Sei sulla pagina 1di 6

Gli anni della seconda metà del IV secolo al sacco di Roma sono uno dei

momenti più felici della produzione letteraria latina, sia per la quantità delle
opere, sia per la loro ricchezza culturale, sia per l’eleganza della forma; ma c’è
soprattutto un campo di una fertilità veramente prodigiosa, quello della
patristica. Padri della chiesa sono SCRITTORI CRISTIANI che COMPIRONO una
MEDIAZIONE tra CULTURA CLASSICA e CRISTIANA, e portarono l’analisi dei
problemi etici e religiosi a profondità mai raggiunte fino ad allora.
Il mondo latino continua ad essere parzialmente debitore di quello greco, ma
riesce anche a produrre figure di primissimo piano sotto l’aspetto della politica
ecclesiastica ed è vivificato da una serie di autori intermedi, i quali si assumono
con buoni esiti il compito di trasmettere ai fedeli le elaborazioni dei grandi
pensatori, di orientarli nelle difficili controversie tra dottrina ufficiale ed eresie.
Fra tutti svettano i nomi di Ambrogio, Girolamo ed Agostino

------------------------------------------AMBROGIO-----------------------------------------------
Nacque intorno al 340 d.C. a Trèviri, una delle principali città della Germania, e
frequentò le migliori scuole di Roma nell’ambito dell’amministrazione
pubblica. Poco più che 30enne fu inviato a Milano come governatore dell’Italia
settentrionale. Dopo la morte dell’ariano vescovo di Milano, riuscì a sopire i
conflitti e le violenze reciproche fra ariani e cristiani tanto che la sola via
d’uscita da uno scontro insolubile fu di nominare vescovo proprio lui,
nonostante non avesse nemmeno ricevuto il battesimo.
Contrastò Simmaco nella disputa sull’altare della Vittoria in senato, intervenne
sui problemi della chiesa orientale etc. Fu una delle autorità dello stato più
iconiche, e fu incisivo più di moltissimi papi.
Nonostante gli impegni politici ed ecclesiastici, Ambrogio compose un numero
notevole di scritti, anche se non tutto quello che ci è pervenuto sotto il suo
nome va attribuito con certezza a lui.
La figura di Ambrogio è complessa: risale a lui quel fenomeno di
secolarizzazione che portò la chiesa a intervenire nelle vicende del mondo ed a
sostituirsi progressivamente alle decadenti istituzioni politiche.
GLI INNI: vivaci composizioni che hanno condizionato il canto e la musica
cristiana. 386 d.C., il vescovo ha strappato agli ariani tutte le chiese di Milano,
e quando l’imperatrice Giustina decide che la Porziana venga affidata al culto
ariano, Ambrogio va ad occuparla con una massa di fedeli per impedire
l’entrata delle forze dell’ordine. Per intrattenere gli occupanti pensò di far
cantare questi testi dal facile ritmo; il successo che ebbero presso i fedeli ed il
positivo esito della “battaglia” fecero sì che gli inni entrassero in pianta stabile
nella liturgia cristiana.
EPISTOLARIO: Alternanza di lettere familiari e lettere ufficiali. Si tratta di
vicende della storia dell’Occidente romano, o dei doveri dei cristiani, Ambrogio
dimostra una raffinata eleganza nel raccontare e una brillante capacità di
presentare tutte le questioni sempre nella luce a lui più favorevole. Fra i temi
ricorrenti lo scontro fra ariani, che Ambrogio condusse anche in mezzo al
popolo, con molteplici iniziative; la disputa per l’altare della Vittoria etc.
DE OFFICIS MINISTRORUM: Ambrogio era particolarmente attento, fino a
dedicare a loro un’intera opera: il D.O.M. rinvia al ciceroniano De Officiis. Dal
mondo antico si recuperano tutti i valori ed i comportamenti compatibili con la
nuova etica cristiana: le virtù cardinali, il concetto di diritto naturale, il primato
dei diritti della collettività su quello dei singoli; ma la tesi del libro è che questi
princìpi raggiungono la loro completa attuazione solo all’interno di un sistema
fondato sulla fede cristiana.
HEXAMERON: Una serie di omelie per la settimana santa, come dice il titolo si
commentano i 6 giorni della creazione con 6 libri

