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UNITÀ Nº 5

IL TESTO

Tradizionalmente la frase è considerata il livello di analisi grammaticale più alto ma non


è così. Per esprimere un discorso compiuto spesso non basta una sola frase: ci vogliono
più frasi che formino un’unità compattaa e di senso compiuto. Abbiamo bisogno di un
testo. Si tratta dell’unità fondamentale della nostra attività linguistica: infatti il testo
corrisponde a una determinata intenzione comunicativa e si distingue dalla frase non
quantativamente, ma qualitativamente. In genere il testo è un insieme di frasi, ma può
consistere anche di una sola frase, purché abbia senso compiuto e rappresenti un
messaggio che l’emitente e il destinatario considerano completo.
“Un testo (dal lat. Textus, participio passato di Texere “tessere”) è, in senso proprio e
specifico, un messaggio che, svolgendosi intorno a un unico tema, presenta i caratteri
dell’unità e della completezza. Ciò avviene in rapporto a chi produce (emitente) e a chi
riceve (destinatario) il testo” (Dardano)
Il testo può essere orale o scritto. Una conversazione, una lezione, una telefonata, un
cartello stradale, un telegramma, una prescrizione del medico, ecc., possono essere
testi, se ciascuna di queste forme di comunicazione svolge un determinato tema e
presenta, in vari gradi, i caratteri di unità e completezza. I testi possono avere dunque
una diversa estensione: una sola parola, poche parole, una sola frase, un insieme di frasi,
fino ad arrivare al romanzo o al trattato scientifico.
Ciascuno di questi vari tipi di testo ha un proprio fine e una propria funzione:
forniscono una notizia, informamo qualcosa, danno degli ordini, prescrivono qualcosa,
ecc.
Il testo è un insieme di parti tra loro collegate e strette da una rete di rapporti.
Così come possediamo una competenza grammaticale, possediamo anche una
competenza testuale, che, fina dalle prime parole ascoltate o fin dalle prime righe lette,
ci permette di dire: questa è una lezione universitaria, questa è una poesia; questà è una
ricetta medica; questa è una telefonata tra amici; questa è una lettera d’amore, ecc.
Più in generale si può dire che: La competenza testuale è la capacità di ricostruire
l’unità di un testo, di parafrasarlo, di riassumerlo, di assegnarli un titolo, di
riconoscere se è completo o se gli manca qualcosa, di classificarlo.
Ricostruire un testo vuol dire proprio rendersi conto di tutti i rapporti che intercorrono
tra le frasi e di tutti i presupposti che sono dietro tali frasi.
Anche se esiste una grammatica del testo, possiamo dire che un testo non è tale in base a
determinate regole fisse e a principi validi una volta per tutte, ma piuttosto in base:
. alle intenzioni dell’emittente;
. alle necessità del ricevente di avere un certa informazione;
. alla necessaria cooperazione tre emittente e ricevente;
. ai requisiti del testo stesso.

“Il testo è una occorrenza comunicativa che soddisfa sette condizioni di testualità.
Quando una di queste condizioni non è soddisfatta, il testo non ha più valore
comunicativo” (De Beaugrande e Dressler). I testi non comunicativi sono considerati
non-testi.
Questi sette criteri di testualità fungono da principi costitutivi della comunicazione
mediante i testi: essi detterminano e producono quella forma di compotamento,
definibile come comunicazione testuale, che s’interrompe se essi vengono disattesi.
I sette criteri sono:
1) Coesione : esso concerne il modo in cui le componenti del testo di superficie, ossia le
parole che effettivamente udiamo o vediamo, sono collegate fra di loro. E dal momento
che le componenti di superficie vengono a dipendere l’una dall’altra in base a forme e
convenzioni grammaticali, la coesione si fonda su dipendenze grammaticali. Le
sequenze di superficie di molte lingue non possono subire variazioni drastiche perché
altrimenti diventano confuse.
Con il termine coesione si riassumono tutte le funzioni che si possono utilizzare per
segnalare le relazioni fra gli elementi del testo di superficie.

