Sei sulla pagina 1di 233

L’AUTRICE

Rossella Migliaccio è nata a Napoli e cresciuta a Milano. Dopo la


laurea all’Università Bocconi di Milano ha iniziato a lavorare nel
mondo della pubblicità e dell’editoria di moda. Si è trasferita a
Londra dove ha conseguito la certificazione internazionale come
Consulente di Immagine e ha iniziato a lavorare con clienti privati e
aziende in tutta Europa. Ha insegnato presso enti e accademie tra cui
il Politecnico di Milano e la Business School del Sole24Ore. È
membro dell’Association of Image Consultants International e ha
fondato il primo istituto in Italia dedicato alla consulenza di
immagine, Italian Image Institute. Tiene corsi business to business e
per il grande pubblico, ed è diventata il punto di riferimento per
marche e firme prestigiose, personaggi pubblici e influencer. Questo
è il suo primo libro.
Se si legge su ereader si consiglia di visitare questa pagina del sito dell’autrice in cui si
trovano tutte le palette e le spiegazioni.
www.vallardi.it

facebook.com/vallardi

@VallardiEditore

www.illibraio.it

È stato fatto tutto il possibile per garantire che le informazioni contenute in


questo volume, anche a contenuto divulgativo, fossero accurate e
aggiornate al momento della pubblicazione. L’autore e l’editore non
possono essere ritenuti responsabili per eventuali errori o omissioni, o per
l’eventuale uso improprio ed errata comprensione delle informazioni
fornite in questo volume, o per qualsiasi danno o lesione alla salute, alle
finanze o di altro genere, subiti da qualsiasi individuo o gruppo che ritenga
di aver agito in base alle informazioni contenute in questo volume.

Antonio Vallardi Editore s.u.r.l.


Gruppo editoriale Mauri Spagnol

Copyright © 2019 Antonio Vallardi Editore, Milano

A cura di Elisabetta Tramacere


Impaginazione: Corpo4 Team

L’editore ha fatto il possibile per chiarire i diritti dei testi citati e rimane a
disposizione degli eventuali aventi diritto che non è stato possibile reperire.
Grafica di copertina: Giovanna Ferraris / theWorldofDot

ISBN 978-88-5505-176-7

Prima edizione digitale: ottobre 2019


Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
SOMMARIO

Introduzione
IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI COLORI

Prima parte
SCIENZA E STORIA DELL’ARMOCROMIA
La storia di Anna

1. L’ANALISI DEL COLORE


Cos’è l’armocromia
A ciascuno la sua palette!
Come funziona l’armocromia
Perché l’armocromia ci migliora la vita… e non solo l’immagine
Il potere del cambiamento

2. L’ARMOCROMIA È UNA SCIENZA


Il fondamento scientifico dell’armocromia
Come ereditiamo i colori dai nostri genitori
L’armocromia non ha sesso
L’armocromia non ha età

3. CENNI STORICI
I primi studi sul colore
Chi ha (davvero) inventato l’armocromia
Perché il metodo stagionale non basta

4. L’ARMOCROMIA NEL CINEMA


Edith Head e i guardaroba più belli di sempre
L’uso del colore tra le grandi dive di Hollywood: il caso Audrey
Hepburn
Il caso Via col vento
Il caso Pretty Woman
Armocromia e cartoni animati: il caso delle Principesse Disney
Seconda parte
ALLA SCOPERTA DELLA NOSTRA PALETTE
La storia di Francesca

1. PRIMI PASSI NELL’ANALISI DEL COLORE


Le caratteristiche dei colori personali
Come prepararsi all’analisi del colore
Come svolgere l’analisi del colore: l’ambiente e i drappi

2. SOTTOTONO E SOVRATONO
Colori caldi e colori freddi
Le caratteristiche di chi ha colori caldi
Le caratteristiche di chi ha colori freddi
Esiste il sottotono neutro?
Il sovratono e la scelta del fondotinta

3. IL VALORE CROMATICO
Come si calcola e a cosa serve
L’armocromia per le diverse etnie e carnagioni
L’abbronzatura può cambiare la nostra palette?

4. IL CONTRASTO
Di cosa parliamo quando parliamo di contrasto
La colorazione dei capelli e il contrasto cromatico
Perché il rossetto rosso non sta bene a tutte?

5. L’INTENSITÀ
La saturazione del colore
Un colore intenso può essere vivace o volgare
Un colore soft può essere elegante o deprimente

6. IL METODO
Le caratteristiche cromatiche cambiano nel tempo?
Gli errori più comuni nell’analisi del colore
Come scoprire la nostra stagione
Cosa sono i sottogruppi
L’armocromia non è un’opinione
Terza parte
TUTTE LE STAGIONI DELL’ARMOCROMIA
La storia di Paolo

1. INVERNO
Le caratteristiche delle persone inverno
I sottogruppi dell’inverno e la stagione assoluta
Il guardaroba inverno: colori amici e nemici
Accessori e must have per gli inverno
Beauty per gli inverno: make-up, capelli e…

2. AUTUNNO
Le caratteristiche delle persone autunno
I sottogruppi dell’autunno e la stagione assoluta
Il guardaroba autunno: colori amici e nemici
Accessori e must have per gli autunno
Beauty per gli autunno: make-up, capelli e…

3. ESTATE
Le caratteristiche delle persone estate
I sottogruppi dell’estate e la stagione assoluta
Il guardaroba estate: colori amici e nemici
Accessori e must have per gli estate
Beauty per gli estate: make-up, capelli e…

4. PRIMAVERA
Le caratteristiche delle persone primavera
I sottogruppi della primavera e la stagione assoluta
Il guardaroba primavera: colori amici e nemici
Accessori e must have per i primavera
Beauty per i primavera: make-up, capelli e…

Quarta parte
VIVERE IN PALETTE 365 GIORNI L’ANNO
La storia di Lucia

1. ARMOCROMIA E ABBINAMENTI
Come distinguere i colori caldi dai colori freddi
Schemi e combinazioni cromatiche
Regole e segreti per abbinare i colori
Blu e nero e altri abbinamenti iconici
Come abbinare le fantasie con metodo ed eleganza

2. ARMOCROMIA E GUARDAROBA
Armadio pieno e niente da mettere?
Come realizzare una capsule wardrobe cromatica
Come recuperare un colore che non ci sta bene

3. ARMOCROMIA E MODA
Chi decide quali colori vanno di moda?
Come nasce il «Pantone® dell’anno»
I colori che stanno bene a tutti e altre leggende metropolitane

4. I FALSI MITI DEL NERO


I significati del nero
Perché negli armadi comanda il nero
Il nero è utile ma non indispensabile

5. IL ROSSO: ODIO E AMORE


Non è un colore per timidi
Perché il rosso è un power color
Come indossare il rosso

6. ALTRI COLORI
Il fascino discreto del blu
Giallo: perché i bambini lo amano e gli anziani lo detestano
Chi di verde si veste, di sua beltà si fida. Forse…
Bianco: uno, nessuno e centomila
Il rosa e gli altri colori «da femmina»

7. IL MONDO A COLORI
Armocromia e arredo: una vita in palette
Armocromia e comunicazione: i colori su Instagram
Nord vs Sud: la diversa propensione al colore
CONCLUSIONI

RINGRAZIAMENTI

BIBLIOGRAFIA
Introduzione
IL LINGUAGGIO SEGRETO
DEI COLORI

Quando si parla di bellezza, non pensare al colore è quasi


impossibile: l’armonia dei colori è, fin dall’antichità, una
componente essenziale nell’arte, nell’architettura, un riferimento
fondamentale nel canone estetico. Basta un tocco del colore giusto
che subito una scintilla accende lo sguardo, fa brillare il sorriso, ci fa
splendere dall’interno. Conoscere il linguaggio segreto dei colori,
vederli come amici che ci aiutano quando siamo giù o ci rendono
ancora più brillanti nelle occasioni speciali, può cambiarci la vita,
rendendoci più sicuri, più belli e, di conseguenza, più felici.

Dico sempre che il colore era scritto nel mio destino: il nome
Rossella deriva dalla parola rosso e corrisponde al nome inglese
Scarlett e, come l’aggettivo scarlet, significa «rosso scarlatto». Mia
madre ha scelto questo nome dopo aver visto Via col vento,
lasciandomi in eredità l’amore per questo colore e l’inguaribile
ottimismo che è il tratto distintivo della protagonista del film.
Rosso a parte, fin da bambina sono stata affascinata dal mondo
dei colori: collezionavo pastelli, tempere e acquerelli, e combinavo
meravigliosi pasticci con i pennarelli, rompendoli per fare
esperimenti e miscugli con l’acqua! Durante l’adolescenza, poi, ho
cominciato a interessarmi al teatro e ho sviluppato in
contemporanea una vera passione per il cinema, soprattutto per i
film della vecchia Hollywood: le dive del passato, da Audrey
Hepburn a Grace Kelly, da Rita Hayworth a Greta Garbo, non hanno
mai smesso di affascinarmi. I loro vestiti, le loro mise eccezionali,
perfettamente calibrate e studiate dalle costumiste per esaltarne la
bellezza e il carattere, mi stupivano e mi incantavano. Conquistata
dalla sapienza messa in campo da quelle professioniste, capaci di
parlare a un pubblico di milioni di spettatori, ho voluto fare del
linguaggio dei colori prima la mia materia di studio, poi il mio
mestiere. Ora, dopo più di dieci anni sul campo, la mia missione è
sempre la stessa: trasmettere il potere del colore, metterlo alla
portata di tutti coloro che, alle prese con le mille piccole e grandi
difficoltà della vita quotidiana, non vogliono rinunciare a prendersi
cura di se stessi e a sentirsi meglio con gli altri.

Ma come funziona la magia del colore? Sicuramente, senza


accorgervene, siete già stati presi nel suo incantesimo. Vi è mai
capitato di arrivare in ufficio e di sentirvi dire da tutti: «Come stai
bene oggi, cosa hai fatto? Hai cambiato qualcosa?». Molto
probabilmente il «qualcosa» che vi dà una marcia in più è il colore
del vestito che indossate, e il complimento significa che avete fatto
centro. Viceversa, quante volte vi siete sentiti dire: «Tutto bene? Ti
vedo un po’ giù…», anche quando vi sentivate perfettamente sereni.
Forse l’unica nota stonata della giornata era proprio il colore
dell’outfit.
Ecco, quella che potrebbe sembrare una casualità – la scelta dei
colori giusti per un abito, per il tono del makeup, per il colore dei
capelli – è in realtà una scienza: si chiama armocromia ed è alla base
della mia professione. Partendo dall’analisi del mix formato da tre
elementi chiave di ciascuno di noi, pelle, occhi e capelli,
l’armocromia è in grado di individuare quali sono i nostri colori
amici, quelli che hanno il potere di farci apparire immediatamente
più belli, più in forma, più giovani. Con almeno due conseguenze
importanti.
Prima di tutto: valorizzeremo al massimo il nostro guardaroba.
Non proveremo più la fastidiosa sensazione «armadio pieno e nulla
da mettere», perché una volta scelti i colori amici tutto si abbinerà
con tutto e potremmo persino vestirci al buio. Basteranno poche cose
per dare vita a un’infinità di combinazioni. L’armocromia ci fa
risparmiare tempo, spazio e denaro, perché anche lo shopping sarà
mirato e non acquisteremo più solo ciò che ci piace, ma ciò che ci sta
bene e che ci valorizza. Se ci pensate, è un’attitudine più etica e
sostenibile.
In secondo luogo, l’armocromia promuove un approccio
all’immagine personalizzato e consapevole, grazie al quale chiunque
di noi può tornare a essere protagonista, forte della propria unicità.
Ma non si tratta solo di una questione di immagine: riscoprire i
colori ci spinge a domandarci quando e perché abbiamo smesso di
usarli, a rivedere la nostra storia e, talvolta, a iniziarne una nuova.
In questo libro vi guiderò alla scoperta di tutti gli aspetti
dell’armocromia: estetici, pratici, etici, psicologici e persino storici e
culturali. Lo farò svelandovi il mio metodo e portandovi tantissimi
esempi, frutto dell’esperienza con migliaia di clienti e studenti e del
costante confronto con colleghe consulenti d’immagine di tutto il
mondo. E proverò a trasmettervi la mia stessa passione: quella di
una vita dedicata al colore.
•••• prima parte ••••

SCIENZA E STORIA
DELL’ARMOCROMIA
LA STORIA DI ANNA

Anna è una giovane donna che si è rivolta a me qualche anno fa.


Dopo il primo figlio aveva deciso di lasciare il suo lavoro in
un’agenzia di eventi, per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. Ben
presto è arrivato anche il secondo figlio e le sue giornate sono
diventate sempre più impegnative, tanto più perché suo marito è
spesso in viaggio per lavoro.
Quando l’ho incontrata per la prima volta, non ho potuto fare a meno
di notare i suoi bellissimi colori: occhi brillanti quasi blu, folte
sopracciglia scure e una pelle di porcellana. Tutta questa meraviglia
contrastava con una colorazione di capelli poco valorizzante e con
un look vagamente monacale tra il nero e il beige.
Come da abitudine, la mia prima domanda è stata: «Se apriamo il
tuo armadio, cosa trovo in questo momento?»
Le neomamme possono facilmente immaginare la risposta:
abbigliamento comodo, scarpe basse, prevalentemente total black
(strategico contro le macchie).
Questa ragazza aveva un disperato bisogno di colore! E non solo
nell’abbigliamento, perché negli ultimi cinque anni aveva
radicalmente cambiato vita: poche amiche, poco tempo libero, pochi
hobby e soprattutto l’uscita dal mondo del lavoro. Naturalmente
Anna ama i suoi bambini, ma la totale dedizione a loro, senza alcuno
spazio per sé, stava diventando un po’ alienante.
Rivolgersi a una consulente di immagine è stato un regalo che si è
voluta fare per il suo compleanno, ma era chiaro che dietro quel «per
una volta vorrei fare qualcosa per me stessa» c’era tanta energia
ancora inespressa.
Il progetto che le ho proposto prevedeva come primo step proprio la
seduta di armocromia: volevo che iniziasse con qualcosa di
divertente e con un cambiamento immediatamente visibile. Come
avevo previsto, il risultato è stato winter bright: una delle palette dai
colori più forti e vivaci.
Abbiamo cominciato il nostro percorso di immagine dal beauty: una
lezione di make-up le è servita a capire che tra un look acqua e
sapone e un trucco pesante c’è una via di mezzo facilmente
percorribile. Abbiamo fatto piazza pulita del suo vecchio beauty:
pieno di beige e marroni, per di più con prodotti scaduti! È bastato un
nécessaire di correttore, mascara e un bel rossetto lampone per
valorizzare il suo patrimonio cromatico.
Per il resto, abbiamo dato forma e ordine alle sopracciglia per
enfatizzare il naturale contrasto con gli occhi. Ma soprattutto
abbiamo raffreddato e scurito leggermente il colore dei capelli: nel
giro di pochi giorni Anna si è trasformata da una Cenerentola in una
bellissima Biancaneve! E non avevamo ancora messo mano
all’armadio!
Nelle settimane a seguire, palette alla mano, è cominciata la
revisione del guardaroba. Abbiamo iniziato con gli accessori,
cercando di unire l’utile al dilettevole. Gli orecchini colorati avrebbero
aiutato, ma il suo bambino era ancora nella fase in cui te li strappa,
quindi abbiamo puntato sulle fasce per capelli: Anna ha un
bellissimo viso e poi la fascia è un accessorio facile da usare e molto
strategico quando si ha poco tempo a disposizione.
Quanto al resto, non c’è stato bisogno di buttare via i vecchi vestiti,
perché il nero fa parte della sua palette. Però ci tenevo a riabituarla
all’uso del colore per illuminarla e stimolare la sua vivacità. Quella
vivacità che peraltro vedevo crescere di seduta in seduta. È stata lei
stessa a chiedermi: «Come possiamo fare a colorarmi un po’ anche
negli abiti? Sono stufa di vestire sempre come Morticia». Qualcosa
stava cambiando.
Il percorso è andato avanti ancora per qualche settimana e ci siamo
riviste mesi dopo per un follow up. Anna ha deciso di riprendere a
lavorare: non è stato facile, ma alla fine ce l’ha fatta. È stata in
gamba e coraggiosa, sono davvero molto contenta per lei e mi piace
pensare di aver dato un piccolo contributo alla sua rinascita. Anche
questo è il potere del colore.
–1–
L’ANALISI DEL COLORE

Cos’è l’armocromia
L’armocromia è una scienza che in base alla combinazione di pelle,
occhi e capelli definisce la palette di colori ideale per ciascuno di noi,
cioè la gamma di colori in grado di farci apparire più belli, più
giovani, più in forma. Questa è una prima definizione, oggettiva e
professionale, ma in realtà l’armocromia è molto più di una scienza:
è una magia, e non riguarda solo il potenziamento della vostra
immagine – che comunque non è poco! – ma coinvolgerà molti
aspetti della vostra vita e cambierà per sempre il vostro approccio ai
colori.
Nei Paesi anglosassoni dove è stata inventata questa scienza
prende il nome di Color Analysis. L’etimologia italiana invece è più
evocativa. La radice della parola fa diretto riferimento al concetto di
armonia, mentre cromia deriva dal greco e vuol dire appunto
«colore». Nella definizione è insito il segreto di questa scienza:
analizzare i nostri colori personali per metterli in risalto secondo un
criterio di armonia. Del resto, anche se i canoni estetici sono mutati
profondamente e innumerevoli volte nel corso della Storia o
cambiano alle diverse latitudini, siamo per natura portati a
riconoscere e apprezzare il bello in modo del tutto spontaneo perché
l’unica oggettività nella bellezza è l’armonia. Questa sarà dunque la
nostra linea guida, il nostro faro, il principio ispiratore della nostra
analisi alla ricerca della palette giusta per ciascuno di noi. Per tutto il
resto, c’è il gusto personale, ed è giusto che ci sia e che orienti le
nostre scelte, ma partire da qualche certezza di base rende questo
approccio meno aleatorio.
Lo scopo dell’armocromia non è assegnarci passivamente una
palette che qualcun altro ha deciso per noi, ma si prefigge piuttosto
di indirizzarci scientificamente e oggettivamente nella scoperta dei
colori amici a prescindere dal gusto personale, perché i colori amici
sono oggettivi e li riconoscerete voi stessi quando sarete davanti allo
specchio. Chiunque esegua l’analisi del colore – che siate voi o un
bravo consulente di immagine – è l’ambasciatore di un messaggio
che soltanto il colore può veicolare. O, se vi piace di più, è un’umile
guida attraverso una sorprendente scoperta, che è la propria palette
di colori. Questo a garanzia della concretezza dell’analisi
armocromatica, ma anche per coinvolgervi in prima persona nella
rivelazione e nell’accoglienza dei colori amici.
È mio dovere mettervi in guardia da un solo effetto collaterale
dell’armocromia: dà dipendenza e, una volta provata, non potrete più
farne a meno. Sentirete l’irrefrenabile impulso ad applicarla
ovunque, dall’abbigliamento al make-up, dalla casa all’ufficio, fino
all’automobile! Tutto dovrà essere rigorosamente «in palette» per
darvi un senso di armonia e di benessere che, badate bene, non è solo
estetico.
Ci sono amiche che ormai comprano anche le lenzuola in palette:
«Sai, Rossella, al mattino appena sveglia, senza trucco… Almeno
sono circondata da colori amici!», o altre che cercano la cover del
cellulare in palette. Considerarla un accessorio e abbinarla al resto
del guardaroba ci sta. Ma qualcuna mi ha stupita con questa
osservazione: «Pensaci, il telefono lo metti sempre accanto al viso,
quindi è importante che sia in palette!» Come darle torto? Potrei
farvi mille esempi di come l’armocromia entrerà nella vostra vita, e li
farò nel corso di queste pagine, ma per gradi: in questo modo sarete
voi stessi ad appassionarvi all’armocromia, ad apprezzarne i vantaggi
e infine ad adottarla come guida di stile e, perché no?, anche di vita!
Scoprirete come la teoria del colore si adatta a qualsiasi ambito
del vostro mondo, e non solo del vostro! Non potrete fare a meno di
condividerla e di provare a indovinare la palette dei vostri cari, degli
amici… e a volte anche degli sconosciuti! Potrebbe capitare anche a
voi di soffermarvi a guardare il vostro dirimpettaio sull’autobus o chi
vi precede in fila alla cassa del supermercato chiedendovi a quale
gruppo cromatico appartenga. Tuttora mi trovo spesso in situazioni
imbarazzanti: continuo a fissare il cameriere mentre prende
l’ordinazione, perché ha un colore di occhi che non avevo mai visto;
oppure sorrido a una sconosciuta in ascensore, mentre tra me e me
penso: «Brava, la signora! Guarda come sta bene con quel rossetto!»
È
È come entrare in un tunnel, colorato ovviamente. E non c’è ritorno.
Poi non ditemi che non vi avevo avvertiti!

LA CONSULENZA D’IMMAGINE

Il consulente d’immagine è una figura professionale che crea e coordina un


percorso volto ad aiutare le persone a migliorare la propria immagine. Dalle
scelte beauty allo shopping, dal portamento al guardaroba, si definisce uno stile
coerente con le caratteristiche fisiche, la personalità e il lifestyle del cliente. In
Italia è una professione relativamente giovane, ma nei Paesi anglosassoni è
fiorente da diversi decenni.
Non deve essere confuso con il personal shopper, che invece è un consulente
per gli acquisti e si dedica prevalentemente alla ricerca e all’acquisto di beni,
solitamente di lusso: dall’abbigliamento agli accessori, dalla gioielleria all’arredo.
Altra figura simile al consulente di immagine è lo stylist, che crea e coordina
l’outfit per un’occasione speciale: uno shooting fotografico, una cerimonia o un
red carpet. Il consulente di immagine può offrire tra i propri servizi anche sedute
di styling o di personal shopping, ma non sono queste le sue attività principali.
Uno degli equivoci più diffusi sul mio lavoro è che in quanto consulente
d’immagine assomigli un po’ a un’autorità che punta il dito e dice cosa è giusto e
cosa è sbagliato per essere «alla moda». Questo non è lo spirito con cui esercito
la mia attività: se vi aspettate di trovare un giudice tra queste pagine, mi spiace
deludervi, ma lo state cercando nel posto sbagliato. Mi spiego meglio: io non vi
dirò mai frasi del tipo «questa cosa è assolutamente da non fare» oppure «guai a
continuare a indossare quel pantalone o quel colore». Lo scopo del mio
approccio è tirare fuori il bello da ciascuno, ma non secondo il mio gusto
personale o il mio parere soggettivo. Preferisco far parlare i colori, che svelano
meglio di me i segreti della bellezza innata. È per questa ragione che mi piace
definirmi un’«ambasciatrice». A guidare la mia analisi è un’idea di armonia e di
equilibrio che arriva direttamente dal mondo dei colori e non dipende da me, da
voi o dalla tendenza del momento. I consigli che offro sono il risultato di un
percorso in cui a guidare le nostre scelte è il concetto di armonia. Possiamo dire
in breve che il mio obiettivo non è trasformare le persone a mio piacimento, ma
lasciare che l’armonia e l’equilibrio di forme e colori indichino le soluzioni più
adatte a ciascuno. Per questo dico sempre che il mio metodo è inclusivo, perché
non vieta ma suggerisce, non censura ma migliora, non dispone ma lascia
affiorare qualcosa che già c’è, deve solo venire a galla. Il mio motto è: «Non è
bello ciò che è bello, ma è bello ciò che ci rende belli!»

A ciascuno la sua palette!


Il termine francese palette indica una gamma di colori.
L’armocromia ci aiuta a individuare quelli che ci valorizzano,
orientandoci nella scelta di abiti e accessori, ma anche di trucco e
colorazione dei capelli. La palette è diversa da persona a persona,
proprio perché esalta le caratteristiche cromatiche, cioè i colori
naturali, di ciascun individuo; possiamo dire quindi che la nostra
palette è unica e personale. Nei prossimi capitoli vi guiderò
nell’analisi delle vostre caratteristiche cromatiche e alla scoperta dei
vostri «colori amici».

COLORI AMICI E COLORI NEMICI

I colori amici sono per definizione i nostri alleati di bellezza, quelli che hanno il
potere di farci apparire più belli, più giovani, più in forma, illuminando la pelle, il
sorriso e persino i capelli, rendendo l’incarnato più omogeneo, attenuando segni
del tempo, discromie e inestetismi come cicatrici o brufoletti. Un po’ come
farebbe un fondotinta, ma senza bisogno di cosmetici. Per dare un’idea di questo
effetto alle mie clienti, uso spesso l’espressione: «Vedi? Questo colore ti trucca!»
I colori nemici, viceversa, sono quelli che ci fanno apparire stanchi e sciupati
anche nelle nostre giornate migliori. Ci «muoiono addosso», sono quelli che in
parole semplici diciamo che «ci sbattono un po’». E, ahimè, non è solo
un’impressione. Essendo in contrasto con i nostri colori naturali, evidenziano le
piccole e grandi imperfezioni.

Voglio subito rassicurarvi sulla palette e sull’armocromia in generale:


quando parlo di palette di colori amici non mi riferisco a un ristretto
numero di colori, ma a un ampio ventaglio di tonalità. La teoria delle
Quattro Stagioni armocromatiche, che vedremo tra poco, parlava in
origine di una palette di trenta colori; il mio metodo prevede per
ciascuna palette un numero potenzialmente infinito di colori, ma con
caratteristiche personalizzate. Se ad esempio scopro di avere
sottotono caldo e intensità alta, posso indossare qualsiasi colore
caldo e brillante, sia esso un giallo, un verde o un rosso.
L’armocromia quindi non pone dei limiti, ma indica semplicemente
dei criteri di selezione. A volte mi dicono: «Sai, non sono sicura di
voler sapere qual è la mia palette, perché ho paura di rinunciare a
qualche colore che mi piace molto». La palette non rappresenta una
rinuncia, al contrario: sarà una vera e propria rivelazione di tanti
colori che magari finora non avevate mai considerato.
Come vedremo più avanti, nel capitolo «Armocromia e
abbinamenti», nessun colore è precluso, perché tutti i colori hanno
una loro versione calda e una fredda, a seconda del mix che li
compone.
Perciò, se pensate che il rosso sia solo un colore caldo, vi sbagliate.
Il rosso caldo ha sempre una punta di arancio, mentre la versione
fredda si ottiene aggiungendo una goccia di blu. Un esempio è il
colore dei frutti di bosco – ciliegia, lampone, fragola. I rossi caldi
invece hanno sempre una vaga componente aranciata: vanno dal
corallo all’aragosta, dall’albicocca al pomodoro.
Non è raro incontrare persone brave con i colori per istinto, già
consapevoli dei propri colori amici. L’armocromia darà loro un’utile
conferma e fornirà una spiegazione tecnica a quella che fino a quel
momento era una semplice intuizione.
Ma come è possibile che ci siano persone così brave con i colori e
altre che hanno più difficoltà? È questione di occhio: o ce l’hai o non
ce l’hai, allo stesso modo di chi ha orecchio per la musica o una
naturale propensione per le lingue straniere, di chi ha palato e
riconosce e apprezza diversi sapori e, spesso, è anche bravo a
combinarli ottenendo ottimi piatti, o ancora di chi ha naso ed è un
intenditore di profumi. Sono tutti talenti naturali che, grazie alla
tecnica, possono affinarsi e svilupparsi. Nel caso dei colori, la tecnica
si chiama «armocromia». E anche in questo campo, credetemi, non
si finisce mai di imparare. Io stessa, durante i miei corsi, insegno e,
allo stesso tempo, imparo dai miei studenti.

Come funziona l’armocromia


Su cosa si basa l’armocromia? È molto semplice: sul riconoscere le
caratteristiche cromatiche di una persona, per poi ripeterle in ciò che
indossa. Ma andiamo con ordine. Le caratteristiche cromatiche
individuali sono quattro:

sottotono;

valore;
contrasto;

intensità.

Avremo modo di esaminarle una per una nei prossimi capitoli. Per
ora ci basti sapere che le cerchiamo nel colore dei nostri occhi, dei
nostri capelli e soprattutto del nostro incarnato, quello che
chiameremo di seguito «mix pelle-occhi-capelli». Per una corretta
analisi delle caratteristiche è importante esaminare questi elementi
al naturale: per i capelli, ad esempio, si considera il colore naturale,
non le colorazioni artificiali. Allo stesso modo, si osserva la pelle al
naturale, senza trucco né abbronzatura. Una volta analizzate e
definite le caratteristiche cromatiche del nostro mix pelle-occhi-
capelli, le ripeteremo nella scelta di abiti e accessori, ma anche di
make-up e colorazione dei capelli. Si procede con il metodo della
«ripetizione» affinché i colori amici facciano eco ai nostri colori
naturali come in una sorta di «effetto specchio». In questo modo i
colori che scegliamo creano intorno al viso un’aura che lo rende più
radioso. In poche parole, armonizziamo ciò che siamo e ciò che
indossiamo.
Storicamente, la maggior parte degli studiosi di armocromia
concordano nel suddividere le tipologie cromatiche delle persone in
quattro macrogruppi che corrispondono alle quattro stagioni:
primavera, estate, autunno, inverno (spring, summer, autumn,
winter). Ovviamente il nome delle quattro stagioni è puramente
convenzionale e non ha nulla a che vedere con il guardaroba estivo o
quello invernale, così come non ha attinenza con il mese di nascita.
Semplicemente, richiama i colori della natura nelle diverse fasi del
suo ciclo. La palette della primavera, ad esempio, riprende i colori
brillanti e solari di un bouquet primaverile. L’estate invece ha
prevalenza di colori freddi e delicati, come sabbia e acquamarina.
L’autunno presenta le nuance calde e profonde dei boschi che si
tingono di rosso e di giallo. L’inverno infine mostra colori freddi e
più forti, come il bianco della neve e il blu notte delle giornate che si
accorciano. Ovviamente, inserire la popolazione mondiale in quattro
categorie è piuttosto riduttivo, per cui con il tempo la teoria è stata
ampliata e migliorata per accogliere tantissime altre sfumature e
raggrupparle secondo caratteristiche cromatiche comuni, di cui
parlerò nel dettaglio più avanti. Per il momento, fissiamo questa
regola tanto semplice quanto importante: quali che siano i nostri
colori naturali, la nostra stagione di appartenenza avrà le nostre
stesse caratteristiche cromatiche, secondo un principio di ripetizione
e dunque di armonia. Possiamo certamente alterare i nostri colori
naturali, ricorrendo appunto a make-up, lenti a contatto colorate o
colorazioni di capelli, ma non possiamo barare. Tali alterazioni
possono essere più o meno donanti, ma la nostra stagione di
appartenenza non cambia.

ARMOCROMIA ONLINE

Vi renderete conto voi stessi da ciò che è emerso fino a ora che non è affatto
facile svolgere un’analisi rigorosa e approfondita. Neanche il consulente più
esperto è in grado di eseguirla online o attraverso una fotografia, perché sarebbe
decisamente poco professionale. La luce, i filtri, la diversa resa cromatica dei
monitor di computer e cellulari sono interferenze che non renderebbero
attendibile la lettura dei colori. Unica eccezione? I vip! Un abile consulente è in
grado di tentare l’analisi basandosi sulle centinaia di foto e look disponibili online
e su carta stampata.

Perché l’armocromia ci migliora la vita… e non


solo l’immagine
Vi ho già raccontato nel primo paragrafo dell’effetto illuminante e
levigante che i giusti colori hanno sulla pelle, quando vi dicevo che la
nostra palette ci fa apparire immediatamente più belli, più giovani,
più in forma. Ma la verità è che ci sono innumerevoli altri vantaggi
pratici e psicologici. Cominciamo con i primi.
Il mondo si divide in due categorie: c’è chi ama lo shopping e chi
lo detesta. Lo so, per alcuni di voi può sembrare incredibile, ma è
così. Chi ama lo shopping, di solito, si ritrova un armadio
strabordante di abiti e accessori di ogni tipo: acquisti di impulso,
trofei di saldi, must di stagione e ogni genere di sperimentazione. Il
fatto di avere una palette di riferimento, per queste persone, è un
utile strumento per fare una prima scrematura: «Non acquisto tutto
ciò che mi capita a tiro sull’onda dell’entusiasmo, ma faccio prima
una riflessione».
Ebbene, questo è il primo passo verso un nuovo approccio allo
shopping: più consapevole, più personalizzato, forse addirittura più
etico. Non compro (solo) ciò che mi piace, ma compro innanzitutto
ciò che mi sta bene e che quindi sicuramente utilizzerò. Senza
intasare l’armadio con cose che comunque non indosserò (quasi)
mai.
E poi c’è chi detesta fare shopping, lo considera faticoso o
addirittura frustrante, è terrorizzato dalle estenuanti code ai
camerini o dalle infinite ricerche di qualcosa che soddisfi i suoi gusti
e che sembra impossibile da trovare. Non pensate però che per
questa categoria lo shopping online sia più semplice, l’offerta è fin
troppo vasta e i filtri non sono abbastanza personalizzati, quindi
diventa altrettanto frustrante. I vantaggi dell’armocromia per questa
tipologia di persone sono ancora più evidenti: affinare la ricerca
secondo criteri personalizzati rende lo shopping incredibilmente
veloce, gratificante e, perché no?, finalmente anche piacevole.
«Entro nelle boutique e vado senza esitazione verso i miei colori
amici, scartando intere aree del negozio a colpo d’occhio: è tutto più
veloce e non c’è il rischio di portare a casa qualcosa di sbagliato!»
Questo è quello che mi raccontano i miei clienti entusiasti.
Qualunque sia il vostro approccio allo shopping, l’armocromia
consente di ottimizzare le risorse grazie a un innegabile risparmio di
tempo, spazio e denaro.
A proposito di vantaggi pratici, ce n’è un altro che ho
particolarmente a cuore, perché risolve un problema abbastanza
comune: come abbinare i colori? In questi anni di attività nel mondo
della consulenza d’immagine ho notato che molti hanno difficoltà
nell’accostare i colori e creare piacevoli abbinamenti. Per paura di
sbagliare spesso si rinuncia a provarci, finendo per rifugiarsi nel
solito nero.
Attraverso le scelte cromatiche in palette, al contrario, si può
costruire o affinare la propria cifra stilistica per essere unici e
riconoscibili. Il colore è un valido alleato contro la dittatura del nero,
l’omologazione e l’appiattimento. Nella quarta parte del libro
dedicherò ampio spazio agli abbinamenti, ma sappiate che la vostra
palette di colori amici sarà un’ottima guida non solo nella scelta, ma
anche nell’accostamento delle cromie. Come? Semplicissimo: tutti i
colori di una palette sono abbinabili tra loro, perché selezionati a
monte con gli stessi criteri di valore, contrasto, sottotono e intensità,
che sono anche le vostre caratteristiche cromatiche. I colori, di
conseguenza, si abbinano non solo al vostro incarnato, ma anche tra
loro. In quali vantaggi si traduce tutto questo? Innanzitutto, se il
vostro guardaroba è in palette, potreste vestirvi senza neppure
vedere i colori. Questo comporta un enorme risparmio di tempo al
mattino nella selezione e nell’accostamento dei capi: davanti
all’armadio potrete usare il «pilota automatico».
Un altro enorme vantaggio è che, se tutto si abbina con tutto, non
avrete bisogno di molto: non sarà necessario un paio di scarpe per
ogni abito o un cappotto per ogni tailleur, perché c’è una rotazione
perfetta di tutti i capi e il perno di questa ruota è il colore. Molte
persone lamentano spesso di avere armadi pieni e «nulla da
mettere». Se si hanno quaranta pantaloni sul marrone e cinquanta
maglioni sul grigio… equivale esattamente a non aver nulla da
mettere! Se, invece, a monte avete fatto acquisti in palette di colori
caldi o di colori freddi, è possibile creare un’infinità di combinazioni,
e a quel punto non avrete certo bisogno di novanta pezzi.
Molte persone, sapendo qual è la mia professione, restano stupite
da quanto sia ridotto il mio guardaroba. In realtà è proprio grazie al
mio lavoro e a questo metodo infallibile che ho pochi capi, con cui
creo però infinite combinazioni. Ora capite cosa intendo quando
parlo di magico potere dell’armocromia? Non dovrete più
preoccuparvi di indossare un abito che non si abbina allo smalto,
perché il vostro beauty viaggia sulle stesse onde cromatiche del
vostro guardaroba: qualunque scelta di stile facciate, anche la più
casuale e frettolosa, sarà di sicuro un successo.
Anzi, vi confesso che gli abbinamenti più belli sono opera della
casualità e della fretta. Avete presente la sedia accanto al letto su cui
lasciate cadere i vestiti la sera? A volte è proprio tra i capi che vi si
accumulano che scopro combinazioni a cui non avevo pensato prima!
E ancora, vi sarà capitato di uscire di casa di corsa e di tirare su la
prima sciarpa che avete a portata di mano: quando succede pescando
in un armadio in palette può saltar fuori l’ennesima combinazione
possibile del guardaroba a cui non avevate pensato.
Il potere del cambiamento
Naturalmente, l’appartenenza a una determinata stagione o
sottogruppo non implica la rinuncia definitiva ai colori che non sono
nella nostra palette. Più semplicemente ci sprona alla ricerca delle
tonalità di quel colore giuste per noi, che ci valorizzano e non fanno a
pugni con la nostra palette personale.
Cambiare abitudini può essere faticoso, si sa; prevede una dose di
coraggio che non sempre siamo sicuri di possedere, ma il lato
positivo è che molto spesso porta a una rinascita interiore e ci
permette di aprire scrigni dentro di noi in grado di rivelare piccole
grandi perle che non sapevamo di custodire. Certo, all’inizio siamo
un po’ circospetti – come ricorda il vecchio adagio, lasciare la strada
vecchia per la nuova non è mai rassicurante – ma, quando la
trasformazione è in atto, molto spesso è proprio l’incoraggiamento
che viene dagli altri a farci capire che abbiamo imboccato la
direzione giusta.
I piccoli cambiamenti quotidiani possono mettere in circolo
energie nuove e darci la carica psicologica necessaria per affrontare
mutamenti più impegnativi: cambiare lavoro, interrompere o
intraprendere una relazione, decidere di avere un figlio, cercare una
nuova casa, uscire dal guscio delle amicizie asfittiche e fare nuove
conoscenze, partire per un viaggio che si sognava da anni. Accogliere
nella propria vita un cambiamento come l’armocromia vuol dire
mettersi alla prova con qualcosa di concreto e avere un riscontro
immediato nel quotidiano; ci aiuta a sentirci meglio con noi stessi e
con gli altri, contribuendo a coltivare la fiducia nelle nostre
potenzialità.
L’armocromia può cambiarci la vita e non solo l’immagine: a volte
abbracciare un cambiamento apparentemente di secondaria
importanza può rappresentare il primo passo di un processo più
ampio. Io l’ho sempre pensato perché l’ho vissuto sulla mia pelle, ma
le testimonianze che ho raccolto in questi dieci anni di attività me lo
hanno confermato: l’armocromia sprigiona un magico potere
trasformativo facile da sperimentare e alla portata di tutti.
–2–
L’ARMOCROMIA È UNA SCIENZA

Il fondamento scientifico dell’armocromia


Abbiamo affermato che nell’analisi si prende in considerazione il mix
pelle-occhi-capelli, ma è la prima, cioè l’incarnato, la prova regina
nell’assegnazione di una categoria cromatica. Non basta dunque
avere i capelli biondi per essere assegnati all’estate o i capelli scuri
per far parte dell’inverno. Come spesso mi piace dire: «Se una
rondine non fa primavera, un castano non fa un autunno!»
La teoria del colore ha un fondamento rigoroso che va oltre la
semplice percezione personale. C’è una spiegazione scientifica se la
nostra pelle è più giallina, olivastra o rosata. Analizzarla per
conoscerla meglio può aiutarci a individuare i nostri colori amici e
quali colori invece faremmo meglio a usare con parsimonia se non
vogliamo esaltare le imperfezioni.
Premetto che non ho studiato Biologia né Medicina e chiedo scusa
anticipatamente se utilizzerò alcuni concetti in modo semplificato: lo
faccio solo per darvi nozioni utili ai fini di questo libro, senza entrare
in dettagli più tecnici.
In parole povere, il colore della nostra pelle è determinato
principalmente dalla combinazione di:

carotene;

melanina;

emoglobina.

Il carotene, contenuto nell’ipoderma (lo strato di tessuto cutaneo al


di sotto della pelle), presenta una colorazione giallo-arancione e
rende il nostro incarnato più dorato, ma non necessariamente più
scuro. A quello ci pensa la melanina.
La melanina, prodotta dalle cellule chiamate melanociti, è la
principale responsabile del tono della nostra pelle.
La quantità di melanociti è più o meno uguale per tutti gli
individui, ma il numero di quelli effettivamente attivi ci rende più o
meno scuri e determina le diverse sfumature.
Conosciamo la melanina soprattutto come attivatore
dell’abbronzatura e, di sicuro, avrete notato che non tutti ci
abbronziamo allo stesso modo: c’è chi si abbronza tanto e con
facilità, chi si abbronza a fatica e infine chi non si abbronza affatto,
ma tende piuttosto a scottarsi. La melanina fa sì che l’incarnato
assuma una tonalità più scura, ma non per questo lo rende più caldo
e dorato. Ecco perché il tipo di abbronzatura non è uguale per tutti.
Due persone scure, che reagiscono facilmente all’esposizione solare,
a parità di melanina attivata possono avere due abbronzature
diverse: una più dorata e l’altra più mattone. Naturalmente la prima
risulterà più calda, perché probabilmente combinata con il carotene,
mentre la seconda risulterà più fredda, ma non per questo meno
intensa.

LA PELLE OLIVASTRA

La pelle olivastra è quella che al naturale, senza trucco né abbronzatura, è


vagamente verdognola o addirittura tendente al grigiastro. Pertanto, preferisce i
colori freddi come la gamma del blu. Di sicuro non il beige, il marrone e l’arancio.
Molti confondono il termine olivastro con dorato (che è invece l’opposto) oppure
con scuro (che, come abbiamo visto, può essere sia freddo sia caldo). Quando
parliamo di pelle olivastra e di pelle ambrata, stiamo confrontando due tipologie
molto diverse. Avremo modo di apprezzarne le differenze nei prossimi capitoli,
ma intanto prendete nota!

Una curiosità legata alla melanina: da una statistica a livello


mondiale è emerso che le donne, mediamente, hanno colori più
chiari rispetto agli uomini.
L’emoglobina contenuta nei globuli rossi del sangue, invece,
conferisce alla pelle una tonalità variabile dal rosa al rosso.
Dall’ossigenazione del sangue dipende il colore delle vene che,
essendo bluastre, rendono le labbra violacee o l’incarnato tendente al
grigiastro.

Come ereditiamo i colori dai nostri genitori


Il nostro patrimonio ereditario è costituito dai caratteri genetici
ereditati dai nostri genitori. Nel caso del colore, possiamo ereditare
quelli materni o quelli paterni oppure un mix dei due.
Abbiamo visto che la nostra palette di riferimento dipende dalle
nostre caratteristiche cromatiche: valore, sottotono, contrasto e
intensità. Ebbene, mia madre ha colori freddi e scuri, mio padre
colori caldi e più chiari. I miei colori sono esattamente un mix,
perché sono scuri come quelli di mia madre, ma caldi come quelli
della mia famiglia paterna.
Non sorprendetevi dunque se in famiglia ci sono colori
apparentemente inspiegabili. Con ogni probabilità, i figli sono un
mix dei genitori o addirittura hanno ereditato una caratteristica
cromatica cosiddetta recessiva, che magari ha saltato una
generazione. Per esempio, mia sorella ha gli occhi verdi di mia
nonna. Pensate che miscuglio!
A proposito di colore degli occhi: non tutti sanno che è
determinato dalla concentrazione di melanina nell’iride e
naturalmente è un fattore ereditario, contenuto precisamente nel
cromosoma 15.
In generale, gli occhi scuri sono un carattere dominante, mentre
quelli chiari sono un carattere recessivo. In pratica, da una coppia
«mista» occhi chiari e occhi scuri, ci sono più probabilità genetiche
che il bambino abbia gli occhi scuri. Gli occhi chiari sono
statisticamente svantaggiati!

GLI OCCHI AZZURRI

L’iride azzurra è una mutazione comparsa in epoca relativamente recente: si


stima non più di 10.000 anni fa. Ma si è diffusa rapidamente perché le persone
con occhi chiari erano considerate più attraenti e venivano scelte più spesso
come partner. Questo secondo gli antropologi, ma direi che non fa una piega.
Eppure, strano a dirsi, ci sono state epoche in cui gli occhi chiari hanno avuto
meno fortuna. Ad esempio, nell’antica Roma era una caratteristica associata alle
popolazioni barbare e pertanto snobbata, se non addirittura discriminata.

