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GLI EMIGRATI ITALIANI

IN AMERICA

TESINA DI DEVITOFRANCESCO VITO MATTIA


CLASSE 3-E
ANNO SCOLASTICO 2019-2020
ISTITUTO COMPRENSIVO “GRAMSCI-PASCOLI”
PROGRAMMA TESINA
“GLI EMIGRATI ITALIANI IN AMERICA”
INTRODUZIONE
GEOGRAFIA
Il territorio americano
STORIA
Fenomeno migratorio degli italiani in America dalla fine dell’800 agli inizi
del ‘900.
LETTERATURA ITALIANA
“America” di Alessandro Baricco tratto dal racconto “Novecento”.
INGLESE
Storia della Statue of Liberty e di Annie Moore: the first immigrant to
arrive at Ellis Island.
ARTE
Futurismo, Antonio Sant’Elia, Antonio Boccioni e la sua passione per la
metropoli e i grattacieli. Il ruolo degli Italiani (muratori, carpentieri) nella
costruzione di ferrovie e grattacieli.
SCIENZE
Antonio Meucci e l’energia elettrica: le tre grandezze (differenza di
potenziale, esistenza ed elettricità). Le leggi di Ohm.
TECNOLOGIA
Come sono fatte le navi a vapore.
TEDESCO
La società multiculturale in Germania.
RELIGIONE
Le religioni negli stati Uniti.
EDUCAZIONE FISICA
Italiani atleti emigrati in America.
MUSICA
Canti blues degli schiavi africani e diversi cantautori come Nick Larocca,
Lennie Tristano e Frank Sinatra.
CONCLUSIONE

INTRODUZIONE
Esecuzione al sax del brano musicale “Summertime” di George Gershwin.

In questa mia tesina affronterò il problema della migrazione degli italiani


in America dal 1870 fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale;
collegando i vari aspetti di questa migrazione nelle varie discipline:
letteratura, musica, geografia, tecnologia, tedesco, scienze, religione, arte,
inglese ed educazione motoria.
Dal lontano 1492, quando Cristoforo Colombo credendo di aver scoperto
le Indie scoprì invece l’America, tale terra è sempre stata il sogno di molti
europei e anche di molti italiani, la terra dove trovare la propria fortuna.