2) Coerenza: essa riguarda le funzioni in base a cui le componenti del mondo testuale,
ossia la configurazione di concetti e relazione soggiacente al testo di superficie, sono
reciprocamente accessibili e rilevanti. Si può definire un concetto come una
configurazione di sapere (contenuto cognitivo) che può essere richiamato alla mente o
attivato con una un’unità e consistenza più o meno forte. Le relazioni sono gli anelli di
congiunzioni fra i concetti che si presentano assieme nel mondo testuale; ogni anello
dobrebbe apportare una designazione del concetto con cui stabilisce un collegamento.
Ad esempio, nel segnale stradale “Rallentare! Bambini che giocano!”, la parola bambini
è un concetto d’oggetto, mentre giocano è un concetto d’azione. A questi due concetti
s’aggiunge la relazione “agente – di” poiché i bambini sono gli attori dell’azione.
Talvolta, ma non sempre, le relazioni sono riportate nel testo non esplicitamente, ossia
non vengono attivate direttamente per mezzo di espressioni del testo di superficie. Gli
utenti apporteranno tutte le relazioni che saranno neccesarie per rendere sensasto un
testo simile.
La coerenza non è solamente una caratteristica dei testi, ma piuttosto il risultato dei
processi cognitivi degli utenti dei testi stessi. Il semplice allineamento di avvenimenti o
situazioni in un testo mette in moto delle operazioni che producono o suscitano nella
mente relazioni di coerenza.
Quando si aggiunge il proprio sapere al fine di ricostruire un mondo testuale, si parla di
inferenziazione.
La coerenza rivela già la natura di una scienza del testo in quanto prodotto di attività
umane. Un testo non produce da sè un senso, ma piuttosto mediante l’interazione fra le
conoscenze testuali (ossia presenti nel testo) e le conoscenze memorizzate dai singoli
utenti del testo.
Parlanti diversi possono certamente trovare sfumature di senso lievemente divergenti,
ma ci sono comunque un nucleo comune di operazioni possibili e un contenuto che tutti
gli utenti trovano costantemente che ci permettono di non considerare troppo vago il
concetto di “senso del testo”.

La coesione e la coerenza sono concetti incentrati sul testo le cui operazioni


concernono direttamente il materiale testuale.
Ci occorrono poi anche delle nozioni incentrate sugli utenti del testo riguardanti
l’attività della comunicazione testuale in relazione tanto a chi produce quanto a chi lo
riceve.

3) Intenzionalità: si riferisce all’atteggiamento del producente testuale che vuole


formare un testo coesivo e coerente capace di soddisfare le sue intenzioni, ossia di
divulgare conoscenze o di raggiungere il fine specifico di un progetto.

4) Accettabilità: essa concerne l’atteggiamento del ricevente ad attendersi un testo


coesivo e coerente che sia utile o rilevante per acquistare conoscenze o per avviare la
cooperazione ad un progetto. Questa attitudine del ricevente reagisce a fattori diversi
quali il tipo di testo, il contesto sociale o culturale e la desiderabilità dei fini. Tra i fini
del ricevente potremmo annoverare anche il matenimento della coesione e della
coerenza nel caso che egli stesso apporti elementi testuali o, se necessario, tolleri
eventuali disturbi. L’inferenziazione mostra in modo assai efficace come i riceventi
intervengano a sostegno della coerenza contribuendo direttamente al senso del testo.
Se l’accettabilità subisce una restrizione, la comunicazione può risultarne appesantita.

5) Informatività: si riferisce alla misura in cui gli elementi testuali proposti sono attesi
o inattesi oppure noti o ignoti/incerti.
L’elaborazione di notizie altamente informative è più impegnativa di notizie meno
informative, però, in compenso, è più interessante. Occorre, tuttavia, stare molto attenti
a non gravare in modo esagerato sull’elaborazione rischiando di compromettere il buon
esito della comunicazione. La coerenza esige, appunto, che si ripetano elementi noti o
che se ne consenta una facile ricostruzione.
Un’informatività particolarmente scarsa suscita noia nei riceventi e può perfino indurre
a respingere il testo.

6) Situazionalità: questa condizione riguarda quei fattori che rendono un testo rilevante
per una situazione comunicativa.
Nel caso del segnale stradale “Rallentare! Bambini che giocano!”, il cartello è posto in
un punto in cui, a una determinata classe di riceventi, cioè gli automobilisti, viene
richiesto un determinato comportamento. I pedoni possono riconoscere che per loro il
testo è irrelevante perché la loro velocità non potrebbe mettere in pericolo nessuno. E’
così che la situazione decide senso e uso di un testo.
La situazionalità agisce perfino sui mezzi della coesione. Una versione più lunga
dell’esempio potrebbe eliminare ogni dubbio sul senso, l’uso e il destinatario del testo,
ma non sarebbe adatta a una situazione in cui il ricevente non ha a disposizione molto
tempo per dedicarsi alla lettura dei cartelli mentre deve, piuttosto, preoccuparsi del
traffico stradale. Questa considerazione obbliga perciò chi produce il testo ad un
massimo di economia.

