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NUCLEARE TRA SCIENZA E COSCIENZA

Ora si riapre il dibattito sul nucleare in Italia. Perché parlarne? È vero che formule grafici
e statistiche rischiarano le tenebre dell’irrazionale e tracciano un confine netto tra ciò che è
vero e ciò che non lo è? Come affrontare l’argomento con una visione umana e allo stesso
tempo spirituale che squarci le altre tenebre diffuse proprio dalla scienza e dalle tecnologie
connesse?
Dipendiamo dalle centrali termo elettriche e da ancora poche fonti rinnovabili e scarsamente
inquinanti per soddisfare la crescente voracità di energia disponibile. Delle molte conseguenze
dell’energia nucleare prodotta nella centrali, tre sono quelle note a tutti: la radiazione, i rifiuti
radioattivi, la catastrofe. Sorvoliamo sulla proliferazione di armi mortifere, e parliamo del
cosiddetto “atomo della pace”. È buono rinfrescarci la memoria su questi pericoli che la stessa
scienza riconosce ma che aspira a “superare” con nuove tecnologie. La radiazione è prodotta in ogni
processo nucleare, in piccole quantità in reattori di ricerca e nella medicina nucleare, in quantità
spaventose nelle centrali di potenza e comparabili con l’esplosione di una bomba. Naturalmente
molta di questa radiazione viene confinata all’interno del reattore, ma non tutta. Parte di essa sfugge
alla schermatura e viene “rilasciata” nell’aria, nell’acqua, nel suolo. È noto che le radiazioni
causano vari tipi di cancro e vari danni e mutazioni genetiche, e gli effetti sono in proporzione
diretta alla esposizione. I rischi associati alle radiazioni ionizzanti sono reali, e l’esposizione è
cumulativa. Inoltre alcuni isotopi conservano a lungo il loro potenziale letale. E’ stato documentato
con l’era atomica l’aumento della incidenza del cancro, della mortalità infantile, deformazioni
genetiche nei siti adiacenti ai reattori. Il fatto è che le sostanze radioattive emettono radiazioni
ionizzanti capaci di distruggere, istantaneamente o col passar del tempo, virtualmente tutte le forme
di vita. Il problema dei residui e delle scorie radioattive continua ad esistere: a tanti anni che ci
separano dallo spegnimento dell’ultimo reattore in Italia non siamo ancora in grado di localizzare
un sito per depositare i rifiuti radioattivi del passato! Né il terzo scenario prevedibile è confortante:
la catastrofe. Mai negata la possibilità in tempi di pace, e si aggiunga anche quello che potrebbe
accadere in caso di un attacco terrorista o di una guerra. Oppure nel caso accaduto a Fukushima.
Ricordo la esistenza di piani di evacuazione di New York. Vi sono stati varie emergenze nei reattori
dovute ad errore umano. Chernobyl dovrebbe definitivamente ammonirci. Ora il dibattito si
riaccende perché ci viene detto che sono allo studio nuove tecnologie di ultima generazione che
promettono una sicurezza elevata, minori scorie radioattive e costi di gestione contenuti.
Vanno qui alcune considerazioni che seguono la linea di un precedente studio sulla comprensione
dei fenomeni elettrici (Il buio dell’elettricità) ¹ e a cui rimando chi legge queste righe. Per iniziare,
ricordo che l’argomento fondamentale per mostrare che la massa e l’energia stanno in proporzione
tra di loro fu discusso su un piano puramente teorico derivato dalla teoria dell’elettricità. È la
relazione fondamentale per il calcolo della enorme quantità di energia rilasciata.
Dicevo che l'elettricità mi pone quindi problemi cognitivi e si copre con un velo che la occulta alla
mia comprensione. Per avvicinarci ora al velo che occulta la natura dell’energia nucleare, è
necessaria una considerazione preliminare. Convinto della mia conformità col Mondo, nel mio
essere completo cerco le risposte agli enigmi che il Mondo esterno suscita. L’energia nucleare mi
rimanda alla materia. La materia mi appare un enigma, di materia è il mio corpo, nel mio essere
troverò la chiave per interpretarla e comprenderla.
La polarità di contrazione ed espansione ci accompagna dal nostro primo vagito all’ultimo
respiro, riflessa nel ritmo di sistole e diastole. È legge cosmica la contrazione e l’espansione, la
densificazione e la rarefazione. L’essere umano non può vivere inconsapevole nel mondo materiale
senza conoscere tale legge spirituale. Questa polarità è il miracoloso segreto aperto che crea nuova
vita e si incarica di dissolverla in un perenne fluire. E’ la legge che sottende i cicli cosmici e
naturali. Una pietra è soggetta ad erosione, una radice diviene humus. Il nostro corpo fisico si
accomuna al regno minerale, perché alla morte abbiamo un esempio estremo di tale divisibilità
comune alle cose materiali. Il nostro corpo fisico alla nascita si addensa, alla morte si disintegra.
