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Index

Quaderni camerti di studi romanistici


International Survey of Roman Law

OMAGGIO
AD ANTONIO GUARINO CENTENARIO

44
2016

JOVENE EDITORE NAPOLI


Il diritto romano in Cina

Cina e diritto romano, ieri e oggi


Sandro Schipani

Nel numero sedici di Index, il Direttore della rivista, Labruna, ha su-


bito ospitato una Sezione dedicata a: «La cultura giuridica romana nella
Cina Popolare», con parte degli interventi all’Incontro seminariale svol-
tosi al CNR il 15-16 febbraio 1989 e cioè, il testo di un ampio telegramma
dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, un mio breve
contributo su: I temi, le prospettive e una relazione di Jiang Ping su: Il
diritto romano nella Repubblica Popolare Cinese. E qui mi fermo1, ma non
posso non precisare che Gino Labruna non solo aveva subito sostenuto
con la rivista il dialogo scientifico avviatosi, ma ciò ha fatto anche dal
CNR, dal Consorzio Boulvert che concesse uno dei suoi premi al collega
Huang Feng, e di persona, venendo anche a Pechino per i congressi. Que-
sta iniziativa odierna è allora la prosecuzione di una lunga collaborazione,

* È il testo dell’intervento al Seminario di studi in occasione della traduzione ci-


nese del secondo volume della Storia della costituzione romana di Francesco De Mar-
tino, tenutosi il 10 febbraio 2015, presso l’ex Dipartimento di Diritto romano del-
l’Università di Napoli Federico II, al quale erano premesse le seguenti parole di rin-
graziamento: «Desidero ringraziare tutti i presenti, i relatori, le Università di Napoli
Federico II e l’Orientale, il Consorzio Gérard Boulvert e il Centro Interdipartimentale
Vincenzo Arangio-Ruiz autorevolmente presenti rispettivamente con i loro Rettori, il
Vicepresidente e il Direttore le cui parole di saluto significano di per sé l’importanza
di questo Seminario di studio. Grazie ai figli del professor De Martino che sono qui
presenti. Grazie in modo particolarissimo all’amico e collega Gino Labruna e al caris-
simo professor Xue Jun».
1
Nel volume diciannove di Index, poi, un’altra Sezione fu dedicata, oltre che ad
una ulteriore mia breve riflessione sul lavoro avviato, ad un contributo di Mi Jian che,
dando conto della precedente letteratura romanistica cinese, metteva in luce, come
pressante esigenza per lo studio del diritto romano in Cina, lo sviluppo di un rapporto
con le fonti antiche diffuso, aperto ad una cerchia di utenti estesa e la conseguente ne-
cessità di traduzione, confermando quanto avevamo avviato d’intesa con Jian Ping.
Nel numero ventuno di Index si dava notizia della creazione a Pechino, nella CUPL,
del Centro di studi sul diritto romano e si pubblicava il testo di una lezione svolta an-
che qui a Napoli il 25 novembre 1991, in un’aula pienissima di centinaia di studenti,
oltre che onorata dalla presenza di numerosi colleghi, dal Collega Yang Zhenshan sul-
l’influenza del diritto romano sul diritto cinese contemporaneo. Nel volume venti-
quattro di Index si dava notizia del Primo Congresso su: «Diritto romano. Diritto ci-
nese. Codificazione del diritto in Cina» svoltosi a Pechino nel 1994. Nel numero tren-
tadue Index pubblicava la bibliografia in cinese sul diritto romano 1978-2003, nella
quale G. Terracina dava notizia (titolo in cinese con traduzione in italiano) di 235 ar-
ticoli e 42 fra manuali, monografie, traduzioni di fonti e di opere straniere.
502 SANDRO SCHIPANI [2]

