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“LE REGOLE

DELL’INFORMAZIONE”
1) La libertà di comunicazione

La libertà di comunicazione (o di espressione) è tutelata in due norme costituzionali:


a) L’art. 15, Cost., che tutela la riservatezza e la segretezza della comunicazione (libertà di
corrispondenza);
b) L’art. 21, Cost., che riconosce la libertà di manifestare con ogni mezzo il proprio pensiero.

L’art. 15 della Costituzione concerne le solo comunicazioni riservate a soggetti determinati e


infungibili.
L’art. 21 concerne che tutte le comunicazioni non riservate di pensiero:
a) siano rivolte ad una pluralità di destinatari indeterminata
b) siano rivolte a destinatari determinati

L’individuazione del paradigma costituzionale è determinante perché le due discipline costituzionali


prevedono limiti diversi.

La distinzione tra comunicazioni riservate e non riservate deriva:


a) dall’intenzione di coloro che comunicano.
b) dal mezzo e dal codice utilizzato per la comunicazione.

Il mezzo con cui avviene la comunicazione deve essere tecnicamente in grado di garantire la
riservatezza della comunicazione, vale a dire di escludere.
Si tratta di una valutazione non assoluta ma tendenziale e rapportata alle caratteristiche proprie
dello strumento utilizzato.
Per le comunicazioni vocali o gestuali occorre valutare anche il luogo e le modalità con cui esse
avvengono.

TITOLARITà DEL DIRITTO: Il fatto che la libertà e la segretezza della corrispondenza siano
espressamente definite come inviolabili rende evidente il collegamento con l’art. 2
della Costituzione.
Si tratta, pertanto, di un diritto inviolabile dell’uomo singolo e delle formazioni sociali.
I soggetti titolari del diritto sono quindi cittadini e stranieri, persone fisiche, giuridiche e formazioni
sociali.
La tutela riguarda sia il mittente che il destinataria, indipendentemente da dove si trovano.
I minorenni sono titolari del diritto entro i limiti derivanti dal diritto all’educazione dei genitori.

Libertà e segretezza pur costituendo due aspetti strettamente connessi presentano profili distinti
(Corte Cost. 361/1991).
Le limitazioni della libertà possono tradursi in limitazioni di segretezza e viceversa, ma vi sono
anche casi in cui le due fattispecie possono essere separate.
• Due interpretazioni:
a) La norma contiene due distinti diritti fondamentali
b) La norma contiene un unico di diritto fondamentale ( in questo caso è possibile distinguere due
ulteriori interpretazioni tra chi ritiene che la segretezza sia una tecnica per garantire la libertà e chi
ritiene che la segretezza sia la caratteristica stessa della libertà in questione).

CORRISPONDENZA: La dottrina prevalente ritiene che il termine "corrispondenza" non sia limitato
a quella in forma epistolare, ma sia un concetto più ampio, riferibile a ogni forma di comunicazione.
La dottrina minoritaria considera "corrispondenza" solo quella epistolare, intesa come qualsiasi
invio chiuso.
In entrambi i casi la corrispondenza deve essere sottoposta, da parte del mittente, a precauzioni
per evitarne la lettura a terzi (es. chiudere o sigillare la busta).
La norma costituzionale è costruita sulla più tradizionale forma di comunicazioni interpersonali e
cioè sulla corrispondenza.
L’inciso “e qualsiasi altra forma di corrispondenza” si configura come una clausola aperta per cui la
norma è applicabile a tutte le forme di corrispondenza quali ad esempio:
a) Le conversazioni telefoniche;
b) Le conversazioni radio;
c) Le conversazioni telematiche;
d) Ogni conversazione che utilizzi un mezzo idoneo a garantirne la riservatezza;
La segretezza si estende anche ai cd. segni esteriori della comunicazione.

Caratteristiche della tutela della corrispondenza:


• la segretezza, per cui l'art. 15 si distingue dall'art. 21, in quanto la comunicazione è rivolta a uno
scambio interpersonale e non alla collettività . L’art. 15 copre solo i messaggi che sono inviati con
un mezzo che ragionevolmente permetta la segretezza.
• determinatezza o determinabilità del destinatario.
• attualità, cioè i confini temporali della tutela: essa comincia quando un soggetto manifesta la
comunicazione, cioè diventa mittente; finisce con la ricezione da parte del destinatario.

LIMITAZIONI: La norma contiene una riserva di legge assoluta. Spetta dunque innanzitutto al
legislatore effettuare il bilanciamento tra la libertà in questione ed altri interessi costituzionalmente
rilevanti.
Il codice di procedura penale delimita in casi in cui è possibile procedere al sequestro della posta,
ad intercettazione personale ed ambientale.
La norma contiene una riserva di giurisdizione nel senso che la limitazione della libertà o della
segretezza può essere disposta solo dal giudice.
Non è previsto un procedimento eccezionale con intervento ex post come per la libertà personale.

Il codice di procedura penale disciplina:


1. Il sequestro della corrispondenza
2. L’intercettazioni di conversazioni o comunicazioni.

L'intercettazione è formalmente una limitazione della segretezza della comunicazione. Riguarda


anche i segnali esteriori della comunicazione.
Il Codice di procedura penale dedica una sezione alle intercettazioni di conversazioni o
comunicazioni. L'art. 267, in particolare, stabilisce che l'autorizzazione è data con decreto
motivato quando vi sono gravi indizi di reato e l'intercettazione è assolutamente indispensabile ai
fini della prosecuzione delle indagini.
La Corte costituzionale è intervenuta sulla materia con la sentenza n. 34/1973, in cui stabiliva che
il potere di intercettazione è riconosciuto al magistrato (e non alla polizia), previo controllo
dell'effettiva necessità di ricorrere alla limitazione per reprimere gli illeciti penali (controllo di
legittimità).
Inoltre, oltre alla motivazione, il giudice deve stabilire durata ed eventuale proroga
dell'intercettazione.
• Intercettazioni legali: disposte da un giudice:
a) Telefoniche
b) Telematiche
c) Ambientali
• Intercettazioni illegali: non disposte da un giudice
a) Non sono utilizzabili in sede processuale
b) Devono essere distrutte, divieto assoluto di pubblicazione e divulgazione.
2) La libertà di manifestazione del pensiero

La libertà di comunicazione (o di espressione) è tutelata in due norme costituzionali:


a) L’art. 15, Cost., che tutela la riservatezza e la segretezza della comunicazione (libertà di
corrispondenza).
b) L’art. 21, Cost., che riconosce la libertà di manifestare con ogni mezzo il proprio pensiero.

L’art. 15 della Costituzione concerne le solo comunicazioni riservate a soggetti determinati e


infungibili.
L’art. 21 concerne che tutte le comunicazioni non riservate di pensiero:
a) siano rivolte ad una pluralità di destinatari indeterminata;
b) siano rivolte a destinatari determinati;
L’individuazione del paradigma costituzionale è determinante perché le due discipline costituzionali
prevedono limiti diversi.

