Sei sulla pagina 1di 2

GABRIELE D’ANNUNZIO

LA VITA

Pensiamo al concetto di estetismo: la vita come opera d’arte. Gabriele d’Annunzio aveva anche grande
attenzione al pubblico, cui era destinata questa opera d’arte.
Nasce nel 1863 a Pescara, famiglia borghese, formazione aristocratica. Scrive poesie già da giovane, poi va a
Roma per l’università, ma lascia gli studi e frequenta salotti mondani e redazioni giornalistiche (per scrivere
cronaca e critica letteraria). Poi nel 1891 andrà Napoli per sfuggire ai creditori.
Negli anni Ottanta scrive opere narrative e poetiche, scandalose per i contenuti erotici. In questo periodo si
ispira agli ideali dell’estetismo: la sua stessa vita era scandalosa, la vita di un individuo superiore, che rifiuta
la mediocrità borghese e si immerge in un mondo che è fatto di pura arte.
Agli inizi degli anni Novanta l’ideale dell’esteta entra in crisi: non riesce a opporsi realmente ad una
borghesia in ascesa, all’avvento del capitalismo, dell’industrialismo. L’isolamento ricercato da d’Annunzio
come ribellione, rischia di diventare sterile, impotente. Così d’Annunzio è in una sorta di crisi produttiva.
Trova una via d’uscita in un altro mito: il superuomo, ispirato superficialmente a Nietzsche. Se
nell’estetismo il centro erano arte e bellezza, con il superomismo c’è in aggiunta l’elemento di attivismo, di
energia eroica. Questo superomismo riempie la produzione dannunziana di questo periodo, ma ancora non
tocca la sua vita.
La vita è tutta all’insegna della ricerca dell’eccezionalità, del rifiuto della mediocrità: villa con oggetti d’arte,
con animali particolari. Grande risonanza mediatica aveva la sua travagliata storia d’amore con la
famosissima attrice Eleonora Duse.
Sicuramente questa scelta di vita non era dettata unicamente da motivi ideali: il fattore economico non era in
secondo piano, d’Annunzio stava vendendo – e molto bene – la sua immagine. Di fatto il fine ultimo di
d’Annunzio è proprio l’opposto di quello che il suo principio era: il denaro, il bisogno economico. Lui che
spregiava la massa era costretto a lusingarla, a incuriosirla: per tutta la sua vita d’Annunzio sarà preso da
questa contraddizione.
In questo periodo scrive molti romanzi – guarda caso il genere ideale per il pubblico borghese europeo –, con
personaggi spesso autobiografici che si dibattono tra estetismo e superomismo. Nella vita, appunto, incarna i
suoi personaggi eroici, è sempre sui giornali. Ormai è un intellettuale completamente diverso da quelli
precedenti, che stavano nella loro torre d’avorio, lontano dalla massa. Anzi, fa parlare di sé, è attento al
pubblico…
1897: comincia il desiderio di attivismo politico, e entra in Parlamento come deputato di estrema destra,
contro i principi democratici, certo di una futura restaurazione della grandezza di Roma, ispirato dal sogno di
un’Italia imperiale. Per poter comunicare le sue parole di “vate”, di profeta, si diede anche al teatro, convinto
che questo potesse raggiungere più semplicemente più persone della letteratura.
1910: per i debiti fugge in Francia, e sul piano letterario si adatta facilmente, scrivendo anche opere teatrali
in francese.
Con la Prima guerra mondiale torna in Italia; dopo una lunga campagna interventista, nel 1918 si arruola
come volontario, a 52 anni. Anche per quanto riguarda la guerra si vede bene lo spirito di d’Annunzio:
arruolato, in guerra, certamente, ma si muoveva in aereo, nuovissima arma. Nel Dopoguerra marcia su
Fiume, e instaura una sorta di suo governo personale sulla città, come sfida all0Italia. Viene scacciato con le
armi nel 1920.
Con l’avvento del fascismo, d’Annunzio è prima elogiato come padre della patria, ma di fatto lo “rinchiude”,
lo confina con sospetto nella sua villa presso Gardone (BS), sul lago di Garda. Qui d’Annunzio fa costruire
una sorta di mausoleo eretto a se stesso, mentre ancora era in vita: il Vittoriale degli Italiani. Rimase qui fino
alla morte, nel 1938.