ed il mio ringraziamento si riferisce pubblicamente a questa costante at-


tenta considerazione e, sottolineo, iniziativa.
Il professor Xue Jun, che è stato il primo dottore di ricerca cinese
formatosi a Tor Vergata, poi conteso fra l’ateneo da cui proveniva e l’Uni-
versità di Pechino, ove è stato prima associato ed oggi, ormai ordinario, è
anche vice-preside alla ricerca scientifica, è poi il traduttore dell’opera di
De Martino, traduzione della quale oggi stiamo presentando il secondo
volume2. È stato lui ad avere l’idea e a propormela con convinzione; è lui
che fa il lavoro, difficile, come tutti potete immaginare.
Ma il mio ringraziamento va soprattutto al professor Francesco De
Martino, che con la sua figura di maestro del diritto e con la sua opera, in
particolare con la Storia della costituzione romana ci offre questa occasione
di incontrarci, di rendergli omaggio e di collaborare scientificamente in
una cerchia di studiosi che si allarga sempre di piú includendo i colleghi
cinesi. Senatore, uomo politico di primissimo piano, a me piace ricordarlo
per il coraggio, l’ottimismo verso i giovani e per il futuro, e in particolare
per il futuro degli studi del diritto romano che manifestò nella lezione che
ebbi il piacere e l’onore di sentire qui a Napoli, nell’Aula Magna dell’Uni-
versità, della sua Università.
Non voglio indulgere solo in ricordi, che pure è grato e doveroso
compiere, ma anche cogliere questa occasione per tentare di fare, in poche
parole, un po’ il punto su venticinque anni di lavoro compiuti. Non come
bilancio delle cose fatte3, ma per tentare di ri-pensare insieme il fonda-

2
Il primo volume è stato pubblicato nel 2009; cfr. alcuni degli interventi alla
presentazione di esso (di F. Casavola, L. Labruna, G. Valditara, M. Luciani, Xue Jun)
in Roma e America 30 (2010) 209 ss. 3 Stiamo aggiornando il sito dell’Osservatorio
(http://www.odc.uniroma2.it/) e lí saranno elencate, ma, poiché pochi andranno a visi-
tare tale sito, sinteticamente ricordo che dopo i sei volumi di Corporis Iuris Civilis frag-
menta selecta, alcuni dei dottori di ricerca hanno già tradotto interi libri dei Digesta:
cioè D. 1; D. 4; D. 6; D. 8; D. 9; D. 12; D. 17; D. 18; D. 23; D. 41; D. 48 e sono in
stampa D. 22 e D. 13; di altri è in corso la traduzione. Sono poi state tradotte: Gai In-
stitutiones; nuova traduzione di Iustiniani Institutiones; Cicerone, De legibus; de Repu-
blica; De Oratore; De Officiis; Topica (il professor Casavola, qui presente, ha scritto una
nota introduttiva ad uno di questi volumi); Livio, antologia (2 vol.); il secondo è in
stampa con Nota di lettura di G. Lobrano (incidentalmente, a proposito di Livio, il
professor Xue Jun qui presente ha tradotto i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
di Machiavelli); le Leggi delle XII Tavole; Gellio, Noctes Atticae; i codici civile, penale
e di procedura penale, mentre quella del codice di procedura civile è in corso; tre Cc.
dell’America Latina (quello di Cile-Colombia-Ecuador; quello argentino e quello re-
cente del Brasile); e poi alcune, pochissime opere di contemporanei. Senza proseguire,
preferisco menzionare tre riviste romanistiche cinesi, cioè Diritto romano e diritto ci-
vile odierno, giunta al vol. 8, diretta da Xu Guodong; Digesta, diretta da Fei Anling,
giunta al vol. 4; Ius Romanum Commune, diretta da Xu Diyu giunta anch’essa al vol.
4. Vorrei, ma non sono in grado, riferirvi degli articoli di diritto romano che vengono
pubblicati in numerose altre riviste generali soprattutto di diritto civile e di diritto
comparato. Vorrei anche poter rappresentare un quadro completo dei docenti di Di-
ritto romano, molti dei quali ho avuto occasione di incontrare, insieme a colleghi civi-
listi, nei cinque Congressi di Diritto romano. Diritto cinese. Codificazione del diritto
[3] CINA E DIRITTO ROMANO, IERI E OGGI 503

