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Siti pubblici

e cittadini:
un amore
possibile? C l audi o Fo r ghieri

Da quindici anni
le amministrazioni pubbliche
italiane cercano di sviluppare
servizi online graditi
agli utenti.
Ora qualcosa si muove,
grazie alle nuove tecnologie
e soprattutto a tanta cura
per i particolari.
E dietro a tutto l’ombra
benevolente del web 2.0,
per chi sa comprenderne
le straordinarie virtù

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I siti web della P.A.
e l’evoluzione delle interfacce
per l’accesso ai servizi
Come dovrebbero essere
i servizi pubblici online?
Accessibili, flessibili, personalizzabili,
aperti, partecipativi
e soprattutto molto usabili

All’inizio i siti erano di carta. In veri- dizionali tassonomie per archiviare i


tà erano fatti di bit, ma riproduceva- documenti non erano adeguate per
no fedelmente l’approccio cartaceo la presentazione dei poliedrici conte-
e burocratico delle brochure istitu- nuti del web pubblico. Ogni ente si
zionali. Siamo nella seconda metà è sbizzarrito inventando innovative
degli anni 90, nascono le prime reti gerarchie per rendere accessibile il
civiche e i siti delle istituzioni pub- proprio patrimonio informativo e di
bliche iniziano a proliferare sulla servizi, nella totale assenza di qualsi-
rete. Si diffondono a tal punto che, voglia indicazione dal Governo cen-
quindici anni dopo, la direttiva Bru- trale. Sono nati gli approcci in base
netta fornisce precise indicazioni per al target, agli interessi, alle macro
rottamarli, per disinfestare la rete di aree tematiche, fino al primo piano
siti inutili e ridondanti, nati per sod- e-gov, quando un creativo gruppo di
disfare le manie di protagonismo e consulenti si è inventato la naviga-
visibilità degli amministratori ma zione per metafore degli eventi della
incapaci di fornire un reale servizio vita. Erano tempi gloriosi, le P.A. lo-
al cittadino. Come saranno i siti web cali avevano ancora una gran voglia
della P.A. del futuro? Per capire dove di sperimentare e disponevano delle
stiamo andando è bene fare un pic- risorse per farlo, i motori di ricerca
colo excursus di come siamo arrivati
sin qui, e trarre infine alcune interes-
santi conclusioni.

1995
Il primo problema per i funziona-
ri della P.A. fu accettare l’ipertesto. 1995 – Prime reti civiche
Sembra oggi un concetto scontato, 1996 – L’accettazione dell’ipertesto (http://)

2010
ma quei documenti lineari che l’am- 1998 – Prime bozze di piani “e-gov”
ministrazione chiedeva di rendere
disponibili online mal si prestavano 2000 – L’avvento dei CMS
per essere smembrati nella struttura 2002 – Dal sito al portale
gerarchica e rivoluzionaria dell’iper- 2003 – Intranet e accessibilità
testo. C’è voluto tempo per accettare
il fatto che molti contenuti andavano 2005 – Web 2.0: mappe, posta elettronica, Docs, social network
ripensati e riscritti, per comprendere 2006 – L’era di Facebook e il ‘contagio’ pubblico
che occorreva formazione specifica e
che l’efficacia di ciò che si pubblica- 2008 – Socialmediazione, geograficazione e televisionizzazione dei siti pubblici
va era direttamente dipendente dalla
forma che il testo andava ad assume- 2010 – I servizi diventano “apps”: verso gli I-phone e gli I-pad
re. Ci si è poi resi conto che le tra-
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Una pagina Facebook
ben curata raccoglie oggi
una quantità di attenzione
e commenti dieci volte
superiore ad un forum
ben gestito sul proprio sito.
Sono due cose diverse,
è vero, ma non è un caso
se gran parte delle aziende
nel 2011 si relaziona
con i propri clienti proprio
sfruttando i social media,
perché per dialogare
con le persone,
bisogna andarle a trovare
laddove esse s’incontrano

diventavano il reale strumento di itinerari turistici, e finalmente s’ini- venendo parte integrante dell’offerta
navigazione dei cittadini e qualche ziarono a vedere i primi servizi inte- multicanale delle amministrazioni.