TITOLARITà DEL DIRITTO: L’ambito soggettivo del diritto in questione emerge dal primo comma
dell’art. 21 che testualmente recita “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio
pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
In questo caso occorre procedere all’interpretazione poiché non è testualmente chiarito se “tutti”
vada inteso come “tutti gli uomini” oppure come “tutti i cittadini”.
Il dibattito in Assemblea Costituente permette di ricostruire la volontà (è espressamente respinto
un emendamento che mirava ad aggiungere un riferimento ai cittadini).
La dottrina maggioritaria propende per riconoscere il diritto in questione anche alle persone
giuridiche ossia a soggetti diversi dall’individuo ma che si pongono come centri autonomi di
imputazione di interessi (v. anche Corte Cost. 126/1985).

La Costituzione e le leggi consentono per taluni soggetti una protezione rinforzata del diritto in
questione:
a) Deputati e Senatori sulla base dell’art. 68 Cost.
b) Consiglieri Regionali ex art. 122 Cost.
c) Giudici della Corte Cost. sulla base dell’art. 5 della l. cost. 1/1953.
Le leggi prevedono (al fine di tutelare interessi costituzionali) per alcune categorie di individui una
limitazione della libertà in questione per doveri d’ufficio
a) Magistrati (segreto d’ufficio);
b) Avvocati, Medici e Commercialisti (per la tutela del loro assistito);
a) Giornalisti iscritti all’ordine (per la protezione delle fonti solo in taluni casi).

“Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione”
 Clausola apertissima: il pensiero può essere manifestato con ogni mezzo tecnicamente
disponibile oggi ed in futuro.
L’unica delimitazione è quindi che il pensiero sia rivolto al pubblico oppure sia rivolto ad un numero
di destinatari predeterminato ma senza l’utilizzo di un mezzo idoneo a garantirne la segretezza.
Vi sono delle materie privilegiate che godono di una tutela costituzionale ad hoc (manifestazioni
religiose, insegnamento, arte) senza tuttavia cessare di essere tutelate anche dall’articolo in
questione.

LIMITI: La dottrina e la giurisprudenza distinguono:


1) Limiti espliciti (contenuti direttamente nel dettato costituzionale);
2) Limiti impliciti (derivanti da altre norme di rango costituzionale).
L’unico limite esplicito è individuato nell’ult. Comma dell’art. 21 che recita: “Sono vietate le
pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume”.
Il limite del “buon costume” è naturalmente un concetto indeterminato (una clausola generale che
si adatta ai costumi della società).
Il buon costume è inteso dalla giurisprudenza maggioritaria come riferito alla sfera del solo “pudore
sessuale”.(concezione penalistica).
Il limite in questione non opera per le opere d’arte e per la scienza. La predisposizione degli
strumenti adeguati a prevenire o reprimere le violazioni spetta alla legge (per la stampa non è però
possibile un intervento ex ante).
Secondo l’interpretazione dominante spetta alla legge la predisposizione degli strumenti adeguati a
prevenire o reprimere le violazioni (per la stampa non è però possibile un intervento ex ante).
• Per quanto riguarda le misure preventive, la legge (161/1962 come più volte modificata)
subordina la proiezione e l’esportazione dei film all’autorizzazione del Ministero dei beni culturali
previo parere di apposite commissioni (misure preventive);
• Per quanto riguarda le misure repressive, la legge penale prevede una pluralità di reati:
a) Atti osceni, pubblicazioni e spettacoli osceni;
b) Commercio di scritti, oggetti contrari alla pubblica decenza;
c) Diffusione di contenuti pedopornografici anche attraverso Internet.

I limiti impliciti alla libertà di manifestazione del pensiero trovano il loro unico e
possibile fondamento nella necessità di proteggere altri diritti (o principi o valori)
parimenti garantiti dalla Costituzione.
Tra i limiti impliciti è possibile distinguere:
a) I limiti derivanti da interessi individuali (cd. Diritti della personalità);
b) I limiti derivanti da interessi di natura pubblicistica;
I limiti devono essere stabiliti per legge (riserva assoluta).

 LIMITI IMPLICITI DI NATURA INDIVIDUALE: Sono limiti riconducibili ad altri diritti


costituzionali
individuali da cui derivano restrizioni alla libertà di manifestazione del pensiero:
a) Diritto alla riservatezza
b) Diritto all’onorabilità
a) Diritto alla reputazione
b) Diritto alla dignità sociale della personalità
c) Diritto all’oblio
d) Diritto all’identità personale
A questi limiti corrispondono una pluralità di fattispecie di reato (ingiuria,
diffamazione, indebita acquisizione di notizie e rivelazione di notizie attinenti alla vita
privata).

 LIMITI IMPLICITI DI NATURA PUBBLICISTICA: • Si tratta di limiti che non derivano


dalla necessaria protezione di esigenze di natura collettiva:
a) Il limite dei segreti (professionali, militari, di Stato):
b) Salvaguardia dell’onore delle istituzioni e delle religioni (es. vilipendio nazione
italiana, bandiera, offesa al prestigio del P.d.R., vilipendio delle religioni);
c) Ordine pubblico (limite molto discutibile).
La legge penale prevede una serie di reati penali corrispondenti: es. grida e
manifestazione sediziose (654 c.p.), eccitamento al dispregio delle istituzioni (327
c.p.), diffusione di notizie false e tendenziose ( 656 c.p.).

LIBERTà DI STAMPA: L’unico mezzo direttamente disciplinato dall’art. 21 della Costituzione è la


stampa. La scelta si spiega:
a) con l’importanza storica della stampa come mezzo di diffusione del pensiero;
b) con il contesto tecnologico contingente;
c) con l’obiettivo di reagire alla limitazione di tale libertà durante il fascismo.
Il secondo comma dell’art. 21 prevede che “la stampa non possa essere soggetta ad
autorizzazioni e censure”.
La norma costituzionale vieta, dunque, un controllo preventivo sul contenuto della stampa.
Il divieto è rivolto al legislatore e rappresenta una particolarità rispetto al regime giuridico degli
altri mezzi di comunicazione.
La norma costituzionale disciplina le ipotesi in cui è possibile il sequestro della stampa.
Il sequestro è un atto di controllo successivo alla pubblicazione. La norma costituzionale prevede
una doppia garanzia:
a) riserva di legge rinforzata per ciò che riguarda i modi e i casi (riferimento espresso a delitti e alle
norme che prevedono l’indicazione del responsabile);
b) Riserva di giurisdizione (il sequestro deve essere disposto con atto motivato dal giudice).
L’art. 21 (quarto comma) disciplina anche la possibilità del sequestro da parte degli ufficiali
di polizia giudiziaria senza il previo intervento del giudice.
Il sequestro deve essere comunicato al giudice entro 24 ore.
Il giudice deve convalidare il sequestro entro 24 ore dal ricevimento della comunicazione.

FONTI DI FINANZIAMENTO: La norma costituzionale prevede (con una strana formulazione) che
la legge possa rendere noti i meccanismi di finanziamento della stampa periodica.
La ratio della norma è garantire una lettura informata attraverso la conoscibilità dei finanziatori.
La “stranezza” della norma deriva dal fatto che non sia una riserva di legge ma una mera facoltà di
legge.

