Sei sulla pagina 1di 22

SINTESI

LEZIONI 18/19.04.07

L’ autogenesi è il fenomeno attraverso il quale il volume dei rapporti di provvista e d’impiego han-
no una dimensione maggiore della moneta legale metallica o cartacea originariamente immessa nel
circuito creditizio.
Dove tra moneta metallica e moneta cartacea esiste una differenza fondamentalmente:
• La moneta metallica è caratterizzata sia da un valore intrinseco, il metallo prezioso con cui
è coniata, sia da un valore facciale, che corrisponde a quello enunciato sulla moneta.
• La moneta cartacea è invece caratterizzata dal solo valore facciale.
I fenomeni che limitano il processo di autogenesi sono tre:
1. la riserva tecnica;
2. la riserva obbligatoria;
3. le esigenze di spesso della clientela.
La riserva tecnica è la riserva che la banca stima necessaria per gestire i rapporti con la clientela e
quindi non è soggetta ad alcun vincolo normativo; la riserva obbligatoria è quella imposta dallo
Stato agli istituiti creditizi bancari per limitare l’intensità del processo di autogenesi del credito.
L’ effetto della riserva tecnica e della riserva obbligatoria è quello di limitare il processo di
auto-genesi del credito che altrimenti tenderebbe all’infinito.
Le motivazioni che portano alla creazione di queste due riserve sono diverse:
• La riserva tecnica risponde a esigenze di liquidità delle relazioni che ogni singola banca
istaura con la clientela;
• La riserva obbligatoria risponde ad una valutazione dell’interesse collettivo a gestire la capa-
cità della banca di creare strumenti di pagamento partendo da una certa quantità di moneta
immessa nel circuito creditizio e quindi si interviene per regolare il processo di autogenesi
del credito:
 All’aumentare della riserva obbligatoria si riduce il processo di autogenesi del credi-
to;
 Al ridursi della riserva obbligatoria si amplia il processo di autogenesi del credito.

La banca di emissione è quella le cui banconote hanno il privilegio di dover essere accettate in pa-
gamento e quindi sono quelle dotate di potere liberatorio e di corso forzoso, mentre quelle delle al-
tre banche circolano su base meramente fiduciaria.
 Per potere liberatorio si intende che il debitore si libera della sua obbligazione a pagare uti-
lizzando invece della moneta legale la moneta bancaria (strumenti surrogati o alternativi alla
monta legale) emessa dalla banca di emissione.
 Per corso forzoso si intende l’introduzione del divieto a richiedere la conversione della ban-
conota in moneta legale.
La banca centrale è quella che dirigi il sistema, cioè ha una posizione centrale nel sistema banca-
rio.

La funzione monetaria è la capacità del sistema a creare strumenti alternativi rispetto alla moneta
legale.
Ogni giorno alla chiusura delle operazioni di sportello si realizza il cosiddetto regolamento di stanza
con il quale piuttosto che dar luogo ad una serie di scambi bilaterali di ogni banca con tutte le altre
si dà luogo ad un organismo centrale che viene chiamato stanza di compensazione solitamente ge-
stita dalla banca centrale la quale fa una serie di rilevazioni contabili, cioè per ciascuna banca va ac-
cende ogni giorno un conto nel quale va a registrare gli importi di tutti gli assegni che tratti su quel-
la banca sono stati negoziati da altre banche, e poi regola i rapporti per le differenze.

Le operazioni di provvista originaria delle banche consistono nella raccolta di depositi che assu-
mono tipicamente la forma del deposito a vista o del deposito a termine.
 Il deposito a vista è caratterizzato dalla possibilità del depositario di esigere in qualunque
momento il rimborso del deposito.
 Nel deposito a termine il rimborso soggiace invece ad un determinato termine di scadenza,
prima di quel termine non può essere movimentato.
Da questa considerazione deriva una ulteriore distinzione tra:
 il regolamento a vista, nel quale non si frappone alcun intervallo temporale tra il momento
in cui si decide di utilizzare e la possibilità di utilizzare la disponibilità.
 il regolamento a termine, nel quale la possibilità di utilizzare soggiace ad un determinato
termine.
Sulla distinzione tra regolamento a vista e regolamento a termine si fonda la distinzione tra interme-
diari creditizi bancari e intermediari creditizi non bancari:
 definiamo banche gli intermediari, in senso tecnico-economico, che raccolgono e
impiegano senza vincoli di scadenza temporale, cioè la banca è l’intermediario del credito
che pratica un regolamento a vista;
 definiamo intermediari creditizi non bancari gli intermediari che praticano forme di ge-
stione con la clientela che prevedono un regolamento a termine.
Da ciò si deduce che mentre le banche svolgono la funzione monetaria, gli intermediari creditizi
non bancari prevedendo un regolamento a termine non svolgono una funzione monetaria.

LEZIONE 26/27.04.07

L’ATTIVITA’ DI PROVVISTA
Facciamo qualche osservazione alle modalità con cui le banche e gli intermediari creditizi non ban-
cari gestiscono la loro tesoreria, cioè il flusso delle entrate e delle uscite monetarie.
o L’intermediario non bancario riceve una somma e sa che può utilizzare questa somma fino
ad una certa data, avendo cognizione di questo elemento è in grado di modellare la sua atti-
vità di impiego incrociando al limite le scadenze dei singoli impieghi con quelle delle singo-
le provviste.
o La banchiere contrariamente all’intermediario creditizio non bancario non conosce i termini
di scadenza contrattuale dei rapporti di provvista e di impiego, tuttavia è in grado di cono-
scere in base all’analisi statistica della dinamica dei rapporti con la clientela quali sono le
dinamiche globali della provvista e dell’impiego.
Nella tesoreria della banca noi non abbiamo più l’incrocio tra singolo rapporto di provvista e sin-
golo rapporto di impiego, ma abbiamo una gestione che prende in considerazione il complesso dei
rapporti intrattenuti con la clientela ed in funzione dei quali sviluppa due strumenti alternativi:
1. la funzione monetaria;
2. la riserva tecnica;
3. una riserva costituita da titoli aventi rapida possibilità di smobilizzo, ovvero bassa
duration (investimenti di portafoglio).
Man mano che si sviluppa la funzione monetaria si riduce la necessità della banca di destinare parte
dei depositi a riserva tecnica.

Nella tesoreria degli intermediari creditizi non bancari si deve prendere in considerazione l’eventua-
lità che il cliente non adempia, il rischio di credito incombe con due manifestazioni tipiche:
1. quello dell’inadempimento in assoluto, cioè il denaro prestato non torna più in tutto o in
parte;
2. quello dell’adempimento ritardato.
Se sussistono queste due eventualità evidentemente l’intermediario creditizio non bancario può di-
sporre di una riserva alternativa che consiste nelle stipulazione di una linea di credito con una ban-
ca, la quale consenta di saltare gli sfasamenti temporali tra le scadenze dei rapporti di provvista e di
impiego.
Si possono manifestare due fenomeni:
1. la provvista anticipi la realizzazione della provvista, ovvero ho bisogno di risorse finan-
ziarie da destinare all’impiego ma non ho ancora realizzato l’attività di provvista, faccio
capo alla relazione con la banca per attingere le risorse finanziarie nella fase iniziale (fin
quando cioè non ho realizzato il collocamento);
2. la provvista anticipi l’attività di impiego, ovvero ho realizzato il collocamento ma non va-
do a realizzare immediatamente l’impiego, la esuberanza che si è creata la vado ad utilizzare
per realizzare un deposito presso la banca che andrà in seguito ad utilizzare man mano che si
realizza la liquidità di impiego.