mento di questo dialogo, di questa collaborazione nel mutamento delle


circostanze.
La ricerca delle fonti, la traduzione di esse in cinese non è solo certo
preziosa per la filologia. Essa ci è stata richiesta da giuristi cosí come ci è
stato, successivamente, significativamente proposto di inserire nella colla-
borazione la traduzione dei codici italiani e come poi si è inserita la tra-
duzione di codici civili latinoamericani di particolare rilievo in obbedienza
della prospettiva universalisticamente aperta del sistema.
L’orientamento verso il sistema giuridico romanistico in Cina si era
avviato agli inizi del secolo scorso sfociando in un progetto di Codice ci-
vile del 1911 che non fu promulgato a causa della crisi dell’Impero4. La
Repubblica non fu subito in grado di decidere in merito, ma il progetto
orientò in certa misura la Corte Suprema fino a quando la Repubblica ela-
borò un proprio Codice civile i cui libri uscirono in sequenza a partire dal
1927, codice che, con emendamenti, è tuttora in vigore a Taiwan5.
L’orientamento verso il sistema del diritto romano, assunto sotto
l’Impero, confermato nella Repubblica, trovò poi una ulteriore conferma
all’inizio della Repubblica Popolare nel 1949 anche confortato dell’orien-
tamento dell’URSS (il collega Jiang Ping studiò a Mosca [Terza Roma] il
Diritto romano), e considero espressione di tale conferma la creazione
dell’Università del Popolo Cinese nello stesso 1949, università dedicata
alle scienze politiche e sociali con un indirizzo dedicato al diritto e, ulte-
riormente, la creazione nel 1952 da parte del Ministero della Giustizia di
cinque istituzioni universitarie per le Scienze giuridiche e politiche per la
formazione di giuristi (a Pechino, Xi’an, Chonqin, Wuhan, Shanghai).
Queste decisioni erano infatti espressione del fondamentale orientamento
alla formazione di un gruppo professionale di giuristi. Queste decisioni si

(1994; 1999; 2004; 2009; 2014) e in altri Congressi (a Xiamen, a Changsha, a Suzhou-
Shanghai), ma so solo dirvi che i dottori di ricerca che hanno studiato con noi sono ora
ricercatori, o professori di seconda o di prima fascia di Diritto civile e Diritto romano,
ma anche di Diritto amministrativo ecc. in sei Università di Pechino e all’Accademia
Sinica di Scienze Sociali (China University of Political Science and Law-CUPL/Fada,
Pechino; Beijing Normal University, Pechino; Peking University/ Beijing Daxue, Pe-
chino; Renmin University/RUC, Pechino; Tsinghua University, Pechino; Beijing Jiao-
tong University, Pechino; Chinese Academy of Social Sciences, Pechino); in tre uni-
versità di Shanghai (East China University of Political Science and Law-ECUPL,
Shanghai; Shanghai Normal University, Shanghai; Shanghai Jiao Tong University,
Shanghai); e in altre sette università (Soochow University, Suzhou; Xiamen University,
Xiamen; Xiamen University of Technology, Xiamen; Huaqiao University, Quanzhou-
Xiamen; Hunan University, Changsha; Zhongnan University of Economics and Law,
Wuhan; Northwest University of Politics and Law-NWUPL, Xi’an). A Roma, venti-
cinque dottorandi stanno ora studiando.
4
Cfr. S. Schipani, s.v. «Diritto romano in Cina» in XXI Secolo I. Norme e idee
(Roma 2009) 527 ss.; ivi anche un cenno sul carattere ‘difensivo’ dell’uso del diritto ro-
mano e della codificazione in questa fase storica. 5 Cfr. Fei Anling, Gli sviluppi storici
del diritto cinese dal 1911 fino ad oggi. Lineamenti di una analisi relativa al diritto pri-
vato, in Roma e America 23 (2007) 117 ss.
504 SANDRO SCHIPANI [4]