amministrazione riusciva con il sito rattivi degni di essere chiamati come Servirono come interfaccia per con-
ad andare oltre le banali rappresen- tali. Le amministrazioni scoprirono figurare le preferenze – Vuoi riceve-
tazioni autoreferenziali della propria che, senza investimenti importanti in re una notifica dell’avanzamento del
struttura per divenire una reale inter- termini di usabilità, i servizi online, procedimento via sms? Personalizza
faccia verso i servizi. Non quelli on- seppur disponibili e funzionanti, non il tuo profilo sul sito web – e come
line e interattivi, sia ben chiaro, era venivano usati dai cittadini. Nacque- raccoglitore della memoria storica
troppo presto, ma almeno in qualche ro infine anche le intranet, e con esse dell’interazione con gli utenti.
caso si riusciva a capire come fare le la necessità di iniziare a digitalizzare Con la rinnovata centralità del sito
cose. Con il nuovo millennio arriva- non solo le informazioni ma anche qualcuno iniziò anche a preoccuparsi
rono i content management system i processi. Un cammino che ancora del diritto di tutti di accedervi. Si par-
(CMS), una vera rivoluzione che per- non si è concluso e che purtroppo lò finalmente di accessibilità, il Cnipa
mise di incrementare notevolmente qualche amministratore ancora non decise di fare le cose a modo suo e si
l’usabilità dei siti e, soprattutto, di ha ben compreso. I siti divennero i ebbe una legge nazionale illuminata
uscire dalla schiavitù della conoscen- raccoglitori di tutto ciò che le ammi- nei principi ma talmente restrittiva
za dell’html per la scrittura dei conte- nistrazioni producevano, iniziarono che nacque un business italiano dei
nuti. Ora le redazioni web potevano ad integrarsi con i vari canali – call CMS accessibili. Si creò un interes-
essere veramente decentrate e una center, sportelli, servizi via sms – di- sante mercato interno e le P.A. italia-
parte della gestione delle informa-
zioni affidata direttamente agli uffi-
ci dove le informazioni nascevano e
venivano aggiornate. I siti assunsero
sempre più la forma di portali, le no-
tizie “fresche” divennero una parte
significativa della home page dei siti
pubblici. Iniziarono a fare capolino
molteplici modalità d’interazione
– le mail, le newsletter a tema, i fo-
rum – insieme ai primi approcci di
personalizzazione delle informazio-
ni, i feed Rss abilitati dai CMS di nuo-
va generazione. Basati su data base
sempre più evoluti e finalizzati, i siti
divennero gradualmente i reali rac-
coglitori di tutte le informazioni, dal-
la modulistica all’elenco del telefono,
dal prontuario dei procedimenti agli
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ne si giocarono la possibilità di usa- tenzione e commenti dieci volte su-
re con profitto le piattaforme open periore ad un forum ben gestito sul
source e proprietarie provenienti da proprio sito. Sono due cose diverse, è
oltre oceano, spesso più economiche vero, ma non è un caso se gran par-
e performanti. In realtà il problema te delle aziende nel 2011 si relaziona
se lo posero in pochi, come troppe con i propri clienti proprio sfruttan-
leggi italiane, la Stanca sull’accessi- do i social media, perché per dialo-
bilità venne regolarmente disattesa, gare con le persone, bisogna andarle
non c’erano fondi per sostenerla e a trovare laddove esse s’incontrano.
tantomeno pene per i trasgressori, In questo momento è proprio Face-
finì tutto a tarallucci e vino, anche se book che attira maggiori attenzioni,
bisogna ammettere che mediamente per la capacità che ha di integrarsi pe-
i siti nazionali subirono un deciso mi- ricolosamente e proficuamente con
glioramento della qualità complessi- ogni contenuto della rete. Oggi il
va. Nel frattempo sulla rete stava suc- concetto di grafo sociale che sta alla
cedendo qualcosa di sconvolgente, base della piattaforma rappresenta
era arrivato il web 2.0, e con esso una una potenzialità straordinaria di pro-
serie di nuove opportunità tecnologi- pagazione delle informazioni, di pro-
che che sconvolgevano radicalmente mozione dei servizi. Un “mi piace” o
gran parte di ciò che esisteva prima. un commento lasciato dal cittadino
Non era solo un problema di com- I servizi diventano relativamente ad un contenuto pub-
prensione dei nuovi paradigmi – il applicazioni che l’utente blico, si ripropone immediatamente
lettore-autore, la propria reputazione installa sui propri apparati, sulla bacheca di tutti i suoi “amici”,
legata agli altri utenti, il ranking e il con i sistemi operativi generando un effetto moltiplicatore
rating delle informazioni e delle cose o le piattaforme preferite: che rende ovvio e scontato applicare
– la verità è che stavano diffondendo- siano essi un I-Phone, i social plugin di Facebook anche alle
si delle tecniche di costruzione delle un I-Pad, un I-Google, informazioni pubbliche.