Le operazioni di provvista consistono nella raccolta dei depositi che assumono tipicamente la
forma:
 del deposito a risparmio, libero o vincolato, rappresentato da:
1. libretto;
2. sottoscrizione di obbligazioni bancarie;
3. certificati di deposito.
 del deposito libero in conto corrente.

Il libretto è una ricevuta continuamente aggiornata sulla quale si prende nota dei versamenti
eseguiti, delle movimentazioni di prelievo e della liquidazione periodica dell’interesse.
I depositi vincolati sono caratterizzati anche alternativamente da:
 termine condizionale: il deposito si rende disponibile al verificarsi di un determinato
evento o di una determinata condizione;
 vincolo cumulare: si crea un deposito a nome dell’infante e la disponibilità è soggetta al
raggiungimento della maggiore età;
 vincolo giudiziario: quel deposito sarà disponibile solo all’esito dell’accertamento
giudiziario.
Il buono fruttifero è una ricevuta della costituzione del deposito sulla quale viene indicata la
scadenza dello stesso.
Le obbligazioni bancarie è un deposito o prestito a termine e rappresentano una parte della
provvista delle banche. Le obbligazioni bancarie possono essere emesse per tagli minimi unitari non
inferiori ad € 10.000, in un’unica soluzione oppure per tranche. Risultano essere caratterizzate sia
da un mercato autonomo sia da un mercato assicurato dalla banca stessa.
Il prezzo della obbligazione bancaria rinegoziato dalla banca è legato alla dinamica dei tassi di
interesse.

Le operazioni bancarie possono essere regolate per cassa o in conto corrente.


Mentre il regolamento per cassa si basa essenzialmente sull’uso della moneta legale, il regolamento
in conto corrente si basa sull’uso della moneta fiduciaria o di quella scritturale ne consegue che è
suscettibile ad alimentare la funzione monetaria.
I rapporti di conto corrente vengono distinti in:
 rapporti in conto corrente di corrispondenza attivi,
 rapporti in conto corrente di corrispondenza passivi.

Dobbiamo tenere presente che con riferimento ai rapporti di conto corrente distinguiamo quattro
nozioni di saldo e cioè:
1. saldo contabile,cioè la somma algebrica di tutti gli addebitamenti e di tutti gli
accreditamenti registrati in conto con riferimento alla data di esecuzione e\o di
registrazione;
2. saldo liquido,cioè la somma algebrica di tutte le partite la cui valuta (cioè la data da
cui inizia o cessa la contabilizzazione degli interessi) è già maturata. In tale ipotesi ove
venga eseguiti degli addebitamenti per importi che pur trovando capienza nel saldo
contabile, eccedono il saldo liquido con riferimento alla valuta assegnata ai suddetti
addebitamenti, il conto risulta scoperto per valuta.
3. saldo disponibile, cioè la somma di tutte le partite regolate in conto di cui sia
accertato l’esito.
4. saldo indisponibile, cioè la somma di tutte le partite di cui non sia ancora accertato l’esito.
Le nozioni di saldo liquido e di saldo disponibile rispondono a motivazioni diverse:
il saldo liquido identifica la data a partire dalla quale si calcolano gli
interessi;
 il saldo disponibile è legato alla percezione del rischio insito nella
negoziazione di titoli di credito dei quali al momento della negoziazione non è ancora noto
l’esito.

in relazione alle varie tipologie di saldo che abbiamo individuato distinguiamo tre prospetti:
il saldo contabile viene individuato dall’estratto conto;
il saldo liquido viene determinato dalla staffa o scala o riassunto scalare;
il saldo disponibile viene individuato dal prospetto di liquidità;
da un punto di vista temporale questi tre prospetti camminano su strade completamente distinte e
separate tra loro e che rispondono:
1. ad una LOGICA PURAMNTE CONTABILE l’estratto conto;
2. ad una LOGICA ECONOMICA o DI LIUIDAZIONE DEGLI INTERESSI la staffa;
3. ad una LOGICA DI GESTIONE DEL RISCHIO il prospetto di liquidità.

Con riferimento alla nozione di saldo indisponibile va posto in evidenza che, dall’eventuale utilizzo
di saldi relativi a versamenti di assegni di cui non è ancora noto l’esito trae origine per la banca
posizioni di rischio connesse con il recupero delle somme frattanto anticipate.
Con riferimento a questo profilo di rischio la banca può svolgere la sua valutazione con riferimento
a due criteri:
1. l’apprezzamento della qualità del negoziato;
2. la bontà del negoziato.
La valutazione di questi due profili porta alla definizione di particolari linee di credito il cosiddetto
fido assegni o fido per negoziazioni o fido tecnico, ovvero la linea di credito accordata dalla banca
al cliente in funzione della disponibilità dalla banca ad assumere il rischio che può derivare dalla
negoziazione di assegni e di titoli che sono tratti su altre banche o di cui al momento della
negoziazione non è ancora noto l’esito.
Per ogni rapporto di conto vengono inoltre stabilite due condizioni:
1. la condizione di valuta legata all’accertamento della data da cui inizia o cessa
l’accertamento degli interessi;
2. la condizione di disponibilità legata alla percezione del rischio che il titolo torni insoluto.

Dobbiamo ora soffermarci sulle linee di credito le quali si suddividono in:


 linea di credito rotativa è quella in funzione della quale ogni versamento ha
l’effetto di ripristinare la linea di credito preesistente;
 linea di credito una tantum è quella in funzione della quale il versamento
ha effetto solutorio, cioè in seguito al quale il rapporto di credito cessa di esistere.
LEZIONE 2.05.07

Gli investimenti di portafoglio sono acquisizioni di valori mobiliari i quali possono avere la funzio-
ne di serbatoio di liquidità, cioè sono investimenti mantenuti in essere in funzione della possibilità
di acquisire attraverso il suo utilizzo una disponibilità di risorse liquide.