iscrivevano nella linea di Bologna, dell’Università imperiale di Costan-


tinopoli, delle scuole dei giuristi, di Tiberio Coruncanio e di Quinto
Mucio.
Dopo la decisione del Comitato centrale del PCC del 1978, si aprí
un fondamentale dibattito fra i sostenitori di una impostazione dell’ordi-
namento giuridico orientato a realizzare un ‘diritto economico’ conforme
alle esigenze di una economia pianificata e una impostazione che soste-
neva l’esigenza di un diritto civile. L’apertura al mercato richiede l’esi-
stenza e il rispetto di regole fra uguali, e nello stesso tempo il riconosci-
mento della permanente intensa presenza e ricerca del bene comune, di
ciò che interest rei publicae. Il prevalere di questa impostazione civilistica
si è tradotto nella legge sui Principi generali del diritto del 1986, e nei suoi
programmatici art. 1 e 2, e il sistema del diritto romano si è ritrovato al
centro della elaborazione del diritto con i principi di libertà contrattuale,
di equità e di buona fede scanditi, ad es., nella successiva legge sui con-
tratti del 1999 art. 4, 5 e 6.
In quel decennio degli anni ’80 è emersa l’impostazione di una cul-
tura giuridica che, come direbbe Gaio, sa che il principium è parte fonda-
mentale, e che quindi si è rivolta non solo alle letture della scienza giuri-
dica odierna del sistema, ma ha cercato altresí le fonti antiche.
Ricordo spesso, anche perché dovetti rapidamente mutare pro-
gramma di lavoro, che quando giunse a Roma alla fine del 1989 la allora
giovane ricercatrice Ding Mei, la prima dei giovani cinesi venuti a studiare
diritto romano, diritto civile e a tradurre dal latino e che ora è direttore
del Dipartimento di Diritto comparato della CUPL, mi portò in omaggio
la traduzione appena uscita delle Istituzioni di Giustiniano compiuta da
Zhang Qitai (Pechino 1989). Si trattava della traduzione dalla versione in-
glese di Thomas Collett Sandars (1825-1894) pubblicata nel 1853 e di cui
furono ripubblicate altre sette edizioni fino al 1888; ma era l’evidente con-
ferma di quanto avevamo individuato con Jiang Ping nell’incontro al CNR
che ho inizialmente ricordato: una richiesta di lettura delle fonti, diffusa,
nella propria lingua (cinese) che partiva dall’interno della cultura giuridica
cinese stessa.
Ritengo di riconoscere un’impostazione che, come già detto, sa che il
diritto espressione della volontà del popolo che si traduce, direttamente o
indirettamente, nelle leggi, ed è anche scienza giuridica; è un gruppo pro-
fessionale specializzato. Un’impostazione che sa altresí che questo gruppo,
chiamato, come direbbe Pomponio, a tener saldo insieme il diritto miglio-
randolo quotidianamente, lo può fare inserendo il proprio contributo nel
razionale confronto e selezione di un patrimonio di elaborazione di una
tradizione giuridica accresciutasi nel tempo con l’apporto di molti e sele-
zionatasi con gli strumenti della ricerca di ciò che è buono e uguale, con
gli strumenti della coerenza, del sistema aperto a tutti gli uomini, dell’ar-
monia.
È una impostazione che ritengo compia, in Cina, una rilettura e ade-
guamento di radici ben piú antiche del secolo scorso, che si sono espresse
per oltre due millenni in un gruppo di funzionari di elevata formazione
[5] CINA E DIRITTO ROMANO, IERI E OGGI 505