L’armocromia non ha sesso


Una volta chiarito che l’armocromia non è solo una faccenda
meramente estetica, ma una vera e propria filosofia di vita, è facile
immaginare che non riguarda solo la nostra immagine personale, ma
anche quella interiore. «Vedersi meglio» ci fa sentire meglio. Con noi
stessi e con gli altri, sia nel privato che nella vita professionale. E
questo ovviamente riguarda uomini e donne, e ogni età.
Nei prossimi capitoli, approfondiremo l’uso del colore in modo
trasversale, quindi mi rivolgerò a tutti indistintamente, a prescindere
da genere e inclinazione sessuale. Perché l’armocromia ha le stesse
regole e lo stesso metodo per tutti: non c’è differenza tra uomo e
donna.
E vi dirò di più, gli uomini sono mediamente più bravi a
riconoscere i propri colori amici. Può suonare strano, ma pensateci
un attimo: il luogo comune dice che noi donne siamo più complesse e
gli uomini invece sono più semplici. Be’, le mie analisi del colore lo
confermano!
Quando eseguo un’analisi su un uomo e gli mostro la sua palette,
mi sento rispondere spesso: «Sì, ma io usavo già questi colori. Ho
notato che mi stavano bene». O, viceversa, davanti ai colori nemici:
«No, non uso mai questi colori. Non mi piacciono».
Semplice, cosa vi dicevo? Per noi donne invece può essere un po’
più complicato: vogliamo tutto, anche i colori che non ci donano. Li
vogliamo perché sono di moda, perché li abbiamo visti addosso alla
nostra collega, perché vogliamo osare o, semplicemente, perché non
vogliamo rinunciarci!
Fatte le dovute eccezioni, posso quindi affermare che gli uomini
sono più bravi delle donne in armocromia, perché più «semplici».
Decidete voi se dare alla parola «semplice» un’accezione positiva o
negativa!
L’armocromia non ha età
Oltre a prescindere dal genere, l’armocromia prescinde anche
dall’età. Il potere dei colori ci valorizza e ci fa apparire anche più
giovani, quindi è una risorsa molto allettante per chiunque desideri
«rinfrescare» la propria immagine.
Ho già accennato al potere del colore di illuminare l’incarnato e
nascondere le imperfezioni, ma quando dico che il colore ci fa
apparire più giovani faccio riferimento anche al suo potere
comunicativo. Fateci caso: un uomo adulto con un gilet marrone o
nero appare polveroso e dimesso; quello stesso signore, con un bel
maglioncino colorato, risulta immediatamente più energico e vitale.
Da qui nasce la mia personale campagna contro il colore nero.
Attenzione, non nego che sia un colore elegante e di grande
personalità. Lo apprezzo come scelta consapevole, ma tendo a
rinnegarlo come rinuncia al colore, come paura del colore
(cromofobia). Suona un po’ come un «ormai…», ed è quello che ci
rende vecchi, a prescindere dalla nostra età anagrafica.
L’effetto anti-age dell’armocromia vale anche per i giovani,
ovviamente. A qualunque età si desidera massimizzare il proprio
potenziale e mostrarsi al meglio. Pensate a un neolaureato che vuole
apparire più credibile nel mondo del lavoro: con uno strategico uso
del colore, può farlo.
E per quanto suoni strano, non sono poche le persone che vivono
male il fatto di sembrare eterni bambini: sono consapevoli del
vantaggio di godere di un aspetto più giovane, ma soffrono di non
essere presi sul serio, soprattutto in ambito professionale. Il colore
può essere d’aiuto anche in questo caso: può dare autorevolezza.
Ma non finisce qui. L’armocromia è un’ottima soluzione anche per
i più piccoli. Alcune mamme mi hanno confessato che comprano
tutto in palette anche per il proprio bambino. A proposito di genitori
non diffidate del fiuto della mamma. Pensateci un attimo: quando
eravate piccoli, vi vestiva sempre di un colore, fino alla nausea. Mi è
capitato molte volte di scoprire che quello è effettivamente il colore
per eccellenza del soggetto analizzato, il colore che lo valorizza di più
in assoluto. Qualunque sia il vostro colore amico, la mamma lo sa!
–3–
CENNI STORICI

I primi studi sul colore


Sono molte le teorie cui possiamo attingere per approfondire lo
studio dei colori. La Storia è ricca di voci autorevoli in questo ambito
che ci restituiscono la complessità teorica dell’universo dei colori da
differenti punti di vista, da quello fisico a quello filosofico, da quello
metafisico a quello artistico.
Uno dei contributi più rappresentativi agli studi sul colore è senza
dubbio l’opera dello scrittore, poeta e scienziato tedesco Johann
Wolfgang von Goethe, che nel 1810 diede alle stampe la sua fortunata
opera La teoria dei colori. In questo lavoro Goethe polemizza
apertamente con l’approccio matematico e fisico degli studi di
Newton rivendicando una visione più romantica in cui il colore esiste
anche grazie all’occhio e alla sensibilità dell’osservatore.
Il XIX secolo vede inoltre lo sviluppo dell’industria chimica e dei
colori sintetici che facilitano i processi di tintura. Dall’Ottocento al
Novecento moderni ambiti di indagine come la psicologia, le
neuroscienze e le teorie dell’arte infondono nuova linfa agli studi sul
colore.
Ed è proprio nella prima metà del Novecento, in questi decenni di
fermento tecnologico e teorico, che avviene l’incontro tra le teorie del
colore e la nascente industria dello spettacolo. Un incontro molto
fortunato, che consente ancora oggi di godere dei benefici
dell’armocromia. Ma andiamo per gradi, partiamo dal principio.

Chi ha (davvero) inventato l’armocromia


Come spesso succede, è un’innovazione tecnologica a imprimere
un’accelerazione inarrestabile a una tendenza rendendola popolare.
È esattamente ciò che accade al mondo della consulenza d’immagine
nella prima parte del Novecento. In quegli anni si sperimenta
qualcosa di innovativo e dirompente: l’introduzione del colore nel
mondo del cinema. Una vera e propria rivoluzione.
Con la diffusione della tecnologia Technicolor negli Stati Uniti il
colore diventa uno strumento prezioso per lo star system
cinematografico. Da quel momento in poi le dive e i divi di
Hollywood hanno un’arma in più per affascinare il loro pubblico:
l’uso strategico del colore.
Paladine di questa rivoluzione sono le costumiste dell’industria
cinematografica hollywoodiana, che sperimentano sul grande
schermo palette personalizzate per ciascun attore contribuendo a
creare vere e proprie leggende destinate a brillare oltre i confini della
loro epoca.
Sono loro le prime vere consulenti di immagine, con eccellenti
competenze di sartoria, di styling e… di armocromia. Provate a
guardare un vecchio film di quegli anni palette alla mano: vi
sorprenderà notare come ogni personaggio segua in ogni scena, in
ogni singolo cambio d’abito, la propria palette di colori amici.
Dobbiamo poi agli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso il
merito di aver reso popolare la teoria del colore applicata
all’immagine anche al di fuori dello star system rendendola
accessibile a tutti. In questi anni, infatti, si diffondono pubblicazioni
sul tema del colore, ed è proprio grazie alle teorie riportate in questi
fortunati libri che i segreti della consulenza d’immagine
abbandonano gli ambiti prettamente «professionali» e approdano
nelle case della borghesia americana, nei saloni di bellezza
frequentati dalle donne comuni, sulle riviste non solo di settore.
A Suzanne Caygill, che nel 1980 pubblicò Color: The Essence of
You, va l’indiscusso merito di aver inserito lo studio del colore in
un’analisi più ampia che teneva in grande considerazione anche i
tratti caratteristici della personalità e le forme del corpo e del viso,
realizzando palette personalizzate dai nomi poetici ed evocativi come
«Floral Spring/Primavera floreale», «Iridescent Summer/Estate
iridescente», «Tawny Autumn/Autunno fulvo», «Exotic
Winter/Inverno esotico». Ogni palette comprende quasi tutti i colori,
ma con caratteristiche personalizzate per ogni cliente. L’applicazione
di questo metodo si estende persino agli ambienti domestici.
È del 1979 Color Me a Season di Bernice Kentner in cui si
introduce una regola fondamentale dell’armocromia: è la pelle a dire
a quale stagione apparteniamo, anche se il colore dei capelli di solito
attira di più l’attenzione.
Ma è sicuramente Color Me Beautiful di Carole Jackson il
manuale di riferimento nell’armocromia di quegli anni. È stato
pubblicato in Italia nel 1986 con il titolo I colori della bellezza.
Scopri la tua bellezza naturale con l’uso dei tuoi colori personali, ma
oggi è introvabile perché fuori catalogo da anni. A Carole Jackson va
il merito di aver schematizzato e semplificato una teoria
potenzialmente molto articolata, di averla comunicata con
straordinaria efficacia rendendola accessibile e di aver sintetizzato
per ogni stagione i trenta colori che compongono la palette di
riferimento, fornendo uno strumento pratico da avere sempre a
portata di mano nelle sessioni di shopping.

Perché il metodo stagionale non basta


La teoria delle stagioni può risultare un po’ riduttiva se consideriamo
quante persone esistono al mondo e quanto diversi siamo gli uni
dagli altri. Pretendere di inserire il mondo intero in quattro categorie
è un’impresa impossibile!
Negli ultimi trent’anni l’armocromia si è evoluta e da quella
ottima base – imprescindibile per un primo approccio all’analisi del
colore – sono derivate teorie sempre più avanzate che hanno
allargato in modo considerevole il ventaglio di tipologie possibili.
In questo libro, userò spesso le parole soft, bright, warm, cool,
light e deep: sono aggettivi inglesi usati a livello internazionale per
classificare alcuni «sottogruppi» delle stagioni dell’armocromia, che
rendono l’analisi più complessa ma anche più rispondente alle
peculiarità che caratterizzano ognuno di noi. Ne parleremo meglio
nei prossimi capitoli.
Dunque, se la teoria dei colori con metodo stagionale è riduttiva,
perché la studiamo ancora? Ai miei studenti dico sempre che la
teoria delle stagioni è come il latino: anche se non si usa più, lo
studiamo ancora per parlare meglio l’italiano. Ecco, questa
similitudine mi aiuta a spiegare cosa rappresenta per me questa
teoria: un validissimo punto di partenza per muovere i primi passi
nell’armocromia e un valido aiuto per comprendere meglio i suoi
sottogruppi.
–4–
L’ARMOCROMIA NEL CINEMA

Edith Head e i guardaroba più belli di sempre


Ecco due delle mie passioni più grandi riunite insieme: il cinema e il
colore! Come abbiamo accennato nel capitolo precedente
l’armocromia deve molto alle costumiste di Hollywood che hanno
vissuto la rivoluzione del colore sugli schermi. Sono loro le pioniere
di questo nuovo modo di «vedere il cinema» e hanno sicuramente
messo a frutto il potenziale fino a quel momento inespresso del
colore come strumento di comunicazione in grado di raggiungere il
grande pubblico. È loro il merito di aver intuito che i colori degli abiti
di scena potevano diventare strumenti narrativi a completamento del
linguaggio attoriale. A loro si deve l’arguzia di attingere alle teorie del
colore della storia dell’arte e di adattarle al mondo dell’immagine e
dello spettacolo.
Quando si affronta questo argomento il nome che balza subito alla
mente è quello di Edith Head.
Nella sua lunga carriera, Edith Head ha vinto ben otto premi
Oscar per i migliori costumi, tanto da guadagnarsi una stella sulla
famosa Walk of Fame. Tra le sue creazioni ricordiamo abiti da sogno
realizzati per le più grandi dive di sempre. Ecco una selezione dei
film che l’hanno consacrata al successo:

Sansone e Dalila, 1949


Diretto da Cecil B. DeMille. Kolossal di argomento biblico.
Famosissimo il peacock dress di Hedy Lamarr.

La finestra sul cortile, 1954


Diretto da Alfred Hitchcock, con Grace Kelly. Personalmente,
ritengo quello indossato dalla diva il guardaroba più bello di tutti i
tempi.

Caccia al ladro, 1955


Diretto da Alfred Hitchcock, con Grace Kelly. Anche qui si può
ammirare uno dei più bei guardaroba della storia del cinema. La
costumista scelse accessori Hermès: fu allora che Grace Kelly si
innamorò della borsa che avrebbe poi portato il suo nome.

I dieci comandamenti, 1956


Diretto da Cecil B. DeMille, è uno dei tanti kolossal in cui
possiamo ammirare gli abiti di Edith Head. Indimenticabili i
costumi di Anne Baxter.

Cenerentola a Parigi, 1957


Diretto da Stanley Donen, vede la collaborazione tra la Head e
Hubert de Givenchy per il guardaroba di Audrey Hepburn.

Colazione da Tiffany, 1961


Diretto da Blake Edwards, con Audrey Hepburn. Abiti di Edith
Head e Givenchy: non tutti sanno che i due stilisti lavorarono a
quattro mani per i costumi della protagonista.

Poiché le pubblicazioni sull’armocromia non sono numerose e alcune


introvabili in italiano o piuttosto datate, consiglio sempre di rivedere
questi vecchi film palette alla mano per individuare i colori amici e i
colori nemici delle dive. È un ottimo esercizio per familiarizzare con
le regole dell’analisi del colore e rimane uno dei miei passatempi
preferiti!

L’uso del colore tra le grandi dive di Hollywood:


il caso Audrey Hepburn
Per creare una diva, si sa, non esiste una ricetta infallibile. Sono
molti i fattori che contribuiscono al successo di una star: personalità,
carattere, fascino, talento, magnetismo, espressività, eleganza, e non
ultimo un’immagine inossidabile in grado di travalicare i confini del
proprio tempo per diventare icona di stile immortale
nell’immaginario collettivo.
Come abbiamo visto, nella creazione dell’immagine delle dive
della vecchia Hollywood il colore gioca un ruolo determinante. Per
spiegarlo nei dettagli propongo un approfondimento della palette
cromatica di un personaggio intramontabile per stile ed eleganza
come Audrey Hepburn, attrice icona considerata da molti un vero e
proprio mito. La sua palette è fatta di colori freddi e intensi, a cui
Audrey si è fedelmente attenuta sia sullo schermo che nella vita
privata.

Rosa
Il rosa è senza dubbio il colore che meglio rappresenta Audrey
Hepburn e il suo stile: femminile, delicato, a tratti lezioso e molto
bon ton. Oltre alla collezione di deliziosi cappellini, Audrey sfoggia
innumerevoli abiti di scena (e non) di questa cromia fredda e
luminosa. Come dimenticare l’abito rosa brillante indossato in
Colazione da Tiffany? Un altro capolavoro della costumista
statunitense Edith Head.

Rosso
Fratello, anzi, papà del rosa è il rosso, colore amato dall’attrice
ovviamente nella sua versione più fredda e vibrante. Non parliamo
solo di abiti, ma anche di beauty: il sottotono lunare e l’alto contrasto
con i capelli sono la base ideale per quel rossetto rosso tanto usato
dalla Hepburn. Il rosso ricorre non solo sullo schermo, ma anche
nelle numerose foto che la ritraggono in diverse situazioni della vita
privata.

Blu
A proposito di cromie fredde e brillanti, il blu non può mancare nella
palette di Audrey Hepburn. Trovo che sia meraviglioso accostato alla
sua pelle di porcellana, soprattutto nelle tonalità più intense. Ma non
mi dispiace affatto anche nella versione più delicata, più in linea con
il suo stile bon ton, utilizzata dall’esordio negli anni Cinquanta fino
alla maturità.
Viola
Assimilabile al blu, un altro colore che ritroviamo spesso nella
palette di Audrey è il viola: meraviglioso per le more dagli occhi di
gemma. Anche in questo caso, vediamo l’alternanza di tonalità
delicate e cromie più intense, ma il comune denominatore è sempre
il sottotono freddo.

Verde
Il verde non è un colore semplice, si sa. Ma le costumiste della
vecchia Hollywood conoscevano quello giusto per l’incarnato della
Hepburn. Dal verde bottiglia al verde smeraldo, l’intensità del colore
è esaltata sapientemente anche dalla scelta di tessuti ricchi e brillanti
come il velluto o il raso, che hanno un’ottima resa cromatica.

Giallo
L’attrice amava molto anche i colori luminosi come il giallo,
prediligendo soprattutto le sfumature più brillanti tipo il limone. Ma,
ancora una volta, a sottolineare la delicatezza del personaggio,
ritroviamo anche un giallo paglierino, sempre freddo e mai
aranciato, che le conferisce un aspetto quasi infantile.

Bianco
L’ho tenuto per penultimo, ma in realtà è uno dei colori più amati da
Audrey Hepburn: si tratta sempre di un bianco candido, freddo e
brillante. Oltre alle immagini da set, sono tantissime le foto che
ritraggono la Hepburn in total white anche nella vita privata, sia da
giovanissima che più avanti negli anni.

Nero
Seguendo il vecchio metodo delle quattro stagioni, l’analisi del colore
di Audrey Hepburn la collocherebbe nella categoria inverno, e quindi
non può certo mancare il nero. Del resto, quando si parla di «abitino
nero» si pensa a lei e ad alcuni degli abiti più belli della storia del
cinema. Uno su tutti, l’indimenticabile Givenchy di Colazione da
Tiffany.
I contrasti
C’è persino qualcosa di più efficace del bianco o del nero per esaltare
al meglio le caratteristiche di Audrey Hepburn, ed è il contrasto
bianco-nero. Il suo mix pelle-occhi-capelli, infatti, è caratterizzato
dalla combinazione di elementi chiari e scuri: qualsiasi accessorio
che giochi con il bianco e il nero funziona. Ma c’era un contrasto che
Audrey amava in particolare, vale a dire le righe. Le indossava di
tutte le grandezze e combinazioni. Certamente il suo corpicino
minuto non temeva l’effetto dilatante di quelle orizzontali. E poi
ancora fiori, pois e microfantasie, sempre ad alto contrasto
cromatico.

Il caso Via col vento


Come abbiamo visto, l’avvento del colore al cinema avvia una serie di
studi e sperimentazioni che approda allo sviluppo del sistema Color
Analysis. È sorprendente rivedere i vecchi film e notare che a ogni
personaggio è assegnata una specifica palette cromatica per farlo
apparire più bello o più forte o, se necessario, più sciupato o più
debole. Il colore al cinema da questo momento in poi diventa uno
strumento espressivo più che mai.
Un caso davvero esemplare è quello di Via col vento, capolavoro
del 1939 girato in Technicolor.
Se volete vivere anche voi l’atmosfera di Hollywood potete
rivedere il film palette alla mano comodamente a casa vostra.
Constaterete come in ciascuna scena la protagonista indossi un
vestito di un colore che la valorizza e dà forza al personaggio o
viceversa, veste i colori nemici quando deve apparire sciupata,
malata o in povertà.

Rossella O’Hara
I colori di Rossella, o meglio, dell’attrice Vivien Leigh, sono freddi e
intensi.
Il colore più ricorrente e rappresentativo del personaggio è
senz’altro il verde: brillante, forte e volubile, come il carattere della
protagonista. Ma lo leggiamo anche come rappresentativo di un altro
aspetto molto importante: il verde è, tra l’altro, il colore simbolo
dell’Irlanda, Paese d’origine degli O’Hara. Le scene più famose del
film vedono protagonista questo colore: ricordate l’abito strizzato in
vita che Rossella indossa per la festa alle Dodici Querce? E come
dimenticare il cappellino verde che le regala Rhett e che Rossella
indossa al contrario? E il famosissimo abito verde realizzato con le
tende di velluto?
C’è anche un’ampia gamma di sfumature di rosso nella palette di
Rossella e, appunto, nella versione americana la protagonista si
chiama Scarlett e questo colore lo ha persino nel nome! Il rosso
accende le scene più intense e passionali ed è anche il colore della
seduzione. Che dire del rosso cremisi indossato da Rossella per il
compleanno di Ashley? Indimenticabile: uno degli abiti più belli
della storia del cinema. Ma è rossa anche la bellissima vestaglia di
velluto nella scena della lite al ritorno proprio da quella festa.
Ovviamente si tratta di varianti fredde del rosso, con una certa
percentuale di blu, in armonia con il sottotono della protagonista.
Un altro colore ricorrente è proprio il blu, ben rappresentativo
della palette di Rossella. Lo ritroviamo in tutte le sue nuance, dal più
vibrante, che valorizza la vivacità del suo sguardo, fino al più
profondo e regale. Persino nel ritratto della casa di Atlanta, Rossella
indossa un abito nella sua palette! Particolarmente luminoso
l’acquamarina, tecnicamente a metà tra verde acqua e icy green che
rende perfettamente l’idea dell’umore fiero e raggiante della
protagonista nella famosa scena in camera da letto a una settimana
dal parto della figlia Diletta.
Ma la gamma di colori forti e vibranti non finisce qui. Un tocco di
giallo limone non manca mai nelle scene in cui Rossella appare
particolarmente pungente e capricciosa, come in una delle sontuose
cene durante il viaggio di nozze con Rhett o quando dimostra grande
fiuto per gli affari con il negozio del secondo marito.
Usando il sistema stagionale della teoria dei colori, possiamo dire
che Rossella appartiene alla categoria winter bright. La forza della
protagonista è ben rappresentata dall’intensità cromatica tipica di
questa palette e rafforzata dai tessuti ricchi e tattili come il velluto.
Come dicevamo poco fa, possiamo usare il colore anche per
accentuare aspetti negativi. Non a caso, colori caldi e tenui, nemici di
questo incarnato, sono usati nei periodi di guerra, malattia o povertà.
Ricordiamo la celeberrima scena alla stazione di Atlanta, con una
Rossella che cammina tra morti e feriti in un abito dal colore spento.
Lo stesso abito con cui, in preda a morsi della fame, mangia le radici
del giardino giurando a se stessa di lottare e di non soffrire mai più
gli stenti.

Melania Hamilton
Anche l’antagonista di Rossella veste sempre colori freddi, ma per
Olivia de Havilland è stata usata una palette molto più delicata, che
aiuta a definire un personaggio più pacato e, a tratti, più debole e
indifeso.
Melania sarebbe una winter cool, quindi reggerebbe anche colori
più forti e contrastati, ma sarebbero incoerenti con il personaggio. Di
fatto, porta bene anche i colori meno intensi della palette inverno,
quindi il problema non si pone.

Ashley Wilkes
È il grande amore non corrisposto di Rossella, dalla personalità mite
e malinconica. Il fulvo Ashley è sempre in perfetta palette, con abiti e
dettagli nei colori caldi e autunnali.
Come sua moglie Melania, si tratta di un personaggio molto
stabile e coerente; infatti nel loro caso non troviamo eccezioni alla
palette di riferimento.

Rhett Butler
L’altro grande protagonista, il vero amore di Rossella, è lui,
l’indimenticabile Clark Gable, forte e passionale. La sua palette
fredda e intensa è sempre valorizzata da colori molto profondi: dal
grigio antracite al nero, passando per il blu notte, tutti rafforzati da
fantasie a contrasto, soprattutto nelle cravatte, quindi sotto il viso. Il
contrasto cromatico in questo caso ha una duplice funzione: da un
lato rafforza il personaggio, dall’altro valorizza per ripetizione il
contrasto pelle-occhi-capelli di Clark Gable.
Il caso Pretty Woman
La trama di Pretty Woman, film cult del 1990, la conosciamo tutti:
un incontro casuale cambia per sempre la vita della protagonista,
interpretata dalla splendida Julia Roberts. Ma il prima-dopo non
riguarda soltanto le sue vicende sentimentali, riguarda anche il suo
look e… i suoi colori.
Nella prima parte del film si usano colori freddi, poco in armonia
con l’incarnato di Vivian: il biondo cenere della parrucca e il nero-
grigio del make-up, infatti, le danno un aspetto disordinato e un po’
volgare. L’evoluzione del personaggio passa anche attraverso l’uso
del colore e la rivelazione di una palette che la valorizza e la
rappresenta a tutto tondo. Vediamo come.

L’uso del bianco


Il bianco è un colore ricorrente in Pretty Woman perché simbolo di
rinascita. L’accappatoio bianco, al risveglio dalla prima notte con
Edward, abbinato a un viso finalmente senza trucco, rivela una
Vivian ripulita, in tutti i sensi: qui il colore rafforza il messaggio di
innocenza e semplicità. A proposito di rinascita e cambiamento, la
protagonista indossa una camicia bianca sopra il microabito «da
lavoro» per uscire a fare shopping e rifarsi il look. Basta qualche giro
per negozi, e una carta di credito illimitata, e la nostra Vivian si
trasforma letteralmente. Ancora una volta, protagonista cromatico
della metamorfosi è proprio il total white.

I significati del nero


I colori di Vivian-Julia sono decisamente caldi e, per questo, poco in
armonia con il nero. L’uso di questo colore riguarda quindi solo
alcune scene, con significati ben precisi.
Ricordiamo un’impacciata Vivian che accompagna Edward a
un’elegantissima cena di lavoro e l’indimenticabile volo
dell’escargot. Il look è impeccabile, ma piuttosto scontato: l’outfit le
è stato proposto da una commessa gentile, perché Vivian non ha
ancora un proprio stile definito. Anche l’acconciatura, un po’ da
signora, non le appartiene del tutto: la metamorfosi non è ancora
completa. Insomma, il tubino nero è splendido, ma appare
semplicemente come la scelta meno rischiosa: si può fare di più e
nelle scene successive si vedrà.
Altre occasioni in cui riappare il nero sono le scene più tristi e
drammatiche. E ovviamente quella dell’addio. La giacca nera
conferisce a Vivian un’immagine più seria, quasi castigata, e anche
un po’ cupa. Il colore nero, decisamente fuori palette per questa
magnifica rossa, sottolinea il momento più malinconico del film.

I colori caldi
Archiviato il discorso del nero, tuffiamoci finalmente nella palette
cromatica della protagonista. Chi non ricorda l’abitino marrone della
partita di polo? E finalmente anche il make-up ha le stesse tonalità
calde. Lo stile della protagonista si sta evolvendo di pari passo con il
personaggio. L’uso dei pois inoltre, enfatizzato dalle perle e abbinato
a guantini e cappellino, le dà un tocco romantico assolutamente in
linea con il momento più sentimentale della storia. Gli accessori sono
ovviamente avorio, coerentemente con la palette autunnale di Julia
Roberts e con la simbologia del cambiamento che riguarda la
protagonista.

Il potere del rosso


Pochi colori sono potenti ed evocativi come il rosso, e quando li
accostiamo a un incarnato caldo è veramente l’apoteosi. Non a caso,
il rosso è protagonista del climax del film: indimenticabile l’abito
carminio per la serata all’opera, rafforzato dal rossetto e dai rubini
della collana. Anche questa volta i capelli sono raccolti, ma a
differenza della prima sera in nero, l’acconciatura è molto più in
linea con la personalità di Vivian: elegantemente naturale,
naturalmente elegante.
Insieme all’abito per l’opera, il completo rosso corallo di una delle
scene finali è il mio preferito: la metamorfosi di Vivian è ormai
definita sotto tutti i punti di vista. È una donna sicura e consapevole
e il suo look lo dimostra: elegante e raffinata, ma senza perdere il
brio che la contraddistingue. Da notare blush e rossetto nella stessa
tonalità, che la rendono semplicemente radiosa.
Armocromia e cartoni animati: il caso delle
Principesse Disney
Tutti conoscono le Principesse Disney ma pochi sanno che la loro
immagine è frutto di lunghi studi, anche cromatici. Ebbene sì,
possiamo dire che anche le Principesse Disney hanno fatto l’analisi
del colore.

Biancaneve: inverno
In ordine cronologico, è la prima principessa Disney. Ci vollero mesi
di prove prima di realizzare la sua immagine definitiva. Per il viso, ci
si ispirò a diversi personaggi, tra cui Betty Boop e Ginger Rogers. I
colori dell’abito sono forti e contrastanti, proprio per risaltare il
naturale contrasto dei capelli neri sulla pelle bianca. Vediamo infatti
accostati i tre colori primari: rosso, giallo e blu. La palette di
Biancaneve è inverno: colori freddi, brillanti e contrastati.
Tanto che ancora oggi, per descrivere le donne che hanno queste
caratteristiche cromatiche si cita proprio la prima principessa
Disney.

Cenerentola: estate
Si tratta di un personaggio molto delicato nell’aspetto, nel carattere e
nei colori. Cenerentola è dolce e di buon cuore, per questo viene
rappresentata da cromie tenui e polverose: il suo abito si declina nei
toni del blu, un colore mite che evoca calma e tranquillità.
I suoi colori sono chiari, freddi e pastello, quelli che entrano nella
categoria estate. Credo inoltre che i capelli biondo cenere non siano
un caso su una principessa conosciuta come Cenerentola.

Aurora: primavera
A cominciare dal nome, ispirato dalla luce dell’alba, questo
personaggio evoca calore e solarità. La fiaba originale della Bella
addormentata nel bosco la descrive con lunghi capelli dorati e occhi
color zaffiro: secondo i principi dell’armocromia si tratta di colori
caldi e brillanti.
Meno algida di Cenerentola, Aurora indossa collana e tiara in oro
giallo. La palette di riferimento è dunque primavera, sottogruppo
light. D’altronde se l’aurora è l’inizio del giorno, la primavera è
l’inizio del ciclo della natura.

Ariel: primavera
La sirenetta risale al 1989 ed è il personaggio che segna la rinascita
Disney. Si tratta di una principessa giovane, indipendente e molto
curiosa; per questo i suoi colori sono caldi e vibranti: capelli rossi,
occhi verdi, costume viola.
Anche in questo caso la rinascita è rappresentata da una palette
primavera, ma i capelli rossi la collocano direttamente nel
sottogruppo warm.

Belle: autunno
Per realizzare il viso di Belle della Bella e la bestia, i disegnatori si
ispirarono a quello di Audrey Hepburn. Al contrario dell’attrice,
però, Belle ha colori caldi nel proprio mix pelle-occhi-capelli.
La scelta cromatica è legata alla sua personalità umana, ingenua e
sognatrice ma anche parecchio eccentrica, il che spiega la scelta
dell’abito giallo e non pastello come quello delle altre Principesse
Disney.
La palette di Belle è rappresentata dalla stagione autunno.

Jasmine: inverno
Arguta, sensuale e indipendente, tra le Principesse Disney è
sicuramente una delle più vispe! Anche i suoi colori sono forti e
profondi: capelli corvini e pelle olivastra, esaltati da abiti nelle
tonalità del verde e del blu. Secondo i principi dell’armocromia,
Jasmine sarebbe inverno, sottogruppo deep.

Pocahontas: autunno
Ecco un altro spirito libero, dal carattere forte e ribelle sottolineato
anche dall’abito corto e dai piedi scalzi. Mentre i capelli di Jasmine
virano al blu elettrico, quelli di Pocahontas sembrano avere
sfumature ottanio. Le due principesse Disney hanno colori simili,
appartengono allo stesso sottogruppo deep, ma di palette
completamente diverse. Se Jasmine infatti ha colori freddi e profondi
che la collocano nell’inverno, Pocahontas ha le cromie calde e
profonde dell’autunno.

Mulan: inverno
Come tutte le Principesse Disney più recenti, Mulan è un
personaggio forte e coraggioso, oltre che dolce e sensibile. In guerra
rinuncia ai lunghi capelli per sembrare un maschio e il suo kimono
presenta colori sia intensi che tenui. Tipico del suo sottogruppo
cromatico è il contrasto tra pelle bianca e capelli scuri. In questo caso
la palette di riferimento è inverno, sottogruppo cool.

Elsa: estate
Tecnicamente non fa parte delle Principesse Disney, ma è
sicuramente uno dei personaggi di animazione di maggior successo
degli ultimi anni. Elsa è la protagonista di Frozen, ha origini
scandinave e il potere di creare e manipolare il ghiaccio. Va da sé che
i colori del suo abito siano freddi e monocromatici sulle tonalità del
blu. I suoi capelli invece sono esattamente color ghiaccio. I colori
assegnati all’algida Elsa non potevano che essere chiari e freddi:
estate, sottogruppo cool.

Ora è finalmente giunto il momento di affrontare la vostra analisi del


colore ed entrare sicuri e consapevoli nell’affascinante mondo
dell’armocromia.
•••• seconda parte ••••

ALLA SCOPERTA
DELLA NOSTRA PALETTE
LA STORIA DI FRANCESCA

Francesca mi ha contattata in occasione del matrimonio di suo figlio:


cercava qualcosa di speciale e voleva che la aiutassi nel total look.
Al primo incontro mi ha intenerita perché ha esordito dicendo: «Sono
sola e non so a chi altro chiedere per un’occasione così importante.
Vorrei un parere professionale». L’ho rassicurata che avremmo
certamente fatto un buon lavoro e le ho posto alcune domande di rito
per conoscere meglio le sue esigenze e il suo stile abituale.
Nonostante questo approccio tenero, era evidente che Francesca
fosse una donna tutt’altro che debole e anche la sua immagine
appariva piuttosto dura: tailleur dal taglio maschile, pochi accessori,
trucco essenziale ma curato, capelli grigi, total black. Come un fiume
in piena mi ha raccontato la sua vita: non l’ho mai interrotta perché
ho capito che ne aveva proprio bisogno.
Nata in una famiglia molto rigida, con una madre «perfetta» ed
esigente, ha finito per essere anche lei molto severa con se stessa,
rinunciando a molti sogni per perseguire gli obiettivi che le erano
stati assegnati.
Ha trovato marito, ai tempi si diceva «un buon partito», ha arredato
una bella villetta appena fuori città e ha avuto un figlio che oggi è un
professionista affermato. Lei stessa è riuscita a fare una brillante
carriera come avvocato d’affari in un ambiente prevalentemente
maschile: «Vesto solo di nero da anni, perché questo era l’unico
modo per risultare credibile e non apparire troppo».
Negli ultimi tre anni però le cose non sono andate come previsto e
Francesca ha dovuto fare i conti con il fatto che non sempre
possiamo programmare la nostra vita come una to do list: il suo
matrimonio è finito e il suo unico figlio si è trasferito negli Stati Uniti.
Si è ritrovata sola, ma è una donna molto forte e forse la richiesta di
aiuto per l’outfit del matrimonio è solo un’occasione per ripartire da
se stessa.
Insomma, a una cerimonia non si va vestiti di nero: Francesca
doveva rompere questo incantesimo e segretamente mi divertiva la
tensione che percepivo. Ero serena, sapevo che alla fine si sarebbe
innamorata dei suoi colori, perché quando ti donano finisci per
amarli, ma nel frattempo la preoccupazione era evidente.
Prima di iniziare la ricerca dell’outfit, ci serviva definire la sua palette
di colori: abbiamo scelto una bella mattina soleggiata e ci siamo
messe davanti alla finestra per la seduta di armocromia. I colori di
Francesca sono risultati autunnali, caldi e profondi come la natura in
quella stagione: era incredibile quanto le donassero il terracotta, il
senape e il verde foglia, e lei stessa si è stupita di come non se ne
fosse accorta prima! D’altronde, vestendo solo di nero, non si era
mai nemmeno posta il problema di provare altro e soprattutto si era
convinta che il total black fosse l’unica «divisa» che la mettesse al
riparo da situazioni difficili al lavoro.
Abbiamo trovato un bellissimo abito color ottanio per il matrimonio di
suo figlio e ovviamente abbiamo lavorato anche alla parte beauty:
via la matita nera, sostituita da un ombretto marrone; via i fili grigi tra
i capelli, coperti da un caldo castano naturale. Francesca era
veramente rifiorita: le brillavano gli occhi e dal parrucchiere ho letto
un po’ di emozione nel suo sguardo. Non una lacrima, però.
Per le settimane a seguire ha custodito gelosamente l’outfit
nell’armadio ed era impaziente di indossarlo, come una bambina
davanti ai regali di Natale. Il cambio beauty ovviamente aveva già
dato i suoi frutti e arrivavano i primi complimenti, ma la «divisa» era
rimasta nera.
Mi ha chiamata il giorno dopo il matrimonio: «Rossella, voglio
completare il percorso. Riguardiamo tutto il guardaroba!» «Sei
sicura?» le ho chiesto. «Sì, non vedo l’ora di iniziare.» Forse il
cambio beauty delle ultime settimane, forse vedersi colorata per la
prima volta dopo anni di nero. O forse semplicemente aver chiuso
definitivamente alcuni capitoli della sua vita: il matrimonio del figlio,
la conclusione della pratica di divorzio e soprattutto il cambio di ruolo
al lavoro.
Oggi Francesca è presidente del suo studio legale: «Adesso non ho
più nulla da dimostrare, sono ai vertici e nessuno può mettere in
dubbio il mio valore». Continua a indossare bellissimi tailleur, ma in
colori più valorizzanti ed estremamente raffinati: tabacco,
melanzana, vinaccia, foresta. Ed è inseparabile dal suo nuovo
cappotto cammello!
Ma la verità è che lei stessa ha smesso di giudicarsi, ha deciso di
non ascoltare più quella voce antica dentro di sé che costantemente
le diceva cosa fosse opportuno e cosa no. Quella stessa voce che le
diceva che vestire colorato non era elegante. Non esistono colori
eleganti o colori volgari: un colore è elegante se è in armonia con chi
lo indossa.
Mi ha confessato che da ragazzina sognava di fare la ballerina, ed
ecco che si è iscritta a un corso di tango. Ha iniziato a fare viaggi
avventurosi e tutto ciò che non aveva mai avuto il tempo e il
coraggio di fare prima. Non è mai troppo tardi per vivere a colori!
–1–
PRIMI PASSI NELL’ANALISI DEL COLORE

Le caratteristiche dei colori personali


L’armocromia non è solo questione di sottotono, come spesso
erroneamente si pensa. È un’analisi molto più complessa che tiene
conto di almeno quattro variabili che impareremo a interpretare e a
incrociare.
Come già accennato, le caratteristiche dei colori personali che
consideriamo nell’analisi sono:

il sottotono, detto anche temperatura, che può essere appunto


caldo o freddo;

il valore, detto anche tono, che può essere chiaro, scuro o


medio;

il contrasto nel mix pelle-occhi-capelli;

l’intensità o brillantezza, che può essere forte o attenuata.

Nei prossimi capitoli dedicheremo un ampio approfondimento a


ciascuna di queste categorie, ma prima ci tengo a specificare che si
tratta, per usare una terminologia matematica, di variabili
indipendenti.
Nelle funzioni matematiche, una variabile è dipendente da altre
variabili se tra esse esiste una relazione. In assenza di una relazione,
le variabili sono solitamente considerate indipendenti. In un’analisi
di armocromia ciò vuol dire che sottotono, valore, contrasto e
intensità non si influenzano tra loro reciprocamente.
Quante volte entriamo in profumeria e la commessa ci dice: «Tu
sei mora, quindi hai colori caldi» oppure «Tu sei chiara, quindi hai
colori freddi»? Questo è l’errore più comune, dal quale voglio
mettervi in guardia. Il problema risiede proprio nell’avverbio
«quindi», perché essere scuri non implica necessariamente avere
colori caldi, così come essere chiari non vuol dire necessariamente
avere colori freddi. Il valore, che definisce il chiaro e lo scuro, e il
sottotono, che individua il caldo e il freddo, sono due variabili
indipendenti.
Esistono diverse combinazioni di sottotono, valore, contrasto e
intensità che determinano le differenti categorie conosciute come
stagioni e sottogruppi. Altrimenti potremmo genericamente dividere
il mondo in persone more, bionde, rosse e castane e concludere
l’argomento in un paio di pagine. Al contrario, sappiamo bene
quanta differenza può esserci tra due persone apparentemente
simili: c’è biondo e biondo, scuro e scuro. Non siamo tutti uguali e
soprattutto, come avrete già notato, non a tutti stanno bene gli stessi
colori, gli stessi rossetti o la stessa colorazione di capelli.

Come prepararsi all’analisi del colore


Per analizzare le vostre caratteristiche cromatiche vi consiglio di
osservare la pelle al naturale, ovvero struccata e non abbronzata. Se
potete, struccatevi qualche ora prima per evitare arrossamenti dovuti
allo sfregamento oppure aloni residui di make-up.
Testare le cromie sulla pelle struccata ci fa apprezzare meglio il
potere levigante e illuminante della nostra palette. Così come,
viceversa, ci fa notare l’effetto mortificante dei colori nemici, che
andranno a evidenziare ombre, discromie, solchi e piccole
imperfezioni cutanee.
Quanto all’abbronzatura, non costituisce un problema per i
consulenti più esperti, ma se siete alle prime armi può sicuramente
trarvi in inganno e farete molta fatica a riconoscere le reali
caratteristiche cromatiche dell’incarnato. L’ideale sarebbe valutare la
pelle per come si presenta al naturale, senza l’effetto del sole. Quindi,
se possibile, rimandate l’analisi al periodo invernale o comunque a
quando non siete (troppo) abbronzati. Se avete l’abitudine di
sottoporvi a lampade solari, sospendete almeno un mese prima
dell’analisi del colore, in modo da eliminare l’effetto
dell’abbronzatura artificiale.
Va da sé che anche gli occhi devono presentarsi al naturale, senza
trucco ma soprattutto senza lenti a contatto colorate che potrebbero
alterare il contrasto e il livello di intensità. Se solitamente portate gli
occhiali, vi consiglio di toglierli perché sono un accessorio
ingombrante, che va a coprire un’importante sezione di viso. Possono
creare ombre, nascondere l’area perioculare, ma soprattutto
influenzare la scelta dei colori perché colorati a loro volta.
Stesso discorso per gli orecchini, sia piccoli che grandi: nel corso
dell’analisi possono influenzarci, soprattutto nella determinazione
del sottotono.
Ultima accortezza, ma non meno importante, è coprire i capelli
con un telo bianco per non farci influenzare dalla colorazione,
soprattutto se artificiale. Anche qualora il colore dei capelli fosse
naturale, consiglio comunque di coprirli per valutare in seconda
battuta se è il caso di scurirli, schiarirli o semplicemente enfatizzarne
il sottotono.
Per isolare completamente i colori che circondano la persona,
consiglio di coprire anche il corpo dal collo in giù con un telo bianco.
In tal modo, coperti sia i capelli che il petto, possiamo analizzare
l’incarnato e il mix con gli occhi.

Come svolgere l’analisi del colore: l’ambiente e i


drappi
Predisponete le condizioni ambientali affinché la seduta sia semplice
e veritiera. La cosa più importante sono le luci. La luce naturale è
l’ideale. Non c’è bisogno di mettersi sotto il sole, anzi le ombre non
aiutano. Ci si può organizzare in una bella stanza luminosa, magari
davanti alla finestra.
Vi consiglio inoltre di svolgere l’analisi al mattino, ma se avete
problemi di orario o non avete a disposizione uno spazio luminoso
potete ricorrere alla luce artificiale. Però fate attenzione, perché le
luci artificiali possono alterare i colori. Le normali lampadine ad
esempio generano una luce gialla che scalda l’ambiente e gli oggetti,
compreso il nostro viso. Viceversa le luci al neon, le cosiddette luci
blu, tendono a raffreddare. Se proprio dovete ricorrere
all’illuminazione artificiale cercate di procurarvi luci bianche, simili
alla luce naturale, che si trovano in commercio.

I DRAPPI COLORATI

Strumento imprescindibile per un’analisi del colore attenta e rigorosa sono i


drappi colorati. Potete acquistarli già pronti all’uso o assemblarli con scampoli di
tessuto acquistabili in una semplice merceria oppure online. I drappi aiutano a
individuare il sottotono della pelle, l’intensità, il contrasto nel mix pelle-occhi-
capelli, la stagione di appartenenza e il relativo sottogruppo; per questo è
importante che la loro resa cromatica sia ottima. Per determinare la vostra
stagione servono drappi nei seguenti colori: fragola, fucsia, cipria, corallo,
arancio, albicocca, argento, oro, bianco ottico, panna o burro, smeraldo, salvia,
menta, oliva. Per determinare il contrasto avrete invece bisogno di due drappi a
righe bianche e nere: uno a righe alte circa un centimetro, l’altro a righe molto
sottili, o a righe bianche e grigie. Per quel che riguarda le dimensioni, basta che
coprano le spalle e la parte alta del busto. Se possibile è meglio evitare stoffe
lucide, perché il riflesso potrebbe falsare la resa.

Altro strumento indispensabile è uno specchio, grande a sufficienza


per poter riflettere il vostro volto e la parte superiore del busto. Una
volta preparato l’ambiente, siamo pronti. Munitevi dei drappi
colorati e passate all’azione. L’uso dei drappi segue un ordine ben
preciso: si comincia con l’analizzare il sottotono, poi si passa
all’intensità e infine al contrasto. Queste tre caratteristiche, insieme
al valore, saranno oggetto della seconda parte del libro. Per il
momento ci basti capire quali drappi utilizzare per analizzare
ciascuna di esse.
Per valutare il sottotono ci avvaliamo dei rossi: prendete una serie
di drappi in questa tonalità declinati nella loro versione fredda
(fragola, fucsia, rosa cipria) e confrontateli con i loro corrispettivi
caldi (corallo, arancio, albicocca). Se questi sei drappi non vi
bastano, potete ricorrere anche a dei tessuti in lamé (argento per i
freddi, oro per i caldi) oppure ai bianchi (ottico per i freddi o panna
per i caldi).
L’analisi dell’intensità si avvale invece dei verdi: lo smeraldo per i
colori intensi e il salvia per quelli tenui. Questi due verdi sono freddi,
ma se in prima battuta il sottotono era risultato caldo possiamo
usare il menta per i colori intensi e l’oliva per quelli tenui. Il
principio è lo stesso, perché in questo caso ci interessa valutare il
livello di brillantezza.
Quanto al contrasto nel mix pelle-occhi-capelli, ho ideato un
metodo piuttosto immediato che si avvale dei tessuti a righe: potete
dunque confrontare una classica riga in bianco e nero (contrasto
alto) con un millerighe o un bianco e grigio (contrasto basso).
Il valore invece è più intuitivo e non ha bisogno di drappi: vi
spiegherò bene come misurarlo nel capitolo a esso dedicato.