L’operazione di riporto è una operazione con la quale vengono negoziate contestualmente due
rapporti uno a pronti,l’altro a termine
Del riporto abbiamo tre denominazioni:
1. il riporto è una tecnica con la quale si tende a far slittare il termine di chiusura di un
rapporto qualora non si abbia la disponibilità per farlo.
2. il contratto di pronti contro termine, cioè io vendo (o acquisto) i titoli che sono in mio
portafoglio a pronti, obbligandomi contestualmente a riacquistare (o rivendere) gli stessi
titoli ad una certa data, a termine, ad un prezzo già predeterminato. Del contratto pronti
contro termine conosciamo tre varianti:
 proposta come alternativa alla negoziazione dei depositi nei rapporti tra banca e
cliente, in quanto mentre per i depositi si prevede un regime tributario più oneroso
del 27% per i contratti di pronti contro termine si prevede un imposta minore del
12,50%. Naturalmente da ciò si deduce che le due operazioni avranno un tasso di
interesse diverso: per il deposito sarà più alto, mentre per i contratti di pronti contro
termine risulterà essere più basso. Questa operazione incontra una limitazione nella
disponibilità di portafoglio della banca. Contabilmente quando andiamo a realizzare
questa operazione la trattiamo alla stregua di un rapporto puramente finanziario,
quindi evidenziamo una entrata di cassa contro accensione di un debito nei confronti
della clientela; al momento della chiusura del rapporto andremo ad estinguere il
debito contabilizzato separatamente agli interessi.
 Inteso come tecnica di regolamento dei rapporti nel mercato interbancario, cioè il
mercato su cui operano le banche. Nel ambito del mercato interbancario ci sono delle
banche le quali hanno eccedenza di provvista e ci sono delle banche le quali hanno
una provvista inferiore rispetto alle loro possibilità di impiego. Le banche che sono
in condizioni di eccedenza trasferiscono le risorse eccedenti alle banche deficitarie,
questo trasferimento può assumere due forme:
1. finanziamento vero e proprio, la banca in condizioni di eccedenza concede
credito alla banca deficitaria, oppure costituisce un deposito presso la banca
deficitaria.
2. attraverso la forma del pronti contro termine, il finanziamento viene
concesso tramite cessione di titoli dalla banca deficitaria all’altra banca e
3. quindi acquisizioni delle corrispondenti disponibilità.
 Riferito ai rapporti tra banca centrale e banche del sistema al fine di regolare la
liquidità del sistema. Per conseguire gli obiettivi di accrescere o ridurre la liquidità
del sistema la banca centrale dispone di vari strumenti:
1. la riserva obbligatoria,
2. intrattiene rapporti di conto con le banche del sistema,
3. si propone sul mercato per negoziare operazioni di pronti contro termine
( operazioni temporanee in titoli) proponendosi di volta in volta come
riportato o come riportatore:
o assume la posizione di riportato, cioè vende titoli a pronti e li
riacquista a termine, per ridurre la liquidità del sistema;
o assume la posizione di riportatore, cioè acquista a pronti e li
rivende a termine, per aumentare la liquidità del sistema.
3. lo swap o scambio è finalizzato al controllo e alla gestione del rischio di cambio,
ovvero il rischio che si profila tutte le volte che vengono intrattenuti dei rapporti in valuta
diversa da quella di conto. La liquidità interna del sistema è infatti determinata da:
o una componente interna,cioè la liquidità che si genera e che corrisponde alla
moneta avente corso legale nell’ambito del sistema;
o la componente estera. La Banca Centrale può decidere di alimentare o meno
questa componente e l’alimenta offrendosi sul mercato per negoziare degli swap a basso
prezzo.

LEZIONE 3.05.07

L’ATTIVITA’DI IMPIEGO

Il mutuo è un rapporto di prestito identificato per solito con la concessione della disponibilità di
una certa somma per la quale viene stabilito un termine di scadenza a maturazione del quale la
somma deve essere restituita.

In alternativa al regolamento in mutuo noi possiamo avere anche una serie di operazioni le quali
trovano regolamento in conto corrente.
Se il rapporto prende la forma dell’apertura di crediti in conto corrente la banca da luogo alla
concessione di una linea di credito che viene contabilizzata solo a partire dal suo effettivo utilizzo;
inoltre pur essendo previsto in talune circostanze che l’utilizzo sia unico solitamente è una linea di
credito a carattere rotativo, caratterizzata dalla liquidazione periodica degli interessi.
L’apertura di credito, sia o non sia regolata in conto corrente, può essere:
o sia a tempo indeterminato, valida cioè fino a revoca ;
o sia a tempo determinato, con validità limitata ad un certo periodo di tempo. Tale ipotesi
ricorre nel caso dei cosiddetti crediti stagionali o crediti di campagna (cosi denominati
perché destinati a finanziare una specifica campagna d’acquisto).

Distinguiamo tre tipologie di commissioni:


1. la commissione di finanziamento o di assicurato finanziamento, tende ad
assicurare alla banca indipendentemente dagli effettivi utilizzi una remunerazione per il
suddetto impegno di tesoreria;
2. la commissione di massimo scoperto, viene calcolata sull’effettivo utilizzo
dell’importo accordato, cioè sul massimo saldo debitore accumulato dal cliente nel periodo
considerato, ed è quindi legato all’effettivo utilizzo della concessione;
3. la commissione di mancato utilizzo viene calcolata sulla parte del fido accordato
ma non utilizzato. È legata a particolari categorie di crediti quali le cosiddette Evergreen, le
quali sono caratterizzati da affidamenti di elevati importi.

U n altro rapporto che la banca intrattiene con i clienti è l’operazione di sconto, ovvero la banca si
rende cessionaria di un credito non ancora scaduto, del quale, previa deduzione dell’interesse e delle
competenze accessorie, anticipa il pagamento mettendo a disposizione del cliente, denominato
scontista, il netto ricavo dell’operazione. Questa cessione può avvenire con l’apposizione di due
clausole:
1. la clausola PRO-SOLVENDO, la banca si rende acquirente del credito ma non se ne assume
il rischio;
2. la clausola PRO-SOLUTO, la banca si rende acquirente del credito e se ne assume anche il
rischio.
Quando si negozia un’ operazione di sconto gli interessi sono liquidati in via anticipata, abbiamo i
cosiddetti interessi anticipati.
Per calcolare l’importo degli interessi dovuti per l’operazione di sconto si possono applicare due
formule:
1. lo sconto razionale, viene calcolato applicando il tasso d’interesse al calore attuale:

Va = 365* C
365+i*g
2. lo sconto commerciale (appiccato generalmente alle operazioni di sconto bancario) viene
calcolato applicando il tasso d’interesse al montante invece che al valore attuale:ù

Va = C*i*g
365
In cui:
va = valore attuale
C = capitale da scontare
i = tasso d’interesse
g = tempo (espresso in giorni)

CONTABILIZZAZIONE DELL’OPERAZIONE

AVERE: c \ c di corrispondenza DARE: portafoglio sconti


AVERE: interessi attivi
Nel momento in cui la banca si rende cessionaria di crediti contabilizza innanzitutto i crediti che ha
acquistato nel proprio portafoglio sconti. Questi crediti quindi vanno contabilizzati in dare e quindi
nell’attivo portafoglio sconti. Gli interessi attivi vanno contabilizzati al conto economico interessi
attivi e la somma scontata va accreditata nel c \ c del cedente.