7) Intertestualità: essa concerne quei fattori che fanno dipendere l’utilizzazione di un


testo dalla conoscenza di uno o più testi già accettati in precedenza.
A un automobilista che abbia visto il segnale anteriore, può capitare di incontrarne
successivamente uno così: “Fine limite di velocità”.
Non si può finire di limitare qualcosa che non si sia già limitato prima.
Da un punto di vista generale, l’intertestualità è responsabile dello svilupparsi di tipi
testuali in quanto classi di testi con schemi di attributi tipici.
Nell’ambito di un singolo tipo testuale può essere più o meno importante fare
affidamento sull’intertestualità. In certi tipi come la parodia, la critica, la replica o il
resoconto giornalistico, chi produce il testo deve sempre aver sott’occhio il testo
precedente, mentre a chi lo recepisce questo sarà, di solito, ben familiare.

Principi regolativi del testo: inoltre ai principi costitutivi del testo occorre che ci siano
dei principi regolativi che non definiscano, ma controllino la comunicazione testuale:
1) Efficenza: l’efficenza di un testo dipende da un grado possibilmente limitato di
impegno e sforzo da parte dei partecipanti alla comunicazione nell’uso di questo
testo.
2) Effettività: dipende dal fatto se il testo lascia una forte impressione e produce
condizioni favorevoli al raggiungimento di un fine;
3) Appropriatezza: è data dall’accordo tra il suo contenuto e i modi in cui
vengono soddisfatte le condizioni della testualità.

COESIONE

La stabilità del testo in quanto sistema viene garantita da una continuità delle
occorrenze. Il concetto di continuità si bassa sull’assunzione che le diverse occorrenze
del testo e della situazione in cui questo viene presentato si riferiscono l’una all’altra,
ovvero che ogni occorrenza permette l’accesso almeno ad alcune altre occorrenze. Ciò è
quanto mai evidente nel sistema della sintassi il quale impone il proprio pattern
organizzativo al Testo di Superficie. Il termine coesione mette in risalto questa funzione
della sintassi nel contesto della comunicazione.
La mente umana ha una capacità abbastanza limitata di tenere presente il materiale di
superficie quanto basta per potervi lavorare sopra. Il materiale è collocato in una
memoria attiva , o memoria di lavoro, in cui il potenziale di elaborazione viene
distribuito tra gli elementi di un testo presentato a seconda della loro importanza. In essa
l’impressione di brevissima durata del materiale percepito per via ottica o accustica
ottiene rapidamente un’organizzazione provvisoria. Questo materiale organizzato
provvisoriamente può essere poi serbato per periodi più lunghi, ma sempre entro
modesti limiti di tempo. Da ciò deriva che l’elaborazione del testo non può affatto
perlustrare immediatamente i vasti depositi di conoscenza del mondo dei partecipanti
alla comunicazione. E’ invece necessario un sistema organizzativo subordinato con
possibilità di scelta e pattern molto più limitati. Nei testi in lingue naturali questo
sistema corrisponde a quello della sintassi. Questa valutazione trova valido supporto
nella constatazione che le strutture di superficie vengono conservate più saldamente
nella memoria a breve termine, mentre il contenuto concettuale resta impresso meglio
nella memoria a lungo termine.
Le funzioni della sintassi corrispondono a questi fattori cognitivi.
Per testi parziali piuttosto estesi ci sono mezzi capaci di mostrare come le strutture e i
pattern già usati possono essere riempiegati, modificati o riassunti. Questi mezzi
contribuiscono alla stabilità e all’economia di materiale e potenziale di elaborazione. La
ricorrenza è la semplice ripetizione di componenti di parole con cambio di classe (ad
esempio: “egli arrivò ... al suo arrivo”). Quelle strutture che sono ripetute con elementi
nuovi costituiscono un parallelismo, mentre un contenuto che viene utilizzato mediante
espressioni nuove costituisce una parafrasi. Quando certi elementi portatori di
significato sono sostituiti da particelle brevi e di per sè vuote concettualmente, si ha
l’utilizzo di pro-forme. L’elissi rappresenta la ripetizione di struttura e contenuto previa
omissione di alcuni elementi di superficie. Le relazioni tra fatti e situazioni del mondo
del testo possono essere segnalate in modo esplicito mediante il tempo, l’aspetto e la
giunzione. La successione delle espressioni produce una prospettiva funzionale
dell’enunciato nella quale l’importanza o la novità di un elemento corrisponde alla sua
posizione all’interno dell’enunciato. Nei testi parlati, l’intonazione può assolvere
funzioni analoghe.
La coesione all’interno del sintagma, dell’enunciato parziale e dell’enunciato è più
evidente di quella tra due o più unità di questo genere.
In unità strettamente collegate come i sintagmi, gli enunciati parziali e gli enunciati, la
coesione viene garantita dall’inserimento dei vari elementi nelle dipendenze
grammaticali. In brani di testo piuttosto lunghi, l’operazione principale consiste nello
scoprire come elementi e pattern già usati possano essere riutilizzati, modificati o
combinati insieme.
La ripetizione diretta di elementi viene detta ricorrenza per il semplice fatto che
l’elemento originale (l’occorrente) si presenta di nuovo (ricorre). La ricorrenza può
verificarsi a livelli differenti. La ricorrenza è frequente quando si parla in modo
spontaneo perché si ha poco tempo a disposizione per pianificare l’enunciazione e
perché il testo di superficie si disperde rapidamente.
Quando si ha a disposizione maggiore potenziale elaborativo e più tempo per la
produzione del testo, è raro che ci sia una ricorrenza così intensa come nel seguente
esempio, tratto dalla dichiarazione fatta da un funzionario dopo un’alluvione
improvvisa:

- “C’è acqua dentro tante case. Anzi, tutte hanno dell’acqua dentro. Tutto è
sommerso dall’acqua.”

Si registra un ricorrenza parziale quando si usa lo stesso materiale linguistico


cambiando genere di parola. In questo modo, può essere impiegato di nuovo un concetto
già attivato adattando l’espressione ai diversi contesti:
Es:
- [...] assuma tra le altre Potenze della Terra que posto separato ed eguale [...] le
ragioni che lo hanno costretto a tale separazione.
- Gli uomini si sono dati dei governi che derivano la propria giusta autorità dal
consenso dei governati.

La ricorrenza ha il difetto di ridurre l’informatività. Per questo motivo si utilizzano


sovente tecniche nelle quali ricorrono le stesse forme con un contenuto un po’ diverso
oppure ritorna l’identico contenuto in forme differenti. Il parallelismo ha come
conseguenza la ripetizione di strutture sintattiche di superficie che esso dota tuttavia di
espressioni differenti.
La parafrasi è la ricorrenza del contenuto con una modifica dell’espressione.
Es.:
- La storia dei fabbricanti di arnesi o, più precisamente dei costruttori, come essi
si chiamarono poco dopo la loro fondazione.

Il carattere della parafrasi rientra nel tanto discusso problema della sinonimia. Pare che
ci siano solo poche espressioni di lingue naturali il cui significato virtuale sia identico.
Piú frequentemente si usano mezzi di coesione che accorciano o semplificano il testo di
superficie anche se ciò va in qualche modo a scapito della determinatezza. Un mezzo
evidente è l’uso di pro-forme: parole economiche, brevi e prive di un significato
particolare che possono presentarsi nel testo di superficie per far le veci di espressioni
determinate che attivano un contenuto.
Le pro-forme più note sono i pronomi che adempiono la funzione di sostantivi o
sintagmi nominali con i quali essi coriferiscono.
Es.:
- C’era una vecchieta che viveva in una scarpa. Lei aveva tanti bambini, lei non
sapeva che fare.

L’esempio presenta un’anafora, ossia l’uso di una pro-forma dopo l’espressione


coreferente.
Quando una pro-forma viene usata prima dell’espressione coreferente, si ha una
catafora.
Es.:
- Non so se lui parla sul serio, ma il mio compagno di camera vuole camminare
su una corda sopra le cascate.

Un altro mezzo di coesione che contribuisce a rendere compatto ed efficente il testo è


l’ellissi. Dando la priorità al criterio della “buona formazione” e ad una certa rigorosità
logica, molti dei testi si rivelano ellittici. L’ellissi rappresenta una percettibile
discontinuità del testo di superficie durante la sua elaborazione.
In genere, le ellissi basano il loro funzionamento sul fatto che gli enunciati parziali del
testo di superficie hanno in comune certe componenti strutturali. Il caso tipico è quello
dell’ellissi anaforica, ossia quando la struttura in questione compare integralmente
prima della struttura ellittica.
Es.:
- Lo zio Augusto è morto di idropisia [...] D’idropisia. Prima gli prese solo un
piede, anzi le dita di un piede, ma poi fino al ginocchio [...]

In questo esempio, il verbo prese del primo enunciato parziale può completare il
secondo e il terzo (“anzi ... le dita di un piede”, “ma ... ginocchio”).
E’ più frequente che l’ellissi si presenti in una nuova enunciazione anziché nella stessa:

- E l’armadio non è carino? L’intarsio, soprattutto!

Si può verificare lo stesso fenomeno anche quando la parola passa da un interlocutore


all’altro:

- Le piace il romanticismo?
- Sì, molto. Specialmente Heine. Ha un profilo così fine!

Non è difficile ricostruire le forme complete:

- Soprattutto l’intarsio è carino.


- Mi piace soprattutto Heine.