interfacce che mutavano l’esperienza fino a Facebook Possiamo oggi parlare di “socialme-
online dei navigatori. L’avvento del e agli altri social media diazione” dei siti pubblici, il prolife-
linguaggio Ajax creò un baratro fra
le vecchie applicazioni online lente
e macchinose della P.A. e la sconvol-
gente semplicità delle proposte di
Google: le mappe, la posta, i Google-
Docs. Tecnologie oggi diffuse un po’
ovunque, che aiutano l’utente a inte-
ragire proattivamente con il sistema,
lo guidano mutando dinamicamente
in base ai tasti digitati, creando al
contempo una ricca esperienza di
navigazione e potenziali barriere di
inaccessibilità se mal conosciute e
governate. Le regole tecniche della
nostra normativa nazionale restaro-
no invariate, e lo sono tuttora, of-
frendo facili giustificazioni per tutti
i trasgressori, siano essi innovatori o
sempliciotti della rete.
Ma l’arrivo del web 2.0, e in partico-
lare dei social media, significò soprat-
tutto, per le PA illuminate, iniziare a
rendersi conto che “esserci significa-
va perdere una parte del controllo”.
L’interazione con e tra gli utenti si
spostava gradualmente sui social
media: una pagina Facebook ben cu-
rata raccoglie oggi una quantità di at-
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rare di icone estranee alla P.A. ma co- E’ il trionfo del web
nosciute dagli utenti che permettono acceduto via mobile,
di spedire, taggare, suggerire, blogga- con apparati fissi e portatili
re, commentare tutto e tutti. È anche sempre più eterogenei
il tempo della “geograficazione” dei ma che condividono
siti pubblici, il trionfo dei mash up la stessa filosofia di fondo:
che posizionano le risorse pubbliche applicazioni semplici
sulle mappe di Google, di Microsoft, per fare cose complesse
delle Pagine Gialle, consentendo agli
utenti di vedere dove sono i servizi,
di posizionare sulla mappa le proprie
segnalazioni e commenti, costrin-
gendo le redazioni dei siti web a fare i
conti con la georeferenziazione delle
informazioni. È infine la stagione del
web pubblico multimediale, la “tele-
visionizzazione” dell’informazione
istituzionale in Internet, come di-
mostra il successo di manifestazioni
come ‘La P.A. che si vede’, dove centi-
naia di amministrazioni propongono
i propri contenuti video, diffusi su un
ampio ventaglio di canali che vanno
dal proprio sito a YouTube, dalle reti
di tv aziendali alle nuove frequenze
liberate del digitale terrestre.
Tutto ciò ha comportato un com-
pleto ribaltamento delle gerarchie
visuali delle interfacce di molti siti
pubblici. I complicati menù di navi-
gazione per orientarsi nelle contorte
tassonomie perdono gradualmente
di rilevanza a cospetto dell’impatto
comunicativo di un video, si confon-
dono con gli strumenti d’interazione
e community ma, soprattutto, sono
usati sempre meno dagli utenti, ben che condividono la stessa filosofia di tico-fallimentare – la spesa per servizi
più avvezzi a cercare direttamente fondo: applicazioni semplici per fare che non usa nessuno – c’è di mezzo
con il search piuttosto che decifrare cose complesse. Ecco allora che i ser- la capacità di questo paese d’inietta-
le priorità del progettista. vizi diventano applicazioni che l’uten- re dosi d’innovazione nelle vene che
Nel frattempo il web è diventato de- te installa sui propri apparati, con ne hanno bisogno: non solo risorse
finitivamente la piattaforma per mol- i sistemi operativi o le piattaforme ma, soprattutto, le norme giuste al
ti servizi. Le informazioni non sono preferite: siano essi un I-Phone, un I- momento giusto. La scommessa del
nei data base, il web è il data base, e Pad, un I-Google, fino a Facebook e nuovo Cad, la scelta tutta italiana del-
la logica conseguenza di tutto ciò è agli altri social media. Applicazioni e la posta elettronica certificata, le inde-
che la connettività diventa importan- interfacce che lasciano ampi margini cisioni sugli usi e gli scopi della Cie e
te tanto quanto l’energia elettrica e di personalizzazione all’utente, che della Cns sono le fondamenta per co-
la capacità di calcolo dei device usati decide cosa vuole vedere, quali sono struire il nostro futuro dei servizi on
per accedere ai servizi risulta sempre le sue priorità informative e transat- line. Sono i pilastri giusti?
