèi,


il tuo destino è senza pari, il tuo verdetto come quello di Anu.
D’ora in avanti il tuo verdetto non deve essere più cambiato,
è in tuo potere l’innalzare e l’umiliare;

la tua parola è efficace, il tuo comando non può essere più


[contraddetto;

10 nessuno degli dèi oltrepasserà più il confine da te stabilito.

Per le abitazioni degli dèi sarà richiesto l’approvvigionamento,


affinché tu nei luoghi di culto, trovi posto!

Tu sei Marduk, il nostro vendicatore,


noi ti abbiamo conferito la regalità sulla totalità dell’universo
[intero;

15 prendi posto nell’assemblea: là la tua parola sia preminente.


Le tue armi non devono fallire, ma colpire i tuoi nemici!

Bel, a chi confida in te, risparmia la sua vita,


ma annienta il dio che ha tramato il male!»

Essi collocarono nel loro mezzo una costellazione,


20 e così parlarono a Marduk, loro primogenito:

«Il tuo destino, Bel, è superiore a quello di tutti gli altri dèi:
ordina e causa la sparizione e la riapparizione;

con la tua parola fa’ scomparire la costellazione;


con un nuovo ordine fa’ riapparire la costellazione!»

25 Egli diede l’ordine e la costellazione sparì,


con un secondo ordine la costellazione ricomparve.

Quando i suoi progenitori divini constatarono il cambiamento


[verificatosi,
si rallegrarono e gli resero omaggio (affermando:) «Marduk è re!»

Essi aggiunsero per lui una mazza, un trono e uno scettro,


30 gli diedero inoltre un’arma invincibile, che annienta il nemico:

«Va’, taglia la testa a Tiamat,


e fa’ sì che i venti trasportino in alto il suo sangue, per
[diffondere la notizia!»

I progenitori divini stabilirono il destino di Bel,


e gli fecero intraprendere la via del successo e della fortuna.

MARDUK SI PREPARA ALLA GUERRA: IV 35-64

35 Egli approntò un arco e ne fece la sua arma,


egli incoccò una freccia e rafforzò il tendine;

egli prese la mazza e la tenne nella sua destra;


arco e faretra appese al suo fianco,

dispose fulmini davanti a sé


40 e riempì il suo corpo di lingue di fuoco.

Egli preparò (inoltre) una rete, per avvilupparvi gli intestini di


[Tiamat,
e posizionò i quattro venti, affinché nessuna parte di lei sfuggisse.

Il vento del Sud, il vento del Nord, il vento dell’Est e il vento


[dell’Ovest,
dispose vicino alla rete, (proprio quei venti) che gli aveva dato
[in dono suo padre Anu.
45 Egli creò (ancora) il vento cattivo, la tempesta, l’uragano,
il vento quadruplice, il vento settuplo, il vento devastatore, il
[vento irresistibile.
Egli fece uscire i sette venti che egli aveva creato,
e questi si disposero dietro di lui, per disorientare l’animo di
[Tiamat.

Bel sollevò il ciclone, la sua grande arma,


50 montò sul terribile carro della tempesta irresistibile,

aggiogò quattro destrieri, che lo trainavano:


il distruttore, l’inesorabile, il devastatore, il veloce;

le loro mascelle erano spalancate, i loro denti portavano


[veleno;
essi non conoscono stanchezza, erano allenati alla caccia.

55 Nella sua destra egli sistemò Battaglia furiosa e Lotta,


nella sua sinistra Combattimento che sgomina una compatta
[linea di attacco,

egli era ricoperto di un mantello, che in realtà era una corazza


[tremenda,
sul suo capo troneggiava lo splendore terrificante.

Bel avanzò e si mise in marcia,


60 egli volse il suo viso alla furente Tiamat.

Tra le sue labbra egli teneva stretto un incantesimo,


mentre nella sua mano stringeva una pianta per contrastare il
[veleno (di Tiamat).

Allora gli si misero attorno, si misero attorno,


i suoi genitori divini gli si misero attorno, gli dèi gli si misero
[attorno.

BATTAGLIA TRA MARDUK E TIAMAT: IV 65-134


65 Bel si avvicinò e ispezionò le fauci di Tiamat,
egli studiò la tecnica di Kingu, il suo sposo.

Quando egli lo scorse, perdette il coraggio,


il suo coraggio lo abbandonò ed egli diventò titubante.

I suoi compagni divini, che lo scortavano,


70 osservarono l’eroe incomparabile, e il loro sguardo si appannò.

Tiamat allora lancia il suo incantesimo, senza neanche voltare


[la testa,
tra le sue labbra stringe falsità e menzogna:

«[ ] ……….
nella loro [ ] si sono raccolti intorno a te!»

75 Bel sollevò il Ciclone, la sua grande arma,


e la lanciò contro la furiosa Tiamat (pronunciando) le seguenti
[parole:

«Perché tu sei così aggressiva e presuntuosa,


e ti industri ad attaccare briga?

I giovani strepitavano e molestavano i loro padri,


80 ma tu, la loro madre, rifiuti ogni pietà!

Tu hai scelto Kingu, come tuo sposo,


e in maniera sconveniente l’hai designato alla dignità di Anu!

Contro Anšar, il re degli dèi, hai concepito il male,


e contro i miei padri divini metti in atto la tua malvagità!

85 Sistema le tue truppe, solleva le tue armi,


tu ed io, confrontiamoci e facciamo un duello!»
Quando Tiamat udì ciò,
diventò pazza e perdette la ragione;

Tiamat piena di furore gridò forte,

90 le sue parti inferiori cominciarono a tremare sotto di lei. Essa


pronuncia uno scongiuro, adopera ripetutamente la sua
[formula magica,
mentre gli dèi della guerra affilano le loro armi.
Tiamat e Marduk, il saggio degli dèi, si fanno avanti,
s’avvinghiano corpo a corpo, unendosi nella lotta.

95 Bel allora spiegò la sua rete e l’avviluppò;


scatenò il vento cattivo che gli copriva le spalle, contro il suo viso,

Tiamat (allora) aprì la sua bocca, per inghiottirlo,


così essa (però) fece entrare il vento cattivo, sicché essa non
[poté chiudere le sue labbra.

I venti furiosi riempirono il suo ventre:


100 la sua pancia si gonfiò, ed essa spalancò la sua bocca.

Egli allora scoccò una freccia e lacerò il suo ventre,


egli strappò i suoi intestini e spaccò il cuore.

Egli la legò e spense la sua vita,


quindi gettò il suo cadavere a terra e vi montò sopra.

105 Dopo che egli ebbe ucciso Tiamat, il comandante,


si disperse la sua armata, si sciolse il suo esercito.

I suoi aiutanti divini, che l’avevano affiancata,


tremanti ed impauriti si volsero alla fuga,

…………… per salvare la vita,


110 ma essi erano circondati ed incapaci di fuggire.

Egli li legò e spezzò le loro armi,


ed essi restarono prigionieri nella rete, sedendo (come in) una
[trappola;

nascosti negli angolini, pieni di costernazione,


oppressi dal suo castigo, trattenuti in carcere.

115 Alle undici creature, del tutto impaurite,


i demoni-Gallu, che marciavano alla sua destra come staffieri,

a questi mise la briglia, legò le loro braccia,


e assieme alle loro armi, calpestò sotto di sé.

E Kingu, che tra di loro era salito al potere,


120 egli legò e lo annoverò tra gli Dèi-Morti.

Egli gli tolse la tavola dei destini, che non gli competeva,
la sigillò con il suo sigillo e l’applicò al suo petto.

Dopo che il signore Marduk ebbe legato e ucciso i suoi nemici,


il nemico altezzoso …………,

125 (dopo che) ebbe ottenuto la vittoria per Anšar su tutti i suoi
[nemici,
e il desiderio di Nudimmud ebbe esaudito,

egli rafforzò la sua presa sugli dèi legati


e tornò da Tiamat, che egli aveva (egualmente) legata:

Bel pose il suo piede sulle parti inferiori di Tiamat


130 e spaccò con la sua arma inesorabile il suo cranio;

egli tagliò le sue vene


e fece trasportare in alto dal vento del Nord (il suo sangue), per
[divulgare la notizia.

I suoi padri videro ciò, e si rallegrarono e furono felici;


essi portarono doni e regali per lui.

CREAZIONE E ORGANIZZAZIONE DEL MONDO: IV 135-V 76

135 Bel si riposò, mentre studiava il cadavere,


per tagliarne le parti secondo un piano intelligente:

egli lo tagliò in due parti come uno stoccafisso,


ne collocò la metà, facendone il tetto del cielo,

tese (quindi) la pelle e la dispose a custodia,


140 dandole l’incarico di non fare uscire l’acqua.

Egli percorse il cielo, controlla le parti celesti,


e le confronta con l’Apsu, la dimora di Nudimmud:

Bel misurò le dimensioni dell’Apsu


e vi eresse l’Ešarra secondo il modello del Grande Santuario.

145 Nel (nuovo) Grande Santuario, l’Ešarra, che egli aveva edificato,
[e in cielo
egli fece accomodare Anu, Enlil ed Ea nei loro templi.

Tavola V
1 Egli creò la postazione celeste per i grandi dèi,
e vi applicò le stelle-Lumašu, che sono il modello di (tutte le
[altre) stelle:

egli stabilì l’anno, definendone i limiti,


ed assegnò per i dodici mesi, ad ognuno (dei mesi) tre stelle.
Dopo che egli aveva suddiviso l’anno,
5 stabilì la postazione celeste di Neberu, per definire la distanza
[delle (varie) stelle;

affinché nessuna commettesse errori o disattenzione,


rese stabili le postazioni di Enlil ed Ea.

Egli aprì porte ai due lati


10 e appose a destra e a sinistra pesanti catenacci.

Nel suo ventre pose l’altezza2 (del cielo),


e creò Nanna, a cui affidò la notte.

Egli lo designò come ornamento della notte, per determinare i


[giorni,
e, mese per mese, senza interruzione, lo innalzò con una corona.

15 «All’inizio del mese appari sulla terra,


rischiara con le corna, per definire sei giorni:

il settimo giorno, la corona sia piena a metà,


il quindicesimo giorno, alla metà del mese, sia in opposizione.

Quando Šamaš ti vede all’orizzonte,


20 comincia a diminuire gradatamente, apparendo all’incontrario.

Il ventinovesimo giorno avvicinati al sentiero di Šamaš,


……[ ] il trentesimo giorno stai in congiunzione e
[concorri con Šamaš.

Io ho [ ] il segno; segui la sua traccia,


avvicinati [ ] ed emetti il presagio.

25 …… [ ] Šamaš, frena l’uccisione e la violenza.


ll. 26-39 molto frammentarie

40 l’anno [ ]
nel primo giorno dell’anno [ ]
l’anno [ ]
……… [ ]
il chiavistello d’uscita [ »]

45 Quando egli [ebbe assegnato] i giorni [a Šamaš]


la guardia diurna e notturna [ ]

la saliva che Tiamat [ ]


Marduk fece [ ]

egli raccolse e ne fece nuvole.


50 L’ululato del vento, temporali violenti,

l’impeto delle nuvole – l’accumulo della sua bava –


li attribuì a se stesso, e versò [ ];

egli aprì il suo cranio e vi versò [ ];


egli aprì la cavità, e questa si riempì d’acqua;

55 da ambedue i suoi occhi fece sgorgare il Tigri e l’Eufrate;


egli tappò le sue narici, ma lasciò [ ].

Nel suo petto egli accumulò le [montagne] lontane,


e scavò pozzi, per guidare le fonti;

infine curvò la sua coda e la legò al Durmaḫ.


60 [ ] … l’Apsu, sotto i suoi piedi.

Egli dispose il suo sedere, così ancorò il cielo,


e [stese] la metà di essa e la consolidò come terra.
[Dopo che] compì la sua opera all’interno di Tiamat,
[egli stese] la sua rete e fece uscire il tutto.

65 Egli ispezionò cielo e terra ….. [ ]


[ ] il loro legame [ ].

Dopo che egli ebbe formulato i suoi principi e predisposto le


[regole,
apportò le redini e le affidò alle mani di Ea.

[La tavola] dei destini, che Kingu aveva preso e portato,


70 la prese come bottino e la regalò ad Anu.
[Il ………] della battaglia, di cui egli si era cinto o posto sulla sua
[testa,
[ ] lo portò ai suoi padri.

Per quanto invece concerne le undici creature, che Tiamat


[aveva creato e [ ],
distrusse le loro armi e li incatenò ai suoi piedi.

75 Egli allestì (inoltre) le loro immagini e le appese alla [porta]


[dell’Apsu,
come monito, da non dimenticare!

PRIMA INVESTITURA DI MARDUK: V 77-116

[Gli dèi] videro ciò; essi furono contenti e pieni di giubilo,


Laḫmu e Laḫamu e tutti i suoi padri.

Anšar lo [abbracciò] e proclamò il suo titolo: «re vincitore»;


80 Anu, Enlil ed Ea gli fecero regali.

La madre Damkina, la sua genitrice, si congratulò con lui,


(e con il dono di) una pura tunica festiva fece brillare il suo
[volto.
Ad Usmu, che gli aveva portato il dono di lei per la buona
[notizia,
affidò l’incarico di Ministro dell’Apsu e la cura dei santuari.

85 Gli Igigi si radunarono e gli resero omaggio,


ciascuno degli Anunnaki baciò i suoi piedi.

Essi tutti [si radunarono] per dimostrare la loro sottomissione,


si risollevarono [ ] e si inchinarono (nuovamente,
[dicendo:) «Ecco, il re!»

I suoi padri [ ] si saziarono della sua beltà.


90 Bel ascoltò le loro parole, (ancora) ricoperto della polvere della
[battaglia,
……. [ ] ……….
e unse il suo corpo con [ ] profumo di cedro.

Egli indossò la sua veste principesca,


con la corona terrificante come regale splendore,

95 egli impugnò la sua mazza e la tenne nella sua destra


………… prese con la sinistra.

ll. 97-99 frammentarie

100 [Egli appese] al suo fianco lo scettro della salvezza e del


[successo.

Dopo che egli [ ] il suo splendore,


ingioiellò la sua rete, che l’Apsu, con un terri[bile …..],

Si insediò come [ ]
nella sua sala del trono [ ]

105 nella sua cella [ ]


Ognuno degli dèi [ ]
Laḫmu e Laḫamu [ ]
aprirono la loro bocca e così [dissero] agli dèi-Igigi:

«Prima Marduk era il nostro amato figlio,


110 ora egli è il vostro re; prestate attenzione al suo comando!»

Dopo di che parlarono essi, tutti insieme:


«Il suo nome è Lugaldimmerankia (= “Re degli dèi di cielo e
[terra”), confidate in lui!»

Quando essi ebbero conferito a Marduk la dignità regale,

si rivolsero a lui con una benedizione di fortuna e successo:

115 «Da oggi tu sei l’approvvigionatore dei nostri santuari,


qualunque cosa tu ordini, noi la eseguiremo!»

PROGETTO DI BABILONIA: V 117-156

Marduk allora aprì la sua bocca per parlare,


così egli disse ai suoi progenitori divini:

«Sopra l’Apsu, l’abitazione di smeraldo,


120 di fronte all’Ešarra, che io ho edificato per voi,

al di sotto delle parti celesti, il cui pavimento io ho reso stabile,


voglio costruire una casa, come mia abitazione di lusso:

là dentro voglio fondare il mio santuario,


scegliervi i miei appartamenti e stabilirvi (la sede) della mia
[regalità.

125 Quando voi salirete dall’Apsu per l’assemblea,


vi sia colà il vostro luogo di riposo prima dell’assemblea;
quando voi scenderete dal cielo per l’assemblea,
vi sia colà il vostro luogo di riposo prima dell’assemblea;

io lo chiamerò Babilonia, “la casa dei grandi dèi”;


130 là organizzeremo una festa: essa sarà la festa vespertina!»

I progenitori [divini] udirono il suo discorso,


…….. [ ] essi dissero:

«Per quanto riguarda tutto ciò che le tue mani hanno creato,
chi ha il tuo [ ] …..?

135 Per quanto concerne la terra, che le tue mani hanno creato,
chi ha il tuo [ ] …..?

A Babilonia, così come tu l’hai chiamata,


innalza per sempre il nostro luogo di riposo,

[ ] essi devono portare le nostre offerte regolari,


140 ….. [ ] il nostro [ ] ……

Chiunque [ ] il nostro lavoro, che noi [ ]


al suo posto [ ] la sua fatica [ ]».

[Marduk] si rallegrò [ ]
gli dèi [ ] a loro,

145 …… [ ] ….. lu[ce].


Egli aprì [ ]

due linee frammentarie

Gli dèi si inchinarono davanti a lui, dicendo,


150 a Lugaldimmerankia, il loro signore, essi [parlarono]:
«Prima, signore, [tu eri il nostro amato] figlio,
ora tu sei il nostro re, …… [».]

Egli, …….. che ha salvato le nostre vite,


…… [ ] lo splendore di mazza e scettro.

155 Possa egli fare i piani, [ ] …. [ ]

I linea rotta

CREAZIONE DELL’UOMO E NUOVO RUOLO DEGLI DÈI: VI 1-44

Tavola VI

1 Marduk, udito il discorso degli dèi,


concepì l’idea di creare cose meravigliose.

Egli aprì la sua bocca, per parlare con Ea,


discute di ciò che egli aveva concepito nel suo cuore:

5 «Io voglio coagulare il sangue e formare le ossa,


voglio far esistere Lullu, il cui nome sarà “uomo”.

Voglio creare l’uomo-Lullu,


al quale sarà imposta la fatica degli dèi, in modo che questi
[trovino la pace.

Voglio altresì modificare artisticamente il comportamento degli


[dèi:
10 sebbene essi siano venerati unitariamente, saranno suddivisi in
[due gruppi!»

Ea rispose, facendogli un discorso e


gli fornì un suo commento riguardo al riposo degli dèi:
«Fai sì che venga consegnato uno dei loro fratelli;
che egli perisca, in modo che gli uomini possano venire creati!

15 Fai sì che i grandi dèi si riuniscano,


che il colpevole venga consegnato, affinché essi continuino a
[vivere!»

Marduk allora chiamò a raccolta i grandi dèi,


docilmente impartisce ordini, dà le direttive.

Quando egli parlò, gli dèi lo ascoltarono attentamente,


20 il re rivolse la parola agli Anunnaki:

«Se la vostra affermazione precedente era vera,


allora dite la verità sotto giuramento:

Chi è colui che ha causato la guerra,


che ha aizzato Tiamat e organizzato la rivolta?

25 Proprio quello, che ha causato la guerra, deve essere


[consegnato,
affinché io gli infligga il suo castigo, e così voi possiate avere la
[(vostra) pace!»

Gli Igigi, i grandi dèi, gli risposero,


a Lugaldimmerankia, il consigliere degli dèi, loro signore:

«È Kingu, che ha provocato la guerra,


30 ha abbindolato Tiamat, e organizzato la rivolta!»

Essi lo legarono e portarono davanti ad Ea;


essi lo caricarono della colpa e gli tagliarono le vene.

Con il suo sangue egli creò l’umanità,


le addossò la corvée degli dèi e liberò gli dèi.
35 Dopo che il saggio Ea ebbe creato l’umanità,
e le ebbe assegnato la corvée degli dèi,

– quest’opera è impossibile da comprendere,


infatti Nudimmud ha creato conformemente al disegno
[artistico di Marduk –

Marduk, il re, suddivise gli dèi,


40 gli Anunnaki nella loro totalità, in gruppi dell’alto e del basso:

egli installò 300 in cielo, come garanti delle ordinanze di Anu,


e li assegnò come guardie;

in secondo luogo egli organizzò il funzionamento della terra;


in cielo e in terra insediò 600 dèi.

COSTRUZIONE DI BABILONIA: VI 45-69


Dopo che egli ebbe regolato le competenze,
45
e agli Anunnaki del cielo e della terra ebbe assicurato gli
[introiti,

gli Anunnaki aprirono la loro bocca


e parlarono a Marduk, loro signore:

«Ora, nostro signore, che hai realizzato la nostra libertà,


50 come possiamo dimostrarti la (nostra) riconoscenza?

Facci costruire un santuario, il cui nome è ben noto:


i tuoi quartieri siano il nostro luogo di riposo, in cui noi
[potremo rilassarci.

Facci edificare un santuario e in esso un’alcova,


dove noi potremo riposarci, quando avremo finito (la nostra
[opera)».

55 Quando Marduk udì ciò,


il suo volto si illuminò come il pieno giorno:

«Costruite Babilonia, il compito che avete scelto;


fate preparare i mattoni ed edificate il santuario!»

Gli Anunnaki impugnarono la zappa;


60 per un anno intero essi fabbricarono i mattoni.

Quando giunse il secondo anno,


eressero la cima di Esagila, una copia dell’Apsu;

essi costruirono la grande Ziqurrat (torre templare) dell’Apsu,


e vi attrezzarono una cella per Anu, Enlil ed Ea, come (loro)
[dimora.

65 Egli sedeva maestoso davanti a loro,


e ispezionò i suoi comignoli, che erano allo stesso livello della
[base dell’Ešarra.

Dopo che essi ebbero completato il lavoro all’Esagila,


eressero gli Anunnaki tutti i loro santuari.
I 300 Igigi del cielo e i 600 dell’Apsu erano tutti raccolti.

BANCHETTO DIVINO E NUOVA INVESTITURA DI MARDUK: VI 70-120

70 Bel nell’eccelso santuario che essi avevano costruito come sua


[abitazione,
fece accomodare i suoi padri divini per un banchetto:

«Questa è Babilonia, la vostra dimora residenziale,


divertitevi qui, sedetevi con gioia!»
I grandi dèi si accomodarono,
75 furono portate coppe di birra, quando si sedettero a
[banchettare.

Dopo che essi si erano piacevolmente intrattenuti colà,


eseguirono nel venerando Esagila un rituale propiziatorio;

furono confermati gli incarichi e tutte le regole:


gli dèi tutti divisero le stazioni di cielo e terra.

80 Il collegio dei 50 grandi dèi si sedette;


i sette dèi dei destini furono incaricati di prendere decisioni.

Bel prese l’arco, la sua arma, e la depose davanti a sé:


i suoi padri divini videro la rete che egli aveva fatto,

essi osservarono, come era stato lavorato artisticamente l’arco,


85 e i suoi padri lodarono ciò che egli aveva fatto.

Anu sollevò l’arco nell’assemblea degli dèi


e lo baciò, dicendo: «Egli è mio figlio!»,

all’arco poi egli diede questo nome:


«Legno lungo» era il primo (nome); il secondo: «Possa egli
[raggiungere l’obiettivo!»

90 con il terzo nome: «Costellazione dell’Arco», lo fece splendere in


[cielo;
egli stabilì la sua posizione celeste, assieme a (quella dei) suoi
[divini fratelli.

Dopo che Anu ebbe fissato il destino dell’arco,


fondò un trono regale, che era adatto anche per un dio.
Anu lo collocò nell’assemblea degli dèi.
95 Si radunarono i grandi dèi,
essi stabilirono un destino eccelso per Marduk e si inchinarono;

essi pronunziarono una maledizione su se stessi,


giurarono con acqua e olio, e portarono la mano alla loro gola.

Essi gli conferirono il diritto alla regalità sopra gli dèi,


100 e lo confermarono «signore degli dèi di cielo e terra».

Anšar gli diede il suo eccelso nome, Asalluḫi:


«Pronunziando il suo nome, dimostriamo sottomissione!

Quando egli parla, possano gli dèi ascoltarlo,


il suo ordine sia prevalente sopra e sotto.

105 Il figlio, nostro vendicatore, sia ascoltato,


la sua signoria sia esaltata; egli non abbia eguali.

Possa egli guidare come pastore le Teste Nere, le sue creature


e queste possano raccontare le sue gesta per i giorni a venire,
[senza interruzione.

Possa egli approntare ricche offerte per i suoi padri,


110 incaricarsi del loro sostentamento e curare i loro santuari,
faccia esalare il profumo delle fumigazioni, per rallegrare il suo
[Sancta Sanctorum;

possa egli realizzare in terra, ciò che egli ha fatto in cielo,


far sì che le Teste Nere stabiliscano di venerarlo.

Gli uomini sottomessi debbono ricordarsi di ciò, e pregare i loro


[dèi,
115 poiché egli ha dato l’ordine, essi devono prestare attenzione alle
[loro dee.
Offerte di cibo possano venire portate per i loro dèi e dee,
possano queste non venire dimenticate! Che essi (invece)
[tengano a mente i loro dèi,

e che essi ……. i loro …… i loro santuari.


Anche se le Teste Nere dovessero venerare un altro dio,
120 è egli il dio di ciascuno di noi!»

I CINQUANTA NOMI DI MARDUK: VI 121-VII 144

Orsù, pronunziamo i suoi 50 nomi,


di lui, il cui incedere è brillante, così come il suo agire:

«Marduk (1), così come suo padre Anu lo chiamò sin dalla
[nascita,
che rifornisce i pascoli e le pozze d’acqua e fa proliferare la
[stalla;

125 colui che con la sua arma, il Ciclone, legò gli agitatori
e salvò dal pericolo i suoi padri divini.

Egli è il figlio, il dio-Sole degli dèi, il brillante,


che essi possano camminare sotto la sua luce splendente.

Agli uomini, che egli creò, agli esseri viventi


130 egli addossò la corvée degli dèi, affinché questi potessero riposare.

Creazione e distruzione, perdono e punizione


accadono per suo volere, fate così che essi guardino a lui!

Marukka (2): egli è il dio che li ha creati,


che procurò soddisfazione agli Anunnaki e pace agli Igigi.

135 Marutukku (3): egli è il sostegno del paese, della città e della
[loro gente:
gli uomini lo celebrino sempre.

Maršakušu (4): accigliato, ma eppur sempre equilibrato; portato


[all’ira, ma eppure tollerante.
La sua mente è aperta, il suo cuore grande.

Lugaldimmerankia (5) è il nome con cui noi tutti ci


[rivolgiamo a lui,
140 la cui parola è più importante di quella dei suoi padri divini.

Egli è il signore degli dèi di cielo e terra,


il re, davanti alle cui disposizioni gli dèi sopra e sotto tremano.

Narilugaldimmerankia (6) è il nome che gli abbiamo dato, in


[quanto si prende cura di tutti gli dèi,
che al tempo della difficoltà ha allestito la nostra dimora in
[cielo e in terra,

145 che suddivise le stazioni celesti tra gli Igigi e gli Anunnaki,
che al suo nome gli dèi tremano e sul loro seggio fremono.

Asalluḫi (7) è il nome con cui lo chiamò suo padre Anu.


Egli è la luce degli dèi, l’eroe potente,

che, come dice il suo nome, è uno spirito protettivo per dio e
[paese,
150 e salvò al tempo del bisogno la nostra residenza nel terribile
[duello.

Asalluḫi-namtila (8) lo chiamarono essi per la seconda volta, il


[dio (cioè) che dona la vita,
che conformemente al contenuto del suo nome risollevò gli dèi
[perduti;
il signore che con il suo puro scongiuro riportò in vita gli dèi
[morti;
fatecelo lodare come il distruttore dei contorti nemici.

155 Asalluḫi-namru (9), così come è stato chiamato con terzo


[nome:
il dio puro, che purifica la nostra condotta».

Anšar, Laḫmu e Laḫamu pronunziarono ognuno i suoi tre


[nomi,
quindi si rivolsero ai loro figli divini:

«Ognuno di noi gli ha conferito i suoi tre nomi,


160 ora ripetete anche voi i suoi nomi!»

Gli dèi si rallegrarono, udendo il loro discorso,


in Ubšukkinakku tennero un’assemblea:

«Del nostro eroico figlio, del nostro vendicatore


e del nostro provveditore, lodiamo il nome!»

165 Essi si accomodarono nella loro assemblea, elencarono i destini


e pronunziarono il suo nome con tutti i riti appropriati.

Tavola VII

1 Asari (10), che regala terreno agricolo e prepara la terra da


[coltivare,
che crea l’orzo e le piante, e fa crescere l’erba.

Asaralim (11), che è stimato nell’aula delle consultazioni, il cui


[consiglio è ben accolto:

gli dèi lo seguono e lo temono.


5 Asaralimnunna (12), il venerato, la luce di suo padre e
[genitore,
che guida le decisioni di Anu, Enlil ed Ea, cioè Ninšiku.

Egli è il loro approvvigionatore, che dispensa i loro introiti,


la cui tiara aumenta la ricchezza per il paese.

Tutu (13) egli è, che escogita il loro rinnovamento:


10 possa egli purificare i loro santuari, perché essi riposino;

possa egli fare uno scongiuro, perché gli dèi trovino la pace.
Sebbene essi attacchino pieni d’ira, fa’ che essi si ritirino!

Egli è in verità eccelso nell’assemblea dei suoi padri divini:


nessuno tra gli dèi può essergli eguale.

15 Tutuzi’ukkinna (14), la vita della sua armata,


che per gli dèi creò il puro cielo,

che si è preso carico della loro condotta, che ha stabilito [la loro
[postazione],
che ciò non venga dimenticato dai mortali, ma fa sì che le sue
[gesta siano sempre ricordate.

Tutuziku (15), attribuirono come terzo nome: colui che opera


[la purificazione;
20 il dio del soffio benefico, il signore del successo e
[dell’obbedienza,

colui che crea ricchezza e benessere, procura l’abbondanza,


che tutta la ricchezza che noi abbiamo, la trasforma in
[abbondanza,

il cui soffio benefico respiriamo nel terribile momento del


[bisogno:
possano gli uomini attivarsi affinché egli venga sempre onorato,
[e pratichino la devozione.

25 Come Tutu’agaku (16), suo quarto nome, che gli uomini lo


[glorifichino.
Signore dello scongiuro puro, che fa rivivere i morti,

colui che ha dimostrato pietà per gli dèi legati,


che liberò dal giogo ad essi imposto, i suoi nemici divini,
e, per risparmiarli, creò l’umanità.

30 Il misericordioso, nel cui potere è la resurrezione:


possano le sue parole essere sempre attuali e mai venire
[dimenticate
nella bocca delle Teste Nere, che le sue mani hanno creato.

Come Tututuku (17), quinto nome, possa la loro bocca


[pronunziare il suo puro incantesimo:
colui che ha estirpato ogni male con il suo puro scongiuro!
35 Šazu (18): colui che conosce il cuore degli dèi, che ha visto il
[loro intimo,
che non fa sfuggire alcun malvagio.

Colui che organizzò l’assemblea degli dèi, rallegrò i loro cuori,


sottomise i ribelli: egli è l’ampia protezione degli dèi.

Egli fece proliferare la verità, vanificò il parlare contorto,


40 separò ovunque la verità dalla falsità.

In quanto Šazuzisi (19), secondo nome, falli lodare


[costantemente colui che sottomette gli aggressori,
che allontanò lo sconforto dai corpi dei suoi genitori divini.

Šazusuḫrim (20), terzo nome: colui che estirpò tutti i nemici


[con le armi,
che scompaginò i loro piani e li trasformò in vento.

45 Egli cancellò tutti i malvagi, che lo contrastarono:


possano gli dèi applaudirlo sempre nell’assemblea.

Šazugurim (21), quarto nome: colui che procurò successo ai


[suoi padri divini,
che sradicò i nemici e annientò la (loro) discendenza,

che dissipò le loro manovre, senza che restasse alcunché di queste:


50 possa il suo nome essere pronunziato e annunziato nel paese!

Come Šazuzaḫrim (22), suo quinto nome, possano le


[generazioni future ricordare lui,
che annulla qualsiasi ribelle, tutti i disobbedienti,

che fece sistemare tutti gli dèi fuggitivi nei loro santuari:
che questo suo nome sia attuale!

55 Come Šazuzaḫgurim (23), sesto (nome), possano tutti venerarlo


[ovunque,
(lui) che personalmente nella battaglia annientò tutti i nemici.

Enbilulu (24) è il signore che fornisce l’abbondanza,


il loro grande prescelto, che prepara le offerte di cibo,

che tiene in ordine i pascoli e i pozzi, dopo averli messi in


[funzione,
60 che sistema i corsi d’acqua e li rifornisce d’acqua in
[abbondanza.

Enbilulu’epadun (25), «signore delle pianure e dei canali (?)»


[possano appellarlo in seconda,
ispettore dei canali di cielo e terra, colui che traccia il solco,
62a che promuove nell’ampia steppa puro terreno agricolo,
che controlla i canali e i fossi di irrigazione, e traccia il solco
[d’aratura.

Come Enbilulugugal (26) «ispettore dei canali e dei corsi


[d’acqua degli dèi» essi lo devono lodare in terza battuta:
65 signore dell’abbondanza, pienezza e grandi raccolti,

che procura ogni bene, che fa ricchi gli insediamenti umani,


che dona grano, che fa crescere le granaglie.

Enbiluluḫegal (27), che accumula ricchezza per gli uomini e il


[loro fabbisogno,
che fa piovere abbondanza nella vasta terra e assicura verdura
[grassa.

70 Sirsir (28), colui che accumulò una montagna su Tiamat,


che spogliò con le sue armi il cadavere di Tiamat;

il guardiano del paese, il loro pastore fedele,


la cui capigliatura è fioritura di piante, la cui tiara un solco di
[semina;

colui che nella sua rabbia attraversa di continuo il vasto mare,


75 e che senza sosta ripercorre come su un ponte, il luogo del
[duello con essa.

Sirsirmalaḫ (29), lo chiamano in seconda – e così sia –


Tiamat era la sua nave, egli il nocchiero.

Gilim (30), colui che di continuo ammonticchia cumuli di


[grano, colline enormi (addirittura),
che procura cereali e greggi, che dona seme al paese.

80 Gilimma (31), colui che rese saldo il legame degli dèi e creò la
[stabilità;
una trappola che li travolge, ma anche dispensa fortuna.

Agilimma (32), l’eccelso che tiene a bada l’inondazione,


[procura la neve,
che creò la terra sull’acqua e consolidò l’altezza del cielo.

Zulum (33), colui che distribuisce terreno da pascolo agli dèi, e


[suddivide tutto ciò che ha creato,
85 che concede le entrate e le offerte di cibo e amministra i
[santuari.

Mummu (34), creatore di cielo e terra, protettore dei fuggiaschi;


dio che purifica cielo e terra. In seconda, Zulum’ummu (34a),
colui che in virtù della sua forza, non trova eguali tra gli dèi.

Gišnumunab (35), creatore di tutti gli uomini; colui che ha


[tracciato i confini del mondo,
90 che ha annientato gli dèi di Tiamat e ha fatto gli uomini con le
[loro parti.

Lugalabdubur (36), il re che ha disperso le manovre di Tiamat,


[e strappò le sue armi;
il cui fondamento davanti e dietro è sicuro.

Papgalgu’enna (37), il primo di tutti i signori, la cui forza è


[eccelsa;
colui che è il più grande dei suoi fratelli divini, e il più nobile
[di essi.

95 Lugaldurmaḫ (38), re del legame degli dèi, signore di Durame;


colui che è il più grande nella residenza regale, infinitamente
[superiore agli altri dèi.

Aranunna (39), consigliere di Ea, creatore dei suoi divini


[genitori,
la cui condotta principesca, nessun altro dio la eguaglia.

Dumuduku (40), colui che rinnova in Duku per sé la sua pura


[residenza.
100 Dumuduku non emette nessun verdetto senza Lugalduku.

Lugalšu’anna (41), il re, la cui forza è sublime tra gli dèi,


il signore, la forza di Anu, il grandissimo, che Anšar ha scelto.

Irugga (42), che ha derubato tutti in mezzo al mare,


che abbraccia tutta la saggezza, che è onnicomprensivo nella
[saggezza.

105 Irkingu (43), che ha derubato Kingu nel …….. della battaglia,
che guida tutte le decisioni e stabilisce la signoria.

Kinma (44), colui che guida tutti gli dèi, che dispensa consiglio,
davanti al cui nome gli dèi si piegano pieni di paura come
[davanti ad una tempesta.

Dingiresiskur (45): possa egli assidersi maestoso nella casa


[della benedizione,
110 possano gli dèi presentargli i loro doni,
mentre egli riceve il loro regalo.

Nessuno al di fuori di lui crea cose meravigliose;


le quattro (tipologie/regioni) delle Teste Nere sono sua creazione,
oltre a lui nessuno degli dèi conosce il numero dei loro giorni.

115 Girru (46), che affila le armi,


che ha creato cose meravigliose nella battaglia con Tiamat;

di larga intelligenza, di pensiero acuto,


uno spirito profondo che gli dèi tutti non comprendono.
Addu (47) sia il suo nome: egli copre tutto il cielo.
120 Possa tuonare sulla terra con la sua dolce voce;

il tuono possa riempire le nuvole,


e procurare agli uomini di sotto il sostentamento.

Ašaru (48) che, come dice il suo nome, si cura dei destini
[degli dèi;
egli è in realtà il supervisore della totalità degli uomini.

124b Come Neberu (49) possa egli controllare il passaggio da cielo


[e terra:

125 non si dovrebbe mai passare né sopra né sotto, ma aspettare lui:

Neberu è la sua stella, che egli ha fatto brillare in cielo;


egli ha preso posto nel nodo solstiziale, in modo che si possa
[vedere.

Sì, colui che di continuo attraversa il mare senza pausa,


il suo nome sia Neberu, che occupa la posizione centrale;

130 possa egli rendere stabile il sentiero delle stelle del cielo
e pascolare tutti gli dèi come pecore;

possa egli legare Tiamat, affievolire e accorciare la sua vita;


per gli uomini futuri, per i giorni lontani del futuro,
che egli sia senza impedimenti e che egli stia per sempre.

135 Poiché egli ha creato il cielo e ha forgiato la terra,


il padre Enlil lo appellò con il suo nome proprio: «Signore
[dei paesi» (50).

I nomi che gli Igigi avevano pronunziato, proprio tutti,


Ea udì e il suo cuore si rallegrò:
«Allora egli, i cui nomi i suoi padri hanno celebrato,
140 abbia il nome come il mio: “Ea!”:

egli deve amministrare tutti i miei rituali,


deve accollarsi tutte le mie decisioni!»

Con il termine 50 appellarono i grandi dèi


i suoi cinquanta nomi e gli conferirono una posizione
[preminente:

DOSSOLOGIA FINALE: VII 145-162

145 essi devono essere ricordati; un condottiero li deve spiegare,


il saggio e il colto li devono discutere assieme,

un padre deve ripeterli e insegnarli ai suoi figli,


qualcuno li deve spiegare al pastore e al bovaro.

Chi non è trasandato nei confronti di Marduk, l’Enlil degli dèi,


150 il suo paese sarà fiorente, ed egli stesso vivrà sano,

infatti la sua parola è affidabile, e il suo verdetto immutabile:


nessun dio può cambiare la parola che esce dalla sua bocca.

Se egli guarda accigliato, allora non cede,


se il suo furore si scatena, nessuno lo può contrastare.

155 La sua mente è profonda, il suo cuore insondabile,


peccatori e malvagi devono comparire davanti a lui.

La rivelazione che un capo aveva ripetuto prima di lui,


egli la mise per iscritto, in modo che i posteri potessero udirla,

[ ] Marduk che creò gli Igigi,


160 sebbene essi …….. diminuiscono, devono invocare il [suo] nome.

………… il canto di Marduk,


che annientò Tiamat e ricevette la dignità regale.
2.
L’ENŪMA ELΊ
RIVISSUTO DA BEROSSO, ABIDENO E DAMASCIO

Testo: TROIANI, in SAPORETTI 1984, pp. 43-50; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p.


719 sgg.; HEIDEL 1967, p. 75 sgg.; SCHNABEL, 1915.

L’origine dell’universo, così come è narrata nell’Enūma Elîš,


trova un riscontro negli scritti di alcuni autori ellenistici e siriani,
per cui abbiamo voluto citare alcuni passi di questi pervenutici.
Il primo e più vicino alla tesi babilonese mi sembra l’autore
menzionato sub C) che offre la seguente genealogia:

Gli altri due autori Berosso e Abideno, i cui scritti ci sono


pervenuti solo parzialmente e grazie a scrittori posteriori,
presentano una visione dell’origine del mondo solo in parte simile a
quella babilonese: il principio sembra essere l’acqua, più
precisamente l’acqua salata, detta Thalatta, che avrebbe originato
animali e mostri, assieme agli uomini primordiali che vivevano
come bestie, tanto da aver bisogno di essere istruiti da un saggio di
nome Oan, mezzo uomo e mezzo pesce. Mentre questi esseri
vivevano in un magma caotico, Belos li avrebbe assaliti e distrutti.
Egli, levatosi, tagliò in due la donna e con una metà fece la terra,
con l’altra metà il cielo. Dopo di che egli si sarebbe tagliata la testa,
e mediante il sangue sgorgato mescolato alla terra avrebbe creato
l’uomo dalle caratteristiche divine, e in seguito anche gli animali
del mondo attuale.
Comune a tutti questi scrittori è comunque l’acqua come
elemento primordiale.

A. BEROSSO

a) Eus. Arm.

A Babilonia sarebbe stata stabilita un’immensa massa di popolo


straniero, nel paese dei Caldei; ed essi sarebbero vissuti in libertà
come le bestie prive di ragione e il bestiame selvatico. E nel primo
anno sarebbe apparsa dal Mare Rosso, proprio là nel centro del
territorio dei Babilonesi, una spaventosa belva, il cui nome sarebbe
Oan, come anche Apollodoro insegna nel suo libro, cioè che il suo
intero corpo era di un pesce e sotto la testa del pesce un’altra testa
era aggiunta a quella e alla coda piedi come quelli di un uomo e la
voce conforme alla voce degli uomini; la cui immagine anche ora
sarebbe conservata in ritratto. E della stessa fiera egli dice che per
tutto il giorno aveva rapporti con gli uomini e non toccava
assolutamente qualsivoglia cibo. Ed egli avrebbe insegnato agli
uomini la conoscenza della scrittura e i molteplici procedimenti
delle arti, le formazioni delle città e le fondazioni dei templi.
Sempre lui avrebbe insegnato l’applicazione delle leggi come i
termini dei confini e delle divisioni. Lo stesso avrebbe anche
indicato la raccolta del grano e dei frutti. E in generale tutto quello
che torna utile sempre alla vita associata egli avrebbe tramandato
agli uomini. E a partire da questo periodo da nessun altro sarebbe
più stato inventato qualcosa. E al tramonto del sole la fiera Oan si
reimmergeva sotto il mare e di notte viveva una vita anfibia. Anche
più tardi sarebbero apparse altre fiere analoghe a questa, sulle quali
(egli dice) nel libro dei re darà notizia. E di Oan egli dice che
avrebbe scritto sulla creazione e sulla costituzione ed avrebbe
concesso agli uomini il linguaggio e capacità artistiche. C’era una
volta un tempo (dice Oan) durante il quale il tutto era oscurità ed
acqua. E c’erano certe altre belve delle quali erano una parte
autogenerata e provvista di forme che generano la vita. E esse
avrebbero generato uomini, forniti di doppie ali. Oltre a ciò anche
altri con quattro ali e due facce; e con un corpo e due teste,
femminile e maschile, e due nature, maschile e femminile. Inoltre
ancora altri uomini con gambe di capre e con corna sulla testa.
Anche altri con piedi di cavallo. Ed altri di forma equina nel retro e
umana nel davanti, che hanno le forme degli ippocentauri. Essi
avrebbero anche generato tori con testa umana e cani con quattro
corpi, le cui code, al modo delle code dei pesci, guizzavano fuori
indietro dalle parti posteriori. Anche i cavalli con teste di cani. E
uomini come ancora altri mostri, con la testa di cavallo e il corpo
umano e muniti di code al modo dei pesci.
Oltre a questo ancora un’accozzaglia di esseri a forma di draghi. E
pesci e rettili e serpenti ed una quantità di esseri mostruosi, plasmati
in modo molteplice e formati diversamente gli uni dagli altri, le cui
immagini essi conservarono nel tempio di Belos, rappresentate l’una
accanto all’altra. E su tutti questi esseri avrebbe dominato una
donna, il cui nome sarebbe Markaye, che in caldaico fu chiamata
Thalatta e fu tradotta in greco Talatta. Mentre questo complesso
stava infervorato in una massa caotica, Belos lo avrebbe assalito ed
avrebbe spaccato la femmina nel mezzo in due parti. Da una metà
avrebbe fatto la terra, dall’altra metà il cielo. Ed egli avrebbe anche
annientato le altre belve che erano in essa. Allegoricamente e in
senso figurato (egli dice) una tal cosa sarebbe stata mitologizzata
sulle nature: che precisamente quando ovunque era umidità ed
acqua e vi erano solo i mostri, quel dio si sarebbe staccato la testa e
gli altri dèi avrebbero raccolto il sangue che sgorgò da lui,
l’avrebbero impastato con la terra ed avrebbero di lì creato gli
uomini. Per questo sarebbero intelligenti e partecipi dello spirito
della stirpe divina. E di Belos si dice, che è tradotto in greco Zeus e
in armeno Aramazd, che egli avrebbe tagliato nel mezzo le tenebre
ed avrebbe separato l’uno dall’altra, il cielo e la terra, ed avrebbe
ordinato e organizzato il mondo. Ma le fiere non avrebbero
sopportato la potenza della luce e sarebbero perite. Ma Belos,
quando vide il paese deserto e sterile, avrebbe dato ordine ad uno
degli dèi di mescolare il sangue che scorreva dalla sua testa spaccata
con la terra e di creare uomini come altre fiere e bestiame selvatico,
che potessero sopportare quest’aria. Belos avrebbe fondato gli astri e
il sole e la luna e i cinque pianeti.
Questo racconta, secondo la testimonianza del Polistore, Berosso nel
primo libro.

b) Sincello

In Babilonia sarebbe stata una gran moltitudine di uomini stranieri,


che abitavano la Caldea. Costoro vivevano senza ordine come le
fiere. Nel primo anno sarebbe apparso dal Mar Rosso nel punto
contiguo con la Babilonia un essere senza senno di nome Oannes,
come anche raccontò Apollodoro, avendo corpo di un pesce, ma
avendo sotto la testa, cresciuta in aggiunta, una testa umana sotto la
testa del pesce ed avendo ugualmente piedi di uomo nati in
aggiunta dalla coda del pesce. Aveva voce di uomo. La sua
immagine si conserva anche ora. Dice che questo animale
trascorreva il giorno insieme agli uomini, non toccando cibo e
trasmise agli uomini la conoscenza delle scritture e della
matematica e di ogni genere di arti e le fondazioni di città e di
templi e insegnò l’introduzione delle leggi e la geometria e mostrò i
semi e la raccolta dei frutti e in generale trasmise agli uomini tutte
le cose che attengono a civilizzare la vita. A partire da questo
periodo nessun’altra cosa fu più scoperta. Al tramonto del sole
questo animale Oannes si reimmergeva nel mare e trascorreva le
notti nel mare alto. Era infatti anfibio. In seguito sarebbero anche
apparsi altri esseri simili a questo, intorno ai quali dice che darà
indicazioni nella lista dei re. Oannes avrebbe scritto sulla nascita del
mondo e sulla costituzione ed avrebbe trasmesso questo trattato agli
uomini. Dice Oannes che vi fu un tempo nel quale tutto era oscurità
ed acqua e in esso furono generati animali che avevano un aspetto
mostruoso e erano di peculiare natura. Infatti furono generati
uomini con due ali, alcuni anche con quattro ali e due facce, e
avendo un corpo solo, ma due teste, maschile e femminile, e doppi
organi sessuali, maschili e femminili. E altri uomini, alcuni avendo
gambe e corna di capri, altri con i piedi di cavallo, altri avendo le
parti posteriori di un cavallo, le parti anteriori di un uomo, i quali
sono nell’aspetto ippocentauri. Furono generati anche tori che
avevano teste di uomini e cani con quattro corpi, che avevano code
di pesce nelle parti posteriori, e cavalli con la testa di cane e uomini
e altri animali che avevano forme di ogni specie di bestie. Oltre ad
essi pesci e rettili e serpenti e altri animali i più mostruosi e che
avevano l’aspetto diverso l’uno dall’altro, le cui immagini anche
sarebbero dedicate nella parte più interna del tempio di Bel.
Comandava tutti questi esseri una donna, il cui nome sarebbe
Omorka, sarebbe questo il caldeo Thalath e fu tradotto in greco
Thalatta. Secondo i calcoli per cui le lettere come numero danno la
stessa cifra è Selene. Essendo tutte le cose così aggrovigliate, Belos,
levatosi, tagliò in due la donna e con una metà fece la terra, con
l’altra metà il cielo.
Dice che questo è la spiegazione allegorica di avvenimenti naturali:
infatti essendo il tutto umido ed essendo stati generati animali in
esso, questo dio si staccò la testa ed il sangue sgorgato gli altri dèi
mescolarono con la terra e foggiarono gli uomini. Per questo
sarebbero intelligenti e partecipi della mente divina. Belos, che
traducono Zeus, dopo aver tagliato a metà la tenebra, separò il cielo
e la terra l’uno dall’altra e stabilì il cosmo, ma gli animali, non
sopportando la potenza della luce, perirono. Belos, vedendo la
regione deserta e senza frutti, ordinò ad uno degli dèi, staccatosi la
propria testa, di mescolare la terra con il sangue sgorgato e di
foggiare gli uomini ed animali, che potessero sopportare l’aria.
Belos costituì anche gli astri e il sole e la luna e i cinque pianeti.

B. ABIDENO

a) Eus. Arm.

Tutto era da principio acqua, che era chiamata con il nome di mare.
E Belos limitò le acque e a ciascuna assegnava i suoi territori e
fortificò Babilonia circondandola con mura. E quando fu trascorso
abbastanza lungo tempo, essa decadde. Nabucodonosor la circondò
di nuovo di mura ed essa durò, fino ai tempi della signoria
macedone; eresse con i portoni di bronzo.

b) Eus. PE

E sul fortificare Nabucodonosor Babilonia lo stesso (Abideno) scrive


questo: «Dicono che tutto era all’inizio acqua, chiamata Thalassa.
Belos l’arrestò, assegnando una regione a ciascuna e circondò
Babilonia di un muro. Col tempo il muro andò in rovina. Lo
ricostruì Nabucodonosor che resistette fino alla signoria macedone,
essendo dalle porte di bronzo».

C. DAMASCIO

Testo: Aporie e loro soluzioni riguardo i primi principi; BOTTÉRO-


KRAMER, 1992, p. 721 sgg.

Tra i Barbari, non sembra che i Babilonesi abbiano parlato di un


principio unico dell’universo. Essi ne ipotizzano due: Thaute e
Apason, facendo di quest’ultimo lo sposo di quella che chiamano la
«madre degli dèi». Da essi era nato dapprima un solo bambino,
Moümis, che immagino aver rappresentato il mondo intellegibile
(derivato dai due principi). Prodotta dagli stessi genitori, un’altra
generazione era seguita: Dachê e Dachos. Poi una terza Kissarê a
Assôros, che diedero vita alla triade: Anos, Illinos e Aos. Aos e
Dauche misero al mondo un figlio chiamato Bêl: e dicono che costui
fu il Demiurgo.
3.
TEOGONIA BABILONESE: LISTA AN = ANUM

Dopo aver presentato l’ascesa di Marduk, il dio di Babilonia, ai


vertici del Pantheon mesopotamico e il ridimensionamento in senso
positivo della figura di Ea, suo padre, laddove il dio Enlil, capo del
mondo divino nella civiltà sumerica, è attore principale nei miti
della creazione del cosmo e dell’uomo, seguono in questo paragrafo
alcune liste divine elaborate nelle scuole teologiche nei periodi più
diversi della storia mesopotamica: si hanno diverse liste, alcune del
periodo di Fara e Abu Salabikh, altre provenienti da Nippur, Isin e
Larsa, e infine quella canonica dal titolo An = Anum, propria di
Babilonia.
Non è mio scopo riprodurre qui tutte le liste a disposizione,
bensì solo due, la prima proveniente da Babilonia A) e la seconda,
forse da Larsa B). Sorprende senz’altro la tenacia delle scuole
teologiche nell’aderire ancora nel primo millennio al Pantheon da
me considerato sumerico, cosa del resto confermata anche dal
Codice di Ḫammurapi e dagli altri esempi citati nell’Introduzione a
p. 24 sgg., mentre la nuova teologia incentrata su Ea e Marduk
sembra non aver preso piede nei centri religiosi.
Così la lista An = Anum, mentre inizia con l’elenco delle
divinità, per l’esattezza 21 paia (maschi e femmine) definite «21
signori, padri e madri del dio Anu», rivela il ruolo centrale di Anum
nella teologia babilonese. Per quanto non siamo in grado di
individuare ogni singola divinità, è facile riconoscerne alcune che
sono presenti anche nel poema Enūma elîš, ad es. Laḫma e Laḫama
(ll. 14-15) e Anšar e Kišar (ll. 8-9), come antenati di An.
Un’altra sezione, poi, che ha inizio alla 1. 96, elenca gli antenati
di Enlil, per l’esattezza 42, anch’essi definiti «42 signori, madri e
padri di Enlil».
Ci si sarebbe aspettata una sezione speciale per Ea e suo figlio,
ma notiamo che questi sono elencati indiscriminatamente, assieme
ad altri dèi, senza un particolare rilievo, quasi fossero addirittura
divinità secondarie.
Lo stesso dicasi della Lista B) del periodo paleobabilonese o
addirittura di Larsa, dove dopo l’elenco di 14 paia di divinità è
menzionato An con alcuni epiteti, i suoi antenati e mogli, seguito da
Enlil e parte della sua corte. Non è poi superfluo sottolineare che le
prime divinità Enki e Ninki, qui designate come antenati di An,
nella lista di An = Anum, appartengono alla lista degli antenati di
Enlil.
L’unica conclusione che possiamo trarre dall’esame di tali liste è
quella che il Pantheon era nel secondo millennio e ancora in tutto il
primo millennio, in continua gestazione e non ancora definito.

A. TRADIZIONE DI BABILONIA.

a) Antenati di Anu

Testo: R. L. LITKE, 1998: AN:dA-NU-UM, I 1-24; VAN DIJK, 1964, p. 14 sgg.

1 An = dA-nu-um
An = An-tum
An-ki = dA-nu-um u An-tum
d
ú-ra-áš = dA-nu-um u An-tum
d
5 Nin-IB = dA-nu-um u An-tum
An-šár-gal = dA-nu-um u An-tum
d
Ki-šár-gal = dA-nu-um u An-tum
An-šár = dA-nu-um u An-tum
d
Ki-šár = dA-nu-um u An-tum
d
10 En-šár = dA-nu-um u An-tum
d
Nin-šár = dA-nu-um u An-tum
d
Du-rí = dA-nu-um u An-tum
d
Da-rí = dA-nu-um u An-tum
d
Làḫ-ma = dA-nu-um u An-tum
d
15 Là-ḫa-ma = dA-nu-um u An-tum
d
É-kur = dA-nu-um u An-tum
d
Gá-ra = dA-nu-um u An-tum
d
A-la-la = dA-nu-um u An-tum
d
Be-li-li = dA-nu-um u An-tum
d
20 ALAM (= A-la-la) = dA-nu-um u An-tum
d
ALAM (= Be-li-li) = dA-nu-um u An-tum
d
En-uru-ul-la = dA-nu-um u An-tum
d
Nin-uru-ul-la = dA-nu-um u An-tum
24 21 en ama a-a-an-na-ke4-ne
= «21 signori, padri e madri del dio Anu»

b) La famiglia di Enlil

Testo: R. L. LITKE, 1998: AN:dA-NU-UM, II 96-138; VAN DIJK, 1964, p. 14


sgg.

d = ŠU
96 En-ki
d = ŠU
Nin-ki
d = ŠU
En-ul
d = ŠU
Nin-ul
d = ŠU
100 En-mul
d = ŠU
Nin-mul
d = ŠU
En-LU
d = ŠU
Nin-LU
d = ŠU
En-DU
d = ŠU
105 Nin-DU
d = ŠU
En-da
d = ŠU
Nin-da
d = ŠU
En-bùlug
d = ŠU
Nin-bùlug
d = ŠU
110 En-ḫal
d = ŠU
Nin-ḫal
d = ŠU
En-ug
d = ŠU
Nin-ug
d = ŠU
En-gàraš
d = ŠU
115 Nin-gàraš
d = ŠU
En-šár
d = ŠU
Nin-šár
d = ŠU
En-nun
d = ŠU
Nin-nun
d = ŠU
120 En-kur
d = ŠU
Nin-kur
d = ŠU
En-amaš
d = ŠU
Nin-amaš
d = ŠU
En-kin-gal
d = ŠU
125 Nin-kin-gal
d = ŠU
En-kù-gál
d = ŠU
Nin-kù-gál
= ŠU
d
En-an-na
d = ŠU
Nin-an-na

d
130 En-u4-ti-la = ŠU
d
Nin-u4-ti-la = ŠU
d = ŠU
En-da-šùrun
d = ŠU
Nin-da-šùrun
d
En-du6-kù-ga = ŠU
d
135 Nin-du6-kù-ga = ŠU
d = ŠU
En-me-šár-ra
d = ŠU
Nin-me-šár-ra
42-àm en-ama-a-a-dEn-líl-lá-ke4
«42 signori, madri e padri di Enlil»

B. TRADIZIONE DI LARSA (?)

Testo: VAN DIJK, 1964, p. 12 sgg.

d d
en-ki nin-ki
d d
en-mul nin-mul
d d
en-ul nin-ul
d d
en-nun nin-nun
d d
en-kur nin-kur
d d
en-kin-gal nin kin-gal
d d
en-šár nin-šár
d d
en-ḫal nin-ḫal
d d
en-bùlug nin-bùlug
d d
en-giriš nin-giriš
d
nin-da-
d šurim-ma
en-da-šurim-ma

d d
en-amaš nin-amaš
d
d nin-du6-kù-
en-du6-kù-ga
ga
d d
en-an-na nin-an-na
d d
en-u4-ti-la nin-u4-ti-la
d
d nin-me-šár-
en-me-šár-ra
ra
an
an-šár-gal
d
en-uru-ul-la
d
uraš
d
nin-ì-li
d
namma
d
ama-tu-an-ki
d
en-líl

Corte di Enlil

d
en-ki

Corte di Enki

Dee madri.

1. Al posto dell’abituale Laḫmu, il testo STVC II 28 presenta la lettura Laḫḫa.


2. Il termine reso da me con «altezza» viene reso da altri studiosi con zenit o polo dell’equatore: si
confronti Labat, 1935, p. 139.
II.
ALLE ORIGINI DEL MONDO DIVINO
E DELLA REALTÀ COSMICA
1.
CREAZIONE DI CIELO E TERRA

Testo: BORGER, 1973, p. 180 sg.


Traduzioni: BOTTÉRO 1985, p. 299 sg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 523.

Il testo da cui è tratto il brano seguente è una preghiera da


recitare in occasione della ricostruzione di un tempio, e proviene
dalla Biblioteca di Assurbanipal. Esso deve essere stato composto al
di fuori di Ninive, forse a Babilonia, sicché è plausibile l’ipotesi che
il tempio a cui si allude si trovasse proprio nella capitale.
L’autore attribuisce la creazione di cielo e terra alla triade
cosmica, Anu, Enlil ed Ea, i quali per provvedere al sostentamento
degli dèi scelgono una dimora sulla terra, affidando l’incarico di
provvedere alle entrate regolari al re. Per questo il paese da loro
scelto come residenza è diventato il paese principale degli uomini.

70 Quando Anu, Enlil ed Ea


cielo e terra «pianificarono»,
essi escogitarono un modo appropriato per provvedere al
[sostentamento degli dèi.
Essi costruirono nel paese abitazioni di loro gradimento;

gli dèi presero possesso delle loro dimore: «templi dei tempi
[antichi».
75 Essi affidarono al re il compito di assicurare le loro offerte
[regolari;
essi stabilirono offerte di pane per la mensa degli dèi.
Gli dèi gradirono molto le loro residenze
e (così) stabilirono il loro (pieno) potere nel paese principale
[degli uomini.
2.
CREAZIONE DEL SOLE, DELLA LUNA E DELLE STELLE

A. VERSIONE BILINGUE

Testo: VIROLLEAUD 1905-1912, Sin, n. 1.


Traduzioni: BOTTÉRO 1985, p. 316 sg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 524
sg.; PETTINATO 1998, p. 81 sg.; CASTELLINO 1984, p. 74.

Nel prologo della Serie astrologica Enūma Anu Enlil è


conservato un testo bilingue che ha come argomento la creazione
del Sole, della Luna e delle stelle da parte della triade cosmica Anu,
Enlil ed Ea.
Pur avendo io tradotto la versione sumerica nel volume
Mitologia Sumerica di questa stessa collezione la riporto qui
nuovamente, per evidenziare la differenza sostanziale di pensiero
tra mondo sumerico e mondo assiro-babilonese: mentre infatti nel
testo sumerico l’attenzione è rivolta alla creazione della Luna e alle
sue funzioni, precipuamente la regolamentazione del mese, nel testo
assiro-babilonese si parla della creazione del Sole, la cui apparizione
regolare scandisce il tempo – giorno e mese – a sostegno
dell’umanità.

a) Versione sumerica

Traduzione: PETTINATO 2001/1, p. 109.

1 Quando Anu, Enlil ed Enki, i grandi Dèi, nel loro consiglio


[infallibile,
stabilirono le più importanti norme del cielo e della terra,

(essi) crearono la nave di Sin (= Crescente lunare),


per far crescere la Luna Nuova, far nascere il mese,
5 essi concepirono il disegno del cielo e della terra,
facendo apparire la nave celeste, facendola avanzare nel cielo
[e brillare.

b) Versione accadica

1 Quando Anu, Enlil ed Ea, i grandi dèi, nel loro consiglio


[infallibile
approntarono il disegno del cielo e della terra ed assegnarono ai
[grandi dèi le loro funzioni:
di creare il giorno, di rinnovare il mese per sostenere l’umanità, essi
videro Šamaš alla «porta» e lo fecero apparire regolarmente in
[cielo e terra.

B. UN’ALTRA VERSIONE: CREAZIONE DELLE STELLE

Testo: EAE XXII fine = ROCHBERG-HALTON 1985, p. 270 sg.; WEIDNER


1954, p. 89; LANDSBERGER 1961, p. 172.
Traduzioni: BOTTÉRO 1985, p. 317; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 525 sg.

Nel colofone della Tavola XXII della stessa Serie astrologica è


contenuta una versione leggermente differente da quella contenuta
nel Prologo, appunto perché l’attenzione è rivolta più ai segni
astrologici e al loro rapporto con la realtà.
Questa volta gli dèi della triade cosmica vogliono rendere
evidenti i segni già al momento della creazione di cielo e terra. Essi
fissano le stazioni e assegnano ad ogni astro una particolare
posizione e una traiettoria specifica; organizzano le stelle in
costellazioni e assegnano loro un nome e stabiliscono giorno e notte,
regolandone la durata scandita dal movimento di Luna e Sole.
In tal modo le tre versioni dell’Enūma Anu Enlil ci illuminano,
ognuna a modo suo, sulla creazione da parte della triade cosmica
non solo di Cielo e Terra, ma anche del Sole, della Luna e degli
stessi segni astrologici che scandivano ogni momento della vita
degli uomini (G. Pettinato, 1998).

1 Quando Anu, Enlil ed Ea, i grandi dèi,


crearono cielo e terra, vollero rendere chiari i segni:

essi fissarono dunque le stazioni e stabilirono le postazioni degli


astri,
assegnarono un nome alle stelle e stabilirono le loro traiettorie;

5 organizzarono le stelle a loro immagine in costellazioni;


[misu]rarono la durata del giorno e della notte; crearono il
[mese e l’anno,

[tracciarono] la rotta alla luna e al sole e presero le decisioni


[concernenti cie]lo e terra.
3.
TEOGONIA DI DUNNU

Testo: CT 46, n. 43; LAMBERT-W ALCOT, «Kadmos» 4 (1965), p. 64


sgg.; JACOBSEN, The Harab myth, SANE 2,3, Malibu 1984.
Traduzioni: HECKER 1994, p. 610 sg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 502.

Questo documento interessantissimo, conservato al British


Museum di Londra, di cui è rimasta intatta circa la metà, essendo
abraso quasi tutto il verso della tavoletta, è sicuramente un testo di
scuola studiato non solo nella Babilonia, ma anche nell’Assiria; ne fa
fede il colofone finale che recita: «Testo copiato e confrontato su
esemplari di Babilonia e Assur».
Esso è da considerare un testo di creazione, così come i testi che
seguiranno nei prossimi paragrafi, ma presenta delle peculiarità che
senz’altro ci sorprendono: qui infatti gli artefici della creazione non
sono Anu, Enlil ed Ea, come nei testi precedenti, bensì divinità o
oscure o di secondaria importanza. Quello che più sorprende è
l’incestuosità del rapporto, che è alla base della generazione dei
singoli dèi o entità del microcosmo.
All’inizio, così inizia il nostro documento, Ḫarab si congiunse in
matrimonio con la Terra. Ora grazie a Th. Jacobsen, noi sappiamo
che Ḫarab va tradotto con «Aratro», sicché dal loro matrimonio non
possono nascere che i «solchi». Difatti la coppia divina procede a
rendere fertile la terra arida e si sceglie come dimora la città di
Dunnu (un villaggio nelle vicinanze di Isin), dove Ḫarab esercita la
signoria. Dal loro connubio nasce il mare, mentre il solco, prodotto
dall’attività dello stesso aratro, genera per partenogenesi Sumukan,
noto come dio delle bestie selvagge (ll. 1-7).
Qui comincia la serie di incesti che danno origine alle altre
creature: la madre terra si invaghisce di suo figlio Sumukan e lo
sposa; il figlio allora uccide il padre e lo seppellisce a Dunnu,
prendendo la signoria al suo posto; non contento di ciò egli sposa
anche la sorella maggiore, il mare, rendendosi reo quindi di un
doppio incesto (ll. 8-14).
Il figlio Gaiu, seguendo le orme del padre, si comporta allo
stesso modo: egli infatti uccide suo padre Sumukan, seppellendolo a
Dunnu; sposa quindi sua madre, il mare, ed esercita la signoria con
l’aggiunta della regalità, il 16° giorno del nono mese del calendario
babilonese (ll. 15-20).
Il figlio di questi, che porta lo stesso nome del padre Gaiu, sposa
la sorella Idu; uccide padre e madre, li seppellisce e si impadronisce
di signoria e regalità, il 1° giorno del decimo mese. Lo stesso avviene
con suo figlio Kush, che sposa anch’egli la sorella Ua-ildag, e uccide
padre e madre, esercitando signoria e regalità nell’11° mese, e poi
con il nipote Ḫaḫarnum, che sposa la sorella Beletseri, uccide i
genitori ed esercita signoria e regalità a cominciare dal 16° giorno
dell’undicesimo giorno del mese Addar (ll. 21-36).
Le cose in parte cambiano con il figlio Ḫajjašum, che sì sposa
un’altra sua sorella ed esercita il potere signorile e regale a
cominciare dalla festa del Nuovo Anno, ma non uccide più i suoi
genitori (ll. 37-39).
Purtroppo il documento è abraso da questo punto, quindi non
sappiamo l’ulteriore evoluzione della creazione; possiamo affermare
soltanto, come notato nell’osservazione al verso, che vi vengono
menzionati gli dèi ufficiali di Nippur, Enlil, Ninurta e Nusku, senza
però comprendere la loro eventuale azione.

1 [Ḫarab prese in moglie] agli inizi [la terra],


[al] ….. e alla signori[a rivolse il suo pensiero:]

«Noi vogliamo trasformare la terra arida in terra coltivata»,


e con il loro aratro scavando essi crearono il mare.

5 [I solchi] partorirono da soli Sumukan,


[come città] di loro predilezione costruirono la primigenia
[Dunnu.
[Ḫa]rab esercitò la signoria su Dunnu.

[La terra] alzò il suo sguardo sul suo figlio Sumukan e


disse: «Vieni, facciamo l’amore!»

10 Sumukan sposò la terra, sua madre,


e uccise suo [padre] Ḫarab e [lo] seppellì a Dunnu, da lui amata.

E Sumukan si impadronì della signoria di suo padre.


Egli sposò pure il mare, la sua sorella maggiore.

15 Gaiu, il figlio di Sumukan, nacque,


uccise Sumukan e

a Dunnu
lo seppellì nella tomba di suo padre.

Egli sposò allora il mare, sua madre.


20 Il 16° giorno del mese kislim egli prese la signoria e la regalità.

[Gaiu], figlio di Gaiu, sposò Idu, la propria sorella.


Gaiu uccise il padre e il mare, sua madre,
e li tumulò nella tomba in posizione rannicchiata.

Il 1° giorno del mese tebet egli si impadronì della signoria e


[della regalità.
25 [Kush, il figlio di Ga]iu, sposò sua sorella Ua-ildag.
Egli rese abbondante [il raccolto della] terra.

ll. 27-29 lacunose

30 Egli uccise [Gaiu e] sua madre Idu [e]


li tumulò [nella tomba].
[Il giorno x del mese Šabat] egli si im[padronì] della signoria e
[della regalità.

[Ḫaḫarnum, il figlio di K]ush, [spo]sò sua sorella Beletseri,


uc[cise Kush e] sua madre Ua-ildag [e]
35 li tumulò nel[la tomba].

Il 16° giorno del mese [add]ar, egli si [impadronì] della signoria


[e della regalità.
[Ḫajjašum], il figlio di Ḫaḫarnum, sposò [x], la propria sorella.
[Alla festa del Nuovo Anno] egli si impadronì della signoria e
[della regalità di suo padre,
[ma non] lo uccise [ ]

ll. 40-41 lacunose

Le prime 20 righe sono molto corrotte, mentre di altre 20 linee sono


conservati soltanto i segni iniziali: vi si distinguono però i nomi di
divinità del Pantheon ufficiale: Enlil, Ninurta, Nusku.

Colofone: «Testo copiato e confrontato su esemplari di Babilonia e


Assur».
4.
CREAZIONE DI DUE INSETTI

Testo: CT 13, n. 34; KING, 1902, I, pp. 122-125.