GEOGRAFIA-STORIA-LETTERATURA ITALIANA
Il territorio degli Stati Uniti si estende da est a ovest del continente
nordamericano, dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, da nord a sud
dal Canada al Messico.
Da est a ovest distinguiamo la pianura costiera atlantica, gli Appalachi, le
Grandi Pianure Centrali e il grande sistema montuoso occidentale delle
Montagne Rocciose. Il territorio è ricco di acque e i fiumi principali sono
l’Hudson, Mississippi-Missouri, il Colorado. A nord si trova la regione dei
grandi laghi, estesa per quasi 252.000 km e formata da cinque laghi
principali (Ontario, Erie, Huron, Michigan e Superiore). Qui si trovano le
cascate tra le più alte del mondo, quelle del Niagara, che rappresentano
un’attrazione turistica per la massa d’acqua che riversano nell’Ontario.
Le dimensioni dell’America comportano una notevole varietà di
condizioni climatiche, prevalentemente di tipo continentale al centro.
L’ovest è caratterizzato da precipitazioni scarse con un’alternanza di clima
mediterraneo e desertico. A sud il clima acquista sempre più un carattere
tropicale e subtropicale. A est il clima è di tipo atlantico. Più freddo a nord
e più mite a sud.
L’America conta più di 306 milioni di abitanti. Fondamentalmente il
popolo statunitense si è formato attraverso l’immigrazione. Questo perché
l’America è sempre stata, fin dalle origini, una delle principali potenze
economiche mondiali, e ciò è dato dall’ampiezza delle risorse rispetto alla
popolazione, dall’immigrazione della manodopera necessaria allo sviluppo
industriale e dall’afflusso di scienziati e tecnici dalle altre parti del mondo.
Negli ultimi anni, infatti, moltissimi giovani laureati, non trovando spazio
per il loro lavoro in Europa o nei paesi d’origine, si trasferiscono negli
USA dove gli investimenti per la Ricerca sono invece molto importanti. Si
parla così di “fuga di cervelli”.
All’inizio si trattò principalmente di inglesi ma dopo si aggiunsero anche
tedeschi, olandesi e scandinavi, senza contare il grande numero di schiavi
neri portati dall’Africa. Poi è stata la volta di immigrati provenienti da
Italia, Grecia e altri paesi mediterranei, e dopo ancora quella di cinesi,
giapponesi e messicani. Il fattore che unisce questi popoli è la lingua
inglese, diffusa ovunque come mezzo di comunicazione anche se le
diverse etnie tendono a conservare le lingue d’origine e anche le loro
tradizioni religiose.
Le confessioni religiose più seguite sono quella protestante (32,7%) e
quella cattolica (25,1%) ma sono presenti anche forti comunità di ebrei,
ortodossi e musulmani.
L’emigrazione italiana è divisa in tre fasi: la prima, che fu chiamata
“Grande Migrazione”, ha avuto inizio nel 1861 dopo Unità d’Italia ed è
terminata negli anni 20’del XX secolo con l’ascesa del fascismo. Il
secondo periodo di forte emigrazione all’estero, conosciuto
come “Migrazione Europea”, è avvenuto tra la fine della Seconda Guerra
Mondiale (1945) e gli anni 70’ del XX secolo quando, tra il 1961 e il 1985,
gli italiani che hanno lasciato il proprio Paese sono stati circa 29 milioni.
Dopo l’Unità d’Italia nacque la Questione Meridionale. L’Italia era in
grave difficoltà economica e ciò accadde perché lo sviluppo economico e
l’industrializzazione coinvolse solo il Nord-Ovest dell’Italia. Ma anche in
questo territorio, le condizioni di lavoro e di vita degli operai erano
pessime. Erano costretti a sopportare orari lunghissimi di lavoro e a essere
sottopagati. Nel Meridione, invece, la mancata distribuzione delle terre ai
contadini e la chiusura delle poche fabbriche, creò molta disoccupazione e
questo spinse molti ad emigrare.
Il principale problema per arrivare in America era proprio il viaggio. Per
attraversare l’Atlantico, i nostri avi erano sottoposti ad un estenuante
viaggio, che grazie ai tanti sacrifici fatti per acquistare qualche biglietto di
terza classe, partivano per le lontane Americhe e ammassati come bestie,
sporchi, malnutriti, in balia della solitudine e della paura di essere sbarcati
in un paese diverso da quello previsto.
Quando finalmente arrivavano, venivano “parcheggiati” a Ellis Island, un
isolotto nel porto di New York. Era lì che, in tutto ben 12 milioni di
persone, dopo accurati esami medici, venivano accolti e smistati nelle
varie città. Di fondamentale importanza era la figura del cosiddetto “boss”,
ossia colui che faceva da intermediario tra l’emigrato analfabeta e la
società americana. Erano per lo più i mafiosi in cerca di bassa
manovalanza criminale, ma i rischi per i nostri non finivano di certo qui;
altissima era la probabilità di essere
derubati, truffati e ingannati da gente senza scrupoli.
Inoltre, essi venivano considerati dagli Americani come persone
“inferiori”; si diceva che gli italiani non erano bianchi, ma nemmeno
palesemente negri. Il presidente Usa, Richard Nixon, intervistato nel
1973, fu il più chiaro di tutti. Dichiarava: “ Non sono come noi. La
differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire
diverso. Il guaio è che non si riesce a trovarne uno che sia onesto”.
Il fenomeno della migrazione italiana tra la fine dell’800 e l’inizio del‘900
è documentato da molte testimonianze dirette o dal racconto di scrittori
sensibili a questo problema. In un lungo racconto dal titolo “Novecento”,
lo scrittore Alessandro Baricco ci parla delle condizioni di viaggio degli
emigrati e ci descrive l’emozione di quello che avvistava la “Terra
Promessa, l’America“ per la prima volta. Il racconto prosegue con la storia
di un bambino che viene abbandonato sulla nave, cosa che capitava di
frequente; a volte le migranti povere partorivano in segreto per poi lasciare
il figlio sulla
nave nella speranza che qualche riccone lo prendesse e adottasse. Non lo
facevano per cattiveria, ma era una decisione dettata dalla miseria; un
bambino in meno era una bocca in meno da sfamare e poi i neonati
creavano problemi all’ufficio migrazione.
Mia cara madre
sta pe' trasi' natale
e a sta' luntano chiu'
me sape amaro
comme vurria appiccia'
duje tre biancale
comme vurria senti' nu zampugnaro
'e ninne mie facitele 'o presepio
e a tavola mettite 'o piatto mio
facite quanno e 'a sera d''a vigilia
comme si' mmiezo a vuje
stesse pur' io
e 'nce ne costa lacreme st' america
a nuje napulitane
pe' nuie ca 'nce chiagnimmo
'o cielo 'e Napule
comme e' amaro stu' pane
mia cara madre che sso'
che sso' 'e denare ?
pe' chi se chiagne 'a patria
nun so' niente
mo tengo quacche dollaro e me pare
ca nun so' stato maie tanto pezzente
me sonno tutte 'e notte 'a casa mia
e d''e criature meie ne sento 'a voce
ma a vuje ve sonno comme 'a 'na maria
cu 'e spade 'mpietto
'nnanze 'o figlio 'ncroce
e 'nce ne costa lacreme st' america
a nuje napulitane
pe' nuje ca 'nce chiagnimmo
'o cielo 'e napule
comm' e' amaro stu' pane
m'avite scritto
che Assuntulella chiamma
chi l'ha lassata
sta' luntana ancora
che v'aggia di'
si 'e figlie vonno 'a mamma
facitela turna' a chella signora
je no nun torno me ne resto fore
e resto a fatica' pe tutte quante
je ch'aggio perzo 'a casa patria e onore
je so' carne 'e maciello so' emigrante
e 'nce ne costa lacreme st' america
a nuje napulitane
pe' nuje ca 'nce chiagnimmo
'o cielo 'e Napule
comme e' amaro stu pane
(Lacreme Napulitane di Libero Bovio e Francesco Buongiovanni - 1925)
La cultura popolare ha immortalato il dolore e la nostalgia dei nostri
migranti in canzoni come “Lacreme Napulitane” con i versi di struggente
bellezza del grande poeta Libero Bovio.
THE STATUE OF LIBERTY
The Statue of Liberty is the first thing people see when they arrive in New
York harbour. It stands on Liberty Island and it shows a woman who is
olding a torch in her right hand, on her left hand she’s holding book. In
this book you can read an important date: 4th July it’s the date of the
declaration of Indipendence.
The Statue has seven spikes on the crown, they represent the seven seas
and continents of the word.
The Statue was given to american people by the french. At first it was a
symbol of international friendship, then it was a symbol of freedom for
millions of immigrants.
The U.S. has a motto and it is “e pluribus unum” (from many one) and it
means that many different nationalities form one nation.
ANNIE MORE: THE FIRST IMMIGRANT TO ARRIVE AT ELLIS
ISLAND
The first to land on the newly- opened Ellis Island was an Irish girl called
Annie Moore.
Annie and her two brothers started their journey in December, 1891, on
board the SS Nevada, a ship that would take they from Ireland to New
York. They were on the ship for 12 days. The ship was crowded and food
was poor.
On January the first, 1892 the ship reached N.Y. The Statue of liberty
welcomed the mas they sailed into the the N.Y. harbour. Annie and her
brothers were very happy because their life was about to change.
Now, over 100 years later, a statue of Annie stands on Ellis Island (which
is now a museum). A similar statue can be found in Cobh, Ireland, where
they began their voyage. Since then, over 17 milion people have entered
the United States trough Ellis island.

