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L’ORIGINE DELL’APPRENDIMENTO PER CONDIZIONAMENTO: STRUMENTI E METODI

1. Introduzione

Nel 1904 il premio Nobel per la medicina fu assegnato a Pavlov per le sue ricerche sull’apparato
digerente. Durante la consegna Pavlov parlò di “nuove ricerche”, quelle che lo avrebbero reso
famoso negli anni successivi. Il nome di Pavlov è legato a quello che si chiama riflesso
condizionato: obiettivo di questo saggio sarà ricostruire la genesi dell’apprendimento per
condizionamento.

2. La genesi del condizionamento

Esperimento di Pavlov: versiamo nella bocca di un cane un acido. Il cane si ribellerà, muovendo
energicamente la testa e la bocca produrrà molta saliva per diluire l’acido per ripulire la mucosa
della bocca. Rifacciamo lo stesso esperimento, ma con un particolare diverso: prima di versare
l’acido facciamo partire un suono, poi versiamo l’acido. Pavlov scoprì che se il cane ascoltava solo
quel suono senza l’acido aveva comunque la stessa reazione, iniziava a muovere la testa impaurito e
a produrre saliva. Il suono condizionava la reazione del cane anche in assenza di acido.

Pavlov aveva iniziato i suoi studi sulla digestione a Breslavia nel 1878 in studio rudimentale privo
di finanziamenti pubblici. Qui iniziò a fare interventi sui cani senza anestesia e scoprì che l’apparato
cardiocircolatorio si adattava anche in situazioni fisiologicamente insolite. Iniziò in modo
sistematico a studiare l’apparato digerente dal 1887 dopo aver completato la propria formazione a
Lipsia. Pavlov si oppose alla vivisezione cercando di mettere a punto una metodologia che potesse
studiare l’animale in condizione di normalità. Nel primo periodo della sua produzione scientifica
(1874-1901), P. si dedicò allo studio delle funzioni del sistema circolatorio e del sistema digerente,
impiegando una metodologia rigorosa e tecniche originali, come le fistole per la raccolta e l'analisi
della saliva, del succo gastrico (metodo del piccolo stomaco di P.) e del succo pancreatico. La
digestione secondo i suoi studi avviene tramite eccitanti specifici che vengono usati dagli organi
sotto il controllo diretto del sistema nervoso centrale.

Lo studio della secrezione gastrica risaliva al francese Blondlot che diceva che lo stomaco ha una
sensibilità particolare e una grande intuitività chimica. La secrezione del succo gastrico è causato
dal contatto degli alimenti con la mucosa. Blondlot aveva ideato un metodo di osservazione che
divenne molto famoso nell’ottocento che consentiva di estrarre succo gastrico in modo
sperimentale. Si trattava dell’utilizzo di una doppia cannula inserita da una parte nello stomaco
dell’animale, e dall’altra andava a finire in un palloncino. Il succo non era puro, ma conteneva
tracce di cibo e di saliva. Ne conseguiva l’inutilità di avere succhi gastrici dai soggetti sperimentali.

Il metodo di Blondlot fu messo in discussione da Klemensiewic che cercò di estrarre il succo in una
zona inaccessibile alla saliva. Il metodo della fistola gastrica parziale era troppo nocivo per gli
animali che non sopravvivevano a tre giorni dall’intervento. Fu Heidenhain ha isolare una sacca
dallo stomaco (la sacca di Heidenhain) collegata all’esterno mediante fistola permanente. Pavlov
non era dello stesso parere. Durante l’intervento per creare la sacca venivano tagliati parti di nervi
gastrici vicini alla parete muscolare dello stomaco con conseguenze disastrose per l’animale.