Traduzione: CASTELLINO 1966, p. 107; IDEM, 1984, p. 73; BOTTÉRO-
KRAMER, 1992, p. 526 sgg.; HEIDEL 1967, p. 64; BOTTÉRO 1985, p. 313 sg.;
EBELING, ATAT, p. 136.

Nell’introduzione al dibattito tra le due bestiole, non ancora


identificate lessicalmente, è contenuto un accenno alla creazione
degli animali in genere, selvatici e domestici. Il testo inizia con la
creazione di cielo e terra, considerata opera degli dèi, i quali danno
origine alle varie specie di animali presenti in questo cosmo (ll. 1-4).
Dopo aver assegnato l’ambito e il territorio ai singoli animali, sia
selvatici che domestici, il dio Ea crea due piccole bestiole, išqapisu e
ḫamasirru, rendendole famose, le quali iniziano un dibattito (ll. 5-
13). A questo punto lo scriba traccia la linea di separazione sulla
tavoletta, indicandoci il cambiamento del discorso o dell’azione ivi
narrata.

1 Quando gli dèi, riuniti in assemblea, ebbero creato [cielo e terra],


formato l’azzurro e reso stabile il suolo,

essi fecero spuntare gli esseri viventi [ ],


[essi crearono] grandi animali selvaggi, bestie selvatiche, bestiole
[]
5 [Dopo] che essi ebbero [ ] questi animali,
assegnarono i domini alle bestie di Sumuqan e alle bestie delle città,
[ed ebbero ……..t]utte le creature, la totalità della creazione,
[ ] che in tutta la mia famiglia!

Niššiku [creò allora] due piccoli esseri


10 e li rese famosi fra tutte le bestiole

[ ] … ḫamasirru [ ]
[ ] išqapisu [ ]

[ ] išqapisu e ḫ[amasirru aprirono un dibattito]


5.
SAGA DEL VERME

A. VERSIONE LUNGA

Testo: CT 17, tav. 50; HKL I, p. 597; II, p. 290; KÖCHER, 1980, n. 538
IV; HECKER, AOATS 8, p. 5 sg.
Traduzione: BOTTÉRO 1985, p. 281 sg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 513
sgg.; CASTELLINO 1984, p. 73; CASTELLINO 1966, p. 107; EBELING 1926, p. 133;
HECKER 1994, p. 603 sg.

Uno dei testi più noti della letteratura cuneiforme è lo scongiuro


contro il mal di denti, del quale ci sono pervenute due versioni, una
lunga ed una più breve. Ambedue i testi si rifanno alla creazione del
mondo, intesa sempre come atto creativo, ma non provocato dalle
sole divinità, bensì anche dalle realtà precedentemente poste in
essere, quasi in chiave evoluzionistica. L’unica differenza tra le due
versioni è data dall’elencazione di tutte le fasi creative nella
versione lunga, mentre in quella breve si ha il passaggio immediato
dalla creazione della terra al verme, con l’aggiunta però dell’inizio
diverso, in quanto all’origine non c’è Anu, bensì Alla; quindi la
sequenza è: Alla → Anu → i cieli → terra → verme.
Il personaggio più importante del documento è il verme, la cui
genesi è narrata nella prima parte: il dio Anu crea il cielo, questi
crea la terra, la terra a sua volta i fiumi, i fiumi danno origine ai
canali, i canali producono il fango e quest’ultimo finalmente il
verme (ll. 1-6).
Il verme protesta subito con il dio Sole e con il dio Ea, per il cibo
attribuitogli, e che consiste in frutti della terra: fico maturo,
albicocca e mela, mentre egli ambisce a una collocazione diversa;
vorrebbe infatti stare tra dente e gengiva, per succhiare il sangue e
rosicchiare la gengiva (ll. 7-19).
Ma qui interviene Ea che non può permettere un danno arrecato
all’uomo, per cui maledice il verme, indicando pure il rimedio:
affondare un ago per immobilizzare la radice (ll. 20-23).
Segue quindi lo scongiuro e il rimedio contro il mal di denti (ll.
24-29).

1 Dopo che Anu eb[be creato il cielo],


(e) il cielo ebbe creato [la terra],

(e) la terra ebbe creato i fiumi,


(e) i fiumi ebbero creato i canali,

5 (e) i canali ebbero creato il fango,


(e) il fango ebbe creato il verme,

allora il verme si recò piangendo da Šamaš,


davanti ad Ea scorrevano le sue lacrime:

«Cosa mi hai dato da mangiare,


10 cosa mi hai dato da succhiare?»

«Io ti ho dato il fico maturo,


l’albicocca e la mela!»

«Ma (a me), a che serve il fico maturo,


l’albicocca, la mela?

15 Sollevami piuttosto e tra dente


e gengiva collocami!
Voglio succhiare il sangue dal dente
e pezzi della gengiva
rosicchiare!»

20 «Affonda allora un ago e immobilizza la radice!

Poiché tu hai detto ciò, o verme,


Ea ti colpisca con la sua possente
mano!»

Scongiuro contro il mal di denti.


25 La (sua) cura: mistura di birra, un pezzo
di malto e olio
mescola;
recita tre volte su di essi lo scongiuro,
e poni l’impasto sul dente.

B. VERSIONE BREVE

Testo: LANDSBERGER-JACOBSEN 1955, p. 17, n. 13.


Traduzione: BOTTÉRO 1985, p. 282; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 515.

1 [Alla] creò Anu,


Anu (creò) l’insieme dei cieli,

il cielo (creò) l’insieme della terra,


e la terra creò il verme.
6.
FIUME CREATORE

Testo: KING, 1902, I, p. 299 sgg.; EBELING, KAR, n. 294 e 64.


Traduzione: HEIDEL 1967, p. 75; CASTELLINO 1966, p. 108 sg.; BOTTÉRO-
KRAMER 1992, p. 516; EBELING 1926, p. 130.

Questo scongiuro, strettamente legato al rituale di purificazione


dell’acqua, è diretto al «fiume», le cui acque devono portar via
qualsiasi male che colpisce l’uomo.
Il fiume porta l’epiteto di «creatore di tutto», ma è anch’esso
un’opera degli dèi, anzi degli stessi «grandi dèi», i quali nello
scavarlo hanno depositato ogni bene sulla sua riva (ll. 1-3). Le
qualità purificatrici sono state profuse da Ea e da Marduk, assieme
ovviamente a «fuoco e furore, orrore e terrore» (ll. 4-7). Grazie poi
alla sua santità, perché esso scorre nei pressi dei santuari, ha pure il
dono di poter giudicare sugli uomini – prerogativa questa esercitata
soprattutto nel rito dell’ordalia (ll. 8-9).
Dopo l’invito a procurare quiete, arriva l’ingiunzione a liberare
l’uomo dai suoi peccati e dai suoi mali, facendoli scendere nelle sue
profondità (ll. 10-12).
Qui il testo si interrompe, ma è certo che doveva iniziare lo
scongiuro vero e proprio, andato per ora perduto.

1 Scongiuro: «Tu, fiume, sei il creatore di tutto!

Quando i grandi dèi ti hanno scavato,


depositarono ogni bene sulla tua riva.
In te Ea, il re dell’Apsu, costruì la sua dimora,
5 ti hanno concesso un effluvio abbondante di acqua;

fuoco e furore, orrore e terrore,


Ea e Marduk ti hanno donato.

Tu giudichi i problemi dell’umanità.


Oh tu, grande fiume, fiume sublime, fiume dei santuari,
10 le tue acque portino la quiete, mi accolgano …!
Ciò che si trova nel mio corpo, portalo via alla tua riva;

[fallo] scendere giù nel tuo letto, fallo scendere giù nelle tue
[profondità.»
7.
CREAZIONE DELLO «SCLEROZIO»

A.

Testo: LANDSBERGER-JACOBSEN 1955, p. 14 sgg.


Traduzione: LABAT 1970, p. 79.

Anche questo testo appartiene al genere dei precedenti scongiuri


pronunziati assieme a pratiche rituali per liberare l’uomo da mali
naturali che possono affliggerlo. Lo sclerozio o la punta di spine di
spighe che colpisce l’occhio è, soprattutto in una società agricola,
molto frequente.
Dello sclerozio ci sono giunte due tipologie di scongiuri, e
ambedue contengono un’introduzione che si interessa pure della
sua origine o creazione. L’atto creativo è in realtà una generazione
piuttosto che una creazione.
Secondo la versione A), la terra, considerata il principio di ogni
cosa, partorisce il fango, questo lo stelo, lo stelo la spiga e
quest’ultima lo sclerozio (ll. 1-8). Si introduce quindi il campo di
Enlil, dove agiscono il dio sole e dio luna, durante le cui attività lo
sclerozio penetra nella carne del contadino (ll. 9-18). Vengono
chiamate in aiuto le figlie del dio SUM.SUM, perché eseguano il
rituale con l’utilizzo di acqua marina deposta in recipienti pregiati,
che dovrà espellere lo sclerozio dalla carne (ll. 19-29).
La versione B), sostanzialmente identica alla prima, presenta due
varianti, una all’inizio e l’altra alla fine del testo. All’inizio si parla
del canto di lavoro-alalu che scende sulla terra, dove opera l’aratro
da semina che genera il solco, da cui sempre per generazione si
giunge allo sclerozio (ll. 51-54). Alla fine del testo, poi, vengono
chiamati in causa lo stesso dio sole e il dio luna, che avevano
compiuto le stesse operazioni, perché liberino l’occhio dell’uomo
dallo sclerozio (l. 55).

1 La terra – essi dicono – c’era. La terra


partorì il fango;

il fango
partorì lo stelo;
5 lo stelo partorì
la spiga;

la spiga partorì
lo sclerozio.

Nel – essi dicono – campo di Enlil,


10 la superficie
è di sette bur di campo,

il dio luna
mieteva,
il dio sole
15 raccoglieva;

allora, dentro – essi dicono – la carne


lo sclerozio
penetrò.

Chi posso mandare,


20 a chi posso ordinare,
alle figlie del dio SUM.SUM.

Possano esse prendere


un piedistallo di corniola,
un vaso di calcedonia
25 e riempire
di acqua marina,
la pura. Lo sclerozio
possano così espellere
dalla carne!

B.

Testo e traduzione: LANDSBERGER-JACOBSEN, 1955, p. 16 sgg.; IDEM,


1958, p. 56 sgg.

51 Scongiuro. All’inizio, prima della creazione, il canto di


[lavoro-alalu scese sulla terra:
(allora) l’aratro da semina generò il solco, il solco (generò) il
[germe,

il germe (generò) la radice, la radice (generò) il nodo,


[il nodo (generò) la spiga, la spiga (generò)

lo sclerozio. Il dio sole mieteva, il dio luna spigolava; ora,


[quando il dio sole mieteva e il dio luna spigolava,
55 lo sclerozio penetrò nell’occhio dell’uomo! Dio-sole e
[dio-luna intervengano perché lo sclerozio venga espulso.
La progenie dei viventi era diminuita ed io non la riportai al
[suo stato precedente,
fino a che, come un contadino, non avessi a riprendere il loro
[seme nella mia mano.

Mi costruii una casa e vi andai ad abitare;


140 la mia preziosa immagine, deturpata dal Diluvio, s’era rovinata.
Ištar di Arbela eretta su un leone, da Tell Ahmar (Til-Barsib).
Secolo VIII a.C.
(Parigi, Louvre).

Diedi l’ordine a Girru di far brillare nuovamente le mie


[sembianze e di mondare il mio abito.
Dopo che egli ebbe reso splendente la mia preziosa immagine e
[terminato il lavoro per me,

ed io indossai la corona della mia signoria, allora ritornai al


[mio posto.
I miei tratti esprimevano alterezza, il mio sguardo folgorante!
145 Gli uomini che scamparono al diluvio e videro l’opera eseguita
[per me,
sebbene tu abbia alzato le tue armi e distrutto, sopravvivono ancora.

Quei sapienti io spedii giù nell’Apsu: non decretai il loro risalire;


io cambiai il posto dell’albero-mesu e dell’ambra-elmesu e non lo
[rivelai a nessuno.

Ordunque, eroe Erra, riguardo a quell’operazione da te suggerita,


150 dov’è l’albero-mesu, carne degli dèi, ornamento del re
[dell’universo?

Albero puro, chioma sublime, adatto alla signoria,


le cui radici, sotto cento ore doppie d’acqua nell’immenso mare,
[raggiungono il fondo dell’Arallu-infernale;
la cui cima raggiungeva in altezza il cielo di [Anu].

Dov’è la pietra-zaginduru fulgente, che io ho fatto scegliere [ ],


155 dov’è Ninildu, capo falegname della mia divinità?
Colui che porta l’ascia aurea, che conosce bene quest’arma,
che fa risplendere come la luce del giorno e che piega sotto di me?
Dov’è Guškinbanda, creatore del dio e dell’uomo, dalle
[mani sante?

Dov’è Ninagal, che porta il perfetto esu,


160 colui che mastica il duro rame come cuoio e che foggia lamine
[sottili,
dove sono le pietre pregiate, prodotto del grande mare,
[ornamento della mia corona?
Dove sono i sette Saggi dell’Apsu, carpe sante, che, simili ad Ea,
[loro signore, si distinguono per eminente sapienza,
[e sono addetti alla pulitura del mio corpo?»

Lo udì Erra e si fece avanti,


aprì la sua bocca e così disse al principe Marduk:

165-167 righe troppo frammentarie

Marduk, all’udire questa risposta,


aprì la sua bocca e parlò all’eroe Erra:
170 «Se io mi alzo dal mio seggio, il governo del cielo e della terra
[verrà sciolto;
[le acque] saliranno e devasteranno il paese!

Il giorno lucente si volgerà in profonda oscurità,


la tempesta si alzerà e nasconderà le stelle del cielo.
Il vento malvagio soffierà e velerà la vista degli uomini in vita,
175 i demoni-Gallu saliranno dagli Inferi e si impadroniranno [ ];
chi li affronterà, disarmato [ ].

Gli Anunnaki saliranno e atterreranno i viventi,


chi li respingerà, prima che io prenda le mie armi?»
Erra all’udire tal cosa,
180 aprì la sua bocca e parlò al principe Marduk:

«Principe Marduk, finché tu entri in quella casa e Girru pulisca


[il tuo vestito e poi ritorni al tuo posto,
fino ad allora farò le tue veci e terrò saldo il governo di cielo e terra!

Salirò in cielo e impartirò ordini agli Igigi,


scenderò nell’Apsu e terrò sotto controllo gli Anunnaki.
185 Ricaccerò nel paese del non ritorno i selvaggi-Gallu,
levando contro di essi le mie armi scatenate!
Legherò le ali del vento malvagio, come ad un uccello.

In quella casa, dove tu entrerai, o principe Marduk,


a destra e a sinistra della porta, farò accovacciare An ed Enlil
[come tori!»
190 Il principe Marduk l’udì:
il discorso pronunziato da Erra gli piacque!

MARDUK LASCIA IL SUO TEMPIO E L’UNIVERSO È SCONVOLTO: I 192-II A)-B)

Marduk allora si alzò dal suo inaccessibile seggio,


verso la dimora degli Anunnaki rivolse il suo sguardo.

Tavola II

a)
1 Allora Marduk si alzò dal suo seggio [inaccessibile],
verso la dimora degli Anunnaki rivol[se il suo sguardo].

Entrò nel suo [……] e si pre[sentò al loro cospetto].


[……] il suo [……] e il suo splendore annientò [………]
5 [……] il suo viso è rivolto altrove e la terra non [……]
[……] si levarono e il giorno si volse in oscurità profonda.

[……] gli uomini nell’intero paese [……]


[……] e le ac[que] salirono [……]

[…. cr]ebbero e la profondità [di Arallu] [….]


10 [……] l’intera orbita [……]
b)
1 […………]
La corona [……] possa [……]
il suo cuore [……]

il [……] del governatore [……]


5 Il melammu, il mio (divino splendore) [ …]

Ea nell’Apsu [……]
Šamaš veda, davanti? [……]
Sin guardi e al suo segno [……]

Riguardo a quell’operazione Ea, il dio [saggio ……]


10 si accese d’ira [……]

«Perché, a causa della schiuma della superficie d’[acqua ……]


per affrettarsi a portare le offerte taklimu di An[u ……]

non a tempo giusto diedero [……]


per annientare il paese e distruggere la loro gente [……].»
15 Ea, il re, rifletté e iniziò a parlare:
«Ora che il principe Marduk si è alzato e non ha decretato la
[risalita di quei saggi,
le loro immagini da me create tra gli uomini, a E[rra……]
Essi si appressano nei luoghi dove un dio non va [……]
A quei saggi egli diede un cuore vasto e il loro fondamento
[rese stabile.]
20 Donò loro intendimento e le loro mani rese perfette.
Quella preziosa immagine essi hanno fatto risplendere ed essa è
[più eccelsa di prima».

L’eroe Erra passa giorno e notte, senza interruzione, davanti a


[essa.
Gli addetti alla casa costruita per far risplendere la preziosa
[immagine per il governo regale, dicono:
[«Non ti accostare all’opera!»

«[……] la sua vita reciderò e amplificherò la sua uccisione.


25 [……] si affretti all’opera».

[……] rivale non ha.


[……] e Erra parla come un uomo.

[……] eguaglia il principe.


[……] si pieghi la sua testa.
30 [……] la preziosa immagine fecero risplendere.
[……]

[……] la sua porta


[……] il re Šamaš lo indossò

[……] occupò la sua dimora


35 [……] lo splendore è posto

[……] sono radunati


[……] la casa del principe Marduk
II. 38–41 in lacuna

[……] Erra, il segno [……]


[……] il suo grido divenne furioso.

[……] preziosa immagine [ …]


45 [……] della tua [signo]ria sono elevate e [……]

il re degli dèi [aprì] la sua bocca e parlò:


«[……] e salirono in cielo».

[……] disse: «Tornate alle vostre sedi».


[……] manifestò il suo pensiero.
50 «[……] sul “muro del tuo volto”.
[……] la loro gente.

[……] senza tornare sui tuoi passi.»


[……] al re degli dèi disse:

«[……] del giorno


55 [……]

ERRA SI PREPARA A PARTIRE IN GUERRA: II C)-III A)-B)

c)
1 [……]

Išum [aprì la sua bocca e disse,]


rivolse [la sua parola all’eroe Erra:]

«Ho coperto […….]


5 Erra [……]
il mio monte riposi e [… ] quello».
L’eccelso figlio di Enlil che non [……] afferra,
entrò nell’Emeslam e [occupò] il suo seggio.

Si consiglia con se stesso su quell’opera,


10 ma il suo cuore è furente e non gli dà risposta.

A lui richiede allora il suo ordine:


«Apri la via, voglio mettermi sul sentiero di guerra!»

«Il giorno volge al termine. Il tempo prefissato è trascorso.


Io dico: – annienterò lo splendore dei raggi di Šamaš.
15 Di notte coprirò il volto di Sin –
Ad Adad dirò: – Trattieni i tuoi torelli!
Allontana le nuvole; elimina ne[ve e pioggia]!

A Marduk e a Ea porterò la no[tizia].


[Colui che] si fece ricco nel dì dell’abbondanza, lo
[seppelli[ranno] nel dì della sete.
20 Colui che venne per via d’acqua, lo faranno tornare indietro su
[un sentiero di polvere.

Al re degli dèi io dirò: – Risiedi nell’E[sagila].


La parola da te pronunciata adempiranno, il tuo comando
[osserveranno.

Le teste [nere] grideranno verso di te, ma tu non accogliere


[[la loro preghiera!]
Annienterò [il paese] e lo ridurrò in cumuli di macerie.
25 Abbatterò le città e le ridurrò in deserto.
Distruggerò le montagne e ne atterrerò] il bestiame.

Sconvolgerò i mari e ne farò [sparire] il prodotto.


Devasterò canneto e giuncheto e li bru[cerò] come il fuoco.
Atterrerò la gente e la vita […]
30 Non ne salverò [neppure un]o, ma al seme […]

Il bestiame di Šakkan e gli animali non lascerò andare a […]


Di una città dopo l’altra farò sì che il nemico se ne impossessi.

Il figlio non si darà premura della salute del padre e il padre


[non di quella del figlio.
La madre tra[merà assieme alla sven]tura di (sua) figlia tra le risa.
35 Nella dimora degli dèi, dove nessun malvagio può penetrare,
[farò entrare [……]
Nella dimora dei principi farò abitare il furfante.

Le bestie [……] farò entrare:


la città in cui esse appariranno priverò di (qualsiasi persona)
[che entra.

Le bestie della montagna farò calare a valle:


40 dove esse calpesteranno con le zampe, devasteranno quei luoghi.
Le bestie della steppa non [……]: nei dintorni delle città farò
[scorrazzare.
I presagi renderò nefasti. I luoghi di culto devasterò.

Nella dimora degli dèi [……] il demone sag-hul-ha-za farò


[entrare.
Il palazzo del re [……] farò andare in rovina.
45 Il grido [dell’umanità tron]cherò e (la) priverò di ogni gioia.
Come [……] come fuoco il paese nemico.

[……] il male farò entrare.»


[……] non bada a nessuno.

Tavola III
a)
1 «[…… non bada a nessuno]
ciò che è stato pensato [……]

leoni [……]
[……]
5 verso … farò andare [……]
[……] farò prendere e i giorni abbrevierò.

[La vita] del giusto, che fa da buon intercessore, troncherò.


Il malvagio, che recide le vite, porrò in un posto eminente.

Il cuore degli uomini muterò, sicché il padre non dia ascolto


[al figlio
10 e la figlia parli con odio alla madre.

Renderò cattivo il loro parlare ed essi dimenticheranno il loro dio,


e contro la loro dea pronunzieranno grandi insolenze.

Farò insorgere il ladro e bloccherò la strada.


All’interno delle città ci si deprederà a vicenda gli averi.
15 Il leone e il lupo abbatteranno il bestiame di Šakkan.
[La dea del parto] farò andare in collera, sicché il parto
[diventerà pesante.

Priverò la nutrice delle grida del bimbo e del fanciullo.


Sconvolgerò il canto di gioia alala nei campi.

Pastore e bovaro dimenticheranno la tettoia di riparo.


20a Strapperò via i vestiti dal corpo dell’uomo,

20b e farò andare in giro nudo il giovane nelle piazze delle città.
Farò scendere agli «Inferi» il giovane senza vestiti.
Al giovane mancherà l’agnello sacrificale in favore della sua vita.
Per il principe diventerà una cosa preziosa, un agnello per
[l’oracolo di Šamaš.

Il malato desidererà invano carne arrostita per la sua offerta


[volontaria,
25 e non lo lascerà libero e [……] finché muoia, andrà attorno.

Come [……] farò mancare il carro del principe.


[……] taglierò.
[……] farò afferrare.»

ll. 29-35 in lacuna

RAPPORTO DELLE PRIME CAMPAGNE DI GUERRA DI ERRA: III C) 1-23

c)
1 «[……] del forte [……]
come il sangue di [……]

[facesti puntare le armi alla schiera dei kidinnu, i privilegiati di


[Anu e Dagan].
Il loro sangue spargesti co[me acqua di scolatoio nei dintorni
[delle città].
5 Le [loro] vene [tu apristi e facesti scorrere insanguinato il fiume.]
Enlil [esclamò]: “Ahimè!” [Il suo cuore ne fu toccato,]

[dal suo] seggio [……]


[Una maledizione] impla[cabile fu sulla sua bocca].

Lo giur[ò: non vuole bere le acque del fiu]me.


10 Pa[venta] il loro sangue [e non vuole entrare …]»
Erra a [Išum, suo araldo, rivolse la parola]:
«I Sibitti, eroi [senza pari ……]
tutti assieme [……]

Chiunque [……]
15 Araldo [……]

Chi la parola [……]


Chi come Girru [……]

Chi di fronte alla casa [……]


Chi come [……]
20 Chi [……]
Chi Erra [……]

Fattezze di leone [……]


Nel [mio] cuore infuriato [……]

ERRA VUOLE PROSEGUIRE LE SUE DISTRUZIONI: III C) 24-70

Apri la via: [voglio mettermi sul sentiero di guerra!]


25 I Sibitti, eroi senza [pari, trascinali ……]

Le mie armi furenti: [falle marciare al mio fianco!]


E tu marcia davanti [a me, marcia dietro me]!»

Išum udì questo [suo discorso],


pietà lo prese e par[lò a se stesso]:
30 «Guai alla mia gente, con cui Erra è infuriato e [……]
con cui l’eroe Nergal, come in giorno di battaglia, i dèmoni
[asakku […]

Alla stessa maniera che per uccidere il dio sconfitto, le sue


braccia non sono afflosciate;
alla stessa maniera che per legare il cattivo Anzu [la sua rete
[viene spiegata!]»
Išum aprì la sua bocca e disse,
35 all’eroe Erra rivolse la parola:

«Perché hai tramato cose malvage contro l’uomo,


hai tramato cose malvage contro gli uomini, le teste nere,
[senza riflettere?»

Erra aprì la sua bocca e disse,


a Išum, suo araldo, rivolse la parol[a]:
40 «Tu conosci la decisione degli Igigi e il consiglio degli Anunnaki;
agli uomini, le teste nere, tu impartisci ordini; tu elargisci loro
[istruzioni.

Perché parli dunque come un incompetente


e mi dai consigli come uno che non conosce la parola di Marduk?

Il re degli dèi si è alzato dal suo seggio:


45 dei paesi nel loro complesso cosa rimane più stabile?

Egli ha deposto la corona della sua signoria:


re e principi [……] dimenticano le ordinanze.

Egli ha sciolto la fibbia della sua cintura,


così il vincolo tra dio e uomo viene sciolto: è difficile riannodarlo!
50 Il terribile Girru ha fatto splendere come il giorno la sua preziosa
[immagine; ha fatto elevare il suo melammu.
La sua destra ha impugnato l’ascia mittu, la sua grande arma,

lo sguardo del principe Marduk è furente.


Quanto tu mi dicesti [……] di loro.
Araldo degli dèi, saggio Išum, il cui consiglio è benevolo,
55 ora perché il comando [……]
La parola di Marduk [forse non ti piace]?»

Išum aprì la sua bocca e [parlò all’eroe Erra]:


«Eroe Erra, da quando [……]
schiaccia gli uomini e [……]
60 il bestiame dove [……]
canneto e giuncheto che sopra [……]

Ora, quanto tu dicesti, o eroe Erra:


«Il primo è posto e tu [……] sette»,

sette ne uccidesti e non ne risparmiasti uno solo],


65 il bestiame porta via e [……]

Erra, le [tue] armi [……]

i molti vacillano, ondeggiano i mari,


per far brillare la spa[da ……] Šamaš, guardano al monte.
Il palazzo [……]
70 quello giurerà [……]

ll. 71-72 in lacuna

LE ALTRE CAMPAGNE DI ERRA: III D

d)
1 [……………..]
Išum aprì la sua bocca e parlò all’eroe Erra:

«Eroe Erra, tu impugni la briglia del cielo,


tu domini la terra intera, tu signoreggi il paese,
5 tu sconvolgi il mare, tu distruggi i monti,
tu reggi gli uomini, tu pascoli il bestiame,

e Ešarra sta a tua disposizione, e E’engurra è nelle tue mani,


tu controlli Šuanna, tu dai ordini all’Esagila,

tu coordini tutti gli ordinamenti divini: gli dèi ti temono.


10 Gli Igigi ti evitano. Gli Anunnaki ti paventano.

Se tu prendi una decisione, Anu ti dà ascolto,


Enlil ti è favorevole. (C’è forse) ostilità senza di te?
Battaglia senza di te?

Corazze di guerra ti appartengono!


15 E tu osi dire in cuor tuo: “Essi mi hanno disprezzato!”?
Eroe Erra, in verità tu non hai temuto il nome di Marduk!»

LA ROVINA DI BABILONIA: IV 1-49

Tavola IV

1 «Eroe Erra, in verità tu non hai temuto il nome di Marduk!


Il vincolo di Dimkurkurra, città del re degli dèi, vincolo dei
[paesi, tu hai sciolto!
La tua natura divina hai mutato e ti sei fatto simile a un uomo.
Hai indossato le tue armi e sei entrato in esse:
5 in mezzo a Babilonia hai parlato alla maniera di un ḫabinnu,
[come per la conquista di una città.
I figli di Babilonia, che come canne del canneto non avevano
[un controllore, si radunarono tutti attorno a te.
Chi armi non conosce, sfodera la sua spada,
chi dardo non conosce, arma il suo arco,

chi lotta non conosce, quegli attacca battaglia.


10 Chi non conosce la forza, vola via come uccello.

Lo storpio sorpassa il “piè veloce”, il debole sopraffà il potente.


Contro il governatore, curatore dei loro centri di culto, essi
[pronunciano gravi insolenze.

La porta di Babilonia, canale della loro abbondanza, essi


[arginarono con le loro stesse mani.
Contro il santuario di Babilonia, come il devastatore del paese,
[essi gettarono fuoco.
15 E tu, poi, come loro araldo, marciavi davanti a loro!
Contro Imgur-Enlil scoccasti la freccia: “Ahi, il mio cuore!” esso
[esclama.
Di Muḫra, custode della sua porta, gettasti il seggio nel sangue
[del giovane e della fanciulla.
Gli abitanti di Babilonia, poi, – essi l’uccello e tu il loro uccello
[di richiamo –

tu li avviluppasti dentro la rete, catturasti e distruggesti,


[oh eroe Erra!
20 La città abbandonasti e ne uscisti fuori.

Assumesti fattezze di leone, poi entrasti dentro il palazzo.


Quando le truppe ti videro, indossarono le loro armi.

Il cuore del governatore, vindice di Babilonia, si accese d’ira:


come per far bottino sul nemico, dà ordini al suo esercito.
25 Il capo delle truppe incita alla malvagità:
oh prode, in quella città dove io ti mando
non temere alcun dio, non paventare alcun uomo:
piccolo e grande insieme consegna alla morte!

Sia lattante sia bimbo, non risparmiare nessuno.


30 Dei beni conservati a Babilonia fa’ pieno saccheggio!»

Le truppe del re si adunarono ed entrarono in città.


Il dardo infuocato, il brando è puntato,

alla schiera dei kidinnu, i privilegiati di Anu e Dagan, facesti


[puntare le armi.

Il loro sangue spargesti, come fosse acqua di scolatoio, nei


[dintorni delle città;
35 le loro vene tu apristi e facesti scorrere il fiume di sangue.

Il grande signore Marduk vide ed esclamò: «Ahimè!» Il suo


[cuore ne fu toccato.

Una maledizione implacabile fu sulla sua bocca.


(Lo) giurò: «Non vuole bere le acque del fiume!»

Paventa il loro sangue e non vuole entrare nell’Esagila.


40 «Ah, Babilonia, la cui cima, quale palma, io feci esuberante, ma
[che il vento ha disseccato!

Ah, Babilonia, che io come pigna riempii di semi, ma della cui


[pienezza non mi son potuto saziare!
Ah, Babilonia, che io piantai come un lussureggiante giardino,
[ma il cui frutto io non potei assaggiare!

Ah, Babilonia, che come un sigillo di ambra io avevo appeso al


[collo di Anu!
Ah, Babilonia, che io avevo preso nelle mie mani come le
[tavole dei destini, e che a nessun altro avevo affidato!»
45 Così disse il principe Marduk:
«[……….] dei giorni passati [……….] di loro.

La barca dal molo se ne parta e [……….] attraversi a piedi.


La cisterna, per quanto una corda possa essere lunga, nessun
[uomo tragga in salvo la propria vita!

Nella distesa del vasto mare – acqua per cento doppie ore –
[spingano avanti con il remo la barca del pescatore».

DISTRUZIONE DELLE CITTÀ DELLA MESOPOTAMIA E DEL MONDO INTERO: IV 50-113

50 Quanto a Sippar, città primigenia, sopra cui il signore dei paesi


[non aveva fatto passare il Diluvio, perché cara al suo sguardo,
contro il volere di Šamaš tu distruggesti il suo muro, tu
[atterrasti il suo parapetto.
Quanto a Uruk, sede di Anu e Ištar, città di cortigiani, ierodule
[e prostitute,
alle quali Ištar portò via lo sposo e lo consegnò nelle loro mani,
i Sutei e le Sutee fanno echeggiare le loro grida,
55 fanno sollevare nell’E’anna eunuchi e prostituti,
ai quali Ištar, per infondere alla gente timore religioso, mutò la
[mascolinità in femminilità;
portatori di pugnali, di rasoi, di lame e di coltelli silicei,
che, per dilettare l’animo di Ištar, si dànno a cose «nefande».

Un governatore protervo, senza pietà, tu ponesti sopra loro:


60 egli li angariò e trascurò i loro atti di culto.

Ištar si accese d’ira e incollerì contro Uruk:


fece insorgere il nemico e spazzò via il paese come grano
[davanti all’acqua.

Il cittadino di Parsa, a causa dell’E’ugal mandato in rovina,


[non ha dato tregua alla sua lamentazione.
Il nemico che tu hai fatto insorgere non vuole fermarsi.
65 Ištaran così si espresse:
«La città di Der tu hai ridotto in cumuli di macerie.

Gli uomini dentro di essa hai spezzato come canne;


come schiuma sulla superficie d’acqua, hai spento il loro
[rumore.

Me stesso tu non lasciasti fuori: mi consegnasti ai Sutei!


70 Io perciò, a motivo di Der, mia città,
non terrò giudizi di equità; non emetterò decisioni per il paese;

non impartirò ordini, non dispenserò istruzioni!


(Poiché) la gente ha abbandonato l’equità e ha abbracciato la
[violenza,

ha respinto la giustizia e ha tramato con cattiveria,


75 io farò alzare i sette venti sul paese unico:

chi non è morto nella lotta, morirà nella distruzione;


chi non è morto nella distruzione, lo deprederà il nemico;

chi non l’ha depredato il nemico, soccomberà al ladro;


chi non l’ha ucciso il ladro, lo ghermirà l’arma del re;
80 chi non l’ha ghermito l’arma del re, lo atterrerà il principe;
chi non l’ha atterrato il principe, lo porterà via come acqua Adad;

chi non l’ha portato via Adad, lo porterà via Šamaš.


Chi sarà uscito fuori all’aperto, lo colpirà il vento;
chi sarà entrato nella propria dimora, lo atterrerà un demonio;

85 chi sarà salito su un’altura, quegli morirà per la sete;


chi sarà disceso giù a valle, quegli perirà per le acque.
Montagne e valli tu assieme annientasti.
[Chi è prepo]sto alla città, si rivolge alla sua genitrice così:
“Nel giorno in cui mi partoristi, che io fossi rimasto rinserrato
[dentro il tuo seno!
90 Che la nostra vita avesse avuto fine e noi fossimo morti insieme!
Perché mi consegnasti a una città le cui mura sono state
[demolite?
La sua gente è bestiale e il loro dio un carnefice!

E la rete le cui maglie sono strette: non li tireranno fuori gli


[amanti, ma morirono per colpo d’arma!”
95 Chi generò un figlio ed esclamò: “È figlio mio,

questo l’ho cresciuto io: egli mi saprà ben ricompensare”,


quel figlio io darò alla morte e suo padre lo dovrà seppellire!

Dopo di ciò io darò alla morte il padre ed egli non avrà chi lo
[seppellisca!
Chi edificò una casa ed esclamò: “È la mia dimora,
100 questa me la sono costruita io; dentro di essa avrò la mia quiete:
il giorno che il mio destino mi avrà portato via, dentro di essa
[troverò il mio riposo”,

costui io darò alla morte e abbatterò la sua dimora!


Dopo di ciò essa sarà proprio una devastazione e io la darò a
[un altro!»

«Oh eroe Erra, il giusto tu hai ucciso;


105 l’ingiusto tu hai ucciso.

Chi peccò contro di te hai ucciso;


chi non peccò contro di te hai ucciso.

Il sacerdote enu premuroso nel portare le offerte taklimu per gli


[dèi, hai ucciso;

il gerseku, servitore del re, hai ucciso;


110 i vecchi nella camera da letto hai ucciso;
le giovani fanciulle nei loro talami hai ucciso;

ma in assoluto non hai avuto quiete.


E così dicesti in cuor tuo: “Essi mi hanno disprezzato!”

PROGETTI DI MAGGIORI DISTRUZIONI: IV 114-127

Così aggiungesti in cuor tuo, oh Erra:


115 “Il forte voglio abbattere; il debole voglio spaventare;

il capo dell’esercito voglio uccidere; l’esercito voglio mettere in


[fuga;
il gigunu del santuario, i merli delle mura voglio distruggere;
[la forza vitale della città voglio annientare;

il palo d’ormeggio voglio strappare, sì che la nave sia trascinata


[via dalla corrente;
il timone voglio infrangere, sicché essa non possa approdare;
120 l’albero maestro voglio svellere, voglio strappar via la sua
[attrezzatura!
Il seno voglio disseccare, sicché il bimbo non possa sopravvivere!
Le fonti voglio otturare, sicché i piccoli canali non portino più
[acque di abbondanza!

L’Irkalla (Inferi) voglio mettere in subbuglio, anche i cieli


[possano ondeggiare!

Lo splendore dei raggi di Šulpa’ea voglio annientare, anche le


[stelle del cielo voglio far scomparire!
125 La radice degli alberi voglio recidere, sicché i suoi germogli non
[possano spuntare!
Il fondamento delle mura voglio distruggere, sicché ne vacillino
[i pinnacoli!
Alla sede del re degli dèi mi voglio recare, sicché il suo
[consiglio non possa persistere!”»

ERRA DIRIGE ALTROVE I SUOI ECCESSI: IV 128-150

L’eroe Erra lo udì.


Il discorso pronunciato da Išum gli piacque come ottimo olio,
130 allora l’eroe Erra così parlò:
«Il mare, il mare, il Subareo, il Subareo, l’Assiro, l’Assiro,

l’Elamita, l’Elamita, il Cassita, il Cassita,


il Suteo, il Suteo, il Guteo, il Guteo,
il Lullubeo, il Lullubeo, un paese dopo l’altro, una città dopo
[l’altra,
135 una casa dopo l’altra, un uomo dopo l’altro, un fratello dopo
[l’altro non deve risparmiare! Si uccidano a vicenda!
Dopo di che Akkad risorga: tutti quanti li distrugga e tutti
[assieme li domini!»

L’eroe Erra rivolse la parola a Išum, suo araldo:


«Va’, Išum, in base a quanto hai detto, soddisfa la brama del
[tuo cuore!»

Išum rivolse allora il suo volto verso la montagna Hihi,


140 i Sibitti, eroi senza pari, si strinsero dietro a lui.

L’eroe Erra raggiunse la montagna Hihi:


alzò la sua mano e distrusse la montagna;

la montagna Hihi ridusse a tappeto.


Nella foresta dei cipressi sradicò i fusti.
145 Allorché [……] ebbe percorso, divenne come Išum.
Annientò le città e le ridusse in deserto,

distrusse le montagne e ne atterrò il bestiame,


sconvolse i mari e ne fece sparire il prodotto,

devastò canneto e giuncheto e li bruciò come fuoco,


150 maledì il bestiame e lo fece ritornare argilla.

ERRA SI PLACA E PROMETTE PROSPERITÀ PER AKKAD: IV 151-V 38

Allorché Erra si fu placato ed ebbe occupato il suo seggio

Tavola V

1 Allorché Erra si fu placato ed ebbe occupato il suo seggio,


tutti gli dèi miravano il suo volto,
gli Igigi e gli Anunnaki in piedi stavano timorosi.

Erra aprì la sua bocca e parlò a tutti gli dèi:


5 «Fate attenzione, voi tutti, ascoltate le mie parole:
certo, al momento del precedente peccato io tramai con
[cattiveria,
il mio cuore ardeva d’ira e io abbattei gli uomini.

Quale pastore mercenario, io abbattei il montone guida del


[gregge;
quale inesperto a piantare frutteti, tagliai giù senza ritegno;
10 come chi devasta un paese, non feci distinzione tra buoni e
[cattivi, tutti insieme atterrai.
Dalla bocca di un leone ruggente non si può strappar via la
[carogna,

e laddove uno infuria, un altro non gli può dare consigli.


Senza Išum, mio araldo, che cosa sarebbe avvenuto?

Dove sarebbe il vostro approvvigionatore? Dove il vostro


[sacerdote enu?
15 Dove l’offerta di cibo per voi? Voi non odorereste più incenso!»
Išum aprì la sua bocca e parlò, all’eroe Erra rivolse la sua
[parola:
«Eroe, fa’ attenzione, ascolta il mio dire!

Va bene, ma ora sii placato: noi vogliamo stare al tuo servizio.


Nel giorno della tua collera, chi è che ti può fronteggiare?»
20 Erra lo udì e il suo volto diventò raggiante,
come giorno luminoso risplendettero di gioia le sue fattezze.
Entrò nell’Emeslam e occupò il suo seggio;
chiamò Išum per manifestargli il suo pensiero,

per dargli istruzioni circa il popolo distrutto di Akkad:


25 «Che il popolo del paese, divenuto scarso, tomi a moltiplicarsi!

Che il piccolo come il grande ne ripercorrano la via!


Che il debole Akkad atterri il potente Suteo!
Uno solo uccida sette, come fossero pecore.
Riduci le sue città in rovine e le sue regioni montane in deserto:
30 il loro enorme bottino trasporta dentro Šuanna.
Gli dèi del paese, che si adirarono, riporta salvi nelle loro sedi.

Šakkan e Nisaba fa’ ridiscendere nel paese.


Fa’ che le regioni montane rechino il loro abbondante prodotto
[e il mare il suo tributo.

Fa’ che le campagne, già distrutte, rechino il loro tributo.


35 I governatori di tutte quante le città pesino il loro pesante
[tributo dentro Šuanna.

Che i pinnacoli dei templi distrutti si innalzino come il sole


[fiammante.
Che il Tigri e l’Eufrate convoglino acque di abbondanza.

Per l’approvvigionatore dell’Esagila e di Babilonia, i


[governatori
[di tutte quante le città facciano i trasporti dovuti».

DOSSOLOGIA FINALE: V 39-61

Per anni senza numero sia attuale la lode di Nergal, il grande


[signore, e dell’eroe Išum,
40 poiché Erra arse d’ira e progettò di abbattere i paesi e di
[distruggere la loro gente,
Išum, invece, suo consigliere, lo placò e lasciò indietro un resto!

Kabti-ilani-Marduk, figlio di Dabibi, è il compositore della sua


[tavoletta;

il dio gliene fece la rivelazione nel corso della notte e, quando


[egli al mattino la recitò, non tralasciò alcuna riga:
una sola riga non vi aggiunse di suo.
45 Erra lo udì ed espresse la sua approvazione;
piacque anche a Išum, suo araldo;
anche tutti gli dèi lo encomiarono assieme a lui.

Allora l’eroe Erra così parlò:


«Nel santuario del dio, che questo canto glorifica, abbondi la
[ricchezza;
50 quel dio, invece, che lo rigetta, non abbia a odorare più incenso.

Il re che magnifica il mio nome, abbia signoria in tutto il mondo;


il principe che proclama la lode del mio eroismo, non abbia
[rivale;

il cantore che lo canta non morirà nella distruzione,


ma al re e al principe sarà gradita la sua parola;
55 lo scriba che lo impara a memoria sfuggirà dal paese nemico
[e sarà onorato nel proprio paese;
nel sacrario dei sapienti, dove essi fanno continua menzione del
[mio nome, io elargirò loro la sapienza.
Nella casa dove questa tavoletta è conservata – furoreggi pure
[Erra, facciano pure uccisioni i Sibitti –
la spada della distruzione non le si accosterà: la salvezza si
[poserà sopra di essa.

Questo canto duri per sempre, permanga in eterno;


60 tutti i paesi lo odano e celebrino il mio eroismo;
tutti gli abitanti lo imparino e glorifichino il mio nome.»
5.
MITO DI NABU

Testo: LKA 146 r. 1-15.


Traduzione: POMPONIO 1978, pp. 166-168.

Il dio Nabu, figlio e consigliere di Marduk, è attore di un breve


mito inserito in uno scongiuro proveniente da Assur, in cui si narra
di uno scontro avuto con il dio della saggezza, Ea.
Questi infatti prende le uova di un drago e le fa cuocere in
acqua, la qual cosa fa adirare Nabu, che invece vuol salvaguardare
la specie che con il comportamento di Ea correva il pericolo di
scomparire.
Ea, accortosi dell’ira di Nabu, lo convoca e assegna un destino
diverso al figlio di Marduk: concede infatti a lui la corona-Agagutu
e gli regala unguenti preparati da Anenlilda, uno dei Saggi di Eridu,
ingiungendogli di portarli con sé nei paesi superiori.
Si sa che Nabu, strettamente legato a Marduk, risiedeva a
Borsippa, da dove annualmente in processione veniva trasportato a
Babilonia per la festa dell’Akitu. La menzione ora delle «città
superiori» può essere considerata un indizio dell’inizio di un suo
culto in Assiria.

1 Scongiuro. Ea raccolse nel canale-Esilimma le uova di drago e


[le cosse nell’acqua;
Nabû adiratosi, si presentò al suo cospetto.

(Ea:) «Figlio mio, perché sei venuto in collera?»


(Nabu:) «Non farmi vivere nel paese dove è fissata la fine della
[semenza!»
5 Nudimmud si arrabbiò e ad alta voce chiamò i sette saggi:
«Portatemi l’iscrizione del mio sommo potere e leggetela al mio
[cospetto.

A Muati, il figlio che purifica la mia faccia,


voglio fissare il destino e realizzare il suo desiderio!»

Essi gli portarono e lessero la tavola dei destini dei grandi dèi,
10 (così Ea) gli stabilì il destino e gli donò la corona-Agagutu.

Anenlilda, lo scongiuratore di Eridu,


preparò gli unguenti-melu e glieli regalò:

«Prendili e portali con te nelle città superiori!»


«Nelle città alte, voglio lodare la potenza di Nudimmud,
15 il padre degli dèi, l’eroe!»
6.
TIŠPAK E LABBU

Testo: CT 13, tav. 33 sg.


Traduzione: KING 1902, I, pp. 116 sgg.; JENSEN, KB VI, pp. 44-47;
EBELING 1926, pp. 138 sgg.; CASTELLINO 1966, pp. 111 sg.; Heidel 1967, pp.
141 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, pp. 494 sgg.

Il presente mito narra una vicenda accaduta dopo la creazione


del mondo divino ed umano; infatti il testo comincia con la
reazione di dèi e uomini nell’apprendere dell’esistenza di un drago
enorme che provoca terrore e spavento in tutti.
Il drago, di nome Labbu «Leone», è in realtà un essere
mostruoso, metà serpente metà leone, disegnato da Enlil e partorito
dall’abisso marino. Gli dèi, impauriti al massimo, si rivolgono al dio
Ea con l’intercessione di Sin, perché liberi il mondo da tale mostro.
Viene quindi scelto Tišpak, il quale, provocando una tempesta e
scoccando una freccia, uccide finalmente il drago.
Contrariamente a quanto suggerito da Bottéro-Kramer 1992, p.
494 sg., dove il nostro testo è considerato come parte del testo III. 7,
ritengo che il mito «Tišpak e Labbu» vada considerato a sé stante e
indipendente dal mito «Nergal e il drago».

r. 1 Le città soffrivano, la popolazione si [lamentava],


il numero degli abitanti diminuiva …[ ].

Alle loro lamentazioni nessuno [dava ascolto],


alle loro grida nessuno [prestava attenzione!]
5 «Chi dunque [ha creato] il drago?»
«Il mare [lo ha partorito (?)]».

Enlil disegnò il profilo del [drago] in cielo:


la sua lunghezza era di 50 miglia, la sua larghezza di un
[miglio;

le sue fauci misuravano 6 cubiti, [la sua lingua] 12 cubiti,


10 l’ampiezza delle sue orecchie era invece di 12 cubiti.
Ad una distanza di 60 cubiti egli [riusciva a catturare] gli uccelli!
Nell’acqua esso nuotava (occupando) 9 cubiti;

esso solleva la sua coda [ ].


Tutti gli dèi del cielo [allora ebbero paura.]
15 Nel cielo gli dèi si prostrarono davanti a [Ea/Sin],
affannandosi a tirare per la tunica Sin:

«Chi vuole andare e [uccidere] Labbu,


(e così) liberare la vasta terra,
ed esercitare la regalità [su tutto il creato?]»
20 «Va’, Tišpak, uccidi Labbu,
(e così) libererai la vasta terra [da esso]
ed eserciterai la regalità [su tutto il creato]»

«Tu mi hai mandato, o Signore, [per uccidere] la creatura del


[fiume;

ma io non so [ ] di Labbu!»

lacuna

v. 1 [ ] egli aprì la sua bocca e parlò al dio [ ]:


«Assembla un nugolo di nuvole e [provoca] una tempesta.

Il sigillo della vita [tieni alto] davanti al tuo viso;


scocca (una freccia) e ucci[di] Labbu [….!]»
5 Egli raccolse una massa di nuvole e [provocò] una tempesta;
[tenne alto] davanti al suo viso il sigillo della vita,
scoccò (quindi una freccia) e [uccise] Labbu!

Per tre anni e tre mesi, giorno e notte,


il sangue di Labbu colò [ ].
7.
NERGAL E IL DRAGO

Testo: KAR I 6.
Traduzione: EBELING 1919, p. 106 sg.; KING 1902, p. 117 sgg.,
BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 496 sg.; HEIDEL 1967, p. 193; FOSTER 1993, I, p.
486 sg.

Anche questo mito ha come argomento l’oppressione di un


essere marino, il drago, dalla forma gigantesca e dalla pericolosità
immane per tutti gli esseri creati.
Il testo purtroppo è molto lacunoso, sicché non è possibile
ottenere un quadro complessivo soddisfacente. Dapprima viene
introdotta una persona o un dio, che dopo aver avuto un incontro
con il drago, si rivolge alla dea Aruru, pregandola di intervenire,
mandando un eroe, questa volta, individuato con Nergal, per
uccidere, presumiamo questo essere mostruoso, le cui malefatte
vengono elencate alle righe 26-29.
Non sappiamo con certezza il prosieguo del testo, data la
lacunosità della tavoletta; siamo però convinti che il nostro
documento, pur essendo simile al precedente, dovesse contenere un
mito diverso.

1 colonna quasi tutta distrutta

II 1-4 lacuna

5 [ ] non vi è là nessuno …. [ ]
esso giaceva nell’acqua, ed io [ ].

[ ] si accinse a parlare
e disse [ ]; il suo [ ] queste parole:

«Conducimi qui A[ruru], fa’ venire Aruru [qui!]»


10 «Ascoltami, Ar[uru], prestami [attenzione!]

O …. Aruru, tu sei adesso «la si[gnora degli dèi»!]


In mezzo ai tuoi 66 figli e fratelli,

a quale di essi hai dato la forza?


a quale di essi hai dato la piena [?]»
15 «Io ho concesso la forza a Nergal,
a Nergal ho donato la piena [ ]!»

«Conducetemi qui l’eroe, …. [ ], l’eroe,


io stesso voglio parlare all’eroe, del [ ]».

«Ascoltami, o eroe, o eroe,


20 o eroe, ascolta attentamente ciò che dico:

nel mare fu creato il drago …[ ]


la [sua] lunghezza era di 60 miglia,

[la sua tes]ta si solleva fino a 30 miglia,


il perimetro dei suoi occhi si estende mezzo miglio,
25 le sue zampe fanno balzi di 20 miglia,
esso mangia i pesci, le creature del [mare,]

esso mangia gli uccelli, le creature del [cielo],


esso mangia gli asini, le creature della [steppa,]

esso mangia le teste nere e gli uomini [ ].


30 [ ] Nergal, incantatore dei serpenti [ ]»
resto del testo quasi totalmente eraso
8.
BELET-ILI E LILLU

Testo: CT 15, 1-2.


Traduzione: DHORME, 1910, pp. 11-20; RÖMER, 1967, pp. 12-28.

La menzione dei Subarei nel nostro testo induce a credere che la


data di composizione del presente mito, purtroppo molto lacunoso,
sia da situare al periodo paleobabilonese, per l’esattezza al periodo
di regno di Ḫammurapi.
Il titolo di «Belet-ili e Lillu» presenta i personaggi principali
della vicenda, la dea madre Belet-ili o Mami e uno dei suoi
numerosi figli, Lillu, che interagiscono e nel mondo ultraterreno e
nel mondo storico.
Il mito è classificato dallo scriba «canto» e nelle prime righe
viene espressa la voglia del cantore di declamarlo e l’invito agli
uditori di ascoltarlo con attenzione, perché il canto è dolce, anzi più
dolce del miele e vino (I 1-7).
Si inizia quindi con il racconto vero e proprio, del parto cioè
della dea Mami di diversi figli, unici, gemelli, trigemini, ai quali
tutti viene assegnato un compito nella vita (I 8-12 sg.). Segue la col.
II, dove si sintetizzano le imprese dei figli ed in particolare di Lillu
(II 1-9 sg.).
Alle colonne VII e VIII, si assiste ad un colloquio con Anu,
prima di una missione, sicuramente, verso il nord, del dio Lillu. Ma
è proprio l’ottava colonna che ricorda due fatti importanti: il primo
che è l’auspicio che «bottino di Sumer» non venga portato al nord
per arricchire i Subarei, e il secondo l’azione di Ištar, di sbarrare il
fiume Tigri venendo in aiuto di Lillu, anche perché la situazione a
Babilonia non è tanto confortevole, avendo gli dèi abbandonato la
città, lasciando le loro statue sui troni.
Non sappiamo la conclusione del nostro documento, perché lo
scriba non l’ha finito; la clausola ultima del testo suona appunto
«Non finito».

11 Un canto a Belet-ili io voglio cantare.


Amici miei, onorate l’eroina, ascoltate:

Mama, il suo canto è più dolce del miele e del vino,


è più dolce del miele e del vino;
5 è più dolce del frutto-ḫananabum, sì, (più dolce) della mela,
è più raffinato del puro burro,

è più dolce del frutto-ḫananabum sì (più dolce) della mela!

Mami ha partorito il primo;


egli porta una spazzola per capelli: egli è a servizio del re!
10 Mami ha partorito due,
i due gemelli hanno gli occhi azzurri: sono al servizio del palazzo!

Mami ha partorito tre,


[]…[]

Resto della colonna I eraso

II 1 Il primo verso [ ] si muove,


Lillu verso [ ] si muove ….

Quando Lillu [ ]
il vaso di [ ]
5 dal vaso [ ]
mucche sopra … [ ]

Lillu
la pelle di una vacca selva[tica]

Šakkan … [ ]

Resto della colonna eraso


Colonne III-IV; v. V e VI non conservate

VII …………………….

1’ x …[ ]
xx[]

mi voglio impegnare [ ]
voglio prendere un’arma [ ]
5 Anu così parlò a lui:
«Va’ e x [ ]

tramite l’orac[olo ]
davanti a me [ ]

egli non deve depositarlo [ ]


10 il mio Lillu [»]

Egli prese un’arma [ ]


un araldo [ ]
dopo egli venne giù e [ ]
di notte andò [
VIII…………………….

1’ [ ]………..[ ]
«Per Anum, bottino da Sumer non deve salire!
Il Subareo abbia il desiderio di affilare i denti, (mentre) per
[tutto l’anno Sumer affili i denti!»

Dopo che essi giurarono ciò, scesero Ištar ed egli giù.


5’ Ištar mediante le offerte regolari
non trovò pace a causa di Lillu!

Ella prese (con sé) gli eroi e


sbarrò il Tigri con paratie laterali di bronzo
con paratie di bronzo e chiavistelli di rame essa sbarrò il Tigri.

10 Gli dèi andarono via; nelle loro città rimasero (le statue),
[dimenticate sui loro troni.

Non finito
9.
MITO DI ADAD

Testo: CT 15, 3-4.


Traduzione: DHORME, 1910, pp. 11-20; RÖMER, HSAO 1 (1966), pp.
185-199.

Ancora un mito concepito e composto nel periodo


paleobabilonese, forse addirittura nel periodo di regno di
Ḫammurapi, incentrato sulla figura del dio Adad, il dio della
tempesta nordoccidentale.
Dopo l’inizio, in cui lo scriba espone il suo desiderio di lodare
Adad con questo suo canto dal titolo specifico «Canto della santa
cella» (I 1-3), viene introdotto il tema vero e proprio, la diceria che
il paese sia oppresso da guerre furibonde, provocate appunto da
Adad. Enlil convoca l’assemblea degli dèi e ordina che gli si
conduca Beletili, alla quale chiede di calmare suo fratello (I 4-12).
Belet-ili esegue l’ordine impartitole e ottiene da Adad di tenere a
freno i suoi istinti guerrieri, anzi lo presenta ad Enlil, al quale
rivolge rispettosamente la preghiera di dargli un luogo di culto nel
paese (I 13-II 4).
Enlil acconsente volentieri alla richiesta di Adad, anzi gli affida
il compito di proteggere re e popolo e di concedere al paese
abbondanza, pioggia benevola e, per quanto concerne il sovrano,
assistenza in guerra (II 5 sgg.).

I1 Adad, che esaudisce le preghiere, voglio lodare,


il mio …., che esaudisce le preghiere, voglio lodare!
«Canto della santa cella» per Adad.
Noi udiamo che il suo desiderio di guerra è furioso;
5 egli rivolta il paese, non lascia affatto vivere (i suoi abitanti).

«Alzati, esci! digli! Possa egli udire la tua parola e voltare il suo
[petto!»
Enlil aprì la sua bocca e (così) parlò nell’assemblea degli dèi:

«La montagna degli dèi è in pericolo;


egli ha iniziato una lotta che è al di fuori di ogni
[accomodamento.
10. Mi si conduca Belet-ili, si porti al mio cospetto!»
Essi condussero Belet-ili da lui, ed Enlil così le parlò:

«Esci e calma tuo fratello; tieni in vita i tuoi uomini,


[sottraendoli alla sua mano».
[Quando Belet-ili ode queste parole], esce fuori dalla sua porta;
[ ]calma suo fratello.
15 [ ] il suo [ ], le preghiere, [ ]
[Ninmenna,
[ ] ……

II 1 Essa si rivolse al padre degli dèi, Enlil, e gli indirizzò


nomi elogiativi:
«Primo tra i tuoi fratelli, Toro del cielo,
presso il quale alberga la vita di tutti gli uomini!»
5 «Nel mio paese tu hai sparso un silenzio attonito,
il tuo combattimento ha rivoltato tutti i villaggi (come con
[l’aratro),

(ma) io ti ho affidato i signori dei troni,


e ho posto nelle tue mani gli obnubilati.
Nel mio paese possa la tua residenza essere solida!
10 Come un uragano tu avanzi,
il tuo desco di offerte possa gioire nei giorni destinati alle offerte.
Il re ti dimostri la stessa devozione che ti hanno dimostrato i
[suoi avi!

Tu, ascolta le sue preghiere,


lascia piovere l’abbondanza per il suo paese;
15 ogni anno rendi eccelso il suo destino,
sottometti i paesi sotto il suo piede!

Se qualcuno esce in guerra contro di lui,


allora, va’ con lui, imbriglia i suoi nemici.
sottometti il paese sotto il suo piede!
20 ………….del suo re»

[ ]……..

[ ] ……..

10.
ENKI AGLI INFERI?

Testo: CT 16, 10; GELLER 1985, pp. 100 sg.


Traduzione: PETTINATO 2000/2, Discesa di Enki agli Inferi?, in Fs.
Cagni, a cura di S. Graziani, Napoli 2000, pp. 863-879.

Sebbene l’introduzione allo scongiuro contro gli Spiriti Cattivi,


contenente l’informazione sulla presunta Discesa agli Inferi di Enki,
fosse già nota dal tempo della pubblicazione di CT 16, da oltre
quindi cento anni, essa è tornata per così dire alla ribalta con la
pubblicazione ad opera di M. J. Geller dei Precursori paleo-
babilonesi della serie, che riprendono alle righe 299-310 il motivo
del viaggio di Enki nell’Aldilà.
Lo studioso inglese non solo offre la traduzione del passo, ma
presenta alcune riflessioni interessanti sul tema, sintetizzabili in tre
concetti fondamentali:
1) il passo dei Precursori è stilisticamente molto simile all’incipit
della Discesa di Inanna agli Inferi;
2) il dio Enki volge la sua mente agli Inferi, in quanto come
artefice del rilascio di Inanna è in un certo senso responsabile dei
danni che possono provocare gli spiriti che, come Inanna, vengono
sulla terra per cercare dei loro sostituti nell’Aldilà;
3) lo scongiuro in cui è inserito il racconto doveva servire per
proteggere appunto l’uomo dall’azione di tali spiriti che vogliono
abbandonare per sempre il loro mondo. Per quanto Geller non lo
dica espressamente, è facile evincere dalla sua traduzione e
commento del passo in questione che il dio Enki non solo sia
disceso agli Inferi, ma vi abbia anche operato, costruendovi un
tempio per l’esecuzione di quei rituali di purificazione per le
divinità infere, che non potevano aver luogo sulla terra.
Nell’argomentazione dello studioso due punti nevralgici
risultano inconsistenti, tanto da convincermi che l’intera
interpretazione del passo sia erronea: Inanna infatti, nel racconto
della Discesa agli Inferi, torna sulla terra non come «spirito», ma
con tutti gli attributi che connotano la sua persona divina, quindi,
oseremmo dire, con anima e corpo; in secondo luogo, ci sono noti
fin dal periodo presargonico non solo offerte a divinità infere nei
vari templi del paese, ma addirittura edifici religiosi a loro dedicati,
in cui tra l’altro si svolgevano i rituali di purificazione sicché
l’interpretazione proposta dell’intero passo risulta per lo meno
sospetta; da qui la necessità di rivisitare il documento per
enuclearne il significato.

a) UHF 299-310
299 [Il signore grande] dal grande cielo alla vasta terra vol[se] il
[suo pensiero;
300 [il signore grande, Enki, dal grande cielo alla vasta terra] volse
[il suo pensiero;

il di[o grande dal grande cielo alla vasta terra] volse il suo
[pensiero;
alla [grande] porta d’occidente il suo pensiero [egli volse];

al luogo dell’eterno riposo di Nergal il suo pensiero [egli volse];


al luogo dove la ierodula ….. il suo pensiero, DITTO DITTO,
305 la grande ierodula …., il suo pensiero, DITTO DITTO:
è la mano della morte, il piede della morte, l’artiglio dell’aquila.

(Poiché) Ninug, Ninmaš, Ninḫursag (e)


Ereškigal, la moglie di Ninazu,

non potevano fare il bagno (rituale), né purificare la bocca,


310 il santuario degli inferi, il luogo della (loro) manifestazione, il
[tempio terrestre egli ha dedicato

La differenza sostanziale tra la traduzione da me proposta e


quella offerta da M. J. Geller riguarda la riga 310: mentre infatti per
lo studioso inglese il santuario viene fatto costruire negli stessi
Inferi, la qual cosa implicherebbe un viaggio appunto di Enki
nell’Aldilà, io sono invece convinto, anche sulla base di UḪ IV 31-
32, che Enki ha edificato il tempio per la purificazione degli dèi
Inferi proprio sulla terra. Il testo quindi, lungi dal presupporre un
viaggio agli Inferi del dio Enki, sottolinea la fondazione del culto
delle divinità infere sulla terra, cosa questa che, come dicevamo più
su, trova il pieno riscontro nella letteratura religiosa sia del mondo
sumerico sia di quello assiro-babilonese.
È interessante certo nel nostro testo la menzione di Nergal (l.
303) e di Inanna (ll. 304-305), che qui compare con il suo epiteto di
nu-gig«ierodula», le due divinità cioè che hanno al pari di Enki
dimostrato particolare interesse per gli Inferi. In due miti
pervenutici viene infatti narrato il loro viaggio nel Paese del non-
ritorno, dall’esito diametralmente opposto: Inanna infatti riesce a
ritornare sulla terra dietro il previo accordo di mandare giù un suo
sostituto, nella fattispecie Dumuzi, il suo amato sposo. Purtroppo lo
stato di conservazione del passo e dei Precursori e della Serie
canonica udug-ḫul-a-meš, dove compare Inanna, è molto lacunoso,
sicché non si possono avanzare interpretazioni di sorta sul
significato preciso della sua citazione. È comunque insostenibile,
come già anticipato più su, la tesi avanzata da M. J. Geller, in base
alla quale lo scongiuro accomunerebbe Inanna agli spiriti cattivi che
vengono qui esorcizzati.
Meglio informati siamo al contrario sulla vicenda di Nergal,
anche se dobbiamo sottolineare l’incongruenza riscontrabile tra
l’affermazione del nostro documento e l’esito del suo viaggio, così
come è narrato nei miti che lo riguardano: qui infatti gli Inferi sono
definiti «luogo dell’eterno riposo di Nergal», mentre dalla
composizione di Nergal ed Ereškigal si evince che agli Inferi viene
relegato il suo gemello Erra, e ciò contro la tradizione che vuole
Nergal proprio come re degli Inferi, a seguito del matrimonio con
Ereškigal. Del resto anche qui il suo ruolo non è ben specificato,
dato che alla riga 308 viene indicato come sposo di Ereškigal non
Nergal, bensì Ninazu. Sicuramente siamo di fronte a tradizioni
diverse e contrastanti tra loro, che gli scribi ci ammanniscono senza
averle opportunamente rielaborate.
Il fatto comunque che Nergal sia menzionato nello stesso
contesto di Inanna ci fa comprendere che egli debba aver condiviso
in qualche modo la stessa sorte della dea di Uruk, ritornata sulla
terra nel pieno possesso delle sue facoltà. Del resto non va
dimenticato che il testo di UHF non viene confermato neanche da
UḪ IV, sicché è opportuno non trarre conclusioni affrettate dalla
riga 303 sul ruolo di Nergal nell’Aldilà.
Insistendo ancora sul presunto viaggio di Enki agli Inferi, vanno
rilevate due altre incongruenze: la prima è che nel nostro testo
manca qualsiasi verbo che indichi un movimento fisico di Enki, così
come succede nel mito della Discesa di Inanna agli Inferi, dove la
decisione di intraprendere il viaggio nell’Aldilà è seguita
immediatamente dall’azione della dea, espressa dalla frase kur-ra
ba-e-a-e11 «si accinse a scendere/salire agli Inferi»; la seconda
riguarda la denominazione stessa degli Inferi nel nostro testo
rispetto a quella tradizionale e classica, ki-dagal versus ki-gal,
laddove, a mia conoscenza, l’espressione usata in UḪ e in UHF mai
viene utilizzata nella letteratura per indicare gli Inferi. Per tutti
questi motivi e gli altri elencati più su, non mipare che il nostro
testo possa venire chiamato in causa per suffragare un viaggio di
Enki agli Inferi.

b) UH IV 12-23

12 Il signore grande dal grande cielo alla vasta terra [volse] il suo
[pensiero;
il signore grande, Enki, dal grande cielo alla vasta terra [volse
[il suo pensiero];

il dio grande dal grande cielo alla vasta terra [volse il suo]
[pensiero;
alla grande porta d’occidente il [suo] pensie[ro egli volse];
15 al … eterno di Nergal [il suo pensiero egli volse]:
[ ]….[il suo pensiero egli volse]
21 alla ierodula [ ], [il suo pensiero egli volse]:
è la mano della morte, il piede della morte, [l’artiglio dell’aquila].
25 (Poiché) Ninug, Ninmaš, Ni[nḫursag] (e)
Ereškigal, la moglie di [Ninazu],
30 non potevano fare il bagno (rituale), né [purificare] la bocca,
[]
il santuario degli inferi, il tempio santo, [ ] egli ha
[[costruito]

Nelle righe 31 e 32 è espresso il concetto base dell’azione di


Enki/Ea, quello cioè della costruzione di un santuario che risponda
alle esigenze di purificazione degli dèi inferi, ovviamente sulla terra.
Sintetizzando quindi il contenuto sia dei Precursori sia della
serie canonica di udug-ḫul-a-meš, il racconto inserito all’inizio dello
scongiuro contro gli Spiriti Cattivi non ci autorizza ad ipotizzare un
viaggio di Enki agli Inferi, ma soltanto la premura del dio della
saggezza verso le divinità dell’Aldilà, per le quali crea un luogo di
culto per i loro riti purificatori.
IV.
LE BIZZE DEGLI DÈI
I.
GLI AMANTI DI IŠTAR

Delle tre versioni e redazioni dell’Epopea di Gilgameš che


narrano l’episodio dell’innamoramento di Ištar per il nostro eroe, la
più esauriente è senz’altro la tavola VI 1-100 (B); la versione di Emar
(A), essendo identica nel contenuto a (B), non può essere
considerata un racconto alternativo, mentre le redazioni ittite sono
troppo frammentarie per poterne afferrare il significato profondo.
Il passo, nel quale Gilgameš rifiuta l’offerta di Ištar di diventare
suo sposo, provocando l’ira furibonda della dea che
immediatamente reagisce con la ferma intenzione di punire
l’affronto inviando sulla terra il Toro Celeste, non trova
corrispondenza nel racconto sumerico che tratta dello stesso
episodio, dove il motivo del contendere sembra piuttosto
istituzionale che affettivo. Per trovare una similitudine con quanto
qui viene esposto, bisogna fare ricorso alla letteratura amorosa
sumerica concernente la dea Inanna.
L’elenco dettagliato offerto da Gilgameš degli amori disgraziati
di Ištar spazia dal mondo divino a quello umano, senza dimenticare
gli animali della terra, che hanno tutti ricevuto un compenso
negativo per la loro dedizione alla dea. Ecco qui, in maniera
schematica, gli amanti e la loro ricompensa:

Dumuzi pianto anno dopo anno


uccello-Alallu ali rotte
leone fossa scavata
cavallo briglia, pungolo e frusta
pastore cambiato in lupo
Išullanu, mutato in talpa
giardiniere

Si comprende allora perché Gilgameš abbia rifiutato l’allettante


offerta della dea, soprattutto se si tien conto che la dea poteva
offrire un regno al re di Uruk nell’aldilà!

A) Emar VI/4, 782 (Ep Cl VI 15-120)

Testo: G. PETTINATO 1992, p. 277 sgg.

LA DEA IŠTAR SI INNAMORA DI GILGAMEŠ (1-5)

1 «[La soglia splendidamente decorata] bacerà le tue m[ani]!

[Re, nobi]li, principi [si inchineranno davanti a te].