ARTE
Il Manifesto del Futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909
celebra l’unità tra letteratura e arte, che si influenzano a vicenda
nell’esperienza d’avanguardia futurista.
Per i futuristi nell’arte il nuovo canone di bellezza è il “dinamismo
universale”, oggetto essenziale per la veloce trasformazione del mondo e
la rappresentazione visiva del progresso. Nel Manifesto tecnico della
pittura futurista la sensazione dinamica può essere provocata
nell’osservatore mediante la scomposizione e la compenetrazione delle
cose, forme spazi, oggetti, tutto si muove, nulla è fermo.
Nella ricerca di un’arte totale si pone l’architettura di Antonio Sant’Elia.
Durante la sua breve vita ha occasione durante la sua esperienza lavorativa
a Milano di entrare in contatto con i problemi della crescita della metropoli
e conosce così le innovazioni tecnologiche ed igieniche promosse dalla
amministrazione milanese. Propone una “Città Nuova” in costante e veloce
rinnovamento. Nel manifesto “Architettura Futurista” del 1914 esprime
idee concrete che cambiano il modo di concepire gli edifici. Un esempio è
l’idea di posizionare gli ascensori all’esterno, togliendoli dalle trombe
delle scale. I materiali (cemento, vetro, ferro) con cui vengono costruiti gli
edifici devono soddisfare le funzioni per quali è stato fatto. Linee curve e
oblique danno il dinamismo.
Tra i maggiori esponenti del Futurismo nelle arti figurative è presente
anche Carlo Boccioni. Guardando le sue opere si percepisce subito
l’energia, il movimento e la tensione.  È come se l’artista fosse spinto da
una forza che lo costringa all’azione, incapace di restare fermo. Non è un
caso se il padre del futurismo Filippo Tommaso Marinetti scrisse di lui:
“Ha un’anima avventurosa e inquieta di lottatore, attratto di volta in volta
dall’azione violenta e dal sogno”.
In effetti, se c’è un punto fermo (si fa per dire) nella vita di Boccioni è
proprio la sua incapacità nel restare fermo. Da bambino è costretto a
spostarsi per necessità, da adulto per scelta: all’inizio per curiosità, per
ammirare da vicino i grandi movimenti che stavano rivoluzionando l’arte
europea, poi per “missione”, per raccontare agli artisti del vecchio
continente cosa stava accadendo in Italia.
La poetica artistica di Boccioni trova nel Futurismo e nei suoi ideali il
naturale sbocco. La capacità di cogliere il movimento e il dinamismo nel
dipinto e nella scultura è una delle chiavi di lettura principali per
comprendere la tecnica dell’artista italiano.
A Boccioni è attribuita infatti la paternità del “dinamismo plastico”,
tecnica basata sulla rappresentazione della simultaneità del movimento
nelle arti figurative. Ne è un magnifico esempio l’opera scultorea Forme
uniche della continuità nello spazio (1913).
Tantissimi italiani immigrati in America in quegli anni furono utilizzati
come carpentieri e muratori per completare i grattacieli, ferrovie di New
York e altre città americane.
SCIENZE
Antonio Santi Giuseppe Meucci (Firenze, 13 aprile 1808 – New York, 18
ottobre 1889) che come tantissimi scienziati del suo tempo (Enrico Fermi,
Rita Levi-Montalcini..) decise di trasferirsi in America per i suoi studi. E’
stato un inventore italiano, celebre per lo sviluppo di un dispositivo di
comunicazione vocale accreditato da diverse fonti come il primo telefono,
il cosiddetto telettrofono.
Famosa la sua disputa con Alexander Graham Bell. La storia è alquanto
controversa e densa di equivoci che si perdono nel tempo. Dal 1876, anno
in cui venne presentato il brevetto, fino al 2002 si è a lungo dibattuto sulla
paternità del telefono. Chi la riteneva un'invenzione
dell'americano Alexander Graham Bell, chi invece
dell'italiano Antonio Meucci.
Il brevetto del telefono fu ufficialmente intestato per la prima volta
ad Alexander Graham Bell, che è anche noto nella cultura popolare
mondiale e nella comunità scientifica internazionale come l'inventore
dell'apparecchio. Una risoluzione approvata dalla Camera dei
Rappresentanti degli Stati Uniti d'America  l'11 giugno 2002 ha chiesto di
riconoscere il lavoro e i contributi di Meucci nell'invenzione del telefono,
pur non accreditandolo ufficialmente come inventore. Numerose
enciclopedie, soprattutto italiane, accreditano Meucci come l'inventore del
telefono, anche se l'opinione maggioritaria internazionale non gli riconosce
questo merito.