3) Libertà di informazione

La libertà di manifestazione del pensiero è sia un diritto individuale dell’uomo sia il presupposto di
un ordinamento democratico:
“(la libertà in questione) è tra quelle che meglio caratterizzano il regime vigente nello Stato,
condizione com’è del modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese (…)” Corte Cost. 9/1965
“fra i diritti primari e fondamentali la libertà di manifestazione del pensiero è forse il più alto”
Corte Cost. 168/1971
“(la libertà di manifestazione del pensiero) è la vera e propria pietra angolare del sistema
democratico” Corte Cost. 84/1969

È comunemente accettato che dalla libertà di manifestare il proprio pensiero derivi direttamente
anche la libertà di diffonderlo.
La libertà di informazione consiste dunque nella libertà di manifestare e diffondere le notizie di cui
si ha conoscenza.
La libertà di informazione ha anche un profilo passivo che consiste nel diritto di essere informati, di
ricevere le informazioni.

DIRITTO DI CRONACA: Nell’ambito della libertà di informare, il diritto di cronaca occupa uno
spazio privilegiato. Il diritto di cronaca si configura come una manifestazione della libertà del
pensiero privilegiata. Il privilegio è di natura soggettiva e di natura oggettiva. Esso consiste nella
diversa applicabilità dei limiti.
 In positivo, il diritto di cronaca è fondato sull’interesse pubblico all’informazione tendenzialmente
prevalente rispetto ad interessi privati quali sono il diritto all’onore, alla riservatezza ed alla
reputazione.
 In negativo, il diritto di cronaca è una scriminate (una causa di non punibilità) di un reato.

La giurisprudenza di merito ha stabilito i criteri entro i quali il diritto di cronaca può effettivamente
prevalere su altri interessi individuali. La decisione cardine è stata la cd. sentenza decalogo
n. 5259 del 18 ottobre 1984.
La sentenza ha stabilito che chi si intende diffamato può richiedere il risarcimento del danno
direttamente in sede civile anche senza la proposizione di querela penale, ma soprattutto a
stabilito i requisiti essenziali per l’esercizio del diritto di cronaca.

La titolarità del diritto di cronaca è propria di chi esercita anche saltuariamente l’attività di
giornalista. In relazione dunque alla titolarità del diritto non vi è alcuna distinzione tra giornalista
professionista, giornalista pubblicista e colui che esercita saltuariamente l’attività.

Il diritto è legittimamente esercitato quando concorrono:


1) l’utilità sociale dell’informazione
2) la verità della notizia
3) la continenza
4) l’attualità

Utilità sociale dell’informazione: Per utilità sociale deve intendersi come l’interesse della collettività
a conoscere di un determinato fatto per ragioni politiche, sociali o anche solo di costume.
L’utilità sociale deve essere valutata innanzitutto relativamente al soggetto cui si riferisce
l’informazione (personaggi pubblici, uomini politici).
La verità dei fatti narrati consiste nella rigorosa corrispondenza tra fatti accaduti e fatti narrati.
La verità putativa è ammessa ma a patto che siano svolte alcune attività di controllo quali ad
esempio l’oculata scelta delle fonti, la ricerca di più fonti. Non è sufficiente il fatto che la notizia sia
stata pubblicata (agenzie di stampa).

Continenza: Per continenza si intende che l’esposizione dei fatti debba avvenire attraverso
l’utilizzo di un linguaggio civile. In particolare l’esposizione dei fatti non deve contenere espressioni
inutilmente volgari, un tono esageratamente sdegnoso, accostamenti suggestionanti e titoli
eccessivamente altisonanti.
Attualità: L’attualità è in qualche modo connessa con l’interesse sociale nel senso che quest’ultimo
deve essere attuale. Il limite dell’attualità ha lo scopo di garantire il diritto all’oblio.

DIRITTO DI CRITICA: Il diritto di critica è una fattispecie distinta dal diritto di cronaca.
La titolarità del diritto spetta ad ogni uomo. L’esercizio del diritto di critica è anch’esso
una causa
di non punibilità sulla base del principio per cui nessuno può essere punito per aver
esercitato un
proprio diritto.
Per l’esercizio del diritto di critica valgono i medesimi requisiti del diritto di cronaca
con un affievolimento della continenza (che non vuol dire libertà d’insulto).

DIRITTO DI SATIRA: La satira è senz’altro una delle modalità con cui può diffondersi un
pensiero.
La satira è ancorata alla libertà artistica di cui all’art.33 e dunque ha limiti molto più
limitati rispetto alla libera manifestazione del pensiero.
La continenza è affievolita ma non può risolversi in libero insulto.
La satira ha poi un limite interno nella coerenza dell’attività stessa.
Se la satira ha contenuto prevalentemente informativo si applicano le regole previste
per il diritto di cronaca.

4) L’evoluzione della disciplina radiotelevisiva

I riferimenti costituzionali sono:


• La libertà di manifestazione del pensiero ex art. 21, Cost. (con particolare riferimento al primo ed
all’ultimo comma)
• La libertà di iniziativa economica ai sensi dell’art. 41 Cost.
• La possibilità di riservare originariamente oppure in via derivata una specifica attività d’impresa ai
sensi e nei limiti di cui all’art. 43, Cost.

LA NASCITA DELLA TELEVISIONE: La prima trasmissione radiotelevisiva avviene (dopo due


anni disperimentazione) domenica 3 gennaio 1954 alle h.11.
 La disciplina della radiofonia è estesa per analogia alla radiotelevisione
 Il caposaldo della disciplina della radio è la riserva allo Stato dello sfruttamento dei servizi
radiotelegrafici anche attraverso licenza
 Nel 1924 lo Stato da in licenza esclusiva all’URI (Unione radiofonica italiana) il servizio
radiofonico.
 L’URI viene trasformato nell’ente italiano audizioni radiofoniche (EIAR) nel 1927.
 Nel 1936 il nuovo codice postale conferma la scelta monopolistica.
 Il decreto luogotenenziale 457/1944 trasforma l’EIAR in RAI.
Il Codice Postale del 1936 rimane anche nel dopo guerra il fondamento normativo.
• L’atto di concessione in esclusiva del servizio radiotelevisivo definisce i diritti e gli obblighi
dell’ente concessionario RAI.
• La giustificazione del monopolio è dunque ex post.
• La Corte costituzionale si pronuncia con la sent. n. 59 del 1960 su una questione di legittima
costituzionalità riguardante il sistema monopolistico
• La Corte rigetta la questione sulla base di tre argomenti :
- Scarsità delle risorse tecniche e rischio di creazione di un oligopolio
- Definizione del servizio radiotelevisivo quale servizio pubblico essenziale ed avente carattere di
preminente interesse generale (art. 43)
- Interesse pubblico riscontrabile nel fatto che lo Stato può esercitare l’attività radiotelevisiva in
condizioni di maggiore imparzialità, obiettività e completezza.
A cavallo tra gli anni sessanta e settanta alcuni mutamenti cambiano radicalmente il contesto
sociale ed economico:
a) la pubblicità televisiva diviene strumento di finanziamento dell’attività radiotelevisiva;
b) l’innovazione tecnologica apre nuove prospettive (colore, diretta)
• Nel 1971 Tele Biella inizia le sue trasmissioni via cavo in assenza di previsioni esplicite al
riguardo. Sulla sua scia altre emittenti radiotelevisive iniziano la trasmissione. In ambito radiofonico
inizia la stagione delle cd. Radio libere
• La Corte Costituzionale è chiamata, per la seconda volta, a pronunciarsi sull’illegittimità del
monopolio pubblico.
 Con la sent. n. 225 del 1974 dichiara l’illegittimità della riserva statuale per la ritrasmissione dei
programmi dall’estero. I ripetitori delle stazioni estere operano infatti su bande non assegnate
all’Italia ed il loro blocco non trova quindi alcuna giustificazione se non quella “di creare
un’informazione autarchica”
 Con la sent. n. 226 del 1974 dichiara l’illegittimità della riserva statuale delle trasmissioni via
cavo su base locale sul presupposto che la loro realizzazione non è limitata né da cause tecniche
né da cause economiche e che quindi contrasta con l’art. 41 e 43 Cost.
Con la sent. n. 225 del 1974 dichiara l’illegittimità della riserva statuale per la ritrasmissione dei
programmi dall’estero. I ripetitori delle stazioni estere operano infatti su bande non assegnate
all’Italia ed il loro blocco non trova quindi alcuna giustificazione se non quella “di creare
un’informazione autarchica”
Con la sent. n. 226 del 1974 dichiara l’illegittimità della riserva statuale delle trasmissioni via
cavo su base locale sul presupposto che la loro realizzazione non è limitata né da cause tecniche
né da cause economiche e che quindi contrasta con l’art. 41 e 43 Cost.

