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Chi usa il termine ³rivoluzione´ per indicare il rapido processo di accelerazione dello sviluppo industriale e di
cambiamento del modo di produrre avviato dalla Gran Bretagna all¶incirca nell¶ultimo quarto del Settecento, lo fa per
sottolineare quanto questo processo sia stato, nel lungo periodo, dirompente, irreversibile e abbia portato, a valanga, a
una serie di cambiamenti, che hanno coinvolto tutte le sfere dell¶agire umano. Infatti, questi mutamenti, partiti dal modo
di produrre, si sono poi estesi alla distribuzione e al consumo, e hanno provocato conseguenze che vanno ben al di là
dell¶ambito economico, incidendo sui rapporti di classe e le relazioni sociali, sulle abitudini di vita e, alla fine, sugli
stessi valori fondanti delle società umane, nella misura in cui hanno posto l¶economia al centro dell¶interesse e delle
attività dell¶uomo. Se scegliamo dunque come spartiacque il processo di industrializzazione, possiamo indicare, per
sommi capi, le caratteristiche economiche e sociali di una società preindustriale e compararle con quelle di una società
industriale avanzata. Semplificando, si possono considerare società preindustriali le società di ancien régime, vale a dire
tutto il continente europeo prima dello sviluppo inglese. Dal punto di vista socio-economico le maggiori differenze fra i
due tipi di società si sono prodotte negli ambiti seguenti:

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uesta economia inizia e non finisce con rivoluzione industriale, perchè continua in Italia e in tutto il continente. Per
economia preindustriale si intende quell'epoca che va dal 500 al 700, ma in alcuni casi e in alcuni ambienti è andata ben
oltre. Non c'è una netta cesura. Ci sono molti elementi di continuità. Partiamo dalla variabile della popolazione.
Vediamo quindi l'andamento demografico europeo durante l'età moderna.

·‘ Il regime demografico:
o‘ alta fecondità e natalità   

o‘ alta mortalità
å‘ nei periodi normali e nei periodi di crisi e catastrofe

Di solito l'andamento demografico nel lungo termine nell'antico regime era quasi stazionario.

La natalità era 35-45 x 1000 prima della rivoluzione industriale, cioè 35 nati su 1000 persone. Come mai così tanta alta
natalità? Non c'erano metodi contraccettivi (non venivano usati anche per motivi religiosi). Non esisteva l'aborto
volontario. Si partoriva, ma non potendo allevare i bimbi li si abbandonavano. Esisteva la cosiddetta ruota,1 culla aperta
dove la mamma lasciava il bimbo e se ne andava. Poi la ruota venne abolita a causa dello scandalo da parte della
borghesia. Ma nel lungo tempo, c'era il 35-45 x 1000 di persone che morivano all'anno! uindi M   M 

M MM   M. C'era una modesta crescita demografica. Nei periodi normali si moriva perché non c'erano
medicine ma più di ogni altra cosa era perché   M      M 
 
. Era l'igiene che debellava
gli abitanti (epidemie portati magari dagli eserciti, vedi la peste del Manzoni). Già nei periodi normali il progresso
demografico era modesto.     M   M       M

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 (alimentari, cereali)  ‘ :
o‘      M: aumenta o diminuisce il prezzo del grano, si mangia di più o di meno.
o‘    : tale scelta era influenzata dal grano. Se il prezzo era alto lo si rimandava e
quindi si riduceva l'età fertile della donna. In quelle società c'era alta nubilità, l'unico freno volontario
al concepimento.
o‘       : c'erano istituti per raccogliere i bimbi, era una società in cui esisteva la
solidarietà(
). Venivano abbandonati anche i bimbi legittimi per l'impossibilità di mantenerli.
‘ g‘  :
o‘         M    M   : l'andamento della popolazione era molto stazionario.
Generalmente tendeva sempre a crescere ma molto lentamente.
o‘ il rapporto tra popolazione e risorse alimentari ( M  M
).
o‘ equilibrio economico instabile e ciclico:
å‘ al limite della sussistenza; lo si vede da testimonianze letterarie, tanti mendicanti... g 


 M


  M M     M     
 MM
 . Oggi, nonostante le crisi, comunque si hanno delle proprietà.
o‘ La popolazione tendeva a disseminarsi,

   , scappano dalle città. L'antico regime è
urbano, ma comunque poche città superano le centinaia di abitanti per chilometro quadrato. Le
condizioni di vita in città era un disastro. Anche i nobili durante l'estate se ne andavano in campagna.
Città che puntano sulla diagonalità.  MM      
  MM  
 M. Ci sono
eccezioni: popolazione intensa come ad esempio Milano e nelle Fiandre in cui si instaurava un
sistema agricolo intensivo che permetteva maggior densità demografica.

c
o‘ struttura ad età, M   : le classi d'età giovani erano abbastanza alte, anche se vi era alta
mortalità le popolazioni erano giovani, ve n'erano tanti. M    M M  M    
  !      "#      $. A quel tempo c'erano un sacco di
inattivi. Oggi ci sono molti inattivi. Ci sono molti ultrasessantenni. Gravano sul welfare. Ma ora ³non
sono un gran problema´... non era così nel periodo preindustriale.

‘ g‘ 

‘  : le   tra i vari ceti erano M  , quindi si ha una chiara distinzione di classi.
Ora non è più così, è molto mutevole. Oggi ci sono molte opportunità. Come mai queste rigidità al tempo?
Vediamo gli ordini:

o‘  M%Erano gli altolocati, ,ma esistevano anche i nobili decaduti. La nobiltà era composta da coloro
che non solo detenevano molte ricchezze, ma che si identificavano come un ordine distinto dagli altri
anche dal punto di vista istituzionale. Si poteva essere tanto ricchi, ma non nobili. È un ceto disparato,
perché erano politici, ecclesiastici... detenevano le cariche pubbliche, per il bene comune.  M&
 M  M"#MM  M

o‘ M %entità variegata. Troviamo il piccolo prelato, oppure il grande abate di secolari monasteri. Vi
erano poi enti ecclesiastici.

o‘ ½  
 % Le posizioni sociali derivano dalla loro professione. Nelle città commerciali vi erano
numerosissimi borghesi ovviamente. I maestri delle arti.

o‘ •  M    %sono quelli che vivono del loro lavoro, non hanno un patrimonio. uindi   
      M M   # M   M   . uando i prezzi crescono o si riducono i salari devono
andare a fare l'elemosina o vanno dai monaci.

o‘   %     M  
  , M  . La maggior parte non erano proprietari
del territorio su cui lavoravano. Piano piano sono riusciti ad esserne proprietari. In ogni caso hanno
comunque una sicurezza per vivere. C'è un modo di fare orientato all'autoconsumo. Per questo motivo
c'era il ³città fuggo´.
‘
‘ • 
‘  ‘
 la ricchezza era molto diseguale, distribuita perlopiù alla nobiltà, il suo punto
riuscivano a coprire circa il 60% della ricchezza totale.

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‘
o‘    %
å‘ i nobili per essere tali        M         M; per essere
nobili quindi 
      . Non dovevano fare attività vili cioè facendo il
commerciante. uesto era scritto nel loro statuto.
o‘        M%
å‘ i matrimoni venivano all'interno dello stesso ceto sociale (
   M   ). Le
ricchezze quindi rimanevano sempre nello stesso ceto sociale, vi erano queste barriere.
o‘ Ý 

    :


å‘ a chi si trasmetteva la ricchezza nel tempo? In passato chi aveva tante ricchezze, prima di
morire andava dal notaio per dire a chi va cosa. > 

! M   

  M M  M),    M   . Alle donne rimanevano le doti femminili:

M
  MM      MM    


 . Bassa proliriferità nelle classi nobili per


contenere le ricchezze, o meglio, mantenere le ricchezze.
o‘ Il discorso del fedecommesso e altre cose, non sono insite solo nella nobiltà, ma si diffonde anche
negli artigiani. Ricchezza sterilizzata. Tutta la ricchezza immobiliare, viene trasformata in immobili
anche per avere rendita. È una mentalità nobiliare che si estende anche ad altre classi. Tale  M

  MM   M   M
o‘ ¬n grande peso era determinato da enti ecclesiastici. Anche se di fatto è retto da civili. Le persone
vivevano o di carità o per possedimenti di proprietà.
å‘ Manomorta (sinonimo di   #  M
      M#    ' 


   ): un patrimonio che fa parte di enti morali, istituti per poveri ed orfanatrofi. Ma
questi patrimoni potevano essere dislocati nelle varie parti della provincia. Gli
amministratori di questi enti morali si trovavano un po' incasinati. (M  M     
M M   M 
 M Liberalizzazione di beni ed energie. M" 
     M M   MM  M   

   #


V
   Infatti le facevano usando i prestanome, perché mestiere ritenuti vili, come
prescritto nel loro statuto.

Tutte queste rigidità si riflettono sull'economia, sui suoi M     MM M

‘     
: in beni essenziali cioè di natura fisiologica e di primaria necessità.
‘ 

 M 
, economia della carità.
‘ M    
 :
å‘   

å‘  
  : se io ho un fondo agricolo vendo o affitto ad uno in campagna,
non gli chiedo soldi, ma chiedo una parte del raccolto. scambi non monetari. Molti beni
trovano sbocco a breve e lo consumano loro stessi. Sullo stesso fondo si coltivavano,
ovviamente cereali, ma poi mettevano frutti, allevavano bestiame per fare salami, formaggi
e questo per accontentare le diverse richieste.        
  #   
Ý M  ) * 
  + M  ,   ) L'autoconsumo persiste comunque ancora.
Attaccamento all'autoconsumo.

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La produzione in una società preindustriale era eminentemente agricola e forniva alla grande maggioranza della
popolazione solo lo stretto necessario per sopravvivere. Metodi di coltura e attrezzi erano arcaici e, di conseguenza, la
produttività del lavoro restava bassa. Di fatto era la popolazione a doversi adattare alle potenzialità produttive e non
viceversa, come invece avviene nelle società industrializzate.

o‘   :
å‘ sul piano dell'occupazione,70,80% del lavoro totale. ora è del 5,5%.
å‘ sul piano dei redditi: sia per i contadini sia chi vive in qualità di proprietari.
å‘ sul piano di investimenti:
§‘ opere d'arte
§‘ beni fondiari.
å‘ Consumi.
o‘   MM 
  M, cioè bisogna avere affari in agricoltura.
o‘ conquista di uso del suolo coltivato ( ), suolo agricolo utilizzato.
o‘ M    MM    M    M  M      
  

   M   M cioè con
terrazzamenti a strati. Aumentano la base alimentare. Nei Paesi Bassi, dove sono sotto il livello del mare, si
coltiva lo stesso nelle vicinanze del mare. Nei Paesi Bassi la Modernizzazione è legata alla superiorità
commerciale e l¶agricoltura è più produttiva della media europea, è la prima economia agricola moderna.
__POLDERS__
å‘
    MM  M 
ovvero si utilizzano sempre arti medioevali in qualche
caso anche romani.
å‘   MM    M : tre quarti della terra arabile era coltivato per cereali, questo per un
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Riguardo ai consumi e ai risparmi, generalmente nobiltà e clero non reinvestivano il risparmio in modo produttivo, ma
lo destinavano a consumi di lusso o lo distruggevano con le guerre. Inolre nell¶attività produttiva MM M 
(attrezzi, macchine) M  , a fronte di un elevato impiego di manodopera. La società pre-indistriale, sopratutto se
feudale, era una societò chiusa. La ricchezza era nelle mani dei nobili e del clero e      M
 MM MM 
Nelle società europee di ancien régime, M     M    e i membri del
clero erano l¶elemento colto di una società in larghissima parte analfabeta. In età moderna, l a Riforma promosse invece
l¶alfabetizzazione perché i fedeli erano chiamati a leggere e interpretare personalmente la Bibbia. Giudizi ¬niversali,
mostri ed elementi architettonici delle cattedrali gotiche tendevano ad incutere timore nei fedeli e a ricorda re la presenza
del demonio e i tormenti delle pene infernali riservate a chi trasgrediva i comandamenti.

In una società industrializzata i precetti religiosi non hanno più molta incidenza sul comportamento degli uomini.
Prevale l¶edonismo individualistico e si tende ad attribuire autorevolezza a chi è capace di ammassare ricchezza .

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 ‘
Dopo aver visto l'andamento della popolazione e la situazione agricola possiamo vedere la  
 
intesa come costruzione e consumo di beni con tecnologie manuali.

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M 
o‘ In alcune economie urbane c¶è quasi il 50% di attività manufatturiere però è comunque misconosciuta, è
stata ben nascosta. Ma come mai? uesto è dovuto un po¶ alla storiografia.  - * 
-, fisiocrato
del 1700, primatizzava l'agricoltura. Sosteneva che l'agricoltura da¶ valore aggiunto, al contrario
dell'artigianato che di fatto elabora e rielabora senza creare. La prima proposta fatta dai fisiocrati fu di
M M     M, togliendo specialmente le barriere dei dazi. uensay ha ³lasciato dire´ agli
storici che ³antico regime significava primato dell'agricoltura´. In realtà c'era molta attività
manufatturiera.

‘  
o‘       %
å‘ l'artigiano è un imprenditore che si avvale di collaboratori e che contribuisce esso stesso al lavoro
nell'attività produttiva. E¶ quindi colui che si occupa anche della commercializzazione, colui che
conosce i segreti del mestiere. g    
   +M   %M   M   
 M . La bottega è il luogo in cui si svolge l'attività.
å‘ L'artigiano  +M  , perché magari è finanziato da altri, perché la materia prima
e le commesse vengono dal finanziatore o da terzi in generale. L'artigiano urbano si indebolisce
davanti alle     . Nelle città la bottega artigiana non era singola, ma faceva parte di una
corporazione che raccoglievano tutti quelli che appartenevano ad un certo settore.
å‘ uindi da una parte c'è chi finanziava, controllava, dall'altra c'era una corporazione che però era un


      M, perché spesso bocciavano le richieste di iscrizione. Se uno voleva
entrare doveva fare un capolavoro anche perché se il novello non elaborava qualcosa di molto bello,
rovinava il credito, la reputazione dell'arte stessa. ueste corporazioni avevano strettissime regole su
cosa produrre e stabiliva anche i prezzi. Tutto questo per controllare l'operato, mantenere la
reputazione.
å‘ Ý     
  MMM      . Limitavano la concorrenza, mantenevano la
reputazione, stabilivano un  
    .    '   M #   M 
  
 M
M. /, /M    M  
 M 
 È quindi un freno
all'evoluzione. 0     M  M
, gli apprendisti rubavano con gli occhi. In alcuni casi si
arrivava anche alla pena di morte, ad esempio nella vecchia Bologna.

o‘ g
   M#  M (per tessuti, chiodi, coltelli...):
å‘ produzione di manufatti dislocati nelle campagne. Non è come in città che addirittura c'erano e ci
sono ancora le vie dedicate al mestiere, come ad esempio via orefici, via dei mercanti. ueste
attività prima erano in città, ma poi sono spariti. Gli storici hanno pensato che fossero sparite del
tutto, ma in realtà erano andati dislocati nelle campagne. (

 :
§‘ (MM    : sistema di produzione a domicilio. Non è un operaio perché non si dedica
esclusivamente al lavoro del telaio ma lavora un poco a tutto, cioè è un    ,
  . Svolge quindi almeno due attività. Ý   e danno priorità alla terra
(semina, raccolto, vendemmia) che è la prima fonte di rendita. Nelle regioni continentali
dove l'agricoltura non è molto sviluppata, fanno anche altro: vengono ingaggiati da terzi.
§‘ Anche la produzione tessile esce dalle città e va in domicili per conto di altri. uesto
perché c'è un mercante-imprenditore che commissiona loro una data attività. Ci sono
quindi tante unità dislocate che lavorano   ,  . Chi è il mercante-
imprenditore? È colui che fornisce materia prima, ma possiede anche del capitale proprio
e lo dà da fare ai contadini-operai. Tali mercanti-imprenditori erano anche molto bravi,
infatti la fase di finitura lo facevano loro stessi, cioè i lavori più difficili e delicati se li
facevano da soli. (M  ,  +  
      M
§‘ L'industria rurale rende un buon mercato. ¬n panno prodotto da un contadino-operaio
costa di meno di uno che lo produce in città. uesto perché, primo è un suo secondo
lavoro e poi comunque è un prodotto semplice, non elaborato, raffinato come lo potrebbe
fare un artigiano provetto. ueste produzioni si diffondono perché comunque è un bene
comune, popolare.
§‘ ¬ MM M

M: questo sistema non ha orari di lavoro. Se il mercante-imprenditore


ha bisogno di più cose, cioè si aumenta la domanda, semplicemente acquista più
commessi. Nello stesso modo se diminuisce la domanda, riesce a perdere poco, perché


     M   

. Ha solo investimenti a breve, quindi può disinvestire


facilmente e velocemente. ¬n poco comunque lo perde, perchè se diminuisce la domanda
potrebbe rimanere con i lotti ancora da ultimare. Ora quando per esempio si licenzia
qualcuno, gli si dà una macchina a casa sua e continua a lavorare per l'imprenditore,
mercante-imprenditore come fece la Benetton negli anni µ60, nascono nei distretti
industriali.
§‘ Esistevano le grandi industrie ed erano chiamate     . Esempi: i
cantieri navali, navali, altoforni siderurgici. Anche perché c'è un imprenditore che
coordina un può tutto. È manifattura, perché le tecnologie usate sono pre-industriali,
non c'erano le macchine.
å‘ queste sono le tipologie di soggetti: l'artigiano, l'industria domiciliare (contadino-operario,
mercante-imprenditore), manifatture accentrate.

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‘
‘
‘ Commercio: è il
  1   . Ci sono più novità anche in età preindustriale. Non è ferma come
sembra.

Il commercio era limitato però dallo stato depreabile delle strade, vi erano pericoli dalla  
    , infatti i
mercanti viaggiavano in  . Le eccezioni alle scarse attività commerciali erano dominate da Repubbliche
marinare. Tuttavia non seppero aggregare il territorio circostante, ma solo estendere la loro influenza per poche decine
di chilometri nell¶entroterra.

‘ MMM M  M: la maggior parte degli scambi erano locali, la distanza era breve e le vie di comunicazioni erano
le strade. Si scambiavano beni di sostentamenti: latticini, cereali, salumi, vini, olio, carne.
‘ MMM     M: si differenzia dal locale per la distanza: da contado alla città capitale. Ho bisogno di un
intermediario per la durata dello scambio e la distanza. Chi sono operatori specializzati come mercanti o
mercanti-imprenditori. Le vie di comunicazione sono le strade e le vie d'acqua, perché le strade non erano
molto praticabili sempre.
‘ MMM     M,   M% sono quelle in via di sviluppo. ¬na volta vi erano molte barriere
geografiche. Non è come ora in cui il mondo è piccolo.
‘
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Le scoperte geografiche in breve tempo cambiarono radicalmente l¶Europa, sia dal punto di vista culturale, in quanto
convinzioni millenarie, come quella aristotelico-tolemaica, tramontarono, sia sul piano economico, con la progressiva
perdita d¶importanza del 
 .
×M      M     M      MMM
 
  
  MMMM  MM MMM  
    MM          M   M     M
    
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M M  M       M   M 
 
    M                     M M
 M  MM 3
Conseguentemente si assistette alla ³rivoluzione dei prezzi´: in particolare, dalla seconda metà del Cinquecento, iniziò a
risultare evidente l¶aumento generale dei costi. Basti pensare che ×MM 
 M      M  


MM   M      M   MM  M M   M!" 
    MMM   M   
Il popolo non restò indifferente a tutto questo, ma assunse un atteggiamento di ribellione, poiché i monopolisti
aumentavano il costo delle merci che controllavano e i proprietari terrieri accrescevano gli affitti; di conseguenza il
costo della produzione agricola e i prezzi salivano. I mercanti di cereali, poi, erano in grado di approvvigionare le
grandi città, che si sviluppavano sempre più, ma il loro commercio era lucroso e utilizzava al massimo le disponibilità
locali. Per tenere a freno le masse, i governi emanarono dei provvedimenti legislativi, che, però, non vennero mai
attuati.
I teologi dell¶università di Salamanca e Bodin, giurista e teorico politico, sostenevano che le importazioni spagnole di
oro ed argento erano legate all¶aumento dei prezzi. Inoltre molti governi europei avevano svalutato la loro moneta (il
governo inglese, ad esempio, tra il 1543 e il 1546, ridusse da cento a quaranta grani l¶argento contenuto nello scellino).
Dalla metà del Cinquecento, in Europa e, in particolare, in Spagna l¶afflusso d¶oro e d¶argento incise considerevolmente
sulla circolazione monetaria: l¶argento, infatti, rappresentava l¶unico prodotto di scambio dei colonizzatori per le loro
importazioni. (Il governo spagnolo riservò questo traffico solo agli abitanti del regno di Castiglia, poiché sosteneva che

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i castigliani avevano allestito e rifornito le spedizioni per i viaggi oltreoceano. In questo modo il re controllava il
commercio e pretendeva il pagamento di una tassa (20%) per il traffico dell¶argento). La quantità d¶argento che
perveniva a Siviglia era, poi, nuovamente esportata per pagare i salari e i rifornimenti delle milizie che risiedevano
all¶estero e per risarcire i prestiti dei banchieri tedeschi e genovesi al governo spagnolo.

uesto non produsse un surplus, ma una carenza di oro e di argento, che presto costrinse il governo spagnolo a
introdurre l¶uso delle monete di biglione. Senza dubbio in questo periodo si verificò un¶importante crescita
demografica; il maggior numero di dati è riferibile alle città: ×M#$%%       
   M             S M  
   M      M  
M            M  M
 M  M  &
 
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MM   M  
uesta straordinaria espansione urbanistica era sicuramente il risultato di una crescita demografica generale.
×     MM    

 M    MM M   M    M   M


   MM M     ''  MM          M    
  "(       

M    " )  


MM   M

 . L¶aumento della domanda non


riguardò solo i prezzi alimentari ma anche quelli di altri prodotti, tra cui la lana.
Probabilmente lo sviluppo demografico superò le disponibilità alimentari: infatti, già nel corso del µ500,
l¶approvvigionamento risultò difficile in molte aree. La stessa cosa non si verificò nelle industrie manifatturiere e
edilizie. Per quanto riguarda il livello dei salari, questo, inizialmente, non raggiunse quello dei prezzi tanto che a partir e
dal 1530, il divario tra prezzi e salari divenne troppo profondo per essere colmato.
E¶ da questo momento che si verificarono i primi aumenti salariali accompagnati dalla consapevolezza del malcontento
della popolazione lavoratrice dell¶Europa occidentale e centrale, che si accentuò sempre di più tanto che nel 1534
esplose in aperta rivoluzione. Sul mercato internazionale vennero introdotti molti nuovi prodotti come il legname da
costruzione, i cereali e le pellicce norvegesi e baltiche, pesce, formaggio, burro, vini, birra, metalli e armi di ogni
genere; infine vi era il mercato degli schiavi.
‘ Dal punto di vista economico, quindi, si ebbe:
o‘ lo spostamento dei traffici commerciali dal Mediterraneo all¶Atlantico, con conseguente danno per quei paesi
che invece erano stati protagonisti del mare nostrum, in particolare dell¶Italia;
o‘ l¶arricchimento degli stati bagnati dall¶Atlantico, fino ad allora tagliati fuori dai traffici commerciali
provenienti dall¶oriente attraverso il Mediterraneo;
o‘ lo sviluppo delle compagnie mercantili, che permisero l¶accumulo di capitali che sarebbero stati riutilizzati per
l¶industrializzazione del µ700;
o‘ l¶afflusso di oro ed argento dalle miniere americane causò il crollo dei prezzi, perché aumentò il flusso del
denaro circolante;
o‘ il cambiamento della produzione agricola, con l¶aumento della disponibilità di prodotti già presenti nel vecchio
continente (come canna da zucchero, vite, lino, canapa, caffè), trapiantati in America, da cui vennero importate
coltivazioni come quella del mais, del pomodoro, del tabacco e della patata.

‘ Dal punto di vista politico, invece, si ebbe:


o‘ la formazione di vasti imperi coloniali (spagnolo, portoghese, inglese e francese);
o‘ l¶inizio dei conflitti armati per il possesso delle colonie.
o‘ Dal punto di vista sociale si ebbero:
o‘ la tendenza all¶immigrazione verso i nuovi territori;
o‘ la sempre maggiore importanza della borghesia, in contrasto con la vecchia aristocrazia, sempre più legata alla
sola rendita delle terre coltivate;
o‘ l¶estinzione totale o parziale delle popolazioni dell¶America meridionale;
o‘ il ³fiorire´ del commercio degli schiavi dell¶Africa.

Dal punto di vista tecnico e scientifico le scoperte geografiche ampliarono le conoscenze, proprio perché si poterono
verificare delle situazioni diverse da quelle europee. La necessità di dover coprire distanze navali maggiori determinò
un¶applicazione tecnica non indifferente dei progressi scientifici raggiunti. Proprio per questo la data della scoperta
dell¶America viene presa come spartiacque tra Medioevo ed Età Moderna. L¶Italia rimase a questo punto tagliata fuori
da ogni commercio e da ogni esplorazione, perché non aveva sufficienti risorse economiche da profondere in tali
imprese e per la sfavorevole posizione geografica. Dal punto di vista culturale, infine, l¶incontro con le popolazioni
indigene del Nuovo Mondo può essere considerato un momento di basilare importanza per l¶Europa intera: grazie alla
scoperta di nuove civiltà umane e, quindi, di modi di vivere diversi si ampliarono gli orizzonti culturali che ispirarono le
utopie del Rinascimento (Moro e Campanella), avendo potuto osservare il comunismo dei beni praticato da quei popoli,
e il pensiero politico moderno (Hobbes, Locke e Rousseau) intorno lo stato di natura e quello civile.

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     ! S 
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Prima che la rivoluzione Industriale scardinasse le strutture economiche della società di ancien régime, M
     
#    #  
M2 M      M    
MM 


 su
cui questa società si reggeva. Anche il vincolo politico posto ai fondamentali fattori della produzione, terra e lavoro,
che non erano liberamente acquisibili sul mercato, era spesso già venuto meno.
In estrema sintesi si possono ricordare i seguenti elementi: fin dal medioevo, 
 alla dominante struttura
feudale erano state, in Italia, le  M  , dove i rapporti con altre culture erano fitti e l¶influenza della
Chiesa cattolica era ben poco significativa sull¶agire economico. ui tutto poteva essere oggetto di commercio,
anche la terra e le cariche politiche. Rispetto all¶affermarsi di economie di mercato, tuttavia, esse si pongono al
centro della ³rivoluzione commerciale´ del XIII secolo nella quale ½ M (1977) ha visto l¶emergere delle prime
forme di capitalismo.

‘ ( M    20      M    

   M M      M 


     M    
   

   Nel contempo il    M

   
 M  
 , sia
in seguito alla Riforma (Inghilterra, Svezia), sia per effetto di contratti enfiteutici stipulati da ordini monastici, che
poi spesso dimenticavano di riscuotere i canoni (ad esempio nel Milanese).       +
 M  M            , che talora, come in Italia, le
comperava per nobilitarsi attraverso il loro possesso, ma che in altri casi, soprattutto nel Nord Europa, era
determinata a  M   , investendo in esse capitali, migliorando le colture, e di conseguenza
le rese. In Gran Bretagna i nobili stessi avevano precocemente destinato le terre meno fertili all¶allevamento ovino,
recintando anche le terre comuni (enclosures) e allontanando così molti contadini dalle campagne.
‘ Con l¶inizio dell¶età moderna,        
, grazie anche al
progressivo insediamento di mercanti e artigiani, diventando centri di scambi commerciali e sedi di manifatture.
g   MM      M 
     M      
  
   
 , che portarono alle scoperte geografiche del tardo uattrocento e del Cinquecento. ueste
segnarono l¶avvento dell¶età moderna e la formazione delle colonie europee nelle nuove terre che venivano via via
esplorate. MM M , oltre a molti prodotti nuovi, giunsero       MM  
 . Il massiccio
afflusso d¶oro e d¶argento in Europa generò, nel Cinquecento, una  
 
 MM  M    
(la moneta era metallica), con forti effetti inflazionistici, data la sostanziale rigidità dell¶offerta di beni, e con essa
ebbero luogo spostamenti significativi di ricchezze.  M    M     M  
 M

 
       0    M    
   , o meglio compagnie commerciali, in cui erano
investiti cospicui patrimoni di famiglie, che utilizzavano i profitti mercantili nella concessione di prestiti ai
sovrani, dai quali ottenevano spesso privative per lo sfruttamento di importanti risorse minerarie (argento nella
regione Sassone-Boema, mercurio in Spagna, allume nello Stato Pontificio e così via). Basti pensare ai Fugger di
Augusta, banchieri che finanziarono Carlo V, o ai Medici di Firenze.

‘ MM M
MM    
M . L¶evoluzione nell¶arte della guerra, la comparsa delle
armi da fuoco e il peso crescente assunto dalla costosa artiglieria furono causa non secondaria della nascita dello Stato
moderno, a sua volta prerequisito di carattere istituzionale per la successiva rivoluzione Industriale. Le guerre di
successione e di religione che segnarono il ³secolo di ferro´ (da metà Cinquecento a metà Seicento) divorarono grandi
patrimoni di sovrani e dei loro finanziatori, contribuendo a spostare ricchezze. P M3 ((
 M M    
   M
 M      M      MM  MM Ý  . Le più importanti erano la
Compagnia delle Indie orientali olandese e la Compagnia delle Indie orientali britannica che importavano in Europa
tè, oppio, spezie, seta, argento, realizzando fortune colossali. Nel Settecento Gran Bretagna, Francia, alcuni Stati
tedeschi e la pianura padana avevano conosciuto significativi mutamenti nelle tecniche agricole, nella selezione delle
sementi e delle razze animali.

‘ Con il Settecento  M     M  MM  si iniziò a spazzare periodicamente le strade e a
seppellire i morti fuori le mura delle città, invece che all¶interno delle chiese.

‘ S)M 
MM 
MM M  M M
MM M  Gli storici che aderiscono alla tesi espressa da
,  nel volume 0  
 

  M   M
ritengono che le religioni riformate, e in particolare il calvinismo, abbiano contribuito
sensibilmente a modificare il giudizio degli uomini sull¶attività produttiva e sull¶arricchimento individuale, favorendo
così il processo di sviluppo.     M #   
 

   M


 M
 #
  M   
 # 

   
   MM     P 
M M   
 M  La Riforma
avrebbe dunque rimosso ostacoli di natura etica all¶avanzata del capitalismo, poiché il profitto non veniva più

‰
condannato, anzi, nella misura in cui diventava fonte di accumulazione del capitale produttivo, era inteso come un
bene, perché poteva essere utilizzato a fini caritativi o reimpiegato per allargare il processo produttivo e quindi per
creare nuova occupazione. M
 # M    #     M     

4 M 


MM 
M 
(fondamentale sarebbe stata la disponibilità di ferro e carbone) e ricordano la ben precedente intraprendenza
economica manifestata dagli ebrei.

 S  MM     M M        MM M    M  
 M 
M  MM   M  M  Gli illuministi, poi, criticarono duramente gli istituti
tradizionali: Chiesa, assolutismo regio, struttura feudale.Il pensiero filosofico europeo nelle sue nuove modalità
investigative fu favorito dalla tradizione giudaico-cristiana, secondo cui Dio ha posto l¶uomo al centro della natura e
gliene ha concesso il dominio.Lo sviluppo scientifico-tecnologico, a sua volta prodromico allo sviluppo industriale.