GENERATORI DI TENSIONE E CORRENTE ELETTRICA

La tecnologia ha reso disponibili generatori di corrente con cui possiamo


regolare a nostro piacimento il tipo di corrente elettrica.
Per esempio, nei generatori chimici (come le pile) abbiamo la produzione
di corrente continua perché i poli (negativo e positivo) rimangono sempre
gli stessi e gli elettroni fluiscono, attraverso il conduttore, sempre nello
stesso verso.
Le apparecchiature elettriche e gli elettrodomestici funzionano se collegati
all’impianto elettrico, che consiste in una serie di fili conduttori a formare
un circuito. Il circuito elettrico è costituito da:
Un generatore, che è una macchina che riceve energia dalla pila e la
trasforma in energia elettrica. Genera una forza che spinge gli elettroni
lungo il circuito.
Un conduttore elettrico che consente il trasporto di energia dal generatore
all’utilizzatore: gli elettroni spinti dalla forza del generatore vanno verso
l’utilizzatore attraverso un filo (di solito metallico), per poi tornare al
generatore stesso.
L’ interruttore che può essere chiuso o aperto, attraverso il quale gli
elettroni passano dal polo negativo al polo positivo.
dispositivo utilizzatore o la lampadina ovvero l’elemento che riceve
energia elettrica attraverso i conduttori e la trasforma in un’altra forma di
energia (luminoso, termico, meccanico).
LE TRE GRANDEZZE ELETTRICHE
INTENSITA’: Si definisce intensità di corrente la quantità di carica che
attraversa, nell’unità di tempo (1 secondo), una sezione del circuito.
Questa grandezza può essere rivelata con l’amperometro o galvanometro,
la sua unità di grandezza è l’ampere (A), in onore dello scienziato francese
Andrè-Marie-Ampere.
o due punti di un conduttore. L’unità di misura è rilevata dal voltmetro, è il
volt (V) in onore di Alessandro Volta.
RESISTENZA: La resistenza elettrica è una grandezza che interviene nei
fenomeni di passaggio di corrente all’interno di un conduttore: corrisponde
alla difficoltà che la corrente incontra nel fluire attraverso un corpo. Si
indica con R e la sua unità di misura è l’ohm che si legge omega, in onore
del fisico tedesco Georg Ohm.
TENSIONE: la tensione esprime la differenza di potenziale che esiste tra
due corpi