Dopo le sentenze della Corte il Parlamento interviene approvando la prima legge di sistema in
materia di radiotelevisiva.
• La legge n. 103 del 1975:
1. Disciplina l’intervento dei privati – come deciso dalla Corte – in relazione alla TV via cavo ed alla
ritrasmissione dall’estero.
2. Conferma invece la riserva statale per le trasmissioni radiotelevisive via etere (sia locali sia
nazionali).
1. Definisce i principi del servizio pubblico: obiettività, imparzialità, indipendenza, apertura alle
diverse tendenze pubbliche.
2. Cerca di sottrarre l’indirizzo della RAI al Governo istituendo per l’indirizzo e la vigilanza una
Commissione parlamentare ad hoc costituita (la Commissione di vigilanza RAI che nomina 10 dei
16 membri del Consiglio di Amministrazione).
Dopo meno di un anno la Corte Cost., è chiamata nuovamente a pronunciarsi sulla legittimità
costituzionale della confermata riserva dei servizi radiotelevisivi.
• Con la Sent. n. 202/1976 dichiara incostituzionale la riserva statale per la trasmissione dei
programmi radiotelevisivi locali. In sostanza scardina uno dei principi su cui si fondava la legge
approvata l’anno precedente
• La decisione della Corte Cost. consente l’immediato ingresso di operatori privati in ambito locale.
• La transizione da un sistema legale di riserva allo Stato, cioè da un monopolio ad un sistema
misto , cioè di concorrenza tra operatore pubblico ed operatore privato avviene nel corso degli anni
ottanta senza una esplicita previsione normativa.
Negli anni ottanta tre emittenti locali sfruttano il fenomeno dell’interconnessione funzionale per
trasmettere su tutto il territorio nazionale
 I tre networks sono Canale 5 (di proprietà del Gruppo Fininvest, Berlusconi), Italia 1 (di proprietà
di Rusconi) e Rete 4 (proprietà Mondadori, l’Espresso e Perrone); acquisiscono frequenze locali su
tutto il territorio ed iniziano a trasmettere - formalmente sempre su base locale – di fatto la
medesima programmazione in ogni area locale.
 Nel 1982 l’editore Rusconi cede Italia 1 all’editore Berlusconi.
 Nel 1984 l’editore Berlusconi acquisisce anche Rete 4 al gruppo Fininvest
Il gruppo Fininvest possiede 3 reti di network locali che di fatto hanno una trasmissione nazionale,
in deroga sostanziale alla riserva ancora prevista dalla legge 103 del 1975.
 Nel 1984 alcuni pretori nel corso di un contenzioso dispongono la sospensione delle
trasmissioni in interconnessione funzionale e l’oscuramente delle tre reti Fininvest
 Nel corso del 1985 il Governo Craxi adotta tre decreti legge per consentire fino all’adozione di
una nuova legge di sistema la trasmissione delle tre reti. L’ultimo decreto è convertito nella legge
n. 10 del 1985.
 La Corte Costituzionale è investita di una nuova questione di costituzionalità riguardante la
legittimità costituzionale del decreto legge.
 La sent. N. 826 del 1988 è il frutto di un’operazione di equlibrio: La Corte evidenzia tutte i limiti
della normativa adottata ed i punti di aperto contrasto con la Costituzione sono riassunti
dall’affermazione per cui “il pluralismo in sede nazionale non può essere soddisfatto dal concorso
tra un polo pubblico ed uno privato” ma non accoglie sul presupposto unico della sua provvisorietà.

La legge n. 223 del 1990 (cd. Legge Mammì) definisce il passaggio ad un sistema
misto. Si tratta della seconda legge di sistema.
Istituisce il Garante per la Radiotelevisione e l’editoria  Introduce una prima
regolazione antitrust del settore  Cancella la riserva statale del servizio
radiotelevisivo
Il nuovo sistema è un sistema misto pubblico-privato.
Le norme antitrust consistono nel limite del 25% delle concessioni attribuibili al
medesimo soggetto (e comunque non più di 3) e nei limiti di affollamento
pubblicitario.
Il Garante è chiamato a vigilare sul rispetto di questi tetti.
La Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma che prevede il limite massimo del
25 % delle concessioni attribuibili (art. 15 della legge Mammì)  Il limite previsto dalla
legge è inadeguato rispetto alla tutela del pluralismo, valore più di una volta affermato
dalla Corte Costituzionale.
La Corte tuttavia differisce di un triennio la declaratoria di illegittimità.

La legge n. 247 del 1997 cd. Legge Maccanico (inizia il suo iter prima della
scadenza posta
dalla Corte) presenta numerose novità:
- Nuova definizione del Concetto di posizione Dominante: scende da 3 a 2 il num. Max
di emittenti e si definisce la soglia del 30 % delle risorse di sistema;
- Istituisce l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni : “Autorità convergente”.
IL LIMITE ANTITRUST E’ DI NUOVO DIFFERITO. La legge dispone che gli operatori che
superano i limiti possano continuare a trasmettere a condizione che lo facciano
contemporaneamente via cavo o via satellite.
Fino a che l’AGCOM non disponga la migrazione.
La Legge n. 66 del 2001 stabilisce, nel disciplinare la transizione al sistema digitale
terrestre, individua la data del 31 dicembre 2006 per la transizione al digitale
terrestre. Di fatto rende evita che l’AGCOM possa pronunciarsi sulla questione e
disporre la fine della transitorietà
La Corte Costituzionale si pronuncia nuovamente con la sentenza n. 466 del 2002
ritenendo questa volta illegittima la mancanza nella legge n. 249 del 1997 di un
termine certo per la fine del regime transitorio di trasmissione in deroga. Il termine è
individuato improrogabilmente nel 31 dicembre del 2003.