Le genti della montagna ed il Paese (tutto) ti saranno tributari;

le tue pecore figlieranno trigemini, le tue capre gemelli; i tuoi


[asini,
5 [i tuoi muli a pieno carico non] avranno rivali».

IL RIFIUTO OLTRAGGIOSO DELL’EROE (6-37)

[Gilgameš aprì la sua b]occa e disse,


[così parlò alla principessa] Inanna:

«Dopo averti sposata, (come) tuo vestito, un turbante per il


[corpo

ti potrei dare, nutrimento ed approvvigionamento


10 [ ] come ornamento della m[ano ]
2 righe frammentarie

[Tu saresti come un forno] che non trattiene [il fuoco],


[una porta sgangherata c]he non trattiene il vento

15 [un elefante che strappa] la sua bardatura, pece


[che brucia] l’uomo che la porta, un otre che inzuppa

[l’uomo che lo porta, un blocc]o di calcare che fa crollare il


[muro di pietra,
una scarpa che morde il piede del suo portatore.

[A quale dei tuoi aman]ti sei rimasta per sempre fedele?


20 []…
[]

[Vieni! Ti ricorderò uno per uno] i tuoi amanti,


[quelli che tu hai ardentemente posseduto!]

[Dumuzi, l’amore della tua g]iovinezza:


25 a lui hai decretato [il pianto anno dopo anno].

Tu hai amato [il variopinto uccello Alallu]


[ ] il suo [ ]

e gli hai rotto [le ali];


ora egli si nasconde nei boschi gridando:
“Le mie ali!”.

30 Tu hai amato [ ] la tua casa,


[ ] la tenda;

[tu hai amato il cavallo che esalta] la battaglia,


lo hai condannato alla briglia, al pungolo e alla frusta;
[ ] tu hai abitato nell’ovile
35 [ed hai amato il pastore], che costantemente ti sacrificava una
[pecora,

[tu hai amato il bovaro che per te solle]vava (focacce cotte)


[nella brace,
ciò nonostante lo hai percosso e lo hai cambiato in lupo!»

L’IRA FURIBONDA DELLA DEA (38-48)

La divina [Ištar ]
Lacuna di 5 righe

Anu ascoltò la proposta di [Ištar]


45 e affidò alle sue mani [il Toro Celeste]:

Ella non lo mandò contro Uruk [ ],


ma esso inondò il canneto [ ]
e l’acqua del fiume diminuì [ ].

B) Epopea Classica: Tav. VI 1-100

Testo: G. PETTINATO 1992, p. 170 sgg.

LA DEA IŠTAR SI INNAMORA DI GILGAMEŠ (1-21)

1 Egli lavò la sua sporcizia, fece brillare le sue armi,


ributtò i suoi capelli sulla schiena;

gettò via i suoi sporchi vestiti e ne indossò di puliti,


egli si rivestì dei paludamenti regali e li legò con una cintura.

5 Gilgameš si pose sul capo la sua corona.


Allora Ištar, la principessa, volse gli occhi sulla bellezza di
[Gilgameš:

«Orsù, Gilgameš, sii il mio amante!


Donami come regalo la tua virilità!
Sii il mio sposo ed io sarò la tua sposa.

10 Ti farò preparare un carro di lapislazzuli e dai finimenti d’oro,


con ruote d’oro e coma di diamanti.

Tu vi farai aggiogare i demoni Umu come fossero grandi muli!


Entra nella nostra casa attraverso la fragranza del cedro.

Quando tu entrerai nella nostra casa,


15 la soglia splendidamente decorata bacerà i tuoi piedi!

Re, nobili, principi si inchineranno davanti a te.


Le genti della montagna ed il Paese (tutto) ti saranno tributari;

le tue pecore figlieranno trigemini, le tue capre gemelli,


i tuoi puledri a pieno carico supereranno il mulo.

20 I tuoi cavalli al carro correranno veloci,


i tuoi buoi sotto il giogo saranno insuperabili».

IL RIFIUTO OLTRAGGIOSO DELL’EROE (22-79)

Gilgameš aprì la sua bocca e disse,


così parlò alla principessa Ištar:

«Che cosa ti potrei dare in cambio dopo averti posseduta?


25 [Anche se io ti dessi olio] per il corpo e vestiti,

[anche se ti dessi] cibo e bevande,


[anche se ti procurassi] cibo adatto per gli dèi,
[anche se ti procurassi beva]nde adatte per i re,
[anche se … ]

30 anche se ammassassi [ ]
[ ] un vestito,

[cosa mi succederebbe dopo] averti posseduta?


[Tu saresti come un forno che non fa sciogl]iere il ghiaccio,

una porta sgangherata che non trattiene i venti e la pioggia;


35 un palazzo che schiac[cia] i propri guerrieri,

un elefante che [strappa] la sua bardatura,


pece che bru[cia l’uomo] che lo porta,

un otre che inzuppa l’uomo che lo porta,


calcare che fa crollare il muro di pietra,

40 un ariete che distrugge le postazioni nemiche,


una scarpa che morde il piede del suo portatore.

A quale dei tuoi amanti sei rimasta per sempre fedele?


Quale dei tuoi superbi fidanzati è salito [al cielo?]

Vieni! Ti ricorde[rò uno per uno] i tuoi amanti,


45 quelli che tu hai ardentemente posseduto!

Dumuzi, l’amore della tua giovinezza:


a lui hai decretato il pianto anno dopo anno.

Tu hai amato il variopinto uccello Alallu:


(e poi) lo hai colpito e gli hai rotto le ali;
50 egli si nasconde nei boschi gridando: “Le mie ali!”.

Tu hai amato il leone dalla forza perfetta:


per lui hai scavato fosse, sette e sette volte;

tu hai amato il cavallo che esalta la battaglia,


lo hai condannato alla briglia, al pungolo e alla frusta,

55 a correre per sette ore doppie lo hai condannato,


a bere acqua putrida lo hai condannato,
di piangere sua madre Silili, hai assegnato come destino.

Poi hai amato il pastore, il guardiano,


che costantemente per te sollevava (focacce cotte nella)
[brace;

60 ogni giorno egli per te sacrificava caprette,


ciò nonostante lo hai percosso e lo hai cambiato in lupo:

gli stessi suoi aiutanti ora lo cacciano via


e i suoi cani gli mordono i polpacci.

Tu hai amato anche Išullanu, il giardiniere di tuo padre,


65 che costantemente ti portava cesti pieni di datteri,

ogni giorno egli faceva splendere la tua tavola:


tu hai alzato gli occhi verso di lui, ti sei avvicinata a lui,
[(dicendo:)

“Oh mio Išullanu fammi godere della tua virilità,


stendi la tua mano, portala alla mia vulva!”

70 Išullanu così ti rispose:


“Ma che cosa vuoi da me?
Non ha forse cucinato mia madre? Non ho forse mangiato?

Ciò che io mangerò dovrebbe essere il cibo puzzolente e


[putrido?
Dovrebbe essere il giunco il (mio) mantello contro il freddo?”.

75 Tu hai ascoltato quanto egli ti diceva,


lo hai bastonato e lo hai mutato in una talpa,
e lo hai lasciato vivere in mezzo alle difficoltà.

L’asta non sale più, il secchio non scende più!


E per quanto mi concerne, sì! Tu mi amerai, ma poi mi riserverai
[lo stesso trattamento».

L’IRA FURIBONDA DELLA DEA (80-100)

80 [Quando] Ištar [udì] queste parole,


Ištar divenne furiosa e [salì] al cielo.

Ištar salì su e al cospetto di suo padre Anu cominciò a piangere,


le sue lacrime scorrevano al cospetto di sua madre Antu:

«Padre mio, Gilgameš mi ha umiliata più e più volte!


85 Gilgameš ha pronunziato ingiurie contro di me,
ingiurie e offese contro di me!»

Anu aprì la sua bocca e disse,


così parlò alla principessa Ištar:

«Che! Non sei stata forse proprio tu a provocare il re Gilgameš,


90 sicché Gilgameš (in risposta) ha rivolto ingiurie contro di te,
ingiurie e offese contro di te?».

Ištar aprì la sua bocca e disse,


così parlò a suo padre A[nu]:

«Padre mio, dammi per favore il Toro celeste;


95 voglio uccidere Gilgameš nella sua casa.
Se tu non mi darai il Toro celeste,
allora io divellerò [le porte degli Inf]eri,

volgerò [ ] agli Inferi,


farò resuscitare i morti in modo che essi mangino i vivi;
100 allora i morti saranno più numerosi dei vivi!»

C) Epopea ittita

Testo: G. DEL MONTE in PETTINATO 1992, p. 290.

a) Versione ittita: Tav. II

SEDUZIONE DI IŠTAR

[Il divino Gilgameš prese a] dire a Ištar «[Io] ti […] un palazzo, […]
… e (vi) metterò la soglia [della porta in lapislazzuli] e [pietra
kiri]nni». [Ištar prese a] dire in risposta [al] divino Gilgameš:
«[Non] sai, divino Gilgameš, […] non c’è […». Il divino Gilgameš
disse a Ištar: «…] d’argento [… e (vi) metterò] la soglia della [porta
in] lapislazzuli [e] pietra kirinni».
[Ištar prese a dire] in risposta al divino Gilgameš: «[…], divino
Gilgameš: m[io sposo …]». E Gilgameš dice [in risposta a Ištar «…

Resto della tavola perduto

b) Redazione accadica

L’IRA DI IŠTAR

«[…] nel suo tempio gridava […] … schiave [che lavorano] lana
azzurra […] grandi muli da sella […] cristallo di rocca ai tuoi piedi
[…] …».
Ascoltò Ištar [le parole] del divino Gilgameš […] … paralisi, scabbia
[…] si volse al vaso […] parlò in alto ad Anum, suo padre: «[…] mi
vide un vitello di sei mesi […] mi ha insultata. Ora date […] il freno
del Toro celeste il divino Gilgameš […] io voglio […] il meditare!»
E quello, Anum, il fango di […]: «Ištar, che ti ha fatto! il giovane
[…]? Perché il giovane … […]»? […] il freno del Toro celeste, il Toro
celeste nel […] nel cielo i precedenti […] ha completato […] che la
carestia [… il To]ro [celeste] le labbra di […]
2
NANNA E LA VACCA

Testo: KAR 196; AMT 67, 1 III 1-25; VS 17, 34; LAMBERT 1965, 287
sg.; ID. 1969, pl. Vf. 51-62.
Traduzione: RÖLLIG, Or 54 (1985), pp. 260 sgg.; LABAT 1970, p. 285
sgg.; EBELING 1923, p. 65 sgg.; LAMBERT 1969, p. 28 sgg.; ID. 1965, p. 283
sgg.; DE LIAGRE-BÖHL 1936, p. 202 sgg.; VAN DIJK 1972, p. 339 sgg.

Lo scongiuro per le giovani donne che hanno difficoltà nel


partorire doveva essere di moda, visto le copie e versioni che di esso
ci son pervenute dai diversi angoli della Mesopotamia.
L’antefatto mitologico ci rivela come il dio Sin si invaghì di una
mucca dal nome Geme-Sin, proprio per la sua bellezza e le prospere
forme, tanto che buoi e mucche non facevano che seguirla (1-8). Ma
di nascosto un toro la monta, e quando viene il momento di figliare,
essa ha difficoltà di parto, tanto che Sin deve intervenire, mandando
le figlie di An che portano l’una l’acqua del parto e l’altra unguento
da spalmare sul corpo (ll. 9-19). Così Geme-Sin può partorire un
vitello, al quale Sin dona il nome di Amarga (ll. 20-22).
Lo scongiuro deve servire per alleviare le doglie del parto e
favorire le giovani partorienti.

1 Scongiuro. (C’era, una volta) una vacca del dio Sin, il cui nome
[era Geme-Sin:
la sua figura era straordinaria,
le sue forme prospere.
Sin la vide e se ne invaghì!
Egli l’abbellì con lo splendore di Sin,

5 la fece andare avanti alla mandria,


e i buoi le venivano dietro.

Essi la fanno pascolare in verdi prati,


alla fonte dei pascoli l’abbeverano sempre con acqua!

Di nascosto dai bovari e a loro insaputa,


10 il toro selvaggio montò la vacca.
Allorché i suoi giorni furono compiuti e i mesi completati,
la vacca si accovacciò per partorire il giovenco, ma incominciò
[a tremare;

il suo bovaro è molto preoccupato; gli altri bovari sono


[addolorati con lui;
il bovaro solleva la sua mano (in segno di preghiera), mentre un
[altro bovaro si industria attorno ad essa.

15 Il suo lamento, il grido del suo parto


udì Sin, la luce in cielo, al suo grido sollevò le mani al cielo,
e fece scendere dal cielo due figlie di Anu!

La prima porta l’acqua del parto, la seconda olio da spalmare;


l’acqua del parto essa spalmò sulla sua fronte, con l’olio spalmò
[l’intero corpo.

20 Quando essa spruzzò la parte anteriore del suo corpo,


cadde per terra il giovenco, come un piccolo di gazzella,
come nome del vitello essa diede Amarga!

Così come Geme-Sin, la vacca di Sin, ha partorito normalmente,


possano anche le giovani, che hanno le doglie, partorire (bene);
25 possano le gravide essere a posto! Scongiuro.
3.
ADAPA E IL VENTO DEL SUD: GLI DÈI BUGIARDI

Testo: S. A. PICCHIONI 1981.


Traduzione: FOSTER 1993, I 429 sgg.; S. DALLEY 1989, p. 182 sgg.;
SPEISER 1950, p. 101 sgg.

I manoscritti che ci consentono di ricostruire il mito


concernente il saggio Adapa e la sua vicenda che lo vede
contrapposto al Vento del Sud appartengono a due periodi della
civiltà mesopotamica, il periodo di El Amarna e quello neoassiro.
Grazie però a A. Cavigneaux e F. Al-Rawi [Iraq 55 (1993), p. 91
sgg.] abbiamo appreso che negli scavi iraqeni di Meturan = Teli
Haddad è stato rinvenuto un manoscritto sumerico che dalla riga
101 riproduce, in lingua sumerica, il testo finora noto soltanto in
accadico. Dopo 100 righe, in cui è descritto l’antefatto che prende le
mosse dal Diluvio Universale e si incentra sull’obbligo degli uomini
di provvedere al culto e sostentamento degli dèi, viene raccontata la
vicenda di Adapa, la sua normale e quotidiana attività di pescatore
pio e devoto, il suo contrasto con il Vento del Sud, l’invito di Anu a
rendere conto del proprio operato, i consigli di Ea di non accettare
dono alcuno da parte di Anu, ma di ingraziarsi i due dèi che stanno
alla porta del capo del Pantheon, Dumuzi e Ningizzida, e infine il
finale dal sapore amaro, in quanto Anu non voleva affatto punire
Adapa, bensì elevarlo al grado di divinità, sicché il rifiuto per
suggerimento di Ea da parte di Adapa dell’offerta divina priva il
saggio di un avvenire migliore. Ea alla fine assegna un nuovo
destino al suo prediletto.
Gli studiosi hanno affrontato il problema che pone il nostro mito
e la sua difficile interpretazione; ma per quanto sia stata
approfondita l’analisi condotta dai più svariati punti di vista, una
soluzione soddisfacente non mi sembra sia stata trovata.

PRESENTAZIONE DI ADAPA E SUA DEVOZIONE (A 1-14)

A1 Il destino [ ]
Il suo comando come il comando di Anu può governare.

Una vasta intelligenza egli perfezionò in lui, per rivelargli gli


[ordinamenti del paese.
Inoltre, saggezza gli concesse, vita eterna non gli concesse!

5 In quei giorni, in quegli anni, il saggio, nativo di Eridu,


come un genio protettore in mezzo all’umanità, Ea lo creò!

Saggio, la cui parola nessuno ha in dispregio,


abile, di vasta intelligenza (al pari) degli Anunnaki, egli (era)

illibato, di mano pura, sacro untore, osservante del rito:


10 con i cucinieri egli esercitava la cucina;

con i cucinieri di Eridu egli esercitava la cucina.


Cibo ed acqua procurava ogni giorno per Eridu.

Con la sua mano pura egli allestiva la tavola;


senza di lui la tavola non veniva sparecchiata.

DISAVVENTURA CON IL VENTO DEL SUD (A 15-B 7)


15 La barca egli guidava, alla pesca quotidiana per Eridu egli
[accudiva.
In quel tempo Adapa, il nativo di Eridu,

allorquando Ea … nel luogo del giaciglio si stiracchiava,


quotidianamente il santuario di Eridu provvedeva di cibo.

Alla pura banchina, la banchina «splendore del cielo», egli si


[imbarcò sul battello a vela,
20 senza timone la sua imbarcazione era spinta contro corrente,
senza remo la sua imbarcazione egli conduceva.

[ ] del vasto mare [ ]

dapprima frammentario, poi eraso

B1 Egli si acci[nse a parlare, così si rivolse al Vento del Sud]:


«O Vento del Sud [ ];

io ho fatto abbastanza, fammi [ ]


o Vento del Sud, raccogli i tuoi fratelli, tu[tti quant]i contro
[di me,
5 la tua ala voglio spezzare!»

Non appena ebbe detto ciò,


l’ala del Vento del Sud si spezzò.

ANU CONVOCA ADAPA, PER CHIEDERE SPIEGAZIONI


PER L’ASSENZA DI VENTO (B 8-15)

Per sette giorni, il Vento del Sud


non spirò più sul paese.

Anu allora chiamò il suo messaggero Ilabrat:


10 «Perché da sette giorni non spira più il Vento del Sud sul
[paese?»

Gli risponde il suo messaggero Ilabrat:


«Mio signore, Adapa, il figlio di Ea, ha spezzato l’ala del Vento
[del Sud!»

Quando Anu udì questa risposta,


egli gridò: «Il cielo ci aiuti!», e si alzò dal suo trono:
15 «Mand[a un messaggio e lascialo] condurre qui!»

EA AVVERTE ADAPA E DÀ DEI CONSIGLI (B 16-41)

Ea, – egli conosce le cose del cielo – lo toccò;


[ ] una chioma incolta gli fece spuntare;
[ ] gli fece indossare una veste di lutto;

un avvertimento gli dà:


20 «Adapa, dinanzi ad Anu, il re, dovrai recarti.

In cielo salirai.
Quando in cielo sarai salito,

alla porta di Anu quando ti sarai avvicinato,


presso la porta di Anu, Dumuzi e Ningizzida staranno!

25 Essi ti vedranno, ti interrogheranno:


“Giovane, per chi mai hai un tale aspetto?
Adapa, per chi indossi una veste di lutto?”

“Nel nostro paese due dèi sono scomparsi,


ed io, (per questo) mi presento così!”.

30 “Chi sono i due dèi che sono scomparsi nel paese?”


“Dumuzi e Ningizzida sono essi!”

Si guarderanno l’un l’altro e sorrideranno;


essi una buona parola diranno ad Anu;
il volto benevolo di Anu essi ti mostreranno!

35 Quando sarai alla presenza di Anu,


cibo di morte ti offriranno, ma tu non mangiarne!
Acqua di morte ti offriranno, tu non berne!

Una veste ti offriranno, tu indossala;


unguento ti offriranno, tu ungiti!

40 L’avvertimento che ti ho dato, non trascurare;


la parola che ti ho detta non dimenticare!»

INCONTRO DI ADAPA CON ANU E IL RIFIUTO DELLA VITA ETERNA (42-D 4)

Il messaggero di Anu giunse:


«Adapa che ha spezzato l’ala del Vento del Sud,
dinanzi a me conducilo!»

45 Gli fece intraprendere la via del cielo;


in cielo salì.

Non appena egli fu salito in cielo,


e si avvicinò alla porta di Anu,

presso la porta di Anu stavano Dumuzi e Ningizzida.


50 Essi videro Adapa e gridarono: «Il cielo ci aiuti!»

«Giovane, per chi mai hai un tale aspetto?


Adapa, per chi indossi una veste di lutto?»
«Nel nostro paese due dèi sono scomparsi,
ed io, (per questo) una veste di lutto indosso!».

55 «Chi sono i due dèi che sono scomparsi nel paese?»


«Dumuzi e Ningizzida sono essi!»
Si guardarono l’un l’altro e sorrisero.

Allorquando Adapa ad Anu, il re, si approssimò,


lo vide Anu ed esclamò:
60 «Vieni, Adapa! Perché hai spezzato l’ala del Vento del Sud?»

Adapa risponde ad Anu:


«Signore mio, per il tempio del mio signore
in mezzo al mare io pescavo.

Il mare era come levigato;


65 il Vento del Sud prese a soffiare, e mi sommerse,

fino alla dimora dei pesci mi fece inabissare.


Nel furore del mio animo ho maledetto allora il Vento del Sud!»

Intercedono al suo fianco Dumuzi e Ningizzida.


Una buona parola in suo favore ad Anu suggeriscono.

70 Gli si placò il cuore, ed egli disse:


«Perché Ea ad una umanità imperfetta
i misteri del cielo e della terra ha rivelato?

Un cuore gagliardo ha posto in lui;


egli ha dunque fatto ciò!
75 Noi cosa potremo fare per lui?

Cibo di vita prendete per lui, che ne mangi!»


Cibo di vita presero per lui, ma egli non ne mangiò.
Acqua di vita presero per lui, ma egli non ne bevve.
Una veste presero per lui, ed egli si vestì.
80 Unguento presero per lui, ed egli si unse.

Anu lo guardò e gli sorrise;


«Orsù, Adapa! Perché non hai mangiato e non hai bevuto?
Proprio non vuoi vivere! Non possono gli esseri umani essere
[immortali?»

«Ea, il mio signore, ha detto: “Non mangiare, non bere!”»


85 «Prendetelo, [riconducetelo] alla sua terra!»

Lacuna

D1 [Egli ordinò per lui pane di vita, ma egli non ne mangiò]


Egli ordinò per lui [acqua di vita] ma egli non ne bevve!

Ordinò per lui unguento; ed egli si unse.


Una veste ordinò per lui; egli la indossò.

NUOVO DESTINO PER ADAPA (D 5-21 SGG.)

Anu dell’operato di Ea rise altamente:


5 «Chi altri, tra tutti gli dèi del cielo e della terra, avrebbe potuto
[agire così?
Chi avrebbe osato considerare il proprio comando superiore a
[quello di Anu?»

Adapa [ispezionò] dall’orizzonte fino all’alto del cielo;


egli (così) ha visto la terribilità del [ ].

In quel tempo Anu impose su Adapa la (sua) custodia.


10 [Dop]o Ea dispose per lui la libertà.
Anu assegnò come destino di far risplendere la sua superiorità
[per sempre.
[ ] Adapa, progenie di uomo,
[ ] spezzò vittoriosamente l’ala del Vento del sud;
[ ] verso il cielo è salito. Sia veramente così!

15 [ ] il cui alitare ha imposto maleficamente sulla gente.


Il male-simmu, la malattia che ha posto nel cuore della gente
[ ] Ninkarrak calmerà.

[ ] possa sviarsi, il male-simmu, la malattia si volga


[altrove.
[ ] questo brivido si possa abbattere,
20 [ ] possa non dormire un sonno buono.

[ ] la spalla, la gioia delle genti


[]
lacuna
V.
IL RUOLO DELL’UOMO NEL COSMO
I.
LE ACQUE PRIMORDIALI E LA NASCITA DELL’UOMO

Testo: VAN DIJK 1973, p. 502 sgg.


Traduzione: PETTINATO G. 2001, p. 289 sgg.

Lo scongiuro qui tradotto collega la nascita dell’uomo alle acque


(«mare» e «oceano») primordiali che costituiscono l’origine di ogni
cosa: in esse infatti viene formato il virgulto che si trasformerà in
essere umano: l’accostamento del seno materno all’abisso marino è
di per sé evidente, ma il richiamo ad esso ci induce a credere che i
Babilonesi avessero ben presente il ruolo delle masse marine nella
prima creazione.
Dopo aver ricordato l’ambiente in cui il bambino si sviluppa, lo
scriba chiama in causa gli dèi della magia, perché facciano in modo
che le catene che legano il neonato vengano sciolte e così esso possa
venire alla luce senza difficoltà.
Lo scongiuro infatti, come si apprende dall’ultima riga del testo,
ha lo scopo di rendere facile il parto delle madri, avvenimento non
sempre agevole, soprattutto quando la madre era giovane e quindi
alle prime esperienze.

A) INTRODUZIONE MITOLOGICA

1 Nelle acque del connubio coniugale


l’ossatura è stata fatta,

nel tessuto della muscolatura


il virgulto s’è formato.
5 Nelle acque turbinose del mare,
nelle acque lontane dell’oceano,
là dove le braccia del piccolo sono state modellate,

(il luogo) dove l’occhio del dio Sole


non illumina le profondità,
10 là il figlio di Enki, Asalluḫi, ha potuto gettare il suo sguardo.

B) INTERVENTO DI ASALLUḪI

Egli sciolse i nodi


che lo tenevano incatenato;

gli preparò il cammino,


gli aperse la via.

C) ASSISTENZA DELLA DEA-MADRE

15 «Ora le vie ti sono state aperte,


le strade ti sono …. [ ].

Ella ti assisterà, la [dea-madre], la …. [ ],


quella che ha assistito alla formazione del …. [ ],

quella che ha assistito alla formazione di tutti noi,


20 per il giogo (della servitù):

ella ha detto: “tu sei libero!”.


I chiavistelli sono stati tolti, le porte spalancate,

che il [ ] colpisca [ ];
come un figlio prediletto
25 ti faccia uscire!»
Formula per una donna in procinto di partorire.
2.
IL MITO DI ATRAMḪASIS: LA SCONFITTA DELL’UOMO

Il mito di Atramḫasis, una creazione puramente assiro-


babilonese, è la summa del pensiero semitico sul mondo divino e
sulla realtà umana dalle origini del mondo fino a quello attuale,
passando per le varie fasi del divenire, come il Diluvio e la nuova
creazione.
Il testo ha una lunga storia: concepito nel periodo
paleobabilonese, esso è documentato nel mediobabilonese e poi, con
modifiche sostanziali, nel periodo neoassiro, e infine nel periodo
neobabilonese. Anche strutturalmente esso ha una evoluzione
propria: dapprima è presentato in tre tavole, quindi in due e poi
nell’ultimo periodo almeno in cinque tavole.
Va sottolineato inoltre che l’impianto originale dell’opera, che
muta nella sua veste esterna, assume caratteristiche tali, per cui
possiamo facilmente concludere che nel periodo neoassiro vi fossero
diverse versioni del mito, sicché uno studio accurato dei documenti
porterebbe senz’altro ad un approfondimento delle creazioni
letterarie semitiche della Mesopotamia.
Come enunciato nell’Introduzione a p. 11 sg. le fonti del mito
sono tradotte singolarmente, senza quindi offrire delle ricostruzioni
basate su manoscritti dei periodi diversi, che faciliterebbero certo la
comprensione, ma snaturerebbero il senso della composizione. Così
facendo, non voglio alleggerire la lettura del poema, ma restare
fedele alle intenzioni degli scribi: se, infatti, desideriamo conoscere
l’evoluzione del pensiero religioso mesopotamico, dobbiamo
attenerci al contenuto delle varie fonti e ricordare sempre quando
un manoscritto è stato composto. Non dimentichiamo che il nostro
mito ha avuto una lunga storia redazionale, essendo documentato
per oltre 1300 anni!
Sulla struttura del mito, seguendo l’impianto della redazione
paleobabilonese, a cui sarà fatto riferimento anche in occasione
della traduzione delle fonti dei periodi posteriori, notiamo che le tre
tavole copiate dallo scriba Ku-Aja si articolano in tre momenti ben
precisi. Nella prima tavola viene tratteggiata la situazione del
mondo divino prima della creazione dell’uomo: il Pantheon divino è
ancora quello sumerico ed è suddiviso in due raggruppamenti, gli
Anunnaki e gli Igigi, gli dèi superiori ed inferiori. Il problema che
affligge gli dèi è quello del sostentamento curato appunto dagli dèi
inferiori, i quali dopo un lasso di tempo di 40 anni divini si
ribellano, rifiutandosi di sobbarcarsi il peso del duro lavoro.
Gli dèi maggiori, dopo aver appurato l’entità e la giustezza della
rivolta, decidono di provvedere alla creazione di un sostituto degli
dèi; donde la creazione del primo uomo operata dal dio della
saggezza Ea con l’aiuto della dea-madre, Mami; alla nuova specie
viene affidato il compito di lavorare e così provvedere al
sostentamento degli dèi.
L’uomo comincia a moltiplicarsi, svolgendo il compito
affidatogli; egli anzi sembra sopportare il peso del fardello per oltre
600 anni, quando, anch’egli stremato, ricorre alle stesse armi degli
dèi inferiori, cioè al chiasso e allo sciopero — siamo così giunti alla
seconda tavola. Ma gli dèi non possono accettare che le creature
umane si ribellino a quanto da loro stabilito; decidono quindi di
punirli: per tre volte consecutive essi affliggono gli uomini con
piaghe diverse, un’epidemia, una carestia ed una siccità, ogni volta
però salvati dell’intervento benevolo di Ea.
Si avvicina però la tragedia finale: gli dèi, soprattutto Enlil, il re
della terra, non possono accettare l’insubordinazione delle creature,
così ricorrono alla punizione totale dell’umanità: in un’assemblea gli
dèi giurano e di approvare la decisione unanime e di non vanificarla
con il loro comportamento. Tutti si adeguano alle nuove decisioni,
eccetto Ea, che rivela in un sogno ad Atramḫasis quanto sta per
succedere, assieme all’invito di costruire una barca per potersi
salvare.
L’eroe del Diluvio Universale, Utanapištim, — siamo alla terza
tavola — costruisce la barca che non verrà sommersa dalle acque, e
che lo salverà assieme alla famiglia e alle specie animali della terra.
Finito il Diluvio, si assiste ad un diverbio furioso tra le massime
divinità, soprattutto Enlil ed Ea, alla fine del quale l’eroe del Diluvio
viene elevato al grado delle divinità, mentre l’uomo del futuro
dovrà sopportare delle restrizioni gravi, come malattie, che lo
accompagneranno per sempre in questa valle di lacrime.

A. Versione paleobabilonese

Testo: D. SHEHATA, GAAL 3 (2001); W. G. LAMBERT - A. R. MILLARD


1969: le fonti elencate seguono la nomenclatura di Lambert- Millard.

Redazione paleobabilonese: l’opera di Nūr-Aja

I. i 1-50, 52
ii 57-114
iii 115-130;
139-170
iv 209-227
v 228-251
A = BM 78941+78943 vi 281-308;
CT 46 1
(Bu 89-4-26, 234+236) 319-320;
322;
324-325;
327-333;
vii 334-389
viii 390-416
II i 1-20
RT XX, 56-58 ii 8-9;
B = MLC 1889 YOR V/3, pl. I-II 13-24
BRM IV, I vii 37-54
viii 33-37
III i 28-50
ii 28-55
iii 3-54
iv 3-28;
C1 = BM 78942+78971+80385 39-48
CT 46 3 v 8-14;
(Bu 89-4-26, 235+266+Bu 91-5-9. 524) 28-52
vi 1-27;
38-51
vii 1-27
viii 3-19
III i 11-26
C2 = MAH 16064 JCS 5, 18; RA 28,
ii 9-12
92,94; AḪ, Pl. 7-8
vii 36-41
II i 2-23
ii 8-36
iii 1-35
AḪ, Pl. 1-6 + Coll. iv 1-25
D = Ni 2552-2560+2564
Fs. Garelli v 1-33
vi 1-32
vii 30-53
viii 31-37
CT 6 5 PBS X/&,
I 123-146; 188-
E = B M 92608 pl. III, IV = Le
220; 271-300;
(Bu 91-5-9,269) poeme, pl. X;
tracce c. 340
CT 46 4
F = BM 17596a (94-1-15, 310a) CT 46 2 I non identificato; 103-124
I 156-166;
G = BM 78257 CT 44 20 + Coll. (182-197);
(Bu 88-5-12, 113) in AḪ, pl. 11
non ident.
AA = BM 22714D (94-1-15. 6a) Fs. Garelli, p. 411 sgg. I 195-215
II iv 4-25
AB = HE 529 Fs. Garelli, p. 397 sgg.
v 15-36

Traduzione: LAMBERT-MILLARD 1969, pp. 42-105; LABAT 1970, pp. 26-


36; VON SODEN 1969, pp. 415-432; ID. 1978, pp. 50-94; BOTTÉRO-KRAMER
1992, pp. 430-554; VON SODEN 1994, pp. 612-645; FOSTER 1994, pp. 161-
185; DALLEY 1989, pp. 1-35.

ORDINAMENTO DEL MONDO DIVINO (I 1 I-IV 187)


ANUNNA ED IGIGI: I 1 1-36

Tavola I
I1 Quando gli dèi erano uomini,
sottostavano alla corvée, portavano il canestro di lavoro;

– il canestro di lavoro degli dèi era troppo grande,


il lavoro oltremodo pesante, la fatica enorme –;
5 i grandi Anunnaku, i sette,
avevano imposto la corvée agli Igigi:

Anu, il loro padre, era il re,


il loro mentore era l’eroe Enlil;

il loro maggiordomo era Ninurta,


10 [e] il loro gendarme [En]nugi.

Essi avevano battuto le mani,

avevano gettato le sorti, e così gli dèi si erano suddivisi le


competenze:
Anu era salito in cielo,
[Enlil] aveva preso per sé la terra con gli esseri viventi;
15 [il chiavistello], lo sbarramento del mare,
[essi avevano dato] ad Enki, il principe.

[Quelli di An]u salirono in cielo,


[quelli di Enki] scesero nell’Apsu;

quelli del cielo [… erano esentati dalla corvée],


20 (mentre) agli Igigi [fu imposto il canestro di lavoro].

[Gli dèi iniziarono] a scavare [i fiumi],


[essi aprirono i canali], la vita del paese;

[gli Igigi] scavarono [i fiumi],


[aprirono i canali, la v]ita del paese;
25 [gli dèi scavarono] il fiume Tigri,
[e l’Eufrate d]opo.

[nelle] fonti,
[essi in]stallarono;

[ ] l’Apsu,
30 [ ] …del paese.
[ ] il suo interno,
[ essi sol] levarono la sua punta;
[ ] tutte le montagne?:
[essi contarono gli anni] della corvée;
35 [ ] la grande laguna:
[gli anni essi con]tarono della corvée;

RIBELLIONE DEGLI IGIGI: I 1 37-IV 187


[per 2500] anni [gli Igigi] l’enorme
corvée sopportarono giorno e notte.

[Essi (però) mugu]gnavano, rodendosi il fegato,


40 [rimug]inando, mentre scavavano:

«Orsù! al nostro [soprintenden]te, il maggiordomo, vogliamo


rivolgerci,
affinché egli ci liberi dalla nostra [pesan]te corvée;

[il signore], il mentore degli dèi, l’eroe,


[ors]ù, snidiamolo dalla sua abitazione!
45 [Enlil, il m]entore degli dèi, l’eroe
[ors]ù! snidiamolo dalla sua abitazione!»

[Il dio ….] aprì la sua bocca,


[così parl]ò agli dèi, suoi fratelli:

[ ] il maggiordomo dei tempi antichi,

50-56 non conservate

(J I = pB I 49-56)

1’ [«Orsù!] Uccidiamo il [maggiordom]o,


[ ] liberiamoci dal giogo!»

[Alla (allora)] aprì [la sua bocca e],


[così parl]ò agli dèi, suoi fratelli:

5′ «[Uccidiamo] il maggiordomo dei tempi antichi,


[un sostituto per lui] Enlil stabilirà;
un secondo [ ] Enlil stabilirà.»
8′ [ ] ….. [ ]

II «Il men[tore degli] dèi, l’eroe,


orsù, snidiamolo dalla sua abitazione;

Enlil, [il ment]ore degli dèi, l’eroe,


60 orsù, snidiamolo dalla sua abitazione!

Ora, proclamate lo stato di guerra;


affrontiamo la guerra e la battaglia!»
Gli dèi prestarono ascolto alla sua incitazione;
nel fuoco gettarono i loro arnesi di lavoro,
65 le loro zappe (essi gettarono) nel fuoco,
66/67 con i loro canestri di lavoro / fecero un falò.

(K I = pB I 68-80)

1′ [Partiro]no quindi, [marciando compatti verso la por]ta del


santuario
[dell’eroe Enlil].

Era notte, da poco passata la mezzanotte,


[(quando) il te]mpio fu circondato e il dio non [ne sapeva nulla]!

[Era notte, da poco passata la mezzanotte,]


5’ [(quando) l’Eku]r fu circondato ed Enli[l non ne sapeva nulla]!

[Kalkal] notò (qualcosa) [e si mise all’erta …],


tirò il chiavistello [ed osservò attentamente …]
[Kalkal svegliò subito [Nusku]]
[ed assieme si] misero ad ascoltare il rumoreggiare [degli Igigi].
[Nusku svegliò allora il suo padrone,]
10’ [buttandolo letteralmente giù] dal letto:

«[Mio signor]e, la tua [ca]sa è circondata.»

Partirono quindi, marciando compatti


verso la porta del santuario dell’eroe Enlil.
70 Era notte, da poco passata la mezzanotte,
(quando) il tempio fu circondato e il dio non ne sapeva nulla!

Era notte, da poco passata la mezzanotte,


(quando) l’Ekur fu circondato ed Enlil non ne sapeva nulla!

Kalkal notò (qualcosa) e si mise all’erta …,


75 tirò il chiavistello ed osservò attentamente […]

Kalkal svegliò subito [Nusku]


ed assieme si misero ad ascoltare il rumoreggiare [degli Igigi].

Nusku svegliò allora il suo padrone,


buttandolo letteralmente giù dal letto:
80 «Mio signore, la [tua] casa è circondata,
[la battaglia] è giunta ormai [alla tua porta]!

Enlil, la tua casa è circondata,


[la battaglia] è giunta ormai alla tua porta!».

Enlil fece portare [le armi] nella sua abitazione.


85 Enlil aprì allora la sua bocca,
così si rivolse al suo araldo Nusku:
«Nusku, spranga la tua porta,
prendi le tue armi e poniti a mio scudo».
Nusku sprangò la sua porta,
90 prese le sue armi e si pose a scudo di Enlil.

Nusku aprì la sua bocca,


così parlò all’eroe Enlil:

«Mio signore, la tua faccia è (del colore del) tamarisco!


Essi sono i tuoi propri figli, perché hai paura?
95 Enlil, la tua faccia è (del colore del) tamarisco!
Essi sono i tuoi propri figli, perché hai paura?

Manda (messi) da Anu, perché lo facciano scendere giù,


(e) da Enki, perché (lo) conducano al tuo cospetto».

Egli mandò (messi) ed Anu fu fatto venire giù,


100 ed Enki fu condotto al suo cospetto.

Anu era presente, il re del cielo,


il re dell’Apsu, Ea teneva le orecchie aperte.

(Quando) i grandi Anunnaki furono seduti,


Enlil si alzò, la seduta [fu (dichiarata) ape]rta:

105 Enlil aprì (allora) la sua bocca,


così parlò ai [gran]di [dèi]:

«Proprio contro di me si stanno rivoltando!


Debbo ora io ingaggiare una battaglia [?]

Che cosa non ho visto con i miei propri occhi:


110 la battaglia ha raggiunto la mia porta!»

Anu aprì allora la sua bocca,


così parlò all’eroe Enlil:

«Il motivo per cui gli Igigi


si sono accalcati alla tua porta,
III 115 vada Nusku ad [accertarlo!]

Le disposizioni … [ ]
ai [tuoi] fi[gli»]

Enlil allora [aprì] la sua bocca,


così parlò al[l’araldo Nusku:]
120 «Nusku, apri la [tua porta],
pre[ndi] le tue armi [e recati all’assembramento];

davanti all’assemblea [di tutti gli dèi]

(L = pB I 106-122)

(Enlil aprì la sua bocca,)


1’ [così parlò] agli d[èi, suoi] frate[lli]:

«Proprio contro di me si [stanno riv]oltando!


[ ] ….. [ ]

Che cosa [non ho visto] con i miei propri occhi:


5’ [la battaglia] ha raggiunto [la mia] porta!»

Anu aprì allora la [sua] bocca,


così parlò a suo fratello, [l’eroe Enlil]:

«[Il motiv]o per cui gli Igi[gi si sono accalcati alla tua porta],
vada Nusku ad ac[certarlo!]»
inginocchiati, quindi alzati e [ripeti] il nostro [messaggio],

dicendo: «[Anu, vostro padre,] mi ha inviato (a voi)


125 e il vostro consigliere, [l’eroe Enlil],

il vostro maggiordomo, [Nin]urta


e il vostro gendarme, [En]nugi.

Chi è [l’istigatore] dell’insurrezione?


Chi è [il promotore] delle ostilità?
130 Chi è colui che [ha incitato] alla lotta,
(e) [al combattimento … contro Enlil?]»

Nel suo[ ]
[ ] … Enlil.

[Nusku si recò all’assemblea] di tutti gli dèi,


135 [si inginocchiò, si alzò e il loro messaggio] egli spiegò,

dicendo: «Anu, vostro padre [mi ha inviato (a voi)]


e il vostro consigliere, l’eroe Enlil,

[il vostro maggiordomo], Ninurta


[e il vostro gendarme], Ennugi.
140 Chi è [l’istigatore] dell’insurrezione?
Chi è [il promotore] delle ostilità?

Chi è colui che [ha incitato alla lo]tta,


(e) [al combattimento … contro En]lil?»

Nel [suo ]
145 …… [ En]lil:
«Tutti [noi dè]i insieme abbiamo dichiarato la guerra,
147/148convocando [un’assemblea nelle fosse sca]vate:

il canestro di lavoro [troppo grande ci stava quasi uccidendo],


150 tanto era pesante [il nostro] lavoro, [eccessiva la nostra fatica].

E così [noi dèi], tutti insieme


ci siamo pronunziati unanimemente [di rivoltarci contro Enlil!»]

Nusku prese [le sue armi ………,]


andò … [ ]
155 «Mio signore, nel [luogo dove tu] mi avevi inviato,
io mi recai, [ ];

io informai [ ], la grande [ ]
……[ ] ………
“[Tutti noi d]èi insieme
160 abbiamo dichiarato la guerra,
convocan[do un’assemblea nelle fosse scavate]:

il ca[nestro di lavoro] troppo grande ci stava quasi uccidendo,


tanto [era pesante] il nostro la[voro], troppo grande la [nostra
[fatica].
[E così] noi dèi, tut[ti insieme],
165 ci siamo [pronun]ziati unanimemente di rivoltarci contro Enlil!”»

(Appena) Enlil udì questo discorso,


(sulle sue guance) cominciarono a scendere le lacrime.

Enlil riflettè sul suo (= di Nusku) discorso,


e (così) par[lò all’er]oe Anu:
170 «[Con] te in cielo io salirò»,
IV 171-187 non conservate

(M 1-19 = pB I 163-181; K 1-9 = pB I 168-177; L II I’-7’ = pB I 169-175;


N 1’-8’ = pB I 172-179)

0 [il canestro di lavoro ci stava quasi uccidendo],


1 [tanto era pesante il nostro lavoro, troppo grande] la nostra
[fa]tica.

[E così] (noi) dèi, tutti [insie]me,


ci siamo pronunziati unanimemente di rivoltarci contro Enlil!»

[(Appena) Enlil [ascoltò] questa [risposta],


5 [sulle sue guance comin]ciarono a scendere le lacrime.

Enlil fu frastornato da ciò che aveva appreso,


e (così) parlò a suo fratello [Anu]:

«Con te in cielo io salirò,


riprenditi le competenze, riappropriati dei tuoi poteri.
10 Quando gli Anunnaki saranno seduti davanti a te,
convoca un (altro) dio, siano affidate a lui le mie competenze».

Anu aprì la sua bocca,


così parlò al dio, suo fratello:

«Di quale colpa li possiamo accusare?


15 Oltremodo pesante era il loro lavoro, insopportabile la loro fatica;

o[gni giorn]o la terra [ ] ….


[il lavoro era troppo pe]san[te (e) noi potevamo u]dire il lamento!
CREAZIONE DELL’UOMO: I IV 188-VII 351
CREAZIONE DI LULLU: I IV 188-V 248

[(Ma ora) dobbiamo] ottemperare [ad una incombenza]:

«È presente B[elet-ili, la dea-m]adre;


190 possa la dea-madre partorire creando,
in modo che l’uomo possa portare il canestro di lavoro degli dèi».

Essi convocarono la dea e chiesero


alla dea-madre degli dèi, la saggia Mami:

«Tu sei la dea-madre, creatrice dell’umanità,


195 crea l’uomo primigenio, ché possa portare il giogo;

possa portare il giogo, l’incombenza di Enlil,


possa l’uomo sollevare il canestro di lavoro degli dèi».

Nintu aprì la sua bocca


e parlò ai grandi dèi:
200 «Io non ho il potere di fare ciò,
solo con l’aiuto di Enki è possibile la sua realizzazione;

è proprio egli che può rendere pura ogni cosa


che egli mi dia dell’argilla, in modo che io possa far ciò».

Enki aprì (allora) la sua bocca


205 e disse ai grandi dèi:

«Per il primo, il settimo e il quindicesimo giorno del mese


voglio istituire un rito purificatorio, un bagno.

Che un dio venga immolato,


e quindi gli dèi si purificheranno mediante immersione.
210 Con la sua carne e il suo sangue
possa Nintu mescolare l’argilla,

in modo che dio e uomo


siano mescolati insieme nell’argilla.

Che nei tempi futuri noi ascoltiamo il tamburo,


215 grazie alla carne del dio che vi sia l’eṭemmu;

che esso venga inculcato al vivente come suo marchio,


un marchio che non deve essere fatto cadere in oblio,
[l’eṭemmu!»

Nell’assemblea essi risposero «sì»,


219-220 i grandi Anunnaki, i responsabili dei destini.

Nel primo, settimo e quindicesimo giorno del mese


egli istituì un rito purificatorio, un bagno.

We’e, il dio che ha l’intelligenza,


essi immolarono nell’assemblea.
225 Con la sua carne e il suo sangue
Nintu mescolò l’argilla.

(0 1-8 = pB I 226-233]

0’ [dio e uomo]

1 [Nintu mescolò insieme con] l’argilla.


[Nei tempi futuri] il tamburo fece udire,
(l’eṭemmu essa) inculcò [al vivente come suo marchio],
[un marchio (vi fu) che non deve essere fatto cadere in oblio],
l’eṭemmu!»
5 [Dopo che essa ebbe mescolato] la sua argilla,
[convocò] gli Anunnaki, i grandi dèi;

gli Igigi, i grandi [dèi]


[sputarono sulla sua argilla].

Nei tempi fut[uri essi ascoltarono il tamburo],


grazie alla carne del dio [vi fu] l’eṭemmu;

esso venne indicato al vivente come suo marchio,


230 un marchio [vi fu], che non deve essere fatto cadere in oblio,
[l’eṭemmu!
Dopo che ebbe mescolato l’argilla,
essa convocò gli Anunnaki, i grandi dèi,

gli Igigi, i grandi dèi,


sputarono sull’argilla.
235 [Ma]mi aprì la sua bocca,
[così pa]rlò ai grandi dèi:

«[Un com]pito mi avete affidato


ed io l’ho portato a termine
(e) voi avete immolato il dio con la sua intelligenza;
240 la vostra pesante corvée io ho annullato,
il vostro canestro di lavoro ho imposto all’uomo,

(così) voi avete regalato il lamento all’umanità;


io (infatti) ho sciolto il (vostro) giogo, [stabilen]do l’esenzione
[dal lavoro».

(Appena) essi udirono questo suo discorso,


245 accorsero tutti e baciarono i suoi piedi, (dicendo):
«Prima [solevamo chiamarti] Mami,
247/248
ora sia «Sign[ora di tutti gli dèi» il tuo] no[me!]»

PROCREAZIONE DELL’UOMO I v 249-VII 351

Entrarono (quindi) [nella casa del destino],


250 il principe [Enki e la saggia Mami];

251-271 non conservate

(P 1-22 = pB I 237-260)
(pB I 235-236: [Ma]mi aprì la sua bocca,/ [così pa]rlò ai grandi dèi:)

1 «[Il compito che mi avete affidato, io l’ho portato a termine;]


[alla specie umana] che io ho partorito,
[ ] all’umanità
[il vostro canestro di lavoro] ho imposto;

5 [voi avete regalato il lamento] all’umanità;


[avete infatti ucciso un dio] assieme alla sua intelligenza!»

[(Appena) essi udirono questo] suo discorso,


[accorsero tutti e bacia]rono i suoi piedi.

«[Prima] solevamo chiamarti Mama,


10 ora sia [“Signora di] tutti gli dèi” il tuo nome!».

[Entraro]no (quindi) nella casa del destino,


[il princi]pe Ea e la saggia Mama;

quando egli ebbe radunato


15 le dee della nascita, estrasse la creta alla presenza di lei;
essa allora cominciò a recitare lo scongiuro,
(mentre) Ea, seduto davanti a lei, la assisteva.

Dopo che essa terminò il suo scongiuro,


essa prese 14 grumi di creta:
20 sette essa dispose a destra,
sette a sinistra;

tra di loro essa depose il mattone;


[ ]… il cordone ombelicale

272 [ ] suo petto,

[ ] …la barba,
[ ] la guancia del giovane;
275 [nei fiu]mi e per strada
[amo]reggiavano la donna e il suo uomo.

Le dee-madri erano convenute,


[sed]eva (là anche) Nintu
e contava i mesi.

280 [Nella casa] dei destini essi aspettavano il decimo mese.


Giunse il decimo mese:

sbucciò (allora) le stecche, aprì l’utero;


splendente e gioiosa era la sua faccia:

copertasi il capo,
285 essa funse da levatrice.
286/287
Essa cinse i suoi lombi, / mentre pronunziava la benedizione;
tratteggiò un cerchio con la farina e vi dispose dentro un
[mattone,

(dicendo: «Proprio [io] ho creato, le mie mani l’hanno fatto;


290 la levatrice possa gioire nella casa della (donna) “consacrata”.

Là dove la partoriente si sgrava


292/293
e la madre stessa del bimbo partorisce,

venga deposto il mattone per nove giorni!


295 Nintu, la dea-madre venga onorata.
Invoca Mami, la loro [sorell]a,
lo[da] la dea-madre, / st[endi] la stuoia!

Quando [ ] il letto viene preparato,


300 possano insieme amoreg[giare la don]na e il suo sposo.

Quando la donna e il suo uomo celebrano lo sposalizio,


possa gioire Ištar nella casa [del suocero]!

Per nove giorni [venga] celebrata una festa,


[essi possano invocare] Ištar come Išḫara».

305 Nel [ ] … al tempo del destino


[ avete ……] chiamato.

307-327 non conservate

(P v. 1-17 = pB I 288-306)
1′ [tratteggiò un cerchio con la farina e vi d]isp[ose dentro un
[mattone],

[(dicendo: «Proprio [io] ho creato], le mie mani [l’hanno fatto];


[la levatrice] possa gioire [nella casa della (donna) “consacrata”].

[Là dove la partoriente si] sgrava


5′ (e) [la madre] stessa [taglia il cordone ombelicale],

venga deposto il mattone [per nove giorni!]


[ ] la dea-madre [venga onorata];

[quando, per istituire il ma]trimonio,


[essi nella casa del suocero osan]nano Ištar,
10′ loda [la dea-madre],
[loda] Keš;

12’-13’ molto lacunose

[che essi gio]iscano [per nove giorni],


15’ [fa sì che essi invo]chino [Ištar come Išḫara]

[ ] al tempo [del destino]


[ ] …. [ ]»
328 L’uomo [ ]
purifichi l’abi[tazione !]
330 Il figlio a [suo] padre [ ]
…. [ ] …. [ ]

Essi si siedono
[ proprio egli porta [ ]
VII Egli vide e [ ]
335 Enlil … [ ]

Essi afferrarono i [ ]
nuove zappe e picconi essi modellarono;

essi costruirono grandi dighe


per (procurarsi) il cibo della gente, il nutrimento [degli dèi].

340-351 non conservate

RIBELLIONE DEGLI UOMINI E PIAGHE DIVINE: I VII 352-II VI 30… 1a PIAGA: I VII
352-VIII 425

[Non erano ancora trascorsi] 1200 anni,


[che il paese si estese a dismisura], gli uomini divennero sempre
[più numerosi.

Il paese rumoreggiava [come un toro],


355 il dio si inquietò per il [loro frastuono].

[Enlil udì] il loro clamore;


[così parlò] ai grandi dèi:

«Il tumulto dell’umanità [mi è diventato insopportabile],


[a causa del loro frastuono] non posso prendere sonno!
360 Date l’ordine affinché vi sia un’epidemia!»

361-363 non conservate

Ma egli, [Atramḫasis]
365 – il suo dio è Enki – teneva le orecchie [ben aperte].
Egli colloquiava [con il suo dio],
e questi, il suo dio, [parlava] con [lui].

Atramḫasis [aprì la sua] bocca,


così parlò al [suo signore]:
370 «Fino a quando … [ ];
vogliono essi forse addossarci la malattia fi[no alla nostra morte?»]

Enki aprì la sua bocca,


così parlò al [suo] servo:

«Gli Anziani al tempo stabilito


375 si riuniscano a consulto nella tua casa!

Fate sì che gli araldi proclamino,


che essi facciano udire la (loro) voce nel paese:

“Non onorate i vostri dèi,


non rivolgete preghiere alle vostre dee!
380 Recatevi alla porta di Namtar,
portate una focaccia davanti ad essa! ”

Possa l’offerta di farina essergli gradita,


cosicché egli possa arrossire di vergogna per il dono
e sollevi la mano».
Eroe (Gilgameš?) con un piccolo leone, da Khorsabad (Dur-Sarrukin),
Palazzo di Sargon II. Secolo VIII a.C.
(Parigi, Louvre).

Atramḫasis accolse il suggerimento,


385 raccolse gli Anziani nella sua casa;

Atramḫasis ap[rì] la sua bocca,


[così pa]rlò agli Anzia[ni]:
«O Anziani, al tempo stabilito [vi ho convocato],
VIII 390[il mio signore ha detto: «Riunitevi a consulto nella] tua
[casa!»

Fate sì che gli araldi proclamino,


che essi facciano udire la (loro) voce nel paese:

«[Non onorate] i vostri dèi,


[non rivolgete pre]ghiere alla vostra [dea]!
395 [Recatevi] alla porta di [Namtar],
[portate una focaccia] davanti ad essa!

[Pos]sa l’offerta di farina essergli gradita,


cosicché egli possa arrossire di vergogna per il dono
e sollevi la mano».
400 [Gli Anziani ascoltarono le sue] parole,
un tempio a Namtar / essi costruirono nella ci[ttà].

Essi diedero l’ordine e gli [araldi] proclamarono,


e que[sti fecero ud]ire la (loro) voce [nel paese].
405 Essi [non] onorarono più [i loro dèi],
[non] rivolsero preghiere alla [loro dea]!

Essi si recarono alla [Porta di Namt]ar,


[portarono] una focaccia davanti ad [essa]!

[L’offe]rta di farina gli fu gradita,


410 cosicché egli [arrossì] di vergogna per il do[no]
e [solle]vò la mano.

[Così l’epidemia si ritr]asse da loro,


[e gli dèi] poterono tornare [ai loro sacrifici].
[]
415 le lo[ro sembianze] tornarono sane.

Non erano ancora trascorsi 1200 [anni].


26
416 (righe)
Tavola prima: «Quando gli dèi erano uomini».
420 Le sue righe (sono) 416,
Mano di Ku-Aja, lo scriba apprendista.
422-425
(Formula di datazione del 12° anno di regno di Ammiṣaduqa)

(Q r. + v. = pB I 411-416 + II i 1-13)

e [solle]vò la mano».

[Così l’epidemia si ritr]asse da loro,


[e gli dèi] poterono tornare [ai loro sacrifici].

414-415 non conservate

2a PIAGA: II 1 1-11 41

Tavola II
I (B, D)

1 Non erano ancora trascorsi 1200 anni,


che il paese si estese a dismisura, gli uomini divennero sempre più
[numerosi.

Il paese rumoreggiava come un toro,


il dio si inquietò per il loro frastuono.
5 Enlil udì il loro clamore;
così parlò ai grandi dèi:

«Il tumulto dell’umanità mi è diventato insopportabile,


a causa del loro frastuono non posso prendere sonno!

Tagliate gli approvvigionamenti per la gente,


10 che vi sia penuria di cereali per soddisfare la loro fame.

Adad trattenga la sua pioggia,


e sotto, l’inondazione / non salga dall’abisso.
15 Possa soffiare il vento / e seccare il suolo;
possano le nuvole gonfiarsi, / ma non liberare la pioggia;

possano i campi diminuire i loro raccolti,


possa Nisaba bloccare le sue mammelle.
20 Non vi sia la gioia tra loro,
[ ] venga annullato.

Non vi sia [ ]

23 sgg. non conservate

II (B, D)

1-12 non conservate

13 «[Gli Anziani al tempo] stabilito


[si riuniscano insieme nella (tua) c]asa a consulto.
15 [Fate sì che] gli araldi [proclamino],
che essi facciano udire la loro vo]ce nel paese:
“Non onorate i vostri dèi,
non rivolgete preghiere alla vostra [dea!]

Andate piuttosto [alla porta di] Adad,


20 portate una focaccia [davanti ad essa!]”

Possa [l’offerta di farina] essergli gradita,


cosicché egli possa arrossire di vergogna per il dono / e sollevi la
mano.

Egli di giorno faccia scendere la nebbia,


25 e di notte possa far cadere / furtivamente la rugiada,
cosicché la terra produca di nascosto il doppio».

Un tempio ad Adad essi costruirono nella città.

Essi diedero l’ordine e gli araldi proclamarono,


30 e questi fecero udire forte la (loro) voce nel paese;

essi non onorarono i loro dèi,


essi [non] rivolsero preghiere alla loro dea,

ma si [recarono] alla porta [di Adad]


e [portarono] una focaccia davanti ad essa.
35 L’offerta di farina gli fu gradita,
ed egli arrossì di vergogna per il dono / e sollevò la mano.

Egli di giorno fece scendere la nebbia,


e di notte fece cadere / furtivamente la rugiada;

[i campi] produssero furtivamente il grano,


40 [la fame] non li oppresse;
le loro [sembianze] ritornarono [gradevoli]
3a PIAGA: II 11 42-VII 30

II 42 sgg. non conservate

III (D)
1 [ ]….
[ ] del suo dio,
[ ] pose il suo piede.

Egli trascorreva i giorni piangendo,


5 e presentava oblazioni / al mattino.
Egli soleva colloquiare [con …] il dio,
prestando [attenzione] ai sogni.

Egli soleva colloquiare [con …] Enki,


10 prestando [attenzione] ai sogni.

[ ] tempio del suo dio,


[ ]sedeva e piangeva.

[ ] …[pose]
[ ] sedeva e piangeva.
15 [Quando il corso d’acqua era c]almo,
[a mezzanotte, egli faceva un’o]fferta.

[Quando giungeva il momento di do]rmire,


egli si rivolgeva [al corso] d’acqua:

«Possa [il corso d’acqua] prenderla e il fiume trasportarla,


20 che [ ]!
Al cospetto di [ ], mio [ ]
Possa veder[la ],
Possa egli [ ]
cosicché io, di notte, [possa avere un sogno!]»
25 Dopo aver affi[dato al corso d’acqua il suo messaggio],
egli, rivolto al fiume, [sedeva in lacrime];

sulla spiaggia [ ]
all’Apsu [giunse (così) la sua richiesta].

Enki udì [il suo lamento],


30 [convocò] i suoi laḫmu [e disse loro]:

«L’uomo che [trascorre i giorni piangendo, è ………];


possa costui [ ]

andate, l’ordine [ ]
chiedete[gli pure e riferitemi quale sia il problema del suo
[paese]».

III 35 sgg. non conservate

IV (D)
1 In alto [la volta del cielo fu sigillata]
e sotto l’acqua non / s[aliva dall’abisso];

la terra non partorì più,


5 l’erba non cresceva [ ];

la gente non si vedeva [ ].

I campi neri divennero bianchi,


l’ampia steppa era incrostata di sale.

Il primo anno essi si nutrirono raccogliendo erba,


10 il secondo anno essi esaurirono le riserve.

Ven[ne] il terzo anno,


e le loro sembianze divennero [pallide] a causa della fame.
[Le loro facce] erano coperte come da malto,
ed essi ansimavano come moribondi.

15 [Le loro] facce erano di colorito verdastro,


essi camminavano piegati [per strada].
Le loro ampie spalle [si restrinsero],
le loro lunghe gambe [si accorciarono].

Il compito che essi avevano ricevuto [ ],


20 davanti a [ ].
Essi erano presenti [ ];
la decisione [ ]

davanti a [ ]

IV 24 sgg. non conservate

V (D)

1-25 non conservate

26 []…[]
Essi diedero l’ordine[ ]
le barriere [ ]
…[]…[]
30 Nel quinto [ ]
…[]…[]
le barriere … [ ]
…[]…[]
le barriere [ ]
35 era fermo [ ]
…. [ ]
un melograno … [ ]
Egli era pieno di furore verso [gli Igigi].

«[Tutti noi], i grandi Anun[naki]


40 avevamo all’unani[mità] deciso un piano.

Anu controllava [Adad] di sopra,


io controllavo la ter[ra, sotto;]

là dove Enki [andò,]


egli sciolse il giogo [e istituì la libertà].
45 Egli procurò [l’abbondanza per la gente],
ed esercitò [il controllo (?) con la bilancia (?)»].

Enlil [aprì] la sua bocca,


[così parlò] all’araldo Nusku:

«Che i 50 laḫmu siano con[dotti da me],


50 che essi si presentino al m[io] cospetto!»

I 50 laḫmu furono condotti da lui,


e l’eroe [Enlil] così li apostrofò:

«[Tutti noi], i grandi Anunnaki


avevamo all’unanimità deciso un piano.
55 Anu controllava [Adad] di sopra,
io controllavo la terra, sotto;

là dove [andaste] voi,


[avete sciolto il giogo e istituito la libertà].
[Voi avete procurato l’abbondanza per la gente],
60 [ed esercitato il controllo (?) con la bilancia (?)»].

VI (D)

1 [ ] del mare,
[ ] … ad … [ ]
[ ] … loro
[]…
5 [ ] … loro
[ ] …… un piano,
7-9 non conservate

10 Adad [fece scendere] la sua pioggia,


[ ] riempì i campi,
[e] le nuvole coprirono ….

«[Non] date da mangiare alla sua gente,


[e non] fornite loro l’approvvigionamento, l’abbondanza
[di Nisaba».
15 Ma [il dio] divenne sempre più preoccupato, mentre sedeva,
[nell]’assemblea degli dèi fu sopraffatto dall’ira.

[Enki] divenne sempre più preoccupato, mentre sedeva,


[nell]’assemblea degli dèi fu sopraffatto dall’ira.
[ ] calunnia nella sua mano,
20 []…

[ ] degli dèi …
[essi erano furibondi, l’un contro l’altro], Enki ed Enlil:

«[Tutti noi, i grandi Anunnaki]


[avevamo] per l’unanimità [deciso un piano].
25 Anu controllava [Adad] di sopra,
io controllavo la terra, sotto;

là dove [sei andato] tu,


[avevi il compito di sciogliere il giogo e istituire la libertà],

[tu] avevi il compito di procurare l’abbondanza per la gente],


30 [ed esercitare il controllo (?)] con la bilancia (?)».

[ ] ………
[ ] l’eroe Enlil.

VII (B, D)
1-30 non conservate

IL DILUVIO UNIVERSALE: II VII 31-III VI 40


ASSEMBLEA DIVINA E DECISIONE DI MANDARE IL DILUVIO: II VII 31-VIII 37

[«Voi avete imposto] il vostro canestro di lavoro [all’uomo],


(così) [voi] avete regalato il lamento [all’umanità];

voi avete immolato [un dio] assieme [alla sua intelligenza],


(ma ora) voi dovete ….. e [avete il compito di creare il diluvio],
35 è infatti il vostro potere che deve essere usato [contro il vostro
[popolo!]

Voi eravate d’accordo con [ ] il piano,


ma lo avete stravolto!

Facciamo sì che presti giuramento …..


il principe Enki!»
40 Enki aprì la sua bocca,
così parlò agli dèi [suoi fratelli]:
«Perché mi volete far pronunciare un giuramento?
Dovrei forse alzare la mia mano contro la [mia] gent[e]?

Il Diluvio del quale mi avete parlato —


45 Che cosa è? Io [non ne ho idea]!

Potrei forse io generare [un diluvio?]


Questo è opera di Enlil!

Possa egli scegliere e [ ],


50 possano Šullat e [Ḫaniš] / andare [avanti],

possa Errakal sradicare i pali d’ormeggio,


possa [Ninurta] andare e far traboccare [le dighe]!»

VIII (B, D)

1-31 non conservate

L’assemblea [ ]
Non prestate attenzione a [ ]

Gli dèi stabilirono la distruzione totale,


35 ed E[nlil] compì un’azione perversa contro la gente.

Atramḫasis aprì la sua bocca,


così parlò al suo signore:

PREPARATIVI DI ATRAMḪASIS: III I 1-11 47

Tavola III

I1
Atramḫasis aprì la sua bocca,
così parlò al suo signore:

3-10 non conservate

11 [Atramḫasi]s aprì la sua bocca,


[così parlò] al suo signore:

«Illuminami sul significato [del sogno],


affinché io ne comprenda l’inizio e la fine!»
15 [Enki] aprì la sua bocca,
così parlò al suo servo:

«Tu dici: “Cosa ho visto / mentre dormivo?”,


poni attenzione (invece)
20 a quanto io ti dico: Parete, ascoltami!
Parete di canna, indaga ogni mia parola!

Abbatti la tua casa, costruisci una nave,


abbandona la ricchezza, / cerca la vita!
25 La nave che tu devi costruire -
le sue misure siano eguali,

27-28 non conservate

come l’abisso ad essa falle un tetto.


30 Affinché Šamaš non vi veda dentro,
chiudila ermeticamente sopra e sotto.

Che la struttura sia solida,


il bitume resistente, in modo che tu renda (la nave) sicura!
Io poi farò scendere per te
35 abbondanza di uccelli, ricchezza di pesci».

Egli aprì la clessidra e la riempì,


comunicandogli l’arrivo del Diluvio fra sette notti.

Atramḫasis ricevette il messaggio,


(e) radunò gli Anziani alla sua porta.
40 Atramḫasis aprì la sua bocca
e così parlò agli Anziani:

«Il mio dio [è in disaccordo] con il vostro dio,


Enki ed [Enlil] sono in guerra tra loro;
essi mi hanno buttato fuori [dalla mia casa].
45 Poiché continuamente io riv[erisco Enki],
egli mi ha informato di questa situazione.

Io (di conseguenza) non posso più vivere nel [vostro paese],


non po[sso più mettere piede] nella terra di Enlil.

[Io scenderò all’Apsu, per stare] con il (mio) dio.


50 [Ques]to è quanto egli mi ha ordinato [ ]».

51-55 non conservate

II

1-9 non conservate

10 Gli Anziani [ ]

il falegname [porta la sua ascia],


il giuncaio porta [la sua] pi[etra(?)];

il bitume [ha portato il ragazzo],


mentre il povero [ha procurato il necessario].
15 …[]
egli …. [ ]

…[]
Atr[amḫasis ]

19-28 non conservate

29 ha portato [ ]

30 tutto ciò che [aveva d’argento, egli lo caricò sulla nave],


tutto ciò che [aveva d’oro, egli lo caricò sula nave];

puri (animali) [ ]
grassi (animali) [ ]
egli catturò [e fece salire a bordo];
35 gli alt[i uccelli] del cielo,
il bestia[me,]

gli anima[li ] della steppa


[nella nave] egli fece entrare.

[Quando fu co]mpiuto il mese,


40 [ ] il suo popolo egli invitò.

[ ] al banchetto,
[ ] egli fece salire la sua famiglia.
Si mangiava a sazietà,
si beveva a sazietà!
45 Ma egli andava e veniva,
non poteva stare fermo, non riusciva ad accovacciarsi:
il suo cuore era infranto, vomitava bile!

LA TEMPESTA E SUE CONSEGUENZE: III II 48-VI 40

La configurazione del tempo cambiò,


Adad tuonava tra le nuvole.
50 Quando egli percepì l’urlo di Adad,
pece fu portata (ed) egli sigillò la porta.

Mentre egli sprangava la sua porta,


Adad continuava a muggire tra le nuvole.

Al suo alzarsi, infuriarono i venti,


55 egli (allora) tagliò la gomena e liberò la nave.
III
1-3 non conservate
[ ] …..
5 [ ] … la tempesta;
[ ] vengono aggiogati.

[Zu] con i suoi [art]igli


[strappa] i cieli;
[ ] il paese,
10 [come fosse un vaso], esso spezzò il suo frastuono.

[Si sprigionò] il Diluvio,


la sua potenza si abbattè sulla gente [come un’arma da guerra].
(A causa del buio) il fratello non vede più il suo fratello,
[non] erano più riconoscibili nel disastro.
15 [Il Diluvio] muggiva come un toro,
[come] un asino selvatico ragliante / [ululavano] i venti.

Dense erano le tenebre, Šamaš non c’era più,


[ ] come mosche.
20 [ ] … del Diluvio,
[ ] … [ ]…

[ ]…
[ ] l’urlo del Diluvio.

[Il cuor]e del dio era furibondo,


25 [Enki] era fuori di sé,

[(vedendo)] che i suoi figli erano annientati


proprio in sua presenza.

[N]intu, la signora grande,


schiumava dalla sua bocca;
30 gli Anunnaki, i grandi dèi,
sedevano affamati ed assetati.

Vide (ciò) la dea e si mise a piangere la dea-madre,


la saggia Mami, (dicendo:)

«Possa il giorno oscurarsi,


35 possa diventare sempre più buio!

(Ed) io, nell’assemblea degli dèi,


come ho potuto, / assieme ad essi, ordinare la distruzione?
Enlil (ora) è sazio, dopo aver fatto ordinare la distruzione totale!
40 Come (mai) quel Tiruru / ha pronunciato un tale abominio?

(Rivolto proprio) contro tutta me stessa


il loro lamento ho udito disdegnandolo;

(ed ora) fuori da ogni mio controllo, come mosche


45 è diventata la mia progenie!