‘ -  M 
o‘ Le tecniche di lavorazione dei terreni non hanno subito modificazioni efficaci a eccezione della rotazione
agraria. Fra il VII e il XVI secolo sono stati introdotti e si sono diffusi l¶ aratro pesante, la rotazione agraria
triennale, l¶uso del ferro di cavallo e l¶attacco a tandem degli animali da traino.     M   
 M M MM M Solo dopo il XVII secolo è iniziata
e si è diffusa la coltivazione di alcuni dei prodotti alimentari di origine americana, come la patata e il mais, i
quali hanno contribuito ad aumentare la disponibilità e la varietà delle risorse. g 
 MM    M

 
 # M  #  + M2  MM
  
    M   M #  M

 #  

 M
 M  MM MM#   
 
   M M   

o‘    #  
M   
 MM  
   M    M # #  M   
 MM    



 
# M 
 

M  M
 # M  
     M 

 


MMM  M  #M M   


 M   #M 
 
    

  M
M    # M          M  M   M    M  M       

  La
produzione agricola era destinata, prevalentemente, all¶  della famiglia contadina. Nel corso del
Settecento si sono verificate in Europa numerose   M  , le epizoozie, di eccezionale gravità e di
proporzioni ben più disastrose dei secoli precedenti. Il Settecento è stato il secolo che ha visto le guerre di
successione europee, spagnola, polacca e austriaca, e le lunghe campagne napoleoniche.

o‘ g   M  
  #  #M  M2# $, se non in anni eccezionali e, per i
cereali minori meno depauperanti, quali la
 M #M2  #M2  #M2%5#M2%6. A partire dalla seconda metà del
Seicento in Olanda, nei primi decenni del Settecento in Inghilterra e, in seguito, in Francia e in quasi tutti i paesi
dell¶Europa si è diffusa una innovazione tecnologica di grande portata: la Rivoluzione agraria, definita anche la
³nuova agricoltura´.
§‘ g       M 

 
 

     
 1M   
M        M   * 
     
M        M  M MM 
  # #
 
  #




 # M   M     M 

§‘ La nuova agricoltura ha prodotto conseguenze importanti:

å‘ M     MM            M   , così come la produzione per ettaro, è
scomparso l¶incolto improduttivo e si è ottenuta, in cambio, una maggiore quantità dei foraggi
indispensabili per l¶allevamento del bestiame.

å‘ La  
 MM  M che si recuperava nelle stalle, a sua volta, ha portato a un
ulteriore aumento della produttività del terreno coltivato. Allo sviluppo dell¶agricoltura inglese ha
contribuito, secondo molti studiosi, l¶intervento dello Stato che ha riconosciuto e regolamentato il
   MM   !M$ L¶Inghilterra era, infatti, precocemente passata dalla gestione
comunitaria delle terre, connotata dalla presenza di campi aperti, terre comuni, usi civici a una gestione
individualistica in piena e libera proprietà.

å‘ Verso la metà del XVIII secolo si è sviluppata in Francia una


 M       
 ,
indicata come   
, il cui principale esponente è stato il medico di Corte,   !. I
ë
Fisiocrati sostenevano che la sola attività economica conforme alla natura fosse il lavoro della terra,
poiché
M  M                    M     M 


  
M      M    M     M
M
   M   M2  M    M 
M  
L¶agricoltura ha iniziato a destare l¶interesse. Nella seconda metà del Settecento sono sorte, nelle più
grandi città europee, le prime     M. La rivoluzione agraria è stata, quindi, uno degli
elementi economici che hanno favorito la Rivoluzione Industriale, di poco susseguente.

ё
    &

Vediamo la visione di 
 / e la visione di 7P 
. (M   sostiene che ci sia stata tra l'età preindustriale e l'età
industriale un certo MM, mentre M suppone più un'     , una lunga evoluzione da un mondo
ad un altro. Rostow espone le sue tesi in cinque punti.

o‘ • 

: riguardano il cambiamento demografico, rivoluzione in campo agricolo. Cresce la base


alimentari, la disponibilità pro capite aumenta. Rivoluzione commerciale, commercio Atlantico, più
importante di quello con l'oriente! Prodotti coloniali (cotone, caffè...). Rivoluzione dei trasporti,
rivoluzione finanziaria: ci sono banchieri, società assicurative, nocciolo del capitalismo finanziario.
o‘ ˜ .,8: decollo. Netta rottura. I mutamenti dell'attività produttiva sono determinanti. La nuova
economia è      

  , prima era più stazionaria.

Da 
 / vediamo che +  
   M   
 M MM 

 M. Lo stacco è evidente, c'è
un decollo molto evidente sul piano della produttività. L'economia europea ha saputo modificare le attività in modo che
non fossero più in un rendimento statico, bensì dinamico (  ).

Vediamo in M     !P 


$ che ci sono comunque.              +   
M )
L'idea dopo Rostow è che non c'è un modello unico e veritiero. Ci sono diverse interpretazioni. Perché si sono modi e
tempi diversi e quindi non ci sono solo due interpretazioni di Davis e Rostow. uesto perché la storia cambia, cambiano
i fatti. Attenzione, non possiamo ragionare pensando singolarmente le nazioni perché i confini con gli Stati non
contavano cioè non erano quelli geografici, c'è una economia internazionale. (   M M    
 
    . Esistono le case finanziarie che hanno filiali in tutto il mondo. Lo Stato nazionale non è così
importante nell'800 come lo è invece nel µ900. L'economia ha un forte radicamento territoriale locale (fuori è diversa
l'atmosfera, mentalità, la cultura...).

‘ SM M     

o‘ Forme diverse tra Inghilterra, Olanda, Francia. Effetti di lungo periodo della nuova economia atlantica
come fonte duratura di ricchezza dell¶Europa:
å‘ organizzazione delle commercio e dei trasporti
å‘ commercio di schiavi dell'economia nelle piantagioni
å‘ una nuova geografia economica.

Ã
‘ & S 
S
   

‘  M
  M: elementi essenziali:
o‘    , la tecnologia al servizio dell'uomo. Compongono un nuovo sistema economico,
sostituiscono il lavoro, la fatica umana. La meccanizzazione dà potenzialmente migliore qualità: che
poi ci siano prodotti che costano poco e fanno schifo dipende dal sistema del mercato.
o‘ Cambiano le      . Il vapore, carbone. Fonte di energia abbondante, benché esauribile.
uesto ha portato vantaggio a diverse regioni come l'Inghilterra dove era presente tanto carbone.
Altre regioni non ne avevano o ve n¶era poco e impuro.
o‘    1    (sostanze minerarie al posto di quelle vegetale e animale). si è
passato ad una economia che si basa su    .
o‘       : è un meccanismo in cui tanti soggetti collaborano per raggiungere un fine
comune, c'è un imprenditore che coordina tutto. Nella fabbrica industriale ci sono anche le macchine.
o‘    
   MMM   %
å‘ il
  
 M diventa un
   dell'evoluzione economica. Prima c'era
l'agricoltura, poi l'industria ora i servizi. Ma non ci sono cesure.
å‘ tra economia preindustriale e industriale in quel periodo è   M

    :
§‘ è cresciuto il numero di attivi (attivi/totale popol azione)
§‘ diminuito tasso di inattività (inattivi/totale popolazione)
§‘ di conseguenza è    M    (inattivi/attivi)
addirittura si usa dire che l'800 è stato il secolo del lavoro. Rimangono abbastanza i
ceti, nobili, clero.... però s ono molto più attivi, molto più operosi.
o‘ P 
      : inizia ad affermarsi l'impresa. Si passa dall'impresa
personale/familiare a società di capitale.
o‘          
  . E si hanno necessità di strumenti quali contratti, fiere,
borse, diplomazia.
o‘  
: metamorfosi in senso fisico, a 360°.
§‘  M  : il grado di dipendenza nei confronti del mercato è aumentato
molto. prima le transazioni erano di baratto, c'era l'autoconsumo. Il grado di
mercantilizzazione aumenta tantissimo. abbiamo bisogno di comprare tutto. Non
siamo in grado di fare niente senza comprare.
§‘   
      
: il reddito viene usato per comprare cose superflue,
cose più raffinate
§‘  

: dipendenza alta del mercato.
o‘ 0M    M  :
å‘ sviluppo tecnologico    M
 , perché esistono persone, imprese che si applicano alla
diffusione, creazione della tecnologia.
å‘  M M  , perché in epoca preindustriale la lentezza della tecnologia fa perdere le
conoscenze e a volte si ritorna indietro.
å‘ 
 , cioè ci sono molti canali diffusivi.
å‘ +'  
M  
  # accelerate e frenate: sfasatura temporale. Secondo la visione
di Shumpeter c'è il modello dello sviluppo economico in cui si notano le 

 
 



. Egli poneva al centro la discontinuità delle tecnologie.


o‘  
 MM    (output/input )
å‘ per questo motivo la proposta di Rostow non va buttata via perché veramente la produttività,
è aumentata in modo incredibile.
å‘ è
 
 MM 
M     .
å‘ è un presupposto necessario per l'incremento del reddito pro capite. In Inghilterra avviene
questa rivoluzione industriale e lo dicono i francesi è infatti e Blanqui che conia al termine
rivoluzione industriale.
o‘ Sino alla seconda metà del 900 sono cresciuti, tendenzialmente in parallelo:
å‘ la produzione e la produttività
å‘ l'occupazione
å‘ reddito e consumo
§‘ negli ultimi decenni, produttività versus occupazione ?

c
‘ -  M


: esistono più rivoluzione industriale, sovrapposizioni di:
o‘ quello in senso stretto: rivoluzione del settore secondario (macchine pesanti)
o‘ rivoluzione agricola e declino del mondo rurale.
o‘ l'evoluzione dei sistemi finanziari
o‘ rivoluzione del commercio e del trasporto.
‘ Ý  M 1


 che di industrializzazione. ȶ un termine infatti più vasto che riguarda i
mutamenti demografici, effetti sul tessuto economico-sociale, alfabetizzazione, sviluppo scientifico, cultura in
generale, mutamenti politici.
‘ Ý   
 M   : nel primo paese industrializzato gli scolari erano pochi e imparavano sul campo, in
fabbrica. La gente comune voleva che i bimbi fossero istruiti. L'Inghilterra ha fatto l'industrializzazione in un secolo,
perché i lavoratori non erano istruiti. La Germania che ha puntato su scuole tecniche e ingegneristiche ha impiegato
mezzo secolo.
‘ Sviluppo scientifico, scienza applicata.
‘ Assetti politici: magna carta, resistenza del Parlamento, inesistenza diritti individuali, rapporti di potere molto
squilibrati hanno comportato un forte impatto.

‘ & S 
S
    
 

‘ M  M .&


 M la Spagna vide ridursi le possibilità di importazione di oro e argento dalle
Americhe, l¶impero turco attraversò una fase di stagnazione e i territori tedeschi furono devastati dalla guerra
dei trent¶anni.     +         M
 , in particolare
decaddero le economie urbane dell¶Italia centro settentrionale che, di fronte al cambiamento congiunturale,
verificatosi nei principali mercati di sbocco, si caratterizzarono sempre più come produttrici marginali. (M
 

  
     MM     M# 
 

   M M  MM  




 #


' M    MM        
 M   0   , dapprima ad Amsterdam - il Seicento fu il
secolo del massimo trionfo della potenza mercantile olandese - e, successivamente, in Inghilterra con la prima
affermazione del capitalismo industriale.
‘ (     M

#

    MMM 




 
   MMMM2     #

      
9
MM 
         MM2    M       # 
  'M  M  (
 MÝ 
‘ Rivoluzione industriale: i cambiamenti non riguardarono il solo settore secondario; M 
   
9
  
M   M
 MM        
 M. Ricorda la coltura intensiva, la
sostituzione di una dieta proteica a quella più povera costituita principalmente dal consumo di cereali.

   M       MMM MM 


   *  M del mondo rurale dove ad
una gestione comunitaria della terra regolata statutariamente, subentrò l¶individualismo agrario con il
riconoscimento legale dei diritti di proprietà libera e piena sulla medesima.

‘ I cambiamenti che investirono il mondo agricolo furono della stessa natura di quelli della successiva
rivoluzione Industriale:    M   #
 M  # M  MM  M    M 
MM     . Il modo capitalistico di produzione che si venne così affermando consentì un notevole
     
 nello sfruttamento dei fattori fondamentali, rendendo possibile il disimpegno di forza
lavoro dall'agricoltura da destinare ad altri impieghi. P MM    M 
   M

 1
 

  MM      
   MM 
   Emergeva la   MM   che
anticipava un capitale per acquistare sul mercato i fattori della produzione da combinare nel processo
produttivo, al fine di ottenere valori di scambio per conseguire un profitto.

‘   M            . Occorreva di conseguenza    
    . La legittimazione che gli istituti giuridici diedero alla libertà individuale di ricercare il
profitto creò un clima favorevole all¶investimento produttivo in quanto l¶operatore economico poteva ora fare
affidamento su una maggiore certezza del diritto rispetto alle epoche precedenti. La rapida crescita della
produttività dei fattori, conseguita nella fabbrica con la razionalizzazione organizzativa e con la crescente
meccanizzazione, inoltre, non ridusse lo sfruttamento del lavoro. Al contrario, sotto lo stimolo della
massimizzazione del profitto, il padronato instaurò un duro rapporto con le maestranze.

‘ All¶origine del salto strutturale che avvenne nel settore produttivo secondario e che aprì, dapprima in Gran
Bretagna e poi sul continente europeo,         M     M troviamo
cambiamenti fondamentali    MM   MMM . Fu possibile utilizzare fonti
non rinnovabili come il carbone per produrre energia meccanica attraverso la    .
cc
L¶abbondante dotazione di combustibile fossile consentì di superare strozzature precedenti connesse allo

   MM   MM  2  . Le macchine iniziarono a sostituire il lavoro manuale
nel processo produttivo.

Perchè l¶Europa fu la prima, perchè l¶Europa fu la sola? Alla vigil ia della rivoluzione indudtriale c¶erano:
o‘ livelli di ricchezza M MM 


 .
o‘ lunga fase     
å‘ accumulazione secolare delle attività economiche (commercio, manifattura). Lo sviluppo
preindustriale era lento, era una economia tendenzialmente adinamica con gravi battute
d'arresto, trappola malthusiana. L'Europa non era uniforme.

Pian piano si va verso uno sviluppo anche perché si dà 


MM 
  . uesto vale non in posti isolati, ma
nel continente europeo. Ed esistevano alcune istituzioni che spiegano lo sviluppo economico:

o‘ g   : la  

 MM   fa sì che la ricchezza sia visibile, non occultata. Lotte contro la
criminalità organizzata.
o‘ Controllo stipulato da       M . Nell'economia, già prima della rivoluzione
industriale, c'erano tutele dei   , ci sono archivi notarili che risalgono al medioevo. Le autorità le fanno
rispettare.
o‘   
  
M e dei vincoli personali. Per esempio gli artigiani non erano completamente
autonomi, indipendenti, ma vi erano corporazioni che limitato alla concorrenza.
o‘ L¶esistenza di città, civiltà umane. ³g      :!   $ nche se la città è piccola
è comunque ben organizzata. Siamo fatti da città che ordinano il territorio circostante. Da¶ anche autonomia,
diversamente della città feudale.

MM     non è come in oriente in cui il sovrano ha potere assoluto, bensì ci sono diversi poteri in
concorrenza. Il percorso dell'oriente è diverso da quello del cammino europeo.


 M

MMM-  

o‘ 
M MM  
. Per esempio il Cristianesimo vuole che si rispetti la
natura, ma abbiamo la possibilità di utilizzare risorse che la natura ci offre. C'è una sorta di desacralizzazione della
natura. P    

 M  M          

 
 M
   M      
* 
          M, come un esempio le religioni Sikh e Indù che sono legate alla magia,
hanno diversi atteggiamenti superstiziosi verso la natura. Significativo è il lungo dibattito tra teologi per quanto
riguarda l'uso del denaro, prestito di denaro. La finanza islamica si ispira a concetti diversi dall'Europa
occidentale: ad esempio c'è il divieto del prestito d'interesse, c'è chi dice che va bene, chi dice che frena lo
sviluppo economico.... una volta non era lecito che il denaro producesse altro denaro.
o‘ Si arriva ad una specie di    : aspirazione al dominio dell'ambiente, supremazia sulla natura.
å‘ Tale spirito cresce nel tempo alimentandosi del suo stesso successo: è la capacità delle
società industriali si affermano in tanti paesi e in tante realtà continentali.
å‘ Trova nuova giustificazione nella scienza moderna, (Tecnica).

‘    M MM-    



o‘ Cambia il ritmo dell'economia fino a giungere all'economia di oggi. Le crisi di una volta erano locali, ora
sono globali. Il primo paese che si è avviato allo sviluppo è il centro dell'Inghilterra che si è autogenerato,
cioè si è evoluto da fattori endogeni. È un processo androgeno (cambiamento che avviene nella metà del
diciottesimo secolo).
o‘ I paesi europei non stettero alla finestra, cioè a alcuni paesi si resero conto del primato inglese e si
affrettarono ad emularlo. Alcune regioni europee, quelle più vicine all'Inghilterra tendono a copiare,
assimilare l'Inghilterra (Svizzera, Belgio...). uesti paesi avevano come riferimento, punto di partenza
l'Inghilterra in cui sono attività private che fanno nascere tutto, non c'entra lo Stato. Il Belgio segue lo
sviluppo dell'Inghilterra, quindi sviluppo belga è simile a quello inglese.
o‘ Poi però cambiano le carte in tavola, cioè cambiano le politiche, i mercati, cambia il ciclo economico. In
questo periodo ci sono fase di espansione e fasi di rallentamento. Nasce una economia internazionale in cui
sincronicamente riguarda un po' tutti, c'è concorrenza (1850-70). uesta è la fase in cui si generalizza il
libero scambio. questo abbatte le barriere che vengono aiutate anche dal punto di vista fisico con la
rivoluzione dei trasporti. Aumenta la concorrenza, aumenta l'integrazione. Ci sono transazioni economiche.

cV
o‘ In questo ventennio iniziano a circolare le persone, le ideologie, i capitali grazie al sistema efficace dei
trasporti. ci sono anche casi in cui si arriva a tanta integrazione fino alla sovrapproduzione. Si arriva così
alla terza fase (depressione, mentre l'agricoltura rallenta la produttività 1870-95). Mentre l'agricoltura
regredisce un po', l'industrializzazione continua a crescere.
o‘ Verso la fine dell'800 l'Europa vede entrare il periodo della bell Epoque. uesto rafforza l'economia e il
modello industriale.

‘ & S 
S
  / ..0 


 M /• ‘  ‘g0‘

Verso la fine del '700 si afferma la Rivoluzione Industriale, la quale segna l'inizio del processo sistematico dello
sviluppo moderno che è trascinato dall'industria, tuttora i Paesi sviluppati vengono definiti "industrializzati" anche se in
questi stessi Paesi si osserva un processo addirittura di deindustrializzazione il cui settore terziario, il settore dei serv izi
tende a svilupparsi più dell'industria e in certi casi l'industria addirittura sia pure limitatamente, retrocede in termini
almeno relativi e in certi casi addirittura assoluti; quindi stiamo vivendo un periodo di cambiamento importante sebbene
poi i processi di deindustrializzazione siano stati interpretati in modo abbastanza superficiale, poiché la crescita dei
servizi non è una crescita che si contrappone o è radicalmente distinta dall'industria, ma una parte dei servizi non sono
altro che una specializzazione di attività che nel passato si svolgevano nell'ambito delle imprese industriali soprattutto
delle grandi imprese industriali, e adesso si sviluppano in modo autonomo, quindi è un nuovo tipo di sviluppo di
qualche cosa di antico così come è avvenuto con l'industria moderna che prima di subire il processo di sviluppo
autonomo aveva avuto un processo manifatturiero nel senso letterale della parola e prima ancora un processo di
produzione non agricole però nell'ambito di unità agricole in cui la si producevano anche beni che poi sono stati
chiamati industriali come tessuti o mobili o altri prodotti che poi sono stati, si sono separati dall'agricoltura sono entrati
nell'industria moderna.

Forse in via preliminare si può mettere in evidenza che al processo di sviluppo produttivo ha fatto riscontro un processo
di sviluppo demografico: la popolazione. La popolazione per secoli sia pure con tutte le notizie frammentarie che si
hanno, è cresciuta relativamente poco, o non è cresciuta affatto anzi in certi periodi, periodi di guerre, di pestilenze,
guerre come la Guerra dei trent'anni, portava una riduzione assoluta, cospiqua non una piccola diminuzione della
popolazione. Nel complesso anche in periodi in cui non c'erano guerre così catastrofiche come la Guerra dei trent'anni,
la popolazione era relativamente stazionaria: periodi di crescita demografica erano seguiti da periodi di diminuzione o
di stazionarietà, nel complesso movimenti di crescita sostenuti non c'erano. uesta crescita sostenuta è avvenuta quando
ha cominciato a svilupparsi la produzione dei beni, e in fondo sotto certi aspetti è più che evidente addirittura
lapalissiano che se la popolazione è potuta crescere come è cresciuta, questo non poteva avvenire senza un
contemporaneo aumento nella produzione dei beni sennò le persone non potevano moltiplicarsi.

Volendo riassumere la base che sta dietro lo sviluppo economico, dietro lo sviluppo produttivo si deve parlare di una
base culturale che ha distinto l'Europa e poi le sue propaggini nei Paesi coloniali dagli altri popoli. In questa crescita
culturale sono cominciate anche ad apparire prodotti dell'ingegno utilizzabile nella pratica anche per la produzione, e si
sono inventati alcune apparecchiature, alcune macchine sia pure primitiva, qualche volta si sono inventate e basta sono
rimaste li come nel caso di Leonardo. E' impressionate osservare che queste invenzioni hanno riguardato non meno e
forse di più le armi e i mezzi per uccidere il proprio simile, pare che lo sport preferito dall'uomo ancora più della caccia
è stato quello di soddisfare l'istinto di Caino con certi periodi e in certe aree come succede adesso nell'area Iugoslava in
modo tremendo ed esteso, e le stesse invenzioni prodotti della cultura hanno riguardato non meno e forse di più le
attività militari piuttosto che le attività civili di p roduzioni e anche nelle straordinarie invenzioni di Leonardo questo
appare; alcune di quelle invenzioni sono rimaste sulla carta oppure sono state sviluppate poi in seguito dopo tanto
tempo altre sono state applicate in tempi brevi ma erano situazioni abbastanza discontinue, anormali, la normalità delle
invenzioni da applicare all'attività produttiva è cominciata a comparire nel '600 più ancora nel '700 con la rivoluzione
industriale e con l'applicazione di invenzioni straordinarie alla produzione soprattutto alla produzione industriale
cominciando con quella tessile, subito dopo a certi settori di quella che oggi chiamiamo industria meccanica, anche qui
proprio al tempo della rivoluzione industriale un impulso notevole.

Certe Istituzioni possono favorire lo sviluppo, altre lo possono ostacolare. uello che sto dicendo in fondo anche se lo
dico con mie parole fa capo al fondatore della Scienza Economica moderna cioè Adamo Smith* il quale vedeva una
triade: cultura, istituzioni e risorse. Risorse in senso lato che comprende anche le condizioni geografiche quelle che oggi
vengono chiamate anche condizioni geopolitiche cioè: posizione, accessi al mare, a fiumi che sono una condizione


importante per traffici e per il commercio, e poi le risorse in senso più strett o risorse agrarie, disponibilità di terreni di
miniere; questo che molto spesso nelle persone colte ma non specialiste viene considerato come un elemento molto
importante, c'era una sorta di luogo comune in Italia che l'Italia era un Paese povero ancora lo era subito dopo la
seconda guerra Mondiale perché non aveva risorse: è un punto di vista superficiale e fondamentalmente sbagliato, se
fosse per le risorse la Svizzera dovrebbe essere il Paese più arretrato d'Europa invece è il Paese più ricco d'Europa in
termini di reddito individuale, ed è più ricco anche degli Stati ¬niti. Le risorse quindi non hanno una preminenza ma
non vanno trascurate, quindi se diciamo: cultura, istituzioni e risorse diciamo, nominiamo i tre elementi fondamentali.
Istituzioni, faccio soltanto un esempio per evitare di restare con le parole e con le definizioni generiche, in agricoltura la
proprietà della terra è molto importante come condizione dello sviluppo agrario, la proprietà della terra è un sistema
istituzionale non è un puro fatto semplice, per esempio quando la proprietà diventa eccessiva come nel caso dei latifondi
il latifondo riconosce si anzi ha fondato sulla proprietà della terra ma dal punto di vista economico molto spesso ha
conseguenze negative non positive. Allora proprietà della terra con condizionamenti e vincoli giuridici che possono
essere favorevoli allo sviluppo, oppure possono costituire un'ostacolo allo sviluppo. Eredità, forme dell'eredità nel
tempo feudale c'erano forme di maggiorascato e altre primogenitura, ed altre che riducevano la mobilità della terra e
tutto sommato erano istituzioni che non favorivano lo sviluppo, questo mette in evidenza Adamo Smith*, queste
istituzioni di questo tipo diciamo di origine feudale non furono trasferite negli Stati ¬niti particolarmente nel New
England e questo è stato un fortissimo fattore favorevole allo sviluppo: le terre libere, per cui coloro che lavoravano in
qualche azienda di tipo capitalistico potevano salutare il padrone e se non venivano trattati bene umanamente bene e
economicamente si potevano mettere in proprio, questo è stato un elemento fondamentale allo sviluppo del Nord degli
Stati ¬niti soprattutto nell'area del New England*. Diversa è stata l'evoluzione del Sud dove invece si sono formate
piantagioni dove lavoravano schiavi e difatti questa parte degli Stati ¬niti è stata per tanto tempo molto arretrata
rispetto al Nord. Allora: cultura, istituzioni e risorse stanno dietro lo sviluppo dei Paesi sviluppati, e quando tutti e tre
questi fattori si sono, hanno avuto assunto certe configurazioni come entro certi limiti negli Stati ¬niti e negli Stati
¬niti direi più che in Europa, li lo sviluppo economico è stato più robusto.

Nei Paesi latino-americani l'elemento avverso è stato rappresentato dalle istituzioni, nei Paesi latino-americani c'è stata
una colonizzazione principalmente spagnola ma anche portoghese, sono stati trapiantati sia pure con modificazioni
profonde istituti di tipo feudale, con la costituzione di latifondi creati artificialmente dai conquistadores: libertà di
accaparramento della terra, l'idea che la terra libera non potesse esserci, tutta la terra doveva essere occupata, un' idea d i
tipo feudale, con l'aggravante che cercavano di riprodurre condizioni che avevano in Europa, di trovare in qualche modo
servi della gleba e trasformavano in servi gli indios che erano più o meno schiavi, tutto questo favoriva il vantaggio e
l'arricchimento dei conquistadores e il vantaggio di quelli che in qualche modo come lavoratori relativamente liberi
facevano parte dei colonizzatori, ma non favoriva lo sviluppo economico, erano anzi impedimenti erano istituzioni che
frenavano lo sviluppo. La cultura li non faceva difetto e i colonizzatori venivano da Paesi europei con una notevole
tradizione culturale, ma purtroppo avevano trapiantato istituzioni avverse allo sviluppo che anche in Europa si sono
rivelate a lungo avverse allo sviluppo, anche se trasformandosi e entrando in crisi hanno poi consentito, reso possibile lo
sviluppo economico vero e proprio.

ual'è il quadro del socialismo reale? Bhé è un quadro di macerie e in gran parte anche qui come nell'America latina
ma per ragioni molto diverse, la carenza più grave non sta nella cultura, sta nelle Istituzioni. A un certo momento della
storia soprattutto della storia russa che poi ha avviato l'esperimento grandioso e drammatico del socialismo reale, a un
certo momento si sono volute cambiare in modo rivoluzionario e violento le istituzioni che si vedevano carenti e
difettose ed erano carenti e difettose, ma forse il cambiamento è stato per il peggio: carenti e difettose le istituzioni fino
alla prima Guerra Mondiale, terribilmente carenti e deficienti le nuove. Con queste avvertenze:che in una prima fase
l'organizzazione centralizzata, pianificata dal centro ha avuto dei vantaggi che hanno indotto in errore non pochi
osservatori, non solo quelli ben disposti o addirittura decisi a sostenere o magari a ripetere l'esperienza sovietica in altr i
Paesi, cioè i comunisti ma anche gli osservatori che comunisti non erano, perché in una prima fase che grosso modo va
dal 1929 al '39 dieci anni circa, e poi nei primi anni di questo dopoguerra, in Russia lo sviluppo produttivo appare
rapido e perfino vigoroso. Dove aveva luogo questo sviluppo e perché aveva luogo, soprattutto dipendeva da grandi
opere pubbliche molto deficienti nell'¬nione Sovietica e nelle Russie parlo al plurale, che precedono la Rivoluzione la
tragica Rivoluzione di ottobre, e poi da alcune grandi attività industriali: elettricità, acciaio e poi anche cemento e
chimica di base, dove venivano impiantate delle grandi fabbriche di solito ordinate in Europa.

uand'è che questo processo di sviluppo è entrato in crisi? Dopo che erano state create queste, questa cosiddetta base
produttiva e si doveva passare al medio o al piccolo che era molto più difficile programmare dal centro o addirittura
impossibile, e soprattutto la carenza stava in ciò: che mentre nelle grandissime fabbriche, queste potevano essere
importate belle e fatte dall'estero e potevano essere man mano rinnovate e modernizzate perché erano ben individuate e
ben visibili nel caso delle piccole e medie attività produttive il pianificatore non poteva seguirle, non poteva
preoccuparsi, non riusciva neanche se fosse stato un genio. A favorire, a stimolare tutte le innovazioni le più diverse
anche piccole, anche quelle anonime, anche quelle scientificamente irrilevanti eintatte e non essendoci interesse privato

c
a rinnovare, non essendoci la proprietà dei mezzi di produzione proprietà privata, non essendoci l'imprenditore
capitalistico ecco la grande carenza della economia pianificata, è venuta fuori nella scarsissima capacità di innovare.
uesta è la prova empirica dell'importanza delle istituzioni, ma non è il fatto che mancasse il capitalismo o il mercato,
ecco dopo aver detto mercato però bisogna dire quello che ho detto poco fa e rendersi conto che il mercato è un delicato
e complesso sistema di leggi, di istituzioni e di contratti pensiamo ho fatto l'esempio dei contratti agrari ma si può
pensare semplicemente senza approfondire al caso dei contratti che riguardano le società, alle diverse forme delle
società che secondo le attività produttive, secondo le industrie e secondo i tempi possono essere più o meno adatte a
favorire processi di sviluppo e la molteplicità di queste forme da sola mostra la necessità di tante e tante forme di
produzione, perché ognuna di queste forme, di questi involucri istituzionali contiene una diversa attività produttiva.


‘ -  M


 M 
§‘ g   M  : movimento naturale, tendenza alla crescita diversamente dagli altri continenti.
o‘ La crescita nel 700 era limitata in alcune regioni, ma nell'800 la crescita riguarda un po' tutta l'Europa
anche se la produzione è più o meno quella, cioè non sono aumentate tantissimo la produttività.

:
å‘ diminuzione della mortalità, nell'800 c'è l'igiene e la vaccinazione. L'   MM   
 , bassa mortalità per la scomparsa della sussistenza alimentare del vincolo
malthusiano. Anche dove l'agricoltura si rallenta un po', il commercio allieva la carenza del
settore agricolo. C'è     MM   M  M    M, facilitata dalle minor
mortalità infantili. uesto periodo è detto di periodo di transizione demografica (tra l'antico
regime demografico e l'attuale regime). Si allunga l'età della vita, l'albero delle età cresce in
altezza.   + '    MM  
 MM    M  , perché molti milioni di
europei partivano per altri continenti.