meno determinante, perché le appli- tive in base agli interessi e alla condi-
cazioni sono “nella nuvola” del cloud zione in cui si trova.
computing e ciò che serve sono sem- È questo il futuro dei servizi online
plici strumenti che scambino dati e li della P.A.? È uno dei futuri possibili,
rappresentino gradevolmente e con una delle opzioni che si sta già presen-
semplicità. È il trionfo del web acce- tando concretamente sul mercato. Ma
duto via mobile, con apparati fissi e tra una prospettiva affascinante e ric-
portatili sempre più eterogenei ma ca di stimoli e la sua variante burocra-
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Qual è il futuro
dei servizi on line?
Saranno widget da installare sulle proprie
piattaforme preferite? Pagheremo le tasse
su Facebook? Cosa serve alla P.A. italiana
per diventare finalmente efficiente
nei confronti dei cittadini?
Ne parliamo con David Osimo, direttore
di Tech4i2 ltd, una società inglese
che fa studi, ricerca e consulenza
sulle politiche dell’innovazione

David, si parla molto di una Inter-


net e di un mercato dominati dalle
applicazioni, mondi chiusi che usa-
no la rete per soddisfare i bisogni
puntuali degli utenti. Anche Chris
Anderson, il direttore di Wired, si
è recentemente espresso con forte
preoccupazione riguardo a questa
prospettiva, che però sembra pia-
cere molto agli utenti e ad alcuni
grandi player. Oggi si inizia a par-
lare anche di servizi pubblici che
diventano widget, avremo a breve
un application store della P.A.?
Io credo di no, vedo widget ed apps
come un altro canale, fondamental-
mente una versione più semplice per
fare le cose che fanno i siti web. La
corsa alla semplicità è un tema storico
e importante, però realizzare applica-
zioni e widget è più difficile e più co-
stoso che fare siti e la pubblica ammi-
nistrazione tipicamente fa fatica a fare
siti web usabili, quindi questo è un
nuovo canale che non cambia radical-
mente lo scenario. Non è che dicen-
do alla media delle amministrazioni
pubbliche italiane ed europee “ades-
so invece dei siti web fate le apps” la
situazione cambia, si avrebbe esatta-
mente lo stesso problema che c’è con
i servizi on line. Il problema non è il
canale, il problema è il metodo.
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Se la P.A. vuole avere
L’applicazione tipica un ruolo nello sviluppo
sono i citizen reporting, i “fix my dei servizi online la cosa
street” e cose di questo tipo da cambiare è il procurement,
(http://www.fixmystreet.com/) l’approvigionamento
basate sulla georeferenziazione.
Tech4i2 ltd partecipa ad un progetto
europeo di ricerca che si chiama
Padgets (http://www.padgets.eu/),
ovvero policy gadget. Si mappano le
diverse applicazioni che possono
essere usate dalla P.A. e la prima è
ovviamente la geolocalizzazione, la
seconda è la raccolta di informazioni dati in servizi usabili, sia che siano
da parte dei cittadini, che vengono apps – e magari così ci fanno anche
usati come sensori, e la terza è dei soldi – sia che siano dei siti web.
fornire informazioni georeferenziate A livello di esperienze ce ne sono
ai cittadini, tipicamente su disastri del governo e di parti terze. Io vedo
naturali, traffico, incendi, cose legate come tema principale quello del par-
al territorio. Nel report di Tech4i2 ltd ticipatory sensing, usare le apps che
ci sono 21 applicazioni, la maggior sono su mobile per facilitare la parte-
parte sono nate negli Stati Uniti, cipazione dei cittadini.