Ed io, come colui che abita


nella casa del pianto,
non ho più la forza di gemere!

Devo io (forse) salirmene in cielo,


50 quasi dovessi risiedere nella casa del tesoro?

(Ma) dove è andato Anu, il signore della saggezza?


Gli dèi, suoi figli, hanno ascoltato il suo pronunciamento,

e senza riflettere, hanno ordinato il Diluvio,


consegnando la gente alla distruzione!»
55 []
IV
1-3 non conservate

N[intu] piangeva [ (dicendo):]

5 «Che cosa?! Hanno essi dato vita / al mare fl[uttuante]?


Come libellule / essi hanno riempito il fiume!

Come una zattera essi sono stati sbattuti contro la riva,


come una zattera nella steppa essi sono stati sbattuti contro la riva!
10 Io ho visto e ho pianto su di loro;
ho esaurito le mie lacrime per loro!»

Essa pianse e si sfogò;


Nintu gemeva / per la cocente disperazione.
15 Allora gli dèi piansero assieme a lei per il paese,
ed essa fu esausta del lamento / (ed) anelò (invano) la birra.

Dove essa sedeva, / essi sedevano e piangevano,


20 come pecore / essi riempivano il canale.

Le loro labbra erano screpolate per la sete,


avevano crampi per la fame.

Per sette giorni e sette notti


25 infuriò il nubifragio, la tempesta, il [diluvio].

Dove esso pas[sò ]


fu annienta[to ]
28-55 non conservate

v 1-29 non conservate

30 ai [quattro] venti [ ]
egli dispose [ ]
fornì cibo [ ]
[ ] ……

[Gli dèi odorarono] il profumo,


35 e [come mosche] si buttarono sopra l’offerta.
[Dopo] che essi ebbero gustato l’offerta,
si alzò Nintu e / cominciò a rimproverarli tutti:
40 «Dove è andato Anu, / il signore della saggezza?
È venuto forse Enlil alla fumigazione?
Proprio essi che senza riflettere hanno deciso il Diluvio,
consegnando (in tal modo) la gente alla distruzione?

Voi avete ordinato l’annientamento totale,


45 (sicché) le loro facce bianche sono diventate nere!»

Quindi essa si avvicinò alle «grandi mosche»


che Anu aveva forgiato e le strappò:

(dicendo:) «Mio è il suo dolore. / Che decreti il mio destino!


50 Che mi liberi dall’angoscia / e mi rassereni!

In verità …….. [… ]……..[ … ]


VI
1 In [ ],
q[uest]e “mosche” / siano lapislazzuli al mio collo!
Che io ricordi questi giorni! [ ] … [ ]».
5 [L’eroe Enlil] vide (allora) la nave,
e fu preso dall’ira nei confronti degli Igigi,

(dicendo:) «Noi tutti, i grandi Anunnaki,


avevamo unanimemente pronunziato un giuramento.

Donde è sfuggita la vita?


10 Come ha potuto l’uomo sopravvivere alla distruzione?»

Anu aprì la sua bocca


e così parlò all’eroe Enlil:

«Chi può aver escogitato ciò / se non Enki?


15 [Egli avrà trovato il modo di] rendere nota la (nostra) decisione!»
[Enki] (allora) aprì la sua bocca,
[così parlò] ai grandi dèi:

«[Certo! L’ho fatto proprio io (e) davanti a voi!


[Sono io l’artefice] della salvezza della vita ……….
20 [ ] dèi [ ]
[ ] il Diluvio
[ ] ………
[ ] il tuo cuore
[ ] e flettilo!
25 [Al colpevole] imponi la sua pena,
[e] chiunque contravviene al tuo ordine,
[ ] l’assemblea
28-37
non conservate

[ ] essa
[ ] hanno posto
40 [ho] calmato il mio cuore!»

NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL MONDO: III VI 41-VIII 18

[Enlil] aprì la sua bocca,


[così pa]rlò al principe Enki:

«[Orsù], convoca Nintu, la dea della gestazione,


tu e lei consigliatevi nell’assemblea».
45 [Enki] aprì la sua bocca,
così [parlò] a Nintu, la dea della gestazione:

«[Tu, dea della ge]stazione, creatrice dei destini,


[ ] per la gente,
[ ] …..
50 [ ] vi sia!
[]
VII

1 Inoltre, che vi sia una terza categoria tra la gente,


che vi siano tra la gente donne che partoriscono e donne
[sterili.

Che vi sia tra la gente il demone-Pašittu


5 che strappi il neonato / dal grembo di colei che lo ha
[partorito.
Istituisci le donne-Ugbabtu, le donne-Entu e le donne-Igiṣītu,
e che vi siano per loro tabù e / così regoli le nascite!»
10-41
troppo frammentarie

(R 4-10)

4 olio [ ]
5 le regole per l’ umanità [ ]
6 il maschio [ ]
7 alla giovane [ ]
8 la giovane [ ]
9 il giovane uomo alla giovane [ ]
10 possa la giovane prendere [ ]

VIII

1-9 non conservate o troppo frammentarie


10 «Come noi abbiamo apportato [il Diluvio],
ma l’uomo è scampato [alla distruzione].»

«Tu (sei) il consigliere dei [grandi d]èi,


per un [tuo] ordine / ho scatenato la guerra.
15 Per la tua gloria, / questo canto
possano ascoltare gli Igigi ed esaltare la tua grandezza».
18 Io ho cantato a tutte le genti il Diluvio. Ascoltatelo!

B. Versione mediobabilonese

Il frammento mediobabilonese, appartenente al mito di Atramḫasis,


contiene un brano della terza tavola paleobabilonese, quella cioè dove si
accenna al colloquio di Ea con l’eroe del Diluvio.

a) I = CBS 13532 BE Ser. D V/I non identificato; (III i)

r.1 [ ]…
[ ] sono presenti,
[ ] sono presenti.
v.1 [ ] voglio spiegare,
[un diluvio] opprimerà le genti tutte insieme;
[ ] .. prima che il diluvio abbia inizio,
5 [ ] .. tutti quelli che ci sono ………
[ ] costruisci una nave grande.
[ ] che la struttura sia [ ] totalmente di giunchi.
[ ] Che essa sia una nave-Magurgur, dal nome «custode della vita».

[ ] con un tetto robusto copri(la).


10 [Nella nave che tu] farai,
[farai entrare] gli animali selvaggi della steppa, gli uccelli del cielo,
[ ] ammassa!
[ ] ……
14 tracce

b) Per un’altra versione, questa volta da Ras Šamra, ma dello


stesso periodo, si confronti 3. Il diluvio ad Ugarit.

C. Versioni neoassire

Secondo Lambert le 22 fonti assire, fino adesso inividuate,


documentano tre tradizioni differenti:

1) la prima che ripercorre lo schema del mito attestato nel pB; esse
sono: J, K, L, M, N, O, P, Q, R, BB, BC;

J e K probabilmente appartengono alla stessa tavoletta; lo stesso dicasi


per O e P.

1) Fonti vicine alla redazione paleobabilonese:

J = K 10082 CT 46 7 (I 49-56); 109-111?


I 68-80; 168-177;
K = K 6235 CT 46 10
non identificato
L = K 6831 CT 46 12; Coll. AḪ, pl. 11 I 106-122; 169-175
M = K 7109+9979 CT 46 11 I 163-181
N = Bu 89-4-26,97 CT 46 8 I 172-179
O = K 14697 AḪ, Pl. 5 I 226-233
P = K 7816+13863 BA V, 688; CT 46 13 I 237-260; 288-306
JSS V, 123
Q = Sm 292 I 410-II i 13; II i-ii
CT 46 14
R = K 4539 BWL, pl. 65 III vii 10-18?
BB = K 17853 AfO 27, 74 I 202-208
BC = K 17752 AfO 27, 75 I 289-295

2) Nuova redazione neo-assira:


Il secondo gruppo abbraccia le fonti della redazione neo-assira del
mito: S, T, U, Y, Z, BE, che chiaramente documentano una tradizione
diversa del mito.
Probabilmente le fonti S, T ed U appartengono alla stessa tavoletta.

S = K 3399+3934+8562+ CT 15 49 I 18-40: I 170 sgg.;


(3399+3934) I 253 sgg.; I 352-II i;
CT 46 6 (8562) II ii-iii; II iv
T = K 12000C CT 13 31 II iv
U = BM 98977+99231 (Ki 1904-10-9, 6+263) JSS V 116 III i; III iii
Y = K 10097+10604+ Or 38, 533 Si veda sotto
Z+ = K 8562+18479+18572+16979 AfO 27 72 Si veda sotto
BE = K 21851 Fs. Garelli, 412 red. nA I 28-35

Al momento attuale si è potuto ricostruire la redazione nA del mito da


diversi frammenti che fanno capo alla fonte S, come segue:

K 3399+3934+8562 [= S]+

10097+10604 [= Y]+

12000C [= T]+

16979+18479+18572 [= Z]+

21851 [= BE]

Ed ecco la sequenza della tavola originaria con le corrispondenze


proposte:

S r. I 1’-21’[K 8562 I] (AḪ, 43) pB I 19-39


II 1-34[K 8562 II] (AḪ, 55 + AfO 27, 73) pB I 118-147
III 0’-2I[K 3399-3934] (AḪ 60 + xii + AfO 27, 73) pB I 251-271
v. IV 1-61 [K. 3399+] (AḪ, 106 sgg.) pB I 352-416 II i 1-23
V 1-33
VI 1-28
3) Le ultime cinque fonti del periodo neo-assiro non sembrano
dipendere né dalla redazione pB né da quella neo-assira:

Al terzo gruppo appartengono le fonti che non sembrano avere


rapporto né con l’edizione pB né con quella nA: V, W, BD, BF, BG.
Sicuramente alla stessa tavoletta appartengono S, Z e BE.

V = K 6634 CT 46 9 (I 189-191); (I 360 sgg.)


W = DT 42 IV R1 50, IV R2 Additions; (III i)
CT 46 15 + Coll. AḪ, pl. 11
BD = Sm 365 AfO 27, 75 (III ii 38 sgg.)
BF = K 13347 Fs. Garelli, 412 (II 2a. Piaga)
BG = BM 93055 AfO 27, 76 (II v 11 (?))

A) NUOVA VERSIONE

S+Y+Z+BE
T
U
Tavola I S+T+Y+Z+BE

(S I = pB I 19-39)

l’ [ ] scesero giù,
[la rega]lità dell’Apsu,
[ ] scesero giù,
[quel]li di Ea.

5’ [co]minciano a scavare il fiume,


[ ] la vita del paese;
[ ] l’Eufrate dopo di esso;
[ ] nelle fonti
[ ] il loro [ ] essi installarono.
10’ [Per 10 anni (?)] essi portarono il canestro di lavoro,
[per 20 anni (?)] essi portarono il canestro di lavoro,
[per 30 anni (?)] essi portarono il canestro di lavoro,
[per 40 anni (?)] essi portarono il canestro di lavoro;
[ ] … Essi circondarono la sua porta (?);
15’ [ ] … paese

16’-21’ Segni in finale di riga [cfr. AfO 27, 73]

(S II 1-34 = pB I 118-147)

1’ []
«…. [ ]
tu [ ]
prendi [ ]
5 [Quando gli Anunnaki] sono presenti [al tuo cospetto],
e quando è presente Belet-i[li, la dea della nascita],
scegline uno e metti[lo a morte!]»
(Anu) allora aprì la sua bocca, così parlò [all’araldo Nusku:]
«Nusku, apri la tua porta / [prendi] le tue armi [e recati
[all’assembramento];
10 davanti all’assemblea di tutti gli dèi inginocchia[ti …]
così parla a loro [….]

dicendo: «Anu, [vostro padre] mi ha inviato (a voi)


e il vostro consigliere, [l’eroe Enlil],

il vostro maggiordomo, Nin[urta] [e il vostro gendarme]


[Annugal.
15 Chi è l’istigatore dell’insurrezione? [Chi è il promotore delle
[ostilità?]

Chi è il dio che ha incitato [alla lotta],


cosicché la guerra è giunta fino alla [mia porta?] ”»
Nusk[u, avendo udito c]iò,
pr[ese] le sue armi [… ];
20 davanti all’assemblea dei grandi dèi, [si inginocchiò, … ];
[egli parlò] a loro [… :]

«Anu, [vostro padre mi ha inviato (a voi)]


[e il vostro consigliere, l’eroe E]nlil,

[il vostro maggiordomo, Ninurta e il vostro gendarme], Annugal.


25 [Chi è l’istigatore dell’insurrezione? Chi è il pro]motore delle
[ostilità?

[Chi è colui che [ha incita]to alla lotta,


[cosicché la guerra è giunta fino alla p]orta di Enlil?»
[I grandi dèi a]prirono [la loro bocca],
[così parlarono a Nusku, l’araldo] di Enlil:
30 [ ] grande,
[ ] gridò:

«[Noi, gli dèi (tutti), siamo gli istigatori dell’insurrezione! Noi], gli
[dèi (tutti), siamo i pro]motori delle ostilità!

[Noi siamo gli dèi che hanno incitato] alla lotta,


34 [cosicché la guerra è giunta fino alla porta di E]nlil!»

(S III 0’-21 = pB I 251-271)

A[]
1 … [ ] Ea parlò;
… [ ] egli l’assisteva.
Bel[et-ili] recitò lo scongiuro. Dopo che essa terminò lo
[scongiuro,
essa sputò sulla sua creta.
5 Essa prese quindi 14 grumi di creta, sette essa dispose a
[destra,
sette essa dispose a sinistra; tra di loro il mattone fu deposto.
Essa ….. il pelo?, essa …. il taglio del cordone ombelicale.
Essa convocò i saggi e gli esperti;
le 7 e 7 dee della nascita, sette (di esse) crearono maschi,
10 [sette (di esse)] crearono femmine,
le dee della nascita, creatrici del destino;

esse li completarono in paio,


esse li completarono in paio alla presenza di lei,
ché Mami concepì le regole della razza umana.
15 Nella casa della donna incinta in attesa (del parto)
possa il mattone venir collocato per sette giorni;
che Belet-ili, la saggia Mami venga onorata!

Possa la levatrice rallegrarsi nella casa della puerpera in attesa,


e quando la donna incinta partorisce,
20 che la madre del bimbo tagli lei stessa il cordone.

L’uomo alla [fanciulla]


[ ]…. [ ]
(S v. IV-V-VI = pB I 352-416; pB II I 1 - V 23)
IV 1 [Non erano ancora trascorsi 1200 anni], che il paese si estese a
dismisura, [gli uomini divennero sempre più numerosi].

Egli si inquietò [per il loro frastuono]


[a causa] del loro frastuono non poteva prendere [sonno]!

Enlil radunò la sua assemblea,


5 così parlò agli dèi, suoi figli:
«Il tumulto dell’umanità mi è diventato insopportabile!

Mi sono inquietato [per il loro tumulto],


[a causa del loro frastuono] non posso prendere sonno!

Date l’ordine affinché vi sia un’epidemia!


10 Fate sì che Namtar faccia diminuire il loro frastuono;
[(Var. V: [ ]
…. [ ]; il loro frastuono come [un uragano?])

come un uragano si abbattano su di loro


malattia, disagio, piaga e pestilenza». (Var. V: epidemia [ ])
Essi diedero l’ordine, e vi fu piaga,
Namtar diminuì il loro frastuono.
15 Come un uragano si abbatterono su di loro
malattia, epidemia, piaga e pestilenza.
Ma colui che è estremamente saggio, Atramḫasis
teneva le orecchie rivolte [al suo signore], Ea.

[Egli] colloquiava con il suo dio,


20 ed Ea parlava con lui.
Atramḫasis aprì la sua bocca per parlare,
[così si rivolse] al suo signore:

«Signore, la razza umana si lamenta,


la vostra [malattia] sta consumando il paese.
25 Ea, signore, la razza umana si lamenta,
[la malattia] inviata dagli dèi sta consumando il paese.

[Poi]ché voi ci avete creato,


[vogliate] allontanare malattia, epidemia, piaga e pestilenza».
[Ea aprì la sua bocca per] parlare, così si rivolse ad Atramḫasis:
30 «[Date l’ordine che] gli araldi [proclamino], che essi facciano
[udire la (loro) voce nel paese:

“[Non onorate i vostri dèi], non rivolgete preghiere alle vostre


[dee!

[Recatevi alla porta di Namtar], osservate i suoi riti,

[ ] l’offerta di una focaccia di sesamo


[ ] davanti ad essa!”
35 [ ] pronunciate una benedizione,
[ ] dono [ ] la sua mano».

(Tavola II pB)

(S IV 37)

[Enlil] radunò la sua assemblea, così parlò agli dèi, suoi figli:
«Non disponete per loro [ ] ….
La gente non è affatto diminuita, anzi è diventata più
[numerosa di prima!
40 Mi sono inquietato [per il] loro tumulto,
[a causa] del loro frastuono non posso prendere sonno!

Tagliate i rifornimenti di cibo per la gente,


la pianta della vita sia scarsa nei loro stomaci;
in alto, faccia Adad scarseggiare la sua pioggia,
45 di sotto, vengano bloccati (i fiumi) e dall’abisso non salga più
[acqua;

possano i campi diminuire i loro prodotti,


Nisaba allontani le sue mammelle!
// Possano i campi neri divenire bianchi,
possa la vasta steppa produrre sale;

possa il ventre della terra ribellarsi:


// che non spuntino più vegetali, che le pecore non ingrassino;
50 possa la pestilenza diffondersi tra la gente;
che gli uteri vengano ristretti e non facciano nascere bimbi».

Essi tagliarono i rifornimenti di cibo per


la gente, le verdure furono scarse nei loro stomaci;

in alto, Adad fece scarseggiare la sua pioggia


55 di sotto, furono bloccati (i fiumi) e dall’abisso non salì più
[acqua;

i campi diminuirono i loro prodotti,


Nisaba allontanò le sue mammelle!

// I campi neri divennero bianchi,


la vasta steppa produsse sale;

il ventre della terra si ribellò:


// le verdure non spuntarono più, e i cereali non germogliarono;
60 la pestilenza si diffuse tra la gente;
gli uteri si restrinsero e non fecero nascere bimbi.

v1 Presso il chiavistello, [lo sbarramento del mare],


si mise di guardia [Ea assieme ai suoi laḫmu].
In alto, [Adad fece scarseggiare la sua pioggia],
di sotto, furono bloccati (i fiumi) e [dall’abisso non salì più
[acqua];
5 i campi diminuirono i [loro prodotti],
Nisaba [allontanò le sue mammelle!] //
[I campi neri divennero bianchi],
[la vasta steppa] produsse sale; //

[il ventre della terra si ribellò]:


[le verdure] non spuntarono più, e le pecore non [ingrassarono];

[la pestilenza si diffuse tra la gente]; //


[gli uteri si restrinsero e non fecero] nascere [bimbi].

10 []
[]…[]

[Quando giunse il secondo anno] //


essi esaurirono le riserve.

Quando giunse [il terzo anno],


[le loro sembianze] erano cambiate [a causa della fame].

15 [quando giunse il quarto anno] //


le loro [lunghe] gambe si accorciarono.

[Le loro ampie spalle] si restrinsero


[essi camminavano piegati] per strada;

[quando giunse il quinto anno], //


la figlia guardò la madre [entrare (in casa)];
[ma la madre non] apre la sua porta [alla figlia].

20 [La figlia] controllava [la bilancia (nel vendere) la madre],


la madre controllava [la bilancia (nel vendere) la figlia].
[Quando giunse il sesto anno], // [essi servirono] come pranzo [la
figlia,
essi servirono [il figlio come cibo].

[ … essi furono pieni …]


// una [casa] consumò l’altra;

25 [come di malto morto] le loro [facce] furono ricoperte;


[la gente] ansimava come [mori]bondi.

[Il saggio per eccellenza], Atramḫasis, l’uomo,


teneva un orecchio aperto [al suo signore] Ea;

[egli parlava] con il suo dio,


30 [ed] Ea parlava con lui;

questi [si recò] alla porta del suo dio,


dispose il suo letto rivolto al fiume,
ed il corso d’acqua era calmo.
VI 1 [Quando giunse il secondo] anno, //
[essi esaurirono le riserve];

[quando giunse] il terzo anno,


[le loro sembianze] erano cambiate [a causa della fame].

Quando [giunse] il quarto anno //


le loro [lunghe] gambe si accorciarono.
5 Le loro ampie [spalle] si restrinsero
essi camminavano piegati per strada;

quando giunse il quinto anno, //


la figlia guardò la madre entrare (in casa);
[ma la madre non] apre la sua porta [alla figlia].

La figlia controllava [la bilancia (nel vendere) la madre],


10 [la madre] controllava [la bilancia (nel vendere) la figlia].
[Quando giunse il sesto anno], // essi servirono come pranzo
[la figlia,
essi servirono il figlio come cibo. //

[ … essi furono pieni …]


una casa consumò l’altra;

come di malto morto le loro facce [furono ricoperte];


15 la gente [ansimava] come [moribon]di.

Il compito che essi avevano ricevuto [ ]


essi entrarono e [ ]

il messaggio di Atramḫasis [ ]:
«Signore, il paese [ ]
20 un segno … [ ]
21-23 [ ]»

T, 24-28 = + S VI 24-28
24 …. [ ]
25 …. [ ]
26 dopo che [ ]
27 Fammi andare giù [nell’Apsu]

28 Il primo anno [ ]

Tavola II (= III pB)


U r.
1 «Ea, signore, [ho percepito] il tuo entrare,
ho sentito dei passi simili ai [tuoi] passi».
[Atramḫasis] si inchinò, si prostrò; si rialzò [ ]
egli aprì [la sua bocca] e disse:
5 «Signore, [ho percepito il tuo entrare,
[ho sentito] dei passi simili ai tuoi passi;

[Ea, signore], ho percepito il tuo entrare,


[ho sentito] dei passi simili ai tuoi passi».

[ ] come sette anni,


10 [ ] il tuo … ha fatto la parca sete

[ ](Nuova rottura). «Ho visto la tua faccia,


[ ] dimmi i tuoi …. [ ]»
[Ea] aprì la sua bocca per parlare,
[e si rivolse] alla capanna,
15 [ ] «Capanna! Capanna!
[ ] prestami attenzione!
v. 1 Tracce di segni
[egli] pose … [ ]
[Egli] entrò e chiuse la [nave].
Il vento(nuova rottura). E portò la [tempesta].
5 Adad cavalcava i quattro venti, i suoi «cavalli»,
il vento del Sud, il vento del Nord, il vento dell’Est, il vento
dell’Ovest.
La tempesta, la burrasca, l’uragano soffiavano,
il vento cattivo …. i venti si alzarono,
il vento del Sud(rottura) … si alzò al suo fianco,
10 il vento dell’Ovest soffiò al suo fianco,
[ ] .. [ ] … raggiunse ….
[ ] … il carro degli dèi ……. [ ]
[esso] spazza via, uccide, trebbia [ ]

Ninurta avanzò e [fece traboccare] le dighe,


15 Errakal strappa il pa[lo (d’ormeggio)].
[Z]u, con i suoi artigli [trincia] i cieli,
[egli spezza] il paese come (fosse) un vaso, confonde il suo
intelletto.

[ ] uscì il Diluvio,
la (sua) forza infuriò sulla gente [come una battaglia].
20 [ ] Anu (?) [ ] il frastuono del Diluvio,
[ ] fece tremare [gli dèi].

[ ] i figli di lei furono annegati per suo comando.

23 [ ] il desiderio di lei (la) consumava.

***

B) REDAZIONI NON CORRELATE CON L’EDIZIONE DI KU-A JA:

1) V r. 1-7 = pB I 181-187
1 Belet-ili è presente, la dea-madre:

«Possa la dea-madre creare la specie umana,


in modo che l’uo[mo possa port]are il canestro di lavoro degli
[dèi;

possa essa creare la specie umana, l’uomo,


5 in modo che egli sopporti il giogo, [il compito imposto dalla
signoria],
possa egli sopportare il giogo, [il compito imposto da Enlil];
[possa l’uomo portare il canestro di lavoro degli dèi!]»

V v. 1-4 = pB I 360-363
1 [ ] [epi]demia [ ]
[]
il loro [tumul]to com[e ]
4 epidemia [ ]

2) W (= pB III I)
1 [ ] che [ ]
[ ] .. come un cerchio [ ]
che [il bitume] sia forte sopra e sotto,
[ ] … spranga la [nave].
5 [Osserva] il tempo prefissato di cui ti ho informato,
entra nella [nave] e chiudi la porta della nave.
Stiva dentro il tuo orzo, i tuoi beni, i tuoi averi,
[tua moglie], la tua famiglia, la tua parentela e operai
[specializzati;
[il bestiame] della steppa, la selvaggina della steppa che si nutre
[d’erba:
10 [io] li manderò a te ed essi aspetteranno alla tua porta.
Atra-ḫasis aprì la sua bocca per parlare,
e si rivolse ad Ea, [suo] signore:
«Io non ho costruito mai una nave … [ ]
traccia un disegno per terra,
15 che io veda il [disegno] e così possa [costruire] la nave.»
Ea tracciò allora un [disegno] per terra.
«[ ] mio signore, ciò che mi hai detto [ ]».

3) BD (= pB III I)
1 tracce
[ ] guardò al cielo,
[ ] piangendo là dove si trovava,
[ ] suo [ ] egli coprì il suo volto,
5 [il sole] … tramontò pian piano,
[ ] la stella notturna [non] brillava,
[ ] di notte egli era al buio,
[ ] i suoi quartieri emettevano lamenti,
[ ] la sua giovane era ….
10 [ ] quando giunse;
[ ] …. [ ]
[ ] ….
13 tracce

4) BF (= 2a piaga [nA S IV]


1 …[]
chi [ ]
la sua mano [ ]
la siccità [ ]
5 di Sin e [Nergal ]
e il rum[oreggiare] di Adad [ ]
io ebbi paura .. [ ]

C) REDAZIONI DIPENDENTI DALL’EDIZIONE PB:

(J I = pB I 49-56)

1’ [«Orsù!] Uccidiamo il [maggiordom]o,


[ ] liberiamoci dal giogo!»

[Alla (allora)] aprì [la sua bocca e],


[così parl]ò agli dèi, suoi fratelli:
5’ «[Uccidiamo] il maggiordomo dei tempi antichi,

[un sostituto per lui] Enlil stabilirà;


un secondo [ ] Enlil stabilirà,
8’ [ ] …… [ ]
(K I = pB I 68-80)
1’ [Partiro]no quindi, [marciando compatti verso la por]ta del
[santuario [dell’eroe Enlil].

Era notte, da poco passata la mezzanotte,


[(quando) il te]mpio fu circondato e il dio non [ne sapeva
[nulla]!

[Era notte, da poco passata la mezzanotte, (quando) l’Eku]r


[fu circondato ed Enli[l non ne sapeva nulla]!

5’ [Kalkal] notò (qualcosa) [e si mise all’erta …],


tirò il chiavistello [ed osservò attentamente]

[Kalkal svegliò subito [Nusku]]


[ed assieme si] misero ad ascoltare il rumoreggiare [degli Igigi].

[Nusku svegliò allora il suo padrone,]


10’ [buttandolo letteralmente giù] dal letto:

«[Mio signor]e, la tua [ca]sa è circondata.»

(L = pB I 106-122)

(Enlil aprì la sua bocca,)


1’ [così parlò] agli d[èi, suoi] frate[lli]:

«Proprio contro di me si [stanno riv]oltando!


[ ] …… [ ]

Che cosa [non ho visto] con i miei propri occhi:


5’ [la battaglia] ha raggiunto [la mia] porta!»
Anu aprì allora la [sua] bocca,
così parlò a suo fratello, [l’eroe Enlil]:

«[Il motiv]o per cui gli Igi[gi si sono accalcati alla tua porta],
vada Nusku ad ac[certarlo!]

(M 1-19 = pB I 163-181;
K 1-9 = pB I 168-177;
L II 1’-7’ = pB I 169-175;
N 1’-8’ = pB I 172-179)

0 «[il canestro di lavoro ci stava quasi uccidendo],


1 [tanto era pesante il nostro lavoro, troppo grande] la nostra
[fa]tica.

[E così] (noi) dèi, tutti [insie]me,


ci siamo pronunziati unanimemente di rivoltarci contro Enlil!»

(Appena) Enlil [ascoltò] questa [risposta],


5 [sulle sue guance comin]ciarono a scendere le lacrime.

Enlil fu frastornato da ciò che aveva appreso,


e (così) parlò a suo fratello [Anu]:

«Con te in cielo io salirò,


riprenditi le competenze, riappropriati dei tuoi poteri.
10 Quando gli Anunnaki saranno seduti davanti a te,
convoca un (altro) dio, siano affidate a lui le mie competenze».

Anu aprì la sua bocca,


così parlò al dio, suo fratello:

«Di quale colpa li possiamo accusare?


15 Oltremodo pesante era il loro lavoro, insopportabile la loro
[fatica;

o[gni giorn]o la terra [ ] ….


[il lavoro era troppo pe]san[te (e) noi potevamo u]dire il lamento!

(BB = pB I 202-208)

1 (È proprio lui che può rendere pura ogni cosa)


[che egli mi dia] dell’argilla, [in modo che io possa far ciò»].

Ea [aprì (allora) la sua bocca]


e disse [ai grandi dèi]:
5 «Per il primo, il settimo e il quindicesimo giorno del mese
[voglio istituire un rito] purificatorio, un bagno;

Che un dio [venga immolato].

(0 1-8 = pB I 226-233)

0’ [Dio e uomo]
1 [Nintu mescolò insieme con] l’argilla.
[Nei tempi futuri] il tamburo fece udire,
(l’eṭemmu essa) inculcò [al vivente come suo marchio],
[un marchio (vi fu) che non deve essere fatto cadere in oblio],
[l’eṭemmu!»
5 [Dopo che essa ebbe mescolato] la sua argilla,
[convocò] gli Anunnaki, i grandi dèi;

gli Igigi, i grandi [dèi]


[sputarono sulla sua argilla].

(P 1-22 = pB I 237-260)
(pB I 235-236: [Ma]mi aprì la sua bocca, / [così pa]rlò ai grandi dèi:)
1 «[Il compito che mi avete affidato, io l’ho portato a termine;]

[alla specie umana] che io ho partorito,


[ ] all’umanità
[il vostro canestro di lavoro] ho imposto;
5 [voi avete regalato il lamento] all’umanità;
[avete infatti ucciso un dio] assieme alla sua intelligenza!»

[(Appena) essi udirono questo] suo discorso,


[accorsero tutti e bacia]rono i suoi piedi.
«[Prima] solevamo chiamarti Mama,
10 ora sia [“Signora di] tutti gli dèi” il tuo nome!».

[Entraro]no (quindi) nella casa del destino,


[il princi]pe Ea e la saggia Mama;
quando egli ebbe radunato
le dee della nascita,
15 estrasse la creta alla presenza di lei;

essa allora cominciò a recitare lo scongiuro,


(mentre) Ea, seduto davanti a lei, la assisteva.
Dopo che essa terminò il suo scongiuro,
essa prese 14 grumi di creta:
20 sette essa dispose a destra,
sette a sinistra;

tra di loro essa depose il mattone;


[ ] … il cordone ombelicale

(P v. 1-17 = pB I 288-306)
l’ [tratteggiò un cerchio con la farina e vi d]isp[ose dentro un
mattone],
[(dicendo:) «Proprio [io] ho creato], le mie mani [l’hanno fatto];
[la levatrice] possa gioire [nella casa della (donna) “consacrata”].

[Là dove la partoriente si] sgrava


5’ (e) [la madre] stessa [taglia il cordone ombelicale],

venga deposto il mattone [per nove giorni!]


[ ] la dea-madre [venga onorata];

[quando, per istituire il ma]trimonio,


[essi nella casa del suocero osan]nano Ištar,
10’ loda [la dea-madre],
[loda] Keš;

12’-13’ molto lacunose


[che essi gio]iscano [per nove giorni],
15’ [fa sì che essi invo]chino [Ištar come Išḫara]

[ ] al tempo [del destino]


[ ] …. [ ]

BC = pB I 289-295

Osservazioni soltanto

Q r. + v. = pB I 411-416 + II I 1-13)

e [solle]vò la mano».

[Così l’epidemia si ritr]asse da loro,


[e gli dèi] poterono tornare [ai loro sacrifici].
414-415 non conservate

R 4-10

4 olio [ ]
5 le regole per l’umanità [ ]
6 il maschio [ ]
7 alla giovane [ ]
8 la giovane [ ]
9 il giovane uomo alla giovane [ ]
10 possa la giovane prendere [ ]

D. Versioni neobabilonesi

1) ATRAMḪASIS A SIPPAR

CB = Iraq 53 (1996), p. 153: IM 124646: Tavola I (= pB I 1-131)


CC = Iraq 53 (1996), p. 162: IM 124649: Tavola II (= pB I 111-235)
CD = Iraq 53 (1996), p. 175: IM 124483: Tavola V (= pB II 50/60-167
sgg.)
Tavola III (= pB I 235-355): cfr. Iraq 53 (1996), p. 172 (non
conservata)
Tavola IV (= pB I 356-II 50/60): cfr. Iraq 53 (1996), p. 172 (non
conservata)

a) CB = Iraq 53 (1996), p. 153: IM 124646 : Tavola I (= pB I 1-131)

r. 1 Al tempo in cui gli dèi erano uomini,


i Seicento-Dèi modellarono il canestro di lavoro.
– La corvée degli dèi era insopportabile,
il lavoro oltremodo pesante, la fatica enorme –.
5 I grandi Anunna, in numero di sette,
avevano infatti affidato il lavoro agli Igigi.

Anu, il loro padre, era il re


e il loro mentore era l’eroe Enlil;

il loro maggiordomo era Ninurta


10 e il loro gendarme era il dio Ennugi;

dopo aver riflettuto intensamente,


gli dèi avevano gettato le sorti e si erano suddivise le
[competenze:

Anu era salito in cielo,


Enlil aveva preso la terra con gli esseri viventi,
15 il chiavistello, lo sbarramento del mare
essi avevano dato ad Enki, il principe.

Quelli di Anu salirono (allora) in cielo,


quelli di Enki scesero nell’Apsu;

quelli del cielo … erano esentati dalla corvée,


20 (mentre) quelli di Enlil portavano il canestro di lavoro.

……… essi cominciarono a scavare,


i canali di irrigazione degli dèi, la vita del paese;

……… essi cominciarono a scavare,


i canali di irrigazione degli dèi, la vita del paese;
25 ……… il fiume Tigri,
……… il fiume Eufrate.
27-30
poco leggibili
……… il suo interno,
…… sollevarono la sua punta;

…… tutte le montagne?
….. crearono, …..
35 illeggibile
….. crearono ….;
illeggibile
…. portarono il canestro di lavoro giorno e notte.

Essi (però) mugugnavano, rodendosi il fegato,


40 rimuginando mentre scavavano:

«Orsù! Uccidiamo il maggiordomo,


〈[ ] liberiamoci dal giogo!〉»

Alla 〈allora〉 aprì la sua bocca e disse,


così parlò agli dèi, suoi fratelli:

«Noi …….il maggiordomo dei tempi antichi,


45 [ ] Enlil stabilirà;

46-48 poco leggibili


49-50
il dio, il consigliere degli d[èi, l’eroe; orsù, snidiamolo dalla sua
abitazione!]
51-52
Enlil, il consiglie[re degli dèi, l’eroe, orsù, snidiamolo dalla sua
abitazione!]
53-54
Con lo stesso Anu voglio confrontarmi [ ]
[che si proclami lo stato di guerra!»]
55 Gli dèi prestarono ascolto alla sua incitazione:
[gettarono] nel fuoco [i loro arnesi di lavoro];

le loro zappe (essi gettarono) nel fuoco,


con i loro canestri di lavoro [fecero un falò]!

Si mossero quindi uniti, mettendosi in marcia


60 in direzione della porta [del santuario dell’eroe Enlil].

Era notte, da poco passata la mezzanotte,


(quando) il tempio fu circondato e il dio non ne sapeva nulla!

Era notte, da poco passata la mezzanotte,


(quando) l’Ekur fu circondato ed Enlil non ne sapeva nulla!
65 Kalkal notò (qualcosa) e si mise all’erta …,
tirò il chiaviste[llo ed osservò meglio];
v. 67 illeggibile (= Kalkal svegliò subito Nusku)
68 ed assieme si misero ad ascoltare il rumoreggiare [degli Igigi].
69 Nusku svegliò allora il suo padrone, /
70 buttandolo letteralmente giù dal letto:
71 «Mio signore, la tua casa è circondata,
[la battaglia] è giunta ormai alla tua porta!

Enlil, la tua casa è circondata,


[la battaglia] è giunta ormai alla tua porta!».

75-89 poco leggibili

90 Anu era presente, il re [dei cieli],


il re dell’Apsu, Ea teneva le orecchie aperte.

(Quando) i gran[di Anunnaki furono seduti],


Enlil [si alzò, la seduta fu (dichiarata) aperta]:

Enlil [aprì (allora) la sua bocca],


95 così p[arlò agli dèi, suoi fratelli:]

«Proprio con[tro di me si stanno rivoltando]!


[Debbo ora io ingaggiare] una battaglia [contro di loro?]

Che cosa non ho visto [con i miei propri occhi:]


la battaglia [ha raggiunto la mia porta!»]
100 Anu [aprì] allora la sua bocca,
così parlò a [suo fratello Enlil:]

«Il motivo per cui gli Igigi [si sono accalcati alla tua porta]
vada Nusku ad [accertarlo!»]

Enlil (!) allora [aprì] la sua bocca,


105 così parlò al suo araldo Nusku:

«Nusku, apri la [tua] porta,


prendi la tua mazza e recati all’assembramento;

davanti all’assemblea di tutti gli dèi


inginòcchiati, quindi alzati e ripeti il mio messaggio,

110. dicendo:«Anu, vostro padre mi ha inviato (a voi)


e il vostro consigliere, l’eroe Enlil,

il vostro maggiordomo, Ninurta


e il vostro gendarme, il dio Ennugi.
Chi è il dio istigatore dell’insurrezione?
115 Chi è il dio promotore delle ostilità?

Chi è colui che ha incitato alla lotta,


cosicché la guerra è giunta fino alla porta di Enlil?”»

b) CC = Iraq 53 (1996), p. 162: IM 124649: Tavola II (= pB I 111-235)

r. 1. [A]nu aprì allora la sua bocca,


[così pa]rlò a suo fratello En[lil:]

«[Il moti] vo per cui gli Igigi si sono accalcati alla tua porta
[vad]a Nusku ad accertarlo!»
5 Enlil allora aprì la sua bocca,
così parlò [al suo araldo] Nusku:

«[Nusku], apri la tua porta,


prendi la tua mazza e recati all’assembramento;

davanti all’assemblea di tutti gli dèi


10 inginocchiati, quindi alzati e ripeti il mio messaggio,

dicendo: «Anu, vostro padre mi [ha inviato] (a voi)


[e] il vostro consigliere, l’eroe Enlil,

il vostro maggiordomo, Ninurta


[e] il vostro gendarme, il dio Ennugi.
15 Chi è il dio istigatore dell’insurrezione?
Chi è il dio promotore delle ostilità?

Chi è colui che ha incitato alla lotta,


cosicché la guerra è giunta fino alla porta [di Enlil]?”»
Nusku ricevette il messaggio,
20 aprì la porta e si diresse verso l’assembramento.

Davanti all’assemblea di tutti gli dèi


si inginocchiò, quindi si alzò ed espose il messaggio:

«Anu, vostro padre mi ha inviato (a voi)


e il vostro consigliere, l’eroe Enlil,
25 il vostro maggiordomo, Ninurta
e il vostro gendarme, il dio Ennugi.

Chi è il dio istigatore dell’insurrezione?


Chi è il dio promotore delle ostilità?

Chi è colui che ha incitato alla lotta,


30 cosicché la guerra è giunta fino alla porta [di Enlil]?»

Gli [Igigi] risposero nell’assemblea,


essi che si erano ribellati alla corvée [di Enlil:]

«Tutti noi insieme abbiamo dichiarato la [guerra,]


convocando un’assemblea nelle fosse scavate:
35 il canestro di lavoro ci stava quasi uccidendo,
tanto era pesante il nostro lavoro, troppo grande [la nostra
[fatica].

E così noi dèi, tutti insieme


ci siamo pronunziati unanimemente di rivoltarci contro
[Enlil!]»

Nusku ascoltò la (loro) risposta,


40 ritornò e così parlò [al suo signore:]
«Signore, nel luogo dove tu [mi] avevi inviato,
[io] mi recai, mi presentai e riferii il (tuo) messaggio;

essi ascoltarono le tue parole se[vere],


tutti gli Anunnaki la corvée [hanno rifiutato], (dicendo:)
45 “Tutti noi insieme abbiamo dichiarato la [guerra,]
[convo]cando un’assemblea nelle [fosse scavate]:

[il canes]tro di lavoro [ci] stava quasi uccidendo,


tanto era [pesan]te il nostro lavoro, troppo grande la [nostra
[fatica].

[E così] noi d[èi]. tutti insieme,


50 ci siamo [pronunziati unanimemente di rivoltarci con[tro
[Enlil!]”»

(Appena) Enlil [ascoltò] questa risposta,


sulle sue guance cominciarono a scendere le lacrime.

Il dio fu frastornato da ciò che aveva appreso,


e (così) parlò a suo fratello [Anu];
v. 55 Enlil fu frastornato da ciò che aveva appreso,
e (così) parlò a suo fratello [Anu]:

«Con te in cielo io salirò,


riprenditi le competenze, riappropriati dei tuoi poteri.

Quando gli Anunnaki saranno seduti davanti a te,


60 convoca un (altro) dio, siano affidate a lui le mie competenze».

Anu aprì la sua bocca,


così parlò al dio, suo fratello:
«Di quale colpa li possiamo accusare?
Oltremodo pesante era il lavoro, insopportabile la fatica;
65 ogni giorno la terra [ ] ….
il lavoro era troppo pesante (e) noi potevamo udire il lamento!

(Ma ora) dobbiamo ottemperare ad una incombenza:


Belet-ili è presente, la dea-madre:

possa la dea-madre creare la specie umana, l’uomo,


70 in modo che l’uomo possa portare il canestro di lavoro degli dèi;

possa essa creare la specie umana, l’uomo,


in modo che egli sopporti il giogo, il compito imposto dalla
[signoria,

possa egli sopportare il giogo, il compito imposto da Enlil;


possa l’uomo portare il canestro di lavoro degli dèi!»
75 Essi convocarono la dea e chiesero
alla dea madre Belet-ili, la s[aggi]a [Mama]:

«Tu sei la dea-madre, creatrice del destino;


crea l’uomo primigenio, ché possa portare il giogo;

possa portare il giogo, l’incombenza di Enlil,


80 possa l’uomo sollevare il canestro di lavoro degli dèi».
Mama aprì la sua bocca
e parlò agli dèi, suoi fratelli:

«Sebbene io abbia il potere di fare ciò,


solo con l’aiuto di Ea è possibile la sua realizzazione;
85 è proprio egli che può rendere pura ogni cosa
che egli mi dia dell’argilla, in modo che io possa fare ciò».
Ea aprì (allora) la sua bocca
e disse agli dèi, suoi fratelli:

«Per il primo, il settimo e il quindicesimo giorno del mese


90. voglio istituire un rito purificatorio, un bagno;

che un dio venga immolato,


e quindi gli dèi si purificheranno mediante immersione.

Con la sua carne e il suo sangue


possa Belet-ili mescolare l’argilla,
95 in modo che dio e uomo
siano mescolati insieme nell’argilla.

Che nei tempi futuri ciò si manifesti (e) noi (lo) percepiremo:
grazie alla carne del dio che vi sia l’eṭemmu;

che esso venga indicato al vivente come suo marchio,


100 un marchio che non deve essere fatto cadere in oblio,
[l’eṭemmu!»

Nel primo, settimo e quindicesimo giorno del mese


egli istituì un rito purificatorio, un bagno.

Alla, un dio che ha l’intelligenza,


Alla essi immolarono, (un) Enlil dei tempi antichi.
105 [Con] la sua [car]ne e il suo sangue
[Bele]t-ili mescolò l’argilla,
[dio] e uomo
[mesco]lò insieme con l’argilla.

Nei [tempi futu]ri ciò si manifesta (e) noi (lo) percepiamo:


110 grazie alla carne del dio vi è l’eṭemmu;
esso viene inculcato al [vivent]e come suo marchio,
un marchio (vi fu) che non deve essere fatto cadere in oblio,
[l’eṭemmu!

[Dop]o che essa ebbe mescolato l’argilla,


[convocò] gli Anunnaki e tutti gli Igigi;
115 [gli Igigi], i grandi dèi
sputarono sulla sua argilla.

Mama aprì (allora) la sua bocca.

Tavola III (= pB I 235-355): cfr. Iraq 53 (1996), p. 172 (non


conservata)
Tavola IV (= pB I 356-II 50/60): cfr. Iraq 53 (1996), p. 172 (non
conservata)

c) CD = Iraq 53 (1996), p. 175$: IM 124483: Tavola V (= pB II 50/60-167


sgg.)

r. 1 Ea aprì la sua bocca,


così parlò al suo servo:

«Il giudizio è stato concordato, l’assemblea è stata convocata,


gli dèi hanno prestato giuramento;
5 gli anziani al tempo stabilito
si riuniscano insieme a consulto:

fate sì che gli araldi proclamino,


che essi facciano udire la (loro) voce nel paese:

“Non onorate i vostri dèi,


10 non rivolgete preghiere alla vostra dea!
Andate piuttosto alla porta di Adad,
portate una focaccia davanti ad essa!”

Possa l’offerta di farina essergli gradita,


cosicché egli di notte possa far cadere furtivamente la rugiada,
15 di giorno faccia scendere la nebbia,
e la terra produca di nascosto il doppio».
Atramḫasis accolse il suggerimento,
raccolse gli Anziani nella sua casa;

Atramḫasis aprì la sua bocca


20 e disse agli Anziani:

«Il giudizio è stato concordato, l’assemblea è stata convocata,


gli dèi hanno prestato giuramento;

fate sì che gli araldi proclamino,


che essi facciano udire la loro voce nel paese:
25 “Non onorate i vostri dèi,
non rivolgete preghiere alle vostre dee!

Andate piuttosto alla porta di Adad,


portate una focaccia davanti ad essa!”

Possa l’offerta di farina essergli gradita,


30 cosicché egli di notte farà cadere furtivamente la rugiada,

di giorno farà scendere la nebbia,


e la terra produrrà di nascosto il doppio».
Gli Anziani ascoltarono le sue parole,
un tempio ad Adad essi costruirono nella città.
35 L’offerta di farina gli fu gradita,
egli di notte fece cadere furtivamente la rugiada,

di giorno fece scendere la nebbia,


e la terra produsse di nascosto il doppio.

Il loro aspetto ridivenne gradevole,


40 (ma anche) il loro precedente rumorio ricominciò daccapo.

I loro giorni di benessere ritornarono,


l’utero era aperto per far nascere il (suo) frutto.

Non erano ancora trascorse tre miriadi di anni,


che il paese crebbe, la gente si moltiplicò;
45 il paese rumoreggiava come un toro,
il dio (!) si inquietò per il (loro) frastuono.

Enlil riconvocò la sua assemblea,


così si rivolse agli dèi, suoi figli:

«Il tumulto dell’umanità è diventato di troppo per me,


50 a causa del loro frastuono non posso prendere sonno.

Date l’ordine affinché Anu ed Adad stiano di guardia sopra,


e Sin e Nergal stiano a guardia del regno di mezzo;

presso il chiavistello, lo sbarramento del mare,


stia di guardia Ea assieme ai suoi laḫmu».
55 Egli diede l’ordine, e Anu ed Adad si misero di guardia sopra,
v. Sin e Nergal si misero di guardia nel regno di mezzo,

presso il chiavistello, lo sbarramento del mare,


si mise di guardia Ea assieme ai suoi laḫmu.
Ed egli, Atramḫasis, l’uomo,
60 trascorreva i giorni piangendo,
e presentava oblazioni propiziatorie sulla riva del fiume;

quando il corso d’acqua era calmo,


a mezzanotte, egli faceva un’offerta;

quando giungeva il momento di dormire,


65 egli si rivolgeva al corso d’acqua:

«Possa il corso d’acqua prenderla e il fiume trasportarla,


che la mia offerta sia consegnata ad Ea, mio signore!

Possa Ea vederla e ricordarsi di me,


cosicché io, di notte, possa avere un sogno!»
70 Dopo aver affidato al corso d’acqua il suo messaggio,
egli, rivolto al fiume, sedeva in lacrime;

con la faccia rivolta [al fiume] l’uomo …


all’Apsu giunse (così) la sua richiesta.

Ea udì il suo lamento,


75 convocò i suoi laḫmu e disse loro:

«L’uomo che trascorre i giorni piangendo, è ………;


andate subito (da lui), riportatemi la sua implorazione,
chiedetegli pure e riferitemi qual è il problema del suo paese».

Essi attraversarono l’ampio mare,


80 dal molo dell’Apsu ….
ad Atramḫasis essi ripeterono la richiesta di Ea:

«Chiunque tu sia, che piangi,


la tua invocazione è giunta all’Apsu.

Ea ha udito il tuo lamento,


85 e ci ha mandati qui al tuo cospetto».

«Se Ea ha udito proprio me,


perché …..?»

Subito essi gli risposero,


dicendo a lui, Atramḫasis:
90 «Quando giungeva il momento di dormire ……
il corso d’acqua la prese e il fiume la trasportò,

la tua offerta fu consegnata ad Ea, tuo signore!


Ea la vide e si ricordò di te,
e ci mandò qui al tuo cospetto».
95 Egli allora si prostrò e baciò il suolo davanti a loro,
e i mostri si ritirarono in mezzo al mare.

Ea aprì la sua bocca e disse,


così parlò al suo araldo Ušmû:

«Va’ da Atramḫasis e riferisci ciò che ti dico:


100 “Così (è stabilito): il destino del paese è come il destino del suo
[popolo”».

Ušmû, l’araldo di Ea, disse ad Atramḫasis:


«Così (è stabilito): il destino del paese è come il destino del suo
[popolo».

Se l’acqua lo abbandona, allora l’orzo abbandonano,


…. a me … [ ],
105 … le abbandonano;
il paese (è) come un giovane, la cui faccia è stravolta.

….. [ ] la volta ….
la terra come …. è rivoltata verso sopra ……

In alto la volta del cielo fu sigillata,


110 (anche) sotto fu posto il sigillo, (sicché) l’acqua non saliva più
[dall’abisso.

I campi neri divennero bianchi,


nei prati non crebbe più l’erba, le pecore non ingrassarono.

Il primo anno essi mangiarono (l’orzo) vecchio,


il secondo anno essi esaurirono le riserve;
115 quando giunse il terzo anno,
le loro sembianze erano cambiate a causa della fame;

117 sg. righe illeggibili

2) x (= PB II II-III; V-VI )

[Enlil aprì la sua bocca e disse]


v. I 1 così si rivolse a[gli dèi, suoi figli]:

«[Il tumulto dell’umanità] è diventato [troppo per me],


a causa del loro frastuono [non posso prendere sonno].

Date l’ordine affinché [Anu ed Adad] stia[no di guardia sopra],


5 e Sin e Nergal stiano a guardia [del regno di mezzo];

presso il chiavistello, lo sbarramento [del mare],


stia di guardia Ea assiem[e ai suoi laḫmu]».
Egli diede l’ordine, e Anu ed [Adad] si misero [di guardia
[sopra],
Sin e Nergal si misero di guardia nel regno [di mezzo],
10 presso il chiavistello, lo sbarramento del mare,
si mise di guardia Ea assiem[e ai suoi laḫmu].

Ed egli, Atramḫasis, [l’uomo],


trascorreva i giorni piangendo, [ ]
e presentava oblazioni propiziatorie [sulla riva del fiume];
15 quando il corso d’acqua [era calmo],
a mezzanotte, [egli faceva un’offerta];

quando giungeva il momento di dormire,


egli si rivolgeva al corso d’acqua:

«Possa [il corso d’acqua] prenderla [e il fiume trasportarla],


20 che la mia offerta [sia consegnata ad Ea, mio signore!]

Possa Ea vederla [e ricordarsi di me],


cosicché io, di notte, [possa avere un sogno!]»
Dopo [aver affidato al corso d’acqua il suo messaggio],
[egli, rivolto] al fiume, [sedeva in lacrime];
25 con la faccia rivolta [al fiume l’uomo …]
all’Apsu [giunse (così) la sua richiesta].

[Ea] udì [il suo lamento],


convocò i [suoi] laḫmu [e disse loro]:

«L’uomo che [trascorre i giorni piangendo],


30 è [……];
andate subito (da lui), riportatemi [la sua implorazione],
……[ ]

Essi attraversarono [l’ampio mare],


dal [molo dell’Apsu …. ]
35 [ad Atramḫasis essi ripeterono la richiesta di Ea]:
…. [ ]

«Chiunque tu sia, [che piangi],


[la tua invocazione è giunta] all’Apsu.

[Ea] ha udito [il tuo lamento],


40 e ci [ha mandati qui al tuo cospetto]».

«Se E[a ha udito proprio me],


perché ……. [ ]?»
Subi[to essi gli risposero],
[dicendo] a [lui, Atramḫasis:]
v. II 1 [ ] …… [ ]
«[Avevo dato l’ordine che] Anu ed Adad stessero di guardia
[sopra],
[e Sin e Nergal] stessero a guardia del regno di mezzo;
che presso il chiavistello, lo sbarramento [del mare],
5 stessi tu di guardia assieme ai tuoi laḫmu;
[ma tu hai procurato] abbondanza per la gente!»

[I messaggeri attraversarono] il vasto mare,


riportarono [il messaggio di] Enlil ad Ea:

«[Avevo dato l’ordine] che Anu ed Adad stessero di guardia


[sopra,
10 [che Sin e Nergal] stessero a guardia del regno di mezzo,
[che presso il chiavistello], lo sbarramento del mare,
[stessi] di guardia tu con i tuoi laḫmu,
[ma tu hai pro]curato abbondanza per la gente!»

[Ea] aprì la sua [bocca] per parlare,


15 così [si rivolse] al messaggero:

«…. tu avevi dato l’ordine e Adad è stato di guardia sopra,


[Sin e Nergal] stavano di guardia nel regno di mezzo,

[presso il chiavistello], lo sbarramento del mare


stavo di guardia io con i miei laḫmu.

20 [ ] Quando mi sfuggì,
[ ] una miriade di pesi, una miriade ….

[ ] … io raccolsi, ma essi scomparvero,


rompendo metà del [chiavistello].
[ ] io uccisi le guardie del mare;
25 [ ] addossai loro e li punii.

[Dopo] che io li ebbi puniti,


[ripetei ciò] ed imposi la punizione».

[I messaggeri] immagazzinarono il messaggio,


[attraversarono] il vasto mare,
30 [andarono] e riferirono
[il messaggio di] Ea ad Enlil:

«…. tu avevi dato l’ordine e Anu e Adad sono stati di guardia


sopra,

[Sin e] Nergal stavano di guardia nel regno di mezzo,


[presso il chiavistello], lo sbarramento del mare
35 stavo di guardia io con i miei laḫmu.

[ ] Quando mi sfuggì,
[ ] una miriade di pesi, una miriade ….

[ ] … io raccolsi, ma essi scomparvero,


rompendo metà del [chiavistello].
40 [ ] io uccisi le guardie del mare;
[ ] addossai loro e li punii.

Dopo che io li ebbi puniti,


ripetei ciò ed imposi la punizione».
Enlil aprì la sua bocca per parlare,
45 così si rivolse all’assemblea di tutti gli dèi:

«Orsù, muoviamoci tutti e prestiamo giuramento di voler inviare


[il diluvio!»
Anu giurò per primo,

Enlil giurò, i suoi figli giurarono con lui.

3) Y (= PB II II-III)
1 «Presso il chiavistello, lo sbarramento [del mare],
stia di guardia Ea [assieme ai suoi laḫmu]».

Egli diede l’ordine [ ]


e Adad [ ]
5 Enlil [ ]
stavano a guardia [ ]

presso il chiavistello, lo sbarramento [del mare],


si mise di guardia Ea [assieme ai suoi laḫmu].

Ed egli, Atramḫasis, [l’uomo],


10 il suo dio, Ea [ ]

[trascorreva] i giorni piangendo, [ ]


e presentava oblazioni propiziatorie [sulla riva del fiume];
13 quando il corso d’acqua [era calmo]

4) CA (= PB II V-VI )
Si confrontino le osservazioni di W. G. LAMBERT, AfO 27, p. 76.
3.
IL DILUVIO A UGARIT

Testo: RS 22, 421.


Traduzione: NOUGAYROL, Ugaritica V, p. 300 sgg.; LAMBERT-MILLARD
1969, p. 131 Sgg.

r. 1 Quando gli dèi si consultarono l’un l’altro nei paesi


3 (e) il diluvio decisero per le regioni del mondo,

4 [ ] che udì [ ]
5 … [ ] … Ea nel suo cuore.

6 «Io sono Atra-ḫasis,


7 nella casa di Ea, mio signore, dimoro.»
8 …[ ].
9 Egli conosceva la decisione dei grandi dèi,
10 egli conosceva il loro giuramento,
11 ma non lo rivelò a me.
12 Le loro parole alla casa di canne
13 egli ripetè:
14 «Parete, ascolta [ ]»

v. 1 [ ] la vita degli dèi [ ]


2 [ ] tua moglie [ ]
3 [ ] … aiuto e [ ]
4 «La vita come quella degli dèi [voi avrete]»
(Colofone)
4.
DILUVIO IN GILGAMEŠ: TAV. XI

Testo: PARPOLA 1997, p. 109 sgg.


Traduzione: PETTINATO 1992/2, p. 215 sgg.
1 Gilgameš parlò a lui, al lontano Utanapištim:
«Guardo io a te, Utanapištim,

le tue fattezze non son diverse (dalle mie), uguale a me sei tu,
sì, tu non sei diverso, uguale a me sei tu!
5 Il mio animo è tutto proteso a misurarsi con te,
[e tuttavia] il mio braccio è inerme contro di te!

[Perciò dimmi:] “Come sei entrato nella schiera degli dèi,


[ottenendo la vita?”»

IL RACCONTO DEL DILUVIO FATTO DAL SOPRAVVISSUTO (9-198)

a) Gli Dèi decidono la massima punizione (9-19)

Utanapištim parlò a lui, a Gilgameš:

«Una cosa nascosta, Gilgameš, ti voglio rivelare,


10 e il segreto degli dèi ti voglio manifestare.

Šuruppak - una città che tu conosci,


[che sorge sulle rive] dell’Eufrate —

questa città era già vecchia e gli dèi abitavano in essa.


Bramò il cuore dei grandi dèi [di] mandare un diluvio.
15 Prestarono il giuramento il loro padre An,
Enlil, l’eroe, che li consiglia,
Ninurta, il loro maggiordomo,
Ennugi, il loro controllore di canali;

Ninšiku-Ea aveva giurato con loro.

b) Il dio della saggezza rivela ad Utanapištim la decisione divina


(20-47)

20 Le loro intenzioni (quest ’ultimo) però le rivelò ad una capanna:

«Capanna, capanna! Parete, parete!


Capanna ascolta, parete comprendi!

Uomo di Šuruppak, figlio di Ubartutu,


abbatti la tua casa, costruisci una nave,
25 abbandona la ricchezza, cerca la vita!
Disdegna i possedimenti, salva la vita!
Fa’ salire sulla nave tutte le specie viventi!

La nave che tu devi costruire –


le sue misure prendi attentamente,
30 eguali siano la sua lunghezza e la sua larghezza;
tu la devi ricoprire come l’Abzu».

Io compresi e così parlai al mio signore Ea:

«L’ordine, mio Signore, che tu mi hai dato,


l’ho preso sul serio e lo voglio eseguire.
35 Che cosa dico però alla città, agli artigiani e agli anziani?»
Ea aprì la sua bocca,
così parlò a me, il suo servo:

«Tu, o [uom]o, devi parlare loro così:


“[Mi sembra] che Enlil sia adirato con me;
40 perciò non posso vivere più nella vostra città,
non posso più porre piede sul territorio di Enlil.

Per questo [voglio scend]ere giù nell’Abzu, e là abitare con il mio


[signore Ea.

Su di voi però (Enlil) farà piovere abbondanza,

[abbondanza] di uccelli, abbondanza di pesci.


45 [Egli vi regalerà] ricchezza e raccolto.

[Al mattino egli farà scendere su di voi] focacce,


[di sera] egli vi farà piovere una pioggia di grano”».

c) Fervono i lavori per la costruzione dell’arca (48-88)

[Appena l’a]lba spuntò,


si raccolse [attorno a me] tutto il Paese.
50 [Il falegname] porta la sua as[cia],
[il giuncaio] porta il suo … .
[ ] I giovani uomini [ ]
le case [ ] le mura di mattoni.

Anche i bambini [porta]no pece.


55 Il povero [ ] portò il necessario.

Al quinto giorno disegnai lo schema della nave;


la sua superficie era grande come un «campo», le sue pareti
[erano alte 120 cubiti,

il bordo della sua copertura raggiungeva anch’esso 120 cubiti.


Io tracciai il suo progetto, feci il suo modello:
60 suddivisi la superficie in sei comparti,
innalzai [fino a … ] sette piani.

La sua base suddivisi per nove volte.


Nel suo mezzo infissi pioli per le acque;
scelsi le pertiche e approntai tutto ciò che serviva alla sua
[costruzione:
65 tre sar di bitume grezzo versai nel forno,
tre sar di bitume fine impiegai;
la gente che portava i canestri erano tre sar, essi portavano l’olio:

tranne un sar di olio che i ...... hanno consumato,


due sar di olio sono stati messi da parte dal marinaio.
70 Come [approvvigionamento] macellai buoi,
giorno dopo giorno uccisi pecore;

mosto, birra, olio e vino


gli artigia[ni bevvero come] fosse acqua del fiume,
essi celebrarono una festa come se fosse la festa del Nuovo Anno!
75 [Al sorgere del s]ole io feci un’unzione;
al tramonto [ ] la nave era pronta.

[Il varo della nave] era molto difficile;


corde per il varo furono lanciate sopra e sotto;

due terzi di essa? [stavano sopra la linea d’acqua].


80 [Tutto ciò che io possedevo,] lo caricai dentro:

tutto ciò che io possedevo di argento, lo caricai dentro,


tutto ciò che io possedevo di oro, lo caricai dentro,

tutto ciò che io possedevo di specie viventi le caricai dentro:


sulla nave feci salire tutta la mia famiglia e i miei parenti,
85 il bestiame della steppa, gli animali della steppa, tutti gli
[artigiani feci salire (sulla nave).

L’inizio del diluvio me lo aveva indicato Šamaš:


«Al mattino farò scendere focacce, la sera farò piovere una
[pioggia di grano;

allora sali sulla nave e chiudi la porta!».

d) Il Diluvio distrugge ogni forma di vita (89-134)

Venne il momento indicato:


90 al mattino scesero focacce, la sera una pioggia di grano.
Io allora osservai le fattezze del giorno:
al guardarlo, il giorno incuteva paura.
Entrai dentro la nave e sprangai la mia porta.

Al marinaio Puzuramurri, il costruttore della nave,


95 regalai il palazzo con tutti i suoi averi.

Appena spuntò l’alba,


dall’orizzonte salì una nuvola nera.

Adad all’interno di essa tuonava continuamente,


davanti ad essa andavano Šullat e Ḫaniš;
100 i ministri percorrevano monti e pianure.
Il mio palo d’ormeggio strappò allora Erragal,
va Ninurta, le chiuse d’acqua abbatte.
Gli Anunnaki sollevano fiaccole,
con la loro luce terribile infiammano il Paese.
105 Il mortale silenzio di Adad avanza nel cielo,
in tenebra tramuta ogni cosa splendente.

[ ] Il Paese come [un vaso] egli ha spezzato.


Per un giorno intero la tempes[ta infuriò],

il vento del sud si affrettò [per immergere] le montagne


[nell’acqua]:
110 come (un’arma di) battaglia, [la distruzione] si abbatte [sugli
uomini].

(A causa del buio) il fratello non vede più il suo fratello,


dal cielo gli uomini non sono più visibili.

Gli dèi ebbero paura del diluvio,


indietreggiarono, si rifugiarono nel cielo di An.
115 Gli dèi, accucciati come cani, si sdraiarono là fuori!
Ištar grida allora come una partoriente,
si lamentò Belet-ili, colei dalla bella voce:
«Perché quel giorno non si tramutò in argilla,
quando io nell’assemblea degli dèi ho deciso il male?
120 Perché nell’assemblea degli dèi ho deciso il male,
dando, come in guerra, l’ordine di distruggere le mie genti?

Io, proprio io ho partorito le mie genti


(ed ora) i miei figli riempiono il mare come larve di pesci!».

Allora tutti gli dèi Anunnaki piansero con lei.


125 Gli dèi siedono in pianto.
Secche sono le loro labbra; [non prendono cibo!]
Sei giorni e sette notti
soffia il vento, (infuria) il diluvio, l’uragano livella il Paese.

Quando giunge il settimo giorno, la tempesta, il diluvio cessa la


[battaglia,
130 dopo aver lottato come una donna in doglie.

Si calmò il mare, il vento cattivo cessò e il diluvio si fermò.


Io osservo il giorno. Vi regna il silenzio.

Ma l’intera umanità è ridiventata argilla.


Come un tetto era pareggiato il paese.

e) La missione esplorativa degli uccelli (135-154)


135 Aprii allora lo sportello e la luce baciò la mia faccia.
Mi abbassai, mi inginocchiai e piansi.

Sulle mie guance scorrevano due fiumi di lacrime.


Scrutai la distesa delle acque alla ricerca di una riva:
finché ad una distanza di dodici leghe non scorsi un’isola.
140 La nave si incagliò sul monte Nisir.
Il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere;
un giorno, due giorni, il monte Nisir prese la nave e non la fece
più muovere;
tre giorni, quattro giorni, il monte Nisir prese la nave e non la
fece più muovere;
cinque giorni, sei giorni, il monte Nisir prese la nave e non la
fece più muovere.
145 Quando giunse il settimo giorno,
feci uscire una colomba, la liberai.

La colomba andò e ritornò,


un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.
Feci uscire una rondine, la liberai;
150 andò la rondine e ritornò,
un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.

Feci uscire un corvo, lo liberai.


Andò il corvo, e questo vide come l’acqua defluisse,
egli mangiò, starnazzò, sollevò la coda e non tornò.

f) Sacrifici propiziatori del superstite (155-176)

155 Feci allora uscire ai quattro venti (tutti gli occupanti della
[nave) e feci un sacrificio.

Posi l’offerta sulla cima del monte.

Sette e sette vasi vi collocai:


in essi versai canna, cedro e mirto.

Gli dèi odorarono il profumo.


160 Gli dèi odorarono il buon profumo.
Gli dèi si raccolsero come mosche attorno all’offerente.

Dopo che Belet-ili fu arrivata


innalzò in alto le sue grandi «mosche» che An aveva fatto per
[la sua gioia:
«Voi, o dèi, (fate sì) che io non dimentichi il lapislazzuli del
[mio collo!
165 Che io ricordi sempre questi giorni e non li dimentichi mai!
Gli dèi vengano all’offerta,
ma Enlil non venga all’offerta,

perché egli ha ordinato avventatamente il diluvio,


destinando le mie genti alla rovina!».
170 Dopo che Enlil fu arrivato,
vide la nave e si infuriò Enlil,

di ira si riempì il suo cuore verso gli dèi Igigi:


«Qualcuno si è salvato? Eppure nessun uomo doveva
[sopravvivere alla distruzione».

Ninurta aprì la sua bocca e disse, così parlò ad Enlil, l’eroe:


175 «Chi può aver escogitato ciò se non Ea?
Solo Ea conosce tutti i sotterfugi!».

g) L’ultimo diverbio nel mondo divino (177-198)

Ea aprì allora la sua bocca e parlò ad Enlil, l’eroe:


«O eroe, tu il più saggio fra gli dèi,
come, come hai potuto agire così sconsideratamente, ordinando
[il diluvio?
180 Al colpevole imponi la sua pena, a colui che commette un
[delitto imponi la sua pena,
flettilo, ma non venga stroncato; tiralo, ma non [sia spezzato!]

Piuttosto che mandare un diluvio, sarebbe stato meglio che un


[leone fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!
Piuttosto che mandare un diluvio, sarebbe stato meglio che un
[lupo fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!

Piuttosto che mandare un diluvio, sarebbe stato meglio che una


[carestia si fosse abbattuta sul Paese e lo avesse [decimato]!
185 Piuttosto che mandare un diluvio sarebbe stato meglio che la
[peste si fosse abbattuta sulle genti e le avesse de[cimate]!

Per quanto mi riguarda, io non ho tradito il segreto dei grandi


[dèi!
Ho fatto avere soltanto un sogno ad Atramḫasis, al saggio per
[eccellenza! Così egli comprese il segreto dei grandi dèi!

Ora però prendi per lui una decisione».


Enlil salì allora sulla nave,
190 prese la mia mano e mi fece alzare,
prese mia moglie e la fece inginocchiare al mio fianco.

Toccò la nostra fronte e stando in mezzo a noi ci benedisse:


«Prima, Utanapištim era uomo,

ora Utanapištim e sua moglie siano simili a (noi) dèi.


195 Risieda Utanapištim lontano, alla foce dei fiumi».

Essi allora mi presero e mi fecero abitare lontano, alla foce dei


[fiumi.