‘ 
   
§‘ La situazione limite: Francia, Russia (dal punto di vista demografico è stazionario, eccezione evidente rispetto
all'andamento generale dell'Europa che aumenta).
o‘    
  MM  >  # 
 M 
    
   ; Le cause
sono di ordine politico. Le proprietà terrieri erano andate nelle mani di chi ci lavorava, da padre in
figlio. Inoltre c'era un fatto giuridico, c'era ³la quota di legittima´, cioè il diritto successori, tutti gli
eredi hanno diritto alla successione. uando le famiglie erano numerose, le ricchezze si
frantumavano. Per non frantumare l'eredità, posero la diminuzione delle nascite. uesto fenomeno
l'Europa lo vive nel secondo 900! L'industria francese risultò più diversificata di quella inglese e più
dispersa nelle campagne; anche per questo il processo di urbanizzazione fu molto meno pronunciato
di quello inglese.

 S tra gli
  M alla crescita industriale vanno annoverati il  MM 
     M  M  
  MM   M  , lo stato disastroso della finanza pubblica, le convulsioni politiche e le guerre, che dalla
Rivoluzione si susseguirono fino al Secondo Impero (Rivoluzione del 1789, Direttorio, Impero, caduta di Napoleone e
ritorno dei Borboni, Luigi Filippo, le due rivoluzioni del 1848, la Seconda repubblica, il Secondo impero) favorendo le
attività speculative piuttosto che gli investimenti industriali. Non giovò allo sviluppo neppure la maggior attenzione,
rispetto alla Gran Bretagna, ai temi dell¶eguaglianza e d ella giustizia sociale, che portò ad una ripartizione del reddito
meno sperequata che altrove.

La Francia disponeva di miniere di ferro, ma era carente di carbone. L¶agricoltura mantenne un ruolo rilevante,
rallentando lo sviluppo industriale. Infatti, in seguito alla concessione gratuita delle terre dei nobili ai contadini, decis a
dalla Rivoluzione e confermata da Napoleone, le condizioni di vita dei lavoratori agricoli migliorarono nettamente,
consentendo a molti di loro di rifiutare il lavoro di fabbrica. Lo sviluppo industriale si avviò più decisamente negli anni
di Napoleone III con il sorgere di poli di industria moderna localizzati nei pochi grandi centri urbani. III favorì anche lo
sviluppo delle costruzioni ferroviarie e della marina mercantile. I prodotti, la cui competitività non era basata né sulla
tecnologia, né sul contenimento dei costi di produzione, come accadeva in Gran Bretagna e come accadrà in Germania,
ma piuttosto sull¶originalità, sul gusto estetico, sulla capacità di rispondere a bisogni elitari e definire la moda del
momento. E la Parigi di Napoleone III fu il centro della moda, dello sfarzo e dell'ostentazione della ricchezza

c[
o‘ MM  )M : pessima distribuzione delle risorse (nobiltà e il clero avevano di
fatto tutto). C'è altissima la natalità, è il caso in cui si aveva crescita demografica alta, ma senza
crescita economica. uesto causava impoverimento.

Nell'800 alla popolazione europea cresce molto, e una crescita che ogni tanto viene frenata da epidemie (colera), ma
l'impatto è meno forte del passato. Non c'è più il limite di sussistenza. Non ci sono punte di morte. La crescita naturale è
forte, ma non è così quella reale perché c'è il M  


 M  M  
  
o‘ La prima fu quella M 
: la causa e risiedeva nella  
 M  M , la patata, che provocò
l'immigrazione di massa (1840) verso l'Inghilterra, ma poi si aprirono altri orizzonti verso le
Americhe.
o‘ Dagli anni 60 dell'800 con la  M
  , con il ribasso dei prezzi e con la speranza di
avere una vita migliore, favorì le migrazioni. L'Europa centrale, tende ad emigrare. Ad esempio
proprietari francesi non si mossero in misura massiccia al contrario della Germania e altri paesi
dell'Europa centrale che si diressero 
M 0   .
o‘ Dagli anni 80 dell¶800 il terzo flusso migratorio   M-   tra cui l'Italia,
Grecia. Fattori: arretratezza economica, psicologia, cioè avevano il sogno di fare fortuna oltreoceano.

‘ S   M 


o‘ Migravano dalle zone rurali
o‘ Diretti verso l'Europa centrale e il Nord orientale, del suo Siberia (colonialismo forzato dallo zar)
o‘ Sono in       !   


  $
o‘ Raggiunse il culmine fino alla prima guerra mondiale.
‘  MM  
 MM   
o‘ • M    : anche gli italiani hanno avuto problemi con il irlandesi, tedeschi. uelli di
partenza consumavano risorse loro, dal vecchio paese. C'è un meltin-pot. Si parte da società assillata
dalle terre povere poche e si arriva a terreni grandi e con salari alti, come in america.
o‘ M   : l'immigrazione fotografa che molta popolazione non sapeva né scrivere, nel
leggere. L'immigrazione produsse l'alfabetizzazione. Chi ritorna è alfabetizzato, sa scrivere e leggere,
porta nuova mentalità.
o‘    M   % i salari dei contadini aumenta, perché quelli che rimasero in patria e della tante
occupazioni. Dall'altra parte nascono altri lavori differenti. L'immigrazione ha mosso la massa di
lavoro primario ad uno secondario e con il rimpatrio è stata introdotta nuova concezione di lavoro.
o‘ P     
 Aumentano ovviamente, gli immigrati consumano risorse della loro patria.
Però poi quando finiscono risorse deve andare al supermercato locale, quindi aumenta la domanda di
consumo. Prima, con l'agricoltura, c'era l'autoconsumo, ora con l'immigrazione favorisce
un'economia di mercato.
o‘ 0
 
  MM    <    : inizia a comparire un nuovo competitore: l'america. Più
l'america si impolpa di nuove braccia europee, più si evolve e si ingrandisce. L'europa non se ne
accorge perché è stato molto veloce. Inizialmente l'america non è un competitore dell'europa perché
all'inizio il mercato americano era chiuso. Rimaneva tutto lì.
o‘     : fenomeno delle  , trasferimenti monetari fatti da quelli che sono partiti
ai parenti in patria. Ha un interesse nazionale, servivano per riequilibrare i conti con l'estero, erano
voce attiva in bilancio.. L'italia era un paese deficitario nei confronti dell'estero .

‘ 
MM-  M

E¶ fuori dalla rivoluzione industriale strettamente detta, è il lungo 800 (fine guerre napoleoniche, fino alla prima guerra
mondiale).

å‘ Pressione alta sul settore agricolo europeo, dovuto ai fattori:


o‘  
å‘      (molto rilevanti nel corso dell'800)
å‘ (   , si sfolla un po' l'ambiente rurale, ma aumenta l'incremento della domanda, il
mondo rurale diventa sempre più agricolo , prima era un mix di attività (si coltiva l'altro, si
emigrava in certe stagioni....). Ora l'agricoltura è centrale nell'ambiente rurale. Prima c'era


l'autoconsumo, ora c'è più l'attività di mercato perché c¶è più inurbamento, le attività
manufatturiere vanno verso il centro della città.
å‘ L'industrializzazione: 
 M  
å‘ L'agricoltura risente del fatto che altre superfici furono messe a coltivare. uadruplicò (in 70
anni) le estensioni coltivate.aumenta anche il numero di capi allevati.

Effetti dirompenti sull'economia europea. I grandi allevamenti (in Australia, Argentina) di pecore erano per l'Europa!
Non c'è autoconsumo dunque. C'è sempre un enorme afflusso di cotone, cereali, lana, e poi carne dalle Americhe
all'Europa. uesto dava un'effetto negativo: nei primi anni del 70 dell'800, il prezzo del grano diminuisce, cioè ci costa
di meno coltivare in America e trasportarli in Europa che produrla nel proprio paese internazionale! Tirami delle
granaglie. Diversi paesi europei vanno in crisi per questo. Crisi agraria, grande depressione.

o‘  
å‘        : tecniche di coltura, innovazioni del meodo di coltura. Le terre
vanno in mano a coloro che le coltivano. Vidi la Francia. La distribuzione delle terre ed
ottimo successo in Francia che fu un modello per altri contadini europei. Era difficile perché
avere la terra significava avere potere e poi  M 

, cioè dovevano succedere


agli eredi in eterno. Nell'800 si assiste alla riallocazione delle terre. Il passaggio di proprietà
determina una M 
  , si gestisce la terra per far fruttare di più! Sia un
atteggiamento più imprenditoriale nei confronti della terra. Ora che la terra è del contadino,
lui lavora meglio. C'era la questione del fatto che si    (che rendeva meglio, andato più
a fondo nel terreno) o si   (che andava meno a fondo). Prima, quando il contadino
lavorato per qualcun altro, lavorava con l'aratro perché metà del raccolto andava ad un'altra
persona. Ora che lui è proprietario ha interesse nello sfruttare al meglio la propria terra e
lavoro dunque con la zappa.
å‘ Ý .    MM M   M , dovuto alla caduta delle barriere. Circola
tutto dappertutto e insieme ce la    MM M . Ad esempio la Lombardia nel
1804 viene colpito da atrofia del baco di seta, colpì la vite... Tutte malattie che a quel tempo
erano incontrollabili. Viene in aiutola scienza, ma non riesce a rispondere subito alle
domande, ai problemi.
å‘     
 M   : l'innovazione dell¶agricoltura provengono
dall'esterno, l'industria meccanica e chimica forniscono fattori distruttivi che aumentano la
produttività. Prima nel 1200 le innovazioni venivano dagli stessi contadini cioè dall'interno
del sistema di produzione.

‘ 
 M  M

‘ 
     M, i dazi (prelievo fiscale sulle esportazioni). Man mano che la pressione della
concorrenza aumenta, tutti paesi europei (a parte l'Inghilterra) introducono i dazi sui cereali (50% del valore
del prodotto). Carica per favorire prodotti interni! L'Italia dal 1882 introduce pesanti dazi.
‘ Abbandono delle culture o l'esternalizzazione soprattutto in Inghilterra, non era così però nel resto d'Europa.
‘ Ma soprattutto:
o‘ 
  :
å‘ Aumento della produttività della terra e del lavoro, introduzione di  
 , i
      . I concimi chimici aumentano le culture anche nei posti meno favorevoli
all'agricoltura. Introduzione di nuovi sementi: selezione di sementi e le varietà, si passa da
una resa media di 5: 1 a 50:1. Il mondo agricolo diventa aperto sia dal punto di vista
tecnologico, sia dal punto di vista del mercato, cioè oltre che vendere comprano pure. Si
passa ad un sistema  *M .
å‘ Ý M  , specialmente nelle produzioni ad alta intensità di lavoro. Ad esempio
coltivazioni arboree (vite, ulivi, gelso, mandorle..), allevamento da latte.quindi in america si
continuava a produrre e cereali, ora europa ci si specializza.
å‘  
 : cooperative agricole, consorzi. Smettono di essere competitori e
si punta a diminuire i costi di produzione informativo. Le unioni di produttori producono
macchinari, concimi.... Diventano ³una grande azienda´. Diventano autonomi, importanti dal
punto di vista economico.


å‘ (      M
   
   :  *M  e agro-industriale
sull'agricoltura fornisce le materie e l'industria la trasforma. L'industria di trasformazione
controlla i produttori, cioè l'azienda di pomodori contro i campi di pomodori.....

‘ &       

Gli M  M M in Gran Bretagna furono molti:

å‘ Lo
M   M    
 tra la fine del Seicento e la metà del Settecento aveva conferito maturità
all¶economia preindustriale britannica, consentendole di usufruire di una 
   M quando si affermò il
nuovo modo di produrre.
å‘ L¶Inghilterra partì inoltre avvantaggiata nella      
   e soprattutto per la trasformazione della
navigazione delle acque interne.   M   M furono collegati a rete.
å‘ La trasformazione che avvenne nell'industria manifatturiera inglese nel tardo Settecento riguardò due aspetti:
å‘ ˜ M  , con l'affermazione di una nuova fonte di energia e l¶uso di  .
å‘ 8   , con la concentrazione produttiva nella   , che introdusse un sistema accentrato e rigido.

Il mutamento, tuttavia, riguardò solo alcuni settori industriali che si posero alla guida della crescita dell'economia:
‘ S 
‘   
‘   

ё   M   M 

Anche se la Gran Bretagna aveva una grande tradizione nella produzione laniera, nel tessile emerse il settore cotoniero
che poté avvalersi di un grappolo di innovazioni tecnologiche cruciali per la meccanizzazione dell¶intero processo
produttivo   M 
   M Ý   M   8   L'innovazione partì nel #122 dalla tessitura con
l'introduzione nel telaio della  M   3 4, un ago in legno che portava meccanicamente avanti e
indietro il filo di cotone della trama tra i fili di lino dell¶ordito.

‘ g

 MM   %

å‘  : sono ravvisabili già prima della rivoluzione industriale (dalla fine del 600). Vi era una
alta domanda di tessuti (lana, seta, cotone, misti...). Sono tessuti stampati e provenivano dalle Indie, erano
prodotti a mano e poi stampati. Sono facilmente lavabili e per questo motivo si diffonde l'
 MM 
  . Il cotone   
 1

di quello della lana a livello di materia prima. Inoltre


 
        (i primi sistemi di domanda che influenzano direttamente la
produzione). Vi è in inghilterra una   M

  MM M      che è come detto prima
meno costoso. C'è il fenomeno della moda (consumo nelle classi medio-alte). Aumenta l'igiene (aumento
demografico) che era più importante della medicina, perchè a quel tempo non era molto sviluppata.

In Inghilterra      MM   M    MM   (che caratterizzava l'antico regime) dovuto alla
rivoluzione. Molte nazioni cercavano di emulare, imitare l'Inghilterra. C'è quindi una  M   M
 M:
spinge ad avere un tenore di vita migliore: abolizione del tenore suntorio (sontuosamente), cioè il fatto di vestire in
modo aureo-selico (abolito già nel 600). uesto nell'antico regime era obbligatorio per i nobili, essi dovevano mostrare
la loro nobiltà. uesto aveva portato all'impoverimento di tanti nobili. Non c'è più quindi l'idea che il nobile non debba
avere a che fare con i mestieri cosiddetti vili. Ormai quindi M 

 MM)  M. Anche i


ceti medi tendono ad emulare i ricchi ricchi! uindi si va verso una 


 (quantità prima della qualità)
della produzione anziché alla differenziazione che ha una produttività limitata, anche se di ottima qualità.

Nel 1815 il 40% delle esportazioni inglesi era rappresentato da tessuti di cotone, mentre i prodotti di lana, per secoli la
voce principale, erano scesi al 18%.

å‘  : c'è la domanda anche dall'estero. (   



 M    MM   



    
  M. Commercio sia interno che esterno. A queste esportazioni     

    
   , perché l'effetto di sostituzione del cotone fu difficile. Ad esempio i francesi


usavano molto la seta. In India, dove il clima era adatto al cotone e al misto, si diffusero moltissimo gli
abiti in cotone.

‘ g   MM  %

La vecchia produzione domestica non era in grado di far fronte alle crescenti ed emergenti domande di massa di cotone.
Il loro sistema di produzione era rimasta tale fin da quando venne inventato il filatoio, uguale da sei secoli. (M

 
   M         1         MM     Per questo pian piano si cercò di
velocizzare le fasi lavorative per la produzione di tessuti. Nel 1733 si ebbe una innovazione per merito di 3 4
ideò il MM. C'è una guida in cui corre la solita spoletta che provoca l'intreccio del tessuto, ma corre su una rotaia
di ferro!     M     MM  

  . Poté tessere anche tessuti più larghi, gli rischiesti e più costosi e
quindi più proficui. John Kay brevettò questo sistema. ! 
     M  g     
   M   . uesto provocava forte stazionarietà. Addirittura ³7 = -
 M  : dai suoi
concorrenti, perché aveva trovato un modo di produrre molto più efficace ed efficiente dei suoi concorrenti.
L'innovazione si diffonde con decenni di ritardo. Il lanificio ha avuto grandi problemi. Non così il settore del cotone.
uesto perché la lana era prodotta in centro città, sotto le corporazioni. (M          MM     M 

 M       M   

Si assiste al    * , cioè raddoppio la capacità nella tessitura che però viene dopo la filatura e quindi
la filatura si strozza e per rispondere, anche la fase di filatura viene migliorata tecnologicamente. A sua volta poi dopo
per non avere troppi ³WIP´ si devono evolvere anche le fasi successive di stampaggio e di finitura. La meccanizzazione
della filatura (salto di qualità) avvenne grazie a John Hargraves che nel 1764 inventò la ³spinning Jenny´, un
meccanismo manuale che azionava otto fusi contemporaneamente, ma che rapidamente riuscì a muoverne cento.
¬lteriore miglioramento avviene grazie alla   ./  che raddoppia la produzione, migliora il filato. Ora
esiste la legge M !M  >   ½  #   M  ? MM26#      M2
     $
!M MM- 


Nell'antico regime le innovazioni erano nascoste. Venezia aveva introdotto le leggi brevettuali già nel 1400. Se uno
nega l'evoluzione industriale perché va a vedere che il Pil non è aumentato con un decollo netto, ma fa notare che è
cresciuto lentamente, è perchè non va a vedere le innovazioni. Le macchine di Arkwright e Hargraves erano mosse a
mano. (
  
         M     . ¬n perfezionamento delle due macchine lo realizzò
Crompton con il filatoio intermittente (spinning mule), che iniziò a funzionare nel 1779, dando fili adatti sia per l¶ordito
sia per la trama. Il passaggio successivo nei primi anni dell'800 fu l' 
M.

Riguardo il  M            M: questi ultimi riescono a sopravvivere fino alla metà
dell'800 perché l'importazione di cotone a basso costo (cioè la materia prima è fornito dall'industria) fu vantaggio per i
produttori tradizionali che lo vendevano nel continente europeo (Alsazia-Lorena). uelli industriali venivano esportati
nei climi caldi (Indie ed Americhe). La 


MM , diversamente della filatura, andò a rilento per
la complessità dei telai, l¶imperfezione dei primi modelli e la   
     (maschi adulti e
specializzati) alla meccanizzazione. I primi telai meccanici di Cartwright e di Jacquard comparvero r ispettivamente nel
1785 e nel 1801, ma la loro diffusione si realizzò solo dopo la caduta di Napoleone.

ё  M  

‘ L'industria del ferro: siderurgia tradizionale: processo antico, lungo e costoso.


o‘ >

 del minerale grezzo. Con i mezzi tradizionali comportava 
 M M  e la
resa non era un granché. I tassi di sfruttamento erano alti, ma rendevano poco. E anche rischioso
investire in estrazione, perché non si sapeva mai come sarebbe andato a finire. La scienza non era così
sviluppata. Per scavare e rompere la roccia e il seguire la venatura giusta bisognava avere intuito ed
esperienza, si andava comunque un po' a naso. Nell'europa pre-moderna si usavano i bambini che
portavano i sacchi di minerale. Oltre quindi la sofferenze ci sono anche elevati costi.
o‘ Combustibile: carbonizzazione (o cokificazione) . Il carbon fossile era molto impuro (zolfo,
fosforo...). Fino al 700 si usa il carbon di legna derivato da castagni e altri alberi. Si pongono
 M 
 M  M   

o‘   nell'alto forno: si butta dentro il carbon vegetale, esce la ghisa (lega di ferro e carbonio) ,
dura, ma troppo fragile per essere lavorata.
o‘ Seconda fusione o affinazione nel forno basso. Ferro dolce o malleabile preposto alla forzatura.
Avviene la riduzione del carbonio con la ricottura della ghisa. La terza fase è quello della  .
uest'ultimo passaggio viene fatto da un artigiano, mentre le prime due frasi di estrazione e fusione
venivano fatti vicino alle gare di estrazione del minerale.


o‘ C'è una  


   : capitalistica nelle prime due frasi, artigianale
nell'ultimo.capitalistica: i capitalisti sono quelli che usano miniere ed altoforni. Ci vogliono molti
investimenti di capitale. È diverso dalle attività accentrate (manifatture accentrate) di cui si parlava a
quando ci si riferiva agli artigiani. S M    M   MM   )  M  
 M  . L'ultima frase è di un artigiano.
o‘ Ý   M  MM 

: la produzione è limitata e costosa e irregolare. La localizzazione è
dispersa, le località, sono ubicate dolci sono le risorse. La dimensione unitaria degli impianti e poca.
La rivoluzione dei trasporti, uso di legno, uso del ferro provoca una certa crisi energetica del sei 700.
Carbon regna il ferro, avendo un peso notevole, non erano facilmente trasportabile.

‘ Gli avanzamenti della metallurgia nel secolo XVIII.

‘ La   MMM   è dovuta al fatto che


 

    M. Cioè si
usava molto il carbone vegetale, ce n'era molto. gM   
M   M 
   #
 
 M  
 MM  #
  M  
 MM  M!  $#+M Non basta più la
siderurgia tradizionale. Evoluzione forte nella prima metà dell'800. È M
    , siderurgica
che fa nascere la moderna industria, il grande salto di qualità nella forma dell'impresa. Anche l'evoluzione
cotoniera e tessile avevano inciso sull'evoluzione, ma non in modo così evidente come quello della
siderurgia e metallurgia. g M    M   MM    ¬
#   . È la
scienza che porta innovazione! Prima, l'innovazione era endogena, cioè era colui che lavorava che nella
sua genialità portava innovazione. Ora nascono le unità di ricerca e sviluppo. g    
  
  
     
   M#MM
‘ -    diventa trainante nella terza fase: è quella che    M  strumentali a
quella che produce macchine che possono far sviluppare anche altri settori con le macchine. Vedi la
macchina a vapore di James Watt!

L¶altra industria inglese la cui tecnologia subì una rivoluzione nell¶ultimo quarto del Settecento fu quella del ferro.
Diversamente dall¶industria cotoniera che si espanse lavorando materia prima proveniente dall¶estero, M 
   


'
MM  
        . Mentre l¶industria cotoniera raggiunse spettacolari economie
risparmiando lavoro, la siderurgia risparmiò usando materie abbondanti e a basso costo, al posto di materie scarse e
costose come il carbone di legna e il rame. La soluzione che la nuova siderurgia diede alla scarsità di materie prime fu
alla base dello straordinario progresso raggiunto sul piano della dimensione produttiva.

Tutto partì dall¶innovazione introdotta nella  M M. Nel 1709 a Bristol, Abraham Derby iniziò a fondere
il metallo con il   MM  ottenuto dalla distillazione del carbon fossile. L¶innovazione, tuttavia, non
produsse tutti gli effetti di cui era capace finché non fu possibile applicare la macchina a vapore per insufflare aria calda
nell'altoforno al fine di facilitare la riduzione dal minerale.  M M 

# M56M56"#•8 

 @-    

       M     MMM  MM  . Tale procedimento, attraverso la


decarburazione e l¶affinamento, rendeva il   MM M        

 M   , ridotto in barre e


trafilato a seconda delle esigenze. Il ferro a basso costo serviva all¶industria meccanica per sostituire il legno in molte
applicazioni.

     M         MM        MM   
M 
 M         , che in precedenza non potevano essere usati in siderurgia. A metà
Ottocento l¶introduzione del  per la decarburazione della ghisa allo scopo di ottenere    in
grande quantità a prezzi decrescenti e dei  
    a carica solida (rottami ghisa), misero l¶industria
siderurgica inglese in condizione di soddisfare qualunque richiesta e di vincere la concorrenza. Fino alla seconda decade
dell¶Ottocento i settori industriali britannici rivoluzionati dall¶innovazione tecnologica rimasero il cotoniero e il
siderurgico. La macchina a vapore, prima dell¶avvento della ferrovia, trovò larga applicazione soprattutto in tali
industrie.

Nel 1698 Thomas Savery costruì una caldaia a vapore. Thomas Newcomen nel 1712 sfruttò il principio per estrarre
l¶acqua dalle miniere di carbone. Nel 1774 3, realizzò una nuova macchina munendola di condensatore per
economizzare ulteriormente il combustibile e la perfezionò trasformando il moto lineare dello stantuffo in moto
circolare uniformato dal volano. In tal modo l¶energia termica, trasformata in energia meccanica, poteva essere
facilmente ed economicamente applicata alla produzione industriale. Al di là del contributo diretto dei M  
 

alla produzione nazionale, essi introdussero il  MM 


   perché sollecitarono il cambiamento
nei settori con i quali entrarono in rapporto.
V
g 
   
 M' M2
   M     M    M   MM   ; lo sviluppo della macchina a vapore e
dell¶industria siderurgica ebbero effetti grandiosi sulla crescita delle industrie che producevano beni capitali e,
attraverso esse, sull¶investimento e sull¶innovazione di tutta l¶industria manifatturiera.La trasformazione dell¶economia
britannica si basò fondamentalmente sul processo di

     M     utili all¶industria e MM 
     P MM2    M *  (discontinuità di erogazione, crisi del legno, e non trasportabilità
dell¶energia prodotta dall¶acqua),


' M   *


Le innovazioni più significative ai fini della sostituzione furono:

§‘ la macchina a vapore
§‘ il processo di pudellaggio di Cort che permise di ottenere ghisa di qualità accettabile a buon mercato.

L¶impiego del ferro come materiale di base per la costruzione di quasi tutti i beni durevoli necessari per la produzione
ebbe conseguenze rivoluzionarie perché segnò l¶inizio dell¶era della macchina e con essa il decollo della moderna
industria meccanica.
Il settore meccanico poté avvalersi nella sua espansione di alcuni fattori positivi:

§‘ Offerta abbondante di materia prima a prezzi decrescenti


§‘ Energia meccanica delocalizzata e a basso prezzo
§‘ Domanda in espansione proveniente da tutti i settori produttivi

Le nuove tecnologie svincolarono le industrie dai problemi di localizzazione e resero urgente il miglioramento di vie e
mezzi di comunicazione per il trasporto di materie prime e prodotti finiti. Nell¶Ottocento ferro e macchina a vapore
furono alla base del processo innovativo nel trasporto terrestre, soprattutto con la  , e nella navigazione, con la
  M
     e gli
  . Dai tardi anni venti a metà Ottocento lo sviluppo i ndustriale inglese conobbe
una seconda poderosa fase di slancio legata alla 
 MM    , prima nel Paese e poi, con
esportazione di tecnologia e capitali, in molte zone dell¶Europa continentale.

La rivoluzione della vita economica nelle sue varie manifestazioni comportò mutamenti altrettanto rivoluzionari nel
sistema monetario e creditizio.  M
  M 
MM che, in regime di gold standard,
ovvero di ancoraggio delle emissioni alle riserve auree, si manteneva convertibile e stabile. Alle rivoluzioni economiche
si accompagnò il   MMM  . All¶aristocrazia che dominava il vecchio ordine economico e sociale
 M    
   M portatrice di istanze liberistiche. ueste presero il sopravvento con la
vittoria della ³Anti Corn Law League´ costituita nel 1838 e con la successiva  M
M
M M#567

• 4M > ½    


M     
    # 
   (  
   M    #   
   

   M      M    
 M 
   #  >  #
  M  M   Nella prima fase dell¶industrializzazione inglese, la
    attirò l¶attenzione della pubblica opinione in particolare sulle problematiche della diffusione
dell¶MM  e del duro  M M MM        MM   Denunce provennero da
medici, pastori protestanti, avvocati inducendo il parlamento a varare un'inchiesta che mise in luce la drammaticità della
situazione e che portò, nel 6&# MM2     MM    M    M  MM       MM  
MM g # M #
 M  M   M  

‘  

M M
 2 

ё /#17%*#5%%0

‘ Inizia l'evoluzione del
     . Ma non appaiono evidenti manifestazioni quantitative e strutturali.
Non c'è una netta rottura con lo stato precedente, ma nel complesso c'è un lieve tasso di crescita. Per il
DiVittorio c'è un'espansione, c'è una certa continuità. (M    ++M
 
 M, che prima
non c'era in modo definito. Cioè questo periodo è stata la premessa per lo sviluppo ed espansione del settore
industriale.

ё /#5%%*#52%0

Vc
‘ Porta ulteriore compimento nella fase di sviluppo industriale. Si estende a settori diversi dal settore cotoniero.
Prima al nuovo si affiancava il vecchio sistema (domestic system). Ora con la seconda fase è il sistema di
fabbrica ad invadere anche altri settori. (
 
   
    
 M 
Non tutte le regioni inglesi, però, hanno avuto le risorse per completare la seconda fase: molti si sono regrediti,
sono fallite per incidenti di percorso. I cambiamenti sono avvertiti anche a livello generale: le innovazioni non
riguardarono solo la filatura e la tessitura, ma si estesero alle altre fasi del ciclo produttivo, riducendo i costi di
produzione anche nella sgranatura del cotone, nella colorazione e stampa dei tessuti, ecc.

ё /#52%*#5$%0

‘ Completamento del mutamento globale:

 M 
   . -MM . Furono coinvolti settori
meccanici-siderurgici che assunsero la funzione trainante dello sviluppo. Coinvolgono nuovi settori, nuove
regioni e producono nuovi effetti. Si incominciano a vedere anche i fattori di sovrapproduzione. Saturazione
del mercato. Verso il 1840 si arriva alla cosiddetta  M M 
  . Il mercato inglese invade altri
mercati. Però ciò non significa che tutti i settori hanno caratteri imprenditoriali. Ci sono comunque ancora
settore non industrializzati, sono quelli tradizionali, ci sono piccole imprese. C'è una convivenza di forme, ma
il cuore è il sistema di fabbrica.

(       M  M


     MM 1
, ma l'influsso del sistema industriale
era tutt'altro che marginale. Nella seconda metà dell'800 la rivoluzione è completata pienamente. L'inghilterra continua
a crescere, anche nel mercato mondiale. Però incominciano a nascere anche altri competitori: primato sempre più
nessuna discussione. Comunque nonostante la crescita di altri mercati l¶Inghilterra continua lentamente ad evolversi.

‘   M


MM 

Il processo di trasformazione dell¶economia britannica, giunto a compimento verso la metà dell¶Ottocento, nel corso del
secolo si estese all¶Europa interna e in parte a quella periferica. Così come era accaduto in Gran Bretagna, anche sul
continente si ebbe una  M


 ×  

3. La prima rivoluzione Industriale, verificatasi nell¶isola


britannica con caratteri di spontaneità grazie alla compresenza di una serie di fattori favorevoli, non era infatti stata un
fenomeno diffuso a livello nazionale, ma aveva avuto una caratterizzazione regionale, intendendosi qui per regione
un¶area geografica avente caratteristiche economiche omogenee. Il cambiamento era risultato altamente concentrato dal
punto di vista geografico e la prima localizzazione industriale aveva ricalcato, in generale, quella delle miniere di
carbone, anche se altri fattori come la 
 M   # M2
      M # M  
  
  
#M        
 M  #M 

    M#M 


     M
 M  
    M  M   M   M   M    MM  
 M   
    MM    
   

La concentrazione rappresentò un fattore di sviluppo per l'economia britannica grazie alle interazioni che si stabilivano
tra le industrie. Il fatto che le imprese si trovassero geograficamente vicine rendeva più economica la creazione delle
infrastrutture e favoriva la    MM 
. Sebbene ancora negli anni venti dell¶Ottocento i settori
industriali rivoluzionati in Gran Bretagna fossero pochi, essi avevano ormai introdotto il germe di quella 

  - anziché discontinua ed esogena come era nelle società preindustriali - che sta alla base del moderno sviluppo
economico.

(M  

     


    
 M M  
 MM28  
 
9   
 MM20    ,
Belgio, Germania, Francia, Svizzera e in parte a quelli che si trovavano in posizione periferica rispetto al centro di
irradiazione. Ý M  >  ½   


  M
     dalla concorrenza straniera,
proibendo l¶esportazione di macchinari, di progetti e anche vietando l¶emigrazione di operai specializzati, MM 
     M   Originariamente passò in modo clandestino, grazie allo spionaggio
industriale, poi legalmente allo scadere dei brevetti. I      M
 e la diffusione della cultura
contribuirono al passaggio delle informazioni.