-----------------------------------------GIROLAMO------------------------------------------------
Girolamo nacque in Dalmazia nel 350 d.C., venne a Roma e studiò nelle
migliori scuole della città. Viaggiò molto, soprattutto in Oriente dove apprese il
greco e fu ordinato sacerdote, trascorse anche 3 anni di vita monastica nel
deserto della Càlcide. Tornato a Roma ebbe grande successo costituendo un
circolo che si ispirava al suo insegnamento, prima che si diffondessero pesanti
critiche circa il suo ascetismo; lasciò dunque la città per l’Oriente seguito da
alcune matrone che si erano affidate a lui come guida spirituale e morì a
Betlemme intorno al 420 d.C.
Girolamo mostrò in più occasioni un carattere difficile, come mostra la
polemica con Rufino, che si affidava alle dottrine di Orìgene e al metodo di
interpretazione della Bibbia fondato sull’allegorismo; Girolamo era stato
promotore della diffusione di queste teorie in Occidente, salvo poi distaccarsi
all’improvviso, scagliandosi proprio Giovanni (vescovo di Gerusalemme). Per
conto di quest’ultimo rispose Rufino che in toni distesi e sereni gli disse di non
condividere il ripensamento e di voler continuare la traduzione in latino delle
opere del pensatore greco, avviate proprio da Girolamo. Quest’ultimo gli
risponde violentemente e sceglie la via dell’improperio e dell’invettiva
personale piuttosto che discutere sulla validità della sua posizione.
Del carattere aspro di Girolamo è testimone anche l’epistolario in cui emerge
la figura di un uomo ingegnoso ma anche violento, condizionato dal desiderio
di primeggiare, non disposto ad accogliere serenamente le obiezioni ed i pareri
diversi dai suoi.
Già in precedenza l’epistola si era dimostrato genere letterario aperto, con
Girolamo raggiunge però l’apice di questa accezione, contenendo al suo
interno una lunga biografia, un trattato sulle tecniche di traduzione, scritti
esortativi alla verginità, consolationes, disquisizioni su passi problematici della
Bibbia.
Il capolavoro di Girolamo rimane però la Vulgata, traduzione in latino del testo
biblico che si propone come testo definitivo e canonico (ne esistevano altre).
Con la traduzione di Girolamo la Chiesa d’Occidente ebbe finalmente un testo
unitario e abbastanza attendibile, destinato a rimanere praticamente l’unica
versione autorizzata utilizzata in tutti i paesi di lingua latina.
Il successo della Vulgata non fu però immediato: ci furono in primo luogo
problemi pratici, che ritardarono la diffusione del nuovo testo, come la
necessità di avere un numero sufficientemente alto di copie circolanti; ci
furono poi le resistenze dei cristiani abituati a leggere e citare libri sacri di altre
versioni; resistenze di carattere ecclesiale come quella di Agostino,
preoccupato per il pericolo di un testo latino completamente diverso da quello
greco dei Settanta, che effettivamente provocò un allontanamento tra chiesa
d’Oriente e d’Occidente.
IN COMPENSO la Vulgata rappresentò un FONDAMENTALE MOMENTO di
AGGREGAZIONE per un Occidente diviso dalle invasioni dei vari popoli
germanici.
CHRONICON: Durante il soggiorno a Costantinopoli, Girolamo tradusse in
latino “la Cronaca” di Eusebio, una sintesi di notizie che Girolamo integrò con
altre più recenti e con informazioni sul mondo latino che l’autore precedente
non aveva potuto o voluto registrare.
DE VIRIS ILLUSTRIBUS: Interessanti vite di scrittori latini cristiani con
valutazioni molto personali che risentono di antipatie e simpatie: è chiaro che
Girolamo preferirà un Tertulliano (ascetico, rigoroso e polemista) ad un
Ambrogio (pacato e più legato a interessi concreti)