A questo punto siete pronti a entrare nel vivo dell’analisi del colore.
Quando si alternano i drappi sotto il viso è necessario mettere da
parte il gusto personale: in pratica, non dovrete scegliere il drappo
che vi piace di più, ma quello che vi valorizza di più. E le due cose,
ahimè, non sempre coincidono.
Il mio consiglio è quello di concentrarvi sulla pelle, non sul
drappo: osservate come cambia il viso a seconda del colore che c’è
sotto. Per poter giudicare in modo obiettivo la resa del colore su di
voi, invitate uno o più amici o amiche, che possano darvi un parere
oggettivo e disinteressato.
Possiamo definire valorizzante un colore che illumina la pelle,
attenuandone eventuali difetti, e che illumina gli occhi, rendendoli
più vivaci e brillanti. In pratica, rende l’aspetto più sorridente e
rilassato, ma anche più sano, giovane e luminoso.
Al contrario, un colore avverso spegne l’incarnato, evidenzia
discromie, occhiaie e piccole rughe di espressione, crea ombre e
spegne lo sguardo. L’effetto è un’immagine giù di tono, triste o in
certi casi addirittura malata.
–2–
SOTTOTONO E SOVRATONO

Colori caldi e colori freddi


Per imparare a valorizzarci attraverso make-up e capelli, ma anche
abiti e accessori, è fondamentale conoscere il sottotono della nostra
pelle, cioè la temperatura che ci permette di definire se il nostro
incarnato è caldo o freddo. Notoriamente anche i colori si dividono
in caldi e freddi. Il nostro incarnato, avendo un colore di base come
tutti gli altri oggetti che ci circondano, non fa eccezioni. Ma partiamo
dalla definizione generale di colori caldi e freddi.
I caldi sono quei colori che hanno al proprio interno una certa
percentuale di giallo. Per usare un termine più evocativo, mi piace
definirli tonalità solari. A livello psicologico ed emozionale sono
percepiti come stimolanti e dominanti. Otticamente sembrano
muoversi in avanti, facendo apparire le forme più grandi e più vicine.
Per colori freddi invece intendiamo quei colori che hanno al
proprio interno una certa percentuale di blu. Sono tutt’altro che
dorati, anzi virano verso l’argento, e per questo li definisco tonalità
lunari. Psicologicamente ci trasmettono un senso di calma, pace e
serenità. Otticamente sembrano retrocedere, facendo apparire le
forme più piccole e più lontane.
Una volta individuato il sottotono della pelle la regola della
ripetizione ci guiderà nella scelta dei nostri colori amici: se abbiamo
un sottotono freddo i colori freddi sono quelli che fanno per noi, se
abbiamo colori caldi per ripetizione ci orienteremo verso la scelta di
cromie calde.
Trovare i colori amici, dunque, è facile: basta scegliere quelli che
hanno le nostre stesse caratteristiche. La parte difficile è capire quali
sono le nostre caratteristiche cromatiche. Tra esse, il sottotono è
quello più ostico da individuare. L’analisi per determinare il
sottotono si basa sull’osservazione del colore della pelle, degli occhi e
dei capelli. Ma ricordate che, come dicevo nella prima parte del libro,
la pelle comanda! Ovvero, occhi e capelli possono essere dei validi
indizi a supporto di un sottotono caldo o di uno freddo, ma è la pelle
a costituire una prova.
Con questo voglio dire che solitamente il nostro mix cromatico va
in un’unica direzione: occhi, pelle e capelli hanno delle
caratteristiche tipiche di una certa temperatura. Però può succedere
che alcuni elementi indichino una direzione e alcuni un’altra.
Pensate ad esempio a una persona con occhi vagamente dorati, ma
incarnato decisamente freddo. Ebbene, occhi e pelle dicono due cose
diverse ma, come vi dicevo, è la pelle che comanda: quindi
considereremo questo soggetto come prevalentemente freddo.
Di seguito, vi elencherò tutti gli indizi che possiamo raccogliere
nell’indagine per scoprire il nostro sottotono. Ciascuno di essi sarà,
appunto, un indizio, quindi preso singolarmente non basta a
chiudere il caso. Ma, come diceva qualcuno, tre indizi fanno una
prova…

Le caratteristiche di chi ha colori caldi


Cominciamo la nostra indagine alla scoperta del sottotono attraverso
l’osservazione della pelle del nostro viso. Chi è contraddistinto da
colori caldi ha un incarnato dorato e si abbronza facilmente. Chi ha
colori caldi e scuri è leggermente ambrato tutto l’anno, a prescindere
dall’abbronzatura. E, ovviamente, al sole si abbronza tantissimo
senza scottarsi. Chi invece ha colori caldi ma chiari partirà da una
base avorio, ma mai troppo pallida ed esangue. Nemmeno in pieno
inverno. Sarà piuttosto delicata, ma comunque color pesca. Anche
quando è chiara, prende colore facilmente alle prime esposizioni al
sole e assume una colorazione dorata.
In generale, si tratta di una pelle che presenta pochi rossori, sia al
sole che sotto sforzo, o per imbarazzo. A tal proposito, è molto utile
osservare anche il colore delle orecchie: nelle persone dai colori
caldi, presentano una colorazione giallognola che va dal pesca
all’ocra più intenso, ma soprattutto non diventano mai rosse,
caratteristica tipica invece di chi ha colori freddi. Passiamo poi alle
labbra e alle mucose in generale: possiamo riscontrare un colore
rosa, mai tendente al violaceo, nella pigmentazione sia delle labbra
che delle gengive.
Ho recentemente scoperto, confrontandomi con dentisti e
coloristi, che l’elemento giallino che riscontriamo nella pelle di chi ha
colori caldi ha un suo corrispettivo anche nello smalto dei denti, che
in questi soggetti tende a ingiallire. I denti di chi ha colori freddi,
invece, con il tempo tendono a ingrigirsi.
Chi ha la pelle nera con sottotono caldo può essere di tonalità
media o scura, ma si caratterizza per sfumature dorate che ricordano
il caramello e il cioccolato al latte. Restando in tema culinario,
possiamo affermare che anche le labbra sono più nocciola.
Finora abbiamo parlato della pelle, cioè dell’elemento che
comanda l’analisi e che fa fede nell’accertamento del sottotono.
Passiamo adesso ad analizzare gli occhi e i capelli, ricordando che
costituiscono un indizio e non una prova.
Anche parlando di occhi, non possiamo genericamente dividerli in
occhi chiari e occhi scuri, perché saranno diversi a seconda che si
tratti di un sottotono caldo o freddo. Quando si tratta di occhi scuri,
l’iride dai colori caldi può essere nocciola, sottobosco o vagamente
verdognola. Quando si tratta di occhi chiari, invece, l’iride assume
colorazioni molto luminose, che vanno dal verde all’acquamarina
fino al blu, e possono presentare tipicamente una pagliuzza dorata.
Un caso particolare sono invece gli occhi color ambra: in inglese si
chiamano hazel (letteralmente, «nocciola») e dalle nostre parti sono
molto rari, ma se ne trovano tanti soprattutto nei Paesi dell’Est
Europa e in Russia. È una colorazione dorata e bellissima, che io
chiamo «occhio della tigre», perché ricorda effettivamente lo
sguardo dei felini.
Infine, passiamo ai capelli: possono essere biondi o molto scuri,
ma se il sottotono è caldo non sono mai cenere. I capelli castani, per
quanto scuri, non saranno mai nero corvino: esposti alla luce del
sole, avranno sempre sfumature dorate o vagamente ramate. Ma
soprattutto, se sono tinti o decolorati, non «buttano fuori»
quell’odioso rosso violetto tipico della depigmentazione fredda. I
capelli chiari, invece, vanno dal biondo grano al biondo dorato, dal
fulvo fino al rosso Tiziano.
Solitamente chi ha sottotono caldo tende ad avere i capelli bianchi
più tardi negli anni e questa è una gran fortuna. Di contro, sarà più
propenso a tingerli o a tagliarli, perché diventano di un bianco
giallastro e poco valorizzante.
Quali colori donano a chi ha colori caldi? Per ripetizione, tutte le
sfumature calde: dal beige al marrone, dal salmone al terracotta,
dall’arancio al corallo, e poi tanti gialli e tanti verdi nelle sfumature
più dorate. Colori nemici: dal grigio al nero, passando per il blu.

I CAPELLI ROSSI

I capelli rossi sono una caratteristica molto rara, riscontrabile in una bassissima
percentuale della popolazione mondiale, tanto che la rivista «National
Geographic» qualche anno fa ne ha previsto l’estinzione. Le regioni a più alta
diffusione del rutilismo (questo il nome che indica tale caratteristica cromatica)
sono i Paesi del Nord Europa, dove riscontriamo anche punte del 10% come in
Scozia.
Anche se hanno una pelle delicata che si scotta facilmente, in armocromia le
persone dai capelli rossi sono sempre considerate di sottotono caldo, perché è
troppo forte la componente dorata/aranciata del complesso cromatico. In questo
caso, si fa dunque eccezione e sono i capelli e non la pelle a comandare. Il
rutilismo è un carattere genetico recessivo, ma possono essere portatori del
gene anche coloro che non manifestano il rosso dei capelli. Ecco perché è
sempre utile chiedere se ci sono persone dai capelli rossi in famiglia.
Nella storia i capelli rossi sono stati apprezzati da artisti e pittori, tra cui il
Botticelli e lo stesso Tiziano, che ha dato il nome alla famosa sfumatura.
All’epoca della regina Elisabetta I, rossa di capelli, erano di gran moda, ma
durante il Medioevo sono stati a lungo discriminati perché simbolo di ferocia,
cattivo carattere e degenerazione sessuale. Oggi si fa ancora largo uso, e
spesso abuso, delle colorazioni rosse: quante volte il parrucchiere vi ha proposto:
«Scaldiamo un po’?» La verità è che i capelli rossi non sono per tutti: condizione
necessaria e non sufficiente per portarli è avere appunto colori caldi. Non
pensate di scaldare la pelle scaldando i capelli, perché ne verrebbe fuori un
contrasto di sottotono abbastanza penalizzante.

Le caratteristiche di chi ha colori freddi


Le persone dai colori freddi hanno un incarnato lunare, che varia
molto a seconda che si tratti di persone chiare o scure. Ricordiamo
che il sottotono (caldo-freddo) e il valore (chiaro-scuro) sono due
variabili indipendenti, quindi questa caratteristica vale sia per le pelli
più chiare che più scure.
Chi ha colori chiari e freddi presenta una pelle di porcellana,
lattea o rossastra, che soffre molto l’esposizione al sole: si scotta
facilmente e riscontra molta difficoltà ad abbronzarsi. Non solo,
tende ad arrossarsi per un nonnulla: basta una sudata o, viceversa,
un brusco calo di temperatura per diventare rosa o paonazza.
Naturalmente, i più penalizzati sono i timidi, che non riescono a
nascondere il rossore dell’imbarazzo.
Chi ha colori freddi e scuri invece è tipicamente olivastro, in
inverno assume una colorazione verdognola/grigiastra, mentre in
estate si abbronza molto e senza difficoltà. A differenza del sottotono
caldo, che al sole assume una colorazione dorata, il sottotono freddo
ha un’abbronzatura color mattone: seppur molto scura, conserva un
sottofondo rossastro e non ambrato. Con il freddo, le punte del naso,
così come le nocche delle mani, si arrossano subito e le narici
diventano violacee al primo raffreddore.
Passiamo a osservare il colore delle orecchie, del letto ungueale,
delle labbra e delle altre mucose e anche qui riscontriamo una
colorazione rosa, tendente al viola. Le gengive possono essere rosa
chiaro, viola o molto scure fino al color liquirizia, mentre lo smalto
dei denti con il tempo tende a diventare grigio e non giallo. Chi ha la
pelle nera con sottotono freddo può essere di tonalità media o scura,
ma si caratterizza per sfumature che vanno dal cioccolato fondente
all’ebano. A volte la pelle assume un colore vagamente bluastro.
Anche nel caso del sottotono freddo, possiamo trovare occhi chiari
quanto scuri, con le loro peculiarità rispetto ai colori caldi. Se l’iride è
scura, può assumere una colorazione molto profonda oppure
vagamente amaranto. Se invece l’iride è chiara, può essere cerulea,
verde o grigia. E poi ci sono gli occhi di ghiaccio con dentro la
pagliuzza bianca, che ricordano quelli degli husky siberiani. In quel
caso, la concentrazione di melanina nell’iride è talmente bassa che la
luce entra ed esce dalla retina dando quel magico effetto trasparente.
Ma un dettaglio che spesso caratterizza gli occhi di chi ha colori
freddi è la sclera molto bianca. Se accompagnata a un’iride scura,
rende lo sguardo estremamente penetrante. Se invece si accosta a
un’iride chiara, lo rende molto cristallino. La sclera bianchissima,
che non riscontriamo invece nei soggetti con sottotono caldo, è una
caratteristica bella e spesso sottovalutata se non addirittura
sconosciuta. Cos’ha di così speciale? Be’, intanto aumenta il
contrasto e rende più incisivo lo sguardo, e poi è una caratteristica
tipica dei bambini e per questo rende più giovane l’occhio. Ecco
perché quando si ritoccano le foto con i programmi di grafica per
prima cosa si sbianca la sclera.
Infine, parliamo di capelli. Quelli scuri vanno dal castano cenere
al nero corvino e non presentano mai sfumature ramate. Purtroppo
però, se sono tinti o decolorati, quando la colorazione artificiale
«scarica», butta fuori un antiestetico rosso violetto duro a morire.
L’unica soluzione è lo shampoo antirosso o aspettare che crescano. I
capelli chiari, invece, vanno dal biondo norvegese al biondo scuro,
ma sempre di base cenerina. Consideriamo freddi anche quei colori
intermedi un po’ grigiastri che in inglese si chiamano mousy, cioè
«da topo». Il loro equivalente, nel sottotono caldo, sono i castani
dorati.
Solitamente chi ha colori freddi diventa canuto relativamente
giovane e questa è un po’ una seccatura. Però c’è da dire che i capelli
bianchi in questo caso sono particolarmente belli, perché assumono
tonalità lunari e non giallastre. Inoltre, ha la fortuna di portare molto
bene sia i capelli bianchi che l’elegante effetto sale e pepe.
Quali colori donano a chi ha colori freddi? Per ripetizione, tutte le
sfumature fredde, dall’azzurro baby al blu notte, passando per il viola
e tutte le tonalità dei frutti di bosco, poi ancora dal verde pino al
verde smeraldo.
Insomma, i colori che hanno al proprio interno una certa
percentuale di blu, oltre alla gamma del grigio fino al nero. I colori
nemici vanno dal beige all’arancione.

Una curiosità

Le persone dai colori freddi sono in percentuale più numerose di quelle dai colori
caldi anche in Italia e nelle popolazioni mediterranee. Lo so, la cosa vi sembra
strana perché state pensando: «Ma come? Noi mediterranei così scuri, non
siamo tutti caldi?» Non è così: ricordate sempre che scuro non vuol dire
necessariamente caldo, come chiaro non vuol dire necessariamente freddo.
Esiste il sottotono neutro?
In armocromia il neutro non esiste. Ci sono soggetti spiccatamente
caldi o freddi, così come possiamo trovare persone con un sottotono
più difficile da interpretare, però ognuno di noi, seppur di poco, ha
colori caldi oppure freddi. Un bravo consulente riesce sempre a
individuare il sottotono del cliente e il verdetto non sarà mai
«neutro». Affermare che un soggetto ha un sottotono neutro equivale
a dire che non si è in grado di leggere il potenziale cromatico della
sua pelle.

Questo equivoco del neutro nasce da un vecchio metodo, che si usava


negli anni Ottanta per stabilire il sottotono della pelle. Forse ne
avrete sentito parlare; si tratta del metodo delle vene. In pratica,
bisogna osservare le vene del nostro avambraccio: se si presentano
verdi, siamo di fronte a colori caldi; se invece sono bluastre, allora
siamo in presenza di un soggetto con colori freddi. Questo metodo
purtroppo è difficile da utilizzare perché in alcuni soggetti le vene
non sono ben visibili e non è attendibile perché la colorazione a volte
è di difficile interpretazione. Davanti a questi casi, qualcuno
avanzava l’ipotesi che si trattasse di colori neutri. Ma non è così. Io
personalmente non amo questo metodo: lo trovo poco affidabile, se
non addirittura fuorviante. Mi può capitare di osservare le vene, ma
solo se mi salta all’occhio un dettaglio: la venuzza turchese sulla
tempia denota colori freddi, così come i capillari rosa sulle palpebre.
Viceversa, riscontro spesso le vene verdi sul dorso delle mani o
ramificate sul petto di persone dai colori caldi. Se sono evidenti, le
inserisco nella lista degli indizi, ma non le reputo certamente una
prova.
Un’altra circostanza che può generare false piste è costituita dalla
possibilità di avere un sottotono diverso per viso e corpo. Può
succedere che la pelle del viso presenti colori freddi e olivastri,
mentre il corpo sia più dorato. Niente paura: è piuttosto normale che
il viso tenda a essere più freddo o meno caldo del corpo, ma nella
nostra analisi farà comunque fede l’incarnato del volto, perché è
quello che vogliamo enfatizzare con l’armocromia. Usiamo i colori
per illuminare lo sguardo e attenuare le occhiaie, di conseguenza è
meno importante valorizzare la pelle delle braccia.
Spesso si sente parlare di neutri del guardaroba e ci si riferisce al
beige, al nero, al blu. In tal caso la definizione «neutro» fa
riferimento al fatto che questi colori costituiscono la base del
guardaroba o una capsule wardrobe (vedremo meglio più avanti di
che cosa si tratta). Ma non lasciatevi ingannare, sono colori a tutti gli
effetti e come gli altri hanno una propria connotazione fredda o
calda.
Il concetto di neutro lo ritroviamo ancora nel make-up, dove però
è accettato e largamente usato soprattutto quando si parla di
fondotinta. Esistono infatti nuance dorate, altre rosate e altre ancora
cosiddette neutre.

Il sovratono e la scelta del fondotinta


Come abbiamo visto, il sottotono definisce se abbiamo colori caldi
oppure freddi ed è determinato da una serie di fattori chimici, come
l’emoglobina o il carotene. Il sovratono invece è lo strato più
superficiale della nostra pelle, che può assumere anche una
colorazione diversa rispetto al sottotono. Mi spiego meglio.
Può capitare il caso di una persona dal sovratono giallino, ma dal
sottotono freddo. Quella patina giallina della pelle potrebbe essere
dovuta a fattori ormonali, alimentari o semplicemente al fumo. Tra i
due, farà sempre fede il sottotono: nonostante il sovratono giallino,
questa persona sarà comunque valorizzata dalle tonalità fredde e non
da quelle calde.
È chiaro che il sovratono può trarci in inganno; magari vi ha già
tratto in inganno mentre leggevate i paragrafi precedenti sulle
caratteristiche dei colori caldi e di quelli freddi. Come facciamo allora
a determinare il sottotono senza farci confondere dal sovratono?
Semplice: con una prova empirica. Tornando all’esempio di una
persona con sottotono freddo e sovratono giallino, basterà avvicinare
al suo viso due drappi metallici: vincerà sicuramente l’argento
rispetto all’oro. Se questa prova non basta, potete procedere con dei
drappi rossi (o con i rossetti, se preferite). Chi ha sottotono freddo
sarà sicuramente più valorizzato dalle tonalità rosate che non da
quelle aranciate. Il sovratono dunque può ingannarci al primo
sguardo, ma è facile da smascherare.

LENTIGGINI ED EFELIDI

Il sovratono è un concetto che ci torna utile anche quando parliamo di lentiggini,


perché riguarda lo strato più superficiale della pelle. Sapete che le lentiggini non
sono una caratteristica esclusiva del rutilismo, ma anche di chi ha capelli biondi o
addirittura la pelle nera? Si tratta di un’iperpigmentazione con accumulo di
melanina in alcune zone del viso o anche del corpo. Possono accentuarsi per
motivi ormonali, ma la loro comparsa non dipende dall’esposizione al sole.
Da non confondere con le efelidi, che invece hanno un’insorgenza stagionale e si
manifestano nella stagione estiva, quando le radiazioni sono più forti, per poi
attenuarsi o scomparire nel periodo invernale. La macrodifferenza tra lentiggini
ed efelidi sta fondamentalmente nella loro comparsa: le prime sono permanenti,
durano tutto l’anno, mentre le seconde compaiono quasi esclusivamente dopo la
fotoesposizione. Tendenzialmente, le lentiggini hanno un aspetto più giallastro
dorato e appartengono a un sottotono caldo, mentre le efelidi sono più chiare e
brunastre e appartengono a un sottotono freddo.
In ogni caso, vi consiglio di usare una texture leggera e di non coprirle con il
fondotinta: sarebbe un vero peccato!

Naturalmente può accadere anche il caso opposto: una persona che


ha sottotono caldo, ma sovratono leggermente rosato. È molto più
rara, ma non impossibile da trovare. Il caso tipico è quello delle
persone dai capelli rossi che hanno pelle delicata che si scotta e si
arrossa facilmente. Ebbene, per quanto molto chiara, la pelle di chi
ha capelli rossi ha una colorazione particolare, diversa da tutte le
altre e ha comunque una sfumatura calda. Vi ricordo, infatti, che
stiamo parlando di variabili indipendenti: chiaro non vuol dire
necessariamente freddo, così come scuro non vuol dire
necessariamente caldo.
Tornando al sovratono, non lo considereremo un elemento attivo
nell’analisi del colore ma faremo solo attenzione a non farci fuorviare
da esso. Resta invece un valido aiuto nella scelta del fondotinta,
perché quest’ultimo va ovviamente steso sullo strato superficiale
della pelle ed è necessario che ci sia corrispondenza di colore.
Su una pelle fredda non si userà mai un fondotinta troppo bronze,
ma se il sovratono è giallino non possiamo usare nemmeno un
fondotinta rosato, altrimenti ci ritroviamo la faccia color salmone!
Come si risolve il dilemma? Semplice: è qui che ci viene in aiuto il
concetto di neutro che, come vi dicevo, ha senso di esistere nel make-
up, ma non in armocromia. Le donne dai colori freddi e olivastri
useranno delle tonalità neutre e cosiddette anti-olivastro.
Anche nella scelta del fondotinta fate attenzione a non confondere
chiaro-scuro con freddo-caldo: ci sono nuance molto chiare, ma
comunque miele/dorate, così come potete trovare delle nuance più
scure, ma non necessariamente dorate perché hanno all’interno una
certa componente rossastra.
Per riassumere: il sottotono ci dice se i nostri colori sono caldi o
freddi, il sovratono ci dice se nello strato più superficiale della pelle
presentiamo delle tonalità gialline o rosate. In armocromia comanda
il sottotono, nel make-up per la scelta del fondotinta terremo conto
anche del sovratono.
Il sovratono è accentuato anche dall’abbronzatura, ecco perché
consiglio di fare questa analisi sulla pelle naturale, non abbronzata.
Sottotono e sovratono sono due variabili indipendenti, così come
lo è il valore cromatico, che vedremo nel prossimo capitolo.
–3–
IL VALORE CROMATICO

Come si calcola e a cosa serve


Il valore della pelle, anche detto «tono», è il concetto più intuitivo e
fa riferimento al chiaro-scuro, per cui avremo persone dai colori
chiari, altre dai colori scuri e altre ancora dal tono intermedio.
Tono, sottotono e sovratono sono tre caratteristiche cromatiche
indipendenti tra loro: una non influenza l’altra, per cui possiamo
avere diverse combinazioni dei tre fattori. Ed ecco spiegato, ad
esempio, perché un incarnato olivastro non è sicuramente caldo.
Anzi!
Il valore fa riferimento alla luminosità, ovvero a quanto un colore
è chiaro o scuro, a prescindere dal fatto che sia caldo o freddo. Ad
esempio: il beige è per sua natura più chiaro mentre l’antracite è più
scuro. La quantità di bianco o nero presente nel colore ne determina
la luminosità. Ogni colore, infatti, può essere schiarito aggiungendo
bianco oppure scurito aggiungendo nero. Per intenderci, nella
famiglia del colore rosso, il rosa ha un valore chiaro e l’amaranto ha
un valore scuro.
Per stabilire quanto è chiaro o scuro un colore può essere d’aiuto
usare come riferimento una scala di grigi da uno a dieci, dove uno è il
più scuro e dieci il più chiaro. Se siete dei parrucchieri, questo
concetto vi sarà già familiare perché nelle tinte per capelli il numero
uno corrisponde al nero corvino, mentre il dieci è praticamente
platino. Se invece non avete dimestichezza con le colorazioni per
capelli, pensate semplicemente a un grattacielo: il primo piano
equivale al valore uno ed è più buio, l’attico ha valore dieci ed è
quello più luminoso.
Perché usiamo un gradiente di grigi? Proprio perché non
vogliamo lasciarci influenzare dalle altre caratteristiche cromatiche
di quel colore, ma solo dalla sua effettiva luminosità.
Per analizzare cromaticamente una persona, possiamo prendere
un suo ritratto e portarlo in bianco e nero, anche in questo caso per
isolare sottotono e sovratono. Provate adesso a misurare sulla scala
di grigi il valore del suo complesso cromatico: è basso, medio o alto?
Parliamo di complesso cromatico perché non stiamo analizzando
singolarmente il colore degli occhi, quello della pelle e quello dei
capelli, ma stiamo valutandolo nell’insieme. Se dovessimo stampare
quella foto in bianco e nero, quanto inchiostro utilizzeremmo? Se il
valore nel complesso è basso, «consumeremmo» più inchiostro; se è
alto, di meno.
Come vi dicevo all’inizio di questo paragrafo, il valore cromatico è
la caratteristica più semplice da analizzare, ma a che cosa serve? Può
essere un buon riferimento per il guardaroba quando applichiamo la
regola della ripetizione: nella scelta di un capospalla ad esempio è
meglio una gradazione simile al valore dei colori personali di chi lo
indossa. Con giacche e cappotti solitamente si prendono a
riferimento soprattutto i capelli.
Ma il valore è un ottimo parametro anche nel make-up occhi.
Tralasciamo il colore particolare dei capelli o degli occhi e
concentriamoci sul complesso cromatico: se è scuro, ombretti e
matita occhi saranno mediamente più scuri e profondi; se è chiaro, si
preferiranno colori più delicati.

L’armocromia per le diverse etnie e carnagioni


Il metodo a cui faccio riferimento incrocia soprattutto le variabili di
sottotono e intensità. Questo significa che il principio si può
estendere facilmente alle diverse etnie: quella caucasica, ma anche
asiatica, africana e così via.
Nel capitolo precedente abbiamo imparato a riconoscere le
caratteristiche di chi ha colori caldi e di chi ha colori freddi. E
abbiamo anche accennato alla pelle nera, che per semplificare
possiamo quindi dividere in cioccolato al latte e cioccolato fondente.
Non è così scontato come ragionamento, perché spesso tendiamo a
classificare le etnie per macrogruppi, senza coglierne le distinzioni.
Come se il mondo si dividesse in bianchi, neri, asiatici e qualche altra
tipologia intermedia.
Quante volte ai corsi mi sento rivolgere le domande: «Ma allora i
cinesi hanno tutti colori freddi?», «Chi è nero può appartenere solo
alla stagione autunno?» Ebbene, così come ci stupirà scoprire quante
sfumature può avere un individuo di pelle bianca, lo stesso vale per
la pelle nera: le combinazioni cromatiche sono tante e tengono in
conto molteplici fattori, gli stessi che consideriamo nell’analisi della
pelle bianca, ovvero sottotono, contrasto e intensità. Stesso discorso
per le popolazioni asiatiche a partire dalla banale constatazione che
gli asiatici non sono solo i cinesi, ma ci sono tante e diverse
popolazioni con caratteristiche molto differenti, esattamente come in
Occidente. Anche in questo caso, possiamo incontrare asiatici dai
colori molto solari, altri lunari, alcuni con alto contrasto, altri ancora
più omogenei e con diversi livelli di intensità cromatica.
Non importa dunque se la pelle è chiara o scura, così come non
importa il genere o l’età. Insomma, l’armocromia è un po’ come
l’articolo 3 della Costituzione italiana: «Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali». Solo che, in questo caso, ci riferiamo
alla legge del colore!

BIANCHI, NERI, GIALLI… CULTURA O COLORE?

Per lungo tempo l’uomo bianco ha tenuto a sottolineare questa sua caratteristica
come segno di distinzione e, purtroppo, anche di superiorità razziale. Ma ha
senso parlare di bianco? La pelle caucasica non è effettivamente di colore
bianco: in questa categoria rientrano diverse sfumature, dal rosa al dorato, fino
all’olivastro.
Se in alcune parti del mondo il colore bianco caratterizza gli occidentali con
orgoglio, ad altre latitudini è percepito come poco salutare. Questo è
storicamente il punto di vista degli africani, che tengono molto di più alla
lucentezza della pelle che non alla luminosità cromatica. E lo stesso vale anche
per gli asiatici, che associano il viso bianco alla morte e alla malattia. Per ironia
della sorte, viceversa, gli europei considerano gialli i popoli dell’Estremo Oriente.
Qui avere un colorito giallo non è segno di buona salute. A ben vedere, i cinesi
non hanno certo la pelle gialla, ma allora perché si è attribuita loro questa
cromia? In realtà le relazioni inviate da viaggiatori ed esploratori del Cinquecento
e del Seicento non menzionano alcuna differenza di carnagione con gli europei.
L’attribuzione del giallo è relativamente più recente (XIX secolo) e trova una
spiegazione razziale (e razzista) perché questo è un colore ambivalente e anche
intermedio tra bianco e marrone. Di fatto, si voleva far passare l’idea che i cinesi
non fossero del tutto arretrati, ma neanche al pari livello degli occidentali.
Visto che l’attribuzione di un colore alle etnie è culturale e non scientifica,
possiamo dire che il colore è nell’occhio di chi guarda. Non ha senso parlare di
colori della pelle in modo così netto e categorico; la popolazione umana presenta
un unico grande gradiente cromatico che va dal bianchissimo al nerissimo
passando per infinite e affascinanti sfumature e combinazioni.

L’abbronzatura può cambiare la nostra palette?


Prima di vedere gli effetti dell’abbronzatura sulla nostra palette, è il
caso di introdurre il concetto di fototipo. Si tratta di un metodo di
classificazione del tipo di pelle in base alla sua sensibilità
all’esposizione solare: forse ne avete già sentito parlare quando avete
acquistato una crema solare in farmacia.
Il fototipo di un individuo è determinato dalla quantità e dalla
qualità della melanina, che conferisce alla pelle il suo caratteristico
colore. La dermatologia prevede sei fototipi: il primo equivale alla
carnagione lattea rossastra che non si abbronza (in questa categoria
inseriamo anche gli albini), il sesto corrisponde alla pelle molto
scura. Nel mezzo ci sono le diverse sfumature, con le relative reazioni
alla luce del sole. Non necessariamente un individuo con fototipo
uno avrà capelli e occhi chiari, ma potrebbe, ad esempio, essere
castano con occhi marroni, così come non è detto che una persona
con fototipo quattro abbia occhi e capelli di colore scuro, poiché
potrebbe avere occhi chiari e capelli biondo scuro. Ecco perché,
anche in questi casi, il fattore discriminante per la determinazione
del fototipo sarà sempre il colore della pelle, così come abbiamo già
visto anche per la determinazione del sottotono.
Ma torniamo alla domanda che apre questo paragrafo:
l’abbronzatura cambia la nostra palette di riferimento? La risposta è
no, perché la palette è determinata principalmente da sottotono e
intensità. Questi due fattori non cambiano con l’abbronzatura, perciò
non cambia nemmeno la palette. Certamente, con l’abbronzatura ci
vediamo diversi. Essa influisce sul valore della pelle rendendola più
scura e abbassando il livello di contrasto, come vedremo nel
prossimo capitolo, quindi possiamo apportare delle piccole
modifiche alla nostra routine di make-up o introdurre qualche colore
che non avevamo considerato nel periodo invernale, complice anche
il diverso spirito con cui si affronta la bella stagione. Ma se la
temperatura della pelle è fredda non diventa calda dopo l’esposizione
al sole. Ciononostante, consiglio sempre di eseguire l’analisi del
colore su pelli non abbronzate, perché aiuta a cogliere senza indugi il
sottotono, il reale valore e soprattutto il contrasto senza l’influenza
del sovratono alterato.

STORIA DELL’ABBRONZATURA

La pelle bianca, come abbiamo visto, è sempre stata usata come segno distintivo
di una etnia, ma anche di una élite. Gli aristocratici si differenziavano dal popolo
e dai contadini che lavoravano tutto il giorno nei campi proprio per la pelle bianca
tipica di chi trascorre le proprie giornate a palazzo. Nel Settecento nacque
l’espressione «sangue blu» dall’usanza di mantenere la pelle talmente diafana da
poter vedere le vene in trasparenza. Un’altra spiegazione di questa espressione
è l’emofilia, nota come royal disease (malattia reale), una malattia che nei secoli
ha colpito diversi membri delle case reali europee, a causa dei frequenti incroci
tra consanguinei. Di fatto è un difetto nella coagulazione del sangue che tra le
altre cose provoca emorragie interne, lividi e gonfiori bluastri. Questo bisogno di
distinguersi divenne una vera e propria ossessione, tanto che uomini e donne
cominciarono addirittura a disegnare o ricalcare il disegno delle vene.
Nell’Ottocento ci fu un’inversione di tendenza: i benestanti godevano della vita
all’aria aperta mentre gli operai trascorrevano la giornata lavorativa al chiuso
della fabbrica. Via via anche l’abbronzatura divenne un’ossessione. Oggi si
registrano nuove abitudini e a quanto pare l’abbronzatura non è più tanto di
moda. Questo a causa di un mutamento di gusto che associa una certa volgarità
all’eccessiva tintarella. Ciò è possibile anche grazie alle campagne di
sensibilizzazione sui danni del sole alla pelle sia in termini di radicali liberi e di
conseguente invecchiamento, che in termini di malattie come il cancro.
–4–
IL CONTRASTO

Di cosa parliamo quando parliamo di contrasto


Quando abbiniamo tra loro colori che hanno un diverso valore,
ovvero un colore più chiaro con uno più scuro, otteniamo un
contrasto cromatico. Il contrasto sarà tanto più alto quanto più sono
estremi i due colori in termini di chiaro/scuro. Per capirci: il
contrasto più alto in assoluto è dato dal bianco e dal nero.
Viceversa, un basso contrasto è quello che vede abbinati due o più
colori vicini su quella famosa scala di grigi di cui abbiamo parlato nel
capitolo precedente. Un buon esempio di basso contrasto sono le
fantasie cachemire oppure le stampe mimetiche, perché hanno al
loro interno colori molto omogenei in termini di valore.
Ancora una volta quindi parliamo di variabili indipendenti,
perché il contrasto può verificarsi a prescindere da valore, sottotono
e intensità dei colori che stiamo combinando. Anche noi abbiamo un
contrasto che può essere più o meno forte, dato dalla comparazione
di pelle-occhi-capelli.
Per semplificare il concetto, faccio ricorso a un grafico cartesiano,
proprio come quelli che abbiamo studiato a scuola. Sull’asse verticale
misuriamo il valore: 1 è il più basso, ovvero quello più scuro; 10 è il
più alto, ovvero quello più chiaro. Sull’asse orizzontale invece
riportiamo i riferimenti di occhi, pelle e capelli.
Come procediamo? Assegniamo a ciascuno dei tre elementi il proprio
valore. Ad esempio: su una scala di grigi, qual è il valore degli occhi?
Ovvero quanto sono chiari o scuri? Stesso discorso per il valore della
pelle e infine per i capelli. Una volta segnati i tre valori sul grafico,
non resta che unire i puntini e controllare se sulla scala del valore
pelle, occhi e capelli si assestano sullo stesso punto o creano un forte
contrasto.
Le domande da porsi dunque sono: c’è contrasto tra il colore degli
occhi e quello dei capelli? C’è contrasto tra il colore della pelle e
quello dei capelli? Se il grafico è abbastanza piatto, allora il contrasto
è basso.
Nel prossimo grafico vediamo l’esempio di una persona con occhi
molto scuri, pelle scura e capelli scuri. Il valore di questi tre elementi,
misurato sull’asse verticale, risulta abbastanza omogeneo: ci
aggiriamo tra il valore 1 e il valore 3, senza picchi di valore alto.
Naturalmente, il contrasto sarebbe basso anche nel caso in cui pelle,
occhi e capelli fossero tutti e tre chiari, come nel grafico qui sotto:
Oppure, ancora, il contrasto rimane basso anche nel caso in cui tutti
e tre i valori siano intermedi, perché quello che rende basso il
contrasto è che la linea che li unisce è quasi piatta.
Viceversa, c’è alto contrasto quando riscontriamo un forte scarto
di valore tra i tre elementi, come nel grafico che segue. Come vedete,
si tratta di una persona con occhi scuri, pelle molto chiara e capelli
scuri. Il valore di questi tre elementi, misurato sull’asse verticale,
risulta disomogeneo e tutt’altro che lineare: abbiamo due valori di
livello 1 e un picco di livello 9.

Non importa quale dei tre elementi crea contrasto con gli altri: il
risultato del grafico sarebbe comunque disomogeneo anche nei casi
di pelle e occhi molto chiari con capelli scuri, oppure di pelle e capelli
chiari e occhi scuri. Ancora una volta parliamo di variabili
indipendenti, non importa quale sia il sottotono o l’intensità: il
contrasto è una variabile a sé.
Ci atteniamo principalmente al mix pelle-occhi-capelli, ma per
completezza vi faccio presente che esistono altri elementi di
contrasto, seppur minori: sopracciglia particolarmente scure rispetto
alla pelle, sclera dell’occhio molto bianca abbinata a un’iride molto
scura, denti molto bianchi sulla pelle nera e così via.
Dopo aver visto come misurare il livello di contrasto, scopriamo
come utilizzare tale informazione.
Come dicevo anche per altre variabili, il principio guida è sempre
la regola della ripetizione. Il livello di contrasto che indossiamo
dovrà essere commisurato al livello di contrasto dei nostri colori
personali. Se una persona presenta forti contrasti nei suoi colori
personali sarà valorizzata da forti contrasti cromatici. Per fare un
esempio, il bianco e nero è un accostamento fantastico per chi ha
capelli scuri e pelle chiara.
Viceversa, se una persona presenta un basso contrasto nei colori
personali, allora sarà valorizzata da accostamenti tono su tono, senza
forti stacchi cromatici, altrimenti rischia di esserne sopraffatta. Ma a
cosa ci riferiamo nello specifico quando parliamo di contrasti che
possiamo indossare? Innanzitutto agli abbinamenti: il classico
smoking nero con camicia bianca donerà molto di più a una persona
con un forte contrasto che non a chi ce l’ha basso. Ma anche alle
fantasie di abiti e accessori. Ancora una volta non si tratta di
rinunciare, ma di calibrare: righe, quadri, pois vanno benissimo per
tutti, con l’unica accortezza che chi ha alto contrasto li sceglierà più
netti e contrastati, chi invece ha basso contrasto preferirà
accostamenti più morbidi, tenendosi alla larga dall’effetto optical.

IL FOCAL POINT

Quando parliamo di abbigliamento, i forti contrasti negli abbinamenti cromatici ci


permettono di creare un focal point, cioè un punto focale lì dove c’è lo stacco tra i
due colori. Si chiama focal point perché attira inesorabilmente lo sguardo di chi ci
osserva. Il punto di stacco è ben visibile e ci può aiutare a mettete in risalto una
parte del corpo che vogliamo enfatizzare: pensate ad esempio a una bella cintura
a contrasto col vestito, per sottolineare un vitino da vespa. Il cinturino alla caviglia
invece mette in evidenza la parte bassa della gamba, a meno che non sia nude e
allora il contrasto si annulla.
Potete ben immaginare che il focal point può rivelarsi un brutto passo falso
quando lo collochiamo su un nostro punto debole. Un esempio? Un focal point
che creiamo spesso è la maglia a contrasto con il pantalone: quando l’orlo della
maglia cade sui fianchi, sta evidenziando proprio quella zona del corpo. Se
quindi i fianchi sono il vostro punto debole, dovreste portare la maglia più lunga o
leggermente più corta. La regola aurea infatti è non far mai cadere l’orlo sulla
parte più larga della figura o sulla parte critica in generale. Mi riferisco all’orlo
della maglia, ma anche della giacca e della gonna: se non vi piacciono i vostri
polpacci o se avete le gambe vare o valghe, l’orlo deve cadere appena prima o
appena dopo il punto critico.

Un’ultima, ma non meno importante, applicazione del contrasto


riguarda le scelte beauty come la colorazione dei capelli e il make-up.
Nei prossimi due paragrafi ne vedremo delle belle!

La colorazione dei capelli e il contrasto


cromatico
La colorazione dei capelli è una scelta complicata. Conosco persone
disposte a sperimentare di tutto in fatto di beauty, hanno un’elevata
propensione al cambiamento e non hanno paura di rischiare.
Persone che nella vita cambiano diverse colorazioni: bionde, more,
rosse, e hanno anche provato le diverse tecniche di mèches, shatush,
balayage e chi più ne ha più ne metta. Sono sempre in transizione: si
stufano subito e hanno bisogno di vedersi sempre diverse. Il loro
approccio, quindi, è molto più sereno: «Provo, se non mi piace,
cambio di nuovo».
Poi c’è chi vive con frustrazione la seduta dal parrucchiere e non è
mai contento. Altri infine si guardano bene dal cambiare il colore
naturale: è tanta l’ansia di sbagliare che non tingono mai i capelli
fino alla comparsa dei primi fili bianchi. A volte non cedono alla
tentazione neanche in quel caso. Ma perché? Un po’ per paura, e un
po’ per non contraddire Madre Natura: «Se questo è il mio colore
naturale, sicuramente è il migliore». In molti casi in effetti è così. Ma
in altri casi è possibile migliorare persino l’opera della natura
seguendo ed enfatizzando le nostre caratteristiche cromatiche
personali, soprattutto in termini di sottotono e contrasto.
Del sottotono abbiamo già detto: chi ha colori caldi userà
colorazioni calde; chi ha colori freddi preferirà colorazioni fredde.
Anche nel caso dei capelli, valore e sottotono sono due variabili
indipendenti. Ad esempio, raffreddare un castano non vuol dire farlo
diventare nero, ma semplicemente eliminare le sfumature dorate,
nocciola o ramate. Allo stesso modo, è di cruciale importanza
assecondare il nostro contrasto.
Per analizzarne il livello ho ideato e messo a punto un metodo che
utilizza i tessuti a righe. Coperti i capelli con un drappo o una fascia
bianca, mettiamo sotto il viso un telo a forte contrasto con righe
bianche e nere, poi lo confrontiamo con un telo a contrasto più
attenuato con millerighe bianche e grigie. Confrontiamo la reazione
del viso con il primo e con il secondo drappo: se ci valorizza quello
optical, possiamo dire di avere un alto contrasto. Se viceversa il
secondo ci appare più in armonia con i nostri colori, allora abbiamo
un contrasto basso. Con quale criterio possiamo affermare che sta
meglio una riga anziché un’altra? Le righe bianche e nere possono
mettere in risalto i lineamenti e rendere più incisiva la nostra
immagine. Viceversa, possono anche rubarci la scena quando lo
sguardo è catturato dal drappo e non dal viso.
Una volta appurato il nostro livello di contrasto di partenza,
possiamo pensare alla colorazione dei capelli valutando se schiarire o
scurire per accentuare il contrasto. Facciamo un esempio, aiutandoci
con il grafico seguente. Una persona ha capelli di un castano
intermedio, pelle molto chiara e occhi castani con una bella sclera
bianca. Le righe confermano che funziona meglio il contrasto alto,
dunque consiglio di enfatizzare il naturale contrasto dei suoi colori,
ottenendo un «effetto Biancaneve». Come posso aumentare il
contrasto? Scurendo i capelli e schiarendo il colore della pelle, ad
esempio usando un fondotinta più chiaro anziché la terra
abbronzante.
Chi ha contrasto alto regge molto bene le colorazioni più estreme,
come il nero corvino. Ovviamente non possiamo non tener conto
dello stile personale: il contrasto rende il look più deciso, non
necessariamente dark o aggressivo, ma di sicuro più forte. Casi
estremi a parte, persino un biondo può modulare il contrasto con la
pelle, ad esempio lasciando la base dei capelli più scura, come una
naturale ricrescita. Tante volte si sceglie volontariamente di non
tingere dalla radice proprio per lasciare un minimo di contrasto a
incorniciare il viso.
Negli ultimi tempi molte celebrità hanno abbandonato il mito
dell’abbronzatura e hanno scelto di enfatizzare il contrasto. Sempre
che ci sia un potenziale contrasto nei loro colori di base.
Oltre a essere una scelta di stile, a volte il contrasto è una scelta
correttiva di alcune piccole o grandi problematiche della pelle. Mi è
capitato piuttosto di recente di dare consigli a una donna con una
pelle molto sensibile: il suo incarnato era spesso arrossato e
vagamente lucido.
Aveva consultato diversi dermatologi e le cure non avevano mai
sortito i risultati sperati. Le ho suggerito di eliminare dai capelli le
sfumature nocciola, che infiammano ulteriormente la pelle fredda e
arrossata, e di aumentare il contrasto scurendo un po’ la colorazione.
Ebbene, questa persona non ha risolto il problema della sua pelle,
che continua ad aver bisogno di cure e attenzioni, ma esteticamente
ha trovato un valido compromesso. Insomma, il parrucchiere per il
momento è riuscito laddove il dermatologo si è fermato.
In altri casi, invece, la prova con i drappi dà un esito opposto: la
preferenza per le righe più omogenee conferma che non ci dev’essere
troppo stacco tra occhi, pelle e capelli, perché finirebbero per
indurire i lineamenti della persona, facendola apparire più
aggressiva o più vecchia. Se possibile, quindi, è meglio rendere il
complesso cromatico più morbido e omogeneo per addolcire i
lineamenti. Di solito lo si fa con il passare degli anni. Nel grafico che
segue partiamo da pelle intermedia e capelli scuri e vediamo come si
può appiattire la linea originale con due semplici mosse: basta
schiarire un po’ i capelli e scurire leggermente la pelle con l’aiuto del
make-up o del sole. Il tutto sempre nel rispetto del sottotono della
persona.

Nei grafici finora abbiamo riportato i tre elementi di base: pelle,


occhi e capelli. Ma potremmo tranquillamente allungare l’asse
orizzontale e inserire altre componenti, come la barba o le
sopracciglia. Un uomo calvo può modulare il proprio contrasto
lasciando crescere la barba scura su un viso piuttosto chiaro o,
viceversa, scegliere di rasarla. Allo stesso modo, una donna dagli
occhi chiari può contrastarli tingendo le sopracciglia di una tonalità
leggermente più scura. La lista dei dettagli per lavorare sul contrasto
potrebbe allungarsi includendo gli occhiali e persino il rossetto.

Perché il rossetto rosso non sta bene a tutte?