Ciò che raggiunge il suo stato più denso comincia da sé una lenta e naturale disintegrazione perché
le forze formative che hanno fatto solidificare la materia sono ora in qualche modo rilasciate. È
l’alternanza di espansione e contrazione. Questi processi naturali non sono dovuti alla nostra azione
e possiamo liberamente assistervi, collaborarvi.
Se prendiamo le civiltà del passato, la gente costruiva le loro abitazioni in un modo diverso
dall'attuale, esse facevano uso cosciente di ciò che la Natura offrisse di materiali vegetali per
costruire, e si limitavano a completarli. Avevano un senso di rispetto per l’ambiente e di
ringraziamento agli esseri spirituali che avevano elargito tali doni. Non aggiungevano distruzione
umana a quella naturale dei cicli cosmici ma solo quando era necessario e con sublime gratitudine.
Il fuoco era sacro, non era visto come un processo prosaico di combustione di legna o olio ma come
una esperienza spirituale, religiosa.
Oggi si costruisce partendo da un prosaico e massiccio saccheggio di quanto ci circonda con
frammenti portati prima alla rottura, prodotti di distruzione. La nostra civiltà si basa sempre più su
prodotti derivanti dalla distruzione. Quelli che ora ci appaiono come combustibili fossili sono stati
processi di creazione di vita nel passato. Osserviamo anche gli sforzi persistenti della Scienza per
penetrare nella realtà materiale sempre più all’interno e all’esterno dei nostri moderati perimetri. La
conoscenza degli oggetti fisici è cresciuta in proporzione. Essi occupano spazio. Nel lontano
passato il Tempo giocava un ruolo essenziale, era la scansione delle Ere, delle epoche, degli Imperi
che si succedevano. Lo Spazio aveva invece un ruolo secondario e ausiliare. Poi, qualcosa accadde:
l'idea di Spazio cominciò a sorgere, per opera di Copernico, di Giordano Bruno, di Galileo e
Keplero. Ora lo Spazio cominciava ad avere un importante funzione nell'immagine dinamica
dell'Universo. Poi la misurazione dei minimi dettagli della materia si sviluppò in grado crescente.
Si scoprì allora che le cose hanno due aspetti in comune, occupano spazio e a causa di ciò possono
essere indagate nei minimi dettagli. Si scoprì che esse sono divisibili. Sono frammentabili. Si è
cominciato a suddividerle, a frammentarle sempre più.
La materia è stata suddivisa e disintegrata per l’azione umana prosaica e non equilibrata dal
rispetto per la Creazione.
Il cammino della scienza si è diretto verso gli oggetti senza comprendere bene né il processo di
creazione-contrazione da stati meno densi, né quello di dissoluzione-espansione, approfondendo
invece l’indagine dei più piccoli componenti di questi oggetti, suddividendoli sempre più per
cercarne i segreti, e in ciò facendo si è accettato come logico spingere il processo di morte-
dissoluzione fino all’estremo di dichiarare trionfalmente che l’atomo era stato sfasciato. Non deve
sfuggire l’aspetto di violenza rispetto alla decomposizione naturale. La fissione nucleare artificiale è
probabilmente il processo più violento che mette in evidenza forze della morte, ai confini della
materia fisica.
Naturalmente le reazioni nucleari sono all’ordine del giorno negli interni stellari, e la radioattività
è una normale componente dell'ambiente naturale, ovvero siamo esposti alle radiazioni naturali. Il
problema sorge nel momento in cui ci siamo messi a mimare. Perché presumere che la materia sia
semplicemente lì distesa, inattiva, a nostra disposizione, solo per diventare vittima della nostra
maestria? Naturalmente, pensiamo che la materia debba essere domata se vogliamo usarla ed
estrarre le sue energie, ma ogni volta che non siamo in grado di sostenere il corso della azione con
umane considerazioni e benevolenti motivi, ma siamo interessati alla conoscenza fine a se stessa,
come spesso accade nella ricerca di base, è alta la possibilità che il bene immediato non sia mai un
vero bene per l’essere umano.
La mortifera radiazione risultante è un fenomeno non osservabile dai nostri sensi ed è il sub
naturale che manifesta proprio le forze della morte scatenate. Possono essere benefiche per
l’Umanità? Le sub particelle e le forze già non ci appaiono più come “blocchi di costruzione” ma
come “frammenti” della materia. Le radiazioni risultanti sono un fenomeno che non può essere
percepito dai sensi di cui siamo provvisti da Madre Natura, allo stesso modo in cui non percepiamo
l’elettricità ma solo i suoi effetti indiretti. Ciò dovrebbe far riflettere. Ne proviamo sgomento, e non
possiamo rifugiarci in una comoda rimozione collettiva.