A sostenere la coesione concorrono pure il tempo e l’aspetto. Queste categorie hanno


un’organizzazione che varia a seconda delle lingue. Tutte hanno di norma, dei mezzi per
distinguere:

a) passato, presente e futuro


b) azioni continue rispetto ad azioni puntuali
c) antecedente rispetto a susseguente
d) finito (concluso) rispetto a infinito.

Quando i sistemi verbali non sono in grado di esprimere con chiarezza queste
differenziazioni, occorre impegnare anche i modificatori.
La giunzione, ossia l’uso di espressioni giuntive (che la grammatica tradizionale
chiama congiunzioni) è un chiaro dispositivo per segnalare le relazioni fra avvenimenti
e situazioni. Quattro, almeno, sono i tipi fondamentali di giunzione che occorre
prendere in esame:
a) la congiunzione, che collega cose dello stesso status, ad esempio: entrambe le
cose sono vere nell’ambito del mondo testuale.
b) la disgiunzione, che collega cose con status alternativo, ad esempio: due cose di
cui una soltanto può essere nel mondo testuale.
c) la controgiunzione, che collega cose dello stesso status, le quali, però, figurano
come incongruenti o inconciliabili nell’ambito del mondo testuale, ad esempio:
una causa e un effetto inatteso.
d) la subordinazione, che collega cose per le quali lo status di una dipende da
quello dell’altra, ad esempio: cose che sono vere solo a certe condizioni o per
determinati motivi (causa-effetto, presupposto-avvenimento, ecc.)

E’ possibile riconoscere questi tipi di giunzione a seconda della classe di giuntivi


utilizzati come segnali di superficie.
I parlanti tendono a suggerire un orientamento prima di apportare cose nuove e
sorprendenti, quindi l’informatività cresce di norma verso la fine dell’enunciato.
L’intonazione è un sistema che appoggia la coesione dei testi parlati. L’intonazione è
un rivestimento dei testi orali per mezzo di contorni accustici quali il tono e il grado
tonico che, nel loro complesso, forniscono indicazioni utilissime riguardo alle attese, gli
atteggiamenti, le intenzioni e le reazioni dei parlanti.