Nel caso il titolo torni insoluto la banca dovrà scaricare i crediti dal portafoglio sconti e addebitare
in dare al c \c del presentatore:

AVERE: portafoglio sconti DARE: c \ c di corrispondenza


Quando noi analizziamo l’operazione di sconto poniamo in essere una linea di credito che viene
definita CASTELLETTO RISCONTO la quale è a carattere rotativo ovvero si ripristina alla
scadenza del credito precedentemente scontato, man mano che matura la scadenza del credito
precedentemente scontato si verifica una chiusura del castelletto.
La banca che negozia operazioni di sconto è tenuta a tenere una doppia contabilità:
o una è la contabilità generale che prende nota dell’operazione di sconto;
o ed un’altra contabilità che prende invece in considerazione il rischio intrinseco nella
negoziazione dell’operazione di sconto.

LEZIONE 4.05.07

L’accreditamento salvo buon fine prevede che la banca venisse fornita di un mandato all’incasso i
crediti restavano quindi di proprietà del cliente però venivano affidati alla banca perché ne curasse
l’incasso. La banca contestualmente alla ricezione del mandato all’incasso:
 da un lato lì caricava al suo portafoglio crediti all’incasso;
 dall’altro accreditava nel conto corrente della clientela l’intero importo dei crediti oggetto
della negoziazione , però la valuta assegnata ai crediti negoziati e accreditati in conto non
era allineata a quella della negoziazione ma era allineata con la data di scadenza dei crediti.
Quindi non abbiamo una liquidazione anticipata degli interessi, come avveniva per lo sconto, ma
abbiamo una liquidazione posticipata con la normale chiusura del conto,quindi una liquidazione per
competenze.
Un ulteriore differenza dell’accreditamento salvo buon fine rispetto allo sconto è rappresentato dalla
data di valuta che nello sconto coincide con la data di negoziazione, mentre nell’accreditamento
salvo buon fine coincide con la data di scadenza di crediti.
Inoltre mentre lo sconto mette a disposizione una somma inferiore all’importo del credito,
l’accreditamento salvo buon fine mette a disposizione l’intera somma.
Se i crediti che negoziamo con questa operazione sono più di uno la valuta che assegniamo a questo
accreditamento corrisponderà alla dilazione media della intera presentazione, cioè la media
aritmetica ponderata del numero di giorni che per ciascun credito intercorrono dalla data di
negoziazione alla data di scadenza del credito utilizzando come pesi gli importi dei singoli crediti.

Un’altra tecnica è quella della regolamento in c \anticipi la quale risulta essere caratterizzata
dall’affidamento alla banca dell’incarico di curare l’incasso del credito.
Solitamente i crediti cambiari vengono negoziati con le operazioni di sconto;viceversa, tutti i
crediti che non hanno la forma cambiaria possono essere negoziati con la tecnica del c \ anticipi.
I crediti negoziati generalmente in c \anticipi sono:
 le ricevute bancarie, ovvero in relazione alle fatture emesse predispone delle vere e
proprie ricevute nelle quali viene solitamente menzionata l’origine del credito;
queste ricevute vengono poi inviate alla banca la quale provvede all’incasso.
 gli stati di avanzamento lavoro, ovvero in relazione agli stati di avanzamento di un
lavoro viene chiusa periodicamente la contabilità di cantiere per determinare
l’importo dei lavori che da quella impresa sono stati compiuti. Una compia del
documento di lavorazione viene poi presentato alla banca per l’anticipazione. Nel
momento in cui le somme saranno effettivamente disponibili dalla stazione
appaltante sarà la banca a curare l’incasso che per una parte andrà a decurtare
l’anticipazione, per l’eccedenza sarà accreditato nel conto del cliente.

LEZIONE 9\10.05.07

Un ulteriore categoria di operazioni è quella delle anticipazioni garantite, ovvero crediti assistiti
dalla presenza di una garanzia. Possiamo prevedere due casi:
1. le anticipazioni su titoli, la costituzione della garanzia non genera significative
conseguenze nella gestione delle azienda di chi vi ricorre poiché i frutti continuano a
decorrere e a maturare quindi non si verifica una particolare limitazione;
2. le anticipazioni su merci, la costituzione della garanzia genera significative
limitazioni nella gestione dell’azienda. Questa tipologia di anticipazione trova
applicazione con riferimento a due casi:
aziende a ciclo di produzione stagionale;
aziende che produco beni che sono sottoposti a stagionatura.
Nel caso in cui l’anticipazione su merci espliciti un’ipotesi non limitativa della
gestione deve essere pressa in considerazione l’eventualità che la garanzia oggetto di
pegno non ha un rilevante peso economico per l’azienda.

Per quanto concerne le anticipazioni su titoli si possono prevedere due modalità di regolamento:
1. quella per somma in scadenza fissa, ovvero identificato l’oggetto della garanzia l’importo
della anticipazione viene messo a disposizione per cassa raramente mediante
accreditamento in c \c;
2. quella in c \c, ovvero l’anticipazione è considerata al limite del fido.

Noi conosciamo essenzialmente tre tipologie di garanzia:


1. la garanzia reale:
o pegno: conseguito per mezzo dello spossessamento del bene;
o ipoteca: ottenuta mediante iscrizione nel registro degli immobili. Vi è poi un’altra
caratteristica della garanzia ipotecaria non segue il debitore, ma segue l’immobile; in
quanto tale l’immobile gravato da garanzia ipotecaria può essere tranquillamente
ceduto. Assistiamo quindi al fenomeno della spersonalizzazione del credito poiché
nel momento della negoziazione non conosco il mio creditore successivo devo basare
la mia valutazione non sul debitore, ma sull’immobile.
2. la garanzia personale:
o fideiussione, consiste nell’impegno dei fideiussori a subentrare al garantito in ipotesi di
inadempienza di questi;
o avallo, consiste nell’impegno dell’avallante a subentrare al garantito in ipotesi di
inadempienza di questi ed è condizionato alla forma cambiaria del credito.
Per quanto attiene alle garanzie personali si pine il problema dia ffiancare alla valutazione
del debitore principale la valutazione del garante, cioè del soggetto che interviene in caso di
inadempienza del debitore.
3. la garanzia in senso lato:
o privilegi,cioè viene determinato l’ordine di priorità nel soddisfacimento dei diritti dei
creditori sull’intera massa attiva o parti di questa o su determinati elementi di questa;
o lettere di patronage, cioè dichiarazioni scritte rilasciate ad una banca con le quali una
controllante assume determinati impegni in ordine alla gestione e al mantenimento del
rapporto di partecipazione.