Nasceva così il metodo del pasto fittizio che permetteva a Pavlov di ottenere una vera e propria
finestra dalla quale studiare il funzionamento dello stomaco, dopo aver fatto un’operazione
sull’animale e introducendo pasti di carne artificialmente. Pavlov scoprì che la secrezione del succo
gastrico non succedeva per il contatto del cibo con la mucosa ma dalle influenze del sistema
nervoso. L’attività digestiva veniva condotta da attività superiori quali il desiderio, la volontà, il
giudizio. La conferma sperimentale arrivava attraverso due modalità: la prima consisteva nel
sezionare il nervo vago ad un cane portatore di fistola gastrica e osservare le conseguenze del pasto
fittizio e la seconda nell’eccitazione meccanica della mucosa gastrica. Nessuna goccia di succo
gastrico si riversava all’esterno. Doveva necessariamente esistere un eccitante specifico connesso al
nervo vago. Il funzionamento dello stomaco è di ordine psichico. Per quanto riguarda invece il
problema dell’eccitabilità delle ghiandole salivari Pavlov faceva riferimento alle ricerche di Bernard
del 1852 su tre tipi di finalità di secrezione delle ghiandole sottolineando che nella psicologia delle
ghiandole salivari ritroviamo tutti gli elementi dell’attività psichica (sentimento, desiderio, rifiuto).
Il cane che a cui veniva data da ingerire della sabbia salivava molto di più rispetto al cibo perché la
mucosa produceva saliva anche come agente di difesa. Pavlov in questo modo era riuscito a studiare
l’adattabilità delle ghiandole salivari come via da seguire per lo studio sintetico della vita nel suo
insieme.
Nel 1902 Pavlov annunciava di voler abbandonar gli studi sulla digestione perché era molto più
interessato a quelli sul riflesso condizionato. A svolta venne annunciata ufficialmente nel 1903 a
Madrid al Congresso internazionale di medicina. Pavlov voleva studiar l’organismo come un tutto
nelle sue condizioni naturali e di adattamento. La capacità delle ghiandole salivari di attivarsi in
presenza di segni di riconoscimento rappresentava lo strumento attraverso cui gli animali si
avvicinava al cibo e evitava i pericoli. Occorreva studiare i fenomeni psichici come i fenomeni
fisiologici: attraverso l’analisi di diversi eccitanti capaci di giungere al sistema nervoso
dall’ambiente esterno si poteva arrivare a conclusioni mai affrontate prima. Per Pavlov il metodo
era quello di estirpare parti degli emisferi cerebrali, attendere che l’animale guarisse e confrontare
le nuove reazioni dell’animale con quelle avute prima dell’intervento. Pavlov affrontò il problema
delle localizzazioni del cervello da un’ottica particolare, definita da Mecacci “localizzazione
dinamica delle funzioni nella corteccia cerebrale” perché incentrata sul concetto di analizzatore.
Ciascun analizzatore era composto secondo Pavlov da una parte centrale e una periferica. Quella
centrale si divideva a sua volta n zona sottocorticale e zona corticale: la formazione centrale
sottocorticale era la sede dei riflessi incondizionati, ossia la zona degli istinti, mentre la formazione
corticale garantiva la realizzazione di riflessi condizionati per scopi superiori di adattamento. Il
sistema di smistamento degli elementi eccitanti esterni diveniva completo soltanto quando il segnale
giungeva alla corteccia cerebrale. Quindi c’era una combinazione fra i ricettori periferici e quelli
centrali del cervello. Pavlov a questo riguardo si diceva in linea fin dal 1909 con il geniale
Helmholtz che parlava di “conclusione incosciente”, cioè l’intervento correttivo del sistema nervoso
sui dati delle sensazioni.
Pavlov si chiedeva: per quale procedimento avviene questa trasformazione? E nell’attiità
dell’analizzatore, che parte svolge nell’apparato periferico e quale in quello centrale? Occorre
premettere che i riflessi condizionati obbligano il sistema nervoso a compiere di volta in volta una
sorta di scelta, ossia di inibizione di alcuni processi a vantaggio di altri. A questa inibizione esterna
Pavlov ne aggiungeva una interna: il riflesso non supportato dal riflesso assoluto per il quale si è
formato perde nel tempo d’intensità. Ogni analizzatore costruiva prima un riflesso con una forza più
grossolana e poi la parte essenziale restava con più forza. Quanto più è danneggiata la terminazione
cerebrale di una dato analizzatore tanto più grossolano diventa il suo funzionamento. La risposta ad
uno stimolo è dato dall’attività di più analizzatori insieme secondo le due leggi della concentrazione
e dell’irradiazione dell’eccitazione. Esposte in forma sistematica nel 1912 le due leggi mettevano in
evidenza come un’eccitazione prodotta da uno stimolo in un punto degli emisferi cerebrali si
diffondesse alle cellule vicine (irradiazione) e in seguito si localizzasse in un certo punto
(concentrazione).
CONCLUSIONI

Con Pavlov si giungeva ad una vera e propria rielaborazione del concetto fisiologico di funzione
fino a quel momento identificata con la capacità di un determinato gruppo di cellule altamente
specializzate a svolgere un lavoro. La funzione diventa per Pavlov il risultato di una complessa
attività riflessa di un mosaico di elementi. La secrezione della saliva era diventata la base per
studiare l’attività cerebrale complessa.

Il metodo del riflesso condizionato si dimostra davvero molto importante nell’indagine dei
numerosi problemi della biologia moderna e della medicina (Astratyan 1953)

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