culturale; ma, come non sinologo quale sono, non mi permetto di provare
ad indagare su queste radici.
Questo dialogo con le fonti sviluppatosi dalla fine del secolo scorso
è stato recentemente segnalato dal collega Xu Guodong come una «se-
conda ricezione del sistema giuridico romanistico»6. Mi pare che questa
rinnovata ricezione si stia esplicando in tutta la sua ricchezza.
Ho sottolineato il ruolo della formazione di un gruppo professionale
di giuristi che sono guidati e sorretti dalla logica del sistema, della dog-
matica giuridica, dell’aequitas-aequabilitas. I corsi di laurea in Giurispru-
denza sono enormemente aumentati in Cina in questi venticinque anni.
Con tutti i problemi di una crescita acceleratissima. Ormai, da diversi anni
è necessario il titolo di studio in Giurisprudenza per accedere alla profes-
sione di giudice, e nei Tribunali è presente un professore di diritto che as-
siste il Tribunale stesso. La logica giuridica si affianca alla logica dell’or-
ganizzazione propria della precedente provenienza dei giudici dai quadri
dell’esercito o del partito. In questa logica giuridica, lo studio del princi-
pium del sistema è presente e il nostro dialogo scientifico con i colleghi ci-
nesi lo alimenta; rovesciando l’osservazione, la nostra collaborazione nella
formazione di giuristi si inserisce in questo grande movimento con il suo
modesto contributo e in esso trova un fondamento.
Il voto del Comitato Centrale del PCC del 22 ottobre 2014 ha visto
per la prima volta indicare la necessità di portare a compimento la realiz-
zazione del codice civile. L’obbiettivo era già stato posto e anche soste-
nuto con slancio; ma ora è indicato esplicitamente in tale voto.
Io non esito a iscrivere questo fatto nel quadro che sto sbozzando. Il
codice è uno strumento che caratterizza il sistema del diritto romano; esso
è un frutto della scienza giuridica che viene approvato dal legislatore e che
torna nelle mani della scienza giuridica. Esso può certo affondare sotto un
diritto del precedente, come in Louisiana; o può cercare di emarginare la
scienza giuridica che lo ha prodotto, come l’ALR prussiano; o può con-
trapporre l’ordinamento giuridico dello Stato al sistema; o può inserirsi
come un contributo alla crescita del sistema nel quadro dei suoi principi e
nell’apertura alla costruzione sia del ‘proprio diritto’, sia di un rinnovato
‘diritto comune a tutti gli uomini’, un rinnovato ius gentium.
In questa prospettiva di concorso alla elaborazione del diritto co-
mune si inserisce un aspetto che ho sempre ritenuto non marginale della
collaborazione in atto: la traduzione in italiano di importanti leggi cinesi.
La Collana «Diritto cinese e sistema giuridico romanistico» è espressione,
nella misura delle nostre forze, del riconoscimento dell’inserimento della
produzione giuridica cinese nel sistema e della necessità di renderlo ac-
cessibile con facilità anche da noi. Essa non è espressione di semplice re-
ciprocità nella ricerca, ma è strumento per una comparazione che va ben
oltre il confrontare e si pone sulla stessa linea che Giustiniano evidenzia
quando scrive di confrontare tutto e scegliere ciò che è migliore e piú
6
Xu Guodong, La seconda ricezione del Sistema giuridico romanistico in Cina e
l’evoluzione dell’insegnamento del Diritto romano, in Roma e America 34 (2013) 334 ss.
506 SANDRO SCHIPANI [6]