5) La disciplina della radiotelevisione

Il procedimento di approvazione della nuova legge di sistema è stato particolarmente accidentato.


• Esso avviene a ridosso del termine del 31/12/2003 posto dalla Corte per la transizione sul
satellite dei canali eccedenti.
• La legge approvata dalle Camere è oggetto di rinvio da parte del Presidente della Repubblica
sulla base dell’art. 74 Cost.
• Il rinvio del Presidente della Repubblica spinge il Governo ad adottare un decreto legge (d.l. n.
352/2003) per prorogare di alcuni mesi il termine previsto dalla Corte Cost. affidando all’AGCom il
compito di valutare lo stato di avanzamento del digitale terrestre
• Il Parlamento apporta alcune modifiche e riapprova la legge 112 del 2004, cd. Legge Gasparri.
• La legge confluisce nel 2005 nel Testo Unico sulla Radiotelevisione.

TESTO UNICO SULLA RADIOTELEVISIONE


Quattro sono gli elementi portanti della normativa oggi in vigore:
1. La distinzione tra operatore di rete, fornitoredi servizi e fornitore di contenuti.
2. La normativa antitrust
3. La riforma della RAI
4. La riforma del servizio pubblico

1. La distinzione tra operatore di rete, fornitore di servizi e di contenuti


• Si tratta di una distinzione mutuata dal diritto comunitario nella normative sulle
comunicazioni elettroniche.
• Per operatore di rete si intendono i titolari del diritto di installazione, esercizio e
fornitura di una rete di comunicazione elettronica.
• Per fornitore di contenuti si intendo i soggetti che hanno la responsabilità editoriale
nella predisposizione dei programmi radiotelevisivi
• Per fornitore di servizi si intendono i soggetti che attraverso la rete offrono servizi al
pubblico.

2. La normativa antitrust
• La legge contiene una combinazione di limiti antitrust:
1. L’art. 15, comma 1, prevede che i fornitori di contenuti non possono irradiare più
del 20 % dei programmi irradiabili su frequenze terrestri (base di calcolo programmi in
analogico + programmi in digitale)
2. L’art. 15, comma 3, limite del SIC entrate del singolo operatore non possono
superare il 20 per cento dei ricavi complessivi (per l’operatore che è al tempo stesso
operatore di telecomunicazione la quota scende).
3. L’art. 15 comma 3 prevede anche che per gli operatori che operano nel settore
delle telecomunicazioni con una quota di mercato in quel settore superiore al 40 per
cento non possono conseguire, il limite dei ricavi del SIC scende al 10 %.
4. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni individuato il mercato rilevante
conformemente ai principi di cui agli articoli 15 e 16 della direttiva 2002/21/CE e
verifica che non si costituiscano, nel sistema integrato delle comunicazioni e nei
mercati che lo compongono, posizioni dominanti. Nel caso ne verifichi l’esistenza può
imporre obblighi correttivi alle imprese dominanti

3. La riforma della RAI


• L’obiettivo era la privatizzazione sostanziale della RAI. La legge scadenzava le tappe
del processo (i termini sono già scaduti).
• A tal fine prevede norme transitorie per la nomina del Consiglio d’Amministrazione
che rimarranno in vigore fino all’alienazione del dieci per cento delle azioni
• Attualmente: la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei
servizi radiotelevisivi indica sette membri eleggendoli con il voto limitato a uno; i
restanti due membri, tra cui il presidente, sono invece indicati dal socio di
maggioranza (cioè dal Ministro dell’Economia)
• A regime l’elezione del Consiglio di amministrazione dovrebbe avvenire con le regole
oggi adottate per le altre public company (ENI, ENEL)

4. La riforma del servizio pubblico radiotelevisivo


• Per servizio pubblico si intende
a) In senso soggettivo: la società pubblica o a prevalenza pubblica che offre servizi
essenziali.
b) In senso oggettivo: una programmazione qualitativamente diversa ed orientata al
soddisfacimento di funzioni informative e culturali dell’utente-cittadino.
Il servizio pubblico è oggetto di riforma in due norme:
a) L’art. 17 stabilisce che “ Il servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidato per
concessione a una società per azioni, che lo svolge sulla base di un contratto
nazionale di servizio stipulato con il Ministero delle comunicazioni e di contratti di
servizio regionali e, per le province autonome di Trento e di Bolzano, provinciali, con i
quali sono individuati i diritti e gli obblighi della società concessionaria. Tali contratti
sono rinnovati ogni tre anni”
• La norma in questione evidenzia la separazione tra servizio pubblico in senso
soggettivo e servizio pubblico in senso oggettivo.
b) L’Art. 20 stabilisce che “La concessione del servizio pubblico generale
radiotelevisivo è affidata, per la durata di dodici anni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, alla RAI-Radiotelevisione italiana Spa”
• Si tratta di un affidamento transitorio ed ex lege alla RAI SpA
• Alla privatizzazione della RAI, il servizio pubblico dovrà essere affidato anche ad altre
società sulla base di una procedura di gara.

6) La disciplina della stampa

La disciplina legislativa della stampa ha come riferimento costituzionale:


1) L’art. 21 in particolare nelle norme dedicate alla stampa
2) L’art. 41 in relazione alle imprese editoriali private.

• La legge sulla stampa n. 47/1948.


• La legge sull’ordine dei giornalisti n. 69/1963.
• La legge sull’editoria n. 416/1981
• La legge sull’editoria elettronica n. 62/2001
LA STRUTTURA DELL’IMPRESA EDITORIALE
La struttura di un’impresa giornalistica si compone di:
a) Direttore = rapporto stabile di lavoro dipendente
b) Comitato di redazione
c) Vicedirettore = dirige attività di un singolo settore
d) Capo servizio = dirige attività servizi redazionali
e) Redattore capo
f) Redattori ordinari
IL DIRETTORE  a) concorda con l’editore la programmazione e la linea politica del giornale;
b) propone le assunzioni e i licenziamenti;
c) assegna le mansioni, organizza il lavoro e gli orari,
d) decide sull’opportunità o meno di pubblicare un articolo.
IL COMITATO DI DIREZIONE  1. propone pareri e proposte sulle collaborazione
2. fisse, sugli orari di lavoro, sulla distribuzione
3. delle mansioni e tutela sindacale dei giornalisti
4. nel luogo di lavoro
REDATTORE  Il lavoro giornalistico tra creatività e autonomia; Secondo la definizione
giurisprudenziale il lavoro giornalistico è una “prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta,
al commento e all’elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione
interpersonale attraverso gli organi di informazione…”(Cass. Civ.).
Il redattore è vincolato alla linea editoriale del Giornale.