COERENZA

Un testo produce senso perché c’è una continuità di senso all’interno del sapere attivato
con le espressioni testuali. Un testo privo di senso o assurdo è un testo in cui i riceventi
non riescono a rilevare una tale continuità, di solito perché in larga misura non
coincidono il complesso dei concetti e delle relazioni, da una parte, e le preconoscenze
dei riceventi dall’altra. Occorre porre questa continuità del senso come fondamento
della coerenza, la quale rappresenta, a sua volta, l’accesso reciproco e la rilevanza
reciproca entro una combinazione di concetti e relazioni. Questa combinazione, posta
alla base del testo, è il mondo testuale il quale non deve necessariamente collimare con
quello che normalmente si suppone essere il mondo reale ,ossia con la concezione della
condizione umana ritenuta valida da una società o un gruppo di essa. Al riguardo, è
d’obbligo osservare che il mondo testuale abbraccia più cheil senso semplicemente
veicolato dalle espressioni di superficie: i processi cognitivi apportano, infatti, una certa
porzione di senso comune derivante dalle attese e dalle esperienze dei partecipanti alla
comunicazione relative al modo di organizzarsi gli avvenimienti e situazioni. Quindi, il
senso delle espressioni utilizzate non è tutto, anche se non vi è dubbio che esso fornisce
al mondo testuale l’apporto più evidente e immediato.
Il sapere (o le conoscenze) non sono affatto identici al significato o al contenuto delle
espressioni linguistiche che li rappresentano o trasmettono.
Possiamo definire un concetto come una configurazione di conoscenze (sapere) che
possono essere attivate o richiamate alla coscienza con maggiore o minore unitarietà e
consistenza. Si trata di una definizione operazionale fondata sul fatto che la maggior
parte di coloro che usano il linguaggio, impiegando o ascoltando una data espressione
linguistica, attivano più o meno la stessa porzione di sapere, ossia la richiamano nel
deposito attivo della loro memoria. Non pare che ci siano, fra parlanti diversi,
divergenze tanto grandi in questo senso da arrecare dei disturbi alla comunicazione.
Purtroppo, moltissimi concetti sono così adattabili ad ambienti (contesti) diversi tra loro
che i loro componenti e confini restano alquanto vaghi. Nel definire i concetti occorre,
pertanto, confrontare pure le probabilità, vale a dire, se è più o meno probabile che un
concetto racchiuda un determinato sapere quando esso viene attualizzato in un modo
testuale, ossia laddove ogni concetto si presenta con una o più relazioni con altri
concetti. Queste relazioni formano la connessione che delimita il valore d’uso di ciascun
concetto.
Quando si usano espressioni linguistiche in una funzione comunicativa, si attivano le
relazioni e i concetti corrispondenti in uno spazio di lavoro mentale che viene chiamato
deposito attivo. Il grado di efficacia di questo deposito è superiore quando tali unità
rappresentano spezzoni di sapere ben integrati e no elementi singoli e scoordinati. Ne
consegue che il sapere alla base dell’uso testuale dovrebbe avere normalmente la forma
di pattern globali che occorre riprodurre di volta in volta in una forma specifica in
relazione a entrate (nella recezione del testo) e uscite (nella produzione) attuali. Alcuni
tipi di pattern globali sono probabilmente memorizzati come spezzoni integrali a causa
della loro alta incidenza di uso. Le cornici sono pattern globali che racchiudono
conoscenze comuni su un certo concetto centrale quale, ad esempio, festa di
compleanno. Queste cornici indicano quali sono, in linea di massima, le connessioni,
ma non in quale successione debbano essere fatte o dette le cose connesse
reciprocamente.
Gli schemi sono pattern globali di avvenimenti e situazioni in sequenze ordinate
fondate sulla prossimità temporale o sulla causalità. A differenza della cornice, lo
schema ha sempre una disposizione sequenziale tale che permette di sviluppare delle
ipotesi su che cosa verrà successivamente fatto o detto in un dato mondo testuale.
I progetti sono pattern globali di avvenimenti e situazioni che portano a un fine
premeditato. Essi si differenziano dagli schemi per il fatto che chi prepara un progetto
giudica tutti gli elementi in base alla loro utilità per raggiungere il fine preposto.
I copioni sono progetti stabilizzati che spesso vengono richiamati per definire i ruoli e
le azioni attese dei partecipanti alla comunicazione. Si distinguono dai progetti perché
hanno una routine d’uso già consolidata.
Nell’aggancio procedurale della produzione e recezione del testo si è riscontrata
l’importanza di tutti questi pattern globali: come, ad esempio, possa essere sviluppato
un topic (in cornici), come si svolga una sequenza di avvenimenti (in schemi), come gli
utenti testuali o i personaggi di drammi, romanzi e così via perseguano i loro fini
(mediante progetti), come situazioni di tutti i giorni vengano ordinate in modo da poter
presentare certi testi al momento opportuno (mediante copioni). Può darsi che tipi
diversi di pattern contengano lo stesso sapere di fondo, tuttavia, in una prospettiva
differente.
Un altro problema dei modelli procedurali del sapere è l’ereditarietà, ovvero la
trasmissione di conoscenze tra unità di tipi e sottotipi indentici o simili.

INTENZIONALITÀ E ACCETTABILITÀ

La coesione dei testi di superficie e la coerenza dei mondi testuali che sta alla base della
prima sono i criteri più evidenti della testualità. Esse indicano in che modo i singoli
elementi del testo si accordano tra di loro fino a produrre un senso.

Intenzionalità: con questo concetto si cerca di riassumere le intenzioni di chi produce


un testo. Nel senso stretto del termine, chi produce un testo intende il proprio prodotto
come un testo coesivo e coerente. Certe situazioni possono limitare talmente il tempo e i
mezzi d’elaborazione per produrre il testo da non potersi realizzare pienamente questa
intenzione nella fase della sua presentazione. La coesione, ad esempio, viene meno
talvolta quando si parla spontaneamente. Queste rotture, costituite da discontinuità o
rinvii, vengono di solito tollerate se non disturbano la comunicazione e se è facile
riconoscere da che cosa sono provocate.
Lo stesso discorso vale quando c’è una coerenza ridotta. Chi produce un testo può
reagire in modo confuso e contraddittorio se si trova in una situazione dai contorni poco
chiari. In certi casi, un testo può coscientemente ripercuotersi sulla coerenza al fine di
ottenere un effetto particolare.
La dipendenza reciproca di coerenza e coesione dall’intenzionalità può portare a
situazioni davvero complicate. Chi produce un testo può avere, ad esempio, il desiderio
di tenere nascoste certe conoscenze o azioni e finire, malgrado ciò, col tradirsi per colpa
di una coerenza incongruente.
Occorre distinguere una situazione come questa da una di altro tipo in cui la coerenza
viene intesa, ma non accettata perché le conoscenze e i ruoli degli interlocutori sono
troppo diversi. In questo caso ciascuno dei testi è inteso come coerenti per se stesso,
eppure il discorso non è comunicativo perché nessuno dei due interlocutori riesce a
scoprire la coerenza testuale dell’altro.
In un senso più ampio del termine, l’intenzionalità designa tutti i mezzi utilizzati da chi
produce il testo per perseguire e realizzare con esso le proprie intenzioni.