Il rossetto rosso è uno dei classici del beauty, ma è anche un grande
dilemma. Vi siete mai chiesti perché su alcune persone risulta
estremamente elegante e su altre diventa pesante e volgare?
Ha a che fare con diversi fattori, tra cui sicuramente il sottotono,
ma la chiave del rebus è soprattutto nel contrasto. Il rossetto altro
non è che un elemento di contrasto sul viso, come le sopracciglia
scure, la barba e altri dettagli. Il principio di base per scegliere la
colorazione è sempre quello della ripetizione: se una persona ha alto
contrasto, reggerà alto contrasto. Anche quello del rossetto. Più il
contrasto nel mix pelle-occhi-capelli è alto, più il rossetto acceso ci
valorizza, perché è un contrasto in un quadro di contrasti. Pensate a
Dita von Teese e alla sua pelle di porcellana in contrasto con i capelli
corvini o a Gwen Stefani e al suo contrasto cromatico dato da occhi
nerissimi e capelli platino: difficile immaginarle senza rossetto rosso.
Ovviamente richiede anche un bel sorriso e delle labbra dalla
forma regolare. Se avete un buon livello di contrasto, ma mancano
queste due condizioni, potete rinunciare al rossetto compensando
con degli occhiali rossi, sempre che siano coerenti con il vostro stile.
Se invece il contrasto è medio-basso è meglio scegliere rossetti in
tonalità più attenuate perché in questo caso un rossetto troppo forte
in un quadro molto omogeneo risulterebbe una nota stonata o un
pugno in un occhio. Un buon esempio è Eva Mendes: il suo mix
pelle-occhi-capelli è scuro e omogeneo, senza contrasti tra i vari
elementi. Il rossetto è tipicamente nude.
Il contrasto ci svela anche perché il rossetto rosso dona meno
d’estate che d’inverno. L’abbronzatura estiva riduce il contrasto e
rende il mix più omogeneo facendo apparire meno piacevole e
armonioso il rossetto, che non trova più corrispondenza nel mix
complessivo. Quando dopo i mesi estivi la pelle torna chiara e si
fanno più acuti i contrasti, allora torna prepotentemente in scena
anche un bel rossetto acceso.
–5–
L’INTENSITÀ

La saturazione del colore


L’intensità fa riferimento al grado di saturazione del colore, ovvero ci
dice quanto sia carico e deciso. I colori intensi sono anche detti puri,
perché non sono né sporcati, né attenuati e conservano un alto livello
di brillantezza. Viceversa, i colori a bassa intensità risultano più
tenui, polverosi e delicati. Di fatto è come se avessero perso
brillantezza, dunque appaiono più opachi o, in un certo senso, più
spenti. Non sono colori meno belli, anzi, sono spesso quelli più
eleganti: pensate al color cipria, al greige di Armani e a tutte le
tonalità sabbiate o madreperlate.
Per capire cosa si intende per colore a bassa intensità, vi propongo
un esempio casalingo: se metto in lavatrice una maglia di un bel
giallo brillante e, sbadatamente, finisce nel lavaggio anche un calzino
nero, alla fine mi ritroverò una maglia ingrigita: non è diventata più
chiara o più scura, ha solo perso brillantezza, e il colore che prima
era puro si è «sporcato» di grigio. Ecco, immaginate i colori soft, cioè
a bassa intensità, come se fossero «sporcati» di grigio. Per usare
un’altra metafora casalinga, passiamo dalla lavatrice al tostapane: la
mattina mettete la vostra fetta di pane bianco nel tostapane e dopo
pochi secondi ne esce fuori un po’ bruciacchiata, con una patina color
biscotto. In questo caso, la fetta di pane è stata «sporcata» non di
grigio, ma di beige. In ogni caso, il colore originale è stato attenuato,
reso più soft.
Vediamo insieme come riconoscere l’«intensità» nelle persone.
Gli elementi che rendono i nostri colori personali più intensi sono i
capelli molto scuri o molto lucidi, oppure la pelle particolarmente
liscia e radiosa, che sia chiara o scura non importa. Vi ricordo ancora
una volta che anche l’intensità è una variabile indipendente rispetto
alle altre, perché non influenza il livello di sottotono o di valore del
colore stesso.
Un importante elemento di intensità è la brillantezza degli occhi.
Non basta che l’iride sia chiara; deve proprio essere brillante, ovvero
si deve vedere da lontano. In alcune persone, i bellissimi occhi chiari
si notano solo da vicino. Ovviamente anche occhi scuri possono
regalare uno sguardo intenso: lo abbiamo visto a proposito della
sclera molto bianca e del piacevole contrasto che può creare.
Una delle caratteristiche che può rendere intensi i nostri colori è
proprio il contrasto, che sia tra pelle e capelli, oppure tra occhi e
capelli, oppure ancora tra sorriso e pelle, o in altre combinazioni.
La regola della ripetizione ci suggerisce ancora una volta di
assecondare le nostre caratteristiche. Chi ha colori bright userà colori
brillanti; chi, al contrario, non risponde a nessuno di questi indizi,
allora ha colori soft e userà colori più attenuati. Se indossiamo colori
troppo brillanti rispetto alle nostre caratteristiche cromatiche
spiccherà l’abito e non la persona. Fate attenzione: un colore più
forte di noi finisce per rubarci la scena! Se, al contrario, indossiamo
colori troppo tenui e spenti rispetto ai nostri colori personali,
rischiamo di sembrare tristi e giù di tono o di passare del tutto
inosservati.
Questa è la regola, ma mi piace introdurre anche un’interessante
eccezione. Ci sono persone che, pur avendo caratteristiche
cromatiche soft, reggono molto bene anche i colori bright. Questo
succede a chi ha una personalità forte e spumeggiante, un carattere
coinvolgente e vulcanico, con un alto livello di energia: a chi
definiremmo appunto «una persona brillante». Non è raro, infatti,
che una personalità «brillante» abbia anche uno stile eccentrico e
sopra le righe. Il discorso appena fatto vale per abiti, accessori, ma
anche per il make-up e la colorazione dei capelli.

Un colore intenso può essere vivace o volgare


Un concetto molto importante che vorrei passasse con questo libro è
che uno stesso colore può essere bello su una persona e davvero poco
interessante su un’altra. Ciò ovviamente non dipende dal colore in
assoluto ma dal soggetto che lo indossa, secondo la regola della
ripetizione. A proposito di colori brillanti, da un lato c’è chi li ama,
perché mettono allegria, hanno personalità, illuminano; dall’altro c’è
chi li odia perché sono chiassosi, poco eleganti e, come si dice spesso,
«sbattono».
Questi schieramenti fanno riferimento al proprio gusto personale
e alla propria personalità: il colore in sé non ha colpa e non ha meriti.
Se ci sta bene è perché stiamo bene insieme, noi e il colore che
indossiamo. Se non ci dona non è colpa del colore e non è colpa delle
nostre caratteristiche cromatiche, semplicemente non siamo fatti per
stare insieme. Nelle coppie, si chiama «incompatibilità di carattere».
Qui è un po’ la stessa cosa: ci si lascia con una placida rassegnazione
e con un comodo «non è colpa di nessuno». I guai iniziano quando ci
ostiniamo a voler indossare un colore che non ci dona: tutti abbiamo
provato almeno una volta la frustrazione di provare lo stesso rossetto
o abito di un’amica e constatare che su di noi non ha lo stesso effetto.
Nello specifico, i colori brillanti sono un po’ prepotenti, vogliono
sempre primeggiare e vanno d’accordo con persone dai colori
altrettanto forti: occhi brillanti, capelli molto scuri o con un alto
contrasto. Nessuno prevarica sull’altro, ma come due specchi riflessi
si illuminano a vicenda. Le cromie intense hanno molte frecce al
proprio arco: mettono allegria e denotano forte personalità. E,
caratteristica non trascurabile, sono compatibili con un guardaroba
da lavoro: una cravatta squillante è strategica per attirare e
mantenere l’attenzione della platea in un discorso pubblico, ad
esempio. Un sottogiacca dal colore vivace può rendere meno noioso
un tailleur. E non dimentichiamo l’effetto del focal point: il punto
d’incontro dei colori brillanti attira l’attenzione su una parte del
corpo che vogliamo valorizzare o, all’opposto, distrae l’occhio da
qualcosa che invece preferiamo tenere in secondo piano.
Ci sono alcuni tessuti, inoltre, che rendono il colore più denso o
più lucido: pensate alla profondità del velluto oppure alla
brillantezza del raso. Questo vale anche per il trucco: un gloss lucido
sarà più vivido di un rossetto matt, così come gli ombretti satinati
restano più delicati di quelli senza glitter.
Chiaramente, la maggior parte delle persone timide si tiene ben
alla larga da texture e cromie troppo intense: fa fatica a gestirle nel
proprio guardaroba e si sente a disagio quando le indossa. Ma non è
solo una questione caratteriale: l’intensità non funziona se noi non
abbiamo quella caratteristica. La volgarità non è insita nel colore
forte, è una conseguenza del fatto che non si abbina al nostro viso.
Quando mettiamo un colore sotto al viso è esattamente come quando
appendiamo un quadro al muro: non useremmo mai una cornice non
in sintonia con la parete che la accoglie e con il quadro. Perché
dovremmo farlo con i vestiti che indossiamo?

Un colore soft può essere elegante o


deprimente
Tutto il ragionamento fatto nel paragrafo precedente vale
specularmente per i colori soft. Moltissime persone li amano e non
indosserebbero altro: sono romantici, femminili ed estremamente
eleganti. Parliamo della gamma dei grigi e di tutte le tonalità
madreperla, ma anche dei delicati pastello e dei colori estivi sabbiati
e sahariani. Annoveriamo tra questi anche il tortora e tutte le tonalità
neutre e intermedie. Ma ovviamente ne troviamo di bellissimi anche
tra i colori caldi: pensate a un mercato delle spezie, tra cannella,
curcuma e paprika; oppure ai colori della terra, dal mattone al
terracotta.
Quanto ai tessuti, se velluto, raso e vernice hanno una resa più
lucida e brillante, lino, chiffon e suede sono per loro natura più soft e
attenuati. Idem per le applicazioni: paillette e swarovski sono più
brillanti, glitter e satinato più soft. In questo caso la scelta sarà
guidata dall’intensità dei nostri colori e anche dalla texture della
nostra pelle: un incarnato sano e radioso preferisce colori
mediamente più brillanti, viceversa una pelle più spenta o segnata
sarà meglio valorizzata da texture più opache.
Giocare con i tessuti può essere utile per modulare il livello di
intensità e portare con maggior disinvoltura una gamma più ampia
di colori.
Lo stesso vale per il trucco: vi piace un rossetto brillante ma
notate che non vi dona più di tanto? Attenuatelo con una matita
labbra più soft o semplicemente tamponatelo per eliminare l’effetto
eccessivamente lucido. Ovviamente la scelta di rossetti soft o
brillanti, come abbiamo visto, dipende dal nostro livello di contrasto.
Invece la texture lucida od opaca fa sicuramente riferimento
all’intensità e anche alla forma delle nostre labbra: labbra carnose
vogliono rossetti matt, labbra sottili vogliono rossetti lucidi. Per il
make-up occhi, invece, a parità di colore, possiamo considerare le
polveri più soft rispetto all’eye-liner ad esempio. Anche in questo
caso, la miscela di colori e texture diverse ci consente di giocare e
sperimentare.
Le tonalità soft sono molto apprezzate per la delicatezza e
l’eleganza, ma non sono così facili da indossare. Il problema, infatti,
è che statisticamente noi mediterranei abbiamo colori più forti, che
richiedono altrettanta intensità in ciò che indossiamo. Ecco perché
quell’amatissimo color cipria è croce e delizia per tante persone.
Quando si partecipa a una cerimonia, sembra la scelta migliore. Poi
però lo proviamo in camerino e ci rendiamo conto che ci muore
addosso, che non ricambia l’entusiasmo che noi dimostriamo nei
suoi confronti. Anche qui, non è colpa del colore, è semplicemente
distante dalle caratteristiche cromatiche che ci contraddistinguono.
Questo lo rende non sofisticato ma triste su alcune persone. Lo
stesso vale per il verde salvia, per il tortora, il malva e tanti altri
meravigliosi colori soft, che ahimè non sono per tutti. Come fare? O
ripieghiamo su una tonalità più forte, che sarebbe la scelta più saggia
e più facile, oppure siamo costretti a compensare in altro modo: con
un rossetto più acceso o con un accessorio che dia luce e brillantezza
all’outfit.
–6–
IL METODO

Le caratteristiche cromatiche cambiano nel


tempo?
Possiamo affermare con sicurezza che le caratteristiche cromatiche
non cambiano drasticamente con l’avanzare degli anni. Ciò equivale
a dire che chi nasce di una stagione non diventa di un’altra solo in
funzione della variabile tempo. Ma è vero anche che possono
subentrare delle microvariazioni che coinvolgono sottotono,
intensità e valore. Vediamo quali sono.
Per quanto riguarda il sottotono, chiariamo subito che vale la
regola generale. Il sottotono non cambia con il tempo, se si nasce
caldi non si diventa freddi, però con l’avanzare degli anni tutti noi
tendiamo a raffreddarci leggermente. Chi è caldo perde in parte
quella patina ambrata o dorata, mentre chi è già freddo con il tempo
lo diventa ancora di più. Chi ha i capelli rossi, ad esempio, da piccolo
mostra una chioma ben più dorata e tendente all’arancio – da cui il
famoso epiteto «pel di carota» – ma crescendo va incontro a un
graduale raffreddamento. Tale cambiamento coinvolge i capelli ma
anche la pelle stessa, che nei rossi è già tendente al rosato nel
sovratono. Per questa ragione chi ha i capelli rossi e li tinge, con gli
anni tende a propendere per una colorazione più orientata al biondo
ramato che al rosso. Ciò, detto tra noi, avviene anche per una ragione
tecnica che riguarda da vicino l’abilità dei parrucchieri. Solo i più
bravi riescono a riprodurre un bel rosso originale; così chi ricorre alla
colorazione, piuttosto che avere un effetto dozzinale o volgare da
capello rosso finto, preferisce smorzare un po’ il colore.
Un esempio molto interessante è fornito da chi ha capelli biondo
cenere. Con il tempo il pigmento del capello si raffredda e la radice
stessa, che già nasceva cenere, diventa ancora più grigiastra. Alcuni
di voi mi hanno fatto notare che per vent’anni hanno avuto un
parrucchiere di riferimento che ha fatto sempre la stessa tinta, dello
stesso codice, nello stesso modo ed è sempre andata bene, fino a
quando quell’ulteriore schiarimento della radice l’ha resa inadatta e
si è dovuto intervenire per correggerla. Questo vuol dire che con
l’età, pur restando nella palette personale di appartenenza,
potremmo dover rivedere i nostri riferimenti armocromatici. Nel
caso dell’autunno ad esempio si tenderà a usare meno l’arancione, o
si diraderà l’uso di alcuni gialli, e spiega perché arancione e giallo
piacciono tanto ai bambini e meno agli adulti.
Come abbiamo accennato, anche il valore tende a cambiare, nel
senso che si va verso un progressivo e complessivo schiarimento.
Non perdiamo melanina, ma diminuiscono i melanociti attivi; alcuni
semplicemente si disattivano. Per questo da adulti ci abbronziamo
meno rispetto a quando eravamo piccoli, soprattutto sul viso. Con
l’avanzare dell’età probabilmente ci piace meno l’esposizione al sole
perché la pelle fa più fatica a reagire. Anche gli occhi si raffreddano e
perdono melanina: le persone anziane hanno l’iride più chiara sia
che abbiano colori chiari che colori scuri.
L’intensità, come abbiamo visto, può dipendere dalla brillantezza
dei nostri colori o dal livello di contrasto, e diminuisce proprio
perché con l’età si attenua la brillantezza dei colori; la pelle diventa
opaca, i denti perdono lo smalto e la sclera si fa meno bianca. Se a
questo aggiungiamo qualche cattiva abitudine, come il fumo,
osserveremo sicuramente una lieve alterazione che influirà
ulteriormente su brillantezza e contrasto. Molte di queste variazioni
legate all’età possono essere meno impattanti se ci si prende cura del
proprio corpo e si presta attenzione a mantenerlo in salute.

Gli errori più comuni nell’analisi del colore


Prima di procedere è giunto il momento di fare una breve carrellata
sugli errori più comuni nell’analisi e come evitarli.
Innanzitutto è importante non assumere a priori un’ipotesi come
prescelta e farla diventare una tesi che ha semplicemente bisogno di
qualche prova per essere confermata. Ad esempio, se prima di
iniziare vi siete già convinti di essere autunno per vari motivi,
cercherete in ogni vostra caratteristica la prova di appartenere a
quella stagione. Farete molta fatica a riconoscere i colori che vi
donano di più e quelli che vi donano di meno, perché non siete
obiettivi nella valutazione. Di fatto, in questo modo l’analisi è
inesorabilmente pregiudicata.
Non a caso ho usato l’esempio dell’autunno, dato che la maggior
parte delle persone pensa appunto di esserlo per il solo fatto di
abbronzarsi facilmente o di avere i capelli castani. Convinti di avere
colori autunnali, molti tendono a usarli per il trucco, i capelli e
l’abbigliamento. Quando viene fuori la verità? Quando finalmente ci
si strucca, si coprono i capelli e inizia la prova con i drappi colorati.
In quel momento si scopre allora che il blu è molto valorizzante e
non è affatto un colore nemico, e che intensità e contrasto non sono
quelli che sospettavamo.
In generale, gli errori in cui si può facilmente cadere sono tutti
quelli che si basano su una valutazione «a occhio». Certo, come
dicevo, l’esperienza aiuta a farsi un’idea, ma deve comunque basarsi
su un ragionamento logico che tiene conto di tutte le variabili. Molto
spesso riscontro degli errori di valutazione piuttosto ingenui, perché
frutto di catalogazioni approssimative di questo tipo:

capelli scuri = inverno;

capelli castani = autunno;

capelli biondo chiaro = estate;

capelli biondo scuro = primavera.

Questa catalogazione non è attendibile, perché non tiene conto di


sottotono, intensità e contrasto. Di fatto si basa sul valore dei capelli,
che peraltro nell’analisi vanno coperti perché è la pelle che comanda.
Per non parlare del fatto che da questa analisi restano escluse le etnie
al di fuori di quella caucasica, perché osservando principalmente il
colore dei capelli si dà per scontato che la pelle sia sempre chiara. E
qui un concatenarsi di luoghi comuni come «i cinesi sono tutti
inverno», «gli africani sono tutti autunno» e altri falsi miti, che
abbiamo già sfatato nei capitoli precedenti.
Un’altra equazione errata è pelle chiara = fredda e pelle scura =
calda. Non mi dilungherò perché è un argomento che abbiamo già
affrontato a proposito del sottotono, ma quello che mi preme
sottolineare qui è che questo approccio non solo confonde due
variabili indipendenti – valore e sottotono appunto – ma ne sta
ignorando una molto importante che è l’intensità.
Fatte queste premesse, è facile dedurre che l’armocromia non si
può imparare su internet, leggendo qualche blog amatoriale o i
commenti di qualche analista improvvisato. Oggi siamo tutti abituati
a chiedere a Google di fugare qualsiasi nostro dubbio, ma non
dovremmo mai dimenticare che il risultato di un motore di ricerca
non può essere comparato con un parere medico, tecnico o
professionale di alcun tipo. L’unico modo certo per scoprire la
propria stagione è sottoporsi a un’accurata analisi dal vivo, restando
sempre aderenti al metodo, per non cadere nei facili tranelli da cui vi
ho appena messo in guardia.

Come scoprire la nostra stagione


Per scoprire qual è la nostra stagione di riferimento (o quella di
chiunque altro) possiamo scomporre l’analisi in quattro fasi:

indagine;

osservazione;

prova empirica;

logica matematica.

L’indagine fa riferimento a una serie di domande riguardo al mix


pelle-occhi-capelli. Ad esempio, che colori avevamo da bambini o
quali sono i colori dei nostri genitori. Ma anche: come reagisce la
nostra pelle al sole o, viceversa, che aspetto ha quando non prende
sole per tanti mesi, rimane dorata o tende a ingrigirsi? Come cambia
nei mesi invernali? Queste domande sono un’utile premessa per farci
una prima idea. Poiché parliamo di indagine, considerate queste
informazioni come indizi: da soli non costituiscono una prova e non
devono farci giungere a semplicistiche conclusioni. Siamo solo nella
fase preliminare.
La seconda fase, l’osservazione, prevede che ci si soffermi sulla
pelle del viso, la radice dei capelli, l’iride e la sclera dell’occhio, le
orecchie, le gengive, i denti e tutte le altre caratteristiche di cui
abbiamo parlato in questa seconda parte del libro. Ovviamente,
l’osservazione insieme al risultato dell’indagine comincia a delineare
delle piste e a escluderne altre. Ma ancora una volta attenzione a non
chiudere troppo presto alcune porte.
La terza fase prevede la prova empirica con i drappi. Una volta
coperti i capelli e neutralizzati i colori indossati in quel momento,
cominciamo con l’analisi del sottotono. E lo facciamo mettendo sotto
il viso una serie di drappi a due a due simili per intensità, ma diversi
per sottotono. Ad esempio: un fucsia e un arancione; un rosso fragola
e un rosso corallo; poi, a seguire, un rosa cipria e un albicocca. Di
solito si inizia proprio con i rossi, che sono un’ottima guida per la
definizione del sottotono, e si valuta come reagisce l’incarnato ai
colori freddi e a quelli caldi. Se non dovessero essere sufficienti i
drappi rossi, la prova del nove è costituita dai drappi metallici:
argento corrisponde al sottotono freddo, oro corrisponde a quello
caldo. Su alcune persone sarà immediatamente lampante, su altre
invece il sottotono è meno evidente. In ogni caso, ci serve come
primo grande spartiacque.
Le stagioni dell’armocromia sono quattro: primavera e autunno
sono quelle calde, estate e inverno le fredde. Se procediamo per
esclusione, una volta stabilito che il sottotono, ad esempio, è caldo,
possiamo già escludere con certezza estate e inverno. Quindi da
quattro stagioni iniziali, dopo la prova dei drappi rossi e metallici, ce
ne ritroviamo due.
Come stabilire a quale delle due apparteniamo? A questo punto ci
viene in soccorso l’intensità. Continuiamo con il nostro esempio: per
capire se la stagione corretta è la primavera o l’autunno, utilizziamo
la variabile che le distingue. Sono entrambe palette dai colori caldi,
ma la prima ha colori accesi e brillanti mentre la seconda ha colori
più tenui e polverosi. Utilizzeremo i verdi di ciascuna delle due
palette rimaste: confronteremo sotto il viso un verde prato della
primavera con un verde oliva dell’autunno e verificheremo le
condizioni di cui abbiamo parlato nel capitolo dedicato all’intensità.
Se i colori accesi sono più valorizzanti, escluderemo l’autunno e ci
ritroveremo una sola stagione: la primavera. Se invece funzionano
meglio le cromie più tenui vorrà dire che siamo in presenza di un
autunno.
Per riepilogare, ecco un semplice schema ad albero decisionale:

Ma non finisce qui: i drappi servono solo per fornire una prova
empirica; per concludere l’analisi facciamo riferimento alla parte più
scientifica del metodo, la quarta. Alla pagina seguente troviamo un
semplice schema su piano cartesiano che ci consente di mettere in
ordine le diverse variabili e arrivare alla soluzione seguendo la logica.
Sull’asse orizzontale abbiamo il sottotono (freddo o caldo), mentre
sull’asse verticale misuriamo il livello di intensità (alta o bassa).
Incrociando queste prime due variabili otteniamo quattro quadranti
a cui corrispondono le quattro stagioni.
In particolare, sulla sinistra avremo le due stagioni fredde,
inverno ed estate: rispettivamente inverno in alto perché di intensità
alta ed estate in basso, perché di intensità bassa. Specularmente,
sulla destra avremo le due stagioni calde, primavera e autunno: la
prima in alto, perché di intensità alta, e autunno in basso perché di
intensità bassa.
Per quanto riguarda valore e contrasto, solitamente, la primavera
ha livelli di valore e contrasto medio-alti; l’autunno ha entrambi
medio-bassi. L’inverno ha un valore medio-basso e un’intensità
medio-alta; l’estate ha un valore medio-alto e un contrasto medio-
basso.

Quando parlo di sottotono, valore e intensità della stagione, mi


riferisco sia ai colori della persona che della palette: le caratteristiche
infatti coincidono, grazie a quella famosa regola della ripetizione che
vi ho più volte illustrato nei capitoli precedenti.
Cosa sono i sottogruppi
Dei limiti delle quattro stagioni abbiamo già parlato: non si può
pensare di catalogare tutti i colori dell’umanità in sole quattro
caselle. Ecco perché già a partire dagli anni Novanta sono nate nuove
teorie per ampliare lo spettro. La cosiddetta Flow Theory, come dice
il nome stesso, fa riferimento allo scivolamento (dall’inglese to flow)
da una stagione all’altra. O almeno in parte.
Una persona può presentare caratteristiche proprie di due
stagioni diverse, e questo rende difficile collocarla pienamente in una
sola tipologia. Per capire meglio la Flow Theory, partiamo proprio
dalle caratteristiche di ciascuna stagione che per comodità ho
riassunto in questo specchietto:

sottotono valore intensità

PRIMAVERA caldo (warm) alto (light) alta (bright)

ESTATE freddo (cool) alto (light) bassa (soft)

AUTUNNO caldo (warm) basso (deep) bassa (soft)

INVERNO freddo (cool) basso (deep) alta (bright)

Se proviamo a visualizzarle sul piano cartesiano tutto diventa più


chiaro:
Come si vede anche a colpo d’occhio, ogni stagione confina con le
altre tre, condividendo con ciascuna una sola caratteristica, in
termini di sottotono, valore e intensità. Per esempio, l’inverno
confina con l’estate lungo l’asse orizzontale del sottotono; con
l’autunno trasversalmente al valore; con la primavera lungo l’asse
verticale dell’intensità. È legittimo dire che una persona inverno può
in parte scivolare in una delle altre tre stagioni.
Una volta scoperta la nostra stagione, come facciamo a sapere
verso quale delle altre tre stagioni siamo sbilanciati? Dipende dalla
caratteristica più spiccata che ci contraddistingue, che per alcuni è il
sottotono, ma per altri può essere l’intensità oppure il valore. Per
capire meglio il meccanismo, ci viene in aiuto un’altra importante
teoria: la Tonal Theory.
Questa teoria in parole semplici dice: prendiamo in
considerazione prima di ogni altra cosa la caratteristica dominante
della persona, poi, in un secondo momento, la collochiamo nella sua
stagione aggiungendo le altre caratteristiche mancanti.
Facciamo qualche esempio attingendo alle dive del cinema. La
caratteristica dominante di Liz Taylor è senz’altro l’alta intensità: le
due stagioni in alto sul piano cartesiano sono inverno e primavera.
Considerando che il sottotono della diva è freddo, non ci rimane che
escludere la seconda e stabilire che la sua stagione è l’inverno.
Un altro interessante esempio è Katharine Hepburn. I suoi capelli
fulvi costituiscono la caratteristica dominante calda, ma ci sono solo
due stagioni dal sottotono caldo: primavera e autunno. Considerando
che la sua intensità non è particolarmente alta, possiamo stabilire
che la stagione di appartenenza rimane l’autunno.
Possiamo dire che Liz Taylor è winter bright: ha certamente tutte
e tre le caratteristiche dell’inverno, ma la sua dominante è la
brillantezza. Ecco perché si colloca in quello spicchio in alto,
direttamente attaccato allo stesso spicchio bright della confinante
primavera. Allo stesso modo, Katharine Hepburn fa parte dello
spicchio warm dell’autunno, ancora al confine con la primavera, ma
questa volta sull’asse del sottotono, perché quella è la caratteristica
dominante. Il fatto che sia autumn warm non vuol dire che non
abbia le altre due caratteristiche dell’autunno, ma semplicemente
che le ha in misura minore, meno spiccate rispetto al sottotono.
Ovviamente, per ripetizione, se faccio parte di uno spicchio della
stagione al confine con un’altra, anche i colori della mia palette
attingeranno in parte alla stagione di confine.
Si parla invece di stagione pura o assoluta quando la persona non
ha una caratteristica dominante, ma incarna omogeneamente le tre
caratteristiche della stagione, quindi non è sbilanciata verso un’altra
stagione, ma è perfettamente centrata nel proprio quadrante. In
questo caso i colori della palette non attingeranno all’esterno.
Ci siamo addentrati nella parte più tecnica della disciplina, non
proprio immediata ma necessaria per un’analisi completa e
oggettiva. Nella terza parte del libro avremo modo di approfondire
l’argomento delle stagioni e dei sottogruppi individuando le relative
applicazioni pratiche grazie a numerosi esempi e suggerimenti.
L’armocromia non è un’opinione
Possiamo affermare che l’armocromia non è un’opinione per diverse
ragioni. La prima, di natura empirica, è che per eseguirla è
necessario possedere un metodo ben preciso e per attuare tale
metodo sono necessari determinati strumenti. Ho messo a punto
questo metodo conciliando due cardini del mio background:
l’esperienza su migliaia di casi e la laurea in Economia. Scusate
quindi se ogni tanto emerge la bocconiana che è in me, ma credo che
gli schemi che abbiamo visto siano un valido supporto per una
materia molto complessa. L’obiettivo è rendere la teoria più semplice
e intuitiva e svolgere consulenze affidabili e oggettive, riducendo al
minimo la tendenza a essere imprecisi o, peggio ancora, a tirare a
indovinare. Non si può eseguire un’analisi armocromatica a naso.
Spesso in internet ci imbattiamo in siti che danno per scontate
molte cose sull’argomento e risolvono la questione in modo
sbrigativo e superficiale facendo apparire tutto semplice e lineare.
Non lasciatevi ingannare: questa materia è tanto affascinante quanto
complessa. Per non sbagliare e per rendere più rigorosa possibile
l’analisi, come avete visto, io mi affido alla matematica. La
matematica, si sa, non è un’opinione e neanche l’armocromia lo è.
Faccio largo uso di piani cartesiani e schemi riassuntivi in cui colloco
le caratteristiche del soggetto per limitare il più possibile il rischio di
imprecisione. La domanda più ricorrente che mi sento rivolgere
online è: «A quale stagione appartengo o appartiene tizio?» Una
risposta secca e rapida presupporrebbe la possibilità di individuare la
stagione da qualche foto. Molto spesso lo è, almeno per i consulenti
più esperti, ma nonostante la sicurezza che viene dall’esperienza
pluriennale e l’occhio allenato, io preferisco non sbilanciarmi mai a
una prima occhiata. Il consulente onesto si riserva di eseguire
un’analisi approfondita, dal vivo e completa, come abbiamo visto nei
paragrafi precedenti, prima di emettere un verdetto.
Un altro fattore che rende l’analisi oggettiva è evidente a chi
frequenta i miei corsi. Molto spesso è la classe che decreta la lettura
dei colori del soggetto analizzato perché, quando uso i drappi e li
accosto al viso, da buona ambasciatrice lascio che a parlare siano i
colori stessi. Nel momento in cui arriva quello che nasconde i difetti,
le discromie cutanee e le rughe, i miglioramenti sono
immediatamente visibili a tutti.
Per questa ragione non chiedo mai al cliente «cosa ti piace» ma
«con cosa ti piaci». C’è una bella differenza. In armocromia non si
tratta di individuare il colore che piace di più, ma quello che ci
valorizza di più. Quando alterno i drappi, quindi, chiedo al soggetto
di concentrarsi sul suo viso e non sul colore, per cogliere le variazioni
di risultato tra una cromia e l’altra.
I colori hanno effetti diversi su persone diverse. Questo rende
oggettiva la prova e relativo il colore. Un colore non è bello o brutto:
quello che a una persona non sta bene diventa illuminante e
giustissimo su un’altra.
•••• terza parte ••••

TUTTE LE STAGIONI
DELL’ARMOCROMIA
LA STORIA DI PAOLO

Quando è entrato nel mio studio, Paolo aveva l’aspetto di quello che
comunemente si definirebbe un «tipo strano». In senso buono,
naturalmente: una persona particolare, diversa dalle altre.
La sua immagine era un po’ trascurata: maglione beige oversize,
pantaloni grigi, capelli un po’ in disordine. Eppure, aveva una dignità
nei modi e un’intelligenza nello sguardo che non mi hanno mai fatto
dubitare per un attimo che fosse una persona in gamba. Solo, un po’
speciale.
Ho provato a capire come mai si fosse rivolto a una consulente
d’immagine, se per motivi personali o professionali. È stato un po’
elusivo, quindi non ho insistito, ma era chiaro che Paolo fosse un
uomo solo. Sapeva essere ironico e anche divertente, ma si
percepiva sempre una nota di malinconia nei suoi occhi.
Paolo è un imprenditore, si occupa di design e in parte è anche un
creativo, quindi mostra subito molta curiosità per l’armocromia:
«Come ho fatto a non pensarci prima, che certe teorie del colore
fossero applicabili anche alle persone?!»
L’analisi del colore è stata una grande scoperta, faceva mille
domande e sembrava davvero interessato a capire non soltanto la
sua palette personale, ma l’intero meccanismo dell’armocromia:
prendeva persino appunti. Gli interessava soprattutto l’aspetto
emozionale dei colori e, come al solito, è riuscito a stupirmi: Paolo in
età adulta si è messo a studiare e ha conseguito una laurea in
Psicologia. Insomma, è stato un piacevole pomeriggio e abbiamo
scoperto che i suoi colori sono freddi e olivastri. Non restava che
procedere con un’analisi del guardaroba, quindi abbiamo preso un
appuntamento: è stato un po’ faticoso perché, da quello che ho
capito, Paolo dedica tutta la sua vita al lavoro.
Alla fine ce l’abbiamo fatta e l’ho raggiunto a casa sua per passare in
rassegna abiti e accessori. Non lo avrei detto, ma il suo
appartamento era davvero delizioso per un uomo solo e così
assorbito dal lavoro: era su due livelli e tenuto molto bene, anche se
forse un pochino spoglio e cromaticamente neutro. Come il look di
Paolo, del resto.
Ci siamo messi subito al lavoro sul guardaroba e solo allora posso
dire di aver davvero conosciuto questo misterioso signore. Può
sembrare strano, ma lo ricordo come uno degli armadi più grandi e
più pieni che io abbia mai visto. Maglioni comprati in serie, abiti
eleganti ancora con la targhetta attaccata, cose preziose e colorate
(mai usate) accanto a pezzi vecchi o del tutto sciupati (usati invece
quotidianamente). Paolo in pratica era un accumulatore seriale e
abbiamo dovuto suddividere il lavoro in più giorni. Mi ha confessato
che gli dispiace buttare via, perché ricorda i tempi in cui non aveva
nulla.
Paolo non ha avuto una vita facile. Ha perso i genitori molto presto e
ha dovuto iniziare a lavorare giovanissimo. Ha fatto i più svariati
mestieri e ha aperto una sua attività, ma per ben due volte ha perso
tutto quello che aveva: non gli ho chiesto come, ma posso solo
immaginare quanto sia stata dura. Oggi per fortuna ha una fiorente
attività artigianale, ma le vecchie ferite rimangono.
La vera sfida era trovare il coraggio di fare una selezione in
quell’armadio, lasciarsi «il vecchio» alle spalle una volta per tutte e
riprendere in mano la propria immagine. E, possibilmente, anche la
propria vita. La chiave poteva essere solo il colore, quell’argomento
che tanto lo aveva affascinato: per farlo allenare a usare la palette,
gli ho chiesto di filtrare lui stesso i colori giusti e quelli sbagliati e in
tal modo non ha avuto remore a lasciare andare via le cose poco
donanti, quelle che non ci fanno sentire bene. Ha funzionato.
Ciò che è rimasto è stato un guardaroba essenziale e soprattutto
funzionale: uno dei problemi di Paolo, ad esempio, era capire quali
capi si addicessero alle varie occasioni di lavoro, dal cantiere alla
riunione con un nuovo cliente. Un’altra difficoltà, come spesso
succede, era legata all’abbinamento dei colori. Abbiamo diviso i capi
per occasioni e soprattutto per cromie, con tanto di post-it e palette
appiccicate alle ante. Ero stata particolarmente didascalica, in modo
che non avesse difficoltà in seguito, ma soprattutto perché si
percepiva la mancanza e il bisogno di qualcuno che si prendesse un
po’ cura di lui.
Non è stato necessario fare shopping, l’armadio era fin troppo pieno.
Ma c’era qualcosa che mi stava particolarmente a cuore: un signore
come lui non poteva andare in giro con quelle scarpe rotte, aveva
decisamente bisogno di un paio di scarpe nuove! Perciò siamo
andati insieme a comprarle e, proprio in quell’occasione, ne ho
approfittato per suggerirgli di fare una capatina dall’ottico.
Paolo non aveva mai portato gli occhiali e odiava l’idea di doverli
indossare per la presbiopia, ma ormai erano diventati necessari. Per
questo la scelta è stata molto complessa, ne abbiamo visti tantissimi
modelli e alla fine ho tentato l’azzardo: «Proviamo questi rossi, sono
luminosi, vivaci e anche vagamente creativi». Gli sono piaciuti, stava
davvero bene, ma non ha avuto il coraggio di acquistarli e io non ho
voluto insistere.
Le sedute sono andate avanti e abbiamo trovato anche un bel taglio
di capelli, concordando con il parrucchiere di vedersi ogni cinque
settimane, per tenere sotto controllo la crescita. Finalmente Paolo
aveva proprio un bell’aspetto, quello che aveva già di natura e che
faceva di tutto per nascondere e mortificare.
Solo gli occhiali erano rimasti in sospeso, ma dopo due settimane si
è presentato da me con quel paio rosso che avevamo visto insieme:
«Sì, alla fine mi sono deciso a prenderli, mi piacciono molto. E anche
in ufficio lo hanno notato tutti. A proposito, ho ripreso a fare sport».
Il nostro percorso era ormai finito ed ero contenta di questa nuova
energia di Paolo: il maglione beige oversize aveva lasciato
definitivamente il posto a delle belle giacche blu e a raffinati
maglioncini bordeaux. Paolo era ancora un signore particolare, ma
adesso il suo aspetto comunicava più vitalità.
Era troppo riservato per tenermi aggiornata e così non l’ho più
sentito per qualche anno. Fino a quando, pochi mesi fa, ho ricevuto
un messaggio con una foto del suo matrimonio. Si inizia dal colore,
poi al resto pensa la vita.
–1–
INVERNO

Le caratteristiche delle persone inverno


Partiamo dall’inverno perché è la stagione statisticamente più
diffusa, almeno dalle nostre parti, e nel bacino mediterraneo in
generale. Osserviamo il grafico riportato qui sotto e riepiloghiamo le
caratteristiche di questa stagione, che sono il sottotono freddo e
l’intensità alta. Ci troviamo nel quadrante in alto a sinistra.
A queste caratteristiche va aggiunto un valore del complesso
cromatico medio-basso. Si tratta di persone solitamente con valore
da medio-scuro a molto scuro. Infine, un contrasto medio-alto nel
mix pelle-occhi-capelli in diverse combinazioni. Il livello di contrasto
spiega perché chi ha queste caratteristiche viene bene nelle foto in
bianco e nero.
Ricordate che chiaro non vuol dire freddo e scuro non vuol dire
caldo. Nel caso dell’inverno il sottotono è sempre freddo, ma la pelle
può essere lattea, come quella dell’attrice cinese Fan Bingbing,
oppure olivastra alla Johnny Depp e molto scura come quella
dell’attrice statunitense Viola Davis.
Il valore può variare moltissimo, ma anche il sovratono: alcuni
presenteranno uno strato superficiale più rosato, come ad esempio
Anne Hathaway, altri vagamente giallino come l’americana di origine
messicana Eva Longoria. Nel primo caso, fanno fatica a prendere
colore, si scottano al sole e la pelle si arrossa facilmente, magari
anche con la comparsa di efelidi. Quando invece il sovratono è più
giallino e l’incarnato olivastro o molto scuro si abbronzano senza
difficoltà e anche in modo consistente.
Parlando di pelle, ho notato che statisticamente le persone
inverno sono quelle che presentano più facilmente occhiaie marcate.
Non che le altre non abbiano questo problema, ma nel caso degli
inverno la pigmentazione può essere davvero notevole sia con il
passare degli anni che da giovani. Una caratteristica abbastanza
ricorrente sono le labbra violacee o molto scure così come le gengive
e le altre mucose. Ovviamente si tratta di indizi: possono
verificarsene anche solo alcuni, non necessariamente tutti.
I capelli delle persone inverno possono andare dal castano cenere
dell’attore Keanu Reeves fino al nero corvino di Kit Harington
(personaggio della serie Il Trono di Spade). In ogni caso, non hanno
sfumature naturali dorate o ramate.
Invece succede regolarmente che quando si colorano i capelli e la
tinta inizia a scaricare la chioma assume un tremendo alone
rossastro violetto impossibile da eliminare. L’unico modo per farvi
fronte è aspettare che i capelli ricrescano e nel frattempo usare tanto
shampoo antirosso. Se è quello che succede ai vostri capelli,
cominciate a sospettare seriamente di essere inverno perché è una
reazione tipica di questa stagione.
Ma i capelli invernali presentano anche dei grandi vantaggi:
quando imbiancano, o nella fase di transizione sale e pepe, sono di
un bianco candido o di un elegante grigio. Non hanno mai l’alone
giallastro, che è tipico invece dei colori caldi.
Portare i capelli bianchi è una scelta di stile che alle persone
inverno dona in modo particolare. Molti uomini con i capelli grigi
sono più belli e più affascinanti rispetto a quando erano giovani. Mi
viene in mente George Clooney, a detta di molti più bello oggi
rispetto a quando recitava nelle prime serie televisive. Alcuni uomini
inverno lasciano crescere la barba bianca in armonia con la chioma
candida, e poi scelgono di tingere le sopracciglia di castano per non
perdere il contrasto e l’intensità dello sguardo. Per darvi un’idea,
l’effetto è quello alla Sean Connery.
Per quanto riguarda gli occhi, l’iride scura può essere castana,
vagamente amaranto o nocciola, ma anche molto scura e profonda.
Solitamente l’occhio scuro crea un meraviglioso contrasto con la
sclera molto bianca, per cui lo sguardo è particolarmente penetrante.
Un esempio su tutti, gli occhi della modella Kendall Jenner.
Ci sono rari e fortunati casi in cui l’iride è di valore chiaro, verde,
azzurro o grigio. Pensate agli occhi viola di Liz Taylor, sicuramente
uno degli esempi più belli della storia del cinema.
Nel prossimo paragrafo passeremo in rassegna i sottogruppi
dell’inverno; questo ci consentirà di scendere più nel dettaglio e
cogliere le differenze, spesso importanti, tra una tipologia e un’altra.

I sottogruppi dell’inverno e la stagione assoluta


Tutte le persone che fanno parte dell’inverno (winter) hanno le
seguenti caratteristiche: valore medio-scuro (deep), sottotono freddo
(cool) e intensità medio-alta (bright).
Se una di queste caratteristiche è dominante rispetto alle altre,
allora si appartiene al relativo sottogruppo, che porta appunto il
nome di quella dominante. Nel caso dell’inverno avremo: winter
deep, winter cool e winter bright.
Quando invece si posseggono le stesse tre caratteristiche
omogenee, in termini percentuali potremmo dire 33%-33%-33%,
allora parliamo di palette pura. Non avendo predominanza di una di
queste caratteristiche in particolare non si prevedono
contaminazioni con altre stagioni. In tal caso parliamo di inverno
assoluto.

Winter deep: inverno profondo (o scuro)

È
È una delle categorie più difficili da riconoscere perché a una prima
occhiata potrebbe somigliare a un autunno. La pelle è scura e si
abbronza facilmente e il sovratono può essere giallino, ma alla prova
con i drappi colorati sotto il viso i nodi vengono al pettine.
Il winter deep regge molto bene il nero e il blu scuro, colori che
invece mortificherebbero qualsiasi autunno. Questa diversa resa del
nero riguarda anche il make-up e la colorazione dei capelli: se il
winter deep lo regge anche nel beauty, per un autunno sarebbe un
pesante passo falso. Dei buoni esempi di questo sottogruppo sono
Victoria Beckham, Penélope Cruz e Lupita Nyong’o: il sottotono
potrebbe sembrare caldo, ma reggono troppo bene il nero per essere
autunno.
Questo sottogruppo presenta inoltre un contrasto medio-basso tra
pelle-occhi-capelli, ma mentre il mix autunnale rimane omogeneo, il
winter deep è caratterizzato da contrasto e intensità, perché ha una
sclera molto bianca o altri elementi di chiaro-scuro.
Come possiamo spiegare questa vicinanza tra due stagioni di
sottotono diverso? La caratteristica dominante è la profondità e non
la temperatura, perciò sono inequivocabilmente vicine, ma non
dimenticate che sono ben divise da una linea netta.
Data comunque la vicinanza tra queste due stagioni, possiamo
riscontrare un lieve slittamento del winter deep verso l’autumn deep,
con cui condividerà alcuni colori particolarmente profondi come
l’ottanio. In pratica i due spicchi deep che vedete nel grafico
diventano una «zona franca» per le due stagioni che condividono
questo sottogruppo.

Winter cool: inverno freddo


Si tratta della fascia a più bassa intensità dell’inverno. Sono per lo
più persone dai capelli castani e dalla pelle media o molto chiara,
soprattutto nel periodo invernale. Gli occhi possono essere castani o
grigiastri. Uno sguardo inesperto potrebbe scambiarli per autunno,
adducendo la motivazione dei capelli castani, ma abbiamo detto più
volte che è la pelle che comanda; quindi l’incarnato freddo o
porcellana ci riporta alla sinistra del grafico. È il caso dell’attrice
Natalie Portman e dell’attore Tom Cruise.
Chi appartiene a questo sottogruppo, di fronte alla scelta tra un
viola e l’arancio non avrà dubbi: le tonalità calde e aranciate sono
decisamente il nemico.
Ha colori piuttosto delicati e per questo motivo non ama tanto il
nero, preferendo di gran lunga il blu. Lo stesso dicasi per la
colorazione dei capelli: una tinta scura può valorizzare il contrasto,
soprattutto per uno stile un po’ dark alla Winona Ryder, ma negli
altri casi il castano freddo rimane la scelta migliore. Rientrano in
questa categoria alcuni castani cenere intermedi e in questi casi la
dominanza della caratteristica cool consente di schiarire
ulteriormente i capelli. In questo caso ci si avvicina alla palette
dell’estate, ma l’intensità medio-alta fa sì che si resti comunque nella
palette inverno.
Quanto al trucco, il nero risulta troppo forte, il marrone troppo
caldo. Il giusto compromesso è la gamma dei grigi e dei marroni
freddi, magari con qualche tocco di rosa o di prugna.
Un bravo truccatore può osare con un make-up caldo e
intermedio, ma, a meno che non si abbia un professionista a
disposizione, consiglio di fare molta attenzione a non cedere alla
tentazione di colori bronzo o aranciati.
Sull’intensità questo sottogruppo è più flessibile, ma se c’è una
cosa che non può trascurare è il sottotono che è freddo ed è la
caratteristica dominante. Si può sconfinare leggermente nell’estate
inglobando le cromie più luminose ma delicate del summer cool.
Winter cool e summer cool si incontrano sulla linea di confine del
sottotono che permette di condividere molte forme di blu, così come
alcuni verdi e viola. Lo scivolamento (ricordate la Flow Theory?)
nello spicchio cool dell’estate spiega perché questo sottogruppo stia
molto bene anche con alcune tonalità pastello. Sempre fredde, si
intende.