Quando si va a considerare un credito assistito da garanzia dobbiamo proiettare il valore del bene
oggetto della garanzia nel futuro perché è quello il momento in cui andremo ad escutere in caso di
inadempienza, poiché la valutazione presenta un possibile margine di errore l’importo del credito
concesso sarà minore del valore cauzionale (cioè del valore che un bene ha per costituire cauzione e
quindi garanzia) attribuito al bene ciò dipende dalla possibile svalutazione del bene oggetto di
garanzia dal momento della negoziazione del credito al momento dell’eventuale escussione.
Ne consegue che nella determinazione del valore cauzionale di un bene incide l’apprezzamento del
suo possibile o potenziale valore di mercato; inoltre, l’altissima tecnologia di uno stabilimento non
è un elemento che accresce l’affidabilità del cliente ma in questa prospettiva tende a ridurre questa
affidabilità. La idoneità di un bene a fungere da strumento costitutivo della garanzia è condizionato
o è funzione della sua latitudine di utilizzabilità più un bene è differenziato nelle sue
caratteristiche tecniche più questo bene è idoneo a fungere da strumento costitutivo della garanzia.
La presenza della garanzia non è un elemento che influenza la condizione valutativa di un credito
considerato, ma assume rilievo sotto il profilo della valutazione del grado di recupero di un
credito, cioè al limite io posso dire: “questo credito è in sofferenza e come tale lo espongo in
bilancio, ma è assistito da garanzia quindi provvederò alla sua svalutazione nella misura in cui la
garanzia considerata non potrà coprire in caso di eventuale escussione del bene”.

Da una analisi qualitativa dei crediti giungiamo alla distinzione tra:


1. crediti vivi;
2. crediti incagliati, cioè quei crediti che hanno subito un rallentamento nella normale
dinamica del rapporto, ma per i quali si ritiene possa ripristinarsi la condizione di normalità;
3. crediti in sofferenza, cioè quei crediti che hanno subito un rallentamento nella normale
dinamica del rapporto, ma per i quali si ritiene non possa ripristinarsi la condizione di
normalità;ne consegue che per il recupero del credito la controparte dovrà attivare la
procedura esecutiva nei confronti del debitore.

CREDITI SPECIALI
Il credito immobiliare o fondiario è un credito che è assistito da una garanzia ipotecaria che è
costituita su un immobile avente l’attitudine ad essere utilizzato presso molte aziende. In questo
caso il credito non è legato alla valutazione del debitore, ma è legato alla valutazione dell’immobile
e poiché sono consapevole di certi rischi manterò un certo margine di garanzia. La ipoteca è un
elemento importante nel regolamento del prezzo delle trattative di compravendita in materia
immobiliare: poniamo che l’immobile sia gravato da ipoteca avremmo che per l’importo del debito
residuo legato all’ipoteca il pagamento avviene con accollo dell’ipoteca (cioè una quota del debito
funzione dell’ipoteca segue l’immobile e quindi si trasferisce sull’acquirente attraverso una
compensazione tra il valore o prezzo di mercato e il debito che viene accollato).
Un istituto molto importante nell’ordinamento italiano è quello dell’accensione cioè se un bene
viene ad esistere su un terreno gravato da ipoteca, questo bene fa tutto uno con l’originario e di
conseguenza la ipoteca si estenderà anche su questo.

Il credito edilizio è un credito immobiliare che si presta a finanziare non solo lo smobilizzo del
capitale investito nell’immobile, ma si presta invece nella misura del fido impiegato a finanziare
tutto il ciclo di realizzazione e di vendita dell’immobile.

Sia il credito fondiario che il credito edilizio appartengono alla categoria dei crediti speciali,
ovvero quei crediti caratterizzati da un vincolo di destinazione, cioè le somme erogate non possono
essere liberamente utilizzate dal beneficiario del credito, ma esiste invece un vincolo specifico a
destinare le somme provenienti dalla negoziazione del credito soltanto a quelle attività che sono
state indicate come motivazione della richiesta e della negoziazione del credito stesso. L’ultimo
elemento presente nel credito speciale è la costituzione della garanzia.

CREDITO DI FIRMA
Il credito di firma non è altro che un intervento della banca, in funzione del rapporto intrattenuto
con il cliente, che prende corpo alternativamente:
o in una fideiussione rilasciata dalla banca al cliente;
o in un avallo rilasciato dalla banca al cliente;
o oppure nell’accettazione di un titolo cambiario tratto dal cliente sulla banca.
Nel momento in cui la banca concede in credito di firma assume il rischio di credito, che prende
corpo in caso di inadempienza del creditore a cui è riferito il rilascio del credito di firma.
Il rilascio della fideiussione da parte della banca viene iscritta sotto la linea del bilancio nella
categoria dei cosiddetti conti d’ordine, cioè conti di mera informazione dell’esistenza di certi
rapporti. Questa categoria di conti genera le cosiddette scritture fuori bilancio, cioè un’operazione
per la quale la descrizione contabile dell’operazione non incide sull’attivo e sul passivo, ma assume
rilievo o rilevanza meramente informativa.

L’accettazione bancaria è una cambiale tratta emessa a fronte dell’utilizzo di una linea di credito
di firma precedentemente negoziata con la banca, quindi una volta che questa linea di credito è stata
approvata io ho la facoltà di emettere una tratta sulla banca, la quale in funzione della linea di
credito di firma, che mi ha concesso, è impegnata ad accettare la tratta; una volta che questa è stata
accettate io posso provvedere al suo collocamento sul mercato per il suo valore attuale o netto
ricavo.
Le componenti del costo dell’accettazione bancaria sono tre:
1. la commissione di accettazione, la quale remunera la banca intervento in fase di
accettazione e va a coprire il rischio di insolvenza;
2. la commissione di collocamento, la quale remunera l’intermediario creditizio che si occupa
del collocamento del titolo sul mercato;
3. l’interesse, ovvero la differenza tra il valore facciale del titolo ed il suo valore attuale
(ovvero il prezzo a cui il titolo viene collocato) calcolato con il metodo dello sconto
razionale.
Nel momento in cui il titolo viene collocato sul mercato possono verificarsi due ipotesi:
1. il titolo viene collocato e rimane in possesso dell’acquirente fino alla scadenza;
2. il titolo viene collocato e poi rivenduto dall’acquirente.
Il portatore finale del titolo in caso di inadempimento può esercitare l’azione di regresso; per
escludere la possibilità dell’azione di regresso si può convenire una girata senza garanzia.
Le motivazioni della negoziazione da parte della banca della accettazione bancaria sono molteplici:
 non si attiva il meccanismo della provvista;
 non si attiva quindi l’obbligo della riserva obbligatoria;
 non si attivano ulteriori esigenze di carattere tecnico.