spesso sviluppate da terze parti che Ho scritto in diverse occasioni che
sfruttavano dati pubblici. così come la WII ha avuto successo
nel campo dei giochi per attirare i
casual gamers, cioè aprire i giochi a
chi non era un giocatore abituale cre-
ando un mercato nuovo, allo stesso
Sono d’accordo, e poi c’è anche un modo le apps possono essere interes- in Italia si sia investito sulla posta
problema di scelta delle piattafor- santi per la casual participation. Per elettronica certificata? Invece non
ma sulla quale sviluppare… far sì che la e-participation si allarghi si è investito un gran che sul con-
Esatto, oggi si andrebbe su piattafor- anche a persone che non sono tipica- cetto di fascicolo on line del citta-
me proprietarie che evolvono con- mente interessate alla cosa pubblica. dino, ad eccezione forse di qualche
tinuamente. Ho parlato con svilup- caso nella sanità, come sempre in
patori Facebook ed è molto costoso ordine sparso. Non trovi che il mo-
perché continua a cambiare e le appli- Mi stai parlando di quella filosofia dello d’interazione che c’è dietro
cazioni devono essere continuamen- dell’open data di cui finalmente an- alla Pec sia antico? Continua ad
te adattate. Ha un senso sul mobile, che in Italia si incomincia a parla- attribuire al cittadino una specie
dove è meglio fare le apps invece dei re, dove c’è ancora tanta strada da di responsabilità burocratica di ge-
siti web, perché per qualche ragione fare... stione della memoria delle sue re-
gli utenti si sono abituati a pagare, E che invece sta passando di moda lazioni con la P.A. E invece non si
ma questo aspetto alla P.A. non in- negli Stati Uniti, perché c’è un senso è investito per niente sul concetto
teressa tanto, è un’opportunità per i di delusione, c’è stato il discorso mol- di virtualizzazione dei processi e
privati. L’elemento disruptive delle to critico di Ellen Miller della Sun- di dati che potrebbero risiedere su
apps è avere persone che pagano. light Foundation al Government 2.0 una piattaforma a cui il cittadino
Summit. Insomma, la belle epoque accede per verificare e aggiornare
di Obama sulla trasparenza sembra la propria posizione. Un modello
Tu hai una buona visibilità anche un po’ venuta meno. nel quale l’utente non si deve far
al di fuori dell’Italia rispetto agli carico di gestire un archivio di cose
sviluppi dei servizi online. Ci sono che gli vengono richieste principal-
casi significativi in Europa e nel Se invece parliamo di quella grande mente dalla stessa P.A.
mondo che possono essere presi categoria di servizi on line orien- La differenza fra la Pec e un dashbo-
come spunto? tati direttamente al cittadino, che ard di controllo dei dati personali da
Quello che si vede in primo luogo è usano dati personali e quindi pre- parte del cittadino è un po’ come
che il modello vincente non è tanto sentano anche problemi di tutela quella che passa tra il mondo 1.0
“la P.A. fa le apps”, quanto “la P.A. della privacy e sono difficilmente e quello 2.0. Se leggi il libro di An-
espone i dati”, così gli sviluppatori, riconducibili alle logiche dell’open drewMcAfee, Enterprise 2.0: New
anche privati, trasformano questi data, cosa ne pensi del fatto che Collaborative Tools for Your Orga-
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Tutta la nostra retorica nization’s Toughest Challenges, dice
dell’open innovation che la posta elettronica è il mondo
contrasta con il fatto dei canali, in cui l’informazione pas-
che le persone, sa in canali one to one, e viene di-
incluso il sottoscritto, spersa e deve poi essere ricostruita.
preferiscono usare Il mondo dell’enterprise 2.0 è quello
piattaforme stabili delle piattaforme, nel nostro caso si
e semplici, che non vanno parla di piattaforme pubbliche per-
in crash manenti che vengono continuamen-
te aggiornate attribuendo una forte
importanza al tema del versioning.