Winter bright: inverno brillante


La dominante di questo sottogruppo è la brillantezza, ovvero l’alta
intensità insieme all’alto contrasto. Nasce da una rara e fortunata
combinazione cromatica che vede associate le seguenti
caratteristiche: sottotono freddo, valore medio-basso, intensità e
contrasto molto alti. In pratica si tratta di persone more con gli occhi
di gemma, non importa se verdi o azzurri, ma sicuramente brillanti e
contrastati rispetto al resto. Buoni esempi sono gli attori Liv Tyler e
Joaquin Phoenix.
Ciò che contraddistingue chi appartiene a questa categoria
rispetto agli altri è la brillantezza dei colori personali, ma anche dei
colori che li valorizzano. Sono infatti tra i pochi a poter indossare
anche le tonalità fluo e più accese. Ovviamente incarnano tutte le
caratteristiche dell’inverno e per questo reggono molto bene il nero e
in generale le tonalità fredde e profonde, ma all’interno della palette
stagionale, per ripetizione, preferiscono soprattutto i colori accesi,
dal fucsia al verde smeraldo, fino al giallo limone.
Quanto al trucco, dato l’alto contrasto, sono molto eleganti anche
con i rossetti più forti e brillanti. Sugli occhi invece confermati nero e
grigio ma anche la gamma del viola come complementare dell’iride.
L’alto contrasto può essere enfatizzato artificialmente con una
colorazione di capelli più scura. Pensiamo all’attrice Megan Fox o
alla cantante Katy Perry: passare dal castano medio al castano scuro
è stata una mossa vincente.
Gli uomini possono enfatizzare il contrasto lasciando crescere uno
strato di barba nera oppure usando il gel per i capelli. I prodotti di
styling, grazie all’effetto bagnato, fanno apparire i capelli più scuri.
Un esempio nostrano è il portiere Gianluigi Buffon.
Il sottotono è molto importante, ma in questo caso l’intensità lo è
ancora di più trattandosi della dominante. Ecco perché questo
sottogruppo è spostato leggermente a destra sul grafico, scivolando
di poco nello spring bright. Così facendo può attingere a qualche
altro colore brillante come il verde menta, il turchese, il blu Maldive.
Sono solo alcuni dei colori che condividono questi due spicchi di
grafico bright.
Ciò che separa questi gruppi è il sottotono, quello che li accomuna
è la caratteristica dominante della brillantezza. Un winter bright
preferirà un bel verde prato, per quanto caldo, piuttosto che un
grigio spento, seppure freddo.

Inverno assoluto
Le caratteristiche dell’inverno assoluto corrispondono a quelle di
base della stagione, senza eccezioni, perché non «scivola» in nessuna
delle tre stagioni confinanti.
Il valore è basso, la pelle è olivastra e, quando non esposta al sole,
tende a schiarirsi rimanendo compatta, non rosata. I capelli sono
scuri e possono essere anche neri. Gli occhi solitamente sono castani.
Tra gli esempi più lampanti abbiamo l’avvocatessa Amal Clooney e
l’attrice Audrey Tautou. Il sottotono è freddo e richiede senza dubbio
i colori lunari di base bluastra, mentre l’intensità rimane alta, sia per
il discreto contrasto che per la profondità dei colori nel complesso.
Chi appartiene a questa categoria raggruppa tutte le
caratteristiche che abbiamo visto sopra ma senza le eccezioni
contemplate nei vari sottogruppi. Quanto ai capelli, consiglio di
lasciarli naturali a meno che non sia necessario colorarli per coprire
quelli bianchi. So che a volte si ha voglia di cambiare, ma piuttosto è
meglio puntare su un nuovo taglio. La colorazione migliore in questo
caso è senz’altro quella data in dotazione da Madre Natura: di solito
si tratta di bei capelli scuri, né cenere né intermedi, profondi e decisi.
Ogni volta mi stupisco quando un inverno assoluto mi dice che sono
naturali!

Il guardaroba inverno: colori amici e nemici


Per la regola della ripetizione, i colori della palette inverno hanno le
stesse caratteristiche delle persone inverno. Saranno quindi cromie
profonde, fredde e brillanti. Il guardaroba di base, così come la
capsule wardrobe, può essere in nero. Un’alternativa molto valida,
soprattutto per il sottogruppo cool, rimane il blu, mentre il grigio
funziona solo se antracite e profondo, non pallido e polveroso. È
bene scegliere i rossi di questa palette con cautela, stando alla larga
dalle tonalità aranciate. Orientatevi verso le tonalità dei frutti di
bosco: fragola, amarena, lampone, mora. Devono avere sempre una
punta di blu, quindi virare al violaceo.
Altri colori consigliati sono il verde pino, il petrolio o lo smeraldo,
purché siano freddi. Pochi i gialli in palette, e sono il limone e il lime
più vibrante, quasi acido.
Tra i colori nemici troviamo senz’altro il beige, il marrone e tutto
ciò che va dal senape al terracotta, passando per l’arancio e il
salmone. In pratica, se i colori amici sono freddi e brillanti, i nemici
sono caldi e attenuati.
Agli uomini in cerca di dritte sull’abbigliamento casual consiglio
di sostituire il pantalone beige con il color ghiaccio, simile ma più
freddo. È molto bello soprattutto abbinato alla giacca blu per uno
spezzato casual chic. Il color ghiaccio è indicato anche per gli
accessori come scarpe o mocassini.
Nell’abbigliamento da lavoro gli uomini inverno sono decisamente
fortunati. Il classico abito blu o grigio scuro abbinato ad accessori
neri e camicia bianca è il più diffuso e perfettamente in palette. Non
resta che abbinare una cravatta in una tonalità fredda e profonda e il
gioco è fatto. La mia preferita resta la cravatta burgundy con l’abito
blu navy.
Le fantasie che funzionano di più sono quelle contrastate, meglio
se a base nera, i pois, i quadri, il pied de poule e i grandi classici in
blu, come le righe marinare. Naturalmente, più è alto il contrasto
della persona e più dovrà essere alto il contrasto nelle stampe e negli
accostamenti.
Il guardaroba professional della donna sarà altrettanto semplice
(si fa per dire!): tailleur e tubini blu o nero d’ordinanza. Sottogiacca,
blouses e camicie possono spaziare nella palette attingendo a colori
più freddi e decisi o approdare a un rassicurante bianco ottico. Mai
avorio, mi raccomando.
Quanto alle occasioni speciali, direi che per gli abiti da sera in
nero non ci sono problemi. Alternative interessanti sono il petrolio, il
cremisi e l’indaco. Per le cerimonie di giorno, dove invece sono
richiesti colori più chiari e delicati, si può optare per le brillanti
varianti sorbetto, fredde e vibranti, che gli inglesi definiscono icy,
ghiacciate.
Ognuno ha un proprio colore jolly, nero e blu notte lo sono per il
sottogruppo deep, tutte le sfumature di blu per quello cool, smeraldo
e viola per il bright. L’inverno assoluto non ha preferenze, sta bene
con tutta la palette.

Accessori e must have per gli inverno


Per scarpe, borse e pelletteria il nero va per la maggiore. Sempre in
tema di colori forti, trovo molto azzeccato il bianco ottico e,
naturalmente, l’abbinamento bianco e nero. Se decidete di usare il
bianco e nero oppure il bianco e blu vi suggerisco di spezzarlo con
qualcosa di rosso, una cintura o un foulard, sempre freddo
ovviamente.
A me piace molto il giallo limone con il blu navy, così come il
verde con il viola e persino lo smeraldo con il blu elettrico, ma vi
prego di non prendermi alla lettera: all’interno di ogni palette le
combinazioni cromatiche possono essere infinite. Gli accostamenti
più audaci piaceranno soprattutto alla tipologia con dominante
bright, che per sua natura è portata al contrasto.
Molti inverno amano l’animalier e spesso mi chiedono consigli su
come gestirlo in palette. Si può scegliere un maculato con una decisa
base nera e non dorata e abbinarlo tranquillamente al total black.
Valide alternative sono lo zebrato, con il suo tipico contrasto, o in
generale le declinazioni del maculato nei colori in palette, come ad
esempio il viola.
Una menzione particolare va alle scarpe nude, che io apprezzo
particolarmente dato il loro potere allunga-gambe. Anche per il nude
esiste la versione fredda e la versione calda: in questo caso, vi
consiglio quello sulle tonalità rosa cipria.
Meglio evitare il beige anche negli accessori per due motivi.
Innanzitutto, non sarebbe in armonia con il resto dell’outfit, che
invece è declinato nei colori freddi. E poi non sottovalutate il potere
dei colori nei piccoli dettagli. Osservate il colore dei vostri piedi nel
sandaletto beige o le vostre mani con lo smalto aranciato: ve ne
renderete conto voi stesse.
Un altro colore che sostituisce egregiamente il beige per le
persone inverno è il color ghiaccio: lo abbiamo incontrato poco fa per
l’abbigliamento, ma è un’ottima scelta anche per gli accessori,
soprattutto al mare d’estate.
Gli occhiali sono un elemento decisamente strategico perché si
collocano al centro del viso e incorniciano lo sguardo. Via libera alle
montature a specchio o ai dettagli in metallo nelle tonalità silver,
mentre quelle in acetato spazieranno liberamente tra colori freddi e
profondi. Le montature da sole più classiche per questa categoria
sono in nero, bianco o a contrasto. Quelle da vista invece possono
essere nere, blu o anche viola (non abbiate paura degli abbinamenti
con gli abiti, perché state coordinando tutto in un’unica palette).
Rimanendo sul classico, non possiamo non prendere in
considerazione il tartarugato. Solitamente ha sfumature calde, ma
esiste anche nella versione fredda ovvero in un mélange con il tortora
anziché miele. In realtà, quando il tartarugato è molto scuro o molto
fitto, può andar bene anche per gli inverno.
Se gli occhiali neri vi sembrano un po’ cupi e avete voglia di
luminosità, vi suggerisco di provare quelli che hanno uno strato
trasparente o più chiaro nella parte interna della mascherina. Anche
se è poco evidente dall’esterno, si percepisce benissimo la maggiore
luminosità.
Non sottovalutate gli occhiali rossi, perché possono essere molto
strategici. Qualche anno fa ho accompagnato una mia cliente inverno
a scegliere gli occhiali da vista. Abbiamo vagliato tutte le alternative
in palette e alla fine ci siamo arenate nell’indecisione tra un rosso
fragola e un classico nero. Io caldeggiavo il rosso, lei era più
propensa per il nero, tanto che alla fine li ha comprati entrambi, con
l’idea di alternarli. A distanza di tempo, mi ha confessato che usava
molto più volentieri i rossi, non solo perché più luminosi, ma perché
in qualche modo sostituivano il rossetto, di cui faceva a meno perché
metteva in evidenza la bocca che lei considerava un po’ il suo punto
debole. La montatura rossa la valorizzava come un rossetto acceso,
ma senza sottolineare il punto debole del viso.
I metalli di base di questa categoria sono argento, oro bianco e
platino. Sconsiglio l’oro giallo perché tende a involgarire, soprattutto
sui winter deep e assoluto. Le pietre preziose seguono la palette nelle
sfumature fredde e brillanti. Diamante, zaffiro, smeraldo e rubino
sono i più valorizzanti. Segnalo anche l’ametista e l’onice nero,
soprattutto a contrasto con diamanti o smalti e pietre bianche.
Quanto alle perle, vi consiglio quelle bianche oppure grigio scuro.
Decisamente poco valorizzante la perla color crema e tutte le
sfumature più calde e attenuate.

Beauty per gli inverno: make-up, capelli e…


Quando parliamo di beauty per questa categoria, la scelta senz’altro
più critica è quella del fondotinta, perché è una delle più variegate in
fatto di incarnato. Per semplificare ci atteniamo al sovratono,
facendo una distinzione in tre macrotipologie.
La pelle chiara e rosata preferirà un fondotinta a base rosa,
magari con l’aiuto di un correttore verde che può attenuare eventuali
rossori localizzati. La pelle chiara e fredda, ma con sovratono
vagamente giallino, è valorizzata dalle tonalità miele, che possono
assecondare l’incarnato, ma senza scaldarlo o alterarlo rispetto al
naturale sottotono. Infine, la pelle olivastra o quella nera e fredda
andranno semplicemente corrette e attenuate per mezzo di colori
complementari. Per questa funzione sono nati i fondotinta cosiddetti
neutri o quelli anti-olivastro, che appunto bilanciano e uniformano il
colore di base, senza necessariamente scaldarlo.
A proposito di scaldare, vi sconsiglio l’uso di terra abbronzante e
di tutto ciò che conferisce al volto un alone aranciato. Se l’arancio
non funziona nei tessuti sotto il viso, difficilmente funzionerà nei
prodotti sopra il viso. Se siete fan del contouring e avete bisogno di
una terra per definire il contorno creando dei giochi chiaro-scuri,
potete trovare in commercio anche la terra fredda, che ha la stessa
funzione delle terre classiche ma senza effetto bronze.
Riguardo al blush, i migliori sono sicuramente quelli color malva.
Semaforo verde anche per i rosati ma attenzione all’effetto look anni
Ottanta se non è voluto. Il sottogruppo bright, più incline alla
brillantezza, potrà puntare anche su un rosa leggermente più forte.
Se per gli occhi vi piace un look deciso, siete tra i pochi fortunati a
reggere molto bene il nero oppure, in alternativa, sono altrettanto
validi il blu notte o il grigio scuro. Una via di mezzo che trovo
azzeccatissima e che invidio tanto agli inverno è il color piombo: uno
strano mix di grigio e blu, forte ma morbido, deciso ma elegante.
Il sottogruppo cool, più delicato, è ben valorizzato dai marroni
freddi, dal blu e dai toni più smorzati rispetto al nero. Il sottogruppo
bright, invece, che si distingue appunto per occhi chiari e brillanti,
può anche giocare con colorazioni complementari, come il viola. Nel
periodo estivo ci si può sbizzarrire con i colori: vi consiglio il blu
elettrico o altre colorazioni brillanti della vostra palette. L’effetto è
semplicemente irresistibile.
Per le labbra, è bene fare attenzione che le tonalità scelte non
siano aranciate e che l’intensità del rossetto sia proporzionata al
contrasto nel mix pelle-occhi-capelli. Quanto alle colorazioni si può
optare per il malva e il lilla se si cerca un look più naturale, lampone
o cremisi per qualcosa di più deciso e infine ciliegia o nero per un
effetto dark.
I capelli dell’inverno assoluto, che come vi dicevo si distingue per
un bellissimo colore naturale, vanno dal castano freddo e deciso fino
al nero corvino, che consiglio di preservare ove possibile.
Il winter deep, per vicinanza con l’autumn deep, può considerare
qualche schiaritura, ma l’importante è che non sia troppo calda o
nocciola. Pensate all’attrice Eva Longoria o a Penélope Cruz.
Il winter cool preferisce le tonalità intermedie e non troppo forti.
La pelle fredda vuole colori freddi, non aranciati o mogano. A
seconda dell’intensità e del contrasto, ma anche dello stile personale,
potete spaziare dal castano chiaro a quello scuro. Un riferimento
illuminante è l’attrice Rooney Mara, che nella sua carriera ha
sperimentato molte colorazioni di capelli. È utile osservare i suoi
look differenti per farsi un’idea di quanto cambino il viso e l’aspetto.
Se si è winter bright si può scurire gradualmente ogni volta che si
fa la tinta e l’effetto è sorprendente!
Un’ultima puntualizzazione, che vale per tutti i sottogruppi
inverno, riguarda le colorazioni più audaci come il viola, il platino o il
blu elettrico. Va bene tutto, purché siano colori freddi e decisi e a
patto che la pelle resti molto chiara e non abbronzata.
–2–
AUTUNNO

Le caratteristiche delle persone autunno


In Italia gli autunno (autumn) sono meno numerosi rispetto agli
inverno, nonostante chi si avvicina all’armocromia per la prima volta
pensi il contrario. In questa stagione il sottotono è caldo e l’intensità
bassa, ragion per cui ci collochiamo nel quadrante in basso a destra.
L’autunno ha in comune con l’inverno un valore medio-basso del
complesso cromatico. Quanto al contrasto nel mix pelle-occhi-
capelli, è solitamente basso o molto basso. Per la stagione autunno il
sottotono è sempre caldo, sia quando la pelle è relativamente più
chiara come per l’attrice Calista Flockhart, sia quando è più scura
alla Jessica Alba, oppure come per la cantante Beyoncé.
Se il valore può variare, il sovratono rimane abbastanza costante
sulle tonalità più gialline. L’unica eccezione a questa regola, come
abbiamo già visto nel capitolo sul sottotono, sono le persone dai
capelli rossi che, pur avendo spesso un sovratono rosato, rientrano
sempre e comunque nei colori caldi. Ecco perché le persone dai
capelli rossi naturali possono appartenere solo all’autunno o alla
primavera, cioè alle due stagioni alla destra del grafico.
A parte i rossi, che ovviamente fanno più fatica e si arrossano
facilmente, tutte le altre persone autunno si abbronzano senza
problemi. L’autunno non ha mai la pelle lattea o grigiastra,
nemmeno dopo un lungo periodo invernale.
Chi appartiene a questa stagione ha occhiaie meno evidenti
perché la naturale colorazione giallina della pelle compensa in modo
complementare la pigmentazione bluastra delle occhiaie e, avendo
una pelle che non è mai lattea oppure olivastra, il contrasto tra
occhiaie e il resto del viso è meno netto.
Certo, anche le persone autunno quando sono stanche hanno gli
occhi un po’ cerchiati, ma diciamo che in generale possono
sopravvivere anche senza correttore, soprattutto da giovani. Poi, si
sa, con il passare del tempo cambiano un po’ le cose, e quel
correttore che prima era occasionale diventa compagno fedele anche
per chi appartiene a questa stagione.
Per quanto riguarda la pigmentazione di labbra, gengive e altre
mucose, possiamo dire che sono più rosa pesca che violacee. Le
orecchie sono tipicamente giallastre oppure ocra e non si
infiammano facilmente, come invece succede a chi ha colori freddi.
I capelli degli autunno possono andare dal biondo scuro di Nicole
Richie fino al castano molto scuro della modella Madalina Ghenea,
passando per il castano ramato di Julianne Moore. Quello che è certo
è che hanno sempre un’aura dorata e non arrivano mai al nero
corvino.
Quando la tinta dei capelli scarica, il colore diventa più opaco,
certamente meno bello, ma non butta fuori quell’odioso rosso
violetto come invece può succedere agli inverno.
Ho notato che i capelli bianchi degli autunno fanno la loro prima
comparsa relativamente più tardi negli anni, e questa è una gran
fortuna. Il rovescio della medaglia è che i capelli bianchi o sale e pepe
non donano a chi appartiene a questa stagione. Sarebbe come
portare costantemente un drappo argento intorno al viso e, come
sappiamo, per chi ha il sottotono caldo non è proprio il massimo. I
capelli bianchi di questa categoria non sono mai candidi ma
vagamente giallastri, e questa è la seconda buona ragione per cui li
sconsiglio caldamente. La soluzione è una sola: tingere.
Gli uomini possono radere la barba perché quando imbianca
conferisce un aspetto vecchio e trascurato. Harrison Ford è un
autunno: il fascino rimane, ma l’effetto sale e pepe non è lo stesso
che abbiamo visto su Clooney o Connery. Per chi ha un look più
naturale ed esclude la colorazione, non mi rimane che consigliare di
portare i capelli più corti del solito, per limitare i danni.
L’iride può essere nocciola, ma anche più scura. Gli occhi castani
dorati, combinati con una sclera meno brillante e più avorio, creano
un contrasto morbido, diverso dall’effetto pungente dello sguardo
inverno.
Nell’autunno possiamo trovare anche occhi chiari, che però non
hanno né contrasto né intensità tali da poterli collocare nella
categoria primavera.
Gli occhi chiari possono essere oliva, verdognoli o addirittura
ambrati come quelli dei felini: i denominatori comuni sono sempre la
pagliuzza dorata, la sclera avorio e un contrasto più soft e omogeneo
rispetto a pelle e capelli.
Se per l’inverno il beige, l’arancio, il marrone e i verdi caldi sono il
nemico, l’autunno al contrario ne viene valorizzato. Sono proprio
questi, d’altronde, i colori naturali della stagione autunnale.

I sottogruppi dell’autunno e la stagione assoluta


Il valore dell’autunno è medio-basso (deep), il sottotono è caldo
(warm) e l’intensità è medio-bassa (soft). Tutte le persone autunno
hanno queste caratteristiche, con peso diverso a seconda del
sottogruppo di appartenenza. Avremo quindi, rispettivamente:
autumn deep, autumn warm e autumn soft.
Chi presenta queste tre caratteristiche in modo omogeneo sarà
autunno assoluto, anche detto puro, perciò non subisce
contaminazioni con altre stagioni confinanti.

Autumn deep: autunno profondo (o scuro)


La dominante scura dell’autumn deep si percepisce dal colorito
perenne durante tutto l’anno e da una percentuale alta di melanina.
Se appartenete a questa categoria vi abbronzate tantissimo senza
scottarvi mai.
La contaminazione con lo spicchio deep dell’inverno è evidente:
occhi, pelle e capelli scuri o molto scuri rendono difficile il
riconoscimento a un occhio meno esperto.
Eppure le differenze, per quanto minime, sono importanti: la pelle
è scura ma non olivastra e rimane leggermente ambrata tutto l’anno,
anche senza l’esposizione al sole. Buoni esempi di riferimento sono la
modella Ashley Graham e l’attore Jason Momoa. Alla prova dei colori
sotto il viso, l’autumn deep troverà i suoi alleati tra i marroni, i verdi
e i rossi aranciati.
Quando un autumn deep veste di nero o di blu scuro appare triste,
il viso si spegne e assume un aspetto stanco e sciupato, per questo è
meglio non scurire i capelli che, come dicevano le nostre nonne, sono
la cornice del viso.
L’autumn deep registra un basso livello di contrasto tra tutte le
componenti dell’analisi. Il winter deep invece ha un basso contrasto
tra pelle-occhi-capelli, ma può presentare un interessante mix
chiaro-scuro altrove, ad esempio tra la sclera bianchissima e l’iride
scura.
I due sottogruppi inoltre sono separati dal tipo di sottotono. La
prova è il fatto che gli autumn deep possono anche fare a meno del
fondotinta, ma i winter deep, al contrario, nei mesi freddi assumono
una colorazione più livida e grigiastra.
I colori che l’autumn deep può prendere in prestito dal winter
deep sono il ciliegia, il petrolio e lo smeraldo, colori che non hanno il
sottotono caldo ma su cui possiamo chiudere un occhio, visto che
non è questa la dominante. Un’attrice che padroneggia molto bene la
palette autumn deep, comprese le eccezioni che abbiamo appena
indicato, è Jennifer Lopez. Difficile, se non impossibile, trovare sue
foto non in palette.

Autumn warm: autunno caldo


Si tratta dello spicchio più alto e luminoso dell’autunno, adiacente al
sottogruppo warm della primavera. Di norma i capelli sono castano
ramato o rosso naturale e la pelle è abbastanza chiara e può anche
presentare un sovratono rosato. Gli occhi possono essere castani alla
Susan Sarandon o verdi come quelli di Julianne Moore, ma non
spiccano particolarmente rispetto a pelle e capelli.
La partita si gioca tra autunno e primavera, ed è proprio su questa
linea di confine che ci si muove: se infatti il sottotono warm è certo,
perché è appunto la caratteristica dominante di questi sottogruppi,
ciò che fa la differenza è l’intensità.
Per fugare ogni dubbio sulla stagione di appartenenza, consiglio di
prendere un verde foresta e un verde prato e avvicinarlo al viso.
L’autumn warm preferirà il primo, più soft e profondo; lo spring
warm, complice anche l’occhio più brillante e la capigliatura più
accesa, preferirà il verde prato.
Di sicuro sono particolarmente penalizzati dal nero e dal grigio
anche negli accessori come gli occhiali e in generale nel guardaroba
di base e nelle capsule. Questa è l’unica sottocategoria a cui sta molto
bene il mogano o un semplice henné caldo.
Un indizio rivelatore di questo sottogruppo può essere una distesa
di lentiggini su viso e décolleté, ma anche su petto e braccia. Pensate
alla showgirl Vanessa Incontrada.
Un esempio al maschile è senz’altro Michael Hucknall, frontman
dei Simply Red. Mai nome fu più azzeccato. In generale, gli uomini
autumn warm, quando non sono rossi, possono avere i capelli
castani e la barba di una brillante e inequivocabile sfumatura ramata.
Dal mio punto di vista è molto affascinante forse semplicemente
perché rara, quindi consiglio sempre di tenerla.
Il make-up seguirà la gamma del bronzo e del marrone per gli
occhi, anche nel mascara se la peluria è chiara, e del pesca o
terracotta per le labbra. Se queste tonalità non vi valorizzano scartate
con certezza questo sottogruppo: di sicuro non ne fate parte.
Gli autumn e gli spring warm possono condividere tanti rossi
caldi e tanti marroni, il cappotto cammello d’inverno e qualche bel
vestito albicocca d’estate, oltre che tanti prodotti di make-up.

Autumn soft: autunno tenue


La dominante in questa categoria è la predilezione per i colori a
bassa intensità, dovuta anche al basso contrasto.
Si tratta di una tipologia piuttosto rara, con caratteristiche molto
particolari: pelle di valore medio-chiaro con sfumature champagne,
occhi dal castano chiaro al verde oliva, passando per pazzesche
tonalità ambrate, capelli castano chiaro o biondo scuro.
Nel complesso sono molto omogenei, inequivocabilmente dorati e
con bassissimi livelli di contrasto. Un bell’esempio al maschile è il
calciatore David Beckham, mentre al femminile mi viene in mente
l’attrice Drew Barrymore.
La loro rarità è testimoniata dal fatto che stanno molto bene con
colori che solitamente si dice «non stanno bene a nessuno» come il
senape e tutte le tonalità speziate, dal cumino alla paprika. Amano i
beige e i colori della terra, terracotta, terra bruciata, terra di Siena,
molti verdi soft come il tabacco o particolarmente dorati come l’oliva.
Sfido a sfoggiare con disinvoltura queste difficili ed elegantissime
cromie, se non appartenete a questo sottogruppo.
Il trucco, per ripetizione, sarà caldo e polveroso, anche nella
texture: ombretti marroni, accompagnati da illuminanti dorati e
polveri bronzo. Il nero e il grigio sono un brutto passo falso, quanto o
forse anche più che nell’abbigliamento.
L’iride, che sia castano chiaro o verde oliva, ha sempre una
pagliuzza dorata. A volte gli occhi sono addirittura color giallo oro o
ambra: molto rari dalle nostre parti, ma decisamente ipnotici. Un
buon esempio è Nicole Richie, pelle ambrata e occhi dorati.
Riguardo ai capelli, andiamo dal biondo scuro al castano chiaro,
ma il forte sottotono caldo fa in modo che assumano un bellissimo
riflesso dorato anche senza l’aiuto di colorazioni artificiali. Inoltre
basta una sola giornata di mare per vederli già più dorati.
Il sottotono è molto spiccato, ma la caratteristica dominante
rimane l’intensità. Ecco perché questo sottogruppo, anziché attingere
a colori più vivaci dell’autumn warm, preferisce spostarsi a sinistra
sul grafico, scivolando leggermente nel sottogruppo soft dell’estate.
Quello che accomuna i due spicchi soft sono il basso contrasto e la
bassa intensità, delle proprie caratteristiche cromatiche ovviamente,
ma anche dei colori prediletti.

Autunno assoluto
Questa categoria non prevede eccezioni alle regole cromatiche
dell’autunno. Il valore è medio-basso, pelle e capelli sono scuri, ma
non troppo. Si assestano proprio su un livello intermedio e sono ben
rappresentati dall’influencer Olivia Palermo.
Il sottotono è certamente caldo, il sovratono senza dubbio giallino
anche nel periodo invernale, l’intensità medio-bassa. Si addicono
decisamente le tonalità più morbide di questa stagione. Anche qui il
nero è sconsigliato su tutta la linea.
I capelli hanno solitamente un bel castano di base, dorato e non
cenere. Una scelta molto azzeccata può essere enfatizzare il sottotono
con calde sfumature nocciola. L’alternativa è restare naturali
evitando di scurire oltre il limite posto dalla natura oppure di
schiarire troppo verso un biondo cenere.
Quanto ad abiti e accessori, si può spaziare liberamente nella
palette, lasciandosi guidare unicamente dallo stile e dal gusto
personali o magari dal dress code del momento e dell’occasione. Si
hanno a disposizione i verdi più profondi, come ottanio e foresta,
fino ai gialli più polverosi, passando per le calde sfumature aranciate.

Il guardaroba autunno: colori amici e nemici


La capsule wardrobe ideale è costruita con i toni della terra:
cammello, testa di moro, verde foresta e terracotta costituiscono la
base ideale del guardaroba autunno. So che può spaventare la perdita
(o la drastica riduzione) del nero, ma vi assicuro per esperienza
personale che si vive benissimo anche senza. Una bella base per il
guardaroba sia da sera che da giorno è il giallo oro: potrete abbinarlo
a tutti i colori autunno, come fosse un perno intorno al quale far
girare il resto.
Un po’ tutti i gialli caldi e solari sono un fidato alleato di questa
stagione. Anche i rossi sono grandi amici dell’autunno, soprattutto se
caldi e non eccessivamente squillanti. Andiamo dal corallo al
salmone, dal becco d’oca al cumino. Altro colore valorizzante è il
verde; parliamo anche dei verdi statisticamente più difficili come
l’oliva, il verde marcio, il verde foglia, il muschio.
È una palette che si declina benissimo sui cachemire e angora
d’inverno, così come sul lino d’estate, per un bellissimo effetto
sahariano.
I colori nemici sono quelli freddi, cupi e aggressivi: nero, grigio e
blu non lasciano scampo, possono tirar fuori anche difetti che non ci
sono! L’unica eccezione a questo divieto del blu è la piccola ma
fortunata fascia cromatica che va dal turchese all’ottanio. Pochi e
difficili da trovare, ma belli e molto eleganti.
Per il tempo libero gli uomini possono prendere a riferimento lo
stile british con le meravigliose tonalità dal beige al marrone, dal
verde al mogano, il tutto declinato sui tipici tessuti inglesi come il
tweed o i maglioncini con le losanghe. Interessanti anche le camicie a
quadri e il classico tartan.
Le fantasie che funzionano di più sono quelle calde e omogenee
del cachemire o del pied de poule a base marrone. E poi ampio
spazio al foliage e tutto ciò che richiama la natura, soprattutto
autunnale, ma anche della foresta o della savana.
L’animalier non troppo scuro è molto amato soprattutto dagli
autumn soft per il basso contrasto e per la prevalenza di tonalità
aranciate. Sulle stampe c’è un unico grande limite: attenzione al
bianco e nero e in generale a tutti gli accostamenti optical, su un
autunno sono da mal di testa.
Fanno parte del guardaroba, tanto maschile quanto femminile, il
trench beige e il cappotto cammello.
I colori o le gamme cromatiche jolly per ciascun sottogruppo
dell’autunno sono il rosso corallo per il deep, i verdi e il terracotta
per il warm, senape e oliva per il soft. Come sempre, la stagione
assoluta farà una scelta più soggettiva potendo spaziare liberamente
all’interno della palette.
Il guardaroba da lavoro predilige il color cammello e il tabacco
come base, mentre il verde foresta può essere un valido sostituto del
freddo blu. Un buon alleato è il vinaccia: nelle tonalità più profonde è
molto sobrio, ma comunque altamente valorizzante.
Top e sottogiacca potranno attingere a piene mani alla stagione
autunnale che, avendo un’intensità bassa, ha un’eleganza intrinseca
che ben si sposa con un guardaroba professional. Il bianco ottico,
invece, lascia spazio a un più morbido avorio.
Gli uomini autunno sono un po’ svantaggiati perché i dress code
canonici prediligono i colori freddi: per fortuna esistono i grigi caldi
che all’apparenza sono simili a tutti gli altri grigi ma hanno
all’interno un’impercettibile sfumatura solare. Ecco perché vanno a
braccetto con cravatte corallo e altri accessori della palette
autunnale. Per gli uomini la camicia rimane comunque bianca.
Quanto alle cerimonie e alle occasioni speciali, è necessario
destreggiarsi, per non cadere nel cliché del nero ma, una volta
trovata la strada cromatica giusta, si può assaporare il gusto dello
stile ricercato grazie ai colori scuri ma caldi come il bordeaux,
l’ottanio, il foresta; o, viceversa, alle luminose tonalità metalliche
dell’oro e del bronzo.
Quando il dress code richiede tonalità più chiare e delicate, ad
esempio per un matrimonio di mattina, potete fare affidamento su
pesca, albicocca, oliva e sui colori caldi e polverosi delle meravigliose
foglie d’autunno.

Accessori e must have per gli autunno


Per avere un guardaroba coerente, l’autunno deve rinunciare al nero
della pelletteria. All’inizio questa notizia desta perplessità e un po’ di
panico, ma poi ci si rende conto che ci sono tanti altri bei colori che
possono sostituirlo egregiamente.
Se al momento il nero spadroneggia nel vostro armadio, potete
attenuarlo intorno al viso con foulard, fasce per capelli o altri dettagli
nei colori amici. Stesso discorso per i gioielli: passare all’oro giallo e
al bronzo è già un primo passo.
Quanto agli abbinamenti, i miei preferiti sono il foresta con
l’arancio, il senape con il melanzana, il giallo uovo con l’ottanio. Una
bella rivincita contro chi sostiene che la gamma del marrone non
possa essere elegante.
In merito ai preziosi accessori nude, direi che stavolta possiamo
puntare dritto sul beige. È in armonia con la palette e più
valorizzante per l’incarnato. Anche per l’intimo nude, meglio
prediligere lo champagne, il crema o il color biscotto e stare alla larga
da cipria e madreperla.
Il cuoio è un bel passepartout per borse, scarpe e accessori perché
si abbina con tutto ed è indicato per il giorno. Il suo equivalente da
sera è il metallo, sia oro che bronzo.
I metalli dalle tonalità calde sono raccomandati anche per le
minuterie come catene, zip e bottoni, ma soprattutto per gli occhiali
che possono essere tartarugati con sfumature più scure o più chiare a
seconda dell’intensità del sottogruppo. Le lenti solari saranno
sempre a base marrone o ambrata nella versione piena o, meglio
ancora, sfumata.
Per gli autumn deep suggerisco occhiali da vista rosso corallo,
soprattutto se usati occasionalmente o se sono solo un vezzo.
Gli occhiali neri invece non vanno d’accordo con la palette
autunno e finiscono per diventare protagonisti, distogliendo
l’attenzione dalle altre caratteristiche del viso.
Il metallo di elezione è l’oro giallo, ma vanno molto bene anche
l’oro rosa e il bronzo. L’oro bianco è anonimo o nel caso del
sottogruppo soft in assoluto contrasto.
Le pietre consigliate sono di tonalità calde come il topazio e il
granato, tutti i quarzi nei colori della palette, tra cui il citrino o la
prasiolite. Altre pietre particolarmente belle nel periodo estivo sono
il corallo, soprattutto per i deep, il turchese, in particolare per i
warm, e l’ambra, specialmente per i soft. Per quest’ultimo
sottogruppo, suggerisco anche il cosiddetto «occhio di tigre».
Tutte le sfumature calde delle perle tendenti al crema vanno
benissimo. Sarà meglio evitare quelle grigie, grigiastre e nere.
I diamanti esistono anche nella versione brown, però – detto tra
noi – se vi regalano un solitario bianco, accettatelo senza esitazioni.
Non c’è palette che tenga!

Beauty per gli autunno: make-up, capelli e…


Per la scelta del fondotinta, l’autunno è la stagione meno complicata
di tutte perché il sottotono è caldo e il sovratono è tipicamente
giallino.
L’unico sottogruppo che può fare eccezione, presentando qualche
rossore qua e là, è l’autumn warm, soprattutto per i rossi naturali.
Ma anche qui il problema non si pone perché la presenza di
lentiggini suggerisce di usare prodotti che coprono in modo leggero.
C’è un sottogruppo particolarmente fortunato che riesce a fare
anche a meno del fondotinta ed è l’autumn deep, con la sua tipica
pelle ambrata alla Jessica Alba. Se appartenete a questa categoria
potete fare a meno anche del correttore, almeno da giovani. Con il
passare degli anni potreste sentire l’esigenza di un prodotto più
coprente perché, come dicevamo, la pelle tende a raffreddarsi.
L’elevata presenza di melanina tende a macchiare la pelle degli
autunno e col tempo può sorgere l’esigenza di correggere eventuali
discromie. Succede soprattutto ai deep. Le discromie solari altro non
sono che accumuli di melanina, e a volte questo è il prezzo da pagare
per una pelle che si abbronza con poche difficoltà.
Chi preferisce non esporsi al sole può comunque usare la terra se
ama l’effetto bronze. Quanto al blush, restiamo sui rosa caldi dal
pesca all’albicocca. Si può usare lo stesso prodotto anche per le
palpebre per enfatizzare l’effetto.
Il make-up occhi varia a seconda del sottogruppo e del colore
dell’iride ma attinge sempre e comunque dalla palette autunnale.
Il sottogruppo deep, quello più scuro, fa fatica a usare i
marroncini nocciola perché sulle palpebre molto pigmentate neanche
si vedono. Il nero è troppo cupo e deciso, se non addirittura volgare,
quindi non è una buona idea. Un buon compromesso è il dark
brown, scuro come il nero, ma caldo come il marrone.
Il sottogruppo warm sta particolarmente bene con le tonalità del
bronzo. Se però gli occhi sono verdi consiglio il melanzana, con una
puntina di verde oliva nella rima palpebrale inferiore.
Il sottogruppo soft è valorizzato anche sugli occhi dai colori della
terra e da una base illuminante oro.
Se si cerca qualcosa di particolare per una festa o semplicemente
per il periodo estivo, vi suggerisco il color pavone: è meraviglioso,
soprattutto in presenza di autumn deep.
Le labbra viaggiano sui nude dalla base calda, dal pesca
all’albicocca passando per i colori più neutri e delicati. Questo vale
soprattutto per l’autumn soft, che a causa della bassissima intensità
fa sempre una gran fatica a trovare il rossetto giusto.
Tutti gli altri autunno possono spingersi anche su livelli
leggermente più alti di intensità, ma senza allontanarsi dal
terracotta, dal mattone o da un corallo delicato.
Riguardo ai capelli, l’autunno è piuttosto variegato. Abbiamo la
stagione pura, che è tipicamente castana calda, il sottogruppo deep
dal castano più scuro, quello warm rosso o ramato e infine il soft che
può essere biondo scuro.
L’autumn deep può restare castano scuro naturale come la
modella Emily Ratajkowski e rimanere ancorato alla dominante
scura, vicina al winter deep. In questo caso il contrasto è medio e
anche qualche colore più intenso può funzionare. Viceversa può
anche schiarire e rendere più dorato e omogeneo il complesso
cromatico. È quello che ha fatto Jennifer Lopez, che preferisce colori
profondi, ma mai troppo accesi.
L’autumn warm è rosso naturale, ma può essere anche castano
con una forte inclinazione verso le sfumature ramate o addirittura
mogano. In questo caso, bisogna solo assecondare la dominante:
l’imperativo è scaldare, né schiarire né scurire.
Infine l’autumn soft, che parte da una base castano chiaro o
biondo scuro che diventa velocemente oro al sole, non ha altro da
fare se non assecondare il colore con leggeri e caldi colpi di sole.
Farsi rosso o scurire non è il caso. Attenzione solo a non cadere nella
tentazione del biondo cenere che potrebbe ingrigire il viso.
Per le colorazioni più audaci, l’unica strada da percorrere è il
sottotono caldo. Si può pensare a qualche rosso un po’ più intenso,
ma evitate blu, viola, grigio e altre colorazioni fredde.
–3–
ESTATE

Le caratteristiche delle persone estate


La tipologia estate (summer), abbastanza diffusa in Italia, è piuttosto
varia, ma di solito la si associa erroneamente solo alle persone
bionde e molto chiare. In questa categoria rientrano tutti coloro che,
pur avendo sottotono freddo, non hanno l’alta intensità e il basso
valore dell’inverno, perciò nel grafico si colloca in basso a sinistra.
Riepilogando le caratteristiche dell’estate, abbiamo il valore che va
da chiaro a molto chiaro, un contrasto basso e un’intensità bassa o
molto bassa. Il sottotono della pelle è sempre freddo e il sovratono
può essere latteo come quello dell’attrice Elle Fanning, rosato come
quello dell’attrice Kirsten Dunst oppure ancora giallino come per la
modella Gisele Bündchen.
Chi ha il sovratono rosato e la pelle lattea di solito fa molta fatica
ad abbronzarsi, al sole si scotta e la pelle si arrossa facilmente,
eventualmente anche con la comparsa di efelidi. Quando invece il
sovratono è più giallino, si abbronza senza difficoltà. Una
caratteristica abbastanza ricorrente in questa categoria sono le
labbra violacee o molto chiare così come anche le gengive e le altre
mucose. Ovviamente voi potreste avere solo alcuni di questi indizi,
non necessariamente tutti.
I capelli degli estate possono andare dal biondo norvegese
naturale della modella Anna Ewers fino al castano cenere di Bella
Hadid. In ogni caso, non sono mai rossi. Spesso da bambini sono
stati biondo platino e crescendo sono diventati cenere.
Non sono rari i casi in cui colorando i capelli viene fuori un giallo
uovo che dipende dai fattori chimici legati alla composizione delle
tinte. L’unico rimedio in questo caso è usare uno shampoo anti-
giallo.
Per gli estate il vantaggio dei capelli che incanutiscono è che
spesso si mimetizzano con gli altri capelli color cenere e perciò non si
notano. Molti estate non li tingono e ricorrono solo alle mèches per
attenuare l’effetto bianco ottenendo un mix di colori chiari che
restituisce un gradevole effetto naturale, come nel caso dell’attrice
Michelle Pfeiffer. Alcuni uomini estate lasciano crescere la barba alla
Brad Pitt che con il passare degli anni diventa di un bianco candido
alla Luciano De Crescenzo, una vera e propria scelta di stile piacevole
e molto elegante.
Per quanto riguarda gli occhi, l’iride è chiara, dall’acquamarina al
grigio, o color ghiaccio come quelli di Daniel Craig. Eccezionalmente
possono esserci in questa stagione biondi naturali con occhio
castano, persino piuttosto scuro, come la campionessa di nuoto
Federica Pellegrini. In questi casi il complesso cromatico rimane
comunque chiaro e omogeneo e contrasto e intensità non aumentano
in maniera significativa.

I sottogruppi dell’estate e la stagione assoluta


Tutti coloro che fanno parte dell’estate hanno le seguenti
caratteristiche: valore chiaro (light), sottotono freddo (cool) e
intensità bassa (soft).
Se una di queste caratteristiche è dominante rispetto alle altre,
allora appartenete al relativo sottogruppo. Nel caso dell’estate
avremo quindi: summer light, summer cool e summer soft.
Quando invece si posseggono le stesse tre caratteristiche
omogeneamente, in termini percentuali potremmo dire
33%-33%-33%, parliamo di palette pura. Non essendoci
predominanza di una di queste caratteristiche non si prevedono
contaminazioni con le altre stagioni. In questo caso parliamo di
estate assoluta.

Summer light: estate chiara


Statisticamente è un sottogruppo piuttosto raro dalle nostre parti:
parliamo di biondi naturali che non hanno bisogno di colorare i
capelli e possono lasciare che sia il sole a fare quello che di solito fa il
parrucchiere. Hanno sopracciglia bionde, a volte anche folte, che si
notano appena perché molto chiare. Buoni esempi di riferimento
sono Elle Fanning ed Eva Herzigová.
Il sovratono è solitamente rosato e pallido e la pelle molto chiara a
causa di una bassa concentrazione di melanina, che tollera poco o
niente l’esposizione al sole. Se appartenete a questa categoria i colori
pastello e tenui e tutta la gamma del blu, del lilla e dell’acquamarina
sono i vostri alleati più fidati.
In pratica i due spicchi light che vedete nel grafico l’uno di fronte
all’altro, che appartengono rispettivamente all’estate e alla
primavera, diventano una «zona franca» per queste due stagioni che
condividono il sottogruppo «chiaro» e quindi, appunto, i colori
pastello più luminosi e delicati.