CLAUSOLA DI COSCIENZA = La clausola di coscienza opera a favore del giornalista e


consente il recesso per giusta causa (art. 32 Contratto collettivo di lavoro) laddove:
a) muti l’indirizzo politico della testata;
b) Il giornalista sia utilizzato in altro giornale dell’azienda con caratteristiche
sostanzialmente diverse;
c) Fatti che comportano responsabilità dell’editore incompatibili con la dignità del
giornalista.

L’ORDINE DEI GIORNALISTI


• Consiglio nazionale dell’ordine
a) Funzioni di rappresentanza
b) Funzione di giudice disciplinare di secondo grado
• Consiglio regionale dell'ordine
a) funzioni di amministrazione attiva
b) funzioni di "giudice disciplinare"
ATTRIBUZIONI DEI CONSIGLI  1) Funzione di amministrazione attiva (tenuta degli Albi);
2) Funzioni di vigilanza sulla condotta degli iscritti
Artt. 48 e 51 l.69 (Procedimento disciplinare e sanzioni)
a) avvertimento, censura;
b) sospensione (non <2 mesi, non>1 anno);
c) radiazione dall’albo (dopo 5 anni possibilità di riammissione)
Contro le decisioni del Consiglio nazionale è ammesso ricorso al giudice.
SOGGETTI  1) giornalisti professionisti
• Età non inferiore ai 21 anni;
• Esercizio in modo esclusivo e continuativo, dopo aver svolto per almeno 18 mesi la pratica;
• Superamento della prova di idoneità professionale.
2) pubblicisti
• svolgimento di attività giornalistica non occasionale e retribuita da almeno 2 anni, anche se
esercitano altri impieghi.
3) praticanti (art.34, criteri dell’azienda editoriale)
• Pratica giornalistica
• Prova di idoneità professionale.

La norma impugnata:
art. 45 l. 69/1963 “nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista se non
è iscritto all’albo professionale”
La Corte costituzionale ha ritenuto la disciplina non illegittima (Corte cost. n. 11/1968) perché:
• tale previsione non limita l’uso del giornale come mezzo di manifestazione del pensiero;
• l’ordine garantisce ai giornalisti una tutela nei confronti dei datori di lavoro.

IL SEGRETO GIORNALISTICO
La disciplina generale dei segreti professionali:
a) Art. 622 c.p. delitto di rivelazione del segreto professionale;
b) Art. 200 c.p.p. diritto di non testimoniare di certi soggetti (ministri di culto, avvocati, notai, medici,
investigatori privati autorizzati…)
Il segreto giornalistico non era previsto nel c.p.p. ma solo nell’art. 2 della l. 69/1963 per cui “i
giornalisti e gli editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulle fonti delle notizie,
quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse”.
Art. 200, III c. nuovo c.p.p.:
riconosce il diritto di astenersi dal deporre per i giornalisti professionisti relativamente ai nomi delle
fonti da cui hanno avuto notizie di carattere fiduciario con un limite se le notizie sono indispensabili
ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo
attraverso l’indicazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte
delle sue informazioni.
• Il segreto riguarda la fonte e non la notizia;
• Le notizie devono rivestire carattere fiduciario;
• Il soggetto interessato deve essere un giornalista professionista.

7) Il diritto alla protezione dei dati personali

Il diritto alla riservatezza ha una duplice matrice:


Americana come diritto alla privacy;
Europea come diritto alla protezione dei dati Personali.
Nella tradizione americana: 1891, S.D. Warren e L.D. Brandeis pubblicano l’articolo “The
Right to privacy” pubblicato sulla Harvard Law Rewiev.
 Gli AA. affermano, in questo articolo, testualmente che “ognuno ha diritto di essere lasciato in
pace, di proteggere quella che è la sfera più intima, così come ha diritto di proteggere e difendere
dall’altrui invasione la sua proprietà privata”.

Il right to privacy ha nell’ordinamento americano un duplice fondamento:


 La tradizione della common law attraverso il costante riferimento della giurisprudenza;
 Il dettato positivo della Costituzione americana, in particolare il IV ed il V emendamento.

FONDAMENTO GIURISPRUDENZIALE:
• Olmstead vs. United States del 1928 (dissenting opinion di Brandeis sulla necessaria
interpretazione evolutiva della Costitituzione)
• Katz vs. United States (estensione del IV em. alle conversazioni telefoniche. Il diritto
alla privacy è per sua natura tale da rientrare nel IV emendamento)
FONDAMENTO COSTITUZIONALE:
Il fondamento costituzionale del Right to Privacy:
• IV emendamento Cost. St. Uniti d’America “Non potrà essere violato il diritto dei
cittadini di godere della sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro
beni, di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati; e non si rilasceranno mandati di
perquisizione se non su fondati motivi sostenuti da giuramento o da dichiarazione
solenne e con descrizione precisa del luogo da perquisire e delle persone da arrestare
o delle cose da sequestrare”
• V emendamento Cost. St. Uniti d’America “Nessuno sarà tenuto a rispondere di
reato, che comporti la pena capitale, o che sia comunque grave, se non per denuncia
o accusa fatta da una grande giuria, (…) e nessuno potrà essere sottoposto due volte,
per un medesimo reato, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua
integrità fisica; (…) né potrà essere privato della vita, della libertà o dei beni, senza un
giusto processo; (…)”.

Il diritto alla riservatezza è declinato, in Europa, come diritto alla tutela dei propri dati
personali.
La necessità di tutelare i dati personali emerge come reazione alle schedature di
massa praticate dai regimi autoritari.
La tutela è accordato dapprima in via giurisprudenziale; solo a partire dal 1970, in
Europa si diffondono le prime leggi per la tutela dei dati personali (Svezia, Germania,
Austria)
La Comunità Europea interviene con una propria normativa con la Direttiva 95/46/CE
del 24 ottobre 1995.
La legge italiana in materia è del 1996 (la sua approvazione è legata alla trasposizione
della direttiva comunitaria ed al perfezionamento degli accordi di Shengen)
La protezione dei dati personali è un diritto individuale e un interesse della collettività.
Si configura come un diritto strettamente legato all’evoluzione tecnologica.
Si parte dal presupposto che il dato personale appartiene all’individuo non a chi lo
detiene.
Prima dell’approvazione di una normativa ad hoc la tutela della riservatezza si afferma
anche in Italia esclusivamente a livello giurisdizionale.
Essa passa attraverso tre celebri decisioni giurisprudenziali:
a) Il caso Caruso
b) Il caso Claretta Petacci
c) Il caso Soraya

Il caso Caruso
Il fatto:
Gli eredi del tenore Caruso citano in giudizio i produttori della pellicola
cinematografica “Caruso. Leggenda di una voce”, in cui veniva ricostruita la vita del
Maestro con dovizia di particolari riguardanti la sua vita privata ivi inclusi alcuni
eccessi. Gli eredi lamentano una lesione del diritto alla riservatezza.
Il giudizio:
La Cassazione con la sentenza n. 4487 del 1953, ritiene che:
a) non esiste “nel nostro ordinamento positivo, né un diritto alla fedele ricostruzione
storica … né in generale alla riservatezza..”
b) “colui che non ha saputo mantenere celati i fatti della propria vita non può poi
pretendere che il segreto sia mantenuto dalla discrezione altrui”.
c) “Chi non voglia essere soggetto a invasioni nella propria sfera privata non dovrà
fare altro che condurre una vita claustrale”.