>M       M  M        ' #   # #   M  
   

M      

 # 
   M
MM2   MM  M    

Emblematiche sono le vicende relative ai trasporti.  M 
M * M
 M8
    M   M   MM  M
  M Nell¶Europa interna (Francia, Stati

VV
tedeschi), la cronologia fu altra. ui la rivoluzione Industriale fu contemporanea allo sviluppo ferroviario e anzi ne
divenne parte integrante. Così il bacino della Rhur decollò a partire dagli anni quaranta dell¶Ottocento con la
costruzione della rete ferroviaria tedesca. MM20       !Ý  #( M #

 $M   
 
      MM2   MM2
 M  , per ragioni strategico-militari o come status symbol dei
paesi che aspiravano a raggiungere o mantenere un posto tra le grandi potenze europee.

g2
 M  

9

     MM  M    in quella che Sidney Pollard
(1984) ha chiamato Europa interna (Belgio, Francia, Svizzera, Stati tedeschi a ovest dell¶Elba). Il M , ricco di
miniere di ferro e carbone fu il primo a introdurre nuove tecnologie nell¶estrazione mineraria e nella lavorazione dei
metalli, conobbe una rapida crescita,

      
  MMM 
  MM
  . g
    M        
  M  MM     M  MM , che poi però
procedette rapidamente, soprattutto dopo l¶unificazione politica. La   seguì un suo percorso di trasformazione
più graduale,         M M M   M     MM2  M  . L¶M presentò una
situazione diversa. •  
 M 
  #   '  
 M
   M        M,
mantenendo un¶economia prospera e un reddito pro capite elevato, a dimostrazione che il percorso di crescita ha tempi e
modi diversi e non deve sempre necessariamente passare attraverso un¶industrializzazione precoce e rapida di modello
inglese.

La compresenza, in Europa, di paesi che attraversavano fasi diverse dello sviluppo alimentò correnti migratorie
sollecitate dalla domanda di lavoro che proveniva dalle zone più sviluppate. Importanti furono anche      
 M MM      precocemente sviluppate, in cui gli elevati profitti avevano consentito una
significativa accumulazione, verso quelle che andavano avviando il processo di industrializzazione e offrivano perciò
maggiori occasioni di investimento: dall¶estrazione razionale delle risorse minerarie alla costruzione delle infrastrutture.

Nel corso dell¶Ottocento e fino alla prima guerra mondiale i       nel processo di industrializzazione

    

       
MM 
 M      , che divenne il principale fattore di
espansione del commercio internazionale.

Alcune regioni entrarono nel mercato sfruttando vantaggi comparati di varia natura:

§‘ Localizzazione geografica particolarmente favorevole


§‘ Dotazione di risorse naturali
§‘ Presenza di specifiche abilità umane
§‘ Costi dei salari inferiori a parità di tecnologia
§‘ Tecniche avanzate migliori
§‘ Specializzazione nella produzione di prodotti primari

g2
 M     M    
M          , come teorizzato da Ricardo, poiché accentuò le
differenze di costo e quindi di prezzo dei beni prodotti,    M 
  M 
 MM  M  . I flussi di
commercio (il movimento delle merci) vennero sempre più determinati dal divario tecnologico, sebbene i bassi salari
consentissero ai paesi più poveri di specializzarsi nella produzione di una qualità più scadente di un dato tipo di merce.
Le regioni continentali che si posero alla guida dell'industrializzazione europea svilupparono il loro processo imitativo
in presenza di favorevoli precondizioni, ma rispetto all¶esperienza britannica il contesto era cambiato perché i nuovi
produttori per trovare spazio sui mercati dovevano vincere la concorrenza di quelli che si erano affermati per primi.
uesta ragione, congiunta a fattori politici e al fatto che la stessa tecnologia venisse trasferita in ambienti disomogenei,
diversamente preparati a riceverla, fu all¶origine delle diversità di percorso nel processo imitativo dell¶esperienza
inglese da parte dei paesi late  
, oltre che del loro maggiore o minore discostarsi dal modello originale.

‘  

Come ha fatto osservare MM (1984), M  

  
 M   ± fondamentalmente l¶innovazione
tecnologica ±

0   #   MM > ½  #
  MM   MM 


  , e in particolare di carbone, dato l¶uso del vapore come fonte energetica. ueste regioni economiche
privilegiate dalla natura si svilupparono precocemente.
Tuttavia, ad M M M       M M
M    M M MM  Infatti, tanto più un Paese risultò ritardatario nell¶avviare il processo di

industrializzazione, tanto più il ruolo dello Stato e degli intermediari finanziari si dimostrò importante: se la prima
industrializzazione inglese si era espressa con modalità spontanee, per iniziativa privata, >  M2 MM 
Ý    MM     M  M   M 
M  #  M2     

9    M 
MM
M M

In realtà il primo sviluppo inglese si era prodotto all¶interno di una pesante normativa economica e in presenza di un
regime fortemente protezionistico, contro il quale si erano espressi gli economisti classici, a cominciare da Smith.
Anche gli imprenditori che operavano nei settori innovativi avevano chiesto l¶abolizione delle barriere protettive e delle
norme vincolistiche, che risultavano di ostacolo alla espansione produttiva e alla commercializzazione dei loro prodotti.
Al contrario, i produttori degli Stati di successiva industrializzazione invocarono la protezione pubblica contro la più
agguerrita concorrenza inglese e chiesero spesso la concessione di aiuti, commesse, sgravi fiscali. Sul continente gli
imitatori dell¶industrializzazione britannica potevano contare sul costo più contenuto del lavoro (non la Francia), ma,
nel corso della prima ondata, la tecnologia non fu diversa. MM  
        MM  
MM2   #      
  M    2 M       
    M#     
  M

      M

   M M MM  Nel processo di formazione
del capitale, quindi, questi soggetti esercitarono il ruolo di fa ttori sostitutivi.

          M     M M 


   , in primo luogo
delle ferrovie, o costruendole in proprio, come avvenne in alcuni stati tedeschi, o garantendo ai privati concessionari
una redditività minima sul capitale investito. Porti, docks, strade vennero migliorati grazie all¶intervento pubblico.
ueste politiche miravano a creare le condizioni favorevoli all¶avvio dell¶industrializzazione.   M 
MM M MMM  M  M *M  MM
  M . Nella Francia di Napoleone III il modello fu il S( 
 M  dei fratelli Péreire, sorto con
l¶appoggio del sovrano. La strada del sostegno pubblico alla creazione di istituti specializzati nel credito all¶industria
era già stata percorsa, in Belgio, da Guglielmo I, con la creazione, nel 1822, della Société Générale pour favoriser
l¶industrie nationale des Pays Bas, nota in seguito come Société de Belgique.

Negli stati tedeschi, dove il capitale era inizialmente molto carente, le banche miste operarono in modo ancora più
incisivo, acquisendo anche consistenti pacchetti azionari di imprese finanziate. La borsa, almeno agli inizi, non svolse
invece un ruolo significativo nella raccolta del capitale, esclusion fatta per le azioni ferroviarie.

  

La Francia conobbe uno  M  M che, in passato, gli storici definirono M. Infatti, pur sommando,
nella seconda metà del Settecento, non pochi fattori favorevoli allo sviluppo, la Francia decollò tardi e il suo ritmo di
crescita si mantenne poi sempre più lento di quanto non ci si potesse aspettare. La terra in molte zone era pianeggiante e
fertile; il Paese disponeva di capitali, che però erano spesso investiti in modo improduttivo (la borghesia acquistava
titoli nobiliari e cariche, che la corte, indebitata, metteva in vendita); il commercio estero era sviluppato, anche se la
politica coloniale francese aveva avuto meno successo di quella inglese.

Lévy-Leboyer (1977) ha definito l¶industrializzazione francese, basata su beni di consumo ad alta intensità di lavoro,
³controcorrente´ rispetto a quella della Gran Bretagna incentrata (a parte il settore cotoniero) su beni ad alta intensità di
capitale, intermedi e capitali. L¶industria francese risultò più diversificata di quella inglese e più dispersa nelle
campagne; anche per questo il processo di urbanizzazione fu molto meno pronunciato di quello inglese.

˜  M
  M MM 
 
 M     M MM M   M fino alla
Rivoluzione, lo
   


 MM      M , le convulsioni politiche e le guerre, che dalla Rivoluzione si
susseguirono fino al Secondo Impero (Rivoluzione del 1789, Direttorio, Impero, caduta di Napoleone e ritorno dei
Borboni, Luigi Filippo, le due rivoluzioni del 1848, la Seconda repubblica, il Secondo impero) favorendo le attività
speculative piuttosto che gli investimenti industriali. Non giovò allo sviluppo neppure la maggior attenzione, rispetto
alla Gran Bretagna, ai temi dell¶eguaglianza e della giustizia sociale, che portò ad una ripartizione del reddito meno
sperequata che altrove.

o‘ Le risorse minerarie erano, del resto, inferiori a quelle inglesi. La Francia disponeva di miniere di ferro, ma era
   . Le zone minerarie si trovavano al confine con gli stati tedeschi (bacino della Ruhr) e nella
Saône et Loire (Le Creusot). I giacimenti, che nella vicina regione belga erano superficiali, verso il Pas de
Calais scendevano in profondità. ¬n loro economico sfruttamento divenne possibile solo con la tecnologia più
avanzata della seconda metà dell¶Ottocento.

V
L¶imprenditorialità francese si dimostrò   MM 
 M  di quella inglese del tardo
Settecento-primo Ottocento e di quella tedesca della seconda metà dell¶Ottocento. g    M   
M      
   A parte il fondamentale forno per la decarburazione dell¶acciaio realizzato
dall¶ingegnere francese Pierre-Emile Martin in collaborazione con Friedrich Siemens, la Francia non fu patria di
brevetti importanti.

o‘ g2  M      M  M #  MM   M 


M   
 M. Infatti, in seguito alla
concessione gratuita delle terre dei nobili ai   , decisa dalla Rivoluzione e confermata da Napoleone, le
condizioni di vita dei lavoratori agricoli migliorarono nettamente, M  M    M
M     . Anche gli stimoli all¶urbanizzazione risultarono modesti. Il minor trasferimento di
manodopera dalla terra alla fabbrica rese la forza lavoro meno abbondante e quindi meno economica rispetto a
quella inglese. g   M          9            M 

 
   #       
      M  MM2   
A la produttività della
terra e del lavoro di conseguenza non crebbe. Anche il commercio subì limitazioni perché la famiglia
contadina tendeva ad autoprodurre attrezzi agricoli e arredo domestico, oltre a mantenere in vita la M   


    M . Inoltre i risparmi contadini vennero destinati in primo luogo all¶acquisto di nuove terre e,
in subordine, di titoli di Stato. Il passaggio di capitale dall¶agricoltura all¶industria fu quindi scarso.

Ý M Ý  M  >   

 1 
   M   MM  >  ½  # M
 M 
MM2
 M  M M   M   MM M
 20   ,
probabilmente anche a causa del MM MM   operato dai contadini. uesti non intendevano frazionare la
proprietà famigliare tra troppi figli, i quali non avrebbero più potuto vivere del provento della terra. Scarsa natalità e
attaccamento alla terra contribuirono a ridurre la manodopera disponibile per l¶industria.

o‘ g2
  M  M   
 M M  M  M  
   MM   si tradusse in
dieci anni di discussioni, dal 1833 al 1842, durante i quali ben poche linee vennero completate. Si approdò
infine a un

  
 , in base al quale lo Stato progettava le linee e forniva il terreno e alcune infrastrutture
(ponti e gallerie); i privati mettevano a disposizione il materiale rotabile, le apparecchiature, le rotaie, le
stazioni, oltre a provvedere alla manutenzione delle linee. Lo Stato garantiva inoltre un reddito minimo del 4%
sul capitale privato investito. Nel settore intervenne inizialmente anche capitale inglese.

o‘ M   , eccessivamente concentrato nella capitale, solo nel Secondo impero vide sorgere, con il
S( 
 M      M  
  M     M  Nello stesso periodo
vennero fondate banche decentrate, tra le quali in Crédit Lyonnais destinato ad un successivo forte sviluppo.
g  B@  ½  : MM2    g   >M #    
   M   M#      


  M
 
 M# M1
      
 M
 

¬na   M   M  


 fu quella di 
 MM2
       (canali di Suez e Panama), ma
anche in situazioni rischiose (prestiti alla Russia ed allo Stato italiano subito dopo l¶¬nità), riducendo la disponibilità
per l¶economia interna. Il telaio meccanico cominciò a diffondersi nel settore cotoniero dagli anni trenta, sollevando
anche qui ribellioni e sabotaggi da parte dei tessitori, ma M M    M , connesso al permanere dei contadini
sulla terra,     M  , così come il largo utilizzo di energia idraulica, specie da parte
dell¶industria tessile.

  M  M          M      M  con il sorgere di poli di industria
moderna localizzati nei pochi grandi centri urbani. La ricostruzione di Parigi, voluta per celebrare le glorie dell¶Impero,
alimentò una forte
 M   M e diede
M   MM2   . L¶operazione di ricostruzione fu seguita
personalmente da Napoleone III e dal prefetto di Parigi, il barone Haussmann. M+M M
MM 
      MM    M. Ma anche allora, fatte salve le industrie siderurgiche e
metallurgiche, la produzione continuò ad essere esercitata prevalentemente in imprese di piccole e medie dimensioni.
Importanti per capitale investito e per numero di occupati erano il settore cotoniero e quello pesante, M

   M  
   # M >  

 M'#
  MM   MM

%
 #
 #  M  #
#  #    # M  M#    <
 
•  #
#M     
 4
MM  M  #4
M   
    #
    > ½     >  #  
 
MM2   M#
M
 
 #
MM 
  
  
M M   M  0M •    M ((( M MM 
 #MM 
  MM
  MM  

V[
Il commercio internazionale, danneggiato dalla Rivoluzione e poi dal blocco napoleonico non riacquistò più, neppure
nel tardo Ottocento, il ruolo che aveva avuto nell¶ancien régime. La distanza che separava la Francia dai paesi leaders
nei settori industriali moderni venne notevolmente ridotta solo a partire dall¶ultimo decennio dell¶Ottocento, quando il
Paese superò la fase di stagnazione iniziata negli anni settanta, dopo la sconfitta di Sedan.

M M  M   M  M M 
      &    M  S    M M    M  M #565   M 
       MM  M


, anche se la distribuzione del reddito in Francia risulta
essere stata meno sperequata che in Gran Bretagna. uesta maggior attenzione ai problemi del lavoro e della giustizia
sociale ha portato gli storici francesi a considerare lo sviluppo del loro Paese non come lento o distorto, ma come uno
sviluppo diverso e più equo rispetto a quello inglese. Il modello di sviluppo che manteneva al centro l¶industria di
nicchia, raccogliendo l¶eredità dei precedenti settecenteschi delle manufactures royales, tendeva ad MM  
MM M  , contenendo le forme di alienazione insite nell¶organizzazione produttiva di
fabbrica di stampo britannico. (M  M  MM 
  
  M   M  # M  
 MM 
  
  #   
    
e soprattutto alla creazione di scuole professionali di alto livello per la
formazione di capitale umano: École royale des Ponts et Chaussées, École royale des Mines, École des Arts e Métiers












  
g  
   M  
M MM     C
 M  M ?6# M  
     e la necessità di una riforma
agraria che eliminasse la struttura feudale condizionarono fino al primo Ottocento lo sviluppo degli stati tedeschi, anche
di quelli dotati di risorse minerarie, impedendo loro di cogliere le pur notevoli potenzialità di cui disponevano.
L¶asfitticità dei territori, la chiusura economica dei vari staterelli, l¶arretratezza di alcuni di essi, più vicini all¶impe ro
russo che all¶Europa Occidentale,   
  4M 
M  MM      M#4M 
   
   MMM

   M2      , anche se i tedeschi furono presto ottime
spie industriali della tecnologia inglese.
     , avviata dalla Prussia a partire dal 1807, dopo la sconfitta di Jena,  M  
              
   MM . L¶esempio venne seguito dagli altri stati tedeschi e molti
contadini che non erano in grado di riscattare le terre presero la strada dell¶emigrazione transoceanica, diretti soprattutto
nel Nord America.

M 66 M  •

   + M     M      M M


  
#   M 




   M
    MM  M     M MM , portato a termine nel 1834 con accordi tra gli
stati,            &" M   
  
  M  

       


adeguata, alla cui costruzione erano peraltro interessati anche altri paesi stranieri, data la posizione geografica della
Germania nel cuore dell¶Europa, e quindi zona di transito negli spostamenti tra Nord e Sud e tra Est e Ovest. Iniziata
con modalità diverse, tra incertezze e timori degli stati più piccoli, la costruzione delle ferrovie fu poi coordinata e resa
funzionale in vista di un territorio nazionale unificato.

M     M MM   M  M   MM  MM 
       M     MM

   M 
        
  M. Le nuove macchine furono
utilizzate inizialmente nelle miniere per far funzionare le pompe destinate a estrarre l¶acqua dalle gallerie e nel settore
tessile per la meccanizzazione di filatoi e telai. Gli altiforni a coke furono introdotti prima nella Slesia e più tardi nell a
Ruhr. Crebbero alcune industrie meccaniche, tra cui la Krupp, che produsse prima materiale ferroviario, per poi
orientarsi con grande successo verso gli armamenti. Dalla tecnologia di importazione inglese ci si avviò rapidamente
verso una tecnologia autonoma. >M
            M M       >

    M g 


   M
 M


 
M  MM   
   


Nonostante la massiccia emigrazione la popolazione tedesca aumentò di circa 10 milioni tra il 1815 ed il 1850.
0

    M  M ,8
#   M    
 MMM   
M    MM> ½  • 
½

#  
MM20M 
         
 M   M 

M M     M M  M

M   MM 


M#51%*1# Il nuovo Reich tutelò le nascenti industrie nazionali con il protezionismo, con ingenti commesse al settore
degli armamenti (e più avanti anche alla marina), intervenendo direttamente nella gestione di alcune miniere e di alcune
ferrovie.Vennero invece abolite vecchie normative degli stati preunitari e privilegi superati, che ostacolavano la
produzione su larga scala. g  Ý   
    9 M 
M   
 M   
 M2      
 
 

  M
 M di ogni ordine e grado, tutti di ottimo livello. Il politecnico di Berlino divenne a fine
Ottocento il migliore d¶Europa.

Alle banche miste già esistenti dopo l¶¬nità si aggiunsero la Deutsche Bank e la Dresdner Bank. M   
M      M M      M MM 
   M e sostenne le imprese
collocandone le azioni o anche assumendole in proprio, fino a realizzare il controllo delle imprese finanziate.

P   M 
  
  '  >   M MM  
     M
        M

  M    perché la ricerca dell¶equilibrio tra domanda e offerta non era demandata principalmente al
mercato, ma, in buona parte, agli accordi intervenuti tra i produttori. Gli imprenditori, superata la fase iniziale
dell¶imitazione, si dimostrarono attenti all¶innovazione tecnologica, riuscendo nel volgere di pochi decenni a recuperare
il ritardo accumulato nei confronti della Gran Bretagna nei settori tradizionali e a portarsi all¶avanguardia nelle nuove
tecnologie che si imposero dagli anni ottanta dell¶Ottocento. Nei settori nuovi della fotografia, del cinema,
dell¶elettricità, della telegrafia e telefonia, delle vernici, furono i tedeschi, con gli americani, a conquistare i nuovi
brevetti e a esportare tecnologia.

La cooperazione tra impresa e laboratori universitari fu all¶origine di un crescente legame tra scienza e industria e fece
emergere i settori che producevano beni strumentali più che di consumo. La meccanica industriale pesante, produttrice
di grandi macchine e di materiale elettromeccanico ( Siemens, AEG), la metallurgia, e soprattutto la chimica
(Bayer,Basf,e Hoechst), con lo sviluppo della carbochimica per produrre coloranti, farmaceutici ed esplosivi, dive nnero
trainanti nel processo di sviluppo e alimentarono intense correnti di esportazione.

M        per l¶affermazione della tendenza alla grande concentrazione industriale che
caratterizzò in maniera inconfondibile il percorso tedesco. Gli accordi tra i produttori per regolare il mercato,
stabilizzare i prezzi e i profitti mediante cartelli vennero considerati legittimi dal cameralismo tedesco e sostenuti dallo
Stato.

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. Entrambi erano connotati da un forte protezionismo e dal dinamismo aggressivo dei loro
imprenditori, i quali scelsero di operare con grandi imprese o con coalizioni di imprese e intervennero soprattutto nei
settori maggiormente innovativi, anche se fino alla prima guerra mondiale la presenza delle industrie tradizionali, la
siderurgia e il cotonificio, restò importante.

La rivoluzione Industriale inglese era stata analizzata dagli economisti classici, che avevano enucleato la dottrina
liberista e definito le leggi di mercato come universali e atemporali. Nella Prussia che si avviava allo sviluppo, Friedrich
List confermò la necessità, per i paesi arretrati, di procedere sulla strada dell¶industrializzazione, ma definì per questi la
necessità di una fase protezionistica, più o meno lunga, che consentisse loro di colmare il ritardo e di porsi in
condizione di competere con la Gran Bretagna e con le altre nazioni a sviluppo precoce (Sistema nazionale di economia
politica, 1841).


‘ S    -
  ‘

Cambiò la tecnologia, si diffuse il    M     
:
o‘      (mineral-based), il ferro, carbone e altre materie prime abbondanti grazie alla
chimica, prima si usavano materie naturali. Grazie alla chimica si formarono nuove materie prime, la
chimica dei concimi, della plastica, chimica organica e inorganica.
o‘    : macchine a vapore, poi altri motori primi. Motori che convertono l'energia
termica in energia meccanica come ad esempio il motore diesel.
o‘ S  M  sempre nuove applicazioni delle invenzioni fondamentali. Si è tradotto in uno
sbocco sull'economia.

‘ Ý    #   #


 
å‘ I cambiamenti non sono mai automatici: se esistono    M è più facile che una
invenzione diventi una innovazione. I primi brevetti furono introdotti nel 1400 a Venezia poi
nel 1600 in Inghilterra. Inoltre
  M   M M  .
å‘ La    delle innovazioni è molto M. Come mai? Perché ad esempio la macchina a
vapore dal 1774 occorsero 70-80 anni prima che vengono standardizzate. Dipendono dalla
ricettività di una cultura, dall'atmosfera industriale. C'è una sorta di riferimento alla
psicologia dovuto alla introduzione di nuove tecnologie.
å‘ M  MM- 
 In Inghilterra non è stato un gran problema perché la situazione
era buona, le attività non erano prevalentemente agricole, era già presente un suolo fertile su
cui far emergere la tecnologia.  
  M M  M   M 
   . Poi anche se importo una macchina, se poi si rompe non ci sono persone a cui
posso chiedere di ripararlo. uindi si cercava di trasferire anche le persone, ma non era per
niente facile. C¶è differenza di lingua, di carattere, di usi e costumi! L'accelerazione inglese
(incredibilmente precoce) non fu come quella continentale in cui tutto andò a rilento anche se
si conoscevano le tecnologie! 
‘
Se si vuole competere con i prodotti inglesi, bisognava imitarli e questo succedeva fino a metà 800. Acquisizioni di
macchine, di personale: problema di emulazione. Già in passato vi erano state invenzioni ma non fu come nel 700 in
Inghilterra che vi era un sistema consequenziale di innovazione (botta-risposta). Prima molte invenzioni erano rimaste
isolate. Le innovazioni c¶erano ma non c'era la consequenzialità.

å‘ Indecisi e vi furono anche le micro-invenzioni. Al tempo non esisteva il settore che cercava
di sistemare, migliorare le innovazioni. I miglioramenti avvenivano all'interno del lavoro.
Come la macchina di Watt che venne successivamente migliorata potenziandola e
aumentando la resa percentuale.

Le diffusione della tecnologia sono lente perché ci sono resistenze alle innovazioni a vantaggio della manifattura
tradizionale. Vediamo perché:

§‘ Il basso costo del lavoro non giustificava l'adozione di macchine o di innovazioni tecniche come avvenne in
Francia. Se c'è abbondanza di lavoro si cerca meno di macchinizzarre. La scarsità del lavoro giustifica, come
avvenne in ¬sa, alta meccanizzazione!
§‘ Flessibilità della manifattura che la fabbrica non permetteva. Sul piano del capitale, cioè la manifattura non
comporta capitali fissi (impianti, immobili, macchinari, eccetera), ma solo capitale circolante, cioè materie
prime. Il sistema di produzione industriale necessitava di capitali fissi!
§‘ Margini di innovazione con un miglioramento della produttività. La tessitura a domicilio migliorò
sensibilmente grazie alle innovazioni adattate alle specifiche del lavoro tessile! Vedi l'introduzione dei disegni
nei tessuti, schede perforate. Erano innovazioni appropriate alla manifattura tradizionale a domicilio o
artigianale. Tutto questo nella metà dell'800. Ci sono quindi guadagni di produttività. Non sta ferma di fronte
all'avanzata del settore industriale. Inoltre nascono ruote ad acqua con un rendimento molto maggiore di prima.
Nascono ruote in ferro, ruota Fulton... . uesto spiega la presenza di tecnologie manufatturiere che si
sviluppano e la tecnologia si adatta alla tessitura.

Inoltre i mercanti che forniscono le materie prime a domicilio o all'artigiano lo prendono dagli inglesi che gli costa di
meno! Ricorda che per manifattura tradizionale si intende nelle case, nelle botteghe strette. ui ritorna il discorso della
sopravvivenza di quella parte di lavoratori inglesi che nonostante l'avanzamento della tecnologia sopravvivono
chiedendo materiali all'industria, e quindi pagandola di meno.


§‘ In Inghilterra gli scienziati disdegnano i fatti pratici, cioè si applicavano per dare risposta ai problemi della vita
e non ai problemi pratici. Nel continente invece, c'è separazione tra scienza pura e scienza applicata. Esiste una
fisica idraulica, che cercava di risolvere i problemi dovuti alle inondazioni..... fino a metà 800 c'era nesso tra
scienza e l'applicazione, poi dalla metà dell'800 si saldano e vanno di pari passo.

Sono anche gli industriali che ingaggiano licenziati, li finanziano. Sinergia tra università e industria che fa nascere in
Germania nuovi macchinari, diversi da quelli inglesi. Non si limita più! Nasce il settore di ricerca e sviluppo. Scienza
tecnologia diventano un fattore di sviluppo come in Germania e in Svizzera. Le prime imprese moderne nascevano da
ingegneri, tecnici che uscivano dalle università. Gli inglesi non hanno politecnici. Si formano legali, avvocati, filosofi...
ma non ci sono ingegneri.a loro importava solo l'esperienza, e si inumidivano il sapere teorico e questo ha fatto perdere
loro vari settori come ad esempio la chimica che non può essere appresa facendola o sperimentandola. L'Inghilterra va
verso una obsolescenza. Nel continente si snobbano le questioni della vita quotidiana.

L'Inghilterra vi era un'associazione tra gli inventori e capitalisti. Dai primi dell'800 vi sono strozzature, cioè l'Inghilte rra
si evolve per evitare e risolvere le strozzature. Ad esempio si mancava il legno per la siderurgia si cercava risposta
altrove e risposta fu l'uso del carbon-coke. L'ambiente è cruciale anche dal punto di vista tecnologico.

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Chi finanziava tutto? L¶Inghilterra aveva vissuto fino al 1700 una ricchezza commerciale, aveva una ricchezza più
articolata. Gli squilibri non erano così forti come nel continente. In più già da prima della rivoluzione, esistevano già
strumenti di soggetti che fornivano prestiti. La tradizione mercantile faceva ricorso al credito commerciale a breve
(restituzione entro mesi).

§‘ Nella prima fase della rivoluzione industriale contò più la qualità della quantità. Si formano le società in
accomandita semplice. Il capitale fisso rimane il piccolo (credito personale, che gode di fedeltà e di altri...).
§‘ nasce un mercato che compra macchine usate già dagli inglesi come ad esempio Vienna. Riciclaggio della
tecnologia.
§‘ spiriti imprenditoriali: i primi imprenditori inglesi che le investivano moltissimo.

‘ Il sistema creditizio inglese

L'Inghilterra gli imprenditori sanno a chi rivolgersi per i finanziamenti. Chiedono alle banche. Del resto dell'Europa
molti si sono ricorsi allo Stato. In Inghilterra il debito pubblico non era tanto elevato, lo stesso valeva per la tassazione .
Vi era un equilibrio tra Parlamento e corona. La corona non poteva alzare i livelli di quanto le pareva. Ci sono
istituzioni, c'è il Parlamento che limita il potere il re. Il fiscalismo non è stato tanto opprimente come nelle altre region i
dell'Europa. Dunque gli inglesi:

å‘ Avevano già un buon sistema creditizio


å‘ e inoltre la pressione fiscale non era pesante
å‘ poi c'erano le società per azioni (spa) ma non erano legali (Bubble Act). uindi gli imprenditori cercavano
delle associazioni che davano alla luce ditte e individuali o società di persone.

Fino al 1830 vi erano più società di persone che di capitali. I servizi di canali, le ferrovie furono importanti per gli
investimenti. Forte interesse pubblico. Sono investimenti poco rischiosi, perchè nascono per inziativa privata, ma poi
venivano gestiti da enti pubblici come comuni, regioni e Stati. Gli investimento erano alti, ma i rischi erano bassi perchè
cmq dietro c¶era lo stato.

‘ Sistema di fabbrica e le imprese inglesi.

o‘ I precedenti: prima delle imprese vi erano già delle manifatture accentrate, come ad esempi o cantieri navali e la
filatura della seta, segni di accentramento! Attenzione alla concentrazione di lavoro (come nei cantieconcri) e
concentrazione di anche altro (come nella fabbrica).
o‘ Centralità dell¶imprenditore: ruolo dell¶impreditore, colui che fa un po tutto. Porta idea, organizza la
produzione coordina, detta ritmi e modalità del lavoro. È un innovatore. È coordinatore di prodotti, di capitali
(che non sono sempre suoi!).


La definizione del salario per tutto l'800 che viene definito unilateralmente dall'imprenditore. Ferrea disciplina. La
fabbrica nasce facendo controlli sull'operato, è un sistema preciso e rigido. Vediamo l'organizzazione del lavoro:

‘ nell'800 c'è il continuo nascere del sistema di fabbrica, ma cambia anche nel modo di lavorare. C'è una terza
figura che emerge: il manager, colui che controlla anche se non è di sua proprietà il patrimonio. Nasce il
sistema contabile. L'organizzazione di impresa si basò su comportamenti imprenditoriali tradizionali e questo è
uno dei motivi per cui lentamente la supremazia inglese incomincia a diminuire.

Da metà 800 si instaura il sistema del Taylorismo, modo di produrre americano. ui si è alla divisione dei compiti degli
operai e la parcellizzazione dei compiti, c'è alta specializzazione. Tale specializzazione minuta non venne applicata in
Inghilterra, anche se i miei libri ne parlavano tantissimo. L'America invece le applicava. Ogni pezzo è un uguale ad un
altro, si usavano più macchine. Poi i pezzi alla fine erano scambiabili. Gli operai in Inghilterra erano ancora artigiani
anche se usavano le tecnologie nuove. L'operaio pian piano con i suoi compagni costruisce una macchina, cioè mettono
insieme tutto il loro sapere. E invece in America si affidano tutto e completamente alla macchina .

In America il fattore scarso era il lavoro e quindi la macchinanizzazione risolve loro un grande problema! Inoltre nasce
in America un sistema omogeneo di cultura e di pensiero. È in America nasce un mercato grande subito, non è come
un'Europa in cui ci sono voluti tantissime lunghi anni.