LEZIONE 16.05.07

Valutare la posizione dell’aspirante significa VERIFICARE sulla base delle informazioni che
possono essere acquisite e della analisi che possono essere il cliente presenta una situazione
economico-finanziaria in funzione della quale potrà adempiere alle obbligazioni nascenti dal
rapporto di fido.
Gli elementi sulla quale si fonda questa valutazione sono:
 in parte informazioni che vengono fornite direttamente dal cliente,
 in parte informazioni che si desumono dall’analisi del bilancio.
Compiuta questa valutazione iniziale si da luogo ad una serie di valutazioni di riscontro che
traggono alimento da due fonti di informazione:
1. la centrale dei bilanci, ovvero un’organizzazione che fa capo alla Banca d’Italia e che si
occupa della raccolta e dell’analisi di tutti i bilanci che vengono decurtati a norma di legge.
La disponibilità delle legittime della centrale dei bilanci consente di verificare se la singola
azienda è in linea con quelle dello stesso settore o se da queste si discosta.
2. la centrale di rischi,ovvero un’organizzazione gestita direttamente dalla Banca d’Italia, alla
quale obbligatoriamente devono essere trasmesse le segnalazioni o le informazioni relative
alle condizioni di affidamento che per ciascuna azienda sono in essere presso ogni banca.
La centrale prevede poi a raggruppare le informazione relative a ogni singola azienda, alle
quali non possono accedere tutti gli istituti creditizi ma solo quelli che intrattengono dei
rapporti con le suddette, anche nella forma della cosiddetta richiesta di prima informazione.
L’attività fondamentale svolta dalla centrale dei rischi è il cosiddetto fenomeno del cumulo
debiti,cioè il fenomeno in funzione del quale lo stesso cliente è contemporaneamente
affidato a più aziende di credito.

La centrale dei rischi mi fornisce un’informazione relativa alla posizione del mio cliente rispetto la
sistema bancario, ma il sistema bancario non è l’unica fonte di indebitamento degli operatori
economici ( fornitori, stato, sistema previdenziale, dipendenti, ect).
L’accordo di Basilea2 ha introdotto questo criterio: per ogni fido che viene concesso è necessario
che vi sia l’assegnazione di un Rating (ovvero di un giudizio di valore in merito al grado di
affidabilità del debitore). L’accordo di Basilea2 prevede due procedure:
1. il rating standardizzato che è definito nell’accordo stesso;
2. il rating interno cioè la banca elabora la sua procedura di valutazione del rischio che viene
sottoposta alla verifica dell’organo di vigilanza e se la convalida o la valida ( cioè è
tecnicamente corretta ed affidabile viene applicata al rapporto con il cliente.

Noi possiamo distinguere due categorie di credito:


1. il credito al consumo cioè il credito che viene accordato ad un tal consumo, anticipando la
disponibilità di risorse finanziarie che poi trarranno dalla normale dinamica dei loro
guadagni;
2. il credito all’attività produttiva.

La carta di credito è un documento in funzione del quale una serie di atti di spesa vengono regolati
con l’esibizione del documento che accredita presso l’esercente il suo titolare e l’esercente negozia
il titolo che deriva dalla esibizione della carta di credito dopodiché è creditore non nei confronti del
suo cliente, bensì è creditore nei confronti dell’emittente la carta di credito.
Le carte di credito si distinguono in:
1. carta di credito propriamente dette è quella alla quale viene accordato un limite di fido
che può essere utilizzato fino al raggiungimento della soglia massima e con riferimento al
quale mensilmente viene redatto l’estratto conto in rapporto al quale il titolare è tenuto al
rimborso, per intero o ratealmente, delle somme erogate;
2. carte di debito (solitamente identificata con il bancomat) si caratterizza per la possibilità
per il titolare di utilizzarla sia a fronte di disponibilità preesistenti sia a fronte di un fido.
La metodologia di cui ci si avvale per l’assegnazione delle carte di credito è quella del credit
scoring ovvero sulla base di una valutazione congetturale identifichiamo alcuni parametri che sono
espressione della posizione del cliente. Una volta individuato questo sistema viene lanciato e sulla
base delle informazioni rivenienti dal flusso di ritorno delle informazioni lo affina.

Questa rappresenta una delle possibili tecniche di previsione delle insolvenze le altre sono:
o l’analisi retrospettiva;
o l’analisi discriminante multivariata o poco variata.
LEZIONE 17.05.07

Gli investimenti di portafoglio sono tutte le attività che assumono la forma dell’acquisizione di
valori immobiliari in senso lato. Distinguiamo in questa categoria di rapporto tra:
⇒ portafoglio immobilizzato che è formato in funzione di una scelta libera d’investimento e
viene valutato permanentemente a quello che è il suo costo storico e quindi il prezzo per il
quale è acquisito (valore storico) rimane in bilancio fino al momento in cui l’investimento
giunge a compimento del suo ciclo. Noi teniamo conto della valutazione del portafoglio
immobilizzato degli eventuali scarti tra valore di carico nel portafoglio e valore di rimborso
attraverso una rettifica della misura degli interessi che sono riferiti al titolo:
- rettifica in aumento nel caso dei titoli acquistati sotto la pari;
- rettifica in riduzione nel caso dei titoli acquistati sotto la pari.
⇒ portafoglio non immobilizzato che è destinato all’attività di negoziazione e fin quando
permane in bilancio è soggetto ad una costante revisione del suo valore contabile, perché
questo valore deve essere adeguato a quello di mercato, oppure se si assume il principio
generale della prudenza il titolo viene sempre ed in ogni caso allineato al minor valore di
mercato registrato rispetto a quello contabile pregresso.
Criteri che devono essere rispettati per la costituzione di un portafoglio:
o criterio della classificazione al portafoglio immobilizzato;
o principio della costanza dei criteri di valutazione.
La banca rispetto gestione dell’investimento in valori mobiliari può attuare alternativamente due
politiche:
⇒ la politica residuale, cioè la banca tende prima ad investire nei rapporti diretti con la
clientela e solo allorquando ha esaurito questa alternativa di impiego destina le eccedenze di
provvista all’acquisizione di valori mobiliari. Ne consegue che poiché effettua questa
operazione quando è bassa la domanda di credito anche il livello dei tassi sarà basso di
conseguenza le quotazioni si saranno alzate ed anche il prezzo dei titoli sarà aumentato.
Questa banca non appena nel mercato del credito la domanda di prestito da parte della
clientela comincia a crescere smobilizza il suo portafoglio, ne consegue che poiché era
aumentata la domanda di credito anche il tasso era aumentato, pertanto le quotazioni erano
scese e la banca si trova a rivedere i valori mobiliari a prezzi basi.
⇒ la politica flessibile o attiva, cioè la banca decide di destinare una certa quota della propria
provvista all’acquisizione di titoli per poterli poi negoziare sul mercato.