Esempio di amperometro
LE LEGGI DI OHM
Prima legge di Ohm
Le grandezze elettriche sono legate da una relazione di fondamentale
importanza, rappresentata dalla legge di Ohm.
La legge di Ohm stabilisce che la differenza di potenziale tra due punti di
un conduttore è direttamente proporzionale alla corrente che scorre tra di
essi. La costante di proporzionalità è detta resistenza elettrica.
Le formule corrispondenti sono le seguenti:
i=V/R V=i x R R=V/i

In questa prima immagine se in due circuiti la differenza di potenziale ai poli è la stessa


l’intensità della corrente è maggiore nel circuito che presenta la minore resistenza.
Nella seconda immagine invece se i fili metallici di due circuiti hanno uguale resistenza
l’intensità della corrente è maggiore nel circuito che presenta la differenza di potenziale
maggiore.
Seconda legge di Ohm
La resistenza elettrica di un filo metallico aumenta con la lunghezza del
filo e diminuisce all’aumentare dello spessore. Ohm scoprì una seconda
legge che afferma che la resistenza di un filo conduttore è direttamente
proporzionale alla sua sezione (s) e dipende dalla grandezza (p) del
materiale di cui è fatto il conduttore.
La formula è la seguente
R=p x L/S

La resistenza aumenta all’aumentare della lunghezza del filo (quindi l’intensità di


corrente diminuisce).

La resistenza diminuisce all’aumentare della sezione del filo (l’intensità di corrente è


maggiore).
TECONOLOGIA
Prima dell'avvento delle navi a kerosene, gli emigranti europei
viaggiavano su navi a vela sottoponendosi a traversate che, di solito, erano
delle vere e proprie odissee per le condizioni cui erano costretti a vivere a
bordo.
La durata del viaggio era aleatoria perché dipendente dai venti e dalle
correnti marittime; per questo risultava difficile per i passeggeri calcolare
la quantità necessaria di viveri per non patire la fame.
Una parte essenziale del sistema del motore a vapore è il generatore di
vapore, il quale fornisce la grande energia termica necessaria per la
vaporizzazione del vapore acqueo e poi inviato al motore. Il motore può
essere: alternativo o rotativo. Si usa di solito la locuzione motore a vapore
per il solo motore alternativo, mentre per il motore rotativo rotativo viene
definito turbina a vapore.

In quello alternativo in genere la ruota azionata muove le valvole che


consentono di sfruttare i due lati di ogni pistone, così in ogni singola
rotazione del motore si hanno due fasi attive, mentre il motore a
combustione interna ha in genere un'espansione ogni 4 tempi. A partire
dalla seconda metà del 1800 la quasi totalità dei motori a vapore ha
utilizzato due, tre e anche quattro cilindri in serie cioè a doppia espansione
e tripla espansione, i diversi stadi lavorano con pressioni di vapore
decrescenti in modo da sfruttare meglio la pressione degli scarichi degli
stadi precedenti, che contengono ancora una certa potenza. la soluzione a
tripla espansione fu quella adottata da tutte le navi della seconda metà
dell'800 e dei primi anni del '900.
TEDESCO
La Germania che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale doveva
fronteggiare una grave carenza di manodopera per due ragioni:
l’eliminazione massiccia di forza lavoro causata dal devastante conflitto e
dai campi di prigionia sovietici e l’elevata richiesta di lavoratori indotta
dal miracolo economico determinato dalla rinascita industriale del Paese
negli anni 50’. Inizialmente, la Germania riuscì a compensare favorendo
massicci ingressi sia dall’Europa Centrale (tra le etnie germaniche) che
dalla Repubblica Democratica Tedesca comunista. Ingressi che permisero
tuttavia solo di attenuare gli squilibri demografico-lavorativi lasciati in
eredità dalla guerra. La Germania necessitava di più lavoratori per sfruttare
a pieno la capacità produttiva di un’economia basata sulle esportazioni. In
particolare, servivano lavoratori non qualificati da impiegare nel settore
manifatturiero e edilizio.