La fabbrica provoca, diventa fattore di abbassamento della cultura, dell'alfabetizzazione. Se il mercato assume comuni
operai che bisogno c'è di destinare i ragazzi a sudare sui libri? uesto è quello che si pensava in Inghilterra. La scuola
venne considerata come un peso. Ora nel mondo moderno si pensa nel modo completamente contrario e il premio Nobel
Hackmann sostiene che il capitale umano è una fonte di sviluppo di imprese. La scuola dell'obbligo non fu introdotta in
Inghilterra fino agli 80 dell'800. E infatti le università inglesi formavano giudici, filosofi, legali, niente di meccanico e
industriale. Nel resto d'Europa invece specialmente il Germania e Francia si formavano politecnici, accademia tecniche
scientifiche.

‘ Taylorismo: catena di montaggio. Da fine 800 all'inizio del 900. Perfezionamento del sistema americano.
Figure come ingegneri tecnici si preoccupavano di razionalizzare la produzione. Nella seconda rivoluzione
industriale sia una riforma dell'organizzazione del lavoro. Le sistema di fabbrica c'è comunque una persistenza
di vecchi modelli. A fronte della meccanizzazione c'è comunque il settore che ha privilegiato la qualità.

‘ L'imprenditore della prima rivoluzione industriale


o‘ in Inghilterra l'imprenditore viene dal basso. Ci sono poi gli imprenditori stranieri che hanno
contribuito allo sviluppo nelle zone più arretrate. Inoltre questi stranieri sono collegati comunque alle
loro regioni, alla patria, dove hanno le famiglie di provenienza, lì ci sono i loro prestatori di
capitali....... Nei posti più arretrati ci sono stati i fattori sostitutivi. I vantaggi dell'arretratezza sono e
non compiere errori degli altri

il problema generazionale cioè il fatto che l'impresa passa da padre in figlio. È un passaggio delicato,1 conto è la
passione del fondatore e un conto è quello che riceve...... In Inghilterra vi era uno stile imprenditoriale. Poi lentamente
si persero. Lavoro senza smettere di lavorare, ricerca ossessiva del profitto. Forte accentramento di potere. Nel la prima
fase l'imprenditore faceva un po' tutto, era attentissimo a tutto. Poi col tempo i poteri vennero decentrati. Solitamente si
usa dire che la prima fase produce, la seconda la consuma, la terza fase sperpera.

‘ seconda metà dell'800: l'industrializzazione dell'Europa continentale

vediamo la Francia, Germania. abbiamo visto che la Francia aveva iniziato a partire bene, ma poi è caduta miseramente.
Vedremo le diversità delle rivoluzione industriale, seconda rivoluzione. Vediamo diversi eventi come le imprese è lo
Stato. Vedremo poi di altri enti, come gli intermediari finanziari, come le banche. Cambiano un po' i connotati di fondo,
anche se rimangono delle variabili nazionali nell'ambito delle rivoluzioni.

o‘ energie e risorse minerarie:

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carbon fossile: in base della domanda di risorse energetiche. La nuova economia viene definita mineral-based.
L'industria estrattiva a compiere grandi salti. Ora si riesce a scavare la terra sempre più in profondità, in più per l'Europ a
li è risorsa mineraria e risorse ener getiche quasi limitate: sia dovuto a innovazioni tecnologiche, sia perché nascono le
imprese che hanno come mission di quello di cercare nuove risorse, nuovi giacimenti. È uno dei motivi per cui si ritorna
al colonialismo (neo colonialismo). Gli istituti politici capiscono che bisogna muoversi per accaparrarsi le risorse nel
mondo. Nel continente europeo ci sono risorse, ferro, stagno, carbone, ma sono distribuiti in modo molto disomogeneo.
La geografia economica è fortemente squilibrata: ad esempio l'Italia è fortemente svantaggiata, l'unica cosa vi erano
fonte di zolfo in Sicilia. Si apre il problema della sostenibilità, dovuto allo sfruttamento delle risorse, e
dell'inquinamento ambientale. Ricorda lo smog di Londra e gli insetti che cambiano colore per mimetizzarsi sugli alberi
cambiati dall¶inquinamento. Nasce anche l'ecologia.

C'è un netto distacco, non c'è continuità e lenta evoluzione, basti pensare all'uso massiccio del carbon fossile! Non è
d'accordo con il di Vittorio secondo cui si avuta una lenta evoluzione, bensì il salto è netto. E inoltre c'è saldatura tra
innovazione e chi conosce le regole di fisica e chimica, c'è sinergia tra esperienza e teoria, non come in Inghilterra dove
tutti facevano sperimentando. Alcuni Stati, come la Germania, investirono sulla ricerca, sulla finanza. uesta è una
ricerca applicata non teorica. Camici bianchi si affiancano alle tute blu, cioè gli scienziati vanno in azienda.

§‘ sviluppo dei primi motori primi

efficienza dei motori primi sia dal punto di vista del rendimento della potenza. Sono inoltre trasferibili ad altri mezzi
come locomotive, scafi. L'applicazione alle navi e più tardi perché è più difficile mettere le navi in mare mosso a
mulino. Nei fiumi ci sono già, ma lì non ci sono le onde. Anche le industrie idrauliche hanno adottato le macchine.
All'avvento della macchina permise a quei paesi di estrarre materie anche impure. ci sono le turbine, industria
idroelettrica. Nasce quindi l'energia elettrica che permise la localizzazione. E il telegrafo o si diffonde insieme alla
ferrovia. Le informazioni servivano per i ferrovieri e poi per caratteri finanziari, espansione del mercato borsistico
americano. Binomio dinamo-turbina. L'energia elettrica e diffusiva (carbone bianco). uesto ha permesso all'Italia di
supplire alla carenza, mancanza del carbon fossile e non solo per l'Italia.

conseguenze: nuovo geografia economica e grandi investimenti delle imprese. L'elettricità era già nota. Però sì e no va
solo più tardi. Germania investì moltissimo sull'energia elettri ca. Moltissime grandi imprese investirono sulle elettricità;
ci furono grandi investimenti, rapporti con le banche! La nascita del motore elettrico, dovevano offrire la possibilità di
agevolare, con motori anche piccoli, lo sviluppo delle regioni più piccole e più sfortunate. Si definiva addirittura che il
carbon fossile era per aristocratici e che l'energia elettrica era democratica. Le piccole imprese vennero salvate
dall'energia elettrica.

‘ ¬si e industriali: chimica industriale, chimica, metallurgia...


‘ usi civili: trasporto, illuminazione pubblica, usi domestici. Sono tutti settori su cui conveniva investire. È anche una
sequenza cronologica cioè l'energia elettrica fu usata prima per i trasporti, poi per l'illuminazione pubblica e poi in
casa privata. La domanda privata è molto instabile, ma poi si è nazionalizzata e così la domanda è diventata stabile.

·‘ ¬na nuova rivoluzione industriale (?).


o‘ nuova siderurgia dell'acciaio, motori a combustione interna, grande sviluppo della chimica, l'Europa può
far conto su risorse mondiali.

non si parla però di una nuova rivoluzione (> ) , ma è un cambiamento del settore. E di petrolio e i suoi derivati. Si
parla di una seconda rivoluzione industriale. E inoltre grande applicazione della chimica nell'agricoltura. L'agricoltura
compra dall'industria. Filiere agroindustriali. Dell'ammoniaca 1828. ¬tilizzo di materie plastiche, galvanoplastica.
Ormai non è importante avere giacimenti, ma si fabbrica materie nuove, inesistenti in natura. Prodotti artificialmente.
Gli altri continenti contengono le risorse, l'Europa ha la tecnologia per sfruttarle.

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‘ Germania: sinergia tra pubblico e privato. In Inghilterra invece di pubblici avevano lasciato fare il capiva. In
Germania c'era l'attore è stato nella grande impresa (risorse capitali maggiori delle piccole imprese). Le grandi
imprese come in America, hanno competenze manageriali che la piccola impresa non ha. Fa emanare provvedimenti
che le altre non possono. Il mercato globale inglese non è modificato, cambiato dall'innovazione del settore
cotoniero. Invece il movimento siderurgico tedesco cambia grandiosamente il mercato. Vedi la legge del 1890, la
Sherman Act (¬SA) , che mostra e conferma l'energia delle grandi imprese, che comunque può limitare la
concorrenza. in Germania invece le grandi imprese non hanno limiti, il potere politico e consenziente. Le grandi
imprese si aggregano. Vedi i cartelli.
‘ è un capitalismo organizzato, ci sono accordi tra grandi imprese che accordano per non limitare la concorrenza. Non
era così in America. Così anche il cliente si trova ad avere tanta scelta, ci sono 800 cartelle. Il protezionismo ci
accompagna ai cartelli! Cioè io mi accordo con un altro concorrente interno di aumentare il prezzo, così aumenta
tanto il mio profitto. Così facendo posso abbassare il prezzo per i commerci esteri, cioè cerco di penetrare nei
mercati esteri con prezzi bassi e così tutti comprano. Dumping = protezionismo interno e prezzo basso all'esterno.

‘ L'evoluzione dei sistemi finanziari


o‘ Prima fase (1815-1848)
å‘ monetizzazione dell'economia: nell'800 si pone in Europa il fatto dell'uso della moneta. Nell'Europa
preindustriale l'uso della moneta era molto scarso. Circuiti di scambio ridotti al baratto, autoconsumo.
Molti erano estranei alla moneta, erano in zone rurali. Nell'800 alla moneta si introduce in modo
diffusivo.
å‘ formazione di risparmi, crediti. Si inizia a fare risparmio, le risorse vengono accantonate. Il reddito
viene risparmiato grazie anche alla fine di guerre. Nascono le casse di risparmio. Nascono come
istituti pubblici assistenziali, non-profit. Vengono promosse per abituare la popolazione a far fronte
alle future difficoltà. Non hanno inizialmente lo scopo di fare credito, ma servivano per prevedere
eventuali catastrofe futuri.
å‘ Le scadenze sui prestiti sono di breve termine (banche commerciali). Pochi sono prestiti a medio
lungo termine che vengono fatte solo per opere pubbliche e migliorie fondiarie. E inoltre cresce il
debito pubblico: emissione di titoli di prestito. Io investo e lo Stato me lo restituisce nel tempo con
interessi. È un investimento sicuro.
å‘ ma ci sono anche manie speculative come in Francia. In Inghilterra non si diffusero le società per
azioni, ma in Francia si. Si costituivano S.p.A. e banche. Ma è una falsa partenza perché fallis cono nel
1848. Allora incominciano a privilegiare risparmi e titoli di Stato sicuri. Il rischio non è gradito ai
francesi. Comunque ci sono istituti finanziari nuovi come banche e casse di risparmio.
å‘ il Belgio nascono banche denominate banche di investimento. Vogliono promuovere lo sviluppo
industriale. Assumono rischi. Devono comunque cautelarsi e così entrano nel consiglio di
amministrazione dell'impresa, diventano delle Holding in alcuni casi, soci di minoranza e controllano
l'impresa. Legame stretto tra banche e industrie. Nel resto d'Europa c'è stacco tra industria e banche.
Fanno prestiti di breve termine.
o‘ Seconda fase (1850-1870)
å‘ disponibilità di oro e argento. C'è afflusso di metallo prezioso. Incominciano a circolare banconote.
Progressivo aumento di reti bancarie, reti nazionali. In Inghilterra esistevano banche ma a agivano in
ambiti regionali, invece il Europa continentale la rete si estende a livello nazionale. E il credito
diventa il fattore che trasferisce risorse finanziarie. Mettono a disposizione risparmio dove c'è la
domanda. Altra novità sta nella confidenza fra i clienti, sottoscrivono titoli azionari e obbligazionari.
E il primo presenta rischi di secondo no. uesta confidenza verso il mercato immobiliare e limitata,
ma poi si espande. uesta crescente confidenza condiziona l'espansione di società dove il capitale è
versato da soci che hanno responsabilità limitata alla quota versata. S.p.A. Si sviluppa e il mercato
mobiliare. Le obbligazioni venivano emesse dalle società di ferrovie.

nasce il credito mobiliare (Credit-Mobilier), sono banche da fare. Non hanno limiti. Però questi hanno avuto effetti
modesti sull'industrializzazione, perché prediligevano investimenti garantiti, titoli di società di ferrovie, titoli sicuri.
Generalmente aumenta l'afflusso di capitale grazie a banche e intermediari finanziari. I flussi sono da nord a sud, e da
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ovest ad est Europa. Le panche vanno anche all'estero e nei contesti arretrati come in Italia. ui aprono filiali di crediti
immobiliari francesi. In Russia e in Italia vengono fatti gli investimenti per creare infrastrutture per lo Stato perché gli
investimenti erano sicuri! Non è un flusso di danaro che va verso l'industria, ma cercano di fare investimenti sicuri. I
capitali venivano chiesti per interessi pubblici, non per l'industrializzazione! Cavour chiede soldi per la terza guerra di
indipendenza al credito francese, a Parigi, ma non per favorire l'industrializzazione bensì per scopi politici, nazionali.

o‘ Terza fase (1870-1914)


å‘ proseguono le tendenze precedenti. Si diffondono di nuovo le banche come quelle del Belgio,
universali, di investimento. Prediligono gli investimenti nei settori nuovi come la siderurgia, chimica,
settori nuovi, c'è rischio perché le imprese sono private, settori in fase nascente. C'è una sorta di
fratellanza siamese tra banca e industria. Le banche entrano a far parte del consiglio di
amministrazione condividendone i rischi. Talvolta diventavano Holdings.

diventano istituti che sono presenti un po' dappertutto e cercano di partecipare all'attività economica. E facendo così
trasmettevano il loro know-how. Cioè anche la struttura organizzativa viene trasmessa all'azienda, migliorando la
contabilità è l'organizzazione. Nascono poi i istituti di credito popolare come la Banca Popolare e la cassa rurale. Sono
istituti che si differenziano a puntare sulle piccole imprese, quelle locali. La piccole imprese e le comunità locali
trovano un aiuto da questi che tutti piccoli. Ma cosa può far valere il fatto di prestare a uno dei soldi? Li pr estano per la
loro garanzia, il prestito d'onore. Cioè le piccole imprese non avevano garanzie e così le banche piccole offrivano soldi
anche al piccolo imprenditore con il prestito d'onore cioè e si davano in cambio la loro propria parola. Altra novità è la
crescita degli investimenti esteri come in Africa, Asia, Australia, Sudamerica. I principali attori sono l'Inghilterra,
Francia, Germania, il Belgio. Ormai tutto di un sistema globale c'è mobilità di lavoro, di capitali, di tecnologia
attraverso molti canali, di conoscenze, mobilità di merci da metà 800: libero scambio. L'economia internazionale ormai
l'influenza sempre più le singole nazioni. Non c'è più un'isola distaccata dagli altri. Anche il paese che non si realizzano
si integrano. L'Italia è sviluppa le risorse agricole, la seta, Rodolfo e le esporta e gli importa carbone, manufatti, meno i
macchinari. Non esistono più le barriere. Alcune zone però si de-industrializzano. Cavour e altri teorizzavano che l'Italia
non potesse industrializzare ma che avrebbe avuto solo un grande sviluppo agricolo, manufatturiero, ma per fortuna non
è successo così! Fine-basso

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La ripresa era iniziata a metà degli anni novanta dell¶ Ottocento con l¶inversione della curva dei prezzi. Il ritmo della
crescita economica in quegli anni fu sostenuto, ma non omogeneo. il primato assoluto spettava agli Stati ¬niti, il cui
PIL pro capite nel 1913 era cinque volte superiore alla media europea e superava del 25% quello britannico.La Francia
si confermò come paese a sviluppo demografico anomalo: la tendenza a registrare un tasso di natalità inferiore a quello
degli altri paesi, già presente nella prima metà dell¶Ottocento, proseguì infatti fino alla guerra.Si diffusero l¶istruzione
primaria e quella tecnica, anche perché le nuove macchine utilizzate dall¶industria richiedevano l¶impiego di operai
specializzati. Più di ogni altro paese Europeo, la Germania si dimostrò attenta alla formazione scolastica al lavoro a tutti
i livelli: dalle scuole di arti e mestieri al politecnico. Anche i governi francesi attivarono ottime scuole professionali, a l
contrario della Gran Bretagna, che si disinteressò di questo settore scolastico, continuando a privilegiare la formazione
classica. L¶emigrazione europea era diretta soprattutto verso i maggiori stati americani.In questo periodo gli Stati ¬niti
divennero i maggiori produttori mondiali di carbone (41%), petrolio (80%), rame (70%). Nell¶acciaio invece l¶Europa
manteneva ancora il primo posto, grazie alla forte produzione tedesca, sebbene incalzata dal cartello americano.

o‘ g ‘  ‘
La produttività aumentò sensibilmentema fu soprattutto il progresso tecnologico a determinare il balzo in avanti. Per
l¶ultimo decennio dell¶Ottocento e per gli anni del Novecento fino alla guerra si parla spesso di ³seconda rivoluzione
Industriale´ proprio per sottolineare la presenza di significativi cambiamenti prodotti dalla scienza e dalla tecnologia.
L¶energia elettrica venne sfruttata su larga scala e si cominciò a trasportarla su grandi distanze a cos ti accessibili e senza
eccessive dispersioni.L¶offerta di energia abbondante e a basso prezzo nell¶Italia del Nord-Ovest consentì l¶avvio di un
processo di polarizzazione industriale nelle città capoluogo: Milano, Genova, Torino, dove l¶industria metalmeccanica
venne attratta dalla possibilità di fruire di economie esterne.La chimica organica,concimi chimici. Il motore a
combustione interna venne applicato ai mezzi di locomozione terrestre, marina e aerea.Automobili, aerei, si diffusero
tra la borghesia beni di consumo durevole quali la macchina per cucire, la macchina per scrivere, la bicicletta.

L¶ingresso fra i produttori industriali della Germania e degli Stati ¬niti con la loro poderosa produzione di acciaio,
controllata rispettivamente dal cartello tedesco e dalla Steel Corporation americana, misero a disposizione una materia
prima di base per lo sviluppo a costi contenuti. L¶acciaio migliorò pure di qualità grazie alla scoperta di leghe speciali
autoindurenti.Anche le vecchie tecnologie furono perfezionate, così venne resa più economica ed efficiente l¶estrazione
del carbone e i paesi che ne erano provvisti continuarono ad utilizzarlo su larga scala come fonte energetica. La
Germania, ad esempio, pur ponendosi fra i paesi guida nell¶accesso alle nuove tecnologie, proseguì nel perfezionamento
delle modalità produttive tradizionali in campo energetico e seguitò a fare largo uso del carbone di cui abbondava,
essendo priva invece di petrolio.Scienza e tecnica andarono sempre più di pari passo. L¶energia elettrica che negli anni
settanta dell¶Ottocento era stata utilizzata per l¶illuminazione, iniziò successivamente a muovere tram e ascensori, per
poi diventare forza motrice nelle fabbriche.La produzione delle macchine per generare e trasportare elettricità, il settore
più innovativo dell¶epoca, venne dominata dalla Germania e dagli Stati ¬niti, leaders ormai nelle tecnologie più
avanzate.Economie nella produzione vennero realizzate anche contenendo i costi del lavoro grazie al sistema della
catena di montaggio: macchine perfezionate e meglio disposte richiedevano un lavoro parcellizzato e velocizzato.La
produzione delle macchine per generare e trasportare elettricità, il settore più innovativo dell¶epoca, venne dominata
dalla Germania e dagli Stati ¬niti, leaders ormai nelle tecnologie più avanzate. Fu invece brevettato in Gran Bretagna,
nel 1877, il primo cuscinetto a sfere, invenzione destinata ad una larghissima applicazione in ogni tipo di macchine al
fine di ridurre le perdite da frizione.La generale diffusione delle macchine nella produzione di fabbrica determinò una
domanda di componenti di precisione e di parti interscambiabili, esigenza che, come ricorda Pollard (1999, p. 35), era
già nota in passato nella produzione di armi leggere, di orologi e di macchine agricole, ma che ora richiedeva standard
di precisione ancora più elevati, soprattutto per quanto concerneva la produzione automobilistica. Per fabbricare
componenti più precisi fu necessario produrre macchine utensili a loro volta più perfezionate: torni, fresatrici,
levigatrici.

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Non tutti erano toccati dal benessere, ma i salari industriali andavano crescendo e qualche miglioramento del tenore
della vita si registrava anche nelle classi lavoratrici, fra le quali si andava diffondendo il socialismo, che negli anni
immediatamente precedenti la guerra diverrà massimalista, proclamando il verbo dello sciopero generale rivoluzionario.
Dalle zone non ancora toccate dallo sviluppo industriale e da quelle che avevano appena intrapreso il cammino
dell¶industrializzazione, Italia, Polonia, Spagna il flusso migratorio rimaneva intenso e addirittura si intensificava
rispetto agli anni precedenti.

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In campo alimentare il miglioramento delle vie e dei mezzi di trasporto, i nuovi sistemi di refrigerazione e il
perfezionamento delle tecniche di inscatolamento consentirono l¶approvvigionamento in zone più lontane e il trasporto
a costi contenuti. Negli Stati ¬niti e in Gran Bretagna nacquero le prime catene di negozi alimentari. Gruppi importanti
di negozi alimentari sorsero anche in Belgio e Francia. Thomas Lipton aprì il suo primo negozio di tè a Glasgow nel
1872, nel 1890 ne aveva 70 nella sola Londra, nel 1898 erano 242 i punti vendita e 3.800 le agenzie che smerciavano il
suo tè, e la società era quotata in borsa. Il commercio internazionale visse una fase di grande espansione, coinvolgendo
sempre più le colonie, o almeno quelle che potevano fornire materie prime all¶industria europea o assorbirne i prodotti
finiti. Il volume degli affari aumentò sensibilmente. L¶aumento maggiore del commercio con l¶estero lo registrò la
Germania; negli Stati ¬niti invece l¶aumento fu più modesto perché si sviluppò il commercio interno alimentato dalla
popolazione in crescita e dall¶aumento dei redditi delle classi lavoratrici. Rimasero i dazi doganali, ma risultavano
attenuati dai trattati di commercio e dall¶aumento dei prezzi, trattandosi per lo più di dazi specific i e non ad valorem.
Gli scambi internazionali, commerciali e finanziari, in passato condotti in modo bilaterale, con l¶eventuale
intermediazione della Gran Bretagna, divennero sempre più spesso multilaterali e i saldi vennero compensati con
transazioni con paesi ³terzi´. La crescente integrazione economica facilitò l'espansione degli scambi, ma rese
l¶economia internazionale più vulnerabile agli shock. Il commercio internazionale europeo era dominato dalle tre
maggiori potenze industriali: Gran Bretagna, Germania e Francia, che alla vigilia della guerra, da sole, coprivano i due
terzi delle esportazioni europee e controllavano oltre i tre quarti degli scambi intercontinentali (Pollard, 1999, p. 56). La
Gran Bretagna importava tessuti eleganti (dalla Francia), strumenti scientifici (dalla Germania), automobili,
macchinario elettrico, mentre esportava soprattutto tessuti di cotone e una materia prima, il carbone.
Come si è detto, oltre alle merci e agli uomini si spostavano anche, e in misura consistente, i capitali finanziari. Fino
alla prima guerra mondiale la maggior piazza finanziaria mondiale restava Londra, seguita da Parigi e Berlino; cresceva
però rapidamente l¶importanza di New York. Fino al tardo Ottocento i principali investimenti finanziari all¶estero erano
destinati a prestiti ai governi e alla sottoscrizione di titoli ferroviari. In Europa fu la Gran Bretagna ad avviare le società
multinazionali che operarono nei settori meccanico, metallurgico, chimico, tessile e alimentare; inizialmente all¶estero
venne dislocato solo il ramo vendite, in seguito vennero aperte in paesi stranieri anche strutture produttive. Dopo il
ritiro delle monete d¶argento in seguito alla continua variazione del rapporto di questo con l¶oro, l¶Europa si era
convertita al gold standard, che consentiva parità fisse fra le monete e libero mercato dell¶oro. Le riserve di molti paesi
erano però costituite oltre che dall¶oro anche da sterline, dato che la moneta britannica restava la più forte ed era
considerata valuta di riferimento. Riserve erano considerate anche i titoli inglesi, che oltre ad essere ritenuti sicuri,
avevano il vantaggio di garantire anche un interesse.

Mentre il prestigio politico di uno Stato era ormai legato in primo luogo al suo potenziale economico,
l¶industrializzazione di nuovi paesi aveva posto il problema dell¶assorbimento dell¶aumentata produzione. Per
affrontare la concorrenza occorreva contenere i costi. Oltre ad agire sul piano della produttività, cercando di ottimizzare
l¶efficienza tecnologica e organizzativa, le maggiori imprese industriali sollecitarono gli stati ad avviare una corsa alle
fonti di approvvigionamento delle materie prime, tradottasi nelle conquiste coloniali. Il liberismo di matrice inglese
aveva lasciato il campo a politiche protezionistiche e imperialiste sul modello tedesco. La crescita economica della
Germania e la sua aggressività nel commercio internazionale avevano urtato, oltre che la Francia e l¶impero Austro-
¬ngarico, anche la Gran Bretagna, insidiata nella produzione dell¶acciaio e nella marina mercantile.

 
  

   
 
 
   


  
 
    


         
    
   
 

 






 
 
 

  
 


  

 

  





 
 
 
  





        
 

  
 

  
    



 

 


 La guerra
accelerò lo sviluppo, nel settore meccanico, della catena di montaggio e della produzione standardizzata di pezzi di
ricambio, e fu di forte stimolo all¶innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica. Il conflitto incentivò l¶aumento
della dimensione produttiva e l¶integrazione verticale degli impianti industriali favorendo il conseguimento di
importanti economie di scala. Aumentò la produzione di autocarri, progredirono la telefonia e le trasmissioni radio dalle
navi alla terra ferma e tra nave e nave, accelerò la sperimentazione degli aerei a fini bellici . 

 
 
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Tutti gli stati belligeranti, vincitori e vinti, si trovarono con un¶agricoltura stremata per la sottrazione delle braccia
migliori, per la carenza di concimi, per la distruzione del patrimonio zootecnico. L¶indust ria, spesso sovradimensionata,
era da riconvertire. Il debito pubblico era cresciuto a dismisura; in seguito alla sospensione della convertibilità,

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l¶inflazione galoppava e, un po¶ ovunque, ma soprattutto nei paesi vinti, tensioni sociali e ri volte minacciavano di
sfociare in rivoluzioni ad imitazione del modello bolscevico.

La guerra distrusse per sempre il vecchio equilibrio economico instaurato dal capitalismo liberale, che era fondato
essenzialmente sulla supremazia economica europea e, fino a un certo punto almeno, inglese, sulla garanzia della
moneta data dalle riserve auree, sulla libera circolazione di uomini, merci, monete. uesto equilibrio, già vacillante
negli anni della Depressione di fine Ottocento, fu spazzato via dalla guerra, d urante la quale l¶asse del mondo si spostò
dall¶Europa agli Stati ¬niti.

Lo sconvolgimento delle relazioni economiche che seguì il conflitto fu anche più grave delle distruzioni materiali: i
sistemi bancario e creditizio, l¶organizzazione del mercato monetario vennero controllati e modificati; il gold standard
venne abbandonato, le monete persero non solo valore, ma anche stabilità e proprio la stabilizzazione monetaria, legata
alla sistemazione dei debiti di guerra, fu uno dei maggiori problemi del periodo postbellico.
Alla fine della guerra le potenze vincitrici cercarono in rivendicazioni territoriali un compenso ai costi immani del
conflitto, ma in realtà in Europa, dal punto di vista economico non ci furono vincitori. Gli stati neutrali come la
Danimarca e l¶Olanda furono i più avvantaggiati e realizzarono un boom produttivo. I paesi che erano stati territorio di
guerra si ripresero relativamente in fretta. Italia e Inghilterra vissero una crisi di riconversione, mentre gli imperi
centrali affrontarono una pesante recessione destinata a durare anni.

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‘ Dopo il conflitto la carta geografica dell¶Europa cambiò: l¶impero Austro-ungarico fu fatto a pezzi e qui, come altrove,
lo smembramento tenne conto delle ragioni etniche e politiche piuttosto che di quelle economiche. Le nuove frontiere
spezzarono nuclei economici organici, creando forti scompensi. Vienna, che prima della guerra era la capitale
sfavillante di un grande inquieto impero, divenne un agglomerato parassitario. La sua burocrazia elefantiaca gravava
pesantemente su una popolazione ridottasi a sei milioni e mezzo di persone. L¶¬ngheria poteva contare su una
popolazione più numerosa, ma aveva perso territori ricchi di risorse minerarie e doveva riorganizzare il sistema
produttivo. Alla Germania furono tolte le colonie e una parte significativa del territorio (13% della superficie e 12%
della popolazione): l¶Alsazia, la Lorena e la Saar furono assegnate alla Francia, altri territori alla Danimarca, parte della
Prussia e della Slesia andarono alla Polonia e qualcosa ottenne anche il Belgio. Si trattava in genere di zone ricche di
risorse minerarie o agricole. Non basta. I paesi vincitori confiscarono l¶80% della marina mercantile tedesca e tutti gli
investimenti tedeschi all¶estero; venne vietato alla Germania di disporre di un¶aviazione; l¶esercito e la marina militare
furono ridotti a proporzioni insignificanti e una forza di occupazione fu stabilita in Renania. Nel 1921, infine, venne
presentato alla Germania un pesantissimo conto delle riparazioni. Nonostante le gravi responsabilità tedesche, la
reazione dei vincitori risultò troppo dura e in Gran Bretagna e Italia ci fu chi mise in guardia contro i sentimenti di
rivincita che questo atteggiamento poteva alimentare nei tedeschi. Tuttavia i francesi, che avevano subito occupazione e
devastazioni, erano determinati a punire in modo esemplare la Germania.
‘ Sorsero nuovi stati: la Cecoslovacchia e la Jugoslavia e riapparve la Polonia. L¶Italia ottenne il Trentino, l¶Alto Adige,
Trieste e l¶Istria e avviò il contenzioso per Fiume e Zara. Nel 1920 la Russia riconobbe l¶indipendenza della Finlandia
Estonia, Lettonia e Lituania. La Russia stessa, già fornitrice di materie prime (grano, legname, canapa), dopo la
rivoluzione si chiuse in sé e rimase assente dal mercato internazionale.Poiché i confini variarono, gli stati dovettero
mettere in piedi istituzioni politiche e organizzazioni economiche nuove, tenendo conto dei territori loro assegnati. Fu
necessario realizzare nuove unità amministrative, creare nuove monete, aprire nuove vie di comunicazione o
riorganizzare le precedenti in funzione dei nuovi confini. Le nuove frontiere e le nuove monete crearono impacci al
commercio, accentuarono ulteriormente il nazionalismo politico ed economico e la chiusura dei singoli stati in se stessi
e favorirono la speculazione a detrimento degli investimenti.
Anche se i problemi erano analoghi nei diversi paesi, la ricostruzione non avvenne in modo coordinato, neppure fra i
paesi vincitori. Gli Stati ¬niti intervennero con aiuti, ma non assunsero la leadership politica, non venne attuato e
neppure concepito un piano generale per la ricostruzione economica dell¶Europa: ogni nazione si chiuse in sé stessa
elevando barriere protezionistiche in un¶ottica neomercantilistica. Gli stati sorti dallo smembramento degli imperi
centrali assunsero comportamenti improntati ad uno spiccato nazionalismo, cercando di favorire l¶industrializzazione
per ridurre le importazioni, piuttosto che individuare possibilità di realizzare vantaggi comparati. uesta scelta favorì il
sorgere di industrie spesso inefficienti, tecnicamente arretrate, che producevano merci di qualità inferiore alla media del
mercato e che potevano sopravvivere solo grazie alla protezione doganale e al sostegno pubblico.