TEORIE DELLA LIQUIDITA’


1) Secondo la teoria dell’autoliquidità la condizione di liquidità trae alimento
dall’investimento in impieghi che danno luogo a flussi di rientro determinati dalla
maturazione della scadenza dei crediti precedentemente anticipati alle aziende affidate, in
quanto le anticipazioni si riferiscono a ricavi già conseguiti che devono essere incassati.
2) La teoria del reddito anticipato e sincronizzazione del passivo parte dall’assunto che le
prospettive di rimborso dei crediti accordati alla clientela traggono alimento dalle
prospettive di reddito delle aziende clienti. Viene riferita alla categoria del rvi eddito al
consumo e si basa sulla predeterminazione dei flussi di entrata coincidenti con le rate di
rimborso.
3) La teoria della gestione del passivo valuta il problema non in funzione dei flussi di entrata
ma in funzione della provvista e quindi in funzione della gestione dell’indebitamento.
4) La teoria della trasferibilità si basa sulla possibilità di smobilizzare crediti di cui si abbia
la titolarità e che presentino concrete prospettive di esigibilità, attraverso la loro cessione a
terzi indipendentemente dalla loro data di maturazione. Tale liquidità non è riferibile a
situazione di generale illiquidità del sistema in quanto la cessione deve incrociarsi con una
corrispondente offerta di acquisto.
Mentre la liquidità indica l’attitudine dell’ intermediario creditizio a saldare i debiti alla data
dovuta; la solvibilità indica l’attitudine a coprire i debiti anche in caso di inadempimento.

LEZIONE 23.05.07
IL RUOLO DEL PATRIMONIO
Il patrimonio è deputato:
 da un lato, a preservare le ragioni creditizie dei terzi, preservandole dai rischi che sono
propri dell’attività di intermediazione e che, in quanto tali, debbono gravare
sull’intermediario;
 dall’altro a favorire uno specifico contributo economico al processo di formazione del
reddito, alimentandone la dinamica e potenziandone i flussi.

Il patrimonio di vigilanza è una nozione estensiva del patrimonio delle aziende di credito ed è
articolato in due aggregati:
1. il patrimonio di base è dato da:
(CAPITALE + RISERVE + FONDO RISCHI GENERALI)
- (AZIONI PROPRIE + AVVIAMENTO + IMM. IMMATERIALI +
PERDITE)
2. il patrimonio supplementare è dato dalla provvista debitoria dei titoli che vedono
affievoliti i loro diritti.
Il patrimonio supplementare è ammesso nel calcolo del patrimonio di vigilanza entro un ammontare
massimo pari al patrimonio di base.

Fanno parte della provvista debitoria i cosiddetti debiti subordinanti, postergati o debt capital
ovvero quei debiti il cui rimborso, in ipotesi di liquidazione della azienda debitrice, è postergato al
rimborso dei debitori ordinari, oppure quei debiti per i quali sussistono condizioni limitative di
rimborso e \o di remunerazione.

Il coefficiente di solvibilità esprime la misura minima del patrimonio di vigilanza che gli enti e i
gruppi creditizi sono tenuti a possedere in rapporto al complesso delle loro attività ponderate in
relazione agli inerenti rischi di perdita (“attività di rischio ponderate”).

Le disposizioni di vigilanza suddividono il rischio di mercato in:


1. rischio di posizione va a sua volta distinto in:
 rischio generico, relativo all’andamento sfavorevole generale dei prezzi degli
strumenti finanziari negoziati;
 rischio specifico, correlato con un sfavorevole andamento dei prezzi degli strumenti
finanziari riconducibile alla situazione dell’emittente di questi.
2. rischio di controparte attiene all’ipotesi di transazioni per le quali non essendo maturato il
termine di esecuzione non può escludersi l’eventuale inadempienza della controparte;
3. rischio di regolamento attiene all’ipotesi di transazioni per le quali nonostante sia maturato
il termine di esecuzione la controparte non abbia adempiuto;
4. rischio di concentrazione attiene alla consistenza dell’esposizione di portafoglio relativa a
titoli emessi da uno stesso soggetto o da soggetti collegati.

LEZIONE 24.05.07
RELAZIONI TRA TASSI ATTIVI E PASSIVI
I tassi attivi addebitati alla clientela oltre ad assorbire il costo della raccolta devono coprire anche i
costi d’esercizio e gli oneri connessi con l’insufficienza del rendimento ottenibile anche gli oneri
connessi con l’insufficienza del rendimento ottenibile da quella parte della raccolta che non può
essere destinata all’erogazione creditizia. In via esemplificativa l’equilibrio tra il livello medio dei
tassi attivi e il livello medio dei tassi passivi si raggiunge quando resta verificata la relazione:

Ti = Tr r
I
Dove
Ti = tasso medio d’impiego
Tr = tasso medio di provvista
i = volume totale degli impieghi
r = volume totale della raccolta

Il margine di interesse è la differenza tra interessi attivi ed interessi passivi ed esprime la


redditività lorda della gestione creditizia o gestione denaro.
Attraverso le variazioni del margine d’interesse si manifesta la relazione tra patrimonio e reddito,
ne consegue che una dinamica reddituale che trae alimento dall’incremento del margine
dell’interesse. La rilevanza del capitale proprio infatti aumenta al crescere del tasso di interesse
della provvista debitoria e diminuisce man mano che il livello si abbassa.
Il margine di intermediazione è la somma del margine di interesse e dei ricavi netti non
rappresentati da interessi ed esprime la redditività lorda della globale attività di intermediazione.

Il processo di trasformazione delle scadenze si estrinseca:


o Sia nella realizzazione di equilibrio dinamico fra raccolta ed impieghi a vista;
o Sia nell’utilizzazione per il finanziamento di impieghi a protratta durata;
o Sia nella negoziazione di impieghi che, pur se di breve durata, vengono finanziati con
provvista caratterizzata da scadenza maggiormente protratta;
in relazione a ciò le banche posso essere esposte a:
 Rischi finanziari di liquidità
 Rischi economici di tasso, i quali traggono origine dall’eventualità che per effetto dello
sfasamento temporale fra le durate contrattuali o fra i tempi di riapprezzamento delle attività
e delle passività, si producano fenomeni disallineamento tra il costo della provvista e il
rendimento degli impieghi.

Le attività sensibili (o asset sensitive) e le passività sensibili (o liability sensitive) sono quelle
operazioni che sono sensibili alle variazioni del tasso di interesse, in quando in vista della loro
scadenza sono soggette a riapprezzamento oppure debbono essere smobilizzate o valutate al valore
di mercato.

Un modello di analisi del rischi di tasso è rappresentato dal gap management il quale previa
individuazione del di riferimento della valutazione o gapping period individua le attività e le
passività che nell’arco di tale periodo sono sensibili alle variazioni del tasso di interesse con
riferimento al gapping period sono soggette a riapprezzamento o devono essere valutate al loro
valore di mercato.

Il gap può essere:


 Positivo:
- trae beneficio da un aumento dei tassi in quando il volume delle attività rinegoziate è
maggiore del volume delle passività;
- trae svantaggio da una riduzione del tasso di interesse perché si riduce il margine di
interesse, perché il volume delle attività rinegoziate è minore del volume delle
passività.
 Negativo
- trae beneficio da una riduzione dei tassi in quando il volume delle attività rinegoziate
è minore del volume delle passività;
- trae svantaggio da un aumento dei tassi.
Al fine di determinare con precisione il momento di riapprezzamento delle attività e delle passività
si suddivide il gapping period in sottoperiodi o maturity bucket e si determina separatamente il
valore relativo a gap incrementale ( cioè del gap specifico di ogni sottoperiodo) e del
corrispondente gap cumulato (cioè della somma algebrica progressiva dei gap incrementali dei vari
sottoperiodi).