LE OPERE

D’Annunzio nasce verista. O meglio, nasce ispirato a Verga nella prosa (Terra vergine del 1882); ma le sue
prime opere poetiche (Primo vere del 1879 e Canto novo del 1882) sono ispirate a Carducci. Questo ci
mostra un elemento che sempre caratterizzerà d’Annunzio: è onnivoro, ha un fiuto straordinario per la
letteratura. Legge tantissimo, e ha la capacità di cogliere quanto di buono avviene in Europa. Non va molto a
fondo, ma usma tutto: i poeti maledetti francesi, Oscar Wilde, Dostoevskij, Nietzsche…
Le prime opere in fondo possono essere sintetizzate così: forma veristica, legata a Verga, ma sostanza più
vicina all’irrazionalismo del Decadentismo, non al documentare, all’interesse sociale.

Seguono opere all’insegna dell’estetismo: «il Verso è tutto». Quindi l’arte è il valore supremo, ciò a cui tutto
è sottoposto. Non vige la legge morale, bene/male; vige la legge del bello, nasce il culto per l’arte, per il
bello, e quindi nelle opere vediamo una ricerca dell’eleganza, artifici formali curatissimi. Non è più
l’esperienza personale l’origine della poesia, ma altra poesia.
Intermezzo di rime, 1883, in cui si vede l’influenza dei poeti francesi. Isaotta Guttadauro, 1886: esercizio di
recupero di forme poetiche quattrocentesche, molto estetizzante. Chimera, 1890: sulla femme fatale.

Il piacere
Con la crisi dell’estetismo, nasce il primo romanzo di d’Annunzio, Il piacere, del 1889 (anno di uscita di
Mastro-don Gesualdo).
Protagonista è Andrea Sperelli, giovane di famiglia aristocratica e appassionata di arte, lui stesso è «tutto
impregnato di arte», esteta con tratti autobiografici, in piena crisi, insoddisfatto. Decide di «fare la propria
vita, come si fa un’opera d’arte», ma è debole: questa idea lo prosciuga, gli toglie energie morali e creative,
infine lo rende vuoto. Il tutto è evidente nel rapporto tra Andrea e due donne: Elena Muti, femme fatale,
lussuriosa, e Maria Ferres, donna pura. In realtà Andrea si sta ingannando: Maria è una pedina che ha un
ruolo nel sottile gioco erotico, sostituisce di fatto Elena, che lo rifiuta. Viene così abbandonato da Maria, e
rimane solo, vuoto e sconfitto.
D’Annunzio è molto severo con Andrea nei giudizi espliciti, ma si coglie un certo fascino verso questa
figura. Non c’è un chiaro distacco dall’estetismo, quindi.
Si vede sicuramente l’influenza di Verga: si costruisce il contesto sociale attorno ad Andrea. Però è evidente
l’influsso del Naturalismo francese, vista l’attenzione all’aspetto psicologico.
- “Un ritratto allo specchio: Andrea Sperelli ed Elena Muti”. Aspetto narrativo: introspezione
psicologica, con il discorso indiretto libero. Così si può con maggiore chiarezza generare una
distanza tra autore e personaggio, un rifiuto di d’Annunzio del suo eroe. Aspetto tematico:
l’estetismo comincia a rivelarsi come una maschera, che di fronte alle avversità si crepa e fa vedere
le profonde fragilità presenti nella persona esteta.

Più tempo alla poesia: grande sperimentalismo. Vende tantissimo i romanzi. In poesia ci sono i grandi
progetti: prendo spunto dalla Divina commedia, faccio gli eroi, eccetera. In realtà non finisce niente.

Le molte facce e le molte fonti: legge Dostoevskij, eccetera.

Questa follia dice dell’inquietudine di un’epoca.


Valorizziamo due cose:
- La poesia: La pioggia nel pineto, La sera fiesolana (comunicazione di sensazioni che vivi in un certo
momento e percepisci quello che Baudelaire chiamava corrispondenze. Le colline sono come la luna
di Leopardi, sotto sotto), I pastori (è tutta un’idea, è finta, è una posa. Il realismo è altro, è una posa
di nostalgia di cose primitive e genuine). Bastano a dare l’idea di d’Annunzio come poeta
attentissimo alla musicalità e alle sensazioni (non senso, non sentimento), alla natura e all’energia
che la natura … all’uomo (panismo) e speranza di una metamorfosi (che l’uomo diventi parte della
natura), visto che la natura ha una forza grandiosa. Taci, ascolta, c’è comunque una superiorità.

Nella poesia decadente il significato lo devi cercare tu, non è poesia romantica.
- Notturno, libro segreto: ultima fase della produzione. La critica lo sta rivalutando, forse è un po’ più
intimo e sincero. Lui ha un incidente aereo e si fa male a un occhio, rischia di perderlo, viene
operato, e resta a letto cieco. Scrive bigliettini. Scrive molti flash, non vede, quindi è molto attento a
ciò che sente, tutti i sensi. Pare mettersi un po’ più a nudo, meno artificioso. Qui forse un po’ si
salva.