‘ Nel primo dopoguerra la situazione economica subì varie brusche oscillazioni: al termine del conflitto si ebbe una breve
recessione, seguita, tra la primavera del 1919 e la primavera del 1920 da un boom della domanda, che era stata
compressa dal tesseramento degli anni di guerra. Né l¶agricoltura stremata e in lenta ripresa, né l¶industria in fase di
riconversione erano allora in grado di soddisfare questo aumento della domanda che si tradusse in un ulteriore aumento
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dei prezzi. Il boom della domanda di beni di consumo si esaurì rapidamente, proprio quando l¶offerta stava aumentando,
perché i paesi che avevano partecipato alla guerra stavano riattivando il loro apparato produttivo di pace. Così negli
anni 1920-21 si verificò una prima, seppur breve crisi, che colpì duramente gli Stati ¬niti. uesti, durante la guerra si
erano dotati di un potenziale produttivo che superava di gran lunga le possibilità di assorbimento interno. uando la
domanda estera cominciò a rallentare, nella misura in cui i paesi ex belligeranti andavano recuperando la loro capacità
produttiva, i prezzi sul mercato internazionale presero a scendere e le banche, impaurite, avviarono una politica di
restrizione del credito, che finì con l¶aggravare la crisi. La produzione si contrasse, negli Stati ¬niti si contarono
4.750.000 disoccupati, fallirono imprese e istituti bancari. Il governo americano inasprì le barriere doganali e applicò
severe restrizioni all¶immigrazione, che venne di fatto vietata, alimentando il dramma dell¶immigrazione clandestina.
Per gli Stati ¬niti la crisi fu dura, ma di breve durata e con il 1922 l¶economia americana si avviò verso un periodo di
forte ripresa. Anche l¶Europa venne toccata, seppure in misura minore, da questa crisi che fu considerata come una fase
di assestamento nel passaggio dall¶economia di guerra a quella di pace, ma quando la crisi si avviava a soluzione, si
produsse il crollo del marco.

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La guerra aveva prodotto ovunque un processo inflazionistico, che era risultato più elevato nei paesi sconfitti. uesti
non avevano infatti avuto modo di ottenere significativi prestiti dall¶estero ed erano perciò ricorsi più massicciamente
all¶emissione di carta moneta. Alla fine del conflitto non fu possibile frenare il processo di perdita di valore della
moneta e tornare alla convertibilità aurea. Tutti gli stati europei dovevano intervenire nell¶economia e necessitavano di
ulteriori crediti per far fronte ai bisogni immediati della popolazione e per avviare il processo di ricostruzione. Le
monete continuarono a perdere di valore, ma non nella stessa misura, creando un inedito caos monetario di cui si
avvantaggiò la speculazione internazionale. A svalutarsi maggiormente, fino a crollare, furono le monete dei paesi vinti
e quella russa. La Germania era uscita dalla guerra con un bilancio fortemente dissestato e dovette iniziare subito a
pagare i risarcimenti. Chiese e ottenne, in un primo momento, di effettuare i pagamenti in natura. Poi la Francia
cominciò a temere il risorgere della concorrenza tedesca e pretese pagamenti in valuta pregiata. Mentre in Germania le
industrie lavoravano a pieno ritmo, per i bisogni interni lo Stato continuava a stampare carta moneta e, parallelamente,
aumentava la velocità di circolazione. L¶inflazione divenne sempre più rapida, tanto che in molti scambi si tornò al
baratto. I salariati e i percettori di rendite fisse soffrirono più di tutti e, mentre nelle città si pativa la fame, i contadini
preferivano lasciar marcire i prodotti sul campo piuttosto che raccoglierli e cederli contro moneta che non aveva
praticamente più valore.

Nel 1921 i paesi vincitori nominarono una commissione di esperti incaricata di esaminare il caso tedesco e suggerire i
modi per porvi riparo. Mentre la commissione era al lavoro, la situazione precipitò. I francesi non credevano affatto che
la Germania fosse sull¶orlo del collasso e ritenevano che il governo tedesco continuasse a stampare carta moneta per far
crollare il marco (vedere germania 1923) e non pagare i danni di guerra. Così, in seguito a una mancata consegna di
legname da parte della Germania, i francesi occuparono la Ruhr. In risposta gli operai tedeschi attuarono una resistenza
passiva, paralizzando la produzione. I francesi replicarono con l¶istituzione di tribunali di guerra. Nel contempo le
emissioni di moneta continuavano a susseguirsi a ritmo sempre più accelerato, finché i prezzi giunsero a variare non più
a giorni, ma addirittura a ore e raggiunsero valori difficilmente valutabili.Dal caos totale si uscì con il vecchio
espediente di creare una nuova moneta. Il 15 novembre 1923 comparvero i nuovi marchi ad emissione controllata dagli
alleati. Ne occorrevano 4,2 per ottenere un dollaro, mentre erano necessari 1000 miliardi di marchi vecchi per
comperarne uno nuovo. Il che equivaleva ad una inconvertibilità di fatto, cioè ad un esproprio dei possessori dei vecchi
marchi.Nel 1924 i paesi vincitori vararono un piano di pagamento dilazionato dei danni di guerra, in modo da non
compromettere la stabilità monetaria tedesca e concessero alla Germania prestiti per 800 milioni di nuovi marchi.

Naturalmente le monete europee non uscirono indenni dalla tempesta del marco perché ormai, a parte il caso russo,
nessuna economia era più chiusa e tutti i paesi registravano ancora tassi di inflazione più o meno elevati.In Italia la
situazione monetaria venne risolta nel 1927 con la rivalutazione della lira a ³quota novanta´, voluta da Mussolini
fondamentalmente per ragioni di prestigio internazionale. ¬na stabilizzazione avrebbe comportato un rapporto di 110-
120 lire per una sterlina. Mussolini volle invece forzare la mano per dimostrare che il regime era in grado di garantire
una moneta forte e spinse il rapporto poco sopra le 90 lire per sterlina (92,46), il valore che aveva la lira al momento il
cui il fascismo era andato al potere.La Gran Bretagna volle raggiungere in tempi brevi la convertibilità della sterlina in
oro alla parità anteguerra. Ci riuscì già nel 1925, pagando buona parte dei debiti che aveva contratto verso gli Stati ¬niti
e imponendo al paese una forte pressione contributiva.In tutti i paesi le soluzioni di rientro dall¶ inflazione crearono
situazioni recessive più o meno marcate, con stagnazione della produzione e aumento della disoccupazione. Problemi
che spesso non erano ancora del tutto risolti quando scoppiò la crisi del 1929.

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Superata la crisi del 1921, l¶economia statunitense conobbe una fase di forte espansione.Tra il 1922 e il 1929 la
produzione automobilistica raddoppiò. Alla vigilia della crisi gli Stati ¬niti producevano annualmente più di cinque
milioni di automobili, contro le 250.000 circa della Gran Bretagna edella Francia e le 55.000 dell¶Italia. Sviluppo
notevole ebbero anche negli Stati ¬niti le produzioni di energia elettrica, petrolio, acciaio, la chimica e l¶edilizia. Il
mercato interno, pur essendo in crescita, non assorbiva tutta la produzione. Per esportare, in una situazione di pesante
protezionismo, si addivenne al finanziamento degli importatori: le grandi banche americane concessero prestiti a enti o
industrie private straniere a condizione che utilizzassero il denaro ricevuto per acquistare prodotti americani. Il
diffondersi di questa pratica ebbe la sua parte nel determinare la crisi del 1929. I nuovi crediti americani si cumularono
a quelli del periodo bellico e dell¶immediato dopoguerra. Proprio quando gli Stati ¬niti erano al culmine dello slancio
produttivo si abbatté sull¶economia la crisi del 1929, che a tutt¶oggi resta l¶evento più grave che il capitalismo
industriale sia sia trovato a dover affrontare.

‘ La crisi del 1929

L¶origine del crollo è almeno duplice: in diversi settori e da alcuni anni si andava accumulando una produzione
eccessiva, ma l¶esplosione violenta della crisi derivò da abuso del credito e dalla speculazione di borsa.

La guerra aveva esteso e complicato i rapporti creditizi, che negli anni venti facevano ormai capo agli Stati ¬niti. uesti
erano diventati una sorta di banca mondiale che vantava crediti vertiginosi all¶estero. Dal 1921 al 1928 gli Stati ¬niti
prestarono all¶Europa otto miliardi e mezzo di dollari. Le politiche di rientro dall¶inflazione seguite in Europa dalla
metà degli anni venti, e in primo luogo la decisione di Churchill di ripo rtare, nel 1925, la sterlina alla parità anteguerra
avevano reso convenienti le importazioni dagli Stati ¬niti. Se il denaro americano veniva prestato in Europa, si
registrava anche un consistente flusso contrario di valuta, che dall¶Europa si dirigeva ver so gli Stati ¬niti, e non solo
per il rimborso dei prestiti o per il pagamento degli interessi, migravano anche capitali privati europei, che trovavano
negli Stati ¬niti occasioni più remunerative e apparentemente più sicure di investimento. Nel 1927 la fu oriuscita di oro
dall¶Europa verso gli Stati ¬niti divenne allarmante. I rappresentanti delle banche centrali di Gran Bretagna, Germania
e Francia si recarono allora oltreoceano e chiesero alla riserva federale di abbassare il tasso di sconto. Gli americani
accondiscesero e questa politica, rendendo il credito più facile, contribuì a innescare la grande speculazione borsistica
del 1927-29. Il denaro meno oneroso servì a finanziare acquisti di azioni. Le quotazioni dei titoli salivano velocemente
e sempre maggiori erano i prestiti chiesti e concessi per comperare azioni.

Molte aziende trovavano più conveniente investire in titoli che nell¶attività produttiva. Sorsero centinaia di investment
trusts, con il compito di vendere titoli al pubblico, anche a quello che abitualmente non usava investire in titoli in borsa:
la speculazione giunse così a interessare piccoli risparmiatori e casalinghe, convinti che fosse giunta l¶età dell¶oro.
Se si pone pari a 100 l¶indice generale dei prezzi dei titoli alla borsa di New York nel 1922, nel 1927 risulta raddoppiato
e nel 1929 passa a 580. Improvvisamente sulla frenesia speculativa americana si abbatté la crisi dell¶autunno del 1929.
Allora le quotazioni ampiamente sopravvalutate di titoli crollarono in modo estremamente rapido. Naturalmente
economisti e uomini politici si erano resi conto che la speculazione stava degenerando, ma nessuno aveva osato imporre
misure tendenti a ridurla, temendo il contraccolpo deflazionistico che ne sarebbe derivato. La corsa al rialzo subì un
rallentamento nel settembre 1929 e attorno al 20 ottobre iniziò la caduta di molti titoli. Il 24 ottobre, il famoso ³giovedì
nero´ quasi 13 milioni di titoli cambiarono proprietario a prezzi sempre più bassi. Nel primo pomeriggio i grandi
banchieri di New York tentarono di arrestare il crollo, ma la manovra si rivelò inefficace di fronte alla portata della
crisi. Il martedì 29 non si trovarono più compratori per svariati gruppi di titoli e i grandi banchieri abbandonarono la
politica di sostegno. Ciò indusse le banche di provincia a ridurre o annullare i prestiti ai borsisti, aggravando la crisi. Il
panico divenne allora generale e degenerò in comportamenti irrazionali. Pare che, nel solo mese di ottobre, le perdite
registrate sui titoli quotati alla borsa di New York siano ammonta te a circa 32 milioni di dollari. La caduta continuò nei
mesi successivi, praticamente fino al 1932, quando molte azioni valevano solo più 1/5 o 1/10 o addirittura meno dei
valori raggiunti nel 1929.

Alla caduta dei valori azionari seguì la caduta dei prezzi. La gente comprava sempre meno perché il suo potere
d¶acquisto stava declinando o perché pensava che la tendenza al ribasso dei prezzi sarebbe continuata. L¶industria si
trovò a non essere più in grado di pagare le materie prime e di onorare i prestiti contratti. L¶appello alle banche perché
concedessero nuovi prestiti cadeva nel vuoto, sia perché le banche stesse si trovavano in crisi, sia perché erano
comunque riluttanti a esporsi in una situazione simile. La maggior parte delle imprese fu allora cost retta a rallentare o
addirittura a fermare la produzione, materie prime e semilavorati rimasero inutilizzati, molti lavorato ri furono licenziati.
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Si giunse a contare 12 milioni di disoccupati negli Stati ¬niti, mentre molti fra coloro che avevano conservato l¶impiego
lavoravano a orario ridotto e con salari inferiori. La produzione industriale si dimezzò in tre anni e anche l¶agricoltura
fu pesantemente colpita. La caduta dei prezzi interessò in modo particolare cereali, cotone, caucciù e rame.

Il partito repubblicano allora al potere non volle impegnare direttamente lo Stato nella lotta alla disoccupazione, si
limitò a stanziare 500 milioni di dollari per facilitare il credito e a inasprire le b arriere doganali nel tentativo di arginare
la caduta dei prezzi. Gli aumenti dei dazi protettivi, congiunti alla cessazione dei prestiti all¶estero, ostacolarono però i l
commercio internazionale e gli acquisti da parte degli stati debitori, il che finì col produrre più danni che vantaggi.

Nell¶estate del 1932 la disoccupazione raggiunse la punta massima, e il grave disagio prodottosi in tutto il Paese portò
alla caduta del partito repubblicano e all¶elezione di Roosevelt. L¶insediamento del nuovo presidente avvenne nel
febbraio del 1933, nel periodo più acuto della crisi, con la minaccia di crollo di gran parte delle banche: Roosevelt avviò
allora una vasta politica di interventi statali, che fu dettata prima dalle necessità più urgenti, ma che andò poi via via
assumendo forma più organica in quel sistema che venne detto New Deal. uesto prevedeva vasti interventi statali
nell¶economia, la guerra alle holding e ai trust, la nazionalizzazione di alcuni servizi pubblici essenziali e una nuova
politica monetaria. Nell¶inverno del 1933 il dollaro venne svalutato del 40,94% . Si cercò di dare lavoro, anche se ad
orario ridotto, ai disoccupati per alimentare la loro fiducia nel futuro e per sostenere la domanda. Venne creato un
sistema di assicurazioni obbligatorie contro infortuni, disoccupazione e vecchiaia e fu avviato un colossale programma
di lavori pubblici, comprendente, fra l¶altro, la costruzione della diga del Tennessee e la trasformazione agricola e
industriale dell¶intera vallata. Gli Stati ¬niti riuscirono a sostenere questa onerosissima politica concentrandosi sui
problemi interni e chiudendosi alle esigenze delle economie europee, bloccarono i prestiti esteri e l¶immigrazione.

La crisi borsistica americana si verificò in una realtà economica altamente instabile e sostanzialmente priva di difese sia
automatiche sia di politica economica. Diversi paesi commisero l¶errore di ris pondere alle difficoltà delle bilance dei
pagamenti con misure deflattive e tariffarie che aggravarono la crisi invece di risolverla, ma soprattutto mancò come
risposta la cooperazione internazionale.

Nelle settimane immediatamente successive al crollo della borsa di New York l¶Europa sperò che che il fenomeno
restasse limitato agli Stati ¬niti e non fosse che la reazione ad una crescita eccessiva e disordinata. Intanto però la crisi
impedì agli Stati ¬niti di proseguire nella loro politica di crediti all¶ estero e i paesi europei ne furono tutti più o meno
colpiti. Dall¶inizio del 1930 la crisi si ripercosse pesantemente in tutta Europa e anche qui ogni Stato si chiuse in se
stesso nel tentativo di salvare la propria economia e di correggere il proprio sist ema monetario, indipendentemente dai
problemi analoghi degli altri stati.

Come era accaduto negli Stati ¬niti, anche in Europa i titoli delle società industriali scesero rapidamente, molte
fabbriche chiusero o ridussero la produzione e l¶agricoltura fu colpita dalla caduta dei prezzi e dalla contrazione del
mercato. Produzione e commercio internazionale si ridussero drasticamente. Nel 1931, dopo il crollo di alcune tra le più
grandi banche miste austriache e tedesche, si produsse in Europa una situazione di panico finanziario. Gli interventi non
vennero coordinati a livello internazionale, ciascun paese prese provvedimenti, spesso frettolosi, che finirono il più
delle volte coll¶aggravare la crisi, deteriorando ancora di più le relazioni economiche internazionali. La produzione
declinò e raggiunse il punto più basso nell¶estate del 1932, con contrazioni che variarono dal 20% al 55% rispetto a
quella degli anni precedenti la crisi.

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La riduzione della produzione fu più forte nel settore industriale, ma i produttori di beni primari furono, nel complesso,
maggiormente danneggiati perché i prezzi dei beni di prima necessità si ridussero molto più drasticamente di quelli dei
prodotti industriali. Il settore più colpito in assoluto fu quello del commercio internazionale, soprattutto dopo i
provvedimenti restrittivi presi da vari stati e dopo la conferenza di Ottawa, con la quale la Gran Bretagna fece blocco
con le colonie, chiudendosi praticamente al commercio europeo. Il movimento delle merci si contrasse sia in termini di
volume, sia di valore. Furono avviate politiche economiche di stampo nazionalistico. Nel 1933 fallì la conferenza
economica mondiale di Londra con la quale si era cercato di dare una soluzione comune a problemi che erano comuni:
urgenza di stabilizzare i cambi e di ridurre le tariffe protezionistiche. Gli Stati ¬niti, in quel momento non intendevano
rinunciare ai vantaggi della fluttuazione del dollaro, ma l¶anno successivo promulgarono il Reciprocal Tariff Agreement
Act che ridusse i dazi con un certo numero di paesi. Nel 1936, poi, con il cosiddetto Accordo Tripartito, si giunse alla
stabilizzazione dei cambi fra dollaro, sterlina e franco francese.

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La Gran Bretagna, che era stata la prima a tornare al gold standard, fu anche la prima ad abbandonarlo, nel settembre
del 1931, dopo alcuni mesi di corsa all¶oro e un deprezzamento della sterlina del 30% nei confronti del dollaro. Molti
altri stati seguirono rapidamente il suo esempio e alla fine del 1931 erano 32 i paesi che erano usciti dall¶oro e avevano
svalutato la loro moneta. Chi manteneva il gold standard, almeno formalmente, lo faceva a prezzo di rigidi controlli sui
cambi. Le instabilità valutarie, i tassi di cambio fluttuanti e le prospettive di svalutazioni concorrenziali incentivarono l e
speculazioni, alimentarono le incertezze e ritardarono la ripresa.

Nel 1933 anche il dollaro abbandonò il gold standard. A quella data mantenevano ancora la parità: Italia, Francia,
Belgio, Olanda, Svizzera e Polonia.

Negli anni della crisi l¶¬nione Sovietica proseguì il processo di industri alizzazione avviato a tappe forzate da Stalin con
il primo piano quinquennale del 1928. Grazie all¶isolamento e al carattere particolare della sua economia programmata,
l¶¬nione Sovietica non risentì del crollo dei prezzi nei primi anni trenta. La ricetta di Stalin del socialismo in un solo
paese coniugò una repressione durissima con l¶uso di tecnologie industriali avanzate. I costi umani e sociali furono
pesantissimi (il dramma dei contadini, i gulag e i duri sacrifici cui furono sottoposti tutti i lavorat ori), ma in termini
economici quella politica diede risultati sbalorditivi e l¶¬nione Sovietica si portò in pochi anni ai vertici dei paesi
industrializzati. Per pagare le esportazioni si esportarono anche prodotti agricoli, nonostante la carestia interna. Furono
venduti tesori d¶arte e la popolazione fu invitata a cedere l¶oro di famiglia e la valuta di cui era in possesso. I paesi
occidentali accusarono la Russia di dumping e boicottarono (o almeno si impegnarono a farlo) le esportazioni di
petrolio e legname da costruzione ottenuti con il lavoro forzato dei dissidenti, ma pur di vendere in anni di depressione,
concessero al governo stalinista dilazioni nei pagamenti e anche qualche credito.

In Italia le banche miste, che avevano investito in prestiti alle imprese e in partecipazioni azionarie si trovano in
condizione di non poter più far fronte ai loro impegni. In un primo momento vennero create società finanziarie che si
accollarono il patrimonio azionario della Banca Commerciale e del Credito Italiano, ma non fu s ufficiente, come non fu
sufficiente, per risolvere il problema del credito a lungo termine alle imprese la creazione, nel 1931, di un istituto
apposito, l¶IMI (Istituto Mobiliare Italiano) , controllare altri link versione Caligaris dotato di un capitale di sole
500.000 lire, che risultarono rapidamente insufficienti.Ne 1932 la crisi si aggravò ulteriormente e nel 1933 si giunse alla
creazione dell¶IRI (Istituto per la ricostruzione Industriale) (cercare link) attraverso il quale lo Stato assunse le
partecipazioni azionarie accumulate dalle banche, acquisì le società che esse rappresentavano (oltre 1.500), le
riorganizzò, le liquidò o le gestì a seconda della diversa situazione di crisi che esse attraversavano. Le imprese che
erano in difficoltà congiunturale, a causa della crisi generale, vennero ricapitalizzate, riorganizzate e reimmesse sul
mercato, quelle che sommavano alla crisi congiunturale gravi carenze strutturali vennero liquidate. Vi erano poi imprese
che pur essendo in gravi difficoltà, non era opportuno liquidare. L¶IRI si attrezzò allora per gestirle temporaneamente,
in attesa di un loro risanamento.
Tra le imprese rimaste in gestione all¶IRI c¶erano quelle del settore pesante: tutta la siderurgia da minerale e il 50% di
quella da rottame, la cantieristica. Molto meno numerose erano le imprese del settore leggero, fra queste l¶Alfa Romeo e
la Chatillon (fibre sintetiche).
NATO come ente temporaneo, di salvataggio, l¶IRI venne reso permanente nel 1937, quando l¶Italia aveva ripreso la
politica coloniale e quando l¶Europa si preparava ad una nuova guerra. Gran parte delle imprese in mano all¶IRI
sarebbero infatti diventate strategiche in caso di belligeranza. Con questa decisione il sistema industriale italiano
divenne misto, a larga partecipazione pubblica: nel 1937 un quarto circa del capitale industriale del Paese era in mano
allo Stato. L¶Italia divenne così il paese europeo, non comunista, con la più alta partecipazione pubblica nell¶economia.
Con la creazione dell¶IRI la Banca commerciale, il Credito italiano e le altre banche mistevennero smobilizzate e
trasformate in banche di credito ordinario. Al credito a lungo termine ai settori irizzati provvidero finanziarie create
dall¶IRI stessa. Con 900 milioni venne creata la Finsider che avrebbe dovuto coordinare la produzione e finanziare i
complessi siderurgici facenti capo all¶IRI, la Stet finanziava il settore telefonico, la Finmare i cantieri e l¶Immobiliare
Roma gestiva e smobilizzava gli immobili a destinazione non industriale confluiti nel patrimonio IRI.
Non avvenne così in Austria e Germania, dove le banche che si salvarono dalla crisi mantennero i finanziamenti a lungo
termine alle imprese e le partecipazioni azionarie, e in seguito mutarono il nome da banche miste in banche universali.
Anche in Italia la ripresa è connessa al riarmo. Nel 1935 Mussolini tornò alla politica coloniale invadendo l¶Etiopia. La
Società delle Nazioni impose allora all¶Italia le sanzioni economiche, che tuttavia furono blandamente applicate solo da
Francia e Gran Bretagna, ma servirono a Mussolini per lanciare una campagna contro le ³democrazie plutocratiche´ che
volevano impedire all¶Italia di conquistare il suo Impero. Le sanzioni furono alla base anche della politica autarchica
lanciata per ridurre le importazioni e per sostituire con surrogati quei generi che risultavano difficile da reperire.


Solo nel 1936 Mussolini rinunciò a ³quota novanta´ svalutando la lira nella stessa misura in cui era stato svalutato il
dollaro due anni prima.

L¶intervento delle democrazie nell¶economia fu meno pervasivo. Come si è detto, la Gran Bretagna abb andonò
rapidamente la parità aurea e fece ancora una volta blocco con le colonie isolandosi dal mercato europeo. Il gold
standard era stato fino ad allora ritenuto la migliore garanzia per la stabilità dei rapporti commerciali e di crescita
economica e il suo abbandono venne vissuto in Gran Bretagna e in molti altri paesi, come una sconfitta, anche se, di
fatto il suo abbandono migliorò l¶economia reale. Contemporaneamente all¶abbandono del gold standard vennero
ovunque approvati aggravi delle tariffe doganali. Anche la Gran Bretagna rinunciò alla sua politica tradizionalmente
favorevole al libero scambio. Nella lotta per stabilizzare la bilancia dei pagamenti, acquisire valuta straniera e
minimizzare il danno all¶occupazione interna, la reazione di ciascun paese fu di trovare l¶equilibrio riducendo gli
scambi. Il commercio europeo e mondiale crollò, vennero erette barriere e il mondo economico si divise. Al
protezionismo daziario tradizionale si affiancarono altri metodi: la svalutazione compensativa della moneta nazionale
per rendere competitive le esportazioni, i blocchi tra paesi confinanti o con le colonie basati sulla concessione di
privilegi reciproci.

La Francia fu relativamente meno toccata dalla crisi, grazie alle riserve che aveva accumulato in anni precedenti e che
mantenne anche durante la crisi.

La ripresa si avviò nella seconda metà degli anni trenta e fu essenzialmente dovuta alla domanda pubblica e
segnatamente alla domanda bellica. La domanda delle famiglie infatti non crebbe molto e il commercio internazionale
rimase estremamente debole, tanto che la ripresa venne detta zoppa.Nel 1937 la produzione industriale dell¶America del
Nord era ancora inferiore del 7% rispetto a quella del 1929. L¶Europa occidentale andò meglio: qui nel 1939 la
produzione industriale superava del 10% quella del 1929. La produzione agricola rimase ovunque stagnante fino alla
nuova guerra e i redditi del settore risultarono depressi. Il nazionalismo economico fondato sul tentativo di trarre profitti
a scapito altrui, sul sistema dei blocchi e sull¶autarchia portò alla frantumazione dell¶Europa in nazioni economicamente
in guerra, che usavano la politica per controllare l¶economia.

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Il 1° settembre 1939, quando le truppe tedesche varcarono il confine polacco, Gran Bretagna e Francia ritennero fosse
giunto il momento di intervenire per bloccare l¶aggressività nazista e due giorni dopo depositarono la dichiarazione di
guerra. Iniziò così il conflitto più devastante della storia umana, ch e portò ai punti di non ritorno dei campi di sterminio
nazisti e delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Anche questa guerra, all¶inizio, si pensò che sarebbe stata breve e si sarebbe chiusa con la vittoria dei tedeschi. Durò
quasi sei anni e portò l¶Europa letteralmente alla fame. L¶uso massiccio da parte degli anglo -americani di
bombardamenti terroristici sulle città, le deportazioni e le feroci rappresaglie tedesche fecero sì che i morti civili fossero
ben più di quelli militari, circa 26 milioni, contro 16 milioni; 25 milioni furono i caduti, tra civili e militari, della Rus sia,
7 milioni i tedeschi, I feriti furono circa 35 milioni e i profughi circa 30 milioni.Gli edifici rasi al suolo circa 10 milioni
e 6 milioni i lesionati.

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I territori occupati fino al 1944 i tedeschi videro crollare le loro economie sotto il peso dei prelievi e dei tributi richie sti.
In Francia il tenore di vita si dimezzò rispetto al 1939. In altre zone di guerra andò anche peggio: in Jugoslavia il reddito
pro capite si ridusse a un terzo, le devastazioni in Russia furono impressionanti, in Italia la disponibilità alimentare per
la popolazione scese al disotto di quella registrata al momento dell¶¬nità o durante la crisi alimentare del 1897 -98 e
furono molti i morti di inedia e di malattie legate alla malnutrizione. I bombardamenti indussero alla fuga dalle città e
privarono della casa milioni di persone.

Dal punto di vista economico il conflitto ripropose, in forma ancora più drammatica, i problemi che si erano già
presentati con la prima guerra mondiale: necessità di rifornimento di armi e munizioni a eserciti molto grandi, necessità
di sostenere la produzione bellica e garantire i prodotti alimentari alla popolazione civile. Ancora una volta le economie
degli stati belligeranti furono orientate alla guerra. A differenza di quanto era accaduto nella prima guerra mondiale, alla
seconda l¶Europa arrivò dopo un periodo difficile, quando appena le economie occidentali si stavano riprendendo dalla
crisi del 1929. Per sostenere il pesantissimo sforzo bellico i paesi in guerra bruciarono le riserve valutarie e portarono le
loro economie al collasso. La Germania, che fino al 1943 aveva visto aumentare il proprio PIL grazie ai prelievi
effettuati nei territori occupati, risentì i problemi economici della guerra soprattutto al termine del conflitto. Allora, di
fronte all¶orrore generale per quanto era successo, prevalse fra le genti d¶Europa il sentimento del ³mai più´.
Nonostante le tensioni fra i vincitori e l¶avvio della ³ guerra fredda´, si giunse a una pace diversa, le cui condizioni
vennero dettate dai vincitori, ¬SA e ¬RSS, nemici fra loro. Dall¶abisso in cui era precipitata, l¶Europa Occidentale, che
aveva ormai consegnato il primato politico ed economico agli Stati ¬niti, cercherà di recuperare indipendenza politica e
di migliorare l¶economia attraverso un lungo faticoso processo di integrazione, che oggi non è ancora compiuto.

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La tragedia bellica sconvolse l¶economia europea al punto che, nel 1945, vari paesi, oltre a non essere in grado di
avviare il processo di ricostruzione, non riuscivano nemmeno a garantire ai cittadini un¶alimentazione sufficiente.

Spaccata in metà dalla linea segnata dalla guerra fredda, l¶Europa venne controllata, nelle decisioni di politica
economica, dai due vincitori del nazifascismo. A Occidente gli Stati ¬niti perseguirono una polit ica capitalistica tesa
all¶apertura dei mercati internazionali, a Oriente l¶¬nione Sovietica, di fatto, impose ai paesi satelliti l¶adozione del
modello comunistico di capitalismo di Stato.

E tuttavia, dal fondo della crisi, l¶Europa si riprese più rapida mente del previsto. In Occidente già dall¶inizio degli anni
cinquanta partì un lento e faticoso cammino verso forme di integrazione economica prima che politica. Pur fra dibattiti,
ripensamenti, dubbi e preclusioni, l¶Europa è riuscita, in più occasioni, a esprimere politici lungimiranti, che con abilità
e pazienza hanno contribuito ad appianare difficoltà e a tessere trame in vista di una unificazione tanto complessa
quanto necessaria affinché l¶Europa possa tornare a giocare un ruolo significativo nell¶economia e nella politica
mondiale. Il mercato comunitario, la politica agraria comune, la moneta unica sono passi in quella direzione.

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Se con la prima guerra mondiale l¶Europa aveva consegnato il primato economico agli Stati ¬niti, con la seconda la sua
autonomia in campo economico e anche politico venne limitata dal controllo dei vincitori del nazi-fascismo: ¬SA e
¬RSS. Sconvolta dall¶immensa tragedia bellica, ridotta alla fame, devastata, l¶Europa non era in grado di provvedere
alla ricostruzione con i soli suoi mezzi.

Fino al 1942 erano prevalse le forze dell¶Asse, poi le sorti della guerra si erano invertite e, prima ancora del termine del
conflitto, con la conferenza di Yalta (Crimea) del febbraio 1945, i Tre Grandi: ¬SA, ¬RSS e Gran Bretagna posero le
premesse per spartirsi le zone di influenza.

Dopo la guerra, gli europei constatarono con sgomento che il continente andava spaccandosi in due blocchi controllati
da Stati ¬niti e ¬nione Sovietica, nemici tra loro. Se infatti fino al 1946 la Germania continuò ad essere percepita come
la più grave minaccia per la pace internazionale, da allora il ruolo del nemico per eccellenza dell¶Occidente fu assunto
dall¶¬nione Sovietica.

L¶Europa dell¶Est, occupata dalle armate sovietiche durante il conflitto, rimase sotto l¶influenza russa, l¶Europa
Occidentale entrò nell¶orbita degli Stati ¬niti, che in quest¶occasione, a differenza di quanto era accaduto nel primo
dopoguerra, assunsero un ruolo guida nella politica e nell¶economia dell¶Occidente.