L’opzione dashboard del cittadino è
sicuramente più 2.0 e più facile. Al
tempo stesso non possiamo negare
che la posta elettronica noi l’abbia-
mo data per sconfitta e superata da
tanti anni, però non è mai morta. È
morto invece Google Wave. E quin-
di non possiamo negare che sia uno
strumento che è rimasto e che ha
senso tenere in considerazione. Il
problema vero per me non è que-
sto, la cosa importante sono i tempi
del web, è il fail fast, è la velocità, è
il time to market, l’adattamento. E
noi in Italia invece del fail fast faccia-
mo il fail slow, neanche un succeed
slow, perché stiamo parlando di que-
ste cose da anni. Da quanto tempo
si discute sulla carta d’identità elet-
tronica e la posta certificata? La cosa
triste non è che si scelga una cosa o
un’altra, è che dopo dieci anni an-
cora non si è scelto. La scelta fatta
negli USA è diversa, c’è un discorso
Sunlight Foundation (http://sunlightfoundation.com/) di Vivek Kundra, il Chief Informa-
Government 2.0 Summit (http://www.gov2summit.com/gov2010) tion Officer dell’amministrazione
Video Government 2.0 Summit (www.youtube.com/watch?v=UNQteT9Bu2w) pubblica statunitense, che è molto
illuminante. Quando parla di identi-
Libro “Enterprise 2.0: New Collaborative Tools for Your Organization’s Toughest ficazione online dice: “noi possiamo
Challenges” di Andrew McAfee (http://andrewmcafee.org/) fare tutto quello che vogliamo, però
Discorso Vivek Kundra, Chief Information Officer dell’amministrazione pubblica se i cittadini usano Facebook perché
statunitense (http://it.wikipedia.org/wiki/Vivek_Kundra) non incominciamo a usare questo?”.
Html 5 (http://it.wikipedia.org/wiki/HTML5)
Chiaramente non per fare tutte le
transazioni, però l’amministrazione
Piattaforma open social di Google (http://code.google.com/intl/it-IT/apis/opensocial/) USA accetta la Facebook ID sui pro-
Open Innovation (http://it.wikipedia.org/wiki/Open_innovation) pri siti. In consultazione, ovviamen-
te, non per pagare le tasse.
Zooppa (http://zooppa.com/)
Bootb (http://www.bootb.com/)
Modello crowdsourcing (http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing)
Secondo te queste grandi piatta-
forme che offrono un alto livello

www
Modello Challenge.Gov degli Stati Uniti (http://challenge.gov/) di personalizzazione – Facebook,
Google e le altre che verranno –
hanno un futuro anche rispetto
all’erogazione di servizi on line
della P.A., grazie a quel “model-
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Non sono in grado di dire,
ora, se l’html 5 renderà
questo tema meno rilevante,
però ho parlato con numerosi
hacker civici, e dicono
che non sviluppano
applicazioni su Facebook
perché è troppo instabile

lo widget” con il quale l’utente complessità e al caos gli utenti chie- È un tema che dovremo approfon-
si può installare la funzione che dono semplicità. Ho scritto qual- dire sulla rivista, appena avremo
interessa sulla pagina del proprio che tempo fa su Twitter che come chiari soprattutto i tempi di uscita
profilo? dall’anarchia e dall’ingovernabilità del linguaggio dalla versione draft
Non posso dire sì o no, però posso arriva la dittatura, così dallo spam e attuale. E poi questi standard mon-
affermare che i widget, che siano di dall’apertura totale arriva l’I-Phone. diali hanno sempre un tempo di
Google o di Facebook, hanno perso Non sono in grado di dire, ora, se adozione non immediato e non è
d’importanza nel corso dell’ultimo l’html 5 renderà questo tema meno detto che ci si possa scommettere
anno. Se hai presente la curva di rilevante, però ho parlato con nu- sopra.
Gartner fra l’hype e la failure per merosi hacker civici, e dicono che Certo. E infatti se guardiamo alla
me stanno andando verso il basso in non sviluppano applicazioni su Fa- storia sino ad ora, ciò che emerge
termini di utilizzo e pervasività. cebook perché è troppo instabile, la è che l’unica cosa importante è spe-
In tutto questo l’incognita è l’html 5, piattaforma cambia continuamente rimentare, essere aggiornati, non
che potrebbe avere un ruolo molto quindi dovrebbero aggiornare le ap- essere locked-in e ripetere le stesse
importante perché è disegnato per plicazioni di continuo. Ciò che affer- cose. Serve imparare in fretta. Io
includere apps, e quindi per sostitu- mano è che quando arriverà l’html 5 continuo a sostenere che se la P.A.
ire altre forme di realizzazione del- renderà tutto più semplice. vuole avere un ruolo nello sviluppo
le applicazioni. Potrebbe avere un
ruolo molto simile alla piattaforma
open social di Google, che consente
di sviluppare per tante reti sociali,
cioè rendere più universali, più tra-
sferibili e più portabili le applicazio-
ni. Io non vedo tanta gente che usa
i widget di I-Google e di Facebook,
essenzialmente perché non hanno
un controllo, c’è molto spam, bassa
qualità nelle applicazioni. Mentre la
piattaforma per l’I-Phone ha il con-
trollo, ed è chiaro che fra la piatta-
forma di Apple e Android si sta svi-
luppando un conflitto quasi epocale,
fra aperto e chiuso, fra filtro ex-ante
e filtro ex-post.