Ed ora, chi potrà far radunare per te gli dèi


in modo che tu trovi la vita che tu cerchi?»
5.
BEROSSO E IL DILUVIO

a) Eusebio, Arm. = Fgr. Hist. 680, F 4a:

Di Alessandro Polistore del diluvio dallo stesso scritto del quale si è


parlato. Dopo la fine di Otiarte (egli dice) suo figlio Xisuthros
avrebbe regnato 18 Sari e sotto di lui sarebbe avvenuto il grande
diluvio. E mettendo nello scritto i particolari, racconta in questo
modo: «Crono (egli dice) gli avrebbe manifestato in sogno (lo stesso
che essi chiamano «padre di Aramazad» ed altri «tempo») che il
giorno quindici del mese di Daisio (questo è Mareri) l’umanità
sarebbe andata in rovina per il diluvio. Egli avrebbe dato l’ordine di
sotterrare e depositare nella città del sole di Sippar tutti, tanto i
primi quanto i centrali e gli ultimi scritti; di costruire una nave e
d’imbarcarsi con i suoi parenti e gli amici più stretti, di accumulare
dentro vettovaglie e bevande, di introdurre anche fiere selvatiche e
uccelli e quadrupedi; e di tenersi pronto per la partenza con tutto
l’equipaggiamento. Xisuthros avrebbe chiesto dove egli avrebbe
dovuto far dirigere la nave. Gli sarebbe stato risposto: dagli dèi, per
pregare, così la salvezza sarebbe venuta per gli uomini (oppure: per
pregare gli dèi). Egli non tralasciò di eseguire l’opera della
costruzione della nave, la cui lunghezza era 15 tiri di freccia e la sua
larghezza 2 tiri di freccia. Pronto, munito di tutto, come avrebbe
ricevuto l’ordine, egli avrebbe introdotto nell’interno la moglie, i
figli e gli amici più stretti. Quando il diluvio scoppiò e di nuovo
rapidamente si ritirò, Xisuthros avrebbe fatto partire alcuni uccelli
ed essi non avrebbero trovato alcun alimento nel luogo né sede per
posarsi. Tornati indietro li avrebbe accolti di nuovo nella nave. E
dopo pochi giorni egli di nuovo avrebbe inviato altri uccelli ed
anche essi per la seconda volta ritornarono nella nave portando le
zampe fangose di argilla. Allora egli una terza volta li lasciò andare
e non tornarono più nella nave. Allora Xisuthros capì che la terra
era spuntata ed era accessibile. Egli avrebbe aperto una parte della
coperta della nave ed avrebbe visto che la nave era arrivata ed era
appoggiata ad un monte. Egli si sarebbe mosso di lì accompagnato
dalla moglie e da una figlia insieme con il capitano della nave e
avrebbe pregato sulla terra. Avrebbe innalzato un altare ed avrebbe
sacrificato agli dèi. E da allora egli sarebbe scomparso dalla vista
insieme a quelli che con lui si erano mossi dalla nave. E quelli che
erano rimasti sulla nave e non erano usciti con gli Xisuthridi,
quando furono fuori, lo cercarono e girando intorno lo chiamarono
a gran voce, chiamandolo per nome. Xisuthros da allora in poi non è
più apparso loro. Il suono di una voce tuttavia che veniva dall’aria
diede l’ordine che essi avrebbero dovuto essere timorati di Dio; e
che egli per la sua religiosità portato in cielo abitava nella dimora
degli dèi e che sua moglie e sua figlia e il capitano della nave
godevano di questo stesso onore. Egli avrebbe dato istruzione ed
ordine di ritornare in Babilonia - così precisamente suonava per essi
il responso fatale degli dèi: andare, scavando dalla città di Sippar,
ritirare i libri che erano lì nascosti e consegnarli all’umanità —: che
il luogo dove essi erano sbarcati e si trovavano, era il paese
dell’Armenia. E quelli, come udirono tutto questo, avrebbero
sacrificato agli dèi e sarebbero andati a piedi a Babilonia. Fino ad
oggi una piccola parte della nave, nel punto in cui, approdata, si
sarebbe posata in Armenia, sarebbe rimasta come resto sulla catena
montuosa dei Cordiei in Armenia. Ed alcuni dalla raschiatura
dell’intonaco di bitume della nave preleverebbero materiale per
scopi di salute e come mezzo di protezione per l’allontanamento di
malattie.»
Dea alata nuda della Lastra Burney, inizio del II millennio a.C.
(Collezione Norman Colville).

b) Sincello, Fgr. Hist. 680, F 4b

Dice così lo stesso Alessandro dallo scritto dei Caldei, di seguito


scendendo dal nono re, Ardato, fino al decimo chiamato da loro
Xisuthros: «Morto Ardato regnò suo figlio Xisuthros per 18 Sari e
sotto il suo regno avvenne il grande diluvio». Il racconto così è stato
scritto. Crano apparsogli in sogno gli avrebbe detto che il quindici
del mese di Daisio gli uomini sarebbero stati annientati dal diluvio.
Egli avrebbe ordinato dunque di sotterrare di tutti gli scritti l’inizio,
il centro e la fine e di collocarli nella città del sole di Sippar e,
costruita una nave, di salirvi con i parenti e gli amici stretti: di
riporvi cibo e bevande, di farvi salire sia animali con le ali sia
quadrupedi e apprestato tutto, di prendere il largo. Se a Xisuthros
fosse stato chiesto dove navigasse, avrebbe dovuto dire: dagli dèi,
per pregare che agli uomini vengano cose buone. Quello non
disattendendo l’ordine avrebbe costruito la nave di cinque stadi di
lunghezza e di due stadi di larghezza. Avrebbe collocato tutte le
cose che gli erano state ordinate ed avrebbe imbarcato la moglie, i
figli e gli amici stretti. Venuto il diluvio e subito cessato, Xisuthros
avrebbe mandato via alcuni uccelli: questi, né trovando cibo né
luogo dove posare, sarebbero tornati nella nave. Xisuthros di nuovo
dopo alcuni giorni avrebbe mandato via gli uccelli; questi di nuovo
sarebbero tornati nella nave, avendo le zampe infangate. Mandati
via per la terza volta, non sarebbero ritornati più nella nave.
Xisuthros avrebbe capito che la terra era apparsa. Avendo aperto
una parte delle connessure ed avendo visto la nave approdata su un
monte, sarebbe disceso con la moglie, la figlia ed il capitano.
Avendo baciato la terra ed innalzato un altare e sacrificato agli dèi,
sarebbe divenuto invisibile insieme con quelli che erano sbarcati
dalla nave. Quelli che erano rimasti sulla nave, non rientrando
Xisuthros, ed il suo seguito, sbarcati, lo avrebbero cercato,
chiamandolo a voce alta per nome. Ma Xisuthros non sarebbe stato
più visto da loro e si sarebbe sentita una voce dall’aria che ordinava
che era un dovere per loro essere timorati di dio. Infatti lui,
Xisuthros, per la sua religiosità era andato ad abitare insieme agli
dèi. Sarebbero stati partecipi dello stesso onore, sia sua moglie, sia
sua figlia e sia il capitano. Disse loro di ritornare a Babilonia e che
era stato voluto dal destino che essi riprendendo le Scritture da
Sippar le consegnassero agli uomini e che la regione dove essi si
trovavano era l’Armenia. Quelli dopo aver ascoltato queste cose,
avrebbero sacrificato agli dèi e a piedi sarebbero andati a Babilonia.
Di questa nave adagiata in Armenia, ancora una parte rimarrebbe
sui monti dei Cordiei dell’Armenia ed alcuni prenderebbero e
raschierebbero dalla nave il bitume e se ne servirebbero per gli
scongiuri.

c) Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 1, 93

Tutti quelli che hanno compilato storie barbare, tra i quali è anche
Berosso il Caldeo, hanno ricordato questo diluvio e l’arca. Narrando
infatti la storia del diluvio, così Berosso riferisce in un punto: «Si
dice anche che esiste ancora una parte della nave in Armenia nei
pressi del monte dei Cordiei; e che alcuni vi estraggono bitume che
poi portano via. Gli uomini si servono di quello che esportano per
gli scongiuri».

d) Abideno, Fgr. Hist. 685, F 3

Dopo il quale regnarono altri e Xisuthros, al quale Crono predisse


che vi sarebbe stata sovrabbondanza di pioggia il quindici del mese
di Desio. Egli diede l’ordine di nascondere tutti i libri nella città del
sole di Sippar. E quando Xisuthros portò a compimento quest’ordine
e lo ebbe attuato, allora, mentre essi stavano per navigare a vele
spiegate verso l’Armenia, vennero all’improvviso mandati da Dio i
guidatori della nave. Nel terzo giorno, quando i rovesci di pioggia
cessarono, egli mandò via alcuni degli uccelli, ponendo la sua
attenzione a questo: se essi potessero scorgere la terra, puntare
l’afflusso delle acque. Ma gli uccelli spingendosi sopra le onde del
mare infinito e ovunque diffuso, da nessuna parte trovarono luogo
ove posare le zampe. Per questo essi si voltarono indietro ritornando
da Xisuthros. Fermatosi per tre giorni, egli li inviò un’altra volta. E
essi ritornarono e riportarono le zampe imbrattate di fango. Allora
gli dèi fecero subito sparire le sue tracce dagli uomini. E la nave,
dopo essersi spinta nel paese dell’Armenia, si fermò e dal suo legno
donò agli abitanti della regione un farmaco curativo.

e) Abideno, Fgr. Hist. 685 F 3b

Dallo scritto di Abideno sempre sul diluvio: «dopo il quale altri


regnarono e Xisuthros al quale Crono predice che cadrà una
grandissima quantità di pioggia il quindici di Desio e gli ordina di
prendere e di nascondere nella città del sole di Sippar tutte quante
le scritture. Xisuthros, dopo aver portato a compimento questa cosa,
celermente navigò verso l’Armenia e immediatamente le cose
volute dal Dio lo colsero. Il terzo giorno, quando cessò di piovere,
lasciò andare degli uccelli per sperimentare se vedessero la terra da
qualche parte spuntata dall’acqua. Gli uccelli, accogliendoli il mare
immenso, non sapendo dove posarsi, fecero ritorno da Xisuthros. E
dopo di loro altri. Dopo che agli uccelli mandati per la terza volta
andò bene – ritornarono infatti con le zampe piene di fango –, gli
dèi lo fecero sparire dagli uomini. La nave in Armenia forniva agli
indigeni amuleti di legno contro il veleno».
6.
KAR 4 ACCADICO

Testo ed elaborazione: PETTINATO 1971, p. 74 sgg. [con bibliografia


precedente].
Traduzione: HEIDEL 1963, p. 69 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 535
sgg.; PETTINATO 2001, pp. 418 sgg.; HECKER 1994, pp. 606 sgg.

Questo documento, pervenutoci in redazione bilingue e la cui


datazione va posta attorno al 1100 a.C., è l’unico documento in cui è
richiesto come elemento costitutivo della formazione dell’uomo
anche il sangue, elemento sempre assente nei miti di creazione del
mondo sumerico; esso infatti è tratto dalla tradizione semitica, come
è stato rilevato già nell’Introduzione.
Il racconto collega la creazione dell’uomo agli inizi stessi del
mondo, quando gli dèi avevano cominciato ad esistere, il cielo era
stato separato dalla terra, ed essi stessi avevano creato le basi per la
vita sulla terra, scavando fiumi e canali per far defluire l’acqua (ll.
1-6).
In una riunione collegiale, a cui partecipavano oltre ai tre grandi
dèi anche gli Anunna, Enlil rivolge la domanda a tutti, se non
volessero procedere oltre nell’atto creativo; la risposta fu unanime:
facciamo germogliare l’umanità nel tempio di Enlil, mescolando la
creta con il sangue degli dèi Alla; alla nuova creatura sarebbe stato
affidato il compito di lavoro (ll. 7-51).
Le nuove creature chiamate Ullegarra e Annegarra avrebbero
avuto il compito di procurare abbondanza nel paese e celebrare
ricche feste per il mondo divino: questa è infatti la legge stabilita da
Aruru, la grande sorella di Enlil, che la dea Nisaba avrebbe fatto
osservare adeguatamente (ll. 52-71).

1 Dopo che il cielo dalla terra — essi erano strettamente uniti — fu


[separato,

e le dee madri erano germogliate,

dopo che la terra fu fondata, la terra fu fissata,


dopo che (gli dèi) le (immutabili) regole di cielo e terra
[stabilirono;
5 dopo che essi, per approntare dighe e canali,
ebbero poste le rive del Tigri e dell’Eufrate,

allora An, Enlil ed Enki,


i grandi dèi,

e gli Anunna, i grandi dèi,


10 presero posto sul loro eccelso trono, che ispira terrore, e
[parlavano tra di loro;

dopo che gli dèi ebbero stabilito le regole del cielo e della terra,
dopo che essi, per approntare dighe e canali,
ebbero poste le rive del Tigri e dell’Eufrate,

allora Enlil parlò ad essi:


15 «Che cosa volete fare adesso?
Che cosa volete creare ora?

O Anunna, grandi dèi,


che cosa volete fare adesso?
Che cosa volete creare ora?»
20 I grandi dèi che erano assisi
e gli Anunna che decidono i destini,
tutti insieme risposero ad Enlil:

«In Uzumua di Duranki,


noi vogliamo uccidere gli dèi Alla,
25 affinché con il loro sangue creiamo l’umanità;
la corvée degli dèi sia il loro compito!».

Che gli uomini per sempre curino i fossati di confine,


che essi prendano in mano la zappa e il canestro di lavoro,

per il tempio dei grandi dèi,


30 che è adatto al trono eccelso,
aggiungano campo e campo,

per sempre i fossati di confine


curino,

le dighe tengano in ordine,


35 i fossati di confine

scavino, … piante di ogni genere


facciano crescere,

pioggia, pioggia, ......


i fossati di confine scavino,
40 accumulino orzo,
41-46 in lacuna

Che essi facciano prosperare il campo di grano degli Anunna,


l’abbondanza nel paese essi moltiplichino,
le feste degli Dèi celebrino appropriatamente,
50 versino acqua fresca,
(nella) grande abitazione degli dèi, che è adatta per un eccelso
[trono.

Ullegarra (e) Annegarra


tu li chiamerai!

Che essi buoi, ovini, animali della terra, pesci e uccelli,


55 l’abbondanza del paese moltiplichino,

Enul e Ninul
l’hanno deciso con la loro bocca pura.

Aruru, che è degna della signoria,


ha stabilito per propria virtù le grandi regole.
60 Che esperti da esperti, inesperti da inesperti,
da sé, come orzo, dalla terra germoglino,
è una cosa che mai sarà cambiata, così come le eterne stelle del
[cielo.

Affinché essi le feste degli dèi, giorno e notte,


festeggino appropriatamente,
65 le grandi regole hanno di propria iniziativa
stabilito
An, Enlil,

Enki e Ninmaḫ,
i grandi dèi.
70 Nel luogo in cui fu creata l’umanità,
in verità, fu inserita stabilmente Nisaba.
7.
MITO DI ETANA: LA REGALITÀ DINASTICA

Testo: KINNIER WILSON 1985; SAPORETTI 1990; HAUL 2000.


Traduzione: LABAT 1970, p. 294 sgg.; DALLEY 1989, p. 189 sgg.;
FOSTER 1994, I, p. 437 sgg.

Il poema di Etana, noto per le sue raffigurazioni già dal periodo


protodinastico III, è una delle creazioni letterarie assiro-babilonesi
più antiche che possediamo.
Esso poi ha avuto una lunga vita redazionale, se pensiamo che
manoscritti di tale opera risalgono al periodo paleobabilonese,
medioassiro e neoassiro; ha avuto quindi una gestazione di oltre
1200 anni.
La vicenda narrata è incentrata sulla figura del re di Kiš, Etana,
il primo sovrano, stando almeno a quanto possiamo leggere nel
prologo al poema stesso, ad essere stato scelto dagli dèi per
inaugurare il nuovo istituto della regalità, che sarebbe dovuta essere
dinastica. La scelta fatta dalla dea Ištar, approvata dal dio Enlil,
sembra però vanificata, per il fatto che la moglie di Etana non
poteva avere figli, a meno che qualcuno non avesse procurato la
pianta del parto.
Dopo tale premessa, lo scriba inserisce una vera e propria favola
che ha come protagonisti l’aquila e il serpente, la cui storia è
propedeutica al metodo escogitato dal pensatore semitico, perché
Etana si possa procurare la pianta del parto. Si narra la storia
dell’amicizia delle due bestie, del loro patto per nutrire i loro
piccoli, del tradimento dell’aquila che mangia i cuccioli del
serpente, del pianto di questo presso il dio Sole e della punizione
esemplare impartita al volatile.
Dopo un periodo di tempo trascorso nella fossa, perché le sue ali
erano state spezzate dal serpente, per intervento sempre dello stesso
dio Sole che spinge Etana ad aver compassione dell’animale ferito
ed impedito, l’aquila riacquista la capacità di volare e si vuole
ingraziare il suo benefattore. Così Etana racconta il sogno avuto e
l’aquila comprende che deve affrontare un volo fino ai cieli di Anu,
Enlil, Ea e Ištar per trasportarvi Etana.
L’aquila si accinge all’impresa, durante la quale invita
ripetutamente Etana a descrivere la visione dall’alto della terra,
descritta con una plasticità e colori vivaci tali da farci pensare al
volo compiuto dall’uomo per andare sulla luna. Il primo tentativo
fallisce, ma in un secondo tempo l’aquila risce nel suo intento,
sicché Etana può ritornare a Kiš con la pianta agognata e risolvere
così il problema della figliolanza che avrebbe assicurato la
continuità della dinastia.
Da altre fonti, apprendiamo però che Etana ebbe successo in tale
operazione, ma che perdette il regno e la vita proprio per mano del
figlio tanto desiderato.

A. Versione neoassira

PREMESSA MITOLOGICA: GLI DÈI STABILISCONO LA REGALITÀ: 1-30

Fonte I
1 [La città] progetta[rono…]
[Le sue fondamenta getta]rono gli dèi […]

[Kiš] progettarono […]


Le sue fondamenta gettarono gli dèi […]
5 Gli Igigi posero i [suoi] mattoni […]
[…] che sia il loro pastore […]

Che Etana sia il loro realizzatore […]


Il bastone di comando […]

I grandi Anunnaki, [che decidono i destini],


10 [erano sedu]ti e presero la loro decisione [sul paese],

[essi, i crea]tori delle quattro regioni (del mondo), [che ne


[hanno posto l’impianto].
Per decisione di tutti loro, gli Igigi […]
Non avevano stabilito [un re sulla moltitudine di gente …]

A quel tempo [non era stato intrecciato un turbante o una corona]


15. ed uno scettro con lapislazzuli [non era stato ancora ornato].
Non avevano costruito nelle quattro regioni [un solo santuario].

I sette dèi avevano chiuso [la porta] alla moltitudine,


sugli insediamenti umani avevano chiuso [la porta].
Gli Igigi circondarono la città […]
20 Ištar un pastore […]
ed un re cercò […]

Innina un pastore […]


ed un re cercò […]

Enlil osservò la cappella di Etana, l’uomo che Ištar […]


25 aveva incessantemente cercato […]

Nel paese la regalità fu introdotta, in Kiš […]


La regalità, […], la corona brillante, il trono […]

Ha portato e […] … […]


Gli dèi del paese […]
30 … […]

L’AQUILA E IL SERPENTE: AMICIZIA E GIURAMENTO: 1-34

Fonte L+M+
1 […] un uomo il cui nome … […]
… ha fatto […]
La cappella del dio Adad, il suo dio […].

All’ombra di tale santuario era germogliato un pioppo;


5 sulla sua cima si insediò l’aquila, [alla sua base si sistemò un
[serpente].

Ogni giorno rispettava[no il giuramento …]


L’aquila aprì la sua bocca e [al serpente disse]:

«Vieni, stabiliamo un patto di amicizia tra noi,


io e te vogliamo essere amici!»
10 [Il serpente] aprì la sua bocca e [all’aquila disse]:
«Vieni e prestiamo un giuramento per sancire l’amicizia

[…] impor[tante …]
Un abominio degli dèi […]

Vieni, ci alzeremo e [sul monte saliremo],


15 giureremo per la terra […]».

Al cospetto dell’eroe Šamaš essi prestarono un giuramento:

«Chi il limite di Šamaš [violerà],


Šamaš con rabbia nella mano di un cacciatore [lo consegni];
chi il limite di Šamaš [oltrepasserà],
20 i monti rendano ardua la [loro entrata],

un’arma vagante su di lui v[ada dritta],


la rete del giuramento di Šamaš lo sopraffaccia e lo catturi».

Dopo che essi prestarono il giuramento per la terra […]


si alzarono e salirono sul monte.
25 Ogni giorno, erano attenti a rispettare il gi[uramento].

Un toro selvatico, un onagro l’aquila catturava,


il serpente mangiava, si ritirava e mangiavano i [suoi] figli.

Capridi, gazzelle il serpente catturava, e


l’aquila mangiava, si ritirava e mangiavano i [suoi] figli.
30 Capri selvatici, buoi selvatici l’aquila catturava, e
il serpente mangiava, si ritirava e mangiavano i [suoi] figli.

La pantera [della steppa, mandrie selvag]ge del suolo il serpente


[catturava e
[l’aquila mangiava, si ritirav]a e mangiavano i suoi figli.
L’aquila [riceveva] il vitto, i figli dell’aquila crescevano,
[diventando grandi.

IL DELITTO DELL’AQUILA: 35-54

35 Quando i figli dell’aquila furono cresciuti e divennero grandi,


l’aquila una malvagità nel suo cuore progettò,

davvero progettò una malvagità nel suo cuore:


essa, infatti, decise di mangiare i piccoli del suo amico.

L’aquila allora aprì la sua bocca e disse ai suoi figli:


40
«Voglio proprio mangiare i figli del serpente! Il serpente il
[cuo[re…]

Salirò e in cielo mi stabilirò,


scenderò sulla cima dell’albero e mangerò il frutto».

Il cucciolo molto saggio all’aquila, suo padre, disse:


«Padre mio, non mangiare. La rete di Šamaš [ti] farà prigioniero;
45 le trappole del giuramento di Šamaš ti soppraffarranno e ti
cattureranno.
Chi viola il limite di Šamaš, questi lo consegna pieno di rabbia
[nella mano di [un cacciatore]».

(L’aquila) non li ascoltò, non ascoltò [la parola] dei suoi figli.
Scese e mangiò i fig[li del serpente].

La sera dello stesso giorno il serpente tornò.


50 Portava il suo bottino; sulla porta del nido [lo gettò],

[guardò], ma il suo nido non c’era più. Si chinò e … […]


Le unghie sue (= dell’aquila) [erano visibili sul suolo].

[In al]to la polvere [copriva il cielo].


Il serpente allora pianse e si disperò. Davanti a Šamaš s[correvano
[le sue lacrime].

COLLOQUIO TRA SERPENTE E DIO SOLE: 55-80

55 «Confido in te, [eroe Šamaš]!


All’aquila par[te del mio bottino ho donato].

Ora il mio nido […]


Il mio nido non c’è più, mentre il [suo nido è intatto].
I miei cuccioli sono dispersi, mentre il[lesi sono i suoi cuccioli].
60 (L’aquila) è scesa ed ha mangiato [i miei piccoli].

Il torto che mi ha fatto, Šamaš, [che tu lo sappia]!


In verità, Šamaš, la tua rete è la [vasta ter]ra,

la tua trappola è [l’ampio cielo].


Dalla tua rete non esc[a l’aquila],
65 lei che ha fatto la malvagità, l’uccello Anzu, lei che ha procurato
[malvagità al suo amico]!»

Le suppliche del serpente […]

Šamaš aprì la sua bocca e [disse al serpente]:


«Mettiti in cammino, pas[sa il monte].
Intrappolerò per te un to[ro selvaggio].
70 Apri dunque il suo interno, [lacera il suo stomaco],
prendi dimora [nel suo stomaco].

[Ogni] uccello del cielo [scenderà e mangerà la carne].

[L’aqui]la con loro [mangerà la carne],


ma non conoscerà il suo danno.
75 Il tenero della carne cer[cherà] di continuo, […] continuerà ad
[andare,

al sacco dell’intestino metterà mano,


e quando lei penetra dentro, afferrala per le sue ali,

taglia quindi le sue ali, delle sue penne e delle sue piume
spennala, e gettala in una fossa senza (via d’uscita).
80 A causa della fame e della sete possa perire.»
PUNIZIONE DELL’AQUILA: 81-109

Alla parola dell’eroe Šamaš, il serpente andò, attraversò il monte,


giunse il serpente sul [toro selvag]gio,

aprì il suo interno, il suo stomaco lacerò,


prese dimora nel suo stomaco.
85 Ogni uccello del cielo scese e mangiò la carne;
l’aquila percepirà il suo danno e
con i figli degli altri uccelli non mangerà la carne.

L’aquila la sua bocca aprì e disse ai suoi figli:


«Venite e scendiamo, la carne di questo toro selvaggio
[mangeremo!»
90 Il cucciolo piccolo, estremamente sapiente, all’aquila, suo padre,
[una parola disse:
«Non scendere, padre mio! Forse nell’interno di questo toro
[selvaggio si trova il serpente».

L’aquila, riflettendo, disse una parola:


«Se gli uccelli hanno paura, … come mangeremo la carne?»

Essa non lo ascoltò, non ascoltò la parola di suo figlio.


95 Scese e si fermò sul toro selvaggio:

l’aquila ispezionò la carne, scrutò attentamente davanti e dietro,


ripeté l’operazione, ispezionò la carne, scrutò attentamente
[davanti e dietro.
… continua ad andare, al sacco dell’intestino mise mano.

Non appena essa entrò dentro, il serpente la prende per le ali:


100 «Dammi soddisfazione! Dammi soddisfazione!»
L’aquila aprì la [sua boc]ca e disse al serpente:
«Abbi compassione di me! Come un mendicante ti voglio offrire
[un dono!»

Il serpente aprì la sua bocca e disse all’aquila:


«Se ti rilascerò, come risponderò a Šamaš in alto?
105 La tua punizione si rivolterà su di me.
Sarò proprio io a darti la punizione!».

Egli tagliò le sue ali, delle sue penne e delle sue piume
la [spen]nò, [la] gettò in una fossa.
A [causa] di fam[e e di set]e morirà.

COLLOQUIO TRA AQUILA E DIO SOLE: 110-118


110 […] L’aquila quotidianamente pregava di continuo Šamaš:
«[Nel]la fossa io morirò, chi sa come mi è stata comminata la
[tua punizione.

Me, aquila, salvami!


Per giorni durevoli il tuo nome io farò ascoltare!».

Šamaš aprì la sua bocca e disse all’aquila:


115 «Con malvagità hai afflitto la mia mente.

Un abominio degli dèi (hai commesso), hai infranto un tabù.


Morirai e non mi avvicinerò a te.
Va’ da un uomo che ti manderò. La tua mano possa
[afferrare».

ETANA, PER INTERVENTO DEL DIO SOLE, LIBERA L’AQUILA: 119-131

Etana ogni giorno pregava Šamaš:


120 «Tu hai mangiato, Šamaš, il grasso delle mie pecore. La terra ha
[bevuto il sangue dei miei agnelli.
Ho onorato gli dèi, gli spiriti dei morti ho venerato.

Le sacerdotesse-interpreti hanno consumato il mio sacrificio,


i miei agnelli da macello gli dèi hanno consumato.

O signore, dalla tua bocca esca per me, dammi la pianta del
[procreare!
125 Mostrami la pianta del procreare, rimuovi il mio fardello,
[concedimi un nome!».

Šamaš aprì la sua bocca e disse ad Etana:


«Mettiti in cammino, attraversa il monte, trova una fossa,
[guarda nel suo interno!
Nel suo interno sta l’aquila. Ti mostrerà la pianta del
[procreare]».

Avendo udito la parola dell’eroe Šamaš, Etana intraprese l[a via,


[attraversò il monte],
130 vide la fossa, nel suo interno cercò, nel [suo] inter[no stava
[l’aquila].

Subito la sollevò.

PROMESSA DELL’AQUILA E I SOGNI DI ETANA: 1-14

Fonte E+F
1 [L’aquila aprì la sua bocca e disse a Etana:]
«Am[ico mio …] …

All’ingresso della porta di Anu, Enlil ed Ea noi entreremo;


[insieme noi agiremo], io e te.
5 All’ingresso della porta di Sin, Šamaš, Adad e Ištar entreremo;
[insieme noi agiremo], io e te.»

«Ho visto una casa, ho aperto il sigillo.


Fui pronto, respinsi la porta e vi entrai.

Vi stava dentro una [vergine],


10 potente con corona, bello il suo aspetto.

Sul trono era posto […] … […]


Ai piedi del trono erano ac[covacciati] leoni.

Mi alzai, ma i leoni [mi assalirono].


Mi svegliai, trema[i …]».

L’ASCESA AL CIELO: 15-40


15 L’aquila a lui, ad Etana, [disse]:
«Amico mio, magnifici […]

Vieni, ti voglio innalzare al cielo [di Anu].


Sul mio petto poggia [il tuo petto],

sulle piume delle mie ali poggia [le tue ali],


20 sulle mie braccia poggia [le tue braccia]!».

Sul suo petto egli poggiò [il suo petto],


sulle piume delle sue ali poggiò [le sue ali],

sulle sue braccia egli poggiò [le sue braccia].


Aumentò, il suo peso divenne grande. Per un beru, lo portò su e
25 l’aquila a lui, ad Etana, disse:
«Guarda, amico mio, il paese com’è!

Abbraccia (con lo sguardo) il mare, scruta i suoi bordi!».


«Il paese, la parte superiore … il monte, il mare e acque e acque».

Per due beru lo portò su, e


30 l’aquila a lui, ad Etana, disse:
«Guarda, amico mio, il paese com’è!». «Il paese è acque ed acque».

Per tre beru lo portò su, l’aquila a lui, ad Etana, disse:


«Guarda, amico mio, il paese com’è!».
«Il mare è diventato un campo inondato di un giardiniere!».
35 Dopo che salirono al cielo di Anu,
nella porta di Anu, Enlil ed Ea entrarono,

l’aquila ed Etana insieme si inchi[narono].


Nella porta di Sin … l’aquila ed Etana […]

L’aquila […] … […]


40 … […]

INTERVALLO: COLLOQUIO TRA AQUILA E DIO SOLE: 1-8

Fonte M+F
1 L’aquila aprì la sua bocca e a Šamaš, suo signore, una parola
[disse]:

«[…] … […]

[Cucciol]o dell’uccello […]


[…] … […]
5 Qualunque cosa egli dirà […]
Qualunque cosa io dirò […]

Per comando dell’eroe Šamaš […]


(Io) cucciolo dell’uccello […]».
RIPRESA DEL VOLO: 9-41

L’aquila la sua bocca aprì e ad Etana disse:


10 «Perché sei venuto? Dimmelo!».

Etana la sua bocca aprì e all’aquila disse:


«Amico mio, dammi la pianta del procreare;
mostrami la pianta del procreare!

Il mio fardello [rimuovi], concedimi un nome;


15 consegnami [la pian]ta del procreare».

… [...] che è uscito,


«[…] così […] per me.

[Ho intrapreso la via, ho oltrepassato] il monte.


Ti porterò [la pianta del procreare».
20 Egli andò e […]
L’aquila, l’uccello [simile al quale]
non ce n’è altri [disse ad Etana]:

«Vieni, amico mio, […]


con Ištar, la signora, […]
25 con la forza di Ištar, la signora, […]

Sulle mie braccia [poggia le tue braccia],


sulle piume delle mie ali [poggia le tue ali]!».

Sulle sue braccia egli poggiò [le sue braccia],


sulle piume delle sue ali [egli poggiò le sue ali].
30 Per un beru [lo portò su].
«Amico mio, osserva il paese com’è!».
«[L’aspetto] del paese è diventato diverso,
e il mare è largo come uno stazzo!».

Per due beru [lo portò su].


35 «Amico mio, osserva il paese com’è!».

«Il paese è diventato un’aiuola […]


e il mare è largo come una secchia!».

Per tre beru lo [portò s]u.


«Amico mio, osserva il paese com’è!»
40 «Io guardo, ma il paese non lo vedo,
e il mare è così ampio da non poter saziare i miei occhi!».

LA CADUTA: 42-51 SGG.

«Amico mio, non salirò al cielo! Prendi la via, voglio tornare


[nella mia città!».

Per un beru lo fece cadere,


l’aquila scese e lo ricevette sulle sue ali;
45 per due beru lo fece cadere e
l’aquila scese e lo ricevette sulle sue ali;

per tre beru lo fe[ce cadere e]


l’aquila scese e lo ricevette [sulle sue ali].

Un nikkassu verso il suolo [lo fece cadere, e]


50 l’aquila scese e lo ri[cevette sulle sue ali].

L’aquila batté. Di Et[ana …]


[…]
[…]
[…]

FINE DEL POEMA: 1-9

Fonte N
1 La città di Kiš pian[ge …]
Nel suo cuore […]

Ho cantato […]
Kiš … […]
5 Etana […]
[Kiš …]

[Quan]do […]
Etana […]
[…]

B. Versione paleobabilonese

Fonte K i
1 I grandi Anunnaki, che decidono il destino,
stavano seduti e presero una decisione riguardante il paese,
essi creatori delle quattro regioni (del mondo), che hanno
[tracciato il disegno.

Per l’affermazione (di tutti loro), gli Igigi


5 stabiliscono una festa per la popolazione,
ma un re su tutte le genti numerose non avevano ancora
[assegnato.

In quel tempo non era stato intrecciato un turbante o una corona,


ed uno scettro con lapislazzuli non era stato ornato.
Non avevano costruito un santuario.
10 I sette avevano sbarrato la porta sul …

Scettro, turbante, corona e bastone di comando


nel cielo davanti ad Anu erano posti.

Non c’era stata alcuna delibera riguardante la popolazione,


allora la regalità scese dal cielo
15 [… e la dea Iš]tar un re andò a cercare.

Fonte K ii
1 È stata presa […]
[Sua] moglie […]

La malattia-labu […]
I beni […]
5 E verso […]
… […]

Va […] … […]

…[…]
Da […]
10 Da […]

[…]
Va […]
[…]

Fonte P
r. 1 «Gli scompaia la via, non trovi la strada,
gli chiuda la sua entrata il monte,
un’arma vagante vada dritta su di lui».

Avevano pronunziato un giuramento:


5 insieme lo concepirono, insieme lo manifestarono.

All’ombra del pioppo il serpente partorì,


l’aquila sopra di esso partorì.

Il serpente catturava un toro selvatico, un capro selvatico e


l’aquila mangiava, i suoi figli mangiavano.
10 Il serpente catturava una pantera, un ghepardo e
l’aquila mangiava, i suoi figli mangiavano.

Dopo che i suoi figli crebbero e [divennero grandi],


e le ali […] diventar[ono],
l’aquila nel suo cuore [progettò una cattiveria]:
15 «Figli miei, […]
Andranno, cercheranno […]
Cercheranno la pianta [del procreare],

e allora io voglio mangiare i figli del serpente.


Salirò [in cielo],
20 starò, [scenderò sulla cima dell’albero e mangerò il frutto].
Chi è colui che [?]».

Il cucciolo [piccolo, molto saggio],


all’aq[uila, suo padre, disse: «Non mangiare],

padre mio! [La rete di Šamaš ti catturerà]».


v. 1’ … […]
[Quella] sera […]
Il serpente giunse […]
La carne […]
5′ Il serpente la gettò davanti [alla porta del nido],
guardò, e non c’era più [il suo nido. Si chinò, …]

Le sue unghie […] il suolo


Il cielo [la sua polvere]

[…] … si lam[entò. Davanti a]


10′ [Šamaš] scorrevano le sue la[crime].

«Ho fiducia in te, eroe Šamaš!


All’aquila parte del mio bottino ho dato.

Ho rispettato il giuramento a te, l’ho onorato,


non ho concepito cattiverie contro il mio amico.
15′ Il suo nido è intatto, mentre il mio nido è disperso.
Il nido del serpente è diventato pieno di lutto.

I suoi cuccioli sono illesi, i miei figli non ci sono più;


essa, infatti, è scesa e ha mangiato le mie creature.

Un torto mi ha fatto: Šamaš, che tu lo sappia!


20′ La tua rete è la vasta campagna,

la tua trappola [l’ampio cielo].


Dalla tua rete l’aquila non [esca],

ella che ha fatto malvagità e infamia,


lei che ha provocato la cattiveria al suo amico».

Fonte K v

tre linee rotte


Il serpente [aprì la sua bocca e disse all’aquila]:
5 «Se ti rila[scerò come lo giustificherò a Šamaš?]
La tua punizione [si rivolterà su di me]».

Uscì […]
La spennò e […]

Luogo di mor[te, di fame e di sete],


10 Per smembrare l’aqui[la …]
Era profondo […]

Ogni giorno [l’aquila pregava di continuo Šamaš]:


«O sole, prendi la mia mano […]
Me, [aquila, salvami]!»
15 Šamaš [aprì] la sua bocca [e disse all’aquila]:
«Con malvagità [la mia mente hai afflitto].
Un abominio davanti agli d[èi hai commesso]».

Fonte K vi
1 La sua mano prese, sette m[esi era rimasta nella fossa], l
’ottavo mese la fece uscire dalla fossa.

L’aquila, ricevendo il vitto, come un leone ruggente riprese forza.


5 L’aquila aprì la sua bocca e disse ad Etana:
«Amico mio, tu ed io siamo amici!
Dimmi ciò che desideri, ed io te lo darò!»

Etana la sua bocca aprì e disse all’aquila:


«… del pensiero nascosto …».

C. Versione medioassira

Fonte Q i
1 «La rete del giuramento di Šamaš lo sopraffaccia,
[chi il limite di Šamaš] oltrepasserà

[i monti] lo respingano,
[un’arma] vagante su di lui vada dritta,
5 Šamaš porti la sua testa tra gli assassini,
Šamaš metta il malfattore nelle mani di un cacciatore,
faccia infuriare un demone malvagio su di lui».

Sulla cima dell’albero l’aquila partorì, e


alla base del pioppo il serpente generò.
10 All’ombra di questo pioppo
l’aquila e il serpente erano diventati amici,

avevano giurato, avevano fatto combutta.


I desideri delle loro menti
si erano rivelati.

15 Il serpente usciva, catturava


animali della steppa.

Il serpente catturava, e
l’aquila mangiava, si ritirava,
mangiavano i suoi figli.
20 Capridi, gazzelle della steppa: DITTO
l’aquila mangiava, si ritirava: DITTO

[La pantera della] steppa, mandrie selvagge della terra: DITTO


[l’aquila] mangiava, si ritirava: DITTO

[Dopo che i figli] dell’aquila


25 [divennero gran]di e furono cresciuti,
[e le ali …] furono diventate,
[l’aquila a mangiare i piccoli del] suo amico
[l’intenzione] sua
[pose].

Fonte Q ii

1 Affamati […]
si radunarono […]

Il piccolo cucciolo, molto [sapiente],


all’aquila, suo padre, [disse]:
5 «Non scendere! For[se dentro questo toro selvaggio il serpente si
[trova].

La terra ti prenderà […]

Lo stravolgimento di […]
Sono stese le ali […]
La terra […]».

10 Non fu d’accordo […]


Non as[coltò la parola del figlio].

Scese e [si fermò sul toro selvaggio].


Con i figl[i degli uccelli mangiò la carne].

Dapprima [scrutò attentamente avanti e dietro],


15 l’aquila gua[rdò la carne].

… […]
Ripeté l’operazione, scr[utò attentamente avanti e dietro],
l’aquila guar[dò la carne].

Agì per la terza volta, scr[utò attentamente avanti e dietro],


20 l’aquila guar[dò la carne].

Si immerse de[ntro il toro selvaggio],


il tenero della car[ne scrutò attentamente],

allo stomaco del to[ro selvaggio arrivò],


nel suo interno [penetrò],
25 Il serpente la prende per [le sue ali].

Lo fece uscire e […]


lo diede […]

Davanti a Šamaš […]


«Che tu sia grande, re degli dè[i …]
30 Giudice del giudizio […]
colui che cattura […]

e tu, aquila […]


svolazzerai […]»

Fonte O

due linee in lacuna

«I miei [x] apri, le cose segrete […]


il mio peso rimuovi, concedimi un nome».

5 [Šamaš aprì la sua bocca] ed Etana guardò.


[…] Nel giaciglio notturno un sogno vide:

«[…] prendi la via, varca il monte,


[…] … nel tuo passare
[osserva] una fossa, al suo cuore
10 avvicinati!

Nel suo interno l’aquila sta, e


lei ti darà la pianta del procreare».

[…]

Fonte R
1 […]

[…] lo cercò […]

[…] …

… […]
5 Da […] … […]
[…] … […]

[…] … l’aquila lo vide […]


e a Etana disse:

«Tu, Etana, re degli animali,


10 tu, Etana, [re degli] uccelli,
dall’interno della fossa solleva[mi],

dà dunque della tua mano […],


che porti […] …
per giorni senza fine la tua gloria».

15 Etana all’aquila una par[ola disse]:


«Io ti salverò […]
[dal]la fossa ti f[arò salire],
[per il f]uturo noi [saremo amici]».

[…] … […]
20 «[…] sopra di me […]

Dal sorgere del sole fino […]


Dal suo sorgere, quando […]

… molto … […]
Io ti darò la [pianta del procreare]».
25 Etana, nell’as[coltare] questo,
l’imboccatura della fossa riempì di […]

Per la seconda volta gettò … […]


Davanti a lei continuò a getta[re …]

L’aquila salì dalla fossa […]


30 Costei stese [le sue ali]
[…] e […]

[Agì per la terza volta, dal]la fossa salì […]


[costei] stese [le sue ali]

[…] … la sua [testa] […]


35 […] … […]
[…]

Fonte Q iii

tre linee rotte

La moglie […]
Tu […]
5
Ha […]
… […]
… […]
… i beni […]

Non ve[da …]
10 non senta […]

non […]
… secondo […]

Con […]
Alla porta […]
15 … […]

Fonte Q iv
1 […]
«[Un puro vincolo in] alto
[…] ai miei piedi».

[…] fece ricevere


5 […] che stava davanti a lui

«[…] tua e buona


[… il pe]so è stato portato

[…] che hanno dato


[…] hai fatto.
10 Hai preso queste mazze nella tua mano,
un puro vincolo in alto
… ai tuoi piedi».

Etana a lui,
all’aquila … :
15 «Amico mio […] … un secondo sogno.
Nel mio sogno (la gente?) si è radunata,

il giunco nella casa


da tutto il paese in mucchi

hanno accumulato. I pesi


20 […] … Essi, i serpenti cattivi,

venivano davanti a me,


[…] … si inchinavano ai miei piedi».

[…] fece ricevere


[… che stava] davanti a lui
25 [… tua] e buona

Fonte S vii

1 […]
[…] … […]

«[il mar]e è diventato acqua e acqua».

[Per tr]e beru lo fece salire,


5 [l’aquil]a [a lui],
[ad] Etana, [disse]:
«Guarda, amico mio, il paese com’[è]!
[Abbraccia con lo sguardo] il mare, i suoi bordi [esamina]!»

[Etana a le]i,
10 [all’]aquila, dis[se]:

«[Il paese è diventato] un’aiuola …


[ed il ma]re [com]e le acque di un canale!»

… […]: DITTO
L’aquila: DITTO
15 Ad Etana: DITTO
[…] … […] ..

[…] un beru
[…] DITTO

linee 19-21 in lacuna


8.
CREAZIONE DEL RE

Testo: VS 24, n. 92.


Traduzione: W. R. MAYER 1987, p. 55 sgg.

Il testo redatto in grafia e stile neobabilonese è stato identificato


da van Dijk nel 1984 e affidato per la pubblicazione a W. Mayer, che
lo ha reso pubblico nel 1987.
Il contenuto del documento si rifà alla tesi esposta nel poema di
Atramḫasis, la creazione cioè dell’uomo, ma con un’aggiunta
importante ed interessante, la creazione del re.
Nelle prime righe conservate si ha un accenno alla situazione
precedente la creazione dell’umanità, quando gli dèi dovevano
lavorare per nutrirsi. Al loro malumore pone rimedio Ea, il dio della
saggezza, che con l’aiuto della dea-madre, Belet-ili, crea con
l’argilla l’uomo-Lullu, a cui va addossato il lavoro degli dèi.
Ma Ea non si ferma qui, perché subito dopo rivolge a Belet-ili la
richiesta di passare alla creazione di un essere superiore, «l’uomo-
consigliere per eccellenza», il re, a cui viene donata saggezza e
consiglio, oltre che beltà.
Per rendere la nuova creatura all’altezza del difficile compito
che l’aspetta, concorrono pure gli altri dèi, a cominciare da Anu,
Enlil, Nergal e Ninurta ed infine Nusku, donando ognuno una
qualità propria che sicuramente avrebbe arricchito la nuova figura.

r. 1 ……………………
La loro (= degli dèi che lavoravano) faccia era volta indietro ….
Belet-ili, la [loro] signora, ebbe paura per il loro silenzio.
Ad Ea, suo fratello gemello, essa rivolge la parola:
5 «La corvée di lavoro degli dèi è diventata pesante per loro;

[il loro lamento] è giunto sino a noi, la loro cintura [ ],


[la loro faccia] è volta altrove e inimicizia è scoppiata.

Creiamo una figura di creta, e addossiamo [a lei la corvée


[di lavoro],

facciamoli riposare per sempre dalla fatica!»


10 Ea iniziò a parlare, [rivolgendo] la parola a Belet-ili:
«Belet-ili, tu sei la signora dei grandi dèi.

[ ] in seguito;
[ ] …. [ ] le sue mani.»

Allora Belet-ili raccolse la creta per lui;


15 [ ] essa agi artisticamente.

[ essa purifi]cò e mescolò la creta per lui;


[ ] arricchì il suo corpo.

[ ] tutta la sua figura.


[ ] …… essa pose;
20 [ ] …… essa pose;
[ ] …… essa pose;
[ ] …… essa pose [il suo] corpo;

[ ] Enlil, l’eroe dei grandi dèi,


[quando ] lo vide, [il suo v]iso fu raggiante;
25 v. [ ] nell’assemblea degli dèi egli guardò [ ] da
[ogni lato,

[ ] …… perfezionò la sua forma del corpo.

[En]lil, l’eroe dei grandi dèi,


gli assegnò come nome [Uomo-Lullu]
e ordinò di addossargli [la corvée di lavoro] degli dèi.
30 Ea iniziò a parlare, rivolgendo la parola a Belet-ili:
«Belet-ili, la signora dei grandi dèi, sei tu:

tu hai creato l’uomo-Lullu,


modella ora il re, l’uomo-consigliere per eccellenza!

Rivesti la sua figura di bontà,


35 tratteggia i suoi tratti armonicamente, fai bello il suo corpo!»

Allora Belet-ili modellò il re, l’uomo-consigliere per eccellenza.


(Essi) diedero al re la lotta dei [grandi] dèi;

Anu gli diede la corona, Enlil gli do[nò il trono],


Nergal gli diede le armi, Ninurta do [nò a lui lo splendore
[accecante];
40 Belet-ili diede [a lui un bell’asp]etto,
Nusku gli diede saggezza, trasmise consiglio e si pose a sua
[disposizione.

Chi dice al re bugie e falsità,


se si tratta di un …..…, [allora egli sarà ……..]
9.
ADAPA ED ENMERKAR

Testo: PICCHIONI S. 1981, p. 102 sgg.


Traduzione: PICCHIONI S. 1981, p. 105 sgg.; FOSTER B. 1994, I, p. 435
sgg.

Adapa, il Saggio devoto al suo signore Ea, che abbiamo


conosciuto in IV 3, in occasione della disavventura che gli ha fatto
perdere per sempre il dono della vita divina, offertagli dal dio Anu,
ricorre anche in questo piccolo frammento conservato al British
Museum e risalente al periodo neoassiro.
Assieme ad Adapa incontriamo il re di Uruk, Enmerkar, che
avrebbe regnato sulla città al tempo in cui egli svolgeva la sua
attività, ma che invece noi conosciamo molto bene e dalla Lista
Reale Sumerica e soprattutto dai poemi epici che lo riguardano.
Per quanto si possa comprendere dalle parti conservate del testo,
Adapa effettua degli scavi e si imbatte in una tomba dei tempi
antichi. Allora senza ancor vedere il cadavere sepolto si dà ordine di
richiudere il fosso e sigillarlo con una lastra di metallo, non senza
aver prima deposto x mine di rame, forse come offerta funebre
riparatoria per il gesto compiuto.
Adapa si assicura con il fabbro che il telaio sia ben sprangato!

r. 1 []
egli pose il suo [ ]
Ada[pa]
….. [ ]
5 si lamenta con il divino signore [ ]
[quando ….] udirono il [suo] lamento,

così [egli disse


[che] egli ha catturato.

«Questo grido [ ] quanto piacevole!»


10 Nell’ascoltare [ ] egli pianse,

e i grandi dèi [ ] la sua seconda «mano»,


[ ] a lui.

La sua seconda «mano» [ ]


[raggiunse la porta] di Anu, Enlil [ed Ea]
15 [ ] del grande signore divino Marduk.

Adapa [ ]
Enmerkar esercitava la regalità ad Uruk.

Quando egli [ebbe ] tutto il paese di Akkad,


[egli ] il suo regno fin quando gli dèi [ ].
20 Adapa [scavò] nove cubiti nell’Apsu,
Enmerkar per non [ ] l’intenzione di Adapa [ ]

Adapa [scavò] nove cubiti nell’Apsu,


Enmerkar per non [ ] l’intenzione di Adapa [ ]

un antico cadavere dei tempi più remoti [ ]


25 egli emise un grido terribile nel palazzo [ ]

Essi scavarono per nove cubiti [ nell’Apsu],


nove cubiti di terra essi scavarono [ ].
Egli distrusse la porta della tomba,
senza neanche vedere il corpo.

Adapa [disse ad Enmerkar ]

2 righe in lacuna

Essi seppellirono [ ] mine di rame dentro [ ]

il fabbro che [ ] vi sistemarono sopra una porta


[ ] e fissarono una spranga sul telaio.
35 [ ] Adapa, mentre passava per strada,
vide il fabbro e gli parlò:
«[ ] la tua spranga è sicura nel telaio?»

resto troppo frammentario


10.
L’UOMO E I SUOI DOVERI

Testo e traduzione: BORGER 1973, pp. 179 sgg.

Nel rituale per la ricostruzione del tempio o casa degli dèi è


contenuto questo breve testo che ricorda la creazione degli esseri
umani, le regole della civiltà, nonché l’istituzione regale e in genere
il mondo terreno.
Il compito dell’uomo è la corvée degli dèi, a cui il sovrano deve
porre la massima cura, in modo che il tempio, dove essi dimorano,
sia sempre un luogo di pace e di gioia.

1 Quando gli uomini furono creati, [ ]


e le città [ ]

il diritto agli uomini [ ],


il santuario dei grandi dèi [ ]
5 il tempio [ ]
montagne e fiumi [ ]

Anu, Enlil ed Ea [ ]
fissarono un destino favorevole [ ]

all’attento re [ ]
10 il pastore, che il paese [ ].

Essi stabilirono il destino degli dèi; le città [ ]; la decisione degli


[dèi [essi emisero.]
Un tempio della gioia del cuore essi costruirono; [ ] essi
[ordinarono.

Anu, Enlil ed Ea ordinarono di [costruire] un tempio di pace.

Essi gradirono il tempio della gioia del cuore, la loro dimora.


11.
I GIORNI CONTATI DELL’UOMO

Testo: B. ALSTER 1990, p. 5 sgg.


Traduzione: D. ARNAUD, «Emar» VI/4 (1987), p. 359 sgg.; J.
NOUGAYROL, «Ugaritica» V (Paris 1968), p. 438 sgg.; B, ALSTER 1986, p. 1
sgg.; CL. WILCKE 1988, p. 113 sgg.

Questo testo sapienziale, intitolato dagli studiosi anche La


ballata degli eroi antichi, ci è pervenuto in copie provenienti dalla
Mesopotamia e dalla Siria, la qual cosa ci convince che esso fosse un
documento di scuola oltre che una pagina di vita.
In esso si sottolinea la vanità della vita umana, appunto perché
essa non è fatta per durare eternamente. Si allude poi ai re
precedenti, soprattutto a quelli famosi sia per la lunghezza del loro
regno sia per le gesta compiute.
Il finale del documento è variegato a seconda delle fonti, ma il
succo è ancora una volta la sottolineatura della futilità della vita
terrena: le regole dell’umanità sono infatti quelle che prediligono la
gioia rispetto al silenzio, la luce invece della morte.

1 Grazie ad Enki la pianificazione fu fatta;


in base alla decisione degli dèi i dadi furono tratti.

Dai tempi più remoti vi è solo vento!


Ogni qualvolta è stato annunziato nella bocca di un predecessore,
5 quelli erano superiori a loro, [ ] essi erano differenti;
sopra erano le case dove essi vivevano, [ ] le loro eterne case.
La vita dell’umanità non è stata fatta per durare per sempre;
………… quegli uomini sono stati travolti:

Dov’è Alulu, il re che regnò 36,000 anni?


10 Dov’è Etana, il re che salì in cielo?

Dov’è Gilgameš, che cercò di trovare la vita, come Ziusudra?


Dov’è Ḫuwawa, che fu preso prigioniero, dopo aver mangiato
[l’erba?

Dov’è Enkidu, la cui forza non è stata superata nel paese?


13A Dov’è Baza, dov’è Zizi?

Dove sono i grandi re dei giorni prima d’adesso?


15 Essi non sono stati generati; essi non sono nati.

Come il cielo remoto, quale mano lo può raggiungere?


Come la terra profonda, nessuno la può penetrare!

La totalità della vita è come il battere del ciglio.


La vita su cui non risplende la luce, come può essere più valida
[della morte?
19A Giovane uomo, fatti istruire sul tuo dio!
19B Caccia via! Liberati dal peso della depressione! Respingi il
[silenzio!
20 Al posto di un giorno di gioia, possano venire 36.000 anni di
[silenzio!
20A La vita su cui non risplende la luce, come può essere più valida
[della morte? [Ugarit]

[Sippar:] Avendo ricevuto [il favore] degli dèi, vita è stata


[trovata per [Ziusud]ra.
[Emar, Ugarit:] Come se fossi il suo piccolo bambino, possa Siraš
[rallegrarsi di te!

[Sippar:] Questa è la sorte dell’umanità, di quelli che vivono


[nella casa dei giovani uomini!
[Emar, Ugarit:] Queste sono le regole dell’umanità!
12.
CREAZIONE DI ENKIDU NELL’EPOPEA CLASSICA DI GILGAMEŠ

a)

EpCl, Tav. I 52-95


Testo: G. PETTINATO 1992/2, pp. 125 sgg.

LA CREAZIONE DI ENKIDU (52-95)

In Uruk, l’ovile (di Inanna), egli v[a ava]nti e indietro,


si mostra superiore, tiene la [sua te]sta alta come un toro
[selvaggio;

egli non ha rivali, [le sue] armi son (sempre) sollevate


55 e al suono del suo pukku (tamburo) debbono accorrere [i suoi]
[camerati.

I giovani uomini di Uruk erano angustiati nelle loro abi[tazioni]:

«Gilgameš non permette che il figlio stia con suo padre (essi
[dicevano)
[Giorno e nott]e [il suo] comportam[ento] è oppressivo.

[Egli è il pastor]e di Uruk, l’ov[ile],


60 egli è il [loro] pastore, eppure [ ],

[il pote]nte, il su[perbo, l’intelligente e l’esperto],


[Gilgameš] non permette [alla fanciulla di stare con suo marito]».
Della figlia del guer[riero, della moglie del nobile]
[gli dèi udiro]no i lamenti.
65 Gli dèi del cielo (dissero): «Il signore di Ur[uk, l’ovile],
non sei stata proprio tu, [o Aruru], che lo hai creato come toro
[selvaggio?

Non vi è nessun rivale per lui. [Le sue armi sono (sempre)
[solleviate
(e) al suono del pukku egli fa accorrere [i suoi compagni];

Gilgameš non permette che il figlio stia con suo padre.


70 Giorno e notte [il suo comportamento è oppressivo].

Egli è il pastore di Uruk, l’o[vile],


egli è il loro pastore, eppure [ ],

il potente, il superbo, l’intelligente e [l’esperto],


Gilgameš non permette alla fanciulla di stare con [suo marito]».
75 Della figlia del guerriero, della moglie del n[obile]
[Anu] udì il lamento più e più volte.

Essi allora convocarono Aruru, la grande:

«Proprio tu, o Aruru, l’hai creato;


crea ora la sua controparte.
80 Per contrastare l’ardore delle sue energie
fa’ che essi combattano fra di loro, cosicché ad Uruk torni la
[pace».

Quando Aruru udì queste parole


concepì nel suo cuore l’immagine di Anu.

Aruru lavò le sue mani,


85 prese un grumo di creta e lo piantò nella steppa.

Essa creò un uomo [primiti]vo, Enkidu, il guerriero,


seme del silenzio, la potenza di Ninurta.

Tutto il suo corpo era [coper]to di peli,


la chioma era fluente come quella di una donna,
90 i ciuffi dei capelli crescevano lussureggianti come grano.

Egli non conosceva né la gente né il Paese;


egli indossava una pelle di animale come Sumukan.

Con le gazzelle egli bruca l’erba,


con i bovini egli sazia la sua sete nelle pozze d’acqua.
95 Con le bestie selvagge, vicino alle pozze d’acqua, egli si soddisfa.

b)

Tavoletta di Chicago (2 NT 79 = A 29934) (Ep Cl I 77-81)


Testo: PETTINATO 1992/2, p. 250.

CREAZIONE DI ENKIDU (1-4)

1 Essi allora convocarono [Aruru, la grande:]


«Proprio tu, Aruru, hai creato quest’uomo,

[crea ora la sua controparte,] di eguale prestanza;


fa’ che essi combattano tra di loro, cosicché ad Uruk torni la
[pace».
13.
LA SORTE DELL’UOMO NELL’EPOPEA CLASSICA DI GILGAMEŠ

A. La taverniera Siduri: Tavoletta di Berlino e Londra (Ep CI Tav. X)


Testo: PETTINATO 1992/2, p.266 sgg.

Lacuna di ca. 15 righe


16 [« ] … [ ]
si veste con le loro pelli, ne mangia la carne,

[ai] pozzi, o Gilgameš, che prima non c’erano, parla


e così il mio vento vi porterà acqua».
20 Šamaš si adirò e si mosse verso di lui,
così parlò a Gilgameš:

«Gilgameš, dove stai andando?


La vita che tu cerchi, non la troverai!».

Gilgameš parlò a lui, all’eroe Šamaš:


25 «Da quando io vago qua e là per la steppa,

si è dormito troppo sulla terra!


Anch’io ho dormito per tutti questi anni!

Eppure io voglio vedere il sole, saziarmi della luce.


Se l’oscurità è lontana, quanto è abbondante la luce!
30 Potrà mai un morto vedere di nuovo lo splendore del sole?».

Lacuna di ca. 15 righe


(Gilgameš parla)
«Egli che ha condiviso con me ogni sorta di [avver]sità;

Enkidu, che io ho tanto amato,


e che ha condiviso con me ogni sorta di avversità,
ha seguito il destino dell’umanità.
50 Giorno e notte io piansi su di lui;
non permisi neanche che fosse seppellito,
sperando che il mio amico potesse sollevarsi al suono della mia
[voce,

per sette giorni e sette notti,


fino a che un verme non uscì fuori dalle sue narici.
55 Dal momento della sua morte non ho trovato più la vita.
Io mi sono messo a vagabondare nella steppa come
[un bandito.

Ed ora che ho visto la tua faccia, o Taverniera,


non voglio più vedere la morte che tanto temo!»

La Taverniera così parlò a lui, a Gilgameš:


60 «Gilgameš, dove stai andando?

La vita che tu cerchi, tu non la troverai.


Quando gli dèi crearono l’umanità,

essi assegnarono la morte per l’umanità,


tennero la vita nelle loro mani.
65 Così, Gilgameš, riempi il tuo stomaco,
giorno e notte datti alla gioia,

fai festa ogni giorno.


Giorno e notte canta e danza,
che i tuoi vestiti siano puliti,
70 che la tua testa sia lavata, lavati con acqua,

gioisci del bambino che tiene (stretta) la tua mano,


possa tua moglie godere al tuo petto:

questo è retaggio [ ].
[]…[]
75 che ogni essere vivente [»].

B. Riflessioni dell’eroe del Diluvio Utanapištim (Ep CL, Tav. X 289-


325)

Testo: PETTINATO 1992/2, p. 213 sgg.

[ ] umanità
essi lo hanno condotto al suo destino.

Perché ti sei agitato tanto? Che cosa hai ottenuto?


300 Ti sei indebolito con tutti i tuoi affanni;

hai riempito il tuo cuore soltanto di angoscia.


Hai avvicinato soltanto il giorno lontano della verità.

L’AMARA VERITÀ DI UTANAPIŠTIM (303-325)

L’umanità è recisa come canne in un canneto.


Sia il giovane nobile, come la giovane nobile
305 [sono preda] della morte.

Eppure nessuno vede la morte,


nessuno vede la faccia della morte,
nessuno sente la voce della morte.
La morte malefica recide l’umanità.
310 Noi possiamo costruire una casa,
possiamo costruire un nido,

i fratelli possono dividersi l’eredità,


vi può essere guerra nel Paese,

possono i fiumi ingrossarsi e portare inondazione:


315 (il tutto assomiglia al)le libellule (che) sorvolano il fiume —

il loro sguardo si rivolge al sole,


e subito non c’è più nulla —.

Il prigioniero e il morto come si assomigliano l’un l’altro!


Nessuno può disegnare la sagoma della morte;
320 l’«uomo primordiale» è un uomo prigioniero.

Dopo avermi benedetto,


gli Anunnaki, i grandi dèi, sedettero a congresso;
Mammitum, colei che crea i destini, ha decretato
[assieme a loro il destino:

essi hanno stabilito morte e vita;


i giorni della morte essi non hanno contato a differenza di
[quelli della vita.
325 Gilgameš parlò a lui, al lontano Utanapištim.
VI.
DÈI E UOMINI NEL
«PAESE DEL NON RITORNO»
1.
DISCESA DI IŠTAR AGLI INFERI

Le due versioni della «Discesa di Ištar agli Inferi», quella


medioassira e l’altra neoassira, sono state considerate separatamente,
anche perché la parte conservata della versione più antica presenta
delle varianti rispetto alla versione neoassira che difficilmente si
lasciano armonizzare; si ha anzi, addirittura, l’impressione che esse
appartengano a due tradizioni diverse: la dea accadica Ištar, come si
apprende dalle prime righe delle due versioni pervenuteci, nella
recensione medioassira esprime il desiderio di recarsi dalla sorella
Ereškigal, mentre nella recensione neoassira essa volge il suo
pensiero direttamente al «paese del non ritorno»; l’oggetto del
desiderio non sembra quindi essere lo stesso, la qual cosa ci induce a
pensare ad uno svolgimento diverso dell’impresa, anche se la
descrizione dell’aldilà è identica nelle due versioni.
Proprio questa identica rappresentazione del paese dove
soggiornano i defunti, la ritroviamo e nel mito di Nergal ed
Ereškigal e poi anche nella Epopea classica di Gilgameš.
Passando ora alla sintesi del contenuto delle due recensioni del
mito, dobbiamo subito rilevare che la versione medioassira, data la
sua esiguità – appena 11 righe –, non offre spunti interpretativi di
rilievo. Oltre alla descrizione dell’aldilà, identica peraltro in tutte e
due le versioni, va sottolineata la designazione aberrante della
regina degli Inferi alla riga terza áš-ri-gi4-in-gal, letteralmente
«luogo di Gingal», mai attestato altrove1. Per quanto poi il nome
della dea che vuole fare visita ad Ereškigal non venga menzionato
direttamente, la designazione di «la figlia di Sin» (l. 9) non lascia
dubbio alcuno sulla identità di Ištar, la dea del cielo e dell’amore,
generata dalla coppia Nanna-Suen-Ningual.
La recensione neoassira consta di 138 righe e si presenta
completa, ma un confronto con la versione sumerica della
cosiddetta «discesa» di Inanna agli Inferi con le sue più di 400 righe
si impone, e ciò nonostante la evidente diversità culturale
dell’ambiente da cui quest’ultima proviene. Il nucleo della vicenda e
i personaggi divini che la sostanziano sono senz’altro comparabili, se
non addirittura identici: la regina degli Inferi è in ambedue i miti la
stessa, Ereškigal, la divinità sumerica preposta al regno dei morti; la
divinità celeste che si reca nel mondo dell’aldilà è invece diversa:
nel mito sumerico è Inanna, mentre in quello neoassiro è Ištar, due
divinità che la tradizione religiosa mesopotamica ha assimilato. Le
altre divinità celesti che intervengono nella vicenda sono per lo più
identiche, a cominciare da Dumuzi per finire con Sin ed Ea,
rispettivamente Nanna ed Enki. Diversa è la figura dell’araldo:
Ninšubur nella recensione sumerica, Papsukkal in quella neoassira.
Il racconto neoassiro è ovviamente più stringato e succinto di
quello sumerico, presenta tuttavia delle novità ragguardevoli: lo
scriba sottolinea ad esempio le conseguenze disastrose per l’umanità
e per il bestiame provocate dall’abbandono della terra da parte di
Ištar, messe in bocca a Papsukkal, quando questo cerca di ottenere
prima da Sin e poi da Ea il rilascio della dea trattenuta agli Inferi (ll.
85-90), come pure la situazione poco piacevole delle condizioni di
vita agli Inferi, che sopportano non solo i defunti, ma persino la
regina degli Inferi (ll. 4-11; 32-36). Al posto dei due folletti,
Galaturra e Kurgarra, creati da Enki per salvare Inanna, qui Ea crea
«Asušunammir, il buffone di corte», con il compito di intenerire
Ereškigal (l. 91 sgg.). Differente è poi il finale del racconto: qui si ha
la menzione, sebbene in ottativo, che la risalita di Dumuzi sia
accompagnata da quella dei defunti, cosa questa senz’altro
incomprensibile, come giustamente sostiene W. von Soden nel suo
commento al passo.

A. Versione medioassira

Testo: EBELING, LKA 62, v. 10-20.


Traduzioni: EBELING 1949, p. 30 sgg.; MÜLLER 1994, pp. 760-761;
BOTTÉRO-KRAMER 1992, pp. 335-336; FOSTER 1994, I, p. 403 sgg.; DALLEY
1989, p. 155 sgg.

1 Alla dea, la signora della Grande-Terra,


alla dea che abita nell’Irkalla,

ad Ereškigal, la signora della Grande-Terra,


alla dea che abita nell’Irkalla,
5 alla casa di Irkalla, donde coloro che vi entrano, mai più
[ritornano,
al luogo, dove non c’è luce alcuna per gli uomini,

al luogo, dove i morti sono ricoperti di polvere,


alla casa delle tenebre – non vi sorge stella alcuna –,

la figlia di Sin rivolse il suo pensiero,


10 essa rivolse il suo pensiero e si diresse verso quel luogo,
da dove quelli che vi entrano, mai più ritornano.

B. Versione neoassira

Testo ed edizione: BORGER, BAL II, Roma 1979, pp. 95-104.


Traduzioni: JENSEN KB VI/1, p. 80 sgg.; EBELING 1926, p. 206 sgg.;
SPEISER 1950, p. 106 sgg.; REINER, Your Thwarts in pieces, your mooring
rope, Michigan 1985, p. 29 sgg.; LABAT 1970, p. 258 sgg.; DALLEY 1989, p.
155 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, pp. 334-346; MÜLLER TUAT III/II,
Gutersloh 1994, pp. 760-766; FURLANI 1958, p. 299 sgg.; CAGNI,
Crestomazia accadica, Roma 1971, p. 172 sgg.

I. DESCRIZIONE DEGLI INFERI: 1-11

1 Verso Kurnugia2, la terra [del non-ritorno]


Ištar, la figlia di Sin, [rivolse] il suo pensiero,
proprio, la figlia di Sin rivolse il [suo] pensiero;

verso la casa buia, la residenza di Ir[kalla],


5 verso la casa, donde colui che vi entra, non esce più,
verso la via, la cui direzione di marcia è a senso unico,
verso la casa, dove colui che entra è privo di lu[ce],

dove il loro nutrimento è la polvere, il loro cibo l’argilla:


essi non vedono la luce, risied[ono] nelle tenebre,

10 sono rivestiti di piume come uccelli,


nella porta e nel chiavistello la polvere si condensa3.

II. IŠTAR E IL PORTINAIO DEGLI INFERI: 12-24

Allorché Ištar raggiunse la porta4 di Kurnugia,


rivolge la parola al guardiano della porta5:

«Orsù, portinaio aprimi la tua porta!


15 Aprimi la tua porta, in modo che io possa entrare:

se non apri la porta ed io non entro,


abbatterò il battente, spezzerò il chiavistello,

abbatterò lo stipite, svellerò i battenti,


farò salire i morti, perché divorino i vivi:
20 (così) i morti saranno più numerosi dei vivi!»6

Il portinaio aprì la sua bocca e disse,


così parlò all’eccelsa Ištar.

«Attendi, mia signora, non la sfondare;


voglio andare e presentare la tua richiesta alla regina
[Ereškigal!»

III. SCONCERTO DI EREŠKIGAL: 25-38

25 Il portinaio entrò e disse ad [Ereškigal]:


«Ecco, tua sorella Ištar sta al[la porta,]
proprio colei che regge le grandi corde del salto, che sco[nvolgono
[(addirittura) l’abisso davanti ad Ea!»]

Quando Ereškigal udì ciò,


il suo volto impallidì, come il ramo di tamarisco reciso,
30 le sue labbra s’annerirono come l’orlo del boccale di birra:

«Che cosa ha spinto il suo cuore contro di me? Che cosa


[l’ha resa presuntuosa nei miei confronti?
Ecco! Con gli Anunnaki io bevo qui acqua;
invece di pane, io mangio argilla, invece di birra, bevo acqua
[putrida!