Summer cool: estate fredda

Si tratta della fascia a più alta intensità dell’estate, vista la sua


adiacenza con lo stesso gruppo cool dell’inverno. Ciò è dovuto a due
potenziali fattori: la presenza di occhi particolarmente brillanti come
quelli di Claudia Schiffer oppure un discreto contrasto tra capelli
castani e occhi chiari come nel caso di Bianca Balti.
Uno sguardo inesperto potrebbe scambiare questa seconda
categoria per un inverno adducendo la motivazione dei capelli
castani, ma l’intensità, per quanto alta rispetto agli standard
dell’estate, non raggiunge comunque i livelli dell’inverno. La prova
del nove in questo caso ce la fornisce il colore nero. Mentre il winter
bright regge il nero corvino nell’abbigliamento e nei capelli, anzi ne è
esaltato, la delicatezza del summer cool pone limiti all’uso di questa
colorazione. I due sottogruppi condividono dunque tutte le tonalità
fredde del blu, anche quelle più accese, e del viola.
A proposito di capelli, nel summer cool rientrano dai castani
chiari alla Laetitia Casta fino ai biondi cenere come Eva Riccobono. A
differenza del summer light si può presentare nella maggior parte dei
casi la ricrescita grigina e difficilmente si può fare a meno della tinta.
Se si parte da una base cenere e si decide di schiarire, l’intensità degli
occhi consente di raggiungere anche il biondo norvegese.
Quanto al trucco degli occhi, il nero tutti i giorni può appesantire
lo sguardo ma per un’occasione speciale una riga di eye-liner nera
può decisamente esaltare la brillantezza conferendo un bel contrasto.
L’alternativa per tutti i giorni che funziona molto bene è il marrone
rosato. Sull’intensità, come abbiamo accennato, questo sottogruppo
è più flessibile e si adatta sia ai colori delicati della sua stagione di
appartenenza che a qualche colore più vivido del confinante inverno,
come un bel verde smeraldo. In quanto stagione fredda, sconsiglio
vivamente l’arancione.

Summer soft: estate tenue


In questo sottogruppo l’occhio può essere ceruleo, ma anche castano;
in ogni caso però il capello è biondo, più o meno chiaro. La pelle
invece ha sottotono freddo ma sovratono giallino. La caratteristica
dominante è il mix cromatico molto omogeneo e poco contrastato.
Di questa categoria dico sempre che è un po’ ospite in casa sua. Si
tratta di estate molto spostati verso l’autunno, anche grazie al fatto
che in molti casi si abbronzano abbastanza facilmente: ciò che li
separa è il fatto che la pelle è fredda. Buoni esempi sono Mischa
Barton e Jennifer Aniston. In ogni caso, condividono volentieri molti
colori come il verde oliva, qualche greige, il tortora caldo, i colori
sabbiati e madreperla. Possono eccezionalmente fare qualche
strappo rispetto al sottotono ma il must è rimanere su tonalità soft e
polverose. Molto meglio un verde oliva seppure caldo anziché un blu
elettrico freddo.
Come dicevamo, l’incarnato dei summer soft di solito ha un
sovratono giallino e la pelle si abbronza facilmente, come quella di
Melania Trump. D’estate con l’abbronzatura possono trarre in
inganno, ma d’inverno tornano a essere lunari e freddi.
Se molti amano l’abbronzatura, tanti altri invece scelgono di
accentuare l’aspetto lunare. Prendete il caso di Michelle Hunziker: le
foto degli esordi la ritraevano molto abbronzata e con i capelli biondo
dorato. A un certo punto della sua carriera ha lasciato schiarire la
pelle e ha optato per una colorazione quasi platino, rispettando la
sua base soft ma virando indiscutibilmente verso un elegante aspetto
lunare ed eliminando l’«equivoca» tendenza al sovratono caldo.
Nella prova pratica con i drappi i summer soft possono essere
problematici perché sono l’unico sottogruppo che sta bene tanto con
l’oro giallo quanto con l’argento. Il sottotono è importante, ma in
questo caso l’intensità lo è di più, trattandosi della caratteristica
dominante.

Estate assoluta
Le caratteristiche dell’estate assoluta corrispondono a quelle di base
della stagione, senza eccezioni, perché chi appartiene a questa
categoria non «scivola» in nessuna delle tre stagioni confinanti.
Gli appartenenti raggruppano tutte le caratteristiche che abbiamo
visto sopra, ma senza le eccezioni contemplate dai vari sottogruppi.
Questo sia nell’abbigliamento che nel make-up.
Il valore è alto: la pelle e gli occhi sono sempre chiari, così come i
capelli, che solitamente hanno una base cenerina. Un ottimo esempio
è Diane Kruger. Il sottotono è freddo e si sposa senza dubbio con i
colori lunari di base bluastra, mentre l’intensità rimane bassa, sia per
il poco contrasto che per l’alto valore del complesso.
Per quanto riguarda i capelli, sconsiglio vivamente di scurirli: per
mantenere il valore alto o per enfatizzare il chiaro si può ricorrere a
qualche colpo di sole che aiuta anche a tonalizzare l’effetto grigino.
Questa categoria può attingere a tutta la palette estate secondo il
gusto personale.

Il guardaroba estate: colori amici e nemici


La palette della stagione estate ha le stesse caratteristiche delle
persone che fanno parte di questa categoria: si tratta quindi di
cromie chiare, fredde e delicate. Il guardaroba di base può assumere
le tonalità dal blu lavagna all’avio oppure dal grigio madreperla al
tortora. Si può tollerare il nero negli accessori ma per il resto risulta
un po’ aggressivo sull’incarnato. I rossi che donano sono abbastanza
rari e sempre nelle delicate sfumature rosate o violacee.
Il problema dei rossi intensi, qualunque sia il loro sottotono, sia
arancio che fucsia, è che enfatizzano i rossori della pelle. Valide
alternative al rosso vivido restano il rosa cipria, il malva, il rosso
anguria, il rosa pastello, il rosa barbie, il lampone e tutti quelli
violacei e polverosi, come il lavanda, le peonie e il glicine.
A proposito del verde, consiglio di restare sulle tonalità tiffany,
giada e verde salvia. I gialli sono un po’ un’eccezione ma se proprio
non potete farne a meno optate per un giallo paglierino, sempre
pastello e freddo.
I colori nemici sono senz’altro quelli particolarmente aggressivi e
vibranti come i colori fluo e le tonalità spiccatamente calde e a base
aranciata come aragosta e corallo.
Gli uomini possono attingere al mondo del blu nelle tonalità avio
e lavanda evitando solo quello elettrico o fluo, e a quello del grigio
silver, molto azzeccato nell’outfit da lavoro. Impeccabili anche con
camicia bianca o azzurrina. Per le cravatte, vanno bene tutte le
tonalità dei colori pastello. Nell’armadio non può mancare una
cravatta grigio perla per le cerimonie.
Lo stesso consiglio vale per il guardaroba professional della
donna: blu e grigio al posto dell’abusato nero, con sottogiacca o
camicia dei colori più freddi e delicati della palette. Elegantissimo
l’effetto madreperla.
Quanto alle occasioni speciali, per la sera possiamo puntare sul
blu notte e i viola oppure sul cipria se amate i colori tenui. Per osare
ricorrete senza esitazioni al lamé argentato. Per le cerimonie di
giorno dove invece sono richiesti colori più chiari e delicati, la palette
estate è molto avvantaggiata grazie alla presenza delle sfumature
cipriate.
Le fantasie che funzionano di più sono quelle a basso contrasto e
con disegni piccoli come i micropois, i quadretti vichy, le millerighe,
il mélange e il denim chiaro soprattutto nell’abbigliamento casual,
oppure i microfloreali e in generale tutto ciò che non crea una forte
contrapposizione di colori.
Ognuno ha un proprio colore jolly. Il sottogruppo light può
attingere a tutti i pastelli, soprattutto nelle tonalità dell’azzurro e del
verde. Per il sottogruppo cool, tutte le tonalità di blu, da quelli più
delicati a quelli più vibranti, e per il soft meglio le sfumature sabbiate
come il verde militare e il tortora. L’estate assoluta non ha
preferenze, sta bene con tutta la palette.

Accessori e must have per gli estate


Per scarpe, borse e pelletteria il nero può andare anche se
tecnicamente non è un colore in palette, ma escluderei il total black
nell’abbigliamento perché rischia di incupire.
È possibile attingere direttamente alla palette per accessori che
fanno riferimento al blu, al grigio, al ghiaccio, al tortora: in questo
modo le combinazioni cromatiche saranno infinite. Le mie preferite
per gli estate sono il tortora con il marrone rosato, il verde salvia con
le tonalità del glicine e della lavanda e il blu lavagna con un tocco di
giallo paglierino.
Se siete fan dell’animalier, vi consiglio di puntare più sul pitone
che sul leopardo, perché ha meno contrasto ed è più affine ai colori
della vostra palette.
Come ogni colore, anche il nude esiste nella versione fredda; per
gli estate consiglio quello sulle tonalità rosacipria. Per i sandali e le
borsette, soprattutto da sera, anche l’argento e le tonalità silver o
anticate sono un bel passepartout.
Altri colori neutri, in particolare per i mesi estivi, sono il color
ghiaccio, il greige e il tortora. Quest’ultimo è particolarmente
indicato anche per la scelta del mocassino da uomo, meglio se in
abbinamento con il blu.
Quanto agli occhiali, sono un’ottima scelta quelli da vista con lenti
sfumate e dettagli in metallo sulle tonalità silver, quelli in acetato dai
colori freddi e delicati come il bianco, l’azzurro e il viola e il
tartarugato freddo che vede protagonista il tortora anziché il miele.
Un’alternativa molto sofisticata per le montature da vista è il color
rosa antico. Il sottogruppo soft, che regge bene i metalli caldi oltre a
quelli freddi, è valorizzato anche da un tartarugato classico o una
montatura dorata, purché sottile e non troppo giallastra.
Ultimi, ma non meno importanti tra gli accessori, restano i
gioielli: i metalli di base sono argento, oro bianco e platino. L’oro
giallo, come accennavamo, è una buona alternativa solo per i soft. Le
pietre preziose in palette nelle sfumature fredde e delicate vedono
protagonisti il diamante, lo zaffiro, l’acquamarina, il quarzo rosa, la
tormalina, la giada, l’opale. Il classico corallo rosso non è l’ideale, ma
può essere sostituito dal cosiddetto «corallo pelle d’angelo», quello
che si ritrova negli antichi camei, per intenderci. Le perle bianche o
grigie sono perfette, mentre risultano decisamente poco valorizzanti
quelle color crema e in tutte le sfumature più calde e attenuate.

Beauty per gli estate: make-up, capelli e…


La pelle molto chiara e rosata dell’estate preferirà un fondotinta a
base rosa, magari con l’aiuto di un correttore verde che può
attenuare eventuali rossori localizzati. La pelle chiara e fredda, ma
con sovratono vagamente giallino, si sposterà su tonalità miele o
avorio.
Vi sconsiglio di scaldare la pelle con terra abbronzante e tutto ciò
che conferisce al volto un alone aranciato. Se l’arancio non funziona
nei tessuti sotto il viso, difficilmente funzionerà nei prodotti sopra il
viso. È una tentazione in cui spesso cadono i summer soft che,
ottenendo una discreta abbronzatura e volendo enfatizzarla, a volte
esagerano: pensate a Melania Trump e al suo incarnato che troppe
volte tende all’arancio creando un effetto piuttosto artificiale.
Se siete fan del contouring e non potete rinunciare a una terra per
creare giochi di chiaro-scuro, potete procurarvi la polvere fredda:
stessa funzione, ma senza effetto bronze. Quanto al blush, meglio
preferire tonalità malva e molto delicate; se però la pelle ha tendenza
ad arrossarsi, consiglio di non usare alcun prodotto, perché non
farebbe altro che enfatizzare i rossori naturali.
I summer light, per definizione chiari, non tollerano trucchi
pesanti. I cool possono usare occasionalmente una linea di eye-liner
di un bel blu scuro o nero, mentre i summer soft, più vicini alla
palette autunno, posso optare per i marroni freddi.
Se la peluria è molto chiara preferite un mascara marrone. Evitate
di scurire troppo le sopracciglia rispetto alla base dei capelli e alla
pelle, ma se c’è bisogno di valorizzare l’arcata sopraccigliare
tingendole o con un trucco semipermanente, scegliete tra le tonalità
del tortora. Aiuta a definirle senza scurirle eccessivamente.
Per le labbra, fate attenzione che le tonalità non siano aranciate e
che l’intensità del rossetto non sia troppo aggressiva. Eccezion fatta
per il summer cool che occasionalmente può usare un rossetto più
brillante, nelle tonalità lampone.
Riguardo ai capelli, conviene fare un distinguo per sottogruppi.
L’estate assoluta può enfatizzare il biondo naturale o riprendere
quello che aveva durante l’infanzia. Il summer light, che è
caratterizzato da un biondo chiaro naturale, può ricorrere a qualche
bella giornata di sole lasciando che la Natura faccia il suo corso.
Il summer cool ha un’intensità più alta o perché c’è un certo
contrasto tra capelli castani e occhi chiari o perché gli occhi sono
particolarmente brillanti. Nel primo caso, di cui buoni esempi sono
Laetitia Casta, Bella Hadid e Bianca Balti, consiglierei di tenere i
capelli abbastanza naturali e tonalizzarli se tendenti al grigino.
Consiglio di non schiarirli per non perdere il contrasto e nemmeno di
scurirli perché non reggerebbero i colori forti e cupi dell’inverno. Nel
caso di occhi particolarmente brillanti, invece, è possibile
assecondare l’effetto glaciale dell’iride schiarendo i capelli fino a un
biondo norvegese o addirittura fino al platino, come la cantante
Annie Lennox.
I summer soft che, come abbiamo visto, giocano sempre un po’
sull’ambiguità del sottotono, se propendono per un aspetto più
naturale stanno molto bene con un biondo misto mai troppo freddo
né troppo caldo, alla Jennifer Aniston o Kate Moss. Se invece
preferiscono l’aspetto lunare alla Lara Stone o Michelle Hunziker
possono evitare l’abbronzatura e mantenere sia la pelle che i capelli
molto chiari. In questo caso è meglio essere coerenti e non scurire la
pelle, né con il make-up né con il sole: ricordate che l’incarnato non
dovrebbe essere mai più scuro dei capelli.
Un’ultima puntualizzazione che vale per tutti i sottogruppi estate
riguarda le colorazioni più audaci: rosa, azzurro turchino, o grigio
silver, va bene tutto, purché siano toni freddi e delicati. Fossi in voi
eviterei sempre il rosso.
–4–
PRIMAVERA

Le caratteristiche delle persone primavera


Delle quattro stagioni ho lasciato per ultima la primavera (spring)
per due motivi: perché è la più rara e perché è la più insidiosa. È
ricca di eccezioni che potete cogliere solo ora che ci avviciniamo alla
conclusione di questa parte più tecnica del libro.
È difficile incontrare una persona primavera, ma quando la si
incontra non si hanno dubbi, si riconosce subito perché ha una
luminosità peculiare. Chi appartiene a questa stagione ha
caratteristiche cromatiche che possiamo riassumere in una sola
parola: radiosità.
Nel nostro grafico collochiamo questa categoria in alto a destra,
perché i colori sono caldi, ma soprattutto brillanti.
È la palette più variegata per tipologia di persone (biondi, castani
e persino rossi), ma anche per colori: troviamo in questo gruppo le
cromie più calde e aranciate, ma anche tanti blu. Per fortuna ci sono i
sottogruppi che ci aiutano a fare un po’ di ordine.
Giusto per dare un’idea della gamma, andiamo dalla brasiliana
Adriana Lima alla russa Natalia Vodianova, dalla nostra Chiara
Ferragni fino a Emma Stone. Per gli uomini, invece, un buon
riferimento è l’attore e regista Bradley Cooper oppure il modello
Jeremy Meeks.
Se dovessimo giudicare solo dal sottotono, sarebbe veramente
arduo riconoscersi perché il valore alto e la luminosità complessiva
permettono di reggere discretamente anche molti colori pastello
dell’estate o vivaci dell’inverno. A complicare il tutto, ci si mette il
sovratono che spesso è vagamente rosato. Anche la più chiara delle
persone primavera si abbronza abbastanza facilmente, a volte molto
più di quanto si possa immaginare, e presenta un bel colorito dorato.
La vera prova del nove che può guidarci nell’analisi è la variabile
intensità. I primavera reggono alcuni colori pastello, ma sono
letteralmente esaltati dalle tonalità forti e brillanti, quasi fluo: verde
prato, turchese acceso, corallo e tonalità aranciate. Insomma, colori
improponibili a qualsiasi estate che si rispetti.
Di solito hanno anche una bella pelle. Non necessariamente per la
texture, perché quello dipende da età, abitudini, ormoni e tanti altri
fattori. Sicuramente per il colorito: è sempre luminoso e cerca colori
brillanti.
Spesso i primavera possono fare a meno del fondotinta, che resta
valido per la sera o in occasioni speciali, perché l’incarnato anche in
inverno non è mai spento o smunto. E questa caratteristica perdura
con il passare degli anni: un esempio è l’inossidabile Sharon Stone.
Altre variabili che possono trarre in inganno sono la
pigmentazione delle labbra e altre mucose, che va dal pesca al rosa.
La sclera dell’occhio eccezionalmente può presentarsi anche
piuttosto chiara.
Nei primavera gli occhi possono essere chiari e luminosi alla
Cameron Diaz, oppure verdi con pagliuzze dorate come nel caso di
Kate Middleton, ma con un notevole contrasto con i capelli e le
sopracciglia.
Le sopracciglia sono importanti perché si presentano piuttosto
scure anche su molti biondi, o comunque si prestano volentieri alla
tinta per intensificare il contrasto con gli occhi.
A proposito di contrasto, ai primavera che solitamente tingono i
capelli consiglio di non partire dalla radice, perché la base appena
più scura crea una bella cornice intorno al viso.
I capelli possono variare dal biondo grano di Margot Robbie al
biondo ramato di Cate Blanchett, dal castano scuro della modella
Sara Sampaio fino al rosso acceso di Jessica Chastain.
In ogni caso sono luminosi e solari. Anche nelle colorazioni
artificiali la scelta migliore resta un biondo naturale e dorato, non
cenere o platino. Se l’estate vive del mito dei norvegesi, i primavera
prendono a riferimento i californiani.
Gli uomini sono biondi, fulvi o castani, ma ancora una volta è la
barba a rivelarne il sottotono caldo. Un bellissimo esempio viene dal
cinema con l’attore Scott Eastwood.
Quando i capelli primavera imbiancano di solito si passa alla
colorazione per direttissima, non c’è il lungo periodo di transizione
degli estate dato dal vantaggioso mix con la base cenere che rende il
bianco gradevole.
Ovviamente se corrispondete alle categorie di sottotono caldo e
intensità alta, potete appartenere alla categoria primavera anche se
avete la pelle scura. Un esempio è l’attore Gary Dourdan della serie
CSI.
Dal punto di vista pratico, come sempre, vengono in nostro
soccorso i drappi colorati. Se per l’inverno il nero è alla base di
qualsiasi guardaroba che si rispetti, per il primavera è il nemico. Lo
stesso dicasi per il grigio, tanto amato dagli estate. In poche parole,
un primavera si tiene alla larga dai colori spenti o particolarmente
cupi.

I sottogruppi della primavera e la stagione


assoluta
Le caratteristiche di base sono: valore alto (light), sottotono caldo
(warm) e intensità alta (bright). Oltre alla primavera assoluta
avremo quindi le seguenti sottocategorie: light, warm e bright.

Spring light: primavera chiara


La caratteristica dominante è il valore alto, che corrisponde all’essere
nel complesso chiari. In questo sottogruppo dominano i biondi, con o
senza l’aiuto della colorazione artificiale che, laddove presente, di
solito serve solo a correggere o enfatizzare il biondo naturale. Un
buon esempio è la modella Doutzen Kroes.
La confusione con lo spicchio light dell’estate nasce proprio da
questo: occhi, pelle e capelli chiari. Ma il valore è solo una delle
caratteristiche che analizziamo e, soprattutto, è una variabile
indipendente rispetto al sottotono. Lo abbiamo detto più volte:
chiaro non vuol dire freddo.
A un’analisi più attenta dell’incarnato non possono sfuggire alcuni
dettagli. Innanzitutto, se appartenete a questa categoria, la pelle per
quanto chiara si abbronza discretamente. E poi, a differenza degli
estate, vi illuminano ombretti nelle tonalità bronzo e andate a nozze
con i rossetti caldi e brillanti.
Infine, quando valuterete l’intensità con i drappi, vi accorgerete
che avete colori apparentemente delicati ma capaci di reggere cromie
forti e brillanti, su cui nessun estate potrebbe spingersi.
Legato all’intensità c’è il contrasto: lo spring light non registra
livelli altissimi, ma ha comunque un contrasto discreto, anche solo
grazie alla radice dei capelli o alle sopracciglia, come dicevamo
all’inizio.
Buona la riuscita degli spring light anche con colori pastello, solo
un filo meno valorizzanti, grazie al parziale slittamento nel
sottogruppo light della vicina estate. Possono attingere anche alle
tonalità di blu, a patto che siano luminose e non troppo cupe.

Spring warm: primavera calda


La dominante è il sottotono caldo. Si colloca nella fascia a più bassa
intensità all’interno della categoria primavera, e si ritrova a confinare
con lo stesso sottogruppo warm dell’autunno. Sono rossi naturali
dalla pelle chiara e sovratono rosato, come il principe Harry. Gli
occhi sono sempre chiari, blu, azzurri o verdi.
La vera differenza con l’autunno è nel valore complessivo che è
più alto e ancora una volta nell’intensità, anch’essa più elevata.
Nei mesi freddi si possono adottare tranquillamente dei classici
del guardaroba autunnale, il trench beige o il cappotto cammello, ma
se possibile è bene ravvivare con un dettaglio o un accessorio che
illumini ed enfatizzi gli occhi.
Lo stesso vale nel beauty. Se gli autunno si fermano al rossetto
mattone o terracotta, qui si va fino in fondo al livello di intensità e si
osa felicemente anche con un bel corallo. Un esempio meraviglioso è
l’attrice Jessica Chastain, peraltro sempre in palette in ogni
occasione pubblica.
Anche qui, i grandi nemici sono il nero e il grigio a cui aggiungerei
l’argento, decisamente in contrasto con l’incarnato, con le lentiggini
di cui sono spesso ricoperti e soprattutto con la chioma rossa,
tendente all’arancione.
Un equilibrato trucco occhi si basa sulle tonalità bronzo, o in
alternativa un complementare come il viola. Quanto al mascara è
meglio scegliere un marrone, per ottenere un effetto più naturale, il
nero creerebbe un stacco troppo forte e poco elegante. In commercio
si trovano anche dei mascara marroni con un’impercettibile venatura
melanzana, vi consiglio di provarli!
Se nell’analisi fate fatica a districarvi tra i due sottogruppi in
comune tra autunno e primavera, vi consiglio di concentrarvi
esclusivamente sui due spicchi warm e lavorare solo sulla dominante.
In tal modo, affidandovi alla Tonal Theory, vi potrete concentrare su
tutto ciò che dona a chi ha i capelli rossi, a prescindere che
apparteniate all’una o all’altra stagione.

Spring bright: primavera brillante


Lo spring bright, vicino del winter bright, ha come dominante
l’altissima intensità e un alto livello di contrasto. Quello che li separa
è il sottotono, che in questo caso è caldo.
Si tratta di castani dagli occhi chiari, contrastati e luminosi. Anche
in questo sottogruppo troviamo esempi bellissimi, dalla modella di
origini cinesi Alexa Chung alla portoghese Sara Sampaio.
La caratteristica dominante è la brillantezza, degli occhi certo, ma
anche della pelle e del complesso cromatico. Per questo, all’interno
della palette primavera, già molto luminosa di suo, preferiscono per
ripetizione i colori più accesi e vibranti.
Nel make-up, brillantezza e contrasto si tradurranno in eye-liner
nelle tonalità dark brown oppure ottanio e in forti rossetti corallo.
Ma ovviamente questo dipende anche dallo stile personale: un trucco
audace è più facile su una modella come Milla Jovovich che non sulla
principessa Charlotte Casiraghi, anche se le caratteristiche
cromatiche di base sono le stesse.
Quanto ai capelli, per enfatizzare il contrasto basterà lasciare la
base scura al naturale e scaldare le punte. Sicuramente sconsiglio di
scurire oltre il valore cromatico di origine e questa è una sostanziale
differenza con il winter bright, che invece si spinge tranquillamente
fino al nero corvino.
Tra i vantaggi dello scivolamento nello spicchio bright
dell’inverno c’è la possibilità di guadagnare alcuni colori interessanti
come il verde smeraldo, il blu elettrico e persino alcuni rossi
tecnicamente più violacei.

Primavera assoluta
La primavera assoluta racchiude in modo omogeneo e inequivocabile
tutte le caratteristiche della palette primavera, ovvero il valore
chiaro, il sottotono caldo, l’intensità alta, il contrasto medio-alto.
Questo è l’identikit anche del vostro guardaroba come delle scelte
del beauty, se appartenete a questa categoria. Si tratta di una palette
ampia e variegata da cui restano fuori i colori freddi e spenti, ma
soprattutto quelli cupi come il nero.
I capelli sono solitamente biondo intermedio e dorato, un naturale
biondo grano. Gli occhi sempre chiari e brillanti, l’incarnato radioso.
La palette pura è la più versatile ed è possibile muoversi dal biondo
scuro al biondo più chiaro, passando per il ramato. Un perfetto
esempio di questa duttilità è la bellissima modella russa Natalia
Vodianova.
Alla prova dei drappi colorati, non c’è che l’imbarazzo della scelta,
l’intero arco primavera che vediamo sul grafico si sposa con il mix
cromatico di questa tipologia. Non scivola nelle stagioni di confine, è
vero, ma possiamo affermare tranquillamente che, per quanto le
altre palette siano oggettivamente meno valorizzanti, eccetto il nero e
il grigio, non ci sono colori che stiano particolarmente male. Questa è
la magia del primavera!

Il guardaroba primavera: colori amici e nemici


La palette primavera si compone di colori luminosi, caldi e brillanti.
Il guardaroba si può costruire sulle tonalità cammello oppure sul blu:
spesso viene trascurato, ma il blu è a pieno titolo nella palette.
Consiglio di farne ampio uso, soprattutto nelle sfumature più
luminose come il blu royal. Funziona sia da sera che di giorno.
Tra i verdi non c’è che l’imbarazzo della scelta: menta, basilico,
mela, prato, fino alle sfumature turchese e Maldive.
Bello anche il rosso nelle tonalità del corallo, dell’aragosta, del
mango, della papaya, del pesca e dell’albicocca. E poi i colori floreali,
dal giallo narciso al viola ciclamino.
Gli uomini del sottogruppo warm possono, come nel sottogruppo
warm dell’autunno, trarre ispirazione dallo stile british, con le
tipiche tonalità della campagna inglese. In alternativa, il blu marino
andrà più che bene.
Le stampe funzionano un po’ tutte, ma in particolare il floreale,
grande o piccolo che sia. Del resto, parliamo della palette primavera!
Scegliete fantasie che abbiano prevalenza di colori caldi e brillanti,
con un buon livello di contrasto.
L’animalier non è particolarmente interessante in questo caso, a
meno che non sia declinato in colori più eccentrici e non
direttamente ispirati al manto degli animali se non nel disegno.
Se vi piacciono righe, quadri o pois, vi consiglio di declinarli nella
versione bianco-rossa o bianco-blu. Gli accostamenti optical in
bianco e nero invece non sono una buona idea.
Tra le buone notizie per il guardaroba, c’è la presenza del trench
beige o blu e del cappotto cammello. Il denim, se non è
particolarmente scuro o grigiastro, è molto bello anche sotto il viso
per un giubbino o una camicia di jeans.
I colori jolly di ciascun sottogruppo sono il turchese per il light,
l’albicocca per il warm, da prendere in considerazione anche nel
beauty, blu royal e rosso corallo per il bright, anche in abbinamento.
Ancora una volta, la stagione assoluta attinge con libertà all’interno
della palette.
Per quanto riguarda gli abiti da lavoro è possibile scegliere tra la
base blu e la base marrone. Kate Middleton è un interessante caso di
studio per chi lavora in un ambiente molto formale, perché il suo
dress code è sicuramente più rigido e si può trarre ispirazione delle
sue scelte: non sbaglia un colpo!
Gli uomini primavera possono sposare le tonalità del blu senza
pensieri. Una bella cravatta dal colore vivace farà il resto.
Per la sera, anche la palette primavera ha i suoi colori più eleganti,
dall’ottanio più luminoso al viola, passando per l’effetto nude di un
impalpabile pesca o albicocca, senza trascurare il potere dell’oro o
del bronzo, declinato nei tessuti in lamé.
Se il dress code richiede il nero, attenzione a smorzarlo con l’uso
strategico di gioielli e accessori che diano luce al viso.

Accessori e must have per i primavera


Scarpe e accessori blu vanno benissimo, ma anche testa di moro e
nere. Tutto dipende dal colore scelto per la capsule. Nulla vieta di
costruire più capsule con basi diverse, soprattutto se si ha l’esigenza
di separare lavoro e tempo libero.
Da non trascurare le scarpe nude, nella versione calda del beige e
sandali e accessori oro o bronzo, grandi passepartout per il giorno e
la sera. Anche l’intimo nude, se necessario, segue le calde tonalità
champagne, crema o color biscotto.
Per gli abbinamenti, suggerisco di sperimentare applicando gli
schemi cromatici riportati nel paragrafo sugli abbinamenti con
l’unica accortezza di evitare il rischioso e maniacale matchy-matchy.
Ci si può ispirare alla natura componendo l’outfit come un bouquet
primaverile. È possibile accostare il giallo narciso al colore delle
viole, il fiordaliso al rosso papavero o al verde prato: ai primavera il
colore può solo fare bene.
Gli occhiali più classici per questa categoria di solito sono i
tartarugati, con le parti metalliche in oro, particolarmente azzeccati
per il sottogruppo warm. Se si opta per il colore, consiglio di
attingere liberamente alla palette stagionale. Per le lenti scure,
perfetto il marrone chiaro o l’ambra.
Agli spring light suggerisco anche occhiali da vista in acetato
trasparente celeste o ciclamino, per ottenere la massima luminosità.
I metalli in oro giallo e oro rosa sono l’ideale anche per quanto
riguarda i gioielli. Oro bianco e argento non sono male nel
sottogruppo light, anche se di fatto restano una seconda scelta.
Per le pietre preziose o semipreziose la gamma è ampia: ci sono i
quarzi dai colori caldi, le pietre blu o violacee come lo zircone e
l’ametista. Ovviamente più saliamo di intensità più aumenta il
ventaglio, includendo lo zaffiro, lo smeraldo e il rubino. Per vedere
l’effetto che fa è possibile dare un’occhiata in rete agli scatti di un red
carpet di qualche anno fa, in cui Angelina Jolie indossava dei grandi
orecchini di smeraldo. Per le vacanze estive, fare affidamento sulle
pietre dure marine: corallo e turchese. Le perle non sono tra i gioielli
più valorizzanti neanche nelle sfumature crema perché, per quanto
calde, si sposano con chi ha un’intensità più bassa. L’unico
sottogruppo di questa stagione che ne può essere valorizzato è lo
spring warm.
Beauty per i primavera: make-up, capelli e…
Nella scelta del fondotinta, andiamo dalle tonalità chiare e delicate
del sottogruppo light, fino a quelle più ambrate del sottogruppo
bright, passando per quelle rosate del warm.
Ciò che accomuna i sottogruppi è il sottotono caldo, perciò per la
base si possono usare colori bronze e blush nelle tonalità del rosa
caldo, dal pesca all’albicocca. Il make-up occhi che piace di più ai
primavera è il color bronzo, peraltro un ottimo complementare di
occhi blu e celesti. Altri complementari del colore dell’iride possono
essere i violacei, che creano sempre un bell’effetto sugli occhi verdi.
Consiglio di provare anche l’ombretto grigio caldo molto apprezzato
da Kate Middleton e da altri spring bright.
Per il trucco degli occhi suggerisco di non attingere all’intera
palette della primavera, altrimenti si rischia di cedere alla tentazione
di ombretti color verde pisello o giallo narciso, che consiglierei solo
per una festa a tema anni Ottanta.
Se si è in cerca di qualcosa di forte per un’occasione speciale,
vanno bene il color ottanio o il viola ciclamino. Ma io la considero
un’eccezione, ideale per i più giovani e in generale per chi non ha
problemi di palpebra stanca. Per le labbra passiamo dalle delicate
tonalità pesca e albicocca fino al più deciso rosso corallo.
Riguardo ai capelli è necessario fare dei distinguo per
sottogruppo.
Gli spring light, che tendenzialmente li hanno biondi, possono
schiarirli ma senza arrivare alle tonalità lunari. Di sicuro eviterei il
platino. Sconsiglio anche di scurire: lo sa bene Charlize Theron, che
qualche volta ci ha provato, con risultati poco lusinghieri.
Gli spring warm, nella maggior parte dei casi rossi naturali,
possono godersi questa fortuna finché è possibile. L’incantesimo si
spezzerà quando compariranno i primi capelli bianchi; a quel punto
non resterà che cercare un bravo parrucchiere capace di riprodurre
un rosso naturale che non sia troppo aranciato e artificiale. Poiché
non è facile, molti rossi si rifugiano nel biondo ramato rispettando
sempre la dominante calda.
Gli spring bright, che partono sempre da una base castana più o
meno scura, possono essere tentati da una tonalità ancora più scura
per aumentare il contrasto, ma è una vana illusione perché
l’incarnato ne risente irrigidendo i lineamenti e facendoli apparire
più sciupati o addirittura più anziani.
Per gli spring bright è indicato lasciare la base scura naturale e al
massimo schiarire leggermente le punte, sempre con toni caldi e
sfumature nocciola, mai con colpi di sole. Fuori discussione l’ipotesi
di schiarire o farsi biondi, sarebbe davvero un peccato. Tra le
colorazioni più folli ma in palette, possiamo annoverare il celeste o il
ciclamino: di fatto, i colori caldi e brillanti tipici della stagione
primavera.
•••• quarta parte ••••

VIVERE IN PALETTE
365 GIORNI L’ANNO
LA STORIA DI LUCIA

Lucia è una ragazza sulla trentina, ma quando ci siamo incontrate la


prima volta non ero sicura che arrivasse a vent’anni: piccola, minuta,
con una corporatura esile e colori molto delicati, sembrava proprio
una bambolina. Il look molto lezioso ne dava conferma: un abitino a
fiori, scarpe con il laccetto alla caviglia e capelli legati in una coda.
Ho lasciato che mi raccontasse un po’ di sé e ho dovuto subito
ricredermi: mi trovavo davanti una persona molto determinata, con
un curriculum di tutto rispetto e la conoscenza di ben cinque lingue.
Eppure, c’era qualcosa che non andava: ogni volta che in azienda si
parlava di promozione, per lei non era mai il momento giusto e non
riusciva a capire il perché. O forse, un sospetto ce l’aveva…
Con un po’ di fatica per trovare le parole e il viso visibilmente
arrossato alla fine è sbottata: «Insomma, il mio problema è che
dimostro molto meno della mia età e nessuno mi prende sul serio. E
non posso neanche lamentarmi di questa cosa!» In effetti, al giorno
d’oggi il disagio di apparire troppo magri e troppo giovani non è
neanche concepibile, e questo per di più la faceva sentire anche
incompresa.
Si trattava di una bella sfida, perché bisognava renderla più
autorevole e credibile, senza tuttavia appesantirla o mortificarla. Non
restava che mettere da parte l’emotività e lavorare seriamente sullo
studio di un’immagine che fosse all’altezza di questa donna. Ma,
come al solito, questo lavoro intreccia due fattori imprescindibili l’uno
dall’altro: tecnica e umanità.
Ben presto ho scoperto che, nonostante l’indipendenza economica,
Lucia viveva ancora con i suoi genitori: molte sedute le abbiamo
svolte proprio a casa, sotto l’occhio vigile della sua mamma che
spesso rispondeva alle mie domande al posto suo, senza neanche
lasciarla parlare. Era piuttosto imbarazzante e Lucia cercava di
sdrammatizzare con qualche sorrisetto nervoso, ma era evidente
che fosse ancora «la piccola di casa».
Quello che però mi ha colpito di più è stato il suo guardaroba. Ho
trovato tantissime cose rosa: abiti, bluse, camicette, ma anche ogni
genere di accessori, persino il portachiavi e la cover del cellulare.
Eppure, quando le avevo chiesto quale fosse il suo colore preferito
era stata piuttosto indecisa: è incredibile come a volte sposiamo
gusti e comportamenti senza neanche rendercene conto. Nessun
dubbio, bisognava partire proprio dall’armocromia!
L’analisi del colore in effetti è stata molto rivelatrice e non mi riferisco
soltanto alla palette dei colori amici: l’armocromia le ha aperto gli
occhi soprattutto su quanto il rosa fosse presente nella sua vita e
che significati potesse avere, al di là del fatto che in effetti aveva
avuto un buon intuito perché il rosa le donava proprio tanto,
soprattutto nelle tonalità pastello.
Non restava che tenere il buono di quelle tonalità, l’eleganza e la
femminilità, e allo stesso tempo evitare che il look diventasse troppo
lezioso e infantile. Quindi abbiamo rimpiazzato il rosa barbie con un
raffinato rosa cipria, sempre in palette. E soprattutto lo abbiamo
inserito in una capsule wardrobe basata sulle tonalità del blu, del
tortora e del marrone rosato. I tanti bijoux giocattolo sono stati riposti
nella scatola dei ricordi e sostituiti con un paio di perline grigie, che
tanto esaltano gli occhi cerulei di Lucia. Un buon taglio di capelli e un
trucco sofisticato hanno fatto il resto.
Con il cambio di look, Lucia è finalmente diventata grande. Lo è
diventata innanzitutto allo specchio, e questo è bastato affinché se
ne accorgessero anche gli altri: la sua famiglia, i suoi colleghi e
quello che oggi è il suo compagno.
Non è passato molto tempo infatti che Lucia ha ottenuto la tanto
sospirata promozione e ha lasciato la casa dei genitori (con cui ha
sempre un rapporto speciale) per iniziare una convivenza con un
ragazzo conosciuto durante un meeting di lavoro. «Grande» e
«piccolo» sono concetti relativi, esattamente come il colore.
–1–
ARMOCROMIA E ABBINAMENTI

Come distinguere i colori caldi dai colori freddi


Tutti i colori che ci circondano nascono dal mix dei tre colori
primari: giallo, rosso e blu. Sembra incredibile che un intero
gradiente possa nascere solo da tre cromie di base mescolate in
diverse percentuali, ma se può aiutarvi come metafora pensate alle
note musicali: da sette nascono tutti i suoni e le melodie che
conosciamo.
Ci sono diverse convinzioni errate sulla classificazione dei colori
caldi e freddi. La prima è che i verdi siano tutti freddi e i rossi tutti
caldi. Superando questa visione semplicistica, possiamo invece
affermare che tutti i colori hanno la loro versione calda e fredda a
seconda del mix che li compone. Se partiamo da questo presupposto
avremo verdi caldi come il color oliva, così come verdi freddi come il
salvia.
Stando a questa teoria, i colori caldi sono quelli che contengono al
loro interno una certa percentuale di giallo, sono colori associati alla
luce del sole e per questo li definiamo solari. Sono i colori che vanno
dal rosso al giallo passando per tutte le sfumature dell’arancio e del
corallo, ma lo sono anche alcuni verdi della natura come oliva,
foresta e prato. Tra i neutri, consideriamo calda la gamma dal beige
fino al marrone. I colori caldi trasmettono una sensazione di energia
ed entusiasmo e influenzano direttamente il metabolismo.
I colori freddi invece contengono al proprio interno una certa
percentuale di blu e comprendono anche i verdi con sfumature più
bluastre: petrolio, verde pino, smeraldo. Suggeriscono calma,
dolcezza, serenità e pace. In particolar modo il blu tende ad
allontanare il senso di ansia: si dice che attivi fino a undici
tranquillanti chimici del nostro cervello!
Stando a questa classificazione, persino il rosso esiste nella
versione calda e fredda. Questo perché i colori possono subire delle
alterazioni, delle aggiunte e delle sottrazioni. Aggiungendo del blu al
rosso in una percentuale minima si ottiene, quindi, un rosso freddo.
Per intenderci, i rossi freddi sono i rossi nelle tonalità dei frutti di
bosco: amarena, lampone, fragola. I rossi caldi invece hanno sempre
una vaga componente aranciata: vanno dal corallo all’aragosta,
dall’albicocca al pomodoro.
Il tessuto rosso freddo in armocromia è molto importante perché
sin dal principio di un’analisi può svelarci con evidenza la
temperatura della pelle del viso.
Durante l’analisi si utilizzano un drappo arancio e uno fucsia
oppure uno rosso corallo e uno rosso fragola: li si osserva accanto al
viso per capire quale sottotono è più valorizzante. Di solito chi ha
colori freddi odia i toni aranciati, sia nell’abbigliamento sia nel
beauty.
Un altro metodo molto utile per riconoscere la temperatura dei
colori anche nelle persone è legato all’uso dei metalli. Un colore
caldo si sposa volentieri con il metallo dorato o bronzo. Viceversa, il
freddo va a braccetto con l’argento. Ecco dunque che il verde oliva si
abbina all’oro e il verde salvia all’argento. Facciamo un altro
esempio: il giallo zafferano vuole l’oro, mentre il giallo limone vuole
l’argento. Ebbene sì, persino il giallo esiste nelle due varianti di
sottotono!
Per quanto riguarda i colori di base del guardaroba, vediamo il
blu, il grigio e il nero schierati nella squadra dei freddi, mentre beige,
marrone e cammello nella squadra dei caldi.

IL CERCHIO DI ITTEN

Johannes Itten è conosciuto per l’invenzione del cerchio cromatico o ruota dei
colori o cerchio di Itten, appunto. Vi basterà fare una veloce ricerca su Google: si
tratta di uno strumento molto conosciuto e utilizzato nell’ambito dell’arte, della
grafica, del design e della moda. Potete trovarlo tanto in un negozio di
ferramenta, per la scelta delle vernici, quanto nella tasca di un truccatore durante
le sfilate. È facilmente accessibile in rete per i più curiosi. Al centro del cerchio
c’è un triangolo che contiene i tre colori primari. Dalla mescolanza di questi colori
si ottengono quelli secondari. Il cerchio più esterno comprende dodici colori che
sono i terziari, cioè le cromie ottenute da ulteriore mescolanza. I colori primari,
detti anche fondamentali, sono:
rosso;
giallo;
blu.
Sono puri, in quanto non nati dalla mescolanza di altri colori. Tutti gli altri colori
invece nascono dal mix dei tre colori primari, in diversa percentuale.
I colori secondari sono arancio, verde e viola e nascono mescolando la stessa
percentuale di due colori primari:
arancio = 50% giallo + 50% rosso;
verde = 50% giallo + 50% blu;
viola = 50% blu + 50% rosso.
I colori terziari, anche detti intermedi, si creano mescolando la stessa
percentuale di un colore primario e uno secondario, tra loro adiacenti:
terziario = 50% primario + 50% secondario.
Questa mescolanza dovrebbe rendere più chiaro a cosa ci riferiamo quando
diciamo che nei colori caldi c’è una certa percentuale di giallo e nei colori freddi
c’è una certa percentuale di blu.
Itten non prendeva in considerazione il bianco e il nero perché li considerava
«non colori». In armocromia sono colori a tutti gli effetti.

Schemi e combinazioni cromatiche


Un altro tema legato al mondo dei colori che spesso ci induce a
prendere le decisioni apparentemente più comode ma non sempre
giuste per noi è l’accostamento dei colori. In questo paragrafo
approfondiamo il mondo degli abbinamenti cercando di sfatare
qualche mito e di porre rimedio ad alcune cattive abitudini
inconsapevolmente ereditate.
Negli anni ho riscontrato che abbinare i colori è una delle cose che
mette più in difficoltà nella gestione di un guardaroba. Spesso la
rinuncia al colore non è altro che una scelta di ripiego presa per
timore di fare troppi pasticci. Per fortuna, esistono combinazioni
cromatiche riconosciute che ci aiutano ad abbinare e scegliere gli
accostamenti giusti. Vediamo quali sono.
P.S. Il cerchio di Itten è un valido aiuto per sciogliere qualsiasi
dubbio in merito.

Abbinamenti monocromatici
Si basano semplicemente sull’uso di un unico colore declinato in
tinte, ombre e toni. Pensate alle palette di ombretto di uno stesso
colore in tre varianti di chiaro/scuro. O, più banalmente, alla camicia
azzurra sul jeans: il colore di base è sempre blu, ma con sfumature e
caratteristiche diverse.

Abbinamenti analoghi
Per creare abbinamenti analoghi, basta abbinare due o più colori
adiacenti nel cerchio di Itten. Detto così può sembrare un po’ tecnico
e di difficile applicazione, ma quante volte nei costumi o nei vestiti
estivi troviamo accostati fucsia e arancio? Ecco, quello è un
abbinamento analogo. Lo stesso vale per il blu con il verde: pensate a
indaco e smeraldo.

Abbinamenti complementari
A mio parere sono i più belli e vedono affiancati i due colori che si
trovano uno di fronte all’altro nel cerchio di Itten. Sono anche un po’
magici e la loro definizione ricorda un indovinello: mescolati si
annullano, affiancati si esaltano.
Pensiamo al make-up: avete mai visto in profumeria i correttori
verdi? Non sono certo per gli alieni! Si tratta di un validissimo aiuto
per eliminare le imperfezioni cutanee di base rossastra. Basta
passarli su un foruncoletto rosso e questo diventa bianco. Applicate
poi un velo del solito fondotinta e quella fastidiosa imperfezione è
sparita. Per lo stesso principio, il camice dei chirurghi e gli altri
tessuti nelle sale operatorie o negli ambulatori medici sono verdi e
non più bianchi. Al contatto con il verde, il rosso si nota meno.
Ma i colori complementari sono magici anche per un altro motivo:
affiancati si esaltano. E torniamo al make-up: come valorizzare un
bel paio di occhi azzurri? L’abbinamento complementare ci
suggerisce di puntare sulle tonalità aranciate (o bronzo, se preferite)
per enfatizzare al massimo l’iride. Naturalmente se avete occhi
azzurri, ma sottotono freddo, conviene puntare sui rossi freddi, come
il marrone rosato. Stesso discorso per gli occhi verdi: il
complementare è il viola ed è perfetto per valorizzare questa tonalità
di occhi oppure per tirarla fuori da un occhio castano
impercettibilmente verdognolo. Anche in questo caso abbiamo la
versione fredda (prugna) oppure calda (melanzana).
Direi quindi di archiviare quella brutta abitudine di abbinare
l’ombretto al colore dell’iride, perché il colore artificiale avrebbe
sempre la meglio sul colore del nostro occhio, che ne risulterebbe
attenuato anziché esaltato.