Nel nostro intendere umano, e in questo faccio appello al senso comune, ci muoviamo nella vita
quotidiana tra oggetti materiali che mostrano certe qualità sensoriali, è l’archetipo della materia: la
coesistenza palese di qualità sensorie. Ecco come la materia ci appare nel sano quotidiano: nel
suono, nel colore, nello stato termico, nel sapore, nell’odore. Questa è la nostra dimensione umana
naturale. In un certo senso “nuotiamo” nella luce, nel suono, nel calore.
La luce ha costruito l’occhio, così il suono ha edificato l’orecchio, e così pure abbiamo un tipo
di organo diffuso che percepisce il calore. Poi la scienza ha scoperto l’infrarosso, l’ultravioletto, le
radiazioni ionizzanti che per esempio ci giungono dal Sole, i raggi cosmici. Sono manifestazioni
estreme di fenomeni violenti a scala macroscopica che accompagnano l’evoluzione stellare. Noi
non li percepiamo direttamente. I fenomeni atomici e nucleari trascendono la nostra percezione,
sono al di sotto della nostra soglia percettiva. Entriamo in una dimensione al di sotto della soglia
sensibile, un mondo che può essere afferrato dagli addetti ai lavori solo attraverso immagini di
pensiero. Dovremmo riconoscere nelle manifestazioni al di sotto della soglia sensoriale il cartello
segnalatore di avviso. Allo stesso modo, non c’è un organo sensoriale per l’elettricità con il quale si
possa percepirla. Siamo però oltremodo sensibili e soggetti alla energia elettromagnetica che
diffusamente avvolge le nostre vite.
Per avvicinarmi alla natura della materia e dunque dell’energia nucleare devo considerare i
diversi stati di coscienza come nell’articolo sull’elettricità. Le conclusioni erano che per
sperimentare la materia e la forza di gravità devo ricorrere alla volontà applicata. La volontà, al pari
di materia, elettricità e forza appartengono a una sfera di cui ho coscienza ottusa, addormentata. Ne
ho una coscienza opaca, ed è a questa regione dell’anima a cui dobbiamo ricorrere per inquadrare i
fenomeni della materia e quelli elettrici e nucleari che ad essa sono legati.

Deve ora farmi ben riflettere il fatto che mentre percepisco perfettamente la luce, il suono, il
calore, la Natura non mi ha dotato di un senso che percepisca l’elettricità né le manifestazioni
dell’energia nucleare. Col senso dell'udito e del linguaggio posso percepire nientemeno che
l'interiorità di altri esseri umani, intendermi con essi; col senso della vista apprezzare i colori del
mondo che mi circonda, gioire ed orientarmi in esso. Ma la Natura non mi ha dotato di un senso per
percepire l'elettricità né le radiazioni nucleari. Esse per loro natura appartengono ad una regione
ottusa della coscienza.
Abbiamo bisogno di un pensiero che sia capace di riconoscere quello che è in gioco senza
appoggiarsi su misurazioni rassicuranti, su rischi calcolati, danni collaterali e via dicendo, perché
abbiamo bisogno di innalzarci. Ciò solo ci permette di riconoscere la “natura” del nucleare come
una forza di morte, comprenderla come tale ed assumerne moralmente le conseguenze.
Nel mondo meccanico e tecnologico, sprovvisto di spirito, così come ci viene dato dalla
scienza moderna, dobbiamo trovare lo spirito.
L'epoca che ci tocca vivere è orientata completamente verso le conoscenze di natura
tecnica. E c’è una ragione evolutiva per questo. Non abbiamo scelta, se non assumere
questo approccio e fare uso dei concetti e dell’intelletto che abbiamo sviluppato. Ma
sempre mettendo al primo piano la coscienza.
Se nel dibattito sul nucleare non ci uniamo con quello che percepiamo con il nostro
essere interno, ma ci limitiamo solo a quello che può funzionare in termini tecnici, non
scorgiamo più impulsi morali. Di fronte alla Natura osservata con i sensi possiamo
scorgere le leggi naturali ed asservirle alla tecnologia, ma siamo incapaci di trovare impulsi
morali attraverso la sola scienza.
Eppure dobbiamo trovare lo spirito dentro la tecnica, dove esso si cela, nella sfera della
moralità. Per divenire liberi dobbiamo di necessità vivere coscientemente le tecnologie in
questa ora cruciale.

FILOTEO NICOLINI
Immagine : SERTAO, CANDIDO PORTINARI
1 https://www.nuovatlantide.org/il-buio-dellelettricita/ Cultura