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¬na vera pace risultò impossibile, mentre lo spettro di una nuova guerra era esorcizzato solo dal terrore della bomba
atomica.

Dal 1943 la situazione economica e produttiva europea si era andata facendo sempre più drammatica. L¶attività
produttiva si svolgeva in modo irregolare, condizionata dai bombardamenti sulle fabbriche, dal carente rifornimento di
materie prime e di energia, dalla mancanza di manodopera in seguito al richiamo alle armi e agli sfollamenti dalle città.
Le risorse finanziarie venivano assorbite dalle crescenti esigenze belliche e la produzione di beni di consumo era ridotta
al minimo a causa della priorità assegnata alla produzione di armamenti. Le popolazioni di molti paesi, tra cui l¶Italia,
videro ridursi le razioni alimentari giornaliere al disotto del normale bisogno fisiologico. Nel 1945, in Italia, la
disponibilità media giornaliera pro capite di sostanze nutritive e di calorie risultò più bassa di quella, già misera, del
1861.

L¶Organizzazione delle Nazioni ¬nite (ON¬), che aveva sostituito la Società delle Nazioni, dovette intervenire in
soccorso delle popolazioni europee con aiuti alimentari, con medicinali e, al termine del conflitto, anche con macchinari
e materiali per il ripristino degli impianti industriali. Nel novembre 1943 venne varato il piano ¬NRRA (¬nited Nations
Relief and Rehabilitation Administration), che divenne operativo nel 1945 e si concluse due anni dopo (la sua azione fu
proseguita dall¶Organizzazione Internazionale per i rifugiati e dall¶Organizzazione mondiale della sanità). Anche se il
piano era delle Nazioni ¬nite, di fatto furono gli Stati ¬niti a fornire circa il 75% degli aiuti.

Principali beneficiari degli aiuti ¬NRRA, 1945-1946 (milioni di dollari)

Nonostante questi soccorsi di emergenza, l¶Europa da sola non riusciva a riemergere dalla devastazione della guerra. Il
razionamento dei prodotti alimentari alla popolazione civile, istituito durante la guerra, venne mantenuto anche dopo la
fine delle ostilità, rimanendo ovunque carenti i rifornimenti. Anche il processo inflattivo perdurò nel prim o dopoguerra.
Per contrastarlo, la maggior parte dei paesi occidentali decise il cambio della cartamoneta svalutata, accompagnando di
solito l¶operazione con il blocco dei depositi bancari (non in Francia) e il controllo dei cambi. In Italia questa misura,
proposta dai comunisti (allora al governo con le altre forze politiche che avevano partecipato alla Resistenza), venne
osteggiata in ogni modo dai liberali e, nel 1947, Einaudi, allora ministro del bilancio, operò una pesante stretta
creditizia, che risolse sì il problema dell¶ inflazione, ma ebbe dure ripercussioni sulle piccole e medie imprese. ueste,
non riuscendo più a trovare credito, registrarono un¶elevata percentuale di fallimenti. Del resto, anche le politiche scelte
dagli altri paesi per contrastare l¶inflazione produssero tutte effetti deflazionistici più o meno pesanti. Nel 1947 il
governo inglese tentò inutilmente di tornare alla convertibilità della Sterlina. Due anni dopo, nel settembre del 1949, in
seguito al crollo delle esportazioni verso gli Stati ¬niti, la svalutò del 30%, scatenando una pesante crisi monetaria
internazionale. La sterlina restava infatti, dopo il doll aro, la valuta più importante per gli scambi internazionali e le
riserve.


Tra il 1945 e il 1947, oltre agli interventi ¬NRRA, gli Stati ¬niti concessero all¶Europa prestiti per sette miliardi di
dollari, ma neppure questo fu sufficiente. L¶Europa aveva necessità di importare dagli Stati ¬niti, ma non disponeva di
mezzi di pagamento e, data la sua situazione finanziaria, neppure un ulteriore indebitamento risultava possibile. Per
provvedere a una ricostruzione coordinata e diversa da quella successiva al primo conflitto mondiale, per ridurre le
pulsioni filocomuniste che si andavano manifestando in diversi paesi occidentali e per dare slancio al commercio
internazionale, gli Stati ¬niti abbandonarono la politica degli aiuti frammentari e vararono un piano di ricostruzione da
concordarsi con i paesi europei. Il piano, che prevedeva consistenti aiuti, in larga parte gratuiti, da concedersi a
determinate condizioni economico politiche dettate dagli Stati ¬niti, prese il nome dal suo promotore, il generale
George Marshall, già capo di stato maggiore dell¶esercito e allora Segretario di Stato del presidente Truman.

Il governo americano intendeva così finanziare per quattro anni le importazioni di cui l¶Europa aveva bisogno, ma che
eccedevano le sue capacità di pagamento.

Il piano di aiuti avrebbe dovuto svolgere parecchie funzioni: modernizzare l¶apparato industriale europeo, dare l¶avvio a
un forte slancio produttivo, espandere il commercio fra l¶Europa e gli Stati ¬niti, provvedere al risanamento finanziario
europeo e sviluppare la collaborazione economica intraeuropea. Il benessere economico era ritenuto fondamentale dagli
americani per la stabilità interna dei paesi europei e per favorire rapporti pacifici fra gli stati. L¶Europa integrata
economicamente avrebbe dovuto imitare il modello americano.

Il piano Marshall prevedeva la presentazione da parte dei paesi europei di una richiesta congiunta e coerente di aiuti per
la ricostruzione, alla quale gli Stati ¬niti avrebbero risposto positivamente. Si volevano così evitare controversie fra i
paesi beneficiari e favorire forme di cooperazione che preludevano all¶unificazione europea.

Non tutti gli americani erano convinti che fosse loro interesse impegnare altri dollari in aiuti all¶Europa. Decisiva per
vincere la tentazione dell¶isolazionismo fu la crociata anticomunista alimentata dal timore di una espansione sovietica
verso l¶Occidente europeo. Truman enunciò, nel 1947, la ³dottrina del contenimento´, vale a dire la decisione di
soccorrere i governi europei che lottavano contro il comunismo e sostenne vigorosamente la necessità dell¶intervento
economico proposto da Marshall, affermando che, nella situazione di guerra fredda in cui ci si era venuti a trovare dopo
la fine del conflitto, l¶America era impegnata a ³sostenere i popoli liberi´ contro la diffusione del comunismo nel
mondo.

Il piano dunque, oltre ad aiutare la ricostruzione e sostenere il commercio internazionale con un programma
quadriennale di aiuti, era funzionale alla difesa degli interessi economici e strategici americani in Europa e mirava a
inserire la Germania Occidentale nel contesto europeo e a riarmarla in funzione di baluardo antisovietico.

Fino al 1948 la Francia chiese che la Germania rimanesse divisa e privata delle zone minerarie della Ruhr e della Saar.
Gli Stati ¬niti volevano invece uno stato tedesco occidentale ricostruito e non mortificato nelle sue potenzialità
economiche, riarmato e inserito nel blocco capitalista; l¶¬nione Sovietica mirava ad una Germania unita e comunista.

Stabilità e benessere in Europa erano considerati coerenti con gli interessi politici ed economici americani, anche perché
avrebbero ostacolato la diffusione del comunismo. Nel caso italiano fu lo stesso Marshall a dichiarare che se nelle
elezioni del 1948 la sinistra avesse vinto, il paese sarebbe stato escluso dai benefici del Piano. L¶Europa, dal canto suo,
si impegnava, quando il recupero post bellico lo avesse consentito, ad avviare un processo di libero scambio, secondo
gli accordi di Bretton Woods. Su queste basi, nella primavera del 1948, venne dunque approvata l¶istituzione dell¶ERP
(European Recovery Program), meglio noto come Piano Marshall dal nome del suo promotore.

Dottrina Truman e Piano Marshall furono gli strumenti correlati attraverso i quali l¶egemonia politico-economico
americana si espresse in Europa.

La gestione degli aiuti americani, consegnati in natura (derrate alimentari e indumenti, ma anche combustibili,
fertilizzanti, attrezzature industriali, mezzi di trasporto) i nizialmente, non fu semplice. La Gran Bretagna avrebbe
preferito accordi bilaterali con gli Stati ¬niti, senza dover trattare con il resto d¶Europa; la Francia di De Gaulle,
mortificata nelle sue aspirazioni a recuperare un ruolo di primo piano nell¶assetto europeo, temeva che gli eventuali
aiuti alla Germania ne potenziassero la crescita. In realtà, la Germania, ancora occupata, rimase inizialmente fuori dalle
trattative.

Il governo sovietico, invitato a partecipare al Piano, abbandonò rapidamente le negoziazioni. Non accettando di
sottomettere la propria economia pianificata alle condizioni poste dagli americani, l¶¬RSS rifiutò una strategia della
ricostruzione che guardava all¶Europa come ad un¶unica entità economica comprensiva della Germania Occidentale, e

accusò gli Stati ¬niti di voler sviluppare una politica imperialista e di colonizzare le economie europee ³con l¶aiuto dei
dollari´.

Rimasta fuori dal Piano, l¶¬RSS istituì nel 1949 il Consiglio per l¶assistenza economica ( Comecon) e avviò la
ricostruzione controllando anche quella dei paesi satelliti (Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia, ¬ngheria, Romania,
Bulgaria), che furono costretti ad adottare il modello politico russo e ad adeguare le loro e conomie al sistema comunista
sovietico: pianificazione dell¶economia, nazionalizzazione delle industrie, avvio della collettivizzazione delle terre. Per
compensare i danni derivanti dalla rottura dei rapporti economici con l¶Occidente vennero intensificati e coordinati gli
scambi tra i paesi del blocco, ma di fatto gli accordi del Comecon favorirono sistematicamente gli interessi russi. La
ricostruzione sovietica, nonostante la carenza di capitali, di materie prime, macchinari e manodopera fu rapida,
puntando sull¶industria meccanica a discapito dell¶agricoltura e dei consumi privati.

Gli aiuti del Piano Marshall erano suddivisi in "grants", merci concesse gratuitamente agli stati aderenti e "loans",
prestiti per l'acquisto di macchinari industriali.Poiché il piano Marshall prevedeva la definizione congiunta delle
richieste fra i paesi aderenti e la gestione coordinata degli aiuti, gli stati occidentali diedero vita, nell¶aprile 1948,
all¶Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), cui fu affidato l¶incarico della gestione comune e
della ripartizione degli aiuti. L¶OECE ordinava le merci da importare dagli Stati ¬niti all¶americana Economic
Cooperation Administration (ECA). ¬na volta giunte in Europa, le merci concesse come "grants" venivano acquistate
dalle industrie nazionali e pagate non agli Stati ¬niti, ma ai governi beneficiari, che utili zzavano il denaro per la
ricostruzione. Di fatto, nell¶amministrazione del Piano, le decisioni dell¶ECA furono assai più importanti di quelle
dell¶OECE. Tuttavia quest¶ultima costituì una palestra per avviare il processo di integrazione economica europea, che
allora era ben vista dagli Stati ¬niti, i quali la consideravano un mezzo per contrastare le spinte espansionistiche
dell¶¬RSS. Tra i compiti dell¶OECE c¶era il superamento degli accordi economici bilaterali fra stati, ereditati dalla
guerra, attraverso un graduale processo di apertura verso il libero scambio. L¶OECE puntava altresì all¶abolizione dei
contingentamenti (restrizioni quantitative all¶importazione), costituendo così la base per il futuro mercato comune
europeo che, a sua volta, avrebbe dovuto portare allo sviluppo di una produzione di massa, ad un certo coordinamento
fra le politiche economiche dei singoli paesi e alla stabilit à dei rapporti monetari. Tutti obiettivi che stavano allora a
cuore agli Stati ¬niti.

Il meccanismo di funzionamento del piano Marshall

Nella temperie provocata dalla svalutazione della sterlina, al fine di stabilizzare i tassi di cambio, nel 1950, l¶ OECE, su
istanza americana, promosse la costituzione dell¶¬nione Europea dei Pagamenti (¬EP) che consentì di superare i gravi
problemi posti dall¶inconvertibilità delle monete e dal loro deprezzamento. Durante la guerra, gli scambi erano regrediti
a forme di baratto realizzate con compensazioni bilaterali fra Stati. Con l¶ ¬EP si passò ad un sistema multilaterale, che
agevolava i pagamenti intraeuropei. I fondi vennero ottenuti da apporti dei singoli paesi e da capitali del Piano
Marshall. I contingentamenti interni furono gradualmente rimossi, in tempi diversi a seconda dei paesi e dei settori
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produttivi. Le riduzioni daziarie multilaterali furono invece oggetto di negoziati condotti periodicamente, al di fuori
dell¶¬EP, sotto l¶egida del GATT (vedi modulo 8.2), non essendo i dazi di competenza dell¶OECE.

Anche la Germania Occidentale venne ammessa nell¶OECE e integrata nel piano Marshall. Complessivamente il piano
distribuì in Europa, tra il 1948 e il 1952, 12,38 miliardi di dollari, per l¶85% a fondo perduto e per il 15% in prestiti
agevolati a lungo termine. I maggiori beneficiari furono, nell¶ ordine: Gran Bretagna, Francia, Italia, Repubblica
Federale Tedesca.

a.‘ Tuttavia se si pongono i contributi ERP in rapporto con il PIL dei singoli Stati, si vede che i paesi
maggiormente beneficiati furono i piccoli: Austria, Olanda e soprattutto Grecia, dove alla fine del conflitto
mondiale era scoppiata una violenta guerra civile in cui per qualche tempo era parso potessero prevalere i
comunisti.
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Nei primi anni di funzionamento del Piano gli americani considerarono deludenti i risultati raggiunti dai singoli paesi
europei, che si dimostravano poco propensi a sacrificare autonomie economiche al fine di aderire a decisioni congiunte,
e risultavano recalcitranti a seguire i modelli americani.

Nel 1949, secondo Henry S. Reuss, un alto funzionario americano, gli ³apatici´ lavoratori europei non erano convinti
che quella che gli americani stavano salvando fosse ³la loro´ Europa.

Nei primi anni cinquanta la ricostruzione europea fu inaspettatamente assai veloce e alcune economie, in particolare
quelle degli stati sconfitti, posero in quegli anni le basi per autentici miracoli economici. uanto di questi exploit sia
dovuto al contributo del piano Marshall è oggetto di dibattito fra gli storici. A fronte di un giudizio positivo se non
entusiastico espresso in passato, più di recente il revisionismo storico ha ridimensionato drasticamente l¶i mportanza del
ruolo del Piano sulla ripresa e sui successivi ³miracoli (si veda in particolare R. L. Filippelli, 2002).

Il piano Marshall fu utile anche all¶economia americana perché i prestiti vennero accordati ai paesi europei per il 90%
sotto forma di consegne di prodotti agricoli e industriali americani, il che servì a garantire l¶occupazione e
l¶esportazione statunitensi evitando crisi come quella prodottasi nei primi anni venti.

Secondo recenti interpretazioni (J. Killick, 1997, ripreso da F. Fauri, 2001) il vantaggio per gli ¬SA del Piano Marshall
sarebbe stato relativo, essendo la domanda interna americana molto forte, tanto che circa 1/3 dei prodotti da inviare in


Europa vennero acquistati fuori dagli Stati ¬niti (Canada e America Latina). E¶ vero. Non di meno i 2/3 restanti non
erano poca cosa. In ogni caso il prestito accrebbe la dipendenza dell¶Europa Occidentale dagli Stati ¬niti, rafforzando
l¶egemonia americana.

Le opposizioni europee criticarono duramente il Piano, accusandolo di interferire, attraverso il controllo dei ³fondi di
compensazione´, nelle scelte economiche e politiche dei governi europei e di sviluppare un¶azione fondamentalmente a
favore dell¶economia americana.

Con l¶inizio degli anni cinquanta la tensione politica fr a Stati ¬niti e ¬nione Sovietica si acuì. L¶invasione della Corea
del Sud da parte delle truppe comuniste Nord Coreane fece temere un analogo tentativo di invasione sovietico della
Germania Occidentale e alimentò, di conseguenza, la volontà americana di riarmo della Germania, anche se la NATO
era già attiva dalla primavera del 1949. Così, nel secondo semestre del 1951, i fondi del piano Marshall vennero
compresi con quelli militari e dal 1952 la Mutual Security Agency assunse le funzioni già dell¶ECA. A parte il caso
inglese, da quell¶anno gli aiuti bellici americani all¶Europa superarono in valore quelli economici.

Il Piano Marshall venne sostenuto da un programma di americanizzazione dell¶economia e della società europea. Molte
energie furono spese per far nascere sindacati ideologicamente diversi da quelli che si erano sviluppati in Europa nel
dopoguerra in collegamento con i partiti della sinistra. Le parole d¶ordine economiche diffuse in modo martellante, e
valide per produttori e lavoratori, furono: ³produzione in serie su larga scala´, ³gestione scientifica´ e soprattutto
³aumento della produttività´. Tecnici, sindacalisti e consulenti americani vennero inviati nelle grandi imprese europee
per esportarvi le modalità gestionali americane e per suggerire modifiche alle metodologie europee. Manager e docenti
universitari europei furono invitati negli ¬SA per apprendere sul campo i metodi da esportare. Vennero istituiti in
Europa, su suggerimento americano, Centri nazionali per la produttività, furono fondate le prime business schools e
venne promossa, attraverso la pubblicità, l¶american way of life.

La fine dell¶isolamento americano in campo militare, sancita dalla costituzione della NATO, diede vita a un
dispiegamento militare euro-americano nell¶Europa Occidentale, sul cui territorio la presenza di forze armate
statunitensi evidenziò, anche in questo campo, la preponderanza americana. ¬na situazione analoga si produsse a Est
con la firma del patto di Varsavia.

Nel dicembre del 1949 i paesi aderenti alla NATO, esclusa l¶Islanda, costituirono un comitato per il coordinamento
degli scambi Est-Ovest, il Cocom (Coordinating Committe for Multilateral Export Controls) con lo scopo di impedire la
vendita di prodotti strategici all¶¬nione Sovietica e agli altri paesi aderenti al Comecon. Con il 1949, dunque, vennero
stabilizzate la divisione dell¶Europa e la perdita del la sua autonomia politico-economica a vantaggio dei leaders dei due
blocchi.

L¶¬nione Sovietica e i paesi satelliti si chiusero nei confronti dell¶Occidente e gli Stati ¬niti furono pervasi da
un¶atmosfera delirante di sospetto e paura dei ³rossi´ (maccartismo). Intanto gli ex imperi coloniali europei andavano
sfaldandosi, spesso attraverso rivolte sanguinose.

Bretton Woods e le istituzioni economiche internazionali

Nel giugno del 1945, 54 paesi, sia occidentali sia gravitanti nell¶orbita sovietica, adott arono la Carta dell¶ON¬, che
entrò in vigore nell¶ottobre dello stesso anno. Gli scopi dell¶ON¬ erano essenzialmente tre: mantenimento della pace e
della sicurezza, tutela dei diritti umani, promozione della cooperazione internazionale per risolvere problemi di ca rattere
economico, sociale, culturale e umanitario. Gli alti valori espressi dalla Carta erano tuttavia destinati a cadere presto nel
dimenticatoio, sopraffatti dai timori alimentati dalle tensioni internazionali. In agosto venne firmato a Potsdam il tratt ato
di de-nazificazione della Germania, di smobilitazione dei suoi cartelli e di divisione del paese e dell¶ex capitale in zone
di occupazione: occidentale (¬SA, Gran Bretagna e Francia) a ovest e sovietica a est. Tuttavia fu proprio il problema
tedesco (trattato di pace, frontiere, sistema politico) a far saltare, dalla fine del 1947, le precarie relazioni fra Occidente
e Russia sovietica e ad avviare la guerra fredda fra i due blocchi antagonisti. Già nel 1945 Churchill aveva espresso
preoccupazione per il crescere della potenza sovietica e aveva parlato di una cortina di ferro che andava calando sui
paesi dell¶Est Europa, ma le tensioni si accentuarono nel 1948 con il colpo di stato comunista a Praga e con il blocco di
Berlino da parte sovietica. Nella Germania Occidentale, su pressione americana, le tre zone di occupazione, americana,
inglese e francese vennero fuse; nel giugno 1948 il vecchio marco venne sostituito dal Deutch Mark e si tennero libere
elezioni nei Länder. Tutto ciò preludeva all¶integrazione economica e politica della Germania Occidentale nell¶Europa
capitalista. I sovietici reagirono bloccando gli accessi e i rifornimenti via terra a Berlino (l¶ex capitale si trovava nella
zona est controllata dall¶¬RSS) dal giugno del 1948 al maggio del 1949, periodo durante il quale gli americani
realizzarono un ponte aereo quotidiano per rifornire la città di tutto quanto era necessario alla popolazione.


Due settimane dopo la fine del blocco, la Germania Occidentale fu eretta in Repubblica Federale Tedesca, nell¶ottobre
dello stesso anno la Germania orientale si costituì in Repubblica Democratica Tedesca. Berlino rimase spezzata a metà,
controllata a est dall¶¬RSS e a ovest dai paesi occidentali.

Dal punto di vista economico la divisione fra i due blocchi era netta: l¶occidente era capitalista e liberista, l¶ oriente
comunista. A occidente il divario economico fra l¶Europa e gli Stati ¬niti era ulteriormente cresciuto nel corso del
conflitto. L¶Europa, che necessitava urgentemente di aiuti per la sopravvivenza stessa dei cittadini, aveva perso una
parte consistente dei suoi impianti industriali sotto i bombardamenti, non disponeva più delle colonie (che si andavano
emancipando), doveva ricostruire la flotta, l¶inflazione e il disavanzo pubblico galoppavano.

A differenza di quanto era accaduto nel primo dopoguerra gli Stati ¬niti assunsero pienamente la leadership politica e il
controllo economico dell¶area occidentale. Il piano di ricostruzione non fu lasciato ai singoli stati, ma venne coordinato
e sostenuto ad occidente dagli Stati ¬niti e a oriente dall¶¬nione Sovietica. Gli Stati ¬niti avviarono il coordinamento
già prima del termine del conflitto. Nel luglio 1944, a guerra ancor a in corso, ma quando ormai l¶esito era chiaro,
convocarono a Bretton Woods (New Hampshire) una conferenza che definì le linee guida della politica monetaria,
finanziaria e commerciale del dopoguerra. A questa conferenza parteciparono 44 paesi, tra cui l¶¬nione Sovietica, che
però mantenne solo il ruolo di osservatore e che più tardi rifiuterà di entrare a far parte del siste ma. Gli istituti
economici previsti a Bretton Woods entrarono in funzione al termine del conflitto.

uesti accordi erano stati preceduti da un patto di reciproco aiuto, siglato nel 1942, tra Stati ¬niti e Gran Bretagna in
cui, tra l¶altro, si precisava che i due paesi si impegnavano ad eliminare ³ogni forma di discriminazione pratica nel
commercio internazionale´. Obiettivo prioritario degli Stati ¬niti in campo economico internazionale era infatti quello
di arrivare, alla fine del conflitto, alla riduzione dei dazi doganali e all¶eliminazione dei sistemi preferenziali che erano
stati posti in essere dopo la crisi del 1929.

Gli accordi di Bretton Woods definirono il nuovo sistema monetario e previdero la costituzione del Fondo Monetario
Internazionale (FMI) e della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, meglio nota come Banca mondiale.
Il FMI doveva gestire i rapporti di cambio fra le monete e finanziare eventuali squilibri a breve termine nei pagamenti
fra paesi aderenti. La Banca mondiale aveva la funzione di concedere prestiti a lungo termine alle economie europee
devastate dalla guerra (in seguito si occuperà del sostegno allo sviluppo dei paesi poveri). FMI e Banca mondiale
divennero operativi dal 1946 e funzionarono di fatto come uno strumento della politica economica americana. Il FMI
sancì la supremazia del dollaro, che insieme all¶oro andò a costituire la riserva delle banche centrali e divenne mezzo di
pagamento internazionale.

Due progetti erano stati discussi a Bretton Woods: uno presentato da Keynes a nome della Gran Bretagna, e uno
sostenuto da Harry Dexter White per conto degli Stati ¬niti. La proposta keynesiana prevedeva la creazione di un ente
sovranazionale che avrebbe emesso una moneta a circolazione universale (il bancor, non convertibile in oro) e avrebbe
provveduto ad attuare operazioni in clearing fra i paesi aderenti. L¶ipotesi White prevedeva invece il ritorno alla
convertibilità aurea. Prevalse quest¶ultima proposta e poiché il dollaro restò l¶unica moneta convertibile (la
convertibilità era tuttavia solo esterna, i cittadini americani non potev ano chiedere il cambio in oro delle banconote), si
realizzò il gold dollar standard.

A fronte del disastro monetario europeo, il dollaro divenne la moneta chiave, alla quale tutte le altre si rapportavano. La
sede del FMI fu posta, non a caso, a Washington. Alla fine del conflitto gli Stati ¬niti, che detenevano i due terzi dello
stock aureo, controllavano la liquidità dell¶Occidente e la loro moneta assunse le funzioni che precedentemente erano
svolte dall¶oro. Il gold dollar standard rimase in vigore fino al 15 agosto 1971, quando la convertibilità del dollaro in
oro venne soppressa in seguito al grave deficit della bilancia dei pagamenti americana e alla conseguente caduta delle
loro riserve auree.


A Bretton Woods venne
definito un sistema di cambi
fissi, ma aggiustabili. Per ogni
moneta venne fissata una parità
centrale nei confronti del
dollaro, ma fu ammessa una
banda di oscillazione dell¶1% in
più o in meno. Ne consegue che
ogni moneta poteva oscillare al
massimo del 2% nei confronti
del dollaro e del 4% nei
confronti delle altre monete. La
parità era difesa contro le
fluttuazioni transitorie
dall¶intervento del paese
interessato, eventualmente con
l¶aiuto del Fondo. Nei casi di
squilibri gravi dell¶economia di
un paese sottoscrittore era
prevista la possibilità di ritoccare la parità della sua moneta svalutandola o rivalutandola. Ma se la variazione risultava
superiore al 10% doveva essere autorizzata dal FMI. Poteva essere modificato anche il prezzo dell¶oro, in caso di
riallineamento generale delle monete deciso dal FMI, a maggioranza di almeno 85% dei voti. Il FMI era concepito
come un fondo di aiuto reciproco fra i paesi aderenti.

L¶ammontare delle singole quote da versare era proporzionale alla potenza finanziaria e commerciale del paese aderente
al Fondo e i voti erano proporzionali alle quote sottoscritte. L¶egemonia degli Stati ¬niti era schiacciante fin dall¶inizio,
poiché la quota americana superava il 30% del totale. Il FMI impiegava le sue disponibilità in finanziamenti in valuta
pregiata, cioè in dollari, agli Stati membri per difendere la parità delle loro monete in caso di passeggere dif ficoltà sul
mercato internazionale dei cambi. Come si è detto, per finanziare investimenti fu invece creata la Banca mondiale, che
tuttavia concesse prestiti di una certa consistenza solo a Francia e Olanda. I paesi che ottenevano prestiti dalla Banca
dovevano rivolgersi per le importazioni agli Stati ¬niti, la cui industria ne uscì avvantaggiata. D¶altra parte, almeno
inizialmente, l¶Europa doveva importare, anche perché molti impianti industriali erano stati devastati dalla guerra.

uesto sistema venne difeso dagli Stati ¬niti fino agli inizi degli anni settanta, anche se nel contempo erano andate
emergendo due monete forti: il marco e lo yen. Come si è accennato, nel 1971, in seguito a gravi difficoltà del bilancio
americano, la convertibilità del dollaro venne soppressa e il dollaro fu svalutato dell¶8% circa. Si aprì così la strada ai
cambi flessibili.

A Bretton Woods era stata prevista anche la creazione di un¶organizzazione internazionale per il commercio,
l¶International Trade Organization (ITO), che avrebbe dovuto regolare gli scambi tra i Paesi, ma che non riuscì ad
entrare in funzione per il timore degli Stati eu ropei di vedere limitata la loro autonomia in campo economico. Seguirono
conferenze su questo tema, ma non si trovò un accordo fino al 1947, quando si giunse alla firma, a Ginevra, del GATT
(General Agreement on Tariffs and Trade). Era questo un accordo generale, di massima, con cui i sottoscrittori si


impegnavano ad applicare reciprocamente la clausola della nazione più favorita, cercavano di ridurre i dazi e
concordavano di consultarsi prima di decidere cambiamenti di politica economica. Il GATT, che non era dotato di
organi decisionali, aveva obiettivi molto più limitati dell¶ITO e non sempre i paesi aderenti misero in pratica gli accordi
sottoscritti nei vari rounds, conferenze che venivano periodicamente organizzate in vista della riduzione delle barriere
doganali e dell¶uniformazione delle normative nazionali sul commercio. Nel 1994, in seguito all¶accordo di Marrakech,
il GATT fu sostituito dalla WTO (World Trade Organization), le cui competenze erano però più estese, riguardando non
solo il commercio dei prodotti industriali, ma anche dei prodotti agricoli, dei servizi e della proprietà intellettuale. La
nuova organizzazione fu dotata inoltre di un tribunale capace di comminare sanzioni ai paesi che non applicano le
regole stabilite.

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Alla ricostruzione sono seguiti anni di grande slancio economico, che nei paesi sconfitti hanno portato a risultati
assolutamente eccezionali, in passato definiti ³miracoli´. La crisi petrolifera del 1973 ha segnato l¶inversione di questa
tendenza, la fine della golden age, e ha avviato una lunga fase recessiva che, pur tra alti e bassi, non si è ancora
conclusa. Nel contempo l¶Europa Occidentale ha conosciuto un rapido processo di de-industrializzazione e ha visto
crescere investimenti e occupazione nel terziario. Il reddito pro capite è aumentato, i consumi delle famiglie sono molto
cresciuti, la speranza di vita è aumentata, il tasso di natalità è diminuito, l¶Europa è ³invecchiata´ ed è diventata
importatrice di manodopera da Africa, Asia, Sud America e, dopo la caduta del muro di Berlino, anche dall¶Est già
nell¶orbita sovietica. Il flusso di immigrati, spesso in fuga da realtà di guerra, persecuzione o miseria è superiore alla
domanda europea di manodopera e avviene di frequente in condizioni drammatiche, persino peggiori di quelle
incontrate dagli europei quando, oltre un secolo fa, erano loro (tedeschi e irlandesi prima, poi italiani, polacchi, spagnoli
e portoghesi) a imbarcarsi in terza classe per cercare un futuro in America.

Nel frattempo l'Europa ha avviato il suo lungo processo di integrazione.

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La determinazione statunitense a dar vita ad uno stato tedesco occidentale autonomo era andata contro l¶aspirazione
francese ad attuare una sua politica indipendente nei confronti della Germania. La Francia di De Gaulle rivendicava
infatti il diritto al controllo della zona renana tedesca e in particolare della Ruhr, area mineraria e siderurgica basilare
per la produzione bellica tedesca.

Dal canto suo, la Germania aveva interesse ad appianare i contrasti e a individuare modalità di cooperazione economica
con la Francia, anche per superare lo stato di inferiorità in cui era ridotta in seguito alla sconfitta militare. Di queste
esigenze si fece portavoce il cancelliere Adenauer.

L¶ostilità francese ai piani americani sulla Germania venne infine superata da una proposta elaborata da Jean Monnet,
che pose anche le basi per l¶avvio di un graduale processo di integrazione europea.