uguale, come facevano i giuristi classici. Essa è consapevolezza del fatto


che come le fonti antiche, o i nostri codici ecc. entrano nel sistema a pro-
fitto di tutti e anche dell’elaborazione del diritto cinese, cosí le leggi cinesi
entrano nel sistema, si inseriscono nella permanente revisione e accresci-
mento del sistema, sono espressione anch’esse del diritto di un Paese vi-
cino a cui guardare, come guardiamo alla produzione giuridica francese o
tedesca. È la stessa prospettiva in base alla quale abbiamo messo a dispo-
sizione la traduzione dei nostri codici e di opere della nostra cultura giu-
ridica italiana.
Questo inserimento dei frutti della elaborazione giuridica cinese nel
sistema, il loro concorrere alla costruzione di un diritto comune è il futuro
che dobbiamo costruire insieme con l’attenzione da un lato alla necessità
di suis legibus uti e dall’altro alla cd. globalizzazione economica, che ha
urgente necessità di diritto comune. Il contributo della Cina può essere
assai importante perché essa partecipa di alti livelli di sviluppo economico
e altresí ancora vede una parte del proprio popolo afflitto da redditi che
devono crescere ben piú di quelli dei Paesi delle economie post-indu-
striali; essa quindi non può rimuovere dai propri occhi queste ancora
enormi necessità di tutela di diritti essenziali che sono presenti al suo in-
terno. La partecipazione, poi, della Cina al BRICS, ove si incontra con al-
tri Paesi del sistema del diritto romano (Brasile, Russia, Sud Africa) può
rafforzare un movimento e una rilettura del sistema e del futuro diritto co-
mune piú attenta alla tutela delle parti deboli7.
Noi abbiamo avviato la nostra collaborazione nel diritto civile. Que-
sto, come diritto dei cittadini, chiama il diritto pubblico, la grande vi-
cenda della res publica e del ius quod in sacris, in sacerdotibus, in magistra-
tibus consistit.
L’opera di De Martino si inserisce al centro delle osservazioni che ho
svolto, quella sulla formazione del giurista, quella sulla elaborazione del
diritto, quella del dialogo interno al sistema. L’amico Catalano, in occa-
sione del primo volume, ha sottolineato in una Nota di lettura, la pluralità
di prospettive metodologiche che percorre la nostra romanistica, e nella
quale l’opera di De Martino è inserita8. La pluralità di prospettive arric-
chisce sempre la ricerca, e ritengo che quest’opera concorra potentemente
a sbloccare riletture del sistema del diritto romano in modo utile alla ri-
apertura del ventaglio di schemi giuridici di cui il giurista dispone per
‘reinventare’, nel senso proprio di ‘ritrovare’, l’esperienza che sempre si
decontestualizza e si ricontestualizza nella società con la logica del tempo
proprio del nostro sistema. Vorrei sottolineare la posizione di De Martino
in questo secondo volume in merito al fatto che «per i Romani esistevano

7
Cfr. S. Schipani, Ius Romanum commune ed uguaglianza tra i popoli nelle
prospettive del BRICS, in Aspetti giuridici del BRICS - Legal Aspects of BRICS (San Pie-
troburgo 2011) 48 ss. 8 Cfr. P. Catalano, Circa l’uso del diritto pubblico romano dal
‘Contrat social’ di J.-J. Rousseau alla ‘Storia della costituzione romana’ di F. De Martino,
con, in appendice, alcune pagine di F. De Martino, tratte da Le idee costituzionali
dell’antichità classica e la nostra Costituzione, in Roma e America 27 (2009) 3 ss.
[7] CINA E DIRITTO ROMANO, IERI E OGGI 507

con gli altri popoli rapporti giuridici anche indipendentemente da trat-


tati» (cosí sintetizza Catalano, convergendo), esistevano cioè quei multa
iura communia ricordati dalle fonti che costituiscono prospettiva di fon-
damentale importanza per la critica dello statualismo e la rielaborazione di
un diritto comune.
Mi piace, peraltro, ricordare questo volume II della Storia della co-
stituzione romana anche in relazione ad un momento per me personal-
mente significativo. Lo lessi, infatti, la prima volta quasi tutto d’un fiato
quando, all’inizio del 1971, incaricato in corso d’anno dell’insegnamento
di Storia romana alla Facoltà di Magistero (ora Lettere) di Sassari, allora
appena creata, dopo aver consegnato la mia seconda monografia per il
concorso, mi immersi, per preparare le lezioni, avendo alle spalle la Storia
del diritto romano di G. Grosso, mi immersi – dicevo – nello studio della
Storia romana di Giannelli-Mazzarino, di quella di Mommsen e di questa
opera in cui il diritto è intrecciato con la storia sociale ed economica, da
essa emerge e in essa torna ad immergersi, ma con essa, a mio avviso, non
si confonde; in essa non si scioglie. Un volume bellissimo, per il quale la-
scio però la parola a chi è ben piú competente di me.

Roma. SANDRO SCHIPANI

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