Altri abbinamenti
Altre combinazioni cromatiche possono includere anche tre o più
colori. I complementari divisi: basta scegliere un qualsiasi colore nel
cerchio di Itten, individuare il suo complementare e usare i due
colori a esso adiacenti. La triade equidistante: per ottenerla si usano
tre colori equidistanti nel cerchio di Itten. Questa combinazione ha
un effetto stimolante ed è spesso usata nell’abbigliamento sportivo.

So che alcune delle regole introdotte in questo paragrafo possono


sembrare astruse e di difficile applicazione, ma la verità è che questi
schemi cromatici sono sotto i nostri occhi tutti i giorni: nella grafica
dei siti internet, nelle confezioni dei prodotti da supermercato, nelle
palette di trucco e persino nei giocattoli per bambini. Soprattutto nei
giocattoli, perché per questi prodotti la stimolazione visiva è
particolarmente importante. Pensate a Hulk, il supereroe della
Marvel dal corpo verde che indossa pantaloni viola: non sono forse
colori complementari? La lista sarebbe lunghissima, ma lascio che
siate voi adesso a farci caso, guardandovi intorno con occhi nuovi!

Regole e segreti per abbinare i colori


Nel paragrafo precedente abbiamo visto che esistono degli schemi
molto precisi per gli abbinamenti, ma in realtà con qualche
trucchetto (e un po’ di coraggio) possiamo giocare con i colori e
sorprenderci di fronte al numero quasi infinito di splendide
combinazioni, facili da creare. Qui di seguito troverete un mio
personale decalogo di regole e segreti per abbinare i colori.

1. Prima regola: non abbinare!


Suona un po’ come una provocazione, ma per creare abbinamenti
efficaci l’ideale sarebbe evitare quell’effetto che gli americani
chiamano matchy-matchy, cioè «troppo» coordinato. Funziona
molto meglio un contrasto tra due o tre colori che non l’abbinamento
maniacale di un unico colore in tutti i dettagli dell’outfit: orecchini
coordinati alla borsa, alla cintura, all’ombretto, allo smalto, alle
scarpe e chi più ne ha più ne metta.

2. Anche il monocromatico ha le sue regole


Nel caso in cui optiamo per un abbinamento monocromatico, che
comprende diverse declinazioni di uno stesso tono, il mio consiglio è
di attenervi a regole ben precise. La prima è che la temperatura dei
colori deve essere la stessa, o calda o fredda. Facciamo un esempio:
se abbiniamo due gialli, dobbiamo fare attenzione che siano
entrambi caldi; al girasole non possiamo abbinare il limone, ma
magari il giallo oro sì. La seconda vuole che l’intensità sia simile: o
tenue o brillante.

3. Questione di temperatura
Per prima cosa, identificate il vostro sottotono. Poi, per imitazione,
convertite il vostro guardaroba alla stessa temperatura. Quali sono i
vantaggi di questa operazione? In primo luogo tutto ciò che
indossate valorizza il vostro incarnato, e in secondo luogo, cosa da
non sottovalutare, tutto si abbina con tutto perché la base è comune.

4. Abbinate l’intensità
Dicevamo che sarebbe meglio evitare gli abbinamenti maniacali. Di
contro sarebbe buona norma preferire i contrasti. Per contrasto si
intende un colore chiaro con uno scuro. Ma a patto che siano
entrambi brillanti oppure entrambi attenuati. Da evitare insomma il
mix tra colori fluo e colori polverosi.

5. Come abbinare i colori degli accessori


Fino agli anni Sessanta scarpe e borsa erano tendenzialmente
coordinate, poi pian piano la regola si è persa. Oggi, a meno che non
si tratti di un’occasione molto formale, si preferisce giocare di
contrasto nell’abbinamento degli accessori. Sempre rispettando le
regole elencate sopra.

6. Se e come abbinare lo smalto


Come per gli accessori, la regola tradizionale era molto severa: lo
smalto di mani e piedi doveva essere uguale, sempre. E doveva
corrispondere anche al colore del rossetto! Oggi siamo molto più
liberi e sperimentali nel make-up e conserviamo queste regole solo
per occasioni particolarmente formali. Per il resto, quando non
vogliamo abbinare mani e piedi, useremo il colore per uno e il neutro
per l’altro. Sconsiglio invece l’uso di colori diversi perché crea un
certo disordine.

7. Abbinare i colori del make-up o no?


Tra gli abbinamenti maniacali e anche superati citerei l’ombretto
dello stesso colore del vestito. A meno che non siate delle esperte
make-up artist, la trovo una scelta molto azzardata. Meglio
valorizzare l’incarnato e il colore dell’iride, per evitare un tragico
effetto anni Ottanta.

8. Createvi una base


Per semplificare gli abbinamenti, scegliete un neutro, quello più
affine alle vostre caratteristiche cromatiche, ed eleggetelo a «base del
guardaroba». Create una capsule di capispalla e accessori di quel
colore, intorno a cui ruoterà tutto il resto. Ne parleremo meglio più
avanti.

9. La palette fa tutto da sola


Uno dei vantaggi di conoscere la propria palette è che tutti i colori al
suo interno sono abbinabili tra loro. Quindi, una volta scoperta la
palette, il gioco è fatto! Sembra una magia, ma in realtà ha una
spiegazione semplicissima: i colori di una palette sono selezionati a
monte con le stesse caratteristiche di sottotono e intensità, quindi
sono fratelli.
10. Non è questione di quantità, ma di qualità
Molte persone mi chiedono quale sia il numero massimo di colori da
abbinare in un outfit e restano stupite quando rispondo che possono
essere anche più dei due o tre che ci aspetteremmo. Per spiegarlo,
faccio sempre il paragone con un coro: due persone possono stonare
terribilmente, così come cinquanta e più coristi possono deliziarci
con una melodia celestiale. Per esempio, in un foulard Hermès
potete trovare fino a quaranta colori diversi, tutti perfettamente in
armonia. Ancora una volta, l’importante è che i colori siano in
accordo, il numero non conta.

Blu e nero e altri abbinamenti iconici


Abbinare blu e nero è uno dei grandi misteri della moda: c’è chi si
scandalizza e chi invece lo apprezza, ma qual è la regola? Il rifiuto
totale di questo accostamento è un retaggio degli anni Cinquanta. A
quei tempi tutto doveva essere maniacalmente abbinato (abiti,
accessori, gioielli), quindi accostare due colori che di fatto sono due
basi del guardaroba era qualcosa di inconcepibile. Per fortuna i
tempi sono cambiati e oggi abbinare blu e nero non è soltanto
consentito ma può essere estremamente «stiloso». A patto che si
seguano alcune regolette, che vi svelo subito… cominciando con ciò
che dovreste assolutamente evitare.
Non accostate il nero al blu quando quest’ultimo è molto scuro e i
due tessuti sono troppo simili. Mi spiego meglio: se vogliamo
abbinare questi due colori, è giusto che mantengano la loro identità.
Evitiamo di abbinarli quando il blu è talmente scuro da confondersi
con il nero, perché messi accanto si vede che sono due colori diversi.
Per fare un esempio, vi sconsiglio la giacca da lavoro nera sui
pantaloni blu notte, altrimenti si rischia l’effetto «stamattina mi sono
vestita al buio». Se però vogliamo indossare un cardigan nero su un
tubino blu elettrico direi che va più che bene.
Per quanto riguarda gli accessori, se sono vestita di blu, posso
abbinarli neri. Vi sconsiglio però il contrario, cioè abiti neri e
accessori blu, a meno che non si tratti di un blu elettrico o
particolarmente luminoso.
Per quanto riguarda i capispalla, se il blu è molto brillante non
viene considerato un colore di base, quindi non cozza con il nero. In
generale, un cappotto blu può andare benissimo su un tailleur nero
da lavoro, e viceversa.
Passando dall’outfit da lavoro a quello per le occasioni speciali,
possiamo dire che, complici i tessuti più lucenti e i materiali più
preziosi, abbinare blu e nero per la sera può essere una scelta molto
sofisticata ed estremamente elegante. Molto Armani, insomma.
Meravigliosa ad esempio l’abbinata blusa blu e pantalone nero.
Un’ottima idea di outfit anche per cerimonie e occasioni più formali.
Anche in questo caso a fare la differenza sono i tessuti.
La gonna richiede qualche accortezza in più perché di
conseguenza vanno gestite anche le calze e le scarpe. Che si tratti di
un abitino intero o di uno spezzato, la coppia blu-nero si rivela
comunque una scelta di grande eleganza. Gli accessori sceglieteli
sempre neri oppure staccate con il nude. La calza, se necessaria, sarà
una velatissima nera.
Spendiamo due parole anche per il tailleur, perché è proprio
nell’abbigliamento formale che l’accostamento blu-nero va per la
maggiore e può tendere qualche trappola. Giacca e gonna devono
essere dello stesso colore. Il tailleur blu andrà con accessori neri, ma
come abbiamo visto non vale il viceversa. Se il completo blu prevede
la gonna, le calze possono essere nere, in continuità con la scarpa;
trovo invece piuttosto stucchevole il total blue, dalla giacca alla
scarpa, comprese le calze.
A proposito di matchy-matchy, vi sconsiglio di cercare due blu
uguali: è pressoché impossibile. Come due neri, del resto. Quindi
sempre meglio abbinarne due diversi che due simili.
Blu e nero per il lavoro è un’accoppiata magica. Eventualmente si
può spezzare con il bianco o con il grigio, sempre facendo attenzione
ai tessuti e agli accessori. Il guardaroba maschile conferma questa
teoria, a volte fino all’ossessione. Conosco uomini che vestono
esclusivamente questi due colori e nel loro armadio si trovano pile di
maglioncini blu con differenze di sfumature minime, file di abiti
dello stesso colore, scarpiere interamente in tinta. Il tutto
inframmezzato da camicie azzurre e qualche t-shirt bianca. Può
sembrare noioso, ma del resto è proprio di Armani la famosa frase:
«L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare».
Per l’uomo, le regole sono molto semplici. L’abito da lavoro blu
scuro va abbinato a scarpe e cintura entrambe nere: mi raccomando,
l’abito formale esige che gli accessori siano coordinati tra loro.
Benissimo anche cappotti e spolverini blu da utilizzare su abiti grigio
scuro, ancora una volta con accessori neri.
Anche nel tempo libero, semaforo verde alla coppia blu-nero:
felpe e maglioncini blu non troppo scuro andranno benissimo su
pantaloni neri. Lo spezzato giacca blu e pantalone nero ancora una
volta funziona se i tessuti sono diversi e il blu è più luminoso e
riconoscibile. Se invece a stento si riconoscono, vi consiglio di fare
una scelta: o l’uno o l’altro, meglio non metterli insieme.
Come già accennato, il completo blu da donna può andare con gli
accessori neri. Il contrario funziona solo se il blu è più vivace. Con le
borse bicolore (spesso se ne trovano appunto in blu e nero), direi di
abbinare abiti neri. Per gli altri accessori, come sciarpe e foulard,
l’accostamento ideale vede l’accessorio nero su abiti blu. Spesso si
trovano delle fantasie che giocano sul nero-blu: che siano a scacchi o
floreali poco importa, è sempre meglio abbinarle al nero o piuttosto
spezzarle con il bianco o un grigio chiaro.
Per ultimo, ma non meno importante, un approfondimento sulle
calzature. Quelle blu vanno senza calze oppure con calze grigio scuro.
Le calze color zibellino sono un passepartout e vanno bene su
qualsiasi scarpa colorata. Per serate speciali e occasioni formali,
possiamo usare la calza velatissima nera su scarpe blu. In caso di
scarpe bicolore e negli accostamenti diamo sempre la precedenza al
nero. Trattandosi di due colori tipicamente freddi, l’accostamento
blu e nero sarà riservato a chi ha colori lunari.

Come abbinare le fantasie con metodo ed


eleganza
Quando si sente l’esigenza di sdrammatizzare il proprio look e
apparire meno rigorosi, si può ricorrere all’aiuto delle fantasie. Al
contrario, se pensiamo a qualcuno particolarmente serio o serioso lo
definiamo «tutto d’un pezzo», che tradotto nel linguaggio dei colori
sarebbe a «tinta unita». Bastano piccoli accorgimenti per dare un
tocco più brioso e leggero, ad esempio sostituendo l’abito da lavoro
total black con un tailleur in Principe di Galles, una blusa grigia con
una camicetta a micropois, un pantalone blu con uno a righe.
La regola madre per abbinare le stampe è che bisogna sempre
puntare su uno (o più) colori all’interno della fantasia stessa. In
particolare, consiglio di scegliere il colore di minoranza, ovvero
quello più piccolo e meno frequente all’interno del disegno, e usarlo
per gli altri pezzi dell’outfit. Questo vale per qualsiasi tipo di fantasia,
dal floreale agli scacchi, dalle stampe cachemire a quelle optical.
Anche nel caso di stampe in bianco e nero, classico per eccellenza,
vale la regola del colore di minoranza per il resto dell’outfit. Ad
esempio, se ho una gonna nera a pois bianchi possiamo abbinare una
camicia bianca. Se invece la stampa è omogenea, come le righe o il
pied de poule, allora la scelta di uno dei due colori è indifferente. Ma
c’è una seconda opzione che può essere molto più interessante: un
tocco di rosso, soprattutto se di sottotono freddo. Del resto, come
vedremo più avanti, il bianco, il nero e il rosso sono colori ancestrali,
con profondi significati e una lunga storia alle spalle. Combinati tra
loro, soprattutto quando i primi due compongono un disegno e il
rosso dà solo un accento, sortiscono un effetto davvero formidabile.
Particolarmente valorizzanti per chi ha un forte contrasto cromatico
nel proprio mix pelle-occhi-capelli.
Questa regola vale anche nel make-up. Pensateci un attimo, se vi
dico eye-liner nero e cipria bianca, cosa vi viene in mente?
Ovviamente, un tocco di rossetto rosso.
Il bell’effetto delle righe bianche e nere abbinate al rosso è
confermato anche se sostituiamo il blu al nero. Anzi, ritengo che
l’effetto marinaro sia ancora più affascinante. In questo caso,
funziona anche un rosso caldo, perché complementare con il blu.
Passiamo invece ad altre fantasie cult, come l’animalier, che
riproduce il manto di felini e altri animali esotici oppure la pelle dei
rettili. Tra queste le più usate sono giraffa, leopardato, tigrato,
maculato, zebrato, pitonato. Al pari di altre fantasie, possono avere
diverse grandezze ed essere declinate in diverse sfumature. Se in
bianco e nero come lo zebrato, valgono i suggerimenti che vi ho
appena dato. Se invece parliamo del classico maculato o leopardato,
allora abbiamo diverse alternative. È possibile abbinarli a un jeans o
a capi in pelle per un look più grintoso, oppure a una pencil skirt per
un effetto più pulito. In ogni caso, attenzione a dove usate l’animalier
perché là creerete un focal point. Potrebbe essere molto sexy o,
viceversa, un ingenuo autogol. Di sicuro un blazer o una camicia
bianca rendono elegante qualsiasi cosa. Ma è carina anche l’idea di
usare colori della terra per creare un look più esotico. Il classico
maculato beige e nero andrà benissimo su un cappotto cammello ma
ancora meglio sul total black. In generale, vi consiglio di usare colori
caldi sulle stampe dalla base calda e viceversa, freddi con i freddi.
Evitate se possibile di abbinare tra loro diverse stampe animalier…
E a proposito di abbinamenti audaci, concludo questo paragrafo
con il mix&match, ovvero l’accostamento di tessuti con stampe
diverse e di colori differenti. Potreste pensare che riguardi solo gli
stili più eccentrici e le personalità più creative, e invece non è così.
Chi di voi è appassionato di cinema, ricorderà senz’altro Caccia al
ladro con Cary Grant e la splendida Grace Kelly, entrambi attori
formidabili e massime icone di eleganza del secolo scorso. Un film
che vale la pena di rivedere anche solo per i guardaroba: lui in
particolare indossa sempre dei foulard e il mio outfit preferito è
maglia a righe blu con stringicollo rosso a pois. Assolutamente
fantastico.
A proposito di moda maschile e del grande dilemma se abbinare o
meno pochette e cravatta, la risposta è no: non hanno mai la stessa
fantasia e non sono mai maniacalmente abbinati. Però suggerisco
una certa armonia cromatica: stesso sottotono e stessa intensità.
–2–
ARMOCROMIA E GUARDAROBA

Armadio pieno e niente da mettere?


«Ed eccomi di nuovo con il solito problema: un armadio pieno di
vestiti e niente da mettere.» Così esordiva Carrie Bradshaw in un
episodio della serie Sex & the City.
Potrebbe suonare come un paradosso, invece è proprio così che
vanno le cose. E molti di voi lo sanno bene: quanti ritardi perché
davanti all’armadio non si riesce a prendere una decisione… E che
frustrazione, considerando la quantità di abiti che ci troviamo di
fronte! In questo paragrafo cerchiamo di capire il perché e vedrete
che anche qui c’è lo zampino dell’armocromia.
Partiamo da un assunto: il guardaroba efficiente non è quello che
ha tanti abiti, ma quello che consente tante combinazioni di abiti,
ovvero tanti outfit. Per ottenere combinazioni efficaci e outfit
convincenti la parola chiave è «coerenza». Mi spiego meglio: è
necessario che i capi che lo compongono, tanti o pochi che siano,
abbiano delle caratteristiche in accordo, cioè che siano in armonia
per colore, tessuto e stile.
Per creare più outfit possibile, gli abiti devono seguire una stessa
palette. Il che non vuol dire avere l’armadio tutto nero oppure solo
blu o giallo, ma semplicemente orientarsi su colori della stessa
famiglia cromatica. Basterebbe, insomma, che fossero tutti colori
caldi o tutti colori freddi. Vi faccio un esempio pratico: posso avere
cinquanta giacche e trenta paia di scarpe, ma se le giacche sono tutte
marroni e le scarpe sono tutte nere, salta qualsiasi possibilità di
abbinarle. Oppure ancora, se ho un cappotto marrone e un cappotto
blu, questo non significa davvero avere due cappotti. Ne ho uno solo,
quello marrone, quando mi vesto con colori caldi e uno solo, quello
blu, quando mi vesto con colori freddi. Tanto per cambiare, farò
ricorso alla matematica, anzi all’algebra per chiarire questo concetto.
Sappiamo bene che a + b = a + b, ma se invece disponessimo di sole
a, potremmo ottenere a + a = 2a, così come b + b = 2b (se avessimo
saputo che un giorno la matematica ci sarebbe stata utile per
ottimizzare il guardaroba forse l’avremmo studiata più volentieri!).
L’unico modo per potenziare il guardaroba è far sì che tutto si
abbini con tutto. Non è utopia: possiamo avere poche cose
nell’armadio e tante cose da mettere, ovvero tante combinazioni da
creare. L’unica condizione è che tutto sia in palette.
A onor del vero, per quanto la palette sia il cardine intorno al
quale ruota il guardaroba, c’è da dire che la coerenza riguarda anche
tessuti e stile. Per completezza, vi darò alcune indicazioni in merito a
questi due fattori. Cominciamo con i tessuti: verificate che abbiano lo
stesso peso e siano quindi facilmente sovrapponibili. L’ideale sarebbe
optare per tessuti di peso medio e infra-stagionale (in inglese li
chiamano appunto transeasonal) come il jersey o il cachemire
sottile, cioè quelli più versatili in assoluto. Anche qui un esempio
pratico può aiutare: posso avere quaranta giacche e sessanta camicie,
ma se le giacche sono tutte in velluto e le camicie tutte di lino non ho
niente da mettere.
Infine lo stile è un nodo cruciale. Il vero problema sorge quando
mescoliamo stili molto diversi. Presi singolarmente alcuni capi sono
graziosi ma, combinati tra loro, non funzionano. Non hanno nulla da
dirsi, perché hanno codici di linguaggio differenti. Alle elementari ci
hanno insegnato che non possiamo addizionare mele con pere. Be’, il
concetto è lo stesso. Un esempio pratico: quella camicetta fru-fru
tutta pizzi e fiorellini comprata in saldo forse non l’avete mai messa
perché il suo stile romantico poco si abbina agli abiti più rock e
grintosi che prediligete di solito…
Va da sé che più palette cromatiche, tessuti e stili convivono
nell’armadio, più difficoltà avrete a essere coerenti e più andrete
incontro alla sensazione di non avere niente da mettere. Il vero
segreto quindi è comprare meno ma comprare meglio, cioè con
coerenza.
Come realizzare una capsule wardrobe
cromatica
Il concetto di capsule wardrobe suscita sempre grande entusiasmo ai
miei corsi e in effetti lo trovo estremamente utile per ottimizzare il
guardaroba femminile quanto quello maschile. Cominciamo dalla
definizione: una capsule wardrobe, come evoca già il nome, fa
riferimento a un ristretto numero di indumenti che combinati tra
loro consentono di realizzare molti outfit diversi.
Di capsule wardrobe si è cominciato a parlare già negli anni
Settanta, ma è stata Donna Karan a renderla popolare negli Ottanta,
lanciando la sua 7 Easy Pieces collection: fu un successo planetario e
francamente la trovo ancora incredibilmente attuale. Di fatto, la
capsule di Donna Karan prevedeva un blazer, una gonna, un tubino,
un pantalone elegante, un body e qualche accessorio essenziale. Il
segreto alla base di questo nucleo è il fatto che si compone di capi di
base ed essentials, che spesso ci accompagnano per diverse stagioni
durante l’anno e che non sono soggetti alle ultime tendenze della
moda. La parola chiave è versatilità, di colore, di tessuto e di stile.
Ovviamente possiamo costruire una o più capsules, dividendole per
occasioni: una da lavoro e una per il tempo libero, ad esempio. Ma
anche per stagionalità, una per la primavera/estate e un’altra per
l’autunno/inverno. Il che faciliterebbe enormemente anche il temuto
cambio di stagione.
La capsule wardrobe è lo zoccolo duro del guardaroba e la sua
magia è che vi fa ottimizzare spazio e risorse. Si parte dal
minimalismo, ma si finisce a sposarla come filosofia di vita. Il nome
Marie Kondo vi dice qualcosa? Confrontandomi ogni giorno con
uomini e donne su questi temi sono giunta alla conclusione che le
persone non chiedono altro: semplificare, ripulire, sfrondare
dall’inutile e tornare all’essenziale. Naturalmente la capsule
wardrobe è compatibile anche con il guardaroba di una fashion
victim: i pezzi di tendenza ruoteranno intorno alla capsule,
esattamente come un elettrone intorno al proprio nucleo. La moda va
e viene, ma sarà la capsule a salvarvi nel momento del bisogno.
Possiamo vederla come un nuovo modo per organizzare
l’armadio, ma è anche un ottimo aiuto in situazioni contingenti:
possiamo creare una capsule per fare una valigia (finalmente)
efficiente, oppure possiamo crearne una per il periodo di gravidanza,
senza spendere troppi soldi in abiti che useremo solo per pochi mesi.
Ma è anche un validissimo aiuto per chi ha necessità di rifare il
guardaroba a seguito di una brusca variazione di peso. Di sicuro è
una regola aurea nella fase di transizione alla nuova palette, quando
il vostro armadio sarà ancora un mix eterogeneo di colori che non
fanno riferimento all’armocromia o, peggio ancora, quando scoprite
di avere colori caldi e vi ritrovate nero dietro ogni anta e in ogni
cassetto dell’armadio.
Per realizzare la vostra (o le vostre) capsule wardrobe, bisogna
innanzitutto conoscere il vostro sottotono, caldo o freddo, e
possibilmente anche la vostra stagione armocromatica di
appartenenza. Dopodiché si procede a creare uno schema di due o tre
colori. Facciamo qualche esempio per ciascuna categoria.
Se appartenete alla stagione inverno, siete facilitate dalla presenza
del nero in palette: il vostro schema cromatico potrebbe vederlo
accoppiato al bianco ottico e a qualche altro colore freddo e brillante,
come il fucsia.
Chi di voi fa parte dell’autunno farà ruotare la propria capsule
intorno ai colori della terra: beige, marrone, terracotta, verde foresta.
Se siete estate potete puntare su schemi cromatici legati al grigio,
al tortora oppure al blu, facilmente abbinabili al color cipria e alle
altre tonalità pastello.
Se siete primavera, la vostra capsule wardrobe potrebbe eleggere
il blu royal a colore principe e abbinarlo al bianco, con qualche tocco
di rosso corallo.
Va da sé che attenendoci alla palette personale è importante che
anche il beauty segua tutto il resto. Smalti, rossetti e persino
ombretti saranno selezionati a monte per avere uno stile unico e
riconoscibile con il minimo sforzo.
Quanto ai gioielli e alle minuterie metalliche degli accessori, è
importante che siano coerenti e che naturalmente seguano il
sottotono della palette.

Come recuperare un colore che non ci sta bene


Alla gioia di aver finalmente scoperto i colori che ci donano, di solito
segue il panico ripensando a tutti i capi e gli accessori fuori palette
che abbiano accumulato negli anni. Cosa fare dunque con i vestiti che
non passano il setaccio dell’armocromia? Se si tratta di capi
importanti, su cui avete investito un discreto budget o che
semplicemente avete appena acquistato, non sarò certo io a dirvi di
buttarli via! Una soluzione si trova.
Ma procediamo con ordine: come prima cosa, ricorriamo a
qualche piccolo stratagemma per attenuare almeno in parte gli effetti
del colore nemico accanto al viso magari usando metalli della nostra
palette. Un tipico esempio è accostare una bella collana di oro giallo
su un abitino nero oppure un top in lamé come sottogiacca. Intorno
al viso possiamo giocare con orecchini, foulard, sciarpe, fasce e
cappelli.
E poi c’è il beauty, che può fare una grande differenza: una
colorazione di capelli in palette vuol dire già creare una bella cornice
intorno al viso. Ricordiamo che i capelli sono l’unico accessorio che
non togliamo mai, quindi decisamente il più importante. A proposito
di beauty, c’è tutto il mondo del make-up che, insieme alla
colorazione dei capelli, costituisce il primo vero grande
cambiamento. Insieme possono creare un’aura che ci mette al riparo
anche dal peggiore dei vestiti.
Tornando a come recuperare i capi fuori palette, la questione più
delicata è debellare il colore nero quando scopriamo di avere un
sottotono caldo. Forse il termine debellare è un po’ estremo e
sicuramente il cambiamento deve essere graduale, però vi garantisco
che seppur a malincuore dopo l’analisi del colore capirete da soli che
effettivamente non fa per voi. Non vi merita. Puntate il più possibile
su gioielli e accessori: basta anche un paio di orecchini colorati. E
soprattutto puntate su qualche abbinamento un po’ forzato ma
comunque efficace, ad esempio con l’animalier o anche
semplicemente con beige o oro. Se avete un bell’abito blu invece,
potete puntare sul suo complementare e bilanciarlo con una buona
dose di arancio o rosso corallo.
Sul versante opposto, cosa fare del cappotto cammello o del
maglioncino di cachemire beige, quando prendiamo coscienza di
avere colori freddi? La vostra salvezza può essere solo il blu notte
oppure il nero: una bella sciarpa passepartout sarà la vostra
compagna di viaggio, quando sarete traghettati sulla sponda dei
colori amici.
Per tutti gli altri colori, invece, si può fare riferimento agli schemi
cromatici di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente e che spesso
vedono protagonisti i colori opposti sul cerchio cromatico.
Con lo stesso meccanismo gestiremo le fantasie che hanno al
proprio interno vari colori, non tutti appartenenti alla nostra palette.
Prenderemo quello che ci fa più comodo e lo utilizzeremo per il resto
dell’outfit, mettendo in minoranza quelli meno valorizzanti.
Inoltre, non sono poche le mie clienti che hanno fatto ricorso ai
sistemi di tinteggiatura. Al supermercato si trovano diversi prodotti
per cambiare colore ai nostri capi comodamente in lavatrice. Certo,
lo si può fare con tessuti non particolarmente delicati, ma anche per
questi c’è una soluzione: la tintoria industriale. Se vale davvero la
pena, potete far tingere il vostro abito di seta e riutilizzarlo
finalmente in palette.
Tra gli estremi rimedi possiamo citare la possibilità di rodiare i
gioielli: quelli in oro giallo possono diventare bianchi senza perdere
valore.
C’è poi il fiorente mercato del pre-owned, boutique online e
offline che acquistano e rivendono capi di un certo valore e in ottime
condizioni. Non pensate al mercatino delle pulci, ma a delle vere e
proprie boutique di lusso, dove è possibile lasciare ciò che non
indossiamo più, recuperando almeno parte del valore. Lo trovo un
comodo canale per disfarsi senza sensi di colpa di ciò che non ci va
più a genio, ma è anche un’interessante luogo di caccia per ottimi
investimenti senza spendere una fortuna.
Una soluzione facile e a costo zero può essere organizzare uno
swap party, ovvero una festa per lo scambio di abiti e accessori
altrimenti destinati a morte certa. Può essere molto divertente!
–3–
ARMOCROMIA E MODA

Chi decide quali colori vanno di moda?


Ricordate il magistrale monologo del «maglioncino ceruleo»
interpretato da Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada? (Chi non lo
conosce corra subito ai ripari!) Ebbene, in quella scena è riassunto
ciò di cui parleremo nelle pagine successive. Quali sono i canali e i
meccanismi che regolano la diffusione della moda? E quanto questi
canali influiscono sull’uso del colore? Insomma, chi decide cosa va di
moda e soprattutto quali colori vanno di moda?
I canali di diffusione delle tendenze sono principalmente due. Il
primo è conosciuto in inglese con l’espressione trickle down, che
vuol dire «effetto a cascata» e consiste nell’imitazione di persone che
dettano lo stile dall’alto. A lanciare il trend sono di solito stilisti,
stylist e giornalisti di tendenza.
Poi c’è una seconda espressione, bubble up, sempre in prestito dal
mondo anglosassone, che indica il «ribollire» e fa riferimento a quei
trend che nascono spontaneamente da luoghi di tendenza come un
quartiere di New York o una spiaggia di Ibiza. In questa seconda
modalità di creazione dei trend spetta ai cool hunter, cioè ai
cacciatori di tendenze, scoprire le novità in fatto di «ultimo grido». I
cool hunter frequentano luoghi considerati di tendenza, scrutano i
comportamenti già in essere, i gusti che cominciano a diffondersi e a
essere emulati e poi forniscono queste raccolte di dati alle istituzioni
deputate che li elaborano per gli addetti ai lavori: fotografie, schizzi,
testi e analisi sociologiche che indicano ai produttori cosa piacerà
nell’imminente futuro.
Al sistema appena descritto possiamo aggiungere l’influsso
potentissimo che proviene dai media, dal cinema, dai videoclip, dalle
serie televisive e perfino dai personaggi della politica. Il fenomeno
delle scarpe Manolo Blahnik sfoggiate da Sarah Jessica Parker in Sex
& the City oppure il copiatissimo taglio di capelli di Jennifer Aniston
in Friends sono solo alcuni esempi.
Tra le tendenze che nascono da politica e società mi piace
ricordare il caso legato a Kate Middleton. Sono diversi anni che tra i
colori proposti da Pantone® compare il royal blue, precisamente dal
2010, quando è stato annunciato il fidanzamento tra Kate e William
d’Inghilterra. In quell’occasione lei indossava un abito blu abbinato
all’anello con zaffiro appartenuto a Lady Diana. Secondo una ricerca
di «Vogue», sembra che nei primi due anni di matrimonio la
duchessa di Cambridge abbia indossato tonalità di blu nel 24% delle
occasioni pubbliche. Considerando il potente influsso che la
Middleton ha sulla moda, non stupisce che questo colore sia sempre
tra i più proposti dell’anno… da diversi anni.
Esistono anche diverse istituzioni in cui si discute in particolare
dei colori di stagione; per stabilirli si costituiscono dei veri e propri
comitati del colore, composti non soltanto da stilisti, ma anche da
sociologi, psicologi e studiosi del colore in generale. Intercolor,
un’organizzazione no-profit fondata nel 1963, è una delle più famose
piattaforme di lavoro interdisciplinare per esperti del colore a vari
livelli: design, moda, arredo, artigianato, industria, arte e tradizione.
Gli associati si riuniscono periodicamente per studiare e anticipare i
trend cromatici, elaborando previsioni fino a ventiquattro mesi di
anticipo.

Come nasce il «Pantone® dell’anno»


Un approfondimento speciale va dedicato all’ormai famosissimo
Pantone®. Tutti conosciamo le mug, le agendine, le sedie e gli altri
oggetti di merchandising contraddistinti dal famoso tassello colorato
e naturalmente aspettiamo con ansia che si decreti il colore
dell’anno. Ma Pantone Inc. non è famosa solo per la gadgettistica
colorata: è un’azienda statunitense con una storia molto lunga e
importante dal punto di vista industriale. Si occupa principalmente
di tecnologie per la grafica e della catalogazione e produzione del
sistema di identificazione dei colori. Per la stampa si usano macchine
che supportano quattro lastre di colore con il metodo CMYK (cyan,
magenta, yellow, black). I colori di questa azienda sono miscele già
preparate che si possono stendere su una sola lastra, quindi
rappresentano un metodo di stampa più economico, e allo stesso
tempo molto più semplice.
Pensateci un attimo: se vi trovate in Europa e dovete
commissionare la produzione di un oggetto a una fabbrica in Asia,
come fate a descrivere via telefono o email il colore che vorreste
realizzare? Non sarebbe attendibile né una descrizione a parole, né
tantomeno la resa sullo schermo dei computer. Pantone Inc. ha
risolto il problema creando un immenso catalogo di colori, il
Pantonario, a cui sono assegnati dei codici. Nel mondo della grafica,
ma ormai anche per l’industria e la chimica, Pantone è riconosciuto
come standard internazionale.
Oggi Pantone® è diventato anche un brand efficace protagonista
di numerose iniziative, come ad esempio il celebre «Pantone
dell’anno» che influenza lo sviluppo dei prodotti e le decisioni in
materia di acquisti in svariati settori tra cui moda, arredamento di
interni, design industriale, imballaggio dei prodotti e graphic design.
Dal 2000, anno di nascita di questa fortunata operazione di
marketing diventata ormai un imperdibile appuntamento per addetti
ai lavori e semplici curiosi, il colore dell’anno viene scelto in base alla
componente psicologica che lo definisce e al suo contesto sociale
attraverso un’attenta valutazione e analisi delle tendenze che
possono provenire dagli ambiti più svariati: il mondo dello spettacolo
e della produzione cinematografica, le collezioni d’arte itineranti e i
nuovi artisti, la moda, tutte le sfere del design, le mete turistiche più
gettonate, i nuovi stili di vita, di gioco e le condizioni
socioeconomiche, le nuove tecnologie, i materiali, le texture e
qualsiasi cosa abbia a che fare col colore, dalle più importanti
piattaforme di social media agli eventi che catturano l’attenzione a
livello internazionale. Il colore protagonista, di solito, è
accompagnato da un’illuminante palette di colori cui può essere
abbinato.
I colori che stanno bene a tutti e altre leggende
metropolitane
Il mio metodo non sempre segue i dettami della moda, anzi: spesso
scherzosamente dico ai miei studenti che la moda è nostra nemica.
Con questa provocazione voglio sottolineare che le tendenze che
provengono dal settore non sempre ci aiutano a stabilire ciò che va
bene per ciascuno di noi, perché sono rivolte a tutti
indiscriminatamente.
In sostanza, la moda ci dice cosa dobbiamo indossare (i famosi
must have) mentre la consulenza di immagine ci dice cosa ci
valorizza. Da qui nasce il mio motto «non è bello ciò che è bello ma è
bello ciò che ci rende belli».
Frasi del tipo «questo rossetto sta bene a tutte» oppure «questo
capo non dovrebbe mancare nel guardaroba di nessuno» possono
trarre in inganno. Se ci fidiamo di queste affermazioni, quando
proviamo un vestito o indossiamo un colore e non ci sta bene finiamo
per credere che siamo noi quelli sbagliati; il pensiero in agguato è:
«Se sta bene a tutti e a me non sta bene, forse ho qualcosa che non
va». E invece è del tutto normale che un vestito o un colore ad alcuni
stia bene e ad altri malissimo, perché siamo diversi, con
caratteristiche peculiari che ci rendono unici.
Per fare le scelte giuste e non cedere alle frustrazioni è
fondamentale conoscersi meglio. Solo in questo modo è possibile
accogliere ciò che ci valorizza tralasciando con serenità ciò di cui
possiamo fare a meno, anche se è in assoluta coerenza con i trend del
momento. Come dicono gli inglesi «It takes two to tango», bisogna
essere in due per ballare il tango: in questo caso, le nostre
caratteristiche cromatiche devono fare coppia con le caratteristiche
cromatiche proposte dalla moda. Altrimenti, pazienza: aspetteremo il
prossimo giro di ballo.
Questo non vuol dire rinunciare a seguire la moda, ma
semplicemente essere in grado di filtrare gli input che arrivano
dall’esterno e adattarli alle nostre caratteristiche fisiche e stilistiche.
Se ci pensate, questo approccio è anche più moderno e femminista:
la moda è bella, ma siamo noi a dettare le regole. La moda
suggerisce, ma siamo noi a scegliere. E soprattutto rivendichiamo il
diritto e la libertà di essere diversi.
Ecco un’altra buona ragione per cui ognuno di noi dovrebbe
conoscere la propria palette di colori amici: per non essere schiavo
della moda e sentirsi libero di giocare con essa. In fin dei conti,
sapere è potere, anche in fatto di colori.
Se proprio siamo fashion addicted, possiamo fare una deroga per
un colore non in palette, abbinandolo in modo complementare come
abbiamo visto nei paragrafi precedenti. Oppure possiamo puntare su
un accessorio lontano dal viso e soprattutto su qualcosa di
economico, su cui non val la pena fare grossi investimenti.
–4–
I FALSI MITI DEL NERO

I significati del nero


Questo colore significa potere, formalità, classe, raffinatezza,
ricchezza, eleganza, profondità, autorità, affidabilità, prestigio,
serietà e via dicendo ma è anche associato all’idea di oscurità, morte,
paura, orrore. La maggior parte del branding aziendale utilizza il
nero perché trasmette concretamente una sensazione di credibilità,
eleganza, potenza e forza.
Ma ascoltatemi bene: se volete imparare a usare i colori dovete
prendere in considerazione anche la possibilità di fare a meno del
nero. Come si dice: «Per volare bisogna superare la paura di cadere».
Resta un bellissimo non-colore, che può essere preso in
considerazione in determinate occasioni ma, fidatevi, si può vivere
benissimo anche non indossandolo tutti i giorni!

Perché negli armadi comanda il nero


La prima domanda che rivolgo alle mie clienti di solito è: «Cosa trovo
se apro il tuo armadio in questo momento?» E la risposta quasi
sempre conferma: «Tutto nero».
Per alcune persone il colore nero è un rifugio. Per altre, una vera
filosofia di vita. Per altre ancora, semplicemente, sembra non esserci
alternativa e diventa quindi una rinuncia.
Spesso il nero è solo una maschera dietro cui ci nascondiamo per
comodità, per pigrizia, per prudenza, per discrezione, per timidezza o
solamente per abitudine. Quando scopro che non ci sono motivazioni
profonde per questa scelta cromatica provo una grande gioia nel
riportare quel cliente al colore. In molti casi per inaugurare un nuovo
inizio basta far partire una piccola scintilla.
A volte la rinuncia al colore avviene quando si passa dagli studi al
mondo del lavoro. Aiuta a non dare nell’occhio, a darsi un tono e
riflette la paura di strafare. Altre volte avviene con la maternità
poiché il nero, si sa, è pratico. Quando si ha poco tempo è l’ideale:
non si macchia, si abbina facilmente e, tutto sommato, ci fa sentire in
ordine. Altre volte ancora diventa un comodo alleato per nascondere
qualche chilo in più. Questi sono i casi in cui ho la convinzione che il
mio sia un lavoro tutt’altro che superficiale: conosco le potenzialità
dell’armocromia e mi piace metterle al servizio di chi pensa che il
nero sia un po’ un’ultima spiaggia. È interessante porsi questa
domanda: «Quando ho smesso di usare i colori? Con quale
avvenimento o quale periodo della mia vita è coinciso il blackout?»
Pensateci bene, perché a volte la risposta apre scenari esistenziali
sorprendenti.
Sia chiaro, la mia non è una campagna contro questo colore, amo
il nero: può effettivamente essere elegante, misterioso, affascinante…
ma solo a patto che sia una scelta libera e consapevole, che sia un
colore come un altro all’interno della nostra palette. Occupandomi di
colore e di consulenza d’immagine va da sé che ce la metta tutta per
spronarvi a non compiere la scelta apparentemente più comoda, che
si rivela poi la più piatta e scontata.
Passiamo quindi in rassegna i falsi miti intorno a questo colore e
proviamo a smontarli insieme cominciando proprio da: «Il nero è il
colore più elegante».
Non nego il suo fascino, ma l’eleganza di un abito è dettata anche
dalla preziosità del tessuto, dal taglio e dai dettagli, altrimenti una t-
shirt in cotone nera sarebbe elegante come una camicetta di seta
bianca, per fare un esempio.
Un altro gettonatissimo mito vuole che il total black sia l’unica
soluzione per camuffare una silhouette abbondante. Non è solo il
nero a sfinare la figura, ma tutti i colori scuri, perché otticamente
retrocedono. La gamma è ampia e va dal blu navy al verde foresta,
dal bordeaux al melanzana. Altri trucchi cromatici per sfinare le
forme sono l’uso del monocolore, le righe e i tagli verticali e,
soprattutto, i tessuti matt rispetto a quelli lucidi.
Secondo alcuni, poi, il nero sta bene a tutti. Non mi dilungherò
molto su questa teoria perché ne abbiamo parlato in abbondanza ma,
giusto per puntualizzare, vorrei specificare che non solo non sta bene
a tutti, ma sta veramente bene a pochi. Nello specifico, sta molto
bene a chi appartiene alla stagione inverno, agli altri no. Ci si rende
conto di questa verità proprio con il passare degli anni. Il nero
incupisce particolarmente, anche nel make-up. Il colore invece può
illuminare e ringiovanire il viso. Usatelo per gli occhiali o per altri
accessori e vedrete la differenza.

Il nero è utile ma non indispensabile


Coco Chanel, passata alla storia (anche) per il tubino nero,
sosteneva: «Il colore più bello al mondo è quello che sta bene su di
te».
Per evitare di pensare al nero come a una comfort zone il mio
consiglio è di interrompere l’acquisto automatico di capi neri per
«comodità» e di scoprire il ventaglio di possibilità cromatiche che
abbiamo a disposizione. Ancora una volta, l’approccio che vi
consiglio non è rinunciare a qualcosa ma accordare maggior fiducia
ai colori che ci stanno meglio e metterci alla prova con nuance
naturalmente complici di bellezza che non avevamo neanche preso in
considerazione.
Ciò che rende apparentemente insostituibile il nero è la sua
presunta infallibilità, ma non si può scegliere qualcosa facendo leva
sulla paura di commettere un errore, perché partiamo con il piede
sbagliato. È come giocare sempre e solo in difesa nel calcio: non si
prendono gol (e anche questo è da vedere), ma difficilmente si
vince… e comunque la partita è una vera noia!
Non dimentichiamo inoltre che a volte basta ignorare il dress code
per farsi un bell’autogol. Si sa che alle cerimonie è vietato il total
black, così come è storicamente sconsigliato per qualsiasi
appuntamento al mattino. In occasioni più formali o eventi serali si
raccomanda un abito scuro, non necessariamente nero. Io ad
esempio, essendo autunno, l’ho sostituito con le sofisticate tonalità
della mia palette, dall’ottanio al vinaccia, dal verde foresta al giallo
oro, passando per tessuti metallici dorati e bruniti.
Se proprio siete black addicted e vi ritrovate il guardaroba
monocromatico, capisco che questo cambiamento possa sembrarvi
radicale e perciò non vi consiglio di stravolgere le vostre abitudini,
ma di cominciare a inserire gradualmente qualche tocco di colore
intorno al viso, magari con piccoli accessori: orecchini o collane
colorate, foulard o turbanti a contrasto, cravatte. In questo modo il
passaggio al colore sarà meno netto e quindi meno traumatico. E poi
vedrete che saranno i complimenti degli altri a darvi conferma che
siete sulla strada giusta.
–5–
IL ROSSO: ODIO E AMORE

Non è un colore per timidi


Sono sempre molto prudente quando si tratta di consigliare il rosso:
mi assicuro prima di capire che tipo di personalità ho di fronte. C’è
chi lo ama fino al fanatismo, eleggendolo a colore preferito, e lo
sceglie per gli abiti e lo smalto, per la tappezzeria e l’automobile, e c’è
chi, al contrario, prova disagio a indossarlo, ne è intimorito. Al primo
gruppo appartengono le persone meno timide, quelle che non hanno
paura di apparire, anzi, temono piuttosto di passare inosservate.
Provano un certo gusto nel sentirsi al centro dell’attenzione, nascono
protagoniste della scena e sono caratterizzate da forte personalità.
Dall’altro lato, invece, troviamo persone dal temperamento più
discreto. Sono coloro che non si sentono esattamente a proprio agio
con un abito o un maglione rosso e al massimo concedono a questa
nuance qualche accessorio.
Ma perché il rosso ha questo potere comunicativo? Perché si
impone così prepotentemente rispetto agli altri colori? Intanto
rappresenta movimento ed energia e ha un forte effetto stimolante:
l’esposizione al rosso accelera il battito cardiaco e la produzione di
adrenalina aumentando il metabolismo del corpo. Favorisce tra
l’altro anche l’appetito, e per questo è usato nei ristoranti o per le
confezioni di prodotti alimentari. Coca-Cola vi dice qualcosa?
Insomma, è il nostro corpo che lo sente. Ha anche un forte potere
evocativo, spesso ambivalente, è facile la sua associazione al colore
del sangue e del fuoco, dell’autorità e della spiritualità, ma è anche
simbolo del cuore, dell’amore, della passione e della sensualità.
Nel capitolo sul sottotono ci siamo soffermati sui capelli rossi che
in passato sono stati oggetto di culto per gli artisti, ma anche indizio
di pazzia, di aggressività o di depravazione sessuale. Lo stesso Cesare
Lombroso riteneva le persone fulve più inclini a commettere delitti di
natura sessuale. Oggi sappiamo con certezza che non è così ma non
possiamo trascurare del tutto la forza di questo pigmento che
storicamente associamo a personalità reali o immaginarie del calibro
dell’Ulisse di Omero, di Elisabetta I d’Inghilterra, di Federico
Barbarossa, della fata Morgana.
Il rosso, inoltre, è da sempre associato al lusso più sfacciato, alle
feste – pensate al Natale – e allo spettacolo, soprattutto teatrale. Lo
ritroviamo dominante al cinema, nelle serie tv e persino nei cartoni
animati: la conturbante signora in rosso, nell’omonimo film del
1984, la terribile dama rossa del più recente Trono di Spade, la
bombastica Jessica Rabbit in Chi ha incastrato Roger Rabbit del
1988 e le due meravigliose protagoniste di Thelma & Louise del 1991
sono solo alcuni esempi. Ma attenzione a liquidarlo come un colore
volgare o poco elegante. Basti pensare a due eccellenze italiane che
hanno addirittura dato il nome a due famosissime tonalità: il rosso
Valentino e il rosso Ferrari.