Tutta la nostra retorica dell’open in-
novation contrasta con il fatto che le
persone, incluso il sottoscritto, pre-
feriscono usare piattaforme stabili
e semplici, che non vanno in crash.
Oggi Android si pianta più dell’I-
Phone, sembra di essere tornati al
vecchio Windows, ma di fronte alla
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dei servizi online la cosa da cambia- Il mio dubbio rispetto a questo ap-
re è il procurement, l’approvvigio- proccio nasce a partire dal punto di
namento. Ancora oggi si fanno delle vista delle aziende: tutto funziona
gare con strumenti tradizionali, con bene se ci si muove in un contesto
specifiche tecniche scritte da gente dove gli standard sono chiari, dove
che ne sa di meno dei fornitori, con ci sono aspettative precise da parte
un modello privo di dialogo prima della P.A. e regole definite. Esatta-
della gara e mancanza di controllo mente il contrario di ciò che accade
ex-post. dai tempi del primo piano e-gov in
Viviamo in un mondo dove si scrivo- Italia, dove ogni raggruppamento
no progetti super controllati, il risul- di enti ha sviluppato progetti che
tato deve essere rispettoso della legge facevano cose simili in modo diver-
al 100%, non si può sforare in nulla, so con linguaggi, nomi, ontologie
dopo di che cosa succeda concreta- e percorsi diversi. Non c’è un siste-
mente del progetto non si sa. Stiamo ma trasparente nel quale un’azien-
osservando oggi sul web l’emerge- da possa decidere di investire co-
re di nuove forme d’innovazione e scientemente su un prodotto per la
di approvvigionamento pubblico. P.A., in un contesto di competizio-
Il modello secondo me deve essere ne sana. La competizione si gioca
molto più quello dei contest, delle invece sulla relazione commerciale
competizioni per lo sviluppo di ap- migliore, sui rapporti diretti con i
plicazioni. Invece di sviluppare una clienti.
piattaforma da zero, bisognerebbe È lo stesso problema che c’è nell’in-
avere un sistema di procurement che novazione, dove i progetti non ven-
consenta di richiedere delle idee e gono assegnati a chi sviluppa applica-
poi le implementazioni migliori ven- zioni innovative ma a chi sa scrivere
gono direttamente acquistate senza i migliori progetti. Il mio messaggio
gara semplicemente perché funzio- per la P.A. è che non faccia apps, tran-
nano. Questo è il modello proposto ne nei casi in cui si è veramente bravi,
da Rewired State, incontri dove gli ma cambi il modello di procurement,
sviluppatori mostrano alle ammini- perché con il modello attuale è mol-
strazioni cosa è possibile fare e si fan- to difficile fare qualcosa di sensato.
no illustrare i bisogni della P.A. Guarda il modello di Rewired State,
questi in un week end con tremila
euro sviluppano trenta applicazioni
Una formula simile a quella di Zo- funzionanti e poi alcune sono state
oppa e Bootb per la grafica e le cre- acquistate dal pubblico. Compara
atività? Un modello crowdsourcing questo modello con una qualsiasi
orientato al mondo delle imprese? progettualità media della P.A. italia-
Più che il modello crowdsourcing la na, anche europea. C’è un contra-
cosa importante per me è che non si sto in termini di budget, velocità di
compri il documento di progetto con sviluppo e di apprendimento che è
le specifiche, ma si compri un servizio enorme, e quindi insostenibile per-
vedendolo già fatto e funzionante. ché diventa sempre più difficile avere
Oggi sviluppare un servizio costa ab- budget per l’e-government quando si
bastanza poco, e con il modello delle vede che sul web ci sono applicazioni
competizioni chi ti sviluppa il servi- migliori a costi più bassi.
zio che funziona lo paghi. Ci sono
anche altri strumenti, per esempio
il modello Challenge.Gov degli Stati
Uniti. Oppure l’ultimo progetto che
ha fatto Beth Noveck, la costruzione
di specifiche funzionali insieme agli
utenti, che è una iniziativa lanciata
recentemente per definire come deb-
ba essere una grande piattaforma di
e-democracy.
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