In Deutschland sind die Migranten offiziell: „Personen mit


Migrationshintergrund. Sie kommen aus anderen Ländern und sie leben
jetzt in Deutschland. Die Migration ist kein neues Phanomen in
Deutschland. In den fünfziger Jahren sind Immigranten aus europäischen
und nicht europäischen Ländern nach Deutschland gekommen, aus Italien,
aus Griechenland und Spanien….
Zehn Jahre später waren es eine Million, aus der ganzen Welt.
Und natürlich hatte die Migration einen großen Einfluss auf die deutsche
Gesellschaft, wie zum Beispiel auf die Essgewohnheiten der Deutschen.
RELIGIONE
La religione negli Stati Uniti è caratterizzata da una diversità di credenze e
pratiche religiose. Varie fedi religiose hanno prosperato negli Stati Uniti.
La maggioranza degli americani riferiscono che la religione gioca un
ruolo molto importante nella loro vita, una percentuale unica tra i paesi
sviluppati .
Storicamente gli Stati Uniti sono sempre stati contrassegnati
dal pluralismo religioso e dal multiculturalismo, a cominciare dalle
differenti credenze di stampo naturalistico del tempo precoloniale.
Alla storia degli Stati Uniti d'America, provenienti dal continente europeo,
derivano l'anglicanesimo, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti d'America e i
principali gruppi facenti capo al protestantesimo, così come la storia degli
ebrei negli Stati Uniti d'America.
Proprio durante la grande migrazione in America dai paesi europei si
colloca nella fase dei più cospicui arrivi dall’Italia la figura del gesuita
Pietro Bandini. Costui si reca negli Stati Uniti una prima volta nel 1881
insediandosi nell’area delle Montagne Rocciose per annunciare il vangelo
ai Cheyenne. Dopo un ritorno in Italia nel 1889, riparte per l’America con
i missionari Scalabriniani fermandosi inizialmente a New York.
Qui constatata la difficoltà dei contadini italiani ad adattarsi ai ritmi della
società industriale nel 1896 si reca nell’Arkansas con un gruppo di Italiani
e forma una colonia agricola. Altra figura importante in questo periodo è
monsignor Scalabrini definito vescovo degli emigranti che preso atto del
flusso transoceanico dichiara che il primo dovere della Chiesa è di vegliare
perché l’emigrante non sia mai ridotto alla disperazione senza l’aiuto di un
sostegno amichevole.
La Chiesa di Scientology è emersa nel corso degli anni 50’. Gli unitariani
universalisti nascono dalla fusione di chiese unitarie e universali durante il
XX secolo. A partire dagli anni novanta la partecipazione religiosa dei
cristiani sta diminuendo a causa della secolarizzazione, mentre
il buddhismo, l'induismo, l'islam e altre religioni si stanno diffondendo.
Il protestantesimo, storicamente dominante, cessa di essere la categoria
religiosa della maggioranza nei primi anni del 2010. La maggior parte
degli adulti americani si identificano come cristiani, mentre quasi 1/4 non
afferma alcuna affiliazione religiosa e pertanto seguono l'irreligiosità.
EDUCAZIONE FISICA
In tutti gli sport troviamo atleti di origine italiana, con punte di eccellenza
nel baseball, nel pugilato, nel wrestling, e successivamente nel calcio. La
partecipazione negli sport nazionali divenne per molti italiani e figli di
immigranti un segno della loro piena integrazione nella società americana.
Alcuni campioni sportivi (Primo Carnera, Joe DiMaggio, Rocky
Marciano) emersero come eroi dell'orgoglio italoamericano; il loro
successo diveniva il successo dell'intera comunità, spesso una rivincita
contro il pregiudizio e la discriminazione sociale. Il fenomeno si
affievolisce dopo gli anni sessanta; con il raggiungimento di una maggiore
integrazione la comunità ha meno bisogno di "eroi" nel quali potersi
identificare. Ne è rimasto vivo il ricordo nell'immaginario collettivo, basti
pensare al successo del personaggio di "Rocky" nella serie di film
di Sylvester Stallone o ai wrestler che ancora impersonano il "macho
italiano". Dagli anni ottanta, il ruolo di catalizzatore dell'orgoglio
nazionale degli italoamericani è affidato in primo luogo alle vicende
della Nazionale di calcio dell'Italia, specialmente in occasione dei
Campionati mondiali.
Ed Abbaticchio fu il primo italoamericano ad usare il suo vero cognome e
non uno pseudonimo nel baseball. Era il 1897 e lui giocava per i Phillies di
Filadelfia. Ma il più grande fu, chi arrivò dopo, Joe DiMaggio. Joltin Joe
(venne chiamato così per la forza con cui colpiva la palla) fu una vera e
propria leggenda. Non solo per i titoli sportivi vinti con gli Yankees di
New York, ma anche per la sua vita privata molto intensa.