Accettabilità: si riferisce all’atteggiamento di chi riceve un testo in una comunicazione.


Nel senso più stretto del termine, i riceventi devono accettare un tratto testuale in quanto
coesivo, coerente e utilizzabile. Al pari dell’intenzionalità, l’accettabilità presuppone un
certo grado di tolleranza per discontinuità o discrepanza modeste a patto che il contesto
globale sia ricostruibile tramite una ragionevole soluzione del problema. Se
identifichiamo l’accettabilità con la capacità di chi riceve il testo di ricavare da
un’enunciazione le istruzioni per usarla, occorre che dal testo e dalla situazione in cui
esso è attuato venga in certo qual modo segnalato che cosa sono queste istruzioni.
Considerata in un senso più ampio, l’accettabilità comprende pure l’accettazione, ossia
la disponibilità concreta a partecipare a un discorso e a perseguire un fine comune.
L’accettazione è, quindi, un’azione propria del parlante la quale richiede che si entri,
con tutte le conseguenze del caso, nell’interazione del discorso. Quando si nega la
propria accettazione, ciò avviene espresso generalmente con un segnale esplicito (es.:
Non ho voglia di parlare). Se ciò non si verifica, vale come presupposto che la
partecipazione al discorso implica l’accettazione come caso standard.
Una comunicazione efficace esige indubbiamente la capacità di individuare o dedurre i
fini degli interlocutori basandosi sulle loro enunciazioni. Per la stessa ragione, chi
produce un testo deve poter prevedere la reazione di chi lo riceve, reazione che potrebbe
rivelarsi d’ausilio o di impedimento per un certo progetto, formandosi, ad esempio, un
modello interiore delle idee e conoscenze proprie di quelle del ricevente.
Spesso, però, anche i progetti più astuti non riescono a realizzarsi. Per quanto la
situazione sia già propizia, succede che l’interlocutore non offra le reazioni necessarie.
Se l’accettazione viene rifiutata, la testualità risulta chiaramente compromessa.
Nei riguardi dell’intenzionalità e dell’accettabilità ha una grande importanza il contesto
della comunicazione.

INFORMATIVITÀ

Il termine informatività designa la misura in cui una presentazione testuale è nuova o


inattesa per il ricevente. Generalmente si usa questo concetto solo per il contenuto, però
gli avvenimenti possono essere informativi in qualsiasi sistema del linguaggio. Questa
accentuazione del contenuto è dovuta al ruolo dominante della coerenza per la testualità,
mentre i sistemi linguistici quali la fonologia o la sintassi, avendo un rilievo secondario,
stanno più raramente al centro dell’attenzione. Per attenzione si intende qui quel
consumo di potenziale elaborativo che racchiude il potenziale contemporaneamente a
disposizione per altri compiti. Pertanto, si attribuisce un rilievo minore ad altri sistemi
se l’attenzione viene focalizzata sulla coerenza di concetti e relazioni, a meno che questi
non vengano deliberatamente impiegati in un modo inatteso.
Tutte le conoscenze di cui si appropria un individuo sono continuamente usate come un
ponte per far passare nuove conoscenze.
Il mondo reale è la parte privilegiata delle credenze o convinzioni che stanno alla base
della comunicazione testuale. Il modello sociale dominante della situazione umana e dei
suoi contorni stabilisce il mondo reale.
Gli uomini applicano delle strategie consistenti per cogliere e ordinare il mondo reale, a
meno che la sua complessità non diventi indominabile.
La seconda fonte di attese concerne l’organizzazione della lingua uscita in un testo.
Una terza fonte di attese deriva dalle tecniche con cui si ordinano gli elementi o gruppi
di elementi in considerazione della loro informatività.
La quarta fonte d’attesa è il tipo testuale. I tipi testuali sono configurazioni globali che
controllano il repertorio delle opzioni utilizzabili.
L’ultima fonte di attese è il contesto immediato in cui si presenta e utilizza il testo.

SITUAZIONALITÀ

Il termine situazionalità serve a designare in generale i fattori che rendono rilevante un


testo per una comunicazione attuale e ricostruibile. E’ molto raro il caso che gli effetti di
una situazione si facciano sentire senza passare attraverso una mediazione, termine con
il quale s’intende la misura in cui un partecipante alla comunicazione coinvolge le
proprie convinzioni e finalità nel suo modello di situazione comunicativa. L’evidenza
riscontrabile in una situazione viene introdotta in questo modello insieme alle
conoscenze precedenti e alle attese su come è organizzato il mondo reale.
Se la funzione dominante di un testo consiste nel fornire una rappresentazione
relativamente immediata del modello situazionale, si esercita un controllo della
situazione. Se essa consiste, invece, nell’orientare la situazione in una direzione
favorevole ai fini di chi produce il testo, si compie un orientamento della situazione. Il
limite tra controllo e orientamento non è definito nettamente e può variare a seconda
delle valutazioni dei singoli partecipanti alla comunicazione.