Il caso Petacci
Il fatto:
Gli eredi di Claretta Petacci citano in giudizio gli autori del libro “Il grande amore” che
narra la relazione tra Claretta Petacci e Benito Mussolini sul presupposto che tale
narrazione leda il diritto alla riservatezza della Petacci
Il giudizio:
1. La Corte d’appello di Milano 26 agosto 1960 ritiene violato il diritto alla riservatezza
considerando “il riserbo come facoltà giuridica di escludere ogni invadenza estranea
dalla propria sfera d’intimità personale”.
2. La Corte d’appello afferma anche che il diritto alla riservatezza deve considerarsi
come un diritto della personalità (riferimento all’art. 2 Cost.)

Il caso Esfandiari
Il fatto:
L’imperatrice Soraya Esfandiari è ritratta in atteggiamenti intimi all’interno della
propria abitazione. Le foto sono pubblicate su un rotocalco scandalistico. La Esfandiari
cita in giudizio il giornale
Il giudizio:
La Cass. con la sentenza n. 2129/1975 riconosce:
a) un diritto alla riservatezza come bilanciamento del diritto di cronaca (art. 21 Cost.)
b) Ammette che anche le persone note abbiano diritto ad una sfera di riservatezza
inviolabile (art. 2 e 3 Cost.).

Nella nostra Costituzione non c’è una norma specificamente dedicata alla privacy. Il
riferimento
costituzionale deve essere dunque ricavato in via interpretativa da una serie di norme:
• Art. 2 Cost. “diritti inviolabili”.
• Art. 3 Cost. “dignità umana”
• Art. 21 Cost. “limiti”
• Art. 14 Cost. “libertà di domicilio”.
• Art. 13 Cost. “libertà personale”.

8) La tutela legislativa dei dati personali

• Norme comunitarie
La Direttiva 95/46/CE relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati
personali, nonchè alla libera circolazione di tali dati.
La Direttiva 2002/31/CE sul commercio elettronico
La Direttiva 2002/58/CE relativa alla tutela dei dati personali ed alla tutela della vira umana nel
settore delle comunicazioni elettroniche.
La direttiva 2009/136/CE cd. Citizen’s Right.
• Norme di diritto interno
La Legge 31 dicembre 1996 n. 675 “Tutela delle persone e di altri soggetti il rispetto al
trattamento dei dati personali”. Istituisce l’Autorità garante per la protezione dei dati personali.
Il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 recante “Il Codice in materia di protezione dei dati
personali”.

• Il Codice in materia di protezione dati definisce le nozioni di:


a) Dato personale
b) Trattamento
c) Consenso informato
d) Autorizzazione
• I dati personali sono qualsiasi informazione relativa a persone fisiche o persone giuridiche,
oppure ad enti ed associazioni, che consentano l’identificazione diretta o indiretta di questi soggetti
• I dati sensibili sono una categoria specifica di dati personali attinenti alla sfera personalissima
della persona umana (informazioni sulle opinioni religiose e politiche, sullo stato di salute, sulla
propria sfera sessuale…)
• Il trattamento dei dati personali consiste in qualsiasi operazione o in un complesso di operazioni,
con o senza l’ausilio di mezzi informatici, consistente nell’organizzazione, registrazione,
organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, utilizzo, selezione,
raffronto ed estrazione dei dati stessi.

AUTORITà GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI


L’Autorità è un organo collegiale, composto da quattro membri. I membri eleggono al loro interno il
Presidente dell’Autorità. Il voto del Presidente prevale in caso di parita.
I Membri sono eletti due ciascuno dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica con
voto limitato. Risultano eletti, per ciascuna Camera, le due persone che abbiano ottenuto più voti.
Il Collegio rimane in carica per sette anni e non è rinnovabile.
I quattro Membri dell’Autorità devono essere scelti tra persone che assicurano indipendenza e che
sono esperti di riconosciuta competenza delle materie del diritto o dell'informatica, garantendo la
presenza di entrambe le qualificazioni.
Il Presidente ed i Commissari non possono esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività
professionale o di consulenza, né possono essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o
privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura.
 Il Presidente ed i Commissari non possono, dunque, essere rimossi per altre ragioni.

9) Le funzioni delle Autorità ed i procedimenti

L’Autorità ha l’obiettivo di garantire che il trattamento dei dati personali avvenga nel rispetto dei
diritti e delle libertà fondamentali (riconosciuti e garantiti dalla Costituzione) nonché la dignità
umana delle persone. La tutela si estende alle persone giuridiche  ergo  L’attività del Garante
riguarda ogni settore della vita sociale economica e culturale del Paese in cui si manifesti
l’esigenza della protezione dei dati personali  concretamente  Il Garante adotta
provvedimenti in materia di attività delle pubbliche amministrazioni; sanità, lavoro, credito ed
assicurazioni, giornalismo, telecomunicazioni, videosorveglianza, marketing.

• I compiti del Garante sono:


 il controllo della conformità dei trattamenti di dati personali a leggi e regolamenti e la
segnalazione ai titolari o ai responsabili dei trattamenti delle modifiche da adottare per conseguire
tale conformità;
 l’esame delle segnalazioni e dei reclami degli interessati, nonché dei ricorsi presentati
 l’adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa in materia tra cui, in particolare, le
autorizzazioni generali per il trattamento dei dati sensibili;
 la promozione, nell’ambito delle categorie interessate, della sottoscrizione dei codici di
deontologia e di buona condotta;
 il divieto, in tutto od in parte, ovvero il blocco del trattamento di dati personali quando per la loro
natura, oppure per le modalità o gli effetti di tale trattamento, vi sia il rischio concreto di un rilevante
pregiudizio per l’interessato;
 la segnalazione al Governo dei provvedimenti normativi di settore, la cui adozione si manifesti
opportuna, e la formulazione dei pareri richiesti dal Presidente del Consiglio o da ciascun ministro
in ordine ai regolamenti ed agli atti amministrativi inerenti alla materia della protezione dei dati
personali;
 la predisposizione di una relazione annuale sull’attività svolta e sullo stato di attuazione della
legge e la sua trasmissione al Parlamento e al Governo;
 la partecipazione alle attività comunitarie ed internazionali di settore, quale componente delle
autorità comuni di controllo previste da convenzioni internazionali (Europol, Schengen, Sistema
informativo doganale);
 il controllo, anche a richiesta degli interessati, sui trattamenti dei dati personali effettuati da forze
di polizia e dai servizi di informazione e di sicurezza;
 l’indicazione degli accorgimenti da adottare nell’uso dei dati "semisensibili" (cd. prior checking)

INIZIATIVA: I cittadini singoli (oppure attraverso associazioni) possono presentare al Garante:


• Reclami, per rappresentare una circostanziata violazione della disciplina rilevante in materia di
trattamento di dati personali
• Segnalazioni, qualora non sia possibile offrire una circostanziata violazione in materia di
trattamento dati.
• Ricorsi, se intendono far valere gli specifici diritti di cui all’art. 7 del Codice in materia di accesso,
modifica, cancellazione dei dati personali
N.B. L’Autorità Garante può aprire un procedimento anche d’ufficio
TRATTAZIONE: L’Autorità Garante instaura il procedimento in relazione al tipo di contestazione
effettuata. In ogni caso può nel corso del procedimento instaurato:
• Disporre l’audizione delle parti coinvolte
• Disporre atti cautelativi, ivi compreso il blocco del trattamento del dato personale
• Richiedere una modifica nel trattamento del dato personale
DECISIONE: L’Autorità garante nel decidere sul ricorso proposto può:
• Se ritiene fondato il ricorso ordinare al titolare, con decisione motivata, la cessazione del
comportamento illegittimo, indicando le misure necessarie a tutela dei diritti dell'interessato e
assegnando un termine per la loro adozione.
• Definire un indennizzo.