Nel pugilato, Jeke LaMotta, Rocky Marciano e Primo Carnera sono tutti
nomi che accompagnano la storia di questa disciplina sportiva. Aldo
Donelli, nel 1941, giocatore di football americano e di calcio, fu il primo
ad allenare contemporaneamente una squadra della National Football
League e una squadra del campionato dei college.
MUSICA
Il Blues ha influenzato molti generi musicali dal jazz al rock and roll ma
anche l’hip-hop ed il pop in genere. Il Blues, con il ragtime e lo spiritual,
rappresenta le fondamenta di buona parte di ciò che ascoltiamo ancora
oggi e di certo nonostante gli oltre cent’anni di vita sa ancora emozionare.
L’origine di questo genere va ricercata nella cultura afroamericana, nei
canti degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni del sud degli Stati
Uniti, vale a dire nell’area della Cotton Belt (la “Cintura del cotone”).
La sua struttura antifonale (di chiamata e risposta) ricorda la tradizione
dell’Africa Occidentale, mentre il suo nome si deve all’espressione “to
have the blue devils” (cioè: avere i diavoli blu), usata per manifestare
tristezza, ma anche sofferenza.
Gli storici indicano nel 1901 la nascita del Blues, quando un archeologo
del Mississippi illustrò questa forma musicale tramandata dalla comunità
afroamericana fin dal 1865; con l’abolizione della schiavitù molti cantanti
neri iniziarono a girare glia Stati Uniti divulgando questa musica fuori dal
Sud. Negli anni Venti i cantanti blues si avvalevano
dell’accompagnamento d’orchestre ed in quel periodo la massima
esponente femminile del genere fu Bessie Smith, interprete che ottenne un
successo strepitoso grazie anche al fatto che anche le compagnie
discografiche iniziarono ad interessarsi al genere.
Dagli anni Quaranta agli anni Sessanta nel Blues entra l’elettricità e agli
strumenti musicali classici si aggiungono quelli più moderni; emergono
quindi personalità del calibro di B.B. King di Memphis o Muddy Waters di
Chicago.
Negli anni Sessanta e fino all’Ottanta si evidenziano le differenze tra il
Blues “nero” e quello “bianco”, che in una forma o l’altra contamina
l’intero panorama musicale grazie anche alla nascita di nuovi sottogeneri,
anche se il Blues più classico ad oggi sembra non conoscere il declino.
A partire dagli anni Ottanta l’attenzione per il Blues aumenta e si verifica
una sorta di riscoperta dei grandi che hanno fatto la storia di questo genere
e che hanno contribuito a diffonderlo: Bessie Smith, Papa Charlie Jackson,
B.B. King, Muddy Waters, Otis Rush, Jimi Hendrix, Ray Charles, Aretha
Franklin, John Lee Hooker e molti altri.
Il Jazz è di certo uno dei figli più illustri del Blues. Nato nei primi anni del
Novecento negli USA dalla fusione tra la musica della tradizione
afroamericana con quella europea, il Jazz si caratterizza soprattutto per
l’improvvisazione, lo swing sincopato e la poliritmia, oltre all’impiego
delle “blue note” che gli conferiscono il tono malinconico.
Soffermiamoci su alcuni interpreti più famosi come Nick Larocca, Lennie
Tristano e Frank Sinatra, essendo anche loro di origine italiana.
Nick Larocca nacque a New Orleans nel 1889 e aveva origini siciliane: il
padre, Girolamo La Rocca, era di Salaparuta, mentre la madre, Vita De
Nina, proveniva da Poggioreale. Nel 1880 i La Rocca emigrarono a New
Orleans, città che da tempo ospitava da tempo una grandissima percentuale
di immigrati siciliani. Nick era figlio d’arte, ma aveva proibito al figlio di
dedicarsi a tempo pieno alla musica. Solo dopo la morte del padre, diete
sfogo alla propria passione.
Fu lui a incidere, insieme ad altri quattro musicisti locali, il primo disco
della storia del jazz, che originariamente si chiamava jass: Live Stable
Blues. L’album vendette più di un milione di copie e il gruppo di La
Rocca, chiamato Original Dixieland Jazz Band, nel giro di poche settimane
divenne la jazz band più pagata al mondo.
I successi di Nick La Rocca lo portarono ad esibirsi e stabilirsi per qualche
anno a Londra, ma tornato in patria, confermando il detto “Nemo Propheta
in Patria”, venne accusato di suonare musica demoniaca, responsabile di
divorzi e figli avuti al di fuori del matrimonio.
Questo gli causò una forma di depressione. Per 10 anni sospese ogni
attività musicale. Nel 1936 decise di ritornare sulle scene, ma non riuscì ad
emergere per cui nel 1938 decise di sciogliere la band definitivamente.
Nello stesso anno, l’ormai cinquantenne Nick, che si considerava il
creatore del jazz e il “Cristoforo Colombo della musica”, conobbe Ruth,