INTERTESTUALITÀ

Il termine designa le interdependenze fra la produzione o la ricezione di un dato testo e


le conoscenze che i partecipanti alla comunicazione hanno di altri testi. Queste
conoscenze vengono messe in applicazione tramite un processo di mediazione. Quanto
più ampi sono il tempo trascorso e l’attività d’elaborazione fra l’uso del testo attuale e
quello di testi pregressi, tanto più ampia è la mediazione. Un esempio di una
mediazione assai estesa è lo sviluppo e l’uso dei tipi testuali, ossia di classi di testi in
cui sono attese determinate caratteristiche per determinati scopi. La mediazione è invece
molto più contenuta nel caso di citazioni o allusioni a testi ben determinati o ben noti
quali discorsi famosi o opere letterarie. Essa è poi estremamente ridotta quando si
contraddicono, si riferiscono, si riassumono o si risponde al altri testi: un caso che è
particolarmente frequente nella conversazione. Nella conversazione predomina
l’intertestualità con una mediazione minima.

Esempi:

1.- Luca ha preso in prestito un libro dalla biblioteca scolastica. E’ un libro di storia
romana sul quale egli deve preparare una ricerca. Mario possiede lo stesso libro, ma
non ha voluto prestarlo all’amico.

Nell’esempio Luca indica lo stesso referente del pronome egli e del sostantivo amico,
che sono dei sostituienti del nome. I pronomi hanno una funzione fondamentale nella
coesione del testo.
Ricostruire l’unità di un testo è facile quando la sua coerenza è manifestata dalla
ripetizione della stessa parolo in un seguito coerente di frasi; come in questo caso.
Tuttavia non basta la ripresa della stessa parola per poter dire che il testo in esame
possiede una sua coerenza testuale. Ad esempio:

2.- Il libro di Giovanna è nella libreria. Mio cugino ha perduto il suo libro. Non credo
che abbiano ancora stampato il nuovo libro di Eco. Perché le hai regalato il libro più
economico?

Nonostante che la parola libro sia ripetuta in ogni frase, qui ci troviamo di fronte un
testo incoerente. Viceversa, la ripresa della stessa parole in frasi che si sussegono può
anche mancare e tuttavia non si può negare la coerenza del testo che segue:

3.- Ho comprato i libri scolastici di mia figlia. La bolletta del telefono è arrivata questa
mattina. Domani ritirerò la macchina dal carrozziere. Mio figlio ha rotto un vetro del
vicino. Le spese non finiscono mai!

Qui le relazioni tra le frasi sono ottenute mediante la breve esclamazione finale che
riferisce tutte le frasi al comune denominatore spese. Questa funzione è svolta,
all’interno del testo, dai cosiddetti nomi generali che riassumono i nomi particolari che
sono usati in precedenza. Nomi generali sono: cosa, oggetto, materia, roba, affare,
faccenda, argomento, fatto, avvenimento.
Alcuni di questi nomi sono più o meno “generali” rispetto ad altri: esiste cioè una certa
gerarchia.
Un nome che per il suo significato più generale si trova a un livello più alto di un altro
nome si chiama iperonimo, il nome che si trova al livello sottostante si chiama
iponimo.
La comprensione di un testo dipende non soltanto dal suo significato, ma anche dalla
conoscenza che noi abbiamo del mondo (delle abitudini, degli usi, delle convenzioni
delle società a cui apparteniamo): il cartello solo questa settimana questo prodotto costa
la metà non costituisce un’informazione ma piuttosto un invito agli acquisti.
Spesso è anche la conoscenza di altri testi precedenti a farci comprendere un testo.
Nell’esempio (3) le frasi rimandano a eventi che comportano uno sborso di denaro. Ciò
giustifica e rende coerente la frase finale Le spese non finiscono mai. Insomma questo
testo risulta coerente e unitario.
Ai testi 1) e 3) si possono dare eventualmente i titoli Il prestito di un libro e Le spese
della famiglia (oppure Le spese crescono). Il dare un titolo a un testo rientra nella
competenza testuale: lo può fare solo colui che ha capito bene il senso di quello che ha
scritto e/o di quello che ha letto. I titoli da attribuire allo stesso testo possono essere
vari: la scelta dipende dal punto di vista di chi propone il titolo e dall’effetto che egli
vuol ottenere sul lettore.

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