-------------------------------------------AGOSTINO-----------------------------------------------
Agostino nacque a Tagaste, in Africa settentrionale nel 354 d.C. La madre,
Monica, era una fervente cristiana. Giovanissimo ebbe un figlio illegittimo, a 19
anni la lettura dell’Hortensius di Cicerone gli causò una profonda crisi spirituale
che lo portò ad accostarsi al manicheismo, che tentava di conciliare il carattere
di trascendenza proprio della religione con aspetti di razionalismo. Grazie alla
raccomandazione di Simmaco ottenne la cattedra di Milano, dove entrato a
contatto con Ambrogio ebbe la conversione. Tornò in Africa e si dedicò alla vita
monastica, diventando vescovo ed opponendosi a manichei, donatisti e
pelagiani. Morì nel 430 d.C.
Agostino e le Confessioni
Agostino è il più ricco ed originale dei pensatori latini, scrittore elegantissimo
che sa dare alle sue composizioni una chiarezza e un’efficacia emotiva
ammirevoli.
Le sue argomentazioni filosofiche sono moderne, si pensi alla “scoperta” della
relatività del tempo. Non meno sottili le considerazioni che lo portano ad una
complessa dottrina che respinge sia le posizioni manichee (privano l’uomo di
qualsiasi possibilità di intervento) sia quelle del pelagianesimo (troppa
autonomia all’uomo, salvezza solo per meriti individuali).
Nelle Confessiones si ha il punto di maggior ripiegamento introspettivo dove
tocca livelli di analisi psicologica mai raggiunti in precedenza: angoscia per il
peccato, drammatici travagli delle crisi, conversione, Agostino che apre a caso
la Bibbia e trova la lettera di Paolo ai Romani.
Interessante notare come in Agostino, anche dopo la conversione, permane un
senso di inquieta precarietà, che lo fa sentire un uomo sempre attento a non
ricadere da un momento all’altro nel peccato. Questa consapevolezza che
nessuna conquista è definitiva fa delle Confessioni un UNICUM all’interno della
produzione PATRISTICA, che in genere vede nella conversione il parto felice di
una certezza raggiunta.
Un lettore moderno direbbe che le Confessiones sono una autobiografia, ma
ciò non è ovvio per uno scrittore di quel tempo: Agostino non inserisce notizie
sui genitori, la città natale, gli studi intrapresi etc. Le notizie riguardano assai
marginalmente questi dati.
Anche lo stesso titolo è poco chiaro: non si tratta delle confessioni intese come
dichiarazione dei peccati e richiesta del perdono a Dio; c’è piuttosto la
testimonianza resa a Dio, il ringraziamento per avergli indicato la strada
attraverso il peccato, e insieme la lode per la creazione.
La città di Dio
Altro grande capolavoro di Agostino, opera imponente che cerca di
contrastare definitivamente la forza della religione pagana, minaccia insita nei
letterati e nei filosofi che ancora cercava di imporre il proprio primato
culturale. Essa sanciva il definitivo ripudio del paganesimo da parte di
un’aristocrazia che aveva preteso di dominare la vita intellettuale della sua
epoca.
Nel mentre non manca di demitizzare il grande passato dei Romani, rifugio in
cui la cultura pagana cercava scampo contro la realtà del presente. Con ironia
appassionata egli sa mostrare che la storia romana non è piena di exempla
morali, che disastri di ogni tipo erano gravi e frequenti tanto nel passato come
nel presente, che nulla contavano le virtù dei Romani che anzi non erano in
nulla migliori degli altri popoli e infine che l’Impero romano, era del tutto
inessenziale per la salvezza dell’umanità, piuttosto un fenomeno storico
destinato col tempo a scomparire.
DE CIVITATE DEI una lunga polemica contro fatti, persone, credenze, pratiche
culturali/religiose della storia di Roma in cui Agostino dichiara che gli uomini
non sono sempre esistiti e destinati ad esistere sempre.
Pensiero e stile di Agostino
Maestro di scuola, si è formato su testi della tradizione classica; manicheo, è
stato in contatto con una setta tra le più vivaci del tempo; neoplatonico ha
approfondito la lezione del filosofo greco; uomo di Chiesa, ritiene suo dovere
farsi intendere da tutti e non solo da una élite di studiosi.
La sua scrittura si articola in frasi composte di brevi elementi disposti
musicalmente secondo precisi criteri di rime e assonanze; uno stile che
presuppone una lettura ad alta voce, come era quella degli antichi, e che perde
molta efficacia per la nostra lettura silenziosa.