A me spetta piangere per i giovani che hanno lasciato dietro di


[sé le loro spose,
35 piangere per le giovani strappate dal grembo dei loro mariti,
piangere per l’inerme bambino che anzitempo è stato mandato qui!7

Va’, portinaio, aprile la tua porta,


trattala in base alle antiche usanze!»8
IV. IŠTAR VIENE FATTA PASSARE ATTRAVERSO LE SETTE PORTE, MA IN OGNUNA DI ESSE
VIENE SPOGLIATA DEI SUOI ORNAMENTI: 39-62

Il portinaio andò e le aprì la sua porta:


40 «Entra, mia signora; Kuta9 possa gioire per te!
Il palazzo10 di Kurnugia si rallegrerà al tuo cospetto!»
Egli la introdusse alla prima porta, le tolse (però) e portò via la
[grande corona dalla sua testa11.
«Perché, o portinaio, mi hai portato via la grande corona dalla
[testa?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

45 La fece entrare quindi dalla seconda porta, le tolse (però) e


[portò via gli orecchini dalle sue orecchie.
«Perché, o portinaio, mi hai portato via gli orecchini dalle mie
[orecchie?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

La fece quindi entrare dalla terza porta, le tolse (però) e portò


[via la collana dal suo collo.
«Perché, o portiere, mi hai portato via la collana dal mio collo?»
50 «Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

Egli la fece entrare quindi dalla quarta porta, le tolse (però) e


[portò via il reggiseno dal suo petto.
«Perché, o portinaio, mi hai portato via il reggiseno dal mio petto?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»
La fece quindi entrare dalla quinta porta, le tolse (però) e portò
[via la cintura di «pietre del parto» dai suoi lombi.
55 «Perché, o portinaio, mi hai portato via la cintura di “pietre del
[parto” dai miei lombi?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

La fece entrare (quindi) dalla sesta porta, le tolse (però) e portò


[via gli anelli dalle sue mani e dai suoi piedi.
«Perché, o portinaio, mi hai portato via gli anelli dalle mie mani
[e dai miei piedi?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

60 La fece entrare quindi dalla settima porta, le tolse (però) e portò


[via la tunica preziosa dal suo corpo.
«Perché, o portinaio, hai portato via la tunica preziosa dal mio
corpo?»
«Entra, mia signora, queste sono le usanze della signora degli
[Inferi!»

V. SCONTRO TRA LE DUE DEE: 63-75

Quando Ištar scese nel Kurnugia,


Ereškigal la vide e si infuriò;
65 Ištar sconsideratamente si scagliò su di lei,

allora Ereškigal aprì la sua bocca e disse,


a Namtar, suo araldo, rivolse la parola:

«Va’, Namtar, [  ]


scaglia contro di lei sessanta malattie, [  ], Ištar:

70 la malattia degli occhi [contro] i suoi [occhi,]


la malattia delle braccia c[ontro] le sue [braccia,]

la malattia dei piedi co[ntro] i suoi [piedi,]


la malattia del cuore con[tro il suo cuore,]
la malattia del capo con[tro il suo capo,]
75 contro di lei tutta, contro [ ]»

VI. CONSEGUENZE SULLA TERRA DELLA LONTANANZA DI IŠTAR: 76-8012

Dopo che Ištar, la mia signora, scese nel Kurnugia,


il toro non si accoppia con la vacca, l’asino non feconda
[l’asina,

l’uomo non feconda più la donna per strada13,


il giovane giace (tutto solo) nel suo talamo,
80 la d[onna] gia[ce (tutta sola) sul suo fianco!]

VII. PAPSUKKAL INTERCEDE PRESSO EA PERCHÉ INTERVENGA: 81-90

Papsukkal, l’araldo dei grandi dèi14: il suo capo era chino, il suo
[volto triste;
egli era vestito a lutto, con i capelli disordinati;

egli andò al cospetto di Sin, suo padre, e pianse;


davanti al cospetto di Ea, il signore, scorrono le sue lacrime:

85 «Ištar è scesa agli Inferi e non è più risalita!


Da quando Ištar è scesa nel Kurnugia,
il toro non si accoppia (più) con la vacca, l’asino non feconda
[l’asina,
l’uomo non feconda più la donna per strada,
il giovane giace (tutto solo) nel suo talamo,
90 la donna giace (tutta sola) sul suo fianco!»

VIII. EA CREA ASUŠUNAMMIR PER BLANDIRE EREŠKIGAL: 91-99

Allora Ea nella saggezza del suo cuore concepì un’idea,


creò Asušunammir, il buffone-di-corte15:

«Orsù, Asušunammir, volgi la tua faccia verso la porta di


[Kurnugia,
le sette porte si aprano davanti a te,
95 Ereškigal ti veda e si rallegri per te!

Quando il suo cuore si sarà placato e il suo spirito


[rasserenato,
falla giurare per i grandi dèi!

Solleva (quindi) il tuo sguardo e rivolgi la tua attenzione


[all’otre (e di’:)
“O mia signora, mi si dia l’otre, io voglio berne l’acqua!”».

IX. PRONUNZIAMENTO NEGATIVO DI EREŠKIGAL: 100-108

100 Ereškigal, udendo ciò,


si percosse la sua coscia, si morse il suo dito:

«Mi hai chiesto qualcosa che non è lecito desiderare!


Vieni qua, Asušunammir, ti voglio maledire con una gran
[maledizione!

I pani degli “aratri della città”16 siano il tuo cibo,


105 le acque degli scolatoi della città siano la tua bevanda,

l’ombra delle mura della città sia la tua sede,


la soglia (della casa) sia la tua abitazione,
l’ubriaco e l’assetato ti percuotano sulla guancia!»

X. EREŠKIGAL FA RESUSCITARE IŠTAR: 109-118


Ereškigal aprì la sua bocca e disse,
110 a Namtar, il suo araldo, rivolse la parola:

«Va’, Namtar, e bussa all’Egalgina,


adorna le soglie con conchiglie,

fa’ uscire gli Anunnaki e falli sedere su troni d’oro.


Aspergi (quindi) Ištar con l’acqua della vita e conducila al mio
[cospetto!»

115 Namtar andò e bussò all’Egalgina,


adornò le soglie con conchiglie,

fece uscire gli Anunnaki e li fece sedere su troni d’oro,


asperse (quindi) Ištar con l’acqua della vita e la condusse
[(con sé).

XI. IŠTAR PASSA NUOVAMENTE LE SETTE PORTE, RIOTTENENDO I SUOI ORNAMENTI: 119-
125

Egli la fece uscire dalla prima porta e le restituì la tunica


[preziosa del suo corpo;
120 la fece uscire dalla seconda porta e le restituì gli anelli delle sue
[mani e dei suoi piedi;

la fece uscire dalla terza porta e le restituì la cintura di «pietre


[del parto» dai suoi lombi;
la fece uscire dalla quarta porta e le restituì il suo reggiseno;

la fece uscire dalla quinta porta e le restituì la collana del suo


[collo;
la fece uscire dalla sesta porta e le restituì gli orecchini delle
[sue orecchie;
125 la fece uscire dalla settima porta e le restituì la grande corona
[del suo capo.

XII. DUMUZI SCELTO COME SOSTITUTO E DOLORE DI BELILI: 126-138

«Se essa non ti paga il prezzo del riscatto, riportala indietro!


Dumuzi, lo sposo della sua giovinezza,
aspergi con acqua pura, spalma con olio buono,

rivestilo con abito rosso, suona per lui un flauto di lapislazzuli,


130 le cortigiane allietino il suo animo!»

Belili17 si era ornata dei suoi gioielli,


perle di onice ricoprivano il suo petto.

Essa udì il lamento di suo fratello: fece a pezzi i gioielli del suo
[corpo,
le perle di onice, con cui era ripieno [il vaso della vacca selvatica.]
135 «Non portarmi via l’unico mio fratello!
Nel giorno in cui Dumuzi risalirà per me, e con lui risaliranno
[pure il flauto di lapislazzuli e l’anello di corniola,

con lui risaliranno i lamentatori e le lamentatrici,


possano (allora) risalire anche i morti per aspirare l’incenso!»18

Colofone: Palazzo di Assurbanipal, re dell’universo, re del paese di Assur.


2.
NERGAL ED EREŠKIGAL

Testo ed edizione: PETTINATO 2000/1 (con bibliografia precedente).


Traduzione: GURNEY 1960, p. 105 sgg.; FURLANI 1958, p. 299 sgg.;
HUNGER 1976, n. 1; LABAT 1970, p. 98 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 334
sgg.; FOSTER 1993, pp. 410; DALLEY 1989, p. 163 sgg.

A. Versione mediobabilonese

Il mito inizia con un antefatto alla vicenda vera e propria: la


decisione cioè degli dèi celesti di indire un banchetto e l’invio di un
messaggero ad Ereškigal, la regina degli Inferi, perché mandi un suo
rappresentante che prenda al suo posto la parte a lei spettante, dato
che come non è permesso agli dèi celesti di scendere nel suo regno
così non è consentito a lei di salire nel cielo (r. 1-7). Ereškigal allora
invia il suo araldo Namtar che si appresta a compiere il lungo
viaggio (r. 8). Giunto colà, tutti gli dèi ossequiano Namtar, ad
eccezione però di uno, Nergal, la qual cosa provoca le ire del
messaggero degli Inferi, che, a quanto pare, ritorna giù, rifiutando
addirittura di portare con sé la porzione di cibo spettante ad
Ereškigal (r. 9-16).
Dopo una lacuna di circa sei righe, nel testo si parla di Ea
descritto nell’atteggiamento di profonda riflessione (r. 17-24). Subito
dopo, senza qualsiasi formula introduttiva, si cambia soggetto:
Ereškigal, reagendo alla notizia dell’oltraggio perpetrato nei
confronti del suo araldo, invia nuovamente in cielo Namtar con
l’ingiunzione che gli sia consegnato il dio sacrilego, perché venga
messo a morte (r. 25-27). Namtar parte per il cielo e là gli dèi,
accogliendo la richiesta di Ereškigal, lo invitano ad identificare il
dio che lo aveva offeso, operazione questa che fallisce, perché
Namtar non è in grado di segnalare tra i presenti il sacrilego (r. 28-
33).
Namtar perciò torna indietro a mani vuote, ma informa la sua
signora che nel consesso degli dèi non sedeva certo colui che lo
aveva offeso, bensì di aver notato pure un dio dall’aspetto piuttosto
strano (r. 34-37).
Seguono tre righe lacunose, difficilmente ricostruibili (r. 38-40).
Da quanto segue si può evincere che Ea, il dio della saggezza, deve
aver deciso di mandare agli Inferi Nergal: gli affida infatti un trono
da portare come regalo ad Ereškigal, per ingraziarsela. Nergal però è
restio ed ha paura di essere ucciso, una volta giunto agli Inferi; Ea
allora lo rincuora con la promessa di farlo accompagnare da 14
esseri demoniaci che veglieranno su di lui (r. 41-51). Giunto agli
Inferi, Nergal ordina al portinaio di aprire la porta, presentandosi
come inviato dal cielo (r. 51-54).
Il portinaio non apre subito la porta, ma si reca da Namtar
perché identifichi il nuovo venuto; Namtar riconosce nel presunto
messaggero del cielo proprio colui che l’aveva offeso e corre
immediatamente a dare la lieta novella alla regina degli Inferi, la
quale emana l’ordine di farlo entrare per metterlo a morte (r. 55-60).
Namtar invita quindi Nergal ad entrare con parole rassicuranti, anzi
addirittura di benvenuto (r. 61-63).
Ma Nergal non è venuto con intenzioni pacifiche: egli piazza
infatti ad ogni porta due guardiani, ed una volta giunto davanti al
sancta sanctorum strappa il velo, ordina a Namtar e al suo esercito
di tenere bene aperte le porte e di ingaggiare un combattimento con
lui (r. 64-v. 10). Non diverso è l’atteso incontro con Ereškigal:
Nergal, entrato nel palazzo, afferra Ereškigal per i capelli e la butta
giù dal trono con l’evidente intenzione di ucciderla. Ereškigal allora
lo implora di risparmiarle la vita, anzi si dichiara pronta a dividere
con lui il regno, invitandolo a diventare suo sposo. Le parole della
regina degli Inferi calmano i bollenti spiriti di Nergal, che,
commosso, accetta la proposta, abbracciando e baciando la sorella
(v. 11-20).
La frase conclusiva pronunziata da Nergal, abbastanza sibillina,
sembra suggellare il nuovo patto, mediante il quale il dio celeste,
accogliendo l’offerta di Ereškigal, si dichiara disposto a diventare
suo marito (v. 21).
Il testo si conclude con l’annotazione scribale «fino a qui» (v.
22), che ci fa comprendere che il racconto doveva continuare, anche
se non si riesce a immaginare il seguito.

Recto

1 Quando gli dèi (celesti) organizzarono il banchetto,


alla loro sorella Ereškigal
inviarono un messaggero (con la missiva:)
«Noi non possiamo scendere da te,
5 come tu non puoi salire da noi:
inviaci, quindi, (un tuo rappresentante), perché possa prendere
[(per te) la tua razione di cibo».
[Ere]škigal invi[ò allo]ra Namtar, il [s]uo ar[al]do.
Salì [Namtar] [all]’eccelso cielo;
entr[ò Namtar e (lo) ossequi]arono gli dèi (celesti);
10 [Nergal però, volendolo] offender[e, non osse]quiò [Namtar]
il messa[gger]o della loro eccelsa [sorel]la,
(sicché) furono colti da paura, nel vedere la sua reazione,
gli dèi eccelsi [………………]
…………………… il cibo [della d]ea, sua signora.
15 [Ma questi] piange e si dispera,
[nel riprendere] la via [del Paese da cui non si ritorna …]
Rotto
Rotto
Rotto
20 Rotto
Rotto
Rotto
Il dio Ea [  ] ……
an[dava (e) tor]nava.
25 «Va’! e (di me, loro) sorella, (ripeti) le mie parole;
(di’) così: “[Colui che] non si è alza[to davanti] al mio [messa]ggero
inv[iate]melo per la sua condanna a morte; sì, voglio ucciderlo!”»
Partì, allora, Namtar per parlare con gli dèi.
Gli dèi, allora, lo accolsero e discussero con lui della morte (?):
30 «Cerca, orsù, il dio che non si è alzato al tuo cospetto,
prendilo (per condurlo) davanti alla tua Signora».
Namtar li scrutò attentamente; l’ultimo dio era calvo:
«Non c’è quel dio che non si è alzato al mio cospetto».
Namtar va e presenta il suo rapporto:
35 [«Mia Signora … io li ho scru]tati uno per uno,
[calvo era] l’ultimo dio,
[però il dio che non si era alzato al mio cospetto] non c’era».
[  ]
[  ] il suo [mess]aggero:
40 [  ] del mese.
[  ] Ea, l’augus[to sig]nore,
un trono [po]se nella mano di [Nergal] (dicendo):
«Prendilo per Ereškigal». Nergal [ ] comin[cia a pian]gere
al cospetto di Ea, suo padre, (dicendo): «Appena (Ereškigal) [mi]
[vedrà,
45 non mi consentirà più di vivere». «Non aver pa[ura],
[(gli risponde Ea)
io darò a te sette e sette guardiani
perché ti proteggano nel tuo viaggio: il divino [ …, …, …,
[Mutabriqu,]
Šarabda’a, [Rabiṣu, Ṭirid, Idibtu,]
Be’e[nnu, Ṣidanu, Miqit, Bēl-ūri,]
50 Umma, [Libu: andranno]
con te». [Quando Nergal alla] porta
di Ereškigal (giunse), (così) urlò: «O Portinaio, portinaio, [apri]
[la tua porta,
fai scorrere il chiavistello, in modo che io possa entrare;
al cospetto della tua Signora
Ereškigal, io sono stato inviato». Il portinaio allora andò
55 e così si rivolse a Namtar: «Un dio sta all’imbocco della porta:
orsù, introducilo in modo che possa entrare». Uscì Namtar,
lo scrutò e (ne) restò soddisfatto, (quindi) gettò un urlo e disse
a[lla] sua Si[gnora]: «Mia Signora! [il dio ch]e nei mesi
trascorsi era [scomp]arso e che al mio cospetto non si era
[alzato, [sta qui]».
60 «Lascialo entrare [e appena] sarà arrivato, lo ucciderò».
Uscì Namtar [e così disse a Nergal]: «Entra, mio Signore,
nella casa di tua sorella, prendi in consegna la tua parte! [ ]».
Nergal [  ]: «[Il tuo] cuore gioisca per me!»
64 [  ] Nergal [  ]

Verso

1 [Entrando, il divino … alla prima porta, il divino … alla seconda,


[il divino] …, alla terza, Mutabriqu alla quarta,
Šarabda’a alla quinta, Rabiṣu alla sesta, Ṭirid
alla settima, Idibtu all’ottava, Be’ennu
5 alla nona, Ṣidanu alla decima, Miqit
all’undicesima, Bēl-ūri alla dodicesima,
Umma alla tredicesima, Libu alla quattordicesima
porta sistemò. (Entrando) nella corte egli strappò il drappo;
(quindi), a Namtar e ai suoi guerrieri comunica la sua decisione:
10 «Le porte ora restino aperte! Adesso io mi lancerò contro di voi».
Dentro il palazzo egli afferrò Ereškigal
per la sua chioma, dal trono la buttò giù
a terra, con l’intento di tagliarle la testa.
«Non mi uccidere, fratello mio, una proposta voglio farti».
15 Nergal la ascoltò e abbassò le sue mani, mentre essa piangeva e
si disperava:
«Sii mio marito ed io sarò tua sposa; io ti farò prendere la
regalità sulla Grande Terra, io porrò la tavoletta
della saggezza nelle tue mani, che tu sia il signore
e io sarò la signora». Nergal ascoltò questo discorso,
20 l’abbracciò e la baciò, asciugandole le lacrime:
«Qualsiasi cosa tu abbia desiderato per me da mesi lontani, (sia)».
22 Fino a qui.

B. Versione di Sultantepe e Uruk

Anche la redazione recente, rappresentata dalle versioni di


Sultantepe ed Uruk, inizia con la decisione degli dèi di indire un
banchetto e di inviare il messaggero Kaka agli Inferi, affinché
Ereškigal, impossibilitata a salire in cielo, così come gli dèi celesti lo
sono per scendere agli Inferi, mandi su un suo rappresentante a
prendere la porzione a lei spettante. Kaka compie il viaggio e giunto
agli Inferi si appresta a parlare con il portinaio (I 1-17).
Kaka si presenta al portinaio e lo prega di aprire la porta: questi,
accogliendolo favorevolmente, lo fa passare per le sette porte e lo
conduce alla presenza di Ereškigal. Kaka si prostra davanti alla
regina degli Inferi e riferisce il messaggio ricevuto, di mandare cioè
in cielo un suo rappresentante, perché prenda la parte di cibo a lei
spettante, data l’impossibilità di comunicare direttamente (I 18-37).
Ereškigal si informa prima sulla salute degli dèi celesti, in
particolar modo dei grandi dèi, e Kaka la rassicura sulla buona
salute del pantheon celeste (I 38-50). Solo dopo i convenevoli, la
regina degli Inferi si rivolge a Namtar, ordinandogli di salire in cielo
per poter prendere la porzione di cibo che le spetta (I 51-55).
Segue una lacuna di oltre quindici righe, dove doveva essere
contenuto il racconto dell’arrivo di Namtar in cielo e della sua
disavventura provocata dal comportamento irriguardoso di Nergal,
così come si apprende dal prosieguo (I 56 II o’).
Quando il testo riprende, troviamo il dio Ea che rimprovera
aspramente Nergal per non aver ossequiato il messaggero degli
Inferi, inchinandosi davanti a lui come avevano fatto tutti gli altri
dèi. E dopo una lacuna di sei righe, si ha la risposta purtroppo
mutila di Nergal, nella quale però ci sembra di scorgere quello che
sarà lo stratagemma ideato dal dio, nel caso dovesse venir costretto
a scendere agli Inferi, di «raddoppiare cioè la sua persona divina». A
questo punto Ea acconsente alla discesa di Nergal nel regno di
Ereškigal (II 1’-22’).
Il dio Ea si premura comunque di rivolgere a Nergal una serie di
consigli: di non pensare innanzitutto di voler scendere agli Inferi
con intenzioni ostili, ma di andare prima nel bosco e tagliare diversi
tipi di alberi per costruire un trono da offrire alle divinità (Anu e
Ningizzida, rispettivamente lo stesso Ea). Nergal esegue l’ordine
ricevuto, taglia gli alberi, costruisce un trono e lo abbellisce
colorandolo di verde, giallo e ocra (II 23-35). Non contento di ciò, il
dio Ea fornisce una seconda serie di consigli: di non accettare nulla
di quanto gli sarà offerto agli Inferi, né trono, né cibo, né bevande; e
soprattutto di non alzare su Ereškigal il suo sguardo cupido (II 36-
48).
Segue una lacuna di circa nove righe (II 50-58), dopo la quale è
descritto il viaggio di Nergal agli Inferi, dipinti come un luogo buio
e pieno di terrore. Appena vi giunge, Nergal chiede al portinaio di
entrare, ma questi lo fa attendere perché necessita di istruzioni.
Nonostante lo stato lacunoso del testo, si capisce che Ereškigal
affida a Namtar il compito di identificare il nuovo venuto; Namtar
osserva il dio e riconosce trattarsi di colui che l’aveva offeso. Per la
prima volta, Namtar chiama il nuovo venuto Erra e non Nergal,
anche se non parla di lui al singolare, ma al plurale, per cui si
rimanda alla Introduzione (II 59-III 32).
Ereškigal allora, dopo aver pronunziato alcune frasi, in cui
sembra esprimere tutto il disagio che prova davanti alla nuova
situazione, ordina a Namtar di far entrare gli dèi-Erra. Erra vien
fatto passare per le sette porte degli Inferi, e, appena giunto al
cospetto di Ereškigal, si prostra davanti a lei. Questa dal canto suo
gli offre un trono su cui sedersi ed esercitare la giustizia nel suo
regno, quindi offre cibo e bevande, ed infine, dopo aver fatto il
bagno, gli mostra le grazie del suo corpo. Ma Erra, memore dei
consigli di Ea, rifiuta le varie offerte e non si lascia minimamente
sedurre dalla bellezza della dea (III 33-63).
Segue una lacuna di circa dieci righe e un passo frammentario
di forse tre righe difficilmente ricostruibili (III 64-IV 3). Quando il
testo diventa leggibile, si assiste ad un capovolgimento della
situazione: Erra infatti cede finalmente alle seduzioni di Ereškigal e
giace con lei per sei giorni. Al settimo giorno, il dio però comunica
alla sua amante di voler tornare, sebbene per un breve periodo, in
cielo, provocando il disappunto di lei (IV 4-20).
Presa la decisione, Nergal si presenta alla porta degli Inferi e
guadagna con inganno l’ambita libertà. Giunge così al cielo, dove i
grandi dèi invitano Ea a trasformare il dio in un essere deforme,
affinché Ereškigal che sicuramente lo cercherà non possa
identificarlo (IV 21 -32).
La regina degli Inferi nel frattempo, ignara della fuga del suo
amante, emana ordini affinché la casa venga purificata in vista della
celebrazione del matrimonio che avrebbe trasformato il dio
«prigioniero» in sposo con una funzione ben precisa negli Inferi (IV
33-45). Tocca a Namtar comunicare ad Ereškigal l’inutilità di tutti i
suoi preparativi, appunto perché il dio celeste all’alba è fuggito via
dal suo regno. Ereškigal allora si dispera e piange, pronunziando
una lunga lamentazione per l’amore perduto e l’oltraggio subito. Dà
quindi l’ordine a Namtar di salire in cielo e di riportargli giù
l’amante, con la minaccia rivolta agli dèi del cielo di aprire, in caso
contrario, le porte degli Inferi e di far uscire i morti e di far loro
invadere la terra (IV 46-V 28).
Quando Namtar entra per la seconda volta in cielo, accolto dal
benvenuto di Ea, gli dèi nuovamente si inchinano a lui, ma,
nonostante l’impegno profuso, egli non riesce ad identificare tra i
presenti il dio sacrilego. Egli ritorna allora dalla sua regina e la
informa della stranezza rappresentata dalla presenza di un dio calvo,
strabico e deforme nel consesso divino. Ereškigal comprende che si
tratta dello stratagemma del dio Ea, e rimanda su l’araldo per
prendere prigioniero proprio quel dio deforme. La scena precedente
si ripete: egli ispeziona gli dèi uno per uno, ma ancora senza
successo. Intanto Nergal prova a convincere Ea di far bere l’acqua
degli dèi a Namtar e di far purificare e ungere il suo corpo, allo
scopo evidente di farlo accogliere nell’assemblea celeste (V 29-55).
Dopo sei righe in lacuna, il testo riprende con un dialogo tra
Erra e Namtar che, nel frattempo, l’aveva riconosciuto. La sorte del
dio celeste è segnata, egli dovrà tornare agli Inferi; per questo Ea (?)
elenca i talismani che egli porterà con sé nell’aldilà. Nergal scende
la lunga scala del cielo e, presentatosi alla porta, chiede di entrare;
ma il portinaio ad ogni porta attraversata toglie al visitatore un
talismano. Appena il dio arriva al cospetto della regina degli Inferi,
le sorride, poi la tira giù dal trono e giace nuovamente con lei per
sei giorni, come la prima volta (VI 1-39).
Al settimo giorno, gli dèi celesti comprendono che Erra è
definitivamente legato agli Inferi, sicché An, convocato il suo
messaggero, lo manda giù con un messaggio ad Ereškigal, che,
nonostante lo stato lacunoso della tavoletta, sembra sancire la nuova
realtà per i giorni a venire (VI 40-50).

I 1-4 Rotto

5 [Quando gli dèi organizzarono il banchetto,]


[Anu aprì la sua bocca e a Kaka rivolse la parola:]

[«Kaka, al Paese da cui non si ritorna voglio mandarti in


[missione,]
[ad Ereškigal, la nostra eccelsa sorella, così parlerai:]

[“Poiché tu non puoi salire sopra,]


10 [(quindi) nel tuo anno non salirai al nostro cospetto,]

[e noi non possiamo scendere giù,]


[(quindi) nel nostro mese non scenderemo al tuo cospetto,]

[possa un tuo messaggero venire (qui)]


[e ripulire il desco ricevendo la tua spettanza;]
15 [tutto ciò che io gli darò, egli deve consegnarlo integralmente]
[a te”».

[Scese Kaka per la lunga scala] del cielo


e giunto [alla porta di Ereškigal, (così disse:)]

[«O Portinaio,] a[prim]i la porta».


[«Kaka, ent]ra, [che ti benedica] la porta».

20 [Attraverso la prima por]ta introdusse [il dio] Kaka;


[attraverso la seconda] porta introdusse [il dio] Kaka;

[attraverso la terza] porta introdusse il dio K[ak]a;


attraverso la quarta porta introdusse il dio Kaka;
attraverso la quinta porta introdusse il dio Kaka;
25 attraverso la sesta porta in[trodus]se il dio Kaka;

attraverso la settima porta in[trodus]se il dio Kaka.


Entrò questi, allora, nell’ampia sua corte,
si prosternò, [baciò] il suolo davanti a lei,
si rialzò, stette [al suo cospetto] e disse:

30 «Anu [tuo] padre mi ha mandato [a te] (con il messaggio):


“Poiché tu non puoi salire sopra,
nel tuo anno non puoi salire al nostro cospetto,

e noi non possiamo scendere giù,


nel nostro mese non possiamo scendere al tuo cospetto,

35 possa un tuo messaggero venire (qui)


e ripulire il desco ricevendo la tua spettanza;
tutto ciò che io gli darò, egli deve consegnarlo integralmente a te”».

Ereškigal aprì la sua bocca e disse, a Kaka rivolse la parola:


«O messaggero di Anu, padre nostro, venuto a noi:

40 come stanno Anu, Enlil ed Ea i grandi dèi?


Come stanno Nammu e Nanše, le sante dee?

Come sta lo sposo della Signora dei cieli?


Come sta Nin[urta, il potente] nel Kur?».

Kaka aprì [la sua bo]cca e disse, ad Ereškigal rivolse la pa[rola]:


45 «Anu, Enlil ed Ea, i grandi dèi, stanno bene;

[Nammu] e Nanše, le sante dee, stanno bene;


[lo sposo della si]gnora del cielo sta bene;
Ninurta, il potente nel Kur, sta bene».
[Ka]ka aprì la sua bocca [e dis]se, ad Ereškigal rivolse la parola:
50 «[  ] e tu come stai?».

[Ereškiga]l aprì la sua bocca e disse, a Namtar, il suo araldo,


[rivolse la parola:
«N[amtar, mio aral]do, ti voglio inviare [nel cielo] di Anu,
[nostro padre,

Namtar, sali la lunga [scala del cielo],


ripulisci il desco, [prendi la mia spettanza],
55 tutto ciò che Anu ti da[rà per me, consegnamelo integralmente]».

Namtar [  ]

Tutto rotto

II Circa 10 righe rotte

o’ [Ea aprì la sua bocca e disse, a Nergal rivolse la parola:]

1’ [  ]… [  ]

«[Quando il messaggero di Ereškigal] giunse ne[lla corte di Anu]


dal suo viaggio [dal Paese da cui non si ritorna],
[gli dèi davanti] a lui si inchinarono tutti,

5 [gli dèi grandi], i signori’ dei destini,


poiché da lui emanava l’aura, l’aura (del potere) [  ],
[degli dèi] che abitano nell’Ir[kalla].

E tu perché non ti sei inchinato al suo cospetto?


[ ] Con i miei occhi ti guardavo di traverso,

10 ma tu facevi finta di non capire,


… I tuoi occhi erano rivolti al suolo».

12-16 rotto

[Nergal aprì la sua bocca e disse, ad Ea rivolse la parola:]


[«  ] voglio alzarmi

[  ] hai detto


20 [ ] quanto alla mia divinità … la raddoppierò».

Quando Ea udì queste parole pensò tra sé:


[«Voglio] veramente fare … mandare».

Ea aprì la sua bocca e disse, a Nergal rivolse la parola:


«O viaggiatore, vuoi intraprendere la tua missione brandendo
[nelle tue mani la spada?
25 Scendi nella foresta degli alberi di ebano,
taglia l’ebano, il cedro bianco e il ginepro,
spezza gli alberi Kanaktu e Šibirru».

Quando Nergal udì queste parole, prese la scure al suo fianco


28 bis estrasse la sua spada dalla guaina;
scese quindi nella foresta degli alberi di ebano, tagliò alberi di
[ebano, di cedro bianco e di ginepro,
30 spezzò alberi Kanaktu e Šibirru,
e dopo costruì un trono per Anu e Ningizzida (var. per Ea
[Niššiku suo dio).

Egli lo colorò di gesso rendendolo simile all’argento: lo colorò


[di verde lapislazzuli rendendolo simile al lapislazzuli,

lo colorò di giallo e ocra rendendolo simile all’oro,


lo colorò di … rendendolo simile al lapislazzuli:
35 l’opera fu così compiuta, tutto il trono (è completato).
(Il dio Ea,) allora, lo convocò e gli diede (questo) consiglio:
«O viaggiatore, se vuoi intraprendere la tua missione,
qualunque consiglio [io ti darò, eseguilo] alla lettera.
Non appena tu arriverai e ti si offrirà un trono
40 non correre a sederti su di esso,

quando il cuoco ti porterà pane, non correre a mangiarlo,


quando il macellaio ti offrirà la carne, non correre a mangiarla,

quando il birraio ti offrirà la birra, non correre a berla,


quando ti si porterà acqua per pulire i piedi, non correre a
[pulirti i piedi,
45 quando essa (= Ereškigal) entrerà nel bagno
e avrà indosso come abito solo il suo corpo
e ti mostrerà così le sue grazie,
tu, non alzare gli occhi su di lei alla maniera di un uomo e di
[una donna.»

Nergal [ ]
50 circa 9 righe rotte

[Nergal intraprese il viaggio verso il Paese del non ritorno,]


60 [verso la Casa delle tenebre, l’abitazione di Irkalla,]

[verso la Casa da cui chi entra non esce più,]


III 1 [per un viaggio, la cui via] è senza ritorno,

[per la Casa in cui gli abitanti] sono privi di luce,


[dove la polvere è il loro nutrimento], l’argilla il loro cibo,

[essi sono vestiti come uc]celli, ricoperti di piume,


5 [non vedono la luce], brancolano nel buio,
[dove regna terrore] e lamento
[piangono e gemono] come colombe.

[Quando Nergal giunse alla porta del Paese del non ritorno] …
[il portinaio aprì la sua bocca e disse], a Nergal rivolse la parola:
10 [«Sul viaggiatore che sta] alla porta voglio riferire».
[Entrò il portinaio e ad Ereškigal] rivolse la parola:

[«Mia signora, un viaggiatore] è venuto [ a noi],


[  ] come faccio ad identificarlo?».

[  ] … [  ]
Alcune righe mancanti: Ereškigal aprì la sua bocca e disse, a
[Namtar rivolse la parola:
15’ [  ]…[  ]

[  ] «fallo prigioniero».

[  ] «voglio identificarlo,


[  ] voglio spiarlo alla porta esterna,
[  ] voglio informare la mia Signora (!)»

20’ Namtar andò e da dietro la porta scrutò Erra.


La faccia di Namtar, allora, impallidì come un tamarisco tagliato;
le sue labbra divennero livide come il bordo di una cannuccia.

Namtar andò, allora, e alla sua Signora rivolse la parola:


«Mia Signora, quando tu mi mandasti [da Anu], tuo padre,

25’ entrando nel cortile [di Anu]


si inchinarono umilmente davanti a me gli dèi tutti,

si inchinarono gli dèi al mio cospetto e si alza[rono]


28-31 [   ]
ora sono scesi al Paese del non ritorno».

Ereškigal aprì la sua bocca e disse,


a Namtar rivolse la parola:

35’ «O Namtar, non cercare la signoria;


il tuo cuore non ambisca all’eroismo;

orsù, siediti sul trono, sede della regalità,


37’a ed esercita la giustizia sulla vasta Terra,
mentre io salirò al cielo di
Anu, padre mio,

e mangerò il cibo di Anu, padre mio, e berrò le bevande di Anu,


[padre mio.

40’ Va’, Namtar e fai entrare al mio cospetto quel dèi».


Dopo essere passato per la prima porta, quella di Nedu;

dopo essere passato per la seconda porta, quella di Kišar,


dopo essere passato per la terza porta, quella di Endašurimma;

dopo essere passato per la quarta porta, quella di Enurulla;

45’ dopo essere passato per la quinta porta, quella di Endušuba;


dopo essere passato per la sesta porta, quella di Endukuga;
dopo essere passato per la settima porta, quella di Ennugigi;

entrò nella sua vasta corte,


si prostrò, baciò il suolo davanti a lei, si rialzò quindi e le disse:

50’ «Anu, tuo padre, mi ha mandato al tuo cospetto».


«Siediti su questo trono

ed esercita la giustizia dei grandi dèi,


i grandi dèi che abitano nell’Irkalla».
Quando gli fu portato il trono,
var. quando, dopo essere arrivato, gli fu portato il trono,
55’egli non si avvicinò, non vi si sedette sopra;

quando il cuoco gli portò il pane, egli non vi si avvicinò, non


[mangiò il pane;
quando il macellaio gli portò la carne, egli non vi si avvicinò,
[non mangiò la carne;

quando il coppiere gli portò la birra, egli non vi si avvicinò,


[non bevve la birra;
quando l’addetto alle abluzioni gli portò l’acqua per pulire i
[piedi, egli non vi si avvicinò, non pulì i piedi;

60’ allora essa entrò nel bagno,


indossò come abito solo il suo corpo

e mostrò le sue grazie,


ma, egli non alzò gli occhi su di lei alla maniera di un uomo e
[di una donna.

circa 10 righe mancanti

IV 1 [   ]
… [  ]
Gli Anu[nnaki ]

Quando Nergal [udì ciò ]

5 Essa [entrò] nel bagno,


[indossò] come abito solo il suo corpo
… [e mostrò le sue grazie],
questi allora [alzò gli occhi su di lei alla maniera di un uomo e
[di una donna];
si abbracciarono allora [fratello e sorella]
10 e nella camera da letto essi [voluttuosamente entrarono].

Un giorno, due giorni fecero l’amore [la regina Ereškigal ed Erra];


[tre giorni], quattro giorni, fecero l’amore DITTO;

[cinque giorni,] sei giorni [fecero l’amore DITTO];


[quando giunse il settimo] giorno [  ]

15 Nergal … [  ]
dietro di sé … [  ]

«Lasciami andare, sorella mia,


Non ti inalberare [  ]

Io voglio andare, ma, tornerò al Paese del non ritorno»;


20 ma quanto a lei, essa impallidì [  ].

[Nergal senza] indugi si recò [alla porta];


al portinaio [rivolse la parola]:

[«Ereškigal], la tua Signora, [mi ha dato l’ordine]


così (dicendo): [“Al cielo] di Anu, [nostro padre, voglio
[mandarti”].

25 Lasciami libero, il messaggio [  ]».


Salì Nergal [la lunga scala del cielo];

[quando giunse] alla porta di Anu, Enlil ed Ea,


Anu, Enlil ed Ea [lo videro] e (dissero):

«Il figlio di Ištar [è salito da noi]


30 (Ereškigal) [lo] sta cercando [ ]

Ea, suo padre, lo deve aspergere con acqua di fonte, calvo,


strabico, de[forme, sieda egli nell’assemblea di tutti gli dèi]».

Ereškigal [ ]
Nel bagno [entrò]
35 …[]
il suo corpo [ ]

…[]
chiamò [ ]
«[Porta] un seggio [ ]

40 Con acqua [pura] aspergi la casa,


con [acqua pu]ra aspergi la casa,

… le due figlie del dio [ ] e di Enmešar,


[acqua] sacra fai scorrere per aspergerle con essa;

per quanto riguarda il messaggero di Anu, nostro padre, che è


[venuto a noi,
45 possa egli mangiare il nostro cibo, possa egli bere le nostre
[bevande».

Namtar aprì la sua bocca e disse,


ad Ereškigal, sua signora, rivolse la parola:

[«Il messaggero] di Anu, nostro padre, che è venuto a noi


prima che il sole spuntasse, è andato via (Var. sono andati via)».

50 [Ere]škigal aspirò ed emise un forte grido,


dal trono si buttò giù, per terra,

dai suoi occhi cominciarono a scendere lacrime,


sulle sue guance scorrevano le sue lacrime:
«Erra, mio amante, mio piacere,
55 non mi ero ancora saziata del suo piacere e già mi ha
[abbandonata;

Erra, mio amante, mio piacere,


non mi ero ancora saziata del suo piacere e già mi ha
[abbandonata».

Namtar, aprì la sua bocca e disse, ad Ereškigal rivolse la parola:


[«Da Anu, tuo padre,] mandami: voglio prendere prigioniero
[quel dio (var.: dèi)
60 e portarte(lo)».

V1 [Ereškigal aprì la sua bocca] e disse, a Namtar rivolse la parola:


[«Namtar ad] Anu, Enlil ed Ea così parlerai,

2a [Namtar, ad Anu], Enlil ed Ea così ripeterai:


“Da quando ero fanciulla ed adolescente

non ho avuto modo di apprendere i giochi delle vergini,


5 non ho conosciuto nessun gioco dei bambini.

[Quel dio che] avete inviato a me si è unito a me, possa (ora)


[egli giacere con me.
Mandate (qui) [quel dio], perché possa essere il mio amante,
[perché possa giacere con me.

Io sono diventata impura, non sono più vergine, non posso


[quindi emettere sentenze sui grandi dèi,
sui grandi dèi che abitano nell’Irkalla!

10 Se voi non manderete (qui) [quel] dio


secondo [le leggi dell’Irkal]la e del Grande Paese,

allora farò salire i morti, perché possano mangiare i vivi,


farò diventare i morti più numerosi dei vivi”»
Salì Namtar la lunga scala dei cieli,
15 quando giunse alla porta di Anu, Enlil ed Ea,
[An]u, Enlil ed Ea lo videro (e dissero):
[«Per]ché sei venuto Namtar?».

«Vostra [figlia] mi ha inviato (a voi con il messaggio):»


«Da quando ero fanciulla ed adolescente

20 non ho avuto modo di apprendere i giochi delle vergini,


non ho conosciuto nessun gioco dei bambini.

Quel dio che avete inviato (qui) si è unito [a me], possa egli
[giacere [con me].
Mandate (qui) quel dio, perché possa essere il mio amante,
[perché possa giacere con me.

Io sono diventata impura, non sono più vergine, non posso


[quindi emettere senten[ze sui grandi dèi,]
25 sui grandi dèi che abi[tano] nell’Irk[alla!]

Se voi [non] manderete (qui) quel dio


allora farò salire i [morti], perché possano mangiare i vivi,
farò diventare i morti più numerosi dei vivi».

Ea aprì la sua bocca e [disse, a Namtar] rivolse la parola:


30 «Namtar, [entra] nel cor[tile di Anu],
[ ] … [ ]»

Quando egli entrò nel cortile di Anu


si prostrarono [umilmente gli dèi] tutti;
si prostra[rono umilmente gli dèi] del Kur,
35 [egli allora si diresse verso] il primo (di loro), ma [non]
[riconobbe quel dio;
si diresse verso [un secondo,] un terzo, ma non riconobbe quel dio.
Namtar ritornò allora dalla sua Signora (e) le rivolse la parola:
«Mia Signora, [nel cielo di] Anu, tuo padre, dove mi hai mandato,
mia Signora, [un dio cal]vo, strabico e deforme … sedeva
[nell’assemblea di tutti gli dèi!».
40 «Va’, prendi prigioniero quel dio e portalo a me!
Ea, suo padre, con acqua di fonte lo ha asperso
e calvo, strabico e deforme … [ed ora siede] nell’assemblea di
[tutti gli dèi».

Salì Namtar la lunga scala dei cieli,


e quando egli giunse alla porta di Anu, Enlil ed Ea,

45 Anu, Enlil ed Ea lo videro (e chiesero:)


«Perché sei venuto Namtar?». «Vostra figlia [mi] ha inviato
[(con l’ordine):
“Prendi prigioniero quel dio e portalo a me”».

«Namtar, entra nel cortile di Anu,


cerca colui che ti ha offeso e pr[endilo!]».

50 Egli si diresse verso il primo (di loro), ma non riconobbe


[[quel dio],
egli si diresse verso [un secondo,] un terzo, [DITTO]

egli si diresse verso [un quarto, un quinto DITTO].


[ ] aprì la sua bocca e disse, ad Ea [rivolse la parola:]

«Namtar, il messaggero che è venuto da noi,


55 [le nostre bevande possa] egli bere, possa egli lavarsi e ungere
[il suo corpo»]

lacuna di circa 6 righe

VI 1 «Non strappi … [ ]»
«O Erra, io ti farò andare [ ]; su di lui [ ]
io ti ucciderò … [ ]
Namtar, il tuo compito … [ ]
5 Erra [ ] … [ ]

Io voglio [spiegarti] tutte le regole della Grande Terra:


quando tu da qui te ne andrai colà

Nabu-apal-iddin viene «presentato» al dio Šamaš. Tavoletta di Sippar


(Abu-Habba), secolo IX a.C.
(Londra, British Museum).

un trono dovrai p[ortare];


… dovrai portare

10 [ ] dovrai portare
[ ] dovrai portare

[ ] dovrai portare
[ ] dovrai portare

[]…
15 [ ] … il tuo petto».

[Nergal] pose nel suo cuore,


[ ] unse il suo tendine e tese il suo arco;

[discese Ne]rgal la lunga scala dei cieli.


Quando egli giunse alla porta di Ereškigal,

20 (disse:) «O portinaio, aprimi la porta!».


Il guardiano della porta appese [il suo arco alla] porta; non ne
[permise l’accesso;

il secondo, il suo …: DITTO;


il terzo, il suo … DITTO;

il quarto, [il suo … ] DITTO


25 il quinto, il suo … DITTO

[il sesto,] il suo … DITTO;


[il settimo,] il suo … DITTO.

Entrò quindi nella sua vasta corte,


le andò incontro e sorrise;

30 la prese per i capelli;


dal [trono…] … [ ],

la prese [per la chi]oma,


tanto era l’amore nel suo cuore;
si abbracciarono allora fratello e sorella
35 e nella camera da letto essi voluttuosamente entrarono.

Un giorno, due giorni fecero l’amore la regina E[reškigal ed E]rra;


tre giorni, [quattro giorni,] DITTO;

cinque giorni, DITTO


sei giorni DITTO;

40 []
[ quando] giunse.

[Anu aprì la sua bocca] e disse,


[a Kaka, suo araldo,] rivolse la parola:

[«Kaka nel Paese da cui non si ritorna] voglio mandarti,


45 [da Ereškigal] che vive in mezzo
[ ] all’Irkalla:

[quel dio] che ti ho mandato


[possa vivere con te per] l’eternità.

[ ] il mondo superiore
50 [ ] il mondo inferiore»

[]…
[]…

circa 12 righe mancanti


3.
DISCESA DI NINGIZZIDA AGLI INFERI

Testo: GADD, C. J., UET VI/2, 395.


Elaborazione: LAMBERT, W. G., A New Babylonian Descent to the
Netherworld, in Fs. MORAN pp. 289-300.

Per quanto il dio Ningizzida sia collegato al mondo degli Inferi,


non si conosceva fino al 1999 un mito che narrasse la vicenda che lo
vede coinvolto nell’aldilà. In effetti, il testo proveniente da Ur era
stato pubblicato da C. J. Gadd già nel 196619, ma l’inesattezza delle
poche righe di presentazione non aveva permesso una elaborazione
da parte degli studiosi. Così si arriva al 1999, quando W. G. Lambert,
pur con tutti i dubbi, dato lo stato frammentario del documento, lo
identifica come una nuova discesa agli Inferi di Ningizzida20.
In tal modo, oltre alle note discese agli Inferi di Inanna
rispettivamente Ištar e di Nergal al paese del non ritorno, in base al
nuovo documento, anche Ningizzida segue le sorti dei suoi
predecessori, ma con un risvolto veramente insolito. Il testo inizia
con una lamentazione per Ningizzida, dal titolo «re incoronato»,
che si trova al cospetto dei grandi dèi del paese, assieme però al
demone-Gallu, che lo esorta a seguirlo per essere accompagnato
dalla regina degli Inferi Ereškigal (r. ll. 1-16). A nulla serve
l’accorata preghiera del nostro dio, perché venga risparmiato (ll. r.
17 - M 2). Dopo una sequenza di linee molto corrotte, viene
introdotta la madre Ningirida di Ningizzida che offre al demone-
Gallu una quantità di argento sufficiente per modellare una statua
del figlio, da lasciare negli Inferi in sostituzione del figlio (v. ll. 1-
19). L’offerta viene accolta, ma è accompagnata da uno scongiuro
rivolto alla dea degli Inferi, che acconsente alla richiesta. Così
madre e figlio possono finalmente lasciare gli Inferi, profondendo
copiose lacrime (v. ll. 20-23).
Proprio questa conclusione convince lo studioso inglese che il
racconto dovesse proseguire su un’altra tavoletta, non ancora
trovata.

1 Come un diluvio senza [ ]


un lamento per lui, un pianto [ ]

innalza per Ningizzida [ ]


un lamento per lui, un pianto [ ]

5 «Davanti allo scettro scintillante, o re [incoronato],


lo spietato distruttore ti ha condotto,
Ningizzida, re incoronato!»

Laddove nessuno viene risparmiato,


i grandi Dèi sedevano in silenzio,

10 gli Anunna, gli Dèi del paese;


i re incoronati erano cosparsi di polvere.

Uno spirito cattivo, un demone-Gallu, il rappresentante di Erra


gli stava davanti, rivolgendosi a lui:

«Tu verrai con noi al cospetto della regina Ereškigal,


15 [ ] … per te dall’Irkalla!»

Egli …[ ], il suo demone-Gallu ………,


Egli al de[mone-Gal]lu così parla: «Risparmiami, [garantisci] la
[mia protezione!
Mio padre aprirà [ ] …, mia madre ….[ ];
Piangi [ ] … i suoi giovani uomini ….[ ],
20 i suoi giovani uomini [ ], i suoi ….[ »]
20a… [ ]

Egli non ascolta …[ ]


egli non accoglie [ ]
…[ ] …. [ ]

lacuna di ca. 6 righe

M. [ ] ………….
[« nell’(?)] Irkalla, tu verrai con noi!»

v 1. L’uomo [ ]
stavano seduti … [ ]
Essi sono spietati [ ]
………… [ ]

5 Essa (?) si immerse nelle acque [ ]


Io non rimasi soddisfatto …… [ ]

come i giovani per strada …[ ]


  io non l’ho … [ ]
… [ ] per lui come il cerchio dei paesi ….

tu ti sei alzato …… [ ]
hai stabilito …. nella tua furia .. [ ]
10 hai prolungato (il periodo) delle lacrime per lui, dai tuoi occhi
[… [ ].

Essa udì …… allorché pianse per lui,


Ninsiskurra muggiva come una vacca,
essa aprì la sua bocca e disse,
Ningiridu al suo demone-Gallu
15 si rivolse: «Voglio darti a profusione argento (per modellare)
[una statua del suo corpo;
ti voglio fare un regalo, in modo che tu mi garantisca la sua vita!»

Essa guardò (fiduciosa) con l’intento di placare qualcosa di


[spiacevole,
e gli rivolse parole di pace:
19 «Pronunzia il tuo nome a lei e presenta la (tua) supplica:
M.“Io ti scongiuro per il cielo e per la terra;

Ereškigal, regina degli Inferi, ti imploriamo ……..!”


Possa Ereškigal non continuare a discreditare la tua progenie!»

20 Essa (allora) non lo trattenne, ma le consegnò suo figlio.


(La madre) muggiva come una vacca dietro di lui;

Ningizzida andava assieme ai suoi aiutanti,


versando lacrime come fossero (fili di) lana colorati di rosso.
4.
VISIONE DEGLI INFERI DI UN PRINCIPE ASSIRO

Il sogno dello sconosciuto principe assiro assomiglia piuttosto ad


un vero e proprio incubo che in maniera molto realistica gli
presenta la Corte di Nergal nell’atto del giudizio. Interessanti sono
le descrizioni dei singoli personaggi che assistono il divino giudice
in questo momento così importante; si tratta, come emerge dal testo,
di 15 divinità infere che stando in piedi fanno da cornice al trono
regale su cui siede il re degli Inferi, che qui elenchiamo di seguito
con i titoli e con le loro caratterizzazioni:

1 Namtar Visir degli Inferi


Namtartu sua sposa testa di sfinge; mani e piedi umani
Morte testa di drago, mani umane, piedi [ ]
testa e mani umane, piedi di aquila,
Genio cattivo piede sinistro che calpesta un
coccodrillo, cinto di tiara
testa di leone, quattro mani e piedi
5 Alluḫappu
umani
testa di uccello, ali aperte e
Provocatore del male
svolazzanti, mani e piedi umani
Ḫumut-tabal nocchiero degli testa di aquila, quattro mani e i piedi [
inferi ]
testa di toro, quattro mani e piedi
Spirito (dei morti)
umani
Cattivo Utukku testa di leone, mani e piedi di aquila
10 Šulak leone dritto sulle zampe posteriori
Mamitu testa di capra, mani e piedi umani
testa di leone, mani umane, piedi di
Nedu portinaio degli Inferi
uccello
Ogni cosa cattiva due teste, una di leone ed una di [ ]
tre piedi: due anteriori di uccello, il
Muḫra
posteriore di toro
il primo: testa, mani e piedi di aquila;
il secondo: testa umana cinta di tiara;
15 due dèi
nella mano destra brandiva una
mazza, nella sinistra [ ]

Anche se il testo non lo dice espressamente, gli assistenti


sarebbero 16, ciò vuol dire che gli «ultimi due» sono in effetti una
divinità gemella!
Assieme agli assistenti al trono sono menzionati il Consigliere di
Nergal, Išum, dai colori nero come la pece e rosso per i suoi
paludamenti e con in mano l’arco e la spada, e quindi lo stesso
Nergal assiso sul trono, che tiene nelle mani le classiche mazze,
ognuna con due teste, mentre dal braccio emana fulmini, circondato
dagli dèi Anunna in riverente posizione a destra e a sinistra. Sono
inoltre ricordati Bibbu, definito il boia degli Inferi e Lugalsula, un
altro portinaio, addetto alla porta di Ištar e Aja.

Testo e traduzione: SAA III 32 v. 1-29.

1 [(Il principe assiro) Kum]ma si accinse a dormire ed ebbe un sogno.


Nel suo sogno (così egli racconta:) «Io ero prigioniero in [ ] la casa
[di ]; ho percepito il suo splendore terrificante [ ];
2 ho visto Namtar, il visir degli Inferi, colui che crea gli omina delle
viscere (= epatoscopia); un uomo gli stava davanti: egli teneva nella
mano sinistra i di lui capelli, mentre con la destra [impugnava] una
spada;
3 [Nam]tartu, sua moglie, aveva la testa di una sfinge, le mani ed i
piedi di un uomo; la «Morte» aveva la testa di un drago, le mani di
un uomo, i piedi [ ];
4 il «Genio cattivo» aveva testa e mani di un uomo, era cinto di tiara
(ed) aveva i piedi di un’aquila; con il suo piede sinistro calpestava
un coccodrillo; Alluḫappu aveva la testa di leone, le quattro mani e
i piedi erano di un uomo;
5 il «Provocatore del male» aveva la testa di uccello, le sue ali erano
spiegate e volava qua e là; le mani e i piedi erano di uomo. Ḫumut-
tabal, il nocchiero degli Inferi, aveva la testa di aquila, le quattro
mani e i piedi [ ];
6 lo «Spirito (dei morti)» aveva la testa di toro, le quattro mani e i
piedi erano di uomo; il «cattivo Spirito» aveva la testa di leone, le
mani e i piedi erano di aquila; Šulak era un leone, egli stava
costantemente ritto sulle zampe posteriori;
7 Mamītu aveva la testa di capra, le mani e i piedi erano di uomo;
Nedu, il portinaio degli Inferi, aveva la testa di leone, le mani erano
di uomo, i piedi di uccello; «Ogni cosa cattiva» aveva due teste, una
era di leone ed una di [ ];
8 [Muḫ]ra aveva tre piedi: i due anteriori erano di uccello, il
posteriore di toro: egli emanava terrore e timore; due dèi, i cui
nomi non conosco, l’uno aveva la testa, le mani e i piedi di aquila,
nella sua mano sinistra [ ];
9 il secondo aveva la testa di uomo (ed) era cinta di tiara, portava
nella sua destra una mazza, nella sinistra davanti a sé [ ]. In tutto 15
divinità stavano erette. Io le ho viste e [le] ho adorate.
10 Vi era (poi) là un giovane, il cui corpo era nero come la pece, il cui
volto assomigliava a quello di un’aquila; era vestito con un abito
rosso; egli teneva nella sua sinistra un arco, nella destra (invece)
una spada e con il pie[de] sinistro schiacciava] un serp[ente].
11 Quando io sollevai i miei occhi, vidi il valoroso Nergal assiso sul
suo trono: la testa era sormontata dalla tiara regale, con ambedue
le mani reggeva due terrificanti mazze, ognuna con due teste [ ],
12 [ ] egli le agitava [ ]; dalle sue braccia lampeggiava continuamente
un fulmine; gli Dèi Anunna, i grandi Dèi, stavano piegati alla sua
destra e alla sua sinistra [ ].
13 Gli Inferi erano ripieni di terrore; un orribile silenzo circondava il
principe [ ]. Egli mi prese per il ciuffo dei capelli e mi attirò a sé.
14 [Quando] io lo rimirai, le mie gambe tremarono; il suo terribile
splendore mi soverchiò; allora baciai i piedi della sua [gran]de
divinità e mi prostrai al suolo, quindi mi rialzai, mentre egli mi
guardava scuotendo il suo [ca]po [verso di me];
15 egli alzò la sua voce potentemente e mi sgridò pieno di rabbia
come fa la tempesta che imperversa, mi agitò contro lo scettro
adatto alla sua divinità che incute terrore come un serpente
velenoso,
16 per uccidermi. (Allora) Išum, il suo consigliere, l’intercessore che
risparmia la vita, che ama la verità, etc… così gli parlò: «Non
uccidere l’uomo, o potente sovrano degli Inferi!
17 [Fallo andare] e il tuo elogio possano i sudditi del paese ovunque
ascoltare». Egli calmò così come acqua di fonte pura il cuore
dell’onnipotente, dell’eccelso che incatena i malvagi, [e]
18 Nergal pronunciò questo suo discorso: «Perché tu hai offeso la mia
amata sposa, la regina degli Inferi?
19 Per il suo ordine eccelso ed immutabile Bibbu, il boia degli Inferi,
possa consegnarti al portiere Lugalsula, affinché questi ti faccia
uscire dalla porta di Ištar e di Aja.
20 Non ti dimenticare e abbandonarmi! Voglio evitarti (infatti) una
sentenza di distruzione. Ma per ordine di Šamaš possano venirti
incontro difficoltà, atti di violenza e ribellioni unitamente,
21 [ ] in modo che a causa del loro fortissimo frastuono il sonno non ti
sia concesso.
22 Questo [corpo] che è sepolto agli Inferi, è quello del coraggioso
pastore, che tutti i desideri del cuore di mio padre [ ], il re degli
Dèi, ha esaudito,
23 [il re che] i paesi (che si estendono) dal sorgere del sole fino al
tramonto del sole considerò come bottino e tutto ha dominato;
24 [per il quale] Assur all’inizio del periodo del suo incarico come
sommo sacerdote decretò la costruzione del santo tempio
dell’Akitu della pianura; circondato da un giardino di abbondanza,
immagine del monte Libano [ ] per tutta l’eternità
25 e il cui corpo Jabru, Ḫumban e Naprušu hanno custodito, la cui
discendenza hanno mantenuto sana, il cui esercito e accampamento
essi salvarono, sicché neanche un solo combattente sul carro a lui
nella battaglia si è avvicinato,
26 egli è il tuo genitore, l’eccelso, il saggio, dalla vasta intelligenza, che
penetra gli ordinamenti, che comprende i disegni della
circonferenza della terra,
27 [colui però …. che] il suo orecchio avrà chiuso davanti al suo
ordine, che avrà violato il sacro, che avrà calpestato il consacrato, il
luminoso splendore della terrificante sua maestà vi piegherà subito
irrimediabilmente finché (voi sarete ridotti come) vento!
28 Questa parola possa penetrare nel vostro cuore come una spina!
Va’ nel mondo superiore, finché io un giorno non penserò a te».
Egli così mi parlò,
29 ed allora mi svegliai».
5.
ENKIDU AGLI INFERI

A. Sogno di Enkidu

1) EPOPEA CLASSICA DI GILGAMEŠ: TAV. VII 161-205 (cfr. Pettinato 1992,


p. 185 sgg.)

161 Giaceva Enkidu, il suo corpo era ammalato;


egli giaceva tutto solo;

ciò che opprimeva il suo cuore, lo comunicò al suo amico:


«Ascoltami, amico! Ho avuto un sogno questa notte:
165 il cielo parlò, la terra rispose;
ed io mi trovavo tra loro.

Vi era un giovane, la cui faccia era al buio,


il suo apetto era simile a quello dell’aquila-Anzu;

egli aveva le zampe di un leone;


170 egli aveva gli artigli di un’aquila;

egli mi prese per la chioma, usandomi violenza;


io lo colpii, ma egli rimbalzò come una cordicella,

egli mi colpì e come un … mi fece piegare;


come un toro selvaggio egli mi calpestò;
175 egli strinse con una presa di ferro tutto il mio corpo.»
(Io allora gridai:) «Salvami amico»; [ma tu non mi hai salvato].

tu avevi paura e non [sei corso in mio aiuto];


tu [ ]

lacuna di 3 righe

[ ] egli mi trasformò in una colomba;


ricoprì le mie braccia con piume di uccello;

mi prese e mi condusse nella Casa buia, l’abitazione della


[dea degli Inferi,
185 nella Casa dalla quale chi entra non può più uscire,

per una via che non si può percorrere indietro,


nella Casa in cui gli abitanti sono privati della luce;
dove il cibo è polvere, il pane è argilla;

essi sono vestiti come gli uccelli, ricoperti di piume;


190 essi non vedono la luce, essi siedono nelle tenebre.

Nella Casa della polvere, dove io entrai,


sollevai il mio sguardo e vidi le corone che vi erano
[ammucchiate;

osservai le corone di coloro che avevano governato la terra da


[tempi immemorabili;

davanti ad Anu ed Enlil essi avevano deposto carne arrostita;


195 avevano deposto pane cotto, ed acqua fresca avevano fatto
scorrere dai loro otri.

Nella Casa della polvere dove io entrai


abitano i Sommi Sacerdoti e i loro accoliti,

abitano i Sacerdoti purificatori e gli indovini,


abitano gli unti dei grandi dèi;
200 lì abita pure Etana e vi risiede il dio Sumukan.
Vi abita la regina degli Inferi, la divina Ereškigal.

Belet-seri, la dea scriba degli Inferi è inginocchiata davanti


[a lei;
essa tiene alzata una tavoletta e la legge ad alta voce a lei.

Questa sollevò il suo capo e mi guardò:


205 «[Ch]i ha preso quest’uomo?»

B. Enkidu agli Inferi e suo racconto a Gilgameš

1) EPOPEA CLASSICA DI GILGAMEŠ: TAV. XII 6-53 (cfr. Pettinato 1992, p.


230 sgg.)

6 Enkidu così p[arla] a Gilgameš:


«Mio signore, perché piangi? Perché il tuo cuore [è così triste?]

Oggi stesso io andrò a ti[rare fuori] il pukku dagli inferi,


il mekku andrò a tirare fuori dagli Inferi».

10 Gilgameš [così parla] ad Enkidu:


«Se tu vuoi scendere agli Inferi,
allora devi accettare di buon cuore il mio consiglio:

un vestito puro [non devi indossare];


altrimenti essi (i morti) riconosceranno che tu là sei uno
[straniero.

15 Non devi spalmarti con unguento prezioso,


altrimenti essi sentendo il profumo si assembreranno attorno
[a te!

Non devi gettare negli Inferi il boomerang,


altrimenti ti circonderanno quelli che sono stati uccisi dal
[boomerang!

Non devi prendere uno scettro nelle tue mani,


20 altrimenti tremeranno davanti a te gli spiriti!

Non devi mettere ai tuoi piedi sandali,


tu non devi far rumore negli Inferi!

Tua moglie, l’amata, non devi baciare,


tua moglie, l’odiata, non devi picchiare,
25 tuo figlio, l’amato, non devi baciare,
tuo figlio, l’odiato, non devi picchiare:

altrimenti il lamento degli Inferi ti intrappolerà:


Di colei che là riposa, che là riposa, la madre di Ninasu, che là riposa:

le sue pure spalle non sono ricoperte di nessun vestito,


i suoi puri seni sono come coppe (di unguento) [appe]se!»
30 Egli non as[coltò il consiglio del suo signore].

Egli in[dossò un vestito lindo],


così essi ricon[obbero che egli là era uno stra]niero.

Con unguento [prezioso egli si sp]almò,


così essi si assembr[arono attorno a lui, sentendo il pro]fumo!
35 [Egli gettò negli Inferi] il boomerang,
così quelli che [erano stati uccisi] dal boomerang,
[lo [circ]ondarono.

[Egli prese in ma]no uno scettro,


allora trema[rono davanti a lui gli spiriti!]

[Egli mise ai piedi] i sandali,


40 e [fece] rumore [negli Inferi!]

Sua moglie, [l’amata, baciò,]


sua mo[glie, l’o]diata, [picchiò,]

suo figl[io], l’ama[to, baciò,]


suo figl[io], l’odiato, pic[chiò:]
45 allora il lamento degli Inferi lo intrappolò:

«Di colei che là riposa, che là riposa, la madre di Ninasu che là


[riposa:

le sue pure spalle non sono ricoperte di nessun vestito,


i suoi puri seni sono come coppe di unguento appese!»

Quando Enkidu tentò di risalire dagli Inferi,


50 non lo trattenne Namtar, non lo trattenne Asakku, lo
[trattennero gli Inferi!

Non lo trattenne il guardiano feroce di Nergal, lo trattennero


[gli Inferi!
Non cadde egli in un cam[po di battaglia], lo [tratten]nero gli
[Inferi!

2) EPOPEA CLASSICA DI GILGAMEŠ: TAV. XII 54-153 (cfr. Pettinato 1992, p.


233 sgg.)

Allora il mio signore, il figlio di Ninsun, piangendo per Enkidu,


[il suo servo,
55 si mise tutto solo in viaggio alla volta [dell’Ekur], il tempio di
[Enlil:

«Padre Enlil, oggi, mi è caduto il pukku negli Inferi,


il mekku mi è caduto negli Inferi!
Enkidu che era andato per riportarmeli su, lo trattengono gli
[Inferi.

Non lo trattiene Namtar, non lo trattiene Asakku, lo


[trattengono gli Inferi colà!

60 Non lo trattiene il guardiano feroce di Nergal, lo trattengono gli


[Inferi!
Non cadde in battaglia, lo trattengono gli Inferi».

Il padre Enlil non gli diede ascolto. Egli andò allora tutto solo
[al tempio] di Sin:

«Padre Sin, oggi, mi è caduto il pukku negli Inferi,


il mekku mi è caduto negli Inferi!

65 Enkidu che era andato per riportarmeli su, lo trattengono gli


[Inferi.
Non lo trattiene Namtar, non lo trattiene Asakku, lo
[trattengono gli Inferi!

[Non lo trattiene il guardiano feroce] di Nergal, lo trattengono gli


[Inferi!

Non cadde in un [campo di battaglia], lo trattengono gli Inferi».


[Il padre Sin non gli diede ascolto. Così egli tutto solo andò da Ea:]

70 [«Padre Ea, oggi mi è caduto il pukku negli Inferi,]


[il mekku mi è caduto negli Inferi!]

[Enkidu che era andato per riportarmeli su, lo trattengono gli


[Inferi.]

[Non lo trattiene] Nam[tar, non lo trattiene Asakku,


[lo trattengono gli Inferi!]
[Non lo trattiene il g]uardiano feroce di Nergal, [lo trattengono
[gli Inferi!]
75 [Non cadde] in un campo di batta[glia, lo trattengono gli Inferi]».

Il padre Ea [lo ascoltò,]


[si rivolse] allora a Nergal, l’eroe forte:

«Nergal eroe eccelso, [ ]


vorresti tu aprire una “fessura” negli Inferi,

80 [affinché] lo spirito di Enki[du possa uscire dagli Inferi],


[ed egli possa informare] suo fratello [Gilgameš
[sull’ordinamento degli Inferi?»].

Nergal, l’eroe eccelso, [ubbidì,]


e non appena egli ebbe aperto una fessura negli Inferi,
lo spirito di Enkidu, come una folata di vento, uscì fuori dagli
[Inferi.

85 Allora essi fecero per abbracciarsi, ma non vi riuscirono;


essi conversarono sospirando:

«Dimmi amico mio, dimmi amico mio,


dimmi gli ordinamenti degli Inferi che tu hai visto».

«Io non te li posso dire, amico mio, non te li posso dire!


90 Se io infatti, ti dicessi gli ordinamenti degli Inferi che ho visto,

allora [tu] ti butteresti giù e piangeresti».


«[Io] mi voglio buttare giù e piangere».

«Il mio [corp]o, che tu potevi toccare e del quale il tuo cuore
[gioiva,
[il mio corp]o è mangiato dai vermi, come un vecchio vestito.
95 [Il mio corpo che tu potevi to]ccare e del quale il tuo cuore gioiva,
è come una crepa [del terreno,] piena di polvere».

[«Ahimè»], egli gridò e si buttò [nella po]lvere.


[«Ahimè»], egli gridò [e si buttò nella polvere].

[«Hai visto colui che ebbe un solo figlio], l’hai visto?»: «Sì, l’ho
[visto:
100 egli piange [amaramente vicino al chiodo piantato nel muro».

[«Hai visto colui che ebbe due figli, l’hai visto?»: «Sì,] l’ho visto:
[egli siede su due mattoni e] mangia pane».

[«Hai visto colui che ha generato tre figli, l’hai visto?»]: «Sì, l’ho
[visto:

egli beve acqua [da un otre ]».

105 [«Hai visto colui che ha generato quattro figli, l’hai vi]sto?»:
[«Sì, l’ho visto:
il suo cuore gioisce come quello di colui che ha ag[giogato
[quattro asini»].

[«Hai visto colui che ha generato cinque figli, l’h]ai visto?»:


[«Sì, l’ho visto:
come un buono scriba, egli è servizievole, è retto ed entra
[facilmente nel Palazzo».

[«Hai visto colui che ha generato sei figli, l’h]ai visto?»: «Sì, l’ho
[visto:
110 [il suo cuore gioisce come quello di un fattore»].

[«Hai visto colui che ha generato sette figli, l’hai visto?».


[«Sì, l’ho visto:]
[come un compagno degli dèi, egli siede su un trono ed ascolta
[musica].

[«Hai visto colui che non ha eredi, l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:
[come (fosse) mattone … egli mangia pane»].

[«Hai visto il sovrintendente di Palazzo, l’hai visto?». «Sì, l’ho visto]:


115 [come un incompetente capo operaio egli grida: “Al lavoro!”,
[mentre se ne sta nell’ombra»].

[«Hai visto ……,] l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:


Come uno splendido stendardo… [ »].

[«Hai visto la donna che non ha mai partorito, l’hai vista?».


[«Sì, [l’ho vista:]
[come un vaso rotto essa è buttata via violentemente, essa non
[dà gioia alcuna al suo uomo»].

120 «Hai visto il giovane uomo che non ha strappato le mutande a


[sua moglie, l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:]
[tu offri a lui una corda di salvataggio ed egli piange sopra di essa»].

[«Hai visto la giovane donna che non ha strappato le mutande


[a suo marito, l’hai vista?». «Si, l’ho vista:]
[tu offri a lei una corda di salvataggio ed essa piange su di essa»].

«Hai visto ……». «Sì, l’ho visto:


125 []

«Hai visto ……?». «Sì, l’ho visto:


[]

lacuna di 4 righe

[«Hai visto l’uomo affetto da lebbra, l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:]
[separato dalla comunità, egli mangia il suo pane, beve la sua
[acqua …..; egli vive in un luogo appartato»].

[«Hai visto colui che è morto annegato, l’hai visto?». «Sì, l’ho
[visto:]
135 [egli si dibatte come un bue mangiato dai vermi»].

lacuna di 8 righe

«Hai visto colui che è caduto dall’albero della nave, l’hai


[visto?». «Sì, l’ho visto:
145 ora egli invoca sua madre, mentre le fiancate della nave si
[rompono».