Monnet, uomo d¶affari, consigliere del ministro degli affari esteri, Robert Schuman, era un convinto sostenitore della
cooperazione europea. A lui il governo francese aveva affidato l¶incarico di redigere un piano di modernizzazione e di
ricostruzione dell'industria. Monnet riteneva che solo attraverso un processo di integrazione europea e di riconciliazione
con i tedeschi, la Francia avrebbe potuto recuperare il ruolo di grande potenza a cui aspirava. Propose perciò di
integrare le due industrie allora più importanti di Francia e Germania: quella del carbone e quella dell¶acciaio. Per
evitare rivalità, il piano prevedeva di affidare a un¶autorità sovranazionale lo sviluppo dei due settori. Ma, essendo
carbone e acciaio strategici per la ricostruzione, attraverso la loro supervisione si poteva controllare la crescita tedesca.
Inoltre il Piano consentiva alla Francia di assumere una funzione preminente nel contesto europeo. Il progetto, che era
rivolto alla Germania Occidentale, ma aperto ad altri paesi, venne fatto proprio da Schuman, che gli diede il suo nome.
Nel maggio 1950 Schuman ottenne l¶assenso di Adenauer e riuscì a far approvare la Dichiarazione dal parlamento
francese con procedura d¶urgenza, senza neppure presentare in aula il testo scritto.

La Dichiarazione Schuman diede forma ad un¶idea semplice ma geniale e costituì, consapevolmente, la base per l¶avvio
dell¶integrazione europea. Essa contribuì a risolvere allora numerosi problemi: il radicale dissidio franco-tedesco;
l¶esigenza francese di superare la sgradevole situazione di ³alleato ineguale´ degli anglo-americani tornando ad
assumere un ruolo politico-economico più autorevole; la volontà di costruire strutture europee integrate, concrete,
praticabili e capaci di ridurre le tensioni internazionali e di dare maggior slancio e autonomia all¶economia europea, a
partire dal settore pesante.
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Nella Dichiarazione si legge, fra l¶altro:

³ L¶Europa non si farà d¶un tratto, né in una costruzione globale: essa si farà con delle realizzazioni concrete, creando
anzitutto una solidarietà di fatto. L¶unione delle nazioni europee esige che l¶opposizione secolare fra la Francia e la
Germania sia eliminata: l¶azione intrapresa deve rivolgersi in pri mo luogo alla Francia e alla Germania.

A questo fine il governo francese propone di dirigere immediatamente l¶azione su un punto limitato ma decisivo:

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La messa in comune delle produzioni del carbone e dell¶acciaio assicurerà immediatamente la creazione di basi comuni
di sviluppo economico, prima tappa della federazione europea e muterà il destino di queste regioni da lungo tempo
votate alla fabbricazioni delle armi da guerra di cui esse sono stat e le vittime più costanti.

La solidarietà di produzione così costituita renderà manifesto che ogni guerra fra la Francia e la Germania diventa non
soltanto impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione aperta a tutti i
Paesi che vorranno parteciparvi e destinata a fornire a tutti i Paesi che essa raggrupperà gli elementi fondamentali della
produzione industriale alle stesse condizioni, getterà le fondamenta concrete della loro unificazione economica. uesta
produzione sarà offerta a tutto il mondo senza distinzione né esclusione per contribuire al miglioramento del tenore di
vita e al progresso delle opere di pace. L¶Europa potrà, con mezzi accresciuti, perseguire l¶attuazione di uno dei compiti
fondamentali: lo sviluppo del continente africano.´

Si iniziò dunque con la gestione comune di settori economici strategici per porre le basi di un progetto di integrazione,
che nella visione di Jean Monnet guardava già al risultato finale dell¶integrazione europea. Dalla Dichiarazione
Schuman nacque la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell¶Acciaio), creata dal trattato di Parigi nell¶aprile 1951 ,
entrato in vigore l¶anno successivo. Con esso i sei stati aderenti: Francia, Germania Occidentale, Belgio, Olanda,
Lussemburgo, Italia affidavano a istituzioni comuni e indipendenti dagli stati nazionali i poteri in materia di estrazione,
produzione e commercializzazione di carbone e acciaio. Gli Stati ¬niti accolsero con favore il Piano Schumann perché
andava nella direzione dell¶integrazione europea allora vista con favore da Washington, in funzione di contenimento
antisovietico.

Si appianarono così le controversie franco-tedesche sulla Ruhr e si creò un primo ³mercato comune´ settoriale che pose
le basi per la costituzione della Comunità Economica Eu ropea (CEE) e della Comunità Europea dell¶Energia Atomica
da utilizzare a fini civili ( Euratom), iniziativa, quest¶ultima, desti nata a scarsi risultati. Gli accordi CEE e Euratom
vennero sottoscritti a Roma nel 1957 ed entrarono in vigore il primo gennaio del 1958.

Verso la metà degli anni cinquanta, falliti i tentativi di avviare l¶unità politica e di organizzare una difesa comune
europea (CED), i Sei si concentrarono sull¶economia, ma sempre con finalità di integrazione, e avviarono le trattative
per il Mercato Comune. La Gran Bretagna mantenne la sua astensione, non approvando né il processo di integrazione
europea, né l¶adozione di una tariffa esterna comune, che l¶avrebbe danneggiata nel rapporto con i dominions. Nel 1958
propose, in alternativa, l¶EFTA (European Free Trade Association), che fu sottoscritta da Svezia, Norvegia, Danimarca,
Svizzera, Austria, Portogallo.

L¶EFTA era un accordo di tipo associativo concepito come mezzo di pressione sull¶Europa dei Sei per ottenere la
revisione del principio di integrazione economica: escludeva dalle trattative il settore agricolo e non incideva sulle
preferenze adottate con le colonie. Il progetto EFTA conseguì risultati limitati perché l¶associazione non disponeva di
alcun potere politico e perché l¶area geografica coinvolta era ristretta e scarsamente omogenea dal punto di vista
economico-politico.

La CEE, al contrario, puntava alla costituzione di un mercato comune fra i suoi membri, all¶abolizione di
contingentamenti e dazi interni e alla creazione di una tariffa doganale comune verso l¶esterno.

Nel 1962 la Gran Bretagna, l¶Irlanda e la Danimarca chiesero infine di aderire alla CEE, ma De Gaulle pose il veto. In
questo periodo il Generale e Adenauer avevano trovato una convergenza di interessi economici che, dato l¶isolamento
della Gran Bretagna, garantiva alla Francia il ruolo di maggior potenza europea.

Sempre su pressione di De Gaulle, la CEE sostituì il principio comunitario con una serie di accordi che di fatto
favorirono i paesi più influenti. Anche il principio dell ¶affidamento reciproco, su cui si basava il trattato quadro
[c
istitutivo della CECA e poi anche quello della CEE, che prospettava contropartite a lunga durata, venne messo in crisi
da De Gaulle, il quale propose il principio delle contropartite immediate, vale a dire della reciprocità dei vantaggi ad
ogni singolo accordo. Al di là dell¶atteggiamento di De Gaulle, l¶obiettivo perseguito dalla CEE di realizzare un
mercato comune europeo non era comunque immediatamente realizzabile. Per renderlo operativo erano necessarie
complesse procedure legislative perché il trattato sottoscritto nel 1957 era un accordo-quadro: definiva cioè gli obiettivi
finali da raggiungersi attraverso un negoziato permanente e fissava alcuni passaggi intermedi, senza precisare i tempi di
realizzazione. Vennero invece approvate subito l¶unione doganale fra gli stati aderenti e una tariffa unica verso
l¶esterno, quale premessa indispensabile per l¶integrazione economica. Più faticoso fu giungere a politiche comuni che
consentissero di realizzare realmente l¶integrazione economica.

I maggiori problemi si presentarono nel settore agricolo, il più debole in Europa, in cu i ciascun paese aveva in atto
politiche di tipo diverso per la tutela della produzione. Pur fra non poche difficoltà e molti accesi dibattiti, il processo è
andato avanti verso l¶obiettivo ambizioso di integrare completamente le politiche economiche degli stati aderenti,
attraverso il trasferimento graduale della sovranità statale alle istituzioni comunitarie in campo economico .

All¶inizio degli anni sessanta la Francia era il paese più forte all¶interno del gruppo dei Sei e in quel periodo era
interessata a varare il progetto agricolo. Il libero scambio dei prodotti della terra fra gli stati aderenti alla CEE fu
definito sulla base di prezzi minimi uniformi fissati annu almente dal Consiglio dei Ministri. All¶interno della CEE si
doveva dare la preferenza negli acquisti ai prodotti degli stati membri. Venne anche affrontato il problema del
finanziamento comune dell¶agricoltura. Le legislazioni nazionali avevano portato nel tempo, a politiche di sostegno
assai diverse fra loro, che risultarono difficilmente armonizzabili. I primi regolamenti di politica agricola comune
(PAC) vennero approvati il 16 gennaio 1962. La politica per l¶agricoltura voluta dalla Francia, che prevedeva
l¶assunzione di obblighi finanziari comuni per il sostegno dei prezzi all¶interno, ha determinato squilibri che si sono
ripercossi pesantemente negli anni successivi.

I maggiori problemi si presentarono nel settore agricolo, il più debole in Europa, in cui ciascun paese aveva in atto
politiche di tipo diverso per la tutela della produzione. Pur fra non poche difficoltà e molti accesi dibattiti, il processo è
andato avanti verso l¶obiettivo ambizioso di integrare completamente le politiche economiche degli stati aderenti,
attraverso il trasferimento graduale della sovranità statale alle istituzioni comunitarie in campo economico.

All¶inizio degli anni sessanta la Francia era il paese più forte all¶interno del gruppo dei Sei e in quel periodo era
interessata a varare il progetto agricolo. Il libero scambio dei prodotti della terra fra gli stati aderenti alla CEE fu
definito sulla base di prezzi minimi uniformi fissati annualmente dal Consiglio dei Ministri. All¶interno della CEE si
doveva dare la preferenza negli acquisti ai prodotti degli stati membri. Venne anche affrontato il problema del
finanziamento comune dell¶agricoltura. Le legislazioni nazionali avevano portato nel tempo, a politiche di sostegno
assai diverse fra loro, che risultarono difficilmente armonizzabili. I primi rego lamenti di politica agricola comune
(PAC) vennero approvati il 16 gennaio 1962. La politica per l¶agricoltura voluta dalla Francia, che prevedeva
l¶assunzione di obblighi finanziari comuni per il sostegno dei prezzi all¶interno, ha determinato squilibri che si sono
ripercossi pesantemente negli anni successivi.

A parte i problemi agricoli, negli anni 1963-65, in cui prevalse la politica gollista, si produssero nella CEE accordi
interstatali di sincronizzazione, mirati su obiettivi a breve termine e realizzati sulla base di n egoziati ad eguali
prestazioni. Contemporaneamente fu portato avanti il negoziato multilaterale in seno al GATT per la riduzione dei dazi
doganali all¶esterno, secondo la richiesta americana (Kennedy round), sostenuta anche dai tedeschi. ¬na nuova
opposizione della Francia, nel 1967, alla rinnovata richiesta di adesione della Gran Bretagna alla CEE, rese più difficile
la vita della Comunità.

Il 1° luglio 1968, tuttavia, con un anticipo di diciotto mesi sulla data prevista, vennero aboliti i dazi interni al Mercato
Comune, vennero unificate le tariffe estere e si avviarono le riduzioni doganali concordate in seno al GATT.

Il 1968 fu un anno segnato da importanti eventi politici, spesso drammatici: in maggio, la Francia venne sconvolta dal
movimento studentesco e poi anche operaio, che lottava contro ogni forma di repressione sociale; in agosto l¶¬nione
Sovietica occupò la Cecoslovacchia che cercava una sua indipendenza; intanto gli americani restavano impantanati nel
Vietnam, dove scrivevano una delle pagine più nere della loro storia.

Dopo i fatti del maggio ¶68 la Francia andò perdendo terreno in campo economico, mentre crescevano l¶economia
tedesca e il potere del marco. Nel 1969, ritiratosi De Gaulle, il suo successore Pompidou svalutò il franco e avviò una
politica più dimessa nei confronti degli Stati ¬niti e della Comunità Europea.

[V
Nel contempo l¶avvento al potere di Willy Brandt migliorò le relazioni fra la Germania Occidentale e l¶¬nione
Sovietica. Il rapporto privilegiato franco-tedesco, su cui si erano basati gli accordi degli anni precedenti, venne a cadere
e cessò anche il predominio francese all¶interno della Comunità. Alla conferenza che si tenne all¶Aja all¶inizio del
dicembre 1969 Pompidou sciolse il veto all¶ammissione della Gran Bretagna nel Mercato Comune, anche per bilanciare
l¶aumentato potere della Germania di Brandt, e ripropose le finalità politiche del trattato di Roma, che De Gaulle aveva
osteggiato. Nel corso della conferenza sia Pompidou sia Brandt fecero cenno alla necessità di costituire una riserva
monetaria comune. Brandt parlò anche di una politica sociale della Comunità.

I miracoli economici

Æ 

Completata in tempi inaspettatamente rapidi la ricostruzione postbellica, l¶Italia diede vita, dalla metà degli anni
cinquanta, al ³miracolo´ economico, con un ritmo di crescita del PIL che risultò terzo al mondo, dopo quello della
Germania e del Giappone.

Il progetto di ricostruzione elaborato dalla Democrazia Cristiana, allora alla guida del Paese, e sostenuto dalla
Confederazione Coltivatori diretti e dal presidente della Confindustria, Angelo Costa, prevedeva uno sviluppo che non
faceva leva in primo luogo sul processo di industrializzazione, ma ancora, almeno nel Centro Sud, sull¶agricoltura e
sulla piccola iniziativa privata. uesto progetto era peraltro contrastato da Enrico Mattei dell¶Agip, da Oscar Sinigaglia
dell¶IRI e da Raffaele Mattioli della Banca Commerciale. Negli anni cinquanta venne comunque avviata la riforma
agraria del Sud, la prima dopo l¶¬nità d¶Italia, che prevedeva la revisione della struttura proprietaria con espropri (a
pagamento) e trasferimento delle terre del latifondo a coltivatori diretti. Lo Stato, tramite la Cassa per il Mezzogiorno,
finanziò la costruzione di infrastrutture e l¶acquisto di macchine agricole, fertilizzanti, attrezzature, favorendo così, tra
l¶altro, la domanda a Fiat e Montecatini.

Le aziende pubbliche si ripresero rapidamente dalla guerra, affermandosi come punto di forza dello sviluppo nazionale.
Il metano distribuito dall¶Agip mantenne un prezzo contenuto. Nel 1953 Mattei costituì l¶ENI, ente pubblico che si
orientò verso il mercato del petrolio, allora dominato dalle ³sette sorelle´ (le major statunitensi: Esso [oggi Exxon],
Texaco, Mobil, Standard Oil of California, Gulf Oil e le europee: Royal Dutch Shell e British Petroleum) che
controllavano la produzione e fissavano i prezzi. Mattei creò contatti con i paesi arabi produttori di petrolio, per
superare i condizionamenti del monopolio delle "sette sorelle". Rimase però vittima di un oscuro incidente aereo.

L¶IRI rimise in funzione lo stabilimento di Cornigliano. ¬na società del gruppo IRI avviò la costruzione dell¶Autostrada
del sole da Milano a Napoli.

La Banca d¶Italia incrementò fortemente le riserve e, nel 1958, la lira ottenne l¶oscar delle monete da una giuria
internazionale nominata dal ³Financial Times´. Il valore aggiunto dell¶industria tra il 1951 e il 1960 aumentò di più del
100% e la sua quota sul PIL passò da 25,82% nel 1951 a 35,89% nel 1963. L¶industria assorbì una parte rilevante dei
quasi tre milioni di contadini che in quegli anni abbandonarono la terra. Le esportazioni aumentarono del 53% tra il
1951 e il 1956 e nel quinquennio successivo quasi raddoppiarono, anche grazie alla stabilità di salari e stipendi,
contribuendo al raggiungimento della piena occupazione, per la prima volta dopo l¶¬nità.

La Banca d¶Italia incrementò fortemente le riserve e, nel 1958, la lira ottenne l¶oscar delle monete da una giuria
internazionale nominata dal ³Financial Times´. Il valore aggiunto dell¶industria tra il 1951 e il 1960 aumentò di più del
100% e la sua quota sul PIL passò da 25,82% nel 1951 a 35,89% nel 1963. L¶industria assorbì una parte rilevante dei
quasi tre milioni di contadini che in quegli anni abbandonarono la terra. Le esportazioni aumentarono del 53% tra il
1951 e il 1956 e nel quinquennio successivo quasi raddoppiarono, anche grazie alla stabilità di salari e stipendi,
contribuendo al raggiungimento della piena occupazione, per la prima volta dopo l¶¬nità.

Il denaro speso dalla Cassa per il Mezzogiorno non era infatti valso a trattener e i contadini meridionali sulle loro terre.
Al contrario, essi emigrarono in massa, oltre che verso il Nord -Ovest, anche verso la Germania Occidentale e il Belgio.

Venne allora operata una scelta di politica economica opposta alla precedente: si cercò di favorire la nascita di grandi
industrie al Sud. ¬na legge del 1957 disciplinò ³l¶istituzione delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale´ al Sud. In
queste zone consorzi di enti locali avrebbero realizzato, con denaro pubblico, le opere necessarie: strade, allacciamenti
ferroviari, forniture di acqua ed elettricità. Le aziende localizzate in queste aree avrebbero goduto di agevolazioni

particolari. Inizialmente furono individuate quattro zone di insediamento: Napoli-Caserta-Salerno, Bari-Brindisi-
Taranto, Catania-Siracusa, Porto Torres. Su pressioni locali, in seguito, furono approvate molte altre zone. Gli
stabilimenti maggiori furono quelli costruiti dall¶Italsider a Bagnoli e a Taranto (acciaieria), dalla Montedison a
Brindisi, dalla Sincat a Siracusa e dall¶Anic a Gela. uesti grossi complessi non diedero però vita ad un indotto
significativo, né promossero ulteriore industrializzazione della zona, trasfomandosi rapidamente in ³cattedrali nel
deserto´.

Gli aumenti salariali che i lavoratori ottennero grazie agli scioperi del 1962 -63, quando si sfiorò la piena occupazione e
i sindacati recuperarono potere contrattuale, si tradussero in un aumento dei costi e quindi dei prezzi. Non volendosi
ritoccare la parità della lira, le nostre merci divennero meno competitive, si ridussero le esportazioni e la bilancia
commerciale peggiorò. Nell¶estate del 1963 venne decisa una stretta creditizia che provocò una forte caduta degli
investimenti. Le imprese avviarono una ristrutturazione che portò alla riduzione dell¶occupazione.

Il governo di centro sinistra (1962), la nazionalizzazione dell¶energia elettrica e la cedolare spaventarono i capitalisti
inducendoli ad esportare denaro all¶estero. Il ³miracolo´ ebbe fine.

[
Lo sviluppo dell'economia italiana.

‘ Precedenti economici dell'italia


o‘ Secolo XVII: dopo il rinascimento l'italia comincia a declinare. Perifizzazione dell'economia italiana che si
frammenta in tante economie interne. Era diviso anche politicamente basti pensare a tutti quelli che erano in
italia, carlo v, angioini, aragonesi. Vi erano le economie minori, che provocava la non specializzazione.
Implosione demografica nel 600. Si pensava fino agli anni 30 del 900 che l'italia avesse avuto una
deindustrializzazione, ma non è vero perché la manifattura non scompare ma si ruralizza, va in campagna,
industrie rurali. È ancora industria per il mercato attraverso il basso costo, condizioni di mercato per una
economia periferica. Il 600 è stato un processo che porta dal centro alla periferia.
o‘ Secolo XVIII-prima metà XIX: nei secoli successivi si recuperò una lenta e progressiva situazione di
equilibrio agricolo-commerciale. È un paese che esporta (il 90% di esportazione sono di prodotti agricoli
(olio, riso, non il grano, agrumi) e seta, quella non raffinata ma grezza o filata). Mancano i prodotti
manufatturieri che vengono importati. Importavano grano, cereali perché l'agricoltura era preindustriale,
arretrata. Importavano poi tessuti di seta fatti bene, serici. Crescono attività svolte all'esportazione e di fatto
importavano prodotti finiti, carbone, macchine. È un paese in cui l'economia è integrata nell'europa ma ha
una occupazione minoritaria. uesta minoranza si traduce in un livello, tenore di vita molto inferiore rispetto
agli altri paesi, è un assetto antindustriale.
o‘ Seconda metà 800-1914: dall'unificazione alla prima guerra mondiale.  MM-  
- M  
         M      M   M  M   M
      M 

  

      M 

 M  )   (


     M           
 
 Inizialmente quindi l'unificazione
non ha avuto riscontri economici positivi subito,    +  M-M
 MM  È
creazione di ferrovie e altre infrastrutture di uso pubblico. L'italia si illuse di riuscire ad approfittare della sua
posizione geografica

- M     MM MM-      


 
    M  M  M M- M  L'equilibrio antico incomincia a rompersi ma
non in un modo uniforme. Vedi il triangolo torino milano genova. Il peso dell'agricoltura sul pil è ancora forte e quindi
inizialmente la densità dello industria era ancora molto bassa. Sono anni in cui si formano grandi industrie come la fiat,
però nel suo complesso l'italia è ancora abbastanza agricola. Alla vigilia del 1914 l'italia ha più facce, ci sono indicatori
industriali fatti da ingegneri che hanno la capacità di governare le congiunture con forza, tenacia.

M  M   


     / 0M MM    Lo
stato ha cercato di intervenire per rispondere ai problemi soprattutto durante gli anni della grande depressione di fine
800, ma dello stato vero proprio erano gli enti locali inizialmente a venire incontro alle esigenze. Ci sono comunque
delle disomogeneità. Ci sono molti che migrano, quasi oltre 7 milioni. Nel 900 cambia l'economia, cambia tutto. L'800
si protrae fino alla prima guerra mondiale; la guerra nell'800 si faceva con i mercati. L'italia aderisce alla filosofia del
libero scambio.     M- M  M  M    M    M
 
 M  . Anche l'italia entra nel sistema economico europeo. L'italia
aderì ad accordi bilaterali. Dagli anni 60 dell'800 i dazi si abbassano sempre più. Poi ci furono afflusso dei metalli e poi
ricorda il gold standard.

‘  /#9#6*#9:70

‘ Le conseguenze della guerra sull'economia europea:


o‘ >  
  : anche coloro che erano neutri dovevano aumentare di moltissimo la loro
produttività. Vi erano notevoli   in settori bellici di cantieri, metallurgia, armi, esplosivi, tessile,
pneumatici e beni alimentari perché occorsero approvvigionamenti.
o‘ SM


 MM   MM   MM  che divenivano attori dello scenario. Lo stato si
occupa di fornire grano, distribuire e commerciare, e inoltre aumentavano le normative giuridiche e le
regolamentazioni. L'economia di guerra è anche la formazione di legalità e illegalità. Gli stati non avevano
mai assunto un ruolo così rilevante.
‘ Conseguenze a breve termine:
o‘ I    : i militari, orfani.... Circa 20 milioni di morti che rallentavano, ma non frenavano la
demografia. P M  
     +
 
 M nel senso che dopo la guerra la
natalità cresceva molto e subito.
o‘ S  M : zone di teatro di guerra, come il veneto, la guerra non era ancora aerea. I bombardamenti
non sono ancora evidenti. Artiglieria. Molti debiti furono addossati alla germania, addebitati di ben sei

[[
volte rispetto al loro pil. uesto era una causa del 29, causa di hitler, causa della seconda guerra mondiale.
Gli usa avevano chiesto di pagare tutti i debiti, al contrario della seconda guerra mondiale in cui sono loro
che danno soldi per favorire e far rinascere l'europa.

  M   *  M : fine impero asburgico, formazione di nuove nazioni, stati: aumentano le
barriere daziali, si adottano misure protezionistiche.
‘ Conseguenze a lungo termine:
o‘       , il declino tedesco, ascesa degli usa soprattutto per quanto riguarda la situazione
finanziaria e tecnologica.
o‘   M     #% : introduzione di molte barriere che prima erano scomparse. Ci
sono paesi che riuscirono a recuperare velocemente come l'italia nel 1922 e altri più tardi come la germania
tra il 26-27.
o‘ 
 M : centralità dello stato che aumentano dopo la guerra. L'idea di un mercato senza lo
stato è quasi impensabile per quel tempo. La presenza pubblica resta un dato di fondo. uesta mentalità del
ruolo dello stato negli anni 30 ci sarà una nuova mentalità di economia, economia mista.

‘ Il sistema finanziario nazionale nel dopoguerra.

‘ Prima era un sistema che facilitava la transazione, ora 


M- M
, iper-inflazione,1 aumento generalizzato dei
prezzi. È una brutta bestia per chi ha un capitale fisso cioè coloro che hanno uno stipendio mensile..... Durante la guerra,
ma soprattutto nel dopoguerra l'inflazione divenne più galoppante, questo perché durante la guerra c'era molta attività
economica e poi anche perché era lo stato che controllava e sosteneva la maggioranza. I calmieri e attraverso l¶annona
veniva abbasso l'inflazione in ragione dell'età, del carico familiare. Con la fine della guerra tutto questo viene meno cioè
via i calmieri.
‘ In   la causa fu diversa. M     e perciò la moneta tedesca si svalutò parecchio e
l'economia cadde in ginocchio. Inoltre durante la guerra non si rispettava più l'equilibrio tra la moneta-carta e riserve
auree. Tutti gli stati iniziavano a stampare carta-moneta. La moneta si svaluta. Le circolazione monetaria aumenta. A
partire dal 24 al 29 riparte il mercato finanziario con gli usa che prestano e finanziano i paesi europei. M  
  M MM M 

‘ L'italia e l'economia di guerra: dal 1914 al 1918

‘ L'italia approfittava della non belligeranza per aumentare la produttività. Aveva grandi attività di esportazioni e
importazioni. Dal 1915 entra in guerra e si verifica il fabbisogno finanziario e   
:
o‘   : con le emissioni di titoli di stato, si attinge al risparmio privato. Per due terzi si finanzia dal
privato.
o‘ Attraverso l'aumento MM  M
 MM   che non ha corrispettivo della riserva aurea
perché non si poteva scambiare soldi-loro.
o‘   M: aumento della spesa pubblica.

‘ Mobilitazione industriale:

S ‘ 
‘ ‘  ‘   
 ‘ ‘  ‘ ‘    ‘ 
‘  ‘  ‘ ‘   
 I
comitati nazionali e regionali si occupano di gestire e hanno tante disponibilità economiche, e si occupano di gestire le
industrie, le imprese. Si formano   M   (metallurgico, meccanico, chimico, aereo nautico (caproni), alfa-
romeo..). ueste imprese ausiliarie si concentrano nel triangolo. ; M          M 
MM-         MM In queste imprese fornivano capitali, mezzi che le
andavano all'esercito, erano militarizzati e quindi il mercato era sempre pieno nel senso che c'era molta domanda. Le
condizioni di queste imprese erano attivissime e la clientela ) M        M 
 I prezzi erano molto remunerativi. Erano stabiliti a tavolino gli stipendi. Nacque il problema di alti
stipendi, alti profitti, debiti verso lo stato... cioè gli industriali avevano un po' approfittato dello sviluppo. Gli indust riali
erano già propensi a produrre e la guerra accentuava questa loro propensione. Poi però nel 1921 alcune imprese
fallirono come la Ansaldo (da plosettore divenne monosettore).

Il  M#9#6M#9#5)    M


. Si sviluppano le grandi imprese, industrie come
la fiat si moltiplica la dis ponibilità di lavoro cioè MM-
. Inoltre tendono sempre più ad una
 
 MM M     MMM     cioè
si utilizzava l'energia M M M . Problemi della riconversione, perchè nel 19218 si arriva alla
sovrapproduzione.


‘ Mobilitazione agricola:

Problema di alimentazione della popolazione, )M   (   . uando l'italia entra
in guerra sua capacità di sfamare è scarsa. M M
  MM. Anche in
questo caso furono costituiti organismi per attivare la produzione: le  M   M. Erano piccoli
organismi nati da iniziative private che cercavano di sostenere la popolazione, poi dopo ci sono statlizzati.gli italiani
importavano grano, era ancora una economia di sussistenza sul piano agrario. In questo momento le importazioni sono
limitate dalla guerra. Per alimentare gli abitanti lo stato cercava di favorire lo sviluppo di organismi che sfamassero la
gente. La contraddizione dell'agricoltura provocò un ribasso, una dimensione minore della mobilitazione industriale. La

     M  . MM-  M     .
Inoltre vi è la mancanza di contadini perché circa 3 milioni di contadini erano dedicati alle armi, - 

  

 M perché lo stato dava tanto se andavi in guerra. Inoltre la donna impegnata sia in campo agricolo che in
fabbrica perché gli uomini sono sul fronte. Si trovano donne anche nell¶industria meccanica.
S   MM       M M  M    )          -)

 I ritmi di lavoro sono molto intensi. Durante la guerra le relazioni industriali vengono sospese, non si può
scioperare però i salari sono molto alti. Diversamente dal passato ora i fanciulli vanno scuola e non alle fabbriche. Gli
investimenti sono in espansione e anche in intensificazione.

‘ Crisi e riconversione nel dopoguerra 1919-1926

‘ I problemi che urgono dopo la guerra:


o‘ Inflazione
o‘ Risanamento finanziario: il debito pubblico
o‘ Debiti e crediti internazionale dell'italia
o‘ Deficit commerciale: che importa carbone, materie prime, macchine. E si porta: prodotti agricoli.

& MM-

  MM MMM  




‘  

Fiat, Terni, Ilva, Ansaldo:       M   # 4    
#  
#   M    
   
      
#  
   

   
 M
   ; con la fine della guerra le imprese chiedevano protezioni dal mercato,
1921. Di grande importanza sono le   
  M   , inoltre in cambio
  
 
  per cui ci sono ingegneri nelle banche. Le due banche con famose sono il credito
italiano, e banca commerciale italiana.

La Banca Italiana di Sconto () si lega con l¶Ansaldo che a sua volta controlla la banca italiana di sconto e fallirà nel
1921 assieme all¶Ansaldo. Poi c'era la Banca di Roma che faceva parte di S M , che viene salvata nel 1922 da
Mussolini. In questo capitalismo favorisce le scalate delle imprese, tentano di acquistare in borsa per il controllo della
banca. Anche la Edison tenta di scalare la Comit, ma non riescono perché la Comit si chiude a riccio. M#9:# MM 
M M  
MM M Le banche miste non usano il capitale proprio ma lo prendono dai
risparmiatori. La banca d'italia cerca di salvare le banche che tendono a fallire. #9:# M MM*
  Nasce per ragioni contingenti, esigenti per salvare quelle più importanti. Vedi il caso Nitti.  
  
   MM . La Ansaldo rinasce non più come un polisettore. I il rapporto tra banca
mista e imprese finisce, viene stroncata dalla crisi del 29. M #9:2 M #9:7       M
  La Fiat cresce grazie alle esportazioni in romania, bulgaria. Non in russia, ma in tutti paesi della
penisola balcanica e dell'est europa. Ma l¶espansione dura poco perché nel 1926 sia ha manovra decisa da Mussolini
con  M
MMM M   . Allora si cercò di espandersi nel mercato interno, ma è un
casino perché ci sono tanti contadini.   M:9     M ( M:7

    Nel periodo tra il 23-26 nasce la seta artificiale: complicazioni per chiedere alla concorrenza
della germania, da contadini - 
MMM . Poi nella seta artificiale provoca
bassi costi di produzione. Per non confondere la seta artificiale con quella naturale chiamavano la prima  . Nel
panorama industriale si formano M M  M a napoli, 
 , Bolzano. Sul versante petrolifero c'è
l¶intervento pubblico. Inoltre c'è M- 


     M M: ford T-0.     M M  
 

  
M   4M  

   M      . Vedi il lingotto. (


      M        M     
(   +   
4 + 

  M   #    M    Ma poi gli americani nel 1920 chiusero i rubinetti delle migrazioni.
L'europa si adotta il modello di sempre, la produzione si sviluppa con il coordinamento di operai con un capo officina.
g        +      +                      
M    M

 
              

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