una giovane ragazza di 20 anni. I due si sposarono ed ebbero ben sei figli,
tra i quali uno, James Dominik, continuò la carriera del padre. Sofferente
di cuore, Nick La Rocca morì a New Orleans nel 1961 all’età di 72 anni.
Lennie Tristano fu un pianista e compositore jazz  (Chicago 1919-New
York 1978). Cieco dall'infanzia, crebbe in un istituto per minorati; qui
rivelò grandi doti musicali, tanto che il suo insegnante lo inviò al
Conservatorio. Uscitone, si dedicò al jazz, mantenendosi con le lezioni
private. Ben presto attrasse intorno a sé un cenacolo di allievi ipnotizzati
dal suo carisma; inciderà quasi sempre con loro oppure da solo. Il suo
primo disco (1946) è già del tutto originale: il linguaggio, non meno
moderno del bebop, è però più austero, sommesso, dissonante e stralunato,
e ricco di riferimenti a J. S. Bach. E’ il primo esempio di cool jazz, stile di
cui Tristano fu il massimo esponente. Nel 1947-49 incide molti dischi,
spesso per etichette minori: la sua musica ardita ed enigmatica, basata su
comuni canzoni di cui però ogni traccia riconoscibile è cancellata con cura,
non trova pubblico. Incide tra l'altro Intuition e Digression, primi esempi
nel jazz di improvvisazione atonale totalmente libero. L'incomprensione
incontrata induce Tristano, uomo senza compromessi, a ritirarsi in casa:
acquista un registratore e vi armeggia, sovrapponendo le piste e alterando
le velocità, e producendo surreali capolavori come Descent into the
Maelstrom, Requiem, Turkish Mambo. Verso il 1960 elabora una nuova
tecnica pianistica, che gli consente di improvvisare in contrappunto tra le
due mani: produce così gli ultimi capolavori (C Minor Complex, Scene
and Variations), immense cattedrali polifoniche, veri monumenti
all'improvvisazione su canzoni. Da ultimo, disgustato del mondo del jazz e
dei suoi sviluppi ulteriori, Tristano si chiuse in un amaro silenzio. La sua
opera, ristretta e intermittente, è tuttavia una tra le vette del jazz bianco.
Frank Sinatra nasce a Hoboken, nello stato del New Jersey, il 12 dicembre
1915. Vive un'infanzia dura e umile: la madre Dolly, di origini liguri
(Tasso nel comune di Lumarzo), fa la lavatrice e il padre
Martin, pugile dilettante di origini siciliane(Palermo), è vigile del fuoco.
Da ragazzino Frank è costretto da esigenze economiche a fare i lavori più
umili. Cresciuto per la strada e non sui banchi di scuola, prima fa lo
scaricatore di porto e poi l'imbianchino e strillone. A sedici anni, ha una
sua band, i Turk. Frank Sinatra passa alla storia come 'The Voice', per il
suo inconfondibile carisma vocale. Durante la sua carriera incide più di
duemiladuecento canzoni per un totale di 166 album, dedicandosi anche,
con fortuna, al grande schermo. Aspetti della sua vita privata si riscontrano
proprio nei suoi tanti film di successo. Famoso latin lover, si sposa quattro
volte: la prima a ventiquattro anni, con Nancy Barbato, dal 1939 al 1950,
dalla quale ha tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christina che, all'epoca della
separazione, hanno rispettivamente undici, sette e tre anni. Poi, dal 1951 al
1957, Sinatra ha un'intensa storia d'amore con Ava Gardner, che riempie le
cronache rosa dei giornali del tempo a suon di criticati confetti (per lei
lascia la famiglia), di botte e di litigi.Per soli due anni, dal 1966 al 1968, si
unisce in matrimonio con l'attrice Mia Farrow e dal 1976 fino alla sua
morte resta a fianco dell'ultima moglie, Barbara Marx. Solamente tra il
1947 ed i primi anni '50, attraversa una breve crisi professionale dovuta ad
un malore che colpisce le sue corde vocali; il momento di appannamento
viene superato brillantemente grazie al film di Fred Zinnemann "Da qui
all'eternità", con cui conquista l'Oscar come Migliore Attore non
Protagonista.
La canzone che forse più lo rappresenta nel mondo è la famosissima "My
way", ripresa da moltissimi artisti, e rivisitata in moltissime versioni.
La sua morte è avvenuta il 14 maggio 1998.
CONCLUSIONI
Questo mio elaborato sulla migrazione, toccando i vari aspetti sociali,
tecnologici, economici e politici, mi ha permesso di conoscere meglio una
realtà che richiama problematiche ancora attuali.
Oggi assistiamo a flussi migratori in Europa provenienti da Paesi afflitti da
guerre, fame e miseria (Siria, Libia, Iraq, Etiopia...). Siamo noi ora a dover
accogliere con senso di umanità gli immigrati in difficoltà e alla ricerca di
una nuova vita. Così il messaggio che posso trasmettere è di non farli
sentire nelle stesse condizioni di “stranieri”, ma di offrire loro accoglienza
per un futuro migliore.