Perché il rosso è un power color


Il rosso ha da sempre un legame simbolico forte con il potere, e le
origini di questo legame affondano le radici nella storia remota. Lo
ritroviamo nelle pitture rupestri delle caverne abitate dagli uomini
primitivi. Il sangue rimanda alla guerra e al potere temporale,
mentre il fuoco richiama la religione e il potere spirituale. Nell’antica
Roma il rosso era il colore simbolo dei senatori e degli imperatori ma
anche dei centurioni e di Marte, il dio della guerra. Quanto alla
simbologia religiosa, facciamo diretto riferimento al sangue di Cristo,
al sacro fuoco dello Spirito Santo, alle fiamme dell’Inferno e ai
demoni in tutta l’iconografia medievale. Ovviamente, l’aspetto
simbolico non è isolato dall’aspetto pratico: quello che nell’Antichità
rendeva prezioso il rosso, o almeno le sue tinte più forti e
lussureggianti, erano il processo di produzione lungo e costoso e la
rarità dei pigmenti utilizzati. Insomma, era il colore che solo i potenti
potevano permettersi. Non è un caso che ancora oggi politici del
calibro di Barack Obama, Donald Trump e Hillary Clinton, solo per
citarne alcuni, lo abbiano spesso scelto per apparizioni e discorsi
pubblici. E come dimenticare il cappottino Max Mara sfoggiato da
Nancy Pelosi? La presidente della Camera dei rappresentanti degli
Stati Uniti uscì di fatto vittoriosa da un tesissimo incontro alla Casa
Bianca con il presidente Trump. La foto del cappotto rosso fece il
giro del mondo e fu un successo planetario, tanto che Max Mara ne
riprese la produzione.
Grazie alla sua naturale capacità di catturare e mantenere
l’attenzione, il rosso è consigliato in situazioni di public speaking:
che sia una giacca, un accessorio o un rossetto rosso, l’importante è
calamitare lo sguardo della platea. Pensate forse che il colore della
cravatta del presidente degli Stati Uniti durante un discorso pubblico
sia una scelta casuale? Se lavorate nel personal branding, non vi
stupirà sapere che esistono seri e approfonditi studi statistici sul
colore della cravatta, legato a precisi obiettivi di comunicazione.
Sono americani, penserete voi. Ma vi posso invece assicurare che
riguardano anche Emmanuel Macron, Boris Johnson e qualche
famoso politico italiano…
Passando dalla politica all’economia, e in particolare al marketing,
molte aziende usano il rosso nel proprio logo o nel packaging per
«guidare» l’attenzione del consumatore verso il proprio prodotto.
Solitamente è utilizzato per i marchi che hanno un target giovane,
più sensibile a questo tipo di dinamiche.
Un’ultima curiosità a proposito del potere del rosso: vi siete mai
chiesti come mai nelle competizioni calcistiche più importanti spesso
i portieri vestano completamente di rosso? Una macchia rossa in
movimento si rivela un’ottima distrazione per chi sta per calciare un
rigore.

Come indossare il rosso


Il rosso è un po’ come il nero: è più che un colore, è una filosofia di
vita. Ecco allora qualche spunto per indossarlo con stile. Innanzitutto
una regola che vale per tutti: a ciascuno il suo rosso. Tante volte mi
sento dire: «Mi piacerebbe portarlo, ma mi sta malissimo». La mia
risposta in questi casi è semplice: dipende da che rosso si sceglie.
Se avete colori freddi, orientatevi sui rossi più violacei dei frutti di
bosco, se invece avete colori caldi, i rossi aranciati come corallo o
pomodoro faranno più al caso vostro. Stando alla teoria delle quattro
stagioni, possiamo classificare quattro tipologie cromatiche a cui
associare la giusta tonalità di rosso: inverno, rappresentato da
Audrey Hepburn, che prediligerà un rosso freddo e brillante come il
rubino; autunno, come Sophia Loren, ben valorizzato dal rosso caldo
e speziato; estate, con i colori di Grace Kelly, a cui associamo un
rosso rosato e più delicato come l’anguria; e infine primavera, per chi
ha i colori di Romy Schneider, che preferirà un rosso corallo, caldo e
vibrante.

COME DISTINGUERE UN ROSSO CALDO DA UNO


FREDDO?

Per quanto riguarda il rossetto, basta passarlo sul dorso della mano e poi
sbiadirlo con le dita. Se esce una sfumatura vagamente arancio si tratta di una
cromia calda, se viene fuori una sfumatura rosa è una cromia fredda. Quanto agli
smalti, invece, provate a svitare il tappo e osservate il bordo del flaconcino di
vetro: è sporco di una sfumatura vagamente violetta? Ebbene, quello smalto
rosso è freddo. Nel caso dei tessuti, provate a fare uno sforzo di immaginazione
e pensate: cosa succederebbe se malauguratamente vi cadesse una goccia di
candeggina sopra? Quando il rosso sbiadisce, cosa rimane? Rosa o arancio? La
tonalità aranciata è quella calda, quella rosata invece è fredda.

Il total look rosso è certamente riservato a chi non ha paura di osare,


ma non pensate necessariamente agli stili più audaci e seducenti: con
i giusti tessuti e i giusti accessori si può ottenere un risultato davvero
sofisticato. È sicuramente più semplice indossare il rosso negli
accessori, una semplice sciarpa per ravvivare il cappotto nero oppure
un cappellino per dare più personalità all’outfit. Ma i veri pezzi forti
sono la borsetta rossa, cult di molte fashion addicted, o un paio di
scarpe da usare assolutamente a contrasto senza ricorrere ad
abbinamenti maniacali. Penso che borsa o scarpe rosse piacciano
così tanto perché ci permettono di osare senza dare troppo
nell’occhio.
A parte il tocco di rosso sul total white o sul total black, possiamo
creare molte belle combinazioni usando gli schemi cromatici già visti
nei capitoli precedenti.
Colori analoghi
Se avete qualcosa di un rosso caldo o aranciato, abbinatelo ai colori
della terra, dal beige al marrone. Sempre tra i colori analoghi
possiamo citare l’accostamento di certo più audace, rosso con fucsia:
fatelo senza timore, ma assicuratevi solo che siano entrambi brillanti.

Colori complementari
Il rosso sta bene anche con il blu e il bianco. L’abbinamento perfetto
è con un tessuto a righe di questi colori. Un altro abbinamento per
colori complementari è il rosso corallo con il turchese. È decisamente
più estivo, ma comunque molto efficace.
–6–
ALTRI COLORI

Il fascino discreto del blu


È sicuramente il colore che piace di più in assoluto in Occidente, al
primo posto nelle preferenze di uomini e donne. Dal punto di vista
armocromatico, non mi stupisce vederlo al primo posto perché è il
colore freddo per eccellenza e il sottotono freddo è quello più
frequente sia tra gli uomini che tra le donne.
È presente in ben tre palette su quattro, se consideriamo il
metodo stagionale. Inverno ed estate, stagioni dal sottotono freddo,
potrebbero vivere di solo blu. Ma anche la primavera ha una discreta
presenza di blu nelle tonalità più brillanti e luminose, dal turchese al
blu royal. La stagione tagliata fuori da questo cerchio magico è
proprio l’autunno che, amante della gamma dal giallo al rosso, è
piuttosto mortificata dalla maggior parte delle sfumature di blu.
Toccherà ripiegare sul verde che, avendo una certa componente di
giallo al proprio interno, rappresenta un buon compromesso.
L’iconografia religiosa ha trovato nel blu i suoi simboli prediletti,
tra tutti ricordiamo la Vergine Maria dal mantello blu, per la sua
ascensione al cielo, e poi Dio stesso, Padre celeste appunto. All’epoca
della Riforma protestante il blu ha ricevuto la sua canonizzazione
definitiva, grazie al suo fascino discreto, conservatore e anche un po’
conformista.
Il blu piace a tutti e per questo è anche onnipresente, tanto da
avere conquistato la bandiera dell’Europa e delle Nazioni Unite. Ma
cosa rappresenta di così speciale nel nostro immaginario? Il blu è
sicuramente un colore introspettivo e rappresenta le grandi altezze,
la vastità, la profondità e la calma, perché ricorda l’acqua e il cielo.
Per questo motivo si usa anche negli ambienti della casa dedicati al
riposo.
Altri significati alla base del suo successo sono potenza,
riconoscimento, fedeltà e successo. Non a caso, il blu è tra i colori più
utilizzati nel logo design. Molte organizzazioni non governative,
istituti medici e imprese tecnologiche utilizzano questo colore per
trasmettere distinzione. Poiché simboleggia fiducia e lealtà, è
adottato anche da numerose aziende produttrici di software, dai più
famosi social network e anche da molte banche: insomma da chi
tratta informazioni o valori importanti e deve guadagnarsi la fiducia
del consumatore.

Giallo: perché i bambini lo amano e gli anziani lo


detestano
Tanto il blu è amato, quanto il giallo è odiato: finisce sempre
all’ultimo posto nelle classifiche di preferenza sul colore. Proviamo a
capire perché. Innanzitutto, la maggior parte dei gialli è calda,
mentre la maggior parte di noi ha colori freddi. Quindi, per quanto
riguarda l’armocromia, mancano le basi per un buon sodalizio visto
che si scelgono i colori in base alle nostre stesse caratteristiche
cromatiche. Esistono anche i gialli freddi, che vanno a braccetto con
il metallo argento; tra questi, il più famoso e facile da riconoscere è
senz’altro il giallo limone, ma sono delle eccezioni: quando parliamo
di giallo ci vengono in mente prevalentemente i colori solari visto che
è proprio la sua presenza che scalda qualsiasi altro colore.
Passando in rassegna le quattro stagioni dell’armocromia, è
l’autunno che accoglie più sfumature di giallo all’interno della
propria palette, dall’ocra allo zafferano, dal senape al girasole. A
seguire lo ritroviamo anche nella palette primavera ma solo nelle
sfumature più brillanti e solari come il giallo narciso. Quasi assente
invece nelle due stagioni fredde, che lo accolgono appunto solo nella
versione limone, brillante per l’inverno e paglierino per l’estate. Poco
altro.
Come abbiamo già visto nella seconda parte del libro, con il tempo
il nostro sottotono tende a raffreddarsi, ragione per cui se da giovani
lo tolleriamo, crescendo ce ne allontaniamo. Il giallo è un colore
molto apprezzato da bambini e giovanissimi, ma meno fortunato tra
gli anziani. Questo a causa della motivazione tecnica che vi ho
appena esposto, ma anche per i significati che racchiude. Esprime
curiosità, gioia, allegria, positività e ci riporta subito a una
dimensione ludica: basti vedere quanto è protagonista negli asili e
nelle ludoteche, ma anche nei giocattoli stessi. A proposito, di che
colore è la sorpresa negli ovetti di cioccolato?

Chi di verde si veste, di sua beltà si fida.


Forse…
Il verde rappresenta nell’iconografia moderna la natura, la freschezza
e la crescita; per questo motivo ha un effetto calmante su chi lo
guarda. In contrapposizione con il rosso, si è affermato anche come
colore della libertà e del permissivismo: se rossi sono i divieti, verde
è invece la luce del semaforo libero. Pensiamo anche al rassicurante
colore verde della batteria carica del telefono contro l’ansiogeno
rosso di quella in esaurimento…
Sono davvero poche le persone che amano vestire di verde e c’è
persino un detto che lo conferma: «Chi di verde si veste, di sua beltà
si fida». Proviamo a capire perché con l’aiuto dell’armocromia e
cominciamo dall’analisi del sottotono.
Il verde non è altro che un blu a cui è stata aggiunta una certa
percentuale di giallo: di fatto, nella maggior parte dei casi è come se
fosse un blu riscaldato. Autunno e primavera, dal sottotono caldo,
attingono a piene mani dalla natura: se la prima palette è più tenue
con i suoi verde bosco o verde oliva, la seconda è decisamente più
brillante e punta al verde menta e al verde prato. Ma, come abbiamo
già ricordato diverse volte, la maggior parte delle persone ha
sottotono freddo, che tende a raffreddarsi ulteriormente col tempo.
Le stagioni fredde come l’estate e soprattutto l’inverno, che peraltro
ha anche un’intensità più alta, fanno più fatica a trovare il verde
giusto. Se la prima sceglierà il verde salvia e il verde militare, la
seconda prediligerà lo smeraldo e il petrolio, decisamente più
profondi o vibranti.
Gli amanti del verde possono essere persone volubili o comunque
in un periodo di transizione. Storicamente, seppur semplice da
ricavare, era difficile da fissare. Qualunque fosse la tecnica usata, il
verde sbiadiva più facilmente rispetto alle altre cromie, e questo gli
ha reso la nomea di essere instabile. L’instabilità si lega alla sorte e
quindi al concetto di fortuna. «Verde speranza» si dice, giusto?
I tavoli da gioco nei casinò sono ricoperti da un panno verde.
Qualcuno afferma anche che il dollaro americano abbia un legame
cromatico con il gioco d’azzardo e la finanza in generale, ma sulla
nascita dei «verdoni» si annoverano diverse leggende.
Quando si parla di sorte è inevitabile parlare anche di malasorte,
da cui il verde non si è mai del tutto riabilitato. Basti pensare
all’antagonista di molte storie per bambini, il drago cattivo, oppure
alle storie sui marziani, misteriosi e anche un po’ minacciosi, da
sempre rappresentati come mostriciattoli verdi… ma il peggiore di
tutti rimane il serpente dell’Eden, quello responsabile della cacciata
di Adamo ed Eva.
Tornando all’attualità, in ambito aziendale il verde riscuote un
ottimo successo tra le realtà che vogliono proporsi come
«ecologiche» e tra chi aspira a trasmettere l’idea di crescita e
rinnovamento. Negli ultimi decenni c’è stato un vero e proprio boom
di loghi verdi; persino McDonald’s ha cambiato lo storico rosso con
un più rassicurante verde.

Bianco: uno, nessuno e centomila


Insieme al rosso e al nero, il bianco è senz’altro un colore
primordiale: lo ritroviamo nelle pitture rupestri e ha avuto
grandissima fortuna in tempi antichi e moderni. Ma soprattutto ha
sempre avuto dignità di colore: è piuttosto recente l’idea, peraltro
errata, che si tratti di un non-colore.
Ai miei corsi c’è sempre qualcuno che alza la mano per chiedere:
«Il bianco sta bene a tutti, vero?» quasi a voler cercare una zona
franca, dove l’armocromia non possa metterci lo zampino. Questo
perché il bianco viene appunto associato al neutro. Nel linguaggio
comune, la parola «bianco» indica spesso un senso di vuoto e di
mancanza: una «notte bianca», «mangiare in bianco», «andare in
bianco» e così via. Anche nell’abbigliamento si tende a sottovalutare
l’effetto del bianco sotto il viso e a considerarlo addirittura un non-
colore. Invece, non soltanto lo è, ma addirittura esiste in molte
sfumature, sia calde che fredde. Lo sapevano bene gli antichi, che lo
distinguevano anche per intensità: in latino, albus era il bianco
opaco, mentre candidus era quello brillante. Ma proviamo a fare
anche noi dei distinguo per ciascuna stagione dell’armocromia.
Alla stagione inverno associamo ovviamente il colore della neve: il
bianco ottico, il gesso e tutte le tonalità più fredde e brillanti. Assenza
di giallo anche nei bianchi estate, che però saranno più attenuati e
vagamente tendenti al grigio, al madreperla o all’azzurro. Sul
versante opposto, le stagioni calde apprezzeranno i bianchi con
dentro una puntina di giallo: l’avorio, il panna e tutte le tonalità
vagamente champagne o tendenti all’oro.
Chi di voi sta scegliendo l’abito da sposa, può constatarlo di
persona: se avete colori freddi, i bianchi caldi vi faranno apparire una
sposa triste, mentre quelli freddi vi daranno energia e brillantezza. A
proposito di abito nuziale, se siete rosse naturali vi consiglio di
provare un bianco che tende leggermente al pesca: sarete incantevoli.
Una curiosità: sapete che l’usanza dell’abito bianco al matrimonio
è relativamente recente? Come per qualsiasi altra festa di una certa
importanza, si usava l’abito più prezioso che si possedeva, che di
solito era rosso. Fu la regina Vittoria d’Inghilterra a rompere la
tradizione: per il suo matrimonio con il principe Alberto di Sassonia-
Coburgo-Gotha indossò un opulento abito bianco che lanciò
definitivamente questa usanza. Del resto, la moda sposa ha da
sempre fatto riferimento alle tendenze lanciate dai matrimoni reali e
noi contemporanei, testimoni del matrimonio tra William e Kate, ne
sappiamo qualcosa.
Tornando ai significati del bianco, possiamo certamente citare
l’idea di pace e di saggezza che porta con sé, anche nella sua
associazione con la vecchiaia; il collegamento con l’incanutimento
dei capelli è fin troppo facile. In generale si parla di saggezza, ma
anche di più: si fa riferimento addirittura alla santità, perché nella
Storia il bianco ha rappresentato anche iconograficamente la luce
divina e gli angeli. Va da sé che a questo colore si associ anche il
senso di purezza, innocenza, castità.
Il candore è ovviamente legato anche alla pulizia e alla precisione.
Per secoli la biancheria è stata esclusivamente bianca, idem i tessili
per la casa. Solo questo colore, infatti, garantiva una prova tangibile
di igiene. I completini fantasia e le lenzuola colorate sono invenzioni
decisamente moderne, quando ormai la presenza di una lavatrice in
ogni appartamento poteva garantire un certo livello di pulizia.
Almeno in teoria. Ancora oggi, tuttavia, il bianco è usato negli
ospedali ed è spesso utilizzato nella comunicazione dei servizi medici
e sanitari o nei prodotti femminili. Un altro modo di dire è «trattare
con i guanti bianchi», laddove il bianco diventa testimone di estrema
cura e attenzione. Ma a proposito di guanti bianchi, sapete che
Jacqueline Kennedy ne era davvero ossessionata? Li indossava a ogni
ricevimento alla Casa Bianca, anche in contrasto con l’abito. Lanciò
una moda planetaria, una delle tante a lei attribuite.
Parlando con una mia collega sudamericana, ho recentemente
scoperto che in alcuni Paesi in via di sviluppo vestire di bianco è
segno di benessere. Questo colore è associato alle classi più agiate
perché evidentemente chi lo usa può permettersi le risorse per
prendersene cura, lavarlo a ogni utilizzo e cambiarsi ogni giorno
d’abito.

Il rosa e gli altri colori «da femmina»


In questo paragrafo parleremo della gamma che va dal cremisi chiaro
al rosso pallido fino al viola. Oggi quando pensiamo al rosa ci
vengono in mente femminilità e dolcezza, ma la netta distinzione tra
rosa e blu per rappresentare il femminile e il maschile è storicamente
recente. Fino al XVI secolo, infatti, il rosa era più vicino alla sfera
maschile perché percepito come un rosso chiaro e, come abbiamo
visto, il rosso era ed è un colore volitivo, deciso e passionale, al
contrario del blu che rappresentava e rappresenta tuttora calma e
tranquillità, virtù in passato tendenzialmente associate alla sfera
femminile.
Nella prima metà del Novecento comincia a diffondersi la
tendenza ad associare al maschile colori più scuri e al femminile
quelli più leziosi come il rosa. Ricordiamo senz’altro il rosa
Schiaparelli, una vera novità cromatica per l’epoca. Considerate che
fino ad allora il rosa era comparso solo nelle sue varianti più pallide,
mentre i nuovi progressi tecnici consentono di realizzare quello che
infatti è passato alla storia come rosa shocking.
Ma la decade che più di tutte ha esaltato il rosa sono gli anni
Cinquanta. La ripresa economica del Dopoguerra innesca un clima di
rinnovato ottimismo dopo diversi anni bui e austeri. Si guarda avanti
e si spera in un futuro roseo, appunto. Non a caso ritroviamo il rosa
(e i colori pastello, in generale) in ogni dove: dagli elettrodomestici
della cucina fino alle automobili (pensate alla famosa Cadillac di
Elvis). Se ne fa largo uso al cinema e ovviamente nella moda. La
rinnovata spensieratezza degli anni Cinquanta la ritroviamo nella
commedia musicale Cenerentola a Parigi nella famosa scena in cui si
balla sulle note di Think Pink.
Il guardaroba femminile si tinge di colori pastello coerentemente
con un modello di donna più romantico e tradizionale, molto lezioso
e quasi infantile. Non a caso, altre icone di riferimento sono la
bambola Marilyn Monroe e le altre attrici tutte curve. Come
dimenticare Marilyn che canta e balla con uno splendido abito rosa
sulle note di Diamonds are a girl’s best friend? Il film era Gli uomini
preferiscono le bionde e correva l’anno 1953. I tempi del
femminismo erano ancora lontani. La comparsa sul mercato della
Barbie nel 1959 chiude gli anni Cinquanta consacrando
definitivamente questo colore alla sfera femminile come simbolo di
tenerezza, delicatezza con una sfumatura di leziosità.
Negli anni Sessanta la fortuna del rosa va a scemare, per poi
esaurirsi negli anni Settanta. Le contestazioni femminili si fanno
sentire e quel modello di donna così remissivo e delicato non
corrisponde più ai tempi che corrono. Lo ritroveremo solo negli anni
Ottanta, quando il binomio rosa-femminile diventerà indissolubile. E
poi negli anni Novanta nelle austere sfumature del rosa cipria.
Negli ultimi anni il rosa è ritornato in auge grazie al valore che ha
riconquistato nei movimenti femministi e di liberazione sessuale. Un
femminismo tutto nuovo non nega ma rivendica la propria
femminilità e non vuole appiattire ma celebrare le differenze di
genere. Sono i tempi del millennial pink.

CURIOSITÀ
A proposito di colori, è impossibile non citare le scelte cromatiche della regina
Elisabetta II e del suo variopinto guardaroba. Sapete perché indossa sempre
colori brillanti? Semplice: per spiccare tra la folla ed essere sempre riconoscibile
dai sudditi, ma anche per essere facilmente individuabile dal complesso sistema
di sicurezza che la protegge.
–7–
IL MONDO A COLORI

Armocromia e arredo: una vita in palette


Abbandoniamo per qualche pagina abiti e accessori e apriamo una
finestra su un altro ambito in cui l’armocromia può tornare molto
utile, ovvero l’abbinamento dei colori in casa. Dopo aver messo mano
al vostro guardaroba e a quello delle persone a voi care, sarà difficile
resistere alla tentazione di pensare anche alla vostra casa in palette.
Le regole per l’armocromia in casa hanno a che fare con ciò che
abbiamo visto finora ma sono declinate secondo schemi peculiari
molto interessanti. Qui di seguito vi do alcuni consigli su come
rendere armonioso e colorato l’ambiente che vi circonda.

Abbinare, ma non troppo


Per abbinare in modo efficace i colori in casa, così come per gli abiti,
cercate di evitare lo stucchevole effetto matchy-matchy e cioè tutto
abbinato in modo maniacale: la lampada blu, il divano blu, il cuscino
blu, i vasi blu, e chi più ne ha più ne metta. Meglio puntare su un
colore dominante, che può essere appunto il blu, esaltato da uno
minore e complementare, ad esempio qualcosa nelle tonalità del
rosso o del giallo ocra.

Gli abbinamenti incrociati


Una regola tanto semplice quanto efficace è quella dell’incrocio: il
cuscino non si abbina al divano ma alla parete, la poltroncina non si
abbina al sofà ma ai cuscini del sofà, il copriletto non si abbina al
letto, ma alla carta da parati e via di seguito.
Le regole del monocromatico
In alcune case si sceglie di dedicare un colore a ogni stanza. È una
tendenza in voga nelle case moderne ma si tratta in realtà di
un’usanza molto antica. Il monocromatico può essere affascinante
soprattutto nelle case d’epoca e, se sono molto grandi, possiamo
dedicare a ogni spazio il suo colore. Quando si gioca con le sfumature
di un’unica cromia, la regola più importante è rispettare lo stesso
livello di intensità. Tonalità pastello, più intense o più profonde:
l’importante è che si legga una certa omogeneità nell’ambiente.

Questione di temperatura
Ovviamente, per non sbagliare è fondamentale che tutti i colori in
casa appartengano allo stesso sottotono, che è quello che guida le
finiture di base e quelle metalliche. Le cromie, come abbiamo visto,
possono variare a seconda degli ambienti, ma è importante che
appartengano a una palette calda o a una fredda.

La guida del pavimento


Una guida imprescindibile per l’accostamento dei colori in casa e la
scelta del sottotono è il pavimento, perché costituisce la base di tutto,
nel vero senso della parola. Se i materiali usati hanno sfumature
calde, tutto il resto si adeguerà a colori caldi, se il pavimento ha
invece sfumature fredde, anche l’arredo seguirà colori freddi.

Via libera alle fantasie


A volte ci si può far guidare dai complementi d’arredo. Ad esempio si
può partire da un quadro e lasciare che sia la sua palette cromatica a
dettare i colori per arredo e tappezzeria. Lo stesso vale per la fantasia
di una carta da parati o per una poltroncina speciale.
Se giochiamo su una stessa scala di grigi che va dal bianco al nero,
possiamo anche mixare fantasie diverse a righe e quadri o aggiungere
un elemento cromatico di rottura, come ad esempio un rosso o un
giallo senape. Insomma, il mix&match che abbiamo visto nel
guardaroba può funzionare altrettanto bene e con le stesse regole per
l’arredo.
Tra le fantasie accennavamo alla carta da parati, un elemento che
io adoro e che ho inserito in ogni ambiente della mia casa, anche in
bagno. D’altronde la carta da parati vanta una schiera di celebri
sostenitori, come Goethe, che amava la tappezzeria verde, poiché in
essa «il nostro occhio trova un autentico appagamento». La carta da
parati dà personalità, rende più caldi e accoglienti gli ambienti ma
soprattutto arreda con poco. Se decidete di usarla non c’è bisogno di
aggiungere molto altro, e questo è un bel vantaggio quando vi
ritrovate una parete grande e non sapete come riempirla. A me è
successo proprio così: per una delle pareti del salotto non trovavo
una soluzione. Avevo valutato dei quadri ma non mi convincevano,
poi delle stampe o altri oggetti di decorazione, ma niente. Avevo
anche pensato di colorarla di una tinta forte, ma avrei comunque
dovuto riempirla… Alla fine ho optato per una carta da parati verde
con un fitto manto di foglie. È bastata quella, niente altro, per
decorare la parete, dare un tocco di personalità all’ambiente e
donarmi un senso di benessere indescrivibile. Vi confesso che il
foliage è la mia stampa preferita. Da grande amante della natura
trovo che le forme e i colori delle foglie facciano bene al cuore e per
questo le uso persino come screensaver di computer e cellulare.
Insomma, se siete indecisi se usare o meno la carta da parati, ve lo
consiglio vivamente.
Devo ammettere inoltre che, nonostante la mia passione per i
colori, subisco notevolmente il fascino della casa in bianco, come
molti di voi, immagino. Gli spazi sembrano più ampi e luminosi, ed è
un colore rilassante e intramontabile. Accostato a qualche tocco di
nero diventa sofisticato e la base ideale per qualsiasi altra cromia. Da
tenere in conto soprattutto per il tessile e la tappezzeria. La
neutralità del colore può essere compensata da materiali più tattili e
strutturati come il lino.
In generale, quando volete dare un tocco di colore a un ambiente
o a un angolo, potete eleggere un protagonista che possa animare la
scena. Può trattarsi di un mobile bar, di un divano o di una coppia di
poltroncine d’epoca: quello sarà il fulcro cromatico intorno al quale
ruoterà tutto il resto. Il loro colore può essere ripreso in più punti
della stanza ed esaltato con altre cromie complementari. Solitamente
i pezzi più particolari li trovo nei mercatini di modernariato dove è
possibile fare sempre ottimi affari. Mi piace l’idea di adottare un
mobiletto abbandonato e riportarlo a nuovo splendore. Ha molto più
fascino e umanità rispetto a un pezzo da catalogo. Tenete d’occhio
quindi i mercatini della vostra città!

Armocromia e comunicazione: i colori su


Instagram
Con l’avvento dei nuovi media e della comunicazione social le
immagini, e di conseguenza i colori, sono diventati imprescindibili
strumenti comunicativi, a volte persino più immediati e pervasivi
delle parole. Basti pensare a Instagram, che in assoluto usa meglio di
tutti gli altri canali questo linguaggio e fa dei colori un vero e proprio
codice comunicativo. Avrete notato che la stragrande maggioranza
delle foto che circolano su questo canale sono a colori e non in bianco
e nero: questo per catturare meglio l’attenzione di chi scorre
velocemente il feed.
La diffusione di un social network che punta tutto sull’impatto
visivo ha reso evidente la centralità del colore nella comunicazione.
In questo paragrafo scopriremo quali sono i colori che vanno per la
maggiore e come usarli per comunicare le emozioni.
Da una classifica dei colori aggiornata all’estate 2019, per ironia
della sorte, troviamo al primo posto il #black con più di
centotrentadue milioni di post. Insomma, si conferma il colore più
ricorrente e non solo negli armadi – ricordate la comfort zone di cui
parlavamo qualche pagina fa? Il nero rappresenta anche su
Instagram eleganza, mistero e forza. Piace trasversalmente a uomini
e donne di tutte le età.
Segue l’hashtag #pink con immagini di rossetti, smalti, borse e
accessori, ma anche food, fiori e design per un totale di oltre
centotrenta milioni di post. Usatelo per i vostri scatti più creativi e
irriverenti, ha una natura giocosa e non necessariamente «da
femmina».
Nella top tre dei colori su Instagram, appena dopo il rosa, non
poteva mancare il #blu in tutte le sue sfumature, dal celeste al
cobalto, dall’indaco all’oltremare. Ovviamente, nella stagione estiva i
post di mare e vacanze vincono facile per un totale di circa
centoventinove milioni di post. Ma in generale il blu esprime forza,
fiducia e stabilità.
Il rosso è un colore potente ed evocativo che piace soprattutto ai
giovani. In foto rende molto bene ed è tra i più instagrammati. Lo
ritroviamo soprattutto tra i post di moda e beauty, ma ce ne sono di
bellissimi anche nel food e nell’entertainment, con ben centodieci
milioni di post.
Insieme agli hashtag #nature, #tree e a tutto ciò che riguarda
l’ambiente, #green non manca mai. Se la natura è la vostra passione,
avete a disposizione circa centocinque milioni di post. I miei preferiti
sono i profili meravigliosi alla «National Geographic». Ma il valore
del verde è molto più ampio e riguarda un senso di pace interiore e
benessere.
Non può certo mancare il giallo, un colore che amo molto perché
mi dà energia al solo guardarlo. Funziona molto bene per esprimere
ottimismo, calore ed entusiasmo. Comprese le declinazioni più
eleganti dell’oro, del senape, del miele, sfora i quarantuno milioni di
post.
Gli oltre trenta milioni di post che contengono l’hashtag #orange
invece sono per lo più di food e fiori, ma vi consiglio anche quelli di
Hermès, perché hanno sempre sfumature, stampe e fotografie molto
particolari. Tra i suoi significati, mi piace ricordare il senso di
amicizia e l’allegria.
Il viola è più sofisticato, si sa, ma fa riferimento anche alla
creatività e all’immaginazione; è quasi pari all’arancio per numero di
post, con l’hashtag #purple.
Parliamo di colori su Instagram, eppure un «non-colore» è uno
degli hashtag più utilizzati: stiamo parlando del #grey con circa
quindici milioni di post tra i più eleganti e introspettivi.
Chiude la lista di colori su Instagram il #white che si piazza
ultimo, come al solito low profile, ma presente in quasi
novecentomila post. I soggetti sono molto vari, fashion, pet, food… I
miei preferiti sono quelli di architettura e interior design.
Esistono diverse app che calcolano qual è il colore dominante o
comunque la palette più ricorrente del vostro feed Instagram. È
interessante scoprirlo per verificare se il nostro profilo è in palette
ma anche per capire che tipo di messaggi stiamo veicolando
attraverso le immagini e i colori.
Nord vs Sud: la diversa propensione al colore
Il colore nel mondo assume diversi significati, e questo è noto. Ma
con il tempo ho anche notato che l’approccio al colore cambia molto
tra Nord e Sud, proprio perché le cromie sono legate alla storia e alla
cultura, ma anche allo stile e alle caratteristiche cromatiche dei
popoli.
Quanto all’influenza storica, è davvero sorprendente notare che
molti colori prendono direttamente il nome da mezzi e materiali di
guerra. Il cosiddetto rosso inglese, ad esempio, prende il nome dalle
famose giubbe scarlatte delle guardie, così come il blu di Prussia
dalle uniformi dell’esercito prussiano e napoleonico. Sempre
all’esercito britannico si deve il verde cachi delle mimetiche militari,
il blu navy della marina inglese e il blu royal della loro aeronautica
militare, che si mimetizzavano rispettivamente con il mare e con il
cielo.
Oltre ad attingere alla politica, il colore ci dice molto anche della
storia industriale dei vari Paesi. Il grigio fumo di Londra fa
riferimento alla fuliggine che ricopriva la città durante la Rivoluzione
industriale. Pensate anche ai materiali industriali come il carbone, la
grafite e il basalto provenienti dalle miniere inglesi e irlandesi, tutti
nelle sfumature del grigio, colore ancora molto in voga nel
guardaroba di tanti gentlemen della City. Da menzionare anche
l’industria automobilistica con il nostro già citato rosso Ferrari e il
verde inglese delle macchine da corsa, il cosiddetto British racing
green.
Se i produttivi Paesi del Nord ci hanno trasmesso i colori legati
all’industria bellica e civile, i Paesi del Sud del mondo sono
tradizionalmente legati ai colori della terra, dell’agricoltura, ma
anche dell’arte e della spiritualità. Il cosiddetto rosso indian summer
– parola inglese per la nostra estate di San Martino – ad esempio
rappresenta perfettamente quel colore ricco e profondo che
conosciamo come mogano. Il giallo ha una lontanissima tradizione
artistica. Pensiamo al giallo girasole che caratterizza il Sud della
Francia e ai dipinti di Van Gogh, che se ne lasciava ispirare, o al
giallo di Napoli, che usavano i pittori del Seicento e proveniva
direttamente dallo zolfo del Vesuvio.
Parlando di abbigliamento, avrete già notato che l’uso del colore
nel mondo cambia tantissimo tra Nord e Sud. Dal Sud provengono i
colori forti e brillanti come il rosa messicano, l’azzurro cedro del
Libano, il turchese dalla Turchia, il giallo indiano… Il Nord invece è
sicuramente più sobrio nella palette. Questa profonda spaccatura
cromatica la riscontro anche nella nostra Penisola e la cosa mi tocca
molto da vicino, perché sono napoletana di nascita e milanese di
adozione. In Italia, il total black è decisamente milanese, così come le
tinte unite. Da Roma in giù l’uso di colori e fantasie è molto più
libero e disinvolto. E non parlo solo di abbigliamento. Basti vedere
anche la scelta delle automobili: se mi affaccio al balcone della mia
casa a Milano, trovo solo auto nere, grigie o al massimo bianche; a
Napoli, come potete immaginare, se ne trovano di tutti i colori!
La percezione del colore cambia anche a seconda di dove ci
troviamo, perché cambia il modo in cui il nostro occhio lo legge.
All’Equatore i raggi del Sole cadono perpendicolari alla Terra, quindi
abbattono l’intensità cromatica. Ecco perché la stessa camicia a fiori
che ci piace in vacanza a Rio ci può sembrare del tutto inadeguata a
Vienna. E poi ovviamente c’è da considerare lo stile di vita. Nelle
frenetiche città metropolitane prevale il grigio anche per ovvi motivi
di praticità, oltre che di dress code, che è mediamente più formale
nei Paesi occidentali come Europa e Nord America.
Concludo questo paragrafo con un’ultima curiosità che ha a che
fare direttamente con l’armocromia: nel Sud del mondo si usano i
colori forti perché le popolazioni hanno la pelle più scura, il che di
solito richiede cromie più profonde. Viceversa, nelle aree del Nord si
prediligono i colori smorzati. Provate a cercare un foulard in una
boutique Hermès di Parigi e in una di Istanbul: troverete un
assortimento molto diverso. Colori freddi e delicati in Francia, scuri e
profondi in Turchia. Questione di gusti, certo, ma anche di
caratteristiche cromatiche della popolazione. Non vi nascondo che i
miei acquisti più belli li ho fatti proprio in viaggio, nelle mete
turistiche del Sud Europa, del Medio Oriente o negli aeroporti
internazionali tra un volo e l’altro. Questo perché conoscendo i miei
colori posso fare acquisti nei luoghi in cui le persone sono più simili a
me.
CONCLUSIONI

Forse il mio è un desiderio un po’ ambizioso, ma mi piace pensare di


aver portato con questo libro un po’ di colore nelle vostre vite e di
averle in qualche modo anche semplificate, grazie a pochi consigli su
come gestire in modo facile (e divertente) il vostro guardaroba.
Se vi ho proposto alcune regole o suggerito una rinuncia qua e là,
è stato solo per incoraggiare scelte più consapevoli, perché possiate
decidere voi del vostro aspetto e non la moda, la società o le
tendenze. Vorrei che l’armocromia fosse un’opportunità, non un
obbligo; una scelta, non una costrizione.
Giocate con i colori, sperimentate, superate vecchi schemi,
preconcetti e strade già battute e, soprattutto, lasciatevi stimolare
dalla natura: lei sì, ci sa fare con i colori. Gli alberi di una foresta, i
petali dei fiori, il manto degli animali, il mare e le sue creature sono
la fonte d’ispirazione più autentica e rivelatrice che si possa avere a
disposizione. Ed è proprio lì a portata di tutti.
Mi piace pensare che per alcuni di voi che hanno «perso il colore»
questa lettura possa essere la scintilla per un nuovo inizio, una vostra
personale primavera, che dopo un inverno vi veda rifiorire di nuove
cromie e nuova luce. Questa rinascita cromatica è anche metaforica:
quando si (ri)scopre il colore, qualcosa di molto importante matura
dentro di noi. Altro che nuovo taglio di capelli!
Usare i colori è anche un modo per dire al mondo: «Eccomi, ci
sono». Non per inutile esibizionismo, ma con l’orgoglio di chi
riscopre la propria unicità in armonia con se stesso e con gli altri. Il
colore diventa un’occasione per osare e lasciarsi sorprendere
dall’allegria che trasmette. Mi auguro che ben presto possiate
sperimentare il suo potere contagioso su di voi e su chi vi sta accanto.
RINGRAZIAMENTI

Avrei tantissime persone da ringraziare. Lo faccio in ordine sparso e


non in ordine di importanza, perché sono stati tutti fondamentali,
ognuno a modo suo.
Ringrazio innanzitutto Marcella, Elisabetta e Flavia, che hanno
creduto in me e mi hanno supportata in ogni fase della realizzazione
di questo progetto editoriale. Il libro che avete tra le mani dovrebbe
riportare anche le loro firme, perché è tanto mio, quanto loro.
Ringrazio Sara e Cristiana che lavorano ogni giorno al mio fianco,
con una dedizione e un affetto che mi riempie il cuore. È solo grazie
alla loro pazienza e al loro impegno che ho trovato il tempo per poter
scrivere questo libro.
Ringrazio mia sorella, che è anche la mia migliore amica. E
ringrazio la mia migliore amica, che è anche una sorella. Lisa e Isiré
sono le persone su cui so di poter sempre contare e che, per questo,
non ringrazierò mai abbastanza.
Ringrazio la mia famiglia e le persone che mi vogliono bene, per
tutte le volte che hanno creduto in me e anche per quando ci hanno
creduto di meno, perché è stato proprio allora che mi hanno
spronata a fare di meglio.
Ringrazio mio figlio, per portare tanto colore nella mia vita e
farmi sentire sempre molto speciale: «La mia mamma, di lavoro, fa
la maestra dei colori». Spero che la sua vita sia sempre variopinta e
che non perda mai la vivacità e la curiosità di questi anni.
Ringrazio le mie maestre Lynne e Rosemarie che, svelandomi tutti
i segreti di questa professione, hanno trasformato una passione da
autodidatta in una conoscenza tecnica da professionista. Le ringrazio
anche perché hanno visto in me delle doti che io stessa non credevo
di avere.
Ringrazio tutte le persone che ho affiancato nei percorsi di
consulenza di immagine, perché dietro un lavoro apparentemente
superficiale c’è tanta umanità. Portare colore nelle loro vite è stato
per me un onore e un privilegio, fonte di riflessione e spesso di
commozione. I loro traguardi sono il mio orgoglio.
Ringrazio tutti gli studenti che in questi anni hanno seguito i corsi
del mio istituto. Il loro entusiasmo mi ha fatto capire quanto sia
fortunata a fare questo lavoro. Ho insegnato, ma da loro ho anche
imparato moltissimo e, a conti fatti, posso dire che lo scambio è stato
assolutamente reciproco.
Ringrazio tutte le persone che ogni giorno mi seguono con affetto
sui social: se l’armocromia è diventata così virale e contagiosa è
soprattutto grazie a loro.
Ringrazio la Vita, che è sempre bella e degna di colore.
BIBLIOGRAFIA

Marialaura Agnello, Semiotica dei colori, Carocci, Roma 2013.


Josef Albers, Interazione del colore, il Saggiatore, Milano 2013.
Suzanne Caygill, Color: The Essence of You, Celestial Arts, Berkeley
1980.
Cruschiform, Colorama, L’Ippocampo, Milano 2017.
Elizabeth Cutler, Leatrice Eiseman, Pantone® fashion. Un secolo di
colori nella moda, Rizzoli, Milano 2014.
Walter Demel, Come i cinesi divennero gialli. Alle origini delle teorie
razziali, Vita e Pensiero, Milano 1996.
Leatrice Eiseman, The Complete Color Harmony, Rockport
Publishing, Rockport 2017.
Riccardo Falcinelli, Cromorama, Einaudi, Torino 2017.
Johann Wolfgang Goethe, La teoria dei colori, il Saggiatore, Milano
2014.
Edith Head, Joe Hyams, How to Dress for Success, Harry N. Abrams
Inc., New York 2011.
Edith Head, Paddy Calistro, Edith Head’s Hollywood, Angel City
Press, Santa Monica 2016.
Edith Head, The Dress Doctor: Prescriptions for Style, from A to Z,
Harper Design, New York 2011.
Johannes Itten, Arte del colore, il Saggiatore, Milano 1997.
Carole Jackson, Color Me Beautiful, Ballantine Books, New York
2006.
Claudia Joseph, How to Dress Like a Princess: The Secrets of Kate’s
Wardrobe, Splendid Publications Limited, South Croydon 2017.
Bernice Kentner, Color Me a Season: A Complete Guide to Finding
Your Best Colors and How to Use Them, Kenkra Pubs., 1979.
Lia Luzzatto, Renata Pompas, Il significato dei colori nelle civiltà
antiche, Bompiani, Milano 2001.
Lia Luzzatto, Renata Pompas, Colori e moda, Bompiani, Milano
2018.
Jo B. Paoletti, Pink and Blue: Telling the Boys from the Girls in
America, Indiana University Press, Bloomington 2012.
Michel Pastoureau, Dominique Simonnet, Il piccolo libro dei colori,
Ponte alle Grazie, Milano 2006.
Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, Ponte alle Grazie,
Milano 2008.
Michel Pastoureau, Nero. Storia di un colore, Ponte alle Grazie,
Milano 2008.
Michel Pastoureau, Rosso. Storia di un colore, Ponte alle Grazie,
Milano 2016.
Michel Pastoureau, Verde. Storia di un colore, Ponte alle Grazie,
Milano 2016.
Michel Pastoureau, Un colore tira l’altro. Diario cromatico, Ponte
alle Grazie, Milano 2019.
Karen J. Pine, Mind What You Wear: The Psychology of Fashion,
Kindle Edition, 2014.
Joanne Richard, Reinvent Yourself with Color Me Beautiful: Four
Seasons of Color, Makeup, and Style, Taylor Trade, Lanham
2008.
Claudio Widmann, Il simbolismo dei colori, Edizioni Magi
Scientifiche, Roma 2006.
Ti è piaciuto questo libro?
Vuoi scoprire nuovi autori?

Vieni a trovarci su IlLibraio.it, dove potrai:

scoprire le novità editoriali e sfogliare le prime pagine in anteprima


seguire i generi letterari che preferisci
accedere a contenuti gratuiti: racconti, articoli, interviste e approfondimenti
leggere la trama dei libri, conoscere i dietro le quinte dei casi editoriali, guardare i
booktrailer
iscriverti alla nostra newsletter settimanale
unirti a migliaia di appassionati lettori sui nostri account facebook e twitter

«La vita di un libro non finisce con l’ultima pagina»