Altri modelli d’analisi fanno riferimento alle variazioni del valore del patrimonio, in tal caso la
gestione del rischio si esercita attraverso il controllo delle duration delle singole attività e passività;
cioè selezionando le attività e le passività detenute in funzione dell’elasticità (misurata dalla
duration) con la quale il valore delle une o delle altre reagisce al variare del tasso.
L’entità della variazione è funzione della duration (rispettivamente delle attività e delle passività):
 se la duration dell’attivo è maggiore della duration del passivo: il patrimonio aumenta di
valore se il tasso si riduce e diminuisce di valore se il tasso aumenta ( in entrambi i casi la
variazione dell’attivo è maggiore di quella del passivo)
 se la duration dell’attivo è minore della duration del passivo: il patrimonio diminuisce di
valore se il tasso si riduce e aumenta di valore se il tasso aumenta ( in entrambi i casi la
variazione dell’attivo è minore di quella del passivo)
 la condizione di immunizzazione resta verificata se la duration dell’attivo e del passivo sono
allineate tra loro.

LEZIONE 25.05.07

IL NUOVO ACCORDO DI BASILEA


Le prescrizioni contemplate nel rimo accordo di Basilea apprestano una disciplina non del tutto
esaustiva in quando:
 non prendono in considerazione il rischi operativo ( cioè il rischio legato al
disfunzionamento di procedure, personale e sistemi interni),
 non tengono conto della distribuzione temporale delle scadenze degli assets creditizi ,
 non prendono in considerazione, se non marginalmente, né la diversificazione del
portafoglio, né le tecniche di attenuazione del rischio di credito.
A tali carenza sopperisce l’accordo di Basilea2, il quale risulta articolato in tre profili denominati
pilastri.
⇒ Primo pilastro
Attiene alla copertura patrimoniale del rischio, che viene:
estesa al rischio operativo per il quale è richiesta una copertura patrimoniale aggiuntiva
rispetto a quella descritta con il coefficiente di solvibilità;
ridefinita per quanto concerne le modalità di misurazione del rischio di credito.

⇒ Secondo pilastro
Introduce il principio secondo il quale il rispetto dei requisiti minimi di copertura
patrimoniale non esime la singola banca dall’obbligo di valutare autonomamente la propria
adeguatezza patrimoniale rispetto ai rischi ai quali sono effettivamente esposte.

Terzo pilastro
Si enfatizza l’importanza concernente l’obbligo di trasparenza nei confronti del mercato
identificando una serie di requisiti ai quali le banche devono attenersi:
composizione del patrimonio
procedimenti di valutazione e gestione dei rischi
adeguatezza patrimoniale.

Per quanto attiene ai rischi operativi la loro copertura può essere determinata con tre diverse
tipologie:
metodo dell’indicatore semplice, il quale ricollega il requisito patrimoniale a un singolo
parametro rappresentato dal reddito medio annuo riferito ai tre esercizi precedenti,
moltiplicato per un coefficiente (fattore “alfa”) del 15%.
metodo standard
metodo AMA
Tali metodi sono sinteticamente denominati IRB, cioè metodi basati sui rating interni, e si
fondano su quattro input quantitativi:
la probabilità di inadempimento o PD;
la perdita in caso di inadempimento o LGD;
l’esposizione globale al momento dell’inadempimento o EAD;
la durata residua dell’esposizione o M.

LE PROCEDURE DI REGOLAMENTO INTERBANCARIO


L’organizzazione del sevizio delle stanze di compensazione è articolato in due sottosistemi:
1. recapiti locale, si occupa della compensazione di assegni ed altri recapiti assimilati;
2. dettaglio, si occupa della compensazione delle partite di piccolo importo, dei prelievi
bancomat e degli altri pagamenti autorizzati.
Il regolamento della compensazione avviene separatamente per i due sottosistemi, attraverso
l’accertamento dei saldi netti individuali che, al termine dell’operazione di stanza, residuano al
nome di ciascuno dei partecipanti. Tali saldi confluiscono in una procedura elettronica denominata
BI.REL che è articolata con modalità diverse secondo che i partecipanti siano titolari di un “conto
di gestione” o di un “conto accentrato”.
Nel primo caso la procedura di BI.REL fa transitare le movimentazioni in uscita attraverso il
predetto conto che viene alimentato da una serie di pagamenti in entrata; la liquidità infragiornaliera
eventualmente utilizzata nel corso di una giornata operativa deve essere ripianata entro la chiusura
della stessa giornata.
Nel secondo caso le movimentazioni in uscita vengono regolate esclusivamente su tale conto, nei
limiti delle relative disponibilità, in mancanza le operazioni saranno inserite in lista d’attesa e
ripresentate, al termine della giornata operativa le operazioni che residuano il lista vengono
cancellate.

ATTIVITA’ FINANZIARIE NON BANCARIE


Le operazioni di leasing vengono perfezionate mediante la stipulazione di un contratto di locazione
e ha quindi per oggetto la temporanea cessione del diritto di godimento delle cose locate. Si è soliti
distinguere tra:
⇒ leasing operativo il quale costituisce il risultato della scelta tra locazione e acquisto di un
bene;
⇒ leasing finanziario il quale costituisce il risultato della scelta tra locazione e negoziazione
di un’operazione di credito destinata a finanziare l’acquisto del bene medesimo.

Contabilità del locatore


Iniziale iscrizione del contratto, nell’attivo dello stato patrimoniale, per un importo pari alcosto
d’acquisto dei beni locati, e successiva contabilizzazione dei canoni a decurtazione del valore del
contratto e la differenza contabilizzata fra i ricavi esposti nel conto economico.

Contabilità del locatario


Iniziale iscrizione del contratto nell’attivo dello stato patrimoniale per un importo pari al costo di
acquisto del bene che ne costituisce oggetto e, per un identico importo, nella sezione del passivo
con separata contabilizzazione:
⇒ delle quote di ammortamento del valore iscritto nell’attivo;
⇒ della graduale decurtazione del debito in conto capitale esposto nel passivo dello stato
patrimoniale, mediante compensazione con le quote dei canoni ad esso man mano riferibili;
⇒ degli oneri finanziari derivanti dal contratto di leasing, mediante imputazione al conto
economico della differenza fra l’importo di ciascun canone e l’importo delle quote capitale.

La operazione di factoring si impernia su una cessione di crediti ad un factor che li gestisce e ne


cura l’incasso; inoltre, il factor rende disponibile il valore attuale dei crediti cedutagli o almeno una
parziale anticipazione del relativo importo.
I crediti fattorizzati possono essere ceduti secondo due modalità:
1. pro solvendo
2. pro soluto,in quest’ultima ipotesi il factor dietro un ulteriore compenso assume a suo carico
anche il rischio di credito.
L’operazione di factoring si fonda su un rapporto continuativo tra cedente e factor.