«Hai visto colui che è morto prematuramente, l’hai visto?».


[«Sì, l’ho visto:

egli giace in un letto e beve acqua pura».

«Hai visto colui che cadde in battaglia, l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:
suo padre e sua madre sollevano il suo capo, mentre sua moglie
[piange su di lui».
150 «Hai visto colui il cui corpo è stato abbandonato nella steppa,
[l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:
il suo spirito non riposa nella terra».

«Hai visto colui il cui spirito non ha nessuno che si curi di lui,
l’hai visto?». «Sì, l’ho visto:
egli è costretto a mangiare i resti della ciotola, i rimasugli del
[cibo buttati per strada».

1. Sono d’accordo con Müller, TUAT III/II, p. 761, nota 12 a), che lo scriba mediante l’impiego della
scrittura sillabica áš-ri-gi4-in-gal abbia voluto rendere il nome sumerico della regina degli Inferi Ereškigal.
2. kur-nu-gi4 -a, «Paese del non ritorno», è il termine sumerico che designa gli Inferi, donde anche
l’integrazione alla fine della riga qaqqari l[a târi], per cui si veda già Borger 1979, p. 95.
3. Nelle righe 4-11 si ha la descrizione plastica del luogo che la dea Ištar si accinge a visitare: si veda App.
2. A), a).
4. Come si evince dal prosieguo del racconto, la porta è in realtà un fortilizio che consta di ben sette
porte: Il. 42 sgg.
5. Qui il guardiano non è chiamato per nome, ma si sa che egli portava il nome di Nedu/Neti: si confronti
il Mito di Nergal ed Ereškigal, VSt III 41; VU III 13 e la Discesa di Inanna agli Inferi, Il. 77 sgg.
6. La stessa minaccia, che qui Ištar rivolge al guardiano degli Inferi, è messa in bocca ad Ereškigal nel
mito Nergal ed Ereškigal, VSt V 27-28.
7. La dea Ereškigal non sa capacitarsi della decisione di Ištar, soprattutto perché gli Inferi non sono certo
un luogo ameno e gioioso, confermando quanto espresso alle righe 4 sgg.
8. «Le antiche usanze» degli Inferi, che, come apprendiamo dalle righe 44, 50 etc. sono attribuite alla stessa
Ereškigal, prevedono che chi entra agli Inferi sia completamente nudo; per questo Ištar dovrà depositare ad
ogni porta un indumento, che però le verrà restituito al momento della sua liberazione.
9. Kuta, città della Mesopotamia centrale, sede di culto del dio Nergal, sposo di Ereškigal, regina degli
Inferi.
10. L’abitazione di Ereškigal è, in base al mito sumerico della Discesa di Inanna agli Inferi, Gansir: DI 73.
11. Dalla riga 42 in poi è narrata la spoliazione di tutti gli emblemi di Ištar. Nel mito sumerico è
ampiamente esposta la preparazione al viaggio, che prevede l’agghindarsi con oggetti preziosi, che in realtà
avrebbero dovuto proteggere la dea nel suo periglioso viaggio; DI 14-25:
Essa si legò al fianco i sette «poteri» divini;
15 raccolse i «poteri» divini, li tenne stretti nella mano;
(e con) i numerosi «poteri» divini pronti a sua disposizione, si accinse a partire.
Essa si cinse al capo lo Šugurra, la «corona della steppa»,
si adattò alla fronte la parrucca sensuale,
si appese al collo la collana di piccoli lapislazzuli,
20 una doppia fila di perle si pose sul petto,
con la tunica «emblema della sua signoria» si coprì il corpo,
il bistro «vieni, vieni!» si strofinò sugli occhi,
il pettorale «su, vieni, su, vieni!» si aggiustò sul davanti,
un anello d’oro si infilò al dito,
25 la canna di un Ninda, la misura di lapislazzuli impugnò.

12. A differenza del mito sumerico, in questa recensione assira della discesa agli Inferi di Ištar, vengono
sottolineate le disgrazie per l’umanità e per l’agricoltura dovute all’abbandono della terra da parte della
responsabile divina, per cui viene richiesto l’intervento del padre Sin e del dio della saggezza, Ea.
13. Per questa espressione si confronti CAD S, p. 402.
14. Il compito di intercedere per Ištar è affidato nel mito accadico al dio Papsukkal, «l’araldo dei grandi
dèi», mentre nel mito sumerico tale funzione spetta alla dea Ninšubur. DI 27.
15. Nel mito sumerico il dio Enki crea i due folletti Kurgarra e Galaturra (DI 217-253) per liberare Inanna,
mentre qui egli crea Asušunammir, il buffone di corte.
16. Per interpretazioni poco convincenti di questa espressione si confronti Müller 1994, p. 761, nota 104 a). A
mio parere qui si sottolinea l’inadeguatezza di una «agricoltura» cittadina!
17. Belili è la sorella di Dumuzi, che piange per la scomparsa del fratello, così come fa Geštinanna nel mito
sumerico.
18. Sul difficile passo contenuto alle righe 136 sgg. si confronti W. VON SODEN, ZA 58 (1967), pp. 192-195.
19. UET VI 395, London 1966.
20. LAMBERT, 1999, p. 289 sgg.
VII.
RIPENSAMENTI MITOLOGICI
DELL’ULTIMA ORA
1.
LA SORTE DELLA TRIADE COSMICA: AN, ENLIL ED EA

Nei Commentari teologici redatti ad Uruk nell’ultimo periodo


della cultura cuneiforme, sono contenute delle affermazioni che
fanno rabbrividire anche il più distratto lettore di testi religiosi
mesopotamici.
Noi, è vero, abbiamo seguito fino ad ora l’evolversi della nuova
teologia babilonese, che le scuole scribali hanno portato avanti
incessantemente a cominciare dal periodo paleobabilonese e che
hanno concluso nel periodo neoassiro e neobabilonese, con la
creazione del poema dell’esaltazione di Marduk.
Non sappiamo però quasi nulla dell’ultimo periodo della storia
di Babilonia, per intenderci del periodo achemenide e greco.
Leggendo i frammenti di Berosso, ci possiamo fare un’idea della
continuità della religione babilonese incentrata su Marduk e suo
figlio Nabu; poco invece sappiamo della sorte della triade cosmica,
Anu, Enlil ed Ea, che come tale va per lo meno in soffitta.
Ora in questi commentari, finalmente elaborati, possiamo
leggere la fine violenta subita per mano di Bel, il titolo preso da
Marduk giunto ai sommi vertici del Pantheon, delle divinità più
grandi ed eccelse del Pantheon sumerico, cui va attribuita la
creazione e l’ordinamento del cosmo.
Tale fine è cruenta, come apprendiamo dal testo seguente, sia
per il padre di Marduk, Ea, che viene relegato nell’Apsu, sia per
Enlil relegato agli Inferi e per Anu e suo padre Anšar. Si aggiunge
l’uccisione di Ištaran per colpire la dea Ištar, per motivi che ancora
ci sfuggono. Nabu poi è l’artefice dell’uccisione dell’aquila Anzu.
Ovviamente i testi richiamano simbolicamente tali uccisioni
durante le varie cerimonie eseguite nelle varie feste, soprattutto
quella più importante del Nuovo Anno.

a)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, p. 117 sgg. (VAT 10099 +


duplicati).

1 [Che i riti dell’] Ekur siano [eseguiti.]

[Quando i riti di] Egašankalamma sono eseguiti, che essi vengano


[eseguiti come quelli di Nippur.
[Nel mese di Tammuz,] quando Ištar fa le lamentazioni per
[Ištaran, suo fratello,
essi trasportano il suo [ ] ed essi entrano nel tempio di
[Ištar.
Che essi colpiscano il corpo di Ištaran e che il suo sangue
[venga fatto scolare agli inferi].

2 Egli prepara il suo [ ].


: Ea, che Bel allontanò dal suo petto e mandò giù nell’Apsu.
3 Egli prepara fasci di canne per lei.
: Proprio come Bel calpesta le nuche dei suoi nemici ribelli.

4 I carri che essi mandano dalla steppa, e che entrano ad Assur.


: Esso rappresenta Nabu ed egli ucciderà Anzu.
5 Il danzatore cultuale e il cavaliere che si bagnano assieme; il
[cavaliere spruzza Bel.
: Esso è Enlil e Bel quando lo consegnò ad Enlil, agli Inferi.

6 Egli prepara la sua coppa.


: Esso vuol dire: Anšar è legato perché Bel è venuto per
sconfiggere Anu. Egli ha trascinato via il suo cadavere e lo ha
consegnato agli Anunnaki, [dicendo] «Anu è stato sconfitto assieme
a voi!» Così come ha scuoiato la sua pelle, allo stesso modo egli ha
rivestito Orione con il suo sangue. E per quanto concerne Anu, egli
[lo ha appoggiato] presso la testa rotta.

7 Egli prepara il suo pane.


: Ea fu sconfitto. Marduk sorse dietro Orione. Ea stava dietro a
[lui, e quando egli [ ] le sue parti mediane.

Bel sconfisse Orione ed Erra, che … Anu, ha consegnato agli


[Anunnaki.
8 Le donne arrostirono .. [il grano]. Esse portano pietre e le
[sollevano tra le donne.
: «Il suo grande erede che io ho generato». Suo padre e sua madre
lo presero e lo sollevarono fino al petto della dea. Nabu [ ] … Essa lo
tenne per sette giorni, e, dopo, lo affidò ad Anu, Šamaš, e le dee che
erano con lui, lo trasformarono in polvere.

9 [La … che] venne fuori e cominciò a strillare.


: Essa è Nanaya, quando diede frecce di ferro a Bel.
10 []
: Ninurta stava sopra Enlil e lo trasformò in polvere e acqua.

11 La volpe che uscì fuori e cominciò a gridare.


: Essa è Nergal [ ], quando Nusku sollevò una torcia
[splendente davanti a Bel.
12 Essi trasportano la donna della città sulle loro teste e nuche e
[vanno nel campo e spargono il seme.
: Ciò significa che Marduk ha calpestato la nuca di quelli
[che gli disobbediscono.

………..

b)

Si veda anche sub 2.: si parla ancora dell’uccisione di Anu, di Enlil e


dei suoi figli, e dei Sibitti.
2.
GLI DÈI PRIMORDIALI MESSI A MORTE:
APSU, TIAMAT E KINGU

Gli stessi Commentari teologici menzionati sub 1., che ricordano


le uccisioni degli dèi principali del Pantheon sumerico, soprattutto
di Anu, Enlil ed Ea, non dimenticano gli avversari del dio di
Babilonia, Marduk, la cui fine avevamo potuto leggere nel poema
Enūma elîš.
I testi menzionano esplicitamente Tiamat e Kingu con i suoi
sette figli e rispettivamente 40 figli. Un’altra figura ricorrente è poi
Anzu. Come si è detto anche gli dèi massimi del Pantheon
sumerico, Anu ed Enlil, compresi i loro figli, sono vittime degli
stessi atti di violenza.

a)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, p. 121 sg. (K 3476).


Traduzione: BOTTÉRO-KRAMER 1992, p. 776 sgg.

1 []
: [ ] Bel [ sconfisse i suoi] nemici.
2 [ ] Essi vanno. Essi stanno al pozzo ed [eseguono] il rito
[presso il pozzo.
: [ ] che egli ha buttato ad Enlil nell’Apsu. Egli lo ha
consegnato agli Anunnaki.
3 [Il re] accende il fuoco.
: Esso è Marduk — ciò che fece nella sua gioventù.
[I danzatori cultuali] che battono le nacchere:
4 : Essi sono gli dèi, suoi padri e madri, all’udire della sua
[vittoria.

5 [Il re,] che essa bacia come un dio.


: Egli è Marduk, [che] Ninlil ha sollevato nella sua gioventù,
[mentre lo baciava.
6 Il braciere, che egli accende davanti a Ninlil. Essi depongono un
[montone e lo arrostiscono al fuoco.
: Esso è Kingu, quando egli lo brucia al fuoco.
7 Le torce che egli accende a questo braciere.
: Le frecce crudeli della faretra di Marduk, terrificanti, quando le
scoccava; brutali quando colpivano il bersaglio, e che, dopo aver
ucciso, grondavano sangue e deiezioni: cadevano fitte sulla terra
intera. Gli dèi suoi padri e madri, gli dèi cattivi, Anzu e Asakku,
furono sconfitti in mezzo a loro.
8 Il re che porta gioielli sul suo capo, arrostisce una capra.
: Egli è Marduk, che porta legna sulla sua testa e brucia i figli
[di Enlil ed Anu.
9 Il re che apre una giara durante la corsa.
: Marduk che con il suo pene ha abbattuto Tiamat.
10 Il re, che con il funzionario-Sanga si passa una focaccia.
: Essi sono Marduk e Nabu. Marduk ha sconfitto e spezzato
[Anu.
11 Il re, che si reca al podio, tenendo in mano un’a……; mentre i
[cantori intonano: «O eccelsa dea!»
: Marduk [ ] Ea essi buttano via. Egli ha bloccato
[Venere davanti a lui.
12 La focaccia che si scambiano.
: Esso è il cuore di Anu che egli strappa con le sue mani [ ]

13 [I carri] che essi mandano; al terzo uomo viene data la frusta,


mentre tiene nelle mani le redini e lo guida davanti al dio e mostra
la frusta al dio e al re.
: Egli è Nabu che lo segue fino ad Enlil, lo vince e
[quindi Nergal si impadronisce di lui;
14 egli entra nell’Esagila. Egli mostra le armi nella sua mano a
[Marduk, re degli dèi, e Sarpanitu, ed essi lo baciano e benedicono.
15 I danzatori giocano il gioco-del-combattimento, battono le
[nacchere
lanciando grida di gioia, sollevandosi e scuotendosi l’un l’altro.
: Essi sono i fratelli, che hanno protestato contro Enlil ed Anu,
riversando la loro luce su di essi, rompendo il loro [ ] e
[mandandoli] all’Apsu.

b)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, p. 125 (VAT 8917 v. 17-19).

1 Il bue e la pecora che essi trascinano per terra …


: Ciò significa Kingu e i suoi sette figli che sono stati
[ammazzati.
2 La colomba che essi trascinano.
: Essi stanno buttando via e spezzettando Tiamat.

c)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, p. 125 (VAT 9817 v. 20-25).

1 Il re, che proveniendo dall’Ekur, porta sulla testa una corona e


siede
su un trono, viene trasportato per andare al palazzo.
: Ninurta, che ha vendicato suo padre. Gli dèi, suoi padri,
sono
seduti all’interno dell’Ekur. Essi gli danno lo scettro, il trono e le
insegne. Essi lo adornano con lo splendore della regalità ed esce
verso la montagna.
2 Il cedro che essi bruciano davanti a loro.
: La carne sciolta degli dèi cattivi. Essi odorano l’aroma e
vanno a nascondersi.
d)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, p. 125 (VAT 8917 r. 24-29).

1 Il carro elamita senza sedia.


: Esso porta dentro il corpo di Enmešarra.
2 I cavalli che sono attaccati ad esso.
: Lo spirito di Anzu.

3 Il re, che sta in piedi sul carro.


: Egli è il re, il guerriero, il signore Ninurta.
4 Il sacerdote estatico che sta assieme a lui.
: Egli ha strappato le lingue di Anzu e le tiene in mano.
5 Egli ha appeso le redini sulle mura dei gradini del tempio di Ì
[Enmešarra.
: Il grasso su un ciuffo di lana è tabù per Enmešarra.

e)

Testo e traduzione: A. LIVINGSTONE 1989, pp. 125 (VAT 9947 recto).

1 È il 16. giorno del mese Elulu, che il re si reca … [ ]


: Perché egli ha sconfitto Anu.
2 Il 17. giorno, che essi chiamano Entrata.
: Quando Marduk ha sconfitto i suoi nemici.
3 Il 18. giorno, che essi chiamano Silenzio.
: Essi buttano giù dal tetto Kingu e i suoi quaranta figli.
4 L’olio e il miele che essi hanno messo sull’arma.
: Essi li posero come rappresentazione del loro sangue.
5 Il 19. giorno, che essi chiamano Silenzio.
: Quando egli sconfisse Anu e i Sibitti, i figli di Enmešarra.
6 Il 19. giorno è la rabbia.
: Il giorno in cui il re ha sconfitto Anu, il giorno in cui Marduk
[ha sconfitto Anu.
7 Il 21. giorno.
: Egli strappa gli occhi di Enlil e li mette in mostra.
8 Il 22. giorno è quando Anu si reca ad Edugani.
: é = tempio: rab = inondazione; gaz = uccidere/Il tempio dove
[egli ha ucciso Anu.
9 Il 23. giorno è la battaglia.
: Egli calmò la sua ira.
: Essi scavarono il tempio -- Anu. …
10 Il 24. giorno è quando il re porta la corona.
: Marduk ha sfregiato la nuca di Anu e .. [ ]
3.
PRESUNTA «MORTE» E «RESURREZIONE» DI MARDUK

Testo e traduzione: W. VON SODEN, ZA 51 (1955), pp. 130-166; ID.,


ZA 52 (1957), pp. 220-234.
Commento: L. CAGNI, Misteri a Babilonia? in BIANCHI-VERMASEREN
1982, pp. 565-613, particolarmente p. 589 sgg., con bibliografia
precedente.

Dobbiamo al compianto L. Cagni, sopra citato, una sintesi di


tutte le ipotesi avanzate dagli studiosi in merito all’interpretazione
di questo interessantissimo documento, da me titolato Presunta
«morte» e «resurrezione» di Marduk.
Abbiamo cioè davanti a noi la descrizione di un rito che anche
lontanamente possa assomigliare alla morte e resurrezione di Cristo?
È comprensibile l’interesse dei biblisti per un tale tema, ma anche
degli orientalisti e assiriologi in particolare.
Cagni nella sua sintesi cita dapprima le opinioni degli studiosi
dal 1918 al 1955, a cominciare dal primo studio ad opera di H.
Zimmern fino alla tesi di M. Th. De Liagre Böhl, il primo che aveva
avanzato il confronto tra Marduk e Gesù Cristo e il secondo che
non solo aveva stabilito l’ambiente in cui il testo è stato scritto –
l’Assiria di Sennacherib – e il carattere parodistico del testo stesso.
Il Cagni passa poi all’analisi della tesi ultima di W. von Soden, il
quale nega categoricamente che il nostro documento possa
implicare una resurrezione di Marduk e, invece, lo considera come
un’opera parodistica o propagandistica composta al tempo di
Sennacherib, così come proposto da De Liagre Böhl.
Cagni rifiuta la tesi di von Soden e propende per
un’interpretazione mitico-culturale del documento, pur
ammettendo di non avere prove a favore della sua posizione, che
invece mi trova completamente d’accordo, senza per questo fare un
parallelo con la morte e resurrezione di Cristo. Nel testo si parla
chiaramente di una prigionia di Marduk, a cui Belet-Babili e Nabu
vogliono incessantemente porre fine. A tal proposito richiamo alla
memoria un contributo di S. M. Chiodi del 1995, dove viene
chiaramente dimostrato come la morte sia equiparata allo stato di
prigionia, partendo da un passo dell’Epopea di Gilgameš.

Per quanto poi riguarda la fine del testo, vorrei riproporre la


conclusione tratta da Cagni: «Alla ricerca di qualche argomento in
favore della nostra tesi – non disponiamo, purtroppo, come
accennavamo, di prove sicure – ci sembra di dover anzitutto tornare
a riflettere sulla strana finale del nostro testo: strana perché dopo
aver annunciato l’accendersi della battaglia degli dèi, come sembra,
contro Marduk rinchiuso dietro la porta birru, il testo si arresta a
questo annuncio, tacendo cioè volutamente l’esito della lotta. Se
l’intento del testo era quello politico difeso da von Soden, appare
strano come i teologi di Sennacherib, giunti a tal punto della
descrizione, si siano lasciati sfuggire l’occasione di parlare
dell’“annientamento” della potenza di Marduk. Né era certamente
difficile, per loro, escogitare, quasi in un anti-Enūma elîš, un modo
adatto per farlo».

1 [ è] tenuto prigioniero,
[ a l]ui [ ],

[ ] lo porta fuori;
[« ] non è l’araldo del suo signore, colui che lo
[porta fuori?»
5 [ colui che] viene, lo porta fuori
[ ] viaggia, verso il luogo dell’ordalia si reca;

[ da cui] va, la casa confinante con il luogo dell’ordalia,


[si chiederà a lui là dentro.
[Nabu, che] viene da Borsippa: per il benessere di suo padre,
[che è tenuto prigioniero, egli viene.

[ ], colui che vaga per i vicoli, cerca Bel e dice: «Dove


[è tenuto prigioniero?»
10 [Belet-Babili], le cui mani sono stese, prega a Sin e Šamaš:
[«Mantieni di grazia in vita Bel!»

[La porta ], che essa attraversa è la porta sepolcrale;


[essa va e lo cerca.
[I guardiani], che stanno alla porta dell’Esagila, sono le sue
[guardie, sono messi per lui, gli fanno da guardia.

[Ciò che] fu costruito sulla terrazza [del tempio], quando essi


[rinchiusero Bel, ha ceduto; ……. [ ]
[egli salva il messaggero], per questo lo condussero via da lì.

15 [La stuoia], che stava sotto di lui, la …. lana, con cui era vestito:
[per i colpi che gli avevano dato, sono [colorate] di sangue.
[Tašmetum], che sta con lui, era venuta per il suo benessere.

[Colui], che non va con lui, dice: «Io non sono un criminale;
[io non commetto uno spergiuro [ ]
[riguardo] ad Assur essa ha iniziato il procedimento; egli
[apprende la procedura giudiziaria;

[colui ] che non va con lui, è un figlio di Assur, egli è un


[guardiano, messo di guardia a lui, controlla la fortezza per lui!
20 [La testa] che è legata allo stipite di Belet-Babili, è la testa del
[criminale, che era entrato con lui
[e che essi avevano ucciso]; avevano legato la sua testa al collo di
[Belet-Babili.
[Nabu], che nuovamente ritorna a Borsippa, innaffia
[continuamente i nuovi germogli di palme, che si trovano colà.

[Dopo che] Bel si era recato al luogo dell’ordalia, si ribellò la città


[contro di lui; essi combattono là dentro.
I porcai, che sulla via di Nabu si incontrano, quando viene da
[Borsippa, per salutarlo:

25 Nabu, che viene, allora si ferma, guarda: il criminale che è


[presso Bel …….. [ ]
così, come egli è presso Bel, egli lo vede.

Gli esorcisti, che camminano davanti a lui, recitano


[uno scongiuro; sono i suoi uomini, davanti a lui si
[lamentano [ ]
L’estatico, che cammina davanti a Belet-Babili, è un araldo;
[al suo petto egli piange [ ]».
«… essi lo portano al luogo dell’ordalia!]. Essa viene cacciata
[via, (dicendo:) “O mio fratello, o mio fratello, [ ]”».
Bacile rituale decorato con divinità e sacerdoti ricoperti di squame di pesci,
da Qalaat Šergat (Assur). Secolo VIII-VII a.C.
(Berlino, Staatliche Museen).

30 [ ] … i suoi indumenti, che mandano a Belet-Babili,


[sono proprio i suoi vestiti; essi li hanno por[tati sin là].
Sia l’argento sia l’oro oppure le pietre, che essi dall’Esagila
[portano via verso i templi: è proprio il suo tempio [ ].
L’indumento divino, con il quale egli era rivestito, sul ….. [ ];

il latte, che essi mungono davanti a Ištar di Ninive: perché essa


[l’ha allevato e per lui ha dimostrato pietà.
L’Enūma elîš, che viene recitato, che viene cantato nel mese di
[Nisan, riguarda quello che è tenuto prigioniero;

35 egli le rivolge le preghiere, la implora.


Padre Šamaš è lui, così parla: «Ciò è bene per Assur, egli l’ha fatto,
[quale è dunque la sua colpa?»

Colui che guarda in cielo, prega Sin e Šamaš «Lasciatemi in


[vita!».
[ colui che] guarda in terra, la cui ordalia viene eseguita su
[di lui, egli è colui che dal luogo dell’ordalia è venuto fuori.
[ colui che assieme] a Bel non si presenta alla casa della
[festa dell’Anno nuovo, porta …… il del prigioniero;
[ si trattiene] con lui;

40 [Belet-Bab]ili, che non si reca alla casa della festa dell’Anno


[Nuovo, è l’amministratrice del tempio;
[(si dice a lei) «Il ….] …. del tempio tu lo conosci; custodiscilo. Io
[ti ritengo respons]abile per lui!»

[Belet-Babili], sulle cui spalle lana nera, sul [ cui] volto …… –


[lana, [ ],
sulla cui [fronte] [ ] , [nel cui ] il sangue
[dell’interiora, che è stato versato, [ si trova,]
[ ]…., prima che essi sgozzino all’ottavo giorno del mese
[Nisan un porco [ ].

45 Lei è l’amministratrice [del tempio], a lei si chiede: «Chi è il


[criminale [ ]?»
[ ] portano, il criminale [ ]
[ ] viene, quando i vasi della libagione vengono
[messi da parte ……… ]
[ che essi riemp]iono; egli ha paura; ….. sente la gola
[arsa [ ]
[ essi mescola]no, fanno stillare: acqua putrida è
[essa [ ]
50 [carne arrosto] buttano in un canaletto di connessione, dal suo
…… [ ]

[la farin]a, di cui ce n’è abbastanza nel mese di Nisan,


[e la farina che, quando egli fu imprigionato, [ ];
l’acqua per le abluzioni, che essi portano, là dove egli piangeva,
[da lui, [le sue] lacrime [dentro …… ].

L’indumento divino, che egli porta, per cui si dice: «L’acqua è


[proprio quella menzionata; malattie sono queste!»
Ciò [è stato] detto nell’Enūma elîš («Quando in alto»): allorché
[cielo e terra non erano stati ancora creati, venne
[all’esistenza Anšar.
55 Quando villaggio e casa furono creati, allora egli venne
[all’esistenza. L’acqua, che a causa di Anšar [ ];
Questo è il giorno del suo peccato; in mezzo al …… egli si trova,
[con ……….. priva d’acqua egli è ricoperto, colui che [ ]
La corsa, che essi nel mese Kislim davanti a Bel e alle città
[organizzarono:]

quando Anšar mandò Ninurta per prendere prigioniero Zu,


[Šakk[an ],
disse davanti ad Assur: «Zu è preso prigioniero!», Assur
[rispose] a [ ]
60 «Va’, comunica a tutti gli dèi!» Egli trasmette ad essi e questi [ ]
[su ciò [ ].

L’intero discorso, che nel cuore del sacerdote-kalû [ ]


è quello del furto che essi (gli dèi, suoi padri) hanno perpetrato e
[come essi l’hanno rovinato. Gli dèi suoi padri, essi [ ].
Il cane che vaga nell’Esabad, è un messaggero: Gula manda
[per lui.
La scarpa, che essi portano nel tempio di Belet-Babili, è un
[………; egli la manda a lei,
65 perché essi non lo liberino, sicché egli non può uscire.

Il carro, che si reca alla casa della festa del Nuovo Anno e
[giunge: il suo signore non vi è sopra; senza il signore
[esso traballa.
La sakkukutu, che vaga per la città, è la lamentatrice per lui;
[essa va in giro per la città.

La ……… – porta, che così si chiama: gli dèi, lo hanno rinchiuso.


[Egli entrò nel tempio, e serrò la porta davanti a loro?

Essi però fecero dei buchi nella porta e cominciarono a lottare.

70 Chi cancella questa tavoletta o la butta in acqua,


o la legge, ma a chi non sa, non la fa ascoltare,

possano Assur, Sin, Šamaš, Adad e Ištar, Bel, Nabu, Nergal,


[Ištar di Ninive,
Ištar di Arbela, Ištar di Bit-kidmurri,

gli dèi del cielo e della terra, e tutti gli dèi d’Assiria,
75 maledirlo con una maledizione cattiva che non si può sciogliere
[e, per tutta la sua vita, non gli facciano trovare pietà;

il suo nome e la sua discendenza possano essi allontanare dal


[paese, la sua carne dare alle fauci di un cane (o leone)!
4.
TENTATIVO DI SOVVERTIMENTO DELL’ORDINE PRIMIGENIO
O L’ASSALTO DEI DEMONI CONTRO IL CIELO

Testo ed elaborazione: THOMPSON 1903, p. 28 sgg.; FOSSEY 1902, p.


232 sgg.
Traduzione: GRESSMANN 1926, p. 139 sgg.; LABAT 1970, p. 138 sgg.;
FALKENSTEIN 1931, p. 75 sgg.

Il mito discusso in questa settima sezione viene tradotto a parte,


vuoi per il contenuto vuoi anche per la peculiarità degli attori: non
sono infatti gli dèi gli artefici delle azioni, ma questi sono piuttosto i
pazienti dei malefici commessi proprio dai Demoni, in particolare i
sette demoni, generati sì da An, ma con atteggiamenti ostili alla
legge profonda ed immutabile del cosmo, alla legge cioè dell’ordine,
così come voluto e realizzato o dalla triade suprema o almeno da
due suoi componenti.
Il racconto è inserito come parte integrante nella Serie
esorcistica contro «gli spiriti cattivi», e si trova all’interno di uno
scongiuro da recitare nell’ambito di un rito particolare, in cui viene
coinvolto il sovrano, come garante terreno dell’ordine turbato da
tali spiriti.
Il testo inizia con una presentazione e descrizione di questi
spiriti, portatori e provocatori di ogni male nel mondo e nello stesso
cielo (ll. 1-47). Un bel giorno essi decidono di dare l’assalto alla
residenza di An, oscurando la falce lunare con conseguente
scompiglio nell’ordine prestabilito (ll. 48-107). Enlil, a quanto pare,
unico responsabile degli equilibri dell’universo, si preoccupa non
poco, anche perché gli dèi preposti al mantenimento dell’ordine
sono venuti meno ai loro compiti: Nanna infatti è oggetto
dell’aggressione, il dio Sole e il dio della tempesta si sono alleati con
i demoni, mentre Inanna, la stella Venere, vuole approfittare dello
scompiglio per impadronirsi essa stessa del cielo. Per questo egli
manda il suo araldo Nusku con un messaggio per Enki/Ea, il dio
della saggezza, nell’Abisso (ll. 108-131).
Enki si rende conto della grave situazione e ordina a suo figlio
Asarluḫi/Marduk di procedere contro i demoni con la forza degli
scongiuri: egli deve celebrare un rituale elaborato e recitare una
preghiera con un particolare scongiuro (ll. 132-199).
Il dio fa intervenire personalmente il re della città, che come
garante in terra dell’ordine divino deve fare le veci della falce
lunare; il rituale eseguito e lo scongiuro avrebbero allontanato per
sempre i demoni dalla terra e automaticamente anche dal cielo (ll.
200-265).

1) DESCRIZIONE DEI SETTE DEMONI MALVAGI: LL. 1-47

1-2 Uragani impetuosi sono gli dèi cattivi;


3-5 spiriti irrequieti, creati nella volta del cielo, essi sono;
6-7 operatori del male, essi sono;

8-11 ideatori di danni, che quotidianamente posseduti dalla


[malignità, procedono per uccidere;

12-13 di questi sette, il primo è il vento del sud, pieno di furore;


14-16 il secondo è il drago dalle fauci spalancate;

17-18 il terzo è una pantera furiosa, che afferra i piccoli;


19-20 il quarto è un serpente mostruoso ………. ;
21-22 il quinto è un leone furioso, che dietro di sé non lascia vita
[alcuna;
23-24 il sesto è un [ ] rampante, che [affronta] dèi e re;

25-26 il settimo è la cattiva tempesta di sabbia, …………


27-28 Questi sette sono i messaggeri di An, il re;

29-30 essi portano scompiglio di città in città;


31-32 tempeste che scuotono furiosamente i cieli;

33-34 dense nuvole che diffondono la nebbia nel cielo;


35-37 folate di vento rabbiose che ricoprono di oscurità il giorno più
[limpido;

38-39 essi si aprono la via in mezzo alle tormente più funeste;


40-41 essi sono potenti apportatori di distruzione, il diluvio del dio
[della tempesta Iškur;

42-43 essi sono quelli che vanno come avanguardia del dio della
[tempesta Iškur;
44-45 nell’alto dei cieli essi lampeggiano come fulmini,
46-47 per apportare distruzione essi si aprono la via!

2) ASSALTO DEL CIELO E OSCURAMENTO DELLA LUNA; PERPLESSITÀ DI ENLIL: LL.


48-107

48-51 Nel vasto cielo, la residenza di An, il re, essi si insediarono con
[intenzioni malvagie, senza che nessuno vi si opponesse!
52-55 Quando Enlil venne messo a conoscenza di tale piano, egli lo
[ponderò nel suo cuore,
56-58 con Enki, la potente guida degli dèi, egli si consultò,

59-61 e a Nanna, Utu ed Inanna – i quali egli aveva posto a guida del
[firmamento,
62-63 assieme ad An aveva infatti suddiviso la signoria del
[firmamento celeste tra loro, –
64-69 (proprio) a questi tre dèi, i suoi figli divini, egli ordinò di
[essere vigili, giorno e notte, incessantemente!

70-72 Quando i sette dèi cattivi penetrarono nella volta celeste,


73-74 essi si disposero con rabbia attorno alla falce lunare del dio
[Luna,
75-76 essi conquistarono, in loro aiuto, il giovane Utu e l’eroe Iškur,
77-80 mentre Inanna che con An, il re, aveva fondato la santa
[residenza, pensò di impadronirsi della regalità.

81-84 Dèi e re, i grandi dèi [ ] senza il cui

85-86 Quando i sette [ ],


87-90 …… i paesi …… all’inizio …… il male.

91-92 All’inizio dell’anno, la sua bocca pura [ ],


93-95 il dio Sin, il seme dell’uma[nità ……………] tribolazione
[del paese;

96-97 [ ] era turbato e sedeva (come) apatico;


98-99 [giorno e no]tte esso era buio, nella sede della sua signoria non
[risiedeva!
100-101 Gli dèi cattivi, i messaggeri di An, il re,
102-103 gli ideatori di ogni male andavano e venivano durante la notte,

104-105 ricercavano accanitamente ogni malvagità,


106-107 come il vento dal cuore del cielo, essi si abbattono sul paese.

3) ENLIL INTERVIENE, MANDANDO IL SUO ARALDO DA ENKI: LL. 108-131

108-111 Enlil vide in cielo l’oscurarsi del giovane Sin,


112-113 e il signore parlò al suo araldo Nusku:

114-115 «O mio araldo, porta il messaggio nell’Abisso,


116-119 lo stato di mio figlio Sin, che in cielo è stato oscurato
[gravemente, riferiscilo ad Enki nell’Abisso!»

120-121 Nusku prese a cuore il messaggio del suo signore,


122-123 andò quindi da Ea nel profondo Abisso,
124-127 al principe, alla guida eccelsa, al signore Nudimmud, Nusku
[ripeté il messaggio del suo signore;

128-129 Ea ascoltò il messaggio nel profondo Abisso


130-131 e si morse le labbra e riempì la sua bocca di lamenti.

4) EA INCARICA SUO FIGLIO DI ESORCIZZARE I SETTE DEMONI: LL. 132-199

132-133 Ea chiamò suo figlio Asarluḫi/Marduk e gli affidò il


[messaggio:
134-135 «Va’, figlio mio, Asarluḫi/Marduk,
136-137 il figlio del principe, la falce lunare del dio Sin in cielo è stata
[gravemente oscurata,
138-139 il suo oscuramento è percepibile in cielo.

140-141 Quei sette dèi cattivi sono i provocatori di morte senza tema

142-145 quei sette dèi cattivi che imperversano come il diluvio hanno
[spazzato via la terra,

146-147 hanno attaccato la terra come un uragano,


148-149 hanno accerchiato furiosamente la falce lunare del dio Sin,

150-151 si sono guadagnati l’aiuto del giovane Utu e dell’eroe Adad,


152-153 ………… hanno fatto prigionieri».

154-174 in lacuna

175-176 nella casa della pienezza ed abbondanza, (dove) è di casa il


[«terribile splendore divino …. [ ]
177-178 alla porta del palazzo una corda [ ]
179-181 intreccia una corda a due colori con peli di capra montata e con
[lana di agnello vergine,
182-187 legala ai fianchi del re, figlio del suo dio!
Quindi il figlio del suo dio, che detiene la vita del paese così
[come la falce del dio Luna,
la porrà come segno di gloria sulla sua testa, così come la Luna
[Nuova.

188-199 in lacuna
5) RITO ESORCISTICO: LL. 200-265

200-201 il male [ ]
202-203 Poni sul suo capo il tamarisco, l’arma potente ……
204-205 recita l’incantesimo di Eridu,
206-208 portagli un incensiere, una torcia, lavalo con acqua pura,
209 e purifica e aspergi il re, figlio del suo dio!»

210-215 Lo spirito cattivo, il demonio cattivo, lo spirito dei morti cattivo,


il cattivo fantasma, il cattivo dio, il cattivo nemico
nella casa non entrino, alle mura del palazzo non si avvicinino!
216-217 Al re essi non si accostino;

218-219 attorno alla città essi non gironzolino;


220-221 [ ] essi non entrino!

222-226 in lacuna

227 Preghiera contro gli spiriti cattivi!


228 Scongiuro:
229-230 [Uragani impetuosi ] sono essi;
…… [ ] sono essi;

231 essi sono la tempesta [ ];


232-235 di sopra, tra quelli del cielo, nessun dio li ha chiamati per
[nome;
236-237 An ed Enlil li hanno chiamati,
238-239 essi hanno oscurato nel cielo Sin,

240-241 essi hanno allontanato [ ]

242-245 in lacuna

246 il re, figlio del suo dio [ ]


247-248 Prendi il potente meteorite del cielo, che per il frastuono della
[sua forza paurosa ha rimosso ogni male,
249 poni il tamarisco in bocca,

250 recita l’incantesimo di Eridu:


251 «O uragani impetuosi, voi dèi cattivi!

252 In nome di An e di Enlil siate esorcizzati!


253-254 Il tuo petto solleva [ ]

255-256 dietro di te [ ]
257 nella casa essi non entrino;

258 attraverso le fessure essi non si insinuino;


259 attorno alla città essi non gironzolino.
260 Vadano via dalla casa!
261 uragani impetuosi, o dèi cattivi:
262 spirito cattivo, cattivo demonio, cattivo spirito dei morti,
263 cattivo fantasma, cattivo dio, [cattivo messaggero],

264 in nome del cielo siate esorcizzati, in nome della terra siate
[esorcizzati!»
265 Preghiera contro gli spiriti cattivi!
GLOSSARIO
I.
PERSONAGGI DIVINI E PERSONAGGI UMANI O LEGGENDARI

I numeri romani e arabi rimandano alle parti e alle diverse


suddivisioni dei testi.

A
Abisso «L’oceano sotterraneo delle acque dolci». Residenza di
Enki/Ea, appellato anche «il re dell’Abisso», che vi costruisce il
suo tempio E’engurra «Casa dell’oceano». In qualche modo
collegato con la città di Eridu: i testi infatti usano
alternativamente «Abisso» ed «Eridu», o addirittura «Abisso di
Eridu».
V. 2 A III i 29, C a) iv 45.55, v 4; VI. 1 b) 27; VII. 4: 114-115.116-
119.122-123.128-129
Adad Nome semitico corrispondente al sumerico Iškur, dio
dell’atmosfera e delle acque piovane.
III. 3 A I iii 35.37.45, II 52; III. 4 I 115, II c) 16, IV 81-82; III. 9 I
1.3; V. 2 A II i 11, ii 19.27.33, v 41.55, vi 25, III ii 49-50.53, C a) iv
44.54, v 3, U v. 5, C b) 4) 6, D 1) c) 11.27.34.51.55, 2) i 4.8, ii
2.9.16.32, 3) 4; V. 4: 98.105; V. 7 A L+M 3, E+F 5; VII. 3: 72, 4:
150-151
Adapa Saggio, definito il purificatore e nativo di Eridu.
IV. 3 A 16, B 12.20.27.43.50.58.60-61,82, D 7.9.12; V. 9 r. 3.16.20-
23.29.35
Addu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 119
Agilimma Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 82
Agušaja Titolo di Ištar nel mito che la vede contrapposta a
Ṣaltum.
III. 2 B) VI 1, VII 6, VIII 3.13.26
d
A-la-la Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 18.20
Alallu «Uccello variopinto». Uno degli amanti sfortunati di
Inanna.
IV. 1 A) 26, B) 48
d
ALAM Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 20-21
Alla I Divinità primordiale, creatrice di Anu.
II. 5 B) 1
Alla II Dio primordiale ucciso dagli altri dèi per creare l’uomo.
V. 2 C c) J 3, D 1) a) 43, b) 103-104; V. 6: 24
Alluḫappu Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 4
Alulu Re leggendario del periodo antidiluviano.
V. 11: 9
Amar-Anzu Lett.: «Vitello di Anzu». Sinonimo di Anzu.
Amarga Nome del vitello partorito da Geme-Sin, la vacca amata
dal dio Sin.
IV. 2.22
d
Ama-tu-an-ki «Madre genitrice di cielo e terra». Divinità
menzionata nella Lista di Larsa.
I. 3 B
An Dio Cielo.
I. 3 A a) 1-2.24, B
Anduruna «Abitazione celeste». Luogo in cui soggiornavano gli
dèi, dopo essere stati generati.
I. 1 I 24
Anenlilda «Saggio». Lo scongiuratore di Eridu.
III. 5.11
An-ki Cielo e terra.
I. 3 A a) 3
Annegarra Designazione dei primi uomini creati dagli dèi. Il
nome vuol dire: «Creato per il cielo».
V. 6: 52
Annugal II poliziotto degli dèi nel mito neoassiro di Atramḫasis.
V. 2 B a) ii 14.24
Anos Nome del dio Anu in Damascio.
I. 2 C
Anšar «L’insieme del cielo». Essere primordiale, creato assieme a
Kišar, in seconda generazione, dalla coppia Apsu-Tiamat ed
annoverato tra i «21 signori, padri e madri del dio Anu».
I. 1 I 12.19; II 8-9.49.60.63.71.79.83.95.103.107.119.125.133.136-
137.141.147; III 1.13.71.131; IV 83.125; V 79; VI 101.157; VII 102;
I. 3 A a) 8; VII. 1 a) 6, 3: 54-55.58
An-šár-gal Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 6, B
Antu(m) Paredra del dio Anum.
I. 3 A a) 2; III. 1 III 10.20; IV. 1 B) 83
An(um) «An». Dio nato dalla coppia primordiale Anšar e Kišar, e
progenitore di tutto il mondo divino, soprattutto di
Nudimmud, padre di Marduk, il dio di Babilonia e signore di
tutti gli dèi. Dio del cielo e capo dell’assemblea divina;
costituisce assieme ad Enlil ed Ea, la triade suprema del
Pantheon sumero-accadico; dio poliade della città di Uruk,
dove condivide con Inanna/Ištar il tempio E’anna. In base ai
poemi «Gilgameš, Enkidu e gli Inferi» e «Atramḫasis», quando
i grandi dèi stabilirono le rispettive competenze sul mondo, An
personalmente si attribuì il Cielo. Nel mito di Nergal ed
Ereškigal è chiara la sua funzione di capo degli dèi: è egli,
infatti, che, per comunicare con la regina degli Inferi, manda
come messaggero Kakka, il suo araldo. È interessante che nello
stesso mito il Cielo come contrapposto agli Inferi venga
espressamente definito «il cielo di Anu».
I. 1 I 14-16;89.105.159; II 45.96.105; III 49.53.107.111; IV
4.6.44.82.146; V 70.80; VI 41.64.86.92.94.123.147; VII 6.102; 3 B.;
II. 1; II. 2 A) a), b); II. 2 B); II. 5 A) r. 1, B) 1-2; II. 8: 24.39; II.
10:1; III. 1 III 1.4.13.17.25-26.39; III. 3 A I iii
29.33.35.46.67.88.103.111, iv 2.8, II 58.71, III 27.159; III. 3 B) II
5.11.16.24.45.49; III 15; III. 4 I 28.39.148.189; II b) 12, III c) 3, d)
11; IV 33.43.52; III. 9 VII 5, VIII 2; IV. 1 A) 44, B) 82.87.93, C) b);
IV. 2: 17, 3 A 2, B 9.13.20.23-24.33-35.42.48-49.58-59.61.69.81, D
4.6.9.11; V. 2 A I 7.13.17.97.99.101.111.124.136.169, II v 41.55, vi
10.25, III iii 51, v 40.47, vi 11, B a) ii 8.12.22, U v. 20, C c) L 6’, M
7.12, D 1) a) 7.13.17.53.90.100. 110, b) 1.11.23.54.56.61, c) 51.55, 2)
i 4.8, ii 2.9.32.47; V. 4: 15.114.163; V. 6: 7.67; V. 7 a) E+F 3.17.35-
36, b) K i 12; V. 8 v. 38; V. 9 r. 14; V. 10: 7.13; V. 12 a) 76.83; VI. 2
B i 6.30.39.40.45.52.55, ii 31, iii [24].[25]. 39, 50, iv 24.27. 28.44.48.
59, v 2.15.16.30.32.38.44.45.48, vi [42]; VI. 5 A 1) 194; VII. 1 a) 6-
8, 2 a) 8.10.12.15, e) 1.5.6.8-11; 4: 27-28.48-51.62-63.77-80.100-
101.236-237.252
Anunna(ki/u) I «Progenie principesca». Designazione degli dèi
del cielo e della terra. In generale il nome indica o un gruppo
consistente di divinità, sia celesti che infere, o le sette divinità
maggiori che decidono i destini, sia dei vivi che dei morti. Nel
mito della discesa agli Inferi di lštar, il termine è usato nel
doppio senso, grandi dèi celesti e grandi dèi degli Inferi. Nel
mito di Nergal ed Ereškigal, così come in quello della Discesa
agli Inferi di Ištar, gli Anunnaki appartengono al regno degli
Inferi.
I. 1 I 156; II 42.121; III 46.104; V 86; VI 20.40.46-47.59.68.134.145;
II. 9 r. 15; III. 3 A) I i 5. 25, iv 6; III 4 I 63.81.82.111; III. 4 III c)
40, d) 10, V 3; IV. 3 A 8; V. 2 A I 5.103.219-220.233, II v 39.53, vi
23, III iii 30, vi 7, B a) ii 5, C c) M 10, O 6, D 1) a) 5.92, b)
44.59.114; V. 4: 103.124; V. 6: 9.17.21.47; V. 7 a) I 9, b) K i 1; V. 13
b) 322; VI. 2 2 B iv 3; VI. 3: 10
Anunnaki II Dèi inferi. La totalità degli dèi che risiedono negli
Inferi alla corte di Ereškigal, oppure i grandi dèi degli Inferi
che decidono i destini dopo la morte.
III. 4 I 177.184.193; II a) 2; VI. 1 b) 32.113.117; VI. 4: 12; VII. 1 a)
6-7, 2 a) 2
Anunnitu Dea, madre di Girra/u.
III. 3 A) I iii 56; B) II 25
d
A-nu-um Nome accadico del dio An sumerico.
I. 3 A a) 1
d
A-nu-um u An-tum Cielo e terra.
I. 3 A a) 3
Anzu «Aquila leontocefala». Avversario di Ninurta nella sua
battaglia contro il Kur, narrata dal mito accadico «Ninurta e
Anzu». Qui sembra avere una posizione ambigua; in
«Gilgameš, Enkidu e gli Inferi» ha una funzione negativa,
quando infesta l’albero Ḫaluppu assieme al serpente e a Lilit
che succhia il sangue ai bambini.
III. 3 A) I i 11, 26, ii 11,14.24, iii 4.9.10,
12.24.31.38.48.51.59.69.72.80.90.93.105, iv 9; II 5.17.21.35-
36.44.48.52.54.61-62.69.72.77-78.85.89.94-95. 102.116.120.143.151;
III 9.12.20.22.26.36.12’, 114.116.117-118; III. 3 B) II
9.12.18.33.57.69.81, III 3.7.16-17.65.68.77; III. 4 III c) 33; V. 2 A
III iii 7, B a) U v. 16; V. 7 a) L+M 65; VI. 5 A 1): 168; VII. 1 a) 4,
2 a) 7, d) 2.4, 3: 58-59
Aos Nome del dio Ea in Damascio.
I. 2 C
Apason Resa del nome Apsu in Damascio.
I. 2 C)
Apsu I «Abisso», «Acque marine». Padre primordiale di tutto il
creato e sposo di Tiamat «Acque marine».
I. 1 I 3.25.29.35-47.51.65.69.113.117; II 3.55.67; V 102; II. 6: 4
Apsu II «Abisso», «Acque marine». Luogo in cui risiede Ea, il dio
della saggezza, dopo aver ucciso Apsu, lo sposo di Tiamat. Qui
egli genera con sua moglie Damgalnunna il figlio Marduk.
Designazione anche degli Inferi.
I. 1 I 71.76.81.82; IV 142-143; V 60.119.125; VI 63.68; II. 8: 25-26;
II. 9 r. 8.13; III. 1 IV B) 28; III. 2 A) VI 11, VII 3; III.2 B) I 14; III.
3 A) I ii 21, iii 100; B) II 31; III. 4 I 147.162.184; II b) 6; V. 2 A I
18.29.102, II iii 28, III i 49; B a) i 2, v 27, D 1) a) 18.91, c)
73.80.83, 2) i 26.34.38; V. 4: 31.42; V. 9 r. 20.22.26; VII. 1 a) 2, 2 a)
2.15
Arallu Denominazione degli Inferi, altrimenti detto Kur o
montagna mitica, Kigal «la grande terra» oppure Urugal
«grande città».
III. 4 I 147; II a) 9
Aramazad Resa iranica del dio della saggezza Crono, da altri
identificato con Bel(u) ovvero Marduk.
V. 5 a)
Aramazd Resa armena di Bel(u) in Berosso.
I. 2 A) a)
Aranunna Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 97
Arazu Dio connesso alla preghiera (?).
II. 8: 29
Ardato Nome del nono re di Šuruppak, corrispondente al
sumerico Ubartutu, padre di Xisuthros, eroe del Diluvio
Universale, in base a Sincello.
V. 5 b)
Aruru Sorella di Enlil e nuora di Nanibgal; sinonimo di Nintu.
II. 9 r. 21; III. 7 II 9-11; V. 6: 58; V. 12 a) 66.77-78.82.84, b) 1-2
Asakku Divinità infernale. Mostro con cui combatte Ninurta nel
Kur. Figlio di An e della madre Terra.
III. 4 III b) 31; VI. 5 B 1): 51, 2): 59-66.73; VII. 2 a) 7
Asalluḫi Dio degli scongiuri, figlio di Enki/Ea. Egli viene
identificato con Marduk, il dio poliade di Babilonia.
Nell’Enūma elîš è annoverato tra i cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 101.147; V. 1: 10
Asalluḫi-namru Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 155
Asalluḫi-namtila Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 151
Asaralim Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 3
Asaralimnunna Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 5
Asari Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 1
Asarluḫi-Marduk Figlio di Enki/Ea, il dio della saggezza e della
magia mesopotamica, composto dai due nomi Asarluḫi e
Marduk, le due divinità, una sumerica e l’altra semitica,
equiparate per sincretismo.
VII. 4: 132-133.134-135
Assôros Nome dell’essere primordiale Anšar in Damascio.
I. 2 C
Assur Dio principale della civiltà assira.
VI. 4: 24; VII. 3: 18-19.35.59.72
Asušunammir «Il folletto», definito «buffone di corte», creato da
Ea perché salvi Ištar dal «Paese del non ritorno».
VI. 1 b) 92, 93, 103
Ašaru Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 123
Ašnan Divinità protettrice del grano e della spiga; definita anche
«il buon pane, il pane del mondo». Essa è figlia di Enlil e Sud.
II. 8: 33
Áš-ri-gi4-in-gal «Ereškigal», regina degli Inferi (→).
VI. 1 a) 3
Atramḫasis Nome dell’eroe del Diluvio nell’omonimo mito,
altrove si ha Utanapištim (Epopea di Gilgameš) e Ziusudra
(poema sumerico del Diluvio).
V. 2 A I 364.368.385.387, II viii 36, III i 1.11.38.40, ii 18, B a) iv
17.21.29, v 27, U r. 3, B c) 2): 11, D 1) c) 17.19.59.81.89.99.101, 2) i
12.35.44, 3) 9; V. 3: 6; V. 4: 187
Aja Divinità femminile, sposa di Šamaš, dio Sole.
VI. 4: 19
B
Baza Sovrano o personaggio sconosciuto.
V. 11: 13A
d
BE «Ea». Scrittura logografica per Ea, il dio della saggezza e
signore dell’Apsu.
VI. 2 B v 13-14
Be-el ši-ma-a-[ti] «I signori dei destini». Appellativo dei «grandi
dèi», di norma in numero di sette, ma qui riferito
presumibilmente alla triade suprema composta da Anu, Enlil
ed Ea.
VI. 2 B ii 5
Be’ennu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «Epilessia».
VI. 2 A r. 49, v. 4
Bel «Signore». È un epiteto di Marduk, il dio di Babilonia e re di
tutti gli dèi a seguito della sua vittoria su Tiamat.
I. 1 I 80; II 135.153; IV 17.21.33.49.59.65.75.95.129.135.143; V 90;
VI 70.82; I 2 A) b); I 2 C); VII. 1 a) 2-3.5-7.9.11, 2 a) 1, 3: 9-
10.13.23.25-26.39. 57.72
Belet-Babili «Signora di Babilonia». Epiteto di Sarpanitum, sposa
di Marduk.
VII. 3: 10.21.29-30.40.42.64
Belet-ili Dea, madre di Ninurta, e in genere dea-madre che crea,
tra l’altro, l’uomo nel mito di Atramḫasis.
III. 3 A) III 152; III 8 I 1; III 9 I 10-11.13; V. 2 B a) ii 6, iii 3.17, C
b) 1): 1, D 1) b) 68.76.94.106; V. 4: 117.162; V. 8 r. 2.10-11.14, v.
30-31.36.40
Belet-kala-ili Epiteto della dea Mami, ricevuto dopo la creazione
dell’uomo.
V. 2 A I 247-248
Be-let šá-ma-mi «Signora dei cieli». Dovrebbe trattarsi della dea
Ištar, non solo per la menzione del «marito», sulla cui salute
Ereškigal si informa, ma anche per il fatto che tale appellativo
le compete (Tallqvist 1938, p. 64).
VI. 2 B i 42.47
Beletseri «Signora della steppa». Una divinità degli Inferi, definita
«scriba» di Ereškigal.
II. 3 r. 33; VI. 5 A 1): 202
Belili Sorella di Dumuzi nel mito della discesa agli Inferi di Ištar.
VI. 1 b) 131
d
Be-li-li Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 19.21
Belos Forma greca dell’accadico Bel(u), epiteto di Marduk.
I 2 A) a), b); 2 B) a), b)
Bēi-ūri Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «sonnambulismo».
VI. 2 A r. 49, v. 6
Bibbu Demone a servizio di Nergal, definito «boia degli Inferi».
VI. 4: 19
Birdu Messaggero di Enlil.
III. 3 A) III 43.45.47-48.5’-6’.17’
Bovaro Uno degli amanti sfortunati di Inanna.
IV. 1 A) 36
C
Cavallo Uno degli sfortunati amanti di Inanna/Ištar.
IV. 1 A) 32, B) 53
Crono Nome greco del dio della saggezza mesopotamico,
corrispondente ad Ea o Enki.
V, 5 a), b), d), e)

D
Dachê Divinità embrionale, menzionata in Damascio,
corrispondente a Laḫama dell’Enūma elîš.
I. 2 C)
Dachos Divinità embrionale, menzionata in Damascio,
corrispondente a Laḫamu dell’Enūma elîš.
I. 2 C)
Dagan Dio principale del mondo semitico, equiparato al
mesopotamico Enlil.
III. 3 A) I iii 111, iv 2, II 58, III 24.27.34; B) II 45; III 15; III 4 III
c) 3; IV 33
Daisio Nome di mese, corrisponde al mesopotamico dio
Dumuzi/Tammuz.
V. 5 a), b)
Damkina Moglie di Ea e madre di Marduk.
I. 1 I 78.84; V 81
d
Da-rí Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 13
Dauche Moglie del dio Ea in Damascio.
I. 2 C)
Desio Nome greco di Dumuzi mesopotamico.
V. 5 d), e)
Dingiresiskur Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 109
Dingir-ḫul «Dio cattivo». Nel mito VII. 4 tale termine caratterizza
le forze demoniache e maligne che svolgono un’attività
disordinatrice nel cosmo; essi sono operatori del male. Ne sono
indicati i nomi ed anche l’aspetto che essi assumono.
VII. 4 passim
Dingir-kù-ga «Le sante dee». Appellativo di Nammu e di Nanše,
due divinità femminili.
VI. 2 B i 41.[47]
Dingir.meš I «Gli dèi (celesti)». L’insieme degli dèi celesti che
risiedono nell’Olimpo, davanti ai quali si presenta il
messaggero degli Inferi.
VI. 2 B ii [4], iii [26], v 33-34.39.41.42
Dingir.meš II «Gli dèi inferi». L’insieme degli dèi inferi.
VI. 2 B ii 7
Dingir.meš gal.meš I «I grandi dèi (celesti)». Epiteto riferito per
lo più alla triade suprema del Pantheon celeste, costituita da
An, Enlil ed Ea, che sono anche «i signori dei destini».
VI. 2 B i 40.45, ii 5
Dingir.meš gal.meš II «I grandi dèi (inferi)». L’insieme dei grandi
dèi degli Inferi.
VI. 2 B iv 52-53, v 8.9.24.25
«Due dei» Demoni gemelli operanti agli Inferi.
VI. 4: 8-9
Duku «Santa collina». Area sacra nel complesso templare di Enlil
a Nippur, ma anche il luogo primordiale dove risiedevano gli
dèi prima di creare l’uomo.
I. 1 VII 99
Dumuduku Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 99
Dumuzi Il pastore sposo di Inanna, scelto come suo sostituto dopo
il suo rilascio dagli Inferi. È figlio di Sirtur e fratello di
Geštinanna, nonché cognato di Utu, il dio Sole. Il re, il retto
approvvigionatore dell’E’anna, l’amico di An, l’amato genero
del giovane Su’en. È divinità tutelare degli ovili e del latte.
Porta l’epiteto ušum-gal-anna «il grande drago di An o del
cielo». È anche un dio infernale, e come tale riceve doni da
Gilgameš. Egli inoltre emette sentenze nel Kur assieme a
Ningizzida.
IV. 1 A) 24, B) 46; IV. 3 B 24.31.49.56.68; VI. 1 b) 127.136
d
Du-rí Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 12
Durmaḫ «La corda cosmica» che tiene unite tutte le sezioni del
cosmo.
I. 1 V 59; VII 95

E
Ea Dio accadico della saggezza, della magia e signore dell’Apsu, il
luogo mitico che designa il sottosuolo terrestre, regno delle
acque dolci. Assieme ad Anu ed Enlil, Ea costituisce la triade
suprema del Pantheon accadico. Nel mito di Nergal ed
Ereškigal egli è il grande consigliere di Nergal, al quale
elargisce suggerimenti circa il viaggio agli Inferi. Nel mito
della discesa agli Inferi di Ištar egli opera la salvezza della dea,
facendola uscire dal «Paese del non ritorno».
I. 1 I 60.73.78.83; II 4-5.72.75.120. 129; IV 146; V 8.68.80; VI
3.11.31.35.38-39.64; VII 6.138.140; II. 1; II. 2 A) b); II. 2 B); II. 5
A) r. 8.21; II. 6: 4.7; II. 8: 26.39; II. 10: 2; III. 1 III 11.25, IV B) 28;
III 2 A) IV 12.19.21, V 16.23.28.30, VI 14, VII 3.10; III. 2 B) VI 3,
VII 5, VIII 17; III 3 A) I ii 18, iii 102.121; II 46.71.87-88.129.150;
III 33; B) III 8; III 4 I 162; II b) 6.9.15, c) 18; III. 5: 1; III. 6 r. 15;
IV. 3 A 6.17, B 12.16.71.84, D 4.10; V. 2 B a) i 4, iii 1, v 2.28, U r.
1.7.13, C b) 2): 12.16, c) BB 3, P 12.17, D 1) a) 91, b) 84.87, c)
1.54.58.67-68.74.81.84.86.92-93.97.101, 2) i 7.11.20-21.27.35.39.41,
ii 8.14.31, 3) 2.8.10; V. 3: 5.7; V. 4: 32.36.42.175-177; V. 7 a) E+F
3.36; V. 8 r. 3.10, v. 30; V. 9 r. 14; V. 10: 7.13; VI. 1 b) 27.84, 2 A r.
23.41.44, B i 40.45, ii 18.21.23.31, iv 27.28, v 2.15. 16.41; VI. 5 B
2): 69-70.76; VII. 1 a) 2.7, 2 a) 11, 4: 122-123.128-129.132-133
d
É-kur Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 16
Elulu Nome di mese del calendario babilonese.
VII. 2 e) 1
d
En-amaš Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 122, B
d
En-an-na Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 128, B
Enbilulu Dio «ispettore dei canali». È generato da Enlil e partorito
da Ninlil. Nell’Enūma elîš il nome è attribuito a Marduk.
I. 1 VII 57
Enbilulu’epadun Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 61
Enbilulugugal Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 64
Enbiluluḫegal Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 68
d
En-bùlug Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 108, B
d
En-da Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 106
Endašurimma Divinità primordiale ed infera, progenitrice del dio
Enlil in base al poema sulla «morte di Gilgameš». Essa è
qualificata come uno dei sette portinai degli Inferi.
I. 3 B; VI. 2 B iii 14
d
En-da-šùrun Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 132
d
En-DU Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 104
Endukuga Divinità primordiale ed infera, progenitrice del dio
Enlil in base al poema sulla «morte di Gilgameš».
VI. 2 B iii 46
d
En-du6-kù-ga Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 134, B
Endušuba Divinità primordiale ed infera, essa è qualificata come
uno dei sette portinai degli Inferi.
VI. 2 B iii 45
d
En-gàraš Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 114
Engidudu «Signore che di notte va e viene». Il dio che guida
uomini e principi.
III. 4 I 21
d
En-giriš Divinità menzionata nella Lista di Larsa.
I. 3 B
d
En-ḫal Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 110, B
Enki I «Signore della terra». Nonostante il nome, egli è il dio
dell’Abisso, viene detto infatti «re dell’Abisso»; dio poliade di
Eridu; dio tutelare dell’E’engurra costruito nell’Abisso.
Assieme ad An ed Enlil costituisce la triade massima del
Pantheon sumerico; è membro permanente dell’assemblea
degli dèi; ma come terzo, dopo i primi due An ed Enlil è
creatore ed ordinatore del mondo. È prediletto del santo An e
benvoluto da Enlil: si definisce infatti figlio del re del cielo e
della terra e fratello minore di Enlil; è il signore
dell’abbondanza degli Anunna; e loro fratello maggiore e loro
condottiero. Nel mito di Enki e Ninḫursag, egli ha come
moglie Ninsikil, mentre in seguito Ninḫursag o Nintu. In
VIII.1. si sottolinea il suo rapporto con la magia e gli scongiuri
contro i demoni.
I. 3 B; II. A) a); III 10 a) 300, b) 13; V. 1: 10; 2 A I
16.18.98.100.102.201.204.250.365.372, II iii 9.29 v 43, vi 17.22, vii
39-40, III i 15.43.45, iii 25, vi 13.16.42.45, D 1) a) 16.18; V. 6: 7.68;
V. 11: 1; VII. 4: 56-58.116-119
d
En-ki II Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 96
Enkidu Servo e amico di Gilgameš nelle opere letterarie che
celebrano le gesta del re di Uruk.
V. 11: 13; V. 12 a) 86; V. 13 a) 47; VI. 5 A 1): 161, B 1): 6.10.50, 2):
54.58.65.72.80.84
d
En-kin-gal Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 124, B
Enkišar «Enkišar». Uno dei sette guardiani degli Inferi.
VI. 2 B iii 14
d
En-kù-gál Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 126
d
En-kur Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 120, B
Enlil «Dio vento». Dio principale del Pantheon sumerico; dio
poliade di Nippur, centro religioso del paese; dio tutelare del
tempio Ekur «casa montagna»; è definito egli stesso «la grande
montagna»; sposo di Ninlil, Sud. Assieme ad An ed Enki
costituisce la triade massima del Pantheon sumerico; è membro
permanente dell’assemblea degli dèi; nella spartizione del
cosmo, Enlil si attribuisce la Terra, mentre An impera sul Cielo,
e ad Ereškigal vengono dati gli Inferi. Egli predilige Enki, a cui
affida l’incarico di riordinare il mondo e di cui è fratello
maggiore. Assieme ad An concede dopo il Diluvio a Ziusudra
«la vita, come (quella) di un dio». Dalla sua unione con Ninlil
nascono il dio Luna (Nanna-Suen, Ašimbabbar), Nergal,
Ninazu ed Enbilulu. In VIII.1 è lui che prende in mano la
situazione quando i demoni assaltano il cielo e oscurano la
luna, facendo intervenire il dio della magia Enki.
I. 1 IV 146, v 8.80, VI 6; VII 6.136.149; 3 A. b) 138, B; II. 1; II. 2
A) a); II. 2 B); II. 3 v.; II. 7 A) 9; II. 8:39; III. 1 III 11.25; III. 3 A)
I i 2.4. 22, ii 19, iii 5.20.26, iv 11; II 19.118.141; III 40.45-
46.9’.121.123.144; III. 3 B) II 2; III. 4 I 2.189, II c) 7, III c) 6, d)
12; III. 6 r. 7; III. 9 I 7. 11, II 1; V. 2 A I 8.14.45. 59.69.73.82.84-
85.90.92.95.104-105.112.118.125.131.133.137.143.145.152.165-
166.168.196.335.356, II i 5, v 47.52, vi 22.32, vii 47, viii 35, III i
43.48, iii 39, v 41, vi 5.12.41, B a) ii 13.23.27.29.34, iv
4.18.20.25.29.37, C c) J 6.7, K 1.5, L o’.7’, M 3-4.6, D 1) a)
8.14.20.45.51.60.64.73.93-94.101.104.111.117, b)
2.5.12.18.24.30.32.38.50-51.55.73.79.104, c) 47, 2) ii 8.31.44.48, 3) 5;
V. 4: 16.39. 41.167.170-171.174.176.189; V. 6: 7.14.22.67; V. 7 a) I
24, E+F 3.36; V. 8 r. 24, v. 27.38; V. 9 r. 14; V. 10: 7.13; VI. 2 B i
40.45, iv 27-28, v 2.15.16.44.45; VI. 5 A 1): 194, B 2): 55.62; VII. 1
a) 5.10, 2 a) 2.8.13.15, e) 7; 4: 52-55. 108-111.236-237.252
d
En-LU Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 102
Enmerkar Sovrano della prima dinastia postdiluviana di Uruk e
personaggio principale di diversi poemi epici.
V. 9 r. 17.21.23.29
Enmešar Divinità primordiale ed infera.
VI. 2 B iv 42
d
En-me-šár-ra Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 136, B; VII. 2 d) 1.5, e) 5
d
En-mul Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 100; I 3 B
Ennugi II gendarme degli dèi supremi.
V. 2 A I 10.127.139, D 1) a) 10.113, b) 14.26; V. 4: 17
Ennugigi Divinità primordiale ed infera, qualificata come uno dei
sette guardiani degli Inferi.
VI. 3 B iii 47
d
En-nun Divinità menzionata nella Lista di Larsa.
I. 3 B
d
En-nun Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 118
d
En-šár Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu» e tra i «42 signori, madri e padri di Enlil».
I. 3 A a) 10, b) 116, B
d
En-ug Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 112
d
En-ul Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 98; B; V. 6: 56
d
En-uru-ul-la Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri
del dio Anu».
I. 3 A a) 22, B
d
En-u4-ti-la Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 130, B
En-[ ] Divinità primordiale ed infera, qualificata come uno dei
sette guardiani degli Inferi.
VI. 2 B iii 44
Ereškigal «Regina degli Inferi». Sorella dei grandi dèi Anu ed
Enlil, Ereškigal, quando questi si assegnarono i compiti e le
mansioni nel cosmo, ricevette in dono gli Inferi. Nel nostro
mito essa è assieme a Nergal ed Erra la protagonista.
III. 10 a) 308, b) 26; VI. 1 a) 3, b) 24-25.28.64.66.95.100.109; VI. 2
A r. 2.7.43.52.54, v. 11; B i 8.17.38.44.49.51, iii [11].[33], iv 11.
[23].33.47.50.58, v 1, vi 19.36; 3 r. 14, M. 2.3; VI. 5 A 1): 201
Erra Il dio sumero babilonese della peste viene presentato nel
nostro mito come gemello di Nergal. Non è Nergal a giacere
con Ereškigal, bensì Erra, sicché, almeno in base alla redazione
recente è lui che in definitiva sposa la regina degli Inferi. Come
dio degli Inferi egli ha al suo servizio demoni-Gallu.
III.1 IV B) 10; III. 4 I 5.13.15.40.46.60.76.78 92.101-
102.104.124.130-131.149.163.169.179.191; II b) 17.22.27.42, c) 3.5,
III c) 11.21.30.35.38. 57-58.62.66, d) 2-3.16; IV
1.19.104.114.128.130.137.141.151, V 1.4.16.20.40.45.48.57; VI. 2 B
iii 20, iv 11.54.56, vi 2.5.36; VI. 3 r. 12; VII. 1 a) 7
Errag/kal Divinità al servizio di Adad.
V. 2 A II vii 51, U v. 15; V. 4: 101
Etana Sovrano della prima dinastia postdiluviana di Kiš e
personaggio centrale dell’omonimo poema che narra le sue
gesta.
V. 7 a) I 7.24, L+M 119.126.129, E+F 1.25.37-38, M+F 8.11.22.51,
N 5.8, b) K vi 5.8, c) O 5, R 8-10.15.25, Q iv 13, S vii 7.9.15; V. 11:
10; VI. 5 A 1): 200
Eṭemmu Spirito vitale che sopravvive dopo la morte.
V. 2 A I 215.217.228.230, C c) o 3-4, D 1) b) 98.100.110.112