L’Autorità è membro del Gruppo delle autorità garanti dei Paesi europei istituito, come organismo
consultivo dell’UE in tema di protezione dei dati personali e di tutela dei diritti della personalità, ex
art. 29 della direttiva n. 95/46/CE.
• L’Autorità è parte, nel settore della cooperazione europea in materia di giustizia ed affari interni,
delle Autorità comuni di controllo istituite in base alle Convenzioni Schengen, Europol, Sistema
informativo doganale ed Eurodac.
• L’Autorità partecipa sia in sede di Consiglio d’Europa sia in sede OCSE a numerosi comitati
aventi ad oggetto il trattamento e la tutela dei dati personali.

10)La Governance del sistema delle comunicazioni

SOGGETTI COMUNITARI E INTERNAZIONALI:


• Commissione Europea (Direzione società dell’informazione)
• BEREC, Working Party ex art. 27 (reti europee di regolazione)
• UIT
• WTO
• Organismi di standardizzazione tecnica
SOGGETTI NAZIONALI:
• Parlamento
a) Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
• Governo
a) Dipartimento per l’editoria
b) Ministero delle Comunicazioni (Attività produttive)
c) Ministero dell’Economia
• Autorità Indipendenti
a) Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
b) Autorità garante per la concorrenza del mercato
c) Autorità garante per la protezione dei dati personali.

ORGANI PARLAMENTARI E DI GOVERNO

Commissione parlamentare “vigilanza RAI”


• Disciplinata ed istituita come Commissione bicamerale dalla legge 103/1975.
• Composta da 20 deputati e 20 senatori
• Scopo: “garantire l’obiettività, l’indipendenza, la completezza dell’informazione e il pluralismo”.
a) Poteri di indirizzo (atti di indirizzo sulle garanzie del pluralismo)
b)Poteri di vigilanza e controllo (sugli indirizzi formulati, sull’attuazione dei piani di programmazione
annuale e pluriennale, sulla relazione bimestrale del consiglio di amministrazione RAI)
c) Poteri regolamentari (disciplina accesso al mezzo televisivo, comunicazione politica)
d)Poteri di natura politico amministrativa (nomina 7 componenti del C.d.A. RAI, parere sul contratto
di servizio, poteri di informazione ed ispettivi).

Ministero delle comunicazioni


• Il Ministero delle comunicazioni è oggi accorpato nel Ministero delle attività produttive.
• Potere regolamentare (Tv via cavo, sulla pubblicità tabacchi e bevande alcoliche, in materia di
minori)
• Stipula del contratto di servizio RAI.
• Approva il piano di ripartizione delle frequenze
• Concessioni e licenze su frequenze e numerazioni
• Insieme al Presidente del Consiglio nomina il Presidente dell’AGCom.

Ministero dell’Economia
• Possiede la totalità delle azione della RAI SpA.
• Nomina due membri del CdA della Rai (tra i quali il Presidente).
• Dispone della cd. golden share in riferimento alla società Telecom Italia S.p.A.
Presidente del Consiglio
• Presso la Presidenza del Consiglio è incardinato il Dipartimento per l’editoria.
• Nomina, d’intesa con il Ministro delle comunicazioni, il Presidente dell’AGCom.

LE AUTORITà INDIPENDENTI

• Cause esogene:
a) spinta comunitaria all’istituzione di autorità indipendenti nei procedimenti di liberalizzazione
dei mercati).
b) Integrazione europea di settore
• Cause endogene (crisi del modello di amministrazione cavouriano)
a) Sfiducia verso lo Stato
b) Irrompere della tecnica nel diritto
c) Inadeguatezza dei tradizionali strumenti amministrativi.

L’Autorità garante per le comunicazioni nel mercato


• Istituita dalla legge n. 249 del 1997, prende il posto del Garante per l’editoria e per la
radiotelevisione.
• Autorità “convergente” in quanto competente nei settori della radiotelevisione e delle
telecomunicazioni.
• Autorità di regolazione e di controllo.
L’AGCom si compone di quattro organi:
a) Presidente (nomina del P.d.C. d’intesa con il Ministero delle comunicazioni) previo parere a
maggioranza qualificata delle commissioni parlamentari competenti)
b) Commissione per le reti e infrastrutture (quattro membri di nomina parlamentare)
c) Commissione per i servizi ed i prodotti (quattro membri di nomina parlamentare)
d) Consiglio (organo plenario)
• I membri durano in carica sette anni
• La legge richiede che la scelta ricada su persone dotate di alta e riconosciuta professionalità
• Il regime di incompatibilità si estende fino a quattro anni dopo la scadenza del mandato.
• L’AGCom, ed i Commissari, sono strutturalmente e funzionalmente indipendenti dal Governo e
dagli operatori.
• L’indipendenza dagli operatori è un requisito che discende dalla funzione di regolazione dei
mercati (obbligo europeo)
• L’indipendenza dal Governo è un requisito (prevalentemente) nazionale in quanto dipendente
dalla funzione di garanzia del pluralismo.

L’AGCom tutela:
• gli operatori, attraverso:
– l’attuazione della liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, con le attività di
regolamentazione e vigilanza e di risoluzione delle controversie;
– la razionalizzazione delle risorse nel settore dell’audiovisivo;
– La regolazione del mercato delle comunicazioni ed il contrasto delle posizioni dominanti;
– la gestione del Registro Unico degli Operatori di Comunicazione;
– la tutela del diritto d'autore nel settore informatico ed audiovisivo.
• gli utenti, attraverso:
– la vigilanza sulla qualità e sulle modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, compresa la
pubblicità;
– la risoluzione delle controversie tra operatori e utenti;
– la disciplina del servizio universale e la predisposizione di norme a salvaguardia delle categorie
disagiate;
– la tutela del pluralismo sociale, politico ed economico nel settore della radiotelevisione.

L’Autorità per le garanzie nel mercato


• L’Autorità in questione ha una competenza orizzontale.
• Nel settore delle comunicazioni controlla che non si verifichino:
a) Abusi di posizione dominante
b) Accordi di cartello
c) Intese tra le imprese idonee a chiudere il mercato.