G
Gaiu Nome di un pastore divino, nato dal matrimonio di Sumukan
con il mare.
II. 3 r. 15. 21-22.25.30
Gallu «Un demone» al servizio degli dèi Inferi. Tali demoni
possono essere «piccoli» e «grandi». Essi, in numero di cinque
o sette, sono descritti come esseri strani e sempre all’erta,
accompagnano sulla terra le divinità come Inanna/Ištar che
lasciano gli Inferi, per ricevere in consegna l’eventuale
sostituto. Nel mito della discesa di Ningizzida, un demone-
Gallu accompagna il dio Ningizzida al cospetto di Ereškigal.
I. 1 IV 116; III. 4 I 67.175.185; VI. 3 r. 12.14.16.17
Ganzir Denominazione della residenza di Ereškigal agli Inferi e
sinonimo dell’Aldilà. Nel mito GEI è definito «l’anticamera
degli Inferi»: in esso si depositano il pukku e il mekku di
Gilgameš. Sembra che designi pure una particolare costruzione
afferente all’area dell’E’anna ad Uruk.
VI. 1 b) 41
d
Gá-ra Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 17
Geme-Sin Nome della vacca, di cui si innamorò il dio Sin.
IV. 2: 1.23
Genio cattivo Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 4
Gilgameš II leggendario re di Uruk compare nel mito della morte
di Urnamma come «il re del Kur», al quale il re di Ur defunto
presenta doni.
IV. 1 B) 5-7.22.84-85.89-90.95, C) a), b); V. 4: 1.8-9; V. 11: 11; V. 12
a) 57.62. 69.74; V. 13 a) 18.21-22.24.59-60.65, b) 325; VI. 5 B 1):
6.10, 2): 81
Gilim Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 78
Gilimma Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 80
Girra/u Dio-fuoco, figlio di Anunnitu.
III. 3 A) I iii 56.58.66; III. 4 I 141.181, III b) 17.50
Girra Uno dei cinquanta nomi di Marduk. Variante grafica di
Girra, dio fuoco.
1.1 VII 115
Gišknumunab Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 89; III. 3 B) II 25
Gula Divinità babilonese preposta alla guarigione di malattie.
VII. 3; 63
Gušinbanda Divinità degli orefici.
II. 8:31; III. 4 I 158


Ḫaḫarnum Una divinità poco nota.
II. 3 r. 33.37
Ḫajjašum «Lo svelto». Figlio di Ḫaḫarnum nel mito di Dunnu.
II. 3 r. 37
Ḫaniš Divinità a servizio di Adad.
V. 2 A II vii 49; V. 4: 99
d
Ḫarab «Aratro». Divinità personificata che opera all’origine del
cosmo.
II. 3 r. 1.7.11
Ḫendursag Dio, figlio di Enlil, equiparato a Ninurta/Ningirsu.
III. 4 I 2
Ḫubur Nome di un fiume degli Inferi, usato nell’Enūma elîš come
sinonimo di Tiamat.
I.1 I 133, II 19, III 23.81.
Ḫumban Guardiano della tomba del sovrano assiro, padre di
Kumma.
VI. 4: 25
Ḫumut-tabal Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 5
Ḫurabtil Dio sotto il cui nome è adorato Ninurta in Elam.
III. 3 A) III 131
Ḫuwawa Mostro a guardia della foresta dei cedri, ucciso da
Gilgameš.
V. 11: 12

I
Idibtu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta del «vento».
VI. 2 A r. 48, v. 4
Idu Significa in sumerico «Fiume». Nel mito di Dunnu essa va in
sposa a Gaiu.
II. 3 r. 21.30
Igigi Designazione degli dèi alle origini del mondo, come pure del
complesso degli dèi contrapposti agli Anunn(ki), spesso inteso
come i grandi dèi.
I. 1 II 121, III 126, V 85.108, VI 27.69.134.145, VII 137.159; III. 3
A) I i 15-16;21, iii 17.99.108-109.137, iv 4; III. 3 B) II 4.25.30.47;
III. 4 I 62.111.183,
III c) 40, d) 10, V 3; V. 2 A I 6.20.23.37.77.113.234, II v 38, III vi
6, viii 17, C c) K 9, L 7, O 7; D 1) a) 6.68.102, b) 3.31.114-115; V.
4: 172; V. 7 a) I 5.12.19, b) K i 4
Ilabrat Messaggero del dio Anu.
III. 1 III 22; IV. 3 B 9.11
Īlānu «Gli dèi (celesti)». L’insieme degli dèi che abitano l’Olimpo
e che nel mito di Nergal ed Ereškigal si accingono a fare un
banchetto.
VI. 2 A r. 9.28.29; B iv 32
Illinos II dio Enlil nella resa di Damascio.
I. 2 C)
Īlū «Gli dèi (celesti)». L’insieme degli dèi che abitano l’Olimpo o
«cielo di Anu» e che nel mito si accingono a celebrare il
banchetto.
VI. 2 A r. 1; B i [5]
Īlū ṣērūti «Gli dèi eccelsi». L’insieme degli dèi che abitano
l’Olimpo o «cielo di Anu» e che nel mito si accingono a
celebrare il banchetto.
VI. 2 A r. 13
Iltum «Dea». Appellativo di Ereškigal (→).
VI. 1 a) 1
Inanna «Signora del cielo». Dea poliade di Uruk; tutelare
dell’E’anna «Casa di An»; sposa di Dumuzi; dea della guerra.
Dalla risposta di Enki alle sue lamentele per non aver ricevuto
incarico alcuno nel riordino del mondo, apprendiamo che ella
è la garante della femminilità. Con il titolo «ierodula del cielo»
essa è la regina antidiluviana di Bad-tibira. Tra le sue imprese
vanno sottolineate, la conquista dei «poteri» divini conservati
ad Eridu per Uruk, la discesa del cielo dell’E’anna, la «Casa di
An», divenuta la sua residenza; e poi i suoi viaggi nel Kur,
montagna mitica, con la vittoria sull’Ebiḫ, e al Kur dei cedri,
ma anche la débâcle al Kur degli Inferi. Inanna si rivolge
invece ad Enki per aiuto, una prima volta per uscire dagli
Inferi, una seconda volta quanto viene violentata da
Šukalletuda.
IV. 1 A) 7.38.44, B) 23, C) a); VII. 4: 58-61.77-80
Innina Nome che si alterna a Ištar, da collegare al sumerico
Inanna.
V. 7 a) I 22
Irkalla/u Uno dei nomi degli Inferi, che appare spesso divinizzato,
dove risiedono Ereškigal assieme agli dèi inferi ed i morti.
III. 4 I 135, IV 123; VI. 1 a) 2.4-5, b) 4; VI. 2 B ii 7.[60], V 9.11.25,
vi 45; VI. 3 r. 15, M. 2
Irkingu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 105
Irnina Altro nome della dea Ištar.
III. 2 A) VI 25, VIII 5
Irugga Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 103
Išḫara Dea preposta al matrimonio, citata spesso assieme ad Ištar,
la dea dell’amore.
V. 2 A I 304; C c) P v. 15
Iškur Dio sumerico dell’atmosfera e delle piogge.
VII. 4: 40-41.42-43.75-76
Ištar Dea babilonese dell’amore e della guerra. Nel mito di Nergal
ed Ereškigal essa è definita, sempre che l’integrazione proposta
sia esatta, «madre di Nergal» e, con l’epiteto di be-let šá-ma-mi
(→) moglie di Dumuzi. Nel mito invece della Discesa di Ištar
agli Inferi essa prende l’iniziativa di recarsi nell’Aldilà, allo
scopo di asservirlo al suo potere.
III. 1 III 7.9.14.31-32.39, IV 3, IV B) 2.5-6.11.27; III 2 A) I 5, II
5.10, III 5, IV 24, V 33, VII 13-14, VIII 10; III. 2 B) II 15, VIII
11.24; III. 3 A) I iii 76; B) II 27; III. 4 IV 52-53.56.58.61; III. 8
VIII 4-5; IV. 1 B) 6. 80-82.88.92, C) a), b); V. 2 A I 302.304, C c) P
v. 9.15; V. 4: 116; V. 7 a) I 20.24, M+F 24-25, b) K i 15; VI. 1 b)
2.12.22.26.27.63.65.69.76.85-86.114.118; VI. 2 B iv 29; VI. 4: 19;
VII. 1 a) 1, 3: 72
Ištar di Arbela La dea Ištar venerata ad Arbela.
VII. 3: 73
Ištar di Bit-Kidmurri La dea Ištar venerata in Bit-Kidmurri.
VII. 3: 73
Ištar di Ninive La dea Ištar venerata nella città di Ninive.
VII. 3: 33.72
Ištaran Divinità mesopotamica, dio poliade della città di Der.
III. 3 A) III 141; III 4 IV 65; VII. 1 a) 1
Ištaru «Dea». Appellativo di Ereškigal (→).
VI. 1 a) 2.4
Išullanu Giardiniere del dio Anu; uno degli sfortunati amanti di
Ištar.
IV. 1 B) 64.68.70
Išum Dio, araldo e consigliere di Erra, dio della peste.
III. 4 I 4.27.94.100.105-106.108; II c) 2, III c) 11.28.34.39.54.57, d)
2, IV 129.137-139.145, V 13.16.23.39.41.46; VI. 4: 16

J
Jabru Guardiano della tomba del sovrano assiro, padre di Kumma.
VI. 4: 25

K
Kalkal Dio portinaio della residenza di Enlil, l’Ekur, il tempio
principale di Nippur.
V. 2 A I 74.76, C c) K 6’.8’, D 1) a) 65.67
Kak(k)a I Il dio messaggero di Anšar nell’Enūma Elîš.
I. 1 III 2-3.11.67
Kak(k)a II Il dio messaggero di Anu e di tutti gli dèi, che si reca
agli Inferi per portare ad Ereškigal l’invito degli dèi celesti al
banchetto.
VI. 2 B i 6.7.16.19-26.38.44.49, vi 43.44
Kingu Dio primordiale, scelto da Tiamat come suo sposo dopo
l’uccisione di Apsu, e elevato al grado di condottiero
dell’esercito che affronta Marduk.
I. 1 I 148.159, II 34.45, III 38.49.96, IV 66.81.119, V 69, VI 29, VII
105; VII. 2 a) 6, b) 1, e) 3
Kinma Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 107
Kislim Nome di mese del calendario babilonese.
VII. 3: 57
Kissarê Nome dell’essere primordiale Kišar in Damascio.
I. 2 C)
Kišar «L’insieme della terra». Essere primordiale, creato assieme
ad Anšar, in seconda generazione, dalla coppia Apsu-Tiamat.
I. 1 I 12
Kišar Divinità primordiale ed infera, qualificata come uno dei
sette guardiani degli Inferi.
VI. 2 B I iv 42
d
Ki-šár Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 9
d
Ki-šár-gal Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 7
Kulla Divinità preposta alla fabbricazione dei mattoni.
II. 8: 27
Kumma Principe assiro che ha la visione degli Inferi.
VI. 4: 1
Kurnugia «Paese del non ritorno». Denominazione sumerica degli
Inferi o paese dell’Aldilà, governato da Ereškigal. Esso viene
visitato dalla dea Ištar nel mito della discesa di Ištar agli Inferi.
VI. 1 b) 1.12.41.63.76.86.93
Kusu Dio del grano.
II. 8: 36
Kush Figlio di Gaiu nel mito di Dunnu. Alle origini doveva
significare «apprendista del pastore».
II. 3 r. 25. 33-34

L
Labbu «Leone». Nome del mostro marino, partorito dal mare e
contro cui combatte il dio Tišpak.
III. 6 r. 17.21.25, v. 4.7.9
Laḫḫa Variante di Laḫmu.
I. 1 III 125
Laḫama/u Essere primordiale che assieme a Laḫmu costituisce la
prima coppia creata da Apsu e Tiamat.
I. 1 I 10, III 4.68.125, V 78.107, VI 157
d
Là-ḫa-ma Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 16
Laḫar Divinità del bestiame minuto.
II. 8: 33
d
Là-ḫ-ma Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 14
Laḫmu A Essere primordiale che assieme a Laḫama costituisce la
prima coppia creata da Apsu e Tiamat.
I. 1 I 10, III 4.68, V 78.107, VI 157
Laḫmu B Esseri anfibi al servizio di Enki con sede nell’Apsu.
V. 2 A II iii 30, v 49.51, B 1) a) v 2, c) 54.58.75, 2) i 7.11.28, ii
5.12.19.35,3) 2.8
Libu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «malattia della pelle».
VI. 2 A r. 50, v. 7
Leone Uno degli sfortunati amanti di Ištar.
IV. 1 B) 51
Lillum Dio, figlio di Marni o Belet-ili.
III. 8 II 2-3.7, VII 10, VIII 6
Lugalabdubur Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 91
Lugalbanda Re di Uruk e sposo della dea Ninsu(mu)n.
III. 3 A) III 147
Lugaldimmerankia «Re degli dèi del cielo e della terra». Epiteto
ricevuto da Marduk dopo la sua vittoria su Tiamat, annoverato
tra i cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 V 112.150, VI 28.139
Lugalduku(ga) Divinità che agisce assieme a Dumuduku, altro
nome di Marduk o di Ea.
I. 1 VII 100; II. 9 r. 13
Lugaldurmaḫ Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 95
Lugalsula Demone a servizio di Nergal agli Inferi, con le funzioni
di portinaio.
VI. 4: 19
Lugalšuanna Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 101
Luna II dio che illumina di notte la terra, Nanna in sumerico e Sin
in semitico.
VII. 4: 73-74.182-187

M
Maḫ Dea madre di Ninurta/Ningirsu.
III. 3 B) II 36.41
Mamītu Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 7
Mam(m)a/i Dea madre ed epiteto di Ninlil, madre di Ninurta;
sposa di Erra nell’omonimo mito.
III. 3 A) I i 1.3, iii 122, II 57; B) II 47.77, III 15; III. 4 I 20; III. 8 I
3.8.10. 12; V. 2 A I 193.235.246.250.296, III iii 33, B a) iii 14.17, C
c) P 9.12, D 1) b) 76.81.117
Mammitum Dea madre, altrimenti chiamata Mama/i.
V. 13 b) 323
Marat dsin «Figlia di Sin». Appellativo di Ištar, che decide di
scendere agli Inferi.
VI. 1 a) 2, 3
Marduk Dio poliade di Babilonia e signore di tutti gli dèi a seguito
della sua vittoria su Tiamat. Figlio di Ea e Damkina, nato
nell’Apsu. Una volta sconfitta Tiamat, egli crea dal suo
cadavere il cielo e la terra.
1. 1 I 81-82, II 128.131, III 10.55.113.138, IV 5.13.20.28.93.123, V
48.109.113.117.143, VI 17.48.55.96.123, VII 149.159.161; II. 6: 7; II.
9 r. 17; III 4 I 123-124.164.168.180-181.188.190.192; II a) 1, b)
16.37, c) 18, III c) 43.52. 56, d) 16; IV 1.36.45; V. 9 r. 15; VII. 1 a)
7.12, 2 a) 3.5.7-11.14, e) 2.6.11
Mareri Nome corrispondente a Dumuzi o Daisio, in base ad
Eusebio.
V. 5 a)
[mār] di[š-ta]r «Figlio di I[šta]r». Sempre che l’integrazione
proposta sia esatta, tale appellativo è attribuito a Nergal
VI. 2 B iv 29
Mari-Utu «Figlio del dio Sole». Altro nome di Marduk, desunto
da falsa etimologia del nome sumerico del dio Amar-Utu+ak
«Giovenco del dio Sole».
1. 1 I 101
Markaye Nome di Tiamat.
I. 2 A) a)
Maršakušu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 137
Marukka Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 133
Marutukku Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 135
Miqit Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie personificate». Nel nostro caso
si tratta ancora di una forma di «Epilessia».
VI. 2 A r. 49, v. 5
Morte Demone infernale al servizio di Nergal.
VI. 4: 3
Moümis Nome di Mummu in Damascio.
I. 2 C)
Muati Nome alternativo di Nabu, figlio e consigliere di Marduk.
III. 5: 7
Mummu I Araldo di Apsu, nel mondo divino primordiale.
I. 1 I 30-31.47-48.53.66.70.72.118
Mummu II Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 86
Muḫra Custode della porta di Babilonia, ma anche demone al
servizio di Nergal agli Inferi.
III. 4 IV 17; VI. 4: 8
Mutabriqu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea
a Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «fulmine».
VI. 2 A r. 47, v. 2
Mu-ti be-lit šá-ma-mi «Marito della signora dei cieli». Se, come
sembra plausibile, la signora dei cieli è Ištar, suo marito non
può essere altri che Dumuzi, il suo sposo per eccellenza, le cui
vicende son narrate in moltissimi miti.
VI. 2 B i 42.47

N
Nabu Figlio e consigliere di Marduk.
III. 5: 2; VII. 1 a) 4.8, 2 a) 10.13, 3: 8.22.24-25.72
Namma Dea delle profondità marine, sposa di An e madre di Enki,
il dio dell’Abisso, localizzato vicino ad Eridu. Namma
appartiene al gruppo delle grandi dee madri e, in tale veste,
ricorre nel mito di Nergal ed Ereškigal. È lei a sollecitare il
figlio a creare l’uomo per sollevare gli dèi dal duro lavoro; essa
assiste anche il figlio nella creazione dei primi uomini,
prendendo la pura creta dell’Abisso e mescolandola con il
«feto», creazione intelligente del dio della saggezza.
I. 3 B; VI. 2 B i 41.[46]
Namtar «Araldo» di Ereškigal. Questo dio infero ha il ruolo
particolare di essere il messaggero scelto dalla regina degli
Inferi a rappresentarlo al banchetto degli dèi celesti nel mito di
Nergal ed Ereškigal. È lui che viene incaricato di riportare giù
il dio sacrilego Nergal, colpevole di non averlo ossequiato. Nel
mito della discesa di Ištar agli Inferi egli, per ordine di
Ereškigal, carica la dea di sessanta malattie mortali.
V. 2 A I 380.395.401.407, B a) iv 10.14.32; VI. 1 b) 67.68.110-
111.115; VI. 2 A r. 7-10.28.34.55-56.61, v. 9; B i 51.52.53.56, iii
20.21.23.[34].[35]. 40.46.58, v 1.14.17.29.30.37.43.46.48.54, vi 4; VI.
4: 2; VI. 5 B 1): 51, 2): 59.66.73
Namtartu Moglie di Namtar, anch’essa operante agli Inferi.
VI. 4: 3
Nanaya Divinità femminile, figlia di Ištar e a lei assimilata.
VII. 1 a) 9
Nanna Dio-Luna, identificato in semitico con Sin, donde il nome
più corrente di Nanna-Suen, generato da Enlil e partorito da
Ninlil, la sua consorte. Nell’Enūma elîš, invece, esso è creato da
Marduk.
I. 1 V 12; III. 1 III 44; VII. 4: 58-61
Nanše Dea sumerica della divinazione, figlia del dio Enki, il
signore della saggezza e re dell’Apsu. Nel nostro mito essa è
associata a Nammu ed appellata «dea santa».
VI. 2 B i 41.46
Naprušu Guardiano della tomba del sovrano assiro, padre di
Kumma.
VI 4: 25
Narilugaldimmerankia Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VI 143
Neberu Pianeta Giove, stella di Marduk e sinonimo dello stesso
dio.
I. 1 V 6, VII 124b.126.129
Nedu Divinità infera appartenente al gruppo dei sette guardiani
dell’Aldilà, di cui sembra essere il capo.
VI. 2 B iii 41; VI. 4: 7
Nergal Dio inequivocabilmente celeste, ma anche signore degli
Inferi in seguito al fatto che egli diventa sposo di Ereškigal,
come narrato nella redazione di Sultantepe-Uruk del nostro
mito; qui apprendiamo pure che Erra, il dio temuto della peste
e delle stragi, è suo gemello. Nel mito della morte di Urnamma
egli è presentato come sovrano o l’Enlil dell’Aldilà. In base alle
diverse tradizioni egli è detto figlio di Enlil, o anche di Anu e
di Ea. In tutti gli altri miti dell’Aldilà si ha una sola regina del
Kur, Ereškigal.
III. 4 III b) 31, V 39; III. 7 II 15-16.30; III. 10 a) 303, b) 15; V. 2 C
b) 4): 5, D 1) c) 52.56, 2) i 5.9, ii 3.10.17.33; V. 8 v. 39; VI. 2 A r.
[10].[42].43.[51].63.64, v. 15.19; B ii 23.28.49.[59], iii [9], iv
3.15.21.26, vi 18; VI. 4: 11.18; VI. 5 B 1): 52, b): 60.67.74.77-78.82;
VII. 1 a) 11, 2 a) 13, 3: 72
Nerubanda Divinità primordiale ed infera, qualificata come uno
dei sette guardiani degli Inferi.
VI. 2 B iv 2
Neru’ulla Divinità primordiale ed infera, qualificata come uno dei
sette guardiani degli Inferi.
VI. 2 B iv 1
Ninagal Divinità preposta alla metallurgia.
II. 8: 31; III. 4 I 159
d
Nin-amaš Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 123, B
d
Nin-an-na Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 129, B
Ninazu Dio nato dall’unione di Enlil e Ninlil. Egli d’accordo con
Ninmada vorrebbe regalare agli uomini l’orzo che essi ancora
non conoscono e che si trova ammassato nel Kur. È sposo di
Ningirida. In IGI Ereškigal, la regina degli Inferi, è detta sua
madre, la qual cosa indica un rapporto del nostro dio con il
mondo degli Inferi.
II. 8: 33; III. 3 A) 139; III. 10 a) 308, b) 26; VI. 5 B 1): 28.47
d
Nin-bùlug Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 109, B
d
Nin-da Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 107
d
Nin-da-šurim-ma Divinità menzionata nella Lista di Larsa.
1. 3 B
d
Nin-da-šùran Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 133
d
Nin-du Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 105
d
Nin-du6-kù-ga Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 135, B
Ningal Sposa di Nanna e madre di Inanna e Utu.
III. 2 A) I 4.7, VI 28; III. 2 B) VI 8
d
Nin-gàraš Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 115
d
Nin giriš Divinità menzionata nella Lista di Larsa.
1.3 B
Ningirida/u Madre di Ningizzida, che intercede per il figlio presso
Ereškigal, perché lo liberi dagli Inferi nel mito della discesa agli
Inferi che lo riguarda.
VI. 3 r. 14
Ningirsu Divinità poliade della città di Girsu e dello Stato di
Lagaš per il quale Gudea, il principe, costruisce il tempio
Eninnu. Egli viene identificato con Ninurta.
III. 3 A) III 128; B) II 39.78; III 7.72
Ningizzida Divinità sumerica dalla duplice funzione celeste ed
infera. Egli è guardiano assieme a Dumuzi del palazzo di Anu
nel mito di Adapa, mentre in base al poema della «morte di
Gilgameš» egli è sicuramente infero: uno dei suoi titoli è
«Portatore del trono del Kur». Nel mito della discesa agli Inferi
di Ningizzida, il dio viene sostituito da una sua statua, regalata
ad Ereškigal dalla madre Ningirida.
II. 8: 33; IV. 3 B 24.31.49.56.68; VI. 2 B ii 31; 3 r. 7.22
d
Nin-ḫal Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) III, B
Ninḫursag «Signora della montagna». Grande sorella di Enlil;
questo nome le viene attribuito dal figlio Ninurta dopo la sua
vittoria nel Kun essa infatti prima si chiamava Ninlil. Assieme
ad An ed Enlil essa crea le «teste nere». Fa parte dell’assemblea
dei grandi dèi, quando decidono di inviare il Diluvio. Nel mito
di Enki e Ninḫursag essa compare come moglie di Enki, anche
sotto l’appellativo Nintu. Dall’accoppiamento con Enki essa
partorisce Ninsar «la signora vegetazione». Nei miti degli Inferi
essa riceve doni da Gilgameš.
III. 10 a) 307, b) 25
d
Nin-IB Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del dio
Anu».
I. 3 A a) 5
Ninildu Dio dei falegnami.
II. 8: 29; III. 4 I 155
d
Nin-ì-li Divinità menzionata nella Lista di Larsa.
I. 3 B
Ninimma Divinità nata dall’unione di Enki e Ninkurra. Assiste
Namma e Ninmaḫ durante la creazione dei primi uomini.
III. 1 IV B) 26
Ninkarrak Divinità a carattere iatrico.
IV. 3 D 17
d
Nin-ki Divinità primordiale, annoverata tra «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 97, B
d
Nin-kin-gal Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 125
d
Nin-kù-gál Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 127, B
d
Nin-kur Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I.3 A b) 121, B
Ninkurra «Signora della montagna». È il nome della figlia di Enki
e Ninsar; dalla sua unione con lo stesso Enki partorisce poi
Ninimma oppure Uttu.
II 8: 31
Ninlil Sposa del dio Enlil e madre di Ninurta.
VII. 2 a) 5-6
d
Nin-LU Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 103
Ninmaḫ Una delle dee madri sumeriche, essa può essere sinonimo
di Aruru e Nintu, inoltre di Ninlil. Nel mito di «Enki e
Ninmaḫ», essa oltre ad assistere Namma nella creazione dei
primi uomini assegna i compiti di lavoro al sostituto degli dèi,
procede poi in gara con Enki a creare esseri malformi.
V. 6. 68
Ninmaš Divinità residente agli Inferi.
III. 10 a) 307, b) 25
Ninmenna Sinonimo di Ninlil, madre di Ninurta.
III. 9 I 15
d
Nin-me-šár-ra Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I. 3 A b) 137, B
d
Nin-mul Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 101, B
d
Nin-nun Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri
e padri di Enlil».
I. 3 A b) 119, B
Ninsimug Dio dei fabbri.
II. 8: 29
Ninsiskurra Epiteto generico della madre di Ningizzida, Ningirida
nel mito della discesa agli Inferi del dio.
VI. 3 r. 12
Nins(um)un Dea marina, madre di Gilgameš e sposa di
Lugalbanda, uno dei sovrani della prima dinastia postdiluviana
di Uruk.
VI. 5 B 2): 54
d
Nin-šár Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu» e tra i «42 signori, madri e padri di Enlil».
I. 3 A a) 11, b) 117, B
Ninšiku Epiteto del dio Ea (→ Niššiku).
I. 1 VII 6; V. 4: 19
Ninšubur Ambasciatrice di Inanna, soprattutto nei miti della
«“cosiddetta” discesa di Inanna agli Inferi» e del «Viaggio di
Inanna ad Eridu», dove la dea svolge una funzione salvifica nei
confronti di Inanna. In altri miti essa è invece un messaggero,
sempre di Ištar.
III 2 B) I 11
Nintu Dea genitrice che controlla i principi della fertilità
nell’universo, nascite, ecc. Essa infatti è appellata «signora del
parto». È identica ad Aruru, la grande sorella di Enlil. Nel mito
di Enki e Ninḫursag essa è moglie di Enki. Nel mito di «Enlil e
Sud», la moglie di Enlil riceve anche il nome Nintu. In base al
mito «Viaggio di Enki a Nippur», quando Enki allestisce un
banchetto per gli dèi, ai posti d’onore siedono An ed Enlil,
mentre Nintu si accomoda su una poltrona. Nel mito di
Atramḫasis le viene attribuita la creazione dell’uomo.
V. 2 A I 198.211.226.278.295, III iii 28, iv 4,13, v 37, vi 43.46, C c)
O1
d
Nin-ug Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 113; III. 10 a) 307, b) 25
d
Nin-ul Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori, madri e
padri di Enlil».
I. 3 A b) 99, B; V. 6: 56
Ninurta Divinità di Nippur. Figlio di Enlil e Ninlil. Tra i suoi
epiteti, oltre a «vincitore del Kur», Uta’ulu «sole del sud», si ha
«retto diadema di Ašnan». Di lui si dice che «è scaturito
dall’Ekur», il tempio principale di Nippur, residenza della
coppia divina Enlil e Ninlil. La sua impresa maggiore è l’epica
guerra contro il Kur, nella fattispecie contro Asag, il mostro
demoniaco generato da An e partorito dalla Terra, che voleva
contrastargli il primato. Ninurta non solo lo uccide, ma pone le
basi per l’agricoltura, lo spirito vitale del paese. Ninurta si reca
due volte ad Eridu dal padre Enki, una prima volta con
intenzioni bellicose, con l’intenzione cioè di rapire al dio Enki i
«poteri» del Kur con le tavolette dei destini. Una missione
questa che finisce in un disastro; la seconda invece è positiva,
anche perché il nostro eroe fa soltanto una visita di cortesia al
re dell’Abisso.
II. 3 v.; III. 3 A) I i 3, iii 126; II 35.44.72-73.89-90; III
18.21.36.7’.17’.122; V. 2 A I 9.126.138, II vii 52, B a) ii 14.24, U v.
14, D 1) a) 9.112, b) 13.25; V. 4: 17.102.174; V. 8 v. 39; V. 12 a) 87;
VI. 2 B i 43.48; VII. 1 a) 10, 2 c) 1, d) 3, 3: 58
d
Nin-ura-ul-la Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri
del dio Anu».
I. 3 A a) 23
d
Nin-u4-ti-la Divinità primordiale, annoverata tra i «42 signori,
madri e padri di Enlil».
I.3 A b) 131, B
Ninzadim Dio dei gioiellieri.
II. 8: 31
Nisaba Dea preposta all’agricoltura, in quanto detiene la canna
mensoria per misurare i campi; è anche dea della scrittura. Essa
è sposa di Ḫaja, e compare talvolta sotto i nomi di
Nunbaršegunu e Nanibgal; è madre di Sud che va in sposa ad
Enlil. Il suo luogo di culto è Ereš. Come epiteto essa è attribuita
a Ninurta.
III. 3 A) III 127; III. 4 V 32; V. 2 A II i 18, vi 14, B a) iv 47.57, v
6; V. 6: 71
Nisan Nome del primo mese dell’anno del calendario babilonese.
VII. 3: 34.44.51
Niššiku «Appellativo di Ea». Tale appellativo accompagna spesso il
nome divino di Ea.
II. 4: 9; III. 3 A) I ii 19, iii 110, II 58.71.87.103.150, III 159; VI. 2 ii
7
Nudimmud Nome o appellativo del dio Ea, figlio del dio Anu e
padre di Marduk.
I. 1 I 16-17, II 58, III 54.112, IV 126.142, VI 38; II. 8: 25; III. 5:
5.14; VII. 4: 124-127
Nunamnir Uno dei nomi sotto cui compare Enlil.
III. 1 IV 1
Nusku Araldo e messaggero di Enlil, si confrontino i miti di «Enlil
e Ninlil» e «Enlil e Sud».
II. 3 v.; III. 3 A) III 41-42.44; V. 2 A I 76.78.85-86.89.91.113.119-
120.134.153.168, II v 48, B a) ii 8-9.18.29, C c) K 8’.10’, L 9’, D 1)
a) 67.69.103.105-106, b) 4.6-7.19.39; V. 8 v. 41; VII. 1 a) 11, 4: 112-
113.120-121.124-127

O
Oan(nes) Il primo dei «Saggi», metà uomo metà pesce, al servizio
di Enki, mandati sulla terra per insegnare la civiltà all’umanità.
I. 2 A a), b)
Ogni cosa cattiva Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 7
Omorka Nome di Tiamat in Sincello.
I. 2 A b)
Orione Costellazione che raffigura «il pastore fedele di Anu».
VII. 1 a) 6-7
Otiarte Ultimo re di Šuruppak, corrisponde ad Ubartutu, padre di
Ziuusudra = Utanapištim, eroe del Diluvio mesopotamico.
V. 5 a)

P
Pabilsag È il dio, re antidiluviano di Larak. Anche nel «viaggio di
Pabilsag a Nippur», la sua città d’origine è sempre Larak, anche
se si dice che il luogo della nascita è il santuario di Nippur.
mentre la sua città di adozione è Isin. Egli infatti sposa
Nininsina, che è assieme al marito, divinità tutelare della città
Egli introduce l’agricoltura ad Isin, non per nulla è equiparato
a Ninurta.
III. 3 A) III 137
Papgalgu’enna Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 93
Papsukkal Definito l’araldo degli dèi, questo dio funge da
intermediario nella discesa agli Inferi di Ištar, per ottenere da
Ea la liberazione della dea.
III. 3 A) III 156; VI. 1 b) 81
Pastore Uno degli amanti sfortunati di Inanna, da non confondere
con Dumuzi.
IV. 1 A) 35, B) 58
Pašittu Un demone che fa morire i neonati.
V. 2 A III vii 4
Provocatore del male Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 5
Puzuramurri II costruttore dell’arca, con cui Utanapištim si salva
dal Diluvio.
V. 4: 94

R
Rabiṣu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «Colui che sta in agguato».
VI. 2 A r. 48, v. 3
S
Sag-hul-ha-za Un demone.
III. 4 II c) 43
Selene Luna.
I. 2 A b)
Sibitti «I sette». Denominazione di sette dèi/spiriti cattivi al
servizio di Erra.
III. 4 I 8.18.23.29.39.93.97, III b) 12.25, IV 140, V 57; VII. 2 e) 5
Sililu Madre del cavallo, uno degli amanti sfortunati di Ištar.
IV. 1 B) 57
Sin «Dio Luna». Nome semitico del dio Luna, Nanna. Padre della
dea Ištar nel mito della discesa agli Inferi di Ištar.
II. 2 A) a); II. 7 A) 13, B) 54-55; II. 10: 3; III. 1 III 26.34.37.42, IV
2; III. 4 II b) 8, c) 15; III. 6 r. 15-16; IV. 2: 1.3-4.16.23; V. 2 C b) 4):
5, D 1) c) 52.56, 2) i 5.9, ii 3.10.17.33; V. 7 a) E+F 5.38; VI. 1 a) 9,
b) 2.3.83; VI. 5 B 2): 62-63.69; VII. 3: 10.38.72.93-95.108-111.116-
119.136-137.148-149.238-239
Siraš Divinità preposta alla birra.
II. 8: 33; V. 11: 22
Sirsir Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 70
Sirsirmalaḫ Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 76
Sole Dio della luce e della giustizia. In sumerico Utu e in accadico
Šamaš.
V. 1: 8
Spirito cattivo Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 6
Spirito (dei morti) Demone operante agli Inferi.
VI.4: 6
d
SUM.SUM Divinità sconosciuta.
II. 7 A) 21
Sumukan Dio del bestiame.
II. 3 r. 5.8.10.13.15.16; II. 4: 6; II. 9 r. 22; V. 12 a) 92; VI. 5 A 1):
200


Ṣaltum Divinità creata da Ea per contrastare Ištar, dal nome
«discordia».
III. 2 A) V 27.32.39, V 6, VI 15, VII 2.6; III. 2 B) II 8, VI 5, VII
12, VIII 4-15
Ṣarpanitu Sposa del dio Marduk.
VII. 2 a) 14
Ṣidanu Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta del «ballo di San Vito».
VI. 2 A r. 49, v. 5

Š
Šakkan Divinità tutelare del bestiame e della steppa. Nei miti degli
Inferi riceve doni da Gilgameš.
III. 4 I 43.77.85, II c) 31, III a) 15, V 32; III. 8 II 9; VII. 3: 58
Šamaš Nome semitico del dio sumerico Utu.
I. 1 V 19.21-22.25.45; II. 2 A) b); II. 5 A) r. 7; II. 7 A) 15, B) 54-55;
II. 10: 4; III. 1 III 26.34; III. 3 A) II 51, B) II 68; III. 4 II b) 7.33,
c) 14, III a) 23, c) 68; IV 51.82; V. 2 A III i 30, iii 17; V. 4: 86; V. 7
a) L+M 16-19.22.44-46.54-55.61-62.67.81.104.110.114.119-
120.126.129, E+F 5, M+F 1.7, b) P r. 24, v. 10-11.19, K v 5.12.15, c)
Q i 1-2.5-6, Q ii 8, O 5; V. 13 a) 20.24; VI. 4: 20; VII. 1 a) 8, 3:
10.35.38.72
Šara Dio tutelare di Umma, figlio di Ištar, il suo tempio porta il
nome Sigkuršaga.
III. 3 A) I iii 77.79.87, B) II 27
Šarabda’a Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Per il significato
del nome si confronti von Weiher 1971, p. 86, nota 7.
VI. 2 A r. 48, v. 3
Šarur L’arma divina e consigliera di Ninurta.
III. 3 II 70.86.104.127
Šazu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 35
Šazugurim Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 47
Šazusuḫrim Uno dei cinquanta nomi dei Marduk.
I. 1 VII 43
Šazuzaḫgurim Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I 1 VII 55
Šazuzaḫrim Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I 1 VII 51
Šazuzisi Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 41
Šuanna Residenza di Marduk, re degli dèi.
III. 4 I 124, III d) 8, V 30.35
Šulak Demone operante agli Inferi.
VI. 4: 6
Šullat Divinità al servizio di Adad.
V. 2 A II vii 49; V. 4: 99
Šulpa’e Nei miti degli Inferi, con il titolo «il signore della tavola»,
riceve doni da Gilgameš.
III. 4 IV 124
Šušinak Dio elamita ed epiteto di Ninurta.
III. 3 A) III 132

T
Talatta Resa del nome Tiamat.
I. 2 A) a)
Tammuz Resa babilonese del nome del dio Dumuzi, che ha dato
nome ad un mese del calendario.
VII. 1 a) 3
Tašmetum Divinità femminile, sposa di Nabu, araldo e figlio di
Marduk.
VII. 3: 16
Thalassa Presumibilmente nome corrispondente all’accadico
Tiamat.
I. 2 B) b)
Thalath Resa del nome Tiamat in Sincello.
I. 2 A) b)
Thalatta Resa del nome Tiamat in greco.
I. 2 A) a), b)
Thaute Nome di Tiamat in Damascio.
I. 2 C)
Tiamat «Acque marine», sposa di Apsu «Acque dolci» e madre di
tutto il creato.
I. 1 I 4.22-23.26.32-33.36.41.108-109.112.125.129, II 1.10-
11.15.56.77.81.85. 99.105.109.124. 144. 146. 148.150.157, III
15.19.56.59.73.77.114.117. 128, IV 31.41.48.60.62.65.71.76.87.89.9
129, V 47.63.72, VI 24.30, VII 70-71.77.90-91,116.132; VII. 2 a) 9,
b) 2
Tiruru Nome di un demonio, applicato ad Enlil nel mito di
Atramḫasis.
V. 2 A III iii 40
Tišpak Divinità siriana.
III. 3 A) III 149; III. 6 r. 21
Tutu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 9
Tutu’agaku Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 25
Tututuku Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 33
Tutuziku Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 19
Tutuzi’ukkinna Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 15
Ṭirid Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano perlo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «Persecuzione».
VI. 2 A r. 48, v. 3

U
Ua-ildag Sposa di Kush nel mito di Dunnu.
II. 3 r. 25.34.
Uan → Oan(nes).
Ubartutu Ultimo re della dinastia antidiluviana di Šuruppak,
padre di Utanapištim, l’eroe del Diluvio mesopotamico.
V. 4: 23
Ullegarra Designazione dei primi uomini creati dagli dèi. Il nome
significa: «Creato per l’eternità».
V. 6: 52
Umma Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da Ea a
Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Nel nostro caso
si tratta di «febbre».
VI. 2 A r. 50, v. 7
Umu Una categoria di demoni.
IV. 1 B) 12
Umunmutamku «Cosa vuol mangiare il mio signore?». Si tratta
presumibilmente del cuoco di Marduk.
II. 8: 35
Umunmutamnag «Cosa vuol bere il mio signore?».
Presumibilmente il coppiere di Marduk.
II. 8: 35
d
Ú-ra-áš Divinità annoverata tra i «21 signori, padri e madri del
dio Anu».
I. 3 A a) 4, B
Usmu Variante di Isimu(d), araldo di Ea.
I. 1 V 83
Ušmû Variante di Isimud(d), araldo di Ea.
V. 2 D c) 98, 101
Utanapištim Eroe del Diluvio nella tradizione mesopotamica,
chiamato anche Atramḫasis nell’omonimo poema, e Ziusudra
in quella sumerica.
V. 4; 1-2.8.193-195; V. 13 b) 325
Utu Nome sumerico del dio Sole.
VII. 4: 58-61.75-76.150-151

V
Venere Nome del pianeta identificato con la dea Ištar.
VII. 2 a) 11

X
Xisuthros Nome greco di Ziusudra, l’eroe sumerico del Diluvio
Universale.
V. 5 a), b), d), e)

W
We’e Dio che ha l’intelligenza, ma primigenio, messo a morte
dagli dèi del Pantheon per la creazione dell’uomo.
V. 2 A I 223

z
Zababa Dio poliade di Kiš.
III. 3 A) III 142
Zeus Traduzione greca in Berosso del nome divino Belos.
I. 2 A) a), b)
Zizi Personaggio leggendario, forse sovrano di Ḫamazi.
V. 11: 13A
Ziusudra Eroe del Diluvio, a cui An ed Enlil dopo lo scampato
pericolo concedono «la vita, come (quella) di un dio».
V. 11: 11.21
Zulum Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 84
Zulum’ummu Uno dei cinquanta nomi di Marduk.
I. 1 VII 87
d
60 «Anum». Scrittura peculiare dei testi recenti per indicare il dio
capo del Pantheon Anum, altrimenti scritto sillabicamente o
con l’ideogramma sumerico.
VI. 2 B iii 9-10, iv 5, v 1.3.11.13.14
d
XV = Ištar (→)
VI. 1 b) 2.4
d
[ ] «». Divinità non identificabile a causa della lacunosità del
testo.
VI. 2 B iv 1
[ ]-ba «[ ]-ba». Uno dei quattordici esseri demoniaci consegnati da
Ea a Nergal perché lo accompagnino agli Inferi, i cui nomi
significano per lo più «malattie-personificate». Non siamo in
grado di integrare il nome di questo demone.
VI. 2 A v. 2
d
[ ]. Non siamo in grado di integrare il nome divino, anche se non
vi sono dubbi trattarsi di divinità infera, forse addirittura
imparentata con Enmešar.
VI. 2 B iv 42
II
ETNICI, NOMI GEOGRAFICI ED EDIFICI CULTUALI

A
Akitu Tempio importante di Babilonia, sito un po’ fuori della città,
che si raggiungeva annualmente nella processione della festa
del Nuovo Anno.
VI. 4: 24
Akkad La città fondata da Sargon il grande, come capitale del suo
impero, la dinastia sargonica o paleoccadica. Nonostante tutte
le ricerche effettuate dagli studiosi in più di cento anni di
scavo, la città non è stata ancora ritrovata. Inanna vi aveva un
tempio, E’ulmaš, che essa abbandona quando decide di andare
al Kur. Il termine ha anche il significato della Mesopotamia
centro-settentrionale, occupata dalle genti semitiche, in
contrapposizione a Sumer.
III. 1 IV B) 17; III. 4 IV 136, V 24.27; V. 9 r. 18
Armenia Regione su un monte della quale si sarebbe incagliata
l’arca dell’eroe del Diluvio mesopotamico.
V. 5 a), b), c), d), e)
Assiria Parte settentrionale della Mesopotamia.
VII. 3: 74
Assiro Designazione degli abitanti dell’Assiria, la parte
settentrionale della Mesopotamia, sede di un regno e
addirittura di un impero con diverse capitali, tra cui Assur,
Kalchu e Ninive.
III. 4 IV 131
Assur Città della Mesopotamia settentrionale, antica capitale
dell’Assiria.
II. 3 v.; VII. 1 a) 4

B
Babilonia Nome semitico dal significato «Casa dei grandi dèi»,
come vuole l’Enūma elîš, o più esattamente «Porta degli dèi»,
Babilonia sarebbe stata costruita da Marduk a seguito della sua
vittoria su Tiamat e del riconoscimento da parte di tutti gli dèi
della sua superiorità sul mondo divino. Il termine designa
presso Berosso la Mesopotamia meridionale, il paese di Sumer
in particolare, dove gli dèi fecero scendere la regalità al tempo
anteriore al Diluvio. Storicamente però esso designa la città di
Babilonia nella Mesopotamia centrale, capitale dell’omonimo
regno creato dagli Amorrei dopo la caduta della terza dinastia
di Ur, il cui massimo esponente fu Ḫammurapi.
I. 1 V 129.137, VI 57.72; I. 2 A) a), b), B) a), b); II. 3 v., II. 9 r. 14;
III. 4 IV 5-6.13-14.18.23.30.40-44, V 38; V. 5 a), b)
Borsippa Città della Mesopotamia centrale e sede del culto di
Nabu, l’araldo e figlio di Marduk.
VII. 3: 8.22-23
Bube Città mesopotamica.
III. 3 A) III 150

C
Caldea Denominazione della Mesopotamia meridionale in
Berosso, tratta dal nome della tribù che vi abitava, i Caldei
appunto.
I. 2 A) b)
Caldei Nome degli abitanti della Babilonia nel periodo seleucide e
greco.
V. 5 b)
Cassita Popolazione straniera insediatasi nella Mesopotamia
centrale alla fine della prima dinastia di Babilonia.
III. 4 IV 132
Cordiei Catena montuosa dell’Armenia, dove sarebbe approdata la
nave dell’eroe del Diluvio, alla fine della catastrofe.
V. 5 a), b), c)

D
Dēr Città mesopotamica, sede del culto di Ištaran.
III. 4 IV 66.70
Dimkurkurra «Vincolo dei paesi», è un epiteto di Babilonia.
III. 4 IV 2
Dunnu Un villaggio in prossimità di Isin, teatro di un mito della
creazione.
II. 3 r. 6-7.12.17
Duranki «Legame di cielo e terra». Nome del tempio principale di
Enlil a Nippur, donde anche l’appellativo «Dio di Duranki»,
chiamato pure Ekur. Una delle sue celle è detta Uzumua
rispettivamente Uzu’ea, il luogo dove Enlil pianta il seme
dell’umanità proveniente da An e che sboccerà dal suo
pavimento come erba.
III. 1 IV B) 18; III. 3 A) I ii 12, iii 10.12.52.73.94; II 45, III 140;
III. 3 B) II 21; III 8; V. 6: 23
E
E’anna «Casa di An». Tempio principale di Inanna ad Uruk. Essa
lo ha rapito dal cielo e lo ha trasferito sulla terra.
II. 9 r. 7.39; III. 1 III 48.40; III. 4 IV 55
Edugani Nome di una località babilonese.
VII. 2 e) 8
E’engurra «Casa dell’oceano». Tempio eretto da Enki in mezzo al
mare o all’Abisso, come sua residenza, nei pressi di Eridu.
III.4 III d) 7
Egalgina «Palazzo retto». Residenza degli dèi celesti, che debbono
dare il consenso a che Ištar possa uscire dagli Inferi, nel mito
della discesa omonima.
VI. 1 b) 111, 115
Egalmaḫ Tempio principale di Nininsina ad Isin.
III. 3 A) III 137
Egašankalamma Nome di Tempio sito a Nippur.
VII. 1 a) 2
Egiškalamma Nome di Tempio, sede del culto di Tišpak.
III. 3 A) III 148
Eḫalanki Tempio della paredra di Marduk Sarpanitu a Babilonia.
III. 4 I 128
Ekur «Casa montagna». Tempio principale di Enlil a Nippur.
II. 9 r. 6.38; III. 1 IV B) 24; III. 3 A) I i 5, iii 43.85, II
19.22.26.118.121.125.141.144.148, III 114; B) II 71, III 66.69: V. 2 A
I 73, C c) K 5, D 1) a) 64; VI.5 B 2): 55; VII. 1 a) 1, 2 c) 1
Ekurmaḫ Tempio di Ninazu.
III. 3 A) III 139
Elam Regione a oriente di Babilonia con capitale Susa
corrispondente alla Persia occidentale. In essa va ricercata la
città di Aratta sede di signori con i quali si sono scontrati i
sovrani di Uruk della prima dinastia della città, da Enmerkar a
Lugalbanda e a Gilgameš.
III. 3 A) III 131
Elamita Popolazione che proviene dall’Elam.
III. 4 IV 132
Emeslam Tempio di Nergal/Erra a Kutha.
III. 4 II c) 8, V 22
Enimmanku Tempio, luogo di culto di Ninurta.
III. 3 A) III 150
Eninnu «Casa cinquanta». Designazione del tempio principale di
Ningirsu a Girsu, fatto costruire dal principe Gudea.
III. 3 A) I 5
Eridu Città della Babilonia meridionale, attualmente Abu Šahrain.
Sede del culto di Enki, che vi ha costruito il suo tempio
principale E’engurra in mezzo alle acque dell’Abisso. La città è
la prima sede della regalità nel periodo antidiluviano, il cui re
era appunto lo stesso Enki sotto l’appellativo Nudimmud, che
oltre ad essere un dio creatore ed organizzatore del mondo, era
anche il re della saggezza e della magia; padroneggiava infatti
alla perfezione gli scongiuri e gli esorcismi.
II. 9 r. 8.12; III. 5: 7; IV. 3 A 5.11-12.15-16.18; VII. 4: 204-205.250
Esabad Nome di tempio dedicato a Gula.
VII. 3: 63
Esagila Tempio principale di Marduk a Babilonia.
I. 1 VI 62.67.77; II. 9 r. 12-14; III. 4 I 125, II c) 21, III d) 8, V 38;
VII. 2 a) 14, 3: 12.31
Esikil Tempio di culto di Tišpak.
III. 3 A) III 149
Esilimma Nome di un canale.
III. 5:1
Ešara Tempio di culto di Ninurta.
III. 3 A) III 154
Ešarra Tempio edificato da Marduk in cielo, in conformità al
Grande Santuario dell’Apsu, per farvi risiedere la Triade
cosmica, Anu, Enlil ed Ea.
I. 1 IV 144-145, V 120, VI 66; III. 4 III d) 7
Etemenanki Nome della Zigurrat di Babilonia.
III. 4 I 128
Eufrate Uno dei due fiumi principali assieme al Tigri dell’attuale
Iraq, che i Greci hanno chiamato «Terra tra i due fiumi»
(Mesopotamia).Il nome sumerico è Buranun, mentre quello
accadico è Purattu. Le maggiori città del periodo sumerico
erano state costruite sulle sue rive, e Gilgameš anzi costruisce
nel suo letto la propria tomba.
II. 9 r. 23; III 3 A) I i 17; III 4 V 37; V. 2 A I 26, B a) i 7, D 1) a)
26; V. 4: 12; V. 6: 6.13
E’ugal Tempio della città Dur-Kurigalzu.
III. 4 IV 63

G
Guteo Popolazione straniera insediatasi in Mesopotamia durante
la dinastia di Akkad, scacciata via da Utuḫegal, re di Uruk.
III. 4 IV 133


Ḫiḫi Montagna mitica, in cui su un albero è stato dato alla luce
Anzu, l’aquila contro cui ha combattuto Ninurta.
III. 3 A) I i 24; III. 4 IV 139.141.143

I
Ibbi-Anu Città mesopotamica.
III. 3 A) III 133
Imgur-Enlil Nome del muro di cinta di Babilonia.
III. 4 IV 16

K
Keš Città della Mesopotamia centrale.
V. 2 C c) P v. 11
Kiš Città della Babilonia centrale, oggi Ingharra e Uhaimir a 15
Km da Babilonia. Sede di un importante regno del terzo
millennio che contendeva il primato su Sumer ad Uruk. In base
alla Lista Reale Sumerica, la città è la prima sede della regalità
subito dopo il Diluvio Universale. Inanna vi aveva un tempio,
Ḫursagkalamma, che essa abbandona quando decide di andare
al Kur.
V. 7 a) I 3.26, N 1.4.6
Kullab Uno dei due Teli di cui si componeva la città chiamata
Uruk, oggi Warka; in esso era situato il tempio principale della
dea Inanna, l’E’anna. I primi sovrani della prima dinastia di
Uruk, come ad esempio Gilgameš, portavano il titolo di
«signore di Kullab».
III. 3 A) III 151
Kuta Città della Mesopotamia centrale, sede del culto di Nergal e
sinonimo degli Inferi.
VI. 1 b) 40
L
Libano Paese ai confini dell’area siro-mesopotamica, famoso per
gli alberi di cedro che i sovrani mesopotamici gradivano
importare per abbellire i templi e i palazzi.
VI. 4: 24
Lullubeo Popolazione abitante il paese di Lullubi.
III. 4 IV 133
Lullubi Paese confinante con l’Iraq all’altezza di Suleimaniye.

M
Marad Città mesopotamica.
III. 3 A) III 148
Mar Rosso Chiamato con tale nome anche adesso, è il mare che
lambisce le coste dell’Africa e dell’Arabia. Nel passo di Berosso
invece si intende, erroneamente, il Golfo Arabo-Persico.
I. 2 A) a), b)

N
Nimuš Montagna in cui si incaglia l’arca di Utanapištim alla fine
del Diluvio Universale.
V. 4: 140-144
Nippur Città della Babilonia centrale, oggi Nuffar. Sede del culto
del dio Enlil e centro religioso del mondo sumerico. Il tempio
principale del dio è l’Ekur, meta di pellegrinaggio delle varie
divinità che vengono a perorare le cause dei loro protetti, re e
popolo delle diverse città di Sumer. Anche Inanna vi aveva un
tempio, il Baradurgarra, che essa abbandona, quando si reca al
Kur. Essa è indicata come patria di origine di due demoni che
inseguono Dumuzi.
II. 9 r. 6.38; III. 1 IV B) 20.22; VII. 1 a) 2
Nišur Città mesopotamica.
III. 3 A) III 147

P
Parsa Designazione di Dur-Kurigalzu.
III. 4 IV 63
Porta dell’Apsu Nome di un santuario di Ea a Babilonia.
I. 1 V 75

S
Sippar Città della Babilonia centrale, oggi Abu Habba, non lontana
da Baghdad. Era sede del culto del dio Sole, Utu ed anche della
dinastia antidiluviana con a capo direttamente il dio Sole.
III. 4 IV 50; V. 5 a), b), d)
Subareo Popolazione proveniente dal paese Subartu.
III. 4 IV 131; III. 8 VIII 2
Subartu La regione doveva abbracciare geograficamente il
territorio dall’Amano fino all’Elam, anche se politicamente il
termine caratterizza la zona attorno al fiume Ḫabur superiore.
Sumer È il nome del paese abitato dalla popolazione che si
definisce «Teste nere» e corrisponde all’incirca all’area della
Babilonia meridionale con i grandi centri di Eridu, Uruk, Ur e
Isin ecc. che hanno avuto un ruolo politico importante nella
storia del terzo millennio. Il nome dato al paese dagli Accadi
suona in sumerico Ki-en-gi e doveva all’inizio indicare la zona
circostante il Golfo Persico.
III. 1 IV B) 17; III. 8 VIII 2-3
Susa Città iranica, capitale dell’Elam.
III. 3 A) III 132
Sutei Popolazione ai margini della Babilonia.
III. 4 IV 54.69.133, V 27

Š
Šuruppak Città della Babilonia centrale, oggi Fara, che ha dato il
nome ad un periodo storico del terzo millennio. Sede della
regalità antidiluviana con al vertice la dea Sud, una delle spose
di Enlil, il capo del Pantheon sumerico. Nei viaggi rituali, come
quello di Nanna, dio poliade di Ur, a Nippur, la città
rappresenta una stazione e tappa del percorso, ed è situata tra
Uruk e Tummal. Essa è ricordata anche come la patria di
Utanapištim, l’eroe del Diluvio mesopotamico.
V. 4: 11.23

T
Tigri Uno dei due fiumi principali assieme all’Eufrate dell’attuale
Iraq, che i Greci hanno chiamato «Terra tra i due fiumi»
(Mesopotamia). Il nome antico sumerico è Idigna, mentre
quello accadico è Idiglat.
II. 9 r. 23; III. 3 A) I 17; III 4 V 37; III. 8 VIII 8-9; V. 2 A I 25, D
1) a) 25; V.6: 6.13

U
Ubšukkinakku Residenza degli Anunna nell’area templare di
Nippur e sala di adunanza di tutti gli dèi celesti.
I. 1 II 159, III 61.119, VI 162
Ur Città della Babilonia meridionale, oggi al-Muqayyar, scavata
negli anni trenta da Sir L. Woolley, che ha riportato alla luce il
Cimitero Reale del 2400 a.C. e poi la Ziqurrat o tempio a
gradoni antesignano della Torre di Babele di biblica memoria.
Essa è la sede della terza dinastia di Ur e centro del culto del
dio Luna, Nanna-Suen, figlio primogenito del dio Enlil. Essa è
indicata come patria di origine di due demoni che inseguono
Dumuzi.
III. 3 A) III 138
Uruk Città della Babilonia meridionale, oggi Warka, sede del culto
di Inanna e dello stesso An, capo della triade massima del
Pantheon sumerico. Il tempio principale era l’E’anna che
Inanna fece scendere direttamente dal cielo e di cui la dea era
la divinità poliade. Essa fu sede di diverse dinastie, di cui la
prima viene accreditata dalla lista Reale Sumerica come
seconda sede della regalità dopo il Diluvio Universale, che
annoverò tra i suoi re Enmerkar, Lugalbanda e Gilgameš. Essa
consta di due colline, la prima Kullab e la seconda Uruk; le
costruzioni della Uruk protostorica sono dislocate nei due Tell:
nel primo era situato l’E’anna, mentre nel secondo era situato il
tempio Alto di An. Nei viaggi rituali, come quello di Nanna a
Nippur, Uruk rappresenta una stazione e tappa del percorso e si
trova tra Larsa e Šuruppak. Essa è anche indicata come patria
di origine di due demoni che inseguono Dumuzi.
II. 9 r. 7.39; III. 3 A) III 151; III. 4 IV 52.61; IV. 1 A) 46; V. 9 r. 17;
V. 12 a) 52.56.59.65.71.81, b) 4
Uzumua Cella del tempio Duranki di Enlil a Nippur, dove il dio
pianta il seme dell’umanità proveniente da An, che sboccia
come le erbe.
V. 6:23
INDICI
INDICE DEI NOMI PROPRI
(divinità, persone, etnici e geografici).

Abideno.
Abu Salabikh.
Abzu (→ Apsu).
Accadi.
Adab.
Adad.
Adad-apal-iddina.
Adapa.
Addu.
Agade.
Agilimma.
Agušaja.
Aja.
Akitu.
Akkad.
dA-la-la.

Alallu (-uccello).
dALAM (= a-la-la).
dALAM (= Be-li-li).

Alessandro Magno.
Alla.
Alluḫappu.
Al Rawi, F.
Alulu.
Amarga.
dAma-tu-an-ki.

Ammiditana.
Ammisaduqa.
Amorrei.
An.
Anduruna.
Anenlilda.
An-ki.
Annegarra.
Annugal.
Anos.
Anšar.
An-šár-gal.
Antioco.
Antu(m).
Anu(m).
Anunna(ki).
Anunnitu.
Anzu.
Aos.
Apason.
Apollodoro.
Apsu.
Arallu.
Arbela.
Ardato.
Aramaz(a)d.
Aranunna.
Arazu.
Armenia.
Aruru.
Asag.
Asakku (-demone).
Asalluḫi.
Asalluḫi-namru.
Asalluḫi-namtila.
Asaralim.
Asaralimnunna.
Asari.
Assiro/i.
Assiria.
Assiro-Babilonesi.
Assôros.
Assur (dio).
Assur (città).
Assurbanipal.
Assumasirpal II.
Asušunammir.
Ašaru.
Ašnan.
áš-ri-gi4-in-gal.
Atramḫasis.

Babele.
Babilonesi.
Babilonia (città).
Babilonia (paese).
Baghdad.
Barbari.
Baza.
Be’ennu.
Bel.
Belet-Babili.
Belet-ili.
Beletseri.
dBe-li-li.

Belo.
Belos.
Bēl-ūri.
Berlino.
Berosso.
Bibbu.
Bilulu.
Birdu.
Bit-karkara.
Bit-Kidmurri.
Borsippa.
Bovaro.
Bube.

Cagni, L.
Caldea.
Caldeo.
Caldei.
Cambise.
Cassita/i.
Castellino, G. R.
Caucaso.
Cavallo.
Cavigneaux, A.
Chiodi S. M.
Ciro (il Grande).
Cooper, J.
Cordiei.
Crono.

D
Dabibi.
Dachê.
Dachos.
Dagan.
Daisio.
Damascio.
Damgalnunna.
Damkina.
dDa-rí.

Dauche.
Dèi-Morti.
De Liagre Böhl, M. Th.
Der.
Desio.
Dilbat.
Dimkurkurra.
Dingiresiskur.
Dio Cielo.
Dio Fuoco.
Dio Luna.
Dio Sole.
Due dei (divinità infere).
Duku.
Dumuduku.
Dumuzi.
Dunnu.
Durame.
Durand, J. M.
Duranki.
dDu-rí.

Durmaḫ.

Ea.
E’abzu.
E’anna.
Eannatum.
Ebabbar.
Ebla.
Edugani.
Edzard, D. O.
E’engurra.
Egalgina.
Egalmaḫ.
Egašankalamma.
Egiškalamma.
Egitto.
Eḫalanki.
Ekišnugal.
dÉ-kur.

Ekur.
Ekurmaḫ.
Elam.
Elamita/i.
Ellet-Aja ; v. anche Kù-Aja.
Elulu.
Emaḫ.
Emar.
Emeslam.
Emesmes.
Emete’ursag.
dEn-amaš.
dEn-an-na.

Enbilulu.
Enbilulu’epadun.
Enbilulugugal.
Enbiluluḫegal.
dEn-bùlug.
dEn-da.
dEn-da-šurim-ma.
dEn-da-šùrun.
dEn-DU.
dEn-du -kù-ga.
6
Endušuba.
dEn-gàraš.

Engidudu.
dEn-giriš.
dEn-ḫal.

Enḫeduanna.
Enimmanku.
Eninnu.
Enki.
Enkidu.
dEn-kin-gal.
dEn-kù-gál.
dEn-kur.

Enlil.
dEn-LU.

Enmerkar.
dEn-me-šár-ra.
dEn-mul.

Ennugi.
Ennugigi.
dEn-nun.
dEn-šár.
dEn-ug.
dEn-ul.
dEn-uru-ul-la.
dEn-u -ti-la.
4
Ereškigal.
Eridu.
Erodoto.
Erra.
Errakal, Erragal.
Esabad.
Esagil(a).
Esikilla.
Esilimma.
Ešarra.
Etana.
Etemenanki.
E’udgalgal.
Eufrate.
E’ugal.
E’ulmaš.
Ezida.

Fadhil, A.
Falkenstein, A.
Fara.
Fraorte.

Gadd, C. J.
Gaiu.
Galaturra.
Gallu (-demoni).
Gansir.
dGá-ra.

Geller, M. J.
Geme-Sin.
Genio cattivo (-demone).
Gesù Cristo.
Geštinanna.
Gilgameš.
Gilim.
Gilimma
Gingal.
Girru/a.
Girsu.
Gišnumunab.
Greci.
Gudea.
Gula.
Guškinbanda.
Guteo/i.
Gutium.

Ḫaḫarnum.
Ḫammurapi.
Ḫaniš.
Ḫarab.
Ḫarran.
Ḫajjašum.
Heimpel, W.
Ḫendursag.
Ḫiḫi.
Ḫubur.
Ḫumban.
Ḫumut-tabal.
Hunger, H.
Ḫurabtil.
Ḫursagkalamma.
Ḫuwawa.

Ibbi-Anu.
Ibbisin.
Idibtu.
Idu.
Igigi/u.
Ilabrat.
Illinos.
Imgur-Enlil.
Inanna.
Inferi.
Inghilterra.
Innina.
Iraq.
Irkallu/a.
Irkingu.
Irnina.
Irugga.
Isin.
Išbi’erra.
Išḫara.
Iškur.
Ištar.,.
Ištaran.
Išullanu.
Išum.

Jabru.
Jacobsen, Th.

Kabti-ilani-Marduk.
Kaka.
Kalaḫ.
Kalkal.
Karkemiš.
Keš.
Kidin-Sin.
Kingu.
Kinma.
Kislim.
Kissarê.
Kiš.
Kišar.
dKi-šár-gal.

Kramer, S. N.
Kraus, F. R.
Kù-Aja.
Kulla.
Kullab.
Kumma.
Kur.
Kurgarra.
Kurigalzu.
Kumugia.
Kusu.
Kuš.
Kuta.

Labbu.
Lagaš.
Laḫama/u.
Laḫar.
Laḫḫa.
Laḫmu/a.
Lambert, W. G.
Landsberger, B.
Larsa.
Leone.
Libano.
Libu.
Lillu.
Londra.
Louvre.
Lugalabdubur.
Lugalbanda.
Lugaldimmerankia.
Lugalduku.
Lugaldukuga.
Lugaldurmaḫ.
Lugalsula.
Lugalšu’anna.
Lullu.
Lullubeo.

Maḫ.
Malgium.
Mamītu.
Ma(m)ma/i.
Mammitum.
Maništusu.
Marad.
Marduk.
Mareri.
Mare Rosso.
Mari.
Mari-Utu.
Markaye.
Maršakušu.
Marukka.
Marutukku.
Maškan-šapir.
Mayer, W.
Medi.
Media.
Meslam.
Mesopotamia.
Meturan.
Mezzaluna Fertile.
Miqit.
Morte (divinità infera).
Moümis.
Mu’ati.
Muḫra.
Müller, G.G.W.
Mummu.
Mutabriqu.

Nabonedo.
Nabopalassar.
Nabû.
Nabucodonosor I.
Nabucodonosor II.
Namma/u.
Namtar.
Namtartu
Nanaya.
Nanna.
Nanše.
Naprušu.
Naramsin.
Narilugaldimmerankia.
Neberu.
Nedu.
Nergal.
Neriglissar.
Nimrud.
Ninagal.
dNin-amaš.
dNin-an-na.

Ninazu.
dNin-bùlug.
dNin-da.
dNin-da-šurim-ma.
dNin-da-šùrun.
dNin-DU.
dNin-du -kù-ga.
6
Ningal.
dNin-gàraš.

Ningirida.
dNin-giriš.

Ningirsu.
Ningizzida.
dNin-ḫal.

Ninḫursag.
dNin-IB.

Ninildu.
dNin-ì-li.

Ninive.
Ninkarrak.
Ninki.
dNin-kin-gal.
dNin-kù-gál.
dNin-kur(-ra).

Ninlil.
dNin-LU.

Ninmaḫ.
Ninmaš.
Ninmenna.
dNin-me-šár-ra.
dNin-mul.
dNin-nun.

Ninsig.
Ninsimug.
Ninsiskurra.
dNin-šár.

Ninšiku.
Ninšubur.
Nintinugga.
Nintu.
dNin-ug.
dNin-ul.

Ninurta.
dNin-uru-ul-la.
dNin-u: -ti-la.

Ninzadim.
Nippur.
Nisaba.
Nisan.
Nisir.
Niššiku.
Nišur.
Nudimmud.
Nun(ki).
Nunamnir.
Nungalpiriggal.
Nusku.

Oan.
Oannes.
Ogni cosa cattiva (dio degli Inferi).
Omorka.
Oriente.
Orione.
Oxford.

Pabilsag.
Papgalgu’enna.
Papsukkal.
Parsa.
Pastore.
Pašittu (demone).
Pettinato, G.
Polistore.
Provocatore del male.
Puzuramurri.

Rabiṣu.
Ras Šamra.
Roma.

Saggi (sette).
Sagḫulḫaza (- Demone).
Salmanassar III.
Samsuiluna.
Saporetti, CI.
Sargon (II).
Sargon il Grande.
Selene.
Seminara, S.
Semiramide.
Semiti.
Sennacherib.
Shaffer, A.
Sibitti.
Siduri.
Sin.
Sincello.
Sin-leqi-unnini.
Sin-muballit.
Sippar.
Siraš.
Siria.
Sirsir.
Sirsirmalaḫ.
Sollberger, E.
Spirito (dei morti).
Steinkeller, P.
Subareo/i.
Subcontinente indiano.
Suen (- → Sin).
Sultantepe.
dSUM.SUM.

Sumer.
Sumeri..
Sumero.
Sumu-la-El.
Sumuqan.
Susa.
Suteo/i.
Sutu.

Ṣaltu.
Ṣarpanitu.
Ṣidanu.

Š
Šabat.
Šaduppûm.
Šakkan.
Šamaš.
Šamši-Adad.
Šara.
Šarabda’a.
Šarur.
Šazu.
Šazugurim.
Šazusuḫrim.
Šazuzaḫgurim.
Šazuzaḫrim.
Šazuzisi.
Šuanna.
Šulak.
Šulgi.
Šullat.
Šulpa’ea.
Šuruppak.
Šusin.
Šušinak.

Talatta.
Tammuz.
Tašmetum.
Tebet.
Tell El Amarna.
Tell Haddad.
Terra.
Teste Nere (= Sumeri).
Thalassa.
Thalath.
Thalatta.
Thaute.
Tiamat.
Tiglat-Pileser I.
Tigri.
Ṭirid.
Tiruru.
Tišpak.
Toro Celeste.
Turchia.
Tuttul.
Tutu.
Tutu’agaku.
Tututuku.
Tutuzi’ukkinna.
Tutuziku.

Ua’ildag.
Ubartutu.
Ubšukkinakku.
Ugarit.
Ullegarra.
Umma.
Umu (demone).
Umunmutamku.
Umunmutamnag.
Ur.
Uraš.
Urnamma.
Uruk.
Usmû.
Utanapištim.
Utu.
Utuḫegal.
Utukku cattivo.
Uzumu’a.

van Dijk, J.
Venere.
Vicino Oriente Antico.
von Soden, W.

Walid-Al-Jadir.
We’e.
Weidner, E.
Wilcke, Cl.

Xisuthridi.
Xisuthros.

Zababa.
Zabalam.
Zeus.
Ziusudra.
Zizi.
Zu.
Zulum.
Zulum’ummu.
INDICE DELLE TAVOLE

Statua detta «del dio Nabu», da Nimrud (Kalakh)

Rilievo cultuale del dio Assur, da Qalaat Šergat (Assur)

Il dio Adad con folgore su un toro, da Arslan-Taš (Hadatu)

Ištar di Arbela eretta su un leone, da Tell Ahmar (Til-Barsib)

Eroe (Gilgameš?) con un piccolo leone, da Khorsabad (Dur-


Sarrukin)

Dea alata nuda della Lastra Burney

Tavoletta di Sippar (Abu-Habba) con Nabu-apal-iddin e il dio Šamaš

Bacile rituale con divinità e sacerdoti ricoperti di squame di pesci,


da Qalaat Šergat (Assur)